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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 689 di martedì 14 luglio 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

La seduta comincia alle 11.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FRANCESCO BATTISTONI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 10 luglio 2026.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni (ore 11,02).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

(Chiarimenti e iniziative normative in merito al divieto di possedere apparati di comunicazione radiotrasmittente, previsto dal codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione - n. 2-00436)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza Ambrosi n. 2-00436 (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Ambrosi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ALESSIA AMBROSI (FDI). Grazie, Presidente. Signor Vice Ministro, la presente interpellanza nasce dall'esigenza di chiarire un profilo applicativo concernente uno degli strumenti più rilevanti delle misure di prevenzione disciplinate dal codice antimafia. L'evoluzione tecnologica ha profondamente modificato le modalità attraverso le quali soggetti socialmente pericolosi e organizzazioni criminali mantengono relazioni, organizzano attività illecite e proseguono la propria azione. Smartphone, piattaforme digitali e servizi di comunicazione telematica costituiscono oggi strumenti ordinari di collegamento e coordinamento.

Il legislatore è già intervenuto per adeguare l'ordinamento a tale evoluzione. A seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 2 del 2023, il Governo, con il decreto-legge n. 123 del 2023, successivamente convertito dalla legge n. 159 del 2023, ha ridefinito la disciplina, attribuendo all'autorità giudiziaria, su proposta del questore, il potere di predisporre il divieto di utilizzo di telefoni cellulari e di specifici servizi informatici e telematici nei confronti dei destinatari dell'avviso orale qualificato. Si tratta di un intervento significativo che ha consentito di recepire le indicazioni della Corte costituzionale, preservando al contempo l'efficacia dello strumento di prevenzione.

Permangono, tuttavia, alcuni profili interpretativi, in particolare con riguardo all'individuazione dell'autorità giudiziaria competente all'applicazione delle prescrizioni previste dall'articolo 3, comma 6-bis, del decreto legislativo n. 159 del 2011, che possono determinare incertezze applicative. L'efficacia delle misure di prevenzione dipende, infatti, anche dalla qualità della tecnica legislativa e dalla chiarezza del quadro normativo. Una disciplina chiara, coerente e uniforme consente, però, a magistratura, questura e Forze di Polizia di operare con maggiore tempestività ed efficacia.

Per tale ragione chiediamo al Governo se ritenga opportuno promuovere ulteriori iniziative normative volte a chiarire definitivamente l'ambito applicativo della disciplina e a valutarne un eventuale rafforzamento, anche con riferimento ai reati contro l'ordine e la sicurezza pubblica, al fine di assicurare la piena effettività degli strumenti di prevenzione previsti dal codice antimafia.

PRESIDENTE. Il Vice Ministro della Giustizia, senatore Francesco Paolo Sisto, ha facoltà di rispondere.

FRANCESCO PAOLO SISTO, Vice Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Ringrazio la collega interrogante. Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in oggetto, con cui l'interrogante solleva specifici quesiti in ordine ad iniziative normative volte ad individuare l'organo giurisdizionale competente della cognizione della procedura di applicazione del divieto di utilizzare strumenti informatici e telefoni cellulari ai soggetti maggiorenni destinatari dell'avviso orale disposto dal questore, si rappresenta quanto segue.

La questione sollevata - a conclusione di un'accurata ricostruzione dell'istituto della misura di prevenzione dell'avviso orale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 159 del 2011, codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione - trova soluzione alla luce delle modifiche introdotte dall'articolo 4, comma 1, del decreto-legge n. 48 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 80 del 2025, recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario”.

L'articolo 4, infatti, è intervenuto sull'articolo 3, comma 6-bis, del codice antimafia e delle misure di prevenzione, concernente la misura di prevenzione dell'avviso orale “aggravata” dai nuovi divieti introdotti dal decreto-legge n. 123 del 2023, il cosiddetto decreto Caivano, anche in considerazione di quanto affermato dalla Corte costituzionale, opportunamente richiamata, con la sentenza n. 2 del 2023. I divieti riguardano l'utilizzo di specifiche piattaforme e servizi informatici e telematici, nonché il possesso e l'uso di telefoni cellulari, applicabili dal tribunale, su proposta del questore, nei confronti dei soggetti destinatari di avviso orale condannati, anche con sentenza non definitiva, per uno o più delitti contro la persona o il patrimonio ovvero inerenti alle armi o alle sostanze stupefacenti.

L'articolo 4 del decreto-legge n. 48 del 2025, modificando il citato comma 6-bis dell'articolo 3 del codice antimafia, incide proprio sull'individuazione dell'organo giurisdizionale competente, introducendo una precisazione in forza della quale la competenza ad adottare i divieti previsti dal predetto comma: a) rimane in capo al tribunale per i minorenni nel caso in cui il destinatario dell'avviso orale e dei divieti richiesti dal questore sia un soggetto minore di 18 anni che abbia compiuto gli anni 14; b) viene espressamente attribuite al tribunale in composizione monocratica negli altri casi riguardanti i soggetti maggiorenni. Per il resto, ovviamente, la disciplina del procedimento continua ad essere regolata dalle disposizioni vigenti.

PRESIDENTE. La deputata Ambrosi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

ALESSIA AMBROSI (FDI). Sì, assolutamente. Quindi, davvero grazie. Voglio ringraziare il Vice Ministro per la risposta e per gli elementi di approfondimento forniti e la ringrazio anche per la risposta. Questa interpellanza, peraltro, è anche il frutto costante dell'ascolto del territorio e del dialogo con le Forze di Polizia e le istituzioni che ogni giorno operano sul territorio nella prevenzione e nel contrasto della criminalità. Il confronto con le questure di Trento e di Bolzano ha proprio fatto emergere questa esigenza di approfondire alcuni profili applicativi della normativa, nell'ottica di contribuire, quindi, al suo continuo miglioramento. Quindi, accolgo con estremo favore quanto esposto dal Vice Ministro Sisto.

Il Governo ha dimostrato attenzione ed è intervenuto in tal senso, come poc'anzi esposto riguardo all'articolo 4 e alla legge n. 80 del 2025. Quindi, apprezzo anche il lavoro svolto dal Ministero dell'Interno e dal Dipartimento della pubblica sicurezza nell'accompagnare l'attuazione della disciplina attraverso indirizzi operativi rivolti agli operatori, nella consapevolezza che l'uniformità applicativa costituisce un elemento assolutamente essenziale per l'efficacia delle misure di prevenzione. L'azione intrapresa dal Governo si inserisce, quindi, in un più ampio percorso di rafforzamento degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata e di costante aggiornamento del codice antimafia, affinché l'ordinamento continui, quindi, a rispondere in maniera sempre più efficiente ai mutamenti del contesto operativo. Proprio perché condividiamo questa impostazione, riteniamo importante proseguire nell'opera di costante perfezionamento della disciplina, eliminando ogni margine di incertezza. Quindi, ringrazio nuovamente per il lavoro svolto.

La certezza del diritto rappresenta, infatti, una garanzia non soltanto per i cittadini, ma credo, Presidente, anche per la magistratura, per le autorità di pubblica sicurezza e per tutti gli operatori che sono chiamati quotidianamente ad applicare queste disposizioni. Quindi, l'efficacia delle misure di prevenzione non si misura esclusivamente nel numero dei provvedimenti che vengono adottati, ma nella loro concreta e reale capacità di impedire che soggetti socialmente pericolosi continuino ad utilizzare gli strumenti tecnologici per organizzare e agevolare attività criminali.

Quindi, ripeto, apprezziamo quanto illustrato dal Vice Ministro, e auspico che il costante monitoraggio dell'esperienza applicativa possa consentire anche ulteriori interventi, se necessari, di affinamento, nell'obiettivo comune di assicurare, quindi, strumenti sempre più efficaci. Credo che quella intrapresa dal Governo Meloni sia la direzione corretta, e quindi una legislazione tecnicamente solida, un'applicazione uniforme delle misure di prevenzione e un costante aggiornamento dell'ordinamento rappresentano condizioni essenziali per garantire l'effettività dell'azione dello Stato nel contrasto alla criminalità organizzata e nella tutela della pubblica sicurezza.

(Iniziative volte a rafforzare la libertà di stampa e la tutela del giornalismo - n. 2-00844 e n. 3-02782)

PRESIDENTE. Passiamo alla interpellanza Baldino n. 2-00844 e alla interrogazione Benzoni e Grippo n. 3-02782, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Baldino se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Si riserva di intervenire in sede di replica.

Il Vice Ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha facoltà di rispondere.

FRANCESCO PAOLO SISTO, Vice Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Ringrazio la collega Baldino e il collega Benzoni per l'opportunità di chiarire alcuni passaggi relativi al diritto all'informazione. L'atto di sindacato ispettivo affronta un tema di particolare rilevanza istituzionale, quale quello della tutela e della sicurezza dei giornalisti, da sempre oggetto di costante attenzione da parte del Governo. Preliminarmente, si rappresenta che il Governo sostiene con convinzione tutte le iniziative nazionali, europee e internazionali volte al rafforzamento della libertà e dell'indipendenza dei mezzi di informazione e della professione giornalistica, a garanzia del pluralismo informativo e dei principi di libertà di espressione e di informazione sanciti dall'articolo 21 della nostra Costituzione.

A tale indispensabile tutela del libero diritto all'informazione si accompagna la necessaria protezione della reputazione. In proposito, è immediatamente utile rammentare quanto la Corte costituzionale, nella sentenza n. 150 del 2021, ha puntualizzato. Leggo testualmente: “Come rammentato nell'ordinanza n. 132 del 2020, se è vero che la libertà di espressione - in particolare sub specie di diritto di cronaca e di critica esercitato dai giornalisti - costituisce pietra angolare di ogni ordinamento democratico, non è men vero che la reputazione individuale è del pari un diritto inviolabile, strettamente legato alla stessa dignità della persona”.

Prosegue la Corte: “Aggressioni illegittime a tale diritto compiute attraverso la stampa, o attraverso gli altri mezzi di pubblicità cui si riferisce l'articolo 595, terzo comma, del codice penale - la radio, la televisione, le testate giornalistiche online e gli altri siti Internet, i social media, e così via -, possono incidere grandemente sulla vita privata, familiare, sociale, professionale, politica delle vittime. E tali danni sono suscettibili, oggi, di essere enormemente amplificati proprio dai moderni mezzi di comunicazione, che rendono agevolmente reperibili per chiunque, anche a distanza di molti anni, tutti gli addebiti diffamatori associati al nome della vittima. Questi pregiudizi debbono essere prevenuti dall'ordinamento con strumenti idonei, necessari e proporzionati, nel quadro di un indispensabile bilanciamento con le contrapposte esigenze di tutela della libertà di manifestazione del pensiero, e del diritto di cronaca e di critica in particolare. Chi ponga in essere simili condotte”, si riferisce la Corte a diffamazioni di particolare gravità, “- eserciti o meno la professione giornalistica - certo non svolge la funzione di ‘cane da guardia' della democrazia, che si attua paradigmaticamente tramite la ricerca e la pubblicazione di verità ‘scomode'; ma, all'opposto, crea un pericolo per la democrazia, combattendo l'avversario mediante la menzogna, utilizzata come strumento per screditare la sua persona agli occhi della pubblica opinione. Con prevedibili conseguenze distorsive anche rispetto agli esiti delle stesse libere competizioni elettorali”.

È proprio l'equilibrio fra libertà, informazione e tutela della reputazione il criterio su cui la Consulta modella la corretta interpretazione dell'articolo 21 della Costituzione e dell'articolo 10 CEDU. In tale prospettiva, così autorevolmente rappresentata, va inquadrato il diritto di ciascun cittadino, nessuno escluso, di sottoporre al giudice eventuali, ritenute aggressioni al bene giuridico della propria reputazione, senza che possa, dal legittimo esercizio di tale prerogativa, trarsi automaticamente la conseguenza di una sorta di “intimidazione mediatica”.

È così indubbio che la libertà e la pluralità dei media, così delineati, sono pilastri fondamentali della democrazia ed essenziali per un'economia di mercato sana. Con questa profonda consapevolezza, l'Italia ha sostenuto convintamente sia la direttiva che il regolamento europeo sulla libertà dei media lungo tutto l'iter legislativo, ed è oggi impegnata a garantirne la piena ed efficace applicazione a livello nazionale.

Con specifico riferimento alla direttiva (UE) 2024/1069, sulla protezione da procedimenti giudiziari abusivi, cosiddetti SLAPP, va precisato che, ai sensi dell'articolo 2 della stessa direttiva, le tutele riguardano “questioni di carattere civile o commerciale con implicazioni transfrontaliere” e “non si applica alle questioni penali”.

Con la legge di delegazione europea del 2025, il Governo è stato delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per il recepimento nella normativa nazionale della citata direttiva. Tra le iniziative normative pendenti, si evidenzia che è all'esame del Parlamento il disegno di legge A.S. n. 466, in materia di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione e di tutela del soggetto diffamato, approvato dalla Commissione giustizia del Senato, il cui iter non è ancora giunto a conclusione. Tale intervento prevede, a monte, l'estensione della disciplina di cui alla legge n. 47 del 1948 ai quotidiani online, colmando eventuali vuoti legislativi di tutela nel campo dell'attività giornalistica espletata su piattaforme web.

In un'ottica deflattiva dello specifico carico processuale, si propone la modifica della disciplina del diritto di rettifica, al fine di favorire l'immediata riparazione dell'offesa eventualmente subita dal soggetto diffamato e così un'effettiva tutela dell'onore e della dignità della persona. Viene, inoltre, prevista l'introduzione di più precisi criteri di determinazione del danno da diffamazione ai fini del risarcimento e si propone, in ambito penale, la riformulazione del delitto di diffamazione, eliminando ogni riferimento alla pena della reclusione e, contestualmente, inasprendo il trattamento sanzionatorio relativo alla pena pecuniaria, in coerenza con la giurisprudenza costituzionale ed europea.

È, altresì, prevista una revisione della disciplina del segreto professionale, estendendola anche ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all'albo, al fine di eliminare un possibile ostacolo all'accertamento della verità nei procedimenti aventi ad oggetto gravi reati potenzialmente idonei ad arrecare danno agli interessi dello Stato.

Con riferimento al regolamento europeo sulla libertà dei media - il cosiddetto European Media Freedom Act (EMFA) -, entrato in vigore il 7 maggio 2024, si evidenzia che, pur avendo esso un'efficacia immediata e diretta in tutti gli Stati membri, molte delle sue disposizioni hanno un contenuto generale e richiedono atti attuativi. Per quanto riguarda l'ordinamento italiano, tuttavia, sono necessari solo minimi interventi di allineamento, ai quali sta provvedendo l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. L'unico intervento legislativo nazionale giudicato necessario e urgente riguarda, in particolare, l'articolo 5 del regolamento sui media di servizio pubblico. In proposito, è attualmente in corso di esame al Senato un progetto di legge condiviso fra diverse forze politiche, recante “Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi, di cui al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 208”.

Più in generale, il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio ha promosso, negli ultimi anni, numerosi interventi volti a rafforzare le tutele della professione giornalistica, anche in forma freelance, anche attraverso misure di sostegno all'occupazione stabile e alla qualità del lavoro giornalistico. Sono, inoltre, allo studio ulteriori iniziative per rafforzare le tutele dei freelance operanti in contesti ad alto rischio, anche mediante strumenti di sostegno per la loro assicurazione e la formazione.

Infine, si evidenzia che il Dipartimento è, insieme al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, National Focal Point della campagna per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d'Europa denominata “Journalists Matter”. L'iniziativa, della durata di cinque anni (2023-2027), si propone di promuovere un ambiente sicuro in cui i giornalisti possano svolgere il proprio ruolo in maniera libera e indipendente, senza essere sottoposti a minacce, violenze o intimidazioni. Per l'attuazione del capitolo nazionale della campagna è stato costituito un apposito comitato nazionale, che coinvolge le principali istituzioni e rappresentanze del settore.

In conclusione, il Governo è costantemente impegnato a promuovere politiche a sostegno del pluralismo dell'informazione e dei prodotti editoriali, contribuendo a garantire il diritto dei cittadini a un'informazione libera, indipendente e diversificata.

PRESIDENTE. L'onorevole Baldino ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza. Prego, ha dieci minuti. In realtà, fino a venticinque.

VITTORIA BALDINO (M5S). La prendo in parola, Presidente. Grazie, signor Vice Ministro. In realtà, la sua conclusione si sarebbe dovuta modificare in: “E in conclusione, il Governo è costantemente impegnato a minare la libertà di informazione e il diritto dei cittadini di essere correttamente informati”. Grazie della risposta che mi ha appena consegnato, ma dalle sue parole, cioè dalla lettura testuale di questa risposta, non ho capito: l'avete recepita la direttiva europea anti-SLAPP oppure no? Perché vi ricordo che è scaduto il termine.

E l'avete recepita estendendola anche ai casi nazionali, oppure no? Perché vi ricordo che l'Italia è il Paese con il maggior numero di SLAPP, cioè di querele temerarie sostanzialmente censite e il 90 per cento di queste riguarda casi nazionali e non casi transfrontalieri. Avete attuato l'European Media Freedom Act? Mi pare di no; dalla sua risposta non mi sembra di aver colto una risposta positiva. Quindi, ascoltando la risposta del Vice Ministro viene da pensare che viviamo in due Paesi diversi; nessuno mette in discussione - sia chiaro - il diritto di chiunque, anche di un Ministro, anche del Presidente del Consiglio, di tutelare la propria reputazione.

Il punto però è un altro: il punto è che, quando chi detiene il potere politico utilizza sistematicamente gli strumenti giudiziari - e di questo stiamo parlando - nei confronti di giornalisti, di direttori, di testate, di cronisti d'inchiesta, il problema non è più il singolo procedimento o il singolo caso; il problema diventa il rapporto tra il potere e l'informazione, perché il diritto di querelare non può trasformarsi - e questo dice la direttiva europea - nel diritto di intimidire.

Una democrazia si misura non tanto da come protegge il Governo dalle critiche, perché gli esponenti del Governo sono protetti e devono essere protetti come tutti i cittadini, ma da come protegge il diritto dei cittadini a conoscere i fatti, anche scomodi. Ed è su questo che il Governo sta fallendo e non lo dice l'opposizione, lo dice Reporter senza Frontiere, lo dice Media Freedom Rapid Response, lo dice la Commissione europea, lo dice il Consiglio d'Europa, lo dicono organismi indipendenti che hanno richiamato l'Italia proprio sull'uso, come dicevamo, delle azioni giudiziarie contro i giornalisti e sul progressivo clima di deterioramento del clima dell'informazione. Questo sta succedendo in questo Paese. Voi liquidate tutto come un normale esercizio di un diritto individuale, ma quando il potere querela, quando si moltiplicano le diffide, quando si moltiplicano le azioni civili, quando ogni richiesta può tradursi in anni di processo e decine di migliaia di euro di spese legali, allora il messaggio che arriva ai giornalisti è questo: “se indaghi sul potere pagherai un prezzo”, anche se alla fine verrai assolto. Perché è questa la logica delle SLAPP, delle querele temerarie. Non è: “io ti querelo perché voglio vincere la causa”, ma è far sì che la causa - a prescindere da come finisca - diventi essa stessa una punizione.

Ed è per questo che l'Unione europea ha approvato la direttiva anti-SLAPP: perché ha riconosciuto che il problema non riguarda il diritto alla reputazione, il diritto all'onore e il diritto individuale ad essere tutelati riguardo ad accuse false, infamanti e infondate, ma la tutela della partecipazione democratica. SLAPP significa questo. Eppure, continuiamo a rinviarne il recepimento; eppure, continuiamo a rinviare l'attuazione dell'European Media Freedom Act: due strumenti che sono nati per rafforzare il pluralismo, l'indipendenza editoriale, la protezione dei giornalisti.

Quindi, se davvero siete così convinti, come pare lei abbia detto in conclusione, che in Italia non esiste alcun problema, che voi sostenete il pluralismo dell'informazione e la libertà, allora perché avete tanta fretta quando bisogna approvare norme che limitano l'informazione? Ricordiamo le cosiddette leggi bavaglio. E invece c'è tanta lentezza, tanta ritrosia - “intanto approfondiamo, vediamo, capiamo” - quando invece bisogna approvare le norme che la proteggono?

Questa è la domanda ad un anno dalla fine di questa legislatura, signor Vice Ministro. Però poi bisogna anche leggere il contesto perché non finisce qui: il quadro diventa ancora più inquietante, se allarghiamo lo sguardo ed è quello che siamo tenuti a fare. Pensiamo al caso Paragon: per mesi avete minimizzato, avete negato, avete nicchiato, avete rinviato; poi abbiamo scoperto che la società produttrice dello spyware ha interrotto il rapporto con l'Italia richiamando proprio il mancato rispetto delle clausole etiche che vietano l'utilizzo di questi strumenti contro i giornalisti e i rappresentanti della società civile.

E ancora oggi non conosciamo tutta la verità: chi è stato spiato, per ordine di chi, per quale motivo. Non sono insinuazioni, sono domande; credo siano domande legittime, Vice Ministro.

Poi c'è la Rai; anche qui il problema non è un singolo episodio, ma è una somma di episodi che culminano nel recente epilogo di qualche settimana fa; abbiamo visto il caso Scurati, le polemiche che hanno investito Serena Bortone, le continue tensioni intorno a Report, gli attacchi continui a Sigfrido Ranucci, che sembra essere diventato il bersaglio numero uno delle forze che sostengono la maggioranza, le quali adesso sono felicissime che si sia aperto questo spiraglio di critica per minare la credibilità di quello che viene ritenuto un avversario numero uno mentre non è altro che un giornalista d'inchiesta che fa inchieste molto scomode e molto apprezzato dal pubblico, dall'utenza della Rai.

C'è stata la trasformazione della Commissione di vigilanza Rai in un luogo di scontro piuttosto che in un luogo di garanzia del pluralismo, con il blocco della Vigilanza Rai per due anni e mezzo; prima volta, non è mai accaduto nella storia della Repubblica italiana; il servizio pubblico dovrebbe essere la casa di tutti e non il megafono della maggioranza; la Commissione di vigilanza non è la garanzia della maggioranza ma è la garanzia del pluralismo dell'informazione e voi avete bloccato la vigilanza, avete impedito che questa cosa accadesse.

E quindi, qui arriviamo al punto politico. Voi considerate spesso il giornalismo investigativo un fastidio e noi lo consideriamo uno dei pilastri della democrazia perché una stampa libera è una garanzia per tutti i cittadini. Senza giornalisti che fanno domande scomode non emergono le contraddizioni del Governo, non emergono le promesse tradite dal Governo, non emergono i conflitti di interesse, non emergono gli sprechi dell'utilizzo delle risorse pubbliche, non emergono gli abusi di potere, non emerge la verità. Emerge una narrativa confezionata ad arte da chi ha il potere di gestire l'informazione e di questo ne abbiamo avuto, purtroppo, uno spaccato in questa legislatura, dovuto al fatto che molto spesso il Presidente del Consiglio ha evitato di rispondere alle domande dei giornalisti quando non fossero domande accomodanti. Quindi, io mi rifaccio alla Costituzione, signor Ministro: i Costituenti avevano ben chiaro che la libertà di stampa non nasce per tutelare una categoria, non è una tutela corporativa, di una categoria professionale, ma tutela il diritto dei cittadini di conoscere i fatti nella loro interezza; per questo l'articolo 21 protegge la libertà di manifestazione del pensiero, perché senza un'informazione libera, non esiste una democrazia pienamente libera. Siccome da che mondo è mondo il potere - indipendentemente da chi lo detenga - teme chi lo controlla, una democrazia muore quando il controllo del potere viene scoraggiato. Ed è questo il punto: qui in discussione vi è la libertà di chi ha il dovere di controllare il Governo.

Per questo, nonostante la sua reticenza anche odierna, continueremo a chiedere il recepimento della direttiva anti-SLAPP, che non è stata recepita, che non è stata estesa ai casi nazionali; e continueremo a chiedere la piena attuazione dell'European Media Freedom Act che non è stato attuato e che è scomodo attuare perché stravolgerebbe il sistema di controllo dell'informazione. Per questo continueremo a chiedere trasparenza sul caso Paragon, per questo continueremo a chiedere che il Governo ritiri le querele nei confronti dei giornalisti, le querele temerarie, le querele sproporzionate tra l'offesa e la richiesta risarcitoria, anche nei confronti dei giornalisti; continueremo a chiedere il superamento delle “norme bavaglio”, continueremo a difendere il diritto di cronaca perché la stampa libera è un problema soltanto per chi considera il dissenso un nemico e l'informazione indipendente un ostacolo e noi tutto questo non lo possiamo permettere.

PRESIDENTE. Onorevole Benzoni ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione. Il suo tempo a disposizione è di cinque minuti, prego.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ringrazio il Vice Ministro, ma non posso ritenermi soddisfatto, nel senso che la nostra interrogazione era relativa al recepimento della direttiva (UE) 2024/1069. Non c'è alcuna visione differente rispetto a quella del Governo tra la tutela delle SLAPP e la tutela invece di impunità rispetto a chi diffama e a chi produce notizie false. Sono due cose molto differenti e le SLAPP sono esattamente una procedura definita dall'Unione europea come querele temerarie su cui si poteva e si doveva normare meglio.

Siamo felici dell'intervento del Consiglio dei Ministri del 2 luglio: è un intervento che arriva tardivo, perché ovviamente la scadenza era precedente - dal 7 maggio - ma arriva e speriamo che l'iter parlamentare possa proseguire velocemente.

Il tema vero è però uno: interviene recependo la direttiva così com'è scritta, come un compitino, quando invece le direttive europee possono essere anche allargate e far sì che si intervenga sul numero di casi che è davvero millesimale rispetto al totale delle SLAPP.

Ricordiamolo, gli osservatori internazionali dicono che l'Italia è il primo Paese in Europa per numero di casi denunciati nel 2024 e nel 2025, e di questi, forse, solo due riguardano casi con carattere transfrontaliero. Quindi, recependo questa direttiva solo per i casi transfrontalieri, evidentemente non stiamo recependo nulla a tutela dalle SLAPP che hanno tutto il profilo di essere italiane. Si poteva anche ampliare rispetto ad altri temi, quindi al tema delle denunce penali abusive, non solo quelle civili, alle minacce di querela, alle richieste risarcitorie sproporzionate, all'assistenza economica delle vittime.

Cioè, si poteva utilizzare il recepimento di questa direttiva come un ampliamento della normativa italiana e una garanzia a tutela anche di chi fa libera informazione rispetto, appunto, a questa pratica. Adesso occorre capire quando verrà finalmente approvato questo provvedimento, che però, lo ricordiamo, avendo questa limitazione transfrontaliera non riguarda i casi principali di cui parliamo e che dovremmo tutelare, e questo non vuol dire assolutamente fare questa battaglia, andare contro o chiedere l'impunità per chi diffama o dice notizie false.

La SLAPP è una cosa importante perché, laddove i poteri sono sproporzionati, il giornalista rinuncia all'inchiesta successiva, una piccola redazione può decidere di non pubblicare, un'associazione può decidere di non fare più una campagna che stava immaginando di fare. Ricordiamo che riguarda anche la ricerca: il ricercatore evita magari di diffondere i propri risultati perché ha ricevuto una querela temeraria, anche un cittadino smette di denunciare. Questo non può essere accettato, nonostante, ricordiamolo, i numeri di casi denunciati si chiudono intorno a 20-25 nel corso degli ultimi anni. Sono, però, casi importanti e sono i numeri principali in tutta Europa.

Le intimidazioni giudiziarie non si realizzano soltanto attraverso le grandi cause civili con richieste di risarcimento milionario; passano, però, anche dalle denunce penali, dalle minacce di querela, dai provvedimenti che durano anni, dalle convocazioni, sequestri di materiali, costi legali sproporzionati rispetto alle possibilità economiche di un giornalista freelance, per esempio, di piccole testate o delle associazioni.

E su questo non stiamo intervenendo, perché questo fenomeno colpisce proprio chi ha meno risorse, chi ha meno possibilità di difendersi ovviamente di fronte, magari, alle grandi aziende, le multinazionali oppure i poteri, come la politica, che hanno evidentemente a propria disposizione risorse differenti da quelle di chi fa libero giornalismo. Chiudo dicendo semplicemente che questo si inserisce in un contesto molto più ampio, dove la libertà di stampa nel nostro Paese è considerata a rischio.

Lo dice il rapporto annuale 2025 del CASE, che rileva come l'Italia sia il primo per SLAPP registrate, lo rivela il Media Freedom Rapid Response, individuando nell'Italia il Paese europeo con il più alto numero di querele temerarie, anche in questo caso, e lo rivela poi la classifica World Press Freedom Index 2026, dove l'Italia scende ancora al 56° posto su 180 per libertà di stampa, dopo essere arrivata addirittura 41° qualche anno fa. Ecco che, in questo contesto, non possiamo ritenerci soddisfatti della sua risposta.

(Intendimenti in ordine alla disciplina sulla pesca del tonno rosso per il triennio 2026-2028 - n. 3-02783)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Pierro n. 3-02783 (Vedi l'allegato A).

LUIGI D'ERAMO, Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, com'è noto, con il regolamento (UE) 2026/249 del Consiglio, del 26 gennaio 2026, sono state definite, per gli anni 2026, 2027 e 2028, le possibilità di pesca relative a taluni stock ittici, tra cui il tonno rosso (Thunnus thynnus), applicabili nelle acque dell'Unione europea e, per le imbarcazioni dell'Unione, anche in specifiche acque non appartenenti all'Unione stessa. Nell'ambito di tale quadro regolatorio, all'Italia è stato assegnato un contingente annuo pari a 6.182,62 tonnellate, così registrando, per l'annualità 2026, un incremento della quota nazionale del 17 per cento rispetto a quella attribuita per l'anno 2025.

Tale incremento trova fondamento nel miglioramento dello stato dello stock nel Mediterraneo e nell'Atlantico orientale, come attestato dai più recenti pareri scientifici e recepito nelle decisioni assunte in sede internazionale dall'ICCAT, che, con la raccomandazione ICCAT 25-04, ha definito un quadro pluriennale improntato ai principi della sostenibilità ambientale, del controllo dello sforzo di pesca e della valorizzazione degli attrezzi selettivi. Al fine di dare attuazione a tale assetto normativo, il Ministero ha adottato il decreto ministeriale del 1° aprile del 2026, registrato il 29 aprile 2026 al n. 610, concernente la campagna di pesca del tonno rosso, all'esito di un ampio confronto con le rappresentanze del settore e con le organizzazioni professionali della pesca.

Il provvedimento introduce una complessiva riorganizzazione del sistema di gestione, assicurando la necessaria stabilità regolatoria e una più equilibrata ripartizione del contingente tra i diversi sistemi di pesca, con particolare attenzione alla piccola pesca costiera, e definendo, grazie alla durata triennale, un quadro stabile idoneo a favorire una più efficace programmazione delle attività da parte degli operatori del settore.

In tale contesto, viene introdotto, per la prima volta, un regime strutturato di quote bersaglio destinato alle unità della piccola pesca costiera, con un significativo ampliamento della platea dei beneficiari, che passa da circa 140 unità nel 2025 a oltre 300 unità nel 2026. In particolare, possono accedere al regime le unità di lunghezza inferiore ai 12 metri, operanti con battute di pesca di durata inferiore alle 24 ore e mediante tecniche selettive a basso impatto ambientale. Le quote individuali sono fissate in 1,5 tonnellate per le unità SSCF-A e in 1 tonnellata per le unità SSCF-B. La misura riconosce, pertanto, un margine operativo stabile a un segmento della flotta caratterizzato da elevata selettività delle catture e, al contempo, da una particolare vulnerabilità sotto il profilo economico.

Specifica attenzione è, inoltre, riservata alle unità a palangaro già autorizzate alla cattura del pesce spada e dell'alalunga, nonché alle unità titolari di un solo permesso, precedentemente non destinatarie di quota, alle quali viene attribuita una quota individuale di tonno rosso. Altresì, il provvedimento disciplina, in maniera puntuale, i trasferimenti di quota, consentendoli esclusivamente tra unità abilitate appartenenti al medesimo segmento e alla stessa organizzazione di produttori ed escludendo espressamente qualsiasi trasferimento verso i sistemi di circuizione e le tonnare fisse.

Successivamente, con il decreto n. 304841 del 24 giugno 2026, l'amministrazione ha provveduto a destinare una quota residua di tonno rosso relativa all'annualità 2025, pari complessivamente a 217 tonnellate, attraverso tre specifici interventi finalizzati ad ampliare le opportunità di accesso alla risorsa e a sostenere particolari categorie di operatori del settore. In primo luogo, sono state assegnate 100 tonnellate alla cosiddetta misura giovani, mediante un apposito bando rivolto agli operatori con meno di 40 anni di età.

L'accesso alla quota individuale di cattura è riservato ai titolari di imbarcazioni comprese tra 12 e 24 metri di lunghezza, già autorizzate nel 2026 alla cattura del pesce spada o dell'alalunga, dotate di licenza professionale per l'utilizzo del palangaro e non beneficiarie di precedenti assegnazioni di quota di tonno rosso. Una seconda quota, pari a 90 tonnellate, è stata riservata alle imprese della piccola pesca costiera già autorizzate alla campagna di pesca 2026. La misura consente alle singole imbarcazioni di ottenere un incremento della quota disponibile fino a un massimo di 0,5 tonnellate aggiuntive per unità.

La restante parte del contingente è stata destinata agli operatori coinvolti in accordi di filiera, prevedendo l'assegnazione di ulteriori 3 tonnellate per ciascun accordo riconosciuto. Tale intervento è volto a favorire forme di integrazione e collaborazione lungo la filiera produttiva, valorizzando i modelli organizzativi che rafforzano la competitività e la sostenibilità del comparto. Inoltre, come deroga sperimentale per il 2026, sarà possibile trasferire fino al 75 per cento della quota alle O.P. - finora era possibile trasferire fino al 50 per cento - con l'obiettivo di rafforzare il ruolo economico delle organizzazioni.

Riguardo poi alle osservazioni dell'onorevole Pierro relative all'area del Golfo di Policastro, al Cilento e alla fascia costiera fino alla Calabria, si rappresenta che il decreto applica criteri uniformi sull'intero territorio nazionale, definiti in funzione delle esigenze di controllo, tracciabilità e sostenibilità del prelievo, in coerenza con il quadro normativo europeo e internazionale. L'amministrazione è tuttavia consapevole delle peculiarità socioeconomiche dei territori interessati, caratterizzati dalla presenza di una flotta tradizionale che comprende anche unità tra i 12 e i 14 metri, oggi escluse dal regime di quota bersaglio, nonché da una diversa incidenza storica delle assegnazioni in cattura accidentale.

Per tali ragioni, il Ministero seguirà con particolare attenzione gli effetti applicativi del decreto nei territori interessati, valutando, nell'ambito delle future campagne e nei limiti consentiti dalla normativa unionale e dalle decisioni ICCAT, eventuali correttivi volti a rendere le misure maggiormente aderenti alle specificità delle aree interessate, ferma restando la prioritaria esigenza di tutela dello stock.

Per quanto concerne, invece, il regime di cattura accidentale del tonno rosso, esso continua a essere disciplinato dalle disposizioni vigenti e dalle regole internazionali di riferimento, secondo una logica distinta rispetto a quella delle quote bersaglio, le quali rispondono, invece, a finalità di programmazione, controllo e stabilizzazione delle attività di pesca. Inoltre, il decreto prevede specifiche assegnazioni a favore delle filiere produttive, cui è destinato un quantitativo pari a 153 tonnellate, quale leva strategica per sostenere investimenti, occupazione e ricambio generazionale.

Tale dotazione sarà integrata con successivo provvedimento, anche mediante l'utilizzo della quota residua relativa all'annualità 2025, pari a 300,45 tonnellate, di cui al regolamento (UE) 2026/786. Giova altresì ricordare che, sul versante dei controlli e della tracciabilità, viene confermato l'obbligo di apposizione, su ciascun esemplare sbarcato, di un sigillo di garanzia recante l'emblema dello Stato, applicato dall'autorità marittima e collegato al documento elettronico di cattura e al peso del singolo esemplare. Sono inoltre rafforzati i controlli antimafia preventivi ai fini dell'assegnazione delle quote, a garanzia della massima trasparenza del sistema.

Il Ministero ribadisce, infine, che la promozione di una filiera del tonno rosso interamente italiana rappresenta una priorità strategica, in quanto idonea a trattenere sul territorio il valore aggiunto della produzione, favorire lo sviluppo economico e ampliare la disponibilità di prodotto di elevata qualità per i consumatori. In tale prospettiva, si conferma la piena disponibilità a proseguire il confronto tecnico-istituzionale con le regioni interessate e con le rappresentanze del settore, al fine di monitorare l'attuazione delle misure adottate e valutare eventuali correttivi che dovessero rendersi necessari, nel pieno rispetto del quadro normativo vigente.

PRESIDENTE. Il deputato Pierro ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevole Sottosegretario, in parte sono soddisfatto per la disponibilità da parte del Sottosegretario e del Ministero. Però devo prendere atto, in riferimento ai decreti emanati dal Ministero, che sono penalizzanti per il territorio del Cilento e del Golfo di Policastro.

Perché sono penalizzanti? Perché, innanzitutto, dal decreto del 1° aprile sono state escluse le barche dai 12 ai 14 metri. Oltre ad essere escluse le barche dai 12 ai 14 metri, sono state assegnatarie delle quote, nel territorio che va da Sapri fino ad Agropoli, solo quattro imbarcazioni: due che erano già incluse nel decreto precedente e due nuove imbarcazioni, con l'assegnazione di una tonnellata.

Il problema è un altro, il problema è anche sulla pesca accidentale, perché con questo decreto - non so se è stato visto e se è stato verificato da parte degli uffici - la pesca è stata penalizzata. Ma è stata penalizzata perché prima, per sbarcare un tonno, bastava pescare, faccio giusto un esempio, anche cinque tombarelli. Oggi no. Oggi, per sbarcare un tonno, bisogna innanzitutto che rientri nel pescato complessivo che viene dichiarato dal giornale di bordo e non superi il 20 per cento.

Cioè, per sbarcare un quintale di tonno, il pescatore deve dichiarare e sbarcare quattro quintali o di alalunga o di pesce spada. Così facendo, Sottosegretario, c'è la disponibilità del Ministero per la prossima campagna, ma il problema qual è? Che queste imbarcazioni, che, fino ad oggi, hanno usufruito della pesca accidentale, oggi non ne usufruiranno e perderanno anche il diritto, perché perderanno il requisito, più che altro, della storicità del pescato. Perché, non potendola esercitare, la storicità viene meno e non possono essere poi assegnatari di un'eventuale quota bersaglio.

Noi, nel Cilento, da Agropoli a Sapri, abbiamo dei porti che sono destinati allo sbarco del tonno, alle operazioni del tonno, e sono stati riconosciuti dall'ICCAT: sono i porti di Acciaroli, di Agropoli, di Marina di Camerota, di Sapri. Però, purtroppo, nel nostro territorio, durante il periodo di passaggio del tonno, che va da metà maggio a fine giugno, vediamo altre imbarcazioni che vengono da altri posti, da altre marinerie. Ci sono le circuizioni: loro pescano e sbarcano il pescato, i tonni, nei nostri porti. E i nostri pescatori, purtroppo, stanno lì a guardare.

Per non parlare poi del decreto del 24 giugno, un decreto emanato quasi già alla fine della campagna di tonno. Allora io chiedo al Sottosegretario: il Ministero ci deve lavorare prima. Non si può emanare un decreto quando la pesca è in corso, e siamo quasi alla fine nel Cilento. Inoltre, questo decreto ha preso in considerazione più che altro l'età anagrafica, perché sono stati assegnatari i ragazzi, per il cambio generazionale, al di sotto dei 40 anni. Purtroppo nel mio territorio, nel Cilento e nel Golfo di Policastro, questi ragazzi da qualche anno hanno già superato i 40 anni.

Si sono accollati delle spese, stanno portando avanti l'attività che portava avanti il papà e non sono rientrati neanche in questo decreto. Chiedo di poter rettificare, di poter modificare questi decreti, tenendo in considerazione i territori. Allora chiedo al Ministero di poter organizzare degli incontri, anche sui territori, con le istituzioni locali, con chi vive il mare e con chi vive la pesca perché ci lavora. Perché calare dall'alto un decreto e non capire che beneficio porta al territorio è importante, perché oggigiorno portare la quota tonno alle piccole imbarcazioni vuol dire creare quella filiera che dicevate prima voi, creare quella filiera importante per mangiare tonno a chilometro zero.

PRESIDENTE. Concluda.

ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Oggi sulle nostre tavole arrivano tonni che vengono pescati nell'Oceano Pacifico e nell'Oceano Indiano. Allora, facciamo questi provvedimenti per creare economia e lavoro, e diamo anche la possibilità a tutti i cittadini di poter mangiare il nostro tonno e di non far arrivare sulle nostre tavole questo tonno che viene dall'estero. Allora noi, come Futuro Nazionale, lavoreremo in difesa dei pescatori, in difesa del prodotto italiano, e vogliamo che il Ministero si avvii già da adesso, per la prossima campagna di pesca, per cercare di apportare le modifiche giuste che salvaguardano tutte le marinerie: oltre alle marinerie del Cilento e del Golfo di Policastro, anche le altre, perché il problema è generale.

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Pierro.

ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Concludo. Noi, come Futuro Nazionale, vigileremo su questo e speriamo che il Ministero si faccia portavoce e dia risposte concrete ai nostri pescatori che non solo non riescono ad arrivare a fine mese, ma non riescono neanche a recuperare le spese vive quando escono per le battute di pesca (Applausi del deputato Davide Bergamini).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 11,50, è ripresa alle 14,18.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,19).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro della nave “Moby Prince”.

PRESIDENTE. Comunico che, in data 14 luglio 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro della nave “Moby Prince” il deputato Alberto Pandolfo, in sostituzione del deputato Andrea Casu, dimissionario.

Sull'ordine dei lavori e per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Siamo qui a chiederle un'informativa urgente della Presidente Meloni e del Ministro Piantedosi. Guardi, non so e non sappiamo quando è iniziata questa vicenda. La vicenda, in particolare, è quella della criminalizzazione degli antifascisti, anzi del cosiddetto movimento “Antifa”. Non sappiamo se questa storia venga da anni e anni di ricostruzione, addirittura di un parallelismo che offende, offende questo Paese: quello di mettere sullo stesso piano i fascisti e gli antifascisti. Anche un bambino sa che c'è chi ha aperto Auschwitz e chi l'ha chiuso, ma non ritorno a chi ha voluto spiegare a tanti di noi che era giusto dare la parola a tutti, che non aveva senso chiudere le organizzazioni fasciste e naziste. Ma è davvero strano questo mondo, un mondo in cui dall'America vediamo addirittura nuove immagini in cui una super Polizia ha ucciso, per l'ennesima volta, civili inermi; e sempre dagli Stati Uniti convocare un grande appuntamento concepito dallo zar antiterrorismo Gorka, già uomo di Bannon - un grande momento, no? -, per spiegare che in questo mondo c'è un grande pericolo, un pericolo per i suprematisti, a questo punto, mi vien da dire.

Ecco, a noi piacerebbe sapere davvero che cosa ne pensa Piantedosi: quali cellule terroristiche internazionali di estrema sinistra, come dice, hanno individuato; dove sono, come si chiamano; dove sarebbero le loro basi come chiedono, tra l'altro, i deputati e i senatori americani allo stesso Trump; dove sarebbero questi arsenali; tra l'altro, quali sarebbero le azioni che hanno svolto negli ultimi anni; quali sarebbero i capi, i leader di questa grande rete Antifa.

Lo dico perché in queste ore, vista la finta rottura di Giorgia Meloni con il Presidente Trump, tutto ci saremmo aspettati meno che questo Paese desse pure seguito a questo invito.

Abbiamo, tra l'altro, appreso - ora Salvini sostiene che Molteni non andrà da nessuna parte - che c'è pure un cambio di guardia. Non sappiamo nemmeno quale sia il dibattito, forse sarebbe bene che fosse pubblico, perché vi imbarazza andarci, però state scegliendo chi dovrà in qualche modo sostenere questa vicenda.

Ecco, a quanto ci risulta, l'unica sigla classificata come pericolosa è definita a bassa letalità. C'è una sola risposta alla ricostruzione ad arte della minaccia Antifa: disertare l'incontro e dire che quella minaccia semplicemente non esiste. Ma mica per altro; è che proprio non esiste.

Allora, lo dico: non c'è - voi lo sapete bene - alcuna rete terroristica; invece, esistono le opposizioni al suprematismo; crescono in tutto il mondo, come cresce la necessità di questi suprematismi di reprimere il dissenso e metterlo al di fuori della legalità.

Presidente, l'abbiamo già visto nei decreti Sicurezza; l'abbiamo visto nei decreti Sicurezza entrati nelle scuole; l'abbiamo visto con i manganelli e con l'idea di dire a un'intera generazione: state zitti e buoni perché sennò arriveranno anche per voi.

Ecco, lo dico perché non abbiamo paura: se cercate gli antifa, eccoci, schedateci, siamo in una Repubblica antifascista (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Difficile rendere illegale chi ha riportato la legalità, la democrazia in questo continente. Chi non si definisce antifascista, come voi, avrebbe dovuto almeno avere il pudore di dire che questa vicenda dovrebbe essere chiusa con le follie di quel secolo; quelle tirannie e quei suprematismi che ancora oggi spiegano all'umanità chi viene prima e chi viene dopo; quali morti contano più di altri …

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). … ecco, da questa parte non ci stiamo e vorremmo sapere perché il Governo Meloni manderà un suo delegato negli Stati Uniti d'America (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Valentina Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi alla richiesta dell'onorevole Grimaldi affinché il Governo venga urgentemente in Aula a riferire della partecipazione italiana al vertice convocato dall'amministrazione statunitense; vertice sul cosiddetto terrorismo di estrema sinistra, sui movimenti Antifa. Lo chiediamo perché non ci sembra che siamo davanti ad un normale appuntamento diplomatico, ma siamo davanti, invece, ad un'iniziativa politica che solleva interrogativi profondi sul rapporto tra sicurezza, libertà democratiche, diritto al dissenso.

Ci viene da chiedere quale sia il vero obiettivo di questo incontro perché quando apprendiamo che il nostro Governo partecipa - peraltro sembra anche con un cambio di Sottosegretario - ad un vertice, promosso dal Segretario di Stato Marco Rubio, ad un summit contro gli Antifa, summit che, da informazione a mezzo stampa, sembra organizzato da colui che è la voce radiofonica dei suprematisti americani ovvero da chi ha idee politiche di stampo razzista, con simpatie neonaziste, che mette l'uomo bianco al centro contro tutte e tutti… Ecco, la nostra preoccupazione è che quel vertice non abbia, come finalità, soltanto il contrasto a fenomeni di violenza politica, ma che possa rappresentare un tentativo di imporre agli Stati invitati una strategia comune per criminalizzare ogni forma di dissenso politico e sociale nei confronti delle forze sovraniste.

Se fosse confermata, se, come sembra, questa fosse effettivamente la finalità dell'iniziativa, il coinvolgimento dell'Italia sarebbe un fatto di estrema gravità perché entrerebbe in evidente contrasto con i principi della nostra Costituzione e la Premier non può non sapere a che gioco si sta prestando.

La Repubblica italiana non può partecipare, neppure indirettamente, alla costruzione di un campo in cui l'opposizione politica, la critica sociale e il conflitto democratico vengono trasformati in una questione di ordine pubblico da reprimere. L'Italia è una Repubblica fondata sull'antifascismo: l'antifascismo non può essere visto come una minaccia alla democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); l'antifascismo è il presupposto storico della nostra Costituzione.

Naturalmente, ogni Stato democratico ha il dovere di contrastare la violenza politica e qualsiasi forma di estremismo, ma un'altra cosa è usare le categorie della sicurezza per colpire idee, culture politiche, movimenti sociali. È proprio questo il punto che Tajani deve chiarire. Deve chiarire che cosa intende quando dice che l'Italia partecipa solo per prendere appunti; forse, siamo di nuovo osservatori, come nel Board of Peace fallito, in quell'operazione immobiliarista di Trump, di fatto, mai realmente partita. Meloni deve spiegare perché saremo presenti a questo summit e deve spiegare che questa non sia una nuova mossa per legittimare una narrazione basata su fake news, per cercare di trovare la pace con Trump e per cercare di legittimare la sua idea di creare un nuovo nemico al giorno.

Crediamo che non possano esistere forme diplomatiche capaci di cancellare il significato politico di queste decisioni. Se l'Italia manda un proprio rappresentante, come è stato dichiarato, deve spiegare con quale mandato, con quali obiettivi e con quale posizione. Non è possibile accettare di essere parte di un gruppo che legittima la violenza contro chi ha idee democratiche diverse dalle proprie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, ha chiesto di parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie…

PRESIDENTE. Aspetti, aspetti. Sullo stesso argomento? Allora, deputato Casu, se porta pazienza, facciamo prima intervenire sull'argomento precedente la deputata L'Abbate. Prego, la ascoltiamo, deputata.

PATTY L'ABBATE (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, la partecipazione italiana al vertice convocato a Washington contro la cosiddetta “rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra” solleva interrogativi molto seri, ai quali il Governo deve rispondere con chiarezza davanti a questo Parlamento. Partiamo da un punto che non può essere oggetto, chiaramente, di equivoci: come MoVimento 5 Stelle, noi condanniamo ogni forma di violenza politica, qualunque sia la matrice ideologica.

Chi commette aggressioni, attentati o devastazioni deve essere individuato e perseguito sulla base delle leggi, dei fatti e delle responsabilità personali, ma, proprio perché il terrorismo è una minaccia reale e gravissima, non può essere trasformato in un'etichetta politica da applicare, indistintamente, a movimenti, studenti, manifestanti, oppositori o cittadini che esercitano, democraticamente, il proprio diritto al dissenso.

Che cosa significa, esattamente, Antifa? Quali organizzazioni strutturate sarebbero coinvolte? Quali prove dimostrerebbero l'esistenza di una rete terroristica transnazionale? Ma quali informazioni intende condividere il Governo italiano, e non quali garanzie per i diritti fondamentali, la libertà di manifestazione e la protezione dei dati personali? Non sono domande pretestuose. Diversi Governi europei hanno espresso perplessità proprio perché gli obiettivi del vertice appaiono vaghi e perché, nei rispettivi Paesi, la cosiddetta galassia Antifa non è considerata un'organizzazione unitaria, né una minaccia terroristica prioritaria.

Il rischio è evidente: utilizzare gli strumenti eccezionali dell'antiterrorismo non contro chi compie, concretamente, atti violenti, ma contro un'area politica e culturale genericamente definita. Sarebbe un precedente pericolosissimo, utilizzabile oggi contro la sinistra e domani contro qualunque opposizione sgradita al potere. Eppure, il Governo Meloni, invece di difendere con autonomia la tradizione costituzionale italiana, ha scelto, ancora una volta, di inseguire Donald Trump. Ha deciso di partecipare, seppure con una delegazione di livello ridotto, a un'iniziativa che suscita forti dubbi persino tra gli alleati europei e anche negli stessi Stati Uniti.

Ricordiamo al Governo che la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza e dall'antifascismo. L'antifascismo non è terrorismo, ma è un fondamento storico e costituzionale della nostra democrazia. Chiediamo, quindi, al Governo di riferire immediatamente al Parlamento sugli obiettivi del vertice, sul mandato assegnato alla delegazione italiana, sugli eventuali impegni assunti e sulle informazioni che potrebbero essere condivise. La sicurezza dei cittadini si difende contrastando i reati e le organizzazioni criminali, non criminalizzando le idee, il dissenso e l'opposizione politica. L'Italia non deve partecipare a nessuna caccia alle streghe; deve restare fedele alla Costituzione, allo Stato di diritto e alla libertà democratica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, intervengo a nome del gruppo del Partito Democratico per reiterare la nostra richiesta di informativa urgente del Governo, del Ministro Salvini e della Presidente Meloni sulla situazione difficilissima e fuori controllo che vivono i trasporti italiani in questa estate d'inferno. È notizia di ieri una tragedia sfiorata sulla linea ferroviaria Roma San Pietro-Vigna Clara. Una trivella impegnata in un cantiere ha perforato la volta della galleria sulla linea.

È successo un miracolo, non si è fatto male nessuno, ma ogni giorno noi vediamo una situazione che richiede un'assunzione di responsabilità politica, perché i cantieri non sono il problema. Il problema è la mancanza di attenzione di questo Governo circa le conseguenze di questi interventi nella vita dei cittadini. La scorsa settimana, al question time, abbiamo chiesto al Ministro Salvini di rispondere a una domanda semplice: quanti minuti di ritardo sono stati accumulati sulla rete ferroviaria da quando lui è Ministro. Lui non ci ha voluto rispondere e non ha voluto rispondere alla richiesta che noi abbiamo fatto sul perché, quando vengono cambiati gli orari perché vengono raddoppiati i tempi di percorrenza, non si alza una parola del Governo per cercare di diminuire i prezzi nei confronti dei cittadini.

A ogni singolo guasto segue un totale caos informativo, disagi e disservizi. Noi lo registriamo ogni giorno tutto questo. Ci ha risposto con un tasso di puntualità e con un tasso di ritardo medio che, moltiplicato, arriva a una cifra molto vicina ai sette anni e mezzo di ritardi nei primi sei mesi di quest'anno che abbiamo denunciato come Partito Democratico. È un po' più bassa la cifra a cui arriva Salvini, ma perché ha fatto una scelta molto grave, perché lui ha voluto parlare di tasso medio per tenere fuori tutti quei treni che arrivano sotto la soglia di 10 minuti per l'Alta velocità, di 15 minuti per gli intercity e di 5 minuti per i regionali, per cui non viene considerato un treno in ritardo pure essendo in ritardo.

Ecco, questa mancanza di rispetto nei confronti della condizione di milioni di persone che ogni giorno si muovono sulla rete ferroviaria è legata anche a una incapacità politica di programmazione. Lo abbiamo sentito anche nella giornata di oggi. Io voglio ringraziare le donne e gli uomini che lavorano ogni giorno per gestire queste situazioni. Lo fanno nelle ferrovie e lo fanno a tanti livelli nel nostro Paese. Lo hanno fatto anche ieri, intervenendo dove c'è stato il problema della trivella alla stazione di Roma. Tutte queste persone hanno lavorato per tempo, per esempio, per programmare l'intervento di Ponte al Pino. Noi lo sapevamo da molto tempo.

Ma perché il Governo non è riuscito a convocare per tempo quelle che erano le compagnie aeree e intervenire per quelle che potevano essere le alternative? Se ci sono dei giorni, e succederà di nuovo tra il 26 e il 30. A fine luglio nuovamente avremo l'Italia divisa in due, perché di nuovo bisognerà intervenire su Ponte al Pino. Nello stesso identico momento vediamo i prezzi dei voli schizzare alle stelle e il Governo che, invece di assumersi la responsabilità di intervenire, chiama in campo il Garante, aprendo a procedure che potrebbero andare a realizzare degli effetti solo dopo che questa estate d'inferno sarà finita. Per non parlare del problema della continuità territoriale e del collegamento con le isole!

Quello che sta mancando in Italia è un Governo che si metta ad affrontare le questioni aperte sulla crisi dei trasporti. Lo stiamo vedendo in tutto, anche in Commissione bilancio noi abbiamo presentato adesso degli emendamenti per chiedere di rispettare l'impegno a garantire le clausole sociali che sono necessarie nella gara intercity che avete previsto e che non sono chiare. C'è un tema di sicurezza con le continue aggressioni nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Vi abbiamo chiesto di equiparare ai lavoratori dei servizi sanitari quelli dei servizi di trasporto e garantire a tutti i lavoratori le stesse tutele, per garantire a tutti la vera sicurezza. Questo Governo non se ne occupa. Voi non vi occupate della crisi dei trasporti. Avevate, in questi quattro anni, i numeri per fare tutto. Non siete riusciti su questo tema a fare niente.

È per questo che, oggi, invece di parlare di questi problemi, con cui si scontrano ogni giorno cittadini e lavoratori, volete parlare di legge elettorale, perché volete solo cambiare questa legge elettorale per restare al potere. Ma sapete bene quanto sia grave il bilancio del vostro fallimento. Noi continueremo a chiedervene conto e a chiedere di venire qui, in Aula, a rispondere in concreto dei numeri di quella realtà che continuate a negare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo perché anche il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra si associa a questa richiesta di informativa urgente al Ministro Salvini. Ci chiediamo in continuazione se in questo Paese esista un Ministro dei Trasporti, perché, di fatto, il diritto alla mobilità nel nostro Paese è negato. Stiamo vivendo un'estate infernale che riguarda tutti i vettori.

Ci siamo soffermati, in particolare, sui treni anche la scorsa settimana, sottolineando il dramma delle cancellazioni e dei ritardi, che riguardano non solo i turisti, ma migliaia di pendolari che nel nostro Paese sono costretti a spostarsi per le ragioni più disparate: studio, lavoro e spesso salute. Questa situazione sta facendo saltare tantissime visite mediche, mettendo anche a repentaglio il diritto alla salute di tante cittadine e cittadini.

Oltre al problema dei treni - l'ha sottolineato anche il collega Casu - stiamo vivendo di nuovo un aumento folle delle tariffe dei biglietti aerei, perché chiaramente i disservizi sui treni stanno spostando la mobilità su quella aeroportuale, con tutto quello che ciò comporta. Avevate promesso di controllare gli algoritmi, perché non accadessero questi divari di prezzo così folli e, invece, anche questa estate, assistiamo a voli aerei completamente fuori controllo. Ripeto: nel nostro Paese le persone si spostano non solo per turismo, ma per le ragioni più varie e stanno vivendo disservizi pazzeschi. Fortunatamente, per quanto riguarda il settore portuale, vi siete ricreduti rispetto alla riforma che stavate portando avanti. Speriamo che vi fermiate completamente.

Ma voglio sottolineare, in particolare, i problemi che le isole vivono sulla continuità marittima. La prossima settimana presenterò in Commissione un question time sui bandi della continuità marittima che sono stati fatti per la Sardegna; tale continuità, di fatto, non consente non solo ai sardi di muoversi, ma neanche a chi vuole raggiungere la nostra isola nelle migliori condizioni, perché i nuovi bandi prevedono una continuità solo per otto mesi (da ottobre a maggio), lasciando proprio la fascia estiva, che è quella più richiesta, completamente scoperta. Ciò significherà non solo che chi vive in Sardegna dovrà affrontare costi folli per potersi muovere, ma che ci saranno problemi enormi anche per il trasporto delle merci. Voglio sottolineare ancora una volta che, rispetto all'aumento della media nazionale nelle esportazioni del 13 per cento, la Sardegna, rispetto al 2025, ha segnato un meno 21,1 per cento nelle esportazioni, cosa che ci comporta danni enormi anche sul piano economico.

Chiediamo che il Ministro Salvini venga qui a dirci che cosa intenda fare, senza trovare diversivi e senza trovare ogni volta qualcuno su cui scaricare la responsabilità della sua incapacità di gestire quel Ministero. Al momento è Ministro dei Trasporti: che si occupi di quello che deve fare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Grazie. Anche noi ci associamo a questa richiesta di informativa urgente al Ministro Salvini, pur sapendo già cosa dirà il Ministro Salvini.

Il Ministro Salvini sicuramente dirà che non è colpa sua. Come al solito farà il suo sport preferito, ossia il lancio della colpa, di cui lui è un rappresentante quasi olimpionico. Il Ministro Salvini tuttavia si è ricordato di essere il Ministro dei Trasporti a un anno dalle elezioni. Se noi andiamo a ritroso nel tempo, questi discorsi li abbiamo fatti più volte nell'arco della legislatura. I problemi erano sempre simili. Insomma, ma cosa ha fatto alla fine il Ministro Salvini in questi quattro anni? Non c'è alcuna traccia, alcun intervento strutturale su questo tema. È questo il problema grave che noi abbiamo con questo Ministero. Abbiamo il problema che il Ministro Salvini, pur avendo i soldi del PNRR e pur avendo avuto quattro anni per poter programmare la enorme mole di lavori che andavano fatti sulle infrastrutture ferroviarie, non si è occupato dei trasporti.

E siamo al 2026, con un Ministro che, tra l'altro, ha creato problemi anche sugli altri temi che riguardano i trasporti. La riforma portuale la sta portando adesso, a un anno dalle elezioni. Il piano nazionale degli aeroporti è sempre stato annunciato, ma mai niente di concreto; anzi, adesso abbiamo ENAC senza guida.

Qualunque cosa tocchi, il Ministro Salvini è un re Mida al contrario, che distrugge qualunque cosa. Però distruggere le infrastrutture ferroviarie e la pianificazione in questo settore è un problema per tutta l'Italia e per tutti i cittadini. E noi ogni anno ne paghiamo le conseguenze sia in termini economici, sia di immagine.

L'unica sua opera che voleva portare avanti, il ponte sullo Stretto, è fallita. I tanti soldi buttati su quell'opera ultimamente si stanno dirottando verso le opere che servono, ma è troppo tardi. Il più grande fallimento della storia della Repubblica come Ministro lo abbiamo avuto in questa legislatura. Vi sono stati anche altri Ministri e altri fallimenti, ma il Ministro Salvini ha chiaramente dimostrato come con la propaganda non si possa amministrare un Paese, come con la propaganda non si possa amministrare il settore strategico rappresentato dalle infrastrutture e i trasporti, e come con la propaganda non possa continuare ad accampare scuse. Deve avere il coraggio di venire in Aula a chiedere scusa al Parlamento, ma anche a tutti i cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Non su questo argomento? Sentiamo, prego.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Per richiamo al Regolamento, all'articolo 8 e seguenti, signor Presidente. Per il suo tramite, chiediamo di informare il Presidente Fontana del nostro profondo disagio per come si sono evoluti i lavori in I Commissione sulla legge elettorale. Avremo modo di entrare nel punto all'ordine del giorno, ma preliminarmente crediamo debba essere stigmatizzato quello che sta avvenendo. È una modalità che riteniamo incongrua, sbagliata. Lo sarebbe stato per una legge ordinaria, a maggior ragione lo è per una legge che tutti gli studiosi riconoscono di valenza costituzionale.

Che cosa è successo? Lo abbiamo appreso più dai giornali che nel dibattito, che peraltro c'è stato, ovviamente prima sul cosiddetto testo base, poi sulla seconda evoluzione del testo. Noi avevamo chiesto - e il Presidente Fontana ne è certamente consapevole - anche in Commissione di poter avere più tempo per discutere una legge di questa portata. Non solo non c'è stato concesso questo tempo - il Presidente, nella sua autonomia regolamentare, ha inteso anche contingentare i tempi, e alla fine abbiamo discusso poco meno della metà degli emendamenti -, ma quello che è avvenuto dopo, se è possibile, è ancora più grave, signor Presidente: da parte della maggioranza sono stati presentati, in due tranche, emendamenti che hanno sostanzialmente riscritto il cuore della legge. Tali emendamenti riguardano varie questioni - cito per tutte quella relativa all'estero, oppure al voto dei fuori sede - su cui di fatto non siamo stati messi nelle condizioni di esercitare il nostro diritto di commissari della I Commissione, perché ovviamente sono stati presentati in un momento successivo.

Lo segnalo all'Aula e ai colleghi: non sono interventi minimali e correttivi, come alcuni di essi possono rispondere a questa categoria, ma stiamo parlando del cuore di una legge elettorale, come ad esempio l'emendamento, presentato ieri e che oggi ha avuto, in sede di Comitato dei nove, il parere favorevole dei relatori, relativo alle selezioni delle candidature.

Insomma, non abbiamo avuto modo di discutere, di chiedere, di valutare, di affrontare quello che è necessario quando si discute di una legge elettorale, che non è a disposizione della maggioranza di turno. È una delle leggi fondamentali. È una legge che ha un rilievo costituzionale, perché è il cuore di una democrazia. Tutto questo non ci è stato concesso.

La riteniamo una scelta sbagliata, miope, grave, lesiva delle nostre prerogative, e quindi questo disagio noi glielo trasmettiamo fino in fondo. Speriamo che ci sia da parte della Presidenza della Camera anche il giusto riconoscimento, in merito ad alcuni emendamenti, riguardo alla loro inammissibilità. Ce ne sono alcuni… uno di questi - lo cito, è il 2.1011 -, che riguarda per la prima volta un recupero sul livello dei resti a livello nazionale al Senato, è in aperta, totale e assoluta contraddizione con l'articolo 57, comma 1, della Costituzione, che dice che il Senato è eletto a base regionale. Ci aspettiamo che venga reso inammissibile, ma, qualora non lo fosse, io mi chiedo come sia possibile che i relatori non abbiano espresso un parere negativo. Le logiche di maggioranza non possono andare oltre la Costituzione.

Io credo che questo sia un richiamo forte che noi facciamo in quest'Aula. Il Regolamento, nei fatti, non ha potuto esplicitare fino in fondo quello che deve fare un Regolamento, cioè mettere nelle condizioni di poter affrontare, discutere e confrontarci su una delle leggi fondamentali di questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Sempre per richiamo al Regolamento? Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Come lei sa, a inizio seduta, ai sensi del nostro Regolamento, come opposizioni, come partiti di Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle, abbiamo richiesto delle votazioni segrete, per liberare quest'Aula da un'ombra che aleggia. C'è un malcostume - fatecelo dire - tutto italiano, che viene da questi anni, che è riscrivere, praticamente quasi ad ogni legislatura, in modo quasi ossessivo, le regole del gioco a pochi mesi dalla scadenza di un'elezione. Qui siamo proprio ai limiti, siamo a nemmeno un anno dall'esito di questa legislatura; magari sarà anche meno, perché molti dicono che si potrebbe votare in primavera. Ecco, in tutto questo, si riscrivono le regole del gioco, senza neanche pensare che queste dovrebbero essere riscritte come una legge che ha quasi il rango costituzionale.

Fateci dire che si sono visti anche i bluff, cioè il tentativo di aprire un dialogo: un dialogo non c'è mai stato. Però qui stiamo superando tante barriere. L'idea di aver presentato una legge, aver fatto le audizioni, averla trattata da subito come se fosse un decreto d'urgenza da convertire entro luglio, per poi vedere il classico “canguro”, che in questo caso riscrive la legge elettorale, per poi vedere - non so, alla fine, quanti di quei 200 emendamenti saranno secretati - che molti di quegli emendamenti possono cambiare direzione a questa legge. Voi direte: questo è il sale della democrazia; è come se, a un certo punto, l'Aula ridiventasse sovrana. Noi potremmo anche dire: bene, finalmente, forse con la secretazione dei voti ci libereremo da pregiudizi e da tanti posizionamenti. Però, in tutto questo, mi unisco allo sconforto del collega Fornaro e di chi - come Filiberto Zaratti e i colleghi della I Commissione - ha subito questa discussione. Faccio un esempio semplice, sul quale, spero, troveremo delle sintesi.

Da anni ci battiamo insieme a tanti per far sì che 5 milioni di italiani - spesso lavoratrici, lavoratori, studenti, studentesse, persone che si curano fuori dalla propria residenza - possano votare. Alla fine, senza riscrivere insieme un emendamento, senza ancora accoglierlo - sappiamo che ci sono state delle aperture adesso nel Comitato dei nove -, si trovano delle formule che rischiano addirittura di non far votare i fuori sede anche se si troverà una soluzione, perché, per esempio, quella dei 9 mesi che prospettate rischia di essere incompatibile, anche tecnicamente, con i tempi di attuazione di questa legge. Allora noi auspichiamo - come proposto da Filiberto Zaratti - che questi mesi diventino da 9 a 3 e che, come chiedono le opposizioni, ci sia la volontà di discutere, però questo è emblematico, così come per il voto degli italiani all'estero. Ma è normale che tutto questo si faccia così, senza una discussione vera sulle coperture, sull'infrastruttura del Paese, su come cambierà la platea?

Ho fatto solo due esempi per dire che non c'è solo la questione di merito, ma anche il metodo è importantissimo, perché rischia nel metodo di escludere, perché si rischia di fare delle storture e, ancora una volta, di violare la nostra Costituzione. Ecco, questo richiamo al Regolamento è una sorta di antipasto di quello che sarà questa discussione, che avrà tante portate…

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). …ma che il conto rischia di essere pagato solo dalla democrazia e da tutte e tutti noi che crediamo ancora in questa partecipazione democratica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Faccio seguito anch'io al richiamo al Regolamento formulato dal Partito Democratico, nella persona del deputato Fornaro, a cui ha fatto seguito l'intervento del deputato Grimaldi per Alleanza Verdi Sinistra. Mi associo anch'io, ci associamo anche noi del MoVimento5 Stelle al profondo disagio che questi due interventi hanno espresso sulla conduzione dell'esame di questo provvedimento in Commissione, che non ci ha consentito di approfondire temi che sono fondamentali per l'esercizio di quello che i costituzionalisti chiamano “il diritto dei diritti”, cioè il diritto di voto.

Poter votare è proprio la radice, il nucleo del diritto costituzionale del cittadino e questa legge che ci viene proposta oggi limita, torce fortemente quello che è, appunto, “il diritto dei diritti”.

In Commissione non abbiamo avuto modo, perché era necessario che questo provvedimento arrivasse all'Aula della Camera, così come è arrivato, per la discussione generale, venerdì 26 giugno, salvo poi, trovarci improvvisamente oggi, il 14 luglio - quindi, a distanza di circa 14 giorni -, a discutere in Aula degli emendamenti. Ci chiediamo perché, dunque, non si siano utilizzate queste ulteriori due settimane come avremmo potuto per discutere in Commissione, esaminare temi peraltro così importanti, quali i colleghi che mi hanno preceduto hanno già segnalato. Penso, ad esempio, al tema del voto fuori sede. Vede, Presidente, il tema del voto fuori sede è stato un tema molto discusso in I Commissione: ricordo che c'erano dei provvedimenti, dei disegni di legge proposti dalle opposizioni che sono stati ampiamente discussi, salvo poi trovare un emendamento della maggioranza totalmente abrogativo delle nostre proposte, sostitutivo, peraltro, con una delega al Governo; una delega che, poi, non è mai stata approvata perché il Senato ha bloccato, di fatto, questo provvedimento.

Sarebbe stato utile e necessario poter riprendere ed esaminare tutto quel lavoro nel corso dell'istruttoria su questo provvedimento, ma non è stato possibile farlo, perché, a un certo punto, il presidente della Commissione, per rispettare il termine di approdo di questo provvedimento all'Aula della Camera, ha dovuto chiudere i lavori e far votare il mandato al relatore, con ciò determinandosi la caducazione di molti dei nostri emendamenti, io ritengo forse il 60 o, addirittura, il 70 per cento degli emendamenti.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI (ore 14,57)

ALFONSO COLUCCI (M5S). Quindi l'istruttoria, alla fine di questo iter, è risultata assolutamente parziale, assolutamente monca. Poi apprendiamo che qui, in Aula, sono stati presentati degli emendamenti - come già dicevano i colleghi - profondamente modificativi di aspetti fondamentali di questa proposta di legge.

Penso, ad esempio, alle revisioni delle circoscrizioni estere: il fatto che si proponga che le circoscrizioni estere vengano modificate, secondo questa proposta, due per la Camera e una unitaria per il Senato, è un tema importante, che meriterebbe un approfondimento serio e avrebbe meritato un'istruttoria importante per il rilievo che ha, non solo nella formazione delle due Camere, ma anche e soprattutto nell'esercizio del voto da parte degli italiani all'estero, e invece questo non è stato assolutamente possibile.

Ma penso anche al tema importante della raccolta delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste in formato digitale, sul quale non c'è stato il necessario approfondimento. Sono tutti temi, questi, che involgono davvero il cuore della democrazia e il diritto di ciascuno non solo ad eleggere, ma anche ad essere eletto; quindi il diritto, naturalmente, di voto attivo, ma anche di voto passivo, di elettorato attivo e di elettorato passivo.

Penso, ad esempio, al tema sulla parità di genere, che pure è un tema importante, che riguarda non solo la formazione delle liste, ma anche la possibilità di dare delle pari opportunità alle persone che si candidano di poter accedere alle cariche pubbliche; e la molteplicità, la diversità costituisce una ricchezza della nostra democrazia. Invece, sembra che la maggioranza ne abbia paura. Per cui, Presidente è davvero con rammarico e con disagio che noi oggi affrontiamo questi lavori in quest'Aula su una legge così importante (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per richiamo al Regolamento, sullo stesso argomento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signora Presidente. Anche noi vogliamo unirci al disagio che ovviamente è innanzitutto…

PRESIDENTE. Ah, no, scusi, collega Giachetti …

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Pensavo non funzionasse il microfono…

PRESIDENTE. Prego, prego, prego.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). …al disagio che, credo, dalle parole dell'onorevole Fornaro, sia innanzitutto un disagio politico. In questo il richiamo al Regolamento penso che sia un richiamo azzeccatissimo, e ovviamente avremo la fase nella quale ci sarà l'illustrazione delle pregiudiziali che ci consentirà di intervenire a proposito di quelli che, a nostro avviso, sono i limiti in termini di rispetto della Costituzione. Avremo poi la fase, immagino, anche del complesso degli emendamenti, nella quale potremo entrare nel merito di tutta una serie di punti che, a nostro avviso, non vanno in questa legge, una parte ricordati dai colleghi che sono intervenuti.

Avremo poi la fase dei singoli emendamenti, nei quali cercheremo di portare le nostre ragioni, cercando di portare delle modifiche che siano accolte. Ma lo spirito, credo, con il quale il collega Fornaro ha mosso un rilievo, e anche, forse, un'aspettativa rispetto al Presidente della Camera, è di considerare se, nel suo insieme, il percorso che ci ha portato ad esaminare… Nessuno mette in discussione il fatto che si possa cambiare la legge elettorale, e lo vedremo nelle nostre pregiudiziali, ovviamente ci sarebbero dei limiti indicati e suggeriti dagli organismi anche internazionali, ma il tema è di come è stato condotto, ancora una volta, un dibattito su una delle leggi fondamentali che riguardano l'esercizio della democrazia nel nostro Paese nel rapporto tra maggioranza ed opposizioni.

Verrebbe da dire, da chi amaramente ha subito il significato del voto referendario, avendo io votato a favore, che però, evidentemente, quello che è accaduto non vi ha insegnato nulla; lo dico alla maggioranza. Non potete non pensare che un pezzo di contrarietà a quel tipo di voto e di posizione fosse dovuto anche al modo attraverso il quale la maggioranza ha inteso rapportarsi con l'opposizione. E qui, al di là di una finzione, si è manifestata sostanzialmente la stessa cosa.

Ovviamente sappiamo perfettamente i termini, i tempi delle Commissioni, ma il fatto che, sostanzialmente, anche i temi più rilevanti non si siano potuti affrontare è sicuramente una ferita rispetto a una legge che, in teoria, proprio perché riguarda regole, dovrebbe essere una legge condivisa, almeno in un confronto condiviso e, se è possibile, magari anche in voti condivisi, anche magari per le migliorie che possono essere arrivate negli emendamenti presentati in corso d'opera. Vorrei chiudere, signora Presidente, facendo un appello a lei e, ovviamente, attraverso di lei, al Presidente della Camera, e anche agli uffici che ci stanno ascoltando.

In tutta questa stranezza e anche ferita io individuo anche il contingentamento dei tempi. Noi sappiamo che, per quanto riguarda l'esame della legge costituzionale, i tempi previsti dal Regolamento sono dei tempi più ampi di quelli ordinari, proprio perché si ritiene che sia una legge fondamentale. Il contingentamento che è stato fatto prevede per il nostro gruppo, per tutti gli interventi sugli emendamenti, un tempo di 30 minuti, che potrebbe essere aumentato di un terzo, e arriveremmo alla bellezza di 40 minuti. Ora, noi siamo 6 deputati, teoricamente abbiamo poco più di 5-6 minuti per poter prendere la parola e dire la nostra su oltre 200 emendamenti presentati. Ecco - ho concluso, signora Presidente - forse, almeno sotto questo punto di vista…

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI (ore 15,04)

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). …e, appunto, io mi rivolgo alla Presidenza, anche nel suo cambio, la nostra richiesta è di chiedere al Presidente della Camera di valutare la possibilità, atteso che è nelle sue prerogative, di estendere questo tempo contingentato, atteso che, comunque, siamo nell'ambito di un contingentamento, e garantire non solo a noi, ma penso anche ai gruppi più grandi, che sicuramente avranno esigenza anch'essi di intervenire, almeno dal punto di vista dei tempi, una maggiore estensione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo sullo stesso punto dei colleghi, perché ho già avuto modo in Commissione di porre la questione che il collega Fornaro oggi ha posto all'Aula, e lo dico riconoscendo dal primo minuto un atteggiamento di serietà e di confronto che il relatore ha sempre dimostrato Questo lo voglio dire in premessa perché non si è mai sottratto a un dibattito, anche su punti di distanza oggettiva.

È fuori discussione, però, che la modalità con cui la Commissione ha dovuto lavorare, cioè un primo testo, un Bignami-bis, emendamenti sul secondo testo - sul quale io ho anche posto un tema di tempi e modalità di lavoro della Commissione che non è stato in nessun modo ascoltato -, emendamenti, più della metà in Commissione, che non sono stati discussi e affrontati e che trovano una sintesi tutta interna alla maggioranza. Questo è un punto politico, oltre che regolamentare.

Penso al tema delle preferenze, posto alla Commissione, e che oggi trova una sintesi dal mio punto di vista inaccettabile e irricevibile per quest'Aula; penso a un punto che ci ha visto tutti concordi sulla necessità di essere affrontato, il voto ai fuori sede, e anche qui il relatore si è fatto carico di una mediazione, però è una mediazione interna alla maggioranza. Allora non si può, a giornate alterne, riconoscere che le regole del gioco si scrivono insieme e poi farsi carico di una proposta per conto non dico di tutti, non c'è mai stato questo atteggiamento di prevaricazione, però che non hai che prendere o lasciare.

Allora mi rifaccio alle considerazioni che faceva il collega Giachetti, cioè occorre che venga ampliata ed estesa la modalità non solo di intervento, ma di possibilità di una interlocuzione che si è interrotta in Commissione, che è il luogo preposto alla costruzione di un'intesa, alla costruzione del dialogo, e consente di scrivere insieme un punto così fondamentale. E io mi auguro, Presidente - aggiungo, per chiudere - che siano ore di lavoro, purtroppo poche, che vedano un protagonismo parlamentare e che non vedano il Governo, ancora una volta, al centro di quello che ci apprestiamo a fare.

Perché almeno la legge elettorale riconosciamola a questo Parlamento, almeno la legge elettorale scriviamola nel solco di quello che dice la Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), almeno la legge elettorale sia un momento di protagonismo parlamentare e non di logica tra Governo e maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Io intendo associarmi al richiamo al Regolamento del collega Fornaro e degli altri colleghi delle opposizioni che mi hanno preceduto, perché quanto accaduto sull'iter di discussione di questa legge elettorale merita la massima attenzione, non si tratta semplicemente di un disagio.

E vede, Presidente Rampelli - per suo tramite mi rivolgo anche all'onorevole Rampelli, non in quanto Vicepresidente della Camera -, penso che lei, l'altro ieri, ha ritenuto di definire “saltimbanchi” gli esponenti delle opposizioni che hanno convocato per oggi un presidio e che stanno facendo una battaglia di democrazia che probabilmente in altri tempi - lo dico sempre per suo tramite al collega Rampelli - anche il collega Rampelli avrebbe apprezzato. Perché quanto è accaduto, Presidente Rampelli, in questo iter di discussione non è affatto normale. Ci possiamo, come dire, lasciare andare all'assuefazione perché è accaduto anche con dei precedenti; però, se tutti noi ci lasciamo andare all'assuefazione, noi non tuteleremo mai quello che dovrebbe starci più a cuore, cioè il gioco democratico.

Nei lavori della Commissione è stata utilizzata una tecnica assolutamente legittima dal punto di vista regolamentare: sono stati accantonati gli emendamenti che rappresentavano i nodi politici più sensibili. Non sono stati accantonati per approfondirli e poi risolverli con il lavoro politico; sono stati accantonati perché scomodi e perché non li si voleva affrontare e poi sono stati travolti dal mandato al relatore, che è stato dato con la forza dei numeri e con la tagliola dei tempi.

Questa cosa che sicuramente - ripeto, per suo tramite - avrebbe fatto indignare in altri momenti storici, in altre legislature, il collega Rampelli, oggi, invece, lo porta a dare dei “saltimbanchi” a chi si batte per questo.

Ecco, noi non ci rassegniamo; personalmente - lo dico come rappresentante di +Europa - non abbiamo mai sostenuto leggi che poi sono state dichiarate incostituzionali, non abbiamo mai sostenuto leggi che hanno le caratteristiche di questa legge, che si inserisce - è vero - nel solco di una lunga tradizione di leggi incostituzionali e antidemocratiche, leggi elettorali nel nostro Paese. Questo non vuol dire che dobbiamo smettere di indignarci, di lottare e di riconoscere, ad esempio, che sia indecente che una componente come la nostra, piccola, per carità, che ha raccolto più di 800.000 voti alle ultime elezioni - voti veri di persone che hanno fatto la croce su un simbolo - si ritrovi a discutere un cambio profondo della legge elettorale, che, in realtà, è molto più di un cambio della legge elettorale perché incide sulla forma di Governo, incide, a nostro avviso, sugli equilibri tra i poteri costituzionali… ecco, noi abbiamo 11 minuti per discutere questa legge elettorale. Se questo non scandalizza un po'… e lo diciamo sottolineando che in tutto questo iter di discussione mai - mai - le opposizioni hanno avuto un atteggiamento ostruzionistico. Casomai è stata la maggioranza a rinviare tutti i nodi politici, scaricandoli sull'Aula e presentando, a pochi minuti dall'inizio dell'Aula, ulteriori emendamenti strategici (Applausi dei deputati Tabacci e Richetti).

PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Magi. Il collega Rampelli non può risponderle, quindi lo farà nelle prossime ore. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, su un altro argomento, la deputata Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Volevo chiedere un intervento, fare una segnalazione per quanto riguarda il fatto che sia stata seguita in Commissione bilancio una procedura totalmente extraparlamentare, fuori dalle regole quindi del Parlamento, per dare un parere positivo su un emendamento della collega Montaruli.

Cosa succede? Succede che la Commissione bilancio dà un parere positivo quando un emendamento, che comporta degli oneri, ha la caratteristica di specificare, quindi quantificare gli oneri e trovare un'adeguata copertura. L'emendamento in questione, l'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli, relativo al voto all'estero - non alle circoscrizioni, quell'altro - non aveva queste caratteristiche, perché è chiaramente un emendamento oneroso, ma non poteva e non prevedeva una quantificazione che potesse essere certificata, se non da una relazione tecnica.

Ora, gli emendamenti parlamentari non hanno una relazione tecnica, a meno che, a mia conoscenza - e posso sbagliarmi, ma un certo percorso l'ho fatto per poterlo dire - non ci sia una richiesta da parte del parlamentare o del gruppo parlamentare di avere questa relazione tecnica; richiesta che viene avanzata in Commissione. Dove sia stata avanzata questa richiesta io non lo so, ma sicuramente fuori dal Parlamento. E come mai questo emendamento - e solo questo - è arrivato con una relazione tecnica adeguata, tanto che la Commissione bilancio ha potuto dare - non certo con il mio voto - un parere favorevole?

Ora, o succede che, in modo totalmente discrezionale, un deputato, presumibilmente solo della maggioranza, va al Ministero dell'Economia, chiede di avere una relazione tecnica, se la fa bollinare e questa viene assunta dalla Commissione bilancio - e se questa è la nuova prassi, ditecelo: ed è quello che ho chiesto al Presidente della mia Commissione -, oppure questa cosa qui è inguardabile dal punto di vista procedurale. Ripeto: è una proposta emendativa che, prima ancora che qualche Commissione la veda, arriva già con una relazione tecnica ufficiale, che può essere assunta come tale dalla Commissione bilancio.

Presidente, voglio segnalare con forza questa violazione di qualsiasi procedura nota a mia conoscenza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Matteo Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Comprendo che l'Aula si stia sintonizzando su di un altro tema, ma prima avevo chiesto di poter intervenire e la ringrazio per questa possibilità.

Credo che il Governo debba con urgenza riferire circa ciò che sta accadendo ed è accaduto dopo il vertice NATO ad Ankara e dopo le informazioni - per noi, di stampa, ma credo che meritino un dibattito parlamentare - circa la situazione politica internazionale e della difesa. Già lo avevano chiesto il nostro segretario Calenda e il vicesegretario Rosato, pubblicamente.

Noi chiediamo che ci sia un dibattito parlamentare, per prima cosa, su quali impegni NATO ci siamo presi e non ci siamo presi. Perché non è possibile che in quest'Aula si sia detto: che accediamo al SAFE, che non accediamo più al SAFE, che manteniamo l'impegno del 5 per cento, che forse il SAFE lo prendiamo nel 2027, ma forse anche no. Ma, insomma, non è che su questi temi si può giocare.

Il Governo ci deve dire che impegni ha preso per conto del Paese. E lo dice una forza di opposizione pronta a sostenere investimenti sulla difesa senza alcuna ambiguità e - credo che siamo tra le poche forze politiche che se lo possono permettere - sul sostegno all'Ucraina.

Secondo punto: la difesa. I volenterosi danno vita alla coalizione per la difesa antimissile balistico. Per me è una buona notizia che, insieme a Francia, Regno Unito, Germania e Danimarca, creiamo un fronte NATO europeo che coordini difesa e investimenti; ma come si sostanzia questo aspetto? Perché, poi, c'è timidezza circa gli interventi che altri Paesi mettono in campo sulla difesa di Kiev?

E allora, Presidente, credo che serva non solo un'informativa ma, possibilmente, anche delle comunicazioni: venga la Premier Meloni, venga Crosetto, ma su questo il Parlamento non può lavorare guardando delle agenzie. Anche perché sono scelte e decisioni di un rilievo strategico tale che meriterebbero un dibattito parlamentare e neppure frettoloso (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Provenzano. Su cosa?

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi alla richiesta di informativa del collega Richetti, con le seguenti argomentazioni.

Vedete, quello di Ankara è stato un vertice delicatissimo per il futuro dell'Europa e per le scelte che siamo chiamati a compiere, a cui il nostro Governo è arrivato senza una discussione parlamentare, persino senza mandato, di fronte a una situazione nella quale, probabilmente, una discussione in quest'Aula sarebbe stata necessaria. Perché quel vertice, sul piano politico, era attraversato da profondissime divisioni strategiche su tutto; sulla situazione in Medio Oriente, Presidente. Perché è evidente che noi abbiamo un attore di quell'alleanza che sta perseguendo una politica che non solo è contraria ai nostri valori e ai nostri principi, ma lo è anche ai nostri interessi strategici, e lo abbiamo visto. Mi riferisco agli Stati Uniti di Trump, che hanno seguito Netanyahu e hanno raggiunto una tregua che non sono in grado di mantenere.

C'è una profonda divisione sul tema del rapporto con Putin, che ha attraversato quell'assise.

E c'è una profonda divisione anche sul futuro della sicurezza europea, sulla priorità della sicurezza europea nell'alleanza.

A fronte di tutte queste divisioni, l'unico vero esito di quel vertice - a parte il sacrosanto sostegno all'Ucraina - è un aumento indiscriminato delle spese militari a valere sui bilanci nazionali che, in definitiva, si tradurrà in un aumento degli acquisti dall'industria bellica americana. Forse è stata l'unica ragione per la quale Trump era entrato in un modo e, alla fine di quel vertice, ne è uscito in un altro.

A fronte di questo, possiamo o non possiamo sapere quali impegni, con serietà, si sia assunto il Ministro Crosetto in quella sede, in termini di aumento delle spese militari? Tale aumento, con ogni evidenza, è del tutto incompatibile con il mantenimento del nostro modello di welfare, che già sta faticando a causa dei vostri tagli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e delle vostre politiche antisociali, che hanno aumentato la sofferenza della popolazione nel nostro Paese. Questa è la discussione che bisogna fare - e bisogna farla con chiarezza - in questo Parlamento, in cui ognuno si assume le proprie responsabilità.

Noi l'abbiamo detto con tutta chiarezza: siamo per la costruzione di una difesa europea con tutti gli strumenti che, a livello europeo, invece avete contrastato e non avete perseguito, anche se, a chiacchiere, una parte di questa maggioranza - mi riferisco a Forza Italia - dice - a parole - di essere per la difesa europea, mentre le altre forze politiche dicono con chiarezza di essere contrarie, ma sono a favore di uno scriteriato riarmo nazionale! Su questo, Presidente, pretendiamo che si faccia una discussione molto seria in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Noi ci associamo alla richiesta di informativa del collega Richetti che, tra l'altro, avevamo già fatto in Capigruppo. Con riferimento alla politica estera del Governo Meloni e alle politiche di alleanza che fa l'Italia, non vorremmo interpretarle semplicemente dalle facce o dalle smorfie che la Presidente Meloni fa quando vede l'ex amico, il Presidente Trump. Infatti, al momento, l'unica traccia che abbiamo per capire come il nostro Paese si sta muovendo sono i tweet tra Trump e la Meloni, le reazioni che lei ha in questi vertici, se la stretta di mano è più vigorosa o meno vigorosa, se c'è la pacca sulla spalla o non c'è la pacca sulla spalla. Siccome riteniamo che questo Paese meriti di più, è obbligatorio per il Governo venire a riferire sulle linee che stiamo portando avanti in politica estera. Infatti, da tempo in quest'Aula ci si sciacqua la bocca con la difesa dei valori occidentali, dei valori delle democrazie e poi ci si fa ospitare da Erdogan in Turchia, che regala un bel revolver a tutti i Capi di Stato presenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Bene, ma con quale faccia possiamo essere i cultori della difesa dei valori occidentali e di democrazia, quando l'anfitrione di questo vertice è uno che regala revolver e da anni perseguita le minoranze nel proprio paese?

E qual è, vogliamo capire, lo spirito e l'approccio dell'Italia a una notizia che è passata abbastanza sottotraccia, per non dire molto sottotraccia, che l'iniziativa lanciata in un vertice NATO: la DSR Bank. Cos'è la DSR Bank? È la banca del riarmo. Alcuni Paesi, come soci fondatori, mettono capitali per permettere un accesso più facilitato a un credito finalizzato a cosa? Al riarmo. L'emissione di derivati che arriveranno da quella banca cosa faciliteranno? Il riarmo. E questa è una colossale operazione finanziaria che, probabilmente, per l'Europa avrà sede in Lussemburgo - a proposito di Europa unita e di fiscalità condivisa e sociale; si va in Lussemburgo ovviamente, come molti imprenditori italiani fanno amabilmente - e si costruisce quella che sarà la cassaforte di cosa? Di cosa? Dove ci state portando? Che questo argomento non passi dal Parlamento è qualcosa che va oltre la Costituzione, va oltre gli interessi dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché in ballo c'è il nostro futuro, c'è la pace! E invece, ahimè, mi sembra che voi vediate solamente un futuro di guerra e di riarmo, ma da questa parte veramente troverete sempre chi vi dirà di “no” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà. Sempre sullo stesso argomento, giusto?

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Sì, Presidente, grazie. Io naturalmente mi associo, semplicemente per avere la possibilità di intervenire, alla proposta del collega Richetti e dei colleghi che hanno seguito il suo intervento perché sono assolutamente sfiduciato, Presidente, sul fatto che questo dibattito si possa tenere. Lo reputerei molto utile, poiché è da un po' che il Governo continua con questo giochino di partecipare ai vertici internazionali, prendere degli impegni - lo ha fatto in sede europea, lo ha fatto in sede NATO - e poi venire qui in Italia e raccontare che non era vero che erano stati presi quegli impegni sul riarmo, sul 5 per cento del PIL destinato alla difesa nell'ambito degli impegni NATO, sull'utilizzo dello strumento SAFE per accedere a un finanziamento volto al rafforzamento della difesa, ossia, gioca due parti in commedia. Mentre prima le parti in commedia erano due all'interno del Governo, cioè a Salvini veniva dato il compito di dire di “no” al riarmo però poi votare e firmare tutti i provvedimenti…

PRESIDENTE. Colleghi…

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Quindi, Presidente, se posso… Vado? Quindi, mentre prima era Salvini che aveva questo atteggiamento di dire “no” al riarmo, “no” all'utilizzo delle risorse degli italiani per la difesa Ucraina, salvo poi votare tutti i provvedimenti sia per il riarmo, sia per la difesa dell'Ucraina, ora invece è proprio l'intero Governo che gioca questa parte: una parte in ambito internazionale e una parte in Italia. Quindi, servirebbe, Presidente - ma non dovremmo neanche essere noi a chiederlo, ma dovrebbe essere il Governo a offrire l'opportunità perché è un'offerta, ai sensi della Costituzione, del ruolo del Parlamento -, un dialogo su questo tema. La Meloni - o va lei o manda qualcuno, a seconda del peso che vuole dare alla parola che vuole promettere agli alleati, salvo poi rimangiarsela, a prescindere se vada lei o se mandi qualcuno - dovrebbe venire qui a dirci quali siano gli impegni che, per conto del Governo italiano, ha preso e chiedere al Parlamento cosa ne pensi. Invece, c'è sempre questa storiella per cui Crosetto ha le solite due pagine su Il Foglio in cui dice quanto è indispensabile rafforzare la difesa di questo Paese e poi, però, si viene qui in Parlamento a dire: no, noi non metteremo soldi sulla difesa perché questo ostacolerebbe gli investimenti sulla sanità, sulla scuola, sull'energia e tutto il resto.

Ora, siccome siamo stanchi di queste due parti in commedia, anche noi vorremmo che questo dibattito si tenesse per capire realmente qual è la posizione del Governo e, soprattutto, per esprimere anche la nostra posizione. Poi, naturalmente, il Governo può fregarsene, come spesso, purtroppo, fa, ma almeno in questa casa della democrazia anche le opposizioni potranno esprimere la propria opinione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

Seguito della discussione della proposta di legge: Bignami ed altri: “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica” (A.C. 2822-A​) e delle abbinate proposte di legge: Magi; Pavanelli ed altri (limitatamente all'articolo 5) (A.C. 157​-2236​) (ore 15,28).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 2822-A​: “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica” e delle abbinate proposte di legge nn. 157​ e 2236 (limitatamente all'articolo 5).

Ricordo che sono state presentate le questioni pregiudiziali di costituzionalità Boschi ed altri n. 1, Bonafe' ed altri n. 2, Alfonso Colucci ed altri n. 3 e Zaratti ed altri n. 4.

Avverto altresì che - oltre i termini previsti dall'articolo 40, comma 1 - è stata presentata la questione pregiudiziale di costituzionalità Magi e Schullian n. 5, che la Presidenza, in via del tutto eccezionale e considerata la rilevanza della materia, ha ritenuto di ammettere alla votazione congiunta ai sensi dell'articolo 40, comma 4, senza che ciò produca effetti procedurali, non essendone consentita l'illustrazione a norma dell'articolo 40, comma 3.

(Esame di questioni pregiudiziali di costituzionalità - A.C. 2822-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti - purché appartenenti a gruppi diversi - per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di 10 minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di 5 minuti.

Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 40, comma 4, del Regolamento, ad un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali sollevate per motivi di costituzionalità.

Il deputato Roberto Giachetti ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Boschi ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Penso che preliminarmente, quando parliamo di legge elettorale, il tema della costituzionalità non possa non essere legato anche alle decisioni che si sono succedute da parte della Corte costituzionale quando ha esaminato ed è intervenuta rispetto ad altre proposte di legge in materia elettorale. Quindi, è chiaro che le valutazioni che siamo portati a fare sono legate non solo alla non aderenza rispetto agli articoli della Carta costituzionale, ma anche alle decisioni che sono state prese dalla Corte costituzionale.

Ora, la questione pregiudiziale che è oggi all'attenzione dell'Assemblea, a nostra firma, non riguarda certo il merito politico di una legge elettorale, che affronteremo, come dicevo prima, in un'altra sede, e né pretende di affermare che esista un unico sistema elettorale costituzionalmente obbligato. La Corte costituzionale lo ha ricordato più volte, il legislatore gode di un'ampia discrezionalità nella scelta del sistema elettorale, ma quella discrezionalità incontra un limite preciso e invalicabile: il rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Ed è esattamente questo il punto.

Noi riteniamo che il testo che oggi è all'esame dell'Assemblea presenti numerosi e seri profili di illegittimità costituzionale, che rendono doveroso interrompere il suo esame prima ancora di entrare nel merito delle singole disposizioni. E andiamo a vedere quali sono, a nostro avviso. La prima questione riguarda il metodo, lo accennavo anche prima. Non possiamo ignorare che questa riforma venga approvata a ridosso della fine della legislatura. Formalmente manca circa un anno alla sua scadenza naturale, ma tutti sappiamo perfettamente che il dibattito politico ormai è attraversato dall'ipotesi di un ricorso anticipato alle urne già nei primi mesi del prossimo anno.

E in questo contesto, signor Presidente, modificare in modo così radicale il sistema elettorale significa porsi in aperto contrasto con uno dei principi ormai consolidati nelle democrazie europee. La Commissione di Venezia del Consiglio europeo ha ribadito, anche con riferimento al nostro Paese, che le regole fondamentali della competizione elettorale non dovrebbero essere modificate nell'anno precedente alle elezioni. Non si tratta di un semplice consiglio politico, è un principio posto a tutela della certezza del diritto, dell'eguaglianza della competizione elettorale e della stessa fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.

E a chi fa paragoni rispetto alla legge attualmente in vigore vorrei che non fosse dimenticato che, in quel caso, noi siamo stati obbligati a intervenire perché vi era stata, da parte della Corte costituzionale, prima la dichiarazione di incostituzionalità della precedente legge, il famoso Porcellum, e poi la dichiarazione di incostituzionalità, a seguito del referendum che ha bocciato la riforma costituzionale, del cosiddetto Italicum. Quindi, c'era quasi un obbligo di intervento di fronte a una situazione di questo tipo. Cambiare le regole del gioco quando la partita sta per iniziare significa inevitabilmente alimentare il sospetto che esse siano state costruite sulla base delle convenienze del momento.

Ma il cuore della questione è rappresentato, a nostro avviso, dal premio di maggioranza. In questo la Corte costituzionale è stata chiara: nella storica sentenza n. 1 del 2014 non ha affermato che ogni premio di maggioranza sia incostituzionale, ma ha affermato qualcosa di diverso e, secondo me, molto più importante, ossia ha stabilito che il premio non può produrre una compressione irragionevole del principio di uguaglianza del voto e della rappresentanza democratica. Il testo che abbiamo oggi all'esame dell'Aula rischia, invece, di determinare proprio questo effetto: un premio fisso di 70 seggi alla Camera e di 35 al Senato può alterare in misura molto significativa la volontà espressa dagli elettori.

Può accadere che coalizioni separate da poche migliaia di voti finiscano per essere divise da oltre 100 parlamentari. In questo modo, il voto espresso dai cittadini non mantiene più un valore sostanzialmente equivalente; i voti entrano nell'urna uguali, ma escono profondamente diseguali, ed è esattamente il rischio che la Corte aveva inteso scongiurare. Vi è poi, ovviamente, un ulteriore elemento di particolare gravità: questo premio può consentire alla maggioranza politica di avvicinarsi alle soglie dei tre quinti dei componenti delle Camere.

Qui non stiamo parlando soltanto della formazione del Governo, ma stiamo parlando delle maggioranze richieste dalla Costituzione per l'elezione degli organi di garanzia e, soprattutto, delle procedure di revisione costituzionale previste dall'articolo 138. Un modo per aggirare l'obbligo di referendum se non si raggiunge quel quorum. Quelle maggioranze qualificate esistono proprio perché il Costituente ha voluto impedire che una sola maggioranza politica potesse occupare tutti gli spazi istituzionali.

Quando una legge elettorale altera artificialmente gli equilibri parlamentari fino a incidere sulle garanzie costituzionali il problema non è più soltanto elettorale, ma diventa un problema di equilibrio tra i poteri dello Stato. Un secondo profilo riguarda il diritto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Anche su questo punto la Corte costituzionale si è già pronunciata con grande chiarezza: le liste bloccate sono ammissibili soltanto quando consentano comunque all'elettore di conoscere con immediatezza i candidati che il proprio voto potrà contribuire a eleggere.

Nel testo attuale, vedremo poi cosa accadrà con gli emendamenti, accade esattamente il contrario: formalmente vengono presentati piccoli listini circoscrizionali, ma sostanzialmente, però, quei candidati fanno parte di un unico grande listone nazionale. L'elettore vedrà sulla scheda pochi nomi, ma il suo voto potrebbe contribuire all'elezione di decine e decine di candidati distribuiti sull'intero territorio nazionale. È evidente che il principio della conoscibilità del voto viene profondamente compromesso. Ancora più evidente è la compressione della libertà di scelta.

Se dovesse permanere nel testo la totale mancanza di preferenze, non esistono collegi nominali, non esiste alcuna possibilità per il candidato di incidere sulla selezione della futura classe parlamentare. Tutti gli eletti saranno integralmente scelti dalle segreterie dei partiti e il cittadino potrà scegliere soltanto il simbolo e mai le persone. Qualcosa che ci ricorda il famoso Porcellum. Anche questo rappresenta un arretramento rispetto ai principi affermati dalla Corte costituzionale.

C'è poi il problema della struttura del premio di maggioranza tra Camera e Senato. Il testo collega l'attribuzione del premio al raggiungimento della soglia del 42 per cento in entrambe le Camere; ciò significa che il risultato di una Camera condiziona automaticamente quello dell'altra. È una scelta che pone seri dubbi di compatibilità con gli articoli 55 e 57 della Costituzione. La nostra Carta non conosce un Parlamento concepito come un organo unico, ma conosce due Camere distinte ed entrambe titolari di una propria legittimazione costituzionale; conosce un Senato eletto su base regionale e conosce due Assemblee autonome.

Se il premio maturato in una Camera viene meno soltanto perché nell'altra non è stata raggiunta la medesima soglia, l'autonomia costituzionale dei due rami del Parlamento viene inevitabilmente compressa. Si crea una sorta di fusione artificiale che la Costituzione non prevede. Vi, è, infine, una riflessione di carattere generale. Presidente, una legge elettorale non è una legge ordinaria come tutte le altre, ma è una legge che disciplina il modo in cui il popolo esercita la propria sovranità. È la legge che traduce in rappresentanza parlamentare il voto dei cittadini.

Per questa ragione, ogni sua modifica dovrebbe nascere dal massimo consenso possibile, dovrebbe essere costruita con il contributo della maggioranza e dell'opposizione.

Dovrebbe essere percepita come patrimonio comune delle istituzioni repubblicane e non come lo strumento attraverso cui una parte politica cerca di consolidare il proprio vantaggio. Qui è accaduto l'esatto contrario: siamo di fronte a una riforma costruita senza alcuna condivisione parlamentare e approvata in un momento politicamente delicatissimo. Ripeto: vorrei ricordare alla Ministra Casellati e ai colleghi della maggioranza che, a differenza della precedente legge, la legge attuale è la legge che ha avuto il maggior numero di voti tra le leggi elettorali che sono state approvate dal Parlamento; è stata votata non solo con i voti della maggioranza, ma anche con quelli di una parte dell'opposizione e anche con quelli del partito della collega Casellati. Non è questa la tradizione costituzionale che abbiamo ereditato, quella che ci proponete, non è questo il modo con cui si costruiscono le regole fondamentali della democrazia.

Per tutte queste ragioni, signor Presidente, chiediamo all'Assemblea di approvare la nostra questione pregiudiziale, non perché una legge elettorale non possa essere modificata, ma perché essa deve essere modificata nel rispetto della Costituzione. Il Parlamento ha certamente il diritto di scegliere il sistema elettorale che ritiene più opportuno, non ha, però - e ho finito Presidente -, il diritto di comprimere i principi costituzionali che garantiscono l'eguaglianza del voto, la libertà di scelta degli elettori, l'equilibrio tra i poteri dello Stato e la piena rappresentatività delle istituzioni democratiche (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Illustra la questione pregiudiziale Bonafe' ed altri n. 2 la deputata Simona Bonafe'.

SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Entrerò nel merito di questa pregiudiziale, ma voglio dire, fin dall'inizio, che noi riteniamo questa legge elettorale sbagliata, presentata fuori tempo massimo e che non ha niente a che fare con le vere priorità del Paese. Io mi domando se questa maggioranza è a conoscenza di quello che succede fuori da qui. Soprattutto, come ribadiamo con questa pregiudiziale, questa riforma presenta ancora evidenti profili di incostituzionalità, nonostante il fatto che siano state presentate, di questa legge elettorale, più versioni, per l'esattezza due versioni.

Intanto, però, ancora una volta duole dire, Presidente, che state scrivendo le regole del gioco che, essendo regole del gioco, dovrebbero riguardare tutti, perché, essendo le regole del gioco, riguardano il buon funzionamento della Repubblica. Voi, ancora una volta, queste regole le state scrivendo, ahimè, a colpi di maggioranza e senza alcuna volontà concreta di dialogo con le opposizioni. Guardate, noi siamo rimasti abbastanza frustrati dalle vostre aperture di facciata, perché è vero che c'è stato dialogo in Commissione, però poi questo dialogo che c'è stato in Commissione non ha portato all'approvazione di nessun emendamento delle opposizioni, anzi, a dire il vero, ne è stato riformulato uno, l'emendamento del collega Magi, in cui avete fatto peggio che meglio.

La domanda che ci facciamo ormai fin troppo spesso, perché non è la prima volta che succede, è come sia possibile che non ci sia alcun emendamento delle opposizioni che debba essere considerato degno di nota. Alla fine ci siamo dati una risposta e ce la siamo data, in particolar modo, con questa legge elettorale, perché a voi non interessa il sistema elettorale migliore, il sistema elettorale migliore nell'interesse del Paese e nell'interesse del buon funzionamento della democrazia. A voi interessa un sistema elettorale che sia più conveniente per voi e questo l'hanno capito tutti. Siccome con le attuali regole avevate davanti il rischio vero della sconfitta, avete pensato bene di cucirvi addosso una legge elettorale su misura. Peraltro, questo sta succedendo a fine legislatura, cioè facendo carta straccia di quelle che sono le raccomandazioni della Commissione di Venezia, che ha raccomandato più volte di non andare a modificare le leggi elettorali a ridosso del voto e questo per consentire che ci sia la possibilità, per l'elettore, di esprimere un voto consapevole.

È una legge - voglio ripeterlo, perché penso che sia un punto centrale - che è stata scritta dalla maggioranza, concordata dalla maggioranza e che sarà votata dalla maggioranza. Ora voi state trasformando il Parlamento non nel luogo nel quale questa discussione deve avvenire, ma nel luogo in cui, purtroppo, si sta semplicemente ratificando una decisione che avete preso nei numerosi vertici che avete fatto fra via della Scrofa e Palazzo Chigi. Purtroppo, trasformando il Parlamento nel luogo di ratifica, non ci avete risparmiato colpi di tagliola in Commissione, tempi contingentati in Aula, strappi e forzature continue.

Una riforma come questa - e l'hanno detto anche i colleghi che mi hanno preceduto - non è un fatto tecnico. La legge elettorale è un fatto politico, è un fatto che ha a che fare con le regole della democrazia. È il momento in cui il voto si traduce in maggioranze parlamentari e, quindi, in indirizzo politico. È per questo che è inaccettabile che il Parlamento venga bypassato e che si faccia tutto non alla luce del sole, ma nelle stanze segrete. Devo dire che questo metodo arrogante noi l'abbiamo già visto con la riforma sulla giustizia e ci hanno pensato i cittadini, il popolo sovrano, che spesso richiamate, a bocciarla sonoramente. Purtroppo, pensavamo che la lezione vi fosse bastata, ma così non è stato, perché - ahimè - ci risiamo, ci risiamo un'altra volta con lo stesso metodo.

Per noi questa legge resta inemendabile e strutturalmente incostituzionale, nonostante, appunto, come ricordavo prima, le modifiche che avete fatto. Anche qui io lo voglio dire: le modifiche non sono state fatte, come probabilmente sentiremo dire anche nel prosieguo dei nostri lavori, per venire incontro alle opposizioni, ma sono state fatte… e guardo il portavoce dei relatori perché, come sanno bene i relatori e, in particolar modo, il portavoce, nelle audizioni i costituzionalisti e i professori hanno detto chiaramente che la legge, così come era stata fatta, non avrebbe passato il vaglio di costituzionalità, a partire dal famoso premio di maggioranza.

Il premio di maggioranza, così come è stato concepito, quindi così come l'avete concepito nei numeri, lede il principio costituzionale dell'uguaglianza del voto. Andatevi a rileggere la sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale. È scritto molto chiaramente quali devono essere i criteri ai quali il premio di maggioranza deve rispondere. Per come è stato congegnato da voi il premio, si genererà una situazione nella quale il voto di chi sceglie la coalizione vincente - magari è una coalizione vincente anche solo per lo 0,1 per cento di voti in più - peserà molto più che proporzionalmente rispetto al voto di chi sceglie la coalizione perdente. Fino a qui uno potrebbe dire: questo è il meccanismo del premio di maggioranza. Questo è vero, ma se i numeri di questo premio - con un unicum al mondo, in cui noi fissiamo un numero preciso e non una percentuale non superabile - sono così importanti, come quelli che avete previsto, il risultato è che state distorcendo completamente la volontà popolare. State andando a distorcere quella che sarà l'indicazione dei cittadini che, peraltro, vedranno la coalizione vincente arrivare fino al 13 per cento in più dei seggi, seggi che contestualmente vengono tolti alla coalizione perdente.

Mi pare che sia molto chiaro che questo premio, se dovessimo dirla in estrema sintesi, trasforma una minoranza non solo in una maggioranza artificialmente costruita, ma in una maggioranza che in questo Parlamento ha i numeri per fare qualsiasi cosa in modo autonomo, perché voi volete i numeri per cambiarvi la Costituzione senza la scocciatura del referendum, volete i numeri per eleggervi da soli i membri del CSM, che avete provato a cancellare ma non ce l'avete fatta, volete i numeri per scegliervi da soli i membri della Corte costituzionale e financo il Presidente della Repubblica. Alla fine volete i numeri per avvicinarvi il più possibile ai quorum che non a caso i nostri Padri costituenti avevano previsto nella nostra Carta proprio per impedire l'elezione di organi di garanzia con una maggioranza politica e questo perché c'è un presupposto, che la democrazia è di tutti.

E non ci venite a dire che tutto questo serve per la governabilità, come abbiamo sentito fin troppo dire in Commissione e come temo continueremo a sentire anche qua dentro, visto che l'unico vostro - sottolineo: l'unico - vero successo, quello che potete rivendicare, è proprio la stabilità ed è proprio data dalla legge in vigore. Quindi, la verità alla fine è che non volete governare nell'interesse del Paese, ma questa legge elettorale serve a voi semplicemente per comandare.

Come se non bastasse, avete previsto anche l'obbligo di indicazione del candidato Premier nel programma. Questa è un'operazione che sapete benissimo che andrà a intaccare profondamente le prerogative del Presidente della Repubblica, tant'è che voi stessi avete presentato una modifica dove pensate, con una legge ordinaria, di garantire quelle che sono le prerogative del Presidente.

Fino a prova contraria - lo voglio ricordare, perché, poi, il diritto costituzionale serve a tutti -, la nostra è una Costituzione che prevede che sia il Capo dello Stato a indicare il Presidente incaricato di formare il Governo, prendendo atto del risultato elettorale. In questo modo state portando il nostro sistema - e l'abbiamo detto più volte - verso un'altra cosa, verso l'investitura diretta del Presidente del Consiglio, l'abbiamo definito un premierato mascherato. Voi non avete avuto il coraggio di portare fino in fondo la riforma costituzionale del premierato, dopo lo schiaffo che avete ricevuto al referendum sulla giustizia, e avete pensato bene di provarci adesso con il trucco della legge ordinaria, ma state prendendo in giro gli elettori.

E li state prendendo in giro anche sulla scelta da parte dell'elettore di chi vuole che lo rappresenti in Parlamento. È un'enorme presa in giro anche il sistema che avete escogitato in queste ore: altro che preferenze, si passa da un Parlamento di soli nominati a un Parlamento dove solo chi vota un partito più grande potrà scegliere una quota estremamente marginale di rappresentanti con le preferenze, e la stragrande maggioranza di queste non servirà assolutamente a niente. Questa proposta meloniana - perché non è stata nemmeno sottoscritta da tutti - è semplicemente uno specchietto per le allodole, che nasconde anche l'eliminazione dell'equilibrio di genere sui capilista.

Noi diremo “no” a questo pasticcio e diremo “sì” a tutti i meccanismi che superano per davvero le liste bloccate, come le preferenze e i collegi uninominali che avete tolto. Presidente, un grande bluff si consuma anche sul premio di maggioranza, e su questo avremo modo...

PRESIDENTE. Concluda.

SIMONA BONAFE' (PD-IDP). ... anche durante la discussione degli emendamenti di ricordarlo. Però - concludo, Presidente -, se questa legge era già invotabile prima, in conclusione, noi diciamo che è maggiormente invotabile adesso, perché presenta evidenti e strutturali profili di incompatibilità con i principi e gli equilibri disegnati dalla nostra Costituzione. Insomma, non è la riforma - e chiudo davvero - di cui ha bisogno un Paese dove un elettore su due non si reca più alle urne, ma è la riforma di cui, evidentemente, ha bisogno il Governo. Per questo non ci fermeremo, faremo battaglia contro questa legge, dentro e fuori dalle Aule, nel Paese, a fianco di chi crede che la Costituzione non sia un ostacolo da aggirare, ma il fondamento della nostra democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Alfonso Colucci illustra la sua questione pregiudiziale n. 3.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. In Italia abbiamo tantissimi giovani e tante donne che sono sottopagati; abbiamo molti italiani che rinunciano ormai alle cure mediche, imprese in difficoltà per il rincaro delle tasse e per l'aumento dei costi dell'energia. Ebbene, la maggioranza di centrodestra cosa fa? Impegna il Parlamento sul tema della legge elettorale. Perché la maggioranza fa questo? Dicono: perché la nuova legge, quella che andiamo a proporre, assicura la governabilità. È falso, perché a settembre questo Governo andrà a maturare la propria longevità, sarà il Governo più longevo della storia repubblicana, quindi, evidentemente, non serve questa legge per assicurare la governabilità.

E, dunque, qual è il vero motivo? Perché presentano questa proposta di legge? Perché sanno bene che nel 2027 avranno meno seggi, soprattutto nei collegi uninominali. E, allora, cosa fanno? Aboliscono i collegi uninominali, mi sembra chiaro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Eliminano gli uninominali. E cosa resterebbe una volta eliminati gli uninominali da questa legge attuale, il Rosatellum, che è una pessima legge? Rimarrebbe un proporzionale. No: correggono il proporzionale, innestando un premio di maggioranza abnorme, che stride proprio con l'impianto proporzionale. Quindi cosa fanno? Mettono un listone con ben 105 parlamentari, che saranno eletti senza aver ricevuto neanche un voto. Saranno nominati, questi 105 parlamentari, nelle segrete stanze dei partiti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Gli altri vengono inseriti nei listini proporzionali, però sono listini bloccati. Cosa vuol dire? Che anch'essi saranno formati nelle segrete stanze dei partiti, senza che i cittadini possano esprimere alcun voto di preferenza. Eh sì, eh già, le preferenze.

Non parlate certo di preferenze, perché l'emendamento Bignami che avete depositato - ammesso che sarà davvero approvato nel voto segreto - introduce preferenze false, preferenze farlocche, perché fa salvi i capilista bloccati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma voi pensate che tutto questo potrà avvicinare i cittadini alla politica, alla res publica, o non piuttosto aumentare la distanza, non piuttosto far crescere l'astensionismo, che è un male della nostra democrazia?

Questa legge elettorale mortifica i cittadini proprio nel diritto di voto, che i costituzionalisti definiscono il diritto dei diritti. Già solo questa notazione sarebbe sufficiente per affermare l'assoluta illegittimità costituzionale di questa proposta di legge. Si tratta della legge elettorale: è, certo, una legge ordinaria, ma è una legge di rango costituzionale proprio perché incide sul diritto fondamentale di cittadinanza, che è appunto il diritto di voto. Questa legge, signor Presidente, è una legge di potere, non è una legge di servizio: serve solo a Giorgia Meloni per tentare disperatamente di restare al potere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Questo premio di ben 105 parlamentari è un premio abnorme, un premio che può consentire alla maggioranza di turno di eleggere il Presidente della Repubblica e, a cascata, anche i giudici della Corte costituzionale; e ciò in spregio alla Costituzione, la quale implica che le più alte cariche istituzionali siano frutto di condivisione, siano quanto più possibile bipartisan. E, certo, se voi pensate così di portare, con questa legge elettorale, al Quirinale Giorgia Meloni o Ignazio la Russa, voi troverete la nostra ferma opposizione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il Presidente della Repubblica è il massimo garante dell'unità della nostra Nazione e della nostra Costituzione: è incompatibile con personalità che non hanno mai davvero preso le distanze dal fascismo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), le quali non festeggiano il 25 aprile. Noi ve lo impediremo. E questa è una illegittimità di rango non solo costituzionale, ma anche direi istituzionale.

Questa legge introduce anche l'obbligatoria indicazione del candidato Premier sul programma elettorale, e così confligge con i poteri che la nostra Costituzione assegna al Presidente della Repubblica. In questo modo - è questa la verità - voi introducete un premierato minor, visto il fallimento della riforma sul premierato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), quella che Giorgia Meloni definiva la madre di tutte le riforme, la quale giace in un cassetto polveroso del Senato, perché non avete il coraggio di affrontare un ulteriore referendum costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E questo listone, questi 105 super-fortunati, viene a sottrarre seggi al proporzionale. Cioè, questi soggetti vengono, sostanzialmente, ad essere eletti e a prendere il posto di chi, invece, quei voti nel proporzionale li ha avuti. Ma vi sembra democrazia questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

Per non parlare, poi, delle circoscrizioni elettorali che restano enormi, così rendendo ancora maggiore la distanza tra l'eletto e l'elettore. Si sarebbero dovuti disegnare collegi più piccoli. E invece no, si lasciano questi collegi enormi semplicemente allungando i listini, i quali diventano di sei e ora, anzi, addirittura di sette candidati col capolista.

La verità, cari colleghe e colleghi, è che con questa legge le decisioni fondamentali, come ad esempio quelle sul candidato Premier, vengono prese dai partiti prima del voto, cioè prima di aver registrato la volontà degli elettori, e non dopo il voto, come dovrebbe essere in una democrazia compiuta.

Noi all'opposto pensiamo che le elezioni siano un prius e che il Governo sia un posterius. Per non parlare poi di questo premio di maggioranza che anche al Senato viene assegnato su scala nazionale e così in spregio al principio costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) della base elettiva regionale del Senato stesso (Commenti)

PRESIDENTE. Colleghi…

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, alla maggioranza non interessano questi discorsi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché questa - come ripeto - è una legge di potere!

PRESIDENTE. Prosegua, ci penso io a far tacere l'Aula.

ALFONSO COLUCCI (M5S). …sto svolgendo il mio discorso, Presidente… Non è una legge di servizio per i cittadini! È una legge di potere e non gli interessa niente di quello che accade in quest'Aula.

Ci dicono, come ricordavo prima, che questa legge dovrebbe garantire la governabilità, ma questo Governo, il Governo di Giorgia Meloni, ha ben dimostrato che avere una solida maggioranza parlamentare non equivale a governare bene il Paese. Se dovessimo chiedere - così come chiediamo ai cittadini - per quale riforma questo Governo sarà ricordato, ebbene la risposta è: nessuna, nessuna riforma (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Forse sarà ricordato solo per questa legge elettorale.

Noi, del MoVimento 5 Stelle, vogliamo una politica con la P maiuscola, che è esattamente l'opposto della politica di questa maggioranza! Noi, del MoVimento 5 Stelle, abbiamo proposto un proporzionale puro, con preferenze, con una piccola soglia di sbarramento e con collegi piccoli, in modo da garantire il rapporto tra l'elettore e l'eletto! Preferenze pure e preferenze vere, non questa buffonata di questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che ci avete proposto! Rimettiamo al centro i cittadini, garantiamo il loro diritto a scegliere liberamente! Basta, basta leggi di potere, vogliamo una legge di servizio! E qui concludo Presidente: viva la Costituzione, viva la democrazia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Il deputato Devis Dori ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Zaratti e altri n. 4, di cui è cofirmatario. Ne ha facoltà.

DEVIS DORI (AVS). Sì, grazie, Presidente. Con queste pregiudiziali abbiamo evidenziato vari profili di incostituzionalità che, di fatto, impediscono la trattazione nel merito oggi qui in Aula. Quindi, davvero dico: fermiamoci, anzi, fermatevi voi della maggioranza. Vi invitiamo davvero ad accantonare questo progetto di legge per evitare, successivamente, una dichiarazione di incostituzionalità, magari proprio in prossimità delle prossime elezioni, che, di fatto, avrebbero come effetto quello di delegittimare le nuove Camere.

Parlavo di vari profili di incostituzionalità; innanzitutto, queste modifiche che vengono effettuate nell'ultimo anno di legislatura. È ovvio che una legge elettorale si possa modificare, ma dipende da come e da quando. Poi, vi sono il tema dell'entità del premio di maggioranza, il tema del collegamento del premio fra Camera e Senato e il tema dell'indicazione del candidato Premier nel programma elettorale. Anzitutto, il tema di metodo: siamo ormai nell'ultimo anno di legislatura - a prescindere poi dalla data esatta nella quale poi si svolgeranno le elezioni - e, come sappiamo, la cosiddetta Commissione di Venezia, che è il principale organo consultivo del Consiglio d'Europa, già nel 2002, con l'adozione di quel codice di buona condotta in materia elettorale, aveva evidenziato come, rispetto a tutte le regole sulla eleggibilità negli Stati democratici - e se vogliamo definirci ancora tali -, con riferimento alla presentazione delle candidature, si debba evitare nell'anno precedente alle elezioni, proprio per non compromettere la stabilità della legislazione elettorale e il diritto a un voto che sia consapevole. E invece, noi ci siamo dentro in pieno, con entrambi i piedi, in quello che non dovremmo fare, ma che in realtà la maggioranza fa. Quindi la proposta di legge è stata elaborata ed emendata in Commissione - purtroppo, lo vedremo anche ora e in questi giorni qui in Aula - senza alcuna convergenza, neppure parziale, con le forze di opposizione. Chiaramente, tutto ciò va a compromettere il rapporto tra le forze politiche che, invece, dovrebbero tendere al miglior sistema elettorale nell'interesse del Paese e non seguire i sondaggi in base a ciò che viene ritenuto più conveniente in quel momento e per evitare determinati esiti elettorali.

Il secondo tema è quello dell'entità del premio di maggioranza che, di fatto, nel modo in cui è stato disegnato dalla maggioranza, ha effetti distorsivi e va contro i principi sanciti non solo dalla Costituzione, ma anche da alcune importanti sentenze della Corte costituzionale.

Tanti auditi in Commissione hanno chiaramente evidenziato come i voti entrano nell'urna tutti uguali, ma poi, quando escono a seguito dell'assegnazione del premio di maggioranza, diventano assolutamente diseguali, poiché il premio determina una correzione aritmetica e quindi una migrazione di voti da una coalizione all'altra. Il voto di chi ha scelto la coalizione vincente pesa più che proporzionalmente rispetto al voto di chi ha votato la coalizione perdente.

E come dicevo prima, il tema del premio di maggioranza incide anche nel rapporto fra Camera e Senato, fra sistemi differenti nell'attribuzione dei seggi, laddove abbiamo la previsione di un premio di maggioranza vincolato al raggiungimento della soglia del 42 per cento in entrambi i rami del Parlamento, considerando che le due Camere non sono un unico organo, ce lo dice, ovviamente, la Costituzione. Ma così come è previsto da questo progetto di legge, se una sola delle due Camere non raggiunge la soglia del 42 per cento, l'altra vede sottrarsi il premio legittimamente guadagnato, per piegarsi alla proporzionalità dell'altra, perdendo la sua autonomia.

Quindi, da questo punto di vista, viene meno il sistema così come pensato dai nostri Padri costituenti, quel sistema di bicameralismo perfetto e l'articolo 55 della Costituzione. È un contesto già fortemente segnato dal cosiddetto monocameralismo di fatto o comunque alternato, come vediamo drammaticamente ogni settimana, quando arrivano non solo i decreti-legge, e in gran quantità, ma anche i disegni di legge che potrebbero avere più letture tra Camera e Senato; di fatto, la seconda Camera, che se lo vede arrivare, lo deve approvare così com'è.

Quindi da questo punto di vista, dobbiamo anche evidenziare la grossa problematica dell'indicazione del candidato Premier nel programma elettorale. Avete cercato fin dall'inizio di questa legislatura, anzi l'avevate promesso ai vostri elettori, ma non siete riusciti o avete voluto evitare di proseguire sul percorso della riforma costituzionale del premierato, di fare rientrare, in maniera davvero goffa, questa indicazione del candidato Premier sul programma elettorale, ma, da questo punto di vista, ricordiamo le prerogative del Presidente della Repubblica - prerogative previste e dettate direttamente dalla nostra Costituzione -, ma chiaramente nemmeno queste prerogative potranno essere calpestate. Quindi ci troveremo in una situazione in cui, di fatto, ci sarà questa previsione, ma sul piano materiale tali prerogative presidenziali non potranno essere compresse. Quindi di fatto create questo corto circuito interno con una legge elettorale che anche da questo punto di vista si palesa incostituzionale.

È vero che ancora non abbiamo votato in Aula questi emendamenti che sono stati annunciati; abbiamo letto poco fa questi annunci della Presidente del Consiglio rispetto al voto segreto, ma è la maggioranza che deve essere coerente nel momento in cui presenta emendamenti e che deve vedere se hanno la forza e la coerenza di approvarli.

E da questo punto di vista evidenziamo anche il tema della rappresentanza di genere, perché, se così com'è verrà approvato questo emendamento proposto dalla maggioranza - forse, così almeno nelle dichiarazioni, approvato dall'intera maggioranza, ma vedremo fra qualche ora -, avremo dei capilista quindi bloccati in questi listini, che potenzialmente potrebbero essere tutti dello stesso genere. Non c'è una rappresentanza di genere, così come invece è dettato in maniera precisa dalla Costituzione, all'articolo 51, laddove si parla di cariche elettive e della promozione delle pari opportunità tra donne e uomini.

Quindi noi ci chiediamo, chiediamo alla Presidente del Consiglio, che adesso cerca preventivamente di attaccare l'opposizione, come pensa di garantire la piena rappresentatività anche di genere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini). Ciò detto, io credo che sia arrivato il momento di bloccare i lavori su questo progetto di legge, preso atto dell'incostituzionalità sotto vari profili. Ciò che sta accadendo, infatti, con questa legge elettorale non fa altro che palesare il completo stato di confusione e di caos nella maggioranza, che ha evidentemente una paura: quella di perdere le elezioni, ma non solo, anche posizioni di potere.

Tutto viene calcolato e calibrato non per dare stabilità o governabilità al Paese o rappresentatività dei cittadini, ma solo per meri calcoli di interesse, sulla base di alchimie, di possibili alleanze o non alleanze, e quindi tutto sulla base di sondaggi e stime. Da questo punto di vista, quindi, è evidente che il vostro interesse non è la democrazia rappresentativa dei cittadini, ma la democrazia rappresentativa degli interessi di alcuni sugli altri. Per questo motivo, quindi, noi voteremo a favore delle questioni pregiudiziali, affinché non si proceda all'esame di questo progetto di legge (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Iezzi. Ne ha facoltà.

IGOR IEZZI (LEGA). Grazie, Presidente. Guardi, c'è una critica, tra le tante che ci sono arrivate da parte dell'opposizione, che trovo particolarmente scorretta e falsa, e cioè il fatto che il Parlamento sia bloccato a discutere di legge elettorale, ma soprattutto per due motivi, guardi. Uno che è attinente a questa settimana, nel senso che basterebbe che l'opposizione affrontasse il tema della legge elettorale sul merito, senza fare ostruzionismo, e riusciremmo a fare una discussione molto più lineare e molto più veloce (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - Il deputato Fornaro: “Ma quando abbiamo fatto ostruzionismo?”), ma soprattutto, poi, perché è clamorosamente falso che noi ci stiamo occupando solo di…

PRESIDENTE. Colleghi…

IGOR IEZZI (LEGA). Hanno parlato per 40 minuti, sto intervenendo da 10 secondi!

PRESIDENTE. …è il primo intervento…

IGOR IEZZI (LEGA). Se questo è il modo con cui vogliono approcciarsi alla legge elettorale…

PRESIDENTE. Prego, prosegua il suo intervento.

IGOR IEZZI (LEGA). Ma soprattutto perché è una motivazione falsa. Perché, vedete, io mi riferisco soprattutto agli argomenti attinenti alla I Commissione, che è quella che poi ha esaminato il dossier della legge elettorale. Noi la settimana scorsa abbiamo votato l'urgenza alla revoca della cittadinanza, la prossima settimana voteremo - sempre esaminate dalla I Commissione - le intese sull'autonomia, e quella dopo, molto probabilmente, voteremo - sempre esaminato dalla I Commissione - il decreto-legge che arriva dal Senato, il Patto europeo che riguarda i rimpatri e l'asilo.

Quindi mi sembra che il Parlamento, tutto il Parlamento, le forze politiche e la I Commissione, che è quella che ha esaminato la legge elettorale, siano capacissime di lavorare su più dossier insieme. Questo per quanto riguarda la maggioranza. Se, invece, l'opposizione non è in grado di lavorare su più di un dossier per volta, capisce che questo non è un problema nostro, ma è un problema loro. Entrando nel merito, guardate, io sarò velocissimo: il dibattito in Commissione, che è durato giorni e giorni, settimane, è stato incentrato soprattutto sulle questioni di costituzionalità o di presunta incostituzionalità, per un motivo molto semplice, perché noi ci siamo trovati nell'impossibilità, come centrodestra, di discutere con l'opposizione un modello alternativo di sistema del voto.

Perché, Presidente, in Commissione sono state presentate decine e decine di emendamenti da parte dell'opposizione e su questi c'è stata l'unitarietà del centrosinistra solo sugli emendamenti abrogativi, ma, quando c'è stato da proporre modelli alternativi di legge elettorale, l'opposizione non è stata in grado di presentare un unico modello (Proteste di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), impedendoci di discutere con loro nel merito del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Noi abbiamo cercato di ascoltare quei pochi che sono intervenuti sul merito, abbiamo ascoltato i costituzionalisti che sono intervenuti, e faccio presente che ne sono intervenuti, in due ondate, quasi 100, nella prima ondata oltre 70.

Noi li abbiamo ascoltati talmente tanto, come era doveroso fare, viste le figure che avevamo davanti, che abbiamo prodotto un secondo testo di legge, un Bignami-bis, proprio per venire incontro alle obiezioni che ci erano state fatte dai costituzionalisti. E lo abbiamo fatto - solo per citare alcuni temi -, per esempio, sulla questione del ballottaggio, togliendolo; lo abbiamo fatto cercando di introdurre dei meccanismi che impedissero di avere due maggioranze diverse, una alla Camera e una al Senato; lo abbiamo fatto introducendo un tetto al numero dei parlamentari che potrà avere la coalizione vincente, affinché non si andassero a intaccare le soglie di garanzia, tema sul quale i costituzionalisti sono intervenuti più volte.

Per esempio, siamo intervenuti anche sulla lunghezza dei listini. Insomma, noi abbiamo cercato di venire incontro a coloro che hanno sollevato questioni nel merito. Certo, ci è difficile dialogare con un centrosinistra che è incapace di prendere una decisione unitaria anche su questo. E, come si è dimostrato anche nelle loro ultime uscite pubbliche, mi sembra che sia una questione con cui avranno a che fare spesso (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Noi voteremo a favore delle pregiudiziali, intanto per un rilievo che riteniamo assorbente, cioè che il lasso temporale tra l'approvazione definitiva del testo e il momento elettorale è troppo ristretto, veramente risicato. Non è uno scherzo cambiare le regole del gioco poco prima delle consultazioni elettorali. Qui siamo ancora nel primo ramo del Parlamento, poi passerà al secondo, non sappiamo il dibattito quanto durerà. Peraltro si sussurra di un'anticipazione del voto rispetto alla scadenza naturale, questo acuirebbe il problema.

La Commissione di Venezia - è stata già richiamata - del Consiglio d'Europa del 2024 ha sostanzialmente stigmatizzato ogni modifica, ogni riforma elettorale che avvenga nell'anno precedente alla consultazione elettorale. E questo per una duplice ratio: la prima, per garantire l'effettiva attuazione della democrazia e per garantire il diritto a un voto consapevole e informato; poi c'è un ulteriore elemento, che risiede nella ratio di evitare, nell'ultimo anno, delle modifiche, delle riforme, dei cambi di regolamentazione del voto.

Cioè, i margini per un vaglio della Corte costituzionale ci devono essere e devono essere ampi. E, peraltro, dalle audizioni che ci sono state in Commissione è sembrato all'orizzonte un rischio reale quello che la Corte costituzionale possa mettere mano a questo testo. E le valutazioni della Corte verrebbero effettuate a ridosso del momento elettorale o addirittura dopo; cosa gravissima, perché ci sarebbe una enorme, gravissima ricaduta sulla legittimazione degli eletti e della legislatura, se la Corte costituzionale dovesse, in un momento successivo alle elezioni stesse, evidenziare dei profili di incostituzionalità.

Con riferimento al metodo, ovviamente, c'è necessità, quando si riscrivono le regole, di creare convergenze con le forze politiche, la qual cosa non c'è stata, al netto dell'atteggiamento aperto e disponibile dei colleghi, ma oggettivamente non c'è stato il tempo.

C'è stato un cambio della struttura, dell'impianto della legge con le Commissioni in corsa, che naturalmente ha strozzato sostanzialmente il dibattito, ma quando si legifera sulle modalità elettorali ci devono essere delle convergenze, intanto perché è sempre stato così. Probabilmente, è una delle leggi elettorali più stiracchiate sotto il profilo del coinvolgimento delle opposizioni. Se ricordiamo che l'ultima è stata una legge - piaccia o non piaccia, buona o non buona - che ha coinvolto il voto della maggioranza e di larga parte delle opposizioni, ci rendiamo conto che il metodo poco ortodosso utilizzato non è, ovviamente, di quelli graditi.

Nel merito, il premio di maggioranza è troppo alto ed è un elemento che sbilancia tutto a discapito del criterio proporzionale e dell'esito espresso dalle urne. In questo senso, se dovesse passare questo testo, in nome di una sbandierata esigenza di stabilità - che sembra l'ultimo dei problemi, visto che a noi non è piaciuto come il Governo ha operato in questi anni e siamo stati all'opposizione, ma sicuramente non è stato rilevato un problema sulla stabilità della maggioranza - si crea e probabilmente andiamo a votare, come temiamo, un sistema sbilanciato e iniquo. Le maggioranze politiche non possono essere prodotte attraverso premi che impattano sulla reale rappresentatività. Dunque, c'è uno scarso collegamento tra il voto e il risultato attraverso un meccanismo premiale e un meccanismo di listini e listoni.

Anche con riferimento alla valutazione sulle preferenze c'era necessità di ben altro e sereno dibattito. Invece, non ci convincono il capolista bloccato e la finta introduzione delle preferenze. Gli auditi, peraltro, dicono che si produce un effetto distorsivo.

Un altro vulnus è la tutela delle quote rosa: non c'è più lo sbarramento minimo del 60 per cento e del 40 per cento e questo è molto grave. Per completezza è poi anche condivisibile, dal punto di vista costituzionale, il rilievo sul legame discutibile tra le due Camere circa il premio di maggioranza. Noi non contestiamo…

PRESIDENTE. Concluda.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). …la scelta teorica - sto per concludere -, ma emergono dubbi sul principio del bicameralismo, nonché sulla distinzione e sull'autonomia delle due Camere. Voteremo a favore (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Andrea Gentile. Ne ha facoltà.

ANDREA GENTILE (FI-PPE). Presidente, onorevoli colleghi, le questioni pregiudiziali oggi sottoposte all'esame dell'Assemblea muovono innanzitutto da una censura relativa alla tempistica della riforma, richiamando il codice di buona condotta in materia elettorale della Commissione di Venezia. Si tratta certamente di un documento di una certa rilevanza, ma è altrettanto evidente che esso contiene raccomandazioni di natura politico-istituzionale e non precetti giuridicamente vincolanti. È singolare in questo senso, infatti, fondare una questione pregiudiziale disquisendo sull'ipotesi, peraltro priva di riscontro, che la legislatura possa terminare anticipatamente, dal momento che le valutazioni su eventuali scenari politici futuri non possono certamente costituire parametro di costituzionalità.

Si sostiene, inoltre, che il testo sarebbe stato elaborato senza una convergenza delle opposizioni. Anche questa censura non appare fondata, perché il confronto parlamentare si è svolto in Commissione e si è svolto in Assemblea attraverso molteplici e approfondite audizioni, esame di emendamenti e un ampio dibattito politico. L'assenza di una convergenza politica non può quindi, in questo senso, assurgere a vizio di costituzionalità.

Ancora, le pregiudiziali contestano l'entità del premio di maggioranza, richiamando la sentenza n. 1 del 2014 della Corte costituzionale e sostenendo una violazione del principio di uguaglianza del voto. L'opposizione, prendendo spunto dalle considerazioni svolte da alcuni auditi in questo senso, sostiene la tesi per cui i voti entrano uguali nell'urna ed escono diseguali, richiamando la suddetta sentenza. Il richiamo appare però incompleto, perché la Corte non ha affermato che qualsivoglia effetto maggioritario determini, di per sé, una distorsione del principio di uguaglianza del voto. La declaratoria di illegittimità, nel caso di specie, infatti riguardava un premio di maggioranza che era stato attribuito senza una soglia minima di consenso, idoneo a produrre un'alterazione del rapporto tra voti e seggi priva di un adeguato fondamento rappresentativo.

Nel testo in esame, invece, il premio è subordinato al conseguimento di una significativa soglia di voti ed evita, appunto, che esso operi automaticamente in assenza di adeguato radicamento territoriale. La diversa traduzione dei voti in seggi non è quindi arbitraria, ma costituisce il risultato di una scelta legislativa improntata a ragionevolezza e finalizzata a bilanciare due princìpi di pari rilievo costituzionale: da un lato, la rappresentatività dell'Assemblea; dall'altro, la governabilità del Paese. È per giungere a questo obiettivo che la riforma si prefigge, appunto, la previsione di un premio di governabilità da assegnare alla lista o coalizione di liste che abbia conseguito, a livello nazionale, il 42 per cento dei voti validi.

Ancora, le opposizioni affermano che il premio potrebbe incidere sulle maggioranze qualificate previste dalla Costituzione per l'elezione degli organi di garanzia o per le revisioni costituzionali. Anche questa è una valutazione del tutto ipotetica, poiché la Costituzione disciplina autonomamente tali maggioranze e continua a richiedere i quorum qualificati previsti dai relativi disposti costituzionali. Nessuna disposizione del testo modifica tali garanzie, né potrebbe farlo tramite legge ordinaria.

Così come altrettanto infondata è la censura relativa al presunto contrasto con l'articolo 57 della Costituzione. La base regionale dell'elezione del Senato resta integralmente preservata e le modalità di attribuzione del premio non trasformano l'elezione in un sistema nazionale, poiché l'assegnazione dei seggi continua a rispettare il riparto regionale previsto dalla Costituzione. Così come, parimenti, la pubblicità delle liste assicura la riconoscibilità dei candidati, secondo le modalità stabilite dalla legge.

Si contesta poi, da ultimo, la previsione dell'indicazione del candidato Presidente del Consiglio nel programma elettorale, ritenendo che essa comprimerebbe le prerogative del Presidente della Repubblica. Anche tale rilievo non coglie nel segno, perché l'indicazione del candidato Premier ha esclusivamente, come è stato ribadito più volte anche in Commissione, una funzione di trasparenza nei confronti degli elettori e non produce alcun effetto giuridico sul procedimento di formazione del Governo, restanti integralmente ferme le prerogative del Capo dello Stato previste nella nostra Costituzione.

Conclusivamente, nessuna delle censure fondate dimostra la manifesta incostituzionalità del provvedimento. La stessa Corte costituzionale ha costantemente riconosciuto che la scelta del sistema elettorale appartiene alla discrezionalità del legislatore e che il sindacato di costituzionalità può intervenire solo in caso di manifesta irragionevolezza o di lesione dei principi costituzionali fondamentali.

Anche per tali motivi, quindi, respingiamo delle pregiudiziali che, più che apparire tecniche in senso stretto, appaiono come politiche e appaiono improponibili specie da parte di chi, nel recente passato, ha contribuito all'approvazione di leggi elettorali a colpi di fiducia e, per di più, a ridosso del voto. Per queste ragioni il nostro voto sarà contrario (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gianluca Vinci. Ne ha facoltà. Chiedo scusa, deputato Vinci, ovviamente le facciamo recuperare il tempo. Colleghi, c'è un brusio di fondo. Mi rendo conto che la seduta è anche una seduta delicata, però, a maggior ragione per questo, mi arrivano richieste di far osservare il silenzio in Aula da parte di coloro che devono prendere la parola e fare il proprio intervento. Quindi, è necessario che ciascuno, se avesse bisogno di parlare, si rechi, finché non si vota, fuori dall'Aula, per consentire a chi deve intervenire di poterlo fare nella massima concentrazione e nel pieno diritto.

Prego, deputato Vinci, a lei la parola.

GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie Presidente, anche per questa richiesta. Diciamo che le pregiudiziali, da sempre, riservano qualcosa di nuovo e a volte di inaspettato da parte della sinistra, che si concentra su aspetti spesso marginali. In questo caso è l'ennesima occasione mancata, perché si chiamano questioni pregiudiziali di costituzionalità ma quasi integralmente - almeno alcune - riguardano unicamente la Commissione di Venezia del 2002, che - e non ha neanche potere vincolante - dice che nell'anno prima delle elezioni, quindi 12 mesi prima, non si possono fare leggi elettorali, quando la scadenza elettorale è nell'ottobre 2027 e soprattutto quando il Rosatellum - e ricordiamo che la Commissione di Venezia c'era già dal 2002 - è stato approvato a novembre e si era andati a votare a marzo ed era opera della sinistra, dell'attuale opposizione. Quindi, all'epoca la Commissione di Venezia del 2002 non valeva. Noi, che facciamo la legge elettorale con un anno e mezzo di anticipo, chissà per quale motivo violiamo, invece, addirittura la Costituzione.

Queste questioni pregiudiziali arrivano addirittura al ridicolo, quando parlano di premio di maggioranza. Addirittura si arriva a riferire questo, leggo testualmente: “(…) come sottolineato da alcuni auditi, infatti, i voti che entrano nell'urna sarebbero tutti uguali, ma a seguito dell'assegnazione del premio di maggioranza, ne uscirebbero disuguali (…)”.

Allora, questo è quello che succede nei comuni, dove è previsto un premio di maggioranza addirittura del 60 per cento per il vincitore. In questa norma ci si ferma a un premio di maggioranza del 55 per cento, ma - udite, udite! - con la legge attualmente in vigore, questa maggioranza ha oltre il 60 per cento. Quindi, mettiamo un limite massimo nella maggioranza del 55 per cento e voi dite che è incostituzionale, quando, attualmente, con la vostra normativa, siamo a oltre il 60 per cento. Quindi, è sempre perché noi facciamo tutto male e voi fate tutto bene, ma a questo punto voi avete straviolato - e, forse, lo avete anche veramente fatto - la Costituzione.

Ricordo solo perché qualcuno continua a parlare di questo premio di maggioranza minimo e dice che con il 42 per cento ci sarebbe questo grandissimo premio di maggioranza, quando, nei collegi uninominali oggi ancora in vigore, molti di questi sono stati vinti, negli ultimi anni, anche con il 36-37 per cento, quindi soglie che vanno ben sotto al 42 per cento che voi ritenete incostituzionale. Tutto questo è previsto dalla normativa che andiamo a cancellare e che voi avevate fatto.

Quindi, prima di accusare noi - che miglioriamo questa norma e la rendiamo più garantista e costituzionale - di incostituzionalità, peraltro senza citare gli articoli della Costituzione, pensateci due volte. Addirittura evidenzio la sciatteria con cui sono state realizzate alcune di queste pregiudiziali e leggo testualmente: “(…) peraltro, la difformità tra l'esiguo numero di candidati circoscrizionali riportati sulla scheda elettorale (…)”. I candidati non sono circoscrizionali, ma di collegio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Le liste circoscrizionali sono quelle di tutta la circoscrizione, è per questo che sono in numero maggiore. Almeno leggete prima di andare a inserire in una questione pregiudiziale di questo tipo un tema che voi stessi ritenete molto, molto importante.

Vorrei poi sottolineare che avete scritto “assenza di preferenze” quando ci sono emendamenti, sia della maggioranza sia dell'opposizione, che vogliono inserirle.

A questo punto, ragioniamo sul merito, come avete cercato comunque di fare con questa pregiudiziale, invece che sollevare finti problemi di incostituzionalità. Per questo voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. La Presidente del Consiglio Meloni, pochi minuti fa, ha invitato le opposizioni a metterci la faccia sulle preferenze. Ora stiamo discutendo delle pregiudiziali di costituzionalità. Quindi mi rivolgo - come sempre, per il suo tramite - anche alla Presidente Meloni, chiedendo: su cosa dovremmo mettere la faccia? Su una proposta di legge di riforma della legge elettorale che noi consideriamo profondamente incostituzionale? E non sarà l'escamotage di queste preferenze sotto i capilista bloccati che cambia la natura di questo progetto di legge che, sostanzialmente, modifica gli equilibri tra i poteri costituzionali e sovverte l'importanza vitale per la democrazia di avere un voto democratico, libero e eguale. E lo dico con alcune parole che suoneranno come musica alle orecchie del Presidente Rampelli: per ragioni politiche, non potete ritenere che alcuni cittadini italiani siano eguali ed altri ineguali! Non potete farlo in questa sede, ossia in sede elettorale.

A questo punto, quasi allo spirare della legislatura, non si possono mutare improvvisamente le carte in tavola. La Costituzione è di tutti, maggioranza e minoranza. Voi non potete uscire da quei limiti solo perché siete maggioranza. Adesso non vi piace più e volete cambiare le regole. Cambiatele pure, ma seguite le strade costituzionali con cui si cambiano le regole del gioco. Non potete rimediare, con una legge elettorale, ai difetti di un quinquennio di vostra politica interna. Queste erano le parole di Giorgio Almirante, relatore di minoranza sulla “legge truffa” nel dicembre del 1952. Parole analoghe, in quell'occasione, spesero Palmiro Togliatti e Piero Calamandrei, su schieramenti politici opposti, nel sanzionare una legge che, molto meno di questa, molto meno di quanto fa questa, trasforma una minoranza nel Paese in una maggioranza in Parlamento e dice agli italiani di rinunciare al loro diritto di voto, dicendo loro che il voto di un italiano vale il doppio o il triplo del voto di un altro italiano o di un'altra italiana. Questa legge va respinta in toto!

PRESIDENTE. Concluda.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Altro che metterci la faccia, Presidente del Consiglio! Ce la metta lei, se ne ha il coraggio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Si grazie, Presidente. Anche sulla legge elettorale è bellissimo notare come l'effetto Vannacci sia sempre più presente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free – Commenti). Infatti, se si sta discutendo di preferenze, è perché, evidentemente, il generale, nel corso delle scorse settimane, si è più volte espresso a favore di esse e ha più volte fatto un appello, anche se (Commenti)

PRESIDENTE. Deputati…

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Signor Presidente, i deputati di sinistra e di destra non mi permettono di parlare, non riusciranno a farmi terminare il mio intervento, perché siamo talmente contenti che il centrodestra, finalmente, abbia inserito un emendamento sulle preferenze per cercare di dare attuazione a una parte di programma di Vannacci che, anche se mi interrompono, non mi interessa, signor Presidente.

Vede, in quest'Aula sempre più tetra, che di fatto riflette lo stato d'animo di paura e di angoscia di alcuni parlamentari, che sono completamente scollegati dalla realtà e dai bisogni reali della popolazione, sta andando in scena una commedia squallida. Ci sarebbe solo da vergognarsi in un certo senso, invece tutti impettiti, tutti si improvvisano grandi professori, grandi luminari dei sistemi elettorali, quando, in realtà, non verrebbero presi nemmeno come stagisti in uno studio legale di provincia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ma questa volta chi si è occupato di questo provvedimento è andato oltre: ha avuto il coraggio di spingersi verso la manipolazione delle masse - perché è di questo che si parla -, in particolare sull'emendamento che contiene preferenze meticce (Commenti). Da questo punto di vista, lo abbiamo ottenuto, soltanto grazie alla paura che arriva da fuori di questo Palazzo, una paura che aleggia sempre di più e che si vede anche in alcuni volti di alcuni deputati di quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Sì, sì, signori deputati, è la paura del generale Vannacci, che arriverà (Commenti), eccome se arriverà, e anche se provate a fermarmi, non fermerete lui, colleghi di sinistra e colleghi di centrodestra, perché se si parla di introduzione di preferenze, anche in questo formato che a noi non soddisfa, è soltanto grazie a chi sta fuori da questo Palazzo che conosce i bisogni delle persone normali, perché qui dentro siete tutti scollegati dalla realtà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti).

Per cui, signor Presidente, a noi non interessa il sistema elettorale. Può essere un proporzionale, può essere un maggioritario. Noi siamo pronti! Siamo pronti già da adesso per cambiare questa Nazione. Pertanto, voteremo contro, perché non vediamo l'ora di occuparci di un provvedimento che possa dare veramente risposte serie alla popolazione, perché alla gente, della legge elettorale, non gliene frega niente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Io vorrei solo fare alcuni passaggi relativi alle questioni pregiudiziali che sono state poste oggi all'Aula e che mi sembra dimostrino una certa debolezza rispetto al lavoro che è stato portato avanti sino a oggi.

Innanzitutto, credo che la serietà del lavoro che abbiamo condotto è dimostrata dal fatto che abbiamo presentato due versioni di proposte di legge elettorale. La seconda, che è poi oggetto delle votazioni di questi giorni in Aula, tiene conto di molte osservazioni che sono state fatte dai costituzionalisti, da chi abbiamo ascoltato in Commissione in audizione.

E mi sembra che il cambiamento in alcuni passaggi, come la modalità di assegnare il premio di governabilità, quindi l'innalzamento dal 40 al 42 per cento per la lista singola o la coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti a livello nazionale, sia un chiaro segnale che ha tenuto conto, il nostro lavoro successivo al Bignami 1, di quello che ci è stato sottolineato in Commissione.

Ma anche per quanto riguarda il coordinamento tra gli esiti delle elezioni nei due rami del Parlamento: o il 42 per cento si raggiunge in entrambi i rami, altrimenti non può esserci l'assegnazione del premio di governabilità. Ancora, l'eliminazione del ballottaggio, tanto discusso quanto eliminato all'interno del Bignami 2. Quindi, mi sembra che l'attenzione e la serietà del lavoro si siano dimostrate esattamente con il cambio di testo che abbiamo portato in Commissione. Ma anche la riduzione del numero massimo di seggi per chi vincerà le elezioni, da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, è un segnale chiaro di come sono state tenute in considerazione le osservazioni che sono pervenute.

Allora, mi sembra che il merito sia stato quello di un lavoro costruito proprio perché questa legge potesse essere il più possibile condivisa. Io sono convinto che molti colleghi dell'opposizione voteranno questa legge nel segreto che verrà da loro richiesto perché, innanzitutto, non è vero che viene proposta a una distanza troppo ravvicinata rispetto al voto, perché la scadenza naturale della legislatura è a ottobre del 2027 e la legge elettorale attuale, vigente oggi, è stata approvata a 5 mesi dalle elezioni.

Quindi, mi sembra che non solo diamo un tempo adeguato - non si fanno mai le leggi elettorali a inizio legislatura, non le si fanno neanche a 5 mesi dal voto -, ma credo che un anno sia sufficiente anche per consentire le opportune valutazioni successive. Poi, mi sembra una narrazione strana quella di dire che questa legge elettorale viene fatta da questa maggioranza perché confortata dai sondaggi. Vorrei sottolineare che la legge vigente oggi ha dato una maggioranza importante al Parlamento, ma si è verificata in un'eventualità che oggi non è ripetibile, perché sappiamo che il campo largo era diviso nel 2022, quindi i collegi uninominali in diversi casi sono stati vinti da questa maggioranza, addirittura 35 collegi uninominali, al di sotto del 40 per cento.

Allora, questa legge è molto più chiara perché evita, rispetto alla legge elettorale vigente, situazioni di pareggio e di fare quegli accordi di palazzo che agli italiani danno fastidio e che non sopportano; dà molta più chiarezza perché chi vincerà avrà i numeri per poter governare e avere la stabilità. E lo dico a chi dopo il referendum ha festeggiato, pensando già di avere in poppa la vittoria alle prossime elezioni politiche, immaginando già quali potranno essere gli equilibri.

Quindi, mi sembra che accusare la maggioranza e il centrodestra di fare una legge a proprio vantaggio non sia neanche nel pensiero reale del campo largo e dell'opposizione, perché molti immaginano nell'opposizione di vincere le elezioni. La cosa certa è che chi vincerà le prossime elezioni avrà la garanzia di avere i numeri per governare e ci sarà chiarezza, perché uno degli elementi di chiarezza che è riportato in questa legge elettorale è quello di indicare - e concludo, Presidente - il nome di chi guiderà la coalizione.

Forse è questo l'elemento maggiormente divisivo nell'opposizione perché noi sappiamo chi la guiderà, ma mi sembra che l'opposizione sia molto divisa su questo e abbia gravi problemi nel trovare equilibri sotto questo punto di vista. Quindi, io credo che siano da respingere le questioni pregiudiziali perché questa è una legge chiara ed è una legge che abbiamo tentato in tutti i modi di costruire anche con l'opposizione, e credo che verrà molto apprezzata anche dall'elettorato del campo largo e dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Colleghi, prendiamoci un minuto per comunicare una bellissima notizia: nella giornata di domenica 5 luglio la nostra collega e Vicepresidente di questa Assemblea, Anna Ascani, si è unita in matrimonio ad Assisi, nella bellissima Assisi, con il professor Gianluca Briguglia. A nome della Presidenza e sicuramente di tutta l'Aula formulo le più fervide felicitazioni agli sposi, con i migliori auguri per il loro futuro (Applausi).

In via del tutto eccezionale, diamo la parola al deputato Tabacci. Ne ha facoltà, per un minuto.

BRUNO TABACCI (MISTO). Grazie, Presidente. Talvolta le questioni di costituzionalità rischiano di essere strumentali, una tecnica diversiva nel dibattito parlamentare. Purtroppo, questo non è il caso, o per fortuna. Le 5 questioni proposte hanno tutte un loro fondamento e personalmente le sostengo. In particolare, toccano l'ispirazione di questa legge, palesemente incostituzionale, quasi un surrogato della riforma del premierato, con la scorciatoia di una sostanziale elezione diretta del Primo Ministro che mortifica e incide sia sulle prerogative del Parlamento che sulla Presidenza della Repubblica.

E poi il contenuto, che sembra uno schiaffo al disimpegno degli elettori: la cancellazione dei collegi uninominali, che era già residuale nella riconoscibilità dei candidati da parte degli elettori; un premio di maggioranza abnorme, che beatifica la cosiddetta legge truffa, che tale non era, e rende questa quanto meno scellerata. Il voto non sarà più uguale, come impone la Costituzione, ma fortemente disuguale, con 2 liste premio bloccate di 70 e 35 candidati da capi partito che si fa per dire, perché questi partiti sono diventati solo il participio passato di partire, “sono andati”, e con essi hanno un invito…

PRESIDENTE. Concluda.

BRUNO TABACCI (MISTO). …agli elettori a starsene a casa. Ho finito, Presidente. E poi l'ipocrita finzione delle preferenze, per finire con la furbesca operazione sull'esonero della raccolta delle firme. Ci sarà davvero materia per il giudizio della Corte costituzionale, alla quale ci si dovrà comunque rivolgere, anche come parlamentari.

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità Boschi ed altri n. 1, Bonafe' ed altri n. 2, Alfonso Colucci ed altri n. 3, Zaratti ed altri n. 4 e Magi e Schullian n. 5.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

(Esame degli articoli - A.C. 2822-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo, dunque, all'esame degli articoli del progetto di legge e delle proposte emendative presentate (Vedi l'allegato A).

Avverto che, fuori dalla seduta, l'emendamento Tirelli 4.1001 è stato ritirato dal presentatore.

Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85-bis del Regolamento e, al fine di consentire una più ampia valutazione delle questioni poste dal provvedimento, la Presidenza ha ritenuto di ammettere alla discussione e al voto un numero maggiore di emendamenti, pari al doppio di quelli che sarebbero consentiti, nonché un numero aggiuntivo di subemendamenti riferiti all'emendamento della Commissione 1.500.

A tal fine i gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e la componente politica +Europa-Stati Uniti d'Europa del gruppo Misto e il deputato Marattin sono stati invitati a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

Avverto altresì che, nei termini previsti dall'articolo 86, comma 4, sono stati presentati subemendamenti all'emendamento Bignami 1.1077 e che i gruppi hanno conseguentemente aggiornato le segnalazioni precedentemente comunicate.

A tal proposito, avverto in particolare che i gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno desegnalato rispettivamente le seguenti proposte emendative, che figurano invece nel fascicolo degli emendamenti tra quelle segnalate per la votazione: 1.1044 Bonafe', 1.1045 Bonafe', 1.1049 Bonafe', 1.1053 Bonafe', 1.134 Bonafe', 1.1031 Bonafe', 1.1059 Bonafe', 1.185 Bonafe', 1.188 Bonafe', 1.200 Bonafe', 1.208 Bonafe', 1.1072 Bonafe', 1.281 Alfonso Colucci, 2.71 Alfonso Colucci e 1.180 Zaratti.

La Commissione V (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.

In particolare, il parere della Commissione bilancio - relativo al testo del provvedimento nonché agli emendamenti riferiti all'articolo 1 - reca due condizioni, riferite, rispettivamente agli articoli 4 e 6 e volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che sono in distribuzione e che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Avverto fin d'ora che - poiché all'articolo 6 era riferito un unico emendamento interamente soppressivo e, conseguentemente, nel fascicolo in distribuzione, era previsto il voto sul mantenimento dell'articolo - a seguito della presentazione della condizione della Commissione bilancio, sarà invece posto in votazione l'articolo 6, previa naturalmente la votazione sia dell'emendamento soppressivo dell'articolo stesso, che della condizione posta dalla Commissione bilancio.

Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estranei rispetto ai contenuti del provvedimento in esame come definiti dalla Commissione mediante apposita deliberazione sul perimetro dell'intervento normativo, i seguenti articoli aggiuntivi, non previamente presentati in Commissione: Onori 2.01000, in materia di pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di enti; Onori 4.01001, limitatamente alle parole: “nel caso di referendum, un'illustrazione sintetica delle ragioni del “sì” e del “no”, e, nel caso di elezioni,”; Onori 4.01003, recante un intervento in materia di dati relativi all'affluenza alle consultazioni elettorali degli italiani residenti all'estero, con particolare riferimento alle elezioni regionali e amministrative; Onori 4.01004, limitatamente alla lettera a) del comma 1, che interviene, nella parte non riproduttiva della normativa vigente, in materia di esercizio del voto dei cittadini italiani residenti all'estero alle elezioni europee, ai referendum nonché alle elezioni dei Comitati degli italiani all'estero; Onori 4.01005, che interviene sulla legge 23 ottobre 2003, n. 286, in materia di Comitati degli italiani all'estero, modificando il regime delle incompatibilità e decadenze; Panizzut 5.01004, concernente il terzo mandato del presidente della giunta regionale.

Con riferimento, invece, ai rilievi formulati circa la legittimità costituzionale in relazione all'emendamento Tirelli 2.1011, ricordo che la dichiarazione di inammissibilità connessa a un'eventuale violazione di norme costituzionali si applica esclusivamente a un manifesto ed evidente contrasto con singole disposizioni costituzionali o dal contrasto con i princìpi supremi dell'ordinamento costituzionale (secondo quanto già comunicato alla Giunta per il Regolamento del 7 marzo 2002).

Per questo motivo, ferme restando le questioni di merito connesse al contenuto dell'emendamento, la Presidenza non ritiene di poter dichiarare inammissibile il suddetto emendamento.

Avverto, infine, che l'emendamento Paolo Emilio Russo 1.1073 è stato sottoscritto dal deputato Bellomo. Avverto che i presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno fatto richiesta, ai sensi dell'articolo 51, comma 2, del Regolamento, di votazione a scrutinio segreto in relazione a tutte le proposte emendative, agli articoli nonché alla votazione finale della proposta di legge in esame.

Al riguardo, faccio presente che tale richiesta può essere accolta con riferimento a tutte le proposte emendative e agli articoli del provvedimento per i quali sussistono i requisiti previsti dall'articolo 49, comma 1, del Regolamento, come interpretati dalla Giunta per il Regolamento.

A tale fine, è stata già distribuita ai rappresentanti dei gruppi una tabella in cui sono elencate tutte le votazioni a scrutinio segreto che saranno accolte dalla Presidenza, alle quali si aggiungerà anche la votazione finale del provvedimento.

Ha chiesto di parlare, sul complesso degli emendamenti e degli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signori Ministri, colleghe e colleghi, spesso i sistemi elettorali sono considerati materia arida per addetti ai lavori, e, invece, la legge elettorale racchiude le regole essenziali per il funzionamento di una democrazia. Di recente, Andrea Manzella, costituzionalista, ha detto che non c'è nulla di più costituzionale della legge elettorale. Ed è per questa ragione che ci sarebbe stato bisogno di un differente approccio; un approccio che tenesse conto e che provasse a fare un bilancio di questi 30 e più anni, dopo l'abbandono del proporzionale, provando a riflettere se, alla fine, al sistema e alla democrazia, prima ancora che alla formula elettorale, fosse più utile, per il Paese, una coalizione costruita prima del voto e non una coalizione costruita dopo il voto.

Ci sarebbe stato bisogno di un dialogo, di un ascolto costituente, come ci ha rammentato, qualche settimana fa, il Presidente della Repubblica, in occasione dell'80° della Repubblica. Invece, abbiamo visto altro. Questo è un tema molto delicato perché la rappresentatività e la legittimità delle istituzioni, ce lo dice la Corte costituzionale, è un obiettivo primario di una legge elettorale. Poi, viene il tema della stabilità degli Esecutivi.

C'è un'altra questione che è stata ricordata, ossia quella che il professor Lanchester ha definito “ipercinetismo elettorale compulsivo”, cioè l'approvazione di leggi in sequenza: 2005 Porcellum, poi Italicum, poi Rosatellum. Credo che sia giusto anche qua alzare un po' lo sguardo, e, se alziamo lo sguardo, scopriremmo che i sistemi elettorali sono in altri Paesi d'Europa stabili e non messi in discussione continuamente dalla maggioranza di turno. Questo lo dico in termini critici e anche autocritici: in Gran Bretagna c'è lo stesso sistema elettorale dal 1884; in Germania c'è lo stesso sistema elettorale dal 1949; in Francia c'è lo stesso sistema elettorale dal 1958; in Spagna c'è lo stesso sistema elettorale dal 1977.

Noi come abbiamo provato ad approcciarci a questa legge? Intanto, lo dico con forza, chiedendo e dando disponibilità al confronto nella sede del Parlamento, in Commissione. Non fuori, non in altri luoghi, perché questo è il luogo deputato al confronto su una legge di questa rilevanza. Invece, ancora una volta, l'approccio della maggioranza, a parole, in alcune dichiarazioni, è stato di disponibilità, ma alla prova del nove, alla prova dei fatti, nessun emendamento delle opposizioni è stato approvato nel lavoro di Commissione e temo, vedremo i pareri dei relatori, anche nell'attività.

Cioè, ancora una volta, avete riproposto uno schema che ormai è diventato un vostro classico: vi confrontate al vostro interno, litigate e poi trovate una sintesi al vostro interno, e la ribaltate al Parlamento, che ormai è diventato un luogo di sostanziale ratifica di decisioni assunte in altra sede, con buona pace dello spirito costituzionale. È stato ricordato: spesso si dice che le audizioni sono uno strumento ostruzionistico in mano alle opposizioni.

Rivendichiamo, ancora una volta, l'importanza delle audizioni, e grazie alle audizioni, visto che non ci ascoltavate, vi siete convinti dell'enormità e dell'abnormità di alcuni contenuti del cosiddetto Bignami-testo base e avete apportato una serie di correzioni. Ve ne diamo atto, ma, allo stesso modo, diciamo che sono correzioni assolutamente insufficienti.

I vizi di costituzionalità sono evidenti, a cominciare dal tentativo chiaro e netto, che vorrei sottolineare, di provare a far rientrare dalla finestra quello che non siete riusciti - anche per vostra responsabilità, perché è stata una vostra scelta mettere questo provvedimento sul binario morto - a far entrare dalla porta principale e mi riferisco, ovviamente, alla legge di riforma costituzionale sul premierato all'italiana. Perché dico questo? Perché quella legge oggi è persa nei cassetti della I Commissione e perché alla fine in quel provvedimento, all'articolo 5, c'era scritto che al Presidente del Consiglio, eletto direttamente, la legge elettorale deve garantire la maggioranza alla Camera e al Senato, e voi provate a fare questa forzatura costituzionale in questo provvedimento, in questa proposta di legge elettorale, che è propedeutica, è un succedaneo del premierato, ma in qualche modo risponde alla vostra logica.

Anche qui alziamo lo sguardo. C'è un solo Paese su 31 - i 27 dell'UE più altri quattro grandi Paesi europei - in cui c'è un premio di maggioranza, ed è in Grecia, peraltro con dei correttivi. In nessun'altra Nazione europea si prova artatamente, attraverso il premio di maggioranza, a trasformare una minoranza in maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è il punto, è la questione che abbiamo di fronte ed è la questione che ci ha portato a dire che non è possibile emendare questa legge ed è la ragione per la quale troverete moltissimi emendamenti interamente soppressivi. Non è soltanto una tecnica parlamentare, è una scelta politica che rivendichiamo.

Così come abbiamo provato, nello spirito che credo debba guidarci sempre nell'attività di Commissione, ad apportare una serie di emendamenti di merito, per provare a evitare - lo dico in maniera molto netta e chiara, signor Presidente - il rischio, che noi intravediamo, che ancora una volta la Corte costituzionale, dopo le sentenze del 2014 e del 2017, bocci una legge elettorale. Sarebbe la terza nel giro di pochi anni e sarebbe, devo dire, una sconfitta non della vostra maggioranza, ma una sconfitta di questo Parlamento e della classe dirigente.

Per cui vi abbiamo detto chiaramente che dovevate togliere l'indicazione del Premier dal programma, perché questo lede chiaramente le prerogative del Presidente della Repubblica. Vi abbiamo detto di togliere il listone, che adesso - come vedremo - avete provato, con un'operazione di belletto, a chiamare listini circoscrizionali, e lo si poteva fare attraverso sostanzialmente l'attribuzione di quel premio di maggioranza, che non condividiamo, mediante il cosiddetto scivolamento, ovvero, dopo aver assegnato i 314 seggi proporzionali, assegnandone 70 aggiuntivi alla coalizione facendo scivolare le liste, cioè premiando i migliori resti.

Eravamo stati addirittura facili profeti quando abbiamo provato a forzare rispetto al tema della parità di genere, al lavoro che si era iniziato e che si poteva completare, portando il rapporto paritario 50 e 50 nei capilista. Invece voi andate indietro, andate indietro rispetto alle battaglie che sono state in realtà condivise da tutto l'emiciclo e non soltanto da questa parte politica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), cioè di trovare gli incentivi che una legge elettorale può e deve dare alla rappresentanza di genere. Invece, voi la cancellate con un tratto di penna, cancellate quel 60 e 40, e mi chiedo come sia possibile che le stesse colleghe e gli stessi colleghi - perché è stata una battaglia comune (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) - che hanno portato avanti queste battaglie negli anni scorsi potranno votare quell'emendamento. Questa è la ragione per cui abbiamo chiesto il voto segreto su questo e su tanto altro, perché questo è a tutela del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), è a tutela dell'articolo della Costituzione, non è nascondersi. Lo strumento del voto segreto è uno strumento nobile, non è uno strumento di chi vuole cercare di nascondere le proprie posizioni.

E non è vero - lo dico per la mia parte politica - che non abbiamo provato a trovare altre soluzioni rispetto alle liste bloccate, che consideriamo la soluzione peggiore. Ma non esistono soltanto le preferenze. Abbiamo proposto un emendamento per assegnare i 314 seggi attraverso il sistema dei cosiddetti collegi uninominali proporzionali, un modo per ritornare a riavvicinare l'eletto all'elettore e dare vera riconoscibilità. Voi immaginate, invece, di avere 49 collegi plurinominali, avere 314 collegi uninominali proporzionali, in cui ogni partito prova a mettere il meglio per conquistare la fiducia dei cittadini.

Avevamo presentato e avevamo sottoscritto emendamenti relativi al voto fuori sede. Lo segnalo, signor Presidente, perché mi ricollego all'intervento sul richiamo al Regolamento: quegli emendamenti in Commissione non sono stati discussi, sono stati accantonati dai relatori e non c'è stato il tempo per affrontarli. Buona creanza, buoni rapporti avrebbero dovuto portare, ovviamente, a un dialogo e invece ci siamo trovati i comunicati stampa roboanti e trionfanti sui giornali, alla faccia della corretta dialettica tra maggioranza e opposizione. Crediamo che su questo ci debba essere lo spazio anche di discussione.

Poi due specifici del Partito Democratico - e mi avvio alla conclusione, signor Presidente - relativi a un certo tema. Guardate, può sembrare un tema minore, ma nel momento in cui voi scegliete questa strada, che noi non condividiamo, di indicazione del candidato Premier, del candidato Presidente del Consiglio - usiamo le parole per quelle che sono a livello della Costituzione - da indicare al Presidente della Repubblica - e dovremo scriverlo, se passa questa legge, sul programma -, allora non sarà più possibile prendere in giro gli elettori, come di fatto li avete presi in giro nel 2022, quando tutti sapevano che sarebbe stato indicato dal centrodestra come candidato Presidente al Presidente della Repubblica, alla prima consultazione, il segretario del partito che avrebbe ottenuto più voti, e invece gli elettori si sono trovati indicazioni come “Salvini Premier”. Questo non sarà più possibile da questo punto di vista, perché noi crediamo che sarebbe una presa in giro degli elettori.

Così come c'è un altro emendamento a cui noi teniamo molto in maniera particolare: la tutela della minoranza slovena.

Insomma, noi crediamo di aver fatto fino in fondo il nostro lavoro. Voi avete fatto - e chiudo, signor Presidente - forzature su forzature. Una delle ultime - e guardate, mi permetto di richiamare l'attenzione di quest'Aula - è lo stravolgimento totale della circoscrizione estero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), lo strame che si è fatto della rappresentanza, l'esatto contrario di quello che era stato pensato nel 2001, in quella legge che aveva come primo firmatario Tremaglia e che voi avete più volte, anche in quest'Aula, giustamente rivendicato. Ebbene, al Senato si passerà da quattro ripartizioni, da quattro suddivisioni del mondo, a una soltanto, cioè i quattro senatori non rappresenteranno più, com'era nel pensiero iniziale, com'era nella ratio di quella norma, le comunità delle varie Nazioni, e penso, ovviamente, al Sud America, al Nord America e all'Europa. Insomma, non devo spiegare a voi il significato e il valore di milioni di italiani all'estero. Per ragioni meramente nominalistiche, per ragioni che sono andate sostanzialmente a fare operazioni ragionieristiche, si passa da quattro a una soltanto. Avremo il senatore che rappresenta il mondo. Voi mi dovete spiegare, qualcuno deve alzarsi in quest'Aula a spiegare come sia possibile rappresentare tutti i cittadini, i milioni di persone che abitano in ogni angolo di questo mondo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Così come credo che, da questo punto di vista, l'avere votato contro l'emendamento del collega Magi sulle firme digitali, sulla possibilità di sottoscrivere attraverso le firme digitali, sia stato, devo dire, un errore e soprattutto un'enorme sottovalutazione del fatto che ormai ci avviamo in un'epoca in cui il digitale entra a far parte della nostra vita. Insomma, e concludo, noi abbiamo provato, abbiamo provato in modo parlamentare, con logiche e tecniche parlamentari, ad avviare un confronto e un dialogo.

Questo c'è stato, e non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo, sul piano formale. Per una volta i relatori hanno interloquito; ci siamo stupiti, anche se questo stupore, Presidente, non avrebbe dovuto esserci, perché questa dovrebbe essere - e non lo è più da molto tempo, almeno da questa legislatura certamente - la regola, cioè un'interlocuzione, ma alla fine, stringi e vai al fondo, nessun emendamento è stato accolto. E quindi il rischio qual è?

Il rischio è di scrivere una brutta legge, che non serve; non serve al Paese, non serve a recuperare la fiducia dei cittadini, non serve a contrastare fino in fondo il problema che abbiamo, che è quello dell'astensionismo, che continua a erodere l'edificio della democrazia. Oggi abbiamo raggiunto livelli di partecipazione assolutamente allarmanti su tutti i livelli, indipendentemente dalla modalità di selezione dei candidati. E invece si è scelta la strada più facile, la strada di cucirsi una legge su misura. La destra non ha pensato, come invece sostiene nei comunicati e nella propaganda al bene del Paese, ma fondamentalmente è stata guidata dalla paura della sconfitta con l'attuale sistema elettorale.

E guardate, scrivere le leggi elettorali dietro la paura non ha mai portato fortuna a nessuno, e soprattutto scrivere le leggi vicino alle elezioni - poi possiamo discutere se è un anno o un anno e mezzo, ma, se si andrà a votare in modo anticipato, come si legge, ad aprile, siamo ampiamente dentro l'anno -, anche quello non ha portato fortuna. Insomma, noi oggi vi invitiamo a fermarvi, perché crediamo che da questo punto di vista il rischio sia quello che questa legge elettorale, e con essa non soltanto il centrodestra, ma l'intero sistema politico, si scontri contro il muro della Corte costituzionale, del rispetto degli articoli della Costituzione, degli articoli che guidano e devono guidare il nostro operato.

Noi abbiamo lavorato, abbiamo lavorato in questo contesto, lo abbiamo fatto con spirito costruttivo e continueremo a farlo, se ci sarà data possibilità, anche in quest'Aula. Avremmo meritato, da questo punto di vista, un diverso approccio della maggioranza, che invece ha sostanzialmente continuato a pensare più agli interessi di bottega che all'interesse generale del Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. La manciata di minuti che abbiamo a disposizione mi impone di essere telegrafico, anzi, la pregherei cortesemente se può avvisarmi a quattro minuti, in maniera che riesco a chiudere entro i cinque… Presidente, ho chiesto solo se può scampanellarmi a quattro minuti, ho solo chiesto questo, in maniera che mi avvisa, grazie, perché poi il resto dei nostri interventi saranno mirati sugli emendamenti che abbiamo presentato. Ovviamente, ci sono tutti quelli che abbiamo presentato insieme alle altre opposizioni.

Sul piano costituzionale abbiamo spiegato, grazie alla pregiudiziale, qual è la nostra contrarietà a questa legge e qual è il conflitto che, a nostro avviso, ha rispetto agli articoli della Carta costituzionale, ma anche alle decisioni assunte dalla Corte costituzionale nel corso del tempo. Ora si pone anche una ragione politica, e questa è l'occasione per chiarire la nostra contrarietà a una legge che non è una semplice legge ordinaria. Come abbiamo detto, signor Presidente, è la legge delle regole, la legge che stabilisce come i cittadini trasformano il voto in rappresentanza, e le regole, tendenzialmente, sarebbe cosa buona e giusta che fossero fatte a larga maggioranza.

Lo rammento a chi è intervenuto prima e ha sostenuto che in passato è stata fatta la stessa cosa, ripeto che il Rosatellum è stata una legge che è stata votata con la maggioranza più ampia che c'è stata in questo Parlamento. Mi consenta, anche attraverso di lei, signor Presidente, di dire al collega Iezzi che, ovviamente, nell'ambito delle valutazioni politiche noi possiamo dire qualunque cosa, ma sostenere che su una legge elettorale che è contingentata e che dà, per esempio, al nostro gruppo complessivamente 40 minuti, vi sia in corso un ostruzionismo, mi pare un tantino azzardato dal punto di vista intellettuale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

Però possiamo anche continuare a dirlo. Detto questo, purtroppo non c'è stato questo coinvolgimento. Noi siamo convinti che le istituzioni, signor Presidente, si rafforzano quando le regole sono effettivamente condivise e stabili, e non quando vengono modificate ad ogni cambio di maggioranza. Noi siamo intervenuti con degli emendamenti sul tema del premio di maggioranza perché riteniamo il 42 per cento ancora una percentuale molto bassa.

Siamo intervenuti sul tema delle liste bloccate, e ora vedo che tutti parlano come se il tema fosse risolto. Io aspetto che arrivino gli emendamenti a scrutinio segreto per vedere se effettivamente il problema sia risolto, come ci ha spiegato la Premier Meloni, che sfida le opposizioni. Io peraltro vorrei dire, molto serenamente, alla Presidente del Consiglio e a tutti i colleghi della maggioranza che noi non abbiamo chiesto il voto segreto e siamo tranquillamente pronti a votare anche a voto palese tutti gli emendamenti che riguardano le preferenze.

Ne abbiamo presentati dei nostri, e ovviamente su questo interverrà il collega Faraone. Il collega Del Barba interverrà sulla materia specifica del ridisegno dei collegi, la collega Madia interverrà sul tema dei fuori sede, la collega Gadda interverrà sugli emendamenti sulle preferenze, che, per esempio, pongono il problema della mancanza della parità di genere e dell'equilibrio di genere all'interno di questa legge. Insomma, cercheremo, con i nostri pochi interventi, di riassumere qual è il complesso delle proposte emendative, ripeto, oltre a quelle che abbiamo firmato, e sono la stragrande maggioranza, insieme a tutte le altre opposizioni.

Noi non siamo in assoluto contrari alle riforme, signor Presidente, non siamo contrari alla governabilità. Qualcuno ha fatto riferimento a un passato, mi piacerebbe far rivedere ai colleghi della maggioranza, e in particolare a quelli di Fratelli d'Italia, qualche video dell'attuale Presidente del Consiglio, quando ci approcciamo con la legge elettorale dell'Italicum, che comunque aveva 100 colleghi plurinominali, aveva - ecco, ho finito Presidente - il ballottaggio, dal quale scappate, e non dimentichiamolo, era prevista per una Camera sola, perché era collegata alla riforma costituzionale.

Insomma, una buona legge per noi deve rispettare quattro principi, che sono: la rappresentanza, la governabilità, la libertà di scelta degli elettori - io, per esempio, ho presentato dei collegi per il ritorno al Mattarellum, adesso sarei curioso di sapere, anzi, sarò curioso di sapere come voteranno i colleghi della maggioranza, che magari non sono convintissimi delle preferenze - e, soprattutto, il rispetto degli equilibri costituzionali. Le maggioranze cambiano, signor Presidente, le regole della democrazia dovrebbero durare molto più dei Governi, e per questo noi chiediamo una legge elettorale che unisca il Paese e non una legge elettorale costruita sulla convenienza della maggioranza del momento (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.

VITTORIA BALDINO (M5S). Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, finalmente ci occupiamo delle vere priorità, non del Paese, ma di chi governa il Paese. Ci occupiamo della legge elettorale, ma credo che giovi ricordare come siamo arrivati fin qui, come siamo arrivati all'esame oggi, in Aula, di questa legge elettorale, di questa proposta di legge elettorale. Ci siamo arrivati dopo un esito infausto, sicuramente infelice per chi governa il Paese, di un referendum sul quale il Governo aveva messo tutte le fiche che aveva, considerandola una riforma importantissima per il sistema Paese.

Da quella sconfitta è emersa una grandissima paura, un grandissimo timore, da parte delle forze che compongono la maggioranza e del Governo, di perdere le prossime elezioni, perché, come è stato ricordato dai miei colleghi poco fa, con l'attuale sistema elettorale, che pure noi non abbiamo sostenuto, non abbiamo votato, probabilmente, stando così le cose, stando ai sondaggi, il centrodestra potrebbe perdere tutti i collegi uninominali dalla Toscana in giù.

E quindi oggi siamo qui perché il Governo, che tra poco vanterà il record del Governo più longevo della storia della Repubblica, ci viene a dire che questa legge elettorale serve al Paese perché al Paese serve la stabilità che evidentemente questa legge elettorale - che, invece, vi ha consegnato il Governo più longevo della storia della Repubblica - vi ha consentito di avere. Quindi, la domanda è: a chi giova questa legge elettorale, a chi giova? Serve veramente al Paese, in questo momento, una legge elettorale che, secondo voi, garantirebbe maggiore stabilità rispetto a quella che già vi garantisce? A chi giova oggi stare qui a discutere di legge elettorale?

Abbiamo affrontato questo iter legislativo, in Commissione, con un testo presentato, rimaneggiato, che presentava evidenti profili di incostituzionalità evidentemente così come ci è stato consegnato all'esito delle audizioni di autorevoli costituzionalisti. Allora, siete corsi ai ripari - profili di incostituzionalità che erano stati già evidenziati dalle opposizioni nel corso delle discussioni -, siete ritornati a rivedere il testo, ci avete presentato un testo bis, siamo arrivati all'esame in sede referente degli emendamenti, con una discussione che è stata - noi abbiamo definito - a tratti teatrale, perché di fatto non siamo riusciti ad esaminare tutti gli emendamenti perché i nodi nevralgici di questo testo, della legge elettorale, del sistema elettorale - come le preferenze, come il voto ai fuorisede, come il voto degli italiani all'estero -, sono stati accantonati e poi sono finiti nella cosiddetta tagliola, per cui non sono stati discussi.

Allora, ci troviamo qui a esaminare, in Aula, i nostri emendamenti, che non sono un esercizio ostruzionistico dell'opposizione, così come diceva poc'anzi il collega Iezzi, ma sono un modo, il nostro modo, per correggere un difetto di fondo che ha questa legge elettorale, che è la volontà non di rendere più forte la democrazia ma di rendere più forte chi governa. Quindi, se oggi siamo qui con l'unico obiettivo di rendere più forte chi governa, se l'unica preoccupazione di questa maggioranza oggi, con tutti i problemi che questo Paese ha e che il Paese vi chiede di risolvere, che gli italiani e le italiane vi chiedono di risolvere, l'unica preoccupazione, dicevo, del Governo è rendere più forte e più potente chi governa allora vuol dire che abbiamo un problema.

Ma non ce ne accorgiamo certo oggi che l'unica preoccupazione è questa, perché diciamo che il leitmotiv della legislatura è stato questo, cioè proteggere il Governo, proteggere chi governa dalle insidie. È stato il messaggio che ha ripercorso tutta questa legislatura che sta volgendo al termine e le insidie sono state rappresentate talvolta dalla stampa libera, talvolta dai manifestanti che, appunto, protestavano contro le misure di questo Governo e, quindi, sono stati fatti dei decreti ad hoc per impedire, di fatto, ai manifestanti di protestare contro le misure del Governo. Le insidie sono state rappresentate dagli organi che detengono e detenevano dei poteri di controllo rispetto al potere esecutivo, come la Corte dei conti, come l'ANAC, come la stessa magistratura. Ed eccoci qui alla fine, quindi come ciliegina sulla torta di questa legislatura, che l'insidia per chi governa sarebbe rappresentata dall'attuale legge elettorale, che difficilmente vi potrebbe consegnare di nuovo il potere, quindi mette in pericolo la conservazione del vostro potere.

Ed eccoci qui. Noi contestiamo questa legge elettorale - come abbiamo detto - sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché noi riteniamo - e l'abbiamo detto tante volte - che la legge elettorale, le regole del gioco non si possono scrivere con i sondaggi alla mano o secondo la convenienza che i sondaggi consegnano alle forze che governano il Paese. È un esercizio poco rispettoso degli elettori, poco rispettoso delle istituzioni, poco rispettoso della democrazia, poco rispettoso della Costituzione. Anzi, noi riteniamo che le leggi elettorali - se si ritengono sbagliate, da correggere - si dovrebbero cambiare all'inizio della legislatura, ma condivido il pensiero del collega Fornaro che le leggi elettorali dovrebbero essere stabili per dare effettivamente stabilità alle istituzioni e alla democrazia e per riavvicinare di più i cittadini agli eletti e così non è.

E poi siamo contrari e contestiamo questa legge elettorale nel merito. Nel merito l'abbiamo fatto in Commissione, con un'azione di opposizione che non è stata ostruzionistica. Abbiamo presentato degli emendamenti che correggevano questo testo, che correggevano i vizi di fondo di questo testo, che andavano a correggere quelle distorsioni che pure vi abbiamo segnalato, che pure vi hanno segnalato i costituzionalisti. Interveniamo con i nostri emendamenti, innanzitutto con i nostri emendamenti a firma del collega Colucci del MoVimento 5 Stelle, presentandovi la nostra proposta ideale di legge elettorale, che è una proposta che risponde ai dettami della Costituzione, che è una proposta di legge elettorale che dà valore alla forma di governo. La nostra forma di governo è una repubblica parlamentare, dove le maggioranze si formano in Parlamento, dove la democrazia e il pluralismo hanno un valore. Quindi, un sistema elettorale, che vi proponiamo nel nostro emendamento, proporzionale e puro, che darebbe veramente la parola agli elettori, che darebbe veramente il valore al voto degli elettori, che prevederebbe delle vere e reali preferenze, che consentirebbe davvero agli elettori di scegliere i propri rappresentanti e consentirebbe di limitare l'eccessiva frammentazione partitica con una soglia di sbarramento adeguatamente alta.

Interveniamo con una proposta che mira a eliminare questo abnorme premio di maggioranza, perché nessuna forza politica dovrebbe ottenere un potere sproporzionato rispetto al consenso realmente ottenuto. Nessuna forza politica, nessuna coalizione, dovrebbe essere e trasformarsi da minoranza reale nel Paese a maggioranza fittizia in Parlamento, tale per cui avrebbe i numeri per eleggersi il Presidente della Repubblica, gli organi di garanzia ed essere autosufficiente in Parlamento. Abbiamo proposto, con i nostri emendamenti, di eliminare il riferimento all'indicazione del Premier sul programma elettorale, che non farebbe altro che introdurre un premierato fittizio, cosa che non siete riusciti a fare con una riforma costituzionale. Non avete avuto il coraggio di andare fino in fondo, nonostante i proclami del Presidente del Consiglio che la considerava la madre di tutte le riforme. Siccome non avete avuto il coraggio di andare fino in fondo e probabilmente sottoporvi nuovamente al voto degli elettori, l'avete affossato, come diceva il collega Colucci, in un polveroso cassetto del Senato e provate a introdurre, a far entrare dalla finestra, in un modo fittizio, il premierato con l'indicazione del Premier sul programma elettorale.

Abbiamo presentato emendamenti sul voto fuori sede, perché tante volte - e questo è un tema che ci sta particolarmente a cuore - in quest'Aula si è discusso della necessità di far votare i fuori sede. Abbiamo approvato, anzi avete approvato una legge delega, svuotando di contenuto le leggi proposte dalle opposizioni, per introdurre effettivamente il diritto di voto per i fuori sede. Il risultato, dopo due anni e mezzo, è che quella delega non l'avete esercitata. Ci avete proposto di allargare e ampliare il perimetro per introdurre il voto fuori sede. Non l'avete fatto nei testi di legge che ci avete proposto e poi - e di questo, devo dire, siamo molto felici -, grazie alla pressione non solo delle opposizioni ma anche di tutte le associazioni che in questi mesi stanno facendo buona pressione perché questo tema entrasse nella legge elettorale, siamo riusciti a farlo entrare nella legge elettorale attraverso un emendamento che, però, presenta delle profonde criticità per le quali abbiamo proposto degli emendamenti correttivi che mi auguro, nello spirito di collaborazione che questo tema vuole, vengano accolti dalla maggioranza per fare in modo che le distorsioni vengano eliminate.

Negli anni ci viene detto che il problema della distanza tra cittadini ed eletti è la legge elettorale. Abbiamo visto, negli ultimi trent'anni, cambiare tantissime leggi elettorali - il Mattarellum, il Porcellum, l'Italicum, il Rosatellum - tutte leggi elettorali che, quando sono state proposte, sono state presentate come la soluzione, a vario titolo, di tutti i problemi della democrazia e delle istituzioni. Ma qual è stato il risultato di questo ipercinetismo elettorale, per citare anch'io il professor Lanchester? Quale effetto è stato raggiunto? Qual è il bilancio di questa grande elaborazione legislativa sulle leggi elettorali? A chi ha giovato questa iperproduzione di leggi elettorali? Per caso, ha aiutato a riavvicinare gli elettori alle istituzioni? Per caso ha aiutato a ridurre quel tasso di astensionismo che progressivamente vediamo in tutte le elezioni, non solo politiche, ma ormai anche amministrative e più di prossimità? No. Ma nessuno ha fatto un bilancio di questi trent'anni. E allora continuiamo con scelte sbagliate, con scommesse sbagliate che hanno l'unico effetto di mettere sotto sforzo la Costituzione, la democrazia e la risposta dei cittadini.

E, quindi, la crisi della politica non si risolve cambiando il modo di distribuzione dei seggi, ma cercando di recidere quella distanza crescente tra i cittadini e le istituzioni, cercando di venire così numerosi qui, in quest'Aula, a parlare non del modo in cui si distribuiranno i seggi nella prossima legislatura, ma dei problemi reali del Paese, a risolvere i problemi dei giovani che scappano all'estero, perché lì hanno più opportunità, o delle famiglie che fanno fatica a fare la spesa e hanno paura di pagare le bollette, o delle imprese che sono in crisi di produzione. E voi non fate nulla per evitare tutto questo, per consentire l'effettivo sviluppo del Paese, per lasciare alle nuove generazioni un Paese migliore, per lasciare al prossimo Governo meno difficoltà nel risollevarlo.

Quindi, quando si prova a trasformare una minoranza reale in una maggioranza fittizia, ecco che si crea una frattura democratica. I nostri Costituenti l'avevano capito. I nostri Costituenti, che conoscevano il rischio della frattura democratica e della frammentazione, scelsero deliberatamente un impianto proporzionale. Lo fecero per cultura democratica, lo fecero perché avevano vissuto un regime che aveva trasformato il Parlamento in una semplice cassa di risonanza del Governo. Per questo costruirono una Repubblica nella quale il Parlamento non fosse un ostacolo all'Esecutivo, ma il luogo della rappresentanza della Nazione, l'organo rappresentativo della volontà popolare. Oggi, ascoltando le dichiarazioni del collega Iezzi, sembra che quel principio dia fastidio. Ogni volta che il Parlamento prova a chiedere di discutere qualcosa, si dice che il Parlamento rallenta. Ogni volta che le opposizioni provano a fare il loro lavoro, si dice che le opposizioni fanno ostruzionismo e che sono un ostacolo alla velocità dell'Esecutivo di fare le cose. Eppure l'Esecutivo ha dimostrato che, quando le cose le vuole fare velocemente, riesce a farle, anche piegando tutti i regolamenti al suo volere.

Ma il pluralismo non è un incidente della democrazia: il pluralismo è la democrazia. Oggi voi siete qui per indebolirlo, noi invece siamo qui per impedirvelo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE' (ore 17,30)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Vi è uno strano concetto di democrazia quando si dice che, intorno alla legge elettorale, l'opposizione avrebbe esercitato l'ostruzionismo. È uno strano ostruzionismo quello che vede i tempi contingentati in Commissione a tre minuti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È uno strano ostruzionismo quello che vede l'opposizione poter intervenire soltanto 22 ore in questo dibattito parlamentare. È uno strano ostruzionismo quello che prevede che in tutta la discussione sulla legge elettorale, una delle leggi fondamentali della democrazia in ogni Paese, non venga approvato neanche un emendamento dell'opposizione. Davvero è uno strano concetto di democrazia. Ma noi siamo qui oggi per accettare la sfida che ci ha lanciato la Presidente Meloni.

Sì, Presidente Meloni, abbiamo chiesto il voto segreto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) a tutela della libertà di tutte le deputate e di tutti i deputati, in applicazione dell'articolo 67 della Costituzione che dice che i deputati sono rappresentanti della Nazione, che non sono a disposizione del capo di turno e che non devono subire gli ordini di chi dice: votate in questo modo, altrimenti non vi ricandido alle prossime elezioni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). L'abbiamo accettata questa sfida. E diamo la possibilità a tutte le deputate e a tutti i deputati, rappresentanti del popolo, di esercitare senza vincolo di mandato la funzione alla quale sono stati chiamati dagli elettori. Sì, Presidente Meloni, questa è la sfida che noi vogliamo raccogliere.

Lei si dovrebbe preoccupare non della sfida lanciata dall'opposizione, ma della sfida che le stanno lanciando in questo momento i giovani in cerca di lavoro, che le stanno lanciando tutti coloro che non arrivano alla fine del mese, della sfida che le stanno lanciando tutte le persone che non riescono a curarsi in questo Paese. Quella è la sfida che lei dovrebbe sentire e questa è la sfida che, nonostante la legge elettorale truffaldina che voi state mettendo in campo, non le permetterà di vincere le elezioni! Guardi, Presidente Meloni, guardate, colleghe e colleghi della maggioranza, potete cambiare tutte le leggi che volete, potete fare ciò che ritenete più utile, pro domo vostra, a vantaggio della vostra coalizione, ma le elezioni le perderete (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché ormai la sfida vi viene lanciata da destra e da sinistra. Non rappresentate in nessun modo la Nazione, definizione che voi utilizzate così spesso.

E guardate che in questa proposta di legge ci sono tutte le vostre magagne. Dite che voi siete uniti, ma avete cambiato questa legge 50 volte! Il testo base Bignami è sostituito integralmente dal testo Bignami-bis; ci sono emendamenti che sono stati presentati in Commissione più volte e anche adesso, in questo preciso momento, ci sono 16 emendamenti della maggioranza fra quelli che andremo a discutere; e, fra questi emendamenti, alcuni sono stati presentati dalla forza più forte del centrodestra, Fratelli d'Italia, e subiti dagli altri partiti. È questa l'unità che voi sbandierate? È questa l'idea di democrazia che voi volete rappresentare con questa proposta di legge?

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI (ore 17,35)

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Ecco, penso che la verità sia una cosa fondamentale in ogni democrazia e voi la dovete smettere di continuare a ingannare i cittadini e le cittadine italiane con un emendamento sulle preferenze sostanzialmente finto! Ma lo avete detto alle italiane e agli italiani quanti saranno gli eletti con il sistema a preferenze, se questo vostro emendamento fosse accolto? Saranno eletti con le preferenze non più di 60 o 70 deputati su 400 (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché il sistema che avete escogitato è quello che garantisce a voi e alla Meloni il diritto di scegliere chi farà il deputato e la deputata! Si butta fumo negli occhi! Questi sono i dati e, siccome sui dati non si può mentire più di tanto, ci provate con le vostre narrazioni a lanciare sfide, ma la sfida vera da raccogliere è quella della democrazia, è quella di permettere a tutti di concorrere a governare il Paese, a cominciare dalla possibilità di avere l'esenzione per alcuni partiti, come per esempio +Europa, un partito che ha preso quasi un milione di voti alle ultime elezioni e che sarà costretto a raccogliere le firme per la vostra utilità.

La democrazia è una cosa seria e va gestita in modo serio e non certamente inventandosi norme, una dietro l'altra, come avete fatto in questo frangente, inserendo - avete detto - le modifiche chieste dai costituzionalisti; ma quando la gran parte dei costituzionalisti vi ha detto che questa legge era inemendabile, l'avete ascoltata o non l'avete ascoltata? Quando vi hanno detto che non si può correggere, quando vi hanno detto che non si può modificare, che la legge è sostanzialmente incostituzionale e non conforme alla nostra Carta, li avete ascoltati o non li avete ascoltati? E quando i rappresentanti delle opposizioni vi hanno proposto gli emendamenti che riguardavano i fuori sede, il diritto di voto agli italiani all'estero, quando i rappresentanti delle opposizioni hanno fatto proposte di limitazione di un premio di maggioranza così enorme, avete ascoltato o non avete ascoltato? No. Il vostro obiettivo era sempre quello di avere una legge elettorale che vi permettesse di avere un vantaggio nelle urne. Cambiare le regole per avere vantaggi. E, ancora una volta, state continuando su questa strada.

Guardate, penso che la vicenda della legge elettorale la dica lunga e crei una preoccupazione vera, la preoccupazione che un partito di maggioranza relativa, come Fratelli d'Italia, che non ha rispetto neanche dei suoi alleati… perché l'emendamento Bignami, quello che blocca il capolista e introduce le preferenze, serve soltanto a una cosa - e lo dico al collega Rossi che è stato abile relatore di questa legge -, serve soltanto a vampirizzare i partiti alleati e trasferire un po' di voti da Forza Italia e dalla Lega verso Fratelli d'Italia. Uno strano concetto di alleanza. Per questo io penso che la riforma, così come è stata proposta, sia una riforma che debba essere bocciata, che debba essere, sostanzialmente, eliminata. Noi pensiamo che sia giusto, e lo voglio rivendicare qui, che i cittadini abbiano il diritto di scegliere chi li rappresenti, persone che conoscono nel territorio e che possono riconoscere anche in seguito, alle quali possono rivolgersi, dare rappresentanza alle comunità locali.

Questo sistema però non si ottiene unicamente e solo con le preferenze; anzi, in un sistema e in un Paese frastagliato e diviso, come l'Italia, tra Nord e Sud, con il regionalismo, con i poteri criminali che spesso controllano parte del nostro territorio, purtroppo, le preferenze non sono il sistema migliore. Il sistema migliore è rappresentato dai collegi uninominali proporzionali (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Lo abbiamo proposto e non avete avuto il tempo neanche di discuterlo. Non ci avete dato neanche la possibilità di discuterlo in Commissione, tanta era la vostra ansia di avere una legge elettorale che rivestisse le necessità e i bisogni di Fratelli d'Italia.

Guardate, io penso che state facendo un errore e l'errore è dato dal fatto di pensare che, cambiando le norme e le regole, voi possiate avere una chance in più. Come vi ho già detto e come dice il Paese, questa opportunità non l'avete, perché la gente non andrà a votare rispetto a quella che è la vostra legge elettorale o come immaginate voi che possa fare. Le persone andranno a votare per difendere i propri diritti, così come hanno fatto in occasione del referendum sulla giustizia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Eravate convinti di vincere e di vincere facile e, invece, i cittadini hanno detto un'altra cosa. E anche questa volta i cittadini faranno lo stesso lavoro, quello di difendere i loro diritti, il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, il diritto a difenderci dai cambiamenti climatici. Queste sono le cose che decideranno le elezioni, e, da questo punto di vista, i cittadini e l'opinione pubblica già vi hanno bocciato.

Ci rivedremo alle urne (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, anche della cortesia di ascoltarmi. Io cercherò di utilizzare poco tempo di quello che ha a disposizione il mio gruppo, ma non voglio rinunciare a fare tre velocissime considerazioni.

La prima è che vi siete incamminati, nella costruzione di questa legge elettorale, su un sentiero che ha un difetto di sistema e, quando una cosa ha un difetto di sistema nella sua concezione, non la si aggiusta un po' a tentoni, come è avvenuto nei lavori che ci hanno portato sino ad oggi. Non voglio essere ovviamente offensivo nel definire “a tentoni”, perché è cronaca, perché quando si parte in un modo e si dice “noi vogliamo una legge che assicuri un vincitore” e “a noi fa schifo il pareggio”, signori, poi eleggere il Parlamento non è la finale dei Mondiali. Eleggere il Parlamento significa dare rappresentanza politica ai cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe). La prima funzione è rappresentarli gli italiani, non chiedergli di fare i tifosi alla finale dei Mondiali. Questo è il vizio di origine.

Quel vizio ha portato ad una legge elettorale che ha un'impostazione che dice che ci deve essere un vincitore e ci deve essere qualcuno che si accaparra il premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori. Questa discussione come avviene? Prima battuta: listone di 70 che vanno dentro in blocco. Qualcuno vi fa notare - non solo l'opposizione cattiva, ma anche diversi auditi ed esperti - che questa modalità in blocco non va bene. Allora, come facciamo diventare i 70 non un blocco? Li spezzettiamo circoscrizione per circoscrizione. Però bisogna stare attenti, perché si creano due modalità per cui un pezzo va dentro senza nessuna relazione con gli elettori e l'altro fa parte di liste plurinominali. Aggiunta, sempre terzo step a tentoni: chi fa parte dei 70 deve anche essere nei listini plurinominali, così creiamo un'osmosi tra i due sistemi. Però ci accorgiamo - perché questa legge tiene anche conto della contingenza di portare in Parlamento chi ritenete debba tornare in Parlamento e questo fa parte di entrambi gli schieramenti - che così quelli sono certi e di là come funziona lo scorrimento? Allora, il quarto “tentone” è dire che devono fare i capilista, così rassicuriamo chi è sotto che ha una chance anche lui. Signori, non si legifera così. Non è il modo di legiferare e di costruire una buona legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

E sapete qual è il problema? È che nessuno di noi - nessuno di noi! - sta considerando le conseguenze politiche di quello che voi vi prendete la responsabilità di fare, cioè raggiungere quel premio porterà alla costruzione di coalizioni che nulla hanno a che vedere al loro interno. Costringe la Meloni a dire “nessuno ha mai chiuso la porta a Vannacci”, creando, credo e spero, qualche problema a chi ancora pensa di essere liberale ed europeista, e costringe il mio amico Renzi ad allearsi con Conte. Voglio dimenticare quello che si sono detti, dall'Air Force Renzi a tutto quello che è accaduto.

Ma va bene così, perché tanto poi qual è la conseguenza? Che in Parlamento governa assieme chi vuole il MES e chi blocca il MES e questo crea la paralisi. Ma chi se ne frega? Abbiamo una legge elettorale che assicura un vincitore. Ma che schifo il pareggio: meglio vincere senza governare che prendersi la responsabilità di rappresentare gli italiani in questa sede e poi fare, alla luce del sole, alleanze su programmi di Governo di cui si risponde. Questo è il punto. Perché, se qualcuno non se ne è accorto, è scomparsa la politica da questa discussione, lasciando lo spazio ad una tecnicalità.

Guardate, il tema delle preferenze ha diviso le forze politiche e ha diviso anche dentro le forze politiche, e io credo che sia legittimo che ci siano idee e pensieri differenti. La nostra Presidente ha lanciato un appello pubblico che non è tanto il tema “no preferenze, sì preferenze”, ma dice: attenzione, se la prerogativa del Parlamento è la rappresentanza, siamo sicuri di rappresentare generi e territori? Ma la prima cosa che fate è proporci un emendamento che cancella il 60-40 e che supera l'equilibrio di genere, e che adesso rimedierete (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), ne sono sicuro, attingendo dove?

Al pozzo magico dei 70, che devono essere lì anche candidati, anche capilista, anche uomini e donne. Ma ragazzi, ma non prendiamoci in giro! Se volete fare solo se vince… Ma qui, collega Fornaro, non è più un tema di tecnicalità. Qui sacrifichiamo il dato… Io mi rivolgo alle colleghe donne di maggioranza e opposizione e ai colleghi uomini che hanno a cuore il tema dell'equilibrio di genere: ma noi possiamo votare un emendamento così?

Ma noi possiamo mandare in cavalleria il tema della rappresentanza da questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)? Allora guardate, e mi taccio, la nostra non è una opposizione per non farvi approvare la legge elettorale, ma l'attuale legge aveva una ratio, diceva: come creiamo una relazione, un link? Il collegio è una dinamica territoriale dove, se mandi a Modena uno che con Modena non c'entra nulla, l'elettore sceglie, ed è pure successo, e abbiamo mandato in cavalleria l'idea dei collegi sicuri e blindati.

Ma così, con questa legge elettorale, noi creiamo un sistema nel quale, con il 50 per cento di astensione, diamo 220 seggi a chi ha, nella realtà, il 25 per cento dei voti. Penso che non sia più un tema di destra, sinistra, centro, maggioranza, opposizione: siamo chiamati a rendere un altro servizio al Parlamento e alla Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessuno altro chiede di intervenire sul complesso delle proposte emendative, invito i relatori e il Ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, ad esprimere il parere sui subemendamenti, sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge segnalati per la votazione. Relatore Rossi, a lei la parola.

ANGELO ROSSI, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e subemendamenti, ad eccezione delle seguenti proposte emendative: sull'emendamento 1.1077 Bignami, a pagina 41 del fascicolo, parere favorevole; sull'emendamento 1.1074 Montaruli, a pagina 64 del fascicolo, parere favorevole; sull'emendamento 1.1000 Urzi', a pagina 65, parere favorevole; sull'emendamento 1.1075 Bignami, a pagina 79, parere favorevole; sull'emendamento 1.1023 Montaruli, a pagina 84, parere favorevole.

Sull'emendamento 1.1073 Paolo Emilio Russo, a pagina 88, ci si rimette al giudizio dell'Assemblea; sull'emendamento 1.500 della Commissione, a pagina 92, parere favorevole; sull'emendamento 1.1022 Montaruli, a pagina 93, parere favorevole; sull'emendamento 2.1010 Montaruli, a pagina 100, parere favorevole; sull'emendamento 2.1011 Tirelli, a pagina 101, ci si rimette al giudizio dell'Assemblea; sull'emendamento 2.1004 Montaruli, a pagina 102, parere favorevole.

L'articolo aggiuntivo 2.01006 Roscani, a pagina 113, è accantonato ed è in corso un'istruttoria per una riformulazione; sull'articolo aggiuntivo 4.01007 Montaruli, a pagina 123, parere favorevole; sull'articolo aggiuntivo 4.01008 Paolo Emilio Russo, a pagina 123, ci si rimette al giudizio dell'Assemblea; sull'articolo aggiuntivo 4.01050 Montaruli, a pagina 125, parere favorevole; sull'articolo aggiuntivo 4.01000 Urzi', a pagina 132, parere favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo? No, c'è il relatore di minoranza prima, chiedo scusa. Prego, deputato Magi.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU), Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. I pareri sono tutti favorevoli, ad esclusione delle seguenti proposte emendative: 1.1077 Bignami, 1.1074 Montaruli, 1.1075 Bignami, 1.1073 Paolo Emilio Russo, 1.500 della Commissione, 1.1022 Montaruli, 1.1004 Ravetto, 2.1010 Montaruli, 2.1011 Tirelli, 2.1004 Montaruli, 4.1001 Tirelli, 4.01007 Montaruli, 4.01008 Paolo Emilio Russo, 4.01050 Montaruli, 4.01000 Urzi' e 5.01004 Panizzut. Poi sugli altri, sui subemendamenti ci sono tutti pareri favorevoli.

PRESIDENTE. Ministro Casellati, il parere del Governo?

MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI, Ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa. Il parere del Governo è conforme ai pareri del relatore onorevole Rossi.

(Articolo 1 - A.C. 2822-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Bonafe'.

Ha chiesto di parlare la deputata Bonafe'. Ne ha facoltà.

SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo primo emendamento, che è un emendamento soppressivo. Noi abbiamo deciso di fare tanti altri emendamenti soppressivi, insieme alle altre forze di opposizione, per scelta politica, perché riteniamo che questa sia una legge inemendabile. Ma voglio intervenire su questo primo emendamento, che rappresenta un po' il cuore di questa legge, perché è l'emendamento che vuole sopprimere l'intero articolo 1. È una soppressione di una legge che riteniamo profondamente sbagliata, sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché è una legge che la maggioranza si è confezionata in casa, senza minimamente coinvolgere l'opposizione.

Ma è una legge elettorale che è sbagliata, a nostro parere, anche nel merito e sono proprio tutti i punti in questo articolo 1 che noi riteniamo sbagliati di questa legge. Innanzitutto, qui dentro c'è tutto ciò che noi contestiamo: c'è il premio di maggioranza qui dentro, che abbiamo sempre detto essere un premio di maggioranza abnorme, un premio di maggioranza che mette la coalizione che vince anche solo per uno 0,1 per cento in più in condizione di avere un numero tale di parlamentari che si avvicinano al quorum di garanzia. Non è un caso che la Costituzione avesse previsto dei quorum di garanzia, perché ci sono alcuni organismi che sono a garanzia di tutti e che, quindi, vanno oltre il voto della maggioranza di turno. Con questo premio di maggioranza ci andate vicino, ma l'abbiamo detto bene prima e l'abbiamo detto più volte: il vostro obiettivo non è quello di avere i numeri per governare, ma i numeri per comandare.

Del resto, non ci venite a dire che questa è una legge che con questo premio di maggioranza garantirà la governabilità e la stabilità del sistema, perché ricordo che questo è il Governo che potrà vantare come unico risultato, oltre forse a una riforma della legge elettorale, di cui sinceramente non sentiamo il bisogno, anche proprio quello della stabilità e la stabilità l'ha ottenuta con la legge attuale, con la legge vigente.

Peraltro, su questo premio di maggioranza - noi l'abbiamo detto tante volte - si nasconde un grande bluff. Il bluff è perché viene totalmente meno il principio di riconoscibilità del candidato, perché il premio di maggioranza verrà assegnato con un listone che avete pensato bene di non chiamare più listone, ma listino circoscrizionale. La sostanza è praticamente la stessa, cioè l'elettore pensa di votare i tre nomi che vengono presentati sulla scheda, ma in realtà vota in blocco 70 deputati e 35 senatori, di cui, peraltro, non sa assolutamente niente. Altra cosa sarebbe stata quella di far scorrere questi - diciamo così - premiati dalle liste plurinominali, ma evidentemente i vostri accordi interni non guardano al rispetto della volontà dei cittadini ma, probabilmente, a qualche contropartita che vi siete garantiti, magari le intese nelle regioni del Nord o forse anche qualche strapuntino prezioso.

Ma non c'è solo il problema del premio di maggioranza, perché qui dentro c'è anche tutto ciò che riguarda l'indicazione del candidato Premier nel programma, quello che abbiamo definito, senza mezzi termini, un premierato mascherato che andrà a ledere fortemente le prerogative del Presidente della Repubblica. Questo è un trucco, è un trucco che mettete in atto perché non avete avuto il coraggio di fare la modifica costituzionale del premierato, dopo lo schiaffo che vi hanno dato gli elettori sul referendum sulla giustizia, e ci provate con una legge ordinaria che, appunto, è solo ed esclusivamente un trucco per il vostro mancato coraggio.

Qui dentro, in questo articolo che noi chiediamo di sopprimere, ci sono anche le liste bloccate. L'abbiamo sempre detto: noi siamo contrari alle liste bloccate perché crediamo che l'elettore debba riconoscere da chi si sente rappresentato in Parlamento. Avete levato i collegi uninominali e vi siete arrangiati su questo emendamento, che tra poco voteremo e che però - voglio dirlo fin da ora - è un'autentica presa in giro, peraltro, in un Paese dove un elettore su due non si reca più alle urne proprio perché i sistemi…

PRESIDENTE. Concluda.

SIMONA BONAFE' (PD-IDP). …non danno la possibilità - arrivo - all'elettore di scegliere il proprio referente e, non solo, anche con uno specchietto delle allodole che nasconde l'eliminazione della parità di genere. Qui, Presidente, voglio fare appello - e concludo - alle tante brave colleghe di maggioranza perché non accettino questa ulteriore umiliazione che, insieme alle pluricandidature (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), vedrà la partecipazione delle donne ridursi sensibilmente e portare indietro battaglie che qui dentro abbiamo fatto insieme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo su questo emendamento perché, come diceva la collega Bonafe', è un po' il cuore di tutta la proposta di legge.

Quindi, chiedere l'abrogazione di questo articolo è chiedere sostanzialmente il fatto che si possa tornare indietro per cercare di mettere in campo una proposta diversa, una proposta che possa coinvolgere davvero il Parlamento e che possa affrontare i temi strutturali della democrazia italiana, come quello della partecipazione al voto. Si dice che le preferenze - almeno è questo che spesso tanti colleghi della maggioranza dicono - possono portare ad aumentare la partecipazione delle cittadine e dei cittadini. I fatti non dicono questo perché i sistemi con le preferenze, come le europee e come le regionali, sono le occasioni nelle quali i cittadini partecipano meno al voto.

Quindi, bisogna trovare anche delle soluzioni che abbiano una loro originalità, come, appunto, quelle dei collegi uninominali proporzionali di cui abbiamo già parlato, proposta che noi continueremo a fare. Quello che preoccupa, e che preoccupa tanto, è il fatto che i costituzionalisti che sono stati più volte citati e che sono venuti qui a confrontarsi con la Commissione ci hanno spiegato, in modo molto chiaro, quali sono i punti palesi di incostituzionalità di questa legge, a cominciare ovviamente dall'abnorme premio di maggioranza e dalla lista bloccata dei 70, che in modo artificioso i relatori hanno pensato di distribuire nei collegi per renderla meno evidente.

Ma è del tutto chiaro, a chi ovviamente si occupa di questa materia, che i 70 sono un'unica lista, ed essendo una lista di circa 70 nomi è evidente che contrasta con le sentenze della Corte costituzionale, la quale ha detto più volte che le liste bloccate sono possibili unicamente se sono brevi e se i candidati e le candidate sono riconoscibili. È evidente che il listone nazionale di 70 nomi non rientra in questa categoria. Così come è del tutto evidente che è incostituzionale l'indicazione del Presidente del Consiglio, che va a incidere direttamente con i poteri del Presidente della Repubblica.

Guardate, una delle prassi costituzionali più conosciute e più apprezzate anche dagli italiani è quando, dopo le elezioni, il Presidente della Repubblica fa le consultazioni chiamando prima gli ex Presidenti della Repubblica, i Presidenti delle Camere, poi i leader e i capigruppo dei gruppi parlamentari. Questa prassi costituzionale, se passasse questa norma, andrebbe a sparire e sarebbe del tutto inutile, perché è del tutto chiaro che il Presidente della Repubblica, la sera delle elezioni, una volta che una coalizione ha vinto le elezioni, non può fare nient'altro che dare l'incarico a quella persona che ha avuto magari 10-12 milioni di consenso.

Ed è evidente che questa forza politica che ha il candidato indicato Presidente del Consiglio da parte della coalizione vincente, una forza politica data dal voto, contrasta palesemente con la natura parlamentare della nostra Repubblica. Voi vi siete dimenticati che questa è una Repubblica parlamentare e che le maggioranze si fanno all'interno della Camera e del Senato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), così come vi siete dimenticati che le maggioranze bisogna averle alla Camera e al Senato.

Ma, signori e signore della maggioranza, siete andati a vedere i numeri delle elezioni? Ma vi siete resi conto che in tutte le elezioni passate, nonostante la legge elettorale sia uguale, per esempio, nelle ultime elezioni del 2022, i diciottenni potevano votare alla Camera e al Senato, ma, se voi vedete, in quella stessa elezione c'è un voto difforme tra le due coalizioni alla Camera e al Senato. Questo per dire che, quando ci sono due coalizioni che sono vicine, è assolutamente possibile che vi sia una maggioranza alla Camera e una maggioranza al Senato.

Quindi, tutta questa fanfara di racconto sulla governabilità che voi avete messo in campo a che cosa serve quando, nella pratica, oltre a mettere in campo norme incostituzionali, non sono neanche efficaci a garantire quella governabilità di cui parlate? Un fallimento totale, un provvedimento sconclusionato, che calpesta i diritti, che calpesta la Costituzione e che non risolve nemmeno quel problema di governabilità che voi dite ci sia nel Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Abbiamo presentato questo emendamento soppressivo perché rivendichiamo una distanza siderale tra il nostro concetto di partecipazione e il vostro concetto di partecipazione, tra il nostro concetto di democrazia e il vostro concetto di democrazia. Dopo 4 anni possiamo dire che c'è tra di noi una distanza siderale. La materia elettorale non è qualcosa per gli addetti ai lavori, riguarda tutti quanti noi, riguarda il funzionamento della nostra democrazia.

I modelli elettorali non rappresentano semplicemente un meccanismo per trasformare i voti in seggi, ma vanno a incidere profondamente sulla vita democratica del nostro Paese. E voi, invece, avete ridotto tutta la discussione vostra interna a “quale metodo ci garantisce un seggio in più o un seggio in meno, quale sistema garantisce una quota alla Lega piuttosto che a Forza Italia”. Non avete affrontato alcuna discussione seria, vera e profonda sui motivi per cui c'è un distacco profondo tra l'elettorato e gli eletti. Non avete assolutamente affrontato una materia così complessa e di respiro costituzionale, sul perché, appunto, con gli anni e con tutte le puntate elettorali questa distanza diventa sempre più grande e non si restringe.

Qualche settimana fa il Presidente Mattarella, in questa sede, in questa Camera, ci ha ricordato l'importanza del voto come un dovere di ogni cittadino nel momento fondamentale della vita della nostra Repubblica. Le elezioni non sono soltanto una gara tra partiti, tra forze politiche, ma un momento fondamentale per la nostra vita repubblicana, e per questo noi abbiamo il dovere di scrivere una legge elettorale che onori questo principio, che ravvicini i cittadini alle urne e renda il voto realmente libero, consapevole ed effettivo.

Questa legge non lo fa. Introduce un sistema fortemente orientato a costruire maggioranze artificiali, maggioranze che si basano su listini bloccati scelti dai segretari di partito. Tutto ciò non va a ridurre, anzi, va ad aggravare ancora di più la distanza tra cittadini e istituzioni, e va a ledere ancora di più il rapporto di fiducia. In una fase storica caratterizzata da livelli sempre più alti di astensionismo, avremmo dovuto affrontare seriamente questo problema. Questa riforma elettorale porta con sé tutti i semi dell'arroganza a cui questo Governo ci ha ormai abituati quando mette mano alle riforme.

Il nuovo sistema elettorale proposto rischia di accentuare una tendenza che è già emersa negli ultimi anni, quella di una progressiva personalizzazione della competizione politica e di una crescente concentrazione del potere decisionale e della leadership dei partiti, e non invece una funzione effettivamente rappresentativa delle assemblee elettive. In sostanza, questo testo in esame non rappresenta un avanzamento del sistema democratico, ma introduce elementi suscettibili di alterare il corretto equilibrio tra governabilità e rappresentanza e di ridurre il grado di pluralismo che deve caratterizzare ogni sistema elettorale.

I meccanismi sono tanti, ad iniziare da un premio di maggioranza che voi avete definito “governabilità”. A parte che è paradossale che, a ogni piè sospinto, la maggioranza e il Governo ci rinfacciano, ci ricordano che questo è il Governo che dura di più, e poi, alla fine, fanno della governabilità una bandiera. E permettetemi di dire, questo è veramente un grande paradosso. Un premio insensibile agli eventi determina una sproporzione, crea una distanza eccessiva tra l'Assemblea formata secondo, appunto, minoranze artificiosamente gonfiate e quella che si sarebbe creata senza il generoso premio.

Per non parlare dell'indicazione del Premier. Qui veramente stiamo cercando di indurre nell'elettorato la convinzione che c'è una gara tra candidati Premier. Questo è estremamente incompatibile con la nostra Repubblica, che è parlamentare e che basa il rapporto tra il Parlamento...

PRESIDENTE. Concluda.

CARMELA AURIEMMA (M5S). ...e il Governo come un rapporto fiduciario. Per tutti questi motivi, noi siamo profondamente contrari a questa proposta di legge, che serve esclusivamente a dirimere le divisioni interne a questa maggioranza e non a guardare, invece, alla vita democratica del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'emendamento 1.3 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Alfonso Colucci, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.1070 Giachetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1070 Giachetti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.4 Magi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Magi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.7 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Bonafe', con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo al subemendamento 0.1.1077.2 Riccardo Ricciardi.

Ha chiesto di parlare il deputato Scerra. Ne ha facoltà.

FILIPPO SCERRA (M5S). Presidente, la domanda che mi faccio e che faccio a tutti voi è la seguente. Io ho visto un post della Presidente Meloni in cui si dice che la maggioranza ha presentato un emendamento che introduce le preferenze, ma la domanda che mi faccio è: ma dov'è questo emendamento che introduce realmente le preferenze (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Perché l'emendamento presentato dalla maggioranza è un emendamento farlocco di preferenze, Presidente. Di che cosa stiamo parlando? Stiamo continuando a prendere in giro i cittadini italiani, è di questo che stiamo parlando.

Fra l'altro, questo emendamento rappresenta quella che è la distanza siderale fra il Governo e i cittadini, che è una distanza che c'è stata in quattro anni di attività politica, quattro anni nei quali questo Governo è stato distante dai lavoratori, e voglio ricordare che ci sono quattro milioni di lavoratori che prendono paghe da fame, è stato distante dalle persone che hanno problemi di salute, e ci sono 6 milioni di italiani che non riescono a curarsi, ed è stato distante dalle aziende, e voglio ricordare che c'è un Paese a crescita zero.

Allora, questo emendamento non introduce alcuna vicinanza fra le istituzioni e i cittadini, c'è sempre questa distanza. Perché si fa una cosa del genere? Perché si vuole introdurre una legge elettorale… Presidente, però sento un brusio esagerato. Come dicevo, perché si vuole introdurre questa legge elettorale? Si vuole introdurre questa legge elettorale perché c'è un'esigenza di maggiore governabilità o un'esigenza di maggiore rappresentanza? Assolutamente no, Presidente. Si vogliono cambiare le regole del gioco perché la maggioranza ha paura di perdere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), questa è la realtà. Allora, si tolgono i collegi uninominali perché si sa che al Centro e al Sud si sarebbero persi tutti, perché questo è il Governo più antimeridionalista della storia d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra), Presidente, e si introduce il premierato perché si pensa che voi, forse, il candidato Premier ce l'avete, mentre da questa parte lo si deve scegliere. Quindi, si fa semplicemente tutto per creare difficoltà al campo progressista. Questo è il motivo per cui si fa questa legge elettorale.

Allora, noi diciamo che con il subemendamento noi stiamo rettificando leggermente quello che è un obbrobrio, un obbrobrio fra l'altro - e chiudo Presidente - che deriva da quello che forse è il fallimento più grande, fra i tanti fallimenti, da parte del Governo Meloni. Il premierato era descritto da Giorgia Meloni come la madre di tutte le battaglie. Questa è l'ennesima battaglia che avete perso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Volete introdurre un premierato mascherato nella legge elettorale che è anticostituzionale, che limita i poteri del Presidente della Repubblica e che sicuramente sarà dichiarata anticostituzionale. È una vergogna. Votate almeno questo subemendamento che rettifica leggermente il vostro obbrobrio elettorale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà, per un minuto.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, a titolo personale, perché questo emendamento, che ci viene presentato e che subemendiamo, contiene delle preferenze che sono fuffa, sono una presa in giro per i cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Allora, noi presentiamo un subemendamento con delle preferenze vere, perché questa è una vera presa in giro per l'elettorato ed è gravissimo che, attraverso questo emendamento, la maggioranza cerchi di correggere senza riuscirvi, perché i capilista sono bloccati, perché le preferenze valgono solo per il secondo, perché abbiamo 105 parlamentari che saranno nominati. Allora, votate questo subemendamento, non prendete in giro gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul submendamento 0.1.1077.2 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. La votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo al subemendamento 0.1.1077.1 Zanella.

Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Prendo la parola su questa proposta subemendativa che ha a cuore di ricordare a questa Camera dei deputati che non c'è nessuna cura e non c'è stato un dibattito serio sul discorso e sul criterio da assumere perché ci sia una rappresentatività delle donne nel futuro Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Questo significa che la proposta vostra - è stato sottolineato - è diretta soprattutto non soltanto a battere l'opposizione, che potrebbe essere la maggioranza, ma in vista di un mantenimento e possibile espansione del potere che avete infiltrato completamente, diciamo la verità.

Ma non vi basta: voi volete di più e sempre di più, e tutto il resto, come dicevano i colleghi e le colleghe, dalle preferenze alle proposte che fate in maniera molto, molto platealmente populista, del dare alla cittadinanza, al popolo, la piena sovranità, in realtà, copre un grande ansia di potere accentrato, perché voi non avete alcun rispetto, in realtà, per i territori. Per quanto riguarda, quindi, la rappresentatività e la rappresentanza femminile, voi ve la siete scordata. Voi date la possibilità di avere i capilista dei listini tutti di uno stesso sesso, quindi, ovviamente, saranno prevalentemente degli uomini, di sesso maschile. Non solo, ma anche il secondo del listino può essere del medesimo sesso.

Per quanto riguarda poi il resto della presenza delle donne, saranno ancora una volta i capibastone a decidere e non ci sarà una vera e propria autonomia e protagonismo femminile, che faticosamente, nonostante tutte le contraddizioni e le pari opportunità, in questo Parlamento era garantito. Ci sarà semplicemente la gentile concessione di chi al momento detiene il potere nei partiti. È veramente scandaloso (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) essere arretrati fino a questo punto. Io penso che la prima Presidente donna, la prima Presidente del Consiglio donna, se ne dovrebbe veramente vergognare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ferrari. Ne ha facoltà.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. La deputata Ferrari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che sarei io, intende sostenere questo subemendamento della collega Zanella ed altri, compresa la mia capogruppo, perché con l'emendamento Bignami voi state, sostanzialmente e unitariamente come centrodestra, umiliando una storia che in questo Parlamento le donne, e non solo, hanno compiuto negli ultimi anni per ottemperare al dettato dell'articolo 51 della Costituzione, che chiede di garantire uguaglianza sostanziale nell'accesso alle cariche di rappresentanza politica e istituzionale.

Questo emendamento, che voi avete presentato, prevede i capilista bloccati e non prevede alcun vincolo di genere. Non ci sono più le percentuali che prevedono il massimo del 60 per cento per il genere più rappresentato, non c'è alcuna previsione di parità, come invece questo subemendamento va a introdurre, e con il bluff delle preferenze, che noi sappiamo saranno esclusivamente appannaggio dei due partiti maggiori - e quindi, come già è stato detto, le preferenze sostanzialmente saranno in mano soltanto degli elettori che voteranno per Partito Democratico e Fratelli d'Italia - , quelle preferenze stanno dentro una lista che prevede il 50 per cento di donne e il 50 per cento di uomini a pettine, ma quelle posizioni a pettine, in una lista che non è una lista bloccata, ma una lista per preferenze, non danno alcuna garanzia di risultato nel riequilibrio della rappresentanza di genere.

Quindi, è un inganno anche il posizionamento a pettine all'interno di una lista con le preferenze. Introducete, oltretutto, tre preferenze alternate per genere, tre preferenze nei flussi elettorali. Ci si dice con chiarezza che le schede elettorali che portano tre preferenze prevedono per il 70 per cento due uomini e una donna. Quindi un sistema che riproduce quelle tre preferenze in questo modo non fa altro che riprodurre quello che già avviene, e cioè un voto per le donne limitato al 30 per cento.

Ed è soltanto la parità di genere, quella che è garantita dalla doppia preferenza, che forza la parità di genere, quella che ci garantisce il vero riequilibrio della rappresentanza e, soprattutto, supera il concetto di quota, che ancora oggi suona come una riserva, per introdurre, invece, un concetto di parità effettiva, che dia rappresentanza concreta al 50 per cento della popolazione di questo Paese e che noi riproponiamo con questo subemendamento, che va a correggere l'obbrobrio che voi avete introdotto con questo emendamento Bignami e che - ahinoi, anzi, ahi per le donne di questo Paese - vi state accingendo a votare, umiliando, come ho detto, un percorso politico, un percorso istituzionale che in questi anni insieme è stato fatto in modo trasversale per portare maggiore rappresentanza femminile in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Si dà atto che le deputate L'Abbate, Carmina, Quartapelle Procopio e Boldrini sottoscrivono il subemendamento in esame. Chiunque vorrà potrà segnalarsi.

Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Io intervengo per chiedere di poter sottoscrivere questo emendamento e fare un appello a tutte le donne di questa Camera, ma direi anche a tutti gli uomini che abbiano un minimo di coscienza (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Abbiamo celebrato poco più di un mese fa gli 80 anni dal voto alle donne, ricordando quanto sia stato importante per renderle partecipi anche della vita politica attiva di questo Paese.

Mi appello all'articolo 51 della nostra Costituzione, che prevede condizioni di uguaglianza per accedere alla Camera e al Senato, in cui già oggi la rappresentanza femminile è poco più del 30 per cento. Con queste disposizioni normative che bloccano i capilista, che verosimilmente saranno uomini, e introducono come seconda posizione la possibilità che ci sia ancora un uomo nelle liste che verranno presentate, tra i nomi che verranno rappresentati sulle schede, sarà molto difficile garantire l'accesso alla rappresentanza femminile in queste Aule.

Quindi, io chiedo a tutte le colleghe e ai colleghi di voler appoggiare questo subemendamento per garantire la parità di genere all'interno del Parlamento e garantire la rappresentatività alle donne che hanno combattuto perché questo sia una realtà concreta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Si dà atto che anche i deputati Dell'Olio e Morfino sottoscrivono il subemendamento in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.1077.1 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo al subemendamento 0.1.1077.3 Ziello. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Ma io chiedo alle colleghe progressiste di sinistra: ma non vi sentite un po' umiliate nel continuare a chiedere recinti normativi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Nel chiedere concessioni di Stato? Nel chiedere un atteggiamento paternalista da parte dello Stato che ci dice “vabbè, poiché non siete abbastanza brave, vi diamo l'aiutino”? Ma, colleghe di sinistra, noi siamo brave, possiamo arrivare con le nostre forze, non abbiamo bisogno delle quote. Noi non vogliamo più gare truccate.

Noi abbiamo capito che metà dell'elettorato è donna e che piuttosto dobbiamo convincerlo a votare delle donne. Voi, colleghe progressiste, avete una segretaria di partito che è donna: può, se vuole, riempire tutte le liste di donne senza nascondersi dietro a una norma (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

E ai colleghi di destra: l'effetto Vannacci si vede (Commenti), si vede benissimo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Finalmente avete levato le quote dai capilista. Almeno i capilista, su cui noi siamo totalmente contrari, perché noi vogliamo le preferenze, ma per lo meno dai capilista avete levato la parità di genere, perlomeno i capilista non avranno la necessità del bilanciamento. Però, dove ce la mettete, signori della destra? Ce la mettete nei candidati a preferenze, cioè state di nuovo dicendo alle donne: poiché non siete abbastanza brave a prendervi le preferenze da sole, vi mettiamo un po' di equilibrio, vi mettiamo un po' di riserva indiana.

Allora noi, con questo emendamento, vi diciamo: no, facciamo un passo in più, riduciamo questo equilibrio, perché vi nascondete sempre dietro la Corte, dite che la Corte costituzionale ha chiesto un equilibrio. Va bene, rispettiamolo. Sappiate, però, che la Corte ha anche precisato che l'equilibrio deve esserci in accesso, non in arrivo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché ad arrivare devono essere i bravi e i cittadini italiani devono essere liberi di scegliere i bravi e le brave. Ma riduciamo almeno questo equilibrio: votate il nostro emendamento, portiamolo almeno al 65-35. Lasciate che siamo votate perché siamo brave, lasciate che ci votino perché siamo determinate, lasciate che ci votino perché abbiamo le competenze, lasciate perdere le quote e votate i nostri emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.1077.3 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo al subemendamento 0.1.1077.5 Braga.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Tramite lei, vorrei inizialmente rivolgermi all'onorevole Ravetto, perché io capisco che lei non sia preoccupata, onorevole Ravetto, ma non tutte noi abbiamo cambiato partito per avere un seggio assicurato (Applausi), non tutte noi abbiamo cambiato partito per avere un seggio assicurato, e noi ci preoccupiamo anche delle altre donne, di quelle che sono qui e di quelle che vogliamo essere qui nei prossimi anni, perché non ci rassegniamo ad avere un Parlamento con meno donne (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Presidente, io vorrei ricordare di cosa stiamo parlando, di quale emendamento stiamo discutendo, dell'emendamento presentato ieri da una parte della maggioranza, dei subemendamenti che insieme alle altre opposizioni abbiamo depositato. Nell'emendamento che stiamo subemendando, con questa nostra proposta, sparisce improvvisamente una norma che c'è nella legge attualmente vigente, nella legge elettorale con cui tutte e tutti noi siamo stati eletti, e anche una norma che c'era nell'impianto precedente del Melonellum 1 e 2. Improvvisamente questo emendamento sulle false preferenze, come è stato detto, che è stato depositato dalla maggioranza, rimuove un criterio, che è quello della garanzia della rappresentanza di genere nei capilista bloccati.

Allora, la prima domanda è: perché? Perché rimuovere questo criterio che ha consentito un limite, anche se minimo, di garanzia della presenza delle donne nelle istituzioni? Questo è un Parlamento che ha poco più del 30 per cento di rappresentanza femminile. Qualche settimana fa, qui noi abbiamo ricordato tutte l'ottantesimo del primo voto alle donne. Siamo intervenuti in tante e in tanti, tutte e tutti noi ci siamo detti che il cammino da fare è ancora lungo, che quella rappresentanza non ci può vedere soddisfatte, che c'è ancora tanta strada da fare. E allora perché, mi domando, togliere questo principio? Guardate, io mi rivolgo soprattutto alle colleghe deputate dei partiti di maggioranza, perché so che sapete rappresentarvi da sole e non vi voglio dare nessuna lezione, però in queste ore abbiamo ascoltato anche autorevoli rappresentanti dei vostri partiti, leader politici, capigruppo ed esponenti di Governo in alcuni casi dire: guardate, non vi preoccupate, vi garantiamo noi, uomini; non vi preoccupate, ci sarà il 60-40, per capirci, nei listini. Però, poi se andate a leggere anche quegli emendamenti, scoprite che voi potreste anche essere messe seconde e non prime. Quante volte siamo state messe seconde (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? È successo a tante di noi e io penso che ci sia bisogno di votare con coscienza, sapendo che questa norma è una norma di salvaguardia e di garanzia che rappresenta un impegno non per noi che siamo qui oggi, ma per quelle donne che verranno e che noi vogliamo siano più numerose, più presenti e più in grado di incidere sulle regole della democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Questo principio di rappresentanza non può essere lasciato alla buona volontà di qualche capopartito. Avere una norma scritta per legge, come è stato in questi anni, impedirà che tutti i capilista nei collegi buoni siano uomini e che le donne divengano capilista nei collegi perdenti, impedirà, per i partiti piccoli che non avranno quel meccanismo nelle liste di coalizione, nei listini del premio di maggioranza, per chi prenderà semmai questa maggioranza, di essere eletto, impedirà che tante donne possano essere escluse con il voto inconsapevole oppure non sufficientemente ponderato che noi oggi facciamo in quest'Aula.

Io vi chiedo di riflettere, di votare questo emendamento e di farlo pensando non solo a voi, ma alle donne che noi vogliamo che siano più presenti in quest'Aula per rendere più forte e migliore la democrazia a cui tutti noi teniamo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Questo subemendamento cerca di superare un grande vulnus che l'emendamento Bignami introduce, eliminando la possibilità di avere in questa legge elettorale delle norme che vanno chiamate con il nome giusto, come sosteneva prima anche la collega Braga. Sono norme antidiscriminatorie, cioè servono ad evitare una discriminazione di base, che esiste, sulla partecipazione alla vita democratica tra uomini e donne.

Io conosco bene il testo dell'emendamento Bignami - lo dico rivolta alla maggioranza e rivolta al Governo - perché di fatto riproduce, su quel punto specifico, il meccanismo dei capilista bloccati e delle preferenze per gli altri candidati, quello che prevedeva l'Italicum. È esattamente la stessa norma su cui l'attuale maggioranza ci ha attaccato per anni, perché l'avevamo introdotta nella nostra legge elettorale, con la differenza, però, che nell'Italicum era previsto che il 50 per cento dei capilista fosse di un genere e l'altro 50 del genere diverso. Quindi, prevedeva una norma antidiscriminatoria che voi oggi, invece, avete completamente cancellato con l'emendamento Bignami, peraltro tornando indietro anche rispetto al testo che questa stessa maggioranza aveva votato in Commissione, che almeno un principio di norma antidiscriminatoria lo conteneva.

Io ve lo dico in modo molto costruttivo, per quanto, ovviamente, per noi l'emendamento Bignami non sia la soluzione che avremmo auspicato, perché noi di Italia Viva abbiamo presentato degli emendamenti che prevedono un sistema di preferenze senza capilista bloccati. L'emendamento Bignami sicuramente è un passo avanti rispetto al testo attuale presentato dalla maggioranza. Quindi, noi non avremmo difficoltà a votarlo sul tema delle preferenze, perché ci siamo impegnati a votare tutti gli emendamenti che presentino delle preferenze e che, quindi, in qualche modo correggano il sistema attualmente previsto dalla maggioranza. Proprio per questo, però, vi chiedo - e lo chiedo in modo particolare alla Ministra Casellati, oltre che ai relatori - di fare una riflessione su questo punto specifico e di accogliere questo subemendamento che vi proponiamo, cambiando il parere e votando anche questa proposta, che viene dalle opposizioni, di reintrodurre il principio del 50 per cento di capilista donne e il 50 per cento di capilista uomini.

Io faccio un appello non soltanto alle colleghe dei partiti di maggioranza, ma anche ai colleghi uomini, perché io credo che il valore di una piena parità nella partecipazione alla vita politica non sia una rivendicazione sindacale che le donne devono fare per le donne (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

È un principio democratico, culturale e sociale di cui anche gli uomini devono sentirsi portatori. Quindi, non è una battaglia che le donne fanno per loro stesse, ma una partecipazione davvero a parità di condizioni tra uomini e donne migliora la qualità della democrazia e cambia l'agenda politica. Lo abbiamo visto in questi anni di maggiore partecipazione delle donne nella vita delle istituzioni a tutti i livelli, dai consigli comunali al Parlamento. Ve lo dico facendo parte dell'unico gruppo in Parlamento, in questa legislatura, che ha più donne che uomini presenti.

Quindi, noi una scelta politica l'abbiamo già fatta a prescindere dalla legge elettorale, ma serve nella legge elettorale prevedere un principio di riequilibrio. Dal momento che la stessa maggioranza, seppur con il 60-40, lo aveva previsto inizialmente, per me è veramente un peccato che la maggioranza su questo punto torni addirittura indietro. È un principio di civiltà. Gli studi comparativi con altri ordinamenti ci hanno dimostrato che funziona per accelerare un riequilibrio di questa disparità che esiste.

Quindi, chiedo davvero ai colleghi di maggioranza tutti, uomini e donne, al Governo e in modo particolare alla Ministra Casellati di cambiare parere, di votare questo subemendamento e di rendere questa legge più giusta non solo per le donne (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Faccio una dichiarazione di voto su questo subemendamento. Anche io, tramite lei, voglio dire alla collega Braga che io sono una donna che si mette in gioco. Per questo si sposta di partito, non per il seggio, non come lei, che si nasconde dietro una segretaria donna e si fa nominare ed eleggere per acclamazione capogruppo per essere sicura di avere un seggio in futuro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). E le dirò di più…

PRESIDENTE. Parli con la Presidenza e non direttamente con i suoi colleghi.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …queste critiche la signora Braga non le faccia solo quando vede degli spostamenti a destra, ma rifletta sulla sinistra e magari sul perché la sua collega Madia vi ha lasciati per andare in un altro partito (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non credo per il seggio, ma per la vostra deriva anche femminile, a quanto vedo. Detto questo, torno sul subemendamento. La cosa incredibile è che Braga ci sta dicendo che loro fanno questo emendamento perché altrimenti - testuale - la loro segretaria donna, Schlein, domani non mette il 50 per cento dei capilista donne (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché è convinta che le sue deputate non siano abbastanza brave e non siano abbastanza competenti, deve mettere almeno l'80 per cento di maschi e il 20 per cento di donne, o non lo so, e quindi loro hanno bisogno di una norma (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ma cavoli, ma come siamo messi? Colleghe, convincente piuttosto la vostra segretaria dell'opportunità di candidarvi, se siete così brave, come la Braga afferma di essere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, credo che all'onorevole Ravetto non sia chiara la differenza fra le quote e la parità di genere, che è quello che stiamo chiedendo con questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). La maggioranza oggi chiede di fare un enorme passo indietro su questo tema. Per questo il nostro emendamento è di pura garanzia. Chiediamo che nel complesso dei capilista nessuno dei due generi superi il 50 per cento.

Il paradosso a cui assistiamo oggi è clamoroso, perché la prima donna Presidente del Consiglio ci fa rischiare il più grave arretramento della rappresentanza femminile degli ultimi anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È una contraddizione, questa, che resterà nella storia, perché non basta che una donna raggiunga il vertice del potere se, per consolidare quel potere, smantella tutte le regole che consentono alle altre donne di partecipare alle istituzioni, sacrificando così la democrazia paritaria.

State sacrificando la democrazia paritaria alle esigenze di tenuta della vostra maggioranza. Per questo vi chiediamo di votare, di ripensare e di approvare questo emendamento, che chiede garanzie per tutti, donne e uomini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.1077.5 Braga, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo al subemendamento 0.1.1077.4 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.1077.4 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 1.1077 Bignami, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario del relatore di minoranza.

Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Arriviamo all'emendamento più atteso, lo possiamo dire. L'emendamento che è uscito dal cilindro ieri, di cui non abbiamo avuto modo di discutere in Commissione e che cambia completamente e radicalmente la selezione. È stato venduto come l'emendamento del ritorno al sistema delle preferenze. Mi limito a segnalare uno studio di YouTrend, che dice che nei partiti fino a una soglia del 10-12 per cento gli effetti di questo emendamento non intaccheranno la totalità degli eletti con il capolista bloccato. Quindi, per quasi tutti i partiti, ad eccezione in questo momento, per i sondaggi, di Partito Democratico e Fratelli d'Italia, verranno eletti sempre e comunque, con un problema molto serio di violazione dell'articolo 3 della Costituzione, che è quello dell'uguaglianza.

Provo a spiegarmi: se noi siamo tutti su di una lista bloccata - si può essere d'accordo o meno - siamo tutti uguali sulla linea di partenza; se siamo tutti con le preferenze, siamo tutti uguali. Ma nel momento in cui nella stessa lista c'è un capolista bloccato e gli altri con la preferenza, c'è una lesione del principio di uguaglianza. Altra questione, è stata ricordata, ma io vorrei ritornarci, perché sono uscite delle agenzie per calmare, ovviamente, le preoccupazioni delle colleghe della maggioranza, dicendo in buona sostanza: non è vero che è saltato il meccanismo del 60 e 40, perché, siccome viene mantenuto il 60 e 40 sul listino proporzionale, o meglio, sul listone nazionale, e viene introdotto, con l'emendamento 1.1077, l'obbligo per cui chi è candidato nei listini proporzionali è candidato anche nei listini plurinominali, alla fine si ritorna al 60-40.

Allora, così non è, e comunque, se così fosse, io chiedo ai presentatori e al collega Bignami perché è stato scritto: alla lettera g), aggiungere, in fine, le seguenti parole: “e il secondo periodo è soppresso”. La verità è che, mentre prima c'era una norma e c'era anche, nella fase di deposito delle liste, un controllo preventivo dell'Ufficio elettorale centrale nazionale sul rispetto del meccanismo 60 e 40, questo controllo preventivo non ci sarà più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Perché è evidente che i 70 candidati del listino sono di coalizione, e quindi non di lista. È evidente che, nel ritorno alla lista, questo comporta il fatto di una diminuzione. E, in ogni caso, è evidente che si scambia, come ha sottolineato meglio di me la mia capogruppo Chiara Braga, un diritto - e su quel diritto si sono costruite anche scelte di partito in determinate direzioni - con, sostanzialmente, una forma di generosità nelle scelte interne da parte, di fatto, dei leader politici. Quindi, in buona sostanza, non è vero che c'è un ritorno alle preferenze nel loro complesso.

Ciò perché è evidente che, per larga parte degli elettori, e in particolare quelli dei partiti medio-piccoli, ci sarà una situazione di assoluta inutilità del voto di preferenza. Chiudo, signor Presidente: vorrei segnalare ai colleghi anche l'alterazione della competizione. Avremo nello stesso collegio plurinominale dei candidati con le preferenze che avranno la possibilità di ambire a raggiungere il seggio e altri che avranno la certezza matematica di non arrivare a questo risultato.

È uno stravolgimento completo della competizione elettorale, è uno strumento assolutamente insufficiente, è uno strumento che io non esito a definire truffaldino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo emendamento, se dovesse passare, cancellerebbe anni di politiche e di conquiste per le pari opportunità nel nostro Paese e sarebbe un'onta indelebile sulla nostra legislatura. Io, insieme ad altre colleghe che voglio ringraziare, ho posto il tema di come questa legge elettorale possa tendere ogni giorno, che è il nostro dovere, al compimento di quel principio costituzionale e alla piena attuazione di una democrazia paritaria che è prevista dalla nostra Costituzione e che chiede di promuovere l'accesso alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.

Noi abbiamo posto un tema che riguardava l'utilizzo delle preferenze tra tutti i doverosi meccanismi che garantiscano ai cittadini di poter esprimere un voto consapevole, trasparente e riconoscibile nel risultato della rappresentanza. È un'esigenza importante, alla base della democrazia. Ma, tra tutti i meccanismi che si potevano introdurre per superare quell'obbrobrio del listone nazionale bloccato, le preferenze vanno a penalizzare esattamente l'elezione delle donne. Non lo dico io, non lo diciamo noi donne: lo dicono i dati della letteratura internazionale, lo dicono i dati del nostro Paese.

Ma, al di là di questo elemento, noi ci dobbiamo chiedere: perché oggi c'è una questione di rappresentanza femminile nel meccanismo delle preferenze? Perché la competizione per preferenze usa il potere delle persone, premia la visibilità e il potere, costa, e quindi chiama in causa la questione delle risorse economiche. O noi diciamo che, nel nostro Paese, le donne guadagnano tanto quanto gli uomini, oppure ammettiamo che questo meccanismo mette le donne in una condizione svantaggiata.

E io lo voglio dire con chiarezza anche alle tante colleghe che, legittimamente, la pensano diversamente: il problema non riguarda noi. Il problema non riguarda noi che siamo già in questa Camera, che abbiamo una visibilità, un'agibilità politica e uno spazio anche economico; il problema riguarda le altre donne che sono fuori da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)! Quelle che aspirano, come noi, ad entrare in quest'Aula! Questo è il dovere di cui noi oggi ci dobbiamo fare carico; non è lo stipendio di una parlamentare che fa la differenza nel nostro Paese, è lo stipendio da 1.500 o 1.400 euro al mese di una donna, magari con figli, che fa l'infermiera.

Quella donna parte svantaggiata. Oppure ammettiamo che diciamo delle frottole quando ci riempiamo la bocca a dire che il gap salariale nel nostro Paese, il gap di potere, è un problema. Ma, al di là di questo punto sulle preferenze, voi, in questo emendamento, fate una cosa che va oltre l'utilizzo di un metodo svantaggioso per le donne. Voi, in questo emendamento, mettete delle condizioni di fatto per le quali potrebbero esserci tutti i capilista uomini e, al secondo posto, di nuovo tutti uomini.

Ed è un emendamento che calpesta, di fatto, il diritto sostanziale delle donne di avere accesso alle cariche pubbliche, rispondendo a quell'ego e a quella megalomania del potere maschile che, troppo spesso, nei partiti è in prevalenza. E i primi a saperlo e a dover avere coscienza di tutto questo siete proprio voi, colleghi uomini in quest'Aula. Qualcuno ha usato, per contraddire la necessità di avere un equilibrio di genere, che è una norma antidiscriminatoria, argomenti come quelli che abbiamo sentito anche qui.

Le donne sono capaci. Certo che le donne sono capaci! Non vogliamo avere le riserve. Certo che non vogliamo avere le riserve! Non siamo dei panda, quindi non vogliamo essere trattate come panda. Che svilimento sentire in quest'Aula le parole dei detrattori della Golfo-Mosca a distanza di 15 anni dall'approvazione di quella legge (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Alleanza Verdi e Sinistra).

Allora oggi il tema - e lo chiedo alle colleghe donne, ma lo chiedo ancora di più ai colleghi uomini - non è dire se le donne valgono o non valgono; è mettere le donne nelle condizioni paritarie, rispetto agli uomini, di concorrere e di entrare in quest'Aula più di quell'un terzo che saremo. L'esito del vostro emendamento sarà far crollare la presenza delle donne al 10 per cento come era 20, 30, 40 anni fa: un passo indietro enorme. Noi vogliamo…

PRESIDENTE. Concluda.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). …concorrere, certo, ma io sono madre di due figli e penso che tanti uomini, in quest'Aula, abbiano figli, sorelle, mogli. Ecco, io ho una figlia e un figlio. Io non accetto che a mia figlia lo Stato dica che deve lottare per ottenere quello che a mio figlio è garantito di diritto (Applausi della deputata Bakkali). Questa è la coscienza che dovremmo avere nel votare questo emendamento.

E cari colleghi uomini, io capisco che potete raccontarvela come volete, ma anche se voi vi credete assolti, sappiate che rimarrete, da oggi in poi, sempre coinvolti (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà, per 3 minuti.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Sì, grazie, Presidente. Noi oggi siamo qui a votare l'emendamento a prima firma del collega Bignami. È un emendamento su cui, come abbiamo già comunicato prima dell'Aula, noi di Futuro Nazionale voteremo a favore. Voteremo a favore non perché ci convince questo emendamento, ma perché, piuttosto che nulla, è meglio piuttosto, come si suol dire, perché noi abbiamo presentato, sia in Commissione che anche all'interno di quest'Aula, un emendamento. In Commissione è stato accantonato, pur di non votarlo.

Il nostro era un emendamento vero, un emendamento che parlava di preferenze, un emendamento che toglieva le liste bloccate per dare la sovranità al popolo, dare la sovranità agli elettori che ci hanno permesso di essere oggi all'interno di quest'Aula. Allora, noi di Futuro Nazionale crediamo che, se qualcuno oggi ha paura del confronto, probabilmente è perché qualcuno non è convinto dell'azione che ha portato avanti in questi anni all'interno di quest'Aula. Quindi, non riusciamo a capire per quale motivo ci sia stata questa forte azione nel contrastare l'emendamento di Futuro Nazionale.

L'unica cosa che resta dalla presentazione dell'emendamento Bignami è che abbiamo sicuramente il merito di avere spronato la maggioranza su un testo base che non prevedeva le preferenze e, pur di accontentare o far passare il messaggio agli elettori, anche la maggioranza - e parlo principalmente di Fratelli d'Italia in questo momento, visto che sono stati loro i promotori di questo emendamento - vuole dimostrare che va nella direzione degli elettori, quando, invece, si tratta di un grande inciucio, perché dobbiamo dircelo all'interno di quest'Aula in modo onesto e dobbiamo dirlo anche agli elettori che ci stanno ascoltando da casa che mettere un capolista bloccato e successivamente i voti a preferenze significa, nella maggior parte dei casi, eleggere solo quel capolista.

Quindi, l'elettore non decide quasi nulla (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). L'elettore avrebbe deciso tutto con l'emendamento presentato da Futuro Nazionale, ma, purtroppo, voglio recitare un detto di Voltaire che diceva che il meglio spesso è nemico del bene. Quindi, probabilmente, il nostro emendamento era migliore, ma diventava nemico del bene. Il nostro emendamento era migliore di quello presentato oggi, ma per qualcuno, all'interno di quest'Aula, diventava nemico del bene (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Noi voteremo a favore di questo emendamento convinti che non sia la soluzione che avevamo proposto noi, ma, come ho detto all'inizio di questo intervento, è meglio questo piuttosto che nulla e avere i listini bloccati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Il nostro è un Paese che spesso pecca di mancanza di memoria. Ora non vorrei, come dire, ricordare a me stesso e ai colleghi il dibattito che ci fu nel nostro Paese sulle preferenze all'inizio degli anni Novanta, su come veniva valutato quel sistema dopo decenni di adozione. Veniva valutato come un sistema che non garantiva una effettiva scelta alla maggioranza dei cittadini; garantiva, piuttosto, delle sacche di clientelismo. Alcuni lo definirono addirittura criminogeno.

Ma non voglio riaprire quella pagina. Piuttosto, vorrei dedicarmi a questo gioco di prestigio offensivo che la maggioranza propone con questo emendamento, offensivo per il Parlamento per le modalità con cui è arrivato, come ha ricordato il collega Fornaro prima, cioè un emendamento che stravolge - stravolge! - la legge elettorale introducendo un elemento, comunque, di cambiamento - poi dirò qualcosa sugli effetti e sulle conseguenze effettive - ma viene presentato così, come emendamento all'ultimo minuto della riapertura dei termini per presentarli. Era già previsto, dicono qui i relatori, ma era così previsto che, in tutta una discussione in Commissione, non se ne è parlato.

Si dà maggiore potere ai cittadini. Ma quando mai, ma quando mai! Ma sarà una percentuale minima di eletti che saranno eletti con le preferenze, perché la combinazione degli effetti dei capilista bloccati, delle pluricandidature e degli eletti che saranno eletti per effetto del premio di maggioranza faranno sì che una percentuale minima sarà eletta attraverso le preferenze. Ma attenzione, non vi azzardate a dire ai cittadini: avrete maggiore potere di voto, perché il cittadino che esprimerà una preferenza per una candidata o un candidato, che poi scatterà nell'altra lista plurinominale grazie alla pluricandidatura o grazie al premio di maggioranza, in realtà vedrà eletto il successivo che, magari, avrà preso pochissime preferenze e che lui aveva proprio voluto penalizzare indicando la preferenza per l'altro.

Allora smettetela di prendere in giro gli elettori. E se pensate, infine, di evitare un pericolo serio di incostituzionalità attraverso questo, in realtà incappate in un altro rischio di incostituzionalità, di violazione dell'articolo 3 e dell'articolo 51. Quindi, guardate che state veramente imboccando una strada pericolosissima e rischiosa…

PRESIDENTE. Concluda.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). …e soprattutto che rende un'ulteriore truffa questa legge elettorale ai danni dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà per due minuti.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Hanno insegnato a tutti noi che la politica è un compromesso e credo che ne siamo convinti tutti, tranne qualcuno che fa finta di essere un estremista. Io, però, mi chiedo perché, in questo Paese, abbiamo sempre frainteso la logica del compromesso, cioè l'abbiamo identificato come un mezzo per non fare mai le scelte chiare. Se noi siamo convinti che i cittadini sappiano fare una selezione della classe politica migliore dei segretari di partito, mettiamo le preferenze per tutti. Se siamo, invece, convinti che i cittadini facciano una selezione della classe politica non migliore delle élite politiche, non mettiamo le preferenze. Ma certe volte voler fare per forza le soluzioni ibride provoca più danno di ciascuna delle due fra cui stiamo scegliendo e questo è uno di questi casi, perché noi non solo avremo i problemi che sono stati descritti già e che non posso ripetere per ragioni di tempo, ma creeremo anche parlamentari di serie A e parlamentari di serie B. Pensate, in questo Parlamento, quando ci sarà da discutere l'uno con l'altro e io ti dirò: io valgo più di te, perché io sono stato scelto dagli italiani e tu sei stato scelto da un segretario di partito.

E anche le leggi elettorali che abbiamo fatto in questi 30 anni - 75 per cento maggioritario, 25 per cento proporzionale; 66 per cento proporzionale, 33 maggioritario - sono sempre frutto dello stesso virus. In questo Paese abbiamo talmente tanta paura delle scelte chiare e nette che preferiamo abusare del termine nobile del compromesso per fare scelte che sono peggiori delle due alternative. Quindi, colleghi, pensiamoci bene.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Boldrini. Ne ha facoltà, per un minuto.

LAURA BOLDRINI (PD-IDP). Presidente, parlo dopo aver ascoltato questo dibattito che ho trovato veramente preoccupante, perché, vede Presidente, essere uomini o essere donne nel nostro Paese non è la stessa cosa e lo sappiamo tutti. Essere donne vuol dire dover fare più sacrifici, vuol dire dover fare più rinunce, guadagnare di meno. A volte vuol dire anche soccombere, essere vittime della violenza.

Allora, l'alternanza di genere è stata una conquista che noi abbiamo fatto dopo tanti anni di battaglia politica ed è stata una conquista che ha concesso alle donne di questo Paese di entrare nelle istituzioni, proprio perché essere uomini e donne nel Paese Italia non è la stessa cosa. Queste sono norme antidiscriminatorie. Allora, la norma non è una concessione. Io chiedo alle colleghe e ai colleghi della destra: cosa ci guadagnate a rispingere il Paese indietro? Voi, donne della destra, come potete oggi prendervi la responsabilità di cancellare quelle conquiste…

PRESIDENTE. Concluda.

LAURA BOLDRINI (PD-IDP). …e riportare il Paese indietro, con il rischio che quelle norme antidiscriminatorie, quando non ci saranno più, condanneranno le donne a essere fuori dalle istituzioni?

PRESIDENTE. La ringrazio.

LAURA BOLDRINI (PD-IDP). Presidente, io spero che la Ministra, che è presente, faccia una riflessione su questo, perché è veramente una immensa responsabilità quella che vi state prendendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Benzoni. Ne ha facoltà, per un minuto. Poi passiamo ai voti.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Devo confessarlo: nel dibattito di questi giorni ero uno di coloro che era stra-favorevole all'introduzione delle preferenze; l'ho sempre fatta come battaglia personale, di risposta al territorio. Credo che obblighi i deputati a rispondere ai territori in cui vengono eletti e ai problemi di quei territori. Credo, però, che questo emendamento dimostri come non abbiamo alcuna intenzione di inserire le preferenze dentro questa legge. Abbiamo voglia di prendere per i fondelli i nostri cittadini, abbiamo voglia di raccontargli che inseriamo le preferenze senza dare la possibilità a nessuno. A quella classe dirigente che lavora ogni giorno sul territorio, di tutti i partiti, e a quegli amministratori non daremo la speranza, attraverso le preferenze, di poter essere eletti, perché saranno pochissimi quelli che entreranno qui grazie alle preferenze, e noi ci riempiremo la bocca di qualcosa che non abbiamo fatto. Quindi, annuncio il mio voto contrario su questo emendamento, che è fuffa (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Deputato Furgiuele, vuole parlare a titolo personale? Prego. Magari cerchiamo di segnalarci in tempo utile…

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Avevo provato prima a segnalare più volte.

PRESIDENTE. ...per organizzare meglio i nostri lavori. Prego.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Annuncio il voto favorevole di Futuro Nazionale a questo emendamento, ma vorrei che rimanesse agli atti che ci sono grandi riserve (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Per Futuro Nazionale le preferenze sono esclusivamente quelle che consentono al cittadino di scrivere nome e cognome della persona che si vuole votare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Qui rimangono i capilista, qui rimangono le liste di nomi, su cui il cittadino può mettere delle crocette, che sono stati scelti direttamente dalle segreterie dei partiti. Quindi, oggi si vota un compromesso, non si vota la soluzione. Futuro Nazionale continuerà la sua battaglia affinché i burocrati non decidano per i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre a titolo personale, il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Penso che con questo emendamento il Governo presenta una legge dove in realtà non ci sono le preferenze. Interviene successivamente con un emendamento per ripristinare le preferenze, ma le preferenze con i capilista bloccati. Ahimè, un po' è meglio di nulla, ma si vede l'effetto Vannacci, perché nel provvedimento iniziale non c'era e viene introdotto successivamente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ma poi addirittura il generale si esprime sul fatto che non serve l'alternanza di genere per valorizzare le donne e cosa viene fatto con questo emendamento? Si possono inserire tutti i capilista senza l'alternanza di genere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Un capolavoro, un capolavoro per inseguire quelle che sono le istanze del generale.

Questo Governo per inseguire il consenso, per inseguire quella che è la volontà degli elettori…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …segue, in realtà, quelle che sono le indicazioni del generale. Quindi, un ringraziamento al Governo per aver seguito le indicazioni del generale su quello che ci chiedono gli italiani…

PRESIDENTE. La ringrazio.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …in questa legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Colleghi, ogni deputato guadagni la propria postazione, per cortesia. Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto. Ricordo che è vietato fare foto.

Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1077 Bignami, con il parere favorevole della Commissione e del Governo. Deputati, prendete posto. Sedetevi. Vogliamo che questa votazione sia fatta nella maniera più regolare e limpida possibile.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione) (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ) .

Non si fanno foto!

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12) (Vivi e prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva-Casa Riformista che, levandosi in piedi, gridano: “Elezioni, elezioni!”, “Dimissioni, dimissioni!”, “A casa!”).

Bene, abbiamo capito… Adesso dobbiamo proseguire i nostri lavori, ok? (Il deputato Penza scende verso il centro dell'emiciclo)… Onorevole Penza, torni al suo posto…

Sull'ordine dei lavori e per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Quest'Aula ha dato un'immagine indegna con questo voto che, di fatto, contestualizza una spaccatura all'interno della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) perché è evidente, lo dico agli amici di Fratelli d'Italia, che i deputati di Forza Italia e della Lega hanno tradito il vostro accordo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti) e nel voto segreto, celandosi nell'oscurità di questa pulsantiera, hanno infranto il vostro accordo e hanno affossato le preferenze che Vannacci aveva invocato e su cui aveva fatto un appello al Presidente del Consiglio per farvi presentare la proposta (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Se questa è la dimostrazione della vostra capacità di gestire le alchimie parlamentari e il Paese…

PRESIDENTE. Bene, la ringrazio deputato Ziello. Lo considero un intervento sull'ordine dei lavori…

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). …ci fate capire che siete completamente inadatti con questa coalizione e che evidentemente gli unici funzionali alla sinistra sono quelli che vi hanno tradito nel voto segreto (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free – Commenti di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Allora, colleghi deputati, possiamo riprendere posto in modo tale che si possa fare chiarezza anche sul prosieguo dei nostri lavori. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il presidente Giuseppe Conte. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci sono dei momenti in cui, quando si ha un alto incarico di Governo, bisogna anche assumersi la responsabilità della situazione delle proprie decisioni (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Parlaci delle mascherine!”, “Buffone!” - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… Non cadete nella provocazione…

PRESIDENTE. Colleghi… I deputati fanno notare che c'è una registrazione in corso con tanto di flash, quindi evitiamo cortesemente di creare situazioni di inutile tensione. Deputato Conte, prego, prosegua.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Grazie, signor Presidente. La situazione del Paese è drammatica - l'abbiamo descritta più volte -, grazie anche a un sistema dell'informazione che è assolutamente acquiescente rispetto al Governo e a Chigi, nonostante questo venga negato e venga rappresentata una situazione edulcorata. La situazione è drammatica per chi rinuncia alle cure - sei milioni -, per donne e giovani sottopagati e per sei milioni di cittadini che in questo momento sono in condizioni di povertà assoluta. È drammatica perché, nonostante 209 miliardi, questo Governo è riuscito addirittura a portarci a una crescita dello zero virgola, quando invece gli avevamo consegnato un Paese che correva, per crescita del PIL, tra i primi posti in Europa.

E allora, dopo quasi quattro anni - ormai siamo a quattro anni di Governo - con zero riforme, questo Governo si presenta agli italiani in questo Parlamento per cambiare le regole del gioco elettorale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), per perpetuare e accomodarsi con un accrocchio di legge elettorale, che è una vergogna già a pensarla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Non solo, ma nell'ambito di questo accrocco di legge elettorale, che nasce da un accordo blindato di maggioranza, in cui c'è un listone nazionale e listini proporzionali locali completamente predeterminati, c'è stato il tentativo proditorio, falsificatorio e mistificatorio di Fratelli d'Italia, e quindi della Presidente Meloni in persona, responsabile del partito, di voler prendere in giro gli italiani con un finto, falso emendamento sulle preferenze (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Non solo. La Presidente Meloni ha inteso sfidare questo Parlamento - tutte le forze - lanciando poche ore fa una sfida e dicendo che bisognava metterci la faccia. La faccia ce l'avete messa, siete andati sotto e avete sfiduciato la vostra Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). A questo punto vorrei ricordare, senza andare, signor Presidente e colleghi, molto in là nel tempo... A voi piace sempre parlare di senso dell'onore, giusto? Chi ha il senso dell'onore, come chi vi parla, nel Conte II ha aperto una crisi di Governo ed è andato al Quirinale quando ha avuto sia la maggioranza al Senato, sia la maggioranza dei votanti alla Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ora che siete andati sotto, vi rimane un'unica cosa: aprire una crisi di Governo e andare a casa, perché tocca a noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra – I deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle scandiscono: “A casa!”)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Ma la ringrazio, Presidente. Io vorrei sottolineare, affinché si colga il senso politico di quanto è appena avvenuto con questo voto, che il Governo non aveva avuto la cautela di rimettersi all'Aula su questo emendamento. La Ministra Casellati, per conto del Governo, aveva...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, deputato Magi, così non possiamo procedere. Blocchiamo il tempo. Colleghi deputati, sicuramente c'è stato trambusto, colpo di scena, quello che desiderate, però qui bisogna stare al proprio posto e in silenzio, perché i lavori di questo Parlamento devono proseguire. Ci saranno le reazioni, i commenti, quello che volete, però chi sta in Aula deve consentire ai colleghi di fare il proprio lavoro.

Chiedo a tutti di riprendere la propria postazione e di stare in silenzio, in modo tale che gli oratori che si sono prenotati per i propri interventi possano esercitare il proprio diritto. Ci siamo? Colleghi? Rizzetto, Osnato, Gemmato. Deputato Orsini, faccia la cortesia, su, riprenda il suo posto. Deputato Magi, prosegua.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Ha proprio ragione, così non possiamo andare avanti, così non può andare avanti il Paese e non andrà avanti questo Governo. Dicevo che la Ministra Casellati non ha avuto la cautela, parlando per conto del Governo, di rimettersi all'Aula su questo emendamento. La Ministra ha aderito completamente ai pareri espressi dai relatori di maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

Questo significa che il voto che c'è appena stato in quest'Aula è un voto di sfiducia piena nei confronti del Governo Meloni, che dovrebbe trarne le conseguenze immediatamente. Perché la storia di questa legge elettorale è la storia di una imposizione, perché la Presidente Meloni, sin dall'inizio di quest'anno, ha detto: noi andremo avanti. Se le opposizioni ci staranno bene, altrimenti tireremo dritto con la forza dei numeri. Oggi non c'è più alcuna forza dei numeri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Non avete più i numeri, dovrete prenderne atto. Quanto è avvenuto oggi è la sanzione del Parlamento nei confronti della prepotenza di questo Governo. Presidente Meloni, vada al Colle (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Oggi la Presidente del Consiglio Meloni, in un modo veramente inusuale, in un post sui social, come lei è solita fare, ha chiesto la fiducia al Parlamento. Ha detto: “Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani”.

Presidente Meloni, lei oggi non ci ha messo la faccia e, pensi, è mancato il voto di Giorgia Meloni (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e il Parlamento ha sfiduciato Giorgia Meloni. È la più grande sconfitta politica della Presidente del Consiglio e non può che trarne le conseguenze. Lei oggi, a gamba tesa, è intervenuta cercando di condizionare le prerogative costituzionali del Parlamento, chiedendo di fatto una fiducia via social, una cosa che non si è mai vista, ed è stata sfiduciata.

E quindi anche noi chiediamo alla Presidente del Consiglio di andare rapidamente dal Presidente della Repubblica, perché è chiaro che questi 35-40 voti che sono mancati sono mancati dalla sua maggioranza su un punto essenziale. E ancora una volta Giorgia Meloni ha perso. Ha perso come ha fatto perdere la riforma sulla separazione delle carriere facendo un improvvido intervento al Teatro Parenti, dicendo che, se fosse passata la riforma, sarebbero stati liberati spacciatori, pedofili e quant'altro.

Oggi, ancora una volta, intervenendo a gamba tesa, è stata l'artefice della sua sconfitta. Ma la vera questione è che ci troviamo di fronte a una legge elettorale truffa che vuole consegnare o vorrebbe consegnare un potere enorme a questa maggioranza di fronte ai veri problemi del Paese, che avete dimenticato perché, dopo che avete occupato la Rai in maniera indecente, subordinando la Rai e l'informazione alle vostre esigenze politiche, è giunto il momento di liberare questo Paese da questa cappa oppressiva che oggi questa maggioranza vuole portare a determinare su tutto il Paese.

E quindi anche noi ci associamo e chiediamo a Giorgia Meloni che vada dal Presidente della Repubblica; noi siamo pronti al voto e siamo pronti a governare questo Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Proseguiamo questo giro di interventi sull'ordine dei lavori. Ha chiesto la parola la deputata Boschi. No, chiedo scusa, la deputata Schlein. Mi perdoni. Subito dopo lei. Perdoni, deputata Schlein. A lei la parola.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Questo è stato un voto contro l'arroganza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che si levano in piedi), un voto contro l'arroganza di chi pensa che in un Paese con una crescita a zero, con i salari tra i più bassi d'Europa, il costo dell'energia più caro d'Europa, le liste d'attesa infinite in sanità, le tasse che avete portato a record, la priorità di Giorgia Meloni è la legge elettorale, e alcuni deputati della loro stessa maggioranza evidentemente hanno pensato di dire no. È un voto contro l'arroganza di una leader donna che, per difendere il suo potere, era pronta a schiacciare quello delle altre donne (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa).

PRESIDENTE. Colleghi deputati Chiedo scusa, deputata Schlein, porti pazienza. Colleghi deputati, dovete tornare al vostro posto oppure allontanarvi dall'Aula (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Deputato Cangiano, torni al suo posto. Deputato Caiata! Colleghi deputati, capannelli, chiacchiericci: dovete tornare al vostro posto oppure allontanarvi. Prego, deputata Schlein, prosegua… Deputato Molinari, mi aiuti per cortesia. Prego, deputata Schlein, prosegua.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Guardi, Presidente, sarò brevissima, diamo il tempo ai colleghi di prendere atto che hanno fallito (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra) e che è il momento di ritornare a casa, per dare finalmente un Governo in questo Paese in grado di risolvere i problemi di milioni di italiani, che avete ignorato per quattro anni, mentre vi occupavate solo dei vostri patti di potere, che oggi, sotto gli occhi di mezzo Governo sono saltati. Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Presidente, noi siamo a favore delle preferenze (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ma dobbiamo prendere atto che questo Parlamento ha votato contro il Governo, che, anziché rimettersi all'Aula, si era espresso chiaramente a favore dell'emendamento Bignami. È evidente che i parlamentari di maggioranza non si fidano di questo Governo, non si fidano di Giorgia Meloni.

Dobbiamo dichiarare chiusa questa legislatura e andare al voto subito, con questa legge elettorale (Applausi del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Secondo le regole della democrazia la Presidente Meloni deve andare al Quirinale e rassegnare le dimissioni per ridare la parola ai cittadini subito. Noi non faremo Governi tecnici. Al voto subito, a settembre gli italiani decidano (Applausi del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Bene, torniamo al provvedimento. Ha chiesto di parlare il deputato Bignami (Commenti). Colleghi, la legge è uguale per tutti.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Presidente, credo che sia importante ristabilire un ordine dei fattori. Noi, come Fratelli d'Italia, insieme ai colleghi e agli amici di centrodestra, abbiamo assunto un impegno dinanzi agli italiani: quello di dare loro la possibilità di scegliere i deputati e le deputate che siedono in quest'Aula. Altri, che dicono di volerlo fare, non hanno presentato neanche un emendamento per farlo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi - Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), e questo significa prendere in giro gli italiani. Voi applaudite a prendere in giro gli italiani!

Ma non è l'unica cosa che credo sia importante ristabilire. Perché vedete, colleghi, la differenza tra noi e voi…

PRESIDENTE. Onorevole Sarracino…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …è che noi ci mettiamo la faccia (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - Dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle: “A casa!”). Voi ci mettete qualcos'altro e il risultato è che noi, dinanzi agli italiani, ci assumiamo la responsabilità di quello che diciamo, di quello che facciamo, di quello che votiamo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Voi siete l'ennesimo esempio di vigliaccheria, che non è capace, a viso aperto, di dire che cosa vota (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), e ci venite a fare le lezioni (Commenti)

PRESIDENTE. Colleghi…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …e ci venite a fare le lezioni …

PRESIDENTE. Colleghi deputati… deputato Bignami…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …ci dite che volete le preferenze e votate contro le preferenze, ci dite che volete i seggi per le donne candidate, ma non avete il coraggio di farlo. La differenza, Presidente, è tutta qua, tra chi si assume la responsabilità delle proprie azioni (Proteste del deputato Provenzano)…

PRESIDENTE. Deputato Provenzano…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …e chi si nasconde. E se fossi al posto vostro, mi andrei a nascondere. Andiamo avanti con le votazioni, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Andiamo avanti con i lavori. Deputato Della Vedova, a titolo personale?

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente, a titolo personale, solo per sottolineare…

PRESIDENTE. No, non può intervenire, sull'ordine dei lavori non può intervenire, mi dispiace, è già intervenuto il suo collega Magi, mi dispiace, uno per gruppo. Andiamo avanti con i nostri lavori. Siamo all'emendamento 1.1076 Riccardo Ricciardi, con il parere contrario della Commissione. La votazione avrà luogo a scrutinio segreto.

Non capisco se il deputato Ricciardi vuole intervenire oppure se facciamo parlare il deputato Della Vedova. C'è prima il deputato Ricciardi, che è il primo firmatario.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Presidente, noi, come richiamo al Regolamento, chiediamo un'immediata Conferenza dei presidenti di gruppo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Voglio dire, per quanto riguarda il dato politico, se vogliamo fare finta di niente possiamo fare finta di niente. Poi io francamente non capisco il richiamo a metterci la faccia. Noi abbiamo fatto delle dichiarazioni di voto chiare, abbiamo detto che votiamo “no”, voi avete detto che votate “sì” e ha vinto il “no” (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Quindi noi ci abbiamo messo la faccia e abbiamo vinto. Voi non ci avete messo la faccia e avete, oltretutto, anche perso. Questa è la realtà. Quindi, Presidente, io capisco che si voglia far finta di nulla rispetto a quello che è accaduto, ma noi abbiamo la Presidente del Consiglio che oggi si è esposta pubblicamente su questa legge elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), in maniera chiarissima, c'è tre quarti di Governo qua davanti. Se volete far finta di niente, come se nulla fosse accaduto, andiamo pure avanti, ma noi chiediamo l'immediata Conferenza dei presidenti di gruppo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Deputato Ricciardi, la richiesta che lei ha avanzato, ovviamente, in presa diretta, è inoltrata al Presidente della Camera. Tuttavia qui c'è un fascicolo, quindi noi andiamo avanti con le nostre procedure. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova, poi il deputato Zaratti su questo emendamento. Quindi, stiamo nel merito dell'emendamento 1.1076 Riccardo Ricciardi. Prego, deputato Della Vedova.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Io sto al merito di quello che voglio dire, naturalmente, e vorrei dire, rispondendo anche al collega Bignami, che qui il tema non è di chi ci ha messo la faccia, il tema è che voi la faccia l'avete persa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).

E, da questo punto di vista, io credo che abbia ragione il collega Ricciardi. Come minimo, proprio elemento basilare, l'ABC: si sospende e si fa una Conferenza dei presidenti di gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Presidente, in ogni democrazia parlamentare quello che è accaduto oggi significa soltanto una cosa: che il Governo non ha più la maggioranza in Parlamento (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E, da questo punto di vista, non ci possono essere comizi come quelli che abbiamo ascoltato da questi banchi, cercando di ribaltare la narrazione di quello che sta accadendo, di dire che la responsabilità non è propria. L'emendamento Bignami è stato bocciato dalla maggioranza del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!

Io mi andrei a nascondere se fossi stato autore di tale sconfitta! Le voglio dire, Presidente, che non possiamo far finta di niente in una democrazia parlamentare. I lavori non possono continuare, pertanto le chiedo, Presidente, non soltanto di convocare, di chiedere al Presidente della Camera di convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo immediatamente, ma di sospendere i lavori perché non ci sono più le condizioni democratiche (Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia), dopo che la maggioranza è stata così sonoramente bocciata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non ho capito bene. Deputato Zaratti, lei ha fatto una richiesta di sospensione dei lavori? Una richiesta di sospensione dei lavori deve essere messa ai voti. Parla a favore la deputata Boschi? Prego.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Sì, Presidente, considerando anche che alle ore 20 era già prevista, comunque, l'interruzione per il Comitato dei nove, apprezzate le circostanze, io credo che sospendere i lavori sia ragionevole anche per la maggioranza, perché fare finta di nulla e continuare a votare dopo che c'è stato un voto che ha mandato sotto il Governo è impensabile. Noi chiediamo, ovviamente, che venga convocata la Conferenza dei presidenti di gruppo, ma comunque sia che, nel frattempo, si sospendano i lavori finché il Presidente Fontana non darà la disponibilità a convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo.

PRESIDENTE. Adesso siamo tecnicamente, da un punto di vista regolamentare, nella circostanza di una richiesta di sospensione. Ha parlato a favore la deputata Boschi. Serve, se c'è, qualcuno che parli contro, altrimenti si vota. Prego, deputato Lupi.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, sia per dichiarare la ragione per cui il nostro gruppo è contro la sospensione dei lavori, per spiegarne le ragioni, sia anche per rispondere alle osservazioni che ho sentito. Nessuno vuole nascondersi dietro un dito, certamente, ma è nella storia del Parlamento che tanti, a volte, emendamenti di maggioranza, anche se proposti dalla maggioranza, vengono bocciati dal Parlamento nella sua sovranità, ed è evidente, da un punto di vista politico, che ogni volta che una maggioranza su qualsiasi legge, compresa quella elettorale, che è un passaggio importante… Ma la mia esperienza mi fa ricordare tante volte in cui il Governo e la maggioranza dell'epoca sull'emendamento delle preferenze sono andati sotto e il Governo ha continuato ovviamente il suo lavoro, anche se il valore politico di quello che è accaduto è evidente e non si nasconde. Ma qui c'è un altro elemento, però, di cui noi dobbiamo tenere conto. La legge elettorale che è stata proposta all'esame di questo Parlamento ha un testo base.

Questo testo base si fonda su alcuni cardini fondamentali. In questo testo base non erano previste le preferenze. Il nostro gruppo, Noi Moderati, con Fratelli d'Italia ha proposto, perché convintamente a favore delle preferenze, un emendamento, che poi è stato sottoposto all'Aula - tra l'altro non firmato dagli altri gruppi di maggioranza - secondo cui il completamento di questa legge elettorale, nella sua complessità, dovesse avere la possibilità di dare ai cittadini il principio di rappresentanza e di scelta diretta. È stato bocciato un emendamento che non mette in discussione il testo base dal punto di vista regolamentare, perché, se questo emendamento, una volta bocciato, non permettesse più alla sua legge di avere una sua ratio, una sua regolarità e una sua razionalità, ovviamente bisognerebbe sospendere i lavori, riportare il testo in Commissione e valutare le conseguenze di quell'emendamento approvato o bocciato. Perdonatemi, maggioranza e opposizione, lasciamo perdere le considerazioni politiche: il Parlamento non è in queste condizioni. Ha un testo base regolare, ha iniziato ad affrontare l'articolo 1; nell'articolo 1 c'erano le liste, lo dico tra virgolette, “bloccate”; ci sono stati emendamenti - tra l'altro, la maggior parte di questi bocciati - che hanno visto… ovviamente dire che il Parlamento non vuole l'introduzione delle preferenze. Da questo punto di vista, quindi, dal punto di vista regolamentare non è accaduto nient'altro se non l'attività normale di un'Assemblea democratica e parlamentare, qual è quella che affida ai parlamentari il compito di decidere nel merito.

Dal punto di vista politico, è evidente che c'è una riflessione ovviamente da fare, ma procedere a una sospensione dei lavori credo non sia corretto dal punto di vista regolamentare e anche per il lavoro che la Presidenza e l'Assemblea devono fare. Quindi, il mio parere è che ovviamente ci sarà la sospensione alle ore 20; poi, se si ritiene di dover convocare tra le 20 e le 21 la Conferenza dei presidenti di gruppo per capire come andare avanti, ci mancherebbe altro; è legittimo da parte delle opposizioni chiedere una Conferenza dei presidenti di gruppo - e credo che la Presidenza della Camera lo valuterà - per poi proseguire nell'ambito dei lavori. È evidente che, qualora tutta la proposta di legge fosse bocciata, non solo ci sarebbe un problema di merito su un emendamento, ma una riflessione più ampia che la maggioranza deve fare.

Poi lascio le considerazioni, e concludo, ovviamente a chi dice - prendendo spunto strumentalmente da questo emendamento, dicendosi prima a favore delle preferenze e poi contrario per utilizzare legittimamente una battaglia politica - che il Parlamento non si è occupato di altro. Mi sembra che le due leggi che sono state approvate da questo Parlamento, proprio in questo mese, siano fondamentali. Penso al salario giusto e penso ovviamente al decreto Casa proprio per dire che l'attività del Governo va nella direzione che ci siamo auspicati. Quindi il mio voto e quello del nostro gruppo è contrario alla sospensione dei lavori.

PRESIDENTE. È stata avanzata, ai sensi del nostro Regolamento, una richiesta di estensione degli interventi su questa richiesta di sospensione, che ovviamente viene applicata.

Ha chiesto, dunque, la parola la deputata Chiara Braga. Prego, la ascoltiamo.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io mi associo alla richiesta fatta dai colleghi di sottoporre al Presidente Fontana la richiesta di convocare una Conferenza dei presidenti di gruppo. Lei poco fa, quando stavamo per votare l'emendamento che poi è stato respinto dall'Aula, ha richiamato tutti, in modo particolare i suoi colleghi, diciamo i colleghi… e i colleghi della maggioranza, alla massima attenzione a questo voto. Giustamente, mi viene da dire. Ecco, adesso noi vorremmo che questa attenzione venisse riservata anche all'esito di questo voto, perché non è stato un esito banale. È stato un esito evidentemente - come dire - inatteso da parte, sicuramente, di gran parte del Governo che era qui schierato.

Oggi la Presidente del Consiglio ha pensato di sfidare le opposizioni. Forse doveva sfidare se stessa ad essere qui, la sua maggioranza a provare a rispettare un accordo che è venuto giù.

Però, proprio per rispetto dei lavori di questo Parlamento, non possiamo derubricare quanto è avvenuto come un voto qualsiasi. Non prendiamoci in giro, lo avete fatto già troppo a lungo su questa legge elettorale. Avete già cercato, con l'arroganza che è stata messa in campo, di impedire che questo Parlamento fosse il luogo della discussione, della scelta. Per fortuna, questo voto ha consentito di ridare un minimo di dignità a quest'Aula.

Noi vorremmo che la discussione riprendesse dopo una discussione vera, nella sede opportuna che è la Conferenza dei presidenti di gruppo. Quindi, vi chiediamo e le chiediamo, Presidente, di sottoporre anche al Presidente Fontana questa richiesta.

Peraltro, siamo davvero al limite - diciamo così - della sospensione ordinaria prevista. Quindi, le chiediamo, per il rispetto di quello che è avvenuto e l'ordine che dobbiamo garantire ai lavori di quest'Aula, di valutare, di sottoporre immediatamente questa richiesta, di rinnovare la richiesta di convocazione dei capigruppo, con la sospensione dell'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Vinci. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo solo per un richiamo al Regolamento, perché va bene prolungare questi interventi, ma anticipo che, in ogni caso, al termine, chiederemo la votazione anche per la prosecuzione notturna della seduta. Quindi, la votazione per la prosecuzione notturna della seduta dalle 21 alle 24 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Bene, andiamo comunque avanti, perché c'è una richiesta di sospensione. Ha chiesto di parlare la deputata Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo perché anche noi volevamo intervenire su questo dibattito e sulla sospensione dei lavori o meno. Noi pensiamo che ci sia una grande occasione per tutti e che dovremmo davvero continuare il dibattito, perché non tutto è perduto, perché adesso, essendo stato bocciato inspiegabilmente l'emendamento Bignami, sopravvive il fantastico emendamento Ziello 1.103, il quale chiede l'introduzione delle preferenze. Poiché il PD si è tanto palesato pro-preferenze, siamo certissimi che, quindi, non chiederà il voto segreto sul nostro emendamento.

Siamo certi che non lo chiederà Fratelli d'Italia. Speriamo - speriamo - che non lo chiedano Lega e Forza Italia. Quindi, finalmente in quest'Aula sull'emendamento Ziello (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) vedremo chi è davvero a favore delle preferenze o no e chi veramente vuole praticare la democrazia o chi, invece, fa gli interventi dicendo “ridiamo la parola agli elettori” e poi nel segreto affossa le preferenze (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bellomo. Ne ha facoltà.

Ricordo che dobbiamo comunque votare prima della sospensione - adesso non so a che ora finiremo - la richiesta di sospensione avanzata dal deputato Zaratti. Abbiamo solo fatto un'estensione degli interventi per far dichiarare a favore o contro i vari gruppi.

Prego, deputato Bellomo. Poi penso e spero che si possa andare… fermo restando che il Presidente Fontana ci segnala che, nella pausa successiva dopo il voto, ci sarà comunque la Conferenza dei capigruppo. Deputato Bellomo, a lei la parola.

DAVIDE BELLOMO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo solo per un richiamo al Regolamento. Se parliamo di sospensione, non può essere consentito a nessuno di parlare d'altro. Così come richiamo anche la Presidenza all'articolo 27 del Regolamento: non si può parlare di altro se non del provvedimento che oggi è oggetto della nostra discussione. Ho sentito parlare la sinistra di dimissioni del Governo: tutte cose legittime che vanno fatte al di fuori di questo provvedimento.

Il Regolamento parla chiaro (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Ora abbiamo questo provvedimento e questo provvedimento dobbiamo votare. Quindi, faccio un invito alla Presidenza affinché non ci sia un dibattito politico, ma ci siano solo i voti sul provvedimento che oggi è alla nostra attenzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di sospensione dei lavori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per voti 84 voti di differenza.

Ha chiesto di parlare il deputato Vinci. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere di mettere ai voti la prosecuzione notturna della seduta dalle 21 alle 24. Quindi, dopo la sospensione dalle 20 alle 21 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Allora, chi si esprime a favore? Chi si esprime contro questa richiesta? Il deputato Fornaro contro la richiesta di prosecuzione. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Io rispetto la richiesta del collega Vinci. Però, mi pare anche poco rispettosa di quello che lei ha poc'anzi detto, informandoci che il Presidente Fontana convocherà la Conferenza dei presidenti di gruppo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Sarà la Conferenza dei presidenti di gruppo, come è sempre stato, a decidere modi e forme di prosecuzione dell'Aula. Io credo che votare prima della Conferenza dei presidenti di gruppo sia irrispettoso innanzitutto nei confronti del Presidente Fontana. Mi permetto di farlo osservare, per il suo tramite, al collega Vinci, perché credo che sia la scelta più corretta a questo punto visto che siamo alle 19,50 e che nell'intervallo, già previsto peraltro, dalle 20,00 alle 21,00 sarà fatta la Conferenza dei presidenti di gruppo. A quel punto, se poi non si troverà l'accordo ovviamente in seno alla Conferenza dei presidenti di gruppo, come previsto dal Regolamento, allora ovviamente è legittimo riproporre, se lo riterrà il collega Vinci e la maggioranza, la sua richiesta. Farlo adesso a monte e non a valle della Conferenza dei presidenti di gruppo sarebbe davvero irriguardoso nei confronti del Presidente Fontana. Quindi, invito il collega Vinci a ritirare la sua proposta (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Dunque, la proposta avanzata dal deputato Vinci è perfettamente legittima e perfettamente inserita nel nostro Regolamento. Il compito della Conferenza dei presidenti di gruppo è quello, comunque, di approfondire. Se ci saranno altre indicazioni, si tornerà in Aula e se ne prenderà atto, con o senza ulteriori votazioni. Però, questa proposta esiste in vita e quindi dobbiamo darne corso. C'è qualcuno che vuole parlare a favore? No.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta avanzata dal deputato Vinci.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Ricordo che stiamo votando la richiesta di prosecuzione dei lavori dopo le ore 21, come peraltro era già previsto.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 86 voti di differenza.

Allora, apprezzate le circostanze, la seduta è sospesa. Riprenderà alle ore 21 con eventuali indicazioni che proverranno dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, che è convocata per le ore 20,15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 19,50, è ripresa alle 21,25.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 85, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, Presidente. Apprendiamo che la maggioranza in Conferenza dei presidenti di gruppo ha imposto la seduta notturna. Insomma, io credo che siamo oltre ogni immaginazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), perché sa, si può fare tutto nella vita, ma quello che, però, non si può fare e che non può fare neanche la maggioranza, anche quando ha i numeri, almeno sulla carta, è fare finta di nulla.

Perché abbiamo letto, credo, tutti e tutte, le dichiarazioni da Doha di Giorgia Meloni (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che dice la verità, le va riconosciuto. Dice: “l'opposizione ha votato compattamente contro”. Del resto, noi lo avevamo dichiarato preventivamente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), alla luce del sole, di fronte a una legge che abbiamo giudicato, tutti e tutte, come incostituzionale, e dunque inemendabile, “ma i voti, ahimè”, dice Giorgia Meloni, “sono mancati dalla maggioranza”. E aggiunge, come chiosa, “serve una riflessione”.

Beh, io temo che serva qualcosa in più di una riflessione. Certamente, quello che non serve e che, dal nostro punto di vista, è totalmente inaccettabile è che la maggioranza si ripresenti qua, alle ore 21,30, peraltro con un quarto d'ora di ritardo sul previsto, pensando di imporre che il dibattito vada avanti come niente fosse. Presidente, colleghe e colleghi della maggioranza, signore e signori del Governo, questa scelta è indecorosa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Abbiate la decenza, se non di decretare la fine di questa esperienza di Governo pessima, che pure sarebbe un dono inaspettato, ma certamente gradito agli italiani, ma abbiate almeno la decenza di interrompere questa discussione. Prendetevi il tempo necessario per riflettere, perché che oggi l'Aula vada avanti come niente fosse, che pensiate di discutere dei prossimi emendamenti come niente fosse è ridicolo ed indecente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)! Ridicolo e indecente!

Noi troviamo questa l'ennesima forzatura arrogante e autoritaria di una maggioranza che, peraltro, pochi minuti fa, ha dimostrato, in quest'Aula, di non avere i numeri per andare avanti. Prendetene atto e, perlomeno, abbiate il buongusto e la decenza di consentire che l'Aula stasera termini i suoi lavori e che li riprenda a tempo debito dopo che avrete fatto, se ne sarete capaci, la riflessione che la vostra leader ha annunciato, ancora una volta, a mezzo social (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vannia Gava. Ne ha facoltà.

VANNIA GAVA, Vice Ministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica. Volevo solamente far presente che, durante la sospensione dei lavori, è circolata un'agenzia dove sostanzialmente veniva riportata un'informazione errata, ovvero che io ero assente nell'ultima votazione, la n. 12, quella dell'emendamento Bignami. Ovviamente, ho fatto presente agli assistenti d'Aula perché io ero regolarmente qui dalle ore 14,15. Ho partecipato a tutte le 12 votazioni, ho fatto presente agli assistenti d'Aula e ho chiesto l'intervento anche dell'assistenza tecnico-informatica, perché volevo lasciare agli atti, comunque, che ero presente e che ho votato.

PRESIDENTE. Prendiamo atto della sua precisazione. Per quanto riguarda l'espressione del voto e le verifiche fatte, il sistema non ha registrato il voto al momento in cui lei, comunque, lo aveva espresso. Probabilmente, c'è stato un momento di interruzione tra quando è stata aperta la votazione e quando lei ha votato, per cui il sistema non lo ha registrato. Bene, colleghi, riprendiamo il seguito della discussione. Onorevole Braga, prego. L'ho mandata in confusione, prego.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Presidente, intervengo anch'io sull'ordine dei lavori perché non ci capita mai di essere d'accordo con la Presidente del Consiglio, ma su una cosa che ha avuto modo di scrivere sui social questa sera siamo d'accordo con lei: serve una riflessione. È quello che abbiamo provato a spiegare ai colleghi della maggioranza nella Conferenza dei presidenti di gruppo, perché quello che è accaduto qui non può essere archiviato come uno dei tanti voti su cui la maggioranza era distratta o c'erano assenti. Adesso, peraltro, sentiamo che abbiamo colleghi che devono giustificare le false notizie, perché, probabilmente, attaccati da agenzie post-dichiarazioni degli altri colleghi degli altri gruppi di maggioranza.

Questo per dare il senso del contesto e della fase in cui stiamo. Quello che è accaduto prima è un fatto politico enorme, perché la Presidente del Consiglio oggi ha sfidato le opposizioni; è venuta a dire che questa maggioranza aveva i numeri per approvare un emendamento sulle finte preferenze; ha forzato la mano, ancora una volta, come abbiamo denunciato, sull'affossamento di un principio sacrosanto come la parità di genere e abbiamo visto come è finita. Lo ha fatto pensando di considerare il Parlamento una palude.

No, Presidente, il Parlamento è la sede della democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), in cui i cittadini esprimono i loro rappresentanti e i loro rappresentanti esprimono il loro voto liberamente, come è accaduto qui. E “la palude” è quella che, probabilmente, i vostri amici sovranisti vogliono rendere il Parlamento, chiudendolo, occupandolo, facendo le cose che sappiamo in giro per il mondo. Noi, invece, vogliamo che il Parlamento sia il luogo della discussione, ma della discussione e del confronto vero, sul merito delle questioni.

Quello che è accaduto qui, la forzatura che, ancora una volta, abbiamo registrato anche nella Conferenza dei presidenti di gruppo, con le uniche dichiarazioni di forma, mi viene da dire, del collega Bignami, a cui però rendo il merito di essere intervenuto, e il silenzio degli altri capigruppo di maggioranza, il silenzio di fronte a quello che è accaduto, non ammette che noi riprendiamo i lavori come se niente fosse. Ve lo abbiamo detto.

Qui serve che la Presidente del Consiglio prenda atto del suo fallimento, prenda atto, ancora una volta, che la sua arroganza le si è ritorta contro e consenta davvero di riprendere una discussione non in questo contesto, perché noi non lo consentiremo. Non vi consentiremo di voltare pagina perché quello che deve voltare pagina è il Governo di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), è un Governo che torni a occuparsi delle questioni serie, vere.

Ritroviamoci in Parlamento a discutere di costo delle bollette, di costo dell'energia, di liste d'attesa che non ci sono e di risposte per i cittadini. Non inchiodateci qui in una discussione finta come finta era la vostra unità su questa legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Presidente, come hanno detto, giustamente, i miei colleghi, non si può far finta di nulla, ma non per una scelta nostra. Io ricordo che, nel dibattito sulla legge elettorale, la Presidente del Consiglio aveva individuato l'emendamento sulle preferenze come un emendamento che avrebbe proposto all'Aula senza un impegno del Governo; addirittura lasciando libere le forze politiche di maggioranza di non votarlo. Questo è stato all'origine del dibattito sulla legge elettorale.

C'è stato un cambiamento di posizione politica: la Premier ha, di fatto, messo la fiducia sul voto di preferenza; ha fatto esprimere la Ministra del Governo a favore dell'emendamento; il Ministro Tajani, povero Tajani, crisi internazionali, crisi in Medio Oriente, guerra in Ucraina, guerra ovunque, e lui era lì, a votare l'emendamento per le preferenze. Quindi, rispetto a questa situazione incredibile, ora arriva la Meloni, fischietta e dice “quanto sono stati responsabili quelli dell'opposizione che non hanno votato l'emendamento”.

Ora, Presidente, ho visto, nella passata legislatura, un Governo cadere per molto meno. Nella passata legislatura c'è stata una situazione… Che succede? Ah, è la Ministra Roccella (All'ingresso della Ministra Roccella in Aula l'intera Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi - Vivi e prolungati applausi)…

PRESIDENTE. L'applauso che l'Aula ha tributato all'ingresso del Ministro Roccella vale più di ogni parola ed esprime i sentimenti di profonda partecipazione, rispetto e - mi consenta - anche affetto dell'Aula nei suoi confronti, Ministro Roccella.

Prego, onorevole Faraone. Ha terminato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Anche solo per uno scatto d'orgoglio, questa maggioranza dovrebbe forse stasera riflettere e prendersi un po' del suo tempo, perché essere definiti “palude” dalla vostra Presidente del Consiglio è veramente molto avvilente. Perché ha definito voi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) “palude”! Siete voi la palude nella quale si è affossato questo emendamento del capogruppo del partito di maggioranza.

Noi siamo stati espliciti nel dire che quell'emendamento Bignami non era assolutamente un voto di reintroduzione delle preferenze (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… sono state fatte circa 3.000 simulazioni in questi giorni su questo emendamento e sostanzialmente queste simulazioni dicono che, secondo quell'emendamento, un partito, che prende il 20 per cento dei consensi, elegge il 70 per cento dei parlamentari con i capilista bloccati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); un partito, con il 10 per cento dei consensi, elegge il 90 per cento dei propri parlamentari con i capilista bloccati; un partito, con il 5 per cento dei consensi, elegge il 99,2 per cento dei propri parlamentari con i capilista bloccati.

Quindi, non è stato affossato nessun emendamento sulle preferenze; è stato affossato l'ennesimo tentativo di questo Governo di spacciare un atto con un titolo diverso dall'atto stesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). I decreti Sicurezza erano decreti “caos”; i decreti Lavoro erano decreti “precarietà”; la politica sovranista è politica di servilismo nei confronti degli Stati Uniti e di Israele; la politica sulla mafia, quella che si ispira a Paolo Borsellino a parole, in realtà, è avere come unico problema nell'antimafia magistrati come Scarpinato e De Raho (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Fate tutto e il contrario di tutto, in qualsiasi settore. L'immigrazione: dovevate combatterla, dovevate inseguire gli scafisti ma poi ne avete beccato uno e lo avete rimandato indietro con un volo di Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Siete il contrario di quello che annunciate.

Oggi annunciate in pompa magna un emendamento sulle preferenze, che emendamento non era, viene bocciato, e siete qui per cosa? Che cosa dimostrate? Che cosa volete dimostrare? Nulla di nulla.

Ma davvero, per l'orgoglio che dobbiamo a quest'Aula, e per la dignità di questo Paese, utilizzeremo ancora di più tutti gli strumenti che abbiamo per bloccare questo provvedimento assurdo e questo obbrobrio osceno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Si riprende la discussione.

(Ripresa articolo 1 - A.C. 2822-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Abbiamo esaurito gli interventi sull'ordine dei lavori. Dunque, riprendiamo il seguito della discussione della proposta di legge n. 2822-A​.

Avverto che la Commissione ha presentato i subemendamenti 0.1.1075.500, 0.2.01006.500, 0.4.01050.500 e 0.4.01050.501, che sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

Ricordo che prima della sospensione è stato da ultimo respinto l'emendamento Bignami 1.1077.

Passiamo all'emendamento Riccardo Ricciardi 1.1076, a pagina 47 del fascicolo, sul quale il relatore per la maggioranza e il Governo hanno espresso parere contrario, mentre il relatore di minoranza ha espresso parere favorevole. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Questo emendamento - questo sì - reintroduce le preferenze. Non il vostro. Questo emendamento elimina l'oscenità di avere un listone di premio di coalizione di nominati, perché mantiene una premialità di maggioranza, non abnorme ma ridotta, che serve a una governabilità, ma pesca nei listini proporzionali eletti con preferenza. Ecco, questo è fare un emendamento sulle preferenze.

E toglie anche l'indicazione del candidato Premier: perché, signori, se volete fare il premierato, dovete fare la riforma del premierato, riaffrontare i cittadini, riprendere uno schiaffo probabilmente e prendervi la responsabilità delle riforme. Non potete mascherarlo in leggi elettorali come queste.

Ebbene, questo emendamento si inserirebbe però in una legge elettorale dove… e questo non lo dobbiamo negare perché siamo qui a presentare le preferenze…ma quando torneremo al Governo di questo Paese, perché ci ritorneremo (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perseguiremo in ogni modo chi fa voto politico di scambio. Perché in questo Paese abbiamo sentito con le nostre orecchie parlamentari di Fratelli d'Italia, durante il referendum, dire di fare le care vecchie clientele (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), e dirlo in un video, senza neanche la vergogna di dirlo davanti a un video. E, allora, un sistema di preferenza si regge su un'assoluta intransigenza nei confronti dello schifo e del malaffare che accade in questi contesti. E lo sapete perfettamente tutti dei voti di clientela che partono dalle comunali fino alle regionali e che arriverebbero sicuramente alle politiche.

Questo è il primo tassello per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere, accompagnato, in futuro, da un'intransigenza totale verso comportamenti di questo tipo. E quindi sì, noi ve lo proponiamo: vediamo cosa accadrà. Chiaramente il voto segreto è anche per voi una tutela di libertà oltre gli ordini di partito. Quindi potrete votare sicuramente liberamente e crediamo che si possa fare una discussione - se lo ritenete - su questo emendamento. Però continueremo, fino ad esaurire tutto il tempo che abbiamo, a discutere, a parlare, a tenervi inchiodati qui in Aula, perché è indegno che, dopo quello che è accaduto, voi siate qui a continuare come se nulla fosse (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cuperlo. Ne ha facoltà.

GIANNI CUPERLO (PD-IDP). Grazie, Presidente. In base al dato statistico, dal 1860 al 1993, questo Paese ha votato con quattro diverse leggi elettorali. Poi, dal 1993, quindi da pochi decenni fa ad oggi, sono state approvate - compresa la vostra - cinque leggi elettorali diverse. Questo significa che nei primi 133 anni dell'Italia unita si è votato con quattro leggi elettorali parzialmente diverse. In particolare, il classico proporzionale, adottato nel 1946, ha avuto una durata di 47 anni di vita. Negli ultimi 33 anni la legge elettorale è cambiata per quattro volte, con la quinta volta sulla rampa di lancio.

Ora, Presidente, se noi incrociamo le leggi elettorali con la partecipazione al voto, che è l'indicatore, forse, primario della qualità della nostra democrazia, e ci limitiamo alla sola stagione repubblicana, ci sono voluti 32 anni, dalle elezioni politiche del 1948 alle regionali del 1980, perché quella partecipazione al voto scendesse sotto il 90 per cento degli aventi diritto; e poi altri 32 anni, dal 1980 alle regionali siciliane del 2012, perché quella percentuale precipitasse sotto il 50 per cento.

Ora la domanda è se esiste un collegamento tra questi due fenomeni, e ovviamente la risposta è sì. I collegamenti sono più di uno, ma quello fondamentale io credo sia avere sottratto, a partire dal 2005, con la cosiddetta legge Porcellum, il diritto dei cittadini a scegliere il loro rappresentante dentro queste Aule. Il punto è che, al netto della famosa raccomandazione della Commissione di Venezia, questa vostra legge imbocca lo stesso sentiero tracciato nell'ultimo ventennio, se possibile con l'aggravante di non rendere neppure conoscibili gli eletti da parte del popolo sovrano, con uno degli aspetti più palesemente incostituzionali del progetto che oggi è in discussione.

Allora mi consenta, Presidente, un'ultima notazione a sostegno di questo emendamento. Ma per quale ragione - chiediamocelo, colleghi, anche alla luce dell'incidente, diciamo così, che la maggioranza ha incontrato nel tardo pomeriggio di oggi -, come è accaduto e perché, nei primi anni Novanta, si scatena, come ha ricordato il collega Fornaro, questo “ipercinetismo elettorale compulsivo”, copyright il professore Fulco Lanchester? E la ragione di fondo, se siamo tutti onesti intellettualmente qui dentro, e credo che lo siamo, o dobbiamo cercare di esserlo, è che ci fu, nei primi anni Novanta, l'implosione del nostro sistema politico. In Commissione noi lo abbiamo ricordato.

Fate un esercizio, è molto banale. Scaricate da Google i facsimile delle due schede elettorali delle elezioni politiche per la Camera dei deputati del 1987 e del 1994, e scoprirete che non un solo simbolo di partito o di movimento presente sulla scheda del 1987 compare anche nella scheda elettorale del 1994. Ora, quando accade qualcosa di questo genere, significa che alle spalle di quel Paese si è consumata, che ne so, una guerra, una guerra civile, una rivoluzione. Nulla di tutto ciò accadde in Italia.

Quella fu una rivoluzione pacifica, che però impose - e io credo che, in parte, fu un errore - un primato del principio della governabilità su quello costituzionalmente garantito della rappresentanza, con una ricaduta: che la crisi della rappresentanza e delle grandi culture popolari ha prodotto il ritorno ad una disunione del nostro Paese, a partire da una disunione orizzontale, territoriale - la secessione, divenuta bandiera di una forza di Governo - e una governabilità intesa sempre più come un accentramento di poteri nell'Esecutivo e nella Premiership, oggi declinata nella chiave del premierato.

Voi, con la forzatura di questa legge - e concludo, Presidente - portate a compimento questo sentiero, questo tracciato, e lo fate colpendo non solo le prerogative delle opposizioni, ma la tenuta del nostro ordinamento costituzionale. Vi conviene? Conviene alla Lega? Conviene a Forza Italia? Abbiamo visto oggi pomeriggio che non conviene, e ne avete la profonda consapevolezza. La nostra certezza è che non convenga alla nostra democrazia e, per questo, la nostra sarà un'opposizione durissima, fuori e dentro queste Aule (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Amato. Ne ha facoltà, per un minuto.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Sentivo poco fa gridare dai banchi dell'opposizione: noi ci abbiamo messo la faccia. Noi ci abbiamo messo la faccia, noi abbiamo dichiarato il voto negativo su quel tipo di preferenze, preferenze con il capolista bloccato, per poi dare il posto riservato ad amici e parenti. No, se vogliono le preferenze votassero il nostro di emendamento, anche perché con il nostro emendamento salveremmo le prerogative del Capo dello Stato, che gli stanno scippando senza avere la faccia di dirlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È vergognoso, questa maggioranza può mentire e convincere tutti una volta, ma non può mentire sempre e convincere sempre tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento, che ha proposto il nostro capogruppo, il collega Ricciardi, ha il pregio di introdurre le vere preferenze, non la fuffa che aveva proposto il deputato Bignami, e in più ha l'altro grande pregio di eliminare quella che è una bruttura, una stortura: l'indicazione del Premier. Questo emendamento contiene un messaggio, quindi è molto chiaro, a questa maggioranza di Governo, anzi, la definirei arroganza di Governo: se non avete il coraggio di affrontare un referendum costituzionale su quell'altra ridicola riforma che volevate fare del premierato, è un problema vostro. Siete voi che non avete né la forza delle idee, né la forza dei voti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Si dice che una sola cosa sia peggiore della sconfitta: la reazione alla sconfitta. E anche in questo caso, Presidente - lo dico, per suo tramite, ai colleghi della maggioranza -, peggio del fallimento di Giorgia Meloni è stata la sua reazione. Vede, signor Presidente, in quest'Aula dovremmo fermarci non solo perché c'è un'evidente crisi nella sua maggioranza, ma perché, quando nella storia d'Italia una Presidente del Consiglio dichiara che il Parlamento è una palude, stiamo richiamando le epoche più buie della nostra storia repubblicana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

PRESIDENTE. Concluda.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …le epoche più buie dell'Italia. Allora, l'offesa che Giorgia Meloni ha rivolto a voi della maggioranza, anche se fosse rivolta a un solo parlamentare, meriterebbe una reazione collettiva di tutti noi, per dire alla Presidente del Consiglio che non è palude, è democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Grazie.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …e si chiama Parlamento, e sta dicendo alcune cose: che lei non è la padrona dell'Italia…

PRESIDENTE. Grazie.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). …e non si può permettere forzature e che non ha più la maggioranza…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Provenzano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. La Presidente Meloni ha dichiarato: abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate.

È riuscita a dire due menzogne in due righe: primo, perché non hanno introdotto le preferenze nella proposta di legge, tant'è vero che c'è stato bisogno di un emendamento al testo di legge, che, guarda caso, arrivava proprio dal Governo; e secondo, perché l'emendamento che è stato proposto era un emendamento truffa, che quelle preferenze non le introduceva affatto. Ma non dovete aspettare altri 30 anni per poter votare sulle preferenze, è sufficiente aspettare 3 minuti e votare favorevolmente all'emendamento Ricciardi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie. Io intervengo a titolo personale per dire una cosa, per suo tramite, alla presidente Meloni, che ha invitato tanti a metterci la faccia. Noi, come forze di opposizione, ci abbiamo messo la faccia. Forse lei, oggi, se avesse trovato il tempo di venire a votare, avrebbe contribuito qui, in Aula, a un risultato diverso. Quindi, forse sarebbe utile che ciascuno di noi partisse dalle proprie responsabilità, invece di invocare le altre. Quello che c'è stato oggi è un fallimento evidente.

Il motivo per cui esultavamo, per cui abbiamo avuto questa reazione in Aula è perché oggi questa maggioranza e questo Governo hanno dimostrato di non avere più la fiducia in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista): è questo il dato politico di questa serata. Ma di cosa stiamo parlando? Dietro cosa vi state nascondendo? Negli sport di combattimento, quando un pugile è suonato, c'è qualcuno che getta la spugna per lui.

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA CASU (PD-IDP). Voi continuate ad andare avanti, ma non potete fare finta che non sia successo quello che tutto il Paese ha visto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Noi di Italia Viva abbiamo affrontato il tema delle preferenze sempre a viso aperto. Non abbiamo mai chiesto il voto segreto su questi emendamenti perché riteniamo che sulle preferenze si debba avere una posizione diretta, chiara e trasparente nei confronti degli elettori, quella che non hanno avuto gli oltre 50 franchi tiratori di una maggioranza che, evidentemente, non sa trovare un punto d'incontro, un punto d'accordo nemmeno su un tema che ridarebbe la sovranità - una parola che a voi piace tantissimo - agli elettori. Le preferenze sono importanti perché aumentano, all'interno dei partiti, la competizione, ma soprattutto ridanno responsabilità ai cittadini.

Noi voteremo a favore di questo emendamento, ma soprattutto abbiamo presentato altri emendamenti a questo provvedimento, perché noi riteniamo che, oltre alle preferenze, debba essere anche garantita la parità di genere.

Noi sappiamo, nelle tante campagne elettorali, quanto sia importante consentire agli elettori di scrivere con la loro matita il nome e il cognome di donne e di uomini che possono fare la differenza, perché dietro a un simbolo di partito ci sono le persone e sono quelle che poi portano in questo Parlamento, in questo luogo di democrazia, il cambiamento, quel cambiamento vero che voi non siete stati in grado di fare.

Oggi la maggioranza si è arenata sull'emendamento Bignami, che provava a introdurre, in modo più timido rispetto a quello che abbiamo fatto noi con i nostri emendamenti, il tema delle preferenze, ma questa è una maggioranza che in quattro anni di Governo non ha saputo portare al voto e in dirittura d'arrivo nemmeno una riforma. Vi siete arenati sulla riforma della giustizia. L'autonomia differenziata è rimasta un vessillo da sbandierare forse in qualche festa, ingannando i cittadini. Non avete portato al Governo nessuna misura strutturale in grado di portare il nostro Paese nella carreggiata della competitività.

Quindi, le preferenze perché sono importanti in questo contesto? Perché gli elettori devono poter avere il diritto di scegliere chi li può rappresentare in Parlamento e anche il diritto di scegliere chi, dei tanti di noi che sono già presenti in quest'Aula, ha lavorato oppure non l'ha fatto, se ha rappresentato le istanze, gli interessi e i bisogni dei territori oppure non l'ha fatto. Le preferenze, soprattutto con la possibilità di indicare anche una quota femminile, sono importanti perché, appunto, le donne, credo, possano essere in grado di portare nuovi temi, nuove istanze e le priorità delle nostre famiglie italiane.

Quindi noi ribadiamo il voto favorevole a questo emendamento e vedremo se la maggioranza avrà il coraggio di votare tutti gli emendamenti che le opposizioni hanno presentato a testa alta, in trasparenza, perché voi evidentemente nel voto, ma soprattutto nelle presenze che sono mancate nel voto poche ore fa, avete dimostrato che questa è una maggioranza tutt'altro che coesa. Siete certamente incollati alla poltrona, ma non siete più in grado di avere la fiducia non soltanto dei cittadini, ma non avete più nemmeno la fiducia su un provvedimento chiave, perché la riforma della legge elettorale non è un provvedimento qualsiasi, è un provvedimento su cui la Presidente del Consiglio Meloni ha messo il carico, è un provvedimento su cui la Presidente del Consiglio si è intestata - grazie, Presidente - la volontà di determinare il voto e il parere favorevole da parte del Governo, attraverso la Ministra Casellati e allo stesso tempo voi, mettendoci la faccia, l'avete persa.

Quindi, voto favorevole a questo emendamento e poi ci incontreremo sui prossimi, anche a nostra firma (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Torniamo agli interventi a titolo personale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.

PASQUALINO PENZA (M5S). Grazie, Presidente. Dopo l'autonomia differenziata, la separazione delle carriere, il premierato e, che dire, l'ultimo referendum costituzionale, non avevo di certo dubbi che su questa legge elettorale ne potesse uscire qualche cosa di buono. Quindi, questo Governo e questo Parlamento non è la prima volta che si scontrano con un “no” grande quanto un Paese.

Oggi abbiamo visto la vostra legge elettorale, che è inemendabile. L'unica cosa che potete fare soltanto per salvare almeno la vostra dignità è votare il nostro emendamento che, quello sì, è sulle preferenze. Il vero emendamento sulle preferenze è quello che ha presentato il MoVimento 5 Stelle...

PRESIDENTE. Concluda.

PASQUALINO PENZA (M5S). ...e potete solo in questo caso - concludo, Presidente - salvare almeno la dignità di quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, grazie. Poco prima abbiamo sentito il presidente del gruppo parlamentare Fratelli d'Italia, l'onorevole Bignami, dire: noi ci abbiamo messo la faccia. Forse ha fatto un lapsus, perché la formulazione corretta sarebbe stata: noi ci abbiamo perso la faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Avete perso la faccia presentando una legge che è incostituzionale e inemendabile; avete perso la faccia presentando un emendamento che è una truffa per gli italiani, spacciandolo come se portasse le preferenze; avete perso la faccia insistendo per questo dibattito parlamentare, mentre la Presidente del Consiglio sarebbe dovuta andare doverosamente al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Concluda.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Esiste una dignità istituzionale, un decoro istituzionale che questa maggioranza ha dimenticato. Avete perso la faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Poco fa l'onorevole Fratoianni aveva fatto un appello e una richiesta alla maggioranza, quella di non far finta di nulla rispetto a quanto accaduto, anche perché la Presidente del Consiglio Meloni ha annunciato una riflessione dentro la maggioranza.

Ebbene, se riflessione deve essere, non possiamo continuare in questa farsa che è fatta ai danni dei cittadini e delle cittadine italiane, anche perché, vede, non accettiamo che la Presidente del Consiglio continui ad impartirci lezioni via social.

Poco fa ha fatto il suo secondo post - ormai sono saltate le regole di confronto democratico e il Parlamento è diventato un accessorio per la Presidente del Consiglio -, in cui ha attaccato l'opposizione dicendo di aver portato il Paese di fatto nella palude, perché non vogliamo le preferenze, quando sappiamo, tutti quanti, che l'emendamento della maggioranza sulle preferenze non è l'emendamento sulle preferenze, è l'emendamento dei capilista bloccati, senza parità di genere, che si andavano ad aggiungere ai 105 nominati, o di liste bloccate per quanto riguardava i listini.

Ma c'è un altro aspetto che francamente troviamo intollerabile e di cui è bene che l'Aula abbia contezza. Trovo assolutamente inaccettabile che il Presidente del Senato La Russa intervenga per dire: il Senato correggerà la norma. Ma chi è lui per fare un'affermazione di questo genere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? È l'arbitro o è il giocatore il Presidente del Senato La Russa? Siamo stanchi di questi continui atteggiamenti arroganti, assolutamente di profondo disprezzo delle regole democratiche. Si abbia rispetto del voto della Camera dei deputati, perché da questo punto di vista siamo noi a chiedere trasparenza alla Presidente Meloni, che ha chiesto la fiducia al Parlamento, ha chiesto di metterci la faccia al Parlamento, cosa che non ha fatto lei. Quindi, da questo punto di vista sarebbe un atto di igiene politica che lei vada al Quirinale per aprire la crisi di Governo, perché quell'emendamento era l'emendamento che fortemente Giorgia Meloni ha voluto e su cui fortemente Giorgia Meloni ha perso.

Signor Presidente, penso che tra i due rami del Parlamento dovrebbe esserci il massimo rispetto e mi auguro e auspico che da parte della Presidenza della Camera si possa comunicare al Presidente del Senato e ricordargli che non è il capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, è il Presidente del Senato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e quindi non può fare affermazioni di questo genere e deve avere rispetto del voto della Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Torniamo agli interventi a titolo personale. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.

GILDA SPORTIELLO (M5S). Io sono davvero incredula davanti allo spettacolo che stiamo dando, che stiamo guardando e che diamo pure fuori. Dopo tutto quello che è successo in questo Parlamento ora e qui, questa maggioranza rotola per inerzia come una balla di fieno nel deserto e - questa situazione è surreale - fa finta di niente (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Allora, vedete, la Presidente del Consiglio Meloni, la vostra Presidente, sei ore fa, col suo solito atteggiamento autoritario e prepotente, invocava il voto palese, ma non per un esercizio di democrazia a cui siete allergici, lo faceva per poter controllare la propria maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che non sapeva di poter controllare, perché quell'emendamento non era sulle preferenze. La vostra è la voglia di controllare il Parlamento mettendo persone nei listini bloccati e capilista scelti...

PRESIDENTE. Concluda.

GILDA SPORTIELLO (M5S). ...e chi non china il capo non va bene a questa maggioranza. È questa è la verità (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Al Quirinale dovete anda' (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stumpo. Ne ha facoltà.

NICOLA STUMPO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io penso che in queste ore bisognerebbe fermarsi e riflettere: fermatevi. Vedete, quell'emendamento faceva un po' il paio ai video che abbiamo visto nel corso degli anni da parte della Presidente Meloni; una volta per tagliare le accise della benzina e - governate da quattro anni - stanno lì, togliere le commissioni per l'utilizzo dei bancomat, ma poi ci avete spiegato che è una vicenda privata e non si possono fare, adesso volevate rimettere le preferenze e voi - voi, voi - le avete bocciate.

PRESIDENTE. Concluda

NICOLA STUMPO (PD-IDP). Io vi do un consiglio: quando succedono queste cose, fermatevi a riflettere. Non c'è bisogno di andare avanti. Avete una cultura per la quale non riuscite ad ammettere le sconfitte. Oggi avete perso, fermatevi, fermatevi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. L'onorevole Penza sottoscrive l'emendamento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Non chiedo al Governo di ripensare al parere su questo emendamento, perché il Governo è in evidente stato confusionale visto che prima presenta un testo di legge senza le preferenze, poi sostiene un testo di legge con le preferenze, ma dà parere contrario agli emendamenti dell'opposizione dove effettivamente si prevede una modifica del testo inserendo veramente le preferenze per i cittadini.

Quindi, mi rivolgo direttamente ai colleghi di Fratelli d'Italia e a tutti coloro che non hanno dato retta al Governo poc'anzi quando ha chiesto di votare favorevolmente all'emendamento Bignami per chiedere di votare favorevolmente all'emendamento che stiamo discutendo, visto che - anche il collega Bignami molto pacatamente poc'anzi - ci ha accusato di essere contrari alle preferenze, che dimostrino che non è vero, perché altrimenti, se non lo votassero vuol dire che sono favorevoli al listone, che sono favorevoli alla discriminazione di genere, che sono favorevoli ai capolista…

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fede. Ne ha facoltà.

GIORGIO FEDE (M5S). Grazie, Presidente. Potrei dire che questo Governo non ha fatto nulla, ma sa, noi siamo persone oneste e due record ve li devo riconoscere. Il primo è la longevità e il secondo è il numero record storico di fiducie, oltre 110 (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “110!”). Ora, a questo punto, ci viene da pensare: se non ci fossero state queste fiducie, questa longevità - visto che è bastato un voto segreto per farlo cadere - l'avrebbe avuta questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? E quando la maggioranza ha 237 parlamentari e prende 187 voti fa bene la Presidente Meloni a riflettere sui 50 voti che sono mancati perché sa, anche solo un voto conta, e da questa parte ci sono stati tutti, e non lo dice l'onorevole Fede, lo dice la Presidente del Consiglio, Meloni, e noi di questo la ringraziamo. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha la facoltà

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Io non so di quale palude parli la Presidente del Consiglio. Io so che, nella palude in questi anni, ci sono finiti 4 milioni di lavoratori poveri; ci sono finiti i ciclofattorini, che a 40 gradi continuano a portare le pizze nelle nostre case e non hanno diritto agli ammortizzatori sociali; ci sono finite le famiglie in bolletta, ci sono finiti gli italiani che vanno sull'autostrada e trovano il diesel e la benzina di nuovo a 2 euro. Vede, quando si parla di queste cose bisognerebbe avere senso della misura e prudenza. Giorgia Meloni oggi esce sconfitta, abbia il coraggio di ammetterlo e vada al Quirinale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha la facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Cari colleghi della maggioranza com'è cadere dal tetto di cristallo (Commenti del deputato Rizzetto)? È brutto, vero? E, tra l'altro, vi ricordate quando prendevate in giro i percettori di reddito che stavano sul divano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? E invece voi stasera avete dimostrato, e state dimostrando, che volete stare attaccati alla poltrona e non al divano e vi chiedo ancora, avevate solo una cosa: la compattezza e stasera avete perso pure questa. Siete il Governo più longevo degli ultimi anni, che non ha portato a casa nessun risultato e oggi ha pure perso la faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Madia.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Grazie, Presidente. Noi stiamo discutendo un obbrobrio che contraddice, di fatto, tutto ciò che Giorgia Meloni diceva prima di diventare Premier. Nel testo c'è un abnorme premio di maggioranza che darà, ad alcuni voti, un peso più grande di altri voti. A nessun elettore - a meno che, diciamo, ci saranno dei voti che ci stupiranno - verrà riconosciuto il diritto di scegliere il suo rappresentante. Ma soprattutto, Presidente, quello che noi viviamo oggi è l'effetto di una forzatura senza un'unità interna, che ormai è evidente che nel centrodestra non c'è più. Queste cose, Presidente, in Parlamento vengono fuori e a me non sembra che ci sia più il clima per far durare ancora un anno questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Maria, prego.

ANDREA DE MARIA (PD-IDP). Presidente, oggi è accaduto un fatto politico molto rilevante e la reazione della maggioranza, sinceramente, lascia abbastanza stupiti e si sta continuando come se nulla fosse. Ci sono state poi due sgrammaticature istituzionali di cui penso l'intero Parlamento dovrebbe prendere atto.

La prima è che il Presidente del Consiglio definisce il Parlamento una palude perché non ha seguito a voto segreto le sue indicazioni, credo mancando di rispetto prima di tutto a deputati della sua maggioranza che hanno esercitato liberamente il loro ruolo di rappresentanti del popolo. E poi è stata ricordata questa dichiarazione del Presidente del Senato, che non è un capogruppo di maggioranza al Senato ma la seconda carica dello Stato, quindi una figura di garanzia. Di fronte a un fatto così la maggioranza dovrebbe riflettere, prendere ben altre decisioni più rigorose sul piano istituzionale.

PRESIDENTE. Onorevole Tucci, prego tocca a lei.

RICCARDO TUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Presidente, diciamoci le cose come stanno: le preferenze la maggioranza oggi ha dimostrato di non volerle, i voti oggi hanno dimostrato che nel centrodestra esistono quelli che generalmente si chiamano “franchi tiratori”, né più, né meno. Detto ciò, oggi, più di qualche collega sta invitando la Presidente Meloni a rivolgersi al Presidente della Repubblica per dare le dimissioni, ma sappiamo tutti che questa cosa non avverrà mai e io la capisco pure Presidente, perché diciamoci chiaro come stanno le cose, se dovesse veramente fare un gesto del genere e dimostrare veramente coraggio per una volta, in un'ipotetica campagna elettorale che cosa rivendicherebbe? Avete fallito sul referendum sulla giustizia, avete fallito sul premierato, avete fallito sull'autonomia differenziata, avete fallito sulle tasse, avete fallito sull'immigrazione, avete fallito sulla sicurezza, avete fallito su qualsiasi cosa promessa in campagna elettorale; non avreste, quindi, nulla da rivendicare in un'eventuale ipotetica campagna nazionale, che sappiamo tutti non avverrà mai (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Raffa. Ne ha la facoltà.

ANGELA RAFFA (M5S). Grazie, Presidente. Il capogruppo Bignami di Fratelli d'Italia ha detto che da alcune opposizioni non è arrivato neanche un emendamento sulle preferenze e invece, almeno un emendamento sulle preferenze c'è e ha un numero 1.1076, a prima firma di Riccardo Ricciardi, ovvero il nostro, del Movimento 5 Stelle, ed è un vero emendamento sulle preferenze perché quello della maggioranza, quello che abbiamo bocciato prima della sospensione, le preferenze non le introduceva ma le simulava e basta. Perché, con i capilista bloccati, circa sette parlamentari su dieci sarebbero stati eletti per nomina e non per voto. Le preferenze erano soltanto uno specchietto per le allodole, erano il contorno e i nominati invece erano la sostanza. Il nostro emendamento invece è molto chiaro e si può spiegare in tre semplici righe ovvero: un voto di lista, fino a due preferenze e obbligo di genere diverso.

Quindi, io sfido la maggioranza, se veramente vuole le preferenze, a votare questo emendamento altrimenti la dovete smettere di prendere in giro gli italiani.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie Presidente. Oggi è successo un fatto molto grave che non può essere semplicemente ribattezzato come un errore burocratico, qualcosa che non vale granché. Vede, la Presidente del Consiglio, in questa legislatura, ha già commesso due errori gravi: il primo è mettere la faccia sul referendum e il secondo è stato mettere la faccia sulla legge elettorale, in particolare su questo emendamento che era talmente importante da arrivare addirittura a dire che quell'emendamento avrebbe dovuto essere votato necessariamente a voto palese, forse perché non si fidava dei suoi.

Vede, Presidente, qui non è che è mancato qualcuno che ci ha messo la faccia, qui è mancato qualcuno che ci ha messo il dito. Quindi, forse, su questo bisognerebbe che riflettessero dall'altra parte, perché le dita che sono mancate non sono quelle delle opposizioni…

PRESIDENTE. Concluda.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). …ma sono quelle della maggioranza e la Presidente del Consiglio deve rendersi conto che non ha più la maggioranza in Parlamento.

PRESIDENTE. Grazie.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). E se non vuole andare al Quirinale almeno venga qui, in quest'Aula, ci metta la faccia, ci dica perché vuole portare avanti questo obbrobrio e questa legge elettorale inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldino. Ne ha facoltà.

VITTORIA BALDINO (M5S). Presidente, quando la verità viene sacrificata sull'altare della propaganda, quando si perde così tanto il contatto con la realtà che si pensa di poter prendere in giro gli elettori, spacciando per preferenze ciò che preferenze non sono, quando si pensa di potersi arrogare il diritto di fare, di raggiungere qualunque risultato anche con l'arroganza politica, allora si viene ricambiati con la stessa moneta, così come abbiamo visto prima in quest'Aula.

Allora la storia insegna che le fortezze cadono più spesso per ciò che accade dentro le mura che per gli assalti all'esterno. Oggi la vostra legge elettorale ha trovato il suo cavallo di Troia e lo avete fatto entrare voi. Quindi, adesso avete due possibilità…

PRESIDENTE. Concluda.

VITTORIA BALDINO (M5S). …votare questo emendamento Ricciardi per redimervi oppure fare la vostra riflessione e poi presentarvi al Parlamento o magari al cospetto degli elettori. Questo significa metterci la faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.

PATTY L'ABBATE (M5S). Grazie, Presidente. Allora, sento questo termine di continuo, “metterci la faccia”. Facciamo un'analisi di che cosa significa: significa impegnarsi a far vedere ai cittadini quello che realmente abbiamo il coraggio di fare? Allora io mi chiedo, in questi quattro anni che siete stati al Governo io non ho visto che avete messo la faccia per risolvere i problemi dei cittadini o per supportare le imprese. Io non ho visto un Ministro Urso metterci la faccia quando, invece, ha mandato a casa una serie di lavoratori perché non si è occupato assolutamente della situazione, come non vedo il Ministro Salvini metterci la faccia quando ci sono dei problemi sui pendolari, su chi lavora. Allora, secondo me, dovete dare le dimissioni perché avete perso già e ai cittadini avete dimostrato che in questi quattro anni per loro non c'era nulla…

PRESIDENTE. Concluda.

PATTY L'ABBATE (M5S). …perché l'unica faccia che state mettendo è per portare avanti una legge elettorale che salva solo il vostro potere e vi dà più potere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Succede che nel Parlamento, purtroppo, non si vota con la faccia, ma si vota con le dita, e succede che uno ci può mettere la faccia, a prescindere dal fatto che ce l'abbia bella o brutta o migliore o peggiore, però, se non ci mette le dita, come è successo per esempio al Ministro Giorgetti, come è successo - è arrivato un po' più tardi - al collega Cirielli, come è successo al collega Freni, come è successo ad alcuni colleghi della maggioranza che si sono dimenticati di metterci le dita, e non parlo di quelli che le dita le hanno messe nel posto sbagliato, parlo proprio di quelli che le dita non ce le hanno messe, il film sarebbe molto diverso. Avreste qualche sorriso in più e forse ci troveremmo in una situazione nella quale non portiamo avanti una farsa, perché questa legge è morta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Urzì. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO URZI' (FDI). Grazie, Presidente. Dopo avere sentito di tutto, vorrei tornare al merito dell'emendamento, che parla di preferenze, incidentalmente, ma parla anche di un intervento di sistema sul corpo della legge. Se avessimo voluto quegli interventi di sistema, li avremmo previsti; invece no, Presidente. Allora io credo che si debba essere estremamente chiari quando si va al voto su che cosa si vota effettivamente, e non stiamo votando un emendamento sulle preferenze, ma un emendamento di sistema sulla legge elettorale.

E ci tengo, Presidente, a intervenire anche per una puntualizzazione rispetto a ciò che ho sentito, le libere interpretazioni rispetto al pensiero del Presidente del Senato, perché in quest'Aula ho sentito un richiamo più di una volta al senso delle istituzioni, al rispetto dei ruoli. Ecco, il rispetto dei ruoli si interpreta, in primo luogo, rispettando il senso autentico delle parole espresse da coloro che le hanno pronunciate. Il Presidente del Senato è stato estremamente chiaro: siamo in un sistema bicamerale.

Ma quante volte, Presidente, in quest'Aula abbiamo sentito il richiamo al sistema bicamerale? Evviva! Il Presidente del Senato ce lo ricorda. Qualunque siano le ragioni che hanno portato (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… Qualunque siano (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… Eh, dà fastidio il sistema bicamerale, Presidente, evidentemente (Commenti del deputato Pellegrini).

PRESIDENTE. Onorevole Pellegrini, per favore. Colleghi!

ALESSANDRO URZI' (FDI). Dà fastidio il sistema bicamerale. E “qualunque siano le ragioni che hanno portato a questo voto” - sto citando testualmente, evitando quindi che ci siano le libere interpretazioni dei liberi pensatori del pensiero degli altri - “l'altra Camera” - in questo caso il Senato - “ha la possibilità” - tecnica, che credo nessuno voglia misconoscere - “di correggere (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) o di cambiare il risultato” della prima Camera che ha votato. Punto e basta. Quindi io, Presidente, con queste due puntualizzazioni ci tengo a riportare il dibattito sul terreno non solo della concretezza, ma anche della verità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Sì, Presidente, è vero che il Presidente La Russa ha dichiarato che il Senato può, nel rispetto del Regolamento e del diritto parlamentare, promuovere qualunque modifica; è anche vero, però, che non si capisce perché il Presidente del Senato senta il bisogno di dichiararlo su questo emendamento e senta di farlo quando la maggioranza va sotto e quando va sotto sull'emendamento su cui la Presidente del Consiglio ci ha messo la faccia. Per cui, Presidente, io sinceramente credo che da parte del Presidente del Senato si sia persa l'occasione per tacere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Alle ore 22,04 l'ANSA ha battuto un'agenzia: “Una trentina i voti mancanti, vannacciani nel mirino, ma loro si riprendono mentre votano”. Noi crediamo, signor Presidente, che questa notizia riveli due specifiche e gravi violazioni: la prima del Regolamento parlamentare, perché, nonostante gli appelli del Presidente di turno - il Presidente Rampelli - di non fare video in Aula, evidentemente l'appello non è stato rispettato; l'altra violazione, ancor più grave, del principio per cui il voto segreto è a tutela di un principio sacrosanto, quello della libertà e dell'indipendenza del parlamentare, che non può essere svilito con video che ostentano il voto, in palese violazione dei principi che regolano questo Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

Per richiami al Regolamento e sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Signor Presidente, quello che ha testé evidenziato il collega Barbagallo e che si trova su tutte le agenzie, in particolare sull'agenzia Vista, con un filmato di colleghi (Il deputato Fornaro mostra il cellulare) che si filmano il voto segreto, lo ritengo - e spero che anche lei lo condivida - di una gravità assoluta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e del deputato Zoffili). Chiediamo che lei non solo stigmatizzi quello che è avvenuto, ma che lo segnali al Presidente della Camera e che si apra un'istruttoria da parte dell'Ufficio di Presidenza per individuare gli autori di questo che noi riteniamo essere una grave violazione del Regolamento e un insulto a quest'Aula.

Non è possibile far passare questo come un atto di goliardia. Ci chiediamo anche il perché si facciano queste cose, a chi dovevano dimostrare. Qui siamo a livello del voto di scambio. Mi fermo qui perché siamo in un'Aula di Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra), ma non è assolutamente accettabile quello che è avvenuto e chiediamo un suo pronto intervento, da parte del Presidente Fontana, perché non è assolutamente - in alcun modo - giustificabile un comportamento come questo, con buona pace dei richiami al militare e ai generali.

Qui siamo nel Parlamento della Repubblica e queste cose sono da Repubblica delle banane (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Grazie, segnaleremo alla Presidenza della Camera, che farà gli accertamenti necessari.

Onorevole Alifano, sul Regolamento?

ENRICA ALIFANO (M5S). Sul Regolamento, Presidente.

PRESIDENTE. Prego, prego.

ENRICA ALIFANO (M5S). Abbiamo appena ascoltato le parole del collega Fornaro e francamente ci associamo alla sua richiesta, perché quello che abbiamo appreso anche dagli organi di stampa ci sembra di una gravità senza precedenti. Quindi, anche noi chiediamo un chiarimento e chiediamo che, per l'appunto, venga informata della questione la Presidenza della Camera.

Sicuramente quello che è avvenuto stasera in quest'Aula lascia allarmati tutti quanti e credo non solo l'opposizione, ma anche la stessa maggioranza, perché perturbare così le votazioni è qualcosa che va stigmatizzato in tutti i modi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Articolo 8 e seguenti: chiedo di sospendere immediatamente la seduta. Credo che lei debba prendere immediatamente dei provvedimenti. Si immagini se un presidente di seggio venisse a scoprire che diversi cittadini entrano filmando il voto alle elezioni. Qui il fatto è ancora più grave. Immaginatevi se, tra l'altro, con la tecnologia di oggi, si potesse entrare dentro il voto segreto o se le segreterie di un partito, un capogruppo o un delegato d'Aula potesse vedere esattamente cosa fa ogni deputato. Guardate che qui siamo davanti a qualcosa che va oltre il Regolamento. Non so se ci sia una rilevanza penale, ma questo è un fatto di una gravità inaudita (Commenti dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Qualcuno probabilmente pensa di continuare a giocare con la democrazia, come se la democrazia fosse stata regalata (Proteste dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

MARCO GRIMALDI (AVS). Si ricordino che non viviamo in un'Italia libera… viviamo in un'Italia liberata da fascisti che queste cose le facevano e le praticavano (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Le facevano e le praticavano! C'è poco da ridere! C'è poco da ridere! Presidente, le sto facendo una richiesta formale.

PRESIDENTE. Le sembra che io sto ridendo, onorevole Grimaldi?

MARCO GRIMALDI (AVS). Qualcuno alla mia sinistra…

PRESIDENTE. Per me posso parlare.

MARCO GRIMALDI (AVS). Lassù in alto, ride. E c'è poco da ridere.

PRESIDENTE. Lassù in alto…e ha ragione. Va bene. Prendo atto, come prima l'onorevole Alifano e l'onorevole Fornaro, di ciò che avete rappresentato alla Presidenza, che ovviamente sarà trasmesso alla Presidenza della Camera.

Sul Regolamento ci sono altri interventi (Commenti del deputato Grimaldi)…? Sospendere? No, non ritengo di sospendere l'Aula. Andiamo avanti. Ci sono altri deputati per richiami al Regolamento? Altrimenti torniamo all'ordine del giorno… Onorevole Appendino, prego (Commenti del deputato Grimaldi)… Se la vuole porre in votazione, la possiamo votare (Commenti del deputato Grimaldi). Chiede di metterla in votazione? Io non ritengo di sospendere. Se lei chiede la sospensione, la mettiamo ai voti. Uno parla a favore e uno contro (Commenti del deputato Grimaldi)… Infatti, no, no perché come sa, dovrei entrare in un dibattito, che non voglio aprire (Dai banchi del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: “Non è un dibattito!”), perché dovrei tirare fuori i precedenti che ci sono stati (Il deputato Fornaro: “Lei lo deve stigmatizzare!” - Il deputato Casu: “Lei non dice niente? Non stigmatizza?”)… Colleghi, io ho preso atto. Trasmetto al Presidente della Camera e non ritengo a ragione, se ve lo dico, di sospendere... Onorevole Grimaldi, c'è una richiesta di sospensione? Prego, onorevole Grimaldi.

MARCO GRIMALDI (AVS). Ascolti, Presidente. Io non so cosa lei pensi davvero e non è questo il punto. Io credo che quello che le ho appena detto a verbale - che, ahimè, è su tante agenzie e su tanti organi di informazione - sia di una gravità inaudita, perché non vuol dire riprendere altri colleghi che festeggiano. No, stiamo parlando della ripresa di un voto segreto. Non so se ha capito la rilevanza.

PRESIDENTE. Ci arrivo, onorevole Grimaldi.

MARCO GRIMALDI (AVS). Se lei fosse un presidente di un seggio e scoprisse che 1, 2, 3 o 4 concittadini fanno esattamente questo, le assicuro che lei avrebbe già chiamato le Forze dell'ordine e identificato quelle persone perché siamo davanti a un reato penale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Penale! Allora, io glielo dico con tutta sincerità: lei non può archiviare la mia richiesta di sospensione e di provvedimenti immediati con una risata o con dei precedenti. Questo le sto chiedendo, è molto semplice.

PRESIDENTE. A parte che - le ripeto - nessuno ha riso, quindi non so lei dove mi abbia visto ridere. Non so dove mi ha visto ridere. Ribadisco che avete riportato delle notizie, di cui io prendo atto, ma non ho il modo di accertarle ora (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – La deputata Morfino: “Guarda il video!” - Il deputato Amendola: “Non si possono fare i filmati”). Ci sarà l'Ufficio di Presidenza che farà un'istruttoria e accerterà ciò che avete denunciato, ma è impossibile che io adesso faccia l'istruttoria durante la seduta o sospenda l'Aula. Mi dispiace. Posso mettere in votazione la richiesta di sospensione. Allora (Proteste di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle- Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… Onorevole Casu, lei vuole intervenire sul Regolamento pure lei? Perché ha già parlato l'onorevole Fornaro. Quindi, adesso, se c'è la richiesta di sospensione, la votiamo. Ci sono altri deputati che vogliono intervenire a favore e chi contro? Onorevole Ravetto, chiede di intervenire, su cosa? Onorevole Ravetto, su cosa vuole intervenire? Onorevole, parli con me, su cosa vuole intervenire?

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Lascio la parola al questore?

PRESIDENTE. Su quello, ci penserei io. Lei voleva intervenire?

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Va bene, dai. Allora, intervengo per dire (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Ma mica mi fa un favore. Se vuole intervenire, bene.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Ascolteremo il Questore…

PRESIDENTE. Ma sul Regolamento? Su cosa vuole intervenire?

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …per dire al collega Grimaldi…

PRESIDENTE. Aspetti un attimo, così mettiamo tutto nel perimetro del Regolamento. Vuole intervenire sul Regolamento?

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Vorrei intervenire sull'ordine dei lavori in relazione all'accusa mossa…

PRESIDENTE. No. A piacere suo, no. Se è sul Regolamento, lei parla. Altrimenti ho una lista di 22 persone.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Sul Regolamento.

PRESIDENTE. Bene, mi dica.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Allora, volevo dirle, Presidente, che, in relazione al Regolamento e sull'esternazione del voto palese, eventualmente, il diritto leso di chi è stato svelato è dei soggetti che l'hanno subito, non certo del collega Grimaldi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Vorrei anche dire al collega Grimaldi che dovrebbe informarsi bene perché questa tecnica fu inventata - quindi, dovrebbe rivolgersi al PD - dal collega Franceschini perché, vedete, io sono da molti anni in quest'Aula: non vennero filmati (Proteste dei deputati del gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… non vennero filmati, non vennero filmati…

PRESIDENTE. Si rivolga a me, onorevole Ravetto.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …ma fu detto …

PRESIDENTE. Si rivolga a me.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). … “alzate il ditino” (Proteste dei deputati del gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… Ma non agitatevi, non agitatevi …

PRESIDENTE. Colleghi, facciamo finire la collega Ravetto.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). …fu detto “alzate il ditino” così da mostrare che si veda bene che state votando tutti in un senso. Quindi, al netto dello strumento utilizzato, questa è una cosa che, in quest'Aula, è già stata praticata. Quindi, se vogliamo fare un'indagine, facciamola, per favore, da adesso a tutti gli scorsi 22 anni perché io l'ho già vista praticare più volte, quindi, parliamone con generalità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Proteste di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Allora, colleghi, io ho la richiesta di sospensione dell'Aula. Posso mettere in votazione, e metto in votazione, la richiesta (Commenti del deputato Grimaldi)… Siccome è già intervenuto, non è che l'elemento aggiunge qualcosa e penso che, come dire, non si può fare il dibattito. Sul Regolamento, lei è intervenuto, ha fatto la sua richiesta, io la recepisco, mi rimetto all'Assemblea e chiedo all'Assemblea se intenda procedere alla sospensione… Onorevole Trancassini, su cosa? A favore o contro? Prego. Uno a favore e uno contro. Onorevole Trancassini, immagino contro.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). No, Presidente, semplicemente sulla procedura che avviene in casi come questi perché in caso di rissa o, insomma, di tutta una serie di questioni o errati comportamenti che sono avvenuti in Aula, indipendentemente se siano stati riportati o meno sui social, molti li abbiamo vissuti in diretta, la procedura prevede che vada…

PRESIDENTE. All'Ufficio di Presidenza.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). …al Collegio dei Questori che apre un'istruttoria rivedendo i filmati; il Collegio dei Questori - tra l'altro, abbiamo già parlato con il collega Benvenuto rispetto al fatto di portare questo episodio al prossimo Collegio dei Questori - formula una proposta che va…

PRESIDENTE. All'Ufficio di Presidenza.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). …all'Ufficio di Presidenza. Quindi, lo dico per i colleghi che chiedono la sospensione. Può essere anche fatta la sospensione, ma non succede nulla. Non si riunisce il Collegio dei Questori, non si riunisce l'Ufficio di Presidenza. Quindi, credo sia una cosa prettamente inutile.

PRESIDENTE. Va bene, allora, chi vuole parlare a favore? Onorevole Borrelli, onorevole Casu? Chi vuole parlare dei due? Casu, prego.

ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, mi scusi, ma intervengo a favore della richiesta che è stata formulata, del richiamo al Regolamento, dall'onorevole Fornaro e dagli altri rappresentanti delle opposizioni, per una ragione semplice. La procedura che ha illustrato il questore Trancassini avrebbe senso, se non avessimo sentito, con le nostre orecchie, un esponente della stessa forza politica, dello stesso gruppo parlamentare, che ha adottato in Aula questa condotta lesiva dell'istituzione parlamentare, rivendicare questo comportamento.

Noi andremo a fare altre votazioni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Questo comportamento può essere reiterato! Ora è questo il punto per cui ci deve essere una sospensione. E se è necessario attivare la procedura di cui parlava l'onorevole Trancassini, attiviamola, adesso, però! Non continuiamo a votare con forze politiche …perché, vedete, il problema è che non bisogna riavvolgere solo il nastro della storia degli ultimi 22 anni, ma bisogna ricordare la storia degli ultimi 100 anni di questo Paese. E certe pagine nere non bisogna viverle mai più, perché il problema di questo Paese non è solamente (Commenti del deputato Furgiuele - Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Dai banchi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: “C'è un limite! Non è accettabile!”)…

PRESIDENTE. Collega Furgiuele, per favore…

ANDREA CASU (PD-IDP). Non vi permetteremo mai (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Dai banchi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: “Presidente, ha sentito quello che ha detto?”) …

PRESIDENTE. Per favore, basta… Che ha detto (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra che si dirigono verso il centro dell'emiciclo e si posizionano davanti ai banchi del Governo)? Ma che ha detto?

ANDREA CASU (PD-IDP). Non ve lo possiamo permettere! Altro che palude!

PRESIDENTE. Che ha detto? ….Hitler?

ANDREA CASU (PD-IDP). Ma voi volete… Ma non è accettabile…

PRESIDENTE. Allora, scusate, scusate (Il deputato Ciani: “Lo ha gridato tre volte”)… Onorevole Ciani, adesso intervengo (Proteste del deputato Provenzano)… Ho capito, onorevole. Fate finire… Onorevole Casu, lei ha finito? Se lei ha finito, ok.

Onorevole Furgiuele, allora… Se mi fate parlare… Onorevole Furgiuele, viene segnalato alla Presidenza (Proteste del deputato Furgiuele)… Onorevole Furgiuele, con lei sto parlando!

Allora, viene segnalato (Deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra stazionano davanti ai banchi del Governo) … Allora, i colleghi tornino immediatamente al loro posto. Collega Ricciardi, collega Sarracino, collega Amendola, collega Fornaro, tornate ai vostri posti. Onorevole Braga, mi dia una mano, per favore. Onorevole Provenzano, tornate ai vostri posti, adesso intervengo (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Tornate ai vostri posti, per favore. Io prego i delegati d'Aula di dare una mano alla Presidenza. Tornate ai vostri posti. Allora, chiedo ai questori di intervenire per dare una mano. Tornate ai vostri posti e fate parlare la Presidenza.

Allora, onorevole Furgiuele, viene segnalato alla Presidenza di alcuni suoi interventi che sono ovviamente, per come vengono proposti, totalmente da censurare e che non possono trovare accoglimento in quest'Aula (Applausi). Ciò che è stato segnalato alla Presidenza verrà e, anzi, è immediatamente segnalato ai questori affinché avviino l'istruttoria e propongano all'Ufficio di Presidenza eventuali sanzioni nei suoi confronti.

Prego i colleghi di tornare al loro posto. Questo potevo fare e questo posso fare. C'è da fare una votazione sulla richiesta di sospensione dell'Aula. Colleghi, vi prego, questo posso fare adesso e questo ho fatto (La deputata Serracchiani: “Non si può andare avanti così - Il deputato Provenzano: “Deve essere cacciato!”).

Onorevole Scerra, prego. C'è il questore che vuole intervenire. Per favore, se i delegati d'Aula e i questori mi aiutano, nel frattempo, a fare tornare i colleghi. Prego, onorevole Scerra.

FILIPPO SCERRA (M5S). C'è la possibilità che il Collegio dei questori si possa riunire anche adesso. Propongo agli altri due questori di riunirci entro mezz'ora per analizzare la situazione adesso (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra), adesso! Quindi, cortesemente, se gli altri due questori sono d'accordo, riuniamoci. Io sono a disposizione. Vediamoci fra 15 minuti nella Biblioteca del Presidente.

PRESIDENTE. (I deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra continuano a stazionare davanti ai banchi del Governo). Allora, quando si sospende la seduta eventualmente vi riunite.

Allora, colleghi, io devo procedere a una votazione intanto sulla sospensione dei lavori dell'Aula, che voi mi avete chiesto. Quindi, siccome, ripeto, va votata… Già siamo intervenuti, onorevole Borrelli. C'è, già chi è intervenuto a favore e chi contro.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la sospensione della seduta (Il deputato Amendola: “Ma non si può votare!”) … senza registrazione di nomi sulla sospensione della seduta richiesta dall'onorevole Grimaldi.

Dichiaro aperta la votazione, senza registrazione dei nomi… Tornate al vostro posto. Prego.

(Segue la votazione).

Colleghi, ordine. Chiedo ai Questori e ai delegati d'Aula di riportare… Altri colleghi non intendono votare?

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 196 voti di differenza (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Andiamo avanti con la seduta. Colleghi, vi ripeto (I deputati Sportiello, Francesco Silvestri e Orfini si siedono sui banchi del Governo)… Onorevole Sportiello, scenda immediatamente dai banchi del Governo. Onorevole Silvestri, onorevole Orfini, vi richiamo all'ordine.

Colleghi, vi richiamo all'ordine per la seconda volta. Desistete dal vostro atto. Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 22,39, è ripresa alle 22,45.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Allora, colleghi, rispetto all'episodio che è stato oggetto delle vostre proteste, il Collegio dei questori materialmente adesso non si può riunire (Deputati del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle stazionano ancora al centro dell'emiciclo) perché dovrebbero chiamare i funzionari e tutte le persone addette a quell'ufficio. Sono le 22,45 e devono recuperare le immagini. Dunque, domani mattina… È stato dato incarico ai questori di riunirsi domani mattina. C'è già un Ufficio di Presidenza fissato all'inizio della prossima settimana, il 21 luglio, che (Commenti del deputato Casu) … mi faccia finire, onorevole Casu, ho capito. Mi fa parlare? Lei è molto caro, stavo per cercare (Commenti del deputato Casu)… Lei, però, mi deve fare parlare. Io ho capito che lei vuole intervenire. Quando io finisco, lei parla, perché ha sempre questo modo…

Provavo a dire che domani mattina il Collegio dei questori si riunirà, svolgerà l'istruttoria con i mezzi che gli saranno messi a disposizione e disporrà ciò che riterrà al termine dell'istruttoria, integrando eventualmente l'ordine del giorno dell'Ufficio di Presidenza, già fissato per il 21 luglio, con le eventuali sanzioni da irrogare sia per l'episodio che riguarda da ultimo l'onorevole Furgiuele, sia per ciò che per primo ha denunciato l'onorevole Barbagallo e poi l'onorevole Fornaro, l'onorevole Grimaldi e tutti gli altri che sono intervenuti. Adesso, materialmente, il Collegio dei questori non si può riunire.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Casu. Ne ha facoltà. Su cosa vuole intervenire?

ANDREA CASU (PD-IDP). Intervengo sulle sue mancanze.

PRESIDENTE. Sulle mie mancanze, prego.

ANDREA CASU (PD-IDP). Sì, perché io le ricordo che, se mi avesse permesso di terminare l'intervento che non ho potuto completare - lei mi ha tolto la parola e non me l'ha restituita; è vero che noi dobbiamo avere rispetto di lei, e le chiedo scusa se ho mancato, ma anche lei dovrebbe avere rispetto di noi, penso che sia un rispetto reciproco, dovuto in quest'Aula -, la questione che noi stavamo sollevando è che, dato che un gruppo politico ha manifestato la volontà di continuare a mettere in atto questo comportamento, noi non siamo disponibili ad andare avanti con delle votazioni che possono continuare a produrre immagini come quelle che abbiamo visto e che stiamo vedendo. Ma lei non può fare finta che questo non sia un problema politico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. E infatti il problema politico… Finisca, prego.

ANDREA CASU (PD-IDP). Qui noi non capiamo. Siamo di fronte a un provvedimento che è contingentato, con dei tempi che sono dati, e la maggioranza ha già dimostrato le sue palesi difficoltà in questa notte di confronto parlamentare. Subiamo continui attacchi e provocazioni, veniamo interrotti con delle parole… Io non l'ho sentito, ma se è vero che si è interrotto un intervento per una provocazione così grave da parte di una persona che ha pronunciato un nome che in quest'Aula non dovrebbe mai essere pronunciato, io penso che quello che stiamo vedendo sia talmente grave e, dato che abbiamo visto parlamentari - e io sono fra questi - sanzionati solo per aver chiesto di difendere i principi della Costituzione e impedire che entrassero in Parlamento soggetti che calpestano i valori e i principi della Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra) e della storia antifascista della nostra Repubblica democratica, vorremmo che, invece, chi quei comportamenti li mette in pratica in Aula venga sanzionato e che non si possa andare avanti in questo modo.

La nostra è quindi una richiesta che noi stiamo portando avanti con tutta la forza possibile: non è un tema burocratico, è un tema politico. Non è accettabile che si possa andare avanti con questo clima di intimidazione nei confronti del comportamento e delle attività dei parlamentari e che si possano pubblicare documenti come quelli che abbiamo visto, perché calpestano la dignità di questo Parlamento che lei, ai sensi degli articoli 8 e seguenti del Regolamento, dovrebbe difendere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Onorevole Casu, non replico neanche di una virgola agli apprezzamenti che ha rivolto a questa Presidenza. Le ripeto che la sua è una posizione politica. Lei stesso non ha sentito quello che ha detto l'onorevole Furgiuele. Io non l'ho sentito, mi è stato segnalato e ho fatto quello che dovevo esattamente fare e per me la questione finisce là, nel senso che adesso invito i colleghi a prendere posto perché, se non prendono posto, anche quello che sta succedendo adesso sarà segnalato ai Questori per l'eventuale istruttoria che dovranno svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi, vi invito a ricostituire l'ordine in Aula.

Dopodiché, prima… (Commenti del deputato Giachetti) Onorevole Giachetti, ci sono altri interventi sul Regolamento, perché forse sulla questione di cui stiamo discutendo (Commenti del deputato Furgiuele) … Onorevole Furgiuele, si vuole rivolgere all'Assemblea? Alla Presidenza? Mi dica. Prego. Intanto, però, tornate a posto, per favore. È per fatto personale. Prego, onorevole Furgiuele.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Presidente, se vuole posso lasciare la parola all'onorevole Giachetti e intervengo dopo.

PRESIDENTE. No, lei non lasci la parola. Intervenga, prego.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Brevemente, Presidente, non segnali nessuno, perché qui non c'è nulla da segnalare. Io semplicemente ricapitolo quello che è accaduto.

C'era qualcuno che stava intervenendo, qualcun altro ha fatto dei gesti, anche di carattere minaccioso. Non si è spaventato nessuno e nessuno si è offeso, abbiamo semplicemente risposto e magari ci è scappato anche un sorriso (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Mi auguro perché è già accaduto l'altra volta - io questa volta veramente non ho fatto nulla, ma non mi discolpo perché ci sarà modo di andare ad approfondire - … mi auguro, per suo tramite, Presidente, che se i colleghi accerteranno che quello che non hanno sentito e quello che le è stato riportato, ma che nessuno può certificare ora, non dovesse essere accaduto, io mi auguro che qualcuno possa chiedere almeno scusa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché questa volta non è successo niente.

PRESIDENTE. Onorevole Furgiuele, quello poi…

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). E quando è accaduto, Presidente Ascani…

PRESIDENTE. … Sarà oggetto di istruttoria.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). … Quando è accaduto…

PRESIDENTE. Si rivolga a me, su …

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). … Io non mi sono tirato indietro, Presidente, per suo tramite, io non mi sono tirato indietro dal subire le sanzioni.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Furgiuele.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Questa volta non è accaduto nulla, nonostante alcuni colleghi si siano avvicinati…

PRESIDENTE. Onorevole Furgiuele, va bene, sarà oggetto dell'istruttoria dei questori.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). … Provocandomi e io sono rimasto stranamente seduto (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Prima di andare avanti, c'è l'onorevole Giachetti sul Regolamento.

Devo pregare il Questore Scerra e gli altri Questori di far tornare (Deputati del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle stazionano al centro dell'emiciclo - Proteste del deputato Ciani) i colleghi al loro posto. Infatti, ripeto, per l'ordine e per rispetto dell'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) si sta ai propri posti e non si sta davanti ai banchi, come adesso.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. A parte il fatto che io avevo imparato, stando qui per tanto tempo, che gli interventi per fatto personale intanto devono spiegare in che cosa il deputato ritiene che sia stata lesa la propria persona e poi si svolgono tendenzialmente a fine seduta. Dovrebbe chiedere il Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) se c'è una motivazione. Non mi sembra... Ma forse sono io che ero distratto, signor Presidente, lei ha una conduzione perfetta come sempre. Non mi sono accorto che l'onorevole Furgiuele stesse parlando a titolo personale spiegando la motivazione della lesione che avrebbe avuto, l'onorevole Furgiuele, nel dire all'onorevole Casu “Hitler” (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Mi sfugge proprio, però sicuramente lei, che - ripeto - è in quella posizione, lo ha capito meglio di me.

Io le voglio porre un altro problema però, signor Presidente. Io penso che qui dentro l'unica cosa che ancora non può accadere - poi, diciamo, ne abbiamo viste e potrebbe succedere anche questo - è che un deputato sia chiamato a votare senza comprendere che cosa stia votando. Io ho cercato di urlare, perché ovviamente nella baraonda non potevo fare altro, e chiedere ripetutamente: cosa stiamo votando? Cosa stiamo votando? Questo è, come lei sa, nei compiti precipui dell'articolo 8 del nostro Regolamento. Io penso che lei abbia una responsabilità qui dentro. Se qui dentro non ci sono le condizioni per cui un deputato possa udire che cosa si sta votando e di poter esercitare in quest'Aula non dico il diritto di parola, che è diventato anche quello molto particolare, ma addirittura il diritto di voto, le cose sono davvero molto preoccupanti, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Quindi, io la invito, quando c'è una situazione di un certo tipo, a non portare a casa una richiesta della maggioranza e andare avanti comunque, perché ci sta tutto il diritto della maggioranza, non c'è dubbio, ma c'è anche il diritto del singolo deputato - che sia di maggioranza o che sia di opposizione; almeno se ce n'è qualcuno dalla parte dell'opposizione, non so se questo interessi la maggioranza - di poter votare coscientemente e avendo perfettamente compreso che cosa stiamo votando.

Mi dicono che abbiamo votato sulla richiesta di rinvio… le vorrei segnalare che se la situazione ce la troviamo anche sui prossimi emendamenti, che sono molto delicati e molto particolari - non perché lo dico io, ma perché è successo un piccolo incidente qualche ora fa proprio sul tema delle preferenze -, ecco, la pregherei di stare accorto che almeno questo diritto del parlamentare sia preservato, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. A lei, onorevole Giachetti. Solo per significarle che, a seguito della richiesta arrivata dalle opposizioni, io ho dato la parola a un deputato a favore e a uno contro, che era ben chiaro l'oggetto della votazione, che io ho ribadito tre volte, senza registrazione dei nomi, sulla richiesta di sospensione avanzata dall'onorevole Grimaldi. Poi, se in quel momento, come dire, lei non ha udito come altri, ma mi sa che i colleghi lo hanno dito, perché ripeto, l'ho detto tre volte: votiamo sulla sospensione dei lavori richiesta dall'onorevole Grimaldi.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Allora, c'è una prima cosa che vorrei far presente, perché non vorrei che proprio sulla vicenda del Regolamento, del rispetto delle regole, saltasse all'opinione pubblica che qui utilizziamo dei pesi e delle misure diverse rispetto a quelle che valgono per i cittadini. Allora, io voglio ricordare a tutti che riprendere o fotografare, come prima ha detto il collega Grimaldi, la scheda elettorale all'interno della cabina è un reato penale che viene punito con, addirittura, una pena da 1 a 6 mesi.

Adesso voi immaginate, parlo a tutti i colleghi parlamentari, ovviamente, tranne chi ritiene, da persona di disciplina ed onore, di riprendere il proprio voto segreto: riprendere il proprio voto segreto è già una cosa cialtronesca. Immaginate se lo fanno dei deputati e immaginate se quei deputati lo mandano ai giornali e lo mettono sui social. Questa è l'immagine che hanno dato del nostro Parlamento: una vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) a cui tutti dovremmo dire “no”!

E non mi basta il fatto che qualcuno dica: no, ma qualcuno in passato l'ha fatto. Se qualcuno in passato l'ha fatto, ha sbagliato e doveva… o è stato punito. Ma che questo diventi il modello della nuova visione della politica in cui siamo talmente uomini d'onore, talmente soldati che ci riprendiamo mentre votiamo in segreto nel nome del popolo, è una cosa inaccettabile. Noi non lo possiamo consentire (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Presidente, io le chiedo, ancora una volta, che non può passare così, perché mentre quello che ha detto - suo tramite - il collega Furgiuele è oggetto di una discussione, quello che hanno fatto l'hanno pubblicato loro ed è intervenuta una parlamentare per autoaccusarsi, dicendo: per me è normale farlo. Non è normale e non lo possiamo accettare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), come parlamentari e come italiani anche, perché un italiano non può fotografare o riprendere il suo voto segreto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Borrelli. Come sa, su una vicenda del genere che viene segnalata alla Presidenza, frutto di una notizia di agenzie, social, eccetera, la Presidenza non può fare un processo per direttissima. Può fare quello che ha fatto, cioè avviare per direttissima i Questori che immediatamente, infatti, ne hanno preso atto e domani mattina stesso interverranno e decideranno quello che ritengono sulle sanzioni e su quello che decideranno di fare. Questo potevo fare e questo è stato fatto, anche per tutti i fatti di Aula.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà. È su altro o sempre su questo? Perché il richiamo al Regolamento l'ha fatto adesso il suo collega.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Volevo intervenire e dare elementi alla Presidenza sull'ordine dei lavori rispetto…

PRESIDENTE. Prego.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). … ho ascoltato le sue considerazioni e la sua comunicazione sull'impossibilità dei Questori di intervenire immediatamente per la mancanza del materiale video. Vorrei umilmente far presente che questo materiale video è a disposizione di milioni di italiani, perché è stato trasmesso su La7 questa sera (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), quindi non vorrei che dal tragico cadessimo nel ridicolo dicendo che milioni di italiani hanno potuto vedere quello che è accaduto e che i Questori, invece, non hanno questo materiale a disposizione.

Quindi, siccome ci tengo alla dignità di questa Camera, forse sarebbe il caso che un video de La7 potesse essere utilizzato dai Questori per intervenire immediatamente.

PRESIDENTE. Se gli sarà utile acquisiranno pure quello, ma intanto ci sono i mezzi della Camera che sono quelli su cui dobbiamo fondare le nostre decisioni.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Provenzano. Su che cosa? Perché questo argomento l'abbiamo sviscerato in tutte le maniere, se è su altro mi dica.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Guardi, lo ripeto a lei e lo ripeto a beneficio dell'Aula e anche del resoconto parlamentare. Quello che è accaduto prima e che ha suscitato le mie proteste nei confronti della Presidenza per le parole dell'onorevole Furgiuele è questo: mentre interveniva l'onorevole Casu, richiamando una storia tragica che noi abbiamo conosciuto nel secolo scorso, non so se in modo beffardo o solo in modo ignorante, l'onorevole Furgiuele ha ripetuto più volte il nome di Hitler in quest'Aula.

Presidente, la Presidenza farà le sue valutazioni e accerterà quello che è accaduto (Commenti del deputato Furgiuele). Io ripeto quello che ho sentito e lo ripeto a beneficio di tutta l'Aula. È la ragione per cui ho protestato ritenendo che l'onorevole Furgiuele non potesse rimanere un minuto in più qui dentro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e dico, Presidente, che non c'è molto onore nel ritrattare le parole che, forse, dal sen fuggite, si sono pronunciate in un'Aula parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Sull'ordine dei lavori? Lei su cosa vuole intervenire?

ANDREA QUARTINI (M5S). No, in realtà, Presidente, mi volevo associare a quanto stava chiedendo l'onorevole Giachetti, perché effettivamente questa non è la prima volta. È almeno la seconda volta che, mentre ci sono dei deputati davanti alla Presidenza, davanti ai banchi del Governo, lei chiama il voto senza che si possa capire che cosa sta succedendo. Lei può anche dire che l'ha chiamato tre volte, ma chi era lì non stava capendo e io ho provato a segnalarglielo, perché ero lì.

Allora, questo è un sistema, da un punto di vista relazionale, che non è capace di rispettare la dignità di ciascun parlamentare.

Dal nostro punto di vista, lei non doveva chiamare la votazione in quel momento, perché eravamo lì e dovevamo discutere di quello che era successo. E quello che era successo era di una gravità inaudita, perché chi l'ha fatto è la stessa persona che ha fatto il segno della Xa MAS in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), è la stessa persona che ha provato a fare entrare CasaPound qui dentro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), è la stessa persona che ha provato a far entrare qui dentro Skinheads Veneto. E noi, con orgoglio, abbiamo difeso quest'Aula, abbiamo difeso questa istituzione.

E non è assolutamente tollerabile che queste persone vengano a prendere in giro i parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle); è una cosa che non è assolutamente accettabile. In più, abbiamo anche il problema che non garantiscono la segretezza del voto perché lo stanno riprendendo - l'abbiamo visto tutti, è su La7 - e credo che non ci si debba riempire di ridicolo, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Sulla vicenda del voto, onorevole Quartini, le segnalo che il fatto che alcuni parlamentari fossero scesi nell'emiciclo - a parte che è una mancanza di rispetto nei confronti della Presidenza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) - non può produrre, come effetto, il fatto di inibire la Presidenza dal mettere in atto una votazione, che è quello che doveva fare e che ha fatto dopo aver dato corso, per Regolamento, a ciò che era previsto. Quindi, era anormale che i colleghi stessero qui. Ho dichiarato per tre volte su che cosa si votava e siamo andati avanti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Torniamo all'emendamento 1.1076 Riccardo Ricciardi. Onorevole Appendino, prego… Onorevole Ricciardi? Onorevole Riccardo Ricciardi, rispetto all'emendamento o ancora su questo? Perché abbiamo già sviscerato in ogni modo.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). No, sull'ordine dei lavori perché, Presidente…

PRESIDENTE. Però sull'ordine dei lavori…

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Si, no, no…

PRESIDENTE. … non può passare il principio che voi decidete sull'ordine dei lavori e si va avanti all'infinito. Io vi ho fatto parlare, ho fatto parlare tutti sull'ordine dei lavori, sul Regolamento. O c'è un fatto sopravvenuto (Il deputato Giachetti: “Ma faglielo dire!”) e lei me lo segnala, però se è su questo… Onorevole Giachetti, la prego di stare al suo posto e di non urlare, non deve urlare. Lei urla troppo recentemente (Il deputato Giachetti: “E tu parli troppo”!). Lei non si rivolga alla Presidenza in questa maniera! La richiamo all'ordine (Il deputato Giachetti: “Cacciami via!”). La richiamo per la seconda volta all'ordine (Il deputato Giachetti: “Fai cosi, cacciami dall'Aula”!)… La espello dall'Aula, si accomodi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Onorevole Riccardo Ricciardi, prego (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… Colleghi, per favore, ognuno al proprio posto. Onorevole Riccardo Ricciardi, prego. Onorevole Riccardo Ricciardi, le ho dato la parola, prego. Colleghi, per favore.

Colleghi, per favore. Non si manca di rispetto e non si sfida la Presidenza in questa maniera. Ognuno sta al proprio posto, non si sfida la Presidenza (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Chi interviene sull'ordine dei lavori lo fa perché la Presidenza gli dà la parola. E la Presidenza, se c'è un fatto sopravvenuto, dà la parola.

Onorevole Ricciardi, interviene o rinuncia all'intervento? Onorevole Boschi, è sul Regolamento? Prego.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Sì, grazie, Presidente. Sì, è un richiamo al Regolamento, ovviamente...

PRESIDENTE. Colleghi, tornate ai vostri posti, per favore.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). ...sugli articoli che disciplinano...

PRESIDENTE. Onorevoli, tornate ai vostri posti. Invito la presidente Braga e i delegati a tornare ai propri posti. Onorevole Boschi, prego.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Presidente, il richiamo al Regolamento è sulla sua conduzione dell'Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), a seguito dell'espulsione del collega Giachetti.

Guardi, Presidente, non è possibile che lei presieda quest'Aula come se fosse uno spettacolo televisivo (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Qui occorre rispettare il Regolamento. Nemmeno la Presidenza è al di sopra del Regolamento. Nemmeno la sua Presidenza, Mule', è al di sopra del Regolamento.

Perché passino le battute continue con le quali lei decide di commentare gli interventi di noi colleghi in Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), come se fossimo in un talk show, che non si è mai visto e non è accettabile! Ma che lei consenta nell'arco di venti minuti al collega Furgiuele di intervenire senza titolo in quest'Aula, senza alcun titolo... E lei non ci ha ancora spiegato a che titolo lei abbia consentito all'onorevole Furgiuele di parlare, nonostante la nostra richiesta di chiarimento (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Ci ha impedito di capire su cosa stavamo votando. Io parlo per il mio gruppo, che non era nell'emiciclo, ma era ai propri posti e non ha potuto votare, perché non ha capito su cosa stavamo votando, nonostante più volte l'avessimo chiesto (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

E alla fine di questa giornata, lei espelle il collega Giachetti per lesa maestà nei suoi confronti (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), non per violazione del Regolamento! E questo non è accettabile, perché questo non è un modo di presiedere! Questo è un modo dispotico di ritagliarsi i reel per i suoi social ed è l'ora di finirla (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)!

PRESIDENTE. Onorevole Boschi, io applico il Regolamento e il collega Giachetti ha mancato di rispetto, violando il Regolamento e, dopo due richiami all'ordine, ha reiterato ciò che stava facendo, sfidando la Presidenza (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), mancando di rispetto non a me, ma alla Presidenza.

Allora, Fornaro su cosa, sul Regolamento (Proteste di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… ? Onorevole, tanto non la sento, quindi... La richiamo all'ordine. Può tornare al suo posto, per favore? Può tornare cortesemente al suo posto ?.... Tornate ai vostri posti, per favore. Onorevole Fornaro, se i suoi colleghi magari tornano al loro posto, lei forse parla con più serenità. Onorevole Fornaro, stiamo attendendo il suo... Prego. Ho capito, c'era il collega davanti, non lo vedevo. Prego.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Articolo 8 e seguenti. Signor Presidente, la sua conduzione... Io la devo richiamare alle sue responsabilità in quest'Aula. È una responsabilità di condurre in una situazione critica, certamente, perché la soluzione politicamente più ragionevole - la sappiamo tutti - era quella di sospendere (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, Alleanza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle). Dobbiamo dire le cose come sono, perché è evidente che gli animi si scaldano. Si è scelto di fare come se niente fosse successo.

Vede, signor Presidente, lei non può non stigmatizzare, non un social qualsiasi, ma i fatti che autorevoli esponenti di questo Parlamento le hanno segnalato. Lei non ha proferito mezza parola per stigmatizzare comportamenti che sono contro i Regolamenti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)!

Poi c'è una questione di sanzioni. La vedranno i Questori, ma lei non ha pronunciato mezza parola e ha esercitato il suo diritto alla Presidenza nei confronti del collega Giachetti. Io trovo questo assolutamente inaccettabile (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva-Casa Riformista)! È un comportamento da parte sua che non è accettabile! Noi le dobbiamo rispetto, ma lei deve dare rispetto anche agli altri.

E se un collega ha appena finito di dire che un altro collega ha usato la parola “Hitler”, indipendentemente dal fatto che sia da appurare o meno, lei deve stigmatizzare che in quest'Aula non si possono citare certe persone (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)! Siamo nell'Aula del Parlamento della Repubblica e lei presiede in questo momento!

Lei non può gonfiare il petto nei confronti del collega Giachetti perché le ha mancato di rispetto. Sul punto, credo che lei abbia esercitato il suo ruolo in maniera non corretta da un punto di vista regolamentare. Credo che questo debba rimanere agli atti. E la prego, alla fine di questo intervento - ovviamente lei avrà tutta la possibilità di contraddirmi nelle cose che ho detto - la invito formalmente a stigmatizzare sia la vicenda di chi può filmare... Perché questa cosa è una cosa di una gravità assoluta e dalla sua bocca non è uscita alcuna parola di condanna e di stigmatizzazione. Questo è assolutamente grave (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)! Lei presiede e deve far rispettare il Regolamento, non soltanto ai colleghi che non rispettano...

PRESIDENTE. Prego.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Allora, credo, signor Presidente - lo ribadisco, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza -, poiché sono le 23,10: finiamola qui (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). È più serio, è più rispettoso del Parlamento, è più rispettoso della nostra dignità, nostra e vostra. Io credo che... Vi invito a riflettere rispettosamente.

PRESIDENTE. Sto ascoltando, onorevole Fornaro.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Io credo… L'invito che ho fatto in altre occasioni... Mi sia consentito - e ho finito - di rivolgermi, per suo tramite, a una persona che ho dichiarato di stimare, pur essendo da due parti completamente opposte. In casi analoghi - il collega Foti potrà essere buon testimone -, si è scelta l'unica strada possibile: sospendere. Passa la notte e domani mattina riprenderemo esattamente nei termini che sono previsti dal Regolamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Onorevole Fornaro, allora, soltanto per ulteriore chiarezza. Stia tranquillo che, come lei sa, se io avessi sentito quelle parole, il collega Furgiuele sarebbe stato immediatamente espulso, immediatamente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), senza neanche essere richiamato. Su tutto il resto, onorevole Fornaro, davvero, mi prendo tutto ciò che avete detto lei e altri colleghi e ovviamente non replico.

Onorevole Quartini, è sul Regolamento, su un fatto sopravvenuto? Se dobbiamo continuare su questo, già è stato detto praticamente tutto. Quindi, andiamo avanti? Ok.

Si riprende la discussione.

(Ripresa articolo 1 - A.C. 2822-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Andiamo avanti sul provvedimento.

Torniamo sull'emendamento 1.1076 Riccardo Ricciardi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Era all'origine di tutto questo l'intervento e la comunicazione che dovevo fare per fatto sopravvenuto. Guardi, se mi lascia 30 secondi.

Noi crediamo che tra telefoni, nervosismo, frasi di questo tipo e l'atteggiamento che la maggioranza ha tenuto durante tutto l'iter di questa proposta di legge elettorale non meriti neanche più una discussione nel merito. Quindi vi diciamo: discutete quello che dovete discutere, noi, gli emendamenti di merito, tranne l'emendamento 2.05 Pavanelli sui fuori sede - spero che lì ci sia un sussulto di dignità e di democraticità - li ritiriamo tutti (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra – I deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista si levano in piedi); tutti gli emendamenti a nostra prima firma. Non ci prestiamo più a questa pantomima indegna!

Quindi, speriamo che ci sia una democraticità per i lavoratori, gli studenti e le lavoratrici fuori sede: gli si garantisca un diritto di voto! Per il resto, guardate, avete già fatto uno scempio di quest'Aula incredibile. L'opportunità di votare le preferenze come ha detto Meloni ce l'avevate, avevate un bel subemendamento al vostro emendamento Bignami, a nostra prima firma, che levava quello scempio dei capilista bloccati; l'avete bocciato, avete bocciato le preferenze, andate avanti da voi (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Purtroppo, l'onorevole Ricciardi ha ragione. Le condizioni per continuare una discussione serena nell'interesse del Paese non ci sono in questo momento.

E non ci sono perché la maggioranza ha inteso gestire la discussione sulla legge elettorale, ancor prima di arrivare in Aula, con un'arroganza senza precedenti, senza avere la volontà di confrontarsi su nulla, con la voglia di imporre, con il pugno duro nei confronti dell'opposizione, ma anche nei confronti degli alleati minori del centrodestra, il punto di vista della Presidente Meloni. Dovete imparare a perdere, avete perso e dovete imparare a perdere. Proprio per questa ragione, noi siamo d'accordo con il collega Ricciardi e ritiriamo anche noi i nostri emendamenti di merito: non ci sono le condizioni per una discussione franca e leale (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Braga. Ne ha la facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Come avevamo provato a spiegare anche in sede di Capigruppo, come abbiamo cercato di fare prima in quest'Aula, è evidente che l'arroganza di questa maggioranza non ha limite. State continuando ad andare avanti dritti contro un muro. E quello che si è verificato poco fa - le tensioni, le dichiarazioni inaccettabili che abbiamo sentito - conferma soltanto una cosa: non ci vogliamo più prestare a questa farsa. Ritiriamo tutti i nostri emendamenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra – I deputati del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista si levano in piedi) e vi lasciamo a discutere una legge elettorale, sbagliata, irrispettosa, incostituzionale. Manterremo soltanto i subemendamenti sul voto fuori sede - e vi sfidiamo noi a dare una risposta vera a chi non può votare - e quelli che intervengono sugli eletti all'estero, su cui si è consumata un'altra porcata - mi scuserà il Ministro Calderoli, ma non mi viene in mente nessun'altra espressione - che avete compiuto. Questa farsa deve finire (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Preso atto di ciò che hanno dichiarato l'onorevole Ricciardi, l'onorevole Zaratti e l'onorevole Braga, devo chiedere all'onorevole Boschi e all'onorevole Magi - essendo cofirmatari di molti degli emendamenti - quale atteggiamento vogliono assumere a questo punto. Prego, onorevole Boschi.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Ovviamente anche noi concordiamo con l'onorevole Braga sul ritiro degli emendamenti che abbiamo condiviso (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), così come ritireremo gli emendamenti a nostra prima firma. Abbiamo condiviso fin qui il percorso con il resto delle opposizioni e continueremo a maggior ragione a condividerlo, considerando che la maggioranza non è stata capace di aprire un dialogo, un confronto, ma, del resto, non sono stati capaci neanche di trovare un accordo al loro interno, quindi impossibile che potessero dialogare con le opposizioni. (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)

PRESIDENTE. Onorevole Magi, prego.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Ringrazio i colleghi che sono intervenuti. Ovviamente convengo con il ritiro degli emendamenti che sono anche a mia firma, tranne gli emendamenti che riguardano un altro scempio che questa legge ci pone davanti, che è la chiusura dell'accesso alla competizione elettorale. Quindi, mantengo quello sulla firma digitale e sul regime delle esenzioni. Ora le comunico i numeri nel dettaglio (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto, passiamo all'emendamento 1.1043 dell'onorevole Manes, a pagina 51.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Manes. Ne ha facoltà.

FRANCO MANES (MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Questo emendamento cerca di sanare un vizio di costituzionalità del testo uscito dalla I Commissione, che ho già illustrato nella discussione generale del 26 giugno. Il testo base, per due volte, aveva tenuto la Valle d'Aosta e il Trentino-Alto Adige fuori da due conteggi: il tetto massimo dei seggi attribuibile alla stessa coalizione e il computo nazionale dei voti validi. La Commissione ha poi scelto un'altra strada e le ha incluse in entrambi. Ma la Valle d'Aosta forma, per una norma statutaria di rango costituzionale, una e una sola circoscrizione elettorale, proprio come la Circoscrizione estero. Sul primo conteggio siamo d'accordo: far rientrare il seggio valdostano nel tetto dei 220 deputati e 113 senatori è una buona regola, protegge il pluralismo, i processi di revisione della Costituzione e l'elezione degli organi di garanzia. Il tetto opera, infatti, in automatico non appena una coalizione supera il 42 per cento dei voti e in due situazioni diverse: quando una minoranza politica nel Paese diventa maggioranza istituzionale in Parlamento, ma anche quando la coalizione vincente raccoglie un consenso così ampio da superare quella quota e, allora, il tetto la riporta al 55 per cento dei seggi. In tutti e due i casi, il parlamentare valdostano può essere ricompreso nel tetto per la sola intenzione dichiarata di formare una stessa maggioranza, con eletti di altre regioni, senza aver raggiunto un solo voto…

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Manes. Colleghi, per favore… Ministro Foti, se, per favore, recuperiamo i banchi del Governo e i colleghi al loro posto. Scusi onorevole Manes. Prego.

FRANCO MANES (MISTO-MIN.LING.). …senza aver aggiunto un solo voto al premio. Il secondo conteggio, invece, è un'altra cosa. Recuperare i voti valdostani a livello nazionale, come si fa per il Trentino-Alto Adige, confligge con la specialità della Valle d'Aosta: viola l'articolo 57 dello Statuto - che riconosce la Valle come circoscrizione e non come collegio-, lede la natura della nostra minoranza linguistica, unitaria e bilingue, laddove in Alto Adige i gruppi invece sono distinti, contraddice la logica del maggioritario puro del nostro collegio uninominale e toglie agli elettori valdostani il diritto di conoscere (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)…

PRESIDENTE. Colleghi per favore… Onorevole Vinci, facciamo in modo che i colleghi del suo gruppo vadano al loro posto, grazie. Prego.

FRANCO MANES (MISTO-MIN.LING.). …e toglie agli elettori valdostani, il diritto di conoscere gli effetti del proprio voto, in un territorio chiamato ad eleggere un solo deputato e un solo senatore. Senza questo emendamento il testo contraddice sé stesso, rafforza il legame territoriale degli eletti, del premio e, però, costringe proprio gli elettori valdostani, tutelati da norme costituzionali - e lo vogliamo sottolineare chiaramente - a pesare su un'unica e lunga lista bloccata nazionale, composta dai candidati di altri territori, senza piena consapevolezza del voto. Mi auguro, quindi, che al di là del parere contrario dato a questo emendamento, ci sia un ripensamento e chiedo, quindi, all'Assemblea un voto favorevole.

Sull'ordine dei lavori e per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, Presidente, articolo 8 e seguenti, per un ordinato lavoro. Ci sono stati cinque annunci da parte dei colleghi circa il ritiro degli emendamenti. Io le chiedo formalmente di dare tempo agli uffici di poter redigere un nuovo fascicolo. È necessario del tempo, quindi le chiedo formalmente di sospendere la seduta, visto che oltretutto, avendo ritirato gli emendamenti, gli spazi e i tempi sono stati ampiamente compressi, in modo tale che si possa lavorare esattamente, perché ad esempio, glielo dico formalmente, è da chiarire se il ritiro degli emendamenti non riguardi i subemendamenti. Quindi, io credo che lei debba dare la possibilità ai gruppi di formalizzare esattamente le dichiarazioni che sono state fatte e agli uffici di stampare un nuovo fascicolo degli emendamenti.

In queste condizioni è difficile lavorare, non ci sono le condizioni, si svolgono riunioni ormai in tutta l'Aula. Mi sembra che queste non siano le condizioni in cui si possa fare fino in fondo il nostro mestiere e il nostro ruolo. Le chiedo, da questo punto di vista, di prendere atto di questa situazione. Ci sono state cinque dichiarazioni molto importanti, quindi lei ha questa responsabilità, ma ha anche la responsabilità di prendere atto della situazione. E mi permetto di suggerirle sommessamente quella che può essere una via d'uscita: si sospende, nella serata viene redatto il nuovo fascicolo e domani mattina riprenderemo esattamente, avendo un fascicolo con gli emendamenti e i subemendamenti che sono sopravvissuti alle decisioni che le sono state testé comunicate.

PRESIDENTE. Adesso vediamo cosa dicono sul punto gli altri colleghi. È ovvio, onorevole Fornaro, che, quando è stato annunciato il ritiro degli emendamenti, io ho chiesto subito agli uffici se fossero in grado di seguire il fascicolo…no, no, mi è chiaro cosa dice. Sul fascicolo attuale, alla fine si tratta di dare il numero della pagina. Però prendo atto dell'ulteriore richiesta.

Ci sono due colleghi, l'onorevole Alfonso Colucci e l'onorevole Bignami. Prego, onorevole Alfonso Colucci, c'era prima lei, sul Regolamento. È sul Regolamento o no?

ALFONSO COLUCCI (M5S). Sì, Presidente, è sul Regolamento, ma mi pareva che l'onorevole Bignami avesse chiesto la parola prima di me, quindi mi sembra un gesto di cortesia accordargliela.

PRESIDENTE. Ormai mi avete superato. Prego, onorevole Bignami.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Colucci. Rispetto alla richiesta formulata dal collega Fornaro, abbiamo compreso che l'obiettivo è quello di interrompere i lavori, l'avete più volte rappresentato. Noi crediamo, anche per rispetto degli uffici, che sia assentibile la richiesta di prendersi il tempo necessario, a fronte della scelta dei colleghi dell'opposizione di ritirare gli emendamenti, per - diciamo così - sistemare il fascicolo. Non accediamo alla richiesta di andare in automatico domattina. Gli uffici, giustamente, si prendono il tempo che ritengono. Se ce la fanno in cinque minuti poi riprendiamo, se ci mettono invece più tempo, collega Fornaro, prenderemo atto delle esigenze degli uffici.

Quindi, riassumo per me stesso che gli uffici (Commenti)… Chiedo scusa, Presidente…

PRESIDENTE. Vada avanti.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Chiedo scusa, Presidente. Abbiamo assistito ai litigi tra le opposizioni e ci permettiamo di dire una cosa e la ribadisco: rispetto alla richiesta del collega Fornaro di lasciare il tempo agli uffici di sistemare il fascicolo, accediamo a questa richiesta e la riteniamo di buonsenso e rispettosa del lavoro degli uffici. Se gli uffici hanno bisogno di 10 minuti, tra 10 minuti proponiamo che ci si riveda; se gli uffici hanno bisogno di 35 minuti, arriviamo alla mezzanotte, ci vedremo domattina. Questo è il senso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Io credo che un altro elemento che bisognerebbe insegnare a questa maggioranza è il rispetto per gli uffici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), è il rispetto per chi lavora essendo le 23,25 ed è di tutta evidenza che gli uffici non possono essere messi nella condizione, in cinque minuti, di redigere nuovi fascicoli, di stamparli e di consentirne la consultazione ai deputati di quest'Aula. Ci vuole rispetto per chi lavora (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La richiesta non è una richiesta dilatoria, come il presidente Bignami ha voluto lasciare intendere; è una richiesta necessitata dal fatto che noi dobbiamo avere il quadro chiaro, Presidente, e queste votazioni - e, mi permetto di dirle, anche in ragione della sua conduzione - non sono state in grado di offrire ai deputati un quadro chiaro delle singole votazioni. Infatti, quando l'onorevole Giachetti si è lamentato di averla richiamata nella precisazione di quale votazione si stesse in quel momento effettuando - la votazione relativa alla sospensione -, esprimeva un'esigenza che è un'esigenza non solo sua, ma un'esigenza anche mia e di molti parlamentari che, in quel momento in cui lei ha imposto la votazione… Perché lei avrebbe dovuto sospendere l'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e, quando si fosse ristabilita la condizione di tranquillità e di serenità, poter a quel punto formare la votazione, poter, appunto, andare a indire la votazione. Lei non ha fatto questo, Presidente, lei non ci ha messo nella condizione di votare consapevolmente. E allora la richiesta di avere il fascicolo completo è proprio nell'esigenza primaria, da parte nostra, di avere il quadro chiaro di tutto il complesso emendativo, che è profondamente modificato a seguito del ritiro dei nostri emendamenti.

Veda, Presidente, io spero che lei possa anche cogliere la gravità di quanto le opposizioni sono state costrette a fare, perché, veda Presidente, il fatto che noi siamo stati costretti a ritirare i nostri emendamenti, sui quali abbiamo lavorato per tanti giorni, se non addirittura per mesi dalla data in cui questo provvedimento è stato incardinato in Commissione, il fatto che tutte le opposizioni hanno ritirato i propri emendamenti è un fatto di una gravità parlamentare unica, è un inedito che lascia intendere come non ci sia stata offerta la possibilità di un serio e democratico confronto in quest'Aula su una legge che - lo ripeto - incide su diritti primari dei cittadini. Non è qui solo il diritto ad essere eletto, ma è il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti in quella che è la massima istituzione democratica del nostro ordinamento costituzionale che è il Parlamento.

Presidente, questa votazione e questa discussione, per come si sono svolte, ci ha solo messo in condizione di disagio e di difficoltà. Abbiamo assistito ad un parlamentare che ha proferito parole impronunciabili, non solo in quest'Aula ma in una democrazia compiuta. Abbiamo assistito a deputati che filmavano il voto segreto e non è, come la onorevole Ravetto ha sostenuto per suo tramite, un diritto, questo, disponibile. Il deputato dice: io ho filmato il mio voto, è nella mia disponibilità. No, Presidente, queste sono attribuzioni costituzionali che tutelano il corretto svolgimento di una votazione, una votazione segreta e, Presidente, quel video o quei video che sono stati posti in essere non ledono solo il diritto dei parlamentari che li hanno agiti, ma ledono il mio diritto e il nostro diritto a che i lavori di quest'Aula si svolgano correttamente, soprattutto laddove (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti del deputato Caiata)

PRESIDENTE. Onorevole Caiata, per favore.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente, per questa sua cortesia di interrompermi. Dicevo soprattutto quando si tratta - la ringrazio ancora per interrompermi - di una votazione così delicata qual è quella assistita addirittura da un voto segreto. Qui si tratta dell'articolo 67 della Costituzione. Sono attribuzioni parlamentari costituzionali indisponibili. Attengono al regolare svolgimento di questa Assemblea, regolare svolgimento rispetto al quale lei non è stato efficace presidio e su questo le esprimo, a titolo personale, veramente il mio profondo rammarico, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Per unirmi alla richiesta già avanzata di sospendere e riprendere domattina per dare tempo di predisporre il nuovo fascicolo. Io lo dico all'onorevole Bignami: capisco che oggi per lui sia stata una giornata veramente pesante, capisco che le telefonate che avrà ricevuto lui, insieme ai capigruppo di maggioranza e al Ministro Ciriani, saranno state telefonate infuocate, dopo che sono riusciti a mandare sotto il Governo. Però, siamo alle 23,30, abbiamo teoricamente mezz'ora di lavoro su un provvedimento contingentato su cui le opposizioni hanno ritirato praticamente tutti gli emendamenti: davvero noi vogliamo scaricare sugli uffici la responsabilità di dirci in quanto tempo sono in grado di predisporre un fascicolo (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) dopo che lavorano a ritmi serratissimi anche nella giornata di oggi? Perché noi sappiamo quando scadeva il termine per i subemendamenti e, quindi, in quali tempi sono riusciti a predisporre il fascicolo e a consentirci di gestire l'Aula in modo ordinato.

Io lo dico davvero ai colleghi di maggioranza: capisco che probabilmente l'unica telefonata che è arrivata da Palazzo Chigi chiede loro, dopo il disastro che hanno combinato, di portare a casa un voto stasera ed è l'unico motivo per cui siamo qui, dalle 21, in quest'Aula, quando noi avevamo suggerito alla Conferenza dei presidenti di gruppo di andare a domani. Ma, siccome questo voto comunque non lo fate questa sera, perché dovete insistere ad andare avanti a tentoni - perché questo facciamo adesso che non abbiamo più contezza del fascicolo - e soprattutto dovete scaricare sugli uffici, che lavorano con una professionalità estrema, la possibilità di dirci 5 minuti, 10 minuti o 15 minuti? Aggiorniamoci direttamente a domani mattina, come si fa tra persone ragionevoli, abituate a lavorare insieme in ruoli diversi - perché i ruoli cambiano tra maggioranza e opposizione nel tempo -, ma con un minimo di ragionevolezza, onorevole Bignami.

Io chiedo, anche agli altri colleghi di maggioranza, solo una cosa: di avere un po' di ragionevolezza. Non stiamo parlando di un decreto-legge, è una legge elettorale che ha un'urgenza esclusivamente per voi ed è un'urgenza tutta da dimostrare dopo il disastro di oggi. Almeno su questo fate un gesto, un minimo di comprensione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Presidente, l'onorevole Colucci è un uomo di diritto, come io sono una donna di diritto, e quindi deve probabilmente o avermi frainteso o non ascoltata. Io non ho detto che la votazione era nella mia disponibilità e quindi era nella mia possibilità o diritto filmarmi e io ne disponevo, tant'è che io non mi sono filmata e non ho filmato nessuno. Ho detto un'altra cosa: ho detto che la potenziale lesione del diritto la può far valere il soggetto - scusate - il cui diritto è stato leso (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), cioè il soggetto che vota, quindi eventualmente potrei essere io…

PRESIDENTE. Scusi, onorevole Ravetto, ma se lei interviene sull'ordine dei lavori va bene…

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Sì, sull'ordine dei lavori. Volevo dire, invece…

PRESIDENTE. Allora, stia non sul fatto personale, stia sull'ordine dei lavori.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Va benissimo, ma sono stata citata. In quest'Aula stasera sono stata citata un po' da tutti (Commenti).

PRESIDENTE. Sì, ma se è sul fatto personale in questo caso non c'è l'urgenza, quindi…

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Va bene, va bene Presidente, sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Prego.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Vede, Presidente, a noi stupisce un po' che prima la sinistra ritira tutti gli emendamenti frettolosamente; poi, forse, non vorremmo che si stessero accorgendo, forse anche un po' la maggioranza che, così facendo, rientrano immediatamente in vigore - e vivi - da votare subito gli emendamenti di Futuro Nazionale (Commenti) che - combinazione! - sono gli emendamenti che vorrebbero le preferenze, che non vorrebbero dei favori ai partitini che dovrebbero raccogliere le firme (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free – Commenti del deputato Fornaro)… Quindi, non capiamo perché sospendere i lavori - su questo, sì, sono d'accordo con la collega Boschi - ribaltando la responsabilità sugli uffici e non dedicarci subito, immediatamente, alla votazione del nostro emendamento, che ha anche un bellissimo nome 1.1007 Ziello, molto carino come numero, e iniziare immediatamente a votare così arriviamo velocemente all'1.1003 Ziello, che vuole la reintroduzione delle preferenze. Così vediamo finalmente come si comportano a uno a uno, auspicabilmente a voto palese, senza filmati, i deputati presenti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. È davvero una giornata difficile per la destra, non è abituata a perdere, non è abituata a perdere in quest'Aula, visti i numeri. Capisco anche il collega Bignami, il collega Donzelli - tramite lei, ovviamente, hanno tutta la mia stima - ma insomma oggi veramente è stata una giornata difficile da raccontare e una giornata difficile da spiegare.

I giornali domani hanno un titolo, molti di essi parlano di Boccellum, più che di Melonellum: è stato bocciato il vostro sistema elettorale sulla battaglia fondamentale che si è intestata la Presidente Meloni, la quale ci ha detto che ci mette la faccia. Ma per metterci la faccia bisogna venire qui, soprattutto quando si prendono gli schiaffi; a prendere gli applausi viene da sola, ma quando si tratta di prendere gli schiaffi, li lascia tutti quanti a voi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Quindi, insomma, io penso che la proposta che ha fatto il collega Fornaro sia talmente ragionevole che soltanto chi è molto confuso in questo momento non la riesce a capire.

Cari colleghi di Fratelli d'Italia, state nel pallone, io lo comprendo, ma ci vuole un momento di lucidità, ci vuole che qualcuno di voi sia minimamente lucido. Ma come si fa a dire e a fare le considerazioni che ha fatto il collega Bignami, che dice: no, c'ha ragione il collega Fornaro, però, diamo il tempo, se ci mettono 5 minuti, 10 minuti… Ma che assurdità sta dicendo! Mancano 10 minuti a mezzanotte.

Collega Bignami, abbiamo ritirato gli emendamenti, possiamo lavorare domani, possiamo lavorare dopodomani. Ma che preoccupazioni avete? Di che cosa avete paura? Avete paura anche della vostra ombra! Di tutto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Avete paura che su tutti gli emendamenti, anche quelli più semplici, andate sotto un'altra volta. Ma state tranquilli!

Recuperate un po'di lucidità: ve lo dico sinceramente. Perché avere a che fare con un partito di maggioranza relativa che è completamente fuori di testa è un danno per tutti, pure per l'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Riprendetevi un attimo. È nell'interesse collettivo. Dite delle cose che abbiano un minimo di senso.

Da questo punto di vista, Presidente, sono intervenuto sull'articolo 8 e seguenti, io chiederei anche alla Presidenza, nella sua autonomia, di constatare che i tempi, diciamo così, per il lavoro degli uffici non possono ridursi in pochi minuti e che, pertanto, si proceda a sospendere questa serata non proprio felice per le istituzioni del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Sì, Presidente, lei mi è testimone, perché era presente, che in Conferenza dei capigruppo mi sono rivolto al Presidente, lei presente, dicendo: ma a chi giova scendere in Aula per tre ore e offrire uno spettacolo a beneficio del pubblico di spaccatura politica, di contrapposizione, senza fare un passo di merito, di esame della legge elettorale? E l'ho fatto, Presidente, perché c'è un precedente: XVII legislatura, la maggioranza sull'identico punto va sotto col voto segreto e la maggioranza dice: fermiamoci e capiamo come procedere.

Siamo arrivati qui, io invito a chiudere anche perché non possiamo chiedere agli uffici di rimettere mano ai fascicoli e farsi la notte al posto nostro. Sarebbe serio dire: la nostra discussione si ferma qui e proseguiamo domani a discutere di legge elettorale. Credo, Presidente, che ci sia un elemento di merito tra l'altro. Lo abbiamo voluto affrontare con la modalità che si è utilizzata e attribuendo le responsabilità l'uno all'altro… Si chiama maggioranza perché ha i numeri, ma i numeri non ci sono stati. Lo dico alle opposizioni: se la Presidente del Consiglio viene qui domani e chiede la fiducia, ha la fiducia della maggioranza dell'Aula. Possiamo chiedere le dimissioni e possiamo continuare a dire che le preferenze non le hanno volute le opposizioni.

Poi c'è una terza via: quella di discutere della legge elettorale e chiuderla, perché il Paese ci chiederebbe di occuparci di altro. Non è un capitolo edificante. Oggi abbiamo chiesto: si può rimettere quest'Aula sulla lunghezza d'onda dei problemi degli italiani e di una situazione internazionale preoccupante? Ci occupiamo di legge elettorale. Chiudiamo questa discussione che non è stata gestita nella maniera corretta. Abbiamo, tra l'altro, pochi emendamenti. Invito, Presidente, domani a riprendere con tutt'altro tono questa discussione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Dunque, colleghi, ho ascoltato tutti. A questo punto, la Presidenza assume la responsabilità di interrompere l'esame del provvedimento per riprenderlo domani a partire dalle ore 9,30 dall'emendamento 1.1043 Manes (Applausi).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bruzzone. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BRUZZONE (LEGA). Presidente, la ringrazio. Mi rendo conto che è quasi mezzanotte, però ci tengo perché qualche giorno fa ad Arrone, in provincia di Terni, nei giardini pubblici del paese, un lupo ha aggredito una bambina di quattro anni. Do la mia solidarietà alla famiglia. Il lupo ha preso la bambina per la schiena e l'ha trascinata via, chissà che cosa voleva farne e dove voleva portarla. Speriamo che non avesse fame. Soltanto con l'intervento di persone adulte il lupo ha abbandonato la preda. Come più volte ho detto, non solo in campagna non si può più stare tranquilli, ma adesso neanche nei centri abitati. Le aggressioni all'uomo - i dati sono chiari - stanno costantemente aumentando in modo vergognoso. Al mio paese direbbero, Presidente, che ghe n'emmu u belin pin, perché si dice così. Di questi animali, come di altri, ce ne sono troppi. Lo dico volutamente in modo polemico proprio nei giorni in cui stanno circolando troppe notizie false sulla gestione della fauna selvatica in questo Paese da parte di finti animalisti e di animalari che vogliono abbindolare l'opinione pubblica raccontando un'infinità di clamorose bugie. Su questi temi è necessario essere più seri (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 15 luglio 2026 - Ore 9,30:

(ore 9,30 e ore 16,15)

1. Seguito della discussione della proposta di legge:

BIGNAMI ed altri: Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. (C. 2822-A​)

e delle abbinate proposte di legge: MAGI; PAVANELLI ed altri (limitatamente all'articolo 5). (C. 157​-2236​)

Relatori: PAGANO, ALESSANDRO COLUCCI, IEZZI e ANGELO ROSSI, per la maggioranza; MAGI, di minoranza.

2. Seguito della discussione delle mozioni Zanella, Malavasi, Ilaria Fontana ed altri n. 1-00574, Boschi ed altri n. 1-00593, Ruffino ed altri n. 1-00594, Vietri, Zinzi, Bagnasco, Semenzato ed altri n. 1-00595 e Manes ed altri n. 1-00596 concernenti iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane .

3. Seguito della discussione del disegno di legge:

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788​)

Relatore: FORMENTINI.

4. Seguito della discussione della proposta di legge:

FARAONE ed altri: Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari. (C. 441​)

e delle abbinate proposte di legge: BISA ed altri; PITTALIS ed altri. (C. 1657​-1694​)

(ore 15)

5. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .

La seduta termina alle 23,45.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 la deputata Frassini ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 9 il deputato Angelo Rossi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 12 la deputata Gava ha segnalato che non è riuscita a votare.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 12)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale PDL 2822-A E AB - QP COST 1,2,3,4,5 360 357 3 179 143 214 23 Resp.
2 Segreta PDL 2822-A E ABB - EM 1.1 366 363 3 182 149 214 17 Resp.
3 Segreta EM 1.3 367 365 2 183 148 217 17 Resp.
4 Segreta EM 1.1070 368 368 0 185 152 216 17 Resp.
5 Segreta EM 1.4 366 365 1 183 146 219 17 Resp.
6 Segreta EM 1.7 364 364 0 183 147 217 17 Resp.
7 Segreta SUBEM 0.1.1077.2 368 368 0 185 145 223 18 Resp.
8 Segreta SUBEM 0.1.1077.1 362 362 0 182 155 207 18 Resp.
9 Nominale SUBEM 0.1.1077.3 369 369 0 185 7 362 17 Resp.
10 Segreta SUBEM 0.1.1077.5 375 375 0 188 158 217 13 Resp.
11 Nominale SUBEM 0.1.1077.4 374 374 0 188 7 367 13 Resp.
12 Segreta EM 1.1077 375 375 0 188 187 188 12 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.