XIX LEGISLATURA
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 15 giugno 2026.
Albano, Almici, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battilocchio, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bonetti, Boschi, Braga, Caiata, Calderone, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Ciaburro, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, D'Alessio, De Monte, Della Vedova, Donzelli, Ferrante, Ferro, Forattini, Foti, Frassinetti, Freni, Gadda, Gava, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Lupi, Magi, Mangialavori, Mazzi, Meloni, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Pagano, Perissa, Pichetto Fratin, Pisano, Prisco, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Roccella, Romano, Rotelli, Scerra, Siracusano, Sportiello, Tajani, Trancassini, Tremonti, Varchi, Zoffili, Zucconi.
Annunzio di proposte di legge d'iniziativa del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.
In data 12 giugno 2026 sono state presentate alla Presidenza, ai sensi dell'articolo 99, terzo comma, della Costituzione, le seguenti proposte di legge:
CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO: «Modifiche alla legge 21 aprile 2011, n. 62» (2965);
CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO: «Disposizioni in materia di prospetto paga e indicazione del codice identificativo del contratto collettivo nazionale di lavoro applicato» (2966).
Saranno stampate e distribuite.
Assegnazione di progetti di legge
a Commissioni in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sotto indicate Commissioni permanenti:
II Commissione (Giustizia):
ZARATTI: «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni concernenti l'introduzione dei reati di omicidio e di lesioni personali gravi o gravissime commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali» (2849) Parere delle Commissioni I, V, VII, VIII, X, XI, XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
S. 1635. – «Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti» (approvato dal Senato) (2961) Parere delle Commissioni I, V, XII e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
V Commissione (Bilancio e Tesoro):
ORRICO ed altri: «Disposizioni per la promozione e la valorizzazione della tornanza e per la rigenerazione delle aree ad alto potenziale inespresso» (2856) Parere delle Commissioni I, II, III, X, XI, XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
XII Commissione (Affari sociali):
MARIANNA RICCIARDI ed altri: «Istituzione di servizi telematici integrativi per le prestazioni di pronto soccorso nonché disposizioni per la semplificazione delle procedure di accesso e di erogazione delle cure e incentivi in favore del personale sanitario operante presso i dipartimenti di emergenza e accettazione» (2787) Parere delle Commissioni I, II, V, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
L'ABBATE: «Modifica all'articolo 8 del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e altre disposizioni in materia di etichettatura e di sicurezza alimentare dei prodotti caseari a base di latte crudo» (2896) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VII, X, XIII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Annunzio di progetti di
atti dell'Unione europea.
La Commissione europea, in data 12 giugno 2026, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati, con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione che dovrà essere assunta a nome dell'Unione europea nell'Organizzazione mondiale delle dogane (OMD) in relazione all'adozione di note esplicative, pareri di classificazione o altri pareri relativi all'interpretazione del sistema armonizzato nonché raccomandazioni intese ad assicurare un'interpretazione uniforme del sistema armonizzato nell'ambito della convenzione sul sistema armonizzato e della raccomandazione relativa alla modifica della nomenclatura che figura in allegato alla convenzione SA (COM(2026) 278 final), corredata del relativo allegato (COM(2026) 278 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Proposta di decisione di esecuzione del Consiglio che autorizza il sostegno a titolo della riserva dell'UE per la cibersicurezza nei confronti della Moldova e che abroga la decisione di esecuzione (UE) 2025/1458 (COM(2026) 280 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) 2021/2115 per quanto riguarda un tipo specifico di intervento per fornire un sostegno temporaneo eccezionale nell'ambito del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e la possibilità di adeguare le dotazioni per i pagamenti diretti per l'anno civile 2027 e del regolamento (UE) 2021/2116 per quanto riguarda norme più flessibili sui pagamenti degli anticipi in risposta all'aumento dei prezzi dei concimi dovuto alla crisi in Medio Oriente (COM(2026) 282 final), corredata dei relativi allegati (COM(2026) 282 final – Annexes 1 to 2), che è assegnata in sede primaria alla XIII Commissione (Agricoltura). Questa proposta è altresì assegnata alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 15 giugno 2026.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
MOZIONE RICHETTI ED ALTRI N. 1-00582 IN MATERIA DI SUPERAMENTO DEL DIRITTO DI VETO NELLE DECISIONI DELLE ISTITUZIONI DELL'UNIONE EUROPEA
Mozione
La Camera,
premesso che:
1) il Trattato sull'Unione europea (Tue) e il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) stabiliscono che il Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio europeo deliberino all'unanimità su un insieme rilevante di materie, che comprende: politica estera e di sicurezza comune (Pesc), politica di sicurezza e di difesa comune (Psdc), fiscalità, risorse proprie e quadro finanziario pluriennale; cittadinanza europea; armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di sicurezza e protezione sociale; allargamento e accordi di associazione; constatazione della violazione grave e persistente dei valori dell'Unione da parte di uno Stato membro; revisione dei Trattati;
2) la regola dell'unanimità in questi ambiti conferisce a ciascuno Stato membro un potere di veto assoluto, in forza del quale un solo Governo, indipendentemente dalla dimensione demografica o economica del Paese che rappresenta, può bloccare decisioni che riguardano oltre quattrocentocinquanta milioni di cittadini europei;
3) i Trattati e la prassi istituzionale europea prevedono – o hanno consentito – il ricorso a una serie di meccanismi volti a superare e/o attenuare il blocco derivante dal diritto di veto, tra i quali:
a) la cosiddetta «clausola passerella» (di cui all'articolo 48, paragrafo 7, primo comma del Trattato sull'Unione europea), la quale consente al Consiglio europeo di autorizzare all'unanimità il Consiglio a deliberare a maggioranza qualificata in settori normalmente soggetti alla regola dell'unanimità, compresa la politica estera e di sicurezza comune, ad eccezione delle decisioni con implicazioni militari;
b) le cooperazioni rafforzate (di cui agli articoli 20 del Trattato sull'Unione europea e 326-334 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), le quali consentono a un gruppo di almeno nove Stati membri di realizzare una maggiore integrazione in settori di competenza non esclusiva dell'Unione europea, senza che ciò rappresenti un vincolo per gli altri Paesi membri; sono state attivate in materia di divorzio, brevetto unitario europeo, imposta sulle transazioni finanziarie (formalmente avviata, ma non conclusa), regime patrimoniale delle coppie internazionali e procura europea. Per autorizzare una cooperazione rafforzata in materia di politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio dell'Unione europea delibera all'unanimità, mentre nelle altre materie delibera a maggioranza qualificata;
c) la cooperazione strutturata permanente (Pesco – Permanent Structured Cooperation) nel campo della difesa (di cui agli articoli 42, paragrafo 6, e 46 del Trattato sull'Unione europea, nonché al Protocollo n. 10 allegato ai Trattati), con autorizzazione deliberata dal Consiglio dell'Unione europea a maggioranza qualificata. Essa è stata istituita nel 2017 per lo sviluppo delle capacità e dell'interoperabilità delle forze militari degli Stati membri e per la cooperazione europea in materia di difesa; oggi coinvolge 26 Stati membri su 27 (rimane esclusa Malta), ma le decisioni al suo interno sono comunque assunte all'unanimità;
d) l'astensione costruttiva (di cui all'articolo 31, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea), la quale permette a uno Stato membro di astenersi in sede di Consiglio su una decisione in ambito Pesc senza impedirne l'adozione, a condizione che l'astensione non superi un terzo dei voti ponderati. Tale strumento, usato raramente, ha consentito in alcuni casi di adottare misure nonostante il dissenso di uno o più Paesi;
e) i meccanismi intergovernativi esterni al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, quali quelli che hanno portato al Meccanismo europeo di stabilità, istituito nel 2012 tramite un trattato internazionale separato tra gli Stati dell'Eurozona, o all'Accordo di Schengen, che elimina i controlli alle frontiere interne tra i Paesi aderenti, creando uno spazio di libera circolazione per persone e merci, sottoscritto nel 1985 e integrato nei Trattati dell'Unione europea con il Trattato di Amsterdam del 1997;
4) il principio dell'unanimità, nell'attuale contesto geopolitico, ha prodotto, e continua a produrre, conseguenze gravi per la capacità dell'Unione europea di reggere la competizione economica e le sfide strategiche sul piano internazionale; l'esigenza di un salto di qualità politico-istituzionale dell'Unione è stata drammaticamente richiamata dall'ex Presidente dei Consiglio Mario Draghi nel suo discorso durante il conferimento della laurea honoris causa all'università di Lovanio;
5) in tale occasione, Draghi ha dichiarato con chiarezza che l'ordine globale su cui si sono fondate la pace e la prosperità europea è «defunto» e che, perché non defunga anche l'Unione europea, occorre superare il diritto di veto legato al principio dell'unanimità. Le parole di Draghi sono inequivocabili: «Tra tutti coloro che oggi si collocano tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l'opzione di diventare una vera potenza autonoma. Dobbiamo quindi decidere se restare semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza. Ma sia chiaro: mettere insieme piccoli Paesi non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione: la logica con cui l'Europa opera ancora in difesa, politica estera e finanza pubblica. Questo modello non genera potere. Un gruppo di Stati che coordina resta un gruppo di Stati: ciascuno con un veto, ciascuno con un proprio calcolo, ciascuno vulnerabile a essere isolato. Il potere richiede che l'Europa passi dalla confederazione alla federazione. Dove l'Europa si è federata – commercio, concorrenza, mercato unico, politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un unico soggetto. Dove non lo abbiamo fatto – difesa, politica industriale, affari esteri – siamo trattati come una somma disordinata di Stati di medie dimensioni. E dove commercio e sicurezza si intersecano, i nostri punti di forza non riescono a compensare le nostre debolezze»;
6) il meccanismo del veto ha consentito ripetutamente a singoli Stati membri di bloccare o ritardare decisioni di politica estera e di sicurezza di interesse collettivo. Dopo l'invasione russa dell'ucraina del febbraio 2022, l'Ungheria ha in più occasioni bloccato o ritardato dichiarazioni comuni, pacchetti di aiuti all'Ucraina e rinnovi di sanzioni contro la Russia. Ancora, nel 2020 Cipro ha bloccato per circa un mese le sanzioni contro la Bielorussia, collegandole alla richiesta di misure europee più dure contro la Turchia nel Mediterraneo orientale. Inoltre, la Grecia, per la controversia sul nome dell'allora Repubblica di Macedonia, ha ostacolato per anni il percorso euro-atlantico del Paese e, in particolare, l'avvio dei negoziati di adesione all'Unione europea (2005) e l'ingresso nella Nato;
7) la stessa logica del veto induce effetti di paralisi preventiva: la consapevolezza che qualsiasi decisione possa essere bloccata da un solo Stato membro porta alla ricerca di compromessi al ribasso, all'adozione di testi ambigui o privi di conseguenze operative e alla rinuncia preventiva rispetto a iniziative che non raccolgano il consenso unanime ancora prima di essere formalmente proposte;
8) l'Unione europea è strutturalmente incapace, nelle attuali condizioni, di esercitare una deterrenza credibile o di proiettare un potere militare autonomo, poiché qualsiasi decisione in materia è soggetta al veto di ciascuno Stato membro. Ciò la rende dipendente dalla Nato e, in ultima analisi, dalla disponibilità degli Stati Uniti a garantire la sicurezza del continente, disponibilità che le dichiarazioni e le politiche dell'Amministrazione Trump nel 2025 hanno reso esplicitamente condizionale e revocabile;
9) l'attuale dimensione del bilancio dell'Unione è inadeguata rispetto alla crescente domanda di investimenti per la produzione di beni pubblici europei e la regola dell'unanimità prevista per le decisioni sulle risorse proprie dell'Unione e per l'adozione del quadro finanziario pluriennale pregiudica l'aumento della capacità fiscale comune e il finanziamento stabile di politiche europee di investimento. Ne deriva una sproporzione crescente tra le competenze, le responsabilità e le aspettative attribuite all'Unione europea e i mezzi finanziari effettivamente disponibili a livello europeo, con il rischio che obiettivi comuni – quali la difesa europea, l'autonomia strategica, la sicurezza energetica, la transizione tecnologica, la resilienza industriale e le grandi infrastrutture transnazionali – restino affidati prevalentemente a capacità di spesa nazionali diseguali e non coordinate;
10) l'esperienza del «NextGenerationEU» ha dimostrato che, dinanzi a shock sistemici, l'Unione è in grado di mobilitare strumenti finanziari comuni di scala significativa, ma ha anche evidenziato il carattere eccezionale, temporaneo e politicamente fragile di soluzioni costruite in assenza di una stabile capacità fiscale europea;
11) la crescente eterogeneità degli interessi nazionali all'interno di un'Unione allargata a ventisette membri rende strutturalmente improbabile il raggiungimento dell'unanimità sulle grandi questioni strategiche, a differenza di quanto avveniva con sei, nove o dodici membri. Il meccanismo è dunque sempre più inadeguato rispetto alla realtà politica e geopolitica attuale;
12) per l'Italia, il diritto di veto non costituisce una garanzia equivalente alla perdita di influenza che deriva dall'incapacità europea di agire: un'Unione paralizzata non protegge gli interessi italiani,
impegna il Governo:
1) a promuovere, per quanto di competenza, il superamento del principio dell'unanimità nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea come condizione necessaria per la sopravvivenza politica dell'Unione stessa, e a sostenere, in sede europea, una proposta organica di revisione dei Trattati volta a estendere la regola della maggioranza qualificata nelle deliberazioni del Consiglio dell'Unione europea e del Consiglio europeo;
2) a promuovere, per quanto di competenza, in parallelo e in attesa del superamento formale dell'unanimità nei Trattati, il pieno utilizzo di tutti gli strumenti istituzionali attualmente disponibili per consentire all'Unione, o a un nucleo di Stati membri disposti ad avanzare, di agire in modo coerente ed efficace, tra cui: l'approfondimento e l'estensione della cooperazione strutturata permanente (Pesco) in materia di difesa, con il passaggio da una logica di coordinamento a una logica di comando integrato; il ricorso sistematico alle cooperazioni rafforzate ai sensi degli articoli 20 del Trattato sull'Unione europea e 326-334 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea nei settori in cui l'unanimità non sia raggiungibile; l'introduzione di strumenti finanziari comuni che non richiedano l'unanimità per la loro attivazione;
3) a sostenere e a promuovere attivamente, nelle sedi europee competenti, l'avvio di un sistema federale per la produzione e il finanziamento di beni pubblici europei, intesi come quei beni che nessuno Stato membro può garantire autonomamente e che richiedono un'azione comune a livello dell'Unione, tra cui: la deterrenza militare e la difesa del territorio europeo; la protezione delle infrastrutture critiche, fisiche e digitali; la cybersicurezza e la resilienza dei sistemi informatici essenziali; l'autonomia energetica, attraverso la diversificazione delle fonti e dei canali di approvvigionamento e il potenziamento della capacità produttiva europea; l'autonomia tecnologica e industriale nei settori strategici dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale e delle telecomunicazioni; la stabilità monetaria e finanziaria dell'area euro; la tutela e il rafforzamento del mercato unico come spazio economico integrato;
4) a promuovere, in raccordo con il Parlamento europeo e con i Parlamenti nazionali degli altri Stati membri, una campagna di informazione e di dibattito sul tema della riforma delle istituzioni europee e del superamento del diritto di veto, contribuendo a creare il consenso politico e democratico necessario a sostenere le modifiche dei Trattati nei rispettivi processi di ratifica parlamentare.
(1-00582) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
MOZIONE ZANELLA ED ALTRI N. 1-00574 CONCERNENTE INIZIATIVE PER LA PREVENZIONE DEGLI EFFETTI SULLA SALUTE DERIVANTI DALL'INNALZAMENTO DELLE TEMPERATURE E PER IL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE AREE URBANE
Mozione
La Camera,
premesso che:
1) l'innalzamento delle temperature nelle aree urbane coinvolge molte città dell'unione europea con effetti preoccupanti anche in Italia, causando gravi effetti sulla salute della popolazione e migliaia di decessi, che in condizioni climatiche diverse non si sarebbero verificati;
2) secondo uno studio condotto nell'estate del 2025 da Imperial College di Londra e della London School of Hygiene & Tropical Medicine, che ha analizzato gli effetti del cambiamento climatico in 854 città europee, il climate change sarebbe responsabile del 68 per cento dei 24.400 decessi stimati per il caldo del periodo estivo 2025, dato ritenuto essere la conseguenza dell'innalzamento delle temperature fino a 3,6 °C, con una media di innalzamento di 2,2 °C;
3) la ricerca segnala come i cambiamenti climatici, causati principalmente dalla combustione di combustibili fossili unitamente alla deforestazione e al consumo di suolo, hanno causato in Italia 4.597 morti e questo dato dimostra come l'Italia sia tra i Paesi più colpiti dal fenomeno;
4) i cambiamenti climatici sono all'origine dei 4.597 morti per il caldo stimati nel nostro paese, mentre 2.841 sarebbero stati quelli in Spagna, 1.477 in Germania, 1.444 in Francia, 1.147 nel Regno Unito, 1.064 in Romania, 808 in Grecia, 552 in Bulgaria e 268 in Croazia. I Paesi più colpiti da un'unica ondata di calore sono stati: Romania, Bulgaria, Grecia e Cipro dal 21 al 27 luglio, quando si stima che si siano verificati 950 decessi per caldo con temperature fino a 6 °C sopra la media, pari a circa 11 decessi giornalieri in eccesso per milione di persone;
5) per quanto riguarda le città, l'impatto del cambiamento climatico sulle temperature ha causato 1156 morti a Milano, 835 a Roma, 630 ad Atene e Barcellona, 579 a Napoli, 409 a Parigi, 387 a Madrid, 360 a Bucarest, 315 a Londra, 230 a Torino. Nella classifica delle 854 città analizzate, la prima, la seconda, la quinta e la decima sono città italiane, nel complesso le più colpite. Tra le capitali con i più alti tassi di mortalità pro capite, figurano Roma, Atene e Bucarest a testimonianza della loro esposizione alle temperature più estreme in Europa;
6) in particolare Roma è la seconda città, tra le capitali europee, per il numero di decessi dovuti all'aumento delle temperature, con 835 morti, più del doppio di Parigi con 409 decessi e due volte e mezzo quelli di Londra con 315, metropoli oltretutto più popolose della capitale italiana. La città più colpita in assoluto, come già evidenziato, risulta Milano con 1.156 decessi, e questo conferma l'impatto che il cambiamento climatico ha sulla salute dei cittadini italiani;
7) i dati pubblicati dall'Imperial College di Londra fanno emergere con forza che la crisi climatica produce attraverso le ondate di calore, una vera emergenza sanitaria in quanto il caldo estremo può causare disidratazione, scompensi cardiaci e aggravare patologie croniche, con conseguenze spesso fatali per anziani e persone fragili, come confermato anche dall'Isde Italia;
8) il professor Garyfallos Konstantinoudis, docente presso il Grantham Institute – Climate Change and Environment, nonché ricercatore all'Imperial College di Londra ha dichiarato che la stragrande maggioranza dei decessi dovuti al caldo avviene nelle case e negli ospedali, dove persone con condizioni di salute già esistenti vengono spinte al limite, ma il caldo è raramente menzionato nei certificati di morte;
9) si tratta di decessi raramente segnalati, perché si riferiscono a persone che hanno spesso fragilità sottostanti, come problemi cardiaci, respiratori o renali, che vengono ulteriormente aggravati dalle alte temperature. I decessi, nell'85 per cento, dei casi, riguardano, infatti, persone con età superiore ai 65 anni e in tale ambito si segnala la necessità di definire appositi protocolli che prevedano di valutare anche l'incidenza delle ondate di calore su soggetti già fragili;
10) i ricercatori hanno dimostrato che ci sono fattori che giocano un ruolo chiave: la preparazione ad affrontare le ondate di calore, la demografia e l'inquinamento atmosferico. L'Italia è tra i Paesi europei più esposti, poiché unisce estati sempre più lunghe e torride a un'alta incidenza di popolazione anziana;
11) l'analisi sottolinea come il caldo sia una minaccia crescente per il rapido invecchiamento della popolazione europea. Le persone di età superiore ai 65 anni rappresentano circa l'85 per cento del totale dei decessi, con il 41 per cento di età superiore agli 85 anni, a testimonianza di come il caldo sia particolarmente pericoloso per le persone con patologie preesistenti, come malattie cardiache e diabete;
12) si prevede che la percentuale di persone di età superiore agli 80 anni in Europa aumenterà dall'attuale 6 per cento a circa il 15 per cento entro il 2100;
13) il 17 maggio 2026 un rapporto presentato dalla Pan-European Commission on Climate and Health dell'Oms Europa evidenzia come la crisi climatica sta già colpendo salute, economia e sicurezza nazionale, chiedendo ai Governi di integrare il clima nelle decisioni su sanità, difesa, energia e finanza;
14) secondo la Pan-European Commission, la regione europea si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e il tempo per evitare danni irreversibili si sta rapidamente esaurendo. I combustibili fossili vengono indicati come fattore comune della crisi climatica, dell'inquinamento atmosferico e della vulnerabilità energetica ed economica dei Paesi;
15) nel documento «Appello all'azione» Pan-European Commission formula 17 raccomandazioni rivolte all'Oms e ai Governi dei 53 Paesi della regione europea dell'Oms. Tra le priorità indicate: trattare il cambiamento climatico come una minaccia alla sicurezza sanitaria, trasformare i sistemi sanitari, rafforzare le politiche locali e riformare i modelli economici che alimentano la crisi climatica;
16) l'Italia è uno dei Paesi più esposti alle conseguenze disastrose del cambiamento climatico in atto, considerando che il suo posizionamento geografico al centro del mediterraneo ne fanno un hotspot per il cambiamento climatico;
17) la scarsa resilienza dei nostri territori e in particolare degli ambiti urbani ha radici profonde, legate a un modello di sviluppo urbano di tipo espansivo che si caratterizza per una «esplosione» incontrollata della città verso l'esterno e con il progressivo ed inarrestabile consumo di suolo, che come confermato dall'ultimo rapporto Ispra 2024 ha segnato un ulteriore aumento del 16 per cento rispetto all'anno precedente, con la perdita ogni ora di una porzione di suolo pari a 10 mila metri quadrati e conseguente perdita di biodiversità e servizi ecosistemici;
18) risulta in corso di pubblicazione sul sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ai fini della consultazione pubblica, il Piano nazionale di ripristino della natura (Pnr) che dopo l'esame delle proposte migliorative dovrebbe vedere l'approvazione finale entro l'inizio del prossimo mese di settembre;
19) il regolamento Ue 2024/1991 sul ripristino della natura, noto come Nature restoration law (Nrl) impone a gli Stati membri, l'obbligo, con specifico riferimento agli ecosistemi urbani, di arrestare la perdita netta di verde urbano entro il 2030 e di incrementare progressivamente gli spazi naturali dal 2031, aumentando le aree verdi e la copertura arborea nelle aree urbane;
20) si tratta di una trasformazione destinata ad incidere sulle politiche urbane, spingendo verso nuove forme di rigenerazione ecologica: gli spazi verdi e in particolare gli alberi forniscono servizi ecosistemici essenziali che contribuiscono a migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, riducendo l'inquinamento atmosferico, attenuando le isole di calore e promuovendo il benessere mentale, attraverso percorsi complessi e interconnessi,
impegna il Governo:
1) a rafforzare il Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero della salute estendendone l'operatività a tutte le città italiane con popolazione superiore ai 100 mila abitanti;
2) a disporre, previa intesa con le regioni e gli enti locali, opportuni Piani di allerta ai rischi derivanti dall'aumento delle temperature, con misure di rafforzamento delle cure primarie e controlli mirati su anziani, malati cronici e soggetti fragili;
3) a integrare, previa intesa con le regioni, i protocolli sanitari con la segnalazione di decessi causati dalle alte temperature associate a patologie preesistenti e disporre piani sanitari di prevenzione;
4) ad adottare iniziative di competenza volte ad integrare le competenze climatiche negli standard di accreditamento e nella formazione permanente per personale sanitario;
5) a rafforzare le reti di protezione sociale attraverso l'istituzione di unità operative di emergenza socio-sanitarie di prossimità, con formazione degli operatori sanitari su sintomi da colpo di calore;
6) a monitorare più a largo raggio i decessi, gli infortuni e i malori causati dall'esposizione di lavoratori a temperature eccessive e comunque superiori ai 35 gradi centigradi;
7) a rafforzare campagne di comunicazione e informazione tramite mass-media e social, integrando dati meteo, sanitari e demografici, nei periodi maggiormente caratterizzati dall'aumento delle temperature e sulle misure di comportamento per limitare i rischi di esposizione alle alte temperature;
8) a fornire annualmente elementi alle competenti commissioni parlamentari sui dati relativi ai monitoraggi sulle morti, infortuni o malori causati dall'incidenza delle alte temperature nelle città;
9) ad adottare iniziative normative volte a istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri una cabina di regia con il compito di elaborare un Programma nazionale di interventi per l'adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano, della durata massima di 36 mesi al fine di contenere la vulnerabilità dei sistemi naturali, sociali ed economici agli impatti dei cambiamenti climatici e aumentare la resilienza delle città più soggette ai rischi ad essi connessi, con particolare riferimento alle ondate di calore;
10) a promuovere un grande Programma nazionale di riforestazione urbana, di implementazione di infrastrutture verdi e blu e di tutela degli ecosistemi naturali, costituiti dagli spazi verdi urbani, corsi d'acqua e dagli spazi agro-naturali delle città rafforzando le molteplici funzioni ecologiche e sociali, per la qualità dell'ambiente urbano e per la vita dei cittadini;
11) ad adottare quanto prima iniziative normative che portino al consumo di suolo zero entro il 2030, in modo da arrestare progressivamente l'impermeabilizzazione e la cementificazione del suolo, che pregiudica in modo determinante la permeabilità dei suoli, la biodiversità e i servizi ecosistemici nei tessuti urbani;
12) ad approvare definitivamente entro il prossimo mese di settembre il Piano nazionale per il ripristino della natura, indicando azioni, misure e strumenti, inclusi quelli finanziari, con cui il nostro Paese intende raggiungere gli obiettivi posti dal regolamento Ue per il ripristino della natura.
(1-00574) «Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».