XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzione in Commissione:
L'XI Commissione,
premesso che:
la promozione della genitorialità e la piena conciliazione tra vita familiare e lavoro costituiscono una priorità strategica per la coesione sociale, la parità di genere e la crescita economica del Paese, incidendo direttamente sulla capacità del sistema produttivo di generare sviluppo inclusivo e stabile;
l'Italia è attraversata da una crescente difficoltà per le giovani generazioni di costruire un progetto di vita familiare sostenibile in assenza di adeguate condizioni economiche, lavorative e di welfare;
le evidenze riportate nei principali rapporti nazionali sulla condizione delle madri e della genitorialità mostrano come la maternità continui a rappresentare un fattore di penalizzazione nel mercato del lavoro, con una quota significativa di donne costrette a interrompere o ridurre l'attività lavorativa dopo la nascita di un figlio, e con un divario occupazionale di genere che si accentua in presenza di carichi familiari;
secondo le più recenti analisi sulla maternità in Italia, lavora soltanto il 58,2 per cento delle madri con figli in età prescolare e la cosiddetta «penalizzazione della maternità» continua a superare il 30 per cento, mentre nel settore privato una madre under 35 su quattro lascia il lavoro entro un anno dalla nascita del primo figlio;
permangono inoltre forti disuguaglianze strutturali nel mercato del lavoro, caratterizzate da un più basso tasso di occupazione femminile, da una maggiore incidenza del lavoro part-time non volontario e da un persistente divario retributivo e di carriera che si traduce in minori opportunità professionali e fragilità previdenziale; l'Italia, purtroppo, continua a collocarsi tra gli ultimi Paesi europei per partecipazione femminile al mercato del lavoro e presenta ancora un significativo gender pay gap, con differenze retributive che in alcuni comparti superano il 20 per cento;
il carico di cura familiare continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne, anche a causa di modelli organizzativi e culturali che non favoriscono una reale condivisione delle responsabilità genitoriali; gli studi più recenti confermano che, anche nelle coppie in cui entrambi i genitori lavorano a tempo pieno, le donne continuano a sostenere la quota prevalente del lavoro domestico e di cura, evidenziando il permanere di squilibri strutturali e culturali che le politiche pubbliche non sono ancora riuscite a correggere efficacemente;
le famiglie incontrano difficoltà crescenti nella gestione dei tempi di vita e di lavoro, anche a causa della limitata diffusione di modelli organizzativi flessibili e di sistemi di welfare adeguati, in particolare nei servizi per la prima infanzia;
le evidenze nazionali e internazionali confermano che politiche integrate di conciliazione tra vita e lavoro, sistemi di welfare aziendale e territoriale e servizi per l'infanzia contribuiscono in modo significativo all'aumento dell'occupazione femminile, alla stabilità lavorativa e al benessere sociale;
esperienze innovative nel campo dell'organizzazione del lavoro evidenziano come il sostegno strutturato al rientro lavorativo dopo la genitorialità rappresenti un fattore decisivo per la permanenza nel mercato del lavoro e per la riduzione del turnover e delle dimissioni volontarie;
è necessario superare un approccio frammentario alle politiche familiari e del lavoro, adottando una strategia organica che accompagni la genitorialità lungo tutto il ciclo di vita, con particolare attenzione alla fase del rientro lavorativo, quale snodo decisivo per la continuità occupazionale e la parità di genere;
nonostante gli annunci e gli impegni assunti dall'attuale Governo sul fronte della natalità e del sostegno alle famiglie, i principali indicatori demografici e occupazionali continuano a peggiorare, segnalando l'assenza di una strategia realmente strutturale e di lungo periodo capace di incidere sulle cause profonde della precarietà lavorativa giovanile e della persistente disuguaglianza di genere;
gli interventi finora adottati si sono dimostrati insufficienti a garantire un'effettiva libertà di scelta rispetto alla genitorialità, che continua a essere condizionata dall'instabilità economica, dal costo crescente dell'abitare, dalla carenza di servizi educativi e di cura accessibili e dalla difficoltà di conciliare responsabilità familiari e percorsi professionali;
è pertanto necessario un deciso cambio di paradigma nelle politiche pubbliche, fondato su investimenti strutturali, sul rafforzamento dei servizi territoriali, sul sostegno all'occupazione femminile e giovanile e sulla promozione di una reale condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne,
impegna il Governo:
ad assumere il tema della genitorialità e della conciliazione tra vita e lavoro quale priorità strategica nazionale, attraverso l'adozione di un piano organico e strutturale che integri politiche pubbliche, servizi e modelli organizzativi del lavoro orientati alla sostenibilità sociale e alla parità di genere;
a sostenere in modo prioritario il rientro al lavoro dopo la nascita o l'adozione di un figlio, riconoscendolo come fase strategica e autonoma delle politiche occupazionali e di parità, attraverso la promozione di percorsi personalizzati di reinserimento professionale che comprendano bilanci delle competenze, formazione e aggiornamento mirato e strumenti strutturati di accompagnamento quali mentoring e tutoraggio;
ad assumere iniziative idonee, anche di carattere normativo, finalizzate all'adozione, da parte dei datori di lavoro pubblici e privati, di protocolli di rientro graduale e sostenibile, che prevedano la modulazione temporanea dei carichi di lavoro, la definizione progressiva degli obiettivi professionali e l'utilizzo di strumenti di flessibilità organizzativa, garantendo la continuità di carriera e la parità di trattamento;
ad assumere ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, finalizzata alla introduzione di sistemi strutturati di accompagnamento al rientro, basati su momenti di ascolto e confronto tra lavoratore e organizzazione prima, durante e dopo i periodi di assenza per genitorialità, al fine di assicurare continuità professionale e prevenire situazioni di disallineamento o criticità nella fase di reinserimento;
ad assumere ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, finalizzata a incentivare la valorizzazione delle competenze trasversali maturate durante i periodi di cura, integrandole nei sistemi di valutazione della performance e nei percorsi di sviluppo professionale, al fine di contrastare penalizzazioni indirette legate alla genitorialità;
a sostenere, con ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, l'introduzione di strumenti di prevenzione delle dimissioni volontarie nella fase di rientro al lavoro, anche attraverso sistemi di monitoraggio del benessere organizzativo e l'individuazione precoce delle difficoltà di conciliazione tra vita familiare e professionale;
ad assumere iniziative idonee, anche di carattere normativo, finalizzate alla diffusione di modelli organizzativi del lavoro orientati alla flessibilità sostenibile e al benessere della persona, quali lavoro agile, orari flessibili e strumenti funzionali a favorire la continuità occupazionale nel tempo;
ad assumere ogni iniziativa utile, anche di carattere normativo, finalizzata a rafforzare, con la necessaria urgenza, il sistema dei servizi pubblici per la prima infanzia e gli strumenti di conciliazione territoriale, al fine di sostenere la stabilità occupazionale nella fase post-genitoriale;
a introdurre sistemi di monitoraggio e valutazione delle politiche adottate, basati su indicatori relativi ai tassi di rientro al lavoro dopo la genitorialità, alla permanenza occupazionale a 12 e 24 mesi, alla riduzione delle dimissioni volontarie e alla qualità del reinserimento professionale.
(7-00393) «Carotenuto, Di Lauro, Aiello, Tucci».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE
Interrogazione a risposta scritta:
BENZONI. — Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
il Governo ha recentemente rivendicato l'entrata a regime di numerose misure di semplificazione connesse alla Zes unica;
la Zes unica per il Mezzogiorno è stata presentata come uno strumento decisivo per attrarre investimenti, ridurre i tempi autorizzativi, superare frammentazioni burocratiche e favorire la competitività dei territori del Sud;
l'efficacia della Zes unica non può tuttavia essere valutata soltanto sulla base del numero di procedure formalmente semplificate. Deve infatti essere misurata in termini di tempi effettivi, investimenti autorizzati, cantieri avviati, occupazione generata e riduzione degli oneri amministrativi per le imprese;
molte imprese continuano a segnalare difficoltà applicative, incertezza sui tempi e complessità derivanti dalla stratificazione di competenze tra amministrazioni centrali, regioni, enti locali e sportelli unici;
la semplificazione amministrativa, per essere credibile, deve essere verificabile attraverso dati pubblici, aggiornati e confrontabili, in modo da dimostrare se un'impresa oggi impieghi effettivamente meno tempo rispetto al passato per ottenere un'autorizzazione –:
quali siano, nel dettaglio, le semplificazioni già operative nell'ambito della Zes unica, quale sia il tempo medio di definizione delle pratiche, distinto per regione e per tipologia di procedimento, e quanti investimenti siano stati autorizzati;
quali siano, allo stato, le principali cause di rallentamento o blocco delle procedure, e se non ritengano opportuno rendere pubblico un monitoraggio, aggiornato periodicamente, con dati su tempi, investimenti, pratiche concluse e impatto territoriale;
se siano previsti meccanismi di responsabilizzazione nei confronti delle amministrazioni che non rispettano i tempi previsti dalle procedure.
(4-08199)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazione a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il Cer (Canale emiliano romagnolo) è una delle più importanti opere idrauliche italiane sia per la sua lunghezza che per l'importanza del progetto. Esso assicura l'approvvigionamento idrico delle provincie di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, un'area tra le più produttive a livello internazionale sotto il profilo industriale ed agricolo ma povera di acque superficiali;
il Cer è gestito dal consorzio di bonifica di secondo grado per il canale emiliano romagnolo, persona giuridica pubblica costituita il 29 settembre 1939 con regio decreto n. 8288 per lo studio, la realizzazione e l'esercizio del canale e delle opere irrigue. È affidata invece ai consorzi associati la distribuzione irrigua della risorsa nel territorio, secondo le dotazioni idriche ad esse assegnate;
il 5 giugno 2026, Coprob Italia Zuccheri e Anbi Emilia-Romagna (Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) hanno presentato a Minerbio (Bologna) il report «Barbabietola da zucchero - L'irrigazione intelligente che aumenta la resa». Ricerche e studi effettuati presso l'Acqua Campus (Budrio, Bo). Tra i partners tecnici risultano due importanti aziende storiche israeliane: Netafim, produttrice di gocciolatori, ali gocciolanti, irrigatori e microemettitori, e Rivulis, specializzata in soluzioni per la microirrigazione e l'agricoltura di precisione;
se da una parte Israele è leader mondiale nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per la gestione dell'acqua, dall'altra queste sono applicate e sperimentate negli insediamenti illegali in Cisgiordania; l'azienda Netafim ha sviluppato un sistema per la distribuzione della frazione liquida del digestato, il sistema NetBeat, collaborando con una sussidiaria di Rafael Advanced Defence Systems, l'azienda militare statale israeliana. L'azienda ha partecipato a molti esperimenti negli insediamenti nella Valle del Giordano, nella Cisgiordania occupata, favorendo il furto di terra palestinese e l'utilizzo di risorse idriche a favore delle colonie illegali;
«le violenze dei coloni sono inaccettabili» ha affermato il Ministro Tajani due giorni fa nel corso dell'audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. A parere dell'interrogante serve una posizione concreta di presa di distanza da chi sfrutta terreni appartenenti ai palestinesi. Per questo, i gruppi Avs, Pd e M5S hanno presentato una proposta di legge che prevede il divieto di importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti, controlli doganali più stringenti, il blocco cautelativo delle merci sospette, sanzioni per chi viola il divieto e anche il divieto di pubblicità commerciale di quei prodotti. L'obiettivo è impedire che il mercato italiano sia utilizzato per legittimare e finanziare colonie illegali. L'Italia deve scegliere da che parte stare: dalla parte del diritto internazionale, della pace e dei diritti umani, oppure dalla parte dell'impunità;
gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono illegali secondo il diritto internazionale e rappresentano uno degli ostacoli principali alla pace, all'autodeterminazione del popolo palestinese e alla soluzione dei due Stati. La Corte internazionale di giustizia ha affermato che gli Stati devono astenersi da relazioni economiche o commerciali che contribuiscano al mantenimento della presenza illegale israeliana nei territori occupati –:
quali siano, per quanto di competenza, gli intendimenti del Governo in ordine a quanto esposto, in relazione alle aziende partners dell'Acqua Campus del Consorzio canale emiliano romagnolo, considerando che buona parte degli studi e delle ricerche sono finanziate da fondi pubblici (Por Fesr, Psr Fesr, Horizon, Programmazione sviluppo rurale, PNRR, bandi regionali);
se non ritenga importante incrementare gli investimenti in irrigazione basata su IoT, intelligenza artificiale e dati satellitari al fine di rendersi autonomi nell'attuazione della cosiddetta irrigazione intelligente, microirrigazione e agricoltura di precisione sempre più utile ai reali bisogni delle colture.
(4-08195)
DIFESA
Interrogazioni a risposta scritta:
PELLEGRINI, MORFINO, CHERCHI e CAROTENUTO. — Al Ministro della difesa, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
la società Sub Service S.r.l., con nota 435-24 Prot. 134/25 del 5 marzo 2025, segnalava alla Capitaneria di porto di Reggio Calabria la presenza di due ordigni bellici – presumibilmente bombe d'aereo aventi lunghezza 90 centimetri e diametro 30 centimetri circa – adagiate su fondale sabbioso nelle acque antistanti il litorale di Villa San Giovanni (Reggio Calabria), in località Acciarello, più precisamente nelle seguenti posizioni: WGS84 38° 12.776' N – 015° 37.729' E (38° 12' 46.56" N – 015° 37' 43.74" E); WGS84 38° 12.922' N – 015° 37.623' E (38° 12' 55.32" N – 015° 37' 37.38" E);
conseguentemente, la suddetta capitaneria, con missiva del 5 marzo 2025 prot. n. 04.02.18/10193/S.O., chiedeva alla prefettura di Reggio Calabria un intervento per bonifica di presunto ordigno bellico e, in data 6 marzo 2025, nelle more dell'intervento di bonifica, la capitaneria vietava nello specchio acqueo innanzi individuato qualunque attività (balneazione, navigazione, sosta di unità navali, pesca e ogni attività subacquea e diportistica in genere);
in altro specchio d'acqua, in seguito a indagine geomorfologica dei fondali dell'area dello Stretto, effettuata dalla società Next Geosolutions per conto di Terna Rete Italia (nell'ambito dei lavori di potenziamento infrastrutturale di rete elettrica tra Calabria e Sicilia), tra il 15 febbraio e il 15 aprile 2025, erano stati individuati ventinove ordigni bellici adagiati sui fondali dello Stretto di Messina. La segnalazione era stata trasmessa all'Istituto idrografico della Marina militare e alla Capitaneria di porto di Messina che aveva poi trasmesso al Comando marittimo autonomo Sicilia apposita richiesta di intervento per presunti ordigni bellici. Gli ordigni risultavano ricadenti all'interno dell'area di precauzione «N.2» e all'interno della zona a traffico costiero «A», ed inoltre in parte all'interno della corsia di navigazione con direttrice «Sud» e nella corsia di navigazione con direttrice «Nord». La zona di mare interessata ha le seguenti coordinate:
punto 1 Lat. 38° 12.930' N Long. 015° 34.542' E;
punto 2 Lat. 38° 13.362' N Long. 015° 34.542' E;
punto 3 Lat. 38° 13.800' N Long. 015° 35.736' E;
punto 4 Lat. 38° 13.194' N Long. 015° 37.236' E;
punto 5 Lat. 38° 12.744' N Long. 015° 37.218' E;
in data 17 febbraio 2025 era stato ritrovato ad una profondità di circa 30 metri, nello specchio d'acqua antistante località «Bolano» di Villa San Giovanni, un ordigno bellico di circa 500 libbre, lungo 120 centimetri e del diametro di 37 centimetri, poi fatto brillare;
un'altra recente segnalazione dell'8 maggio 2026 documenterebbe la presenza di ordigni a 270 metri dalla riva, a una profondità di appena 10 metri;
da quanto esposto, dalla documentazione della Marina militare italiana, Guardia Costiera di Messina e Reggio Calabria, dagli Avvisi ai naviganti, dalle ordinanze delle Capitanerie, dalle ricognizioni subacquee di natura professionale o ricreativa, sembrerebbe emergere che i fondali del tratto di mare compreso nello Stretto siano interessati dalla presenza di numerosi ordigni inesplosi, un vero e proprio arsenale sommerso, risalenti presumibilmente alla II guerra mondiale, di provenienza Usa, Germania, Regno Unito, Italia, che costituiscono un grave pericolo, in una zona in cui l'attività umana è rilevante –:
se siano a conoscenza dei fatti illustrati;
se per quanto di competenza, siano a conoscenza di eventuali attività di monitoraggio sistematico poste in essere da Ispra;
se ritengano opportuno provvedere con urgenza all'esecuzione di una campagna di monitoraggio e caratterizzazione dei fondali marini, per verificare la presenza e la pericolosità di tali ordigni e, all'esito, provvedere alla realizzazione di un piano tecnico-economico per la messa in sicurezza dei fondali interessati;
se ritengano opportuno promuovere un coinvolgimento nella preparazione e/o esecuzione e/o finanziamento di tali operazioni, gli Stati esteri che hanno sganciato detti ordigni;
se ritengano compatibile con tale presunta situazione di grave pericolo, la più volte annunciata apertura dei cantieri per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e se possa quantificarsi l'incidenza delle operazioni di bonifica sul costo totale di realizzazione del Ponte.
(4-08192)
GRIMALDI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
da fonti di stampa si è appreso che il 4 giugno 2026 è stata presentata a Roma a Villa Wolkonsky, residenza ufficiale dell'ambasciatore britannico in Italia, la nuova società MGI Italia, finalizzata alla produzione di droni tattici militari, nata dalla joint venture tra un'azienda britannica, la MGI Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa. La prima è una società di ingegneria con sede nell'Oxfordshire specializzata nell'ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati;
la sede scelta per la nuova società è Modena, città che insieme a Bologna costituisce il cuore della «Motor Valley», il distretto industriale dell'Emilia-Romagna, situato lungo la via Emilia, famoso a livello internazionale per l'altissima concentrazione di leggendarie case automobilistiche e motociclistiche;
la notizia ha creato allarme tra le numerose associazioni pacifista e in tutta la cittadinanza progressista;
il panorama della sicurezza globale si è deteriorato in modo massiccio negli ultimi anni: il numero di guerre e conflitti armati violenti attivi oggi è il più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con conflitti che esplodono in tutto il mondo coinvolgendo un numero senza precedenti di Stati e attori. Da Gaza e dalla Cisgiordania, al Sudan e alla Repubblica Democratica del Congo, fino all'Ucraina, al Venezuela, all'Iran e oltre, i livelli di violenza, sofferenza civile e violazioni del diritto internazionale hanno raggiunto vette atroci;
questa ondata di conflitti e violenza non è né accidentale né inevitabile: riflette una più ampia ripresa dell'imperialismo e della militarizzazione, capeggiata dagli Stati Uniti, in cui la forza bruta, la potenza militare e la coercizione sono diventate gli strumenti dominanti delle relazioni internazionali;
questa nuova insicurezza globale è alimentata da una spesa militare mondiale in costante aumento. I livelli record di spesa militare, che si rinnovano di anno in anno, aumentano il rischio di conflitti senza alcuna considerazione per le sfide globali che rappresentano minacce reali per le persone di tutto il mondo, tra cui l'accelerazione del collasso climatico, il crescente divario di disuguaglianza e i servizi pubblici essenziali cronicamente sottofinanziati;
più armi portano inesorabilmente a più guerre. Senza contare che l'aumento delle spese militari sta aggravando la crisi climatica, che insieme alla minaccia della guerra nucleare rappresenta una minaccia esistenziale per l'umanità e per il pianeta –:
se sia a conoscenza di maggiori dettagli in relazione a questo esposto in premessa al fine di informare i cittadini modenesi a cui è dovuta la massima trasparenza su questa nuova società e sui risvolti che direttamente interesseranno il territorio coinvolto.
(4-08197)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
TESTA, CONGEDO, FILINI, GIORDANO, MATERA e MATTEONI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
la recente operazione giudiziaria condotta dalla Guardia di finanza di Siracusa, in collaborazione con il nucleo repressione frodi fiscali di Roma e con il settore contrasto illeciti dell'Agenzia delle entrate, che ha determinato un ingente sequestro di crediti fiscali per oltre 560 milioni di euro legati al cosiddetto superbonus 110 per cento per lavori di riqualificazione edilizia, (che non sarebbero mai stati realizzati) rappresenta, a giudizio degli interroganti, l'ennesima dimostrazione di una politica pubblica fallimentare causata dal Governo Conte, che ha evidenziato quanto sia facile, per uno Stato, distribuire risorse in modo inefficiente e distorcere l'economia con incentivi fiscali mal concepiti;
l'anello esecutivo della maxi-truffa scoperta, sarebbe identificato in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma digitale: «cessione crediti» dell'Agenzia delle entrate, i quali dietro compenso per ciascuna pratica inserita, avrebbero trasmesso oltre 2 mila comunicazioni che hanno permesso di generare crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori, creati ad ulteriori cessionari, che, a loro volta, li avrebbero presumibilmente utilizzati in compensazione di debiti tributari reali, ovvero «monetizzati» vendendoli a terzi, in cambio di una quota del valore nominale; in tale maniera il profitto illecito sarebbe stato trasformato in disponibilità finanziarie;
secondo gli investigatori, il meccanismo fraudolento costituito da un sofisticato sistema illecito posto, in essere da una organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia, ha individuato oltre 60 società presenti su tutto il territorio nazionale, (la maggior parte delle quali apparentemente fittizie) sprovviste di sede operativa, dipendenti, attrezzature e qualsivoglia struttura imprenditoriale le quali sembrerebbero aver eseguito, interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomini dislocati nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona;
in realtà, secondo la Guardia di finanza, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da imprese completamente estranee al circuito fraudolento, sarebbero stati utilizzati dall'organizzazione criminale all'insaputa di amministratori e proprietari;
l'intervento immediato della procura di Siracusa, ed il contestuale blocco telematico da parte dell'Agenzia delle entrate, ha evitato che centinaia di milioni di euro, una volta immessi nel circuito delle cessioni, si disperdessero irreversibilmente in una catena di operazioni impossibile da ricostruire; ai 12 indagati sono stati contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l'emissione di fatture per operazioni inesistenti;
la suesposta vicenda, a parere degli interroganti, conferma ancora una volta, come il cosiddetto superbonus, oltre ad aver rappresentato un evidente, «disastro normativo», causato dalla caotica stratificazione di oltre 250 modifiche legislative in pochi anni, (culminata con l'uscita di scena della misura, a cui si sono aggiunte gravissime falle nei meccanismi autorizzativi) è stato riconosciuto come il più grande «disastro finanziario» della storia repubblicana, che ha causato un impatto macroscopico sulla spesa pubblica, attualmente stimato complessivamente in circa 240 miliardi di euro, generando peraltro squilibri di mercato e un impatto contenuto sul mercato immobiliare –:
quali orientamenti di competenza, il Ministro interrogato intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;
se disponga di ulteriori elementi rispetto a quanto esposto in premessa e in caso affermativo se non ritenga necessario renderle note;
se, infine, intenda confermare le stime negative in premessa riportate, sulla traiettoria del debito pubblico e le proiezioni di cassa, (che rendono necessari costanti aggiornamenti) degli effetti attribuibili al superbonus che, come la vicenda esposta in premessa dimostra, ha generato oltre a squilibri nel mercato, dinamiche speculative e truffe, nonché un costo rilevantissimo per le casse dello Stato.
(5-05485)
CENTEMERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il 25 maggio 2026, la società Cirdan Group S.p.A., che riveste il ruolo di holding capogruppo del Gruppo Smart Bank ed era già precedentemente collocata in regime di amministrazione straordinaria, è stata sottoposta a procedura di liquidazione coatta amministrativa, ai sensi degli articoli 80 e successivi del Testo unico bancario, con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze su formale proposta della Banca d'Italia;
la citata autorità di vigilanza ha provveduto alla nomina degli organi liquidatori di Cirdan Group S.p.A., designando i relativi commissari liquidatori e i componenti del comitato di sorveglianza, i quali si sono formalmente insediati il successivo 28 maggio 2026;
secondo quanto reso noto sempre dalla Banca d'Italia, la controllata bancaria operativa Smart Bank S.p.A. prosegue regolarmente la propria attività sotto la gestione dei commissari straordinari e rimane oggetto di supervisione nell'ambito dell'azione di vigilanza ordinaria;
la liquidazione coatta amministrativa che riguarda il polo finanziario di Cirdan Group e Smart Bank S.p.A., caratterizzato da un modello operativo fortemente orientato al digitale e alla raccolta tramite prodotti di conto deposito ad alta remunerazione, richiede la massima trasparenza a tutela del risparmio e della continuità del sistema creditizio territoriale;
a parere dell'interrogante, le procedure di amministrazione straordinaria e le successive tappe risolutive dei gruppi bancari impongono l'esigenza di garantire la trasparenza della gestione commissariale, nonché la completezza del quadro informativo economico, patrimoniale e finanziario degli enti sottoposti a amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa, a garanzia dei risparmiatori e degli investitori, nonché di monitorare l'efficacia delle fasi temporali e delle tutele concretamente attivate a salvaguardia della clientela e della continuità dei servizi essenziali, anche rispetto a prospettive negoziali di cessione –:
quali iniziative, anche di carattere normativo, per quanto di competenza, intenda assumere al fine di tutelare la clientela e la continuità dei servizi essenziali alla luce della situazione esposta in premessa.
(5-05487)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
PELLEGRINI, MORFINO, CHERCHI, FERRARA, DI LAURO e CAROTENUTO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 30 luglio 2025 le forze dell'ordine italiane eseguivano un mandato di cattura internazionale, spiccato da un tribunale statunitense, nei confronti del cittadino kazako Roman Yurevych Khlynovskiy, ritenuto un hacker esperto e pericoloso, membro di un'associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica, al furto d'identità, al riciclaggio di denaro, oltre che alla estorsione informatica e minacce di divulgazione di immagini intime non consensuali;
Khlynovskiy, secondo l'Fbi, farebbe parte di un'associazione a delinquere denominata «8-Digits team», specializzata in accessi abusivi a banche dati, che avrebbe violato i sistemi informatici di una società di software statunitense, accedendo ai dati relativi a oltre 100 ospedali e a quelli di fornitori di assistenza sanitaria, a 70 milioni di cartelle cliniche, tutto al fine di chiedere riscatti da milioni di dollari per non diffondere dati sensibili, fotografie compromettenti, rivelare le malattie dei pazienti;
la banda aveva creato grande allarme avvisando l'opinione pubblica che stava «filtrando tutti i dati in possesso, al fine di creare un elenco delle 500 persone più influenti, potenti e famose. Questo includerà atleti di alto livello, musicisti, artisti, funzionari governativi di alto rango, militari, ecc.». Dopo pochi giorni, secondo notizie di stampa, il gestore del software violato aveva pagato un riscatto, seguito dall'amministrazione di un ospedale in California, affinché la banda cancellasse i dati sanitari dei suoi pazienti;
considerata la gravità delle accuse formulate, il Governo degli Stati Uniti aveva trasmesso alle autorità italiane la richiesta di estradizione per il cittadino kazako;
il Khlynovskiy, presumibilmente al fine di evitare l'estradizione, aveva manifestato la propria disponibilità ad essere ascoltato dalle autorità italiane per contribuire – a suo dire – a una migliore comprensione e prevenzione di reati legati alla cybersicurezza, al crimine internazionale, alla protezione delle infrastrutture e agli interessi nazionali;
da quanto risulta, tale richiesta non sarebbe stata accolta;
con decreto del 17 febbraio 2026, il Ministro della giustizia concedeva la richiesta estradizione;
con provvedimento del 28 aprile 2026, il Tar del Lazio sospendeva l'esecuzione dell'estradizione fino al 13 maggio 2026, data prevista per la fissazione della camera di consiglio per la trattazione collegiale della domanda cautelare –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti;
se corrisponda al vero che, prima dell'adozione del decreto di estradizione, sia pervenuta al Ministro una richiesta di audizione dell'interessato finalizzata a quanto innanzi;
se tale richiesta sia stata esaminata dagli uffici del Ministro e si sia ritenuto conforme agli interessi di sicurezza nazionale e internazionale, al contrasto alla criminalità transnazionale e a minacce cyber, non procedere all'audizione dell'estradando;
se, nel caso di specie, siano stati interessati o anche solo consultati gli organismi competenti in materia di sicurezza della Repubblica, di cybersicurezza nazionale o di prevenzione delle minacce ibride, al fine di verificare l'eventuale utilità pubblica delle informazioni che il soggetto dichiarava di poter offrire;
se il Ministro interrogato ritenga utile valutare l'opportunità di adottare iniziative normative affinché, nei procedimenti estradizionali che presentino possibili implicazioni per la sicurezza nazionale e internazionale, oltre alla doverosa collaborazione con le giurisdizioni estere, sia sempre valutata anche la possibilità di acquisire elementi utili alla sicurezza della Repubblica.
(4-08189)
GRIMALDI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 10 giugno 2026 il sito internet del quotidiano «la Repubblica» ha riportato gravi notizie relative alla gestione del nucleo traduzioni e piantonamenti della casa circondariale di Vercelli, con particolare riferimento all'operato dell'ispettrice di polizia penitenziaria Giuseppina Cambino;
secondo quanto riportato nell'articolo, un documento riservato del 3 giugno 2026, a firma del direttore dell'istituto, proporrebbe la revoca dell'incarico dell'ispettrice evidenziando una gestione definita «autoreferenziale ed eccessivamente personalistica»;
dalla relazione emergerebbero criticità rilevanti, tra le quali: l'attribuzione sistematica a sé stessa di incarichi più remunerativi, con conseguente squilibrio nell'organizzazione del servizio; l'esaurimento anticipato del budget per il lavoro straordinario relativo all'anno 2025; la cancellazione di 254 visite specialistiche per detenuti, asseritamente decisa unilateralmente; eventuali episodi di violazione delle procedure di sicurezza e organizzative, tra cui la mancata perquisizione di un detenuto poi trovato in possesso di un telefono cellulare;
sarebbero inoltre, state segnalate condizioni di lavoro critiche per il personale, come turni fino a 24 ore continuative, con potenziali rischi per la sicurezza degli agenti e dei detenuti;
la stessa ispettrice risulterebbe già coinvolta in una precedente vicenda, risalente al 2020, relativa a presunte discriminazioni nei confronti di un agente, inviato a visita medica per accertamenti sulle sue «presunte tendenze omosessuali», vicenda per la quale il Tar Piemonte ha condannato l'amministrazione al risarcimento;
nonostante tali precedenti, secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbero seguite promozioni e incarichi, fino al recente distacco presso la struttura penitenziaria di Gjader, in Albania;
ulteriori elementi riportati evidenzierebbero possibili relazioni e dinamiche interne all'amministrazione penitenziaria che avrebbero inciso sulla gestione dei procedimenti disciplinari, inclusa l'archiviazione di procedimenti nonostante risultanze istruttorie ritenute rilevanti;
tali circostanze, se confermate, rischiano di compromettere la credibilità dell'amministrazione penitenziaria e il corretto funzionamento dei servizi, incidendo sui diritti dei detenuti e sulle condizioni di lavoro del personale –:
se non ritenga opportuno assumere con urgenza iniziative di carattere ispettivo in ordine alla casa circondariale di Vercelli e agli uffici competenti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria;
se siano state effettuate verifiche in merito alla gestione del nucleo traduzioni e piantonamenti responsabilità individuali, sul piano organizzativo e disciplinare, nonché in merito alle promozioni e agli incarichi conferiti all'ispettrice, nonostante le criticità e i precedenti sopra richiamati;
se siano stati rispettati i criteri di trasparenza, imparzialità e merito nelle procedure di avanzamento di carriera e quali misure intenda adottare per assicurare condizioni di lavoro sicure e conformi alla normativa per il personale di polizia penitenziaria, nonché il diritto alla cura per i detenuti;
se non ritenga necessario assumere iniziative al fine di fare piena luce su eventuali interferenze o anomalie nella gestione dei procedimenti disciplinari presso gli uffici centrali dell'amministrazione.
(4-08190)
SERRACCHIANI, GIANASSI e FORNARO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
organi di informazione, tra cui in particolare La Repubblica ed. Torino del 10 giugno 2026, hanno riportato la vicenda riguardante l'ispettrice della polizia penitenziaria Giuseppina Gambino, già coordinatrice del Nucleo traduzioni e piantonamenti della casa circondariale di Vercelli;
la medesima funzionaria era già stata al centro di una controversa vicenda risalente al 2020, quando un appartenente al corpo di polizia penitenziaria fu inviato alla Commissione medica ospedaliera per accertamenti relativi a presunte «tendenze omosessuali», sulla base di indiscrezioni provenienti dall'ambiente detentivo, circostanza che ha successivamente determinato una condanna dell'amministrazione penitenziaria al risarcimento del danno morale in favore dell'agente interessato;
nonostante una condanna del Tar Piemonte che ha, dunque, costretto lo Stato a pagare oltre 12 mila euro di risarcimento, Gambino avrebbe successivamente ottenuto ulteriori incarichi di responsabilità, fino alla recente promozione e trasferimento presso la struttura penitenziaria italiana di Gjader, in Albania, per una missione di almeno sei mesi;
dall'articolo di Repubblica si apprende inoltre che il 3 giugno 2026 il direttore della casa circondariale di Vercelli avrebbe trasmesso al competente Provveditorato regionale una proposta di revoca dell'incarico ricoperto dall'ispettrice, evidenziando criticità organizzative e gestionali, tra cui l'utilizzo delle risorse destinate al lavoro straordinario, la gestione dei servizi di traduzione e piantonamento, la mancata effettuazione di controlli su detenuti e ulteriori episodi oggetto di contestazione;
secondo le medesime fonti, i procedimenti disciplinari relativi alla vicenda dell'agente discriminato sarebbero stati successivamente archiviati dagli uffici competenti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nonostante valutazioni istruttorie che avrebbero evidenziato profili di responsabilità –:
se il Ministro sia a conoscenza delle circostanze riportate dagli organi di stampa e se non ritenga opportuno verificare, per quanto di competenza, la fondatezza delle contestazioni contenute nella proposta di revoca dell'incarico trasmessa dalla direzione della casa circondariale di Vercelli, nonché chiarire quale sia stato l'esito dei procedimenti disciplinari avviati nei confronti della funzionaria e sulla base di quali criteri siano stati conferiti gli incarichi di responsabilità ricoperti negli ultimi anni, compreso il distacco presso la struttura penitenziaria italiana di Gjader, in Albania, con particolare riferimento alla correttezza delle procedure seguite nell'assegnazione degli incarichi e nella gestione dei procedimenti disciplinari, anche al fine di garantire trasparenza nell'azione amministrativa, tutelare il personale della polizia penitenziaria da ogni forma di discriminazione e preservare la credibilità dell'amministrazione penitenziaria.
(4-08191)
MAGI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo giunto riportato dalle camere penali sezione di Perugia e dall'Unione delle camere penali italiane (Ucpi), le conversazioni tra almeno quindici avvocati difensori ed i loro assistiti sono state intercettate presso il carcere di Perugia «Capanne» per un periodo di sei mesi circa;
a quanto risulta un'intercettazione sarebbe stata disposta nell'ambito di un'indagine per concorso esterno in traffico di stupefacenti e sarebbe stata autorizzata al fine di captare una conversazione alla quale avrebbe preso parte un avvocato indagato;
è tuttavia emerso che le intercettazioni avrebbero coinvolto anche avvocati e imputati estranei all'indagine: sarebbero quindi stati captati i loro colloqui in maniera sistematica e indiscriminata;
le conversazioni intercettate avrebbero riguardato strategie difensive e contenuti dei quali la pubblica accusa non era a conoscenza, determinando una grave violazione dei diritti costituzionali degli imputati coinvolti. Giova ricordare che la segretezza dei colloqui tra imputato e avvocato difensore è tutelata nel nostro ordinamento su diversi livelli: a livello costituzionale dall'articolo 24 della Carta, dall'articolo 6 della Convenzione Edu nonché dagli articoli 103 e 271 del Codice di procedura penale;
l'Ucpi ha inoltre denunciato che, una volta emersa l'illegittimità delle suddette intercettazioni, esse non sarebbero state immediatamente eliminate, ma sarebbero confluite nel materiale investigativo. Tale avvenimento costituirebbe un'evidente violazione della norma vigente, che prevede inutilizzabilità di intercettazioni non autorizzate;
è importante sottolineare, tuttavia, che il procuratore generale di Perugia ha affermato che un uso processuale di tali intercettazioni «non risulta»;
la Giunta dell'Ucpi ha deliberato l'astensione dalle udienze dall'8 al 12 giugno 2026 e una manifestazione nazionale a Perugia l'11 giugno. Si è appreso, infine, che, a seguito di un incontro con delegati dell'Ucpi, il Ministro interrogato ha disposto l'effettuazione, da parte dell'Ispettorato generale, di accertamenti volti a chiarire la vicenda –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di episodi analoghi presso il carcere di Perugia o presso altre strutture penitenziarie sul territorio nazionale che paleserebbero gravissimi episodi di violazione del diritto di difesa degli imputati, nonché quali iniziative di competenza anche di carattere ispettivo, organizzativo o di indirizzo, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di evitare il ripetersi di episodi analoghi.
(4-08193)
SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, SCARPA e LACARRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il Coordinamento nazionale della dirigenza penitenziaria (Cndp) Fsi-Usae ha recentemente sollevato una formale e urgente segnalazione indirizzata al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) in merito all'affidabilità dei dati elaborati dall'«Applicativo informatico 15», lo strumento software deputato al monitoraggio e al calcolo della capienza e degli spazi detentivi nei penitenziari italiani;
la vicenda, emersa in particolar modo presso la casa circondariale di Roma Rebibbia, ha confermato una criticità già precedentemente evidenziata da diverse direzioni d'istituto, e cioè l'esistenza di un preoccupante disallineamento tra la situazione logistica registrata virtualmente dal sistema informatico e le condizioni reali e materiali delle camere di pernottamento;
il disallineamento citato rischia di inficiare la legalità dell'azione amministrativa e di esporre i direttori degli istituti penitenziari a responsabilità civili, penali e disciplinari per un sovraffollamento oltre i limiti di legge, a causa di dati di partenza non imputabili alla loro condotta o volontà;
secondo quanto denunciato dalle rappresentanze sindacali della dirigenza, l'assenza di alert automatici all'interno dell'Applicativo 15 non può costituire una garanzia di conformità normativa, qualora il software non sia tarato per decurtare accuratamente dalla superficie lorda gli ingombri fissi (quali arredi inamovibili, servizi igienici non separati o pilastri) necessari a determinare la superficie calpestabile netta minima per detenuto;
i criteri per il calcolo dello spazio minimo vitale – pari a 3 metri quadrati pro capite al netto dei servizi – sono rigidamente stabiliti dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) e applicati dalla magistratura di sorveglianza per l'accoglimento dei ricorsi ex articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario;
una non corretta mappatura digitale rischia inoltre di alimentare un massiccio e prevenibile contenzioso contro lo Stato;
appare non più rinviabile un adeguamento tecnologico e un censimento materiale delle carceri, che veda il coinvolgimento attivo degli uffici tecnici del dipartimento e dei provveditorati regionali, al fine di allineare i dati dell'Applicativo 15 alla realtà –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda assumere, per il tramite del Dap, per disporre una verifica tecnica e un audit nazionale volto a certificare l'esatta superficie netta calpestabile delle camere detentive di tutti gli istituti penitenziari della Repubblica e se non ritenga doveroso adottare provvedimenti immediati per aggiornare i criteri di calcolo dell'Applicativo 15, inserendo parametri rigidi che tengano conto degli ingombri fissi, a tutela della legalità e della responsabilità della dirigenza, garantendo la trasparenza dei dati in coerenza con i decreti della magistratura di sorveglianza.
(4-08194)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazione a risposta in Commissione:
LAI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
i dati diffusi dall'Istat in data 11 giugno 2026 relativi alle esportazioni regionali del primo trimestre 2026 evidenziano una significativa divergenza tra l'andamento delle regioni del Mezzogiorno e quello delle regioni insulari, in particolare a fronte di una crescita tendenziale delle esportazioni del Sud pari al 7,1 per cento, le Isole registrano una contrazione del 19 per cento, tra le regioni italiane che presentano le flessioni più ampie figurano la Sardegna (-21,1 per cento) e la Sicilia (-18,1 per cento);
secondo i dati Istat, la contrazione dell'export sardo interessa non soltanto i prodotti petroliferi raffinati ma anche comparti strategici dell'economia regionale quali l'agricoltura, l'agroalimentare, la chimica, i metalli e la manifattura, la Sardegna e la Sicilia presentano una condizione strutturale di dipendenza dal trasporto marittimo che non trova equivalenti nelle regioni della penisola, in quanto ogni flusso di merci destinato ai mercati nazionali ed esteri richiede necessariamente almeno una tratta marittima aggiuntiva rispetto alle regioni continentali;
tale condizione determina costi logistici aggiuntivi per le imprese insulari che incidono sulla competitività delle produzioni regionali, sull'accesso ai mercati e sulla capacità di esportazione. Nel corso dell'esame di diversi provvedimenti economici e finanziari, il Partito democratico ha presentato proposte emendative finalizzate a compensare gli extra-costi derivanti dall'insularità e ad attenuare gli effetti degli aumenti dei costi del trasporto marittimo delle merci da e verso la Sardegna e la Sicilia, proposte che non sono state accolte dal Governo e dalla maggioranza. L'articolo 119 della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale n. 2 del 2022, riconosce la necessità di rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità –:
se il Governo disponga di una stima ufficiale dell'extra-costo logistico sostenuto dalle imprese della Sardegna e della Sicilia rispetto alle imprese delle regioni continentali, distinta per settore produttivo e tipologia di trasporto;
quale sia stata l'evoluzione dei costi medi del trasporto marittimo delle merci da e verso la Sardegna e la Sicilia nel periodo 2022-2026;
se il Governo abbia effettuato analisi o studi finalizzati a valutare l'impatto dei costi logistici e del trasporto marittimo sulla competitività e sulla capacità esportatrice delle imprese operanti nelle regioni insulari;
quale sia la quota delle esportazioni regionali della Sardegna e della Sicilia che utilizza il trasporto marittimo, direttamente o indirettamente, per raggiungere i mercati nazionali ed esteri;
se il Governo disponga di elementi che correlino la significativa contrazione delle esportazioni registrata nelle regioni insulari, almeno in parte, agli svantaggi strutturali derivanti dall'insularità e all'aumento dei costi logistici;
quali iniziative intenda assumere, anche in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, per compensare gli extra-costi sostenuti dalle imprese delle regioni insulari e garantire condizioni di competitività comparabili a quelle delle imprese operanti nelle regioni continentali.
(5-05488)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
CASU e BARBAGALLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nonostante gli annunci più volte proclamati in sede istituzionale e non di un imminente piano casa da parte del Governo ad oggi, dopo tre anni e mezzo di legislatura non vi è alcuna traccia di risorse e investimenti per la sua realizzazione;
da ultimo era stato lo stesso Ministro interrogato ad annunciarlo in occasione del meeting di Rimini lo scorso mese di agosto 2025 ma di fatto nel disegno di legge di bilancio per l'anno 2026 attualmente in itinere presso il Parlamento non vi sono misure in tale direzione;
il combinato disposto dei bassi redditi, della carenza di case in affitto e gli elevati costi di acquisto fanno sì che l'emergenza casa in Italia riguardi oltre 4 milioni di persone;
da tempo è stato sollecitato dagli interroganti un approfondito confronto parlamentare finalizzato ad individuare una serie di priorità come il recupero del patrimonio edilizio pubblico in disuso, programmi di rigenerazione urbana, nuove case popolari e risorse per calmierare il prezzo degli affitti;
di questi giorni è la notizia dell'acquisto da parte del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di un immobile privato in un quartiere esclusivo di Roma, la Camilluccia, di quasi 700 metri quadrati al costo ben inferiore al prezzo di mercato di 1,35 milioni di euro e accatastata come classe A7;
il quotidiano «Il Domani» ha infatti preso in esame le operazioni immobiliari di diversi esponenti di Governo, oltre quella del Ministro Salvini, a partire dall'acquisto della villa da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed anche dell'appartamento del sottosegretario al lavoro, Durigon e della villa della Ministra del turismo, Daniela Santanchè;
inoltre, come riportato dal quotidiano «Il Domani» edizione del 3 dicembre 2025, il notaio presso il quale sarebbe stato effettuato il rogito per l'acquisto dell'immobile del Ministro Salvini risulterebbe essere il dottor Alfredo Maria Becchetti di comprovata fede leghista essendo stato candidato alle elezioni politiche e non eletto;
suddetto notaio, si legge nell'articolo, risulta attualmente presidente di Infratel società in-house del Ministero delle imprese e del made in Italy e soggetto attuatore dei Piani banda larga, ultra larga e degli interventi infrastrutturali di telecomunicazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza del Governo, ed è lo stesso notaio che ha curato gli atti di riattivazione della società Stretto di Messina S.p.a. –:
in considerazione di quanto riportato in premessa, se non appaia del tutto incoerente l'azione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Governo rispetto al tema casa e se non si evidenzi, come riportato dagli organi di informazione, un'evidente commistione di interessi pubblici e privati che coinvolge il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e come e da chi vengano pagate le differenti prestazioni professionali del notaio, già candidato alle elezioni politiche nelle liste del partito di cui il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti è segretario nazionale, che ha «riesumato» la società del Ponte sullo Stretto, che attualmente è alla guida di una società pubblica e che cura affari privati dello stesso Ministro come l'acquisto di un costosissimo immobile ottenuto a un prezzo ben inferiore al valore di mercato.
(5-05484)
Interrogazione a risposta scritta:
BORRELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
lo scorso lunedì 8 giugno 2026 sono state aperte le buste con le offerte economiche circa la concessione biennale dei tre lotti dell'arenile attorno a palazzo Donn'Anna, messi a bando dall'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale;
il lotto C, diretto verso spiaggia delle Monache, è stato provvisoriamente aggiudicato dalla Romeo Alberghi Srl, società appartenente all'imprenditore Romeo che ha battuto l'offerta del Bagno Sirena sia con un alto punteggio nell'offerta tecnica (68 su 70) sia con una mega offerta economica da 127 mila euro pari al 3502 per cento in più rispetto alla base del bando di gara. Si tratta di un operatore già coinvolto, negli anni passati, in vicende giudiziarie e amministrative relative a contestazioni in materia di occupazione abusiva di area demaniale e violazioni edilizie riguardanti un tratto di spiaggia adiacente al lotto C dove, tra l'altro, vi è la villa privata dell'imprenditore. Nell'ambito di tali procedimenti, l'area era stata sottoposta a sequestro da parte dell'autorità giudiziaria e successivamente dissequestrata, per poi essere interessata, negli anni successivi, da ulteriori interventi di ripristino della legalità;
l'interrogante già con l'atto di sindacato ispettivo n. 4-07975 aveva posto l'attenzione sulla necessità che i Ministri interrogati oltre che l'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centrale nella fase istruttoria, svolgessero attività ispettive finalizzata a verificare l'idoneità dell'imprenditore alberghiero Romeo alla partecipazione alla procedura di gara, tenendo conto dei pregressi contenziosi relativi a contestazioni in materia di occupazione abusiva di area demaniale e violazioni edilizie riguardanti un tratto di spiaggia adiacente al lotto C;
l'esito della procedura di assegnazione rende necessaria un'approfondita attività istruttoria sulla sostenibilità dell'offerta economica presentata dall'operatore economico, la quale appare, ad avviso dell'interrogante, del tutto sproporzionata rispetto ai valori di mercato di riferimento. Appare pertanto opportuno verificare l'esistenza di elementi oggettivi che ne attestino la serietà, l'attendibilità e la concreta sostenibilità economico-finanziaria;
l'Autorità portuale dispone di trenta giorni di tempo per effettuare i necessari controlli propedeutici all'aggiudicazione finale –:
se i Ministri interrogati abbiano provveduto ovvero intendano provvedere all'adozione di iniziative di carattere ispettivo in ordine a quanto esposto in premessa, con particolare riguardo alla verifica dell'effettivo possesso, da parte dell'impresa riconducibile all'imprenditore Romeo, dei requisiti di idoneità richiesti dalla normativa vigente ai fini della partecipazione alla gara ad evidenza pubblica, anche alla luce delle pregresse vicende giudiziarie richiamate che interessano un lotto adiacente a quello oggetto della procedura, nonché alla sostenibilità economico-finanziaria dell'offerta presentata dal medesimo operatore economico, risultato aggiudicatario della gara, la quale appare a giudizio dell'interrogante manifestamente sproporzionata rispetto ai valori e ai canoni di mercato del settore.
(4-08202)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta in Commissione:
AMATO, CASO e ORRICO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la tutela della salute pubblica e la sicurezza alimentare, con particolare riferimento alla nutrizione e al benessere dei minori che usufruiscono dei servizi di ristorazione scolastica, rappresentano una priorità fondamentale per le istituzioni a ogni livello;
il servizio di ristorazione scolastica è spesso affidato a ditte esterne che devono garantire il rispetto rigoroso dei capitolati d'oneri e delle normative igienico-sanitarie nazionali ed europee;
in data 24 maggio 2026, la trasmissione d'inchiesta «Report» ha diffuso un servizio intitolato «Liquido magico», curato dalla giornalista Giulia Innocenzi, che ha evidenziato gravissime criticità igienico-sanitarie e gestionali presso lo stabilimento di Occhiobello (Rovigo) del Gruppo Eurovo;
il Gruppo Eurovo è uno dei principali attori nazionali ed europei nella produzione di uova e ovoprodotti (uovo liquido, tuorlo e albume pastorizzati) destinati proprio alla ristorazione collettiva;
l'inchiesta ha mostrato immagini e testimonianze relative a presunte irregolarità definite «intollerabili», tra cui la presenza di muffe sulle materie prime, la rietichettatura di prodotti scaduti e il rischio di contaminazioni biologiche nel prodotto finito;
gli ovoprodotti liquidi industriali sono ingredienti base ampiamente utilizzati nelle mense scolastiche (nidi, scuole dell'infanzia, primarie e secondarie) per la preparazione di numerosi piatti quotidiani, come sformati, frittate e prodotti da forno;
le notizie diffuse hanno generato un profondo e giustificato allarme sociale tra le famiglie e la cittadinanza, rendendo urgente una verifica dell'integrità della filiera di approvvigionamento alimentare nelle scuole;
è necessario garantire la massima trasparenza e ripristinare la necessaria serenità nelle famiglie dei piccoli utenti del servizio di ristorazione –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, per quanto di sua competenza, intenda adottare per garantire la sicurezza alimentare nelle mense scolastiche su tutto il territorio nazionale alla luce delle risultanze dell'inchiesta citata;
se non ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza e anche in raccordo con i comuni, una verifica straordinaria e urgente sui lotti di materie prime e semilavorati stoccati o utilizzati dalle ditte appaltatrici del servizio di ristorazione scolastica, per accertare l'eventuale presenza di prodotti riconducibili allo stabilimento oggetto di indagine;
quali iniziative anche di carattere normativo intenda intraprendere per potenziare i sistemi di controllo e la tracciabilità completa degli ingredienti impiegati nella ristorazione scolastica, assicurando che i capitolati d'appalto prevedano standard di sicurezza e qualità sempre più elevati;
se non intenda adottare iniziative normative o linee guida affinché sia prevista la sospensione cautelativa dell'utilizzo di prodotti provenienti da filiere oggetto di indagini ispettive o giudiziarie per gravi non conformità sanitarie, fino a quando non sia fatta totale chiarezza.
(5-05486)
Interrogazioni a risposta scritta:
ORFINI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da organi di stampa e da comunicazioni sindacali della Flc Cgil, presso l'Istituto omnicomprensivo «Giulio Cesare» di Sabaudia (Latina) sarebbero emerse gravi criticità riguardanti la gestione dell'istituzione scolastica da parte della dirigente responsabile;
tra gli episodi segnalati figurerebbero presunte espressioni discriminatorie e offensive rivolte a studenti di origine indiana, nonché presunti comportamenti lesivi della dignità personale di studenti, docenti e personale scolastico;
secondo le denunce raccolte dalle organizzazioni sindacali, all'interno dell'istituto si sarebbe determinato un clima caratterizzato da intimidazioni, discriminazioni, abuso di autorità e tensioni relazionali tali da compromettere il regolare svolgimento dell'attività scolastica;
le medesime segnalazioni farebbero riferimento a presunti episodi di aggressioni verbali e fisiche nei confronti di personale scolastico, ad accessi di forze dell'ordine presso l'istituto e a casi che avrebbero comportato il ricorso a cure ospedaliere da parte di alcuni insegnanti;
sarebbero inoltre state segnalate problematiche riguardanti la sicurezza degli ambienti scolastici, comprese presunte irregolarità relative alla manutenzione e revisione dei dispositivi antincendio; sono inoltre state avanzate richieste di chiarimento circa l'esistenza di eventuali situazioni di incompatibilità o conflitto di interessi derivanti dalla presenza nell'istituto di soggetti legati da rapporti di parentela con la dirigente scolastica;
la Flc Cgil avrebbe richiesto un intervento ispettivo dell'Ufficio scolastico regionale per il Lazio, che risulta essere stato effettivamente disposto, ma l'ispezione non avrebbe approfondito i profili amministrativo-contabili dell'istituzione scolastica, né la gestione delle graduatorie, delle procedure di reclutamento del personale e degli adempimenti dell'ufficio del personale, nonostante le numerose segnalazioni pervenute;
risulterebbe pertanto opportuno verificare la correttezza della gestione amministrativa e contabile dell'istituto, la regolarità delle procedure di assunzione e conferimento degli incarichi, nonché l'eventuale sussistenza di situazioni suscettibili di determinare conflitti di interesse;
si rileva inoltre che non sembrerebbero facilmente reperibili attraverso il sito istituzionale dell'istituto o altre fonti pubbliche informazioni complete e trasparenti relative ai titoli di studio e professionali della dirigente scolastica, agli eventuali titoli accademici post-universitari dichiarati, nonché al percorso concorsuale e normativo che ne ha consentito l'accesso alla dirigenza scolastica;
risulta quindi necessario garantire la massima trasparenza in merito ai titoli e percorsi di studio e posseduti e dichiarati dalla dirigente scolastica, e alle procedure concorsuali o normative che ne hanno consentito l'accesso al ruolo dirigenziale, trattandosi di informazioni rilevanti nell'ambito dell'esercizio di funzioni pubbliche –:
se il Ministro dell'istruzione e del merito sia a conoscenza dei fatti sopra citati e quali siano gli esiti preliminari dell'ispezione disposta dall'Ufficio scolastico regionale, e quali ulteriori iniziative si intendano assumere a tutela degli studenti, dei docenti e del personale scolastico coinvolto;
se si intendano disporre, per quanto di competenza, anche attraverso l'ispettorato per la funzione pubblica, ulteriori e specifiche ispezioni amministrative presso l'Istituto omnicomprensivo «Giulio Cesare» di Sabaudia, a fronte delle problematiche segnalate, relative alla regolarità della contabilità, degli atti amministrativi, degli affidamenti, delle procedure di spesa e della gestione delle risorse pubbliche;
se siano state effettuate verifiche, per quanto di competenza, sulla correttezza delle graduatorie utilizzate dall'istituto, delle procedure di reclutamento e assegnazione del personale docente e Ata, nonché in ordine ad eventuali situazioni di incompatibilità, conflitto di interessi o violazione delle disposizioni in materia di trasparenza e imparzialità dell'azione amministrativa;
se si intendano disporre verifiche di competenza alla luce delle segnalazioni, circa l'elusione delle graduatorie e la effettiva verifica, da parte degli uffici competenti dei titoli dichiarati dalle persone assunte, compresi il titolo di laurea, eventuali titoli di dottorato o ulteriori qualificazioni accademiche e professionali;
se si intendano assumere iniziative per garantire i princìpi di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell'amministrazione scolastica nel caso in esame.
(4-08200)
MORRONE. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi a Cesena al liceo Monti alcuni studenti durante l'ultimo giorno hanno esposto da una delle finestre uno striscione con la scritta «L'Italia agli Italiani»;
l'episodio appare più una «goliardata» che altro e comunque la frase non sembra avere alcun risvolto «razzista» o «discriminatorio»;
al contrario, i partiti di sinistra di maggioranza in consiglio comunale e la stessa assessore all'istruzione Maria Elena Baredi hanno messo in atto una gogna pubblica mediatica nei confronti degli studenti e un vero e proprio processo preventivo alle intenzioni con relativa condanna morale ostracizzante per comportamenti ritenuti da loro inaccettabili;
a parere dello scrivente, è prassi della classe politica, mediatica e culturale della sinistra alimentare quel clima tossico e aggressivo che esclude e censura preventivamente il libero dialogo e le idee che divergono dai propri dogmi ideologici, non a caso, infatti, il Pd cesenate, in un comunicato stampa, scrive di «uno striscione che inneggia al fascismo», evocando il solito mantra retorico che dovrebbe servire come spauracchio e che, usato come sempre a sproposito, risulta infondato, arbitrario e in malafede;
i vertici della scuola, secondo notizie stampa, hanno immediatamente individuato e sanzionato gli studenti (in procinto di affrontare l'esame di maturità) durante gli scrutini comminando loro un sei in condotta, un voto che certamente li penalizza anche se potranno sostenere l'esame, imponendogli anche di preparare una «tesina» su temi «attinenti a quello che è accaduto» e, come ha scritto un quotidiano locale, «di cui sono stati protagonisti in negativo», tranciando già un giudizio di merito senza probabilmente neppure ascoltare le ragioni degli studenti;
all'apparenza il «caso» sembra gonfiato ad arte dall'area politica della sinistra, da un quotidiano locale in particolare e perfino dalla dirigenza del liceo, con la creazione di una sorta di tribunale parallelo che ha emesso nell'immediato un verdetto di colpevolezza rispetto a una narrazione unilaterale, senza contraddittorio e senza aspettare la versione dei fatti dei ragazzi, messi immediatamente alla gogna, violando nei fatti il diritto di replica e di difesa, trasformando un episodio trascurabile in un dramma emotivo e in un danno anche dal punto di vista scolastico;
il «caso» ha sollevato un enorme dibattito pubblico sui social che nella stragrande maggioranza si esprime a tutela degli studenti –:
di quali elementi disponga in merito a quanto esposto in premessa, anche con riferimento al se sia stata data agli studenti la possibilità di discolparsi e sia stata garantita la tutela e la presenza di un legale o comunque dei genitori;
alla luce del «caso» di Rovigo dell'ottobre 2022 quando due studenti dell'istituto Viola Marchesini che avevano sparato con una pistola ad aria compressa contro la professoressa furono «premiati» con un nove in condotta per evitare di compromettere l'anno scolastico e la media dei ragazzi, quali iniziative di competenza, anche normative, intenda assumere al fine di scongiurare casi di disparità di trattamento e garantire il rispetto dei princìpi di proporzionalità e trasparenza nell'irrogazione delle sanzioni in ambito scolastico.
(4-08201)
SALUTE
Interrogazioni a risposta scritta:
MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la Neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) è una malattia genetica rara, progressiva e multisistemica, caratterizzata da manifestazioni cliniche estremamente eterogenee e, nei casi più severi, da un significativo impatto sulla salute e sulla qualità della vita dei pazienti;
la sua incidenza mondiale è stimata in 1 caso ogni 2.500 nati, mentre la prevalenza si attesta tra 1 caso ogni 3.000 e 1 ogni 6.000 individui: circa un quarto dei pazienti sviluppa complicanze multiorgano di natura oculistica, ortopedica, neurologica, endocrinologica e oncologica, con il rischio di sviluppare neoplasie superiore al 15 per cento rispetto alla popolazione generale, dato che ne sottolinea la rilevanza clinica ben oltre la sfera dermatologica;
tra le manifestazioni più gravi della patologia rientrano i neurofibromi plessiformi, tumori benigni che possono svilupparsi lungo le guaine nervose e che, quando non operabili come accade circa nel 50 per cento dei casi, determinano una condizione clinica complessa, spesso associata a dolore cronico, alterazione della fisionomia corporea, compromissione funzionale e di conseguenza rilevante impatto psicologico e sociale;
negli ultimi anni l'attenzione rivolta alla popolazione pediatrica ha consentito l'accesso a opzioni terapeutiche mirate per i pazienti affetti da NF1 con neurofibromi plessiformi sintomatici e non operabili, mentre permane una significativa criticità per la popolazione adulta, ancora priva di opzioni terapeutiche sistemiche efficaci e rimborsate dal Servizio sanitario nazionale per le manifestazioni severe della patologia;
per i pazienti adulti, la disponibilità tempestiva di terapie mirate rappresenta infatti una priorità clinica non più rinviabile, poiché ogni ulteriore dilazione nell'accesso a trattamenti innovativi può tradursi in una progressione irreversibile della malattia, in una perdita di salute non recuperabile e in un aggravamento del carico assistenziale, sociale ed economico;
nella popolazione adulta, la crescita dei neurofibromi plessiformi non costituisce soltanto una problematica di natura morfologica, ma si accompagna frequentemente a dolore cronico di tipo neuropatico, spesso refrattario ai comuni trattamenti analgesici e ai farmaci standard utilizzati per il dolore neuropatico;
tale condizione compromette in modo rilevante la qualità della vita, incidendo sul sonno, sulla mobilità, sulla capacità di svolgere le attività quotidiane, sulla vita relazionale e sulla capacità lavorativa dei pazienti;
le terapie mirate oggi disponibili o in via di definizione per la NF1 rappresentano una prospettiva terapeutica rilevante per rispondere a un bisogno clinico ancora insoddisfatto, anche alla luce delle evidenze cliniche disponibili, che indicano un possibile impatto non solo sul volume tumorale dei neurofibromi plessiformi, ma anche sul dolore e sugli indicatori di qualità della vita riferiti dai pazienti;
il mancato o tardivo accesso a tali opzioni rischia di lasciare i pazienti, in particolare quelli adulti, senza risposte terapeutiche adeguate di fronte a una patologia progressiva, dolorosa e fortemente invalidante, con un peggioramento clinico non recuperabile e un aggravamento del carico fisico, psicologico e familiare, ledendo gravemente al diritto alla salute –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, affinché i pazienti adulti affetti da NF1 possano accedere tempestivamente alle terapie mirate oggi disponibili;
se il Ministro non ritenga opportuno promuovere ogni utile iniziativa volta a garantire che i bisogni clinici e assistenziali delle persone con NF1 siano affrontati con la necessaria attenzione e urgenza, tenuto conto del carattere progressivo della patologia, dell'impatto del dolore cronico e neuropatico, della compromissione della qualità della vita e del carico fisico, psicologico e familiare che grava sui pazienti e sui loro caregiver.
(4-08196)
BENZONI. — Al Ministro della salute, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la pandemia da COVID-19 ha dimostrato quanto siano decisive nell'affrontare emergenze sanitarie transnazionali la cooperazione internazionale, la sorveglianza epidemiologica, la condivisione dei dati, l'approvvigionamento coordinato di vaccini, farmaci e dispositivi medici, nonché il rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali;
recentemente, nuovi focolai epidemici in diverse regioni del mondo, con particolare riferimento a casi di Ebola e Hantavirus, avrebbero confermato la crescente rilevanza della prevenzione sanitaria internazionale per contenere la diffusione di pandemie;
l'emergere di tali focolai, insieme al rischio di zoonosi, alla circolazione globale di virus e alla crescente interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale rendono indispensabile una strategia di preparazione e risposta coordinata;
la scelta di non aderire a strumenti multilaterali in materia sanitaria – quali il Piano globale pandemico dell'Organizzazione mondiale della sanità – potrebbe, al contrario, ridurre la capacità dell'Italia di partecipare ai processi decisionali, accedere tempestivamente alle informazioni e contribuire alla definizione di standard comuni;
la tutela della salute pubblica non può essere affrontata con logiche di isolamento, mentre richiede competenza scientifica, cooperazione internazionale, trasparenza democratica e pieno coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, a livello nazionale e sovranazionale –:
quali valutazioni d'impatto sui possibili effetti della mancata adesione al Piano globale pandemico dell'Oms siano state effettuate, con particolare riferimento alle conseguenze di tale scelta sull'accesso dell'Italia a dati epidemiologici, strumenti di allerta precoce, vaccini, farmaci, dispositivi e programmi comuni internazionali di ricerca;
quali risorse siano state stanziate per rafforzare prevenzione, medicina territoriale, laboratori, sorveglianza genomica, scorte strategiche e capacità di risposta rapida.
(4-08198)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta in Commissione Gribaudo n. 5-05458, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 giugno 2026, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Fossi.
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo (ex articolo 134, comma 2 del Regolamento).
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Casu e Barbagallo n. 4-06536 del 9 dicembre 2025 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-05484.
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
APPENDINO, QUARTINI e IARIA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'incontro previsto per il 18 dicembre 2025 per la firma dell'accordo di programma su Jsw Piombino è saltato e secondo quanto riferito il testo non sarebbe ancora pronto a causa del protrarsi dell'interlocuzione tra azienda e Ministero delle imprese e del made in Italy;
il Ministero delle imprese e del made in Italy ha comunicato che la sottoscrizione entro il 2025 è condizione necessaria per l'accesso alla cassa integrazione nel 2026 per i lavoratori interessati;
parallelamente, Metinvest Adria ha annunciato un investimento di 3,2 miliardi di euro a Piombino il cui avvio era atteso per ottobre ma non risulta ancora concretizzato;
nei giorni scorsi le organizzazioni sindacali hanno evidenziato l'ennesimo scivolamento delle tempistiche e la necessità di garanzie occupazionali e certezza degli ammortizzatori per l'anno venturo –:
quale sia lo stato dell'arte dell'accordo di programma Jsw, quali passaggi mancanti ne abbiano determinato il rinvio nella giornata del 18 dicembre 2025 e con quale cronoprogramma vincolante si intenda pervenire alla firma entro l'anno per non pregiudicare la cassa integrazione 2026;
quali impegni Jsw e Ministero delle imprese e del made in Italy abbiano assunto e quali condizionalità siano previste in caso di ulteriori ritardi o inadempienze;
quale sia lo stato degli iter relativi al progetto Metinvest Adria e quali impatti l'assenza dell'avvio effettivo dell'investimento produca sul riassetto industriale di Piombino e sulle sinergie con Jsw;
se i Ministri interrogati intendano assumere iniziative come un tavolo permanente con parti sociali e istituzioni e strumenti di sostegno per continuità reddituale e produttiva fino alla piena operatività dell'accordo di programma e all'avvio del cantiere Metinvest.
(4-06761)
Risposta. — In risposta ai quesiti posti dagli interroganti, si rappresenta che il 14 maggio scorso si è tenuto un confronto tra il Ministro Urso e il sindaco Ferrari sullo stato di avanzamento dei principali dossier industriali legati al polo siderurgico di Piombino: Metinvest, JSW e Liberty Magona.
In quell'occasione, il Ministro ha fatto il punto della situazione sul dossier JSW Steel Italy, rappresentando che prosegue il confronto con l'azienda e con le altre istituzioni nazionali e locali coinvolte, con significativi passi avanti nella definizione dell'Accordo di programma con il gruppo JSW, di prossima sottoscrizione, ai sensi dell'articolo 252-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Attraverso il confronto costante con le parti sottoscrittrici dell'accordo di programma, il Ministero delle imprese e del made in Italy sta svolgendo un complesso lavoro di definizione degli impegni e degli obblighi che le stesse devono assumere – con riferimento ai previsti investimenti, alle opere e attività di prevenzione e messa in sicurezza, agli impegni occupazionali, agli interventi infrastrutturali e alle concessioni demaniali – in modo da assicurare l'efficace operatività dell'accordo medesimo e monitorarne l'attuazione.
L'accordo di programma è finalizzato all'attuazione del progetto integrato di messa in sicurezza e sviluppo industriale sulle aree industriali di Piombino. Il nuovo piano di riconversione industriale presentato dalla società JSW dovrà coordinarsi con l'intervento pubblico di messa in sicurezza operativa della falda, la cui attuazione è affidata a Invitalia, nonché con il progetto integrato di reindustrializzazione e messa in sicurezza ambientale della Metinvest Adria s.p.a.
Anche il dossier Metinvest è stato oggetto dell'incontro del 14 maggio scorso, in occasione del quale sono stati illustrati i significativi passi avanti compiuti per questo investimento, soprattutto alla luce dell'approvazione dell'articolo 8, comma 4-ter, legge 22 maggio 2026, n. 88 (legge di conversione del decreto fiscale), che stanzia 92 milioni di euro di risorse del Ministero delle imprese e del made in Italy per il completamento della banchina nord del porto di Piombino. Si tratta di un'infrastruttura fondamentale per la piena realizzazione degli investimenti industriali previsti nell'area, funzionale sia alla nuova acciaieria elettrica di Metinvest Adria, sia al rilancio dello stabilimento JSW Steel Italy, oltre che alla complessiva reindustrializzazione del polo siderurgico.
La Metinvest Adria s.p.a. sta proseguendo nella realizzazione del Progetto come da accordo di programma sottoscritto, che prevede la costruzione di un'acciaieria ecosostenibile per la produzione di prodotti finiti in acciaio (cosiddetti coils), con la realizzazione di due forni elettrici ad arco EAF e relativa messa in esercizio entro l'ultimo trimestre del 2028. Tale progetto è stato dichiarato di «preminente interesse strategico nazionale» da parte del Consiglio dei ministri ed è stata prevista la nomina di un commissario straordinario per accelerarne l'attuazione.
A tale riguardo, si rappresenta che le istanze di contratto di sviluppo relative al polo siderurgico di Piombino, presentate rispettivamente dalle società Metinvest Adria Spa e JSW Steel Italia Piombino Spa, sono in iter di valutazione istruttoria.
In particolare, i progetti di investimento JSW hanno ad oggetto la ridefinizione, in ottica di sostenibilità ambientale, delle linee di laminazione e di produzione dei semilavorati e dell'installazione di un nuovo impianto per l'indurimento della testa della rotaia, non previsto nell'attuale configurazione impiantistica. Mentre il progetto di sviluppo industriale Metinvest, come riferito, ha come obiettivo strategico lo sviluppo, la costruzione, la proprietà, l'esercizio e la manutenzione di un impianto altamente sostenibile per la produzione di prodotti finiti di acciaio ottenuti dalla trasformazione di materiali ferrosi – quali rottami di acciaio, ghisa, ferro preridotto, eccetera – in coils laminati a caldo, soggetti ad ulteriori lavorazioni.
Per quello che riguarda la tematica delle tutele occupazionali, l'Accordo di Programma con JSW prevede anche il ricollocamento degli addetti del Gruppo alle dipendenze della società Metinvest Adria S.p.A. Nelle more della sottoscrizione dell'Accordo e in attesa che il ricollocamento abbia luogo, si ricorda che, il 27 gennaio scorso, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato sottoscritto il verbale di accordo con il quale è stata disposta la proroga della cassa integrazione straordinaria per i 1256 addetti della società JSW Steel Italy, fino al 7 gennaio 2027. Durante il periodo di proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria, la regione Toscana si è impegnata ad attivare specifiche misure di politica attiva del lavoro.
Ovviamente, resta valido il richiamo all'accordo quadro – sottoscritto lo scorso 10 luglio 2025, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, dalle organizzazioni sindacali, da JSW Steel Italy e da Metinvest Adria – contenente gli impegni dei due soggetti investitori riguardo alla continuità occupazionale del bacino degli occupati di Piombino.
Il Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
ASCARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
a Ferrara, nella notte tra sabato 10 e domenica 11 gennaio 2026 un incendio ha interessato la torre B del grattacielo di via Felisatti 5, rendendo necessaria l'evacuazione di 218 persone, di cui 17 necessitanti di prestazioni mediche, tuttora impossibilitate a fare rientro nelle proprie abitazioni a tempo indeterminato;
dall'11 gennaio 2026 il Palapalestre è stato individuato quale struttura di accoglienza emergenziale, con previsione di cessazione delle misure di accoglienza nella giornata del 18 gennaio 2026;
dal 22 gennaio 2026 l'ingresso della torre B risulta sigillato e sono in corso ulteriori verifiche tecniche; non può inoltre escludersi l'estensione di provvedimenti anche alla torre A del medesimo complesso, circostanza che rende incerti sia i tempi di rientro sia l'estensione complessiva degli sgomberi;
numerose persone attualmente accolte non dispongono di soluzioni abitative alternative immediate;
diversi nuclei familiari hanno segnalato difficoltà oggettive nell'accesso a locazioni temporanee sul mercato privato, anche in ragione del brevissimo tempo avuto a disposizione;
il sindaco ha pubblicamente annunciato l'intenzione di attivare interlocuzioni con il mercato privato e con strutture ricettive per individuare soluzioni abitative alternative, attività che richiede tuttavia tempi tecnici non compatibili con l'immediata cessazione dell'accoglienza;
la chiusura delle misure di accoglienza, in assenza di soluzioni concrete, comporterebbe il rischio immediato di persone e nuclei familiari privi di alloggio, con gravi ricadute sotto il profilo sociale, sanitario e dell'ordine pubblico;
in una situazione caratterizzata da forte incertezza tecnica e da possibili ulteriori sviluppi, deve prevalere il principio di precauzione e di responsabilità istituzionale;
l'emergenza non può dirsi conclusa per atto amministrativo finché permangono le condizioni che l'hanno determinata, secondo i principi di tutela dell'incolumità pubblica propri dell'azione di protezione civile –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative di competenza intendano assumere per prorogare la fase emergenziale e le misure di accoglienza attualmente in essere presso il Palapalestre, almeno fino alla definizione di un quadro chiaro sugli esiti delle verifiche tecniche e sui tempi di rientro;
se non ritengano necessario, in subordine o in alternativa, attivare una soluzione di accoglienza strutturata di protezione civile, idonea a garantire condizioni dignitose e una gestione ordinata delle persone sfollate;
quali iniziative di competenza intendano assumere per assicurare il coinvolgimento pieno della protezione civile nazionale e della regione, evitando che la gestione dell'emergenza ricada esclusivamente sull'amministrazione comunale;
quali garanzie intendano fornire affinché la cessazione delle misure di accoglienza avvenga solo a fronte di soluzioni abitative effettive e verificabili, scongiurando il rischio che l'emergenza venga di fatto scaricata sulle singole persone e sul solo sistema del volontariato.
(4-06859)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame fa riferimento all'incendio avvenuto nella notte del 10 gennaio 2026 che ha interessato la torre B del complesso «Grattacielo» nei pressi della stazione ferroviaria di Ferrara, rendendo necessaria l'evacuazione di circa 200 persone, le quali sono tuttora impossibilitate a far rientro nelle proprie abitazioni.
A seguito di suddetto evento, la prefettura di Ferrara ha immediatamente attivato e presieduto il Centro di coordinamento soccorsi (Ccs), assicurando il pieno coinvolgimento di tutte le componenti istituzionali, comune, forze di polizia, vigili del fuoco, azienda Usl, protezione civile regionale e comunale, Croce rossa italiana.
È stata allestita, in via strettamente emergenziale, una struttura di prima accoglienza presso il «Palapalestre», con una capacità fino a 200 posti letto, ma di fatto occupata quotidianamente in media da circa 60-70 sfollati, gestita dalla protezione civile territoriale, con il supporto dei volontari e delle forze di polizia, per garantire sicurezza e ordine pubblico.
L'accoglienza è stata riservata, fin dalle prime fasi, prioritariamente ai residenti della torre B ed ai possessori di un titolo contrattuale valido, trattandosi di una misura di primissima emergenza a carattere transitorio.
Già a partire dal 14 gennaio 2026, sono stati introdotti controlli rigorosi agli ingressi e avviata una comunicazione chiara e progressiva, anche attraverso mediatori culturali – vista la forte presenza di cittadini stranieri – circa la data di chiusura definitiva della struttura, fissata, e avvenuta, il 18 gennaio 2026, come da decisione presa in sede di C.c.s.
Immediatamente dopo tale data, la prefettura si è concentrata nel trovare una soluzione alternativa temporanea per gli occupanti, al fine di evitare situazioni di grave disagio sociale e criticità di ordine pubblico.
Grazie alla mediazione prefettizia con un importante rappresentante del terzo settore locale, è stata individuata una struttura privata di proprietà dell'associazione «Cittadini del mondo» di Ferrara, resa disponibile per un ricovero occasionale e temporaneo.
Tale soluzione ha permesso di trasferire volontariamente 54 adulti, garantendo loro vitto e alloggio di base; parallelamente, fin dall'inizio dell'emergenza, è stato attivato un costante monitoraggio dei casi di fragilità (anziani non autosufficienti, persone con disabilità, nuclei familiari con minori), condotto dai servizi sociali comunali e l'azienda U.s.l. per i quali, il comune di Ferrara ha assicurato soluzioni di ricollocamento protette e adeguate quali, Rsa e strutture socio-sanitarie, garantendo così la continuità assistenziale.
I sopralluoghi tecnici dei Vigili del fuoco, iniziati sulla torre B ed estesi in seguito alle torri A e C, hanno accertato gravi carenze strutturali e impiantistiche, tali da configurare un pericolo imminente per l'incolumità pubblica e privata.
Sulla base delle relazioni tecniche dei vigili del fuoco, il sindaco di Ferrara ha adottato ordinanze contingibili e urgenti – ai sensi dell'articolo 54 del decreto legislativo n. 267 del 2000, testo unico enti locali – prima per la torre B, attuata subito dopo l'incendio, e successivamente anche per le torri A e C, che hanno portato allo sgombero di altri 100 appartamenti occupati da circa 250 persone.
In data 4 febbraio 2026, in prefettura è stato istituito un tavolo di coordinamento interistituzionale al quale hanno preso parte, tra gli altri, l'assessore regionale alle politiche abitative e il competente assessore del comune di Ferrara, i vertici delle forze di polizia, dell'azienda Usl e delle principali realtà del terzo settore operanti sul territorio.
Nel corso del suddetto incontro è stata ribadita con fermezza la salvaguardia dei soggetti fragili, in primo luogo quella dei minorenni presenti all'interno degli alloggi.
Altresì è stato precisato che non appariva ipotizzabile tecnicamente né giuridicamente, un allontanamento coatto di nuclei familiari in presenza di minori ove non fosse stata preventivamente garantita una loro adeguata e dignitosa ricollocazione.
Sul versante delle soluzioni alloggiative alternative, la regione Emilia-Romagna e azienda Usl locale, hanno formalmente comunicato la disponibilità a concedere l'utilizzo temporaneo dell'ex ospedale psichiatrico «San Bartolo», struttura dismessa da pochi mesi e quindi dotata di utenze attive e immediatamente fruibili, con una capacità ricettiva stimata in circa 50-60 posti.
In suddetta sede è stato avviato un coordinamento tra la caritas diocesana, la Curia e il volontariato cattolico locale, per definire come gestire operativamente l'emergenza nella struttura.
È stato inoltre stabilito che i servizi sociali comunali avrebbero redatto una graduatoria delle situazioni più vulnerabili, individuando i nuclei familiari da accogliere con priorità, così da prevenire un afflusso disorganizzato che avrebbe reso più complessa la gestione efficace dell'emergenza.
Si rappresenta inoltre che, in data 5 febbraio 2026, si è tenuta presso la prefettura una riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica (Cposp), nella quale è stato evidenziato come le ordinanze, in quanto adottate per grave pericolo alla pubblica incolumità, fossero immediatamente esecutive e che anche come il termine temporale previsto per lo sgombero fosse da considerare finalizzato unicamente a favorire l'uscita spontanea degli occupanti e a garantire una gestione ordinata delle operazioni, senza pregiudicare la possibilità di procedere coattivamente.
Inoltre, è stato rappresentato analiticamente il quadro delle criticità, tra cui il rischio di un inasprimento delle tensioni in presenza di proteste già pianificate da organizzazioni sindacali e terzo settore.
Sempre in sede di comitato, si è precisato che il ruolo della Prefettura è quello di garantire il coordinamento delle forze di polizia a supporto dell'esecuzione di provvedimenti legittimamente adottati dall'autorità comunale, senza peraltro che la sua azione possa sostituirsi alle competenze proprie dei Servizi sociali in materia di assistenza e tutela delle fasce deboli.
Successivamente, nella mattinata del 12 febbraio 2026, hanno avuto regolarmente inizio le operazioni di sgombero delle torri A e C del complesso «Grattacielo», in esecuzione delle ordinanze emesse.
L'intervento, pianificato nel corso delle riunioni dei giorni precedenti, si è svolto in modo ordinato e in un clima di generale tranquillità, sia in termini di sicurezza pubblica che di tutela delle persone coinvolte.
In tale contesto, la Diocesi di Ferrara ha contestualmente confermato la disponibilità a gestire, tramite la Caritas diocesana, gli spazi dell'ex ospedale psichiatrico «San Bartolo» di proprietà dell'Usl, per la durata di sei mesi, sistemazione questa, destinata ad accogliere le persone più fragili non direttamente prese in carico dall'azienda pubblica di servizi alla persona (Asp).
In conclusione, il modello di coordinamento adottato, imperniato sulla regia prefettizia e sulla sinergia tra istituzioni locali, forze di polizia, Asp, Caritas e terzo settore, ha consentito di gestire un'emergenza di inusuale complessità, caratterizzata dalla presenza di circa 400 residenti, numerosi nuclei familiari con minori e soggetti in condizioni di fragilità socio-sanitaria, in un contesto immobiliare privato con gravi deficienze strutturali e impiantistiche, certificate dai vigili del Fuoco.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
secondo fonti internazionali e organizzazioni per i diritti umani, il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell'ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, risulterebbe detenuto da circa 16 mesi senza accuse formali né processo;
il medico sarebbe stato arrestato nel dicembre 2024 nel corso di un'operazione militare all'interno della struttura ospedaliera in cui prestava servizio, mentre svolgeva attività di assistenza ai pazienti;
secondo le informazioni disponibili, il dottor Abu Safiya sarebbe attualmente sottoposto a regime di detenzione particolarmente restrittivo, in condizioni di isolamento e senza adeguata assistenza sanitaria, nonostante il deterioramento del suo stato di salute;
la pratica della cosiddetta «detenzione amministrativa», utilizzata dalle autorità israeliane, consente la privazione della libertà personale senza imputazione formale e senza un processo pubblico, sollevando gravi preoccupazioni sotto il profilo del rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali;
numerose organizzazioni internazionali hanno più volte richiamato l'attenzione sull'uso estensivo di tale misura nei confronti della popolazione palestinese;
il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario e delle garanzie fondamentali del giusto processo costituisce principio cardine dell'ordinamento internazionale e della politica estera italiana;
la tutela del personale sanitario in contesti di conflitto è espressamente prevista dalle Convenzioni internazionali, che ne garantiscono la protezione nello svolgimento delle proprie funzioni;
la detenzione prolungata senza accuse né processo rappresenta una pratica che suscita seria preoccupazione nella comunità internazionale –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda relativa al dottor Hussam Abu Safiya e quali informazioni ufficiali abbia acquisito al riguardo;
se siano state attivate, o si intendano attivare, iniziative diplomatiche nei confronti delle autorità di Israele per:
ottenere chiarimenti sulla posizione giuridica del medico;
garantire il rispetto dei suoi diritti fondamentali;
verificare le condizioni di detenzione e lo stato di salute;
se intendano sollecitare, nelle sedi internazionali competenti, il rispetto delle norme del diritto internazionale umanitario con particolare riferimento alla tutela del personale sanitario;
quali iniziative intendano promuovere, per quanto di competenza, per monitorare e contrastare eventuali violazioni dei diritti umani nei territori interessati dal conflitto;
se, alla luce di casi come quello sopra esposto, i Ministri interrogati intendano valutare l'adozione di iniziative volte alla revisione o sospensione di forme di cooperazione bilaterale nei settori sensibili, nel rispetto degli obblighi internazionali e degli impegni dell'Italia in materia di diritti umani.
(4-07760)
Risposta. — Il Governo continua a prestare la massima attenzione alla situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, con l'obiettivo di giungere a due Stati in grado di convivere in pace e sicurezza.
Come ha ricordato anche in Parlamento il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, sin dall'inizio della crisi abbiamo ribadito che la sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia, una linea che il Governo sostiene con convinzione in ogni foro internazionale.
È questo l'approccio che l'Italia ha sempre seguito, anche nei confronti di Israele: manteniamo un dialogo franco e diretto, senza mai rinunciare a esprimere le nostre posizioni e, quando necessario, il nostro dissenso.
Lo abbiamo fatto su Gaza. Una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi. E che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi.
Tra il 12 e il 13 maggio sono arrivati in Italia, via Giordania, 72 studenti palestinesi che, grazie alle borse di studio messe a disposizione dalla Conferenza dei rettori, studieranno nei nostri Atenei. Continueremo a fare in modo che possano esserci altri giovani che possano venire a studiare nel nostro Paese; continuiamo a lavorare insieme al Ministro Bernini per incrementare queste presenze e cercheremo anche di far sì che un numero maggiore di familiari possano unirsi a questi studenti già arrivati in Italia, lavorando con l'Autorità nazionale palestinese e con i Governi israeliano e giordano. Con i fatti e non con dichiarazioni vuote, stiamo dando un contributo concreto alla formazione della nuova classe dirigente palestinese.
Una pace duratura in Medio Oriente non può inoltre prescindere anche dalla stabilità del Libano. L'Italia sostiene con convinzione il dialogo tra Israele e il Paese dei cedri mediato dagli Stati Uniti. Siamo pronti anche ad ospitare colloqui diretti, come ribadito dal Ministro degli affari esteri Tajani al Presidente Aoun nel corso della missione in Libano lo scorso mese.
Al contempo, abbiamo condannato con la massima fermezza gli attacchi ai contingenti Unifil e i bombardamenti sulla popolazione civile. Abbiamo assistito, inoltre, a diverse azioni molto riprovevoli da parte dei militari israeliani in Libano, in Cisgiordania e a Gerusalemme. Il Ministro degli affari esteri Tajani l'ha ribadito più volte all'omologo israeliano Sa'ar, disponendo al contempo la convocazione alla Farnesina dell'Ambasciatore israeliano in Italia in segno di protesta per due gravi episodi che hanno riguardato rispettivamente il fermo da parte di un soldato dell'esercito israeliano di due Carabinieri impegnati in attività istituzionali in Cisgiordania e il diniego di accesso al Santo Sepolcro al Cardinale Pizzaballa.
A Bruxelles, in occasione del Consiglio affari esteri dell'11 maggio scorso, il Ministro Tajani, insieme agli omologhi europei, ha dato il via a nuove pesanti sanzioni nei confronti dei coloni israeliani che si sono dimostrati violenti contro il popolo palestinese in Cisgiordania. Si tratta di un passaggio molto importante a cui l'Italia lavorava da tempo, bloccato fino a questo momento dalla mancanza di una maggioranza tra i Paesi europei. Sono state adottate anche ulteriori sanzioni per i terroristi di Hamas, il cui disarmo resta la priorità assoluta.
A Bruxelles il Ministro Tajani ha voluto inoltre sottolineare che il Governo è aperto a considerare misure per colpire i beni prodotti dai coloni estremisti nei Territori palestinesi. Dovremo però prima vedere quale sarà la proposta della Commissione.
Il Governo ribadisce inoltre la ferma condanna per la legge varata dalla Knesset che prevede l'ampliamento della possibilità di imporre la pena di morte in Israele. Lo abbiamo detto subito in maniera chiara e ferma: la legge deve essere ritirata, è profondamente discriminatoria, introduce una punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi reale effetto deterrente.
Per noi la vita è un valore assoluto: nessuno può infatti arrogarsi il diritto di toglierla. Il nostro rifiuto della pena di morte è netto e senza eccezioni, sempre e ovunque. Il nostro impegno per la moratoria sulla pena di morte, anche nell'ambito delle Nazioni Unite, è costante e porta risultati concreti ogni anno, con un numero crescente di Paesi che vi aderiscono.
Per quanto concerne la vicenda del dottor Hussam Abu Safiya, l'Italia, attraverso il Consolato generale a Gerusalemme e l'Ambasciata a Tel Aviv, continua a seguire con la massima attenzione la situazione dei prigionieri palestinesi e le condizioni di detenzione nelle carceri israeliane.
Il caso del dottor Hussam Abu Safiya è infatti da tempo all'attenzione del Governo ed è seguito da vicino da alcune procedure speciali del Consiglio Onu per i diritti umani, iniziative che l'Italia sostiene attivamente anche nell'ambito del suo mandato per il triennio 2026-2028, come anche segnalato nella risposta alla sua precedente interrogazione sulla stessa vicenda n. 4-07241.
In particolare, l'Italia ha recentemente segnalato il caso all'Ambasciata israeliana, chiedendo aggiornamenti sullo stato del procedimento avviato nei confronti del dottor Abu Safiya. Abbiamo inoltre auspicato che le autorità israeliane facciano chiarezza sulle circostanze dell'arresto, formalizzino eventuali accuse a suo carico e gli garantiscano il diritto a un equo processo.
Il rispetto del diritto internazionale umanitario, dei diritti umani, nonché la tutela della salute e dell'assistenza medica sono valori che costituiscono una direttrice fondamentale dell'azione italiana a favore della popolazione palestinese, richiamati peraltro in diverse dichiarazioni congiunte rese dall'Italia insieme ad altri partner internazionali sulla situazione umanitaria a Gaza.
Questi sono i pilastri della nostra politica estera: dialogo, fermezza dei principi, coerenza sui valori. Il nostro impegno è quello di favorire il dialogo e la cessazione delle ostilità. Lo portiamo avanti sempre in stretto raccordo con i partner in Europa, nel G7, con le organizzazioni multilaterali.
Un impegno per il dialogo e la pace che si ispira anche al magistero di Papa Leone XIV: la sua voce instancabile ci ricorda che costruire ponti attraverso il dialogo e l'incontro non è soltanto un dovere morale, è l'unica via per una pace duratura. Quando sono in gioco princìpi come la pace e la libertà, l'Italia non si è mai sottratta alle proprie responsabilità.
Il Governo italiano continuerà a lavorare per la pace e per sostenere la popolazione civile a Gaza anche assicurando la protezione di tutti gli operatori sanitari che operano nella Striscia, tra cui il dottor Hussam Abu Safiya.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.
BALDELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2022 eccezionali eventi meteorologici hanno colpito gravemente parte del territorio marchigiano, in particolare le aree di confine tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona;
a seguito di tali eventi, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 16 settembre 2022 è stato dichiarato lo stato di emergenza, condizione necessaria per attivare misure straordinarie, procedure di somma urgenza e la nomina di commissari straordinari;
il Governo Meloni, con l'articolo 3 del decreto-legge n. 179 del 2022, ha autorizzato la spesa di 200 milioni di euro per l'anno 2022 al fine di fronteggiare gli effetti degli eventi calamitosi verificatisi a partire dal 15 settembre 2022 nelle zone dichiarate in emergenza;
il comma 730 della legge di bilancio 2023 (legge n. 197 del 2022) ha altresì previsto un'autorizzazione di spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024, destinata agli interventi conseguenti ai medesimi eventi nelle Marche;
nelle immediatezze dell'alluvione, il presidente della giunta regionale delle Marche, Francesco Acquaroli, nominato dal Governo commissario delegato per l'emergenza, ha designato vice commissario l'ingegnere Stefano Babini, già direttore dell'Ufficio speciale per la ricostruzione della regione Marche e del Genio civile di Ascoli Piceno;
la direzione di Anas Marche è stata individuata quale soggetto attuatore per il ripristino delle infrastrutture viarie regionali e comunali nelle province di Pesaro-Urbino e Ancona, nonché per le strade provinciali della provincia di Pesaro-Urbino, mentre il presidente della provincia di Ancona è stato designato soggetto attuatore per il ripristino delle infrastrutture viarie provinciali ricadenti nel rispettivo territorio;
i sindaci dei comuni colpiti, individuati in prima istanza con apposito elenco quali soggetti attuatori, hanno proceduto alla realizzazione delle attività di soccorso e di assistenza alla popolazione, all'erogazione del contributo per l'autonoma sistemazione (Cas), alla rimozione delle situazioni di pericolo per la pubblica e privata incolumità, al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici essenziali, all'adozione di misure volte a garantire la continuità amministrativa nei territori interessati, nonché all'attivazione di procedure di occupazione d'urgenza, a eventuali espropriazioni delle aree necessarie per gli interventi e alla predisposizione della relativa documentazione tecnico-amministrativa;
il sindaco pro tempore di Cantiano, Alessandro Piccini, ha più volte pubblicamente criticato la regione Marche e la Struttura commissariale per presunti ritardi nella ricostruzione post-alluvione, come riportato da organi di stampa locali e nazionali;
in particolare, l'agenzia Ansa del 15 settembre 2023 riportava dichiarazioni del suddetto sindaco secondo cui «siamo in ritardo, paradossalmente le risorse ci sarebbero, i 400 milioni distribuiti in tre anni dal Governo Meloni, un segnale di attenzione a fronte di un fabbisogno di un miliardo di euro di danni, ma non si riesce a metterli a terra per problemi di coordinamento e di burocrazia»;
il 14 settembre 2024 il Corriere Adriatico titolava: «Alluvione a Cantiano. J'accuse del sindaco contro la struttura commissariale»;
in realtà a parere dell'interrogante, la regione Marche ha agito con la massima diligenza e trasparenza amministrativa;
da un accesso agli atti effettuato dallo scrivente presso la Struttura commissariale è emerso, infatti come quest'ultima abbia più volte dovuto sollecitare alcuni amministratori comunali, tra cui proprio il sindaco di Cantiano, al rispetto dei termini di rendicontazione e a una più fattiva collaborazione con la regione Marche;
solo a titolo esemplificativo, i ritardi del suddetto amministratore si sono tradotti, per i territori e i cittadini, in ritardi nell'attribuzione di benefici pure riconosciuti dalla legge e nell'esecuzione di interventi e opere –:
quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano assumere per monitorare gli adempimenti da parte dei comuni necessari alla ricostruzione.
(4-06014)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
Il Consiglio dei ministri ha deliberato, nella seduta del 16 settembre 2022, la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, per la durata di dodici mesi, con sua successiva estensione, attraverso la delibera del Consiglio dei ministri del 19 ottobre 2022, al territorio dei comuni ricadenti nella parte settentrionale della provincia di Macerata, limitrofi alla provincia di Ancona.
Successivamente, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 28 agosto 2023, ha deliberato la proroga per ulteriori dodici mesi dello stato di emergenza. Tale stato emergenziale è stato ulteriormente prorogato tramite norme di rango primario fino al 31 dicembre 2025.
Ciò posto, preme segnalare come la gestione dell'emergenza sia stata disciplinata mediante ordinanze di protezione civile: in particolare, con l'ordinanza del 17 settembre 2022, n. 922, il presidente della regione Marche è stato nominato commissario delegato e con la successiva ordinanza del 20 settembre 2022, n. 924, è stata prevista la possibilità per il commissario delegato di nominare un vice commissario delegato. Gli stessi sono stati individuati per dare attuazione agli interventi per il superamento dell'emergenza, incluso il monitoraggio degli adempimenti connessi.
Sul piano finanziario, sono stati stanziati, per l'emergenza in esame, 427.039.095,00 euro.
In vista della cessazione dello stato di emergenza al 31 dicembre 2025, il 29 dicembre 2025 il Consiglio dei ministri ha dichiarato, a decorrere dal 1° gennaio 2026 e per la durata di tre anni, lo stato di ricostruzione di rilievo nazionale ai sensi della legge 18 marzo 2025, n. 40: il 13 aprile 2026 l'ingegnere Stefano Babini, già vice commissario delegato all'emergenza, è stato nominato commissario straordinario alla ricostruzione.
Dagli elementi acquisiti si evince che è stato fissato il termine perentorio del 30 settembre 2026 entro il quale i beneficiari devono completare la rendicontazione delle istanze non ancora liquidate. Inoltre, la struttura commissariale ha promosso due accordi quadro per un importo superiore a 200 milioni di euro, al fine di permettere l'avvio immediato dei cantieri per interventi strutturali (vasche di laminazione, ponti, arginature) senza la necessità di nuove procedure di gara.
I dati contenuti nel report del commissario mostrano una progressiva riduzione dei nuclei familiari assistiti tramite il Contributo di autonoma sistemazione (Cas): a Cantiano risultano attualmente solo 3 nuclei familiari (n. 10 componenti) ancora percettori del contributo.
Inoltre, si rileva che al 2026, per il Piano di protezione civile sono stati impegnati oltre 202 milioni di euro su 206 milioni approvati.
Si ipotizza, infine, una strategia basata su un modello operativo a «doppio binario», che ha permesso di avviare le progettazioni della ricostruzione già durante la fase di emergenza, garantendo che gli interventi non siano opere isolate ma parte di un sistema idraulico integrato per bacino. L'obiettivo è quello di trasformare i fondi stanziati in opere concrete nel minor tempo possibile, garantendo la continuità amministrativa prevista dalla legge n. 40 del 2025.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, struttura operante nell'ambito del Ministero dell'interno, riveste un ruolo essenziale per la sicurezza pubblica e la protezione civile del Paese. I suoi compiti principali comprendono il soccorso tecnico urgente, la prevenzione e lotta agli incendi, l'intervento in scenari emergenziali di varia natura (quali dissesti idrogeologici, eventi sismici, incidenti stradali complessi, crolli strutturali, dispersione di sostanze pericolose), nonché attività di vigilanza e controllo sul rispetto delle normative antincendio nei luoghi di lavoro e nelle costruzioni civili e industriali;
la professionalità e l'abnegazione del personale operativo e tecnico-amministrativo del corpo costituiscono una garanzia imprescindibile per l'incolumità pubblica tuttavia, l'efficienza del servizio reso appare compromessa da croniche carenze organiche che ne limitano la piena operatività;
in particolare, nella regione Lombardia si registra una significativa scopertura degli organici, stimata in circa 700 unità rispetto alla dotazione teorica prevista, deficit destinato ad aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni soprattutto a causa dell'uscita dal servizio per raggiunti limiti di età;
nella giornata del 7 ottobre 2025, si è svolta a Roma la cerimonia di giuramento degli allievi del 100° corso Vigili del fuoco che porterà all'entrata in ruolo di circa 800 vigili. Alla regione Lombardia sono destinate circa 150 unità: sebbene si tratti di un lieve miglioramento, alla luce dei numerosissimi posti vacanti rimanenti permane una carenza che ha ripercussioni gravissime sulla sicurezza e sull'efficacia del servizio di soccorso tecnico-urgente;
si segnala, in particolare, la criticità presente nell'area dell'Aeroporto di Milano Malpensa il quale – dopo la sua riclassificazione alla decima categoria Icao – richiede almeno 21 unità operative per turno. Tuttavia, al fine di garantire tali presenze, spesso vengono chiuse o depotenziate altre sedi, con pesanti ripercussioni e disagi per la popolazione;
con l'avvicinarsi delle Olimpiadi invernali del 2026, peraltro, la situazione si fa ancora più urgente;
la carenza riguarda trasversalmente tutte le figure professionali, dai vigili del fuoco semplici ai capi reparto, ai capi squadra, fino al personale tecnico-logistico e amministrativo, con conseguenze tangibili nella gestione delle attività ordinarie e straordinarie, aggravando le condizioni di lavoro degli operatori in servizio e rischiando di incidere negativamente sulla tempestività e sulla qualità degli interventi –:
quali iniziative intenda adottare per affrontare con la massima urgenza e in modo strutturale le carenze di organico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con particolare riferimento alla carenza in Lombardia, anche attraverso nuovi ed ulteriori piani straordinari di assunzioni, con l'obiettivo di garantire la piena efficienza e operatività del servizio a tutela della sicurezza dei cittadini.
(4-06092)
Risposta. — Con riferimento alle olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 citate nell'atto di sindacato in esame, si rappresenta che il dispositivo di soccorso verrà incrementato, per la durata dell'evento, tramite la mobilitazione di personale proveniente dalle regioni Lombardia e Veneto, nonché tramite il coinvolgimento di personale appartenente ad altre regioni, così come ordinariamente accade nelle circostanze in cui non è sufficiente il dispositivo ordinario.
La dotazione organica del corpo nazionale dei vigili del fuoco è ripartita tra le varie strutture territoriali sulla base di criteri che tengono conto delle effettive peculiarità delle singole realtà territoriali, alla luce dell'aggiornamento disposto con decreto del Ministro dell'interno del 6 giugno 2024, quali la specifica densità demografica, la presenza di insediamenti produttivi, le attività a rischio di incidente rilevante, le attività ricettive e, più in generale, le effettive condizioni di rischio presenti.
Per quanto concerne la problematica della carenza di organico, si evidenzia che dall'insediamento di questo Governo, dopo anni di tagli agli organici del sistema di sicurezza nel suo complesso, sono stati adottati molteplici interventi normativi che hanno autorizzato assunzioni straordinarie, sia a titolo di ripianamento che di potenziamento dell'organico, con riferimento non soltanto al personale operativo, ma anche quello tecnico professionale.
A tal riguardo, si segnala che già con la legge di bilancio per il 2023, sono state stanziate ingenti risorse per potenziare gli organici dei vigili del fuoco, oltre che delle forze di polizia, che hanno consentito l'istituzione di uno specifico Fondo con una dotazione di 90 milioni di euro per il 2023, 95 milioni per ciascuno degli anni 2024 e 2025 e ulteriori somme progressivamente incrementate fino a superare i 125 milioni annui a decorrere dal 2033. I predetti interventi normativi hanno consentito di attuare, senza soluzione di continuità, la programmazione delle attività di formazione e la conseguente immissione finale, in ruolo, delle nuove risorse che hanno contribuito ad aumentare le piante organiche del corpo nazionale.
Si rappresenta, inoltre, che nel 2024 sono state assunte 1.935 nuove unità nei vari ruoli, mentre sono state 2.774 quelle assegnate nelle sedi a conclusione del periodo di prova, alle quali si vanno ad aggiungere le ulteriori 1.497 unità di personale in tutti i ruoli del corpo afferenti alle assunzioni del 2025, in quota pari al 100 per cento delle cessazioni avvenute nell'anno precedente. Si consideri, altresì, come con l'ultima legge di bilancio è stata ripristinata anche per il personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco la percentuale piena del 100 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato da turn over per l'anno 2026.
Per quanto riguarda l'attuale dotazione organica dei comandi dei vigili del fuoco della regione Lombardia, questa ammonta a 916 unità nel ruolo dei capi squadra e capi reparto, a fronte delle 1.156 previste, con una carenza del 23 per cento, di poco superiore alla media nazionale, pari al 21 per cento; nel ruolo dei vigili del fuoco, invece, l'organico effettivo è di 2.038 unità a fronte di una pianta organica pari a 2.244 unità, con una carenza dell'11 per cento, anche in tal caso di qualche punto superiore a quella nazionale, che si attesta sul livello dell'8,6 per cento.
Il dato della carenza di cui sopra tiene conto anche dei trasferimenti temporanei, sia in entrata che in uscita dalle sedi, del personale beneficiario delle «leggi speciali», come, ad esempio, la legge n. 104 del 1992 o il decreto legislativo n. 151 del 2001 che consente l'assegnazione temporanea in altra provincia in presenza di figli minori.
Per l'organico dei vigili del fuoco, si tiene conto delle assegnazioni a seguito delle procedure di mobilità espletate e la cui decorrenza di trasferimento del personale avente titolo è stata il 27 ottobre 2025; nello stesso mese di ottobre, nella regione Lombardia, sono state assegnate 167 unità relative al 100° corso di formazione per allievi vigili del fuoco.
Più in generale, si evidenzia altresì che, in data 27 ottobre 2025, utilizzando le residue facoltà assunzionali, è stato avviato il 102° corso di formazione per 450 allievi vigili del fuoco e, a seguire, lo scorso 30 dicembre è iniziato il 103° corso per l'assunzione di ulteriori 550 allievi, che andranno a ripianare anche le carenze del turn over, segnando una netta inversione di tendenza rispetto alle limitate assunzioni del passato, che sarà ulteriormente portata avanti dal Governo.
Come di consueto, gli allievi vigili del fuoco, al termine del periodo di prova, saranno assegnati ai comandi sul territorio nazionale che registrano una maggiore carenza di organico.
Relativamente alla qualifica di capo squadra, si rappresenta che il decorso 14 ottobre è stato pubblicato un bando di concorso interno, per titoli e superamento di un corso di formazione professionale, per la copertura di 1.031 posti complessivi per l'accesso alla suddetta qualifica, con decorrenza 1° gennaio 2025. L'individuazione delle sedi e dei relativi posti disponibili, avvenuta anche a seguito della procedura di mobilità avviata il 17 luglio 2025, mira a garantire un'equa ripartizione del personale nelle sedi e, in particolare, nei comandi del Nord, così da ridurre le carenze di organico al di sotto del 12 per cento in misura decisamente inferiore alla media nazionale che si attesta attualmente al 21 per cento.
A tal riguardo, a conclusione del corso di formazione, è prevista l'assegnazione di 282 unità nelle sedi della regione Lombardia, presumibilmente nel mese di aprile 2026.
Per quanto attiene invece il ruolo dei direttivi, si rappresenta che all'esito del relativo corso sono stati assegnati già dal mese di dicembre, nelle varie sedi, n. 103 direttivi operativi, ed è prevista entro il prossimo mese di marzo l'assegnazione anche di 79 direttivi logistico gestionali.
Si ribadisce, inoltre, che in occasione delle sopra descritte assegnazioni e delle prossime che seguiranno, a conclusione sia delle procedure di mobilità che di quelle concorsuali, il Ministero dell'interno non mancherà di tenere nella dovuta considerazione le percentuali riscontrate al fine di contenere al minimo possibile le carenze di personale nei diversi ruoli.
Da ultimo, giova rappresentare come al fine di garantire una maggiore stabilità del personale in servizio, incentivandone la permanenza nelle sedi di assegnazione lombarde, è stato sottoscritto un Protocollo d'intesa tra il Ministero dell'interno e la regione Lombardia, finalizzato all'assegnazione di alloggi Aler a canone concordato per il personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco, nell'ottica di un miglioramento delle soluzioni abitative e delle conseguenti, positive ricadute sulla qualità delle condizioni di lavoro, evitando possibili ripercussioni sotto il profilo organizzativo e operativo legate alle richieste di trasferimento presso altre sedi di servizio.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Emanuele Prisco.
BENZONI e RUFFINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la casa di reclusione «Giuseppe Montalto» del comune di Alba (Cuneo) è oggetto, da quasi dieci anni, di importanti lavori di ristrutturazione;
l'istituto penitenziario è stato senza detenuti da gennaio 2016 a maggio 2017, dopo ripetuti casi di legionellosi che hanno colpito sia i carcerati che il personale di polizia penitenziaria. Da lì la necessità di rifacimento delle tubature idrosanitarie, degli impianti termici e di altri ambienti. Nel giugno 2017 l'istituto è stato parzialmente riaperto con l'utilizzo delle due palazzine detentive a corredo del corpo centrale;
da maggio 2021 la palazzina ex femminile, poi restaurata per accogliere i collaboratori di giustizia, è (stata trasformata in «Casa Lavoro» per 54 persone internate, mentre l'altra palazzina è dedicata ai lavoranti semiliberi, per 12 persone;
nel corso del 2022 sono stati avviati i lavori di ristrutturazione che dovrebbero terminare entro la fine dell'anno in corso. Successivamente saranno ampliati gli spazi con i primi moduli prefabbricati per aumentare la capienza detentiva. Sarebbero previsti due moduli da 24 posti, per un totale di 48 posti;
secondo un comunicato del comune di Alba risalente al 5 luglio 2025, si ha avuto modo di apprendere che: «per quanto riguarda lo stato attuale dei lavori, le camere di pernottamento sono state completate e si stanno ultimando le murature per il riallestimento degli spazi con gli arredi necessari. Parallelamente sono già partiti i lavori di ristrutturazione della cucina dei detenuti. Dovrebbero concludersi entro fine anno anche l'allestimento della centrale termica, il rifacimento dei locali caldaia e gli interventi di ripristino della caserma agenti e del fabbricato della direzione»;
in comunicati pubblicati successivamente, nei mesi di agosto e settembre, l'amministrazione comunale ha riferito che nel mese di ottobre sarebbe stato consegnato il padiglione principale;
eppure, quasi a conclusione dell'anno 2025, il cantiere di riqualificazione è tuttora attivo e non concluso. Gli stessi Garanti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale regionale, Bruno Mellano, e comunale, Emilio De Vitto, hanno riferito pubblicamente che è preoccupante l'incertezza sulle tempistiche complessive –:
se sia a conoscenza dei ritardi descritti in premessa;
se, a tal proposito, non intenda fornire sia elementi di chiarimento sull'iter degli interventi di ristrutturazione e ripristino in corso da anni presso la casa di reclusione «Giuseppe Montalto» del comune di Alba sia, soprattutto, un orizzonte temporale certo per la conclusione degli stessi.
(4-06577)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti sollevano specifici quesiti in ordine all'iter degli interventi di ristrutturazione e ripristino in corso di esecuzione presso la casa di reclusione di Alba.
A tal riguardo, per gli aspetti di specifica competenza del Dap, opportunamente interessato, sono state acquisite le notizie rese dalla direzione generale per la gestione dei beni, dei servizi e degli interventi in materia di edilizia penitenziaria da cui emerge che la casa di reclusione di Alba è attualmente interessata da tre procedimenti relativi ad appalti di lavori a cura della suddetta direzione.
Alla luce degli elementi istruttori disponibili, allo stato può affermarsi che la conclusione di detti lavori è attesa in tempi certi e prossimi.
In particolare: il primo intervento riguarda i lavori di rifacimento degli impianti meccanici e opere connesse, con adeguamento dei servizi igienici dei reparti di detenzione al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000.
L'appalto più complesso dal punto di vista tecnico-economico inizialmente prevedeva, a seguito dei casi di legionellosi e successiva chiusura avvenuta nel 2016, soltanto le opere minime finalizzate al rifacimento degli impianti meccanici (termico e di produzione di acqua calda sanitaria – Acs). Successivamente, all'inizio dei lavori, sono emerse diverse problematiche dovute sia alla vetustà dei fabbricati sia all'assenza di interventi di manutenzione efficaci attuati dopo la realizzazione, risalente agli anni ottanta. Pertanto si sono rese necessarie tre varianti in corso di esecuzione (di cui n. 2 suppletive in aumento e n. 1 di assestamento) e sono state introdotte alcune macrocategorie di lavorazioni, tese al conseguimento di condizioni di manutenzione dei locali oggetto di intervento, tali da assicurare la piena agibilità degli stessi in vista della riattivazione delle sezioni detentive.
In occasione della definizione della terza variante, si è proceduto a ridefinire anche le due fasi in cui era prevista l'esecuzione dei lavori: la fase 1 che comprende la realizzazione di tutte le opere necessarie per la riattivazione delle sezioni detentive, la cui esecuzione causerebbe notevoli interferenze con l'eventuale presenza di detenuti; la fase 2 che comprende la realizzazione di ogni altra opera prevista (fabbricati extramoenia, lavorazioni in copertura, eccetera), la cui esecuzione non reca interferenze con l'eventuale presenza di detenuti.
Le lavorazioni previste dalla fase 1 sono sostanzialmente ultimate. Tuttavia, al fine di attivare ed effettuare adeguate prove di funzionalità dei nuovi impianti, in particolare di quelli speciali (videosorveglianza, diffusione sonora, rilevazione incendi, antiaggressione), si prevede che la piena fruibilità degli ambienti oggetto di intervento possa concretizzarsi già nel mese di maggio 2026.
Contestualmente, è stato attivato il procedimento relativo al rifacimento completo della cucina detenuti dell'istituto che versava in pessime condizioni sia dal punto di vista manutentivo sia da quello delle apparecchiature.
I lavori e le forniture delle nuove apparecchiature risultano sostanzialmente ultimati e l'attivazione, successiva all'esecuzione delle prove di funzionalità, è prevista entro la fine del mese di aprile 2026.
Inoltre è stato attivato anche un procedimento per il rifacimento delle coperture della caserma agenti e degli uffici della direzione, il cui contratto d'appalto è già stato stipulato ed è in corso di registrazione.
Posto che tali lavori, seppure aventi carattere di urgenza, non risultano propedeutici alla riattivazione dell'istituto, si procederà alla consegna a inizio maggio 2026.
Risultano attivi anche una serie di sub-procedimenti a cura della direzione dell'istituto, come l'installazione e l'attivazione del nuovo contatore del gas, per cui è stato sollecitato l'ente distributore del servizio (Reti Metano Territorio S.r.l.) in data del 25 marzo 2026.
Dopo aver fatto eseguire una videoispezione di tutti i pluviali dell'istituto, è risultato necessario procedere, in molti casi, alla disostruzione e riparazione degli stessi, lavori per i quali la direzione ha provveduto ad appaltare e avviare le attività lavorative in questione a ditta specializzata per l'esecuzione degli stessi.
È stata disposta altresì l'attivazione del nuovo impianto telefonico interno (comprensivo anche del sistema «telefonate detenuti») che, salvo imprevisti, dovrebbe avvenire nel corso del mese di maggio 2026.
Per quanto concerne le camere di pernottamento, l'allocazione degli arredi previsti risulta in corso di esecuzione a cura dell'istituto che dovrà provvedere al corretto riallestimento e fissaggio di tutti gli arredi negli uffici e nelle postazioni agenti oggetto di intervento, anche al fine di collocare le apparecchiature previste nell'appalto principale (personal computer, monitor, eccetera).
Per la realizzazione della parte impiantistica, consistente nella fornitura dei sistemi di automazione e controllo da remoto, si sta predisponendo un capitolato tecnico, sulla base del quale la direzione potrà richiedere un'offerta economica a operatore economico specializzato.
In conclusione la piena e completa fruibilità dei locali oggetto di intervento è prossima e si concretizzerà — verosimilmente – nel mese di maggio 2026.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
BENZONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Coin S.p.A., è una società per azioni che, con una catena italiana di grande magazzino di fascia alta, opera con le insegne Coin, Coin Excelsior e Coincasa nei settori dell'abbigliamento, della bellezza e della decorazione d'interni;
il gruppo Coin, attualmente, risulta interessato da una fase di particolare criticità economico-finanziaria, con ricadute – già in corso, altre confermate per i prossimi mesi – sui livelli occupazionali e sulla continuità operativa di più sedi sul territorio nazionale;
i dati illustrati dalla direzione societaria delineano un quadro fortemente critico e mettono in discussione la tenuta del piano di risanamento varato lo scorso anno. Nonostante l'aumento di capitale di settembre 2025, i risultati dell'ultimo esercizio si sono chiusi con un andamento pesantemente negativo: le vendite del 2025 risultano inferiori a quelle del 2024, a fronte di un drastico calo degli ingressi nei punti vendita;
l'azienda registra una perdita a livello di margine operativo lordo pari a 35 milioni di euro, con una gestione che continua a bruciare risorse. A preoccupare ulteriormente è l'annuncio di nuove chiusure legate a sfratti esecutivi che coinvolgeranno tre punti vendita storici: Roma Cola di Rienzo, con cessazione prevista il 4 aprile 2026, Milano Corso Vercelli e Verona, entrambe con chiusura programmata per il 31 luglio 2026. L'azienda avrebbe prospettato, inoltre, l'attivazione di ammortizzatori sociali per ulteriori sedi, tra cui Cinecittà e San Giovanni a Roma, Mestre e Firenze. Brescia, invece, non sarebbe tra i punti vendita più a rischio ma la crisi coinvolge e preoccupa inevitabilmente anche i quattro piani di corso Magenta, in centro città;
il personale interessato avrebbe mediamente oltre vent'anni di anzianità aziendale, con conseguente maggiore esposizione sociale agli effetti di eventuali riduzioni e riorganizzazioni; nella giornata del 26 febbraio 2026, in tutte le sedi italiane di Coin è stato proclamato lo stato di agitazione;
quanto descritto rappresenta chiaramente scelte incompatibili con un reale percorso di rilancio e rischia di configurare una progressiva ritirata strategica del marchio. La necessità di ottenere piena trasparenza sulle ricadute occupazionali e sulla tenuta industriale del gruppo è quanto mai urgente;
il Gruppo Coin parla, invece, di una nuova fase operativa del piano di risanamento, dopo la messa in sicurezza garantita dall'ingresso della nuova compagine azionaria. Gli interventi annunciati riguarderebbero solo punti vendita con perdite strutturali rilevanti o colpiti da fattori esterni. Il Gruppo, inoltre, ha assicurato l'impegno a evitare licenziamenti collettivi, puntando sull'utilizzo di ammortizzatori sociali per tutelare gli oltre mille lavoratori della rete vendita. Previsti inoltre investimenti per almeno 10 milioni di euro destinati alla riqualificazione e ottimizzazione dei negozi, oltre allo studio di nuove partnership commerciali –:
se non intenda convocare, con urgenza, un tavolo di confronto con la partecipazione dell'azienda e delle organizzazioni sindacali al fine di ottenere un'informativa completa e verificabile sulla sostenibilità del piano industriale e sulle prospettive del Gruppo Coin.
(4-07198)
Risposta. — In risposta ai quesiti posti dall'interrogante, si rappresenta che, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, è già stato istituito un apposito tavolo di crisi dedicato alla società in parola e che il processo di risanamento aziendale è in corso.
L'ultima riunione del tavolo si è tenuto il 12 marzo scorso. In quell'occasione, la società ha illustrato l'andamento gestionale e ha confermato l'impegno degli azionisti a sostenere il rilancio dell'azienda.
Come noto, Coin s.p.a. ha fatto istanza di accesso alle agevolazioni di cui al Fondo salvaguardia imprese. Sul punto, il soggetto gestore del Fondo, Invitalia, ha riferito che, ai fini del risanamento e rilancio della società, è stato previsto un aumento di capitale per complessivi 33,2 milioni di euro, sottoscritti da diversi soggetti, tra i quali la stessa Invitalia.
L'operazione, volta al rilancio industriale, si inserisce anche nel contesto di ristrutturazione del debito. Infatti, a tale iniziale aumento di capitale, si è affiancata una complessa manovra di stralcio e riscadenziamento dell'indebitamento nominale della società pari a 331 milioni di euro. L'operazione totale si è inserita all'interno di accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 57 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (Ccii – decreto legislativo n. 14 del 2019), sottostante un piano attestato omologato dal tribunale di Venezia nel mese di luglio 2025.
Il Ministero delle imprese e del made in Italy e il soggetto gestore monitorano gli sviluppi della situazione, tenuto conto dell'attuale quadro macroeconomico e degli obiettivi dichiarati di poter recuperare marginalità.
Nel corso del tavolo del 12 marzo scorso, la società ha anche annunciato l'intenzione di valutare, nel corso del 2026, un nuovo e significativo apporto di capitale, destinato a investimenti nella rete dei negozi e alla trasformazione digitale dell'impresa. È stato altresì riferito che sono in fase di definizione partnership commerciali con gruppi internazionali leader del settore, volte al rinnovamento degli spazi espositivi e all'attivazione di un piano marketing dedicato.
Sul fronte occupazionale, l'azienda ha ribadito la volontà di mantenere la presenza nei territori storici, in particolare nelle sedi venete di Verona e Mestre, e si è impegnata ad individuare soluzioni alternative nelle città dove sono state annunciate chiusure. Per i negozi coinvolti, saranno utilizzati ammortizzatori sociali finalizzati alla tutela dell'occupazione, con l'impegno a non ricorrere a licenziamenti collettivi e a salvaguardare tutti i lavoratori della rete vendita.
Il lavoro svolto dal Ministero, in stretto raccordo con le organizzazioni sindacali, conferma l'importanza del dialogo istituzionale e del confronto costante tra le parti per sostenere il rilancio industriale, favorendo soluzioni condivise e durature e tutelando l'occupazione.
Il prossimo incontro del tavolo sulla vertenza Coin è previsto per il 18 giugno prossimo.
La Sottosegretaria di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
BOLDRINI, AMENDOLA, PROVENZANO, QUARTAPELLE PROCOPIO, PORTA, BERRUTO, BAKKALI, SCOTTO, GHIO e FERRARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il governo israeliano si appresta a entrare nella fase operativa della costruzione del progetto di insediamento illegale denominato E-1, indicando la data del 1° giugno 2026 per la ripresa delle operazioni di gara e quella del 6 luglio 2026 come scadenza per la presentazione delle offerte;
questo progetto, in discussione da diversi anni e più volte sospeso per le pressioni della comunità internazionale, prevede la costruzione non soltanto di 3.400 unità residenziali, ma anche di zone industriali, commerciali e infrastrutture turistiche;
questo nuovo massiccio insediamento interessa un'area di circa 12 chilometri quadrati a est di Gerusalemme, e salderà fisicamente l'insediamento di Ma'ale Adumim – che conta già 40 mila abitanti israeliani e si trova a 7 chilometri dalla città – con i quartieri orientali della capitale;
una volta realizzato il piano E-1, l'area delle colonie israeliane attraverserà tutta la Cisgiordania centrale, interrompendo di fatto il collegamento diretto tra le comunità palestinesi del Nord (Ramallah-Nablus) e del Sud (Betlemme-Hebron), e isolerà definitivamente i 370 mila palestinesi residenti a Gerusalemme Est dal resto dei territori occupati;
il progetto in questione prevede inoltre il completamento della Route 4370, chiamata non a caso «la strada dell'apartheid», la quale confinerà i palestinesi in una rete stradale separata e sigillata con un corridoio murato per impedire l'accesso nell'area di Gerusalemme Est;
tutto questo, unito alle continue aggressioni ai danni di donne e uomini palestinesi in Cisgiordania messe in atto continuamente dai coloni e dall'Idf, e dopo l'azione di genocidio che ha distrutto Gaza, significherà mettere la parola fine alla prospettiva di uno Stato palestinese e renderà del tutto priva di significato concreto la formula «due popoli, due Stati»;
il Ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, al momento dell'approvazione del progetto E-1 ha infatti dichiarato che «lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo, non con slogan ma con azioni» –:
se non ritenga il Governo di esprimere, nelle sedi europee e internazionali competenti, la più ferma condanna nei confronti di questo progetto che rappresenta una sfida aperta non soltanto verso il popolo palestinese, ma anche verso il diritto e la comunità internazionale, chiedendo che sia immediatamente fermato;
se non intenda assumere iniziative di competenza al fine di prevedere azioni sanzionatorie nei confronti di tutti coloro, investitori finanziari, istituzioni bancarie, progettisti, costruttori, che si riveleranno coinvolti in questa operazione illegale.
(4-07749)
Risposta. — Come ha ribadito più volte in Parlamento il Ministro Tajani, la posizione del Governo è sempre stata molto chiara: no agli insediamenti illegali, no alle violenze dei coloni, no a qualsiasi iniziativa che possa compromettere la soluzione a due Stati.
È una posizione che il Governo ha sostenuto in tutte le sedi.
Il Ministro Tajani l'ha ribadita al Ministro degli esteri israeliano Sa'ar, nel quadro di un dialogo costante, franco e diretto.
Da ultimo, venerdì scorso, il Presidente del Consiglio Meloni insieme ai Primi Ministri di Francia, Germania e Regno Unito, ha promosso un'importante dichiarazione politica, a cui hanno aderito altri sette Paesi e l'Unione europea, per chiedere a Israele di fermare l'espansione degli insediamenti, garantire piena responsabilità per le violenze dei coloni e indagini sull'operato delle Forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania, rispettare lo status quo dei Luoghi Santi di Gerusalemme e revocare le restrizioni economico-finanziarie all'Autorità Palestinese.
Abbiamo ribadito con chiarezza che i progetti nell'area E1 sono contrari al diritto internazionale e rischiano di compromettere la creazione di un futuro Stato palestinese.
Anche la demolizione di Khan al-Ahmar e della scuola elementare di Gomme, realizzata a suo tempo con il sostegno della Cooperazione Italiana, sono al centro dell'attenzione e delle iniziative di sensibilizzazione del Governo italiano.
Sul fronte delle sanzioni, l'Italia ha sostenuto fin dall'inizio le misure contro i coloni violenti adottate al Consiglio affari esteri lo scorso 11 maggio.
A seguito degli atti inaccettabili compiuti ai danni degli attivisti della Flotilla — condannati anche dal Presidente israeliano Herzog, dal Premier Netanyahu e dal Ministro Sa'ar — il Governo italiano ha espresso con immediatezza la propria ferma protesta, convocando l'ambasciatore israeliano alla Farnesina.
Il Ministro Tajani ha chiesto all'Alto Rappresentante Kallas di portare al Consiglio affari esteri una proposta di sanzioni nei confronti del Ministro Ben Gvir, responsabile di quanto avvenuto.
Domani a Cipro si terrà un Consiglio affari esteri informale che consentirà di affrontare nuovamente il tema.
Siamo pronti a valutare, insieme ai partner europei, anche possibili misure sanzionatorie sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali. Come ha detto il Ministro Tajani, attendiamo le proposte della Commissione europea in vista del prossimo Consiglio affari esteri di metà giugno.
La discussione è aperta a Bruxelles anche sull'Accordo di associazione UE-Israele. Come abbiamo sempre fatto, porteremo un approccio serio ed equilibrato, nella consapevolezza che non debbano esserci ricadute negative sulla società civile israeliana.
Continuiamo al contempo a sostenere concretamente la popolazione civile palestinese e a Gaza, dove la grave situazione umanitaria resta una ferita aperta.
Da ultimo, 1'11 maggio scorso, 72 studenti palestinesi titolari di borse di studio sono giunti in Italia per studiare nelle nostre università grazie a borse di studio messe a disposizione dalla Conferenza dei rettori. Stiamo già lavorando alla realizzazione di ulteriori operazioni in questa direzione.
L'obiettivo è formare giovani palestinesi che possano diventare la futura classe dirigente del futuro Stato di Palestina.
Questa è la linea del Governo: dialogo, diplomazia, fermezza sui princìpi e coerenza sui valori.
Continueremo a condannare gli insediamenti illegali e le violenze dei coloni, a sostenere le sanzioni europee e a lavorare per fermare tutto ciò che compromette la prospettiva di uno Stato palestinese.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Massimo Dell'Utri.
CARMINA, PAVANELLI, ILARIA FONTANA, PERANTONI, MORFINO, D'ORSO e L'ABBATE. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1, commi da 101 a 107, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, ha introdotto l'obbligo, per le imprese, di stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni derivanti da eventi calamitosi e catastrofali verificatisi sul territorio nazionale, con l'obiettivo di rafforzare la resilienza del tessuto produttivo e ridurre il ricorso a interventi emergenziali pubblici;
il comma 104 del medesimo articolo stabilisce che, ai fini dell'adempimento dell'obbligo assicurativo, i contratti devono prevedere l'applicazione di premi proporzionali al rischio, secondo criteri attuariali che tengano conto della pericolosità dei territori e della tipologia dei beni assicurati;
il comma 105 demanda a un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy, la definizione delle modalità attuative e operative degli schemi assicurativi, inclusa l'individuazione degli eventi calamitosi e catastrofali suscettibili di indennizzo e le modalità di determinazione e adeguamento dei premi, anche nel rispetto del principio di mutualità e previo coinvolgimento dell'Ivass;
in attuazione di tale disposizione è stato emanato il decreto 30 gennaio 2025, n. 18, recante il regolamento attuativo degli schemi di assicurazione dei rischi catastrofali;
nei giorni scorsi vaste aree del Mezzogiorno, ed in particolare i territori della Sicilia, della Calabria e della Sardegna, sono stati interessati dal passaggio del ciclone denominato «Harry», che ha determinato eventi meteorologici estremi caratterizzati da precipitazioni di eccezionale intensità, esondazioni, frane diffuse, mareggiate e violente raffiche di vento, causando danni ingentissimi a infrastrutture pubbliche e private, attività economiche, immobili produttivi, coltivazioni e filiere agricole e turistiche;
numerose segnalazioni evidenziano come molte tipologie di danno verificatesi a seguito del ciclone risultino difficilmente riconducibili alle fattispecie di eventi calamitosi e catastrofali attualmente previste come indennizzabili negli schemi assicurativi obbligatori, con il concreto rischio che una parte rilevante delle imprese colpite non possa accedere alle coperture assicurative pur in presenza dell'obbligo normativo di stipula delle polizze;
a giudizio degli interroganti tale criticità appare suscettibile di determinare un evidente scostamento tra la finalità dichiarata della normativa – ossia garantire la resilienza economica del tessuto produttivo – e la sua effettiva capacità applicativa, con la conseguenza di trasferire sulle imprese oneri assicurativi senza assicurare una tutela reale in caso di eventi calamitosi complessi e multifattoriali come quelli generati dal ciclone Harry;
analoghe criticità erano state incidentalmente segnalate anche in relazione ad eventi idrogeologici verificatisi in singoli territori, tra cui quello di Niscemi, che avevano già fatto emergere possibili lacune nella definizione delle fattispecie indennizzabili;
la mancata o parziale copertura assicurativa dei danni subiti rischia di aggravare in modo significativo le conseguenze economiche e occupazionali per i territori colpiti dal ciclone, incidendo sulla continuità aziendale di numerose imprese e compromettendo intere filiere produttive strategiche per le economie regionali interessate –:
se il Governo possa confermare, per quanto di competenza, che, alla luce della normativa vigente e del decreto attuativo 30 gennaio 2025, n. 18, i danni verificatisi a seguito del ciclone Harry nei territori della Sicilia, della Calabria e della Sardegna risultino esclusi, in tutto o in parte, dall'ambito di copertura degli schemi assicurativi obbligatori per i rischi catastrofali e per quali specifiche motivazioni tecniche e normative;
se il Governo intenda assumere con urgenza iniziative normative volte alla revisione della disciplina vigente, anche con disposizioni aventi carattere retroattivo, al fine di includere espressamente eventi meteorologici estremi complessi, quali quelli riconducibili a fenomeni ciclonici, tra quelli indennizzabili;
quali ulteriori iniziative di competenza il Governo intenda assumere per assicurare che il sistema di assicurazione obbligatoria contro i rischi catastrofali risulti effettivamente coerente con le esigenze di protezione del tessuto produttivo nazionale, con particolare riferimento alle aree maggiormente esposte ai rischi climatici e idrogeologici.
(4-06950)
L'ABBATE, FERRARA e MORFINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1, commi da 101 a 107, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, ha introdotto l'obbligo per le imprese con sede legale in Italia, nonché per quelle con sede legale all'estero ma con stabile organizzazione in Italia, di stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni ai beni aziendali, direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale, con esclusione delle imprese agricole;
l'articolo 13, comma 1, del decreto-legge n. 202 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 15 del 2025, ha differito il termine per l'adempimento dell'obbligo assicurativo dal 31 dicembre 2024 al 31 marzo 2025;
il decreto-legge n. 39 del 2025 (convertito in legge n. 78 del 2025) ha prorogato ulteriormente i termini per la stipula delle polizze: al 1° ottobre 2025 per le imprese di medie dimensioni e al 31 dicembre 2025 per le piccole e microimprese, con grandi imprese obbligate entro marzo 2025;
nei giorni scorsi vaste aree del Mezzogiorno e delle isole sono state colpite da una serie di eventi meteorologici estremi di eccezionale intensità, che hanno interessato in particolare Sicilia, Calabria e Sardegna, causando eventi meteorologici estremi, gravi danni alle attività produttive e mettendo in evidenza la crescente esposizione di tali territori a fenomeni climatici complessi e multifattoriali;
da numerose segnalazioni emerge come molte tipologie di danno riconducibili a tali eventi non risultino chiaramente comprese tra quelle attualmente indennizzabili dagli schemi assicurativi obbligatori, con il rischio che le imprese colpite, pur soggette all'obbligo di legge, restino prive di una tutela effettiva;
la Camera dei deputati ha approvato, in sede di conversione del decreto-legge 31 marzo 2025, n. 39 (convertito con modificazioni dalla legge 7 giugno 2025, n. 78), l'ordine del giorno 9/02333-A/012 a prima firma dell'interrogante, con il quale il Governo si è impegnato a valutare l'estensione dell'obbligo assicurativo anche a eventi calamitosi ulteriori rispetto a quelli espressamente previsti dalla normativa vigente, alla luce dell'aumento della frequenza e dell'intensità dei fenomeni climatici estremi;
tale impegno assume oggi particolare rilevanza alla luce degli eventi che hanno colpito il Mezzogiorno e le isole, territori strutturalmente più esposti ai rischi climatici e idrogeologici –:
se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza volte a dare concreto seguito all'ordine del giorno 9/02333-A/012 approvato dalla Camera in sede di conversione del decreto-legge n. 39 del 2025 (legge n. 78 del 2025), e con quali iniziative e tempistiche;
se ritenga adeguato l'attuale perimetro degli eventi indennizzabili previsto dagli schemi assicurativi obbligatori, anche sotto il profilo della chiarezza e dell'uniformità applicativa, alla luce degli eventi estremi verificatisi nel Mezzogiorno e nelle isole;
se non ritenga necessario avviare con urgenza iniziative di competenza volte a una revisione della normativa e del decreto attuativo, ovvero adottare specifici indirizzi interpretativi, al fine di includere espressamente eventi climatici estremi complessi o comunque di garantirne un inquadramento certo e omogeneo, così da garantire una tutela effettiva del tessuto produttivo nelle aree più vulnerabili del Paese.
(4-06965)
Risposta. — Con riferimento alle questioni poste dagli interroganti con le interrogazioni in esame concernenti l'applicazione della disciplina relativa all'obbligo per le imprese di stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni ai beni aziendali direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali, si rappresenta quanto segue.
In via preliminare, si ricorda che la legge n. 213 del 2023, legge di bilancio per il 2024, all'articolo 1, comma 101, prevede che le imprese con sede legale in Italia e quelle aventi sede legale all'estero con una stabile organizzazione nel territorio nazionale, tenute all'iscrizione nel registro delle imprese ai sensi dell'articolo 2188 del codice civile, siano tenute a stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni ai beni di cui all'articolo 2424, primo comma, sezione Attivo, voce B-II, numeri 1), 2) e 3), del codice civile, direttamente cagionati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sul territorio nazionale.
Ai fini dell'applicazione della disciplina vigente, gli eventi oggetto di copertura assicurativa sono individuati nei sismi, nelle alluvioni, nelle frane, nelle inondazioni e nelle esondazioni, con l'obiettivo di garantire un'adeguata protezione alle imprese al verificarsi di tali fenomeni naturali estremi. Tale previsione si inserisce, peraltro, in una linea di intervento coerente con modelli già diffusi in diversi Paesi dell'Unione europea ed extraeuropei caratterizzati da un'esposizione al rischio analoga a quella dell'Italia.
Le modalità attuative e operative degli schemi assicurativi relativi ai rischi catastrofali sono state definite con il decreto del Ministro delle imprese e del made in Italy 30 gennaio 2025, n. 18, adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 105, della citata legge n. 213 del 2023. La struttura e il contenuto del decreto ministeriale sono stati elaborati anche sulla base di una valutazione casistica degli eventi verificatisi storicamente nel territorio nazionale, al fine di individuare un perimetro di copertura coerente con le principali tipologie di rischio catastrofale che interessano il Paese e di assicurare un quadro applicativo uniforme.
Passando ai quesiti relativi alla richiesta di confermare se i danni verificatisi a seguito del ciclone denominato «Harry» nei territori della Sicilia, della Calabria e della Sardegna risultino esclusi, in tutto o in parte, dall'ambito di copertura degli schemi assicurativi obbligatori, si evidenzia che la disciplina vigente individua puntualmente le tipologie di eventi naturali oggetto di copertura assicurativa obbligatoria.
Pertanto, l'eventuale riconducibilità dei danni verificatisi a seguito di fenomeni meteorologici complessi, quali quelli associati a eventi ciclonici, alle fattispecie assicurate dipende dalla concreta qualificazione degli eventi che hanno generato il danno e dalla loro riconducibilità alle categorie previste dalla normativa e dal decreto attuativo. In tale quadro, qualora i danni siano direttamente riconducibili a eventi rientranti tra quelli espressamente previsti – quali alluvioni, inondazioni, esondazioni o frane – gli stessi possono rientrare nell'ambito delle coperture assicurative previste dal sistema. Diversamente, ove il danno derivi da fenomeni meteorologici non riconducibili alle categorie tipizzate della disciplina vigente, esso potrebbe non rientrare nell'ambito di applicazione degli schemi assicurativi obbligatori.
Con riferimento all'eventuale adozione di iniziative normative urgenti volte alla revisione della disciplina vigente, anche con disposizioni aventi carattere retroattivo, al fine di includere espressamente eventi meteorologici estremi complessi tra quelli indennizzabili, si evidenzia che la normativa attualmente vigente individua un perimetro definito di eventi catastrofali oggetto di copertura assicurativa, anche alla luce delle valutazioni effettuate in sede di definizione della disciplina attuativa.
In tale contesto, eventuali interventi di modifica della normativa richiedono una preventiva e approfondita valutazione degli impatti tecnici, assicurativi ed economici connessi a un ampliamento delle fattispecie oggetto di copertura, anche al fine di preservare l'equilibrio complessivo del sistema e la sostenibilità dei costi per le imprese assicurate.
Quanto alle ulteriori iniziative volte ad assicurare che il sistema di assicurazione obbligatoria contro i rischi catastrofali sia coerente con le esigenze di tutela del tessuto produttivo nazionale, si rappresenta che i Ministeri competenti si riservano di valutare l'eventualità di verificare la fattibilità di eventuali modifiche della normativa vigente, anche al fine di inserire ulteriori calamità naturali tra le fattispecie previste tra gli eventi catastrofali oggetto di copertura assicurativa. Tale valutazione terrà conto dell'evoluzione dei fenomeni naturali e delle esigenze di tutela del tessuto produttivo nazionale, con particolare riguardo alle aree maggiormente esposte ai rischi climatici e idrogeologici.
Passando, quindi, alla richiesta relativa all'eventuale adozione di iniziative volte a dare concreto seguito all'ordine del giorno 9/02333-A/012, approvato dalla Camera dei deputati in sede di conversione del decreto-legge n. 39 del 2025, convertito dalla legge n. 78 del 2025, si evidenzia che proprio tale provvedimento ha prorogato il termine entro il quale le imprese sono tenute ad adeguarsi all'obbligo assicurativo, introducendo una differenziazione temporale in relazione alla dimensione delle imprese.
In particolare, il termine è stato differito al 1° ottobre 2025 per le imprese di medie dimensioni e al 31 dicembre 2025 per le piccole e microimprese, restando le grandi imprese tenute all'adempimento entro marzo 2025.
In sede di conversione del citato decreto-legge, è stato inoltre approvato l'ordine del giorno 9/02333-A/012, che impegna il Governo a valutare, anche nell'ambito del Tavolo istituzionale appositamente istituito, l'opportunità di considerare la possibile estensione dell'obbligo assicurativo ad eventi calamitosi ulteriori rispetto a quelli già previsti dalla normativa vigente, alla luce di un'analisi della dimensione e della frequenza dei rischi, nonché dei costi per gli assicurati.
In tale quadra le amministrazioni competenti stanno svolgendo le necessarie valutazioni tecniche e istruttorie, anche nell'ambito delle attività del predetto. Tavolo istituzionale, al fine di verificare le possibili linee di evoluzione della disciplina.
Quanto al secondo quesito della medesima interrogazione, relativo all'adeguatezza dell'attuale perimetro degli eventi indennizzabili previsto dagli schemi assicurativi obbligatori, anche sotto il profilo della chiarezza e dell'uniformità applicativa, si rappresenta che l'attuale disciplina attuativa è stata costruita sulla base di una valutazione casistica degli eventi verificatisi storicamente nel territorio nazionale, individuando un perimetro di copertura riferito alle principali fattispecie di rischio catastrofale tipizzate dalla normativa vigente.
Al tempo stesso, il Ministero è consapevole della necessità di monitorare l'applicazione concreta della disciplina, anche alla luce dell'evoluzione dei fenomeni climatici estremi e della crescente esposizione di alcuni territori, in particolare del Mezzogiorno e delle isole, a eventi naturali complessi e multifattoriali.
Con riferimento, infine, al terzo quesito, concernente l'eventuale revisione della normativa ovvero del decreto attuativo, o l'adozione di specifici indirizzi interpretativi al fine di includere ulteriori eventi climatici estremi o di assicurare un più chiaro e omogeneo inquadramento delle fattispecie assicurabili, si evidenzia che il Ministero delle imprese e del made in Italy, in raccordo con gli altri Ministeri competenti, sta valutando l'opportunità di verificare la fattibilità di eventuali aggiornamenti della disciplina vigente, anche nella prospettiva di considerare l'inserimento di ulteriori calamità naturali tra le fattispecie ricomprese tra gli eventi catastrofali oggetto di copertura assicurativa.
Tali valutazioni saranno svolte tenendo conto dell'evoluzione dei fenomeni naturali, delle evidenze che emergeranno dall'attuazione della disciplina, delle esigenze di tutela del tessuto produttivo nazionale e dell'esigenza di garantire un quadro applicativo quanto più possibile chiaro, omogeneo e sostenibile.
Il Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy: Mara Bizzotto.
CAVANDOLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 18 dicembre 2024 il consiglio comunale di Parma ha proceduto alla votazione separata sulle mozioni al bilancio di previsione 2025 all'ordine del giorno della seduta;
in tale occasione, sono stati considerati come presenti e votanti i consiglieri comunali che hanno espresso il voto di astensione, oltre a quelli che hanno espresso voto favorevole o contrario;
il regolamento per il funzionamento del consiglio comunale del comune di Parma, approvato con delibera del consiglio comunale n. 7 del 21 febbraio 2022, all'articolo 40 (Approvazione deliberazioni) stabilisce che: «1. Salvo i casi in cui la legge o lo Statuto richiedano una maggioranza qualificata, ogni deliberazione si intende approvata quando abbia ottenuto la maggioranza assoluta dei votanti, ossia un numero di voti a favore pari ad almeno la metà più uno dei votanti, calcolando nel numero dei votanti anche i Consiglieri che abbiano espresso voti non validi o schede bianche»;
tuttavia il comma 2 del predetto articolo prevede che: «I Consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza, ma non nel numero dei votanti.»;
con nota prot. 17 luglio 2025, in risposta alla richiesta di parere avanzata da alcuni consiglieri comunali, il segretario generale del comune di Parma ha sostenuto che in merito alla maggioranza del numero di voti necessario all'approvazione di un provvedimento rileva il numero dei consiglieri votanti, ossia dei consiglieri che abbiano espresso voto favorevole o contrario o astenuto;
tale affermazione pare risultare in contrasto con il tenore del detto articolo 40, comma 2 del Regolamento per il funzionamento del consiglio comunale;
tale erronea applicazione del Regolamento ha di fatto alterato l'esito delle votazioni, menomando il diritto funzionale all'esercizio del mandato di cui i consiglieri comunali dispongono –:
di quali elementi disponga sulla vicenda richiamata in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, nell'ambito dei poteri di cui all'articolo 141 del Testo unico degli enti locali, posta la necessità di assicurare il rispetto delle prerogative dei consiglieri comunali e garantire le condizioni per il legittimo esercizio delle loro funzioni in relazione ad un procedimento fondamentale quale quello di approvazione del bilancio.
(4-06369)
Risposta. — Con riferimento al testo dell'interrogazione in esame, relativo alla disciplina adottata in consiglio comunale di Parma con riguardo alla astensione dei consiglieri in occasione delle deliberazioni in quel consesso assunte, si rappresenta quanto segue.
L'amministrazione comunale, interpellata dalla prefettura di Parma, ha precisato che tale regolamentazione trova fattuale declinazione nel dispositivo automatizzato di raccolta del voto dei consiglieri, strutturato in maniera tale che, «salvo il caso di dichiarazione espressa, il consigliere che esercita un voto di astensione avvalendosi del sistema elettronico di esplicitazione delle manifestazioni di voto, debba essere considerato a pieno titolo tra i votanti concorrendo, quindi, alla formazione del quorum funzionale per l'approvazione degli atti deliberativi».
Sulla questione sopra descritta si evidenzia che il Tuel non prevede limiti né prescrizioni sui funzionamento del consiglio comunale, demandando la relativa disciplina al regolamento nel quadro dei principi stabiliti dallo Statuto (articolo 38, comma 2).
Unico limite indicato dal legislatore statale è che il numero dei consiglieri necessario per la validità delle sedute non può, in nessun caso, scendere sotto la soglia del terzo dei consiglieri assegnati per legge all'ente, senza computare a tale fine il sindaco.
Il legislatore statale si è, quindi, limitato a stabilire una soglia minima, inderogabile, di presenze nel consiglio comunale, rimettendo all'autonomia normativa dell'ente la determinazione del numero legale per la validità delle sedute, con la possibilità anche di stabilire maggioranze qualificate per l'adozione di determinati atti deliberativi sui quali si reputi che debba convergere un più elevato numero di consensi.
Nessun limite è posto, invece, con riferimento al quorum funzionale, la cui disciplina è rimessa all'autonomia degli enti locali, con l'unica eccezione rappresentata dall'articolo 78 comma 2, laddove è prevista l'astensione obbligatoria degli amministratori dalla discussione e dalla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti e affini fino al quarto grado.
Ciò detto, nel caso di specie, la disciplina predisposta dall'ente e la conseguente applicazione fattane dall'amministrazione comunale non sembra essere chiara e univoca per la compresenza di due tipologie di astensione facoltativa, cui sono ricollegati effetti diversi sul quorum funzionale.
Al riguardo e stata condivisa con la prefettura di Parma l'opportunità di interloquire con l'ente locale affinché, nell'ambito della propria autonomia, provveda ad allineare le norme del succitato regolamento al fine di evitare situazioni di contrasto interpretativo come quelle in argomento.
La Sottosegretaria di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
CECCHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
dalla cronaca dei giornali si apprende che il gruppo Tapi (Teva active pharmaceutical ingredients, della multinazionale Teva), starebbe avviando un «piano globale di contenimento dei costi» che potrebbe avere un forte impatto occupazionale sui siti italiani del gruppo;
Teva opera in Italia fin dal 1992, acquisendo siti produttivi per la produzione di princìpi attivi e fondando nel 1996 una filiale commerciale per la commercializzazione di farmaci equivalenti oncologici ad uso ospedaliero;
nel corso degli anni Teva Italia è diventata uno dei principali fornitori di farmaci equivalenti, farmaci specialistici e farmaci da automedicazione, operando – oggi – sul territorio nazionale con una filiale commerciale e quattro siti per la produzione di princìpi attivi;
i siti italiani di produzione, di ricerca e di sviluppo dei princìpi attivi coinvolti nella possibile riorganizzazione sarebbero gli stabilimenti di Villanterio (Pavia), di Santhià (Vercelli), di Caronno Pertusella (Varese) e di Rho (Milano); complessivamente in Italia i dipendenti del gruppo sarebbero oltre duecento unità;
un'informativa aziendale avrebbe comunicato ai lavoratori l'avvio del piano di contenimento dei costi a causa di un calo progressivo delle commesse produttive per i siti italiani, rimandando – comunque – ogni decisione al piano industriale definitivo previsto per la fine di aprile 2026, che dovrebbe sciogliere ogni riserva sul «mantenimento dei siti produttivi»;
secondo i lavoratori, e le organizzazioni sindacali, la scelta strategica aziendale sarebbe giustificata da uno «... smantellamento industriale finalizzato a rendere la divisione TAPI più appetibile per una potenziale vendita ...», impattando, però, negativamente sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti nelle sedi oggetto di riorganizzazione;
appare evidente che è necessario, immediatamente e con urgenza, interloquire con l'azienda al fine di avviare un confronto per ottenere garanzie economiche e occupazionali, anche al fine di comprendere le ricadute sui siti italiani circa l'annunciato piano industriale;
servono risposte certe e rassicurazioni circa il mantenimento della produzione in Italia e gli attuali livelli di occupazione, proprio per evitare un'eventuale crisi occupazionale nel settore chimico farmaceutico italiano valutando, con le parti interessate, ogni possibile soluzione alternativa che salvaguardi comunque l'occupazione, la continuità produttiva, con l'utilizzo – nella denegata ipotesi – degli ammortizzatori sociali e ogni altro strumento di tutela per i lavoratori e le loro famiglie –:
se i Ministri interrogati non intendano, ciascuno per quanto di competenza, attivarsi nei confronti del gruppo Tapi per garantire gli attuali livelli di occupazione e avere rassicurazioni circa il prossimo piano industriale, adottando ogni utile misura per evitare quello che potrebbe trasformarsi in uno «smantellamento industriale» individuando – in ogni caso e come estrema soluzione – idonei strumenti, misure e garanzie a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie prevedendo, anche, il ricorso agli ammortizzatori sociali ed ogni altro strumento di tutela.
(4-07439)
Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, si evidenzia in via preliminare che il settore farmaceutico e biomedicale riveste un rilievo strategico per il sistema produttivo nazionale, anche in ragione del contributo che esso assicura in termini di ricerca, innovazione, capacità industriale, sicurezza degli approvvigionamenti e occupazione qualificata.
Il Governo, sin dall'inizio della legislatura, ha infatti attribuito particolare attenzione al comparto, promuovendo momenti strutturati di confronto con gli operatori della filiera e con le associazioni di settore, anche attraverso il tavolo per la farmaceutica e il biomedicale istituito già nel 2023 presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, quale sede di approfondimento delle principali dinamiche industriali, produttive e occupazionali del Settore.
In tale ambito, il Dicastero ha più volte ribadito la centralità strategica dell'industria farmaceutica italiana, considerata un asset fondamentale per la competitività del Paese, per la resilienza delle filiere produttive, per l'attrazione degli investimenti e per il rafforzamento della sicurezza e dell'autonomia strategica nazionale ed europea in un comparto ritenuto essenziale.
Con specifico riferimento alla vicenda richiamata dagli interroganti, relativa alla società Tapi – Teva active pharmaceutical ingredients e ai siti produttivi indicati nell'atto, sentiti gli uffici competenti, si rappresenta che, allo stato attuale, la situazione aziendale non risulta oggetto di specifica attenzione nell'ambito delle strutture ministeriali competenti in materia di crisi d'impresa.
Pertanto, alla data odierna, non risultano attivati presso il Ministero tavoli di confronto specificamente riferiti alla situazione aziendale in questione, né sono allo stato disponibili ulteriori elementi istruttori di diretta competenza rispetto al piano industriale richiamato nell'interrogazione. Qualora le parti interessate dovessero rivolgersi al Dicastero, sarà cura dell'amministrazione valutare preliminarmente la sussistenza dei profili di competenza e, ove ricorrano i relativi presupposti, considerare l'attivazione degli strumenti utili ad accompagnare il confronto tra azienda, rappresentanze dei lavoratori e istituzioni territoriali.
Per quanto concerne l'eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali e agli altri strumenti di tutela dei lavoratori, ogni valutazione dovrà essere effettuata, secondo le rispettive competenze, anche con il coinvolgimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alla luce della situazione concreta che dovesse emergere e delle eventuali iniziative formalmente assunte dall'impresa.
Il Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
ALFONSO COLUCCI, FERRARA, ILARIA FONTANA e AMATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, prevedeva che le persone già residenti nei territori un tempo appartenenti alla monarchia austro-ungarica, emigrate prima del 16 luglio 1920 (data di entrata in vigore del Trattato di Saint-Germain-en-Laye), e i loro discendenti potessero ottenere la cittadinanza italiana per decreto del Presidente della Repubblica, a determinate condizioni;
l'interpretazione restrittiva data dai Ministeri dell'interno e degli affari esteri all'articolo 18, limitando il concetto di «discendenti» e non applicando l'abbreviazione dei termini di residenza, ha impedito per lungo tempo a intere collettività di accedere al riconoscimento della cittadinanza;
tale restrizione ha prodotto ad avviso degli interroganti una disparità di trattamento rispetto ai discendenti di emigrati provenienti da altre regioni italiane, ai quali è stato applicato senza limiti generazionali il principio dello jure sanguinis;
l'emigrazione trentina, sudtirolese e giuliana verso il continente americano, in particolare verso gli Stati Uniti e il Brasile (Stati di Santa Catarina e Rio Grande do Sul), risale a partire dal 1875 ed è giunta oggi alla quarta o quinta generazione, che mantiene tuttora forti legami culturali e identitari con l'Italia; la legge 14 dicembre 2000, n. 379, ha rappresentato un primo passo per sanare tale discriminazione, riconoscendo la cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all'Impero austro-ungarico e ai loro discendenti, purché presentassero apposita dichiarazione entro cinque anni, termine successivamente prorogato;
la legge n. 379 del 2000 ha tuttavia cessato la sua efficacia, lasciando aperti problemi interpretativi, procedurali e contenziosi, che hanno inciso sul riconoscimento della cittadinanza e hanno alimentato sentimenti di frustrazione e di abbandono presso comunità ancora oggi vive e legate al nostro Paese;
in sede di Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol è stata recentemente presentata l'interrogazione 154/XVII volta a conoscere i dati sull'applicazione della legge n. 379 del 2000 e sui relativi contenziosi, ma la Presidenza della regione ha dichiarato la questione di esclusiva competenza statale e ha rinviato al Ministero dell'interno –:
quale sia il numero complessivo delle domande presentate ai sensi della legge 14 dicembre 2000, n. 379, suddiviso per provenienza geografica (Trentino, Alto Adige, Venezia Giulia, Istria, altre aree interessate);
quale sia il numero delle cittadinanze effettivamente riconosciute e quante invece respinte, specificando le motivazioni prevalenti dei rigetti;
quali siano state le principali criticità interpretative o procedurali riscontrate nell'attuazione della legge e se siano state fornite direttive interne per armonizzare l'azione degli uffici consolari e delle prefetture;
quanti contenziosi giurisdizionali e procedimenti amministrativi siano stati instaurati in relazione alla legge n. 379 del 2000, indicando i motivi più ricorrenti di contestazione e l'esito delle controversie;
se il Governo non ritenga opportuno adottare iniziative volte a promuovere un aggiornamento normativo che, superando le discriminazioni emerse, assicuri certezza del diritto e parità di trattamento per i discendenti degli emigrati provenienti dai territori ex austro-ungarici, sulla base della continuità di un significativo legame culturale con l'Italia che quelle comunità hanno mantenuto nel corso delle generazioni, valorizzandone il contributo storico, culturale e identitario e mantenendo vivo il rapporto con le comunità italiane all'estero.
(4-06656)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si osserva preliminarmente che la legge n. 379 dell'11 aprile 2000 ha offerto alle persone nate e residenti nei territori appartenuti all'impero austro-ungarico, emigrate all'estero prima del 16 luglio 1920, e ai loro discendenti, la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana, attraverso una dichiarazione resa davanti all'ufficiale dello stato civile competente entro il 20 dicembre 2010; tale termine è stato poi prorogato di cinque anni dall'articolo 28-bis del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51.
La predetta legge n. 379 ha riconosciuto quindi il diritto alla cittadinanza a coloro i quali, essendo emigrati prima dell'annessione del Trentino e di altri territori al Regno d'Italia realizzatasi con il trattato di San Germano del 1919, non erano diventati automaticamente cittadini italiani, contrariamente a quanto avvenuto per tutti gli altri residenti in tali province.
Si evidenzia al riguardo che, in tali casi, la legge riconosce un diritto di acquisto della cittadinanza per elezione con effetto ex nunc, ossia dalla data della dichiarazione di volontà dell'interessato, e non un diritto all'acquisto iure sanguinis, con effetto dalla data della nascita del cittadino, come previsto dall'articolo 15 della legge n. 91 del 1992.
Ciò premesso, si forniscono di seguito i dati richiesti nell'interrogazione sull'applicazione della legge n. 379 del 2000, in base alla più recente elaborazione statistica curata dalla direzione centrale per i servizi civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell'interno.
Complessivamente sono 7.077 le domande presentate in base alla predetta legge. Per quanto riguarda la provenienza geografica: 113 sono state presentate in Trentino-Alto Adige, 14 in Friuli Venezia Giulia, 155 in Veneto, 126 nei territori istriani e 6.669 presso le Ambasciate, le rappresentanze consolari e le altre aree interessate.
Tra queste, 6.720 domande risultano definite positivamente e 220 respinte; risultano inoltre 9 rinunce e 128 domande allo stato «non definite» oppure «in corso di istruttoria».
Una delle principali motivazioni di rigetto riguarda la carenza dei requisiti o degli elementi essenziali necessari al riconoscimento della cittadinanza italiana: in questi casi la documentazione prodotta dai richiedenti non è stata ritenuta idonea a provare nascita, residenza attuale, iscrizione ai circoli degli italiani all'estero, cittadinanza, oppure i richiedenti non erano in possesso della carta di identità.
Sono state inoltre respinte le domande presentate dai discendenti di coloro che erano emigrati all'estero dal 16 luglio 1920 in poi – dunque oltre i termini stabiliti dalla legge.
Tra le motivazioni di rigetto figura anche la mancata presentazione nei termini concessi della documentazione integrativa richiesta agli interessati, oppure la mancata dimostrazione del mantenimento del vincolo culturale con il nostro Paese.
Per quanto riguarda le modalità applicative della legge n. 379 del 2000, si evidenzia che le principali direttive in materia sono state impartite ai prefetti con circolare del 24 dicembre 2001, indirizzata anche al Ministero degli affari esteri, proprio al fine di armonizzare l'azione degli uffici consolari con quella delle prefetture.
La direzione centrale per i servizi civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell'interno ha riferito, inoltre, di non aver mai ricevuto richieste di costituzione in giudizio da parte dell'avvocatura dello Stato in merito all'applicazione della predetta legge.
Da ultimo, si ricorda che ogni eventuale modifica della normativa vigente in materia non potrà che essere rimessa al dibattito parlamentare.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
DORI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nell'aprile del 2023 la procura di Monza in seguito alla vasta indagine giudiziaria riguardante presunti episodi di corruzione, turbativa d'asta, associazione a delinquere e altre ipotesi di reato nell'ambito dell'attività amministrativa del comune di Cologno Monzese, che coinvolge diciassette persone molte delle quali hanno ricoperto ruoli istituzionali nei comuni di Cologno Monzese, Brugherio ed in enti pubblici quali Aler, ha emesso una richiesta di applicazione di misura cautelare personale;
ad ottobre 2025, a seguito degli interrogatori di garanzia, la procura ha richiesto misure cautelari nei confronti dell'ex sindaco di Cologno Monzese Angelo Rocchi e altri soggetti legati all'amministrazione o ad appalti pubblici locali;
dagli atti dell'indagine emerge l'ipotesi di un sistema organizzato volto a influenzare appalti, varianti urbanistiche, affidamenti di servizi pubblici e procedimenti amministrativi tramite accordi illeciti, pressioni indebite e atti potenzialmente intimidatori, tra i quali viene citato anche un presunto incendio simulato con finalità ritorsive;
l'inchiesta parte dalla denuncia sull'appalto del servizio calore e gestione termica degli edifici pubblici di Cologno Monzese, affidato ad Ates, società partecipata da diversi comuni. Il contratto, di circa 21 milioni di euro, è stato oggetto nel tempo di proroghe e variazioni economiche, ora al centro degli approfondimenti per verificare se tali decisioni possano aver favorito indebitamente la società affidataria o essere state influenzate da pressioni politiche o amministrative;
la procura di Monza evidenzia che «il comune di Cologno Monzese individuava senza alcuna consultazione di mercato il proprio consulente in Ates.....sulla scorta di un impianto motivazionale sostanzialmente costruito dallo stesso soggetto che si candida ad acquistare l'importante contratto di gestione di servizi pubblici del valore di almeno di 1,4 milioni di euro l'anno»;
la medesima assenza di consultazioni emerge chiaramente anche nelle relazioni ex articolo 34 comma 20 del decreto-legge n. 179 del 2012 del comune di Cusano Milanino (9 dicembre 2020) e del comune di Bresso (15 marzo 2021) dove si assiste ad un sostanziale «copia-incolla» di tutte le valutazioni di merito comprensivo di errori ortografici;
l'Anac, in relazione all'affidamento Ates del comune di Senago, con provvedimento del 30 maggio 2022 ha evidenziato plurime violazioni normative;
emerge dagli atti, che le verifiche riguardano l'intero ciclo dell'appalto: dalle modalità di proroga alla copertura dei costi, dalle interlocuzioni tra amministratori comunali e vertici della società partecipata ai rapporti intercorsi tra Angelo Rocchi, Antonio Rocchi e dirigenti dell'ente. Rientrano inoltre negli accertamenti la fase del rinnovo contrattuale, la gestione delle criticità economiche di Ates e le dinamiche decisionali tra amministratori e organi di governo della società, per accertare eventuali condizionamenti o irregolarità procedurali;
a quanto consta all'interrogante, Ates ha diffuso una nota di chiarimento sostenendo di aver sempre operato nel rispetto delle normative vigenti, senza tuttavia entrare nel merito dell'attività giudiziaria;
il settore degli appalti energetici degli enti locali, specie quando gestito tramite società partecipate, richiede massima trasparenza, controlli rigorosi e totale assenza di interferenze politiche, poiché eventuali anomalie in servizi essenziali come il riscaldamento di scuole ed edifici pubblici possono generare rilevanti danni economici e gestionali per l'ente e la collettività;
il coinvolgimento di figure apicali e l'emersione di presunte irregolarità confermano la necessità di una verifica tempestiva della solidità dei sistemi di controllo interno e dell'adeguatezza delle procedure di vigilanza sulle società partecipate e sugli appalti loro affidati –:
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano avviare verifiche ispettive tramite l'ispettorato per la funzione pubblica e i servizi ispettivi di finanza pubblica, in ordine alla vicenda di cui in premessa relativa al comune di Cologno Monzese, con particolare riguardo all'affidamento e alla proroga dell'appalto del calore gestito da Ates, e se non ritengano di avviare iniziative di competenza volte a effettuare una ricognizione nazionale sulle modalità di proroga ultra-decennale dei servizi energetici comunali, per prevenire l'uso improprio della proroga come strumento sostitutivo della gara pubblica, garantendo trasparenza, concorrenza e legalità;
se intendano valutare la sussistenza dei presupposti per l'esercizio dei poteri di cui all'articolo 141 del Tuel.
(4-06522)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si rappresenta che l'inchiesta giudiziaria menzionata nell'interrogazione è scaturita da un esposto presentato nel 2018 alla procura della Repubblica presso il tribunale di Monza da alcuni consiglieri comunali di Cologno Monzese (Milano), in merito a presunte irregolarità nell'affidamento, da parte del predetto comune, dei servizi di fornitura energetica alla società Ates per la stagione termica 2017/2018.
L'inchiesta ha coinvolto, tra gli altri, il sindaco pro tempore di Cologno Monzese, che ha rassegnato le proprie dimissioni il 6 luglio 2022 e attualmente riveste la carica di consigliere comunale di minoranza nello stesso comune.
In particolare, l'ex sindaco è stato indagato dalla procura di Monza per l'ipotesi di reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente – per l'affidamento del servizio energia degli immobili di proprietà comunale in favore di Ates – e inoltre per i reati di corruzione, falsità ideologica in atto pubblico, reati tributari e associazione per delinquere – in relazione a vicende diverse da quelle relative all'affidamento dell'appalto in questione.
Il 16 ottobre 2025, con riferimento alle ipotesi di reato di corruzione e ai reati tributari contestati, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Monza, su richiesta del pubblico ministero procedente, ha emesso nei confronti dell'ex sindaco di Cologno Monzese un'ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l'attività professionale di architetto, attività imprenditoriale o uffici direttivi di persone giuridiche e di imprese, oltre che di qualsiasi pubblico ufficio o servizio e del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda, invece, l'ipotesi di reato relativa all'affidamento del servizio energetico ad Ates, il giudice per le indagini preliminari non ha disposto l'applicazione di misure cautelari per insussistenza del fatto, in quanto ha ritenuto che la condotta dell'ex sindaco configurasse il reato di abuso di ufficio (abrogato dalla legge n. 114 del 2024).
Ciò premesso, con riferimento all'eventualità di avviare verifiche ispettive sull'affidamento dell'appalto in questione, si rappresenta che il Ministro per la pubblica amministrazione non ha ravvisato ambiti di competenza del proprio Ispettorato.
Si evidenzia inoltre che – sulla base dell'assetto ordinamentale vigente e dell'autonomia riconosciuta agli enti locali in virtù della riforma del Titolo V della Costituzione, attuata con la legge costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 – il Ministero dell'interno, tramite le prefetture, può esercitare poteri di natura ispettiva esclusivamente in materia elettorale e anagrafica.
In merito alla valutazione sulla sussistenza dei presupposti per lo scioglimento o la sospensione del consiglio comunale, si evidenzia che le condizioni richieste per l'esercizio dei poteri dissolutori sono tassativamente enunciate dall'articolo 141 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), che non riserva alcun margine di discrezionalità all'amministrazione dell'interno.
Ciò premesso, si rappresenta che la vicenda menzionata nell'interrogazione non sembra rientrare tra le fattispecie previste dalla normativa di riferimento.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la vicenda di Nessy Guerra, cittadina italiana originaria di Ceriana (Imperia), trattenuta in Egitto insieme alla figlia minore Aisha, continua a presentare profili di estrema gravità e urgenza, come già evidenziato in precedenti atti di sindacato ispettivo;
rispetto al quadro già rappresentato, sono intervenuti sviluppi ulteriormente preoccupanti: Nessy Guerra risulta essere stata condannata in primo grado a sei mesi di reclusione per adulterio – fattispecie non prevista nell'ordinamento italiano – nell'ambito di un procedimento oggetto di forti contestazioni sul piano probatorio e la cui evoluzione processuale risulta ancora in corso;
permane una situazione estremamente critica con riferimento alla minore Aisha, tuttora sottoposta a un blocco all'espatrio disposto dal padre, che impedisce il rientro in Italia nonostante la cittadinanza italiana e il contesto di rischio documentato;
l'ex marito, Tamer Hamouda, risulta già condannato in via definitiva in Italia per reati gravi quali maltrattamenti, stalking, violenza privata, truffa, percosse e lesioni; nonostante ciò, continua a essere parte attiva nei procedimenti giudiziari in Egitto relativi sia al profilo penale sia a quello dell'affidamento della minore;
inoltre, secondo quanto riferito dalla stessa Nessy Guerra e riportato da organi di stampa, nel corso delle udienze giudiziarie l'ex coniuge avrebbe reso dichiarazioni gravemente fuorvianti e caratterizzate da contenuti irrazionali e allarmanti, circostanza che accresce i timori circa la sua affidabilità e idoneità genitoriale;
la situazione dell'affidamento della minore resta incerta e oggetto di rinvii, con il concreto rischio che la bambina venga collocata stabilmente in un contesto familiare segnato da precedenti di violenza e da elementi di forte criticità;
sul piano della tutela consolare e diplomatica, pur risultando avviate interlocuzioni da parte delle autorità italiane, non si registra allo stato una soluzione efficace e risolutiva, mentre la famiglia della connazionale continua a denunciare una condizione di grave difficoltà anche sotto il profilo economico e della sicurezza;
il protrarsi di tale situazione espone la minore e la madre a rischi concreti per la loro incolumità fisica e psicologica, oltre a configurare una potenziale compressione dei diritti fondamentali della bambina –:
quali iniziative urgenti e di massimo livello politico e diplomatico i Ministri interrogati intendano adottare per garantire la sicurezza e l'incolumità di Nessy Guerra e della figlia per assicurare che i precedenti penali e gli elementi di criticità relativi all'ex marito siano pienamente valutati dalle autorità egiziane, e per ottenere il superamento del blocco all'espatrio della minore, consentendo il loro rientro in Italia in condizioni di sicurezza.
(4-07622)
Risposta. — Il Governo segue fin dall'inizio il caso della signora Nessy Guerra e della piccola Aisha. Parliamo di una vicenda molto delicata, alla quale il Ministro degli affari esteri Tajani ha dedicato e continua a dedicare la massima attenzione. Anche nei più recenti contatti con il Ministro degli esteri egiziano Abdelatty, il Ministro Tajani ha chiesto con forza la piena collaborazione delle autorità egiziane per garantire la tutela e la sicurezza della connazionale e di sua figlia, ricevendo dal collega egiziano la disponibilità del suo Governo a collaborare per raggiungere una soluzione rapida e positiva della vicenda.
Come noto, lo scorso 19 febbraio in un procedimento di carattere penale la signora Guerra è stata condannata in primo grado a sei mesi di detenzione per il reato di adulterio. Sentenza confermata in appello il 28 aprile. La sentenza è immediatamente esecutiva, il termine per il ricorso in Cassazione è ancora aperto e se ne attende la proposizione. La connazionale corre il concreto rischio di essere arrestata. Il suo legale egiziano sta valutando la possibilità di chiedere la sospensione dell'esecuzione e, parallelamente, di proporre ricorso in Cassazione.
A seguito della sentenza di appello, l'Ambasciatore d'Italia al Cairo ha immediatamente sentito la signora Guerra per esprimerle massima vicinanza e ribadire la piena disponibilità a continuare a fornirle ogni forma di assistenza consolare.
L'Ambasciatore ha incontrato a più riprese la signora Guerra e i suoi legali per approfondire i possibili sviluppi processuali. In tali occasioni, anche con il sostegno della legale italiana della signora Guerra, la Sede ha chiesto di ricevere dal difensore egiziano scelto dalla connazionale tutta la documentazione relativa ai giudizi di primo e di secondo grado. Si tratta di atti necessari per consentire ai legali favorevolmente noti all'Ambasciata di valutare eventuali iniziative, inclusa l'ipotesi di ricorso in Cassazione.
Analoga richiesta è stata formulata con riferimento al procedimento civile sull'affidamento della minore, anche per verificare le possibili implicazioni della condanna penale sulla posizione della madre. Ad oggi – l'appello è fissato per il 3 giugno – gli atti relativi a entrambi i procedimenti non sono stati condivisi con la Sede, se non in modo parziale e tardivo.
La nostra Ambasciata continua a garantire alla signora Guerra ogni possibile assistenza consolare ed economica.
In questo quadro, la Sede ha disposto alcuni sussidi in favore della connazionale e della bambina, in base alle esigenze individuate dalla stessa signora Guerra per far fronte alle spese di abitazione e di sostentamento.
L'Ambasciata continua inoltre a riservare massima priorità alla tutela dell'incolumità della signora Guerra e della piccola Aisha, avendo anche organizzato il trasferimento in sicurezza della connazionale alle udienze presso la Corte d'appello di Hurgada. Ciò in ragione dell'atteggiamento aggressivo e minaccioso tenuto dal signor Hamouda, anche nei confronti del personale dell'Ambasciata e delle autorità italiane, comprese le massime cariche dello Stato.
Prosegue, inoltre, il costante sostegno dell'Ambasciata alla signora Guerra e ai suoi genitori per tutti gli adempimenti connessi alla permanenza in Egitto, con particolare riguardo al rinnovo dei permessi di soggiorno e ai visti egiziani. Tali procedure sono state sinora espletate in tempi molto rapidi e senza che gli interessati abbiano dovuto lasciare il Paese.
Parallelamente, l'Ambasciata mantiene contatti continui con le competenti Autorità egiziane, tra cui i Ministeri degli esteri, della giustizia e dell'interno, che vengono costantemente sensibilizzate sulla situazione della connazionale e della figlia.
La Sede sta inoltre collaborando con le autorità giudiziarie italiane nell'ambito delle richieste di estradizione del signor Hamouda, già inoltrate in due occasioni: una prima istanza è stata respinta dalle Autorità egiziane, mentre sulla seconda si è tuttora in attesa di riscontro.
La signora Guerra e la piccola Aisha non saranno lasciate sole. Continueremo a seguire con la massima attenzione e vicinanza il loro caso, assicurando ogni possibile assistenza e lavorando con determinazione per una soluzione positiva per la vicenda.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Massimo Dell'Utri.
GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 1° e il 2 settembre 2025 la Val Fontanabuona e la Val d'Aveto sono state colpite da un evento meteorologico eccezionale, caratterizzato da precipitazioni di intensità senza precedenti; in particolare, nel comune di Favale di Malvaro si sono registrati 194,2 millimetri di pioggia in un'ora, un dato che rappresenta un vero e proprio record a livello europeo per intensità oraria;
l'evento ha provocato l'esondazione di diversi corsi d'acqua e l'innesco di frane che hanno colpito duramente i comuni di Favale di Malvaro, Orero, San Colombano Certenoli, Lorsica, Cicagna, nonché il comune di Rezzoaglio in Val d'Aveto, causando danni ingenti alle infrastrutture viarie, alle abitazioni, alle attività economiche e produttive del territorio;
tra i danni segnalati si registrano officine, serre e attività artigiane devastate, abitazioni private allagate o rese inagibili, veicoli trascinati dalle acque, oltre a criticità diffuse per la viabilità locale e per la sicurezza dei cittadini e dei territori;
nonostante i danni siano concentrati in un'area circoscritta, la loro gravità è tale da richiedere un intervento straordinario, con il ricorso allo stato di emergenza per consentire l'attivazione immediata di risorse e strumenti straordinari a favore dei comuni coinvolti;
in data 3 settembre 2025, l'interrogante si è recata personalmente nei territori colpiti per un sopralluogo, riscontrando direttamente l'entità dei danni e la necessità di un intervento urgente a sostegno delle comunità locali;
oltre agli interventi emergenziali, resta fondamentale che il Governo garantisca a regioni ed enti locali risorse annuali più consistenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei corsi d'acqua, così da consentire interventi preventivi e sistemici in grado di ridurre il rischio idrogeologico e aumentare la sicurezza delle comunità –:
se il Governo non ritenga urgente e necessario valutare la sussistenza dei presupposti per dichiarare lo stato di emergenza nazionale per i comuni colpiti dell'area della Val Fontanabuona e della Val d'Aveto;
quali risorse immediate intenda mettere a disposizione per sostenere cittadini, imprese ed enti locali danneggiati dall'alluvione;
se non ritenga opportuno assumere iniziative di competenza volte ad avviare un piano strutturale di finanziamenti a favore della manutenzione e messa in sicurezza del territorio, al fine di prevenire il ripetersi di eventi simili con conseguenze così gravi.
(4-06046)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 20 gennaio 2026, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, per la durata di dodici mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi nei giorni dal 1° al 2 settembre 2025 nel territorio dei comuni di Cicagna, di Favale di Malvaro, di Lavagna, di Lorsica, di Mele, di Rezzoaglio e di San Colombano Certenoli della città metropolitana di Genova, il 9 settembre 2025 nel territorio del comune di Luni nella provincia di La Spezia e dal 21 al 22 settembre 2025 nel territorio dei comuni di Cairo Montenotte, di Carcare e di Dego in provincia di Savona, stanziando, nelle more della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento, euro 4.300.000,00, per l'attuazione dei primi interventi di soccorso e assistenza alla popolazione nonché di ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche.
Conseguentemente, a seguito dell'acquisizione della prescritta intesa regionale, il capo del dipartimento della protezione civile ha adottato, il 19 febbraio 2026, l'ordinanza n. 1183 con cui si è disposta la nomina dell'assessore con delega alla protezione civile della regione Liguria quale Commissario delegato, incaricato di predisporre – nel limite delle risorse finanziarie stanziate con la suddetta delibera del Consiglio dei ministri – un piano degli interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza. Tale piano, che è stato approvato con nota dipartimentale del 15 aprile 2026 per l'importo di euro 4.283.908,54 e consta di n. 127 misure e interventi, può essere articolato anche per stralci, rimodulato e integrato, nei limiti delle risorse di cui alla predetta delibera del Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2026, nonché delle ulteriori risorse finanziarie che potranno essere rese disponibili.
Con la medesima ordinanza n. 1183 si è, altresì, provveduto a:
autorizzare il commissario delegato ad assegnare un contributo mensile per l'autonoma sistemazione ai nuclei familiari la cui abitazione principale, abituale e continuativa sia stata distrutta in tutto o in parte ovvero sia stata sgomberata in esecuzione di provvedimenti delle competenti autorità;
incaricare il commissario delegato di identificare, mediante apposita attività di ricognizione, le ulteriori misure necessarie per il superamento dell'emergenza, nonché le prime misure economiche di immediato sostegno e gli interventi urgenti di riduzione del rischio residuo, per la successiva trasmissione al dipartimento della protezione civile ai fini della valutazione dell'impatto effettivo degli eventi in rassegna, per l'eventuale adozione da parte del Consiglio dei ministri di una o più deliberazioni di stanziamento delle ulteriori risorse necessarie;
disciplinare la gestione dei materiali litoidi e vegetali rimossi dal demanio idrico, compreso il demanio lacuale, per interventi diretti ad eliminare situazioni di pericolo e per il ripristino dell'officiosità dei corsi d'acqua.
In proposito, si rileva, inoltre, che il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica concretizza le proprie funzioni in materia di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico mediante atti di programmazione e finanziamento degli interventi strutturali proposti dalle regioni e dalle province autonome, attraverso l'utilizzo del data base online ReNDiS (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo – Ispra) e selezionati secondo le procedure e i criteri stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 settembre 2021: tali criteri tengono conto, tra l'altro, della pianificazione svolta dalle competenti autorità di bacino distrettuali, in relazione al rischio da frana (Piani di assetto idrogeologico – Pai) e al rischio da alluvioni (Piani di gestione del rischio da alluvioni – Pgra).
L'attuazione dei suddetti interventi è affidata ai presidenti delle regioni, in veste di commissari di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico, cui è attribuita la titolarità di apposite contabilità speciali nonché di poteri derogatori, finalizzati ad accelerare il processo realizzativo degli interventi in parola.
Nella definizione dell'annualità 2025 del Piano degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha reso disponibili risorse del proprio bilancio ammontanti a 12.440.404,82 euro per il finanziamento di interventi sul territorio della regione Liguria.
Infine, si rappresenta che è in corso di istruttoria governativa apposito provvedimento normativo teso a dotare l'ordinamento di un piano nazionale, da elaborare con il concorso delle Autorità di bacino distrettuali, avente a oggetto interventi di maggiore rilevanza sul piano strategico nelle azioni di contrasto del dissesto idrogeologico.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
GHIRRA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa si è appreso delle proteste dei comuni sardi per i pesanti tagli operati dall'ultima legge di bilancio, la quale prevede un definanziamento di 4,6 milioni di euro nel 2025, 9,3 milioni di euro nel 2026, 2027, 2028 e di 15,7 milioni di euro nel 2029, per un totale di 48,5 milioni di euro. A questi si sommano gli oltre 5,5 milioni di euro di tagli alle province, con la città metropolitana di Cagliari che registra meno 2,7 milioni di euro, Sassari meno 1,6 milioni di euro, Oristano e Nuoro meno 500 mila e 700 mila euro;
da un report diffuso recentemente da Anci Sardegna «Report sulla finanza locale 2025» emerge come secondo lo studio Ifel-Anci «I comuni italiani 2024» risulti che i comuni sardi abbiano l'indicatore di autonomia finanziaria più basso in Italia col 43,5 per cento al fronte di una media nazionale del 69,9 per cento; abbiano l'indicatore di autonomia tributaria più basso in Italia, con il 32,8 per cento al fronte di una media nazionale del 49 per cento; detengano un indicatore di pressione finanziaria di 655,5 su una media nazionale di 795,9: con dati inferiori solo in Basilicata e in Puglia;
dallo stesso studio emerge come i comuni sardi registrano le entrate da trasferimenti correnti da parte dello Stato più basse (184,1 pro capite) e siano fra le più basse dell'intero panorama nazionale – peggiore di quello sardo solo il valore di Lombardia e Veneto che però hanno un sistema socioeconomico radicalmente più avanzato rispetto a quello sardo – a fronte di una media nazionale di 226,5 pro capite;
questi dati evidenziano come i comuni sardi siano, nel panorama nazionale, fra gli enti locali meno finanziati dallo Stato (escluse le regioni a statuto speciale del nord: Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia che, a differenza di Sardegna e Sicilia, hanno «regionalizzato» la finanza locale);
in particolare, sussiste un'evidente discrasia fra i dati relativi ai comuni sardi e quelli dei comuni siciliani. Come detto infatti, la media pro capite dei trasferimenti erariali (226,5 euro pro capite) è largamente superiore al dato pro capite per i comuni sardi (184,1 euro pro capite), così come è di molto inferiore a quello dei comuni siciliani, pari a 287,5 pro capite;
i comuni sardi introitano dallo Stato, secondo i dati Ifel-Anci, 287.684.970 euro. La cifra si ottiene moltiplicando 184,1 per il numero degli abitanti. Utilizzando il dato medio nazionale di 226,5 pro capite i comuni sardi dovrebbero introitare dallo Stato 353.941.584 euro, quindi ben 66.256.641 euro in più rispetto al dato reale. Utilizzando il dato relativo ai comuni siciliani di 287,5 pro capite, si evidenzia un differenziale di 161.578.630 rispetto a quanto i comuni sardi effettivamente introitino dallo Stato;
il sistema delle autonomie locali è finanziato anche attraverso i trasferimenti del Fondo unico di cui all'articolo 10 della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2. Le assegnazioni sono calcolate sulla base di una quota pari al 40 per cento in parti uguali e al 60 per cento in proporzione alla popolazione residente in ciascun ente al 31 dicembre del penultimo anno precedente quello di ripartizione sulla base dei dati Istat. Gli enti locali gestiscono le risorse loro assegnate in piena autonomia e senza vincoli di destinazione, avuto riguardo alle funzioni di propria competenza;
quanto invece ai complementari trasferimenti erariali, non risultano chiari i criteri attraverso i quali avvengano i trasferimenti e le relative ripartizioni –:
ciascuno per quanto di propria competenza, quali siano i criteri attraverso i quali vengono trasferiti i fondi statali ai comuni e secondo quali criteri questi ultimi vengono ripartiti su base nazionale e regionale.
(4-04412)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si evidenzia che i fondi statali destinati ai comuni vengono trasferiti sulla base di criteri che garantiscono equità e continuità dei servizi essenziali: in particolare, si considerano i fabbisogni standard (legati alla popolazione, al territorio e alle caratteristiche socio-economiche), la capacità fiscale di ciascun ente e i livelli essenziali delle prestazioni da assicurare. Per ridurre gli squilibri tra le aree più ricche e quelle più svantaggiate, inoltre, sono previsti meccanismi perequativi.
La ripartizione avviene – a livello nazionale – attraverso il fondo di solidarietà comunale e altri strumenti definiti annualmente; mentre in alcuni casi – a livello regionale – la ripartizione avviene per funzioni delegate o programmi specifici. I criteri di distribuzione seguono parametri omogenei: la popolazione, l'estensione territoriale e gli indicatori socio-economici, con quote vincolate a settori prioritari quali l'istruzione, il trasporto e l'assistenza sociale.
In particolare, i criteri di determinazione del riparto del Fondo di solidarietà comunale sono stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell'interno, previo parere tecnico della Commissione tecnica per i fabbisogni standard e accordo in sede di conferenza Stato-città e autonomie locali.
Da ultimo, si segnala che – con l'obiettivo di rimuovere gli squilibri economici e sociali e per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona – con la legge di bilancio 2024 è stato istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, il fondo speciale per l'equità del livello dei servizi, destinato all'incremento dei servizi sociali nei comuni delle regioni a statuto ordinario e – in particolare – della Regione Siciliana e della regione Sardegna (articolo 1, comma 496, legge 30 dicembre 2023, n. 213).
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
GRIMALDI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dagli organi di stampa locali, l'istituto penitenziario di San Michele di Alessandria starebbe attraversando una fase di significativa riorganizzazione;
tale processo, benché non ancora accompagnato da comunicazioni ufficiali, ha indotto molti osservatori a ipotizzare che il carcere possa essere avviato verso una diversa classificazione, potenzialmente orientata a ospitare prevalentemente detenuti in regime 41 bis;
parallelamente, una recente circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) va a modificare l'iter «delle richieste di provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si intenda realizzare presso gli istituti penitenziari», prevedendo che «per i soli istituti penitenziari con circuiti a gestione dipartimentale (Alta sicurezza, Collaboratori di giustizia, 41 bis l'autorizzazione per gli eventi di carattere trattamentale, anche se previsti per i soli detenuti allocati nel medesimo istituto al circuito cosiddetto di Media sicurezza, dovrà sempre essere richiesta a questa direzione generale»;
tale quadro, in assenza di chiarimenti ufficiali sul futuro assetto dell'istituto, genera forte preoccupazione tra le realtà del terzo settore, le associazioni culturali, le cooperative sociali e gli enti formativi che operano da anni nel carcere di San Michele, realizzando progetti consolidati in ambito educativo, culturale, di reinserimento sociale e di supporto alle famiglie e ai minori;
lo Stato sostiene e valorizza da tempo il ruolo del terzo settore e delle progettualità sociali e culturali all'interno delle strutture penitenziarie, attraverso programmi, bandi, fondi sociali e collaborazioni istituzionali;
una eventuale riclassificazione dell'istituto destinato prevalentemente a detenuti in regime 41 bis – laddove fosse confermata – potrebbe determinare, in virtù della citata circolare Dap, la sospensione o la grave limitazione di numerose attività sociali e culturali, con effetti potenzialmente molto negativi su: o percorsi educativi attivi da anni, riconosciuti come buone pratiche a livello regionale e nazionale; o progetti finanziati anche con risorse pubbliche regionali; o continuità lavorativa degli operatori sociali e culturali coinvolti; o iniziative rivolte ai figli dei detenuti e alle loro famiglie; o collegamento tra carcere e comunità territoriale, fondamentale ai fini del reinserimento;
in questo scenario, risulta necessario comunque preservare la continuità delle progettualità presenti nel carcere di San Michele –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere per tutelare la continuità delle attività educative, sociali e culturali svolte dal terzo settore e dagli istituti scolastici nel carcere di San Michele, anche alla luce delle ipotesi di modifica dello status dell'istituto e delle potenziali restrizioni previste dalla circolare Dap.
(4-06527)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante solleva specifici quesiti in ordine ad una eventuale riconversione della casa di reclusione di Alessandria in istituto destinato a ospitare prevalentemente detenuti in regime 41-bis dell'ordinamento penitenziario e alla conseguente limitazione dello svolgimento di attività educative e sociali che ne deriverebbe, anche alla luce della recente circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sull'iter delle relative autorizzazioni.
È bene precisare, preliminarmente, che la riconversione degli spazi detentivi del complesso penitenziario «San Michele» di Alessandria rientra in un piano più articolato di riconversione degli spazi detentivi da destinare al regime speciale di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario.
Tuttavia, nell'istituto in esame, è prevista la permanenza di una sezione detentiva che continuerà a essere destinata all'allocazione di detenuti lavoranti, ascritti al circuito media sicurezza, in coerenza con le esigenze organizzative dell'istituto e per i quali saranno mantenute le attività trattamentali previste.
Proprio in considerazione della circostanza che presso la casa di reclusione di Alessandria risultano attualmente attive e consolidate specifiche offerte lavorative di natura agricola, comprendenti l'utilizzo di serre e terreni destinati alle coltivazioni, e tenuto conto della rilevanza di tali attività sotto il profilo trattamentale e professionalizzante, al fine di evitare la dispersione delle competenze e delle specialità maturate nel tempo, l'amministrazione sta procedendo anche alla valutazione della fattibilità tecnico-organizzativa della realizzazione di una sezione casa lavoro 41-bis.
Tale ipotesi progettuale è rivolta anche all'eventuale allocazione di internati sottoposti al regime speciale di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario, nel rigoroso rispetto delle prescrizioni normative e delle imprescindibili esigenze di ordine e sicurezza, nonché in coerenza con l'assetto complessivo dell'istituto e con le finalità di prevenzione proprie del regime speciale volto a prevenire e contrastare il mantenimento di collegamenti tra detenuti appartenenti alla criminalità organizzata e le rispettive consorterie criminali.
La funzione rieducativa della pena non subirà certamente restrizioni anche a seguito della recente circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria citata dall'onorevole interrogante.
Lo stesso Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria collabora attivamente con il terzo settore per il trattamento dei detenuti, attraverso accordi quadro, progetti congiunti e protocolli che coinvolgono enti locali e associazioni per l'inclusione sociale, la formazione, e il supporto alle misure alternative, con l'obiettivo di realizzare una partecipazione ampia e un approccio integrato alla rieducazione. L'obiettivo fondamentale di queste collaborazioni è dare concreta attuazione al principio costituzionale della funzione rieducativa della pena (articolo 27 della Costituzione), coinvolgendo la società civile e costruendo un sistema più agile, capace di accogliere proposte innovative e di valorizzare il ruolo delle associazioni nel percorso di trattamento e reinserimento.
Orbene, questi principi sono stati trasfusi nella circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del 21 ottobre 2025, che determina un mero spostamento di competenza dal provveditorato regionale alla direzione generale dei detenuti e del trattamento circa la valutazione delle iniziative culturali, sportive e ricreative organizzate all'interno degli istituti penitenziari ove siano collocati anche detenuti media sicurezza.
Di recente, peraltro, è intervenuta apposita nota del 28 novembre 2025, a firma del direttore generale dei detenuti e del trattamento, per fornire chiarimenti e delucidazioni anche in ordine alla ripartizione di competenze tra l'amministrazione centrale e l'autorità giudiziaria, sgombrando il campo da possibili dubbi interpretativi, con effetti rassicuranti per tutti gli operatori dell'esecuzione penale che hanno espresso soddisfazione per l'attività di riordino della materia, operata dall'amministrazione centrale.
Il modello di partecipazione della comunità esterna all'azione rieducativa, regolato dall'articolo 17 dell'ordinamento penitenziario, attribuisce, in modo univoco, al magistrato di sorveglianza i poteri di autorizzazione e di direzione per l'ammissione agli istituti penitenziari di privati cittadini e di istituzioni o associazioni pubbliche o private che hanno concreto interesse per l'opera di risocializzazione dei detenuti. La medesima norma assegna al direttore dell'istituto solo funzioni consultive e di controllo sull'operato delle persone ammesse in istituto. Parimenti, il corrispondente articolo 68 reg. esec., assegna in termini esclusivi al magistrato l'intervento autorizzativo in merito alla partecipazione della comunità esterna all'azione rieducativa, riservando all'amministrazione compiti procedimentali della fase prodromica ed esecutiva.
La nota della direzione generale detenuti e trattamento, in disparte il tema della gerarchia delle fonti, in relazione al quale già si impone la primazia delle determinazioni del magistrato ex articolo 17 dell'ordinamento penitenziario rispetto alle decisioni dell'amministrazione, impatta quindi solo sul momento organizzativo ed attuativo dell'evento, non consentendo, di interferire su valutazioni afferenti decisioni e controllo dell'attività trattamentale e rieducativa offerta ai detenuti. Tale meccanismo endo-procedimentale non si è mai posto in contrasto con il dato normativo dell'articolo 17 dell'ordinamento penitenziario, non solo perché i due iter afferiscono a momenti differenti della sequenza procedimentale, ma soprattutto perché il tema delle autorizzazioni (da ora, nulla osta) da richiedere ai Prap (per la media sicurezza) e, dal 21 ottobre 2025, alla Dgdt (per la media sicurezza in istituti a gestione dipartimentale), riguarda una valutazione preliminare di opportunità penitenziaria, in una prospettiva di salvaguardia della coerenza interna e uniformità dell'azione amministrativa, a differenza della procedura di ammissione ex articolo 17 dell'ordinamento penitenziario, che delinea un sistema di ripartizione delle competenze. Del resto, una cosa è l'autorizzazione ex articolo 17 dell'ordinamento penitenziario del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, per l'accesso a tutti coloro che intendano erogare un'offerta trattamentale; altra cosa è il nulla osta, a monte, rimesso all'amministrazione penitenziaria, finalizzato a valutare la compatibilità dei modelli organizzativi adottati dai singoli direttori per consentire lo svolgimento delle iniziative trattamentali assicurando la sicurezza interna ed esterna degli istituti di pena.
Rimanendo l'iter sostanzialmente invariato, non si sono verificati né allungamenti dei tempi di gestione delle pratiche, né aggravi nelle procedure burocratiche a carico degli istituti penitenziari; gli istituti penitenziari, infatti, dovranno semplicemente trasmettere le richieste di nulla osta, già previste prima della circolare, a un diverso indirizzo e-mail.
Peraltro, la recente nota 28 novembre 2025 ha indicato termini temporali estremamente stringenti – due giorni lavorativi – entro i quali la direzione generale dei detenuti e del trattamento dovrà evadere le richieste di nulla osta provenienti dagli istituti di pena.
È evidente, allora, che la finalità della circolare, quindi, non è quella di contrarre, bensì, al contrario, di implementare le iniziative di carattere trattamentale, consentendo, al tempo stesso, agli uffici dipartimentali di valutare la congruità e la compatibilità dei modelli organizzativi adottati in concreto dalle singole direzioni, per consentire lo svolgimento delle iniziative in armonia con le esigenze di sicurezza interna ed esterna degli istituti.
Immutate restano, peraltro, le procedure in merito alla richiesta di nulla osta per attività trattamentali all'interno di istituti che ospitano solo detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza, per i quali le direzioni penitenziarie continueranno a richiedere l'autorizzazione ai Provveditorati regionali di competenza,
Va poi evidenziato che il trasferimento di competenza dal Prap alla Dgdt risponde ad una precisa ratio, ossia quella di realizzare un monitoraggio costante dei modelli organizzativi allo scopo di allineare il trattamento a standard più elevati e omogenei.
Solo una prospettiva unitaria e complessiva di come siano effettivamente organizzate le attività trattamentali, consente di avere contezza su quanto sarà organizzato in circuiti a gestione dipartimentale, sia per garantire la sicurezza penitenziaria, sia al fine di promuovere e sviluppare un numero sempre maggiore di percorsi e progettualità trattamentali coerenti con le iniziative territoriali.
Con la nota del 28 novembre 2025, gli istituti vengono infatti sollecitati a favorire e promuovere la programmazione e le modalità organizzative delle attività e degli eventi trattamentali rimanendo, però, in capo all'amministrazione dello Stato, le relative prerogative e responsabilità.
Occorre infine evidenziare che le disposizioni in esame non hanno comportato alcuna contrazione delle iniziative trattamentali all'interno degli istituti; al contrario, nel breve arco temporale, i dati acquisiti attestano che, dalla vigenza della nota 21 ottobre 2025 al 12 dicembre 2025 (data dell'ultima rilevazione comunicata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), sono giunte dalle direzioni penitenziarie un totale di 287 richieste per attività trattamentali in favore dei detenuti media sicurezza e 286 sono stati i nulla osta rilasciati; mentre, per attività trattamentali rivolte ai detenuti afferenti ai circuiti alta sicurezza sono stati rilasciati ben 121 nulla osta, a fronte di 138 richieste pervenute.
Resta dunque fermo l'impegno di questo Governo ad assicurare, nell'ambito dei limiti e delle prescrizioni proprie del regime speciale, il rispetto dei principi costituzionali e ordinamentali che informano l'esecuzione penale, ivi compresa la finalità rieducativa della pena e la salvaguardia della dignità della persona detenuta.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
MORFINO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
le alte temperature registrate in Sicilia nel corso della stagione estiva, accompagnate dalla scarsità di piogge e dai frequenti incendi, hanno ulteriormente aggravato l'emergenza idrica in cui versa la regione, resa ancor più critica dall'assenza di rilevanti interventi strutturali e gestionali idonei a contrastare la drammatica riduzione di acqua disponibile per i diversi usi, con ricadute devastanti per la popolazione e per il sistema produttivo;
numerosi comuni sono costretti a razionare l'acqua e in alcune zone dell'entroterra l'approvvigionamento idrico arriva solo una volta ogni tre giorni. Particolarmente colpito è il settore irriguo che, come emerge dal rapporto annuale della Banca d'Italia sull'economia della Regione Siciliana, ha già fortemente risentito della siccità del 2024;
la recente indagine della Corte dei conti, di cui alla deliberazione n. 213/2025/GEST del 7 agosto 2025, sulla gestione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di grave deficit idrico ed alla criticità delle infrastrutture nel territorio della Regione Siciliana evidenzia croniche difficoltà di realizzazione delle infrastrutture e di gestione di un sistema idrico efficace ed efficiente;
secondo i dati riportati, la Sicilia vanta un potenziale di invasi pari a circa 1,1 miliardi di metri cubi, ma, a causa di manutenzioni carenti, impianti incompleti e collaudi mancanti, l'effettiva disponibilità scende a circa 757,2 milioni di metri cubi, ovvero il 67,1 per cento della capacità teorica. I principali invasi siciliani registrano livelli critici e molte dighe sono soggette a limitazioni operative: su 38 invasi attivi, solo 18 operano a pieno regime, mentre 20 sono ridotti per motivi di sicurezza o assenza di collaudo;
anche la rete idrica presenta livelli di inefficienza e dispersione allarmanti. La relazione del Dipartimento della protezione civile del mese di marzo 2025 riporta un valore medio di perdite di rete percentuali del 52,36 per cento, con picchi del 68 per cento per l'Ato di Siracusa e per il gestore Sogit di Catania;
tali dati confermano la necessità di una programmazione coerente e lungimirante degli interventi volta a superare le gravi inefficienze e criticità gestionali e organizzative che rappresentano un ostacolo all'impiego ottimale dei finanziamenti provenienti da diversi programmi operativi (Piano nazionale di ripresa e resilienza, Piano nazionale complementare e altri fondi);
la medesima Corte dei conti ha evidenziato come nessuno dei progetti presentati dai consorzi di bonifica della Regione Siciliana nell'ambito dell'Investimento 4.3 della componente M2C4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, denominato «Investimenti nella resilienza dell'agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche», abbia superato il vaglio di ammissibilità, «per una richiesta totale di finanziamenti non conseguiti pari a 422.752.171,56 euro» –:
quali iniziative il Governo intenda porre in essere, per quanto di competenza, affinché siano colmate le gravi carenze strutturali e gestionali di cui in premessa, puntualmente rilevate dalla Corte dei conti, all'interno di un quadro di programmazione che consenta di superare l'approccio emergenziale e aumentare la disponibilità e la corretta gestione delle risorse idriche da destinare ai differenti usi;
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano fornire informazioni e chiarimenti sullo stato degli interventi finanziati, definanziati, revocati ed annullati in relazione alla progettazione, realizzazione, completamento, manutenzione delle infrastrutture idriche della Regione Siciliana e quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire l'impiego ottimale delle risorse economiche programmate.
(4-05817)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
In via preliminare, si osserva che la realizzazione di nuove infrastrutture idriche riguarda primariamente gli utilizzatori della risorsa, tra cui la Regione Siciliana, cui spetta anche il ruolo di amministrazione concedente per le derivazioni di acqua pubblica. Alla regione, insieme all'autorità di bacino distrettuale competente, spettano le funzioni di programmazione dell'uso della risorsa. Gli enti di Governo d'ambito hanno la responsabilità di programmare le infrastrutture idriche destinate all'uso potabile e di promuovere gli interventi, gestiti dai soggetti affidatari del servizio idrico integrato.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit), invece, è competente per la vigilanza sulla sicurezza delle grandi dighe – vale a dire quelle con altezza superiore a 15 metri o con un volume di invaso superiore a un milione di metri cubi – nonché per la supervisione delle operazioni di controllo che spettano ai concessionari di derivazione e ai gestori degli impianti di ritenuta, al fine di assicurarne la piena sicurezza.
Il Mit svolge, inoltre, funzioni di pianificazione e programmazione degli investimenti nel settore idrico, compreso il riparto delle risorse, anche in attuazione delle riforme previste dal PNRR. Al citato Dicastero spetta il monitoraggio finanziario, fisico e temporale dei programmi di investimento attribuiti. Non rientrano invece tra le competenze ministeriali la gestione delle infrastrutture e del demanio idrico, né la gestione delle emergenze idriche, che sono affidate alle regioni e alle province autonome.
Il Mit gestisce diversi programmi di finanziamento, sia sotto il profilo tecnico che sotto quello tecnico-finanziario. Non considerando lo stralcio 2025 del Pniissi, sono stati stanziati, nel corso degli anni, circa 740 milioni di euro per interventi regionali.
In particolare, il piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico prevede per la Sicilia n. 9 interventi programmati per un valore complessivo di 21,1 milioni di euro. Per quanto riguarda gli interventi finanziati di competenza Mit per la Regione Siciliana nell'ambito del PNRR (misure M2C414.1 e M2C414.2), sono stati programmati n. 15 interventi per un valore complessivo di circa 355 milioni di euro, con un valore effettivamente attivo degli interventi pari a circa 310 milioni di euro.
Per il programma di finanziamento «Pon Infrastrutture e Reti 2014-2020 – Asse Iv “React-Eu” riduzione delle perdite nella rete di distribuzione idrica delle regioni del Mezzogiorno», sono stati previsti n. 11 interventi per complessivi 212 milioni di euro.
Inoltre, sono stati assegnati finanziamenti con due diverse programmazioni del Fondo per lo sviluppo e la coesione: «Fsc 2014-2020 – Piano operativo infrastrutture interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza dighe» e «Fsc 2021-2027, piano sviluppo e coesione 2021-2027» – aree tematica «mobilità e infrastrutture sostenibili» – linea di intervento «infrastrutture idriche», entrambe attualmente in corso. Per la prima programmazione (Fsc 2014-2020) sono stati previsti 24 interventi per complessivi 33,8 milioni di euro; per la seconda programmazione Fsc 2021-2027 sono stati programmati 54 interventi per complessivi 179 milioni di euro. Riguardo a questi ultimi, si evidenzia che, con delibera Cipess del 29 novembre 2024, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 90 del 17 aprile 2025, si è provveduto al definanziamento di n. 12 interventi del programma Fsc 2014-2020 per un totale definanziato pari a 23,5 milioni di euro.
Si annovera, inoltre, il «Fondo Progettazione di cui al decreto ministeriale n. 259 del 29 agosto 2022», con cui sono stati programmati n. 3 interventi per complessivi 1,5 milioni di euro.
Il Mit gestisce, altresì, lo strumento di pianificazione degli investimenti, denominato Pniissi, di cui al decreto interministeriale n. 350 del 25 ottobre 2022, con la finalità di mitigare gli effetti della siccità, migliorare le infrastrutture idriche, aumentare la resilienza dei sistemi idrici ai cambiamenti climatici e ridurre le perdite d'acqua; le apposite istanze di finanziamento vengono formulate esclusivamente in adempimento dei requisiti di ammissibilità degli investimenti candidabili e secondo le modalità stabiliti dalla normativa. Lo stralcio attuativo 2025 prevede per la Regione Siciliana il finanziamento di n. 5 interventi per complessivi 92,1 milioni di euro circa.
Con riferimento agli interventi pianificati nell'ambito del Psc-Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica 2014-2020, con la delibera Cipe n. 13/2019 3° addendum, l'autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia è stata individuata come soggetto beneficiario per il finanziamento della progettazione di 7 interventi nel settore idrico, inclusi nei piani di gestione acque del distretto della Sicilia, al fine di realizzare un parco progetti di rilevanza strategica, con la finalità di rafforzare il servizio idrico integrato, migliorare l'efficienza delle reti, irrobustire e creare interconnessioni tra gli schemi acquedottistici, ottimizzare la gestione degli invasi. Il 17 luglio 2020 è stato sottoscritto tra il Ministero dell'ambiente e l'autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, l'accordo di programma per l'attuazione del progetto «progettazione di interventi nel settore idrico - autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia» per un importo di euro 7.050.305,00. Con la delibera Cipess n. 78/2024 sono stati definanziati per mancato raggiungimento dell'Ogv interventi per un importo complessivo definanziato di euro 2.060.000,00.
Sempre in relazione alle pertinenti riforme di competenza del Mase inserite nel PNRR, è stata data attuazione alla riforma 4.2 - Misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati, con lo scopo principale di risolvere le problematiche importanti afferenti alla gestione delle risorse idriche ed efficientare il sistema.
Al fine di fronteggiare l'elevata severità idrica che ha colpito diverse regioni d'Italia, con l'approvazione del decreto-legge n. 39/2023 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 68/2023) è stata inoltre istituita, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la cabina di regia nazionale per la crisi idrica. Il commissario straordinario nazionale per l'adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, a seguito del mandato conferito nella seduta della cabina di regia nazionale per la crisi idrica del 12 settembre 2025, ha avviato un'attività di analisi congiunta con la Regione Siciliana, finalizzata all'individuazione di soluzioni compatibili con apposito stanziamento disponibile di 100 milioni di euro e con l'urgenza di garantire l'approvvigionamento idrico. Tale attività ha condotto all'elaborazione di una proposta di piano, consistente nell'installazione di tre impianti di dissalazione con moduli containerizzati, ciascuno con una capacità di circa 100 litri/secondo di acqua dissalata nel breve periodo, corredati dalle opere accessorie (presa a mare e scarico della salamoia), da realizzarsi nei siti di Porto Empedocle (AG), Gela (CL) e Trapani.
La realizzazione di detti dissalatori costituisce un elemento cruciale e urgente nel contesto delle azioni in corso, oltre che un contributo alla mitigazione degli effetti della crisi idrica. Ciò consente di aumentare la disponibilità idrica, anche nell'entroterra, e contestualmente permette alla Regione Siciliana di programmare gli interventi strutturali nel medio-lungo periodo su tutto il territorio.
Infine, in relazione alle attività emergenziali, si osserva che il Consiglio dei ministri, nella seduta del 6 maggio 2024, ha deliberato, per la durata di dodici mesi, la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale in relazione alla situazione di grave deficit idrico in atto nel territorio siciliano, stanziando per l'attuazione dei primi interventi l'importo di 20 milioni di euro: tale stato di emergenza è stato successivamente prorogato, per dodici mesi, con deliberazione del 9 maggio 2025.
Conseguentemente, il 19 maggio 2024, è stata adottata l'ordinanza di protezione civile n. 1084, con cui è stata prevista la nomina del presidente della Regione Siciliana quale commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti finalizzati alla gestione della crisi in esame.
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 9 dicembre 2024, ha deliberato l'ulteriore stanziamento di euro 28.100.000,00, per il completamento delle attività necessarie per fronteggiare l'emergenza.
Si riporta di seguito il dettaglio degli interventi pianificati, finanziati con le citate risorse stanziate dal Consiglio dei ministri.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
PASTORINO, GHIO, PANDOLFO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la Liguria è una delle regioni italiane a più alto rischio idrogeologico, con oltre 13.500 frane censite e aree critiche che coprono l'8,7 per cento del territorio, spesso influenzate da eventi alluvionali. L'intensa urbanizzazione delle coste e la fragilità geomorfologica delle falesie causano spesso cedimenti, come recenti smottamenti sulla via Aurelia, l'azione erosiva del moto ondoso sul piede della scogliera e le piogge intense che saturano terreni scoscesi accentuano notevolmente il rischio di frane mettendo in grave pericolo le popolazioni che abitano i territori minacciati, vi svolgono le loro attività o semplicemente vi transitano;
«Il crollo della falesia di Capolungo a Genova nel 2014, quello del cimitero di Camogli nel 2021 e, da ultimo, l'evento di Bogliasco costituiscono una sequenza di episodi che richiamano con forza l'attenzione sulla fragilità strutturale di ampi tratti della costa ligure», dichiara Alessandro Scarpati, presidente dell'ordine dei geologi della Liguria;
nello specifico, «Le falesie costiere, dal punto di vista geologico, sono sistemi geomorfologici in evoluzione: la loro dinamica naturale è intrinsecamente legata a processi di instabilità. Esse si sono formate proprio attraverso processi di erosione marina che, agendo nel tempo su rocce alterabili e spesso fratturate, determinano un lento ma continuo indebolimento del piede e un progressivo arretramento della falesia stessa. È pertanto necessario prendere atto di una dinamica naturale ben conosciuta dalla geologia costiera e governarla in modo consapevole», intervenendo con urgenza mediante opere di difesa e consolidamento;
ma la fragilità del territorio costiero riguarda anche altre aree d'Italia, come ci hanno mostrato le tragiche mareggiate che, alimentate dal ciclone mediterraneo Harry, tra il 20 e il 21 gennaio 2026 hanno colpito il sud Italia lasciando dietro di sé un bilancio pesantissimo per le coste di Calabria, Sicilia e Sardegna: 1,3 miliardi di euro è la stima approssimativa, che si teme lieviterà, della devastazione che ha colpito queste regioni. A tal riguardo è importante ricordare che circa 1.200 chilometri delle nostre coste sono fortemente soggetti a erosione con arretramenti medi superiori a 25 metri negli ultimi 50 anni, un fenomeno che riguarda il 42 per cento delle coste sabbiose, una minaccia concreta che mette in pericolo abitazioni, in alcuni casi interi centri abitati oltreché attività produttive e di ricezione turistica –:
se, stante l'acclarata situazione di fragilità di larga parte del territorio costiero italiano, si intenda assumere iniziative volte a superare la logica degli interventi emergenziali, che fino ad oggi hanno rappresentato la principale modalità di azione nella gestione degli eventi franosi, mediante l'adozione di un piano nazionale straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico delle coste italiane, prevedendo azioni puntuali nonché lo stanziamento di adeguate risorse gestite con una programmazione pluriennale, finalizzate alla difesa dell'abitato e delle attività che insistono sui territori interessati dalla minaccia di cedimenti delle falesie e di erosione dei litorali.
(4-06871)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
Le frane censite nell'Inventario dei fenomeni franosi in Italia (IffI) in regione Liguria sono 13.507, di cui 1.149 frane costiere. Per quanto riguarda la pericolosità per frane, il 14,6 per cento del territorio della Liguria è classificato a pericolosità elevata e molto elevata nei Piani di assetto idrogeologico – Pai.
Nella piattaforma Rendis in regione Liguria sono censiti 1.164 interventi, di cui 207 sulla costa: trattasi di dati estratti tenendo conto di un buffer dalla linea di costa di 500 metri al fine di considerare i soli interventi correlati alla protezione della fascia costiera; alcuni di questi interventi sono legati alla sistemazione di fenomeni di frana (13,8 per cento) o di alluvioni (19,5 per cento), mentre la maggioranza è stata realizzata per sistemazione o risoluzioni di problematiche legate all'erosione costiera o alle forti mareggiate che hanno caratterizzato il litorale ligure nel tempo (60 per cento).
Anche il piano del mare, approvato dal comitato interministeriale per le politiche del mare, riconosce la necessità di affrontare l'impatto dei cambiamenti climatici, come l'aumento del livello del mare e l'erosione costiera, che rappresentano una minaccia concreta per le abitazioni e le attività produttive. La logica di tale piano mira a un approccio multi-scalare e programmatico, proponendosi di elaborare piani di adattamento per la gestione della costa con l'inclusione di misure di contrasto all'erosione.
Per quanto riguarda il finanziamento degli interventi di difesa della costa, questi rientrano tra le categorie di dissesto interventi strutturali finanziabili nell'ambito delle programmazioni annuali del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica proposti dalle regioni e dalle province autonome, attraverso l'utilizzo del data base online Rendis (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo – Ispra) e selezionati secondo la procedura e i criteri stabiliti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 settembre 2021.
Tali criteri, tenendo conto, tra l'altro, della pianificazione svolta dalle competenti autorità di bacino distrettuali, in relazione al rischio da frana (piani di assetto idrogeologico – Pai) e al rischio da alluvioni (Piani di gestione del rischio da alluvioni – Pgra), prevedono anche la possibilità di individuare interventi di priorità regionale, per i quali sia attestata l'urgenza e l'indifferibilità dell'azione di messa in sicurezza, fino al limite del 20 per cento delle risorse stanziate.
In particolare, nell'ambito degli strumenti di programmazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico del Ministero dell'ambiente, dal 2010 a oggi sono stati finanziati n. 5 interventi di messa in sicurezza della costa rocciosa ligure, per un importo complessivo di euro 11.220.000,00, a carico delle risorse di bilancio ministeriali.
Nell'ambito della programmazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico del medesimo Ministero, per l'annualità 2026, avviata in data 7 aprile 2026, sono state attribuite alla regione Liguria risorse derivanti dal bilancio ministeriale per complessivi euro 9.789.730,71.
A testimoniare l'importanza che l'attuale Governo attribuisce al contrasto del dissesto idrogeologico, si segnala che, con l'articolo 29-bis del decreto-legge n. 13 del 24 febbraio 2023, sono stati attribuiti alla Presidenza del Consiglio dei ministri il coordinamento e il raccordo necessari per affrontare le situazioni di criticità ambientale delle aree urbanizzate del territorio nazionale interessate da fenomeni di esondazione e di alluvione. Per le competenze attribuite, il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare si avvale del dipartimento casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri, che opera in coordinamento con il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Successivamente il Governo, con l'articolo 22 del decreto-legge n. 44 del 22 aprile 2023 ha disposto l'istituzione, presso il Dipartimento Casa Italia, di una segreteria tecnico-amministrativa, composta da un contingente di personale in possesso di specifica ed elevata competenza, al fine di assicurare un adeguato supporto tecnico allo svolgimento dei compiti istituzionali in materia di contrasto del dissesto idrogeologico attribuiti alla competenza della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Si evidenzia, inoltre, che il Governo, tra le prime iniziative assunte, ha istituito nel dicembre 2022 un Gruppo di lavoro interministeriale per la pianificazione e la gestione dei fondi per la mitigazione del rischio idrogeologico. II gruppo ha concluso i propri lavori a fine 2023 elaborando una relazione finale nella quale sono state analizzate le principali criticità delle politiche di settore e formulate specifiche proposte di intervento. Sulla base degli esiti del Gruppo di lavoro, è stata avanzata una proposta normativa di revisione della politica di mitigazione del dissesto idrogeologico, in parte già accolta con il decreto-legge n. 153 del 2024.
Sempre nell'ambito del rafforzamento delle politiche per il contrasto al dissesto idrogeologico e del potenziamento del ruolo delle autorità di bacino, ho promosso un accordo per la coesione finanziato con risorse Fsc 2021-2027, volto alla definizione di un Piano nazionale di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico. L'iniziativa individua le Autorità di bacino distrettuale quali soggetti beneficiari, integrando la loro funzione pianificatoria con la gestione diretta degli interventi. Il programma mira a superare la frammentazione dei finanziamenti ordinari, spesso destinati a opere di dimensioni limitate, che non consentono un'efficace riduzione della pericolosità e della vulnerabilità territoriale.
Il dipartimento casa Italia, in qualità di amministrazione responsabile del sottoscrivendo accordo per la coesione, del valore di 470 milioni di euro a valere sul Fsc 2021-2027, ha individuato, insieme alle autorità di bacino, gli interventi prioritari per la messa in sicurezza del territorio. Tali interventi riguardano opere strutturali caratterizzate da importi sensibilmente più elevati rispetto alla programmazione ordinaria, concepite per produrre effetti più incisivi sulla resilienza dei territori esposti.
In coerenza a tale impostazione, si rappresenta, inoltre, che è in corso di istruttoria governativa apposito provvedimento normativo teso a dotare l'ordinamento di un piano nazionale, da elaborare con il concorso delle autorità di bacino distrettuali, avente ad oggetto interventi di maggiore rilevanza sul piano strategico nelle azioni di contrasto del dissesto idrogeologico.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
ROSATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani, con una popolazione di circa 400 mila abitanti e una superficie di 1.543 chilometri quadrati, presenta caratteristiche geografiche e infrastrutturali complesse: un'estensione che va dalla costa adriatica fino ai confini con la Basilicata, una ricca presenza di aree boschive e di macchia mediterranea, tre linee ferroviarie, l'intersezione delle autostrade A14 e A16, importanti arterie stradali come la strada statale 16 e la strada provinciale 2, grandi centri urbani con vaste zone industriali e artigianali, porti commerciali e da diporto, oltre alla presenza di due importanti depositi costieri di carburanti;
risulta all'interrogante che annualmente si registrano oltre 3.500 interventi da parte dei vigili del fuoco, un numero in costante crescita anche a causa del contributo negativo rappresentato dai fenomeni di delinquenza che attanaglia il territorio;
in un contesto così articolato, il soccorso tecnico urgente richiede risorse adeguate in termini di personale, tuttavia, sin dall'istituzione del comando provinciale, è stata segnalata un'errata classificazione del comando stesso, che ha comportato una sottostima delle dotazioni organiche e logistiche: nonostante il comando sia il più vasto e popoloso tra quelli della stessa categoria, risulta l'unico in Italia privo di un distaccamento permanente o volontario;
un primato negativo che incide pesantemente sull'efficacia e tempestività degli interventi. L'assenza di un distaccamento, infatti, comporta un aumento dei tempi di risposta, una maggiore esposizione al rischio per cittadini e operatori e un ricorso eccessivo al lavoro straordinario, con conseguente stress lavorativo e incremento del rischio infortuni;
un passo concreto e non più rinviabile è l'attivazione del distaccamento permanente nei pressi del casello autostradale di Canosa di Puglia, come già previsto dal Protocollo d'intesa tra Autostrade per l'Italia s.p.a. e il Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile;
tale distaccamento consentirebbe un incremento dell'organico di 33 unità, il potenziamento operativo dell'intero territorio provinciale, una riduzione dei tempi di intervento su scenari a rischio elevato come autostrade, porti, zone industriali e boschi, un alleggerimento del carico di lavoro straordinario per il personale in servizio;
si segnala che l'apertura di un presidio, come deciso dall'amministrazione, comporterebbe l'apertura del servizio ad intermittenza a causa della carenza strutturale di personale che, fin dalla nascita del comando, non è mai stata colmata: una carenza media del 20 per cento tra operativi e personale amministrativo, che incide ulteriormente sulla capacità operativa e sull'efficienza gestionale del comando;
attualmente il personale con grande difficoltà cerca di garantire la copertura di tutti i servizi assegnati; alla luce di ciò, è necessaria l'apertura di un distaccamento autostradale permanente, ritenendolo più adeguato rispetto a un semplice presidio temporaneo, al fine di garantire un servizio più efficace e continuativo;
tale scelta comporterebbe un significativo incremento dell'organico, contribuendo a colmare l'attuale carenza di personale, generato dal gap iniziale –:
se vi sia l'intenzione di procedere all'istituzione di un distaccamento autostradale permanente del Comando provinciale dei Vigili del fuoco della provincia di Barletta-Andria-Trani e in quali tempi.
(4-06051)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si evidenzia, preliminarmente, che la dotazione organica del corpo nazionale dei vigili del fuoco è ripartita tra le varie strutture territoriali sulla base di criteri che tengono conto delle effettive peculiarità delle singole realtà territoriali, alla luce dell'aggiornamento disposto con decreto del Ministro dell'interno del 6 giugno 2024, quali la specifica densità demografica, la presenza di insediamenti produttivi, le attività a rischio di incidente rilevante, le attività ricettive e, più in generale, le effettive condizioni di rischio presenti.
Per quanto riguarda il comando dei vigili del fuoco di Barletta-Andria-Trani – menzionato nell'interrogazione – nell'assicurare come le esigenze del predetto comando saranno tenute nella dovuta considerazione in occasione delle prossime assegnazioni di personale, sia in fase di attuazione delle procedure di mobilità sia di quelle concorsuali, si rappresenta che la dotazione organica effettiva del personale operativo è pari a 90 unità rispetto alle 102 previste dal menzionato decreto, specificamente distinte in 30 unità nella qualifica dei capo squadra-capo reparto, in 60 unità per quella dei vigili del fuoco.
Ad ogni modo, la carenza complessivamente registrata nel suddetto Comando potrà essere progressivamente superata grazie all'impegno messo in campo fin dall'insediamento di questo Governo, concretizzatosi nell'adozione di molteplici interventi normativi che hanno autorizzato assunzioni straordinarie, sia a titolo di ripianamento che di potenziamento dell'organico, con riferimento non soltanto al personale operativo, ma anche a quello tecnico professionale.
Si evidenzia, infatti, che già con la legge di bilancio per il 2023 sono state stanziate ingenti risorse per potenziare gli organici dei Vigili del Fuoco, oltre che delle Forze di Polizia, con fondi per 90 milioni di euro a partire dal 2023, 95 milioni per ciascuno degli anni 2024 e 2025 e ulteriori somme progressivamente aumentate fino a superare i 125 milioni a decorrere dal 2033. Tale inversione di tendenza rispetto al passato, connotato da tagli agli organici della sicurezza nel suo complesso, ha consentito di assicurare un significativo aumento delle dotazioni organiche del corpo nazionale, che continuerà ad essere al centro della linea di azione di questo Governo.
Si consideri, inoltre, come con l'ultima legge di bilancio è stata ripristinata anche per il personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco la percentuale piena del 100 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato da turn over per l'anno 2026, a dimostrazione dell'incessante impegno nell'azzerare progressivamente il divario tra cessazioni dal servizio e nuove assunzioni.
Più nel dettaglio, nel ruolo dei capo-squadra e capo-reparto del comando del menzionato capoluogo pugliese, si registra una carenza del 21 per cento, in linea con quella nazionale pari al 21,93 per cento, mentre nel ruolo dei vigili del fuoco la carenza è del 6,3 per cento rispetto all'8,6 per cento che si registra a livello nazionale. Complessivamente, la carenza del personale del ruolo tecnico professionale è di circa dieci punti al di sotto della media nazionale, ovvero 13,3 per cento rispetto al 23 per cento; inferiore è anche quella del personale operativo, attestandosi sul valore dell'11 per cento rispetto al 12,8 per cento nazionale.
Si assicura comunque che le esigenze del predetto comando saranno tenute nella dovuta considerazione in occasione delle prossime assegnazioni di personale, sia in fase di attuazione delle procedure di mobilità sia di quelle concorsuali.
In quest'ottica, si rappresenta che nel corso del 2026 è prevista complessivamente l'immissione in servizio di 1.000 allievi vigili del fuoco, che consentiranno di ripianare anche le carenze di organico connesse al turn over. A tal riguardo si segnala altresì che con l'ultima legge di bilancio è stata ripristinata anche per il personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco la percentuale piena del 100 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato da turn over per l'anno 2026.
Inoltre, è stato pubblicato nello scorso mese di ottobre il bando del concorso interno per la copertura di 1.031 posti per l'accesso alla qualifica di capo squadra, con decorrenza 1° gennaio 2025. Si segnala altresì che il 1° settembre 2025 sono iniziati i corsi di formazione per 79 direttivi logistico gestionali e 163 ispettori logistico gestionali, la cui assegnazione alle sedi di servizio è prevista entro il mese di marzo 2026. Oltre a ciò, il 22 ottobre 2025 è stato pubblicato il bando di concorso per 52 unità nel ruolo degli ispettori logistico gestionali, che saranno assegnate nel secondo semestre del 2026, e si sono recentemente concluse le procedure selettive per 23 direttivi informatici e per 30 ispettori informatici. Per i direttivi operativi, sono state già assegnate nelle sedi, dal decorso mese di dicembre, le 103 unità a conclusione del relativo corso di formazione; si è inoltre conclusa la procedura di mobilità per i neo-vicedirettori e sono stati assunti dal 29 dicembre scorso ulteriori 38 vicedirettori operativi. Tali iniziative consentiranno di ridurre al minimo le carenze di organico del corpo nazionale dei vigili del fuoco, incluso il comando di Barletta-Andria-Trani.
Per ciò che concerne la sede amministrativa del predetto comando, si evidenzia che a causa della carenza di spazi idonei all'interno della struttura operativa, essa è attualmente collocata presso i locali dell'ex orto botanico del comune di Barletta, adibiti a uffici. L'organico amministrativo risulta corrispondente alle previsioni teoriche del decreto ministeriale del 2024 nelle qualifiche degli ispettori antincendi e degli operatori, mentre presenta una carenza di due unità rispettivamente per i direttivi e gli ispettori logistico-gestionali.
In relazione all'iter per la realizzazione della nuova sede del comando di Barletta-Andria-Trani, si rappresenta che sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 22 luglio 2025 è stato pubblicato il bando per l'affidamento dei lavori per la sua costruzione presso l'area dell'ex mattatoio, di proprietà dello Stato, in via Andria a Barletta. Il predetto bando ha fissato il termine per il ricevimento delle offerte al 28 agosto 2025 e ha previsto la durata stimata dei lavori, al netto di eventuali imprevisti, dal febbraio 2026 al marzo 2028. Successivamente, in seguito alla richiesta di proroga inoltrata dall'agenzia nazionale costruttori edili (Ance), l'agenzia del demanio per la Puglia ha fissato come nuova scadenza per la presentazione delle offerte l'8 settembre 2025. Attualmente si è concluso l'iter per la valutazione delle offerte tecniche ed economiche da parte dell'agenzia del demanio in qualità di stazione appaltante.
Per quanto riguarda la necessità di garantire il soccorso tecnico urgente presso il casello autostradale di Canosa di Puglia – cui si fa riferimento nell'interrogazione – si evidenzia che, in conformità con il protocollo d'intesa sottoscritto tra la società autostrade per l'Italia e il corpo nazionale dei vigili del fuoco, è stata prevista l'istituzione di un presidio, in analogia a quanto già realizzato presso l'uscita Capodimonte della tangenziale di Napoli. A tal riguardo, autostrade per l'Italia ha concesso in comodato d'uso un'autopompa serbatoio e cinque container contenenti attrezzature d'intervento, inoltre è stata già avviata l'attività di formazione e informazione al personale operativo per l'utilizzo di tali, mezzi.
In merito alla sede logistica prevista dal protocollo, si è conclusa la fase di progettazione della struttura ma non sono state ancora definite le tempistiche per l'avvio e la conclusione dei lavori.
Con riferimento, infine, alla possibilità di trasformare il predetto presidio in un distaccamento permanente, si rappresenta che tale richiesta – sebbene considerata favorevolmente ai fini operativi – potrà essere valutata solo in occasione di successivi, ulteriori incrementi della dotazione organica del corpo nazionale dei vigili del fuoco, tenendo conto anche delle priorità rilevate in ambito nazionale.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Emanuele Prisco.
ROSATO, BONETTI e BENZONI. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
nelle giornate dal 22 al 27 settembre 2025 una parte della Lombardia è stata interessata da importanti precipitazioni con valori straordinari di quantità di pioggia che hanno superato in alcune località l'intera media mensile del mese di settembre, per il periodo di riferimento 2006-2020;
nelle prime 24 ore dell'evento eccezionale si sono registrate 470 operazioni di soccorso, in particolare nelle province di Milano, Monza e Brianza e Como, e il fiume Seveso ha superato in tutte le sezioni monitorate la soglia di allerta rossa: alla stazione di Cantù Asnago si è registrato un colmo di 2,32 metri, alla stazione di Paderno Dugnano-Palazzolo di 4,04 metri e alla stazione di Milano Niguarda di 4,92 metri;
si tratta dei livelli più alti mai registrati, superiori a quelli precedenti del 2014, che testimoniano l'eccezionalità di questi eventi e la severità dei danni provocati nei territori interessati;
la mattina del 22 settembre 2025 si è registrata l'esondazione del fiume con l'allargamento di diverse zone della città di Milano, la circolazione è rimasta bloccata per alcune ore nei quartieri Ca’ Granda, Niguarda, Isola e attorno a viale Zara e alcuni esercizi commerciali hanno dovuto proteggere gli accessi su strada con paratie e sacchi di sabbia;
l'esondazione ha riguardato tutta l'area metropolitana, in particolare il comune di Paderno Dugnano dove si è verificato anche il cedimento dell'argine, con gravi danni alle proprietà pubbliche e private e la necessità di sgombero per la messa in sicurezza di diversi cittadini;
mentre nella giornata di sabato 27 settembre 2025 è stata attivata la vasca di laminazione di Bresso per evitare una nuova esondazione a causa del proseguire delle intense precipitazioni in tutto l'hinterland milanese;
come testimoniato dai numerosi interventi dei vigili del fuoco e dai dati sopra riportati in merito al fiume Seveso, gli eventi hanno interessato le tre province in egual misura, tuttavia nella seduta del Consiglio dei Ministri del 5 novembre è stato dichiarato lo stato di emergenza, per la durata di dodici mesi, limitatamente al territorio della provincia di Como e dei comuni di Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Giussano, Lentate sul Seveso, Limbiate, Meda, Seveso e Varedo della provincia di Monza e Brianza;
inoltre, al fine di far fronte alle esigenze è stata stanziata la somma di 10.100.000 euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali, per le aree sopra indicate;
alla luce di quanto rappresentato non appaiono chiare, quindi, le motivazioni che hanno giustificato la decisione di restringere l'area interessata dalla dichiarazione dello stato di emergenza, individuata senza un preventivo confronto con gli enti locali di quelle province che hanno dovuto affrontare gli eventi calamitosi;
rimangono, infatti, esclusi dal provvedimento molti dei comuni tra i più colpiti dall'eccezionale maltempo, tra cui quello di Paderno Dugnano, nonostante le amministrazioni abbiano tempestivamente trasmesso la documentazione comprovante i danni subiti –:
se sia a conoscenza degli ingenti danni arrecati dagli eccezionali eventi atmosferici nelle giornate dal 22 al 27 settembre 2025 nella città metropolitana di Milano e quali siano gli elementi istruttori che hanno comportato l'esclusione dalla deliberazione dello stato di emergenza dei comuni dell'hinterland milanese particolarmente colpiti, tra cui la città di Paderno Dugnano;
se non ritenga di proporre una estensione del bacino territoriale di riferimento per lo stato di emergenza, atteso che le amministrazioni comunali interessate hanno tempestivamente trasmesso la documentazione comprovante i danni subiti dal maltempo;
se in funzione di tale estensione territoriale, non si ritenga di dover incrementare lo stanziamento di risorse inizialmente previsto nella deliberazione.
(4-06339)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi pervenuti, si rappresenta quanto segue.
Ai sensi dell'articolo 24 del codice della protezione civile, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o dell'autorità politica delegata in materia di protezione civile, formulata anche su richiesta del presidente della regione o provincia autonoma interessata e comunque acquisitane l'intesa, delibera lo stato d'emergenza di rilievo nazionale al verificarsi degli eventi che, a seguito di una valutazione speditiva svolta dal dipartimento della Protezione civile sulla base dei dati e delle informazioni disponibili e in raccordo con le regioni e province autonome interessate, presentano i requisiti di cui all'articolo 7, comma 1, lettera c), del medesimo codice ovvero nella loro imminenza.
La delibera fissa la durata dello stato di emergenza e ne determina l'estensione territoriale con riferimento alla natura e alla qualità degli eventi, autorizzando l'emanazione delle ordinanze di protezione civile e individuando le prime risorse finanziarie da destinare all'avvio delle attività di soccorso e assistenza alla popolazione e degli interventi più urgenti, nelle more della ricognizione in ordine agli effettivi fabbisogni.
Rimane ferma la competenza del Consiglio dei ministri ad individuare, a seguito della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento calamitoso, effettuata congiuntamente dal dipartimento della protezione civile e dalle regioni e province autonome interessate, sulla base di una relazione del capo del dipartimento della protezione civile, le ulteriori risorse finanziarie necessarie per il completamento delle attività di cui all'articolo 25, comma 2, lettere a), b) e c), del codice della protezione civile e per l'avvio degli interventi più urgenti di cui alla lettera d) del medesimo comma 2.
Alla stregua di tale quadro normativo, con particolare riferimento agli eventi oggetto di interrogazione, si osserva che il presidente della regione Lombardia, con note del 26 settembre 2025 e del 10 ottobre 2025, ha chiesto di fronteggiare con mezzi e poteri straordinari la situazione di emergenza determinatasi a seguito degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal 10 settembre 2025 nel territorio della regione Lombardia, rappresentando, per l'attuazione delle prime misure urgenti funzionali a fronteggiare la situazione emergenziale, apposito fabbisogno preliminare per il territorio della provincia di Como e dei comuni di Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Giussano, Lentate sul Seveso, lambiate. Meda, Seveso, e Varedo della provincia di Monza e della Brianza.
Sulla base dei dati forniti dalla regione, nonché degli esiti dei sopralluoghi svolti nei giorni 14 e 15 ottobre 2025 dal personale degli uffici tecnici del dipartimento nazionale della protezione civile, insieme ai tecnici della medesima regione e degli enti locali maggiormente interessati, nelle località ritenute, dalla citata amministrazione, più rappresentative e significative degli scenari di danno connessi con i fenomeni avversi, secondo quanto relazionato dal Capo del dipartimento nazionale della protezione civile, si è ritenuto che gli eventi fossero stati tali da trascendere le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria rendendosi, quindi, necessario l'utilizzo dei mezzi e poteri straordinari di cui agli articoli 24 e 25 del decreto legislativo n. 1 del 2018 solo per il territorio della provincia di Como interessato dagli eventi verificatisi nei giorni dal 10 al 13 settembre 2025 e per la stessa provincia di Como e il territorio dei comuni di Barlassina, di Bovisio Masciago, di Cesano Maderno, di Giussano, di Lentate sul Seveso, di Limbiate, di Meda, di Seveso e di Varedo della provincia di Monza e della Brianza interessato dagli eventi verificatisi nei giorni dal 22 al 27 settembre 2025.
In particolare, gli eventi meteorologici avevano determinato una grave situazione di pericolo per l'incolumità delle persone, causando colate detritiche, allagamenti, danneggiamenti alle infrastrutture viarie, a edifici pubblici e privati, alla rete dei servizi essenziali e alle opere di difesa idraulica. Ciò posto, il dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri ha ritenuto che la regione potesse fare fronte alle esigenze più immediate con la somma di euro 10.100.000,00, ritenuta congrua con riferimento ai fabbisogni più urgenti di cui alle citate lettere a) e b), dell'articolo 25 del decreto legislativo n. 1 del 2018, ritenuti ammissibili a seguito dell'istruttoria tecnico-amministrativa condotta per i relativi territori.
Alla luce della valutazione svolta dal dipartimento della protezione civile, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 5 novembre 2025, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale, per la durata di dodici mesi, in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi, nei giorni dal 10 al 13 settembre 2025 nel territorio della provincia di Como e dal 22 al 27 settembre 2025 nel territorio della provincia di Como e dei comuni di Barlassina, di Bovisio Masciago, di Cesano Maderno, di Giussano, di Lentate sul Seveso, di Limbiate, di Meda, di Seveso e di Varedo della provincia di Monza e della Brianza, stanziando, per l'attuazione dei primi interventi, nelle more della valutazione dell'effettivo impatto dell'evento, euro 10.100.000,00, per l'attuazione degli interventi di cui all'articolo 25, comma 2, lettere a) (soccorso e assistenza alla popolazione) e b) (ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche), del medesimo decreto legislativo.
Agli esiti degli ulteriori approfondimenti circa l'effettivo impatto degli eventi, secondo quanto previsto dal comma 2, dell'articolo 24 del decreto legislativo n. 1 del 2018, potrà essere valutata l'eventualità di una o più deliberazioni del Consiglio dei ministri per il completamento delle attività di cui all'articolo 25, comma 2, lettere a), b) e c), del codice della protezione civile e per l'avvio degli interventi più urgenti di cui alla lettera d) del medesimo comma 2.
Inoltre, si rileva che la regione Lombardia, con decreto presidenziale n. 425 del 22 dicembre 2025, ha dichiarato lo stato di emergenza regionale ai sensi dell'articolo 24, comma 9, del decreto legislativo 2 gennaio 2018,41? 1, e dell'articolo 21 della legge regionale 29 dicembre 2021, n. 27, in conseguenza degli eventi eccezionali verificatisi nei giorni dal 10 al 13 settembre 2025 e dal 22 al 27 settembre 2025. Successivamente, con nota del 30 gennaio 2026, la regione Lombardia ha presentato la richiesta di accesso al fondo regionale di protezione civile di cui all'articolo 45 del medesimo decreto legislativo n. 1 del 2018 per i territori colpiti dai suddetti eventi e non rientranti nell'ambito della dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale di cui alla delibera del Consiglio dei ministri del 5 novembre 2025: la richiesta regionale ha riguardato anche il territorio della città metropolitana di Milano.
A seguito dell'istruttoria condotta dal dipartimento della protezione civile, con decreto a mia firma del 26 marzo 2026 è stata disposta la ripartizione delle risorse del fondo regionale di protezione civile complessivamente disponibili per l'anno 2025, pari ad euro 12 milioni, destinate al concorso agli interventi e alle misure diretti a fronteggiare esigenze urgenti conseguenti a eventi per i quali sia stata dichiarata o riconosciuta un'emergenza di rilievo regionale: tale decreto interessa anche la regione Lombardia per i suddetti eventi verificatisi nei giorni dal 10 al 13 settembre 2025 e dal 22 al 27 settembre 2025, per un ammontare pari a euro 1.280.387,00.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
ROSATO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in materia di giustizia civile il PNRR ha tre obiettivi da conseguire entro giugno 2026: la riduzione della durata media dei procedimenti civili del 40 per cento rispetto a quelli registrati nel 2019, l'abbattimento delle pendenze del 90 per cento rispetto a quelle esistenti al 31 dicembre 2022 e l'estensione dell'ambito applicativo della mediazione quale strumento di risoluzione alternativa delle controversie. Tuttavia, secondo il monitoraggio del Ministero della giustizia del 28 marzo 2025, a dicembre 2024 si è registrato un aumento della durata media dei procedimenti civili, con un andamento particolarmente critico in alcune Corti d'appello;
alla luce di tali dati, nell'agosto 2025 è stato adottato il decreto-legge 8 agosto 2025, n. 117, convertito con modificazioni dalla legge n. 148 del 2025 che ha previsto l'istituzione di una task force composta da 500 giudici incaricati di smaltire da remoto almeno 25 mila procedimenti civili. Tuttavia, l'adesione all'iniziativa è risultata estremamente limitata: solo 212 magistrati hanno presentato domanda e, a seguito dello scrutinio, sono state ritenute valide appena 165 candidature. Un numero così esiguo di giudici impiegati comporta inevitabilmente una drastica riduzione dei procedimenti effettivamente smaltibili attraverso tale strumento. Ne consegue che il raggiungimento degli obiettivi fissati dal PNRR, che prevedono la conclusione di circa 235 mila processi entro il 30 giugno 2026, appare allo stato del tutto irrealistico. In questo contesto si inserisce anche il secondo interpello promosso dal Consiglio Superiore della Magistratura, con scadenza al 3 novembre 2025, volto a rafforzare lo smaltimento del contenzioso civile da remoto;
parallelamente, con la riforma Cartabia, a decorrere dal 30 giugno 2023 sono entrate in vigore le modifiche normative finalizzate al potenziamento della mediazione quale strumento di gestione stragiudiziale dei conflitti. Nonostante ciò, alcune materie caratterizzate da un elevato potenziale di contenzioso non risultano ancora incluse tra quelle soggette a mediazione obbligatoria. Tra queste rientrano i contratti di appalto di lavori, servizi e forniture, ambito nel quale si registra un contenzioso particolarmente rilevante, anche in relazione agli interventi di ristrutturazione edilizia incentivati dal regime fiscale del cosiddetto Superbonus 110. Appare pertanto indispensabile prevedere l'obbligatorietà della mediazione anche per i contratti di appalto per lavori privati, e non soltanto per i contratti di prestazione d'opera;
ulteriori materie che potrebbero risultare strategiche ai fini deflattivi sono le controversie in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, nonché quelle aventi ad oggetto gli aspetti patrimoniali delle separazioni personali e dei divorzi. In tali ambiti, la natura disponibile dei diritti coinvolti e l'elevata frequenza dei conflitti rendono particolarmente utile un ricorso più sistematico alla mediazione, anche in coordinamento con la disciplina della negoziazione assistita;
sebbene l'ordinamento consenta ai giudici di disporre l'invio in mediazione anche nelle controversie per le quali la procedura non è obbligatoria, tale facoltà risulta ancora scarsamente utilizzata;
come riportato da un articolo de Il Sole 24 Ore, a giugno 2024 gli importi riconosciuti a titolo di bonus mediazione ammontavano ad appena lo 0,4 per cento dei fondi stanziati per il 2023, lasciando inutilizzato il 99,6 per cento delle risorse disponibili, verosimilmente anche a causa di una carente informazione rivolta al pubblico –:
alla luce dei risultati esposti in premessa, quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare, con la massima urgenza, per il raggiungimento degli obiettivi PNRR ed in particolare per favorire l'estensione della mediazione obbligatoria alle altre materie vertenti su diritti disponibili e trattabili nel giudizio ordinario e il ricorso sistematico alla mediazione demandata nei procedimenti civili ad elevata mediabilità, anche con riferimento ai giudizi già in corso di trattazione che dovessero essere interessati dall'eventuale introduzione di nuove condizioni di procedibilità, nonché se intenda avviare un'adeguata campagna informativa sugli incentivi fiscali previsti in materia di mediazione civile e commerciale.
(4-06615)
Risposta. — L'interrogazione in esame richiama il tema, caro al Governo, dello stato di attuazione degli obiettivi PNRR sul fronte della giustizia civile.
Innanzitutto preme rimarcare che il raggiungimento dei target previsti dal piano ha rappresentato una delle priorità dell'azione di questo Governo sin dal suo insediamento.
Al progetto sono state dedicate da subito ingenti risorse, umane e materiali, e grazie al lavoro sinergico ed incessante di tutti gli operatori del servizio giustizia è stato possibile raggiungere risultati che all'inizio apparivano difficilmente conseguibili.
Gli ultimi dati consentono di affermare che, dopo il raggiungimento dell'obiettivo intermedio, anche quello finale sullo smaltimento delle pendenze civili, con deadline al 30 giugno prossimo, sarà senz'altro raggiunto.
I dati ufficiali al 31 dicembre 2025 mostrano infatti che l'abbattimento dell'arretrato civile pendente al 31 dicembre 2022 si attestava su una riduzione dell'86,1 per cento presso i Tribunali e dell'86,7 per cento presso le corti d'appello.
Si continua a lavorare alla riduzione del Disposition Time civile, che al 31 dicembre 2025 registrava un ulteriore significativo abbassamento rispetto al livello raggiunto nel 2024.
A questo scopo nei mesi scorsi sono state adottate ulteriori misure straordinarie, che si aggiungono a quelle già assunte nel 2025.
Con il decreto-legge 19 del 19 febbraio di quest'anno infatti, di cui è stata appena approvata da entrambi i rami del Parlamento la legge di conversione, sono state previste nuove misure funzionali a consentire il raggiungimento degli obiettivi PNRR anche sul fronte della giustizia.
In particolare, è stata prevista la possibilità per i magistrati già applicati da remoto in forza della misura introdotta la scorsa estate e che abbiano definito anche i secondi cinquanta procedimenti assegnati, di rendersi disponibili a definirne altri cinquanta.
Sono state poi introdotte misure procedurali finalizzate a contrastare il fenomeno delle pendenze processuali non collegate ad un'effettiva attività di definizione giurisdizionale.
È stata inoltre prevista la possibilità per i magistrati in pensione con meno di settantacinque anni di contribuire al programma di smaltimento dei procedimenti civili arretrati.
Sebbene l'adesione all'iniziativa da parte dei magistrati sia stata inferiore a quella sperata, il contributo dato da quelli offertisi, insieme alle ulteriori misure straordinarie previste lo scorso anno, ha fatto registrare, già nei primi due mesi del 2026, un incremento delle definizioni del 25 per cento nei Tribunali e del 18 per cento nelle corti d'appello.
L'auspicio è che gli uffici giudiziari mantengano l'indice di smaltimento raggiunto nel 2025, così che si possa traguardare il 30 giugno prossimo con l'abbattimento del Dt nella misura prevista dal Piano.
Ma l'impegno per l'efficientamento della giustizia civile proseguirà anche dopo la scadenza del PNRR ed è per questo che gli uffici del Dicastero stanno lavorando per stabilizzare e, se possibile, migliorare ulteriormente gli effetti prodotti dal Piano, mettendo a sistema le esperienze maturate in questi anni.
In quest'ottica si inserisce la massiccia stabilizzazione degli addetti all'ufficio per il processo, prevista a partire dal prossimo mese di luglio, con un notevole impegno economico che attingerà a risorse nazionali.
Inoltre, proseguirà incessante l'analisi dei risultati prodotti dalle misure già adottate anche sul fronte della mediazione, obbligatoria e demandata. Per questo il Ministero ha istituito, nell'ambito del Comitato tecnico-scientifico per il monitoraggio sull'efficienza della giustizia civile, un gruppo di lavoro dedicato proprio alla valutazione dell'impatto deflattivo sul contenzioso civile degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie (le cosiddette Adr).
Il mandato è quello di analizzare i dati prodotti dall'osservazione dell'andamento di tali procedimenti nelle diverse materie e di valutarne una eventuale implementazione.
È infatti un circolo virtuoso che si autoalimenta quello innescato dalle Adr: l'effetto deflattivo sul contenzioso imprime un'accelerazione alle definizioni giudiziali, che a sua volta disincentiva i comportamenti ostruzionistici delle parti, favorendo la conciliazione stragiudiziale della lite, con conseguente ulteriore contrazione del contenzioso.
E una giustizia più veloce ed efficiente vuol dire più investimenti nel nostro Paese e, in generale, più benessere per tutti, cittadini ed imprese.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
SOTTANELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il polo siderurgico di Piombino costituisce un asset industriale di rilievo strategico nazionale, anche in virtù della presenza dell'unico impianto italiano per la produzione di rotaie ferroviarie e di importanti siti per la lavorazione di prodotti piani. Tuttavia, tale territorio, vive da oltre dodici anni una condizione di crisi industriale complessa, con pesanti ricadute occupazionali e sociali non più sostenibili attraverso il solo ricorso agli ammortizzatori sociali;
nel 2018 il gruppo indiano Jsw Steel ha acquisito Aferpi, assumendo impegni formalizzati nell'Accordo di programma del luglio 2018 che prevedevano la ripresa della produzione di acciaio a Piombino. A oggi non risulta avviata la produzione di acciaio secondo gli impegni mentre l'attività continua a basarsi prevalentemente sull'importazione di semiprodotti (blumi) dall'estero. L'introduzione dei meccanismi europei di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) ha comportato un significativo aumento dei costi di approvvigionamento, con effetti negativi sulla sostenibilità economica e sulla competitività della produzione di rotaie. Non risulta presentato un piano industriale credibile e vincolante, mentre prosegue il ricorso alla cassa integrazione, recentemente rinnovata;
Metinvest Adria S.p.A., invece, ha rilevato le concessioni demaniali per le aree industriali di Ischia di Crociano, con l'obiettivo di realizzare un nuovo impianto siderurgico «green» basato su forno elettrico per la produzione di coils, con una ricaduta occupazionale stimata in circa 1.000 unità. Il progetto richiede numerosi passaggi autorizzativi e il coordinamento con le infrastrutture logistiche del porto di Piombino. In data 20 novembre 2025 il Consiglio dei ministri ha dichiarato tale progetto di «preminente interesse strategico nazionale», rendendolo soggetto alle procedure previste dalla legge n. 136 del 2023 con la nomina di un commissario straordinario;
lo stabilimento Liberty Magona, infine, è stato interessato negli ultimi anni da blocchi produttivi, ritardi nelle retribuzioni e incertezza occupazionale. Liberty Steel aveva acquisito il sito nell'ambito delle dismissioni imposte dalla Commissione europea nel 2018 ad ArcelorMittal. Nel corso del 2025 si è sviluppata una trattativa per la cessione dello stabilimento al gruppo Trasteel, operatore interessato a un progetto di rilancio industriale, con un accordo preliminare raggiunto a fine 2025 e da allora lo stabilimento risulta sostanzialmente fermo. La rapida conclusione della cessione appare condizione essenziale per salvaguardare occupazione e continuità produttiva;
l'integrazione tra il futuro impianto Metinvest e il sito ex Magona, potrebbe costituire un tassello fondamentale per la costruzione di una filiera siderurgica integrata a Piombino –:
quali siano le valutazioni, per quanto di competenza, in ordine al mancato rispetto degli impegni assunti da Jsw nell'Accordo del 2018 e quali iniziative di competenza intendano adottare, anche in considerazione della presenza di capitale pubblico, al fine di garantire l'attuazione di un piano industriale credibile e vincolante;
se siano allo studio interlocuzioni con altri soggetti industriali per individuare soluzioni alternative o integrative di rilancio del sito siderurgico;
quali siano gli effetti stimati dei meccanismi Cbam sui costi di approvvigionamento e sulla competitività della produzione di rotaie nello stabilimento di Piombino;
quale sia l'onere sostenuto dalla finanza pubblica per il ricorso alla cassa integrazione presso Jsw;
a che punto siano l'iter autorizzativo del nuovo impianto promosso da Metinvest Adria S.p.A. e le procedure di nomina del commissario straordinario;
quale sia lo stato aggiornato della trattativa e le tempistiche di completamento per la cessione dello stabilimento al gruppo Trasteel e se, per quanto di competenza, abbiano richiesto o esaminato un piano industriale dettagliato da parte di Trasteel;
quali iniziative di competenza intendano assumere per accelerare la transizione proprietaria e gestionale e per garantire la continuità occupazionale dei lavoratori attualmente interessati da ammortizzatori sociali;
se siano in corso azioni di coordinamento per favorire l'integrazione industriale tra i diversi progetti presenti nel polo siderurgico di Piombino.
(4-07046)
Risposta. — In risposta ai quesiti posti dall'interrogante, per quanto di diretta competenza di questo Ministero, si rappresenta che il 14 maggio scorso si è tenuto un confronto tra il Ministro Urso e il sindaco Ferrari sullo stato di avanzamento dei principali dossier industriali legati al polo siderurgico di Piombino: Metinvest, JSW e Liberty Magona.
In quell'occasione, il Ministro ha fatto il punto della situazione sul dossier JSW Steel Italy, rappresentando che prosegue il confronto con l'azienda e con le altre istituzioni nazionali e locali coinvolte, con significativi passi avanti nella definizione dell'accordo di programma con il gruppo JSW, di prossima sottoscrizione, ai sensi dell'articolo 252-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Attraverso il confronto costante con le parti sottoscrittrici dell'accordo di programma, il Ministero delle imprese e del made in Italy sta svolgendo un complesso lavoro di definizione degli impegni e degli obblighi che le stesse devono assumere – con riferimento ai previsti investimenti, alle opere e attività di prevenzione e messa in sicurezza, agli impegni occupazionali, agli interventi infrastrutturali e alle concessioni demaniali – in modo da assicurare l'efficace operatività dell'accordo medesimo e monitorarne l'attuazione.
L'accordo di programma è finalizzato all'attuazione del progetto integrato di messa in sicurezza e sviluppo industriale sulle aree industriali di Piombino. Il nuovo piano di riconversione industriale presentato dalla società JSW dovrà coordinarsi con l'intervento pubblico di messa in sicurezza operativa della falda, la cui attuazione è affidata a Invitalia, nonché con il progetto integrato di reindustrializzazione e messa in sicurezza ambientale della Metinvest Adria s.p.a.
Anche il dossier Metinvest è stato oggetto dell'incontro del 14 maggio scorso, in occasione del quale sono stati illustrati i significativi passi avanti compiuti per questo investimento, soprattutto alla luce dell'approvazione dell'articolo 8, comma 4-ter, legge 22 maggio 2026, n. 88 (legge di conversione del decreto fiscale), che stanzia 92 milioni di euro di risorse del Ministero delle imprese e del made in Italy per il completamento della banchina nord del porto di Piombino. Si tratta di un'infrastruttura fondamentale per la piena realizzazione degli investimenti industriali previsti nell'area, funzionale sia alla nuova acciaieria elettrica di Metinvest Adria, sia al rilancio dello stabilimento JSW Steel Italy, oltre che alla complessiva reindustrializzazione del polo siderurgico.
La Metinvest Adria s.p.a. sta proseguendo nella realizzazione del Progetto come da Accordo di Programma sottoscritto, che prevede la costruzione di un'acciaieria ecosostenibile per la produzione di prodotti finiti in acciaio (cosiddetti coils), con la realizzazione di due forni elettrici ad arco EAF e relativa messa in esercizio entro l'ultimo trimestre del 2028. Tale progetto è stato dichiarato di «preminente interesse strategico nazionale» da parte del Consiglio dei ministri ed è stata prevista la nomina di un commissario straordinario per accelerarne l'attuazione.
A tale riguardo, si rappresenta che le istanze di contratto di sviluppo relative al polo siderurgico di Piombino, presentate rispettivamente dalle società Metinvest Adria Spa e JSW Steel Italia Piombino spa, sono in iter di valutazione istruttoria.
In particolare, i progetti di investimento JSW hanno ad oggetto la ridefinizione, in ottica di sostenibilità ambientale, delle linee di laminazione e di produzione dei semilavorati e dell'installazione di un nuovo impianto per l'indurimento della testa della rotaia, non previsto nell'attuale configurazione impiantistica. Mentre il progetto di sviluppo industriale Metinvest, come riferito, ha come obiettivo strategico lo sviluppo, la costruzione, la proprietà, l'esercizio e la manutenzione di un impianto altamente sostenibile per la produzione di prodotti finiti di acciaio ottenuti dalla trasformazione di materiali ferrosi – quali rottami di acciaio, ghisa, ferro preridotto, eccetera – in coils laminati a caldo, soggetti ad ulteriori lavorazioni.
Per quello che riguarda la tematica delle tutele occupazionali, l'accordo di programma con JSW prevede anche il ricollocamento degli addetti del Gruppo alle dipendenze della società Metinvest Adria s.p.a. Nelle more della sottoscrizione dell'Accordo e in attesa che il ricollocamento abbia luogo, si ricorda che, il 27 gennaio scorso, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato sottoscritto il verbale di accordo con il quale è stata disposta la proroga della cassa integrazione straordinaria per i 1256 addetti della società JSW Steel Italy, fino al 7 gennaio 2027. Durante il periodo di proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria la regione Toscana si è impegnata ad attivare specifiche misure di politica attiva del lavoro.
Ovviamente, resta valido il richiamo all'accordo quadro – sottoscritto lo scorso 10 luglio 2025, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy; dalle organizzazioni sindacali, da JSW Steel Italy e da Metinvest Adria – contenente gli impegni dei due soggetti investitori riguardo alla continuità occupazionale del bacino degli occupati di Piombino.
Per quanto riguarda Liberty Magona, infine, informo che ogni aggiornamento sarà dato all'esito dei lavori del tavolo istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy.
Il Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
STEFANAZZI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
Versalis è la società chimica del gruppo Eni impegnata nei settori della petrolchimica e che opera a livello nazionale e internazionale nei settori della chimica di base e degli intermedi, delle materie plastiche, delle gomme e della chimica da fonti rinnovabili;
lo stabilimento di Brindisi è, da decenni, centrale nell'ambito del ciclo industriale di Eni Versalis;
Brindisi dispone di uno degli impianti per la produzione di cracking più moderni d'Europa. Tale impianto nell'ambito del piano di razionalizzazione annunciato da Eni e che di fatto comporta un abbandono della chimica di base, sarà chiuso il prossimo aprile;
il cracking è un processa chimico fondamentale nel settore petrolchimico e cruciale per la produzione di migliaia di prodotti commercialmente richiesti, come benzine, solventi e gas combustibili, nonché per ottenere propilene, etilene e altri idrocarburi leggeri, che sono le materie prime utilizzate per produrre polipropilene, polietilene e PVC, ossia ogni tipo di plastica, per condizioni e settori diversi, indispensabili per ogni tipo di manifattura: dall'edilizia all'automotive, dall'alimentare al biomedicale, dall'agricoltura alla moda;
come sottolineato da più parti, la chiusura di questi impianti rischia di interrompere una filiera fortemente integrata e altamente specializzata, mettendo a rischio la qualità e la competitività del prodotto italiano, e generando nuove forme di dipendenza produttiva e commerciale con multinazionali estere;
la chiusura dell'impianto rischia di privare l'area di Brindisi del principale attrattore industriale che, negli ultimi 20 anni, ha permesso la creazione di un polo industriale della chimica;
anche le parti sociali hanno ripetutamente espresso contrarietà verso la chiusura per le devastanti conseguenze sociali che potrebbero derivarne, sia per i lavoratori diretti dello stabilimento brindisino, sia per le dipendenze delle imprese dell'indotto;
secondo quanto si apprende da fonti sindacali, Eni avrebbe prospettato la realizzazione per il 2028 di una giga factory, in joint venture con la società Seri Industrial in un'area attualmente libera, adiacente agli impianti di cracking;
la regione Puglia ha espresso forte preoccupazione per la vertenza riguardante la riconversione dello stabilimento Eni Versalis di Brindisi, chiedendo un rinvio della chiusura dell'impianto e proponendo il mantenimento in attività dello stesso nelle more della realizzazione della giga factory;
l'area di Brindisi è già da anni oggetto di una forte crisi industriale e occupazionale –:
se e quali iniziative intendano adottare per salvaguardare i livelli occupazionali dello stabilimento Versalis di Brindisi;
se intendano, coerentemente con quanto proposto dai sindacati e dalla regione Puglia, sostenere le ragioni di una coesistenza tra l'attuale impianto per il cracking e la realizzazione della giga factory e, nel caso, quali iniziative intendano promuovere a tal fine, ovvero se intendano fornire le motivazioni della contrarietà del Governo a tale ipotesi.
(4-04199)
Risposta. – In risposta ai quesiti posti dagli interroganti con le interrogazioni in esame, in primo luogo è opportuno ricordare che l'intera chimica europea sta attraversando un periodo di difficoltà, per una serie di fattori contingenti e strutturali, tra i quali: l'aumento dei costi energetici e delle materie prime, la sovracapacità produttiva e la concorrenza sleale di Paesi extra-Ue, in contrapposizione con la stringente normativa europea.
Per questo motivo, in sede europea, il Governo ha presentato, con la Francia, il non paper per il rilancio del settore chimico. La Commissione si è dichiarata aperta a discutere della proposta promossa dall'Italia e le azioni suggerite nel non paper sono state riprese nel Piano d'azione per l'industria chimica europea.
È nata poi l'alleanza europea per la chimica, alla quale l'Italia partecipa con ruoli di governance, a testimonianza dell'importanza che il Governo assegna a questo settore. L'alleanza sta lavorando per portare all'attenzione della Commissione, nei prossimi due mesi, le prime proposte concrete da tradurre poi in norme.
A livello nazionale, il Governo è intervenuto a sostegno dello sviluppo della chimica green, anche al fine di accelerare il riposizionamento della filiera produttiva, assicurando i tre obiettivi di sostenibilità: ambientale, economica e sociale.
L'Italia sta anche lavorando per ottenere una revisione del sistema Ets, volta a proteggere le produzioni critiche, frenare il crescente depauperamento delle catene del valore della chimica e garantire la decarbonizzazione, salvaguardando la competitività. Infatti, l'industria della chimica è altamente energivora e il sistema Ets opera oggi in un contesto sempre più complesso, in cui il prezzo della CO2 incide direttamente sui costi di produzione, sulla competitività industriale e sulla sostenibilità degli investimenti nella transizione energetica. Con l'attuale sistema Ets si corre il rischio di non incentivare la decarbonizzazione, ma piuttosto di generare costi aggiuntivi per la nostra industria. Pertanto, l'Italia ha chiesto che la futura revisione dell'Ets tenga conto delle condizioni realistiche di transizione industriale, rafforzando il coordinamento tra carbon pricing, politica industriale, decarbonizzazione industriale, capacità di investimento e strumenti finanziari, in modo da garantire una transizione climaticamente ambiziosa ma economicamente sostenibile per il sistema industriale europeo.
Per quello che riguarda le azioni in corso a livello nazionale sugli stabilimenti in parola, si rappresenta che, presso il Mimit, è attivo il tavolo dedicato a Eni Versalis, che ha portato a un protocollo di riconversione, sottoscritto presso lo stesso Mimit il 10 marzo 2025 dalle parti interessate (esclusa la Cgil). Si tratta di un piano di riconversione verso la chimica green, che mira al recupero della competitività delle imprese del settore e porrà il nostro Paese all'avanguardia in Europa. Esso prevede, nel complesso, due miliardi di investimenti e la riduzione del 40 per cento dell'emissione di CO2 in Italia da parte dell'azienda.
Il Protocollo contiene anche gli impegni dell'azienda a garantire la continuità degli approvvigionamenti delle imprese utilizzatrici, il supporto alle imprese locali nella loro riconversione industriale e la riqualificazione professionale del personale, funzionale a mantenere gli attuali livelli occupazionali e, in prospettiva, incrementarli. Come ha detto il Ministro Urso, si tratta di un esempio di come si possa governare la transizione ambientale senza pregiudicare le attività produttive e l'occupazione.
In particolare, il protocollo prevede che a Priolo venga realizzata una bioraffineria per la produzione di biofuel e il primo impianto di taglia industriale di riciclo chimico delle plastiche. A Ragusa, il sito verrà convertito in un centro polifunzionale di competenza e specializzazione a supporto delle filiere della bioraffineria, con l'obiettivo di creare, in Sicilia, il Polo del combustibile green. A Brindisi, è stato previsto l'avvio di una gigafactory di accumulatori stazionari di stoccaggio in batterie di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, fondamentali per lo sviluppo della filiera green nel nostro Paese. Ad ogni modo, sarà tenuto in manutenzione l'impianto di etilene, pronto a riprendere la produzione ove si creassero migliori condizioni di mercato, soprattutto nel caso in cui avesse successo l'azione di revisione normativa che il Governo sta portando avanti in Europa.
Il 27 marzo 2025 è stato altresì sottoscritto con la Regione Siciliana un Addendum al protocollo del 10 marzo, nell'ambito del quale sono state definite maggiori garanzie occupazionali per gli addetti dei siti Versalis in riconversione di Priolo e Ragusa e per gli addetti delle imprese dei rispettivi indotti. In particolare, l'Addendum definisce l'impegno al mantenimento degli attuali livelli occupazionali di tali siti, comprensivi del personale diretto e dell'indotto impiegato sia nella fase di transizione, in cui si svolgeranno le attività di decommissioning, sia in quelle di realizzazione delle nuove iniziative progettuali. Inoltre, esso definisce l'impegno a sostenere la riqualificazione delle aziende dell'indotto impiegate presso gli stabilimenti.
Il Ministero delle imprese e del made in Italy ha, altresì, istituito un tavolo di coordinamento che avrà la funzione di monitorare l'attuazione degli impegni assunti dell'azienda.
Ancora, si rappresenta che, il 28 aprile scorso, ha avuto luogo un incontro, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, tra il Ministro Urso e il responsabile della trasformazione industriale di Eni, in occasione del quale è stato fatto un aggiornamento sull'attuazione del piano di riconversione industriale dei siti Versalis in Puglia e Sicilia, con un focus sul futuro del polo pugliese e del relativo impianto di cracking.
In particolare, Eni ha evidenziato come il Piano di trasformazione e riconversione industriale stia avanzando nel pieno rispetto del cronoprogramma definito dal protocollo sottoscritto il 10 marzo 2025.
A valle dell'incontro con i vertici di eni, il Ministro Urso ha avuto anche un confronto con l'assessore allo sviluppo economico e al lavoro della regione Puglia, che ha confermato un incontro con i rappresentanti di Eni sul tema della riconversione di Brindisi, al fine di valutare anche la formalizzazione di un addendum al protocollo da parte della regione.
Per il 25 giugno prossimo, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha convocato un nuovo incontro del Tavolo Versalis, per verificare l'avanzamento del piano di riconversione e condividere soluzioni che assicurino la tutela dell'occupazione e il mantenimento della capacità produttiva strategica dei siti, rafforzandone le prospettive industriali.
Per quanto riguarda le richieste relative alla vertenza dello stabilimento chimico-farmaceutico Euroapi di Brindisi, ricordo che presso il Ministero delle imprese e del made in Italy sono aperti 43 Tavoli di crisi attivi e 33 in monitoraggio, durante i quali si propongono interventi utili per il superamento delle specifiche situazioni di crisi.
Come noto, ogni singolo tavolo può essere avviato, sussistendone i profili di competenza, a seguito di richiesta da parte dell'azienda interessata.
Orbene, nessuna richiesta di apertura di un tavolo è giunta da parte del Gruppo Euroapi, specificamente per il suo stabilimento di Brindisi, specializzato nello sviluppo e nella produzione di princìpi attivi farmaceutici. Nel caso specifico, ricordo infatti che il tavolo di crisi è stato già istituito dalla regione, che sta seguendo il processo in corso con le parti interessate, con l'obiettivo di tutelare la continuità produttiva e occupazionale del sito medesimo.
Il Ministero delle imprese e del made in Italy resta a disposizione per collaborare, ove le parti ne facessero richiesta e secondo i profili di competenza, ad individuare strumenti e percorsi utili alla situazione in parola.
Il Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.