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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 677 di mercoledì 17 giugno 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9,35.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

STEFANO VACCARI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Come gruppo AVS chiediamo un'informativa al Ministro Urso che un mese fa - nell'ultimo question time che abbiamo fatto sull'argomento RC-auto, sulla richiesta della tariffa unica per chi non commette sinistri, visto che c'è questa formale gravissima iniquità sui territori del nostro Paese e la tariffa RC-auto varia a seconda delle residenze dei cittadini nonostante molto spesso non commettano sinistri, non esiste cioè un'equità territoriale per i cittadini italiani, in particolare i cittadini del Centro-Sud e delle isole sono particolarmente bistrattati - disse che non era possibile fare alcun tipo di intervento da parte del Governo perché siamo in un regime di libero mercato. Noi vorremmo ricordare al Ministro che la RC-auto è obbligatoria.

Quindi, se esiste il libero mercato, esiste anche l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alle norme e alla RC-auto. Infatti, poco dopo, il Ministro ha fatto un intervento, una riunione nel consiglio regionale della Campania - che intanto aveva votato, sempre su proposta del gruppo regionale di AVS, ottenendo l'unanimità, e quindi per questo chiediamo l'informativa, visto che sarebbe cambiata la posizione rispetto a quella riferita un mese fa durante il question time -, in cui ha parlato di una modifica normativa. Noi abbiamo verificato, e non esiste nessuna proposta da parte del Governo. Ma il capo dell'opposizione, nonché già Ministro in questo Governo, e attuale consigliere regionale, Sangiuliano, ha ufficializzato la proposta da parte di Fratelli d'Italia, con il Ministro, rappresentanza di Fratelli d'Italia, indi per cui noi ci aspettiamo che ci sia una posizione della maggioranza: hanno proposto la tariffa unica RC-auto.

Allora, poiché vorremmo capire se la posizione del Governo è cambiata, noi, come AVS, abbiamo già presentato l'ennesima norma. Vorremmo ricordare che ci è stata bocciata una proposta di legge nel 2024, votata da tutte le opposizioni, tranne il gruppo di Calenda. Abbiamo presentato tre mozioni, quattro ordini del giorno e vari emendamenti a varie leggi, tra cui il decreto Milleproroghe, proponendo sempre questa norma. Se adesso è cambiata qualche sensibilità all'interno del Governo, noi vorremmo saperlo e, soprattutto, a questo punto, visto che autorevoli esponenti del partito della Premier e di maggioranza relativa insistono nel dire pubblicamente ai cittadini che è una vergogna, vorremmo sfidarvi, se siete disponibili - visto che noi l'abbiamo già ripresentata - a calendarizzarla subito (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Calendarizziamo subito questa proposta di legge, e diamo ai cittadini la dimostrazione che non si fanno solo chiacchiere certe volte. Perché annunciare ai cittadini norme che, poi, non vengono presentate formalmente - come, invece, abbiamo fatto noi di AVS e come ha fatto la minoranza del Parlamento - non è serio. Il Ministro è venuto in Aula e ha detto una cosa, poi è andato a Napoli e ne ha detta un'altra, ed è cambiata completamente, dal punto di vista mediatico, la posizione del Governo. Capiamo che siamo entrati già in campagna elettorale, ma le campagne elettorali bisogna farle anche con atti parlamentari concreti. Il Ministro venga in Aula, e alla maggioranza diciamo: calendarizziamo anche domani la votazione. Noi ci siamo e siamo pronti a votare. Basta chiacchiere, passiamo ai fatti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Noi ci accodiamo alla richiesta fatta dall'onorevole Borrelli, anche perché, abitando in Campania, abbiamo avuto il piacere di vedere l'arringa dell'onorevole Sangiuliano, ora capo dell'opposizione presso la regione, ex Ministro, il quale, giustamente - come diceva l'onorevole Borrelli e come sosteniamo noi da sempre -, si lamentava di questa sperequazione esistente verso alcune regioni italiane per quanto riguarda le compagnie assicurative. Noi abbiamo ricordato al Ministro che lui era al Governo quando l'onorevole Borrelli portò in Aula quella proposta, e che quel Consiglio dei Ministri la bocciò.

Ebbene, l'onorevole Sangiuliano continua imperterrito in questa sua battaglia a difesa dei cittadini del Meridione e a difesa della giustezza e dell'equità delle assicurazioni. Noi gli vogliamo dare una mano, noi vogliamo lavorare con lui perché questa idea vada in porto, quindi noi la voteremo. Se noi la portiamo in Aula, in Parlamento, la voteremo. Quindi chiediamo al Ministro Urso di fare quella norma, quel ritocco normativo, perché la possano portare in Aula e la possiamo votare tutti quanti, così finalmente l'onorevole Sangiuliano sarà contento di aver vinto una battaglia regionale, che non era nazionale per lui, ma regionale valeva.

Il fatto sa qual è, Presidente? È che è una campagna elettorale che non finisce più. È una campagna elettorale cominciata quattro anni fa, non appena si è insediato questo Governo, che finirà, probabilmente, l'ultimo giorno di questa legislatura. Noi chiediamo al Ministro Urso - ripeto - di darci una mano a dare una mano a Sangiuliano, facendogli vedere che noi appoggiamo quanto detto da Sangiuliano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Come Partito Democratico, condividiamo la richiesta di informativa e, soprattutto, condividiamo l'appello al Governo. Su questo tema, in quest'Aula, di fronte alle nostre interrogazioni, ai nostri interventi, agli atti e alle iniziative parlamentari portati avanti insieme agli altri gruppi delle forze politiche dell'alternativa progressista e messi in campo in questi anni, abbiamo sentito sempre un muro incomprensibile, perché era un muro contro gli interessi dei cittadini.

Noi abbiamo sempre chiesto una tariffa unica nazionale per coloro i quali non hanno commesso negli ultimi anni alcun tipo di sinistro con addebito, e lo abbiamo fatto partendo da un'iniziativa politica molto forte, che voglio ricordare, delle passate legislature, dell'onorevole Leonardo Impegno. L'abbiamo fatto perché riteniamo che sia giusto che coloro che adottano tutte le attenzioni, le accortezze e non commettono mai neanche un errore non vengano discriminati solo sulla base del codice di avviamento postale.

Non solo, abbiamo chiesto al Governo di aprire gli occhi su quello che succede sulle strade, perché nel momento in cui il Governo non si occupa di scrivere le norme e non risponde alle richieste dell'opposizione, noi abbiamo dei fenomeni preoccupanti, dilaganti: l'esterovestizione; le targhe estere, che crescono sempre di più soprattutto in alcune regioni e in alcune città del Mezzogiorno; abbiamo il problema del numero enorme di auto non assicurate, e non stiamo facendo nulla per fare sì che i sistemi dialoghino per consentire di fermare i mezzi non assicurati, che rappresentano un pericolo.

Ecco, di fronte a tutto questo, c'è stata solo una difesa d'ufficio dello status quo e una totale assenza di disponibilità al confronto. Sentiamo adesso l'ennesimo annuncio di campagna elettorale, perché evidentemente vi state rendendo conto che andare in campagna elettorale proponendovi come il Governo più antimeridionalista della storia della Repubblica, non è proprio il massimo. E, quindi, di fronte a un problema molto sentito, soprattutto in alcune città del Mezzogiorno, state provando a fare qualche manovra, ma in realtà non c'è niente, non ci sono proposte normative e non c'è nessuna azione.

Quindi venite in Parlamento, rispondete dei vostri annunci, rispondete delle vostre responsabilità e rispondete del fatto che, nonostante le iniziative di questa legislatura e delle legislature precedenti, di fronte a una richiesta di equità - per evitare che siano coloro che non lo meritano a doversi porre sulle proprie spalle il carico dei costi anche per coloro che, invece, commettono atti che poi vanno a generare dei danni -, voi avete fatto sempre spallucce. Ma perché voi non siete interessati all'equità, voi siete forti con i deboli e deboli con i forti, e l'avete dimostrato anche in questa occasione.

Noi vi sfideremo concretamente a trasformare gli annunci e, se questi annunci non li trasformerete in azione normativa, lo denunceremo, perché è ora di dire basta a questa vostra campagna elettorale permanente sulla pelle delle persone e dei cittadini, soprattutto dei cittadini più fragili, più deboli e più in difficoltà. È intollerabile e la fermeremo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Naturalmente, riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,50).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 10.

La seduta, sospesa alle 9,50, è ripresa alle 10.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1891- Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali (Approvato dal Senato) (A.C. 2962​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2962: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali.

Ricordo che nella seduta del 16 giugno si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 2962​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

Avverto che la Commissione ha presentato gli emendamenti 1-sexies.200, 1-decies.200, 1-duodecies.200 e 1-terdecies.200, che sono in distribuzione.

Avverto che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità delle seguenti proposte emendative già dichiarata in sede referente: 1-bis.13, 1-bis.14 e 1-bis.027 L'Abbate; 1-bis.08 Appendino; 1-bis.013, limitatamente ai commi da 9 a 12, e 1-septies.06 Barbagallo; 1-bis.024 Iaria; 1-bis.026 Donno; 1-ter.4, limitatamente alla lettera b) e 1-septies.08 Forattini; 1-ter.01, 1-ter.02 e 1-sexies.01 Alifano; 1-sexies.1 e 1-septies.04 Raffa; 1-septies.02 e 1-septies.03 Lai.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere… voleva intervenire sul complesso, collega Merola? Sì, prego, assolutamente è possibile. Non si preoccupi, non si dispiaccia. Prego.

VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Voglio intervenire sul complesso degli emendamenti che presentiamo come Partito Democratico perché riteniamo che questo decreto, pur intervenendo su un tema reale e urgente…

PRESIDENTE. Colleghi, non è possibile. Il collega Merola sta intervenendo sul complesso degli emendamenti. Anche se dovete prendere la tessera - cosa che vi suggerisco di fare - e sedervi, lo dovete fare in silenzio. Aspetti collega, altrimenti tra un minuto siamo da capo. Ci siamo colleghi? Bene. Prego, collega Merola.

VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Dicevo, signora Presidente, che questo intervento sul complesso degli emendamenti lo facciamo per sottolineare che, pur intervenendo su un tema reale e urgente come l'aumento dei prezzi dei carburanti e dei costi energetici, questo decreto continua a dare risposte troppo parziali, troppo brevi e frammentate e, soprattutto, continua a essere un decreto che contiene molte materie che, a nostro avviso, non sono compatibili con il contenuto del decreto stesso. Purtroppo, ne abbiamo avuto una conferma questa mattina, perché la maggioranza ha annunciato 4 emendamenti soppressivi. Questo significa che le nostre perplessità - che, purtroppo, sono avallate dalla Presidenza della Repubblica - sul contenuto di questo decreto sono confermate.

Ovviamente, il ritorno al Senato è un inciampo che costringerà di nuovo ad affrontare questo tema in modo frammentato e in fretta. Quindi, noi riteniamo molto importante, a questo punto, rispiegare e rimotivare la nostra contrarietà a questo provvedimento, perché il primo punto riguarda il cuore stesso del provvedimento, cioè le accise sui carburanti. Il Governo, come sappiamo, ha progressivamente ridotto l'intervento di emergenza, fino a trasformare quello che inizialmente era un taglio significativo in una riduzione ormai minima, pari a pochi centesimi al litro.

Noi proponiamo di prorogare fino al 30 settembre la riduzione delle accise, perché l'instabilità dei prezzi non si esaurisce con una scadenza amministrativa e perché il costo dei carburanti continua a incidere sulla vita quotidiana delle famiglie, sul lavoro dei pendolari, sui bilanci delle imprese e sui prezzi finali dei beni. Accanto alla misura generale sulle accise, che volevate abolire completamente quando eravate all'opposizione, interveniamo sui settori più esposti, come l'autotrasporto merci, che ha bisogno di continuità e per questo nei nostri emendamenti chiediamo di prorogare a settembre il credito d'imposta e l'aggiornamento mensile del prezzo medio del gasolio. Per noi è una misura concreta, che consentirebbe alle imprese di non restare scoperte proprio quando il costo del carburante resta una variabile decisiva. Allo stesso modo, abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere di includere nel perimetro del beneficio le imprese di noleggio autobus con conducente, con un criterio selettivo che tenga insieme il sostegno economico e l'attenzione ambientale.

Il decreto parla anche di trasporto pubblico locale: il Governo ha previsto 80 milioni di euro. Queste risorse non bastano sicuramente a garantire la copertura integrale degli oneri derivanti dal rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri e, secondo le elaborazioni richiamate anche nel confronto istituzionale nel settore, nel 2026 resta una distanza significativa rispetto al fabbisogno effettivo. Per questo proponiamo di portare le risorse a 160 milioni di euro e di evitare che la copertura avvenga sacrificando il Fondo per il potenziamento delle reti metropolitane e il trasporto rapido di massa. Non possiamo finanziare il rinnovo contrattuale tagliando investimenti essenziali per migliorare il trasporto pubblico nelle nostre città.

Un altro blocco rilevante degli emendamenti - che ripropongo, vista la novità del ritorno al Senato, con maggiore motivazione ancora - riguarda i crediti d'imposta. Li rafforziamo per pesca e acquacoltura, per l'agricoltura, e chiediamo che siano non solo formalmente riconosciuti ma concretamente utilizzabili. Per questo introduciamo la cedibilità alle banche, intermediari e assicurazioni, con visto di conformità, tracciabilità e controlli dell'Agenzia delle entrate. Un credito d'imposta che un'impresa non riesce a utilizzare resta una promessa sulla carta. Un credito cedibile controllato e tracciabile diventa liquidità reale. Questa è una questione pienamente finanziaria e fiscale, ma anche profondamente economica: significa dare ossigeno a filiere che stanno subendo l'aumento dei costi energetici e produttivi.

Con la stessa logica proponiamo di rendere fruibile in tre rate annuali di credito d'imposta Transizione 5.0, per consentire una gestione più flessibile e coerente con la capacità fiscale delle imprese. Interveniamo anche sull'energia autoprodotta e autoconsumata, chiarendo l'esenzione dell'accisa anche quando gli impianti non siano ubicati nel medesimo sito di produzione.

Vi è un tema che continuiamo a considerare centrale: l'insularità. L'aumento dei carburanti, il trasporto marittimo e il costo della continuità territoriale, come sappiamo, colpiscono in particolare la Sardegna e la Sicilia. Per questo proponiamo: di destinare una quota dei proventi ETS del settore marittimo a un fondo per compensare i costi di trasporto delle regioni insulari; di imporre trasparenza sulle componenti tariffarie nei biglietti e nei documenti di trasporto merci; di introdurre un credito d'imposta per compensare i maggiori costi, a condizione che il beneficio sia trasferito agli utenti finali mediante riduzione delle tariffe. È un principio semplice: la fiscalità ambientale non può trasformarsi in una tassa occulta sull'insularità.

Sul versante delle coperture proponiamo una scelta politica chiara: destinare parte degli extraprofitti del settore energetico al finanziamento delle misure di mitigazione per i cittadini e le imprese.

Il contributo di solidarietà temporaneo sugli operatori energetici non è una misura punitiva, ma un principio di equità: chi ha beneficiato in misura straordinaria della crisi dei prezzi deve concorrere a sostenere chi, quella crisi, la paga ogni giorno, nei costi di produzione, nei trasporti, nelle bollette e nei prezzi finali.

Infine, un altro capitolo fondamentale riguarda, purtroppo, l'ex Ilva. Non è questo un tema estraneo al decreto perché parliamo di energia, industria, ambiente, lavoro e risorse pubbliche. I nostri emendamenti chiedono che la cessione degli impianti sia subordinata a un piano industriale vero, reale, sostenibile sul piano economico, ambientale e occupazionale.

Chiediamo, perciò, un fondo da 200 milioni per la messa in sicurezza degli altiforni e risorse aggiuntive per la bonifica e la riqualificazione del SIN di Taranto, oltre a una relazione mensile al Parlamento sull'uso delle risorse e sugli interventi realizzati.

Non si salva una grande crisi industriale lasciando soli i lavoratori, l'indotto e il territorio. È necessario un piano di diversificazione industriale per i territori dell'ex Ilva finanziato con risorse del Fondo sviluppo e coesione e un rafforzamento degli investimenti in agricoltura 4.0.

Sono misure che guardano oltre l'emergenza, perché il compito della politica non è - come fa questo decreto - rincorrere le crisi e le emergenze, ma costruire alternative produttive, tecnologiche e occupazionali che abbiano una durata nel tempo.

Vedete, i nostri emendamenti hanno un filo conduttore preciso: rendere questo decreto più utile, più giusto e più coerente. Più utile perché rafforza gli strumenti oggi insufficienti; più giusto perché indirizza le risorse verso chi subisce davvero l'aumento dei costi energetici; più coerente anche rispetto…

PRESIDENTE. Concluda.

VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). …alla novità degli emendamenti soppressivi perché abbiamo un Governo che continua a fare proposte che inseguono le emergenze senza essere in grado di prevenirle e continua a farlo, come ha sottolineato anche l'intervento del Presidente della Repubblica, con provvedimenti incoerenti e inefficaci.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative riferite agli articoli del disegno di legge.

MARIANGELA MATERA, Relatrice. Grazie, Presidente. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti contenuti nel fascicolo, ad eccezione degli emendamenti della Commissione. In particolare, si tratta delle seguenti proposte emendative: 1-sexies.200, da votare dopo l'emendamento 1-quater.1 Casu, 1-decies.200, 1-duodecies.200 e 1-terdecies.200, da votare dopo l'articolo aggiuntivo 1-septies.07 Merola.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Alifano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Enrica Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento noi vogliamo venire incontro a imprese, cittadini e a tutta la collettività che ha subito lo shock petrolifero che è tuttora in atto. Noi chiediamo di rimodulare le accise non di pochi centesimi, così come è stato fatto con questo provvedimento, ma di fare sì che i prezzi ritornino al 27 febbraio di quest'anno.

Sappiamo tutti che il costo del carburante alla pompa, oramai, è costantemente al di sopra dei 2 euro e, anche se il prezzo del petrolio sembra subire una battuta di arresto negli ultimi giorni, ciononostante i prezzi dei carburanti restano costantemente al di sopra dei 2 euro. Ora, chi è che ha guadagnato dallo shock petrolifero in atto? Vi do la risposta che è stata data dal Codacons, ad aprile di quest'anno, con i numeri.

Ebbene, per i consumi medi giornalieri - queste sono stime del Codacons - gli italiani pagano 148 milioni in più a settimana per i propri rifornimenti. Quindi, abbiamo la stima di quanto esce dalle tasche degli italiani. I petrolieri e la filiera del petrolio, al contempo - e qui vediamo chi invece ha guadagnato dallo shock petrolifero - ebbene, dicevo, i petrolieri hanno incamerato e continuano a incamerare 88 milioni di euro in più a settimana.

Non è finita qui: chi altro ci guadagna dallo shock petrolifero in atto? Vi do una notizia: lo Stato. Ebbene, lo Stato, attraverso IVA e accise, sempre secondo le stime del Codacons, incamera 61 milioni di euro in più a settimana.

Questo, allora, è il grande inganno di questo provvedimento perché sembra che si vada incontro ai cittadini e alle imprese, ma in realtà, di tutta questa situazione, chi ci guadagna sono le casse dello Stato.

Allora, con questo emendamento, noi che cosa chiediamo? Lo dicevo già all'inizio: cerchiamo di rimodulare le accise in modo da riportare il livello dei prezzi alla pompa, per i cittadini ma anche ovviamente per le imprese, al livello esistente al 27 febbraio di quest'anno, se vogliamo fare veramente qualcosa di concreto per la collettività.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'emendamento 1.2 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'emendamento 1.3 Alifano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Enrica Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Siamo sempre in tema di rimodulazione delle accise. Attualmente, la rimodulazione delle accise segue medie bimestrali e quadrimestrali in base a un comma stabilito da una legge di bilancio di qualche anno fa. Ora si impone una riforma di questo sistema perché lo shock petrolifero in atto ci ha mostrato che, effettivamente, i prezzi non possono salire tanto, ma bisogna, per l'appunto, intervenire sul livello degli stessi.

La chiusura dello Stretto di Hormuz - si spera che adesso si arrivi a una soluzione a livello internazionale - ha fatto sì che i prezzi del Brent toccassero quasi stabilmente i 100 euro al barile e, come dicevo già prima, i prezzi alla pompa sono stabilmente a 2 euro al litro.

Ovviamente bisogna fare i conti anche con l'inflazione perché, anche se i prezzi del petrolio e dei carburanti dovessero scendere in conseguenza dell'allentamento delle tensioni a livello internazionale, ciononostante i prezzi restano costantemente in alto e l'inflazione continua a mordere stipendi e salari.

Allora, per questo, bisogna intervenire; il Governo deve intervenire. Anche perché il rialzo dei prezzi della benzina ha fatto sì che aumenti il gettito dell'IVA; quindi, lo Stato guadagna dall'aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi.

Per questi motivi, bisogna, a questo punto, operare una rimodulazione delle accise in modo che, quando salgono i prezzi petroliferi e aumenta il gettito dell'IVA, debba costantemente essere rimodulato verso il basso il peso delle accise, se vogliamo effettivamente venire incontro, come dicevo già prima, a imprese e cittadini.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Alifano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.4 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.5 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'articolo premissivo 01-bis.01. Stefanazzi.

Ha chiesto di parlare il collega Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Come è stato ricordato all'inizio, nella presentazione degli emendamenti, questo provvedimento stanzia ulteriori 100 milioni di euro per Acciaierie d'Italia, ed è evidente che mai nessuno in quest'Aula - in particolare, il Partito Democratico - abbia inteso impedire l'arrivo di nuove risorse finanziarie ad Ilva. Il tema è a quali condizioni lo stiamo facendo, perché stiamo stanziando queste risorse. A noi pare che il Governo continui in questo, mi lasci dire, patetico tentativo di far trascorrere il tempo rispetto all'incapacità di individuare una soluzione plausibile al futuro di Ilva, limitandosi, di tanto in tanto, a stanziare nuove risorse.

Per questo abbiamo presentato una proposta emendativa che riteniamo di assoluto buonsenso. Chiediamo, sostanzialmente, che si esca da questa fase di indeterminatezza ed incertezza e - sempre che il Ministro Urso e il Governo abbiano uno straccio di idea su come garantire un futuro a Ilva e sempre che il Ministro Urso, il Governo e la Presidente Meloni abbiano un'idea di chi potrebbe acquistare il complesso industriale Ilva -, in questo caso, chiediamo che l'acquisto da parte dei potenziali acquirenti sia subordinato alla presentazione di un piano industriale che chiarisca, in maniera non più rinunciabile o rinviabile, che l'acquisto di Ilva e la prosecuzione dell'attività di Ilva debbano avvenire a condizioni di garanzia dal punto di vista industriale ed economico-finanziario, ma anche di sicurezza per l'ambiente. Perché se è vero, come credo - e in quest'Aula immagino che nessuno lo possa negare -, che l'acciaio è strategico per il nostro Paese e che la principale e più grande acciaieria d'Europa, che è appunto Ilva, è fondamentale soprattutto in una fase storica come quella che stiamo vivendo, che ci dovrebbe indurre ad immaginare che le filiere produttive devono essere riportate all'interno del perimetro nazionale, perché, appunto, lasciarle al di fuori di questo perimetro ci esporrebbe a rischi troppo alti; ecco, se siamo d'accordo su questo, immagino che dovremmo iniziare - con un ritardo enorme, dopo quattro anni dall'insediamento del Governo Meloni - a ragionare su come la cessione possa avvenire e su quali condizioni di garanzia possano accompagnare questa cessione.

E, poi, c'è un altro tema: noi continuiamo a dare soldi, sostanzialmente, a fondo perduto, ma il Governo, il Parlamento, le Commissioni e le istituzioni locali sono tenute assolutamente all'oscuro rispetto non solo all'utilizzo, ma anche allo stato d'avanzamento di tutti quei lavori che dovrebbero garantire, come ho detto, la possibilità di cedere l'asset industriale produttivo - come si possa cederlo - avviando, quantomeno, o rafforzando, l'attività di bonifica.

Qualche minuto fa, Presidente, ho appreso che l'Autorità portuale di Brindisi - che ha appaltato una importantissima opera di consolidamento di una banchina - ha dovuto acquistare l'acciaio per fare quest'opera in Turchia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È folle, assurdo che, a 60 chilometri dal luogo in cui si trova la più grande acciaieria d'Europa, non si sia riusciti, in quattro anni, a mettere in piedi uno straccio di piano utile per garantire al Paese di avere un approvvigionamento d'acciaio, come è giusto che sia, per una potenza industriale come l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01-bis.01 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'articolo premissivo 01-bis.02 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01-bis.02 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo, e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'articolo premissivo 01-bis.03 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 10,28)

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01-bis.03 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1-bis.4 L'Abbate.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo molto brevemente per annunciare il voto di astensione del Partito Democratico su questo emendamento, motivandolo. Come ho avuto modo di dire pochi minuti fa, noi siamo assolutamente d'accordo, anzi riteniamo fondamentale che l'Ilva continui a ricevere - soprattutto in questa fase - finanziamenti da parte dello Stato.

Questi finanziamenti, queste risorse - nonostante la sciatteria con cui il combinato Urso-Meloni ha gestito la vicenda Ilva - sono fondamentali per garantire il minimo sindacale in quella disgraziata fabbrica, in quel disgraziatissimo territorio, e cioè il pagamento degli stipendi o semplicemente il mantenimento in stato utile ai fini produttivi della fabbrica; tuttavia, questo decreto introduce l'ennesima esimente a favore di chi comprerà. Ritenendo prevalente la necessità che i soldi arrivino e che l'Ilva continui a mantenere accesa una speranza, una luce di speranza, per il suo futuro, condanniamo questa piega che il Governo continua a mantenere rispetto al tentativo - anche questo, mi consenta di dire - patetico di attirare degli investitori offrendo loro esimenti che, ricordo a me stesso, vari tribunali di questa Repubblica, compresa la Corte costituzionale, hanno in passato definito non praticabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.4 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.5 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'emendamento 1-bis.6 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.6 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 1-bis.7 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.7 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 1-bis.8 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.8 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 1-bis.12 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.12 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'emendamento 1-bis.9 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.9 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 1-bis.10 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.10 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'emendamento 1-bis.11 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.11 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'emendamento 1-bis.15 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-bis.15 Donno, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.01 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.01 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.02 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.02 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.03 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.03 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.04 Stefanazzi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.04 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.05 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.05 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.06 Donno. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.06 Donno, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.07 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.07 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.09 Alifano (All'ingresso in Aula del deputato Cannizzaro applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare)… Un attimo che aspettiamo… un attimo ancora, colleghi. Salutiamo l'onorevole Cannizzaro, neo sindaco di Reggio Calabria. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Con questo articolo aggiuntivo chiediamo che venga data la possibilità a coloro che patiscono il caro petrolio e il caro energia - soprattutto le imprese e gli autotrasportatori - di optare, in alternativa alla compensazione già stabilita, per la cessione di un credito d'imposta di pari ammontare alle compagnie petrolifere.

Io voglio ancora rammentare che le compagnie petrolifere sono quelle che, insieme allo Stato, hanno lucrato maggiori introiti derivanti dalla crisi petrolifera; ne parlavamo già prima, c'era la Presidenza Ascani, quindi non parlavo con lei, signor Presidente; di fatto, hanno lucrato 88 milioni di euro a settimana derivanti proprio dallo shock petrolifero in atto; questa è una stima fatta ad aprile da Codacons e i guadagni non sono assolutamente cessati in questo arco di tempo decorrente da aprile ad oggi.

Purtroppo, il Governo, anziché tassare gli extraprofitti che hanno guadagnato le compagnie petrolifere - sarebbe stata la misura più logica, perché effettivamente i loro guadagni sono andati oltre ogni misura pensabile - e adottare questa linea, in modo da venire incontro a imprese e cittadini, che patiscono ogni giorno il rincaro dei prezzi dei carburanti, ma anche dell'inflazione, perché ovviamente i prezzi dei carburanti hanno innescato una spirale inflazionistica, che cosa ha fatto? In prima battuta con gli altri decreti che sono stati posti in conversione al Parlamento - questo è il “terzo-quarto” perché il quarto è confluito nel terzo - che cosa si è fatto? Si è finanziato questo modestissimo taglio delle accise con la riduzione della spesa dei Ministeri, quindi con un taglio lineare su tutti i Ministeri.

Adesso invece c'è una novità in più: si tagliano i Fondi di coesione, Presidente; si tagliano i Fondi di coesione, cioè quelli che dovrebbero servire proprio alle aree più svantaggiate del Paese, è incredibile; ma non solo questo, e lo vedremo anche nel corso dell'esame di questo provvedimento; si taglia addirittura il fondo per la mobilità, il fondo per l'automotive e la transizione verde; insomma si va proprio in direzione opposta rispetto a quella che dovrebbe essere l'autonomia energetica dell'Italia.

Allora, tornando a noi e a questo articolo aggiuntivo che cosa si chiede? Si chiede che, per l'appunto, soprattutto le imprese di autotrasporto, che patiscono questi rincari, possano optare per la cessione del credito di imposta alle imprese petrolifere.

Ebbene, che venga almeno data la possibilità agli autotrasportatori di avere, come dire, un interlocutore, l'interlocutore che invece ha guadagnato tanto dal rincaro dei carburanti e che si possa, per l'appunto, cedere alle imprese petrolifere il credito d'imposta. Credo sia una misura di buon senso.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.09 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.010 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.010 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.011 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie Presidente. Con questo articolo aggiuntivo noi che cosa chiediamo? Chiediamo che venga stabilito un credito d'imposta per l'acquisto di gasolio e benzina a favore delle imprese di trasporto di passeggeri che esercitano il servizio di linea pubblica.

Ebbene, Presidente, devo comunque riportarmi a stime che sono, penso, notorie. Attualmente, da un'indagine abbastanza approfondita risulta che, di fatto, 7 persone su 10, 7 italiani su 10, non utilizzano il trasporto pubblico e si servono del trasporto privato.

Ovviamente, questo che cosa comporta? Comporta - anche queste sono stime - che il traffico veicolare, che ovviamente è la modalità adottata dalla maggior parte dei cittadini italiani, perché utilizzano il mezzo proprio e non si rivolgono al trasporto pubblico, contribuisce al 26 per cento delle emissioni nazionali di gas serra, al 50 per cento delle emissioni di ossido di azoto e al 13 per cento di quelle di particolato. Giusto per dare l'idea di quanto inquini il trasporto veicolare privato.

Allora, che cosa bisognerebbe fare? Bisognerebbe incentivare il trasporto pubblico, se vogliamo diminuire le emissioni e avere un ambiente più confortevole e più salubre, anziché continuare a utilizzare il veicolo privato.

E invece che cosa si fa? Con questo provvedimento, Presidente, addirittura - addirittura! - si arriva a tagliare il Fondo per il potenziamento delle reti metropolitane. Cioè, io non riesco a comprendere: invece di potenziare il trasporto pubblico, che ovviamente potrebbe determinare una scelta da parte del cittadino - che anziché utilizzare l'auto privata può utilizzare il tram o la metropolitana -, che cosa si fa invece? Si continua a incentivare il trasporto privato, nonostante ci sia un caro carburanti in atto.

Quindi è proprio una misura che va, come dire, in linea totalmente opposta a quella che dovrebbe essere l'idea di questo provvedimento.

Allora, che cosa si fa? Si tagliano le accise di pochi centesimi, adesso, perché si va sempre allo “sgocciolamento”, si taglia sempre di meno. Quindi anche qui ci troviamo di fronte a un manifesto di propaganda, perché in realtà si taglia sempre di meno il peso delle accise.

Però, nello stesso tempo, invece di incentivare il trasporto pubblico, che potrebbe essere la soluzione, si finanzia il taglio delle accise. Con che cosa? Con il Fondo che dovrebbe, peraltro, finanziare il trasporto pubblico locale. Ma è una cosa proprio assurda.

E noi invece andiamo controcorrente rispetto a quello che vuole il Governo e all'idea del Governo. Noi invece vogliamo finanziare il trasporto pubblico locale, vogliamo fare in modo che i cittadini possano utilizzarlo, anche perché spesso si ricorre all'auto privata proprio perché ci sono carenze e inefficienze del trasporto pubblico. Invece bisogna andare in altra direzione.

PRESIDENTE. Se nessun altro intende intervenire... Prego, onorevole Casu.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a sostegno della proposta emendativa dell'onorevole Alifano e anche a sostegno delle argomentazioni che ha portato avanti.

Vedete, noi abbiamo avuto, su questo tema delicato del caro carburante, diversi interventi da parte del Governo. Lo ha ben illustrato il nostro capogruppo Merola nel corso dell'intervento sul complesso degli emendamenti.

Ora, da questo punto di vista, i provvedimenti di corto respiro che sono stati adottati hanno portato a piccoli benefici temporanei, pochi centesimi di sconto alla pompa, ma il costo di questi interventi è stato caricato su scelte di tagli che sono insostenibili rispetto alla crisi che già colpisce il settore del trasporto pubblico locale.

Il taglio al fondo per la mobilità urbana colpisce una situazione difficile per quanto riguarda gli investimenti necessari nelle nostre città, gli interventi che servono per le metropolitane, e genera un effetto pesantissimo nei confronti dei territori, che sono costretti o ad aumentare il costo dei biglietti per i cittadini o a mettere in campo azioni con cui, con risorse proprie, fanno fronte ai tagli, oppure a ridurre ulteriormente gli interventi e i servizi.

Per non parlare, poi, del fatto che le risorse che sono state stanziate - gli 80 milioni - non sono sufficienti a coprire interamente nemmeno il rinnovo del contratto che era stato firmato da questo Governo il 20 marzo scorso.

Ecco, di fronte a tutto questo, la scelta di non affrontare il vero tema, che è la tassazione degli extraprofitti energetici, e di cercare di fare economia tagliando all'interno delle voci di bilancio, sta generando un danno per il trasporto pubblico locale. Voi lo fate con un obiettivo politico, perché volete scaricare sulle amministrazioni, sui sindaci, spesso di centrosinistra, le conseguenze della vostra gestione.

Ma noi abbiamo l'onore e l'onere di difendere queste amministrazioni, di denunciare in Aula questa operazione politica sulla pelle dei cittadini.

Quindi penso che questa proposta emendativa, come tutti gli emendamenti che colgono questo punto, debba essere assolutamente messa in campo, così come continueremo questa azione nei prossimi provvedimenti che porterete avanti, per cercare di uscire da questa visione di interventi a tampone e invece intervenire in termini sistematici, utilizzando anche per il trasporto pubblico locale quelle risorse che si sono aperte grazie alle ultime scelte in sede comunitaria.

Noi avremo la possibilità di avere uno spazio di bilancio ulteriore; c'è una possibilità di investirlo per quanto riguarda la transizione energetica green. Quel Green Deal - che voi avete condannato e combattuto - ora è un'opportunità per la quale dovrete mettere in campo azioni e proposte, se vorrete cogliere questa possibilità che avete anche rivendicato come vittoria politica, quando, in realtà, è la sconfitta di chi aveva combattuto quelle politiche fino al giorno prima.

Ecco, noi che invece crediamo in questi interventi pensiamo che anche per il trasporto pubblico locale possa rappresentare un'occasione di intervento e di investimento.

Quindi sosteniamo questa proposta emendativa, sosteniamo tutti gli emendamenti che chiedono di annullare i tagli che avete generato e denunciamo la gravità del fatto che, nel momento in cui si vuole intervenire per garantire il diritto alla mobilità delle persone e delle merci, anche intervenendo nei confronti del costo dei carburanti, si sia ancora una volta dimenticata l'importanza del trasporto pubblico locale, l'importanza del trasporto passeggeri commerciale.

Voi pensate che, tra trasporto pubblico locale e trasporto passeggeri commerciale, si registrano 40 milioni di euro di costi in più ogni mese.

Ecco, voi non avete dato ancora risposte efficaci a questa forma di trasporto e avete presentato l'ennesimo provvedimento tampone che noi denunciamo in quest'Aula.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.011 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Salutiamo le ragazze e i ragazzi, le docenti e i docenti dell'American Institute for Foreign Study of London. Grazie di essere qua. Benvenuti a Montecitorio (Applausi).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.012 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.012 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Colleghi, ho il piacere di comunicarvi che, lo scorso 22 maggio, il collega Andrea Barabotti si è unito in matrimonio con Fabiana. A nome della Presidenza formulo i miei più fervidi auguri agli sposi, a nome mio e di tutta l'Aula (Applausi).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.014 Raffa.

Ha chiesto di parlare la deputata Raffa. Ne ha facoltà.

ANGELA RAFFA (M5S). Grazie, Presidente. Presidente, questo è il quinto decreto sul tema che convertiamo in pochi mesi; è l'ennesimo decreto che si dovrebbe occupare del caro carburanti, ma che è diventato un decreto omnibus proprio perché questo Governo non ha visione di quello che dovrebbe essere e che dovrebbe fare per risolvere il problema alla radice, piuttosto che rincorrere, di settimana in settimana, l'aumento del carburante.

Io ho presentato questo articolo aggiuntivo, a mia prima firma, per cercare di ristorare le imprese di trasporto merci per le isole, sia per la Sicilia che per la Sardegna, ma soprattutto per le isole minori. Le faccio un esempio. Un bar di Lipari - io sono di Messina -, che deve ordinare acqua e viveri da servire ai propri clienti non ha altra scelta: deve prendere per forza un vettore marittimo. L'aumento dei costi del carburante è soltanto uno degli aumenti che sono intervenuti nel trasporto marittimo e, soprattutto, nel trasporto verso le isole minori. Io ricordo che, quattro anni fa, abbiamo inserito in Costituzione che lo Stato deve evitare che l'insularità crei disagi ulteriori ai cittadini e dovrebbe mitigare questi disagi, cosa che questo Governo non sta assolutamente facendo.

Ma veniamo al cuore del problema, perché, oltre agli aumenti dei carburanti, il trasporto marittimo deve scontare anche l'ETS, ovvero una direttiva europea che per il 100 per cento grava sui costi del trasporto marittimo e, soprattutto, sui cittadini che utilizzano il trasporto marittimo; difatti, le aziende che forniscono questo servizio hanno aumentato i biglietti. Ora, ci sono state delle proteste da parte sia dei cittadini che dei sindaci, ma, ovviamente, queste imprese e questi prestatori di servizi non hanno fatto nient'altro che mantenere alto il prezzo dei biglietti.

Adesso andiamo a vedere chi sono i fornitori di questo servizio soprattutto verso le isole Eolie e verso le isole minori della Sicilia: sono Liberty Lines per gli aliscafi e il trasporto veloce e Caronte & Tourist per i traghetti. Queste aziende agiscono attraverso un contratto di servizio da parte dello Stato e della regione, quindi con fondi pubblici. Il 20 novembre del 2025, la procura della Repubblica di Trapani ha sequestrato tutta l'azienda Liberty Lines, per un valore di circa 184 milioni di euro, perché le ipotesi di reato sono truffa ai danni dello Stato, frode nell'esecuzione di un servizio pubblico e corruzione. Infatti, secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2022, la compagnia avrebbe continuato a incassare contributi pubblici senza realizzare, però, il servizio per cui questi contributi venivano emessi.

Adesso, una persona normale direbbe: visti questi problemi, si prenderanno dei provvedimenti e alla scadenza del contratto non ci sarà un rinnovo. Bene, non è così. La regione siciliana, attraverso il regolamento…scusate, ho perso il numero del regolamento…va bene, attraverso un regolamento di maggio 2026, ha detto che farà una gara di 1,5 miliardi di euro per il servizio di collegamento con le isole minori, per 9 anni e con un unico vettore. Ora mi dovete spiegare quale è quella società che può garantire 1,5 miliardi di euro di collegamenti e, soprattutto, per 9 anni. Saranno di nuovo loro. Noi stiamo, praticamente, creando un monopolio nel trasporto marittimo, in mano a persone che non lo garantiscono e che hanno frodato lo Stato; adesso c'è ancora questo procedimento in corso. Questa è l'azione del governo Schifani, che è di Fratelli d'Italia, e anche del Governo nazionale, perché nel 2028 scadrà questa concessione anche a livello nazionale e voglio vedere cosa farà il Governo nazionale nei confronti di queste società che non fanno altro che rubare i contributi pubblici.

Questo articolo aggiuntivo serviva soltanto per cercare di evitare che questi disagi e questi disservizi pesassero sulle imprese e sui cittadini isolani. Il Governo ha dato parere negativo. Inoltre, ad un altro emendamento, che si occupava soprattutto del trasporto delle persone, è stato dato un parere nel senso dell'inammissibilità, come se non ne potessimo discutere. Questo è quanto. Io sono veramente disgustata dal comportamento del Governo, perché dice sempre di voler aiutare le persone che hanno diritto e che hanno difficoltà e, invece, le lascia sempre indietro. Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo cercato di portare avanti proposte che potessero risolvere dei problemi, per poter garantire i diritti anche dei cittadini che vivono nelle isole minori, come è scritto in Costituzione, ma il Governo da un orecchio ci sente e dall'altro no (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. L'onorevole Carmina e l'onorevole D'Orso chiedono di sottoscrivere.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.014 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.015 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.015 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.018 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.018 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.019 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.019 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.020 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.020 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.021 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.021 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.022 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.022 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.023 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.023 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.013 Barbagallo, per la parte ammissibile.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. In una fase storica in cui ritorna al centro del dibattito il tentativo del Ministro Calderoli di accelerare sulle intese per le materie non LEP, abbiamo inteso presentare un articolo aggiuntivo che va nel senso di rendere efficiente, efficace e applicato l'articolo 119 della Costituzione nella parte in cui obbliga alla compensazione degli svantaggi strutturali che esistono e non possono essere ulteriormente ignorati.

In questo caso parliamo della continuità territoriale, con riferimento evidentemente alle regioni insulari. Abbiamo proposto una riduzione del 50 per cento delle accise sui carburanti destinati al consumo proprio finale nelle regioni insulari e gli obblighi di riserva di carburante per porti e aeroporti, con la possibilità di arrivare ad attivare addirittura gli obblighi di servizio pubblico laddove un ulteriore shock dell'indice Brent riporti, sostanzialmente, i voli e i collegamenti dalle isole a costi che sono insostenibili e che, come ho detto in premessa, ledono il principio di cui all'articolo 119.

PRESIDENTE. La deputata Ghirra sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.013 Barbagallo per la parte ammissibile, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.016 Scotto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Chiederei, se possibile, attenzione su questo articolo aggiuntivo alla relatrice perché, se è vero che siamo di fronte all'ennesimo decreto che interviene sul contenimento del consumo dei carburanti e impone la ricerca di una serie di risorse per riuscire a fare fronte al caro prezzi, forse qualche lezione sul lato del lavoro dovremmo provare a ricavarla. Occorrerebbe lavorare, dal nostro punto di vista, sull'incentivare accordi collettivi e aziendali per agevolare il lavoro agile per rendere questa misura non soltanto episodica, ma strutturale, perché il lavoro agile aiuta a ridurre, da un lato, le emissioni, e quindi ha un dividendo positivo sul terreno ambientale, ma anche, dall'altro, un dividendo positivo sul terreno economico. Si può fare, costa poco. È una misura che non incide sulla produttività delle aziende, talvolta le aiuta maggiormente, ed è un beneficio sul piano del lavoro e della sua qualità.

Io credo che, se vogliamo fare fronte a queste tempeste, la chiusura dello Stretto di Hormuz ci dice che il nostro modello di sviluppo fondato esclusivamente sulla dittatura del fossile non regge, occorre un salto. Siamo dentro un tempo in cui bisogna avere coraggio per rivedere un modello di sviluppo che rischia di essere incompatibile con la tenuta del pianeta terra, ma con un'idea di sviluppo infinito in un mondo che è finito. E quindi io credo che, dal lato del lavoro, occorra iniziare. Vi chiedo, quindi, di valutare seriamente questo articolo aggiuntivo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.016 Scotto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-bis.017 Alifano. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Anche qui parliamo di lavoro agile, e che cosa chiediamo con questo articolo aggiuntivo? Il riconoscimento di un credito d'imposta per le imprese che hanno sede nelle aree interne che incentivano, per l'appunto, il lavoro agile. Quello che chiediamo è semplicemente un limite di spesa di 50 milioni di euro, nemmeno chissà quali grandi cifre, per cui invito anche il Governo a un eventuale accantonamento, anche perché, a quello che si è detto e da quello che emerge da questo dibattito, questo provvedimento dovrà ritornare al Senato. Quindi, se c'è una modifica a favore delle aree interne io penso che questa sia un'ottima occasione da non sprecare, perché si parla tanto di aree interne, di quegli abitanti: sono circa 13 milioni i cittadini italiani che vivono nelle aree interne.

Si parla della mancanza di servizi nelle aree interne, che bisogna fare qualcosa. Tutti sono concordi - la maggioranza, l'opposizione -, si dibatte, però non si prende nessuna misura. E invece noi, con questo articolo aggiuntivo, suggeriamo una misura perché, come dicevo prima, riguarda tanti cittadini. Voglio ancora rammentare che, proprio per l'orografia del nostro Paese, le aree interne sono, bene o male, spalmate lungo tutta la penisola: lungo la dorsale appenninica, come nelle valli alpine, come in ampie zone del Mezzogiorno. E tutte queste comunità patiscono la lontananza dai grandi centri, la carenza del trasporto pubblico - ne parlavamo anche prima - e spesso i cittadini sono costretti a muoversi dalle aree di residenza, che sono lontane dai centri, per poter andare a lavorare.

E allora, a questo punto, perché non incentivare lo smart working? Perché non incentivare il lavoro agile? Non si comprende. Sembra che noi, Presidente, viviamo ancora con la testa nel secolo scorso. Ci sono state delle innovazioni enormi negli ultimi decenni, direi addirittura nell'ultimo quinquennio, con l'impatto, che si sente ogni giorno di più, dell'intelligenza artificiale e non solo, dei mezzi di comunicazione che sono sempre più rapidi, veloci, della possibilità che è data a tutti noi di collegarci, di ricorrere a strumenti tecnologici senza doverci di necessità spostare. Noi continuiamo, invece, a pensare la società italiana come era 20, 30, 40, 50 anni fa, per cui per andare a lavorare bisogna prendere la propria autovettura, magari fare anche una o due ore di spostamenti e recarsi nei centri dove ci sono maggiori opportunità lavorative. Credo che questo articolo aggiuntivo sia veramente di buon senso e invito il Governo a una riflessione.

PRESIDENTE. Grazie, deputata Alifano. Quindi lei ha chiesto l'accantonamento, pertanto chiedo alla relatrice, la deputata Matera, se concorda o meno per l'accantonamento.

MARIANGELA MATERA, Relatrice. No, non concordo.

PRESIDENTE. Ok, grazie. Allora richiedo alla deputata Alifano se insista per porre in votazione l'accantonamento, ed eventualmente dopo…

ENRICA ALIFANO (M5S). Presidente, è una votazione inutile, quindi non insisto.

PRESIDENTE. Non insiste.

ENRICA ALIFANO (M5S). Oramai si è compreso l'intendimento del Governo, per cui solo a chiacchiere si pone attenzione alle aree interne ma, di fatto, non si fa nulla.

PRESIDENTE. Va bene. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Se la collega Alifano lo consente, io vorrei sottoscriverlo perché credo che la collega abbia colto il senso del problema, e sarebbe fin troppo facile, Presidente, citare in quest'Aula don Milani: fare parti uguali tra disuguali crea una disuguaglianza.

Se noi siamo qui a voler rispettare e ispirarci a quanto la Costituzione della Repubblica sancisce esattamente a ottant'anni dalla nascita della Repubblica, credo che noi dovremmo avere la sensibilità adeguata di capire l'importanza che le aree interne rivestono in questo Paese.

Noi siamo un Paese dove il 70 per cento dei comuni sono piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti e abbiamo aree del Paese dove l'unico mezzo di trasporto è quello su gomma, pertanto immaginare delle agevolazioni fiscali rispetto al consumo necessario e forzato di gasolio credo sia una misura di civiltà.

Guardi, le aree interne o vengono trattate con la sensibilità normativa, legislativa e politica con le quali vengono trattate le isole e le isole minori o noi vivremo costantemente una difficoltà che vedrà prevalere, in molte realtà, il vantaggio per lo spazio urbano rispetto alle aree del margine. Le dico questo, Presidente, e mi avvio a chiudere, perché in molte realtà, soprattutto delle aree interne, molte volte l'unico distributore di benzina rappresenta quasi ancora, in una veste romantica, una forma di modernità, nonostante noi viviamo in una fase storica nella quale il trasporto pubblico e il trasporto green dovrebbero essere la visione risolutiva di tanti problemi. Se tu riesci a mettere nelle condizioni le persone che vivono, abitano, lavorano lontano dal centro probabilmente riesci a mantenere in vita anche questi luoghi e questi centri.

Allora, si possono decantare tutte le strategie teoriche e teoretiche sullo spopolamento e su come affrontare la difficoltà dello spopolamento, però purtroppo, care colleghe e cari colleghi - e soprattutto mi rivolgo al Governo -, nel momento in cui vi trovate dinanzi l'opportunità risolutiva del problema come al solito questo Governo si gira dall'altro lato e dà parere contrario a un emendamento di buonsenso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive. Se nessun altro intende intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-bis.017 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo all'emendamento 1-ter.3 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.ter.3 Casu, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'emendamento 1-ter.1 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.1 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Passiamo all'emendamento 1-ter.2 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.2 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Passiamo all'emendamento 1-ter.4 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.4. Forattini limitatamente alla parte ammissibile, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Passiamo all'emendamento 1-ter.7 Merola. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Parliamo di Transizione 5.0. Giusto per rendersi conto di che cosa è stata questa odissea chiamata Transizione 5.0, faccio brevemente un excursus. Nasce nel 2024 con il decreto-legge n. 19, che viene riscritto nelle aliquote e nei meccanismi della legge di bilancio per il 2025; poi, interviene il decreto-legge n. 175 del 2025 a disciplinare il cumulo con Transizione 4.0; poi, a novembre 2025 il Ministero comunica l'esaurimento delle risorse, lasciando fuori un'ampia platea di beneficiari; poi, c'è il decreto fiscale n. 38 del 2026 che, all'articolo 8, prova a rimediare a questo scempio, articolo che poi viene modificato, dopo pochi giorni, dal decreto n. 42 del 2026, poi decaduto e assorbito in sede di conversione. Cioè, in meno di 2 anni avete fatto: un decreto istitutivo, una legge di bilancio, un decreto sul cumulo, un decreto attuativo, l'esaurimento dei fondi, un decreto correttivo e un ulteriore decreto che corregge il correttivo. Ora, vi chiedo: ma come pensate che un'impresa possa programmare qualcosa davanti a questa incredibile e straordinaria sciatteria?

Allora, poi che avete fatto? Con l'articolo 8 del decreto fiscale avete giustamente riconosciuto un credito d'imposta alle imprese rimaste escluse per esaurimento dei fondi. Però, l'avete reso utilizzabile soltanto in compensazione entro un'unica finestra temporale, con il modello F24 da presentare entro il 31 dicembre 2026. Anche questa è la prova provata del fatto che voi proprio non avete un'idea di come funzionano il settore produttivo e il sistema produttivo di questo Paese. Ci sono piccole e medie imprese che non hanno capienza fiscale per giovarsi di questo provvedimento.

Allora, con questo emendamento, abbiamo chiesto una cosa davvero di buonsenso, un'assoluta inezia, quella, cioè - a costo invariato per la finanza -, di prevedere che il credito, su scelta del richiedente, possa essere utilizzato in 3 rate annuali. Veramente, nulla di particolare: il minimo sindacale ma nemmeno a questo siete riusciti a rispondere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. La deputata Pastorella sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.7 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Passiamo all'emendamento 1-ter.6 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento1-ter.6 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 46).

Passiamo all'emendamento 1-ter.5 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.5 Forattini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).

Passiamo all'emendamento 1-ter.8 Forattini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.8 Forattini, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).

Passiamo all'emendamento 1-ter.9 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.9. Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 49).

Passiamo all'emendamento 1-ter.10 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-ter.10 Raffa, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-ter.03 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-ter.03 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-ter.04 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-ter.04 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-ter.05 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-ter.05 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 53).

Passiamo all'emendamento 1-quater.1 Casu.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Andrea Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Interveniamo su un articolo importante perché la presenza di questi 80 milioni, per l'intesa tra imprese e sindacati, ha scongiurato il rischio che ad agosto non venga pagata la terza tranche del rinnovo contrattuale degli autoferrotranvieri, ma non risolve il problema della copertura del rinnovo del contratto e genera un processo che vorrei mettere in evidenza in quest'Aula. La situazione è la seguente: la copertura a cui il Governo arriva con questi 80 milioni è stata stimata nel 72,3 per cento del costo effettivo dell'anno scorso, nel 76 per cento del costo relativo al 2026 e del 55 per cento di quello relativo al 2027. Questo significa che rinviando, come ha fatto il Governo, alla prossima manovra la copertura dell'attuale rinnovo del contratto, se non si mettono subito le risorse per garantire l'intera copertura - e noi abbiamo l'occasione di farlo, perché stiamo rimandando al Senato e si può intervenire, si può correggere -, si scarica sulle imprese del trasporto la responsabilità di onorare comunque un contratto in virtù di fondi che arriveranno un domani, in un momento in cui c'è il caro energia, il caro carburanti, i tagli sul Fondo nazionale e tutta una serie di problemi che generano l'aumento del costo dei biglietti e il taglio di chilometri. Sono problemi che portano i dati Eurostat a dirci che 7 italiani su 10 non utilizzano mai il trasporto pubblico locale, che meno del 10 per cento degli spostamenti avviene attraverso il trasporto pubblico locale, che il 28 per cento degli italiani rinuncia a un'offerta di lavoro - ce lo ha detto il rapporto Pendolaria -, perché non sono nelle condizioni di raggiungere il posto di lavoro, che tanti rinunciano alle cure e tanti hanno problemi e che conducono a tutta quella situazione che grida dolore e a cui assistiamo ogni giorno sul territorio.

Ma quello che però vogliamo dire è che i paradossi sono due: il primo è che nella prossima manovra bisognerà mettere centinaia di migliaia di euro sul trasporto pubblico locale non per garantire le spese del 2027, ma per ripagare i “pagherò” che il Governo ha sottoscritto in questi due anni rispetto a ciò che viene erogato ai lavoratori nel 2025 e nel 2026. Quindi, state scaricando su chi farà la prossima manovra - forse non siete sicuri di essere voi il Governo che la farà - questo tipo di responsabilità.

In secondo luogo, non avete ancora pagato questo rinnovo del contratto, ma a giugno bisognerebbe aprire il confronto sul nuovo rinnovo del contratto! Voi continuate ad andare avanti senza mettere le risorse e senza tenere conto che l'aumento del costo della vita corre molto più veloce dell'aumento dei salari. Da questo punto di vista, non essere in grado di coprire oggi interamente il contratto in essere e aprire poi il confronto politico serrato che ci sarà nella manovra per trovare le risorse che mancano genererà anche l'assenza di apertura di un confronto sul rinnovo del contratto, che scade a dicembre, che bisognerebbe aprire con le parti sindacali già a giugno per riuscire a garantire agli autoferrotranvieri e agli internavigatori un salario in grado di reggere l'aumento del costo della vita e le difficoltà.

Per questa ragione, chiediamo di aumentare la copertura oltre questi 80 milioni di euro, che non bastano a coprire interamente l'impegno che voi avete sottoscritto, e a garantire agli autoferrotranvieri e agli internavigatori, che sono ogni giorno in prima linea per garantire il diritto alla mobilità e il diritto al trasporto pubblico che voi state tagliando, non solo ciò che gli è dovuto per questo contratto, ma anche le condizioni politiche e economiche per cominciare ad aprire subito il confronto sul nuovo contratto a partire da giugno. Questo contratto scade a dicembre (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria che chiede di sottoscrivere. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Intendo sottoscrivere e intervenire. Presidente, prima di intervenire sull'emendamento, mi consenta di complimentarmi, tramite lei, con il collega Cannizzaro per quella che si può considerare una vittoria della Madonna a Reggio Calabria, per quanto riguarda le ultime elezioni (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Eviterei, Eviterei… Per cortesia, per cortesia… Eviterei…

ANTONINO IARIA (M5S). Allora, andiamo al merito (Commenti di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)…

PRESIDENTE. Bene. Entri nel merito, per cortesia…

ANTONINO IARIA (M5S). …nel merito dell'emendamento (Proteste di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)…

PRESIDENTE. Evitiamo altre battute… Colleghi… Evitiamo battute che non hanno ragione di essere. Prego.

ANTONINO IARIA (M5S). Lui l'ha capito (Commenti)

PRESIDENTE. Prego, prego, entri, però, nel merito, evitiamo battute che non hanno ragione di essere.

ANTONINO IARIA (M5S). Allora, entro nel merito (Proteste dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)…

PRESIDENTE. Vada, vada... Per favore, colleghi! Entra nel merito. Abbiamo messo agli atti quanto ha detto…

ANTONINO IARIA (M5S). Non sono stato io il primo a nominare la Madonna più volte in un contesto elettorale (Proteste dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)…

PRESIDENTE. Per favore! No, non ricominciamo. Onorevole Iaria, la prego. Le sto dicendo (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Buffone!” - Dai banchi del gruppo Lega-Salvini Premier: “”Basta! Fuori, fuori!” - Il deputato Sasso: “Deve chiedere scusa! Deve scusarsi!”)… Le sto dicendo: è inopportuno. La prego di entrare nel merito, la prego di entrare nel merito (Il deputato Sasso: “Deve chiedere scusa! Deve scusarsi!”). Vada avanti nel merito, per favore. È inopportuno. È inopportuno quanto ha detto poc'anzi (Il deputato Sasso: “Deve vergognarsi e chiedere scusa!”)… Prego, vada avanti (Dai banchi del gruppo Lega-Salvini Premier: “Fuori!”)… Onorevole, per favore: l'ho già richiamato una volta. Per favore. Prego, onorevole Iaria (Proteste di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Onorevole Iaria, vada (Il deputato Furgiuele: “Deve scusarsi!”)… Per favore (Proteste di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)

ANTONINO IARIA (M5S). No qui… Permettetemi non mi scuso, perché in quest'Aula si sentono tali e tante sciocchezze da parte del centrodestra, da parte di Futuro Nazionale, che io non mi scuso per quello che ho detto.

PRESIDENTE. Allora, deve entrare nel merito…

ANTONINO IARIA (M5S). Allora, non ho bestemmiato. Ho solo fatto una considerazione.

PRESIDENTE. Però, per favore, entri nel merito altrimenti non andiamo avanti. Le sono rimasti 2 minuti e 30 secondi (Il deputato Quartini: “Ha richiamato Iaria! Deve richiamare anche Sasso!”)… Onorevole Iaria, vuole parlare o no?

ANTONINO IARIA (M5S). Sì, io parlo, se… Io ho sottoscritto questo emendamento, perché il trasporto pubblico locale sta vivendo una delle più grandi crisi che questo Governo non ha affrontato e, tra l'altro, anche il tema carburanti nel trasporto pubblico locale è un tema dirimente e questo Governo non sta facendo assolutamente nulla. Stiamo parlando di un servizio pubblico che chiaramente con l'aumento dei costi non potrà essere garantito e questa è una cosa seria, è una cosa molto seria, di cui il Governo non si è occupato, come non si è occupato neanche degli altri temi che ha citato il mio collega. Io andrei, però, più direttamente nel tema del caro carburanti, perché rischiamo che moltissimi servizi non vengano più fatti e vengono penalizzate le fasce più deboli della popolazione. Rischiamo anche che molte società di trasporto pubblico che abbiamo in Italia possono essere a rischio di fallimento oppure anche possono diventare oggetto di una privatizzazione selvaggia.

Questo è un tema importante che è collegato con il caro carburanti, ma è collegato anche con l'inerzia di questo Governo che su questo tema non ha fatto assolutamente nulla in questi anni, perché probabilmente l'idea è proprio quella di regalare al mercato tutto un asset che, però, per i cittadini è fondamentale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Lacarra sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-quater.1 Casu, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 54).

Passiamo all'emendamento 1-sexies.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-sexies.200 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 55).

Passiamo all'emendamento 1-septies.1 Alifano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Sinceramente non si riesce a capire il parere negativo dato a questo emendamento dal Governo, se non una presa di posizione del tutto acritica perché è un emendamento che è stato posto all'attenzione dell'Aula dall'opposizione. Potrebbe però esserci un ripensamento, visto e considerato che questo provvedimento poi tornerà al Senato con le modifiche che stiamo apportando adesso.

Ora, noi con questo emendamento vogliamo dare un'interpretazione autentica del concorso di dottori commercialisti e ragionieri nelle violazioni tributarie, quindi prendiamo in considerazione tutte le difficoltà che hanno i commercialisti, che spesso sono chiamati a rispondere di violazioni tributarie delle quali loro, magari, nulla sanno. Quindi, con questo emendamento si vuole riportare - e penso che sia abbastanza chiaro il testo dello stesso - il concorso del professionista nell'alveo dei principi del nostro ordinamento. Dunque si prendono in considerazione la condotta - che deve essere cosciente e volontaria - e anche l'elemento soggettivo - ci deve essere una compartecipazione nella violazione tributaria - e non vale, per radicare la responsabilità del professionista, la sola posizione professionale; di fatto, degraderebbe la responsabilità del professionista a una sorta di responsabilità oggettiva.

Quindi è un emendamento che è stato pensato proprio per una categoria molto ampia, che dà una mano anche ai cittadini nella redazione delle dichiarazioni fiscali. Paradossalmente, questo Governo che in tante occasioni sembra essere - mi duole doverlo dire -, sempre e solo a parole, vicino a questa categoria, nei fatti, poi, tradisce la stessa. Per questo io chiedo un ripensamento. Tra l'altro, come relatrice abbiamo proprio, credo, un dottore commercialista, quindi potrebbe essere opportuno un ripensamento, anche perché è un'interpretazione autentica delle norme.

PRESIDENTE. Non ho capito, ha chiesto l'accantonamento o no? Mi è sfuggito, forse. Onorevole Alifano, ha chiesto l'accantonamento o ho capito male? Va bene, perfetto, mi è chiaro. Quindi chiedo alla relatrice Matera se… prego, parliamo dell'emendamento 1-septies.1 Alifano.

ENRICA ALIFANO (M5S). Adesso, Presidente, ho tenuto un'arringa a favore dei commercialisti su un emendamento che dal fascicolo risulta ancora esistente, ma mi diceva la relatrice, di fatto, è stato dichiarato inammissibile, quindi ovviamente…

PRESIDENTE. Però, mi perdoni, noi siamo all'emendamento 1-septies.1 Alifano.

ENRICA ALIFANO (M5S). Quindi, ovviamente, è stata una discussione…

PRESIDENTE. Quello a cui lei faceva riferimento è inammissibile.

ENRICA ALIFANO (M5S). Comunque, Presidente, vorrei anche sottolineare che era una buona occasione per intervenire su queste cose, anche perché molto spesso questi decreti risultano essere omnibus e, tutto sommato, questo poteva essere un emendamento che aveva sicuramente molto valore.

PRESIDENTE. Abbiamo chiarito l'equivoco. Siamo all'emendamento 1-septies.1 Alifano, quello di cui parlava la collega è stato dichiarato inammissibile.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-septies.1 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).

Passiamo all'emendamento 1-septies.2 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-septies.2 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 57).

Passiamo all'emendamento 1-septies.3 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-septies.3 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 58).

Passiamo all'emendamento 1-septies.4 Raffa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-septies.4 Raffa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).

Passiamo all'emendamento 1-septies.5 Alifano. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-septies.5 Alifano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 60).

Passiamo all'emendamento 1-septies.6 Gubitosa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-septies.6 Gubitosa, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-septies.01 Simiani. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-septies.01 Simiani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1-septies.07 Merola. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1-septies.07 Merola, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).

Passiamo ora all'emendamento 1-decies.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-decies.200 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo. Dichiaro aperta la votazione... Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano? Revoco la votazione. Prego, deputata Alifano.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Speriamo che non ci sia un altro qui pro quo come quello che è intercorso prima, anche perché c'è stato un fascicolo costruito in modo alluvionale, con modifiche anche dell'ultimo minuto e, infatti, da ieri a oggi, ci siamo ritrovati, poi, in Commissione e al Comitato dei nove con queste quattro modifiche, spero che siano quattro.

Ebbene, sulla soppressione di questo emendamento noi esprimiamo parere contrario, anche perché con esso erano stabilite misure a favore di quelle imprese che subiscono disagi per l'aumento dei costi dello zolfo e dell'acido solforico; anche se poi con una certa ironia, perché qualche collega un po' ha ironizzato su queste mie osservazioni in Commissione, però a me preme dire e sottolineare che lo zolfo e l'acido solforico sono la base dell'industria chimica, di quello che resta dell'industria chimica nazionale.

Lo zolfo e l'acido solforico sono un sottoprodotto del petrolio; non ci sono più le antiche miniere o, meglio, vengono meno coltivate le antiche miniere di zolfo. Non so se quest'Aula rammenta anche i racconti di Verga oppure la guerra commerciale dello zolfo, che vide coinvolto anche il nostro Paese. Attualmente lo zolfo e l'acido solforico vengono ricavati dal petrolio, quindi un aumento del costo del petrolio si traduce in un aumento del costo dell'acido solforico, che è prodotto base dell'industria chimica. Quindi, sopprimere questo emendamento non ha, paradossalmente, alcun senso.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-decies.200 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 64).

Passiamo all'emendamento 1-duodecies.200 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-duodecies.200 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 65).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1-terdecies.200 della Commissione, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 66).

Passiamo all'emendamento 1-quinquiesdecies.1000 Simiani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo con questo emendamento per parlare di isole minori, perché voi in questi quattro anni avete rappresentato un percorso molto sinuoso, fatto di varie posizioni politiche: contro il Green Deal, a favore del Green Deal, con posizioni, che riguardavano soprattutto il problema dell'energia in questo Paese, su temi non programmatori spesse volte - e anche questo provvedimento lo dimostra - con poca lungimiranza. Soprattutto più volte avete aperto una narrazione contro l'Europa circa la possibilità - proprio in base anche alla crisi climatica - di poter definire una strategia per poter far sì che le energie rinnovabili fossero al centro del ragionamento.

Alla fine ci siete arrivati dopo grandi scorciatoie e addirittura avete non promosso un piano chiaro per quanto riguarda anche le aree idonee. Ci siete arrivati poco tempo fa, mettendo in difficoltà le regioni che stanno piano piano pianificando; una programmazione - diciamolo chiaramente - veramente disastrosa.

Siccome da una parte, però, dovete partire - e sostanzialmente dovete tenere conto anche di un processo politico che comunque vi viene imposto anche dall'Europa, ora avete detto di sì a questi 14 miliardi e dovete sostanzialmente attivare dei percorsi perché questi soldi siano poi messi a terra - noi vi proponiamo, con questo emendamento, una programmazione nazionale per l'autosufficienza energetica rinnovabile per le isole minori. Perché? Perché noi abbiamo nelle nostre isole minori, nell'arcipelago, una situazione veramente particolare. Si tratta di territori suggestivi, bellissimi, dove noi andiamo a fare le vacanze e in cui consigliamo ai nostri amici di poter fare le vacanze, in quell'isola o in quell'altra. Il lavoro che noi stiamo facendo come Partito Democratico, insieme all'onorevole Barbagallo, all'onorevole Stefanazzi e ad altri colleghi, è proprio sul fatto che oggi per le isole minori è arrivato il momento di programmare in maniera, anche assolutamente positiva, una situazione diversa da quella che c'è ora, perché oggi esistono molte isole minori che hanno normali gruppi elettrogeni che vanno a gasolio, anzi su alcune isole - ad esempio sull'isola di Capraia, che è l'isola vicina a casa mia - c'è stato un cambio di sistema e dove c'era il biofuel questo è stato cambiato e oggi siamo ritornati al classico diesel convenzionale. Questo è inaccettabile. È inaccettabile perché parliamo di territori suggestivi e sicuramente utili, perché per l'isola di Capraia si tratta di due mega che facilmente si possono raggiungere. Ecco perché in questo nostro emendamento pianifichiamo e cerchiamo di mettere in campo un'azione coerente, mettendo delle risorse vere per queste isole non connesse, ponendo chiaramente alcuni punti.

Il primo punto è un sistema di impianti finanziati direttamente anche dallo Stato, in cui si mettano a terra non solo impianti di energie rinnovabili, fotovoltaici o anche mareomotrici, con cui si possa, in questo caso, generare energia; nonché accumulatori in tal senso, anche per poter definire una strategia, e soprattutto un'altra cosa, cioè la possibilità di utilizzare il biofuel per quanto riguarda l'HVO, cioè una fonte vegetale in questo caso utile per l'ambiente.

Ecco perché io vi chiedo di votare questo emendamento, assolutamente utile per le isole minori, in modo da poter mettere in campo un'azione, che se non è in questo provvedimento è in un altro, in cui per le isole non connesse si faccia una programmazione seria, perché è arrivato il momento di utilizzare questi bellissimi territori che sono suggestivi - suggestivi non a chiacchiere ma anche in maniera reale - e in cui oggi le energie rinnovabili hanno un ruolo centrale perché da quella parte, partendo almeno dalle isole minori che è una parte piccola, si possa dare un segnale di vero cambio, anche strutturale, della nostra idea di energia nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1. quinquiesdecies.1000 Simiani, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2962​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che a seguito della soppressione degli articoli 1-duodecies e 1-terdecies, gli ordini del giorno n. 9/2962/3 Ambrosi e n. 9/2962/16 Pavanelli, che erano volti a dare attuazione alle suddette disposizioni, sono stati ritirati dalle presentatrici.

Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il relativo parere sugli ordini del giorno.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Il parere è contrario sull'ordine del giorno n. 9/2962/1 Ziello. L'ordine del giorno n. 9/2962/2 Testa è accolto.

PRESIDENTE. Come abbiamo detto, l'ordine del giorno n. 9/2962/3 Ambrosi è stato ritirato.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. L'ordine del giorno n. 9/2962/4 Gusmeroli è accolto. L'ordine del giorno n. 9/2962/5 De Palma è accolto eliminando un refuso dall'impegno, le parole: “proseguendo e”.

PRESIDENTE. Quindi, parere favorevole previa riformulazione.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/6 Amendola è favorevole con riformulazione, espungendo le premesse dalla terza alla quinta, e “a valutare l'adozione di idonee misure per continuare a monitorare l'andamento dei prezzi dei carburanti nel territorio della Basilicata, anche al fine di approfondire le cause di eventuali differenziali territoriali e di tenerne conto nell'elaborazione di future iniziative di competenza, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/7 Simiani il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'adozione di misure in materia energetica a favore delle isole minori, con particolare riguardo, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, all'individuazione di risorse, anche attraverso il riutilizzo delle eventuali economie derivanti dal programma Isole Verdi e ulteriori strumenti finanziari dedicati per sostenere investimenti nelle isole minori”.

Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/8 Squeri è favorevole.

Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/9 Bonelli è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse dalla terza alla sesta, è accolto con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare ad adottare, in relazione alle esigenze delineate dal decreto in esame, misure a favore delle famiglie e delle imprese nel caso in cui la crisi energetica dovesse perdurare”.

Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/10 Zanella è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse dalla terza alla settima, è accolto con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare di accompagnare le misure previste dal provvedimento in esame con l'adozione di ulteriori iniziative volte a riconoscere la rete di ricarica elettrica quale servizio di pubblica utilità”.

Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/11 Grimaldi è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/12 Ghirra, espunte la terza e la quarta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “ad accompagnare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, le misure previste dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative a favore delle imprese sarde, anche attraverso la predisposizione di misure compensative volte a ridurre i costi energetici e a valutare l'adozione di ulteriori misure a favore del trasporto marittimo da e per la Sardegna”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/13 Forattini il parere è favorevole con riformulazione, premettendo all'impegno le parole: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/14 L'Abbate il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'adozione di misure in favore del territorio dove insistono gli impianti siderurgici ex Ilva, nonché, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a continuare a sostenere il rilancio economico e occupazionale dell'area di Taranto attraverso misure dedicate allo sviluppo della cantieristica, dell'economia del mare, della ricerca, dell'innovazione e delle infrastrutture strategiche, con particolare attenzione ai collegamenti con l'aeroporto di Grottaglie e alle opere funzionali allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo 2026”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/15 Lomuti il parere è favorevole con la medesima riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2962/6 Amendola.

L'ordine del giorno n. 9/2962/16 Pavanelli è stato ritirato.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/17 Alifano il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/18 Francesco Silvestri, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a valutare di incrementare la dotazione del Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa, istituito nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/19 Donno, espunte le premesse dalla seconda fino all'ultima, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'adozione di misure in favore del territorio dove insistono gli impianti siderurgici ex Ilva, ivi incluse misure volte al mantenimento dei livelli occupazionali”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/20 Centemero il parere è favorevole.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/21 Carmina, espunte la quarta, la quinta e la sesta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare apposite circolari esplicative volte a supportare i comuni nell'adeguamento delle proprie delibere regolamentari e nella gestione delle nuove scadenze procedurali fissate al 31 luglio 2026”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/22 Torto, espunte le premesse dalla quarta fino alla fine, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, a incrementare la dotazione finanziaria del Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa”.

Sugli ordini del giorno n. 9/2962/23 Dell'Olio e n. 9/2962/24 Gubitosa il parere è contrario.

L'ordine del giorno n. 9/2962/25 Ilaria Fontana è accolto come raccomandazione.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/26 Raffa, espunte le ultime due premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad integrare le risorse a favore delle imprese esercenti le attività di trasporto merci su gomma e marittimo operanti da e verso le isole minori”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/27 Barbagallo il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno identica all'ordine del giorno n. 9/2962/26 Raffa, che riguarda analoga materia.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/28 D'Alfonso, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare ad adottare, in relazione alle esigenze delineate dal decreto in esame, misure a favore delle famiglie e delle imprese nel caso in cui la crisi energetica dovesse perdurare”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/29 Stefanazzi, espunte le ultime tre premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'adozione di misure in favore del territorio dove insistono gli impianti siderurgici ex Ilva, ivi incluse misure volte al mantenimento dei livelli occupazionali”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/30 Casu il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, ad integrare ulteriormente le risorse a favore del trasporto pubblico locale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/31 Merola, espunte la seconda, quarta, quinta e sesta premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a continuare ad adottare, in relazione alle esigenze delineate dal decreto in esame, misure a favore delle famiglie e delle imprese nel caso in cui la crisi energetica dovesse perdurare”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/32 Toni Ricciardi il parere è favorevole con riformulazione dei primi due impegni che premetta, ad entrambi, le seguenti parole: “in un'ottica di collaborazione istituzionale con i competenti organi delle Camere, sia in materia di programmazione dei lavori, sia di verifica dell'attinenza”. Il parere è favorevole al terzo impegno. Sono accolte anche le premesse.

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/1 Ziello sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, veramente noi non capiamo le ragioni del non accoglimento di quest'ordine del giorno. Il nostro Paese sta vivendo una crisi energetica tra le peggiori - penso - dal 1975, quando ci furono gli anni dell'austerity e, quindi, cerco di darmi una spiegazione sulla posizione del Governo. Infatti, noi abbiamo la possibilità di acquistare, da Paesi che continentalmente sono europei, il gas che serve ai nostri cittadini, che serve per abbassare le bollette dei nostri cittadini, che serve per dare fiato alle nostre imprese e dare fiato alla nostra economia che è in crisi, ma non lo vogliamo fare. Deve esserci una spiegazione logica e, quindi, cerco una spiegazione logica. Cerco una spiegazione logica perché, forse, l'alleanza continentale ci vede in una posizione che non ci consente di acquistare il gas, ad esempio, dalla Federazione Russa.

Poi vedo che, comunque, Paesi come la Spagna lo fanno. Paesi come l'Austria fanno i contratti con la Gazprom e quindi mi dico: scusate, ma se l'Austria è in Europa, se la Spagna è in Europa, ma perché loro lo fanno e noi no? E qui c'è da pensare veramente, forse, a qualche strana sindrome. Infatti, voglio dire, noi importiamo tantissime altre materie, come ad esempio le terre rare e altro, dalla Federazione Russa: perché quelle sì e il gas no? Cioè, non c'è una spiegazione logica nel dire di no a una presa di posizione di questo tipo. Non c'è una ragione economica; anzi, stiamo facendo un danno economico alle nostre imprese, stiamo facendo un danno economico ai nostri imprenditori, stiamo facendo un danno economico alle nostre famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Quindi, da una parte, siccome la von der Leyen ci dice di finanziare le rinnovabili, carichiamo il 20 per cento in più sulle bollette dei nostri cittadini per finanziare le rinnovabili; poi, c'è il picco per i problemi geopolitici internazionali sullo Stretto di Hormuz e abbiamo problemi di approvvigionamento e improvvisamente diciamo che non possiamo acquistare il gas dove costa meno - visto che il 50 per cento della nostra energia elettrica è prodotta con il gas -, che non possiamo comprarlo dove costa meno, ma dobbiamo comprarlo dove costa di più.

Siccome ragioniamo in maniera abbastanza elementare, è come se noi andassimo a fare il pieno di benzina e, per fare il pieno alla nostra macchina, andassimo a scegliere il distributore dove la benzina costa di più. Non mi sembra una scelta che farebbe nessuno di noi per la propria auto o nelle nostre famiglie, se non ci fossero altre ragioni.

Quindi, noi chiediamo veramente un ripensamento da parte del Governo sul fatto di dire “no” a quest'ordine del giorno, perché è un ordine del giorno che fondamentalmente va nella direzione di quella che è la direzione praticata da molti Paesi europei.

Non c'è alcuna giustificazione di carattere politico o geopolitico o di alleanze strategiche perché, se lo possono fare altri Paesi, lo possiamo fare anche noi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non c'è alcuna minaccia reale. Non c'è alcuna minaccia reale attualmente né al nostro Paese né all'Europa che possa derivare da una politica di questo tipo. Quindi, anche questa ipotesi è accantonata.

E quindi il Governo ci spieghi quali sono le ragioni che non sono né logicamente, né politicamente, né economicamente comprensibili. Dunque, o ci spiega il perché “no” oppure veramente stiamo facendo un danno ai nostri cittadini, un danno alle nostre imprese e un danno alla nostra economia.

Ricordiamo che comunque stiamo parlando di un Paese che geograficamente fa parte del continente europeo e lo dicevano i nostri Padri costituenti e i più insigni esponenti della politica italiana hanno detto che l'Europa arrivava fino al Caucaso. Quindi, occorre capire adesso quali siano queste ragioni che ci impediscono di dare fiato alle nostre imprese e quali siano le ragioni che non ci consentono di abbassare le bollette ai nostri cittadini. Questo perché, vedete, poi noi facciamo qui le scelte politiche, noi facciamo le scelte strategiche, ma poi quelle scelte non le paghiamo noi, quelle scelte le pagano i nostri cittadini in bolletta, le nostre imprese, che sono costrette a lavorare a costi più alti, e la competitività del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Quindi, finché le scelte ricadono su di noi possiamo anche prendere le decisioni che ci piacciono meglio, ma nel momento in cui le nostre scelte ricadono sull'economia del Paese noi dobbiamo dare una spiegazione al Paese e qui non c'è nessuna spiegazione logica per tutti i motivi anzidetti, per cui noi diciamo di no a una posizione di questo tipo.

Quindi, c'è un problema importante. Ripeto: io mi aspettavo che quantomeno vi fosse un'apertura da parte del Governo, quantomeno riuscire ad aprire un ragionamento, quantomeno riuscire a capire se poteva esserci anche “quella via” - tra virgolette - alla quale noi sempre ci ispiriamo. Noi diciamo sempre che ci vuole la diplomazia; ci vuole la diplomazia perché noi non dobbiamo risolvere i problemi con le guerre, dobbiamo risolverli con la diplomazia. Però, non intendiamo attivare alcun canale di dialogo con un Paese che è in Europa, geograficamente è a fianco all'Europa, perché ci rifiutiamo a prescindere. Quindi, spiegatemi: le vie diplomatiche sono solo con chi ci piace? Perché se dobbiamo pensare che la diplomazia debba essere fatta solo nei confronti delle persone che ci stanno simpatiche e ci piacciono, mi viene da dire che quasi quasi la diplomazia non serve neanche, perché con quelli con i quali già ci conosciamo e già siamo amici francamente non servono vie diplomatiche.

Le vie diplomatiche servono proprio per andare a parlare e a interloquire con quei soggetti strategici a livello internazionale e strategici per l'economia del nostro Paese e qui stiamo parlando di un soggetto che è strategico per l'economia del nostro Paese e strategico per il futuro dell'Europa. È strategico perché poi viviamo anche nella contraddizione schizofrenica per cui noi negli anni abbiamo fatto importantissimi investimenti proprio per consentire di poterci approvvigionare del gas dall'Est Europa. Ricordiamoci il Nord Stream, ricordiamoci tantissimi investimenti importanti che sono stati fatti per garantire l'autonomia energetica dell'Europa, per garantire il fatto che l'Europa potesse essere indipendente a livello di approvvigionamento energetico attraverso diverse fonti di approvvigionamento. Poi, improvvisamente, diciamo: no, tutto quello che è stato investito negli anni per riuscire ad avere un'autonomia energetica dell'Europa o un'indipendenza energetica dell'Europa improvvisamente non serve più perché facciamo una scelta politica, che non ha nessuna giustificazione logica, in virtù della quale noi quelle infrastrutture non le vogliamo utilizzare, non le vogliamo mettere a frutto e vogliamo fare in modo che le nostre imprese, i nostri cittadini e la nostra economia vadano in crisi per i costi dell'energia. Io chiedo veramente un ripensamento al Governo o quantomeno che ci sia fornita una spiegazione che possa avere un minimo di razionalità e di logicità in quello che stiamo facendo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ovviamente, condivido in pieno le dichiarazioni del collega Bof, ma vorrei aggiungere alcuni dati oggettivi, magari con la speranza di far rivedere al Governo il parere contrario su quest'ordine del giorno. Infatti, qui non siamo di fronte a dover scegliere se stare dalla parte della Russia o se stare dalla parte dell'Ucraina, perché l'argomento è un altro ed è quello dei rincari energetici delle bollette delle nostre famiglie e delle nostre imprese.

Ci sono dei dati oggettivi che andrebbero verificati, che prima dell'inizio del conflitto russo-ucraino in Italia arrivavano circa 29 miliardi di metri cubi di gas all'anno direttamente dalla Federazione Russa. Un altro dato oggettivo è che, da quando sono iniziate le sanzioni dell'Europa contro la Russia, alle quali il nostro Paese ha aderito, le famiglie italiane hanno visto sicuramente aumentare i costi energetici in bolletta e le nostre imprese sono state messe in difficoltà non solo dalla concorrenza sleale, a volte portata da divieti e da altri balzelli che l'Europa ha portato alle nostre aziende, ma soprattutto dal costo energetico.

Quindi, quello che noi oggi dobbiamo capire è per quale motivo una famiglia italiana dovrebbe pagare circa un 20-30 per cento in più in bolletta su quelli che sono i costi energetici in confronto a un'impresa o a una famiglia francese, perché comunque, come ha ricordato il collega Bof, parliamo sempre di Europa. Quindi, nel momento in cui abbiamo una decisione dell'Italia di non acquistare la materia prima - e qui facciamo particolarmente riferimento al gas della Federazione Russa - abbiamo, invece, altri Paesi europei che, nel nome di un'Europa che si dichiara sempre unica e unita, continuano ad acquistare, facendo ovviamente l'interesse nazionale. Questo noi vorremmo che venisse fatto anche in Italia.

Vorremmo questa cosa per un semplice fatto, perché comunque quando c'è la convenienza economica in un momento di grande difficoltà, portato non solo dal conflitto russo-ucraino ma anche da quelle che sono le tensioni sullo Stretto di Hormuz, che speriamo si possano definire e possano trovare una soluzione definitiva per far riprendere i normali scambi commerciali e per riportare di nuovo i prezzi a un adeguato livello, crediamo che sia indispensabile, in questo momento di difficoltà, riuscire a trovare qualsiasi approvvigionamento che sia più conveniente nei confronti del Paese, nei confronti dell'Italia e nei confronti delle nostre imprese, che stanno vivendo già un momento di difficoltà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Un altro dato oggettivo è che quello che noi oggi stiamo acquistando ha un costo sicuramente superiore, non solo per la materia prima ma perché c'è un trasporto e c'è una rigassificazione della materia prima che importiamo. Quindi, sono dei costi che sono superiori dal punto di vista tecnico e anche dal punto di vista dell'acquisto come materia prima, non dimenticandoci il fatto che, riaprendo la possibilità di importare gas dai Paesi vicini - in questo momento dalla Russia, che era uno dei principali fornitori dell'Italia -, l'introduzione di una materia prima, come quella del gas nei nostri mercati, produrrebbe anche un effetto della domanda e dell'offerta che andrebbe ad abbassare i prezzi anche degli altri operatori internazionali.

Quindi, chiediamo un ripensamento non perché lo chiede solo la componente parlamentare di Futuro Nazionale, ma perché lo chiediamo nell'interesse degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/1 Ziello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).

Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/2 Testa è favorevole.

L'ordine del giorno n. 9/2962/3 Ambrosi è stato ritirato.

Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2962/4 Gusmeroli è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/5 De Palma. Onorevole De Palma, accetta la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/6 Amendola. Onorevole, accetta la riformulazione?

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sì, accetto la riformulazione in logica con gli altri…

PRESIDENTE. Non può intervenire, allora.

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). No, voglio solo chiederle di mettere la mia sottoscrizione sull'ordine del giorno n. 9/2962/15 Lomuti.

PRESIDENTE. Va bene.

Ok, allora, accetta e andiamo avanti. Il deputato Lomuti sottoscrive l'ordine del giorno n. 9/2962/6 Amendola. Ok, abbiamo messo a posto anche questo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/7 Simiani, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Sì, andiamo avanti.

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/8 Squeri vi è il parere favorevole del Governo, dunque andiamo avanti.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/9 Bonelli, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? No. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/9 Bonelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 69).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/10 Zanella, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, deputata Zanella, o chi per lei? No. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/10 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/11 Grimaldi, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/11 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 71).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/12 Ghirra, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? No. Prego, onorevole.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Non accetto questa riformulazione, perché trovo contraddittoria la posizione del Governo. Proprio ieri il Sottosegretario Ferrante, in Commissione trasporti, ha manifestato alcune aperture verso le compensazioni da introdurre per le isole per quanto riguarda il caro energia, il caro carburanti e il caro trasporti che in Sardegna, secondo uno studio dell'Istituto Bruno Leoni, ha superato il 40 per cento del costo merci. Sappiamo che questo è legato soprattutto all'introduzione del sistema ETS - l'Emission trading system - dell'Unione europea, che non contestiamo assolutamente nella filosofia, ma a cui da tempo al Governo chiediamo di introdurre correttivi perché sappiamo che dal 1° gennaio il trasporto marittimo è stato progressivamente incluso nel sistema europeo delle quote di emissione a gas a effetto serra, con un meccanismo di phasing vincolante che impone una copertura del 40 per cento delle emissioni verificate per il 2024, che sono diventate il 70 per cento per il 2025 e il 100 per cento per quest'anno.

Questi costi incidono terribilmente sulle imprese isolane nelle tre fasi dell'approvvigionamento, della trasformazione e dell'esportazione, incidendo sulla qualità dell'export. In Sardegna, a differenza del resto d'Italia, dove c'è stato un aumento del 13 per cento delle esportazioni, c'è stato un calo del 21,1 per cento proprio a causa di questi costi.

E allora visto che gli emendamenti sul fondo che proponevano i colleghi del PD sono stati ritenuti inammissibili, io confidavo che almeno i nostri ordini del giorno potessero essere accolti. Noi, infatti, chiediamo al Governo una mano per contrastare il caro energia, ma, soprattutto, per introdurre correttivi al sistema degli ETS che evitino un aggravio dei costi e garantiscano alle nostre imprese equità rispetto al resto delle regioni d'Italia, e, soprattutto, di rimanere competitive. Per questo chiedo alla Sottosegretaria se sia possibile rivalutare questa riformulazione che, ancora una volta, esclude l'intervento sul sistema ETS, in modo da dare una risposta concreta a tutte le nostre aziende.

PRESIDENTE. La deputata Raffa sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/12 Ghirra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/13 Forattini, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? Perfetto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/14 L'Abbate, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole L'Abbate o chi per lei? Sì, perfetto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/15 Lomuti, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione?

ARNALDO LOMUTI (M5S). Si grazie, Presidente. Chiedo di metterlo ai voti.

PRESIDENTE. Quindi no? Non la accetta?

ARNALDO LOMUTI (M5S). No, no, accetto, però…

PRESIDENTE. No, no, o accetta senza voti o non l'accetta e si vota.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Accetto.

PRESIDENTE. Perfetto. L'ordine del giorno n. 9/2962/16 Pavanelli è stato ritirato.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/17 Alifano, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. In modo veramente telegrafico. Il nostro ordine del giorno, il contenuto dello stesso e il secco parere contrario del Governo - un “no” deciso -, a parer mio, entrambe le cose riassumono una diversa visione del Paese. Noi, per finanziare i provvedimenti di mitigazione dei prezzi, chiediamo di tassare gli extraprofitti realizzati dalle compagnie petrolifere, ne parlavamo prima: 88 milioni in più di gettito nelle loro casse alla settimana. Il Governo, invece, vuole ridurre il Fondo destinato al trasporto pubblico. Basta questo, Presidente, per chiarire le diverse posizioni. Io francamente spero che i cittadini lo possano capire.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/17 Alifano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 73).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/18 Francesco Silvestri, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione? No. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/18 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 74).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/19 Donno, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole Donno? No. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/19 Donno, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).

Sull'ordine del giorno n. 9/2962/20 Centemero vi è il parere favorevole del Governo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/21 Carmina, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta la riformulazione, onorevole Carmina? No. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/21 Carmina, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/22 Torto, su cui il parere del Governo è favorevole, previa riformulazione. Accetta? No. Dunque, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/22 Torto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/23 Dell'Olio, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Sì, grazie, Presidente. È l'ennesimo ordine del giorno bocciato da questo Governo, ma questa bocciatura rappresenta bene il modo con cui questo Governo vuole affrontare i problemi: se c'è un problema strutturale, il Governo lo rinvia; se c'è una scelta da compiere, la strada più semplice è prorogare, differire. E la proroga ventennale delle concessioni di distribuzione elettrica nelle isole minori non interconnesse è esattamente questo. Non è politica energetica, è una sospensione della politica energetica e della transizione energetica, soprattutto adesso, in un momento in cui, dopo la crisi di Hormuz, questo Governo ha ottenuto anche la possibilità di investire in transizione energetica, perché bisogna investire nelle infrastrutture energetiche, non dare soldi per ristorare le accise.

Nonostante questo bisognerebbe accelerare gli investimenti, fare quello che il decreto ministeriale del 2017 aveva indicato, cioè fare delle isole minori non interconnesse laboratori avanzati della transizione energetica.

Voi cosa fate? Prorogate di venti anni. Non ha nessun senso né tecnico, né economico e non voglio neanche andare a pensare che ci siano problemi di favoritismi. Il punto è lo schema che voi adottate: quello di differire e di costruire proroghe. La crisi energetica si affronta con gli investimenti, non con la buffonata del decreto sul nucleare o come questa buffonata di dare la proroga per venti anni. Noi chiedevamo, semplicemente, e, mi rivolgo al Governo, che qualsiasi beneficio fosse accompagnato da controlli, da investimenti e da una verifica di compatibilità con il quadro europeo.

Mi rivolgo al Governo: questa parte che era scritta, chiaramente, per il primo comma, ma si va ad applicare anche per il secondo comma proprio per questa concessione di venti anni. Se l'Unione europea vi dice che va bene dare una concessione di venti anni, siamo a posto. Tuttavia, voi chiedete di fare un confronto con l'Unione europea per la prima parte e non lo fate per la seconda. Questo è vergognoso. Le politiche energetiche si fanno facendo davvero la transizione, puntando a trasformare il sistema. Qui siamo esattamente di fronte alla stessa scelta di sempre, cioè conservare il sistema ed è chiaro dov'è il problema: siete voi. Io chiederei al Governo di rivedere questa posizione perché chiedere all'Unione europea di guardare ha senso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Lei non ha chiesto l'accantonamento, mi perdoni. Non vorrei essere formale, però, il Governo non prende la parola; quindi, se il Governo non alza la mano, io non lo posso interpellare tranne che non mi faccia la richiesta di accantonamento. Lo so che è un formalismo, ma tant'è.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/23 Dell'Olio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/24 Gubitosa sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/24 Gubitosa, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/25 Ilaria Fontana. Accetta la raccomandazione? No. Non essendo stata accettata la raccomandazione, chiedo alla rappresentante del Governo se il parere è contrario o è favorevole.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Contrario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/25 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 80).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/26 Raffa. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/27 Barbagallo. Accetta la riformulazione? No e chiede di intervenire. Prego.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Non accetto la riformulazione. Dall'inizio della crisi che ha portato all'aumento dei carburanti, gli operatori della logistica hanno riversato sui consumatori finali, in particolare su quelli delle due isole maggiori, Sicilia e Sardegna, l'aumento dei costi del carburante. Questo ha determinato immediatamente, già alla fine del mese di febbraio, un aumento del prezzo di beni di prima necessità come latte, uova e acqua minerale. Un aumento, evidentissimo, che è arrivato fino al 20-22 per cento.

Quindi, sin dall'inizio della trattazione di questo testo - ma, per la verità, anche con un'altra serie di atti parlamentari - abbiamo chiesto che una parte degli ETS venga utilizzata per compensare i maggiori costi. Il modo più semplice e banale è quello di affidare e assegnare una quota parte al mare bonus. Quindi, abbiamo fatto, sì, alcuni emendamenti al testo che, poi, sono stati dichiarati inammissibili e, quindi, ci affidiamo a quest'ordine del giorno perché può determinare, in modo chiaro, un intervento concreto, non soltanto per le famiglie, ma anche per le fasce più deboli della popolazione.

Non possiamo, quindi, accettare la riformulazione del Governo e insistiamo, anche perché, in questo tempo, sul Governo, pesa anche un'altra negligenza: quella di non aver fatto nulla per controllare la speculazione che c'è stata, in vari rifornimenti, anche sull'HVO, sui biocarburanti, perché ricordo che sono prodotti in Italia e, in poche settimane, senza aver nulla a che fare con Hormuz, si sono determinati, in quel costo, aumenti anche del 30 per cento. Quindi, insistiamo sul testo originale dell'ordine del giorno e ci appelliamo a tutta l'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Le deputate Morfino e Carmina sottoscrivono.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2962/27 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 81).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/28 D'Alfonso. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/29 Stefanazzi. Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/30 Casu? Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/31 Merola? Accetta la riformulazione? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2962/32 Toni Ricciardi? Accetta la riformulazione? Sì. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Prima di passare alle dichiarazioni di voto finale sospendo, come già d'accordo, per cinque minuti. Avverto, sin d'ora, che secondo le intese intercorse fra gruppi, ove le dichiarazioni di voto non si dovessero concludere entro le ore 13,30, le stesse riprenderanno nella seduta pomeridiana della seduta al termine della commemorazione dell'onorevole Gianni Mattioli, prevista per le ore 16,15. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 12,35.

La seduta, sospesa alle 12,30, è ripresa alle 12,40.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2962​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi ci troviamo in quest'Aula a esaminare un provvedimento sicuramente importante, che è la conversione di questo decreto-legge riguardante gli aumenti delle materie prime, dei prodotti petroliferi, del gas, di tutto quello che serve alle nostre imprese e alle nostre famiglie per vivere e per produrre.

Si tratta, purtroppo, di un ennesimo provvedimento che si basa sull'emergenza continua. Devo dire che noi, come Futuro Nazionale, non condividiamo questo tipo di impostazione, perché dimostra ancora una volta la debolezza nel prendere decisioni che possono essere strutturali, di lungo periodo, che siano a tutela vera delle nostre imprese e delle nostre famiglie. Con questo voglio annunciare che la componente di Futuro Nazionale con Vannacci voterà favorevolmente questo provvedimento, non perché non siamo critici sul modo in cui è stato creato e continua ad andare avanti questo sistema di misure, che sono temporanee, ma lo facciamo per un senso di rispetto verso le nostre imprese e verso gli italiani, che comunque hanno la necessità, seppur con un piccolo aiuto, di essere sostenuti in questo momento di grande difficoltà economica.

Siamo consapevoli dei conflitti che ci sono in questo momento a livello internazionale e che stanno incidendo su quelle che sono le nostre economie, ma crediamo che ci sia la necessità di una visione diversa da parte del Governo, e qui invitiamo tutti ad una grande riflessione. Non siamo qui per fare polemica, quindi prendiamo le distanze da chi ci dice che facciamo il gioco della sinistra. Prendiamo le distanze dalla sinistra stessa, che spesso esprime dei “no” ideologici ai provvedimenti emanati dal Governo. Il nostro è un “no” motivato, un “no” che vuole stare dalla parte degli italiani, che vuole portare la voce degli italiani all'interno di quest'Aula del Parlamento.

E veniamo ai numeri, appunto, di questo provvedimento. Guardando i numeri, anche da quello che emerge dalle relazioni che sono state consegnate all'interno di quest'Aula, si evince che il provvedimento porta 5 centesimi di sconto sulle accise e sui prodotti della benzina, 20 centesimi sul gasolio. E ora ci siamo chiesti quale è il risparmio per un cittadino che ha uno stipendio medio: ebbene, su un pieno di benzina, ci accorgiamo che parliamo di un risparmio medio di 2,27 euro per ogni pieno di carburante. Allora, io chiedo se dobbiamo emanare un provvedimento di questo tipo per 2,27 euro. Perché, colleghi, parliamo di un provvedimento che risulta totalmente insufficiente, ma che mette a disposizione risorse importanti, che, se andiamo ad esaminare da dove vengono prese, vengono tolte ad alcuni comparti di crescita per il Paese. Quindi abbiamo notato che vengono tolti fondi strategici destinati allo sviluppo del Paese: 100 milioni vengono prelevati dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, 65 milioni nel 2026 e 80 milioni nel 2027 vengono sottratti alle reti metropolitane o al trasporto rapido di massa, e altre risorse vengono tolte agli interventi strutturali di politica economica.

Allora, quello che noi osserviamo è che per 2,27 euro di sconto su un pieno di benzina - che, poi, come esaminiamo, non è solo quello, però è significativo pensare a questo -, stiamo togliendo risorse alle infrastrutture (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), alla crescita del Paese e alla competitività, per finanziare uno sconto che, alla fine, dura 15 giorni. Quindi parliamo di un provvedimento emergenziale di 15 giorni, che fa fronte sicuramente ad un momento di crisi, ma che risulta, a nostro parere, insufficiente.

Ci sono sicuramente altre azioni che vogliamo valutare con positività: abbiamo il credito di imposta che va a sostenere il settore dell'autotrasporto, un settore che è in forte crisi da anni, perché ha costi di gestione molto elevati. I carburanti da noi hanno sempre avuto un costo molto importante, come anche i pedaggi autostradali, quindi è un settore che ha sempre chiesto una grande attenzione e che merita sicuramente attenzione. Abbiamo i nostri agricoltori che, attraverso il credito d'imposta, saranno aiutati in questo momento di grande difficoltà e abbiamo contributi straordinari per i fertilizzanti. Tutto questo misura 480 milioni.

Allora noi ci chiediamo una cosa. Abbiamo parlato di 2,27 euro su un pieno di benzina, queste misure sul credito d'imposta… abbiamo circa 480 milioni, che vengono tolti - come ho ricordato prima -, a quello che è lo sviluppo del Paese e alla nostra competitività. Ma la cosa grave è che il vero problema non è come vengono utilizzate le risorse - perché capiamo che in un momento di emergenza ci sia la necessità di agire velocemente -, il vero problema è che si continua a portare avanti la politica dello struzzo: quindi, mettiamo la testa sotto la sabbia per l'incapacità di voler dire dei “no”, di voler porre dei “no” a quelle politiche europee che dimostrano, ancora una volta, di essere sbagliate, di non tutelare gli Stati membri; e noi, come Italia, abbiamo aderito alle famose sanzioni dovute al conflitto russo-ucraino. Qui voglio aprire una parentesi: non si tratta di essere a favore o contro la Russia, a favore o contro l'Ucraina. Come Futuro Nazionale, noi crediamo che possano continuare, attraverso i tavoli, le trattative di pace - che auspichiamo possano portare risultati nel più breve tempo possibile -, ma, allo stesso modo, che ci debba essere la necessità assoluta di difendere gli interessi degli italiani. Allora, non capiamo per quale motivo ci siano Paesi europei che in questi anni hanno continuato ad acquistare risorse energetiche - parliamo del gas russo, parliamo di altri tipi di combustibili, del petrolio - dove ritenevano che il prezzo fosse migliore; noi, invece, attraverso le sanzioni abbiamo impedito alle nostre imprese e alle nostre famiglie di ottenere giovamento da quello che poteva essere un prezzo inferiore. L'abbiamo proposto anche con un ordine del giorno, che il Governo ci ha prontamente bocciato con un parere contrario. Abbiamo cercato anche di spiegare le motivazioni di quest'ordine del giorno: abbiamo spiegato che oggi importare gas naturale liquefatto da alcuni Paesi - che possono essere quelli d'oltreoceano - attraverso un trasporto via nave esageratamente costoso e, poi, rigassificare quel gas, è molto più costoso che utilizzare i gasdotti che arrivano dalla Russia; questo lo sa chiunque all'interno di quest'Aula e non possiamo negare questa evidenza.

Ora ci chiediamo per quale motivo ci debbano essere all'interno dell'Europa - dove abbiamo la signora Ursula von der Leyen che continua a proclamare un'Europa unita, un'Europa che deve essere più giusta per tutti - Paesi che decidono di fare azioni a tutela dei loro cittadini e Paesi che, invece, continuano con una politica che va a penalizzare il Paese stesso. Su questo noi siamo molto severi, siamo anche molto critici, perché crediamo che non ci debbano essere, all'interno dell'Europa, cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non capiamo perché il Governo ungherese debba tutelare gli ungheresi, il Governo austriaco debba continuare a difendere la propria economia, mentre l'Italia debba continuare ad acquistare materie prime dove costano di più, creando, ovviamente, un danno alle nostre imprese e chiedendo sacrifici alle famiglie degli italiani.

Ricordiamoci che sull'energia si basa tutto, perché si basano le produzioni nazionali, si basano i trasporti, e tutto questo ricade sul carrello della spesa degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Perché non dimentichiamoci che, quando un trasporto costa di più, quando portare un'attrezzatura costa di più, il tutto, alla fine, arriva sul carrello della spesa. Quindi, famiglie in difficoltà per le bollette elevate trovano costi maggiori su tutto ciò che vanno ad acquistare e questo si traduce in un aumento del costo della vita.

Allora, c'è una cosa da fare, noi diamo un'indicazione, sperando che sia presa con il giusto criterio dal Governo, ed è quella di iniziare ad acquistare materia prima dove costa meno, iniziare ad acquistare e a valutare l'acquisto anche di gas che arriva dai Paesi della Federazione Russa. Questo perché, prima di tutto, deve venire l'interesse nazionale; non deve venire l'interesse dell'Europa, non deve venire l'interesse di Ursula von der Leyen, ma deve venire l'interesse per le nostre imprese, per i nostri agricoltori, per le nostre famiglie e per i nostri autotrasportatori, e occorre fare in modo che le nostre famiglie possono avere bollette meno costose. Per questo Futuro Nazionale chiede una cosa semplice, l'abbiamo chiesto anche con il nostro ordine del giorno, ossia di valutare immediatamente ogni canale di approvvigionamento che possa essere utile a ridurre i costi dell'energia in Italia e chiediamo che venga fatto con velocità.

Signor Presidente, concludo dicendo che gli italiani non hanno bisogno di elemosine, non hanno bisogno di decreti ogni 15 giorni, ma hanno bisogno di una politica che sia vicina all'interesse nazionale, una politica energetica seria, una politica che prenda le distanze da certe ideologie di sinistra che mettono divieti e paletti su tutto, dalle stesse ideologie portate avanti dall'Europa; e per questo le chiediamo, Presidente, una cosa, attraverso lei, attraverso il Governo: di avviare immediatamente un tavolo di concerto e di portare in Europa la possibilità di acquistare materie prime ai prezzi più competitivi. Dall'altra parte si possono continuare le trattative di pace, perché ricordiamoci una cosa…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). …sicuramente le sanzioni alla Russia hanno fatto più male all'Italia che ai russi stessi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo. Abbiamo purtroppo di fronte a noi un decreto su un tema caldo, che i cittadini aspettavano, ma che è un pannicello caldo, anzi è proprio un pasticcio: questo è il decreto “pasticci”. Oltre a essere diventato il solito decreto omnibus, che ha raccolto per strada più e più temi, è un decreto che, come volevasi dimostrare, non risolve nulla rispetto al tema del caro energia e del caro carburanti e non risolve nulla per ovvi motivi. Con le accise avete proprio dei seri problemi; problemi che partono da prima della legislatura, perché ci ricordiamo tutti lo spot dell'onorevole Giorgia Meloni che entra nel distributore di benzina e chiede di fare 50 euro.

Ecco, ci domandiamo come verrebbe girato oggi questo spot, considerando che la stessa onorevole Giorgia Meloni, allorquando si è trovata dall'altra parte, come Presidente del Consiglio, la prima cosa che ha fatto sulle accise in quest'Aula, in una legge di bilancio, è stata quella di aumentare le accise. Una Giorgia Meloni irriconoscibile rispetto a quello spot, che ha aumentato per 6 anni le accise, non per lo spazio di una notte di Capodanno, com'era in quel caso nella legge di bilancio.

È chiaro che, quando siete voi la prima causa del caro carburanti, è difficile che siate poi voi la soluzione dello stesso problema. Pensando a come, oggi, potrebbe essere girato quello spot con un po' di faccia tosta, viene da pensare che non arrivereste alla fine dello spot, perché prima di recitare le nuove battute, che i vostri bravissimi ghostwriter vi potrebbero aver preparato, siamo certi che l'onorevole Giorgia Meloni, tornata in veste di automobilista, si azzufferebbe col benzinaio e gli direbbe: “ma come? Ti ho dato 50 euro, me fai solo 25 litri?”. Eh sì, perché oggi sono 2 euro al litro, il problema è aumentato decisamente e con questo provvedimento così sono rimasti… sono rimasti due euro al litro, ditelo all'automobilista Giorgia Meloni. Questo è il primo segno del fatto che non avete risolto nulla, ma avete fatto anche dei pasticci, come sempre non ascoltando le opposizioni, come sempre tirando dritto, caricando nel provvedimento tutto quello che avevate nei cassetti; e cosa succede?

Succede che oggi arriviamo in quest'Aula e all'ultimo momento ci accorgiamo di dover modificare il provvedimento. Quindi, tutta questa corsa - che ha costretto la Camera dei deputati e la nostra Commissione finanze a “risolvere” il provvedimento nello spazio di una giornata - si dimostra una corsa inutile, perché il provvedimento deve tornare al Senato e deve tornare al Senato perché, per fortuna, qualcuno si è accorto del fatto che voi state continuando a fare pasticci.

Le opposizioni hanno cercato di segnalare alcune tematiche che oltretutto procuravano una situazione di ingiustizia, oltre che di irrilevanza, ma addirittura di ingiustizia tra soggetti che vengono beneficiati, seppur di poco, dal provvedimento e soggetti che subiscono lo stesso rincaro carburanti, ma che non vengono - ahi noi, ahi loro - beneficiati nello stesso modo.

Abbiamo, inoltre, toccato il tema delle isole per quanto riguarda il trasporto marittimo, sebbene avessimo voluto sottolineare che anche quegli emendamenti, giusti in linea di principio, per i quali abbiamo anche sostenuto gli ordini del giorno, proprio per la fretta che voi imponete, avevano un'altrettanta fretta nella loro redazione. Troppo generalizzati: si pensi alla Sicilia e alla Sardegna riguardo alla distribuzione senza criterio di questi benefici oppure alla questione del rimborso della benzina dei taxi, che condividiamo perché sono professionisti che non ricevono un rimborso; il tema però è che se diamo questo rimborso al titolare della licenza e poi il più delle volte il titolare della licenza è seduto sul divano e c'è un'altra persona che ha subaffittato la licenza, che è quella che mette la benzina e non riceve il ristoro, ecco… Abbiamo anche voluto provare a segnalare, rispetto all'atteggiamento della maggioranza che è del tutto indifferente ai problemi veri, alcune specificità perché, magari, ora che il provvedimento torna al Senato, possiate aver voglia, voi della maggioranza, di metterci mano e non di prendere per oro colato quello che arriva dal Governo, da Palazzo Chigi, che probabilmente è ancora convinto di essere al distributore di benzina e di essere colui che fa giustizia per gli italiani abolendo le accise.

Quindi voi alzate le accise, poi quando comincia questa crisi dite: “sì, vorremmo provare a diminuire le accise, però aspettiamo”. Ci avete detto così. “Aspettiamo perché dobbiamo capire bene la dimensione del fenomeno”. Aveva anche una sua ragionevolezza e abbiamo detto: “guarda questi, che finalmente vogliono capire addirittura le dimensioni del fenomeno”. Avete aspettato, gli italiani hanno pagato, il prezzo della benzina è cresciuto e oggi ci tirate fuori questa idea delle accise variabili, una bella idea che però non può arrivare dopo l'aumento delle accise e aver aspettato che il prezzo della benzina salisse, perché nel frattempo voi non solo avete aumentato le accise, ma vi siete pure incassati l'extragettito dell'IVA per l'aumento del prezzo dei carburanti; e ve lo tenete bello stretto in tasca, perché questo meccanismo delle accise mobili… questo meccanismo (Commenti)… è inutile che scuote il testo… la testa… il testo lo potremo scuotere finché vogliamo, ma non esce nulla; spero che non sia così per la testa. È inutile, perché è così che è scritto in questo provvedimento.

Purtroppo voi in tutta questa vicenda incassate e prendete dalle tasche degli italiani, prima avendo aumentato le accise, oggi avendo tergiversato. Ebbene, questa non è una novità, lo avete fatto in precedenza e ve lo abbiamo segnalato più volte. Ogni volta che cercate di intervenire su un provvedimento, non incidete, cercate di fare qualche cosa che vi consenta di alzare degli slogan, ma intanto, nel frattempo, il cittadino paga e voi vi guardate bene dal togliere dal vostro bilancio quei soldi che magari vi servono per l'Albania o per aumentare i costi degli staff dei Ministeri e così via.

Soprattutto, però, ci troviamo in questa situazione perché voi siete del tutto incapaci di pensare a misure strutturali. Ci troviamo in un'emergenza che non riuscite a spegnere, perché non avete acqua a sufficienza, primo perché non siete stati capaci di negoziare con l'Europa qualche cosa che andasse nella direzione che voi stessi avete richiesto. Che non ne siate stati capaci non ci sorprende perché chi mantiene una posizione ambigua su tutto non può poi pensare di essere credibile, laddove si pone nel tavolo - che sia del Consiglio o del Parlamento europeo - a chiedere qualche cosa per il proprio Stato.

Voi non avete proprio una mentalità europea, ma soprattutto non avete una mentalità italiana, nel momento in cui non pensate a misure strutturali. Per fortuna qualcuno a suo tempo ci ha pensato e ha realizzato il TAP, ha fatto in modo che sulle trivelle l'Italia continuasse a poter avere le proprie risorse. Fosse stato per voi oggi saremmo abbracciati agli ulivi e saremmo abbarbicati sui “sì” ai referendum, ma sul “no” alle risorse proprie.

Avete avuto pure il coraggio di venire in Aula in occasione della presentazione del Consiglio europeo a dire che avete aumentato la produzione di energie rinnovabili, ma ci mancherebbe. Ci mancherebbe.

Il problema è che non l'avete aumentata a sufficienza, secondo quanto previsto dai piani sia europei che italiani.

Ecco, tutto questo per dire che anche questa volta ci avete deluso. Ma non avete deluso noi: avete deluso il Paese. Lo state soprattutto ingannando, lo state tartassando e questo giustifica il nostro convinto “no” al provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Il provvedimento che oggi ci apprestiamo a votare nasce da una necessità concreta: dare una risposta immediata alle conseguenze che le tensioni internazionali continuano a produrre sui mercati energetici, sui costi delle materie prime e quindi sulla competitività del nostro sistema produttivo.

Il decreto interviene per attenuare gli effetti dell'aumento dei prezzi energetici e dei carburanti, sostenendo imprese, autotrasporto, agricoltura e intere filiere strategiche del Paese.

Questo decreto non è affatto un modo per mettere la testa sotto la sabbia. Il tema che affrontiamo oggi non riguarda soltanto il prezzo del petrolio e dei carburanti: riguarda una questione fondamentale, la sicurezza energetica dell'Italia e dell'Europa.

Negli ultimi anni abbiamo imparato, spesso a nostre spese, che l'energia non è soltanto una materia economica: è una materia strategica, è politica industriale, è politica estera, è sicurezza nazionale.

Ogni volta che una crisi internazionale si accende in una parte del mondo, ogni volta che una rotta commerciale viene interrotta o che una tensione geopolitica coinvolge aree strategiche per l'approvvigionamento energetico, famiglie e imprese italiane ne pagano il prezzo.

Da vicepresidente anche della Commissione attività produttive, ho avuto modo di seguire le audizioni e i confronti con le associazioni di categoria, con le imprese energivore e soprattutto con il mondo manifatturiero e con gli operatori del settore energetico.

Da tutti emerge un messaggio chiaro: la competitività industriale italiana passa sempre di più dalla capacità di garantire energia disponibile, sicura e a costi accessibili. Non esiste una politica industriale senza una politica energetica.

Per questo il decreto che oggi esaminiamo rappresenta una risposta necessaria. Le misure temporanee di sostegno sono indispensabili quando le crisi colpiscono famiglie e imprese.

Il provvedimento contiene interventi importanti nella direzione di attenuare l'impatto immediato degli aumenti dei prezzi energetici e dei carburanti, sostenendo i comparti maggiormente esposti.

Significativo il sostegno rivolto all'autotrasporto, all'agricoltura e alle attività economiche maggiormente colpite dall'aumento dei costi energetici e delle materie prime. Si tratta di settori che rappresentano una parte essenziale del nostro sistema produttivo e che non possono essere lasciati soli di fronte a shock esogeni di questa portata.

Nello specifico, il provvedimento interviene con una rideterminazione mirata delle aliquote di accisa per il periodo dal 23 maggio al 6 giugno: benzina a 622,90 euro per mille litri; gasolio a 572 euro; GPL a 242 euro per mille chilogrammi; e gas naturale usato come carburante a zero euro al metro cubo.

La stessa aliquota ridotta viene estesa ai gasoli paraffinici e al biodiesel.

Si tratta di un intervento che, pur nella sua temporaneità, ha un impatto immediato sui costi di esercizio di migliaia di imprese di trasporto, di logistica e del settore agricolo.

Il provvedimento potenzia e proroga il credito d'imposta per l'autotrasporto e l'agricoltura, con una misura straordinaria fino al 30 per cento della spesa per l'acquisto di fertilizzanti agricoli nei mesi di marzo, aprile e maggio, nei limiti di 40 milioni di euro.

L'autotrasporto e l'agricoltura - lo ribadiamo - sono settori strategici per la tenuta della filiera produttiva nazionale. Per i finanziamenti messi a disposizione e per l'impostazione di questo decreto è evidente che non si tratta di un'elemosina, come invece ho ascoltato.

C'è una parte che è dedicata anche al finanziamento di 100 milioni di euro a favore di Acciaierie d'Italia, chiaramente per garantire la funzionalità degli impianti siderurgici, in attesa, ovviamente, di una prospettiva di medio-lungo periodo. Su questo interrogheremo il Ministro Urso nel question time.

Le misure temporanee che abbiamo elencato sono indispensabili, anche se l'obiettivo deve rimanere più ambizioso: ridurre strutturalmente la vulnerabilità del nostro sistema economico e costruire una strategia energetica nazionale che punti progressivamente a una maggiore autonomia.

Autonomia non significa autarchia: significa essere meno esposti agli shock esterni, diversificare le fonti di approvvigionamento, rafforzare la produzione energetica nazionale, investire nelle infrastrutture, nelle reti, negli accumuli, nell'innovazione tecnologica e nelle fonti rinnovabili. Significa anche valorizzare tutte le opportunità che consentano all'Italia di ridurre la dipendenza da forniture concentrate in aree geopoliticamente instabili.

Da questo punto di vista, anche la Presidente Meloni, nelle comunicazioni svolte qui, in quest'Aula, in vista del Consiglio europeo, è stata chiara sul ruolo e sulla necessità di una sicurezza economica, parte integrante della sicurezza internazionale ed europea. Ha ribadito che la competitività europea passa inevitabilmente dalla riduzione dei costi energetici e dalla costruzione di filiere strategiche più sicure e resilienti.

Lo dico anche perché ho ascoltato che invece non ci sarebbero né prospettive di medio-lungo periodo né una visione più ampia rispetto alla misura di oggi, che chiaramente è una misura di tempestività e di emergenza.

La sfida decisiva per il nostro sistema industriale: non possiamo accettare che il differenziale del costo dell'energia continui a rappresentare uno svantaggio competitivo per la manifattura italiana. Ogni euro in più pagato da ogni nostra impresa per energia e materie prime è un euro sottratto agli investimenti, all'innovazione e all'occupazione.

La sfida che abbiamo davanti, quindi, è duplice: da un lato, intervenire con strumenti tempestivi, come quello di oggi, quando le crisi internazionali generano effetti economici immediati; dall'altro, costruire una visione di lungo periodo che renda l'Italia più forte, più autonoma e più competitiva.

Una strategia che metta al centro l'energia come fattore di sviluppo, che riduca la dipendenza dalle tensioni geopolitiche, che protegga le imprese dall'eccessiva volatilità dei mercati e che consenta al nostro sistema produttivo di competere ad armi pari con i principali partner internazionali.

Perché la competitività delle imprese non è un interesse di parte, o almeno non dovrebbe esserlo: è una condizione necessaria per creare lavoro, generare investimenti, sostenere i redditi delle famiglie e garantire la crescita.

Per tutte queste ragioni che ho espresso, con la consapevolezza che gli interventi emergenziali di oggi si inseriscono in una politica energetica sempre più orientata alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla stabilità, alla competitività e alla piena tutela dell'interesse nazionale, preannuncio rispetto a questo provvedimento un voto favorevole da parte di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Grazie, deputata Cavo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, questo decreto sulle accise torna in quest'Aula dopo un passaggio molto travagliato al Senato, ma la maggioranza ha arrancato persino sul numero legale.

Intanto la sostanza del decreto non è molto cambiata: interventi temporanei, finestre simboliche di riduzione delle accise spacciate come soluzioni strutturali. Ma è un bluff che conoscete bene, perché è tutta farina del sacco delle vostre menzogne e delle vostre promesse: 527 milioni di euro per una misura che avrà effetti limitatissimi per cittadini e imprese.

Non a caso siete dovuti intervenire a ripetizione, un decreto dopo l'altro. Siamo praticamente al quarto provvedimento sui carburanti dal 18 marzo. Tornate in Parlamento ogni due o tre settimane, in una rincorsa impossibile dei prezzi petroliferi.

Avete rincorso l'emergenza ancora una volta con un palliativo che non incide sulla dinamica di fondo dei prezzi. I prezzi dell'energia restano drammaticamente legati alle fluttuazioni internazionali delle fonti fossili. Soprattutto, l'abbiamo visto con lo shock geopolitico provocato da Trump, il vostro alleato, con cui avete fatto pace.

Lo dico a Giorgia Meloni: nessuno aveva mai creduto alla vostra rottura e i suoi sorrisi in qualche modo ci rassicurano che è tutto come prima. Ce ne eravamo accorti: non è mai cambiato nulla. Sudditi eravate e lo siete ancora adesso.

Ecco, con l'attacco all'Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha travolto le economie europee più fragili, noi abbiamo visto una cosa chiara: che la responsabilità è tutta vostra, della vostra politica.

Finanziate questi investimenti temporanei erodendo risorse e fondi destinati al welfare e ai servizi. Avete scelto, di fatto, la strada dell'austerità, così vi abbiamo detto, e dei tagli lineari ai Ministeri, inclusa la sanità pubblica, di cui nessuno parla. Già, perché quelle risorse sono prese anche da lì.

Il costo, quindi, ricade sulla collettività.

Avete fatto della transizione energetica ed ecologica il vostro “public enemy”, come se fosse davvero il vero nemico, e non i cambiamenti climatici e tutto ciò che ha generato l'eredità delle fonti fossili; quando invece è la soluzione che avete scelto, come al solito, di rinviare.

Il costo di nuovo ricade sulla collettività. Avete ridotto le entrate, senza alcuna compensazione redistributiva e questa riduzione generalizzata delle accise è regressiva, ma questa parola proprio non la capite, cioè alla fine la pagano di più le persone povere da cui togliete quei servizi. E non c'è alcun incentivo a ridurre i consumi dei combustibili fossili. Intanto vi rifiutate categoricamente di tassare seriamente le rendite e gli extraprofitti. Ma, se abbiamo bisogno di ridurre le accise qui e ora, abbiate il coraggio di prendere le risorse dove si sono accumulate davvero.

Noi diciamo che bisogna tassare i più ricchi - lo ripetiamo ossessivamente in queste ore; vedo che vi triggera qualcosa - perché accumulare un patrimonio di oltre 5 milioni di euro è possibile grazie a infrastrutture nazionali, a servizi locali creati e finanziati dallo Stato. Questa cosa pensate di dimenticarla? La togliete da qualsiasi discussione? Lo dico anche per i patrimoni miliardari. Appunto, quei super-ricchi non sono isole e se difettano di senso civico e patriottismo - lo diciamo così - dovrebbero acquisirli.

Cambiare il sistema fiscale significa affrontare decenni in cui la ricchezza è diventata incredibilmente diseguale, rimanendo, di fatto, lì come una vera pietra a qualsiasi ascesa, minando il nostro tessuto sociale. Ma voi, invece, tornate sul mantra che abbiamo sentito, anche da voi, quello di far remigrare i più poveri, un progetto degno dei peggiori totalitarismi ma soprattutto di chi non ha idee di come far uscire questo Paese dalla crisi. Soprattutto è un programma - lo diciamo qui, ancora oggi - irrealizzabile, un programma che è insensato in un continente sempre più vecchio come l'Unione europea.

Ma torniamo al decreto. Al Senato avete dovuto ritirare, per totale mancanza di coperture finanziarie, i vostri stessi emendamenti bandiera: lo stop al pignoramento dei conti correnti, le sanatorie sulle partite IVA. Poi avete usato il decreto come un contenitore omnibus e ci avete infilato lo slittamento dei tempi, la Rottamazione quinquies, lo stop al telemarketing, che poi avete dovuto stralciare. Il fallimento sta nella vostra totale assenza di una politica, però, e in questo caso di una politica energetica. Non avete diversificato le fonti, ma i Paesi da cui importiamo, appunto, il gas: prima la Russia, ora gli Stati Uniti e il Qatar. E intanto l'energia continua a costare tantissimo per imprese e famiglie, esponendoci a queste speculazioni.

Il PNRR doveva portarci fuori dal fossile e dall'economia di guerra, perché la conversione ecologica significa autonomia strategica. Voi avete spostato le risorse del PNRR verso il REPowerEU, per finanziare e potenziare i gasdotti fossili come la linea adriatica. Avete vincolato l'Italia agli idrocarburi per i prossimi trent'anni. Avete trasformato il Piano in un drenaggio di sussidi a favore dei colossi energetici - ENI, ENEL e Terna - e lo avete fatto senza esercitare su di loro alcun controllo pubblico di indirizzo strategico. Così siamo più vulnerabili degli altri Paesi europei e paghiamo l'energia di più e subiamo la crisi più duramente. Perfino l'Agenzia internazionale dell'energia vi ha avvertito: abbassare le accise, senza un piano alternativo, rischia solo di favorire quel sistema fossile che è la causa stessa del problema.

Ma voi avete insabbiato, per esempio, le proposte delle imprese italiane - fra cui Elettricità Futura -, di oltre 100 imprese italiane. Quella proposta è ferma dal 2022 e saremo noi a sbloccarla nei prossimi mesi, quando andremo al Governo. Avrebbe permesso di installare 60 gigawatt di rinnovabili in tre anni, di fatto liberandoci quasi da tutto il gas straniero. Al contrario, coi vostri meccanismi di saturazione virtuale della rete, avete bloccato il 72 per cento delle richieste di connessione per i nuovi impianti verdi e sulle comunità energetiche rinnovabili avete compiuto un vero e proprio capolavoro al ribasso. La misura del PNRR da 2,2 miliardi è stata letteralmente tagliata. Il risultato: progetti giudicati idonei ed eccellenti resteranno nel cassetto.

I dati Istat parlano chiaro con l'inflazione continua a correre, trainata proprio dai prezzi dei beni dell'energia: il 3,2 per cento in più solo a maggio. Significa un aumento di circa 1.200 euro per una coppia con un figlio in un solo anno. Ecco, l'OCSE e la Banca d'Italia certificano una stagnazione economica preoccupante. Il PIL è stimato in un misero 0,4-0,5 per cento, mentre la pressione fiscale in Italia ha toccato il record storico del 43,1 per cento. Ma cosa ci fate la morale sulla classe media che la tartassate ogni giorno? Il conto, come sempre, lo pagano i lavoratori, i dipendenti e i pensionati.

Presidente, per rendere permanenti i tagli delle accise e dare ossigeno al Paese c'è una sola strada: cambiare radicalmente il paradigma energetico. Basta con i decreti emergenziali da prorogare di mese in mese. Bisogna introdurre una tassa straordinaria sugli extraprofitti, bisogna investire massicciamente sugli accumuli elettrochimici per rendere l'energia verde, flessibile e programmabile. Bisogna ripristinare i fondi per l'autoconsumo e le comunità energetiche, bisogna pretendere in Europa il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello delle rinnovabili. E bisogna investire in modo strutturale nel trasporto pubblico, nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica e nella riduzione della dipendenza dal petrolio.

Tutto questo voi lo rifiutate. In Commissione finanze avete addirittura respinto in blocco tutti gli emendamenti, avete respinto la proposta di istituire, appunto, una tassa di solidarietà, quella tassa che avrebbe potuto finanziare in modo permanente il taglio delle accise. Avete bocciato la richiesta di rifinanziare e ripristinare i fondi del PNRR per l'autoconsumo, rifiutate di porre un freno ai sussidi fossili e alla linea adriatica. Avete respinto la proposta di vincolare i colossi partecipati e piani rigidi, appunto, di investimento di oil and gas e quella di bloccare i finanziamenti destinati alle grandi infrastrutture, alle bonifiche e alla riduzione delle emissioni. Anche queste proposte sono state respinte, e ho finito. Ma la verità è che voi rifiutate in blocco ogni paradigma redistributivo e rifiutate di assumere l'impegno alla conversione ecologica; invece, ci trascinate in una ridicola discussione del ritorno dell'atomo. Il Ministro Pichetto Fratin parla di centrali operative entro il 2034, ma l'orizzonte temporale è quello di 20-30 anni. La Francia, che ha già una filiera, prevede di realizzare i nuovi reattori addirittura nel 2038 e Pichetto Fratin parla inappropriatamente del 2034, quando l'Italia dal 2010 non ha ancora un sito nazionale di stoccaggio.

Per favore, smettete di dire falsità. L'unico effetto di questa distrazione - ho finito, Presidente - è non fare nulla sulle fonti energetiche, sugli accumuli e sulle aree idonee. Ecco perché voteremo contro questo decreto, perché volete un “petro-Stato” senza petrolio, un hub del gas senza gas. Invece, potremmo fare tutto alla luce del sole, ma siete ancora in quelle caverne fossili in cui avete tombato questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sottanelli. Ne ha facoltà.

GIULIO CESARE SOTTANELLI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Signora Sottosegretaria, gentili colleghi, è il quinto provvedimento sulle accise in tre mesi: dal DL n. 33 al n. 38, al n. 42, al n. 63, che stiamo convertendo, e al n. 89 del 2026. In questo decreto in conversione è confluito il decreto n. 89 del 2026 che, quindi, è stato a sua volta abrogato. Quindi, abbiamo il fatto che in due mesi ci sono state due confluenze su due decreti. Complessivamente, dal 19 marzo al 3 luglio, sono stati impegnati, quindi spesi in grossa parte, circa 1.600 milioni per ottenere 5, 10 centesimi di riduzione di accise per ogni singolo litro.

Azione su questo provvedimento voterà contro, ma voterà contro per il metodo e nel merito. Per quanto riguarda il metodo, come dicevo prima, vi è la confluenza in due mesi di due decreti. Ovviamente, non lo dico io, ma il nostro Presidente della Repubblica già nel 2021 aveva chiesto di limitare oppure di non utilizzare addirittura il metodo della confluenza nei decreti, così come c'è stata la raccomandazione, completamente ignorata, del Comitato per la legislazione.

Questo decreto è entrato venerdì, qui alla Camera, con due articoli. Poi con un maxiemendamento al Senato è uscito con 16 disposizioni. Poi, questa mattina in Commissione, all'ultimo secondo - non si capisce se c'è stata un'intercessione o meno del Quirinale -, ma ulteriormente la maggioranza ha fatto passi indietro nel togliere alcune disposizioni che erano state inserite col maxiemendamento al Senato.

Cosa prevedono queste disposizioni? Cento milioni all'Ilva, con l'esclusione della colpa grave: è una deroga alla legge n. 20 del 1994; 80 milioni per i contratti collettivi nazionali per il TPL; la rottamazione quinquies e il telemarketing sulle telecomunicazioni che abbiamo ulteriormente cambiato rispetto a come era arrivato qui alla Camera.

Quindi, non c'è stata data neanche la possibilità di dare un contributo, perché in Commissione la maggioranza, ovviamente, ha bocciato tutto. Questo accade quando in un provvedimento con maxiemendamenti entrano tante altre cose che nulla hanno a che fare con la nascita del decreto stesso che, come recita l'articolo 77 della nostra Costituzione, deve avere criteri ben precisi.

Allora, ritengo che, ancora una volta, il Governo abbia testimoniato che non riesce ad avere quella programmazione, quell'idea, quell'obiettivo e a percorrerlo in maniera costante, ma è costretto a rincorrere le emergenze.

Tutto quanto questo, quindi, fa in modo che oggi la Camera dei deputati per l'ennesima volta ne esca delegittimata, perché non abbiamo avuto i tempi tecnici per poterci lavorare. Questo provvedimento è arrivato qui alla Camera venerdì; lunedì è stato incardinato; ieri si è riunita solo una volta la Commissione e questa mattina con l'emendamento del Governo si è ulteriormente cambiato quello che era stato fatto dal Governo stesso, dalla maggioranza stessa al Senato.

Quindi, questo testimonia come oggi ci sia una delegittimazione del Governo. Io faccio appello - e non è la prima volta che lo faccio - anche ai colleghi di maggioranza per fare in modo che, come parlamentari, possiamo riappropriarci del nostro ruolo, dare un contributo e non subire forzature, cosa che purtroppo è l'espressione, è il percorso di questo decreto-legge. Votiamo contro anche nel merito, perché è inconcepibile che, per dare copertura finanziaria a questo decreto, si tolgano 251 milioni di euro al Fondo automotive, a cui noi, invece, in previsione della legge di bilancio, avevamo chiesto di dare ulteriori risorse, perché la manifattura del settore automotive è stato un settore modello a livello mondiale negli anni passati. In questo momento, in cui Trump ci sta facendo la guerra con i dazi e, purtroppo, Stellantis ha fatto scelte scellerate - scusate il gioco di parole -, anziché pianificare e strutturare norme che potessero aiutare tutta la filiera dell'automotive, andiamo a togliere lì i soldi per dare copertura a questo decreto. Se mesi addietro avessimo fatto norme per rilanciare con questi soldi l'economia con una crescita maggiore, avremmo potuto dare copertura a questo decreto e non tagliare e non avere i soldi per sostenere una filiera importante come quella dell'automotive. Ancora, 100 milioni dell'FSC si tolgono al Mezzogiorno; si tolgono, quindi, alla coesione; 65 milioni più 80 milioni si tolgono dal Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e 80 milioni dal Fondo per l'avvio delle opere indifferibili.

Quindi, il Governo taglia questi fondi per dare copertura a questo decreto. Penso che per l'ennesima volta, dopo 4 anni, possiamo ancora affermare - dico: purtroppo - che il Governo ha tradito le aspettative dei cittadini. Ricordo il famoso video della nostra Premier del 2019 quando sponsorizzava il taglio progressivo per arrivare all'azzeramento delle accise sui carburanti. Quando nel 2022 Fratelli d'Italia ha presentato il suo programma ha ovviamente confermato questa loro programmazione nel voler ridurre - al punto 17 -, sempre in automatico, l'IVA e le accise. Siamo partiti dal togliere e dal ridurre per arrivare all'ultima legge di bilancio, approvata a dicembre 2025 per l'anno 2026, dove addirittura abbiamo fatto aumentare le accise sul gasolio. Tutto questo comporta una pressione fiscale al 42,8 per cento che è un record decennale. Quindi, è stato fatto l'esatto contrario rispetto a quello che si era promesso ai cittadini e per cui questo Governo ha ottenuto il consenso e, quindi, la relativa fiducia.

A tutto questo si aggiunge il caos che ha creato il Presidente degli Stati Uniti, Trump, che, quando è stato eletto, abbiamo subito detto che sarebbe stata una sciagura per l'America in primis, ma anche per tutta l'Europa e quindi per l'Italia. Lo sta confermando, però dai banchi di questo Governo è stato sempre osannato ed è stato elogiato. Oggi ci ritroviamo questo shock sui prezzi dell'energia, ovviamente frutto di un suo atteggiamento. Certamente non ha vinto, come lui dice, la guerra con l'Iran, perché ha solo dato forza all'Iran che, avendo avuto la possibilità di “conquistare” lo Stretto di Hormuz, ha costretto l'Europa e tutto il mondo a pagare e ad avere maggiori oneri per quanto riguarda la crescita dell'economia che pesa ovviamente sulle famiglie. Quindi, speriamo in questo accordo che è stato raggiunto, da lunedì, ma ancora non si riesce a ottenere il testo definitivo. Speriamo che il 19 a Ginevra ci possa essere un testo di giusto equilibrio che ponga fine a tutte le tensioni nel Medio Oriente. Però, anche qui, devo sottolineare la totale assenza e l'incapacità politica del nostro Presidente, ma anche dell'intera Europa, in tutta questa vicenda dove non abbiamo “toccato palla”.

Ultima nota sul nucleare per ribadire che la nostra opposizione è sempre un'opposizione costruttiva. Da quattro anni diciamo al Presidente e al Governo di partire subito con la riproposizione del nucleare in Italia. Dopo quattro anni, è arrivata una legge delega e noi, come opposizione costruttiva, l'abbiamo sostenuta. Questo per dire che, quando ci sono provvedimenti che condividiamo, il nostro appoggio c'è sempre. In questo caso, per tutto quello che ho detto prima, Azione voterà contro (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Essendo giunti in prossimità delle ore 13,30 e sulla base delle intese intercorse fra i gruppi, sospendiamo lo svolgimento delle dichiarazioni di voto, che riprenderà nella parte pomeridiana della seduta, al termine della commemorazione dell'onorevole Gianni Mattioli, prevista alle ore 16,15. Sospendiamo, dunque, la seduta che riprenderà alle ore 15, con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro della Difesa e il Ministro delle Imprese e del made in Italy.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Iniziative di competenza per la ratifica dell'accordo economico e commerciale tra l'Unione europea e il Canada (CETA) - n. 3-02736)

PRESIDENTE. Il deputato Marattin ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02736 (Vedi l'allegato A).

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Buon pomeriggio, Ministro. Nel 2017, è entrato in vigore, in maniera provvisoria, il Trattato di libero scambio fra Unione europea e Canada. Non è stato mai possibile ratificarlo perché, da allora, abbiamo avuto solo maggioranze a trazione populista, a cui non piacevano gli accordi di libero scambio; populisti di destra e populisti di sinistra. Per fortuna, l'accordo è in vigore ed è stato un gran successo: le esportazioni italiane verso il Canada sono volate.

Ora, voi, in questa legislatura, avete fatto cadere questa pregiudiziale perché avete dato il via, grazie a Dio, all'accordo con il Mercosur - quindi, un accordo similare con il Sud America -, anch'esso in vigore in via provvisoria. Quindi, visto che la pregiudiziale politica è caduta - e io e la mia forza politica ne siamo contenti - verso questi accordi di libero scambio, la domanda è molto semplice: perché non possiamo ratificare il Trattato CETA, cioè quello con il Canada, visto che avete dimostrato - e, di nuovo, ce ne compiacciamo - che non c'è più pregiudiziale politica verso gli accordi di libero scambio?

PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, signor Presidente. L'Italia è la seconda manifattura europea e la quarta potenza esportatrice al mondo. Negli ultimi 12 mesi, infatti, abbiamo, stabilmente, superato il Giappone: è un risultato straordinario che abbiamo ottenuto grazie a un'intensa strategia di diplomazia della crescita, che abbiamo messo al centro del mio mandato e del Piano per l'export, mirato a diversificare i mercati di sbocco per i nostri beni.

Per un'economia come la nostra, l'espansione della rete di accordi di libero scambio è un obiettivo strategico: rafforza le catene di approvvigionamento e apre nuovi mercati di sbocco per le nostre merci. La diversificazione è una priorità e, per questo, l'abbiamo portata in Europa, con l'obiettivo di raggiungere intese condivise e vantaggiose. Nuove opportunità per le nostre imprese senza rinunciare alla tutela delle nostre eccellenze e produzioni di qualità; penso all'accordo con il Mercosur, che lei ha citato, a quello con il Messico e a quello con l'Australia. Auspichiamo, poi, che venga firmato, al più presto, anche l'accordo con l'India e spingiamo per la finalizzazione delle intese con i Paesi del Golfo.

In questo quadro, l'accordo economico e commerciale globale con il Canada è una storia di successo. Lo dimostrano i risultati della sua applicazione provvisoria: negli ultimi anni, l'interscambio tra Italia e Canada è cresciuto di oltre il 60 per cento. Siamo legati al Canada da una forte comunanza di interessi e valori, dal dialogo politico alla sicurezza, dalla stabilità economica alla protezione e diversificazione delle catene e rotte di approvvigionamento, un tema chiave come sottolineato anche nella dichiarazione dei leader del G7 di oggi. Penso anche alla nostra collaborazione nell'Artico, una regione sempre più cruciale per la sicurezza economica su cui il Governo ha varato un'articolata strategia nazionale. Il potenziale è enorme e vogliamo collaborare ancora di più a temi strategici quali la difesa, i minerali critici, le energie e lo spazio, come hanno confermato il Presidente del Consiglio Meloni e il Primo Ministro canadese Carney dopo il loro incontro, a margine del vertice G7 di ieri, a Evian.

Il Canada è un Paese prioritario nel Piano per l'export e stiamo preparando un ulteriore grande forum imprenditoriale che si terrà in Canada, in autunno. Ne ho parlato, nelle scorse settimane, sia con il Ministro degli Affari esteri, Anand, che con il Ministro del Commercio, Sidhu. Continueremo a lavorare affinché tutti i nostri comparti produttivi possano cogliere appieno le opportunità del CETA. Questo potrà facilitare anche il processo di ratifica dell'accordo, che seguiamo da vicino, con l'obiettivo, all'esito del confronto parlamentare, di concluderlo il prima possibile. La mia visione resta quella di una grande area di libero mercato transatlantica - Stati Uniti, Canada, Messico e Europa - che possa permetterci di realizzare importanti sinergie in settori critici e strategici. Questo è il nostro obiettivo: un'Italia, aperta al mondo, che compete sui mercati globali con la forza delle proprie eccellenze (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il deputato Marattin ha facoltà di replicare.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro Tajani. Io condivido, totalmente, quello che ha detto, ma ci torno fra un secondo. Non ho ben capito se la risposta alla domanda è: sì, intendiamo portare in Parlamento la ratifica del CETA entro fine legislatura. Diciamo che spero che la risposta sia positiva. Nel dubbio, facciamo così: deposito io il disegno di legge di ratifica, sperando che la maggioranza, in Conferenza dei capigruppo, lo calendarizzi in Aula, così da poterlo votare.

Per il resto, dicevo, sono molto d'accordo e sono molto felice di sentirle dire queste parole perché il libero commercio, il libero scambio, è il sale della crescita economica. È una cosa che porta benessere, sviluppo, innovazione, opportunità per le nostre imprese e per i nostri lavoratori. Purtroppo, in questo Parlamento, abbiamo, a destra e a sinistra, populisti che non sono d'accordo con questa frase. Ce li avete voi, in maggioranza, ma ci sono anche all'opposizione.

Quindi, io sono contento di sentire il Ministro degli Affari esteri dire queste parole e spero che, in occasione delle prossime elezioni, i liberoscambisti - ossia coloro che sono convinti che libertà economica significhi anche libertà politica e, soprattutto, maggiore ricchezza per tutti - possano avere posizioni coerenti da presentare all'elettorato, altrimenti, se ci mischiamo sempre tutti con chi pensa tutto e il contrario di tutto, i cittadini, quando vanno a votare, non capiscono molto e, forse, è la ragione per cui, a votare ci vanno sempre di meno.

(Ulteriori iniziative volte a sostenere la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali e a rafforzare la diversificazione geografica dell'export italiano - n. 3-02737)

PRESIDENTE. La deputata Rossello ha facoltà di illustrare l'interrogazione Orsini ed altri n. 3-02737 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

CRISTINA ROSSELLO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, buongiorno. In un contesto internazionale sempre più connotato dalle tensioni geopolitiche e, in particolare, anche dalla trasformazione e dall'evoluzione dei rapporti commerciali, il sostegno alle imprese - come ha detto anche lei oggi in un'intervista - rappresenta il 40 per cento del PIL del nostro Paese ed è il significato di un'internazionalizzazione e di un'apertura verso nuovi mercati di strategica importanza.

La Farnesina ha risposto a queste sfide, ponendo la diplomazia della crescita, questo concetto che lei ha lanciato, al centro della propria azione, promuovendo il Business forum nei vari Paesi strategici e, in particolare, il percorso “Obiettivo export”, che ha coinvolto anche tutto il tessuto produttivo del Mezzogiorno, in particolare con la tappa di Bari, in vista della Conferenza nazionale dell'export. I risultati continuano a essere positivi e dimostrano la capacità competitiva del nostro sistema produttivo. Le chiediamo quali ulteriori iniziative il Governo intenda assumere per consolidare questi risultati.

PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, Presidente. L'export è la colonna portante della nostra economia. Il Governo, infatti, l'ha posta al centro della propria azione, con un approccio basato su due pilastri: la diversificazione dei mercati e la creazione di nuovi strumenti di sostegno alle imprese esportatrici. I risultati ci danno ragione. Nel 2025, l'export ha raggiunto il record di 643 miliardi, in crescita del 3,3 per cento. Anche quest'anno, i numeri confermano che stiamo andando nella giusta direzione: ad aprile, le esportazioni sono cresciute dell'8,8 per cento, trainate soprattutto dai mercati extra UE, in aumento del 12 per cento. Negli ultimi 12 mesi, abbiamo superato stabilmente il Giappone e siamo il quarto Paese esportatore al mondo, come riportato oggi da un autorevole quotidiano economico, Il Sole 24 Ore.

Ho fissato un obiettivo ambizioso: 700 miliardi di euro di export alla fine del 2027. Puntiamo a raggiungerlo, anche grazie alla nuova edizione del Piano d'azione per l'export, che ho presentato ieri a Bari, in occasione della seconda tappa di avvicinamento alla Conferenza nazionale dell'export a Milano, a dicembre. Abbiamo aggiornato le nostre priorità d'azione e messo al centro anche sicurezza energetica, minerali critici e materie prime. A Bari, abbiamo organizzato oltre 500 incontri diretti tra imprese e istituzioni; abbiamo dedicato un focus specifico alle startup; ho, inoltre, inaugurato la nuova sede Simest, che sarà un punto di riferimento per tutte le imprese pugliesi e per tante imprese del Mezzogiorno. Grazie alla nostra azione, tante nuove imprese che prima non esportavano ora avviano investimenti per farlo e il numero delle imprese esportatrici continua ad aumentare. Il 5 ottobre organizzeremo una nuova tappa di avvicinamento a Roma, dedicata alle imprese del Centro Italia. Nei giorni scorsi, ho riunito, a Roma, tutti i consoli d'Italia; anche loro, insieme alle ambasciate e agli uffici ICE sono uno strumento prezioso per far sì che, non soltanto i cittadini all'estero, ma anche le imprese, non si sentano mai soli. L'export si sostiene anche lavorando per la pace ed è ciò che facciamo in tutti gli scenari di crisi, perché dove passano le merci non passano le armi.

Il negoziato tra Stati Uniti e Iran sta producendo sviluppi incoraggianti, che andranno consolidati. L'Italia è pronta a fare la sua parte per assicurare la riapertura dello Stretto di Hormuz, perché la libertà di navigazione è vitale per la nostra economia.

Stamattina ho riunito alla Farnesina nella sala per l'export, operativa 24 ore su 24 e che ho voluto con la riforma del Ministero, i rappresentanti delle imprese. Abbiamo fatto il punto sugli ultimi sviluppi nel Golfo e ho illustrato le misure adottate per sostenere chi è stato più colpito dalla chiusura di Hormuz: finanziamenti agevolati, contributi a fondo perduto fino al 30 per cento, più garanzie pubbliche per l'accesso al credito.

Continuiamo a lavorare su tutti i continenti per creare nuove opportunità. Lunedì sarò a Miami, in Florida, per un grande business forum: saranno presenti quasi mille imprenditori. Nei giorni scorsi abbiamo realizzato importanti iniziative con il Giappone, la Corea del Nord e la Norvegia. L'India è una priorità assoluta: il nostro export è in costante crescita e siamo impegnati ad arrivare rapidamente alla firma dell'accordo commerciale con l'Unione europea. L'accordo Unione europea-Mercosur e l'accordo Unione europea-Messico rafforzano il nostro posizionamento in America Latina. Ma anche l'Africa si conferma una priorità strategica: il business forum con il Kenya ha fatto registrare il forte interesse del sistema Italia, con la partecipazione di oltre 400 imprese. Tra pochi giorni sarò anche in Tunisia per un nuovo business forum in questo Paese chiave. Ma non dimentichiamo l'Europa: nei giorni scorsi ho tenuto business forum con Cipro, Repubblica Ceca e, come dicevo, Norvegia.

Questo è il nostro impegno: stare al fianco di chi investe per crescere, perché vogliamo abbattere la burocrazia e aprire nuove opportunità per tutte le imprese, che ogni giorno portano il saper fare italiano nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. La deputata Rossello ha facoltà di replicare.

CRISTINA ROSSELLO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la risposta che lei ci ha fornito conferma la direzione intrapresa sul fronte della diplomazia economica, che è quella giusta. L'idea, quella della politica estera, di avere uno strumento di crescita economica e di sostegno alle imprese si sta traducendo in iniziative concrete e risultati misurabili. La diplomazia della crescita, che è quel concetto che sembrava una formula evocativa, ora ha risultati misurabili. I più recenti dati confermano resilienza e competitività del nostro sistema produttivo. Riteniamo positiva la scelta di portare il confronto direttamente nei territori attraverso il percorso territoriale, nazionale e internazionale di Obiettivo Export, che poi avrà la conferenza nazionale finale 2026 in programma a Milano, dove la attendiamo felici. Ascoltare le imprese e mettere in rete Farnesina, ICE, SACE, Simest e l'intero sistema Italia significa accompagnare concretamente le nostre aziende - in particolare, le piccole e medie imprese - nei processi di internazionalizzazione e nella ricerca di nuovi mercati, ma anche seguire un'alta scuola diplomatica della quale la ringraziamo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Iniziative a sostegno del raggiungimento di un accordo complessivo di pace nell'area del Medio Oriente - n. 3-02738)

PRESIDENTE. La deputata Gruppioni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02738 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

NAIKE GRUPPIONI (FDI). Buon pomeriggio a tutti i Ministri. Signor Ministro, l'accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran rappresenta, se confermato e attuato, un segnale incoraggiante per la stabilità di un'area strategica per gli equilibri geopolitici, economici ed energetici globali. La possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, il rafforzamento degli impegni sulla non proliferazione nucleare e la prospettiva di una riduzione delle tensioni anche sul fronte libanese costituiscono sviluppi positivi, che confermano come il dialogo e la diplomazia restino gli strumenti più efficaci per costruire una pace duratura.

Alla luce della disponibilità già manifestata dal Governo a sostenere il percorso diplomatico e a contribuire alla sicurezza della navigazione marittima, chiediamo quali ulteriori iniziative intenda promuovere per accompagnare questo processo, favorire una più ampia pacificazione del Medio Oriente e rafforzare al tempo stesso la sicurezza economica ed energetica dell'Italia e dell'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. La ringrazio ancora, signor Presidente. L'intesa raggiunta nella notte di domenica tra Stati Uniti e Iran è uno sviluppo incoraggiante, che abbiamo accolto con favore e speranza. In un quadrante complesso come il Medio Oriente la prudenza ovviamente è d'obbligo, ma per la prima volta, dopo settimane di guerra e negoziati altalenanti, si intravede oggi un concreto spiraglio di pace. Per questo sono lieto di annunciare in anteprima a questo Parlamento che venerdì riapriranno i battenti della nostra ambasciata a Teheran e riapriranno anche gli uffici dell'ICE. La nostra ambasciatrice farà rientro nella capitale iraniana, insieme a tutti i diplomatici e i funzionari del Ministero degli Affari esteri.

Quella che abbiamo davanti è un'occasione che non va sprecata. Lavoriamo con determinazione per rafforzare l'intesa e sostenerne l'attuazione. L'ho sottolineato lunedì al Ministro degli Esteri del Pakistan e questa mattina al Primo Ministro e al Ministro degli Esteri del Qatar, con cui abbiamo fatto il punto sui prossimi passi. Mi hanno ringraziato per il grande impegno del Governo italiano per la pace.

Oggi parlerò anche con il Ministro degli Esteri iraniano Araghchi e gli confermerò il pieno sostegno del Governo al dialogo per trasformare l'intesa con gli Stati Uniti in una pace duratura. Sottolineerò l'importanza prioritaria del rilascio del mercantile italiano bloccato nello Stretto di Hormuz, su cui il nostro impegno è massimo. Il Governo ha sostenuto fin dall'inizio con i partner europei del G7 e della regione la via del dialogo e del negoziato. L'intesa dimostra che la diplomazia può produrre risultati concreti anche nelle situazioni più difficili.

È ora essenziale intensificare l'azione diplomatica per raggiungere un accordo complessivo e duraturo che affronti tutti i temi ancora aperti. Va definitivamente scongiurata la prospettiva di un Iran in possesso dell'arma atomica e va assicurato il pieno rispetto della libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e questo è un principio fondamentale per il nostro Paese, per la nostra economia e per la sicurezza delle catene di approvvigionamento. L'Italia, insieme ai partner alleati, è pronta a fare la sua parte nel quadro di una missione navale multilaterale finalizzata a garantire lo sminamento e la riapertura dello Stretto.

Come ha ribadito il Presidente del Consiglio, la nostra partecipazione è subordinata al raggiungimento di un cessate il fuoco stabile e di un ampio consenso internazionale sul mandato della missione e su questo stiamo lavorando, in perfetta sintonia, con il Ministro della Difesa Guido Crosetto. Quando queste condizioni saranno soddisfatte torneremo in Parlamento insieme per chiedere l'autorizzazione delle Camere.

La nostra attenzione resta altissima anche sul fronte libanese. È essenziale che la tregua si consolidi e che la violenza cessi. Sono indispensabili il disarmo di Hezbollah, la fine dei bombardamenti israeliani sulle aree abitate dai civili e il ritiro delle forze israeliane dal Sud del Paese. Il dialogo tra Libano e Israele, facilitato dagli Stati Uniti, deve proseguire e noi guardiamo già al dopo UNIFIL. Il mandato della missione terminerà a fine anno, ma le esigenze di sicurezza che la missione ha garantito non verranno meno. Va assicurata una presenza internazionale, con un mandato delle Nazioni Unite. Stiamo valutando le proposte avanzate dal Segretario generale Guterres, riteniamo però cruciale valorizzare l'esperienza maturata rafforzando le realtà già esistenti, a partire dal comitato tecnico-militare per il Libano.

L'intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran è l'inizio di un percorso. Sta ora a tutti gli attori coinvolti portarlo avanti con coraggio e senso di responsabilità. È ciò che l'Italia ha fatto in questi mesi: costruire soluzioni, favorire il dialogo e lavorare senza sosta per la pace. Continueremo a percorrere questa strada con pazienza e determinazione, affinché lo spiraglio che si è aperto conduca a una pace duratura per tutto il Medio Oriente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il deputato Giangiacomo Calovini, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie Presidente e grazie Ministro e Vice Presidente Tajani. Ci fa piacere ascoltare quanto lei ci ha detto, in virtù anche delle ultime notizie che sono arrivate sul fronte mediorientale. Ci fa piacere sapere che stiamo giungendo finalmente forse a un percorso di pacificazione in una zona che da troppo tempo è stata contraddistinta da una serie di instabilità che ha portato anche morte e terrore. Ci fa piacere anche sentire alcune notizie importanti, come quella della riapertura della nostra ambasciata che avverrà nelle prossime ore, per sottolineare quanto noi comunque vogliamo essere presenti e protagonisti all'interno di questa zona.

Sono anche convinto che sia giusto sottolineare che in un qualche modo sia passata la linea italiana - come ha detto lei poc'anzi -, la linea del dialogo, della fermezza, della continua ricerca di un rapporto con chiunque sempre, senza però mai dimenticare quelli che sono i nostri valori fondamentali della politica estera. Credo che oggi sia anche da sottolineare la fotografia positiva che ci è arrivata dal vertice del G7, con la Presidente Meloni che in un qualche modo ha riaffermato la necessità di un Occidente unito e del dialogo sempre tra le due sponde dell'Atlantico, che noi più volte abbiamo manifestato.

Così come è importante sottolineare anche il ruolo che l'Italia ha avuto negli ultimi anni, negli ultimi mesi, nelle ultime settimane e anche nelle ultime ore. Mi permetto di dirlo, visto che è qui presente con noi anche il Ministro della Difesa Crosetto e vista anche l'audizione che abbiamo avuto del generale Portolano, il Capo di Stato Maggiore, che questa mattina ci ha voluto raccontare e fare una fotografia di come le nostre Forze possono essere presenti in ogni momento.

È chiaro che è ancora presto: aspettiamo di comprendere quelli che sono i 13 punti di questa pace, che ad ora è soltanto un'indiscrezione giornalistica, ma siamo fortemente convinti che potrà essere concretizzata nelle prossime ore.

Ci fa ancora più piacere, proprio in virtù dei nostri uomini, delle nostre Forze militari, sapere che all'interno del Mar Mediterraneo, e non soltanto, oltre alle barche a vela della Flotilla, possano navigare, invece, imbarcazioni con uomini che rappresentano al meglio l'Italia, con il Tricolore sulle divise, e che lo fanno per l'interesse degli italiani, dell'Europa e di tutti noi, per la sicurezza e per il nostro futuro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative per l'adozione a livello nazionale di sanzioni nei confronti di alcuni Ministri del Governo israeliano - n. 3-02739)

PRESIDENTE. La deputata Ghio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Provenzano ed altri n. 3-02739 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, dopo anni di massacri il Governo prova ad accreditarsi come sostenitore delle sanzioni a Ben-Gvir e Smotrich, ma questa scelta è tardiva e di facciata. L'Italia è rimasta immobile, 70.000 i morti a Gaza, 18.000 i bambini uccisi: non hanno smosso le vostre coscienze. Non le hanno smosse nemmeno i continui e violenti attacchi dei coloni in Cisgiordania. Oggi ne abbiamo un altro grave esempio, con l'incendio di due moschee a Nord di Ramallah.

No, la vostra svolta, a parole, è arrivata soltanto quando ci sono state azioni e insulti inauditi rivolti anche al nostro Paese. Ma sapete bene che Ben-Gvir e Smotrich non sono casi isolati, sono esponenti di un Governo che continua a promuovere politiche di sterminio dei palestinesi e a minare ogni prospettiva di pace. Per questo la domanda è semplice. Ministro, perché continuate a rifugiarvi dietro lo stallo europeo e non adottate misure nazionali concrete, come hanno fatto altri Paesi, le sanzioni, la sospensione dell'accordo di cooperazione, il boicottaggio dei prodotti delle colonie? Se non agite, Ministro, il vostro rimane soltanto un tardivo tentativo di salvare le apparenze, null'altro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.

ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, signor Presidente. Il Governo ha sempre mantenuto con Israele un dialogo franco e fermo sui principi, in particolare sul rispetto della dignità della persona e dei diritti umani. Lo abbiamo fatto a Gaza, una tragedia che ha colpito profondamente le coscienze di tutti noi. Lo abbiamo fatto in Cisgiordania, dove continuiamo a condannare ogni ipotesi di annessione e ogni atto di violenza dei coloni estremisti, anche contro le comunità cristiane e anche contro le comunità islamiche, compresi gli incendi appiccati ieri a due moschee.

Lo abbiamo fatto dopo le immagini vergognose e inaccettabili del trattamento di attivisti pacifici della Global Sumud Flotilla da parte del Ministro Ben-Gvir. Quelle immagini hanno superato una linea rossa, hanno scosso le nostre coscienze e la nostra opinione pubblica. Lo abbiamo detto subito: si è trattato di un comportamento contrario a ogni elementare tutela della dignità umana. Per questo, d'intesa con il Presidente del Consiglio, ho fatto convocare immediatamente alla Farnesina l'ambasciatore di Israele in Italia.

Ho poi chiesto formalmente all'Alta rappresentante Kallas di portare in Consiglio Affari esteri la proposta di sanzioni contro Ben-Gvir. È l'Italia - lo ripeto - ad avere posto in Europa il tema delle sanzioni a Ben-Gvir. Abbiamo agito in modo serio, lavorando per una risposta europea. Al Consiglio di lunedì, purtroppo, non è stata ancora raggiunta l'unanimità necessaria, ma voglio ribadire anche oggi in quest'Aula che continueremo a insistere verso quest'obiettivo. Stiamo avendo contatti con i Paesi più restii, che bloccano la decisione. A Lussemburgo ho sensibilizzato l'Alta rappresentante Kallas per studiare le migliori strategie.

È in gioco la nostra dignità di europei, non di fronte a Israele, ma di fronte a un esponente politico che, anche con le parole ingiuriose e offensive che ha rivolto al nostro Paese, e che rispediamo al mittente, si è dimostrato indegno di fare il Ministro e di rappresentare il popolo israeliano. Tanti interlocutori in Israele, a partire dallo stesso Presidente Herzog e dal Ministro Sa'ar, si sono dissociati pubblicamente in maniera ferma da Ben-Gvir. Siamo consapevoli che alcuni Stati membri hanno scelto di adottare misure nazionali.

Rispettiamo queste decisioni, ma siamo convinti che solo il quadro politico e giuridico dell'Unione europea possa produrre risultati concreti ed efficaci. La cornice dell'Unione europea è essenziale, come credo sappiano bene i rappresentanti del partito dell'onorevole interrogante che hanno avuto responsabilità di Governo. Non siamo interessati a gesti di facciata, ma a misure che producano effetti reali.

Per questo siamo pronti a valutare con i partner europei, e lo faremo con attenzione, anche misure sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali. Siamo in attesa delle proposte della Commissione europea. Questa è la linea dell'Italia. Non abbiamo mai taciuto per opportunità, non abbiamo mai accettato compromessi sui nostri principi e sui nostri valori, e continueremo a lavorare senza sosta per la pace e a isolare chi semina odio e intolleranza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il deputato Amendola, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, noi non siamo soddisfatti della sua risposta perché la magnitudo delle barbarie vissute dal 2023 in Medio Oriente, rispetto agli atti diplomatici o agli atti di Governo, sono essenzialmente distanti. L'interesse nazionale è sicuramente proteggere la nostra comunità, i nostri valori, la nostra economia e la cooperazione con altri popoli, ma l'interesse nazionale, per chi governa come per chi siede in questo Parlamento, è difendere valori. Valori di una civiltà italiana, di una tradizione diplomatica italiana, che dinanzi al diritto ha sempre chinato la testa.

Fuori dal diritto internazionale ci sono solo le barbarie, ha detto il Presidente Mattarella. È quello che viviamo dal 2023, dove non c'è una strategia o uno slogan di un singolo Ministro del Governo israeliano, ma c'è la strategia stessa del Governo Netanyahu. La strategia non è di isolare, occupare e distruggere, ma di cancellare l'idea di due popoli e due Stati. Se noi non partiamo da qui, dall'epicentro di quella che è l'analisi, e soprattutto dall'azione politica di quel Governo, tutto il resto è marginale. Le sanzioni a Ben-Gvir e Smotrich le hanno fatte già 6 Paesi senza aspettare l'Unione europea.

Lo hanno fatto dichiarandole “persone non grate”, si può fare domani mattina. Ma quello che noi le chiediamo, ragionando sull'articolo 2 dell'Accordo tra Israele e Unione europea, è come noi fermiamo non un'azione di slogan e di fanfaronate di alcuni Ministri, che offendono anche il nostro Paese, ma come noi qui fermiamo questa strategia di cancellare quello che è il diritto a costruire la pace e due popoli e due Stati.

Quando Yitzhak Rabin diceva “noi faremo e lotteremo contro il terrore come se il processo di pace non esistesse e faremo il processo di pace come se il terrore non esistesse”, quei Ministri che siedono in quel Governo andavano in giro con il cappio, allora come oggi, dicendo che quello era un nemico della pace. Se voi pensate alla cooperazione con uno Stato senza pensare alla garanzia del diritto internazionale, che non guarda solo agli amici, non guarda solo agli alleati, ma guarda all'essenza del diritto, noi faremmo un errore, perché la realpolitik del Governo si tramuta in ignavia, e dinanzi all'ignavia, attenzione, quello che oggi si potrebbe fare, fermando la strategia del Governo Netanyahu, noi non lo recupereremo più, persi nei meandri di una discussione diplomatica con altri Paesi.

La tradizione politica dell'Italia è pace in Terra Santa, perché è quello che per anni questo Paese, con grandi leader, ha professato, perché noi sappiamo che il diritto internazionale…

PRESIDENTE. Concluda.

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). ... è qualcosa che si afferma. Per questo, caro Ministro, oggi occorre agire, oggi occorre prendere delle decisioni e oggi è necessario fermare la strategia del Governo Netanyahu che cancella una civiltà politica e diplomatica che questo Paese ha difeso per decenni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Intendimenti in ordine all'aumento delle spese militari, con particolare riferimento all'adesione allo strumento SAFE - n. 3-02741)

PRESIDENTE. Il deputato Rosato ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02741 (Vedi l'allegato A).

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie signor Presidente. Signor Ministro, noi chiediamo ancora, perché lo abbiamo chiesto un mese fa, quali sono gli intendimenti del Governo su un tema su cui il Governo ha assunto un impegno, che è quello di rispettare quella sottoscrizione del 5 per cento sulla spesa militare per rientrare nei parametri NATO. Non è una spesa da affrontare oggi, ma una spesa da programmare nei prossimi anni, così come lo strumento SAFE non è uno strumento da spendere oggi, ma è uno strumento da spendere nei prossimi anni.

Per programmare le spese della difesa - non glielo insegno a lei, è lei che lo insegna noi - bisogna programmarle nel corso degli anni. Questo Governo mi sembra che tale operazione non la voglia fare. Nella certezza della sua buona fede nel lavoro al servizio delle Forze armate e del nostro Paese, noi le vogliamo chiedere nuovamente se questi impegni sono rispettati, se lei ritiene di farlo, se il Governo ritiene di sottoscrivere la richiesta per il SAFE e se questa è partita.

PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.

GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole Rosato, la risposta per quanto riguarda il Ministero della Difesa e il Ministro della Difesa è molto chiara. È stato predisposto tutto ciò che serve per affrontare i tempi e gli impegni che noi abbiamo preso in ambito NATO con i nostri alleati. Sono state predisposte e vengono analizzate ogni giorno quali sono le necessità per portare le nostre Forze armate e la nostra Difesa al livello che è chiesto non soltanto dai nostri Alleati, ma dal nostro compito principale che è difendere il Paese da ogni possibile eventualità e difendere le libere istituzioni.

Tuttavia il Ministro della Difesa e il Ministero della Difesa si fermano qui: come ripeto tutte le volte, la scelta di aderire o non aderire alla SAFE non è una decisione che può prendere il Ministro della Difesa. È una decisione che prende, tenendo conto di altri fattori che non sono soltanto quelli della Difesa, il Ministero dell'Economia e delle finanze e il Governo nella sua interezza. Oggi, come lei sa perfettamente, non è stato attivato ancora il meccanismo SAFE.

Ho ribadito - oggi c'è un articolo che scrive, non so se si può dire in quest'Aula, delle stupidaggini - che lo strumento SAFE non è uno strumento sostitutivo, perché altrimenti perderebbe totalmente la sua utilità - se è solo un modo diverso per sostituire le spese a bilancio -, ma invece è concepito sia a livello di impegno, sia a livello europeo, come aggiuntivo, per raggiungere prima gli obiettivi di difesa. Quindi non è accettabile per la difesa se fosse sostitutivo delle forme di bilancio. Per adesso però è in sospeso.

Non sappiamo ancora se l'Italia aderirà o meno. Qualora aderisse, la Difesa ha pronti gli investimenti e ci consentirebbe di anticipare investimenti che altrimenti dovrebbero essere posticipati; la stessa cosa con lo 0,15-0,20 che questo Parlamento si è impegnato a portare come risorse alla Difesa l'anno scorso, che quest'anno, purtroppo, per la non uscita dal Patto di stabilità, sono state posticipate. Ecco, mi auguro potranno trovare spazio già nella discussione di bilancio che faremo a settembre-ottobre.

Per ora, ripeto, la difesa è pronta e ha ben chiaro cos'è necessario da costruire non per il mandato di Guido Crosetto come Ministro della Difesa, ma per la difesa del Paese nei prossimi decenni.

PRESIDENTE. Il deputato Rosato ha facoltà di replicare.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Dovrei dire che sono soddisfatto delle cose che dice il Ministro Crosetto, dopodiché il Ministro Crosetto fa parte di un Governo e non possiamo essere soddisfatti delle cose che fa questo Governo, in particolare su questo aspetto.

Come il Ministro sa, stamattina il generale Portolano è venuto anche in Commissione e ci ha fatto un quadro molto soddisfacente degli impegni che i militari italiani hanno in giro per il mondo, dopodiché ci ha detto che c'è un 6 per cento di meno di spesa che serve invece per la protezione, per la formazione, per la manutenzione e per le cose che servono per le nostre Forze armate che sono all'estero. Le rendiamo più insicure, quando le mandiamo senza le risorse necessarie.

In più ci sono impegni internazionali che ci riguardano direttamente e su questo continuiamo a dire che ci saranno degli investimenti e questi investimenti non arrivano. Un Paese che chiede di avere un rapporto importante all'interno della NATO e che giustamente si fa protagonista dell'impegno della NATO nel Mediterraneo non può essere il Paese che poi si tira indietro, quando si tratta di mettere le risorse che si è impegnato a rimettere. Io capisco tutto, però non capisco perché non ci sia una parola forte da parte del Governo su questo.

Vede, stamattina ho letto con soddisfazione un comunicato del G7 - è stato un G7 positivo da questo punto di vista - in cui tutti i Paesi del G7 si impegnano a sostenere ancora di più l'Ucraina. Mi chiedo come faremo a sostenere di più l'Ucraina, se non riusciamo a sostenere di più, il giusto, la difesa del nostro Paese per conservare i livelli: stiamo andando indietro, non stiamo conservando neanche i livelli di spesa. Noi siamo molto preoccupati per questo, signor Ministro. Le trasferisco questa nostra preoccupazione che è anche sua, mi fa piacere.

Bisogna che questa preoccupazione arrivi anche a Palazzo Chigi e al MEF (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Chiarimenti in ordine all'aumento delle spese militari in ambito Nato e all'adesione al progetto di acquisto di armamenti a favore dell'Ucraina - n. 3-02740)

PRESIDENTE. Il deputato Pellegrini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lomuti ed altri n. 3-02740 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Ministro Crosetto, lei, due giorni fa, ha incontrato a Washington il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth - vuole essere chiamato così, Segretario alla Guerra -, il quale ha specificamente richiesto un maggiore impegno agli Alleati europei, e quindi anche all'Italia, per la costruzione di quella che lui definisce la NATO 3.0 e ha specificato altresì che la spesa del 5 per cento in armi rispetto al PIL deve costituire - così l'ha definito - il benchmark, praticamente uno standard per tutti i Paesi dell'Alleanza.

Come è noto, il tema delle spese militari e dell'aumento vertiginoso che questo Governo ha deciso e, in particolare, il tema dell'accesso ai Fondi SAFE ha provocato e sta provocando tensioni nel Governo Meloni, oltre ad essere un tema che è molto sentito all'interno del Paese.

Noi quindi le chiediamo, signor Ministro, quali impegni ha assunto nel corso del suo incontro con il Segretario Pete Hegseth, proprio in tema di aumento delle spese militari della NATO, anche con riferimento al programma cosiddetto PURL, cioè di acquisto di armi statunitensi da inviare all'Ucraina su cui sappiamo c'è stato un forte pressing degli Stati Uniti e del Segretario Hegseth nei vostri confronti. Vorremmo avere una sua risposta, grazie.

PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.

GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Sarà probabilmente la più breve della storia delle interrogazioni.

Non ho preso nessun impegno. I Ministri della Difesa non prendono impegni, li prendono i Governi e semmai i Parlamenti e sul PURL la risposta è sempre la stessa: noi abbiamo detto di “no” dall'inizio e continua a essere “no”.

PRESIDENTE. Breve e conciso. Poche, ma sentite parole. L'onorevole Lomuti ha facoltà di replicare.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Vede, sarà perché c'è di mezzo il futuro di milioni di italiani, però noi non siamo assolutamente - lo dico con rammarico - soddisfatti della sua risposta.

La questione - lo dico in maniera brutale - è una questione… Eh, Ministro, lei ride, ma purtroppo vediamo se ridono, fuori, anche milioni di italiani che attendono qualche parola in più da questo Governo. Non siamo soddisfatti, perché la questione è puramente di soldi, lo sa benissimo lei e lo sa benissimo anche il Ministro dell'Economia, Giorgetti, tant'è che ha detto che i soldi non ci sono e per questo ha chiesto di bloccare i fondi SAFE.

Il punto qual è? Lei ha avuto un incontro con il Segretario alla Guerra di Washington che ha chiesto maggiori impegni all'Europa per quanto riguarda la difesa, tradotto maggiori spese. Noi speriamo che lei abbia risposto che questo Paese è sull'orlo di una crisi economica dovuta anche ai tanti ed eccessivi impegni militari, dall'adeguamento al target NATO del 5 per cento del PIL ai soldi che spendiamo, comprando armi americane da destinare all'Ucraina, fino al programma del ReArmEU.

Noi speriamo che lei gli abbia detto che noi siamo in Europa e non in America e che siamo vincolati a un patto di stabilità che voi avete firmato - Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega. E speriamo anche che gli abbia descritto com'è la situazione e che noi siamo sottoposti a una procedura di infrazione, che è il braccio armato correttivo del Patto di stabilità, perché abbiamo sforato i parametri di finanza pubblica.

E allora, Ministro, io spero che lei abbia almeno la forza - lei ce l'ha questa forza, è anche molto schietto - di dire agli italiani che questo è il risultato della vostra economia di guerra, perché oggi gli italiani si trovano con un doppio cappio al collo, quello del Patto di stabilità e quello delle spese militari. Questo è il risultato della vostra economia di guerra e a questo teatrino lo spettatore, passivo e purtroppo pagante, è il cittadino italiano.

Allora concludo, Presidente, con un arrivederci al prossimo appuntamento, a questa tragedia annunciata. Noi ve l'avevamo detto, grazie.

(Elementi e iniziative di competenza in relazione alla vicenda della convocazione presso caserme dei carabinieri di pazienti in cura con cannabis terapeutica - n. 3-02742)

PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di illustrare l'interrogazione Grimaldi ed altri n. 3-02742 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, da settimane, pazienti oncologici e affetti da altre patologie in diverse città italiane vengono convocati dai Carabinieri per colloqui sul loro utilizzo della cannabis terapeutica.

Le convocazioni stanno generando un certo allarme tra i pazienti, sorpresi dal sospetto che possono aver commesso qualche illecito. Sappiamo però che in Italia l'utilizzo di cannabis terapeutica o di cannabis medica è legale da quasi venti anni e, nonostante il diffuso ostruzionismo, non c'è niente di illegale. Eppure i pazienti sono stati chiamati in caserma o raggiunti a casa, quando non si potevano spostare, subendo domande molto specifiche sui medici. È stato chiesto loro di vedere i referti degli esami e come abbiano ricevuto i farmaci.

Noi riteniamo che queste procedure ledano il diritto alla privacy e alla dignità dei malati, oltre che il diritto alla salute, visto che in tanti stanno pensando di rinunciare alle cure e tanti medici si stanno rifiutando di prescriverle. Quindi, le chiediamo notizie in merito a queste indagini e alle procedure seguite dalle Forze dell'ordine, grazie.

PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha facoltà di rispondere.

GUIDO CROSETTO, Ministro della Difesa. Grazie, Presidente. Mi scuso in precedenza, oggi sembro cattivo, ma mi disegnano così, non lo sono.

La materia oggetto del quesito non attiene ai compiti militari dell'Arma dei carabinieri. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 162 del codice dell'ordinamento militare, l'Arma dei carabinieri dipende dal Ministero della Difesa per quanto riguarda compiti militari ed è funzionalmente dipendente dal Ministero dell'Interno per l'esercizio delle funzioni di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Ma non solo: le attività investigative rientrano invece nell'attribuzione dell'autorità giudiziaria, che dispone direttamente della Polizia giudiziaria, ai sensi dell'articolo 109 della Costituzione.

Ciò premesso, ripeto quindi che è materia totalmente estranea alla difesa.

Mi pare che l'indagine in corso sia, tra l'altro, coperta dal segreto. Ma, come ripeto, non dipende dalla difesa.

PRESIDENTE. La deputata Ghirra ha facoltà di replicare.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Questa circostanza ha del surreale, perché è evidente che non siamo noi a decidere quale sia il Ministro deputato a risponderci. Immagino che sia stata assegnata a lei, perché la cannabis terapeutica che viene prodotta in Italia è prodotta nel centro clinico farmaceutico militare di Firenze, peraltro in quantità molto ridotte rispetto a quelle che sarebbero necessarie al nostro Paese, visto che vengono prodotti 400 chilogrammi rispetto alle 2,5 tonnellate che servirebbero.

Noi abbiamo presentato questa interrogazione, perché c'è un grande allarme; perché non capiamo davvero le ragioni di un accanimento verso pazienti che fanno utilizzo di farmaci legali, la cui procedura è tracciata; perché una volta che il medico prescrive il farmaco, l'impegnativa viene inviata alla farmacia, che poi invia il preventivo al paziente che paga e, solo in quel momento, viene preparato il farmaco. È tutto tracciato e verificabile. Il problema è che solo alcune farmacie in Italia - sono un centinaio su 21.000 - forniscono la cannabis terapeutica.

Io penso che il Governo si debba assumere una responsabilità rispetto al diritto alla salute di persone che utilizzano la cannabis per curarsi, senza confondere, appunto, la cannabis terapeutica con le sostanze stupefacenti, con cui non c'entra nulla, nonostante col decreto Sicurezza avete deciso di proibire anche la coltivazione della canapa, che ha un potere psicotropo forse pari a quello del basilico. Allora, dovete superare i pregiudizi, capire che certi farmaci sono indispensabili nel nostro Paese e favorirne la distribuzione e l'utilizzo da parte di chi ne ha necessità (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Iniziative urgenti per un piano industriale volto alla risoluzione delle crisi industriali e alla garanzia degli investimenti in ricerca e innovazione - n. 3-02743)

PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02743 (Vedi l'allegato A).

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie. Ministro, dopo quattro anni del vostro Governo, siamo al rischio di sovranità industriale per il nostro Paese e anche di dignità industriale. Aumentano le chiusure degli stabilimenti, le delocalizzazioni e, purtroppo, sono a rischio migliaia di posti di lavoro. Interi comparti, dalla siderurgia all'automotive, dalla moda all'elettrodomestico, sono in crisi.

In tutto questo, il vostro Governo in quattro anni non solo non è stato capace di presentare un piano industriale, ma nemmeno di copiare quelle misure, come Industria 4.0, che avevano funzionato con i Governi precedenti. Ministro, siamo terzultimi in Europa per capacità di attrarre investimenti in innovazione, il che vuol dire che non c'è sviluppo per la nostra industria.

Le chiediamo cosa intenda fare per provare almeno a bloccare questa desertificazione industriale a cui ci state condannando (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Il Piano di politica industriale è stato presentato lo scorso anno nel documento Made in Italy 2030, illustrato anche alle Commissioni parlamentari, sia per quanto riguarda la nostra azione in Europa, che vede l'Italia guidare il fronte delle riforme, sia per quanto riguarda la nostra politica nazionale in questa legislatura e nel lungo periodo. In quel documento viene, tra l'altro, indicato il Piano Transizione 5.0 che, dopo il grande successo degli ultimi mesi, con oltre 10 miliardi di investimenti già incentivati, è stato reso continuativo con una programmazione triennale. La piattaforma è operativa e nel bilancio abbiamo allocato quasi 10 miliardi di euro nel triennio sino al 2028.

Abbiamo inoltre realizzato il codice unico degli incentivi, atteso da qualche decennio, e nel prossimo Consiglio dei Ministri sarà approvata, in via definitiva, anche la riforma degli incentivi.

Abbiamo inoltre reso più fruibili i contratti di sviluppo. Lo scorso anno, nel 2025, ne sono stati varati 145, quattro volte di più rispetto al 2022, alla scorsa legislatura.

A questo si aggiunge l'azione nel campo della politica energetica, con più rinnovabile nel breve periodo - abbiamo superato la media europea -, per poi giungere, entro otto anni, a un mix energetico più sostenibile che possa contare anche sull'energia nucleare.

I risultati della nostra azione si riscontrano anche in questi mesi così difficili, contraddistinti da due guerre intorno all'Europa. Nel primo trimestre di quest'anno il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,8 per cento, in linea con la Francia e nettamente sopra la Germania, ferma allo 0,3 per cento.

La produzione industriale è cresciuta nell'ultimo trimestre e in aprile dell'1,3 per cento su base annuale. Le esportazioni italiane hanno raggiunto il record storico: sono cresciute in aprile dell'8,8 per cento. Siamo diventati il quarto Paese esportatore al mondo.

L'occupazione ha toccato il record storico del 63,1 per cento.

Gli investimenti esteri sono cresciuti del 12 per cento. La Borsa di Milano ha registrato ieri un altro record storico e abbiamo finalmente un saldo netto positivo - un saldo netto positivo - con più 56.000 imprese nel 2025.

I tavoli di crisi gestiti dal nostro Dicastero si sono ridotti a 43, perché altre 40 crisi hanno avuto soluzione positiva, con la salvaguardia degli stabilimenti e degli occupati. Per far capire la differenza, quando governavano gli altri i tavoli di crisi erano in media 170, quattro volte di più di quelli attuali.

Certo, c'è ancora da fare e ci auguriamo di poterlo fare nei prossimi mesi, ma è indubbio che i dati sono significativi e siamo sulla strada giusta.

PRESIDENTE. La deputata Boschi ha facoltà di replicare.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Vede, un tempo da noi in Italia c'era il Ministro per l'industria, oggi con lei abbiamo il Ministro per la deindustrializzazione, perché il suo Governo dei record è talmente dei record da aver avuto 35 mesi su 42 di produzione industriale negativa, che porteranno il nostro Paese, l'anno prossimo, ad essere ultimo in Europa per crescita del PIL, e questo a proposito dei vostri record. E non mi si dica: le condizioni geopolitiche, perché ovviamente la Spagna ha le stesse condizioni geopolitiche, ma cresce tre volte più dell'Italia e noi siamo purtroppo comunque al di sotto della media europea.

Però, Ministro, il suo Governo dei record di Transizione 5.0 - non so se lo sa - ha lasciato in mezzo al guado centinaia e centinaia, per non dire migliaia, di imprenditori che, fidandosi di voi, hanno acceso mutui presso le banche, contando sulle vostre agevolazioni, che invece non sono arrivate. Quindi, le agevolazioni non ci sono, ma i mutui da pagare nelle industrie restano.

Il vostro Governo dei record ha sì un record: 25 per cento in più di cassa integrazione straordinaria quest'anno sull'anno scorso. E lei dovrebbe sapere, Ministro, che la cassa integrazione straordinaria è quella che riguarda le crisi più difficili, quelle strutturali, che porteranno a licenziamenti collettivi, purtroppo, e a riorganizzazioni. Inutile ricordarle i 1.700 posti a rischio di Electrolux o di Natuzzi o di Magneti Marelli, in generale l'automotive e la moda.

Allora, Ministro, in tutto questo voi, però, non siete capaci neanche di trattenere i talenti che nel nostro Paese ci sono. Non a caso investite in innovazione quanto la Slovacchia che, purtroppo, ha una media inferiore alla nostra per quanto riguarda i redditi e soprattutto sono 5 milioni di abitanti, quindi sicuramente non comparabile con l'Italia. Avete però il record - questo sì storico - di fuga di cervelli: quasi 200.000 nel 2024.

Allora, di fronte agli italiani che scappano da voi, dalla vostra incapacità - nemmeno il PNRR con i 200 miliardi di euro è riuscito a salvarci dalla vostra inadeguatezza -, l'unica soluzione perché gli italiani non lascino più il Paese è che voi lasciate quanto prima Palazzo Chigi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

(Iniziative a sostegno delle startup innovative, con particolare riferimento agli incentivi fiscali per gli investimenti - n. 3-02744)

PRESIDENTE. Il deputato Centemero ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02744 (Vedi l'allegato A).

GIULIO CENTEMERO (LEGA). Grazie signor Presidente e grazie signor Ministro. Come ben sa, dal 1° gennaio 2026, la detrazione ordinaria del 30 per cento per gli investimenti in startup innovative non risulta più fruibile, perché l'autorizzazione della Commissione europea ha previsto un termine al 31 dicembre 2025, salvo notifica di richiesta di proroga che in questo momento risulta in fase di stallo.

Questo produce incertezza normativa del quadro giuridico degli investimenti, che determina conseguenze negative nella programmazione degli investimenti privati, cioè anche nell'attrazione di risorse private non pubbliche da parte dell'ecosistema dell'innovazione. Per fare un esempio, guardando i numeri, rispetto al primo trimestre 2025, il primo trimestre del 2026 registra una contrazione delle operazioni early stage, dei round pre-seed e seed che sono quasi dimezzati in termini di numero di operazioni e calati dell'80 per cento in termini di volume degli investimenti.

Con questa interrogazione chiediamo a che punto siamo con la richiesta di proroga di queste detrazioni del 30 per cento.

PRESIDENTE. Il Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Anzitutto è giusto un bilancio, per comprendere tutti la strada che abbiamo fatto sul fronte dell'innovazione e, quindi, su quello delle startup.

In quasi tre anni, l'ecosistema italiano dell'innovazione ha registrato una crescita significativa. Le PMI innovative sono aumentate da 2.500, registrate nel 2022, a 3.170 nel 2025; gli incubatori certificati sono passati da 39 nel 2020 a 67 nel 2025; allo stesso modo, anche i capitali deliberati per il venture capital risultano in forte incremento, passati complessivamente da 311 milioni di euro nel 2023 a 763 milioni di euro nel 2025, con una crescita di 452 milioni di euro, pari a circa il 145 per cento. L'aumento riguarda sia i fondi diretti, passati da 115 a 366 milioni di euro, sia i fondi di fondi cresciuti, raddoppiati da 196 a 397 milioni di euro. La stessa tendenza emerge dai dati sulla proprietà industriale con le domande di brevetto per invenzione aumentate del 32,3 per cento. Così si registra anche per quanto riguarda i marchi storici che sono oggi 1.123.

Questi dati positivi ci spronano a muoverci lungo una doppia direttrice: in sede europea, per realizzare il cosiddetto 28° regime societario con l'obiettivo di favorire mobilità e crescita nel mercato unico; in sede nazionale, intendiamo predisporre un testo unico sulle startup per riordinare la materia e ricondurre in un'unica cornice normativa le misure che in questi anni abbiamo introdotto. Questo contribuirà ad un miglior utilizzo del sistema di incentivi e di sostegno.

Sul tema da lei evidenziato, dell'incentivo fiscale del 30 per cento, la questione risale alla precedente legislatura. In quella legislatura emersero criticità relative agli aiuti concessi nel 2019 e 2020. In quel biennio la Commissione rilevò delle criticità e, nel 2022, appunto nella scorsa legislatura, sono stati oggetto di monitoraggio da parte della Commissione europea.

Il nostro Governo è subito intervenuto con la legge n. 193 del 2024 per correggere il vuoto normativo segnalato da Bruxelles e, chiusa positivamente l'interlocuzione con la DG Comp, con Bruxelles è stata avviata la notifica del nuovo regime anche con l'obiettivo di garantirne l'efficacia retroattiva per l'anno in corso, quindi sin dal 1° gennaio del 2026.

PRESIDENTE. Il deputato Centemero ha facoltà di replicare.

GIULIO CENTEMERO (LEGA). Grazie, signor Presidente, grazie signor Ministro, è fuori ombra di dubbio che questa maggioranza e questo Governo abbiano fatto molto per l'innovazione: non sto qua a ricordare le norme, perché ha già fatto un elenco abbastanza esaustivo; ricordo per esempio anche il Fondo nazionale strategico indiretto che è stato implementato.

Il testo unico è sicuramente una buona notizia e la ringrazio anche per l'aggiornamento rispetto a questa notifica, sperando di sapere qualcosa a breve; buona anche la notizia che si sta lavorando chiaramente sulla retroattività. È

vero che si sta facendo molto, è anche vero che, come maggioranza, puntiamo non al buono, ma all'ottimo.

(Prospettive per gli stabilimenti ex Ilva, nell'ottica del mantenimento dei livelli occupazionali e del rilancio della produzione – n. 3-02745)

PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02745 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie Presidente. Signor Ministro, la vicenda delle Acciaierie d'Italia rappresenta una delle principali sfide industriali.

Dopo l'ammissione all'amministrazione straordinaria della società e della holding, il Governo ha più volte ribadito l'impegno a garantire continuità produttiva e prospettiva industriale non solo per Taranto, ma per l'intero gruppo. Tuttavia permangono forti preoccupazioni sul futuro degli stabilimenti per l'esito della gara in corso, aggravate soprattutto dalla recente decisione della Corte di cassazione che ha respinto il ricorso per il dissequestro dell'altoforno 1 di Taranto. A ciò si aggiungono incertezze che coinvolgono lavoratori e imprese dell'indotto e dei territori interessati.

Per queste ragioni, le chiediamo di aggiornare questo Parlamento sulle prospettive che il Governo prevede per Acciaierie d'Italia e quali iniziative intenda assumere per assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali, la tutela delle competenze industriali e il rilancio della produzione negli stabilimenti su tutto il territorio nazionale, nella prospettiva certamente della piena decarbonizzazione, ma anche del rafforzamento della competitività della siderurgia italiana.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Come già riferito tre mesi fa, il 12 di marzo, in Parlamento e prima ancora al tavolo con i sindacati a Palazzo Chigi, la Commissione europea ci ha concesso di erogare sino a un massimo di altri 390 milioni di euro, con due vincoli precisi, di cui ho già riferito in questo Parlamento.

Il primo vincolo: questo è l'ultimo prestito, secondo le regole degli aiuti di Stato, non ce ne possono essere altri. Secondo vincolo: deve essere restituito dall'acquirente. Sulla base di queste condizioni abbiamo già erogato 149 milioni di euro e poi una successiva tranche di 100 milioni di euro e sono già previste le ulteriori risorse, nei limiti dei 390 milioni di euro, quindi altri 140 milioni di euro.

Consapevoli di questi limiti, di questi vincoli, abbiamo fatto appello alla massima responsabilità di tutte le parti, al fine di individuare in tempo una soluzione sostenibile che garantisca la continuità produttiva con la prospettiva della piena decarbonizzazione, nella consapevolezza che un'amministrazione straordinaria non può condurre un'azienda, perché questa non può finanziarsi né investire. Auspichiamo, anche per questo, che si crei finalmente un clima positivo e costruttivo analogo a quello che abbiamo riscontrato con gli enti locali in Umbria e in Toscana nell'attuazione dell'accordo di programma per il polo siderurgico di Terni e nel raggiungimento dell'intesa alla base della rinascita della siderurgia persino a Piombino, perché la siderurgia è un settore strategico fondamentale per la nostra industria.

Per questo ci siamo mossi anche in sede europea: abbiamo già ottenuto nuove misure di salvaguardia adottate dal Consiglio l'8 giugno; abbiamo sostenuto il rafforzamento del CBAM, con l'estensione del meccanismo a specifici prodotti a valle e l'introduzione di misure antielusione per tutelare la produzione europea. Questo ha già degli effetti: la produzione siderurgica in Italia è aumentata in questi mesi, in controtendenza con quanto è accaduto in altre parti d'Europa, e ha consolidato la crescita che si era già registrata lo scorso anno. Noi stiamo aumentando la nostra produzione siderurgica e tanto più lo sarà quando andranno a finalizzazione gli investimenti a Terni e a Piombino.

Dobbiamo fare altrettanto anche a Taranto. Non possiamo, non dobbiamo arrenderci agli ostacoli che spesso purtroppo si frappongono anche da parte di altri poteri dello Stato; dobbiamo lavorare insieme, perché soltanto insieme riusciremo a dare una soluzione costruttiva e sostenibile nel tempo anche agli stabilimenti dell'ex Ilva.

Su questa base mi sono confrontato anche lunedì scorso con i sindacati al Ministero che mi avevano chiesto. Io doverosamente ho dato ascolto alle loro richieste di incontro ed è su questa base che si svolgono gli incontri periodici, da due anni, a Palazzo Chigi, con tutte le forze sindacali.

PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di replicare.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per la risposta che, ovviamente, lo capiamo, non può che essere una risposta interlocutoria in questo momento. È vero che 3 mesi fa lo aveva già riferito al Parlamento, però sono passati 3 mesi e credo che sia doveroso da parte anche di noi parlamentari - sono vicepresidente della Commissione attività produttive e parlamentare ligure, dove esiste un sito e uno stabilimento molto di rilievo - portare l'attenzione e avere un monitoraggio dell'evoluzione della situazione.

Lei è stato preciso per quanto riguarda i vincoli europei, quindi recepiamo i 100 milioni di euro, quelli della seconda tranche, li stiamo per votare, ho fatto una dichiarazione anche di voto su questo decreto. Ovviamente, non possiamo che sostenere questo, così come gli altri 140 milioni che mi sembra di capire siano già stati preventivati nel tetto che chiaramente l'Unione Europea mette sulla legge dei finanziamenti, degli aiuti di Stato.

La domanda e la mia interrogazione erano di prospettiva. Quindi, capendo benissimo l'appello che lei sta facendo, perché a Taranto si crei lo stesso clima che si è creato a Terni e a Piombino, laddove, con tutta l'azione degli enti locali e l'univocità sostanzialmente degli intenti, si è riusciti a dare risposte che vediamo anche adesso nella produzione, sarebbe importante che questo avvenisse anche per gli altri stabilimenti, soprattutto a partire da Taranto. Io parlo da una Genova che ha dato collaborazione, da tutti i punti di vista, chiaramente anche su prospettive che poi non si sono concretizzate. È chiaro che c'è l'attenzione, la preoccupazione di capire quale sarà l'esito della gara in corso. Quindi, abbiamo ancora un punto interrogativo che cercheremo di sciogliere.

Sento e leggo che da parte del sindacato si chiede l'intervento dello Stato. Io ribadisco, allora, quello che forse 3 mesi fa avevo detto in un'interrogazione: più che la statalizzazione, se questo dovesse essere, poi, il punto di caduta, noi - e parlo a nome del gruppo di Noi Moderati - abbiamo sempre preferito il termine italianizzazione, che vuol dire, certo, presenza dello Stato, ma anche coinvolgimento dei player italiani, laddove i soggetti che hanno partecipato a questa gara non dovessero portare a segno l'operazione.

Quindi noi, Ministro, la ringraziamo e monitoreremo chiaramente, perché è uno degli snodi…

PRESIDENTE. Grazie.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). …della politica industriale di questo Paese e, chiaramente, per le famiglie e i lavoratori coinvolti…

PRESIDENTE. Grazie. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15 con la commemorazione dell'onorevole Gianni Mattioli.

La seduta, sospesa alle 16,03, è ripresa alle 16,17.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Commemorazione dell'onorevole Gianni Mattioli.

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea). Colleghi, lo scorso 1° giugno, all'età di 86 anni, è venuto a mancare il professor Gianni Francesco Mattioli, deputato dalla X alla XIII legislatura e componente del Governo, dapprima nelle vesti di Sottosegretario e quindi di Ministro.

Tra gli incarichi ricoperti nei 14 anni trascorsi alla Camera, particolare rilievo rivestono la presidenza, a più riprese, del gruppo parlamentare dei Verdi e la vicepresidenza della Commissione ambiente, in un percorso condiviso con il suo collega deputato Massimo Scalia, anch'egli scomparso non molto tempo fa. Il sodalizio con quest'ultimo, suo fraterno amico, risaliva agli anni universitari, che li videro entrambi laurearsi in fisica all'Università di Roma “La Sapienza” e divenire poi docenti del medesimo ateneo, dove Mattioli condusse ricerche nel campo della meccanica quantistica e della meccanica razionale.

A partire dalla metà degli anni Settanta, quelle aule universitarie furono teatro di numerose ed innovative iniziative su temi che fino ad allora erano rimasti ai margini del dibattito pubblico italiano: la tutela dell'ambiente, la promozione delle energie rinnovabili e la questione del riscaldamento globale. In quel promettente terreno di coltura, di cui anche gli studenti furono parte attiva, si sviluppò, per poi affermarsi definitivamente, quell'approccio metodologico che sarebbe stato denominato “ambientalismo scientifico” e del quale Gianni Mattioli fu uno dei padri nobili, condividendo l'intento di fondare ogni iniziativa per la difesa dell'ambiente su una solida base scientifica e di accompagnare tutti gli eventuali “no” con l'indicazione di alternative concrete, realistiche e praticabili. Una visione strategica che fu anche alla base della nascita e del successivo sviluppo del Comitato per le scelte energetiche e della Lega per l'Ambiente, di cui Mattioli, tra il 1978 e il 1980, fu tra i promotori, nella convinzione che le questioni ambientali rappresentassero un tema ineludibile nell'ambito delle scelte pubbliche.

Nel frattempo, aveva avuto luogo il suo battesimo politico, in occasione delle elezioni europee del 1979, nelle quali si presentò come candidato di Democrazia Proletaria, ottenendo un ottimo risultato in termini di preferenze, senza tuttavia risultare eletto a causa del mancato raggiungimento della soglia di sbarramento da parte della lista. Passarono pochi anni e maturarono le condizioni per la costituzione di un vero e proprio movimento politico a sostegno delle istanze ecologiste e ambientaliste: le liste dei “Verdi”, di cui Mattioli fu attivo promotore, furono per la prima volta presentate alle elezioni regionali del 1985, per poi federarsi nel novembre del 1986 sotto il simbolo del “Sole che ride”.

Trascorsi appena pochi mesi dal disastro di Chernobyl, i Verdi italiani e lo stesso Gianni Mattioli furono i principali promotori e sostenitori della campagna referendaria antinucleare, affiancando ai tradizionali comizi, anche azioni di disobbedienza civile e riuscendo a sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi ambientali e sulla sicurezza delle centrali. Mattioli stesso fu tra i primi scienziati italiani a prendere posizione contro l'energia nucleare: battendosi con passione ed utilizzando dati scientifici, non lesinò ogni sforzo per convincere la stragrande maggioranza dei partecipanti alla consultazione referendaria del 7 e 8 novembre 1987 a votare “sì” all'abrogazione delle leggi che permettevano la costruzione di centrali nucleari, l'erogazione di contributi agli enti locali che le ospitavano e la partecipazione dell'ENEL a progetti nucleari all'estero. Si trattò di un esito di portata tale da sancire il blocco della produzione commerciale di tale tipologia di energia in Italia.

In realtà, i Verdi erano arrivati al referendum già forti dei 13 deputati eletti pochi mesi prima alle elezioni politiche, tra i quali proprio Mattioli, che divenne poi presidente del gruppo parlamentare alla Camera e che risulterà poi eletto anche nelle successive tre legislature. La sua presenza in Parlamento lasciò il segno e Gianni Mattioli mise sempre a disposizione dei colleghi deputati e della collettività la sua raffinata conoscenza scientifica, mai disgiunta da una visione politica coerente e fondata sullo sviluppo sostenibile, che si tradusse, nel biennio 1991-1992, in una fortunata stagione di riforme in senso ambientale.

Mi piace ricordare, dopo averlo celebrato stamattina in un convegno, nella Sala del Refettorio a Palazzo San Macuto, della sua Italia Nostra, la legge quadro sui parchi nazionali e le aree protette, che lo vide al fianco di un altro gigante dell'ambientalismo illuminato del nostro tempo come Fulco Pratesi. Fu una pietra fondante, che ha poi trovato piena cittadinanza nella riforma dell'articolo 9 della Costituzione, con la “Tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni”.

Ma quella stagione conobbe anche la prima normazione organica sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili, oltre alla legislazione per il bando dell'amianto. Tra il 1996 e il 2001, fu chiamato ad entrare nell'Esecutivo, assumendo per un quadriennio l'incarico di Sottosegretario ai lavori pubblici nei Governi Prodi I, D'Alema I e D'Alema II, per poi essere nominato Ministro delle Politiche comunitarie nel secondo Esecutivo guidato da Giuliano Amato. E anche una volta cessate le esperienze parlamentari e governative, Gianni Mattioli ha continuato a rappresentare un punto di riferimento in materia di energie pulite e transizione ecologica.

Con la scomparsa di Gianni Mattioli, l'Italia perde una delle figure più autorevoli, più limpide, più belle del movimento ambientalista, punto di riferimento per generazioni di ecologisti, che ha saputo coniugare ricerca scientifica e impegno civile, dedicandosi con passione e sempre con rispetto alla ricerca di modelli energetici sostenibili. Un uomo gentile, sempre disponibile al confronto, in possesso del raro dono di far comprendere ai suoi interlocutori questioni anche molto complesse con semplicità e acume, e che ha consacrato gran parte della sua vita alla difesa dell'ambiente, prima in ambito accademico e associativo e, infine, anche nell'arena politica.

La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari, alcuni dei quali assistono oggi e sono presenti nelle tribune, le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidero ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea, invitando tutti voi, onorevoli colleghi, ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).

Ha chiesto di parlare il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, Presidente. Voglio dirle che abbiamo apprezzato e apprezziamo molto le parole che lei ha speso in ricordo di Gianni Mattioli; parole autentiche, e quindi le apprezziamo assolutamente in maniera totale.

Con la scomparsa di Gianni Mattioli l'Italia perde uno dei suoi intellettuali più rigorosi, uno degli ambientalisti più autorevoli e una delle coscienze civili tra le più limpide della storia della Repubblica italiana. Cercando di essere il più obiettivo possibile, avendolo conosciuto ed essendo stato per me un punto di riferimento politico, quando ho iniziato a fare politica, è stato un punto di riferimento per tanti e tanti giovani che sono cresciuti attraverso questo approccio, che lei poc'anzi ha ricordato, dell'ambientalismo scientifico.

Professore di fisica, fondatore delle liste Verdi, animatore del movimento antinucleare alla fine degli anni Ottanta, Ministro; insomma, Mattioli ha fatto della conoscenza uno strumento proprio di emancipazione collettiva, dell'impegno civile una forma alta di responsabilità morale. Insieme a Massimo Scalia, suo fraterno compagno di battaglie civili e politiche, hanno rappresentato, di questo modello, un punto di riferimento incredibile. Chi parla, per esempio, li ha conosciuti quando scrivevano entrambi, dalle pagine de il manifesto, articoli che davano questo senso di approccio scientifico alle battaglie che si dovevano fare in questo Paese “in nome del popolo inquinato”. Espressione da cui prese origine un grande libro, scritto da Gianfranco Amendola, colui che veniva definito pretore d'assalto in difesa del nostro ambiente.

Però, l'approccio scientifico serviva, per Gianni, proprio per dimostrare che è possibile costruire una società diversa, più equa e sostenibile, partendo, ovviamente, dal rigore scientifico della proposta. È proprio su questo e poi sull'impegno pubblico che Gianni Mattioli era convinto di un fatto: che chi entra in politica, avendo competenze scientifiche, ha un doppio dovere: uno verso i cittadini per dimostrare che una politica diversa è possibile e l'altro di fronte alla scienza che non può e non deve essere tradita attraverso forme di degenerazione della politica che deve mantenere sempre questo rigore. Ahimè, questo messaggio è quanto mai attuale e vediamo in molte circostanze il tentativo, nell'era dei social, di mettere a latere quello che, invece, dovrebbe essere un elemento fondamentale per tutti e per tutte noi.

Devo dire che la scomparsa di Gianni rappresenta una perdita importante personale e umana per tanti e tante di noi: politica perché oggi noi abbiamo bisogno e avremmo bisogno di personalità importanti che sappiano portare, nel confronto politico del Paese, le questioni di una politica che si approccia alle proposte e alle soluzioni, anche nel dibattito corrente, sulle politiche energetiche e sul nucleare. Io sono convinto che Gianni Mattioli e anche lo stesso Massimo Scalia avrebbero dato un contributo importante dal punto di vista del confronto serio, civile e scientifico nel dibattito che oggi si è aperto.

Io personalmente ho avuto modo di conoscerlo - e la mia vita è stata segnata proprio dal rapporto costante con Gianni Mattioli e Massimo Scalia - e ricordo il tratto di una persona estremamente gentile e rigorosa. Quando iniziai a fare politica nei Verdi, perché a Roma volevo salvare dalla cementificazione un'imponente valle, la bellissima valle di Malafede, io andai da Gianni, che era stato eletto da poco deputato dei Verdi, e gli chiesi: cosa posso fare? Lui mi disse: studia il territorio (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), verifica se ci sono elementi scientifici; studia, studia.

Quello che dobbiamo dire è che dobbiamo studiare e studiare per difendere il nostro pianeta e non farci rapire e prendere da questa forma di degenerazione della politica. Occorre studiare e, grazie a Gianni e grazie a Massimo - e oggi, purtroppo, dobbiamo commemorare la scomparsa di Gianni -, noi dobbiamo portare avanti queste impostazioni di ambientalismo scientifico.

Oggi, a sua moglie Nicoletta e a suo figlio Giuseppe, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra manda un caloroso abbraccio. Le più sentite condoglianze anche a coloro i quali gli hanno voluto bene e a coloro i quali oggi sono qui presenti (Applausi).

PRESIDENTE. Saluto la Presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, Petra Bayr, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati. Benvenuta, Presidente Bayr (Applausi).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Frija. Ne ha facoltà.

MARIA GRAZIA FRIJIA (FDI). Grazie, Presidente. Signor Presidente, colleghi e colleghe, desidero unirmi, a nome di Fratelli d'Italia, al cordoglio per la scomparsa del professor Gianni Mattioli, figura che ha lasciato un segno importante nel dibattito pubblico del nostro Paese.

Mattioli è stato uno studioso, un docente universitario, un politico, un parlamentare, anche Sottosegretario e Ministro, e ha dedicato gran parte della propria vita ai temi dell'ambiente, dell'energia e della sostenibilità. Lo ha fatto con passione, con rigore scientifico e con la forza delle proprie convinzioni, contribuendo a portare queste questioni al centro della riflessione politica nazionale in anni in cui non godevano ancora dell'attenzione che ricevono oggi. Pur provenendo da culture politiche diverse da quella che rappresento, credo che sia doveroso riconoscere il valore di chi interpreta il proprio impegno pubblico con coerenza e serietà. La democrazia si rafforza quando le idee si confrontano apertamente e quando il rispetto reciproco prevale sulle differenze.

Per me, inoltre, questo ricordo assume un significato particolare. Gianni Mattioli era genovese, ligure, nato in una terra che anch'io ho l'onore di rappresentare, una regione nella quale il rapporto tra uomo e ambiente non è un concetto astratto ma una realtà concreta: il mare, le montagne, i borghi e il territorio fragile e prezioso che conosciamo bene. È anche da questa appartenenza che nasceva la sua sensibilità verso la tutela ambientale e la qualità dello sviluppo. La Liguria ha spesso espresso personalità capaci di guardare oltre i confini locali, portando nel dibattito nazionale competenze, visione e spirito civile. Il professor Gianni Mattioli apparteneva certamente a questa tradizione.

Al di là delle appartenenze politiche, resta l'esempio di un uomo che ha messo il proprio sapere e il proprio impegno al servizio delle istituzioni e del bene comune. Nel ricordarlo oggi, rivolgo, a nome di Fratelli d'Italia, un pensiero affettuoso ai suoi familiari, ai suoi amici e a quanti hanno condiviso con lui percorsi di studio, di ricerca e di impegno politico, insomma pezzi di vita importante.

Alla sua memoria va il rispettoso omaggio di questa Assemblea (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Evi. Ne ha facoltà.

ELEONORA EVI (PD-IDP). Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, prendo la parola a nome del Partito Democratico per rendere omaggio alla memoria di Gianni Mattioli, scomparso all'età di 86 anni. Con lui l'Italia perde non solo un illustre accademico e un appassionato parlamentare, ma uno dei padri fondatori dell'ambientalismo scientifico del nostro Paese, un uomo che ha saputo saldare, con coerenza, il rigore della ricerca con la passione dell'impegno civile.

Fisico di eccellenza, laureatosi alla Sapienza di Roma nel 1964, è divenuto professore nel 1973. Mattioli dedicò la prima parte della sua vita allo studio della fisica delle particelle elementari e della meccanica quantistica. Tuttavia, la sua traiettoria umana e professionale subì una svolta indelebile nel 1977, quando venne a contatto con le preoccupazioni delle popolazioni di Montalto di Castro riguardo all'insediamento di una centrale nucleare. In quel momento, la scienza di Mattioli uscì dai laboratori per farsi strumento di tutela della salute pubblica e dell'ambiente.

Insieme al collega Massimo Scalia, scomparso nel 2023 e anche lui fisico, Mattioli è stato tra i primi scienziati italiani che presero posizione contro l'energia nucleare e divenne tra i principali riferimenti e organizzatori di un movimento sociale che diede vita all'associazione Legambiente. Costituì nel 1978 il Comitato per la scelta dell'energia, ponendo le basi per un dibattito energetico consapevole e informato e, attraverso la fondazione e la direzione della rivista QualEnergia, Mattioli ha saputo educare intere generazioni alla necessità di un'alternativa energetica, diventando il riferimento indiscusso delle lotte contro il nucleare in Italia e per la fuoriuscita dalle fonti fossili e a favore delle rinnovabili.

La sua attività in quest'Aula, iniziata nel 1987 tra le file della Federazione dei Verdi, è stata un esempio di serietà istituzionale. Come Partito Democratico vogliamo ricordare, con particolare gratitudine, il suo contributo fondamentale durante la stagione del centrosinistra, quando ricoprì il ruolo di Sottosegretario al Ministero dei Lavori pubblici nei Governi guidati da Romano Prodi e Massimo D'Alema. In quegli anni, Gianni Mattioli lavorò instancabilmente per integrare la sensibilità ecologista nelle politiche di governo, dimostrando una visione di futuro che oggi, di fronte alla crisi climatica, appare profetica.

Mattioli ci lascia un'eredità preziosa: l'idea che la politica debba essere nutrita dalla competenza e che la difesa del pianeta sia la più alta forma di responsabilità verso le generazioni future. Il suo ambientalismo non era fatto di slogan ma di dati, di studio e di una profonda etica della cura.

Presidente, nel porgere le più sentite condoglianze alla famiglia e alla comunità ambientalista, il Partito Democratico si impegna a onorarne la memoria, continuando a lottare per quell'Italia sostenibile e sicura che lui ha saputo immaginare e costruire con tanta dedizione (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gusmeroli. Ne ha facoltà.

ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, a nome del gruppo della Lega desidero associarmi al ricordo dell'onorevole Mattioli come collega deputato, per la sua attività di Ministro e per tutta la sua attività sia universitaria che di impegno sociale.

Fisico, leader dell'ambientalismo scientifico, in un momento storico in cui i temi dell'ambiente erano ai margini. Ora, sicuramente tutti noi abbiamo una sensibilità di tutela dell'ambiente, che poi ognuno declina a suo modo, chi in senso idealistico o ideologico, chi in senso più pragmatico. Lui è stato leader delle battaglie contro il nucleare, quindi in prima fila. Però questo Parlamento in qualche modo ha ripreso il tema del nucleare, non forzando una legge, ma in qualche modo affrontando un dibattito con tutti quelli che potevano essere utili a riaffrontare un tema oggetto di due referendum.

Ebbene, dopo l'indagine conoscitiva che abbiamo fatto come Commissione attività produttive, sei mesi in cui abbiamo ascoltato chi era pro e chi era contro, tutto il tema delle audizioni legate alla legge, io voglio immaginarmi in una persona dal grande rigore scientifico, dal grande trasporto, e, considerando che in questi anni molti hanno cambiato idea, anche tra le associazioni ambientaliste - durante le audizioni noi abbiamo potuto vedere l'associazione Amici della Terra, che durante il periodo referendario era contro, assumere adesso una posizione diversa -, voglio immaginarmi un Mattioli che, dall'alto del suo rigore scientifico e della sua statura, potesse essere un interlocutore anche in questo momento, pur magari rimanendo in una posizione contro il nucleare. In questo senso, pur da posizioni pro-nucleare, mi sento di ricordarlo come sicuramente una persona dall'alto spirito di servizio per il Paese, che ha lasciato un'impronta molto importante sul Paese.

Quindi condoglianze alla sua famiglia, al mondo dei Verdi e al mondo dell'associazionismo a nome della Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). Colleghi, desidero associarmi al ricordo di Gianni Mattioli, figura di rilievo della vita pubblica italiana, che ha saputo coniugare l'autorevolezza dello studioso con il senso delle istituzioni e l'impegno politico. Fisico di formazione, docente universitario e uomo di profonda cultura, Mattioli ha dedicato una parte importante della propria vita all'impegno pubblico e parlamentare.

È stato una figura significativa della vita politica del nostro Paese. Eletto alla Camera dei deputati per più legislature, ha svolto il proprio mandato portando nel confronto politico il contributo della sua formazione scientifica e della sua esperienza accademica, e ha interpretato la politica come uno strumento di servizio, mettendo le proprie competenze al servizio della collettività e delle idee nelle quali credeva, nella convinzione che le decisioni pubbliche debbano fondarsi su studio, competenza e capacità di analisi.

La sua attività pubblica è stata caratterizzata da una costante attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile, dell'innovazione e della responsabilità delle scelte pubbliche, affrontati sempre con rigore scientifico e con un approccio fondato sul confronto democratico.

Nel corso della sua attività istituzionale ha ricoperto incarichi di Governo, dapprima come Sottosegretario ai Lavori pubblici e successivamente come Ministro per le Politiche comunitarie nel II Governo Amato. In tale funzione, ha contribuito all'azione delle istituzioni repubblicane e al dibattito politico con serietà, senso di responsabilità e spirito di collaborazione istituzionale.

Pur nella diversità delle sensibilità politiche, che costituisce elemento intrinseco della dialettica democratica, il suo percorso rappresenta un esempio di partecipazione civile vissuta con grande coerenza e con grande convinzione. Gianni Mattioli apparteneva a quella generazione di uomini delle istituzioni che ritenevano indispensabile il dialogo tra sapere scientifico e decisione politica, nella consapevolezza che le grandi trasformazioni della società richiedono impegno e capacità di visione. La sua vicenda umana e professionale testimonia l'importanza del dialogo tra il mondo della ricerca, dell'università e delle istituzioni, un rapporto prezioso per affrontare le grandi sfide che ogni epoca pone alla società.

Nel ricordarlo oggi, rivolgiamo un pensiero ai suoi familiari, ai suoi amici e ai colleghi che ne hanno condiviso il percorso umano e professionale. A loro giungano le sincere condoglianze del gruppo di Forza Italia (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.

ILARIA FONTANA (M5S). Grazie, Presidente. Ascoltando oggi, tramite lei e tramite i diversi colleghi, soprattutto chi lo ha conosciuto, il pensiero di Gianni Mattioli colpisce in realtà per la sua attualità e per la sua lucidità.

Ricordare per me Gianni Mattioli in quest'Aula è un onore, è un'emozione. È una figura che ha segnato profondamente l'ambientalismo scientifico, ed è grazie a lui che l'ambientalismo prende anche la dicitura scientifica, ed è questo che ha fatto la differenza.

Ha avuto sempre un approccio che ha contribuito a costruire, a diffondere, quando parlare, se ci pensate, di crisi climatica, di efficienza energetica, di energie rinnovabili, e anche prendere posizioni impattanti, come quella contro il nucleare, e di limiti ambientali, era tutt'altro che scontato. Per Gianni Mattioli la tutela dell'ambiente non è mai stata una questione ideologica, ma è sempre stata una responsabilità fondata sulla conoscenza. È sempre stato convinto che la politica dovesse saper ascoltare la scienza e che la scienza dovesse mettersi al servizio della società. Per questo dedicò la propria vita a costruire un ponte tra ricerca, istituzioni e partecipazione democratica.

Ha contribuito a dare forza a una cultura ecologista fondata sul rigore dei dati, sulla serietà dell'analisi e sulla consapevolezza che non possa esistere giustizia sociale senza giustizia ambientale. Le sue battaglie contro il nucleare, per il risparmio energetico, per le rinnovabili e per una diversa idea di sviluppo rappresentano ancora oggi un prezioso patrimonio per il nostro Paese. Mattioli non si è mai limitato a elaborare idee o a studiare problemi. Ha scelto di condividere battaglie, mobilitazioni e percorsi collettivi mettendo il proprio sapere al servizio di una visione che teneva insieme scienza, ecologia, democrazia e partecipazione.

Oggi, mentre gli effetti della crisi climatica sono sempre più evidenti e siamo chiamati ad affrontare sfide decisive per il futuro delle nuove generazioni, il suo insegnamento e le sue battaglie sono ancora più attuali. Mattioli ci ricorda che la politica deve saper guardare lontano, avere il coraggio della complessità e fondare le proprie scelte sulla conoscenza e sulla responsabilità. Per molti di noi, che continuiamo a impegnarci per la difesa dell'ambiente, dei territori e della salute delle persone, Gianni Mattioli è stato un maestro, che ha insegnato che il cambiamento richiede studio, coerenza, passione civile e capacità di immaginare il futuro, e che essere ecologisti oggi non è una questione di sensibilità, ma è un dovere di tutte e tutti noi.

Nel ricordarlo oggi, desideriamo soprattutto esprimere gratitudine per il suo esempio, per avere dimostrato che la politica può essere servizio, competenza e visione. Alla sua famiglia, ai suoi amici, ai colleghi, al mondo dell'ambientalismo e a tutti coloro che hanno condiviso con lui un tratto di strada rivolgiamo il nostro più sincero cordoglio (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Colleghi, ci associamo anche noi, come gruppo, alle condoglianze alla famiglia e alla comunità politica di Mattioli per la sua scomparsa. Signor Presidente, mi consenta di rimandare alle belle parole che lei ha saputo utilizzare per descrivere il tratto umano, politico e professionale del professor Mattioli.

Uomo di scienza, come è stato ricordato, e personalità politica importante, che ha lasciato il segno nella società italiana, che ha lasciato il segno in queste Aule e nel Governo, facendo molte battaglie per l'ambientalismo, per la difesa e la tutela del nostro patrimonio naturale e per questioni su cui si è sempre battuto con grande serietà e con grande professionalità. Si riconoscono i successi che ha avuto, anche quando, magari, non tutte le cose sono condivise, ma certamente il suo contributo è stato dato dalla serietà con cui si approcciava alla politica, alle cose che aveva il coraggio di portare avanti, anche quando le battaglie erano poco note o più impopolari. Mattioli, questo, lo ha saputo fare.

È stato anche un ispiratore, con molto impegno nella società civile, come è stato ricordato, con la sua leadership all'interno del mondo ambientalista, portando tante persone ad avvicinarsi al volontariato in questo mondo; anche questo glielo riconosciamo volentieri come un contributo importante che ha dato al nostro Paese. È scomparsa una personalità alla quale riconosciamo, con gratitudine, di essere stata cittadino esemplare e uomo delle istituzioni, molto apprezzata sempre in maniera trasversale da chi ha avuto il piacere e l'onore di lavorarci insieme (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Rosato. Chiudiamo questo giro di interventi con l'intervento dell'onorevole Giachetti. Prego.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Aggiungere qualcosa al suo bell'intervento in ricordo di Gianni Mattioli e alle emozioni del collega Bonelli, in realtà, rischia di sottrarre qualcosa a questo dibattito. Io vorrei solo dire che Gianni Mattioli - per chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerlo -, a prima vista, poteva rappresentare la persona, la figura della società civile prestata alla politica. Ma, poi, solo conoscendolo e seguendo il suo percorso politico e parlamentare, si capì subito quanto sentisse il sentimento del Paese e quanto fosse in grado di capire la politica e di esercitarla nel modo migliore, vorrei dire - se consentito - nel modo più puro, addirittura, nel modo più nobile.

Lei lo ha detto: Gianni Mattioli era certamente un galantuomo, ma era soprattutto un gentiluomo ed era una persona che, spesso e volentieri, prima che attraverso il labiale, parlava con gli occhi; quando ti misuravi con Gianni Mattioli e ti guardava, avevi la sensazione di una grande autenticità, sia nell'intento di comprendere quello che dicevi, sia nel rispetto, anche della differenza di quello che dicevi. Penso che non si offenderebbe - non si offenderebbe neanche Massimo Scalia -, se oggi dicessi che, pur nella loro opposta forma caratteriale, Gianni Mattioli e Massimo Scalia sembravano due gemelli. Erano tali, secondo me, non solo perché passavano molto tempo insieme, non solo perché, come lei ha ricordato, erano entrambi fisici, non solo perché, come lei ha ricordato, hanno insegnato insieme alla Sapienza, ma perché avevano una visione - a mio avviso - identica dell'ambientalismo, traversato in un periodo prima di arrivare nelle istituzioni di grandi battaglie, di movimenti - alle quali abbiamo partecipato un po' tutti - spesso complessi e incasinati, ma che davano il segno di un'autenticità dell'azione politica.

È stato ricordato, oltre al suo percorso parlamentare, Presidente, anche ovviamente, il suo impegno nell'ambientalismo, in particolare in Legambiente, e la sua conoscenza con Ermete Realacci.

Vorrei, semplicemente, concludere, ricordando - e qui ci torna utile ricordarlo, attraverso Gianni Mattioli, che in fondo sarebbe contento che lo si ricordi insieme a lui, oltre a Massimo Scalia, che ci ha lasciato qualche anno fa -, anche Carlo Monguzzi, che se ne è andato soltanto un mese fa (Applausi). È un gruppo di combattenti che insieme a persone che, per fortuna, ancora sono con noi - penso a Ermete Realacci, a Chicco Testa e a tanti degli amici che sono tra i colleghi parlamentari Verdi - hanno saputo interpretare, in un momento nel quale l'ambientalismo probabilmente era in una fase di magra, l'essenza e la voglia di combattere per qualcosa che non era soltanto bello dal punto di vista ideale, ma aveva anche una sua concretezza che poi ha trovato riflesso nella vita del Paese. Grazie, Presidente (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Giachetti. Grazie davvero per la profondità, per la sensibilità e per la naturalezza delle parole che avete speso per ricordare l'onorevole Mattioli. Ancora grazie a tutti.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2962.

(Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2962​)

PRESIDENTE. Colleghi, andiamo avanti. Adesso riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. In primis analizziamo il metodo, perché sono quattro i decreti-legge sfornati dal Governo sul tema carburanti negli ultimi mesi e il quarto, il decreto-legge n. 89, emanato successivamente al nostro, è confluito in quest'ultimo al momento della conversione con - mi si permetta di dirlo - un'acrobazia normativa degna del più disinvolto dei legislatori. Un utilizzo tra l'altro della tecnica legislativa che la stessa Corte costituzionale ha definito tortuosa, ma si sa la linea più breve tra due punti per il Governo - voglio parafrasare Ennio Flaiano - è l'arabesco. È proprio l'arabesco, sì, così si procede, perché si va avanti con un ricamo alluvionale di interventi, un taglio sempre più calibrato delle accise, senza però mai affrontare direttamente il problema. E il problema qual è? È il caro carburanti, perché il prezzo dei carburanti continua ad essere costantemente al di sopra dei 2 euro al litro e di questo caro carburanti ogni santo giorno soffrono imprese e cittadini, mentre l'inflazione corre sempre di più ed erode stipendi e salari.

Ora, le crisi che si susseguono, di volta in volta, ci dovrebbero persuadere che serve una maggiore autonomia energetica. Giusto per rammentarlo a quest'Aula, sono 56 i conflitti armati in corso nel mondo, di diversa intensità; è il numero più alto registrato a partire dalla Seconda guerra mondiale.

Il conflitto che è in corso ancora in Ucraina ha superato in durata quello della Prima guerra mondiale, anche per il numero di morti.

L'instabilità globale è un dato di fatto, tant'è vero che alcuni analisti hanno voluto definire questo scenario “una terza guerra mondiale a pezzi” e lo stesso conflitto in Medio Oriente sembra registrare una battuta di arresto, ma non si sa se poi riprenderà. L'unica cosa che sembra chiara è che l'Italia invierà una presenza navale nello Stretto di Hormuz, una cosa che l'Iran ha già definito inaccettabile e speriamo di non ritrovarci in uno scenario di guerra dopo i disastri che questo Governo ha fatto sul fronte dell'economia, politiche irragionevoli che sono state perseguite.

Ma veniamo a noi: c'è un problema, lo dicevo già prima: è il costo dell'energia. E allora emerge in modo assolutamente e prepotente la necessità di implementare le fonti rinnovabili. Abbiamo proceduto adesso proprio alla commemorazione di un grande; sembra che tutti siamo d'accordo, poi nell'azione legislativa ce lo dimentichiamo. Noi non parliamo di un ambientalismo ideologico, Presidente, parliamo di realismo, perché ricercare una maggiore indipendenza energetica è una cosa ormai necessaria ed è importante per un'economia come la nostra che ha nell'industria un settore fondamentale, un pilastro determinante della nostra economia e il costo dell'energia è un macigno che pesa sulle nostre aziende.

Il costo dell'elettricità in Italia è il 40 per cento in più rispetto alla Spagna e questo ovviamente frena la competitività sui mercati internazionali dei nostri prodotti e penso che la diminuzione continuativa che si è registrata nell'arco di questa legislatura della produzione industriale sia una prova di quello che sto dicendo.

E poi, Presidente, diciamocela tutta: questa idea di fare dell'Italia un hub del gas, grazie al tanto roboante, quanto fumoso, Piano Mattei, sinceramente è un'idea che si è scontrata miseramente con la realtà. Nel frattempo, questo folle innamoramento del Governo per le fonti fossili ci ha fatto perdere tantissime occasioni. Io lo voglio ricordare, perché non dobbiamo dimenticare che sui fondi stanziati per le comunità energetiche rinnovabili, con la sesta revisione del PNRR, il Governo ha operato un taglio del 64 per cento, riducendo il budget che era originariamente previsto in 2,2 miliardi a poco più di 795 milioni. E ora vediamo gli effetti del rallentamento sulle rinnovabili.

Tra l'altro, se il prezzo del greggio - ho visto le ultime quotazioni - è in discesa fortunatamente, però non diminuisce il prezzo del carburante alla pompa, e non si verificherà il rallentamento dei prezzi, visto e considerato che oramai sono saliti. È molto difficile che ci sarà un trascinamento verso il basso, soprattutto dei prezzi dei beni di prima necessità e, quindi, ci sarà un aumento dell'inflazione, che è la più iniqua delle tasse, perché colpisce indiscriminatamente tutti e che, poi, incide ancor di più sulle fasce di popolazione che hanno più bisogno. E di chi è la colpa di tutto questo? Della guerra o della miopia governativa? Io penso della miopia governativa, ne sono una prova le risorse che sono state stanziate in questo provvedimento per questo taglio delle accise miserrimo e, tra l'altro, temporaneo.

La scorsa volta - ma anche questa volta - non si è provveduto a tagliare gli extraprofitti delle imprese petrolifere e a restituire l'extragettito dell'IVA alla collettività, ma si è attinto alle risorse dei Ministeri con tagli lineari. Che cosa significherà questo? Meno risorse, dunque meno spesa pubblica e, probabilmente, nel futuro, una maggiore tassazione. Ora, invece, che cosa si fa? Si incide, di male in peggio, sul Fondo per lo sviluppo e la coesione: insomma, si finisce con il danneggiare chi sta già peggio. Ma non è finita qui, perché si è andati poi giù, con la mano pesante, proprio a colpire quei settori che potrebbero garantirci una maggiore autonomia energetica: e, allora, giù, una sforbiciata al Fondo automotive, creato nel 2022, per sostenere la transizione ecologica della filiera dell'auto. Complimenti. E, non paghi, ancora giù, per ridurre il Fondo per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa. Ma, insomma, dovremmo indirizzare la collettività ad utilizzare i mezzi pubblici, proprio per sopportare il caro carburanti e, invece, che cosa si fa? Si taglia proprio il fondo che dovrebbe garantire il trasporto pubblico. Poi, il Governo non sa che spesso si ricorre al trasporto privato proprio perché il trasporto pubblico è insufficiente, è incapiente.

Allora dobbiamo desumere ancora - e mi rivolgo, tramite lei, alla rappresentante del Governo - che a voi piace vivere in un'emergenza continua e, per questo, ogni tre settimane confezionate una norma-tampone, giusto per tamponare un pochettino, cogliendo però l'occasione per aprire una falla. Noi, ovviamente, non ci stiamo a questo gioco e, per questi motivi, dichiaro il voto contrario a questo provvedimento del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sala. Ne ha facoltà.

FABRIZIO SALA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una successione di eventi straordinari: la crisi energetica, i conflitti internazionali, le difficoltà nelle catene di approvvigionamento e l'instabilità dei mercati delle materie prime. Eppure, l'Italia non si è fermata. Non si è fermata perché ha avuto un Governo capace di prendere decisioni difficili e una maggioranza che non si è sottratta alle proprie responsabilità.

Oggi ci troviamo di fronte a nuove tensioni internazionali, che rischiano di produrre effetti significativi sul prezzo del petrolio e, di conseguenza, sul costo dei carburanti, dei trasporti e dell'energia. Pensiamo a ciò che sta accadendo in Medio Oriente, ai rischi che gravano sulle principali rotte commerciali e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici globali. Quando si parla di petrolio e carburanti, non si parla soltanto di numeri o di mercati finanziari, si parla della vita quotidiana delle famiglie italiane, si parla del costo di un pieno di benzina, si parla delle imprese che devono trasportare merci, si parla degli agricoltori, degli artigiani, dei commercianti e di tutto il sistema produttivo nazionale. Chi ha responsabilità di Governo non può aspettare che il problema diventi emergenza, deve intervenire prima. Ed è esattamente ciò che stiamo facendo: misure concrete, provvedimenti reali, non slogan.

E proprio per questo stupisce l'atteggiamento di alcune opposizioni che, anche di fronte a un intervento equilibrato e necessario, sembrano più interessate alla polemica politica che alla tutela delle famiglie e delle imprese. La novità politica di questi giorni è una foto: l'immagine del cosiddetto campo largo che si vuole proporre come alternativa a questa maggioranza e a questo Governo. Quattro leader uniti da una visione che su questo tema è ancora più conservatrice, regressiva e pericolosa che in altri campi: “no” al nucleare, “no” ai rigassificatori, “no” alle grandi infrastrutture, “no” ai termovalorizzatori, “no” all'eolico offshore. Naturalmente, ciascuno è libero di sostenere le proprie posizioni politiche, ma una domanda è inevitabile: che cosa sarebbe accaduto all'Italia se, nel pieno della crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni internazionali, al Governo ci fosse stata questa alleanza del “no” (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)? Quando il gas russo veniva meno, avrebbero detto “no” ai rigassificatori; quando serviva aumentare la sicurezza energetica del Paese, avrebbero detto “no” alle infrastrutture; quando diventava evidente la necessità di aprire una riflessione sul nucleare di nuova generazione, avrebbero detto, ancora una volta, “no”; quando l'Europa discuteva di autonomia strategica e sicurezza comune, avrebbero detto “no” anche a quella.

La verità è che governare significa assumersi delle responsabilità; significa scegliere, significa decidere; significa garantire alle famiglie che possono accendere il riscaldamento o alle imprese che possono continuare a produrre. Noi, durante la crisi energetica, abbiamo lavorato per diversificare gli approvvigionamenti, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e contenere gli effetti sui cittadini. Loro continuano a proporre un modello fondato sui veti. Ma con i veti non si alimentano le fabbriche, con i veti non si abbassano le bollette, con i veti non si garantisce l'indipendenza energetica di una grande Nazione industriale come l'Italia. Ed è proprio nei momenti difficili che emerge la differenza tra chi è chiamato a governare e chi preferisce limitarsi a contestare. Noi crediamo che il Parlamento debba saper distinguere tra il confronto politico e l'interesse nazionale. Quando sono in gioco la competitività delle nostre imprese, la tenuta del sistema produttivo e il potere d'acquisto delle famiglie italiane, servono serietà e senso delle istituzioni, servono risposte. Questo il decreto offre.

Forza Italia sostiene questo provvedimento anche perché è coerente con una visione che da sempre ci appartiene: la crescita economica non si difende aumentando tasse e burocrazia, si difende aiutando chi produce, chi investe, chi crea occupazione; si difende sostenendo il tessuto produttivo italiano, formato, in larga parte, da piccole e medie imprese che rappresentano il cuore della nostra economia. Ogni aumento incontrollato dei costi energetici colpisce prima di tutti loro: colpisce gli artigiani, colpisce i commercianti, colpisce le imprese manifatturiere, colpisce gli autotrasportatori, colpisce intere filiere produttive. Intervenire significa, quindi, proteggere il lavoro, significa difendere la competitività del Paese, significa preservare quella capacità di esportare, di innovare e creare ricchezza che rende l'Italia, ancora oggi, una delle principali economie europee (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Per queste ragioni, Presidente, Forza Italia esprime un convinto sostegno al decreto in esame, e lo facciamo quindi nell'interesse delle famiglie, nell'interesse delle imprese, nell'interesse dei lavoratori, nell'interesse dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gusmeroli. Ne ha facoltà.

ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, ho ascoltato con grande attenzione tutti gli interventi, e quindi mi sento di fare alcune repliche. In primo luogo, a chi ha parlato di taglio miserrimo delle accise, beh, non dobbiamo partire dalla situazione in cui ci troviamo noi, che sicuramente è diversa, totalmente diversa, da chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Qualsiasi taglio - qualsiasi taglio! - non è miserrimo, qualsiasi taglio è utile. Dopodiché, possiamo disquisire sull'entità del taglio, ma rispettiamo l'uso dei termini, soprattutto per chi fa veramente fatica ad arrivare alla fine del mese.

Secondo aspetto: si è parlato di tasse sugli extraprofitti, tasse sugli extraprofitti delle società di energia. Allora, avendo vissuto tutto il tema del mercato tutelato, della cessazione del mercato tutelato e della nascita del sistema a tutele graduali, in cui ancora oggi, fino a marzo 2027, si paga un costo della bolletta elettrica di molto inferiore al mercato libero e anche al mercato tutelato, mi fa specie che gente che chiede di tassare le società dell'energia, allora, quando c'era la possibilità di votare a favore di un emendamento della Lega a mia prima firma in cui si diceva che tutti i vulnerabili, fragili economici, diversamente abili, e over 75, possono andare in un mercato che fino a marzo 2027 costa il 30, 40 e il 50 per cento meno, chi oggi chiede tasse sugli extraprofitti ha votato contro.

Ma non solo, perché uno potrebbe avere votato contro e non avere capito l'importanza di aiutare 11 milioni di vulnerabili, di famiglie vulnerabili. Può capitare, lo ammetto anche, ma dopo, ad approvato emendamento, con sei mesi di tempo per aiutare 11 milioni di famiglie, si è mossa solo la Lega. E si è mossa solo la Lega dai territori, con sindaci che hanno aperto sportelli per aiutare i vulnerabili, con informazione, con volantinaggio: Davide contro Golia. Ma Davide doveva essere tutto il Parlamento, tutto il Parlamento. Quelli che oggi parlano di tasse sugli extraprofitti per sei mesi non c'erano, non c'erano ad aiutare i vulnerabili.

Questo per precisazione. Seconda precisazione: oggi è stato approvato un ordine del giorno molto importante, un altro ordine del giorno della Lega, in cui si dice che non si può pignorare il conto corrente a chi ha in corso una qualsiasi rottamazione o rateizzazione delle tasse e dei contributi. Ma possiamo pensare che in un Paese civile uno che ha raggiunto un accordo con l'INPS, con l'Agenzia delle entrate, per rateizzare degli arretrati che ha regolarmente dichiarato debba subire il pignoramento del conto corrente? Io credo sia una norma di buon senso.

E quindi il fatto che sia stato approvato questo ordine del giorno, e che il Governo, probabilmente, nei prossimi interventi interverrà dal punto di vista legislativo, è un momento molto importante di questo Parlamento. E io mi aspetto che, nel prossimo provvedimento legislativo, tutte le forze politiche depositino un emendamento pari a quell'ordine del giorno. Terza cosa: in Senato abbiamo presentato, per la terza volta, un emendamento per chi è decaduto dalla rottamazione-quater. Ricordo che le rottamazioni le hanno votate tutti qui dentro, tutte le forze politiche: chi aveva una casacca, chi ne aveva un'altra, chi aveva un partito, chi non lo aveva. Tutti le hanno votate.

Bene, per la terza volta non è passato, quando questo emendamento per i decaduti della rata di novembre e di febbraio ha un parere favorevole del Ministero dell'Economia e delle finanze. Quindi, siccome a me piace essere positivo e pragmatico, nel prossimo provvedimento utile presentiamo, a firma di tutti o ognuno, un emendamento per riaprire la rottamazione-quater a quelle persone che non hanno potuto partecipare alla rottamazione-quinquies e sono decadute nella rottamazione-quater. Perché ricordo…mi spiace che il collega del PD scuota la testa, ma ricordo che il PD ha approvato due rottamazioni, la prima e la seconda, quindi nessuno è esente.

Allora, lavoriamo a favore dei cittadini, parliamo meno e operiamo di più; presentiamo degli emendamenti, pari all'ordine del giorno, volti ad evitare il pignoramento dei conti correnti a chi ha raggiunto un accordo con fisco e INPS. Perché è importante questo? Perché sia il fisco che l'INPS non sono allineati in termini temporali. Cosa significa? Significa che, quando facciamo una rottamazione e stabiliamo che le cartelle valgono fino al 31 dicembre 2023 - è il caso della rottamazione-quinquies, ma è anche il caso della rottamazione-quater, che prevedeva il 30 giugno 2022 -, in realtà quelle cartelle si riferiscono a due, tre, quattro anni precedenti.

Quindi il povero cittadino che ha avuto difficoltà a pagare le imposte che ha regolarmente dichiarato, in questo modo, non ha mai la possibilità di mettersi in regola. Allora vi dico che è molto importante che nei prossimi provvedimenti ci sia un allineamento della rottamazione-quinquies con le altre quattro rottamazioni che, torno a dire, avete votato tutti. Oggi approviamo un decreto Accise che diminuisce un po' - non in modo ampissimo, bisogna avere onestà intellettuale, ma comunque in modo sensibile - il prezzo dei carburanti.

Noi ci auguriamo che il contesto geopolitico migliori; non sappiamo se succederà, e, se sarà ancora necessario, il Governo, che è intervenuto cinque volte, interverrà ancora. Perché? Perché qualsiasi diminuzione del prezzo dei carburanti non è miserrima, è a favore di cittadini che sono fuori da questo contesto, sono nella vita vera, lavorano, si impegnano, faticano e hanno diritto a un prezzo in diminuzione.

Presidente, la Lega voterà convintamente il decreto Accise sui carburanti. Grazie ancora e ricordiamoci gli impegni che abbiamo qui preso o, almeno, ho cercato di farvi prendere. Sicuramente, ricorderemo l'ordine del giorno che evita il pignoramento dei conti correnti a chi ha in corso una regolare rateizzazione con l'Agenzia delle entrate o con l'INPS (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, rappresentanti del Governo, io sono andato un attimo in confusione, perché ero rimasto al fatto che parlavamo di accise e stiamo parlando di rottamazione. Poi ero rimasto al fatto che il collega Gusmeroli fosse in maggioranza, ma ho sentito un intervento di recriminazione di un autorevole esponente di minoranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Io capisco che Futuro Nazionale vi sta addosso, però stiamo al tema, collega Gusmeroli. Presidente, glielo dico subito: il Partito Democratico voterà contro questo provvedimento in maniera convinta. E lo dico al collega Sala: se ci foste stati voi (Commenti)…appunto, proprio perché ci siete voi, proprio perché è l'ennesimo provvedimento attraverso il quale avete fatto l'ennesimo buco nell'acqua. Non avete risolto un problema, non avete affrontato un problema e, puntualmente, buttate la palla in calcio d'angolo, non sapendo di che cosa state parlando.

Io capisco, colleghe e colleghi, che ormai il refrain è “di quelli che c'erano prima”, ma la legislatura è finita, collega Sala, e un altro po' siamo già pronti a dire “quando c'era lei collega Sala”. Io vi invito ad essere un attimo seri e a immaginare che cosa stiamo facendo. Di che cosa stiamo parlando, colleghi? Stiamo parlando dell'ennesima puntata, sembra una serie Netflix: un decreto dietro l'altro, una proroga che insegue quella precedente; è il quarto intervento in pochi mesi sull'identica materia. E ogni volta la scena che si ripete è la stessa: l'emergenza bussa alla porta e voi cercate di rincorrerla. Eppure, colleghe e colleghi, caro Governo, era abbastanza palese quello che stava accadendo, quello che stava per accadere. Peccato che, poi, alla pompa di benzina il prezzo resti praticamente lo stesso. Ora, qual è la strategia di fondo del quarto provvedimento sulle accise? Sempre la stessa: mettiamo il rattoppo, mettiamo la pezza al buco. Peccato che questo buco, ormai, è diventato una voragine ed è finita la stoffa addirittura per mettere le pezze. Si tampona puntualmente, di settimana in settimana, senza avere uno straccio di strategia per il futuro e per il domani.

Ne avete dette tante, peccato che, in quattro anni, sia sul comparto energia sia sul comparto siderurgia siete rimandati a settembre, collega Sala, perché non avete proposto una soluzione, una (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E l'unica cosa che siete stati in grado di fare è prendervi per 24 ore i titoli dei giornali: il cittadino distratto immaginava che, domani mattina, in Brianza, rinascesse la prima centrale nucleare. Allora, raccontate le cose come le dovete raccontare e, poi, se le centrali nucleari non si fanno, è colpa di quei brutti bolscevichi di sinistra che non capiscono nulla e dicono sempre di “no”.

In realtà, in quattro anni, voi non avete avuto uno straccio di idea di come risolvere un problema atavico in questo Paese. Il problema energetico, del fabbisogno energetico, della mancata competitività delle industrie, del segno meno da quasi quattro anni davanti al comparto industriale - e il costo energetico incide notevolmente - doveva far tremare i polsi a questo Governo, che doveva avere il coraggio di innestare una strategia. E non voglio richiamare il tanto richiamato - in maniera abusiva, collega Sala - Mattei, ma almeno ai tempi di Mattei c'era una strategia; ai tempi di Mattei c'era anche una strategia sull'idroelettrico e nemmeno quella siete stati in grado di affrontare e di risolvere; c'era una strategia rispetto anche al nucleare. Avevate il tempo di affrontare quello che è accaduto in passato e ci venite a propinare la soluzione futuribile, mettendo su un provvedimento, che necessitava di miliardi, 67 milioni. E ci venite a parlare della rivoluzione copernicana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Secondo me, non sapete più di cosa parlarci e fate fatica, non per incapacità, ma per incompetenza manifesta, perché - ma sì, è un fatto - avevate tutti gli strumenti, avevate il PNRR e avete plaudito alla flessibilità. Peccato che la flessibilità che l'Europa vi ha concesso è per gli interventi strutturali e strategici, non per la spesa corrente! Non ci fate le marchette elettorali e state continuando esattamente in questa direzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

Per non parlare, poi, della grande enorme ferita dell'ex Ilva di Taranto. Allora, certo, colleghe e colleghi, c'è una difficoltà nel capire come preservare il diritto al lavoro e come preservare il diritto alla vita, per non dire alla salute perché credo che siamo andati addirittura oltre. Ma una risposta a quei territori, a quegli operai e a quelle famiglie siete in grado di darla o no? Va bene il primo provvedimento e va bene il secondo provvedimento, ma sono passati quattro anni e purtroppo stiamo collezionando semplicemente slogan da talkshow senza aver trovato una soluzione. Eppure delle soluzioni noi ve l'avevamo proposte! Avete vituperato il Green Deal, avete criticato l'utilizzo delle energie rinnovabili, potevate investire strategicamente risorse sulle energie rinnovabili e non l'avete fatto; potevate intervenire per preservare il paesaggio in alcuni casi dalle energie rinnovabili e nemmeno quello avete fatto. Allora, poi, venite oggi qui, con la solita liturgia, a immaginare che esista una parte di questo Parlamento che l'unica parola, l'unico verbo che pronuncia è quello della contrarietà. Non è così, care colleghe e cari colleghi, e soprattutto i cittadini se ne stanno rendendo conto.

I cittadini, infatti, ormai vogliono sapere perché avete annunciato l'aumento delle pensioni, e lo dico a Gusmeroli, visto che si vantava tanto della partecipazione del territorio e dei sindaci. Ma i sindaci non gliel'hanno detto che i propri cittadini si lamentavano dell'aumento di pensione di 3 miserevoli euro? E voi non avevate annunciato, caro collega Sala, l'aumento delle pensioni minime a 1.000 euro? Quell'aumento non poteva servire, in questa fase storica, a calmierare l'incidenza dell'aumento spropositato dei costi energetici? Allora, come vedete, tutto si tiene e nulla si tiene. Per non arrivare poi all'ultimo passaggio - avevate puntato tutto su Transizione 5.0 - ma avete dovuto fare retromarcia. Allora, guardate, ve lo dico candidamente: se c'è un marchio distintivo di questo Governo e, se volete, di questa destra - ora io non ho capito se è più destra il Governo o se è più destra Futuro Nazionale, poi ce lo spiegherete un giorno -, ma se c'è un marchio di fabbrica di questa destra, che sia destra o “destra destra”, è che voi avete una capacità generosa nell'annuncio ma siete… richiamate l'avaro di Molière per non capacità nella risoluzione dei problemi che tanto decantate.

Allora, Presidente, chiudo: questo non è un decreto, è una fotografia delle difficoltà del Paese. È la fotografia della non risoluzione dei problemi e, soprattutto, la fotografia del fallimento delle politiche in materia energetica di questo Governo che, di fatto, cari colleghi e care colleghe, non ci sono mai state. Per tutte queste ragioni esprimo il voto convintamente contrario del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Matera. Ne ha facoltà.

MARIANGELA MATERA (FDI). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi e colleghe, il decreto che ci accingiamo ad approvare include, oltre al decreto Carburanti-ter, anche il decreto Carburanti-quater.

È un provvedimento che nasce da una scelta precisa: mettere in sicurezza i conti degli italiani e, allo stesso tempo, preservare la solidità dei conti pubblici. Per questa ragione annuncio, sin da subito, il voto favorevole e convinto di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ci troviamo in una fase internazionale estremamente complessa: le tensioni geopolitiche che interessano il Mediterraneo e il Medio Oriente, l'instabilità delle principali rotte commerciali ed energetiche, il perdurare del conflitto russo-ucraino e le incertezze che attraversano l'economia globale impongono ai Governi serietà, capacità di visione e rapidità di intervento. In questo contesto, il Governo Meloni non è rimasto fermo ad osservare gli eventi e ha scelto di intervenire: lo ha fatto con questo decreto e con una strategia complessiva che ha l'obiettivo di proteggere le famiglie, i lavoratori, le imprese e il sistema produttivo.

Questo provvedimento racconta meglio di molti discorsi la differenza tra chi considera la politica un esercizio di propaganda e chi la considera uno strumento per affrontare concretamente i problemi dei cittadini. Di fronte all'impennata dei prezzi internazionali dell'energia e dei carburanti, il Governo ha deciso di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per attenuarne gli effetti. La riduzione temporanea delle accise rappresenta esattamente questo: una misura straordinaria per una situazione straordinaria. Sappiamo bene che nessun Governo nazionale può determinare il prezzo del petrolio sui mercati mondiali e nessun Governo può mettere fine da solo a una guerra o cancellare le tensioni geopolitiche che attraversano il Mediterraneo e il Medio Oriente, ma un Governo serio può decidere da che parte stare e il Governo ha scelto di stare dalla parte degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Vale la pena ricordare un dato che troppo spesso viene dimenticato nel dibattito politico di queste settimane: nel marzo del 2022 gli italiani hanno visto il prezzo dei carburanti raggiungere livelli record, arrivando in molti casi a superare i 2,20 euro al litro. Era una fase drammatica per famiglie e imprese. Eppure, allora non ascoltavamo le stesse richieste sguaiate che oggi arrivano dalle opposizioni, nonostante l'Italia fosse attraversata da una grave crisi internazionale e da fortissime tensioni sui mercati energetici. E sapete perché, colleghi? Perché, di fronte a quella situazione disastrosa, c'era un altro Governo, c'era il loro Governo che, col capo chinato di fronte agli interessi dei grandi, non seppe costruire una strategia strutturale di protezione del sistema produttivo e delle famiglie italiane. Intervennero inseguendo l'emergenza, senza una visione di lungo periodo, senza una programmazione energetica capace di rafforzare la resilienza nazionale e senza una chiara strategia per ridurre l'impatto degli shock esterni.

Oggi il quadro internazionale è estremamente difficile, ma l'Italia non è più una Nazione che subisce passivamente gli eventi. Con il Governo Meloni la sicurezza energetica è tornata al centro dell'agenda nazionale: stiamo lavorando per rafforzare la diversificazione degli approvvigionamenti, abbiamo consolidato i rapporti con nuovi partner strategici e lavorato per ridurre la vulnerabilità del nostro sistema energetico. Lo abbiamo fatto con un approccio pragmatico, lontano dalle rigidità ideologiche che, per troppo tempo, hanno condizionato il dibattito energetico italiano.

In questa prospettiva si inserisce anche la scelta di riportare il nucleare sostenibile all'interno della strategia energetica nazionale. Dopo anni di immobilismo, la Camera ha approvato la delega al Governo per costruire il quadro normativo necessario a consentire all'Italia di tornare protagonista nello sviluppo delle tecnologie nucleari di nuova generazione. Non si tratta di una scelta simbolica, si tratta di una scelta strategica. Significa rafforzare l'autonomia energetica del Paese, significa ridurre la dipendenza da fattori esterni e significa garantire nel lungo periodo energia più sicura, più stabile e più competitiva per famiglie e imprese, perché governare significa assumersi responsabilità, significa scegliere anche quando le decisioni sono difficili, significa avere il coraggio di guardare oltre il consenso immediato e significa costruire condizioni di crescita durature invece di seguire facili scorciatoie.

C'è una differenza profonda tra il modo in cui questa maggioranza interpreta il Governo della Nazione e il modo in cui lo hanno interpretato coloro che oggi siedono all'opposizione. Per troppo tempo si è pensato che governare significasse distribuire risorse e assistenzialismo, senza preoccuparsi di chi avrebbe pagato il conto. Per troppo tempo si è creduto che fosse sufficiente annunciare bonus e incentivi per risolvere problemi strutturali. Il risultato? Conti pubblici appesantiti e margini di manovra ridotti. Capisco che all'opposizione dia fastidio sentir parlare di superbonus, ma rappresenta l'esempio più evidente di questa impostazione: una misura trasformata in una gigantesca operazione priva degli adeguati correttivi e controlli, una misura che ha prodotto effetti distorsivi sul mercato, che ha fatto esplodere i costi e ha trasferito sulle future generazioni un peso enorme. Il Domani, colleghi, un giornale non proprio amico del Governo, scrive che il superbonus passerà alla storia come il pasticciaccio brutto degli anni recenti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il superbonus ha inquinato i conti dello Stato e non ha consentito all'Italia di uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. Noi abbiamo scelto una strada diversa: non quella dell'annuncio ma quella della responsabilità, non quella della propaganda ma quella di governo. È proprio questa differenza, questa serietà e questo rigore che consentono alla Presidente Giorgia Meloni, a testa alta e senza ginocchiere, di essere apprezzata da tutti i leader del mondo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Per noi la politica economica non è un esercizio teorico, è la capacità di dare risposte concrete a chi produce ricchezza, crea occupazione e contribuisce ogni giorno alla crescita della Nazione. In questi anni abbiamo affrontato e stiamo affrontando crisi energetiche, guerra alle porte dell'Europa, shock inflazionistici e tensioni internazionali che avrebbero potuto mettere in ginocchio il sistema produttivo nazionale. Eppure, l'Italia ha dimostrato una straordinaria capacità di tenuta non per caso, non per fortuna, ma perché questo Governo, a guida Giorgia Meloni, ha scelto di affrontare i problemi con serietà, senza scaricare i costi delle difficoltà sui cittadini e senza cedere alla tentazione del consenso facile (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Questo decreto rappresenta l'ennesima dimostrazione di un metodo di governo fondato sull'ascolto, sulla responsabilità e sulla tutela dell'interesse nazionale. Abbiamo scelto di intervenire concretamente per proteggere famiglie, lavoratori, imprese e filiere produttive dagli effetti di una crisi internazionale che nessuno può controllare, ma che un Governo serio ha il dovere di affrontare. Abbiamo scelto di sostenere gli autotrasportatori, le imprese della logistica e tutti gli operatori economici che garantiscono il funzionamento delle filiere produttive italiane, perché senza trasportatori non si muove l'economia, senza trasporti non arrivano le merci e senza trasporti non esiste competitività. Abbiamo deciso di difendere il potere d'acquisto delle famiglie italiane. La sinistra ha contestato il Governo quando non era ancora intervenuto, lo ha contestato quando ha annunciato l'intervento e lo contesta oggi che l'intervento è all'esame del Parlamento. La verità è che per una certa opposizione il problema non è mai il contenuto delle misure, il problema è che quelle misure portano la firma del Governo Meloni. Del resto, assistiamo a un copione già visto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Noi, invece, rivendichiamo con orgoglio scelte diverse, quelle di una politica che considera il lavoro il principale motore della crescita. Siamo altresì orgogliosi di un Governo che interloquisce con credibilità e autorevolezza in Europa e che riesce a portare a casa 14 miliardi di euro da mettere a sistema per un costo dell'energia più basso. Siamo orgogliosi di un Governo che non chiude le centrali energetiche a carbone e che mette in discussione, sempre in Europa, il sistema degli ETS, di un Governo che parla di green con un approccio pragmatico e non ideologico, mettendo al centro gli interessi dell'Italia. In un contesto internazionale complesso - e mi avvio a concludere, Presidente - il Governo Meloni sta dimostrando che è possibile coniugare serietà, responsabilità e vicinanza concreta ai cittadini. Questo decreto non è una misura ideologica né una misura di bandiera: è una misura pragmatica fondata sul buonsenso e sulla volontà di tenere fermo il timone del Paese Italia in un mare agitato da una congiuntura complessa.

Crediamo che il compito delle istituzioni sia quello di intervenire quando una crisi internazionale rischia di scaricare i propri costi sulle famiglie e sulle imprese, perché crediamo in uno Stato che non volta le spalle ai cittadini nei momenti difficili (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Crediamo che l'interesse nazionale debba tornare a essere il faro che guida l'azione del Governo ed è esattamente ciò che sta facendo il Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 2962​)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2962​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2962​:

S. 1891 - "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della crisi dei mercati internazionali" (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 82).

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti di Vittorio Sgarbi (deputato all'epoca dei fatti) (Doc. IV-ter, n. 15-A) (ore 17,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti di Vittorio Sgarbi (deputato all'epoca dei fatti) (Doc. IV-ter, n. 15-A).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento civile in questione concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-ter, n. 15-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di parlare la relatrice, deputata Daniela Dondi.

DANIELA DONDI, Relatrice. Grazie, Presidente. La deliberazione dell'Assemblea riguarda una questione di particolare rilievo costituzionale, vale a dire l'applicazione della prerogativa, di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, in materia di insindacabilità delle opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. Il caso trae origine da una domanda risarcitoria promossa dal dottor Giuseppe Lombardo, già sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, nei confronti dell'onorevole Vittorio Sgarbi, all'epoca dei fatti deputato, nonché di alcune testate giornalistiche online in relazione a dichiarazioni ritenute diffamatorie e lesive della reputazione professionale del magistrato.

Tali dichiarazioni, secondo quanto ricostruito negli atti, riguardano vicende di particolare delicatezza connesse ad attività investigative in materia antimafia e a contestazioni relative a presunti abusi nello svolgimento di indagini. La questione sottoposta alla nostra valutazione non è dunque soltanto quella della portata offensiva delle espressioni utilizzate, ma soprattutto quella del loro eventuale collegamento funzionale con l'attività parlamentare. Occorre, infatti, stabilire se le opinioni in contestazione possono essere ricondotte in concreto all'esercizio delle prerogative del parlamentare, e quindi essere coperte dalla garanzia costituzionale dell'insindacabilità.

Secondo la ricostruzione contenuta nella relazione discussa in Giunta, le espressioni oggetto di contestazione coincidono sostanzialmente con il contenuto di un'interrogazione parlamentare a risposta scritta predisposta dall'onorevole Sgarbi nell'aprile del 2019 e formalmente presentata alla Camera solo in un momento successivo. È questo l'elemento centrale dell'intera vicenda. Non si tratta, come sovente accade, di comuni affermazioni extra moenia di un parlamentare contenute in un contributo pubblicato sui social o rese nel corso di un'intervista o di una trasmissione televisiva, ma di contenuti che risultano strettamente riconducibili a un atto tipico del sindacato ispettivo.

La Giunta per le autorizzazioni propone una lettura non meramente formalista del nesso funzionale richiesto dall'articolo 68 della Costituzione. L'orientamento seguito valorizza la sostanza dell'attività svolta piuttosto che la sola sequenza cronologica degli adempimenti, ritenendo che la predisposizione completa del testo dell'interrogazione, successivamente formalizzata in Parlamento, costituisca già espressione dell'esercizio della funzione parlamentare. È bene, inoltre, evidenziare come sussista una piena coincidenza testuale tra le affermazioni contenute nell'interrogazione e quelle censurate nell'atto di citazione civile.

L'impostazione sopra citata della Giunta si colloca nel solco di un'evoluzione giurisprudenziale ormai consolidata, richiamata dalla stessa relazione e rafforzata da recenti pronunce della Corte costituzionale; in particolare, viene sottolineato come la nozione di nesso funzionale non possa essere ridotta a un criterio puramente cronologico o meccanico, dovendosi, invece, verificare se le dichiarazioni contestate siano effettivamente inserite nel contesto dell'attività parlamentare e siano strumentali all'esercizio della rappresentanza politica.

Le questioni affrontate dall'onorevole Sgarbi attengono a temi di evidente interesse pubblico in quanto investono il rapporto tra poteri dello Stato, l'esercizio dell'azione investigativa e le garanzie dei cittadini. In tale prospettiva la critica politica, anche quando severa, viene considerata parte del libero confronto democratico. Resta naturalmente ferma la diversa posizione della parte civile che contesta la natura diffamatoria delle dichiarazioni e ne esclude la riconducibilità alla prerogativa dell'insindacabilità, sostenendo che esse avrebbero travalicato i confini della critica legittima e leso gravemente l'onore e la reputazione del magistrato.

Tuttavia, la proposta della Giunta muove dalla considerazione che, nel caso di specie, il collegamento tra le opinioni espresse e l'esercizio della funzione parlamentare sia sufficientemente qualificato e concreto da giustificare l'applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. In questa prospettiva, il momento decisivo non è il solo deposito formale dell'atto, ma la sostanziale riconducibilità delle dichiarazioni a un'attività parlamentare tipica, seppure elaborata e resa pubblica in un arco temporale diverso.

Pertanto, la conclusione a cui perviene la Giunta è quella di riconoscere che le opinioni espresse dall'onorevole Sgarbi debbano essere considerate coperte dalla garanzia dell'insindacabilità, in quanto espressione della funzione parlamentare. Per queste ragioni, la proposta sottoposta all'Assemblea è di affermare la sussistenza della prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 15-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare la deputata Francesca Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, il presente caso trae origine da un atto di citazione promosso nel 2021 dal dottor Giuseppe Lombardo, già sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che evidenzia che, nel corso dello svolgimento di indagini a carico di vari imputati, l'onorevole Sgarbi avrebbe fatto dichiarazioni ritenute gravemente lesive del suo onore e della sua reputazione, successivamente riprese da alcune testate giornalistiche.

In particolare, il dottor Lombardo sottolinea che, in un post pubblicato nella sua pagina Facebook il 4 aprile 2019, l'onorevole Sgarbi ha condiviso, corredandolo del relativo collegamento ipertestuale, un articolo della testata giornalistica online LaRampa.it

PRESIDENTE. Colleghi (Il deputato Grimaldi: “Però, se non si siedono, non andiamo avanti” - Il deputato Perissa: “E allora si siedano pure loro!” - La deputata Boldrini: “Non si danno le spalle alla Presidenza!”)

Colleghi, allora, calma e gesso! Sediamoci. “Gesso” è un modo di dire… Sediamoci. Chi vuole parlare, si accomoda fuori. Chi vuole stare, si siede e ascolta. Colleghi, coraggio. Prego, onorevole Ghirra, mi scusi.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. In tale articolo sono citate alcune dichiarazioni attribuite allo stesso ex deputato, che avrebbero dovuto essere contenute in un atto di sindacato ispettivo dell'onorevole Sgarbi già predisposto e divulgato all'epoca dei fatti, ma formalmente presentato alla Camera ben 26 mesi dopo, nel giugno 2021.

L'articolo di giornale divulgato online cita, in particolare, alcuni passaggi del presunto atto di sindacato ispettivo - dico presunto perché, ripeto, all'epoca l'interrogazione non fu depositata -, in cui Sgarbi affermava che: “Il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo (…) in spregio alle più elementari regole del diritto internazionale, in palese violazione delle leggi italiane e libanesi, ha disposto indagini sul territorio di uno Stato sovrano senza averne alcun potere, in maniera, clamorosamente, abusiva e dunque illegale (…)”.

Il dottor Giuseppe Lombardo ritiene che le affermazioni dell'onorevole Sgarbi siano lesive della sua immagine ed evidenzia che le stesse non potrebbero rientrare nell'esercizio di una legittima critica, tutelata dall'articolo 21 della Costituzione, né nell'alveo delle prerogative riconosciute ai membri del Parlamento, ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione. Il dottor Lombardo osserva, inoltre, che le considerazioni dell'onorevole Sgarbi non sarebbero supportate da atti parlamentari, in quanto l'interrogazione citata dalle testate online all'epoca non fu mai formalmente depositata. Ad avviso dell'onorevole Sgarbi, invece, le affermazioni rivolte al dottor Lombardo sarebbero state rese in un contesto marcatamente politico e non personale, e così rientrerebbero, piuttosto, nell'ambito della legittima espressione del pensiero politico.

Per quanto attiene più specificamente alla prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, l'onorevole Sgarbi evidenzia che l'interrogazione a risposta scritta n. 4-09610 - atto tipico dell'attività parlamentare -, pur essendo stata formalmente presentata in data successiva ai fatti oggetto di giudizio, farebbe comunque riferimento alla medesima vicenda. Ciò confermerebbe, a suo avviso, l'esistenza di un collegamento sostanziale tra le dichiarazioni contestate e l'esercizio delle funzioni parlamentari.

Alleanza Verdi e Sinistra esprimerà un voto di astensione perché le affermazioni, sebbene connotate da toni fortemente critici, non si sarebbero tradotte in insulti gratuiti e atterrebbero a questioni di interesse pubblico. Il linguaggio utilizzato dall'onorevole Sgarbi, pur ispirato a una critica decisa nei confronti del dottor Lombardo, risulta conforme ai criteri di rispettosità e misura previsti dagli articoli 59 e 139-bis del Regolamento della Camera. Tuttavia, non si può sottovalutare che l'atto di sindacato ispettivo sia stato depositato oltre due anni dopo i fatti; il momento temporale della sua formalizzazione ha la sua rilevanza. Vero è che la Corte costituzionale, con le sentenze n. 104 e 194 del 2024, ha esplicitamente dequotato i noti requisiti della coincidenza di significato tra l'attività parlamentare tipica e l'opinione resa extra moenia, nonché della sostanziale contestualità temporale tra la prima e la seconda.

Tuttavia, una distanza temporale di 26 mesi fa necessariamente venire meno la contestualità, e non per mero formalismo; diversamente, arriveremmo all'abnormità secondo cui, ogni parlamentare, anche a distanza di anni, dopo aver ricevuto una querela o un atto di citazione, potrebbe presentare un atto di sindacato ispettivo dal contenuto sostanzialmente identico alle opinioni espresse, sanando, di fatto, ex post, la propria posizione. È evidente che la garanzia sacrosanta, di cui all'articolo 68 della Costituzione, è stata posta a tutela dell'attività parlamentare e un suo sviamento dalla finalità sarebbe costituzionalmente illegittimo. Per questi motivi, ribadisco il nostro voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sarò molto sintetico. La richiesta parte dal tribunale di Catanzaro nei confronti dell'onorevole Sgarbi, all'epoca dei fatti, deputato. L'onorevole Sgarbi avrebbe utilizzato la propria posizione pubblica per dichiarazioni di stampo denigratorio. Il punto è: le dichiarazioni con il lamentato impatto diffamatorio diretto sono o non sono supportate da atti parlamentari?

Emerge dai lavori che l'interrogazione che l'onorevole Sgarbi sosteneva di aver prodotto non era stata mai formalmente depositata; quindi, non c'era alcun atto di sindacato ispettivo che potesse legare le dichiarazioni di Sgarbi all'esercizio delle sue funzioni. Questo atto è stato, poi, depositato dopo due anni. È vero che oggi, nel contesto attuale dei social, delle trasmissioni televisive, con una comunicazione veloce, bisogna adeguare il concetto, superando il formalismo ingessato che non è conciliabile con il contesto attuale e con la necessaria immediatezza. Tuttavia, un collegamento, un cosiddetto ombrello, ci deve essere anche se esso non precede la dichiarazione e le esternazioni, ma almeno un atto ispettivo successivo deve necessariamente esserci. Ora, il problema è: è possibile affermare che Sgarbi abbia reso le sue dichiarazioni nell'esercizio delle sue funzioni, in maniera collegata con un atto ispettivo? A nostro avviso no, perché l'atto ispettivo è stato depositato dopo due anni. Tuttavia, è pur vero che bisogna anche considerare che, in questo caso, le modalità espressive non sono state caratterizzate da una marcata offensività. Pertanto, esprimeremo un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Esiste un perimetro ben stretto in cui opera l'insindacabilità delle opinioni e dei voti espressi dal parlamentare, ed è dato dall'esercizio della sua funzione. Il parlamentare può anche divulgare all'esterno, con i toni più aspri della critica politica, anche della più feroce, quanto detto in quest'Aula e quanto fatto nell'ambito della sua attività tipica; può utilizzare canali televisivi, social media, trasmissioni radiofoniche, insomma, tutti i mezzi che vuole, però, vi sono delle condizioni che deve rispettare, altrimenti l'immunità diventerebbe privilegio. Prima condizione: che quanto esternato sia legato da un nesso funzionale con quanto detto o fatto qui dentro. Seconda condizione: che vi sia un'identità di contenuti tra quanto comunicato fuori e quanto accaduto qui dentro. Terzo punto: che la comunicazione all'esterno segua - e mi preme sottolineare il “segua” - quanto avviene nel Palazzo, avendo una funzione meramente divulgativa. E il motivo di quest'ultima condizione è facilmente intuibile: non si può offendere chicchessia, così, proprio alla carlona, e magari, poi, a distanza di anni, depositare un'interrogazione e invocare l'immunità. Ed è proprio quello che è successo in questo caso.

Ad aprile del 2019, sul social Facebook compare un articolo al vetriolo: dichiarazioni fatte per l'appunto dall'onorevole Sgarbi, rese all'indirizzo del dottor Lombardo, procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria. Secondo la prospettazione dell'offeso, le dichiarazioni erano lesive della sua reputazione e risultavano diffamatorie. Si apre, dunque, un procedimento civile il 1°ottobre del 2021. Ma, sempre nel 2021 - tac! -, arriva l'interrogazione dell'onorevole Sgarbi, che presenta un'interrogazione sullo stesso argomento. Quindi che cosa succede? Succede una cosa strana, un'inversione. Perché, di fatto, dovrebbe esserci prima l'atto parlamentare e, poi, la sua divulgazione; in questo caso avviene esattamente l'inverso. E non vale, a parer mio, quanto è stato detto in Giunta e quanto ha ripetuto anche la collega Dondi, cioè che l'interrogazione era già stata predisposta nel 2019 ed era restata, però, nel cassetto, perché l'interrogazione viene ad esistenza nel momento in cui viene depositata. Non si può affermare che esisteva: ma esisteva dove? Nella mente di Sgarbi? In che cosa? Nell'iperuranio? Sulla luna? Di fatto l'interrogazione esiste nel momento in cui viene depositata, ed è stata depositata dopo le dichiarazioni, a distanza di due anni dalle dichiarazioni che aveva espresso su Facebook. E quindi, per questo motivo lampante - perché, poi, questo è il nocciolo della questione -, il MoVimento 5 Stelle voterà per la sindacabilità delle dichiarazioni espresse dall'onorevole Sgarbi per il caso che qui ci occupa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.

ANDREA GENTILE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, colleghi, oggi all'esame di quest'Aula, come anticipato ampiamente dal relatore, vi è la richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità proveniente dalla seconda sezione civile del tribunale di Catanzaro, nell'ambito del procedimento civile per risarcimento del danno da diffamazione promosso dal dottor Giuseppe Lombardo, già sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in relazione ad alcune dichiarazioni, ritenute diffamatorie nei propri confronti, pubblicate sulla pagina Facebook dell'onorevole Vittorio Sgarbi nell'anno 2021. L'atto di citazione si fonda, quindi, sulla contestazione di condotte asseritamente diffamatorie perpetrate attraverso la pubblicazione e la diffusione di dichiarazioni ritenute lesive dell'onore e della reputazione dell'attore, magistrato impegnato in delicate indagini, tra cui quella nota come “Operazione Breakfast”.

Innanzitutto, occorre evidenziare come le suddette dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi si inquadrino in una tematica, a nostro avviso, che l'onorevole ha comunque portato avanti per anni, dentro e fuori il Parlamento, sui temi della giustizia e in ordine al rapporto tra politica, magistratura e limiti dell'azione giudiziaria. Si tratta, dunque, di questioni che appartengono pienamente al dibattito pubblico e che hanno costituito oggetto di una costante iniziativa politica e parlamentare.

Alla luce delle riflessioni che precedono e poi applicando anche le coordinate interpretative definite di recente dalla Corte costituzionale, risulta chiaro come nel caso di specie, a nostro avviso, le affermazioni contenute nell'interrogazione predisposta nel 2019 dall'onorevole Sgarbi siano state funzionalmente strumentali al successivo esercizio di un'attività parlamentare classicamente intesa, qual è la presentazione di un atto di sindacato ispettivo.

A quanto già osservato occorre poi ulteriormente aggiungere che le dichiarazioni oggetto di esame affrontano tematiche di indubbia rilevanza pubblica e questo a prescindere dalla loro condivisione o meno. In particolare, esse richiamano l'attenzione su questioni sensibili, quali i possibili abusi ai danni del cittadino da parte della magistratura inquirente, specie nell'impiego di strumenti investigativi caratterizzati da un'elevata invasività, con evidenti implicazioni sul piano delle garanzie individuali e del bilanciamento tra poteri.

Va inoltre sottolineato, come richiesto dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, che il linguaggio utilizzato dall'onorevole Sgarbi, pur ispirato a una critica decisa nei confronti del dottor Lombardo, risulta però improntato a criteri di continenza espressiva, correttezza formale e rispetto delle norme regolamentari. Tali dichiarazioni, pertanto, devono essere considerate parte integrante dell'esercizio della funzione parlamentare e, in quanto tali, pienamente tutelate dal regime di insindacabilità previsto all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Per queste ragioni riteniamo sussistente quel nesso funzionale richiesto dalla giurisprudenza costituzionale e parlamentare affinché possa operare la garanzia prevista dall'articolo 68 della Costituzione.

In conclusione, per tutti questi motivi annuncio il voto favorevole di Forza Italia sulla proposta di insindacabilità delle opinioni espresse (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giaccone. Ne ha facoltà.

ANDREA GIACCONE (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, desidero ringraziare la relatrice, onorevole Dondi, per il lavoro svolto. Noi concordiamo con le sue conclusioni.

È già stato sottolineato l'indirizzo interpretativo fatto proprio più di recente dalla Corte costituzionale che, in particolare nelle sentenze n. 104 e n. 194 del 2024, ha esteso la guarentigia dell'insindacabilità anche alle dichiarazioni rese extra moenia connesse con le funzioni parlamentari, anche in assenza di un atto parlamentare tipico, atto parlamentare che, ad ogni modo, nel caso in ispecie risulta presente, nonostante un intervallo temporale trascorso tra la predisposizione dell'atto e il suo effettivo deposito, il che farebbe comunque ravvisare una corrispondenza tra l'attività esterna e l'atto parlamentare del caso in questione.

Le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi sono quindi, a nostro parere, insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, e come gruppo della Lega voteremo a favore della proposta di parere della relatrice (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Forattini. Ne ha facoltà.

ANTONELLA FORATTINI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Partito Democratico, invece, annuncia il proprio voto di astensione sulla proposta di insindacabilità formulata dalla relatrice. La nostra posizione riflette una valutazione giuridica ponderata, che ci impedisce di fare una valutazione diversa.

Riconosciamo il rilievo del mutamento giurisprudenziale segnato dalle sentenze della Corte costituzionale, la n. 104 e la n. 194 del 2024, che hanno privato del carattere di requisiti necessari la coincidenza di significato tra l'attività parlamentare tipica e l'opinione resa extra moenia, nonché la contestualità temporale tra le due, riconducendoli a meri indici orientativi del nesso funzionale. Tuttavia, riteniamo che tale evoluzione interpretativa non possa tradursi in un'applicazione indifferenziata e automatica della guarentigia di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, a qualsiasi dichiarazione resa extra moenia da un parlamentare per il solo fatto che essa verta su tematiche di interesse pubblico o si iscriva in un generico contesto politico. Il nesso funzionale, anche nella lettura più evoluta della Consulta, deve essere evidente e qualificato, deve, cioè, emergere in modo sufficientemente determinato dalla riconducibilità concreta delle dichiarazioni all'esercizio del mandato parlamentare.

Nel caso di specie, tuttavia, la Giunta ha proposto di ricondurre le affermazioni dell'onorevole Sgarbi all'attività di sindacato ispettivo sulla base di un'interrogazione che, al momento delle dichiarazioni contestate, nell'aprile del 2019, non era stata presentata e non era stata pubblicata e che risulta depositata solo oltre due anni dopo. Questa ricostruzione ci sembra estendere il concetto di nesso funzionale oltre i confini che la stessa giurisprudenza costituzionale ha inteso tracciargli, trasformando un atto preparatorio eventuale - e non ancora esistente sul piano giuridico formale - in fondamento retroattivo della prerogativa parlamentare, un elemento che la Giunta ha correttamente acquisito ma, a nostro avviso, non ha valorizzato adeguatamente nella proposta di deliberazione. Quindi, l'esito della verifica che è stata effettuata anche presso il servizio Assemblea ha messo in evidenza questa distorsione.

Da quella verifica, appunto, è emerso con chiarezza che non risultano atti ulteriori o iniziative parlamentari precedenti al giugno 2021 aventi contenuto analogo alle dichiarazioni oggetto del giudizio civile. Non vi sono interrogazioni, interpellanze, interventi di fine seduta, né atti atipici riferiti alla medesima vicenda. L'unica iniziativa è quella formalmente depositata il 22 giugno 2021, successiva persino all'atto di citazione del dottor Lombardo.

Questo dato è tutt'altro che irrilevante. Nei casi in cui la Corte costituzionale ha riconosciuto la copertura dell'insindacabilità in assenza di un atto tipico previo, come nel caso Giarrusso richiamato dalla relatrice, il nesso funzionale era desumibile da un contesto parlamentare attivo e verificabile. Qui, al contrario, la verifica documentale ha escluso l'esistenza di qualsiasi traccia parlamentare precedente alle dichiarazioni contestate. Il nesso funzionale viene quindi ricostruito in via meramente ipotetica, sulla base della sola intenzione dell'onorevole Sgarbi di depositare in futuro un atto ispettivo. Un'intenzione, per quanto credibile, non è un atto parlamentare.

Per queste ragioni, pur riconoscendo che le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi non appaiono connotate da un linguaggio offensivo o esorbitante rispetto al legittimo esercizio del diritto di critica e pur consapevoli dell'incertezza interpretativa che il caso pone, il Partito Democratico non può votare a favore di una deliberazione di insindacabilità che, nel caso concreto, ci sembra fondarsi su presupposti giuridici fragili e su un'estensione della prerogativa parlamentare che rischia di privare di tutela effettiva i terzi danneggiati da dichiarazioni diffamatorie rese al di fuori di una qualsiasi altra sede istituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV-ter, n. 15-A)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-ter, n. 15-A, concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti, nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Colleghi, chi intende esprimersi per la insindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, mentre chi intende esprimersi per la sindacabilità deve votare “no”. Per chi si astiene, immagino che sappiate da soli cosa fare.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 83).

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Vittorio Sgarbi (deputato all'epoca dei fatti) (Doc. IV-ter, n. 19-A) (ore 18,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale promosso nei confronti di Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n. 19-A).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento civile in questione non concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-ter, n. 19-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore, deputato Stefano Maria Benvenuti Gostoli.

STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI, Relatore. Grazie mille, Presidente. Onorevoli colleghi, la Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea in merito alla richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità che la corte d'appello di Roma, III sezione penale, ha trasmesso alla Camera il 22 maggio 2025, in relazione a un procedimento penale, scaturito dalla denuncia-querela presentata dal dottor Rocco Casalino nei confronti dell'onorevole Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti.

La Giunta ha esaminato tale richiesta nelle sedute del 19 e del 26 novembre, nonché del 3 e del 10 dicembre 2025. Prima di esporre la proposta, formulata dalla Giunta, pare opportuno riepilogare sinteticamente i fatti che sono all'origine del procedimento penale in corso e, quindi, della richiesta di deliberazione proveniente dall'autorità giudiziaria.

A tal fine, si ricorda preliminarmente che il procedimento penale ha ad oggetto le dichiarazioni asseritamente diffamatorie rese dall'onorevole Sgarbi durante la trasmissione televisiva Stasera Italia, andata in onda su Rete 4 il 30 gennaio 2020. Nel corso della puntata, l'onorevole Sgarbi, prendendo parte a un dibattito critico nei confronti dell'operato del Governo Conte e dei suoi collaboratori, rivolse specifiche considerazioni all'allora portavoce del Presidente del Consiglio, Rocco Casalino, utilizzando espressioni ritenute offensive.

All'onorevole Sgarbi è stato, dunque, contestato il reato di diffamazione aggravata, ai sensi dell'articolo 595, comma 3, del codice penale, per aver offeso la reputazione di Casalino mediante l'attribuzione di espressioni ingiuriose, pronunciate nell'ambito di una trasmissione televisiva nazionale e con modalità tali da ledere la dignità personale e professionale della persona offesa. Si rammenta, inoltre, che il tribunale di Roma, con sentenza del 25 maggio 2023, ha condannato l'onorevole Sgarbi per il reato di diffamazione aggravata, ritenendo che le dichiarazioni rese dall'ex deputato avessero oltrepassato i limiti costituzionali della libertà di manifestazione del pensiero, risolvendosi in un attacco personale privo di pertinenza con il tema politico trattato e connotato da modalità espressive che non rispettano il canone della continenza.

La Giunta ritiene opportuno evidenziare, e allo stesso tempo stigmatizzare, il fatto che il predetto tribunale non abbia provveduto a trasmettere gli atti alla Camera dei deputati per la valutazione sull'insindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione, come invece imposto dall'articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003 e dalla costante giurisprudenza costituzionale; vedi, ad esempio, la sentenza n. 149 del 2007. A tale omissione ha però posto rimedio la Corte di appello di Roma, che ha tempestivamente richiesto alla Camera di pronunciarsi in ordine alla sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia e l'esercizio del mandato parlamentare.

Si evidenzia, inoltre, che nelle note scritte, trasmesse ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento, la difesa dell'onorevole Sgarbi ha insistito per l'applicazione della guarentigia della insindacabilità, sostenendo, in particolare, che: 1) le affermazioni oggetto della richiesta in discussione sarebbero state rese dall'onorevole Sgarbi a titolo politico e non personale, su un tema - quale quello dell'omosessualità - che è di pubblico interesse; 2) le critiche nei confronti del dottor Casalino, sebbene connotate da toni aspri, non si sarebbero tradotte in insulti gratuiti; 3) l'omosessualità non costituisce più un insulto lesivo dell'altrui reputazione, essendo avvenuti importanti cambiamenti dal punto di vista culturale, sociale e giuridico; 4) dovrebbe ritenersi superato lo schema formalistico che, ai fini dell'estensione della prerogativa costituzionale dell'insindacabilità delle dichiarazioni rese extra moenia, richiedeva la sussistenza di un preesistente atto tipico riconducibile all'esercizio della funzione parlamentare.

Così ricostruita sinteticamente la vicenda, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi nei riguardi del dottor Casalino nel corso della trasmissione televisiva Stasera Italia, andata in onda su Rete 4 il 30 gennaio 2020, non costituiscano opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

A sostegno di tale proposta depongono le seguenti considerazioni.

In primo luogo, si evidenzia che da una molteplicità di norme contenute nel Regolamento della Camera è possibile desumere il principio fondamentale secondo cui le funzioni parlamentari debbano essere svolte secondo correttezza. Ad esempio, in base a quanto disposto dagli articoli 58, 59 e 139-bis, i deputati, nello svolgimento della propria attività istituzionale, non possono utilizzare espressioni sconvenienti, né parole che turbino la libertà delle discussioni o l'ordine della seduta o che ledano ingiustamente l'onorabilità altrui.

Ai sensi dell'articolo 60, poi, un deputato che ingiuri uno più colleghi, i membri del Governo o il Presidente della Repubblica può essere espulso dall'Aula per il resto della seduta o per un periodo da 2 a 15 giorni, a seconda della gravità dei fatti. Norme analoghe sono contenute nel Regolamento del Senato. Non va poi dimenticato che, ai sensi dell'articolo 54 della Costituzione, i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche devono adempierle con disciplina e onore.

Tale cornice normativa interna, unitamente alla prassi applicativa, esclude quindi che, nello svolgimento dell'attività parlamentare intra moenia, si possano utilizzare insulti, dileggi o comunque espressioni volgari di ogni tipo. Da ciò consegue dunque che, affinché possa ritenersi applicabile la prerogativa dell'insindacabilità alle dichiarazioni rese extra moenia, insindacabilità che per definizione esige una connessione delle opinioni espresse con l'attività parlamentare, anche le medesime dichiarazioni extra moenia debbano essere caratterizzate dall'impiego di espressioni lessicali continenti e rispettose dei principi contenuti nelle predette disposizioni regolamentari.

Con specifico riferimento al caso concreto, invece, sembra innegabile che le affermazioni rivolte dall'onorevole Sgarbi all'ex portavoce del MoVimento 5 Stelle, seppur rese con la finalità di esprimere una critica nei confronti di una controparte politica, non possano dirsi rappresentative di opinioni connesse alla funzione parlamentare dallo stesso rivestita, bensì di offese a contenuto personale e denigratorio sull'orientamento sessuale del dottor Casalino.

Si è trattato, infatti, di offese compiute mediante l'utilizzo del cosiddetto argumentum ad hominem, che è inteso a screditare l'avversario mediante l'evocazione di una sua pretesa inadeguatezza personale, ovvero con l'offesa fine a se stessa, anziché mediante la critica del suo pensiero o del suo operato.

In secondo luogo, si sottolinea che, per costante giurisprudenza della Corte costituzionale, la prerogativa parlamentare di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione non può essere estesa sino a ricomprendere gli insulti, di cui è comunque discutibile la qualificazione come opinioni, solo perché collegati con le battaglie condotte da esponenti parlamentari (in questo senso, si vedano le sentenze n. 59 del 2018, n. 257 del 2002 e n. 137 del 2001.

Infatti, prosegue la Corte, l'uso del turpiloquio non fa parte del modo di esercizio delle funzioni parlamentari ammesso dalle norme che dall'articolo 64 della Costituzione traggono la competenza a disciplinare in modo esclusivo l'ordinamento interno delle Camere del Parlamento. A fortiori, le stesse espressioni non possono essere ritenute esercizio della funzione parlamentare quando usate al di fuori delle Camere stesse (qui viene citata la sentenza n. 249 del 2006).

Si ricorda, infine, che tale orientamento della Consulta è stato ribadito recentemente nella sentenza n. 104 del 2024, resa nel caso Fidanza, che peraltro si segnala per le sue importanti aperture, più volte auspicate da questa stessa Giunta, verso letture ermeneutiche dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione che consentano di ritenere operante la prerogativa dell'insindacabilità anche in relazione a dichiarazioni rese extra moenia che non siano strettamente connesse con precedenti atti parlamentari, ma per le quali si ritenga nondimeno sussistente un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare.

Ebbene, pur manifestando tale significativo indirizzo di apertura, la Corte tuttavia ha confermato che per quel che concerne le opinioni espresse extra moenia deve innanzitutto escludersi che rientrino nell'ambito dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione gli insulti. L'insindacabilità, infatti, tutela e consente dichiarazioni finalizzate al promovimento e alla qualità del dibattito pubblico, non certo al suo scadimento. Deve trattarsi, dunque, di opinioni che incanalino nel processo politico, proprio di una democrazia pluralista, i diversi e divergenti interessi riferibili al popolo, al fine di trovare, nell'esercizio della rappresentanza della Nazione di cui all'articolo 67, una mediazione tra gli stessi rispondente all'interesse generale.

Alla luce delle considerazioni espresse, la Giunta propone quindi di dichiarare sindacabili, quindi sottoponibili al vaglio di merito del giudice procedente, le espressioni pronunciate dall'onorevole Sgarbi nel corso della trasmissione “Stasera Italia”, andata in onda su Rete 4 il 30 gennaio 2020.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 19-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesca Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, come Alleanza Verdi e Sinistra vogliamo anzitutto ribadire, senza se e senza ma, che le affermazioni di natura omofobica mai possono e mai potranno avere la copertura costituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) dell'insindacabilità delle opinioni espresse nello svolgimento delle funzioni, di cui all'articolo 68, comma 1, della Costituzione. Questo va affermato con forza anche qui oggi in Aula all'unanimità, come già avvenuto in Giunta delle autorizzazioni. Un'affermazione a sfondo omofobico, basata sull'orientamento sessuale, come tutte le forme di violenza verbale o non verbale, non può in alcun modo essere considerata un'opinione politica, come invece maldestramente ha tentato di affermare la difesa dell'onorevole Sgarbi, che arriva addirittura a citare Papa Francesco in merito alla diffusione dell'omosessualità nella Chiesa, pur di giustificare quelle offese.

Le affermazioni di Sgarbi durante la trasmissione televisiva “Stasera Italia”, andata in onda su Rete 4 il 30 gennaio 2020 nei confronti di Rocco Casalino, già gravi in sé, sono ancora più inaccettabili se pronunciate da un rappresentante delle istituzioni. Ciò detto, nel caso specifico non c'è molto altro da aggiungere, perché è inutile stare a citare sentenze e argomentare a livello giuridico, anche con riferimento al possibile nesso con l'esercizio parlamentare, che comunque è ovviamente insussistente. Qui ci si deve fermare dinanzi alle parole utilizzate e stigmatizzarle (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Nessuno, compreso l'onorevole Sgarbi, deve utilizzare certe espressioni e oltretutto tentare di ricondurle alla garanzia dell'insindacabilità, di cui all'articolo 68, comma 1, della Costituzione, perché è un'offesa alla Costituzione stessa. Ciò premesso, voteremo a favore della proposta della Giunta di dichiarare sindacabili e quindi sottoponibili al vaglio di merito del giudice procedente, le espressioni pronunciate dall'onorevole Sgarbi nel corso della trasmissione “Stasera Italia”, andata in onda su Rete 4 il 30 gennaio 2020 (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Discutiamo sulla richiesta della Corte d'appello di Roma, sulla scorta di una denuncia querela nei confronti dell'onorevole Sgarbi, che all'epoca dei fatti occorsi era deputato. Il tema è se le modalità di esternazione dell'onorevole Sgarbi siano state tali da ledere la dignità personale e professionale della persona offesa. I limiti costituzionali della libertà di manifestazione del pensiero vengono oltrepassati laddove le modalità espressive non rispettino il canone della continenza. La difesa dell'onorevole Sgarbi sostiene che le affermazioni sono state a titolo politico e non personale, ma le funzioni parlamentari devono essere svolte secondo canoni di correttezza e non possono essere sconvenienti. Pertanto le espressioni devono essere continenti e rispettose dei principi contenuti nelle disposizioni regolamentari.

È del tutto evidente che la prerogativa contenuta nell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, non può essere estesa fino a ricomprendere anche quelli che devono essere considerati veri e propri insulti. Voteremo pertanto per la non applicabilità dell'articolo 68 e, dunque, per la sindacabilità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. L'immunità stabilita dalla Costituzione non è stata prevista - penso che su questo concordiamo tutti - per avere la possibilità di offendere liberamente chicchessia. Non è stata data l'immunità per fornire a noi parlamentari uno schermo rispetto alla norma penale, in dispregio, ovviamente, al sacro principio di eguaglianza stabilito dalla Costituzione.

Il fine della guarentigia stabilito dall'articolo 68 della Costituzione è di evitare il condizionamento esterno - qualsiasi tipo di condizionamento - sull'azione politica di chi siede in questi banchi. È lo stesso testo della norma, lo dicevamo già prima, c'era anche un altro caso Sgarbi. Ebbene, lo stesso testo della norma rende insindacabili i voti e le opinioni espresse dal parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. Ora, mi dovreste dire… Ma credo che già il relatore abbia dato una risposta. Tutto sommato, penso che saremo unanimi, perché unanimi siamo stati in Giunta in relazione a questo procedimento: il voto è stato unanime. Ecco, allora, cosa c'entra la guarentigia stabilita dall'articolo 68 con il caso che qui ci occupa? Io penso proprio nulla, perché Sgarbi ha proferito epiteti ingiuriosi e denigratori all'indirizzo dell'ingegner Casalino. Ma non ha formulato una critica politica; erano parole che non dicevano nulla di politico e, tra l'altro, non l'ha fatto nemmeno in sede parlamentare. E dove l'ha fatto? L'ha fatto nel corso di una trasmissione su Rete 4, quindi l'offesa poteva essere maggiormente incisiva, perché c'era una diffusività massima, visto che è stato utilizzato il mezzo televisivo.

Ora, non si può sostenere, come ha cercato di sostenere la difesa di Sgarbi, che appellare una persona - perdonatemi, ma devo ripetere l'offesa - “checca” condito, questo appellativo, con l'aggettivo “inutile” non sia un'offesa bella e buona. Altro che semplice aggettivo omofobo, io penso che ci sia molto, ma molto di più: non c'è solo una connotazione omofoba, c'è uno svalutare la personalità di un soggetto. Ovviamente, quando Sgarbi - lo dicevamo già prima - ha pronunciato questo epiteto fortemente ingiurioso non era assolutamente nell'esercizio delle funzioni parlamentari, era fuori da quest'Aula. E anche per questo motivo, ovviamente, non gli si può applicare la prerogativa costituzionale dell'insindacabilità.

Spesso, in quest'Aula, ci capita di ascoltare se non propriamente delle offese - qualche volta anche - comunque epiteti forti; ricordava il relatore che questi comportamenti spesso vengono anche sanzionati. Tuttavia, ci copre l'immunità. Ma Sgarbi non era qui, in quest'Aula, quando ha pronunciato questi epiteti, era in una trasmissione televisiva, né aveva fatto un'attività parlamentare antecedente. Quindi, non c'è nulla che possa essere di supporto alla richiesta di insindacabilità.

A pensare diversamente, dovremmo riconoscere che non ci sono limiti all'immunità né in quanto scritto nell'articolo 68, né in quanto affermato dal principio di uguaglianza delle persone dinanzi alla legge. E l'immunità, in caso contrario, finirebbe con il tradursi in uno status personale diverso da quello di tutti gli altri cittadini e questo non è possibile.

Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle esprime convintamente un voto a favore della sindacabilità delle espressioni usate dall'onorevole Sgarbi, oggetto della presente deliberazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.

ANDREA GENTILE (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, colleghi, si ricorda, preliminarmente, che il procedimento penale, di cui vi è la richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ha ad oggetto le dichiarazioni diffamatorie rese dall'onorevole Sgarbi durante la trasmissione televisiva Stasera Italia, che è andata in onda su Rete 4 il 30 gennaio del 2020. Nel corso della puntata, l'onorevole Sgarbi, prendendo parte a un dibattito critico nei confronti dell'operato del Governo Conte e dei suoi collaboratori, rivolse specifiche considerazioni all'allora portavoce del Presidente del Consiglio Rocco Casalino, utilizzando espressioni ritenute offensive. Di qui la contestazione, appunto, per il reato di diffamazione aggravata, ai sensi dell'articolo 595, comma 3, del codice penale, per aver offeso la reputazione del Casalino mediante l'attribuzione di espressioni ingiuriose pronunciate nell'ambito di una trasmissione televisiva nazionale, con modalità tali da ledere la dignità personale e professionale della persona offesa.

Preliminarmente, occorre affermare come la prerogativa dell'insindacabilità non è una forma di privilegio personale, ma una garanzia funzionale alla libertà della rappresentanza politica e alla tutela dell'autonomia delle istituzioni parlamentari e governative nell'ambito del sistema costituzionale dei poteri. La giurisprudenza costituzionale ha più volte chiarito che tale garanzia non si limita alle opinioni espresse nell'ambito strettamente parlamentare, ma può estendersi anche a dichiarazioni rese all'esterno, purché comunque risultino connesse in modo evidente e qualificato all'esercizio della funzione politica. Il contesto televisivo, soprattutto quando inserito in un dibattito politico tra esponenti delle istituzioni o della vita pubblica, costituisce oggi una delle principali sedi di esercizio della comunicazione politica. In quest'ambito il confronto tra posizioni diverse è fisiologicamente caratterizzato da un linguaggio diretto, spesso acceso, che rispecchia la natura stessa della dialettica democratica contemporanea.

Con specifico riferimento al caso concreto, invece, sembra innegabile che le affermazioni rivolte dall'onorevole Sgarbi all'ex portavoce del MoVimento 5 Stelle, seppur rese con la finalità di esprimere una critica nei confronti di una controparte politica, non possono dirsi rappresentative di opinioni connesse alla funzione parlamentare dallo stesso rivestita, ma comunque offese a contenuto personale e denigratorio nei confronti del Casalino. Si è trattato, infatti, a nostro avviso, di offese tese a screditare l'avversario mediante l'evocazione di una pretesa inadeguatezza personale, ovvero con l'offesa comunque fine a sé stessa, anziché mediante la critica del suo pensiero o del suo operato.

In secondo luogo si sottolinea che, per costante giurisprudenza della Corte costituzionale, la prerogativa parlamentare di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, non può essere estesa fino a ricomprendere gli insulti, di cui è comunque discutibile la qualificazione come opinioni solo perché collegati con le battaglie condotte da esponenti parlamentari.

Da ultimo, poi, occorre evidenziare che questo orientamento della Consulta è stato comunque ribadito anche in relazione alle dichiarazioni rese extra moenia, nel senso di sottrarre alle prerogative che rientrano nell'ambito dell'articolo 68, primo comma, gli insulti, anche in questo caso. Sono dunque necessarie modalità espressive che, lungi dal trasformare l'insindacabilità in una garanzia di impunità e di privilegio, siano coerenti con il rilievo dell'istituto nel raccordo tra istituzioni parlamentari e opinione pubblica e ne sorreggano la ratio, piuttosto che metterlo in crisi.

Alla luce di questi principi, dunque, riteniamo che nel caso di specie non ricorrano condizioni tali da giustificare l'applicazione della guarentigia dell'articolo 68 della Costituzione e, per queste ragioni, esprimo il voto favorevole di Forza Italia sulla proposta di sindacabilità delle opinioni espresse (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Queste dichiarazioni che l'onorevole Sgarbi ha fatto in televisione, quindi assolutamente fuori da quelli che sono i locali della Camera, extra moenia, sono chiaramente oggetto di un turpiloquio che non deve essere ammesso, e non viene ammesso - lei lo sa bene, Presidente - nemmeno all'interno dei lavori parlamentari. Quindi è evidente come queste dichiarazioni non possano essere oggetto della previsione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. E, con riferimento a questo, mi sento di leggere una parte di una sentenza molto innovativa, la n. 104 del 2024, che ha tolto i riferimenti al contesto di un atto parlamentare stretto e, quindi, al nesso funzionale e al nesso temporale, che erano, nella tradizione della Corte costituzionale, requisiti necessari. Ebbene, proprio questa sentenza, che ha ampliato la copertura, fa riferimento al fatto che: “Per quel che concerne le opinioni espresse extra moenia, deve innanzitutto escludersi che rientrino nell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, gli insulti (…)”. L'insindacabilità, infatti, tutela e consente dichiarazioni finalizzate al promovimento e alla qualità del dibattito pubblico, ma non certo al suo scadimento. Quindi, anche su questo, si fa riferimento all'articolo 67, alla funzione parlamentare che viene riconosciuta anche oltre la scadenza del mandato, però si pretendono forme espressive improntate al rispetto della dignità dei destinatari della critica e della denuncia politica, in specie quando questi non siano a loro volta parlamentari.

Da questo punto di vista, nell'annunciare il voto favorevole del gruppo Lega alla proposta del relatore, mi permetto, però, di sottolineare un particolare importantissimo. Perché? Perché qui siamo davanti alla Corte d'appello di Roma e anche al tribunale di Roma, quindi al primo grado. Ricordo che l'articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003 prevede che debba essere interessata la Camera di appartenenza quando c'è un procedimento che riguarda un parlamentare in carica e questo ne faccia richiesta. In questo caso, questo non è avvenuto ed è avvenuto solamente davanti a un secondo grado. Quindi, credo che, se le leggi debbano valere per tutti, in questo caso richiamerei il fatto che chi deve applicare le leggi ed è soggetto solo alla legge lo debba fare senza dare giustificazioni o, perlomeno, ignorando la legge n. 140 del 2003.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Come hanno ricordato il relatore e i colleghi e le colleghe che mi hanno preceduto, nel corso di una trasmissione televisiva del 2020, Vittorio Sgarbi, con la finalità di screditare politicamente Rocco Casalino, utilizzava affermazioni ingiuriose, richiamando, con toni dispregiativi, l'orientamento sessuale di Rocco Casalino. Ne è seguito un procedimento dinanzi al tribunale di Roma, che si è chiuso con una condanna. Essendo attualmente pendente, dinanzi alla Corte d'appello, il giudizio di appello, è stata richiesta alla Camera dei deputati l'eventuale dichiarazione di insindacabilità delle dichiarazioni rese da Vittorio Sgarbi.

Le affermazioni che sono state rese non sono compatibili con l'esercizio della funzione parlamentare, che - come è stato correttamente evidenziato, sia nei Regolamenti parlamentari sia nella giurisprudenza costituzionale - è attività che deve essere svolta nel rispetto, anche laddove si usino posizioni fortemente critiche, della persona e della dignità della persona altrui, sia nell'attività che viene svolta intra moenia sia in quella che viene svolta extra moenia. Ciò non è evidentemente avvenuto nel caso di specie.

In più, le prerogative parlamentari contenute nell'articolo 68 non contemplano, laddove è prevista la tutela delle dichiarazioni rese dal parlamentare, l'uso del turpiloquio, e l'ha detto con grande chiarezza la Corte costituzionale, la quale recentemente ha riconosciuto un allentamento del collegamento tra la dichiarazione resa extra moenia e l'attività diretta parlamentare, ma ha sempre stabilito che, pur in presenza di questo allentamento, occorre verificare che le affermazioni e le dichiarazioni rese extra moenia non rappresentino uno scadimento della funzione parlamentare, non siano incompatibili con il piglio, la natura e il tono che il parlamentare deve mantenere e, certamente, non possono contemplare le offese.

Dunque, per tutte queste ragioni, noi riteniamo di aderire alla relazione che è stata presentata anche in quest'Aula dal relatore e, pertanto, votare a favore della sindacabilità delle dichiarazioni rese che, lo ripeto, non possono essere ricomprese nel perimetro delle tutele previste dall'articolo 68 e sono evidentemente e oggettivamente al di fuori di queste, perché le offese che hanno natura omofobica, certamente, non meritano di essere considerate rientranti all'interno del perimetro della tutela costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione – Doc. IV-ter, n. 19-A)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-ter, n. 19-A, non concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti, nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Chi intende esprimersi per la sindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, mentre chi intende esprimersi per la insindacabilità deve votare “no”.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Lo rileggo: chi intende votare a favore della sindacabilità deve votare “sì”, dunque verde; chi intende votare per la insindacabilità deve votare “no”, dunque rosso.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 84).

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Flavio Tosi (deputato all'epoca dei fatti) (Doc. IV-quater, n. 2) (ore 18,39).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale promosso nei confronti di Flavio Tosi, deputato all'epoca dei fatti (Doc. IV-quater, n. 2).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale in questione concernono opinioni espresse da Flavio Tosi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-quater, n. 2)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione

Ha facoltà di parlare la relatrice, deputata Laura Cavandoli.

LAURA CAVANDOLI, Relatrice. Grazie, Presidente. La Giunta riferisce all'Assemblea in merito a una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità che trae origine, questa volta, da un procedimento penale pendente presso il tribunale ordinario di Trento a seguito di una denuncia-querela sporta nei confronti dell'onorevole Flavio Tosi, deputato all'epoca dei fatti, dalla dottoressa Livia Magri, magistrato in servizio presso il predetto ufficio giudiziario, per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa.

La vicenda trae origine da tre post pubblicati dall'onorevole Tosi su Facebook, nei mesi di agosto, ottobre 2023 e febbraio 2024, con i quali il deputato criticava l'operato della magistrata nell'ambito di un procedimento riguardante agenti della questura di Verona sottoposti a misure cautelari.

Tosi aveva denunciato quello che riteneva essere un uso ideologico della giustizia e un abuso della custodia cautelare, sostenendo, più in generale, che alcuni magistrati fossero influenzati da orientamenti e ideologie politiche. Le dichiarazioni dell'onorevole Tosi erano: “La giustizia italiana ha delle storture evidenti per colpa dell'orientamento politicizzato di taluni - pochi - magistrati”. Aveva, inoltre, sostenuto: “Ci sono uomini dello Stato privati della libertà per colpa dei giudizi distorti della solita parte di magistratura pesantemente condizionata dall'ideologia politica”. Secondo l'onorevole Tosi, “nel caso dei poliziotti veronesi c'è invece una GIP che, a nostro avviso, per una visione ideologica, tiene agli arresti uomini dello Stato, le cui eventuali colpe devono ancora essere accertate”, dicendo che era “un evidente caso di abuso della custodia cautelare”.

Nel rendere tali dichiarazioni, l'onorevole Tosi ha censurato la circostanza che, riferendosi a un caso di omicidio stradale, non fosse stato ancora arrestato il colpevole mentre gli agenti della questura di Verona, indagati per alcuni reati, si trovassero invece sottoposti alle misure cautelari.

A seguito dell'adozione di un'ordinanza di sospensione dal servizio degli agenti di Polizia da parte della dottoressa Magri, l'onorevole Tosi ha, quindi, definito il provvedimento cautelare “immotivato, ideologico e che calpesta il diritto, poiché gli agenti, come qualunque cittadino secondo la Costituzione italiana, sono innocenti fino al terzo grado di giudizio”; ha poi affermato che dalla lettura dell'ordinanza cautelare vi fosse “un pregiudizio che anima la GIP, la quale - nonostante il processo debba ancora iniziare - sembra ritenere già colpevoli quanti oggi non sono stati affatto condannati”. La dottoressa Magri ha ritenuto queste affermazioni lesive della propria reputazione personale e professionale e ha sporto denuncia-querela nei confronti dell'onorevole Tosi, sottolineando dichiarazioni quali “giudizio distorto” e “solita parte della magistratura condizionata politicamente dall'ideologia”.

Si richiamano nell'esposto della dottoressa Magri alcune sentenze della Cassazione, appunto, sulla diffamazione a mezzo stampa. L'onorevole Tosi ha eccepito il 3 dicembre 2024 l'insindacabilità parlamentare nei confronti del tribunale ordinario di Trento, che anche in questo caso - ci tengo a ribadirlo - non ha provveduto a sospendere e comunque a informare la Camera di appartenenza.

Nelle udienze la dottoressa Magri si è costituita parte civile, quindi chiedendo un risarcimento di 50.000 euro. La difesa dell'onorevole Tosi ha ricordato quello che è l'attuale stato della giurisprudenza costituzionale, citando quindi le sentenze n. 38 del 2019, n. 170 del 2023 e n. 157 del 2023, secondo cui l'articolo 68 della Costituzione, primo comma, garantisce la libertà della funzione rappresentativa e l'autonomia delle Camere, non la posizione individuale del parlamentare. Qui c'è proprio il richiamo specifico alla sentenza n. 133 del 2018 che fa riferimento al fatto che la guarentigia costituzionale sia funzionale, tale per cui l'insindacabilità si applica anche alle opinioni espresse al di fuori delle sedi parlamentari, purché le dichiarazioni rese extra moenia proiettino l'attività politica e rappresentativa del parlamentare. Quindi, richiama, anche qui, quelle che sono le sentenze della Corte costituzionale n. 10 e n. 11 del 2000.

Quindi, la difesa dell'onorevole Tosi ha ritenuto che le dichiarazioni, espresse attraverso i post su Facebook, costituiscano esercizio del diritto di critica politica, funzionalmente connessa all'esercizio del mandato parlamentare e alla responsabilità politica dell'eletto, il quale ha espresso istanze e orientamenti su questioni di interesse collettivo quali la modalità di esercizio del potere giudiziario, senza oltrepassare il limite del diritto di libertà di espressione costituzionalmente garantito. Si richiama, anche qui, la sentenza n. 104 del 2024, proprio perché si fa riferimento al fatto che le opinioni del parlamentare entrano - anche quelle extra moenia - in un ambito di dibattito politico e di dibattito che viene incanalato in un circuito democratico in cui gli interessi coinvolti sono proiettati proprio all'esterno.

Questo è il quadro costituzionale di riferimento che parte da un criterio, appunto, interpretativo funzionale. Quindi, si ritengono sempre insindacabili le dichiarazioni rese extra moenia proprio perché vanno a parlare di quella che è l'attività del parlamentare in generale e si fa riferimento al fatto che queste dichiarazioni sono la proiezione esterna dell'attività politica, proprio perché il riferimento non è più all'articolo 68 ma all'articolo 67 della Costituzione, che diventa, al contempo, fondamento e limite dell'insindacabilità, proprio perché si ha una concezione del parlamentare nella sua funzionalità e, appunto, nella sua modalità di espressione funzionale.

Quindi, alla luce del quadro costituzionale e del contesto comunicativo importantissimo, che è molto diffuso e che utilizza l'onorevole Tosi - si fa riferimento, in questo caso, a un social media, che diventa anche questo, al pari dei mass media, un luogo di comunicazione politica -, diventa anche questo la proiezione della sua attività parlamentare.

Quello che viene sottolineato e che abbiamo sottolineato durante il dibattito in Giunta è che il contesto comunicativo in cui ha agito l'onorevole Tosi non è privato e personale. Non c'è un attacco diretto al magistrato, ma piuttosto si parla di un'indicazione e un attacco alla magistratura, intesa quale potere costituzionalmente tutelato e individuato, che chiaramente è un potere rilevante per quelle che sono le attività delle istituzioni.

Quindi, il parlamentare interviene su tematiche di interesse pubblico, che sono state anche oggetto della sua attività parlamentare, e si fa riferimento alla recente sentenza della Corte costituzionale n. 19 del 2026, per cui le modalità di esercizio del potere giudiziario e l'adozione delle ordinanze cautelari, pur in assenza di atti tipici, vengono comunque ad essere oggetto di una valutazione politica su aspetti della vita democratica notoriamente divisivi e di rilevanza nazionale, rendendoli oggetto di un confronto pubblico e svolgendo una funzione di informazione nei confronti dell'elettorato, nonché di assunzione di responsabilità politica, a prescindere se questo avvenga attraverso giudizi tranchant, argomentazioni iperboliche o formule di denuncia.

Anche in questo caso, Presidente, mi permetto di segnalare che, nel procedimento penale relativo all'onorevole Tosi, non è stato applicato l'articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003, ai sensi del quale, se non ritiene di accogliere l'eccezione concernente l'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, proposta da una delle parti, e l'onorevole Tosi lo fece nel dicembre del 2024, il giudice provvede senza ritardo, con ordinanza non impugnabile, trasmettendo direttamente copia degli atti alla Camera di appartenenza.

Questa credo che sia una tematica molto importante, ci tengo a sottolinearlo anche in questo caso, perché capita, purtroppo spesso, che non avvenga, da parte dei giudici, questa trasmissione alla Camera dei deputati e alla Camera di appartenenza quando è coinvolto e quando c'è la richiesta di un parlamentare.

Alla luce delle considerazioni che ho indicato, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che le dichiarazioni rese dall'onorevole Flavio Tosi, attraverso i post pubblicati sul suo profilo personale Facebook, presentino un nesso evidente e qualificato con l'esercizio del mandato parlamentare, che costituiscano opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e siano, pertanto, insindacabili, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater, n. 2)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesca Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, questo caso trae origine da un procedimento penale pendente presso il tribunale ordinario di Trento, a seguito di una denuncia- querela sporta nei confronti di Flavio Tosi, deputato all'epoca dei fatti, dalla dottoressa Livia Magri, magistrata in servizio presso il predetto ufficio giudiziario, per il reato di cui all'articolo 595, primo, secondo e terzo comma, del codice penale: diffamazione aggravata a mezzo stampa.

La querela della dottoressa Magri consegue alle dichiarazioni espresse dall'onorevole Tosi mediante i post pubblicati sul profilo personale Facebook nei mesi di agosto e ottobre 2023, nonché nel mese di febbraio 2024, in relazione a un procedimento penale, pendente presso il tribunale di Verona, rispetto al quale la querelante ha ricoperto il ruolo di giudice per le indagini preliminari. Di tali dichiarazioni ne è stata data notizia anche in articoli di stampa locale.

Attraverso dichiarazioni diffuse sui social, egli aveva affermato che “la giustizia italiana ha delle storture evidenti per colpa dell'orientamento politicizzato di taluni pochi magistrati”; aveva, inoltre, sostenuto che “ci sono uomini dello Stato privati della libertà per colpa dei giudizi distorti dalla solita parte di magistratura pesantemente condizionata dall'ideologia politica”. Secondo l'onorevole Tosi, cito: “nel caso dei poliziotti veronesi” - ce l'ha con me il collega Giachetti? - “c'è sempre una GIP che, a nostro avviso, per una visione ideologica, tiene agli arresti uomini dello Stato le cui eventuali colpe devono ancora essere accertate”, soffermandosi, altresì, su un possibile evidente caso di abuso della custodia cautelare.

La dottoressa Magri ha ritenuto che le espressioni utilizzate dall'onorevole Tosi quali “il giudizio distorto” e “la solita parte della magistratura pesantemente condizionata dall'ideologia politica” costituissero attacchi di natura personale in quanto avrebbero messo in dubbio la sua onestà intellettuale. Secondo Tosi, invece, le dichiarazioni costituirebbero forme di divulgazione critica e denuncia politica connesse alla funzione di parlamentare, espressione della linea politica del suo partito di appartenenza, Forza Italia.

Del resto, è noto a tutti che la parte politica cui appartiene l'onorevole Tosi sia storicamente e fortemente critica nei confronti dell'operato della magistratura, con ripetuti attacchi alla stessa. Da questo punto di vista, il pensiero di Tosi è quindi coerente. Va, inoltre, evidenziato che il parlamentare, nell'esercizio del suo mandato elettivo, può esprimere opinioni e rendere dichiarazioni che, collocandosi in un contesto politico, introducono nel dibattito pubblico interessi, temi, istanze, valutazioni rilevanti per la collettività su temi che hanno una vasta eco pubblica perché sono posti nell'interesse della società.

Come già cristallizzato nella giurisprudenza costituzionale, il parlamentare può esprimere le proprie opinioni attraverso l'impiego di tutti gli strumenti di comunicazione pubblica per convogliare nella dialettica democratica questioni di rilievo pubblico. Pertanto, il contesto comunicativo nel quale ha agito l'onorevole Tosi non è privato o personale, bensì pubblico e politico. Si tratta, quindi, di un contesto in cui il deputato ha espresso una valutazione e una critica politica su una vicenda percepita dalla collettività come rilevante per il funzionamento complessivo delle istituzioni.

Tuttavia, va evidenziato che non esiste alcun atto parlamentare specificatamente riferibile al procedimento penale per il quale è stata presentata la querela, e ciò non può essere ignorato, né sottovalutato. Perché, per quanto la Corte costituzionale, con le sentenze nn. 104 e 194 del 2024, abbia esplicitamente dequotato i noti requisiti della coincidenza di significato tra l'attività parlamentare tipica e l'opinione resa extra moenia, nonché della sostanziale contestualità temporale tra la prima e la seconda, tuttavia non è venuta meno la necessità del nesso funzionale.

Per questi motivi, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra esprimerà un voto di astensione, perché, pur ritenendo che le affermazioni rese dall'onorevole Tosi rientrino nell'ambito della critica politica, risulta a nostro avviso insussistente il nesso funzionale, richiesto ai fini dell'applicabilità della prerogativa in questione, tra le dichiarazioni rese extra moenia e l'attività svolta all'interno delle sedi parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. La richiesta parte dal tribunale ordinario di Trento a seguito di denuncia-querela nei confronti dell'onorevole Flavio Tosi, deputato all'epoca dei fatti. Io evito totalmente la ricostruzione dei fatti già effettuata dai colleghi, entro subito nel merito. Dico che oggi i rigorosi criteri formali per valutare il collegamento tra l'attività parlamentare concretizzata attraverso un atto di sindacato ispettivo e le dichiarazioni extra moenia devono essere superati.

Occorre tuttavia, al netto delle evoluzioni - residua questa necessità -, un minimo gancio formale per poter sostenere che le dichiarazioni oggetto di valutazione siano state rese nell'esercizio delle funzioni. Qui, per la verità, questo collegamento, questo gancio non si rinviene, anche se, di contro, le dichiarazioni non appaiono ingiuriose. Alla luce di queste considerazioni, esprimeremo un voto di astensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Il caso che ci occupa in questa sede nasce dalla querela per diffamazione a mezzo stampa che è stata sporta dalla dottoressa Magri, GIP presso il tribunale di Verona, nei confronti dell'onorevole Tosi, che era deputato all'epoca dei fatti. È una vicenda che si snoda attraverso la pubblicazione di alcuni post da parte del deputato Tosi sul suo profilo Facebook, in cui il deputato faceva riferimento a un procedimento penale a carico di alcuni agenti in servizio presso la squadra volante della questura di Verona, procedimento penale in cui a questi poliziotti era stata contestata una serie di reati, tra cui lesione personale, peculato, tortura e falso.

Con un primo post l'onorevole Tosi, riguardo ai provvedimenti adottati dalla dottoressa Magri in sede cautelare nei confronti di questi agenti, metteva a confronto il caso degli agenti con la vicenda di un incidente stradale con morti, e, paragonando questi due casi molto distanti tra di loro, parlava di storture evidenti della giustizia italiana per colpa dell'orientamento politicizzato di alcuni magistrati e, ancora letteralmente, di giudizi distorti della solita parte della magistratura pesantemente condizionata dall'ideologia politica.

Con un successivo post, poi, l'onorevole Tosi parlava ancora di visione ideologica da parte della GIP, e in un ultimo, ulteriore post, a seguito di alcune misure interdittive che erano state applicate agli agenti della questura di Verona, qualificava l'ordinanza che applicava queste misure interdittive come un provvedimento immotivato, ideologico e che calpesta il diritto. Ebbene, nel caso di specie sussistono elementi che non consentono di accogliere la proposta avanzata dalla relatrice di dichiarare insindacabili le dichiarazioni rese via Facebook dall'onorevole Tosi.

Infatti, dobbiamo evidenziare che, per un verso, l'onorevole Tosi ha utilizzato un registro linguistico senz'altro molto polemico e molto pungente, ma le sue dichiarazioni via Facebook non sono state ingiuriose e si sono mosse, secondo il nostro giudizio, sul terreno dell'aspra critica politica.

Dall'altro verso però, Presidente, le esternazioni social dell'onorevole Tosi, pur potendo astrattamente rientrare nell'ambito della critica politica, non possono certamente essere ricondotte all'esercizio della funzione parlamentare, perché risulta insussistente il nesso funzionale che, ai fini dell'applicabilità della guarentigia costituzionale, deve sussistere tra le opinioni espresse extra moenia e l'esercizio del mandato parlamentare.

Anche alla luce dell'evoluzione più recente della giurisprudenza costituzionale, infatti, resta imprescindibile la verifica di un nesso funzionale, evidente e qualificato tra le dichiarazioni rese e l'esercizio della funzione parlamentare. Sul punto ricordiamo che la Corte costituzionale ha progressivamente superato una lettura meramente formale dell'articolo 68 della Costituzione, ammettendo che anche dichiarazioni rese extra moenia possano rientrare nell'ambito dell'insindacabilità. Tuttavia, dobbiamo ricordare che la stessa giurisprudenza costituzionale ha chiarito che questa estensione non elimina, ma rafforza l'esigenza di un accertamento rigoroso del collegamento con la funzione rappresentativa.

Nel caso di specie, secondo il nostro giudizio, questo collegamento con la funzione parlamentare non è sufficientemente dimostrato, perché le dichiarazioni Facebook, che sono oggetto del procedimento, non risultano riconducibili in modo diretto a un'attività parlamentare né emergono come proiezione esterna di atti o iniziative riconducibili all'esercizio del mandato. Quindi, in assenza del nesso funzionale, così come previsto in base anche alla più recente giurisprudenza costituzionale, l'applicazione della prerogativa dell'insindacabilità finirebbe per estendersi oltre i limiti costituzionalmente tracciati e in questo modo si altererebbe il delicato equilibrio tra la funzione parlamentare e la responsabilità giuridica. In conclusione, in considerazione del fatto che, da un lato, le dichiarazioni social dell'onorevole Tosi appaiono rientrare nell'ambito della critica politica e in considerazione, dall'altro lato, del fatto che le esternazioni dello stesso onorevole Tosi non presentano un nesso funzionale con l'attività parlamentare, dichiaro il voto di astensione del MoVimento 5 Stelle relativamente alla proposta della relatrice di dichiarare insindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Tosi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS (FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo a nome di Forza Italia per esprimere un convinto voto favorevole sulla proposta della Giunta per le autorizzazioni in materia di insindacabilità delle dichiarazioni rese dall'onorevole Flavio Tosi. Non siamo oggi chiamati a esprimere un giudizio sul contenuto politico di quelle affermazioni né tanto meno a stabilire se esse risultino condivisibili o meno, ma siamo chiamati a verificare se rientrino nell'alveo di protezione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

Si tratta di fatti precisi, non di astrazioni; dichiarazioni che si inseriscono in un dibattito pubblico su temi attinenti alla giustizia, alla sicurezza e dunque su materie che sono centrali nell'attività parlamentare. Penso che proprio da qui bisogna partire perché le dichiarazioni dell'onorevole Tosi non sono esternazioni private o eccentriche rispetto al ruolo istituzionale. Esse si collocano nell'ambito di un confronto politico, sì, vivo, acceso, talvolta anche aspro, su questioni però, come ho detto, di sicurezza e di giustizia. Sono espressione di una critica politica, non di un'aggressione personale gratuita. Si utilizzano toni fermi, certo, ma non travalicano quella soglia che il diritto individua come offensiva della dignità individuale.

Negare in un caso come questo l'insindacabilità significherebbe introdurre un criterio restrittivo e pericoloso; significherebbe affermare, in sostanza, che il parlamentare è libero solo dentro quest'Aula, ma diventa vulnerabile non appena esercita la propria funzione nello spazio pubblico; significherebbe ignorare che oggi il rapporto tra rappresentanti e cittadini si sviluppa anche in larga misura attraverso strumenti, come i social network, che costituiscono una naturale estensione del dibattito politico.

Ma vi è anche un ulteriore profilo che, come liberali e garantisti, riteniamo essenziale sottolineare. Qui si gioca una distinzione fondamentale tra responsabilità politica e responsabilità penale: la prima attiene al giudizio degli elettori, al confronto democratico, alla dialettica tra posizioni diverse; la seconda attiene alla violazione di norme incriminatrici e comporta conseguenze di natura sanzionatoria.

Confondere questi due piani significa alterare profondamente l'equilibrio del sistema democratico. Non ogni parola dura, non ogni critica aspra, non ogni giudizio severo possono e devono essere traslati sul piano penale. Un uso eccessivo dello strumento penale come limite alla dialettica politica rischia di produrre un effetto di raffreddamento, di autocensura, di compressione della libertà di espressione. Rischia, in ultima analisi, di indebolire il Parlamento e la qualità stessa del confronto democratico.

L'articolo 68 della Costituzione nasce esattamente per evitare questo rischio. Non è un privilegio personale, è una garanzia funzionale posta a tutela della libertà del mandato parlamentare che trova, appunto, il suo fondamento nell'articolo 67 della Costituzione.

Oggi noi non stiamo difendendo una persona, stiamo difendendo un principio: il principio secondo cui il parlamentare deve poter esercitare il proprio ruolo fino in fondo, anche quando le sue parole sono scomode, anche quando suscitano dissenso, anche quando vengono contestate (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE); il principio secondo cui la sede naturale per valutare politicamente quelle parole è unicamente il giudizio dei cittadini, non l'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) di un tribunale penale.

E per queste ragioni, signor Presidente, che ribadiamo il voto favorevole del gruppo Forza Italia alla proposta della Giunta perché difendere l'insindacabilità quando ne ricorrono i presupposti significa difendere la libertà del Parlamento, la distinzione dei poteri e, in definitiva, la tenuta della nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bisa. Ne ha facoltà.

INGRID BISA (LEGA). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo Lega alla proposta della relatrice in ordine all'applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nel procedimento che riguarda l'onorevole Tosi.

Desidero, innanzitutto, richiamare il perimetro entro il quale siamo chiamati a esprimerci. In particolare, in materia di insindacabilità parlamentare non spetta a quest'Aula entrare nel merito della vicenda oggetto del procedimento, né accertare la rilevanza penale delle dichiarazioni contestate.

Il nostro compito è diverso e più circoscritto: verificare se le dichiarazioni rese dal parlamentare siano riconducibili all'esercizio delle sue funzioni e se, pertanto, ricorrano i presupposti per l'applicazione della prerogativa prevista dall'articolo 68 della Costituzione.

È importante ricordare che questa decisione non riguarda il singolo parlamentare in quanto tale; riguarda sempre le guarentigie costituzionali poste a tutela del Parlamento e della libertà di esercizio del mandato rappresentativo. Si tratta di prerogative che la Costituzione riconosce non per attribuire privilegi personali, ma per garantire l'autonomia e l'indipendenza dell'istituzione parlamentare nell'interesse dell'intera collettività. In questo senso, vi è il riferimento imprescindibile all'articolo 67 della Costituzione, secondo il quale ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le proprie funzioni senza vincolo di mandato. Proprio tale disposizione costituisce, come più volte affermato dalla Corte costituzionale, il fondamento e, al tempo stesso, il limite dell'insindacabilità parlamentare.

La giurisprudenza costituzionale ha chiarito in modo costante che la tutela prevista dall'articolo 68 può estendersi anche alle dichiarazioni rese al di fuori delle sedi parlamentari - le cosiddette dichiarazioni extra moenia - purché esse rappresentino la naturale proiezione esterna dell'attività politico-rappresentativa svolta dal parlamentare e sia ravvisabile quel qualificato nesso funzionale con l'esercizio del mandato, che costituisce il presupposto essenziale della guarentigia costituzionale.

Si tratta di principi ribaditi dalla Corte costituzionale in numerose sentenze, da ultimo nelle sentenze n. 104 e n. 194 del 2024 e nella sentenza n. 19 del 2026. Alla luce di questi elementi, emersi nel corso dell'istruttoria in Giunta, riteniamo che tale nesso funzionale sia chiaramente riscontrabile nel caso in esame. Le dichiarazioni rese dall'onorevole Tosi attraverso i post pubblicati sul proprio profilo Facebook si collocano, infatti, all'interno di un dibattito pubblico e politico riguardante temi percepiti dalla collettività come rilevanti per il funzionamento delle istituzioni e per l'interesse generale.

Non siamo di fronte a considerazioni espresse nell'ambito di una vicenda privata o personale, né a esternazioni prive di collegamento con l'attività politico-rappresentativa del parlamentare. Al contrario, si tratta di valutazioni formulate nell'esercizio della funzione di rappresentanza politica e rivolte all'opinione pubblica su questioni di interesse collettivo. È proprio questa connessione tra l'opinione espressa e la funzione parlamentare a rendere operativa la tutela prevista dall'articolo 68 della Costituzione.

A ciò si aggiunga che nei post oggetto delle contestazioni non emergono espressioni oltraggiose e gratuitamente offensive. Ci troviamo piuttosto nell'ambito di una critica politica che, per quanto possa essere oggetto di valutazioni differenti sul piano del merito, rientra pienamente nelle forme del confronto democratico e del dibattito pubblico. Ribadisco, quindi, il voto favorevole, per tutti questi motivi, alla relazione del relatore proposta all'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, interveniamo sulla proposta della Giunta per le autorizzazioni di dichiarare insindacabili, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, le opinioni espresse dall'onorevole Tosi, deputato all'epoca dei fatti, attraverso i post pubblicati sul proprio profilo Facebook. Annuncio sin da ora che il gruppo del Partito Democratico si asterrà e desidero spiegarne con franchezza le ragioni.

Condividiamo, nella sostanza, il quadro costituzionale richiamato dalla relatrice. L'articolo 68, primo comma, è un presidio irrinunciabile della democrazia parlamentare. Esso non tutela la persona del singolo eletto, ma la libertà del mandato e l'autonomia delle Camere nell'equilibrio tra i poteri dello Stato. Il criterio di applicazione di questo istituto deve essere funzionale e non spaziale, e condividiamo, dunque, che possano ricadere sotto la guarentigia anche le opinioni rese extra moenia, persino attraverso i social media, rientrando, ormai, a pieno titolo questi strumenti nel novero dei mezzi della comunicazione politica. E condividiamo che gli indici tradizionali - la corrispondenza di contenuto con gli atti parlamentari e la prossimità temporale - siano, come ha puntualizzato in più occasioni la giurisprudenza costituzionale, indici sintomatici e non requisiti rigidi.

Ed è proprio da questa premessa che muove il nostro dissenso nel merito, perché, se è vero che l'assenza di un atto tipico non esaurisce l'accertamento rimesso alla Camera, è altrettanto vero che quanto più quegli indici si allentano, tanto più rigorosa deve farsi la verifica di un nesso funzionale reale, evidente e qualificato. Vale, anzi, il contrario di quanto talvolta si è portati a pensare: la maggiore elasticità dei criteri non abbassa, ma, al contrario, innalza l'onere di dimostrare che quelle parole sono davvero proiezione dell'attività parlamentare; diversamente, la prerogativa scivola da garanzia della funzione a immunità personale per qualunque dichiarazione pubblica di un eletto. Una deriva che la Corte costituzionale ha sempre voluto evitare.

Nel caso che ci occupa quel nesso qualificato non riusciamo a ravvisarlo, non vi è alcun atto parlamentare riferibile ai fatti. Il collegamento viene costruito su un'affinità tematica generale - la questione giustizia, la firma su una proposta di legge in materia di uso politico della giustizia -, ma l'affinità di tema non è il nesso funzionale che la Costituzione richiede. Le dichiarazioni in esame avevano ad oggetto provvedimenti specifici di una magistrata indicata per nome, all'interno di un procedimento penale puntuale e ancora pendente. Una polemica su singoli atti cautelari, non la naturale proiezione esterna di un'iniziativa del mandato.

La corrispondenza di contenuto e quella temporale con l'attività intra moenia, in concreto, qui mancano. Non si tratta di una questione di forma: l'articolo 68 vive sull'equilibrio tra i poteri e dilatarne i confini, fino a coprire la critica al singolo provvedimento di un singolo giudice, rischia di indebolire, non di rafforzare, quell'equilibrio e, con esso, l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che la Costituzione tutela con eguale forza. Una prerogativa invocata come scudo in un'ordinaria vicenda di diffamazione, in assenza di un autentico legame con la funzione, finisce per logorare la credibilità della prerogativa stessa.

Tuttavia, non voteremo contro perché, occorre riconoscerlo, le parole dell'onorevole Tosi si collocano nell'ambito della critica politica e toccano temi di indiscutibile interesse pubblico. La libertà di manifestazione del pensiero del parlamentare, anche aspra, anche affidata a giudizi tranchant, è un valore che difendiamo e che non intendiamo in alcun modo comprimere. Per questo, non ci uniamo a chi volesse negarla, ma non possiamo affermare ciò che gli atti non dimostrano, ossia quel nesso funzionale evidente e qualificato che solo giustifica l'insindacabilità. Per questo non possiamo neppure votare a favore. La nostra astensione, signor Presidente, non è indifferenza, è la posizione di chi rispetta la prerogativa al punto da non volerla piegare oltre la sua misura. Per queste ragioni, il gruppo del Partito Democratico, come preannunciato, si asterrà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione – Doc. IV-quater, n. 2)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-quater, n. 2, concernono opinioni espresse da Flavio Tosi, deputato all'epoca dei fatti, nell'esercizio delle funzioni parlamentari, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Dunque, chi intende esprimersi per la insindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, verde; mentre chi intende esprimersi per la sindacabilità deve votare “no”, rosso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 85).

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame dei restanti argomenti iscritti all'ordine del giorno è rinviato alla giornata di domani.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Colleghi, ho bisogno di silenzio. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Manzi. Ne ha facoltà.

IRENE MANZI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Chiederei davvero silenzio perché intervengo con dolore in quest'Aula per esprimere, da cittadina maceratese, la mia vicinanza, in queste ore, alla città di Macerata che è stata colpita da un gravissimo lutto, dalla scomparsa di tre giovani vite: Nicolas Calabrese, Giorgio Franceschini e Daniele Francalancia. Sono stati vittime, lo scorso 14 giugno, di un terribile incidente stradale, un terribile scontro che li ha coinvolti sulla superstrada Val di Chienti.

È stata una domenica terribile quella appena trascorsa sulle strade marchigiane con 6 morti: Christian Perugini, deceduto, appunto, nello stesso scontro e, a poca distanza, un altro incidente stradale in cui sono molti altri 2 giovanissimi: Pietro Borsini e Davide Paglialunga. Si tratta di vite, appunto, nel caso maceratese, di ventenni, impegnati nell'associazionismo, nello sport, con sogni, speranze e aspettative che sono state troncate all'improvviso. Si accerteranno, ovviamente, le responsabilità; è ovvio che tutti richiedano necessariamente un presidio di maggiore sicurezza su quelle strade. Questo è, però, un momento essenzialmente di dolore, di commozione e di vicinanza ad altri due ragazzi che sono rimasti feriti in quello scontro e che sono attualmente ricoverati: Michele Calcagni e Simone Bracaccini.

E soprattutto è un momento di vicinanza alla comunità maceratese, alle famiglie dei ragazzi deceduti e al sindaco; a quella comunità che, tra poche ore, si riunirà - vado a concludere - in un corteo e in una veglia commemorativa. Una fiaccolata che davvero, in un abbraccio collettivo, si stringerà intorno a tutta la città che in questo momento è commossa e attonita di fronte a un evento drammatico; la città di Macerata si fermerà per stringersi intorno a vite spezzate come una comunità, in questo momento, deve fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Penza. Ne ha facoltà.

PASQUALINO PENZA (M5S). Grazie, Presidente. Torniamo ancora una volta a parlare di Caivano e del quartiere-ghetto Parco Verde. È un quartiere - ricordiamo - costruito negli anni Ottanta con strutture prefabbricate. Abbiamo notizie di questi giorni di incontri avvenuti a Palazzo Chigi in merito a un possibile percorso di ristrutturazione di tale struttura, di tale quartiere.

Io già mi pongo la prima domanda su come sia possibile ristrutturare un quartiere fatto con prefabbricati, ma andando oltre sembrerebbe che il percorso che questo Governo voglia intraprendere sia quello già preannunciato circa un anno fa, o forse più, dalla Presidente Meloni, ovvero l'ingresso di un privato nella gestione di Parco Verde, che dovrebbe stanziare dei fondi.

Ora o questo privato è un istituto di beneficenza oppure qui abbiamo un problema. Abbiamo serie perplessità, poiché un privato tende a fare cassa. Mi domando: un privato che stanzia fondi come può rientrare di queste somme e soprattutto sulle spalle di chi? Forse dei cittadini?

Ecco, spero che anche l'amministrazione abbia i miei stessi dubbi, gli stessi dubbi del MoVimento 5 Stelle. Come MoVimento 5 Stelle, abbiamo proposto e ribadiamo qui un abbattimento e una ricostruzione delocalizzata ed ecosostenibile nonché un piano programmatico nel tempo che consenta, così come è avvenuto per Scampia, una giusta riqualificazione delle strutture, partendo dalle fondamenta, per ridare ai cittadini una degna abitazione dove vivere e non essere più ghettizzati.

Chiediamo tramite lei, Presidente, che questo Governo stanzi dei fondi affinché questo percorso sia fattibile e che lo promuova (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Parto dai fatti. Nei giorni scorsi a Milano, su un autobus, una ragazza di 26 anni si accorge che un uomo, che indossa la divisa dell'azienda dei trasporti pubblici milanesi, sta chattando con altri uomini, condividendo immagini non consensuali di parti fisiche di passeggere che sono state su quei mezzi. Che cosa succede? La ragazza fotografa questa situazione e la invia ai circuiti interni dell'azienda per segnalare l'illecito.

Nei giorni successivi Agostino Ghiglia, componente del collegio del Garante della privacy, ex parlamentare di Fratelli d'Italia, sotto indagine a Roma per peculato e corruzione, viene intervistato e mette sullo stesso piano il reato, a suo avviso, compiuto dalla ragazza nel fare questa foto - reato che andrà accertato, visto che lei non l'ha condiviso se non sulle linee interne, ma questo non spetta a noi valutarlo - e quello compiuto dai sette che si sono scambiati queste immagini. Al momento c'è un'indagine in corso che è partita e la sospensione di quei dipendenti.

Quello che noi qui vogliamo segnalare è il totale imbarazzo e il totale scandalo per il fatto che un membro del collegio, dell'Authority che dovrebbe garantire e tutelare la privacy dei dati e la Commissione sul femminicidio, dopo sei mesi di indagine sulla violenza digitale, ha addirittura chiesto di rafforzare il suo ruolo di garanzia e di tutela... Ricordo che in quest'Aula è stata votata una mozione sulla violenza digitale, nella quale siamo andati a dire che serve rafforzare quel ruolo dell'Authority.

Ecco, a nostro avviso, è sconcertante e inaccettabile che quel membro del Collegio abbia espresso quelle parole e abbia anche detto: che volete che sia? Sono 7 persone su 60 milioni di abitanti.

E abbia anche aggiunto: tanto andiamo a vedere la chat del calcetto che abbiamo tutti...

PRESIDENTE. Chiaro.

SARA FERRARI (PD-IDP). Ecco, noi chiediamo che la normalizzazione di questo sia inaccettabile, a maggior ragione, per il ruolo che questa persona riveste.

Quindi, chiederemo all'interno della Commissione sul femminicidio una presa di distanza e chiediamo che anche la Ministra prenda le distanze da chi riveste quel ruolo e ha detto queste parole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 18 giugno 2026 - Ore 9,30:

1. Seguito della discussione delle mozioni Merola ed altri n. 1-00570, Francesco Silvestri ed altri n. 1-00577, Giachetti ed altri n. 1-00578, Zanella ed altri n. 1-00581 e Sottanelli ed altri n. 1-00587 concernenti iniziative nell'ambito del settore dei giochi pubblici .

2. Seguito della discussione delle mozioni Scerra, De Luca, Grimaldi, Madia ed altri n. 1-00569, Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano ed altri n. 1-00575 e Bonetti ed altri n. 1-00586 concernenti la revisione integrale del Patto di stabilità e crescita e gli investimenti europei e nazionali in armamenti .

3. Seguito della discussione delle mozioni Boschi ed altri n. 1-00572 e Benzoni ed altri n. 1-00579 in materia di riduzione del costo dell'energia e politiche a sostegno della crescita .

4. Seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .

5. Seguito della discussione della mozione Zanella ed altri n. 1-00574 concernente iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane .

6. Seguito della discussione della proposta di legge:

COLOSIMO ed altri: Misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata ("Liberi di scegliere"). (C. 2696-A​)

Relatrice: VARCHI.

La seduta termina alle 19,23.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 2 la deputata De Micheli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 2 la deputata Ruffino ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 30 e 34 la deputata Montaruli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 36 la deputata Romeo ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 37 e 54 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 38 il deputato Alfonso Colucci ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 44 il deputato Dell'Olio ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 63 la deputata Rossello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 65 la deputata Matera ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 71 il deputato Morassut ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 75 il deputato Donno ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 80 la deputata Fontana ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 81 la deputata Polidori ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 82 il deputato Fabrizio Rossi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 82 la deputata Polidori ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 84 la deputata Gruppioni ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 84 la deputata Patriarca ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 85 la deputata Di Maggio ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 85 la deputata Lancellotta ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2962 - EM 1.1 252 251 1 126 102 149 75 Resp.
2 Nominale EM 1.2 250 248 2 125 96 152 75 Resp.
3 Nominale EM 1.3 256 254 2 128 102 152 75 Resp.
4 Nominale EM 1.4 262 258 4 130 105 153 75 Resp.
5 Nominale EM 1.5 260 256 4 129 104 152 75 Resp.
6 Nominale ART PREM 01-BIS.01 261 221 40 111 70 151 74 Resp.
7 Nominale ART PREM 01-BIS.02 265 261 4 131 106 155 74 Resp.
8 Nominale ART PREM 01-BIS.03 266 256 10 129 101 155 74 Resp.
9 Nominale EM 1-BIS.4 261 202 59 102 50 152 74 Resp.
10 Nominale EM 1-BIS.5 265 254 11 128 93 161 74 Resp.
11 Nominale EM 1-BIS.6 261 250 11 126 91 159 74 Resp.
12 Nominale EM 1-BIS.7 263 251 12 126 93 158 74 Resp.
13 Nominale EM 1-BIS.8 264 253 11 127 99 154 74 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale EM 1-BIS.12 266 260 6 131 99 161 74 Resp.
15 Nominale EM 1-BIS.9 265 261 4 131 99 162 74 Resp.
16 Nominale EM 1-BIS.10 259 255 4 128 98 157 74 Resp.
17 Nominale EM 1-BIS.11 265 261 4 131 108 153 74 Resp.
18 Nominale EM 1-BIS.15 265 262 3 132 109 153 74 Resp.
19 Nominale ART AGG 1-BIS.01 267 265 2 133 109 156 74 Resp.
20 Nominale ART AGG 1-BIS.02 268 267 1 134 109 158 74 Resp.
21 Nominale ART AGG 1-BIS.03 266 257 9 129 94 163 74 Resp.
22 Nominale ART AGG 1-BIS.04 265 259 6 130 106 153 74 Resp.
23 Nominale ART AGG 1-BIS.05 266 260 6 131 95 165 74 Resp.
24 Nominale ART AGG 1-BIS.06 269 266 3 134 109 157 74 Resp.
25 Nominale ART AGG 1-BIS.07 266 263 3 132 108 155 74 Resp.
26 Nominale ART AGG 1-BIS.09 267 264 3 133 106 158 74 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ART AGG 1-BIS.010 267 264 3 133 105 159 74 Resp.
28 Nominale ART AGG 1-BIS.011 271 267 4 134 112 155 73 Resp.
29 Nominale ART AGG 1-BIS.012 273 269 4 135 111 158 73 Resp.
30 Nominale ART AGG 1-BIS.014 264 256 8 129 105 151 73 Resp.
31 Nominale ART AGG 1-BIS.015 265 263 2 132 110 153 73 Resp.
32 Nominale ART AGG 1-BIS.018 264 262 2 132 110 152 73 Resp.
33 Nominale ART AGG 1-BIS.019 259 257 2 129 106 151 73 Resp.
34 Nominale ART AGG 1-BIS.020 262 260 2 131 111 149 73 Resp.
35 Nominale ART AGG 1-BIS.021 265 259 6 130 105 154 73 Resp.
36 Nominale ART AGG 1-BIS.022 265 264 1 133 111 153 73 Resp.
37 Nominale ART AGG 1-BIS.023 262 258 4 130 112 146 73 Resp.
38 Nominale ART AGG 1-BIS.013 PARTE AMM 261 257 4 129 108 149 73 Resp.
39 Nominale ART AGG 1-BIS.016 256 252 4 127 104 148 73 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale ART AGG 1-BIS.017 266 262 4 132 112 150 73 Resp.
41 Nominale EM 1-TER.3 264 259 5 130 111 148 73 Resp.
42 Nominale EM 1-TER.1 265 262 3 132 113 149 73 Resp.
43 Nominale EM 1-TER.2 267 264 3 133 115 149 73 Resp.
44 Nominale EM 1-TER.4 263 257 6 129 110 147 73 Resp.
45 Nominale EM 1-TER.7 258 253 5 127 107 146 73 Resp.
46 Nominale EM 1-TER.6 261 258 3 130 110 148 73 Resp.
47 Nominale EM 1-TER.5 254 250 4 126 106 144 73 Resp.
48 Nominale EM 1-TER.8 258 255 3 128 110 145 73 Resp.
49 Nominale EM 1-TER.9 262 260 2 131 110 150 73 Resp.
50 Nominale EM 1-TER.10 262 259 3 130 110 149 73 Resp.
51 Nominale ART AGG 1-TER.03 256 253 3 127 106 147 73 Resp.
52 Nominale ART AGG 1-TER.04 261 258 3 130 110 148 73 Resp.


INDICE ELENCO N. 5 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
53 Nominale ART AGG 1-TER.05 265 261 4 131 112 149 73 Resp.
54 Nominale EM 1-QUATER.1 262 259 3 130 110 149 72 Resp.
55 Nominale EM 1-SEXIES.200 262 222 40 112 222 0 71 Appr.
56 Nominale EM 1-SEPTIES.1 258 254 4 128 105 149 71 Resp.
57 Nominale EM 1-SEPTIES.2 257 254 3 128 106 148 71 Resp.
58 Nominale EM 1-SEPTIES.3 254 252 2 127 106 146 71 Resp.
59 Nominale EM 1-SEPTIES.4 260 258 2 130 109 149 71 Resp.
60 Nominale EM 1-SEPTIES.5 258 256 2 129 109 147 71 Resp.
61 Nominale EM 1-SEPTIES.6 252 250 2 126 108 142 71 Resp.
62 Nominale ART AGG 1-SEPTIES.01 256 255 1 128 110 145 71 Resp.
63 Nominale ART AGG 1-SEPTIES.07 259 257 2 129 109 148 71 Resp.
64 Nominale EM 1-DECIES.200 261 259 2 130 226 33 71 Appr.
65 Nominale EM 1-DUODECIES.200 262 228 34 115 226 2 71 Appr.


INDICE ELENCO N. 6 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 78)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
66 Nominale EM 1-TERDECIES.200 262 228 34 115 227 1 71 Appr.
67 Nominale EM 1-QUINQUIESDECIES.1000 260 258 2 130 111 147 71 Resp.
68 Nominale ODG 9/2962/1 252 251 1 126 5 246 71 Resp.
69 Nominale ODG 9/2962/9 252 249 3 125 107 142 71 Resp.
70 Nominale ODG 9/2962/10 253 252 1 127 109 143 71 Resp.
71 Nominale ODG 9/2962/11 251 245 6 123 103 142 71 Resp.
72 Nominale ODG 9/2962/12 259 256 3 129 110 146 71 Resp.
73 Nominale ODG 9/2962/17 264 256 8 129 105 151 71 Resp.
74 Nominale ODG 9/2962/18 263 260 3 131 111 149 71 Resp.
75 Nominale ODG 9/2962/19 260 197 63 99 47 150 71 Resp.
76 Nominale ODG 9/2962/21 262 259 3 130 111 148 71 Resp.
77 Nominale ODG 9/2962/22 262 260 2 131 111 149 71 Resp.
78 Nominale ODG 9/2962/23 257 254 3 128 112 142 71 Resp.


INDICE ELENCO N. 7 DI 7 (VOTAZIONI DAL N. 79 AL N. 85)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
79 Nominale ODG 9/2962/24 256 187 69 94 37 150 71 Resp.
80 Nominale ODG 9/2962/25 252 248 4 125 108 140 71 Resp.
81 Nominale ODG 9/2962/27 251 249 2 125 106 143 71 Resp.
82 Nominale DDL 2962 - VOTO FINALE 244 244 0 123 149 95 79 Appr.
83 Nominale DOC IV-TER, N 15-A 238 179 59 90 150 29 76 Appr.
84 Nominale DOC IV-TER, N 19-A 220 218 2 110 216 2 74 Appr.
85 Nominale DOC IV-QUATER, N 2 224 141 83 71 141 0 74 Appr.