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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 695 di mercoledì 22 luglio 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,36).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Per un richiamo al Regolamento e sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, in particolare sul resoconto, mi è parso di capire, la collega Ravetto. Prego, onorevole. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Più che sul resoconto, è su come è stata condotta l'Aula in relazione all'articolo 8, relativamente agli interventi…

PRESIDENTE. Quindi, è un richiamo al Regolamento, articoli 8 e seguenti. Lo dico per il nostro verbale. Prego.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie. Relativamente agli interventi relativi al Regolamento proprio e agli interventi sull'ordine dei lavori. Perché, Presidente, ieri, secondo noi, è successa una cosa piuttosto grave. Naturalmente, è nella disponibilità della Presidenza decidere quanti siano gli interventi per gruppo sul Regolamento, così come è ovviamente nella disponibilità, oltre che nel dovere della Presidenza, di interrompere e tacitare quegli interventi che non siano attinenti al Regolamento e all'ordine dei lavori. Se non che, quel che è successo ieri è stato abbastanza eclatante: è intervenuto il collega Zaratti di AVS, che è stato ripetutamente interrotto sull'ordine dei lavori, e tuttavia è riuscito di fatto a espletare tutto il suo intervento; poi è intervenuto il collega Sasso di Futuro Nazionale e, dopo pochissimi secondi, è stato immediatamente interrotto, dicendo che non era un intervento sul Regolamento.

Addirittura, successivamente, è intervenuto il collega Magi, il quale ha fatto un intervento sull'ordine dei lavori, che chiaramente è fuoriuscito dal perimetro dell'ordine dei lavori ed è entrato nel merito del provvedimento… dell'informativa… tant'è che lei stessa, Presidente, ha dichiarato in quest'Aula al termine dell'intervento del collega Magi: beh, questo non era un intervento propriamente all'interno dell'ordine dei lavori. Questa cosa non è riportata dal verbale perché, come sappiamo tutti, le considerazioni della Presidenza non devono essere riportate nel verbale. Ma tant'è, lei stessa lo ha ammesso.

Allora, noi siamo a chiederle, delle due l'una: o Futuro Nazionale viene trattato come tutti gli altri gruppi e componenti o questa situazione non può essere accettata. Cioè, se le persone vanno fuori dal perimetro del Regolamento o dell'ordine dei lavori, la Presidenza le interrompe immediatamente. Non è che per taluni si consente, di fatto, l'espletamento mettendo in atto quello che sembra anche un po' così un caro teatrino del tipo: collega, è fuori dal perimetro, e poi lui riparla, mentre per i colleghi di Futuro Nazionale si interrompono immediatamente. Lo stesso vale per l'ordine dei lavori.

Oppure, Presidente, si dica in quest'Aula che, poiché ogni gruppo può intervenire con un deputato soltanto sul Regolamento, se altri colleghi impropriamente e inopportunamente fuoriescono dal perimetro del Regolamento, si ridarà la parola a chi all'interno del gruppo vuole intervenire sul Regolamento. Questo glielo chiediamo, Presidente, perché - non è una critica diretta unilateralmente a lei - in generale troviamo un po' un clima di ostilità nei confronti della nostra componente che è inaccettabile. Già ci avete costretti, unici - e ne siamo ben lieti - a dover raccogliere le firme per presentarci alle prossime elezioni, non vogliamo, però, essere gli unici costretti a dover rispettare alla lettera il Regolamento della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Ora rispondo. Ma la collega Bonetti voleva parlare su questo? Prego allora, collega Bonetti. Sempre sul Regolamento, articoli 8 e seguenti.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). In realtà, Presidente, solo per dissociarmi dal richiamo che le è stato fatto. Io ero in Aula ieri e ho riscontrato una Presidenza estremamente imparziale e impeccabile, anche a fronte di un dibattito molto acceso (Applausi del deputato Casu). Il finto vittimismo rispetto al quale una forza politica oggi l'accusa di non aver preservato la dignità di quest'Aula non ci vede assolutamente d'accordo e concordi, ma ritenevo anche di doverle esprimere - lei non ha certo bisogno della nostra difesa nell'autorevolezza con cui presiede quest'Aula - che ci siamo sentiti pienamente rappresentati e tutelati dalla sua Presidenza (Applausi dei deputati Casu e Sportiello).

PRESIDENTE. Allora, per rispondere: l'intervento sull'ordine dei lavori, quindi nel merito dell'informativa della componente Futuro Nazionale, era stato svolto dal collega Ziello e sarebbe comunque stato uno per gruppo e, dunque, Futuro Nazionale non aveva il diritto di intervenire di nuovo nel merito dell'informativa, mentre il collega Magi, che fa parte di un'altra componente, stava intervenendo, appunto, nel merito dell'informativa e ne aveva pienamente diritto.

L'altra questione era un richiamo al Regolamento e, come ho interrotto più volte i colleghi che uscivano da quel richiamo, ho fatto lo stesso in altri casi. Naturalmente, poi, è evidente che ciascuno ha il diritto di sostenere che non si è sentito tutelato e, quindi, il Presidente ci ascolta e farà le valutazioni necessarie. Io ribadisco che ho applicato il nostro Regolamento in quel caso, nella gestione della seduta di ieri.

Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Chiediamo un'informativa urgente del Ministro Musumeci a proposito dei ritardi delle erogazioni delle risorse e degli indennizzi previsti dal decreto-legge Maltempo. È un provvedimento, con la decretazione d'urgenza, che è stato approvato in Aula ai primi di febbraio. Sono passati quasi sei mesi e i comuni ancora non hanno visto le risorse che hanno anticipato con le ordinanze contingibili e urgenti. Ad esempio, il comune di Santa Teresa di Riva, che ha liquidato 600.000 euro, ancora non ha percepito un euro dal Governo. Non è stata liquidata neanche una parte consistente delle risorse ai privati. Ci sono persone e imprenditori che hanno perso... per esempio, i pescatori hanno perso i pescherecci, che sono relativi alla principale attività di esercizio dell'impresa e ancora non hanno percepito un euro. Idem per quanto riguarda i progetti di ripascimento, che era una parte sensibile, una parte significativa su cui il Partito Democratico, sin dall'inizio dei lavori d'Aula, ha detto: ma siete sicuri? Servono procedure semplificate. Ancora non è stato presentato un solo progetto.

L'altra parte relativa al decreto Maltempo è quella della frana di Niscemi. Anche in questo caso non è stata finanziata, in base ai dati a conoscenza del Partito Democratico, una sola demolizione degli edifici compromessi dalla frana, né è stata erogata concretamente la parte relativa alla delocalizzazione. È insopportabile apprendere, sempre in base ai nostri dati, che non è stata finanziata poi la parte delle somme relative al concreto contenimento della frana. Praticamente, non sono arrivate le risorse ai comuni e continuano a non essere concretamente erogate le risorse per i finanziamenti.

Infine, Presidente - ed è una delle note più dolorose -, una parte significativa del decreto Maltempo era quella relativa allo sversamento delle fogne a mare. La situazione di queste ore è gravissima. Mare nero, ahimè, non è il ritornello della celebre canzone di Battisti, ma è la situazione che in questo momento c'è nel catanese. Occorrono provvedimenti urgenti e occorre che il Governo, piuttosto che fare le solite passerelle, intervenga concretamente. I siciliani sono stanchi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Grazie onorevole, riferirò al Presidente della richiesta d'informativa giunta dal suo gruppo.

Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori e su un altro argomento, il deputato Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Sì, grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Aspetti, aspetti, non è partito. Aspetti, perché non è acceso il microfono. Provi, altrimenti... ora sì. Prego.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere all'interno di quest'Aula un'informativa urgente al Ministro Musumeci, a seguito dei danni che si sono verificati in Emilia-Romagna in questi ultimi giorni. La regione ha già aperto uno stato di emergenza e ci sono stati oltre 1.000 interventi nella settimana scorsa da parte dei Vigili del fuoco, che voglio ovviamente ringraziare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) insieme a tutti i volontari della Protezione civile che si sono adoperati per fare in modo di riuscire a ripristinare i danni che si sono susseguiti all'interno della regione in questi giorni.

Anche ieri, purtroppo, un'ondata di maltempo ha colpito tutto il territorio del ferrarese. Soprattutto nell'alto ferrarese ci sono stati molti comuni - Vigarano Mainarda, Bondeno, altri comuni vicino a Ferrara e Ferrara stessa - che hanno subìto veramente tanti danni dal punto di vista del territorio. Sono state tante le aziende private che sono state messe a repentaglio - è stata messa a repentaglio la loro attività - e tanti gli edifici pubblici che sono stati colpiti dalla forte ondata di maltempo. Quindi, vorremmo chiedere, come Futuro Nazionale, la massima attenzione da parte del Ministro e di collaborare con quella che è la regione Emilia-Romagna. So che anche il presidente De Pascale si è già adoperato in questo senso e tutti i sindaci sono stati coinvolti all'interno dei territori.

Quindi chiediamo massima attenzione, perché l'Emilia-Romagna è stata messa di nuovo a dura prova da parte di queste condizioni meteorologiche, che sono diventate sempre più forti all'interno del nostro territorio. Ci sono tanti settori, come quello agricolo, che sono stati messi a repentaglio, ci sono tante aziende che hanno visto le loro colture azzerate in pochi minuti. Quindi, chiediamo la massima attenzione e la disponibilità di prevedere risorse per riuscire a far ripartire questi territori e sostenere la loro economia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Fede. Ne ha facoltà.

GIORGIO FEDE (M5S). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo sullo stesso argomento, nello specifico sulle ondate di calore che creano questi eventi meteorologici improvvisi.

PRESIDENTE. Mi dica se si associa, così almeno non la interrompo più.

GIORGIO FEDE (M5S). Sì, mi associo per la regione Marche - chiedo scusa -, perché un'analoga circostanza è accaduta questa notte nella mia regione, nella mia città e nei territori circostanti. Non sembra un evento circoscritto a una piccola area, tuttavia il comune dovrà fare rilievo dell'entità dei danni che hanno colpito le imprese agricole, le imprese turistiche e balneari, le abitazioni civili e le auto. Parliamo di caduta di grandine, per questi effetti legati ai cambiamenti climatici, con dimensioni pari a quelle di una palla da baseball e del peso di oltre 100 grammi, quindi in alcuni casi i danni sembrano rilevanti.

Ovviamente, nella fase dell'immediatezza questa rilevanza, questa misurazione dell'entità dei danni spetterà ai comuni e alla regione, però anch'io mi associo per chiedere al Ministro di poter fare un approfondimento sulla circostanza per tutelare le popolazioni e andare in supporto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.

In morte dell'onorevole Mariella Mazzetto.

PRESIDENTE. Comunico che è deceduta l'onorevole Mariella Mazzetto, membro della Camera dei deputati dalla XI alla XII legislatura.

La Presidenza della Camera ha espresso il più sentito cordoglio, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea.

Seguito della discussione della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "protezione civile", "professioni" e "previdenza complementare e integrativa" (Doc. CCXLVII, n. 7) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie "tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica" (Doc. CCXLVII, n. 8) (Doc. XVI, n. 9) (ore 9,48).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della relazione della I Commissione (Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa” (Doc. CCXLVII, n. 7) e sullo schema di intesa preliminare tra il Governo della Repubblica italiana e la Regione Veneto per l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, nelle materie “tutela della salute - coordinamento della finanza pubblica” (Doc. CCXLVII, n. 8) (Doc. XVI, n. 9).

Ricordo che nella seduta del 20 luglio 2026 si è conclusa la discussione generale e il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, è intervenuto in sede di replica.

Ricordo altresì che sono state presentate le risoluzioni Urzi', Iezzi, Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00271, Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00275 e Richetti ed altri n. 6-00279.

(Parere del Governo - Doc. XVI, n. 9)

PRESIDENTE. Invito il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate. Prego, Ministro.

ROBERTO CALDEROLI, Ministro per gli Affari regionali e le autonomie. Grazie, Presidente. Esprimo parere favorevole sulla risoluzione Urzi', Iezzi, Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00271 e parere contrario, per le ragioni già evidenziate in sede di replica, sulle risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00275 e Richetti ed altri 6-00279.

(Dichiarazioni di voto - Doc. XVI, n. 9)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signora Presidente. Vede, signor Ministro, le pre-intese mi ricordano Amici miei, insomma, sono un tema giuridicamente - come dire - poco puntuale e denunciano il fatto che siamo qua per uno spot e non per una questione legislativa.

Però, io voglio porre una questione in chiave paradossale, perché il punto è: a cosa serve tutto questo? A cosa serve, lo dico da lombardo, questo spazio di autonomia al Veneto? Come nel caso di questa mattina. A cosa serve? Cosa ci sarà in più per le regioni Lombardia, Piemonte, Veneto? Cosa ci sarà in più? Cosa avremo in più noi lombardi e veneti da queste intese e dalla loro eventuale possibile, futura - e non so quanto probabile - realizzazione? Secondo me, non avremo proprio nulla. Avremo zero al quoto, salvo qualche farraginosa burocrazia o burocratizzazione in più. C'è un tema specifico che viene indicato nelle pre-intese, che è quello delle professioni.

Ecco, io sono abbastanza atterrito dall'idea e mi stupisce che forze che hanno proclamato l'autonomia dei professionisti, la semplificazione, la sburocratizzazione, adesso vogliano introdurre nuovi vincoli. Vedo già le regioni fameliche di voler regolamentare, mettere dei paletti o prevedere requisiti o nuove certificazioni per le professioni non ordinistiche. Così, magari, uno che poi si trasferisce dal Veneto alla Lombardia non può più lavorare, perché nel frattempo in Lombardia avremo previsto delle richieste specifiche o delle certificazioni distinte da quelle venete. Di conseguenza, chi si sposta non lo potrà fare o, magari, ci inventeremo nuove simil-professioni, surrettiziamente, tanto per dare una dimostrazione di autonomia.

Ecco, io cito questa cosa perché c'è e perché è prevista: quella delle professioni. E per me è proprio emblematico del fatto che stiamo dando alle regioni cose che sarebbe meglio non dare a nessuno. Cioè la possibilità di inventarsi nuove regolamentazioni, per poi vincolare i bandi e vincolare la possibilità di accedere a finanziamenti regionali solo a favore di chi è in possesso dei requisiti regionali. Una ulteriore inutile frammentazione delle professioni in Italia.

Cito solo questo esempio, signor Ministro, perché l'avete detto e rivendicato, e perché è emblematico e forse anche paradigmatico del fatto che non solo stiamo facendo una cosa totalmente inutile per il futuro e per i giovani - che non dovrebbero spostarsi dall'Italia se non lo vogliono - non solo è una cosa inutile ma è una cosa anche potenzialmente pericolosa, e questo solo ed esclusivamente in nome della propaganda; di una propaganda federalista che, se va bene, era quella del secolo scorso quando il mondo era un tantino differente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, vorrei dare una motivazione su quello che è il voto favorevole di Futuro Nazionale alle pre-intese. Il voto favorevole non entra nel merito del provvedimento perché come sollecitato più volte - anche ieri nell'intervento del collega Marattin che chiedeva spiegazioni su cosa sarebbe cambiato per i cittadini del Veneto, della Liguria, della Lombardia con l'approvazione di quanto leggiamo oggi in Aula - nessuno ha saputo replicare dicendo fattivamente cosa sarebbe cambiato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) perché, ahimè, non c'era nulla da spiegare; nulla c'era da spiegare.

Detto questo, la motivazione che spinge Futuro Nazionale a votare favorevolmente su questo provvedimento è il rispetto per la democrazia. Noi qui stiamo parlando di pre-intese fra le regioni e lo Stato, fra le regioni e il Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), fra i governatori democraticamente eletti dai cittadini direttamente, con i consiglieri regionali eletti con le preferenze direttamente dai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). E per il rispetto che è dovuto alla democrazia e ai territori Futuro Nazionale voterà a favore (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ieri abbiamo assistito, da qualche esponente, a un processo di Norimberga dove venivano etichettati i presunti fascisti all'interno di quest'Aula, i presunti fascisti. I presunti fascisti che però sono quelli che sono dalla parte della democrazia, che rispettano la democrazia; i presunti fascisti sono quelli che rispettano il voto popolare, che sono dalla parte delle preferenze, sono dalla parte del voto palese, sono dalla parte di lasciar scegliere democraticamente i cittadini da chi essere rappresentati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Bene, dall'altra parte, i presunti progressisti di sinistra e i presunti progressisti del centrodestra sono quelli che si nascondono dietro al voto segreto, si nascondono dietro il voto segreto e ai listini bloccati, perché loro sono per la democrazia.

Bene, ieri ho citato Ernest Hemingway, oggi consentitemi di citare Silvio Berlusconi: “Siete ancora oggi, come sempre, dei poveri comunisti” (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro. Credo che, prima di fare discorsi sull'autonomia, ci si debba porre una domanda di fondo: lo Stato italiano deve chiedere ai territori di essere semplicemente degli esecutori oppure deve avere la forza di responsabilizzarli? Questa è la vera questione dell'autonomia differenziata, non è una disputa tra chi ama l'Italia e chi non la ama; non è una contrapposizione tra territori ma è una scelta sul modello di Repubblica che vogliamo costruire. La Costituzione italiana non ha scelto uno Stato centralista, ha scelto una Repubblica “una e indivisibile” certo, ma anche fondata sul riconoscimento delle autonomie.

L'articolo 5 non è una concessione alle regioni, è un principio fondamentale della nostra architettura democratica. E allora, Presidente, dobbiamo chiederci: dopo quasi ottant'anni dalla nascita della Repubblica, abbiamo ancora il coraggio di dare attuazione a quel principio? Il Veneto oggi porta in quest'Aula una richiesta che non nasce da un sentimento di contrapposizione, ma da una constatazione concreta: un territorio che dimostra capacità amministrativa deve poter essere messo nelle condizioni di fare meglio.

Per troppo tempo, in Italia, abbiamo confuso l'uguaglianza con l'uniformità. Abbiamo pensato che per garantire gli stessi diritti fosse necessario imporre gli stessi strumenti, gli stessi tempi, le stesse procedure in ogni angolo del Paese. Ma un Paese maturo sa che la vera uguaglianza non significa trattare tutti allo stesso modo, in ogni circostanza. Significa, invece, dare risposte efficaci ai cittadini ovunque essi vivano. Un cittadino veneto, un cittadino siciliano, un cittadino lombardo, un cittadino pugliese, non chiedono allo Stato la stessa organizzazione burocratica, ma chiedono tutti la stessa cosa: servizi che funzionino.

Questo è il punto politico: l'autonomia non è una richiesta di separazione, come qualcuno ha detto in quest'Aula, ma è una richiesta di responsabilità perché c'è una grande differenza tra avere un territorio che protesta e un territorio che si assume degli oneri. Il Veneto non chiede un assegno in bianco, chiede competenze precise, obiettivi misurabili, responsabilità chiare, perché il problema storico del nostro sistema non è soltanto chi decide ma è spesso il fatto che nessuno risponda davvero quando una decisione non produce risultati.

L'autonomia significa cambiare questo meccanismo, significa dare ai cittadini: chi governa ha più strumenti ma anche più responsabilità. Significa superare quella zona grigia nella quale lo Stato attribuisce compiti alle regioni, le regioni rispondono ai cittadini, ma molte leve decisive restano altrove. Pensiamo alla sanità, tanto discussa. La lezione, negli ultimi anni, ci ha insegnato una cosa: nei momenti difficili non basta avere le regole che scriviamo in questi palazzi romani, ma serve capacità organizzativa sul territorio, serve conoscenza delle comunità, serve rapidità. E pensiamo anche alla Protezione civile: di fronte a un'emergenza, il cittadino non chiede quale sia il livello istituzionale competente ma chiede una risposta, e la risposta migliore spesso nasce dalla vicinanza.

A chi sostiene che l'autonomia aumenterebbe le differenze tra i territori voglio dire una cosa: le differenze non si eliminano impedendo a chi è più capace di fare meglio; si eliminano garantendo diritti fondamentali, definendo standard nazionali chiari, assicurando risorse adeguate dove servono. Per questo i LEP non sono un ostacolo all'autonomia, sono una garanzia, sono il punto di equilibrio tra autonomia e solidarietà. Ma attenzione: anche la solidarietà ha bisogno di responsabilità. Un sistema nel quale tutti dipendono sempre da decisioni centrali rischia di non premiare il merito amministrativo, l'innovazione e la capacità di organizzare meglio i servizi.

Il Veneto non chiede di trasmettere qualcosa contro qualcun altro, chiede di poter dimostrare che una gestione più vicina ai cittadini può produrre valore per tutti. Se, infatti, una regione riesce a ridurre i tempi, migliorare i servizi, innovare l'amministrazione, quel risultato non è una perdita per l'Italia: è un patrimonio dell'Italia. La sfida vera non è scegliere tra Stato e territori. La sfida è costruire uno Stato che abbia abbastanza fiducia nei propri territori da chiedere loro di essere protagonisti.

Il centralismo ha avuto la sua stagione. Oggi abbiamo bisogno di una Repubblica adulta, una Repubblica che non abbia paura della responsabilità, appunto, che non tema la differenza, che sappia valorizzare le energie migliori che esistono nelle sue comunità. Il Veneto non chiede un privilegio, chiede una prova: la prova che in Italia possiamo ancora premiare chi assume responsabilità; la prova che l'autonomia può essere non un arretramento dello Stato, ma un rafforzamento. Per questo, a nome del gruppo Noi Moderati, Presidente, annuncio che esprimeremo voto favorevole. Viva Venezia, viva San Marco, viva le glorie del nostro Leon.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Presidente, colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, voi sapete perché gli schemi di intesa che chiedete al Parlamento oggi di approvare non tengono per niente conto - o meglio - tengono conto in minima parte della sentenza della Corte costituzionale n. 192 del 2024? È stato spiegato ormai centinaia di volte nel corso di questo dibattito. Non ne tengono conto semplicemente perché sono stati concepiti, pensati, probabilmente addirittura scritti prima della sentenza.

Questa vostra articolazione, questa vostra modificazione anche dell'idea iniziale di quello che era il federalismo tanto sbandierato dalla Lega Nord, quando era Lega Nord, non è assolutamente sussumibile in questa proposta di schemi di intesa. Infatti, l'autonomia differenziata, oltre che oggetto di scambio e di accordo tra i partiti della maggioranza, è una leva assolutamente pericolosa per la destabilizzazione del Paese.

Non può essere concepita come uno strumento per soddisfare rivendicazioni territoriali senza una verifica rigorosa, trasparente, comprensibile dell'interesse e dell'equilibrio generale del Paese. Ogni funzione - lo dice la Costituzione - che viene trasferita, in deroga a quello che invece è previsto per tutte le regioni, deve essere basata su dati trasparenti, su dati certi, su un'analisi verificabile e soprattutto deve essere mantenuta l'unità giuridica, economica - sottolineo anche questa parola a voi tanto cara - e la solidarietà della Repubblica.

Deve essere garantita primariamente l'uguaglianza sostanziale tra cittadine e cittadini; i loro diritti civili, i loro diritti sociali, i loro diritti economici, direi i diritti umani di tutti i cittadini e le cittadine italiane devono essere garantiti. Invece cos'è che abbiamo sottolineato e lo sottolineo di nuovo? È la macroscopica assenza di una strategia e di un'istruttoria che spieghi le ragioni sociali, economiche, amministrative e finanziarie che giustificano questa devoluzione. E gli schemi - è stato detto anche dai miei colleghi - sono sostanzialmente identici, quindi il processo di autonomia non è costruito - è stato detto, lo ridico - sulla specificità della regione.

Ma allora questi principi che avevano ispirato anche il federalismo - sottolineo - il federalismo della Lega sono stati dimenticati. Vi siete dimenticati di Miglio, ma vi siete dimenticati anche del federalismo, diciamo, di origine ottocentesca, appunto, che ovviamente era assolutamente una delle linee politiche e culturali della sinistra del Veneto, anche nostro, dei Verdi (Commenti)… Prego la collega di non sorridere, perché evidentemente lei è molto giovane, forse non conosce bene la storia del Veneto.

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza, collega Zanella.

LUANA ZANELLA (AVS). Sì, lo dico attraverso di lei… e soprattutto la storia dell'ambientalismo veneto. Ma dov'è finita la tutela, l'amore, la propaganda sulla lingua veneta? Dov'è finito il genius loci, la salvaguardia della cultura? Qui siamo ridotti a un involucro di quello che era il pensiero federalista, carissime colleghe e colleghi.

La Corte costituzionale ha chiarito che l'ordinario riparto delle competenze non va derogato così, in modo automatico, non è una concessione negoziale tra Stato e regioni.

È un procedimento costituzionalmente molto delicato e voi mettete, invece, con questo provvedimento a rischio non solo l'unità della Repubblica, ma anche - vorrei dirlo soprattutto alle colleghe e ai colleghi delle regioni del Sud - l'equilibrio finanziario.

Secondo me entreremo veramente in una crisi molto forte e molto difficile da gestire da questo punto di vista. Quindi il solo fatto che, ancora una volta, non abbiamo la definizione precisa, il finanziamento dei livelli essenziali di prestazione, dice che siamo molto indietro su quelli che erano gli stessi presupposti che voi avete dichiarato.

E che dire del fondo perequativo previsto dall'articolo 119 della Costituzione? È stato ripensato, ricalcolato e ridefinito? No, noi abbiamo la necessità, come minimo, che i LEP siano garantiti, finanziati, determinati. Invece voi, con questo provvedimento, cristallizzerete le disuguaglianze già esistenti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), noncuranti della frattura insanabile che si può aprire nel Paese. Diritti a geometria variabile, autonomia solo per i territori più ricchi e avvantaggiati, ma l'autonomia dovrebbe essere garantita a tutte le regioni e quindi dovrebbe essere un ridisegno della Repubblica semmai.

E poi è un attacco - su questo mi voglio soffermare - al cuore della democrazia in un suo pilastro fondamentale: con queste norme andate a picconare il Servizio sanitario nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E ciò che mi meraviglia è che non ci sia una parola di verità, di consapevolezza e di assunzione di responsabilità da parte dei rappresentanti delle regioni del Sud, quelle che sono più a rischio, lo avete denunciato tante volte nella Commissione e anche in Aula, quelle da cui emigrano le persone malate (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché non trovano, nel proprio territorio, assistenza, presìdi medici adeguati, cure all'altezza delle necessità. Ve ne state zitti, compiacenti, per questo mercato che avete aperto con la Lega Nord.

E siete veramente vittime di un patto tra Meloni e Lega Nord. Ma vi rendete conto che, nel 2022, la mobilità interregionale ha raggiunto il valore record di 5 miliardi di euro e, nel 2023, è salita fino a 5,15 miliardi? È un fenomeno strutturale, quindi, con flussi che convergono, per il 50 per cento, sapete dove? Nelle regioni del Nord, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che assorbono il 51 per cento del saldo attivo, mentre quello passivo si concentra, per il 78 per cento, in Calabria, Campania, Puglia, perfino Lazio, Sicilia e Sardegna. Ma non solo. Oltre la metà di queste risorse mobilitate, enormi, confluiscono in strutture private accreditate. Quindi, le regioni del Nord potranno disporre di risorse maggiori - ve le ho indicate -, anche di competenze, di reputazione - che è importantissima - e di investimenti, attraendo ancora di più nuovi clienti - tra virgolette - in conto spese delle regioni del Sud.

E proprio perché il servizio nazionale…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

LUANA ZANELLA (AVS). …è a rischio - chiudo -, subisce l'inclusione, sempre più feroce, della privatizzazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e della finanziarizzazione. Sarebbe necessario - e chiudo -, ora più che mai, un approccio unitario, rafforzato e coraggioso. Trenta secondi, Presidente.

PRESIDENTE. Sì, collega, ma è già oltre.

LUANA ZANELLA (AVS). Ricordo che nel 2024, nel Veneto, l'8 per cento dei cittadini veneti ha rinunciato alle prestazioni sanitarie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Si tratta di 383.000 persone, 24.000 più dell'anno precedente, pari all'intera popolazione di una…

PRESIDENTE. Collega, deve chiudere.

LUANA ZANELLA (AVS). …e in Lombardia sono state un milione. Scusi, Presidente. Questo dice che, se non c'è un approccio unitario, la sanità sarà la prima grande struttura democratica che sarà costretta a cedere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elena Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministri, io oggi intervengo dopo che i miei colleghi ieri, per ben tre volte, hanno ribadito la contrarietà di Azione a queste intese, anche motivando che non è una ideologica preclusione a forme di reale autonomia differenziata, ma entrando nel merito delle questioni.

Purtroppo io oggi mi dovrei ripetere: dovrei ripetere gli stessi argomenti e questo è il primo punto, perché quello che oggi proponete al voto di quest'Aula non è una serie di schemi di autonomia differenziata, ma piuttosto una finta autonomia del tutto indifferenziata. Se su quattro regioni presentate infatti esattamente lo stesso schema di intesa e ciò vuol dire che non cogliete la specificità e la differenziazione sulle quattro regioni di cui noi stiamo trattando.

È un provvedimento, come è già stato detto, che arriva in quest'Aula come un fermino - a briscola, quando si gioca, si dice: mettere un fermino -, perché la legge Calderoli, che è stata completamente smontata dalla Corte costituzionale, oggi deve avere comunque un appiglio e un aggancio per dire che qualcosa si è fatto.

Noi riteniamo che queste intese non solo contraddicono all'iniziativa stessa della legge che era stata presentata, ma vanno a tradire quella che era l'attesa di una regione, in particolare la regione Veneto, che da anni, storicamente, porta avanti battaglie importanti che riguardano il tema dell'autonomia. Proprio nel Veneto, nel Veneto produttivo, nel Veneto della solidarietà e della sussidiarietà, anche il pensiero politico del suo stesso partito, Ministro, ha portato avanti istanze ragionate, più o meno condivisibili, per promuovere l'autonomia differenziata. Quello che voi oggi proponete a questa regione è una presa in giro, che si limita a poche funzioni, che vengono attribuite sbagliando anche la mira, ma soprattutto non cogliendo quelle che sono le reali esigenze della regione di cui stiamo parlando, la regione Veneto.

Il Veneto è una terra straordinaria, l'ho già detto, per capacità produttiva e innovativa: la rete delle piccole e delle medie imprese, ma anche nell'ambito delle politiche sociali - e penso al tema dei servizi per le famiglie e dei servizi educativi - ha sviluppato modelli anche innovativi nella proposta al Paese. Oggi, però, il Veneto - purtroppo, oggi è da vent'anni - si trova, invece, in una situazione di stagnazione. Da locomotiva d'Italia è diventato, purtroppo, un treno regionale, perché il PIL non cresce, l'innovazione non cresce e anche in questi anni, nei quali l'Italia ha avuto un booster significativo nell'ambito della competitività e della produttività che sono venute dal PNRR, purtroppo vediamo i dati Istat che dicono che il Nord-Est è, tra le aree d'Italia, quella sostanzialmente ferma. Noi ci troviamo oggi con un PIL che viene prioritariamente trascinato dal rilancio del Meridione. Questo è perché il Veneto non ha le competenze e le capacità per competere? No, è perché da un punto di vista delle politiche e dell'incisività non si è colto nel segno.

Allora, quali sono le politiche che, invece, possono rilanciare la produttività e la competitività di questa regione straordinaria? Proprio in questi giorni, Azione Veneto, in particolare nella voce del suo segretario, ha fatto delle proposte chiare di investimento e di innovazione, che partono sostanzialmente dalla formazione delle competenze, da un reskilling delle competenze e dell'innovazione nell'ambito delle piccole e delle medie imprese e anche da un supporto di rete di coesione sociale che deve essere rafforzato. Tutto questo non si fa frammentando e parcellizzando le proposte, come voi state proponendo, e sicuramente non si fa dando un'autonomia a una regione per decidere sugli ordini professionali oppure sulla previdenza integrativa e complementare. Servirebbe, invece, un ragionamento serio, forte, nazionale, industriale di rilancio - che manca a questo Governo -, che poi possa trovare in quella regione una specificità di applicazione che vada a rispondere a quel tessuto produttivo di cui l'intero Paese oggi ha bisogno, per rilanciare, con forza, l'energia e la capacità di incisione.

I due argomenti su cui in fondo mi voglio soffermare riguardano invece tutte le regioni. Ministro, il nostro Paese si trova in un momento drammatico di transizione demografica. Abbiamo dati di non sostenibilità del welfare e del sistema previdenziale proprio per un tema di sproporzione tra il numero di persone che sono in pensione - in qualche modo che andranno in pensione - e il numero di giovani che ci sono e che rimangono nel nostro Paese, per lavorare nel nostro Paese. Ma le sembra ragionevole che, invece di fare un ragionamento serio, nazionale, noi parcellizziamo la previdenza integrativa a livello regionale? Noi dovremmo ragionare con un effetto scala incisivo e chiederci, per esempio, in che modo, oggi, proprio i fondi di previdenza integrativa possono diventare uno spazio di investimento e di rilancio di quelle piccole e medie imprese invece di lasciare che diventino lo shopping di fondi speculativi internazionali. Questa è la domanda che si può fare, ma non la si fa in una frammentazione di politiche disordinate: la si fa con un Governo capace di dare con forza una direzione, che è quella che qui oggi, con queste intese, viene contraddetta.

Il secondo punto - e qui vado a conclusione - è quello sulla sanità. Azione lo dice da sempre: non è possibile continuare, in modo testardo e cieco, con una disorganizzazione territoriale della sanità che non assume, invece, il tema della salute pubblica e della salute dei cittadini come una priorità di emergenza nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), che dopo - certo - deve trovare nello spazio regionale e delle autonomie regionali la parte organizzativa. In particolare, io penso che le regioni, che oggi presentano una qualità di eccellenza di sanità, debbano poter essere sostenute, ma non nella frammentazione in cui oggi ci troviamo, in primo luogo perché - mi permetto di dire - non è che tutte le competenze e le intelligenze in ambito medico-sanitario siano tutte al Nord e non al Sud. Il problema è che oggi, nel nostro Paese, ci troviamo di fronte a una disorganizzazione della sanità, a una parcellizzazione delle risorse e a un'incapacità di garantire il diritto alla salute in modo paritario nei contesti regionali.

Lo dico a fronte del fatto che, quando entri nel tunnel della malattia, ti rendi conto di quanto ogni piccola scelta, ogni piccolo passaggio, sia drammaticamente decisivo per la vita delle persone e per le famiglie che le accompagnano. Noi non ci possiamo più permettere, in quest'Aula, di fare finta di non vedere quello che sta accadendo nel nostro Paese, cioè che la speranza di vita, il diritto alla vita, noi lo stiamo discriminando a seconda del luogo di vita. Continuare in modo testardo su questa via significa essere contro la Costituzione e anche contro la responsabilità a cui noi, come donne e uomini che sulla Costituzione abbiamo giurato e detto di essere al servizio del Paese, siamo richiamati.

Ed è per queste ragioni che noi, anche su questa intesa, voteremo “no” (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Gentili colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, ieri l'onorevole Molinari ha voluto ricordare che la riforma del Titolo V, che prevede l'autonomia differenziata, risale al 2001. È giusto. Poi ha aggiunto: “Se oggi noi siamo qui, a un passo dalla sottoscrizione e dall'approvazione delle intese, è grazie alla determinazione della Lega”. No, caro Molinari: se fosse per la Lega, la riforma del Titolo V, che ha introdotto l'autonomia differenziata, non sarebbe mai stata approvata. Ricordo infatti che la Lega non solo votò contro la riforma del Titolo V, ma poi, al referendum confermativo, invitò i cittadini a fare lo stesso. Insomma, se fosse per la Lega, oggi non ci sarebbe stata proprio nessuna discussione sull'autonomia differenziata in Parlamento. D'altra parte la Lega è stata Governo per oltre dieci anni, negli ultimi venti, e i risultati in materia di autonomia parlano da soli.

L'onorevole Iezzi, invece, ha dichiarato che quella dell'autonomia è una scommessa che “mi auguro vogliano fare anche le regioni del Sud. La classe amministrativa di quei posti dovrebbe avere il coraggio di alzarsi, di rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per i propri cittadini”. Vorrei far notare, sommessamente, che la Calabria è amministrata ininterrottamente dal centrodestra da sei anni e cinque mesi e che il suo partito, la Lega, è organico (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) alla coalizione che sostiene Occhiuto; la Sicilia è amministrata consecutivamente dal centrodestra da otto anni e otto mesi e la Lega fa parte stabilmente della coalizione guidata dal presidente Schifani. E si potrebbe parlare dell'Abruzzo, della Basilicata, del Molise. Insomma, quella classe politica, che dovrebbe avere il coraggio di rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per i propri cittadini, pare che sia proprio la sua, onorevole Iezzi. D'altra parte, però, concordo con lei che, con il desolante esempio offerto quotidianamente da Salvini, invitare a rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare potrebbe anche avere una sua ragionevolezza.

Detto questo, non cadiamo in quello che, secondo me, è un grande inganno; e l'inganno è quello di limitare la discussione sull'autonomia, dividendo i cittadini tra quelli che sono a favore e quelli che sono contro. Sul principio di sussidiarietà, previsto dalla Costituzione, credo che siamo tutti d'accordo, ma ci sono mille modi per implementare questo principio e, probabilmente, il più sbagliato di tutti è proprio la legge Calderoli. Non si deve quindi parlare di autonomia “sì” o autonomia “no”: si dovrebbe parlare piuttosto di legge Calderoli “sì” o legge Calderoli “no”. In questo modo, si potrebbe comprendere meglio che questa legge, fortunatamente smantellata dalla Corte costituzionale, avrebbe creato dei danni enormi in tutte le regioni, a partire proprio da quelle come il Veneto che sono direttamente coinvolte.

Queste prime pre-intese non fanno altro che confermarlo, in quanto produrranno effetti deleteri sia per i cittadini che per le casse dello Stato: diminuiranno le entrate erariali e le ulteriori spese saranno a carico delle regioni, che dovranno così aumentare le tasse. È bene che i cittadini del Veneto e delle altre regioni coinvolte lo sappiano: la riforma Calderoli notoriamente non ci mette un solo euro, quando sono stati calcolati dei costi addirittura per 100 miliardi. Non tutela le aziende, che dovranno districarsi tra venti sistemi regionali con leggi e regolamenti diversi. Non a caso, Confindustria ha bocciato la riforma, ma non solo Confindustria, anche Confartigianato, CNA-Casartigiani hanno sottolineato i rischi che anche le aziende del Veneto dovranno affrontare, cioè l'aumento del carico fiscale su imprese e cittadini, l'aumento della burocrazia e della frammentazione amministrativa, l'aumento del contenzioso in Corte costituzionale.

Nel percorso parlamentare della legge, ci sono state autentiche violazioni procedurali, come mai accaduto prima d'ora. Ricordo l'episodio in Commissione affari costituzionali, che ha visto il Governo andare sotto nella votazione del primo comma del primo articolo di questa legge e questo su di un emendamento del MoVimento 5 Stelle che abrogava la parola “autonomia”. Per questo motivo, il presidente della Commissione non ha proclamato il risultato e lo stesso emendamento, bocciato, successivamente è stato nuovamente votato, in aperta violazione del Regolamento della Camera. È un precedente che sta agli antipodi del concetto di democrazia. Avete sdoganato il principio secondo il quale un emendamento può venire votato e rivotato fino a quando il risultato non sia di gradimento del presidente Pagano: complimenti! Complimenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Come evidenziato in discussione generale dalla collega Ricciardi, nelle pagine dello schema di intesa preliminare della regione Veneto compaiono frequenti ed errati riferimenti ai territori di altre regioni, a dimostrazione del fatto che queste intese, più che il risultato di negoziati, siano il risultato di un copia e incolla, pure fatto male, Ministro Calderoli. Mi chiedo se siano state lette. E come sia possibile che questi errori non siano stati rilevati. Non compaiono neppure le motivazioni per le quali la regione Veneto chiede maggiore autonomia sul tema dei DRG, visto che il corrispondente modello prestampato non è stato nemmeno compilato.

La stessa regione Veneto, poi, mette nero su bianco che non è in grado di dire perché voglia maggiore autonomia, né quali saranno gli effetti economici e sociali della pre-intesa, come previsto dalla Corte costituzionale. Credo sia opportuno fare un paio di esempi. Vado a pagina 39 dello schema e leggo testualmente: “Gli attuali strumenti dell'istruttoria legislativa non consentono di sviluppare adeguatamente le valutazioni relative al principio di sussidiarietà nei termini indicati dalla Corte”. Allora, se il Ministro Calderoli mi ascoltasse un minuto - so che è molto impegnato al telefono -, vorrei chiedergli: ma quindi, in questo schema di intesa, state dicendo che questo stesso schema di intesa è incostituzionale? È questo che state dicendo? E ancora, vado a pagina 44, dove leggo: “La regione Veneto osserva che la richiesta di allocazione della funzione a livello regionale” - qua parliamo della assunzione di personale sanitario” - “è giustificata dalla necessità di rendere appetibili le professioni sanitarie nel territorio piemontese”. Mi spieghi, signor Ministro, perché la regione Veneto dovrebbe chiedere maggiori poteri e maggiore autonomia: perché ci sono delle aree disagiate in zone montane nel territorio piemontese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ma qual è la logica, Ministro Calderoli?

Comunque, i sostenitori di queste intese dichiarano che il Veneto ambisce ad avere maggiori funzioni e poteri, perché è una regione più efficiente nella gestione della cosa pubblica. Ma come fate ad affermare che il Veneto è una regione più efficiente nella gestione della cosa pubblica, se l'unica grande opera che è stata realizzata in Veneto dalla regione, in trent'anni di centrodestra, è stata la Pedemontana Veneta che, da un costo di poco più di due miliardi, è arrivata a sforare abbondantemente la cifra mostruosa di 13 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? La regione Veneto è riuscita a impegnare una cifra pari al doppio di quanto è costata la Salerno-Reggio Calabria, che è lunga quattro volte di più! Avete garantito cinque miliardi di utile netto al costruttore per un'opera che, ricordo, ne costa poco più di due e di cui uno è pagato dallo Stato e dalla regione! Non era facile riuscirci. Come fate a dichiarare di essere una regione efficiente nella gestione della cosa pubblica, se siete riusciti a fare molto peggio perfino delle regioni che sono segnate da un'endemica presenza mafiosa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Se guardiamo all'impiego delle risorse, dunque, questa autonomia regionale sembra solo un modo per sprecarne di più. Forse la vera ragione di tutto questo sta proprio qui, in questi numeri. Insomma, la risposta è davanti a tutti: fateci sprecare un poco di più anche a noi.

Parliamo allora di sanità. Zaia, in audizione alla Camera dei deputati, ebbe modo di dire che l'autonomia per il Veneto è un risultato meritato, perché noi in Veneto abbiamo ben performato con il COVID. Mi chiedo come facciate a fare questa dichiarazione, perché dopo aver licenziato il professor Crisanti, abbiamo pianto in Veneto il numero di decessi più elevato di qualunque altra regione d'Italia. Questo risultato sarebbe, per la Lega, l'aver ben performato sul COVID? Per rispetto delle vittime, forse avreste fatto meglio a non citarlo per nulla.

In conclusione, Presidente, se è questo il modello di efficienza della regione a cui state pensando, cioè quello di aumentare le tasse ai cittadini per ridurre i servizi, di sestuplicare il costo faraonico delle opere pubbliche, di privatizzare la sanità per meglio tutelare gli interessi di chi investe nella sanità privata che, in cambio, vi mette a disposizione i suoi giornali per la vostra propaganda politica. Ebbene, se è così - ed è così -, a questa autonomia regionale rispondiamo senza esitazioni “anche no” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sala. Ne ha facoltà.

FABRIZIO SALA (FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Mi consenta una battuta. Ho sentito, in quest'Aula, più volte richiamare l'attenzione agli interventi da parte del Ministro. Mi permetto di far notare che, se molti avessero ascoltato l'intervento del Ministro in sede di discussione generale quando ha replicato, molti interventi sarebbero stati molto più brevi, perché ciò che viene portato all'attenzione dell'Aula è tranquillamente superato da quello che ha detto e da quello che è scritto. Ma a tal proposito, avendo già svolto il mio intervento nel corso delle sedute precedenti, chiedo l'autorizzazione a poter consegnare il mio intervento.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Naturalmente è autorizzato.

Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.

DIMITRI COIN (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi quest'Aula compie un passo che, per noi veneti, non esito a definire epocale: un altro tassello in una strada che è, sì, tortuosa, ma che stiamo comunque percorrendo.

Con il voto favorevole del gruppo della Lega agli schemi di pre-intesa per la regione Veneto, non stiamo semplicemente approvando un documento burocratico. Vedete, da una parte c'è la burocrazia, ci sono i partiti politici, la politica e, dall'altra parte, il popolo. E oggi stiamo dando cittadinanza politica e istituzionale alla voce di milioni di cittadini veneti, cittadini che, fin dal referendum consultivo del 2017, attendono risposte concrete nel segno dell'efficienza, della responsabilità e del buon governo. Il 22 ottobre 2017 in Veneto si è celebrato un referendum che aveva il seguente quesito: volete che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia? A questo referendum - con il quorum, a dimostrazione della serietà con la quale si fanno le cose in Veneto, in una regione dove l'8 per cento degli aventi diritto al voto è iscritto all'AIRE e che per votare avrebbero dovuto rientrare in Veneto e non lo hanno fatto -, il 98,2 per cento dei votanti, pari a 2.273.818 voti, ha detto “sì”. Ha detto “sì, lo voglio”.

Questo, vedete, è un mandato forte e chiaro per noi che rappresentiamo il popolo veneto. E parlo appositamente di popolo veneto, perché - e il referendum dimostra anche questo - noi non siamo solo economia. Noi in Veneto siamo storia, tanta storia, siamo cultura, siamo tradizione, siamo lingua, siamo bandiera e siamo tanto, tanto cuore (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Non dimentichiamo che il Governo dell'epoca, ovviamente di sinistra, ha osteggiato oltre i limiti la celebrazione di questa consultazione, con ricorsi, e negando ogni supporto. Ma il Veneto, anche questa volta, è andato dritto e se lo è pagato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Nessun riferimento nel quesito, quindi, al residuo fiscale, come si è sentito ieri in Aula, ma già che ci siamo - ed il tema è stato introdotto - qualche numero ve lo voglio dare, giusto per fare memoria un po' a tutti i componenti di quest'Aula e a chi, magari, poi ascolterà anche l'intervento da casa. I dati a disposizione partono dal 1996 e arrivano al 2023, cioè 27 anni. La media annuale è 19 miliardi di euro all'anno, per un totale di 513,145 miliardi di euro di residuo fiscale. E all'onorevole Cappelletti - per suo tramite, Presidente - voglio dire che, se anche fossero veri i numeri che lui ha dato sul costo della Pedemontana Veneta, con questo residuo fiscale, noi ne avremmo fatte più di 50, pagandole completamente con i soldi dei veneti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Paradossalmente, vedete, ci stiamo trovando davanti a una parte di Paese che è preoccupata, a causa di una continua e strumentale disinformazione politica sulla riduzione di risorse, che è falsa, ma non vediamo un'altra parte di Paese arrabbiata, potenzialmente molto arrabbiata, per l'abnorme sproporzione tra quanto versato e la controprestazione ricevuta. Il residuo fiscale non è quanto verso, ma quanto verso in più rispetto alla controprestazione che ricevo e, quindi, come riflessione banale, mi verrebbe semplicemente da dire - e allargo: se verso più della controprestazione che ricevo, allora non sarò certo responsabile di debito pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). La costanza di questo residuo, quindi la non eccezionalità dell'evento, lo trasforma da sussidiarietà a una sorta di costante imposizione fiscale collettiva.

E tralasciamo i numeri della Lombardia, che sono imbarazzanti per quanto sono impressionanti. Anzi no, se volete ve ne dico qualcuno: dal 1996 al 2021 - perché questi sono i dati, a differenza del Veneto, che comunque non sono aggiornati -, il residuo è di 1.337 miliardi in 25 anni, 54 miliardi di euro all'anno (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) di differenza tra quanto versato e controprestazione ricevuta.

L'autonomia, che quindi non ha niente a che fare con il residuo fiscale - ma se non ci venisse concessa, magari, ci potremmo pensare -, è la forma più nobile di responsabilizzazione dell'amministrazione pubblica. Chi è capace, non la teme e, a dimostrazione di ciò, faccio giusto un paio di esempi banali su ultimissimi dati che riguardano l'efficienza amministrativa del Veneto: secondo TrendSanità, il Rapporto CREA sulla sanità e il monitoraggio ministeriale sui LEA del 2026, in cima alla classifica nazionale relativa alla sanità si conferma il Veneto. La Corte dei conti ha recentemente promosso il bilancio del Veneto a guida Stefani - e sottolineo con un punto fermo già dall'amministrazione Zaia -, senza nuove tasse e senza toccare l'addizionale Irpef che è ferma a quanto stabilisce lo Stato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) cioè all'1,23 per cento: forse è l'unica regione in Italia. Secondo la CGIA di Mestre - non certo un organismo leghista -, i capoluoghi veneti - e ce ne sono anche governati dalla sinistra - per efficienza amministrativa superano costantemente le medie nazionali, con la mia città, Treviso, che si posiziona al primo posto tra le città nelle regioni a statuto ordinario. Con questo cosa voglio sottolineare? Che le risorse in Veneto le produciamo, che queste risorse sappiamo investirle e utilizzarle per il bene dei cittadini e vorremmo farlo in modo più ampio e completo.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LORENZO FONTANA (ore 10,38)

DIMITRI COIN (LEGA). La continuità amministrativa in Veneto ha rafforzato sempre più la consapevolezza delle potenzialità operative e di una buona amministrazione, confrontandosi con gli ostacoli con i quali deve fare i conti ogni giorno, rimossi i quali, il beneficio per i veneti sarà enorme. Voglio dirlo con estrema chiarezza, per smontare i toni apocalittici e la retorica del Paese spaccato che abbiamo ascoltato anche in queste ore: sottoporre il Paese al merito e alla trasparenza, come certificato anche dai passaggi al Senato e dal rigoroso recepimento delle indicazioni della Corte costituzionale, è un percorso che non sottrae risorse: valorizza, invece, chi sa spendere meglio i soldi dei contribuenti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Il Veneto, sotto la guida del presidente Zaia e, ora, di Alberto Stefani, è da anni un modello di eccellenza amministrativa. Chiedere la gestione diretta di funzioni specifiche in settori chiave non è un capriccio, ma è una necessità per correre più veloci ed essere più vicini ai bisogni del territorio. Questo voto alla Camera è l'atto di fiducia che sblocca il percorso definitivo verso i successivi provvedimenti e disegni di legge di recepimento: provvedimenti e un percorso parallelo, serio e blindato dalla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, che garantiranno standard e diritti uguali per i cittadini. L'autonomia è il contrario dell'assistenzialismo: è la sfida della responsabilità che responsabilizza tutte le regioni.

Presidente, chi vota contro questa riforma vota contro la modernizzazione dello Stato, vota per l'immobilismo di un centralismo che ha già fallito. La Lega, che ha fatto dell'autonomia la sua storica battaglia di libertà, rivendica con orgoglio questo risultato.

Mi sento di ringraziare esplicitamente i Ministri Salvini, Calderoli e Giorgetti, i presidenti Zaia e Stefani, nonché l'allora Ministro Erika Stefani per tutto il percorso e il lavoro che hanno fin qui fatto.

Per questi motivi, dichiaro il voto convintamente favorevole del gruppo della Lega-Salvini Premier e aggiungo una cosa: il Veneto è pronto, sempre viva San Marco (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Presidente, colleghi, discutiamo oggi gli schemi di pre-intesa tra il Governo e alcune regioni, Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria già analizzati ieri. Per l'attribuzione di cosa? Di ulteriori competenze in materia di tutela della salute, protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa. In Assemblea, qui alla Camera, va in scena un film già visto, il sequel di un film horror che è già stato bocciato, peraltro, dalla Corte costituzionale.

Chiariamolo da subito, visto che abbiamo ascoltato dichiarazioni, dal nostro punto di vista, poco precise: i documenti che stiamo analizzando, i provvedimenti che stiamo analizzando non sono un'attuazione, sono una grave e pericolosa violazione della nostra Carta costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), l'esatto opposto di quello che avete detto. Che sia chiaro, l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, voi non lo state attuando: lo state calpestando e attaccando, questa è la verità. La Costituzione parla di forme particolari di devoluzione di competenze e funzioni. Voi non siete in questo perimetro, voi non state portando avanti un'autonomia differenziata: voi state realizzando una secessione mascherata del Paese ai danni del Mezzogiorno e ai danni dell'intera Italia. Questa è la realtà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). State tradendo lo spirito e i principi della Carta, il patto costituzionale fondativo della nostra Repubblica.

Noi siamo in Aula per contestare il disastro che state realizzando, nel metodo e nel merito, e per denunciare le ragioni che sono alla base di questa decisione. Voglio essere chiaro: quello che voi state costringendo il Parlamento ad approvare non è un atto burocratico, né un atto giuridico, come è stato detto. È uno scempio politico, uno scempio politico che condanna a morte il Mezzogiorno e tutte le aree più fragili del Paese. Parlava di “palude” la Presidente del Consiglio Meloni: la vera palude è quella in cui lei farà precipitare il Sud e l'Italia intera, perché queste pre-intese e poi le successive intese aggraveranno le diseguaglianze, le distanze e negheranno per legge ai giovani, alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese del Mezzogiorno di poter lavorare, di poter studiare, di poter fare impresa, avendo gli stessi diritti, servizi e opportunità di chi vive, lavora e studia in altre aree d'Italia. Si sancirà per legge l'idea di avere cittadini di serie A e cittadini di serie B e questo per noi è intollerabile e inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo è il dato politico che stiamo contestando.

Siamo davanti, peraltro, a un atto di arroganza istituzionale senza precedenti. La Premier Meloni cercava i traditori la settimana scorsa. I traditori sono qui - perdonateci -, sono in quest'Aula: i traditori della Costituzione, i traditori del Paese, i traditori dell'unità nazionale e del tricolore. Altro che patrioti, voi passerete alla storia come responsabili della disgregazione e della distruzione dell'Italia unita con queste intese. Questa è la realtà che abbiamo di fronte e risponderete di questo, sì, di fronte ai cittadini.

Ciò che colpisce ancor più di questo tradimento della Carta è la ragione che la sta determinando. Guardate, queste intese sono la moneta di scambio di un patto di potere interno alla maggioranza che si fondava, come è stato detto, sulla riforma del premierato che provate a introdurre in modo mascherato con la legge elettorale, sulla riforma della giustizia e su quella poi dell'autonomia differenziata. Ma ci fosse un provvedimento, uno solo di questi, in cui vi occupate delle condizioni di vita degli italiani. Abbiamo 4 milioni di lavoratori poveri, 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure, 5,7 milioni di italiani in povertà assoluta, bollette alle stelle, prezzo del carburante fuori controllo, pressione fiscale ai massimi da 11 anni a questa parte e voi non siete minimamente interessati a dare risposte alle condizioni di vita degli italiani. Siete interessati solo alla tenuta in vita della vostra maggioranza. Questo per un patto di potere.

Voi state distruggendo il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) per tenere in vita la vostra maggioranza. È l'unica ragione ed è inaccettabile. L'autonomia differenziata diventa il prezzo che la Presidente Meloni sta pagando alla Lega, alla Lega Nord, quella che abbiamo ascoltato ieri rivendicata dal capogruppo, per mantenere in piedi la maggioranza. È un baratto cinico giocato sulla pelle degli italiani. La Costituzione trasformata in un terreno di scambio sul quale regolare i conti tra gli alleati di Governo: credo che sia il punto più basso della nostra storia repubblicana.

Non vi è bastato l'esito del referendum sulla giustizia: 15 milioni di italiani che hanno detto “no” alla vostra arroganza, al vostro tentativo non di migliorare la giustizia, ma di colpire i giudici, smantellando l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Noi ringraziamo quei 15 milioni di italiani e siamo convinti - e lo diciamo con forza - che continueremo a fare le barricate su queste intese con tutti gli strumenti politici e istituzionali consentiti, per evitare l'entrata in vigore di questi schemi e difendere l'unità nazionale.

Il Titolo V, guardate, con tutti i suoi limiti, è chiarissimo nel subordinare ogni possibile ipotesi di devoluzione di competenze ad alcuni paletti: innanzitutto alla previa attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Ci vorrebbero 100 miliardi di euro per garantire questi livelli essenziali delle prestazioni in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale. Ed è chiarissimo il Titolo V nel subordinare possibili differenziazioni alla previa istituzione e finanziamento di un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante, in modo da scongiurare il rischio che ulteriori attribuzioni conferite ad alcune regioni possano determinare irragionevoli e ingiustificabili sperequazioni territoriali. Colleghi, Presidente, dove sono questi 100 miliardi necessari a finanziare i livelli essenziali delle prestazioni? Dov'è questo fondo perequativo? Ci spiegate dove sono i 3,5 miliardi cancellati alla perequazione infrastrutturale? I 5 miliardi cancellati alla decontribuzione Sud? I 2,4 miliardi cancellati al Fondo per lo sviluppo e la coesione per il Mezzogiorno?

Cosa vi ha fatto di male il Sud (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Spiegatelo al Paese, spiegatelo agli italiani, perché state distruggendo la possibilità di futuro di un intero territorio del Paese, nazionale. Basta calpestare… peraltro, come sapete bene, ogni euro investito al Sud ne produce 0,25 di investimenti che ritornano nel resto del Paese. È un investimento sul futuro dell'Italia quello che si fa sul futuro del Mezzogiorno.

Gli schemi di intese e il resto che state portando avanti rappresentano una grave violazione anche della sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale che, come sappiamo bene, ha già demolito alla radice l'impianto della riforma Calderoli. La Consulta è stata chiara: ogni idea o ipotesi di autonomia non può riguardare intere materie, ma singole specifiche funzioni, giustificate da una rigorosa istruttoria che giustifichi e motivi la devoluzione di competenze alla luce del contesto economico, sociale e demografico delle regioni interessate. Gli schemi che ci troviamo davanti - non so se qualcuno di voi, anche in maggioranza, li ha letti, ha avuto l'attenzione di leggerli - sono quattro pre-intese fotocopia. Mi dite qual è l'ancoraggio territoriale, la specificità, la ragione amministrativa di queste richieste per ogni regione interessata? La verità è che c'è la volontà politica di mettere una bandierina, di dare un risultato al vostro elettorato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma non di migliorare l'efficienza neppure della macchina amministrativa delle regioni interessate. Questa è la verità. Se non ammettete questo, siamo in presenza forse di un problema geografico, prima ancora che politico, cari colleghi.

Qui manca un'istruttoria e manca una valutazione economico-finanziaria dell'impatto di questa devoluzione sulla tenuta dei conti pubblici. E, anche qui, basta prenderci in giro. Guardate, voi siete quelli del residuo fiscale, sì, ma noi siamo contrari all'idea del residuo fiscale, perché è un'idea contraria all'idea della solidarietà e della coesione nazionale. Lo diciamo con forza, anche se voi lo rivendicate. E, se dite che non cambia nulla, allora spiegateci, perché forzate la mano in questo modo? Se, invece, cambia qualcosa, diteci dove prenderete le risorse e spiegateci, visto che serve a migliorare l'efficienza come qualcuno ha detto, perché le regioni anche di centrodestra del Centro-Sud non hanno richiesto questa ipotesi di intesa o di autonomia differenziata? C'è un problema per la tenuta dei conti pubblici del Paese e per la coesione e per la solidarietà nazionale? Dal nostro punto di vista, sì.

Entro nel merito, davvero rapidamente, partendo dalla “tutela della salute”. Già oggi viviamo l'ingiustizia di un fenomeno drammatico, quello della migrazione sanitaria, pagato peraltro dalle regioni del Sud in modo paradossale con migliaia, centinaia di migliaia di cittadini costretti a emigrare dal proprio territorio per curarsi. A causa di cosa? Di un riparto sanitario già oggi iniquo, di minori infrastrutture, di un minor numero di personale sanitario e socio-assistenziale nel Mezzogiorno, che è una drammatica eredità storica che ci portiamo dietro. Noi dovremmo invertire il flusso di questi viaggi della speranza, non fare come fate voi e far perdere la speranza alle famiglie del Sud di potersi curare vicino casa. Dobbiamo invertire la rotta. Quello che voi fate, invece, è cristallizzare queste ferite, aprendo una competizione selvaggia tra regioni, con stipendi differenziati per il personale sanitario e costi diversi per le prestazioni, cose che portano a lasciare i territori più fragili senza medici e senza tutele. La salute è un bene universale da garantire in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, è un principio sacrosanto di civiltà e di dignità del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Come fate a non capirlo? Lo stesso effetto riguarderà la previdenza complementare o le professioni regionali.

Allora - e mi rivolgo a un pezzo della maggioranza, quella che non ha portato avanti questa riforma - ascoltate le parole dei vostri presidenti di regione e dei vostri amministratori locali. Mi rivolgo a Forza Italia, a Fratelli d'Italia: con quale coraggio state svendendo l'unità nazionale? Come fate a non avvertire il peso di questa scelta? Mi permetto di rivolgere a tutti quanti voi un appello alla responsabilità e alla libertà: smettete di barattare l'unità del Paese con l'unità della vostra maggioranza. Un Paese che corre a due o più velocità è un Paese destinato a fermarsi del tutto. Un invito ai colleghi parlamentari, visto che parlate di autonomia: siate liberi e autonomi voi in questo voto. L'avete dimostrato qui la settimana scorsa, votando anche contro un emendamento proposto dalla Presidente del Consiglio. Abbiate un sussulto di dignità e di orgoglio e votate contro questa secessione della Lega Nord. Altrimenti, vi assumerete la responsabilità, di fronte alla storia, di avere spaccato e distrutto il Paese.

Noi continueremo a difendere l'Italia unita, una e indivisibile. L'Italia del Tricolore, del Risorgimento, quella dei partigiani, quella della nostra Costituzione antifascista, e non vi consentiremo di dividerla e di spaccarla. Viva l'Italia unita, noi la difenderemo fino alla fine (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Silenzio, per cortesia, colleghi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gardini. Ne ha facoltà.

ELISABETTA GARDINI (FDI). Grazie, Presidente. Devo dire che in questi giorni si è veramente manifestata con una nitidezza particolare la capacità che hanno queste opposizioni, e in particolare il Partito Democratico, di posizionarsi e di volteggiare, di volta in volta, su verità diverse, a seconda di quella che è la loro posizione e il loro personale interesse e tornaconto di partito.

Veda, noi oggi non stiamo soltanto approvando uno schema di intesa. Noi oggi certifichiamo una lunga storia di coerenza da una parte ed una altrettanto lunga storia di ambiguità dall'altra, e vale la pena raccontarla per intero, perché aiuta a capire chi in quest'Aula sta veramente rispettando la Costituzione e chi la manipola, la usa, la utilizza, la sfregia e la tradisce a proprio uso e consumo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Vede, sono veneta e di destra, due motivi per stare ai fatti. Sa, noi veneti guardiamo quello che abbiamo nel granaio, non parliamo, non guardiamo alle chiacchiere e, da donna di destra, non ho bisogno di riscrivere la realtà per farla coincidere con la mia ideologia.

Non mi soffermo sui referendum. Parto dal febbraio del 2018: a Palazzo Chigi, il presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, firma con il Governo Gentiloni l'accordo preliminare sull'autonomia rinforzata, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Nessuna legge quadro, nessuna sentenza della Corte costituzionale a fare da cornice, nessuna determinazione preventiva dei livelli essenziali delle prestazioni, solo la riforma del Titolo V del 2001, approvata peraltro - e lo ricordo a beneficio di chi in questi giorni parla di attacco alla Costituzione - da un Governo di centrosinistra, maggioranza Ulivo. Il Titolo V, cari colleghi - e lo dico tramite lei, Presidente -, ve lo siete votato voi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Ma non finisce nel 2018. Il percorso continua e continua con nomi che oggi siedono su questi banchi a stracciarsi le vesti, perché la regione Emilia-Romagna ribadisce di nuovo, nel marzo del 2021, la volontà di ottenere maggiore autonomia in ben 15 materie. Ma andiamo avanti celermente. Lo ripete, con l'attuale segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, seduta nel seggio di vicepresidente della regione, che quindi implicitamente chiedeva più autonomia su ben 15 in materie, avendo come base soltanto la riforma del Titolo V. Quindi, la stessa Schlein dice per la prima volta “no” all'autonomia differenziata, quando? Quando diventa segretaria del Partito Democratico e quando al Governo ci siamo noi. Il Ministro Calderoli gliel'ha anche ricordato pubblicamente, invitandola a un po' di coerenza.

Ma io mi permetto di aggiungere - per suo tramite, Presidente - una domanda ai colleghi: cosa è cambiato tra il marzo del 2021 e il dicembre del 2022? La materia è la stessa, le 15 competenze richieste dalla regione Emilia-Romagna sono le stesse. Cos'è cambiato, oltre alla segreteria del Partito Democratico e al fatto che nel frattempo al Governo ci siamo noi? Abbiamo già sentito una risposta veramente risibile. Hanno detto: “noi non siamo contro l'autonomia in sé, siamo contro il modo in cui la fate voi”.

Bene, esaminiamola subito questa obiezione, perché non regge a un esame elementare dei fatti. Perché, se il modo in cui la chiedevate voi - e lo dico sempre tramite lei, Presidente -, senza legge quadro, senza sentenza della Consulta e senza LEP determinati preventivamente, andava bene fino al punto di formalizzarlo per iscritto, come può il modo in cui lo facciamo noi, con la sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale a fissare paletti precisi, con i livelli essenziali delle prestazioni da definire prima di ogni trasferimento di funzione, con un percorso parlamentare pubblico e verificabile, essere improvvisamente la fine dell'Italia? È l'esatto contrario. Il disastro - lo dico tramite lei, Presidente - lo avreste fatto voi, ancora una volta l'Italia l'avreste rovinata voi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Allora, la domanda vera, quella che vorrei restasse agli atti in quest'Aula, non è come si fa l'autonomia, ma è esattamente che cosa è cambiato nel momento in cui cambiava la convenienza politica di chi la chiedeva. Quindi, la risposta non sta nel merito costituzionale, perché su quello abbiamo risposto punto per punto e non mi sto a ripetere. Vede, Presidente, questo non è un dibattito tra principi diversi, ma è l'ennesima dimostrazione che, per certa parte di quest'Aula, la verità non è una sola, ma almeno due. Verità disponibili a seconda della convenienza del momento: una buona, quando si è al Governo di una regione, e una buona, quando si è al Governo della Nazione; una diversa quando si sta all'opposizione. Vede, il Veneto non è cambiato e l'Emilia-Romagna non è cambiata. Lo dico tramite lei, Presidente: siete cambiati voi.

E allora, giusto rapidamente, per fare un excursus che è stato già detto tante volte qui, in quest'Aula, dai rappresentanti della maggioranza: l'autonomia delle regioni non è un'invenzione di questo Governo, perché è scritta nella nostra Carta fin dal 1948. Non vi ricordo l'articolo 5, non vi ricordo il principio di sussidiarietà che dice: non faccia il livello superiore quello che si può fare bene e meglio al livello inferiore - principio cardine della nostra Italia ma anche della nostra Europa. Voi, che vi riempite la bocca di Europa, a sproposito ve la riempite!

E allora, quando dite che abbiamo fatto schemi di intesa uguali, schemi di intesa fotocopia, ma l'intesa trasferisce una funzione che per sua natura è definita in astratto, quindi è normale che, nelle quattro intese, ci siano questi trasferimenti astratti e che siano uguali, perché saranno poi le regioni a declinarli sui territori. Faccio un esempio che capisce anche un bambino di prima elementare: nel trasferimento dell'intesa sulle professioni in Veneto - è una cosa che conoscono tutti i bambini, ma anche tutto il mondo -, il trasferimento è teorico e poi la regione Veneto lo declinerà, per esempio, sulla professione, unica nel mondo, dei gondolieri. Un bambino lo capisce! È possibile che loro non lo capiscano? È possibile?

Sulla Protezione civile solo poche parole. Il sistema ha bisogno di un coordinamento nazionale saldo, ma ha altrettanto bisogno di risposte immediate. Ce l'ha insegnato Zamberletti, ma ci dicono le stesse cose le Nazioni Unite che, difatti, avevano costruito un'intera strategia di resilienza sull'adesione diretta dei sindaci, riconoscendo che a livello locale è il primo presidio e non un livello subordinato.

E sulla sanità: quante parole! La garanzia è altrettanto esplicita, perché i LEA sono i LEP applicati alla salute. Nessuna regione può abbassare uno standard o creare una disparità nei diritti fondamentali ma, ancora su questo, si sono espressi i colleghi che mi hanno preceduto.

Voglio infatti arrivare al cuore politico di questo voto, perché la parola su cui davvero si misura la differenza è “responsabilità”. Più autonomia non significa meno Stato, significa chiedere a una regione di rispondere in prima persona dei risultati che ottiene: ecco, quindi, la responsabilità. E devo dire che in questo senso il Veneto ha già dimostrato con i fatti di saper reggere questa responsabilità. Oggi è la prima regione in Italia nella classifica del nuovo sistema di garanzia del Ministero della Salute, ai vertici in tutte le macroaree misurate: prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera.

E allora, siccome il tempo termina, arrivo sicuramente alle conclusioni. Conclusioni che sono facili per noi, perché, come ho detto, noi ci manteniamo sempre sulla nostra idea di responsabilità e di coerenza. Quindi, noi rispettiamo la Costituzione, rispettiamo la sentenza della Corte, portiamo a termine con rigore un percorso che loro stessi avevano tracciato e formalizzato per iscritto. Per questo, Presidente, con molta convinzione, io annuncio che il gruppo di Fratelli d'Italia voterà a favore degli schemi d'intesa con la regione Veneto e lo fa con una coerenza che, stando ai fatti che ho appena richiamato, ad altri ancora una volta, per l'ennesima volta, manca (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Sempre ricordando che io vi voglio molto bene, io vi confesso che credo che avere dubbi sia importante, quindi io, ogni tanto, i dubbi sulla collocazione centrista ce li ho. Cioè, dico: ma non è che, probabilmente, le idee liberali vadano messe in uno dei due schieramenti per avere forza? Poi, perdonatemi, ma vi sento parlare e veramente è difficile avere dubbi. Al collega De Luca direi: collega De Luca (Commenti del deputato de Luca), ma l'unità dell'Italia - per il suo tramite, Presidente - si rompe dando la possibilità a qualche regione di fare una campagna pubblicitaria sulla previdenza integrativa? Perché di questo stiamo parlando e andare a dire agli italiani che si rompe l'unità dell'Italia su una roba del genere “appiccia” il fuoco dentro l'elettorato italiano.

Al collega Coin direi: io sono d'accordo su tutto quello che ha detto, ma io ho un sospetto: se lei va in Veneto a dire che sta dando l'autonomia con sta roba qua, l'effigie di San Marco gliela tirano dietro. Perché voi potevate fare la riforma del federalismo fiscale entro giugno, era prevista anche dal PNRR, e non l'avete fatta; potevate mettere la compartecipazione delle aliquote erariali per aggredire il problema del residuo fiscale, e non l'avete fatto. Cioè, se noi andiamo a dire agli italiani che ogni volta gli dai qualcosa, gli dai un piatto di aragoste ma, in realtà, è una briciola di pane, poi non vi lamentate che ad ogni elezione arriva qualcuno e fa “più uno”. Oppure, non vi lamentate che nelle piazze succedono certe cose, se raccontate che dare alle regioni la possibilità di una campagna pubblicitaria significa spaccare l'unità d'Italia. Quindi, signori miei, io veramente non lo so fino a che punto…

PRESIDENTE. Concluda.

LUIGI MARATTIN (MISTO). … noi vogliamo andare avanti a raccontarci balle in questo modo. Ho il sospetto che gli italiani prima o poi… oggi un generale senza divisa, facendo così, arriverà un generale con la divisa e io vorrei evitarlo, non so voi.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. XVI, n. 9)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Urzi', Iezzi, Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00271, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione Urzi', Iezzi, Paolo Emilio Russo e Alessandro Colucci n. 6-00271, risultano precluse le risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella, Boschi, Magi ed altri n. 6-00275 e Richetti ed altri n. 6-00279.

Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione a un conflitto di attribuzione elevato innanzi alla Corte costituzionale dal Senato della Repubblica nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 80 del 2026 (ore 11,04).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione a un conflitto di attribuzione elevato innanzi alla Corte costituzionale dal Senato della Repubblica nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma.

Comunico che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 21 luglio 2026, preso atto dell'orientamento favorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni nella seduta del 1° luglio 2026, ha deliberato di proporre all'Assemblea la costituzione in giudizio innanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 37 della legge n. 87 del 1953, in relazione ad un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Senato della Repubblica nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma, per violazione dell'articolo 96 della Costituzione e degli articoli 5 e 8 della legge costituzionale n. 1 del 1989, alla luce della sentenza n. 241 del 2009, in relazione ad atti ritenuti lesivi delle prerogative costituzionali del Senato.

Tale conflitto è stato dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 80 del 2026, di cui la medesima Corte costituzionale ha disposto la notifica anche alla Camera dei deputati in ragione dell'identità della posizione costituzionale dei due rami del Parlamento in relazione alle questioni di principio da trattare.

Se non vi sono obiezioni, tale deliberazione si intende adottata dall'Assemblea.

(Così rimane stabilito).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cangiano. Ne ha facoltà.

GEROLAMO CANGIANO (FDI). Grazie, Presidente. Chiedo la possibilità di una pausa di circa 30 minuti per il Comitato dei nove del prossimo provvedimento. Quindi per le ore 11,30 siamo pronti, eventualmente.

PRESIDENTE. Va bene. Ha chiesto la sospensione per… può ripetere? Per la riunione del Comitato dei nove.

GEROLAMO CANGIANO (FDI). Per 25 minuti, per il Comitato dei nove.

PRESIDENTE. Perfetto. Va bene, onorevole Cangiano.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 11,35. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 11,07, è ripresa alle 11,40.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità (A.C. 2988-A​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2988-A​: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità.

Ricordo che nella seduta del 20 luglio si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 2988-A​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

In particolare, il parere della Commissione bilancio reca una condizione volta a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione, che è contenuta nel fascicolo degli emendamenti e che sarà posta in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Avverto che, alla luce delle interlocuzioni in corso tra i gruppi, la Presidenza si riserva di esprimere le proprie valutazioni in merito all'ammissibilità dell'articolo aggiuntivo 4.01000 Cavandoli.

Avverto infine che la Presidenza, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 7, del Regolamento, conferma l'inammissibilità, già dichiarata in sede referente, delle proposte emendative 6.02, 7.8 e 7.9 Berruto.

Ha chiesto di intervenire, sul complesso degli emendamenti, il deputato Mauro Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Non ho sentito il riferimento agli inammissibili a mia prima firma.

PRESIDENTE. Erano quelli già inammissibili in Commissione. Glieli ripeto: 6.02, 7.8 e 7.9. Prego, collega Berruto.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie. Intervengo rapidamente sul complesso degli emendamenti perché, se non ci sono premesse chiare a tutta l'Aula, diventa difficilmente comprensibile quello che è successo in Commissione e quello che succederà qui in Aula. Parto da un intervento, dalla chiusura dell'intervento… Non vorrei disturbare la telefonata in corso alle mie spalle, non so, magari abbasso io la voce, così non disturbo il collega.

PRESIDENTE. Collega, posso chiederle… Colleghi. Collega Crippa, colleghi. Collega Crippa, mi perdoni, ma il collega Berruto dice che non riesce a proseguire il suo intervento, se riesce ad abbassare la voce oppure a proseguire fuori dall'Aula. Grazie. Prego, collega Berruto.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie a lei. Dicevo, inizio dall'intervento del Ministro Abodi - che purtroppo non vedo questa mattina in Aula, mi auguro possa arrivare - nella sua dichiarazione in discussione generale, che terminava con queste parole: “L'auspicio è che questo provvedimento, proprio nello spirito emerso nella VII Commissione della Camera, possa essere convertito in legge dal Parlamento con un ampio consenso, come già avvenuto per altri importanti provvedimenti in ambito sportivo, a beneficio del bene comune che lo sport, in tutte le sue articolazioni, dai grandi avvenimenti allo sport sociale, riesce a generare diffusamente”.

Ora, la mia riflessione su queste parole - rivolgendomi al Ministro che non c'è - è: ancora? Siamo ancora nella condizione di sentirci raccontare dal Ministro Abodi che l'obiettivo, quasi come se fosse un tradimento rispetto a finalità così alte e così importanti, rappresentate dagli avvenimenti sportivi, dai grandi eventi, dallo sport sociale che ancora una volta il Ministro richiama nelle sue parole… ancora c'è questo richiamo retorico a fare le cose insieme? No, perché sarebbe bello, sarebbe auspicabile.

È vero, è successo in un paio di occasioni in questa legislatura, ma adesso questa presa di posizione è diventata sinceramente grottesca perché proprio facendo riferimento a quello che il Ministro ha detto, cioè ai lavori che sono stati fatti in VII Commissione, è bello auspicare l'ampio consenso; dopodiché questo auspicio si frantuma contro l'inammissibilità, contro il voto contrario a tutti gli emendamenti che noi - e parlo del Partito Democratico - abbiamo presentato su qualunque di questi articoli.

Non c'è stata una sola situazione, in nessuno degli articoli che compongono questo decreto, all'interno della quale ci sia stata una discussione che possa farci immaginare questo consenso che il Ministro, ormai, evoca come un mantra in ogni dichiarazione, in ogni agenzia, in ogni suo intervento pubblico. Perché evocare il consenso immaginando che qualcun altro, che magari ha idee diverse, possa obbedire in maniera automatica…? Io però faccio sinceramente fatica, Presidente, perché...

PRESIDENTE. Ha ragione. Colleghe e colleghi, il collega Berruto sta cercando di svolgere il suo intervento, ma in Aula c'è davvero un livello di rumore insostenibile. Quindi, vi prego di ascoltarlo in silenzio. Prego, collega.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Credo che questo auspicio al consenso allargato si frantumi contro la realtà, in cui ormai appare evidente che c'è una sorta di pregiudizio - non ho altro modo di chiamarlo - attraverso il quale ogni tentativo di migliorare qualunque aspetto di un provvedimento che riguarda lo sport termini o non veda la luce semplicemente in virtù del cognome o del partito che ha firmato quell'emendamento. Quindi, quello che il Ministro ha evocato in discussione generale non è successo neanche in VII Commissione, nella quale siamo riusciti - poi entrerò nel dettaglio - a correggere alcuni errori macroscopici che il Ministro aveva commesso rispetto a questo provvedimento. Ma lo sapete perché è successo? Perché alcune forze di maggioranza gli hanno fatto notare che stava commettendo un errore macroscopico; altrimenti, anche questo tentativo si sarebbe frantumato, come tutti gli altri su tutti gli articoli che compongono questo decreto, semplicemente sulla base - lo ripeto - di quello che io non ho altro modo di chiamare che pregiudizio.

Allora, quando si evoca questo tentativo, questa volontà, questo desiderio di ampia condivisione, il communiter, che il Ministro, che saluto perché è appena arrivato, evoca, ripeto, in ogni suo intervento, comunicazione e agenzia, bisogna poi trasformarlo nella realtà di una discussione vera che avviene nei luoghi ad essa deputati - ed il primo di questi è la Commissione - che permettano un confronto che conduca verso questo tentativo di condivisione; tentativo che - lo ripeto a suo favore, Ministro, visto che è arrivato solo ora e non ha sentito la parte iniziale del mio intervento - si frantuma contro un pregiudizio che fa sì che qualunque tentativo di migliorare, compresi i suoi errori, questo decreto, nella realtà dei fatti, ha dimostrato di essere l'esito delle nostre iniziative e dei nostri emendamenti.

Intervengo a questo punto velocemente sul complesso degli emendamenti; mi riferisco in particolare ai primi quattro articoli. Ribadisco ancora una volta - avremo modo poi di dirlo durante la discussione degli emendamenti - che non c'è alcuna pregiudiziale sull'idea di commissariamento, laddove serve, quando serve e quando c'è l'emergenza per farlo. Certo, qui c'è un'emergenza, eccome: mi riferisco ai Giochi del Mediterraneo, che inizieranno il 21 agosto, quindi fra una manciata di giorni. Ci sono altre situazioni in cui questa emergenza è un po' meno pressante. Situazioni, ovviamente, in cui c'è un percorso già chiaro da anni, da tempo: mi riferisco agli altri due grandi avvenimenti che riguardano i primi quattro articoli, gli Europei di calcio del 2032 e l'America's Cup.

Ripeto, non è che ci sia un pregiudizio sulla figura del commissario in sé; c'è, diciamo, un tentativo di sottolineare che, forse, c'è una rinuncia all'attività ordinaria. È come se questi avvenimenti, ormai, potessero accadere soltanto se c'è un commissario e soltanto se questo commissario - come succede con questo decreto - si autoassegna un potere sempre più ampio e sempre più al di fuori di ogni da ogni tipo di controllo.

Ci sono un paio di articoli di questo decreto che riguardano il calcio. Noi abbiamo affrontato, anche in Commissione, una serie di audizioni precedenti a questo decreto, il cui titolo era proprio: “La crisi del calcio”. Abbiamo ascoltato vari punti di vista e lei, Ministro, in uno di questi articoli - e mi riferisco all'articolo 6 - stava demolendo l'unica progettualità che è nata, nel corso del tempo, rispetto al tentativo di invertire questa crisi del calcio oggetto delle nostre audizioni in VII Commissione.

E mi riferisco, naturalmente, a questa operazione, che poi descriverò nel dettaglio quando ci arriveremo, di azzerare il denaro che permetteva a quello che è noto come progetto Zola - cioè, lo ripeto, l'unica progettualità in essere orientata allo sviluppo dei settori giovanili e del calcio dilettantistico - per poterlo stornare a dodici società di calcio professionistiche femminili. Lo dico ora lo e ripeterò quando arriveremo all'articolo: vorrei ricordare, a me stesso e a quest'Aula, che è stato il Partito Democratico, nella precedente legislatura, a contribuire ad aprire il percorso verso il professionismo femminile nel calcio. E lo rivendichiamo. Ma rivendichiamo, altresì, il fatto che non si può agire come un Robin Hood al contrario, cioè togliendo quei soldi al settore giovanile femminile, alle società dilettantistiche femminili e all'inizio della filiera che produce, poi, la possibilità di diventare professioniste, per destinarli a dodici società, di cui nove hanno alle spalle un club di calcio di serie A maschile.

Presidente, chiudo con gli ultimi passaggi prima di alcuni altri dettagli che, ovviamente, affronterò quando arriveremo agli emendamenti in oggetto. E mi riferisco all'articolo 8, cioè - ahimè, questa riuscita, a meno che succeda qualcosa di clamoroso in Aula, visto che in Commissione c'è stata molta discussione anche con dei partiti di maggioranza - a questa ennesima costruzione per decreto di un poltronificio. Non so come chiamarlo in altro modo. Mi riferisco all'Unione tiro a segno. Noi saremo costretti a votare un testo, fondamentalmente, sotto dettatura dell'attuale commissario che, mi permetto di poter dire, ritengo essere il grande candidato a guidare lo stesso organismo che, con questo decreto, viene regolamentato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sul complesso degli emendamenti, il deputato Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Io non pretendo di essere ascoltato; però pretendo di non ascoltare gli altri in contemporanea alla mia esposizione. Quindi chiederei, se possibile, che chi parla se ne vada fuori. Se non ci vuole sentire, è padronissimo di non farlo.

Dunque, Presidente, questo decreto-legge, ancora una volta, arriva con urgenza in Aula. Come diceva poco fa il collega Berruto, e io lo avevo già ribadito al Ministro Abodi, molte volte l'urgenza viene messa dove non serve, perché che ci saranno i Giochi del Mediterraneo lo si sa da quattro anni, e questo Governo è in carica da quattro anni; quindi non può dire: “Chi c'era prima di me non ha fatto”. Quindi, arriviamo adesso a nominare un commissario con un decreto d'urgenza.

Ma perché non ci hanno pensato precedentemente a quanto stava accadendo? Caro Ministro, ho detto in discussione generale “poltronificio”, e adesso le spiego il perché: perché il commissario ha la possibilità di nominare degli esperti a 50.000 euro l'anno. Esperti nominati adesso per qualcosa che comincerà fra un mese. Quindi l'urgenza, signor Ministro, era prevederlo prima quello che doveva accadere. Non solo, ci sono dei lavori programmati che finiranno a dicembre, quando i Giochi del Mediterraneo saranno già passati. Questo vale per i Giochi del Mediterraneo, però potremmo parlare di tante cose. Potremmo parlare dell'articolo 8, che è un qualcosa di vergognoso. È un qualcosa di cui non incolpo lei, signor Ministro, che molto probabilmente se l'è ritrovato davanti. È un qualcosa che, addirittura, questa stessa maggioranza aveva visto come il fumo negli occhi; tanto è vero che la Lega aveva presentato un emendamento soppressivo, che poi ha ritirato, salvo poi presentare degli altri emendamenti che non modificano nulla. Per esempio, c'è un emendamento che lascia l'amministrazione finanziaria alle sezioni, però non modifica il meccanismo di asfissia che si è creato. Perché resta la trattenuta del 25 per cento che bisogna dare alla sede centrale; quindi il 25 per cento glielo diamo, però resta a nostro carico il 100 per cento delle spese che avevamo. Ma questa è solo una delle cose. C'è poi il rilascio dei DIMA. Noi sappiamo che chi lavora nei poligoni di tiro a segno ha un contratto sportivo. Però i DIMA li possono rilasciare solamente le istituzioni, quindi altro contrasto grazie a una legge totale. Chi l'ha scritta questa legge totale? L'ha scritta colui che aspira a diventare il non plus ultra di questa cosa.

Noi avevamo tre enti pubblici. Avevamo l'ACI, e se l'è mangiato per dinastia l'avvocato La Russa. C'è il secondo ente pubblico, che è questo, e aspettiamo di capire quale parentela c'è con qualcuno al Ministero, perché non si capisce come mai il Ministero non abbia tenuto conto delle sentenze del TAR e della Corte dei conti e abbia continuato a prorogare la nomina di questo signore, addirittura ampliandogli i poteri, al punto da fargli scrivere lo statuto. E qua entra in campo un altro emendamento. Essendosi resa conto che, molto probabilmente, ad agosto ci saranno le elezioni per alcuni presidenti, la maggioranza ha presentato un emendamento che dice che nel momento in cui sarà approvato lo statuto, si cancelleranno tutte le elezioni precedenti. Quindi noi andiamo a cancellare quanto già fatto precedentemente per dare praticamente potere totale a questa cosa.

Arrivo a un altro articolo, che lei conosce bene perché ne abbiamo parlato e io so che non è colpa sua: l'articolo 5, che riguarda la Commissione di vigilanza che questa maggioranza ha voluto giustamente per sostituire il Covisoc.

Noi eravamo d'accordo alla Commissione, non eravamo d'accordo sul metodo, ma eravamo d'accordo all'insediamento di una nuova Commissione. Una Commissione che non ha poteri, Ministro, e lei lo sa. Abbiamo presentato tre emendamenti - tre emendamenti! - discussi con lei e a cui lei aveva dato parere positivo, che sono stati annullati dall'alto, molto più in alto della Presidenza del Consiglio, credo. Però una Commissione nominata che non ha poteri per eseguire (Commenti del Ministro Abodi)… lei mi dice di no, e allora le faccio un esempio pratico, signor Ministro. La Juve Stabia, Castellammare di Stabia, milita in serie B e la Commissione era intervenuta per vedere chi era subentrato alla proprietà e non ha potuto comunicare, non ha potuto fare nulla per impedirlo. È intervenuta la DIA e ha bloccato questa situazione. È arrivato un altro presidente e qualche giorno fa gli sono stati sequestrati 14 milioni di euro, ma la Commissione non può fare nulla. Noi dovevamo mettere quella Commissione in grado di lavorare, altrimenti non ha senso di esistere, Ministro. Ma comunque questa era solamente un'infarinatura generale, poi nei singoli emendamenti e nei singoli articoli ci andremo man mano nel proseguo dell'esame del provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sasso. Sul complesso? Prego, ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Sì, Presidente, su…

PRESIDENTE. Prego, onorevole. No, stavamo capendo i tempi. Avrà 6 minuti, così almeno lo sa.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Ecco.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Dicevo, sul complesso degli emendamenti, anche per segnalare all'Aula quanto è accaduto durante il Comitato dei nove mentre si ragionava degli emendamenti, e soprattutto sull'ammissibilità o meno di certi emendamenti. Allora, io denuncio qui in Aula pubblicamente la crisi della maggioranza di centrodestra moderato su un articolo aggiuntivo che Futuro Nazionale non solo ha firmato, ma che avrebbe votato. Mi riferisco all'articolo aggiuntivo 4.01000 Cavandoli. Ve lo leggo molto velocemente, perché magari non tutti i deputati sanno di cosa sto parlando. Questo articolo aggiuntivo dice testualmente: “Al fine di prevenire il rischio di intrappolamento dei capelli nei dispositivi di aspirazione e di ricircolo dell'acqua, nelle piscine, pubbliche o private, destinate a un'utenza pubblica, ivi comprese quelle ad uso collettivo, è obbligatorio, per i minori di 16 anni, l'uso della cuffia da nuoto durante la permanenza in acqua (…)”. È evidente che non è risolutivo, purtroppo, delle innumerevoli tragedie che stanno succedendo giorno dopo giorno, ma sarebbe stato un piccolo passo in avanti.

Non mi dilungo nel leggere gli altri due commi, però il problema politico è che su un emendamento presentato dalla collega Cavandoli della Lega non c'è l'accordo interno al centrodestra, con un partito, che è Forza Italia, che non ritiene di poter discutere questo argomento oggi su questo provvedimento, che potrebbe produrre immediatamente effetti, ma rimanda la discussione a un disegno di legge che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere approvato fra 4 o 5 mesi. Nel frattempo, se siamo sfortunati, potremmo avere qualche altro decesso nelle piscine. Io trovo scandaloso che a causa della maggioranza - e non voglio sapere per quale motivo, non voglio sapere per quali interessi su un emendamento che sarebbe stato votato all'unanimità, perché anche l'opposizione di centrosinistra aveva dato la disponibilità - noi oggi dovremmo accantonare l'articolo aggiuntivo 4.01000 Cavandoli.

Per questo io chiedo, per suo tramite, ai colleghi del centrodestra di mettere per un momento da parte i calcoli legulei e normativi e di votare questo articolo aggiuntivo, perché se è utile per salvare anche una vita perché dobbiamo rimandare tutto questo fra 3 o 4 mesi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? È ingiusto accantonarlo. Guardi, lo faccio contro gli interessi di Futuro Nazionale perché è un articolo aggiuntivo di una collega di un altro partito, che però riteniamo giusto. Per quale motivo Forza Italia non si unisce alla maggioranza di centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di parlare sul complesso delle proposte emendative, invito il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il parere. Prego, relatore.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. Allora, rispetto alle proposte emendative per tutte vi è l'invito al ritiro o il parere contrario, tranne l'articolo aggiuntivo 4.01000 Cavandoli, che è accantonato, l'articolo 8, che è accantonato per intero, e l'emendamento 9.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, su cui il parere diventa favorevole.

PRESIDENTE. Governo? Ministro, mi dà il parere?

ANDREA ABODI, Ministro per lo Sport e i giovani. Parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo premissivo 01.01 Orrico. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, signora Presidente. Intervengo su questa prima proposta emendativa con cui chiediamo sostanzialmente di garantire che negli impianti e nelle strutture sportive che verranno realizzate, perché ci saranno i campionati europei nel 2032, venga vietata qualunque forma di sponsorizzazione di scommesse e di giochi dove si vince denaro. A noi sembra un suggerimento di buonsenso a questo Governo e a questa maggioranza, perché, in relazione a quegli impianti sportivi che vengono realizzati con fondi pubblici per consentire l'esercizio delle discipline sportive che sono improntate a un codice etico ben preciso, è un po' una contraddizione che, all'interno di questi impianti sportivi, poi venga sostenuto un fenomeno negativo patologico che ha delle conseguenze molto gravi non solo sul piano della salute, per tante persone, ma anche sul piano delle famiglie che si indebitano a causa, purtroppo, di chi cade nella trappola del gioco per scommesse. Dunque, ci sembra di suggerire al Governo una norma di buonsenso.

Ho appena ascoltato il relatore, il collega Cangiano, accantonare l'articolo 8, quindi fare un gesto di buonsenso, perché evidentemente tutto quello che è stato detto durante i lavori in VII Commissione e tutto quello che è stato anche detto dalle sezioni locali del tiro a segno ha scalfito il muro di marmo di questo Governo e della maggioranza. Dunque, anche su questa proposta emendativa si chiede di fare una riflessione, perché è una proposta di buonsenso che, in un certo qual modo, mette insieme quella che è l'etica, che noi cerchiamo di valorizzare attraverso le discipline dello sport, con la contrarietà a continuare a sponsorizzare un fenomeno come quello del gioco per scommesse che, come ho già sottolineato, è deleterio per la salute delle persone, è deleterio per le famiglie e, in generale, non fa bene a quella che è la nostra società e alla nostra etica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà. Poi sentiamo il relatore sulla richiesta di accantonamento.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Se la collega Orrico non ha delle contrarietà, io vorrei chiedere di sottoscrivere questo emendamento e vorrei unirmi alla sua richiesta di accantonamento. È un emendamento molto importante, giusto, che prevede un divieto di pubblicità per i giochi e per le scommesse che, in qualche modo, dovrebbe essere un impegno etico delle pubbliche istituzioni.

Dico così perché noi sappiamo che il gioco d'azzardo e, in generale, le scommesse purtroppo nuocciono alla salute di milioni di persone: ci sono tante famiglie che sono cadute in disgrazia economica a causa della dipendenza da gioco d'azzardo. Sappiamo che è un mercato enorme e sconfinato in cui se ne vanno tantissimi miliardi che potrebbero essere più utilmente investiti in altre attività. Quindi, penso che sia giusto, per l'appunto, sostenere questo emendamento e chiedo a tutta l'Aula di fare una riflessione. Non è per l'interesse economico e il profitto di pochi che noi possiamo mettere a rischio la tenuta sociale e la salute di tantissimi che rimangono intrappolati nella dipendenza da gioco d'azzardo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il collega Ciani e tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle chiedono di sottoscrivere. Tutto il gruppo ha sottoscritto, tutto il suo gruppo, collega Perantoni.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Anch'io chiedo di sottoscrivere la proposta emendativa, se la collega Orrico non ha nulla in contrario, da parte di tutto il gruppo del Partito Democratico. Approfitto dell'occasione per ricordare al Ministro, che è qui presente, e alla Lega Serie A, che lo ha richiesto in ogni occasione possibile, e al nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, che ha parlato di questo tema, che sulla pubblicità delle società di scommesse sportive, quella ancora più esplicita di quella che già oggi, come sappiamo tutti perfettamente, è già abbondantemente visibile e che semplicemente è mascherata male, con delle forme che permettono di farlo, che sul tema della sponsorizzazione in occasione di grandi eventi - dicevo - a cui si riferisce questo emendamento, ma in generale per le società di calcio, per la Lega Serie A, noi sempre saremo nettamente contrari per le ragioni che ha esposto la collega Orrico, che non ripeto, e la collega Piccolotti, naturalmente, e anche perché recentemente sono successe delle situazioni ancora più estreme: mi riferisco a un contratto di sponsorizzazione recentemente siglato con la società di calcio presieduta dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito, che ha recentemente sottoscritto un contratto di sponsorizzazione con una di queste piattaforme che non solo è proibita in grande parte del mondo, ma che sconfina, proprio in senso letterale, su temi che hanno molto a che fare con l'illegalità. Quindi, su questo tema il Partito Democratico non ci sarà mai.

PRESIDENTE. Anche il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra ha chiesto di sottoscrivere.

Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Amato. Ne ha facoltà, per un minuto.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Basta il minuto per dire che questa proposta emendativa non toglie e non mette nulla. Non toglie e non mette nulla in materia finanziaria, ma toglie e mette nulla alla vita di molte famiglie e di molte persone che hanno all'interno della propria famiglia persone vittime del gioco. Ora abbiamo permesso alla società dell'Inter di avere uno sponsor sulla maglia, abbiamo permesso i tabelloni, abbiamo permesso tutto purtroppo: questo non fa altro che continuare a far del male alla società. Quindi, io chiedo al Ministro di far accantonare questo emendamento e di riflettere su quello che voteremo.

PRESIDENTE. Sì, poi, chiederò al relatore sull'accantonamento che aveva già chiesto la collega Orrico. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà, per un minuto.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. L'accantonamento è sicuramente opportuno non solo per le ragioni che hanno illustrato i colleghi, in merito alla necessità del divieto di pubblicità di giochi o scommesse per le motivazioni che hanno già illustrato, ma anche perché il primo comma di questo emendamento richiama espressamente l'articolo 33 della Costituzione. In particolare, richiama il fatto che lo sport deve avere un particolare riguardo, un particolare riferimento ai minori, alle persone con disabilità, ai nuclei familiari in condizioni di svantaggio economico, ma soprattutto alle realtà sportive dilettantistiche. Non dimentichiamo che il dilettantismo è la base dello sport, è lì che nasce, appunto, tutto quello che poi è il movimento sportivo italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il collega Carotenuto vuole sottoscrivere… Tutto il gruppo ha già sottoscritto, collega Carmina.

La collega Orrico chiedeva l'accantonamento. Quindi, chiedo il parere al relatore.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Parere contrario. Grazie.

PRESIDENTE. Collega Orrico, insiste per la votazione? Sì.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'articolo premissivo 01.01 Orrico.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 47 voti di differenza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo premissivo 01.01 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'emendamento 1.1 Zaratti. Il parere della Commissione e del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signora Presidente e signor Ministro. Vorrei riprendere la questione dei commissari straordinari. Voglio dire con una certa chiarezza che di questo strumento - che viene utilizzato da sempre dalla pubblica amministrazione per situazioni di particolare urgenza, di particolare difficoltà - nell'ultimo periodo viene fatto un abuso generale, un abuso costante. Infatti, ormai non vi è più alcun intervento messo in campo dalla pubblica amministrazione che non sia accompagnato da un decreto di nomina del commissario, il quale bypassa ovviamente tutte le procedure ordinarie, scavalca le realtà e le istituzioni liberamente elette dai cittadini a livello comunale e a livello regionale.

Noi siamo arrivati alla situazione in cui una misura che doveva garantire la straordinarietà e l'urgenza è diventata lo strumento ordinario con cui si mettono in campo le opere pubbliche.

Io penso che questo sia un elemento che ci debba indurre alla riflessione. Ho sentito il collega Berruto che prima diceva: non è che siamo contrari ai commissari in linea di principio; neanche noi siamo contrari ai commissari, ma quando sono “straordinari”, appunto, come dice il nome, non quando diventano ordinari.

Io faccio presente che noi stiamo nominando, anzi, è stato nominato un commissario straordinario per quanto riguarda gli Europei di calcio che si svolgeranno nel 2032. Adesso è il 2026: ci sono 6 anni di tempo per mettere in campo le procedure necessarie ad aggiornare i nostri stadi, le strutture. In 6 anni si fa abbondantemente in tempo a fare tutto ciò con le procedure ordinarie.

A che serve il commissario, se non a bypassare tutte le norme di garanzia, tutte le norme che riguardano, appunto, i vincoli ambientali, i vincoli archeologici e tutte le misure che garantiscono, appunto, il pubblico interesse.

In questa occasione, addirittura, il commissario straordinario ha una serie di poteri che ampliano anche la normale ordinanza di nomina del commissario. La stessa ANAC evidenzia dei problemi da questo punto di vista, dicendo che l'eccesso di sottodiscipline derogatorie permette anche una cattiva funzionalità del commissario stesso e, comunque, non permette la completa trasparenza degli atti che vengono messi in campo.

Io invito il Parlamento a riflettere, perché noi qui siamo i rappresentanti dei cittadini e delle cittadine, così come lo sono coloro che sono eletti nei consigli regionali e nei consigli comunali. Le assemblee liberamente elette dai cittadini sono espropriate anche del diritto di controllo: siamo nelle mani di manager e di funzionari che bypassano le procedure normali, i controlli normali e che bypassano anche la volontà e il controllo delle assemblee elettive. Non è questa la strada che ci permetterà di cambiare e migliorare il nostro Paese.

Peraltro, voglio ricordare che tutti i grandi scandali e i grandi livelli di corruzione che ci sono stati negli ultimi 20 anni, anche legati alle grandi opere come queste, sono legati ai regimi commissariali, non alle procedure ordinarie. Io lo voglio ricordare, ed è per questo che abbiamo proposto questo emendamento e anche il seguente per cercare di regolamentare meglio la materia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il gruppo del MoVimento 5 Stelle chiede di sottoscrivere l'emendamento.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Questo in effetti è l'esempio chiaro di quello che avevo detto sul complesso degli emendamenti. Nominiamo un commissario per i Giochi del 2032, da adesso, per il 2032, così come abbiamo fatto con i Giochi del Mediterraneo, Ministro: c'erano quattro anni.

Però, sa la cosa che mi colpisce di più qual è? È che avete invitato al ritiro di tutti gli emendamenti. Possibile che tutti noi siamo talmente tanto imbecilli da non aver trovato una cosa da correggere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? E questo credo sia vergognoso. Ma mettete la fiducia quando venite in Aula!

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.2 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signora Presidente. Vorrei semplicemente ricordare molto brevemente che i costi delle strutture commissariali sono ingentissimi e gravano in modo significativo sulle casse pubbliche. A volte ho la sensazione - a pensar male si fa peccato, diceva qualcuno, ma spesso ci si indovina - che questa grande passione per i commissari sia legata soprattutto ai larghi ed enormi emolumenti che vengono assegnati ai commissari e alle loro strutture commissariali. Centinaia di migliaia di euro, milioni di euro da qui al 2032 per fare un lavoro che i funzionari assunti nelle pubbliche amministrazioni avrebbero fatto meglio, più velocemente e in modo più trasparente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.3 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.5 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signora Presidente. Vorrei sottoporre all'attenzione dell'Aula una questione che, secondo me, ha una certa rilevanza. Viene stanziata una serie di risorse economiche molto importanti per ristrutturare gli stadi che saranno interessati agli Europei del 2032. Mi domando e vi domando: ma questi soldi pubblici devono essere spesi per gli stadi pubblici o per gli stadi privati? Perché questa è una questione fondamentale. Finanziamenti pubblici va bene, ma che vadano a coprire le spese e i costi della ristrutturazione degli stadi pubblici, di proprietà pubblica.

Non si capisce per quale ragione questi soldi devono essere regalati agli imprenditori privati, che gestiscono come gli pare e che, presumibilmente, con i loro stadi privati fanno i soldi, e la ristrutturazione gliela dobbiamo pagare noi cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Ma quando mai si è vista questa cosa? Ma come potete pensare una cosa del genere?

Signor Ministro, i soldi pubblici devono essere spesi per le strutture di proprietà pubblica. Quanti ne servono? Cento milioni? Duecento milioni? Ma per quelle pubbliche. Non potete pensare di continuare a regalare i soldi ai privati come vi aggrada e come vi pare, perché questo non si può fare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Se il collega Zaratti consente, chiedo di sottoscrivere il suo emendamento, con un'amara considerazione a proposito della lettera a) dell'articolo 1. È una previsione, infatti, che modifica l'originario decreto-legge n. 96 del 2025, prevedendo la possibilità che la riqualificazione degli impianti candidati per Euro 2032 sia non soltanto realizzata dai soggetti privati promotori - come prevedeva il testo originario del 2025 -, ma sia anche finanziata con ulteriori e diverse risorse, nella fattispecie utilizzando la formula “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

Succede questo, signora Presidente: che tra le strutture individuate inizialmente dalla Federazione italiana giuoco calcio non c'è, per evidenti ragioni strutturali, lo stadio di Palermo, come sa bene il Ministro. Per inseguire il sogno di candidare Palermo, la regione siciliana ha azzerato, signor Ministro, tutte le risorse per i campi e per gli impianti sportivi dei piccoli comuni e delle periferie delle grandi città. Erano risorse - oltre 120 milioni - che dovevano essere destinate a riqualificare e a dare la possibilità di esercitare lo sport, così come previsto dalla Carta costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), come sport di base, e a dare la possibilità ai ragazzini e ai giovani di esercitarlo come formazione sociale. Ebbene, quelle risorse sono state bloccate; è stato cancellato il bando, sono stati presi i 60 milioni e assegnati per intero al comune di Palermo per inseguire il sogno degli Europei.

Questa previsione, signor Ministro, è in contraddizione con il testo: più che senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, appare una previsione che, di fatto, utilizza le risorse europee destinate ai giovani siciliani. Con buona pace delle associazioni sportive e dilettantistiche e dei settori giovanili delle società siciliane, queste risorse non verranno utilizzate per i siciliani, ma verranno utilizzate per riqualificare lo stadio di Palermo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Varchi. Ne ha facoltà.

MARIA CAROLINA VARCHI (FDI). Presidente, solo per lasciare agli atti di questa seduta una precisazione rispetto all'intervento del collega che mi ha preceduto. Infatti non corrisponde al vero quanto riferito circa la destinazione delle somme allo stadio di Palermo, poiché, come è noto, l'accordo per la coesione firmato dal Presidente Meloni e dal presidente Schifani per la Sicilia - che, per inciso, è il più corposo - prevedeva, e prevede tuttora, una somma di 130 milioni di euro per gli impianti sportivi. Quindi, tale somma non è stata interamente azzerata per lo stadio della città di Palermo, ma è stata divisa secondo le valutazioni che sono state condivise nell'ambito della programmazione della coesione.

Incidentalmente, segnalo a tutti i colleghi, che lo stadio di Palermo non è solo un'opera che riguarda una squadra di calcio, ma è un'opera che, avendo come prospettiva quella di UEFA 2032, che veniva prima ricordata, è in grado di cambiare il volto della quinta città d'Italia e di dimostrare, ancora una volta - come già altri eventi sportivi hanno dimostrato e dimostreranno -, che lo sport è uno strumento di coesione sociale, è un volano turistico e, quindi, non sono soldi sottratti ad altro, ma investiti su grandi eventi sportivi, su grandi città, su questioni che sono veramente in grado di incidere sulla vita dei cittadini.

Quindi, non corrisponde al vero che l'intera somma sia stata destinata allo stadio della città di Palermo e non corrisponde al vero che non saranno finanziati anche gli impianti degli altri comuni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'emendamento 1.8 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Zaratti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'emendamento 1.11 Orrico.

Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento con il quale proviamo a dare un altro suggerimento, a nostro avviso di buonsenso, che potrebbe instaurare anche un principio molto importante: che gli impianti sportivi di proprietà pubblica - che, quindi, vengono realizzati con soldi dello Stato e con i soldi delle tasse dei cittadini - siano disponibili, poi, a tutte le associazioni sportive, dilettantistiche e non, ma anche fruibili da parte dei singoli cittadini, costruendo una sorta di calendario dell'accessibilità e della fruibilità di questi impianti sportivi.

Noi viviamo in un Paese dove, purtroppo, gli impianti sportivi sono disseminati a macchia di leopardo e non possiamo negare, in quest'Aula, che ci siano alcune aree del nostro Paese dove persino sperare di avere una palestra all'interno di una scuola può diventare un'utopia e la cosa più difficile da realizzare. Quindi, laddove esista anche la fortuna di ricevere un investimento cospicuo da parte dello Stato nella realizzazione, nella messa in sicurezza, nella riqualificazione di un impianto sportivo - in questo caso, dedicato agli Europei di calcio 2032, ma non solo -, chiediamo che quell'impianto poi resti, effettivamente, nella disponibilità della collettività e che la collettività possa usufruirne in diverse modalità.

A noi sembra un principio sacrosanto che, probabilmente, si sarebbe dovuto sancire molto prima. Ma siccome, ripeto, nella nostra Repubblica e nella nostra penisola non possiamo dare neppure per scontato, nel 2026, di avere la palestra nella scuola che frequentano i nostri figli o i nostri nipoti, perché non approfittare di questo decreto, l'ennesimo d'urgenza su una materia che riguarda lo sport, per instaurare qualche sano principio?

Un principio che ci aiuti a far vivere lo sport alla comunità intera come un momento di crescita, come un momento del senso di appartenenza della collettività ad uno Stato che si prende cura non solo dei territori quando ci sono degli importanti eventi sportivi, ma che lascia poi in quel territorio non solo delle infrastrutture materiali, ma anche la possibilità di costruire quelle infrastrutture immateriali che diventano diverse forme di welfare, come in questo caso, anche lo sport può diventare welfare, perché crea condivisione, crea benessere e, quindi, aiuta sicuramente un territorio e la sua comunità a vivere meglio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha la facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Chiedo la possibilità di sottoscrivere questo emendamento, manifestando di nuovo il mio stupore rispetto a quelle due premesse che ho fatto parlando sul complesso degli emendamenti, ovvero: il richiamo all'ampio consenso per l'ennesima volta e il principio di coerenza quando ci si muove all'interno di materie che riguardano lo sport.

Signor Ministro, è stata approvata a maggio di quest'anno - nel maggio del 2026 - una proposta di legge a mia prima firma, che è diventata legge dopo avere impiegato quattro anni per arrivare a destinazione, essendo stata depositata nell'ottobre del 2022, e che riguarda esattamente l'utilizzo delle palestre scolastiche, ovvero luoghi pubblici, in maniera trasparente e aperta, affinché i cittadini e le cittadine, che insistono su quei territori, possano usarle attraverso le associazioni.

Ora, lei mi spiega, Ministro, davvero le chiedo un minimo di coerenza nello spiegare a quest'Aula, come sia possibile, che quella iniziativa ci abbia messo quattro anni, abbia lo stesso significato, lo ripeto, mettere nella disponibilità di accesso alla pratica sportiva e in coerenza con il principio dell'articolo 33 della Costituzione, che ha determinato un diritto che di nuovo questo Parlamento ha votato all'unanimità all'inizio di questa legislatura, ci ha messo quattro anni, finalmente diventata legge, adesso, attraverso un decreto che, lo abbiamo detto e lo ridiremo, in maniera curiosa fa riferimento a un principio d'urgenza, vieta la stessa cosa in impianti sportivi - lo leggo - di proprietà pubblica, chiedendo che vengano messi a disposizione dei cittadini e delle cittadine e delle associazioni sportive. Ma, Ministro, ci può illuminare su che cosa sia e dove stia la differenza in questo caso, rispetto a qualche cosa che è diventato legge qualche mese fa?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Le deputate Carmina e D'Orso sottoscrivono.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1.1000 Maffioli. Ha chiesto di parlare la collega Maffioli. Ne ha facoltà.

MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Noi chiediamo l'accantonamento.

PRESIDENTE. Va bene, aspetti che chiedo al relatore.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Accantoniamo.

PRESIDENTE. Allora, dobbiamo verificare se da questo accantonamento derivano altri accantonamenti naturalmente, dovete darci un attimo perché c'è una questione tecnica. Allora, possiamo andare avanti, mi dicono. Quindi, questo è accantonato.

Passiamo all'emendamento 1.13 Orrico. Ha chiesto di parlare il collega Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. La cosa assurda che si sta verificando, Presidente, è che questa maggioranza ha un problema politico, ma il problema è grosso perché il relatore ha invitato al ritiro di tutti gli emendamenti, compresi quelli della Lega. Adesso, invece, quello della Lega lo accantona. Stiamo ancora aspettando una decisione politica tra Lega e Forza Italia per decidere di un altro emendamento della Lega e poi arriviamo all'accantonamento di un intero articolo, dove ognuno di noi ha presentato un soppressivo e tutti i nostri emendamenti sono stati bocciati, e quindi c'è stato l'invito al ritiro. Ma un problema politico più grande di questo dove sta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.13 Orrico, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 1.16 Grippo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io chiederei l'accantonamento di questo emendamento e di valutare se, anche riformulandolo, accoglierlo, perché immagino che ci siano dei motivi tecnici o modalità di formulazione, non credo che il Ministro sia contrario ai principi contenuti in questo emendamento.

Voglio spiegare perché ho ritenuto necessario che alcuni principi di legge, che pure nelle leggi già ci sono, fossero ribaditi in questo provvedimento. L'emendamento è evidente che non introduce obblighi nuovi. Il decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 e il decreto n. 236 del 1989 fissano da decenni i requisiti di accessibilità degli edifici aperti al pubblico.

Chiedo però che si rifletta sul fatto che questi obblighi spesso non sono eseguiti, non sono adempiuti, oppure sono rispettati male, solo per poter dare seguito a leggi sull'accessibilità e non per consentire davvero alle persone con disabilità di avere piena fruizione degli impianti sportivi e delle sedi destinate a questi interventi. Siccome parliamo di interventi molto importanti, con risorse pubbliche, con procedure straordinarie, è veramente importante che si verifichi passo passo in sede di approvazione dei progetti, che si sfrutti questa occasione non solo per chi può fruire liberamente e camminando sulle proprie gambe della visione degli spettacoli sportivi, ma di tutte le persone.

La semplificazione serve, evidentemente, ad accelerare i tempi, ma non può tradursi in una compressione dei diritti. Ricordo, Ministro, che in Italia le persone con limitazioni gravi sono circa 3,1 milioni, il 5,2 per cento della popolazione secondo l'Istat; considerando anche le limitazioni non gravi, si arriva a quasi 13 milioni di cittadini. Nei nostri stadi, che hanno capienze di 50.000, 60.000, 80.000 posti, la quota accessibile si misura in poche centinaia di unità e sappiamo bene che, anche dove ci sono, non sempre sono nelle posizioni più felici, più utili.

Questa occasione io sono sicura che è nell'intenzione del Ministero utilizzarla anche per migliorare questo aspetto, ma occorre avere la garanzia che chi deve poi seguire nei passaggi quotidiani, progettuali, di attuazione, abbia il mandato di avere questo sguardo particolare, penso che sia una priorità per tutti noi. Negli impianti più recenti e più moderni del Paese, i posti riservati sono 280-300, assegnati con il criterio di chi prenota per primo e sappiamo spesso che persone con disabilità non hanno potuto assistere a eventi sportivi importanti. In un grande stadio del Sud, fino a pochi anni fa, erano poco più di 60. Parliamo di discriminazioni vere. I numeri fra chi può fruirne e i numeri reali di quante sono le persone che ne avrebbero bisogno è veramente enorme. E il problema non riguarda solo i posti a sedere, riguarda tutto ciò che accade intorno. Il settore accessibile spesso è collocato a bordo campo, le tribune stampa non sono accessibili, quindi se un giornalista ha una disabilità non può stare nella tribuna stampa perché non vengono fatti questi adeguamenti quasi in nessuna delle strutture nazionali che abbiamo.

Spesso l'ingresso è separato dal cancello di servizio, in violazione di tutti i principi generali sulla fruibilità degli spazi pubblici, che pure tutti insieme abbiamo condiviso di votare. Quindi, Ministro, poiché sono sicura che condividiamo il principio e che magari c'è qualche aspetto nella formulazione dell'emendamento che non può andare bene, le chiederei di accantonarlo e di valutare come possiamo riformularlo, affinché possa essere votato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Presidente, innanzitutto grazie. Se non conoscessi la sensibilità del Ministro nei confronti della disabilità, sarei seriamente preoccupato. Lei, giustamente, mi dice che ci sono dei progetti. Il progetto non passa se non si è pensato anche a questo, Ministro. Ministro, non sono io a dover controllare il progetto. Il progetto lo deve controllare chi lo finanzia! E se non si pensa ai disabili (Il Ministro Abodi: “Ci sto pensando”) non possiamo far passare tutto! Lei mi può dire tutto quello che vuole, ma, ancora una volta, arriviamo su un emendamento che tratta di disabilità e ci giriamo dall'altra parte.

PRESIDENTE. Si dà atto che i deputati Berruto e Auriemma sottoscrivono. Devo chiedere al relatore sull'accantonamento. Prego, relatore.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Parere contrario.

PRESIDENTE. Contrario all'accantonamento. Ha chiesto di parlare il collega Borrelli. Se vi segnalate prima, colleghi è più facile (Commenti). E allora sono io che ero girata di là, le chiedo perdono. Prego, collega Borrelli, non l'avevo vista.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente, intervengo non solo per sottoscrivere l'emendamento come gruppo di AVS, ma anche per sottolineare una cosa: facciamo le Paralimpiadi, ma poi i nostri impianti sportivi pubblici non sono fruibili per le persone con disabilità. E aggiungo che molto spesso - ha ricordato bene la collega Grippo -, quando gli spazi ci sono, sono realizzati in condizioni indegne, talvolta sono collocati in fondo, talvolta vengono messi con davanti gli spettatori che, in modo molto poco civile, si alzano in piedi a guardare la partita. Per cui per le persone con disabilità che vogliono guardare una partita di calcio diventa quasi impossibile. Per non parlare del fatto che, in alcuni casi, sono guasti anche gli ascensori per arrivare al posto da cui vedere la partita o altre attività sportive.

Per questo sosteniamo questo emendamento. Infatti, non possiamo sempre voltarci dall'altra parte; si afferma formalmente di sostenere la piena inclusione e, di fronte a una proposta seria, ci si volta dall'altra parte e si vota contro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Si dà atto che i deputati Morfino e Carotenuto sottoscrivono l'emendamento in esame.

Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà, per un minuto.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Io credo che ci sia parecchia ipocrisia: ieri tutti abbiamo manifestato la nostra indignazione, quando è stata limitata la possibilità per le persone con disabilità di essere trasportate su un aereo EasyJet; tutti ci siamo assolutamente indignati. Oggi non ci si assume la responsabilità, attraverso un emendamento come questo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), di compiere un'operazione assolutamente saggia, ossia consentire alle persone con disabilità l'accesso negli spazi pubblici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Si dà atto che i deputati Perantoni e Cherchi sottoscrivono l'emendamento in esame.

Allora, devo chiedere alla collega Grippo se insiste per la votazione sull'accantonamento. Collega Grippo, votiamo l'accantonamento? Sì.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 1.16 Grippo, con il parere contrario del relatore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge, per 40 voti di differenza.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indico la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.16 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'emendamento 1.17. Grippo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.17. Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 2.2 Berruto. Ha chiesto di parlare il collega Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Arriviamo all'articolo 2 recante “Disposizioni urgenti per lo svolgimento della ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026”. Con riferimento a questo emendamento, intervengo brevemente su due temi di carattere generale. Il primo riguarda proprio l'investimento economico che questo Paese sosterrà per i Giochi del Mediterraneo, per cui naturalmente nutro grande rispetto. Vi ho partecipato due volte con la nostra squadra nazionale, ma che certamente non ha lo stesso impatto di altri eventi che, anche recentemente, ha ospitato il nostro Paese. Vorrei ricordare all'Aula che arriviamo a questo punto… È successo qualcosa?

PRESIDENTE. Prego, collega, prosegua.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). È cascato un pezzo di Aula.

PRESIDENTE. Sì, ma non è successo niente di grave.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Voglio ricordare a quest'Aula che arriveremo a un investimento intorno ai 350 milioni di euro riguardante lo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo che - ricordo - inizieranno il 21 agosto prossimo. Forse il fatto che io lo debba ricordare sta anche a significare che questo evento non è stato accompagnato con l'attenzione che avrebbe meritato, anche rispetto all'investimento effettuato. Il Ministro Foti però ci ha detto che una parte di questo investimento avrà un impatto e un beneficio sulla città di Taranto.

Lascio alla collega Viggiano l'intervento sugli emendamenti successivi, per dimostrarvi come anche questo aspetto sia critico… diciamo così.

A corollario di questo aspetto aggiungo due cose. Lo ripeto e continuerò a ripeterlo spesso, Ministro: sentirà richiamare più volte questo tema, in discussione generale, sull'ampio consenso e sulla condivisione, che poi si manifestano, nella concretezza e nella pratica, attraverso la richiesta di ritirare tutti i nostri emendamenti e il parere negativo sugli stessi. Non fosse che, almeno statisticamente, qualche volta ci possiamo azzeccare anche noi. Però faccio riferimento, anche in questo caso, a un'urgenza: questo provvedimento arriva con un decreto in base al quale il commissario vede ulteriormente ampliati i propri poteri.

Signor Ministro, vorrei ricordarvi che i Giochi del Mediterraneo hanno un direttore generale che si chiama Carlo Molfetta, di cui rispetto in maniera assoluta il curriculum sportivo - è stato un grande atleta, un atleta olimpionico del nostro Paese -, ma l'avete nominato voi. Perché poi è servito un commissario straordinario, che adesso amplia anche i propri poteri, quando avevate destinato a seguire questa attività un direttore generale che avete scelto voi?

La seconda cosa sulla quale voglio intervenire, signor Ministro, riguarda un fatto di geopolitica, mettiamola così. Guardi, Ministro, lei scuote la testa, ma, purtroppo, in Aula funziona così: io ho il microfono e dico quello che ritengo, poi lei avrà modo…

PRESIDENTE. Collega, prosegua.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). …quando avrà il tempo e la possibilità di dire quello che pensa. Mi riferisco, come dicevo, a un tema di geopolitica. Infatti, chi conosce la storia dello sport sa che i Giochi del Mediterraneo sono una manifestazione che, sin dalla sua origine, prevede, per ragioni sulle quali non mi soffermerò, che ci siano due Nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, ma che non possono parteciparvi. Queste due nazioni sono Israele e la Palestina. Allora, signor Ministro, cito una sua frase di qualche tempo fa, che si riferisce proprio ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, nella quale lei diceva di avere un sogno.

Il sogno della pace - ci mancherebbe - ce l'abbiamo tutti. Ma anche il sogno che lei potesse invitare la nazionale o gli atleti palestinesi, anche in forma simbolica, a partecipare a questa manifestazione. Bellissimo. Meraviglioso. Non solo meraviglioso, Ministro. Le ricordo che il Comitato olimpico palestinese è riconosciuto dal CIO dal 1996. Ma le ricordo anche che, negli ultimi tre anni, mille atleti e atlete palestinesi - anzi, abbiamo superato purtroppo la quota di mille - sono stati uccisi nel corso di questo conflitto.

Allora le chiedo, e lascio la domanda aperta: ci può dire che cosa è rimasto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) di quel suo sogno, di quella sua volontà? Perché io ho cercato, ma purtroppo la parola Palestina lei non riesce a pronunciarla quando si parla di sport. Non sto parlando di altro. Allora vorrei sapere se anche quella era un'agenzia, una manifestazione…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). …o una presa di posizione, e concludo, che potesse generare un po' di consenso; oppure se, nei fatti, rispetto alla partecipazione di una delegazione palestinese ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 qualcosa è successo.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.2. Berruto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 2.3. Berruto. Ha chiesto di parlare la collega Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo unitariamente sugli emendamenti 2.3 e 2.9, attesa la loro evidente connessione.

Vi parlo oggi con la passione e la responsabilità di chi vede la propria comunità a un passo da un appuntamento decisivo. Tra soli 29 giorni, come ricordava bene il collega Berruto, la mia città, Taranto, accoglierà i Giochi del Mediterraneo. E non stiamo parlando semplicemente di un grande evento sportivo, sul quale il Governo magari avrebbe potuto accendere maggiormente i riflettori, dando una risonanza più piena, e non limitandosi soltanto a degli spot pubblicitari in queste ultime settimane.

Comunque, ad ogni buon conto, ripeto che non stiamo parlando di un semplice evento sportivo, ma di un'occasione irripetibile di riscatto, di crescita e di dignità per un intero territorio che, per troppi anni, ha atteso risposte e continua ad attenderne. Come per l'ex Ilva, del cui stabilimento ancora non sappiamo quale sarà il destino, visto anche che si sta avvicinando il prossimo “appuntamento” del 24 agosto - a soli tre giorni dall'avvio dei Giochi del Mediterraneo - e noi non sappiamo ancora se si trasformerà in un'enorme catastrofe sociale e sanitaria. Perché non sappiamo il destino dell'ex Ilva.

Ma rimaniamo sul tema dei Giochi del Mediterraneo. In questi ultimi giorni, prima del taglio del nastro di partenza, alla forza delle emozioni… signora Presidente, è veramente impossibile. Presidente, non si riesce proprio a continuare a parlare.

PRESIDENTE. Ha ragione, collega Viggiano.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Anche perché, veramente, non vi interessa proprio nulla...

PRESIDENTE. Aspetti, collega, ci penso io. Colleghe e colleghi, vi devo chiedere, se avete bisogno di conferire, di farlo fuori dall'Aula; altrimenti, di ascoltare in silenzio. Perché la collega non riesce a parlare.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. In questi ultimi giorni, dicevo, prima del taglio del nastro di partenza, però, alla forza delle emozioni e anche un po' ai sentimenti di rabbia e di attesa che ci contraddistinguono come comunità, dobbiamo affiancare la massima concretezza amministrativa ed efficienza operativa perché ogni singolo euro investito dallo Stato italiano produca valore immediato e duraturo per la mia terra.

Con questo emendamento, il 2.3, a firma dei colleghi del gruppo del Partito Democratico… che ringrazio ampiamente perché, anche se provengono da tante zone d'Italia, dal Piemonte come il collega Berruto o dalla Sicilia come la collega Iacono, hanno compreso qual è l'importanza di questo evento e, soprattutto, di quella che potrebbe essere la ricaduta pratica dei fondi che verranno spesi sulla città di Taranto; a differenza di qualche altro collega che, pur provenendo dal territorio, ad esempio, ieri, ha votato per l'autonomia differenziata, dimenticando le ricadute pratiche di quell'intervento sulla città di Taranto e su tutto il Meridione d'Italia. Quindi, con questo emendamento chiediamo di dotare la gestione commissariale degli strumenti normativi necessari per evitare che le risorse restino impantanate nelle maglie della burocrazia e poi, magari, si disperdano.

È indispensabile, infatti, che le somme che derivano dai provvedimenti di revoca, dalle economie generate dai ribassi di gara, previa certificazione del RUP, fino a quelle rilevate dopo i collaudi delle opere, vengano riprogrammate e riassegnate rapidamente.

Parallelamente, per quanto riguarda le opere connesse e di contesto, stabiliamo un principio di reale leale collaborazione con le istituzioni territoriali, prevedendo che il commissario agisca sì in deroga, ma ascoltando la voce della comunità attraverso il coinvolgimento diretto del sindaco di Taranto e della comunità, e che le somme vengano assegnate allo stesso comune di Taranto e destinate, appunto, all'esecuzione di altri interventi necessari per la città.

La parte più qualificante e lungimirante di questa proposta riguarda, tuttavia, ciò che accadrà quando i riflettori dei Giochi del Mediterraneo si saranno spenti e i media si saranno allontanati. Non possiamo, infatti, permettere che i nostri quartieri ereditino cattedrali nel deserto e non possiamo permetterci che, per l'ennesima volta, Taranto e i tarantini siano abbandonati a loro stessi e a tutti i loro problemi. E con questo testo e quello dell'emendamento 2.9 Berruto stabiliamo in modo chiaro che le risorse finanziarie che dovessero residuare al 31 dicembre 2026 non torneranno indietro o in capitoli generici, ma verranno assegnate direttamente…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). …al comune di Taranto. Questi fondi saranno vincolati all'esecuzione di interventi infrastrutturali pensati appositamente per la gestione, l'implementazione e la valorizzazione nel tempo degli impianti sportivi realizzati per i giochi.

Vi chiedo, pertanto, il voto favorevole per questo emendamento e per l'emendamento 2.9 Berruto per la reale ricaduta sul territorio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.3 Berruto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 2.4 Amato. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive anche questo. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché questo è un emendamento che sottolinea, anche qui, un principio che dovrebbe essere chiaro a tutti, soprattutto a chi lavora su appalti pubblici. Ma evidentemente, nel nostro Paese, i tanti incidenti che abbiamo sul lavoro - e in Calabria proprio ieri, purtroppo, è deceduto un giovane di 25 anni che si stava occupando, in quel momento, della manutenzione di una pala eolica in uno dei tanti parchi eolici che abbiamo in Calabria - sono una dimostrazione che, purtroppo, le tutele e la sicurezza sul lavoro, e quindi anche la prevenzione, rappresentano un cammino ancora lungo e pieno di insidie.

Allora, questo emendamento si rifà al secondo comma dell'articolo 2, dove sostanzialmente al commissario straordinario per i Giochi del Mediterraneo di Taranto viene chiesto, con un'ordinanza, di individuare tutte le opere connesse ai Giochi del Mediterraneo e, in particolare, di individuare le modalità di monitoraggio, se queste opere rispettano il cronoprogramma e di segnalare con questa ordinanza - laddove ci siano, ovviamente - dei ritardi o delle questioni problematiche.

Ecco, noi chiediamo di affiancare questa ordinanza anche con una relazione che espliciti l'impiego e le modalità di impiego della manodopera e, soprattutto, che riporti quello che è il rispetto dei contratti nazionali per la manodopera che verrà impiegata nella realizzazione di queste opere connesse, opere di contesto, legate ai Giochi del Mediterraneo di Taranto.

Tra l'altro, c'è un decreto di questo Governo, del Ministro del Lavoro, che si rifà proprio a questa tipologia di richiesta per quanto riguarda i lavori nel campo dell'edilizia, che sicuramente è uno dei settori dove la tutela dei lavoratori e il rispetto delle regole sulla sicurezza sono particolarmente messi a rischio.

Quindi, anche qui proviamo a dare un suggerimento al Governo e alla maggioranza affinché ciò che viene fatto come esperienza durante la realizzazione delle opere connesse ai giochi sportivi possa, come dire, invogliare e incentivare quello che è il rispetto non solo della contrattazione nazionale collettiva sul settore specifico ma, appunto, quel principio di buonsenso che è quello di impiegare la manodopera in modo corretto. Tra l'altro, proprio durante le audizioni in Commissione, da alcuni auditi è stato in qualche modo lanciato l'allarme sulla presenza di lavoro nero o, comunque, di lavoro non contrattualizzato secondo quella che è la contrattazione nazionale collettiva. Quindi, accendere un faro in più, prevenire, cercare di essere responsabili prima potrebbe aiutare a migliorarci anche per il dopo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.4 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'emendamento 2.5 Amato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Donno. Ne ha facoltà.

LEONARDO DONNO (M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento non stiamo chiedendo un favore per Taranto, stiamo chiedendo di rimuovere un'anomalia che dura da troppi anni. Taranto è, infatti, una delle principali città del Mezzogiorno, è sede di un porto strategico, di uno spazioporto, di importanti insediamenti industriali e militari e ospiterà i Giochi del Mediterraneo. Eppure, Taranto continua ad essere l'unica grande area metropolitana italiana priva di collegamenti aerei di linea passeggeri. È una contraddizione, è una contraddizione che non ha più alcuna giustificazione e da settimane noi stiamo assistendo a una gara di dichiarazioni: sindaci, parlamentari della maggioranza, di questa maggioranza di centrodestra, diversi amministratori locali e perfino il commissario dei Giochi del Mediterraneo sostengono pubblicamente la necessità di aprire l'aeroporto ai voli per i passeggeri.

E allora, se queste dichiarazioni sono sincere, oggi c'è l'occasione per passare dalle parole ai fatti concreti, perché le parole valgono poco se non vengono accompagnate, poi, dai voti favorevoli su provvedimenti come questo. Questo emendamento rappresenta il primo atto concreto per garantire la continuità territoriale dell'area ionica e consentire finalmente l'avvio dei collegamenti di linea, così come ha stabilito anche il Consiglio di Stato. Non è una proposta di parte, è una proposta nell'interesse dei cittadini, delle imprese, del turismo, dell'università, del sistema portuale, dell'intero tessuto produttivo della provincia di Taranto. Significa ridurre l'isolamento di un territorio che, per anni, ha sopportato enormi sacrifici nell'interesse nazionale, pagando un prezzo altissimo sotto il profilo ambientale, sanitario e occupazionale. Oggi quello stesso territorio chiede soltanto infrastrutture e pari opportunità, nulla di più.

Con i Giochi del Mediterraneo ormai alle porte è incomprensibile continuare a costringere atleti, delegazioni, investitori e turisti a raggiungere Taranto passando da altri aeroporti. Ma questa non è una questione, ovviamente, limitata solo ai Giochi, perché i Giochi finiranno. Invece i cittadini, le imprese e gli studenti resteranno. Ci auguriamo, ovviamente, che saranno sempre di più i turisti ad arrivare in questo straordinario territorio, però servono le infrastrutture e serve una scelta strutturale, non soluzioni temporanee. Allora, mi rivolgo ai colleghi di tutti i gruppi parlamentari: qui non si vota un emendamento del MoVimento 5 Stelle. Oggi si vota per scegliere se Taranto deve continuare a essere penalizzata oppure no. La scelta è semplice.

E allora, Presidente, chi in queste settimane ha dichiarato di voler aprire l'aeroporto ha oggi la possibilità concreta di dimostrarlo con un voto favorevole su questo emendamento. E i cittadini guarderanno con attenzione, con grande attenzione questa votazione, perché da domani, anzi tra pochi minuti, sarà chiaro chi sostiene davvero l'apertura dell'aeroporto di Taranto-Grottaglie ai voli di linea e chi, invece, si limita agli annunci e alla becera propaganda. Allora, noi abbiamo scelto di trasformare le parole in un atto parlamentare, che abbiamo fortemente voluto insieme al nostro senatore, il vicepresidente tarantino Mario Turco, alla nostra consigliera regionale Annagrazia Angolano, ai nostri sindaci, agli amministratori e ai rappresentanti istituzionali del MoVimento sul territorio. È una battaglia che sosteniamo e che facciamo insieme ai cittadini e alle imprese del territorio tarantino.

Allora, adesso ciascuno si assuma la sua responsabilità davanti ai cittadini, la responsabilità del proprio voto. Per questo mi rivolgo non solo a tutti i parlamentari, ma soprattutto ai parlamentari eletti in Puglia e nella provincia di Taranto, perché Taranto è stanca delle promesse, Taranto merita rispetto. Colleghi, siete da 4 anni al Governo e il tempo delle chiacchiere è finito. Adesso fate uno sforzo e abbiate coraggio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'emendamento 2.6 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.6 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'emendamento 2.8 Orrico. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.8 Orrico, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'emendamento 2.9 Berruto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.9 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'emendamento 2.11 Grippo. Ha chiesto di parlare la collega Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io ritorno sul tema delle barriere architettoniche per la terza volta e per la terza volta mi è stato dato parere contrario. Però, io davvero vi invito a riflettere: la nostra Costituzione ci dice che tutti i cittadini sono uguali, inclusi quelli che si muovono con difficoltà motoria evidentemente, ma dice anche un'altra cosa, che la Repubblica rimuove tutti gli ostacoli che impediscono di esercitare questa uguaglianza e parità. Ho rappresentato nell'intervento precedente quanto questa cosa purtroppo oggi non sia vera: una persona con disabilità - ahimè - si scontra con un ostacolo fisico se vuole fruire a pieno della possibilità di essere spettatrice, e lasciamo perdere tutto ciò che riguarda, invece, la fruizione diretta da parte degli atleti dell'impiantistica sportiva.

Abbiamo un'occasione straordinaria perché questi eventi ci portano risorse, ci portano semplificazioni amministrative e io ho proposto degli emendamenti su tre aspetti diversi che vincolavano a fare questi interventi in questo senso. Chiunque di noi abbia a che fare con l'impiantistica sportiva sa che ribadire queste cose è necessario purtroppo, perché ci sono le norme ma queste norme non sono eseguite. Nell'emendamento precedente, su cui non ho avuto modo di intervenire, avevo detto di escludere dall'aggiudicazione di appalti per i lavori pubblici in questo percorso coloro che in passato avevano dimostrato di aver violato le norme sull'abbattimento delle barriere architettoniche, ma l'emendamento non è stato accolto. Quest'altro emendamento dice invece che una quota precisa - io ho detto il 10 per cento, ma si poteva proporre un'altra cifra - degli interventi fosse necessariamente destinata all'abbattimento delle barriere architettoniche. Ripeto: non è sufficiente mettere un bagno per persone con disabilità, mettere una rampa o mettere una passerella, ma alcuni impianti, alcuni stadi, vanno proprio ripensati in un'ottica di, come si dice, universal design, di fruizione globale.

Perché una persona con disabilità… Quando vado allo stadio con mio marito, che è in sedia a rotelle, non è detto che debba voler andare nella parte riservata alle persone con disabilità. Infatti, è possibile oggi, come avviene a Londra, in Giappone e in tanti altri posti del mondo, che la persona con disabilità si rechi, con la sua famiglia, in uno spazio sicuro e possa fruire come spettatore dell'evento.

Avevamo questa grande occasione, ovviamente l'abbiamo ancora.

Io davvero non capisco perché non ci vogliamo impegnare tutti insieme per far in modo di autovincolare il processo - siccome chi governa, chi dà l'indirizzo normativo non ha il controllo di tutti i passaggi che avvengono in un progetto di realizzazione; sappiamo bene come ragionano le imprese, come ragionano quelli che devono chiudere un intervento; io passo le giornate a vedere marciapiedi rifatti male, accessi agli stabilimenti rifatti male - affinché ci sia un controllo prima, durante e dopo, un controllo che la legge impone, ma che - ahimè - noi regolarmente vediamo disatteso. Penso sia una volontà... Io veramente invito trasversalmente tutti i colleghi, di tutti i gruppi, che vedo comprensibilmente un po' distratti a fine mattinata. Stiamo parlando del 25 per cento delle persone se consideriamo la disabilità così come la definisce l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quindi, ognuno di noi, nella sua famiglia, ha qualcuno che ne trarrebbe beneficio se ci impegnassimo seriamente. Quindi, io, Ministro, di nuovo, per la terza volta, le chiedo di accantonare questa norma, ma soprattutto chiedo a tutti i colleghi di tutti i gruppi di sottoscrivere questa proposta, di dare una dimostrazione di comune intento su questo principio.

PRESIDENTE. Chiedo al relatore Cangiano il parere sulla richiesta di accantonamento.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Parere contrario.

PRESIDENTE. Sottoscrivono i colleghi Berruto, Alifano e Furfaro. La collega Grippo insiste per votare sull'accantonamento? Sì.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 2.11 Grippo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge, per 38 voti di differenza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Grippo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Ricordo che l'articolo aggiuntivo 4.0100 Cavandoli è stato accantonato.

Passiamo all'emendamento 5.2 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.2 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'emendamento 5.5 Amato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Tre emendamenti sono stati presentati all'articolo 5, perché, come dicevo in premessa, ad alcune commissioni non diamo la possibilità di operare al massimo. Questo è uno di quegli emendamenti. Ripeto: ne abbiamo già parlato con il Ministro, so che non è una decisione direttamente sua. Tuttavia, mi corre l'obbligo di illustrare quanto accade.

La commissione che è stata nominata per il controllo dei conti delle società professionistiche, alla fine, una volta che ha controllato i conti, se li tiene nel cassetto, perché non può fare altro, signor Ministro. E lei lo sa. Lei mi dice di “no”, io vedo che non può fare altro, tant'è vero che ho già illustrato quello che è accaduto a Castellammare e che continua ad accadere; e là non è successo nulla.

Ora, se dobbiamo nominare i commissari, è per attribuire loro tutti i poteri. Lei mi dice che li ha. Allora, questi emendamenti sono inutili e su tutto quello che noi abbiamo visto nel corso dei giorni, che io ho visto e constatato con mano, mi sono sbagliato e si è sbagliata anche la commissione, perché quando ho chiesto alla commissione di poter agire, mi è stato risposto che non possiamo. Allora, evidentemente, o non ci capiamo con la commissione o non ci capiamo sul risultato finale. Resta il fatto che noi abbiamo presentato anche degli ordini del giorno; poi, deciderà lei se riformularli e dare parere positivo. Non interverremo sugli altri due emendamenti. Allora, se mi dà parere positivo dopo - signor Ministro, non la stanno guardando, quindi lo dico io, lei mi dice “ma certo” - vuol dire che questi emendamenti non erano del tutto sbagliati.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.5 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'emendamento 5.6 Amato. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.6 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'emendamento 5.7 Berruto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 5.7 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'emendamento 6.4 Amato. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, cerchiamo di porre rimedio alla decisione presa in questo decreto, come accennava il collega Berruto in fase di dichiarazione sul complesso degli emendamenti, ossia quella di sottrarre i finanziamenti a tutto il settore giovanile del calcio, al fine di incrementare il sostegno economico al calcio femminile. Tra l'altro, questi fondi, che vengono sottratti al settore giovanile per essere destinati al calcio femminile, interesseranno le 12 squadre della serie A femminile, di cui 9 appartengono alle società più blasonate del campionato maschile di calcio. Allora, proponiamo di incrementare dal 10 all'11 per cento la quota utilizzata, destinando quell'1 per cento aggiuntivo al calcio femminile e non sottrarre risorse al calcio giovanile, cioè a tutte quelle squadre dilettantistiche e a tutti quei vivai dove si formano i futuri professionisti e le future professioniste del calcio italiano.

Tra l'altro, a mio avviso sarebbe auspicabile che le grandi squadre di calcio di serie A del nostro Paese, che hanno bilanci stratosferici e che strapagano i calciatori della serie A, si mettessero una mano sulla coscienza e cominciassero a discutere e ad adottare un limite ai salari dei calciatori, in maniera tale da utilizzare le risorse in più per tutti quei settori, in particolare giovanili, che in realtà soffrono per mancanza di sponsorizzazioni e perché evidentemente non ci sono i diritti televisivi del calcio che, come in questo caso, venivano utilizzati perché, nel momento in cui questo decreto verrà approvato, questi proventi derivanti dai diritti televisivi del calcio non saranno più utilizzati per sostenere le giovanili, ma solo per sostenere il calcio femminile che ha una sua dignità; proprio per questo merita una fonte di finanziamento tutta sua e non di dover portare sulla propria coscienza il mancato finanziamento invece delle giovanili.

Quindi, anche qui un suggerimento di buonsenso che, purtroppo, vede il parere contrario del relatore e del Ministro e ce ne dispiace.

Ciò anche perché in Commissione abbiamo audito la rappresentante del calcio femminile italiano: anche lei, diciamo in maniera ovviamente elegante, ha sottolineato che non le fa piacere… non fa piacere al calcio femminile sapere che le risorse destinate a sostenere il professionismo delle donne nel gioco del calcio vengono sottratte, dall'altra parte, ai nostri giovani. Quindi, inviterei anche qui a un supplemento di riflessione. Avete accantonato diversi emendamenti; avete accantonato l'articolo 8. Accantonate anche questo, facciamo un supplemento di riflessione e proviamo a fare la cosa più giusta e non solo la cosa giusta per una parte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il relatore sull'accantonamento?

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Parere contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Amato. Ne ha facoltà per un minuto.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, signora Presidente. Ministro, abbiamo molto apprezzato che lei abbia tenuto a cuore la Lega di calcio femminile. Siamo d'accordo, d'accordissimo con lei. C'era “zero”, adesso c'è “uno”, giusto? Ma non siamo d'accordo sul fatto che quell'“uno” lo togliete ad un altro, lo togliete al progetto Zola. Noi diciamo che va benissimo dare “uno” alla Lega femminile, ma trovate da un'altra parte quell'“uno” che vogliamo dare alla Lega femminile. Non depotenziamo uno dei pochi progetti validi che ci sono. È quello il problema. Non avete sanato. Siamo stati noi a sottoscrivere un emendamento che fa 50 e 50. Vi prego.

PRESIDENTE. Allora, insiste per la votazione sull'accantonamento, collega Orrico? Sì. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 6.4 Amato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 45 voti di differenza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.4 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'emendamento 6.5 Berruto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Nella foresta di Sherwood, Ministro, lei non avrebbe goduto di buona reputazione, perché là c'era chi rubava ai ricchi per dare ai poveri e non il contrario. Il tema lo ha introdotto la collega Orrico. Lo ripeto per chi ancora avesse qualche dubbio. Qualcuno c'è e questo mi sorprende. Nel suo testo originario questo 1 per cento - parliamo di una cifra intorno ai 10,8 milioni di euro - sarebbe attualmente destinato alla Federazione italiana giuoco calcio, con un accordo implicito di tutela e finanziamento del progetto Zola, settori giovanili, società di Lega Pro, e alla Lega dilettanti, quindi, società dilettantistiche e settori giovanili, ovviamente anche femminili.

Questo denaro sarebbe stato stornato a favore di dodici società professionistiche di Serie A. L'ho detto parlando sul complesso degli emendamenti e lo ridico: il Partito Democratico ha avviato il percorso che ha condotto al professionismo nel calcio femminile nella precedente legislatura e lo rivendichiamo. Quindi, questo denaro sarebbe stato stornato a dodici società, di cui nove facenti parte di club professionistici di Serie A maschile e tre - li citiamo perché fanno un lavoro pregevole e li ringraziamo: il Como, la Ternana e il Napoli Calcio - che invece hanno solo la quota professionistica femminile.

Lei, capisce, Ministro, o meglio non ha capito… Io parlo del mio emendamento e di quello successivo. Noi abbiamo offerto due alternative per trovare una quota di denaro superiore a quella che lei voleva destinare al calcio professionistico femminile. Noi abbiamo proposto due alternative che portavano la cifra complessiva a 13 milioni di euro, allargando il perimetro non solo per il professionismo, ma per tutta la filiera del calcio femminile: i settori giovanili femminili, le dilettanti, il calcio a 5 femminile.

Da dove vengono queste due possibilità che le abbiamo offerto per correggere un suo errore, Ministro? La prima è quella che voteremo adesso con questo emendamento, un tema che lei conosce bene: un intervento di extratassazione sugli utili delle società di scommesse sportive. Ora mi stupisco, perché lei ha sempre non celatamente sostenuto l'ipotesi anche della sponsorizzazione eccetera eccetera. Qui parliamo di un'altra cosa. Ribadisco e rivendico quello che ho detto sottoscrivendo il primo emendamento di cui abbiamo parlato, cioè che sul tema della sponsorizzazione extrasportiva non ci saremo mai, ma qui parliamo di un utile esistente che alcune società hanno generato e che poteva permettere di finanziare questo percorso che riguarda le società professionistiche femminili.

Perché lei, nella foresta di Sherwood dalla quale ho iniziato, signor Ministro, nello stornare questo denaro e nel portarlo verso dodici società professionistiche, l'avrebbe portato anche - guarda un po' - a una di queste nove che hanno anche lo stadio di calcio, che è presieduta dal senatore di Forza Italia Claudio Lotito, che si sarebbe trovato in tasca circa 900.000 euro, diciamo un po' meno di un milione, grazie a un intervento che aveva anche la pretesa di mascherare questo gioco delle tre carte avente quella destinazione finale.

Ora, se il testo è cambiato e se noi abbiamo in Commissione votato un emendamento che applica - tanto per rimanere nel mondo del calcio - il famoso detto “due feriti sono meglio che un morto”, è successo perché il collega Caiata, che di calcio, diciamo di Lega Pro, ne sa e ne conosce, le ha proposto, correggendo il suo errore, questa soluzione che lei ha invitato al ritiro, anche se sta ovviamente scambiando sguardi...

PRESIDENTE. Concluda.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). ...amorevoli al suo collega… che lei ha invitato al ritiro, ripeto, e che io ho sottoscritto per avere un compromesso al ribasso, Ministro, che non le permettesse di realizzare quello che lei voleva fare. Quindi il motivo per il quale oggi ci sono due realtà che vedranno riconoscersi questo 0,5 è quello dell'aver preferito la strada dei “due feriti che sono meglio di un morto”; ed è successo dopo il rifiuto - che si è manifestato con il suo ritiro - dell'emendamento del collega Caiata, che io ho poi sottoscritto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. È sempre un esercizio abbastanza interessante quello di leggere fra le righe dei provvedimenti che arrivano in quest'Aula riguardanti lo sport.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE' (ore 13,28)

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Alcuni di noi lo fanno con più facilità perché conoscono i nomi dei presidenti, le relazioni politiche dei presidenti e dei soggetti, altri un po' meno, ma ogni volta, Ministro, ce n'è una, perché voi gestite lo sport non come un mondo che ha bisogno di sostegno a tutto campo, ma come un terreno di gioco in cui si muovono poteri, in qualche modo si definiscono amici e nemici, si costruiscono filiere, si spartiscono risorse a seconda della convenienza politica.

Questa vostra scelta di utilizzare le risorse, che dovevano andare per la riforma Zola, quindi anche per i giovani, per il dilettantismo e per favorire la crescita della base, prenderle e spostarle tutte sul calcio professionistico, sulle società professionistiche - che sono solo dodici e di queste solamente tre hanno esclusivamente il filone femminile - è una scelta che naturalmente presenta alcune criticità perché poi sarebbe stato e sarebbe impossibile continuare a fare il lavoro di base che invece va fatto.

E allora bene che nel prosieguo della discussione su questa norma si sia decisa - come dice il collega Berruto - la strada di “due feriti invece che un morto”, dividendo 50 e 50 le risorse che c'erano, però resta il problema che le risorse per il calcio femminile voi le avreste dovute cercare da altre parti.

Avreste dovuto fare degli stanziamenti dedicati alla promozione dello sport femminile, che naturalmente ci vede concordi, ci vede d'accordo con la finalità iniziale che si era proposta. E quindi, come diceva il collega Berruto, che si è fatto promotore di questi due emendamenti che voteremo ora, il 6.5 e il 6.6, che ho firmato anche io, voi avete due alternative per cercare di risolvere questo pasticcio: trovare le risorse altrove e in qualche modo evitare di indebolire le attività della legge Zola, ed evitare anche di non dare risorse al calcio professionistico femminile.

Per quale motivo diciate di no non è chiaro, però sappiate che dopo questi due emendamenti, il 6.5 e il 6.6, c'è anche un 6.7 soppressivo, perché forse bisogna fare un ragionamento diverso, riavvolgere il nastro e ricominciare da capo, visto che anche nelle audizioni autorevoli soggetti vi hanno fatto notare che la norma sposta solo apparentemente la gestione dello 0,5 dalla FIGC alla Divisione Serie A femminile. E questo accade perché la Divisione non è una lega autonoma dotata di soggettività giuridica, come la Lega di Serie A, la Lega di Serie B o la Lega Pro, ma è un organo interno alla FIGC, quindi privo di autonomia normativa e gestionale.

Il trasferimento di queste risorse, quindi, resta di fatto una specie di giroconto interno, che in ogni momento potrebbe essere revocato, e, invece di andare al calcio femminile, tornare ad essere destinato ad altre finalità. Quindi, se non voterete il 6.5 e il 6.6, vi chiederemo di votare il 6.7, perché davvero questo è un pasticcio che non ci sentiamo di sostenere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente, per chiedere di sottoscrivere. Dodici anni della mia vita dedicati al calcio femminile mi impongono oggi di intervenire su questo emendamento per chiedere di pensarci veramente, per essere coerente... Presidente, non mi sento nemmeno, mi scusi.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, la collega non riesce a intervenire e non ha torto, perché c'è troppo rumore. Per favore, colleghi. Mi scusi, onorevole Ferrari. Prego.

SARA FERRARI (PD-IDP). Se è vero che credete nel sostegno al calcio femminile, questa operazione non fa altro che sostenere - è appena stato detto - solo il professionismo delle donne, che noi abbiamo voluto e in cui ovviamente crediamo, ma togliere i soldi ai dilettanti, alle dilettanti e ai giovani per darlo a chi sta in Serie A è sostanzialmente un errore di fondo che smentisce la vostra volontà. In primis perché state rendendo inviso il calcio...

PRESIDENTE. Concluda.

SARA FERRARI (PD-IDP). ...femminile di Serie A a tutto il resto dei dilettanti, e perché così state segando il ramo da cui germogliano proprio le ragazze che giocano in Serie A (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sottoscrive l'emendamento in esame l'onorevole Ghio. Sottoscrive tutto il gruppo, a questo punto, del Partito Democratico. Grippo abbiamo visto che sottoscrive, tutto il gruppo di Azione sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.5 Berruto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Essendo giunti, colleghi, oltre le ore 13,30, a questo punto sospendiamo l'esame del provvedimento, che riprenderà a partire dalle ore 16,15.

Colleghi, noi adesso passiamo alla commemorazione dell'onorevole Paolo Agostinacchio, quindi vi prego di stare in silenzio.

Commemorazione dell'onorevole Paolo Agostinacchio.

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Colleghe e colleghi, sono trascorsi poco più di due anni dalla morte di Paolo Agostinacchio, colpito da un malore nel suo studio legale di Foggia il 26 giugno 2024, all'età di 86 anni. Nato ad Ascoli Satriano il 22 luglio 1938, da una famiglia di agricoltori, Agostinacchio è stato deputato nella IX, XI e XII legislatura, prima nelle file del Movimento Sociale e poi di Alleanza Nazionale.

Laureato in giurisprudenza e di professione avvocato, fu eletto - giovanissimo - consigliere comunale del suo paese natale, impegnandosi nelle rivendicazioni sociali connesse alla scoperta dei giacimenti metaniferi nella Capitanata, che culminarono nella pacifica occupazione dei pozzi, iniziata il 16 maggio 1969 e proseguita per tre mesi. Approdò successivamente nel consiglio comunale di Foggia, mentre la sua prima elezione alla Camera dei deputati risale al 1983, all'inizio della IX legislatura, nella quale fu componente delle Commissioni finanze e tesoro e agricoltura e foreste.

Fu poi rieletto nel 1992, nella XI legislatura, sempre nel collegio di Bari e nella lista del Movimento Sociale, svolgendo il suo mandato come componente della Commissione agricoltura e della Commissione speciale per le politiche comunitarie.

Deputato anche nella legislatura successiva, la XII, eletto questa volta nel collegio di Foggia e nella lista di Alleanza Nazionale, rivestì il prestigioso incarico di presidente della Commissione finanze, ma la sua esperienza in tale posizione non fu di lunga durata, avendo deciso di dimettersi dalla carica di deputato già nel 1995, per candidarsi come sindaco alle elezioni amministrative di Foggia, nelle quali fu eletto primo cittadino per due mandati consecutivi, fino al giugno 2004.

Purtroppo, nel corso del suo primo mandato da sindaco, dovette affrontare - insieme alla sua città - una terribile sciagura: il crollo del palazzo di viale Giotto, che si verificò nelle prime ore del mattino dell'11 novembre 1999, a causa di scadenti materiali da costruzione e che provocò la morte di 67 delle 71 persone che abitavano l'immobile e che vennero colte nel sonno.

Di fronte all'immane tragedia, Agostinacchio seppe dare coraggio e forza alla città, accogliendovi l'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che si recò a Foggia per onorare le vittime durante i funerali solenni. Paolo Agostinacchio è stato il primo sindaco di Foggia eletto direttamente dai cittadini e, nello stesso tempo, quello che ha amministrato più a lungo la città: nel corso dei nove anni trascorsi a Palazzo di Città gli è stato riconosciuto di aver profuso il massimo impegno per la rinascita di Foggia, anche attraverso il riconoscimento dell'autonomia della locale Università degli Studi e assumendo anche - per un breve periodo - la presidenza della squadra di calcio, in un momento non dei più felici.

Insomma, di Agostinacchio si può dire forse che, pur avendo sperimentato, e anche con notevoli risultati, la ribalta della politica nazionale, ha prevalso sempre in lui l'amore per il suo territorio e una dedizione particolare all'amministrazione locale, quella più vicina ai cittadini, in grado di intercettarne i bisogni e le speranze. In questo contesto si inserisce anche il suo impegno istituzionale come presidente del Consiglio nazionale dell'ANCI, il primo proveniente dalla sua parte politica, ruolo in cui dimostrò un alto, altissimo senso dei rapporti istituzionali e grande equilibrio.

Dopo la mancata elezione a presidente della provincia, aderì a La Destra di Storace e nel 2009 rientrò nel consiglio comunale di Foggia, decidendo poi, ormai ottantenne, di confluire in Fratelli d'Italia. Con la scomparsa - due anni fa - di Paolo Agostinacchio abbiamo perso un protagonista di primo piano della storia della destra pugliese, un uomo che si è dedicato alla politica con passione, senz'altro di parte, ma anche capace di dialogare con tutti. Un politico fortemente legato alla sua città, che è stato amatissimo dai foggiani ed esponente di una politica seria e responsabile, sempre pronto a dispensare preziosi consigli, oltre che apprezzato interlocutore anche per i suoi avversari politici.

Saluto le figlie e la nipote, che seguono la nostra commemorazione dalla tribuna, e invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (Il Presidente, l'Assemblea e i membri del Governo osservano un minuto di silenzio - Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Giandonato La Salandra. Ne ha facoltà

GIANDONATO LA SALANDRA (FDI). Grazie, Presidente. Grazie Presidente, per le sue parole, ma in questo 22 luglio il mio pensiero corre a Paolo Agostinacchio, con lo stesso spirito di quando ho sottoscritto la mia prima tessera di partito nel Fronte della Gioventù e mi sia concesso percorrere questo ricordo provando a riflettere la traiettoria politica e umana di Paolo Agostinacchio, caratterizzata da una coerenza e da una severa lucidità che ha sempre guardato al tempo presente e soprattutto alle giovani generazioni della destra. Paolo Agostinacchio, in oltre quarant'anni di vita politica, vissuta in una condizione di militanza assoluta, a prescindere dalle cariche o dagli incarichi, ha sempre caratterizzato il suo pensiero in interrogativi che ruotavano sempre su parole e idee che mossero il mondo.

Non è retorica ricordare interrogativi come in quale atmosfera, in quale ambiente e con quali orizzonti spirituali crescono le nuove generazioni, cosa ci annuncia il prossimo futuro mentre scadono ovunque le credenze religiose, si allentano i legami familiari, si dà via libera alla sessualità, sempre meno si rispettano i valori delle culture che li hanno elaborati con lenta e potente accumulazione e le generazioni che ci hanno preceduto.

Questo era uno dei grandi interrogativi che più volte ho affrontato con Paolo Agostinacchio e che caratterizzano e che hanno caratterizzato la vita, l'impegno e la stessa disillusione di Paolo, che definiva se stesso un rautiano profondo. Questa aggettivazione si legava a un'amicizia sincera con Pino Rauti e anche con molti altri uomini della destra italiana, perché - e lo dico con le sue parole - nel giorno del suo ottantesimo compleanno nel corso di un'intervista lui affermò, con serenità e piena lucidità, che lui era nato missino e sarebbe morto missino. Da Giorgio a Giorgia, direbbe qualcuno.

Io sono entrato in quest'Aula di Parlamento con la stessa sua età anagrafica, ma Paolo Agostinacchio non è stato semplicemente un parlamentare rigoroso, un amministratore locale, il primo sindaco della città di Foggia eletto dai foggiani e amato dai foggiani. Paolo Agostinacchio è stato soprattutto un intellettuale finissimo, un intellettuale non come oggi si è soliti parlare, ma è stato il custode, un custode di un patrimonio ideale e spirituale a cui la destra ha sempre fatto riferimento. Egli più volte - soprattutto negli ultimi tempi - avvertiva drammaticamente il peso di un certo vuoto, di un certo sradicamento e di una certa dissoluzione dei legami comunitari e valoriali che caratterizzavano quella che lui chiamava una modernità liquida. Ma questo sentimento non si è mai tradotto in un abbandono, non lo ha mai sottratto ai suoi doveri di uomo di partito, di militante, di innamorato cronico delle sue idee. Viveva una ferma opposizione all'Italia del nulla e del caos. Il suo ancoraggio incrollabile a un'idea alta della politica nasceva proprio dalla consapevolezza che senza radici, senza il rispetto per la memoria e senza la forza dei valori ereditati dal passato, le nuove generazioni sarebbero cresciute prive di orizzonti.

Presidente, onorevoli colleghi, Paolo Agostinacchio è vivo ed è vivo non come i vivi che sopravvivono nel ricordo, è vivo nella sua storia ed è vivo nell'esempio del rappresentare il primato delle idee che diventano azione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nisini. Ne ha facoltà.

TIZIANA NISINI (LEGA). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, prendo la parola per rendere omaggio alla memoria dell'onorevole Paolo Agostinacchio che ci ha lasciato il 26 giugno 2024, a pochi giorni dal suo ottantaseiesimo compleanno. Paolo Agostinacchio ha dedicato la sua vita al servizio delle istituzioni. Come ha ricordato poco fa lei, Presidente, ha passato molti anni come consigliere comunale. È stato eletto in Parlamento per tre legislature, ma la figura più importante e più sentita è quella della sua città, tant'è che, come è stato ricordato, nel 1995 si dimette da parlamentare per candidarsi a sindaco. Si candida a sindaco, vince e rimane alla guida dell'amministrazione comunale per ben nove anni. Si tratta del mandato forse più lungo nella storia della città e questo mette in evidenza quanto importante fosse rimanere nel proprio territorio e portare avanti direttamente le istanze del proprio territorio. Inoltre, è stato presidente della Commissione finanze, dove ha portato la sua competenza da avvocato, ma anche la sua praticità nel portare avanti proprio le questioni territoriali. È stato presidente del consiglio nazionale di ANCI ed è stato insignito, nel 1998, del titolo di commendatore dal Presidente della Repubblica.

Chi ha avuto la fortuna, chi lo ha conosciuto, lo ricorda come una figura capace di coniugare autorevolezza e sobrietà, fermezza nelle idee, ma soprattutto l'attenzione autentica alle singole persone e alle comunità che rappresentava. Onorevoli colleghi, la figura di Paolo Agostinacchio, sia a livello umano che politico, per quello che è stato per il nostro Paese, deve essere - il suo impegno pubblico, fatto proprio di servizio, di genuinità e di attenzione per il proprio territorio - un esempio per tutti noi. A nome mio personale e del gruppo Lega, desidero rivolgere ai familiari, che oggi sono presenti in Aula, il più sincero sentimento di cordoglio, di vicinanza e di gratitudine per quello che è stato Paolo Agostinacchio per tutti noi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giandiego Gatta. Ne ha facoltà.

GIANDIEGO GATTA (FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Signori Ministri, onorevoli colleghi, è un onore e un privilegio per me - e ho avuto la fortuna di conoscerlo sin da ragazzino, per essere stato mio padre suo amico fraterno - ricordare in quest'Aula Paolo Agostinacchio, una figura che ha lasciato un'impronta profonda in terra di Capitanata per ciò che ha rappresentato in termini politici, etici e professionali. È stato già detto come sia stato, nel 1995, il primo sindaco eletto direttamente dai cittadini e poi plebiscitariamente rieletto e, quindi, per un secondo mandato ancora sindaco del capoluogo della mia provincia, della provincia di Foggia. È stato il sindaco più longevo del capoluogo dauno.

Era caratterizzato da un indiscutibile carisma, eloquio brillante, spessore culturale e professionale, conoscenza dei problemi e capacità di affrontarli con determinazione e intelligenza, mai con logiche di piccolo cabotaggio ma con visioni, angoli visuali e orizzonti ampi e luminosi. Agostinacchio è stato “il” sindaco di Foggia, quello che ha contribuito a cambiarne il volto, che ha impreziosito quella città di rilevanti opere pubbliche, che è diventato - in una città complessa, capoluogo di una provincia che in lui vide un faro - un punto di riferimento in termini di autorevolezza politica ed etica, ma anche culturale e professionale. Con lui Foggia si è arricchita di quelle rilevanti opere pubbliche ed è rinata a nuova vita.

Non fu solo sindaco, fu parlamentare, fu presidente della Commissione finanze, presidente del Consiglio nazionale dell'ANCI e si è distinto sempre per il massimo impegno profuso nell'espletamento delle sue funzioni, forte di una solidissima preparazione professionale e giuridica che ne faceva un valente avvocato: un uomo che ha lasciato il segno per le cose che ha realizzato, per il rapporto umano e politico che ha intessuto con tutti quelli con cui doveva quotidianamente relazionarsi per il bene della sua città, prescindendo dall'appartenenza politica. Egli, che non aveva mai abiurato la propria fede missina, che anzi manifestava con orgoglio e senso di appartenenza ad una comunità umana e politica che, il giorno della sua scomparsa, lo ha salutato commossa, anche con appartenenti ad altri schieramenti politici, così come si confà ai giganti della politica.

Nel ricordo di Paolo Agostinacchio, Forza Italia, mio tramite, vuole manifestare ai parenti, alle figlie, alla nipote e a tutti coloro i quali hanno condiviso un percorso umano e politico con questo gigante della politica di Capitanata, ma anche nazionale, con tutti quelli che hanno condiviso con lui dei momenti di sofferenza, ma anche di gratificazione, di lotta, di lacrime, di sorrisi e di gioie, Forza Italia, mio tramite, esprime riconoscenza ed un commosso ricordo alla figura di questo gigante della politica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carla Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Ci associamo, come MoVimento 5 Stelle, al ricordo dell'onorevole Paolo Agostinacchio. La commemorazione di un parlamentare della Repubblica rappresenta sempre un momento che supera le appartenenze politiche e richiama tutti noi al rispetto dovuto a chi ha dedicato una parte importante della propria vita al servizio delle istituzioni.

Paolo Agostinacchio è stato avvocato, deputato della Repubblica per tre legislature, sindaco della città di Foggia. Nella professione forense e nelle istituzioni ha interpretato il proprio ruolo con impegno e senso di responsabilità, mettendo le proprie competenze al servizio della comunità. Il suo percorso umano e politico ha accompagnato una stagione significativa della vita amministrativa della Capitanata lasciando un segno nella memoria del territorio.

Le differenze di visione e di appartenenza sono il fondamento del confronto democratico, ma vi sono momenti nei quali ciò che unisce prevale su ciò che divide. Oggi, ricordiamo un uomo delle istituzioni che ha ricoperto incarichi di grande responsabilità e ha contribuito, con la propria attività, alla vita democratica del Paese e della sua comunità. La memoria della Repubblica si costruisce anche attraverso il riconoscimento del contributo di chi, in epoche diverse, ha servito il Parlamento e le istituzioni locali. È un patrimonio comune che appartiene a tutti, al di là delle legittime differenze politiche.

In un tempo in cui il confronto pubblico rischia, talvolta, di smarrire il valore del rispetto reciproco, il ricordo di figure come Paolo Agostinacchio ci richiama al senso più autentico dell'impegno istituzionale: servire la comunità con passione assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e rispettando sempre il ruolo delle istituzioni democratiche. Ricordare, oggi, Paolo Agostinacchio significa rendere omaggio non soltanto alla sua vicenda personale e politica, ma anche al valore del servizio pubblico, al valore della professione forense e delle istituzioni democratiche che si rafforzano anche attraverso la memoria di quanti le hanno servite con dedizione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Le sue parole e quelle dei colleghi che mi hanno preceduto descrivono perfettamente la vicenda umana e politica di Paolo Agostinacchio.

Credo che non sia utile ripetere e ricordare tutta la lunga esperienza istituzionale e politica che ha rappresentato la sua esistenza. Forse, sarebbe utile ed è utile, penso, provare a immaginarla in un contesto storico e politico molto diverso da quello di oggi, nel quale fare parte di una minoranza di destra, come era prima il Movimento Sociale, soprattutto il Movimento Sociale, non era dal punto di vista dell'agibilità politica e democratica, in questo Paese, qualcosa di semplice. E il fatto che una persona, che è appartenuta a quella storia e anche a un periodo storico così difficile e controverso, sia riuscita ad avere degli incarichi - penso alla sua capacità di diventare sindaco - e a gestirli in un modo così apprezzato dai cittadini, ci deve far riflettere anche su come, probabilmente, quei tempi erano molto diversi da quelli di oggi, anche in relazione a quello che ricordava adesso la collega Giuliano, ossia la capacità di rispettarsi, innanzitutto per le funzioni e per le responsabilità che si ricoprono, a prescindere dagli schieramenti politici.

Se ne è andato due anni fa e lo ricordiamo come un uomo perbene, una persona con il senso profondo delle istituzioni, che ricoprì con grande serietà ed equilibrio anche il ruolo di presidente dell'ANCI, lo ha ricordato lei. Agostinacchio ha davvero dedicato tutta la sua vita alle istituzioni, mettendosi al servizio della comunità e chi lo ha conosciuto da vicino ha sempre ricordato di lui la sua cultura, la sua simpatia e anche il carattere particolare - su cui lui stesso ironizzava -, ma soprattutto l'immensa disponibilità al confronto con chi rappresentava forze politiche distanti dalla sua. Era una persona capace di insegnare trasmettendo la sua esperienza, ma anche di imparare continuamente fino all'ultimo giorno, guadagnandosi un rispetto grandissimo, in modo particolare nella sua Foggia, dove ancora oggi è ricordato come sindaco.

Anche noi ci uniamo al cordoglio espresso anche da tutte le altre forze politiche alla famiglia e, come Italia Viva-Casa Riformista, rivolgiamo un abbraccio ai suoi familiari.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro Nello Musumeci. Ne ha facoltà.

NELLO MUSUMECI, Ministro per la Protezione civile e le politiche del mare. La ringrazio, signor Presidente, solo per esprimere la piena e convinta adesione del Governo nazionale al ricordo dell'onorevole Paolo Agostinacchio, senza nulla aggiungere a quanto è stato già detto dai colleghi che mi hanno preceduto.

Mi si consenta, sul piano emotivo e personale, di ricordare come, avendo avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo per il comune sodalizio ideale, ho potuto apprezzare - di lui che fu figlio del suo tempo - la grande coerenza ideale, il rispetto verso l'avversario, che allora non era considerato nemico, e la capacità di rispettare le istituzioni a prescindere dalle alterne e diverse condizioni di maggioranza o di opposizione. Era rigoroso innanzitutto con sé stesso, Paolo Agostinacchio. Il suo carattere, apparentemente severo, ne faceva un riferimento sul piano della trasparenza dei comportamenti. Egli è stato, fino all'ultimo, fedele ad una linea politica che privilegiava non l'appartenenza, ma il bene comune e questo caratterizzò la sua gestione di sindaco, quando fare il primo cittadino era certamente assai diverso per condizioni politiche, per condizioni normative, per condizioni finanziarie e anche ambientali.

L'ho seguito, l'ho conosciuto per cinquant'anni, abbiamo compiuto assieme un lungo percorso. Gli ho voluto bene, di un bene che so essere stato ricambiato. Ed è per questo che, in tempi di presentismo, signor Presidente, quando il passato e il futuro rischiano di contare poco o nulla, avere la memoria per coloro che ci hanno preceduto in tutti i settori e in tutti gli schieramenti politici credo serva a dimostrare che l'albero della civiltà, l'albero della politica, che è l'arte più nobile che l'uomo abbia inventato, non deve mai maledire le proprie radici, al di là del colore della chioma che le esprime.

Con questo stato d'animo, assieme al collega Abodi e a tutto il Consiglio dei Ministri, compreso il Presidente, desidero esprimere alla famiglia, che ho già avuto modo di conoscere in altre occasioni, davvero i sentimenti di vicinanza, di stima e, se mi è consentito, di amicizia, perché Paolo ha lasciato un ricordo e certamente un insegnamento a ciascuno di noi, della mia generazione, senza dubbio (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie a lei, signor Ministro. Grazie a tutti i colleghi per la profondità dei loro interventi. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 14, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro per lo Sport e i giovani e il Ministro dell'Economia e delle finanze.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Iniziative finalizzate a incentivare il coinvolgimento dei giovani nelle attività sportive di squadra - n. 3-02805)

PRESIDENTE. La deputata Ruffino ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02805 (Vedi l'allegato A).

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Da tempo porto all'attenzione del Parlamento il fenomeno del ritiro sociale. Parlo di 60.000 casi ufficiali e di 200.000 casi, considerando tutti i giovani adulti che non sono stati intercettati dalla scuola o da altre realtà, come i servizi sanitari. Il gruppo di ricerca MUSA ci dice che i casi sono triplicati negli ultimi tre anni.

Sono quindi a chiedere al signor Ministro quali iniziative di competenza intenda attuare e incentivare per il coinvolgimento dei giovani nelle attività sportive, al fine di contrastare la diffusione del fenomeno sociale.

PRESIDENTE. Il Ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, ha facoltà di rispondere.

ANDREA ABODI, Ministro per lo Sport e i giovani. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, ringrazio gli interroganti per aver posto all'attenzione dell'Aula un tema che rappresenta una delle principali emergenze educative e sociali del nostro tempo e una delle priorità di questo Governo, almeno per quanto riguarda la delega che mi è stata affidata. Anzi, la doppia delega, quella dello sport e quella delle politiche giovanili.

Si richiama, in particolare, il fenomeno degli hikikomori, una delle manifestazioni più evidenti di una fragilità che coinvolge un numero crescente di ragazzi e ragazze e che impone alle istituzioni di promuovere occasioni di incontro, partecipazione e crescita che passano anche attraverso gli investimenti sui luoghi e sulle attività. Il crescente disagio giovanile, che in alcuni casi assume la forma del ritiro sociale volontario, non può essere affrontato attraverso un'unica misura, né può essere demandato a un solo ambito d'intervento. È una sfida complessa che richiede una risposta corale multidisciplinare, nella quale sport e politiche giovanili, cultura, scuola, famiglia, Terzo settore e servizi territoriali devono operare in maniera coordinata e integrata, come in realtà stiamo cercando di fare, con il concorso e la disponibilità di tutti.

Questa convinzione trova concreta attuazione nelle scelte compiute proprio dal Governo e, per quanto riguarda le mie deleghe, nelle azioni di questi anni, che hanno avuto tra gli obiettivi primari quello di favorire la diffusione dello sport di base tra tutte le fasce della popolazione - in particolare presso i più giovani - in attuazione del dettato dell'articolo 33 della Costituzione, e soprattutto in ogni luogo, partendo proprio dai luoghi periferici sia dal punto di vista urbano che sociale. A tale riguardo, proprio oggi sono state pubblicate le graduatorie provvisorie dell'avviso Sport e periferie 2026, che quest'anno mette a disposizione 100 milioni di euro per la realizzazione di nuovi impianti sportivi e la riqualificazione di quelli esistenti. Con questo ulteriore intervento, gli investimenti promossi dal Governo nell'impiantistica sportiva raggiungono ad oggi, complessivamente, 1,7 miliardi di euro. Una cifra oggettivamente mai mobilitata nella storia repubblicana. È un dato che testimonia una precisa scelta politica: investire nei luoghi nei quali i giovani possano incontrarsi, praticare sport, costruire relazioni positive e sentirsi parte di una comunità.

Il nostro impegno, tuttavia, non si esaurisce nelle infrastrutture sportive. Nella prospettiva di rafforzare il binomio tra formazione e pratica sportiva dei giovani si colloca il rilancio di una competizione storica come i Giochi della gioventù, che rappresenta anche un percorso educativo e inclusivo con discipline come il baskin e il sitting volley, capaci di coinvolgere anche chi attualmente non pratica sport. Oltre ai Giochi della gioventù, devo elencare tutta una serie di progetti e iniziative che partono dalle scuole, con il miliardo di euro destinato all'implementazione delle palestre scolastiche; gli interventi di Sport e salute che riguardano le attrezzature scolastiche, anche per rendere sportivi ambiti scolastici che non sono necessariamente sportivi; gli investimenti che abbiamo mobilitato a beneficio degli oratori con 19,5 milioni in 4 anni per le attività oratoriali sportive e ricreative; i 50 milioni per il primo bando, in collaborazione con la Conferenza episcopale, che riguarda proprio la riqualificazione o la realizzazione di nuovi impianti sportivi oratoriali, così come i progetti che sono a cavallo tra lo sport e le politiche giovanili, ovvero RiGenerazioni, fabbrica, spazi civici per la gioventù.

E tornando esclusivamente allo sport, il grande Progetto di Sport Illumina che, da una parte, sta consentendo di realizzare…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA ABODI, Ministro per lo Sport e i giovani. …1.543 playground nei comuni del Sud sotto i 10.000 abitanti e, dall'altra, nelle 85 città un po' più strutturate, realizzare nuovi playground polifunzionali e polisportive che sono a disposizione di tutti.

PRESIDENTE. Grazie, signor Ministro. La deputata Ruffino ha facoltà di replicare.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie Presidente e grazie signor Ministro. Devo dire che quanto lei ci ha detto è assolutamente importante. Sono politiche importanti e sono investimenti assolutamente importanti e, in questo senso, mi si apre il cuore. Dall'altro lato, però, rimane una grande difficoltà da interpretare, da gestire. Lei ha parlato di un lavoro in maniera integrata per quanto riguarda il ritiro sociale: debbono essere coinvolti anche gli altri Ministeri.

Intanto io ringrazio il mio gruppo per avermi permesso di riportare nuovamente in Aula questo tema. Ritengo che però oggi non sia stato affrontato dal Governo in nessuna maniera. Abbiamo parlato di numeri importanti, ma parliamo anche di suicidi: ce ne sono molti, le famiglie sono abbandonate. Se parliamo di 200.000 casi, sono 600.000 persone che soffrono, perché ci mettiamo i genitori, i fratelli di una famiglia. C'è il tema della scuola che non viene frequentata, c'è tantissimo dolore.

Io le chiedo e, ovviamente, chiedo anche al Parlamento di occuparsi del ritiro sociale. Non abbiamo insegnanti specializzati, non abbiamo personale, gli psicologi debbono andare a casa. È un fenomeno che si sta allargando agli adulti. Ora io penso che non si possa permettere a questo fenomeno di dilagare più di quanto già non stia facendo, perché siamo in termini decisamente preoccupanti. Il compito della politica è occuparsi del benessere dei nostri concittadini, degli italiani, dei minori.

Quindi le chiedo, oltre a quanto lei ci ha detto e che per me e penso per tutto il mio gruppo è assolutamente importante, di coinvolgere i suoi colleghi. Io ho fatto una proposta di legge, ci stiamo avvicinando al termine della legislatura e vorrei non rimanesse, come dire, inascoltata. Io chiedo anche a tutti i colleghi di sottoscrivere la mia proposta di legge che può essere modificata, purché porti dei risultati (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Chiarimenti riguardo ai ritardi nell'erogazione della prima quota del Fondo di solidarietà comunale per l'anno 2026 - n. 3-02806)

PRESIDENTE. La deputata Roggiani ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02806 (Vedi l'allegato A).

SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Ministro, avevate garantito a circa 5.000 comuni che la data ultima per il trasferimento dei 3,5 miliardi del Fondo di solidarietà comunale sarebbe stata il 31 maggio. Avete pagato ieri, dopo le nostre interrogazioni e prese di posizione pubbliche, tra cui quella di ANCI.

Le domando, Ministro: perché ai comuni chiedete puntualità nei pagamenti, altrimenti vengono penalizzati e puniti, mentre voi non rispettate le scadenze e quindi non rispettate i comuni e li mettete in difficoltà di fronte ai loro cittadini nell'erogazione dei servizi?

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in via preliminare mi preme ricordare che il procedimento di approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con cui sono stabiliti i criteri di formazione e di riparto del Fondo di solidarietà comunale, prevede una serie di passaggi tecnico-istituzionali con il coinvolgimento di diversi soggetti, tra i quali vi sono anche la Commissione tecnica per i fabbisogni standard e la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, sede nella quale vengono condivisi con l'ANCI i criteri di distribuzione delle risorse, nonché i controlli successivi alla firma del Presidente del Consiglio dei ministri. La pluralità dei soggetti coinvolti ha, pertanto, comportato un iter più complesso e ovviamente confermo che, a seguito della conclusione dell'iter e la registrazione da parte della Corte dei conti, che è stata effettuata il 15 luglio, il Ministero dell'Interno ha comunicato di avere effettuato le disposizioni di pagamento ai comuni della prima rata proprio ieri, il giorno 21 luglio 2026.

PRESIDENTE. Il deputato Toni Ricciardi, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, a dir la verità la sua risposta è notevolmente deludente, perché ci saremmo aspettati quantomeno le scuse nei confronti dei comuni. Se lei infatti va in un posto e ordina qualcosa con una data di scadenza perentoria, non è che si può sentir dire, a distanza di un mese e mezzo: poi la Ragioneria ha fatto l'atto il 15 luglio e noi poi abbiamo provveduto al pagamento delle vicende.

Il problema, Ministro, sa qual è? Che lei sarà stato anche bravo a sistemare la macroeconomia finanziaria, ma rispetto ai comuni e soprattutto ai piccoli comuni sono due anni che voi avete posto in essere sforbiciate notevoli che stanno penalizzando, perché, quando un comune rischia di non poter pagare gli stipendi ai propri dipendenti, soprattutto se è un piccolo comune delle aree interne, questo è un problema. E un comune non può portare i propri bilanci in tribunale, come fanno le società, o dichiarare fallimento. Il massimo che può fare è andare in dissesto, dissesto che pagheranno le cittadine e i cittadini.

Quindi, signor Ministro, noi ci saremmo aspettati, ma soprattutto ci aspetteremo, per il prossimo futuro, che ella voglia rimpinguare la cassa dei comuni, soprattutto quelli piccoli, perché stanno vivendo delle difficoltà enormi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Intendimenti finalizzati a conciliare gli impegni assunti in sede NATO in materia di spese militari con la sostenibilità dei conti pubblici, gli investimenti sociali e il contrasto alla crisi climatica - n. 3-02807)

PRESIDENTE. L'onorevole Fratoianni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02807 (Vedi l'allegato A).

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, il vertice NATO di Ankara si è trasformato rapidamente in un festival della corsa al riarmo, al quale abbiamo partecipato, non so se con entusiasmo o con spirito di ossequiosa obbedienza. In ogni caso, Giorgia Meloni ha detto che lo farà in modo sostenibile questo aumento - 19 miliardi nel prossimo biennio -, per poi salire progressivamente fino al 5 per cento, perché in un biennio dovremo arrivare al 3,2, al 2035.

Vorrei che lei ci spiegasse e spiegasse agli italiani come pensate di conciliare questa folle corsa al riarmo, questo folle e scellerato aumento, con la tenuta sociale di questo Paese, con la tenuta degli obiettivi climatici, della sanità pubblica, dell'istruzione, del lavoro e dei salari, perché la situazione nel Paese non è delle migliori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto ritengo che l'affermazione per cui l'aumento della spesa in difesa non sarebbe conciliabile con il raggiungimento di altri obiettivi di policy deve essere smentita sulla base sia della corretta perimetrazione degli interventi e del relativo riparto su un arco temporale pluriennale, sia del possibile ricorso a strumenti di flessibilità, nei limiti consentiti dal vigente quadro di riferimento europeo.

Mi riferisco non tanto al tema SAFE, che - ricordo - è e resta un prestito da valutare come tale, quanto alla possibilità di richiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che dovrà essere assunta, ovviamente, a livello parlamentare. È d'altronde un dato di fatto che, a seguito di un non facile percorso, l'Italia ha ottenuto a livello europeo la possibilità di utilizzare la flessibilità non solo per il settore della difesa, ma anche per quello dell'energia, così che si potrebbe ottenere una deviazione dal sentiero di spesa netta raccomandato dal Consiglio, effettuando quindi spesa aggiuntiva rispetto a quella prevista, senza effettuare tagli ad altre voci del bilancio dello Stato, quali ad esempio l'educazione e la sanità.

In particolare, il Governo italiano ha recentemente ottenuto che l'ambito della clausola di salvaguardia nazionale sia esteso anche alle misure adottate dopo il 28 febbraio, dirette a rafforzare la resilienza del sistema energetico europeo e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili. La quota di maggiore spesa attivata tramite la NEC, devoluta alle misure volte a mitigare gli impatti della crisi energetica, grazie agli sforzi profusi dall'Italia in sede negoziale, contribuirebbe appunto alla transizione energetica citata dall'interrogante. La clausola, una volta attivata, resterà in vigore fino al 2028.

È anche importante ricordare che, successivamente al 2028, ovvero nel 2029, si effettuerà una prima rivalutazione complessiva delle esigenze di spesa concordate a livello della NATO. Circa la corretta individuazione di cosa significa spese per la difesa, va considerato che l'allargamento del perimetro è previsto dall'accordo siglato durante il summit tenutosi a L'Aia nel giugno 2025. Infatti, il 5 per cento del PIL, relativo all'obiettivo in termini di incidenza delle spese in difesa, è ripartito tra il 3,5 per cento legato a spese strettamente legate alla difesa, mentre il restante 1,5 per cento è relativo a misure per la sicurezza secondo un'accezione più ampia, che potrà includere anche, tra le altre cose, la cybersicurezza, i beni cosiddetti dual-use e la resilienza civile.

PRESIDENTE. L'onorevole Fratoianni ha facoltà di replicare.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Dunque, Ministro, a parte la composizione della spesa per la difesa, che ci ha ricordato concludendo il suo intervento, ci ricordiamo che volevate infilarci pure il ponte sullo Stretto, che, come è noto, può essere utile per scappare in caso di attacco (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ma, al di là del gioco delle tre carte, che tutti conosciamo e che non fa molto onore né a lei, che invece è persona seria, né a questo Paese, resta il punto decisivo. Abbia pazienza, signor Ministro. Questa cosa per cui non è automatico il taglio della spesa sociale non dice niente ad un Paese in cui questi tagli esistono già e feriscono in profondità i diritti di milioni di italiani e di italiane. Noi non solo non abbiamo bisogno di altri tagli sul sistema sanitario nazionale pubblico, ma abbiamo bisogno di aumentare potentemente i finanziamenti al sistema sanitario nazionale pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Per questa ragione abbiamo bisogno di andare in direzione ostinata e contraria a quella della corsa al riarmo.

E ancora, signor Ministro, l'Ufficio parlamentare di bilancio ce lo ha ricordato oggi, sbattendoci questi dati in faccia potentemente. Negli ultimi 30 anni, il salario reale degli italiani ha perso quasi 7 punti percentuali. Per il 10 per cento più povero dei lavoratori di questo Paese, la perdita arriva al 40 per cento.

Allora, io chiedo a lei e soprattutto a Giorgia Meloni, che sarebbe bene venisse ogni tanto in quest'Aula a rispondere alle domande dei parlamentari e, magari, a dirci qualcosa sulla folle scelta di aderire agli ordini di Donald Trump sul riarmo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), che si occupi degli stipendi degli italiani, del diritto alla salute, del diritto all'istruzione, della crisi climatica. Sta esplodendo la crisi climatica addosso a tutti e a tutte noi: in queste ore un enorme incendio in Sicilia, vicino ad Agrigento, e decine di feriti per la grandine, perché la crisi climatica è questa roba qua e ci sta travolgendo.

Concentratevi, concentriamoci su queste priorità, invece che inseguire la follia di miliardi, miliardi e miliardi buttati in bombe e missili, che peraltro, come insegna la storia e l'esperienza, non rendono mai più sicuri, ma aumentano l'incidenza, la frequenza e il carattere distruttivo dei conflitti che infiammano il mondo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Intendimenti in merito all'utilizzo dello strumento SAFE per il raggiungimento degli obiettivi di spesa militare definiti in sede NATO - n. 3-02808)

PRESIDENTE. L'onorevole Della Vedova ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02808 (Vedi l'allegato A).

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, come lei sa, il SAFE è un programma europeo. Sono 150 miliardi raccolti sul bilancio della Commissione europea - sempre di debito si tratta -, ma destinati ai Paesi membri per finanziare i programmi di crescita nella difesa in tutti i settori. L'utilizzo di questo tipo di finanziamento spinge anche in una direzione positiva di difesa comune.

Vorrei capire - perché l'ho chiesto nell'ultimo question time al suo collega Tajani, ma non ha risposto - se l'Italia chiederà o no, per far fronte alle spese sulla difesa, i fondi SAFE. Si tratta di 15 miliardi e 45 anni di tempo per restituirli, con interessi presumibilmente, anzi, certamente più bassi dell'indebitamento domestico. Sì o no?

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Onorevole Della Vedova, il Parlamento credo a breve si esprimerà e darà un indirizzo al Governo in materia di clausola NEC e eventualmente di utilizzo del programma SAFE. Io semplicemente posso dire che, per quanto riguarda il programma, in questo momento il processo di finalizzazione è in corso per diversi Stati, tra cui l'Italia. Soltanto 13 sono stati quelli già sottoscritti.

Per quanto riguarda i benefici, come è stato ricordato, sicuramente ci sono degli aspetti positivi che fanno riferimento al periodo di preammortamento e che fanno riferimento presumibilmente a una vantaggiosa condizione di tasso d'interesse per quanto riguarda questo prestito e anche, se vogliamo, a una valutazione rispetto a SAFE come strumento di politica industriale volto a favorire una cooperazione e una maggiore integrazione tra le industrie della difesa a livello europeo, riducendo la frammentazione dei mercati. Quindi la logica di SAFE, se vogliamo, non è soltanto quella di fornire risorse finanziarie, ma è quella anche di indirizzare gli investimenti verso progetti condivisi e coordinati.

Sotto questo aspetto, quindi, sicuramente SAFE è da valutarsi positivamente. Ciò non significa che l'utilizzo di SAFE sia solo un beneficio. Andranno, infatti, attentamente valutati anche ulteriori aspetti che rappresentano l'altra faccia della medaglia rispetto ai vantaggi che ora ho riassunto. In primo luogo, quello di un inevitabile appesantimento burocratico e la necessità di condividere scelte e strategie di investimento con gli altri partner europei che hanno deciso di attivare lo strumento.

Quindi, in sintesi, ritengo che quella che ora è necessaria sia la chiarezza di tutti gli aspetti connessi all'utilizzo di SAFE, affinché si possa addivenire quanto prima a una decisione, pienamente condivisa tra Parlamento e Governo, sulla corretta strada da intraprendere ora e nei prossimi anni.

PRESIDENTE. L'onorevole Della Vedova ha facoltà di replicare.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Io però, signor Ministro, sono senza parole, perché com'è possibile che solo su questo punto il Governo non si esprima? Allora, Crosetto è a favore dei fondi SAFE; il Ministro Salvini è contro i fondi SAFE; lei dice che deciderà il Parlamento. Ma non deciderà il Parlamento. C'è un Governo che deve fare una proposta e poi capiremo se avrà la maggioranza.

Lei diceva: se voi mi dite di pagare il 3,5 per cento sui BTP o il 3 per cento sul SAFE, il Ministro dell'Economia - che sarebbe lei -, se non è scemo, risponde che paga il 3 per cento sul SAFE e risparmia un po' di interessi. In più, come lei ha sottolineato, non è solo un risparmio di interessi, ma è anche una spinta nella direzione di spese congiunte a livello europeo e sinergie che saranno, alla fine, meno costi per tutti e più sicurezza per gli europei. Pertanto io sono abbastanza allibito che voi su questa questione - avete idee precise su tutto, siete il primo Governo della storia della Repubblica che ha idee su tutto - siete afoni e non dite niente.

Signor Ministro Giorgetti, sa perché non dite niente? Perché è una replica del MES. Perché il solo fatto che sia un fondo europeo spaventa metà della sua maggioranza e, soprattutto, probabilmente il 100 per cento del suo partito che è la Lega Nord.

Prendete i fondi SAFE dalla Commissione europea. Hanno detto che il tempo sta scadendo, non è vero che ci sarà tempo fino a dicembre. Lo hanno detto e ribadito. Fate questa scelta, è nell'interesse dei contribuenti italiani, nell'interesse di una difesa europea che cominci a crearsi come difesa europea più efficace a difendere gli interessi e i valori di tutti i cittadini europei.

(Intendimenti riguardo all'incremento delle spese nel settore della difesa e all'eventuale accesso ai fondi SAFE - n. 3-02809)

PRESIDENTE. Il deputato Lomuti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Riccardo Ricciardi ed altri n. 3-02809 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Ministro Giorgetti, noi non vorremmo mettere il dito nella piaga, ma ormai è evidentissima la frattura che si è innescata fra chi, come Meloni, Presidente del Consiglio, e il suo collega Crosetto, Ministro della Difesa, ha intenzione di mantenere fede agli impegni assunti, che noi consideriamo folli per quanto riguarda le spese militari, e chi, come lei, ovviamente deve cercare di far quadrare il bilancio, trovare i soldi.

Però ci sono due elementi che ci fanno riflettere. Il primo è che il Ministro Crosetto ha già annunciato che vuole aggiungere altri 19 miliardi in spese militari nella prossima legge di bilancio. Poi ci sono 50 miliardi di dollari in appalti che vedono coinvolta l'Italia, così come sottoscritto dal nostro Governo all'ultimo vertice NATO ad Ankara.

Vorremmo capire come riuscite a conciliare queste spese con i vincoli di bilancio del Patto di stabilità, che voi avete firmato issando bandiera bianca e che lei stesso ha definito un buon compromesso, tenendo presente anche l'incognita della fuoriuscita dalla procedura di infrazione e, quindi, nella speranza che voi nutrite in Bruxelles che sia un po' più flessibile nei vostri riguardi.

PRESIDENTE. Concluda.

ARNALDO LOMUTI (M5S). E allora la domanda è: avete intenzione di ricorrere ai fondi SAFE? Avete intenzione di venire qui, in questo Parlamento, con una proposta di scostamento di bilancio? Lo vogliono sapere gli italiani, perché di fronte a queste spese folli - ripeto - dovranno pagare loro attraverso i tagli alla sanità, Presidente, alle pensioni, all'istruzione e alla spesa sociale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Colleghi, io vorrei cercare di essere chiaro e di fare chiarezza agli interroganti, ovviamente, e a tutti quelli che ci ascoltano. Prima di tutto, la decisione di aumentare o non aumentare le spese per la difesa, come l'energia, la prende il Parlamento della Repubblica, perché deve fare uno scostamento di bilancio e deve assumere questa decisione con una maggioranza qualificata, quindi con dei numeri importanti. Quindi non è il Governo che può decidere in autonomia e senza passare dal Parlamento.

Seconda questione: il Governo italiano sta puntualmente rispettando tutti i vincoli e il Patto di stabilità. Probabilmente è uno dei pochi Governi in Europa che lo sta facendo, incredibilmente, e non intende in alcun modo ridurre le spese per l'educazione o la sanità per finanziare la difesa. Tanto vero è che, qualora il Parlamento concedesse la possibilità di aumentare le spese per la sicurezza e la difesa, dovrà deliberare uno scostamento di bilancio. Chiaro.

Per quanto riguarda il programma SAFE, come ho avuto modo di dire e di ribadire, premesso che scadenze perentorie non ce ne sono, le valutazioni dovrà farle il Parlamento sulla base degli elementi che io ho dato e che non sono soltanto di carattere finanziario. Fortunatamente questo Governo, grazie alla sua politica, non ha problemi di finanziarsi sui mercati collocando i BTP, come è avvenuto in tempi non troppo lontani in questo Paese, quindi può valutare l'opportunità se ricorrere ai BTP ordinari piuttosto che al programma SAFE, che ha determinate caratteristiche. Lo valuteremo assieme.

Credo di avere capito - spero di non sbagliare - che, nella prima settimana di agosto, il Parlamento avrà una sessione che si occuperà esattamente di questo tema e, in quella sessione, il Parlamento avrà la possibilità di dare l'indirizzo al Governo circa il suo comportamento, che non riguarda semplicemente quello che si farà tra sei mesi o tra un anno, ma consisterà, inevitabilmente, in una serie di impegni che hanno un orizzonte e un arco temporale pluriennale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. La deputata Torto, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, Ponzio Pilato le avrebbe fatto un baffo per il lavarsi le mani e scaricare sul Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) le decisioni che lei non sa prendere, che il suo Governo, i suoi amici e la sua Premier non sanno prendere.

Io non so quanti altri vertici a Palazzo Chigi dovrete fare per capire come uscirne, perché nella partita Giorgetti-Crosetto vince Crosetto uno a zero e lei, oggi, ce lo sta dicendo chiaramente. Ci ha provato tre volte a dare la stessa risposta e a essere sempre più chiaro, invece non è venuta fuori una bella figura, Ministro, perché lei è completamente in stato confusionale. E non si sa, non si capisce: questi 19 miliardi che chiede Crosetto e che lei sarà costretto a trovare, lei non sa come trovarli, perché “faremo, diremo, vedremo, potremo, magari il fondo SAFE, magari lo scostamento di bilancio”. E chi lo sa? Ma è lei il Ministro dell'Economia.

Vede, queste risposte molto democristiane, da un leghista che dovrebbe rafforzare la sua figura di leghista in un momento in cui le correnti nella Lega vi agitano, noi non ce le aspettiamo, ma soprattutto non se le aspetta il Paese, perché noi vogliamo avere risposte chiare e lei queste risposte oggi non le sa dare. Non le ha date agli altri partiti di opposizione e non le dà neanche a noi, quindi non le dà ad una grande fetta del Paese.

E sa che le dico? Che questa incapacità di prendere una decisione e di veicolare un indirizzo politico non le fa onore e la mostra veramente come la parte più debole di questo Governo Meloni. Ministro, si riscatti, si risvegli. Ci dia una risposta chiara, perché non lo sta facendo.

E nel frattempo taglierete, continuerete a tagliare, perché noi non siamo assolutamente complici di quella comicità di cui si veste Giorgia Meloni quando dice che continuerà a tagliare le tasse. Ma dove? Ma se versiamo...

PRESIDENTE. Concluda.

DANIELA TORTO (M5S). ...da quattro anni tasse continue. E soprattutto zero euro alla sanità, zero euro alle imprese, zero euro all'istruzione e zero euro al Paese Italia, che dovevate salvare e, invece, oggi siete qui a confermare che l'avete affossato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Chiarimenti e iniziative volti a coordinare il contributo amministrativo sulle spedizioni di modico valore con la nuova disciplina europea di riforma del sistema doganale - n. 3-02810)

PRESIDENTE. La deputata Deborah Bergamini ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02810 (Vedi l'allegato A).

DEBORAH BERGAMINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, premesso che la tradizione politica della Democrazia Cristiana è stata un baluardo di libertà e di sviluppo in questo Paese, quindi non si capisce perché dovrebbe essere usato l'aggettivo “democristiano” in termini dispregiativi, comunque adesso mi concentro sulla domanda.

In legge di bilancio 2026, è stato inserito un contributo di 2 euro sui pacchetti postali provenienti dai Paesi extra europei. L'entrata in vigore è stata poi differita, prima al 1° luglio di quest'anno e adesso al 1° ottobre, sempre del 2026. Nel frattempo, un regolamento europeo ha introdotto un dazio doganale di 3 euro fino al 2028, quindi temporaneo, per pacchetti provenienti sempre da Paesi extra europei sotto i 150 euro di valore.

Chiedo al Ministro se intenda intervenire per coordinare le due misure, valutando la modifica o addirittura l'abolizione del contributo amministrativo nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, gli interroganti fanno riferimento al contributo amministrativo cosiddetto “tassa sui pacchi” previsto dall'articolo 1, commi 126-128, della legge n. 199 del 2025 e chiedono di sapere se, una volta entrato in vigore, si cumulerà al dazio doganale introdotto dal regolamento del Consiglio (UE) 2026/382, e quindi di chiarire il coordinamento tra il nuovo regime unionale e la disciplina nazionale.

Come è stato opportunamente ricordato, l'introduzione del contributo chiamiamolo “nazionale” è stata più volte prorogata fino al 1° ottobre 2026. A partire da tale data, qualora il citato contributo di 2 euro dovesse avere applicazione, lo stesso si cumulerà al dazio introdotto dal regolamento (UE) 2026/382. Si tratta, infatti, di due misure diverse: l'applicazione del dazio forfettario di 3 euro per le spedizioni di valore fino a 150 euro è finalizzata a governare temporaneamente la pretesa impositiva una volta eliminata l'esenzione daziaria, ritenuta non più giustificata nel contesto della crescita esponenziale del commercio elettronico e dell'invio di spedizioni di modico valore. Il contributo di gestione introdotto dalla norma nazionale serve, invece, a compensare gli oneri amministrativi che le autorità doganali devono sostenere in relazione allo sdoganamento e controllo delle piccole spedizioni.

Per completezza, si rappresenta che il contributo di gestione europeo costituisce risorsa propria di natura doganale e che gli introiti del contributo dovranno essere distribuiti tra bilancio dell'Unione europea e bilanci degli Stati membri nella stessa misura della risorsa propria doganale, cioè 75 per cento Europa e 25 per cento Italia, salvo diversa decisione che dovesse essere adottata nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Voglio chiudere, argomentando circa l'intensa discussione che c'è stata a livello europeo rispetto a questa cosiddetta “tassa pacchi”, che è stata concepita come misura per far fronte a quella che è un'autentica invasione, che negli ultimi mesi si è ulteriormente rafforzata, di piccole spedizioni di modesto valore da Paesi asiatici, che rischiano di distruggere completamente la distribuzione commerciale europea. Naturalmente, la discussione su questa e altre misure in materia di commercio internazionale prosegue e dovremo assumere una decisione a livello nazionale, ma coordinata a livello europeo, rispetto alle misure che ogni Paese ha assunto in riferimento a questa tassa.

PRESIDENTE. La deputata Bergamini ha facoltà di replicare.

DEBORAH BERGAMINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro, io la ringrazio per la risposta, che mi dà l'opportunità, però, di svolgere qualche riflessione su questa scelta, perché di fatto parliamo comunque di ulteriore tassazione, e ci chiediamo se l'efficacia, rispetto all'obiettivo che si vuole raggiungere, si possa effettivamente raggiungere.

Non pensiamo infatti che, in questo modo, aiuteremo la ripresa dei negozi fisici, che continuano a subire l'impatto di una modalità di acquisto - che ormai è un'abitudine di acquisto - attraverso l'e-commerce, attraverso il web e non pensiamo che sia efficace nel correggere le storture commerciali del flusso di merci, che è oggettivo, da parte della Cina ed altri Paesi asiatici. Per questo, forse, più che tassare il consumatore finale, bisognerebbe trovare altre strade.

Inoltre, c'è il rischio di un altro effetto critico: si penalizzeranno i consumatori italiani, erodendo il già loro fragile potere di acquisto con un aggravio ulteriore, appunto.

E poi - questo è il dato più allarmante - si rischia di penalizzare l'Italia come punto di approdo logistico europeo, a tutto vantaggio di altri approdi logistici.

E quindi, pur assolutamente perseguendo un fine positivo, rischiamo di ottenere un risultato che positivo non sarà e che sarà percepito dai consumatori - che non sono i miliardari italiani, perché chi compra su Internet non è sicuramente un miliardario - come un ulteriore aggravio ingiustificato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Iniziative per la riduzione della pressione fiscale, con particolare riguardo ai giovani - n. 3-02811)

PRESIDENTE. La deputata Semenzato ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi e altri n. 3-02811 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, l'articolo 53 della Costituzione stabilisce che il sistema tributario deve essere fondato sulla capacità contributiva e sulla progressività. In questi anni, il Governo ha avviato un percorso di riduzione della pressione fiscale a favore delle famiglie, dei lavoratori e delle piccole imprese. I dati della CGIA di Mestre confermano un effetto positivo.

Ora la sfida è guardare al futuro, soprattutto alle nuove generazioni. Chi oggi entra nel mercato del lavoro si trova spesso davanti a difficoltà economiche che possono condizionare le proprie scelte e spingere molti giovani a cercare opportunità fuori dall'Italia.

Allora, Ministro, le chiedo quali misure intenda adottare per ridurre il carico fiscale sui giovani nei primi anni della loro carriera professionale, favorendo così l'occupazione e la fiducia nel Paese e la permanenza delle nuove generazioni proprio in Italia.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. L'interrogante ha già richiamato i provvedimenti assunti dal Governo nella direzione auspicata, che consideriamo strategica.

Vorrei semplicemente ripercorrere alcune di queste misure: l'attenzione riservata ai giovani impegnati in attività di ricerca e innovazione e valorizzazione della proprietà intellettuale. In tale ambito, la deduzione forfettaria del 25 per cento per i redditi derivanti dall'utilizzazione economica, da parte dell'autore o inventore di opere dell'ingegno e dei brevetti, è stata elevata al 40 per cento, se il percettore non ha superato i 35 anni di età.

Sono inoltre stati esclusi dall'Irpef i compensi erogati per gli incarichi di ricerca, destinati a giovani studiosi impegnati nei settori della ricerca e dell'innovazione.

Il Governo ha altresì adottato misure volte a incentivare l'occupazione stabile, introducendo incentivi all'assunzione, agevolazioni contributive e misure di sostegno all'apprendistato e all'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. In particolare, ai datori di lavoro privato è stato riconosciuto un incentivo annuo, pari al 60 per cento della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per le nuove assunzioni, effettuate nel secondo semestre del 2023, di giovani sotto i trent'anni non occupati, non impegnati in corsi di studio e formazione registrati dal programma operativo nazionale “Iniziativa occupazione giovani”.

Successivamente, a decorrere dal 2024, è stata introdotta la cosiddetta misura: “chi più assume meno paga”, prevedendosi che la maggior deduzione, ivi introdotta, aumenti fino al 30 per cento se l'assunzione riguarda giovani ammessi agli incentivi all'occupazione giovanile.

Poi, è stato confermato e potenziato, il regime forfettario, che semplifica gli adempimenti e riduce il carico fiscale per i professionisti e piccole attività economiche, che contribuisce in particolare ai giovani che intendono intraprendere una nuova attività imprenditoriale, mediante l'applicazione di un'aliquota ridotta dal 15 al 5 per cento, per i primi cinque anni di attività. Nella medesima direzione è stato rafforzato il sostegno agli investimenti alle start up innovative.

Quindi continueremo in questa direzione e si svilupperà la politica in questa direttrice.

Mi preme però chiarire un ulteriore e fondamentale aspetto: la tutela delle nuove generazioni non può e non deve passare solo per il trattamento fiscale. Occorre piuttosto una sensibilizzazione, un intervento da più parti e di più soggetti: dagli imprenditori, alle parti sociali, agli enti di formazione e ricerca, per fare qualche esempio. Occorre, infatti, una generale attrattività del sistema Paese che passa per una corretta determinazione dei temi salariali, delle condizioni di lavoro e in genere dell'attrattività per i più giovani.

PRESIDENTE. L'onorevole Lupi ha facoltà di replicare.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. La ringraziamo, signor Ministro, a nome del nostro gruppo Noi Moderati, anche perché ha fatto bene, in questa sua replica, a ricordare i fatti, le cose concrete che in questi quattro anni abbiamo tentato di mettere in atto per ridurre complessivamente la pressione fiscale e aumentare gli stipendi, anche se poi non è ancora sufficiente. Abbiamo visto i dati anche dell'Ufficio parlamentare dal 1990 al 2024.

A noi spetta il compito di governare; a noi spetta il compito di dare risposte. Ho sentito, anche prima, alla sinistra spetta il compito - si vede che sceglie quella strada - di parlare con gli slogan e di non confrontarsi sulle proposte concrete. Basta vedere - lo dico per chi ci ascolta - il riferimento all'educazione e agli insegnanti: se c'è un Governo che aveva a cuore gli insegnanti, dopo dodici anni, questo Governo ha rinnovato il contratto degli insegnanti per ben tre volte, dando 412 euro in più al mese ad ogni singolo insegnante.

Noi oggi però vogliamo porre l'attenzione - e lo ha fatto, ma sarà anche partendo dalle disponibilità che ci saranno nella legge di bilancio - al cuore della vicenda ossia investire sui nostri giovani. I giovani sono il futuro. Se dobbiamo fare delle scelte - e lei lo sa, che noi continuiamo a insistere di concentrare le risorse e non disperderle -, in questo momento è prioritario concentrarle in un'alleanza: imprenditori, parti sociali, giovani, ma anche Governo, sui giovani.

Certamente, una delle proposte che sta avanzando, che anche Noi Moderati sostiene, è quella di provare a verificare sulle coperture di avere, almeno nei primi anni di lavoro, zero tasse per i giovani, perché è il momento in cui i giovani hanno bisogno di prendere più soldi, di avere più risorse a disposizione per pagarsi una casa, un mutuo, per mettere su famiglia. Non è solo l'unico intervento, ma - lo diciamo anche ai colleghi della maggioranza - quando ci sono poche risorse, bisogna darsi delle priorità. E se oggi questa maggioranza, che ha scelto come priorità tra le priorità quella di abbassare le tasse e di dare più risorse ad ogni singolo lavoratore, deve fare per noi la scelta delle scelte: quella di guardare alle nuove generazioni, che sono il nostro futuro.

Questa è la ragione per cui la ringraziamo del lavoro ma, come Noi Moderati, insieme credo a tutta la maggioranza di centrodestra, si insiste e si insisterà sull'azione concreta anche nell'ultimo anno (Applausi della deputata Semenzato).

(Iniziative funzionali all'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi, anche in relazione alle prospettive di crescita e all'ipotesi di mancata approvazione della settima revisione del PNRR - n. 3-02812)

PRESIDENTE. L'onorevole Del Barba ha facoltà di illustrare l'interrogazione Boschi ed altri n. 3-02812 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Signor Ministro Giorgetti, è un piacere vederla, anche perché lei si occupa di cose concrete e, in questo periodo, i suoi colleghi ci hanno mostrato delle cose quantomeno fantasmagoriche. Abbiamo visto finte riforme del federalismo fiscale, treni in ritardo ma per legittima difesa - sembra strano, ma il suo segretario fa di questi abbinamenti -, grazie e richieste che però non potevano essere richieste, spese NATO “sì” e spese NATO “no”, abbiamo visto leggi elettorali saltare sulle preferenze e leggi farlocche, come quella dello sport, piene di tutto.

Lei però si occupa di cose concrete, di conti pubblici, che stanno andando a fondo e mi preoccupavo che lei si fosse inabissato con loro. Le recenti previsioni del Fondo monetario internazionale parlano di cifre catastrofiche e siamo preoccupati, perché la revisione del PNRR rischia di peggiorare quelle cifre.

Allora ci dica lei come stanno le cose.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Dunque, prima cosa, signor Presidente e onorevoli colleghi, riguardo alle prospettive di crescita, ricordo che il quadro macroeconomico più aggiornato del Governo è quello contenuto nel Documento di finanza pubblica del 2026, presentato nel mese di aprile. Quindi, le revisioni formulate da alcuni organismi internazionali, incluso il Fondo monetario internazionale, riflettono prevalentemente il deterioramento del contesto internazionale intervenuto nei mesi successivi. Tali valutazioni si inseriscono, evidentemente, in un quadro di revisione delle prospettive di crescita che interessano, in misura diversa, l'insieme delle economie avanzate dell'area dell'euro. Le informazioni congiunturali disponibili, successivamente alla pubblicazione del Documento di finanza pubblica e i monitoraggi effettuati all'amministrazione, non evidenziano - non si va a picco: al contrario, allo stato attuale, non vengono evidenziati scostamenti tali da alterare significativamente il quadro di crescita delineato dal Governo.

Per quanto riguarda la vicenda relativa alla procedura di disavanzo eccessivo, noi rimaniamo in attesa delle definitive valutazioni dei competenti organi per il mese di settembre. Come è noto, sono in corso anche delle verifiche rispetto a quella che è la fondamentale causa di scostamento, cioè nuovi crediti in attesa del superbonus, di cui si stanno valutando legittimità e permanenza. Quindi, per tali motivi, la stima potrebbe subire revisioni al ribasso con la pubblicazione attesa per il 22 settembre.

Per quanto riguarda, invece, la settima revisione del PNRR, è semplicemente un percorso, un passaggio tecnico. Non credo e non temo che la Commissione non possa in qualche modo accettarlo, perché in ogni seduta di Ecofin approviamo revisioni del PNRR di diversi Paesi. Per quanto riguarda la nostra revisione, noi stiamo lavorando su quella originariamente presentata il giorno 12 giugno. È una delle nove richieste di revisione, attualmente all'esame della Commissione europea. In particolare, la richiesta di modifica è finalizzata ad assicurare il pieno conseguimento degli obiettivi concordati con la Commissione europea entro le scadenze previste. Essa ha carattere prevalentemente tecnico ed è volta a rafforzare l'efficacia complessiva del Piano nella fase conclusiva della sua attuazione.

PRESIDENTE. L'onorevole Mauro Del Barba ha facoltà di replicare.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, intanto mi fa piacere di vedere che lei non si sia inabissato. Le devo però dire che la trovo in apnea, in apnea in questa posizione, dove dice e non dice. Anzi, a questo riguardo, mi vorrei rivolgere alla collega che prima le ha dato del democristiano. Per la sua giovane età, forse, non si ricorda la serietà di politici come Ezio Vanoni e, in realtà, dovrebbe risalire a tempi ben più remoti, come quelli della Sibilla Cumana, quando si riferisce alle sue risposte.

Mi spiace anche che, di fronte all'oggettività dei dati che le ho ricordato, cioè le vostre previsioni, sì, dell'anno scorso, di una crescita dello 0,8, che adesso è scesa allo 0,5, lei non mostri preoccupazione, ma dica: è un fatto congiunturale. Guardi, da questi banchi, nessuno le dirà mai “piove, Governo, ladro”, però, vede, il Governo ha almeno un compito, quello di fornire l'ombrello e, se piove e il Governo l'ombrello te lo porta via, beh, allora consenta che il sillogismo si potrebbe anche chiudere.

Noi non ci vogliamo fermare qui. Vogliamo ricordare che queste stime di crescita sono un problema; che la procedura di rientro, per deficit eccessivo al 3,1, è un problema che lei stesso ha colto e attendiamo di capire come intenda risolverlo, ma, ancora una volta, rimanda vagamente alla questione del superbonus, che fin qui avete cercato di stare a galla con dei tagli lineari che, però, non producono crescita; che il 31 agosto scade il termine per l'attuazione dei traguardi e degli obiettivi del PNRR e non sapete indicarci in che modo abbiamo raggiunto la ripresa e la resilienza.

State traccheggiando per capire se l'ultima richiesta di modifica verrà o meno approvata, con un atteggiamento che è quello tradizionale della spesa, ma, invece, al momento volevamo sapere quali sarebbero i vostri interventi, qualora non fosse approvata. Lei ci fa capire chiaramente che, anche in questo caso, piove: e che ci possiamo fare noi? Aspettiamo quello che dirà l'Unione europea.

Io le auguro di trovare un ombrello uscendo da qui: fa caldo, lo usi per ripararsi dal sole. Gli italiani, però, non hanno un ombrello per ripararsi dalla grave situazione economica in cui voi li avete gettati (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

(Intendimenti in merito alle riforme in materia tributaria - n. 3-02813)

PRESIDENTE. L'onorevole Congedo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02813 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

SAVERIO CONGEDO (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, gli interventi del Governo Meloni sul fronte della riduzione delle tasse, soprattutto con riferimento ai redditi bassi e medio-bassi, rappresentano un risultato ormai consolidato, come si evince anche dalla recente relazione dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Basti ricordare, a mero titolo esemplificativo, la riforma dell'IRPEF, con l'accorpamento dei primi due scaglioni; la riduzione di due punti percentuali dell'aliquota del secondo scaglione; l'introduzione del regime forfettario.

È un risultato del lavoro svolto da lei, signor Ministro, dal Vice Ministro Leo, dal Sottosegretario Albano, in attuazione della delega di riforma fiscale che vede, ad oggi, 18 decreti legislativi di revisione del sistema tributario e 8 di riordino normativo in testi unici, che hanno già concluso l'iter parlamentare.

Alla luce di questo importante lavoro di semplificazione e razionalizzazione, le chiediamo quali benefici concreti deriveranno dall'imminente completamento dell'adozione dei testi unici e quali ulteriori iniziative il Governo intenda promuovere per rafforzare la sistematicità, la certezza del diritto e l'organicità della normativa tributaria.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, Presidente. Colleghi, con l'ormai imminente approvazione definitiva dell'ultimo degli 8 nuovi testi unici sull'ordinamento tributario, viene data attuazione all'obiettivo strategico di riordino della normativa tributaria posto dalla legge delega per la riforma fiscale, operando una generale revisione e sistematizzazione organica della normativa primaria vigente relativa ai principali tributi erariali, precedentemente contenuta in oltre 440 differenti atti legislativi.

Tale processo normativo testimonia la forte ispirazione sistematica che connota la complessiva raccolta delle disposizioni vigenti, finalizzata al superamento del particolarismo tributario e della stratificazione e sovrapposizione di produzioni normative. I testi unici costituiscono un set normativo che, vista l'assoluta peculiarità della materia tributaria, può contribuire non soltanto alla certezza del diritto e alla compliance dei contribuenti, ma anche a orientare, in maniera organica, i processi di innovazione in atto e a consentire, in maniera più incisiva, il contrasto all'evasione fiscale. È evidente, infatti, che il conseguimento dell'obiettivo della conoscibilità, consultabilità e certezza delle disposizioni tributarie non può prescindere, in apice, dalla necessità di raccogliere la disciplina tributaria vigente all'interno di raccolte sistematicamente organizzate. Il riordino della disciplina di settore in testi unici contribuirà a innovare profondamente l'ordinamento tributario, favorendo la stabilizzazione del sistema, la maggiore consapevolezza da parte del contribuente e degli operatori del complesso normativo vigente e il rafforzamento della collaborazione e del rapporto collaborativo dei contribuenti con gli uffici,

Il consolidamento della normativa in testi unici, distinti per ambiti e settori impositivi, superando la frammentazione attuale del sistema tributario in una pluralità di fonti normative, rappresenta un passaggio intermedio e necessario per il successivo riassetto dell'intera materia tributaria in un unico codice tributario che, coerentemente con gli specifici criteri di delega, sarà articolato in una parte generale, recante la disciplina unitaria degli istituti comuni del sistema fiscale, e in una parte speciale, contenente la disciplina delle singole imposte, al fine di semplificare il sistema tributario, accrescere la chiarezza e la conoscibilità delle norme fiscali, la certezza dei rapporti giuridici e l'efficienza dell'operato dell'amministrazione finanziaria.

PRESIDENTE. L'onorevole Guerino Testa, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

GUERINO TESTA (FDI). Grazie, Presidente. Nel ringraziare il signor Ministro per la risposta esaustiva e articolata, lo voglio anche ringraziare. Voglio ringraziare lei e il Governo, perché proprio oggi è notizia di stampa, si dice chiaramente come, mentre molte Nazioni europee, tipo la Germania e la Francia, hanno avuto, nel primo trimestre del 2026, un boom di deficit pubblico, invece l'Italia sta rispettando appieno le regole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E questo è giusto che tutti lo sappiano, così come tutti devono sapere che questo Governo, dopo 30 anni, ha messo in atto una riforma fiscale importante, che ha messo al centro la certezza del diritto - vuol dire regole chiare per tutti -, che ha semplificato in maniera radicale il quadro normativo, ha ridotto il contenzioso e anche la burocrazia e l'incertezza per i contribuenti.

Ha detto bene il collega prima il fatto dell'approvazione di 18 decreti delegati, 8 testi unici, un lavoro immane, proroga dei termini. Proroga dei termini, sì, perché questo è un Governo serio, che non vuole creare debito pubblico e deve trovare risorse finanziarie per attutire il colpo. Ovviamente lo ha detto anche la Corte dei conti europea, abbiamo avuto un macigno targato 5 Stelle di oltre 130 miliardi di euro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che ha rallentato alcune riforme e ha rallentato la copertura finanziaria per portare con speditezza le riforme in porto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative di competenza riguardanti gli acquisti centralizzati tramite Consip, con particolare riguardo all'approvvigionamento di beni e servizi tecnologici - n. 3-02814)

PRESIDENTE. La deputata Cavandoli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Centemero ed altri n. 3-02814 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). La ringrazio, Presidente. Ministro, il rapido sviluppo e l'adozione su scala globale di soluzioni che riguardano l'intelligenza artificiale, quindi l'innovazione, stanno determinando un incremento elevato dei prezzi della componentistica, soprattutto per quello che riguarda le memorie interne, le memorie flash, le memorie esterne dei computer. E questo chiaramente diventa un problema per quello che riguarda le pubbliche amministrazioni, che si devono dotare di questi strumenti più moderni, più efficaci e più efficienti tramite la piattaforma della Consip.

Recentemente è stata bandita una gara Consip per 8 lotti, per oltre 200 milioni di euro, e solamente uno di questi – pari a 38 milioni di euro - è stato aggiudicato, proprio perché le imprese non ritengono conveniente partecipare a queste gare. Questo chiaramente è un problema, perché le nostre pubbliche amministrazioni non riescono a stare al passo con i tempi.

Quindi le chiedo come può fare per risolvere questa problematica, che ha visto incrementare certa componentistica addirittura del 600 o del 400 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, la significativa instabilità che interessa taluni mercati dell'information and communication technology, in particolare quello dell'hardware basato su memorie, non rappresenta una criticità circoscritta a singole procedure di affidamento, ma una sfida che coinvolge l'intero sistema degli approvvigionamenti pubblici, richiedendo un costante monitoraggio delle dinamiche di mercato e l'individuazione di soluzioni innovative che consentano di coniugare l'esigenza di certezza delle procedure, volta a tutelare la concorrenza e la trasparenza dell'azione amministrativa e la parità di trattamento tra gli operatori economici, con quella di sostenibilità delle offerte.

Consip, nell'ambito del proprio ruolo di centrale di committenza nazionale, è fortemente impegnata a rafforzare la capacità degli strumenti di acquisto centralizzati di rispondere a mercati sempre più dinamici, caratterizzati da significative oscillazioni di prezzo. A tal fine, sono in corso di definizione, nel secondo semestre dell'anno in corso, modelli di gara più flessibili, volti a concentrare la competizione effettiva in finestre temporali più ravvicinate al momento dell'acquisto e a rendere più tempestiva l'attivazione di strumenti a favore delle amministrazioni. La definizione di nuovi modelli di gare è frutto, tra l'altro, del dialogo strutturato promosso da Consip con le pubbliche amministrazioni e con gli operatori di mercato, affinché le soluzioni individuate possano tenere conto delle effettive condizioni di mercato e consentire, nel rispetto della disciplina dei contratti pubblici, di contemperare le esigenze di stabilità delle amministrazioni con le specificità dei mercati caratterizzati da elevata volatilità.

In tale prospettiva, la centralizzazione costituisce uno strumento per governare contesti di mercato complessi. L'aggregazione della domanda pubblica consente, infatti, di valorizzare volumi significativi, rafforzare l'interesse del mercato, preservare la concorrenza tra operatori e brand ed individuare soluzioni contrattuali più idonee ad assicurare continuità, sostenibilità e qualità degli approvvigionamenti.

PRESIDENTE. La deputata Cavandoli ha facoltà di replicare.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Ringrazio il Ministro per aver risolto una problematica che era molto sentita, anche perché lo ribadiamo: il Governo dal 2022 ad oggi ha fatto grandissimi investimenti in innovazione; ha fatto grandissimi investimenti per ciò che riguarda la sburocratizzazione.

Questi investimenti devono poi, anche dal punto di vista dell'hardware, quindi delle nostre tecnologie applicative, essere supportati, altrimenti anche le nostre riforme, quelle che escono da questo Parlamento, che vanno in un'ottica appunto di velocizzare e di rendere efficiente la pubblica amministrazione, vengono bloccate, proprio perché manca una strumentazione che sta subendo questa impennata dei prezzi dovuta, appunto, alla volatilità del mercato, al fatto che, comunque sia, c'è una grande richiesta di componentistica per i data center, per questi nuovi investimenti che stanno veramente portando il futuro.

Noi vogliamo che il futuro resti nella nostra pubblica amministrazione, vogliamo che non ci sia un'Italia a due velocità e vogliamo che, anche per quanto riguarda l'attività di Governo e la nostra attività parlamentare, si possa andare avanti. Aver quindi individuato questa modalità di una gara Consip su modelli diversi, modelli dinamici che possano essere all'altezza della volatilità e quindi dell'evoluzione dei mercati, chiaramente dà più certezza rispetto al fatto che le imprese possano partecipare a queste gare e, quindi, possiamo assegnare alle nostre pubbliche amministrazioni le nuove tecnologie, tecnologie più moderne e più efficienti, al passo con le attività del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16,15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 16,03, è ripresa alle 16,18.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Cessazione dal mandato parlamentare di un deputato.

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta il 13 luglio 2026, l'onorevole Francesco Cannizzaro (Applausi dei deputati di Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) ha rassegnato alla Presidenza le proprie dimissioni da deputato, manifestando la volontà di optare per la carica incompatibile di sindaco di Reggio Calabria.

L'onorevole Cannizzaro ha chiesto di poter parlare per un breve intervento di saluto. Prego, onorevole.

FRANCESCO CANNIZZARO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Solitamente io non leggo gli interventi, cerco di non farlo mai; almeno in quest'Aula, in questi otto anni, ho sempre evitato di farlo. Ma le devo confessare, Presidente, e, attraverso di lei, ai colleghi, che siccome l'emozione è forte, mi limiterò ad una lettura di un intervento che ho preparato proprio questa mattina durante il volo da Reggio Calabria a Roma.

Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, amici, prendo la parola con enorme difficoltà, colpevole la forte emozione, per rivolgere un saluto all'Aula, a questo Palazzo, in tutte le sue componenti che, in questi otto anni, ha rappresentato per me non soltanto un luogo di lavoro, di confronto, di crescita, di servizio alla Repubblica e ai cittadini che mi hanno eletto loro rappresentante, ma anche una seconda casa. Seconda, sì, perché la prima sapete tutti molto bene qual è per me: è Reggio, è la Calabria. È noto a tutti, infatti, il percorso che nei mesi scorsi ho deciso di intraprendere, scegliendo di lasciare questo luogo compiendo una scelta di cuore. E proprio in virtù di ciò, non mi sorprende affatto la velocità con cui proprio qui, dentro le mura della Camera, l'appellativo “sindaco” abbia sostituito quello di “onorevole”, e questo già prima che venissi eletto primo cittadino, lo devo ammettere. Un piccolo aneddoto che ho tenuto ad evidenziare perché è la riprova di quanto anche voi sappiate quanto io tenga alla mia terra e, di conseguenza, al ruolo politico e istituzionale che ho deciso di rivestire con infinito orgoglio.

Essere deputato è stato il più alto onore che potessi ricevere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier). Ritengo di aver svolto il doppio mandato parlamentare con serietà, senso del dovere, rispetto dei ruoli, rispetto verso questa istituzione e, soprattutto, verso i miei conterranei, che hanno scelto che io fossi qui a rappresentarli, nella piena consapevolezza della responsabilità che un parlamentare assume nei confronti del territorio che lo elegge.

Oggi mi dimetto, lascio ufficialmente questi scranni perché i reggini mi hanno affidato un nuovo compito, che è tanto straordinario, quanto impegnativo. Guidare la città di Reggio Calabria e tutta la sua area metropolitana è una scelta che, come ben sapete, ho assunto anteponendo a ogni altra valutazione l'amore viscerale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), misto a profondo senso di responsabilità, che nutro nei confronti di Reggio. E proprio lì, a casa, nell'esercizio delle mie nuove funzioni, porto con me l'esperienza maturata in quest'Aula, il valore del dialogo tra posizioni diverse, la rete dei rapporti intessuti tra queste mura e, non di meno, la convinzione che la buona politica sappia mettere sempre al centro l'interesse del bene comune.

Continuerò a venire a Roma, ma lo farò indossando la fascia tricolore. Continuerò a servire i cittadini e le istituzioni con lo stesso impegno, forse anche maggiore stavolta, perché ho come obiettivo quello di costruire una Reggio metropolitana migliore, più bella, più moderna, più internazionale, capace di guardare al futuro con fiducia e, soprattutto, con consapevolezza, così come stiamo facendo già da tempo in Calabria con la guida brillante e lungimirante del presidente Roberto Occhiuto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Prima di svestire i panni di deputato, desidero rivolgere un sincero ringraziamento ai colleghi di ogni schieramento politico, ai Presidenti della Camera che si sono succeduti in questi anni, al personale di Montecitorio e a tutti coloro che, con competenza e discrezione, consentono quotidianamente il funzionamento di questa essenziale istituzione.

Un ringraziamento particolare va al mio partito, a Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), in primis al presidente Silvio Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), che tanti anni fa mi ha dato la possibilità di intraprendere questo percorso azzurro; e poi al mio, al nostro, segretario nazionale, il Vice Premier Antonio Tajani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), per la fiducia, per il sostegno che non mi ha mai fatto mancare e che sono certo continuerà a darmi da straordinario uomo di partito, ma anche e, soprattutto, di Governo; a tutto il gruppo di Forza Italia, alle amiche e agli amici con i quali abbiamo lavorato gomito a gomito, notte e giorno, per anni; all'attuale capogruppo, onorevole Enrico Costa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), e al già oggi Sottosegretario, onorevole Paolo Barelli (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE); a tutti i membri del Governo, in particolar modo ai cinque Ministri di Forza Italia e a tutti i Sottosegretari, con cui continuerò a lavorare; non da ultimo, ai componenti della Commissione bilancio, con cui abbiamo trascorso estenuanti e indimenticabili nottate di lavoro.

Infine, non posso non citare due persone fondamentali nel mio percorso umano e politico, e sono Jole Santelli e Maurizio D'Ettore (Applausi). E di Maurizio, coincidenza da brividi, proprio oggi ricorre il giorno del compleanno: auguri Maurizio (Applausi). A Jole e Maurizio ho già avuto modo di dedicare la mia vittoria elettorale e ad entrambi mando un simbolico e affettuoso abbraccio da questi scranni, con grande senso di riconoscenza e amicizia. Ciao Jole, ciao Maurizio.

Lascio quest'Aula con la gratitudine e l'orgoglio di aver servito la Repubblica italiana, dando sempre il massimo. Continuerò a farlo da sindaco, con lo stesso spirito di servizio, con rinnovata passione, con grande senso dello Stato ed umiltà. Sono entrato qui, Presidente, con la sciarpa della Reggina al collo. Ne esco con la cravatta amaranto, arricchita dal ricamo dello stemma del comune che adesso rappresento, perché, come dissi nei mesi scorsi lanciando la mia candidatura a sindaco proprio da questo Palazzo, Roma può aspettare, Reggio no. Viva la Camera dei deputati, viva Reggio e la Calabria, viva l'Italia. Grazie e buon lavoro a tutti quanti voi (Applausi - I deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE si levano in piedi).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cannizzaro. A nome mio e della Presidenza le auguriamo ogni migliore fortuna e buon lavoro da sindaco.

Trattandosi di un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 13, comma 3, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-bis, comma 2, del Regolamento, di questa comunicazione di dimissioni e della conseguente cessazione del deputato Francesco Cannizzaro dal mandato parlamentare.

Nuova articolazione dei lavori dell'Assemblea per il periodo 22 luglio-6 agosto 2026 e conseguente aggiornamento del calendario vigente. Organizzazione dei tempi di esame degli argomenti iscritti nel calendario.

PRESIDENTE. Comunico che, nell'odierna riunione della Conferenza dei Presidenti di gruppo, è stata stabilita una nuova articolazione dei lavori per il periodo 22 luglio - 6 agosto 2026. 

Il calendario vigente, conseguentemente aggiornato e in distribuzione in Aula, è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta odierna, unitamente all'organizzazione dei tempi per la discussione degli argomenti iscritti nel calendario, conclusi in sede referente, e delle mozioni presentate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire sulla comunicazione relativa alla riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo l'onorevole Riccardo Ricciardi.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Noi abbiamo chiesto, rispetto al calendario stabilito… scusate, appena… scusi Presidente…

PRESIDENTE. Sì, un attimo, blocchiamo anche…

RICCARDO RICCIARDI (M5S). … no, no, capisco.

PRESIDENTE. Un attimo ancora. Azzeriamo il tempo, per favore. Prego.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie. Rispetto al calendario stabilito nella Conferenza dei presidenti di gruppo, è stata calendarizzata per giovedì 30 la relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla vicenda del deputato Andrea Delmastro. Noi riteniamo che questa votazione debba avvenire al più presto possibile perché quello che è accaduto in Giunta è una cosa scandalosa, a cui siamo ovviamente abituati. Avere negato alla procura la possibilità di utilizzare le chat che Andrea Delmastro, da Sottosegretario per la Giustizia, aveva con un pregiudicato, prestanome di una famiglia mafiosa con cui faceva affari, è una cosa scandalosa.

Noi pretendiamo che si voti domani su questo fatto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Le motivazioni con cui la Giunta ha approvato la relazione di maggioranza parlano dell'indipendenza dell'azione politica del deputato in questione. È l'indipendenza dell'azione politica di un Sottosegretario per la Giustizia aprire un ristorante con un prestanome della camorra e della mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)?

È l'indipendenza dell'azione politica tutto questo o è solo la copertura degli sporchi affari che sono stati fatti e di cui non è dato sapere? Perché qualsiasi cittadino, in questa Repubblica, non ha queste tutele, ma solamente i deputati e senatori che voi proteggete, perché, se ieri la responsabilità era di Delmastro e del partito di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia, da oggi si estende a tutta la maggioranza di Governo. La responsabilità politica di coprire chi apriva ristoranti con i prestanome di gente che faceva parte della criminalità organizzata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Leggere le prime reazioni di Fratelli d'Italia, che tirano in ballo il senatore Scarpinato, è qualcosa di indecente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Fatelo! Fatelo! Perché noi ci teniamo ad evidenziare che voi avete Delmastro e noi abbiamo Scarpinato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Fatelo! Continuate a mettere vicini questi due nomi. Proprio nella settimana in cui il Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, ha avuto l'indecenza di appropriarsi della figura di Paolo Borsellino, dicendo che sarebbe stato un Ministro di Fratelli d'Italia, noi abbiamo la decenza di non parlare a nome di Paolo Borsellino (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ma pensare che qualsiasi persona della magistratura o delle Forze dell'ordine che fa della lotta all'antimafia una vocazione possa difendere un Sottosegretario e non avere la trasparenza delle sue comunicazioni telefoniche riteniamo che sia quantomeno una contraddizione. Qualsiasi persona che veramente fa dell'antimafia la lotta non vorrebbe neanche sedere accanto a una persona come Andrea Delmastro e al partito e alla maggioranza che lo difende (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che mostrano cartelli recanti la scritta: “Fuori le chat! - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Chiedo agli assistenti d'Aula se possono intervenire a recuperare i cartelli. Grazie, il messaggio è arrivato. Chiedo la cortesia agli assistenti con garbo e con maniera (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente)… Chiedo ai colleghi di consegnare i cartelli. Aspettiamo un attimo, prima di proseguire, che tutti i cartelli vengano tolti. C'è ancora un cartello. Con garbo e con maniera. Prego, ancora un cartello da consegnare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Onorevole Perantoni, per favore! Onorevole Perantoni, consegni il cartello per cortesia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente Conte, consegni il cartello, per favore. Per favore! Per favore! Onorevole Penza (Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Grazie. Per favore, proseguiamo. Onorevole Gubitosa, per favore (Il deputato Malaguti: “È una mancanza di rispetto verso la Presidenza!”)! Diamo anche… (Dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle: “Vergogna!” - Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Ridicoli!”)… Colleghi, per favore. Colleghi, per favore, altrimenti non possiamo proseguire. È giusto che sull'argomento intervengano anche gli altri già prenotati e, in particolare, l'onorevole Gianassi. Prego, onorevole. È giusto sentire anche gli altri colleghi. Prego.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Il 30 luglio è un giorno decisivo per la dignità del Parlamento: o verranno difese le istituzioni repubblicane o ci sarà la cedevolezza delle istituzioni all'“amichettismo”. Non lo possiamo accettare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È un giorno spartiacque per la legislatura ed è un giorno spartiacque per la Presidente del Consiglio e per Fratelli d'Italia. Non ci sono più scuse dopo quel giorno.

I fatti sono noti. Il Sottosegretario per la Giustizia è divenuto socio in affari, mentre era Sottosegretario, della figlia appena maggiorenne di un prestanome per mafia, quando era già stato condannato; ora la sentenza è definitiva. C'è un'indagine della procura di Roma per reati gravissimi, intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravati dall'agevolazione mafiosa, i reati tipici di mafia, e quella procura chiede al Parlamento di ottenere l'autorizzazione alla trasmissione delle chat tra Delmastro e Caroccia.

E dice anche che quelle chat sono indispensabili per il procedimento penale contro la mafia, perché servono a verificare l'attendibilità delle dichiarazioni degli indagati e a ottenere elementi sugli spostamenti delle somme di denaro. Senza quelle intercettazioni vengono meno elementi decisivi per lo svolgimento del processo.

Dunque si tratta di scegliere: o si tutelano le conversazioni di un amico o si tutela la procura della Repubblica che indaga contro la mafia; tutto non può stare insieme (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questi sono i fatti, di questo stiamo parlando. E la Presidente del Consiglio, quando ha perso il referendum perché 15 milioni di italiani hanno detto “no”, aveva promesso che non avrebbe più difeso gli amici. Perché lo sta facendo di nuovo, allora?

Perché ci siamo trovati, solo pochi giorni fa, a celebrare la figura di Paolo Borsellino, quella straordinaria figura, e poi non abbiamo la forza della coerenza negli atti parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Non ci possono essere cedevolezze. Cos'è che imbarazza? Qual è il terrore di quelle conversazioni? Qualunque sia il terrore che sta dentro quelle conversazioni, qualunque sia la paura, non legittima un voto contrario, non legittima a fermare l'attività di repressione contro la mafia, contro la mafia romana in questo caso. Non è accettabile.

Quel giorno è un giorno decisivo. La Presidente del Consiglio ci metta la faccia e Fratelli d'Italia ci metta la faccia, altrimenti è ridicolo anche solo immaginare di presentare al Senato un emendamento per allargare le intercettazioni, come richiesto dal procuratore nazionale antimafia Melillo, se nelle stesse ore si vota per tutelare un amico dinnanzi a una richiesta della procura della Repubblica che ha una sola finalità: consentire la celebrazione di un'indagine accurata contro la mafia. Non è possibile fare altrimenti. Occorre quel giorno votare a favore della richiesta della procura della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Anche noi di Alleanza Verdi e Sinistra chiediamo che su questa vicenda dell'onorevole Delmastro e sul tentativo di nascondere la verità su questa vicenda si voti immediatamente in Aula. Si voti subito, perché a casa ci sono milioni di italiani che alla versione dell'onorevole Delmastro non hanno creduto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Quando Delmastro ha detto “non ho googlato, non ho controllato chi fosse il padre della neodiciottenne con cui stavo aprendo una società”, a casa milioni di italiani hanno detto “non ci crediamo”. E non ci crediamo nemmeno noi di AVS, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). E allora, rispetto a queste omissioni, a queste bugie, a queste che noi riteniamo essere frottole, possiamo affidarci soltanto a un'indagine della magistratura.

La magistratura ha chiesto di vedere le chat di Delmastro e del prestanome Caroccia, ha chiesto di fare chiarezza, ha definito quelle chat indispensabili per un'inchiesta contro la mafia. Allora, se questo Parlamento, come ha già fatto la Giunta per le autorizzazioni, dovesse negare ai magistrati di fare il loro lavoro, cioè di fare luce su una vicenda oscura e inquietante, si farebbe complice, diventerebbe un Parlamento dell'ingiustizia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) in un Paese che, invece, di giustizia e di verità ha fame. Vogliamo sapere chi ha paura di quelle chat e perché.

Cosa contengono? Cosa c'è scritto? Presidente, è l'unico modo di accertare la verità, non ce ne sono altri! E noi non accettiamo che qualcuno, col favore delle tenebre, a partire dalla Presidente Meloni fino all'ultimo dei parlamentari che voteranno contro la concessione di quelle chat, si nasconda per nascondere gli affari sporchi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) che potrebbero emergere dalla lettura di conversazioni indispensabili!

Guardate, è un momento grave, perché il Parlamento, come primo obiettivo, ha quello di difendere la legalità (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), di difendere l'Italia dalle mafie che la stanno spolpando! E che si proietti un'ombra addirittura sul Ministero della Giustizia, quello che dovrebbe essere più di ogni altro un palazzo di vetro, una casa della trasparenza, in cui c'era un Sottosegretario che faceva società con prestanomi dei mafiosi, ecco, che si proietti un'ombra proprio lì è il segno che questo Paese sta andando a rotoli e che questo Governo se ne deve andare il prima possibile; non bastano le dimissioni di Delmastro, non bastano (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)!

PRESIDENTE. Si sono così conclusi gli interventi svolti ai sensi dell'articolo 24, comma 2, del Regolamento.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2988-A (16,40).

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 2988-A​)

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 2988-A​: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità”.

Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato da ultimo respinto l'emendamento 6.5 Berruto e che sono stati accantonati l'emendamento 1.1000 Maffioli, l'articolo aggiuntivo 4.01000 Cavandoli e tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 8.

Passiamo all'emendamento 6.6 Berruto, a pagina 11 del fascicolo, sul quale il relatore, il Governo e la Commissione bilancio, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, hanno espresso parere contrario.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati - dalla foresta di Sherwood, dal Ministro che toglie a chi ha poco per dare a chi ha tanto - con la seconda delle opportunità che abbiamo offerto al Ministro e al Governo per correggere questa stortura, che comporterebbe lo storno di risorse, azzerandolo, dal progetto Zola, unico progetto messo in azione rispetto alla crisi del calcio italiano, alle calciatrici dilettanti.

Signor Ministro, nonostante lei continui a far circolare la versione che lei non avrebbe tolto - nella vecchia versione, quella dell'1 per cento - il contributo alle dilettanti, le ricordo che le calciatrici della Lega Pro sono dilettanti, nel senso che il professionismo femminile non c'è se non per la Serie A. Forse l'aveva dimenticato o sbadatamente non ha sottolineato questo aspetto. Quindi lei avrebbe tolto risorse alle calciatrici dilettanti e alla filiera che costruisce il professionismo femminile, che - ripeto ancora una volta - noi abbiamo permesso nella precedente legislatura che potesse trovare un fondamento legislativo.

La seconda possibilità che le abbiamo offerto con questo emendamento, che è stato firmato in modo unitario dalle opposizioni, riguardava proprio la possibilità di trovare quelle risorse da un'altra parte, ovvero con riferimento a un tema che ha visto questo Parlamento esprimersi all'unanimità con una legge che ha ricevuto anche grandi complimenti dalla Lega calcio di Serie A, che riguarda la lotta alla pirateria.

Ora, in svariate occasioni, compresa quest'ultima, abbiamo audito l'amministratore delegato della Lega calcio De Siervo, che giustamente sostiene che le risorse destinate alla lotta alla pirateria vengono sottratte principalmente alla Serie A. E allora cosa non torna, Ministro, del suo parere contrario al fatto di restituire queste risorse, che sono tolte alla Serie A, alla Serie A stessa, con un vincolo di utilizzo che riguarda il calcio professionistico femminile, alle 12 società alle quali ho fatto riferimento in tutti gli altri miei interventi? Purtroppo, anche su questa seconda possibilità voi vi siete espressi con un parere contrario secco. Lo ripeto ancora una volta a favore dell'Aula: la soluzione di compromesso che è stata trovata, ovvero di dividere quell'1 per cento dei diritti televisivi, provenienti dalla legge Melandri, circa 10 milioni e poco più, in due parti uguali - lo 0,5 per cento al calcio professionistico femminile e lo 0,5 per cento che resta al progetto Zola, alla Lega Pro e a tutte le altre attività che la Federazione Gioco Calcio decide, perché lei sa bene, Ministro, che quell'1 per cento è nella disponibilità della Federazione Gioco Calcio, che decide quindi come utilizzarlo -, questo compromesso al ribasso che abbiamo trovato, poco fa citavo il modo di dire che si riferisce al fatto che “due feriti sono meglio di un morto”, in realtà, non viene da lei. Lei non ha avuto la nostra fiducia quando ci ha chiesto: fidatevi di me, troverò io altre risorse per continuare a finanziare il progetto Zola e così via; lo ha detto ai diretti responsabili della Lega Pro e non ci ha convinto, non ha la nostra fiducia, ma non ha neanche la fiducia della sua maggioranza, Ministro, perché alla fine il compromesso l'abbiamo dovuto trovare su un emendamento che proveniva proprio dal gruppo di maggioranza che sostiene lei e il suo Governo. Infatti, l'effetto, se non troviamo altre risorse e se andiamo nella direzione del dimezzamento di quelle esistenti, lo sa qual è, signor Ministro? Semplicemente tutte le società che vedranno ridotte le risorse - quindi il Lumezzane, il Trento, l'Ascoli - lo sa che cosa faranno, Ministro? Taglieranno prima di tutto il calcio femminile, che ovviamente è ritenuto ingiustamente l'anello debole della catena. Quindi, l'effetto sarebbe anche moltiplicatore, nonostante si sia mantenuta una parte di contributo, ma la riduzione del contributo complessivo del 50 per cento comporterà che molte società rinunceranno proprio alla parte iniziale che conduce le atlete, le calciatrici, verso il sogno di essere professioniste.

Io chiedo un'ulteriore riflessione su questo tema e l'accantonamento di questo emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole, relatore Cangiano, sulla richiesta di accantonamento dell'emendamento 6.6 Berruto, lei cosa risponde?

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Berruto, la votiamo? Sì, la votiamo.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 6.6 Berruto, con parere contrario del relatore.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge, per 35 voti di differenza.

Passiamo all'emendamento 6.6. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ferrari. Ne ha facoltà.

SARA FERRARI (PD-IDP). Sì, grazie Presidente. Per esprimere il dispiacere di questo “no” a una proposta che individua la possibilità di dimostrare, veramente, il fatto che credete nel sostegno al calcio femminile.

E anziché togliere questi 10 milioni di euro alla Lega nazionale dilettanti attraverso la FIGC, che li distribuiva sia al settore giovanile, che a quello scolastico, che a quello femminile, e che ora, invece, andrà ad assegnarli alle squadre femminili di serie A che, come ricordo, 9 su 12 dipendono da società di serie A maschili, che possono benissimo sostenere il loro settore femminile… questo non va a dimostrare il vostro reale intento di sostegno al calcio femminile, perché tagliare la base per sostenere il vertice non funziona (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento, in cui c'è anche la firma mia e del collega Amato, è un altro emendamento sul quale, appunto, sarebbe valsa la pena di un supplemento di riflessione, perché è un emendamento che mette insieme due buone cose, il contrasto alla pirateria e il sostegno al calcio femminile di qualunque ordine e grado. Quindi, piuttosto che andare a prendere le risorse - come è stato già ribadito dai colleghi - dal calcio giovanile, dai vivai, dal calcio dilettantistico anche femminile, perché non prenderle dalle sanzioni pecuniarie che vengono irrogate nei confronti di chi, appunto, commette il reato di pirateria?

Anche questo è un emendamento che sancisce un principio di buonsenso. Non ne capisco realmente la contrarietà, anche perché in Commissione abbiamo affrontato dei provvedimenti per il contrasto alla pirateria e la maggioranza di centrodestra si è spesa in tantissime parole rispetto a questo fenomeno e a come sia importante agire non solo per prevenire ma anche per sanzionare chi commette questo reato a discapito del diritto d'autore, a discapito, ovviamente, di quelli che sono anche i diritti televisivi. Allora, faccio un appello alla maggioranza affinché si metta una mano sulla coscienza: invece che fare il Robin Hood al contrario, come ha anche più volte sottolineato il collega Berruto, sarebbe il caso, per una volta, di fermarsi a riflettere e fare una cosa buona. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.6 Berruto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'emendamento 6.1000 Giachetti. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Ogni tanto tra noi c'è qualcuno che ritiene che qualcun altro non abbia capito e che, quindi, scelga di agire in un determinato modo perché non ha capito, magari pensando di avere la verità rivelata. Io, molto più umilmente, penso semplicemente che ciascuno di noi capisce perfettamente quello di cui si occupa e che legittimamente si possano avere delle opinioni diverse. In questo senso, noi siamo convintamente a favore del potenziamento dello sport femminile e abbiamo votato coerentemente tutti gli emendamenti che portavano un potenziamento dello sport femminile, in particolare in riferimento al campionato professionistico di serie A femminile.

Abbiamo votato degli emendamenti che potevano essere migliorativi e non sono passati. Noi non siamo convinti che, siccome non è stato possibile un miglioramento, la scelta conseguente sia quella di creare un peggioramento, perché quello che accade alla fine di questo provvedimento, se non passa l'emendamento, che noi abbiamo proposto, di riportare all'1 per cento la quota prevista per il campionato professionistico di serie A femminile, è che tutto quello che di meglio volevamo non l'abbiamo ottenuto e abbiamo ottenuto - e mi meraviglio che, in modo così trasversale, tutti siano d'accordo - come unico risultato il dimezzamento dei fondi per il campionato professionistico di serie A femminile, cioè un depotenziamento dello sport femminile. Per noi, è una scelta di coerenza. Se crediamo davvero nello sviluppo del calcio femminile, non possiamo accompagnare questo percorso con una riduzione delle risorse destinate alla sua organizzazione. Pensiamo che sarebbe un segnale contraddittorio, perché da un lato si celebra la crescita del movimento e dall'altro si dimezzano gli strumenti a disposizione di chi è chiamato a sostenerne lo sviluppo.

Il professionismo, nel calcio femminile, rappresenta una conquista recente e molto importante, signor Presidente, ma il professionismo non si consolida con le dichiarazioni di principio: richiede stabilità, programmazione e investimenti. Per questo motivo, per noi è fondamentale non arretrare rispetto agli strumenti che erano stati individuati per accompagnare questa fase di crescita. Per questa ragione, abbiamo fatto un emendamento che ripristina la proposta originaria, cioè quella di riportare all'1 per cento il finanziamento in questo settore (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Guardi, curiosamente, lo faccio io, a nome della maggioranza - diciamo -, semplicemente per correggere un'imprecisione su quanto è stato detto. Non c'erano risorse destinate al calcio professionistico femminile che sono state dimezzate: non ce n'era nessuna e il provvedimento, splittando in due parti delle risorse che erano destinate alla Federazione Italiana Giuoco Calcio - che aveva un accordo per le cose che ho citato prima: il progetto Zola, lo sviluppo del settore giovanile eccetera - naturalmente le usava anche sulla parte degli investimenti dei settori giovanili, inclusi quelli femminili.

Quindi, solo a onore del vero e ciascuno, ovviamente e legittimamente, vota quello che ritiene opportuno, però le risorse sul professionismo femminile non c'erano. Adesso verranno aggiunti questi circa - vado a spanne - 5 milioni che, però, sono sottratti a un altro progetto e a un altro tipo di progettualità, che sviluppava settori giovanili anche femminili. Questa è semplicemente una mia dichiarazione di voto, naturalmente è contraria a questo emendamento, ma almeno è la realtà di quello che è scritto nel testo.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1000 Giachetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'emendamento 6.10 Berruto.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Presidente, per esprimere il parere favorevole su questo emendamento e per dire che non sono solito giocare al gioco delle tre carte. Nel testo originario del Governo era previsto uno stanziamento dell'1 per cento. Con un emendamento che è stato proposto, come è stato anche ricordato, questo stanziamento è stato ridotto allo 0,5 per cento nel testo che è arrivato in Aula. Il nostro emendamento chiedeva di riportarlo non a quello che non c'era, ma a quello che c'era nel testo originario, che è stato tagliato dall'emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.10 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.05 Zanella.

Ha chiesto di parlare la deputata Luana Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. La proposta emendativa cancella la disposizione contenuta nel famoso decreto Economia che prorogava Simico, la società che aveva il ruolo di realizzare le opere e gli interventi per le Olimpiadi Milano-Cortina, fino al 2033.

Abbiamo, in più occasioni, sottolineato che questa Società Infrastrutture, che fa capo al Ministro Salvini, è, da una parte, guidata e amministrata da Fabio Massimo Saldini, il cui incarico dovrebbe scadere a fine anno; ma, soprattutto, Fabio Massimo Saldini, essendo commissario straordinario, amministratore delegato, direttore generale - guardate a caso - praticamente, non ha completato nemmeno le opere e gli interventi previsti e descritti ampiamente nella piattaforma che lui stesso dovrebbe amministrare e conoscere bene. Quindi, la proroga sarebbe per completare cosa? Le opere olimpiche e i lasciti delle medesime che, ovviamente, non si completeranno nemmeno entro l'anno.

Sottolineo che la Simico è molto sotto attenzione sia dalla Corte dei conti - noi abbiamo anche inviato alla Corte dei conti un nostro esposto - ma, perfino, dalla procura della Repubblica di Belluno; quindi, si tratta di una società fin troppo attenzionata e di un amministratore sin troppo compromesso. Ricordo solo che l'oggetto dell'inchiesta riguarda, in particolare, la famosa cabinovia Apollonio-Socrepes il cui costo iniziale doveva essere di 22 milioni, arrivato poi a 35, ma, pensate, non è stata ancora completata. Non si utilizzerà nemmeno nel corso dell'estate e nemmeno, io credo, nel corso dell'inverno. Non sono stati effettuati gli ultimi controlli; non c'è l'omologazione; insomma, non ci sono tutte le cose necessarie che, invece, avrebbero dovuto essere garantite. Ebbene, noi chiediamo che non si possa prorogare, fino al 2033, una società che doveva esaudire il suo mandato all'interno del tempo previsto per l'effettuazione delle Olimpiadi che, come sappiamo, si sono concluse da qualche mese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.05 Zanella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'emendamento 7.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.1 Auriemma, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'emendamento 7.2 Berruto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauro Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Passiamo a un articolo diverso da quelli precedenti che dovrebbe essere, come dire, coerente con le parole del Ministro, cioè rivolto principalmente allo sport sociale, alla diffusione della pratica sportiva, al sostegno alla pratica sportiva per i più fragili.

Ci vediamo bocciare e respingere un emendamento che, semplicemente, vi ricordava un fatto, sempre per restare nell'ambito della fattualità, cioè che quel sostegno, che nel 2025 era di 30 milioni di euro, passa, a partire dall'anno 2027, a 2 milioni di euro.

Ora, lascio il giudizio sulla valutazione di impatto di quanto un contributo economico che si riduce di una percentuale - che non riesco neanche a calcolare in questo momento, da quanto è grande - possa continuare quel beneficio di una iniziativa che effettivamente aveva prodotto qualche risultato e che viene drasticamente - ecco, mettiamola così - ridotta, al netto di alcune difficoltà di attuazione che anche nella precedente versione erano emerse.

Noi abbiamo semplicemente chiesto, con questo emendamento, di ripristinare, di ritornare al finanziamento originario, quei famosi 30 milioni di euro che citavo, che già quelli purtroppo - ahimè, perché resta un fatto innegabile che in Italia, ancora oggi, lo sport lo faccia fondamentalmente chi se lo può permettere - erano comunque pochi, ma da 30 a 2 milioni mi sembra che il salto sia davvero eccessivo.

PRESIDENTE. Il deputato Ciani sottoscrive l'emendamento in esame. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.2 Berruto, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'emendamento 7.3 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento, ma anche con i due successivi, andiamo ad emendare la parte di questo provvedimento che tratta il Fondo Dote per la famiglia. Un Fondo che al 2025 aveva in pancia 30 milioni di euro, dei finanziamenti che servono per fare in modo che lo sport possa essere accessibile anche a quelle bambine, a quei bambini delle famiglie un po' più bisognose. C'era questa forma di finanziamento che, passando per le associazioni, permetteva di avere dei voucher sportivi per l'accesso, sotto una determinata soglia ISEE.

Ebbene, che cosa è accaduto in questo provvedimento? Questo Fondo Dote per la famiglia di 30 milioni di euro passa a 2 milioni di euro. Facile fare i conti, facile capire quanto sia stato ridotto e, Ministro, con tutta la sincerità di questo mondo, più che parlare di un rifinanziamento di un Fondo, qui sembra un po' che abbiate fatto una colletta: vedere un po' che cosa si riusciva a racimolare e lo si è messo in questo Fondo.

In realtà non è neanche così, perché questi 2 milioni vengono da un altro Fondo a cui vengono tolti che, bene o male, aveva le stesse finalità. Quindi, di fatto, quello che fate è poco e niente. E con i nostri emendamenti vi diciamo: tornate ai 30 milioni di euro che avevate stanziato nel 2025. Ma vi diciamo anche di più, vi diciamo: guardate che, per come sta andando l'Italia sotto la vostra guida, forse, forse dobbiamo iniziare ad aumentare anche la soglia ISEE per poter accedere a questi finanziamenti, perché le famiglie ogni giorno, ogni ora, devono fare i conti con l'aumento del costo della vita, dei trasporti, l'erosione totale del potere d'acquisto, i carburanti che superano i 2 euro. Insomma, diventa pure complesso per una famiglia mettersi in macchina e accompagnare solo il figlio o la figlia a fare attività sportiva. E si sa che, quando poi il bilancio familiare si restringe, di fatto lo sport per i propri figli è forse la prima cosa che si va a tagliare. E quello che fino a poco fa, fino a prima del grande Governo guidato da Giorgia Meloni si poteva considerare una famiglia benestante, ora non lo è più. E quindi è necessario che determinate misure, come ad esempio questa, rivedano l'adattamento della soglia ISEE.

Ricordo a tutti che rendere accessibile lo sport non è qualcosa che si lega solo al benessere fisico del bambino o della bambina, dei ragazzi e delle ragazze, ma parliamo di uguaglianza; parliamo di permettere ai nostri figli di crescere insieme agli altri, di sviluppare fiducia in se stessi, di sentirsi parte di una comunità. In una società non possiamo assolutamente accettare che tutto questo dipenda dal reddito della famiglia in cui si nasce. Quindi, ci ritroviamo con questo misero rifinanziamento del Fondo per cui anche lo sport, anziché diventare uno strumento di unione, di rivalsa, di comunità, diventa uno strumento di disuguaglianze sociali. E non possiamo veramente fare in modo che questo sia un privilegio solo di chi può permetterselo, deve essere un diritto di ogni famiglia, uno strumento che deve ridurre le disuguaglianze, non ampliarle. E con 2 milioni di euro non ci facciamo nulla, niente; forse era più dignitoso lasciarlo a zero, era sicuramente più dignitoso, forse, lasciarlo a zero perché, se con 30 milioni abbiamo coperto 80.000 istanze, se non ricordo male 80.000 famiglie, con 2 milioni che si fa? Cioè, veramente, io non riesco a capire in che modo si possano sfruttare questi 2 milioni per dare i contributi a tutta la Nazione. È qualcosa di ridicolo. Ministro, glielo ripeto: era meglio lasciarlo a zero, come avevate fatto l'anno scorso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.3 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo all'emendamento 7.4 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.4 Caso, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo all'emendamento 7.5 Caso. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.5 Caso, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'emendamento 7.6 Berruto.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anch'io torno rapidamente su questo, l'ho già accennato nel primo emendamento che è stato bocciato. Ovviamente condivido, una per una, le parole del collega Caso. E, oltre all'evidenza clamorosa del definanziamento - anch'io ritengo che sarebbe stato più dignitoso non parlarne proprio, far tendere a zero quella proposta -, mi permetto di sottolineare nuovamente, dopo che il collega l'ha già sollevato, il tema riguardante l'ISEE. Credo che proporre un intervento di sostegno e di accesso più democratico - mettiamola in questa maniera - alla pratica sportiva per famiglie con ISEE così basso sia oggettivamente un tema clamoroso, perché - lo ripeto - chi è in quelle condizioni di evidente difficoltà su tutto, probabilmente, la prima cosa che elimina, ahimè, è proprio la pratica sportiva.

Questo, poi - come sappiamo e ci siamo detti mille volte in quest'Aula -, ha un effetto moltiplicatore su dei costi, su dei costi sociali, su dei costi alla salute. Cioè, non è un definanziamento a costo zero, è un definanziamento che aumenta poi dei costi, che sono conseguenti a una scelta chiara di questo Governo, che, ancora una volta, rientra nella cifra della sua azione. È un'operazione spot che viene messa in azione e raccontata in maniera molto roboante, che, in realtà, poi, nasconde difficoltà di utilizzo che fanno sì che anche quei 30 milioni, di cui abbiamo parlato nel 2025, non siano per nulla stati spesi tutti - e questo è un altro tema - e poi, quando si tratta, invece, di andare nel concreto, nel sostegno strutturale e nella tutela e nella coerenza del comma 7 dell'articolo 33, cioè di permettere un accesso ampliato, maggiore, più democratico e più accessibile alla pratica sportiva, ci propone un testo con un decreto-legge che riduce quasi a zero un investimento fatto e mantiene un livello di accessibilità, una soglia ISEE che - ribadisco - è quasi offensiva, perché è una soglia talmente bassa che, molto probabilmente, anche questi 2 milioni, che non sono niente, anche in questo caso, non verranno utilizzati al 100 per cento.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.6 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo all'emendamento 7.7 Berruto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 7.7 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Passiamo adesso all'articolo 8. Essendo stato accantonato, chiedo i relativi pareri al relatore o alla relatrice in questo caso. Maffioli, sì… è la relatrice?

MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Grazie, Presidente…

PRESIDENTE. No, scusate, il relatore chi è? È soltanto l'onorevole Cangiano. Quindi, non ho capito, deputata Maffioli, lei su cosa vuole intervenire? Scusi, è solo per capire. Diamo voce alla collega. Prego.

MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Grazie, Presidente. A nome del gruppo della Lega, annuncio il ritiro degli emendamenti 8.1006 e 8.1007 Cavandoli, relativi, appunto, all'articolo 8. Li ritiriamo in pieno spirito e rispetto della coalizione, perché i pareri del MEF avrebbero necessitato di un certo periodo di tempo per poter essere espressi, quindi non vogliamo protrarre ulteriormente l'istruttoria e l'iter di questo provvedimento.

Resta, però, da parte nostra, una certa perplessità relativamente al riordino dell'Unione italiana tiro a segno. Perplessità che non nasce casualmente, ma che affonda le proprie radici nell'ascolto del territorio e delle sezioni che sul territorio ci hanno voluto rendere partecipi delle loro perplessità, delle loro preoccupazioni circa il fatto che queste modifiche possano andare ad aggiungere delle difficoltà operative, delle difficoltà gestionali, quando non addirittura mettere in discussione il patrimonio acquisito con ingenti investimenti e anche con dei sacrifici da parte dei volontari, dei soci. Perplessità sulla cui base, quindi, ci riserviamo in futuro, nei prossimi provvedimenti, di provare ad intervenire nel merito.

PRESIDENTE. Allora, a beneficio di tutti: l'emendamento 8.1007 Cavandoli è a pagina 21 e l'emendamento 8.1006 Cavandoli è a pagina 27. Adesso chiedo al relatore, per cortesia, i pareri. Per favore, con riferimento all'articolo 8, ovviamente.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. I pareri sugli emendamenti presentati all'articolo 8 sono tutti invito al ritiro o parere contrario, ad eccezione dell'emendamento 8.1008 Cattoi, sul quale il parere è favorevole, e dell'emendamento 8.1005 Miele, che viene riformulato, al comma 22, nel seguente modo: dopo la parola: “adeguano”, inserire le seguenti: “qualora necessario”.

PRESIDENTE. Aspetti. Sto cercando la pagina… 8.1005 ha detto?

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Ripeto la riformulazione: al comma 22, dopo la parola “adeguano”, inserire le seguenti: “qualora necessario”.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cangiano. Su tutti gli altri, invece, parere contrario o invito al ritiro. Il Governo?

MATILDE SIRACUSANO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo agli identici emendamenti 8.1009 Giachetti, 8.3 Berruto, 8.7 Amato e 8.8 Piccolotti.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Questo decreto-legge era una torta, questa è la ciliegina, quest'articolo 8 è la ciliegina sulla torta, Presidente. E questa ciliegina l'ha messa anche la Lega, come ha potuto ascoltare poco fa. Lei deve sapere che anche la Lega aveva presentato un soppressivo. Sì, poi è stato ritirato, però poi dicono che in un provvedimento futuro proveranno a rimediare a tutto quanto accaduto in questo provvedimento. A Napoli - lei mi capisce, Presidente, perché condivide con me la stessa lingua dialettale - diciamo: “mettimmo ‘e porte ‘e fierro roppo c'hanno arrubbato”. Cioè, dopo che hanno rubato, noi mettiamo le porte di ferro per non fare entrare i ladri.

Quindi, noi prima facciamo questo casino, poi, dopo, vediamo in futuro, chi lo sa, l'anno prossimo, fra due anni, con un nuovo Governo tentiamo di rimediare al casino che abbiamo votato anche noi. E qual è il vero problema di questo articolo 8? Presidente, questo articolo 8 è stato scritto dalla persona che molto probabilmente andrà ad occupare il ruolo che questo articolo riserva. E non è un'illazione, basta andare a vedere i verbali della VII Commissione della Camera, perché l'avvocato De Giusti, che è venuto in audizione, per tutto il tempo della sua esposizione ha detto: abbiamo scritto, ho detto, ho fatto.

Tant'è che mi è venuto spontaneo, alla fine, chiedere se fosse un parlamentare. Mi ha detto “no”. Allora, dico, ma perché “ho scritto, ho detto, ho fatto”? Ma mica lo ha scritto lei quest'articolo. Lui mi ha risposto “sì”, in maniera candida. Praticamente siamo al self-service dell'amichettismo. Mi serve qualcosa? Io me lo scrivo, lo porto al Governo e il Governo me lo fa approvare. Siamo arrivati a questo. Ma l'avvocato De Giusti non è uno qualunque.

L'avvocato De Giusti aveva visto decadere il suo ruolo di commissario a febbraio di quest'anno e il Ministero della Difesa glielo ha riconfermato. E quando glielo ha riconfermato? Glielo ha riconfermato dopo una settimana che la Corte dei conti aveva detto che quel ruolo era incompatibile in quanto è anche Segretario generale della Federazione Pugilistica Italiana. Il Ministero era in altri acquisti di armamenti affaccendato perché non ha sentito.

Allora, l'avvocato De Giusti: inadempimento rispetto alle sanzioni del TAR, mancata tempestiva convocazione dell'assemblea elettorale, nonostante la sentenza n. 18966 del 2025; mancata esecuzione della sentenza in ottemperanza n. 14554 del 2025. E questa è una. Diffida all'adempimento ai sensi dell'articolo 328 del codice penale dell'11 aprile 2025; denuncia-querela per falso ideologico il 19 aprile 2025; esposto del 30 novembre 2025 alla procura della Repubblica per i reati di peculato e abuso d'ufficio ex articolo 314 e articolo 323 del codice penale; esposto del 30 novembre 2025 alla procura della Corte dei conti per danno erariale.

Ora, questo signore ha scritto questa norma e sarà lui, probabilmente, ad andare a ricoprire quel ruolo. Non probabilmente, certamente. Sarà lui ad andare a ricoprire quel ruolo. Allora, che cosa è successo? Dopo avere scritto questa norma, si sono resi conto che c'era qualcosa che non andava. Tant'è vero che noi abbiamo presentato un emendamento soppressivo, ma lo racconto, perché è costretto adesso ad indire le elezioni. Però che hanno fatto? Hanno presentato un emendamento a firma del collega Mollicone che prevede che, dopo l'approvazione dello statuto, che lui dovrà scrivere, saranno annullate tutte le elezioni precedenti.

Dunque, Presidente, se non è ciliegina questa, ma qual è la ciliegina sulla torta che questo Governo continua ad apparecchiarci? Noi siamo sempre in attesa di vedere dove vogliono arrivare, scavando il fondo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Parlo anch'io e parleremo, in realtà, un po' più a lungo su questo emendamento, che è il soppressivo, perché questo articolo - mi riferisco all'articolo 8 - è assolutamente inemendabile, è una vera porcheria. Credo che nulla succeda per caso, perfino il Ministro è uscito in questo momento dall'Aula, perché, probabilmente, ha qualche problema ad ascoltare delle cose che sono oscene. Quindi, parlerò in riferimento al mio emendamento, a mia prima firma, soppressivo, e parlerò, se posso, anche in memoriam dell'emendamento soppressivo della Lega, che aveva presentato, come il collega Amato ricordava, questo soppressivo in Commissione.

Lo ha ritirato in Commissione, non ha ritirato degli altri emendamenti nella discussione della Commissione che sono stati votati, quindi suppongo che si siano votati contro i propri emendamenti, ma resta il fatto che la perplessità che ci è stata presentata poco fa per loro resta una perplessità, e quindi una decisione legittima di votare, evidentemente, a favore di questo provvedimento.

Per noi no, per noi non è una perplessità. Per noi è una vergogna, ed è una vergogna che, ripeto, è talmente inemendabile - cioè, non ci si può mettere mano in 25 pagine di questo fascicolo - che, con un decreto d'urgenza, riformulano e creano sostanzialmente un piccolo Ministero, con una poltrona assegnata, come diceva il collega Amato, a un signore che si chiama De Giusti, che è stato per 11 anni Segretario generale dell'Unione tiro a segno, poi per 2 successivi anni è stato nominato commissario, che in 13 anni, evidentemente, non si è accorto che bisognava rimettere mano in questa maniera così radicale al comparto, e lo ha fatto scrivendo un testo che il nostro Ministro ha recepito, copiato e incollato, e, in questo momento, probabilmente, un minimo di buonsenso fa sì che lo porti fuori dall'Aula a non ascoltare quello che stiamo dicendo, ma siamo certi che qualcuno glielo ricorderà.

Ora vorrei chiarire una cosa, perché già è emersa in Commissione questa cosa e la ribadisco. Ci sono 3 realtà curiose nel nostro Paese che sono per metà ente pubblico e per metà federazioni. Una è l'ACI. Non torno su quanto è stato detto, la soluzione lì è stata trovata brillantemente affidandone la guida a Geronimo La Russa. La seconda è l'Unione tiro a segno, tema di cui stiamo parlando. La terza è l'Aero Club.

Io sono sempre stato chiaro e continuo a essere di questa linea: non è normale che esistano delle realtà che tengono insieme un aspetto pubblico, e in questo caso c'è un ulteriore tema che riguarda chi si occupa dell'addestramento e dell'utilizzo delle armi da fuoco: non è un tema, come immaginate, secondario, a maggior ragione in questo momento storico. Quindi, non è normale che esista questa commistione che permette di utilizzare, quando fa comodo, la parte pubblica e, quando fa più comodo, la parte legata, invece, alla Federazione, che non è un ente pubblico.

Quindi certamente occorre fare una riflessione su questo tema. Certamente, probabilmente, occorre anche una riforma, anzi, 3 riforme che riguardano questi 3 enti. Il tema è che il signor Ministro, assente in questo momento, che è quello del communiter, della condivisione, delle larghe intese, in questo caso ha deciso che questo provvedimento - lo ripeto, 25 pagine in un decreto-legge! - non meritasse la condivisione non con noi dell'opposizione, ma con le 300 sezioni dell'Unione tiro a segno sui territori. Queste sezioni hanno dovuto comprare due pagine di due quotidiani per denunciare questa porcheria che sta succedendo.

Non c'è stata condivisione neanche con loro, che sono coloro che hanno tenuto in piedi questa attività, che ha una sua parte sportiva, eccome, nobile, prestigiosa, ci ha fatto vincere le medaglie olimpiche. È stato bypassato completamente tutto questo, e arrivano, paracadutate, 25 pagine di un testo scritto da colui che, probabilmente, sarà seduto sulla poltrona che guiderà questo ente che il Ministro della condivisione ha preso, ha scritto su un decreto, ci ha invitato al ritiro e ci ha dato un parere negativo su tutti gli emendamenti che nascono dal confronto con chi abbiamo ascoltato in Commissione.

Questo è quello che voteremo se, come mi auguro e spero ancora, perché la speranza è l'ultima a morire, questo emendamento soppressivo, presentato da tutte le forze politiche che hanno deciso di mantenere quella promessa, verrà votato positivamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Si parla di un argomento che sicuramente lei conoscerà, visto che è un generale: il secondo generale della politica italiana (Commenti), molto probabilmente. Ma al di là di questo, entrando nel merito della questione, sulla questione del tiro a segno e sulla riforma in generale la maggioranza ha combinato un disastro, cioè un'ecatombe. Si dichiarava essere a favore della sburocratizzazione e della semplificazione amministrativa e poi va a creare questa impostazione che rappresenta un gigante di burocrazia che andrà ad affossare ancora di più un comparto fondamentale come quello del tiro a segno, accentrando tutta la gestione e tutte le funzioni ad un grande corpo centrale creando, tra l'altro, innumerevoli problematiche sotto l'aspetto della gestione, dell'organizzazione e dell'amministrazione delle singole sezioni del tiro a segno a livello locale.

Ma ciò che stupisce Futuro Nazionale è che, ovviamente - e questo non ci stupisce -, tutti i nostri emendamenti hanno avuto il parere contrario del Governo, ma un emendamento doveva essere votato e, quindi, avrebbe dovuto avere il parere favorevole, che è esattamente - lo dico per chi ci ascolta - l'emendamento 8.1007 Cavandoli, che indicava che “I campi di tiro a segno di cui al comma 1 sono dati in uso, a titolo gratuito, alle sezioni di tiro a segno, senza ulteriori oneri a carico dello Stato, che li utilizzano secondo la legge, lo statuto e le direttive emanate per i profili di sicurezza (…).

Il partito che ha ritirato questo emendamento avrà quindi una grandissima responsabilità perché, senza questa copertura da un punto di vista giuridico e da un punto di vista legislativo, tutti questi campi andranno nella gestione di un signore che è presidente nominato è mai stato eletto, che sta distruggendo in modo incredibile l'intero comparto. È assurdo che un partito di maggioranza abbia ritirato l'unico emendamento intelligente, tra l'altro, e utile, che avrebbe potuto eliminare delle problematiche che, invece, si andranno a scaraventare addosso a tutti gli iscritti del tiro a segno. Avete fatto un bel lavoro. Complimenti, vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Vorrei dirle che, almeno in politica, poi non è così fondamentale essere primo o secondo. L'importante è essere migliori, e sul fatto che lei sia migliore di un altro generale, su questo non c'è nessun problema (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Detto questo, signor Presidente - e non signor generale -, noi abbiamo presentato un emendamento soppressivo, completamente soppressivo, e concordo con le parole di chi mi ha preceduto: non c'è niente da emendare. Questa è un'operazione autoritaria, una forzatura e un'autentica operazione autoritaria. Perché, signor Presidente? Ma perché non è che non sia lecito intervenire per riformare l'Unione italiana tiro a segno. Perché non è lecito? Certo che è lecito. Ma pensare di fare un'operazione di questo tipo inserendola in un decreto-legge ignorando totalmente tutti gli attori che si sono espressi anche pubblicamente non inseguendo le posizioni delle opposizioni, ma portando un loro contributo spiegando - anzi, non hanno avuto il modo di spiegarlo, se non in Commissione - le ragioni della loro contrarietà, aggiungendosi così al parere contrario delle opposizioni, significa fare un'operazione, una forzatura che è priva di senso perché voi state operando una riforma senza un adeguato confronto con il settore.

Avete introdotto questa riforma con un decreto-legge e senza alcuna condivisione, come ricordavano i colleghi che mi hanno preceduto, con le sezioni territoriali e gli organismi interessati. Di più, avete creato una assoluta centralizzazione dei poteri. La riforma concentra molte funzioni nella governance nazionale dell'Unione italiana tiro a segno, riducendo l'autonomia delle sezioni del tiro a segno nazionale. Questo anche vi è stato segnalato, e non a caso qualcuno all'interno della maggioranza aveva capito che c'era qualcosa che non funzionava, ma, come spesso accade all'interno della maggioranza, quando capiscono che qualcosa non va, scappano, invece di fare delle battaglie.

E poi c'è l'impatto economico sulle sezioni, signor Presidente e colleghi. Anche questo durante le audizioni è stato spiegato, che questa nuova figura dell'ispettore dell'UITS ed altri adempimenti potrebbero comportare costi rilevanti per le esenzioni, senza adeguate coperture finanziarie. Insomma, la certezza, più che il rischio, è di penalizzare soprattutto le sezioni storiche.

In riferimento al possibile trasferimento di competenze e beni all'UITS nazionale e all'apertura dell'addestramento anche ad altri enti federati, ciò rischia di indebolire il ruolo storico delle sezioni del tiro a segno nazionale. Insomma, non c'è mai una volta nella quale, dalle grandi riforme alle piccole riforme, non abbiate la bontà di sedervi con disponibilità al confronto, non tanto con le opposizioni, ma con chi su queste cose vive dalla mattina alla sera e, magari non fisicamente ma in termini organizzativi, rischia di morire grazie a un colpo di mano (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Molto brevemente, perché è già stato detto tutto. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra non abbiamo presentato emendamenti all'articolo 8, tranne uno, l'emendamento soppressivo, perché consideriamo questo articolo un colpo di mano, una forma, ovviamente legale, di abuso di potere, una prevaricazione fatta ai danni dell'Unione italiana tiro a segno, che viene completamente riordinata e completamente riformata senza che vi sia stato alcun ascolto delle realtà locali e delle realtà che la fanno vivere. È davvero un metodo clamorosamente sbagliato e clamorosamente ingiusto, talmente tanto che 103 presidenti delle sezioni territoriali hanno indirizzato una lettera formale al Ministero della Difesa per manifestare la gravità di quanto sta accadendo oggi in quest'Aula. Gravità che è tanto più evidente se si pensa, per l'appunto, che l'Unione italiana tiro a segno serve anche ad addestrare le persone all'utilizzo delle armi. E chiudo dicendo una cosa: perché questo accade? Come al solito per ragioni che hanno a che vedere con le poltrone, per ragioni che hanno a che vedere con il potere e per ragioni che hanno a che vedere con le amicizie e con il controllo. Il centrodestra sullo sport dà sempre il peggio di sé (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente. Sono costretto a intervenire. L'avrei fatto più tardi o domani in dichiarazione di voto, ma, di fronte all'ampio dibattito che c'è stato in Commissione e alle audizioni che ci sono state in Commissione anche proprio sull'UITS, non possiamo continuare come maggioranza ad ascoltare delle cose, un'interpretazione falsa e forzata di quello che sta accadendo.

Sugli UITS, vedete, questa riforma nasce da un'urgenza, dall'urgenza istituzionale e morale non più rinviabile: eliminare ogni zona grigia nel controllo di un settore dove sono in gioco armi, certificazione e sicurezza pubblica. Colleghi dell'opposizione, già al Governo, dopo anni di criticità strutturali, commissariamenti a catena per malversazioni, per appropriazione indebita, irregolarità e fatti di cronaca dolorosi come quelli di Fidene e Prato, il Ministero della Difesa non poteva più continuare a rispondere dell'operato di un ente privo di effettivi strumenti di indirizzo. E quindi rispondiamo a questa urgenza superando un modello ibrido, fallimentare e scindendo nettamente le responsabilità.

Da un lato una governance pubblica, con un presidente nominato con decreto presidenziale per le funzioni di sicurezza, impianti e agibilità dei poligoni; dall'altro, una governance democratica - democratica! - eletta secondo i principi del CONI per la piena autonomia dello sport.

E con questa scelta coraggiosa - perché le riforme e il riformismo sono sempre coraggiosi - abbiamo rifiutato la strada della privatizzazione e tutelato le sezioni sane sul territorio, che ci sono. Abbiamo blindato l'esclusività sul DIMA e garantito la separazione contabile delle risorse: i fondi pubblici rimarranno vincolati ai servizi per i cittadini. Si tratta quindi, al contrario di quello che hanno detto i colleghi dell'opposizione, questi sì, rappresentanti - per il suo tramite, Presidente - un'esperienza fallimentare di Governo anche in questo ambito, di un intervento di trasparenza, equità e responsabilità che metterà in sicurezza gli impianti, sosterrà le realtà territoriali virtuose - e andatevi a vedere i bilanci - e restituirà alla disciplina sportiva la dignità e la certezza che merita (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Presidente, per il suo tramite al collega Mollicone, perché le prediche hanno un senso quando alle parole seguono dei fatti, ma i fatti sono che questo Governo ha nominato un anno fa un commissario che, invece di far emergere tutto lo sporco che stava sotto al tappeto, ha fatto tutto il contrario. Ha riscritto queste norme, perché quello che interessa a questo Governo è sistemarsi all'interno delle poltrone. Lo hanno fatto con gli enti della cultura, lo fanno con la sanità e lo fanno nello sport. Quindi, parole migliaia e fatti zero, anzi contraddittori rispetto a quello che dichiarano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, pongo in votazione gli identici emendamenti 8.1009 Giachetti, 8.3 Berruto, 8.7 Amato e 8.8 Piccolotti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 8.1009 Giachetti, 8.3 Berruto, 8.7 Amato e 8.8 Piccolotti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo all'emendamento 8.11 Caso. Ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Su questo articolo 8 in realtà le cose sono abbastanza chiare e penso che sia anche abbastanza simbolico che il Ministro abbia lasciato l'Aula.

Si parla del riordino dell'Unione Italiana Tiro a Segno. Sì, ce n'era la necessità? Probabilmente sì, ma in realtà quel che si sta facendo è solamente concentrare potere e avere nuove poltrone, solo questo. Non è stata una discussione lineare nella stessa maggioranza, come abbiamo ricordato prima: ci sono stati emendamenti anche di partiti di maggioranza, quelli della Lega, che hanno posto tante perplessità su questo articolo. Di fatto, lo si era accantonato. Insomma, il collega Amato lo ha espresso chiaramente. Abbiamo avuto l'avvocato De Giusti che, a quanto pare per sua ammissione, è egli stesso che ha scritto questa parte di norma, questo articolo, e probabilmente sarà quello che finirà in quella poltrona che state creando.

Ebbene, noi a tutto questo assolutamente non ci stiamo. Questo articolo nella realtà è inemendabile, non vogliamo assolutamente averci a che fare e, quindi, ritiro questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi, non lo porrò in votazione, perché è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.12 Orrico. Ha chiesto di parlare la deputata Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Come già evidenziato nei precedenti interventi del collega Caso e anche del collega Amato, il MoVimento 5 Stelle è contrario in toto a questo articolo 8, che rappresenta veramente il peggio di come la politica può andare a riformare un settore, in questo caso quello del tiro a segno, e lo fa ovviamente entrando con le mani e con i piedi in pasta per rimpastare tutto, provando a sistemare le cose ma in realtà generando soltanto confusione e ledendo anche i diritti di chi sui territori, nelle sezioni locali, ha lavorato per mantenere in vita le sezioni del tiro a segno e oggi si trova anche depredato di tutti quei beni mobili e immobili che sono stati acquisiti nel tempo. Si trova defraudato, perché costretto a versare il 25 per cento degli introiti alla sezione centrale, pur non avendo più controlli sulla distribuzione dei tesserini, e anche sull'erogazione della formazione per acquisire i certificati per poter detenere l'arma con cui fare il tiro a segno.

Quindi, questo articolo 8 non merita alcun tipo di emendamento, per cui ritiro anch'io questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi anche questo emendamento non lo porrò in votazione.

Passiamo all'emendamento 8.13 Quartini. Ha chiesto di parlare il deputato Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Presidente, è inemendabile ed è vergognoso. Pertanto, non voglio averci niente a che fare e ritiro l'emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi depenniamo anche questo emendamento.

Passiamo agli identici emendamenti 8.15 Berruto e 8.16 Tucci.

Ha chiesto di parlare il deputato Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Poiché, com'è stato detto, il Partito Democratico non vuole avere nulla a che fare con questo testo inemendabile, lasciamo la responsabilità completa al Ministro Abodi e ritiriamo questo emendamento.

PRESIDENTE. Allora, l'emendamento 8.15 Berruto è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.16 Tucci. Chiedo all'onorevole Tucci se intenda fare la medesima cosa. Prego.

RICCARDO TUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Presidente, questo decreto avrebbe dovuto, in apparenza, occuparsi di sport ma, a leggerlo bene, l'unica cosa di cui si occupa è la politica che c'è dietro lo sport. Infatti, attraverso questo decreto si è commissariato tutto ciò che si poteva commissariare. Non solo avete introdotto la figura del commissario, ma è stato ulteriormente potenziato prevedendo che il commissario possa nominare un sub-commissario e che il sub-commissario possa nominare uno staff. In pratica, l'amico dell'amico che nomina l'amico, che nomina l'amico che al mercato mio padre comprò e potrei continuare.

Presidente, con questo decreto avete ancora di più confermato che il Governo ha la malattia del commissariamento. Qui non si tratta più di amichettismo, si tratta semplicemente di una voglia pazza di continuare a fare infornate di nomine che sono, per questo Governo, gli ultimi colpi di coda. E allora vi dico: io voglio ritirare, ho deciso anch'io di ritirare questo emendamento, perché non voglio avere niente a che fare con questo tipo di politica e vi dico: godetevi anche quest'ultimo anno, perché la mangiatoia sta per finire. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Colleghi, gli identici emendamenti 8.15 Berruto e 8.16 Tucci sono stati ritirati.

Gli emendamenti 8.18 Iaria, 8.22 Berruto e 8.24 Berruto sono ritirati.

Passiamo all'emendamento 8.25 Auriemma. Ha chiesto di parlare Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Noi, insieme, abbiamo modificato la Costituzione introducendo lo sport, che ha una funzione sociale di benessere e invece, con questo decreto, lo avete reso un comitato d'affari. È veramente scandaloso il fatto di come potete utilizzare uno strumento così importante per il benessere della società e per la funzione sociale che ha lo sport per i vostri affari.

Per questo anch'io ritiro l'emendamento, perché è inaccettabile prendere parte a questa visione che avete dello sport (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento 8.25 Auriemma è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.26 Lomuti.

Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. La maggioranza, in pieno stile trumpiano, che abbiamo visto durante i Mondiali, che ha cercato di rovinare lo sport… anche qui, Presidente, di fronte a questa vergogna, non possiamo sprecare neanche più tante parole. Quindi, Presidente, con molto sdegno, io ritiro il mio emendamento, ma credo che i colleghi sappiano, nella loro coscienza, di che cosa stiamo parlando: stanno rovinando lo sport (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento 8.26 Lomuti è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.27 Cantone.

Ha chiesto di parlare il deputato Cantone. Ne ha la facoltà.

LUCIANO CANTONE (M5S). Grazie, Presidente. Noi oggi stiamo parlando di un articolo scritto da una persona - il commissario dell'Unione italiana tiro a segno - che, probabilmente, sarà nominato alla guida di questo ente, destinatario già di avvisi, di esposti per peculato e danno erariale. Quindi, come sempre succede a questo Governo, quando si muove, non lo fa per risolvere problemi, ma lo fa per piazzare amici e sodali. Lo avete già fatto con l'ACI, lo farete con questo articolo. Quindi, io non voglio partecipare all'ennesima pagliacciata e ritiro l'emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento 8.27 Cantone è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.29 Berruto: anche questo è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.1003 Berruto.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Semplicemente segnalo, su questo emendamento, un tema di linguaggio: l'emendamento proponeva di ritornare al testo originale, che faceva riferimento a un passaggio sulla parità di genere e che è stato trasformato in “pari opportunità”, che vuol dire una cosa diversa.

Quindi, con lo stesso principio, anche di questa responsabilità sul linguaggio, lascio il merito al Ministro Abodi e a questa maggioranza e ritiro questo emendamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. L'emendamento 8.1003 Berruto è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.30 Perantoni.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Anch'io ritiro questo emendamento, perché non voglio essere compartecipe nella stesura di questa norma. Abbiamo constatato che la maggioranza è passata dalle norme ad personam, alle norme “da personam”. Evidentemente, non sono neanche in grado di scrivere una norma senza poter correre il rischio che la persona alla quale è indirizzata possa avere a che ridire.

PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento 8.30 Perantoni è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.33 Appendino: è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.34 Dell'Olio.

Ha chiesto di parlare il deputato Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Presidente, due cose prima di ritirare l'emendamento. Per il suo tramite, vorrei dare una risposta al collega Mollicone quando dice che c'era urgenza. In questo provvedimento l'urgenza non c'è, perché, se questo avvocato Walter De Giusti - che per 11 anni è stato segretario generale dell'Unione italiana tiro a segno e dal febbraio 2025 commissario straordinario - ci ha messo più di un anno per arrivare a una formulazione di un emendamento che riscrive totalmente la legge, allora quell'urgenza non c'era. O è una persona che non è in grado di fare il suo mestiere o è una persona che lo sta facendo con un comportamento eticamente riprovevole. Non ha fatto neanche il confronto con le sezioni territoriali. Io non voglio avere nulla a che fare con questa schifezza di articolo del provvedimento. Quindi lo ritiro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Quindi anche l'emendamento 8.34 Dell'Olio è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.35 L'Abbate: è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.38 Ferrara.

Ha chiesto di parlare Ferrara. Ne ha facoltà.

ANTONIO FERRARA (M5S). Grazie, Presidente. L'emendamento trattava degli enti e degli organismi federati, però già interamente, tutto l'articolo, risulta essere un obbrobrio normativo e politico. Si riscrive l'assetto dell'Unione italiana tiro a segno, si proroga il commissario Walter De Giusti e gli si affida persino il compito di adeguare lo statuto e predisporre un nuovo regolamento contabile. In pratica, questo commissario non gestisce soltanto la fase straordinaria, ma contribuisce a disegnare anche ciò che verrà dopo, e più che una riforma, è un abito normativo cucito intorno alla figura del commissario in carica., Evidentemente, ormai dobbiamo abituarci non soltanto alle lobby, ai centri di potere, ma anche alle norme costruite intorno alle figure di persone singole. Per questo motivo, Presidente, io non intendo prestare il mio nome a questa vergogna e ritiro il mio emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento 8.38 Ferrara è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.39 Morfino.

Ha chiesto di parlare la deputata Daniela Morfino. Ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Grazie, Presidente. Come già hanno sostenuto i colleghi che mi hanno preceduto, l'articolo 8 rappresenta una scelta che respingiamo sia nel merito che nel metodo. È un articolo inemendabile per noi, che non condividiamo e con il quale non vogliamo avere alcun punto di contatto. Per questo motivo, annuncio il ritiro dell'emendamento 8.39.

PRESIDENTE. Quindi, registriamo che l'emendamento 8.39 Morfino è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.41 Ascari.

Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Questo articolo è una vergogna, come è già stato detto, e non è assolutamente emendabile, anche perché è l'ennesima legge ad personam che assegna una poltrona. Si poteva fare tantissimo per lo sport e realizzare quello che ancora oggi manca nello sport, cioè una vera parità, che poteva essere garantita e non è stato fatto. Per questo, non ci stiamo e ritiro l'emendamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Registriamo che l'emendamento 8.41 Ascari è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.43 Berruto: è ritirato anche questo.

L'emendamento 8.1007 Cavandoli era stato già ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.1008 Cattoi, sul quale vi è il parere favorevole della Commissione e del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1008 Cattoi, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 39).

Passiamo all'emendamento 8.47 Alifano. È ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.1001 Ziello.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo su questo emendamento per fare anche un paio di considerazioni. È vero che questo provvedimento ha ottenuto alcune cose positive: penso a l'abolizione del compenso per gli ispettori; penso al ridimensionamento rispetto a quello che era avvenuto per le certificazioni sulla gestione delle armi, il famoso DIMA, il rilascio del DIMA. Però, bisogna sottolineare, come ha fatto qualche collega dell'opposizione, che questi risultati si sono ottenuti in Commissione soltanto attraverso emendamenti, perché il testo base apriva ad un percorso di esternalizzazione per la certificazione sul maneggio delle armi. In buona sostanza, questo provvedimento, in generale, non ottiene gli obiettivi che aveva sperato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché si centralizza, perché si mette tutto il potere in una sola posizione, perché si commissariano le sezioni territoriali attraverso percorsi che acquisiscono una dimensione di carattere meramente burocratico che non va nella direzione di risolvere i problemi.

Quindi, se c'è qualcosa di positivo, siamo certi che, in Commissione, si è ottenuto soltanto grazie agli emendamenti ai quali ha dato un grande contributo Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

L'aspetto negativo è il parere contrario sull'emendamento di cui voglio parlare, che proponeva una cosa di buonsenso: i poligoni e i beni immobili devono continuare a essere destinati alle loro funzioni e non devono essere assoggettati a logiche di mercato e privatistiche (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Signor Presidente, queste strutture non sono semplici immobili, ma sono luoghi nei quali si svolgono delle attività previste dalla legge, attività che hanno delle ricadute in termini di sicurezza e di addestramento. Considerare queste strutture mere concessioni vuol dire non comprendere di cosa si stia parlando.

Il Governo, dicendo no a questo emendamento, si assume la responsabilità di seguire una strada fredda e burocratica e di non dare valore a chi svolge una funzione pubblica, giorno per giorno, nell'interesse dello Stato, facendolo da decenni con una storia che è patrimonio dello Stato e non di privati o soggetti esterni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1001 Ziello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

L'emendamento 8.49 Berruto è stato ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.1000 Ziello.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianangelo Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, siamo rimasti qui in Aula, ieri e oggi, a parlare di autonomia e di sussidiarietà, ma, ahimè, quando dalle parole si passa ai fatti, anche in una cosa così semplice… Infatti ci si complica la vita con le cose che già funzionano. Anche nel volontariato, dove le persone, bene o male, dedicano il proprio tempo per tenere in piedi le sezioni di tiro a segno, bisogna mettere le mani, non per decentrare, ma per accentrare il potere dello Stato, per avere la possibilità di nominare un nuovo Commissario. Ormai, secondo me, sarebbe da cambiare anche la denominazione dei Commissari e dei Commissariati di Polizia, perché, con tutti questi commissari che abbiamo in giro, il termine è talmente inflazionato che, quando si parla di un commissario, non sa più se si stia parlando di un Commissario di Polizia o di un Commissario nominato da questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Bene, se ci sono cose che non funzionano, ad esempio problemi strutturali e un dissesto finanziario di quella sezione, possiamo prevedere un intervento, ma stabiliamo anche criteri, perché, ahimè, se viene fatta una diffida e la sezione ottempera a quella diffida nei 90 giorni successivi, non vedo il motivo logico per cui, di fronte al fatto che si sia ottemperato, si debba comunque procedere a un intervento superiore.

Noi chiediamo che, nel momento in cui si avvia un procedimento, vi sia la possibilità che vengano sentiti, con un parere vincolante, non dico gli stessi di quella sezione, ma quantomeno l'unione dei presidenti delle sezioni che possano esprimere il loro parere sull'eventuale potere sostitutivo che si abbatte su quelle sezioni.

Quindi, ancora una volta, assistiamo a chi professa l'autonomia, ma, poi, in realtà, sul territorio applica l'accentramento, il commissariamento, la non sussidiarietà, anzi la sussidiarietà inversa verso lo Stato, come abbiamo sentito prima, con addirittura il 25 per cento degli introiti che, invece, di rimanere sul territorio di fronte a un'attività che possiamo quasi considerare no profit, tornano all'organo centrale.

Penso che questo emendamento sia di buon senso e che, nella sciagura più totale di questo provvedimento, va a dare garanzie che, se si interviene in maniera sussidiaria, lo si fa con criteri e con la difesa anche delle sezioni locali.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Questo emendamento prevede una cosa molto semplice: chi conosce il territorio deve avere voce nelle scelte che lo riguardano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! Il Governo fa una scelta diametralmente opposta.

Diciamo che, prima di colpire a gamba tesa il territorio, bisogna ascoltare i presidenti delle sezioni, bisogna coinvolgere il Ministero, bisogna trovare il tempo di risolvere eventualmente le criticità, evitando percorsi che durano negli anni e comportano costi. Quindi, bocciando questo emendamento, il Governo compie una scelta molto semplice: sceglie di centralizzare, anziché di responsabilizzare, sceglie di togliere fiducia al territorio - alla faccia dell'autonomia tanto decantata! -, sceglie di dare sfiducia. Noi rimarremo sempre dalla parte delle sezioni, della loro storia e del mantenimento dei loro patrimoni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1000 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'emendamento 8.50 Cherchi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SUSANNA CHERCHI (M5S). È un articolo che fa veramente impressione e fa schifo. Allora, per dignità personale e perché mi voglio bene, ritiro l'emendamento, perché non voglio avere a che fare con queste porcherie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, colleghi. Grazie alla deputata Cherchi.

Quindi l'emendamento 8.50 Cherchi è ritirato.

Passiamo all'emendamento 8.52 Berruto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Per le ragioni già esposte, ritiro questo emendamento e ritiro tutti i successivi a mia prima firma riferiti all'articolo 8 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Berruti. Quindi, gli emendamenti 8.52, 8.56, 8.64, 8.66 e 8.70 Berruto sono ritirati.

Passiamo all'emendamento 8.57 Amato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Così come fatto dall'onorevole Berruto, ritiro tutti gli emendamenti a mia prima firma, tranne l'8.1010.

PRESIDENTE. Grazie. Quindi, gli emendamenti 8.57, 8.58, 8.59, 8.61, 8.67, 8.71 e 8.75 Amato sono ritirati. L'emendamento 8.1010 Amato resta. Onorevole Amato potrà parlare solo sull'emendamento 8.1010.

Diamo la parola all'onorevole Pellegrini… Onorevole Pellegrini, mi scusi, mi giunge una nozione tecnica: colpa mia che non l'avevo intesa. Siccome l'emendamento 8.57 Amato è stato ritirato, lei non può parlare.

Passiamo all'emendamento 8.1002 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1002 Ziello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81… Bergamini vuole intervenire? Bergamini, ha alzato la mano?

Allora, revoco la mia indicazione di prima e ricominciamo. Indico la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1002 Ziello… santa pace del… vuole parlare (Commenti)? Scusate, mi esce in napoletano, perdonate (Applausi). È la lingua dell'anima che mi esce adesso.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini sull'emendamento 8.1002 Ziello. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente, possiamo parlare.

PRESIDENTE. Prego, prego. Abbia pazienza, le chiedo scusa.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). No, si figuri.

PRESIDENTE. C'è un po' di stanchezza.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). È un po' di stanchezza. Con questo emendamento, Presidente, chiedevamo al Governo, appunto, di tenere in considerazione quelle che sono le sezioni di tiro a segno territoriali e chiediamo, appunto, che vengano rafforzate le autonomie anche di queste sezioni, proprio grazie alla suddivisione dei proventi che arrivano da quella che è l'esecuzione dei compiti che queste sezioni hanno svolto in questi anni, che sono importantissimi, perché voglio ricordare a quest'Aula che si sono eseguiti tutti i vari corsi di maneggio delle armi per avere ovviamente il rilascio dei singoli porti d'armi. Quindi, è assolutamente importante dare la possibilità, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, di mantenere l'autonomia, di mantenere queste sezioni territoriali che rappresentano anche un utile presidio per le nostre Forze di Polizia, che possono addestrarsi all'interno dei singoli territori dove sono presenti delle sezioni di tiro a segno nazionale.

Quindi chiediamo, appunto, con l'emendamento di ripartire in un modo molto più equo quelli che sono i proventi, lasciando un 80 per cento dei proventi derivanti dai corsi per il maneggio delle armi alle sezioni territoriali e di portare esclusivamente il 20 per cento, invece, all'Unione nazionale di tiro a segno. Quindi crediamo che sia fondamentale e importante riuscire a dare un maggior sostegno alle singole sezioni territoriali e fare in modo che ci sia, da parte di questo Governo, la possibilità di rivedere il parere contrario che è stato dato a un nostro emendamento che, invece, a nostro parere è molto importante (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Berruto. Ne ha facoltà.

MAURO BERRUTO (PD-IDP). Una brevissima dichiarazione di voto contro questo emendamento, perché nel mio dovere di parlamentare ovviamente ho ascoltato le intenzioni e letto il testo, ma, essendo un emendamento che tratta di corsi di maneggio delle armi e avendo poi letto, nella firma, la firma dell'onorevole Pozzolo, non sono riuscito ad andare avanti (Commenti). Quindi, voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1002 Ziello, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Passiamo all'emendamento 8.1005 Miele. Chiedo all'onorevole Miele se accetta la riformulazione: la accetta.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1005 Miele, nel testo riformulato, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 43).

Passiamo all'emendamento 8.1010 Amato. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento abbiamo provato a correggere un'altra stortura che è stata introdotta durante l'esame in Commissione, con un emendamento a prima firma del collega Mollicone, perché a questa norma sostanzialmente si lega il rinnovo di quelli che sono gli organi collegiali dell'Unione Italiana Tiro a Segno ovviamente con la redazione del nuovo statuto, statuto che verrà redatto dall'attuale commissario, commissario che già un anno fa avrebbe dovuto, secondo la sentenza del TAR, convocare l'assemblea elettorale, cosa che non ha fatto.

La maggioranza dovrebbe spiegare ai cittadini come ci si possa fidare di un commissario che deve riscrivere le regole di organizzazione dell'Unione Italiana Tiro a Segno, un commissario per il quale il TAR ha fatto notare anche una sorta di non correttezza di un protocollo che è stato siglato, appunto, da questo commissario dell'UITS con la Federazione Pugilistica Italiana, di cui egli stesso è segretario. È un protocollo che prevedeva di concedere ad uso gratuito uno spazio della sezione del tiro a segno di Milano alla Federazione Pugilistica Italiana, anche addebitando all'UITS l'acquisto di tutta una serie di attrezzature che sarebbero state utilizzate dalla Federazione Pugilistica Italiana.

Quindi, la verità è che questa norma, come abbiamo già sottolineato, è stata scritta da chi attualmente governa questo ente e dispiace che il Ministro Abodi non sia presente in Aula proprio quando si discute l'articolo più complicato, l'articolo più difficile di questo decreto, l'articolo che mette in evidenza come questo Governo e questa maggioranza si occupano dello sport e degli organi che rappresentano lo sport nel nostro Paese. Tra l'altro, abbiamo anche assistito in Aula a questo balletto all'interno della maggioranza, per cui la Lega aveva presentato degli emendamenti per riportare la proprietà dei beni mobili e immobili acquisiti dalle sezioni locali dell'Unione Italiana Tiro a Segno alle sezioni locali, emendamenti che sono stati ritirati perché è evidente che su questa cosa all'interno della maggioranza non sono d'accordo, che ci sono delle evidenti contraddizioni e che alla fine prevale il pugno di ferro di Fratelli d'Italia. Quindi, una volta è la Lega a dover soccombere, un'altra volta è Forza Italia, ma alla fine dei fatti chi soccombe, in questo caso, sono tutti quegli sportivi, tutte quelle persone che hanno alimentato e che hanno animato le sezioni locali dell'Unione Italiana Tiro a Segno, che adesso vedranno un decorso sicuramente confusionario in cui una cosa è certa: gli yes man vanno sempre avanti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Aggiungo la firma a questo emendamento. Questo articolo 8 è davvero terribile, è terrificante. È un po' la summa, quasi il paradigma, di questi quasi 4 anni di Governo Meloni, di mal Governo Meloni, caratterizzato da amichettismo, familismo, occupazione famelica del potere. Questa maggioranza e questo Governo in 4 anni - in questi quasi 4 anni - hanno azzannato e si sono spartiti tutto quello che potevano azzannare e spartire, avendo un unico obiettivo: non certo quello di lavorare per gli italiani ma costituirsi una base elettorale per poter essere rieletti, per sognare di poter rivincere. Io credo che, invece, avendo così mal governato, i cittadini italiani l'anno prossimo decideranno diversamente.

Questo articolo 8 è terribile e noi non vogliamo averci nulla a che fare. Se i colleghi sono d'accordo, io propongo di ritirarlo. Non vogliamo emendare questo articolo.

PRESIDENTE. Però, è una scelta che compete al primo firmatario. Onorevole Amato, ma lei lo vuole ritirare questo? No. Allora, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.1010 Amato, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Passiamo all'emendamento 8-bis.1 Berruto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8-bis.1 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Passiamo all'emendamento 9.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 46).

Passiamo all'emendamento 9.1 Berruto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 9.1 Berruto, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 47).

Passiamo all'emendamento 1.1000 Maffioli, a pagina 4 del fascicolo, precedentemente accantonato. Ha chiesto di parlare la deputata Maffioli. Ne ha facoltà. A pagina 4, colleghi.

MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Per annunciare il ritiro dell'emendamento.

PRESIDENTE. Perfetto. Allora, questo lo ritiriamo. Quindi, resta così accantonato solamente l'articolo aggiuntivo 4.01000 Cavandoli. Chiedo, pertanto, al relatore se debba essere considerato ancora accantonato o meno.

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Grazie, Presidente. Allora, resta accantonato.

PRESIDENTE. Quindi, dobbiamo interrompere ovviamente l'esame del provvedimento…

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. Credo di sì…

PRESIDENTE. … che per questo aspetto riprenderà…

GEROLAMO CANGIANO, Relatore. …domani mattina…

PRESIDENTE. …nella seduta di domani.

WALTER RIZZETTO (FDI). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori…

PRESIDENTE. Aspetti, intanto, chiudiamo la vicenda. Quindi, l'esame di questo provvedimento è rinviato a domani mattina, alle 9,30. Relatore, va bene? Perfetto.

Nella ricorrenza del 25° anniversario del G8 di Genova (ore 18,22).

PRESIDENTE. Come concordato con i presidenti di gruppo, avranno ora luogo interventi sull'ordine dei lavori in occasione della ricorrenza dei 25 anni dal G8 di Genova.

Ha chiesto di parlare la deputata Ghio. Ne ha facoltà.

PRESIDENTE. Collega Ghio, un attimo solo. Voglio chiarire: le votazioni per questa giornata sono terminate. Voglio chiarire questo a beneficio di tutti. Riprenderanno domani mattina alle 9,30 per concludere l'esame del provvedimento. Quindi, è chiaro. Perfetto.

Allora, do adesso la parola alla deputata Ghio, come abbiamo detto, sul G8 di Genova. Prego.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. “Voi G8, noi 6 miliardi”, “Un altro mondo è possibile”: questi erano gli slogan delle centinaia di migliaia di persone che si radunarono a Genova nel luglio del 2001. A 25 anni di distanza ricordare cosa accadde a Genova significa prima di tutto ricordare un… Presidente, scusi…

PRESIDENTE. Un attimo, un attimo. Le blocco il tempo. Ricominciamo, tranquilli. Un attimo che i colleghi, magari, escono. Abbia pazienza. Deputata, penso che possiamo riprendere. Prego.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. “Voi G8, noi 6 miliardi”; “Un altro mondo è possibile”. Questi erano gli slogan delle centinaia di migliaia di persone che si radunarono a Genova nel luglio del 2001. A 25 anni di distanza, ricordare cosa accadde a Genova significa, innanzitutto, ricordare un grande movimento plurale, ma ricordare anche una ferita ancora aperta nella nostra democrazia.

In quei giorni a Genova era in cammino un movimento collettivo, un movimento universale fatto di giovani, associazioni, sindacati, movimenti femministi, mondo cattolico, uniti dalla convinzione che fosse possibile costruire un mondo più giusto. E la preparazione fu un metodo nuovo costruito dal basso, un metodo che tenne insieme pezzi diversi. Ma quella moltitudine di speranza fu soffocata dalla violenza che ha segnato la storia del nostro Paese: fu l'uccisione di Carlo Giuliani, di 23 anni, a piazza Alimonda; fu la macelleria messicana della scuola Diaz dove, nella notte tra il 21 e il 22 luglio, decine di persone furono sorprese nel sonno, brutalmente picchiate e sottoposte a violenze poi riconosciute dai tribunali; Fu la caserma di Bolzaneto, adibita a carcere provvisorio durante il vertice, dove i fermati denunciarono insulti, minacce, umiliazioni sessuali, violenze fisiche, violenza politica con l'obbligo di cantare inni fascisti durante la loro identificazione.

Un sistema di abusi che portò la magistratura ad accertare gravi violazioni: lo fece la Corte di cassazione; lo fece, per ben due volte, la CEDU, che definì tortura quello che accadde alla Diaz e a Bolzaneto; lo fece Amnesty International, che arrivò a definire il G8 come la più grande violazione dei diritti umani. Per diversi anni chi era a Genova in quei giorni ha fatto fatica anche a parlarne. Ma oggi, 25 anni dopo, abbiamo il dovere di ricordare quanto accadde, perché la repressione di Genova non servì solo a proteggere un vertice, ma a tracciare un confine, a dire a un movimento quanto potesse costare oltrepassare quel confine.

Ma abbiamo soprattutto il dovere di ricordare quelle idee, le speranze e le domande che avevano portato centinaia di migliaia di persone là, perché quelle domande, a 25 anni di distanza, non sono scomparse, sono diventate più urgenti perché oggi i fatti hanno dato loro ragione: crisi climatica, guerre e precarietà si sono ampliate.

Quello che nel 2001 sembrava a molti un dibattito su un futuro che non sarebbe mai arrivato, oggi, purtroppo, è il nostro presente. A 25 anni di distanza, dunque, oggi il modo migliore per ricordare Genova è quello di non considerarla una pagina chiusa della nostra storia, ma un luogo in cui, per la prima volta, in scala di massa si è capito che un mondo diverso si può ancora immaginare e costruire; quindi è una responsabilità collettiva ancora aperta per noi e quelle idee e quelle speranze sono ancora oggi la base da cui partire (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. A Genova, 25 anni fa, avevamo ragione noi, avevamo ragione da vendere. Quel Governo, quel sistema che distrusse, che massacrò, che picchiò, che uccise tutto quel movimento e tutte quelle persone, in quel momento l'ha avuta vinta; l'ha avuta vinta davvero, perché quel movimento poi, in qualche modo, si è dissolto.

Oggi noi possiamo avere due atteggiamenti: o assumere quello dei reduci della storia, che si limitano a sfogliare l'album dei ricordi e a dirsi compiaciuti, in maniera anche sincera, di quanto avessimo ragione; oppure prendere quell'album dei ricordi, prendere una nuova macchina fotografica e crearne dei nuovi e ripartire da quelle istanze, ripartire da quel metodo, ripartire da quei principi che oggi sono più attuali che mai.

Perché lì si parlava già molto di precarizzazione del lavoro, di come nel mondo dovessero essere liberi di viaggiare gli esseri umani e non le merci, di come ci fosse una consapevolezza di quelle persone che vivevamo in una parte di mondo privilegiata e che il nostro mondo si basasse e si reggesse sulle spalle dello sfruttamento, che facciamo, di terre, di donne e di uomini, di terre lontane. E lì ci fu una spinta di cuore e una spinta di testa, quella stessa spinta di cuore, quella stessa spinta emotiva che ci porta fino alle manifestazioni contro il genocidio a Gaza, perché il Board of peace era già dentro lì, quello che sarebbe avvenuto nel Board of peace, era già dentro lì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora noi ora abbiamo il dovere di percepire che quell'emotività che spinge milioni di ragazze e ragazzi, di donne e uomini, a gridare per un mondo diverso, deve essere unita a una razionalità, deve essere unita a un metodo, a un pensiero, a una fatica, a un agire quotidiano, perché poi il potere farà sempre la solita cosa, la solita cosa che ha fatto a Genova: proverà, con la violenza, a dividere e a frantumare. E noi bisogna avere l'intelligenza di non farlo, bisogna avere l'intelligenza di capire che se vogliamo un mondo diverso - e nella storia non la fermi l'istanza di chi vuole sempre un mondo diverso - dobbiamo ritrovare quell'agire di pratica politica quotidiana e di condivisione tra realtà, anche tra loro diverse. Non parlo, ovviamente, di campi, di voti elettorali, di campagne elettorali. Parlo di agire politico, di sentimento politico.

E non ci deve far paura il fatto che la butteranno sulla violenza, su parole d'ordine come in quei giorni del 2001, che le loro parole d'ordine erano parole d'ordine di guerra, perché c'erano dei manifestanti e c'era uno Stato che intanto si metteva in assetto di guerra, che depistava, che insabbiava e, ripeto, che uccideva: da la Diaz, a Bolzaneto, fino a piazza Alimonda, dove è stata spezzata una vita, quella di Carlo Giuliani, che doveva essere vissuta, doveva essere vissuta. Quindi, in quelle tre giornate di caldo torrido, si è, sì, frantumato il movimento, ma 25 anni nei periodi storici, quando si leggono i libri di storia, poi 25 anni possono essere tanti ma possono essere anche nulla, possiamo riprendere le redini di quel movimento, la grande passione di quel movimento, e veramente lottare per un mondo diverso perché ne abbiamo bisogno, perché oggi la logica della guerra, la logica del riarmo è il coronamento di quel G8 e di tutti i G8 che si sono succeduti. Lo dobbiamo fare con fatica, senza aver paura, perché l'unica lotta che si perde davvero è quella che si abbandona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Venticinque anni fa, a Genova, convergeva nelle piazze uno straordinario movimento, un movimento che conteneva molti movimenti, molte storie, una grande ricchezza, una straordinaria potenza creativa.

Nel ricordo di quei giorni spesso tende a prevalere l'odore acre dei lacrimogeni, la scena truce di una repressione scatenata ad alzo zero che conobbe, in quei giorni e in quelle ore, un salto di qualità al quale in molti e in molte non erano preparati. Un salto di qualità all'americana quello che misurarono i corpi di centinaia, migliaia di persone nelle strade e poi nell'assalto a freddo contro la scuola Diaz, nelle torture sistematiche della caserma di Bolzaneto, dopo l'omicidio di Carlo Giuliani in piazza Alimonda. E tuttavia, quei giorni furono molto altro: dalla repressione, dalla violenza e dalla paura - che pure colpì tutti coloro e tutte coloro che in quelle strade si erano riuniti e riunite per affermare una questione - il cuore di quelle giornate, di quel movimento, che aveva conosciuto molte tappe. Era, forse, cominciato quasi dieci anni prima nella Selva Lacandona, quando un popolo di indigeni incappucciati, guidati dal subcomandante Marcos, aveva scelto di ribellarsi alla violenza del colonialismo e del razzismo, per rivendicare diritti eguali per tutte e tutti, imparando a nominare le differenze e a metterle in fila nella costruzione di una pratica capace di indicare e di determinare qui ed ora, lì e allora, un altro mondo possibile. Quel movimento aveva conosciuto molte tappe in giro per il mondo. Era passato per la rivolta di Seattle contro il WTO - non a caso contro il WTO - indicando negli squilibri globali che questo modello economico andava determinando ed accelerando il cuore del problema, ed era arrivato a Genova con l'idea di mettere in discussione la legittimità di un potere che, in modo verticale, schiacciava la grande maggioranza della popolazione mondiale. Era questo il senso di quello slogan, no? “Noi sei miliardi, voi otto”. Oggi potremmo guardare a quello slogan col brivido di un mondo che, nel frattempo, ha accentuato le diseguaglianze, di un mondo nel quale la crisi climatica, che quel movimento aveva individuato con tanto anticipo, si è così aggravata, di un mondo in cui oggi quello slogan ci farebbe dire “noi quasi nove miliardi e voi, forse, meno di otto”, ma sempre più aggressivi e violenti.

Quel movimento fu anche una straordinaria onda di creatività, persino di felicità, perché era un movimento insieme estremamente radicale ed estremamente ambizioso, ma anche estremamente carico di vita. E fu la vita in realtà ad attraversare quelle giornate, e fu la vita contro la morte anche ad impedire che il bilancio di quelle giornate fosse ancora più tragico (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Io lo ricordo molto bene, signor Presidente. Ero con il grande spezzone, la grande manifestazione dei disobbedienti e delle disobbedienti in via Tolemaide, quando i carabinieri caricarono all'angolo di Corso Torino un corteo autorizzato, che avrebbe dovuto sfilare per molti chilometri ancora senza alcun divieto. Lo caricarono improvvisamente, determinando quello che succede nelle piazze quando gli accordi non si rispettano e quando la via della violenza prende il sopravvento. Quel corteo arretrò, si difese in tutti i modi possibili per tornare da dove era partito, nello stadio Carlini. E lì 20.000 persone si riunirono in un'assemblea molto difficile, perché era arrivata - finisco, Presidente, mi lasci solo qualche secondo - la notizia che un ragazzo era morto e poi la notizia che il ragazzo era di Genova, che aveva un nome, Carlo Giuliani, e che gli avevano sparato in piena faccia. Quell'assemblea fu molto difficile, perché in quell'assemblea la discussione incideva sul presente e sul futuro immediato di quelle 20.000 e di molte altre migliaia di persone. Che fare? Ecco, lì vinse un'idea: noi siamo la vita, voi siete la morte. E la vita vinse in quel momento e vinse anche nei mesi e negli anni successivi, perché quel movimento, forse, da un certo punto di vista fu sconfitto in quelle piazze - questo era l'obiettivo, quello non fu un caso, la scelta dell'ordine pubblico fu pianificata e gestita politicamente non solo all'interno dei confini di questo Paese -, ma produsse negli anni successivi ancora una grande spinta, quella che determinò il più grande movimento contro la guerra degli ultimi decenni, quello che venne definito la seconda superpotenza mondiale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e continua ancora oggi a ispirare tutti e tutte coloro che pensano che fare politica sia utile solo se la politica serva a cambiare il mondo e a renderlo migliore per la maggioranza e non per le oligarchie (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.

GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sono passati 25 anni da quei giorni che hanno sconvolto l'Italia. Il G8 doveva essere un momento di lustro per la nostra Nazione e di attenzione internazionale, e invece per l'Italia che lo ospitava è diventato un momento e un marchio di infamia, sia per - ammettiamolo qua - la violenza delle proteste dei no-global, che hanno messo a ferro e fuoco la città, sia poi, soprattutto, per l'inaccettabile gestione dell'ordine pubblico, per cui, tra l'altro, siamo stati condannati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Ci ha condannato per la violazione dell'articolo 3, ovvero la violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti, per quanto accaduto nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz. Che insegnamenti possiamo trarre da questi fatti sconvolgenti, che ancora oggi dobbiamo ricordare? Che dobbiamo a tutti i costi evitare che i cittadini smettano di avere fiducia nelle nostre Forze dell'ordine. Perché mantenere l'ordine, colleghi, è una delle funzioni principali dello Stato, insieme alla sanità e all'istruzione, ed è anche uno dei motivi per cui i nostri cittadini e per cui noi accettiamo l'uso della forza, di essere soggetti all'uso della forza da parte dello Stato.

E se viene meno quella fiducia, la fiducia dei cittadini, in queste persone e soprattutto nella funzione che le Forze dell'ordine svolgono, si perde la fiducia nello Stato e nella democrazia con la S e la D maiuscola.

Allora a quali scenari ci porta questa sfiducia? Ci porta a due scenari, ed entrambi per me sono inaccettabili. Il primo scenario: da una parte c'è l'idea che le Forze dell'ordine siano percepite come inefficaci, quindi l'idea che ciascuno si debba fare giustizia da solo.

E questa idea sta prendendo pericolosamente piede, il caso Roggero non da ultimo ce lo ricorda; questo significa tornare in un mondo alla Hobbes, in cui l'uomo è per l'uomo un lupo. Questo è un mondo che noi abbiamo distrutto e abbiamo abbandonato grazie alla democrazia, e non dobbiamo tornarci, perché è una rotta molto pericolosa, è una deriva molto pericolosa. L'altro scenario, se perdiamo questo rapporto, questa fiducia tra cittadini e Forze dell'ordine, è viceversa quando le Forze dell'ordine sono percepite come eccessivamente violente, come ingiuste, quando agiscono con impunità.

Ecco, lì si arriva alla giusta ribellione contro di esse. Pensate al caso dell'ICE, ma anche all'ultimo caso: un caso vicino a noi, di pochi giorni fa, è il caso di Fakir. Questa è una deriva altrettanto pericolosa, perché non dovrebbero essere le Forze dell'ordine quelle percepite come chi attacca i cittadini, invece che come chi ci protegge, e questa deriva è altrettanto pericolosa. Quindi dico solo sommessamente di usare la memoria dei fatti di Genova e il cordoglio tuttora vivo per la morte, per l'assassinio di Carlo Giuliani, per riflettere su questo delicato equilibrio che in questo Paese, tra decreti Sicurezza e manifestazioni forse inopportune, stiamo rischiando di perdere (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ho l'onore oggi di commemorare i fatti del G8, ricordarli a 25 anni da quando sono avvenuti, così come allora ho avuto la responsabilità di raccontarli. Allora non ero parlamentare, non ero in politica, ero semplicemente una giornalista, una cronista che, in una TV regionale, Primocanale, ha trasmesso la diretta di quei fatti, con immagini che poi sono state trasmesse dalle TV nazionali e anche internazionali. E ho visto tante, forse troppe immagini che ancora sono fisse nella mia mente.

Sono state inizialmente le immagini delle auto incendiate nella mia città, Genova, i cassonetti incendiati, i blindati delle Forze dell'ordine incendiati, e poi ancora i negozi devastati dei nostri commercianti, la devastazione e il saccheggio di Genova. Poliziotti che si caricavano sulle spalle per soccorrersi in una situazione difficile, certamente. Divise in assetto da guerra, così come i Black Bloc erano in assetto da guerra e uscivano da quei cortei pacifici con dinamiche che la giustizia ha descritto e ha sentenziato su tutti i fronti.

Poi c'è stata, certo, piazza Alimonda, la drammaticità di piazza Alimonda e di vedere il corpo di Carlo Giuliani a terra. Io allora non riuscii neanche a trasmettere nell'immediatezza l'immagine, tanto era cruda e tanto fa riflettere ancora. E poi c'era l'immagine di quella pistola, di Mario Placanica, che sembrava sparare in maniera dritta; invece la giustizia accertò che fu legittima difesa, perché aveva sparato in auto.

Ci fu poi la sera del 21 luglio. Ricordo la Diaz, quelle barelle dei manifestanti che uscivano, il sangue, il racconto di una serata e di una notte difficilissima, e le immagini di Bolzaneto, che non furono così immediate, ma poi arrivarono con il processo e furono immagini di violenze sui manifestanti, perché non c'era ancora in Italia il reato di tortura.

Tutto questo è stato il G8 e un giudizio univoco non credo sia possibile. Un racconto unilaterale non credo che sia giusto. Io oggi non ho sentito in quest'Aula raccontare anche la prima parte di quello che è accaduto, raccontare anche la devastazione e il saccheggio della città, mentre il racconto complessivo è fatto di tutto questo e di tutte queste immagini. E anche nelle commemorazioni che ho visto a Genova in questi giorni, ho visto tappe importanti, irrinunciabili, come quella a piazza Alimonda, ma l'immagine del G8 non può essere limitata a quella di un estintore o di una targa cambiata in una città.

Perché ci sia memoria condivisa, io mi auguro che ci sia memoria condivisa, occorre dire, da parte di tutti, che gli errori sono stati da parte di tutti (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare); non fare la gerarchia di quale immagine sia più forte di un'altra e di quale immagine abbia diritto di cancellare qualcun'altra. Da tutte quelle immagini dobbiamo imparare e nessuna di quelle immagini può e deve essere cancellata, se davvero vogliamo arrivare a una memoria condivisa. E credo che nessuno qui possa dire “avevamo ragione noi”.

Ricordare il G8 significa sicuramente ricordare una vittima, ricordare Carlo Giuliani; ricordare il G8 significa ricordare i manifestanti feriti; ricordare il G8 significa, però, ricordare anche quegli agenti che hanno difeso quella città e in quei giorni hanno agito in correttezza e in servizio; significa ricordare i genovesi che hanno avuto i loro negozi distrutti, le loro auto distrutte, e significa ricordare una città che è stata ferita.

Arrivare a una memoria condivisa significa dire che la violenza non ha portato da nessuna parte. Sicuramente non ha fatto sì, tutto quello che è accaduto, che si realizzassero, neanche in parte, quelli che erano gli ideali o i temi che sono stati portati avanti allora. E a Palazzo Ducale, che in questi giorni è stato dato non a quelli che erano i grandi della terra di allora, ma all'evoluzione del movimento no-global, che ora si chiamano Kings, purtroppo sono arrivate delle parole di violenza e di istigazione alla violenza in questi giorni, per fortuna condannate dalle istituzioni e dai rappresentanti di quella istituzione.

E allora io credo che sia giusto ricordarlo qui oggi: che la violenza, quella fisica, da qualunque parte arrivi, non ha portato da nessuna parte; che la violenza verbale oggi non porta da nessuna parte, da qualunque parte provenga (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha la facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Credo che oggi celebriamo e ricordiamo forse una delle pagine più buie e dolorose degli ultimi decenni, e questa credo che sia l'occasione innanzitutto per rinnovare il cordoglio nei confronti di un ragazzo la cui vita è stata spezzata, e cioè Carlo Giuliani, e di esprimere una solidarietà postuma a tutti coloro che sono stati vittime di violenza, in quella giornata.

Mi permetta di dire, non voglio aggiungere molto e ovviamente ci sono ricordi e anche interpretazioni che sono legittime da parte di chiunque le esprima, però, se io posso permettermi, signor Presidente, una riflessione con la quale esaurire il mio intervento è che certamente, se ha un senso proporre il ricordo di quella giornata, è certamente per rinnovare il cordoglio, ma anche per fare in modo che il diritto di manifestare, che è un esercizio di libertà in questo Paese, sia garantito sotto tutti i punti di vista. Certamente dal punto di vista dell'ordine pubblico, ma anche, certamente, da parte di fazioni che hanno interesse ad impedire che ci sia il libero esercizio delle libertà in questo Paese. E quello che abbiamo visto - ha fatto bene a ricordarlo la collega che mi ha preceduto - di fazioni, anche cospicue, di Black Bloc, di estremisti di varia natura e via dicendo, è stato sicuramente un elemento che dobbiamo tenere presente per ritenere che dobbiamo stare molto attenti ad evitare che quelli che si presentano come nostri amici o solidali non diventino innanzitutto i nostri nemici.

Ed è quello che io ho visto qualche giorno fa a Bologna, dove una manifestazione importante di persone perbene, di cittadini che avevano voglia di manifestare un loro sentimento, è stata inquinata e distrutta da scorribande di delinquenti - non voglio definirli in altro modo -, che hanno prodotto il risultato di trasmettere all'opinione pubblica, nelle immagini e nel racconto di quelle giornate, soprattutto delle azioni devastanti. Ecco, io penso che noi, che siamo fieri difensori delle nostre libertà e dei diritti garantiti dalla Costituzione, oltre a pretendere - perché ci sono state allora anche responsabilità politiche pesantissime, come sappiamo, signor Presidente - che l'ordine pubblico sia gestito come deve essere gestito, che la politica sia al suo posto, dobbiamo trovare il modo di garantire al nostro interno che nessuno si possa permettere, facendo finta di esserci amico, di distruggere i nostri diritti e le nostre libertà (Applausi di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maiorano. Ne ha la facoltà.

GIOVANNI MAIORANO (FDI). Grazie, Presidente. Venticinque anni fa, a Genova, c'è stata una delle pagine più drammatiche e controverse della storia della nostra Repubblica. Sono stati giorni segnati da paura, tensione e violenza; giorni che hanno lasciato ferite profonde e che, ancora oggi, dividono l'opinione pubblica. Ma se vogliamo ricordare quei fatti con un minimo di onestà intellettuale, dobbiamo raccontarli nella loro interezza, senza cedere a letture parziali o ideologiche.

A Genova non ci sono state soltanto persone che manifestavano pacificamente, c'è stata anche una violenza organizzata, feroce e premeditata. Il cosiddetto Black Bloc ha trasformato la città in un teatro di guerriglia urbana: automobili incendiate, negozi devastati, mezzi pubblici distrutti, cittadini e bambini terrorizzati. Di fronte a quella violenza, lo Stato non poteva voltarsi dall'altra parte. E lo Stato è stato rappresentato da donne e uomini in uniforme, chiamati a garantire l'ordine pubblico, la sicurezza dei cittadini e lo svolgimento di uno dei vertici internazionali più importanti al mondo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quegli uomini e quelle donne hanno affrontato ore ed ore di scontri durissimi; centinaia sono rimasti feriti, molti riportando conseguenze fisiche e psicologiche che, ancora oggi, portano con sé, e io ho avuto modo di vederne qualcuna anche personalmente.

Eppure, nel racconto di quei giorni, è stato troppo spesso raccontata una sola parte della storia. Sono stati evidenziati gli errori commessi da alcuni - errori che la magistratura ha accertato e ha sanzionato -, ed è giusto che sia così. Ma la responsabilità è sempre personale e non può mai trasformarsi nella condanna di un'intera istituzione. Per 25 anni, tantissimi servitori dello Stato hanno dovuto convivere con una narrazione che troppo spesso li ha descritti come il vero problema, e questo non è giusto, perché sono gli stessi uomini e le stesse donne che, ogni giorno, combattono le mafie e il terrorismo, salvano vite umane e intervengono quando tutti gli altri scappano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Sono coloro che escono di casa senza sapere se torneranno dalla propria famiglia. Chi ha indossato una divisa sa bene che ogni intervento operativo comporta decisioni da assumere in pochi istanti, spesso in condizioni di estremo pericolo, con il peso di sapere che ogni scelta sarà poi valutata, con calma, per mesi e per anni, nelle aule dei tribunali e sui mezzi di informazione.

Ma noi questo lo sappiamo bene, siete voi del centrosinistra che non lo sapete, e lo avete dimostrato ieri quando, parlando appunto delle Forze dell'ordine indagate, è stata detta una frase: che problema c'è ad essere indagati? Dietro questa frase, ci sono due elementi: o ignoranza o malafede (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E, quando si parla di uomini e di cittadini italiani, queste cose non possono esserci, perché il problema c'è; il problema, magari, può non esserci se uno percepisce 10.000 euro al mese, ma, andiamolo a dire, ad un agente che ne percepisce 1.500 e che, poi, grazie al fatto di essere iscritto nel registro degli indagati, con un sistema che fino a pochi mesi fa era un automatismo, viene messo a metà stipendio, allontanato dalla sua sede di servizio, allontanato dalla sua famiglia.

Chiudo, Presidente. Il problema c'è, noi lo conosciamo e, grazie al Governo Meloni, questo è stato evitato. Quel procedimento, per quelle persone che dicevano “qual è il problema”, può trasformarsi in una condanna per lui e per l'intera famiglia. Per questo lo Stato deve essere il primo a pretendere correttezza e legalità, ma deve essere anche il primo a garantire tutela e rispetto per chi rischia la propria vita per difendere quella legalità. Non possiamo chiedere ai nostri operatori di intervenire sempre, ovunque e comunque, e poi lasciarli soli quando fanno il proprio dovere. Per questo, il Governo Meloni è intervenuto eliminando quell'automatismo, quell'atto dovuto, che troppo spesso ha colpito chi aveva semplicemente fatto il proprio dovere.

Il ricordo di Genova deve unirci in una riflessione comune: imparare dagli errori, respingere ogni forma di violenza, ma anche restituire piena dignità a chi indossa una divisa al servizio della nostra Repubblica.

Noi continueremo sempre a sostenere le nostre Forze dell'ordine perché, se c'è da scegliere, noi scegliamo chi difende lo Stato e protegge i cittadini, non chi mette a soqquadro le città usando spranghe di ferro, incendiando le città e le strade, lanciando molotov, pietre e anche estintori rossi…

PRESIDENTE. Concluda.

GIOVANNI MAIORANO (FDI). …contro chi sta semplicemente facendo il proprio dovere. È questo il messaggio che, a 25 anni da quei giorni, il Parlamento dovrebbe consegnare al Paese: memoria, verità e giustizia, ma anche, rispetto, fiducia, gratitudine verso le donne e gli uomini che ogni giorno, in silenzio, e lontano dai riflettori, garantiscono la nostra sicurezza. A loro va il nostro grazie; un grazie sincero, convinto e senza ambiguità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Passiamo adesso ad alcune richieste di informative urgenti.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Iacono. Ne ha facoltà.

GIOVANNA IACONO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Intervengo per chiedere una informativa urgente al Ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci. Abbiamo già presentato una formale interpellanza allo stesso, al Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica e al Ministro dell'Agricoltura, perché si affronti, una volta per tutte, la gravissima emergenza degli ingenti che colpiscono la Sicilia con crescente frequenza e intensità.

In questo momento, la Sicilia sta bruciando e i roghi, di vastissime proporzioni, hanno devastato numerosi territori siciliani, con particolari criticità nell'entroterra della provincia di Agrigento, tra la Valle del Belice e i Monti Sicani. Penso a Sambuca di Sicilia, a Sciacca, a Cammarata, a Castronovo di Sicilia. Penso, soprattutto, alle comunità di Santo Stefano Quisquina e di Bivona che, anche in queste ore, stanno vivendo momenti drammatici.

Le fiamme hanno distrutto ettari di boschi, macchia mediterranea, terreni e aziende agricole; hanno ucciso animali rimasti intrappolati nel fuoco; hanno lambito i centri abitati, mettendo a rischio l'incolumità delle persone e costringendo i sindaci ad evacuare diverse abitazioni. Il nostro sincero ringraziamento va a coloro che si sono impegnati nello spegnimento degli incendi, ai volontari, alle cittadine e ai cittadini che, con propri mezzi e anche con mezzi di fortuna, stanno cercando di limitare i danni, ai Vigili del fuoco, alla Forestale, alla Protezione civile. La Sicilia continua a bruciare e non sono sufficienti gli interventi da terra né gli interventi aerei, ma pare che la produzione aeronautica sia concentrata sui mezzi destinati alla difesa.

Signor Presidente, non si capisce se stiamo producendo meno canadair oppure se il Governo abbia scelto deliberatamente di trasferire le risorse destinate al loro acquisto per rimpinguare le casse della Difesa, privando così la Protezione civile di mezzi adeguati che, in questo momento, in Sicilia sono risultati del tutto insufficienti.

Signor Presidente, a ciò si aggiunge che questi eventi, che dimostrano la crescente vulnerabilità del territorio siciliano, sono spesso causati da menti e mani criminali e scellerate, in un territorio notoriamente esposto agli effetti della crisi climatica, a periodi di siccità e alle temperature elevate. E ciò che sta accadendo in Sicilia è un disastro prevedibile; è chiaro che non può più essere affrontato di anno in anno solo quando le fiamme sono già divampate. Molte aree già colpite negli anni scorsi necessitano tuttora di interventi di recupero e il mancato ripristino rischia di aggravare i fenomeni di erosione, di desertificazione e di dissesto idrogeologico.

È giunto il momento di finirla con la logica emergenziale, perché è necessario cambiare approccio e investire seriamente sulla prevenzione attraverso una strategia nazionale di prevenzione strutturale. Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze ogni estate. Sono necessarie programmazione, investimenti e responsabilità. Fino a questo momento, signor Presidente, sia da parte del Governo nazionale che di quello regionale abbiamo visto lo stesso approccio sbagliato: nulla in termini di programmazione e reale capacità di prevenzione sul territorio, nulla sui sistemi di previsione e di monitoraggio, insufficiente manutenzione delle aree a rischio e assenza di coordinamento.

La Sicilia merita finalmente una strategia stabile ed efficace che metta la prevenzione al centro delle politiche nazionali e regionali. Non possiamo più consentire che il fuoco cancelli i nostri paesaggi e distrugga il nostro patrimonio ambientale. Continuando così, sarà compromesso il futuro delle nostre comunità e il cuore della Sicilia rischierà di non poter battere più.

Il Ministro Musumeci, da siciliano, dovrebbe amare quella terra quanto me. E allora metta da parte le dichiarazioni, si attivi, metta in atto le sue prerogative e ci dia le dovute risposte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta della collega Iacono, perché il Governo venga immediatamente a riferire in quest'Aula sulla devastante emergenza incendi che sta mettendo in ginocchio tutta la Sicilia e in particolare la provincia di Agrigento. Le immagini che arrivano dalla nostra terra parlano da sole: interi versanti ridotti in cenere, migliaia di ettari di macchia mediterranea distrutta, case, aziende agricole, allevamenti gravemente danneggiati, abitazioni lambite dalle fiamme e, in numerosi casi, evacuate per garantire l'incolumità dei cittadini. Penso a Bivona, a Sambuca di Sicilia, a Menfi, a Santo Stefano Quisquina, e a tanti altri paesi e territori che stanno vivendo ore drammatiche. A loro voglio esprimere, a nome del MoVimento 5 Stelle, la mia personale e più sincera vicinanza. Ho appena sentito qualche abitante di quelle zone, che mi dice che da due giorni in Sicilia il loro territorio brucia e continua a bruciare. Le fiamme non sono ancora state domate. Bruciano boschi, riserve naturali e via enumerando. Migliaia di ettari di patrimonio ambientale sono andati in fumo e le comunità sono nell'angoscia, mentre respirano un'aria resa irrespirabile dai fumi e dalle polveri.

Sappiamo che i cambiamenti climatici, le temperature estreme, la siccità e il vento rendono il nostro territorio sempre più vulnerabile. Sappiamo che una parte consistente dei roghi è riconducibile alla mano criminale dell'uomo. Sappiamo quali aree sono le più esposte. E in questo momento desidero esprimere la vicinanza del MoVimento 5 Stelle ai cittadini colpiti e rivolgere il più profondo ringraziamento ai Vigili del fuoco, al Corpo forestale, alla Protezione civile, alle Forze dell'ordine, ai volontari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che stanno combattendo senza sosta contro le fiamme, spesso con mezzi insufficienti e in condizioni proibitive.

Voglio ricordare il malore accusato da un vigile del fuoco a Menfi, durante le operazioni di spegnimento, che dimostra il prezzo umano pagato da chi è in prima linea. Ma non bastano i ringraziamenti. È il tempo delle responsabilità, perché nessuno può sostenere che quanto sta accadendo fosse imprevedibile. Siamo di fronte a un evento che si ripete, più o meno gravemente, ogni estate. Assistiamo allo stesso copione: ogni estate la Sicilia brucia, ogni estate ci indigniamo, ogni estate si promette che sarà l'ultima volta. Poi cala il silenzio fino all'estate successiva.

Allora, la domanda è semplice: dove era il Governo? Dove era la regione? Cosa hanno fatto rispetto alla situazione di emergenza, con temperature elevatissime, ben oltre la media, per settimane, oltre che diramare allerta?

Quasi ogni giorno dalla regione non hanno fatto nulla. Del resto, la prevenzione si fa d'inverno e in primavera, non quando le montagne stanno già bruciando. La verità è che il Governo Meloni e il Governo Schifani si ostinano a continuare a rincorrere le emergenze, invece di prevenirle. Se ogni estate si ripete lo stesso disastro, una tragica costante, significa che non è più la natura a sorprenderci, ma è la politica a farsi trovare impreparata, perché mancano programmazione e investimenti seri.

Mentre il fuoco distrugge i nostri boschi e divora la Sicilia, esiste anche un'emergenza sanitaria che non può essere ignorata. La Sicilia brucia, perché è assetata e continua a essere assetata nonostante anni di annunci, commissari straordinari e dissalatori presentati come panacea di tutti i mali, ma la situazione è diversa. Mentre si celebrano inaugurazioni e si moltiplicano gli annunci, la Sicilia continua a vivere una crisi idrica senza precedenti.

Per questo il Governo deve venire a riferire immediatamente e dirci come intenda intervenire già nelle prossime ore, se intenda disporre l'impiego di mezzi straordinari per rafforzare il presidio del territorio e prevenire nuovi roghi, sostenendo le attività di controllo, se intenda potenziare la flotta dei Canadair, gli elicotteri e i mezzi della Marina militare e delle altre Forze armate e aumentare il numero delle autobotti e delle squadre operative, affinché nessun comune venga lasciato solo, se intenda finalmente dichiarare lo stato di emergenza nazionale, perché, di fronte a una devastazione di così grande portata, non ci sono più alibi. I territori e i sindaci non vanno lasciati soli, perché il tempo dell'attesa è finito e ogni giorno perso significa altro territorio che brucia, altre imprese che chiudono e un altro pezzo della Sicilia che scompare. Noi non possiamo permettervelo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Longi. Ne ha facoltà.

ELIANA LONGI (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo oggi, come appena detto, sul medesimo argomento, ma in particolare su ciò che sta accadendo ad Enna già da domenica scorsa. Già domenica Enna città è stata flagellata da incendi: incendi anche in centro città, che fino a qualche ora fa continuavano ad essere appiccati. Prima di tutto, voglio ringraziare tutti gli uomini e le donne delle Forze dell'ordine, il Corpo forestale, i Vigili del fuoco, la Protezione civile (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e tutti i volontari che si sono adoperati in questi giorni per mettere in salvo cose, persone e animali da questi atti terroristici e da questa organizzazione criminale.

Presidente, non ho problemi a definirla organizzazione criminale, perché in prima persona per anni mi sono occupata di prevenzione incendi come volontaria a cavallo nei boschi della mia città. Presidente, in tutti questi anni, non ci è mai capitato di assistere a un incendio spontaneo. Abbiamo trovato inneschi rudimentali e altri più sofisticati, abbiamo fermato e denunciato persone con in mano taniche di benzina.

Quindi, non possiamo più dare la colpa al caldo o semplicemente a pazzi criminali e piromani. È una vera criminalità organizzata. Questo mi ha consentito di portare all'attenzione della commissione sulle ecomafie, di cui faccio parte, la questione degli incendi, soprattutto nel territorio boschivo di Enna, strettamente legato e connesso alla vendita e alla commercializzazione dei legnami.

Oggi, per fortuna, ci sono gli strumenti; abbiamo anche richiesto, ho richiesto sul nostro territorio l'installazione di sensori OPT per la rilevazione del fumo, per poter consentire ai mezzi e agli operatori di intervenire nel più breve tempo possibile. Ma questo non basta. La prevenzione passa anche dalle amministrazioni comunali perché, se fosse stato curato il verde, non sarebbe successo ciò che è accaduto ad Enna domenica scorsa, ossia che nel pieno centro città prendessero fuoco quelle piccole aree verdi.

Quindi, io esorto tutte le amministrazioni a monitorare, a sanzionare e a porre in essere le norme già esistenti per il mantenimento e la pulizia dei fondi non solo agricoli, ma anche privati, delle ville e delle case. Esprimo la vicinanza anche a chi ha perso la casa.

Anche io sono stata qualche anno fa vittima di un incendio ad Enna: la mia casa è stata inghiottita dal fuoco, fuoco appiccato da mani esperte di piromani. Quindi, so cosa significa percepire quel crepitio del fuoco, quel calore e quella puzza di fumo che per mesi e mesi ti rimane dentro. Quindi, io credo che questo sia un problema che non riguarda solo una parte politica perché, non prendiamoci in giro: quando è bruciata casa mia, non c'erano al Governo Meloni o Fratelli d'Italia. Questo è un problema che si perpetua da anni nella nostra bellissima e maledetta terra. Se per una volta lottassimo tutti assieme contro questi criminali e non parlassimo di mafia solamente in via teorica, ma tutti facessimo qualcosa per sconfiggere questo terribile fuoco che devasta le nostre terre, sarebbe finalmente il momento e forse potremmo risolvere questo problema. Grazie, Presidente e grazie a tutti i volontari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente ai Ministri Urso e Calderone. L'altra settimana, venerdì, ero a Seano, a Prato, dove 100 lavoratori hanno perso il posto di lavoro, ma vorrei tornare indietro nel tempo; questa storia l'ho raccontata tante volte.

Era il 2023, dopo una serie di scioperi contro il lavoro in nero, contro turni massacranti, ci fu la prima vittoria del movimento sindacale. Dopo quella vittoria ci furono dei fatti. Dopo aver regolarizzato le 8 ore per 5 giorni, da quel giorno iniziò un'escalation di violenza. Parlerò e userò dei nomi di pura fantasia: Mario era già stato assalito sotto casa alla fine di aprile; ad agosto uomini incappucciati, armati di mazze, tirapugni e un coltello aggrediscono sotto casa Salvatore; e poi tocca a Umberto; sempre ad agosto, mentre si reca al lavoro, viene stordito e preso a bastonate Vincenzo; a gennaio 2024 Carlo è colpito da due uomini incappucciati mentre torna dal turno di notte; a marzo, Franco viene aggredito da due uomini con il volto coperto da caschi e armati di bastoni. Vi basta? Può bastare? Non è finita così.

Arriviamo dritti al mese scorso. In ballo ci sono appunto 95 operai. Duecento padroni e caporali assaltano il picchetto dei lavoratori, un operaio viene investito da un furgone, 5 agenti sono feriti e in decine entrano con la forza nel magazzino per smistare la merce. Arriviamo ai primi di luglio. Dopo tutto questo uno dice: beh, allora le Forze dell'ordine hanno riportato la legalità. No, non è andata così. Hanno picchiato quel picchetto, li hanno picchiati e presi a bastonate.

Quindi, vi dico un po', ci sono due notizie: una positiva e una negativa. Quella positiva è che, di fatto, finalmente c'è una procura e un GIP di Prato non ha convalidato il sequestro della merce dell'Acca. Quindi, di fatto quel picchetto era legale. Quella negativa è che l'Acca sta facendo esattamente ciò che ci aspettavamo, cioè trasferisce parte dell'attività ai magazzini di Campi Bisenzio, fa carichi abusivi in strada. Insomma, dopo aver chiuso riapre in un altro modo, perché non ha mai avuto problemi di commesse.

Presidente, lei che di questo se ne intende, per intenderci questa azienda ha frodato 71 milioni di euro allo Stato, ok? Non ha pagato, per intenderci, l'IVA. Ma il disegno nasce dall'inizio, perché se uno froda 71 milioni ma pensate qual è il giro d'affari solo di IVA, solo di dazi. Sapete qual è il punto? Che loro sapevano già di aprire e di chiudere, e nel mezzo ci sono le bastonate, e in mezzo c'è il fatto che vogliono riaprire senza diritti per i lavoratori.

Allora, al mondo del fast fashion che dice a me, parlamentare della Repubblica, che non dovrei stare lì, in quei luoghi, in quei picchetti, perché sono illegali… chiedo al fast fashion, al pronto moda: siete pronti o no a riassorbire quei 95 lavoratori? Siete pronti o no a dire che c'è un problema? Perché i caporali sono ovunque, li ho visti con i miei occhi. Si fanno profitti sulla pelle dei lavoratori.

E sa qual è la conclusione di questa storia? Che se i nomi che le ho detto, di pura fantasia, fossero quelli reali - Khalil, Liaz, Arslan, Said, Alì, Usman -, se non fossero con una pelle diversa dal mio colore, ci sarebbe l'indignazione di tutto questo Parlamento. E invece c'è il silenzio, il silenzio tombale, perché c'è qualcuno che in quest'Italia vuole degli schiavi. E lo dico a quei banchi vuoti di quei cosplayer dei nazisti: se c'è la lotta fra gli ultimi e i penultimi la pagano tutti, perché se ci sono gli schiavi ci sono poi i sudditi, è questo il punto. È questo è il punto: il lavoro fa schifo perché è ritornata la schiavitù in questo Paese e se non vogliamo vederla con i nostri occhi, la pagheremo poi tutti (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Provenzano. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Quindici anni fa oggi, nell'isola di Utoya, un terrorista di estrema destra razzista e suprematista ha ucciso 69 giovani che avevano l'unica colpa di partecipare a un campeggio del Partito Laburista norvegese. L'attentato era stato preceduto da un'autobomba a Oslo, che aveva ucciso 8 persone. L'età media dei trucidati di Utoya era di 20, le vittime più giovani avevano 14 anni. Non citerò in quest'Aula il nome dell'assalitore: cercava anche questo, una macabra notorietà. Non citerò le sue folli criminali teorie che riecheggiano oscenamente anche oggi nel dibattito pubblico. Voglio, invece, qui ricordare e onorare quei ragazzi, giovani militanti laburisti, figli di quella famiglia socialista europea che il Partito Democratico è orgoglioso di rappresentare qui in Italia. E vorrei che questo ricordo accomunasse tutte le forze politiche pensando alle organizzazioni giovanili dei nostri partiti, alla partecipazione così necessaria delle nuove generazioni alla politica.

La strage di Utoya ha rievocato antichi fantasmi che pensavamo di aver seppellito tra le macerie del nazifascismo. Tragicamente non è stato così, e la scia di sangue innocente sparso dalla ferocia razzista e suprematista è ancora lunga e spaventosa: la deputata laburista britannica Jo Cox, assassinata in strada mentre incontrava i suoi elettori; la strage di Christchurch in Nuova Zelanda; le violenze che abbiamo visto negli USA, anche in Europa e anche in Italia contro cittadini stranieri.

Il terrorista nero norvegese aveva un piano: è fallito. Il massacro, nel suo folle disegno, doveva essere una scintilla per una svolta autoritaria in quel Paese e non è accaduto e ad oggi Utoya è ancora un luogo di pace e cooperazione. Al Memoriale per le vittime i visitatori lasciano rose rosse, da sempre simbolo dell'internazionalismo socialista. Nei sentieri dell'isola, tra i boschi e il mare, si tengono ancora iniziative, seminari, convegni e ogni anno si organizzano ancora campeggi, proprio come quello che per quel nazista era un intollerabile simbolo di passioni politiche e ideali democratici.

Il tributo di sangue, Presidente, versato da quei giovani è un dolore che non si spegne. Ma voglio dirlo in quest'Aula: a Utoya quel male assoluto non ha vinto, ha perso per l'ennesima volta, e perderà ogni volta che si presenterà, e la nostra risposta sarà sempre la stessa: più libertà e più democrazia. È un imperativo morale e un dovere politico verso i giovani martiri di Utoya e verso il nostro futuro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Prestipino. Ne ha facoltà.

PATRIZIA PRESTIPINO (PD-IDP). Homo sum, nihil humani a me alienum puto. Così recitava Terenzio nel II secolo avanti Cristo, un grande commediografo africano che si era perfettamente integrato nella Roma del tempo. Un esempio di humanitas e di filantropia.

Ecco perché voglio intervenire da docente di lettere classiche, ancora prima che da parlamentare. Notizia: un docente di latino e greco dell'Istituto liceo classico Vivona - un liceo dove io secoli fa ho studiato, e meno di qualche secolo fa insegnato - è stato messo sotto inchiesta dal Ministero dell'Istruzione per avere esortato i suoi studenti a non dimenticare Gaza. Tra l'altro, in una lettera di straordinaria bellezza e intensità non solo verbale, che vi esorto a leggere. Qualcuno potrebbe obiettare: ma cosa c'entra Gaza con i classici greci e latini? A parte che il collega ha scritto a maturità conclusa, quindi dopo che si era risolto il rapporto con i suoi studenti, ma quell'invito a restare umani ha a che fare eccome col concetto di humanitas, di filantropia che i nostri classici - Cicerone, Terenzio, appunto, ci raccontano -, quindi dove sarebbe lo scandalo? Incisivo anche nel richiamare il XXVII canto del Purgatorio, in cui si conclude la missione di Dante e Virgilio consente a Dante di scegliere il bene senza più la sua guida: libero, dritto e sano è ora il tuo arbitrio.

La verità, colleghe e colleghi, è che di scandaloso c'è solo questo Governo e questo mistero, che mettono sotto accusa un bravo docente, amato dai suoi studenti, per avere adempiuto alla sua missione di educatore: trasmettere valori umani, etici e civili ai suoi studenti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Baldelli. Ne ha facoltà.

ANTONIO BALDELLI (FDI). Illustrissimo signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri il consiglio regionale delle Marche ha approvato una legge che ritengo importante e illuminata, una legge che vuole valorizzare e riqualificare i centri storici, i borghi e i luoghi del commercio di particolare interesse, che difende le botteghe artigianali, le attività tradizionali e gli esercizi che custodiscono l'identità vera delle nostre comunità.

La sinistra, come sua abitudine, ha voluto subito bollare questo provvedimento con i soliti slogan: legge contro i negozi etnici, legge discriminatoria. Ma tutelare un centro storico non significa discriminare qualcuno, significa invece impedire che i nostri borghi diventino tutti uguali, privi di storia, privi di identità e privi di vita. Significa impedire, solamente per fare un esempio, che la crescia sfogliata di Urbino o il Verdicchio di Jesi siano sostituiti da kebab e Coca-Cola.

Difendere una bottega, una produzione tipica o un'attività familiare non è chiusura, è solamente buonsenso. E nell'ottica di una vera integrazione - lo voglio sottolineare -, tutti, ma proprio tutti, possono contribuire ad attuare questa legge. Legge che si inserisce in una visione più ampia, denominata “Marche sicure”. Perché più videosorveglianza, più strumenti alla Polizia locale e più controlli contro l'abusivismo e il lavoro nero servono a proteggere i cittadini e le imprese perbene. Un borgo sicuro e curato è sicuramente un borgo più attrattivo, più turistico e meno esposto allo spopolamento.

Questo è un esempio concreto, che tutte le regioni potrebbero adottare. Per questo, con orgoglio voglio ringraziare la mia regione, le Marche, la sua amministrazione regionale e il suo presidente Francesco Acquaroli, perché ci hanno indicato un modello che possiamo sicuramente seguire (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cantone. Ne ha facoltà.

LUCIANO CANTONE (M5S). Grazie, Presidente. Questa mattina, poco prima dell'alba, un commando armato ha fatto saltare con l'esplosivo uno sportello bancomat in un comune, a Scordia, in provincia di Catania. Non è un fatto isolato, la stessa banca, poco meno di due anni fa, era stata colpita e rapinata con uno escavatore. Sono noti i fatti di cronaca di quel periodo quando la “banda dell'escavatore” così nota ai fatti di cronaca, colpì in pochi mesi, poco più di otto banche e riuscì a rapinare e in alcuni casi a portare via la refurtiva. Negli ultimi mesi, da tra febbraio e aprile di quest'anno, si sono verificati una serie di colpi invece realizzati con esplosivo artigianale, nei comuni di Calatabiano, di Giarre, di Riposto, di Sant'Alfio. Anche queste città sono state colpite da questi ordigni, che hanno costretto l'Arma dei carabinieri a intervenire più volte con gli artificieri. Ora sappiamo che per questo Governo la parola sicurezza spesso è rappresentata in maniera propagandistica. Noi in Sicilia, in provincia di Catania in particolare, siamo stanchi di vivere nel far west, nel significato peggiore di questa parola.

Viviamo da anni in un contesto sociale sempre più in difficoltà, con lo Stato che sembra arretrare di fronte alla criminalità organizzata e di fronte a queste bande armate, che continuano a sviluppare metodi criminali, sempre più pericolosi per le nostre comunità, per la sicurezza dei nostri cittadini, per la sicurezza delle imprese e anche delle abitazioni di cittadini, che in alcuni casi vengono fatte esplodere, noi depositeremo un'interrogazione al Ministro dell'Interno, per capire cosa sta facendo il Ministro per coordinarsi con il prefetto e con gli enti territoriali.

Sinceramente abbiamo pochissima fiducia e non vediamo l'ora di poter andare al Governo e raccontare una nuova fase di questo Paese, dove l'inclusività e il bene delle nostre comunità non sono una propaganda, non sono post sui social, immagini di intelligenza artificiale, ma azioni concrete che il Governo deve attuare nei territori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha la facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Il 22 luglio rappresenta la ricorrenza più dolorosa e più tragica per la mia città, perché Foggia il 22 luglio 1943, subì uno dei più devastanti attacchi aerei della Seconda guerra mondiale da parte delle forze angloamericane.

L'obiettivo strategico degli alleati era quello di distruggere le numerose piste di volo che c'erano sulla piana di Foggia, da cui partivano le forze aeree italo-tedesche e, soprattutto, colpire il centro ferroviario che era allora molto, molto importante. Fu colpita la stazione quel giorno, con una violenza terrificante e le sirene suonarono poco dopo le nove.

Furono colpiti tantissimi edifici pubblici, ma anche civili. Quel giorno morirono circa 2.000 persone; negli attacchi successivi, dei giorni successivi, ne morirono complessivamente 20.000. Questo tributo enorme di vite umane che Foggia ha dato, purtroppo, a causa di questi attacchi, sono valsi alla città la medaglia d'oro al valor civile, al valore anche militare, perché nonostante, fosse piegata e fiaccata da questi bombardamenti che avevano ucciso quasi un terzo della popolazione, ha comunque contribuito alla resistenza armata nei confronti dei tedeschi che si stavano ritirando. Io credo che questa tragedia, che noi ancora ricordiamo perché ha ferito in maniera incredibile la città, questa tragedia e le tragedie simili che si sono registrate in altre città, durante la Seconda guerra mondiale, ma anche negli accadimenti degli scorsi mesi, debbano servire da monito, a tutti coloro che, invece, sembra abbiano dimenticato che cosa significhino gli orrori della guerra e le migliaia e migliaia di morti civili.

Io penso che questo monito debba insegnare ad alcuni leader europei, che questi atteggiamenti guerrafondai e bellicistici, sono il contrario di quello che i cittadini hanno bisogno. I cittadini hanno bisogno di pace, di progresso e di sviluppo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pellegrini. Sono terminati così gli interventi di fine seduta.

Preannunzio di elezioni suppletive.

PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 22 luglio 2026, ha verificato che il seggio di deputato nel collegio uninominale 05 - Reggio di Calabria della XXIII Circoscrizione Calabria deve essere coperto mediante elezioni suppletive, ai sensi dell'articolo 86, comma 3, del testo unico delle leggi per l'elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361.

Tale seggio - attribuito con il sistema maggioritario ai sensi dell'articolo 77, comma 1, lettera b), del medesimo testo unico - si è reso vacante a seguito della cessazione dal mandato parlamentare del deputato Francesco Cannizzaro, in ragione delle dimissioni presentate a seguito dell'assunzione della carica incompatibile di sindaco di Reggio Calabria, di cui la Camera ha preso atto nella seduta del 22 luglio 2026.

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2.

PRESIDENTE. Comunico che, in data 22 luglio 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 il deputato Galeazzo Bignami, in sostituzione della deputata Augusta Montaruli, dimissionaria.

Proposta di trasferimento a Commissione in sede legislativa di una proposta di legge.

PRESIDENTE. Comunico che sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di giovedì 23 luglio 2026 l'assegnazione, in sede legislativa, della seguente proposta di legge, della quale la sottoindicata Commissione, cui era stata assegnata in sede referente, ha chiesto, con le prescritte condizioni, il trasferimento alla sede legislativa, che proporrò alla Camera, a norma del comma 6 dell'articolo 92 del Regolamento:

alla I Commissione (Affari costituzionali):

S. 282 - Senatori Croatti ed altri: “Istituzione della Giornata nazionale per il diritto al divertimento in sicurezza” (approvata dal Senato) (1296).

(La Commissione ha elaborato un nuovo testo).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 23 luglio 2026 - Ore 9,30:

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità. (C. 2988-A​)

Relatore: CANGIANO.

2. Assegnazione a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 1296​ .

3. Seguito della discussione delle mozioni Zanella, Malavasi, Ilaria Fontana ed altri n. 1-00574, Boschi ed altri n. 1-00593, Ruffino ed altri n. 1-00594, Vietri, Zinzi, Bagnasco, Semenzato ed altri n. 1-00595 e Manes ed altri n. 1-00596 concernenti iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane .

4. Seguito della discussione del disegno di legge:

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025. (C. 2788​)

Relatore: FORMENTINI.

5. Seguito della discussione della proposta di legge:

FARAONE ed altri: Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari. (C. 441​)

e delle abbinate proposte di legge: BISA ed altri; PITTALIS ed altri. (C. 1657​-1694​)

6. Seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .

7. Seguito della discussione del disegno di legge:

Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A​)

Relatore: CERRETO.

(al termine delle votazioni)

8. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

S. 1635 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (Approvato dal Senato). (C. 2961​)

Relatori: MASCHIO, CALDERONE, MATONE.

La seduta termina alle 19,30.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: FABRIZIO SALA (DOC. XVI, N. 9)

FABRIZIO SALA (FI-PPE). (Dichiarazione di voto finale – Doc. XVI, n. 9). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi non siamo chiamati semplicemente ad esprimerci su uno schema di intesa tra lo Stato e una Regione. Oggi siamo chiamati a rispondere ad una domanda molto più importante. Che idea di Stato vogliamo per l'Italia del XXI secolo? Vogliamo uno Stato che continui ad accentrare ogni decisione, convinto che tutto ciò che passa da Roma sia necessariamente migliore?

Oppure vogliamo uno Stato moderno, capace di valorizzare le energie dei propri territori, responsabilizzando chi dimostra di saper amministrare bene? Per Forza Italia la risposta è chiara.

L'autonomia differenziata non è un fine. È uno strumento. Uno strumento per rendere lo Stato più moderno, più efficiente, più vicino ai cittadini. Per questo oggi esprimiamo convintamente voto favorevole.

L'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, non è stato scritto per caso. Non rappresenta una concessione. Non rappresenta un privilegio. È una scelta compiuta dal legislatore costituzionale, che ha immaginato una Repubblica capace di evolversi, riconoscendo che, in determinate materie, le Regioni possano esercitare alcune funzioni in modo più efficace nell'interesse dell'intero Paese.

Noi oggi non facciamo altro che dare concreta attuazione a quella previsione costituzionale. E come ricordava Luigi Einaudi, “Conoscere per deliberare.” Conoscere i territori significa comprenderne le peculiarità, le esigenze e le capacità amministrative. Ed è proprio da questa conoscenza che nascono decisioni migliori.

Il vero tema, dunque, non è quanta autonomia concedere. Il vero tema è un altro. L'Italia vuole essere un Paese capace di competere? Perché questa è la grande sfida del nostro tempo. Il mondo corre. Corrono gli Stati Uniti. Corre la Cina. Corrono le economie europee più dinamiche. La competizione internazionale si gioca sulla rapidità delle decisioni, sulla capacità di innovare, sulla qualità delle istituzioni. Pensiamo davvero di affrontare questa sfida con uno Stato che accentra ogni scelta, moltiplica i livelli decisionali e rallenta ogni processo amministrativo? Noi crediamo di no. Crediamo che uno Stato moderno debba avere il coraggio di cambiare.

Ed è qui che entra in gioco il principio fondamentale. Lo Stato non deve sostituirsi ai territori quando i territori sono in grado di fare meglio. Non è una rinuncia dello Stato. È il modo migliore per rafforzarlo. Lo Stato continua a svolgere le sue funzioni essenziali. Garantisce l'unità della Repubblica. La sicurezza. La difesa. La politica estera. L'uguaglianza dei diritti fondamentali.

Ma quando una Regione dimostra capacità amministrativa, efficienza e responsabilità, allora lo Stato dimostra la propria forza affidandole quelle competenze che possono essere esercitate con maggiore efficacia. Questo è il principio di sussidiarietà. Un principio europeo. Ma anche profondamente liberale. Le decisioni devono essere prese dal livello istituzionale più vicino ai cittadini capace di esercitarle bene. Significa fiducia. Fiducia nei territori. Fiducia nelle amministrazioni. Fiducia nelle comunità.

Uno Stato che si fida dei propri territori è uno Stato forte. Uno Stato che teme continuamente i propri territori è uno Stato debole. Ed è proprio questo il senso dell'autonomia. Non costruire venti piccoli Stati. Ma rendere più forte l'unica Repubblica italiana.

Ed è per questo che oggi è giusto parlare anche della grande forza economica del Veneto. Il Veneto rappresenta uno dei motori produttivi dell'Italia. È una terra che ha costruito la propria crescita sul lavoro, sull'impresa e sull'iniziativa privata. Un territorio che ha saputo trasformare migliaia di piccole e medie imprese in un sistema produttivo straordinariamente competitivo. Un modello fondato sulla filiera. Sui distretti industriali. Sulla manifattura di qualità. Sull'export. Sulla capacità di innovare senza perdere il legame con il territorio. Pensiamo ai distretti dell'occhialeria.

Del mobile. Della meccanica. Dell'agroalimentare. Della moda. Pensiamo ai porti, agli interporti, alla logistica. Pensiamo ad una Regione che esporta ogni anno decine di miliardi di euro nel mondo e contribuisce in maniera determinante alla crescita economica dell'intero Paese.

Quando cresce il Veneto non cresce soltanto il Veneto. Cresce l'Italia. Perché cresce il PIL nazionale. Cresce l'occupazione. Cresce il gettito fiscale. Cresce la competitività del sistema produttivo italiano. Per questo riconoscere maggiore responsabilità amministrativa ad una Regione come il Veneto non significa creare privilegi. Significa mettere il Paese nelle condizioni di funzionare meglio.

E la risoluzione che oggi discutiamo va proprio in questa direzione. Non attribuisce privilegi. Non rompe l'unità nazionale. Non mette in discussione la solidarietà tra i territori. Accompagna invece il percorso di autonomia della Regione Veneto nelle materie previste dalla Costituzione, migliorando il testo dell'intesa, rafforzando il coinvolgimento degli enti locali, confermando il ruolo del Parlamento e ribadendo un principio che per noi è essenziale: il completamento del federalismo fiscale e del fondo perequativo. Perché autonomia e solidarietà non sono concetti alternativi. Sono due facce della stessa medaglia.

Più responsabilità significa anche maggiore trasparenza. Maggiore efficienza. Maggiore controllo democratico. Chi governa decide. Chi decide risponde. Chi risponde viene giudicato dai cittadini.

Questa è la vera cultura dell'autonomia. La cultura della responsabilità. Non dello scaricabarile. Non della burocrazia. Ma dell'assunzione diretta delle decisioni e delle conseguenze.

E consentitemi una riflessione finale. Troppo spesso il dibattito sull'autonomia è stato trasformato in uno scontro ideologico. Come se valorizzare le eccellenze territoriali significasse dividere il Paese. È vero esattamente il contrario. Un Paese cresce quando tutte le sue energie possono esprimersi pienamente. Quando chi è capace di fare bene viene messo nelle condizioni di fare ancora meglio. Perché il successo di una Regione non impoverisce le altre. Le trascina. Le rafforza. Le rende più competitive. L'autonomia non è la vittoria di una parte contro un'altra. È la scelta di uno Stato che vuole funzionare meglio.

Concludo, Presidente. Alcide De Gasperi diceva che “la politica guarda alle prossime elezioni, mentre uno statista guarda alle prossime generazioni.” Noi oggi vogliamo guardare alle prossime generazioni. Vogliamo consegnare loro uno Stato più moderno. Più efficiente. Più vicino ai cittadini. Più competitivo. Più responsabile. Uno Stato che abbia il coraggio di valorizzare le proprie migliori energie senza rinunciare all'unità della Repubblica.

Per queste ragioni, il Gruppo di Forza Italia esprime convintamente voto favorevole alla risoluzione concernente lo schema di intesa con la Regione Veneto.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nelle votazioni dalla n. 9 alla n. 11 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni n. 11 e n. 15 la deputata Cherchi ha segnalato che si è erroneamente astenuta mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 25 la deputata Cherchi ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi dal voto;

nella votazione n. 28 la deputata Ruffino ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 32 il deputato Cangiano ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 32 il deputato Morassut ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 36 la deputata De Micheli ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 39 il deputato Barabotti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 46 il deputato Benvenuti Gostoli ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.

CALENDARIO VIGENTE DEI LAVORI DELL'ASSEMBLEA
(LUGLIO 2026)
N. 41

Aggiornato ai sensi dell'articolo 24, commi 3 e 6, del Regolamento

(Conferenza dei presidenti di gruppo del 22 luglio 2026)

Mercoledì 22 (16,15-18,30) e giovedì 23 luglio (ore 9,30-13,30)

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2988 - Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, recante disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l'efficacia del documento di identità (da inviare al Senato – scadenza: 25 agosto 2026)

Seguito dell'esame delle mozioni Zanella, Malavasi, Ilaria Fontana ed altri n. 1-00574, Boschi ed altri n. 1-00593, Ruffino ed altri n. 1-00594 e Vietri, Zinzi, Bagnasco, Semenzato ed altri n. 1-00595 concernenti iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2788​ - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 441​ e abbinate - Istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari

Seguito dell'esame delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2670 - Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo (collegato alla manovra di finanza pubblica)

Mercoledì 22 luglio (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata

Nella seduta di giovedì 23 luglio, al termine dell'esame del disegno di legge n. 2988​, sarà iscritta l'assegnazione a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 1296​ recante istituzione della Giornata nazionale per il diritto al divertimento in sicurezza (approvata dal Senato)

Giovedì 23 luglio (al termine delle votazioni a.m.)

Discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 2961​ - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (approvato dal Senato)  

Venerdì 24 luglio (ore 9,30)

Svolgimento di interpellanze urgenti

Lunedì 27 luglio (ore 14)

Discussione sulle linee generali della Relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2026, adottata il 14 maggio 2026 (Doc. XXV, n. 4) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2026, deliberata dal Consiglio dei ministri il 14 maggio 2026 (Doc. XXVI, n. 4) (Doc. XVI, n. 5)

Discussione congiunta del Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 e del Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026 (il termine per la presentazione degli ordini del giorno è fissato alle ore 10 di lunedì 27 luglio)

Martedì 28 luglio (ore 11)

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni

Martedì 28 luglio (ore 13-18)

Seguito dell'esame della Relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2026, adottata il 14 maggio 2026 (Doc. XXV, n. 4) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2026, deliberata dal Consiglio dei ministri il 14 maggio 2026 (Doc. XXVI, n. 4) (Doc. XVI, n. 5)

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2961 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti (approvato dal Senato)

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi

Martedì 28 luglio (ore 18, con prosecuzione notturna)

Esame del disegno di legge n. 2987- Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti (da inviare al Senato – scadenza: 25 agosto 2026) (per la posizione dell'eventuale questione di fiducia non prima delle ore 20)

Mercoledì 29 luglio (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata

Mercoledì 29 luglio (ore 16,15-18,20)

Seguito dell'esame del Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 e del Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026 

Mercoledì 29 luglio

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 2987- Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti (da inviare al Senato – scadenza: 25 agosto 2026

  • ore 18,20: dichiarazioni di voto sull'eventuale questione di fiducia
  • ore 20: votazione per appello nominale
  • al termine, con prosecuzione notturna: seguito dell'esame

Giovedì 30 luglio (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)

Eventuale seguito dell'esame del disegno di legge n. 2987- Conversione in legge del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti (da inviare al Senato – scadenza: 25 agosto 2026

Eventuale seguito dell'esame del Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 e del Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026

Esame doc. IV, n. 4-A - Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Delmastro Delle Vedove

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella giornata di martedì 28 luglio e non conclusi

Venerdì 31 luglio (ore 9,30, con votazioni non prima delle ore 13)

Discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 3005​ - Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 e del disegno di legge n. 3006​ - Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 2360​ e abbinate - Disposizioni in materia di cinema

Esame del disegno di legge S. 1939 - Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024 (ove trasmesso dal Senato – scadenza: 11 agosto 2026) (per la posizione dell'eventuale questione di fiducia)  

Lunedì 3 agosto 

Seguito dell'esame del disegno di legge S. 1939 - Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024 (ove trasmesso dal Senato – scadenza: 11 agosto 2026)

  • ore 12,20: dichiarazioni di voto sull'eventuale questione di fiducia
  • ore 14: votazione per appello nominale
  • al termine, con prosecuzione notturna: seguito dell'esame

Martedì 4 (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24) e mercoledì 5 agosto (ore 9,30-13,30 e 16,15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24 ed eventualmente nella giornata di giovedì 6 agosto)

Eventuale seguito dell'esame del disegno di legge S. 1939 - Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024 (ove trasmesso dal Senato – scadenza: 11 agosto 2026)

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 3005​ - Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 e del disegno di legge n. 3006​ - Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 2360​ e abbinate - Disposizioni in materia di cinema

Mercoledì 5 agosto (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata

Nella giornata di mercoledì 5 agosto, in un orario da definire, avranno luogo le Comunicazioni del Governo in merito all'avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, con la partecipazione del Ministro dell'economia e delle finanze.

Il Presidente si riserva di inserire nel calendario dei lavori l'esame di ulteriori progetti di legge di ratifica deliberati dalle Commissioni e di ulteriori documenti licenziati dalla Giunta per le autorizzazioni.

ORGANIZZAZIONE DEI TEMPI PER L'ESAME DEGLI ARGOMENTI ISCRITTI NEL CALENDARIO

Mozione n. 1-00574 e abb. - Iniziative per la prevenzione degli effetti sulla salute derivanti dall'innalzamento delle temperature e per il contrasto al cambiamento climatico, con particolare riferimento alle aree urbane

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).

Governo 25 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 15 minuti
Interventi a titolo personale

1 ora

(con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 4 ore e 10 minuti
Fratelli d'Italia 49 minuti
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista 34 minuti
Lega - Salvini Premier 31 minuti
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE 29 minuti
MoVimento 5 Stelle 28 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra  16 minuti
Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe 16 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare 15 minuti
Italia Viva - Casa riformista 15 minuti
Misto: 19 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 9 minuti
Minoranze Linguistiche 6 minuti
+Europa - Stati Uniti d'Europa 4 minuti

 (*) I tempi indicati sono stati in parte utilizzati nella seduta del 15 giugno 2026. 

Ddl di ratifica n. 2788 - Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025

Tempo complessivo: 2 ore.

Relatore 5 minuti
Governo 5 minuti
Richiami al regolamento 5 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale

19 minuti

(con il limite massimo di 2 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 1 ora e 21 minuti
Fratelli d'Italia 12 minuti
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista 15 minuti
Lega - Salvini Premier 8 minuti
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE 8 minuti
MoVimento 5 Stelle 11 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra  6 minuti
Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe 6 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare 4 minuti
Italia Viva – Casa riformista 5 minuti
Misto: 6 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 2 minuti
Minoranze Linguistiche 2 minuti
+Europa - Stati Uniti d'Europa 2 minuti

Pdl n. 441 e abb. - Istituzione della Giornata nazionale “Enzo Tortora” in memoria delle vittime di errori giudiziari

Seguito dell'esame: 6 ore e 40 minuti.

Relatore 20 minuti
Governo 20 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 15 minuti
Interventi a titolo personale

44 minuti

(con il limite massimo di 11 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 4 ore e 51 minuti
Fratelli d'Italia 48 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 36 minuti
Lega – Salvini premier 33 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 32 minuti
MoVimento 5 Stelle 31 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 22 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 22 minuti
Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) - MAIE- Centro popolare 22 minuti
Italia Viva – Casa riformista 22 minuti
Misto: 23 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 12 minuti
Minoranze Linguistiche 6 minuti
+Europa - Stati Uniti d'Europa 5 minuti

Mozione n. 1-00582 e abb. - In materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 6 ore (*).

Governo 25 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Tempi tecnici 15 minuti
Interventi a titolo personale

1 ora

(con il limite massimo di 7 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 4 ore e 10 minuti
Fratelli d'Italia 49 minuti
Partito Democratico - Italia Democratica e Progressista 34 minuti
Lega - Salvini Premier 31 minuti
Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE 29 minuti
MoVimento 5 Stelle 28 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra  16 minuti
Azione-Popolari europeisti riformatori-Renew Europe 16 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare 15 minuti
Italia Viva - Casa riformista 15 minuti
Misto: 19 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 9 minuti
Minoranze Linguistiche 6 minuti
+Europa - Stati Uniti d'Europa 4 minuti

 (*) I tempi indicati sono stati in parte utilizzati nella seduta del 15 giugno 2026.

Ddl n. 2670 – Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo

Tempo complessivo: 20 ore e 40 minuti, di cui:

  • discussione sulle linee generali: 8 ore;
  • seguito dell'esame: 12 ore e 40 minuti.
Discussione generale Seguito dell'esame
Relatore 10 minuti 20 minuti
Governo 20 minuti 20 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti 10 minuti
Tempi tecnici 1 ora e 30 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 22 minuti

1 ora e 38 minuti

(con il limite massimo di 16 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 5 ore e 58 minuti 8 ore e 42 minuti
Fratelli d'Italia 41 minuti 1 ora e 15 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 46 minuti 1 ora e 25 minuti
Lega – Salvini premier 36 minuti 52 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 35 minuti 51 minuti
MoVimento 5 Stelle 41 minuti 1 ora e 9 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 32 minuti 40 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 32 minuti 40 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare 31 minuti 32 minuti
Italia Viva – Casa riformista 32 minuti 37 minuti
Misto: 32 minuti 41 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 17 minuti 22 minuti
Minoranze Linguistiche 9 minuti 11 minuti
+Europa – Stati Uniti d'Europa 6 minuti 8 minuti

Ddl n. 2961 - Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti

Discussione sulle linee generali: 8 ore.

Relatori

30 minuti

(complessivamente)

Governo 20 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 18 minuti
Gruppi 5 ore e 42 minuti
Fratelli d'Italia 38 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 41 minuti
Lega – Salvini premier 34 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 34 minuti
MoVimento 5 Stelle 38 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 32 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 32 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE- Centro popolare 31 minuti
Italia Viva – Casa riformista 31 minuti
Misto: 31 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 17 minuti
Minoranze Linguistiche 8 minuti
+Europa – Stati Uniti d'Europa 6 minuti

Relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2026, adottata il 14 maggio 2026 (Doc. XXV, n. 4) e sulla Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, anche al fine della relativa proroga per l'anno 2026, deliberata dal Consiglio dei ministri il 14 maggio 2026 (Doc. XXVI, n. 4) (Doc. XVI, n. 5)

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 5 ore.

Relatori

30 minuti

(complessivamente)

Governo 30 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 10 minuti
Gruppi

1 ore e 57 minuti

(discussione)

1 ora e 48 minuti

(dichiarazioni di voto)

Fratelli d'Italia 23 minuti 10 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 16 minuti 10 minuti
Lega – Salvini premier 14 minuti 10 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 14 minuti 10 minuti
MoVimento 5 Stelle 13 minuti 10 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 7 minuti 10 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 7 minuti 10 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) – MAIE - Centro popolare 7 minuti 10 minuti
Italia Viva – Casa riformista 7 minuti 10 minuti
Misto: 9 minuti 18 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 4 minuti 8 minuti
Minoranze Linguistiche 3 minuti 6 minuti
+Europa- Stati Uniti D'Europa 2 minuti 4 minuti

Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025 e progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026

Tempo complessivo: 16 ore, di cui:

  • discussione sulle linee generali: 8 ore;
  • seguito dell'esame: 8 ore.
Discussione generale Seguito dell'esame
Deputati Questori 1 ora 30 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti 10 minuti
Tempi tecnici 15 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 16 minuti

1 ora e 20 minuti

(con il limite massimo di 10 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 5 ore e 34 minuti 5 ore e 45 minuti
Fratelli d'Italia 39 minuti 1 ora e 9 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 36 minuti 47 minuti
Lega – Salvini premier 35 minuti 42 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 35 minuti 40 minuti
MoVimento 5 Stelle 34 minuti 38 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 31 minuti 22 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 31 minuti 22 minuti
Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) - MAIE- Centro popolare 31 minuti 21 minuti
Italia Viva – Casa riformista 31 minuti 21 minuti
Misto: 31 minuti 23 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 17 minuti 12 minuti
Minoranze Linguistiche 8 minuti 6 minuti
+Europa - Stati Uniti d'Europa 6 minuti 5 minuti

Doc. IV, n. 4-A - Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Delmastro Delle Vedove

Tempo complessivo: 2 ore e 40 minuti (*).

Relatore per la maggioranza 15 minuti
Relatore di minoranza 10 minuti
Richiami al regolamento 5 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale

20 minuti

(con il limite massimo di 3 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 1 ora e 41 minuti
Fratelli d'Italia 20 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 14 minuti
Lega – Salvini premier 12 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 12 minuti
MoVimento 5 Stelle 11 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 7 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 7 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) – MAIE - Centro popolare 7 minuti
Italia Viva – Casa riformista 7 minuti
Misto: 8 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 4 minuti
Minoranze Linguistiche 2 minuti
+Europa- Stati Uniti D'Europa 2 minuti

(*) Al tempo sopra indicato si aggiungono 10 minuti al gruppo di appartenenza del deputato interessato.

Ddl n. 3005 - Rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 e n. 3006 - Disposizioni per l'Assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026

Tempo complessivo: 15 ore e 40 minuti, di cui:

  • discussione generale congiunta: 8 ore;
  • seguito dell'esame: 7 ore e 40 minuti.
Discussione generale Seguito dell'esame
Relatore 10 minuti 20 minuti
Governo 20 minuti 20 minuti
Richiami al regolamento 10 minuti 10 minuti
Tempi tecnici 10 minuti
Interventi a titolo personale 1 ora e 22 minuti

56 minuti

(con il limite massimo di 11 minuti per il complesso degli interventi di ciascun deputato)

Gruppi 5 ore e 58 minuti 5 ore e 44 minuti
Fratelli d'Italia 41 minuti 48 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 46 minuti 53 minuti
Lega – Salvini premier 36 minuti 35 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 35 minuti 34 minuti
MoVimento 5 Stelle 41 minuti 44 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 32 minuti 27 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 32 minuti 27 minuti
Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) – MAIE - Centro popolare 31 minuti 22 minuti
Italia Viva – Casa riformista 32 minuti 26 minuti
Misto: 32 minuti 28 minuti
Futuro Nazionale Vannacci - Free 17 minuti 14 minuti
Minoranze Linguistiche 9 minuti 8 minuti
+Europa- Stati Uniti D'Europa 6 minuti 6 minuti

Comunicazioni del Governo in merito all'avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale

Tempo complessivo, comprese le dichiarazioni di voto: 4 ore.

Governo 20 minuti
Tempi tecnici 5 minuti
Interventi a titolo personale 5 minuti
Gruppi

1 ora e 42 minuti

(discussione)

1 ora e 48 minuti

(dichiarazioni di voto)

Fratelli d'Italia 20 minuti 10 minuti
Partito Democratico – Italia democratica e progressista 14 minuti 10 minuti
Lega – Salvini premier 12 minuti 10 minuti
Forza Italia – Berlusconi presidente - PPE 12 minuti 10 minuti
MoVimento 5 Stelle 11 minuti 10 minuti
Alleanza Verdi e Sinistra 7 minuti 10 minuti
Azione – Popolari Europeisti Riformatori – Renew Europe 7 minuti 10 minuti
Noi Moderati (Noi Con L'Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) - MAIE- Centro popolare 6 minuti 10 minuti
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VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DOC XVI, N 9 - RIS 6-271 270 270 0 136 161 109 70 Appr.
2 Nominale DDL 2988-A - ART PREM 01.01 275 272 3 137 115 157 67 Resp.
3 Nominale EM 1.1 272 268 4 135 111 157 66 Resp.
4 Nominale EM 1.2 272 267 5 134 111 156 66 Resp.
5 Nominale EM 1.3 270 266 4 134 110 156 66 Resp.
6 Nominale EM 1.5 272 267 5 134 110 157 66 Resp.
7 Nominale EM 1.8 277 273 4 137 114 159 66 Resp.
8 Nominale EM 1.11 276 271 5 136 111 160 65 Resp.
9 Nominale EM 1.13 277 272 5 137 110 162 65 Resp.
10 Nominale EM 1.16 265 264 1 133 111 153 65 Resp.
11 Nominale EM 1.17 269 265 4 133 110 155 65 Resp.
12 Nominale EM 2.2 272 269 3 135 114 155 65 Resp.
13 Nominale EM 2.3 268 266 2 134 112 154 65 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale EM 2.4 271 268 3 135 110 158 65 Resp.
15 Nominale EM 2.5 263 260 3 131 107 153 65 Resp.
16 Nominale EM 2.6 263 256 7 129 105 151 65 Resp.
17 Nominale EM 2.8 261 258 3 130 107 151 65 Resp.
18 Nominale EM 2.9 262 259 3 130 107 152 65 Resp.
19 Nominale EM 2.11 268 268 0 135 115 153 65 Resp.
20 Nominale EM 5.2 269 266 3 134 112 154 65 Resp.
21 Nominale EM 5.5 264 261 3 131 109 152 65 Resp.
22 Nominale EM 5.6 263 254 9 128 104 150 65 Resp.
23 Nominale EM 5.7 265 262 3 132 111 151 65 Resp.
24 Nominale EM 6.4 259 257 2 129 107 150 65 Resp.
25 Nominale EM 6.5 236 209 27 105 68 141 65 Resp.
26 Nominale EM 6.6 257 254 3 128 108 146 79 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale EM 6.7 257 253 4 127 102 151 79 Resp.
28 Nominale EM 6.1000 260 256 4 129 7 249 78 Resp.
29 Nominale EM 6.10 262 259 3 130 106 153 77 Resp.
30 Nominale ART AGG 6.05 265 255 10 128 104 151 77 Resp.
31 Nominale EM 7.1 265 261 4 131 109 152 77 Resp.
32 Nominale EM 7.2 262 259 3 130 108 151 77 Resp.
33 Nominale EM 7.3 264 260 4 131 108 152 77 Resp.
34 Nominale EM 7.4 259 255 4 128 104 151 77 Resp.
35 Nominale EM 7.5 265 261 4 131 109 152 76 Resp.
36 Nominale EM 7.6 265 261 4 131 109 152 76 Resp.
37 Nominale EM 7.7 267 264 3 133 110 154 76 Resp.
38 Nominale EM 8.1009, 8.3, 8.7, 8.8 255 254 1 128 104 150 76 Resp.
39 Nominale EM 8.1008 253 253 0 127 150 103 76 Appr.


INDICE ELENCO N. 4 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 47)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale EM 8.1001 260 259 1 130 8 251 76 Resp.
41 Nominale EM 8.1000 259 259 0 130 8 251 75 Resp.
42 Nominale EM 8.1002 257 257 0 129 8 249 75 Resp.
43 Nominale EM 8.1005 255 255 0 128 150 105 75 Appr.
44 Nominale EM 8.1010 255 255 0 128 105 150 75 Resp.
45 Nominale EM 8-BIS.1 251 249 2 125 102 147 75 Resp.
46 Nominale EM 9.500 255 253 2 127 150 103 75 Appr.
47 Nominale EM 9.1 252 250 2 126 103 147 75 Resp.