XIX LEGISLATURA
COMUNICAZIONI
Missioni valevoli
nella seduta del 1° luglio 2026.
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bisa, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Calderone, Calovini, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Donzelli, Fassino, Ferrante, Ferro, Formentini, Foti, Frassinetti, Freni, Gardini, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Grippo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Loperfido, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Mari, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Patriarca, Pellegrini, Pellicini, Pichetto Fratin, Prisco, Quartini, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Roscani, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Soumahoro, Sportiello, Tajani, Trancassini, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili.
(Alla ripresa pomeridiana della seduta).
Albano, Ascani, Bagnai, Barbagallo, Barelli, Barzotti, Battistoni, Bellucci, Benvenuto, Bicchielli, Bignami, Bisa, Bonetti, Boschi, Braga, Brambilla, Caiata, Calderone, Calovini, Cappellacci, Carloni, Casasco, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cesa, Cirielli, Colosimo, Alessandro Colucci, Enrico Costa, Sergio Costa, D'Alessio, Deidda, Donzelli, Fassino, Ferrante, Ferro, Formentini, Foti, Frassinetti, Freni, Gava, Gebhard, Gemmato, Giachetti, Giglio Vigna, Giorgetti, Gribaudo, Grippo, Guerini, Gusmeroli, Leo, Lollobrigida, Loperfido, Lucaselli, Lupi, Magi, Mangialavori, Mari, Maschio, Mazzi, Meloni, Michelotti, Minardo, Molinari, Molteni, Morrone, Mulè, Nordio, Osnato, Pagano, Patriarca, Pellegrini, Pellicini, Pichetto Fratin, Prisco, Quartini, Rampelli, Riccardo Ricciardi, Richetti, Rixi, Rizzetto, Roccella, Romano, Rosato, Roscani, Angelo Rossi, Rotelli, Scerra, Schullian, Semenzato, Siracusano, Soumahoro, Sportiello, Tajani, Trancassini, Traversi, Tremonti, Vaccari, Varchi, Vinci, Zanella, Zaratti, Zoffili.
Annunzio di proposte di legge.
In data 30 giugno 2026 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa del deputato:
MOLINARI: «Introduzione del capo III-bis del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 162, concernente l'istituzione della Zona economica speciale per le aree transfrontaliere dell'Italia settentrionale – ZES Nord» (2996).
Sarà stampata e distribuita.
Annunzio di proposte di legge d'iniziativa popolare.
In data 30 giugno 2026 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge:
PROPOSTA DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE: «Remigrazione e riconquista: Disposizioni in materia di governo dei flussi migratori, istituzione del programma nazionale di remigrazione e di un fondo per la natalità italiana» (2997).
Sarà stampata, previo accertamento della regolarità delle firme dei presentatori, ai sensi della legge 25 maggio 1970, n. 352, e distribuita.
Adesione di deputati a proposte di legge.
La proposta di legge COLOSIMO ed altri: «Disposizioni per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento appartenenti a famiglie inserite in contesti di criminalità organizzata» (2696) è stata successivamente sottoscritta dai deputati Cannata, Ciancitto, Dalla Chiesa, Iaia, Longi, Pisano e Sbardella.
La proposta di legge DE BERTOLDI: «Modifica all'articolo 2236 del codice civile e altre disposizioni concernenti la responsabilità civile e l'obbligo di assicurazione dei professionisti iscritti negli albi delle professioni tecniche regolamentate» (2858) è stata successivamente sottoscritta dalle deputate Cavandoli, Loizzo e Montemagni.
La proposta di legge GIORGIANNI ed altri: «Modifiche al codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, di cui al decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14, in materia di procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento e di tutela del debitore meritevole» (2885) è stata successivamente sottoscritta dal deputato Lampis.
Assegnazione di progetti di legge a Commissioni in sede referente.
A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
II Commissione (Giustizia):
AMICH ed altri: «Modifiche al codice di procedura penale, alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del medesimo codice e alla legge 14 novembre 2012, n. 203, in materia di ricerca delle persone scomparse» (2909) Parere delle Commissioni I, V e XII.
III Commissione (Affari esteri):
S. 1878. – «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026» (approvato dal Senato) (2957) Parere delle Commissioni I, II, IV, V e X;
S. 1880. – «Ratifica ed esecuzione dei Trattati di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, fatti a Roma il 18 e il 26 luglio 2023» (approvato dal Senato) (2958) Parere delle Commissioni I, II e V;
S. 1879. – «Ratifica ed esecuzione del Trattato sul trasferimento delle persone condannate tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Paraguay, fatto ad Assunzione il 7 luglio 2023» (approvato dal Senato) (2959) Parere delle Commissioni I, II e V;
S. 1884. – «Ratifica ed esecuzione dello Scambio di Note Verbali, fatto al Cairo il 3 agosto ed il 10 settembre 2025, concernenti la proroga di validità del Memorandum d'intesa tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana ed il Ministero della difesa della Repubblica Araba d'Egitto sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 23 marzo 1998» (approvato dal Senato) (2960) Parere delle Commissioni I, IV e V.
VI Commissione (Finanze):
L'ABBATE: «Disposizioni tributarie per la promozione della decarbonizzazione dei processi produttivi e istituzione di un fondo per la riqualificazione dei territori e la riconversione industriale» (2893) Parere delle Commissioni I, V, VIII, X, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
VII Commissione (Cultura):
LATINI: «Delega al Governo per la revisione e il riordino della disciplina del settore cinematografico e audiovisivo» (2969) Parere delle Commissioni I, II, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), X, XI, XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
X Commissione (Attività produttive):
L'ABBATE: «Tutela e valorizzazione della ceramica artistica e di qualità italiana» (2899) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), III, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Trasmissione dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.
Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, con lettera in data 1° luglio 2026, ha trasmesso – al sensi dell'articolo 2, comma 1, lettere a), b), c) ed m) della legge 9 febbraio 2023, n. 12 – la relazione sull'analisi comparata degli strumenti di contrasto al femminicidio e alla violenza di genere da parte degli stati membri dell'Unione europea, approvata dalla medesima Commissione nella seduta odierna.
Il predetto documento sarà stampato e distribuito (Doc. XXIII, n. 23).
Richiesta di parere parlamentare su atti del Governo.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 30 giugno 2026, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 34 della legge 7 maggio 2026, n. 70, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2024/1785 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, che modifica la direttiva 2010/75/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento), e la direttiva 1999/31/CE del Consiglio, relativa alle discariche dei rifiuti (420).
Questa richiesta, in data 30 giugno 2026, è stata assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VIII Commissione (Ambiente) e, per le conseguenze di carattere finanziario, alla V Commissione (Bilancio), nonché, ai sensi del comma 2 dell'articolo 126 del Regolamento, alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), che dovranno esprimere i prescritti pareri entro il 30 luglio 2026.
Atti di controllo e di indirizzo.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell'Allegato B al resoconto della seduta odierna.
MOZIONI BOSCHI ED ALTRI N. 1-00572, BENZONI ED ALTRI N. 1-00579, BONELLI ED ALTRI N. 1-00589, PAVANELLI ED ALTRI N. 1-00590 E PANDOLFO ED ALTRI N. 1-00591 IN MATERIA DI RIDUZIONE DEL COSTO DELL'ENERGIA E POLITICHE A SOSTEGNO DELLA CRESCITA
Mozioni
La Camera,
premesso che:
1) il quadro macroeconomico internazionale è fortemente influenzato dal perdurare del conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni geopolitiche globali, che stanno determinando un nuovo e preoccupante shock sui mercati energetici. Le stime più recenti indicano che il prezzo del petrolio ha raggiunto quotazioni critiche, con proiezioni che ipotizzano picchi fino a 140 dollari al barile, un livello che non solo incide direttamente sui costi di produzione e trasporto, ma alimenta anche l'incertezza economica generale;
2) secondo le analisi di Confindustria, lo scenario peggiore prefigura un aggravio dei costi energetici per le imprese italiane che potrebbe raggiungere i 21 miliardi di euro. Tale incremento non solo erode i margini di profitto, ma mette a serio rischio la competitività del sistema produttivo nazionale, con conseguenze dirette sulla tenuta dei livelli occupazionali e sulla capacità di investimento delle aziende;
3) la crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz sta determinando un critico «effetto imbuto» sui flussi commerciali globali, che si traduce in una brusca frenata degli investimenti industriali in Italia a causa dell'incertezza sulla regolarità degli approvvigionamenti. Tale scenario sta paralizzando intere filiere tecnologiche per la carenza di materie prime critiche, come l'elio proveniente dal Qatar, e componenti essenziali quali i semiconduttori, mettendo a rischio la competitività strutturale di settori chiave come la chimica, la farmaceutica, l'acciaio e la moda;
4) oltre al rincaro diretto dell'energia, stimato al +10,4 per cento, l'aggravio logistico derivante dall'aumento del 20 per cento dei costi di trasporto nell'area del Golfo sta trasformando lo shock energetico in una crisi sistemica di produzione e offerta. Nonostante i segnali di sofferenza siano apparsi già evidenti nei dati Istat di gennaio 2026, che hanno rilevato un calo della produzione industriale nazionale dello 0,6 per cento annuo, le iniziative finora intraprese dal Governo per la diversificazione delle rotte e la sicurezza degli approvvigionamenti si sono rivelate insufficienti e prive di una visione strutturale, lasciando il sistema produttivo esposto a costi logistici insostenibili;
5) l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) ha confermato per il trimestre aprile-giugno 2026 un significativo incremento delle tariffe elettriche, pari all'8,1 per cento per i clienti vulnerabili. Questo aumento porta il prezzo di riferimento a 30,24 centesimi di euro per kilowattora, aggravando ulteriormente il peso delle bollette su famiglie e piccole imprese;
6) si stima peraltro che in Italia oggi 2,4 milioni di persone vivano in condizioni di povertà energetica, con punte del 20 per cento, in Calabria e Puglia e del 10 per cento in Piemonte;
7) il Documento di finanza pubblica (Dfp) 2026 evidenzia una crescita del Pil stimata appena allo 0,6 per cento per l'anno in corso. Questa previsione, già di per sé modesta, è accompagnata dal rischio concreto di una scivolata in territorio recessivo, con una contrazione del Pil stimata al –0,2 per cento, qualora le tensioni sui prezzi dell'energia non dovessero attenuarsi;
8) nel medesimo Documento, il conflitto in Medio Oriente viene additato come la principale causa dell'aumento dei costi dell'energia nonché – in termini più ampi – come l'evento ostativo che non consente all'economia italiana di crescere secondo quanto previamente stimato: ciò ignora come a quasi quattro anni di legislatura, lo stesso Governo non abbia prodotto in alcun modo né un piano industriale (con una produzione industriale negativa ormai per 37 mesi su 42), né un piano energetico serio e di lunga visione che potesse fornire stabile ristoro alle famiglie e alle imprese nonché fosse in grado di rispondere agli eventuali stati di crisi energetici come quello attuale, preferendo invece adottare misure una tantum fortemente propagandistiche e legate a singoli momenti di crisi;
9) inoltre, risulta inefficace la decisione del Governo di ridurre in modo temporaneo (dal 19 marzo al 22 maggio 2026) le aliquote di accisa applicate alla benzina, al gasolio ed ai Gpl impiegati come carburanti per far fronte all'attuale crisi energetica, dopo che nell'ultima legge di bilancio lo stesso Governo aveva deciso di alzare le accise di gasolio e benzina;
10) la fiducia delle famiglie italiane è in netto calo, come indicato da vari indicatori economici. Questa diminuzione è principalmente attribuibile all'erosione del potere d'acquisto, aggravata da un'inflazione che, seppur monitorata, continua a pesare sui consumi primari e sui costi dei trasporti, rendendo più difficile la gestione del bilancio familiare;
11) secondo le stime di Confcommercio, le famiglie italiane subiranno una perdita di potere d'acquisto pari a circa 1.000 euro annui a causa della combinazione tra rincari energetici e blocco delle rotte commerciali. Tale «stangata» è aggravata da un'inflazione che potrebbe toccare il 6 per cento a dicembre 2026, deprimendo ulteriormente i consumi interni e la fiducia dei risparmiatori;
12) il settore farmaceutico nazionale, eccellenza del made in Italy, versa in una condizione di estrema criticità con il rischio concreto di esaurimento delle scorte di medicinali essenziali, tra cui antibiotici, antidiabetici e oncologici. Come evidenziato da Farmindustria, l'impennata dei costi delle materie prime – con picchi del +25 per cento per l'alluminio destinato ai blister – e la difficoltà nel reperire ingredienti attivi rischiano di trasformare la crescita prevista dello 0,7 per cento in una contrazione di pari entità, mettendo a repentaglio il diritto alla salute dei cittadini;
13) la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha evidenziato come l'Europa stia spendendo circa 500 milioni di euro al giorno per l'energia, sottolineando la necessità di adottare misure mirate ma pur sempre temporanee per affrontare la crisi energetica e sostenere la competitività europea;
14) la Commissione europea ha aperto alla possibilità di concedere aiuti di Stato fino al 70 per cento per i settori più colpiti, quali trasporti, agricoltura e pesca, fino al termine del 2026 ribadendo tuttavia la necessità di rispettare i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita;
15) il Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha categoricamente escluso deroghe al Patto di stabilità, ribadendo che l'Italia deve rispettare il percorso correttivo dopo che il deficit per il 2025 è stato certificato al 3,1 per cento, con l'obiettivo di scendere sotto la soglia del 3 per cento nei prossimi esercizi. Ciò limita significativamente lo spazio di manovra fiscale per il Governo italiano e rende ancora più pressante la ricerca di soluzioni strutturali e non solo emergenziali;
16) le misure finora ipotizzate dal Governo, come lo sconto sulle accise riservato ai redditi più bassi (Isee inferiore a 15.000 euro) appaiono del tutto insufficienti rispetto all'entità dello shock economico in corso, dimostrando l'assenza di una reale programmazione economica e riducendo l'azione dell'Esecutivo a una sterile gestione di «bonus» una tantum. Tale approccio non solo fallisce nel proteggere il ceto medio e il tessuto produttivo, ma conferma l'incapacità di elaborare una strategia strutturale, preferendo misure «di facciata» che lasciano irrisolte le cause profonde della crisi energetica e della stagnazione nazionale;
17) la perdurante incertezza normativa e la frammentarietà dei regimi di incentivazione – emblematica è la lunga attesa per l'operatività del decreto FER 2 — stanno determinando una pericolosa paralisi degli investimenti privati, rischiando di vanificare l'efficacia delle risorse stanziate dal Pnrr per la diversificazione energetica. Tale stallo impedisce, tra l'altro, all'Italia di valorizzare un patrimonio strategico come la geotermia che, con un potenziale stimato in 500 Mtep, rappresenta una risorsa «baseload» fondamentale per la stabilità della rete e la decarbonizzazione, capace di garantire entro il 2040 oltre 1 GW di potenza installata a emissioni nulle e di generare risparmi strutturali in bolletta per circa 2,5 milioni di famiglie, sottraendole alla volatilità dei mercati internazionali dei combustibili fossili;
18) risultano già autorizzati circa 20 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili, con ulteriori autorizzazioni in fase avanzata di rilascio, che potrebbero contribuire in tempi rapidi a coprire una quota significativa del fabbisogno energetico nazionale e a ridurre il costo complessivo delle bollette energetiche. Appare pertanto necessario accelerare l'attivazione delle aste e dei meccanismi incentivanti previsti dai decreti FER-X e FER-Z, superando i ritardi amministrativi che stanno bloccando l'entrata in esercizio degli impianti già autorizzati;
19) i settori strategici del «made in Italy», come il manifatturiero avanzato, ma anche l'automotive, e l'agroalimentare stanno affrontando crescenti pressioni derivanti dalla concorrenza globale e dalla necessità di adattarsi alla transizione ecologica e digitale, oltre che essere soggetti al rischio di ulteriori criticità connessi all'annuncio di nuovi dazi da parte dell'Amministrazione Trump. Secondo il Rapporto Industria 2025 del Centro Studi Confindustria, la manifattura italiana rappresenta ancora oggi la seconda manifattura d'Europa e l'ottava a livello mondiale, generando circa il 15 per cento del Pil nazionale, il 35 per cento degli investimenti complessivi e il 50 per cento della spesa privata in ricerca e sviluppo. Tuttavia, lo stesso rapporto evidenzia come la produttività stagnante, l'elevato costo dell'energia e l'assenza di una visione industriale coordinata stiano progressivamente indebolendo la competitività delle imprese italiane nei settori a maggiore valore aggiunto;
20) i più recenti dati Istat confermano il permanere di una fase di forte fragilità del comparto industriale nazionale: la produzione industriale italiana ha registrato nel 2025 una contrazione complessiva dello 0,2 per cento, segnando il terzo anno consecutivo di difficoltà produttiva, con particolare sofferenza nei settori della chimica, del tessile-abbigliamento e dell'automotive, comparti strategici del made in Italy maggiormente esposti all'aumento dei costi energetici e alla concorrenza internazionale;
21) in particolare, il settore automotive europeo e nazionale sta attraversando una profonda fase di transizione industriale legata alla riconversione verso la mobilità sostenibile e all'accelerazione della competizione globale sulle tecnologie elettriche, digitali e sulle batterie. L'assenza di una chiara politica industriale nazionale rischia di determinare una perdita strutturale di capacità produttiva e occupazionale lungo l'intera filiera italiana dell'automotive, con effetti particolarmente rilevanti sui distretti industriali e sull'indotto manifatturiero;
22) secondo le analisi di Istat e Confindustria, la competitività futura del sistema produttivo italiano dipenderà in misura crescente dalla capacità del Paese di rafforzare le filiere industriali legate alle energie rinnovabili, alle tecnologie verdi, all'efficienza energetica e all'innovazione ad alto contenuto tecnologico, promuovendo al contempo una maggiore integrazione tra sistema produttivo, università, centri di ricerca e formazione specialistica;
23) occorre inoltre favorire la semplificazione dell'installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo destinati all'autoconsumo industriale, anche su superfici a terra già nella disponibilità di imprese produttive, al fine di ridurre strutturalmente il costo dell'energia per il sistema manifatturiero nazionale e sostenere la competitività delle imprese italiane. L'energia eccedente prodotta potrebbe inoltre alimentare la progressiva elettrificazione delle flotte aziendali e della logistica industriale;
24) appare pertanto indispensabile definire una strategia nazionale di politica industriale moderna, coordinata e condivisa con il Parlamento e con le parti sociali, capace di individuare priorità settoriali chiare, rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale e accompagnare la transizione energetica, tecnologica e digitale dell'economia italiana in una prospettiva di sostenibilità, innovazione e tutela dell'occupazione;
25) anche il settore agroalimentare, pilastro del made in Italy, è stretto in una morsa senza precedenti: da un lato, lo shock energetico e logistico ha spinto i costi di produzione (fertilizzanti, carburanti, energia) oltre il 50 per cento dei livelli storici; dall'altro, l'aggravante strutturale dei cambiamenti climatici – con siccità estrema e fenomeni violenti che minacciano il 50 per cento della produzione nazionale – impongono investimenti massicci in tecnologie di adattamento. Questa combinazione sta mettendo al collasso migliaia di aziende agricole, impossibilitate a trasferire i rincari sui prezzi di vendita a causa della contrazione dei consumi delle famiglie, con il rischio concreto di un abbandono delle colture e di una perdita di sovranità alimentare nazionale;
26) l'incertezza economica, amplificata dalla combinazione di fattori interni ed esterni come l'aumento dell'inflazione, la volatilità dei mercati e le tensioni geopolitiche, ma soprattutto l'inefficacia e inaffidabilità delle misure di sostegno alle imprese adottate dal Governo (come Transizione 5.0) hanno indotto molte aziende italiane a rinviare o ridimensionare gli investimenti in innovazione e tecnologia, elementi fondamentali per rimanere competitivi nei mercati globali ma che sono spesso tra i primi ad essere sacrificati in contesti di difficoltà economica, poiché richiedono risorse significative e garantiscono ritorni a medio-lungo termine, in contrasto con l'esigenza di molte imprese di far fronte a problemi immediati di liquidità;
27) la scarsa accessibilità al credito, aggravata dall'aumento dei tassi di interesse e dalla crescente prudenza degli istituti finanziari, rappresenta un ulteriore ostacolo. Le piccole e medie imprese, che costituiscono il 92 per cento, del tessuto produttivo nazionale, sono spesso le più colpite da questa dinamica. La loro difficoltà a ottenere finanziamenti a condizioni favorevoli limita non solo la possibilità di investire in nuove tecnologie, ma anche quella di sostenere la normale operatività, rallentando il rinnovamento delle linee produttive e la transizione digitale. La mancanza di incentivi mirati e stabili contribuisce a consolidare questa tendenza. Sebbene esistano strumenti come il credito d'imposta per ricerca e sviluppo o i finanziamenti nell'ambito del Piano Transizione 4.0, molte aziende segnalano problemi di complessità burocratica e incertezza normativa, che disincentivano l'uso di tali agevolazioni. La continua revisione di politiche industriali emergenziali e la mancanza di un quadro strategico di lungo periodo amplificano questa instabilità;
28) tra le politiche più rilevanti degli ultimi anni, il Piano Industria 4.0, avviato dal Governo Renzi nel 2016 e poi sostituito nel 2021 dal predetto Piano Transizione 4.0, ha rappresentato un'importante svolta per il sistema produttivo italiano. Con l'introduzione di strumenti innovativi come iper-ammortamenti, super-ammortamenti e il credito d'imposta per la ricerca e sviluppo, il piano è riuscito a rilanciare gli investimenti, all'epoca completamente fermi, e a promuovere una profonda trasformazione culturale, ponendo al centro l'innovazione e la digitalizzazione come motori di competitività e crescita. Tali progressi sono stati tuttavia depotenziati da successivi correttivi dell'attuale Governo che hanno portato il Paese a posizionarsi al di sotto della media europea in termini di adozione tecnologica;
29) la transizione digitale, trainata da tecnologie emergenti come l'intelligenza artificiale (IA), rappresenta una sfida e al tempo stesso un'opportunità per il sistema produttivo italiano. L'IA, in particolare, sta trasformando profondamente i processi produttivi, le modalità organizzative del lavoro e le competenze richieste;
30) la persistente debolezza della crescita economica italiana risulta strettamente connessa alla difficoltà del sistema produttivo di reperire competenze adeguate alle trasformazioni tecnologiche, digitali ed energetiche in corso. Secondo i dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del lavoro, oltre il 45 per cento delle figure professionali ricercate dalle imprese risulta di difficile reperimento, con punte particolarmente elevate nei settori ad alta specializzazione tecnica e innovativa. Tale squilibrio tra domanda e offerta di lavoro rappresenta un fattore strutturale che limita la produttività, rallenta gli investimenti e riduce la capacità competitiva del sistema economico nazionale; secondo le analisi dell'Ocse e della Commissione europea, la crescita economica e la competitività dei Paesi avanzati dipenderanno sempre più dalla capacità di investire nel capitale umano e nella formazione continua, soprattutto in relazione ai processi di transizioni digitale ed ecologica. In tale contesto, l'Italia continua a registrare elevati livelli di disoccupazione giovanile e di inattività, nonché una delle più alte percentuali di giovani Neet dell'Unione europea, evidenziando la necessità di introdurre strumenti innovativi di sostegno al reddito collegati alla formazione e alla riqualificazione professionale, al fine di favorire l'acquisizione delle competenze richieste dal mercato del lavoro, aumentare l'occupabilità e sostenere la crescita economica del Paese;
31) le principali organizzazioni economiche e sociali hanno evidenziato come la leva fiscale possa rappresentare uno strumento essenziale per incentivare il reinvestimento produttivo degli utili, favorire l'innovazione e sostenere la competitività delle imprese italiane. In tale contesto, forme di detassazione mirata degli utili reinvestiti e dei trattamenti economici accessori destinati ai lavoratori potrebbero contribuire a rafforzare il legame tra produttività, crescita economica e benessere occupazionale;
32) il sistema di scambio di quote di emissione (Ets) dell'Unione europea, combinato con il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), sta imponendo costi sempre maggiori alle imprese europee. L'Ets prevede una riduzione del 62 per cento delle emissioni consentite entro il 2030 rispetto al 2005, portando a un aumento significativo dei costi per le imprese. Dal 2021, i prezzi delle quote di emissione sono cresciuti del 42 per cento, penalizzando in particolare settori come acciaio, alluminio e cemento, dove i costi in Europa sono già molto più alti rispetto a quelli dei mercati di esportazione. L'introduzione del Cbam dal 1° gennaio 2026, che ha applicato una tassa sul carbonio alle importazioni di prodotti ad alta intensità di emissioni, contribuisce ad aggravare ulteriormente la situazione. Questo meccanismo colpisce beni semilavorati come acciaio, cemento e fertilizzanti, che rappresentano una quota significativa del deficit commerciale extra-UE dell'Italia, pari a 5 miliardi di euro. Poiché le imprese europee competono in contesti dove il carbonio ha un prezzo inferiore o nullo, come negli Stati Uniti o in Cina, rischiano di perdere competitività. Inoltre, il Cbam comporta un aumento degli oneri amministrativi, soprattutto per le piccole e medie imprese, già penalizzate dalla complessità di calcolo delle emissioni e dalla mancanza di standard univoci. Questi fattori, uniti alla possibilità di elusione del sistema, rischiano di frenare ulteriormente gli investimenti industriali in Europa;
33) sebbene tali strumenti siano fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione europea, le loro implicazioni economiche rischiano di penalizzare severamente i settori produttivi ad alta intensità energetica, che rappresentano una componente cruciale del valore aggiunto manifatturiero. Per tali ragioni è indispensabile adottare una strategia integrata che contempli misure di compensazione economica per i settori più esposti, incentivi per l'adozione di tecnologie di riduzione delle emissioni, e una semplificazione del quadro normativo per ridurre gli oneri amministrativi preservando competitività, livelli occupazionali e continuità delle filiere industriali;
34) l'attuale configurazione della rete di distribuzione elettrica nazionale, segnata da croniche congestioni e da un'insufficiente capacità di accoglimento della nuova potenza rinnovabile, genera costi di dispacciamento (Msd) sempre più onerosi che gravano direttamente sulla componente degli oneri di sistema delle bollette. Risulta pertanto indispensabile un approccio integrato che coniughi il potenziamento strutturale della rete con una digitalizzazione capillare (smart grids), lo sviluppo massiccio di sistemi di accumulo e una semplificazione normativa per la gestione flessibile della domanda, unici strumenti in grado di garantire la stabilità del sistema e una riduzione immediata, strutturale e permanente dei costi non energetici in bolletta, salvaguardando il potere d'acquisto delle famiglie e la competitività del sistema produttivo;
35) il differenziale dei costi energetici tra l'Unione europea e i principali competitor globali, con i prezzi del gas in Europa storicamente superiori di tre o quattro volte rispetto a quelli degli Stati Uniti, sta innescando un pericoloso processo di delocalizzazione delle industrie energivore e una perdita di attrattività del continente per gli investimenti ad alta intensità tecnologica. Mentre potenze come gli Usa e la Cina implementano piani di sostegno pubblico massicci e centralizzati per la transizione energetica, la risposta europea rimane pericolosamente frammentata e affidata alla capacità di spesa dei singoli Stati membri, creando una distorsione della concorrenza interna che penalizza le nazioni a più alto debito pubblico. Solo una capacità fiscale comune può permettere il finanziamento di grandi progetti di interesse comune (Ipcei) e di corridoi energetici transfrontalieri – come il corridoio dell'idrogeno o le dorsali del gas – indispensabili per diversificare le rotte commerciali e garantire al sistema produttivo italiano ed europeo un approvvigionamento sicuro, stabile e a prezzi competitivi, trasformando la crisi attuale nell'opportunità per una nuova leadership industriale globale;
36) nel brevissimo periodo, anche al fine di garantire continuità produttiva e sicurezza energetica nazionale in una fase di forte instabilità geopolitica, appare necessario rafforzare le importazioni di gas naturale proveniente dall'Algeria, consolidando gli accordi strategici già esistenti e diversificando le rotte di approvvigionamento. Parallelamente, nel medio periodo, risulta indispensabile ridurre progressivamente la dipendenza strutturale dal gas nel mix energetico nazionale, incrementando in maniera significativa la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, anche attraverso l'accelerazione delle autorizzazioni già rilasciate e il potenziamento dei sistemi di accumulo energetico;
37) il meccanismo europeo di formazione del prezzo dell'energia elettrica, basato sul principio del prezzo marginale, continua a determinare una distorsione strutturale del mercato, legando il costo dell'elettricità prodotta da fonti rinnovabili ai picchi del prezzo del gas naturale. Tale sistema produce effetti gravemente penalizzanti per famiglie e imprese, specie in Italia dove la componente del gas naturale resta di gran lunga la principale nel mix energetico, impedendo ai consumatori di beneficiare pienamente dei minori costi di generazione garantiti dalle energie rinnovabili e favorendo dinamiche speculative incompatibili con l'esigenza di garantire sicurezza energetica e sostenibilità economica;
38) l'attuale struttura delle fasce orarie elettriche risulta inoltre non più coerente con la trasformazione del mercato energetico determinata dalla crescente diffusione del fotovoltaico. Le ore centrali della giornata, caratterizzate da una maggiore produzione solare e da prezzi all'ingresso dell'energia sensibilmente inferiori, continuano infatti a essere gravate da costi tariffari elevati per famiglie e imprese. Risulta pertanto necessario che Arera adegui con urgenza la struttura tariffaria alla nuova realtà del mercato elettrico, favorendo autoconsumo e trasferendo ai consumatori i benefici economici derivanti dalla produzione rinnovabile;
39) la crescente frammentazione geopolitica ed economica internazionale, aggravata dall'inasprimento delle tensioni commerciali tra le principali potenze mondiali e dall'aumento dei costi energetici e logistici, impone la necessità di rafforzare l'autonomia strategica europea attraverso strumenti comuni di investimento e coordinamento economico. Anche il Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea ha evidenziato come l'Unione europea necessiti di investimenti aggiuntivi pari a centinaia di miliardi di euro annui per colmare il divario industriale e tecnologico con Stati Uniti e Cina, sottolineando l'insufficienza degli attuali strumenti finanziari europei;
40) secondo la Commissione europea, il fabbisogno di investimenti aggiuntivi per sostenere la transizione verde e digitale dell'Unione supera i 620 miliardi di euro annui entro il 2030, cifra che include investimenti strategici in infrastrutture energetiche, sistemi sanitari, istruzione, innovazione tecnologica, mobilità sostenibile e rafforzamento della competitività industriale. Tale scenario rende sempre più urgente l'individuazione di strumenti di finanziamento comuni capaci di evitare ulteriori divari economici e sociali tra gli Stati membri e di garantire una risposta europea coordinata alle grandi trasformazioni globali,
impegna il Governo:
1) ad adottare con urgenza un piano di sviluppo energetico nazionale che possa garantire la diminuzione dei costi di produzione e delle bollette per le famiglie già nel breve e medio periodo, in particolare attraverso la diversificazione delle fonti e degli approvvigionamenti, prevedendo nel brevissimo periodo il rafforzamento degli approvvigionamenti di gas naturale provenienti dall'Algeria quale misura temporanea di sicurezza energetica, e definendo contestualmente una strategia di medio periodo finalizzata alla progressiva riduzione della componente gas nel mix energetico nazionale e all'incremento della produzione da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo;
2) ad adottare in sede europea ogni iniziativa utile a garantire un uso ottimale dei margini di flessibilità concordati a livello unionale, in particolare per la disciplina in deroga agli aiuti di Stato;
3) ad adottare ogni iniziativa utile a garantire il pieno impiego e utilizzo delle risorse stanziate per la diversificazione delle fonti, anche nell'ambito del Pnrr, assicurando al contempo piena stabilita ai regimi di incentivazione, accelerando anche l'entrata in esercizio degli impianti da fonti rinnovabili già autorizzati, attraverso la tempestiva attivazione delle aste FER-X e FER-Z e la semplificazione delle procedure amministrative ancora ostative;
4) a sostenere con forza la creazione di un «Fondo sovrano europeo per l'energia» alimentato da debito comune, sul modello del Next Generation EU, per finanziare infrastrutture strategiche di interconnessione e diversificazione delle rotte commerciali, superando l'attuale stallo diplomatico;
5) ad assumere iniziative normative volte a introdurre con urgenza un meccanismo nazionale di «disaccoppiamento» (decoupling) del prezzo dell'elettricità prodotta da fonti rinnovabili da quello del gas, garantendo a imprese e famiglie tariffe basate sui costi reali di generazione e neutralizzando le speculazioni sui mercati marginali, nonché a intervenire in materia di fasce tariffarie elettriche affinché il costo dell'energia nelle ore centrali della giornata rifletta effettivamente il minore prezzo dell'energia prodotta da fonte solare;
6) a istituire un «Piano Nazionale per il potenziamento delle infrastrutture di distribuzione energetica», al fine di garantire minore impatto degli oneri di sistema nelle bollette;
7) ad adottare iniziative normative al fine di prevedere incentivi fiscali mirati per le imprese che investono in tecnologie di autoproduzione energetica e in processi produttivi a basso consumo, al fine di salvaguardare la competitività del «Made in Italy» sui mercati internazionali;
8) ad adottare iniziative normative volte a semplificare l'installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo destinati all'autoconsumo da parte delle imprese;
9) ad adottare un Piano nazionale straordinario per l'ammodernamento, il potenziamento e la digitalizzazione della rete elettrica nazionale, attraverso investimenti nelle smart grids, nei sistemi di accumulo, nelle infrastrutture di trasmissione e distribuzione e nelle tecnologie per la gestione flessibile della domanda energetica, al fine di ridurre le congestioni della rete, contenere gli oneri di dispacciamento in bolletta, favorire l'integrazione delle fonti rinnovabili e garantire maggiore sicurezza, resilienza ed efficienza del sistema energetico nazionale;
10) a sostenere la resilienza del settore industriale adottando iniziative, anche normative, volte a istituire un Fondo nazionale che accompagni almeno fino al 2030 l'industria manifatturiera nella trasformazione digitale ed ecologica al fine di stimolare gli investimenti delle imprese in innovazione, tecnologie avanzate e decarbonizzazione, migliorando la loro capacità di competere sui mercati globali e di fronteggiare le attuali pressioni normative e concorrenziali;
11) a definire una strategia di politica industriale rinnovata, chiara, lungimirante e condivisa con il Parlamento al fine di stabilire priorità settoriali, individuando ambiti strategici come energie rinnovabili, automotive sostenibile, manifatturiero avanzato e moda, in cui concentrare gli investimenti e promuovendo la sinergia tra istituzioni e imprese in un dialogo costante con il mondo produttivo, accademico e sindacale;
12) ad approvare un Piano industriale nazionale di lungo periodo, condiviso con il Parlamento e con le parti sociali, quale cornice strategica delle politiche energetiche, industriali, digitali e del lavoro, finalizzato a rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano, sostenere la transizione energetica ed ecologica, promuovere l'innovazione tecnologica, tutelare l'occupazione e consolidare l'autonomia strategica nazionale nei settori industriali ritenuti prioritari;
13) a sollecitare, in sede europea l'attivazione di linee di indebitamento comune volto a finanziare interessi strategici e beni pubblici europei, come welfare, sistemi sanitari e di istruzione, infrastrutture strategiche, mobilità e lo sviluppo delle nuove tecnologie;
14) a elaborare un piano, anche europeo, volto a mitigare gli effetti dei dazi statunitensi, anche attraverso forme di sostegno alle imprese per favorire le esportazioni e l'apertura a nuovi mercati, tutelando le filiere che esportano verso quella regione, con particolare riferimento ai prodotti deperibili al momento impossibilitati a essere esportati;
15) ad assumere iniziative in sede europea finalizzate a sospendere l'operatività del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ovvero ad adottare iniziative di competenza equivalenti di salvaguardia, al fine di evitare ulteriori aggravi sui costi energetici e produttivi, con particolare riguardo alle imprese energivore e ai settori maggiormente esposti, preservando competitività, livelli occupazionali e continuità delle filiere industriali;
16) ad accrescere l'investimento nel capitale umano per recuperare il ritardo nelle competenze digitali attraverso un piano di azioni che assicuri la formazione delle competenze per la transizione digitale ed ecologica e promuova la crescita delle Start-up e delle imprese che offrono servizi innovativi che utilizzano l'intelligenza artificiale;
17) ad assumere iniziative, anche normative, per facilitare l'accesso a finanziamenti a condizioni agevolate per le Pmi, riducendo gli oneri burocratici e potenziando l'utilizzo degli strumenti previsti dal Piano Transizione 4.0, incentivando al contempo la semplificazione normativa per l'accesso agli strumenti di credito d'imposta per ricerca e sviluppo;
18) a promuovere la transizione 5.0 con un focus particolare sulle Pmi relativamente all'accesso ai finanziamenti e al relativo carico burocratico, alle tecnologie e alle competenze necessarie per intraprendere o migliorare il loro percorso di digitalizzazione e sostenibilità;
19) ad adottare iniziative normative per introdurre strumenti innovativi come il reddito di formazione, al fine di consentire ai giovani e ai disoccupati di accedere a percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale, sostenendoli economicamente durante la formazione, e anche per colmare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, favorendo l'acquisizione delle competenze richieste dal mercato;
20) ad adottare politiche fiscali che promuovano la resilienza delle imprese e una redistribuzione equa dei benefici economici, al fine di rafforzare il tessuto produttivo nazionale e il legame tra produttività e benessere economico dei lavoratori, in particolare assumendo iniziative normative che prevedano forme di detassazione degli utili reinvestiti nell'impresa e, a favore dei lavoratori, il riconoscimento di trattamenti economici accessori integrativi anche nelle forme di tredicesime, quattordicesime, quindicesime e straordinari, integralmente detassati per i lavoratori e che non concorrano alla formazione del reddito degli stessi nonché di valorizzare processi di reinvestimento e distribuzione degli utili ancorché in forma indiretta dei lavoratori;
21) a farsi promotore, in Europa, di iniziative volte a sviluppare una strategia europea coordinata per il rilancio del settore automotive, superando la frammentazione attuale e favorendo la creazione di un «campione europeo» per integrare filiere produttive, ridurre la frammentazione e accelerare l'innovazione tecnologica. Tale modello, già adottato con successo in altri settori strategici come quello aerospaziale (con Airbus), potrebbe garantire di sfruttare le economie di scala, riducendo i costi di sviluppo e produzione e aumentando la capacità di competere con i giganti asiatici e americani;
22) a promuovere una strategia integrata per la gestione e la protezione del settore agroalimentare attraverso investimenti diretti e indiretti, rafforzando le infrastrutture idriche, migliorando la resilienza delle aziende agricole e incentivando la collaborazione tra settore pubblico, bancario e assicurativo per una gestione sostenibile dei rischi climatici;
23) ad adottare iniziative urgenti in sede di europea volte a promuovere una revisione del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica attraverso investimenti destinati anche alla transizione ecologica, alla tutela dell'ambiente e dei territori.
(1-00572) «Boschi, Bonifazi, Del Barba, Faraone, Gadda, Giachetti, Madia».
La Camera,
premesso che:
1) l'andamento dei prezzi dell'energia continua a rappresentare un fattore di forte criticità per il sistema produttivo nazionale, in un contesto internazionale segnato da sempre più rilevanti tensioni geopolitiche;
2) l'aumento dei prezzi internazionali del gas, del petrolio e di prodotti derivati, quali carburanti e composti chimici fondamentali come l'ammoniaca, si riflette direttamente non solo sui prezzi del gas, dei carburanti e dell'energia elettrica per le famiglie e per le imprese, ma anche su quello di tutti i beni e i servizi che richiedono energia per essere prodotti, trasportati e commercializzati;
3) l'inflazione in Italia è tornata significativamente a risalire, con una stima del 2,6 per cento annuo nel 2026, trainata proprio dai prezzi delle fonti energetiche fossili, a seguito dell'attacco israelo-statunitense all'Iran, delle ritorsioni iraniane sui Paesi del Golfo alleati degli Usa e della destabilizzazione delle rotte commerciali intorno alla penisola arabica, in particolare nello Stretto di Hormuz;
4) per rispondere all'emergenza e programmare interventi che in prospettiva migliorino stabilmente la situazione italiana e non impongano in modo ricorrente il soccorso dei consumatori in maggiore difficoltà, a partire dalle imprese energivore, è necessario riconsiderare in profondità i presupposti della strategia energetica italiana;
5) non si tratta solo di continuare a diversificare gli approvvigionamenti delle fonti fossili, come si è fatto dopo il 2022, ma di migliorare l'autonomia energetica nazionale riducendo, per quanto possibile, l'esposizione alle continue ampie fluttuazioni di prezzo di petrolio e gas, riducendo al tempo stesso la dipendenza da aree potenzialmente critiche dal punto di vista geo-politico; in questa prospettiva è ineludibile il ritorno alla produzione elettronucleare, in un mix ottimizzato di nucleare e rinnovabili, che abbassi i costi complessivi del sistema mantenendoli indipendenti dal prezzo del gas;
6) peraltro, questa priorità strategica è perfettamente coerente con gli obiettivi di sostenibilità economica e ambientale. Una decarbonizzazione elettrica affidata quasi esclusivamente a eolico e solare, infatti, non garantirebbe insieme sicurezza, continuità e bassi costi di sistema: trattandosi di fonti intermittenti e non programmabili, esse richiedono sovra-installazioni, accumuli, reti e capacità di backup;
7) una dipendenza eccessiva da solare ed eolico implica l'obbligo di installare più potenza di quella concretamente utilizzabile sul mercato elettrico nel periodo di maggiore insolazione e disponibilità del vento; il nucleare è invece una fonte stabile, programmabile, con le emissioni in assoluto più basse, che, opportunamente integrata con solare ed eolico, è in grado di ridurre i costi complessivi del sistema, che poi sono quelli che tutti i consumatori pagano in bolletta;
8) in Italia il caro bollette elettriche non dipende solo dal costo del gas e dalla rinuncia alla fonte nucleare, ma anche da evidenti distorsioni nelle modalità di remunerazione di alcune fonti di produzione, i cui impianti sono assegnati a concessionari, e delle attività di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica condotte in regime di monopolio;
9) il prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica, quello che si determina in borsa, in Italia resta tra i più alti d'Europa: nel 2025, 113 euro/MWh, contro 90 in Germania, 65 in Spagna, 61 in Francia. In realtà, in Paesi a elevata penetrazione di fonti variabili come solare ed eolico, il prezzo in borsa dà indicazioni molto fuorvianti, poiché nelle ore a prezzo di borsa nullo o negativo, i produttori vengono comunque remunerati con altre voci della bolletta e sempre in bolletta ricadono i costi di integrazione delle fonti variabili (sempre più alti via via che aumenta il loro contributo). Per esempio, in Spagna, secondo Eurostat, nel secondo semestre 2025, il prezzo dell'energia per i consumatori domestici è stato appena l'inferiore a quello italiano, e in Germania addirittura il 30 per cento più alto che in Italia. A riprova che installare enormi quantità di solare ed eolico (in Germania 200 gigawatt in tutto) non abbassa i prezzi in bolletta; e che in Spagna il vantaggio è in realtà dato dalla quota del 20 per cento nucleare;
10) per ridurre stabilmente le bollette elettriche italiane occorrono interventi strutturali che modifichino in modo radicale il mix di generazione, introducendo una quota significativa di energia nucleare e la giusta quota di solare ed eolico; e tutto questo richiede un'accurata pianificazione che tenga conto dei diversi tempi richiesti dalle diverse tecnologie;
11) nel frattempo, il periodo transitorio verso il nuovo mix va gestito al meglio. Sarà inevitabile continuare a far ricorso al gas come fonte transitoria, mantenendo in riserva calda le nostre centrali a carbone, pronte a intervenire in sostituzione del gas, quando le quotazioni superino i 50 euro/MWh e persino i 35 euro/MWh, negoziando con la Commissione europea le condizioni per il rimborso delle quote Ets per alcune categorie di consumatori industriali; del resto usare centrali a carbone per, almeno altri 10-12 anni è esattamente ciò che fa la Germania, che nel 2025 ha prodotto 93 TWh a carbone e lignite, 11 volte di più dei 3,1 TWh italiani;
12) ci sono poi interventi di rapida attuazione, come il rinnovo delle concessioni idroelettriche e geotermiche, mettendole a gara con remunerazione con contratti per differenza, gli stessi che oggi si usano per remunerare i grandi impianti solari ed eolici, e assegnandole all'operatore che offre il massimo ribasso. Poiché le nostre centrali idroelettriche e geotermiche sono ammortizzate da molti anni, i costi di generazione sono solo quelli operativi, pertanto all'esito delle aste la remunerazione sarebbe dell'ordine dei 55-60 euro/MWh, circa un terzo dell'attuale prezzo di vendita in borsa;
13) l'altro provvedimento urgente è la profonda revisione delle modalità di remunerazione, delle attività di trasmissione e distribuzione elettrica, affidate in regime di monopolio a società a controllo pubblico (governo o enti locali). Queste società hanno oggi un rapporto tra risultati operativi e fatturato 3 o 4 volte superiore alle loro omologhe francesi e tedesche;
14) si tratta di interventi già perfettamente noti al Governo, che continuano però a non essere realizzati per l'enorme potere di condizionamento che le grandi società dell'energia a controllo pubblico esercitano sul legislatore e sul decisore pubblico, a tutti i livelli istituzionali; condizionamenti finalizzati a proteggere ingenti rendite monopolistiche, da cui peraltro derivano ricchi dividendi per lo Stato, che guadagna grazie agli oneri impropri addossati ai consumatori;
15) il Green deal europeo è stato concepito prima che la crisi energetica, la guerra in Ucraina, la competizione industriale globale e il rallentamento dell'economia europea rendessero evidente il rischio, già ampiamente prevedibile, che la transizione climatica, se non corretta, diventi un fattore di indebolimento produttivo, aumento dei costi sociali e squilibrio finanziario;
16) il meccanismo Ets, applicato a un sistema industriale già penalizzato da prezzi dell'energia strutturalmente superiori a quelli dei principali concorrenti globali, finisce per gravare sulle imprese energivore come un costo parafiscale aggiuntivo, accelerando la perdita di competitività, la rilocalizzazione delle produzioni fuori dall'Europa e la conseguente riduzione dell'occupazione,
impegna il Governo:
1) al fine di rispondere in maniera concreta al problema del «caro energia» nel breve periodo e di creare nel medio-lungo periodo condizioni di maggiore efficienza e autonomia energetica, con effetti positivi sui bilanci delle famiglie e delle imprese, a promuovere con urgenza iniziative, anche normative, finalizzate:
a) a favorire, per quanto di competenza, l'iter della proposta di legge di iniziativa governativa in materia di energia nucleare sostenibile e, in particolare, alla rapida emanazione dei relativi decreti attuativi, al fine di autorizzare la costruzione e l'esercizio di centrali nucleari della più avanzata tecnologia commercialmente disponibile e sostenibile a norma della tassonomia verde europea e in futuro di quelle attualmente in fase di sviluppo, quando ne sarà assicurata la disponibilità commerciale;
b) a stabilire una nuova disciplina per l'assegnazione e il rinnovo delle concessioni per impianti idroelettrici e geotermici, con una remunerazione dell'energia generata tramite contratto a due vie, con prezzo da determinarsi al ribasso, in caso di gara, o stabilito al livello medio di borsa del decennio 2011-2020, in caso di rinnovo senza gara;
c) ad abolire la proroga delle concessioni di distribuzione dell'energia elettrica, con oneri a carico del consumatore e prevedere una nuova procedura di affidamento attraverso una gara pubblica, con oneri determinati al ribasso attraverso meccanismi di mercato;
d) ad adeguare i parametri regolatori per allineare ai livelli di Francia e Germania la remunerazione del capitale investito e dei costi operativi per i concessionari della distribuzione e della trasmissione di energia elettrica e, nelle more dell'aggiornamento della disciplina, a prevedere un contributo straordinario a carico dei concessionari, pari alla quota di profitti eccedente la media dei risultati del quinquennio precedente;
e) a sostenere, nell'ambito della revisione intermedia del Green deal europeo, una correzione del percorso di decarbonizzazione che tenga conto non solo degli obiettivi ambientali, ma anche della neutralità tra le diverse tecnologie disponibili, della sostenibilità economica e sociale delle misure e della concreta capacità del sistema industriale europeo di attuarle;
f) a promuovere nelle sedi europee competenti la sospensione dell'attuale sistema Ets per i settori energivori esposti alla concorrenza internazionale, fino all'approvazione di una riforma organica che impedisca effetti distorsivi sulla competitività, sull'occupazione e sulla permanenza in Europa delle filiere produttive strategiche.
(1-00579) «Benzoni, Ruffino, Richetti, Bonetti, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato».
La Camera,
premesso che:
1) secondo l'ultimo rapporto della Commissione europea sui primi quattro anni di attuazione del programma RePowerEU, il piano adottato nel 2022 con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dell'Unione europea dalle importazioni energetiche provenienti dalla Federazione russa, nel 2025 il prezzo medio all'ingrosso dell'energia elettrica in Italia si è attestato a 116 euro per megawattora, risultando il più elevato tra gli Stati membri dell'Unione europea, a fronte di una media europea pari a 85 euro per megawattora. In particolare, nel corso del 2025 i prezzi medi dell'energia elettrica sul mercato del giorno prima (day-ahead) in Italia hanno registrato un incremento del 12 per cento rispetto al 2024;
2) sempre sul fronte dei prezzi, nella prima metà del 2025, l'energia elettrica è stata più cara per le famiglie in Italia rispetto al 2024, raggiungendo 0,329 euro per kilowattora (il quarto valore più alto nell'Unione europea). Sono aumentati anche i prezzi del gas per le famiglie, attestandosi a 0,124 euro per kilowattora, un livello superiore alla media dell'Unione europea. Anche i prezzi al dettaglio dell'elettricità per i consumatori industriali (203 euro per megawattora) sono cresciuti, rimanendo sopra la media dell'Unione europea (164 euro per megawattora) e al terzo posto tra i più alti dell'Unione, mentre i prezzi del gas industriale sono saliti, pur rimanendo in linea con la media dell'Unione europea;
3) le motivazioni principali di tali costi, e delle sue dirette conseguenze sulle famiglie e sulle marginalità delle imprese, risiedono principalmente nella vulnerabilità strutturale causata dalla dipendenza italiana dalle fonti fossili importate per la produzione di energia elettrica e della sua limitata flessibilità in termini di fonti non fossili e capacità di interconnessione;
4) i combustibili fossili continuano a rivestire un ruolo predominante nel sistema elettrico italiano, rappresentando nel 2025 il 52,3 per cento della produzione complessiva di energia elettrica, corrispondente alla quinta quota più elevata tra gli Stati membri dell'Unione europea, nonostante un aumento nella produzione di energia da fonti pulite;
5) anche l'ultimo documento di finanza pubblica riconosce esplicitamente la vulnerabilità strutturale causata dalla dipendenza dell'economia italiana dalle fonti fossili importate. Nel documento si evidenzia come le tensioni degli ultimi due mesi, scatenate dall'aggressione di Stati Uniti e Israele all'Iran, abbiano avuto un impatto negativo sulle previsioni di crescita economica del biennio 2026-2027, avvertendo che un eventuale prolungamento di queste tensioni potrebbe deteriorarle ulteriormente;
6) lo stesso documento di finanza pubblica evidenzia una crescita del prodotto interno lordo stimata appena dello 0,6 per cento per il 2026, previsione, già di per sé modesta, accompagnata dal rischio concreto di una scivolata in territorio recessivo, con una contrazione del prodotto interno lordo stimata al –0,2 per cento, qualora le tensioni sui prezzi dell'energia non dovessero attenuarsi;
7) la crisi dell'approvvigionamento e dei costi energetici, a seguito del conflitto con l'Iran, non può essere considerata un evento imprevedibile, rappresentando piuttosto il risultato di scelte politiche di lungo periodo che non hanno investito con decisione nella transizione energetica del Paese;
8) la dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio rappresenta una vulnerabilità strutturale che espone inevitabilmente il Paese alle instabilità geopolitiche e alle dinamiche speculative dei mercati internazionali;
9) la crisi geopolitica, che sta mettendo sotto pressione i bilanci delle famiglie, si sta trasformando in una nuova stagione di extraprofitti per il comparto energetico mondiale. Il report diffuso dall'organizzazione no profit Oxfam evidenzia come le sei maggiori compagnie petrolifere globali siano destinate a chiudere il 2026 con utili superiori dell'80 per cento rispetto alle stime formulate prima dell'escalation in Medio Oriente, per un totale di 152 miliardi di dollari;
10) si tratta, dopo la crisi scoppiata all'indomani del conflitto russo-ucraino, dell'ennesima dimostrazione di come le crisi internazionali continuino a trasferire ricchezza verso l'alto. Da una parte i consumatori pagano bollette più care e i Paesi più fragili affrontano nuove emergenze economiche, mentre dall'altra azionisti e grandi investitori beneficiano di rendimenti straordinari generati dalla volatilità dei mercati energetici;
11) la richiesta di introdurre una tassazione sugli extraprofitti energetici e sui grandi patrimoni, utilizzando le risorse raccolte per sostenere i Paesi più colpiti dalla crisi, finanziare gli aiuti umanitari e alleggerire il peso del debito delle economie più vulnerabili continua a non avere risposta;
12) il Governo ha sinora affrontato la questione prevalentemente attraverso misure di natura congiunturale, concretizzatesi nella predisposizione e nella successiva erogazione di bonus una tantum ovvero nei provvedimenti circa la riduzione delle accise sui carburanti che si è dimostrata un semplice palliativo. Essa non ha inciso strutturalmente sulla dinamica dei prezzi, che restano fortemente legati alle fluttuazioni internazionali delle fonti fossili, né ha prodotto benefici duraturi per famiglie e imprese. Al contrario, tale misura ha comportato una significativa riduzione delle entrate pubbliche, senza che vi fosse una compensazione equa sul piano redistributivo;
13) altresì, è rimasta sostanzialmente invariata la forte dipendenza del sistema energetico nazionale dal gas naturale, che continua a rappresentare il principale riferimento per la formazione del prezzo dell'energia elettrica. In virtù del meccanismo del marginal pricing, infatti, il gas ha determinato nel 2022 il prezzo dell'energia per il 63 per cento delle ore nell'Unione europea e fino a circa il 90 per cento delle ore in Italia, collocando il nostro Paese tra quelli maggiormente esposti a tale dinamica;
14) il caro bollette rappresenta una delle maggiori criticità per l'intero sistema produttivo italiano, costituito per quasi l'80 per cento da piccole e medie imprese. Nei primi undici mesi del 2025 il prezzo medio nel nostro Paese è stato pari a 116 euro per megawattora, in Germania 89 euro per megawattora, in Spagna 65 euro per megawattora e in Francia 61 euro per megawattora;
15) in particolare, il caro energia continua a incidere in maniera sproporzionata sulle piccole e medie imprese italiane. Secondo le stime diffuse da Confartigianato nel novembre 2025, le imprese manifatturiere con una dotazione organica inferiore a nove addetti hanno sostenuto un costo dell'energia pari a 184 euro per megawattora, registrando un livello di spesa superiore alla media nazionale;
16) l'elevato costo dell'energia determina ripercussioni negative sulla marginalità di tali imprese, incidendo sulla capacità di investimento, oltre che sulla competitività dei relativi prodotti e servizi, come dimostrano i dati sulla produzione industriale, che negli ultimi due anni risultano costantemente in negativo;
17) si stima, secondo gli ultimi dati elaborati dall'Ufficio studi della Cgia su fonti Istat e Oipe, che in Italia oggi 2,4 milioni di persone vivano in condizioni di povertà energetica, con punte del 20 per cento in Calabria e Puglia e del 10 per cento in Piemonte;
18) il Governo ha recentemente affermato di voler imprimere una svolta alla strategia energetica approvando una legge delega per il ritorno al nucleare, evidenziando come tale ricorso garantirebbe indipendenza energetica rispetto alle fonti fossili;
19) sebbene le fonti fossili abbiano nel tempo contribuito ad alimentare e, spesso, ad innescare conflitti geopolitici, compressioni dei diritti, crisi ambientali e rilevanti costi sociali a carico della collettività, il nucleare continuerebbe comunque a basare la produzione di energia elettrica sull'approvvigionamento di materie prime estere. L'uranio, combustibile essenziale per il funzionamento dei reattori nucleari, non è infatti disponibile sul territorio nazionale: l'Italia non dispone di giacimenti, né di capacità estrattive o di arricchimento del materiale, conseguentemente, anche in uno scenario di ritorno al nucleare, il Paese resterebbe strutturalmente dipendente dalle importazioni dall'estero, analogamente a quanto avviene attualmente per il gas naturale, e dalle altre fonti fossili;
20) al contrario innumerevoli studi dimostrano come le fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare, rappresentino la soluzione più sostenibile dal punto di vista economico e ambientale per produrre energia. Attualmente la capacità produttiva del solare è in crescita costante. Nell'Unione europea, nel 2025, solare ed eolico insieme hanno superato il nucleare, generando il 30 per cento dell'elettricità contro il 23 per cento dell'atomo, ma il dato più significativo e storico è un altro, eolico e solare hanno superato per la prima volta tutti i combustibili fossili (30 per cento vs 29 per cento) in Europa nella generazione dell'elettricità;
21) secondo l'Agenzia internazionale per l'energia i costi di generazione dell'energia elettrica, nel 2023, 2030 e 2050, nell'Unione europea sono per le fonti rinnovabili sempre più bassi di quelli del nucleare. L'Agenzia internazionale per l'energia prevede una differenza di ben 120 dollari per megawattora tra nucleare e solare fotovoltaico per il 2023, di 100 dollari per megawattora per il 2030 e il 2050. Una differenza importante che si nota anche per l'eolico onshore, pari a 110 dollari per megawattora per il 2023, di 80 dollari per megawattora per il 2030 e 75 dollari per megawattora per il 2050, nonché per l'eolico offshore, pari a 100 dollari per megawattora per il 2023, 90 dollari per megawattora per il 2030 e il 2050. Numeri significativi che valgono, con lievi differenze, anche per il nucleare realizzato negli Stati Uniti, in Cina o in India rispetto alle fonti rinnovabili lì disponibili;
22) secondo quanto riportato da organi di stampa, presso il Dipartimento per il coordinamento amministrativo (Dica) della Presidenza del Consiglio dei ministri risulterebbero attualmente pendenti numerosi procedimenti relativi a progetti di impianti eolici e fotovoltaici già conclusi sotto il profilo tecnico e autorizzativo, ma ancora privi di una decisione definitiva a causa di conflitti tra amministrazioni competenti, in particolare tra il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e il Ministero della cultura;
23) si tratterebbe di progetti già sottoposti a valutazioni ambientali, istruttorie tecniche e investimenti rilevanti, per una capacità complessiva stimata in diversi gigawatt di potenza installabile. In assenza di una decisione conclusiva, tali iniziative rimangono sospese per periodi prolungati, con conseguenti effetti sull'attuazione degli obiettivi di decarbonizzazione, sulla sicurezza energetica nazionale e sulla certezza degli investimenti;
24) la Commissione europea ha concesso agli Stati membri un margine della flessibilità fiscale prevista nel Patto di stabilità per gestire anche l'aumento delle spese legato alla crisi energetica. Il margine fiscale potrà oscillare tra lo 0,3 per cento e lo 0,6 per cento del prodotto interno lordo annuo dei Paesi membri nel triennio 2026-2028. Tradotto in euro, per l'Italia si tratterebbe di circa 6,8 miliardi di euro l'anno, cifra che potrebbe arrivare nel complesso a oltre 13 miliardi;
25) i fondi derivanti dalla flessibilità fiscale prevista nel Patto di stabilità potranno essere spesi esclusivamente in investimenti mirati ad accelerare la transizione energetica – acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, efficientamento delle reti elettriche e sviluppo di sistemi di accumulo – e non per diminuire il costo dei carburanti, né tantomeno per aumentare la spesa destinata alla difesa;
26) l'Italia, pur disponendo di un potenziale significativo per lo sviluppo dell'eolico offshore, sia in termini di tecnologie disponibili sia nel quadro di un contesto europeo fortemente orientato alla transizione energetica e al conseguimento di solidi obiettivi di decarbonizzazione, vede il settore ancora in una fase di stallo e di limitato sviluppo. Secondo i dati forniti dall'ultimo report di Legambiente, infatti, ad oggi risulta installato un solo impianto eolico offshore di tipo bottom-fixed da 30 megawatt, localizzato a Taranto. Al contempo, le richieste di connessione alla rete elettrica presentate a Terna raggiungono complessivamente i 100 gigawatt, dato che testimonia il forte interesse del mercato verso il settore;
27) come emerge da uno studio del Politecnico di Torino, il potenziale tecnico dell'eolico galleggiante italiano potrebbe superare i 200 gigawatt, con una produzione annuale teorica pari a 1,7 volte il fabbisogno elettrico nazionale del 2022. Tuttavia, esistono ancora ostacoli rilevanti, tra cui l'assenza di porti attrezzati, costi elevati (Lcoe intorno ai 200 euro per megawattora) e la necessità di tariffe più adeguate rispetto a quelle attualmente previste dal decreto ministeriale «Fer 2», nonché lentezze burocratiche nei procedimenti di autorizzazione;
28) i benefici derivanti dallo sviluppo dell'eolico offshore non sono limitati agli aspetti energetici e climatici, ma comporterebbero anche vantaggi economici significativi. Secondo il report, tale sviluppo potrebbe generare un impatto economico diretto, indiretto e indotto di circa 2,9 miliardi di euro per gigawatt installato, con un valore aggiunto diretto di 1 miliardo di euro per ogni gigawatt. Inoltre, nel caso di un obiettivo di 20 gigawatt entro il 2050, si prevede la conseguente creazione di circa 27.000 nuovi posti di lavoro in Italia;
29) in particolare, alla luce delle caratteristiche morfologiche del Mar Mediterraneo, caratterizzato da fondali prevalentemente profondi che rendono complessa la realizzazione di impianti eolici offshore a fondazione fissa, la tecnologia dell'eolico offshore galleggiante assume un ruolo strategico e imprescindibile. Risulta pertanto necessario intervenire sugli ostacoli strutturali che limitano il pieno sviluppo dell'eolico offshore, al fine di conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione previsti dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec),
impegna il Governo:
1) a introdurre meccanismi per gestire in maniera ordinata la progressiva uscita dalla dipendenza dal gas assicurando sostenibilità dei costi per i clienti finali, attraverso criteri efficaci per garantire sicurezza e adeguatezza dei sistemi energetici in un'ottica di progressiva penetrazione delle nuove tecnologie e contestuale riduzione degli investimenti in infrastrutture fossili;
2) ad assumere iniziative normative per istituire una tassa sugli extra-profitti delle aziende fossili, in modo che chi ha guadagnato miliardi di euro dalla crisi energetica ne contribuisca a pagare i costi sociali ed economici sostenuti dai cittadini, destinando le risorse raccolte a investimenti immediati in una giusta transizione energetica, dando la priorità a energie rinnovabili diffuse e su piccola scala, efficientamento e riqualificazione degli edifici;
3) ad adottare iniziative di carattere strutturale volte ad avviare un piano di investimenti per l'elettrificazione dei consumi, ammodernando le reti elettriche e potenziando i sistemi di accumulo, rafforzando al contempo lo sviluppo delle fonti rinnovabili, in particolare eolica e solare, al fine di installare non meno di 10 gigawatt l'anno di rinnovabili;
4) a porre in essere iniziative di competenza, anche normative, finalizzate a promuovere lo sviluppo di soluzioni tecniche avanzate per i progetti di eolico offshore galleggiante, nonché a superare i notevoli ritardi rispetto all'approvazione dei progetti già presentati e, più in generale, a promuovere lo sviluppo del settore, al fine di concorrere al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione previsti dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima e, al contempo, di determinare rilevanti ricadute occupazionali;
5) a promuovere anche in sede europea la revisione del meccanismo di disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica;
6) ad adottare opportune iniziative, anche normative, affinché i consumatori delle zone di mercato che ospitano impianti a fonti rinnovabili beneficino di riduzioni del prezzo dell'energia almeno equivalenti a quelle derivanti dall'applicazione dei prezzi zonali nel mercato del giorno prima;
7) a prevedere meccanismi di incentivo, inclusi strumenti fiscali, per le regioni e le comunità locali che raggiungono gli obiettivi di sviluppo rinnovabile definiti dal Gestore dei servizi energetici;
8) ad adottare opportune iniziative anche di carattere normativo per il rafforzamento e la semplificazione della disciplina delle comunità energetiche rinnovabili e della generazione distribuita, estendendo i benefici delle comunità energetiche rinnovabili ai soggetti a basso reddito e alle utenze vulnerabili;
9) ad assumere iniziative normative volte a prevedere l'introduzione di un sistema di garanzie pubbliche per i contratti di compravendita di lungo termine di energia rinnovabile (Power purchase agreements – Ppa), nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) accessibilità dei Ppa garantiti anche alle piccole e medie imprese e alle famiglie;
b) istituzione di strumenti di garanzia pubblica gestiti da soggetti pubblici o a partecipazione pubblica, volti a ridurre il rischio di controparte e il costo di accesso ai Ppa per i soggetti acquirenti;
c) definizione di meccanismi di energy release, anche mediante strumenti analoghi all'acquirente unico, per la fornitura di energia rinnovabile a prezzi stabili nel mercato domestico;
d) introduzione di strumenti di contrattualizzazione di lungo periodo per gli operatori di impianti da fonti energetiche rinnovabili con incentivo scaduto, al fine di valorizzarne la produzione a beneficio dei consumatori finali;
10) a predisporre una Strategia nazionale per i sistemi di accumulo di lunga durata, definendo il fabbisogno nazionale di capacità di stoccaggio per tipologia tecnologica (elettrochimica, meccanica, termica), coerentemente con gli scenari di sviluppo delle fonti rinnovabili previsti dal Piano nazionale integrato per l'energia e il clima;
11) ad adottare iniziative volte a ridistribuire il carico fiscale tra i diversi vettori energetici, con riduzione progressiva dell'imposizione sull'energia elettrica e corrispondente incremento dell'imposizione sul gas naturale, al fine di favorire l'elettrificazione dei consumi finali;
12) ad adottare iniziative volte a definire una tariffa sociale massima per la fornitura di energia elettrica destinata alle famiglie in condizione di vulnerabilità economica, determinata in funzione dell'Isee e nel rispetto della normativa europea sul mercato interno dell'energia.
(1-00589) «Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
1) il nostro Paese affronta una fase di persistente debolezza del comparto manifatturiero e di rallentamento della crescita economica, in un contesto internazionale fortemente influenzato dal perdurare del conflitto in Medio Oriente, dalle tensioni geopolitiche globali e dall'instabilità dei mercati energetici;
2) lo stesso documento di finanza pubblica 2026 ha certificato una drastica revisione al ribasso delle stime di crescita del prodotto interno lordo reale, fissate allo 0,6 per cento per il 2026 e 2027, collocando l'Italia su livelli di crescita significativamente inferiori rispetto a molte economie europee comparabili;
3) la contrazione della produzione industriale italiana risulta sostanzialmente ininterrotta dal 2023, con un calo dello 0,6 per cento nel 2025, continuando a registrare, anche in base ai dati Istat, elementi di debolezza produttiva, in particolare nei comparti maggiormente esposti ai costi energetici, alla contrazione della domanda internazionale e all'incertezza geopolitica, con ripercussioni sulla capacità di investimento delle imprese e sulla competitività delle filiere manifatturiere nazionali;
4) le recenti proiezioni della Banca centrale europea evidenziano come il protrarsi delle tensioni nell'area mediorientale possano incidere negativamente sulle prospettive di crescita dell'economia europea, comprimendo investimenti, consumi, fiducia degli operatori economici e commercio internazionale;
5) in un contesto internazionale fortemente influenzato dal protrarsi delle crisi nel Medio Oriente, dall'instabilità geopolitica globale, dalla conseguente volatilità dei mercati energetici e delle materie prime strategiche, il costo dell'energia, sebbene in calo rispetto ai picchi del 2022-2023, rimane strutturalmente più alto rispetto ai competitor internazionali, determinando un persistente svantaggio competitivo per il sistema produttivo nazionale e incidendo negativamente sul potere d'acquisto delle famiglie;
6) la dipendenza dalle fonti fossili continua a rappresentare un elemento di vulnerabilità strategica per il sistema energetico nazionale. L'attuale impostazione della politica energetica italiana, che continua ad attribuire un ruolo rilevante al gas naturale senza una chiara e netta strategia di progressiva riduzione della dipendenza energetica dalle fonti fossili, rischia di rallentare gli investimenti nella produzione di energia da fonti rinnovabili;
7) le tensioni geopolitiche che interessano lo Stretto di Hormuz e le altre aree strategiche per il commercio internazionale incidono ulteriormente sui costi logistici, sui tempi di trasporto e sulla regolarità degli approvvigionamenti di materie critiche di diverse filiere tecnologiche industriali, con effetti sulle catene del valore europee e nazionali;
8) il nostro Paese attraversa una fase di profonda vulnerabilità sociale, caratterizzata da livelli elevati di povertà assoluta, da una crescente rinuncia alle cure per ragioni economiche e dall'aumento dei nuclei familiari che incontrano difficoltà ad accedere a servizi energetici essenziali a costi sostenibili, fenomeno che richiede interventi strutturali e non meramente compensativi;
9) l'attuale struttura del Patto di stabilità, a giudizio dei firmatari del presente atto avallata dal Governo, rischia di trasformarsi in una gabbia contabile che limita la capacità di intervento pubblico, mentre altri partner europei con maggiori margini fiscali possono utilizzare gli aiuti di Stato per proteggere la propria competitività industriale;
10) l'Italia versa in un vuoto di politica industriale denunciato dalla scomparsa di storiche fette di prodotto interno lordo e dalla crisi di grandi multinazionali, come dimostrano numerose vertenze industriali che hanno interessato grandi gruppi manifatturieri operanti sul territorio nazionale, tra cui i casi Electrolux e Beko; segnali di una desertificazione produttiva che avviene nel silenzio delle istituzioni;
11) le piccole e medie imprese, che rappresentano il 99 per cento del tessuto produttivo e il 74 per cento degli occupati, risultano particolarmente esposte all'aumento dei costi energetici, alla frammentazione delle filiere, alla crescente concorrenza internazionale, nonché alle persistenti difficoltà di accesso al capitale di rischio e ai finanziamenti destinati agli investimenti innovativi;
12) a tutt'oggi permangono criticità strutturali in materia di investimenti in ricerca, sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico, anche in relazione alla capacità di accompagnare il sistema produttivo nella doppia transizione digitale ed energetica, nonché nella capacità di trasformare ricerca e innovazione in produzione industriale e filiere nazionali ad elevato valore aggiunto; senza considerare che le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza, come il codice degli incentivi, non produrranno effetti concreti prima del 2028, lasciando il sistema produttivo privo di strumenti di semplificazione immediata;
13) l'assenza, poi, di una strategia pubblica di difesa commerciale a tutela delle imprese esportatrici italiane, esposte a un contesto internazionale più rigido e a barriere tariffarie unilaterali, impedisce al sistema produttivo nazionale di rafforzare le politiche di accompagnamento ai processi di diversificazione dei mercati di sbocco e di riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, oltre agli effetti dell'incertezza e della volatilità delle politiche commerciali estere che accrescono i costi di pianificazione e favoriscono il rinvio degli investimenti, con effetti recessivi già visibili nel settore manifatturiero;
14) la crescente pressione competitiva globale derivante da politiche industriali aggressive adottate da economie extraeuropee, infatti, rende necessario rafforzare gli strumenti nazionali ed unionali di attrazione degli investimenti produttivi, reshoring industriale, tutela delle filiere strategiche ad alta intensità tecnologica ed energetica e riduzione strutturale del differenziale di costo energetico rispetto ai principali competitor internazionali. A livello nazionale, lo sviluppo di una politica industriale efficace richiederebbe la creazione di un ambiente favorevole al comparto produttivo in grado di stimolare l'innovazione e la ricerca, aumentare la produttività e la digitalizzazione, nonché promuovere la crescita economica e la transizione energetica, in coerenza con il Clean industrial Deal, l'Affordable energy action Plan e gli obiettivi europei di competitività, autonomia strategica, resilienza industriale e decarbonizzazione,
impegna il Governo:
1) a predisporre un piano straordinario di rilancio della produzione industriale e della domanda interna per l'introduzione di misure mirate a rafforzare la crescita e la competitività del sistema economico nazionale, anche garantendone la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e delle materie prime critiche di fronte alle crescenti tensioni internazionali, per il sostegno agli investimenti pubblici e privati ad alto valore aggiunto, per il rafforzamento delle competenze e della formazione continua dei lavoratori, per il sostegno ai settori produttivi maggiormente esposti agli effetti della crisi internazionale e all'inasprimento delle misure tariffarie e delle restrizioni commerciali, che preveda l'attuazione di una strategia organica di politica industriale orientata all'innovazione, alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, capace di rafforzare gli strumenti di tutela della continuità produttiva e occupazionale nei siti industriali nazionali, anche mediante meccanismi di condizionalità sugli incentivi pubblici, strumenti di reindustrializzazione e misure di contrasto alle delocalizzazioni produttive;
2) a mettere in campo politiche per la crescita e l'allineamento dei redditi medi italiani a quelli europei, predisponendo, a tal fine, misure per migliorare realmente la condizione economica di milioni di lavoratori e una strategia a sostegno dei salari, anche attraverso una legge sul salario minimo per contrastare il lavoro povero, garantire retribuzioni dignitose e rafforzare la contrattazione collettiva nazionale delle organizzazioni comparativamente più rappresentative e migliorando la normativa sull'equo compenso;
3) a favorire lo sviluppo delle reti di impresa e i processi di aggregazione tra imprese, con particolare riferimento alle filiere orientate ai mercati esteri, anche attraverso il rafforzamento di strumenti fiscali e finanziari idonei a sostenerne la crescita dimensionale, la patrimonializzazione e la capacità di investimento, assicurando al contempo procedure amministrative semplificate, tempi certi di accesso agli incentivi e stabilità del quadro di sostegno agli investimenti in innovazione, internazionalizzazione ed economia circolare, al fine di garantire maggiore certezza nella programmazione degli investimenti e di contenerne gli oneri amministrativi;
4) ad adottare iniziative, anche di carattere normativo, volte a rafforzare la qualità, l'efficacia e la coerenza del sistema degli incentivi alle imprese mediante l'introduzione di criteri premiali che valorizzino il rispetto della contrattazione collettiva nazionale sottoscritta dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, la sicurezza sul lavoro, la parità di genere, la sostenibilità ambientale e gli investimenti nelle aree economicamente svantaggiate, nonché attraverso il rafforzamento del coordinamento tra gli strumenti nazionali e regionali di incentivazione;
5) ad adottare iniziative volte a garantire strumenti di incentivazione caratterizzati da maggiore tempestività e liquidità per le piccole e medie imprese, anche valutando il rafforzamento dei meccanismi di credito d'imposta rispetto ad altri strumenti di agevolazione fiscale basati su deduzioni, al fine di migliorarne l'efficacia e la fruibilità;
6) ad incoraggiare, anche nell'ambito di strutture e iniziative già esistenti, la creazione di un osservatorio sulle applicazioni dell'intelligenza artificiale per le piccole e medie imprese, finalizzato all'elaborazione di linee guida, buone pratiche e strumenti di supporto alla ricerca applicata e all'innovazione industriale, nonché alla diffusione di conoscenze e soluzioni operative per favorire l'adozione sicura ed efficace di tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale nei processi produttivi delle imprese, in conformità con i principi del regolamento UE 2024/1689 (Ai Act);
7) a promuovere un modello di governance coordinata e multilivello della transizione del settore automotive che coinvolga in modo strutturato non solo i grandi gruppi industriali ma anche la filiera della componentistica, le istituzioni territoriali e le parti sociali, al fine di assicurare un coordinamento effettivo delle politiche industriali lungo l'intera catena del valore, di prevenire fenomeni di disallineamento tra domanda e offerta di lavoro derivante dai processi di riconversione industriale, anche attraverso strumenti di ricollocazione, formazione e riqualificazione professionale, nonché interventi specifici a tutela della continuità produttiva e occupazionale delle imprese della componentistica, al fine di salvaguardare la competitività e la continuità della filiera automobilistica nazionale;
8) ad adottare misure volte a rafforzare il trasferimento tecnologico tra università, enti pubblici di ricerca e sistema produttivo, favorendo l'impiego delle risorse nazionali ed europee disponibili per programmi collaborativi nei settori delle tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale applicata all'energia, con particolare riferimento alla manutenzione predittiva delle infrastrutture di rete, alla previsione della domanda di energia da fonti rinnovabili, all'integrazione delle fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo e all'interoperabilità dei dati energetici, con l'obiettivo di incrementare il numero di brevetti industriali nazionali nei predetti ambiti, il numero di partenariati pubblico-privati nonché il numero di progetti di trasferimento tecnologico effettivamente trasferiti alla scala industriale;
9) ad accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, unitamente allo sviluppo degli accumuli, della flessibilità della domanda e delle infrastrutture energetiche, al fine di ridurre strutturalmente i costi dell'energia per i cittadini e le imprese, con particolare attenzione alla tutela delle persone più fragili e alla sostenibilità del sistema energetico nazionale, e a massimizzare il consumo locale di energia e la condivisione dell'energia prodotta tra imprese, enti locali e cittadini attraverso la rimozione delle barriere territoriali, legislative e regolatorie che ancora ostacolano un'adeguata diffusione delle comunità energetiche rinnovabili, nonché mediante misure di sostegno finanziario e di accesso al credito per le piccole e medie imprese che investano in tali configurazioni, e la piena e concreta attuazione dello scorporo in bolletta dell'energia virtualmente scambiata all'interno delle predette comunità energetiche rinnovabili, al fine di rendere effettivo e immediatamente percepibile il beneficio economico derivante dal risparmio energetico;
10) ad adottare urgentemente ogni iniziativa normativa utile ad avviare una riforma della disciplina degli oneri generali di sistema attraverso la parziale traslazione dei medesimi sulla fiscalità generale al fine di ridurre, a carico di famiglie ed imprese, l'aggravio economico in bolletta determinato dalle corrispondenti voci di copertura;
11) ad accelerare e garantire il graduale passaggio dall'applicazione di un prezzo unico nazionale (pun) all'applicazione di prezzi zonali definiti in base agli andamenti del mercato, tenendo conto non solamente dell'esigenza di salvaguardare gli indicatori di prezzo di riferimento per lo sviluppo e della trasparenza dei mercati, ma anche del corretto funzionamento di questi ultimi, oltre a valorizzare il ruolo delle rinnovabili al fine di riflettere in modo più efficiente le dinamiche territoriali della domanda e dell'offerta di energia elettrica e contenere i costi energetici per le famiglie e le imprese, in particolare per quelle più esposte alla competizione internazionale;
12) a perseguire, in ambito nazionale, nel rafforzamento del quadro regolatorio dei Power purchase agreement (Ppa), strumenti fondamentali per la riduzione della volatilità dei prezzi dell'energia e per il sostegno agli investimenti nelle fonti rinnovabili, anche attraverso il potenziamento dei meccanismi di garanzia pubblica e di supporto al credito gestiti da Gestore dei servizi energetici e Sace, nonché mediante l'estensione dell'accesso ai Ppa ai soggetti di minori dimensioni, anche attraverso modelli aggregati e sistemi di acquisto condiviso tra più operatori;
13) ad adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a ridefinire l'assetto proprietario di Eni s.p.a. mediante il rafforzamento progressivo della partecipazione pubblica detenuta dallo Stato, anche al fine di orientare e ampliare i piani di investimento della medesima verso il graduale abbandono delle fonti fossili, l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e l'allineamento della traiettoria di policy agli obiettivi dell'accordo di Parigi, nonché di garantire che i dividendi e gli utili conseguiti siano versati annualmente all'entrata del bilancio dello Stato, con vincolo di destinazione specifica al finanziamento strutturale di interventi di mitigazione del costo dell'energia per famiglie ed imprese, nonché di sostegno della spesa sociale;
14) a non intraprendere iniziative volte a consentire sul territorio nazionale la produzione di energia nucleare da fissione, caratterizzata da costi di investimento e tempi di realizzazione significativamente superiori rispetto a quelli delle fonti energetiche rinnovabili maggiormente mature, e ad adottare opportune iniziative per un piano di finanziamenti pubblici per le imprese che investono nella ricerca scientifica in materia di efficienza energetica, fonti rinnovabili, trasmissione, distribuzione e accumulo dell'energia elettrica, destinando prioritariamente le risorse disponibili ai predetti settori, ritenuti strategici per il conseguimento degli obiettivi climatici ed energetici al 2030 e al 2050 e per la riduzione dei costi energetici del sistema produttivo nazionale;
15) ad adottare un piano nazionale straordinario volto all'ammodernamento e al rafforzamento infrastrutturale e digitale della rete elettrica nazionale, mediante la promozione di investimenti nelle smart grids, nei sistemi di accumulo, nelle infrastrutture di trasmissione e distribuzione dell'energia elettrica, nonché nelle tecnologie funzionali alla gestione flessibile della domanda energetica, al fine di ridurre le congestioni della rete e i fenomeni di saturazione virtuale, assicurando priorità agli impianti che abbiano conseguito l'autorizzazione definitiva alla costruzione e all'esercizio, contenere gli oneri di dispacciamento gravanti sulle bollette energetiche, favorire la piena integrazione delle fonti energetiche rinnovabili e garantire più elevati livelli di sicurezza, resilienza, affidabilità ed efficienza del sistema energetico nazionale;
16) a rafforzare il quadro nazionale di contrasto alla povertà energetica, in coerenza con l'attuazione del Piano sociale per il clima e in vista della piena operatività dell'Ets2, attraverso il miglior coordinamento delle misure di sostegno, anche mediante l'interoperabilità dei dati, l'aggiornamento periodico dei criteri di accesso sulla base di indicatori multidimensionali di vulnerabilità economica, abitativa, territoriale e climatica, la promozione di interventi integrati tra politiche energetiche, sociali e abitative, con particolare attenzione all'efficientamento energetico delle abitazioni delle famiglie vulnerabili, nonché il rafforzamento del monitoraggio degli effetti delle misure adottate, assicurando la pubblicazione periodica di indicatori sulla povertà energetica e sull'accessibilità degli strumenti di sostegno, al fine di migliorarne l'efficacia e orientare le risorse verso i nuclei maggiormente vulnerabili;
17) ad avviare le opportune interlocuzioni con le istituzioni eurounitarie al fine di:
a) perseguire una posizione negoziale in ambito europeo che miri a un cambiamento per migliorare l'efficacia del sistema Eu Ets, assicurando la stabilità del quadro regolatorio necessaria ad evitare che i proventi derivanti dalle aste Ets siano utilizzati per sovvenzionare direttamente o indirettamente la produzione da fonti fossili e ad impiegare le medesime risorse in strategie di sviluppo energetico basato sulle tecnologie da fonti rinnovabili, gli accumuli, il potenziamento e digitalizzazione della rete di distribuzione elettrica, nonché nelle misure volte a rafforzare la resilienza e la competitività del sistema industriale nazionale, garantendo che i predetti proventi siano integralmente e stabilmente vincolati agli interventi previsti dalla normativa europea, anche al fine di ridurre drasticamente il costo dell'energia elettrica per famiglie ed imprese;
b) contribuire al contenimento degli effetti derivanti dalla volatilità dei prezzi del gas naturale e di garantire una maggiore aderenza alle condizioni effettive del mercato energetico dell'Unione europea, farsi promotore e sostenere le opportune iniziative volte alla revisione del meccanismo di formazione dei prezzi del gas naturale basato sul Ttf (Title transfer facility), nonché a sollecitare il progressivo disaccoppiamento tra il prezzo del gas naturale e quello dell'energia elettrica, al fine di contribuire al conseguimento di condizioni strutturali di maggiore stabilità e prevedibilità dei prezzi dell'energia, a beneficio delle famiglie e delle imprese nel medio-lungo periodo;
c) adottare urgenti iniziative affinché le risorse rese disponibili nell'ambito della clausola delle spese supplementari in difesa per gli investimenti energetici nel periodo 2026-2028 siano tempestivamente destinate ad interventi funzionali alla riduzione dei costi dell'energia nel breve-medio periodo, con particolare riferimento allo sviluppo delle reti elettriche, dei sistemi di accumulo, dell'efficienza energetica, della flessibilità del sistema elettrico e dell'elettrificazione dei consumi, escludendo l'utilizzo delle medesime per il finanziamento dell'opzione nucleare da fissione sul territorio nazionale;
d) sollecitare iniziative tese a rafforzare gli strumenti di difesa commerciale dell'Unione, il contrasto alle pratiche di dumping ambientale e sociale e la tutela del tessuto produttivo europeo rispetto alla concorrenza sleale proveniente da Paesi terzi, anche attraverso strumenti di reciprocità nei mercati strategici;
18) ad adoperarsi nelle competenti sedi europee affinché, nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e degli eventuali nuovi strumenti europei di sostegno agli investimenti, sia rafforzato il supporto finanziario destinato ai sistemi di accumulo e allo sviluppo di progetti transfrontalieri finalizzati alla realizzazione di nuove infrastrutture che si rendano necessarie per conseguire un sistema europeo più efficiente, affidabile e sostenibile, con particolare riferimento alla realizzazione di interconnettori elettrici sottomarini, quali infrastrutture strategiche tese a favorire la trasmissione, l'integrazione e gli scambi transfrontalieri di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili, nonché allo sviluppo di infrastrutture digitali funzionali all'integrazione, alla gestione e alla valorizzazione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili, contribuendo al completamento del mercato interno dell'energia e alla generazione di significativi benefici sociali, economici e ambientali per i cittadini europei.
(1-00590) «Pavanelli, Cappelletti, Appendino, Ferrara, Alifano, Quartini».
La Camera,
premesso che:
1) il recente Documento di Economia e Finanza ha ridotto le previsioni di crescita del prodotto interno lordo reale, fissandole allo 0,6 per cento per il 2026, allo 0,6 per cento per il 2027 e allo 0,8 per cento per il 2028, una traiettoria che, secondo le valutazioni del Fondo Monetario Internazionale, pone l'Italia tra gli Stati con la performance di crescita più deludente di tutta l'Unione europea, un ritardo che il Governo non ha dimostrato né la volontà né la capacità di superare con politiche di rilancio adeguate;
2) tale marcato deterioramento del quadro economico nazionale non è riconducibile soltanto alle difficoltà internazionali, ma deriva in misura rilevante dall'assenza di politiche realmente efficaci a sostegno dello sviluppo;
3) si tratta, inoltre, di una stima che appare ottimistica se confrontata con le più recenti valutazioni dei principali organismi internazionali, soprattutto alla luce di uno scenario globale segnato da forte incertezza geopolitica, dalle ripercussioni del conflitto in Medio Oriente e dell'instabilità nello Stretto di Hormuz, dal riacutizzarsi del protezionismo legato ai dazi imposti da Trump, dalla decelerazione dell'economia mondiale e dalle persistenti tensioni sui mercati dell'energia;
4) l'esecutivo Meloni non ha varato alcun intervento strutturale credibile per rilanciare produttività, innovazione e competitività del tessuto produttivo italiano; al contrario, ha concorso ad aggravare la stagnazione della produttività registrata negli ultimi anni, l'affievolirsi della domanda interna – acuito dalla riduzione del potere d'acquisto delle famiglie – la scarsa partecipazione al mercato del lavoro, in particolare di giovani e donne, e il ridimensionamento degli investimenti privati nei comparti a maggior valore aggiunto;
5) la deindustrializzazione del Paese, in atto sin dal 2022, non si è arrestata: nel 2025 l'industria in senso stretto ha registrato un incremento del valore aggiunto limitato ad appena lo 0,3 per cento;
6) il costo dell'energia rappresenta la principale variabile di svantaggio competitivo del sistema produttivo nazionale: nel primo semestre del 2025 le imprese italiane hanno sostenuto un prezzo dell'elettricità pari in media a 278 euro per MWh, a fronte dei 242 della Germania, dei 183 della Francia e dei 171 della Spagna, con un differenziale superiore al 30 per cento rispetto alla media dell'Unione europea. Tale divario, strutturale e non congiunturale, deriva dalla dipendenza della generazione elettrica nazionale dal gas naturale, che fissa il prezzo marginale per la maggioranza delle ore di mercato, e si è ulteriormente acuito nei primi mesi del 2026, con un prezzo unico nazionale (Pun) salito ad aprile 2026 a circa 143 euro per MWh;
7) la transizione verso le fonti rinnovabili, che costituiscono oggi la tecnologia di generazione più economica e la via maestra per ridurre strutturalmente i costi dell'energia, ha conosciuto nel 2025 un rallentamento: le nuove installazioni si sono attestate a 6,2 GW, in calo dell'8,2 per cento rispetto al 2024, interrompendo un quadriennio di crescita e allontanando l'Italia dall'obiettivo del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che richiede l'installazione di circa 47,5 GW aggiuntivi entro il 2030; a ciò si aggiunge la persistente sottoutilizzazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, con appena 324 MW attivati a fronte di un obiettivo di 5 GW, e il permanere di un consistente arretrato di impianti già autorizzati e in attesa di connessione alla rete;
8) il pieno dispiegamento degli investimenti necessari ad accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili — stimati in decine di miliardi di euro per colmare il divario di circa 47,5 GW rispetto agli obiettivi del PNIEC al 2030 — è ulteriormente frenato dagli attuali vincoli di finanza pubblica, in un contesto in cui l'Italia resta sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo;
9) il 3 giugno 2026 la Commissione europea, nell'ambito del pacchetto di primavera del Semestre europeo, ha esteso all'energia la clausola di salvaguardia nazionale già prevista per la difesa, consentendo agli Stati membri di utilizzare fino allo 0,3 per cento del Pil annuo nel triennio 2026-2028 (con un tetto cumulato dello 0,6 per cento) per investimenti volti a rafforzare la resilienza del sistema energetico e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; per l'Italia tale margine è quantificabile in circa 14 miliardi di euro nel triennio;
10) rispetto a tale apertura, pur positiva, sarebbe preferibile un'iniziativa europea fondata su investimenti comuni finanziati con debito dell'Unione, sul modello indicato dal Rapporto Draghi, che ha quantificato in 750-800 miliardi di euro annui il fabbisogno aggiuntivo di investimenti dell'Unione e individuato nell'energia una delle tre aree prioritarie;
11) il sistema EU ETS, pur essenziale alla decarbonizzazione, grava sui settori energivori — chimica, siderurgia, ceramica, carta, vetro — con un costo della CO2 che nei primi mesi del 2026 si è attestato intorno ai 64 euro per tonnellata, trasferendosi sul prezzo finale dell'energia e aggravando l'onere competitivo proprio dei comparti più esposti alla concorrenza internazionale;
12) l'Italia resta il Paese europeo con i maggiori costi nella bolletta elettrica e del gas, nonostante la lieve diminuzione delle tariffe prevista per il primo trimestre del 2026: il prezzo di riferimento dell'energia elettrica per il cliente tipo vulnerabile servito in Maggior Tutela è stato fissato, per il primo trimestre 2026, a 27,97 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, a un livello ben superiore a quello medio registrato negli altri Paesi dell'Unione europea;
13) tale riduzione del 2,7 per cento ha avuto carattere meramente congiunturale, posto che già dal 1° aprile 2026 la medesima tariffa è risalita a 30,24 centesimi per kilowattora, con un aumento dell'8,1 per cento determinato dalle tensioni internazionali sui mercati energetici, mentre la spesa annua per l'utente vulnerabile tipo permane superiore di circa il 13 per cento rispetto all'anno precedente;
14) gravano, inoltre, sui clienti già nel mercato libero gli eccessivi costi di commercializzazione dell'energia elettrica aggiuntivi al Pun, che concorrono a portare le bollette elettriche a livelli insostenibili; i cittadini lamentano la scarsa trasparenza dei contratti del mercato libero, caratterizzati da una molteplicità di voci e condizioni che, sommandosi agli oneri di sistema e alle imposte, spingono il costo reale dell'energia elettrica per usi domestici a livelli tali da incidere in misura rilevante sul bilancio delle famiglie italiane, senza che il Governo abbia individuato soluzioni efficaci al problema;
15) il meccanismo di formazione del prezzo dell'energia elettrica, ancorato per la maggioranza delle ore al costo marginale del gas naturale e all'indice TTF, trasferisce sui consumatori finali la volatilità del mercato del gas, di cui i recenti rialzi connessi all'instabilità nello Stretto di Hormuz costituiscono l'ennesima conferma; il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica da quello del gas rappresenta pertanto una misura strutturale necessaria ad assicurare a famiglie e imprese prezzi più competitivi e stabili nel medio-lungo periodo;
16) con riguardo alla disciplina delle concessioni per la distribuzione elettrica, ogni meccanismo che ribaltasse sulle bollette di cittadini e imprese gli oneri connessi alla proroga delle concessioni medesime risulterebbe iniquo e in contraddizione con l'obiettivo di riduzione dei costi dell'energia; gli eventuali canoni straordinari derivanti dalla proroga dovrebbero, al contrario, essere destinati integralmente all'abbattimento dei costi energetici per gli utenti finali;
17) i clienti domestici vulnerabili — gli anziani con più di settantacinque anni, le persone con disabilità, i percettori del bonus sociale e le altre categorie deboli rimaste nel servizio di Maggior Tutela e non ancora transitate al mercato libero — risultano particolarmente esposti agli aumenti tariffari, come dimostra il rincaro dell'8,1 per cento già intervenuto nel secondo trimestre 2026; in tale contesto l'Acquirente Unico può svolgere un ruolo attivo nel favorire la fornitura di energia elettrica a tali clienti a prezzi calmierati;
18) la struttura degli oneri generali di sistema gravanti sui beni energetici, che nel primo trimestre 2026 incidono per oltre il 10 per cento della bolletta del cliente vulnerabile tipo, contiene voci ormai obsolete e componenti che potrebbero essere più equamente collocate nella fiscalità generale, in coerenza con una riforma organica volta a ridurre il peso degli oneri impropri sulle bollette;
19) tale quadro è stato repentinamente aggravato dall'instabilità nello Stretto di Hormuz: a seguito del blocco del traffico navale avviato nei primi giorni di marzo 2026, le esportazioni via stretto sono crollate di circa il 99 per cento nel mese di marzo rispetto a febbraio, attraverso una rotta da cui transitano annualmente circa il 20 per cento del commercio mondiale di petrolio via mare e un quinto del gas naturale liquefatto;
20) pur a fronte della tregua dell'8 aprile 2026, il permanere di forti tensioni si è trasmesso ai mercati energetici, contribuendo al rialzo del prezzo del gas e dell'energia elettrica, mentre l'aumento delle tariffe del trasporto marittimo nell'area del Golfo e il prezzo dei carburanti, rimasto elevato pur in presenza di un calo delle quotazioni petrolifere, hanno ulteriormente compresso i margini delle imprese;
21) gli interventi finora messi in campo dal Governo per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e diversificare le rotte commerciali non si sono rivelati idonei a contrastare le difficoltà del sistema produttivo;
22) il disegno di legge delega sul nucleare attualmente all'esame del Parlamento attribuisce al Governo una delega molto ampia, che non ha nessun effetto immediato sui costi, non definisce una strategia energetica pienamente inserita in un quadro europeo comune, non individua con sufficiente chiarezza le condizioni economiche, industriali e finanziarie necessarie per sostenere un percorso di lungo periodo, è priva delle risorse necessarie a sostenere una strategia strutturale di ricerca, innovazione e sviluppo nel settore nucleare e lascia irrisolta una delle principali criticità storiche del settore, rappresentata dalla gestione dei rifiuti radioattivi;
23) del tutto inadeguate risultano le misure a sostegno delle famiglie per affrontare i costi energetici, onerose per la finanza pubblica e incapaci di tutelare realmente i redditi più bassi;
24) risulta, invece, necessario definire una strategia nazionale di politica industriale moderna, costruita in coordinamento con il Parlamento e con le parti sociali, in grado di individuare con chiarezza le priorità settoriali, di rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale e di accompagnare la transizione energetica, tecnologica e digitale dell'economia italiana in una logica di sostenibilità, innovazione e salvaguardia dell'occupazione,
impegna il Governo:
1) a predisporre interventi straordinari a sostegno della crescita e della competitività del sistema economico nazionale e dei redditi delle famiglie penalizzate dalla perdita di potere d'acquisto;
2) ad accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili e ridurre da subito i costi energetici per cittadini e imprese, con particolare riguardo alla protezione dei soggetti più vulnerabili e alla sostenibilità del sistema energetico nazionale, mediante misure selettive;
3) a rafforzare e coordinare le politiche nazionali per la transizione ecologica e la sicurezza energetica, garantendone la coerenza complessiva, fissando obiettivi concreti e verificabili, individuando le risorse e gli strumenti necessari al conseguimento degli impegni assunti in sede europea e internazionale in materia di clima, energia e sostenibilità, promuovendo altresì, anche in ambito unionale, iniziative volte a rivedere il meccanismo di formazione dei prezzi del gas naturale basato sull'indice TTF e a sollecitare lo scorporo dei prezzi del gas da quelli dell'energia elettrica, così da assicurare a famiglie e imprese prezzi più competitivi e stabili nel medio-lungo periodo;
4) a sostenere, in sede nazionale, un rafforzamento del quadro regolatorio relativo ai Power Purchase Agreement (Ppa);
5) a escludere ogni disposizione che ribalti sulle bollette elettriche di cittadini e imprese gli oneri connessi alla proroga delle concessioni per la distribuzione elettrica, destinando integralmente gli eventuali canoni straordinari di proroga alla riduzione dei costi dell'energia per famiglie e imprese;
6) ad adottare interventi di competenza volti a evitare aumenti della tariffa dell'energia elettrica e del gas per i clienti domestici vulnerabili rimasti nel servizio di Maggior Tutela, prevedendo a tal fine che l'Acquirente Unico possa svolgere un ruolo attivo nel favorire la fornitura a prezzi calmierati;
7) ad adottare, per quanto di competenza, misure per contenere gli eccessivi costi di commercializzazione dell'energia elettrica aggiuntivi al Pun, che gravano sui clienti del mercato libero, e a rafforzare la trasparenza delle condizioni contrattuali;
8) ad adottare iniziative normative volte a dare seguito a una riforma degli oneri di sistema gravanti sui beni energetici, eliminando le voci obsolete e trasferendone altre sulla fiscalità generale;
9) a sostenere, in ambito europeo, una posizione negoziale orientata a rendere più efficace il sistema EU ETS, garantendo la stabilità del quadro regolatorio e vincolando in modo integrale e stabile i proventi delle aste ETS agli interventi previsti dalla normativa europea;
10) ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, volte a sostenere lo sviluppo e la diffusione di Fer e accumuli, delle comunità energetiche e dell'efficienza energetica, anche attraverso la semplificazione delle procedure necessarie alla messa a terra degli investimenti, nell'ottica dell'autonomia energetica del Paese e per il raggiungimento dei target di neutralità climatica nei tempi stabiliti al 2030 e al 2050;
11) a sostenere, in sede europea, il passaggio da strumenti di mera flessibilità di bilancio nazionale a una capacità comune di investimento finanziata con debito dell'Unione per la transizione energetica, e, nelle more, ad assicurare che gli spazi fiscali resi disponibili dall'estensione della clausola nazionale di salvaguardia siano effettivamente attivati e destinati ad investimenti per le rinnovabili, le reti e gli accumuli, con impiego verificabile e nell'interesse di famiglie e imprese;
12) a promuovere, per quanto di competenza, il disaccoppiamento del prezzo dell'energia elettrica dal prezzo del gas;
13) a elaborare un piano di rilancio della produzione industriale ispirato al modello del programma Transizione 4.0, con incentivi mirati all'innovazione tecnologica e digitale, alla riconversione ecologica e al sostegno del comparto manifatturiero, oltre alla riqualificazione professionale dei lavoratori e a sostenere adeguatamente gli investimenti delle imprese, semplificando le procedure di accesso agli incentivi;
14) a predisporre un piano di interventi a favore dei settori produttivi più esposti agli effetti della crisi internazionale, che contempli misure per facilitare l'accesso al credito da parte delle imprese, l'attivazione di ammortizzatori sociali, il sostegno all'internazionalizzazione e la prevenzione delle delocalizzazioni;
15) a definire e realizzare una strategia organica di politica industriale orientata all'innovazione, alla digitalizzazione e alla transizione ecologica, idonea a rafforzare la competitività del sistema produttivo, a sostenere le filiere strategiche nazionali e a favorire la creazione di occupazione stabile e qualificata;
16) a promuovere un piano straordinario per il rilancio della produttività e della domanda interna, attraverso il sostegno agli investimenti pubblici e privati ad alto valore aggiunto, il consolidamento delle competenze e della formazione continua dei lavoratori e l'introduzione di misure volte a stimolare i consumi delle famiglie, con particolare attenzione a quelle a basso e medio reddito.
(1-00591) «Pandolfo, Peluffo, Casu, De Micheli, Di Sanzo, Gnassi, Simiani».
PROPOSTA DI LEGGE: COLOSIMO ED ALTRI: MISURE PER LA PROTEZIONE E L'ASSISTENZA DEI MINORENNI E DEGLI ADULTI DI RIFERIMENTO NEI CONTESTI DI CRIMINALITÀ ORGANIZZATA («LIBERI DI SCEGLIERE») (A.C. 2696-A)
A.C. 2696-A – Parere della I Commissione
PARERE DELLA I COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
NULLA OSTA
sugli emendamenti contenuti nel fascicolo.
A.C. 2696-A – Parere della V Commissione
PARERE DELLA V COMMISSIONE SUL TESTO DEL PROVVEDIMENTO E SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE
Sul testo del provvedimento in oggetto:
PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni, volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione:
All'articolo 14, comma 1, alinea, sostituire le parole: agli oneri derivanti dagli articoli 3 e 4, comma 2, lettere a), b), c), d) ed e) con le seguenti: agli oneri derivanti dall'articolo 4, comma 1, lettera a), e comma 2, lettere a), b) e d);
All'articolo 14, comma 3, sostituire le parole: competenti Commissioni parlamentari con le seguenti: Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.
Sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:
La V Commissione, esaminati gli emendamenti riferiti alla proposta di legge atto Camera 2696-A, recante misure per la protezione e l'assistenza dei minorenni e degli adulti di riferimento nei contesti di criminalità organizzata («Liberi di scegliere»), contenuti nel fascicolo;
rilevato che le risorse utilizzate con finalità di copertura finanziaria dall'emendamento 14.1000 risultano già preordinate alla realizzazione di altri interventi,
esprime:
PARERE CONTRARIO
sugli emendamenti 4.6, 4.7, 4.8, 4.9, 9.2 e 14.1, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;
PARERE CONTRARIO
sull'emendamento 14.1000;
NULLA OSTA
sulle restanti proposte emendative.
A.C. 2696-A – Articolo 1
ARTICOLO 1 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 1.
(Oggetto e finalità)
1. La presente legge prevede misure di protezione personale e assistenza personale, sociale ed economica finalizzate alla sicurezza e alla protezione sociale e socioeducativa nonché all'assistenza materiale, sociale e psicologica dei soggetti di cui all'articolo 2 che si trovino in condizione di grave e concreto pregiudizio per la loro integrità psicofisica in quanto vittime di organizzazioni criminali ovvero a causa dell'appartenenza a nuclei familiari inseriti in contesti di criminalità organizzata di tipo mafioso o dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope o nell'ambito di associazioni criminali che pongano in essere nei loro confronti condotte di istigazione a commettere reati o di sfruttamento dei relativi proventi.
PROPOSTE EMENDATIVE
Art. 1.
(Oggetto e finalità)
Al comma 1, dopo la parola: grave aggiungere la seguente: , attuale.
1.10. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
Al comma 1, dopo le parole: vittime di aggiungere le seguenti: atti di violenza o intimidazione da parte di.
*1.3. Ascari, D'Orso, Cafiero De Raho, Giuliano.
*1.4. Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Lacarra, Scarpa.
A.C. 2696-A – Articolo 2
ARTICOLO 2 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 2.
(Ambito di applicazione)
1. Le disposizioni della presente legge si applicano, qualora ricorrano le condizioni di cui all'articolo 1, ai minorenni:
a) figli di soggetti indagati, imputati o condannati per i delitti di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale e 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ovvero per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale, a tutela dei quali siano stati emessi provvedimenti ai sensi degli articoli 330 e 333 del codice civile o degli articoli 25 e seguenti del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835;
b) indagati, imputati o condannati per i delitti di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ovvero per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale;
c) vittime di atti di violenza o intimidazione da parte delle organizzazioni criminali di cui all'articolo 1 della presente legge, a tutela delle quali siano stati emessi provvedimenti ai sensi degli articoli 330 e 333 del codice civile o degli articoli 25 e seguenti del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835.
2. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì:
a) ai maggiorenni minori di anni venticinque, destinatari, da minorenni, delle misure di cui alla presente legge, che confermino la volontà di allontanarsi dai contesti di cui all'articolo 1;
b) ai genitori di minorenne o ai soggetti che esercitino sullo stesso la responsabilità genitoriale, che abbiano manifestato la volontà di allontanarsi, unitamente al minorenne medesimo, dai contesti di cui all'articolo 1.
3. Le disposizioni della presente legge si applicano qualora non sussistano i presupposti per l'ammissione alle speciali misure di protezione di cui al decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e alla legge 11 gennaio 2018, n. 6.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 2.
(Ambito di applicazione)
Al comma 1, lettera b), aggiungere, in fine, le parole seguenti: , che abbiano manifestato la volontà di recidere i vincoli di appartenenza o di collegamento con le predette associazioni o con i predetti contesti criminali.
2.1000. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano, Aiello.
Al comma 1, lettera b), aggiungere, in fine, le parole seguenti: , che abbiano manifestato la volontà di allontanarsi dai predetti contesti criminali.
2.1000.(Testo modificato nel corso della seduta) D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano, Aiello.
(Approvato)
Al comma 2, lettera a), sostituire le parole: ai maggiorenni minori di anni venticinque con le seguenti: agli infraventicinquenni.
2.1. Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Lacarra, Scarpa.
Al comma 2, lettera a), sostituire le parole: minori di anni venticinque con la seguente: infraventicinquenni.
2.1.(Testo modificato nel corso della seduta) Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Lacarra, Scarpa.
(Approvato)
A.C. 2696-A – Articolo 3
ARTICOLO 3 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 3.
(Misure di protezione personale)
1. Le misure di protezione personale in favore dei soggetti di cui all'articolo 2 prevedono, se indicato dall'autorità giudiziaria:
a) il trasferimento immediato in luoghi protetti;
b) l'eventuale utilizzazione di documenti di copertura;
c) il cambiamento delle generalità ai sensi del decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119.
2. Dell'adozione delle misure di cui al comma 1 è data comunicazione al prefetto, il quale, sulla base delle valutazioni espresse nelle riunioni di coordinamento di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2002, n. 133, può adottare misure di protezione e vigilanza nei confronti dei soggetti interessati.
PROPOSTA EMENDATIVA
ART. 3.
(Misure di protezione personale)
Al comma 1, dopo la lettera a), aggiungere la seguente:
a-bis) l'adozione di misure urgenti di vigilanza e protezione;
Conseguentemente, sostituire il comma 2 con il seguente:
2. Dell'adozione delle misure di cui al comma 1, lettera a-bis), è data comunicazione al prefetto ai fini della loro attuazione.
3.1000. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano, Carotenuto.
A.C. 2696-A – Articolo 4
ARTICOLO 4 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 4.
(Misure di assistenza sociale ed economica)
1. Le misure di assistenza sociale in favore dei soggetti di cui all'articolo 2 prevedono, se indicato dall'autorità giudiziaria:
a) il supporto sociale, pedagogico e psicologico;
b) l'accesso all'istruzione obbligatoria per i destinatari delle misure che non abbiano ancora assolto l'obbligo scolastico;
c) la conservazione del posto di lavoro, anche mediante trasferimento dei pubblici dipendenti presso altre amministrazioni o altre sedi;
d) l'accesso a percorsi di formazione e di riqualificazione professionale e di inserimento o reinserimento lavorativo;
e) il reinserimento sociale e l'integrazione e inclusione del minore e del familiare di riferimento nella nuova realtà sociale.
2. Le misure di assistenza economica in favore dei soggetti di cui all'articolo 2 prevedono, se indicato dall'autorità giudiziaria:
a) la corresponsione di un assegno periodico;
b) la messa a disposizione di un alloggio e la copertura delle relative spese;
c) la copertura delle spese per i trasferimenti connesse alla fruizione delle misure di protezione e di assistenza previste dalla presente legge;
d) la copertura delle spese per esigenze sanitarie, quando non sia possibile avvalersi delle strutture del Servizio sanitario nazionale;
e) l'accesso a mutui e a prestiti bancari a tasso agevolato, sulla base di convenzioni stipulate tra il Ministero dell'interno e gli istituti di credito;
f) l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal testo unico in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 4.
(Misure di assistenza sociale ed economica)
Al comma 1, lettera a) aggiungere, in fine, le parole: per i minori e i familiari di riferimento mediante programmi calibrati sulle specifiche esigenze, che garantiscano continuità sino al raggiungimento di un'autonomia esistenziale, da realizzarsi in collaborazione con i servizi sociali e sanitari territorialmente competenti.
Conseguentemente, al medesimo comma:
alla lettera b) aggiungere, in fine, le parole: e con il supporto di un tutoraggio individuale;
dopo la lettera b) aggiungere la seguente:
«b-bis) l'accesso ai percorsi universitari mediante l'erogazione di borse di studio e con il supporto di un tutoraggio individuale;»;
alla lettera d), aggiungere, in fine, le parole: da realizzarsi anche mediante accordi con le associazioni datoriali;
aggiungere, in fine, la seguente lettera:
«f) al fine di favorire lo sviluppo di una coscienza civica, la partecipazione agevolata ad attività sportive, culturali e a percorsi di educazione alla legalità in favore del minore e, ove disponibili, dei familiari di riferimento, da realizzare con la collaborazione delle organizzazioni di cui all'articolo 6, comma 3, anche nei casi in cui non sia disposto il trasferimento di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a)».
4.8. Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Lacarra, Scarpa.
Al comma 1, lettera a) aggiungere, in fine, le parole: per i minori e i familiari di riferimento mediante programmi calibrati sulle specifiche esigenze, che garantiscano continuità di trattamento, da realizzarsi in collaborazione con i servizi sociali e sanitari territorialmente competenti.
Conseguentemente, al medesimo comma:
alla lettera b) aggiungere, in fine, le parole: e con il supporto di un tutoraggio individuale;
dopo la lettera b), aggiungere la seguente:
«b-bis) l'accesso ai percorsi universitari mediante l'erogazione di borse di studio e con il supporto di un tutoraggio individuale;»;
alla lettera d), aggiungere, in fine, le parole: da realizzarsi anche mediante accordi con le associazioni datoriali;
aggiungere in fine la seguente lettera:
«f) al fine di favorire lo sviluppo di una coscienza civica, la partecipazione agevolata ad attività sportive, culturali e a percorsi di educazione alla legalità in favore del minore e, ove disponibili, dei familiari di riferimento, da realizzare con la collaborazione delle organizzazioni di cui all'articolo 6, comma 3, anche nei casi in cui non sia disposto il trasferimento di cui all'articolo 3,comma 1, lettera a).».
4.6. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
Al comma 1, lettera a), aggiungere, in fine, le parole: per i minori e per l'intero nucleo familiare di riferimento, mediante programmi strutturati e continuativi.
Conseguentemente al medesimo comma, aggiungere, in fine, le seguenti lettere:
f) l'accesso a programmi di educazione alla legalità e di reinserimento sociale del minore e, ove disponibili, dei familiari di riferimento, anche nei casi in cui non sia disposto il trasferimento di cui al comma 1, lettera a);
g) l'accesso agevolato ad attività sportive, culturali e associative finalizzate allo sviluppo della coscienza civica;
h) l'accesso a percorsi universitari mediante borse di studio e tutoraggio individuale.
4.9. Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Lacarra, Scarpa.
Al comma 1, dopo la lettera b), aggiungere la seguente:
b-bis) l'accesso a programmi di educazione alla legalità per i minori ed i loro familiari, con la collaborazione degli uffici di servizio sociale per i minorenni e di organizzazioni del terzo settore accreditate e specializzate in materia.
4.7. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
Al comma 2, lettera e), aggiungere, in fine, le parole: senza pretendere alcuna garanzia da parte dei soggetti beneficiari.
4.3. Ascari, D'Orso, Cafiero De Raho, Giuliano.
A.C. 2696-A – Articolo 5
ARTICOLO 5 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 5.
(Adozione delle misure)
1. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni che viene a conoscenza del verificarsi delle condizioni di cui agli articoli 1 e 2, anche a seguito di denuncia, querela, esposto o segnalazione proveniente dai servizi sociali, da dirigenti scolastici, da enti preposti alla cura e all'assistenza dei minori ovvero a seguito dell'acquisizione di informazioni ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 159, o di istanza dell'interessato, propone al tribunale per i minorenni competente per il luogo di residenza abituale dell'interessato l'applicazione delle misure previste dall'articolo 3 e, ravvisandone la necessità, di quelle previste dall'articolo 4 della presente legge.
2. L'autorità giudiziaria che adotta i provvedimenti previsti dagli articoli 330 e 333 del codice civile nei casi previsti dagli articoli 1 e 2 della presente legge ne informa il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.
3. Ai fini di cui al comma 1, il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni acquisisce:
a) ove non pregiudizievole per il superiore interesse del minore, le dichiarazioni del minore, del genitore, del tutore, del curatore e del curatore speciale nonché di ogni altro soggetto interessato;
b) il parere del procuratore della Repubblica distrettuale competente per i reati di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a) e b), ovvero competente in relazione alle organizzazioni criminali di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c). Negli stessi casi, quando si tratta di delitti indicati dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, può altresì chiedere informazioni al Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo in merito ai contesti criminali di riferimento.
4. La proposta del procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni contiene l'indicazione:
a) della sussistenza dei presupposti previsti dagli articoli 1 e 2 nonché dei pericoli cui sono esposti i soggetti di cui all'articolo 2;
b) delle misure di protezione di cui all'articolo 3, comma 1, e delle misure di assistenza di cui all'articolo 4.
5. Ove l'iniziativa derivi da informazioni acquisite ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 159, il procuratore della Repubblica procedente e il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni si coordinano tra loro al fine del contemperamento delle esigenze di segretezza delle indagini con la tutela tempestiva del minore. Del predetto coordinamento e dei provvedimenti adottati è data tempestiva comunicazione al procuratore generale presso la corte d'appello.
6. Si applicano, in quanto compatibili, le norme per il procedimento in materia di persone, minorenni e famiglie di cui al libro II, titolo IV-bis, del codice di procedura civile.
PROPOSTA EMENDATIVA
ART. 5.
(Adozione delle misure)
Al comma 4, lettera b), dopo le parole: all'articolo 4 aggiungere le seguenti: , adeguate al caso specifico.
5.1000. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
A.C. 2696-A – Articolo 6
ARTICOLO 6 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 6.
(Comitato tecnico-scientifico)
1. Per il monitoraggio dell'attuazione delle misure previste dalla presente legge e le conseguenti valutazioni concernenti eventuali modifiche, anche di carattere normativo, con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione e del merito nonché dell'università e della ricerca e con l'Autorità politica delegata per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, è istituito, presso il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia, un Comitato tecnico-scientifico.
2. Il Comitato tecnico-scientifico è composto da un rappresentante designato da ciascuno dei Ministri e dall'Autorità politica delegata di cui al comma 1, da un rappresentante designato dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo e da un rappresentante designato dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza.
3. Alle riunioni del Comitato tecnico-scientifico possono essere invitati a partecipare, in qualità di esperti, rappresentanti di altre istituzioni pubbliche o delle principali associazioni con comprovata esperienza nella promozione dei diritti dei minorenni e degli adolescenti nonché le organizzazioni del Terzo settore qualificate per l'impegno nel contrasto del crimine organizzato e di quello mafioso, in ragione degli argomenti all'ordine del giorno. Ai fini di cui al comma 1, il Comitato può inoltre raccogliere elementi di valutazione.
4. Per la partecipazione al Comitato tecnico-scientifico non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza, rimborso di spese o altro emolumento comunque denominato.
A.C. 2696-A – Articolo 7
ARTICOLO 7 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 7.
(Attuazione delle misure)
1. In caso di applicazione delle misure di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), e delle misure di assistenza di cui all'articolo 4, il tribunale per i minorenni trasmette il provvedimento agli uffici di servizio sociale per i minorenni, per la loro attuazione in coordinamento con i servizi sociali dei comuni e degli ambiti territoriali sociali e con i servizi sanitari competenti per territorio.
2. In caso di applicazione delle misure di cui all'articolo 3, comma 1, lettere b) e c), e delle correlate misure di assistenza di cui all'articolo 4, il tribunale per i minorenni trasmette il provvedimento alla Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione presso il Ministero dell'interno, di cui all'articolo 10 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, integrata con un rappresentante del Dipartimento della giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia, la quale ne cura l'attuazione avvalendosi del Servizio centrale di protezione del Ministero dell'interno, di cui all'articolo 14, comma 1, del medesimo decreto-legge n. 8 del 1991.
3. Le misure di protezione personale e di assistenza sociale ed economica di cui agli articoli 3 e 4 della presente legge, nei casi di soggetti indagati, imputati o condannati per i delitti di cui agli articoli 416 o 416-bis del codice penale, per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del medesimo codice ovvero per i delitti di cui all'articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, si integrano con i progetti di intervento previsti dall'articolo 27 delle norme di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 272, nonché con le misure penali di comunità previste dal decreto legislativo 2 ottobre 2018, n. 121.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 7.
(Attuazione delle misure)
Al comma 1, dopo le parole: il tribunale per i minorenni aggiungere le seguenti: , salvo che sussistano motivi di segretezza determinati da esigenze di protezione,.
7.1001. Cafiero De Raho, D'Orso, Ascari, Giuliano.
Al comma 3, dopo le parole: nei casi di soggetti aggiungere la seguente: minorenni.
7.1000. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
A.C. 2696-A – Articolo 8
ARTICOLO 8 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 8.
(Segretezza dei procedimenti)
1. Le notizie, gli atti e i provvedimenti concernenti le misure di cui all'articolo 3 della presente legge e quelli relativi alle attività del Servizio centrale di protezione possono essere coperti da segreto su disposizione dell'autorità giudiziaria e nei casi previsti dalla legge.
2. Alle notizie, agli atti e ai provvedimenti di cui al comma 1 del presente articolo si applicano le disposizioni dei commi 2 e 3 dell'articolo 9 del decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119.
PROPOSTA EMENDATIVA
ART. 8.
(Segretezza dei procedimenti)
Al comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Le notizie, gli atti e i provvedimenti di cui al periodo precedente sono sempre coperti da segreto, quando ricorrono specifiche esigenze finalizzate ad impedire la localizzazione delle persone sottoposte alle misure di protezione.
8.1000. Cafiero De Raho, D'Orso, Ascari, Giuliano.
A.C. 2696-A – Articolo 9
ARTICOLO 9 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 9.
(Durata, modifica, sospensione e revoca delle misure)
1. La durata delle misure di assistenza sociale ed economica non può essere superiore a due anni, prorogabile per un anno, su istanza del beneficiario, previa valutazione dell'autorità giudiziaria circa la persistenza delle condizioni che ne legittimano la concessione.
2. Su proposta del procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni o su istanza delle persone interessate, il tribunale per i minorenni, acquisiti tutti gli elementi necessari, modifica, sospende o revoca le misure di protezione e di assistenza disposte ai sensi degli articoli 3 e 4, in relazione all'attualità del pericolo e alla sua gravità nonché per motivi connessi alla condotta dei beneficiari e all'inosservanza degli impegni assunti a norma di legge e delle prescrizioni imposte. Si applica il comma 6 dell'articolo 5.
PROPOSTA EMENDATIVA
ART. 9.
(Durata, modifica, sospensione e revoca delle misure)
Al comma 1, sostituire le parole da: non può essere superiore fino alla fine del comma, con le seguenti: è stabilita in relazione all'esito del percorso di studi, ovvero di formazione e di riqualificazione professionale e di inserimento o reinserimento lavorativo.
9.2. Ascari, D'Orso, Cafiero De Raho, Giuliano.
A.C. 2696-A – Articolo 10
ARTICOLO 10 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 10.
(Modifiche al codice di procedura penale)
1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 292 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«3-ter. Quando si procede per i delitti di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale e 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale, se i fatti riguardano genitori di minorenni, l'ordinanza che dispone la misura della custodia cautelare in carcere o degli arresti domiciliari è comunicata al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, affinché compia le opportune verifiche sulla sussistenza di situazioni pregiudizievoli per l'integrità psicofisica del minore legittimanti iniziative ai sensi dell'articolo 336 del codice civile o degli articoli 25 e seguenti del regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835»;
b) all'articolo 347, dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. Se si tratta di taluno dei delitti di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale e 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ovvero di delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale ed emerge una situazione pregiudizievole per l'integrità psicofisica di minorenni, la polizia giudiziaria ne informa il procuratore della Repubblica distrettuale procedente ai fini della successiva comunicazione al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni»;
c) all'articolo 656, dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:
«3-ter. L'ordine di esecuzione della sentenza di condanna a pena detentiva emessa per i delitti di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale e 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ovvero per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale, nei confronti di genitori di minorenni, è comunicato al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni affinché compia le opportune verifiche sulla sussistenza di situazioni pregiudizievoli per l'integrità psicofisica del minore».
PROPOSTA EMENDATIVA
ART. 10.
(Modifiche al codice di procedura penale)
Al comma 1, lettera b), capoverso, sostituire le parole da: ed emerge una situazione pregiudizievole fino alla fine del capoverso con le seguenti: , se i fatti riguardano genitori di minorenni, la polizia giudiziaria ne informa contestualmente il procuratore della Repubblica distrettuale procedente ed il procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni per le eventuali iniziative di competenza ai sensi dell'articolo 336 del codice civile.
10.2. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
A.C. 2696-A – Articolo 11
ARTICOLO 11 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 11.
(Modifica alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale)
1. All'articolo 64-bis, comma 2, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Allo stesso modo si provvede altresì quando si procede per i delitti di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale e 74 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ovvero per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale, ove i fatti delittuosi riguardino genitori di minorenni».
A.C. 2696-A – Articolo 12
ARTICOLO 12 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 12.
(Modifica all'articolo 7 del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 159)
1. All'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 159, dopo le parole «agli articoli» sono inserite le seguenti: «416 e» e dopo le parole: «9 ottobre 1990, n. 309,» sono inserite le seguenti: «ovvero per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1 del codice penale».
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 12.
(Modifica all'articolo 7 del decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2023, n. 159)
Dopo l'articolo 12, aggiungere il seguente:
Art. 12-bis.
1. Fermo restando quanto disposto dall'articolo 50 del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149 e per quanto non previsto dalla presente legge, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 38 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie.
12.01. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
Dopo l'articolo 12, aggiungere il seguente:
Art. 12-bis.
(Disposizioni di coordinamento)
1. Per quanto non previsto dalla presente legge e, in particolare, nei procedimenti di separazione e divorzio, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 38 delle disposizioni per l'attuazione del codice civile e disposizioni transitorie.
12.02. Gianassi, Serracchiani, Di Biase, Lacarra, Scarpa.
A.C. 2696-A – Articolo 13
ARTICOLO 13 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 13.
(Relazione annuale del Comitato tecnico-scientifico)
1. Ai fini indicati dal comma 1 dell'articolo 6, il Comitato tecnico-scientifico presenta annualmente ai Ministri e all'Autorità politica delegata di cui al medesimo comma 1 dell'articolo 6 una relazione sull'applicazione delle misure di protezione e assistenza previste dagli articoli 3 e 4.
2. La relazione di cui al comma 1, predisposta dal Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della giustizia, è trasmessa alle Camere dal Ministro della giustizia.
A.C. 2696-A – Articolo 14
ARTICOLO 14 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE
Art. 14.
(Disposizioni finanziarie e di attuazione)
1. Agli oneri derivanti dall'articolo 4, comma 2, lettera f), valutati in 179.573 euro per l'anno 2026, in 1.077.440 euro per l'anno 2027, in 1.152.931 euro per l'anno 2028 e in 1.234.376 euro annui a decorrere dall'anno 2029, e agli oneri derivanti dagli articoli 3 e 4, comma 2, lettere a), b), c), d) ed e), valutati in 1.661.042 euro per l'anno 2026, in 9.966.250 euro per l'anno 2027, in 10.669.750 euro per l'anno 2028 e in 11.420.150 euro annui a decorrere dall'anno 2029, si provvede:
a) quanto a 2 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2027, a valere sulle risorse di cui all'articolo 17 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82;
b) quanto a 0,5 milioni di euro per l'anno 2026 e a 2 milioni di euro per l'anno 2027, mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 766, della legge 30 dicembre 2024, n. 207;
c) quanto a 1.340.615 euro per l'anno 2026, a 7.043.690 euro per l'anno 2027, a 9.822.681 euro per l'anno 2028 e a 10.654.526 euro annui a decorrere dall'anno 2029, mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.
2. Salvo quanto previsto dal comma 1, le amministrazioni competenti provvedono agli adempimenti derivanti dalla presente legge con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
3. Con uno o più decreti del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri della giustizia, dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali, dell'istruzione e del merito nonché dell'università e della ricerca e con l'Autorità politica delegata per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, da adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono individuati i contenuti e le modalità di attuazione delle misure di cui agli articoli 3 e 4, con particolare riferimento:
a) alle modalità di applicazione delle misure, fermo restando quanto previsto dalla lettera b) del presente comma;
b) alle modalità di erogazione dell'assegno di cui all'articolo 4, comma 2, lettera a), sulla base dei seguenti criteri generali:
1) verifica dell'impossibilità, a causa delle misure di protezione e di assistenza adottate, di svolgere un'attività lavorativa o di avvalersi delle fonti di sostentamento percepite prima della loro adozione;
2) valutazione dell'entità delle entrate e del godimento di beni pregressi, determinati mediante le informazioni sul reddito e sul patrimonio risultanti all'Agenzia delle entrate nell'ultimo triennio;
3) numero dei componenti del nucleo familiare sottoposto a protezione;
4) revisione periodica dell'entità dell'assegno e possibilità di revoca dello stesso qualora il beneficiario riacquisisca la capacità economica, anche parziale;
c) ai criteri per la determinazione dell'entità e della durata delle misure di cui all'articolo 4, fermo restando il limite temporale massimo previsto dall'articolo 9, comma 1;
d) alle modalità di regolazione dei rapporti finanziari in favore dei comuni per le attività svolte ai sensi dell'articolo 7, comma 1.
PROPOSTE EMENDATIVE
ART. 14.
(Disposizioni finanziarie e di attuazione)
Sostituirlo con il seguente:
Art. 14.
(Disposizioni finanziarie)
1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, pari a 100 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2026, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.
14.1. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
Al comma 1, alinea, sostituire le parole: agli oneri derivanti dagli articoli 3 e 4, comma 2, lettere a), b), c), d) ed e) con le seguenti: agli oneri derivanti dall'articolo 4, comma 1, lettera a), e comma 2, lettere a), b) e d).
14.300. (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento)
(Approvato)
Al comma 1, sopprimere la lettera b).
Conseguentemente, al medesimo comma, lettera c), sostituire le parole: quanto a 1.340.615 euro per l'anno 2026, 7.043.690 euro con le seguenti: quanto a 1.840.615 euro per l'anno 2026, 9.043.690 euro.
14.1000. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
Al comma 3, sostituire le parole: competenti Commissioni parlamentari con le seguenti: Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.
14.301. (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento)
(Approvato)
A.C. 2696-A – Ordine del giorno
ORDINE DEL GIORNO
La Camera,
premesso che:
il provvedimento in titolo reca disposizioni volte a rafforzare gli strumenti di protezione, assistenza, sostegno educativo e inclusione sociale dei minorenni provenienti da contesti familiari caratterizzati e coinvolti dalla criminalità organizzata, intervenendo su una delle più rilevanti emergenze sociali e civili del Paese;
le organizzazioni criminali continuano a esercitare una forte capacità di penetrazione sociale e culturale, soprattutto nei territori ad alta vulnerabilità sociale ed economica, dispersione scolastica, povertà educativa, alimentando fenomeni di reclutamento precoce di minori in attività illegali;
preme ai firmatari rappresentare la allarmante, crescente disponibilità e circolazione illegale di armi da fuoco, armi clandestine e strumenti offensivi;
numerose indagini giudiziarie e attività delle forze dell'ordine hanno evidenziato come, in diversi contesti urbani e territoriali, il possesso e l'utilizzo di armi da parte di soggetti minorenni rappresentino fenomeni non episodici, ma strutturalmente connessi alle dinamiche della criminalità organizzata, della microcriminalità giovanile e delle cosiddette «baby gang»;
il fenomeno della disponibilità di armi tra i minori produce un grave innalzamento del livello di violenza nei territori, favorisce dinamiche di intimidazione e controllo sociale, accresce il rischio di omicidi, regolamenti di conti e reati predatori, oltre a determinare un forte impatto sul piano educativo, psicologico e relazionale;
appare necessario che il coordinamento tra forze di polizia, autorità giudiziaria, istituzioni scolastiche, servizi sociali territoriali e organismi preposti al monitoraggio dei fenomeni di devianza minorile, disposto dal provvedimento in titolo per finalità di assistenza e protezione dei minorenni, sia chiamato e volto, altresì, a rafforzare gli strumenti di prevenzione, intelligence, presidio e controllo concernenti i traffici illegali di armi;
risulta necessario rafforzare le attività di monitoraggio e di contrasto della diffusione di armi tra i minorenni, anche con riferimento ai canali digitali e ai social network utilizzati per la vendita, l'esibizione e la promozione della cultura della violenza armata,
impegna il Governo
in linea con la finalità di permettere ai giovani di sottrarsi ai contesti criminali e di esercitare scelte di vita libere e consapevoli, ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame, con ogni iniziativa utile, con particolare riguardo alla condizione di vulnerabilità dei minori, volta a rafforzare il controllo, il monitoraggio e il contrasto del traffico illecito, della circolazione e della diffusione di armi sul territorio nazionale, anche attraverso il coordinamento di cui in premessa provvedendo altresì a potenziare le attività investigative e di intelligence finalizzate all'individuazione dei canali di approvvigionamento illegale di armi, utilizzati anche da soggetti minorenni, incluse le piattaforme digitali, i circuiti del dark web e i mercati informali.
9/2696-A/1. D'Orso, Ascari, Cafiero De Raho, Giuliano.
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Intendimenti in merito alla posizione dell'Italia nell'ambito del rafforzamento del cosiddetto pilastro europeo dell'Alleanza atlantica – 3-02753
DELLA VEDOVA. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
il 7 e 8 luglio 2026 si terrà ad Ankara il Vertice Nato 2026;
il Vertice si svolgerà in un contesto caratterizzato dal perdurare delle tensioni internazionali e dalla sempre più complessa evoluzione delle relazioni transatlantiche;
la conferenza approfondirà temi quali la difesa collettiva, il sostegno all'Ucraina, gli investimenti nella difesa, la cooperazione Nato-Unione europea, la sicurezza nel Mediterraneo e sul fianco sud dell'Alleanza, nonché il ruolo della Turchia all'interno della Nato;
per l'Italia, il contesto pre-summit, con la spesa nazionale per la difesa che si ferma al 2,8 per cento del prodotto interno lordo e con il Governo che non ha ancora preso alcuna decisione circa l'eventuale partecipazione al programma Safe, si sono aggiunti lo scambio polemico a distanza tra Trump e Meloni sulla foto al G7 e l'attacco frontale di Trump contro l'Italia e altri Paesi europei per il mancato sostegno nell'ambito dell'operazione «Epic Fury» – decisa in modo unilaterale da Usa e Israele –, ulteriormente complicato dalle dichiarazioni del Segretario generale della Nato Rutte a Fox news sull'utilizzo delle basi italiane, che hanno esposto Roma al fuoco incrociato delle accuse di «slealtà» da parte di Trump e, contemporaneamente, di «complicità» da parte dell'Iran;
il Presidente del Consiglio dei ministri Meloni ha recentemente ribadito una generica volontà del Governo di operare per una maggiore autonomia strategica europea, in particolare attraverso il rafforzamento del «pilastro europeo» della Nato, da ultimo con la dichiarazione congiunta su progetti comuni di investimento nel settore della difesa in occasione del vertice intergovernativo Italia-Francia del 25 giugno 2026 ad Antibes –:
dopo il fallimento della pretesa interlocuzione privilegiata con Washington e le oscillazioni che hanno indebolito il posizionamento dell'Italia nei principali formati di coordinamento europeo, quali iniziative, sul piano politico internazionale, intenda assumere il Governo per superare l'ambiguità di una linea che, da un lato, rivendica il rafforzamento del pilastro europeo dell'Alleanza atlantica, ma dall'altro rinvia la scelta sull'utilizzo – e per quale ammontare – dello strumento Safe.
(3-02753)
Iniziative urgenti a favore della cittadina italiana Nessy Guerra e di sua figlia, al fine di garantirne l'incolumità e il rientro in Italia – 3-02754
ONORI, RICHETTI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto si apprende da fonti di stampa, Nessy Guerra, cittadina italiana originaria di Sanremo e madre di una bambina, si trova da oltre tre anni impossibilitata a rientrare in patria a causa di una vicenda giudiziaria e familiare che la vede contrapposta all'ex marito, Tamer Hamouda, cittadino italo-egiziano già condannato con sentenza definitiva in Italia per stalking, maltrattamenti e violenza ai danni di un'altra donna;
il 19 febbraio 2026 un tribunale egiziano ha condannato la donna a sei mesi di reclusione per adulterio, su denuncia del medesimo ex marito. La sentenza è stata successivamente confermata anche in sede di appello;
Guerra ha più volte denunciato pubblicamente le minacce ricevute da Hamouda, il quale avrebbe altresì ottenuto in sede giudiziaria egiziana un divieto di espatrio per la figlia, valido fino al compimento dei 21 anni, che di fatto preclude il rimpatrio della madre, la quale non intende lasciare l'Egitto senza la bambina;
il 9 giugno 2026 l'uomo era stato arrestato dalle autorità egiziane a seguito di una denuncia da parte del console italiano a Hurghada per minacce e tentativo di aggressione. Tuttavia, dopo pochi giorni Hamouda sarebbe stato rilasciato dietro il pagamento di una cauzione fissata dal tribunale egiziano in appena cinquemila sterline egiziane, equivalenti a poco più di 80 euro;
attualmente, pertanto, l'uomo si trova in uno stato di assoluta libertà e ciò rappresenta un grave rischio per l'incolumità delle nostre connazionali, le quali sono costrette a vivere nascoste per il timore di possibili ritorsioni da parte di Hamouda stesso;
la vicenda è monitorata dalla rete diplomatico-consolare italiana ed è già stata oggetto di precedenti atti di sindacato ispettivo, tra i quali l'interrogazione n. 5-05427 della prima firmataria del presente atto di sindacato ispettivo del 27 maggio 2026. Di recente, lo stesso Ministro interrogato ha ribadito l'auspicio per una risoluzione della controversia mediante negoziati diplomatici, dichiarando, altresì, segnali di apertura da parte delle autorità egiziane. Tuttavia, ad oggi non sembrano esservi stati sviluppi in tal senso –:
quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare al fine di garantire l'incolumità delle nostre connazionali e il loro rientro in Italia, anche in considerazione dei nuovi rischi derivanti dalla recente scarcerazione di Tamer Hamouda.
(3-02754)
Chiarimenti in merito alla posizione internazionale dell'Italia in relazione all'operazione militare Epic fury – 3-02755
RICCARDO RICCIARDI, FRANCESCO SILVESTRI, LOMUTI, PELLEGRINI, PERANTONI, AURIEMMA, ILARIA FONTANA, ALIFANO, QUARTINI e SANTILLO. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
come noto, il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato in un'intervista rilasciata all'emittente Fox news che circa 500 velivoli statunitensi sarebbero decollati da basi militari situate sul territorio italiano per supportare l'operazione di guerra unilaterale congiunta degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, denominata «Epic Fury»;
il Governo italiano ha prontamente risposto precisando di aver autorizzato esclusivamente attività di natura «tecnica e logistica, non cinetica», nell'ambito delle procedure previste dagli accordi bilaterali esistenti, ossia l'Air technical agreement del 30 giugno 1954 e il Bilateral infrastructure agreement del 20 ottobre 1954, negando l'autorizzazione per ogni richiesta che esulasse da tale perimetro;
a seguito delle reazioni iraniane in merito alle dichiarazioni del Segretario Rutte, il Ministro interrogato ha contattato il Ministro degli esteri iraniano Araghchi per chiarire che «l'Italia non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l'utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l'Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti»;
tuttavia, a parere degli interroganti, la tesi sostenuta dall'Esecutivo, in base ad atti di natura pattizia bilaterale peraltro coperti da un'elevata classifica di segretezza, non è compatibile con i principi del diritto costituzionale e del diritto internazionale, considerato che l'operazione contro l'Iran è fuori da ogni regola di quest'ultimo, come peraltro dichiarato dal Ministro della difesa, Crosetto, durante le comunicazioni in Parlamento del mese di marzo 2026;
se il principio costituzionale dell'articolo 11 che ripudia la guerra viene letto in combinato disposto con l'articolo 16 del Progetto della Commissione del diritto internazionale sulla responsabilità degli Stati del 2001, che prevede la complicità per assistenza materiale nell'illecito internazionale, anche il mero supporto tecnico e logistico agli aerei statunitensi configurerebbe dunque una cooperazione di fatto in un conflitto provocato da un'azione unilaterale di fatto illecita –:
se non ritenga di chiarire, per quanto di competenza, nell'ambito della posizione internazionale complessiva dell'Italia, come il supporto descritto in premessa prestato all'operazione militare unilaterale «Epic Fury», condotta in piena violazione delle regole di diritto internazionale, possa essere compatibile con il dettato dell'articolo 11 della Costituzione e con i Trattati internazionali in materia.
(3-02755)
Elementi in ordine ai risultati conseguiti dal Piano Mattei per l'Africa – 3-02756
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
l'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana afferma: «L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»;
l'articolo 1 della legge 11 agosto 2014, n. 125, recita: «La cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile, i diritti umani e la pace (...) è parte integrante e qualificante della politica estera dell'Italia. Essa si ispira ai principi della Carta delle Nazioni Unite ed alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. La sua azione, conformemente al principio di cui all'articolo 11 della Costituzione, contribuisce alla promozione della pace e della giustizia e mira a promuovere relazioni solidali e paritarie tra i popoli fondate sui principi di interdipendenza e partenariato»;
l'articolo 1 del decreto-legge 15 novembre 2023, n. 161, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2024, recita: «Al fine di rafforzare la collaborazione tra l'Italia e Stati del Continente africano, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, è adottato il Piano strategico Italia-Africa: Piano Mattei, di seguito denominato “Piano Mattei”, documento programmatico-strategico volto a promuovere lo sviluppo in Stati africani»;
nell'ambito del piano Mattei si inseriscono anche iniziative recenti di dialogo bilaterale che hanno promosso la crescita dei rapporti culturali e commerciali con Paesi del continente africano, come il Forum economico imprenditoriale Italia-Tunisia, svoltosi il 24 e 25 giugno 2026 a Tunisi, con la partecipazione di circa 600 operatori tra imprese e istituzioni dei due Paesi;
il 26 giugno 2026 si è svolta a Palazzo Chigi la sesta riunione della cabina di regia del Piano Mattei per l'Africa, presieduta dal Ministro interrogato;
il 28 giugno 2026, il quotidiano Il Sole 24 ore ha pubblicato alcuni numeri dei risultati del piano citato, che vedrebbe oggi il raggiungimento di «quasi 1,2 miliardi di euro deliberati dal comitato tecnico, 4 miliardi di euro in garanzie Sace, “l'avvio” della conversione di 269 milioni di euro di debito, 84 progetti totali e un perimetro di Paesi raddoppiato: dai 9 originari ai 18 registrati oggi» –:
quali siano i principali risultati del Piano Mattei per l'Africa, anche con riferimento alle opportunità che possono aiutare il Paese sul piano internazionale a sviluppare una politica energetica utile anche a fronteggiare il costo dell'energia.
(3-02756)
Chiarimenti in merito al tipo di carico trasportato dagli aerei statunitensi diretti in Iran che hanno utilizzato le basi italiane – 3-02757
BONELLI, FRATOIANNI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
come è ormai noto, il 24 giugno 2026 il Segretario generale della Nato Mark Rutte, in un'intervista a Fox news, ha affermato che 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione militare Usa contro l'Iran;
il Ministero della difesa ha respinto la ricostruzione del Segretario generale della Nato sull'uso delle basi italiane nell'ambito dell'operazione statunitense «Epic Fury», affermando che l'Italia ha autorizzato esclusivamente attività «tecniche e logistiche, non cinetiche» nell'ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti;
il Ministro interrogato ha ulteriormente precisato di «non aver problemi a riferire in Aula ciò che abbiamo scritto nel comunicato della Difesa, come non ho problemi ad autorizzare qualcuno della Difesa a riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati, nella sede che sarà ritenuta opportuna. Quelli che fanno polemica dovrebbero sapere che parliamo della gestione tecnica di accordi di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano»;
non risulta essere così. Come affermato, infatti, anche dall'ex Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare, Leonardo Tricarico, «per i voli al di fuori del perimetro Nato, l'autorizzazione italiana è obbligatoria. E poiché l'Iran è al di fuori della zona e degli scopi della Nato, doveva essere concessa un'autorizzazione»;
fermo restando che, se le dichiarazioni di Rutte sono state «inopportune e superflue» come definite dallo stesso Ministro interrogato, i firmatari del presente atto sono a fianco del medesimo nel chiedere le dimissioni del Segretario generale della Nato, va però chiarito che le motivazioni dichiarate di semplice «supporto logistico» possono in realtà mascherare lo spostamento di sistemi d'arma sensibili o missioni di intelligence, eludendo il controllo del Governo italiano e degli accordi sui confini di impiego attraverso dichiarazioni generiche nei piani di volo –:
se il Governo italiano sia in grado di rendere noto il tipo di carico trasportato dagli aerei statunitensi diretti in Iran che hanno utilizzato le basi italiane e le rispettive finalità.
(3-02757)
Chiarimenti in ordine al numero di voli americani partiti dalle basi italiane Nato nel corso dell'operazione Epic Fury – 3-02758
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CHIESA, CIABURRO, COMBA, LOPERFIDO, MALAGUTI, PADOVANI, POLO, VINCI e CAIATA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il 24 giugno 2026, durante un'intervista rilasciata all'emittente americana Fox news, il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha dichiarato che, durante le fasi della guerra denominata «Epic Fury», dalle basi dislocate in Europa siano partiti dai 4 mila ai 5 mila aerei americani diretti in Iran, un sostegno che ha definito «enorme»;
in particolare, il Segretario Rutte ha affermato che negli ultimi mesi «500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l'operazione» militare condotta dagli Stati Uniti in Medio Oriente ed iniziata il 26 febbraio 2026;
in una nota diffusa dal Ministero della difesa nella stessa giornata del 24 giugno 2026, il Governo italiano ha immediatamente smentito il Segretario Rutte, mettendo in evidenza, al fine di evitare inutili e pretestuose polemiche, che l'Italia ha sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l'utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti;
dalla stessa nota si chiarisce, come già affermato nel corso dell'informativa al Parlamento del Ministro della difesa del 7 aprile 2026, che il Governo si sia attenuto esattamente a quanto dichiarato alle Camere, ovvero come si sia limitato ad autorizzare esclusivamente attività di natura tecnica e logistica e mai cinetiche, nell'ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti;
e non solo: le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro e che presupponeva azioni tattiche o strategiche che prevedono l'impiego della forza fisica distruttiva o letale contro un avversario, come è noto, l'Italia non ha concesso l'autorizzazione;
a seguito della ferma presa di posizione del Governo italiano, il Segretario generale della Nato, nel corso di una conferenza tenutasi presso l'Atlantic counsil, ha confermato che l'Italia ha fatto quanto previsto dai trattati bilaterali con gli Stati Uniti, e nulla di più –:
al fine di smentire ulteriormente le affermazioni del Segretario generale della Nato di cui in premessa, se il Governo non ritenga opportuno rendere noto il numero di voli americani partiti dalle basi italiane Nato nel corso dell'operazione «Epic Fury», confrontandolo con i voli americani partiti negli anni precedenti sempre dalle basi dislocate sul territorio italiano.
(3-02758)
Iniziative di competenza volte all'apertura al traffico passeggeri e merci dell'aeroporto militare di Grazzanise, anche in relazione allo svolgimento dell'America's cup nella città di Napoli – 3-02759
ZINZI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, SUDANO, TOCCALINI e ZOFFILI. – Al Ministro della difesa. – Per sapere – premesso che:
durante l'esame del decreto-legge n. 73 del 2025 è stato accolto l'ordine del giorno n. 9/02416-A/100 che impegnava il Governo «sulla base dei presupposti creati dal decreto del Ministro della difesa in data 19 marzo 2025, (...) a (...) nel più breve tempo possibile (...) rendere l'aeroporto militare di Grazzanise valida alternativa di alleggerimento del traffico passeggeri e merci dell'Aeroporto di Capodichino.», inserendo l'aeroporto di Grazzanise nel Piano nazionale degli aeroporti;
l'aeroporto di Napoli, infatti, è fortemente sotto pressione per la crescita costante dei flussi turistici, tanto da riverberarsi, con l'arrivo del periodo estivo, anche sull'altro scalo campano, quello di Pontecagnano;
tra la primavera e l'estate 2027 Napoli ospiterà la 38° America's Cup Louis Vuitton, per cui l'attuale pressione rischia di creare un grave corto circuito nel flusso – già insostenibile – dei passeggeri, ravvisando nella programmazione degli atterraggi il problema principale;
il 24 luglio 2025 è stato accolto un altro ordine del giorno (9/2488-A/7), che impegnava il Governo «a dare attuazione» al precedente ordine del giorno «nel più breve tempo possibile (...), al fine di valorizzare l'utilizzo dell'aeroporto di Grazzanise anche nell'ottica di contribuire ad una migliore riuscita dei grandi eventi sportivi»;
il 13 novembre 2025 anche il Sottosegretario di Stato alla difesa Rauti ha definito «Grazzanise (...) un asset importante, capace di coniugare esigenze militari e opportunità civili, creando sviluppo e occupazione in un'area cruciale del Mezzogiorno», ricordando, altresì, che «sono circa trent'anni che si insegue un progetto di valorizzazione logistica dell'aeroporto senza raggiungere l'obiettivo. Ora con il Governo Meloni Grazzanise è stato inserito nel Piano nazionale degli aeroporti, in considerazione delle esigenze del territorio e delle potenzialità di rilancio»;
risulta agli interroganti che Enac sia in attesa della suddivisione tra parte civile e militare da parte del Ministero della difesa;
nonostante l'accoglimento da parte del Governo dei menzionati ordine del giorno e del riconoscimento da più parti della necessità di considerare lo scalo di Grazzanise quale valida alternativa, ad oggi sembra che il Ministero non abbia adottato alcuna iniziativa per dare seguito agli impegni presi, inclusa la riperimetrazione per il dual-use dell'aeroporto di Grazzanise –:
quali siano le ragioni di siffatto ritardo ed entro quando il Ministro interrogato intenda comunicare la ri-perimetrazione per il dual use dell'aeroporto di Grazzanise, considerata l'imminenza dell'America's Cup, per cui un ulteriore ritardo provocherebbe un grave danno al turismo, alla riuscita dell'evento e all'economia della regione Campania e del Mezzogiorno.
(3-02759)
Iniziative urgenti per garantire la trasparenza sui progetti finanziari, l'applicazione di canoni sostenibili e una corretta distribuzione sul territorio nazionale in relazione ai progetti di realizzazione di posti letto per studenti universitari nell'ambito del Pnrr – 3-02760
MANZI, SCARPA, ORFINI, BERRUTO, IACONO, CASU, FORNARO, GHIO e FERRARI. – Al Ministro dell'università e della ricerca. – Per sapere – premesso che:
gli studenti universitari fuorisede in Italia sono circa 900.000, a fronte di una disponibilità di posti letto pubblici storicamente insufficiente. Nell'ambito della missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il Governo si è impegnato a incrementare l'offerta di residenze universitarie attraverso un programma che prevede la realizzazione di nuovi posti letto, anche con il coinvolgimento di operatori privati;
sin dalla fase di definizione e attuazione della misura è stato evidenziato, con diversi atti di sindacato ispettivo, come l'impostazione scelta non avrebbe inciso in modo strutturale sul problema dell'emergenza abitativa studentesca;
il sistema di finanziamento ha infatti prodotto, in molti casi, studentati con canoni superiori a quelli del mercato privato, soprattutto nel Centro-Sud, e un'allocazione dei posti letto che appare non sempre coerente con l'effettivo fabbisogno abitativo degli studenti universitari;
a conferma di quanto denunciato da tempo, secondo un'inchiesta giornalistica pubblicata nel giugno 2026 da Chora media e Will media, il sistema tariffario previsto per gli studentati finanziati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza determina, nella maggior parte delle regioni italiane, canoni superiori a quelli medi del mercato privato;
in 17 regioni su 19 le tariffe degli alloggi Pnrr risultano, infatti, più elevate di quelle rilevate sul mercato, con scostamenti particolarmente rilevanti nelle regioni del Centro e del Sud, dove il costo degli affitti è tradizionalmente più contenuto;
l'inchiesta evidenzia inoltre possibili criticità nella distribuzione territoriale dei posti letto finanziati, che in alcuni casi non sembrano coerenti con il reale fabbisogno abitativo degli studenti universitari, nonché l'effetto delle modifiche normative che hanno consentito la partecipazione di soggetti privati con finalità di lucro, prevedendo un vincolo temporaneo di destinazione delle strutture a residenza universitaria;
si tratta di elementi che sollevano interrogativi sulla coerenza della misura rispetto all'obiettivo originario del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrebbe favorire il diritto allo studio ampliando l'offerta di alloggi realmente accessibili sotto il profilo economico e distribuiti secondo criteri di effettivo fabbisogno –:
quali iniziative urgenti intenda assumere per garantire la piena trasparenza sui progetti finanziati, l'applicazione di canoni realmente sostenibili per gli studenti e una distribuzione dei posti letto corrispondente alle effettive esigenze dei territori e degli atenei.
(3-02760)
Chiarimenti e iniziative in merito alle modalità di assegnazione dei finanziamenti e ai criteri nella determinazione delle tariffe in relazione ai progetti di realizzazione di posti letto per studenti universitari nell'ambito del Pnrr – 3-02761
BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI, GIACHETTI e MADIA. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
la riforma 1.7 della missione 4, componente 1, del Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto lo stanziamento di circa 600 milioni di euro per la realizzazione di almeno 60.000 posti letto (poi ridotti in sede di revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza 2025 a 30.000) entro agosto 2026 per gli studenti delle università, al fine di rafforzare il diritto allo studio dei fuori sede, con un contributo pubblico di circa 20.000 euro a posto letto;
un'inchiesta giornalistica di giugno 2026 ha confrontato regione per regione i canoni delle stanze singole negli studentati finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza con i prezzi medi di mercato rilevati dal principale operatore del mercato: nella maggioranza delle regioni il canone «Pnrr» risulta superiore – spesso in maniera consistente – al prezzo medio di mercato, con scarti oltre l'80 per cento in Sicilia, Calabria e Molise; il caso più eclatante è la Basilicata, dove la stanza in uno studentato Pnrr costa in media circa 575 euro mensili, con punte fino a 705 euro a Potenza, contro un prezzo medio di mercato di circa 228 euro, cioè oltre il doppio, per un alloggio realizzato con denaro pubblico;
dinanzi a tali evidenze il Ministero dell'università e della ricerca ha replicato che il confronto sarebbe «totalmente fuorviante», poiché le rette includerebbero utenze e talora la mensa: una precisazione inconsistente, posto che le utenze e i servizi aggiuntivi né giustificano tali incrementi, né possono essere imposti agli studenti aumentando surrettiziamente il canone oltre i valori di mercato, né erano previsti dalla riforma 1.7 del Piano nazionale di ripresa e resilienza;
a fronte di un contributo pubblico di circa 20.000 euro per posto letto, i bandi impongono uno sconto di appena il 15 per cento sui valori di mercato, senza tetti massimi al prezzo finale: secondo l'inchiesta sarebbe proprio la previsione di questi «servizi extra» (ma imposti) a consentire l'aggiramento del predetto limite, cui si aggiunge la paradossale previsione – nei medesimi bandi – di destinare gli alloggi, nei periodi non didattici, a finalità turistico-ricettive a titolo oneroso a condizioni di libero mercato, trasformando una misura di welfare studentesco in una rendita privata a spese del contribuente –:
se il Ministro interrogato intenda confermare quanto esposto in premessa, chiarire le modalità di assegnazione dei finanziamenti e se non ritenga di adottare iniziative affinché i criteri adottati per la determinazione delle tariffe – a prescindere da qualsivoglia voce di spesa – non rappresentino un sostanziale tradimento delle finalità perseguite con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza a detrimento degli studenti e delle studentesse.
(3-02761)
Risultati conseguiti nell'attuazione delle misure del Pnrr dedicate al rafforzamento delle competenze dei dipendenti pubblici – 3-02762
GENTILE, PAOLO EMILIO RUSSO, PAGANO e SALA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
il Piano nazionale di ripresa e resilienza individua nel rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni uno degli elementi essenziali per l'attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dal Piano;
tra le misure previste figurano specifici interventi finalizzati all'accrescimento delle competenze del personale pubblico attraverso programmi di formazione continua;
la valorizzazione del capitale umano rappresenta una condizione indispensabile per migliorare l'efficienza dei servizi pubblici resi agli utenti, cittadini e imprese, e per guidare il processo di innovazione tecnologica che sta coinvolgendo le pubbliche amministrazioni;
a fronte degli obiettivi programmati nell'ambito della formazione, appare opportuno disporre di un quadro aggiornato delle milestone raggiunte –:
se il Ministro interrogato non intenda fornire gli opportuni chiarimenti in merito ai risultati conseguiti nell'attuazione delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicate al rafforzamento delle competenze dei dipendenti pubblici.
(3-02762)