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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 4 agosto 2026

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   CARMINA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la Regione Siciliana versa da anni in una grave crisi idrica, che ha condotto il Governo a deliberare lo stato di emergenza nazionale con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 maggio 2024, successivamente prorogato con Presidente del Consiglio dei ministri 9 maggio 2025;

   con decreto-legge 31 dicembre 2024, n. 208, il Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica è stato incaricato della realizzazione di impianti di dissalazione mobili nei comuni di Porto Empedocle, Trapani e Gela, avvalendosi di Siciliacque s.p.a. quale soggetto attuatore, con uno stanziamento di 100 milioni di euro;

   la cabina di regia per la crisi idrica ha previsto la realizzazione di tre dissalatori mobili, ciascuno con portata di 96 litri al secondo, e successivamente di un impianto fisso a Porto Empedocle da 196 litri al secondo. Con decreto commissariale n. 10 del 19 dicembre 2024 Siciliacque s.p.a. è stata individuata quale soggetto attuatore, mentre il decreto commissariale n. 48 del 9 aprile 2026 ha prorogato l'esercizio provvisorio della «fase 1» dell'impianto di Porto Empedocle fino al 30 ottobre 2026;

   per il sito di Porto Empedocle è stata scelta l'area della centrale Enel, in pieno centro urbano, anziché quella industriale già sede dei precedenti dissalatori, dotata delle necessarie infrastrutture;

   tale scelta ha comportato la realizzazione di una condotta di oltre tre chilometri, maggiori impatti urbanistici e ambientali e l'installazione di un impianto che, in zona non industriale, produce emissioni sonore tali da determinare un rilevante inquinamento acustico per il contesto urbano circostante;

   permangono dubbi sulla regolarità amministrativa dell'intervento. In particolare, in assenza dell'autorizzazione unica ambientale definitiva, la «fase 2» dell'impianto non può essere esercitata in regime ordinario. Restano, inoltre, incertezze sul sistema definitivo di scarico della salamoia e, secondo quanto emerso da un sopralluogo congiunto di Arpa, Asp e Siciliacque, sarebbero stati rilevati superamenti dei limiti di inquinamento consentiti;

   tra le misure di compensazione previste per la città di Porto Empedocle figurava la fornitura di un determinato quantitativo di acqua alla comunità locale che, secondo le informazioni in possesso dell'interrogante, non risulterebbe essere erogato;

   nonostante l'entrata in funzione del dissalatore e le abbondanti precipitazioni che hanno consentito il riempimento degli invasi regionali, numerosi comuni dell'agrigentino continuano a subire pesanti razionamenti, riconducibili principalmente alle gravi perdite della rete idrica;

   permangono infine rilevanti incertezze sull'effettivo funzionamento dell'impianto, sui quantitativi di acqua prodotti e immessi in rete, sui costi sostenuti e sul cronoprogramma dell'impianto definitivo;

   a seguito della richiesta di visita ispettiva presso il dissalatore trasmessa dall'interrogante in data 24 giugno 2026, Siciliacque s.p.a. ha affermato che tale decisione rientra tra le prerogative del Commissario straordinario, destinatario in copia della medesima comunicazione –:

   quali siano gli orientamenti del Governo, in ordine alla compatibilità della cessazione dello stato di emergenza con la persistente crisi idrica che interessa agrigentino, aggravata dalle elevate temperature estive;

   quali iniziative urgenti di competenza si intendano adottare per garantire un adeguato approvvigionamento idrico ai comuni agrigentini e, in particolare, di Agrigento, Licata, Canicattì e Porto Empedocle;

   quale sia l'effettivo stato di funzionamento del dissalatore di Porto Empedocle, i quantitativi di acqua finora prodotti e immessi in rete, i costi complessivamente sostenuti, le ragioni della proroga dell'esercizio provvisorio fino al 30 ottobre 2026, lo stato dell'iter autorizzativo della «fase 2» e il cronoprogramma per l'entrata in esercizio dell'impianto definitivo;

   se non si ritenga di dover favorire, per quanto di competenza il più ampio accesso istituzionale al fine di verificare lo stato delle opere pubbliche;

   se risulti che la misura compensativa consistente nella fornitura di acqua al comune di Porto Empedocle non sia stata attuata e, in caso affermativo, per quali ragioni;

   se non ritenga di disporre ogni verifica di competenza sull'iter amministrativo dell'intervento, con particolare riguardo ai profili autorizzativi, urbanistici e ambientali richiamati in premessa.
(4-08725)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SIMIANI e VACCARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 26 luglio 2026 si è sviluppato un vasto incendio di sterpaglie e vegetazione nella zona di Vallerano, all'incrocio tra via Laurentina e il Grande raccordo anulare (svincolo 25) a Roma, che ha determinato la chiusura del Grande raccordo anulare e di diverse arterie limitrofe;

   le operazioni di spegnimento sono risultate particolarmente complesse anche a causa della presenza di elettrodotti, che hanno impedito l'impiego di mezzi aerei, come dichiarato dal direttore della Protezione civile della regione Lazio;

   nella giornata successiva si sono verificati nuovi focolai nella medesima area, dove è stato segnalato il fondato sospetto della presenza di rifiuti interrati, con conseguente rischio di dispersione di sostanze inquinanti nell'ambiente;

   Roma capitale ha invitato in via precauzionale i residenti dei quartieri Vallerano, Castel di Leva, Spinaceto e Torrino a limitare l'esposizione ai fumi e ad adottare specifiche cautele anche per il consumo di prodotti ortofrutticoli provenienti dalla zona;

   Arpa Lazio ha installato un campionatore per il monitoraggio della qualità dell'aria, rilevando nel campione raccolto tra il 27 e il 28 luglio 2026, una concentrazione di diossine pari a 0,39 pg/m3 superiore al valore di riferimento tecnico di 0,3 pg/m3 indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità quale indicatore della presenza di una fonte emissiva localizzata riconducibile a processi di combustione; le analisi hanno inoltre evidenziato la presenza di benzo(a)pirene e policlorobifenili, mentre gli ulteriori approfondimenti risultano ancora in corso;

   numerosi residenti hanno segnalato, per diversi giorni, la persistenza di fumi e odori acri, accompagnati da sintomi quali irritazione delle vie respiratorie, cefalea e nausea;

   secondo quanto riportato da organi di stampa e denunciato dai diversi comitati di quartiere del Municipio Roma IX, l'area interessata potrebbe ospitare una discarica abusiva interrata; inoltre, il confronto tra immagini satellitari degli anni 2022-2025 evidenzierebbe movimenti di terra compatibili con attività non ancora chiarite;

   a distanza di giorni dall'incendio sono stati segnalati persistenti fenomeni di riaccensione spontanea, circostanza che potrebbe essere compatibile con la combustione di materiali interrati e che rende necessario accertare la natura e l'estensione dell'eventuale contaminazione del sito;

   le diossine, i Pcb e il benzo(a)pirene sono sostanze persistenti e potenzialmente nocive per la salute e l'ambiente;

   il decreto legislativo n. 152 del 2006 prevede specifici obblighi di prevenzione, messa in sicurezza, caratterizzazione e bonifica dei siti contaminati, nonché l'accertamento delle responsabilità in caso di gestione illecita dei rifiuti;

   risulta necessario assicurare la piena tutela della salute pubblica attraverso un monitoraggio costante delle matrici ambientali e la tempestiva informazione della popolazione –:

   se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di competenza e d'intesa con gli enti territoriali e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, al fine di accertare la presenza di eventuali rifiuti interrati, procedere alla caratterizzazione ambientale del sito e assicurare, ove ne ricorrano i presupposti, la tempestiva messa in sicurezza e bonifica dell'area;

   quali iniziative intenda assumere per garantire, per quanto di competenza, il monitoraggio continuativo della qualità dell'aria, del suolo e delle acque, la piena trasparenza nella diffusione dei risultati delle analisi ambientali e favorire, sulla base degli esiti degli accertamenti tecnici, l'individuazione dei soggetti tenuti agli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale ai sensi della normativa vigente.
(5-05694)


   IARIA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'Enea, ente pubblico disciplinato dall'articolo 4 della legge 28 dicembre 2015, n. 221, svolge attività di ricerca, innovazione tecnologica e servizi avanzati nei settori dell'energia, dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, rappresentando uno dei principali enti di ricerca nazionali;

   l'Agenzia riveste un ruolo strategico nello sviluppo delle fonti rinnovabili, dell'economia circolare, delle tecnologie di fissione e fusione nucleare, dell'idrogeno e del confinamento magnetico. Svolge inoltre le funzioni di Agenzia nazionale per l'efficienza energetica, supporta il monitoraggio delle agevolazioni fiscali in edilizia ed è soggetto attuatore del Programma nazionale di ricerche in Antartide;

   la rete di Enea comprende nove centri di ricerca, cinque laboratori, uffici territoriali e la sede di Bruxelles che richiedono continui investimenti e manutenzione e presentano criticità operative e logistiche, aggravate dall'andamento del contributo ordinario dello Stato;

   il consiglio di amministrazione e la presidente si sono insediati il 3 luglio 2025. A seguito della cessazione dell'incarico dell'ing. Giorgio Graditi dal 1° marzo 2026, le funzioni di direttore generale sono state attribuite in via provvisoria all'ing. Gianluca Calabretta. La procedura di selezione avviata il 16 febbraio 2026 non risulta ancora conclusa, mentre l'Agenzia è impegnata nella fase conclusiva dei progetti PNRR;

   tra questi assumono particolare rilievo i programmi sull'idrogeno e il progetto Divertor Tokamak Test presso il Centro ricerche di Frascati, del valore di circa 500 milioni di euro, la cui entrata in funzione era prevista entro il 2026 in coerenza con la roadmap europea, obiettivo non ancora conseguito;

   permangono criticità nella gestione del personale, dovute al limitato ricambio generazionale, ai vincoli di bilancio e alla ridotta disponibilità di risorse;

   con avviso del 4 febbraio 2026 l'Enea ha sospeso la trasmissione delle schede descrittive degli interventi sulla piattaforma bonusfiscali.enea.it per adeguarla alle nuove disposizioni normative. La piattaforma è tornata operativa il 25 giugno 2026, concentrando le trasmissioni sulla scadenza del 23 settembre 2026, con possibili criticità per professionisti, imprese e contribuenti. Tale vicenda evidenzia la necessità di programmare tempestivamente gli adeguamenti informatici connessi alle innovazioni normative –:

   quale sia lo stato della procedura di selezione del direttore generale avviata il 16 febbraio 2026, entro quale termine si preveda il ritorno a una direzione ordinaria e quali effetti la gestione ad interim stia producendo sugli atti di programmazione e di spesa;

   quale sia lo stato economico, finanziario e procedurale dei principali programmi di ricerca e sviluppo dell'Enea, con particolare riferimento ai programmi PNRR e al progetto Divertor Tokamak Test, indicando il rispetto dei cronoprogrammi e dei tetti di spesa, l'attuale previsione di entrata in esercizio della macchina e il fabbisogno finanziario aggiornato rispetto alle stime originarie;

   quale sia la programmazione strategica e il piano di sviluppo della rete dei centri di ricerca, con particolare riferimento ai centri dell'area laziale, al Centro ricerche di Saluggia e ai laboratori esterni di Ispra presso il Centro comune di ricerca della Commissione europea, nonché le risorse destinate alla manutenzione straordinaria delle infrastrutture;

   quale sia stato l'andamento del contributo ordinario dello Stato nell'ultimo triennio e quali misure si intendano adottare per rafforzare la dotazione organica e favorire il ricambio generazionale;

   quali misure siano state predisposte per garantire la piena funzionalità della piattaforma bonusfiscali.enea.it in vista della scadenza del 23 settembre 2026 e quali iniziative si intendano assumere affinché i futuri adeguamenti normativi siano accompagnati dal contestuale aggiornamento dei sistemi informativi, evitando sospensioni prolungate delle trasmissioni;

   quali indirizzi programmatici e azioni correttive risulti che il Consiglio di amministrazione abbia adottato o intenda promuovere per superare le criticità dell'Ente e quali iniziative di competenza il Ministero vigilante intenda assumere per salvaguardarne la piena operatività e il regolare svolgimento dei programmi scientifici nazionali e internazionali.
(5-05696)

Interrogazione a risposta scritta:


   SCHIANO DI VISCONTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il comune di Forio, in provincia di Napoli, ha segnalato una grave situazione di erosione costiera che interessa il litorale della baia di San Francesco, con progressivo arretramento della linea di costa e conseguenti rischi per abitazioni, attività economiche, infrastrutture e pubblica incolumità;

   l'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino Meridionale ha espresso parere favorevole all'intervento di somma urgenza proposto dal comune, consistente nel ripristino della scogliera esistente, rilevando che l'area è classificata a elevata pericolosità e rischio da erosione costiera e da inondazione;

   secondo il comune, l'attuale situazione è riconducibile anche al mancato completamento del programma di difesa costiera avviato a seguito degli eventi calamitosi del 1999-2000, che prevedeva, tra l'altro, la realizzazione di opere di protezione del litorale della baia di San Francesco e di Spinesante;

   il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha precisato che gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico sono finanziati nell'ambito della programmazione annuale del Piano previsto dall'articolo 7, comma 2, del decreto-legge n. 133 del 2014, sulla base delle proposte formulate dalle regioni attraverso la piattaforma ReNDiS;

   nella graduatoria della regione Campania è inserito l'intervento «Riconfigurazione manutentiva opere difesa costiera e ripristino spiaggia San Francesco e Spinesante» (codice ReNDiS 15IR198/MT), dell'importo di euro 1.012.000, ma lo stesso non risulta inserito nella proposta di finanziamento trasmessa dalla regione al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, per l'annualità 2026 ed è classificato con priorità «bassa»;

   il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha inoltre rappresentato che una possibile soluzione potrebbe consistere nella riformulazione dell'intervento quale completamento di opere già realizzate, con conseguente diversa valutazione nell'ambito delle future programmazioni –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione di criticità del litorale della baia di San Francesco e del parere favorevole espresso dall'Autorità di bacino sull'intervento di somma urgenza proposto dal comune di Forio;

   se il Governo sia a conoscenza delle ragioni per le quali l'intervento ReNDiS 15IR198/MT non sia stato inserito dalla regione Campania nella programmazione trasmessa al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per l'annualità 2026, nonostante la situazione di rischio rappresentata;

   se intendano promuovere un'interlocuzione tra le amministrazioni competenti, la regione Campania, il comune di Forio e l'Autorità di bacino, al fine di individuare una soluzione amministrativa e finanziaria per la messa in sicurezza del litorale;

   se ritengano possibile, favorire per quanto di competenza, la riformulazione dell'intervento quale completamento del programma pubblico di difesa costiera avviato a seguito degli eventi calamitosi del 1999-2000, così da consentirne una più adeguata valutazione nelle future programmazioni.
(4-08726)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta immediata:


   PANDOLFO, VIGGIANO, GHIO, FORNARO, PELUFFO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, GRIBAUDO, STEFANAZZI, LACARRA, CASU e FERRARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   la vicenda Ilva rappresenta, a parere degli interroganti, il simbolo del fallimento della politica industriale del Governo Meloni: in quasi quattro anni di gestione, l'Esecutivo non è riuscito né a garantire la tutela della salute dei cittadini di Taranto, né a salvaguardare i livelli occupazionali dell'intero gruppo siderurgico, comprendente gli stabilimenti di Taranto, Genova-Cornigliano, Novi Ligure, Racconigi e Marghera, limitandosi a rincorrere l'emergenza senza un piano industriale credibile, né un percorso serio verso la decarbonizzazione;

   a confermarlo è intervenuta la corte d'appello di Milano che, riformando parzialmente il decreto impugnato, ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto, assegnando un termine di novanta giorni per il completamento delle operazioni di fermo, in ragione della presenza di amianto non rimosso e di emissioni di polveri sottili superiori ai limiti di legge, con un provvedimento che certifica l'inadeguatezza dell'autorizzazione integrata ambientale del 2025, incapace di subordinare in modo effettivo la prosecuzione dell'attività produttiva alla realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e di decarbonizzazione;

   la crisi non riguarda soltanto Taranto, ma investe l'intera filiera siderurgica nazionale e migliaia di lavoratrici e lavoratori, diretti e dell'indotto, il cui futuro resta oggi privo di qualsiasi certezza;

   il Ministro interrogato ha convocato nei prossimi giorni tavoli di confronto con organizzazioni sindacali, enti territoriali, imprese e potenziali investitori per individuare le misure da adottare sul futuro del gruppo –:

   quali siano le intenzioni del Governo in merito alle modalità di esecuzione del decreto della corte d'appello di Milano, anche mediante il riesame d'ufficio dell'autorizzazione integrata ambientale del 2025, e alla procedura di cessione degli stabilimenti ex Ilva, eventualmente valutando il ricorso a strumenti di controllo pubblico e alla nazionalizzazione degli impianti e valutando anche iniziative per attrarre investitori industriali credibili, al fine di assicurare un piano industriale che garantisca la tutela della salute, la salvaguardia dell'occupazione e la continuità produttiva.
(3-02837)


   BIGNAMI, IAIA, MAIORANO, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, CARAMANNA, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   i commissari di Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria hanno da tempo avviato la procedura per la cessione dei complessi aziendali, nell'ambito della quale il confronto con il gruppo indiano Jindal era giunto a una fase avanzata e si era prossimi alla sottoscrizione di un accordo preliminare;

   il 27 luglio 2026 la corte d'appello di Milano, accogliendo il reclamo proposto da alcuni cittadini di Taranto e Statte e riformando in senso ampiamente restrittivo il provvedimento di primo grado, ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto entro novanta giorni, subordinandone l'eventuale ripresa alla completa rimozione dell'amianto e all'adozione di ulteriori misure sulle emissioni;

   tali interventi, per estensione, costi e per la complessità tecnica connessa all'interferenza con gli impianti in esercizio, non risultano in alcun modo realizzabili entro il termine assegnato di 90 giorni senza che ciò comporti il definitivo spegnimento degli altiforni e dell'area a caldo, con il rischio che la fermata assuma carattere definitivo;

   il decreto è intervenuto prima della conclusione del negoziato con il gruppo Jindal, modificando radicalmente il quadro economico in base al quale era stata formulata l'offerta e compromettendo la possibilità di concludere il confronto nei tempi e alle condizioni sino ad allora definite dai commissari;

   la fermata degli altiforni determina l'interruzione della produzione delle bramme e, in assenza della possibilità di reperire tali semilavorati da altri siti all'estero e a condizioni economicamente sostenibili, rischia di comportare la fermata dei laminatoi a caldo e degli impianti di laminazione e finitura a freddo;

   le lavorazioni a valle costituiscono una delle componenti a maggiore valore aggiunto e redditività del gruppo e la perdita dell'integrazione con l'area a caldo comprometterebbe ulteriormente l'equilibrio economico dell'attività residua e le prospettive di cessione;

   la vicenda interessa circa 10.000 lavoratori diretti di Acciaierie d'Italia, dei quali quasi 8.000 impiegati nello stabilimento di Taranto, oltre ai dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria e alle migliaia di lavoratori delle imprese dell'appalto e dell'indotto –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere nell'ambito della procedura di cessione attualmente in corso, in conseguenza dell'attesa fermata degli impianti, per salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale dell'ex Ilva.
(3-02838)


   RICHETTI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, PASTORELLA, ONORI, ROSATO e RUFFINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   con decreto del 27 luglio 2026, la corte d'appello di Milano ha stabilito la chiusura, entro novanta giorni, dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto – la principale dello stabilimento – a causa della presenza di amianto e dell'emissione di polveri sottili superiore ai limiti di legge. Tale sospensione dovrà protrarsi fino a quando non verrà «rimosso integralmente l'amianto ancora presente negli impianti» e non saranno adottate «le misure necessarie per ricondurre l'emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza»;

   già a febbraio 2026 la sentenza di primo grado aveva disposto una sospensione analoga da attuarsi entro il 24 agosto 2026, non ritenendo sufficiente l'autorizzazione integrata ambientale approvata dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica nel 2025, sulla quale si erano basate le interlocuzioni con i soggetti interessati all'acquisizione dello stabilimento;

   come recentemente dichiarato dallo stesso Ministro interrogato, «le condizioni poste» dal predetto decreto «sono considerate tecnicamente impossibili da realizzare in novanta giorni», generando il rischio di dover procedere alla chiusura definitiva degli impianti dell'intera area a caldo, con gravi conseguenze in termini produttivi e occupazionali;

   la chiusura degli altiforni rischia di rendere inevitabile la cessazione dell'attività dell'intero sito. Con un solo altoforno in funzione, infatti, la produzione di acciaio è stimata in circa due milioni di tonnellate annue, insufficienti a garantire l'equilibrio economico dell'impianto;

   oltre quattromila dipendenti risultano già interessati da misure di cassa integrazione e una sospensione della produzione aggraverebbe ulteriormente una situazione che coinvolge centinaia di imprese dell'indotto e un'intera filiera strategica per il sistema produttivo nazionale;

   tale situazione – unitamente all'assenza di una chiara strategia industriale per il rilancio dello stabilimento capace di coniugare il completamento degli interventi di ambientalizzazione con la continuità produttiva e la tutela dell'occupazione – rischia di compromettere ogni concreta prospettiva di cessione e rilancio del sito, precludendo una soluzione stabile e duratura della crisi;

   la chiusura della più grande acciaieria d'Europa determinerebbe la perdita di un asset strategico per il Paese e rischierebbe di accrescere la dipendenza dell'Italia dalle importazioni di Paesi caratterizzati da standard ambientali meno rigorosi –:

   se ritenga di poter ancora assicurare la conclusione della procedura di cessione dello stabilimento ex Ilva e quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare al fine di scongiurare il definitivo arresto della produzione, garantire il completamento del processo di ambientalizzazione e porre fine a una situazione di incertezza che da troppo tempo grava sui lavoratori di un asset strategico per il sistema industriale nazionale.
(3-02839)


   LUPI, CAVO, BRAMBILLA, CARFAGNA, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Acciaierie d'Italia s.p.a. è un'azienda partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, che attualmente gestisce gli impianti siderurgici «ex Ilva»;

   il 17 giugno 2026, in occasione della seduta di interrogazioni a risposta immediata in Assemblea presso la Camera dei deputati, il gruppo di Noi Moderati-Maie-Centro Popolare aveva esortato il Governo a intraprendere una strada che comprendesse la ricerca di investitori italiani per il rilancio di Acciaierie d'Italia;

   il 27 luglio 2026 la corte d'appello di Milano si è pronunciata in merito al ricorso presentato da associazioni di cittadini, stabilendo di accogliere «la richiesta di inibitoria e, per l'effetto, in parziale riforma del decreto impugnato, ordina a Ilva spa, Acciaierie d'Italia spa e Acciaierie d'Italia holding spa, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento Ilva di Taranto, assegnando a queste ultime il termine di giorni novanta, decorrente dall'ultima comunicazione del provvedimento, per il completamento delle operazioni di sospensione sotto la sorveglianza dell'autorità di controllo»;

   al fine di elaborare proposte concrete per le attività e i lavoratori degli stabilimenti, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano, ha annunciato la costituzione di tavoli tecnici a partire dal 4 agosto 2026;

   il 3 agosto 2026 il Ministro interrogato ha dichiarato: «Dobbiamo accelerare la realizzazione di nuovi insediamenti produttivi per dare una risposta anche sul piano occupazionale. Abbiamo inoltre convocato le imprese siderurgiche italiane, insieme a Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, per rivolgere un nuovo appello alla costituzione di una cordata italiana»;

   il 2 agosto 2026 si è tenuto lo sciopero unitario dei sindacati di Taranto, mentre il giorno successivo, come riportato dagli organi di stampa e in particolare dal quotidiano Il Secolo XIX, è stata anticipata la possibilità di una restituzione di una parte delle aree di Cornigliano alla città di Genova –:

   quali aggiornamenti possa fornire in merito alla gara per gli stabilimenti ex Ilva e alla prospettiva complessiva o dei singoli stabilimenti, anche specificando le iniziative di competenza da assumere per assicurare e promuovere le attività economiche degli impianti industriali e i rispettivi livelli occupazionali, anche coinvolgendo capitali e investitori italiani.
(3-02840)


   ZIELLO, DAVIDE BERGAMINI, BOF, FURGIUELE, PIERRO, POZZOLO, RAVETTO e SASSO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'attuale dinamica dei prezzi al dettaglio dei carburanti sulla rete stradale e autostradale nazionale evidenzia un'inaccettabile distorsione di mercato. I rilevamenti ufficiali del Ministero delle imprese e del made in Italy – Osservaprezzi carburanti documentano come la media della benzina in modalità self-service abbia superato quota 1,96 euro per litro, registrando sulle tratte autostradali picchi superiori a 2,08 euro per litro. Contestualmente, le analisi elaborate dalle principali associazioni dei consumatori attestano un aumento del costo del gasolio fino al +26 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, con una stangata complessiva stimata in oltre 1,9 miliardi di euro a carico delle famiglie;

   tale impennata dei listini giunge nel momento di massima vulnerabilità economica dell'anno, in coincidenza con il grande esodo estivo di agosto monitorato dai dati di traffico di Anas. La mobilità per le vacanze, diritto fondamentale e volano primario dell'economia turistica interna, viene così gravemente penalizzata, con un palese pregiudizio per la sovranità economica e il potere d'acquisto dei cittadini;

   si riscontra la palese asimmetria di mercato per cui, a fronte di marcate flessioni e contrazioni del prezzo internazionale del greggio al barile, i listini alla pompa continuano a salire vertiginosamente, a dimostrazione di come gli strumenti di mero monitoraggio o la passata compensazione a valle dell'imposta abbiano fallito nel bloccare la speculazione e nel tutelare la sovranità del potere d'acquisto degli italiani;

   l'impianto dei poteri di vigilanza e sanzione in materia di trasparenza della filiera dei carburanti e tutela dei consumatori fa capo alle competenze istituzionali del Ministero delle imprese e del made in Italy, tenuto a garantire la corretta formazione dei prezzi e il contrasto a fenomeni distorsivi dell'economia nazionale –:

   se, alla luce del manifesto fallimento delle sole misure passive di monitoraggio e di fronte all'ingiustificato divario tra il calo del prezzo del petrolio e l'aumento dei prezzi al consumo nel periodo estivo, intenda adottare, per quanto di competenza, urgenti iniziative normative per rafforzare i poteri sanzionatori ed operativi, disponendo l'introduzione di tetti massimi di margine per le compagnie e l'attivazione automatica di blocchi dei prezzi alla pompa contro le speculazioni di filiera, al fine di tutelare il tessuto economico e le famiglie italiane da condotte lesive del mercato e della sovranità nazionale.
(3-02841)


   CAROPPO, D'ATTIS, BATTILOCCHIO, CASTIGLIONE e DE PALMA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'Unione europea sta riscoprendo una vera politica industriale: il Net-zero industry Act – Nzia è un regolamento volto ad accelerare la transizione verso l'energia pulita, nato non solo per distribuire risorse, ma soprattutto per individuare territori nei quali concentrare la produzione delle tecnologie strategiche della transizione energetica;

   la proposta di regolamento sull'accelerazione industriale (Industrial accelerator Act – Iaa) istituisce un quadro di misure per l'accelerazione della capacità industriale e della decarbonizzazione in settori strategici e mira a garantire che entro il 2035 il settore manifatturiero – attualmente pari al 14,3 per cento del prodotto interno lordo – rappresenti il 20 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione;

   l'Industrial accelerator Act stabilisce, inoltre, l'elenco di detti settori per le zone di accelerazione della produzione industriale, distinti in particolare tra le industrie ad alta intensità energetica e le tecnologie a zero emissioni nette, al fine di ridurre le dipendenze strategiche dell'Unione europea attraverso il rafforzamento delle filiere industriali europee;

   Brindisi, Augusta, Taranto e Civitavecchia sono accomunate dall'essere al centro della strategia nazionale di transizione energetica e reindustrializzazione sostenibile. Il filo conduttore che le lega è la riconversione industriale di aree storicamente dipendenti dalle fonti fossili (carbone e petrolchimico) o dalla grande siderurgia e condividono le seguenti leve di politica industriale: poli dell'eolico offshore, riconversione delle centrali a carbone, idrogeno verde ed economia circolare, zona economica speciale unica o zona economica esclusiva;

   a Brindisi e Civitavecchia, in particolare, è in corso il processo di transizione industriale avviato ai sensi dell'articolo 24-bis del decreto-legge n. 50 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 91 del 2022, cui ha fatto seguito la nomina di due commissari straordinari per lo sviluppo delle aree, nonché per l'approvazione dei progetti pubblici e privati e per la realizzazione delle opere pubbliche e la definizione di un accordo di programma da sottoscrivere tra Governo nazionale, enti locali e regionali e parti sociali;

   per le aree indicate appare necessario collocare il lavoro già svolto dentro la nuova politica industriale europea, trasformando una fase di transizione in un progetto di sviluppo strutturato –:

   se non ritenga opportuno proporre la candidatura di Brindisi, Augusta, Taranto e Civitavecchia a Net-zero acceleration valley e, successivamente, a Industrial manufacturing acceleration area per consolidare i risultati del lavoro già avviato attraverso gli strumenti attivati dai provvedimenti approvati dal Parlamento e dal Governo.
(3-02842)


   MADIA, BOSCHI, GADDA, DEL BARBA, FARAONE, BONIFAZI e GIACHETTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'uso non regolamentato dei social network da parte dei minori di età è associato a rischi documentati per lo sviluppo psico-fisico e per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti: secondo l'indagine dell'Istituto superiore di sanità «Dipendenze comportamentali nella generazione Z 2.0», diffusa nel luglio 2026, circa 280.000 ragazzi tra gli undici e i tredici anni presentano almeno un comportamento a rischio tra uso problematico dei social media, gaming e gioco d'azzardo;

   numerosi ordinamenti hanno introdotto un'età digitale minima: l'Australia, dal 10 dicembre 2025, per gli under 16; la Francia il 21 luglio 2026 ha approvato in via definitiva il divieto per i minori di quindici anni, mentre la Spagna ha annunciato analoga iniziativa per gli under 16;

   il Parlamento europeo, con la risoluzione del novembre 2025, ha invitato a fissare in sedici anni l'età digitale minima armonizzata per l'accesso a social media e piattaforme video; tema ormai identitario per l'Unione, tanto che la Presidente della Commissione europea, annunciando prossimi interventi, ha ribadito che a educare i figli devono essere i genitori, non gli algoritmi;

   l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a muoversi: il lavoro parlamentare sull'età minima digitale è stato avviato a inizio XIX legislatura nella Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza e, all'esito di un ciclo di audizioni di esperti, ha condotto al deposito, il 13 maggio 2024, dei testi «gemelli» a prima firma dell'onorevole Madia alla Camera dei deputati e della senatrice Mennuni al Senato della Repubblica, che fissano a quindici anni l'età minima di attivazione degli account, con obbligo di verifica in capo ai fornitori;

   quel testo, superato il vaglio europeo il 12 settembre 2025, è all'esame della 8° Commissione del Senato della Repubblica dal 30 settembre 2025 e l'iter risulta fermo senza che siano state rese note le ragioni del ritardo;

   da notizie di stampa risulta che il Governo avrebbe mostrato perplessità rispetto alle suddette proposte di legge di iniziativa parlamentare –:

   se il Governo intenda assumere iniziative normative per l'introduzione di un'età minima di accesso ai social network, precisandone i tempi.
(3-02843)

Interrogazione a risposta scritta:


   GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa si apprende che il 30 luglio 2026, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, Eni ha presentato lo stato di attuazione del piano di trasformazione industriale di Versalis, annunciato nell'ottobre 2024 e recepito nel protocollo sottoscritto il 10 marzo 2025;

   il piano prevede investimenti complessivi pari a 2,5 miliardi di euro, destinati alla riconversione della chimica di base verso produzioni a maggiore valore aggiunto, alla tutela dell'occupazione e alla realizzazione di nuovi interventi industriali nei siti di Brindisi, Priolo e Ragusa;

   dalla presentazione è tuttavia emersa la totale assenza del sito industriale di Porto Torres, escluso sia dagli investimenti nella chimica di base sia da quelli relativi alla chimica verde, nonostante quest'ultima dovesse rappresentare il principale elemento di rilancio e riconversione del polo industriale sardo;

   tale esclusione appare ancora più grave considerando che Eni definisce Porto Torres un sito all'avanguardia nella chimica da fonti rinnovabili, nel quale operano Versalis, Matrìca ed Eni rewind e sono presenti un centro di ricerca, un impianto per la produzione di intermedi chimici destinati alle bioplastiche, ai biolubrificanti e ai bioerbicidi, nonché un impianto di elastomeri;

   le organizzazioni sindacali hanno denunciato il rischio che la progressiva dismissione della chimica di base, in assenza di nuovi investimenti, lasci migliaia di lavoratrici e lavoratori, comprese le imprese dell'indotto, senza prospettive industriali e occupazionali;

   come già evidenziato dall'interrogante negli atti di sindacato ispettivo n. 5-04228 del 9 luglio 2025 e da ultimo n. 4-08543 del 16 luglio 2026, il territorio di Porto Torres ha già sopportato per decenni le pesanti conseguenze ambientali, sanitarie, economiche e sociali delle attività petrolchimiche e non può essere ridotto a semplice area di servizio, né ricevere in eredità disoccupazione, contaminazione e impianti abbandonati;

   lo stesso Governo aveva in precedenza assicurato che avrebbe vigilato sull'operato di Versalis per salvaguardare la produzione e l'occupazione del sito sardo; in particolare, nel luglio 2025, rispondendo al primo dei due atti di sindacato ispettivo presentato dall'interrogante, il Ministro delle imprese e del made in Italy aveva assicurato che il Governo avrebbe operato affinché la riconversione degli impianti Versalis diventasse «un modello di sostenibilità industriale», annunciando la riattivazione della cabina di regia prevista dal Protocollo d'intesa per la chimica verde a Porto Torres, il monitoraggio costante degli investimenti e delle ricadute occupazionali e il coinvolgimento delle istituzioni territoriali e delle imprese dell'indotto;

   a distanza di oltre un anno, tuttavia, a tali dichiarazioni non sembrano essere seguiti fatti concreti: l'esclusione di Porto Torres dal piano di investimenti presentato da Eni, l'assenza di prospettive industriali definite e la persistente incertezza sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori dimostrano, ad avviso dell'interrogante, come gli impegni allora solennemente assunti dal Governo siano rimasti sostanzialmente disattesi –:

   se i Ministri interrogati fossero preventivamente informati dell'esclusione di Porto Torres dal piano di investimenti di Versalis e quali iniziative di competenza intendano assumere per convocare urgentemente un tavolo istituzionale con Eni, la regione Sardegna, gli enti locali e le organizzazioni sindacali, al fine di definire un piano industriale specifico per il sito, con investimenti certi, risorse, cronoprogrammi e garanzie occupazionali; se intendano inoltre assumere iniziative di competenza per assicurare il completamento delle bonifiche, verificando tempi, risorse e responsabilità, e la tempestiva restituzione al territorio delle aree non più necessarie alle attività produttive, affinché possano essere destinate a nuovi insediamenti industriali sostenibili e alla creazione di occupazione stabile.
(4-08723)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta immediata:


   BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI, ZANELLA e ZARATTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, lettera b), numero 3), del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 maggio 2026, n. 71, dispone la sottoposizione al Consiglio superiore dei lavori pubblici, con richiesta di parere sui profili tecnici di particolare complessità e rilevanza, della relazione del progettista di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 35 del 2023, tenuto conto del parere espresso dal medesimo Consiglio sul progetto di massima dell'opera nell'adunanza del 10 ottobre 1997;

   con decreto ministeriale n. 154 del 17 luglio 2026 è stata definita la nuova composizione del Consiglio per la durata di un triennio, secondo l'organizzazione, le competenze, le regole di funzionamento, nonché le ulteriori attribuzioni di cui all'allegato I.11 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36;

   ai sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera f), del citato allegato I.11 tra i componenti effettivi del Consiglio vengono nominati, tra gli altri, su proposta del presidente, trenta esperti scelti fra docenti universitari ordinari e associati, di chiara e acclarata competenza nelle materie di cui ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 1, nonché in materie economiche;

   tra i trenta componenti effettivi, di cui alla lettera f), figura il professor ingegner Mauro Dolce, già ordinario di tecnica delle costruzioni all'Università «Federico II» di Napoli e attuale membro del comitato scientifico della società Stretto di Messina, che in data 29 gennaio 2024 ha espresso parere sulla relazione del progettista di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 35 del 2023;

   tra gli stessi componenti figura anche il professor ingegner Giuseppe Roberto Tomasicchio, ordinario di costruzioni idrauliche e marittime e idrologia dell'Università del Salento, membro del comitato «Ponte Subito» nato nel 2009 a Messina e Reggio Calabria per sostenere la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina –:

   se il Ministro interrogato risulti a conoscenza della circostanza che tra i trenta esperti nominati come membri effettivi del Consiglio per i prossimi tre anni figurano il professor ingegner Mauro Dolce e il professor ingegner Giuseppe Roberto Tomasicchio e se non ritenga che gli stessi siano in una situazione palese di sostanziale conflitto d'interesse per l'esame da parte del Consiglio stesso della relazione del progettista di cui all'articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 35 del 2023 prevista nelle prossime settimane.
(3-02834)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   LAMPIS. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 24 dicembre 2025, recante il finanziamento degli interventi nell'ambito del Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni, ha ammesso a finanziamento l'Associazione dei comuni di Santadi, Tratalias, Masainas, Perdaxius, Villaperuccio, Nuxis e Giba, appartenenti all'unione dei comuni del Sulcis, per un importo complessivo di euro 4.797.025,56 destinato alla realizzazione dell'intervento denominato «Messa in sicurezza e riqualificazione delle infrastrutture stradali e degli spazi e strutture connesse»;

   il medesimo decreto stabilisce, all'articolo 2, comma 1, lettera d), che, per gli interventi di importo superiore a euro 2.500.000, l'affidamento debba avvenire entro il 31 luglio 2027;

   l'articolo 6 del decreto approva, altresì, modello di convenzione da stipulare tra il Ministero dell'interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali – Direzione centrale per la finanza locale e gli enti beneficiari, convenzione che costituisce il presupposto amministrativo indispensabile per l'avvio delle attività connesse all'attuazione dell'intervento;

   con nota protocollo n. 1893 del 1° luglio 2026, il responsabile del servizio tecnico dell'unione dei comuni del Sulcis ha rappresentato al Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri la necessità di ricevere con ogni consentita sollecitudine la convenzione di finanziamento, evidenziando come le procedure di affidamento dei servizi di ingegneria, progettazione e dei successivi lavori, in ragione della complessità e dell'entità economica dell'intervento, richiedano tempi tecnici incompatibili con eventuali ritardi nella sottoscrizione della convenzione stessa;

   ad oggi, per quanto consta all'interrogante, la convenzione non risulta ancora trasmessa all'ente beneficiario, con il concreto rischio di compromettere il rispetto della tempistica prevista dal decreto ministeriale e, conseguentemente, la piena attuazione dell'intervento finanziato;

   la realizzazione delle opere riveste carattere strategico per il miglioramento della sicurezza stradale, dell'accessibilità e della qualità delle infrastrutture nei comuni interessati, ricadenti in un territorio che presenta significative criticità sotto il profilo infrastrutturale –:

   quali siano le ragioni del ritardo nella trasmissione della convenzione di finanziamento prevista dal decreto del 24 dicembre 2025;

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione rappresentata dall'unione dei comuni del Sulcis;

   quali iniziative di competenza urgenti intendano assumere affinché la convenzione venga tempestivamente trasmessa e sottoscritta, consentendo agli enti beneficiari di avviare senza ulteriori ritardi le procedure di affidamento e di rispettare il termine del 31 luglio 2027 previsto dalla normativa vigente;

   se i Ministri interrogati ritengano necessario adottare misure organizzative idonee ad assicurare una più rapida definizione delle convenzioni relative agli interventi finanziati nell'ambito del Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni, evitando che ritardi di natura amministrativa possano compromettere il conseguimento degli obiettivi del programma.
(4-08722)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   un'altra morte sul lavoro è avvenuta domenica 2 agosto 2026 a Stagno Lombardo, comune della provincia di Cremona. La vittima aveva 19 anni era di nazionalità straniera ed è stato colto da malore, mentre raccoglieva pomodori, poi rivelatosi fatale. A nulla è servito il trasporto d'urgenza all'ospedale di Cremona dove il giovane è deceduto;

   sarà l'autopsia, disposta dal pubblico ministero, a verificare le cause del decesso. Una tragedia forse annunciata considerando il caldo delle ultime settimane e le raccomandazioni dei sindacati di non lavorare durante le ore con temperature elevatissime. In una nota congiunta le segreterie di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil di Cremona invitano a verificare eventuali condizioni estreme, da considerare nel caso suddetto, come gravi violazioni del diritto al lavoro dignitoso e rispettoso delle regole ed annunciano tutte le iniziative utili a tutelare i familiari del lavoratore scomparso, con l'auspicio che vengano al più presto accertate eventuali responsabilità;

   sulla vicenda come detto sono in corso accertamenti per chiarire la dinamica dei fatti, verificare il pieno rispetto delle normative sulla sicurezza ed accertare l'applicazione delle ordinanze e delle direttive vigenti in materia di tutela dei lavoratori rispetto all'esposizione alle alte temperature;

   il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e la mancata osservanza delle disposizioni sullo stop al lavoro nelle ore più calde della giornata continuano a rappresentare piaghe inaccettabili del nostro sistema economico sociale;

   è compito inderogabile delle istituzioni tutelare la salute e l'incolumità fisica dei lavoratori, garantendo la rigorosa applicazione delle norme di prevenzione nei cantieri e nelle campagne –:

   quali iniziative di competenza urgenti si intendano intraprendere per rafforzare i controlli ispettivi nei confronti delle aziende agricole, in particolare durante i periodi estivi caratterizzati da ondate di caldo estremo al fine di prevenire analoghi tragici eventi;

   se non intendano adottare iniziative normative, d'intesa con le parti sociali, volte a rafforzare e rendere più vincolanti su tutto il territorio nazionale i divieti assoluti di lavoro all'aperto nelle fasce orarie a maggiore rischio termico.
(5-05695)


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il PNRR ha stanziato circa 200 milioni, a valere sulla Missione 5, Componente 2, investimento 2.2. per il superamento degli insediamenti abusivi per combattere lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura. L'obiettivo era quello di superare i cosiddetti ghetti (baraccopoli) e costruire o ristrutturare alloggi dignitosi e sicuri per i braccianti agricoli sottraendoli allo sfruttamento criminale;

   tale misura ha stabilito obiettivi cronologici precisi per la mappatura delle aree, la progettazione e la concreta realizzazione di soluzioni alloggiative regolari e dignitose. Infatti in molte aree a vocazione agricola del nostro Paese, la mancata realizzazione di questi insediamenti costringe tuttora migliaia di lavoratori stagionali a vivere in condizioni di estrema precarietà igienico-sanitaria e vulnerabilità sociale, alimentando il fenomeno del lavoro sommerso e del caporalato;

   è stato nominato un Commissario straordinario a cui è stato attribuito il potere di adottare tutti gli atti o provvedimenti necessari ovvero di provvedere all'esecuzione dei progetti e degli interventi in coordinamento operativo con i soggetti coinvolti avvalendosi di una specifica struttura di supporto;

   sono stati evidenziati, anche da organi istituzionali, gravi ritardi nell'avanzamento dei progetti e nell'effettivo utilizzo dei fondi assegnati agli enti beneficiari. Infatti solo una minima percentuale della spesa è stata effettivamente impegnata o utilizzata in progetti concreti, mentre sono pochi i progetti presentati dai comuni per l'assegnazione dei fondi che sono stati approvati. La sezione regionale della Corte dei conti della Puglia ha evidenziato, ad esempio, come siano stati del tutto insufficienti i Piani urbani integrati per il superamento degli insediamenti abusivi affidati agli enti locali. Molte criticità, secondo la Corte dei conti, sono state caratterizzate da criticità procedurali ed organizzative tali da incidere significativamente sulla capacità di conseguire gli obiettivi fissati dal PNRR nei termini stabiliti;

   il mancato rispetto delle scadenze europee imposte dal PNRR rischia di comportare gravissimi problemi vanificando una fondamentale opportunità per la dignità dei lavoratori e la legalità dei territori –:

   quanti progetti siano stati realizzati, dove siano ubicati e quale sia la natura delle strutture realizzate in particolare quale sia lo stato di attuazione dei progetti nelle regioni Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Campania;

   quale sia la destinazione delle risorse non utilizzate in relazione alla scadenza dei lavori secondo gli accordi intercorsi tra il Governo e l'Unione europea;

   quali siano le ragioni dei ritardi accumulati che non hanno consentito di realizzare in tempi certi i piani per gli alloggi.
(5-05697)

Interrogazioni a risposta scritta:


   AIELLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. — Per sapere – premesso che:

   nell'ambito delle misure PNRR destinate al potenziamento dei Cpi, il comune di Scordia risulta essere stato destinatario di un finanziamento pari 500.000 euro;

   secondo articoli di stampa, l'amministrazione locale ha scelto di non procedere alla ristrutturazione dell'immobile comunale già Cpi bensì di acquistare un nuovo immobile da destinare a nuova sede, nonostante nel patrimonio immobiliare dell'ente vi fossero presenti beni immobili in buone condizioni che necessitavano unicamente di interventi di manutenzione. Nell'atto di convenzione tra dipartimento e comune (nota prot. n. 29672 del 12 dicembre 2023), si dichiara l'insussistenza di beni immobili in proprietà dell'ente, ma nella realtà l'ente locale ha nel proprio patrimonio diversi beni immobili. Tale situazione sembrerebbe in contrasto con le «Linee guida per l'attuazione dell'adeguamento strumentale ed infrastrutturale delle sedi dei Cpi della Regione Siciliana», che prevede la «ricognizione» del patrimonio immobiliare degli enti locali;

   a seguito di apposito avviso pubblico (dicembre 2023) si è giunti all'individuazione dell'unica manifestazione di interesse pervenuta, presentata da una società privata «PuntoSpesa s.r.l.», il cui valore di perizia, costi tecnici, archivio e rogito andrebbero a coprire esattamente l'intera somma stanziata;

   l'intera procedura presenta evidenti criticità sul piano della trasparenza, dell'efficienza e dell'opportunità amministrativa, segnalate anche a livello locale e regionale ed evidenziate dallo stesso Dipartimento regionale del lavoro:

    a) acquisto di secondo immobile non rientrante nel summenzionato avviso pubblico: acquisto di ulteriore immobile da adibire ad archivio (senza evidenza pubblica) in via Tenente De Cristofaro, distante 150 metri dall'immobile principale, sede del nuovo Cpi, non adiacente e non comunicante con l'immobile principale e con copertura di lastre in fibre di cemento di amianto;

    b) esclusione di parti fondamentali dell'immobile: la copertura dell'edificio risulterebbe esclusa dalla compravendita, concedendo al comune un mero diritto di superficie (con onore di manutenzione a carico totalmente del comune) per la sola installazione dell'impianto fotovoltaico, impianto il cui onere per la realizzazione non è specificato nella convenzione, in violazione della normativa sull'efficientamento energetico degli uffici pubblici;

    c) accessibilità e parcheggi: l'immobile non ha accesso diretto alla pubblica via, ha accesso unicamente in un terreno di proprietà della parte venditrice che non è stato oggetto di cessione. Inoltre, permangono perplessità in merito all'esistenza e futura adeguatezza degli stalli e degli accessi riservati alle persone con disabilità;

    d) mancata valorizzazione del patrimonio pubblico: non risultano chiarite ed esaustivamente documentate le motivate ragioni tecniche per cui si sia ritenuto di scartare la ristrutturazione e il recupero dell'immobile pubblico già a disposizione dell'amministrazione (vecchia sede del Cpi), che gli altri immobili già nella piena proprietà dell'ente locale), preferendo destinare la totalità delle risorse all'acquisto da soggetti privati;

   il rispetto delle tempistiche stringenti imposte dalle scadenze del PNRR espone l'ente e la comunità locale al concreto rischio di revoca o perdita dei finanziamenti europei in caso di ritardi o di irregolarità nelle procedure di assegnazione e approvazione delle convenzioni –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere al fine di verificare la piena trasparenza e regolarità nell'impiego delle risorse PNRR destinate al potenziamento del centro per l'impiego di Scordia, anche in relazione alla circostanza che la decisione di acquistare un immobile da privati, anziché riqualificare il patrimonio immobiliare pubblico esistente, risponda ai criteri di economicità, efficacia e buon andamento della Pubblica Amministrazione, evitando qualsiasi ipotesi di spreco di risorse pubbliche;

   se non intendano monitorare, per quanto di competenza, il rispetto delle scadenze e dei requisiti previsti dal PNRR per garantire che i finanziamenti stanziati non vadano perduti e che la cittadinanza possa fruire tempestivamente di un Centro per l'impiego efficiente, sicuro e pienamente accessibile.
(4-08724)


   D'ALESSIO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi mesi l'Inps ha avviato una massiccia attività di revisione delle posizioni previdenziali dei Coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali, acquisendo direttamente i dati contenuti nei Fascicoli aziendali e procedendo, sulla base di questi ultimi, al ricalcolo della contribuzione dovuta anche con riferimento agli ultimi cinque anni;

   il predetto ricalcolo, secondo quanto lamentato da diversi imprenditori agricoli direttamente coinvolti, risulterebbe quale automatica applicazione delle sanzioni civili anche nei casi in cui il contribuente non abbia posto in essere alcuna condotta evasiva;

   infatti, diversi consulenti del lavoro avrebbero segnalato che, nella quasi totalità dei casi, gli imprenditori agricoli interessati dalla revisione delle posizioni previdenziali non avrebbero né emesso false dichiarazioni né omesso comunicazioni, mentre avrebbero regolarmente proceduto ad aggiornare il rispettivo Fascicolo aziendale presso i Centri di assistenza agricola nei termini previsti dalla normativa;

   secondo quanto rappresentato, pertanto, le variazioni sollevate dall'Inps sarebbero derivate unicamente da una diversa elaborazione amministrativa effettuata in un secondo momento dall'Istituto, rendendo evidente, quindi, come tali situazioni non possano essere assimilate a ipotesi di evasione contributiva;

   oggi il Fascicolo aziendale rappresenta un documento fondamentale per ogni impresa agricola. Ad esso, infatti, si riferiscono: Agea, i Programmi di sviluppo rurale, la Politica agricola comune (Pac), gli Organismi pagatori, le regioni, il Sistema informativo agricolo nazionale, nonché l'Agenzia delle entrate, la quale aggiorna automaticamente redditi dominicali, redditi agrari, qualità colturali e dati catastali;

   ogni anno, entro il termine previsto per la Domanda unica Pac – generalmente il 15 maggio salvo proroghe –, tutte le aziende agricole provvedono all'aggiornamento completo del Fascicolo aziendale, inserendovi nuove superfici, variazioni colturali, contratti, titoli di possesso, variazioni catastali, e ogni elemento che determina il potenziale produttivo dell'azienda;

   essendo, pertanto, la Pa, attraverso l'acquisizione dei dati mediante il Fascicolo aziendale, già in possesso di tutte le informazioni necessarie ai fini dei calcoli contributivi, non sembra più giustificabile un sistema nel quale l'Inps procede, anche dopo anni, a rielaborare autonomamente gli stessi dati applicando sanzioni per differenze contributive derivanti esclusivamente da verifiche interne;

   in considerazione di quanto evidenziato, appare necessario promuovere un aggiornamento della normativa in materia, prevedendo, ad esempio, che ogni anno, prima dell'emissione della tariffazione previdenziale, l'Inps acquisisca automaticamente il Fascicolo aziendale definitivamente validato relativo all'annualità precedente. In tal modo, l'istituto potrebbe ricalcolare automaticamente ogni dato utile alla determinazione, sulla base di dati ufficiali già certificati, della contribuzione, prevenendo l'eventualità di recuperi retroattivi;

   con riferimento ai procedimenti di ricalcolo già avviati, invece, si rappresenta la necessità di una disciplina transitoria applicabile agli avvisi di tariffazione già notificati, la quale stabilisca che, nei casi in cui il recupero contributivo derivi esclusivamente dalla rielaborazione del Fascicolo aziendale e non da comportamenti fraudolenti del contribuente, siano dovuti solamente i contributi previdenziali, con esclusione delle sanzioni civili;

   in assenza di un tempestivo intervento normativo, la revisione della contribuzione previdenziale rischia di causare – come già accaduto in alcuni casi – danni irreversibili per molte aziende agricole che non hanno la capacità finanziaria di sostenere tali pagamenti, con conseguenti criticità per l'intero tessuto produttivo italiano –:

   se siano a conoscenza di quanto evidenziato in premessa, e quali urgenti iniziative di competenza, anche normative, intendano adottare al fine di tutelare aziende e imprenditori agricoli che hanno agito nel pieno rispetto della normativa vigente in materia di contribuzione previdenziale, prevedendo misure finalizzate, tra l'altro, a rendere il Fascicolo aziendale l'unica base ufficiale per la determinazione della contribuzione previdenziale agricola, a prevedere l'aggiornamento automatico annuale delle posizioni Inps prima dell'emissione della tariffazione, nonché a escludere le sanzioni civili quando il recupero contributivo derivi esclusivamente da rielaborazioni d'ufficio effettuate dall'Inps sulla base di dati già presenti nelle banche dati pubbliche.
(4-08727)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta immediata:


   PIZZIMENTI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   sempre più spesso dalle cronache locali si viene a conoscenza di gravi danni causati dalla caduta di infissi in edifici pubblici o di uso pubblico – specialmente nelle scuole –, con notevoli rischi per la pubblica incolumità;

   il 22 maggio 2026 un ragazzo di dodici anni è rimasto ferito dopo essere stato travolto da una finestra che ha ceduto all'interno di una scuola secondaria di primo grado a Milano;

   i sempre più frequenti eventi atmosferici di straordinaria intensità, infatti, provocano carichi accidentali dovuti agli accumuli di materiali, mettendo in pericolo persone e cose in modo esponenziale;

   per ovviare a tali rischi sarebbe opportuno che le pubbliche amministrazioni adottassero accorgimenti tecnici, come sistemi aggiuntivi anticaduta, nei dispositivi di apertura degli infissi;

   l'impiego di tali dispositivi potrebbe essere previsto dal concorrente già al momento della presentazione dell'offerta in sede di gara;

   stante il costo modesto relativo all'installazione dei seguenti accorgimenti tecnici, si ridurrebbe altresì il rischio di incorrere in responsabilità civili e penali –:

   se e quali iniziative di carattere normativo, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare per prevedere da parte delle pubbliche amministrazioni l'adozione di sistemi aggiuntivi anticaduta in tutti i casi di installazione di nuovi serramenti o di sostituzione di quelli esistenti, al fine di assicurare la sicurezza degli edifici pubblici o di uso pubblico e l'incolumità delle persone che li frequentano.
(3-02836)

SALUTE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   la regione Calabria è stata sottoposta, a decorrere dal 2010 e fino alla recente cessazione della gestione straordinaria, al commissariamento per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale, con attribuzione allo Stato di penetranti poteri di indirizzo, vigilanza e controllo sulla gestione contabile delle aziende sanitarie;

   l'azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria ha approvato, con deliberazioni del direttore generale dal n. 1016 al n. 1024 del 19 dicembre 2024, i bilanci di esercizio relativi agli anni dal 2013 al 2021, ricostruendo contestualmente nove esercizi finanziari risalenti;

   i predetti bilanci sono stati successivamente approvati con distinti decreti del commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro, all'esito delle verifiche previste dalla normativa vigente nell'ambito della gestione commissariale;

   dalla documentazione allegata alle deliberazioni emerge che la ricostruzione dei bilanci è stata effettuata con il supporto dell'advisor Kpmg attraverso un'attività di ricognizione particolarmente complessa, fondata non soltanto sulle scritture contabili disponibili, ma anche su documentazione extracontabile, operazioni manuali di riconciliazione tra diverse fonti informative e interviste ai dipendenti e ai referenti aziendali, nei limiti della documentazione reperibile;

   nelle medesime relazioni tecniche viene altresì evidenziato che, con riferimento ad alcune poste dello stato patrimoniale, non è stato possibile individuare o ricostruire integralmente i relativi saldi e che ulteriori approfondimenti, nonché l'acquisizione di ulteriore documentazione, avrebbero potuto consentire una più puntuale determinazione delle risultanze contabili;

   gli atti evidenziano, inoltre, la presenza di disallineamenti tra le diverse fonti informative e di carenze documentali tali da non consentire una ricostruzione analitica e completa delle risultanze economico-patrimoniali secondo gli ordinari criteri previsti dalla normativa in materia di bilancio delle aziende sanitarie;

   il collegio sindacale, nelle relazioni rese su ciascun bilancio, ha testualmente affermato che «la mancata disponibilità integrale della documentazione afferente all'esercizio oggetto d'esame ed il conseguente disallineamento dei saldi compromette il principio di continuità della rappresentazione contabile», rilevando altresì che tale circostanza determina «l'insuperabile impedimento all'espletamento di un riscontro tecnico-contabile esaustivo», con una «significativa limitazione nella possibilità di formulare un giudizio pienamente fondato in ordine alla coerenza, congruità e attendibilità delle scritture contabili rispetto all'effettiva dinamica gestionale dell'ente»;

   nonostante tali rilievi, il collegio sindacale ha espresso parere favorevole all'adozione dei bilanci, successivamente approvati dal commissario ad acta;

   la disciplina speciale introdotta per consentire la definizione dei bilanci pregressi non può comunque tradursi in una deroga ai principi di veridicità, attendibilità, integrità, chiarezza, prudenza, competenza economica e continuità della rappresentazione contabile, che costituiscono principi fondamentali dell'ordinamento contabile pubblico e presidio della corretta gestione delle risorse destinate alla tutela della salute;

   la ricostruzione di nove esercizi finanziari costituisce un'operazione di straordinaria rilevanza per gli equilibri economico-finanziari del Servizio sanitario regionale e richiede pertanto il massimo livello di attendibilità e verificabilità delle risultanze contabili;

   la cessazione del commissariamento non fa venir meno l'interesse pubblico ad accertare la correttezza degli atti adottati nel corso della gestione straordinaria, né esclude l'esercizio dei poteri ispettivi e di controllo spettanti allo Stato, anche al fine di garantire la piena trasparenza della gestione finanziaria del servizio sanitario regionale –:

   se i Ministri interrogati ritengano di attivare verifiche, per quanto di competenza, in ordine alla ricostruzione e alla successiva approvazione dei bilanci dell'Asp di Reggio Calabria relativi agli anni dal 2013 al 2021 alla luce dei principi di veridicità, attendibilità, integrità, chiarezza, prudenza, competenza economica e continuità della rappresentazione contabile nonché dei principi dell'ordinamento contabile pubblico e delle finalità proprie del controllo esercitato durante il commissariamento, anche con riguardo all'operato del collegio sindacale, vista la coesistenza tra le rilevanti criticità evidenziate nelle relazioni e il parere favorevole espresso sui bilanci;

   quali valutazioni risulti abbiano indotto il Commissario ad acta ad approvare i predetti bilanci nonostante le rilevanti criticità, le limitazioni documentali e le osservazioni formulate dal collegio sindacale e dalla documentazione tecnica allegata;

   se il tavolo ministeriale di verifica degli adempimenti, per quanto di competenza, abbia formulato osservazioni, richiesto integrazioni o svolto specifici approfondimenti sulle modalità di ricostruzione dei bilanci e, in caso negativo, per quali ragioni;

   se non ritengano valutare per quanto di competenza, l'attivazione dei servizi ispettivi di finanza pubblica per una verifica amministrativo-contabile circa la regolarità, correttezza e attendibilità dei bilanci approvati.
(2-00900) «Baldino».

Interrogazione a risposta scritta:


   BARABOTTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   secondo una segnalazione trasmessa all'interrogante, nel territorio della provincia di Massa-Carrara, ricompreso nell'ambito di competenza dell'Azienda Usl Toscana Nord Ovest, si registrerebbero rilevanti criticità nell'accesso alle prestazioni specialistiche di urologia e andrologia;

   in particolare, la segnalazione riporta il caso di un cittadino residente nella provincia di Massa-Carrara al quale, a fronte di una prescrizione per una prima visita con classe di priorità D, sarebbe stato inizialmente proposto un appuntamento nel mese di marzo 2027 presso l'ospedale di Piombino, con un'attesa complessiva di circa otto mesi;

   il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028, sul quale è stata sancita l'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni in data 11 giugno 2026, prevede per le visite specialistiche con classe di priorità «D» un tempo massimo di attesa di trenta giorni; nel caso segnalato, tale termine risulterebbe pertanto superato di circa sette mesi;

   inoltre, sempre secondo quanto riferito nella segnalazione, a seguito dell'attivazione del percorso di tutela, l'Azienda sanitaria avrebbe offerto al cittadino un unico appuntamento presso una struttura situata nella provincia di Pisa, comunicandone la disponibilità con meno di ventiquattro ore di preavviso e senza indicare ulteriori date alternative;

   tale modalità di attivazione del percorso di tutela, che dovrebbe garantire l'effettiva erogazione della prestazione entro i tempi massimi previsti, non sembrerebbe idonea ad assicurare una concreta possibilità di accesso, tenuto conto del ridottissimo preavviso e della necessità di organizzare uno spostamento fuori provincia; il cittadino sarebbe stato pertanto costretto a rivolgersi a una struttura privata, anticipando personalmente il costo della prestazione;

   le criticità segnalate sarebbero riconducibili, a quanto risulta, a una grave carenza di specialisti urologi e andrologi nel territorio provinciale, con conseguente insufficienza dell'offerta e difficoltà nel garantire un accesso tempestivo alle relative prestazioni;

   il Governo ha adottato misure concrete per la riduzione dei tempi di attesa, in particolare con il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2024, n. 107, che ha istituito presso l'Agenas la Piattaforma nazionale delle liste di attesa, rafforzato i sistemi di prenotazione, monitoraggio e controllo e previsto interventi per il potenziamento dell'offerta assistenziale;

   tali misure sono state accompagnate da ingenti risorse finanziarie; da ultimo, la legge 30 dicembre 2025, n. 199, ha autorizzato, a decorrere dal 2026, una spesa di 450 milioni di euro annui per l'assunzione a tempo indeterminato di personale sanitario, espressamente finalizzata a ridurre le liste di attesa;

   le criticità descritte nel territorio dell'Azienda Usl Toscana Nord Ovest, ove confermate, evidenzierebbero persistenti carenze nella programmazione sanitaria e nell'organizzazione dell'offerta specialistica, tali da impedire che le misure e le risorse messe a disposizione dal Governo si traducano in un effettivo e tempestivo accesso alle prestazioni da parte dei cittadini –:

   se sia a conoscenza dei fatti esposti relativi al territorio della provincia di Massa-Carrara e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, anche in raccordo con la regione Toscana, affinché sia assicurato il rispetto dei tempi di attesa e l'effettiva erogazione delle prestazioni ricomprese nei livelli essenziali di assistenza con riguardo alle prestazioni urologiche e andrologiche.
(4-08728)

TURISMO

Interrogazione a risposta immediata:


   PAVANELLI, APPENDINO, CAPPELLETTI e FERRARA. — Al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   secondo il Rapporto sul sistema alberghiero e turistico ricettivo in Italia di Federalberghi, elaborato sulla base dei dati Inps, nel 2024 il comparto alberghiero ha registrato una media di 240.205 dipendenti, un valore particolarmente significativo che conferma la rilevanza del settore nell'economia nazionale e il ruolo strategico nello sviluppo del sistema produttivo del Paese;

   tale espansione, tuttavia, ha messo in luce un mercato del lavoro caratterizzato da una persistente difficoltà di reperimento di personale e da un disallineamento tra domanda e offerta che permane su livelli elevati, limitando la capacità organizzativa delle imprese ricettive di fronte ai mutamenti demografici e alle rapide trasformazioni del settore;

   in un sistema segnato da un'elevata incidenza del lavoro stagionale e part-time, nonché da livelli retributivi medi che, unitamente ad altri fattori strutturali, incidono sull'attrattività delle professioni turistiche, la difficoltà nel reperimento di manodopera compromette il mantenimento degli standard qualitativi dei servizi, con effetti sulla competitività del sistema turistico italiano, esposto a una crescente concorrenza internazionale, e determina un rallentamento della crescita economica, soprattutto nei territori a forte vocazione montana o marittima, dove il turismo rappresenta un importante presidio economico e occupazionale e un elemento essenziale per la valorizzazione dei territori;

   quanto sopra evidenzia l'esigenza di rafforzare l'integrazione tra le politiche del turismo e le politiche attive del lavoro, di sviluppare strumenti di analisi dei fabbisogni professionali e di monitoraggio delle competenze richieste dal comparto, nonché di potenziare i percorsi di formazione, qualificazione e riqualificazione delle professioni turistiche, al fine di ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, colmare il deficit di competenze e favorire il ricambio generazionale lungo l'intera filiera –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, anche in coordinamento con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell'economia e delle finanze, per rafforzare le politiche finalizzate a ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, migliorare l'attrattività delle professioni del settore turistico anche attraverso la promozione di condizioni economiche e retributive maggiormente attrattive, potenziare i percorsi di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, nonché monitorare i fabbisogni occupazionali delle imprese del comparto turistico, al fine di rendere più efficace la programmazione degli interventi e sostenere la competitività delle medesime a livello internazionale.
(3-02835)