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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 692 di venerdì 17 luglio 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 9,35.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

GILDA SPORTIELLO, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 83, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9,36).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Iniziative volte a garantire la continuità produttiva e i livelli occupazionali nel settore dell'assistenza clienti, con particolare riferimento alla società CallMat di Matera - n. 2-00883)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Lomuti ed altri n. 2-00883 (Vedi l'allegato A).

Chiedo al deputato Lomuti se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Brevemente, per spiegare non soltanto i motivi ma anche, per sommi capi, il merito dell'oggetto di questa interpellanza, che riguarda, come lei ha anticipato, un'azienda, denominata CallMat, che si occupa di servizi di telefonia, o meglio, più precisamente, di servizi attraverso il cosiddetto call center, e che oggi arriva, dopo due anni di vertenza, a un epilogo del quale non sappiamo e non conosciamo i contenuti.

Vede, signor Presidente, lì dentro ci lavorano centinaia di lucane e di lucani, ed essa rappresenta una realtà economica e finanziaria per quel territorio - non soltanto di Matera, ma dell'intera Basilicata - estremamente importante. Tra l'altro, vorrei cogliere l'occasione di questo momento per far comprendere meglio al Governo qual è la fotografia attuale di quei territori. Vede, da ultimo, purtroppo, con amarezza abbiamo letto i dati che ci fornisce Confcommercio per la nostra regione e quei dati dicono, in maniera spietatamente chiara, che la nostra regione, la Basilicata, è l'ultima per crescita economica, è l'ultima in Italia per produzione interna lorda ed è l'ultima in Italia in termini di consumi dei cittadini e di consumi delle famiglie. Questo è il risultato di 7 anni del governo di centrodestra regionale, della giunta Bardi, un governo che si è mostrato, fino ad oggi, incapace di gestire qualunque vertenza di tutte quelle aziende che in Basilicata, a causa anche di questa gestione, incontrano delle difficoltà enormi a ripartire.

E allora, vista l'inerzia, la manifesta incapacità storica della giunta di centrodestra della Basilicata, chiediamo al Governo come intenda risolvere questa situazione drammatica. Vede, Presidente, ci sono 350 famiglie, 350 lavoratori, in un territorio già colpito storicamente da crisi economiche e finanziarie e dall'incapacità politica di rendere quel territorio resiliente. Allora, dobbiamo capirci bene, perché 350 cittadini che perdono il lavoro non sono soltanto una perdita di salari e di stipendi, ma sono una perdita anche di contributi previdenziali, sono una perdita di consumi - già altamente pregiudicata - e quindi si crea un effetto domino drammatico. Siamo di fronte a una doppia tragedia, la tragedia dentro la tragedia.

E allora, Presidente, visto che abbiamo cognizione di un tavolo interministeriale che si terrà per questa vertenza il 29 luglio, presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, vorremmo capire quali sono le soluzioni e le azioni che questo Governo intende mettere in campo per non lasciare 350 lavoratrici e lavoratori lucani abbandonate e abbandonati al proprio destino.

PRESIDENTE. Il Vice Ministro delle Imprese e del made in Italy, Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.

VALENTINO VALENTINI, Vice Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Grazie agli onorevoli interpellanti. Come già evidenziato dal Ministro Urso in quest'Aula, il comparto dei contact center è interessato da una trasformazione strutturale determinata dall'evoluzione tecnologica, dalla diffusione dell'intelligenza artificiale e dall'automazione dei processi. Si tratta di cambiamenti che rappresentano una grande opportunità per il sistema produttivo, ma che devono essere governati con responsabilità affinché l'innovazione non produca effetti sociali negativi e nessun lavoratore venga lasciato indietro.

In questa prospettiva, il MIMIT ha promosso uno specifico tavolo dedicato alla vertenza CallMat, confermando l'impegno del Governo a seguire con la massima attenzione l'evoluzione della vicenda e a mettere in campo ogni iniziativa utile a salvaguardare i livelli occupazionali, attraverso la verifica di tutte le possibili soluzioni idonee a garantire una prospettiva stabile al sito produttivo interessato. A tale riguardo, come ricordato dagli onorevoli interpellanti, è stata convocata per il prossimo 29 luglio una nuova riunione del tavolo ministeriale, al fine di verificare gli sviluppi della vertenza e di proseguire il confronto con tutti i soggetti istituzionali, l'azienda e le parti sociali.

L'azione del Governo non si limita, tuttavia, alla gestione dell'emergenza. È infatti necessario accompagnare la riconversione del settore attraverso una politica industriale che favorisca nuovi investimenti, l'innovazione dei processi produttivi e la crescita delle competenze professionali. In questa prospettiva si collocano gli strumenti già attivati dal Ministero, dagli Accordi per l'innovazione, con una dotazione di 731 milioni di euro, agli incentivi per la ricerca e lo sviluppo nel Mezzogiorno, pari a 500 milioni di euro, fino ai voucher destinati ai servizi cloud e cyber per le piccole e medie imprese e alle ingenti risorse del Piano Transizione 5.0, che mobilita oltre 10 miliardi di euro per sostenere la trasformazione digitale del sistema produttivo.

Accanto agli investimenti, assume un ruolo centrale la formazione continua e la riqualificazione professionale dei lavoratori. In tale ambito il Ministero è impegnato, in raccordo con le regioni, nella sperimentazione di percorsi di riconversione e valorizzazione delle competenze in Calabria e Basilicata, esperienze che potranno essere ulteriormente sviluppate e rafforzate anche attraverso il coinvolgimento delle imprese e delle parti sociali.

Per quanto concerne le ipotesi richiamate dagli onorevoli interpellanti relative al coinvolgimento di società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico, ogni eventuale iniziativa potrà essere oggetto delle necessarie valutazioni da parte delle amministrazioni competenti, nel rispetto delle rispettive attribuzioni, della sostenibilità economica degli interventi e della coerenza con i piani industriali dei soggetti eventualmente coinvolti.

Desidero inoltre ricordare che il Governo considera imprescindibile il rispetto di condizioni di concorrenza leale nel settore, contrastando fenomeni di dumping contrattuale e promovendo l'applicazione dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi, nella consapevolezza che competitività delle imprese e qualità del lavoro devono procedere insieme. Quanto agli ulteriori profili concernenti il sostegno al reddito e gli strumenti di tutela dei lavoratori, il Governo sta intervenendo in maniera coordinata.

Al riguardo, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha comunicato di aver già attivato una pluralità di strumenti di politica attiva e di tutela dell'occupazione, dal Programma GOL al Fondo Nuove Competenze, fino al Fondo di solidarietà per la filiera delle telecomunicazioni e alle ulteriori misure di sostegno al reddito previste per il settore. Tali strumenti si integrano con l'azione di politica industriale perseguita dal Ministero delle Imprese e del made in Italy, nella consapevolezza che la competitività delle imprese e la tutela dei lavoratori rappresentano due obiettivi tra loro inscindibili.

PRESIDENTE. Il deputato Lomuti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente, e grazie, signor Vice Ministro. Noi non solo non siamo assolutamente soddisfatti della risposta, ma ci riteniamo anche profondamente delusi, perché questa vertenza non è nata ieri. Le preoccupazioni di 350 lavoratrici e lavoratori lucani non sono di questi giorni, ma vengono da tempo. Questa vertenza dura da anni, e oggi ci troviamo di fronte all'epilogo di questo cammino, di questo percorso impervio.

Ci sono 350 cittadini e cittadine che perdono il sonno perché non sanno se potranno continuare a contribuire al fabbisogno per se stessi e per la propria famiglia, se riusciranno a mettere il piatto a tavola, se riusciranno a pagare l'affitto, se riusciranno a pagare gli studi dei propri figli, se potranno contribuire alla realizzazione dei loro sogni, se potranno comprare un vestito o un semplice paio di scarpe. E questo perché, signor Ministro, voi siete lenti.

Siete lenti perché, ripeto, questa vertenza non è nata ieri e, mentre il Governo regionale cincischia con gli annunci che generano semplicemente quella speranza alla quale chiunque si trovi in quelle condizioni è forzato ad aggrapparsi, noi oggi speravamo in qualcosa in più. Ma poi c'è anche un altro aspetto che ci rende insoddisfatti, che ha una portata molto più ampia e che è strettamente connesso alla vertenza di cui oggi stiamo discutendo, che è l'oggetto di questa interpellanza urgente, e cioè CallMat è un avvertimento; è ciò che succederà a breve, con maggiore frequenza, in tutti quei settori nei quali noi ricorriamo all'utilizzo dell'intelligenza artificiale per aiutare il lavoro umano o per sostituirlo.

Perché, mentre oggi parliamo dei contact center, domani toccherà alle banche, alle assicurazioni, alla pubblica amministrazione, alla logistica, al commercio, al lavoro fisico, ma anche intellettuale, al lavoro povero, ma anche al lavoro qualificato. Quello che oggi appare come un caso, signori, domani sarà la regola. E noi non possiamo continuare a pensare che la questione sia soltanto una questione di mercato e che l'intelligenza artificiale debba essere osservata in termini di competizione, di produzione, di investimenti e di crescita.

No, non è così, perché l'intelligenza artificiale sta cambiando le regole del mercato del lavoro, e non solo, sta cambiando anche il rapporto tra la produzione della ricchezza, la distribuzione del reddito, il finanziamento allo Stato e la tenuta democratica. E voglio precisare che noi, per andare incontro a queste tematiche, non dobbiamo partire da una posizione di contrasto all'innovazione, alla tecnologia, all'intelligenza artificiale: saremmo dei pazzi. Io sto semplicemente dicendo che questo Governo non è stato in grado di gestire gli effetti sociali che essa produce.

Ed è proprio qui la differenza politica tra chi osserva, guarda e capisce la natura sistemica dell'intelligenza artificiale e della trasformazione tecnologica e, invece, chi la guarda con i canoni economici del secolo scorso; tra chi prepara il futuro e chi aspetta il ritardo e lo vuole amministrare; tra chi prepara le istituzioni e chi rincorre le emergenze. E allora, Presidente, dobbiamo partire da un presupposto, cioè, quando parliamo di vantaggio economico, questo viene ormai spesso contabilizzato nei bilanci delle imprese, quando invece, poi, i costi sociali che produce vengono contabilizzati nel bilancio dello Stato.

Nel modello economico attraverso il quale abbiamo fondato la nostra Repubblica c'è al centro il lavoro, che non può essere visto solo e semplicemente come la produzione di un reddito individuale, ma il lavoro è il maggiore motore che finanzia il nostro welfare; indirettamente e direttamente ci finanziamo le pensioni, la sanità pubblica e tutti i servizi essenziali che riguardano anche e soprattutto la stabilità sociale. Ma che cosa accadrebbe se questo lavoro, che produce ricchezza, dovesse diminuire?

Che cosa accadrebbe se una quota sempre maggiore di ricchezza venisse prodotta da quella tecnologia che viene gestita soltanto da pochissimi operatori? Chi finanzierà le pensioni? Chi darà continuità alla sanità pubblica e chi pagherà le scuole, i trasporti e le funzioni essenziali dello Stato? Quando la sostituzione tecnologica riduce il gettito contributivo, Presidente, e i costi della disoccupazione, i costi della protezione sociale sono posti a carico esclusivo dello Stato, allora si crea un divario verso il quale un Governo degno di questo nome non può girarsi dall'altra parte. Ed ecco il punto, perché questo Governo, in tutti questi anni, non è riuscito a mettere in campo una strategia fiscale verso l'economia generata dall'intelligenza artificiale.

Il Governo non ha pensato a studiare una valutazione di impatto di tutti quei territori che verranno colpiti, in che portata, quali saranno i primi, quali saranno le conseguenze sulle aree interne, quelle già fragili, quale sarà l'effetto sullo spopolamento.

Questo Governo, dobbiamo dirlo, Presidente, continua ad arrivare dopo: dopo gli esuberi, dopo i licenziamenti, dopo la perdita del lavoro, dopo che la vulnerabilità viene trasformata, si trasforma e continua a trasformarsi in emergenza. Le istituzioni non possono continuare ad arrivare sempre dopo. C'è un fattore: il tempo. E il tempo, per questo Governo, è scaduto, perché non c'è più tempo di rispondere a queste crisi totali e sociali attraverso la solita istituzione di una commissione o di un tavolo di lavoro.

È scaduto il tempo, per questo Governo, che resta ad osservare se il mercato riprende i propri equilibri, ma è impossibile perché il mercato non nasce per generare liquidità, per finanziare le pensioni, la sanità pubblica; il mercato non nasce per frenare lo spopolamento delle aree interne, il mercato nasce per distribuire ricchezza in base a dei valori di forza economica. Quindi, siamo, totalmente, fuori strada.

È la politica che deve impedire che l'efficienza economica si trasformi in disgregazione sociale, ed è sempre la politica che deve saper interpretare una cosa, ossia che la produzione della ricchezza non può essere basata solo sul profitto, ma deve saper valutare altri fattori come, ad esempio, la base delle condizioni sociali su cui questa si genera e sulla sua capacità di redistribuire ricchezza alla società. Insomma, Presidente, a un vantaggio sistemico deve corrispondere una responsabilità sistemica tenendo presente un fattore, cioè che non tutte le imprese sono uguali e producono determinati effetti sulla società. Partendo dal presupposto che noi non dobbiamo essere contrari all'innovazione tecnologica e all'intelligenza artificiale, dobbiamo fare, però, un distinguo per quelle piccole, medie e anche grandi imprese che utilizzano un programma di intelligenza artificiale, le quali non possono essere paragonate a chi, invece, come quei pochi operatori che si stanno formando a livello globale, gestisce, invece, la tecnologia e la trasformazione della tecnologia, quelli che gestiscono le piattaforme e le infrastrutture che utilizzano milioni di persone, che utilizzano le imprese, che utilizzano le pubbliche amministrazioni. È una questione che riguarda ciò che conta veramente quando guardiamo da una nostra prospettiva, dalla prospettiva politica alle imprese: contano i volumi. I volumi degli affari, degli introiti, conta anche il numero degli utenti, conta la capacità di quell'operatore, che usa quelle determinate tecnologie, di influenzare la tecnologia e di influenzare anche l'accesso ai servizi.

Presidente, in questi anni di Governo si è pensato soltanto ad avvelenare il Paese per condannare - e mi avvio alle conclusioni, Presidente - qualsiasi forma di proposta di protezione sociale. La Basilicata, con la società CallMat, potrebbe essere un caso guida attraverso il quale il Governo e la politica devono osservare la trasformazione tecnologica in relazione alla perdita del reddito, dei servizi e alla fragilità dei territori.

Vengo al punto e concludo, Presidente. Noi spendiamo tantissimi miliardi in armi, ma non capiamo ancora che la difesa di un territorio parte anche dalla difesa interna, dalla difesa della sostenibilità sociale. La parola magica è proprio questa: dividendo sociale, per una sostenibilità sociale. Se il futuro è oggi e questo Governo non è capace di gestire il presente, si faccia da parte. Noi continueremo a seguire il caso CallMat perché stiamo dalla parte di 350 lavoratrici e lavoratori che guardano con apprensione ciò che deciderà il Governo; siamo dalla loro parte perché, anche noi, siamo cittadini come loro.

(Chiarimenti sulle misure di sicurezza adottate in occasione del viaggio diplomatico dell'ambasciatore degli Stati Uniti d'America in Italia - n. 2-00882)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bonelli e altri n. 2-00882 (Vedi l'allegato A). Chiedo alla deputata Luana Zanella se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. L'interpellanza a prima firma, come giustamente lei ha ricordato, di Angelo Bonelli ed anche mia, come capogruppo, riguarda la vacanza diplomatica dell'ambasciatore statunitense in Italia, Tilman Joseph Fertitta.

Per celebrare e onorare i 250 anni dalla Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America, l'ambasciatore ha deciso di partire il 24 giugno da Napoli per il Coastal diplomacy Italy tour a bordo del suo gigantesco e lussuosissimo yacht “Boardwalk”, lungo 117 metri e con una stazza di oltre 5.000 tonnellate. Valore stimato: 450 milioni di dollari.

Il programma prevede l'approdo e la visita di tredici regioni e la diplomazia si concretizzerebbe negli incontri con i rappresentanti politici dei vari territori, imprenditori, autorità civili e militari. Lo scopo? Il consolidamento delle relazioni tra Stati Uniti e Italia che sappiamo essere state messe abbastanza alla prova dall'atteggiamento, in particolare di Trump, rispetto alla nostra Premier.

Lo yacht - e questo è anche l'oggetto della nostra interpellanza - sarà scortato da unità navali della Guardia di finanza, dalle Capitanerie di porto, Guardia costiera, elicotteri, Forze di Polizia; insomma, un importante dispositivo di sicurezza e polizia marittima.

Ci risulta anche che siano state emanate precise ordinanze da parte di alcune Capitanerie di porto - e su questo vorremmo sapere dal Governo - che interdicono l'accesso, a qualsiasi titolo, in alcuni specchi di mare, naturalmente quelli contigui all'area di sosta dello yacht o l'area di percorso del mega yacht. Quindi, no all'ancoraggio, no alla navigazione, no alla sosta di qualsiasi imbarcazione, no alla balneazione, no a qualsiasi uso pubblico dei nostri mari.

Interpelliamo il Governo sul vero scopo del programma perché, a noi, sembra più un tour, una crociera turistica e, mi si consenta, a spese dello Stato italiano, perché avrà pure un costo, un costo importante oltre che un impatto simbolico e politico che ha, per esempio, nella mia città, Venezia, dove il nostro amico e alleato Fertitta arriverà domani o, credo, sia già arrivato oggi, così domani potrà godere della festa popolare del Redentore. Rappresentante del Governo, domani è una festa popolare, il sabato del Redentore.

Lei sa che è una delle feste più popolari di Venezia, è meravigliosa, ma che sarebbe davvero la festa della città, dei cittadini e delle cittadine, che sono sempre più rare, tra virgolette, e anche preziose, dal nostro punto di vista, in una città che è sovrastata, sfruttata e violata da un overtourism e anche da un turismo sfacciato di lusso, che pretende di comprare tutto e di usare la nostra città come vetrina o oggetto di divertimento. Noi sappiamo che l'incanto della mia città, la sua storia, il suo prestigio e perfino la sua fragilità non dovrebbero essere in vendita, dovrebbero essere tutelati, curati, amati. Perfino a questo ambasciatore così ricco e così ben voluto evidentemente anche dal nostro Governo - giustamente è un diplomatico - dovrebbe essergli stato consigliato di averne cura, magari di entrare più modestamente, di avvicinarsi alle necessità, conoscere i problemi della nostra laguna e della nostra città, che sta, appunto, per essere espropriata e comprata pezzetto per pezzetto.

Vede, questa nostra città, dal punto di vista simbolico ma anche concreto, è un po' l'indice di cosa è la contemporaneità, una contemporaneità che prevede, purtroppo, che tutto possa essere e andare al mercato, perfino una storia, perfino una dignità, perfino l'orgoglio di appartenenza a quella storia per quella città, che è un patrimonio che appartiene sì, come sappiamo, a tutto il mondo, ma primariamente alla nostra popolazione, alla nostra comunità veneziana… veneziana e di terraferma veneziana, perché molti veneziani abitano ormai in terraferma.

Noi chiediamo, quindi, il rispetto, oltre che conto, come è indicato nell'interpellanza: il rispetto per chi ama, cura e difende i veri interessi della città, perché senza gli abitanti e le abitanti ci sarà un involucro vuoto, una parvenza, una sorta di… non dico Las Vegas, perché c'è già la brutta copia volgare della nostra città a Las Vegas, ma qualcosa che le si avvicina. Quindi, vede, la mia interpellanza, da cittadina veneziana, cerca di avvicinarsi alle vere necessità del nostro territorio, che è anche quello che appartiene alla nostra Nazione, come voi amate tanto ribadire. Quindi, deve essere difesa soprattutto nei momenti in cui ci sono questi eventi così impattanti dal punto di vista reale, perché è un mega yacht che, appunto, entra, assieme alle nostre barchette, nello specchio del bacino di San Marco e perché credo sia importante per il nostro Governo dar conto anche di questo.

PRESIDENTE. Il Vice Ministro delle Imprese e del made in Italy, Valentino Valentini, ha facoltà di rispondere.

VALENTINO VALENTINI, Vice Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie. Con riferimento all'interpellanza in esame, si rappresenta quanto segue, anche sulla base degli elementi forniti dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e dal Ministero dell'Interno.

In via preliminare occorre evidenziare che, come riferito dal MAECI, ai sensi della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche, gli agenti diplomatici godono dell'inviolabilità personale prevista dall'articolo 29. Tale disposizione stabilisce che la persona dell'agente diplomatico è inviolabile e che lo Stato accreditatario deve trattarlo con il dovuto rispetto e adottare tutte le misure appropriate per impedire qualsiasi attentato alla sua persona, libertà o dignità. Il commentario della commissione di diritto internazionale precisa che tale inviolabilità comporta per lo Stato accreditatario l'obbligo di adottare tutte le misure ragionevoli a questo scopo, eventualmente includendo la fornitura di una guardia speciale, qualora le circostanze lo richiedano.

L'articolo 29 della Convenzione di Vienna impone allo Stato italiano, quale Stato accreditatario, un obbligo positivo ed esclusivo di protezione dell'ambasciatore straniero accreditato, attraverso l'adozione di tutte le misure ragionevoli e appropriate richieste dalle circostanze, potendo tali misure includere, ove necessario, anche forme specifiche di protezione personale. I principi di inviolabilità e i relativi obblighi positivi di protezione previsti dalla Convenzione possono altresì rilevare con riferimento al mezzo navale utilizzato dall'ambasciatore, avuto riguardo alla sua funzione di dimora temporanea e mezzo di spostamento dell'agente diplomatico ai sensi dell'articolo 30 della Convenzione, nonché quale luogo funzionale allo svolgimento di attività diplomatiche e incontri istituzionali di cui all'articolo 22 della Convenzione stessa.

Ove si riconduca l'utilizzo del mezzo navale allo svolgimento delle funzioni diplomatiche dell'ambasciatore, si rileva, inoltre, l'obbligo dello Stato ricevente di accordare le facilitazioni necessarie per l'esercizio delle funzioni nella missione ai sensi dell'articolo 25 della Convenzione. La concreta individuazione delle misure necessarie ai fini dell'adempimento degli obblighi derivanti dalla Convenzione di Vienna rientra nella valutazione delle competenti autorità nazionali, tenuto conto delle circostanze del caso e bilanciando le esigenze di tutela dell'agente diplomatico con l'applicazione della normativa interna rilevante.

Secondo quanto rappresentato dal Ministero dell'Interno, l'ambasciata degli Stati Uniti ha inoltrato al Dipartimento della Pubblica sicurezza, con nota del 15 giugno scorso, il programma di un tour diplomatico costiero che l'ambasciatore in Italia, Tilman J. Fertitta - già destinatario di un dispositivo di tutela individuale a carattere eccezionale - sta effettuando dal 20 giugno al 28 agosto a bordo del proprio yacht, con previsti attracchi in numerosi scali portuali della Penisola. In alcune delle cennate località, inoltre, sono stati organizzati eventi con la partecipazione di autorità locali ed altri ospiti.

Al riguardo, in considerazione dell'attuale contesto di crisi internazionale e non potendosi escludere l'attuazione di azioni dimostrative e di contestazione, oppure di condotte improntate all'illegalità, si è reso necessario sensibilizzare le competenti autorità provinciali di pubblica sicurezza ad adottare misure di vigilanza, ordine e sicurezza pubblica idonee a garantire il regolare svolgimento degli eventi con la partecipazione delle personalità. A tal fine, è stato raccomandato di fornire il necessario impulso anche ai servizi di prevenzione a carattere generale e di controllo del territorio, nonché all'attività informativa, al fine di acquisire tempestivamente notizie utili a prevenire il compimento di illegalità e a garantire il quadro complessivo di sicurezza. È stato, inoltre, disposto uno specifico servizio di servizio di vigilanza in occasione dell'attracco negli scali portuali individuati.

Ad oggi, in ragione delle richieste formulate, è stata disposta l'assegnazione delle unità di rinforzo alle autorità provinciali interessate dall'evento, a supporto dei dispositivi pianificati in occasione delle iniziative globali di ordine e sicurezza pubblica nelle province di Palermo, Catania, Pescara, Ancona, Ravenna. Infine, in relazione alla programmata visita a Venezia, dal 17 al 21 luglio, in occasione della festa votiva del “Santissimo Redentore”, si rappresenta che l'autorità di pubblica sicurezza ha formulato specifica richiesta di rinforzi, non potendosi escludere l'attuazione di iniziative di dissenso da parte del locale centro sociale Laboratorio occupato Morion.

Per tale motivo è stata già disposta l'assegnazione alla questura di Venezia di complessive 50 unità dei reparti inquadrati, oltre a unità specializzate della Guardia di finanza e ad assetti specialistici delle Forze armate antidrone/C-UAS. A margine, si rappresenta che nella giornata del 4 luglio, presso il centro storico di Venezia, una quarantina di attivisti appartenenti a diversi centri sociali, tra cui il citato Laboratorio occupato Morion, Pedro di Padova e Django di Treviso hanno dato luogo a un'iniziativa estemporanea, esponendo uno striscione lungo 117 metri, recante contenuti di contestazione nei confronti dell'ambasciatore e del Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, in riferimento alla suindicata visita in programma il prossimo 17 luglio nel capoluogo.

Per completezza di informazione, si rappresenta che il decreto legislativo n. 177 del 2016 attribuisce alla Guardia di finanza compiti, tra l'altro, nel comparto di specialità della sicurezza del mare e le funzioni di attuare le direttive dell'autorità di pubblica sicurezza per la tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica in mare e assicurare con i propri mezzi navali il supporto alla Polizia di Stato, all'Arma dei carabinieri e al Corpo della Polizia penitenziaria per le attività connesse all'assolvimento dei rispettivi compiti istituzionali, alla luce dell'avvenuta soppressione delle squadre nautiche della Polizia di Stato e dei siti navali dell'Arma dei carabinieri e della Polizia penitenziaria e il passaggio dei relativi mezzi navali alla Guardia di finanza.

Il decreto ministeriale del 15 agosto 2017 affida alla Guardia di finanza, in via esclusiva, tra l'altro, l'esecuzione in mare di servizi di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica nel contesto di un modulo integrato, diretto a individuare, prevenire e contrastare qualunque possibile minaccia all'ordine e alla sicurezza pubblica in ambiente marittimo, secondo le direttive emanate a livello centrale e locale dall'amministrazione della pubblica sicurezza. In funzione delle esclusive attribuzioni di “polizia del mare”, il Corpo assicura l'impiego di assetti navali per l'esecuzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica in mare e per garantire in mare la scorta, la vigilanza e la sicurezza di autorità istituzionali e la vigilanza di obiettivi sensibili.

Per i profili di diretto interesse, nel caso oggetto dell'interpellanza urgente, si evidenzia che l'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman Joseph Fertitta, è destinatario di un dispositivo di 1° livello “protezione eccezionale”, di cui all'articolo 8 del decreto ministeriale 28 maggio 2003, come sostituito dal decreto ministeriale 3 dicembre 2012. La misura in esame è integrata da un servizio di vigilanza fissa diurna e di vigilanza dinamica dedicata presso l'ambasciata e presso la residenza. Tale dispositivo ricorre in tutte le situazioni di eccezionale rischio individuale e ambientale, per le quali, stanti le qualità del soggetto da tutelare e/o il particolare contesto storico e ambientale, sia stato accertato, incontrovertibilmente, un evidente, imminente ed elevatissimo pericolo per la sicurezza della persona stessa.

Per quanto attiene all'avvio del tour via mare, previsto in occasione delle celebrazioni “Freedom 250”, è stato approntato, a integrazione della misura tutoria già in essere, un dispositivo di vigilanza in mare in favore dell'ambasciatore americano e del suo yacht (nel corso della navigazione e nelle località di sosta), eseguito dalla Guardia di finanza, attraverso il Reparto Operativo Aeronavale Civitavecchia, in concorso con le unità navali del Comando Operativo Aeronavale. Al riguardo, si pone in luce che il suindicato tour coinvolge gli spazi marittimi nazionali (acque interne e territoriali), a esclusione di alcune tappe all'estero per le quali non è previsto il coinvolgimento dei mezzi navali del Corpo.

Pertanto, alla luce del vigente quadro normativo dianzi enucleato e in virtù degli articoli 2 e 3 della Convenzione di Montego Bay del 1982, ratificata dall'Italia con legge n. 689 del 1994, e dell'articolo 2 del codice della navigazione, può desumersi che il dispositivo di protezione in parola è gestito esclusivamente dall'autorità di pubblica sicurezza italiana, mediante l'impiego delle necessarie Forze di Polizia, in raccordo con i responsabili della sicurezza dell'ambasciata statunitense.

Per quanto di competenza del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto ha rappresentato che il coinvolgimento delle autorità marittime si inserisce nell'ambito dell'attività di concorso al dispositivo di ordine e sicurezza pubblica predisposto a livello locale dall'autorità provinciale di pubblica sicurezza, facente capo al Ministero dell'Interno.

Tale concorso viene assicurato sulla base delle richieste formulate dagli Uffici territoriali del Governo per il tramite delle competenti questure e coinvolge, oltre alle autorità marittime, anche le unità della Guardia di finanza e delle altre Forze di Polizia operanti in ambito marittimo. In particolare, nell'ambito delle proprie attribuzioni funzionali, le autorità marittime, interessate dal transito dell'unità oggetto dell'interpellanza, hanno emanato apposite ordinanze di polizia marittima finalizzate a garantire la sicurezza della navigazione marittima e portuale e della vita umana in mare, in ragione delle interferenze con le attività marittime circostanti, al pari di quanto avviene ordinariamente disposto in caso di manifestazioni in mare (regate veliche, gare di pesca, altri eventi sportivi).

Le citate ordinanze, di limitata durata temporale e circoscritte ad aree specificamente individuate, adottate ai sensi dell'articolo 81 del codice della navigazione e dell'articolo 59 del relativo regolamento di esecuzione dal Capo del Circondario e Comandante del porto interessato, sono pubblicate sui siti istituzionali di ciascuna autorità marittima.

PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta data alla sua interpellanza.

LUANA ZANELLA (AVS). Non sono soddisfatta. Non si tratta di essere soddisfatta e non sono per niente soddisfatta della risposta che il Governo dà. Questo dispositivo di sicurezza tutela, come diceva il rappresentante del Governo, l'inviolabilità dell'ambasciatore, ovviamente. Parliamo di inviolabilità perché, ovviamente, fa parte dell'ordinamento giuridico relativo. Ma il nostro territorio, rappresentante del Governo, non è tutelato dall'inviolabilità, visto che questo dispositivo di primo livello, come lei diceva, coinvolge Forze di Polizia, forze della Guardia di finanza, Guardia costiera e le capitanerie di porto, e di fatto impedisce l'utilizzo pubblico di specchi d'acqua per un periodo piuttosto lungo?

Non sarebbe stato - io lo scrivo nei miei quesiti e qui non ho avuto alcuna risposta - consigliabile per il Governo cercare di ridimensionare questo tour diplomatico? Vi sembra che sia la maniera di fare diplomazia per e con l'Italia? Mi sembra una forma di servilismo dell'Italia rispetto agli Stati Uniti. Ma ve lo immaginate il nostro ambasciatore negli Stati Uniti che prende un treno, per esempio, per fare le dimensioni analoghe, e decide di girare tutti gli Stati Uniti, fermandosi nelle città più importanti, magari dove ci sono nostri interessi nazionali rilevanti? Cosa direbbe il Governo statunitense? Oppure cosa direbbe alla Premier il Presidente Trump?

Non credo certo che organizzerebbe il tour diplomatico dei rappresentanti diplomatici del nostro Governo. Mi sembra davvero pazzesco questo accettare qualsiasi richiesta del Governo statunitense, anche a questi livelli, che credo dovrebbero essere contrattabili. Non vi è bastato che Trump abbia trattato la nostra Premier, a cui va tutta la mia solidarietà e vicinanza, come fosse una stagista qualsiasi? Ma vi rendete conto che noi ci stiamo veramente umiliando? Ci sono anche degli aspetti simbolici da tenere sotto l'occhio di chi governa.

Ci sono dei limiti e ci sono delle decenze in un momento in cui l'Italia è in ginocchio e in cui abbiamo milioni di persone che non riescono a curarsi e milioni di persone che sono in una situazione di lavoro precario e non riescono ad arrivare alla fine del mese. Lo diciamo sempre. Fare anche questa esibizione e questo sfoggio di opulenza non va bene. Non va bene. Va veramente ripensata, quindi, anche la nostra politica diplomatica.

Per quanto riguarda la città di Venezia, lei indicava anche un po' con un gesto lo scandalo dello striscione di 117 metri. A me è sembrata una trovata di una manifestazione pacifica anche molto ironica e intelligente. Guardate che non va bene così aprioristicamente stigmatizzare il dissenso nelle città, perché questo tipo di sentimento - espresso, magari, ovviamente, in prima fila, da giovani dei comitati, dei collettivi o dei centri sociali - è molto diffuso e molto radicato nella popolazione, soprattutto del centro storico.

Non si tratta, quindi, di fare i conti con le manifestazioni e le strumentalizzazioni dell'estremismo di sinistra. No, rappresentante del Governo, non è così. Io vi invito, ancora una volta, a prendere tutta questa partita in mano, perché ne va della dignità non solo della mia città, ma anche della vostra, del vostro Governo e, ovviamente, del nostro Paese.

(Elementi e iniziative di competenza in merito alla disciplina delle incompatibilità applicabili al direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia - n. 2-00880)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Barbagallo e altri n. 2-00880 (Vedi l'allegato A). Chiedo alla deputata Iacono se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica. La risposta è affermativa, le lasciamo la parola. Prego, la ascoltiamo.

GIOVANNA IACONO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signor Vice Ministro, con questa interpellanza urgente abbiamo voluto richiamare l'attenzione del Governo su una vicenda che, se confermata, rappresenterebbe una grave violazione delle regole che disciplinano gli incarichi di vertice nella sanità pubblica e che quindi pone seri interrogativi sotto il profilo della legittimità amministrativa, del rispetto delle norme in materia di incompatibilità e della corretta gestione di un ente sanitario pubblico.

Ci riferiamo alla posizione dell'attuale direttrice generale dell'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, il cui contratto, sottoscritto il 1° agosto 2024, prevede espressamente lo svolgimento dell'incarico a tempo pieno e con impegno esclusivo. Un obbligo che trova fondamento nelle norme del nostro ordinamento, secondo cui la carica di direttore generale è incompatibile con qualsiasi altro rapporto di lavoro dipendente o autonomo.

Eppure, dalle dichiarazioni pubblicate nella sezione “amministrazione trasparente” dell'Istituto emerge che nel periodo di svolgimento dell'incarico la direttrice avrebbe assunto, nell'arco di un solo anno, ben 36 incarichi di consulente tecnico d'ufficio - 12 nel secondo semestre del 2024 e 24 nel primo semestre del 2025 -, oltre alla prosecuzione di ulteriori attività consulenziali. Si tratta di fatto di un'attività professionale continuativa, essendo stata contemporaneamente direttrice di quell'Istituto e consulente delle procure, svolta parallelamente alla direzione di uno dei principali enti sanitari della Regione siciliana e in evidente conflitto con la normativa vigente.

Noi abbiamo evidenziato - e lo facciamo nuovamente oggi - che la numerosità degli incarichi di consulente tecnico d'ufficio svolti, e in particolare l'assunzione dei già citati 36 incarichi nell'arco di un anno, unitamente ai risultati conseguiti nella gestione dello stesso Istituto, pongono l'esigenza di verificare se tale attività sia stata compatibile con il pieno ed efficace esercizio delle funzioni di direttore generale.

Quella vicenda, questa vicenda, ha fatto molto discutere, soprattutto per il rilievo che l'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia assume a livello nazionale in quanto ente impegnato nella tutela della salute pubblica, della sicurezza alimentare e della sanità animale. Un presidio essenziale, soprattutto in una fase in cui il nostro Paese, unitamente all'intero pianeta, è chiamato ad affrontare emergenze sanitarie sempre più complesse.

L'interpellanza che oggi sottoponiamo non intende certamente anticipare valutazioni che spettano a ben altri organi competenti. Riguarda, invece, un principio che dovrebbe essere alla base del buon andamento della pubblica amministrazione: chi assume la responsabilità di dirigere un ente pubblico strategico deve rispettare fino in fondo le regole che disciplinano quell'incarico.

L'esclusività dell'impegno, nel contratto sottoscritto dall'attuale direttrice generale, è il riflesso di quanto dispone l'articolo 3-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992, secondo cui la carica di direttore generale è incompatibile con qualsiasi altro rapporto di lavoro dipendente o autonomo. È una scelta precisa del legislatore: chi dirige un ente sanitario deve dedicare tutte le proprie energie a quell'incarico, senza sovrapposizioni, senza conflitti e senza ambiguità. Il direttore generale è un organo monocratico di vertice, è responsabile della gestione complessiva, deve garantire l'imparzialità, il buon andamento e anche l'assenza di conflitti di interesse.

Il rapporto del direttore generale con l'amministrazione regionale è fiduciario, privatistico, con regime di incompatibilità piena e con l'obbligo di esclusività assoluta, attesa anche la complessità della gestione di un ente pubblico sanitario. E ciò implica che lo stesso direttore generale non può svolgere attività libero-professionale, non può avere altri rapporti di lavoro, non può assumere cariche incompatibili, né può esercitare attività imprenditoriali.

È indubbio, altresì, che il rapporto di lavoro di direttore generale di quell'Istituto, costituendo un incarico di vertice a tempo pieno ed esclusività non derogabili - lo ribadisco - è stato qualificato dalla giurisprudenza come incarico fiduciario di vertice retto da norme di diritto privato, ben distinto dal pubblico impiego contrattualizzato. Il rapporto che si instaura con la pubblica amministrazione conferente l'incarico è qualificato come incarico fiduciario di alta amministrazione conferito intuitu personae.

Ma che l'incarico sia fiduciario - ed è nota a tutte e tutti la quota partitica di appartenenza della persona in questione, quindi si tratta di una nomina che ben si inserisce nella modalità e nella prassi ormai consolidata di spartizione e di lottizzazione degli incarichi di vertice della sanità siciliana da parte della destra di Governo - non significa, tutto ciò, che possa essere espletato contravvenendo alle norme del nostro ordinamento.

La difesa e le giustificazioni addotte dall'interessata sono ormai note, ma sono anche prive di fondamento: le consulenze, a suo dire, sarebbero state svolte nei fine settimana oppure nelle ore serali. Ma il punto non è nemmeno questo. Noi ci chiediamo se può guidare l'ente e se, nello stesso tempo, continuare a svolgere la sua attività professionale privata come consulente tecnico d'ufficio per diverse procure siciliane, oppure se è stata autorizzata da qualcuno a farlo.

Perché il punto, signor Presidente, è che l'esclusività prevista dalla legge non riguarda il numero delle ore lavorate, ma riguarda la natura stessa dell'incarico, perché un direttore generale non è un dipendente che timbra un cartellino, è il vertice gestionale dell'ente che è chiamato ad assumere decisioni, ad affrontare emergenze, a rappresentare l'istituzione, garantire presenza, disponibilità e piena dedizione. Per questo il legislatore ha previsto, appunto, un rapporto esclusivo, ed è proprio per questo che sorprende che, di fronte a una questione tanto delicata, invece di fare piena chiarezza, si sia preferito minimizzare e rinviare il problema.

Molto significativo è anche ciò che è accaduto all'interno e fuori dallo stesso Istituto. Le organizzazioni sindacali hanno presentato esposti, il responsabile della prevenzione della corruzione ha espresso il proprio parere e il consiglio di amministrazione, recependo tali valutazioni, ha chiesto di adottare i provvedimenti necessari per ristabilire la correttezza amministrativa, arrivando a prospettare anche la risoluzione del contratto. Sono atti provenienti dagli organi dell'ente e trasmessi, secondo quanto ci risulta, anche alla Corte dei conti e alla procura della Repubblica.

Ancora più grave è che, nonostante le segnalazioni delle organizzazioni sindacali, il coinvolgimento del responsabile anticorruzione e la richiesta del consiglio di amministrazione di valutare anche la risoluzione del contratto, la situazione sembrerebbe permanere. La questione, signor Presidente, è stata oggetto di nostri precedenti atti ispettivi e di richieste di chiarimento rivolte al Governo, mentre l'Ispettorato della funzione pubblica ha evidenziato che il tema non riguarda tanto l'autorizzazione preventiva agli incarichi di CTU, quanto ai possibili profili di incompatibilità derivanti, appunto, dall'incarico di direttore generale.

Ecco, si discute della compatibilità tra quella funzione e un incarico che per legge e per contratto richiede l'esclusività assoluta. Perché, se oggi accettiamo che l'obbligo di esclusività possa essere interpretato in modo, per così dire, elastico, domani lo stesso principio potrà essere svuotato in qualsiasi amministrazione pubblica, e noi non possiamo accettare che un caso simile possa essere derubricato a questione opinabile. Non sfugge, inoltre, che la stessa Regione siciliana, in un diverso episodio relativo all'assunzione di un incarico presso il Consorzio Coribia, abbia ritenuto che tale funzione fosse difficilmente conciliabile con il ruolo di direttore generale, richiamando proprio il principio dell'esclusività.

Quanto esposto, signor Presidente, appare indicare che l'attività professionale esterna svolta quale consulente tecnico d'ufficio abbia assorbito un impegno significativo, tale da far sorgere dubbi anche circa la piena dedizione richiesta dall'incarico di direttore generale. Tale circostanza, unitamente al mancato raggiungimento di alcuni obiettivi strategici dell'ente e ai ritardi nella realizzazione della riorganizzazione prevista dalla legge, ci induce a ritenere che l'attività di consulenza abbia assunto un rilievo prevalente rispetto all'esercizio delle funzioni istituzionali connesse alla direzione dell'istituto. Circostanza che merita di essere verificata nelle sedi competenti.

Non stiamo parlando di un fatto marginale, ma di una situazione che rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni e la fiducia delle cittadine e dei cittadini nella pubblica amministrazione. Signor Presidente, signor Vice Ministro, da quanto esposto emerge un quadro che merita delle risposte. E allora noi chiediamo una cosa molto semplice: che il Governo eserciti fino in fondo le proprie prerogative, che il Ministero della Salute, il Ministero per la Pubblica amministrazione e il Ministero dell'Economia attivino tutti gli strumenti ispettivi previsti dall'ordinamento.

È per questo che, attraverso tale interpellanza, chiediamo al Governo se intenda intervenire con urgenza, anche attraverso gli organi ispettivi competenti, per accertare i fatti, verificare eventuali responsabilità e garantire che chi ricopre incarichi così delicati rispetti pienamente la legge e gli obblighi assunti nei confronti della collettività. Tali verifiche sono necessarie e funzionali ad accertare il pieno rispetto dei principi di legalità, imparzialità, trasparenza e buon andamento dell'azione amministrativa sanciti dall'articolo 97 della Costituzione e dalla normativa vigente, perché il rispetto delle regole non può essere facoltativo, soprattutto per chi è chiamato a dirigere un ente pubblico.

Quindi noi chiediamo che venga fatta chiarezza, perché la trasparenza serve a tutelare le istituzioni e serve, soprattutto, a proteggere quei tanti dirigenti pubblici che ogni giorno rispettano rigorosamente le regole e che hanno diritto a non vedere svilito il valore del proprio impegno. Noi oggi da lei, signor Vice Ministro, dal Governo, ci aspettiamo una risposta chiara e puntuale, e ci auguriamo di ottenerla (Applausi del deputato Barbagallo).

PRESIDENTE. Approfitto per salutare i giovani della parrocchia di Roncaglia di Ponte San Nicolò, in provincia di Padova, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori (Applausi). Ricordo loro che la seduta di oggi è dedicata alle interpellanze, al loro sviluppo; pertanto, per questa ragione sono presenti in Aula soltanto i deputati che hanno da discutere le proprie interpellanze, oltre al Vice Ministro Valentino Valentini, che risponderà proprio adesso all'interpellanza ascoltata. Prego, Vice Ministro.

VALENTINO VALENTINI, Vice Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie. Con riferimento alle asserite violazioni degli obblighi e delle disposizioni in materia di incompatibilità connessi all'incarico del direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, riferisco che il Ministero della Salute, per gli aspetti di propria competenza, ha provveduto ad acquisire elementi informativi dall'assessorato della salute della Regione siciliana. Da quanto rappresentato dall'assessorato risulta che gli ulteriori incarichi espletati dal direttore generale nel 2024 e nel 2025 riguardano consulenze tecniche d'ufficio (CTU) svolte per conto delle procure della Repubblica e dei tribunali di Marsala e Trapani.

La questione, potendo configurare un'eventuale violazione del principio di esclusività del rapporto di lavoro, è stata segnalata alle procure interessate e alla procura regionale della Corte dei conti per le valutazioni di rispettiva competenza. Ciò premesso, l'assessorato ha riferito che il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell'Istituto, ritenendo che gli incarichi dei CTU potessero integrare una fattispecie di incompatibilità ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo n. 39 del 2013, ha richiesto un apposito parere all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), mentre il consiglio di amministrazione ha chiesto l'adozione dei provvedimenti necessari a ristabilire la correttezza amministrativa, ivi compresa l'eventuale risoluzione del contratto del direttore generale.

In riscontro, l'ANAC ha ritenuto non pertinente il richiamo all'ipotesi di incompatibilità prospettata, precisando che l'attività di CTU svolta per conto dell'autorità giudiziaria non è finanziata, né regolata dal servizio sanitario regionale. La stessa Autorità ha, inoltre, evidenziato di non essere competente a pronunciarsi su eventuali violazioni del decreto legislativo n. 165 del 2001 e del decreto legislativo n. 502 del 1992, rimettendo all'amministrazione di appartenenza le valutazioni circa la sussistenza di eventuali conflitti di interesse o cause di incompatibilità.

L'assessorato regionale ha, al riguardo, richiamato la consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, secondo la quale l'incarico di consulente tecnico d'ufficio è conferito direttamente dall'autorità giudiziaria e, pertanto, non rientra tra gli incarichi soggetti al regime autorizzatorio previsto dall'articolo 53 del decreto legislativo n. 165 del 2001. In tale prospettiva, l'assessorato ha ritenuto che non si configuri un'ipotesi di incompatibilità o illegittimità derivante dal solo conferimento di incarichi di CTU. Secondo l'assessorato, tali incarichi, infatti, non costituirebbero prestazioni professionali rese in forza di un contratto d'opera, ma integrerebbero lo svolgimento di un munus publicum funzionale all'esercizio della giurisdizione.

La natura doverosa dell'incarico troverebbe conferma, tra l'altro, negli articoli 63 del codice di procedura civile e 366 del codice penale, che prevedono, rispettivamente, l'obbligo di prestare l'ufficio, salvo giustificato motivo di astensione, e la sanzione per chi ottenga fraudolentemente l'esenzione dall'incarico. Su tale profilo, anche il Dipartimento della funzione pubblica, all'esito dell'istruttoria di competenza, ha precisato che l'incarico di CTU è ontologicamente distinto dalle ordinarie attività professionali e non richiede la preventiva autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza.

Il medesimo Dipartimento ha, comunque, evidenziato che resta ferma la competenza dell'amministrazione di appartenenza a verificare, sulla base delle circostanze concrete e nel rispetto del principio del contraddittorio e delle garanzie procedimentali, se la quantità e la continuità degli incarichi svolti possano risultare incompatibili con il vincolo di esclusività e con il pieno perseguimento degli obiettivi istituzionali propri dell'incarico di direttore generale.

Riferisco, infine, che la presente interpellanza è stata trasmessa anche al Ministero dell'Economia e delle finanze per le valutazioni di competenza. In conclusione, il Ministero della Salute continuerà a seguire gli sviluppi della vicenda per quanto di competenza, fermo restando il rispetto delle attribuzioni proprie degli organi competenti e dell'autonomia delle valutazioni ad essi rimesse.

PRESIDENTE. Il deputato Barbagallo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Rappresentante del Governo, non siamo soddisfatti per nulla e inizio il mio intervento con alcune considerazioni di metodo, che non possono sfuggire a quest'Aula, che riteniamo particolarmente evocative. La prima: siamo stati costretti, signor Presidente, a utilizzare lo strumento dell'interpellanza urgente, sottraendo lo spazio di oggi ad altre emergenze estive, come quella, ad esempio, del ritardo dei treni, che ormai non risparmia nessuna delle regioni e nessuno degli italiani, per un fatto su cui avevamo chiesto notizie al Governo utilizzando lo strumento dell'interrogazione scritta, e segnatamente la n. 4-06828 del 22 gennaio 2026, signor Vice Ministro, a cui i suoi colleghi hanno opportunamente ritenuto di non rispondere, nonostante ben tre solleciti del 10 marzo, del 14 aprile e del 28 aprile.

Evidentemente, dal lato al Ministero della Salute saranno troppo impegnati per dedicarsi ad esitare prerogative parlamentari incomprimibili, come quelle del sindacato ispettivo. Non ci fate un favore rispondendo in quest'Aula, non ci fate un favore soprattutto se si danno risposte come quella che ci ha dato lei oggi in Aula. Insomma, l'atteggiamento è quello del non rispondere, con risposte pilatesche. Insomma, un Governo che non vede, non sente e non parla. Ci sono delle specifiche competenze in capo al Ministero, quelle relative alla vigilanza che siete chiamati ad esercitare. È insopportabile sentirsi dire in quest'Aula che avete trasmesso gli atti alle procure della Corte dei conti per la parte contabile, alla procura per la parte penale, al CdA per la risoluzione, quando in capo al Governo esistono specifiche competenze di vigilanza e la specifica azione di vigilanza prevista dal decreto legislativo n. 106 del 1998, che volete e dovete esercitare.

E allora la sensazione è un'altra, è quella che avete posto in essere, anche con la combinata azione della non risposta a partire da gennaio di quest'anno, la tattica del muro di gomma. Ed è particolarmente irricevibile questo atteggiamento, soprattutto in considerazione del fatto che l'istituto zooprofilattico, e nella specie l'istituto zooprofilattico della Sicilia, come ha evidenziato la collega Iacono nell'illustrazione, è un ente sanitario di diritto pubblico, un organo tecnico-scientifico del Ministero della Salute ed è il laboratorio ufficiale per il controllo degli alimenti e delle malattie, per la trasmissione delle malattie da animale ad animale e dall'animale all'uomo: per essere chiari, alcune malattie che in questo tempo - nel tempo che viviamo, appunto - preoccupano molto e la cronaca e l'attualità se ne occupano molto, come l'ebola, la brucellosi e la leishmaniosi.

Insomma, l'istituto svolge un ruolo fondamentale e quindi è inaccettabile, anche da questo punto di vista, il silenzio complice e colpevole del Governo su alcuni fatti evidentissimi. Veda, Vice Ministro, non lo dico soltanto con la considerazione del mandato parlamentare. Io nella vita esercito la professione di avvocato da 25 anni e, Presidente Rampelli, non mi è mai capitato che un soggetto manifestamente incompatibile con la carica di direttore generale, a cui è chiamato per impegno pieno ed esclusivo, svolga liberamente altre attività professionali nel numero di oltre 35 all'anno e che addirittura riceva gli incarichi e lui stesso li svolge nella qualità - dichiarandosi - di direttore generale. È una vicenda singolare che merita che il Governo faccia chiarezza.

In questi mesi, peraltro, i fatti si sono arricchiti di ulteriori elementi. Tra i fatti gravi, c'è stata anche la nomina del direttore amministrativo che, anziché essere fatta da parte del direttore generale tra gli idonei nell'elenco regionale, è stata fatta scegliendo un soggetto che tra i requisiti vanta quello di essere dipendente dalla Protezione civile di Roma capitale. Veramente restiamo senza parole. Allora, dietro questa azione, dietro questi silenzi del Governo e dietro l'operato del direttore generale, noi non possiamo non notare alcuni parallelismi con quello che sta facendo il centrodestra in Sicilia. Scandali su scandali: oggi i giornali hanno aperto con l'ulteriore arresto di uno dei deputati regionali di centrodestra, che fa seguito ad alcuni scandali e a ulteriori scandali nella sanità, come quelli che hanno riguardato l'ex presidente della regione, ulteriori deputati regionali e ulteriori dirigenti generali delle ASP. C'è la logica dell'amichettismo e della clientela, che viene praticata quando i dati sulla sanità in Sicilia sono ai minimi termini: le liste d'attesa sono infinite, sia per le visite specialistiche che nei pronto soccorso, e non si valuta neanche la cura che si dovrebbe avere nei casi di prevenzione per la tutela della salute con fatti così gravi, come quelli di cui si occupa l'istituto zooprofilattico.

E allora sono stati evocati in quest'Aula oggi i principi previsti dall'articolo 97 della nostra Carta costituzionale, quelli dell'efficienza, della trasparenza, del buon andamento della pubblica amministrazione. Quindi non soltanto vi risparmiamo, ahimè, l'appello accorato, ma vi assicuriamo che continueremo ad andare avanti in ogni sede per perseguire questa azione manifestamente illegittima che, a nostro giudizio, comporta pure la nullità degli atti. Con tutto il rispetto per tutti, non state occupando una poltrona di un ente che deve consegnare un pacco postale al vicino di casa, ma state militarizzando, occupando poltrone in materie delicatissime senza soggetti che ne abbiano i requisiti.

Noi continueremo ad andare avanti e, ahimè, tra gli atti che comportano la manifesta violazione dell'articolo 97, ci sono tutti gli atti fondamentali dell'istituto zooprofilattico della Sicilia, che in questo momento - a oltre due anni di distanza dall'incarico che è stato formulato al direttore generale e dalle indicazioni specifiche del consiglio di amministrazione al direttore generale - non ha previsto, ancora oggi, l'approvazione del regolamento interno degli uffici e dei servizi, della nuova dotazione organica, del piano triennale del fabbisogno del personale e del programma triennale del personale a esso collegato. Cose mai viste! C'è un istituto che oggi non provvede neanche agli atti di ordinaria amministrazione, mentre il suo direttore generale passeggia per tutti i tribunali, esercitando attività professionali private.

Io credo che, di fronte a questa vergogna, il Governo abbia un ultimo momento per battere un colpo. Diversamente noi procederemo. E ci aspettavamo francamente, signor Vice Ministro, una risposta diversa a tutela dei cittadini siciliani e francamente a tutela anche del pubblico decoro (Applausi della deputata Iacono).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, lo svolgimento della discussione generale del disegno di legge n. 2961​, recante disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, previsto per la seduta di martedì 28 luglio, è anticipato alla seduta di giovedì 23 luglio al termine delle votazioni antimeridiane.

Conseguentemente, secondo le medesime intese, nella parte pomeridiana della seduta di giovedì 23 luglio non avranno luogo votazioni e nella seduta di martedì 28 luglio non sarà prevista la partizione notturna della seduta.

Organizzazione dei tempi di esame di Doc. CCXLVII e di disegni di legge.

PRESIDENTE. Avverto inoltre che, nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Vedi l'allegato A), sarà pubblicata l'organizzazione dei tempi: per l'esame della relazione della I Commissione sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la regione Liguria; per l'esame della relazione della I Commissione sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la regione Lombardia; per l'esame della relazione della I Commissione sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la regione Piemonte; per l'esame della relazione della I Commissione sugli schemi di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la regione Veneto; per l'esame del DDL 2670-A - Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo; per la discussione generale del DDL 2961 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Lunedì 20 luglio 2026 - Ore 11:

1. Discussione sulle linee generali della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Liguria per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "protezione civile", "professioni" e "previdenza complementare e integrativa" (Doc. CCXLVII, n. 1) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Liguria per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica" (Doc. CCXLVII, n. 2). (Doc. XVI, n. 6)

Relatore: ALESSANDRO COLUCCI.

2. Discussione sulle linee generali della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Lombardia per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "protezione civile", "professioni" e "previdenza complementare e integrativa" (Doc. CCXLVII, n. 3) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Lombardia per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica" (Doc. CCXLVII, n. 4). (Doc. XVI, n. 7)

Relatore: IEZZI.

3. Discussione sulle linee generali della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Piemonte per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "protezione civile", "professioni" e "previdenza complementare e integrativa" (Doc. CCXLVII, n. 5) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Piemonte per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica" (Doc. CCXLVII, n. 6). (Doc. XVI, n. 8)

Relatore: SALA.

4. Discussione sulle linee generali della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "protezione civile", "professioni" e "previdenza complementare e integrativa" (Doc. CCXLVII, n. 7) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica" (Doc. CCXLVII, n. 8). (Doc. XVI, n. 9)

Relatrice: GARDINI.

5. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità. (C. 2988-A​)

Relatore: CANGIANO.

6. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A​)

Relatore: CERRETO.

La seduta termina alle 10,50.