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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 704 di mercoledì 5 agosto 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

MARIA CAROLINA VARCHI, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Comunicazioni del Governo in merito all'avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (ore 9,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Governo in merito all'avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario).

(Intervento del Ministro dell'Economia e delle finanze)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti. Prego, signor Ministro.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, la nuova governance economica dell'Unione europea - e, in particolare, il regolamento (UE) 2024/1263 che ha modificato le regole del cosiddetto braccio preventivo del Patto di stabilità e crescita - prevede una articolata procedura autorizzatoria per le due fattispecie nelle quali è consentito che uno Stato membro possa deviare dal percorso di spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine.

La prima è costituita dall'attivazione della clausola di salvaguardia generale, disciplinata dall'articolo 25 del regolamento, con cui il Consiglio, su proposta della Commissione europea, autorizza gli Stati membri a utilizzare ulteriori spazi fiscali per fronteggiare gli effetti di una “grave congiuntura negativa nella zona euro o nell'Unione nel suo complesso”. La seconda consta nel ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale, disciplinata all'articolo 26, di cui ciascuno Stato membro può richiedere l'attivazione “in circostanze eccezionali al di fuori del suo controllo che abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche”.

In entrambe le ipotesi summenzionate, l'assenso delle istituzioni dell'Unione europea all'attivazione delle suddette clausole sarà oggetto di una specifica raccomandazione del Consiglio, che dettaglierà i profili, non solo quantitativi, della deviazione autorizzata. La raccomandazione dovrà essere adottata entro quattro settimane dalla proposta che avrà formulato la Commissione europea, dopo aver concluso la propria istruttoria in merito alla richiesta pervenuta. Il regolamento specifica che il ricorso a tali strumenti non dovrà comunque “compromettere la sostenibilità di bilancio nel medio termine”, chiamando la Commissione europea e il Consiglio ad esprimersi in proposito.

All'interno di questo quadro regolatorio, è intervenuta la comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2025, la quale ha stabilito che l'aggressione all'Ucraina e la minaccia alla sicurezza europea costituiscono eccezionali circostanze per attivare la clausola nazionale, invitando tutti gli Stati membri a utilizzare questi margini di flessibilità in maniera coordinata, nell'ottica di produrre il massimo impatto in termini di adeguamento delle dotazioni di difesa dell'Unione europea e di sinergie delle filiere produttive del settore.

Tali spazi di bilancio vengono, quindi, concessi per gli anni 2025 fino al 2028, a fronte di incrementi effettivi della spesa per difesa in rapporto al PIL - misurata attraverso la divisione 02 della classificazione COFOG, nell'ambito del Sistema europeo dei conti - rispetto al livello registrato nell'anno di riferimento in base ai parametri applicabili alle diverse fattispecie. Anche misure eventualmente finanziate attraverso prestiti SAFE possono beneficiare di questa flessibilità.

Per tali spazi di bilancio, la comunicazione prevede un espresso limite quantitativo dell'1,5 per cento del PIL per ciascuno degli anni dal 2025 al 2028. Tale limite temporale può essere esteso come riferimento alle spese registrate, sotto il profilo contabile, negli anni successivi in relazione alle consegne, ferma la conclusione dei relativi contratti nel periodo di vigenza della clausola.

Il 3 giugno scorso, in occasione della pubblicazione del Pacchetto di primavera 2026, la Commissione europea, sulla base di una proposta presentata dall'Italia e appoggiata da altri Stati membri, ha esteso l'ambito di applicazione della NEC - la clausola nazionale - anche alle spese sostenute per la sicurezza energetica, fissando un doppio limite quantitativo, fino allo 0,3 per cento del PIL all'anno e allo 0,6 per cento cumulato nel triennio 2026-2028. Dalle informazioni allo stato disponibili non sembrerebbero ammissibili, differentemente dalla clausola difesa, spese registrate negli anni successivi al 2028. Sul punto saranno avviate specifiche interlocuzioni, in sede tecnica, con le istituzioni europee per verificare la possibilità di investimenti che, sebbene avviati nel triennio 2026-2028, producano effetti su un orizzonte temporale più lungo.

È stato chiarito, inoltre, che sono ammesse, esclusivamente, misure “addizionali”, decise a partire dal 28 febbraio 2026 e mirate a migliorare strutturalmente la sicurezza del sistema energetico degli Stati membri, favorendo la transizione verde e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e, quindi, dagli approvvigionamenti esteri. Paiono, pertanto, escluse misure che mirino ad attenuare solo provvisoriamente gli effetti della crisi in atto - quali, ad esempio, la riduzione delle accise - o altre forme di sussidio, diretto o indiretto, ai prodotti energetici di origine fossile, così come iniziative a supporto del settore privato che - seppure in grado di ridurre indirettamente la spesa energetica - non determinino un miglioramento strutturale in termini di sicurezza e autonomia del sistema energetico. Possono considerarsi ammissibili anche misure che contribuiscano agli obiettivi promossi dalle Comunicazioni AccelerateEU ( COM(2026) 370) ed Electrification action Plan ( COM(2026) 595), purché siano in linea con le finalità e gli orientamenti della clausola NEC e ne rispettino i vincoli.

Dato il carattere innovativo della disciplina prevista dal quadro eurounitario, diversi aspetti operativi saranno oggetto di confronto nelle sedi tecnico-amministrative preposte, ma è già stato chiarito che il ricorso agli spazi di flessibilità concessi in relazione alle misure per la sicurezza energetica è subordinato nell'anno all'utilizzo di quelli destinati alle spese per la difesa e, comunque, nel limite complessivo dell'1,5 per cento del PIL annuo, come originariamente previsto dalla comunicazione del 2025, con alcune possibili eccezioni per gli Stati membri che abbiano già attivato la clausola di deviazione per la difesa e prevedano di raggiungere il suddetto limite.

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri che intendano beneficiare degli spazi di flessibilità già in fase di valutazione del Documento di finanza pubblica del 2027 a presentare la richiesta di attivazione o di estensione della NEC - National Escape Clause - entro la metà di agosto del 2026.

La richiesta dovrà fornire un elenco di massima delle misure che lo Stato membro intende finanziare e una stima preliminare dei costi attesi. La Commissione europea valuterà tali richieste nel mese di settembre, eventualmente raccomandandone l'approvazione al Consiglio, che dovrebbe formalizzare la raccomandazione nella riunione Ecofin di ottobre. A seguito di tale raccomandazione si procederà, anche nelle more dell'aggiornamento della disciplina contabile nazionale alla nuova governance economica europea, in via analoga, al ricorso alla procedura prevista dall'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, al fine di poter dar conto del quantum delle clausole utilizzate e degli interventi ai quali le relative risorse saranno destinate, cioè il cosiddetto scostamento di bilancio.

La richiesta di attivazione della clausola, infatti, potrà essere oggetto di aggiornamenti e integrazioni, e lo Stato membro si impegnerà, all'atto della richiesta, a fornire - due volte all'anno, cioè entro il 15 aprile ed entro il 15 ottobre, ossia in corrispondenza, rispettivamente, degli strumenti di aggiornamento e dei documenti di programmazione del bilancio - le informazioni utili al monitoraggio dell'attuazione degli interventi, affinché la Commissione europea possa tenerne conto nelle proprie previsioni e nelle valutazioni di sorveglianza.

Pertanto, per gli Stati membri che attivino la clausola, il monitoraggio della traiettoria di spesa verrà effettuato in due passaggi: un primo passaggio verificherà se un eventuale debito del conto di controllo possa essere ricondotto all'incremento delle spese per la difesa; nel caso in cui l'incremento delle spese per difesa non giustifichi pienamente gli scostamenti registrati dal conto di controllo rispetto al tasso di crescita della spesa netta fissato nel Piano strutturale e raccomandato dal Consiglio, un secondo passaggio verificherà se detti scostamenti derivino dall'utilizzo dei margini concessi per l'estensione della NEC alle spese per la sicurezza energetica.

In merito alle condizionalità previste per l'attivazione della clausola, è opportuno che siano precisati taluni aspetti.

Per quanto riguarda le spese relative alla difesa, il meccanismo di calcolo degli spazi effettivamente assorbiti non richiede - nemmeno in fase di presentazione del piano - una identificazione e quantificazione degli interventi alla base dell'incremento del livello di spesa, dal momento che l'addizionalità sarà valutata guardando all'evoluzione di un dato aggregato: è sufficiente, come anticipato, che in rapporto al PIL l'ammontare complessivo della spesa per difesa misurato dalla divisione COFOG rilevante superi quello registrato nell'anno di riferimento.

Per l'Italia tale anno dovrebbe essere il 2024, in cui la spesa per la difesa ai fini COFOG - tengo a sottolinearlo - si è attestata all'1,3 per cento del PIL.

A tale proposito, i dati, come allo stato, disponibili per l'anno in corso e per il prossimo biennio indicano che, a legislazione vigente, tale aggregato dovrebbe attestarsi su valori prossimi al livello di riferimento e, pertanto, se tale stima sarà confermata, tutte le eventuali spese addizionali potranno beneficiare dei margini di flessibilità previsti.

L'articolata nuova procedura prevista delle clausole di salvaguardia di cui al Regolamento (UE) 2024/1263 e integrata dalla ricordata Comunicazione del Consiglio del 19 marzo 2025 mostra come ogni definitiva articolazione del piano non potrà che essere predisposta guardando alla compatibilità degli effetti delle misure in esso incluse con tutti i vincoli di finanza pubblica e all'evoluzione della procedura per il deficit eccessivo.

Proprio per le anzidette ragioni, sarà necessario, ai fini del compiuto ricorso alle procedure oggetto delle presenti comunicazioni, poter disporre di informazioni aggiornate sull'andamento dei conti pubblici, che non saranno disponibili prima della fine del mese di settembre.

Infatti, se da una parte l'attivazione della clausola consente - nei limiti sopra richiamati - di giustificare scostamenti in eccesso sul conto di controllo associato all'evoluzione della spesa netta, dall'altra gli interventi hanno pieno impatto sul deficit e, come più volte ricordato, quest'ultimo indicatore è particolarmente importante, in questa fase, nella programmazione di finanza pubblica del Governo italiano, dal momento che dalla sua evoluzione dipendono gli sviluppi della procedura di deficit eccessivo.

Conseguentemente, nel caso in cui la procedura di deficit eccessivo non venga chiusa - anticipatamente, lo ricordo - alla luce di una revisione, nel prossimo mese di settembre, del dato relativo al 2025 o, alternativamente, sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026, come previsto dalla raccomandazione del Consiglio, un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tale da determinare un deficit superiore al 3 per cento implicherebbe la permanenza nella procedura di deficit eccessivo fino al rientro al di sotto della soglia prevista dai Trattati, anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità della national escape clause.

Lo shock energetico causato dalla crisi in Medio Oriente, associato ovviamente alla crisi ucraina, costituisce una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri, con un rilevante impatto negativo sulla crescita dell'economia e sulle finanze pubbliche. Anche guardando oltre la crisi in corso, la riduzione della dipendenza da fonti fossili è comunque un aspetto fondamentale del miglioramento della sicurezza e della resilienza del Paese. Per tale motivo, il Governo ha proposto, al fine di rispondere in modo efficace e coordinato alle accresciute tensioni geopolitiche, di estendere l'ambito di applicazione della NEC per le spese di difesa a misure volte a rispondere alle crescenti minacce per la sicurezza energetica dell'Europa.

In coerenza con questa impostazione, il Governo, sulla base delle informazioni al momento disponibili, intende - con il coinvolgimento preventivo del Parlamento - avviare le interlocuzioni con la Commissione europea per la presentazione di un Piano che preveda, nel triennio coperto dalla NEC, un incremento complessivo della spesa per gli interventi connessi alla sicurezza energetica di circa lo 0,6 per cento del PIL e per la sicurezza e difesa di circa lo 0,9 per cento del PIL.

Sulla base delle esigenze indicate dal Parlamento e dai Ministeri competenti, saranno avviate le attività istruttorie con la Commissione europea per la definizione degli interventi in materia di sicurezza energetica, che - tenendo conto degli ambiti delineati dalla Comunicazione - potranno interessare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche, di trasporto e, più in generale, il settore pubblico.

Tali interventi saranno coordinati con quelli previsti dal Piano sociale per il clima.

Per quanto concerne la sicurezza e la difesa, saranno previste misure sia in conto capitale sia di parte corrente. In particolare, la componente di spesa in conto capitale includerebbe sia nuovi programmi di investimento di durata pluriennale, sia proposte di rimodulazione di risorse già previste a legislazione vigente; queste ultime avrebbero effetti sul deficit attraverso una riprogrammazione delle tempistiche di consegna di dispositivi oggetto di alcuni programmi di investimento già in essere.

Le spese correnti, invece, avrebbero anche natura permanente e coprirebbero incrementi di organico e ulteriori spese di funzionamento, tenuto conto degli oneri di esercizio delle nuove dotazioni.

Alla ripartizione delle risorse nei diversi esercizi finanziari e alla predisposizione delle disposizioni necessarie per l'attuazione degli interventi si procederà, con la prossima manovra di bilancio, solo successivamente all'approvazione della risoluzione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, in attesa - come ricordato - della approvazione della nuova disciplina contabile. Solo in quel momento ovviamente il Parlamento delibererà il cosiddetto scostamento di bilancio.

Oggi, in una situazione in cui non è ancora definita e non è stata ancora recepita nella disciplina contabile di bilancio la legge organica di bilancio, in assenza di una procedura formale, il Governo ha ritenuto doveroso presentarsi davanti al Parlamento e richiedere al Parlamento stesso l'autorizzazione a intavolare questa trattativa con la Commissione europea (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro adesso aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.

È iscritto a parlare l'onorevole Sala, prego.

FABRIZIO SALA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Dobbiamo subito ringraziare il Ministro e il Governo perché le ultime parole del Ministro sono state chiare: questa non era una comunicazione dovuta, non era una comunicazione obbligatoria, ma è una comunicazione che serve a rendere edotta quest'Aula, questo Parlamento, per i passi successivi che ci appresteremo a fare.

Io penso che questa attivazione della clausola, questa possibilità, sia una vittoria per il nostro Paese; sia una vittoria per il nostro Paese fatta di tante azioni e di tanti piccoli traguardi che negli ultimi anni questo Governo ha portato a casa.

È innegabile, a livello internazionale, che l'Italia venga considerata uno dei Paesi più stabili, degni della sua posizione nella classifica economica internazionale; è innegabile che, nell'interlocuzione con l'Europa, abbia portato a casa parecchi risultati; è innegabile che la storia del rapporto Italia-Europa, negli ultimi quattro anni, sia profondamente cambiata e che la valenza politica del nostro Paese, grazie al nostro Governo, sia diventata più forte a livello europeo.

Ma vorrei prendere tempo per una riflessione importante, perché l'attivazione di questa clausola di salvaguardia - peraltro, la clausola di salvaguardia nazionale, mi perdonerà se dico un'eresia o se mi avvicino a un'eresia, il Ministro Giorgetti - ha un po' il sapore dell'autonomia a livello europeo: nei momenti di eccezionale difficoltà ed emergenza, uno Stato può attivare una fonte di finanziamento autonomo per far fronte ad alcune riconosciute emergenze internazionali; peraltro, riconosciute emergenze internazionali ce le abbiamo sott'occhio. Credo che sia una grande opportunità politica perché questo Parlamento, questo Governo è stato chiamato, in questi anni, a gestire delle emergenze che erano imprevedibili, ma che talvolta questo Paese non aveva preventivato, cioè non era riuscito a pianificare a lungo termine per evitare di finirci all'interno o di pagare un prezzo molto alto, e pensiamo alla crisi energetica dovuta ai conflitti.

L'opportunità di questo Governo è quella di pianificare a lungo termine. Ora, al di là di come vengono attivate le diverse clausole e delle caratteristiche tecniche, economiche e finanziarie, il Governo attiverà ciò che chiaramente conviene di più come fonte di finanziamento, ciò che è più consono ai tempi.

Quando facciamo un investimento a lungo termine, anche il semplice risparmiatore pensa se scegliere il tasso fisso o il tasso variabile nei mutui, e quindi anche il Governo farà una scelta tecnica, ma la politica entrerà dove andremo a spendere questi soldi. Questa è la vera politica. È la lungimiranza che viene chiesta a quest'Aula. E la lungimiranza dove sta? Dove sta la lungimiranza in termini di sicurezza? Si è sentito in quest'Aula continuare a parlare di sistemi, di armi, di riarmo, quasi come se fosse un'azione offensiva di questo Paese. Ma parliamo della sicurezza futura, parliamo della cybersecurity, parliamo del web, parliamo di una rete che oggi è simile al Far west che avevamo tanti anni fa in qualche Paese, cioè una giungla difficilmente controllata. Quanti investimenti dobbiamo fare in quel settore? Quanto ci dobbiamo proteggere? Quanti attacchi non fanno neppure più notizia, gli attacchi di cybersecurity, che oggi colpiscono soprattutto la pubblica amministrazione? Tanto è vero che, poi, più attaccano sistemi necessari del nostro Paese e più fanno notizia e, quindi, più riescono ad arrivare al loro obiettivo.

Quindi, è necessario un investimento a lungo termine, ma è necessario anche, date le mutate condizioni geopolitiche, andare ad investire anche per - tra virgolette - camminare da soli. Noi abbiamo delegato la nostra sicurezza e qualcuno ha detto in quest'Aula: delegare alla sicurezza vuol dire delegare la certezza della libertà. Non possiamo più permetterci questo. Noi dobbiamo fare questo e l'altra sfida che abbiamo davanti è riuscire a farlo a livello europeo. Checché se ne dica, non credo sia possibile, a detta dei tecnici, creare da zero un Esercito europeo; è possibile, però, integrare i diversi Eserciti per creare una forza di difesa europea. Quanto sarebbe necessaria, quanto sarebbe utile non solo ai singoli Stati, ma alla stessa Europa.

E siamo a un altro traguardo europeo, a mio avviso, se l'Europa ci permette di investire a lungo termine. Abbiamo cominciato tantissimi anni fa con la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, abbiamo fatto un po' di strada; ecco, forse è arrivato il momento di cominciare anche con alcune funzioni che abbiano il sapore politico, non solo tecnico. Non vogliamo un'Europa vista sotto il profilo tecnico, che limiti alcune prerogative nazionali; vogliamo un'Europa che possa pianificare a lungo termine con la sinergia dei diversi Stati, con le differenze delle diverse Nazioni, che possono creare una squadra vincente, alla luce anche del fatto che - come dicevo - lo scenario geopolitico internazionale è profondamente mutato.

Oggi non possiamo più ragionare come facevamo vent'anni fa, non possiamo più farlo a livello economico, non possiamo più farlo a livello finanziario. Noi dobbiamo giocare una strategia di competitività con i nostri Stati europei, con l'Europa, nei confronti del resto del mondo. Ecco, questo ci permetterebbe di avere una massa critica. Diceva un Presidente in questo Paese che gli Stati europei si dividono fra Stati troppo piccoli e quelli che pensano di essere più grandi di quello che sono. La verità è proprio questa: nello scenario internazionale fare massa critica è di fondamentale importanza. E, allora, dopo avere unito la politica monetaria, è chiaro che è giusto anche andare ad unire altre funzioni che ci permettono di affrontare le sfide del futuro.

Dobbiamo pensare avanti. Le spese per la sicurezza energetica sono una pianificazione che nel passato non c'è stata, non l'abbiamo vista a lungo termine, non l'abbiamo fatta a lungo termine. Sicuramente è più difficile per la politica attuale, che vive di notizia giornaliera, che vive di slogan, che vive di titoli, ma penso che sia un dovere, per un Governo forte quale è questo, andare ad immaginare quali possono essere i problemi e le opportunità del futuro, e andare a coglierle con gli strumenti finanziari ed economici migliori.

Gestire l'emergenza - dicevo - è una fase che ci auguriamo volga verso il termine e pianificare il futuro è quello a cui dovrebbe ispirarsi questo Parlamento quando discute e quando discuterà delle manovre che qui arriveranno. Quindi la clausola di salvaguardia non credo che vada vista come una deroga ai conti pubblici. Credo che sia una scelta politica, una scelta altamente politica. La storia ci insegna che l'Europa cresce nelle crisi. Se noi guardiamo quando ci sono state le più importanti aggregazioni storiche in Europa, i più grandi traguardi, sono nati per una crisi, perché i diversi Paesi si sono messi insieme ad affrontare i problemi, citavo prima il caso della Comunità europea del carbone e dell'acciaio. E, quindi, le citazioni storiche ci sono. Non abbiamo bisogno soltanto della pace tra gli Stati, ma di costruire una solidarietà che renda la guerra impossibile, e questa è una citazione di De Gasperi. L'Europa non nasce contro qualcuno, ma per dare ai popoli europei un destino comune.

Questo è il quadro, la cornice all'interno della quale noi ci auguriamo che questo Parlamento possa discutere.

E, sorridendo, ci vengono in mente le parole del nostro presidente Silvio Berlusconi, che - è quanto mai incredibile - qui dimostra la lungimiranza che aveva, perché quanto sono attuali oggi, quanto le sue frasi sull'Europa, i suoi pensieri sull'Europa oggi sono più che contemporanei. Ecco, Forza Italia, proprio con questo spirito, si appresta a discutere di questi temi, ringraziando il Governo, complimentandosi con il Governo, pronti a guardare al futuro per cogliere le opportunità per il benessere del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Grazie, signor Ministro, noi le riconosciamo di aver lavorato in questi anni per la tenuta dei nostri conti pubblici, per aver dato un contributo importante nella salvaguardia del nostro bilancio, nel metterlo in sicurezza, nell'aver operato in questa direzione. E oggi siamo qui, su un tema su cui noi l'ultima cosa che vogliamo è alimentare un dibattito inutile e sterile. Non ha nessun senso, perché non serve a nulla; serve, invece, capire esattamente in quale direzione si vuole andare, perché qui stiamo pensando a degli investimenti strutturali che servono per il nostro futuro in maniera veramente importante.

I titoli del tema sono perfetti, adesso bisogna farne lo svolgimento: un pezzo compete a lei, un pezzo compete al Governo nella sua interezza. Perché capire quali sono gli sviluppi delle spese per la difesa o quali sono gli sviluppi delle spese sull'energia non compete esclusivamente al Ministro dell'Economia. Però noi, su questo sviluppo, ci attendiamo delle risposte perché, se bisogna coinvolgere il Parlamento, non bisogna coinvolgere il Parlamento solo nel riconoscimento dell'utilità degli investimenti in difesa ed energia, ma bisogna coinvolgere il Parlamento nel capire esattamente quali sono questi investimenti necessari. Perché è da quattro anni che noi rincorriamo il disponibile - anche lui - Ministro della Difesa perché venga qui, in Aula, a capire quali sono le spese della difesa necessarie. Ma non è il Ministro della Difesa che non vuole venire qui, perché noi dobbiamo dirci quali sono le difficoltà oggettive di un Governo in cui non c'è interesse a parlare di spese di difesa, perché c'è una divisione strutturale all'interno del Governo su questa questione.

E devo dirle anche, Ministro - e non è un ragionamento che riguarda, anche qui, il Ministro della Difesa -, che in tutta Europa, quando si parla di spese della difesa, si dice che c'è una minaccia e si dice il nome della minaccia, che è una minaccia che proviene dalla Russia. Perché, se non ci fosse questa minaccia che proviene dalla Russia, probabilmente noi delle spese della difesa, qui, in questo momento, non ne staremmo parlando, perché non è all'ordine del giorno del tema europeo. Il tema dell'Europa nasce intorno alla minaccia russa sull'Europa. Dopodiché, è necessario fare un'integrazione di queste spese?

Noi siamo promotori della necessità di questa integrazione. Ieri con una mozione, a nostra prima firma, volevamo discutere della necessità di superare il diritto di veto in Europa, perché non si fa l'integrazione della difesa quando oggi abbiamo 5.000 militari a disposizione dell'Unione europea, 5.000 militari con il diritto di veto dell'Italia, dell'Ungheria o del Lussemburgo.

Bisogna evidenziare alcune materie dove c'è un'autonomia dell'Unione europea, dove c'è un diritto di maggioranza: neanche un condominio si può amministrare con il diritto di veto. Noi pretendiamo di amministrare e di governare l'Unione europea con il diritto di veto, quando nessuno di noi sarebbe capace di governare neanche un condominio con il diritto di veto.

Poi è chiaro che ci sono delle regole su cui dobbiamo essere tutti d'accordo in Europa. Ma queste regole sono delle precondizioni. Perché discutere di questi temi così importanti con una spada di Damocle che impedisce qualsiasi efficacia alla nostra discussione è un percorso che porterà veramente poco lontano.

Quindi, bene gli investimenti - sono investimenti importanti: lo 0,6 del PIL, lo 0,9 del PIL, sono investimenti importanti -, ma bisogna capire dove vanno a cadere. Lo 0,6 del PIL sull'energia può essere veramente una molla importante se viene attivata concretamente. Se viene attivata per l'energia nucleare. Se viene attivata per chiudere i colli di bottiglia che, ancora oggi, ci sono nel trasporto dell'energia in questo Paese. Se viene attivata per queste cose qui.

Per fortuna, non possiamo dare a pioggia. Non possiamo mettere queste risorse sulle accise, perché altrimenti sarebbe veramente un disastro. Sulle accise ci sono altre cose da fare, abbiamo anche fatto alcune proposte. Ma questi soldi qui vanno messi sugli interventi strutturali, così come sulla difesa.

È vero, c'è un problema gigantesco sulla cybersecurity. Esso, però, riguarda, da una parte, il fatto che ci sono i ladri che prima entravano solo nelle case, mentre adesso entrano anche nei nostri conti correnti, nei nostri PC e nei nostri archivi. E quindi c'è un problema di sicurezza, diciamo, di carattere generale. Poi c'è anche un problema di sicurezza militare, perché ci sono degli attori statuali che ci attaccano ogni giorno. La Russia attacca ogni giorno l'Italia nella parte pubblica e nella parte privata sui domini cyber. Lo fa ogni giorno e bisogna difendersi, certo.

Ma non c'è solo un problema di difesa cyber, c'è anche un problema di deterrenza fisica per cui le nostre Forze armate, anche quelle che oggi sono in giro per il mondo nelle loro missioni di pace, hanno bisogno di avere delle attrezzature e delle dotazioni adeguate al mestiere che fanno. E questa è una responsabilità che cade anche su di noi, adesso. Dotare i nostri militari di strumenti adeguati alla loro protezione è un nostro dovere. Facciamo abbastanza? Io penso che potremmo fare di più, e queste risorse servono anche a questo.

Quindi, bene i titoli del tema, signor Ministro, che il Governo venga in quest'Aula con i piani specifici prima di chiederci lo scostamento. Ci venga a dire esattamente come vogliono spendere questi soldi. Non è semplicemente una questione di fiducia tra Parlamento e Governo, è una necessità di programmazione che questo Paese deve avere e mettere a disposizione per i grandi investimenti che deve fare. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Comaroli. Ne ha facoltà.

SILVANA ANDREINA COMAROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Vorrei essere chiara sul fatto che noi, oggi, non siamo qua a votare la deroga al Patto di stabilità. Perché c'è stata un po' la polemica per cui serve la maggioranza qualificata per fare questa richiesta. No, noi oggi stiamo votando, grazie alla disponibilità del Governo, la richiesta all'Unione europea della possibilità di fare lo scostamento dal percorso della spesa netta in base all'articolo 26 del Regolamento UE.

Teoricamente, il Governo poteva avviare questa richiesta all'Unione europea, e solo una volta che l'Unione europea ci avesse concesso questa deroga, venire in Aula e votare con la maggioranza qualificata. Invece no, cosa ha fatto il Governo? Proprio per la massima attenzione che ha per il Parlamento, il Governo - con il Ministro Giorgetti - ha detto: no, andiamo in Aula a chiedere, anche su questo, l'autorizzazione del Parlamento a poter avviare l'iter.

E perché è stata fatta in questo momento, oggi? Perché comunque anche l'iter è lungo. Cioè, anche la richiesta all'Unione europea non è immediata e l'Unione europea ce la concede. No, è un iter lungo e lo si fa oggi in modo da essere pronti ad ottobre, quando effettivamente si entrerà nel vivo e si specificherà per che cosa serve questa deroga.

Infatti, questa richiesta di poter attivare la clausola nazionale di salvaguardia non rappresenta una deroga - e, anche qua, ci tengo molto a sottolinearlo - ai principi della responsabilità finanziaria; rappresenta invece l'applicazione intelligente delle regole comuni in presenza di circostanze straordinarie. Le regole, quando sono ben costruite, devono essere sufficientemente solide da garantire disciplina ma anche sufficientemente flessibili da consentire agli Stati di affrontare eventi eccezionali. Diversamente, cessano di essere uno strumento di governo e diventano un vincolo che impedisce di proteggere gli interessi dei cittadini.

L'Italia chiede che l'Europa riconosca che oggi la sicurezza ha un costo, e quel costo riguarda tutti gli Stati membri. La sicurezza deve essere vista non solo in termini di difesa classica, ma soprattutto in termini di sicurezza energetica; e purtroppo noi sappiamo che, come Italia, paghiamo moltissimo questa non indipendenza della sicurezza energetica. Viviamo - lo vediamo tutti - in un'epoca nella quale la difesa non può essere più considerata una voce residuale del bilancio pubblico.

Purtroppo la guerra è tornata nel continente europeo. Le tensioni, anche nel Mediterraneo, sono evidenti a tutti noi. La protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica, la sicurezza cibernetica e la capacità industriale rappresentano ormai componenti vitali per la nostra sovranità. Se vogliamo veramente un'Europa autonoma, dobbiamo essere coerenti: non possiamo chiedere agli Stati membri di investire di più nella sicurezza e, contemporaneamente, impedire loro di farlo attraverso vincoli contabili costruiti per una realtà completamente diversa.

È esattamente questo il senso della richiesta di attivare la clausola di salvaguardia: non una spesa indiscriminata, non nuovo debito per finanziare spesa corrente, ma la possibilità di sostenere investimenti strategici che rafforzano la sicurezza nazionale e la competitività. La posizione del Governo italiano è stata chiara fin dall'inizio: il Ministro dell'Economia ha più volte ribadito che il nostro Paese intende mantenere una politica di bilancio seria, prudente e soprattutto credibile. Ed è proprio questa credibilità che, oggi, consente all'Italia di chiedere all'Europa un'applicazione ragionevole delle nuove regole.

Chi pensa che questa richiesta sia in contraddizione con il rigore commette un errore. Il vero rigore consiste nel distinguere ciò che produce debito improduttivo da ciò che genera crescita. Esiste una differenza enorme tra aumentare la spesa corrente e finanziare investimenti che rafforzano il nostro sistema industriale, che sviluppano tecnologie avanzate, che rendono più sicure le nostre infrastrutture, ci rendono più indipendenti nel campo energetico e creano occupazione qualificata. Questi investimenti non rappresentano un costo. Rappresentano un'assicurazione sul futuro del nostro Paese.

Per anni l'Europa ha discusso quasi esclusivamente di parametri numerici. Oggi deve tornare a discutere di economia reale. Perché senza crescita non esiste sostenibilità del debito, senza industria non esiste autonomia strategica, senza sicurezza non esiste sviluppo e senza competitività non esiste nemmeno il welfare che tutti vogliamo difendere, come la tutela delle famiglie dall'aumento dei prezzi dell'energia.

L'Italia è la seconda manifattura d'Europa. Le nostre imprese competono ogni giorno sui mercati internazionali, affrontano costi energetici elevati, una competizione globale sempre più aggressiva e un rapido cambiamento tecnologico. Lo Stato ha il dovere di accompagnarle in queste trasformazioni, non sostituendosi al mercato ma creando le condizioni affinché possano investire, innovare e crescere.

Questo è il significato economico della richiesta di flessibilità. Investire oggi per evitare di pagare un prezzo molto più elevato domani. Noi chiediamo che gli investimenti destinati alla sicurezza comune possano essere considerati per ciò che sono veramente, cioè investimenti nell'interesse europeo.

Vorrei, poi, rivolgere una riflessione anche alle opposizioni. Su temi come la sicurezza nazionale e la competitività industriale sarebbe auspicabile un confronto meno ideologico. Possiamo avere idee diverse su molte politiche economiche, ma credo che tutti condividiamo almeno un obiettivo: lasciare alle future generazioni un Paese più sicuro, più forte e più competitivo. L'Italia continuerà a rispettare i propri impegni europei; continuerà a ridurre il rapporto debito-PIL attraverso la crescita, non attraverso ricette recessive; continuerà a perseguire una gestione prudente della finanza pubblica. Ma prudenza non significa rinunciare agli investimenti indispensabili: prudenza significa scegliere con attenzione dove destinare le risorse. E oggi la sicurezza, l'innovazione, la difesa, le infrastrutture strategiche, la sovranità energetica e la competitività industriale rappresentano priorità assolute. È per tutte queste ragioni che il gruppo della Lega esprime il proprio convinto sostegno alla posizione del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Per suo tramite, mi rivolgo anche ai Ministri e, su tutti, al Ministro Giorgetti che oggi è qui presente. Leggendo i documenti e ascoltando gli interventi comprendo perché il Governo, pur non avendone la necessità, ci chiede anticipatamente un voto per capire se andare avanti o no con la richiesta. Cercherò di spiegarvi un attimo.

Ho sentito bellissimi interventi di filosofia economica, ma la filosofia economica poi si deve scontrare anche con i numeri (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Vede, Ministro, il nostro Paese è passato dal pre-COVID, con un debito pubblico di 2.400 miliardi di euro, nel giro di pochi anni, nel periodo appena dopo il COVID, a 3.100 miliardi di euro; quindi, quasi 700 miliardi di euro di debito italiano sono usciti e sono stati immessi nel circuito economico. Allora, facciamo un esempio: 700 miliardi, in poco meno di quattro anni. Se noi avessimo buttato quei soldi dalle finestre di Palazzo Chigi, dalle finestre di Montecitorio, dalle finestre di Palazzo Madama, probabilmente, il PIL sarebbe cresciuto comunque (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Sarebbe cresciuto comunque perché la quantità di denaro a debito che noi abbiamo immesso nel circuito economico è stata elevata - ahimè, contingentata da un momento di difficoltà -, ma poi la gran parte di quei soldi non è stata spesa per investimenti a lungo termine, investimenti che portassero a una riduzione del debito, investimenti che portassero a un efficientamento del Paese, ma, molto spesso, per iniziative culturali, le “margherite”, le “primule”, le mascherine. Sono stati fatti tantissimi investimenti che non hanno prodotto nulla in più per il nostro Paese, se non l'applicazione della più becera teoria keynesiana.

Allora, noi oggi ci troviamo in un Paese con un debito pubblico altissimo e, in più, abbiamo anche il problema di un Paese che non cresce perché, se con un intervento pubblico così cospicuo il PIL è ancora fermo a dati centesimali, è chiaro che l'economia privata e l'innovazione non hanno funzionato. E non abbiamo un Paese che sta trainando nello scenario internazionale.

Quindi, noi oggi ci troviamo a chiedere all'Europa maggiore flessibilità per fare cosa? Chiediamo maggiore flessibilità all'Europa per andare avanti con quelle politiche green che hanno distrutto gran parte dell'economia europea (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) senza portare nessun risultato in termini ambientali e senza creare nessuna autonomia energetica perché, con tutti i fondi che sono stati spesi, se oggi parliamo ancora del problema della sicurezza energetica, vuol dire che non è servito assolutamente a nulla. Però, per ottenere maggiore flessibilità, ci obbligano ad assumere un debito che serve per riarmarci rispetto a un ipotetico…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …attacco che ci dovrebbe essere, che non è mai stato comunicato a queste Camere da parte di non si sa chi. Vede, la sicurezza cibernetica: forse, il nostro Paese è uno dei più sicuri in termini cibernetici, non per i grandi investimenti che abbiamo fatto, ma perché la burocrazia e il caos italiani sono nemici anche dei più bravi hacker, nel senso che abbiamo veramente una situazione burocratica e una gestione dei dati talmente caotiche che, molto spesso, sono impenetrabili anche per gli hacker. Detto questo, non ci sono pericoli reali…

PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). …che contemplino il fatto di dover fare investimenti a 45 anni. Quindi, io invito tutti i colleghi a leggersi bene il documento e a pensare alle future generazioni del nostro Paese perché, se noi pensiamo di consegnare un Paese ai nostri figli con 3.100 miliardi di debito pubblico, con il PIL che ha, e di indebitare ulteriormente il nostro Paese per andare a finanziare l'industria bellica e l'industria automobilistica tedesca - che chiude per le politiche green -, francamente, fatevi una domanda e guardate negli occhi i vostri figli (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Noi dobbiamo pensare a un'Italia dove ci possa essere un futuro per i nostri figli: un Futuro Nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. È iscritto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, membri del Governo, Ministro Giorgetti, la ringraziamo innanzitutto per il metodo, cioè per la volontà di passare dal Parlamento e, poi, rivolgersi a Bruxelles, perché non era un passaggio obbligato, non era un passaggio dovuto; ma il metodo del confronto con il Parlamento è sicuramente la strada che particolarmente lei ha sempre seguito e che noi apprezziamo molto, in particolare su un dibattito come quello di oggi, che riguarda una decisione che richiede senso delle istituzioni, consapevolezza del contesto internazionale molto complesso in cui ci ritroviamo e una grande responsabilità politica.

L'attivazione della clausola di salvaguardia è uno strumento pensato per rispondere a esigenze strategiche, come quelle della sicurezza e della transizione energetica, che sono le due grandi priorità. Su questi temi, come su tutti - oggettivamente, in questi anni, come maggioranza e come Governo, lo abbiamo dimostrato -, il centrodestra è unito, è unito sugli atti formali. In tanti interventi - ho ascoltato i colleghi del “campo largo” - si cerca di evidenziare divisioni che non ci sono. È chiaro, la maggioranza è fatta da quattro partiti, è fatta da soggetti politici che possono avere sfumature e valutazioni diverse su tanti temi, ma quello che conta sono gli atti del Governo e gli atti che vengono approvati in Parlamento. E la risoluzione di maggioranza che è stata presentata in Aula va esattamente in questa direzione.

Il “campo largo” - lo dimostra in tutte le occasioni - ha sempre posizioni diverse, ha sempre risoluzioni differenti una dall'altra e, in alcuni casi, contraddittorie e che vanno in conflitto l'una con l'altra. Non è certamente un segnale di serenità rispetto anche alle questioni programmatiche che caratterizzeranno la prossima campagna elettorale, ma a noi interessano i temi concreti sul quale stiamo lavorando come Governo e su cui il centrodestra va avanti.

La risoluzione di maggioranza è la perfetta sintesi unitaria del centrodestra su questi due grandi temi: sul tema della flessibilità, che viene richiesta, nell'ambito energetico, per lo 0,6 per cento del PIL nel periodo di riferimento e, in materia di difesa, per lo 0,9 per cento; oltre a chiedere di valutare il ricorso al SAFE sul tema della difesa. Sono i due grandi temi su cui noi ci possiamo permettere di chiedere flessibilità con un'attenzione dell'Europa diversa rispetto al passato e rispetto ad altri Paesi, perché abbiamo rispettato, con maggiore puntualità, i vincoli del nuovo Patto di stabilità, abbiamo gestito i conti pubblici con una serietà che ci viene riconosciuta a livello europeo ed internazionale. Allora, su queste due tematiche dobbiamo utilizzare la flessibilità che viene richiesta e che già, nell'ambito energetico, ha visto l'attenzione da parte dell'Europa, perché abbiamo famiglie che hanno nelle bollette un peso grave che deve essere assolutamente superato. Le imprese hanno bisogno di programmare serenamente.

Sono lodevoli e importanti gli interventi del Governo realizzati sul costo dell'energia, però, non possiamo ragionare solo esclusivamente su interventi emergenziali, ma dobbiamo dare certezze. E abbiamo chiesto sul tema energetico e di difesa di andare di pari passo soprattutto su dove spenderemo le risorse.

Per il tema energetico noi siamo convinti che l'Italia sia in condizioni di essere indipendente e addirittura fornitrice di energia, che è un'ambizione alta, importante. Questo, però, se la flessibilità la utilizzeremo sull'idroelettrico, già presente e diffuso nel nostro Paese, sul geotermico, sul solare, in particolar modo l'agrivoltaico, sull'eolico offshore, sul nucleare, sull'idrogeno verde, su tutte quelle produzioni di energia che il nostro Paese è in grado di portare avanti, anche con strumenti già presenti in Italia che devono essere solo rialimentati da un punto di vista economico. Anche perché inventarsi nuovi strumenti e sottoporli alle valutazioni, prima, dell'Europa e, poi, delle istituzioni italiane rischierebbe di farci perdere troppo tempo.

Poi il grande tema della difesa che è certamente quella tradizionale: armi, carri armati, aerei, elicotteri e droni. La difesa è importante non per trasformare l'Italia in un Paese che diventa conflittuale con altri - da sempre, infatti, l'Italia è riconosciuta come Paese di pace - ma per creare deterrenza, per essere autonomi all'interno delle alleanze e dei patti per noi fondamentali, come la NATO, come il Patto Atlantico, per essere autorevoli, per tornare a essere autorevoli come Italia e come Europa.

Poi vi è tutto il tema della cybersecurity perché, a fianco della difesa tradizionale, c'è il tema delle persone quotidianamente colpite da phishing e da truffe, ci sono le imprese a cui quotidianamente rapiscono dati per chiedere riscatti e la pubblica amministrazione a cui vengono rubati dati per poter essere utilizzati illegalmente da un punto di vista commerciale.

Allora, noi dobbiamo certamente chiedere questa flessibilità per prevedere non interventi di emergenza, ma interventi per un Paese all'altezza delle sue sfide in ambito energetico e di difesa, affinché i nuovi equilibri possano essere duraturi, rendano l'Italia più forte e diano serenità al mondo, alle famiglie e alle imprese italiane che in questi anni hanno visto un Governo serio, stabile e in grado di dare risposte attraverso questa sua flessibilità.

Su questi due grandi temi, che oggi sono i pilastri centrali del nostro Paese, potremmo continuare a dare questa sicurezza che è la caratteristica per cui noi lavoriamo, in questo contesto, nel Parlamento. Ed è un bene - e ringrazio ancora il Ministro - che sia stato coinvolto, perché è il modo giusto per lavorare, per garantire unicità, per dargli forza, perché ci rappresenti con incisività e capacità, come sempre ha dimostrato, nei contesti europei. Grazie, Ministro e grazie, colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Madia. Ne ha facoltà.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Ministro Giorgetti, lei oggi è qui perché non poteva non essere qui. Come poteva lei non chiedere un'autorizzazione al Parlamento prima di andare a Bruxelles per richiedere l'autorizzazione all'attivazione della clausola nazionale? Io vorrei segnalarle che, nell'anno e mezzo che abbiamo alle spalle, sono ben 17 gli Stati membri che hanno chiesto l'attivazione di SAFE, che hanno presentato dei progetti nazionali molto dettagliati e che hanno espletato le procedure nazionali ed europee per avere questi fondi; e addirittura 5 Stati membri hanno già iniziato a ricevere le risorse.

C'è un 18° Paese, l'Ungheria, che per note ed evidenti ragioni arriva tardi in questa vicenda, ci entra solo recentemente; poi c'è un 19° Paese, che è il nostro, che ha un Governo che, nell'ultimo anno e mezzo, ha fischiettato, ha rinviato, ha fatto finta di nulla, ha cincischiato e poi, però, all'ultimo istante utile, deve aver pensato che forse 15 miliardi possono essere utili, che se non sono 15 possono essere 8, che se non sono 8 possono essere, boh, non sappiamo quanti.

Io credo che oggi noi stiamo vivendo un'ennesima tappa di quel bagno di realtà che voi a fine legislatura state iniziando a fare. Purtroppo, però - e questo mi dispiace - questo sfortunato Paese, governato da indecisi e temporeggiatori, è l'Italia, cioè il nostro Paese.

Allora, noi potremmo dire: vabbè, abbiamo aspettato tanto, ma alla fine ci siamo arrivati. Purtroppo no. Purtroppo no. Lei, infatti, oggi, Ministro, viene qui senza saperci dire cosa vuole fare con i soldi che vuole farsi autorizzare. Ora, vede, questo nella migliore delle ipotesi è un paradosso; nella peggiore, però, è un grave imbarazzo che lei sta facendo vivere all'Italia perché lei, di fatto, chiede al Parlamento di autorizzarla al buio.

Siccome io, Ministro, la conosco molto bene, so che lei è un uomo d'esperienza, lei oggi - questo è il dato politico - preferisce, con l'esperienza che ha, venire qui a fare una brutta figura; lei sceglie una brutta figura, piuttosto che entrare nei dettagli. Io capisco molto bene perché fa questa scelta, visto che il suo partito, negli anni e ancora ogni giorno, ci dice che mai e poi mai il Governo italiano si indebiterà per la difesa europea.

La conclusione qual è? La conclusione è che lei non si offenderà, se io le dico che oggi la sua presenza qui - della quale comunque io la ringrazio - è una presenza insufficiente, largamente insufficiente, le direi finanche superflua. Forse, le potrei chiedere se, in replica, ci aiuta a capire chi del Governo può venire in quest'Aula e assumersi una responsabilità politica per far capire al Parlamento e, dunque, agli italiani come volete spendere le risorse che lei si vuole fare autorizzare (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). È Crosetto che ce lo può dire? Non mi pare dagli ultimi mesi. Tajani? Non mi pare proprio neanche Tajani. Forse la Presidente del Consiglio? O, forse, dobbiamo pensare che nessuno oggi al Governo sia in grado di dirci come verranno usati questi soldi?

Poi, arrivo al secondo punto di questa vicenda: in questi confusi e pasticciati mesi di trattativa con la Commissione europea… Mi faccia aprire e chiudere una parentesi: io non credo che le trattative con Bruxelles miglioreranno dopo la mossa propagandistica e inutile di aver sospeso Schengen con la Spagna unilateralmente (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). Torno alla principale, chiudo questa parentesi. Dopo i confusi e pasticciati mesi di trattativa con la Commissione europea, a un certo punto si è detto, qualche tempo fa, che Giorgia Meloni aveva ottenuto un grandissimo successo, cioè l'utilizzo di questa clausola nazionale per sostenere famiglie e imprese che stanno subendo un fortissimo rincaro dei prezzi energetici a causa della crisi internazionale energetica.

Poi siamo andati a guardare meglio e, come era anche evidente, non è che la Commissione pagherà le bollette per conto degli italiani, ma la Commissione dice: potete utilizzare questi soldi per investimenti in rinnovabili. Allora, io chiedo se i parlamentari della Lega hanno capito che i soldi in più serviranno, oltre che per la difesa europea, anche per quella stupidaggine da ecologisti rammolliti che si chiama riconversione ecologica, perché ovunque i parlamentari della Lega vanno a dire che eolico e solare sono inutili; ed è il suo Governo, Ministro Giorgetti, che blocca progetti, come ad esempio il progetto AGNES per lo sviluppo di rinnovabili offshore nel Mare Adriatico. Ne ho citato uno per tutti, tra i progetti di rinnovabili che state bloccando.

Allora, concludo, lei oggi ci chiede di farsi autorizzare per avere delle risorse per due obiettivi che io ritengo strategici: l'autonomia della difesa europea e l'autonomia energetica europea. Lei non ne può rivendicare neanche uno e per questo non entra nei dettagli. Io credo che questo sia, di fatto, il segno che avete sprecato un'intera legislatura a intralciare il rafforzamento, l'autonomia e l'indipendenza europea e ora siete costretti, dati alla mano, a fare un bagno di realtà.

Vi avviate con colpevole ritardo a fare l'opposto di tutto ciò che avete fatto finora e questo - vede, Ministro - è un sigillo molto significativo per un'esperienza di Governo che - mi dispiace dirglielo - è fallimentare. E lo dicono anche i dati macroeconomici…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). …lo dice il fatto che 200 miliardi di PNRR, neanche spesi tutti, non hanno avuto effetti positivi sulla crescita, lo dicono i dati allarmanti, come quello, per esempio, del fatto che 6 milioni di italiani oggi non riescono più a curarsi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.

CARMEN LETIZIA GIORGIANNI (FDI). Grazie, Presidente. Governo e colleghi, innanzitutto desidero anch'io esprimere apprezzamento per il metodo seguito dal Governo e richiamato, appunto, stamani anche dal Ministro Giorgetti, ovvero il coinvolgimento preventivo del Parlamento su una scelta così rilevante e strategica per quelle che sono le priorità del nostro Paese. Quella di oggi non è solo una discussione tecnica e non è neppure una semplice richiesta di maggiore spesa, ma è una scelta politica che riguarda la capacità dell'Italia di rafforzare la propria sicurezza energetica e militare, senza ovviamente rinunciare alla sostenibilità dei conti pubblici.

Il ricorso alla clausola nazionale di salvaguardia rappresenta una scelta importante che deve essere, però, letta con serietà e assolutamente senza semplificazioni. Non siamo davanti a risorse regalate dall'Europa né a una sospensione indiscriminata delle regole di bilancio. Stiamo parlando della possibilità, prevista dalla normativa europea, di deviare temporaneamente dal percorso della spesa netta in presenza, come abbiamo già detto in quest'Aula, di circostanze eccezionali, mantenendo comunque ferma la sostenibilità dei conti pubblici nel medio periodo.

Il mutamento dello scenario internazionale, la guerra in Ucraina, le recenti minacce alla sicurezza europea e la necessità di rafforzare la nostra autonomia energetica impongono agli Stati membri nuove responsabilità. In questo quadro, quindi, la risoluzione impegna il Governo ad avviare la procedura per richiedere l'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia, quindi utilizzando uno spazio complessivo pari all'1,5 per cento del prodotto interno lordo, fino allo 0,9 per cento per le spese della difesa e fino allo 0,6 per cento per gli interventi destinati alla sicurezza energetica per il triennio 2026-2028. È bene chiarire che lo spazio destinato alla sicurezza energetica non si aggiunge a quello già previsto, ma rientra nel limite complessivo dell'1,5 per cento. È un equilibrio serio perché tiene insieme due esigenze che non sono alternative, ma, come ha appena chiarito il Ministro Giorgetti nel suo intervento, il Governo intende avviare l'interlocuzione con la Commissione europea attraverso il preventivo coinvolgimento, come abbiamo sentito, del Parlamento. Questo è un passaggio politico fondamentale che francamente spazza via tutte le strumentalizzazioni che anche oggi si vogliono fare in quest'Aula.

Il Parlamento non viene chiamato semplicemente a prendere atto a posteriori di una decisione già definita oppure calata dall'alto, ma viene coinvolto fin dall'inizio attraverso un atto di indirizzo che stabilisce finalità, limiti e ripartizione degli spazi di flessibilità che il Governo poi chiederà ovviamente all'Europa.

Noi non stiamo, quindi, affidando al Governo una delega generica o un assegno in bianco. È il Parlamento a indicare oggi il perimetro entro il quale dovrà essere formulata questa richiesta. Il Ministro ha inoltre precisato che la richiesta dovrà essere presentata entro la metà di agosto e dovrà contenere un primo elenco delle misure previste e una stima dei relativi costi, fermo restando che potrà poi successivamente essere aggiornata e integrata.

Per quanto riguarda la sicurezza energetica, saranno avviate le necessarie attività istruttorie con la Commissione europea per individuare gli interventi ammissibili. Come abbiamo appena ascoltato, tali interventi potranno riguardare famiglie, attività produttive, bollette energetiche, trasporti e più in generale le misure dirette a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e l'autonomia energetica del nostro Paese. Ma ripeto: il coinvolgimento del Parlamento non si esaurisce con l'approvazione della risoluzione di oggi.

Il Ministro ha chiarito anche un altro punto: dopo la raccomandazione europea e l'aggiornamento del quadro di finanza pubblica, il Governo tornerà davanti alle Camere per dar conto degli spazi di flessibilità utilizzati. Il Parlamento quindi sarà coinvolto in due momenti essenziali: oggi nel definire l'indirizzo politico della richiesta e successivamente nel valutare concretamente gli interventi, le risorse impiegate e gli effetti sui conti pubblici. Questa centralità parlamentare anche per noi è fondamentale, perché parliamo di scelte importanti che incidono sul deficit e sul debito e ovviamente anche sulle priorità strategiche del nostro Paese.

La maggiore flessibilità, infatti, non può essere considerata una disponibilità indistinta di risorse, ma dovrà essere utilizzata nell'ambito di perimetri precisi, verificabili e iniziative realmente strategiche per il nostro Paese.

Allo stesso modo, non dobbiamo alimentare una semplificazione semplicistica tra difesa e welfare. La sicurezza non riguarda infatti solo gli armamenti, perché la sicurezza significa anche protezione delle infrastrutture, indipendenza energetica, capacità industriale, innovazione tecnologica, cybersicurezza e continuità dei servizi essenziali.

Anche l'eventuale ricorso agli strumenti europei, come il programma SAFE per gli investimenti nel settore della difesa, dovrà essere valutato con attenzione, tenendo conto delle condizioni di finanziamento e degli effetti sull'indebitamento pubblico.

Quindi, la risoluzione che siamo chiamati ad approvare, dunque, non autorizza oggi nuove spese né determina automaticamente uno scostamento di bilancio, ma conferisce al Governo un preciso mandato politico e stabilisce che ogni successivo passaggio avvenga nel pieno coinvolgimento del Parlamento. Questa è la garanzia più importante: le decisioni sulle destinazioni delle risorse, sugli interventi da finanziare e sul loro impatto sui conti pubblici non saranno sottratte al confronto parlamentare. La nostra posizione quindi è favorevole a un utilizzo serio, reale e trasparente degli spazi di flessibilità, nella consapevolezza che circostanze eccezionali, appunto, richiedono strumenti altrettanto eccezionali.

Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, se ho capito bene, lei è venuto a dirci che si attiveranno le clausole di salvaguardia nazionale a prescindere dall'uscita o meno dalla procedura per deficit eccessivo. Se ho capito bene, quindi, si aspetterà settembre. Visto che probabilmente si è già deciso, nonostante il negoziato con la Commissione europea, sarebbe stato interessante avere qualche dettaglio minimo sugli investimenti che si vogliono fare; minimo ma pur sempre qualche dettaglio. Cosa che, invece, lei non ci ha detto, ma ha rinviato al negoziato con la Commissione europea.

Ovviamente la capacità in termini di resilienza delle clausole di salvaguardia risiede nel fatto che, con quella flessibilità di bilancio, si fanno investimenti che sarebbero comunque necessari per la sicurezza energetica e per la difesa.

Al riguardo ho un punto che vorrei sottolineare. Lei ci ha detto che ha rinviato a fine settembre, poi dopo diventa ottobre. C'è un punto decisivo, a mio avviso, nell'utilizzo della clausola di salvaguardia, che è quello del SAFE. Lei sa benissimo - non so se è un pensiero suo o è imposto, a partire dal suo partito, da chi nella maggioranza non vuole il SAFE - che andare avanti di settimane ci mette in una posizione sempre più difficile con la Commissione europea, la quale, la settimana scorsa, ha detto che bisognava decidere ieri, come hanno fatto gli altri Paesi, anche perché siamo nella scomoda situazione di procrastinare il fatto che, se poi deciderete di non prendere i soldi, non si riuscirà più a ridistribuirli per gli altri Paesi.

Quindi, ci dica nella replica che siete pronti a usare il SAFE per la clausola di salvaguardia e per quanto riguarda le spese per la difesa, perché questo significa muoversi in una direzione - ancora troppo timida, per quel che mi riguarda - di una difesa comune con acquisti congiunti, con il bail-in europeo per quanto possibile, con almeno due Paesi che fanno gli acquisti; e in questo senso, muoversi verso la difesa europea. Ma questo si fa prendendo il SAFE subito; se rinviate a settembre, non lo prenderete ed eviterete che altri utilizzino i fondi. Il problema è che nel SAFE c'è quella “E”, esattamente come per il MES, che voi non avete la forza politica di accettare. Questo è l'antieuropeismo a cui ci state preparando da qui alla campagna elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Luca. Prego. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD-IDP). Colleghi, ci troviamo a discutere di una risoluzione estremamente importante in un momento storico di particolare rilievo. Ministro, lei oggi ha comunicato l'intenzione di attivare la clausola di salvaguardia nazionale, di cui all'articolo 26 del Patto di stabilità, cui la Commissione europea ha invitato a ricorrere nell'ambito della flessibilità, prevista dalla comunicazione del 19 marzo 2025 e poi nel pacchetto di primavera del 3 giugno 2026.

Discutere di scostamento di bilancio e di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non vuol dire occuparsi di questioni tecniche o burocratiche, come sa bene, per addetti ai lavori, ma vuol dire occuparsi di politica, di scelte che riguardano concretamente la carne viva delle persone, delle famiglie, degli studenti, dei lavoratori, degli imprenditori nei prossimi anni. Di fronte alla delicatezza del momento, credo doveroso allora non dimenticare come siamo arrivati fin qui. Siamo in una fase di tensione economico-sociale straordinaria, non perché, come lei ha detto nell'intervento, c'è una crisi generica in Ucraina e in Medioriente.

Siamo giunti a questo punto perché c'è stata un'aggressione inammissibile e ingiustificabile di Putin in Ucraina e perché il vostro amico Trump ha deciso di avviare una guerra unilaterale, illegale e sbagliata in Iran, le cui conseguenze geopolitiche, ma anche economiche e sociali, si stanno scaricando in modo drammatico sui nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Questa è la realtà. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha portato il costo del carburante alle stelle, le bollette ad aumentare in modo esponenziale, il carrello della spesa ad andare fuori controllo. Questa guerra sta costando migliaia e migliaia di euro, come penso lei sappia bene, alle famiglie italiane e voi siete rimasti però colpevolmente immobili e in silenzio per questi mesi per una semplice e sconvolgente subalternità a Trump e alla sua cultura MAGA.

Abbiamo ascoltato in questi mesi dichiarazioni - perdonateci - imbarazzanti. Altro che “non condivido e non condanno”. Voi avevate il dovere politico e costituzionale di condannare fermamente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), con tutta l'autorevolezza possibile, il conflitto illegale avviato da Trump in Iran e non di aiutarlo, semmai con 500 voli partiti dal nostro Paese, ma di contrastarlo politicamente. L'ambiguità non è neutralità ma è complicità, Ministro. La posizione assunta dalla Premier Meloni risponde e resta una logica ben precisa: avete preferito difendere il rapporto di amicizia politica con Trump, piuttosto che gli interessi economici e sociali dei cittadini italiani. Questa è la verità.

Voi avete tradito gli interessi del nostro Paese in questi mesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e la tradizionale postura diplomatica e i bisogni economici dell'Italia. Questa è la realtà di cui oggi dovremmo discutere.

Di fronte a questo scenario, noi ci saremmo aspettati serietà, responsabilità, determinazione da parte vostra e invece vi siete finti morti, per settimane intere; non avete messo in campo nessuna misura, se non pochi giorni prima della campagna referendaria, una prima tardiva misura inefficace sulle accise ai carburanti per provarla a utilizzare come argomento di campagna referendaria. Vi ricordiamo che gli italiani non si sono fatti prendere in giro e ringraziamo i 15 milioni di elettori che hanno detto “no” al vostro tentativo di smontare e calpestare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) la Costituzione italiana anche attraverso questi strumenti.

Da quel momento il Governo e la maggioranza hanno però perso la bussola e vi ricordo il travaglio che avete attraversato per arrivare oggi a questo punto, Ministro.

Qualche settimana fa abbiamo ascoltato una forza politica - che esprime il Vicepremier a cui lei fa riferimento, la Lega - invocare l'abbandono unilaterale del Patto di stabilità. Non è una nostra invenzione ma è una dichiarazione pubblica. A pochi minuti di distanza, Forza Italia diceva di essere invece contraria a nuovi scostamenti di bilancio e a un nuovo deficit, perché metteva in guardia dai rischi di più debito e di un aumento dei tassi su BTP mutui e prestiti. Altri paventavano uno scostamento di bilancio; altri invece contestavano questa ipotesi e proponevano di rivedere i Fondi di coesione e addirittura il PNRR. Qual è la posizione finale Ministro? Perché in questo provvedimento, in questa risoluzione al voto, non c'è scritto nulla. Voi dovreste riconoscere che non avete più una maggioranza solida da questo punto di vista. E oggi lei viene a dare parere favorevole a una risoluzione di maggioranza di centrodestra: vuota, incomprensibile, inefficace, senza dati, senza numeri, senza programmi, senza misure specifiche da adottare; lei doveva dire in che misura intende procedere a un possibile scostamento di bilancio, con quali coperture esatte e soprattutto per fare cosa, quali investimenti concreti proponete per aiutare famiglie e imprese. Non c'è nulla nel documento che il centrodestra sta presentando al Parlamento e questo - permetteteci di dirlo - rappresenta un'offesa grave alle prerogative del Parlamento, che è impossibilitato di esprimersi sulla base di elementi concreti di finanza pubblica.

Voi oggi chiedete alla Camera un voto al buio sulla futura politica economica del Paese.

Noi non siamo disponibili a darvi cambiali in bianco, Ministro, non vi daremo cambiali in bianco (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E sapete perché? Perché la vostra parola, come si è rivelato in questi anni, vale poco o nulla purtroppo. L'abbiamo riscontrato in questi anni; aspettiamo ancora le misure di sostegno alle imprese per i danni prodotti dai dazi del vostro amico Trump, sempre lui. Dove sono finiti i 25 miliardi che avevate promesso al sistema produttivo e occupazionale italiano Ministro? Basta con il gioco delle tre carte. L'Italia avrebbe bisogno di serietà, non di improvvisazione. Voi oggi non state prendendo una decisione economica, voi state prendendo in giro gli italiani e il Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e questo è intollerabile. Non possiamo condividerlo, non possiamo consentirlo!

D'altra parte, vi collocate in linea con quanto fatto in questi anni: nessun risultato concreto da un punto di vista economico e sociale, solo la retorica stantia di un'Europa colpevole dei mali su cui scaricare le colpe delle vostre inefficienze e incapacità nazionali. Ministro, non è colpa dell'Europa se l'Italia cresce un terzo della media europea e un quinto della Spagna, se veniamo da oltre tre anni di crollo della produzione industriale, se i salari reali sono tra i più bassi d'Europa - 8 punti percentuali ridotti al 2021 ad oggi -, se abbiamo le bollette più care d'Europa aumentate del 34 per cento in questi anni, se abbiamo 4 milioni di lavoratori poveri: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 5,8 milioni di italiani costretti a rinunciare alle cure. Altro che rimettere in servizio i medici no-vax! Mettete in servizio medici che possano aiutare davvero il sistema sanitario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) a ridurre le liste d'attesa e aiutare le persone che non riescono a curarsi ancora in questo Paese. Questo dovreste fare!

Avete attaccato per anni la Commissione, la BCE, i burocrati di Bruxelles: se l'Italia è al collasso non è colpa della trojka di Bruxelles, ma è colpa della trojka sovranista Meloni, Tajani e Salvini, che ha bloccato e impantanato l'Italia in questi anni.

Il sensibile peggioramento dell'economia italiana - chiariamolo - non dipende solo dalla crisi internazionale, ma anche dalla mancanza di politiche economiche sociali e industriali.

Dovreste iniziare ad assumervi le vostre responsabilità in Italia e in Europa. Proprio sul Patto di stabilità, del resto, vi sveliamo un segreto, Ministro. Queste regole fiscali, che in questi mesi anche tanti esponenti di maggioranza hanno attaccato e contestato, le avete decise voi, le avete negoziate voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È il suo Governo che ha firmato quel Patto di stabilità, Ministro. L'avete negoziato, lo avete accettato, l'avete sottoscritto e oggi chiedete di derogare alle traiettorie di bilancio previste da quel Patto di stabilità. Noi l'abbiamo contestato subito e continuiamo a chiedere una revisione integrale. Allora oggi ci saremmo aspettati qualcosa di concreto e serio da parte vostra: invece di chiedere o proporre un futuro scostamento di bilancio per aiutare gli italiani con più fondi per sanità, spese sociali, crescita economica, chiedete semplicemente di compiacere il vostro amico Trump e di trovare le coperture per l'aumento della spesa militare al 5 per cento, sottoscritto in sede NATO, che è insostenibile per il nostro Paese come voi sapete bene.

Allora, da questo punto di vista, bisogna procedere a riconsiderare gli impegni assunti in sede NATO perché rappresentano, per come sottoscritti, un'ipoteca sul futuro del Paese e bisogna procedere verso una difesa europea, se non vogliamo reiterare gli errori del passato. “No” a inefficaci riarmi nazionali, “sì” a una difesa comune europea, con strumenti europei. Ma questo voi non lo dite o non lo volete fare o non sapete cosa fare.

Allo stesso modo sul tema dell'energia: le vostre politiche sono state fallimentari. A livello nazionale avete ridotto gli investimenti nelle rinnovabili dell'8,2 per cento nel 2025 rispetto al 2024. Su questi temi la Commissione ha battuto un colpo consentendo l'attivazione della clausola di salvaguardia che consentirebbe di dare 14 miliardi all'Italia; ma avete compreso bene di cosa si tratta? Vi abbiamo visto esultare nei mesi scorsi. Si tratta di investimenti strutturali nelle rinnovabili, nella decarbonizzazione, nel green.

Vi rendete conto che è l'esatto opposto di quello che ha fatto finora il suo Governo, Ministro, per ragioni puramente ideologiche? Non basta qualche post a cancellare la realtà; altro che entusiasmo! Invece di rallegrarvi, dovreste scusarvi con gli italiani per aver rallentato gli investimenti nelle rinnovabili in questi anni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) perché in questo modo avete consentito di non rendere autonoma strategicamente l'Italia e l'Europa; non avete consentito di abbassare in modo strutturale il costo delle bollette per gli italiani e per le imprese e non avete aiutato nella lotta al cambiamento climatico che è un tema reale che sta aumentando le diseguaglianze; è un tema d'attualità nel nostro Paese.

Non vi consentiremo di sostituire il negazionismo sanitario con un nuovo negazionismo climatico.

Allora, voi avreste dovuto dirci oggi cosa intendete fare, cosa intendete fare sui fondi del PNRR che non riuscite ad utilizzare, perché questo Piano, purtroppo, è diventato il piano nazionale dei ritardi e dei rimpianti per colpa vostra, Ministro; 24 miliardi di euro, quasi una manovra finanziaria di bilancio, rischiano di saltare per le vostre inefficienze e le vostre inadeguatezze. Allora, vi invitiamo a cambiare rotta: a presentare una relazione che aggiorni il percorso di spesa netta e gli obiettivi programmatici di finanza pubblica e indichi la misura dell'eventuale deviazione per garantire che sia indirizzata al contrasto alla povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno alle famiglie e alle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Basta con i sotterfugi, Ministro, basta con la cortina fumogena quotidiana, basta con le armi di distrazione di massa giornaliere. Smettetela di fare i cronisti o gli equilibristi e iniziate ad essere protagonisti di risposte reali e concrete ai problemi degli italiani, se ne siete capaci. Altrimenti, fatevi da parte, liberate l'Italia e ci penseremo noi quando arriveremo alla guida del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Ministro, c'è il rischio che quello che lei chiama “coinvolgimento del Parlamento” sia di fatto un prestito a scatola chiusa. L'unica cosa che sappiamo è che il conto lo pagheranno gli italiani. Ci invita a una sorta di cena al buio, che a noi non piace, soprattutto se il menu è quello del riarmo e, soprattutto, se il conto sarà salato, nei termini che non ha detto, perché lei non ha dato numeri.

La verità è che oggi lei è venuto a farci un tutorial di quello che succederà in Unione europea. Ecco, questo lo lasci fare agli altri, lei si occupi di politica, perché qui lei rappresenta un Governo e ci deve dire esattamente qual è il piano per riarmarci fino ai denti. Adesso arriverò al punto, perché anche su questo pensiamo che il Parlamento, senza infingimenti, dovrebbe esprimersi, anche a maggioranza qualificata, sulla clausola di salvaguardia.

Vede, il quadro internazionale si frantuma - come lei sa - fra guerre, protezionismo e tensioni commerciali, fatti soprattutto dai vostri alleati e, soprattutto, da quelli di cui prendete i diktat. È una crescente instabilità geopolitica. L'Italia si presenta a questo appuntamento con un'economia ferma, un debito sempre più alto e una politica industriale senza direzione, perché lei ha deciso di non fare politica industriale, e lo rivendica pure. Una riforma, quella del Patto di stabilità, che lei ha siglato - ed è l'inizio dell'austerity -, quello dell'aprile 2024. Il nuovo Patto si fonda, di fatto, ancora su una sfiducia reciproca europea, ed è quello che i sovranisti vogliono e quello che il suo Governo vuole.

L'Italia si trova attualmente nel cosiddetto braccio correttivo - siamo oggetto, appunto, di una procedura per disavanzo eccessivo - e non è sfortuna, è figlio delle sue politiche. Il nostro resta il secondo debito più elevato in rapporto al PIL nell'Unione europea, dopo quello della Grecia, e, senza il PNRR - di cui lei ieri ha criticato alcune tracce -, il nostro Paese sarebbe da tempo in recessione. Allora lo dico così: dopo quattro anni di Governo, non avete ancora costruito una strategia economica capace di far uscire l'Italia da questa stagnazione, di recuperare terreno rispetto ad altre economie avanzate e di rilanciare la produttività, i salari e, sì, la domanda interna di cui lei non parla mai.

Le tensioni geopolitiche, la fluttuazione dei tassi, le nuove barriere commerciali e la frammentazione delle catene del valore hanno pesato sempre di più sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici e, soprattutto, dei pensionati, che lei non cita mai, in nessuna relazione. Tra il 2025 e il 2035, l'unica cosa chiara è che saranno mobilitati 964 miliardi di euro per la difesa, se accetteremo i diktat che avete già avallato con Trump.

La domanda è semplice, Alleanza Verdi e Sinistra gliela fa per prima, perché nessuno gliela ha ancora fatta: da dove arriveranno queste risorse? Dove prenderete queste risorse? Lei lo dice nelle sue comunicazioni e lo dice ancora più chiaro nella risoluzione la sua maggioranza: 0,3 più 0,6, con un massimo di 0,9. Se si sommano, sono 24 miliardi in più per il riarmo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini). Abbia il coraggio di dirlo al Paese, perché significa meno sanità pubblica, meno welfare e meno diritti per tutti gli italiani; è questo il punto. Lei continua a scuotere la testa, ma lei deve entrare dentro quei numeri.

Ecco, noi diciamo l'opposto. L'abbiamo detto e ribadito anche nella nostra risoluzione unitaria: uno scostamento di bilancio si può fare solo se è destinato alla sanità pubblica, se è destinato alla scuola, alla ricerca, alle classi popolari di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini), non ai primi, che continuate a difendere non chiedendogli nemmeno gli extraprofitti.

Allora, il fallimento della vostra politica economica è fatto di tre anni su quattro di crollo di produzione, e lei che viene dal Nord dovrebbe saperlo. Gli italiani non sono mai stati così insicuri, ma non per i migranti, come dice la sua forza politica e come è nella corsa a destra: temono di non potersi curare, di restare soli da anziani, di non farcela a pagare bollette e farmaci. Il 78 per cento ha perso la fiducia nella sanità, il 72 pensa che lo Stato non saprebbe aiutarli in caso di disastro; 5,7 milioni di persone sono in povertà assoluta e 5,8 hanno rinunciato alle cure. E che ha fatto il Ministro? Verrà ricordato per aver aumentato nei capitoli di bilancio solo la spesa militare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È questo il ricordo che avranno di lei, il Ministro dell'Economia più longevo della storia. Complimenti.

Peccato che il 66 per cento degli italiani preferirebbe spendere in tutt'altro, altro che difesa. Lo sa che il 43 per cento dei pensionati è quello che fa sopravvivere il resto del Paese, perché aiuta figli e nipoti? Lo sa che la crisi energetica, iniziata nel 2022, è una crisi senza fine, perché voi, come lei ha detto… sì, rivendica: abbiamo diversificato. Certo, dalla Russia siamo passati al Qatar e a tutti quegli Stati che ci ricattano con l'esternalizzazione delle frontiere (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Complimenti. Bravi, bravi. È questo il fallimento della vostra politica, altro che autonomia. Avete dato all'ENI la possibilità di fare extraprofitti e dividendi proprio sulle spalle degli italiani.

Ministro, l'ultima crisi ha mostrato che si potrebbe fare diversamente, come - caso strano - quella Spagna che attaccate tutti insieme con i sovranisti. Già, perché investire in rinnovabili per l'autonomia energetica, per l'indipendenza energetica, vuol dire investire proprio contro la ricattabilità, contro la povertà, contro quell'economia fossile che produce solo guerre (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini), e di questo voi non volete parlarne, è questa la verità. Volete un petrol-Stato senza avere il petrolio; volete fare l'hub del gas senza avere il gas; e volete, addirittura, la via dell'atomo senza avere l'uranio.

Ho finito, Presidente. La vostra transizione ecologica è quella che, in teoria, dovreste fare. Cioè, guardate che l'Europa vi ha detto esattamente che non vi darà i soldi per fare quelle stupidaggini che avete fatto negli scorsi mesi. Per cosa? Per abbassare un po' le accise? Per dare i soldi agli stessi primi che hanno fatto profitti sulla guerra? No, guardi, la cosa che dovreste fare - e noi ecologisti ve lo diciamo da tempo - è investire nelle reti, investire negli accumuli, investire esattamente in un'energia di pace (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), che porta - caso strano - a bollette più basse. Noi lo diciamo in un modo semplice: vogliamo la piena e buona occupazione nella transizione ecologica. E vogliamo dire una cosa a questo Paese: serve una svolta, serve un Governo ecologista e progressista contro il riarmo e contro le barbarie di questi tempi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. L'unica amara buona notizia di oggi - ma veramente l'unica e veramente amara - è che cade la super-scusa: non abbiamo i soldi per fare nulla, il superbonus, e qui e là, non ci sono i soldi per nulla. Oggi i soldi sono spuntati. Per cosa, però? Perché quando lei, Ministro Giorgetti, parla dello 0,9 per cento del PIL in armi, lei... lo 0,9... chissà cosa sarà: 20 miliardi. Venti miliardi spesi in armi. Ok? Di questo stiamo parlando. In quale contesto?

La nostra legge di bilancio, secondo i documenti che abbiamo, dovrebbe valere circa 27 miliardi, di cui 11 sono per il rispetto dei vincoli europei che lei, insieme alla Presidente Meloni, ha firmato; un miliardo è per il sostegno all'Ucraina; 5,4 miliardi sono spese già stanziate in difesa; e 6 per gli interessi sul debito pubblico. Quanto avanza? Cinque miliardi. Cinque. E solamente per prorogare le cose una tantum che abbiamo fatto - tipo il taglio del cuneo fiscale - ne servono 18; quindi ce ne avanzano 13.

Noi vogliamo sapere dove trova questi 13 miliardi e soprattutto dire: ma davvero noi, con questa situazione di legge di bilancio, lo scostamento che andiamo a chiedere è per 20 miliardi in armi? E per il famoso programma SAFE dovremmo chiedere 15 miliardi per sistemi di difesa? Intanto è un programma che, da quanto emerge, ci costerà, in una ventina d'anni, altri 8 miliardi, perché ci costa 15 miliardi più gli interessi e, se va bene, siamo intorno agli 8-9 miliardi, questo è il capolavoro.

Ma andiamo a vedere il programma SAFE, perché SAFE vuol dire sicurezza, vuol dire in salvo. SAFE è una parola positiva, ma poi andiamo a leggere i programmi: 7,2 miliardi per 132 carri armati Leopard; 4,5 miliardi per un programma di difesa aerea integrata con riferimento a sistemi missilistici; 3,2 miliardi per lo sviluppo dei caccia di sesta generazione. Questo fate, questo andate ad acquistare con i programmi SAFE e nella relazione che accompagna questi programmi d'armamento - perché dobbiamo saperlo cosa scrivete nei documenti ufficiali - a cosa serve tutto questo? Tali piattaforme dispongono di tecnologie in grado di massimizzare la letalità e la potenza di fuoco. Io ricordo quando il termine “potenza di fuoco” è stato usato da un Presidente del Consiglio che si chiamava Giuseppe Conte e parlava di potenza di fuoco quando noi abbiamo fatto scostamenti di bilancio per salvare le imprese, per salvare le aziende, per salvare la sanità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quella era una potenza di fuoco. Questa è la vostra potenza di fuoco, e lo scrivete.

E poi c'è il trucchetto sull'energia: mettiamo anche lo 0,6 per cento del PIL per l'energia, per la crisi energetica, con il sistema delle accise mobili. Su queste accise mobili - anche questo lo dobbiamo spiegare - voi come andate a ridurle? Con l'aumento dell'IVA che viene generata dall'aumento dei prezzi. Quindi sostanzialmente aumentano i prezzi, si paga ovviamente più gettito IVA e, grazie a quel meccanismo contabile, si abbassano le accise, quindi gli italiani si ripagano il calo delle accise. Questo è il sistema, questo è il trucchetto contabile. Quindi noi abbiamo un Governo che ci sta dicendo che gli unici soldi che vengono stanziati nella prossima manovra di bilancio sono soldi per armi e per l'energia si fa un trucchetto contabile. È questo quello che ci state dicendo.

Vedete, siamo di fronte al più grande stanziamento in difesa della storia della Repubblica italiana, noi siamo di fronte a tutto questo. Allora, io veramente dico: ma ci stanno minacciando davvero? Perché poi il tema è questo. Ma la Russia ci sta minacciando davvero? Cioè, noi pensiamo che la Russia venga in Italia a invaderci? Ministro, ma lei pensa davvero questo? Pensa che il problema della Russia sia avere più territorio? Un Paese di quelle dimensioni, con quelle risorse, ma veramente può venire a fare la guerra a Roma? Veramente lo pensiamo e abbiamo la necessità di questo? Cos'è, la Cina? E allora se uno vede le cose oggettivamente vede gli Stati Uniti, che hanno 750 basi sparse in 80 Paesi del mondo, e poi c'è la Cina: sapete quante basi ha al di fuori della Cina? Una, nel Corno d'Africa. E allora chi è che minaccia chi? Ce lo siamo mai chiesto se noi siamo dalla parte dei buoni? Perché questo è il punto. Questi sono i dati, questi sono i numeri. E poi chi la usa questa roba, questi sistemi missilistici, questa potenza di fuoco, questa letalità? Ci sono delle persone dietro, ci sono dei giovani dietro che dovranno usare queste cose e ci sono dei giovani davanti a quei mirini che voi oggi pagate. E non ve la siete chiesta questa cosa, che state investendo in morte, perché questo è l'investimento in armi: è investimento in morte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ministro, io non posso credere che lei, da persona seria qual è, possa pensare che la priorità in questo momento, per lei che tutti i giorni cerca di far tornar di conto, sia questa roba qua. Questo non posso crederlo. Tutti, maggioranza e opposizione - perché noi ci vediamo qui, tutti i giorni siamo a fare degli emendamenti per trovare 5 milioni per un nostro territorio, per la bonifica di un sito contaminato, per un ospedale, per una scuola -, siamo con i nostri emendamenti ad andare al MEF a dire: mi trovate 5 milioni perché io ho persone che non vanno in ospedale, e oggi votiamo 20 miliardi in armi? Ma veramente nessuno si sta chiedendo questa cosa qua dentro? Nessuno ha il problema di vedere che, intorno a lui, ha persone che non hanno asili nido per i propri bimbi e che non hanno posti dove andare a fare gli esami in sanità? Questo è populismo: è populismo dire che sono 20 miliardi di armi. Io non penso sia populismo, io penso che sia il mondo che volete disegnare - diteci che siamo filo-putiniani, filo-cinesi, filo-Hamas, filo tutto quello che volete voi - ma noi non vogliamo un mondo dove abbiamo dei nemici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi non li vogliamo i nemici. Noi non pensiamo con l'ottica del nemico, noi pensiamo con l'ottica del popolo diverso dal nostro, e diteci quello che vi pare: non ci interessa!

E allora ora dobbiamo scegliere tutti quanti da che parte stare, tutti quanti, perché qui la linea di demarcazione deve essere chiara: se investire in morte o investire in vita. E deve essere chiara, netta, primo punto di programma: nessun euro speso in armi, speso in morte. Non è una roba da compromesso questa, perché c'è la vita e c'è la morte e veramente lo dobbiamo fare e lo dobbiamo fare oggi. Chi pensa questo li deve travolgere con la costruzione di un mondo diverso, perché altrimenti questa gente travolge tutti noi e travolge anche se stessa. Quindi, dobbiamo farlo ora e dobbiamo farlo subito (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Signor Ministro, in questa sede si fanno le domande, quindi io ho tre domande e, purtroppo, ho solo un minuto.

La prima. Leggendo le sue comunicazioni mi è venuto un dubbio, perché lei ha detto: sulle spese in conto capitale per la difesa farò anche rimodulazioni di programmi già esistenti. Così formalmente sono aggiuntive, perché sta anticipando delle spese, ma in realtà no, cioè sono gli stessi armamenti, gli stessi sistemi d'arma di prima. Quindi, mi chiarisce questo punto? State pensando di anticipare della spesa in conto capitale? In quel caso, sono aggiuntivi solo contabilmente e non sostanzialmente.

Secondo e terzo, e vengo sul dibattito di ieri in Commissione. Mi ripete quello che avete scritto nel DFP a pagina 80, cioè che sotto tutte le ipotesi normali il SAFE è più conveniente del BTP? Perché l'avete scritto voi e lo sa chiunque conosca la materia, perché l'idea è che i tassi possano salire e se salgono per l'Europa salgono anche per l'Italia. La differenza è che il livello dell'Europa è più basso del livello dell'Italia. Me lo ripete, signor Ministro, per favore?

Terza e ultima cosa. Mi ripete la cosa più importante che ci ha detto ieri in Commissione? Qui siamo in una sede più pubblica e c'è la stampa. Ieri lei, in Commissione, ha detto che noi prenderemo il SAFE per i progetti comuni, cioè per i progetti che coinvolgono una filiera industriale della difesa transnazionale. Non l'avete scritto nella risoluzione, ma lei l'ha detto in Commissione. Quindi, io non posso permettermi di chiederle di ripetere e le faccio la domanda allora, a cui chiedo una risposta: mi conferma che per quanto riguarda il finanziamento dei progetti industriali della difesa transnazionale la Repubblica italiana farà ricorso al SAFE, come ha detto ieri sera? Queste sono le tre domande, Ministro. La ringrazio anticipatamente per la risposta.

PRESIDENTE. È così conclusa la discussione.

Ha chiesto di intervenire il Sottosegretario Freni. Ne ha facoltà.

FEDERICO FRENI, Sottosegretario di Stato per l'Economia e le finanze. Grazie, Presidente. Il Governo, al fine di valutare le risoluzioni che sono state depositate, chiederebbe una breve sospensione dell'Aula. Direi che una mezz'ora, 40 minuti, può bastare (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ringrazio il Sottosegretario e, a questo punto, ovviamente devo sospendere la seduta.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi.

MARCO GRIMALDI (AVS). Io inviterei a non sospendere la seduta e a ragionare insieme, qualcosa che si è sempre fatto: mentre il Ministro replica, in qualche modo si possono valutare risoluzioni che - forse, lo dico così sommessamente - la maggioranza avrebbe dovuto vedere col Governo precedentemente. Visto che sappiamo che, tra l'altro, quella delle opposizioni sarà preclusa da un atteggiamento positivo solo verso la maggioranza, perché le conosciamo già queste tattiche, non prendiamoci in giro.

Presidente, io credo che i tempi di quest'Aula siano conosciuti da tempo. Questa sospensione di mezz'ora è un problema anche di rapporto politico con le opposizioni: non so se è chiaro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? Voi non potete continuare a pensare di trattare questa Camera come se fosse, diciamo, la vostra dépendance: non è così. Allora invito il Ministro a replicare: semmai, dopo la replica, ci sarà ancora bisogno di tempo perché non è chiara la posizione che vorrete tenere, immagino che avrete dei problemi in maggioranza, ce lo dirà nella replica, il Ministro Giorgetti, che cosa non condivide degli interventi della maggioranza. Le posizioni dell'opposizione sono molto chiare e credo, ahimè, che saranno precluse da un'indisponibilità del Ministro a ragionare con noi né sui numeri né sui contenuti. Quindi le sto chiedendo un'inversione - diciamo così - dei fattori, sperando che non ci sia bisogno di un'ulteriore mezz'ora dopo la replica del Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Il Governo ha chiesto di avere il tempo necessario e sono convinto che il Ministro, quando avrà modo di proporci la replica, entrerà nel merito nei termini necessari. Per cui io, ovviamente, non ho alternative che sospendere. La seduta è sospesa e riprenderà alle 11,25.

La seduta, sospesa alle 10,52, è ripresa alle 11,25.

(Annunzio di risoluzioni)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00287, Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella ed altri n. 6-00288, Richetti ed altri n. 6-00289, Boschi ed altri n. 6-00290, Ziello ed altri n. 6-00291 e Della Vedova e Magi n. 6-00292. I relativi testi sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

(Replica e parere del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie Presidente e grazie a tutti i colleghi che sono intervenuti per le osservazioni che, in qualche caso, hanno - diciamo così - debordato rispetto all'oggetto specifico. Però, mi rendo conto che, trattando di questo argomento, è facile e anche giusto fare considerazioni di carattere politico di tipo generale.

Io vorrei partire dalla prima constatazione, che è un po' la trave portante del motivo per cui siamo qui. Siamo qui perché la Commissione europea ha dapprima introdotto una deroga rispetto alle regole sulla difesa, cioè ha ritenuto che ci fossero delle circostanze di carattere eccezionale, e l'aggressione della Russia all'Ucraina oggettivamente lo è, per giustificare, appunto, una deroga alle regole di governance economica.

Questo è avvenuto nel 2025 ed è iniziata una discussione rispetto al concetto di sicurezza, in particolare di sicurezza nazionale. Non è stata una discussione pasticciata e confusa, è stata una discussione in cui l'Italia e il nostro Governo hanno introdotto un tema, cioè a nostro giudizio, mutuando da quella che è l'esperienza di altri Paesi che hanno probabilmente un concetto della sicurezza nazionale un po' più evoluto, non si può parlare di sicurezza nazionale semplicemente in termini militari o di difesa in senso classico. La sicurezza nazionale passa anche attraverso altre dimensioni e passa talmente attraverso altre dimensioni che non è un caso che la stessa Commissione europea, in questi ultimi quattro anni, abbia adottato 21 pacchetti di sanzioni economiche contro la Russia. Sanzioni economiche, perché evidentemente l'economia è un'altra leva per mettere in difficoltà la Russia, non semplicemente in termini di tipo militare. Quindi, il concetto allargato di sicurezza nazionale nei confronti delle dimensioni militari ed economiche alla fine è stato accettato anche dalle istituzioni europee.

Sì, è vero, abbiamo un problema. Abbiamo delle conseguenze serie sulle nostre economie date dal fatto che siamo fatalmente esposti, in particolare, a quelli che sono i turbamenti - ed è il motivo per cui siamo arrivati sul dato energetico - per quanto riguarda l'approvvigionamento energetico, perché ricordo che il nostro Paese, coerentemente con questi pacchetti di sanzioni e, oserei dire, diversamente da altri Paesi europei, è completamente uscito dalla fornitura di gas russo, che è molto più conveniente. Ricordo a quest'Aula che il prezzo del diesel dipende sì dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, ma dipende anche dal fatto che il 50 per cento della capacità di raffinazione russa sul gasolio è stata distrutta.

Quindi, la discussione, opportunamente e in modo non pasticciato e non confuso, ha portato a una giusta definizione del problema e rivendico questo successo del Governo italiano ed è per questo motivo che oggi noi siamo qui a discutere di una deviazione rispetto al percorso concordato di spesa netta, sia sulla sicurezza energetica, come la chiama l'Europa, sia in termini di sicurezza in difesa, intesa in senso classico e come l'abbiamo sempre intesa. Lo facciamo per primi. Tanti altri Paesi hanno deciso, nel recente passato, di adottare soltanto lo scostamento per la difesa in senso classico, magari senza avere l'autorizzazione preventiva del Parlamento - chiusa parentesi - e l'hanno fatto perché la loro sensibilità ai loro problemi è di tipo diverso. Io mi rendo conto che i Paesi baltici o la Polonia hanno una sensibilità di tipo diverso. Noi, per il nostro modo di aver inteso in passato alcune decisioni impopolari o difficili in materia energetica, dipendiamo, invece, e non siamo totalmente sovrani in materia energetica.

Perfetto. Questo è il motivo per cui il Governo è qui oggi, credo primo in Europa e forse unico, a chiedere uno scostamento teso a garantire la sicurezza intesa in senso energetico. Sulla natura dello scostamento, qualcuno continua a rimproverare a questo Governo il fatto di aver sottoscritto il nuovo Patto di stabilità, dimenticando - credo che lo facciano non per ignoranza, ma per senso tattico - che il precedente Patto di stabilità era molto, molto peggio. Certamente l'aver vissuto la fase del COVID, nella quale nessuna regola esisteva e gli scostamenti venivano snocciolati uno dietro l'altro in Aula, senza nessuna forma di condivisione con l'Europa, ha indotto a ritenere che regole non ce ne fossero e che invece, ahimè, sarebbero tornate in vigore e sarebbero tornate in vigore in modo assai peggiore.

Lo scostamento che andremo a proporre al Parlamento, a settembre-ottobre, sarà lì definito in termini puntuali, sia in termini quantitativi sia in termini di temporalizzazione, perché, come ho avuto modo di spiegare nelle Comunicazioni, molto si interseca rispetto all'uscita dalla procedura di deficit eccessivo, che sarà in qualche modo definita o formalizzata, in un senso o nell'altro, soltanto verso la fine di settembre e, siccome - lo ricordo - questo scostamento può intervenire e verrà autorizzato dalla Commissione europea - o meglio dal Consiglio dell'Unione europea - soltanto se garantirà nel lungo periodo la sostenibilità della finanza pubblica, noi dobbiamo sapere, in funzione degli esiti di questa procedura, se questa sostenibilità può essere garantita e come può essere garantita rispetto al diverso dispiegamento delle possibilità di scostamento. È chiaro che non saremmo qui a chiedere uno scostamento di questa natura se non ci fossero state nel frattempo due guerre che ancora oggi, oltre a fare vittime, hanno delle conseguenze serie sull'aspetto del bilancio.

Per quanto riguarda SAFE, non è esattamente l'oggetto delle Comunicazioni, se volete, né della NEC e della procedura di scostamento. SAFE è uno degli strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea. È una sorta di debito assunto dall'Unione europea che presenta alcune condizioni naturalmente da valutarsi negli aspetti positivi e negli aspetti negativi. Per quanto riguarda l'aspetto di natura puramente economica, se volete di tasso di interesse, questo è valutabile a priori soltanto limitatamente, perché le forme di finanziamento e di copertura che sono a disposizione del Ministero e del Tesoro sono molteplici: c'è il classico BTP, mentre questa è una forma di finanziamento che, per sua natura, ha una dose di variabilità nel corso del tempo proprio per il diverso sistema di approvvigionamento delle risorse da parte della Commissione europea. In astratto, esso appare più favorevole, ma dall'altro lato della bilancia, come ho avuto modo di dire qui rispondendo a un question time due settimane fa, dobbiamo valutare anche gli aspetti di vincoli e di irrigidimento burocratico che questa procedura presenta.

È pur tuttavia vero che SAFE nasce per promuovere progetti di sistemi di difesa comuni e, quindi, nel frattempo l'Italia ha avviato progetti di difesa comune con alcuni Paesi europei.

Quindi questo ha fatto generare una sorta di obbligazione, prima che giuridica morale, a cui ciascun Governo, con grande senso di responsabilità, deve rispondere per essere rispettato come l'Italia è rispettata in questo momento in Europa.

Mi chiedeva l'onorevole Marattin (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)… non ho capito l'osservazione. Ribadisco quello che ho appena detto: l'Italia è molto rispettata in Europa, almeno per quanto riguarda le materie che tratto, e ciò è testimoniato dal fatto che abbiamo ottenuto una deroga su cui tutti quanti ironizzavano anche in quest'Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

L'onorevole Marattin mi chiede: ci saranno rimodulazioni del sistema d'arma? È possibile nel senso che le specifiche regole poste dalla Commissione rispetto al finanziamento delle spese per la difesa… tutti quanti sanno che le spese per la difesa hanno delle dinamiche di progettazione, di dispiegamento e di contabilizzazione particolari, quindi, noi dobbiamo capire, proprio perché la temporizzazione è molto stretta, quali sono quelle che possono entrare e quelle che, eventualmente, richiedono un maggior tempo per quanto riguarda la loro definizione e poi un riflesso in termini contabili. Credo, sugli altri punti, di aver già risposto.

Chiudo questa mia replica perché - è chiaro - non è semplice ed è anche sicuramente impopolare; è una scelta difficile venire a chiedere lo scostamento per la difesa. Credo che in passato, se avessimo assunto scelte difficili e impopolari anche in materia di energia, non saremmo in condizioni di dipendenza e di non autonomia sulla sovranità (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Credo che, però, la politica significhi anche assunzione di responsabilità. Io ho giurato sulla Costituzione della Repubblica e all'articolo 52 c'è scritto che è sacro dovere del cittadino sostenere la difesa. Devo dire che, per cultura e predisposizione personale, sono molto sensibile alla cultura del dovere e davanti al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta ed è per questo motivo che sono qui oggi (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Sottosegretario per l'Economia e le finanze, Federico Freni, per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate.

FEDERICO FRENI, Sottosegretario di Stato per l'Economia e le finanze. Grazie, Presidente. Il parere del Governo è favorevole alla risoluzione Comaroli, Lucaselli, Pella e Romano n. 6-00287, a condizione che il settimo capoverso sia riformulato nei termini che vi vado a leggere. Settimo capoverso, dopo la lettera b), per intenderci: “per il finanziamento delle misure relative alla difesa, a valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui al programma SAFE, preordinando, in ogni caso, in via prevalente, l'utilizzo dei fondi a sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale”.

Sulle risoluzioni Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella ed altri n. 6-00288, Richetti ed altri n. 6-00289, Boschi ed altri n. 6-00290, Ziello ed altri n. 6-00291 e Della Vedova e Magi n. 6-00292, il parere è contrario.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 11,39).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro. Senso del dovere e Governi precedenti sono un ottimo richiamo; se tuttavia, accompagnati dal ricordo del fatto che lei e il suo partito, negli ultimi 25 anni, siete stati molto più al Governo che all'opposizione; anzi, siamo anche stati in un Governo insieme, quello Draghi.

È vero che l'Europa disegna un profilo della sicurezza dei cittadini europei che lega, inevitabilmente, energia e difesa. Penso che sulla difesa… a me dispiace che sul SAFE passano i mesi e lei ci dica sempre delle parole di buonsenso, ma non si arriva al dunque. Siamo ad agosto; siamo a settembre dal punto di vista politico; tutti gli altri Paesi hanno fatto la loro scelta e voi siete ancora qui a dirci che è problematico, che bisogna valutare, che ci sono le condizioni, che dal punto di vista della finanza è così, che dal punto di vista dei progetti congiunti è cosà. Però, non si arriva al dunque.

Signor Ministro, non lo so se lei e il Ministro della Difesa abbiate in mente un'idea precisa, ovvero che, nell'interesse dell'Italia e di una difesa europea, che deve germogliare anche dal SAFE, si debba andare avanti, mentre il suo partito o altri nei partiti alleati o la paura di un altro partito dei generali vi bloccano su questo. Però, questa è la realtà. Allora, un impegno: i fondi aggiuntivi devono servire per gli investimenti sull'energia e sulla difesa. Attraverso questo meccanismo si possono liberare risorse che andranno usate bene, anche per il welfare, anche per la sanità, eccetera; con una clausola, signor Ministro. Siete lì da 4 anni, la crescita è a zero, salvo il PNRR, crescita zero. Lei ha tenuto i conti in ordine, nessuna riforma per la crescita, encefalogramma piatto per quel che riguarda la crescita e la stabilità, che io apprezzo, diventa rigor mortis.

Secondo punto: la difesa. Oggi in Ucraina, come succede sempre più spesso, i missili assassini di Putin hanno ammazzato 17 civili, colpiti deliberatamente in quanto civili (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), e causato 50 feriti. È una cosa che va avanti da sempre.

Io voglio dirlo ai colleghi: quando si parla di svolta diplomatica, cosa vuol dire la resa di Zelensky e dell'Ucraina? Non ne vedo altre. Siamo a un anno dal vertice Trump-Putin, dove Trump ha svenduto l'Europa in nome di una pace in Ucraina e il risultato è zero. Putin sacrifica, tutti i mesi, 30.000 uomini, 30.000 ragazzi russi, per non ottenere nulla. Oggi quelle persone sono morte perché non diamo gli intercettori dei missili agli ucraini. Quella è la vera capacità e forza dell'Europa per ottenere una soluzione diplomatica, non abbandonare questi civili ucraini che lottano per la democrazia, la libertà contro un autocrate che attacca l'Ucraina perché attacca l'Europa.

Secondo punto: oggi la forza dell'Unione europea è dotarsi di un'autonoma capacità difensiva rispetto agli Stati Uniti di Trump. Deve farlo, deve sostituire la spesa americana, che non è più affidabile, con una spesa tecnologica, innovativa, sullo spazio, sui fondali oceanici, con fondi propri, verso una difesa comune. Per questo serve il SAFE. Oggi la difesa dell'Ucraina, che è difesa dell'Europa, che è difesa nostra…

PRESIDENTE. Concluda.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). …è il punto su cui si fonda la tenuta interna ed esterna dell'Unione europea.

Abbandonare l'Ucraina significa abbandonare l'Europa al suo destino, significa produrre la disgregazione europea, che è esattamente quello che vuole Putin e che probabilmente vuole Trump, un'Europa alla deriva. Difendiamo l'Ucraina per senso etico, anche perché così si difende la prospettiva futura di un'Unione europea forte contro i sovranismi…

PRESIDENTE. Chiuda…

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). …distruttivi interni e forte contro chi da fuori la vuole distruggere, perché rappresenta la prospettiva di un ritorno al diritto internazionale contro la forza come unico metodo di risoluzione dei conflitti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa e di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Della Vedova. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signor Ministro, l'articolo 52 della Costituzione dice che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Di fronte alle sue comunicazioni, però, noi di fatto l'attuazione di questo articolo non la vediamo affatto, anzi noi vediamo una svendita di sovranità della nostra Nazione a favore dei burocrati di Bruxelles che una volta voi volevate combattere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Siamo passati, con le sue comunicazioni, da una sovranità nazionale ad una sottomissione nazionale.

Di fatto, accedendo ai fondi europei tramite l'attivazione della clausola di salvaguardia, lei, insieme al Governo e alla maggioranza che andrà a votare questa attivazione, andrà ad ingessare ancora di più il bilancio del nostro Paese, regalando, di fatto, la nostra sovranità economica a Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). E noi non saremo mai complici di questo scempio.

Avete creato con queste comunicazioni un grande macigno di debito, che sarà scaraventato nei confronti delle attuali e future generazioni. State andando verso la strada che aveva tracciato Ursula von der Leyen, quando ha siglato quell'accordo con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per l'acquisto di tonnellate e tonnellate di GNL americano a un prezzo insostenibile per la nostra Nazione e con l'impegno di accedere a nuovi fondi per gli armamenti, quando abbiamo il prezzo del carburante ormai alle stelle (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e quando abbiamo le bollette, che stanno devastando i portafogli delle nostre famiglie e delle nostre imprese, ormai fuori controllo, Ministro.

Una volta lei ha fatto il sindaco e aveva una certa sensibilità circa le problematiche che si registravano a quel tempo sui territori. Adesso purtroppo la vediamo nel Palazzo e parla esattamente come fanno i Commissari europei: lei, di fatto, è un commissario europeo in quota Lega nel Governo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), che sta esattamente ricalcando quello che il Presidente Draghi aveva già determinato nel suo mandato precedente.

Dite che c'è un pericolo alle porte, ovvero quello dei cosacchi russi che potrebbero invaderci o, addirittura, creare dei problemi alla nostra rete energetica, alla nostra rete informatica. Ma di cosa stiamo parlando, Ministro? Il nostro rischio, il nostro vero problema è rappresentato dalla sicurezza interna (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché, dal 2023 ad oggi - mi sono andato a vedere i dati di Eurostat, perché i dati del Viminale hanno qualche problemino da questo punto di vista -, in Italia sono sbarcati più di 300.000 immigrati e avete fatto circa 17.000 rimpatri, pari al 5,5 per cento. Altro che remigrazione, come dice il Presidente del Consiglio Meloni, dovrebbe utilizzare il metodo di Vannacci (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

E ancora, con l'accesso ai fondi europei green - perché di questo si parla, quindi contrari al Green Deal a parole, ma, poi, nei fatti, si utilizzano le risorse europee per andare ad attuare quel folle progetto -, voi andate ad ampliare e a potenziare l'infrastruttura energetica, con degli investimenti che si registrano nel medio e nel lungo periodo. Ma gli italiani che non riescono a pagare la bolletta come fanno senza risorse a fondo perduto, signor Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Lei doveva battersi, insieme al Presidente del Consiglio e insieme al Commissario europeo Fitto, che rappresenta questo Governo, l'Italia, per avere risorse a fondo perduto da non restituire, in grado di sostenere i redditi delle famiglie e delle imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non l'avete fatto, Ministro.

Queste risorse andranno ad alimentare ancora di più, che cosa? L'economia italiana? In quota parte, e ce lo auguriamo. Ma, in realtà, Ministro, lei lo sa bene - perché lo conosce benissimo il mondo dell'economia e dell'industria - quelle risorse saranno un beneficio per l'industria tedesca, signor Ministro, perché ha già riconvertito tantissimi impianti, che sull'automotive hanno fallito per colpa del Green Deal, in industrie belliche, che andranno ad alimentare una guerra non nostra, in Ucraina, che ci è già costata più di 4 miliardi di euro, Ministro, quando i nostri muoiono di fame (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Mi pare, ormai, che il percorso sia purtroppo tracciato: un Governo che si era insediato con l'auspicio di combattere i poteri forti e di non farsi contaminare dalla burocrazia di Bruxelles, di fatto, ha tradito quegli impegni, purtroppo. Quindi, di fronte a questi pochi minuti che ci separano dal voto, nel quale sicuramente le forze di centrodestra andranno a creare questo macigno di debito gigantesco che schiaccerà le nostre imprese e le nostre famiglie, qui, in Parlamento, c'è un gruppo di deputati di destra che sa bene che cosa dire: dire “no” a questa clausola di salvaguardia, perché l'accesso a quei fondi, di fatto, rappresenta una completa sottomissione ai poteri forti di Bruxelles, caro Ministro, che lei attualmente difende (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Per tutti questi motivi, noi voteremo in modo contrario alla risoluzione della maggioranza, che, invece, chiede l'accesso alla clausola di salvaguardia e, quindi, anche al SAFE, con buona pace di alcuni partiti di maggioranza che continuano a truffare gli italiani, dicendo di essere contrari a quei fondi per il riarmo. Ciò nella consapevolezza, signor Ministro, che, se una forza politica di destra vi dice di tornare sui principi che hanno animato i vostri programmi in passato, non rappresenta una stampella della sinistra, perché sono gli italiani di centrodestra, che vedono purtroppo il tradimento di certi valori e di certi principi, che si arrabbiano e dicono che è impossibile sostenere certe forze politiche e che c'è bisogno di altro. E come aveva sostenuto un autorevole rappresentante di questa maggioranza, che adesso guida la Camera alta, ovvero il Senato, noi nasciamo anche per questo: per evitare che gli elettori di centrodestra possano turarsi il naso e soffrire votando gli stessi partiti. Ecco perché è sceso in campo il generale Vannacci con un programma serio. Noi, signor Ministro, non saremo mai complici della svendita della sovranità economica e finanziaria del nostro Paese, perché, di fatto, voi state mettendo un pericoloso cappio al collo nei confronti dell'Italia, signor Ministro (Il deputato Ziello mostra un cappio - I deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free mostrano cartelli recanti la scritta: “NO SAF€” - Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Onorevole, per favore. Per favore!

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Dovete fermarvi finché siete in tempo…

PRESIDENTE. Assistenti d'Aula intervenite, per favore…

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). …rispettate la sovranità del nostro Paese (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - Il deputato Marattin: “Usalo, Ziello!”).

PRESIDENTE. Vi prego, grazie… Recuperate sia la corda che i cartelli, con garbo e con maniera (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente). Chiedo ai colleghi di consegnarli agli assistenti d'Aula. Se li potete recuperare è meglio.

Un attimo ancora di pazienza, colleghi. Recuperiamo tutti la tranquillità e possiamo procedere.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Abbiamo rivisto il cappio in Parlamento. Giorgetti lo ricorda, lo usava la Lega prima, adesso lo usa Ziello. Io credo, Presidente, che proprio l'ultimo intervento mi è utile per far comprendere un elemento che reputo assolutamente decisivo rispetto al dibattito che stiamo portando avanti oggi. Ci sono forze politiche - io non credo che sia soltanto quella, rappresentata dall'onorevole Ziello, del generale Vannacci - presenti nella maggioranza e, purtroppo anche, in alcuni casi, dell'opposizione che stanno diffondendo una narrazione, che io reputo profondamente fasulla, sul ruolo dell'Europa e sul fatto che l'Europa sia disponibile soltanto a finanziare la spesa militare, con l'atteggiamento, poi, di chi urla contro l'Europa dicendo sempre il peggio possibile, ma, poi - come è accaduto qualche minuto fa -, chiedendo finanziamenti a fondo perduto all'Europa per poter sostenere le politiche sociali, economiche e sanitarie del nostro Paese. Sono come quelli che gridano contro il bancomat a cui chiedono poi i soldi, cioè, digitano il PIN mentre gridano contro.

Questo atteggiamento è diffuso e lo reputo fasullo proprio l'impianto di chi dice queste cose, perché stiamo tutti a dire che il PNRR è uno strumento importantissimo che ha consentito al Paese di non andare in recessione, e il PNRR è stato uno strumento messo a disposizione dall'Europa. Erano risorse destinate esclusivamente alla spesa militare? Non mi sembra. Presidente, il MES sanitario è stato un altro strumento post-pandemia messo a disposizione sempre dall'Europa, per il nostro Paese, per fronteggiare una crisi sanitaria che ci ha devastato.

Se noi avessimo utilizzato quello strumento, probabilmente non avremmo Schillaci dietro la porta di Giorgetti a mendicare 5 miliardi di euro per far sopravvivere il nostro sistema sanitario. Con quello strumento, messo a disposizione dall'Europa, noi saremmo in una condizione profondamente diversa.

In più, Presidente, il tema del SAFE, di cui si sta discutendo oggi, c'entra tanto col dibattito di oggi: altro che, Ministro Giorgetti, non c'entra nulla! Noi abbiamo questo strumento, che è messo a disposizione per la nostra difesa, che naturalmente è fatto con un principio che io reputo opportuno. Si è parlato di esercito europeo rispetto al riarmo nazionale, si è parlato di debito europeo rispetto al debito nazionale. Ministro Giorgetti, anche su quest'ulteriore sottolineatura “vedremo se è vantaggioso”, ma veramente pensiamo che ci sarà un momento, entro l'anno, in cui si potrà reputare più vantaggioso il debito italiano rispetto a quello europeo? Ma pensate che siamo imbecilli? Che arriviamo a pensare che saremo così bravi da poter rendere più vantaggioso quello strumento rispetto a quello europeo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)?

Io credo che avere a disposizione questo strumento vada anche nella direzione di chi ha sempre detto che bisogna spingere su una sinergia fra gli eserciti delle varie Nazioni in direzione della costruzione dell'esercito europeo. Chi non vorrebbe la pace? Quindi, chi non vorrebbe non utilizzare quelle risorse? Non bisogna continuare con questa sterile e stupida contrapposizione tra spese sulla sanità e spese sull'economia che devono essere considerate più importanti rispetto alla difesa non considerando che, invece, sono tutte spese necessarie, soprattutto in un periodo in cui la guerra è arrivata nel nostro continente. Ma chi è che non vuole la pace? Noi abbiamo sempre detto che ci vuole un inviato speciale europeo che tratti con Putin, ma non mi sembra che Putin si voglia sedere al tavolo. Tant'è che continua a lanciare bombe contro Kiev e continua a uccidere civili continuamente e costantemente. Per cui, utilizzare quello strumento è sacrosanto perché conviene rispetto agli interessi, che costerebbero sicuramente di meno, e conviene anche nella direzione dell'utilizzo di un debito comune. Altrimenti, Ministro Giorgetti, come facciamo a sederci sempre al tavolo in Europa e chiedere sempre debito comune se poi, quando ci mettono gli strumenti a disposizione, non li utilizziamo per ideologia stupida?

Così come, lo scostamento, che vorreste eventualmente mettere in campo, è grazie a una deroga che vi dà sempre l'Europa, quella a cui gridate sempre contro. Perché lei ha firmato un Patto di stabilità, poi smentendosi, perché un minuto dopo che avete firmato il Patto di stabilità, che oggi abbiamo saputo che era meglio di quello che c'era prima, avete cominciato a gridare: ma perché c'è il Patto di stabilità che ci consente di utilizzare risorse solo per la difesa e non in ambito sanitario, sociale, economico?

Erano vostre dichiarazioni, dopo che avete firmato voi il Patto di stabilità. Per cui, da questo punto di vista, quella deroga è stata costruita naturalmente per una politica che è contraria a tutto quello che voi avete fatto sull'energia fino ad adesso. Vi hanno detto che dovete andare in una direzione opposta a quello che avete fatto e vi hanno dato la deroga per quello. E quindi festeggiate per una politica europea che è agli antipodi rispetto a quella che il Governo italiano ha messo in campo.

Se noi pensiamo, ad esempio, che la Spagna destina quattro volte di più rispetto all'Italia in energia rinnovabile destinata alle nostre imprese e alle nostre industrie, ci rendiamo conto di quanto noi siamo indietro. Così come, Presidente, noi siamo in una situazione in cui stiamo a discutere di scostamenti e di utilizzo di prestito in ambito comunitario e abbiamo prenotato queste risorse perché abbiamo un bilancio che è totalmente sclerotizzato. Quindi, non abbiamo misure alternative da mettere in campo, così come le hanno invece altri Paesi europei.

Quando si decide di fare uno scostamento, si sta comunque producendo un debito. Noi qui stiamo tutti a dire “ma c'è lo scostamento, festeggiamo sul fatto che utilizziamo risorse”, ma è sempre un debito che il nostro Paese contrae - seppure utilizzassimo il SAFE a interessi migliori - e il Governatore della Banca d'Italia ha detto che noi paghiamo in interessi 97 miliardi di euro, che sono pari agli investimenti che facciamo per la scuola: questo Paese paga interessi per 97 miliardi, e 97 miliardi investe sul capitale umano. Questo è quello che accade nel nostro Paese, che è il più indebitato dei Paesi del G20, che è il più indebitato in Europa rispetto anche alla Grecia che ci ha scavalcato, e che purtroppo mette in campo sempre misure per uscire da una situazione che ci ingabbia, che non sono legate alla crescita. Quindi, come io costruisco le condizioni affinché cresca il Pil e riduca anche il debito pubblico, togliendo le spese inutili.

Ma questo Governo continua a ragionare di tasse. Perché quando io sento Salvini che parla di tasse - al di là di chi è l'interlocutore, a chi sono rivolte queste tasse -, per cui si tassa qualcuno perché realizza profitti, ma chi è il giudice che stabilisce che quello lì sta realizzando talmente tanti profitti che devo tassarlo? Ma vi rendete conto del principio perverso, da soviet, da regime comunista, che Salvini mette in campo continuamente e costantemente? Quella è la politica che si vuole realizzare, dopo aver già portato la pressione fiscale al 43 per cento, la più alta della storia della Repubblica, come ama dire la nostra Presidente Meloni; oppure l'alternativa è, naturalmente, quella dell'indebitamento, con la proposta che voi mettete in campo, e con un Paese che, in queste condizioni, non uscirà mai dalla situazione di minorità in cui si trova.

Infatti, l'occupazione, sì, cresce, ma cresce molto meno che nel resto d'Europa; cresce con gli ultracinquantenni - evviva la Fornero, Ministro Giorgetti: a proposito di cappio, quello che avete detto su di lei è indescrivibile - e c'è una staffetta al contrario con gli ultracinquantenni che rimangono in servizio e i giovani se ne vanno da questo Paese, per cui la forza lavoro è sempre più vecchia. Da questo punto di vista, noi non stiamo creando neanche le condizioni per agire sugli stipendi degli italiani, che sono i più bassi in Europa, mentre in altri Paesi, che tanto criticate, Germania e Francia, la crescita negli ultimi anni è stata rispettivamente del 30 e del 25 per cento, in Italia siamo invece a meno 8,7 per cento. Per cui noi, Presidente, non possiamo che votare contro la risoluzione del Governo, perché non è credibile, perché rinvia tutto a data da destinarsi, perché non ci dice che ne vuole fare di quelle risorse, perché indebita il Paese senza capire cosa vuol fare, perché è diviso. Voteremo a favore, naturalmente, della nostra risoluzione, che ha un impianto europeista perché quella è la prospettiva del nostro Paese se vogliamo crescere ancora (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Con responsabilità e piacere prendo la parola per dichiarare, sin da subito, il voto favorevole e convinto del gruppo di Noi Moderati sulla risoluzione presentata dalla maggioranza, dopo aver ascoltato le comunicazioni e la replica del Ministro Giorgetti.

Noi crediamo che il Governo abbia fatto molto bene a chiedere una seduta e un indirizzo al Parlamento prima ancora di arrivare con lo scostamento di bilancio, perché quello che stiamo decidendo oggi non è un puro e mero dato contabile. È una scelta che dobbiamo fare, è un'assunzione di responsabilità politica riguardo al futuro del nostro Paese: fare queste scelte appartiene alla responsabilità della politica e appartiene anche alla natura e alla caratura delle proposte politiche che in quest'Aula sono rappresentate e che poi vengono sottoposte al consenso degli elettori. Ogni forza politica decide una sua strada e un suo contenuto.

Per questo faccio un esempio, anche per chi ci ascolta. Io ho appena ascoltato l'intervento in dichiarazione di voto del collega Faraone, a nome di Italia Viva.

La natura o meglio la caratura di una forza politica sta nella scelta: assumersi la responsabilità di spiegare la realtà, di guardare quello che la realtà ti chiede, di vedere ciò che è stato fatto e che è andato bene e anche quello che c'è ancora da fare o continuare a descrivere una realtà che magari non esiste e che serve solo in qualche modo ad acquisire il tuo consenso, l'emotività, la pancia, l'idea che tutto va male.

Ha fatto bene il collega Faraone - poi vengo ad esemplificare - perché questo passaggio che stiamo facendo in Parlamento è fondamentale e importante per la storia di questo Paese. Ha fatto bene il Governatore della Banca d'Italia - ci fa piacere - a ricordare un dato. A fronte di quello che tante volte le forze politiche affermano qui e fuori di qui, ossia che i nostri concittadini non ce la fanno ad arrivare a fine mese, che la realtà della sanità è un disastro, che la scuola non funziona e che gli stipendi sono bassi, ha ricordato il dato seguente: 97 miliardi di euro di interessi che l'Italia paga.

Se siamo una forza responsabile in maggioranza o all'opposizione - Noi Moderati vuole essere questo, non so gli altri partiti, anche l'opposizione vuole esserlo - aver tenuto i conti in ordine, aver governato il Paese con serietà e stabilità, in questi quattro anni difficili, di difficoltà, coniugando rigore e flessibilità, con concentrazione delle risorse, aver portato, piaccia o non piaccia, in questi quattro anni, lo spread - che era diventata una parolaccia; anche la mia mamma, che aveva la terza elementare, mi chiedeva che cosa fosse, tanti anni fa, dal 2011 in poi - stabilmente sotto i 100 punti; oggi è a 77-78… aver fatto un'azione di politica responsabile a favore non di una forza politica, non di una coalizione di governo di maggioranza ma dell'interesse dello stesso Paese… Quanto abbiamo risparmiato, in termini di costi degli interessi per i cittadini? E quante risorse abbiamo potuto mettere a disposizione con quel risparmio di interessi? Erano sufficienti? No, ma sono un passo fondamentale di serietà di Governo per cui poi si attuano le politiche con quelle risorse.

Capisco se si contestasse che abbiamo usato quelle risorse in maniera sbagliata: non le abbiamo messe lì, ma le abbiamo messe da un'altra parte. Ma non riconoscere e non spiegare ai cittadini italiani che nel momento che stiamo attraversando è fondamentale il coraggio della responsabilità, è fondamentale (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) tenere i conti in ordine, è fondamentale la credibilità di un Paese nel mondo…

De Gasperi diceva che la politica estera condiziona la politica interna, la condizione nella vita quotidiana; e un Paese che non è credibile a livello internazionale non è credibile neanche nel dare risposte ai cittadini perché non si danno risposte concrete ai cittadini solo col burro; si danno risposte concrete ai cittadini facendo politiche che creino le condizioni per affrontare i problemi che ci sono.

Faraone ha poi citato un altro dato: gli stipendi più bassi. Io domando a chi ci ascolta e lo ricordo con forza: ma da quanti anni non si rinnovavano i contratti pubblici? Da quanti anni non si rinnovavano i contratti degli insegnanti? Quanti di noi si sono riempiti la bocca per dire che gli insegnanti avevano un valore importante all'interno del sistema educativo del nostro Paese e del futuro del nostro Paese? Da quanti anni non si rinnovavano? Quattrocentododici euro al mese di rinnovo del contratto nei tre rinnovi contrattuali nel mondo della scuola. Per 12 anni non si era fatto nulla, 12 anni, e ognuno si assuma la responsabilità.

Da quanti anni non si rinnovava il contratto della sanità? Duecentotredici euro al mese per gli infermieri in più. Poco? Ancora poco? Sì, ma sono fatti. E da quanti anni non si rinnovavano i contratti nazionali? E la politica che abbiamo fatto, grazie alle risorse che abbiamo concentrato, nel senso di dire: rinnovate i contratti nazionali e permettete, con l'1 per cento per la produttività, l'alleanza tra lavoratori e imprese, per chi si riempie la bocca di sostenere le imprese, il 5 per cento di tassazione fissa per chi rinnova i contratti…Vanno nella direzione detta prima? O sono semplicemente un'emotività, un populismo di cui ci riempiamo la bocca? La stessa cosa vale per la questione della sicurezza.

Oggi, se non capiamo tutti - tutti: da destra a sinistra, al centro -, che lo scenario geopolitico condiziona la vita quotidiana di ogni nostro concittadino anche in Italia, non abbiamo capito la responsabilità che abbiamo nello stare in maggioranza e nello stare all'opposizione. A proposito del riferimento che ha fatto il Ministro Giorgetti su che cosa vuol dire la sicurezza e quali sono le sfide oggi - non 100 anni fa, ma oggi sulla sicurezza non dell'Italia, ma del mondo intero - tutti eravamo preoccupati, come lo siamo ancora, e giustamente, dell'utilizzo della bomba atomica. Ma è bastata la chiusura dello Stretto di Hormuz per mettere in ginocchio il mondo: cioè si è usata, per fare una guerra o per dare una risposta ad un attacco, l'economia. Si è bloccata l'economia: il 20 per cento del trasporto del gas e del petrolio mondiale passa attraverso lo Stretto di Hormuz; sono bastate 4 navi, piuttosto che 12 missili che bloccavano quello stretto, e il mondo era in ginocchio, compresa l'Italia. Ed è bastata la minaccia del Mar Rosso, da parte degli Houthi dello Yemen, che altrettanto potrebbe mettere in ginocchio tutti.

E allora un po' di storia bisognerebbe conoscerla, perché le rivoluzioni e i sommovimenti sociali partono sempre esattamente dallo strumento più semplice: il bene comune, lo star bene, l'economia.

Quando non c'è il pane, ci sono le rivoluzioni. E allora oggi affrontiamo qui la scelta responsabile del tema della sicurezza che non è solo il riarmo: è anche il riarmo, la difesa, ma è, come ha detto il Ministro, l'energia. E noi abbiamo fatto questa battaglia culturale, prima che politica, in Europa, per far capire che la sfida è più generale e che la flessibilità deve essere giocata in questo modo. Lo 0,6 per cento per l'energia, tra virgolette, non è solo un risultato puntuale, ma è un cambiamento di contesto culturale e di affronto politico alle sfide che abbiamo davanti, insieme allo 0,9 per cento per la possibilità della difesa. E noi lo abbiamo detto in quest'Aula correttamente sin dall'inizio: utilizzeremo e vogliamo lo scostamento per la difesa se insieme potremmo avere delle risorse anche per la sicurezza, cioè per l'energia.

Spieghiamolo ai cittadini quando, a proposito di cambiamento del principio di sicurezza, si parla della cybersicurezza, che non c'entra niente con nessuno. Ma se una Nazione estera - e non a caso vedi la Russia - attacca i nostri sistemi informatici, c'entra con la vita quotidiana di ogni cittadino? Rispetto a chi deve andare a fare la prenotazione in ospedale, a chi deve prelevare i propri soldi al bancomat o piuttosto usare le App che noi ormai abbiamo? C'entra o non c'entra complessivamente? E allora questo concetto di sicurezza e l'utilizzo della flessibilità e delle risorse in quella direzione è un dovere, è una responsabilità. Certo, bisogna guardare al mal di pancia, nel senso che se uno sta male e va dal dottore e il dottore gli dice “non è vero che stai male”, quel dottore non fa il suo mestiere. Ma c'è una differenza sostanziale nel ruolo della politica o di chi fa politica e, per Noi Moderati, questa è la differenza. Hai mal di pancia? Parlo alla pancia, ma attenzione: il dovere del medico è quello di guarire, è quello di curare, è quello di accompagnare, passo dopo passo, il malato alla guarigione.

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). E non a caso la politica ha questo dovere fondamentale, ossia parlare con chiarezza e responsabilità, anche se è impopolare, ai nostri cittadini per dire: si deve seguire quella strada, il traguardo è quello. E più saremo credibili e più il futuro si costruirà. Per questo Noi Moderati è convintamente al fianco del Ministro Giorgetti, di questo Governo, e vota con convinzione, senza se e senza ma, la risoluzione di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor Ministro, il Governo Meloni si presenta in Parlamento a chiedere lo scostamento di bilancio non per sostenere le emergenze sociali ed economiche di questo Paese, ma per rispondere principalmente a un diktat che viene da oltreoceano, da colui che oggi, come noi lo definiamo, si sente l'imperatore del mondo, Donald Trump, che ha imposto il 5 per cento del PIL di spese in armamenti: una spesa totalmente insostenibile dal punto di vista economico e sociale.

Però, signor Ministro, vorrei partire da alcune affermazioni che lei ha fatto in replica che mi hanno veramente un po' meravigliato, perché io la ritengo persona preparata e totalmente all'opposto rispetto a quello che io penso. Ma quando lei fa la seguente affermazione e dice che il gas russo è più conveniente sul mercato, dimentica una cosa, signor Ministro: che oggi il prezzo del gas russo, secondo le regole europee, viene definito sul TTF di Amsterdam, e quindi non è più conveniente. Quindi, vorrei evitare che lei - glielo dico - continuasse in questo errore (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché detto da un Ministro dell'Economia francamente non fa una bella figura.

Guardi, parto subito dal tema dell'energia. Signor Ministro Giorgetti, lei sa quanto costa oggi l'energia? A quanto sta oggi il PUN? Il PUN oggi, 5 agosto, sta a 207,84 euro al megawattora, con un minimo di 165 euro al megawattora nella fascia oraria dove è più accessibile ed è più basso il prezzo e con un massimo, invece, di 310 euro al megawattora. Sa che cosa significa questo? Significa che oggi gli italiani, che per sfuggire alle ondate di calore accendono i condizionatori, saranno salassati. Purtroppo, non è loro responsabilità, non è nemmeno responsabilità del Governo Meloni e voglio prevenire qualche idiota che potrebbe fare un'affermazione di questo genere. Noi non diciamo che è responsabilità del Governo Meloni, però questo significherà un salasso, dal punto di vista della bolletta, per milioni di famiglie italiane che, oltre ad aver subito le ondate di calore, alla fine di agosto arriverà per loro una bolletta che sarà insostenibile, perché un PUN di 207 euro al megawattora è un disastro economico e sociale, signor Ministro, è un disastro economico e sociale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E visto che ce l'avete tanto con la Spagna da dire “ah, il modello Sanchez”, lo sa, mentre stiamo parlando, quanto costa l'energia in Spagna? Centodieci euro al megawattora (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Stiamo probabilmente su ambiti diversi.

Le spiego una cosa, signor Ministro: da quando c'è il Governo Meloni e da quando lei è Ministro dell'Economia, non è vero che avete speso 60 miliardi, come ha detto Giorgia Meloni, sull'energia. Ne avete spesi un po' di meno, ma sono sempre tanti. Avete speso 40 miliardi di euro per tentare di ridurre il costo dell'energia e anche dei carburanti. Quello sui carburanti in tutto vi costerà, escluso il rinnovo che farete il 25 agosto, 2,5 miliardi, mentre il resto è legato agli interventi che avete fatto per ridurre il costo dell'energia. Lei sa, signor Ministro Giorgetti, con 40 miliardi di euro, se aveste avuto - perché non ce l'avete - una strategia energetica, cosa si sarebbe potuto realizzare? Ebbene, si sarebbero potuti realizzare 60-65 gigawatt di potenza di rinnovabile installata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Voi avreste potuto, in questi 3 anni, raddoppiare la potenza installata di energia rinnovabile. Signor Ministro Giorgetti, sa che cosa sarebbe accaduto? Se aveste fatto questo lei oggi sarebbe venuto qui e avrebbe detto all'opposizione: cara opposizione, oggi il prezzo marginale lo fanno le rinnovabili e abbiamo ridotto del 50 per cento il costo dell'energia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e della deputata Boldrini). Questo è quello che sarebbe avvenuto. Dati alla mano, non siete stati in grado di costruire una strategia energetica perché siete vittime. Sì, lo so, è un termine abusato, voi della Lega lo facevate molto spesso. È vero che siete da parecchio tempo al Governo e ormai, devo dire, vi state un po' trasformando in quella che era una vecchia Democrazia Cristiana, per cui state al Governo con chiunque, compreso Draghi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Però, detto questo, il punto è che l'assenza di una strategia energetica oggi la pagano i cittadini italiani e questo lo trovo francamente inammissibile e intollerabile di fronte a quello che sta accadendo nel nostro Paese, e non solo nel nostro Paese ma anche in Europa, ma guardiamo il nostro Paese, perché noi siamo nel Parlamento della Repubblica italiana. Lei, che è del Nord, lo sa che il fiume Po si sta prosciugando; lei sa che il fiume Adige si sta prosciugando; lei lo sa che il cuneo salino nel fiume Po è entrato per 30 chilometri e l'agricoltura subirà danni irreversibili, oltre alla biodiversità. Tralascio la biodiversità perché non ve ne frega nulla, perché tanto per voi ammazzare gli animali (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) nei parchi e nelle spiagge è un hobby, ma dell'agricoltura spero che vi interessi almeno un po'.

Insomma, il punto è che c'è una crisi climatica drammatica. Le ondate di calore in Europa hanno ucciso 15.000 persone, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, e voi chiedete una riunione urgente del Consiglio europeo non per aprire un'indagine rispetto a quello che è accaduto a Ceuta, ma rispetto a una crisi climatica che sta devastando la vita e l'economia fate finta di nulla. Il punto è che a questo punto dovete cominciare a investire nelle rinnovabili e non lo fate.

Ora vengo al tema delle armi. Signor Ministro, Alleanza Verdi e Sinistra è una forza che si batterà sempre per il disarmo e per la pace in questo pianeta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Dovete cominciare a dare i numeri e i numeri - siccome voi siete così tanto forti e proni per aprire le battaglie ma, rispetto al vero vostro comandante, Donald Trump, non siete stati in grado di dire “no” al 5 per cento - sono i seguenti, che sono i dati ufficiali che sono in Europa ovviamente: le spese per armamenti dei 27 Paesi europei sono pari a 430 miliardi di euro, molto di più della Russia e molto di più della Cina. Il punto è un altro: come si coordinano i sistemi di difesa e i sistemi di armamenti? A noi di Alleanza Verdi e Sinistra fa molto preoccupazione vedere una Germania che investe 500 miliardi di euro con Alternative für Deutschland, un partito che si richiama a valori neonazisti, che sta al 30 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). E allora ai progressisti anche questa cosa dovrebbe un po' preoccupare, che il riarmo oggi non è la strada per portare equilibrio e pace nel pianeta. Stanno aumentando i conflitti, aumentano considerevolmente. E lo dico con molta chiarezza: noi su questo punto non transigeremo. Il tema del riarmo è un tema fondamentale, perché vogliamo che queste risorse siano destinate alla sanità, agli interventi sociali e agli interventi della messa in sicurezza del territorio del nostro Paese. Guardate quello che è successo a Pozzuoli: diciamo che è la “cronaca di una morte annunciata”, per ricordare un libro di Gabriel García Márquez.

Allora, per quale ragione non siete nella condizione di voler investire nelle vere priorità del Paese? Perché questo è il vero punto, perché la strategia a cui ci state portando è una strategia di investimenti progressivi che, al 2035, porteranno ad aumenti di spese per armamenti pari a 498 o 500 miliardi di euro in più, aggiuntivi. Ma dove li prenderete i soldi? Ma perché non lo dite agli italiani? La Presidente Meloni non può andare in televisione, visto che qui in Parlamento non viene mai e ancora la aspettiamo per fare il question time. Ha un problema con il Parlamento e viene solo quando deve fare le relazioni per il Consiglio europeo. Dove li prendete questi soldi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)? È questo uno dei punti fondamentali, perché il punto è che voi vi accingete a tagliare la carne viva del Paese. Ci sono i servizi sociali; ditelo ai malati, ai malati neurodegenerativi che hanno visto, con la vostra legge di bilancio, tagli consistenti al Paese.

Allora, signor Ministro, su questo noi siamo estremamente determinati, anche perché la crisi economica e sociale del Paese parla chiaramente. Parla chiaramente la riduzione degli stipendi dal punto di vista degli indicatori generali - negli ultimi tre anni c'è stata una flessione del 7 per cento -, parla chiaramente il calo della produzione industriale e quando poi vi vantate dell'aumento dell'occupazione dimenticate che in questo Paese questo aumento dell'occupazione è legato agli over 55, grazie all'aumento dell'età pensionabile e alla legge Fornero, quella che voi avete tanto contestato, mentre la disoccupazione giovanile aumenta, aumenta il livello della precarizzazione e aumentano questioni che sono fondamentali per il Paese da affrontare.

Allora, guardi, non ci venite a dire che Alleanza Verdi e Sinistra è quella che vuole mettere i fiorellini nei cannoni. Noi siamo per una politica estera e di difesa comune, a differenza vostra che siete contrari e volete il riarmo degli Stati membri, e magari un giorno ci troveremo il Cancelliere o la Cancelleria di Alternative für Deutschland e voi vi preparerete a fare l'alleanza con Vannacci in questo Paese e a dire che le armi sono il futuro. Ma, vede, non daremo da mangiare le munizioni. Il punto della nostra questione è chiaro: stop al riarmo, sì al disarmo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché oggi in questo pianeta di armi se ne producono tante. Concludo dandovi un dato: ma lei non è preoccupato nel vedere che nel 2025…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ANGELO BONELLI (AVS). …la spesa per armamenti ha raggiunto la cifra di 2.888 miliardi di euro? Siamo preoccupati, sì o no?

E, allora, basta: faccia emergere la Lega che era contro il riarmo. Non si nasconda dietro il fatto che fa un po' il democristiano, e fate risoluzioni un po' annacquate per accontentare l'uno e l'altro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, Ministri, Governo, noi dobbiamo dire che apprezziamo il pragmatismo e il realismo con cui è arrivato in quest'Aula. Apprezziamo, Ministro, il fatto che abbia chiesto a questo Parlamento di attivare il processo per la clausola di salvaguardia nazionale. Lo apprezziamo a maggior ragione perché siamo stati il primo partito che ha rotto gli indugi e ha detto al Governo che, sul tema della difesa - quello era il primo capitolo su cui si era attivata l'ipotesi della clausola -, è importante poter accedere ai fondi europei non solo per una questione di sostenibilità dei conti pubblici nazionali, ma anche per l'impianto e la tipologia della difesa che noi riteniamo debba essere costruita, che è una difesa europea.

L'abbiamo fatto non perché siamo, come dire, dei precursori o dei divinatori: è semplicemente la competenza di un partito che, pur rimanendo all'opposizione, assume la responsabilità anche di saper governare i processi del nostro Paese a livello europeo. E per poterlo fare serve ovviamente la capacità di conoscere le cose, di prevederle e di guidarle. In realtà, Ministro, un sacco di volte ci avete dato un parere negativo esattamente sull'impegno che noi oggi andiamo a discutere e che verrà approvato. Lo abbiamo fatto non perché lei non lo sapeva che saremmo arrivati qui, esattamente qui dove noi abbiamo detto che dovevamo arrivare, ma perché lei in questi mesi ha dovuto esercitare una lenta e paziente azione pedagogica nei confronti della sua maggioranza, e, in particolare, del suo partito. Di questa pazienza noi le diamo atto. Dopodiché, Ministro, mi lasci dire che oggi purtroppo il lavoro non è proprio riuscito fino in fondo, e lo dimostra il pasticcio della correzione che il Governo fa sulla risoluzione di maggioranza, ma ci arrivo dopo.

Oggi discutiamo l'attivazione di una clausola su due capitoli: il tema della sicurezza energetica e della difesa. Sulla questione energetica noi lo abbiamo sostenuto quando lei diceva all'Europa: “Guardate che la questione energetica è un tema strategico anche per la sicurezza del continente europeo e del nostro Paese”. Le abbiamo anche detto però, Ministro, che per fare bene il lavoro in Europa bisogna prima fare bene i compiti a casa. E, allora, alcuni correttivi a casa, sul tema dell'energia, noi li dobbiamo fare. Perché che noi oggi, per mantenere da una parte ENEL e dall'altra parte Terna, paghiamo i costi più alti d'Europa sulla distribuzione e sulla trasmissione dell'energia, è un problema per le famiglie e per le imprese. Quindi, questo va corretto. Noi auspichiamo che la parte degli investimenti che lei ha oggi dichiarato, anche nell'ambito strutturale, vada finalmente in questa direzione. Così come ci auguriamo che si metta mano anche al tema delle concessioni idroelettriche per abbassare gli introiti che fanno le società, che oggettivamente sono ormai ampiamente ammortizzati, e che sono un guadagno puro, di nuovo, sulle spalle di famiglie e imprese.

Arriviamo però al capitolo difesa Ministro. Gli investimenti sulla difesa devono necessariamente essere investimenti sulla tecnologia e sulla difesa italiane; perché, lo dico ai colleghi delle altre opposizioni, non esiste ancora una difesa europea. Quindi, per costruirla, bisogna partire dalla difesa italiana e dagli impianti di difesa italiani, che devono essere rinnovati con investimenti tecnologici adeguati. Questi, però, devono essere fatti nel contesto europeo, per due ragioni: non per questioni, diciamo, ideali, che comunque sono sottesi a una visione forte dell'ancoraggio italiano in Europa, ma perché, altrimenti, sarebbero degli investimenti che verrebbero buttati via e non sarebbero efficaci. L'Italia non può costruire una propria difesa nazionale se non nel contesto di una difesa europea.

Abbiamo uno strumento europeo che lei stesso, oggi, ha dichiarato essere uno strumento molto interessante - il SAFE - che lei, tra le righe, ha detto che attiveremo, in particolare, per i progetti di investimento che l'Italia ha già attivato proprio in una partnership europea e che saranno coperti dal SAFE. Lei oggi questo l'ha detto. Ma il punto che lei richiama è proprio questo, cioè il SAFE è, in linea astratta, più conveniente da un punto di vista finanziario, quindi, insomma, non capisco perché in modo tafazziano dobbiamo eventualmente scegliere altre forme, ma lasciamo stare - come lei dice - questa parte finanziaria. Poi, lei sottolinea: c'è un punto e un nodo politico, cioè il SAFE impone una costruzione di una difesa che sia certamente di investimento sulle nostre imprese, ma nell'ambito di una partnership europea. Ed è esattamente questo punto politico, signor Ministro, che noi abbiamo posto come prioritario nel dirle: si acceda al SAFE. Uno perché è più conveniente, e due perché è il primo passo per la costruzione di una difesa europea, che è l'unica difesa in grado di difendere il Paese.

Quando io, oggi, dopo l'interlocuzione che abbiamo avuto ieri, ho letto sulla risoluzione le parole che avevate presentato, le dico: mi sono stupita. Avevo detto al mio partito: secondo me sarà una risoluzione un po' fuffa. Invece no, avete avuto il coraggio di scrivere una frase che almeno apriva, diciamo, alla coerenza del suo discorso; ma - non sia mai -, ovviamente il collega Borghi, che ieri aveva chiaramente, in audizione, dichiarato che non lo avrebbe mai sostenuto, è intervenuto, facendo piegare la testa a Fratelli d'Italia, a Forza Italia, financo a voi e avete fatto la risoluzione. Noi eravamo pronti per responsabilità a votarla quella risoluzione. Le dico già da adesso che noi ci asterremo, perché la riformulazione alla langue de bois a cui ci state abituando è qualcosa che non è più accettabile. Perché sa, Ministro, cosa succederà? Lei lo sa benissimo, voi il SAFE lo attiverete, ma non potete dirlo in Parlamento. Allora, noi allo svilimento di quest'Aula, in cui si scrivono delle risoluzioni vuote per poter, in qualche modo, poi agire, magari, nella giusta direzione, ma senza l'onestà e la responsabilità di dirlo con forza, noi questo non ci sentiamo di farlo. E quindi pur - come dire - condividendo sostanzialmente parola per parola l'impianto dell'impegno, del dispositivo, non possiamo arrivare a un voto positivo.

La stessa ambiguità che troviamo nella vostra risoluzione - pur, ripeto, molto chiarita dalla nitidezza delle sue parole - non la troviamo, invece, dall'altra parte. Finalmente il campo largo, invece, ha sciolto qualsiasi riserva. Io credo che sia molto apprezzabile il fatto che il primo punto programmatico del campo largo, per le prossime elezioni politiche, sulla politica estera sia stato scritto. E purtroppo, invece, ci dispiace dire che questo non ci può vedere minimamente favorevoli. Noi voteremo contro la risoluzione del campo largo, perché è una risoluzione che dice che la clausola di salvaguardia che oggi attiviamo non può essere usata per la difesa, ma solo su altri capitoli, molti dei quali non sono neanche compresi nelle ipotesi con cui l'Europa ci dice che la clausola di salvaguardia può essere attivata.

Però, il punto non è legato solo alla clausola di salvaguardia, c'è un tema di progetto, di visione, del Paese e del ruolo dell'Italia in Europa. Colleghi, veramente con enorme rispetto, enorme rispetto, io so che, in particolare il Partito Democratico ritiene che una minaccia russa ci sia, nel senso che stanotte hanno ammazzato ancora della gente nella regione di Kiev. È più di una minaccia, è una realtà. C'è bisogno di sostenere militarmente l'Ucraina, lo hanno detto e io ci credo che lo vogliono fare. C'è bisogno anche di andare avanti sul tema della difesa europea. Benissimo, scusate, con quali soldi? No, perché, se la clausola di salvaguardia non la possiamo attivare per fare questa roba qua, li dobbiamo prendere dai conti della prossima legge di bilancio, togliendoli a sanità, scuola e istruzione; ma se siete i primi a dire che non possiamo usare i soldi da destinare a sanità, scuola, istruzione, famiglie e imprese per finanziare queste cose e non possiamo chiedere il debito europeo, che possiamo chiedere a interesse, perché così non li togliamo dall'altra parte, allora con quali soldi lo facciamo? Il problema è che qui state dicendo che non lo volete fare.

Noi su questo, veramente, con enorme rispetto vi diciamo: noi non ci stiamo. E non ci stiamo né all'ambiguità di una destra che non è in grado di governare, né a questa chiarezza del campo largo a sinistra, perché Azione pensa, invece, che il dovere che lei ha richiamato, Ministro, quello costituzionale, su cui abbiamo giurato, fosse un dovere importante. Io penso che l'Italia abbia un ruolo in Europa ancora più forte, che è quello di difendere gli oppressi dagli oppressori, che è quello di stare dalla parte giusta della libertà e della democrazia. Ed è un compito che noi ci siamo assunti, tra tutti i Paesi, più degli altri, quando tra i Paesi fondatori siamo arrivati a costruire l'Unione europea da Paese che è stato vittima e poi ribelle delle dittature autocratiche, della dittatura nazifascista.

E questo impegno Azione lo ha scritto non nella memoria e nella testimonianza del passato, ma nella scelta di responsabilità, che è il DNA del nostro sangue che lì abbiamo ereditato (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il presidente Conte. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Signor Presidente, signori Ministri, signori colleghi, oggi il Parlamento deve esprimersi su un punto molto chiaro: questo Governo, la Presidente Meloni, ha iniziato questa legislatura, la sua azione di Governo, trovando sulla scrivania 209 miliardi, mai successo per un Presidente del Consiglio nella storia repubblicana. E che cosa lascia in eredità all'Italia, andando via? Ormai siamo agli sgoccioli di questa legislatura. Lascia sostanzialmente due firme, due camicie di forza per l'Italia. La prima firma è quella del Patto di stabilità. È un Patto di stabilità che vi abbiamo invitato a non sottoscrivere, per rinegoziarlo. Lo avete firmato e voi stessi vi siete resi conto, poi, purtroppo troppo tardi, che era troppo costrittivo, perché ci ha costretto a tagliare sanità, istruzione, politiche del lavoro, innovazione, ricerca.

Poi la seconda camicia di forza è il riarmo, nella duplice versione. È stato un grande errore aver sottoscritto l'aumento del 5 per cento, rispetto al PIL, per le spese NATO. L'avete fatto per omaggiare Donald Trump, il quale ci ha ripagato con i dazi e, poi, ancora con tante altre cose, tanti altri schiaffi, tra cui una guerra illegale, che oggi costa ai cittadini e alle imprese tantissimo con il caro energetico e il caro carburante.

E poi, ancora, il riarmo europeo. E qui è stato un altro grave errore storico che vi intestate, perché un riarmo europeo, senza uno straccio di difesa comune europea, significa semplicemente dare la possibilità a ciascun Paese di potersi riarmare a piacimento. Questo ha soddisfatto le esigenze mai sopite della Germania di ritornare una grande superpotenza militare - soffrivano tanto in Germania, da tantissimi decenni - e, di fatto, questo piano di riarmo distrugge il mercato comune europeo. Ci abbiamo messo decenni per costruire e coordinare un mercato dove tutti potessero sentirsi in armonia, in una prospettiva di crescita economica coordinata, di sviluppo sociale. Invece, oggi, chi ha più soldi diventerà una superpotenza; addirittura nel 2039 l'esercito più grande convenzionale al mondo, e lì c'è AFD. State consegnando l'Europa e un arsenale militare nelle mani di neonazisti. Ma vi rendete conto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Tutto questo perché? Perché io lo so, ci sono stato in quelle stanze, la tentazione è fortissima. Giorgia Meloni voleva entrare nel club, essere accettata nel club di chi conta. E il risultato qual è, signor Ministro Giorgetti? Che oggi contiamo meno di ieri e meno di sempre.

Il Governo, oggi, che cosa fa? Veniamo al punto. Sta chiedendo di attivare la famosa clausola di salvaguardia del Patto di stabilità che avete firmato senza nessuna discussione. Volete più spazi di bilancio, più margini di spesa, per operare poi uno scostamento di bilancio. È una cosa sbagliata lo scostamento di bilancio? Certo che no, noi ne abbiamo fatti cinque durante l'emergenza pandemica. Ma sa perché li abbiamo fatti? Lei lo ricorda, signor Ministro Giorgetti, li abbiamo fatti perché dovevamo salvaguardare il Paese. Li abbiamo fatti per mettere in sicurezza i posti di un milione di lavoratori. Abbiamo addirittura fatto scostamenti sino a 140 miliardi per dare liquidità alle imprese, garantire coi mezzi dello Stato l'accesso anche a mutui e fidi bancari. L'abbiamo fatto certo non con quelle baggianate, come “1.000 euro con un click”, intendiamoci; l'abbiamo fatto, invece, con misure mirate per difendere il tessuto economico e produttivo, quando chi oggi siede a Palazzo Chigi andava in TV a darci dei criminali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Lo scostamento si può fare, ma non chiedeteci un euro per il riarmo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Poi, fateci capire: siete riusciti a trovare, in pochi giorni, la bellezza di 17 centesimi per quel taglio delle accise che Meloni diceva essere un ladrocinio di Stato, nulla per il carovita, nulla per le bollette, nulla per il caro carburante, nulla per le imprese che sono in difficoltà: e ci venite a parlare di 20-21 miliardi per la spesa militare? Ma è una follia. Non ve ne rendete conto?

Guardate che il nostro “no” al riarmo non è frutto di una contrapposizione polemica; no, quando si tratta dell'interesse dell'Italia noi ci siamo sempre, quando si tratta di difendere gli interessi dei cittadini noi ci siamo. Quel “no” è frutto di una chiara visione, ideale e pragmatica. Guardi, Governo e progetto progressista significa una vera alternativa alla politica del riarmo che state perseguendo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle); significa lavorare per una vera strategia di sicurezza fondata sulla cooperazione, sul protagonismo politico dell'Europa, che in questo momento è afasica, sull'approccio multipolare, capace di spegnere tensioni, non di alimentarle. Così ci state portando in un'economia di guerra. Io non so se ne siete consapevoli o lo state facendo inconsapevolmente. Guardate che è una strada senza ritorno. Dovreste rileggerli i libri di storia.

Vedete, non è soltanto un problema di aumento del budget per gli armamenti, ma è molto di più. Avete avviato, con chiara complicità, un'intera macchina che orienta la ricerca, l'industria, i posti di lavoro e le priorità pubbliche e che, addirittura, condiziona e indirizza le nostre coscienze verso la logica della conflittualità. Non ne usciremo più. Significa redistribuire risorse sottraendole alla sanità, all'istruzione, alla transizione ecologica, alle infrastrutture sociali; significa sottrarre risorse ai nostri giovani. Significa normalizzare l'idea che il primo strumento di politica estera sia il deterrente militare, che costa tantissimo. Invece il primo strumento è il dialogo, la diplomazia, che non costano nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). La vostra non è una politica progressista, è una politica regressista. Le vostre scelte deformano e deformeranno sempre più le nostre democrazie e comprometteranno anche la nostra sicurezza sociale.

Il MoVimento 5 Stelle, oggi, insieme alle altre forze che sono qui, in questo lato di questo emiciclo, voterà convintamente “no” al riarmo, e sa perché? Il MoVimento 5 Stelle ha preso un impegno con i cittadini: è un “no” che affonda quando siamo andati a Strasburgo a dire “no” davanti al Parlamento europeo, tutti insieme. Quando siamo andati a L'Aia, a poche centinaia di metri, mentre Meloni firmava, inconsapevolmente e inconsciamente o, purtroppo, con grande avvedutezza, quell'aumento al 5 per cento delle spese del PIL che, per noi, sono insostenibili. Quando noi abbiamo chiamato, a raccolta, cittadini di tutti i partiti, di tutte le associazioni, qualsiasi esponente della società civile: 100.000 persone ai Fori Imperiali. Ecco, il nostro “no” è per rispetto a loro. È un “no” coerente e conseguente. È un “no” che esprime una visione completamente alternativa. Dovete andare a casa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Adesso tocca a noi. Dovete proprio andare a casa, perché i vostri danni saranno - lo voglio dire ai cittadini - difficili da rimediare, ma ce la metteremo tutta per rivedere queste vostre spese folli e investire in sanità, istruzione, politiche del lavoro, ricerca e innovazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - I deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle si levano in piedi).

E, la vera sicurezza, sapete qual è? È la libertà dei cittadini che non state assicurando; è la libertà di uscire di casa e ritornarci in sicurezza, quella sì, di prendere i mezzi, di poter circolare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Avete fallito anche lì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e della deputata Boldrini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). Grazie, Presidente Costa. Ministro Giorgetti, cari colleghi, la comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2025 ha ritenuto che la guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina e la conseguente minaccia alla sicurezza europea costituiscano circostanze eccezionali proponendo l'attivazione coordinata della clausola nazionale di salvaguardia per sostenere l'aumento della spesa per la difesa. Nei mesi scorsi, soprattutto dopo la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina e nel Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi del gas e dell'elettricità, si è sviluppato un importante dibattito all'interno dell'Unione europea riguardo alla possibilità di escludere anche le spese energetiche. Per tali ragioni, diciamolo con orgoglio da cittadini italiani, l'Italia è tra i primi Paesi europei che più hanno sostenuto l'idea di estendere l'ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale anche al settore energetico, ribadendo, quindi, quella necessità di agire tempestivamente per sostenere i costi di famiglie e imprese nonché per attenuare l'impatto sui settori più colpiti quali l'agricoltura, la pesca, i trasporti e le industrie ad alta intensità energetica. Per questo, bene ha fatto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a farsi prima firmataria della lettera inviata al Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Cari colleghi, permettetemi di dirvi che sono molto amareggiato dagli interventi delle opposizioni ascoltati, oggi, in quest'Aula. Siamo sempre qui a dirci, andando su e giù per il Transatlantico, che il Parlamento non conta, che siamo solo chiamati a convertire i decreti-legge, che non veniamo ascoltati preventivamente; invece, cari colleghi, oggi succede l'esatto opposto. Il Ministro Giorgetti ci ha detto due cose molto, molto, molto importanti. Primo: il Governo ha ritenuto doveroso presentarsi davanti al Parlamento e richiedere, al Parlamento stesso, l'autorizzazione a intavolare questa trattativa con la Commissione europea e, solo dopo aver preso atto delle osservazioni, il Parlamento delibererà il cosiddetto scostamento di bilancio. Secondo: alla ripartizione delle risorse, nei diversi esercizi finanziari, e alla predisposizione delle disposizioni necessarie per l'attuazione degli interventi si procederà con la prossima manovra di bilancio e, quindi, il Parlamento sarà protagonista in ogni fase di discussione della manovra economica proprio perché sarà discussa, condivisa, dibattuta e approvata proprio dal nostro ramo del Parlamento. Ho sentito dire da colleghi dell'opposizione: “non firmiamo nessuna delega in bianco”, ma, colleghi, il Ministro Giorgetti ci ha detto e ci ha comunicato che gli interventi in materia di sicurezza energetica interesseranno famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche, di trasporto e, più in generale, se mi permettete, il settore pubblico che voi sempre richiamate nei vostri interventi. Vi ricordo, inoltre, dato che avete una grande attenzione verso questo settore, che la settimana scorsa durante il Consiglio nazionale dell'ANCI, il presidente ha avuto, da poche ore, proprio un incontro con il Ministro Giorgetti; ebbene, il Ministro Giorgetti ha messo a disposizione ingenti risorse a favore dei comuni così come per le province così come per le regioni proprio utilizzando queste risorse energetiche, di cui stiamo dibattendo oggi, per abbattere i costi della spesa corrente dei comuni stessi. Se vogliamo migliorare la spesa corrente degli enti locali e, permettetemi questo lo dico da sindaco, la prima voce che dobbiamo abbattere è proprio il costo delle bollette energetiche e procedere con investimenti corposi di efficientamento come il Ministro Giorgetti ha indicato chiaramente alla presidenza dell'ANCI dando disponibilità massima per trovare risorse ingenti in quella che sarà la manovra economica.

Inoltre, cari colleghi, voglio sottolineare, per quanto concerne la sicurezza e la difesa, che oggi il Ministro Giorgetti ci ha detto che sono previste misure specifiche sia in conto capitale sia in parte corrente; in conto capitale includendo sia nuovi programmi di investimento di durata pluriennale che proposte di rimodulazione di risorse già previste a legislazione vigente; per le spese correnti, invece, le misure avranno anche natura permanente e copriranno incrementi di organico e ulteriori spese di funzionamento. Significa, cari colleghi, potenziamento della sicurezza, maggiore spesa per le Forze dell'ordine, quello che, mi sembra, chiediamo tutti in quest'Aula. Allora, abbiamo il coraggio di dirlo? Questo Governo vuole garantire maggior sicurezza ai nostri cittadini e i nostri cittadini lo stanno riconoscendo a questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Cari colleghi, poi ci lamentiamo che non ci sono risorse: oggi con questa nuova opzione di flessibilità permettiamo all'Italia di avere circa 14 miliardi di euro e di poterli spendere nei prossimi 3 anni, con un limite di circa 6,7 miliardi in un singolo anno, per rafforzare la resilienza del sistema energetico, ma anche la sicurezza di quello che è il relativo approvvigionamento.

Noi condividiamo questa risoluzione perché proprio il nostro presidente Berlusconi si è sempre impegnato per ottenere maggiore flessibilità di bilancio da parte di Bruxelles, in modo particolare nei momenti di crisi economica, sostenendo che il rigore eccessivo in certi momenti storici soffocasse la ripresa. Bene ha fatto il Ministro Giorgetti ad andare a vedere quali sono le opportunità e le possibilità (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)!

Proprio alla luce di queste considerazioni, il gruppo Forza Italia voterà a favore di questa risoluzione di maggioranza, perché riteniamo che, nell'attuale contesto internazionale, essa rappresenti una scelta di responsabilità verso il nostro Paese e verso l'Europa, una risposta concreta per rispondere alle crescenti minacce del terrorismo internazionale, degli attacchi che abbiamo continuamente in tutte le situazioni e, in modo particolare, delle tensioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.

Inoltre, desideriamo sottolineare con maggiore forza l'esplicito riferimento contenuto nella risoluzione al programma SAFE, invitando il Governo a valutare il ricorso alle migliori condizioni di finanziamento offerte da questo nuovo strumento. Il SAFE non è soltanto uno strumento finanziario, è il segno concreto della volontà dell'Unione europea di affrontare insieme le sfide della sicurezza, favorendo investimenti comuni, rafforzando la base industriale europea della difesa e promuovendo sempre maggiore integrazione tra gli Stati membri. È un passo importante lungo il percorso che conduce alla costruzione di una vera difesa comune europea, una prospettiva che il nostro movimento sostiene da sempre e che oggi appare non più rinviabile.

Silvio Berlusconi è stato il primo leader europeo a sostenere la creazione di un esercito unico europeo e di una difesa comune (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), considerandoli passaggi fondamentali per completare l'integrazione politica dell'Unione europea e darle, quindi, un peso geopolitico globale. L'Europa, cari colleghi, non nasce per fare la guerra. L'Europa nasce per garantire la pace. La pace oggi come ieri, però, richiede anche la capacità di difendere la libertà, la democrazia e l'indipendenza dei suoi popoli.

Questa è la grande lezione dei padri fondatori dell'Europa: Alcide De Gasperi, insieme ad Adenauer, Schuman e Monnet, comprese che, soltanto unendo i destini delle Nazioni europee, sarebbe stato possibile impedire il ripetersi delle tragedie che avevano devastato il nostro continente.

La loro intuizione fu straordinaria: costruire un'Europa fondata sulla libertà, sulla democrazia, sulla solidarietà tra i popoli, nel rispetto della persona, dello Stato di diritto e dell'economia sociale. Così come la più bella pagina di storia di questo terzo millennio fu quell'incontro, promosso dal Presidente Berlusconi, a Pratica di Mare nel 2002, che pose fine alla guerra fredda tra il Presidente americano e il Presidente russo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Forse ci sarebbe oggi bisogno più che mai di avere leader illuminati che pongano queste basi, anche in quella che è la discussione generale. È proprio per difendere quei valori che l'Europa deve essere capace oggi di assumere una maggiore responsabilità nella propria sicurezza.

Per questo, Forza Italia e il Governo italiano sostengono il rafforzamento del pilastro europeo della NATO e guardano con favore agli strumenti messi a disposizione dall'Unione europea come il SAFE. Per questo nelle scorse settimane il Ministro Tajani ha, inoltre, confermato la decisione del Governo di richiedere l'accesso a tale strumento, considerandolo un'opportunità per rafforzare la sicurezza nazionale ed europea.

Cari colleghi, la nostra economia è solida, la nostra economia, come noi diciamo e come i mercati internazionali ci riconoscono, dà segni di forte risveglio. Il prodotto interno lordo è in crescita, l'export, come dice il Ministro Tajani, va alla grande, i dividendi delle imprese quotate in borsa sono da record e la disoccupazione è ai minimi termini. Qualche problema, per la verità, esiste - certo -, deriva dalla congiuntura internazionale, dal cambio euro/dollaro e dall'aumento del prezzo del petrolio, ma soprattutto i guai, cari colleghi, derivano dal catastrofismo che l'opposizione diffonde. L'idea di un Paese allo sbando è lontana dalla realtà, ma il solo propagandarlo danneggia l'economia del nostro Paese.

Sottolineare che l'Italia non può ancora uscire dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo è una bugia, perché lo sapete anche voi: per uno 0,1, saremmo usciti un anno prima. E facciamo i complimenti al Ministro Giorgetti per aver dato credibilità all'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), per far sì che noi usciamo nel 2027 da questo deficit. E soprattutto, ancora una volta, l'Italia ha dimostrato non solo di essere capace di tenere i conti in ordine, ma di essere il Paese migliore nell'aver realizzato il PNRR, dando impulso, strumenti e valore a quei territori, ai comuni, alle province e alle regioni che sono stati protagonisti del PNRR.

Purtroppo, questo disfattismo non so cosa porti, se non solamente ottenere qualche applauso, ma che sicuro porta solo del male all'Italia. Vi devo dire, però, che questo disfattismo sarà destinato a essere sconfitto, tra l'altro da una finanziaria che non sarà elettorale, come voi dite, ma sosterrà la ripresa e, va da sé, rispetterà…

PRESIDENTE. Concluda.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). …tutti gli impegni presi con l'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ottaviani. Ne ha facoltà.

NICOLA OTTAVIANI (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, lei ha fatto riferimento prima - e questo è il preludio della parte politica di questa nostra discussione oggi - a quella che è la distinzione tra l'articolo 25 e l'articolo 26 del Regolamento UE, perché qui probabilmente qualcuno sta saltando a piè pari quello che è il perimetro normativo all'interno del quale ci andiamo a muovere. Qui non siamo davanti all'applicazione di una clausola con l'articolo 25, ossia per profili che dovrebbero riguardare tutti gli Stati, ma per profili che possono riguardare alcuni Stati. Tant'è che la clausola è nazionale e viene definita tecnicamente come NEC rispetto a quelle che sono delle emergenze, delle situazioni di contingenza di carattere economico. Quindi, già questo è un elemento importante, perché non è che si può venire a dire: ah, ma si attiva questa clausola al buio.

Non solo. L'altro elemento che probabilmente viene sottaciuto e viene completamente saltato a piè pari da tanti, poco autorevoli, esponenti dell'opposizione è quello relativo al fatto che il cambiamento di rotta, rispetto a quella che era l'impostazione data dalla Commissione europea, è intervenuto esattamente quando il nostro Governo, grazie a lei e grazie agli altri colleghi di Governo, ha messo il dito nella piaga, ossia ha detto: ma, scusate, questo scostamento dell'1,5 per cento, che è uno scostamento importante, se riguarda la difesa può, anzi, forse non deve riguardare prima, prioritariamente, ciò che avviene prima di mettere le armi in atto? Si vis pacem, para bellum diceva Gaio: è necessario e indispensabile prima mettere il Paese in sicurezza. Come? Con un'autonomia che prima certamente non aveva. Infatti, solo grazie ad un'autonomia di carattere politico, economico e finanziario si può evitare la débâcle sul piano internazionale.

Allora, quando il Presidente Conte faceva riferimento prima al fatto che ci muoviamo all'interno di un contesto europeo nel quale abbiamo avuto qualche cosa di inenarrabile - i famosi 200 miliardi -, bene, Ministro, alcune volte noi dimentichiamo di ricordare a Conte e compagni, al Presidente Conte e compagni, quello che non è che diciamo noi, gliel'ha detto Gentiloni, quando, ad un certo punto, ha tirato fuori quello che era il parametro di riferimento. Gentiloni, che non è né un nostro segretario di sezione né un membro del Governo di centrodestra, avendo la carica in atto di Commissario europeo dell'economia, ha infatti commentato questi famosi 200 miliardi: guardate che, in realtà, siamo appena i settimi in Europa nel rapporto tra finanziamenti ricevuti e PIL, prodotto interno lordo. Tant'è vero che sottolineò ante litteram quello che, poi, sarebbe successo qualche anno dopo, ossia il fatto che la Croazia e la famosa Spagna hanno continuato ad accelerare proprio perché hanno ricevuto di più rispetto al PIL. Questo argomento, purtroppo, caro Ministro, noi lo dimentichiamo troppo: essere perbene non significa essere dabbene politicamente. E allora è bene ribadirlo ogni tanto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Allora se, nella componente dell'1,5, una componente fondamentale è quella dello 0,6, ossia stiamo parlando della sicurezza energetica, beh, come si fa allora a dire che questa sicurezza energetica è una vicenda di secondo piano? Non solo. Lei ha fatto bene, Ministro, a ribadire prima che non si prendono i soldi con la rapina in banca, eventualmente con l'attivazione di un percorso, perché oggi non termina un percorso. Lei e il Governo avete attivato un percorso che qualcuno avrebbe definito una volta in Russia di glasnost ossia di trasparenza, di verifica e di compartecipazione intelligente in quella che sarà la scelta finale, dopo le interlocuzioni che, con autorevolezza e con postura identitaria, questo Governo sarà in grado di portare avanti nel prossimo mese.

Quindi ci ha dato appuntamento, cosa che avrebbe potuto non fare, dicendo: vi presento il Piano già fatto. E invece ha detto: no, io voglio un'autorizzazione. Questo il Governo ci ha chiesto: portare avanti un'interlocuzione che diventa politica e non di carattere economico, perché andare a centrare gli obiettivi, ai quali lei ha fatto riferimento prima, questa mattina, che potremmo definire, appunto, i target della sicurezza energetica ossia famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche da trasporto e settore pubblico, significa fare politica. Non significa portare avanti quell'approccio ragionieristico che, invece, è stato portato avanti in passato.

Non solo, ma c'è un altro argomento fondamentale e importante. Stamattina abbiamo ascoltato, prima, i colleghi di Alleanza Verdi e Sinistra dire: eh, ma in realtà questo Governo poteva presentarsi oggi qui alle Camere con una rivoluzione già attuata. Innanzitutto, le rivoluzioni - attenzione! - si fanno pacifiche e non si fanno in piazza, devastando quello che è il patrimonio pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), ma questa è altra questione. Quella rivoluzione pacifica, però - probabilmente non lo sanno, se leggessero un po' di più quelli che sono i dati diffusi non dal nostro Governo, ma da Eurostat -, l'abbiamo iniziata nel 2022: è una rivoluzione pacifica di carattere energetico, perché nel 2022 le rinnovabili riuscivano a sviluppare nel nostro Paese - quindi, stiamo parlando di rinnovabili ambientali e quant'altro - 62 gigawatt, mentre oggi siamo arrivati a 86 gigawatt, con un aumento del 40 per cento. Questo è il dato più alto in Italia e in Europa mai registrato sulle rinnovabili (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Questi sono numeri, ma hanno, purtroppo per loro, la testa dura.

Allora, quando poi si fa riferimento a quella che è la questione relativa al panorama internazionale, che cosa abbiamo ereditato? Anche in questo caso, ogni tanto ricordiamo a loro che cosa hanno causato. Quando nell'ottobre del 2022 siamo entrati al Governo, bene o male i numeri - questo ce lo confermano, anche in questi giorni, e non gli amici, ma quelli che sono gli indicatori dell'Eurostat -, i numeri ci dicono che il rapporto deficit-PIL era l'8,3 per cento. Noi adesso stiamo parlando - pensiamo un po' - di una differenza di uno 0,7, perché attualmente è il 3,07 e sembra che stiamo parlando di cifre astronomiche. Uno 0,7 ci divide dal centrare quell'obiettivo che per vent'anni è stato rincorso e che, invece, è stato sempre saltato a piè pari e che ci veniva propinato in un altro modo.

Ministro, stiamo passando da quella che possiamo definire, grazie alla sua azione e all'azione di questo Governo, un'impostazione dell'Europa che era asfittica, che era quella dell'intelligenza artificiale, dove esisteva la regola e non era assolutamente non solo violabile, ma non era emendabile e non era applicabile alla fattispecie specifica. Siamo passati da quell'impostazione dell'Europa alla nostra impostazione dell'Europa, che non è quella dell'intelligenza artificiale, ma è quella dell'intelligenza umana, normale e sociale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ecco la differenza tra la nostra impostazione e la loro impostazione sullo scostamento.

Allora, quello che si chiede non è semplicemente un voto ad una deroga, ma si chiede un voto per iniziare un percorso: ecco perché, probabilmente, qualcuno che sta a sinistra, Ministro, spesso dimentica quello che doveva essere un loro padre - disconosciuto perché, a nostro avviso, neppure letto bene - che si chiamava Karl Marx e che sì, oltre ad essere un filosofo, era anche un economista. Credo che l'essenza fondamentale del suo pensiero economico, saltato a piè pari da più di qualcuno che si erge anche a fare l'economista da strapazzo, è che Marx sosteneva che la base economica di una società guida la sua politica, le sue leggi e la sua cultura. Tant'è che diceva addirittura che l'economia è la base e la politica, lo Stato e le leggi sono il riflesso di quella base e diventano una sovrastruttura. Noi stiamo partendo da quelle che sono le necessità di un'economia di un Paese, per non creare le sovrastrutture delle quali loro hanno sempre parlato per anni, disapplicandole anche male (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier – Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

L'altro elemento importante, che abbiamo però registrato, possiamo definirlo come la chiosa di questo provvedimento, Ministro, perché lo potremmo definire “il provvedimento giù la maschera”, operazione disclosure. Ci stiamo riferendo a quello che abbiamo sentito oggi in quest'Aula da parte di autorevoli esponenti del MoVimento 5 Stelle. Nel prendere la parola stamattina, un autorevole esponente del MoVimento 5 Stelle ha dichiarato: ma davvero noi dobbiamo temere che la Russia, con la sua estensione territoriale, voglia fare l'invasione dell'Italia? Gli USA hanno 750 basi militari sparse per il mondo, la Cina una soltanto. Allora, chi rappresenta un pericolo? Da chi dobbiamo difenderci? Che cos'è una dichiarazione di guerra agli Stati Uniti? Di che cosa dobbiamo parlare (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Allora, questa operazione - quella di oggi - ci rinnova ancora di più la convinzione che dall'altra parte non esiste nessun “campo largo”: c'è un “campeggio allargato”, dove chiunque si alza a qualsiasi ora, quando gli pare, dice quello che gli pare, tanto pagano gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Questa è la loro impostazione.

Vado a chiudere. Si è parlato in passato, addirittura - sempre da qualche responsabile, da qualche autorevole esponente del MoVimento 5 Stelle -, di operazioni, davanti agli Stati Uniti, di inginocchiamento. Io credo che sul presidente Conte tutto possiamo dire, meno che sia poco intelligente. È assolutamente astuto e molto intelligente; probabilmente, non è neppure quello che dovrebbe essere il frutto dell'ologramma sfuggito dal palmare politico di Grillo. Ma ci dovrebbe dire, allora, per quale motivo, a marzo di quest'anno, è stato ad un pranzo con tale Paolo Zampolli, che non aveva nessun ruolo di carattere diplomatico, per prostrarsi o per cercare di far prostrare questo Paese rispetto a diktat che non erano neppure di natura politica: ecco perché la politica si ricompone in questa sede, che è il Parlamento, e i nostri rapporti sono identitari e di autonomia - non differenziata, ma di autonomia internazionale - rispetto all'Est, anche rispetto all'Ovest, ma pur sempre nel quadro della NATO e nel rispetto del Patto atlantico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, ieri sera, nella sua partecipazione all'ufficio di presidenza delle Commissioni bilancio riunite e, oggi, nella sua replica in Parlamento, lei ci ha spiegato l'alto valore strategico delle scelte che il nostro Paese è chiamato a compiere non solo nella difesa, ma anche nella sicurezza energetica, e ci ha spiegato l'importanza di rendere il nostro Paese sovrano nel campo dell'energia.

L'alto valore di questa scelta non sembra condiviso né dal suo Governo né dalla sua maggioranza, che hanno platealmente disertato la sua comunicazione, caro Ministro. C'erano 3 o 4 persone sedute con lei al tavolo del Governo, 12 o 13 persone del partito di maggioranza relativa. E li capisco, Ministro, perché, in realtà, la sua comunicazione, così come la risoluzione di maggioranza, rappresenta un raro esempio di vuoto pneumatico. Infatti, Ministro, a parte farci un utile - per chi l'avesse ascoltata - formazione, un buon corso di formazione sulle regole europee, lei non ci ha detto assolutamente nulla. Ha parlato della necessità di coinvolgere il Parlamento in una decisione importante, ma qual è la decisione? Andiamo a chiedere una possibilità futura di scostamento, ma non ne conosciamo neppure l'ammontare - 0,6 o 0,9 - distribuito per quale anno. Ci ha detto di più Crosetto in un comunicato che lei in questa comunicazione: lui almeno ci ha detto che sarà lo 0,9 per la difesa, 0,3 nel 2027 e 0,6 nel 2028, poi non si sa bene come si compongano, ma lei neanche questo ci ha detto.

Lei ci ha spiegato, giustamente, che la richiesta di autorizzazione che andrete a presentare a metà agosto - direi fra dieci giorni - alla Commissione europea, deve contenere due cose. Ce l'ha detto lei, è vero. Deve contenere, per prima cosa, un elenco di massima delle misure che si vogliono intraprendere e, per seconda cosa, una stima di massima dei costi ammessi. Ma dov'è questo elenco? Lo avete sentito? Dov'è questa stima? L'avete sentita? La dovete andare a presentare. Ci sta chiedendo l'autorizzazione per andare a chiedere un'autorizzazione di cui non ci dice gli elementi essenziali che, come lei stesso ricorda e riconosce, ci devono essere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Mi scusi, però, sa cos'è questa cosa a casa mia? È una presa in giro: dobbiamo, come Parlamento, impegnarci a procedere a una richiesta di autorizzazione di cui lei oggi, che è il 4 agosto, ci nasconde gli elementi di base, ci nasconde il contenuto.

Allora partiamo dal primo punto che manca: un elenco di massima delle misure. È certo che non è possibile adesso avere un'indicazione puntuale delle singole misure che si intendono mettere in atto, lo capiamo anche noi e non glielo chiediamo. Ma oggi c'è stata la totale mancanza di ogni indicazione di carattere strategico: dove ci volete portare, quali sono le linee di politica che volete intraprendere. Sono quattro anni che aspettiamo che diciate una parola su dove volete portare questo Paese: oggi era il momento di dire le indicazioni strategiche. Indicazioni, Ministro.

Il ricorso alla NEC, questa clausola di deviazione dal percorso della spesa pubblica, per quanto riguarda le regole europee e per quanto riguarda l'energia, è ammesso per cose specifiche, ben definite: il sostegno a imprese e famiglie per ridurre la dipendenza dal fossile e promuovere la decarbonizzazione. È una rivoluzione copernicana rispetto alla vostra narrativa e alle vostre politiche. Voi avete sempre definito la decontribuzione come una nostra ideologia pazzesca; ridurre le dipendenze da fonti fossili, mai ne avete parlato. Voi semmai avete detto: possiamo fare un po' di nucleare, non si sa come, non si sa quando. Ma sicuramente non avete fatto né parlato di rinnovabili. E, allora, adesso lo farete? Andate a chiedere la NEC, che si può chiedere proprio per andare in quella direzione: è quello che farete? Ditecelo.

La NEC può essere usata, per quanto riguarda l'energia, per misure di elettrificazione, investimenti nelle reti, nelle infrastrutture energetiche, nelle batterie. Ma voi non avete fatto niente di tutto questo. Le vostre politiche industriali non esistono. Ve l'abbiamo chiesto, va accompagnata la decarbonizzazione; vi abbiamo fatto miliardi di proposte, ma niente. Sulle batterie, la storia della Gigafactory di Termoli è l'esempio più lampante del vostro fallimento. E quindi, noi volevamo sapere, oggi e qui, se avete cambiato idea.

Le nostre proposte sono chiare, le abbiamo scritte in sintesi anche nella nostra proposta comune di risoluzione. Come Partito Democratico vi abbiamo tempestato, ogni volta, in ogni passaggio parlamentare, in ogni passaggio pubblico, ricordandovi che l'handicap più grosso per quanto riguarda le nostre imprese è il costo dell'energia, per quanto riguarda le nostre famiglie è il costo della bolletta. Vi abbiamo proposto di disaccoppiare il prezzo dell'energia dal prezzo del gas, che è la fonte più cara; vi abbiamo proposto - e qualcosa avete fatto dopo ripetute insistenze - l'Acquirente unico; vi abbiamo proposto il Power Purchase Agreement, cioè la possibilità di accordi di compravendita di energia elettrica di lungo periodo tra produttori di fonti rinnovabili e acquirenti, le imprese. E, invece, la vostra strategia non c'è stata, è mancata.

Siamo arrivati a dover fronteggiare una crisi internazionale dovuta da questa assurda guerra, scatenata - ricordiamolo - da Netanyahu e da Trump. Voi vi siete disinteressati di condannare questa guerra, come se non ci entraste niente, (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), come se non fosse il vostro alleato numero uno ad averla scatenata, come se non fosse Netanyahu, rispetto al quale non siete in grado, ancora oggi, di dire parole di condanna dell'atroce sterminio che sta facendo del popolo palestinese. Siete stati a guardare e ci siamo ritrovati ad essere il Paese più dipendente dalle energie fossili. Perché? Perché non c'era una strategia, non c'era e non c'è, non si improvvisa gli ultimi dieci giorni di una legislatura.

Anche sulla difesa, non abbiamo capito cosa volete fare. Vi siete impegnati, in modo dissennato, ad aumentare fino al 5 per cento del PIL le spese militari: un onere, dal punto di vista economico, insostenibile senza comprimere spese vitali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) come quelle per istruzione, sanità, mobilità sostenibile, contrasto alla povertà, che per noi sono prioritarie. E lo dico anche a chi legge e a chi scrive sui giornali: queste cose sono quelle che noi abbiamo scritto nella nostra risoluzione, una risoluzione unitaria, perché siamo d'accordo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Noi abbiamo visto che voi avete promesso di andare al 5 per cento, poi non ci sono le risorse. E vi siete messi a cercare mille escamotage: siete arrivati a pensare di mettere dentro spese per la difesa il ponte sullo Stretto di Messina.

Capiamo però di che cosa stiamo parlando: la vostra scelta, secondo noi, non è sbagliata solo per motivi economici, è sbagliata perché noi siamo contro il riarmo nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La storia dell'Europa ci dimostra che il riarmo nazionale è pericoloso, è sbagliato, e lo fate in linea con i desiderata di Trump, in contrasto con quello che invece noi continuiamo a dire, a chiedere unitariamente e lo scriviamo nella nostra risoluzione: noi vogliamo la costruzione di una vera difesa comune europea, perché per noi l'Europa è una cosa seria, è un insieme di Paesi che condividono dei valori, progettano insieme, costruiscono insieme. Voi credete nella difesa europea? Perché oggi nella vostra risoluzione non c'è scritto: 0,9 del PIL per promuovere qualcosa che abbia a che fare con questo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Dicevo, signor Ministro, che lei non dice niente, non solo sull'elenco delle misure per cui ha chiesto lo scostamento in futuro e si prepara a chiedere lo scostamento, ma neanche sulle linee di indirizzo strategiche. E non ci ha detto neppure niente sui costi attesi e questo sicuramente è un argomento meno attraente, ma non meno importante. Per esempio, Ministro, lei non dà neppure una vaga indicazione su questi 21-22 miliardi per la difesa, se saranno in conto corrente o in conto capitale: ci ha detto che possono essere l'uno o l'altro.

Vorrei però dirle una cosa - che lei sa ovviamente -: se sono in conto corrente, quando arriviamo al 2028, restano lì, perché li dobbiamo finanziare anche negli anni futuri. Se noi spendiamo quei soldi - e non è detto che non dobbiamo spendere dei soldi per questo, ma dobbiamo sapere -, se noi spendiamo soldi per degli stipendi, per assumere delle persone, non è che dopo il 2028 non li paghiamo più. Allora vuol dire che quelle spese, queste spese per la difesa di cui oggi parlate, se sono permanenti, quando arriviamo al 2028 comprimeranno in modo diretto, uno a uno, le spese per istruzione, per sanità e per tutto il resto: è matematica, è economia. E allora la scelta sulle priorità va definita.

Cos'è quindi questa risoluzione della maggioranza ridicola, che non spende una parola su questi temi? Ci stiamo a prendere in giro? Come stiamo riducendo questo Parlamento? Altro che ringraziarla Ministro, che è venuto qua oggi a parlare ad un Parlamento vuoto, da tutto quel lato là, del niente. Questi sono problemi troppo importanti.

L'altra cosa, che non ci ha detto Ministro, è quanto delle misure coperte dallo scostamento sono misure che sono già altrimenti coperte. Ci ha spiegato bene, è stato bravo, ho riconosciuto la sua capacità didattica nell'insegnarci le regole europee. Ci ha spiegato che ci sono spese sia per la difesa sia per l'energia, secondo modalità diverse già fatte e già programmate che possiamo mettere nell'elenco di quelle coperte con lo scostamento, anche per quanto riguarda appunto la difesa, attraverso rimodulazioni temporali di quelle esistenti, come ricordava il collega Marattin. È importante saperlo. Perché richiamo questo? Perché sarebbe stato importante che ce l'avesse detto, perché l'impressione è di essere di fronte a un barbatrucco, perché vi riempite la bocca di parole altisonanti: “strategia, sovranità, sicurezza” e, invece, state cercando solo un po' di spazio finanziario per poter fare una legge elettorale.

In conclusione, Ministro, siete contrari alla difesa comune europea e chiedete spazi finanziari per più armi, dopo avere invece prosciugato le risorse per la salute, l'istruzione, le politiche del lavoro. E intanto fate la guerra alle rinnovabili. E intanto ci costringete a comprare sempre di più il gas da Trump, non proprio gratis. Cari sovranisti, non state perseguendo l'interesse dell'Italia e degli italiani, ma state perseguendo la volontà di un altro sovrano, il sovrano di un altro Paese, che si chiama Donald Trump. (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tremaglia. Ne ha facoltà.

ANDREA TREMAGLIA (FDI). Grazie, Presidente. Rispondo subito alla collega onorevole Guerra, perché se in questo Parlamento, in questa Nazione, c'è una persona che ha dimostrato di saper rispondere a Trump (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) - non andava a prendere il caffè di nascosto con Trump, ma di saper rispondere a Trump -, di saper tenere la schiena dritta, di saper difendere l'orgoglio proprio di donna - e questo dovrebbe far piacere a entrambi i lati dell'emiciclo - è proprio il Presidente del Consiglio italiano, quella è proprio Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi direi che abbiamo finito un po' male, mi permetto di dire con questa osservazione.

Ringrazio il Ministro Giorgetti, ringrazio il Ministro Foti e il Ministro Nordio, il Vice Ministro Leo e i Sottosegretari per aver seguito oggi, con noi, i lavori e per l'informativa ieri sera che ci ha voluto dare il Ministro Giorgetti, nel quale ha chiarito gran parte delle cose che sono state dette oggi. Quindi io non capisco se ieri sera eravamo tutti sordi o se si è spiegato male il Ministro e, quindi, abbiamo capito male quello che ci diceva, ma ascoltando la discussione generale di questa mattina e ascoltando gli interventi in dichiarazione di voto, più volte mi è venuta la domanda: di che cosa stiamo parlando? È infatti evidente che si è parlato di tutto.

Prima il collega, onorevole Rosato, parlava di bel titolo del tema e svolgimento sul quale lui non era d'accordo. A me sembra che il tema qua sia libero completamente. Io capisco che ormai siamo alla pausa di Ferragosto, capisco che tutti i colleghi abbiano altro per la testa, però si è parlato di qualsiasi cosa. Di cos'è che stiamo parlando in maniera molto concreta? Il Patto di stabilità ha evidentemente dei limiti. Per uscire da questi limiti bisogna chiedere l'autorizzazione. Per chiedere l'autorizzazione bisogna passare dal Parlamento? No, non bisogna passare dal Parlamento. Il Governo può rivolgersi alla Commissione europea e poi segue tutto l'iter che il Ministro ci ha spiegato, al termine del quale verrà deciso se noi possiamo o meno uscire dai parametri del Patto di stabilità.

Quello che viene fatto oggi è un passaggio che, come è stato ricordato più volte ieri sera e questa mattina, non è un passaggio dovuto. È un passaggio che serve, Dio ci benedica, a parlare e a discutere esattamente di quello di cui avremmo dovuto discutere, cioè quelle priorità, quelle esigenze e quelle necessità che la nostra Nazione, nel momento difficile che attraversano la nostra Nazione e il nostro continente, ci chiedono. Invece, ripeto, è stato usato come tema libero, quindi ho preso qualche appunto.

Anche stamattina abbiamo scoperto tante cose. Qualche collega del MoVimento 5 Stelle stamattina ci ha spiegato che quando noi andiamo a fare gli sconti sulle accise, ad esempio, i soldi che usiamo sono sempre i soldi degli italiani. E grazie. Io mi rendo conto che qualche collega, soprattutto del MoVimento 5 Stelle, probabilmente non aveva afferrato questo concetto, proviamo a rispiegarglielo. Quando il Governo italiano usa dei soldi, non sono, come forse eravate convinti qualche tempo fa, quando governavate, i soldi del Monopoli (Commenti del deputato Pellegrini), non sono i soldi di Topolino o di Paperino: sono sempre i soldi degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E quando l'Europa utilizza i soldi, a prestito o meno - di nuovo - non sono i soldi del Monopoli, di Paperino o di Topolino: sono sempre i soldi dei contribuenti europei. Sempre lì si va a finire. Questo concetto non so se è chiaro di là. Di qua è molto chiaro e per questo, da quando ci siamo insediati, abbiamo perseguito con tutti gli euro che siamo riusciti a recuperare e nei tanti modi in cui, per fortuna, l'abbiamo fatto, la riduzione delle tasse (Commenti del deputato Pellegrini) per gli italiani, la riduzione delle aliquote, l'accorpamento delle aliquote e tutti quegli interventi che fortunatamente gli italiani, a differenza vostra, evidentemente, hanno capito, hanno dimostrato e stanno dimostrando ancora oggi di apprezzare.

Così come c'è stato ricordato questa mattina da qualcuno: no, noi, a differenza vostra, non vogliamo nemici. Ma noi non vogliamo nemici in nessun modo. Nessuno di noi, penso, in quest'Aula sia così pazzo da cercare o incoraggiare lo scontro, tanto più lo scontro tra Nazioni, tanto più lo scontro armato. Però anche su questo bisogna un attimino intenderci su come si intende perseguire l'obiettivo di difendersi qualora qualcuno non abbia la stessa idea che abbiamo noi. Penso infatti che - dico il primo comune che mi viene in mente -, se a Palombara Sabina, a un certo punto, il sindaco decidesse che è nemico della criminalità e quindi toglie i vigili dalle strade, perché a Palombara Sabina non ci deve essere criminalità, togliendo i vigili dalle strade penso che, giustamente, i suoi cittadini avrebbero qualche problema nel confermargli una certa dose di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allo stesso modo, fare degli investimenti - so che l'applauso è per Palombara Sabina, non per me - in difesa non significa automaticamente incoraggiare qualcuno ad aggredirci, penso che sia esattamente il contrario come, purtroppo, la storia recente ci ha insegnato.

Dopodiché, siamo arrivati all'ultima parte con le dichiarazioni di voto. Allora, sono contento che il Presidente Conte sia tornato da Capalbio e sono ancora più contento che domani mattina finalmente riferirà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e risponderà alle domande che da tanto tempo gli vogliamo fare, tanti italiani gli vogliono fare, nella Commissione d'inchiesta COVID. E sono ancora più contento che abbia parlato, perché se avevamo qualche preoccupazione per il futuro, ce le ha tolte queste preoccupazioni. Intanto ha usato un tema e un plurale che io non so se sia il plurale maiestatis o se sia il plurale riferito al campo largo, ma a me sembra che questa mattina, attraverso il suo intervento, abbia dato l'avvio alle primarie.

Sono felice che sia arrivata nel frattempo anche la presidente Schlein che in sua contumacia ha avuto il primo saggio delle future primarie del campo largo, perché quello che abbiamo sentito da Conte questa mattina credo sia il suo programma politico. In questo programma politico - non entro nel merito, fortunatamente, non aderisco e non credo che aderirò mai nella mia vita al Campo largo, anzi, sono certo che non aderirò mai nella mia vita al Campo largo - certamente abbiamo sentito tante cose. Tante cose le avevamo già sentite e quindi non sono novità, ma la prima domanda che mi verrebbe da fare e che credo sia venuta a tanti di noi è: ma con che coraggio, con che faccia, quest'oggi il Presidente Conte è venuto a spiegarci come si tengono i conti in ordine in una Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste del deputato Pellegrini)?

Ragazzi, ma che faccia ci vuole? Perché non dico che noi siamo più belli, non dico che siamo più alti, non dico che siamo più simpatici, più bassi, più antipatici - questo è tutto discutibile -, ma quale fosse la condizione dei conti che questa Nazione ha ereditato quando si è insediato il Governo Meloni si può vedere, non è un'opinione: sono numeri (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Con che coraggio il Presidente Conte ci viene a dire e a vantarsi che ha lasciato 200 miliardi sul tavolo del Presidente Meloni? A parte che c'è stato un Presidente tra Conte e la Meloni… ma questo è un altro discorso, ma non ha lasciato 200 miliardi sul tavolo il Presidente Conte al Governo Meloni: ha lasciato chili, quintali di cambiali da pagare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste del deputato Pellegrini) a noi, ai nostri figli e ai nostri nipoti; se stiamo, per miracolo, avvicinandoci a uscire dalla procedura di infrazione non è di sicuro per merito delle politiche del Governo Conte, signori, perché ripeto, si può veramente avere fantasia, ma bisogna avere tanta fantasia per ritenere che il fiore all'occhiello del Presidente Conte sia stata un'ottima gestione dei conti, perché non ho visto nessuno, non in Europa, nel mondo, provare a copiare le politiche economiche del Governo Conte.

Non credo che fossero regali i miliardi - che ogni volta che li guardiamo si aggiornano al rialzo - del superbonus. Anche i soldi del PNRR - lo ricordo davanti al Ministro Foti e davanti al Ministro Giorgetti - non sono un regalo di Babbo Natale, sono soldi a debito (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), quindi nuovamente con interessi che dovranno essere pagati da noi, dai nostri figli e dai nostri nipoti.

Quindi questa narrazione - per cui esiste il salvatore della Patria che un Governo cattivo ha allontanato nel momento in cui i conti erano lì per esplodere, per diventare splendenti e per farci diventare la Nazione più ricca del mondo -, per rispetto nei confronti dell'intelligenza del Presidente Conte, la attribuisco solo al fatto che stiamo aprendo la campagna delle primarie del Campo largo, stiamo aprendo una stagione di lotte interne al Campo largo (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che non invidio, nel momento in cui dovrà decidere non tanto il leader - perché in quel caso procederanno come riterranno - ma un programma; perché quello che abbiamo sentito questa mattina e quello che c'è scritto anche in questa risoluzione è - se mettiamo insieme tutto - che si vuole continuare ad aiutare l'Ucraina, si vuole fare un programma di difesa europeo, non si vogliono togliere i soldi da niente dalle casse dello Stato ma si vogliono fare investimenti su tutto. Allora, ragazzi, da qualche parte i soldi li dobbiamo prendere… non “ragazzi”, scusatemi, “colleghi”, mi perdonino la confidenza… Da qualche parte i soldi vanno presi. Quindi dovete spiegarci dove volete prendere i soldi, dovete spiegarci cosa volete fare con i soldi e mi sembra che dobbiate spiegarvi anche tra di voi quali sono veramente le priorità. Voi evidentemente siete contenti così. Noi, dal nostro lato, siamo contenti così del nostro Governo, dell'operato del Ministro Giorgetti e del Ministro Foti nella gestione dei conti e dei rapporti con l'Unione europea.

Concludo con un'osservazione soltanto. Se oggi siamo a questa discussione è grazie alla credibilità che abbiamo guadagnato in questi anni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti del deputato Pellegrini). Se non avessimo posto sul tavolo della Commissione europea con forza e con autorevolezza…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA TREMAGLIA (FDI). …il tema che la sicurezza energetica (Commenti del deputato Pellegrini) è anche questa sicurezza, oggi non staremmo parlando di questo e voi, che oggi l'avete buttata in caciara sulle spese della difesa vi state dimenticando…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

ANDREA TREMAGLIA (FDI). … che questi sono i soldi per la sicurezza energetica. Lo scostamento lo chiediamo per aiutare famiglie, imprese e aziende ad andare avanti in un momento difficile, non certo per colpa vostra, ma neanche per colpa nostra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia- Commenti del deputato Pellegrini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Anch'io, come i colleghi di Azione, ero pronto a votare la risoluzione di maggioranza. Ma anch'io, alla fine, non lo posso fare perché nella pausa avete ceduto al diktat populista della Lega. Tutte le volte che c'è da scegliere fra il buon senso e uno slogan populista, scegliete lo slogan populista. Farete così anche fra sei mesi con Vannacci? Perché, Ministro, lei ha ragione: il SAFE è una questione economica e una questione di condizioni.

Economicamente non c'è dubbio, glielo deve dire a Borghi, non c'è dubbio: anche se i tassi saliranno, il livello dei tassi sul debito italiano sarà sempre più alto di quelli sul debito europeo. E quelle che lei ha chiamato condizionalità sono un'opportunità e non un vincolo, perché ci dicono: “Vi diamo i soldi ma non finanziate le difese nazionali, creiamo una difesa europea”. Cosa che tutti, a parole, diciamo di fare.

La verità, signor Ministro, è che voi - come voi - c'avete un problema: avete dentro cose che insieme non ci stanno. Nella fattispecie, il suo partito è diventato una cosa completamente diversa negli ultimi anni, da quando Matteo Salvini ha preso Claudio Borghi e Alberto Bagnai, due populisti che starebbero meglio nel MoVimento 5 Stelle piuttosto che nel centrodestra, e l'ha fatto diventare un'altra cosa. Ora Bagnai l'avete mandato all'Antitrust; se volete un consiglio su dove mandare Borghi, vi posso aiutare. Grazie.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti. Per quanto riguarda le votazioni per parti separate, faccio presente che i presentatori delle risoluzioni - ove necessario - hanno prestato il consenso previsto.

Passiamo adesso alla votazione della risoluzione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano n. 6-00287.

Avverto che i presentatori hanno accettato la riformulazione proposta dal Governo.

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Comaroli, Lucaselli, Pella, Romano n. 6-00287, come riformulata, con il parere favorevole del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Avverto che, a seguito della votazione precedente, la risoluzione Braga, Riccardo Ricciardi, Zanella ed altri n. 6-00288 risulta preclusa e, pertanto, non verrà posta in votazione.

Passiamo alla votazione della risoluzione Richetti ed altri n. 6-00289.

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Richetti ed altri n. 6-00289, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo alla votazione della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00290.

Avverto che la componente Misto-+Europa ha chiesto la votazione per parti separate.

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Boschi ed altri n. 6-00290, ad eccezione del primo e del secondo capoverso del dispositivo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, sul primo capoverso del dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00290, per la parte non assorbita, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, sul secondo capoverso del dispositivo della risoluzione Boschi ed altri n. 6-00290, per la parte non assorbita, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo alla votazione della risoluzione Ziello ed altri n. 6-00291.

Avverto che, a seguito delle votazioni precedenti, sono preclusi i capoversi primo, secondo e terzo del dispositivo.

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Ziello ed altri n. 6-00291, per la parte non preclusa, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo alla votazione della risoluzione Della Vedova, Magi ed altri n. 6-00292.

Indico la votazione, mediante procedimento elettronico, della risoluzione Della Vedova e Magi n. 6-00292, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo solo per correggere la votazione n. 4. Il voto elettronico ovviamente è registrato, ma volevamo correggere verbalmente la votazione n. 4 intendendo, per il MoVimento 5 Stelle, un voto di astensione e non un voto favorevole.

PRESIDENTE. Colleghi, prima di lasciare l'Aula, vi avverto che abbiamo due commemorazioni. Quindi vi pregherei, ove ritenete, di rimanere in Aula.

Commemorazione della tragedia di Marcinelle nel 70° anniversario.

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea). Colleghe e colleghi, tra qualche giorno saranno trascorsi settant'anni dall'8 agosto 1956, una data infausta in cui si verificò una terribile tragedia: l'incendio nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, che provocò la morte di 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Solo 13 dei minatori presenti nell'impianto sopravvissero.

A seguito della firma del protocollo tra l'Italia e il Belgio nel 1946, il nostro Paese, uscito stremato dal secondo conflitto mondiale e in grande necessità di materie prime, convenne di inviare 50.000 lavoratori nel bacino carbonifero della Vallonia, in cambio di carbone.

Nell'anno della tragedia su 63.000 minatori stranieri impiegati in Belgio ben 44.000 erano immigrati italiani. In memoria di tutti i lavoratori italiani immigrati che hanno perso la vita all'estero per causa di lavoro è stata istituita - l'8 dicembre 2001 - la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, che - significativamente - ricorre l'8 agosto di ogni anno, proprio nell'anniversario della tragedia di Marcinelle.

Questo tragico evento fu la conseguenza della mancata adozione di misure volte a garantire l'incolumità dei lavoratori e, a distanza di settant'anni, il tema delle morti sul lavoro è purtroppo ancora vivo. Nel 2025 sono state in Italia più di 1.000 le vittime sul luogo di lavoro ed è compito della politica e delle istituzioni tutte di introdurre e far applicare ogni disposizione utile a ridurre il più possibile questo terribile dato.

Occorre quindi un rinnovato impegno per l'aumento dei controlli preventivi su luoghi di lavoro e cantieri, in una prospettiva che deve vedere la sicurezza dei lavoratori al centro delle preoccupazioni delle aziende e delle pubbliche amministrazioni. Appare altresì auspicabile un rafforzamento delle sanzioni in caso di violazione delle norme antinfortunistiche, ma soprattutto un crescente impegno sulla formazione degli stessi lavoratori, che devono essere messi nelle condizioni di comprendere a pieno i rischi che corrono sul luogo di lavoro, ottenendo ogni informazione utile alla salvaguardia della loro incolumità e ricevendo ogni opportuno aggiornamento.

È un impegno che noi tutti abbiamo il dovere di assumere, non soltanto per i lavoratori di oggi, ma anche per onorare le 136 vittime della tragedia di Marcinelle. Invito, dunque, l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (Il Presidente e l'Assemblea osservano un minuto di silenzio - Applausi).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Di Giuseppe. Ne ha facoltà.

ANDREA DI GIUSEPPE (FDI). Signor Presidente, gentili colleghi, oggi vorrei iniziare con una frase che può sembrare provocatoria: l'Italia non ha il diritto di dimenticare Marcinelle, perché prima ancora di essere un Paese che accoglie siamo stati un Paese che chiedeva di essere accolto. Ed è proprio per questo che abbiamo il dovere di distinguere. L'8 agosto 1956 morirono a Marcinelle 262 uomini, 136 dei quali italiani. Non erano avventurieri, non erano persone che cercavano scorciatoie, erano padri di famiglia che avevano firmato un contratto, accettando il lavoro più duro che si potesse immaginare, e lasciato tutto per conquistare una sola cosa: la dignità. Noi oggi ricordiamo quei minatori non soltanto perché erano emigranti, li ricordiamo perché erano lavoratori e questa differenza - credetemi - cambia tutto. Per troppo tempo abbiamo raccontato l'emigrazione italiana soltanto come una storia di sacrificio. Io credo che sia stata soprattutto una straordinaria storia di responsabilità: milioni di italiani sono entrati in altri Paesi non chiedendo privilegi, ma offrendo lavoro; hanno imparato una lingua, rispettato le leggi, costruito imprese, famiglie e comunità.

Da deputato eletto all'estero, posso dirvi una sola cosa, che mi colpisce ancora ogni volta: ovunque io vada, incontro figli e nipoti di quei nostri emigranti, persone che ricoprono ruoli di responsabilità nelle istituzioni, nelle università, nelle imprese, nella ricerca, e tutti, in fondo, mi trasferiscono lo stesso messaggio: i nostri nonni ci hanno lasciato un cognome da onorare, non un privilegio, un esempio, ed è questo il vero lascito di Marcinelle, perché il lavoro non garantisce soltanto uno stipendio, il lavoro crea dignità, il lavoro crea libertà, il lavoro crea integrazione.

Ed è qui che la memoria smette di appartenere al passato e ci parla del presente. Le immagini che abbiamo visto nei giorni scorsi a Ceuta impongono una riflessione seria. Non possiamo commettere l'errore di mettere sullo stesso piano fenomeni profondamente diversi. Gli italiani del dopoguerra partivano nell'ambito di accordi tra Stati, con un contratto di lavoro e un desiderio di costruire una vita. Oggi, troppo spesso, migliaia di persone vengono consegnate ai trafficanti di esseri umani e trasformati in merce da organizzazioni criminali, che prosperano proprio per l'assenza di regole. È qui che dobbiamo avere il coraggio di affermare un principio semplice: la vera solidarietà non consiste nel rinunciare alle regole, consiste nel costruire le regole giuste.

Perché senza legalità non esiste integrazione, senza integrazione non esiste sicurezza e senza sicurezza non esiste nemmeno la solidarietà. Questo non significa dimenticare la nostra storia. Significa, al contrario, averla capita fino in fondo. Perché gli italiani che emigrarono nel mondo hanno lasciato un'eredità straordinaria. Non ci hanno lasciato solamente una memoria da celebrare, ci hanno lasciato un modello da seguire. Per questo Marcinelle non è soltanto una commemorazione, è una domanda che la storia continua a rivolgere a tutti noi: che tipo di società vogliamo costruire? Una società che confonde la solidarietà con il disordine oppure una società che sa coniugare umanità e responsabilità?

Noi scegliamo la seconda, perché il modo migliore di onorare quei 136 italiani non è soltanto ricordare come sono morti, è costruire un Paese nel quale chi arriva trovi una strada fatta di lavoro, legalità e dignità. E permettetemi un pensiero: Marcinelle ci insegna che non è l'emigrazione a rendere grande un uomo, ma il lavoro; non sono i confini aperti o chiusi a rendere forte una Nazione, ma le regole che lo Stato ha il dovere di far rispettare, insieme alla capacità di offrire, a ogni persona che le osserva, un'opportunità di costruirsi una vita intorno.

Il modo più sbagliato di ricordare Marcinelle sarebbe raccontarla soltanto come tragedia italiana. Marcinelle è una pagina fondativa della storia europea. L'Europa che oggi parla di diritti, solidarietà e dignità è stata costruita anche nel buio di quelle miniere, con il sacrificio dei nostri connazionali. Uomini che non chiedevano assistenza, ma la possibilità di lavorare; che non esportavano problemi, ma forza, competenza e futuro. Per questo oggi non siamo qui a chiedere compassione, siamo qui a pretendere che la storia ci riconosca, insieme alla memoria, perché l'Italia non è soltanto un Paese di emigranti. È stata una Nazione che, attraverso i propri emigranti, ha contribuito a ricostruire l'Europa. E, signori, questa verità nessuno può dimenticarla (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ogni comunità nazionale possiede alcuni luoghi della memoria, destinati a considerare nel tempo il significato di un'intera stagione storica. Per l'Italia repubblicana, Marcinelle è certamente uno di questi. L'8 agosto 1956, successivamente all'incendio sviluppatosi a Bois du Cazier, a meno 975 metri, persero la vita 262 minatori di 12 nazionalità diverse, di cui 136 italiani. Perché quando scavi carbone per la rinascita e la ripartenza dell'Europa, nessuno viene a chiederti il passaporto. E quelle persone mantennero flebili speranze nelle famiglie fino alle 3,25 del 23 agosto, quando uno dei soccorritori uscì dicendo: tutti cadaveri. E lì si spense la speranza di un'Italia che era incollata, per la prima volta c'era il resoconto quotidiano, alla radio della RAI che trasmetteva il bollettino ogni giorno, alle 15, nella speranza di ritrovare vivo ancora qualcuno. Ma Marcinelle non rappresenta solo questo. Marcinelle rappresenta la prima pagina dell'emigrazione assistita e allo stesso tempo anche una pagina di forte clandestinità. I nostri minatori entravano a decine di migliaia dalla Francia, purché si trovasse una soluzione per poter vivere e sopravvivere.

Ma quel carbone rappresentava uno scambio, l'unico che l'Italia repubblicana fece scritto nero su bianco: carbone in cambio di minatori, 50.000 minatori (2.000 a settimana) e ogni minatore valeva 200 chili di carbone. Quel carbone doveva servire per far rinascere l'Italia, priva di fonti energetiche, ma questo fu fatto in piena continuità con il recente passato. Perché c'è una straordinaria continuità: dall'epoca liberale passando per il ventennio fascista, per la neonata Repubblica, l'Italia utilizzò l'emigrazione come atto fondativo economico. Si esportò disoccupazione, sperando di avere, in cambio, rimesse e carbone. Chiudo, Presidente, se il 2 giugno le italiane per la prima volta, gli italiani si scelsero la Repubblica, le classi dirigenti, il 23 giugno 1946, fondarono questa Repubblica sulle migrazioni. L'8 agosto 1956 l'Italia - e non solo l'Italia - pagò il costo di quella scelta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Aggiungo, a latere, grazie anche per il libro che ha scritto su Marcinelle (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.

SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi ricordiamo i 262 minatori, di cui 136 italiani, che persero la vita l'8 agosto 1956 a Marcinelle. Presidente, commemorare Marcinelle vuol dire anche rivolgere un pensiero alle centinaia di migliaia di lavoratori italiani che dal dopoguerra in poi, anzi da prima della guerra in poi, sono emigrati. Grazie a voi, perché con il vostro coraggio, il vostro spirito di sacrificio e una straordinaria dignità, avete reso rispettato e stimato il nostro Paese all'estero.

E cari colleghi, sapete cosa mi dicono, tutte le volte che faccio gli incontri, i nostri lavoratori emigrati? “Abbiamo lasciato il nostro amato Paese, abbiamo fatto tanti sacrifici solo per un motivo: per dare un futuro migliore ai nostri figli”. E grazie a voi, quindi, grazie anche al vostro lavoro, alla vostra onestà e alla vostra determinazione, con cui avete contribuito alla crescita del Belgio e di tutti i Paesi dove siete emigrati. Alle vittime, alle loro famiglie e a tutti gli italiani che hanno vissuto l'emigrazione con sacrificio e con coraggio va oggi il nostro pensiero più sincero, la nostra gratitudine e il nostro rispetto. E un saluto particolare va ad Urbano Ciacci, l'ultimo dei minatori superstiti, che si salvò solo perché in quei giorni era in Italia. E come mi disse di persona quando lo incontrai a Marcinelle: “sono qui per testimoniare quello che abbiamo dentro, quello che abbiamo passato in quel buco nero”. Grazie Urbano e grazie a tutti i minatori italiani che con il loro sacrificio, il loro lavoro e la loro dignità hanno scritto una pagina fondamentale della storia dell'emigrazione italiana. Il loro esempio continuerà a vivere nella memoria della nostra comunità e di tutte le future generazioni. Che il loro sacrificio non venga mai dimenticato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tenerini. Ne ha facoltà.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'8 agosto 1956, nella miniera di Bois du Cazier a Marcinelle si consumò una delle tragedie più dolorose della storia del lavoro e dell'emigrazione italiana. Un incendio scoppiato nelle profondità della miniera costò la vita a 262 lavoratori; 136 erano italiani.

Erano uomini partiti dalle proprie case, dai propri paesi e dalle regioni più povere del nostro Paese con una valigia colma di speranza e con il desiderio semplice, essenziale e universale di offrire un futuro migliore alle proprie famiglie. Erano padri, figli e fratelli, erano italiani che avevano lasciato la propria terra per affrontare un lavoro durissimo, lontano dagli affetti, spesso in condizioni di estrema precarietà e di grave pericolo.

Marcinelle appartiene alla nostra memoria nazionale, ma appartiene anche alla coscienza dell'Europa. Perché quella tragedia non racconta soltanto il dolore di un popolo, racconta il sacrificio di milioni di donne e di uomini che attraverso il lavoro hanno contribuito alla ricostruzione, alla crescita economica e alla libertà del nostro continente. Gli italiani emigrati non portarono con sé soltanto le proprie braccia. Portarono competenze, portarono dignità, coraggio e capacità di sacrificio, portarono la forza silenziosa di chi, pur lontano dalla propria patria, non smette di sentirsi parte di essa.

Marcinelle ci ricorda soprattutto che nessuna esigenza produttiva, nessun interesse economico e nessuna logica del profitto può essere anteposta alla vita e alla sicurezza della persona. La sicurezza sul lavoro non è un costo da sopportare, è un dovere morale, una responsabilità giuridica e un principio irrinunciabile di civiltà, è la misura concreta del rispetto che una società riconosce al lavoro e a chi lavora.

A 70 anni di distanza, quella memoria continua a interrogare il nostro presente. Ancora oggi troppi lavoratori escono di casa senza farvi ritorno.

Troppi incidenti, troppe ferite e troppe vite spezzate, che ricordano che non possiamo considerare compiuto il nostro dovere. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta dello Stato, delle istituzioni, delle imprese e dell'intera comunità nazionale. Per questo, ricordare Marcinelle significa assumere un impegno, significa rafforzare la prevenzione, la formazione, i controlli, la cultura della legalità e della responsabilità, significa affermare con chiarezza che il lavoro deve essere sempre strumento di emancipazione, di dignità e di speranza, mai causa di dolore, mai condanna e mai morte.

Nel rendere omaggio alle 262 vittime e, in particolare, ai 136 nostri connazionali, rivolgiamo un pensiero commosso alle loro famiglie e a tutti coloro che, in questi decenni, hanno custodito e tramandato la memoria di quella tragedia, una memoria che appartiene all'Italia, al Belgio e all'Europa intera. Una memoria che non deve essere confinata nelle celebrazioni, ma deve continuare a vivere nelle scelte delle istituzioni e nelle coscienze di ciascuno di noi. Il significato dei minatori di Marcinelle ci consegna ancora oggi un monito semplice e solenne: nessun lavoro può dirsi dignitoso se non è anche sicuro.

Custodire quella memoria significa fare in modo che ogni lavoratore possa tornare a casa ogni giorno dalla propria famiglia. È questo il modo più autentico per onorare quelle vite (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Grazie, Presidente. Oggi commemoriamo la tragedia di Marcinelle. L'8 agosto 1956, nella miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, morirono 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Erano partiti in cerca di un futuro migliore e trovarono la morte nelle viscere della terra. L'ultima frase giunta dalla miniera fu “siamo tutti perduti”; si trovavano a 700 metri di profondità. Marcinelle non è soltanto una delle più grandi tragedie del lavoro del Novecento, non è solo memoria di una tragedia, ma è specchio del lavoro migrante di ieri e di oggi, di una vicenda umana universale che fa dire, a Papa Francesco ieri e oggi a Papa Leone, “siamo tutti migranti, siamo tutti pellegrini”, perché la vita stessa è un viaggio ed è uno spostamento.

E così l'8 agosto celebriamo la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo e a Marcinelle la campanella suona in ricordo delle vittime di quel giorno. Ma soprattutto, Marcinelle è il simbolo di una concezione che vede la vita umana subordinata alle esigenze della produzione e della ricostruzione economica. I parroci di allora dicevano: “I minatori sono carne da macello”. Una ricostruzione in cui lo sfruttamento di alcuni, spesso i più fragili e in difficoltà, è il prezzo del benessere di altri e lo sfruttamento di alcune zone del Paese, in particolare del nostro Meridione, è funzionale all'arricchimento di altre zone del Paese, spesso ingrate o smemorate, perché la storia non sempre è maestra di vita per chi ha la memoria corta.

Dieci anni prima, il 23 giugno 1946 - 80 anni fa, all'alba della Repubblica -, Italia e Belgio avevano sottoscritto il protocollo passato alla storia come il Patto uomo-carbone.

L'Italia, piegata dalla disoccupazione e dalla scarsità di energia, inviava migliaia di lavoratori nelle miniere belghe in cambio di carbone; c'era un vero e proprio prezzo. A questi minatori italiani fu tolta anche la dignità di esseri umani e lavoratori. Vivevano in condizioni terribili, alloggiati nelle baracche degli ex prigionieri tedeschi. Affrontavano non solo condizioni di lavoro durissime, ma anche un forte pregiudizio etnico, marginalizzazione, stigma sociale e discriminazioni quotidiane.

In molti locali pubblici, all'epoca comparivano cartelli discriminatori con la scritta: “Vietato l'ingresso agli italiani e ai cani”. E gli immigrati venivano spesso descritti dalla stampa locale come soggetti poco integrabili o associati a problemi di ordine pubblico. Non vi ricorda forse qualcosa? Non è una vicenda universale? Abbiamo visto il prezzo delle loro...

PRESIDENTE. Chiuda, per favore.

IDA CARMINA (M5S). ...vite e rispetto a ciò noi vogliamo dire che questa vicenda è di monito. E il ricordo non può essere rituale, deve essere fertile, capace di generare coscienza sociale, politica e umana. Ricordare Marcinelle significa lottare per condizioni di lavoro sicure e il riconoscimento dei diritti dei migranti per un'Europa che non accetti mai più lo sfruttamento come prezzo del benessere.

Prima di tutto, l'uomo e…

PRESIDENTE. Deve chiudere.

IDA CARMINA (M5S). …il suo bene devono essere il fondamento di ogni scelta politica e di uno Stato moderno e civile. “Noi siamo tutti perduti”, diceva il minatore intrappolato. Noi, oggi, possiamo e dobbiamo rispondere: no, non siete perduti se oggi ricordiamo e ci battiamo perché nessuno debba più morire per lavorare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Grazie per le parole con cui ha voluto ricordare, in quest'Aula, una grandissima tragedia italiana ed europea. Marcinelle è il segno di quanto accaduto nella storia del nostro dopoguerra, dove 7 milioni di italiani sono partiti per andare a lavorare all'estero e hanno contribuito, con il loro lavoro, alla rinascita economica del nostro Paese, con le loro rimesse, con la professionalità che hanno acquisito, ma hanno anche contribuito in maniera importante a costruire l'Europa. Sono andati in tanti Paesi a lavorare come è stato ricordato, ma hanno fondato anche imprese importanti in giro per il mondo, in Argentina, in Australia, e hanno contribuito in maniera importante agli Stati Uniti, al Canada.

La storia di tanti Paesi è caratterizzata dall'emigrazione italiana, un'emigrazione fatta con grandissima dignità, come è stato ricordato, un lavoro che, spesso, era un lavoro povero, che non voleva fare nessuno, e che veniva svolto proprio perché non c'era altro in questo Paese e bisognava partire per ricordarsi e sapere come sfamare le famiglie che erano qui in Italia. Quella tragedia è impressa nella storia della Repubblica e viene ricordata anche con una giornata dedicata a loro, l'8 agosto. Una tragedia che è impressa nella storia di tante famiglie.

Io conservo ancora nel mio ufficio un pezzo di carbone che mi diede un vecchio minatore in Belgio, ricordando quanto la loro vita fu caratterizzata da quella tragedia e da quel lavoro, perché c'erano tanti italiani, migliaia di italiani, che, da quel lavoro, hanno tratto anche la ricchezza per poter tornare in Italia e fondare in Italia un benessere di cui noi ancora oggi beneficiamo. Il lavoro non può costare mai la vita. Lo ricordiamo sempre e lo dobbiamo ricordare anche in relazione al grande impegno che i nostri emigrati hanno svolto in giro per il mondo. Marcinelle ne è un monito (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie Presidente. Lo facciamo ogni anno e, a maggior ragione, dobbiamo farlo nel 70° anniversario della tragedia di Marcinelle. Chiedo scusa, fin d'ora, non riuscirò ad avere tutto l'aplomb necessario per una commemorazione. Non posso limitarmi alla tristezza del fatto, nel rievocarlo, perché quelle 262 vittime, di cui 136 italiani, parlano del lavoro italiano nel mondo, ma oggi ci parlano anche di tanto altro. È vero che l'8 agosto è la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, ma non possiamo dimenticare che c'è un sacrificio del lavoro migrante in Italia in questo momento.

Il lavoro più duro che si possa immaginare, come quello di Marcinelle, oggi, in Italia, è quello a 45 gradi in una serra (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista) e noi non possiamo fare questa commemorazione senza dirlo. Non possiamo.

Poi, c'è anche qualcosa, addirittura, di più grave che ho sentito, cioè la distinzione tra lavoratori e migranti. È davvero insopportabile. Distinguere queste due categorie è una cosa che davvero grida vendetta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Purtroppo, guardate, va detto a questo punto.

Nella giornata di ieri, il Consiglio dei ministri ha adottato un provvedimento che è uno sfregio a Marcinelle e all'articolo 41 della nostra Costituzione, quello che indica il limite dell'iniziativa economica. L'unico caso in cui viene citata l'impresa e l'iniziativa economica nella nostra Costituzione è per porre dei limiti, che sono i limiti alla salute, all'ambiente, alla sicurezza dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) a cui l'iniziativa economica non può portare danno. Ebbene, ieri è stato fatto un provvedimento che scuda le imprese; scuda le imprese il giorno prima della commemorazione di Marcinelle.

Questo provvedimento del Consiglio dei ministri dice che non c'è responsabilità per l'impresa, per l'ente e per la società committente in quella che è una tragedia oggi del lavoro, cioè la catena degli appalti e dei subappalti. È uno sfregio questo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), uno sfregio a Marcinelle e alla nostra Costituzione. Credo che la cosa più giusta che dobbiamo fare in questa occasione è attualizzare quel sacrificio, attualizzare quella strage e fare davvero in modo che nessuna lavoratrice e nessun lavoratore possa più pagare come hanno pagato quei minatori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, l'8 agosto 1956 nella miniera di Marcinelle il fuoco e il fumo spensero, in pochi istanti, le vite di 262 lavoratori e, tra loro, 136 erano italiani. Erano uomini partiti dalla propria terra non per inseguire un sogno di ricchezza, ma per garantire un futuro alle loro famiglie. Erano il volto di un'Italia che, con sacrificio e dignità, cercava di rialzarsi dopo la guerra. Ricordare Marcinelle significa ricordare non soltanto una tragedia, ma una pagina fondamentale della nostra storia nazionale ed europea.

È la storia di un'emigrazione fatta di fatica, di lontananza, di nostalgia, ma anche di coraggio e di straordinaria capacità di costruire valore ovunque gli italiani siano arrivati. Quei minatori lavoravano nelle condizioni più difficili, spesso con tutele insufficienti e con rischi che oggi ci appaiono inaccettabili e che lo erano anche allora. Per questo Marcinelle resta un monito che attraversa il tempo e ci ricorda che il lavoro non può mai essere disgiunto dalla sicurezza, perché la dignità della persona viene prima di ogni interesse economico e ogni lavoratore ha diritto a tornare a casa dalla propria famiglia.

Quella memoria ci chiede anche di guardare oltre: ci invita a riconoscere il contributo che milioni di italiani emigrati hanno dato allo sviluppo dei Paesi che li hanno accolti senza mai recidere il legame con la propria patria. Hanno portato con sé competenze, sacrificio, senso del dovere e hanno contribuito a costruire un ponte tra l'Italia e l'Europa. A 70 anni da quella tragedia, il modo migliore per onorare quei 136 italiani e tutte le vittime di Marcinelle è continuare a promuovere una cultura della prevenzione, della responsabilità e della sicurezza, affinché nessun lavoratore debba più perdere la vita nello svolgimento del proprio dovere.

A nome del gruppo di Noi Moderati rivolgiamo un pensiero commosso alle vittime, ai loro familiari e a tutti gli italiani che hanno conosciuto il prezzo dell'emigrazione del lavoro lontano da casa. Il loro sacrificio appartiene alla memoria della Repubblica e custodirlo significa rinnovare, ogni giorno, il nostro impegno per un Paese che sappia coniugare crescita, lavoro, sicurezza e dignità della persona. È questo il modo più autentico per fare in modo che Marcinelle non sia soltanto un ricordo, ma una responsabilità che continua a interpellare le nostre coscienze (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Anche quest'anno, come ogni 8 agosto, onoriamo la memoria delle 262 persone morte tragicamente nell'incidente di Marcinelle: 262 minatori di 12 nazionalità diverse e, tra questi, 136 erano italiani, nostri connazionali. La mattina di quell'8 agosto scesero, per oltre un chilometro, dentro le viscere della terra per non uscirne mai più. Uccisi: alcuni carbonizzati e altri, purtroppo, intossicati dalle inalazioni di quel drammatico incidente sul lavoro. Noi sappiamo bene - valeva nel 1956 e vale ancora oggi - che nessun lavoro è così importante da non poter essere svolto in sicurezza. Una tragedia immane che colpì l'opinione pubblica in tutta Europa e, in modo particolare, quella italiana, per il contributo di vittime del nostro Paese. L'indomani ci fu un editoriale durissimo del Corriere della Sera, che scrisse: “L'Italia può esportare lavoratori, ma non degli schiavi”. Ci fu un moto di indignazione tale che portò poi a rivedere gli accordi tra Italia e Belgio, che erano stati siglati dal nostro Governo.

Allora, noi questo 8 agosto ricordiamo quelle vittime e ricordiamo, però, anche la sofferenza e il coraggio di tutti i migranti italiani, migranti italiani che in molti casi hanno ottenuto, appunto con quel coraggio di partire, anche un successo personale nei Paesi dove sono arrivati, ma che nella maggior parte dei casi resteranno ignoti ai libri di storia, ma hanno contribuito al successo di quei Paesi, al successo dell'Europa e anche a quello dell'Italia. Persone che partivano cercando di costruire un futuro migliore per i loro figli, dare loro la possibilità di studiare e di vivere in condizioni più dignitose.

Sono le stesse speranze, gli stessi sentimenti con cui ancora oggi partono molti migranti dalle loro terre, per cercare di dare una vita migliore ai propri figli, in alcuni casi semplicemente una vita. Allora, pensando ai migranti di oggi, che molto spesso non vediamo e di cui non ci accorgiamo, anche se vivono accanto a noi, nelle nostre case, e lavorano nelle nostre fabbriche, penso che sia giusto ricordare proprio le parole della canzone di Marcinelle, che dice: “(…) quella miniera non è più una tomba, ma una bandiera”, ma soprattutto dice: “Compagno minatore, la tua memoria riempie di coscienza la nostra storia”. Oggi noi dovremmo augurarci che quella memoria riempia di coscienza il nostro presente (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Anch'io voglio intervenire e lasciare traccia per questi 70 anni dalla tragedia di Marcinelle, per le famiglie dei 136 italiani che persero la vita e per tutti gli altri che morirono in quell'incidente. Io ho avuto l'occasione e l'onore di partecipare più volte direttamente a Marcinelle alla commemorazione e ogni volta è un'esperienza toccante, anche quella di condividere con la comunità italiana in Belgio quell'omaggio a una pagina dolorosa della nostra storia, al sacrificio di tanti lavoratori emigrati. Marcinelle è anche un monito importante sul diritto a un lavoro sicuro e rispettoso della dignità della persona, principio che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, richiama con costanza fin dall'inizio del suo mandato e che ha, in qualche modo, valorizzato anche come monito rispetto a Marcinelle.

Ricordare Marcinelle significa anche guardare al presente. La storia dei lavoratori italiani emigrati dovrebbe aiutarci - come tante altre storie; ci sono casi anche negli Stati Uniti di tragedie che si sono verificate - a guardare con un occhio non ideologico a quello che succede oggi e parlo anche a noi politici e parlamentari. Pensiamo a quello che è successo a Ceuta nei giorni scorsi e alle reazioni emotive che sono state volute o cavalcate da molti, alla ricerca di politiche migratorie non ideologiche che sappiano garantire il rispetto della dignità delle persone, di tutte le persone, anche mentre cercano concretamente di regolare i flussi migratori e di contrastare l'irregolarità e l'illegalità, ma sempre avendo ben presente la dignità di ogni singolo migrante, così come la dignità di ogni singolo lavoratore italiano che in quegli anni andava in quelle condizioni a lavorare all'estero.

Infine, un'ultima considerazione: l'Italia oggi, un Paese di immigrazione, oltre che di emigrazione, ma di altro tipo prevalentemente, è alle prese con un profondo declino demografico e dovrebbe far tesoro della propria storia migratoria.

Anche su questa base concreta, per chi fa politica e fa le politiche, anche su questa base abbiamo molto da trarre come insegnamento dalle vicende degli italiani nel mondo in generale e dalla tragica vicenda di Marcinelle (Applausi di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Abbiamo terminato la commemorazione per Marcinelle.

Commemorazione della strage di Bologna nel 46° anniversario (ore 14,15).

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea). Colleghe e colleghi, siamo oggi a ricordare le vittime di uno degli eventi più tragici della nostra storia repubblicana, che si consumò a Bologna il 2 agosto 1980.

In quell'infausta giornata, alle 10,25, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna. L'esplosione provocò il crollo di un'ala intera della stazione, investendo anche due vetture di un treno in sosta al primo binario. Le conseguenze dell'esplosione furono di terrificante gravità anche a causa dell'affollamento della stazione in un giorno prefestivo di agosto. Rimasero uccise 85 persone; oltre 200 furono ferite. La vittima più piccola, Angela Fresu, aveva solo 3 anni.

Il dolore e la commozione per le tante vittime inermi assassinate non può estinguersi e necessita il nostro ricordo perché lo pretendono la memoria e la nostra coscienza civile, perché il passato ci guida e ci orienta.

Un posto speciale nella memoria collettiva e della città di Bologna merita anche il racconto dei soccorsi. La reazione dei bolognesi fu immediata e spontanea, mentre la città cercava ancora di capire cosa fosse accaduto. Bologna divenne una gigantesca macchina di soccorso e assistenza: Vigili del fuoco, personale sanitario, Forze dell'ordine, ferrovieri, tassisti, autisti e cittadini raggiunsero la stazione e tutti agirono insieme in una situazione estrema, usando ciò che avevano a disposizione.

L'autobus della linea 37 venne impiegato per trasportare le salme dalle macerie all'obitorio, divenendo uno dei simboli più tristemente conosciuti di quella giornata.

La strage di Bologna si colloca negli anni della strategia della tensione, segnati da terrorismo, violenza politica, apparati clandestini e tentativi di condizionare la vita democratica italiana. Quella strage, va detto con estrema chiarezza, fu una strage vigliacca e codarda e, da quel giorno, cominciò anche una delle più complesse vicende giudiziarie della storia italiana, protrattasi per oltre 40 anni.

L'iter processuale - non privo di tentativi di depistaggio - ha accertato in via definitiva la matrice neofascista della strage, assolvendo così all'esigenza di verità e di giustizia sulla strage attesa dall'Italia tutta, dalla comunità bolognese e dalle famiglie delle vittime, che non hanno mai smesso di impegnarsi per l'accertamento delle responsabilità.

Invito adesso l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (Il Presidente e l'Assemblea osservano un minuto di silenzio - Applausi).

Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Angela Fresu aveva 3 anni, era in stazione con la mamma e due amiche, stava andando in vacanza sul lago di Garda. Non sapeva nulla di ideologia o di terrorismo, sapeva solo che era estate e che si partiva con la mamma. L'esplosione di quel 2 agosto 1980, alle 10,25, la colpì nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Angela fu la vittima più piccola della strage. Accanto a lei c'era la mamma, Maria Fresu, 24 anni, operaia. Aveva organizzato quella vacanza con cura, insieme alle amiche, come si fa quando si sogna qualche giorno di riposo e di serenità. La bomba la uccise insieme ad Angela e all'amica Verdiana.

C'erano le lavoratrici della Cigar, la ditta che gestiva il bar e il self-service della stazione. C'era Mirella, c'era Euridia, c'erano tanti altri giovani ragazzi e ragazze. C'erano Franca, Katia, Nilla, Rita. Tutte morirono insieme in quel pezzo di stazione, che era anche un luogo di lavoro, prevalentemente femminile.

C'erano intere famiglie straniere venute in Italia per una vacanza al mare. Margret era arrivata dalla Germania insieme al marito e ai tre figli. Il 2 agosto erano in stazione a Bologna, aspettavano il treno per tornare a casa. La bomba li colse proprio mentre si preparavano al rientro, trasformando un viaggio di famiglia in una tragedia senza ritorno. C'erano anche i giovani viaggiatori stranieri, John e Catherine, 22 anni, che venivano dall'Inghilterra. Si erano laureati da poco e avevano deciso di fare un viaggio in Europa. La bomba li uccise entrambi mentre aspettavano un treno.

Poi c'erano i ferrovieri Argeo e Onofrio, che indossavano la divisa e garantivano ogni giorno il funzionamento dei treni. C'erano i tassisti Fausto e Francesco, in servizio davanti alla stazione, che furono travolti dai detriti mentre svolgevano il proprio lavoro. E potremmo continuare. C'erano Rossella, Davide, Roberto, Elisabetta, Carla, Umberto e Nazzareno, 33 anni, che telefonò per avvertire la moglie del treno in ritardo e, poi, entrò in sala d'aspetto ad aspettare la coincidenza. L'esplosione lo uccise lasciando la moglie e quattro figli senza più un padre.

Nella sala d'attesa di seconda classe quella mattina c'erano bambini e bambine, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, pensionati italiani e stranieri, famiglie in viaggio, giovani coppie, turisti, ferrovieri, tassisti. La più giovane aveva 3 anni, il più anziano 80. Trentatré vittime avevano tra i 18 e i 30 anni, sette erano bambini. Quando ricordiamo che la strage ha mietuto 85 vittime, ricordiamoci che dietro quel numero c'erano vite, storie e mondi che qualcuno decise di spegnere con una bomba neofascista, finanziata da poteri oscuri e protetta da depistaggi di Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Sono passati 46 anni da quel 2 agosto. Da allora, l'orologio fermo nell'ala ovest della stazione continua a segnare le 10,25, per ricordarci ogni giorno il momento preciso in cui la vita di tante persone fu travolta da una violenza cieca e insensata. Una strage neofascista compiuta da terroristi, sostenuta dalla loggia massonica P2 e per anni coperta da depistaggi e insabbiamenti. Una ferita alla democrazia che ancora oggi non smette di sanguinare.

In questi anni, la giustizia ha continuato a lavorare e i processi hanno, via via, aperto spiragli di verità e consolidato responsabilità, ma ancora troppe sono le domande senza risposte. Finché resterà anche solo una domanda senza risposta, il nostro dovere sarà continuare ad esserci, a ricordare e a pretendere verità e giustizia.

Per questo dobbiamo ringraziare l'Associazione tra i familiari delle vittime, il presidente e la procura generale di Bologna, che non hanno mai smesso di tenere accesa la luce su quella vicenda (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma non basta. Sono in conclusione, Presidente. Le istituzioni e la magistratura devono continuare a scavare nei decenni di trame terroristiche e mafiose che hanno attraversato il nostro Paese e consegnare la verità sulla strage di Bologna alle future generazioni e giustizia ai familiari delle vittime e all'Italia intera. Per questo io ho deciso di portare mia figlia Virginia di 10 anni in quella sala d'aspetto, perché deve sapere quello che è successo, perché la memoria si costruisce ogni giorno. È un atto che dobbiamo alla nostra democrazia. Ricordare ciò che accadde è un dovere civile e democratico.

Hanno fermato il tempo, ma non la verità, Presidente. Bologna, l'Emilia-Romagna e l'Italia non dimenticano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Comprendo la commozione di tutti noi, ma chiedo a tutti di rimanere nei tempi, perché abbiamo tra poco il question time e abbiamo tre minuti per ogni oratore. Ha chiesto di parlare il deputato Antoniozzi. Ne ha facoltà.

ALFREDO ANTONIOZZI (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi commemoriamo le vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Ottantacinque persone morte per la follia del terrorismo. Una ferita aperta nel cuore di tutti gli italiani. La giustizia ha stabilito che la strage era da addebitare al terrorismo nero e noi uomini delle istituzioni crediamo nella giustizia e ne rispettiamo le sentenze. È altrettanto giusto non smettere di ricercare la verità. Noi rispettiamo profondamente le verità giudiziarie, ma esse - diceva Aldo Moro - non sono verità dogmatiche inaccessibili.

Nessuna delle grandi stragi di quegli anni ha avuto una risposta tra depistaggi e versioni diverse. Allora, il dubbio che non si sia raggiunta tutta la verità resta. Resta nelle parole di Rossana Rossanda, fondatrice de il manifesto, e intellettuale di sinistra, che sostenne la necessità di una revisione processuale dichiarando: “E se fossero innocenti?” (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Furio Colombo, direttore de L'Unità, fondatore de il Fatto Quotidiano e parlamentare di sinistra, dichiarò: “Mambro e Fioravanti sono estranei alla strage di Bologna”. Naturalmente, sono solo opinioni, ma queste riflessioni restano vive e fanno riflettere. Anche la tragedia di Aldo Moro ha una verità giudiziaria, ma quante Commissioni parlamentari si sono consumate e quanti convegni, tavole rotonde e dibattiti si sono esercitati nella ricerca di una verità più profonda? E a distanza di tanti decenni, nutro ancora il dubbio che non si sia raggiunta tutta la verità, anche se la giustizia ha accertato la responsabilità della sinistra eversiva.

Il Governo Meloni, per contribuire alla ricerca della verità, ha accelerato il versamento degli atti desecretati all'Archivio centrale dello Stato, documenti della stagione delle stragi, per favorire la memoria e per la ricerca delle verità. Nel 1980 ero un giovane dirigente democristiano, anticomunista e antifascista. La Democrazia Cristiana non esiste più, ma vivono profondi i suoi valori ed è qui la ragione della mia convinta adesione a Fratelli d'Italia, custode autorevole dei valori del popolarismo cattolico. Il Movimento Sociale Italiano era un fiero avversario del mio partito, non faceva sconti. Ma non posso non dichiarare che trovo vergognose le affermazioni contro il Movimento Sociale Italiano, un partito che è stato ghettizzato e che ha pagato con tanti innocenti gli anni del terrorismo. È un partito che merita rispetto (Commenti del deputato Pellegrini).

Allora, credo che una maggiore moderazione e ponderatezza sia utile a tutti perché il tempo serve per riflettere meglio. Credo che, ahimè, non ha riflettuto molto il sindaco di Bologna, quando in una piazza intrisa di dolore ha dichiarato vergognosamente…

PRESIDENTE. Chiuda, per favore…

ALFREDO ANTONIOZZI (FDI). … anche qui virgolettato: “Oggi al Governo ci sono gli eredi del fascismo e della P2”. Sono affermazioni gravissime. È come se io affermassi oggi, in quest'Aula, che chi siede di fronte a me è erede e responsabile morale dei crimini del comunismo a Berlino, a Budapest, in Cecoslovacchia, in Romania, in Italia e al confine orientale. Sarebbe giusto? Forse racimolerei qualche voto in più aizzando lo scontro come ha fatto il sindaco Lepore. Ma vale la pena veicolare nel mondo l'immagine di una città, da sempre civile e composta, come luogo della violenza (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Onorevole, chiuda, per cortesia.

ALFREDO ANTONIOZZI (FDI). Ne vale la pena? Forse un po' di equilibrio farebbe bene a tutti (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Per favore, colleghi…

ALFREDO ANTONIOZZI (FDI). …soprattutto perché il vero tema della commemorazione del 2 agosto non è lo scontro (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma il ricordo degli 85 italiani morti che non erano né di destra, né di sinistra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e del deputato Marattin)

PRESIDENTE. Grazie. Chiedo a tutti la cortesia di rimanere nei tre minuti, altrimenti, sono costretto a togliere la parola e mi dispiace, però abbiamo il question time in diretta TV. Perdonatemi, ma lo devo fare necessariamente. Ha chiesto di parlare l'onorevole Merola. Ne ha facoltà.

VIRGINIO MEROLA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente, anche quest'anno vogliamo esprimere la nostra vicinanza, la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime delle 85 persone e dei 216 feriti della strage fascista di Bologna nel 1980 (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

Come sappiamo, è stato l'atto di terrorismo più grave della storia della nostra Repubblica. Da allora la grande partecipazione popolare per chiedere verità e giustizia non si è fermata e ogni anno i cittadini e le cittadine camminano insieme in un affollato corteo fino alla stazione.

La verità e la giustizia, grazie all'associazione dei familiari delle vittime e al sostegno delle nostre istituzioni democratiche, si sono affermate. I mandanti e gli esecutori della strage sono stati condannati con sentenze passate in giudicato. Tre gradi di giudizio hanno confermato che la strage fu un atto di terrorismo neofascista, reso possibile da complicità che arrivarono fino agli apparati dello Stato e alla Loggia P2. Per anni si è tentato di costruire depistaggi - e lo sentiamo ancora in quest'Aula -, ma ogni singolo tentativo di depistaggio, come la pista palestinese, è stato analizzato e respinto da sentenze definitive della magistratura.

Il nostro Paese ha vissuto un periodo di stragi e di terrorismo che mirava a creare le condizioni per una svolta autoritaria. Oggi viviamo in un periodo, in Europa e nel mondo, dove la politica autoritaria ritorna non attraverso violenze golpiste, ma attraverso l'esercizio del voto che trasforma le democrazie liberali in “democratura”, dominio delle maggioranze, senza rispetto delle regole costituzionali.

Per questo la partecipazione popolare e democratica e il sostegno attivo dei cittadini alle Costituzioni fa la differenza possibile e tiene aperto il varco della democrazia autentica e della speranza.

Questo varco di civile, ordinato e pacifico sostegno alla democrazia (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva-Casa Riformista e Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa e del deputato Marattin, che si levano in piedi) è l'insegnamento che viene dalla mia città Bologna.

Voglio ringraziare il Presidente della Repubblica Mattarella per le parole inequivocabili che ha proferito ancora una volta in questa occasione. Colgo l'occasione per associarmi alle dichiarazioni del sindaco Lepore, di solidarietà e vicinanza alla Presidente Meloni per le frasi infami e le minacce che ha dovuto subire. E colgo l'occasione per rivolgermi alla Presidente Meloni a proposito di parole inequivocabili.

Le parole sono importanti e hanno sempre conseguenze - lo vediamo anche in quest'Aula, ahimè -, ma anche i silenzi e le parole non dette hanno conseguenze (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Italia Viva-Casa Riformista e Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa).

Non dire che la strage è fascista significa avere due mancanze. Primo: un po' di intelligenza del cuore rispetto ai familiari. Secondo: la mancanza di coraggio della verità (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Italia Viva-Casa Riformista e Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa).

Io penso che noi dovremmo essere uniti e che saremo uniti con il coraggio dell'unità per preservare i valori fondamentali della nostra Repubblica e combattere l'odio e combattere la paura, per la libertà, per la verità, per la giustizia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Italia Viva-Casa Riformista e Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa e del deputato Marattin).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha la facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Erano le 10,25 del 2 agosto 1980 e un ordigno esplose nella sala d'aspetto di seconda classe, affollata di viaggiatori in partenza per lo più per le vacanze estive. Ottantacinque vite furono spezzate, oltre 200 persone rimasero ferite, molte delle quali segnate per sempre nel corpo e nell'anima. Non furono vittime di un destino cieco, furono vittime di un disegno criminale, di una strategia della tensione che per anni ha insanguinato il nostro Paese, colpendo cittadini innocenti nel tentativo di destabilizzare la democrazia italiana.

Oggi vogliamo commemorarli, vogliamo ricordare chi quel giorno ha perso un figlio, una madre, un fratello, un'amica. Vogliamo ricordare chi è sopravvissuto e ha portato per tutta la vita i segni di quella mattina d'agosto. Ma vogliamo anche ricordare il coraggio di Bologna, i cittadini che accorsero subito a soccorrere i feriti, i taxi e gli autobus che si trasformarono anche in ambulanze, medici e infermieri che lavorarono senza sosta per giorni. In quelle ore terribili, la città seppe rispondere all'odio con la solidarietà.

La giustizia, seppure a fatica e dopo decenni di depistaggi, ha fatto il suo corso. Già nel 1995 la Cassazione condannò in via definitiva gli esecutori materiali, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, insieme a chi aveva deviato le indagini. Negli anni successivi le condanne definitive hanno raggiunto anche altri due colpevoli e solo l'anno scorso la Cassazione ha reso definitiva la condanna dell'ultimo esecutore, chiudendo il cerchio sui mandanti. Le sentenze hanno accertato che dietro la strage vi fu un disegno eversivo di matrice neofascista, orchestrato ai vertici della Loggia massonica P2 e sostenuto da apparati infedeli dello Stato. Dopo 46 anni, la verità giudiziaria è oggi completa, anche grazie all'impegno instancabile dell'Associazione tra i familiari delle vittime, che ha lottato per la verità e per la giustizia contro depistaggi, silenzi e i tentativi di dimenticare.

Bologna “la dotta”, è una grande città e, alla presenza del Sottosegretario Nicola Molteni, domenica ha ricordato la strage di 46 anni fa. Ma a Bologna, purtroppo, non si fermano gli attacchi contro lo Stato e li abbiamo visti solo due settimane fa, con assalti contro le Forze dell'ordine, sotto la prefettura e sotto la sede del comune, con oltre 70 agenti feriti e una decina di auto incendiate. E ancora questa mattina, con orribili scritte proprio nel centro della città che incitano alla morte del Premier Meloni, cui esprimo, a nome della Lega, la piena solidarietà (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

La memoria non è un esercizio rituale, è un dovere civile, perché una Nazione che dimentica le proprie ferite è una Nazione più vulnerabile, più esposta a ripetere gli stessi errori. Ricordare la strage di Bologna significa riaffermare i valori su cui si fonda la nostra convivenza civile: la verità contro la menzogna, la giustizia contro l'impunità, la democrazia contro ogni forma di violenza politica. Questi valori devono essere un monito per i giovani di oggi e un impegno per le generazioni future (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tassinari. Ne ha facoltà.

ROSARIA TASSINARI (FI-PPE). Presidente, il 2 agosto 1980 rappresenta una delle pagine più tragiche della storia della nostra Repubblica. Alle 10,25 una bomba devastò la stazione di Bologna, spezzando la vita di 85 persone innocenti e ferendone oltre 200. Donne, uomini, bambini, famiglie, cittadini italiani e stranieri, vite unite da un destino crudele che ancora oggi interpella la coscienza del nostro Paese. Nel ricordare quella tragedia, il nostro primo dovere è rendere omaggio alle vittime e stringerci, con rispetto e vicinanza, ai loro familiari, che da decenni chiedono e meritano verità, giustizia e memoria.

La memoria non è un rito formale, è un impegno civile. Significa trasmettere alle nuove generazioni il valore della democrazia e la consapevolezza che il terrorismo in ogni sua forma ha sempre avuto un solo obiettivo: colpire le istituzioni democratiche, seminare paura e mettere in discussione la convivenza civile. L'Italia ha reagito con la forza delle sue istituzioni, con il coraggio di tanti servitori dello Stato, con tanti volontari e con la fermezza di un popolo che non ha mai ceduto alla violenza. Questa è la lezione più importante che la strage di Bologna ci consegna: la democrazia può essere ferita, ma non può essere piegata se resta unita attorno ai valori della libertà, della legalità e dello Stato di diritto.

Oggi, nel ricordo di quella immane tragedia, il nostro pensiero va anche a tutti coloro che, negli anni più difficili della Repubblica, hanno sacrificato la propria vita per difendere le istituzioni e la libertà degli italiani. La loro testimonianza continua a essere un punto di riferimento per il nostro presente. Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di custodire una memoria condivisa, rispettosa del valore delle vittime e fondata sulla ricerca della verità. Solo così possiamo rafforzare il patto democratico che unisce la nostra comunità nazionale.

Nel ricordo delle vittime della strage di Bologna, rinnoviamo il nostro impegno a difendere i principi della Costituzione, la libertà, la giustizia e la pace sociale. È il modo più autentico per onorare chi perse la vita quel 2 agosto e per consegnare alle nuove generazioni un Paese più forte, più unito e più consapevole della propria storia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Consentitemi una breve riflessione personale. Il 2 agosto 1980 stavo attraversando Bologna in autostrada, ero in viaggio. Poco dopo appresi che, a pochi chilometri di distanza, si era consumata una delle pagine più tragiche della storia della nostra Repubblica. Da allora ho sempre pensato che ci siano eventi che non appartengono soltanto a chi li vive direttamente, ma appartengono alla coscienza di un intero Paese.

Come ha ricordato il Presidente della Repubblica, il segno profondo impresso nella strage del 2 agosto 1980 è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani. Allora, quelle parole ci ricordano che Bologna non è soltanto un luogo della memoria, è un monito permanente. La democrazia non è mai un bene acquisito una volta per tutte: vive della forza delle istituzioni, della ricerca della verità e della fiducia dei cittadini nello Stato.

La strage di Bologna fu un attacco terroristico contro cittadini innocenti, ma anche contro la Repubblica. Si volle colpire la libertà attraverso la paura, incrinare la convivenza civile, seminare sfiducia nelle istituzioni democratiche. Quel disegno per fortuna è fallito. È fallito perché la Repubblica ha saputo resistere, ha resistito grazie alle istituzioni, alla magistratura, alle Forze dell'ordine, alla società civile e alla tenacia dei familiari delle vittime, che non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia.

Per noi di Azione questo è il punto essenziale. La memoria non può essere un rito né una bandiera da agitare nelle contrapposizioni politiche, deve essere una responsabilità comune. Questo significa difendere lo Stato di diritto, rifiutare ogni forma di terrorismo e di violenza politica, qualunque ne sia la matrice, e custodire la qualità della nostra democrazia.

Le differenze politiche, signor Presidente, sono il cuore del pluralismo democratico. L'odio, la violenza e la delegittimazione dell'avversario non lo sono mai. Ricordare Bologna significa, allora, rinnovare ogni giorno il nostro impegno verso la Costituzione, verso la libertà, verso una Repubblica capace di unire, nella memoria e nei valori fondamentali, anche chi si confronta con idee diverse. Questo è lo spirito del gruppo di Azione, spirito che esprimiamo con una forte convinzione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Presidente, oggi ci raccogliamo nel ricordo delle vittime della strage neofascista e piduista di Bologna del 2 agosto 1980, il più grave massacro di civili avvenuto in Italia dal dopoguerra. Ricordare quella mattina significa, prima di tutto, restituire dignità ai nomi, alle vite spezzate e alle famiglie colpite per sempre da una violenza cieca e organizzata. Ma la memoria non può essere soltanto cordoglio, è anche responsabilità civile.

Le sentenze dei processi hanno illuminato una pagina buia della nostra storia, riconoscendo la matrice neofascista dell'attentato e indicando complicità, depistaggi di Stato e le zone d'ombra che hanno ferito non solo Bologna ma l'intera Repubblica. Dire questa verità non significa riaprire divisioni, significa fondare la convivenza democratica sulla chiarezza dei fatti, chiarezza che andrebbe condivisa. Per questo va riconosciuta la tenacia dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna. In tutti questi anni i familiari non hanno chiesto vendetta: hanno chiesto verità, giustizia, coerenza nelle parole e nei fatti.

Hanno impedito che il tempo cancellasse le responsabilità, che la retorica sostituisse la storia, che la memoria diventasse una formula vuota. Ancora oggi, certo, restano domande, ombre e nodi da sciogliere. Ma proprio per questo la commemorazione ha un senso profondo: ricordare significa continuare a cercare, a pretendere chiarezza, a difendere la democrazia da ogni manipolazione storica e politica. La Repubblica si onora non rimuovendo le ferite, ma guardandole con coraggio. Facciamo nostre le parole del cardinale Zuppi: “Chi sa, confessi per far luce sul dolore”.

Nel nome delle vittime, nel rispetto dei loro familiari, nella fedeltà alla Costituzione rinnoviamo oggi un impegno semplice e necessario: stare dalla parte della verità e della giustizia, contro il silenzio, contro l'oblio e contro ogni tentativo di negare la storia. Solo così la memoria diventa coscienza civile. Solo così il dolore può trasformarsi in responsabilità collettiva (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente e colleghi. Abbiamo sentito: il 2 agosto 1980, alle 10,25, un ordigno devastò la stazione di Bologna; 85 persone persero la vita, oltre 200 rimasero ferite. Una delle pagine più drammatiche della storia della nostra Repubblica, una ferita che continua a segnare la coscienza del nostro Paese. Oggi quest'Aula rende omaggio - lo dovrebbe fare senza alcun tipo di strumentalizzazione - alle vittime, ai loro familiari, ai sopravvissuti, ai soccorritori e ad una città che seppe reagire al dolore con dignità, solidarietà e straordinario senso civico.

Una ferita incisa nella storia della Repubblica e nella coscienza degli italiani; una memoria che appartiene a tutti noi e che affida soprattutto alle nuove generazioni un compito preciso: custodire i valori della libertà, della giustizia e della democrazia. Il punto non è soltanto identificare chi minaccia la democrazia; il punto è comprendere quanto la democrazia sia preziosa e quanto richieda ogni giorno istituzioni forti, cittadini consapevoli e una difesa costante dei principi costituzionali contro ogni forma di terrorismo, eversione e violenza politica. È questo il significato più profondo della memoria: non un esercizio rituale, ma un impegno civile.

Nel ricordo, Presidente, delle 85 vittime, rinnoviamo oggi il nostro impegno: difendere la libertà, rafforzare la fiducia nelle istituzioni democratiche e custodire tutto nella memoria, che rappresenta il più solido argine contro il ritorno dell'odio e della violenza. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Mi hanno colpito le parole commosse del collega Merola, che è intervenuto. Perché erano veramente il segno e il sentimento di qualcuno che ha vissuto in presa diretta una tragedia di questo tipo. Io avevo 19 anni quando è successo; ovviamente non ero a Bologna, ma penso a quello che è accaduto in tutta Italia: non c'erano i telefonini, non c'era la possibilità di comunicare, il senso di sgomento, il senso di disorientamento, iniziare a cercare di capire quello che succedeva materialmente lì, con i bolognesi, cercare di capire chi erano le persone coinvolte. Tutto ciò accadeva in tutta Italia, perché non c'era un modo di sapere. Era il 2 agosto, tutte le persone, gli amici e i parenti viaggiavano; si creò una situazione davvero drammatica.

Purtroppo abbiamo avuto altre pagine tragiche in questo nostro Paese, ma quella fu qualcosa di davvero particolare, anche per come si consumò. E vorrei dire, intanto, che noi vogliamo rinnovare il nostro cordoglio e la nostra vicinanza a tutti i familiari delle vittime, oltre che all'Associazione e a coloro che sono rimasti feriti in quella occasione.

Io non penso che questo debba essere considerato uno stanco rito che si ripete ogni anno da 46 anni. Questa deve essere invece la rinnovata richiesta di non accontentarsi di quanto ottenuto sul piano giudiziario fino ad ora, lo dicono gli stessi familiari. Quella sentenza ha individuato, nei vari gradi di giudizio, alcune responsabilità, ha certificato che ci siano state deviazioni da parte dei servizi segreti e della P2, di tutto quello che è accaduto, ma purtroppo ancora non si è individuato chi siano stati i responsabili.

Ecco, penso che non potremmo certo avere il ritorno in vita - ho finito, signor Presidente - delle vite spezzate, ma per portare a tutto tondo una verità che merita questo Paese, penso che bisognerebbe riuscire a fare quel passo in più e capire le responsabilità di chi ha deviato, ha cercato di non arrivare alla verità e ha lavorato perché questa tragedia diventasse una tragedia nella tragedia (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Con i tratti di questo dibattito, Presidente, capirà perché noi alla verità non ci arriveremo mai, perché continuiamo a leggere questa vicenda con gli occhi dell'oggi: quando si dice “fascista”, c'è qualcuno che magari ha paura di essere chiamato in causa, stessa cosa con “comunista”, così alla verità non arriviamo. Presidente, faccio una cosa che non è mai stata fatta: le dico che io non sono d'accordo con quello che lei ha detto. So che, magari, l'ha preso da una sentenza, ma le sentenze non si occupano di fare la storia, si occupano di accertare le responsabilità penali.

Quando lei ha detto che la strage di Bologna si inserisce nella strategia della tensione, la penso come Giovanni Pellegrino, grande padre della sinistra, grande presidente della Commissione stragi: la strage di Bologna non c'entra niente con la strategia della tensione. La strategia della tensione va dal 1969 al 1978 con un disegno ben chiaro: tenere il PCI fuori dalla maggioranza di Governo. Un obiettivo che io avrei condiviso all'epoca, ma che fu realizzato con logiche criminali, lasciando per terra morti e feriti i cittadini italiani innocenti.

Con l'omicidio Moro questo obiettivo fu raggiunto, omicidio su cui noi non sappiamo praticamente ancora nulla, e a dirlo è il Parlamento della Repubblica italiana, approvando la seconda relazione della Commissione Moro nel dicembre 2017. Ma, morto Moro, il PCI era fuori dall'area di Governo, Berlinguer stesso diceva “io non ci penso proprio”, anche perché aveva capito il messaggio. Non c'era bisogno due anni dopo di far saltare in aria una stazione e ammazzare 85 persone per quell'obiettivo lì. È vero, furono terroristi neofascisti, non bisogna aver paura a dirlo, ma in quegli anni le organizzazioni neofasciste, la banda della Magliana, la mafia, la ‘ndrangheta erano manovalanza per poteri di tipo diverso. Io non credo che quei terroristi volessero instaurare una dittatura fascista in Italia nel 1980; agirono per conto di qualcuno e non sappiamo ancora il perché quella bomba fu messa.

Pensi quanto sarebbe stato bello oggi, in quest'Aula, che tutte le forze politiche, invece, di giocare a fascisti e comunisti, avessero detto: il quinto condannato, Paolo Bellini, è una persona strana. Paolo Bellini, negli anni Settanta, fu aiutato a scappare in Brasile da apparati istituzionali. Negli anni Novanta fu infiltrato nella mafia dall'Arma dei Carabinieri, entrò in contatto con Antonino Gioè, il mafioso più oscuro della strage di Capaci, che “fu suicidato” in carcere e fu quello che suggerì ai mafiosi di mettere le bombe nelle opere d'arte, come poi la mafia fece nel 1992-1993.

Se tutti oggi avessero mai detto: ma scusate, ma con uno così, che ha messo la bomba a Bologna e poi ha questo curriculum qua, sicuro che non c'è niente da capire meglio sul nostro passato? Ma se noi continuiamo a guardare il passato come a una contesa del presente, questa Repubblica non capirà mai il proprio passato, quindi non comprenderà mai il proprio presente e sicuramente non costruirà mai il proprio futuro (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È terminata la commemorazione della strage di Bologna.

Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 14,55, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, il Ministro del Turismo, il Ministro per la Pubblica amministrazione e il Ministro delle Imprese e del made in Italy.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Chiarimenti in merito ad alcune nomine nell'ambito del Consiglio superiore dei lavori pubblici - n. 3-02834)

PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bonelli ed altri n. 3-02834 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Qualche giorno fa, il collega Angelo Bonelli ha reso noto, dalle pagine de la Repubblica, che il Ministro Salvini ha rinnovato, in anticipo - guarda caso - sulla scadenza, il Consiglio che dovrà dare dei pareri importanti e urgenti sulla realizzazione del ponte sullo Stretto.

In particolare, sarebbero state nominate due figure: una del comitato scientifico della società Stretto di Messina Spa - cioè, il controllato che fa il controllore -, il dottor Mauro Dolce, e poi un'altra persona che fa parte, addirittura, del comitato “Ponte subito”, il professor Giuseppe Roberto Tomasicchio.

La domanda che noi poniamo al Ministro è: sono omonimie o davvero siamo arrivati a tanto, e cioè che il Ministro nomina direttamente persone amiche che devono fare i controlli e devono esprimere i pareri sulla realizzazione di un ponte, di un'opera di questo tipo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastutture e dei trasporti, Matteo Salvini, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

MATTEO SALVINI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Grazie, Presidente. Ringrazio l'interrogante, che saprà sicuramente - magari non lo sanno coloro che hanno la pazienza di seguirci da casa - che i due professori da lei citati erano già stati nominati dal Governo Draghi: il professor Dolce nel 2021, come membro del comitato speciale, poi trasformato in sezione speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici, e il professor Tomasicchio nel 2022, dall'allora Ministro Giovannini, come componente effettivo del Consiglio.

Il codice dei contratti identifica nel Consiglio superiore il massimo organo tecnico-consultivo dello Stato; è un organo la cui istituzione risale al 1859. Con decreto dello scorso 17 luglio è stata rinnovata la composizione dello stesso Consiglio, perché, in virtù di una disposizione del codice dei contratti pubblici, l'organo operava in regime di prorogatio da tre anni, e tale regime non consentiva più di assicurarne il corretto funzionamento.

La selezione dei nuovi membri è avvenuta nel rigoroso rispetto dei requisiti di legge. Per i componenti effettivi che partecipano in rappresentanza di amministrazioni centrali dello Stato o territoriali - Consiglio di Stato, Corte dei conti e Conferenza unificata - sono state acquisite le relative designazioni; per i 30 membri scelti tra docenti universitari di chiara e acclarata competenza, sono stati ponderati diversi criteri: la specializzazione, la provenienza territoriale e le indicazioni delle università.

Sul paventato rischio di conflitto di interessi, in entrambi i casi da lei citati (professor Dolce e professor Tomasicchio), come dicevo, ci troviamo di fronte a una mera conferma di due nomine fatte da Governi a cui appartenevano anche i partiti di sinistra (Commenti del deputato Grimaldi). Peraltro, nessuno dei due professori parteciperà all'assemblea generale e alla votazione. Quindi non solo non esiste alcun elemento idoneo a far ritenere compromessa l'imparzialità dell'organo consultivo, ma adombrare questo mette in discussione non tanto il Ministro Salvini, quanto la professionalità, l'imparzialità, l'autonomia e l'indipendenza di 100 docenti universitari, ingegneri, architetti e professori universitari, che rappresentano il meglio delle nostre professioni.

So che voi non volete il ponte, come non volete la TAV, come non volevate il MoSE, come non volevate le Olimpiadi; rassegnatevi, perché l'Italia vuole le opere (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di replicare.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). No, guardi, Ministro - tramite il Presidente -, noi vorremmo le autostrade in Sicilia, l'acqua in Sicilia, le opere pubbliche (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), le opere sul dissesto idrogeologico, quello che non avete fatto, ad esempio, nei Campi Flegrei. Noi vogliamo le opere per il Paese, non opere di grande speculazione.

E noi siamo per la scienza, ma il conflitto di interessi è un tema vergognoso, come lo è stato sul ponte Morandi e su tante altre vicende. Il problema è che questi due docenti, che non facevano già parte e sono stati casomai rinominati, lavoreranno alle istruttorie. E se era tutto tranquillo e palese, perché non partecipano alla votazione? Per un motivo molto semplice, che loro stessi sanno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) e lo sa anche lei, ossia che non si mettono appartenenti a società che hanno interessi diretti o associazioni che sono a favore del ponte.

Ministro, questo ponte è un fallimento. Come è nato, è diventato solo uno spreco (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), fino ad oggi, di 1,2 miliardi di euro, che servivano agli italiani, ad esempio, nella sanità, nel trasporto pubblico e in tante cose che non state facendo. E ancora una volta lei ha detto delle cose non corrette, come ne ha dette recentemente sui monopattini. Qui ha annunciato agli italiani che l'assicurazione... Grazie a lei abbiamo le assicurazioni sui monopattini, e vergognosamente lei ha detto che sarebbero costate 30 euro a cittadino. Non è vero, da 100 a 200 euro e al Sud 500 euro. Ancora una volta qualcosa contro il Sud.

E allora io le ripeto e le ripetiamo: su questa vicenda del ponte faccia le cose seriamente. Non nomini più queste persone e segua gli interessi del Paese. La prima cosa sono i treni e i trasporti pubblici (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), di cui lei dovrebbe essere Ministro e che dovrebbe seguire con attenzione e con interesse, non cose di questo tipo. Pensi meno alle nomine, pensi invece di più agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra - Commenti del Ministro Salvini e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti del deputato Zaratti).

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghe e colleghi, per cortesia! Possiamo andare avanti?

(Iniziative di competenza volte a rafforzare l'attrattività del lavoro e la qualificazione professionale nel comparto turistico - n. 3-02835)

PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02835 (Vedi l'allegato A).

EMMA PAVANELLI (M5S). Duecentoquarantamila lavoratori dimostrano quanto sia strategico il settore del turismo per l'Italia. Ma c'è una domanda che il Governo continua ad evitare: perché le imprese non trovano abbastanza personale? Per anni avete sostenuto che la colpa era del reddito di cittadinanza; ebbene, lo avete abolito. E allora perché la carenza di lavoratori è rimasta, anzi, è peggiorata?

La risposta è semplice, Ministro. Il problema non erano i sussidi, ma gli stipendi troppo bassi, il lavoro stagionale, il part time involontario e la scarsa stabilità. Continuate a parlare di occupazione di qualità, ma, quando si propone uno strumento concreto come il salario minimo, alzate le barricate. Ministro, al di là degli annunci e dei tavoli di confronto, quali misure concrete intende adottare per garantire salari dignitosi e rendere davvero attrattivo il lavoro nel settore del turismo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha facoltà di rispondere.

GIANMARCO MAZZI, Ministro del Turismo. Gentili onorevoli, il Ministero è perfettamente consapevole di come sia centrale la forza lavoro. Il turismo italiano cresce e, proprio per questo, ha bisogno di un mercato sempre più stabile, attrattivo e qualificato. I risultati cominciano a vedersi: nell'ultimo anno, gli occupati nel turismo sono aumentati di quasi il 7 per cento, raggiungendo quota 3,2 milioni - tra diretto, indiretto e indotto - pari al 13 per cento dell'occupazione complessiva. Il dato è ancora più significativo se confrontato con il 2022, anno dell'insediamento del Governo Meloni, quando gli occupati erano 2.700.000, mezzo milione in meno.

Da allora, l'incremento è superiore al 18,5 per cento e anche sul fronte della carenza di personale si registra un miglioramento, passando dai circa 350.000 del 2022 ai circa 260.000 di oggi. Per rendere il lavoro più attrattivo, siamo intervenuti, in primis, sulle retribuzioni. Per i dipendenti delle strutture turistiche, ricettive e termali la legge di bilancio conferma il trattamento integrativo del 15 per cento sulle retribuzioni lorde per il lavoro notturno e lo straordinario festivo.

A questo si aggiunge la detassazione delle mance al 5 per cento, che ha portato oltre mille euro in più, ogni anno, nelle tasche dei lavoratori del comparto. Un secondo fronte decisivo è quello della casa in un settore dove i costi abitativi possono diventare un ostacolo reale al reperimento e alla permanenza dei lavoratori. Abbiamo approvato il programma Staff House, investendo 120 milioni, di cui 66 milioni di euro per 58.000 posti letto a prezzo calmierato e 54 milioni di euro per riqualificare gli immobili in modo da creare oltre 3.500 nuovi posti letto.

Accanto a salari e alloggi c'è il tema delle competenze e il Ministero ha lavorato alla mappatura delle professioni e delle competenze dell'intera filiera turistica con l'obiettivo di creare un vero e proprio portale delle professioni turistiche, e ha sviluppato inoltre un sistema digitale per la formazione, Academyitalia.it, che offre oltre 120 corsi online. Terzo punto: è stato attivato un investimento da oltre 20 milioni di euro per accrescere il livello professionale nel turismo con bandi dedicati sia alla formazione altamente qualificante sia ai progetti di alta formazione e di eccellenza finalizzati alla costituzione del primo Polo nazionale strategico del turismo di alta formazione.

Lo scopo è accompagnare le persone dall'orientamento iniziale alla specializzazione fino all'aggiornamento continuo. La qualificazione riguarda anche le guide turistiche. Abbiamo attuato la riforma della professione: già due esami nazionali svolti, riconoscendo l'idoneità, solo nell'ultimo, di oltre 800 guide. Abbiamo digitalizzato l'elenco nazionale e istituito, in collaborazione con il Poligrafico e Zecca dello Stato, la tessera ufficiale di riconoscimento per certificare la professionalità.

In conclusione, il nostro obiettivo è rendere il turismo un comparto in cui il lavoro sia sempre più dignitoso, stabile, attrattivo e qualificato.

PRESIDENTE. La deputata Chiara Appendino, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, lei vive sulla luna, glielo dico io e glielo dicono tutti. Nel turismo il personale non si trova e voi ci avete tormentato, per anni, dicendo che i giovani preferivano il divano, che, abolendo il reddito di cittadinanza, avreste risolto il problema; sono tutte menzogne (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Siete da quattro anni al Governo e i posti vuoti sono ancora tutti lì, anzi, sono aumentati.

Apra gli occhi. Guardi che a mancare non sono i lavoratori, ma sono i diritti, sono le paghe dignitose (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E voi come avete risposto a tutto ciò? Voi le avete smantellate. Il salario giusto? Ridicolo. Un inganno e un modo per legalizzare lo sfruttamento. C'era il salario minimo, non sotto i 9 euro, e avete detto di no. Allora, il problema sa qual è? Che non è lei a pagare; a pagare tutto questo è la ragazza che lascia la casa per fare la cameriera; è il bagnino che, ogni anno, fa la stagione e turni massacranti, lavori di domenica, di festivi, e, poi, non riesce neanche a pagarsi la stanza a fine mese. Guardi, Ministro, glielo dica a loro.

Li guardi negli occhi e gli dica che 9 euro all'ora sono troppi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Glielo dica! Gli state negando il futuro e scappano. Sono 161.000 i giovani che sono scappati negli ultimi cinque anni, una vera e propria diaspora. Il vero problema è che non manca la voglia di lavorare, ma mancano lavori che permettano di vivere, e non diteci che la risposta è il decreto Flussi; ci sono migranti che sono costretti a accettare qualsiasi forma di sfruttamento pur di avere un permesso di lavoro. Voi non state governando il mercato del lavoro, Ministro. Voi state trasformando lo Stato nel caporale di un esercito di lavoratori ricattati, ed è vergognoso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di competenza per l'adozione, da parte delle pubbliche amministrazioni, di sistemi anticaduta nei dispositivi di apertura degli infissi, al fine di assicurare la sicurezza degli edifici pubblici - n. 3-02836)

PRESIDENTE. Il deputato Pizzimenti ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02836 (Vedi l'allegato A).

GRAZIANO PIZZIMENTI (LEGA). Grazie, Presidente. Signor Ministro, le leggo alcuni fatti che sono successi dell'ultimo anno. Ottobre 2025: una bidella muore ad Alassio, dopo tre giorni, travolta da una finestra che stava pulendo. Cade una finestra in un ufficio postale nel tarantino: ferita una lavoratrice. A Milano, nel maggio di quest'anno, incidente in una scuola dove una finestra cade e colpisce un alunno di 12 anni. A giugno di quest'anno crolla una finestra di un ospedale di comunità mentre gli infermieri la pulivano. Tutto questo cosa denota? Denota gravi danni causati dalla caduta degli infissi degli edifici pubblici o di uso pubblico, con notevoli rischi per la pubblica incolumità, mettendo a rischio persone e cose in modo esponenziale. Per ovviare a questi rischi non ci vuole molto. Basta che le pubbliche amministrazioni adottino…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

GRAZIANO PIZZIMENTI (LEGA). …accorgimenti tecnici - finisco - con sistemi aggiuntivi anticaduta.

Le chiedo se ci sono e quali sono le iniziative di carattere normativo che lei, Ministro, potrebbe mettere in atto per prevedere sistemi aggiuntivi anticaduta in tutti i casi di installazione di nuovi serramenti, quantomeno, o di sostituzione di quelli esistenti.

PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

PAOLO ZANGRILLO, Ministro per la Pubblica amministrazione. Grazie Presidente, grazie onorevoli deputati. Ringrazio gli interroganti per aver richiamato l'attenzione su un tema che effettivamente è di notevole importanza: la sicurezza degli edifici pubblici con riguardo particolare agli istituti scolastici e, quindi, sul tema dell'incolumità delle persone che quotidianamente li frequentano.

Vorrei, innanzitutto, fare chiarezza sotto il profilo delle competenze: la materia richiamata interseca diversi ambiti e diversi Ministeri e, per quanto attiene specificatamente alla pubblica amministrazione, l'azione di assicurare la sicurezza degli edifici pubblici si sta esplicando in modo particolare sul versante organizzativo e su quello della formazione del personale pubblico. Quindi, io risponderò con riferimento alle responsabilità che mi riguardano direttamente. Sono abituato ad assumermi le responsabilità su ciò che riesco a presidiare io.

Sul piano organizzativo si segnala, nello specifico, il recente avviso del 23 marzo scorso che ha ad oggetto il reclutamento per l'innovazione e lo sviluppo nei piccoli comuni, rivolto ai comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, come concorso unico per funzionari, affidato alla Commissione Ripam, che permetterà di assumere personale nei settori ingegneristico, architettonico, digitale, giuridico ed economico e, quindi, certamente strategici anche ai fini del rafforzamento della capacità amministrativa degli enti territoriali di minori dimensioni demografiche in materia di edilizia e di manutenzione degli edifici pubblici.

Con riferimento alla formazione, voglio rappresentare che si tratta di un asset strategico attraverso il quale stiamo rafforzando le competenze di coloro che nelle amministrazioni svolgono un ruolo centrale anche per quanto attiene alla sicurezza degli edifici. A questo proposito abbiamo potenziato la formazione dei dipendenti pubblici, che è passata da 6 a 40 ore pro capite, e con il potenziamento della nostra piattaforma digitale abbiamo coinvolto più di 10.000 amministrazioni. Sul nostro portale Syllabus sono presenti corsi anche con riferimento alla comprensione del Building Information Modeling e della gestione digitale delle costruzioni nel processo di affidamento dei contratti pubblici e alla digitalizzazione dei contratti. Si aggiunge poi la rete dei poli formativi territoriali che stiamo istituendo nelle regioni.

Mi preme, inoltre, sottolineare, da elementi che sono pervenuti non dal mio Ministero ma da quello dell'Istruzione e del merito, che questo Governo ha avviato, per la prima volta, un piano straordinario di interventi di edilizia scolastica, con uno stanziamento di 12 miliardi di euro finanziato con risorse del PNRR e con fondi ministeriali, destinati prioritariamente alla messa in sicurezza degli edifici. Gli interventi interessano oltre il 25 per cento del patrimonio edilizio scolastico nazionale e, inoltre, circa un terzo delle risorse destinate alla messa in sicurezza degli edifici scolastici proviene da finanziamenti nazionali di bilancio. Il nostro Governo è dunque impegnato a fornire una risposta alla questione evidenziata dagli onorevoli interroganti con iniziative che affrontano il tema degli edifici pubblici in tutta la loro complessità, al fine evidentemente di tutelare l'incolumità delle nostre persone.

PRESIDENTE. Il deputato Pizzimenti ha facoltà di replicare per due minuti.

GRAZIANO PIZZIMENTI (LEGA). Grazie, Ministro, per la risposta, di cui sono veramente soddisfatto. Però, volevo capire meglio - ed è giusto -, perché ho sentito oggi che questo problema è trasversale, è trasversale perché investe più Ministeri ed è giusto che sia così. Quindi, magari un documento o un qualcosa che dica che si possa fare anche questo tipo di intervento durante i lavori pubblici di ristrutturazione delle scuole, come giustamente ha detto lei in particolare, mi pare che sia importantissimo per la salvaguardia non tanto degli edifici ma ovviamente dei ragazzi che sono lì dentro e che vivono gran parte della giornata all'interno dell'edificio (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Iniziative per la tutela della salute, la salvaguardia dell'occupazione e la continuità produttiva degli stabilimenti ex Ilva, con particolare riferimento al riesame dell'autorizzazione integrata ambientale e all'individuazione di investitori credibili - n. 3-02837)

PRESIDENTE. Il deputato Pandolfo ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02837 (Vedi l'allegato A).

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, dai tavoli di queste ore ancora un drammatico nulla di fatto. La vicenda ex Ilva è la madre di tutti i fallimenti in materia di politica industriale di questo Governo: quattro anni di gestione e non siete riusciti a garantire né la salute dei cittadini di Taranto né il lavoro di oltre 20.000 persone impiegate a Taranto, a Genova, a Novi Ligure, a Racconigi e a Marghera. A confermarlo è la corte d'appello di Milano, che ha disposto ormai - tra 80 giorni - lo spegnimento dell'area a caldo.

Ministro, lei quando siede al G7 lo fa perché l'Italia è uno dei Paesi più industrializzati al mondo e senza l'acciaio l'Italia rischia di non esserlo più. Allora, lei oggi ci deve dire, qui in Parlamento, chi produrrà l'acciaio in Italia, con quali investimenti lo farà anche rispetto alla decarbonizzazione, quali tutele ci sono per i lavoratori e come intendete procedere, anche valutando un controllo pubblico e la nazionalizzazione. Serve un quadro di certezze, Ministro…

PRESIDENTE. Concluda.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). …non servono più rinvii come quelli che avete fatto fino ad oggi. Occorre garantire la salute, la salvaguardia dell'occupazione e la continuità produttiva. Non fugga anche oggi da queste risposte, perché il Paese le attende (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. La produzione di acciaio nel nostro Paese è in aumento: è aumentata nel corso del 2025 in maniera significativa, è in controtendenza rispetto al resto d'Europa ed è continuata a crescere anche nel primo semestre di quest'anno, raggiungendo 11,5 milioni di tonnellate. Nel mese di giugno - l'ultimo dato a noi disponibile - rispetto al giugno dello scorso anno, l'aumento della produzione di acciaio nel nostro Paese è stato pari al 6,1 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

L'aumento, che già esiste, sarà poi confortato da quello che abbiamo fatto in sede europea, perché i dati di giugno si riferiscono al vecchio contesto regolatorio europeo: più 6,1 in un anno. Dal 1° luglio sono scattate le misure di salvaguardia in Europa che noi abbiamo chiesto e ottenuto - raddoppio dei dazi, dimezzamento delle quote - e in più andranno ad esecuzione a breve l'accordo di programma con Arvedi a Terni e l'accordo di programma con Metinvest e Danieli a Piombino, che incrementeranno ulteriormente la produzione di acciaio nel nostro Paese. Questa è la realtà.

Poi, vi è il caso di Taranto, particolarmente significativo e importante, ovviamente. In questo abbiamo purtroppo dovuto prendere atto, leggendo dalla stampa, che lunedì 27 ottobre, lo scorso lunedì, la corte d'appello di Milano ha imposto lo spegnimento dell'area a caldo di Taranto. Proprio quel giorno (Il deputato Lacarra: “Luglio!”) - sì, certo, luglio - era convocato un Consiglio dei ministri dedicato alle misure straordinarie per l'ex Ilva, nel quale comunque abbiamo deciso di confermare, malgrado le notizie di stampa che ci dicevano della corte d'appello, l'ultimo stanziamento del prestito ponte pari a 100 milioni di euro.

Il giorno dopo avremmo dovuto presentare ai sindacati la soluzione, che era stata sostanzialmente raggiunta con l'investimento di Jindal, uno dei principali attori mondiali nella tecnologia green, cosa che ovviamente abbiamo dovuto sospendere perché la sentenza ha, di fatto, cambiato le condizioni.

La sentenza riguarda un'AIA, che ha disapplicato, che è tra le più restrittive d'Europa, conforme alle BAT e comprensiva dei sistemi di aspirazione delle polveri presenti. Questa tipologia di AIA - la più all'avanguardia in Europa sul piano sanitario - ce l'ha soltanto uno stabilimento in Europa, un altro stabilimento in Europa; sono attivi 22 altiforni in Europa che, invece, non applicano questo sistema così avanzato. In pratica, se la sentenza della corte di appello fosse applicata a quegli stabilimenti europei, dovrebbero chiudere tutti gli stabilimenti con altoforno in Europa, che sono 22.

Secondo i dati disponibili, lo stesso parametro, se applicato alle aree urbane industrializzate della Lombardia, imporrebbe la chiusura di tutti gli stabilimenti industriali interessati.

PRESIDENTE. Ministro, devo chiederle di andare in conclusione.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Noi, però, dobbiamo applicare la sentenza. Quindi è quello che faremo, quello che faranno i commissari. In questo quadro, avendo altre tre interrogazioni a cui rispondere, potrei essere più esaustivo nelle successive interrogazioni che riguardano l'area dell'Ilva, il futuro dello stabilimento e dei lavoratori di questa importante industria italiana, che noi siamo determinati a preservare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. La deputata Viggiano, cofirmataria dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signor Ministro, io sono sconvolta perché, innanzitutto, mi aspettavo una risposta compiuta sugli interrogativi che sono stati posti dal collega Pandolfo e da tutto il gruppo del Partito Democratico - del quale oggi c'è una piccola rappresentanza, ma le assicuro che siamo tutti sul pezzo -, proprio perché oggi mi è sembrato di capire che, forse, avremmo fatto meglio a darle il beneficio del dubbio. Infatti, le risposte che lei ci ha dato certificano l'assoluta mancanza di visione su una vicenda, come quella dell'ex Ilva, che coinvolge tantissimi profili. Innanzitutto, lei continua a parlare di una sentenza quando parliamo di un decreto e il decreto, in quanto tale, è immediatamente efficace ed esecutivo. Non avete assolutamente una visione, avete portato questo Paese a parlare, per quattro anni, del compratore perfetto, che avete inseguito, ma che non è mai arrivato; parlavate di una nave rigassificatrice da installare nei pressi di una costa che - ricordo a voi e non a me stessa - è già un'area a rischio ambientale, il cosiddetto SIN di Taranto.

Oggi volevo darle una risposta da cittadina di Taranto, da avvocato, da madre che ha frequentato per troppo tempo il reparto di oncoematologia pediatrica di Taranto e avevo fiducia nell'istituzione che, quantomeno, quest'oggi, avrebbe potuto parlare di nuovi investimenti, avrebbe potuto parlare di una visione che questo Governo dovrebbe avere su questa vicenda, mentre avete certificato il nulla cosmico, rispondendo anche con razzi al posto di palazzi. Perché poi di questo si è trattata la sua risposta. Non cito un film che sarebbe un po' volgare in quest'Aula, ma io trovo veramente volgare la risposta che è stata data alle lavoratrici e ai lavoratori, che oggi vengono utilizzati unicamente come spauracchio per una crisi sociale che noi sentiamo incombere sulle nostre città e che non vede una soluzione. Ma, soprattutto, noi ci ritroviamo senza tutele ambientali e sanitarie, perché l'unica cosa che siete riusciti a fare, oltre ad aver spostato delle risorse…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). …senza alcun vincolo sullo stabilimento di Taranto, è stata quella di assicurare un minimo orizzonte temporale, fino ad ottobre di quest'anno, per il pagamento degli stipendi. Io credo che oggi ci sia soltanto da prendere atto dell'ennesimo fallimento di questo Governo, che però, purtroppo, porta cicatrici sulle mie spalle, come su tutte quelle dei miei concittadini e di tutte le città coinvolte in questa crisi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Iniziative di competenza per salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale dell'ex Ilva nell'ambito della procedura di cessione attualmente in corso, anche in relazione alla sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo - n. 3-02838)

PRESIDENTE. Il deputato Iaia ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02838 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

DARIO IAIA (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, entriamo nel merito della questione: i commissari di Acciaierie d'Italia hanno da tempo avviato la procedura per la cessione dei complessi aziendali, nell'ambito della quale il confronto con il gruppo indiano Jindal era giunto a una fase avanzata e si era prossimi alla sottoscrizione di un accordo preliminare.

Il 27 luglio 2026, come ha ricordato, la corte d'appello di Milano, accogliendo il reclamo proposto da alcuni cittadini di Taranto e Statte, e riformando in senso ampiamente restrittivo il provvedimento di primo grado, ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento di Taranto entro 90 giorni, subordinando l'eventuale ripresa alla completa rimozione dell'amianto e all'adozione di ulteriori misure sulle emissioni.

Tali interventi, per estensione, costi e per la complessità tecnica connessa all'interferenza con gli impianti in esercizio, non risultano in alcun modo realizzabili entro il termine assegnato di 90 giorni, senza che ciò comporti il definitivo spegnimento degli altiforni e dell'area a caldo, con il rischio che il fermo assuma carattere definitivo.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

DARIO IAIA (FDI). La vicenda interessa circa 10.000 lavoratori diretti di Acciaierie d'Italia, dei quali quasi 8.000 impiegati nello stabilimento di Taranto, oltre ai dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria e le migliaia di lavoratori delle imprese dell'appalto e dell'indotto.

Le chiedo, signor Ministro, quali iniziative il Governo intenda assumere nell'ambito della procedura di cessione attualmente in corso, in conseguenza dell'attesa fermata degli impianti, per salvaguardare la continuità produttiva ed occupazionale dell'ex Ilva (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Sì, confermo. La notizia della decisione della corte d'appello, che ci è giunta proprio nelle ore in cui avevamo convocato i sindacati per delineare il progetto industriale del nuovo acquirente, ha cambiato tutto, imponendo ai commissari di programmare la chiusura degli altiforni entro 90 giorni, perché quello che è chiesto è tecnicamente impossibile da realizzare.

Ovviamente, abbiamo subito convocato, stamattina, le principali imprese siderurgiche italiane, Confindustria e Federmeccanica, alle quali ho presentato lo stato della situazione e abbiamo ottenuto una risposta particolarmente importante e significativa. Come ha detto il presidente Orsini e confermato il presidente di Federacciai Gozzi, a seguito del tavolo odierno, presso il MIMIT, giudicato da loro serio e proficuo, ci sono le condizioni per valutare la possibilità di realizzare una cordata italiana, promossa dal sistema industriale italiano, per fare una sua proposta che consenta il salvataggio e il rilancio della produzione siderurgica a Taranto negli stabilimenti dell'Ilva (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questo, ove fosse possibile, si aggiungerà alla proposta che Jindal ha deciso di aggiornare, tenendo conto della decisione della corte di appello, che è stata ovviamente pubblicata nella data room della procedura negoziale, secondo le regole internazionali.

Abbiamo, inoltre, convocato questa mattina il Tavolo Taranto, dove sono stati presentati oltre 17 progetti per investimenti complessivi di oltre 2 miliardi, con una diversificazione settoriale su almeno otto settori e con una prospettiva occupazionale di grande rilevanza. Inoltre, in quella sede, Invitalia ha comunicato che sono state approvati, negli ultimi quattro anni, sei contratti di sviluppo, che sono in fase di attuazione, per un totale di 509 milioni di euro di investimenti e una previsione di circa 2.657 occupati.

Sono, inoltre, in fase avanzata di valutazione altri tre contratti di sviluppo - entro l'autunno saranno definiti -, con richieste di agevolazioni per circa 150 milioni di euro e altri 815 nuovi posti di lavoro. Sul fronte della ZES unica nella provincia di Taranto, sono state rilasciate 46 autorizzazioni uniche per 432,7 milioni di euro di investimenti e 1.737 occupati previsti nei prossimi mesi. Nel solo comune di Taranto sono previste 20 autorizzazioni, corrispondenti a 157,6 milioni di euro di investimenti e 1.068 occupati.

PRESIDENTE. Le chiedo di concludere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Questo per quanto riguarda il Tavolo Taranto con le imprese. Perché, accanto ovviamente alla costanza nel perseguire una soluzione industriale e siderurgica, dato che non siamo disposti a mollare, occorre nel contempo preparare le condizioni perché tutti i lavoratori siano salvaguardati. Quando dico “tutti”, mi riferisco a tutti i lavoratori del perimetro dell'Ilva, anche quelli delle aziende dell'indotto che sono le prime a pagare il costo della decisione della corte di appello che impone la chiusura dell'altoforno entro 90 giorni - da oggi 80 giorni - perché quelle imprese dell'indotto lavoravano proprio nella manutenzione degli altiforni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Il deputato Maiorano, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

GIOVANNI MAIORANO (FDI). Grazie, signor Ministro. La sua risposta dimostra ancora una volta quanto questo Governo stia affrontando il dossier Ilva con serietà, responsabilità e senso dello Stato, a differenza dei fuoriclasse che ci hanno preceduto negli anni.

Sì, perché per anni il centrosinistra e il MoVimento 5 Stelle, dopo aver detto che avrebbero trasformato l'Ilva in un grande acquapark, dopo aver disegnato arcobaleni, farfalline e rondini tra le ciminiere dell'Ilva, dopo aver alimentato aspettative irrealizzabili… una comunità ferita e una città in buona fede gli hanno creduto e li hanno anche votati. Quando, però, hanno avuto la responsabilità di governare, di quello che hanno detto non hanno fatto assolutamente nulla (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Oggi, Presidente, invece di fare autocritica e invece di avere il buon gusto di tacere o, quantomeno, quello semplicemente di andare a nascondersi, tornano ad impartire lezioni e ad attribuire a questo Governo responsabilità per una crisi che dura da oltre 20 anni.

Il Governo Meloni ha scelto una strada diversa: affrontare la realtà con serietà e senza propaganda. L'obiettivo è chiaro: garantire contestualmente la tutela della salute, la continuità produttiva e 20.000 posti di lavoro. Perché salute e lavoro non sono diritti alternativi, ma sono entrambi diritti costituzionali. Uno Stato serio ha il dovere di garantirli entrambi, senza slogan e senza illusioni.

Per questo continueremo a sostenere questo Governo che con equilibrio e concretezza - e ho concluso, Presidente - non sta dimenticando Taranto, ma sta lavorando per coniugare ambiente, salute, produzione e occupazione.

Questa è la differenza tra chi ha costruito consenso con le promesse e chi oggi si assume la responsabilità di governare e far tornare l'Italia quella grande Nazione che è (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative di competenza volte a scongiurare il definitivo arresto della produzione presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto e ad assicurare la conclusione della procedura di cessione - n. 3-02839)

PRESIDENTE. Il deputato Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Richetti ed altri n. 3-02839 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Ministro, mi spiace occupare questo tempo per un'interrogazione su Ilva che non è necessaria, perché dalle sue parole, in risposta alle precedenti interrogazioni, scopriamo che va tutto bene: stiamo crescendo, produciamo più acciaio e va tutto bene (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Peccato che sono le sue dichiarazioni a dire che la decisione della corte d'appello apre scenari drammatici. Oggi ci spiega addirittura che potrebbe essere un'opportunità questa decisione della corte d'appello. Addirittura abbiamo risvegliato gli interessi nazionali. Nel mentre, i lavoratori restano in cassa integrazione, l'indotto continua a non lavorare e a non ricevere i pagamenti, le bonifiche ambientali non partono.

Io le chiederei se ci può dire delle parole chiare, perché dei suoi annunci abbiamo un faldone pieno che non ho portato per rispetto (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Ripeto che la produzione siderurgica italiana - dati Istat - è in aumento. È aumentata nel corso del 2025, in controtendenza con il resto d'Europa, ed è aumentata anche nei primi sei mesi di quest'anno in maniera significativa.

Il dato finale del giugno di quest'anno è di più 6,1 per cento su base annuale. Dal 1° luglio sono scattate le misure di salvaguardia sull'acciaio, raddoppio dei dazi e dimezzamento delle quote. Stanno per entrare in vigore tutte le misure che riguardano il CBAM e l'Industrial Accelerator Act.

In questo quadro regolatorio europeo che abbiamo profondamente cambiato proprio per intensificare la produzione siderurgica green e preservare il mercato europeo, si inserisce ovviamente il problema di Taranto che la sentenza della corte d'appello - la delibera della corte d'appello - ci impone di chiudere entro 90 giorni, da oggi entro 80 giorni, e noi intendiamo, o meglio i commissari intendono applicare la sentenza di chiusura. Per questo dobbiamo ovviamente sopperire per disinnescare la bomba sociale - così è stata definita dai sindacati - innescata dalla decisione della corte d'appello. Una bomba sociale produttivo-occupazionale che ha, come risultato, quello della desertificazione industriale della città di Taranto.

Per questo abbiamo convocato prima i sindacati con cui stiamo ovviamente lavorando in maniera continuativa per raccogliere loro proposte, al fine di realizzare cosa? Un piano straordinario per Taranto, che tenga conto delle richieste dei sindacati e delle loro aspettative, di quelle degli enti locali, che tenga conto delle necessità del sistema della manifattura italiana che ha bisogno di quell'acciaio, che tenga conto ovviamente delle imprese dell'indotto, per accelerare gli investimenti in quest'area.

Per questo oggi ho convocato il Tavolo Taranto in cui ho enumerato i progetti: sono 17 i progetti di imprese che insistono nell'area, sia nell'area che lasceremo libera, deindustrializzata, della siderurgia, per 170 ettari, sia nelle aree contigue, marittime, demaniali e portuali, per altri 700 ettari, così da calare il più velocemente possibile questi investimenti anche attraverso un provvedimento di urgenza e straordinario che possa anche prefigurare una velocità autorizzatoria da conferire, per esempio, a un commissario straordinario (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Colleghi, silenzio!

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …come già previsto nell'articolo 13 del decreto Asset strategico.

Tutto questo al fine di tutelare innanzitutto i lavoratori dell'Ilva e anche dell'indotto che oggi sono le vittime di una decisione della magistratura che impone la chiusura dell'area a caldo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Grazie, Ministro. Ha facoltà di replicare il deputato Benzoni, per due minuti. Prego.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Onorevole Ministro, se prendiamo questo intervento e l'avessimo fatto nel 2023 sarebbe stato identico. Saremo alla quindicesima interrogazione su Ilva: dice sempre le stesse cose e passano gli anni. Oggi ha solo dimenticato di dare la colpa ai Governi precedenti, ad ArcelorMittal, alla Commissione europea - anzi, gliel'ha data - agli acquirenti e in qualche modo alla magistratura come torna a fare.

Ma era lei che, nel 2023, parlava di piano di rilancio imminente; nel 2024 annunciava 6 milioni di tonnellate entro la fine dell'anno, la riattivazione di altiforni, la riduzione della cassa integrazione e la cessione dello stabilimento; la vendita doveva chiudersi entro il 2024, poi nel 2025, poi entro marzo; la settimana scorsa eravamo sul filo del rasoio; guarda caso, il giorno dopo la sentenza, arriva la magistratura e distrugge tutto, come se noi non sapessimo, prima del 27 luglio, che c'era l'amianto in quello stabilimento. Noi non sapevamo che le emissioni erano oltre i limiti, entro quella data.

Noi non sapevamo nulla rispetto a quella sentenza; prima di quel giorno, eravamo in procinto di chiudere. Ma questa è una presa per i fondelli (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) nei confronti nostri che la stiamo interrogando e nei confronti degli italiani.

E oggi addirittura ribalta la cosa: fa un tavolo, l'ennesimo tavolo Ilva, l'ennesimo ascolto dei sindacati, l'ennesimo ascolto e dice: una grande opportunità, una cordata italiana finalmente è interessata a prendere lo stabilimento.

Ma qui dobbiamo ringraziare la magistratura che si è resa conto, dopo mesi, di quello che è il danno ambientale in quello stabilimento. Dobbiamo ringraziarla perché finalmente ha creato le condizioni per avere un acquirente. Quell'acquirente che lei promette da anni e che non è mai arrivato.

Guardi, Ministro, continueremo a dirlo: purtroppo, delle sue parole non ce ne facciamo nulla (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Elementi e iniziative in ordine alle prospettive degli stabilimenti ex Ilva, con particolare riferimento al coinvolgimento di capitali e investitori italiani - n. 3-02840)

PRESIDENTE. La deputata Cavo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02840 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente e grazie, Ministro. Anche Noi Moderati intende interpellarla su questo tema, che è un tema cruciale e attuale. Giustamente, già sono stati toccati molti punti: la decisione della corte d'appello che, come lei ha sottolineato, ha cambiato tutto; i tavoli tecnici che sono stati avviati dal Governo; l'appello che è stato rivolto alle imprese italiane e le risposte che devono essere date ai lavoratori e alle loro famiglie, alle imprese dell'indotto e a tutti i territori che sono coinvolti, da Taranto sicuramente a Genova.

Noi Moderati già nei precedenti question time ha utilizzato la parola “italianizzazione”, abbiamo spinto su questo: coinvolgimento delle eccellenze italiane e non statalizzazione. Oggi lo ha ribadito lei, leggiamo e apprendiamo che Confindustria e Federacciai aprono alla cordata italiana. Le chiediamo un aggiornamento sullo stato della gara, sulle prospettive che abbiamo, su quella che può essere la soluzione, anche in merito alle ultime notizie di giornata.

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha facoltà di rispondere, per tre minuti. Prego, Ministro.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. La gara secondo le procedure europee internazionali, così come è stata concepita, è una gara in cui ciascuno può comunque presentare una manifestazione d'interesse anche durante il negoziato, purché sia migliorativa rispetto a quelle che sono in atto. Quindi, ove vi fosse un'altra ipotesi, come quella che sembra prefigurarsi dalle dichiarazioni del presidente di Confindustria, Orsini, e del presidente di Federacciai, Gozzi, potrebbe essere presa in considerazione insieme alle altre che sono già nelle procedure negoziali.

È ovvio che le procedure negoziali devono tenere conto della sentenza, della decisione della corte di appello di Milano che impone la chiusura dell'area a caldo, di fatto riperimetrando la gara così come era stata concepita. E infatti quella decisione è già stata dai commissari messa nella data room a cui tutti devono fare riferimento. Quindi una cosa è certa: gli altiforni e l'area a caldo non potranno più essere riattivati; rimarranno in Europa gli altri 22 stabilimenti, in Germania, in Francia piuttosto che negli altri Paesi europei, che continueranno a produrre con gli altiforni secondo le regole europee, che evidentemente sono diverse da quelle che la sentenza della corte di appello ha deciso per Taranto.

Se le stesse decisioni fossero state fatte da altre magistrature europee, avrebbero dovuto imporre la chiusura di tutti gli altri stabilimenti che hanno condizioni sanitarie e ambientali di gran lunga peggiori rispetto a quelle che abbiamo assicurato ai cittadini di Taranto e agli stabilimenti dell'Ilva in questo percorso importante, decisivo e sfidante, anche alla luce del fatto che voi sapete che l'ultima tranche del prestito che ci è stato autorizzato dalla Commissione europea lo abbiamo erogato con il decreto-legge approvato l'altro lunedì, e non è possibile erogare altre risorse.

Questo è l'ambito in cui dobbiamo procedere con l'obiettivo di salvaguardare tutti i lavoratori, come è preciso impegno del Governo, del perimetro dell'Ilva, e anche i lavoratori dell'indotto che subiranno le prime immediate conseguenze perché molte di quelle imprese lavoravano soprattutto per gli altiforni e alcune hanno già annunciato la sospensione dell'attività.

PRESIDENTE. Ministro, devo chiederle di concludere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. I lavoratori devono essere comunque preservati da questa bomba sociale, produttiva e occupazionale innescata da una decisione che noi non contestiamo, che però dobbiamo applicare. In questo contesto, il nostro sforzo è ovviamente teso a salvaguardare la continuità produttiva di tutti gli stabilimenti a valle, per cui è ovvio che nelle procedure che i commissari dovranno seguire per garantire la continuità produttiva dovranno anche stabilire quale soggetto possa assicurare quelle bramme…

PRESIDENTE. Ministro, deve chiudere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …per mantenere in continuità produttiva gli stabilimenti, mentre vengono assegnati - c'è il nostro augurio - a chi farà l'offerta migliore.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la deputata Cavo, per due minuti.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie Presidente e grazie Ministro per averci aggiornato sullo stato dell'arte e per avere usato delle parole che tracciano quantomeno una strada: la riperimetrazione della gara e avere confermato quello che è l'interesse e la disponibilità per questa possibile cordata italiana, che, se metto insieme e se non ho capito male quello che lei ci ha riferito, rimane la prospettiva a cui ci possiamo affidare di più.

Poi capiamo che c'è la gara in corso, capiamo che ovviamente non possiamo anticiparne gli esiti, capiamo che i commissari dovranno valutare quale sarà la condizione migliore per garantire approvvigionamento in una situazione sostanzialmente di freddo e di area a freddo e di approvvigionamento delle bramme, capiamo che abbiamo delle incognite e dei punti interrogativi davanti; però, sommando tutto, non possiamo che andare - e lo dico a nome del mio gruppo - a ribadire quello che è stato il concetto detto qualche tempo fa e che vogliamo ribadire oggi in quest'Aula.

Dando ovviamente mandato ai commissari e rispettando il lavoro di tutti, arrivati a questo punto ci sembra però di non potere che ribadire quel termine, “italianizzazione”, che abbiamo già pronunciato diverse volte. Affidarci alle eccellenze italiane, andare a costruire un percorso serio, che permetta di mantenere la produzione dell'acciaio e la siderurgia, e di salvaguardare anche l'autonomia produttiva del nostro Paese.

Bisogna cercare di aprire e di percorrere quella strada che oggi è stata aperta dalle parole di Orsini e dalle parole del presidente di Federacciai, rispettando anche le variabili e le condizioni che sono state tracciate nel dialogo con tutte le parti sociali, mantenendo chiaramente, come traguardo, il mantenimento dell'occupazione e prendendo in considerazione il fatto che alcune possibilità il mantenimento dell'occupazione globale non lo garantirebbero, e questa è una variabile che non possiamo permetterci di non tenere in considerazione. Certamente la compatibilità ambientale, certamente la salute, ma, chiaramente, il percorso non sarà un percorso facile.

Noi continueremo a mantenere monitorata la situazione, e lo faremo a livello nazionale, nel rispetto di Taranto e di tutti i territori. Io parlo anche da parlamentare ligure, da parlamentare genovese, ritenendo che debbano essere salvaguardate le eccellenze di tutti gli stabilimenti, i livelli occupazionali degli stabilimenti e solo, semmai, in un secondo momento, pensare a liberare aree e destinarle in maniera diversa. Questa è la nostra impostazione e ci auguriamo che proseguire la strada avviata oggi porti a un risultato o, quantomeno, a una prospettiva chiara (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

(Iniziative di competenza volte a contrastare fenomeni speculativi in relazione al prezzo al dettaglio dei carburanti - n. 3-02841)

PRESIDENTE. Il deputato Davide Bergamini ha facoltà di illustrare l'interrogazione Ziello ed altri n. 3-02841 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Signor Ministro, oggi noi presentiamo questa interrogazione perché in questi giorni milioni di italiani si sono messi in viaggio per le loro vacanze, ma hanno trovato un'amara sorpresa ai distributori di benzina. Come un'amara sorpresa stanno continuando a trovare gli autotrasportatori e gli agricoltori, perché il prezzo dei carburanti, come lei ben sa, è di 1,96 euro per la benzina, supera spesso i 2 euro, e il gasolio addirittura è del 26 per cento superiore ai prezzi dello scorso anno. E la cosa che risulta incomprensibile è come, al calare del prezzo del petrolio, invece il prezzo della benzina continui a non seguire lo stesso andamento.

Quindi i monitoraggi probabilmente sono insufficienti e chiediamo a lei, che ha l'incarico di verificare anche la trasparenza e la regolarità dei prezzi delle pompe di benzina, quali siano le azioni che il suo Ministero intende mettere in campo, perché gli italiani non possono più attendere la lentezza e la burocrazia dei Ministeri (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Oggi il prezzo del carburante alla pompa è in leggero ribasso (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Da venerdì 7 agosto scatterà il nuovo taglio di 17 centesimi al litro del prezzo del gasolio, così da ridurre ulteriormente l'impatto della crisi internazionale sulle famiglie e sui lavoratori italiani. Resta, inoltre, in vigore il credito d'imposta sull'autotrasporto, al fine di contrastare possibili impatti sul costo del trasporto merci, e quindi sull'inflazione.

L'ultimo dato dell'inflazione ci dice che l'inflazione in Italia è in ribasso. La misura del taglio delle accise deliberata ieri, combinata con quella che potrà essere realizzata successivamente con le norme sulle accise mobili, avrà di fatto efficacia sino a fine agosto, nella speranza che, nel frattempo, sia sbloccata del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz. Abbiamo agito con tempestività e, io credo, anche con efficacia, anche e soprattutto per quanto riguarda il contrasto a ogni fenomeno speculativo.

Secondo le stime della Commissione europea, nell'ultimo mese, tra il 29 giugno e il 27 luglio, il prezzo del gasolio è aumentato in Italia di circa il 13 per cento, a fronte di una media europea superiore al 17 per cento. Nello stesso periodo l'aumento è stato del 16 per cento in Francia, superiore all'Italia, e addirittura del 24 per cento in Germania, molto superiore all'Italia. Questo ci dice che il nuovo sistema di monitoraggio e di controllo è risultato più efficace rispetto a quello di altri Paesi europei, che infatti stanno adottando delle delibere che, sostanzialmente, realizzano nei loro Paesi quelle che noi abbiamo già imposto con il decreto Trasparenza del gennaio 2023.

Per quanto riguarda il sistema di controllo, ricordo che reparti del Corpo della Guardia di finanza hanno effettuato quasi 1.700 interventi in materia di accise sui prodotti energetici. Sono stati denunciati all'autorità giudiziaria circa 300 soggetti, sequestrati oltre 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici e accertati in frode circa 6,5 milioni di chilogrammi. Proprio in queste ore, inoltre, la Guardia di finanza sta svolgendo una vasta operazione a Roma per verificare la qualità dei carburanti venduti nei distributori, dopo le denunce di alcuni meccanici relative alla possibile vendita a ignari automobilisti di carburante allungato o annacquato.

L'evoluzione della situazione, ovviamente, dipende da quello che accade nello Stretto di Hormuz. Ma se confrontiamo i nostri dati, come fa la Commissione europea, con quelli degli altri Paesi europei, questi ci indicano che comunque l'Italia, per quanto riguarda il controllo e il contrasto alla speculazione, e anche l'efficacia dei suoi provvedimenti, ha ridotto l'impatto sugli automobilisti, sulle famiglie e sui lavoratori meglio di come sia accaduto negli altri Paesi europei.

PRESIDENTE. Il deputato Sasso, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Ministro, non va tutto bene. La sua risposta non soddisfa Futuro Nazionale, perché il Governo di centrodestra moderato decide di ritoccare di pochi centesimi, e per qualche giorno soltanto, il prezzo del gasolio - questo ha dimenticato di dirlo - e abbandona totalmente al proprio destino gli italiani che usano la benzina per spostarsi, per lavorare e in questo periodo, per quei pochi che se lo possono permettere, per andare in vacanza.

Il periodo è difficile e lo comprendiamo, ma un Governo di destra vera dovrebbe avere il coraggio di tutelare gli italiani e non di navigare a vista (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), con la speranza che la situazione internazionale migliori. Ministro, mentre lei spera, il portafoglio degli italiani si svuota di fronte ad una pompa di benzina. Un Governo di destra vera dovrebbe trovare le coperture per abbassare le accise sulla benzina senza tagliare le risorse agli altri Ministeri, e quindi i servizi ai cittadini. Che fate, con una mano date e con l'altra prendete (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? E tutto questo per cosa? Per due settimane. E dopo che farete?

Futuro Nazionale le dà qualche suggerimento. Innanzitutto, una cosa molto semplice e banale: si potrebbe rendere l'ora legale permanente. In questo modo noi risparmieremmo 100 milioni di euro in più. Dopo dovremmo rilanciare l'idroelettrico e riaprire alle forniture di gas dalla Russia. Non perché ci piaccia Putin (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), ma perché costa meno. Gli italiani arrancano e non ci sono risorse. Eppure voi vi apprestate ad inviare per la quattordicesima volta soldi a Zelensky per una guerra che non è la nostra (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Avete già inviato 4 miliardi di euro, Ministro, 4 miliardi di euro di soldi destinati agli italiani. Sarebbero bastati 2 di quei 4 miliardi e avreste ridotto le accise non per due settimane, ma per un anno. Perché non lo fate? Perché prendete ordini da von der Leyen? Perché vi sottomettete ai diktat di Bruxelles? Futuro Nazionale vi chiede di tornare ad essere destra e di ricordarvi che la destra, quella vera, quella di Futuro Nazionale, vorrebbe tutelare con voi il “prima gli italiani”. Ve lo ricorderemo ogni giorno, ma svegliatevi, perché di tempo ce n'è rimasto poco. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

(Iniziative volte a individuare i territori di Brindisi, Augusta, Taranto e Civitavecchia quali poli di produzione delle tecnologie strategiche della transizione energetica, nell'ambito degli indirizzi di politica industriale europea - n. 3-02842)

PRESIDENTE. Il deputato Caroppo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02842 (Vedi l'allegato A).

ANDREA CAROPPO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la ZES unica ha rappresentato uno straordinario strumento, che ha consentito non solo una semplificazione amministrativa importante, ma anche un'attrazione degli investimenti. Oggi, però, l'Unione europea finalmente ha deciso di cambiare passo e di puntare su una nuova stagione di politica e di programmazione industriale. Lo ha fatto attraverso due regolamenti, uno già approvato, il regolamento per le emissioni zero, per l'industria ad emissioni zero; l'altro, in corso di discussione e approvazione, è quello relativo all'accelerazione industriale.

Tutti e due questi regolamenti prevedono la possibilità, per ogni Stato membro, di istituire delle specifiche aree all'interno delle quali innovare, fare ricerca, ma soprattutto insediare delle produzioni industriali di carattere strategico. Dal dibattito che emerge in questi giorni sembrerebbe che ci sia un orientamento verso alcune aree produttive del Nord. Noi riteniamo che sarebbe un grave errore lasciare al Sud…

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA CAROPPO (FI-PPE). …solo la ZES unica e consentire invece al Nord di avere gli sviluppi di carattere industriale. Ci sono aree come Brindisi, Taranto, come Civitavecchia, come Augusta, Catania, che stanno facendo già un piano di riconversione industriale, alcune grazie anche ad una legge dei colleghi D'Attis e Battilocchio. Per questo le chiedo, a nome degli stessi colleghi, ma anche dei colleghi De Palma e Castiglione, se il Governo intenda sostenere le candidature delle aree di Brindisi, Civitavecchia, Catania, Augusta e Taranto nell'ambito della nuova politica industriale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Concordo assolutamente con quello che gli interroganti hanno esposto ed è quanto ho presentato in trasparenza, nella piena e leale collaborazione tra gli organi istituzionali, anche la scorsa settimana alla Conferenza delle regioni, con la quale abbiamo avuto un incontro specifico, appunto, sulla politica industriale nei territori italiani. E in quella sede ho presentato quello che deriva dal regolamento Industry Net-Zero, ma soprattutto quello che deriva dal nuovo regolamento Industrial Accelerator Act, che abbiamo contribuito a realizzare e che vorremmo contribuire a migliorare nelle prossime settimane, perché è ancora nella fase del trilogo istituzionale europeo, cioè nella fase di approvazione.

In quel contesto vengono delineate le aree di accelerazione industriale in alcuni comparti già definiti, per esempio nel comparto della siderurgia italiana. Ed è per questo che stamattina, al tavolo Taranto, tra le tante cose con cui ci siamo confrontati, ho anche presentato agli enti locali della regione e dei comuni presenti, e ovviamente alle associazioni di imprese e alle stesse imprese, la possibilità di realizzare proprio a Taranto, ovviamente, un'area di accelerazione industriale nel campo siderurgico.

Ma non solo, perché il nuovo regolamento - che non è ancora in vigore, ma noi ci vogliamo anticipare, in un lavoro e un dialogo con le regioni, in una logica di coesione nazionale - prevede la possibilità di realizzare queste aree, più di una nel territorio nazionale. Immagino, per esempio, sull'automotive, che è anch'esso previsto dal regolamento, una può essere al Nord e una può essere al Sud. Si prevede di realizzarla certamente nel Mezzogiorno - posso dirlo? -, prioritariamente nel Mezzogiorno, ma non esclusivamente nel Mezzogiorno.

Questa è la vera grande novità. E sono aree in cui, sostanzialmente, è in atto un processo di deindustrializzazione che vogliamo contrastare, appunto, con la realizzazione di aree di accelerazione industriale. Tra l'altro, per quanto riguarda Brindisi, come sapete, subito dopo avere appreso dalla stampa la decisione della corte di appello di Milano, ho chiesto al Ministro Pichetto Fratin, con una lettera esplicita, di liberare le aree di Brindisi e, ovviamente, anche di Civitavecchia.

E lui mi ha risposto il giorno dopo, perché siamo consapevoli che, se riusciamo a calare gli investimenti già programmati - sono oltre 50 nell'area di Brindisi -, possiamo alleviare anche e dare comunque un contributo al rilancio industriale dell'intera Puglia e, certamente, anche dei lavoratori di Taranto. Ed è per questo che pensiamo che sia prioritario il lavoro che stiamo realizzando insieme in quell'area di Brindisi, aggiungo Taranto e certamente Civitavecchia. Mi sono confrontato proprio ieri con il sindaco di Civitavecchia e il vicepresidente della regione Lazio, a dimostrazione che noi lavoriamo con tutti…

PRESIDENTE. Devo chiederle di concludere, Ministro.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. …qualunque sia la coalizione che amministra agli enti locali. Noi lavoriamo sempre in piena e leale collaborazione con le istituzioni, come impone la nostra Carta costituzionale.

PRESIDENTE. Il deputato D'Attis, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare, per due minuti.

MAURO D'ATTIS (FI-PPE). Grazie signora Presidente, grazie signor Ministro. La risposta ci conforta perché finalmente in quest'Aula trionfa la volontà di non cancellare la parola “industria” dal vocabolario della lingua italiana. Guardi, signor Ministro, io vengo da una città, quella di Brindisi, dove ha trionfato per un certo periodo anche il movimento del “no” al carbone.

Giusto, ma è quel movimento che ha semplicemente immaginato di chiudere le industrie e di non pensare ad altro. Noi in questi anni abbiamo lavorato duramente - le sue parole e gli atti parlamentari e gli atti del Governo lo dimostrano - per Brindisi, per Civitavecchia, per Augusta e per Taranto. Tutte queste quattro città hanno in comune una serie di considerazioni - la ZES, l'eolico offshore, l'essere stati individuati con il decreto Energia come hub dell'energia -, ma hanno anche altro.

Allora per questo ci siamo riuniti: da parlamentari del territorio, abbiamo guardato oltre e vogliamo chiedere al Governo, ufficialmente, di candidare queste quattro aree alla Net-Zero Industry Act e all'Industrial Accelerator Area. Questo lo facciamo perché, signor Ministro, gli errori sono stati fatti, il JTF non doveva essere solo per Taranto e per il Sulcis, senza togliere nulla a Taranto e senza togliere nulla al Sulcis. Ma i Governi precedenti hanno fatto scelte politiche di colore. Quello che vogliamo sostenere, invece, è che si possano realizzare anche le province contermini - come Augusta con Catania, come Brindisi con Taranto - e fare delle aree di vero e proprio insediamento di filiere produttive industriali. Lo stiamo facendo perché, come ha richiamato lei, la cosiddetta norma D'Attis-Battilocchio…

PRESIDENTE. Concluda.

MAURO D'ATTIS (FI-PPE). …per Brindisi e Civitavecchia ha avviato questo procedimento. Lo vogliamo fare anche a Taranto e vogliamo che si realizzi anche ad Augusta e Catania. Questo perché possano diventare protagoniste di una nuova politica industriale insieme al resto del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Intendimenti del Governo in merito all'introduzione di un'età minima di accesso ai social network - n. 3-02843)

PRESIDENTE. La deputata Madia ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02843 (Vedi l'allegato A), per un minuto.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, tutti gli esperti italiani e internazionali convergono nel dire che un uso prematuro dei social danneggia la salute psicofisica dei bambini e dei ragazzi. L'allarme più drammatico, Ministro, al di là delle statistiche, arriva dall'esperienza quotidiana delle famiglie. Fuori dall'Europa e dentro l'Europa, molti Paesi stanno rispondendo con urgenza a questo problema.

L'Italia era partita in Parlamento addirittura prima della Francia - che ha approvato una legge per introdurre un'età minima per i social network - con la proposta di legge bipartisan Mennuni-Madia, che non ha costi economici, che ha già l'ok della Commissione europea e che potrebbe essere approvata in pochissimo tempo, ma il Governo, non facendo arrivare in Commissione i pareri dei Ministeri, sta bloccando questa proposta del Parlamento.

Io le chiedo perché e se il Governo intende sbloccare i pareri e, dunque, dare seguito, in questa legislatura, a questa importante legge (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Grazie, Presidente. Certamente sì. Il Governo è consapevole dell'importanza del provvedimento parlamentare bipartisan che è stato presentato e lo segue con grande attenzione, nella piena consapevolezza che il Parlamento lo possa e, a nostro avviso, lo debba approvare entro la fine di questa legislatura. È per questo che stiamo seguendo i lavori che sono stati iniziati in quest'Aula o, meglio, in questa Camera dei deputati.

Il testo base è il frutto di un'attenta disamina del problema e contiene disposizioni capaci - a nostro avviso - di garantire un'effettiva protezione dei minori ed evitare facili elusioni. Gli emendamenti sono stati esaminati in un clima che ha visto anche un'ottima collaborazione tra maggioranza e opposizione, che speriamo che si possa riproporre come un modello anche in altri contesti.

Non c'è, dunque, un rallentamento né, tantomeno, un arresto dell'iter. Quello che è in corso è un'attività di approfondimento e valutazione degli effetti dell'iniziativa intrapresa nel frattempo dalla Commissione europea. Nel 2026, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha istituito un panel speciale di esperti incaricati di contribuire allo sviluppo di un approccio pratico ed efficace a livello europeo per garantire la sicurezza dei minori online. Nel luglio, i copresidenti del panel hanno presentato la relazione finale, che evidenzia i problemi principali che i minori si trovano ad affrontare online e fornisce raccomandazioni e spunti di ispirazione sul modo di offrire loro maggiore protezione e di responsabilizzarli, come pure su un uso dei social media e di altri servizi digitali adeguato alla loro età.

A seguito della presentazione della relazione finale, la von der Leyen ha annunciato la presentazione, dopo l'estate, di un'iniziativa regolatoria europea. Quella sarà un'occasione per riflettere e ponderare in modo da coordinare al meglio le iniziative regolatorie europee e dare alle stesse la massima espansione ed efficacia, in un approccio nazionale il più possibile organico. Insomma, dobbiamo farlo in sintonia con la Commissione europea, per non fare un percorso che poi ci venga smentito dal quadro regolatorio europeo.

La tutela dei minori richiede, infatti, un approccio complessivo che affianchi ai limiti di età efficaci sistemi di verifica, percorsi di alfabetizzazione digitale, responsabilizzazione delle piattaforme e sostegno alle famiglie, in un quadro organico, complessivo e omogeneo nella nostra Unione europea.

PRESIDENTE. La deputata Madia ha facoltà di replicare, per due minuti.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro, io sono molto insoddisfatta della sua risposta. Io non so come voi - che, vorrei sottolineare, non siete spettatori di tutto questo processo, ma siete il Governo - seguiate i provvedimenti che, con le sue parole, sarebbero provvedimenti che vi stanno a cuore. Intanto, le segnalo che la discussione della proposta Mennuni-Madia è al Senato, quindi i pareri che non arrivano non arrivano al Senato, e non qui alla Camera (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

Io, Ministro, quello che semplicemente vorrei dirle è che sono passati quattro anni dall'inizio della legislatura e le famiglie non possono essere lasciate sole rispetto a una forza violenta, aggressiva e difficilmente padroneggiabile come quella delle piattaforme e degli algoritmi. È evidente che non basta solo una legge, serve una grande alleanza tra scuola, famiglia, istituzioni e media, ma, intanto, una legge che dica che a 9, 10, 11 anni non si può stare sui social è necessaria. Sono i Governi e i Paesi che hanno avuto il coraggio di ergersi concretamente - come la Francia recentemente - a difesa dei bambini ad esser diventati oggetto di attacchi violenti delle Big Tech, sempre spalleggiate dall'amministrazione Trump.

Allora, Ministro - e chiudo -, questo è il punto; non diciamo e non nascondiamoci dietro pareri di Ministeri che non arrivano. Qui il punto è che c'è una volontà chiara del Governo di bloccare questa proposta per non aprire contenziosi con i ricchi e potenti padroni dei social.

Ora, Ministro, lei sa che io non amo il sovranismo, ma per una volta vi chiederei, invece, di essere sovrani a casa vostra e di difendere la salute psicofisica dei bambini e la serenità delle famiglie, anziché il fatturato delle piattaforme.

PRESIDENTE. Concluda.

MARIA ANNA MADIA (IV-CR). Io, però - le ripeto -, dopo quattro anni e dopo ormai svariati mesi di blocco da parte del Governo di questa proposta di legge, malgrado sia firmata anche da una collega di Fratelli d'Italia, penso che questa legge scomoda saremo noi ad approvarla nella prossima legislatura, vincendo le elezioni (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16,20.

La seduta, sospesa alle 16,15, è ripresa alle 16,20.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Delmastro Delle Vedove (Doc. IV, n. 4-A) (ore 16,21).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Delmastro Delle Vedove, formulata dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma (Doc. IV, n. 4-A).

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il dibattito è pubblicato in calce al resoconto stenografico dell'Assemblea del 4 agosto 2026 (Vedi il resoconto stenografico della seduta del 4 agosto 2026).

La Giunta propone di negare l'autorizzazione richiesta.

(Discussione - Doc. IV, n. 4-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore per la maggioranza, deputato Pietro Pittalis.

PIETRO PITTALIS, Relatore per la maggioranza. Grazie, Presidente. Mi riporto integralmente alla relazione che ho predisposto per l'Assemblea nella quale sono illustrate in maniera analitica le ragioni giuridiche e costituzionali che hanno condotto la maggioranza a proporre il diniego dell'autorizzazione richiesta dalla procura di Roma. Non intendo, pertanto, ripercorrere ogni singolo passaggio di una relazione necessariamente complessa e articolata, ma mi limiterò a richiamare i profili essenziali, quelli che consentono di comprendere perché la decisione della Giunta non rappresenti affatto un'interferenza nell'attività giudiziaria, ma costituisca il corretto e responsabile esercizio di una competenza che la Costituzione attribuisce espressamente alla Camera.

Innanzitutto, occorre chiarire ciò che oggi non siamo chiamati a fare. Non siamo chiamati a valutare la fondatezza dell'indagine, non siamo chiamati a formulare giudizi anticipati su responsabilità che potranno essere accertate soltanto nelle sedi giudiziarie competenti, non senza, però, tralasciare un dato fondamentale che nelle relazioni di minoranza finisce talvolta per essere oscurato dall'enfasi della contrapposizione politica riservata alla vicenda. L'onorevole Delmastro Delle Vedove non risulta indagato nel procedimento dal quale trae origine la richiesta.

La Camera è chiamata unicamente a verificare se la richiesta di sequestro della corrispondenza di un parlamentare soddisfi i requisiti di legalità costituzionale imposti dall'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, così come interpretato dalla giurisprudenza costituzionale. Questa verifica non è un passaggio rituale, né può ridursi alla mera presa d'atto delle determinazioni dell'autorità giudiziaria.

La Costituzione affida alla Camera un controllo preventivo ed effettivo volto ad accertare che l'impiego di uno strumento investigativo particolarmente invasivo sia sorretto da una necessità concreta, sia adeguatamente motivato e risulti determinato, selettivo e proporzionato rispetto alle finalità dell'indagine. È indispensabile che l'oggetto dell'acquisizione sia definito con sufficiente precisione prima dell'autorizzazione, ed è questo il primo fondamentale elemento di criticità.

La procura ha chiesto di acquisire tutte le comunicazioni intercorse tra l'indagato principale e l'onorevole Delmastro Delle Vedove, comprese quelle eventualmente contenute in chat di gruppo. Tuttavia, non è stato indicato un preciso arco temporale, non sono state individuate le applicazioni, gli account, le utenze o le singole conversazioni interessate, non sono stati definiti i criteri tematici o tecnici di selezione. Un secondo profilo riguarda il requisito della necessità: la giurisprudenza costituzionale, come noto, richiede che siano illustrate le ragioni per le quali le alternative ragionevolmente disponibili risultino insufficienti, inadeguate o impraticabili, e che venga dimostrato il concreto valore aggiunto dell'atto, particolarmente invasivo, del quale si chiede l'autorizzazione.

Nel caso in esame non è stato chiarito quali accertamenti societari, contabili, fiscali o bancari siano stati effettuati. Non è stato spiegato quali lacune abbiano lasciato tali accertamenti, né per quale ragione tali lacune possano essere colmate soltanto attraverso l'acquisizione generalizzata della corrispondenza di un parlamentare non indagato.

Vi è, però, un terzo profilo sul quale occorre richiamare con particolare attenzione l'Assemblea, perché attiene alle garanzie fondamentali riconosciute a ogni cittadino dell'ordinamento europeo e nazionale: la richiesta sottoposta alla Camera proviene direttamente dalla procura della Repubblica e non risulta che la stessa sia stata previamente sottoposta al vaglio di un giudice per le indagini preliminari o di un'altra autorità terza e indipendente.

Non è un dettaglio procedurale: uno smartphone non è un semplice oggetto materiale, perché custodisce una rappresentazione pressoché integrale della vita di una persona: relazioni familiari e affettive, contatti professionali, conversazioni politiche e istituzionali, immagini, spostamenti, documenti, credenziali, dati sanitari e finanziari. Proprio per questa ragione, la grande sezione della Corte di giustizia dell'Unione europea, con una sentenza del 2024, ha affermato che l'accesso investigativo ai dati contenuti in un telefono cellulare costituisce un trattamento di dati personali assoggettato ai principi di legalità, necessità, proporzionalità e minimizzazione e che il rispetto effettivo di tali principi deve essere garantito attraverso un controllo preventivo esercitato da un giudice o da una autorità realmente indipendente. Questo principio è stato recepito in termini altrettanto chiari dalla Corte di cassazione, con una sentenza del 2025, che ha escluso che il pubblico ministero possa essere considerato, ai fini indicati dalla giurisprudenza europea, un'autorità terza rispetto all'attività investigativa che egli stesso dirige. Indipendenza e terzietà, infatti, non sono la stessa cosa e, nel caso oggi sottoposto alla Camera, non risulta intervenuto alcun giudice; non risulta un provvedimento del giudice per le indagini preliminari; non risulta una pronuncia del tribunale del riesame; non risulta, né prima né dopo, la richiesta trasmessa alla Camera, il controllo di un'autorità terza indipendente sulla necessità, proporzionalità e delimitazione dell'accesso.

Le relazioni di minoranza cercano di liquidare la questione sostenendo che la Camera non dovrebbe occuparsi di un problema di diritto processuale comune ed è proprio su questo argomento che emerge un'ulteriore e clamorosa contraddizione politica delle opposizioni: quando si discute di immigrazione, di trattenimenti, di Paesi sicuri o di provvedimenti adottati dal Governo per regolare i flussi migratori, le opposizioni invocano continuamente il primato del diritto dell'Unione e della giurisprudenza europea; quando, invece, la medesima giurisprudenza europea stabilisce che l'accesso alla vita digitale di una persona deve essere preceduto dal controllo di un giudice terzo, improvvisamente questo primato scompare.

Il diritto europeo non può valere soltanto quando serve a contestare il Governo. Non esiste un'Europa da invocare in materia di migranti e un'Europa da dimenticare quando tutela la riservatezza, la corrispondenza e i dati personali dei cittadini.

Vengo, ora, all'altro argomento politico ripetuto con maggiore insistenza dalle opposizioni: negando l'autorizzazione, la maggioranza trasformerebbe una prerogativa costituzionale in un privilegio personale e utilizzerebbe l'articolo 68 come uno scudo destinato a ostacolare il lavoro della magistratura. Onorevoli colleghi, è un argomento suggestivo, ma giuridicamente inconsistente e istituzionalmente pericoloso. Se per le opposizioni ogni applicazione effettiva dell'articolo 68 costituisce un ostacolo alla magistratura, abbiano almeno la coerenza di proporre l'abrogazione attraverso una legge di revisione costituzionale. È proprio su questo terreno che emergono le più evidenti contraddizioni delle opposizioni. Ricordo il precedente relativo alla Fondazione Open; in quella vicenda, la procura di Firenze procedeva secondo la propria impostazione accusatoria per un sospetto finanziamento illecito del Partito Democratico che sarebbe stato reso sistemico e, per così dire, istituzionalizzato attraverso la Fondazione Open, considerata dagli inquirenti un'articolazione politico-organizzativa del partito.

La vicenda riguardava un ex Presidente del Consiglio e autorevoli Ministri di primo piano di Governi a trazione Partito Democratico, e investiva l'acquisizione di un numero molto consistente di messaggi, di posta elettronica e di conversazioni WhatsApp, rinvenuti nei dispositivi di finanziatori e di altri soggetti collegati alla fondazione. In quel caso, tanto la Camera quanto il Senato negarono l'autorizzazione al sequestro della corrispondenza, applicando principi e argomentazioni del tutto assimilabili a quelli richiamati oggi dalla maggioranza della Giunta.

Un'analoga incoerenza caratterizza la posizione del MoVimento 5 Stelle nella vicenda del senatore Scarpinato. Quando si trattò delle conversazioni intercorse tra il senatore e l'ex magistrato Gioacchino Natoli, acquisite nell'ambito di un procedimento pendente nei confronti di terzi, il MoVimento 5 Stelle, infatti, sostenne integralmente la posizione del proprio esponente, invocando l'applicazione della guarentigia prevista dall'articolo 68 della Costituzione.

Eppure ricordo che Natoli è coinvolto in un'indagine della procura di Caltanissetta per ipotesi gravissime, favoreggiamento aggravato dall'aver favorito la mafia e calunnia, relative al presunto insabbiamento di un filone dell'inchiesta Mafia-Appalti. In quel caso, tuttavia, la tutela delle comunicazioni di un parlamentare non indagato, come il senatore Scarpinato, veniva presentata dal MoVimento 5 Stelle…

PRESIDENTE. Concluda.

PIETRO PITTALIS, Relatore per la maggioranza. …come un presidio indispensabile della funzione rappresentativa. Oggi, nel caso dell'onorevole Delmastro Delle Vedove, la medesima garanzia viene descritta come un pretesto per impedire alla magistratura di svolgere il proprio lavoro.

La domanda è inevitabile: signora Presidente, perché la prerogativa è sacrosanta quando tutela un parlamentare del Partito Democratico o del MoVimento 5 Stelle e diventa, invece, un privilegio quando riguarda un parlamentare della maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia)?

Concludo veramente, Presidente, evidenziando che la decisione proposta dalla Giunta non impedisce all'autorità giudiziaria di proseguire gli accertamenti attraverso gli strumenti consentiti dall'ordinamento. Difendere l'articolo 68 significa difendere non tanto un parlamentare dalla legge, significa pretendere che la legge, la Costituzione e il diritto dell'Unione europea siano rispettati integralmente e nei confronti di tutti.

Per queste ragioni, onorevoli colleghi, vi invito ad approvare la proposta della Giunta e a negare, nei termini in cui è stata presentata, l'autorizzazione richiesta dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, deputato Gianassi.

FEDERICO GIANASSI, Relatore di minoranza. Grazie, signora Presidente. L'increscioso caso Delmastro, imbarazzante per le istituzioni democratiche, è ancora avvolto da una profonda oscurità, sì, una profonda oscurità, perché il partito di maggioranza, Fratelli d'Italia, è animato da un solo obiettivo: nascondere la verità a questo Parlamento e impedire alla procura della Repubblica di Roma di accertare la verità in un procedimento penale, finalizzato a contrastare la mafia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Tuttavia, l'oscurità non è totale perché alcuni fatti sono noti: sappiamo che il deputato Delmastro, quando era Sottosegretario di Stato per la Giustizia, con delega al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, è diventato socio in affari di una ragazza appena maggiorenne, che è figlia di un soggetto già allora condannato per reati gravi, aggravati dall'agevolazione mafiosa, per essere stato il prestanome di un temibile, terribile, nefasto clan mafioso della capitale, sì, proprio in quegli anni, nei quali il Sottosegretario accusava le opposizioni, quando gestiva il 41-bis e i detenuti mafiosi, di inchinarsi alla mafia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Mentre accusava le opposizioni di inchinarsi alla mafia, lui era socio in affari di una ragazza diciottenne, figlia di un prestanome, condannato per essere responsabile di reati di mafia.

Di fronte a fatti così gravi, sappiamo che è in corso un procedimento penale attivato dalla procura di Roma per i reati di intestazione fittizia di beni, di riciclaggio, aggravati, ancora una volta, dall'agevolazione mafiosa, procedimento penale che ha messo sotto indagine il Caroccia e sua figlia, i quali si difendono, dichiarando che esiste una chat tra il Caroccia e il Sottosegretario Delmastro e che, in quella chat, c'è la prova - dicono i Caroccia che si stanno difendendo dal processo penale - della loro estraneità.

Lì dentro ci sono gli elementi che possono provare l'innocenza degli indagati, lì dentro ci sarebbero le prove delle movimentazioni delle somme di denaro. Dunque, la procura della Repubblica di Roma, rispettando i principi della sentenza della Corte costituzionale del 2023, non sequestra la corrispondenza, si rivolge alla Camera, come deve fare, e chiede alla Camera l'autorizzazione a sequestrare quella corrispondenza. Ci dice anche che quel sequestro è decisivo, è necessario, è indispensabile ai fini del procedimento penale: per assicurare il diritto costituzionale di difesa degli indagati - è un tema che chi si propone come garantista dovrebbe quanto meno valutare - e per verificare la fondatezza delle accuse di riciclaggio e di intestazione fittizia dei beni. Dunque, hanno rispettato i requisiti posti dalla sentenza della Corte costituzionale: fermarsi, chiedere l'autorizzazione alla Camera e, nel rispetto dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione, evidenziare che quel sequestro è necessario per il procedimento penale, decisivo per il procedimento penale, ed è una richiesta determinata perché attiene a una sola chat, che - è stato dichiarato dagli indagati - è stata costituita per custodire le comunicazioni tra i soci della società da cui è originato il procedimento penale.

Quindi, dico al relatore, che certamente lo sa: non c'entra nulla il caso precedente, nel quale, giustamente, il Partito Democratico si è opposto all'autorizzazione al sequestro, perché il caso a cui fa riferimento originava da un sequestro senza l'autorizzazione da parte della Camera dei deputati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista). Era stata violata la norma costituzionale.

E la sentenza della Corte costituzionale ci ha detto che la procura non può sequestrare la corrispondenza, deve chiedere alla Camera e, se le procure sequestrano senza autorizzazione, è doveroso che il Parlamento rigetti la richiesta. Ma se la procura che contrasta la mafia fornisce una richiesta alla Camera e dice alla Camera che, in assenza di quella documentazione, si rischia di interrompere un processo contro la mafia, in quel caso, la Camera, poiché è rispettato l'articolo 68, deve dare l'autorizzazione; a meno che questa Camera non voglia sostenere (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva-Casa Riformista) che l'articolo 68 costituisca un'immunità totale nei confronti delle persone che sono vicine alla Presidente del Consiglio. Questo però non lo prevede l'articolo 68 della Costituzione.

Dunque, dico alle deputate e ai deputati di questa Camera, che oggi sono chiamati ad assumere una decisione rispetto alla quale poi non potranno nascondersi nel Paese: o decidono di dire “sì” e consentono il sequestro di quella corrispondenza, consentendo alla procura di Roma di portare avanti un procedimento contro la mafia e, quindi, questo Parlamento dice che la lotta alla mafia è un principio irrinunciabile (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) oppure preferiscono difendere l'amico di Fratelli d'Italia, una volta Sottosegretario, oggi deputato, e avvocato personale di Giorgia Meloni, perché ritengono che tutelare la segretezza degli scambi tra Delmastro e Caroccia sia prevalente rispetto all'interesse costituzionale di contrastare la mafia. Questa è la questione e, su questo voto, voi vi prendete la responsabilità perché, se votate contro, perderete la faccia quando ci sarà da difendere la lotta contro la mafia. Come vi presenterete alle celebrazioni per ricordare Paolo Borsellino, Falcone, i caduti per la mafia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)? Con quale faccia? Ora le argomentazioni, dunque, che sono state usate sono…

PRESIDENTE. C'è un problema con il microfono. Provi ad usare quello accanto, collega Gianassi Fermiamo il tempo, ha ancora quattro minuti. Qui c'è un problema però: vedo tutti i microfoni verdi all'improvviso. Provi collega Gianassi… No, abbiamo proprio un problema tecnico, credo. Non funziona. Aspetti che sento cosa ci dicono i tecnici… Provi adesso. Mi dicono che c'è un problema, ma l'avevamo notato. Dice che è il suo intervento? Non credo, collega Gianassi. Temo che sia proprio un tema tecnologico. Provi ad andare nel posto sopra di lei, proprio nei banchi, perché, magari, sono quelli del Comitato dei nove che non funzionano. Andiamo per tentativi. No, anche lì sotto, non c'è bisogno… Ecco, va bene lì. Provi quello. Vediamo se quelli dei banchi funzionano. No, non mi pare, non si è acceso. Ha provato ad accendere quel microfono? Non funziona? Adesso, vi portiamo il microfono portatile. Prendiamo qualche secondo per fare… Adesso funziona? Sembra funzionare… Provi, collega. No, si è rispento, collega. Portiamogli il “gelato” per cortesia… Il “gelato” nel senso di microfono. Abbiate pazienza, colleghi, a volte la tecnologia non ci aiuta. Vediamo se questo funziona. Provi, collega Gianassi.

FEDERICO GIANASSI, Relatore di minoranza. È acceso?

PRESIDENTE. Sì, adesso dovrebbe funzionare. Prego. Noi la sentiamo.

FEDERICO GIANASSI, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. Per le opposizioni sta veramente diventando difficile. Non possiamo accedere alla documentazione, non possiamo accedere…

PRESIDENTE. Ha quattro minuti, stavolta però diciamo che è la tecnologia. Prego.

FEDERICO GIANASSI, Relatore di minoranza. Dicevo, anche le argomentazioni del collega Pittalis, che, tra il caso Almasri e quello Delmastro, è costretto a fare lo scudo in Aula e ci prova sempre con grande passione: avrebbe dovuto chiedercelo il GIP, anziché la procura. Nell'ordinamento, ad oggi, il sequestro è disposto dalla procura. La legge del 2023 non riserva al GIP il potere di chiedere l'autorizzazione, perché è competenza anche della procura. Non cerchiamo cavilli, non ci sono. Il tema è un altro: ricorrono i requisiti che impongono alla Camera di concedere l'autorizzazione.

Poi volevo aggiungere, Presidente, in questo secondo spezzone del mio intervento, che, ad aggravare la situazione, c'è stata la clamorosa violazione delle prerogative parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ai parlamentari della Giunta è stato impedito di visionare i documenti formalmente depositati presso la Giunta. Sono stati chiusi a chiave. Sono state chiusi a chiave in cassaforte i documenti che il Presidente della Camera ha trasmesso alla Giunta per le autorizzazioni. Da quattro anni nella Giunta non è mai successo che a un parlamentare della Giunta fosse impedito il diritto di visionare quei documenti necessari per formarsi un orientamento consapevole sul caso in questione. Sul caso Almasri, che atteneva alla sicurezza nazionale, abbiamo potuto visionare i documenti segreti dell'intelligence e i documenti degli avvocati delle parti, con l'obbligo di riservatezza.

Esiste un principio naturale, non sconfessabile, che prevede che un parlamentare, membro di una Commissione, possa esaminare i documenti presso quella Commissione. È sempre stato così, tranne il caso di Delmastro, dirigente di Fratelli d'Italia, che imbarazza e terrorizza Fratelli d'Italia. Tutto questo è inaccettabile. Anzi, io ringrazio il presidente Dori (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), al quale rivolgo ancora la mia solidarietà, per essersi impegnato ad essere presidente al di sopra delle parti, a garanzia delle prerogative parlamentari che sono state clamorosamente sconfessate.

Non mi dilungo sul bluff di Delmastro. Non ci dice che è socio in affari di queste persone e lo scopriamo dalla stampa; non si dimette finché non viene costretto a dimettersi; addirittura, ci dice: decida la maggioranza - cioè, Fratelli d'Italia - per me va bene tutto, sapendo che Fratelli d'Italia vota contro. Dopo che il Caroccia manda le conversazioni - le chat - in procura e la maggioranza dice che non le farà leggere, le manda anche lui. Abbiamo vissuto storie diverse nelle quali i dirigenti politici si presentavano in quest'Aula e per primi chiedevano che la Camera votasse a favore dell'autorizzazione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Qui scappano. E dopo, come sempre, la storia ci offre - hanno detto persone ben più titolate di me - i due momenti: prima quello della tragedia, i fatti, e poi quello della farsa, la difesa. È veramente inaccettabile.

Di fronte a questo scenario, noi dobbiamo dire con grande chiarezza che, di fronte alla possibilità di dire “no” e impedire il corso della giustizia per l'accertamento dei fatti o dire, invece, “sì” e consentire quell'accertamento, che non pregiudica le garanzie costituzionali, noi dobbiamo dire “sì” all'autorizzazione.

Queste garanzie costituzionali sono state scritte nel tempo dai Padri e dalle Madri costituenti che scrissero quelle regole per tutelare le libertà democratiche dei parlamentari, perché avevano conosciuto il fascismo, erano stati incarcerati al confino, sottoposti a fermi di Polizia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa – I deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista si levano in piedi)! Non hanno scritto quelle regole per aiutare un parlamentare che diventa socio in affari della figlia appena maggiorenne di un prestanome per mafia! È inaccettabile! Non possiamo lamentarci se, fuori da questo Palazzo, gli italiani non capiscono! È così importante difendere le garanzie costituzionali che non possiamo permetterci di estenderle ingiustificatamente affermando la discriminazione tra cittadini e parlamentari. Le ragioni, il buonsenso e la tutela delle garanzie costituzionali ci impongono di votare a favore dell'autorizzazione al sequestro della corrispondenza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Misto-+Europa-Stati Uniti d'Europa).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la relatrice di minoranza, deputata Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO, Relatrice di minoranza. Grazie, Presidente. Siamo giunti all'ultimo atto di una farsa che ha come protagonisti la maggioranza e un esponente di spicco del partito di Giorgia Meloni.

Sappiamo ormai di che cosa stiamo parlando: l'allora Sottosegretario alla giustizia, Delmastro Delle Vedove, diventa socio in affari di una ragazza appena maggiorenne, che è figlia di una persona, Mauro Caroccia, poi condannata in via definitiva per essere il prestanome del clan Senese, uno dei clan mafiosi più pericolosi della Capitale.

La procura di Roma apre un nuovo procedimento penale nei confronti del Caroccia per contrastare reati di stampo mafioso: i reati, appunto, di intestazione fittizia di beni e di riciclaggio aggravati dall'agevolazione mafiosa.

La procura di Roma, nel puntuale rispetto delle sentenze della Corte costituzionale, scrive alla Camera dei deputati per chiedere di dare l'autorizzazione a sequestrare le chat tra l'allora Sottosegretario Delmastro e il Caroccia, perché altrimenti il procedimento stesso rischia di andare in fumo. Quelle chat sono decisive, rilevanti e necessarie per lo svolgimento del procedimento penale e lo sono anche a tutela dei diritti di difesa dell'indagato Caroccia.

Dunque, oggi la Camera dei deputati è chiamata a scegliere se vuole tutelare la riservatezza dei messaggi che un Sottosegretario ha scambiato con una persona condannata per reati di mafia o se, invece, vuole tutelare l'interesse delle istituzioni a perseguire i reati di mafia. O si tutela la segretezza di quei messaggi o si aiuta l'autorità giudiziaria che sta indagando per reati di mafia: questa, Presidente, è oggi la posta in gioco (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Se la maggioranza - in primis il partito di Giorgia Meloni - decide che bisogna tutelare ad ogni costo la segretezza di quelle chat, anche a costo di sacrificare un procedimento contro la mafia, almeno abbia il buon gusto di non andare più a celebrare Falcone, Borsellino e tutte le vittime di mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Almeno non si riempiano più la bocca di legalità, di trasparenza e di contrasto alla criminalità organizzata! E non vi azzardate a paragonare Delmastro con Scarpinato, cioè Delmastro, che ha fatto una società con la figlia di un prestanome del clan Senese, con una persona, un uomo dello Stato, Scarpinato, che ha dedicato quarant'anni della sua vita alla lotta alla mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo è inaccettabile!

Ma c'è ancora di più. Perché per la prima volta nella storia dei lavori parlamentari la maggioranza pretende che i componenti della Giunta per le autorizzazioni, che devono esaminare il materiale per decidere, non possano neppure leggere quel materiale che il Presidente della Camera - lui per primo - ha inviato alla stessa Giunta. Noi, Presidente, non abbiamo potuto esaminarlo. La maggioranza è pronta a tutto, è persino pronta a cambiare le regole del gioco. È pronta a svuotare i poteri di un organo di garanzia, come la Giunta per le autorizzazioni, pur di impedire ai componenti della Giunta di leggere quel materiale.

Ora, se la maggioranza è ricorsa ad ogni stratagemma e ad ogni indebita compressione delle prerogative dei membri della Giunta pur di impedire la conoscenza del materiale che coinvolge Delmastro, dobbiamo dedurne che la maggioranza ha il vero e proprio terrore di queste chat.

Ma ieri la maggioranza ha deciso di fare un passo ulteriore. Non solo non si è consentito l'accesso alle chat, ma addirittura si è deciso di non procedere ad una integrazione dell'istruttoria, nemmeno di fronte al fatto che la procura di Roma nei giorni scorsi ha evidenziato che è accaduto un fatto nuovo, cioè che il legale del Caroccia afferma che in quelle chat ci sono gli strumenti a sua difesa.

Ecco, neanche di fronte a un fatto di questo tipo, la destra ha voluto procedere a una integrazione istruttoria e il perché, Presidente, è facilmente intuibile: hanno paura e hanno bisogno di chiudere il capitolo Delmastro il più velocemente possibile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Una voce dai banchi MoVimento 5 Stelle: “Vergogna!” – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Così però, Presidente, prevale l'esigenza di tenere segrete le chat tra Delmastro e Caroccia, piuttosto che l'interesse costituzionale a perseguire i reati gravi, commessi da persone che sono state già condannate in via definitiva per reati aggravati dall'agevolazione mafiosa.

In sostanza, mentre voi difendete un parlamentare di Fratelli d'Italia, noi difendiamo i cittadini onesti che chiedono trasparenza e chiedono che la procura possa fare il suo lavoro. Questo è il quadro in cui ci troviamo a lavorare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Oggi ognuno di noi dirà ai cittadini da che parte ha scelto di stare, dalla parte della trasparenza e della ricerca della verità o dalla parte di una ingiustificata autoprotezione del potere.

Oggi non stiamo decidendo soltanto di una richiesta dell'autorità giudiziaria, stiamo decidendo quale idea di Parlamento vogliamo consegnare ai cittadini. Un Parlamento che considera le garanzie previste dalla Costituzione un presidio eccezionale a tutela della funzione parlamentare, oppure un Parlamento che finisce per utilizzare queste garanzie oltre i limiti fissati dalla Costituzione, rendendo più difficile l'accertamento dei fatti. È questa la vera questione politica del voto di oggi.

E c'è un elemento che rende questa vicenda ancora più delicata, perché qui non stiamo parlando di un parlamentare qualsiasi, stiamo parlando di chi ha ricoperto l'incarico di Sottosegretario alla giustizia, cioè di chi, per il ruolo istituzionale ricoperto, avrebbe dovuto essere il primo a non temere alcun accertamento.

Non dovrebbe esserci bisogno di muri, dovrebbe esserci bisogno di trasparenza e, invece, oggi la maggioranza propone a quest'Aula di negare l'autorizzazione. Noi riteniamo che sia una scelta profondamente sbagliata sul piano giuridico, istituzionale e politico. Noi dobbiamo verificare se la richiesta della magistratura rispetti le condizioni previste dalla Costituzione, e a nostro giudizio le rispetta.

Il procedimento riguarda, abbiamo detto, ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa e nasce nel contesto delle vicende giudiziarie che hanno riguardato Mauro Caroccia, già condannato in via definitiva per intestazione fittizia di attività commerciali, con l'aggravante di aver agevolato il clan Senese. Al centro degli accertamenti vi è la società “Le 5 Forchette Srl”, costituita nel dicembre 2024, per l'esercizio di un'attività di ristorazione a Roma e tra i soci figurava, appunto, il deputato Delmastro Delle Vedove.

La procura ritiene rilevanti le comunicazioni presenti sul dispositivo sequestrato per ricostruire la gestione della società, la provenienza dei fondi, la destinazione dei proventi, l'eventuale esistenza di accordi occulti e per verificare l'attendibilità delle dichiarazioni rese dagli indagati. Non siamo quindi di fronte ad una richiesta generica o esplorativa. È in questo contesto che la maggioranza sceglie di negare l'autorizzazione ed è su questa scelta che si misura la responsabilità politica della maggioranza.

In questa vicenda, la prerogativa costituzionale invocata non può trovare applicazione, perché non è in discussione l'esercizio della funzione parlamentare: siamo di fronte ad una vicenda imprenditoriale che è del tutto estranea all'attività legislativa e ispettiva del deputato Delmastro, ed è proprio questa estraneità a far venir meno il presupposto costituzionale sul quale la maggioranza fonda invece il suo diniego.

La Costituzione riconosce ai parlamentari delle prerogative essenziali ma proprio perché sono garanzie costituzionali devono essere interpretate con rigore e mai con spirito espansivo; non sono uno scudo dietro cui nascondersi, ma sono garanzie costituzionali da esercitare con serietà e rigore. Queste garanzie non appartengono ai singoli parlamentari, appartengono al Parlamento e servono a tutelare la libertà della funzione parlamentare, non a limitare, oltre ai casi previsti dalla Costituzione, l'attività investigativa.

Ed è qui che, a nostro avviso, la maggioranza commette un ulteriore errore: prima ancora che giuridico è un errore politico, perché trasforma quella che è una garanzia eccezionale, in uno scudo personale contro un accertamento investigativo.

Qui non si chiede al Parlamento di sostituirsi alla maggioranza, si chiede al Parlamento di non impedire alla magistratura di svolgere fino in fondo il proprio lavoro ed è una differenza fondamentale: perché ogni volta che una garanzia costituzionale viene utilizzata oltre i limiti per i quali è prevista, non si rafforzano le istituzioni, si indebolisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Immaginate come questa decisione viene percepita fuori da quest'Aula: un cittadino comune, che è coinvolto anche come terzo in un'indagine, deve sottostare agli strumenti investigativi previsti dalla legge. Se invece, quando entra in gioco un esponente delle istituzioni, il Parlamento amplia le proprie prerogative, il messaggio che rischiamo di trasmettere è un messaggio devastante, e cioè che davanti alla legge qualcuno sia più uguale degli altri.

E permettetemi un'ultima considerazione: la lotta alla mafia non può essere soltanto il discorso pronunciato nelle giornate delle commemorazioni, non può essere soltanto il ricordo doveroso di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le donne e gli uomini dello Stato che hanno sacrificato la propria vita. L'antimafia è credibile quando diventa comportamento istituzionale; quando significa consentire agli organi dello Stato di svolgere il proprio lavoro nel rispetto della legge; quando significa non frapporre ostacoli non necessari alla ricerca della verità; quando significa pretendere dalle istituzioni ancora più trasparenza di quella che pretendiamo dai cittadini.

Presidente, è per queste ragioni che il MoVimento 5 Stelle ha presentato la relazione di minoranza e, convintamente, propone all'Aula della Camera di concedere l'autorizzazione al sequestro della corrispondenza intercorsa tra il Caroccia e il deputato Delmastro Delle Vedove, in accoglimento della richiesta trasmessa dalla procura di Roma. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV, n. 4-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Non vedo la collega Ravetto in Aula. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il collega Del Barba. Prego, ha sette minuti, io le segnalo quando ne manca uno, in assenza di segnali luminosi.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, signora Presidente. Onorevoli colleghi, prima di entrare nel merito tecnico della questione, è doveroso premettere che la nostra valutazione e il nostro voto non rispondono a una logica politica precostituita, né a una posizione di principio a favore o contro lo strumento delle autorizzazioni in sé. Non si tratta, inoltre, in alcun modo di una valutazione ad personam. Le nostre critiche politiche alla condotta dell'onorevole Delmastro sono note e cristalline, ma restano rigorosamente separate dalla valutazione dei presupposti giuridici del procedimento in esame.

La nostra analisi si muove esclusivamente sul piano della legalità costituzionale e del corretto bilanciamento tra i poteri. A differenza di casi passati, come il caso Open, citato ieri sera in Aula dal collega onorevole Iaia e citato poco fa dal relatore onorevole Pittalis, in cui non venne chiesta la necessaria autorizzazione preventiva alle Camere da parte della procura di Firenze - e quindi appare anche veramente maldestro l'accostamento a quel caso -, in questa fattispecie la procura di Roma ha seguito un percorso procedurale ineccepibile.

In conformità con la prassi costituzionale, peraltro ribadita autorevolmente dalla sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2023, gli inquirenti hanno correttamente sospeso l'estrazione e l'esame dei dati non appena è emersa la natura di corrispondenza dei messaggi con un parlamentare rinvenuti sul dispositivo di un terzo, investendo preventivamente la Camera della richiesta. Questo iter garantisce che la prerogativa parlamentare non sia violata da acquisizioni unilaterali dell'autorità giudiziaria.

Sotto il profilo tecnico, poi, la richiesta è suscettibile di ulteriori valutazioni, a causa della mancanza di un elenco analitico di parole chiave o di un perimetro temporale estremamente circoscritto. Ma tali elementi non ne inficiano la validità, come invece avvenne nel caso ricordato. Come osservato nelle relazioni di minoranza, la procura non può indicare preventivamente il contenuto analitico di messaggi di cui, per legge, non ha ancora potuto prendere cognizione, proprio per rispettare l'articolo 68 della Costituzione.

Il punto decisivo, a questo punto, risiede nella natura dell'oggetto dell'indagine. Il sequestro, infatti, riguarda esclusivamente comunicazioni inerenti alla gestione ordinaria di un ristorante e a una specifica vicenda societaria, quella nota di “Le 5 Forchette Srl”. Non vi è evidenza di alcun tentativo di investigare l'attività politica, parlamentare o di Governo del collega deputato, né di ricostruire la sua rete di relazioni istituzionali. Il sacrificio della garanzia parlamentare è minimo, poiché l'atto non investe l'intero patrimonio digitale del deputato, ma si limita a una chat specifica legata a un'attività imprenditoriale privata.

In conclusione, negare l'autorizzazione significherebbe trasformare l'articolo 68 della Costituzione in un privilegio personale, anziché una garanzia funzionale, creando un'area di opacità attorno a scelte d'affari private che nulla hanno a che vedere con il libero esercizio del mandato. Per tali ragioni, si dichiara il nostro voto contrario alla relazione della Giunta per le autorizzazioni (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà, per sette minuti.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole alla proposta del relatore Pittalis, che ringrazio per la ricostruzione offerta sia alla Giunta che all'Aula. Conviene, però, delimitare subito l'oggetto della deliberazione. Non è in discussione la fondatezza dell'ipotesi investigativa, né il merito di un'inchiesta che riguarda altri soggetti e che proseguirà indipendentemente dal voto di quest'Aula. È in discussione soltanto la sussistenza dei requisiti di legalità costituzionale della richiesta secondo la formula della sentenza n. 188 del 2010.

Va aggiunto che - forse sfugge - l'onorevole Delmastro Delle Vedove non è persona sottoposta ad indagini. La sua corrispondenza è richiesta a fini di riscontro rispetto a fatti riferibili ad altri.

Il parametro di riferimento è consolidato: la sentenza n. 390 del 2007 assegna alla Camera un controllo sulla legittimità dell'atto da autorizzare finalizzato ad assicurare il corretto esercizio del potere giurisdizionale nei confronti dei parlamentari e a scongiurare l'impiego di strumenti invasivi per finalità di condizionamento. La sentenza n. 38 del 2019, ripresa da ultimo dalla n. 111 del 2026, precisa che la questione non è il maggior valore della riservatezza di chi siede in questi banchi, ma l'idoneità del mezzo a incidere sul libero esercizio della funzione, e avverte del rischio che l'accesso alla sfera comunicativa dischiuda squarci di conoscenza sui rapporti del parlamentare, in specie istituzionali, eccedenti le esigenze della specifica indagine e coinvolgenti soggetti terzi.

La sentenza n. 170 del 2023 completa il quadro sul piano tecnico: la messaggistica istantanea rientra nella nozione di corrispondenza tutelata dagli articoli 15 e 68 della Costituzione, e i messaggi già ricevuti non degradano automaticamente a documenti. Il dispositivo del terzo può, quindi, essere acquisito come contenitore, ma l'estrazione dei messaggi scambiati con un parlamentare va sospesa fino all'autorizzazione della Camera, poiché il vero oggetto del sequestro è il contenuto comunicativo.

Su questo l'ufficio requirente si è comportato correttamente, e va riconosciuto, proprio perché la garanzia opera in via preventiva, però la richiesta deve essere formulata in termini che rendano possibile una valutazione, anch'essa preventiva, di necessità e proporzionalità. È su questo piano che la richiesta non regge. Essa ha ad oggetto tutte le comunicazioni intercorse tra l'indagato e il deputato, comprese quelle contenute in chat di gruppo; non indica un termine iniziale, né un termine finale; non distingue tra costituzione della società, gestione dell'attività e rapporti finanziari; non individua applicazioni, account, utenze o singole chat; non fornisce parole chiave, né criteri di selezione.

L'assenza di delimitazione temporale è tanto più significativa in quanto, secondo gli atti trasmessi, risultano due date certe, la costituzione della società il 17 dicembre 2024 e la cessione integrale delle quote il 24 novembre 2025, nessuna delle quali è stata utilizzata come riferimento.

Vi è, inoltre, una contraddizione interna: la procura giustifica l'ampiezza della richiesta affermando che i rapporti tra i due sarebbero stati riconducibili esclusivamente alla vicenda societaria. Se l'esclusività è il presupposto, essa dovrebbe tradursi in un perimetro corrispondente circoscritto, non in una acquisizione temporalmente illimitata. Ne risulta un atto di portata sostanzialmente esplorativa, incompatibile con il criterio del sacrificio minimo indispensabile della funzione parlamentare.

Manca, poi, ogni indicazione sugli strumenti alternativi. Non è precisato se documentazione societaria, contabile, bancaria e fiscale, analisi dei flussi finanziari e audizione dei soci siano state già esperite, con quali esiti, né quali lacune conoscitive residuino che siano colmabili soltanto attraverso l'accesso alla corrispondenza.

Poi c'è la sentenza n. 188 del 2010, che non pretende la dimostrazione dell'impraticabilità assoluta di ogni altra attività investigativa, ma esige che la necessità sia illustrata in modo concreto e verificabile, tanto più puntualmente quanto più ampio è il materiale da acquisire.

Che si tratti di un onere minimo e non di un'asticella costruita a protezione del Parlamento lo conferma la giurisprudenza di legittimità riferita a soggetti del tutto estranei all'articolo 68. Le sentenze della Corte di cassazione, sezione VI, n. 17677/2025 e n. 17312/2024 impongono al decreto di sequestro di dispositivi digitali di indicare le caratteristiche delle informazioni ricercate, i criteri di selezione e, ove possibile, l'arco temporale, perché solo così è verificabile la proporzione tra le esigenze dell'indagato e il sacrificio imposto.

Un rilievo autonomo riguarda le chat di gruppo a cui avrebbero partecipato altri soggetti attivi in ambito politico-istituzionale, tra i quali alcuni consiglieri regionali piemontesi. La loro presenza non estende ad essi la garanzia dell'articolo 68, ma l'acquisizione integrale del flusso consentirebbe l'accesso a interlocuzioni riferite a terzi e mai indirizzate al parlamentare, restituendo un quadro di relazione più ampio di quello necessario ad accertare la gestione di una società.

Insomma, Presidente, in conclusione - come vedo dai suoi segnali, benché ci fosse altro da aggiungere - il diniego attiene, dunque, ai termini in cui la richiesta è stata formulata, non alla sua riproponibilità. Una richiesta delimitata nel tempo, nei canali e nell'oggetto e motivata rispetto agli strumenti meno invasivi già esperiti troverà, quindi, la Camera disponibile, nel quadro della leale collaborazione tra i poteri dello Stato, quando questi criteri verranno rispettati.

Per queste ragioni, il gruppo di Noi Moderati voterà a favore della proposta del relatore di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole, anche per aver interpretato i segnali. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà, per sette minuti.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, ebbene, ieri, in quest'Aula, l'onorevole Iaia di Fratelli d'Italia si è indignato perché una collega ha detto che l'onorevole Delmastro faceva affari con la camorra. Una frase gravissima, ha detto lui, e un'accusa infamante.

E allora ragioniamo insieme con la logica classica, quella di Aristotele che tanto piace a chi ama definirsi conservatore. Se questa affermazione è falsa, il suo contraddittorio, e cioè che l'onorevole Delmastro non faceva affari con la camorra, dovrebbe essere necessariamente vera. Si chiama principio di non contraddizione e lo insegnano al liceo, più o meno al terzo anno. Peccato che nessuno in quest'Aula - nemmeno l'onorevole Iaia -, nessuno in procura e nessuno tra i cittadini di questo Paese sia oggi in grado di fare questa affermazione con certezza assoluta. Nessuno.

E allora, onorevoli colleghi e colleghe, con tutto il rispetto per Aristotele, siamo costretti a scomodare la fisica quantistica. State infatti cercando di trasformare l'onorevole Delmastro nel gatto di Schrödinger: quello della politica italiana, quello contemporaneamente innocente e colpevole e contemporaneamente vivo e morto, finché non si apre la scatola e non si effettua la misurazione. È così, infatti, che funziona l'esperimento: finché non si guarda dentro la scatola, le due possibilità coesistono sospese e comode, per Delmastro e per tutti gli altri dirigenti di Fratelli d'Italia coinvolti.

Ebbene, colleghi, la misurazione esiste: ha un nome e cognome, si chiama “accesso alle chat(Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È da giorni che la maggioranza di questo Parlamento sta facendo di tutto, letteralmente di tutto, pur di impedire alla magistratura di aprire quella scatola. Non ve lo dobbiamo dire noi, perché lo sapete da soli.

Questa è una vergogna assoluta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), siete persino arrivati ad impedire al Presidente della Giunta per le autorizzazioni, l'onorevole Devis Dori, a cui va tutto il nostro ringraziamento per aver salvato l'onorabilità di questo Parlamento con la sua ineccepibile postura istituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e della deputata Boldrini), di consultare i documenti su cui la Giunta è chiamata ad esprimersi.

Allora, rivediamo la scena: il presidente della Giunta per le autorizzazioni bloccato davanti a un CD chiuso in cassaforte, in spregio a tutti i precedenti. Se questa scena non è imbarazzante (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), allora, colleghi, spiegateci voi che cos'è l'imbarazzo.

Il procuratore della Repubblica ha scritto, nero su bianco, che quelle chat sono indispensabili per accertare i reati di riciclaggio e di intestazione fittizia, aggravati dall'agevolazione mafiosa. E, badate bene, indispensabili non solo per accusare ma anche per difendere gli imputati nel processo.

E, allora, eccoli i garantisti italiani che da decenni ci fanno la morale: sono garantisti solo quando serve a difendere se stessi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), ma mostrano la faccia indifferente e arrogante di fronte al bisogno di verità e giustizia di tutti gli altri. È la faccia del potere che si sente impunibile, e quella faccia da oggi avrà le sembianze dell'onorevole Delmastro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

C'è chi da Fratelli d'Italia, anche ieri, ha sostenuto che aprire quelle chat significherebbe aprire le porte alla barbarie. Ecco, noi diciamo che la barbarie è un'altra: la barbarie, Presidente, è impedire in Italia, nell'anno 2026, le indagini sulla mafia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questa è la barbarie!

Ed è ancor più scandaloso, colleghi, che tutto questo avvenga proprio adesso, proprio nei giorni in cui il procuratore De Lucia racconta alla Commissione antimafia che dalle carceri italiane i boss comandano ancora indisturbati, con il telefono in tasca appena varcata la soglia della cella. Riferisce di 297 telefonini sequestrati solo a Palermo in un anno e mezzo - dice lui -, e chissà quanti altri sono entrati senza che nessuno se ne accorgesse. Sono questi i grandi risultati dell'ex Sottosegretario Delmastro, che state proteggendo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Sono questi, proprio in questi giorni in cui discutiamo di un collaboratore di giustizia del processo Hydra - sempre sul clan Senese -, Bernardo Pace, che è morto, guarda caso, suicida in una cella a Torino quando aveva cominciato a parlare. Sono i giorni in cui decine di fiale di fentanyl spariscono da un ospedale e ricompaiono a Palermo. Bravi, bravi! Questi sono i vostri risultati sulla giustizia.

E allora potete raccontare tutte le bugie che volete, ma questa è la verità: abbiamo davanti un quadro inquietante, di fronte al quale la maggioranza dei deputati non ha di meglio da fare che impedire alla magistratura di indagare su un processo di mafia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Perché, ad ascoltare il collega Pittalis, la procura non avrebbe specificato con sufficiente precisione l'arco temporale delle chat da acquisire. Collega Pittalis, questo è un cavillo procedurale sventolato come se fosse un principio costituzionale.

E allora parliamo chiaro, parlate chiaro: cosa avete da nascondere, colleghi? Di cosa avete paura e perché fate gli azzeccagarbugli in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?

Concludo, Presidente. Sant'Agostino, nel De civitate Dei, scriveva: “Se si toglie la giustizia, cosa sono i regni se non grandi bande di ladroni?”.

E raccontava di un pirata catturato da Alessandro Magno che, alla domanda “perché infesti il mare?”, rispose: per lo stesso motivo per cui tu infesti il mondo intero; solo che io lo faccio con una piccola nave e mi chiamano ladro, tu lo fai con una grande flotta e ti chiamano imperatore (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Allora, Presidente, noi sosteniamo che non sia possibile chiudere gli occhi agli italiani. Non si può bendare l'Italia (I deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra si levano in piedi e si coprono gli occhi con una benda bianca – Commenti di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Lega-Salvini Premier)…

PRESIDENTE. No, colleghi...

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Aprite la scatola…

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). …in cui avete chiuso il gatto…

PRESIDENTE. Chiedo agli assistenti parlamentari di rimuovere le bende (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito della Presidente).

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). …o, sarebbe meglio dire la faina Delmastro.

PRESIDENTE. Colleghi, aiutate gli assistenti parlamentari.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Aprite la scatola, fate la misurazione e, se davvero avete così paura del risultato, allora…

PRESIDENTE. Grazie, collega Piccolotti… Colleghi, per cortesia, collaborate con gli assistenti parlamentari. Aiutateli a fare il loro lavoro, che sono qui da giorni che ci aiutano. Ovviamente, non possono toccarvi, quindi aiutateli a rimuovere le bende dai vostri occhi. Vi ringrazio, dategli una mano... Collega Grimaldi, collega Ghirra, collega Bonelli… grazie. Ha esaurito il suo tempo, collega Piccolotti, concluda.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Ma credo che, se davvero questa maggioranza ha così paura del risultato, allora dovrebbe dire con onestà, invece di nascondersi dietro a un cavillo sull'arco temporale, per quale motivo ha paura. Perché, se hanno paura, allora se ne devono andare il prima possibile da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà. Anche lei ha sette minuti.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il voto contrario del mio gruppo alla relazione di maggioranza, e quindi a favore dell'utilizzo delle chat in oggetto, mi consente di fare tre considerazioni, a lei e a quest'Aula.

Perché voteremo a favore dell'utilizzo delle chat? Lo avremmo fatto la settimana scorsa. Ho proposto in Conferenza dei presidenti di gruppo che, dopo la lettera del procuratore Lo Voi, la Giunta per le autorizzazioni fosse nuovamente coinvolta, l'ho potuto dire direttamente al presidente Dori. Votiamo per l'utilizzo di queste chat perché c'è qualcosa da chiarire? Sì, secondo me c'è più di qualcosa da chiarire. Siamo in una situazione di fumus? Siamo in una situazione di persecuzione? Siamo in presenza di elementi che fanno riferimento alla specificità del deputato? No, siamo in presenza di fatti oggettivi. Io, a differenza di molti colleghi, preferisco non aggettivare in nessun modo e non dare giudizi su nessuno dei miei colleghi. Non credo che ci sia qualcuno che faccia affari con la camorra, come non credo che ci sia nessuno che collabori con i terroristi perché va a trovare Cospito. Io penso che quest'Aula debba ritrovare il rispetto (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe) che troppo spesso manca, e farò un riferimento anche al nostro gruppo parlamentare.

Voterò e voteremo a favore di queste autorizzazioni, perché il Sottosegretario per la giustizia non può costituire, senza saperlo, società con la figlia di un prestanome già condannato in via definitiva. E per chiarire questo aspetto, per me, tutti gli strumenti si utilizzano. Altrimenti, diciamoci che la negazione dell'utilizzo delle chat è un automatismo. E, allora, non mettiamola più ai voti: la prerogativa del parlamentare è non avere accesso a questo... Lo dico perché avete scomodato la sentenza Renzi. Giustamente dite che c'è un parallelismo. Voi avete parlato per quattro giorni di intercettazioni: non sono intercettazioni, è corrispondenza. Ci porta in quella fattispecie, nella quale non fu richiesta l'autorizzazione, in presenza della quale siamo questa volta, e su questo ci esprimiamo.

Seconda considerazione. Più volte si è detto che Delmastro non è indagato e che, quindi, di cosa stiamo parlando? È vero. E perché si è dimesso Delmastro? Ma, se non è indagato, chi l'ha cacciato via Delmastro (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)? Si è auto-rilevata una condizione sulla quale fare chiarezza. E io mi fermo qui, perché non faccio il giudice, perché non siedo in un tribunale e perché faccio un altro mestiere.

Terza considerazione. Colleghi, o riportiamo in quest'Aula l'autorevolezza di questo Parlamento, oppure diamoci dei camorristi e degli amici dei terroristi. Diciamoci anche, come ho letto questa mattina, che i “calendiani” votano con le destre sull'ex Sottosegretario: cosa mai accaduta. Devo riconoscere a tutti i colleghi - con il collega Bonelli ho avuto un chiarimento personale - di non aver strumentalizzato una vicenda, ma fatevi e facciamoci una domanda: un collega assente da due giorni non ha partecipato a un voto perché è stato chiamato ad uscire, non chiamato ad uscire volontariamente, chiamato da un problema personale, di fronte al quale io non vi chiedo di sapere come sta o il rispetto, ma di non costruire una baggianata sul nulla (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), perché Azione ha votato e vota ancora oggi con chiarezza. Se il collega D'Alessio fosse stato in quella Giunta per il Regolamento… nella mattinata io al collega Dori abbiamo espresso tutte le perplessità sul fatto che non venisse messo a disposizione della Giunta per le autorizzazioni quel materiale. Avremmo avuto una situazione di pareggio e il Presidente della Camera sarebbe stato decisivo nel dirimere quella questione.

Tutta questa ricostruzione per cui abbiamo salvato Delmastro è ignobile, e aggiungo, però, una cosa: non si scarica sul Presidente della Camera e non si crea un conflitto con il Presidente della Camera. Noi abbiamo una responsabilità, e lo sapete tutti. Noi eravamo di fronte a un precedente, alla costruzione di un precedente che non c'era: non c'è un caso analogo nel trascorso di questa Camera. Non è assimilabile il caso della Fondazione Open e non è assimilabile mai la richiesta puntuale per tutelare un diritto di difesa. E abbiamo creato il precedente sbagliato, perché quando si dice “la Giunta per le autorizzazioni non visioni quel materiale” è un precedente sbagliato, e ve ne prendete la responsabilità tutti, a partire dalla maggioranza: in primo luogo, di aver messo in difficoltà il Presidente della Camera; in secondo luogo, di avere limitato una prerogativa di un organismo di questo ramo del Parlamento; in terzo luogo, di aver affrontato, per l'ennesima volta, con una modalità di parte, una questione che non doveva essere nel contenzioso politico, nel conflitto tra le parti.

Servire le istituzioni vuol dire lasciarle meglio di come le si è trovate: più forti, più autorevoli, meno partigiane, possibilmente nella sua accezione deteriore. E in questo modo il precedente sarà che ogni volta che la maggioranza di questo organismo dirà “non si accede”, non si accede. E guardate, se mettiamo l'orologio a qualche anno fa, il Presidente si chiamava Roberto Fico e il presidente della Giunta per le autorizzazioni si chiamava Delmastro. E, allora, il punto non è più la parte che rappresentiamo, ma come facciamo funzionare e che forza e autorevolezza diamo a questa istituzione, motivo per cui voteremo in questo modo. Ma io credo che, ancora una volta, insieme, abbiamo perso una bella occasione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e della deputata Serracchiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Conte. Ne ha facoltà, per dieci minuti.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Signora Presidente, onorevoli colleghi, qui dobbiamo accertare innanzitutto un fatto inaspettato: non c'è un Ministro o un Sottosegretario che rappresenti il Governo. Che succede? Il Governo non ci mette la faccia (La deputata Cavandoli: “Non è previsto!”)? Non è previsto, come? Eppure, stiamo parlando di un fatto molto importante e Giorgia Meloni, il Presidente, non ci mette la faccia? Parliamo del suo partito, della sua idea di giustizia. Parliamo…

PRESIDENTE. Scusi collega, mi spiace, ma la devo interrompere perché si tratta di un interna corporis e, quindi, non è previsto che i banchi del Governo siano occupati (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare – Proteste del deputato Loperfido). Mi scuso ma… colleghi! Collega Loperfido, la richiamo all'ordine! Colleghi! Qui l'ordine lo mantiene la Presidenza. Io sono stata costretta a fare questa precisazione. Ora, collega Conte, prosegua ovviamente, prego. Colleghi, nel silenzio dell'Aula. Prego.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Presidente, la mia non era una valutazione tecnica, ma un giudizio politico (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sono o non sono, molti di loro, deputati di quest'Aula? Giorgia Meloni è deputata? Perfetto. Allora abbiamo accertato che Giorgia Meloni è deputata e qui si sta parlando di Delmastro responsabile della giustizia… ecco, meno male che qualcuno ha la dignità di venire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… vedo che il Questore allontana i membri di Governo (Proteste di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Prego, collega.

GIUSEPPE CONTE (M5S). … stiamo assistendo a una sceneggiata incredibile…

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, nel silenzio dell'Aula ascoltiamo il collega Conte, che sta cercando di svolgere il suo intervento. C'è un rumore insopportabile. Colleghi! Mi perdoni ancora, collega Conte. Prego.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Vorrei che rimanga agli atti che un Questore ha richiamato i membri di Governo e li ha fatti allontanare dai banchi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), a futura memoria. Così Fratelli d'Italia governa le istituzioni di Governo. Allora, vorrei però recuperare anche il tempo dell'interruzione, gentile Presidente.

PRESIDENTE. Assolutamente.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Dicevo: Giorgia Meloni, si parla di Delmastro, che è responsabile della giustizia del suo partito, ma qui si parla anche dell'idea di giustizia che ha questo Governo e anche Giorgia Meloni. Mi chiedo, se fosse stata qui, che cosa avrebbe detto oggi, cosa avrebbe detto ai cittadini che ci seguono: cari cittadini, qui oggi parliamo di uno scudo. Di uno scudo contro il carovita? No. Di uno scudo contro il crollo degli stipendi? No. Di uno scudo contro il calo della produzione industriale? No, nemmeno. Di uno scudo contro il boom delle ore di cassa integrazione? Neppure. Carburante? Neppure. Qui parliamo di uno scudo degli amici di partito.

Prima è stata scudata la Santanche', oggi è la volta di Delmastro. E allora diciamolo: queste sono le priorità vostre rispetto ai bisogni dei cittadini. In questo modo voi dimostrate di essere anni luce dai bisogni dei cittadini, ma anche anni luce dall'onore delle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ricapitoliamo la vicenda, brevissimamente. Delmastro, quando era Sottosegretario alla Giustizia, membro di Governo, importante Ministero, decide di fare affari, di fare profitto e costituisce una società chiamando altri tre amici di partito, e la costituisce con i familiari di un prestanome di un clan mafioso.

E oggi perché siamo qui? Perché la magistratura vuole indagare e ha chiesto correttamente, dal punto di vista procedurale, l'autorizzazione ad acquisire le chat, e quindi le comunicazioni tra Delmastro e Caroccia, il prestanome del clan mafioso. È in gioco l'articolo 68 della Costituzione? Direi proprio di no. Ma perché no? Chiariamolo a tutti i cittadini che ci seguono a casa. L'articolo 78 è stato concepito dai nostri Costituenti come uno schermo di libertà di espressione per i parlamentari quando esercitano le funzioni parlamentari, quando dichiarano, quando votano.

È uno schermo di libertà. Attenzione, quando Delmastro fa una società con i familiari e quando scambia le informazioni con Caroccia, prestanome del clan mafioso, esercita funzioni parlamentari (Deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle rispondono: “Nooo!”)? No. E allora di che cosa parliamo? Aggiungo: la procura e anche gli atti acquisiti nel fascicolo stanno puntualizzando un aspetto su cui tutti i garantisti della domenica dovrebbero un attimo interrogarsi. Qui è in gioco il diritto di difesa di Caroccia, perché il difensore di Caroccia ha consegnato nel fascicolo processuale quelle che sono, ovviamente, le intercettazioni nella disponibilità di Caroccia, e ha detto che sono importanti a fini difensivi per poter esercitare il diritto costituzionalmente riconosciuto alla difesa del suo assistito.

Quindi oggi questo Parlamento e la maggioranza di Governo si sta apprestando - e questo mi sembra il clima - a scudare un amichetto di partito, comprimendo irrimediabilmente il diritto di difesa di un cittadino (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) che fino a condanna è innocente, c'è la presunzione di innocenza. Quindi ve ne infischiate anche dei diritti costituzionali.

In un famoso video, lo ricorderanno i deputati di Fratelli d'Italia perché era ad Atreju, alla vostra festa di partito, Giorgia Meloni si rivolgeva ai giovani, con la sua veemenza e con tono enfatico, quando si trasforma un po' e trascolora, dichiarava: “aiutatemi a combattere la mafia”. Ecco, oggi voi state aiutando a combattere la mafia, Giorgia Meloni e tutto il vostro partito, vero? È questo il vostro obiettivo. E, allora, ci permettiamo, lo diciamo umilmente, ma con fermezza: smettetela di invocare Paolo Borsellino (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È insopportabile, smettetela di richiamarvi alle sue idee (Proteste della deputata Kelany)

PRESIDENTE. Collega Kelany! Colleghi!

GIUSEPPE CONTE (M5S). …e al suo pensiero. Smettetela anche di riempirvi la bocca con il concetto che la sovranità appartiene al popolo, perché il popolo si è espresso con 15 milioni di voti. Vi hanno detto i cittadini: basta fare riforme per tutelare la vostra casta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), offriteci un migliore servizio per la giustizia. Qui, vedete, c'è anche di più, c'è l'idea di giustizia, ci stiamo confrontando sull'idea di giustizia.

Qualche giorno fa, sempre Giorgia Meloni, che oggi diserta quest'Aula, in un roboante video, ha comunicato all'Italia: “chi sbaglia paga, pure se minorenne”. Fatemi capire, chi sbaglia paga, ma, se hai compiuto una truffa COVID e ti chiami Santanche', però, vieni scudata da questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Chi sbaglia paga, ma, se sei il Governo che mette su un aereo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), un volo di Stato, un criminale di guerra come Almasri, lo sottrai alla giustizia internazionale, va tutto bene?

Chi sbaglia paga, ma, se sei in maggioranza e fai una legge per avvertire i tuoi amichetti prima dell'arresto, così che tutti possono dileguarsi all'estero, va tutto bene? E ancora, chi sbaglia paga, ma, se sei in una regione di centrodestra, accuse di peculato, accuse, addirittura, di corruzione, scambio di mazzette per la sanità - stiamo parlando della regione Sicilia -, i vostri amici li tenete lì a governare la Sicilia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Insomma, la vostra idea della giustizia, l'idea di Giorgia Meloni e vostra è la giustizia de Il marchese del Grillo: “noi siamo noi e voi non contate nulla”, cari cittadini italiani. Per non dire altro, perché la citazione originaria è più pesante.

Quindi, la vostra idea di giustizia è questa: maglio inflessibile, severissimo, con gli studenti, con gli operai che perdono il lavoro, con i minorenni che vengono criminalizzati, e, invece, con i vostri amici e amichetti, ecco, lì, invece, costruite uno statuto privilegiato, un regime scudato. Loro devono potersi sottrarre alla giustizia. Io non ho molto da chiedervi oggi, perché avete già macchiato, con disonore, le istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Vedete, più che a voi, perché credo che il vostro voto sia bello annunciato e segnato, lo scudo ormai vi appartiene perché vi appartiene per mentalità, è chiaro, quindi non cambierete idea, però voglio qui dire ai cittadini che ci seguono a casa, ai rappresentanti delle associazioni varie che si battono per la legalità, a coloro che combattono ogni giorno il racket, a coloro che si battono contro il pizzo, per cercare di sopravvivere e di poter continuare ad alzare la saracinesca, ecco, a tutti voi dico: non perdete la speranza, perché le cose possono cambiare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

C'è un'altra Italia e toccherà a noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) tirare fuori le istituzioni dalle sabbie mobili in cui le avete precipitate; toccherà a noi restituire all'Italia un'altra idea e un'altra pratica di giustizia. Lo faremo anche con persone competenti, i veri eroi dell'antimafia, quelli che hanno combattuto il clan dei Casalesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi), coloro che sono stati al fianco, realmente a combattere la mafia, con Falcone e Borsellino.

Lo faremo cancellando tutte le norme che avete scritto che sono vergognose (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Suvvia, io ci provo. Un po' di dignità. Fuori queste chat! Tirate fuori i cellulari, forza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi e mostrano i propri cellulari - Il deputato Donno, levatosi in piedi, mostra un tablet recante l'icona di WhatsApp - Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo ovviamente di riporre i telefoni. Colleghi, non si possono fare, in Aula, foto e video. È inutile che (Proteste dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier)… Colleghi, gli ho detto di riporli; ovviamente, nessuno può togliergli i loro… Colleghi, adesso però silenzio. Voi riponete i cellulari, per cortesia. Io posso solo chiedervi la cortesia di farlo e, come vedete, lo stanno facendo. Evitiamo di fare video e diamo la parola al collega Bellomo, che ne ha facoltà come tutti gli altri. Ha dieci minuti, collega Bellomo. Prego.

DAVIDE BELLOMO (FI-PPE). Grazie, signora Presidente. Onestamente, sono basito nel sentire un avvocato e un ex Presidente del Consiglio dire tante nefandezze dal punto di vista giuridico (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). In questo momento noi non stiamo svolgendo una disquisizione politica, stiamo svolgendo una funzione giurisdizionale e quando si esercita una funzione giurisdizionale dobbiamo fare in modo che le norme e i regolamenti governino la nostra decisione. Oggi dobbiamo decidere se la corrispondenza - perché tale è e non perché lo dice l'onorevole Bellomo, ma perché lo dice la sentenza della Corte costituzionale del 2023 - abbia i requisiti posti a base della nostra decisione. La Corte costituzionale ci dice che si può acquisire una corrispondenza solo attraverso un sequestro e il sequestro lo si può avere soltanto se abbiamo determinati elementi: il fumus commissi delicti, una pertinenza della cosa sequestrata al reato, necessità della misura, principi di determinatezza, proporzionalità e adeguatezza. Qualcuno oggi li ha chiamati cavilli: queste sono norme del codice di procedura penale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Nessuno, dico nessuno, ha letto la richiesta del pubblico ministero. Mi rivolgo a chi è avvocato, perché la prima cosa che si fa è leggere la richiesta del pubblico ministero. La richiesta dice, nel caso di specie, che è probabile che nel dispositivo sotto sequestro siano rinvenibili forme scritte di comunicazioni intercorse tra le persone indagate e un membro del Parlamento. Solo per tali ragioni richiede di fare copia del dispositivo integrale sottoposto a sequestro e delle intere comunicazioni memorizzate sul dispositivo. Questo è ciò che dice la richiesta del pubblico ministero. Null'altro. Tutto ciò che avete detto sono chiacchiere da bar in un bar in cui la cultura non alberga (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare), in cui il diritto non alberga e oggi avete fatto una brutta figura.

Il nostro codice non consente sequestri indiscriminati, non consente sequestri esplorativi. L'autorità giudiziaria non può chiedere l'acquisizione dell'intero contenuto di un archivio digitale confidando che al suo interno possa emergere qualche elemento utile alle indagini. Una simile impostazione invertirebbe la logica del processo penale: la prova deve essere ricercata perché già individuata o almeno individuabile, non perché eventualmente rinvenibile all'esito di un'acquisizione indiscriminata. Non lo dice l'onorevole Bellomo, lo dice la suprema Corte di cassazione. Perciò, prima ancora di domandarci se trovi applicazione la tutela prevista dall'articolo 68 della Costituzione, dobbiamo porci una domanda logicamente precedente: la richiesta della procura soddisfa i presupposti che il codice di procedura penale pretende per consentire il sequestro della corrispondenza di un qualsiasi cittadino? La risposta è evidentemente e oggettivamente no. La richiesta è indeterminata nell'oggetto; l'autorità giudiziaria deve sapere che cosa cerca e deve dirlo. Qui non si chiede di acquisire determinate comunicazioni, ma l'intera corrispondenza intercorsa tra persone, rinviando a un momento successivo l'individuazione di ciò che potrebbe risultare utile alle indagini. Il codice non consente di sequestrare tutto per vedere se all'interno del tutto vi sia qualcosa di utile.

La seconda criticità riguarda la finalità probatoria. La procura indica il tema investigativo, ma non dimostra la necessità probatoria delle singole comunicazioni. Non viene dimostrata l'indispensabilità della misura, né spiegato perché la prova non possa essere acquisita diversamente. Il sequestro dei telefoni cellulari e dei dispositivi informatici non può trasformarsi nell'acquisizione indiscriminata dell'intero patrimonio informativo contenuto al loro interno, perché il mezzo di ricerca della prova non può diventare uno strumento di esplorazione della vita privata del cittadino (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

In sostanza, la richiesta sottoposta oggi alla Camera non individua una prova da acquisire ma un archivio da esplorare. Se fosse stata formulata nei confronti di un qualsiasi cittadino, senza alcun coinvolgimento di un parlamentare, sarebbe censurabile per le stesse ragioni. Solo dopo aver superato tale vaglio potrebbe trovare applicazione il diverso e ulteriore livello di tutela previsto dall'articolo 68 della Costituzione, che non attribuisce una posizione di favore rispetto agli altri cittadini ma tutela la funzione stessa del Parlamento. La protezione della corrispondenza del parlamentare non è finalizzata a garantire la sua riservatezza, bensì a preservare l'autonomia del Parlamento rispetto a ogni possibile interferenza esterna. È questo il principio affermato dalla Corte costituzionale. La procura non chiede l'acquisizione di una specifica conversazione, non individua un determinato messaggio e non delimita il contenuto della richiesta, domanda, invece, di poter accedere all'intera corrispondenza intercorsa tra un parlamentare e altri soggetti, riservandosi solo successivamente di individuare ciò che riterrà eventualmente rilevante. È proprio questa impostazione a porsi in contrasto con la funzione di garanzia affidata dall'articolo 68 della Costituzione, perché consentirebbe inevitabilmente di accedere all'intero patrimonio relazionale e istituzionale di un parlamentare, comprendente rapporti con colleghi, Governi, amministratori pubblici e cittadini.

Consentitemi, infine, una riflessione che va oltre questa vicenda. In questi anni ho assistito troppe volte a un fenomeno che considero pericoloso: le garanzie processuali vengono difese con passione quando riguardano i propri esponenti e diventano improvvisamente un fastidio quando riguardano gli avversari (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia). È accaduto nel caso Scarpinato, un senatore della Repubblica non indagato - come non indagato è l'onorevole Delmastro -, che ha visto proprie conversazioni intercettate nell'ambito di un procedimento penale di mafia - riguardando altri soggetti - essere trasmesse alla Commissione parlamentare antimafia senza che il Senato fosse preventivamente chiamato a pronunciarsi sull'esercizio di una prerogativa prevista dall'articolo 68 della Costituzione.

Il MoVimento 5 Stelle, che oggi agita i telefonini, secondo la mia personale opinione giustamente si è opposto all'utilizzabilità di quelle conversazioni, perché violative delle prerogative di un senatore, ritenendo pienamente applicabile l'articolo 68 della Costituzione e, quindi, chiedendo che non fossero acquisite le conversazioni sulle quali c'erano delle intercettazioni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Se avessimo seguito il ragionamento odierno, avremmo potuto dire che l'opposizione all'utilizzo di quelle captazioni serviva a nascondere eventuali condotte penalmente rilevanti o comunque non in linea con la funzione rivestita all'epoca dei fatti.

La questione, piaccia o no, esiste ed è seria. Eppure, chi per anni ha considerato il garantismo quasi un ostacolo all'azione della magistratura, ha giustamente invocato il rispetto di quelle garanzie quando hanno riguardato un proprio esponente. È una contraddizione che dovrebbe indurre tutti a una riflessione, ma la risposta non può essere applicare un doppio standard. Se crediamo davvero nello Stato di diritto dobbiamo difendere le garanzie costituzionali a prescindere, perché il garantismo non è un favore che si concede agli amici, è un principio - questo ve lo dovete ricordare - che si applica sempre (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia), oppure cessa di essere un principio.

Le prerogative costituzionali non possono valere a geometria variabile, lo abbiamo visto con argomenti diversi anche nel dibattito politico sul caso Open, sul Presidente Renzi e sull'onorevole Boschi e noi ci siamo comportati sempre nella stessa maniera.

Proprio per questo noi oggi non rispondiamo dell'applicazione di una norma di legge, addirittura di rango costituzionale. Le garanzie sono il rispetto della legalità nel senso più alto del termine e non hanno colore politico: non sono di destra, non sono di sinistra, non appartengono a nessuno, sono dei cittadini.

Consentitemi anche una riflessione con sincero rispetto per gli amici del centrodestra: Forza Italia spesso, anche in solitudine, ha sostenuto per anni questa battaglia. Riteniamo che il garantismo sia una risorsa da difendere e non un nemico da abbattere, ma spesso e in molti hanno liquidato le nostre idee come la difesa di singole persone. Oggi, invece, credo che questa vicenda dimostri che non si trattava di difendere qualcuno, si trattava di difendere un principio, perché i diritti fondamentali, le garanzie del giusto processo e il rispetto rigoroso delle prerogative costituzionali non appartengono a un partito, appartengono alla democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Mi auguro che ora anche chi in passato ha guardato con diffidenza a queste battaglie comprenda che esse non servivano a proteggere un imputato, un indagato, un parlamentare…

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE BELLOMO (FI-PPE). …impediscono che il potere diventi libero arbitrio. Questo è quello che ha fatto sempre Forza Italia ed è quello che farà oggi (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi parliamo di una richiesta di autorizzazione ad acta che riguarda un deputato con riferimento al quale la procura della Repubblica di Roma ha chiesto di accedere e prendere cognizione delle sue comunicazioni memorizzate su un telefonino in uso a un soggetto indagato.

Questo soggetto risulta già condannato per reati legati alla criminalità organizzata. Si tratta di messaggistica WhatsApp che, ai sensi della sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2023 più volte richiamata, viene equiparata alla corrispondenza.

Pertanto, si tratta di una richiesta, ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione - lo sottolineo perché prima l'ho sentito pronunciato male - e dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003, quindi prevede l'autorizzazione preventiva da parte della Camera di appartenenza.

Il deputato in questione non risulta essere indagato: agli atti della Giunta non risultano riferimenti a reati della criminalità organizzata né l'interessamento della Direzione distrettuale antimafia. Queste sono le premesse in fatto.

Ricordo che le richieste di autorizzazione ad acta postulano in capo alle Camere un controllo sulla legittimità dell'atto da autorizzare. Il nostro compito, colleghi, non è solo la protezione di un interesse tutelato dalla Costituzione, ma anche di assicurare il corretto esercizio del potere giurisdizionale nei confronti dei membri del Parlamento. Questo non lo dico io, lo dice la Corte costituzionale nel 2007, e nel 2010 lo ha ripetuto.

E sempre la Corte costituzionale spiega che si vuole “porre al riparo il parlamentare da illegittime interferenze giudiziarie sull'esercizio del suo mandato rappresentativo”, e cioè che strumenti investigativi - cito sempre la sentenza - “possano essere impiegati con scopi persecutori, di condizionamento, o comunque estranei all'effettiva esigenza della giurisdizione”.

Quindi, il compito del Parlamento è di verificare, nella richiesta della magistratura, la sussistenza dei requisiti di legalità costituzionale, partendo dal presupposto della particolare carica intrusiva delle intercettazioni o del sequestro della corrispondenza. E questo, lo chiariamo, non significa non collaborare con la giustizia, ma significa, per un parlamentare, avere la libertà di fare il suo dovere di legislatore e di rappresentare il popolo che lo ha eletto senza dover temere l'azione della magistratura.

E per questo, sempre la Corte costituzionale pone vari requisiti perché queste intercettazioni devono rivestire il carattere di extrema ratio ed avere il requisito della necessità; e questi requisiti devono ricorrere in fatto e non devono essere semplicemente inseriti nella richiesta di autorizzazione come in questo caso, Presidente, senza nessun supporto istruttorio adeguato che giustifichi questa grave intrusione.

E poi serve che l'autorità giudiziaria spieghi, sempre nella domanda di autorizzazione ad acta, perché si debba procedere con questa intrusione e perché si debba andare verso l'articolo 68 della Costituzione. Inoltre, è previsto che quest'intrusione deve rispondere a un sacrificio minimo indispensabile dei valori di libertà e indipendenza della funzione parlamentare; e qui, devo dire, siamo tutti uguali. Nella domanda di autorizzazione ad acta della procura della Repubblica si chiede, quindi, l'accesso a una corrispondenza intrattenuta fra l'indagato con il deputato che si definisce, cito le parole della richiesta: “necessaria (…) ai fini delle indagini, trattandosi di acquisire dati indispensabili per verificare (…) la versione offerta dalle persone sottoposte alle indagini”. Quindi, praticamente quello che mi viene in mente è che la procura forse ha descritto la sua ipotesi accusatoria, ma questa sua istanza richiama più una pesca a strascico. Infatti, invece di descrivere ciò che è stato fatto nel frattempo, chiede: datemi le chat che così vediamo come procedere e vediamo se quello che l'indagato ci ha detto è vero.

Invece, devo dire che la sentenza n. 170 del 2023, nel decidere un caso simile, impone quello che doveva essere fatto: l'immediata sospensione dell'attività della procura, se si scopre, se si vede che, nell'analisi delle conversazioni salvate sul dispositivo, c'è qualcosa che coinvolge un parlamentare, proprio perché bisogna istruire un procedimento davanti alla Camera di appartenenza che deve valutare l'autorizzazione ad acta.

In questo caso, la procura ha già sequestrato la corrispondenza e sa che questa corrispondenza coinvolge un deputato in carica, ma ci assicura che non l'ha aperta. Infatti, così ci dice l'articolo 68, nell'interpretazione costituzionalmente orientata della Corte costituzionale, però quello che manca nuovamente - e ribadisco - nella richiesta di autorizzazione ad acta è la determinazione oggettiva. Nella richiesta, infatti, si doveva specificare quali sono le chat, qual è la messaggistica, quali tipologie di messaggio, quale app è stata utilizzata e questo non c'è.

Ma soprattutto ciò che manca è la delimitazione temporale. Secondo la giurisprudenza costituzionale, infatti, serviva il perimetro temporale: da quando a quando la procura può leggere queste chat. Qui devo dire che la procura ha detto: non mi interessa dare questo riferimento, io voglio qualunque conversazione intrattenuta fra l'indagato e il deputato. E ribadisco: mi pare tanto un'intercettazione, una richiesta a strascico.

C'è poi un altro aspetto che è indubbio: il collega deputato non è indagato. Questo significa che l'onere motivazionale, che vi ho appena raccontato, è rafforzato e la procura, proprio perché si tratta di un soggetto innocente e non indagato, deve rafforzare il suo onere motivazionale.

Qui, Presidente, mi fermo nel dire che, per tutti questi motivi procedurali, il gruppo Lega voterà a favore della proposta del relatore per la maggioranza, proprio perché c'è nella richiesta della procura capitolina una grave carenza motivazionale. Ma concordo anche con quanto ha detto il relatore per la maggioranza, cioè che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito un principio immediatamente applicabile a tutte le giurisdizioni e a tutti i Parlamenti: senza la valutazione di un giudice terzo, di un'autorità amministrativa indipendente, la procura che, secondo la nostra Costituzione, esercita l'azione penale, non può fare questa richiesta, non può interessare la Camera d'appartenenza per avere accesso alle chat.

Questa è una tutela che dà la Corte di Giustizia UE alla funzione rappresentativa del parlamentare.

Aggiungo, Presidente, sperando di averne il tempo, in merito all'irritualità della produzione documentale da parte della procura istante, avvenuta giovedì scorso, dopo che la Giunta per le autorizzazioni aveva già votato a favore della proposta del relatore per la maggioranza e con l'Aula già calendarizzata per votare su questo procedimento.

Sì, Presidente, dai miei studi giuridici - ho studiato sul Martines - esiste una tripartizione dei poteri dello Stato e l'indipendenza dell'attività parlamentare è piena rispetto a quella della magistratura. Questo lo decide la Costituzione e la Costituzione io la difendo sempre, non a corrente alternata come fanno a volte dal lato dell'opposizione.

In questo caso, credo che questa produzione documentale, fatta dalla procura, senza alcuna richiesta da parte della Giunta, che già prima aveva interloquito, sia stata sicuramente irrituale, ma anche poco corrispondente a quei principi di indipendenza tra i poteri dello Stato.

Credo che la magistratura non possa intervenire per modificare i lavori di un'Aula parlamentare. Ringrazio il Presidente Fontana, che correttamente ha tenuto un rispetto istituzionale e mantenuto un comportamento degno della sua carica, rimandando la decisione alla Giunta. Giunta che ha votato, ha votato per l'irrilevanza, ma soprattutto anche per l'inopportunità e l'indeterminatezza del materiale trasmesso.

Sì, lo abbiamo letto tutti sulla stampa: ci è stato trasmesso quello che la difesa ha prodotto alla procura e che, asseritamente da parte della difesa e asseritamente da parte della procura, che ha ripreso quello che ha detto la difesa, faceva riferimento alla messaggistica intercorsa fra il deputato e l'indagato. Ma nessuno ha potuto verificare, come del resto prevede la norma, quella che era la vera corrispondenza, cioè che questa documentazione fosse reale.

Sarebbe stato meglio che la procura ci avesse fornito la messaggistica, il backup del telefonino dell'indagato, almeno lì avremmo saputo che proveniva dall'indagato, ma questo non lo ha fatto. Pertanto, credo che la procura nemmeno avrebbe dovuto acquisire questo materiale, se avesse seguito pedissequamente ciò che dice la Corte costituzionale.

Quindi, sembra quasi voler far ricadere sulla Giunta, o comunque sulla nostra Camera, quell'onere di vedere queste chat, di vedere questa messaggistica, non avvedendosi che, così facendo, noi saremmo dovuti entrare nel merito della vicenda. Compito che non spetta al Parlamento, così come non spetta, diciamolo, Presidente, quella brutta brama di voyeurismo che abbiamo sentito in questi giorni e che continuiamo a sentire ancora oggi nelle dichiarazioni di voto (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Concluda.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Torno all'inizio, Presidente: il compito di questa Camera è il controllo della legittimità dell'atto da autorizzare e verificare la legittimità dell'operato della magistratura. Questo lo dice la Corte costituzionale e questo è quello che dobbiamo fare, senza brame politiche e con tanta responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Schlein. Ne ha facoltà.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ci sono delle giornate come questa in cui il Parlamento è chiamato a prendere una decisione che va molto oltre il caso concreto su cui deve pronunciarsi. Il voto che stiamo per dare non è un voto soltanto che dirà molto rispetto alla vicenda che coinvolge l'onorevole Delmastro, ma anche e soprattutto sul rapporto tra Parlamento e magistratura, sul modo in cui si intendono le prerogative previste dalla Costituzione e quelle dei parlamentari della Giunta per le autorizzazioni, e, più profondamente, sull'idea che della legalità ha la maggioranza che in questo momento governa il Paese e che mette in pratica quando ad essere coinvolto è uno dei suoi esponenti.

Due pesi e due misure: giustizialisti con gli avversari e ipergarantisti sempre con i propri colleghi di partito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Avete in questi giorni creato un precedente gravissimo, perché avete impedito ai parlamentari della Giunta per le autorizzazioni di prendere visione di documenti che erano stati inviati dalla procura alla Camera proprio perché la Giunta li valutasse, valutasse la situazione con piena consapevolezza.

L'ex Sottosegretario alla Giustizia Delmastro ha deciso di creare una società con la figlia diciottenne di Mauro Caroccia, già condannato per avere fatto da prestanome del clan Senese. Non poteva non sapere che questi processi erano già in corso. Oggi il Caroccia è accusato di reati gravi, come l'intestazione fittizia di beni e il riciclaggio, aggravati dall'agevolazione mafiosa. Ecco, nessuno - vorrei essere chiara - sta chiedendo a quest'Aula di fare un processo: non è il nostro mestiere, non è il nostro mestiere nemmeno anticipare sentenze di condanna o di assoluzione.

Noi stiamo chiedendo solo di far fare il mestiere ai magistrati, il loro mestiere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), e di far fare ai parlamentari della Giunta per le autorizzazioni il loro mestiere. Questo stiamo chiedendo, non certo di anticipare un processo. La domanda che è arrivata dalla procura di Roma è molto più limitata, ed è proprio per questo che è incomprensibile respingerla: si chiede di acquisire le conversazioni tra i soci di quella precisa società, non certo di tutti i contatti, di tutte le chat delle conversazioni di Delmastro con chicchessia.

Si chiede quindi di acquisire elementi specifici e delimitati che gli inquirenti considerano necessari per verificare dichiarazioni, ricostruire rapporti e accertare anche fatti che sono stati consegnati dalla difesa, ma pure, a quanto dice, da Delmastro stesso. Si chiede, in sostanza, di non far saltare un processo per fatti connessi alla mafia. È su questo che oggi noi dobbiamo votare, perché, quando la Camera autorizza un'acquisizione di questo tipo, non è che certifichi la fondatezza di un'accusa, lo sappiamo, ma consente semplicemente a chi ha il compito di indagare di farlo e di svolgere fino in fondo il proprio dovere.

È il giudice poi, eventualmente, a stabilire quale valore abbiano quegli elementi. In questo caso, inoltre, è l'avvocato della difesa di Caroccia che sostiene che quei documenti e quelle chat siano fondamentali per il diritto alla difesa dell'imputato. Ed è poi il processo, eventualmente, a dire se le ipotesi accusatorie reggono oppure no. In questo caso, l'onorevole Delmastro non è nemmeno indagato. Il Parlamento, invece, è chiamato a un'altra valutazione: verificare se esistano le condizioni per impedire questa acquisizione.

Ed è proprio qui, colleghi della maggioranza, che la vostra posizione mostra la sua debolezza, perché la relazione di minoranza del collega Gianassi ha dimostrato con grande precisione il quadro costituzionale.

Lo ha ricostruito e ha dimostrato come la richiesta della procura rispettasse i requisiti previsti dalla legge. Vengono indicati il procedimento, i soggetti interessati, il periodo temporale, le finalità investigative e il nesso tra quelle conversazioni e i fatti che si intendono accertare. Non c'è una richiesta generica e non c'è una richiesta indiscriminata.

C'è una domanda motivata, circoscritta e collegata a un procedimento specifico. Allora, se mi consentite, la domanda diventa inevitabile: per quale ragione questo Parlamento dovrebbe negare quest'autorizzazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Qual è l'interesse pubblico che viene tutelato impedendo ai magistrati di acquisire conversazioni che ritengono indispensabili per il proprio lavoro e che l'avvocato di Caroccia ritiene indispensabili per la sua difesa?

Sono interrogativi a cui oggi non avete dato risposta. Le prerogative parlamentari hanno una funzione altissima. Sono state previste perché il Parlamento possa svolgere il proprio compito con piena autonomia, senza pressioni esterne, senza intimidazioni e senza il rischio che l'azione giudiziaria venga utilizzata come uno strumento di condizionamento politico. Ma quelle garanzie, colleghi, conservano la loro autorevolezza solo e soltanto finché vengono esercitate per proteggere la funzione parlamentare. Se vengono utilizzate oltre il proprio scopo, si tradisce la loro funzione costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ed è un danno che pesa su questo Parlamento e su tutti noi, perché il Parlamento vive della fiducia dei cittadini.

Vi chiediamo di non trasformare, quindi, una legittima prerogativa in uno scudo. Se lo stesso Delmastro ha detto più volte che non ha nulla da nascondere, perché lo state nascondendo voi? Questa è la domanda a cui tanti italiani cercano risposta. La Presidente del Consiglio aveva scelto parole molto nette, aveva detto che non avrebbe più coperto nessuno. Perché la Presidente del Consiglio sta facendo il contrario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Consentite l'acquisizione di quelle conversazioni, lasciate che emerga la verità e lasciate anche dissipare i dubbi, perché non è bello accompagnarsi, dopo questo voto, ai dubbi che rimarranno in molte teste. Permettete, invece, che ogni dubbio venga finalmente chiarito.

La trasparenza produce esattamente questo effetto: chiude le polemiche, rafforza la credibilità delle istituzioni e restituisce fiducia ai cittadini. Per anni abbiamo ascoltato esponenti di Fratelli d'Italia dai banchi dell'opposizione sostenere che chi esercita funzioni pubbliche ha il dovere di sottoporsi a ogni verifica, perché la credibilità delle istituzioni passa anche dalla disponibilità a non sottrarsi ad alcun controllo. Poi, arrivati al Governo, questo principio ha cambiato improvvisamente i destinatari e i confini: la trasparenza continua ad essere invocata, però riguarda sempre qualcun altro, mai se stessi. Io mi chiedo perché le regole cambino ogni volta che a essere coinvolto è qualcuno che appartiene alla stretta cerchia della Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Il Governo dovrebbe occuparsi dei problemi degli italiani, non dei propri, in un Paese che ha una crescita allo zero, un calo della produzione industriale che va avanti da tre anni quasi consecutivi, tante vertenze aperte, le preoccupazioni di lavoratrici e lavoratori di ex Ilva, Electrolux e Natuzzi, stipendi che sono tra i più bassi d'Europa - continua a dirlo l'Istat, non il PD - e, al contempo, le bollette che sono, come sapete, tra le più care d'Europa; e invece, tutte le vostre energie sono concentrate a salvare voi stessi. Noi, colleghi, vi chiediamo di votare a favore dell'autorizzazione, vi chiediamo di non impedire la ricerca della verità su un processo per fatti connessi alle mafie. Altrimenti non vogliamo mai più sentirvi nominare Paolo Borsellino e dire che sarebbe stato un Ministro di questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), perché la memoria dei servitori dello Stato che hanno sacrificato la vita nel contrasto alle mafie appartiene a tutti, appartiene alla Costituzione e oggi suggerirebbe di votare tutti insieme per far fare il proprio lavoro ai magistrati che contrastano le mafie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – Deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista si levano in piedi).

PRESIDENTE. Prima dell'ultimo intervento, un chiarimento ai fini del regolare svolgimento dei nostri lavori e anche per evitare fraintendimenti. I deputati che siano anche membri del Governo - come noto - possono votare da qualsiasi postazione che sia attiva. In ogni caso, se lo ritengono più agevole, possono comunque recarsi anche presso i banchi del Governo al momento della votazione per partecipare alla stessa, quando si sarà conclusa la fase della discussione. Così almeno questo è chiarito.

Ha chiesto di parlare il deputato Bignami. Ne ha facoltà.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Grazie, Presidente. Mi perdoni, spero che non lo conteggi nel tempo che mi è assegnato, ma devo farle una domanda interessata. Lei da lì può spegnere questo microfono?

PRESIDENTE. Non rispondo, non rispondo. Facciamo che mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Va bene, va bene.

PRESIDENTE. Prego, collega Bignami.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Grazie, Presidente. Glielo chiedo perché ho la sensazione che alcune cose che dirò non saranno molto piacevoli per i colleghi della sinistra, ma questa non è proprio una novità. E la ringrazio, perché ne ha (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)... Eh, però, iniziamo male, ragazzi, eh. Iniziamo male. Noi abbiamo ascoltato in silenzio...

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, in silenzio.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). ...le vostre contumelie e noi non possiamo dire neanche quello che pensiamo, ma quello che diremo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E non vi preoccupate, non vi preoccupate, perché non dirò cose peggiori di quelle che avete fatto, a partire - la ringrazio, Presidente - dal richiamo che lei ha fatto al professor Conte, che si lamentava del fatto che il Governo non fosse presente, evidentemente dimenticando che il Governo non deve essere presente (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), e anche rispetto al fatto che ha citato l'articolo 78 della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti del gruppo MoVimento 5 Stelle), che è quello della dichiarazione di guerra. Onorevole Conte, lei mi cade sull'articolo 78 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Ma ci sta, ci sta.

Colleghi, spezziamo una lancia, ci sta, perché il professor Conte è esperto in diritto privato; in diritto pubblico si occupa di intermediazioni, magari immobiliari o magari delle mascherine (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), chi lo sa.

Non le chiederemo l'uso delle chat con il suo amico Zampolli per la vendita dei palazzi… capisco che lei sia di cattivo umore (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), visto che pare evaporato un affare da 300 milioni per la sua famiglia, ma, visto che è così generoso, magari se avesse voglia di dare le chat intercorse con Arcuri (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), con Minenna, con Di Donna, che erano tutti soggetti indagati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi)… le produca. Fuori le chat di Conte sugli affari delle mascherine (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E siamo arrivati all'incredibile versione, colleghi di Fratelli d'Italia - per tramite della Presidenza -, che l'avvocato Conte, pur di attaccare Giorgia Meloni, difende i mafiosi. Cita il diritto alla difesa dei mafiosi, pur di attaccare Giorgia Meloni (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Però, va beh...

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). ...abbiamo preso atto da che parte state della storia ed è la parte sbagliata (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… no, no, per cortesia… E mi permetto anche, al riguardo, di entrare... anche se devo ammettere che i colleghi che sono intervenuti prima...

Ringrazio i relatori della Giunta, il collega Iaia per primo, il collega Pittalis e gli altri intervenuti (Commenti)...

PRESIDENTE. Silenzio!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). ...che hanno ben spiegato le ragioni a livello istituzionale. Qui - è evidente - sono due i livelli, uno istituzionale - l'articolo 68 - e uno di natura politica. Su quello di natura istituzionale è già stato detto tutto: la procura non ha indicato le indagini svolte, le attività compiute, il periodo di tempo per il quale voleva acquisire le chat, ed è la Corte costituzionale ad aver detto che non si possono produrre e non si potrebbero neanche richiedere. Ve l'abbiamo spiegato, non l'avete capito e la cosa non ci sorprende (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Però dovremmo anche comprendere - e mi permetto questo quesito - il perché, quando le chat sono quelle di Scarpinato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che chiede di non aprire le chat, che chiede di rimandarle alla procura di Caltanissetta, che chiede di non produrle, tutti zitti, mentre quando sono quelle di Delmastro, invece, il vostro voyeurismo è particolarmente spiccato.

Però c'è poi il piano politico e, anche qui, mi tocca farvi una domanda prima: quello che voi chiedete è farina del vostro sacco o è farina dei mafiosi che avete incontrato, quando siete andati a trovare Cospito al 41-bis (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)? È farina vostra? O è farina loro? Perché voi avete messo Andrea Delmastro Delle Vedove nel mirino da quando ha rivelato quello che voi avete fatto con Cospito (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi - La deputata Serracchiani: “Vergognati!”).

PRESIDENTE. Onorevole Serracchiani!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Presidente, faccio notare che non ho fatto i nomi dei colleghi che lo andarono a trovare, perché sono consapevole della responsabilità che si realizzerebbe a citare i nomi (Proteste del deputato Toni Ricciardi)

PRESIDENTE. Colleghi! Ricciardi, Toni Ricciardi.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …e non farò neanche i nomi dei colleghi dei 5 Stelle. È bene, però, che l'opinione pubblica sappia che sparano da quei banchi e, poi, vengono qua piagnucolando a chiedere scusa, invocando che non vengano querelati. Lo dico, perché è quello che capita e, se qualcuno ha voglia di vedersi i filmati di ieri, si renderà conto di chi parlo.

Al contempo però, mi permetto, al riguardo, di voler ricordare che proprio per quello che capitò ad Andrea Delmastro, i mafiosi hanno detto che: “Andrea Delmastro andrebbe fatto saltare in aria” (Il deputato Bignami mostra un foglio - Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e io non so come ragionate voi - anzi lo so - però per noi gli amici non vengono fatti saltare in aria, come accade per voi con Ranucci e Lavitola. Chi trova un amico trova un tritolo. Per noi i mafiosi che dicono di far saltare in aria sono una minaccia seria e Andrea Delmastro Delle Vedove è sotto scorta per questo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E lo dico perché, onorevole Schlein, vede la differenza? Andrea Delmastro Delle Vedove per aver, inconsapevolmente e incolpevolmente, incontrato dei mafiosi che non erano ancora condannati a titolo definitivo e non erano mafiosi (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Colleghi!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … si è dimesso e ha chiesto scusa; i suoi parlamentari che sono andati a trovare dei mafiosi al 41-bis (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) già condannati…

PRESIDENTE. Colleghi!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … non hanno mai chiesto scusa e lei non li ha mai fatti dimettere (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Collega Serracchiani! Collega Serracchiani, collega Provenzano! Colleghi! Dovete stare in silenzio!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Impari le lezioni invece che darle (Proteste dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)

PRESIDENTE. Colleghi! Dovete stare in silenzio!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … vada a chiedere. Perché non chiedete le chat delle amministrazioni di Castellammare, di Torre Annunziata, sciolte per mafia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia- Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)? Di Portici e di Ercolano, sotto ispezioni, amministrazioni per le quali voi avete chiesto il voto (Proteste del deputato Amato)

PRESIDENTE. Collega Amato!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …voi avete garantito il voto…

PRESIDENTE. Collega Amato, la richiamo all'ordine!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … e avete fatto eleggere i camorristi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il vostro doppiopesismo. E mi permetto anche, onorevole Conte, oltre a invitarla a leggere il ricorso formulato…

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … nel conflitto di attribuzione da parte dell'onorevole Scarpinato, di chiederle una cosa: vede, onorevole Conte, lei cita spesso Paolo Borsellino. Io glielo devo dire con grande franchezza: la destra italiana si assume la responsabilità delle vittorie e delle sconfitte e glielo dico con grande franchezza.

Per noi fu una sconfitta il fatto che il Movimento sociale italiano nel 1992 non riuscì a fare eleggere Paolo Borsellino Presidente della Repubblica, lo votò e non venne eletto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Per noi quella è una sconfitta perché se fosse diventato Presidente della Repubblica, Paolo Borsellino, sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone, a combattere le battaglie giuste, a combattere le battaglie per l'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, che si levano in piedi, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). E la sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41-bis (Proteste dei deputati dei Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). La storia della destra italiana (Proteste del deputato Fornaro)

PRESIDENTE. Collega Fornaro, collega Fornaro! Colleghi dovete stare in silenzio (Proteste dei deputati gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)! Collega si rivolga con rispetto ovviamente…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …ho citato dei fatti!

PRESIDENTE. Colleghi, mi dovete far parlare però (Proteste dei deputati Ciani e Fornaro) … Collega Ciani, la richiamo all'ordine! Collega Fornaro, la richiamo all'ordine! Collega Scotto, collega Cuperlo… Adesso parlo io. Collega Bignami, ovviamente le chiedo il rispetto per un Presidente della Repubblica emerito.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Certo, però mi perdoni però…

PRESIDENTE. Colleghi, a voi chiedo di stare in silenzio perché ho fatto dei richiami all'ordine (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)...

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Certo, certo…

PRESIDENTE. Collega… però l'ho già richiamato, l'ho già richiamato (Una voce dai banchi del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: “Fuori!”)... Collega Bignami…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Scusi, però, Presidente…

PRESIDENTE. …la prego di rivolgersi con rispetto naturalmente ….

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …No, per carità, massimo rispetto…

PRESIDENTE. …altrimenti devo richiamare anche lei all'ordine…

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). …massimo rispetto…

PRESIDENTE. … stiamo parlando delle alte, anzi della più alta carica del nostro Stato. Collega Bignami, prosegua (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) ... colleghi silenzio!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Mi permetto di ricordare che Scalfaro, forse ricordo male, fu eletto…

PRESIDENTE. Colleghi silenzio!

GALEAZZO BIGNAMI…. proprio a seguito delle dimissioni di Cossiga, Presidente Repubblica, per il quale la sinistra chiese l'impeachment e non capisco perché se il Presidente della Repubblica piace a voi allora va bene, se invece non piace a voi si può anche chiedere l'impeachment (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Però voglio anche ricordare, voglio anche ricordare, che quei 300 mafiosi liberati da Oscar Luigi Scalfaro per la battaglia vinta dalla destra italiana (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Collega, no, la devo richiamare all'ordine…

GALEAZZO BIGNAMI…. furono riportati in galera dall'allora Ministro Conso (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)…

PRESIDENTE. Collega Bignami sono costretta a richiamarla all'ordine (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) .... Colleghi lo ho appena richiamato… però se voi non ascoltate non sentite neanche che l'ho richiamato all'ordine. Quindi, adesso sedetevi. Collega non lo ripeta ancora perché la dovrò richiamare di nuovo, non può offendere la più alta carica dello Stato. Prego, ha un minuto residuo.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Era un'espressione nei confronti…

PRESIDENTE. Colleghi, silenzio… è impossibile sentire quello che dice il collega.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Mi permetto di dire questo: per la Presidenza della Repubblica massimo rispetto. Mi sono permesso di ricordare un fatto, ma non dico altro, perché capisco che la mette in difficoltà e mette in difficoltà i colleghi di sinistra (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)...

PRESIDENTE. Collega! Colleghi… non mette me in difficoltà, ovviamente non lo può dire. Prego.

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … Però, dicevo che la destra italiana ha perso delle battaglie, ma le ha anche vinte perché, grazie a Giorgia Meloni, quel 41-bis che qualcuno voleva togliere è stato ripristinato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Grazie a Giorgia Meloni, Matteo Messina Denaro è stato arrestato; grazie a Giorgia Meloni abbiamo asciugato i giovani dalla mafia perché, come insegna Paolo Borsellino (Proteste del deputato Amendola)

PRESIDENTE. Collega Amendola, la richiamo all'ordine!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). … “se anche i giovani le toglieranno consenso, la mafia sparirà” e a voi non interessa nulla di Andrea Delmastro Delle Vedove (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia, che si levano in piedi), voi lo attaccate perché volete attaccare Giorgia Meloni (Proteste del deputato Ciani)

PRESIDENTE. Collega Ciani, la richiamo all'ordine!

GALEAZZO BIGNAMI (FDI). Sappiate che prima di arrivare a Giorgia Meloni, dovrete attaccare tutti noi e perderete ancora una volta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV, n. 4-A)

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi devo darvi un annuncio: dobbiamo procedere a una votazione delicata, quindi, sedetevi per cortesia.

Avverto che è stato richiesto, dai gruppi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, lo scrutinio segreto sulla deliberazione in oggetto.

Poiché la deliberazione che la Camera si accinge ad adottare incide sulla libertà e sulla segretezza delle comunicazioni di cui all'articolo 15 della Costituzione, la richiesta può essere accolta.

Indìco, pertanto, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione al sequestro di corrispondenza nei confronti del deputato Andrea Delmastro Delle Vedove.

Preciso che chi intende negare l'autorizzazione deve votare sì, mentre chi intende concederla deve votare no.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8) (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro) -MAIE-Centro Popolare - Deputati del gruppo MoVimento 5 stelle si recano al centro dell'emiciclo mostrando i cellulari – Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 18,30 per lo svolgimento delle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul decreto-legge recante misure urgenti in materia di giustizia. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 18,20, è ripresa alle 18,40.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per richiamo al Regolamento, il collega Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Potrei dire di fare un richiamo al Regolamento di cui agli articoli 8 e seguenti, e invece no, andrò al Capo XI, per la precisione all'articolo 60, comma 3, del Regolamento. Ci arrivo.

Mi faccia dire, Presidente, che è assai inquietante - e uso questo termine - che il presidente di un gruppo la sfidi, dicendo: le dirò cose che potrebbero non piacerle. E va bene. Ma questo ci sta, in un luogo che sembra ormai immerso dentro una dinamica tutta machista. Va bene, non entriamo nel merito di una cosa che io ho trovato ingiuriosa verso l'istituzione dal primo secondo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non era ancora iniziata, ed era già ingiuriosa.

Ognuno, poi, può dire cose più o meno vere: tipo che si è candidato un magistrato che, tra l'altro, nelle stesse ore - parlo di Borsellino - chiamò per rifiutare quella candidatura … ma questo va bene, siamo nell'ambito politico, e ognuno si assume le responsabilità…c'è un fine lavori, ognuno può fare i suoi commenti. Però mi faccia dire, poi leggerò il comma: ma si può - lo dico così - paragonare il lavoro delle istituzioni, di ogni parlamentare, che può visitare, può fare ispezioni in un carcere, all'aprire un'attività con chi ricicla soldi per la mafia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Si può?

Ma c'è una cosa ancora più grave, Presidente, ed ecco il richiamo al comma, che dice: “Il Presidente della Camera può altresì proporre all'Ufficio di Presidenza la censura con interdizione di partecipare ai lavori parlamentari per un periodo da due a quindici giorni di seduta, se un deputato (…) usa espressioni ingiuriose nei confronti delle istituzioni o del Capo dello Stato”. Adesso arrivo al punto, Presidente. Il Presidente Scalfaro - lo dico così - non ha, tra l'altro, revocato a 300 e oltre mafiosi il 41-bis; l'ha fatto un Ministro, il Ministro Conso. Ma qui si è detta una cosa più grave: si è detto, a verbale, che il Presidente della Repubblica di allora ha liberato 300 mafiosi. È falso, è gravemente falso (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! È un'ingiuria. È un'ingiuria! È un falso storico, è un falso storico! Ed è un atto di accusa nei confronti della massima istituzione dello Stato! Non so se è chiaro! Questo comma è stato scritto per questo.

E, allora, Bignami si assuma le sue responsabilità; oppure, come dice l'articolo 59, a ciascun deputato è concesso di riprendere la parola e chiedere scusa. E allora, poi, valutare se quelle scuse… le accetterà il Presidente della Camera, non certo io. Ma questo fatto non può finire in silenzio (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Non si utilizzano queste Aule per fare una riscrittura della storia, è chiaro? Ho finito.

Qui non veniamo travestiti, mascherati, qui facciamo i parlamentari. Se qualcuno vuole giocare a fare il cosplayer di passati che non vogliamo richiamare, ecco, lo faccia da altre parti. Qui non si calpestano le istituzioni, qui non si va oltre il segno, e qui si è superato da tempo (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre per richiamo al Regolamento, il deputato Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche come gruppo del Partito Democratico troviamo particolarmente grave quello che è avvenuto in quest'Aula. Vedete, possiamo dividerci su tante questioni, ma ci sono dei limiti che non dovrebbero essere varcati. E vedete, nell'attaccare in quel modo indegno e inaccettabile per il Parlamento della Repubblica italiana una figura come quella di Oscar Luigi Scalfaro, non si è indegnamente attaccato solo quello che è stato un grande Presidente della Repubblica; non si è solamente attaccata una figura che ha servito ininterrottamente il Parlamento - eletto dal 1946 al 1992, eletto Presidente della Repubblica quando era Presidente della Camera dei deputati -, ma si è attaccato anche e, soprattutto, un Costituente, un eletto all'Assemblea costituente, che ha scritto la Costituzione della Repubblica e che ha dedicato tutta la sua vita a difenderla (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

Oscar Luigi Scalfaro non può essere attaccato in questo modo e non può essere fatto dal capogruppo del principale gruppo presente in questo Parlamento, che non appartiene alla tradizione delle forze politiche che hanno scritto la Costituzione, ma che, se oggi siede in Parlamento, deve rispettare i principi e i valori della Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Non può fare finta che sia cosa d'altri e non può cercare, semplicemente, sempre attaccando gli avversari in maniera scomposta, indegna, irrispettosa delle istituzioni e irrispettosa anche della sua figura, Presidente - perché veramente quel fare irridente nei confronti della Presidenza lo troviamo inaccettabile e verificheremo in ogni sede i limiti che sono stati varcati anche nella condotta di questo intervento -, di spostare l'attenzione su altro rispetto alla gravissima difficoltà di aver negato ai parlamentari della Repubblica di poter fare il proprio dovere, il proprio mestiere, vedendo ciò che era stato trasmesso, ai sensi del nostro Regolamento, alla Giunta per le autorizzazioni, ma la Giunta per le autorizzazioni non ha potuto vedere semplicemente perché non volete…

PRESIDENTE. Stia al richiamo al Regolamento.

ANDREA CASU (PD-IDP). … che qualcuno sappia quello che ha fatto Delmastro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), i rapporti che aveva Delmastro. E attaccate perfino Scalfaro per cercare di nascondere quello che state facendo al Governo della Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Ma la Costituzione esiste e resiste, nonostante voi facciate di tutto per cercare di cancellarne i principi, a cominciare dalla sua natura antifascista (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Quindi concludo questo richiamo al Regolamento, chiedendo veramente che, in questa sede, si possa affrontare con determinazione quello che è il nostro dovere di parlamentari, ponendo un limite a quelle che sono provocazioni che vanno contro la storia, contro i principi… Noi non ve lo permetteremo, non lo abbiamo mai permesso e non lo permetteremo mai e penso che, nei confronti di quello che è successo pochi minuti fa, ci dovranno essere tutte le valutazioni del caso, perché abbiamo visto sanzionare atteggiamenti, interventi e comportamenti molto meno gravi di quello che ha fatto Bignami in quest'Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre per richiamo al Regolamento, il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Noi non possiamo che unirci alle richieste e alle dichiarazioni che sono state rese dai deputati Grimaldi e Casu per AVS e per il Partito Democratico, perché vede, Presidente, noi stiamo assistendo ormai da tempo ad una involuzione dei toni del dibattito in quest'Aula parlamentare. Continuamente questi toni trascendono quelli che sono i parametri di una dialettica anche aspra, anche di opposizione, ma, comunque, rispettosi, rispettosi dell'altro ma, soprattutto, direi anche rispettosi delle istituzioni. Le istituzioni sono il primo presidio e ciò che noi dovremmo difendere tutti dalle prospettive anche partitiche di ognuno di noi, che sono qualcosa che sta all'interno delle istituzioni che noi dobbiamo proteggere.

E invece, Presidente, assistiamo ad un dibattito che diventa sempre più esercizio del dileggio, della diffamazione, di travisamento della verità in maniera dolosa, dolosamente e artatamente creata, proprio per creare una rappresentazione diversa dalla realtà. Questo è gravemente offensivo delle istituzioni, gravemente offensivo del Parlamento e dello spirito che dovrebbe improntare i nostri lavori. Stasera abbiamo assistito addirittura ad una forma che io definisco, anche forse in termini tecnici, di vero e proprio vilipendio: vilipendio nei confronti del Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Vede, Presidente, una personalità, quella, che ha illustrato la nostra Repubblica. L'ha illustrata sotto molteplici profili quali, ad esempio, l'assoluto rigore morale. So che sono concetti fastidiosi ormai in quest'epoca, ma li dobbiamo rimarcare come dei valori che dovrebbero essere il presidio della nostra attività e, peraltro, anche il rispetto della nostra Costituzione, che parla di disciplina e onore nell'esercizio delle funzioni pubbliche. La totale fedeltà alla Costituzione è un valore fondamentale, un messaggio che travalica l'azione concreta del Presidente Oscar Luigi Scalfaro e dovrebbe essere per noi un viatico nell'esercizio delle nostre funzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

La difesa delle istituzioni anche nei momenti più gravi delle istituzioni italiane e penso, ad esempio, al periodo delle stragi di mafia, che hanno visto una grave crisi del nostro ordinamento istituzionale che il Presidente Scalfaro, invece, è riuscito a tenere unito e fedele a quelli che sono i valori fondativi, quelli che sono espressi nella nostra Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), Presidente.

La sobrietà. La sobrietà non solo dei toni, ma anche la sobrietà della propria vita personale e dell'interpretazione delle istituzioni, perché le istituzioni si servono con sobrietà e non si possiedono con arroganza, come purtroppo stiamo vedendo che avviene (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

La fermezza della difesa delle prerogative del Quirinale, che è fermezza della difesa dei diritti dei cittadini, perché il Quirinale è la garanzia del nostro ordinamento. Il Presidente della Repubblica è garante dell'unità e dell'indivisibilità della nostra Repubblica, è l'alta magistratura che, per prima istanza, tutela i profondi valori costituzionali.

Presidente, l'antifascismo, che è stato un elemento che ha caratterizzato l'attività del Presidente Oscar Luigi Scalfaro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora oggi quest'attacco così violento, che io chiedo venga verificato e stigmatizzato anche per i suoi aspetti penali, perché - ripeto - c'è una fattispecie di vilipendio delle istituzioni e chiedo di fare anche una verifica da questo punto di vista, perché c'è un obbligo che fa carico alla Presidenza qualora questi reati vengano compiuti nell'Aula della Camera, evidentemente. Presidente, sono valori, quelli dell'antifascismo, che noi dovremmo sempre tenere a mente. Pertanto, Presidente, noi ci dissociamo profondamente non solo dalle dichiarazioni rese dal deputato Bignami, ma più in generale da questo degrado del dibattito parlamentare che è degrado delle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento e sempre sul Regolamento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie…

PRESIDENTE. Il suo non funziona. Non lo so, è selettivo forse. Prego.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Io vorrei dire che la gran parte di questa discussione, a mio avviso, è superata grazie al modo ineccepibile con il quale lei ha condotto l'Aula questa sera (Applausi), nel senso che è avvenuto che lei ha interrotto e richiamato il collega Bignami, primo richiamo; il collega Bignami ha ripetuto quelle cose e lei lo ha interrotto per una seconda volta e lo ha richiamato all'ordine per la seconda volta, spiegando al collega Bignami che se avesse continuato avrebbe dovuto procedere secondo il Regolamento e il collega Bignami non ha più ripetuto quelle cose. Cose che sono molto gravi, Presidente, ma vorrei, ad adiuvandum, dire che noi abbiamo già tutti i precedenti, perché io presiedevo l'Aula quando l'allora MoVimento 5 Stelle pronunciava parole nei confronti dell'allora attuale Presidente della Repubblica Napolitano (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Il deputato Deidda: “Bravo!”), che ovviamente furono interrotte mentre io presiedevo e la questione andò all'Ufficio di Presidenza. È tutto scritto. Io non sto giustificando, io dico che è gravissimo quello che ha detto l'onorevole Bignami, ma dico che la questione è già, ringraziando Iddio, tutta chiusa dentro il Regolamento.

Quello che non è un fatto regolamentare e che, invece, è un fatto politico - e per me è ancora più grave di quello che è stato fatto in riferimento al Presidente della Repubblica - sono le indegne, le politicamente indegne parole che, ancora una volta, il gruppo di Alleanza Nazionale, in questo caso attraverso - ed è ancora più grave - il suo capogruppo, rivolge… scusate, Alleanza Nazionale…

PRESIDENTE. Fratelli d'Italia. Prego.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Chiedo venia. Siete cresciuti, ringraziando Iddio, e non siete più Alleanza Nazionale, per vostra fortuna, magari non per la mia. Dicevo di quello che il capogruppo di Fratelli d'Italia - il capogruppo di Fratelli d'Italia - è stato capace di dire nei confronti di una attività che è, non solo per noi un onore, ma un dovere svolgere, di ispezione all'interno delle carceri per verificare le condizioni dei detenuti (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Molti di noi, signora Presidente, non vanno nelle carceri per incontrare un detenuto per il quale magari si deve chiedere la grazia, molti di noi vanno nelle carceri a incontrare i delinquenti, i mafiosi, i Cospito, gli Alemanno, tutto il mondo, perché comunque quando stanno lì stanno tutti sullo stesso livello, perché vivono nella merda (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Collega Giachetti, la richiamo all'ordine.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). … e io ho il dovere di andare a vedere in che condizioni vivono e avremmo tutti il dovere di operare perché uscissero da quella condizione e non solo quando ci sta il mio amico in carcere (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra) ed è il dovere di tutti noi. Noi andiamo a vedere tutti, dal peggiore dei mafiosi al 41-bis al disgraziato che è finito in galera e che, grazie a un errore giudiziario, si fa qualche mese di galera e poi esce fuori.

Questo per me è politicamente molto più indegno di parole che saranno sanzionate sicuramente dall'Ufficio di Presidenza. Queste non le sanzionerà nessuno e mi piacerebbe che qualcuno, che magari viene da certe aree culturali e politiche e che ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire stare in galera, glielo spiegasse prima di dire certe cose (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Per quanto riguarda i richiami al Regolamento, l'articolo 60, comma 3, che è stato richiamato, chiama in causa l'Ufficio di Presidenza ed eventualmente sarà l'Ufficio di Presidenza a valutare se come… (Commenti) Collega, sul Regolamento è già intervenuto il deputato Casu, finisco però di rispondere. Quindi, sarà l'Ufficio di Presidenza a decidere se e come intervenire. In questo caso, per quanto riguarda la conduzione dell'Aula, all'articolo 59, comma 1, è previsto che il Presidente, in casi simili, come diceva adesso il deputato Giachetti, richiami all'ordine e quello che ha detto il deputato Giachetti è quello che effettivamente è avvenuto.

Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la collega Serracchiani. Su cosa?

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine dei lavori sulla questione legata alle visite in carcere, Presidente (Commenti del deputato Rizzetto: “Non è ordine dei lavori!”), perché credo che sia stata sollevata una questione, dall'intervento precedente, che merita un ordine dei lavori perché riguarda una prerogativa costituzionale dei parlamentari. Quindi, un ordine dei lavori in questo senso, Presidente. Io chiedo che il Presidente Fontana, che so essere nel suo ufficio, scenda per difendere una prerogativa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra) riconosciuta dalla Costituzione ai parlamentari italiani di poter andare a fare visite ispettive in carcere per poter verificare le condizioni degli istituti penitenziari italiani. Il Presidente Fontana scenda, venga e spieghi…

PRESIDENTE. Grazie.

DEBORA SERRACCHIANI (PD-IDP). … che cosa significa visita ispettiva. E siccome c'è anche il Ministro Nordio e il Ministro Nordio dovrebbe, penso, potere e dover dire qualcosa, anche quando quel qualcosa viene detto dalla parte che lo ha indicato come Ministro, a maggior ragione, lei che è Ministro della Giustizia, Ministro, dovrebbe dire e spiegare che i parlamentari italiani vanno, grazie alla Costituzione italiana, in visita ispettiva all'interno degli istituti penitenziari per verificarne le condizioni e per chiedere che quelle condizioni di vita e di lavoro vengano migliorate. Pertanto, Presidente, qui c'è una lesione delle nostre prerogative costituzionali. Ce lo dica il Presidente Fontana che cosa intende fare. Lo dica ora, però, visto che è presente in questo Palazzo. Venga e difenda le prerogative dei parlamentari che vanno in visita ispettiva nelle carceri italiane (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente, sullo stesso argomento. Di fatto, anche noi ci associamo alla richiesta che adesso è stata formulata dalla collega Serracchiani. Quindi, approfittiamo, per l'appunto, della presenza del Presidente Fontana e approfittiamo anche del Ministro, che adesso è qui in Aula, per risponderci proprio sul fatto che le prerogative dei parlamentari vengano rispettate. Esistono e devono essere rispettate. Noi abbiamo il diritto-dovere di ispezionare le carceri e, ovviamente, constatare che le condizioni dei detenuti che lì sono ristretti non siano al di sotto del livello di umanità. E purtroppo noi ci accorgiamo che niente è stato fatto da questo Governo nell'arco di 4 anni per migliorare le condizioni dei detenuti.

Poi vedo il Ministro, adesso, seduto ai banchi del Governo e mi sembra di averlo visto prima a votare, tra l'altro, la richiesta di autorizzazione per il procedimento Delmastro, cosa per il vero alquanto singolare, che mi preme di stigmatizzare, perché io credo che proprio il Ministro…

PRESIDENTE. Stia al tema, collega.

ENRICA ALIFANO (M5S). Sì, Presidente. Il Ministro dovrebbe avere interesse (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) a che venga chiarita questa vicenda…

PRESIDENTE. Collega.

ENRICA ALIFANO (M5S). …che comunque continua ad avere dei connotati molto, molto oscuri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ovviamente il Ministro è un deputato e ha esercitato le sue funzioni in questo caso.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1939. - Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024 (Approvato dal Senato) (A.C. 3053​) (ore 19,02).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3053: Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024.

Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato.

(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 3053​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.

Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Rossano Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Futuro Nazionale aveva presentato alcune proposte emendative al presente provvedimento, che, purtroppo, sono decadute a causa della posizione della questione di fiducia. Gliene cito alcune. Primo: lo straniero che ha carichi penali pendenti o ha riportato condanne superiori a 6 mesi non potrà mai divenire cittadino italiano e a chi si macchia di reati gravi la cittadinanza va revocata (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché la cittadinanza, per Futuro Nazionale, non è un buono regalo, ma è un patto di fedeltà con lo Stato e chi vuole diventare cittadino italiano deve avere rispetto assoluto per le nostre leggi. Il Governo Meloni ce lo ha bocciato, ha messo la fiducia e l'emendamento è decaduto.

Secondo: volto coperto integralmente. Il nostro emendamento avrebbe reso tassativo il divieto di coprirsi integralmente il volto in un luogo pubblico; quindi niente più burqa e palandrane islamiche (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Siamo in Italia e lo Stato deve rifiutare il relativismo culturale. Non possiamo tollerare che nella nostra Nazione si impongano sottomissioni della donna e usanze tribali di Paesi islamici (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Il Governo Meloni ce lo ha bocciato, ha messo la fiducia e l'emendamento è saltato.

Terzo: contributi economici e case popolari. Per noi prima gli italiani. Il nostro emendamento poneva una stretta rigorosa alla concessione di aiuti economici e case popolari agli stranieri, perché, nel momento in cui sia la sinistra che il centrodestra moderato pensano ad accogliere e ad essere inclusivi con gli immigrati, Futuro Nazionale ritiene giusto e doveroso, per un partito di destra vera, pensare prima agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Ovviamente il punto tre è stato bocciato, perché il Governo ha messo la fiducia.

Quarto: apertura di moschee. Avevamo previsto, con un emendamento, di impedire l'apertura e la realizzazione di nuove moschee in Italia fino alla stipula e alla formale ratifica di un'intesa tra lo Stato italiano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e la rappresentanza dell'Islam, così come è previsto dalla Costituzione. La Costituzione si rispetta sempre, non solo quando vi fa comodo, sia al centrosinistra che al centrodestra moderato (Commenti della deputata Bakkali)

PRESIDENTE. Collega Bakkali! Collega Bakkali!

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Presidente, la faccia parlare. Più parla e più saliamo nei sondaggi.

PRESIDENTE. Collega Sasso! Io sono qui per mantenere l'ordine. Che parli lei o qualcun altro vale per tutti.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). La ringrazio, Presidente.

PRESIDENTE. Collega Bakkali, deve far parlare il collega Sasso.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Molto gentile. Le proposte di Futuro Nazionale sono proposte di destra, indispensabili per tutelare la sicurezza, l'identità e la dignità degli italiani, e le avevamo messe a disposizione del Governo Meloni, ma i partiti di finta destra le hanno respinte. Allora, io chiedo agli italiani: da quando si è insediato questo Governo, le nostre città sono più sicure o no? Da quando Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia sono al Governo, sono cessati gli sbarchi dei clandestini o no? Da quando governa il centrodestra moderato, i crimini degli immigrati - stupri, rapine, omicidi - sono cessati o no? La risposta a tutti i quesiti è “no”! Da quando c'è questo Governo, ci sono stati 300.000 immigrati clandestini che sono entrati illegalmente in Italia e, dinanzi a questo disastro, il Governo ha risposto con 18.000 rimpatri, cioè ogni 100 irregolari il centrodestra moderato, ne ha rimpatriati 6. Contro questa emergenza non servono i pannicelli caldi, ma ci vogliono misure drastiche, pesanti, ci vogliono misure di destra, come la remigrazione, come la remigrazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! Ci vuole coraggio e ci vuole amore per la Nazione e per gli italiani.

Fino a quando noi non vedremo questo coraggio e questo amore, e fino a quando il centrodestra moderato non chiederà di parlare con il generale Vannacci, con il leader di Futuro Nazionale, noi non voteremo la fiducia a questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti). Perché, Presidente, noi l'abbiamo votata la prima volta la fiducia, al nostro esordio qui, a Montecitorio, e in cambio abbiamo ricevuto soltanto ostracismo, critiche, isolamento. Per cui voteremo “sì” a tutti i provvedimenti che reputeremo utili, anche quando si fa qualche piccolo passo in avanti, ma la fiducia politica no, perché quella è un'altra cosa.

Presidente, per suo tramite, lo dico sia ai colleghi di centrosinistra, che evidentemente hanno saltato la pillola per calmare il nervosismo delle ore 18,30…

PRESIDENTE. Collega. No, no, collega non può offendere.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). …sia ai colleghi del centrodestra: se volete batterli, se volete battere la sinistra radicale, la sinistra filoislamica, quelli che hanno causato la deriva progressista della nostra Nazione, basta moderatismo (Commenti del deputato Ciani): svoltate a destra. Basta sottomettervi a Bruxelles. Affidatevi al generale Vannacci, lui saprebbe cosa fare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free - Commenti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signora Presidente. Mi consenta, attraverso di lei, di dare la comunicazione che noi abbiamo fatto una rapida riunione dei nostri militanti e iscritti e io posso avere l'onore di parlare a nome di Italia Viva-Casa Riformista Moderata, di Italia Viva-Casa Riformista Hard e Italia Viva-Casa Riformista Vera. Quindi io rappresento tutto il patrimonio di Italia Viva-Casa Riformista (Applausi). E non ci crederà, ma, in questo rapido consulto, abbiamo anche deciso che voteremo contro la fiducia a questo Governo. Ma non è che l'altra volta, per provare, abbiamo votato a favore e oggi… Abbiamo sempre votato contro, pure se adesso ci siamo riuniti tra quelli veri, quelli moderati e quelli hard.

Lo faremo non soltanto perché noi non condividiamo il contenuto di questo decreto-legge, ma, come ho avuto modo di dire anche in occasione dell'intervento sulla pregiudiziale di costituzionalità, ancor prima per una ragione che riguarda il modo in cui questo Governo concepisce il rapporto con il Parlamento, ammesso che ormai si possa pensare e dire, senza essere in azzardo, che questo Governo tende ad avere un rapporto con il Parlamento. Non è una questione di forma, signora Presidente e colleghi, è una questione profondamente politica e democratica. Noi abbiamo assistito, in questa legislatura, a una progressiva trasformazione del Parlamento da luogo nel quale si discutono, si modificano e si migliorano le leggi a luogo nel quale si viene semplicemente a ratificare decisioni che sono già state prese, ovviamente altrove. Il Governo decide, il Governo decreta, il Governo pone la fiducia e il Parlamento vota. Questa non è la fisiologia della democrazia parlamentare, è la sua complessiva compressione e, se consentito, anche degenerazione.

E oggi siamo davanti all'ennesimo esempio: un decreto-legge che arriva in Parlamento, viene discusso, viene modificato, viene accompagnato da annunci di ulteriori modifiche e poi, quando diventa evidente che la maggioranza non riesce a trovare una posizione comune, che cosa si fa? Si pone la fiducia. La fiducia diventa così il modo per evitare il voto, ma soprattutto diventa il modo per evitare il confronto. Lei chiederà: il confronto tra maggioranza e opposizione? No. Ormai la fiducia è sistematicamente il modo per evitare anche il confronto all'interno della stessa maggioranza. Un Governo che sa dove vuole portare il Paese non ha paura di sottoporre le proprie scelte al voto dei parlamentari, perché il problema della fiducia - che oggi ci chiedete - non è soltanto che impedisce all'opposizione di votare liberamente. Il problema è che impedisce una libera discussione democratica che abbia anche una sua conclusione pratica. E questa, forse, almeno a nostro avviso, è la cosa più grave, perché la fiducia non serve soltanto a mettere all'angolo le opposizioni. Come dicevo, sempre più spesso, serve a tenere insieme una maggioranza che, sul merito delle questioni, non riesce a stare insieme. Si presenta come cosa di facciata, come compatta, unita, ma poi, se noi andiamo a vedere - e, in particolare, in queste ultime settimane -, il risultato è ben diverso. È successo già, è successo sulla legge elettorale, è successo in tante altre occasioni e rischia di succedere ancora.

E, allora, la domanda è molto semplice: che cosa state difendendo con questa fiducia? State difendendo il Governo oppure state difendendo la vostra maggioranza dalle vostre stesse divisioni? Perché sono due cose molto diverse. Noi non siamo contrari alla fiducia in quanto istituto, siamo contrari all'uso sistematico della fiducia come sostituto della politica. La politica è mediazione, anche se lo spettacolo di oggi non era esattamente… diciamo che la politica dovrebbe essere mediazione, la politica dovrebbe essere confronto, la capacità di convincere anche i propri alleati. La politica è assumersi la responsabilità di mettere ai voti le proposte scelte, di verificare se c'è il consenso. La fiducia, quando viene usata come una scorciatoia permanente, diventa invece l'esatto contrario.

E c'è un altro elemento che rende questa vicenda ancor più grave: questo decreto-legge arriva dopo una lunga serie di provvedimenti d'urgenza che seguono sempre lo stesso schema. Prima si interviene in fretta, poi ci si accorge che qualcosa non funziona, poi si presenta un emendamento, si modifica l'emendamento, poi si cerca una soluzione in Commissione e, alla fine, quando il Parlamento dovrebbe finalmente essere chiamato a discutere e a decidere, tac arriva la fiducia. È una sorta di legislazione a corrente alternata: prima il Governo corre, poi il Parlamento deve rincorrere, correre dietro al Governo e, quando il Parlamento prova a correggere, il Governo mette la fiducia e scappa. Ma questo non è un buon Governo. Siccome parliamo di fiducia - poi ci occuperemo del merito dopo -, stiamo parlando del voto di fiducia, non voglio caricarlo di un particolare significato politico - perché ci sarà il voto finale -, vorrei semplicemente cercare di portare la riflessione su un tema che non riguarda soltanto noi. Perché non credo che voi possiate pensare che starete al Governo per i prossimi sessant'anni. Io mi auguro di no, perlomeno. E quindi succede sempre - io sto qui da parecchio tempo - che si fanno cose, pensando di fregare quelli che stanno all'opposizione, e poi, dopo qualche anno, ci rendiamo conto che quello che abbiamo fatto ci torna indietro e ci frega a noi.

Le leggi, soprattutto quando riguardano la giustizia e i diritti, questo ce lo insegna il Ministro Nordio - i diritti dei cittadini, ovviamente -, non possono essere scritte con il cronometro in mano. Non possono essere cambiate continuamente, non possono diventare il prodotto delle emergenze del momento. E qui veniamo a un altro punto politico fondamentale: questo decreto è l'ennesima dimostrazione di una concezione della giustizia che sembra procedere per reazione. Succede qualcosa e si fa una norma; emergono difficoltà e si fa un decreto; si apre una polemica e si cambia la legge. Vorrei dire: viene arrestato un gioielliere che spara alle spalle a due ladri e li ammazza e uno lo piglia anche a calci in mezzo alla strada - comprensibile dal punto di vista emotivo - e ci si sostituisce al Presidente della Repubblica nel chiedere la grazia. Ma lo Stato di diritto non può funzionare attraverso la risposta immediata all'ultima vicenda di cronaca. La giustizia richiede una cosa molto più difficile: visione. Richiede riforme organiche.

Le riforme organiche, signor Ministro - e questo non riguarda lei, ma il suo collega -, non si possono fare con decreti, uno che rincorre l'altro, arrivare a sette-otto decreti Sicurezza e chissà da qui alla fine della legislatura quanti decreti Sicurezza avremo fatto. Lo Stato di diritto non può funzionare così e soprattutto, ritorno al tema di fondo, richiede il rispetto del Parlamento. Lo abbiamo visto anche nella vicenda delle intercettazioni, signor Ministro, no? Prima si fa una scelta, poi si modifica, poi il tentativo di reintrodurre una disciplina che lo stesso Governo aveva precedentemente escluso.

E, allora, la domanda diventa inevitabile: signor Ministro, qual è la direzione? Qual è la direzione di questo Governo? Qual è il disegno? Qual è l'idea di giustizia che questo Governo vuole proporre al Paese? Ma l'idea di giustizia che vuole proporre è quella che poi realizza? Infatti possiamo discutere nel merito di ogni singola norma, possiamo essere favorevoli o contrari su una determinata disciplina, ma non possiamo accettare che la politica della giustizia diventi un insieme di interventi successivi, spesso contraddittori, determinati dalle convenienze del momento.

E c'è, infine - ho concluso, Presidente -, una questione che riguarda il rispetto delle regole parlamentari: noi dobbiamo trovare, almeno su alcune materie, come quelle riguardanti la giustizia… Io penso che in questo lei mi capisca, Presidente. Io non sono un parlamentare di primo pelo, so benissimo che il problema della decretazione d'urgenza non riguarda soltanto questo Governo; poi di volta in volta il Governo successivo fa sempre un po' peggio di quello che ha fatto il precedente, però sui temi della giustizia non è che c'è un impedimento a che il Governo proceda attraverso decreto, no. Lei è un giurista e sa che nell'ultimo periodo ho criticato molto la sua azione politica, ho rispettato sempre molto - ho finito - la sua attività professionale e la sua cultura giuridica. In termini di giustizia e di norme, penso che i decreti dovrebbero essere usati con molta più parsimonia, con molta più attenzione e - se ci mettiamo anche la fiducia - con molta più disponibilità a un confronto che può portare a cambiamenti che non sono legati a motivi di parte, ma a cercare di fare in modo che quello che produciamo, e che poi arriva addosso a tutti i cittadini, sia un po' più giusto e più equo.

Ecco, penso che continuare a porre decreti e fiducie - e per questo voteremo contro la fiducia -, in particolare su questo tema, sia un fatto che sta degenerando troppo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Ministro, Sottosegretario, colleghi, ho ascoltato alcuni interventi precedenti e mi viene da dire: altroché basta moderatismo. Il mio sarà inevitabilmente e convintamente un intervento a nome del gruppo di Noi Moderati, incentrato certamente sul moderatismo, poi bisogna anche intendersi su che cos'è il moderatismo. Per noi il moderatismo è un metodo: conoscere, valutare e decidere in base ai propri valori. Per noi i valori sono quelli della libertà, della centralità della persona, delle competenze. Siamo moderatamente decisi - ma decisi -, siamo determinati nelle nostre scelte e siamo determinati e, riteniamo, determinanti, in questa coalizione.

Quanto a questo provvedimento, lo votiamo, votiamo la fiducia a questo provvedimento, non perché c'è la fiducia - l'avremmo votato nel merito comunque al di là della posizione di fiducia - e lo facciamo, perché agisce su due fronti che soltanto apparentemente sono distanti tra loro: la giustizia e la gestione dei flussi migratori. In realtà, condividono un filo conduttore preciso: la capacità dello Stato di dare risposte concrete - e quindi del Governo, ovviamente, che ce lo sta portando -, tempestive e credibili a due esigenze fondamentali della vita democratica: il funzionamento efficace della macchina giudiziaria e il governo ordinato, legale e umano del fenomeno migratorio. Noi Moderati esprime, appunto, un voto favorevole, di fiducia, a questo provvedimento, riconoscendo l'impronta di un metodo che condividiamo da sempre: pragmatismo, rispetto degli obblighi europei, attenzione concreta alle persone, rifiuto tanto della propaganda quanto dell'ideologia.

Vengo al merito, partendo dal Capo I dedicato alla giustizia. Dopo anni di proroghe emergenziali, prima per il COVID, poi per la cronica difficoltà organizzativa nell'applicare la riforma del 2012 - ma è davvero entrata a regime -, restituiamo finalmente ai candidati all'esame di avvocato una disciplina stabile e permanente. L'esame torna a svolgersi in un'unica sessione annuale, con due prove scritte, criteri di valutazione più chiari, punteggi minimi definiti e una Commissione più snella su base distrettuale. È una scelta di serietà verso i giovani che si preparano a una professione essenziale per la tenuta dello Stato di diritto, che mette fine a una stagione di incertezza che pesava ogni anno su migliaia di praticanti. Una disciplina, peraltro, coerente con la delega sulla riforma dell'ordinamento forense che il Senato ha approvato in via definitiva appena una settimana fa.

Sul fronte della tutela cautelare, il provvedimento supera la cosiddetta strumentalità attenuata in materia di proprietà industriale e di diritto d'autore, adeguando il nostro ordinamento alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea. Da oggi, le misure cautelari anticipatorie, le inibitorie e i provvedimenti d'urgenza non potranno più restare efficaci a tempo indeterminato senza che si sia mai instaurato un giudizio di merito. Chi le subisce potrà chiederne la declaratoria di inefficacia con una disciplina transitoria che tutela anche chi aveva ottenuto quelle misure confidando nella stabilità del sistema precedente. Un punto di equilibrio ragionevole tra rapidità della tutela e diritto di difesa, che rafforza la credibilità del nostro sistema agli occhi delle imprese innovative italiane ed europee.

Nella stessa disposizione si risolve anche la procedura di infrazione europea sui ritardi di pagamento per i servizi di intercettazione, introducendo termini perentori, di 30 giorni, per la liquidazione e per il saldo, con indennizzi automatici crescenti in caso di ritardo. Una norma tecnica, certamente, ma che tutela le imprese che da anni attendevano pagamenti; in alcuni casi, si parlava di ritardi addirittura di 8 anni.

Il testo introduce, poi, tre proroghe mirate: quella sulla composizione collegiale del giudice per le indagini preliminari in materia di custodia cautelare in carcere, quella sulla centralizzazione delle infrastrutture digitali per le intercettazioni e quella che differisce di un ulteriore anno il termine per l'operatività del tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Non si tratta di rinvii di comodo e lo dico con chiarezza a chi, in queste settimane, ho voluto leggervi un arretramento riformatore. La relazione tecnica documenta un fabbisogno aggiuntivo significativo: 292 magistrati, oltre 2.000 unità di personale amministrativo, con un parere del Consiglio superiore della magistratura che segnala rischi concreti per la tenuta degli uffici. Meglio una proroga responsabile che consenta di completare le piante organiche, piuttosto che un avvio approssimativo capace di produrre nuovo contenzioso, nuovi ritardi e, in ultima analisi, un danno per i cittadini. È la differenza tra annunciare le riforme e farle davvero funzionare.

Nella stessa logica di funzionalità concreta degli uffici si muovono le altre disposizioni: si evitano movimentazioni disorganiche dei magistrati giudicanti in scadenza, si rafforzano i poteri organizzativi del presidente del tribunale sugli uffici del giudice di pace.

Il provvedimento, poi, risolve un altro problema molto concreto per migliaia di cittadini e imprese: i pagamenti degli indennizzi dovuti per l'irragionevole durata dei processi. Dietro questa norma apparentemente tecnica, ci sono famiglie e imprese che attendono da anni un risarcimento dovuto loro per un torto subito dallo Stato stesso. Accelerare questi pagamenti è, prima ancora che amministrazione, un atto di giustizia sostanziale.

Si stanziano, poi, risorse pluriennali per la digitalizzazione dell'amministrazione della giustizia, la continuità dei servizi di connettività e l'innalzamento dei livelli di sicurezza informatica. È l'infrastruttura, questa, silenziosa, ma decisiva senza la quale nessuna riforma della giustizia può reggersi nel tempo.

Infine, si introduce un termine massimo di 15 anni per l'azione di responsabilità professionale nei confronti dei notai. Anche qui, c'è un bilanciamento chiaro e condivisibile: si tutela il cittadino danneggiato, ma si offre, al contempo, certezza del diritto a chi esercita una professione di garanzia essenziale per la sicurezza dei traffici giuridici.

Ma veniamo al Capo II, che reca l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio del 2024, probabilmente la parte politicamente più rilevante del provvedimento, e quella su cui la nostra area politica intende essere particolarmente chiara. Con questo decreto, l'Italia recepisce in modo puntuale e tempestivo, prima di molti altri partner europei, il nuovo quadro normativo dell'Unione, la procedura comune di protezione internazionale, la gestione dell'asilo e della migrazione, gli accertamenti alla frontiera esterna e il rinnovo del sistema Eurodac. È una scelta coerente con la linea politica che questo Governo ha sostenuto fin dall'inizio: più Europa nella difesa delle frontiere esterne, più responsabilità condivisa, più contrasto ai trafficanti di esseri umani, più efficacia nelle procedure. Per troppo tempo, l'Europa ha chiesto agli Stati di affrontare fenomeni transnazionali con strumenti nazionali.

Il nuovo Patto europeo rappresenta finalmente un cambio di impostazione, elaborando regole comuni che noi applichiamo con rigore, ma anche con equilibrio. Attuare rapidamente il Patto significa anche rafforzare la posizione dell'Italia nei confronti dell'Unione europea: è difficile chiedere agli altri Stati membri responsabilità e solidarietà, se siamo noi i primi a ritardare l'attuazione delle regole comuni. È esattamente la postura che Noi Moderati ha sempre indicato come necessaria: né la porta chiusa e propagandistica, né la porta spalancata e priva di regole, ma un sistema di regole certe, applicate a tutti allo stesso modo, con piena tutela giurisdizionale. Noi continuiamo a distinguere con chiarezza l'immigrazione regolare, che rappresenta una risorsa, quando governata, dall'immigrazione irregolare, alimentata dai trafficanti.

Il provvedimento introduce un nuovo sistema documentale per i richiedenti protezione internazionale, distinguendo con chiarezza le diverse fasi della domanda, e prevede l'estensione da 60 a 90 giorni del termine oltre il quale il richiedente può accedere legalmente al lavoro, in adeguamento al nuovo standard europeo. È una misura di buonsenso, prima ancora che di diritto. Lavoro significa dignità, autonomia, minore pressione sui sistemi di accoglienza e sulla finanza pubblica. Si introduce, inoltre, la possibilità di autorizzare il richiedente a risiedere in un luogo specifico, con eventuale obbligo di segnalazione della presenza, sempre motivato caso per caso e sempre impugnabile davanti al giudice. Sono garanzie precise, volute dalla direttiva europea, che smentiscono ogni narrazione di arbitrio amministrativo. Qui si costruisce un sistema di regole verificabili, non una discrezionalità senza controlli.

Analogamente, viene riordinata secondo un modello organico la disciplina del trattenimento: si esclude espressamente che possa fondarsi sulla nazionalità del richiedente o sul mero fatto di essere sottoposto alla nuova procedura e si introduce l'obbligo di motivare specificamente perché le misure alternative non risultino applicabili al caso concreto. Per la procedura di frontiera si fissa in 12 settimane dalla registrazione della domanda il termine massimo complessivo, in piena coerenza con il regolamento europeo, e si introduce un rito processuale specifico con termini stretti, ma con pieno accesso alla tutela giurisdizionale. Rapidità procedurale e garanzie individuali non sono in contraddizione tra loro; possono e devono camminare insieme.

In questo provvedimento non c'è, quindi, propaganda, ma metodo. Si applicano le regole europee che per anni abbiamo invocato, si rafforzano le garanzie procedurali per chi ha diritto alla protezione, si accelerano i tempi delle procedure amministrative e giurisdizionali…

PRESIDENTE. Concluda.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)M-CP). …si distingue con chiarezza chi ha titolo alla protezione internazionale da chi non ce l'ha. È la stessa filosofia che ispira la parte del provvedimento dedicata alla giustizia: efficienza organizzativa, certezza dei tempi, tutela effettiva dei diritti, senza scorciatoie e senza annunci privi di copertura.

Per tutto questo, per tutto quanto espresso, dichiaro ovviamente il voto di fiducia positivo da parte di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, signora Sottosegretaria, voglio iniziare la dichiarazione di voto del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra contro la fiducia a questo decreto, citando le parole pronunciate, non a caso, dal Presidente Mattarella il 20 giugno scorso in occasione del 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati del 1951, l'accordo internazionale che protegge i diritti delle persone rifugiate e di coloro che sono stati costretti a fuggire. In occasione di questa Giornata, il Capo dello Stato ha dichiarato: “Ogni anno milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie terre, fuggendo da conflitti armati, crisi umanitarie, persecuzioni e violazioni dei più basilari diritti dell'uomo. Si tratta di una realtà allarmante, tendenza che si presenta ciclicamente, quasi sia un destino inevitabile, frutto di tragici sviluppi nei rapporti tra gli Stati e tra i popoli. La storia, la storia dell'Europa e degli ordinamenti internazionali nati nel secondo dopoguerra, testimoniano che non si tratta di derive irreversibili ma che, ad esse, è possibile opporre la logica del raziocinio, la forza della pace. Il nostro ordinamento repubblicano e la nostra Costituzione riconoscono il carattere universale dei diritti umani ed esplicitamente, per le persone perseguitate in ragione delle loro opinioni, il diritto di asilo, assumendo poi il tema delle attività di soccorso, dell'accoglienza responsabile e della tutela di rifugiati e profughi, tra le proprie pratiche”.

Le parole del Presidente sono strettamente legate al fatto che il 12 giugno di quest'anno è entrato in vigore su tutto il territorio dell'Unione europea il cosiddetto nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo che stravolge completamente il sistema di Dublino che, con tutti i limiti del caso, non aveva mai previsto deroghe al diritto internazionale in materia d'asilo. Lo stesso giorno in Italia è entrato in vigore il decreto-legge n. 100 del 2026, quello su cui avete posto la questione di fiducia. Un decreto incostituzionale ed eterogeneo, come abbiamo evidenziato proprio ieri illustrando le nostre questioni pregiudiziali, che avete bocciato, che contiene misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo.

Come ho già avuto modo di dire, ci troviamo davanti a un ribaltamento del paradigma con cui l'Europa finora ha gestito i flussi migratori. Siamo davanti al totale ribaltamento delle politiche di asilo attuate fino a oggi: se la normativa precedente era costruita, almeno formalmente, attorno alla figura del richiedente asilo e dei suoi diritti, il nuovo impianto restringe lo spazio dei diritti umani, svuotando il diritto d'asilo e trasformando ulteriormente la frontiera in un dispositivo di selezione ed esclusione. La nostra Europa, nata per garantire la libera circolazione e la pacifica convivenza dei popoli, da accogliente diventa respingente. Siamo davanti a un'Europa che, piuttosto che promuovere politiche di inclusione, rafforza le proprie frontiere, costruendo nuovi muri e ostacoli per impedire a chi abbandona il proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore ogni possibilità.

Il Patto che voi avete deciso di attuare con le modalità più restrittive possibili amplia l'ambito delle procedure accelerate per i richiedenti asilo, determinando che a un numero crescente di persone vengano negate condizioni di accoglienza dignitose. Il Patto inasprisce i controlli alle frontiere esterne, introducendo procedure di screening di massa che comprendono verifiche sanitarie, di identità, di sicurezza e la raccolta di dati biometrici che, come denunciano anche i sindacati di Polizia, stanno generando enormi problemi anche di tipo amministrativo.

Il Governo giustifica il ricorso alla decretazione d'urgenza e la posizione della questione di fiducia, diventata ormai una prassi ordinaria, con la necessità di dare attuazione al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. Il Patto europeo è stato approvato nel maggio del 2024: avete avuto due anni per confrontarvi con il Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) attraverso gli ordinari strumenti legislativi, ascoltando le istituzioni, gli enti territoriali, il mondo dell'università, la magistratura e le organizzazioni della società civile. Invece, nonostante aveste persino predisposto un disegno di legge, avete deciso per l'ennesima volta di calpestare le prerogative del Parlamento e ricorrere alla decretazione d'urgenza.

Mi sorprende il vostro atteggiamento, colleghi e colleghe della maggioranza. Come potete accettare questa arroganza continua da parte del Governo, anche quando non c'è nessuna necessità e urgenza e si potrebbe agire secondo i dettami della nostra Costituzione? Io davvero non riesco a capacitarmi di questa subalternità anche perché, a ruoli inversi, l'attuale Presidente del Consiglio sbraitava - giustamente - ogniqualvolta era chiamata a votare un decreto-legge, promettendo che mai e poi mai avrebbe fatto altrettanto. Non è certo l'unica bugia di Giorgia Meloni, promesse ne ha disattese tante, ma mi colpisce davvero la vostra totale assenza di dignità e orgoglio rispetto a prerogative che la Costituzione assegna a noi e a non al Governo.

Anche in questo caso non si è certo trattato di un'urgenza imprevedibile, si è trattato di una scelta, una scelta che incide direttamente sull'articolo 77 della Costituzione e sul corretto equilibrio tra Governo e Parlamento. Continuate a ripetere che il Governo sarebbe stato costretto ad approvare queste norme perché così impone l'Europa, lo diceva anche poco fa la collega, ma non è così e bisogna ribadirlo con chiarezza: il regolamento e la direttiva che compongono il Patto europeo disciplinano certamente molti aspetti delle procedure di frontiera, dell'accoglienza, dell'esame delle domande di protezione internazionale, ma le disposizioni lasciano agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità.

Il legislatore europeo non ha imposto automaticamente la soluzione più restrittiva, ha lasciato agli Stati la possibilità di scegliere come esercitare quei margini, nel rispetto delle proprie Costituzioni, delle convenzioni internazionali e delle tradizioni costituzionali comuni. Il dato inequivocabile è che, ogni volta che il Patto consentiva una scelta, il Governo italiano ha sistematicamente optato per quella che comprime maggiormente i diritti fondamentali. Non siamo quindi di fronte a un recepimento neutrale, siamo di fronte a una precisa scelta politica, una scelta che viola costantemente i principi della nostra Costituzione, a partire dall'articolo 13 che tutela la libertà personale, uno dei cardini del nostro ordinamento.

Il nuovo sistema costruisce una successione di misure fortemente limitative della libertà personale, l'ho già detto: prima, il fermo amministrativo durante lo screening; poi, l'obbligo di permanere in un cosiddetto luogo specifico e successivamente il possibile trattenimento nell'ambito delle procedure di frontiera. Si crea così una sequenza nella quale la limitazione della libertà personale diventa l'ordinario strumento di gestione delle procedure amministrative. La cosa grave è che tutte le misure restrittive che avete previsto si applicano indiscriminatamente anche alle persone vulnerabili e ai minori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ai minori! Adolescenti e bambine e bambini saranno sottoposti a periodi detentivi in barba all'articolo 31 della nostra Costituzione, che impone alla Repubblica di proteggere l'infanzia e la gioventù, e all'articolo 3 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, secondo cui in tutte le decisioni, che riguardano i minori, deve sempre prevalere il superiore interesse del minore stesso, non certo la vostra propaganda razzista e xenofoba (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Peraltro, le procedure di screening vengano estese anche i minori stranieri non accompagnati già presenti sul territorio nazionale. Io non so se vi rendiate conto dell'effetto paradossale che questa previsione rischia di produrre: un minore già inserito in un percorso di accoglienza potrebbe essere sottoposto allo screening e perfino al fermo amministrativo, nel momento in cui si reca in questura per richiedere il permesso di soggiorno accompagnato dal suo tutore. Questa decisione potrebbe avere un effetto contrario a quello dichiarato, inducendo potenzialmente i minori a evitare ogni contatto con le istituzioni, ad allontanarsi dai servizi sociali e a rimanere invisibili, esponendoli ancora di più allo sfruttamento, alla tratta e alle organizzazioni criminali. È esattamente il contrario di ciò che dovrebbe fare e dovrebbe perseguire uno Stato che voglia davvero proteggere l'infanzia. Il fermo e il trattenimento dei minori non erano affatto imposti dal Patto europeo e non sono, a nostro avviso, conciliabili con il diritto internazionale.

Insomma, questo decreto sancisce il fallimento delle vostre politiche. Di fronte alle difficoltà organizzative, decidete di trasferire il peso delle vostre inefficienze sulle persone più fragili, comprimendone progressivamente i diritti fino ad annientarli, ma la sicurezza non può essere messa in contrapposizione con i diritti fondamentali, semmai è proprio il rispetto della legalità costituzionale a rendere più autorevole l'azione di uno Stato. Uno Stato che limita la libertà personale senza una rigorosa verifica di necessità e proporzionalità non diventa più forte. Uno Stato che accelera le procedure sacrificando il diritto di difesa non diventa più efficiente. Uno Stato che indebolisce le garanzie riconosciute ai minori non diventa più sicuro, ma diventa semplicemente uno Stato che arretra rispetto ai principi sui quali la nostra Repubblica è fondata. La Costituzione non rappresenta un ostacolo all'attuazione del Patto europeo, ma rappresenta il criterio con cui il Patto deve essere attuato.

Per queste ragioni, il nostro giudizio su questo decreto non può che essere profondamente contrario, perché non rafforza la capacità dello Stato di governare le migrazioni, ma riduce lo spazio delle garanzie costituzionali e questo per noi è assolutamente inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Il nostro voto sulla fiducia sarà pertanto convintamente contrario (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Sottosegretaria Ferro, colleghe e colleghi, il gruppo di Azione voterà contro la questione di fiducia e desidero chiarire subito un punto, perché il dibattito pubblico non può essere inesorabilmente annullato. Il nostro voto contrario non è un voto - questo è chiaro - contro il Patto europeo sulla migrazione e sull'asilo. L'Italia ha assunto impegni in sede europea e deve rispettarli. Le sfide migratorie non conoscono confini nazionali. Lo abbiamo visto a Lampedusa, come lo abbiamo visto a Ceuta. Quando una frontiera europea è sotto pressione, è l'intera Europa ad essere chiamata a rispondere. Per questo riteniamo giusto dare attuazione agli impegni europei.

Oggi però siamo anche chiamati a esprimerci sulla fiducia ed è qui che nasce la nostra contrarietà. Ancora una volta, il Governo sceglie di comprimere il dibattito parlamentare. Veniamo privati della possibilità di discutere, correggere e migliorare un provvedimento che riguarda diritti fondamentali e anche il funzionamento della giustizia, di quella giustizia - ribadisco - che è prevista dalla Costituzione. E così l'abuso finisce per impoverire la qualità della legislazione. Non è così che riteniamo si scriva una buona legge. Pensiamo che una buona legge nasca dal confronto e dall'ascolto e, aggiungo, anche dal contributo delle opposizioni e della maggioranza. Il Parlamento è il luogo nel quale le leggi prendono forma, ma le leggi non possono solo prendere forma da un'unica parte. Non possono non essere mai accolti gli emendamenti, non possono essere costantemente riformulati gli ordini del giorno. Riteniamo che una buona legge nasca dal confronto e dall'ascolto e - aggiungo ancora una volta, lo ribadisco e lo ripeto - dal contributo delle opposizioni e della maggioranza.

Nel merito non abbiamo difficoltà a riconoscere ciò che riteniamo positivo. Questa è una caratteristica di Azione, lo si vede dal modo in cui votiamo. Ci siamo resi conto, in questo periodo, che questo metodo così importante per noi a volte dà fastidio all'Aula, perché non ci si rende conto e non si capisce il motivo per cui ci comportiamo in questa maniera. Ma vi devo dire che lo ha spiegato bene Elena Bonetti in uno degli ultimi incontri. Noi siamo qui per stare dalla parte dei cittadini, non per dare addosso alla maggioranza o per essere parte dell'opposizione. La nostra modalità, il nostro modo di porci, deve essere diverso ed è quello che facciamo.

Riteniamo in questo provvedimento condivisibile l'istituzione dell'Ufficio per il processo stralcio presso le sezioni specializzate in materia di protezione internazionale ed è anche condivisibile continuare a investire nella digitalizzazione dell'amministrazione della giustizia, perché una giustizia moderna ha bisogno di strumenti informatici efficienti e di procedure più rapide. Signora Presidente, per suo tramite al Governo, sono condivisibili anche gli interventi sull'equa riparazione, perché quando è lo Stato a non rispettare il principio della ragionevole durata del processo è giusto che il cittadino sia effettivamente tutelato. Ma questi aspetti non ci bastano, perché il problema della giustizia italiana è molto più profondo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 19,43)

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). La causa principale riteniamo sia una ed è la giustizia che si è progressivamente allontanata dai cittadini. Noi pensiamo, invece, che la giustizia debba tornare vicina ai cittadini. Lo dice l'articolo 24 della nostra Costituzione, quando afferma che tutti devono poter agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. Quel principio, però, non si realizza soltanto garantendo l'accesso ai tribunali: si realizza quando una persona ottiene una risposta in tempi ragionevoli e i cittadini trovano degli uffici che funzionano e uno Stato presente. La giustizia di prossimità è tutto questo, è il tribunale del territorio. Cito, ad esempio, il giudice di pace, l'ufficio che ogni giorno accoglie cittadini, famiglie ed imprese. Questo è il volto concreto dello Stato. Eppure, proprio qui continuiamo a registrare le maggiori fragilità. Il Governo è consapevole che mancano i cancellieri, i funzionari e il personale amministrativo? La giustizia per noi deve investire sulle persone e io spero che di questo il Governo se ne renda conto. Le riforme non camminano, per fortuna, sui decreti: camminano sulle donne e sugli uomini che ogni giorno tengono aperti i nostri tribunali.

Mi soffermo ora su un tema che per noi è dirimente ed è quello dei minori. Sono sempre i primi a pagare il prezzo delle inefficienze dello Stato. Ogni ritardo nella tutela di un bambino è un ritardo che nessuno potrà restituire: ad esempio, le decisioni tardive che pesano sul suo futuro. L'Italia è stata richiamata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per non aver garantito un'adeguata tutela a un minore straniero non accompagnato, rimasto per mesi in una struttura destinata agli adulti. Eppure, vedendo anche quest'Aula, noi siamo così attenti ai nostri diritti. Però, dobbiamo essere così attenti anche ai diritti di chi vive l'esterno e di chi è ovviamente in difficoltà, perché altrimenti questa diventa una sconfitta morale. E vi prego e vi chiedo di riflettere su questo aspetto e non soltanto di riflettere, ma anche di agire. Quindi, bene l'obiettivo di accelerare i procedimenti in materia di protezione internazionale. Basterà accelerare? No, e torno sul problema del personale: magistrati specializzati, operatori, servizi sociali, strutture adeguate.

Il Governo presente conosce il pensiero di Azione sulle carceri. Possiamo ignorare il sovraffollamento che supera il 130 per cento con 40 gradi registrati nelle celle? Gli agenti di Polizia penitenziaria lavorano in condizioni difficili e, come più volte ripetuto, gli educatori sono insufficienti, sono insufficienti gli psicologi e più che mai servono in questi giorni difficili. I detenuti che compongono il famoso 140 per cento vivono in condizioni che sono incompatibili con la funzione rieducativa, sempre quella che è prevista dall'articolo 27 della Costituzione. Ma noi possiamo negare la sicurezza e la dignità? Lo può fare il Governo? Non sono elementi alternativi, sono dovuti e lo ribadisce, per fortuna spesso, il nostro Presidente della Repubblica. Le carceri che funzionano meglio significano anche più sicurezza per i cittadini, perché riducono la recidiva e rendono più efficace il reinserimento sociale. Non trovo e non troviamo in questo decreto una risposta strutturale.

Signor Presidente, una giustizia efficiente non produce soltanto sentenze, produce la fiducia e la fiducia nasce e si rafforza quando il cittadino percepisce che lo Stato è presente, cosa che ho detto tante volte e che continuo a ribadire, perché ho l'impressione che a volte non ci si renda conto dell'importanza di questo concetto. Noi vorremmo pensare che le famiglie ricevano una risposta, che i minori vengano protetti e basta ai processi che durano un tempo irragionevole. Per questo il nostro voto contrario non è contrario assolutamente all'Europa - siamo europeisti convinti - e non è neppure contro il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. Siamo contrari a un metodo che mortifica il ruolo del Parlamento e siamo anche contrari a un provvedimento che affronta alcune conseguenze senza intervenire sulle cause.

Provi il Governo - e mi spiace che non ci sia il signor Ministro - a ragionare su una giustizia davvero moderna. Non basta limitarsi a cambiare le norme per rendere effettivi i diritti e a dare piena attuazione alla Costituzione. Ma soprattutto, signor Presidente, Ministro e colleghi, vogliamo una giustizia - e lo ripeto per l'ennesima volta - vicina ai cittadini.

Per queste ragioni, lo ribadisco, Azione voterà contro la questione di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.

PASQUALINO PENZA (M5S). Grazie, Presidente. Oggi non siamo chiamati soltanto ad esprimerci sul merito di questo provvedimento, perché il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia e ci chiede, ancora una volta, di rinunciare al confronto parlamentare e di prendere o lasciare un testo scritto altrove.

Per queste ragioni, il MoVimento 5 Stelle negherà la fiducia al Governo. La neghiamo, perché questo decreto racconta un'idea di Stato che non condividiamo: uno Stato che considera il Parlamento un ostacolo, la Costituzione un limite da arginare e i diritti fondamentali qualcosa da riconoscere o comprimere, a seconda di chi si trova davanti. Non neghiamo la necessità di governare i flussi migratori, non sottovalutiamo il tema della sicurezza, non siamo contrari a rendere più efficiente la giustizia. Questo decreto però non risolve i problemi, ma li utilizza; non costruisce sicurezza, ma alimenta paura; non rafforza le istituzioni, ma comprime il Parlamento e indebolisce le garanzie costituzionali.

Partiamo dal metodo. Avete inserito, nello stesso provvedimento, l'esame di abilitazione alla professione forense, la responsabilità del notaio, le intercettazioni, il GIP collegiale, i tribunali, la digitalizzazione della giustizia, le procedure di frontiera, il trattenimento e il diritto d'asilo. Sono materie diverse, prive di un reale collegamento. L'unico filo che le unisce è la volontà del Governo di riversare in un unico contenitore ritardi, rinvii e scelte politiche che avrebbero richiesto provvedimenti distinti e un confronto parlamentare serio.

Dopo aver costruito questo contenitore disomogeneo ponete la fiducia: prima decidete, poi presentate il decreto e infine impedite al Parlamento di modificarlo. Ma il Parlamento non è il notaio del Governo, è un luogo nel quale la sovranità popolare si trasforma in legge. Porre continuamente la fiducia significa dire ai parlamentari che il loro contributo non serve e che la maggioranza deve limitarsi ad obbedire, ma quando viene umiliato il Parlamento non viene umiliata soltanto l'opposizione, vengono umiliati i cittadini che noi rappresentiamo.

Non potete neppure invocare un'emergenza imprevedibile: il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo è stato approvato nel 2024; avevate due anni per preparare le strutture, formare il personale, ascoltare le Forze di Polizia, la magistratura, gli avvocati, gli enti locali e gli operatori dell'accoglienza. Avete aspettato fino all'ultimo e oggi trasformate il vostro ritardo nell'urgenza del Parlamento. Questa non è la gestione dell'emergenza, ma è l'emergenza trasformata in metodo di Governo.

Lo stesso pressappochismo emerge dalle disposizioni sulla giustizia: cambiate le regole dell'esame di avvocato già per la sessione del 2026, mentre migliaia di partecipanti hanno organizzato il proprio percorso sulla base della disciplina vigente. Parliamo di giovani che hanno affrontato anni di studio, sacrifici e pratica, spesso non retribuita.

Intervenite poi sulla responsabilità professionale del notaio, ponendo un limite massimo all'azione risarcitoria. Anche qui, dov'era l'urgenza? Come si spiega a un cittadino che scopre tardivamente un errore sulla propria casa o su una successione che il danno esiste, ma il diritto al risarcimento potrebbe non esistere più? La legge deve essere uguale per tutti, non può essere più severa con i cittadini comuni e più prudente con le categorie forti. Poi rinviate ancora riforme che avevate presentato come decisive. Prima fate degli annunci, poi scoprite che mancano i magistrati, il personale, sedi, risorse, e infine tornate in Parlamento con un altro decreto per rinviare tutto. Questa non è capacità di governo, ma è il fallimento della programmazione.

Ma il cuore politico del provvedimento è rappresentato dalle norme sull'immigrazione e sull'asilo. Il Patto europeo lasciava agli Stati importanti margini di scelta e voi li avete utilizzati quasi sempre per adottare le soluzioni più restrittive: il fermo, il trattenimento, le procedure accelerate e la cosiddetta “finzione di non ingresso”. Una persona può trovarsi fisicamente in Italia, davanti alle nostre autorità, ed essere considerata giuridicamente come se non fosse mai entrata. Una finzione costruita per non riconoscere un diritto, ma per ridurlo. Serve a creare luoghi nei quali la persona è presente, ma le garanzie diventano più deboli. La Costituzione italiana però non si ferma davanti a una recinzione o a un centro di frontiera e non può essere sospesa attraverso una formula amministrativa.

Da questa impostazione deriva il fermo per gli accertamenti, che può durare fino a 72 ore, durante le quali una persona che non è accusata di alcun reato non può liberamente allontanarsi. Potete chiamarlo fermo amministrativo, permanenza o accertamento, ma le parole non cambiano la realtà. Quando una persona non è libera di andare via, la sua libertà è limitata. L'articolo 13 della Costituzione stabilisce che “la libertà personale è inviolabile” e non dice che è inviolabile soltanto per i cittadini italiani o per chi possiede un documento. Dice che è inviolabile.

La convalida viene affidata al giudice di pace, ma sappiamo in quali condizioni operano molti di questi uffici: organici insufficienti e strutture inadeguate. Il rischio è che il controllo del giudice resti solo una garanzia scritta su carta. Da appartenente alla Polizia di Stato, so quanto sia importante identificare chi arriva, svolgere controlli accurati e tutelare la sicurezza dei cittadini; so anche quanto sia difficile il lavoro degli operatori che si trovano ogni giorno in prima linea. Proprio per questo, non accetto che sulle loro spalle vengano scaricati nuovi compiti e nuove responsabilità senza risorse aggiuntive. La sicurezza non si costruisce con una formula contabile; servono personale, formazione, mezzi, strutture ed organizzazione. Se aumentate gli adempimenti senza aumentare le risorse non costruite sicurezza, create confusione, e quella confusione viene pagata dalle Forze dell'ordine, dai territori e dai cittadini.

Sicurezza e diritti non sono nemici, anche le procedure accelerate rischiano di trasformare la fretta in ingiustizia. Una donna vittima di tratta non sempre riesce a raccontare subito le violenze subite. Una persona torturata può avere bisogno di tempo, chi soffre di un disturbo psichico può apparire confuso, un minore non riuscire subito a ricostruire la propria storia. La vulnerabilità non porta un cartello al collo, richiede ascolto, competenza, assistenza sanitaria e difesa. Quando tutto viene sacrificato per la velocità, il rischio non è soltanto quello di commettere un errore amministrativo, il rischio è di rimandare una persona nel luogo in cui è stata perseguitata o torturata. E un errore del genere può costare una vita.

Poi ci sono i bambini, i bambini che hanno attraversato il deserto, affrontato il mare e visto morire i propri familiari. Davanti a loro la prima risposta dello Stato non può essere una banca dati, un'impronta digitale, o una procedura accelerata. La prima risposta deve essere protezione. Il superiore interesse del minore non è una formula retorica, è un obbligo giuridico e morale. Un Paese si giudica da come tratta chi è più fragile, e non esiste persona più fragile di un bambino arrivato solo in una terra straniera.

C'è, infine, una mancanza che rivela chiaramente le vostre priorità: rafforzate immediatamente il fermo, lo screening, ma non istituite contestualmente un effettivo meccanismo indipendente di controllo sul rispetto dei diritti fondamentali. La parte coercitiva entra subito in vigore, la parte delle garanzie può aspettare. Questo è il punto politico: continuate a raccontare l'immigrazione come un'emergenza permanente perché avete bisogno di una paura permanente, ma dopo tanti decreti il fenomeno non è stato governato. Avete moltiplicato le norme, non le soluzioni. Governare significa creare canali legali di ingresso, colpire trafficanti e sfruttatori, rendere effettivi i rimpatri possibili e pretendere una vera solidarietà europea. Produrre irregolarità significa produrre marginalità, e produrre marginalità significa produrre insicurezza.

Signor Presidente, la questione di fiducia riguarda soprattutto il modo in cui il Governo intende esercitare il potere. Ci chiedete da accordarvi la fiducia, mentre comprimete il Parlamento. Rinviate le riforme, nuovi compiti sugli uffici pubblici e scegliete di ridurre le garanzie delle persone più vulnerabili. Questa fiducia non possiamo concedervela. Noi vogliamo uno Stato forte, non uno Stato autoritario. Uno Stato autorevole, non uno Stato che deve colpire i più deboli per dimostrare la propria forza. Uno Stato nel quale sicurezza, giustizia, dignità e eguaglianza camminino insieme. La Costituzione non è un lusso da riconoscere soltanto nei periodi tranquilli. Serve proprio nei momenti difficili, quando la paura rischia di prendere il posto della ragione e il potere è tentato di superare i propri limiti.

Per queste ragioni, il MoVimento 5 Stelle negherà la fiducia al Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi e membri del Governo, l'immigrazione è ormai da decenni il tema che, più di tutti e più di ogni altro, orienta il consenso elettorale e divide l'opinione pubblica. Non solo in Italia, ma in tutte le democrazie occidentali. Potrei citare lo studio di Hooghe e Marks sul Journal of European Public Policy del 2018, ma ci sono moltissimi testi. L'immigrazione, che, ricordiamolo, è un fenomeno antico come l'uomo, inevitabile e positivo, è stata usata e continua ad essere usata per dividere, polarizzare e creare un'identità politica per chi non ne ha una propria: noi contro loro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Una divisione spesso alimentata dagli stessi meccanismi social che premiano la rabbia, incattiviscono e favoriscono lo scontro rispetto al confronto.

Da una parte, c'è chi si autodefinisce progressista e teorizza l'idea - per noi ingenua e irrealizzabile - di frontiere aperte senza limiti; dall'altra, le nuove destre, che purtroppo oggi conosciamo anche in Italia, teoriche di una improponibile remigrazione, che, semplicemente, scientificamente non esiste (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). E, dunque, certo non può essere un programma politico.

Forza Italia e questo gruppo parlamentare sono orgogliosi di non potersi ascrivere né ai primi, né ai secondi. Chiamatela terza via, chiamatela terzismo: noi la definiamo più semplicemente concretezza. Perché rigore e umanità non sono due concetti inconciliabili; sono, anzi, complementari. Allora, cominciamo con un dato di realtà: questo dibattito nasce più da una percezione di insicurezza che da un'insicurezza reale. Lo dimostrano i dati diffusi da Frontex, che sono un orgoglio di questo Governo: gli attraversamenti irregolari delle frontiere dell'Unione europea sono diminuiti del 37 per cento nel primo semestre del 2026, poco più di 49.000 persone.

Non c'è un'invasione, non c'è. Certo, esiste un tema di legalità da mantenere e di territorio da presidiare; c'è una difficoltà a governare un fenomeno e bisogna creare gli strumenti che consentano all'Unione europea, e poi ai singoli Paesi, di farlo. L'approccio che proponiamo noi, e che ritroviamo in questo decreto e nell'intera azione del Governo di Giorgia Meloni, è un approccio integrato, che tiene insieme sicurezza e cooperazione, regole e opportunità.

Un approccio assolutamente, totalmente, inequivocabilmente e inesorabilmente europeo. Illudere chi è disperato non è un atto di generosità; è talvolta, al contrario, un atto che può ucciderlo. Lo abbiamo visto a Ceuta, dove esseri umani sono stati usati e minacciano di essere sfruttati ancora a Ferragosto, lo abbiamo letto oggi sulla stampa, come cinico strumento di ricatto politico.

Allora, nessuno ha mai messo in dubbio il dovere della solidarietà, ma sia le misure più restrittive, come quelle proposte, per esempio, dal Governo socialdemocratico danese - cito la revoca della cittadinanza per chi delinque, o l'assistenza sanitaria ridotta per gli immigrati -, come anche le sanatorie del Governo socialista spagnolo, dovrebbero essere inserite in una cornice europea.

Serve una politica unitaria e la sosteniamo proprio noi, oggi, con questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Non bisogna inseguire la post-verità, ma comprendere la sensazione di insicurezza e gestirla. Ed è un dovere non solo del campo conservatore, ma anche di quello progressista, come ricorda proprio oggi su un giornale Alistair Campbell, ideologo del Labour e già spin doctor di Tony Blair: dice che il tema è un tema che investe anche le sinistre mondiali.

La strategia del Governo italiano, a cui questo gruppo rinnoverà la sua fiducia, ritrova le sue origini nell'intuizione di Silvio Berlusconi e prosegue oggi grazie all'iniziativa del Vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). È una strategia che si fonda su accordi per stabilizzare dal punto di vista politico ed economico i Paesi di origine degli immigrati: Tunisia, India, Bangladesh, Kenya ed Etiopia, per citarne alcuni. I dati del Ministero degli Esteri parlano chiaro: l'Africa resta la priorità assoluta della cooperazione italiana e oltre la metà delle risorse geograficamente ripartite nel 2026 è destinata al continente africano.

Il portafoglio dei Paesi cosiddetti prioritari sfiora ormai i 3 miliardi di euro. Noi vogliamo affermare quel diritto a non dover migrare coniato dal Papa.

Una solidarietà che crea percorsi di formazione professionale direttamente in quei Paesi e non solo genera opportunità di lavoro lì, ma contemporaneamente prepara profili professionali che possano rispondere alla domanda di manodopera delle imprese italiane che, senza lavoratori stranieri, banalmente oggi non sarebbero più in grado di produrre. Altro che cancellarlo! Da queste parti rivendichiamo con orgoglio di avere preparato il più grande decreto Flussi mai realizzato nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), incrociando domanda e offerta e prevedendo corsie preferenziali per le categorie di lavoratori più ricercati, oltre che per le categorie più fragili. Creare canali organizzati, legali e sicuri è fondamentale per arginare la migrazione irregolare e indebolire le reti criminali che fanno affari con il traffico dei migranti e la tratta degli esseri umani. Ci siamo stati tutti - o quasi - a Lampedusa e abbiamo visto con i nostri occhi. Perché noi la guerra generale la vogliamo fare ai criminali, non a chi ha avuto banalmente l'avventura di nascere (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) in un continente diverso da questo, di avere meno strumenti e che, in qualche caso, rischia la vita per qualche forma di discriminazione o per le guerre. Noi non ce l'abbiamo con loro e non ce l'abbiamo - lo dico con ancora più forza - coi loro figli, perché questo resta e dovrà sempre rimanere il Paese della civiltà e dei diritti, dove ciascuno deve veder riconosciuto il diritto a crescere e ad affermarsi fin quando non si mette fuori dalla legge, fin quando commette un reato.

Per cui è semplicemente immorale e disumano pensare di separare un figlio da una madre costretta a emigrare o, peggio, usare una creatura indifesa come strumento di ricatto: “Se fa il bravo tuo figlio viene tra due anni, diversamente non lo vedi più”. No, questa è la legge della giungla, e chi vi si riconosce, lui sì, è libero di remigrare tra le liane. Non è il benvenuto.

Vorrei, per suo tramite, Presidente, rispondere al collega Sasso, che poc'anzi - è una piccola precisazione - ha sostenuto che gli emendamenti del suo partito non sono stati discussi, perché è stata posta la questione di fiducia; mentre, banalmente, come era già capitato in Commissione, gli emendamenti sono stati considerati inammissibili per estraneità di materia. Quindi, non c'entravano nulla col decreto-legge di specie (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Fatte queste premesse, vorrei dire che tutte queste cose che abbiamo detto non stridono con l'impegno di proseguire ad assicurare alla giustizia, e senza esitazioni, tutti coloro che sbagliano. E vale per i ragazzi come per gli adulti. Tanto che, con approccio concreto, questa maggioranza ha deciso di utilizzare tutti gli strumenti, anche tecnologici, per avere un controllo del territorio più efficace. E ha saputo rispondere al clima di insicurezza creato dalle immagini dei giovani marocchini in fuga, come abbiamo visto nei giorni scorsi, con l'assunzione, proprio ieri, di 500 poliziotti per potenziare i servizi di controllo alle frontiere. Tecnologia e più uomini: questa è la ricetta.

Ma c'è un altro elemento che abbisogna, ed è il coraggio, il coraggio di poter essere un po' impopolari, sottraendosi magari alla dittatura dell'algoritmo; un coraggio che si porta dietro la fatica di spiegare, piuttosto che limitarsi agli slogan di dire “no” a tutto o di prendersela con l'altro.

Bene, da queste parti non difettiamo del primo, né abbiamo paura della seconda. Ecco perché dichiariamo il nostro voto di fiducia al Governo di Giorgia Meloni e diamo un giudizio positivo su questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.

INGRID BISA (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Molteni, Ministro Nordio, con il provvedimento oggi all'esame dell'Aula, il Governo dimostra, ancora una volta, una qualità che lo ha contraddistinto sin dal primo giorno: la capacità di trasformare gli impegni assunti con gli italiani in azioni concrete. Questo decreto non è soltanto un atto tecnico di recepimento del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, è la dimostrazione che oggi l'Italia non subisce più le politiche migratorie europee ma contribuisce a definirle e le attua mettendo al centro la sicurezza nazionale, la legalità e il rispetto delle regole.

Per troppi anni abbiamo assistito a Governi che consideravano l'immigrazione irregolare come una regola, quasi fosse un fenomeno da gestire passivamente. Noi abbiamo scelto una strada diversa: la Lega ha sempre combattuto l'immigrazione irregolare (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Abbiamo scelto di governare i flussi; abbiamo scelto di distinguere con chiarezza chi ha diritto alla protezione internazionale da chi tenta di entrare illegalmente nel nostro Paese; abbiamo scelto di riaffermare un principio semplice ma fondamentale, ossia entrare in Italia non è un diritto automatico, ma avviene secondo regole ben stabilite. È esattamente questo il senso dell'azione di questo Governo, e ringrazio, in particolare, l'attività del Sottosegretario Molteni, al Ministero dell'Interno, e del sottosegretario Ostellari, al Ministero della Giustizia, che sono sempre attivi e collaborano in questa materia. Un'azione che, in questi anni, ha prodotto risultati concreti. Penso agli accordi internazionali stipulati con i Paesi di origine e di transito, penso alla lotta senza precedenti contro i trafficanti di esseri umani, penso al rafforzamento dei controlli alle frontiere, ma penso soprattutto al cambio di paradigma che questo Governo ha imposto anche all'Europa. Per anni l'Italia è stata lasciata sola. Oggi, invece, il tema della difesa delle frontiere esterne dell'Unione è diventato finalmente una priorità condivisa. È anche grazie alla determinazione del Governo italiano e alla presenza costante della Lega su questa tematica se oggi il Patto europeo riconosce la necessità di procedure più rapide, controlli più efficaci e strumenti comuni per contrastare l'immigrazione irregolare.

Il decreto in esame traduce principi in norme operative. Non si tratta di misure ideologiche, ma si tratta di strumenti di buonsenso, perché uno Stato serio deve sapere chi entra nel proprio territorio, deve sapere da dove proviene, deve sapere se ha diritto alla protezione internazionale oppure no, deve essere in grado di eseguire rapidamente i rimpatri, quando il diritto a restare non esiste. Questa è legalità ed è esattamente ciò che i cittadini italiani ci chiedono.

La sinistra continua a descrivere ogni misura di controllo come una limitazione dei diritti. Noi diciamo, invece, che non esistono diritti senza regole, perché la prima forma di tutela della dignità umana consiste proprio nel combattere quelle organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione delle persone. Ogni barcone organizzato dagli scafisti rappresenta un enorme business criminale; ogni viaggio della speranza mette a rischio vite umane. Contrastare l'immigrazione illegale significa anche salvare vite.

Ma il decreto dimostra anche un'altra caratteristica dell'azione della maggioranza: non ci limitiamo a rafforzare la sicurezza, rendiamo più efficace anche l'apparato amministrativo e giudiziario. Sono previsti: nuove sezioni dedicate alle procedure di frontiera, il potenziamento delle commissioni territoriali con personale aggiuntivo e l'istituzione di uffici specializzati per il processo, così da accelerare la definizione delle pratiche e ridurre i tempi di risposta.

Legalità ed efficienza procedono insieme, sicurezza e garanzia non sono in contrapposizione: questo è il vero equilibrio che si sta costruendo. Ed è questo l'approccio che abbiamo seguito in tutti i provvedimenti approvati in questi anni. Ogni provvedimento si inserisce in una strategia coerente, una strategia che ha un obiettivo preciso: difendere i confini dello Stato, governare i flussi migratori, combattere l'immigrazione clandestina e garantire accoglienza a chi ha realmente diritto alla protezione. Questa è la differenza tra chi governa e chi fa propaganda. La propaganda promette, il Governo realizza; la propaganda parla, il Governo decide; la propaganda rincorre gli eventi, il Governo li governa.

L'Italia è tornata a difendere con autorevolezza i propri interessi, è tornata a far sentire la propria voce in Europa. Sull'immigrazione irregolare si può sicuramente fare di più, ma tanto è stato fatto, e la Lega sarà sempre - come sempre è stata in tutte queste battaglie - parte attiva per contrastare l'immigrazione clandestina. Tutto questo è stato possibile grazie a questa maggioranza di centrodestra. La fiducia a questo Governo non rappresenta soltanto l'approvazione di un testo normativo, rappresenta la conferma di una scelta politica chiara. È un ulteriore tassello di una strategia di questo Governo, che sta portando avanti dall'inizio della legislatura, per restituire allo Stato il controllo dei flussi migratori e riaffermare il principio della legalità.

In questi anni, il Governo ha adottato numerosi provvedimenti che hanno profondamente innovato la politica migratoria italiana: penso al decreto Cutro, penso al decreto Flussi, penso al decreto che ha rafforzato i rimpatri e la disciplina dei Paesi sicuri, penso ai decreti Sicurezza. E la Lega ha sempre messo le proprie competenze e valori in queste materie e in questi provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Oggi l'Europa parla di rimpatri, di procedure accelerate, di Paesi sicuri e di responsabilità comune nella gestione di flussi, anche grazie all'impulso determinato dall'Italia e dalla Lega.

Il decreto che stiamo approvando si inserisce perfettamente in questa visione. Non affronta l'immigrazione con slogan o con approcci ideologici. La affronta con regole chiare e procedure più rapide, strumenti di identificazione più efficaci, maggiore cooperazione tra le autorità e una migliore organizzazione della macchina amministrativa e giudiziaria. È questa la differenza tra chi ha governato l'immigrazione subendola e chi oggi, invece, la governa con responsabilità, equilibrio e determinazione.

Ed è per queste ragioni che, oggi, rinnoviamo la nostra fiducia a questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, quella che oggi siamo chiamati a votare non è soltanto l'ennesima questione di fiducia, è l'ennesima certificazione del fallimento del metodo di governo di questa maggioranza.

Questo decreto però ha una novità rispetto ai 134 decreti precedenti: arriva dopo che molti dei suoi contenuti erano già stati oggetto di esame da parte del Parlamento. La riforma dell'ordinamento forense è in discussione al Senato, il recepimento del Patto europeo era già all'attenzione delle Commissioni: avete sottratto quei temi alle sedi competenti, li avete inseriti in un decreto-legge e ora blindate il testo con la fiducia. Non state accelerando la democrazia, la state aggirando. È questo il vero filo conduttore della vostra azione politica: la concentrazione del potere e l'avversione verso ogni luogo di confronto e di pluralismo. Lo abbiamo visto con il tentativo di riformare la giustizia, animato esclusivamente da una logica punitiva nei confronti della magistratura; lo abbiamo visto con la riforma della Corte dei conti; lo vediamo con il Premierato, defunto, ma che provate a riassorbire nei fatti nella nuova legge elettorale. Ogni volta che incontrate un limite, tentate di rimuoverlo; ogni volta che incontrate un controllo, tentate di indebolirlo; ogni volta che il Parlamento potrebbe discutere, decidete di impedirlo.

Il merito di questo provvedimento è però persino più grave del metodo. Sulla migrazione avete operato una scelta politica chiarissima: del Patto europeo attuate con zelo la parte restrittiva e dimenticate la parte relativa alle garanzie. Introducete la possibilità di obbligare un richiedente asilo a risiedere in un luogo determinato. Subordinate l'accoglienza alla permanenza effettiva in quel luogo. Costruite una nozione amplissima e discrezionale di “rischio di fuga”, fondata anche sulla mancanza di un passaporto, di un alloggio o di un indirizzo considerato affidabile, condizioni che caratterizzano per definizione moltissime persone che chiedono protezione. Introducete un fermo amministrativo che può durare fino a 72 ore e prevedete che il rifiuto reiterato di sottoporsi agli accertamenti possa configurare il rischio di fuga e determinare un trattenimento fino a 28 giorni.

E incidete persino sulla libertà personale dei minori: per la sola condizione di migranti, e non perché accusati di un reato, dei minori potranno essere sottoposti a fermo fino a 48 ore. Una scelta gravissima, che rovescia il principio del superiore interesse del minore. Il minore non è più considerato innanzitutto una persona vulnerabile, da proteggere, fragile, ma un soggetto da controllare e un potenziale criminale. Questa non è politica migratoria, è la costruzione amministrativa di una nuova categoria di persone, quelle senza diritti.

E mentre comprimete la libertà personale, comprimete anche il diritto di difesa. Per impugnare determinate decisioni adottate nell'ambito della procedura di frontiera, sono previsti appena cinque giorni: cinque giorni per comprendere una decisione, per trovare un avvocato, ottenere una traduzione, ricostruire la propria storia e presentare un ricorso; cinque giorni per una persona che può essere appena arrivata in Italia, che può non conoscere la lingua e che può avere subito violenze, persecuzioni e torture. Questa non è efficienza, signor Ministro, è una corsa a ostacoli costruita affinché il diritto esista sulla carta, ma diventi quasi impossibile esercitarlo nella realtà. Manca, poi, un organismo realmente indipendente di monitoraggio sul rispetto dei diritti fondamentali nelle procedure di frontiera.

Avete selezionato dal Patto europeo ciò che alimenta la vostra propaganda e avete lasciato fuori ciò che non è utile a quella stessa propaganda. State legiferando à la carte, di fatto. Continuate a raccontare che sicurezza significhi trattenere, respingere e restringere i diritti, ma la verità è che le vostre politiche producono irregolarità, invece di ridurla. E la Bossi-Fini continua a impedire canali nazionali d'ingresso per la ricerca di lavoro e rende estremamente fragile la posizione di chi perde un'occupazione. In assenza di canali legali adeguati, il sistema della protezione internazionale viene sovraccaricato da domande che diventano, per molti, l'unica possibilità di regolarizzare la propria presenza.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, un po' di silenzio.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Il risultato, signor Ministro - che spero si interessi alle cose che diciamo, quantomeno per provare a porre rimedio agli innumerevoli errori che questo Governo sta commettendo -, è una sequenza che conoscete, ma fingete di non vedere: irregolarità, marginalità, sfruttamento e insicurezza. La regolarità produce sicurezza, la possibilità di lavorare legalmente produce sicurezza, l'integrazione produce sicurezza. L'irregolarità amministrativa, invece, consegna le persone al lavoro nero, al caporalato e alle organizzazioni criminali, ma voi avete però bisogno dell'emergenza permanente, avete bisogno di indicare un nemico, avete bisogno di presentare l'immigrazione come un'invasione incontrollata. La propaganda non ha bisogno di soluzioni, ha bisogno soltanto di bersagli.

Anche sulla giustizia, questo decreto rappresenta il manifesto dei vostri fallimenti. Rinviate l'entrata in vigore del giudice per le indagini preliminari collegiale al 28 febbraio 2027; rinviate al 31 dicembre 2027 le misure organizzative relative alle infrastrutture digitali; allungate ulteriormente i tempi per il tribunale delle persone, dei minori e della famiglia. Sono rinvii che dimostrano ciò che le opposizioni, la magistratura e gli operatori del diritto denunciavano da tempo. Avete approvato riforme senza personale, senza strutture e senza risorse sufficienti: vero, signora Sottosegretaria? Avete scritto norme sulla carta e poi avete scoperto che gli uffici giudiziari reali non erano in condizioni di applicarle. Non è il sistema giudiziario a essere inefficiente: è il Governo ad aver legiferato senza conoscere o senza voler considerare le condizioni nelle quali magistrati, cancellieri, funzionari e avvocati lavorano ogni giorno.

Persino l'ufficio per il processo, una delle principali innovazioni introdotte per ridurre l'arretrato e raggiungere gli obiettivi del PNRR, viene piegato a una logica emergenziale di stralcio: il decreto istituisce uffici dedicati presso le sezioni specializzate in materia di immigrazione e prevede la proroga, nel limite di 1.600 unità di personale a tempo determinato, soltanto per tre mesi.

Non una risposta strutturale, che chiediamo da tempo, per il personale della giustizia, ma l'ennesimo rattoppo temporaneo. Anche la riforma dell'esame di Stato per gli avvocati viene introdotta con superficialità, incidendo sulle regole quando migliaia di candidati hanno già impostato la propria preparazione. Sostituite il diritto civile con il più ampio diritto privato; modificate le materie dell'orale: eliminate il diritto ecclesiastico e aggiungete la previdenza forense in modo cumulativo a ordinamento e deontologia.

Tutto questo a pochi mesi dalla sessione e senza adeguare coerentemente gli strumenti che i candidati potranno utilizzare durante le prove. È un modo irresponsabile di trattare il legittimo affidamento di migliaia di giovani che intendono avvicinarsi alla professione. E ancora una volta il problema non è soltanto tecnico, è politico. Voi considerate le persone destinatarie delle leggi come una variabile secondaria: i candidati che hanno studiato secondo determinate regole, i lavoratori precari della giustizia, i magistrati chiamati a gestire carichi crescenti, gli avvocati che devono difendere in tempi impossibili, i minori migranti sottoposti a misure limitative della libertà.

Prima decidete, poi, quando emergono le conseguenze, rinviate, prorogate, correggete o, come in questo caso, ponete la fiducia. Colleghi e colleghe, la giurisdizione è il potere di chi non ha altro potere, è il luogo nel quale anche la persona più debole può chiedere che un'autorità pubblica faccia rispettare la legge ed erigersi a tutela dei suoi diritti. Per questo indebolire le garanzie di una categoria di persone significa indebolire la cultura delle garanzie per tutti. Noi abbiamo un'altra idea dello Stato: uno Stato forte non è quello che comprime i diritti dei più deboli, è quello che fa rispettare le regole senza rinunciare alla propria umanità.

Un Governo autorevole non è quello che pone continuamente la fiducia, è quello che accetta il confronto e sa difendere le proprie scelte in Parlamento. Una maggioranza sicura di sé non teme gli emendamenti, non teme le audizioni e non teme il voto. Voi, invece, chiedete ancora una volta alla vostra maggioranza di votare senza discutere e al Parlamento di rinunciare alla propria funzione. Non voteremo la fiducia a un Governo che trasforma l'urgenza in una tecnica permanente di comando della cosa pubblica.

Non voteremo la fiducia a un decreto repressivo e completamente privo di una visione strutturale della giustizia e dell'immigrazione. Non voteremo la fiducia a chi utilizza la paura per nascondere la propria incapacità di governare. Per queste ragioni, annuncio il voto contrario del Partito Democratico alla fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il provvedimento che oggi ci vede protagonisti è un provvedimento delicato, che segna un passaggio importante nelle politiche per la gestione dell'immigrazione e il contrasto dell'immigrazione clandestina del Governo Meloni. È il superamento del Dublino III e il recepimento, certamente, di una parte dell'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo, e sì, è un'applicazione in senso restrittivo. Noi ne andiamo fieri (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

È proprio questo il punto che segna la differenza tra noi e le opposizioni, hanno centrato perfettamente. Noi applichiamo il Patto in maniera restrittiva, e l'Europa questa volta non ci critica. Perché? Perché è l'Europa che ha cambiato impostazione, grazie al Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), nel contrasto dell'immigrazione clandestina. Con queste opposizioni, al Governo probabilmente l'Italia vedrebbe nuovamente le scene indegne su cui non è stata detta una parola, forse per vergogna, da parte della sinistra, e che, invece, abbiamo visto nella Spagna di Sanchez; scene di vera e propria invasione, da parte di un'immigrazione clandestina, assolutamente inaccettabili.

Probabilmente questa sinistra sogna una Spagna di Sanchez, che si permette di fare una maxisanatoria riguardante oltre il milione di richieste da parte di soggetti entrati o residenti in maniera illegale nel loro Paese. Ecco, queste scene e questi provvedimenti non troveranno mai una loro presenza e dignità nel Governo con Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e nel Governo di Giorgia Meloni.

Perché sì, è cambiata l'impostazione, e ce lo dice persino l'Unione europea nella relazione dell'8 maggio 2026, affermando che l'Italia ha fatto dei progressi nel contrasto dell'immigrazione clandestina, perché l'Italia ha cambiato la propria impostazione nei confronti di quelle richieste di protezione internazionale.

Quello che è stato un diritto si è trasformato in un vero e proprio abuso, sfruttato per fare entrare in maniera illegale orde di persone che non ne avevano diritto, e non ne avevano diritto perché lo dicono, peraltro, le sentenze degli organi preposti.

Allora, cosa ha fatto il Governo Meloni? Il Governo Meloni ha cambiato impostazione. Ha detto che la richiesta di protezione internazionale non poteva più diventare il volano ipocrita e buonista con il quale entravano illegalmente nel nostro Paese immigrati clandestini spinti dalle mafie o dai trafficanti di uomini; ha detto che metteva in campo delle soluzioni per fare in modo che il tempo per il vaglio delle protezioni internazionali non diventasse un grimaldello contro il nostro Stato.

Ha così iniziato politiche lungimiranti, che oggi sono prese come modello anche dagli altri Paesi europei, tanto che, nell'ultimo vertice dei Ministri dell'Interno, la presenza di hub in Paesi terzi è diventata non solo più una richiesta dell'Italia, ma una richiesta di altri Paesi comunitari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Allo stesso tempo, è stato ribadito un concetto essenziale: per noi il rimpatrio è fondamentale, e se un Paese di provenienza si rifiuta di collaborare con l'Italia nel rimpatrio, bene, quel Paese non può più avere delle leve economiche vantaggiose con l'Italia e con l'Europa stessa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E cosa ha detto il loro beniamino? Che questa era un'impostazione sbagliata. Era un'impostazione sbagliata perché noi, l'Italia, secondo quell'impostazione della sinistra, violeremmo i diritti umani. Bene, allora vorrei riportare tutti al pragmatismo e alla realtà dei fatti. A Ceuta sono entrate migliaia di persone, è vero, molte sono anche rientrate in Marocco, non perché qualcuno li ha rimpatriate, ma perché, quando sono arrivati a Ceuta, si sono trovati senz'acqua, senza accoglienza, senza rispetto dei diritti cosiddetti umani, e scappavano talmente tanto da situazioni disagiate che, rispetto a quella realtà, hanno pensato di tornare indietro nel Paese da cui venivano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Questa è la realtà. Ancora, 84 morti in mare, e qui il silenzio totale da parte della sinistra. Non li avete visti questi 84 morti in mare? Voi vedete solo i morti in mare quando vengono utilizzati come pretesto per colpire l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quando, invece, avvengono davanti alle coste di territori che fanno parte della Spagna, non li vedete perché non li potete vedere, perché dovreste scappare dalla vergogna.

Vi mettete a criticare le innalzate di muri contro l'immigrazione clandestina e poi il vostro beniamino monta le barriere addirittura galleggianti per impedire e arginare le sentenze della corte spagnola sui respingimenti in mare, e state tutti zitti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ancora nel morire nella vostra vergogna, nel silenzio più totale. E le ONG? Non pervenute. E le passerelle sulle ONG? Figuriamoci. E i parlamentari che si abbracciano piangendo sulle coste a fianco di una nave delle ONG? Manco visti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Non li abbiamo visti, non pervenuti, in silenzio totale! Tutti a difendere il beniamino Sanchez, la cui soluzione qual è? La soluzione è andarsene in vacanza. No, perché mi sembra giusto. C'è una situazione quantomeno umanitaria tragica, delle immagini indecenti, e quello che pensa di fare è una puntatina e poi lanciare un video su TikTok, in cui lui se ne va in vacanza. In vacanza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Pensate se qualcuno del centrodestra avesse soltanto immaginato di fare una roba del genere. Che cosa avrebbe fatto la sinistra italiana? Si sarebbe stracciata le vesti, dicendo che non siamo umani.

Eh no, qui, si è squarciata tutta l'ipocrisia dell'opposizione. A Ceuta è morta e si è squarciata tutta l'ipocrisia dell'opposizione italiana ed è emerso il pragmatismo, la capacità e le soluzioni delle politiche del Governo Meloni. Intanto, mentre addirittura Sánchez montava i gonfiabili, la sinistra italiana ci chiedeva di togliere i controlli ai confini, cioè una pazzia. Quello che non faceva, addirittura, Sánchez veniva chiesto a noi di farlo. Eh no. Noi, invece, su questo abbiamo tenuto il punto. E ancora oggi ci vengono a dire che noi siamo un po' troppo restrittivi.

Vedete, di tutto questo, quello che rimane è, di fatto, una situazione veramente incresciosa da parte di una sinistra che non sa dare soluzioni. Noi, invece, le soluzioni le abbiamo date. Le abbiamo date in sede europea, cambiando le politiche europee, tanto che oggi, addirittura, Il Domani - che non mi sembra Il Secolo d'Italia, francamente - dice che Sánchez è isolato e che l'Unione europea sta con Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché la posizione di Giorgia Meloni è la posizione di un'Italia che non accetta più di essere il campo profughi d'Europa, di cui l'Europa aveva paura, perché aveva paura di prenderseli lei, i migranti! Tanto che, quando in Italia la sinistra ci sventolava la soluzione delle ridistribuzioni degli immigrati, non se li prendevano e noi rimanevamo con il cerino in mano. No, non c'è più quello scenario. Non c'è più quello scenario fin quando ci sarà Giorgia Meloni.

Allora, vi invito, visto che abbiamo assistito, oltre alle vacanze, anche alla playlist, ad ascoltare un'altra musica, la musica di un centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che finalmente ha portato l'Italia, nell'ambito delle politiche migratorie, a essere capofila e a non accettare più di essere il ventre molle dell'Europa. Ascoltate questa musica e, se sapete farne una voi, chiedete scusa, perché, per troppe volte, in tragedie del mare che hanno coinvolto l'Italia, avete usato in modo assolutamente vergognoso, contro l'Italia stessa, quelle situazioni e, oggi, rimanete in profondo silenzio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.

(Votazione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 3053​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione sulla questione di fiducia.

Indico la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ricordo che l'estrazione a sorte del nome del deputato dal quale la chiama avrà inizio è stata già effettuata dalla Presidenza nella seduta del 4 agosto.

La chiama avrà quindi inizio dalla deputata Federica Onori.

Invito i deputati Segretari a procedere alla chiama.

(Segue la chiama).

Dichiaro chiusa la votazione.

Comunico il risultato della votazione sull'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame, nel testo della Commissione, identico a quello approvato dal Senato, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Presenti: ……………….307

Votanti: ………………..303

Astenuti: …………………4

Maggioranza: ………….152

Hanno risposto : ……..191

Hanno risposto no: …….112

La Camera approva.

Si intendono così precluse tutte le proposte emendative presentate.

Hanno risposto sì:

Albano Lucia

Ambrosi Alessia

Amich Enzo

Amorese Alessandro

Andreuzza Giorgia

Antoniozzi Alfredo

Bagnasco Roberto

Baldelli Antonio

Battilocchio Alessandro

Battistoni Francesco

Bellomo Davide

Bellucci Maria Teresa

Benvenuti Gostoli Stefano Maria

Benvenuto Alessandro Manuel

Bergamini Deborah

Bicchielli Pino

Bignami Galeazzo

Billi Simone

Bisa Ingrid

Boscaini Maria Paola

Buonguerrieri Alice

Calderone Tommaso Antonino

Calovini Giangiacomo

Candiani Stefano

Cangiano Gerolamo

Cannata Giovanni Luca

Cappellacci Ugo

Caramanna Gianluca

Caretta Maria Cristina

Carloni Mirco

Carra' Anastasio

Casasco Maurizio

Castiglione Giuseppe

Cattaneo Alessandro

Cattoi Vanessa

Cavandoli Laura

Cavo Ilaria

Cecchetti Fabrizio

Centemero Giulio

Centenaro Giulio

Cerreto Marco

Cesa Lorenzo

Chiesa Paola Maria

Ciaburro Monica

Ciancitto Francesco Maria Salvatore

Ciocchetti Luciano

Coin Dimitri

Colombo Beatriz

Colosimo Chiara

Colucci Alessandro

Comaroli Silvana Andreina

Comba Fabrizio

Congedo Saverio

Coppo Marcello

Cortelazzo Piergiorgio

Costa Enrico

Crippa Andrea

Dalla Chiesa Rita

Dara Andrea

D'Attis Mauro

De Bertoldi Andrea

De Corato Riccardo

De Monte Isabella

De Palma Vito

Deidda Salvatore

Delmastro Delle Vedove Andrea

Di Giuseppe Andrea

Di Maggio Grazia

Dondi Daniela

Donzelli Giovanni

Ferrante Tullio

Ferro Wanda

Filini Francesco

Formentini Paolo

Foti Tommaso

Frassinetti Paola

Frassini Rebecca

Frijia Maria Grazia

Gabellone Antonio Maria

Gardini Elisabetta

Gatta Giandiego

Gemmato Marcello

Gentile Andrea

Giaccone Andrea

Giglio Vigna Alessandro

Giordano Antonio

Giorgianni Carmen Letizia

Giovine Silvio

Gori Irene

Gruppioni Naike

Gusmeroli Alberto Luigi

Iaia Dario

Iezzi Igor

Kelany Sara

La Salandra Giandonato

Lampis Gianni

Lancellotta Elisabetta Christiana

Latini Giorgia

Lazzarini Arianna

Leo Maurizio

Loizzo Simona

Longi Eliana

Loperfido Emanuele

Lovecchio Giorgio

Lucaselli Ylenja

Maccanti Elena

Maccari Carlo

Maerna Novo Umberto

Maffioli Manuela

Maiorano Giovanni

Malagola Lorenzo

Malaguti Mauro

Mantovani Lucrezia Maria Benedetta

Marchetti Riccardo Augusto

Marchetto Aliprandi Marina

Mascaretti Andrea

Maschio Ciro

Matera Mariangela

Matone Simonetta

Matteoni Nicole

Mattia Aldo

Maullu Stefano Giovanni

Mazzi Gianmarco

Michelotti Francesco

Miele Giovanna

Milani Massimo

Molinari Riccardo

Mollicone Federico

Molteni Nicola

Montaruli Augusta

Montemagni Elisa

Morgante Maddalena

Morrone Jacopo

Mule' Giorgio

Mura Francesco

Nisini Tiziana

Nordio Carlo

Orsini Andrea

Osnato Marco

Ottaviani Nicola

Padovani Marco

Pagano Nazario

Palombi Alessandro

Panizzut Massimiliano

Patriarca Annarita

Pella Roberto

Pellicini Andrea

Perissa Marco

Pietrella Fabio

Pisano Calogero

Pittalis Pietro

Pizzimenti Graziano

Polidori Catia

Polo Barbara

Pretto Erik Umberto

Pulciani Paolo

Raimondo Carmine Fabio

Rampelli Fabio

Rizzetto Walter

Roscani Fabio

Rossello Cristina

Rossi Angelo

Rossi Fabrizio

Rotelli Mauro

Rotondi Gianfranco

Ruspandini Massimo

Russo Gaetana

Russo Paolo Emilio

Saccani Jotti Gloria

Sala Fabrizio

Sbardella Luca

Schiano Di Visconti Michele

Semenzato Martina

Silvestri Rachele

Siracusano Matilde

Squeri Luca

Tassinari Rosaria

Tenerini Chiara

Testa Guerino

Toccalini Luca

Trancassini Paolo

Traversi Roberto

Tremaglia Andrea

Urzi' Alessandro

Varchi Maria Carolina

Vietri Imma

Vinci Gianluca

Volpi Andrea

Zoffili Eugenio

Zucconi Riccardo

Zurzolo Immacolata

Hanno risposto no:

Alifano Enrica

Amato Gaetano

Amendola Vincenzo

Appendino Chiara

Ascari Stefania

Auriemma Carmela

Bakkali Ouidad

Barbagallo Anthony Emanuele

Benzoni Fabrizio

Bergamini Davide

Berruto Mauro

Bof Gianangelo

Boldrini Laura

Bonafe' Simona

Bonetti Elena

Borrelli Francesco Emilio

Boschi Maria Elena

Braga Chiara

Cafiero De Raho Federico

Cantone Luciano

Cappelletti Enrico

Care' Nicola

Carmina Ida

Carotenuto Dario

Casu Andrea

Cherchi Susanna

Ciani Paolo

Colucci Alfonso

Conte Giuseppe

Cuperlo Gianni

Curti Augusto

D'Alfonso Luciano

De Luca Piero

De Maria Andrea

De Micheli Paola

Del Barba Mauro

Di Lauro Carmen

Donno Leonardo

Dori Devis

D'Orso Valentina

Evi Eleonora

Faraone Davide

Fede Giorgio

Ferrara Antonio

Ferrari Sara

Filippin Rosanna

Fontana Ilaria

Forattini Antonella

Fornaro Federico

Fossi Emiliano

Gadda Maria Chiara

Ghio Valentina

Ghirra Francesca

Giachetti Roberto

Gianassi Federico

Girelli Gian Antonio

Giuliano Carla

Gnassi Andrea

Graziano Stefano

Grimaldi Marco

Grippo Valentina

Guerra Maria Cecilia

Iacono Giovanna

Iaria Antonino

L'Abbate Patty

Lacarra Marco

Lomuti Arnaldo

Malavasi Ilenia

Manzi Irene

Mari Francesco

Marino Maria Stefania

Mauri Matteo

Merola Virginio

Morassut Roberto

Morfino Daniela

Orfini Matteo

Orrico Anna Laura

Pandolfo Alberto

Pastorino Luca

Pavanelli Emma

Pellegrini Marco

Perantoni Mario

Pozzolo Emanuele

Prestipino Patrizia

Provenzano Giuseppe

Quartapelle Procopio Lia

Quartini Andrea

Raffa Angela

Ricciardi Marianna

Ricciardi Toni

Richetti Matteo

Roggiani Silvia

Romeo Nadia

Rosato Ettore

Ruffino Daniela

Santillo Agostino

Sarracino Marco

Sasso Rossano

Scarpa Rachele

Scotto Arturo

Serracchiani Debora

Simiani Marco

Speranza Roberto

Stefanazzi Claudio Michele

Stumpo Nicola

Tabacci Bruno

Torto Daniela

Tucci Riccardo

Vaccari Stefano

Viggiano Francesca

Zaratti Filiberto

Ziello Edoardo

Si sono astenuti:

Gallo Francesco

Gebhard Renate

Manes Franco

Steger Dieter

Sono in missione:

Ascani Anna

Bagnai Alberto

Barzotti Valentina

Caiata Salvatore

D'Alessio Antonio

Gribaudo Chiara

Lollobrigida Francesco

Lupi Maurizio

Magi Riccardo

Meloni Giorgia

Minardo Antonino

Romano Francesco Saverio

Schullian Manfred

Sportiello Gilda

Tajani Antonio

Tremonti Giulio

PRESIDENTE. A questo punto sospendo brevemente seduta al fine di consentire la predisposizione dell'elenco dei deputati in missione per la parte notturna, il cui numero dovrà essere comunicato all'Aula alla ripresa della seduta. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 21,30.

La seduta, sospesa alle 21,22, è ripresa alle 21,33.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze): «Conversione in legge del decreto-legge 5 agosto 2026, n. 139, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali» (3077) – Parere delle Commissioni I, V, IX, X e XIV.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3053.

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 3053​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che l'ordine del giorno n. 9/3053/6 Furgiuele è stato ritirato dal presentatore.

Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, in quanto non recanti istruzioni o impegni al Governo relativi a specifiche disposizioni del provvedimento in esame, come invece previsto dall'articolo 88, comma 1, del Regolamento, e concernenti argomenti estranei all'oggetto della discussione, gli ordini del giorno n. 9/3053/3 Davide Bergamini e n. 9/3053/5 Bof, che intervengono in materia di concessione o revoca della cittadinanza, proponendo modifiche alla legge n. 91 del 1992; l'ordine del giorno n. 9/3053/4 Sasso, che interviene in materia di apertura di nuove moschee o altri edifici di culto; l'ordine del giorno n. 9/3053/7 Pozzolo, che interviene in materia di divieto di circolazione nei luoghi pubblici a volto coperto o celato da indumenti o accessori; l'ordine del giorno n. 9/3053/8 Ziello, che interviene in materia di certificazioni patrimoniali e reddituali rilasciate dai paesi esteri d'origine per i richiedenti prestazioni sociali e alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Sull'ordine del giorno n. 9/3053/1 Ciani, il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/2 Michelotti, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione: dopo le parole “impegna il Governo”, diventerebbe, se accettata: “nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, nel rispetto delle procedure previste dall'ordinamento e tenuto conto dell'assegnazione di personale al tribunale di Siena, in parte già effettuata e in parte in corso di attuazione, a continuare a monitorare la situazione del personale del predetto tribunale”.

PRESIDENTE. Passiamo direttamente all'ordine del giorno n. 9/3053/9 Alfonso Colucci.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. L'ordine del giorno n. 9/3053/6 Furgiuele?

PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/3053/6 Furgiuele è stato ritirato e gli altri sono inammissibili. Quindi passiamo direttamente all'ordine del giorno n. 9/3053/9 Alfonso Colucci.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Sì, non mi risultava il ritiro dell'ordine del giorno n. 9/3053/6 Furgiuele.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/9 Alfonso Colucci, il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/10 Auriemma, espunte le premesse, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione complessiva degli impegni: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di adottare ulteriori iniziative finalizzate alla stabilizzazione del personale dell'ufficio per il processo”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/11 Carmina, espunte le ultime tre premesse, il parere è contrario sul 1° e sul 3° impegno, mentre il parere è favorevole, con riformulazione del 2° e del 4° impegno che premetta le parole: “a valutare la possibilità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/12 Morfino, espunte le premesse, il parere è contrario sul 1°, 2°, 3° e 4° impegno e favorevole sul 5° impegno, con la seguente riformulazione: “a individuare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, in ordine ai trasferimenti dei migranti nell'ambito del territorio nazionale, per le donne vittime accertate di violenza, percorsi specifici finalizzati alla presa in carico da parte del Sistema nazionale antitratta”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/13 Penza, il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/14 D'Orso, espunte le premesse, il parere è favorevole, con la seguente riformulazione complessiva degli impegni: “a proseguire nella valorizzazione dell'ufficio per il processo, anche valutando l'opportunità di adottare misure idonee a implementarne l'utilizzo anche all'interno delle procure della Repubblica presso il tribunale per i minorenni, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.

Sugli ordini del giorno n. 9/3053/15 Giuliano, n. 9/3053/16 Cafiero De Raho e n. 9/3053/17 Ascari, il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/18 Gianassi, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, negli interventi di riorganizzazione della magistratura onoraria, nell'ottica anche di un recupero di efficienza della giustizia di pace di prossimità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/19 Serracchiani, il parere è favorevole con la medesima riformulazione dell'impegno dell'ordine del giorno n. 9/3053/10 Auriemma.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/20 Di Biase, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, a valutare l'adozione di ulteriori iniziative, anche normative, volte a proseguire il rafforzamento della tutela delle condizioni di lavoro del personale operante nel Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e nel Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, anche al fine di migliorare complessivamente il servizio prestato nell'ambito dell'esecuzione della pena e delle misure alternative, anche rispetto a condannati minori di età”.

Sugli ordini del giorno n. 9/3053/21 Benzoni e n. 9/3053/22 Soumahoro il parere è contrario (Applausi)

PRESIDENTE. È la sessione notturna che me lo consente; è la notte che porta…

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Che è successo?

PRESIDENTE. Scusi, che ha detto? Ci stavamo distraendo un attimo…

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Sull'ordine del giorno n. 9/3053/22 Soumahoro ho già risposto: parere contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/23 Dori, espunte la quinta e l'ottava premessa, il parere è favorevole con la medesima riformulazione dell'impegno di cui all'ordine del giorno n. 9/3053/10 Auriemma.

Sugli ordini del giorno nn. 9/3053/24 Zanella, 9/3053/25 Zaratti, 9/3053/26 Ghirra, 9/3053/27 Fratoianni, 9/3053/28 De Luca, il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3053/29 Fornaro c'è una riformulazione: espunte le premesse, il parere è favorevole all'impegno. L'impegno non verrebbe modificato.

PRESIDENTE. Non verrebbe modificato, quindi?

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Non verrebbe modificato, però andrebbero espunte tutte le premesse.

Sugli ordini del giorno nn. 9/3053/30 Cuperlo, 9/3053/31 Bakkali, 9/3053/32 Bonafe', 9/3053/33 Mauri, 9/3053/34 Casu, 9/3053/35 Boldrini, 9/3053/36 Ferrari, 9/3053/37 Orfini, 9/3053/38 Toni Ricciardi, 9/3053/39 Ghio, 9/3053/40 Lacarra e 9/3053/41 Scarpa, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per un'interpretazione del Regolamento e anche per comprendere il valore e il significato di queste numerose riformulazioni che abbiamo sentito. Mi chiedevo se il Sottosegretario Balboni o anche la Sottosegretaria Ferro, che è al Governo da più tempo, sempre se non disturbo, ecco… se in qualche occasione è capitato di avere un ordine del giorno, sulla scrivania, il giorno dopo un decreto, per prendere in considerazione l'ipotesi di fare quello su cui il Governo si è impegnato. Perché, nella mia lunga esperienza, non succede mai, quindi, noi tutti stiamo discutendo di una cosa che non ha nessuna efficacia. E mi appassiona l'attenzione con cui il Governo esamina l'ordine del giorno per poi accantonarlo per sempre il giorno dopo l'approvazione.

Volevo chiedere se c'era un'analisi di questo flusso documentale che fa parte, ormai, dei nostri riti anche il giorno 5 agosto alle 22 di sera (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Il Governo intende rispondere. Diamo la parola al Sottosegretario Balboni.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Considero la sua domanda assolutamente retorica e contiene già la risposta; quindi, non ha bisogno di ulteriori considerazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, questa non era assolutamente una domanda retorica. Io considero che la risposta dell'esponente del Governo sia assolutamente inappropriata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e anche irriguardosa nei confronti di un membro del Parlamento che interviene opportunamente per far valere quelle che sono le prerogative del Parlamento in materia, in questo caso, di atti di indirizzo politico.

Ora, indubbiamente, noi non possiamo che stigmatizzare il fatto che il Governo riformuli tutti gli ordini del giorno presentati dalle opposizioni o esprima parere contrario, e questo è ancora più grave considerando che si riferisce ad un provvedimento che ha visto, in Commissione, tagliare ben l'80 per cento degli emendamenti che noi non abbiamo potuto discutere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Un provvedimento che arriva in Aula con la posizione della questione di fiducia che è uno strumento per impedire e limitare quello che è il dibattito parlamentare e per vietare… Presidente, io ho la luce di un cellulare negli occhi, per cortesia… Se possiamo, anche su questo, vigilare perché non so se stia facendo una ripresa o a cosa serva…

PRESIDENTE. No, sarà scappata di mano…

ALFONSO COLUCCI (M5S). Probabilmente, sta chattando con qualcuno (Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'ItaliaLa deputata Rachele Silvestri: “Ma cosa vuoi?”).

PRESIDENTE. No, no, no. Vi prego, vi prego, vi prego…

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, non vogliamo saperlo. Non vogliamo saperlo. Preferiamo rimanere nella nostra limpidezza…

PRESIDENTE. Vi prego andiamo all'ordine del giorno, la prego… sull'ordine dei lavori…

ALFONSO COLUCCI (M5S). Sull'ordine dei lavori. Non è l'ordine del giorno, Presidente.

PRESIDENTE. Chiedo scusa…

ALFONSO COLUCCI (M5S). Sto dicendo che, con la posizione della questione di fiducia, noi non abbiamo potuto presentare emendamenti. Pertanto, l'unico spazio che abbiamo per discutere è la discussione, appunto, sugli ordini del giorno.

Quindi, io invito il rappresentante del Governo che ha parlato a usare il dovuto rispetto istituzionale nei confronti di quest'Aula. Lo esigiamo come parlamentari. Lo esigiamo come opposizione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Presidente, intervengo assai brevemente solo per dare un'informazione, tramite lei, al collega Rosato. L'ottimo Ufficio studi della Camera pubblica ogni anno una statistica che riguarda quanti sono stati gli ordini del giorno approvati che hanno avuto una realizzazione. Quella dell'ultimo anno non l'ho vista, ma l'anno precedente la percentuale degli ordini del giorno attuati, tra quelli approvati, era l'1,74 per cento.

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/1 Ciani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ciani. Ne ha facoltà.

PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Proviamo a parlare del contenuto di questa norma. Mi spiace che il Governo abbia dato un parere contrario, perché in quest'ordine del giorno chiedevamo semplicemente di applicare le norme europee che il Governo con questa legge doveva recepire, perché, oltre a una serie di norme che noi non condividiamo politicamente, le norme europee prevedevano anche alcuni aspetti sulla tutela della persona e la tutela dei diritti umani.

Invece, purtroppo, il recepimento non le prevede. Quest'ordine del giorno molto concreto e molto puntuale, che invito anche i colleghi della maggioranza a leggere, prevedeva invece di provare, nel momento in cui si cambia una norma e si affrettano molto le procedure di frontiera, a fare attenzione e tutelare la vulnerabilità delle persone.

Presidente, quando sono andato in Albania a vedere i centri che il Governo aveva realizzato, ho parlato con un medico che il giorno prima aveva rimandato in Italia un ragazzo portato in Albania dalle navi della Marina, come era previsto dall'Accordo che il Governo aveva fatto. Parlando con lui, mi ha detto: onorevole, io ho una figlia che ha compiuto 18 anni la scorsa settimana, se venisse a dirmi che lei è minorenne, come potrei verificarlo?

Il tema della vulnerabilità delle persone e il tema delle malattie e dei problemi psichiatrici sono temi molto, molto delicati che, in una fase di decisione rapida, sono difficili da valutare. Poiché i diritti della persona dovrebbero venire prima di qualsiasi norma che il Governo vuole implementare in una maniera nuova per dare un'esperienza di durezza nel trattare i temi della migrazione, credo che non dovrebbero dimenticarsi che la malattia, la vulnerabilità e la minore età sono comunque cose che dovremmo garantire.

Poiché diversi centri italiani - Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle, Agrigento, Reggio Calabria, Crotone - non hanno il personale sufficiente e adeguato né il personale specializzato per rispondere a questo tipo di problema, chiedevamo semplicemente che, nel momento in cui si cambia una procedura, si dia anche il personale necessario per poter rispondere alla vulnerabilità delle persone.

Non era un ordine del giorno polemico e ostruzionistico. Era un ordine del giorno per ricordare che esistono delle norme e che il fatto che queste persone vengano da altri continenti e da altri Paesi non fa di loro cittadini di serie B e non fa di loro degli esseri inferiori che possiamo trattare con disprezzo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/1 Ciani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/2 Michelotti. Onorevole, accetta la riformulazione? Sì, grazie.

Gli ordini del giorno n. 9/3053/3 Davide Bergamini, n. 9/3053/4 Sasso e n. 9/3053/5 Bof sono inammissibili.

L'ordine del giorno n. 9/3053/6 Furgiuele è stato ritirato.

Gli ordini del giorno n. 9/3053/7 Pozzolo e n. 9/3053/8 Ziello sono inammissibili.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/9 Alfonso Colucci, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, sono stupito e rammaricato di questo parere contrario da parte dei relatori e da parte del Governo, perché quest'ordine del giorno affronta tre temi riferiti all'immigrazione che sono diversi tra di loro, ma sono uniti da un unico fil rouge: il fallimento del Governo Meloni nelle politiche migratorie.

Perché il primo impegno riguarda proprio lo spazio Schengen; lo spazio Schengen che il Governo italiano ha improvvisamente chiuso in occasione della crisi migratoria che si è avuta nell'exclave spagnola in Marocco, la quale è del tutto esclusa dall'applicazione delle regole di Schengen. Per cui il Governo Meloni, per dare un messaggio securitario di respingimento, ha adottato una misura che non si riferisce a quella exclave che è stata oggetto di questo fenomeno migratorio improvviso, che poi, peraltro, andrebbe anche spiegato nelle sue dinamiche, che probabilmente sono dinamiche internazionali e si riferiscono ai rapporti tra il Marocco e la Spagna, e probabilmente anche l'amministrazione americana.

E c'è da dire che la riunione dei Ministri europei dell'Interno, convocata di fretta e furia da Giorgia Meloni per dare una dimostrazione di forza, perché “noi con 22 Paesi dell'Europa siamo tutti allineati”, beh, si è risolta con i complimenti al Governo Sanchez per la rapidità e l'efficacia con cui è riuscito a gestire questa crisi, riportando in Marocco ben 70.000 delle 72.000 o 75.000 persone che hanno valicato quel confine.

Ebbene, Presidente, in quell'operazione si sono registrati tanti, tanti morti, tanti dispersi di cui non abbiamo notizie e non sappiamo che fine hanno fatto. In questo furore ideologico, che ha visto il Governo Meloni scagliarsi, il Ministro Tajani scagliarsi contro la Spagna, un nostro Paese amico, io non ho sentito una parola di cordoglio, io non ho sentito un momento di raccoglimento, che l'Italia avrebbe dovuto esprimere anche per l'umanità che caratterizza il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), per la nostra antica storia, per i rapporti con gli altri Paesi, e in particolare con la Spagna e per l'aiuto che la Spagna ci ha dato in occasione di precedenti crisi migratorie che hanno riguardato l'Italia.

Il secondo impegno riguarda proprio la revisione del Regolamento di Dublino, quel Regolamento che il Governo Meloni non ha avuto la forza e l'autorevolezza di modificare in Europa nella parte in cui pone a carico dei Paesi di primo ingresso, di primo approdo, quali sono appunto l'Italia, la Spagna, la Grecia, tutti gli oneri non solo amministrativi, ma anche economici, per l'accoglienza dei migranti. Ebbene, ribadiamo un concetto: chi arriva in Italia, arriva in Europa!

E noi ci saremmo aspettati che un Governo autorevole potesse restituire all'Europa la dimensione europea del fenomeno migratorio. E invece così non è stato, perché il nuovo Patto sulla migrazione e l'asilo rimanda all'Italia, Paese di primo approdo, tutti gli oneri relativi all'accoglienza dei migranti. Quindi il secondo impegno riguarda un ulteriore fallimento del Governo Meloni in tema di politiche migratorie.

E così il terzo impegno si riferisce direttamente al Protocollo Albania, a questi centri che anch'io ho visitato in Albania, destinati all'accoglienza dei migranti; centri che sono costati milioni di euro dei soldi degli italiani, soldi sottratti ai servizi primari per i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che hanno comportato il trasferimento in Albania di risorse umane, di Forze dell'ordine, di Polizia, di funzionari che sono lì mortificati e soprattutto sono sottratti alle nostre città, alla sicurezza dei cittadini, mentre vediamo che con questo Governo aumenta la criminalità, aumenta il senso di difficoltà e di paura dei cittadini italiani nelle proprie città.

Milioni di euro degli italiani sottratti, quando oggi, ad oggi, dall'inizio, dal varo di questi centri, da quei centri sono stati rimpatriati solo 101 migranti. E voi pensate che questo sperpero di soldi possa in alcun modo risolvere il problema migratorio in Italia? Voi avete fatto solo una bassa propaganda a spese degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), e questo è gravissimo! Quindi, Presidente, se davvero qui si vuole modificare questa politica fallimentare, il fallimento del Governo Meloni in tema migratorio, bisognerebbe approvare quest'ordine del giorno, che riguarda tre dei principali temi di fallimento del Governo nelle politiche migratorie. Per cui il nostro voto sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/9 Alfonso Colucci, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/10 Auriemma. Onorevole, accetta la riformulazione? Sì, grazie.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/11 Carmina. Onorevole Carmina, accetta la riformulazione? No e chiede di parlare. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Non accetto la riformulazione e chiedo di intervenire. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, non posso accettare questa riformulazione perché, più che una riformulazione dell'ordine del giorno, mi pare tanto una demolizione dell'intero ordine del giorno, che fra l'altro prevedeva dei problemi concreti e prospettava delle soluzioni assolutamente accettabili, per cui io chiedo di rivedere questo parere da parte del Governo. In sostanza, cosa affronta quest'ordine del giorno?

La tematica dei minori stranieri non accompagnati, invitando al rispetto, dovuto anche in virtù del principio di gerarchia delle fonti, nell'attuazione o nell'approvazione, poi nell'attuazione concreta di questo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, del principio fondamentale dell'interesse prioritario del minore, previsto dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, dall'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalla nostra stessa Costituzione, agli articoli 2, 3, 30 e 31, che prevedono una tutela rafforzata dell'infanzia e dell'adolescenza.

Evidentemente, norme sovraordinate rispetto alle fonti stesse primarie, questo dovrebbe essere risaputo.

Quindi è quasi pleonastico, non capisco perché non si debba accettare questo aspetto. Non solo, ma quest'ordine del giorno affronta una problematica, quella dell'allocazione di questi minori, perché sono presenti in Italia 14.000 minori stranieri non accompagnati. La priorità viene data dal Ministero dell'Interno all'allocazione nella rete SAI; purtroppo nella rete SAI mancano 8.000 posti. E la scelta che si fa, assolutamente negativa, è quella di allocare minori stranieri non accompagnati in contesti non adeguati, a volte anche in strutture per adulti, e possibilmente omettendo l'inserimento nelle cooperative a ciò destinate.

Si sta verificando in particolare in Sicilia questo fenomeno, per cui i minori arrivano in Sicilia e, invece di essere inseriti nei contesti di cooperative siciliane che hanno anche sviluppato particolari competenze in materia e hanno esiti positivi nella formazione e nell'accompagnamento di questi minori, vengono addirittura allocati in centri destinati agli adulti o in situazioni assolutamente inadeguate, con un gravissimo pericolo per i minori.

Io ho un'esperienza diretta dell'immigrazione: quando nel 2023 arrivarono in massa i migranti, quando ci fu quell'esplosione, nel settembre 2023, furono sistemati, alla meno peggio, a Porto Empedocle, al sole, senza una struttura che li proteggesse, insieme adulti e bambini. Quando si collocano insieme adulti e bambini anche a dormire, si possono creare fenomeni distorsivi gravissimi, che riguardano la tratta, la prostituzione, lo sfruttamento. Quindi, questo va assolutamente evitato.

Poi, c'è anche la problematica che riguarda l'incremento delle risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo e anche quella del rafforzamento della rete SAI. Perché alle cooperative siciliane che cosa viene detto? Noi non vi destiniamo più i minori perché una circolare ministeriale e la normativa prevedono che debbano essere allocati prevalentemente nella rete SAI. Ma l'accesso alla rete SAI per queste cooperative è precluso dal fatto che il Ministero non mette a bando la rete SAI. Quindi, è un cane che si morde la coda. Da noi si sta anche procedendo a chiudere queste cooperative e al licenziamento anche di professionalità importanti.

C'è poi la richiesta di un piano straordinario che sostenga gli enti locali, perché possano assumere anche persone che siano destinate al supporto dell'immigrazione. È un contributo straordinario per quei comuni di frontiera, quelli del Mezzogiorno, che spesso non sono in bonis, ma hanno difficoltà finanziarie, e che affrontano, per l'Italia e direi per l'Europa, il peso dell'immigrazione. Penso a Lampedusa, Linosa, Porto Empedocle, Pozzallo, Augusta, Trapani, Pantelleria, Messina, Caltanissetta e Siculiana, territori spesso lasciati soli, che magari non hanno neanche la possibilità di assumere vigili urbani; comuni che svolgono una funzione di interesse nazionale ed europeo, ma che continuano a sostenere costi enormi, economici e sociali, senza un adeguato sostegno dello Stato.

Ora io mi chiedo e vi chiedo che cosa ci sia di sbagliato in queste richieste, perché il Governo si ostini a non accettare delle proposte che non sono pretestuose, ma sono razionali e di buonsenso, alla luce di quello che deve essere un principio prioritario. Perché un bambino che arriva da noi, un ragazzino, spesso da solo o che ha subito traumi enormi, come la perdita dei genitori nei naufragi, ha diritto ad essere assistito e dovrebbe essere un dovere per l'Italia assisterlo adeguatamente, sfruttando tutto quello che ha e aiutando quei comuni che per primi prestano assistenza. Voi non avete idea della solidarietà che c'è a Lampedusa, eppure hanno subito eventi a volte peggiori di quello che abbiamo visto a Ceuta; ma non si sono mai lamentati. Nel 2023, c'era quasi il triplo di immigrati rispetto alla popolazione, ma mai un atto di razzismo o di rifiuto. Per questo alcuni propongono Lampedusa al premio Nobel per la pace. Queste città dovrebbero essere di esempio, ma lo Stato, il Governo le abbandona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/11 Carmina, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/12 Morfino: onorevole, accetta la riformulazione? No? Vuole intervenire? Prego.

DANIELA MORFINO (M5S). Grazie, Presidente. No, Presidente, non accetto questa riformulazione. Ma le pare una riformulazione questa? Avete preso un testo che parlava di tutela delle persone più vulnerabili, di corridoi umanitari, di protezione di donne vittime di violenza e lo avete svuotato. Cioè, cancellate le premesse, cancellate tre o quattro impegni concreti, potevate cancellare pure gli ultimi due impegni e ve lo riscrivevate voi di sana pianta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Avete eliminato proprio i passaggi che chiedevano più tutela per le donne che fuggono da guerra, da persecuzioni e da violenza. Ma non vi vergognate? Ma non vi vergognate neanche un po'? E poi venite qui, in quest'Aula, a riempirvi la bocca di parole in difesa delle donne? Siete solo degli ipocriti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata Carmina sottoscrive l'ordine del giorno.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/12 Morfino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/13 Penza, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/13 Penza, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

PATTY L'ABBATE (M5S). Presidente…

PRESIDENTE. Ho capito, però, scusate. È votato ormai. Però lei deve alzare la mano prima, scusi. Lei non mi alza la mano in tempo, però. Scusi, mi spiace. La mano si alza in tempo.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/14 D'Orso: onorevole D'Orso, accetta la riformulazione? D'Orso? No, e chiede di parlare. Prego.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. Non posso accettare perché la riformulazione, in realtà, ha ripreso esclusivamente uno dei numerosi impegni che avevamo proposto. Parliamo degli addetti all'Ufficio per il processo. L'impegno su cui si era manifestata la disponibilità del Governo - e prendo atto di questo - suggeriva, chiedeva, anzi sollecitava l'istituzione dell'Ufficio per il processo anche presso le procure dei tribunali per i minorenni, perché inspiegabilmente sono state dimenticate.

L'Ufficio per il processo oggi è stato istituito in tutte le articolazioni degli uffici giudiziari, fuorché a supporto delle procure presso i tribunali per i minorenni. Ed è stato segnalato da tutti i procuratori d'Italia presso i tribunali per i minorenni che è assolutamente necessaria questa struttura anche a loro supporto, tanto più che si stanno riversando ulteriori incombenze, ulteriore carico di lavoro proprio presso le procure presso i tribunali per i minorenni.

Quindi, prendo atto e do atto del fatto che su questo punto che c'era stata una disponibilità da parte del Governo, ma tutta la parte che riguarda un'altra delle preoccupazioni più forti degli addetti all'Ufficio per il processo, di quelli stabilizzati, già stabilizzati - parliamo di loro in particolare -, non è stata, invece, presa in alcuna considerazione. E questo dispiace. Di cosa sono preoccupati gli addetti all'Ufficio per il processo che sono stati assunti? Sono preoccupati del fatto che non è ancora chiara la funzione che dovranno effettivamente ricoprire. O meglio, c'è il tentativo da parte del Governo di insinuare la possibilità che essi vengano non più e non tanto destinati a supporto dell'attività giurisdizionale, com'era la loro naturale destinazione, da quando sono stati anche pensati, potremmo dire così.

La preoccupazione è che diventino, invece, coloro i quali dovranno andare a colmare le lacune di organico e mi riferisco al personale di cancelleria in particolare; quindi con mansioni diverse rispetto a quelle per cui sono nati, si sono formati e che fin qui hanno svolto, acquisendo una competenza in questo senso specialistica… quindi, possono essere - indiscriminatamente e tra l'altro senza uniformità rispetto ai vari uffici, con un'eccessiva discrezionalità e senza alcun criterio -, alla bisogna, potremmo dire così, destinati, assegnati a funzioni che non competono loro rispetto alla struttura originaria dello staff del magistrato, perché di questo stiamo parlando. Purtroppo, non posso accettare la riformulazione che, sotto questo secondo aspetto, era del tutto carente, nel senso che spariva completamente dal testo proposto dal Governo, appunto, la risposta rispetto a questa fortissima preoccupazione che hanno gli addetti all'ufficio per il processo; preoccupazione - lo ribadisco e concludo - di un demansionamento o ad un'impropria destinazione di questo personale ad attività meramente amministrative o sostitutive delle ordinarie funzioni delle cancellerie.

Ecco, su questo c'era necessità di un impegno preciso, affinché vi fosse quantomeno l'emanazione di criteri uniformi rispetto all'impiego degli addetti all'ufficio per il processo su tutto il territorio nazionale, quindi, in tutti gli uffici giudiziari e anche l'impegno ad un monitoraggio, affinché questi eventuali criteri poi fossero applicati ovunque. Su questo non c'è, non registriamo alcuna volontà politica e probabilmente anche per il fatto che forse già state pensando o avete già emanato ieri in Consiglio dei ministri un provvedimento nel quale sembra possa essere invece recepito tutto il contrario ovvero la possibilità di utilizzare questo personale, ampiamente qualificato e specializzato, a ben altre mansioni rispetto a quelle per cui erano destinati (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. La deputata Morfino sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/14 D'Orso, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/15 Giuliano, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Con quest'ordine del giorno, a cui avete dato parere contrario, cercavamo di trovare una soluzione a un pasticcio che avete inserito in questo decreto perché con questo decreto avete modificato la disciplina dell'esame di Stato di abilitazione all'esercizio della professione forense; e soprattutto avete modificato questa disciplina a partire già dalla sessione in corso; quindi i candidati che, a dicembre, tra soli quattro mesi, si troveranno a svolgere l'esame di abilitazione alla professione forense vedranno queste modifiche in corso. E avete fatto tutto ciò in barba al legittimo affidamento di migliaia di candidati che, ovviamente come ben sapete, iniziano la loro preparazione all'esame molti mesi prima dell'effettivo svolgimento dell'esame; avete fatto delle modifiche ignorando il loro legittimo affidamento, ignorando il percorso che i candidati hanno svolto fino ad ora. Faccio un esempio: nella prova orale avete sostituito il diritto civile con il diritto privato che è una materia molto più ampia; avete aggiunto, per quanto riguarda l'orale, la materia della previdenza forense. Ripeto, tutto ciò l'avete fatto già a partire dalla sessione in corso, già a partire dalla sessione di dicembre. Tutto questo per noi è inaccettabile perché vuol dire ignorare le esigenze e, ripeto, il legittimo affidamento di migliaia di candidati che si preparano a dare a dicembre l'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno dà la possibilità al Governo di recuperare un cortocircuito istituzionale. Voi avete disciplinato con decreto-legge l'esame dell'abilitazione della professione forense. È evidente che, in realtà, questo tipo di intervento necessitava di un intervento ordinamentale: non è possibile prevedere un intervento, su un esame così importante, che va a selezionare la classe forense, attraverso un decreto d'urgenza senza alcun passaggio vero nelle Commissioni, con audizioni reali, vere e approfondite. Anche perché, in tutta sincerità, non è che risolviamo il problema della selezione dei giovani avvocati, cambiando il numero delle prove scritte o riducendo le materie. Ci sono moltissimi problemi dovuti al fatto che tantissimi avvocati e tantissimi aspiranti avvocati scelgono di andare all'estero a prendere l'abilitazione, quindi, in sostanza, vanno a pagare per avere l'abilitazione mentre chi non ha la possibilità di pagare 5.000 o 6.000 euro è costretto a fare una selezione; molte volte anche più di una volta.

C'è il problema degli ordini molto grandi, che non riescono a correggere gli scritti in tempo, per poter poi avere un risultato e sapere se, superato lo scritto, si può affrontare l'orale. Tutto questo non è stato affrontato e quindi, ancora una volta, con una pezza a colori cercate di risolvere un problema che esiste e che riguarda i giovani ragazzi che non solo fanno 18 mesi di pratica senza - molto spesso - percepire un euro, ma si trovano sottoposti ad un esame che molto spesso non va a valutare il merito e l'esperienza e la formazione di questi ragazzi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se non nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/15 Giuliano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/16 Cafiero De Raho, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Nell'ordine del giorno non abbiamo chiesto l'abrogazione dell'articolo 16; avevamo chiesto semplicemente che si intervenisse per una formazione e per consentire che effettivamente quell'articolo 16 potesse avere attuazione.

L'articolo 16, peraltro, prevede l'istituzione delle sezioni “stralcio” - quelle sezioni che sono state istituite per ridurre il carico sulle questioni immigrazioni - e soprattutto si è dato alla magistratura onoraria il compito di collaborare. Ma scusatemi: sapete la magistratura onoraria in quale situazione versa? In diversi uffici giudiziari è presente solo il 30 per cento e stanno dicendo, da oltre un anno e mezzo, che non sono più in grado di affrontare alcuna questione. E voi assegnate alla magistratura onoraria il compito di valutare le questioni relative all'immigrazione, alla protezione internazionale? Cioè a magistrati che hanno un'altra competenza e che comunque sono specializzati in un'altra materia assegnate una delle materie più delicate in temi di diritti umanitari e di rispetto dei diritti soggettivi costituzionali? Mi sembra veramente qualcosa di impensabile ciò che si fa con l'articolo 16: assegnare alla magistratura onoraria un compito delicatissimo e complesso. Ma questo significa evidentemente che non avete a cuore la risoluzione di un carico di lavoro arretrato che si è accumulato nel tempo. Avete soltanto apparentemente richiamato la magistratura onoraria che sapete non riuscirà mai ad affrontare questi temi.

Ma è pensabile questo? Ma avete pensato a una formazione e ad una specializzazione della magistratura onoraria nel momento in cui deve affrontare questi temi? No. Evidentemente non è nel vostro interesse che questioni di questo tipo vengano affrontate e risolte. E in fondo cosa avevamo chiesto in quest'ordine del giorno?

Semplicemente formazione, miglioramento, specializzazione, una magistratura onoraria che fosse rafforzata. Tutto questo non è stato fatto. Non solo, ma addirittura avete espresso un parere contrario anche all'ordine del giorno. Beh, io veramente non credo che voi abbiate a cuore la magistratura e il lavoro della magistratura, comportandovi in questo modo. Grazie, Presidente, ho terminato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/16 Cafiero De Raho, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/17 Ascari. Ha chiesto di parlare la deputata Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Io veramente non comprendo il parere contrario su quest'ordine del giorno. E vorrei ricollegarmi anche alle dichiarazioni aberranti che sono state fatte da questo Governo sulla vicenda Ceuta, e vorrei dire che è l'Italia che dovrebbe essere esclusa da Schengen, visto che con il Governo Meloni abbiamo il record di immigrazione illegale e di sbarchi. È questa la verità, la dura verità: è proprio che il record di sbarchi e di ingressi irregolari porta la firma del Governo Meloni, che ha proprio preferito la propaganda alla gestione.

Se volevate davvero affrontare il fenomeno migratorio con serietà, bisognava rafforzare lo Stato, e non gli slogan, come avete fatto. Per questo cosa serve? Servivano commissioni territoriali messe nelle condizioni di lavorare rapidamente e, soprattutto, efficacemente; servivano investimenti negli uffici immigrazione delle questure e delle prefetture e, in particolare, stabilizzare gli interinali che da anni garantiscono con competenza, professionalità e spirito di servizio il funzionamento di queste strutture. Evidentemente non siete mai entrati all'interno di un ufficio immigrazione della questura, con file che partono sotto il sole anche a 40 gradi, in condizioni disumane, dalle 5 del mattino per arrivare a un appuntamento alle 13.

Perché non c'è personale, perché i tempi sono questi, perché c'è tantissima burocrazia, perché all'interno di un ufficio immigrazione non ci sono solo le pratiche di protezione internazionale, ma ci sono anche richieste di lavoro subordinato, familiare, salute, cure mediche, e c'è una molteplicità di lavoro che va gestito, e molto spesso viene gestito da queste figure che sono gli interinali, che da anni, ancora oggi, si trovano in una condizione di precariato e di vulnerabilità.

Non sanno mai se il contratto avrà un seguito, e questo destabilizza e provoca un gravissimo pregiudizio in uomini e donne che hanno maturato una grandissima professionalità e competenza. Questo per dire che non si governa l'immigrazione con gli annunci o alimentando la paura con la creazione di un nemico, che, guarda caso, sono sempre persone vulnerabili e soprattutto fragili. Si governa con personale qualificato, procedure efficienti e istituzioni che funzionano.

Chiudo, Presidente, dicendo che la sicurezza, che voi tanto propagandate, si costruisce con istituzioni forti e personale stabile; non, ripeto, con gli slogan di chi ha trasformato, come voi, l'immigrazione in una campagna elettorale permanente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'Abbate sottoscrive l'ordine del giorno.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/17 Ascari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/18 Gianassi: accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/18 Gianassi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/19 Serracchiani. Onorevole Serracchiani, accetta la riformulazione? Accetta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/20 Di Biase. Onorevole Di Biase, accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/20 Di Biase, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/21 Benzoni. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Presidente, vorrei evitare l'intervento, ma quest'ordine del giorno parla di “Investor Visa for Italy”, che è un programma fatto per gli investitori stranieri in Italia. Quindi, prima di fare un intervento, chiedo se il Governo possa ravvedersi sul parere, perché mi pare una cosa molto di buon senso.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Sottosegretario Balboni. Ne ha facoltà.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio.

ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. In effetti, su quest'ordine del giorno il parere potrebbe diventare favorevole, a condizione che dopo la frase: “impegna il Governo” si inserisca: “a valutare l'opportunità di”.

PRESIDENTE. Onorevole Benzoni, accetta la riformulazione? La accetta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/22 Soumahoro, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/22 Soumahoro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/23 Dori: accetta la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/23 Dori, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/24 Zanella. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.

PATTY L'ABBATE (M5S). Vorrei sottoscrivere l'ordine del giorno della collega e intervenire. Grazie, Presidente. Presidente, quando parliamo di minori stranieri non accompagnati, non stiamo parlando di numeri, di statistiche o di fascicoli amministrativi; stiamo parlando di bambini e ragazzi che arrivano nel nostro Paese completamente soli, dopo avere affrontato guerre, violenze, persecuzioni, fame, torture e viaggi disumani. Ragazzi che hanno perso tutto, tranne la speranza di trovare protezione.

Il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo richiama con forza il principio del superiore interesse del minore. È un principio giuridico, ma prima ancora è un principio di civiltà. Eppure, leggendo questo provvedimento, si ha la sensazione che il Governo abbia scelto di dare priorità alle procedure, ai controlli e agli aspetti burocratici, lasciando sullo sfondo proprio chi avrebbe più bisogno di essere tutelato. So che sto intervenendo, ma c'è un chiasso pazzesco e dei bambini qua non interessa a nessuno. Presidente, non so, intervenga lei.

PRESIDENTE. La ascoltiamo. Sicuramente tutti i colleghi la ascoltano.

PATTY L'ABBATE (M5S). Io sento un casino. Dove sono le risorse per rafforzare il sistema dei tutori volontari? Dove sono gli investimenti per garantire un'accoglienza dignitosa, il sostegno psicologico, l'accesso alla scuola e percorsi di inclusione? Cose che non abbiamo visto. Dove sono le misure che trasformano il principio del superiore interesse del minore in una realtà concreta? Un Paese si misura da come tratta le persone più fragili.

Non possiamo chiedere all'Europa solidarietà e poi limitarci ad applicare soltanto le parti del Patto che riguardano i controlli, dimenticando quelle che impongono di proteggere chi è più vulnerabile.

Per questo, chiediamo al Governo di cambiare rotta, di rafforzare concretamente le tutele per i minori stranieri non accompagnati e di dimostrare con i fatti e non con gli slogan che l'Italia è ancora un Paese capace di mettere al centro la dignità della persona. Infatti, un bambino non è mai un'emergenza da gestire, è una vita da proteggere e su questo si misura la credibilità morale delle nostre istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/24 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/25 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/25 Zaratti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/26 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/26 Ghirra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/27 Fratoianni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/27 Fratoianni, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/28 De Luca. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/28 De Luca, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/29 Fornaro. Onorevole Fornaro, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/30 Cuperlo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/30 Cuperlo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/31 Bakkali. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/31 Bakkali, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/32 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/32 Bonafe', con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/33 Mauri. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/33 Mauri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/34 Casu. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/34 Casu, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/35 Boldrini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/35 Boldrini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/36 Ferrari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/36 Ferrari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/37 Orfini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/37 Orfini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/38 Toni Ricciardi. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/38 Toni Ricciardi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/39 Ghio. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/39 Ghio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/40 Lacarra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/40 Lacarra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3053/41 Scarpa. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3053/41 Scarpa, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3053​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Soumahoro. Ne ha facoltà.

Ormai, ragazzi... Io però voglio la standing ovation (Applausi). È la notturna, ve l'ho detto.

Prego, onorevole.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Ha pronunciato bene. Grazie, Presidente. Presidente, ci sono fatti che interrogano la coscienza di un Paese prima ancora della sua politica. Infatti, ci sono alcuni fatti che interrogano la coscienza di un Paese prima ancora della sua politica. E quelli relativi ai processi migratori fanno parte dei temi che dovrebbero interrogare la coscienza dell'intero Paese, prima ancora della sua politica. Si legge migrazione, ma in realtà parla a noi, parla a noi europei, parla a noi italiani. E questo “noi” a sua volta ci invita a prendere in considerazione alcuni dati. E qui vorrei far riferimento ad alcuni dati demografici e alle loro conseguenze sul piano economico.

Presidente, da qui al 2050, la popolazione europea, che attualmente è di 451 milioni di persone, scenderà sotto i 400 milioni di persone, mentre la popolazione italiana, dagli attuali 59 milioni di persone, scenderà a 54,7 milioni di persone, vale a dire una diminuzione di 4,3 milioni di persone. E le conseguenze economiche di questo calo demografico si evidenziano in termini di capacità nostra, sia a livello europeo che italiano, di far fronte al sistema pensionistico. Le conseguenze economiche di questo calo, sia a livello europeo che italiano, hanno a che fare con la nostra capacità di far fronte a ciò che rappresenta oggi, a livello mondiale, la competitività sulla tenuta economica stessa dell'Europa e dell'Italia. E le conseguenze economiche di questo calo demografico hanno a che fare con la nostra capacità di far fronte a ciò che dovrebbe rappresentare il mondo della formazione, perché ciò che viene formato è ciò che nasce, ciò che viene formato è ciò che si proietta. Questo è il quadro.

Quindi, si legge migrazione, ma in realtà parla a noi, parla a ciò che vogliamo essere da qui ai prossimi 25 anni.

Di fronte a una situazione del genere, un Paese nella sua interezza è chiamato ad interrogarsi. E chi dovrebbe, in primis, porre al centro risposte in relazione a questi dati che ho appena menzionato? È la classe politica. Quindi l'Europa, consapevole di questa drammatica situazione, ha messo in campo delle risposte e tra queste risposte abbiamo il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo. È una risposta. Allora noi siamo chiamati ad analizzare questa risposta, questo strumento che l'Europa mette in campo.

Dal mio modesto punto di vista, è una risposta a un problema reale. Ma la risposta è una risposta adeguata? La risposta è una risposta giusta? La risposta è una risposta coerente? La risposta è una risposta lungimirante? La risposta è una risposta capace di rispondere ai bisogni e alle preoccupazioni sia dei nostri concittadini che degli stessi migranti? Questa è la sfida.

Allora chi esercita l'attività governativa o parlamentare è chiamato ad interrogarsi al di fuori della logica delle opposte tifoserie. Non stiamo parlando di filosofare in modo astratto, ma parliamo di ragionare su ciò che rappresenta il presente, il domani e il futuro dell'Europa. Queste sono le sfide.

Allora io dico che la risposta dell'Unione europea, in relazione a questo tema, mette al centro un altro elemento, vale a dire: ogni singolo Paese oggi sul piano europeo è in grado di affrontare una sfida come quella dei processi migratori? La risposta è evidentemente “no”.

Come oggi è articolato questo Patto, sul quale oggi siamo chiamati a votare, basta? Il meccanismo della solidarietà che viene individuato… perché l'Europa pone al centro il tema di creare una forma di armonizzazione delle politiche per non andare in una situazione di caos legislativo: 27 Paesi con 27 politiche europee diverse, 27 Paesi con 27 scelte diverse sul piano della capacità di creare i meccanismi sul piano energetico, il piano economico, il piano demografico. E quindi abbiamo bisogno di creare un'armonizzazione.

Allora, da qui parto con delle proposte. La prima è creare un meccanismo di solidarietà vincolante. Quando noi, a livello italiano, ci siamo ritrovati con il tema della crisi migratoria, come si è visto sull'isola di Lampedusa, dove le persone che erano giunte sull'isola erano il doppio del numero dei residenti, è evidentemente chiaro che l'Italia, da quel momento, rappresentava e rappresenta tuttora la finestra, la porta dell'Europa. E quindi chi mette piede in Italia mette piede in Europa e la risposta non può che essere europea. Però senza un meccanismo di solidarietà vincolante si ritorna punto a capo, dove tra gli egoismi di ogni singolo Paese si cerca, in modo illusorio, di dare delle risposte.

Certo, permetterà di raccattare qualche voto ma dal momento in cui si chiudono i seggi, dal minuto successivo la questione ritorna e ci si ritrova con l'ennesimo decreto, l'ennesimo voto di fiducia, perché dall'inizio di questa legislatura ad oggi andiamo a contare quanti provvedimenti sono stati posti in essere da parte di questo Governo e la risposta è sempre la stessa: non ci sarà possibilità di affrontare questo tema se non lo poniamo sul piano della necessità di creare una sinergia sul piano europeo.

Il secondo elemento riguarda la questione della migrazione, cioè l'articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani sancisce che la libertà di circolazione è una libertà che va garantita e tutelata, quindi vale a dire che le migrazioni non si possono fermare, ma le migrazioni si possono governare e governare le migrazioni vuol dire mettere a disposizione delle persone che intendono viaggiare le condizioni per poter viaggiare e salvaguardare la propria vita.

Ma accanto a questo, Presidente, vi è altrettanto il tema del diritto di restare, perché riteniamo tutti che 700.000 giovani italiani, nel corso degli ultimi 10 anni, hanno lasciato l'Italia perché il tema del diritto di restare non è stato garantito loro a livello italiano. La stessa cosa vale per Ahmed, per Yacoub, per Joaquin, per Emanuele e tante altre persone. E quindi noi dobbiamo cercare di ragionare in questi termini, e tutta questa risposta viene data a partire dalla capacità della politica di creare un tessuto per garantire investimenti, un tessuto per garantire occupazione, un tessuto per garantire a quei giovani, siano italiani o provenienti da altri continenti, di poter realizzare il proprio sogno senza dover scegliere le vie della morte o senza dover abbandonare i propri affetti. Questi sono i temi. Il resto per davvero, Presidente, e concludo…

PRESIDENTE. Concluda, sì.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). … è una forma di fuga all'indietro, perché la fuga all'indietro vuol dire che la politica rinuncia alla propria missione. In assenza di tutto questo, voterò “no” a questo provvedimento (Applausi di deputati del gruppo Misto e Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, nel dibattito parlamentare su questo decreto abbiamo ascoltato una rappresentazione dell'Italia quasi paralizzata, come se ogni intervento volto a migliorare il funzionamento dello Stato fosse un arretramento, ogni adeguamento alle esigenze concrete fosse una rinuncia, ogni scelta organizzativa fosse una messa in discussione delle riforme.

Noi crediamo, invece, che la questione centrale sia un'altra. La credibilità dello Stato si misura sulla sua capacità di far funzionare le regole. Le istituzioni sono autorevoli quando trasformano i diritti teorici in garanzie effettive, gli impegni assunti in azioni concrete. Una riforma, del resto, Presidente, non vive nel momento in cui viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale; vive quando può essere applicata, quando gli uffici sono in grado di sostenerla, quando il personale è presente, quando le infrastrutture funzionano. Il contrario sarebbe soltanto propaganda normativa. Ed è proprio questa la scelta politica contenuta nel decreto che oggi convertiamo in legge: fare in modo che la giustizia funzioni davvero, anziché limitarsi ad annunciare cambiamenti destinati a rimanere sulla carta, perché alla fine la credibilità delle istituzioni si misura proprio lì: nella capacità di trasformare le norme in servizi, i principi in risultati e le promesse in fatti. Per questo le misure organizzative contenute nel provvedimento rappresentano un atto di responsabilità: responsabilità verso i magistrati, responsabilità verso gli operatori del diritto e, in particolare, verso il personale amministrativo, che rappresenta una componente essenziale e spesso poco visibile del funzionamento della giustizia; responsabilità soprattutto verso quei cittadini che della giustizia non chiedono dibattiti ideologici, ma risposte tempestive. Ed è proprio questa la prospettiva nella quale si inseriscono anche le disposizioni dedicate all'attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l'asilo: rafforzare la capacità dello Stato di governare fenomeni complessi attraverso regole certe e strumenti adeguati.

Per anni la politica italiana ha chiesto con forza una maggiore assunzione di responsabilità su questi temi da parte dell'Europa. Oggi che quel percorso si è finalmente tradotto in regole comuni, sarebbe singolare sostenere che l'Italia non debba fare la propria parte. Essere europeisti significa anche questo: contribuire a costruire un sistema comune e rispettare gli impegni assunti. Non esiste una politica migratoria credibile senza regole certe, e non esiste integrazione senza legalità. Chi continua a mettere in contrapposizione sicurezza e diritti propone una contrapposizione artificiale. La sicurezza è un diritto, la legalità è un diritto e un dovere.

La certezza delle regole è la prima garanzia anche per chi quelle regole le rispetta ogni giorno. Il vero discrimine non è tra fermezza e umanità, il vero discrimine è tra uno Stato capace di governare i fenomeni e uno Stato costretto a subirli. Ed è esattamente questa la sfida che abbiamo davanti. Questo decreto, Presidente, va esattamente in questa direzione, perché non alimenta scontri ideologici né cerca facili applausi. Affronta questioni concrete con strumenti concreti, che è ciò che i cittadini chiedono alle Istituzioni. Per queste ragioni, Presidente, a nome del gruppo Noi Moderati, dichiaro il voto favorevole alla conversione in legge del decreto (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Mi ha preso un po' alla sprovvista perché non ci dovevano essere gli eroi del generale? Quelli combattenti? Non erano prima di noi?

PRESIDENTE. No, hanno rinunciato.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Quelli della destra vera si sono dileguati (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista)? Ma non mi dica, signor Presidente. Veramente, certe volte rimaniamo basiti. Quelli della destra vera stanno girando due spaghetti? E vabbè, succede Presidente.

PRESIDENTE. Non mi permetto io.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Noi cerchiamo di aiutarli, però, lei mi deve dare la possibilità di riordinare un attimo i miei fogli dell'intervento, perché sennò non ce la faccio, per consegnarli agli stenografi in maniera che possano metterli agli atti. Ovviamente se lei mi consente.

PRESIDENTE. Assolutamente è autorizzato.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). La ringrazio, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Volentieri consegnerei se avessi qualcosa da consegnare, ma, purtroppo, ho il difetto di parlare a braccio e, quindi, faccio difficoltà a consegnare, ma cercherò di essere…

PRESIDENTE. Non mi consegni brutte cose a me.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Giammai, Presidente. Oggi, poi, la vedo particolarmente in forma, quindi, non mi permetterei proprio. Intervengo anche molto velocemente, perché la discussione che abbiamo fatto, anche in occasione della discussione generale, è stata molto articolata e profonda e penso che abbiamo chiarito quali sono le nostre perplessità su questo decreto, a cominciare dalla sua eccessiva eterogeneità. È un provvedimento che, dal punto di vista dell'urgenza, è eccessivamente eterogeneo: comincia affrontando il problema dei giovani avvocati e dell'esame di Stato per diventare avvocato, per arrivare al problema dei migranti, dei minori non accompagnati e a tutte le altre grandi questioni che riguardano il problema delle migrazioni. Quindi, un provvedimento così fatto, francamente, meriterebbe una critica assai aspra e penso che lo dovremmo fare tutti quanti insieme.

Vorrei spendere due parole per i giovani avvocati perché, anche negli ordini del giorno, ho visto che tutti quanti noi - i colleghi e le colleghe - ci siamo concentrati sull'aspetto che riguardava la questione dei migranti. Voglio spendere due parole sui giovani avvocati perché ritengo che siano vittime di una grave e importante ingiustizia. Voglio ricordare che, durante il COVID, gli aspiranti avvocati avevano da affrontare soltanto una prova orale - ovviamente, a seguito della grande emergenza del COVID -, poi fu fatto un decreto ad hoc, che più volte è stato reiterato, che introduceva una prova scritta e una prova orale. A supporto del fatto che era necessario arrivare a questa prova scritta sufficientemente preparati, i giovani laureati in giurisprudenza non soltanto devono fare i 18 mesi di praticantato, così come prevede la legge, ma, contemporaneamente, dovevano anche frequentare - e devono frequentare - tre corsi semestrali gestiti da strutture private che attestavano, attraverso un esame finale semestrale, la professionalità, la capacità e la preparazione di questi ragazzi. Voglio sottolineare che questi corsi sono a pagamento, perché sono corsi privati; quindi, i giovani che vogliono diventare avvocato, dopo aver studiato cinque anni, essersi laureati, dopo aver affrontato il periodo del praticantato - quasi sempre non pagati, senza neanche un rimborso spese -, devono anche affrontare, con le loro famiglie, la spesa dei corsi a pagamento per arrivare a poter sostenere l'esame di avvocato.

Ora, già questa era un'enorme ingiustizia, che, oltretutto, è stata peggiorata da questo provvedimento, che introduce addirittura due prove scritte. Sarebbe comprensibile se, a fronte del fatto di fare due prove scritte, almeno si fosse eliminata l'obbligatorietà dei corsi di formazione e del pagamento di questi corsi di formazione. Io penso che questa fosse l'occasione, invece, di fare qualcosa di utile e, cioè, soprattutto, di garantire ai candidati la possibilità di avere prove eque e uguali in tutta Italia. Non è possibile che ogni Ordine provinciale eserciti questo esame nei modi e con le regole che ritiene più opportune, perché così abbiamo province dove ci sono prove estremamente facili e province dove è quasi impossibile avere accesso alla professione se non si dà tre o quattro volte lo stesso esame.

Io credo che questa ingiustizia andasse assolutamente rimossa, non soltanto perché c'è una disparità tra chi affronta una prova facile e chi ne affronta una difficile, ma anche perché è chiaro che c'è una disparità di curriculum una volta fatto l'esame. Infatti, chi ha affrontato la prova in un ordine prestigioso avrà un maggiore prestigio dato dal suo titolo e, invece, chi affronta questa prova, in un Ordine che ha meno prestigio, avrà una minore facilità di ingresso nel mondo del lavoro.

Ecco, questa era l'occasione di affrontare una riforma che aiutasse effettivamente i nostri giovani avvocati. Era una cosa importante e, invece, ancora una volta, si è scelta la strada di peggiorare la situazione e di continuare a determinare l'emungimento delle famiglie dei giovani avvocati, i quali sono costretti a spendere sempre di più in formazione senza avere in cambio assolutamente nulla.

Passiamo alla questione dei migranti, di cui si è parlato lungamente. In questi quattro anni, questa maggioranza ha prodotto cinque decreti Sicurezza e non so più neanche quanti decreti sui migranti. Ora, viene abbastanza naturale dire che, se continuate a produrre decreti sui migranti e decreti sulla sicurezza, questo, prima di tutto, non fa nient'altro che sottolineare il fallimento completo delle vostre politiche in questi quattro anni (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Perché, se ogni tanto, ogni sei mesi, ogni anno, dovete produrre un nuovo decreto per cercare di affrontare un problema che secondo voi esiste nel Paese, è del tutto evidente che quelli che avete fatto prima non sono serviti a nulla. E vorrei ricordare che siamo in un Paese nel quale ci sono i salari più bassi d'Europa, dove c'è una crisi industriale che vede il segno meno da 36 mesi; un Paese nel quale l'energia costa più che in tutta Europa, e non soltanto l'energia che consumano le nostre famiglie. Voglio ricordare che non tutti, in questi giorni di caldo, hanno la possibilità di avere i condizionatori dentro casa, di avere il fresco dentro casa; sono sempre i più poveri a soffrire ancora e sempre di più, e sono gli stessi che, durante l'inverno, non riescono ad accendere i riscaldamenti perché non hanno i soldi per pagare la bolletta del gas. Ma anche le nostre piccole e medie imprese soffrono, perché le nostre medie e piccole imprese, che sono l'architrave del sistema industriale italiano, sono quelle che pagano l'energia tre volte tanto quanto costa in Europa. E questo per responsabilità precise di questo Governo.

Non vi preoccupate di affrontare questi temi. Non vi preoccupate del fatto che i nostri giovani, in centinaia di migliaia, vanno via dall'Italia, trasformando l'Italia non in una terra di immigrazione, ma in una terra di emigranti, come lo siamo stati per decenni e secoli. Oggi abbiamo ricordato la vicenda di Marcinelle e, in quell'occasione, il collega Toni Ricciardi ci ha parlato della valenza economica dell'emigrazione nella ripresa italiana, nella rinascita del sistema produttivo italiano. Ecco, noi siamo ancora lì: esportiamo manodopera e adesso esportiamo anche cervelli, oltre che manodopera, perché quelli che vanno via sono le nostre migliori giovani e i nostri migliori giovani, quelli che noi abbiamo preparato. Non vi preoccupate di questo. La vostra narrazione - che è quella che pensate che vi può far vincere le elezioni - è sempre la stessa: puntare in modo demagogico sulla questione della sicurezza e sulla questione dei migranti.

Quello che è accaduto a Ceuta e la gestione che ha avuto questo Governo, la Presidente Meloni, la dice lunga! La dice lunga. Siete scattati in piedi ad attaccare immediatamente la Spagna e le politiche spagnole sui migranti. Bene, vi voglio ricordare che le sanatorie per regolarizzare i migranti le avete inventate voi! Le avete fatte voi per primi in Europa. Le avete fatte voi nel 2002! Le ha fatte il Governo Berlusconi! Ve lo dovete ricordare: quando governavate, non vi chiamavate Fratelli d'Italia, ma Alleanza Nazionale, ma eravate gli stessi. Ecco, per dirvi che avete responsabilità gravi da questo punto di vista.

La Presidente Meloni tante volte è venuta a dirci che i centri in Albania “funzioneranno!”. Ebbene, voglio darvi una notizia: sono passati due anni e questi centri non funzionano! Non funzionano. Sono serviti soltanto a farci spendere ulteriori centinaia di milioni di euro; navi della Marina militare e della Guardia costiera facevano su e giù per l'Adriatico per portare un solo passeggero! È questo quello che siete riusciti a fare: centinaia di persone trasferite in Albania a non fare nulla, a stare ospiti degli alberghi e della costa albanese.

Ecco, i centri in Albania non hanno funzionato, come non hanno mai funzionato gli hub in Paesi terzi. Lo dimostra l'esempio del Ruanda, per finire appunto…

PRESIDENTE. Concluda.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). …con l'esempio infausto dell'Albania. Ecco, penso che le politiche della sicurezza, le politiche sulle migrazioni sanciscano davvero il vostro fallimento a livello nazionale e a livello europeo. E dimostrano la vostra incapacità di affrontare i problemi veri degli italiani e delle italiane, quelli che riguardano i salari, la casa, la scuola, la ricerca e il futuro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non consegnerò e utilizzerò poco del tempo che mi è dato, anche per stare in sintonia con il tempo che voi avete dedicato a questo provvedimento e a questa discussione. Tale provvedimento ha visto la fiducia al Senato, la fiducia alla Camera, poche ore di Commissione. È un provvedimento che novella “Misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024”: per fortuna che erano urgenti! Sono del 2024 e siamo a luglio 2026. Spiegherete le ragioni dell'urgenza in altra sede. Faccio notare che c'era un disegno di legge ordinario che regolamentava e recepiva il Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo, ma che non ha avuto corso. Perché? Perché l'importante è fare un provvedimento tirato via di pochi giorni, il sesto sui temi dell'immigrazione, però temo, in questi pochi minuti che ho, che stia sfuggendo la portata delle cose che avete previsto. La privazione della libertà personale, che era un'eccezione, diventa la regola, rivolta pure ai minori e alle persone in fase di screening; il fermo amministrativo diventa generalizzato. È come se, nel recepire questo Patto, andassero in soffitta documenti di scarsa rilevanza, come la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Convenzione di Ginevra e la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia.

Io penso che voi stiate stravolgendo il tema delle politiche migratorie, che hanno conosciuto con la Turco-Napolitano, il concetto per cui “è permesso l'ingresso, se cerchi un lavoro”, che la legge Bossi-Fini ha trasformato in “diventi irregolare, se perdi il lavoro” e che voi trascinate fino a “non c'entri nulla con la cittadinanza italiana”. E perché lo fate? Io non voglio fare polemica, vi voglio solo ricordare che non è bastato dire “aboliamo le accise e cancelliamo la Fornero” perché questo si realizzasse. Non basterà evocare la remigrazione per affrontare un tema complesso, come il governo dell'immigrazione.

Questa discussione meritava un altro modo di essere affrontata, un dibattito parlamentare vero e soprattutto un provvedimento quadro che dicesse come questo Paese vuole essere, e sarebbe stato condiviso: durissimo con chi non rispetta le regole, ma riconoscente con chi arricchisce, con il lavoro, la cultura e il rispetto delle regole, il nostro Paese. Non è un dibattito che possiamo fare alle ore 23,05 del 5 agosto, ma, ancora una volta, dimostra come rincorrendo un po' di propaganda, non riusciamo a dare risposte quadro a questo Paese. È il motivo per cui noi voteremo contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Presidente, rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, noi voteremo contro questo decreto e lo faremo senza esitazioni. Avete riunito nello stesso provvedimento giustizia e immigrazione, due materie del tutto eterogenee tra di loro e troppo importanti in sé per essere affrontate dentro un testo così vario e con tempi che comprimono, ancora una volta, il confronto parlamentare. In Commissione, avete chiuso i lavori senza farci illustrare e votare ben l'80 per cento dei nostri emendamenti; in Aula avete apposto la fiducia e così avete compresso il dibattito. Con questo decreto-legge date attuazione - dite - al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, un Patto approvato ben due anni fa, il 22 maggio 2024, entrato in vigore l'11 giugno successivo. Il Governo conosceva bene le nuove regole, il calendario e le scadenze. Le conosceva da ben due anni, ma oggi ne date attuazione con un provvedimento, un decreto-legge, la cui legittimità costituzionale è subordinata al requisito della straordinaria necessità e urgenza, che qui manca. È un provvedimento, dunque, questo, incostituzionale. Già, ma voi la legge, la Costituzione la mettete sotto le scarpe (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

L'urgenza che voi oggi invocate porta la firma di Giorgia Meloni e ne dimostra l'incapacità di governo. La vostra approssimazione emerge nelle disposizioni sull'accesso alla professione forense. Avete mantenuto tre corsi semestrali a pagamento, migliaia di euro, ciascuno con un esame finale e avete aggiunto due prove scritte, caricando così sui giovani, sulle loro famiglie ulteriori costi, senza risolvere il problema essenziale: l'uniformità della valutazione. Un esame di Stato deve essere nazionale nei fatti, la preparazione di un candidato non può essere giudicata con un metro a Milano, con un altro metro a Campobasso, in un modo a Roma, un altro a Reggio Calabria (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E quando il risultato dipende dalla commissione o dalla sottocommissione davanti alla quale si viene esaminati, il merito va a farsi benedire e cede il passo alla discrezionalità. Ma è proprio sull'immigrazione che la distanza tra i vostri annunci e i risultati diventa insostenibile. Raffrontiamo i nostri dati con quelli della Spagna, una Nazione, un popolo amico che avete dileggiato.

Dal 2021 al 2026, secondo i dati Frontex, in Italia sono arrivati 478.600 migranti; in Spagna, nello stesso periodo, 234.760. Il Governo Meloni ha prodotto quasi il doppio dei migranti irregolari del Governo Sanchez. Eppure, il Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha sproloquiato di una politica migratoria spagnola fallimentare. Avete accusato la Spagna di non saper governare i flussi. Avete addirittura chiuso Schengen, senza sapere che Ceuta è una exclave spagnola in Africa, non soggetta alle regole di Schengen. Vi siete fatti rispondere alla TV spagnola, dati alla mano, che l'Italia è stata la principale porta di ingresso in Europa di migranti irregolari e i Ministri degli Affari esteri europei, da voi convocati in fretta e furia in un disperato tentativo di mistificazione comunicativa, i Ministri europei hanno invece espresso apprezzamento per la rapidità e l'efficacia degli sforzi delle autorità spagnole. Avete fallito anche con questo vostro disperato e abietto tentativo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Una figuraccia internazionale! Ma torniamo a voi. Avete promesso il blocco navale, i porti chiusi, la fine delle partenze.

Ebbene, con voi le partenze sono aumentate, gli arrivi sono cresciuti, i trafficanti hanno continuato a fare affari e le persone hanno continuato a morire. Già, a Cutro sono morte 94 persone, a Ceuta si contano oltre 100 morti e più di 40 dispersi. E dietro queste cifre ci sono uomini, donne, bambini, famiglie distrutte. Di fronte a vite spezzate, serve rispetto e serve quel cordoglio che voi non avete davvero mai espresso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il vostro obiettivo è costruire un nemico permanente per distrarre l'opinione pubblica dal caro della benzina, dalla diminuzione del potere d'acquisto dei salari, dal lavoro povero e dai mille problemi dei cittadini italiani che il vostro Governo ha aggravato.

Dovevate inseguire gli scafisti in tutto l'orbe terracqueo, ma l'unico criminale che la Corte penale internazionale vi aveva ordinato di arrestare, il generale libico Almasri, lo avete rimandato a casa con l'aereo di Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), a spese degli italiani e sotto la bandiera italiana, per poi essere deferiti per la violazione del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale e ricevere una lezione di civiltà dalla Libia che ha proceduto al suo arresto. La Libia sì, l'Italia no!

Avevate chiesto la convocazione urgente dei Ministri europei dell'Interno che avrebbe approvato la proposta del Governo di Giorgia Meloni e dei return hub sul modello Albania, ma poi è arrivato il comunicato finale e di questi return hub non vi è traccia alcuna. Dovevano essere la grande risposta europea di Giorgia alla crisi migratoria, ma di essi non vi è alcuna traccia nell'agenda europea. L'Italia di Giorgia Meloni è irrilevante in Europa, come mai prima (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Che fallimento!

Lo stesso vale per il cosiddetto modello Albania: quelli sono centri sottoposti alla giurisdizione italiana, nei quali opera personale italiano. Sono presidiati dalle Forze dell'ordine italiane finanziate dai contribuenti italiani. Voi continuate a presentarli come un modello per l'Europa e per il mondo, ma i risultati parlano di un insuccesso epocale. In due anni dall'Albania sono state rimpatriate 101 persone, a fronte di milioni di euro spesi. Avete mandato uomini e donne delle Forze dell'ordine a presidiare strutture quasi vuote, mortificandoli mentre nelle città, nelle periferie e nei territori manca personale per garantire sicurezza ai cittadini. I cittadini sono sempre più insicuri e impauriti.

Anche il decreto Flussi fotografa il fallimento delle vostre politiche migratorie. Nel 2025 avete messo a bando 165.000 posti, ma le domande accolte sono state appena 14.349 (appena il 7,9 per cento). Nel frattempo l'industria, l'agricoltura e le famiglie continuano a chiedere lavoratori qualificati che il vostro sistema non riesce a far entrare regolarmente. Non avete il coraggio di superare la Bossi-Fini che prevede che un datore di lavoro italiano possa assumere un lavoratore straniero senza conoscerlo. Così intrappolati, come siete, nelle vostre gabbie ideologiche, alimentate irregolarità. Voi alimentate un sistema che è criminogeno.

Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo una posizione chiara: le frontiere devono essere governate. Uno Stato, che davvero sia uno Stato, deve sapere chi entra nel proprio territorio. Deve distinguere chi ha diritto alla protezione e chi non ha titolo e rendere effettivi i rimpatri previsti dalla legge. Governare l'immigrazione significa contrastare i trafficanti, aprire canali legali e controllati d'ingresso, costruire una vera politica europea e finalmente superare il Regolamento di Dublino che scarica tutta la responsabilità sul Paese di primo approdo. Ma per fare questo occorrerebbe avere autorevolezza internazionale, autorevolezza che a voi manca del tutto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Manca una politica seria, manca una visione, mancano i risultati: il perfetto riassunto del Governo di Giorgia Meloni. Avete fallito anche sul tema dell'immigrazione. Per queste ragioni, restiamo fermi, convinti, senza esitazioni e, a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle, annuncio il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gentile. Ne ha facoltà.

ANDREA GENTILE (FI-PPE). Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, Forza Italia voterà convintamente a favore di questo provvedimento che è posto all'attenzione dell'Aula. Lo farà con senso di responsabilità nella consapevolezza che il provvedimento interviene su questioni concrete e non più rinviabili, lo abbiamo detto, ho avuto modo di dirlo anche in misura ampia nelle questioni pregiudiziali: il funzionamento degli uffici giudiziari, l'organizzazione dell'amministrazione della giustizia, l'esame di Stato per l'accesso alla professione forense e l'adeguamento dell'ordinamento nazionale al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo.

Partiamo anzitutto dall'esame di Stato: il ritorno alle due prove scritte e alla prova orale supera definitivamente il regime semplificato introdotto durante la pandemia. La professione non può essere considerata una professione come le altre: la professione forense riguarda l'avvocato che è il soggetto chiamato a difendere il cittadino davanti all'esercizio del potere pubblico e a garantire l'effettività dei diritti costituzionalmente garantiti. Per questo tale norma ci trova a favore, così come molte norme contenute nel decreto ci trovano a favore e rientrano pienamente nell'idea di funzionamento dello Stato che abbiamo, nell'idea di giustizia che abbiamo e nell'idea di garantismo che abbiamo. Non accettiamo lezioni di garantismo da nessuno e non consentiamo a nessuno di praticare un garantismo a intermittenza (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), garantismo, quello sì, praticato per gli amici degli amici, garantismo, quello sì, predicato a corrente alternata. Non accettiamo lezioni da nessuno perché noi abbiamo un leader, il nostro leader è Antonio Tajani, e abbiamo una storia, abbiamo Silvio Berlusconi, che è stato l'emblema del garantismo in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). E non consentiamo a nessuno di darci lezioni su questo piano. Per tutti questi motivi e queste ragioni noi voteremo convintamente in maniera favorevole a questo decreto.

Forza Italia ci sarà, sarà presente sempre, sarà presente per difendere le ragioni della giustizia, della libertà e per difendere i diritti dei cittadini di questo Paese, quegli stessi diritti che alcune forze parlamentari in questo Parlamento vorrebbero diminuiti, vorrebbero affievoliti e vorrebbero indeboliti. Noi li difenderemo e li tuteleremo sempre. Annuncio il voto favorevole di Forza Italia e mi accingo a consegnare il discorso (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Gentile. Ovviamente è autorizzato a consegnare il suo intervento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barabotti. Ne ha facoltà.

ANDREA BARABOTTI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, se l'Aula tra pochi minuti approverà questo provvedimento, avrà vinto l'Italia, avrà vinto il centrodestra, avrà vinto il Governo italiano, ma avrà vinto anche la Lega. Finalmente, infatti, si afferma una verità troppo spesso calpestata, una verità che i nostri militanti hanno difeso sui territori, una verità che i nostri rappresentanti hanno difeso nelle istituzioni, una verità che, grazie al coraggio di Matteo Salvini, è stata affermata anche in tribunale: difendere i confini non è reato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

La nuova rotta tracciata in Europa ci dice chiaramente che è finita la stagione della porta aperta a tutti, ma ci dice anche un'altra cosa importante: il nostro vecchio continente, ammorbato da questo leviatano che è l'Unione europea, si salva solo se tutte le anime del centrodestra sapranno unirsi di fronte alle battaglie decisive, dal Green Deal all'immigrazione, passando per la lotta ai terrorismi, perché la posta in gioco è troppo alta per sceneggiate, per rivendicazioni egoistiche che aiutano solo la sinistra.

Presidente, tramite lei, mi rivolgo ai colleghi della sinistra: da questa parte dell'emiciclo attendiamo con ansia di vedere se anche su questo provvedimento avranno preparato i loro cartelli.

Forse l'ora è tarda, ma se l'aveste fatto per mostrarli in favore di telecamera, allora vi do un suggerimento: questa volta i cartelli usateli per coprire il vostro imbarazzo e le vostre divisioni (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti). Avete invocato per l'Italia e per l'Europa il modello Sánchez, volevate offrire a chi è clandestinamente nel nostro Paese il lasciapassare per tutti quei servizi che gli italiani, di generazione in generazione, si sono pagati e costruiti con il sudore della fronte.

A Ceuta, però, l'effetto di quelle politiche l'abbiamo visto tutti e Sánchez è stato costretto a fare esattamente ciò che, secondo voi, è assolutamente inaccettabile e disumano: cioè, un rimpatrio di massa, di decine di migliaia di irregolari, a cui avete avuto persino la faccia tosta di applaudire, dopo esservi stracciati le vesti, denunciando le deportazioni di massa e dopo il tentativo di boicottare le iniziative del Governo sui rimpatri.

Elly Schlein, perfino lei, è riuscita a rivendicare che la Spagna, in due giorni, ha fatto più rimpatri dell'Italia. Bene, allora mi chiedo: dobbiamo, quindi, aspettarci un voto favorevole della sinistra a questo provvedimento? No, perché a voi interessa difendere soltanto la vostra parte politica, anche quando quella parte politica cade in contraddizione con se stessa. E il problema è che, in questa ostinazione ideologica, c'è sempre un grande assente: la difesa dell'unico interesse che conta, quello italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

E allora, mentre il Governo faceva ciò che era necessario per affrontare anche questa situazione, io apro i social e vedo la leader del progressismo italiano che, da un parco di Roma, presenta le proposte del PD per difenderci dalle ondate. Quelle migratorie? No, non quelle migratorie, ma le ondate di calore! Le ondate di calore!

E allora, visto che soffrite tanto il caldo, il consiglio che vi do è quello di seguire quello che ha fatto il vostro leader Pedro Sánchez: pubblicate la vostra bella playlist estiva e andatevene in vacanza (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Nel frattempo però, lasciate lavorare chi ha scelto di occuparsi dei problemi degli italiani.

Con questo decreto, quindi, rafforziamo i controlli alla frontiera, perché chi entra clandestinamente non può essere libero di circolare sul territorio nazionale; interveniamo sulle procedure di riconoscimento per impedire a chi arriva in Italia e in Europa di sfuggire alle autorità; e finalmente mettiamo in opera quegli strumenti che ci serviranno a rendere i rimpatri più rapidi.

E di questo, cara collega Boldrini, noi non ci vergogniamo: chi entra in Italia lo fa chiedendo permesso e rispettando le nostre regole, altrimenti no way: te ne torni a casa tua (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier); te ne torni a casa tua, se non sei in regola.

Mi avvio a concludere, Presidente. Onorevoli colleghi, perché tutto questo funzioni, però, serve anche il coraggio di dire la verità, servono strutture di frontiera e servono i CPR, perché senza luoghi dove identificare, trattenere e organizzare i rimpatri, qualsiasi politica migratoria resta soltanto sulla carta.

E allora permettetemi di fare un appello a tutti gli amministratori, a destra e a sinistra, e in particolare ai presidenti di regione come Eugenio Giani, della mia regione, la Toscana: basta ambiguità sui CPR, basta ambiguità sugli hotspot, basta propaganda inutile, basta resistenza al Governo, basta parallelismi con i lager. Chi ostacola lo Stato, nell'identificazione e nel rimpatrio degli irregolari, non fa un torto al Governo ma fa un torto ai cittadini perbene che con il loro lavoro e il loro sudore pagano non solo il nostro stipendio, ma anche il vostro (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Questi sono problemi reali, sì. Ecco perché ci siamo sentiti offesi, quando qualcuno a sinistra ha detto che per noi l'immigrazione è la gallina dalle uova d'oro del consenso.

Ribadiamo allora due concetti semplici: mentre la Lega ha sempre sostenuto che il controllo dei confini fosse un dovere di ogni Stato sovrano, anche a costo di finire a processo, in questo Paese ci sono state numerose sentenze che hanno condannato cooperative, ONLUS, e quell'universo che si occupa di accoglienza che voi conoscete bene.

E se proprio vogliamo invece guardare agli interessi elettorali, considerate che in questo Paese non è il centrodestra che, tramite referendum, voleva regalare la cittadinanza facile a oltre un milione e mezzo di cittadini stranieri. Non è il centrodestra che vuole lo ius soli. Noi non cerchiamo voti facili e alla fine di questo mandato ci sottoporremo a testa alta al giudizio degli italiani, di quelli nati italiani e di coloro che italiani sono diventati dopo un percorso autentico di integrazione o, meglio ancora, di assimilazione (Commenti).

Noi vogliamo che nel 2027 ci sia rinnovata la fiducia da parte di chi vive onestamente, lavora legalmente e rispetta le regole di questo Paese. Noi vogliamo la fiducia di chi conosce le nostre leggi, di chi parla la nostra lingua, di chi conosce la nostra storia. Non di chi ha bisogno di un volantino scritto in arabo per capire che cosa votare, e nemmeno di chi dimostra di non meritare lo status di italiano. A questi signori la cittadinanza la vogliamo togliere, insieme al diritto di voto. Sì.

Presidente, per questo noi continueremo a difendere queste idee, insieme alla convinzione che difendere i confini è un nostro preciso dovere.

Per questo motivo, Presidente, annuncio convintamente il voto favorevole della Lega-Salvini Premier (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.

MATTEO MAURI (PD-IDP). Grazie, Presidente. In questo lungo dibattito io ho sentito, a più riprese, alcuni colleghi dire che noi qua stiamo discutendo il decreto-legge di attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo. Guardi, non è assolutamente così. Non è assolutamente vero. Perché quello che stiamo discutendo noi qua oggi, quello di cui stiamo parlando, è il decreto della mortificazione del Parlamento italiano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ed è il decreto delle finte urgenze. Come ha ricordato bene qualche collega, noi abbiamo un decreto che - lo ricordo a me stesso e all'Aula - dovrebbe essere fatto solo in caso di necessità e urgenza. Bene, l'urgenza sinceramente un po' mi sfugge quale sia. Sapete qual è la ragione? La ragione è che quel Patto europeo è stato fatto più di due anni fa, e cioè nel maggio del 2024. Guardate, l'avete scritto qui, l'avete scritto proprio sulla vostra legge, è nel titolo.

Ma cosa avete fatto in questi due anni e oltre? L'urgenza sinceramente mi sfugge. Perché questo decreto-legge o, meglio, la legge di attuazione, che avreste comunque dovuto fare, la potevate fare sei mesi fa, la potevate fare un anno fa, la potevate fare un anno e mezzo fa. Sapete quando l'avete fatta? L'avete fatta il giorno stesso in cui scadeva il termine ultimo, e cioè il 12 giugno 2026. In quel Patto c'è scritto che le leggi di attuazione devono essere fatte al massimo il 12 giugno, e voi l'avete fatta il 12 giugno.

Siete come quegli studenti svogliati che rimandano e rimandano, e poi la sera prima dell'interrogazione devono studiarsi 400 pagine di storia. Anche se voi con la storia avete, diciamo così, un rapporto almeno un po' particolare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Questa è la vostra urgenza. E su cosa la costruite? Sulle false emergenze, come sempre. Da un lato, ci spiegate che gli arrivi via mare si sono ridotti e, dall'altro, però, urlate all'urgenza e all'emergenza. Perché di quello vivete, perché voi vivete di propaganda.

E dentro questa propaganda, però, guardate che rimangono stritolate due cose importanti: la più importante è che rimangono stritolate le persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e la seconda è che rimangono stritolate le istituzioni.

Voi avete mortificato ancora una volta, e forse in questa occasione nella maniera più clamorosa, questo Parlamento. Dopo due anni avete fatto un decreto, quel decreto l'avete portato qui dopo aver posto la fiducia al Senato; e qui sapete quante ore ci avete permesso di discutere e votare gli emendamenti in Commissione? Quattro ore! Ci avete dato quattro ore. Due anni per pensarci, due fiducie - questa e quella al Senato - e quattro ore di discussione.

Questo è uno schiaffo alle istituzioni, ma - attenzione - non è solo uno schiaffo ai parlamentari di opposizione; questo è uno schiaffo al Parlamento tutto e, perciò, anche ai parlamentari di maggioranza, se avessero una spina dorsale, ma quella spina dorsale hanno dimostrato più di una volta di non averla (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), di non avere neanche una vertebra. Ma soprattutto questo è grave nei confronti dei cittadini, perché il Parlamento rappresenta i cittadini, perché i parlamentari sono qui perché rappresentano i cittadini; voi impedite ai cittadini, con le vostre emergenze e la vostra propaganda, di poter stare veramente dentro il dibattito, di poter contare veramente attraverso i loro rappresentanti.

E poi, guardate, questo è un decreto che dimostra la vostra incapacità e la vostra inadeguatezza. Avete avuto due anni per preparare non solo la legge, ma per prepararvi a questo passaggio che tanto avete invocato, provando a venderlo come un vostro grande successo. Sapete qual è la conseguenza della vostra efficienza? Che quando si introduce la norma per cui lo screening viene fatto in regime di fermo amministrativo entro le 72 ore, voi non sapete dove farlo. Perché ci sono alcune questure che ci provano, molte che non ci riescono, alcune che fanno finta - questa è la verità - di fare le visite e gli accertamenti e altre che proprio non le fanno e mandano a casa le persone. Per cui non avete nemmeno predisposto la modalità per fare quello che voi sapevate già che avreste scritto all'interno della norma.

Ma poi c'è di più. Ci spiegate che le persone dovrebbero andare in luoghi specifici, non ben definiti né sull'area né sul luogo… E dove le mandate? Non avete costruito un centro nuovo, neanche mezzo centro nuovo dove possano essere ospitati.

E allora cosa state facendo? State sgomberando i CAS per metterci i nuovi arrivi e i richiedenti asilo, cioè state buttando per strada delle persone per metterci altre persone, perché, come al solito, non ci avete messo una lira, come sempre. È sempre quello che fate: tutta propaganda, tutti reati quando parlate di sicurezza, tutte norme restrittive, come vedremo tra poco, ma mai una risorsa.

E quelle persone che c'erano e sono nei CAS dove vanno? Vanno per strada, ma forse vanno esattamente dove volete mandarle voi, perché a voi dei migranti... perché voi le persone che sono qui e sono qui in attesa di una risposta dello Stato sulla loro domanda di asilo preferite averle fuori, per poi avere un'emergenza da dichiarare per avere un elemento in più per fare propaganda. Questo è quello che state facendo concretamente.

E poi, guardate, solo una piccola nota, ma dice molto più di altro. Siete riusciti, in questa norma, a scrivere che un migrante che arriva e che fa domanda di asilo, di protezione internazionale, non può lavorare nei primi 90 giorni. Cioè, fino adesso il divieto era su 60; lo portate a 90. Ma scusate, non siete mica quelli che ci spiegano che la gente deve venire qui per lavorare e non per fare altro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Cioè, un migrante vuole lavorare e voi non volete farlo lavorare? Vorrei chiedere anche, diciamo, al sistema produttivo... Ah, no, forse però non devo chiedere a quelli che li fanno lavorare in nero e a quelli che li sfruttano, perché a quelli va bene che non possano lavorare ufficialmente. A questo punto va bene anche a voi, perché è sempre un pezzo della vostra propaganda.

Ma soprattutto, dicevo, stringete la vita delle persone giocandoci. Perché questo è un decreto, come al solito, sulla criminalizzazione degli stranieri, perché la normativa europea prevede una gamma di possibilità e voi sempre - sempre! - in questi anni avete scelto scientificamente la peggiore, la più restrittiva, quella che ha sempre condizionato la dignità delle persone e ha sempre fatto in modo che le occasioni di inclusione e di integrazione fossero ridotte al minimo, perché voi dite ai migranti che non vogliono essere integrati, ma l'integrazione si fa in due: chi si vuole integrare e chi offre opportunità di integrazione. E voi fate di tutto per evitare che ci siano queste opportunità, tant'è vero che con questo provvedimento, ancora una volta, voi state provando - perché questo è l'obiettivo vostro, diciamocelo - a dare il minor numero possibile di permessi per asilo, questa è la verità.

Voi volete ridurre il più possibile i permessi di asilo, di protezione internazionale. Ma guardate che quelle persone a cui non riconoscete l'asilo non se ne ritornano a casa il giorno dopo. Accade quello che è sempre accaduto fino adesso, perché anche voi state rimpatriando un numero limitatissimo di persone rispetto a quelle che sono arrivate e per cui resteranno qui e alimenteranno l'irregolarità, che è esattamente quel brodo di cultura in cui voi volete provare a pescare ancora una volta i vostri voti in maniera irresponsabile.

E poi, Presidente, mi faccia dire l'ultima cosa. Fate una cosa straordinaria. Siccome la verità è che voi dipendete dalle migrazioni, dipendete politicamente dai migranti, li cercate anche dove non ci sono, li cercate anche all'estero. E allora avete fatto una cosa vergognosa: avete attaccato in maniera vergognosa un Paese amico come la Spagna che si trovava a fronteggiare una situazione obiettivamente molto complicata e di crisi, che poi ha risolto in maniera brillante, ma in quel momento era in difficoltà. Voi siete degli sciacalli politici (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti), perché voi provate a costruire…

PRESIDENTE. Concluda.

MATTEO MAURI (PD-IDP). … un pezzo della vostra propaganda sulle difficoltà e sul dramma degli altri, compreso sul dramma delle persone che lì sono morte…

PRESIDENTE. Chiuda.

MATTEO MAURI (PD-IDP). … e sono affogate, perché questa è la verità: voi siete esattamente quello. Poi convocate, o pretendete di convocare, i Paesi europei e quelli, compreso il Ministro dell'Interno italiano…

PRESIDENTE. Onorevole, chiuda.

MATTEO MAURI (PD-IDP). … devono complimentarsi con la Spagna. Questo siete voi, siete quelli che dicono che danno la linea all'Europa, ma la verità è che con questo provvedimento e quello europeo fate il gioco di chi in Europa vuole lasciare che i problemi…

PRESIDENTE. Chiuda, chiuda.

MATTEO MAURI (PD-IDP). …se li gestiscano quelli che ricevono i migranti.

PRESIDENTE. Grazie.

MATTEO MAURI (PD-IDP). Voi vi siete prestati a quel gioco…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Grazie, grazie.

MATTEO MAURI (PD-IDP). … perché non siete all'altezza né politicamente, né umanamente (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo all'ultimo intervento. Ha chiesto di parlare la deputata Kelany. Ne ha facoltà.

SARA KELANY (FDI). Grazie, Presidente. Io innanzitutto vorrei ringraziare chi si è dedicato all'approvazione di questo provvedimento: il presidente di Commissione Pagano, gli uffici della I Commissione, tutti i colleghi della maggioranza, il Governo, la Sottosegretaria Wanda Ferro, il Sottosegretario Balboni, il Sottosegretario Molteni.

Io oggi, Presidente, sarò brevissima. Consegno tutte le mie considerazioni di merito e le affido alla dichiarazione di voto della collega Montaruli sul voto di fiducia e a quella del collega Michelotti in discussione generale. Non c'è bisogno che io mi ripeta rispetto a quello che è stato già ampiamente detto in quest'Aula. Una sintesi però, Presidente, c'è e va fatta. L'approvazione di questo provvedimento è un ulteriore tassello che si aggiunge alle politiche migratorie del Governo Meloni. Il Presidente Meloni è diventato un modello in Europa con riferimento alla gestione delle politiche migratorie. È un modello riconosciuto quello dei return hubs, è un modello che noi per primi abbiamo messo a terra e, mentre la Meloni è un modello per tutta Europa, per la sinistra italiana il modello è Pedro Sánchez (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Io veramente vorrei che gli italiani avessero a mente le immagini drammatiche di Ceuta perché, se la Meloni è modello di gestione, ciò che è accaduto in Spagna, se preso a modello, come è preso a modello dalle sinistre italiane, potrebbe provocare delle conseguenze esiziali anche per l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Abbiate, italiani, presente bene queste due immagini. C'è un modello che, a Lampedusa, oggi funziona e c'è un modello che fallisce, miseramente, in Spagna. Noi lo sappiamo bene ed è per questo che Fratelli d'Italia voterà convintamente sì a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 3053​)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 3053​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3053​: S. 1939 - "Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024" (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 39) (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Inversione dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Gianluca Vinci. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VINCI (FDI). Grazie, Presidente. Anche in parte per le interlocuzioni, ma, visto che manca ancora un po' di tempo alla mezzanotte, chiedo se si vuole mettere ai voti l'anticipazione del punto n. 7 relativo alla Ratifica dell'Accordo con il Kuwait per iniziarlo e concluderlo in tempi brevi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sulla richiesta di inversione dell'ordine del giorno nel senso di passare direttamente al punto n. 7 recante Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa potrà intervenire, ai sensi dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, un deputato contro ed uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno. Chi chiede di parlare contro? Nessuno. C'è qualcuno che chiede di parlare a favore? No. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di inversione dell'ordine del giorno, nel senso di passare direttamente all'esame del punto n. 7 recante Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva per 232 voti di differenza.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1878 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026 (Approvato dal Senato) (A.C. 2957​) (ore 23,48).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2957: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026.

Ricordo che nella seduta del 3 agosto si è conclusa la discussione generale.

(Esame degli articoli - A.C. 2957​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica (Vedi l'allegato A). Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 40).

Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 42).

Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 43).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2957​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Futuro Nazionale prende atto di questo Accordo che è un Accordo…

PRESIDENTE. Colleghi, silenzio, per favore.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). … di ratifica tra la Repubblica italiana e lo Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa. Si tratta sicuramente di un'intesa che va ad intensificare i rapporti fra i nostri due Paesi, tra Italia e Kuwait e riteniamo sicuramente che continuare a costruire relazioni fra l'Italia e il Kuwait possa significare anche rafforzare la posizione. Restiamo comunque sempre molto attenti su quelli che possono essere gli scambi di attrezzature militari, di collaborazioni militari, soprattutto in un momento delicato come questo nella zona del Golfo. Pertanto, come Futuro Nazionale continueremo sicuramente a contribuire, in tutti gli ambiti, all'interno della Commissione difesa, all'interno di quest'Aula quando si parlerà di forniture militari, in un momento - come ho detto poc'anzi - molto delicato. Ma su questo riteniamo che, come Futuro Nazionale, andremo con un voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Mi scusi, ma mi stanno distraendo. Volevo semplicemente annunciare - se è possibile, un po' di silenzio, grazie - il voto contrario del nostro gruppo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente, solo per annunciare il voto a favore.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente, per chiedere di consegnare l'intervento e dichiarare il nostro voto a favore.

PRESIDENTE. Grazie è autorizzata. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Il conflitto contro l'Iran, iniziato da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio, si sta allargando pericolosamente con un numero crescente di Paesi coinvolti. Come sapete, l'Arabia Saudita, lo scorso 29 luglio, insieme agli Stati Uniti ha colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare in Iraq e, a fine luglio, l'Iran ha lanciato di nuovo missili balistici contro una base statunitense in Giordania e gli USA hanno risposto con i raid sull'Iran. Cosa voglio dire? Che anche il Kuwait si trova direttamente coinvolto nell'attuale crisi in Medio Oriente a causa della sua alleanza con gli Stati Uniti. Per questo ratificare proprio ora, in queste ore, nei prossimi giorni, in questa fase complicata un accordo sulla difesa con il Kuwait appare pericoloso e sbagliato. La cosa più sensata sarebbe sospendere l'esame - come vi abbiamo già chiesto - e rinviarlo, rinviarlo a settembre.

La decisione di stringere intese belliche e strategiche in questo preciso momento storico risponde a calcoli geopolitici che noi non condividiamo.

Ho quasi concluso. Con il Kuwait sotto tiro dei droni e dei missili balistici, fornire, secondo noi, addestramento, logistica e intelligence equivale a mettere anche a forte rischio i nostri militari. Tra l'altro, come sapete, attendiamo - lo diciamo da ieri - le spiegazioni sulla missione Task Force Air-Arabia. Finisco col dire che, sul sito del Ministero della Difesa, il Kuwait dà il nome a uno dei cinque pilastri della task force. Quindi, la task force opera di fatto come scudo di difesa aerea per i partner sunniti del Golfo contro gli attacchi di droni e missili balistici dell'Iran, inserendo l'Italia al centro di un potenziale conflitto tra Teheran e Riad. Questo accordo con il Kuwait - ho concluso - finisce per istituzionalizzare una presenza bellica italiana permanente a ridosso di una polveriera. Per questo, annunciamo il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Il collega Grimaldi ha detto tutto ciò che c'era da dire. Quindi, anche noi annunciamo il nostro voto contrario. Sarebbe il caso di congelarlo e di riprenderlo a settembre, ma, visto che così non è, Presidente, il MoVimento 5 Stelle voterà in modo contrario a questa ratifica (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole di Forza Italia e consegnare la dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. È autorizzato.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Grazie, Presidente. Purtroppo, nella consueta fretta nell'esaminare le ratifiche in quest'Aula, si sono sentite numerose inesattezze. Il Kuwait è un Paese tra i più propensi al dialogo e alla diplomazia, che ha sempre cercato e che cerca anche in questo momento. È un Paese in cui l'Italia è molto presente dal punto di vista commerciale ed è un Paese in cui l'Italia è presente con i propri militari. Quindi, quelle parole che si sono sentite non tengono conto di quanto il nostro Paese sta facendo per combattere, proprio anche dal Kuwait con l'operazione “Prima Parthica”, la minaccia terroristica. È il Kuwait che viene aggredito. Il Kuwait è una delle nazioni più libere, come stampa, in Medio Oriente. È una nazione molto avanzata culturalmente, come produzione cinematografica. È una nazione alla quale noi esprimiamo tutta la nostra vicinanza, che esprimiamo, come Lega, anche ai nostri militari che lì operano. Voteremo a favore (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amendola. Ne ha facoltà.

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Le faccio grandi complimenti per la gestione dell'Aula stasera, siamo stati un po' irriverenti. Fate un applauso al Presidente ogni tanto (Applausi). Al generale, al nostro generale.

PRESIDENTE. All'unico generale, chiariamola questa cosa (Applausi).

VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). Presidente, calmiamoci un attimo, altrimenti finisce male. Scusate se rubo due minuti, però è una questione molto delicata questa. Io condivido quello che è stato detto qui. Noi, in Commissione, abbiamo chiesto il rinvio di questo atto; lo abbiamo chiesto per un'esigenza di cautela, perché il quadro geopolitico nel Golfo è drammatico. Sappiamo benissimo che il Kuwait è un nostro alleato storico. Abbiamo una cooperazione che viene da lontano, abbiamo basi, abbiamo i nostri militari lì e abbiamo sempre condiviso nella storia del nostro Paese, attraverso i Governi, una scelta di grande cooperazione. Però, il momento imponeva cautela. Non mi riferisco al fatto che, in fretta e furia, stiamo qui votando, ma imponeva cautela per una lettura complessiva di quello che sta succedendo nel Golfo. Lo dico all'onorevole Giachetti: capisco le sue rimostranze, però è evidente che il Kuwait è un Paese sotto attacco, è un Paese che ha ricevuto attacchi, ha ricevuto attacchi dall'Iran dopo che si è scatenata questa guerra illegale, sciagurata, del Presidente Trump e del Premier Netanyahu.

Ora qual è il punto? Lo dico all'amico e collega Calovini, che in Commissione sa quali sono le nostre argomentazioni: noi ci asteniamo per un punto molto preciso, perché è successa una cosa, Presidente - e chiudo su questo - che, secondo me, ferisce anche il lavoro parlamentare. Noi abbiamo votato il decreto Missioni e ci siamo accorti, a mezzo stampa e grazie al sito dello Stato Maggiore della Difesa che, nel marzo del 2026, sono nate due missioni militari in Arabia Saudita - la missione Task Force Land-Cerbero e la missione Task Force Air-Arabia - e ci siamo accorti, leggendo le risposte del Ministro Crosetto, che queste missioni non sono mai state votate. Dato che ci sono centinaia di soldati che noi rispettiamo, e che, come si dice, per disciplina e onore, vogliamo che siano rispettati, non possiamo ragionare così sul Golfo in questa fase storica. Anche perché quei militari che stanno in Arabia Saudita vengono da un ripiegamento del Kuwait; ma un ripiegamento non è la nascita di nuove missioni di cui ci siamo accorti adesso.

Abbiamo chiesto al Ministro Crosetto di venire in Commissione, di spiegare, abbiamo chiesto, cioè, l'ufficialità: quando si mandano militari all'estero, ci deve essere l'ufficialità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma non per rispetto delle opposizioni, per rispetto di quei soldati che stanno là. Sono 400? Sono 700? Noi non lo sappiamo. Quali sono le regole di ingaggio? Noi non le conosciamo. Quindi, per questo motivo, dato che le vicende sono collegate, noi non possiamo dare un voto favorevole. Perché, anche nel rispetto di quello che è il rapporto che abbiamo con il Kuwait, ma comprendendo quello che sta succedendo, finché il Ministro Crosetto non viene a dirci quale sia la nostra regola di ingaggio in quella parte del mondo, ci dispiace - e lo diciamo con dispiacere perché è un Paese a noi legato, il Kuwait -, ma noi non possiamo dare altro mandato a fare cose che noi non conosciamo. Quando il Ministro Crosetto avrà la disponibilità di venire qui, in Aula, e ci spiegherà come due missioni nascono nella notte, senza nemmeno un voto di questo Parlamento, noi ci metteremo l'anima in pace (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma, al momento, noi non possiamo dare un voto favorevole e capisco anche le iniziative dei nostri colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. Esprimendo il voto favorevole a nome di Fratelli d'Italia, chiedo di poter depositare il testo.

PRESIDENTE. Ovviamente è autorizzato.

Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2957​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2957​: S. 1878 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026" (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 44).

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Ricordo che, nella seduta di domani, al termine delle votazioni, avrà luogo l'informativa urgente del Governo in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione e che, successivamente, avrà luogo la commemorazione delle vittime della strage di Vergarolla.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare la deputata Maffioli. Ne ha facoltà. Un attimo, deputata, cortesemente. Allora, penso che possiamo iniziare. Prego, deputata Maffioli.

Colleghi, un po' di silenzio per favore.

MANUELA MAFFIOLI (LEGA). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, desidero portare all'attenzione dell'Aula un'operazione culturale in atto nel nostro Paese, a Biella nello specifico, la cui portata ci riguarda o potrebbe riguardarci tutti. Si tratta dello Statodellarte, ideato dall'artista internazionale Michelangelo Pistoletto, attualmente candidato al premio Nobel per la pace, e dalla sua Fondazione Cittadellarte. Non una mostra, non un'installazione, non un evento. Lo Statodellarte è la proposta di una nuova forma di organizzazione civica che affianchi le istituzioni, supportandole, dotata di una propria costituzione che pone la libertà dell'arte e la co-creazione al centro del vivere insieme. Un appello a ciascuno e a tutti, coram populo, ad agire per il bene comune attraverso l'arte e la cultura ogni giorno, nella declinazione della propria vita quotidiana e in ogni gesto, a partire dai più semplici.

Lo Statodellarte è stato inaugurato il 21 giugno scorso, nella sede della Fondazione Cittadellarte a Biella, con l'insediamento della sua camera, alla presenza dei rappresentanti delle comunità di pratica d'Italia e del mondo. Non partiti, non Stati, ma reti di persone unite da un voler fare comune, nella direzione della pace e della civile convivenza.

Perché dovrebbe interessare questo Parlamento? Perché ha molto a che fare con una domanda, che è anche la nostra domanda: come si costruisce la pace? Come si costruisce in un tempo in cui il diritto internazionale è messo a dura prova dalla forza? Pistoletto risponde con un concetto tanto semplice quanto radicale: agendo prima, praticando la pace preventiva. Pace non come assenza di guerra, non come stato passivo, ma come atto creativo quotidiano, qualcosa che si costruisce con le relazioni, il riconoscimento reciproco, la sostenibilità prima che il conflitto esploda.

Ed è proprio la pace preventiva che l'artista mette al centro della costituzione dello Statodellarte, è la stessa visione che da vent'anni anima il suo Terzo Paradiso, il simbolo ideato da Pistoletto e portato al Louvre, alla Biennale di Venezia, anche nella mia Busto Arsizio, nelle scuole e nelle piazze e che l'ONU ha eletto a simbolo della propria agenda 2030, ospitandolo anche a New York davanti al Palazzo di vetro. È lo spirito che sta alla base della democrazia, concetto politico-sociale che punta a favorire un diretto intervento del popolo nel fare, una testimonianza preziosa, un esempio concreto della portata rivoluzionaria della cultura, di come possa, anzi debba prevedere, di come possa, anzi debba porre delle domande e dare delle risposte, a riprova, colleghe e colleghi, che investire in cultura, sostenerla, promuoverla e declinarla nella quotidianità sia una scelta di salute, di crescita individuale e collettiva, di benessere e di pace (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). Grazie, Presidente. È tardi, è molto tardi e siamo anche in ritardo, però voglio commemorare una persona generosa. Siamo in ritardo perché lo scorso 22 luglio si è spenta l'ultima speranza per Monica Esposito, una delle otto persone travolte nell'attentato di sabato 16 maggio in centro a Modena. Monica non ce l'ha fatta e dopo oltre 60 giorni di lotta in un letto di ospedale, prima a Bologna e poi nel reparto di terapia intensiva di Baggiovara, a Modena, è deceduta all'età di 55 anni.

Le condizioni della donna erano apparse da subito disperate. Non aveva più ripreso conoscenza da quando in quel drammatico sabato l'auto guidata da Salim El Koudri l'aveva falciata, piombando sulla folla. Un gesto pianificato che aveva il chiaro intento di uccidere più persone possibili, come ha evidenziato il giudice per le indagini preliminari. A Monica - e questo testimonia la sua generosità - sono stati espiantati gli organi per essere donati ad altre persone per tramandare la vita, secondo la volontà da lei stessa espressa. Al marito Angelo, anch'egli ferito nel corso dell'attentato e in corso di riabilitazione, ai suoi tre figli, Jennifer, Angela e Salvatore, va il cordoglio mio, della Lega e di quest'Aula parlamentare.

Monica è la prima vittima in Italia del terrorismo islamico e quest'Aula ha il dovere di commemorarla e di interrogarsi su come si possa costituire una convivenza civile basata sulla condivisione di valori e di regole, sull'ottenimento di diritti, sul rispetto di precisi doveri. Occorre agire per arginare il più possibile la commissione di questi atti estremi - estremi e di estremisti -, come questo avvenuto a Modena, perché in Italia non dobbiamo mai più rivedere scene come queste (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Benzoni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non voglio andare in vacanza senza un pensiero a quanto sta accadendo nelle carceri italiane. Purtroppo, non abbiamo avuto la fortuna di avere il Ministro Nordio in Aula per rispondere a un'informativa che abbiamo chiesto più volte, ma le notizie di questi giorni ci consegnano due immagini drammatiche delle carceri italiane.

Da una parte celle nelle quali si superano i 40 gradi, cinque persone stipate in spazi pensati per due, detenuti costretti a mettere i materassi sul pavimento per cercare refrigerio, carenza di ventilatori, difficoltà persino ad avere l'acqua fresca. Dall'altra, nell'ultima settimana due suicidi, una grande rivolta, droga e telefoni introdotti negli istituti e 39 agenti di Polizia penitenziaria aggrediti.

Non sono due emergenze distinte, non si difendono gli agenti lasciando i detenuti in condizioni disumane, non si tutelano i detenuti abbandonando gli agenti a turni massacranti, senza personale e senza strumenti adeguati. Sono entrambi vittime dello stesso fallimento: l'assenza dello Stato nelle nostre carceri.

Il Governo continua ad annunciare nuovi posti e nuovi istituti, ma una cella che forse sarà pronta fra qualche anno non abbassa la temperatura oggi, non impedisce il prossimo suicidio e non protegge la gente che entra in un reparto sovraffollato. La risposta non può essere soltanto costruire nuove celle, mentre si introducono continuamente nuovi reati e si aumenta la popolazione detenuta. Servono subito condizioni igieniche dignitose, acqua, ventilatori, assistenza sanitaria e psicologica, attività anche nei mesi estivi, più educatori e più Polizia penitenziaria. Di questo, in quest'Aula, non abbiamo avuto l'occasione di parlare, ma il nostro pensiero va anche a loro e agli agenti della Polizia penitenziaria.

PRESIDENTE. Sono così terminati gli interventi di fine seduta.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 6 agosto 2026 - Ore 9,30:

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A​)

Relatore: CERRETO.

2. Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge:

SCHLEIN ed altri; MOLLICONE ed altri; AMATO ed altri; GRIPPO; LATINI: Disposizioni in materia di cinema. (C. 2360​-2578​-2731​-2794​-2969-A​)

Relatore: CANGIANO.

(al termine delle votazioni)

3. Informativa urgente del Governo in ordine ai recenti eventi sismici che hanno colpito l'area dei Campi Flegrei e allo stato di attuazione degli interventi per la popolazione.

La seduta termina alle 00,10 del 6 agosto 2026.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: ROBERTO GIACHETTI E ANDREA GENTILE (A.C. 3053​)

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 3053​). Italia Viva voterà contro questo decreto-legge. E vorrei partire da una cosa che, secondo noi, è molto importante. Noi non siamo contrari alle riforme della giustizia. Anzi. Italia Viva nasce politicamente anche come forza che ha fatto delle riforme una propria ragione d'essere. Ma una riforma è una riforma quando risolve un problema. Quando dà certezza. Quando semplifica. Quando rende più efficace il sistema. Non quando crea una nuova emergenza che poi bisogna correggere. E questo decreto, invece, dà proprio questa impressione. Una norma. Poi un'altra. Una correzione. Un emendamento. Un ripensamento. E alla fine la fiducia. Il problema è che, quando si parla di giustizia, questo modo di procedere produce conseguenze concrete sulla vita delle persone.

Prendiamo ancora una volta la professione forense. Migliaia di giovani hanno studiato per anni. Hanno fatto il percorso necessario. Stanno preparando un esame. E lo Stato cambia le regole a partita iniziata. Ora, io credo che questo sia uno di quei casi nei quali non servono grandi discorsi costituzionali. Basta mettersi nei panni di quei ragazzi. Tu hai programmato il tuo futuro. Hai studiato. Hai fatto sacrifici. Hai investito anni della tua vita. E scopri che le regole cambiano mentre stai preparando l'esame. Ma che fiducia vuoi che abbiano questi ragazzi nello Stato? E poi ci lamentiamo della distanza tra cittadini e istituzioni. La distanza non nasce soltanto dai grandi scandali. Nasce anche da queste cose. Dal cittadino che si sente dire una cosa oggi e un'altra domani. Dallo studente che scopre che le regole del suo esame sono cambiate. Dal professionista che non sa quale disciplina troverà tra qualche mese. La certezza del diritto è anche questo. È la possibilità di programmare la propria vita sapendo che lo Stato non cambierà le carte in tavola mentre stai giocando.

E poi c'è la politica delle intercettazioni. Anche qui abbiamo visto una cosa che ci lascia molto perplessi. Prima restringete. Poi intervenite nuovamente. Poi cercate di reintrodurre strumenti che avevate precedentemente escluso. E allora noi chiediamo semplicemente: qual è il disegno? Perché noi possiamo essere favorevoli o contrari a una determinata scelta, ma vogliamo capire quale sistema volete costruire. Una politica della giustizia non può essere una sequenza di reazioni. Non può dipendere dalla cronaca. Non può essere modificata ogni volta che cambia il clima politico.

Noi vogliamo una giustizia che sia forte, ma una giustizia forte non è una giustizia senza regole.

È una giustizia che funziona. È una giustizia che riesce a perseguire i reati. Che riesce ad arrivare alle condanne. Che riesce a garantire tempi ragionevoli. E che contemporaneamente garantisce i diritti. Questo è il vero riformismo.

E la stessa cosa vale per l'immigrazione. Noi non accettiamo il vostro racconto secondo cui l'immigrazione sarebbe soltanto una questione di sicurezza, di frontiere e di contrasto. No, l'immigrazione è un fenomeno che va governato e, proprio perché va governato, bisogna avere il coraggio di fare quello che voi non state facendo abbastanza. Contrastare l'immigrazione clandestina e contemporaneamente rafforzare l'immigrazione legale. Perché sono due facce della stessa politica. Se voglio combattere i trafficanti, devo togliere loro il mercato. E per togliere loro il mercato devo creare canali legali. Canali ordinati. Canali controllati. Canali programmati. Ingressi legati alle esigenze del nostro mercato del lavoro. Percorsi di formazione nei Paesi di origine. Accordi con i Paesi di transito. Procedure più rapide. E, quando qualcuno non ha diritto a rimanere, rimpatri effettivi. Questa è una politica seria. Non è buonismo. Non è apertura indiscriminata. È esattamente il contrario: è il tentativo di togliere spazio all'illegalità rendendo praticabile la legalità. Ma per fare tutto questo serve l'Europa.

E qui torniamo al punto che ci separa profondamente da voi. Voi continuate a trattare l'immigrazione come una guerra nella quale bisogna trovare un nemico. Noi la consideriamo una delle grandi questioni che l'Europa deve imparare a governare insieme. E proprio per questo rifiutiamo la vostra retorica dell'invasione, perché una cosa è dire che esiste un fenomeno migratorio importante, un'altra è costruire politicamente l'idea che l'Italia sia sotto assedio. Questa non è una politica. È una narrazione.

E quando la narrazione prende il posto della politica, arrivano anche decisioni come quella su Ceuta. Qui siamo arrivati a un punto che considero particolarmente grave. La Spagna è un Paese amico. Un Paese europeo. Un Paese che si trova a gestire una situazione migratoria difficile. E quale dovrebbe essere la risposta italiana? Solidarietà. Coordinamento. Europa. Invece abbiamo scelto di parlare di sospensione di Schengen. Ma cosa c'entra Schengen con la gestione strutturale dei flussi? Cosa cambia per i trafficanti? Cosa cambia per i rimpatri? Cosa cambia per i canali legali? Cosa cambia per la cooperazione con i Paesi di origine? Nulla. Ma cambia una cosa: il messaggio politico. E il messaggio politico è quello che interessa di più alla vostra propaganda. Questo è il problema. Il furore ideologico e il cinismo politico hanno sostituito la politica estera, la politica europea e la politica migratoria. Perché davanti alla difficoltà di un Paese amico voi avete scelto di mostrare i muscoli. Noi avremmo preferito mostrare solidarietà. Perché se domani la difficoltà fosse dell'Italia, vorremmo poter chiedere alla Spagna la stessa solidarietà. Questa è l'Europa. Non un insieme di Paesi che, quando arriva una crisi, si chiudono uno contro l'altro. Ma una comunità nella quale i problemi di uno diventano problemi di tutti.

E allora la domanda è molto semplice. Vogliamo davvero governare l'immigrazione? Bene. Allora costruiamo una politica europea delle frontiere. Costruiamo una politica comune dell'asilo. Rendiamo effettivi i rimpatri attraverso accordi europei. Rafforziamo la cooperazione con i Paesi di origine e transito. Apriamo canali legali. Programmiamo gli ingressi. Combattiamo i trafficanti E facciamo una cosa che forse è meno spettacolare, ma molto più utile: facciamo funzionare l'Europa. Perché l'Italia non può spostare il Mediterraneo. Non può cambiare la geografia. Non può impedire che guerre, crisi economiche e demografia producano movimenti migratori. Può però scegliere come governarli. Può scegliere se lasciare il mercato ai trafficanti oppure costruire alternative legali. Può scegliere se affrontare il problema da sola oppure costruire una politica europea. Può scegliere se usare la paura oppure la politica. E noi scegliamo la politica.

Questo è anche il motivo per cui non ci convince questo decreto. Perché dietro la retorica della fermezza vediamo troppe volte una cosa diversa: la necessità di dimostrare di essere più duri di qualcun altro. Più duri con i migranti. Più duri con l'Europa. Più duri con i giudici. Più duri con gli avvocati. Ma lo Stato non diventa più forte semplicemente perché è più duro. Uno Stato è forte quando le sue regole funzionano. Quando le persone si fidano. Quando la giustizia è efficace. Quando chi deve essere rimpatriato viene effettivamente rimpatriato. Quando chi ha diritto a entrare può farlo legalmente. Quando chi delinque viene perseguito. Quando le frontiere sono controllate. Quando gli accordi internazionali vengono rispettati. Questa è la forza dello Stato. Non la propaganda della forza.

Ecco perché il nostro voto contrario non è un voto contro la sicurezza. È un voto contro l'idea che la sicurezza possa essere fatta di slogan. Non è un voto contro il contrasto all'immigrazione clandestina. È un voto contro l'idea che basti chiudere le porte senza aprire canali legali. Non è un voto contro l'Europa. È un voto per un'Europa che finalmente faccia la propria parte. Non è un voto contro la giustizia. È un voto per una giustizia più seria, più stabile, più efficace e più rispettosa dello Stato di diritto. E soprattutto è un voto contro l'idea che governare significhi reagire alla cronaca. Perché un Governo deve fare una cosa molto più difficile. Deve avere una strategia. Deve guardare oltre il prossimo sondaggio. Deve guardare oltre il prossimo titolo di giornale. Deve guardare oltre la prossima campagna elettorale. Perché i problemi dell'Italia non durano una settimana. La giustizia non si riforma in un tweet. L'immigrazione non si ferma con uno slogan. L'Europa non si costruisce alzando la frontiera contro la Spagna. E la fiducia dei cittadini non si recupera cambiando le regole mentre stanno giocando la partita.

Signor Presidente. Italia Viva vuole un'altra idea di Paese. Un Paese che sappia riformare senza improvvisare. Che sappia essere rigoroso senza essere ideologico. Che sappia contrastare l'illegalità senza trasformare ogni fenomeno complesso in una guerra. Che sappia chiedere all'Europa di fare la propria parte e, quando serve, sappia fare per primo la propria. Un Paese che sappia essere forte senza avere bisogno di dimostrarlo ogni giorno.

Per tutte queste ragioni, signor Presidente, Italia Viva voterà contro questo decreto-legge.

ANDREA GENTILE (FI-PPE). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 3053​). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, Forza Italia voterà a favore del provvedimento posto all'attenzione dell'aula.

Lo farà con senso di responsabilità, nella consapevolezza che il provvedimento interviene su questioni concrete e non più rinviabili: il funzionamento degli uffici giudiziari, l'organizzazione dell'amministrazione della giustizia, l'esame di Stato per l'accesso alla professione forense e l'adeguamento dell'ordinamento nazionale al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo.

Partiamo anzitutto dall'esame di Stato per l'accesso alla professione di avvocato.

Il ritorno alle due prove scritte e alla prova orale supera definitivamente il regime semplificato introdotto durante la pandemia. È una scelta che condividiamo.

La professione forense non può essere considerata una professione come le altre.

L'avvocato è il soggetto chiamato a difendere il cittadino davanti all'esercizio del potere pubblico, a garantire l'effettività dei diritti e a dare concreta attuazione all'articolo 24 della Costituzione.

Per questa ragione, l'accesso alla professione deve essere serio, selettivo e fondato sulla preparazione.

Non si tutela la dignità dell'avvocatura abbassando il livello delle prove. La si tutela formando professionisti preparati, indipendenti e consapevoli della funzione di rilievo costituzionale che sono chiamati a esercitare.

Molti di noi hanno sostenuto l'esame con tre prove scritte e con un numero ben più ampio di materie orali. Non si trattava di un rito punitivo, ma di un criterio rigoroso di selezione.

La modernità non consiste nel rendere tutto più facile. Consiste nel rendere le regole più chiare, le prove più trasparenti e il merito realmente verificabile.

Riteniamo altresì necessarie le disposizioni dirette ad assicurare la funzionalità degli uffici giudiziari, la continuità dei servizi, il rafforzamento della digitalizzazione e una migliore utilizzazione del personale amministrativo e degli addetti all'ufficio per il processo.

La giustizia italiana ha bisogno di riforme, ma ha bisogno anche di organizzazione quotidiana.

Non basta modificare i codici se poi mancano cancellieri, assistenti, strumenti informatici funzionanti e collegamenti efficienti. Non basta annunciare processi più rapidi se gli uffici non dispongono delle risorse per celebrarli.

Per questo guardiamo con attenzione alle misure sull'ufficio per il processo, sull'impiego del personale stabilizzato e sul supporto agli organi della giurisdizione ordinaria, minorile e di sorveglianza.

Sui temi dell'immigrazione, ancora Forza Italia sostiene la necessità di adeguare tempestivamente il nostro ordinamento al nuovo quadro europeo.

Il Patto europeo deve essere attuato. Le frontiere devono essere governate. Le procedure devono essere certe e i tempi devono essere ragionevoli.

Uno Stato che conosce chi entra, che non distingue rapidamente tra chi ha diritto alla protezione e chi non ne ha titolo, che non esegue i rimpatri nei casi previsti dalla legge, non è uno Stato più umano: è semplicemente uno Stato meno autorevole.

Sostenere la legalità delle frontiere non significa negare la dignità delle persone.

Al contrario, soltanto le procedure ordinare, controlli efficaci e decisioni tempestive consentono di proteggere realmente chi fugge da persecuzioni, guerre e violenze, separandolo da chi utilizza impropriamente i canali della protezione internazionale.

Forza Italia, anche su questo terreno, rivendica una posizione equilibrata: fermezza nella legalità e al contempo rispetto della persona.

È con questa convinzione, signor Presidente, e per le ragioni già illustrate nella questione pregiudiziale che annuncio il voto favorevole del gruppo Forza Italia al provvedimento posto in quest'aula oggi.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: MARTINA SEMENZATO, ALESSANDRO BATTILOCCHIO E GIANGIACOMO CALOVINI (A.C. 2957​)

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 2957​). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signore e signori del Governo, annuncio il voto favorevole del gruppo Noi Moderati al disegno di legge di ratifica dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, firmato a Roma il 13 gennaio 2026.

Con questo provvedimento il Parlamento rafforza uno strumento che si inserisce in una strategia più ampia di consolidamento delle relazioni con un'area del mondo sempre più decisiva per gli equilibri internazionali.

Il Golfo Persico è oggi uno dei quadranti più delicati del pianeta. Le tensioni degli ultimi mesi hanno confermato quanto sicurezza, stabilità energetica, libertà della navigazione e tutela delle infrastrutture strategiche siano ormai temi strettamente collegati alla sicurezza nazionale dell'Italia e dell'Europa. Il nuovo contesto geopolitico richiede il rafforzarsi le relazioni tra l'Europa e i Paesi del Golfo, sia sul piano della sicurezza sia su quello economico.

L'Accordo non introduce nuove alleanze militari né obblighi operativi, ma aggiorna e rafforza il quadro giuridico della collaborazione tra i due Paesi. È un approccio che condividiamo perché consolida la capacità dell'Italia di essere un interlocutore credibile, affidabile e autorevole in un'area strategica per la pace e la sicurezza internazionale.

Tra Italia e Kuwait esiste da oltre vent'anni un solido rapporto di cooperazione nel settore della difesa. Il Memorandum d'intesa del 2003, scaduto nel 2023, ha disciplinato per lungo tempo scambi di esperienze e attività formative, mentre restano in vigore il SOFA del 2003 e l'Accordo del 2019 sulla protezione delle informazioni classificate. Il nuovo testo rappresenta il naturale aggiornamento di questo percorso, con l'obiettivo di rafforzare lo scambio di esperienze e conoscenze, applicandosi al personale impegnato in visite ufficiali, corsi di formazione e altre attività concordate. Le modalità operative sono affidate ai Ministeri della Difesa dei due Paesi, attraverso incontri periodici tra Roma e Kuwait City.

Le forme di collaborazione comprendono, tra l'altro, lo scambio di competenze, i corsi di formazione, la partecipazione ad esercitazioni come osservatori, le visite ufficiali, l'assistenza tecnica e lo scambio di informazioni utili anche ai rapporti industriali, prevedendo altresì la possibilità di scambi di armamenti nelle categorie indicate dall'Accordo, sempre nel rispetto delle rispettive legislazioni nazionali e senza automatismi. Vengono inoltre disciplinati aspetti essenziali quali la tutela delle informazioni classificate, i limiti all'attività del personale, la ripartizione delle spese, il risarcimento degli eventuali danni e la risoluzione diplomatica delle controversie. L'Accordo avrà durata quinquennale, rinnovabile automaticamente salvo disdetta.

Questo provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di relazioni tra l'Italia e i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. Il Kuwait è stato, nel 2025, il primo Paese di destinazione delle esportazioni italiane di materiali d'arma e Tornado, testimoniando la solidità della relazione industriale e tecnologica tra i due Paesi. In un momento in cui gli Stati del Golfo stanno diversificando le proprie partnership nel campo della sicurezza, offrire un quadro giuridico chiaro, stabile e affidabile rappresenta un preciso interesse nazionale dell'Italia.

Vi è poi un aspetto che non va sottovalutato. La collaborazione nel settore della difesa significa anche valorizzare il patrimonio tecnologico e industriale italiano. Il comparto nazionale dell'aerospazio e della difesa rappresenta un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale, capace di generare innovazione, occupazione qualificata e competitività.

La cooperazione in materia di difesa non si esaurisce nella dimensione bilaterale. Essa contribuisce a rafforzare la presenza e la credibilità dell'Italia in un'area strategica per la sicurezza energetica europea e per la stabilità regionale. Non si tratta di assumere impegni automatici, ma di mantenere aperti canali di dialogo, di formazione e di interscambio tecnico che, soprattutto nelle fasi di crisi, possono rivelarsi strumenti preziosi.

Naturalmente, ogni collaborazione dovrà continuare a svolgersi nel pieno rispetto delle norme italiane ed europee sull'esportazione dei materiali di armamento e sotto il controllo delle istituzioni democratiche. La cooperazione internazionale è tanto più forte quanto più è accompagnata da trasparenza, responsabilità e rispetto delle regole.

Per Noi Moderati, sicurezza, cooperazione internazionale e credibilità del nostro Paese sono pilastri della politica estera italiana. Anche attraverso accordi come questo l'Italia consolida il proprio ruolo di partner affidabile, capace di coniugare tutela degli interessi nazionali, stabilità internazionale e valorizzazione delle proprie eccellenze industriali.

Per queste ragioni, il nostro gruppo esprime convintamente voto favorevole.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 2957​). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Accordo oggi all'esame dell'Assemblea offre un quadro giuridico chiaro alla cooperazione tra Italia e Kuwait nel settore della difesa, disciplinando attività quali lo scambio di esperienze, la partecipazione ad iniziative formative e addestrative, la cooperazione nel settore degli equipaggiamenti e lo sviluppo di ulteriori intese attuative tra le autorità competenti dei due Paesi. L'intesa si colloca nel solco degli analoghi accordi conclusi dall'Italia con altri partner dell'area e rafforza una collaborazione già esistente tra le rispettive Forze armate.

L'Accordo giunge all'esame dell'Assemblea mentre il Golfo rimane al centro di una crisi che continua ad incidere sugli equilibri della sicurezza internazionale. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e le criticità che interessano lo Stretto di Hormuz confermano il valore strategico di quella regione per la sicurezza collettiva, per la libertà della navigazione e per la stabilità dei mercati energetici. Anche alla luce di questo contesto, rafforzare la cooperazione con il Kuwait significa consolidare il rapporto con un partner affidabile in una delle aree più rilevanti per la sicurezza internazionale.

L'Italia ha sempre attribuito valore alla continuità delle relazioni con gli Stati che contribuiscono alla sicurezza e alla stabilità della regione. Anche questo Accordo va letto in tale prospettiva. La cooperazione nel settore della difesa rappresenta infatti uno strumento di politica estera, favorisce il dialogo tra Paesi amici, rafforza la fiducia reciproca e contribuisce a creare le condizioni per una maggiore stabilità in un contesto internazionale particolarmente delicato.

Vi è poi un interesse nazionale che merita di essere richiamato. La cooperazione nel settore della difesa valorizza un comparto nel quale l'Italia esprime eccellenze tecnologiche e industriali riconosciute a livello internazionale. Nel 2025 il Kuwait è stato il primo Paese di destinazione delle esportazioni italiane di materiali d'armamento, dato che conferma la solidità dei rapporti tra i due Paesi.

Signor Presidente, il gruppo di Forza Italia esprimerà convintamente voto favorevole sul disegno di legge di ratifica.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 2957​). Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, annuncio la posizione del gruppo di Fratelli d'Italia su un provvedimento che, per la sua natura tecnica, rischia di essere derubricato ad adempimento. Non lo è. Con il voto di oggi l'Italia completa la ratifica di un Accordo che il Kuwait ha già ratificato, e restituisce una cornice giuridica aggiornata a una cooperazione che dura da oltre vent'anni ma che oggi poggia su un'Intesa scaduta.

Il primo argomento del nostro voto favorevole è il più semplice: la certezza del diritto. Le relazioni di difesa non si reggono sulla consuetudine, si reggono su strumenti pattizi vigenti.

Da qui discende un secondo punto, che merita di essere detto in quest'Aula. L'Accordo richiama in preambolo il SOFA del 2003, e assicura al personale italiano impiegato in Kuwait le garanzie giurisdizionali proprie del personale tecnico-amministrativo previste dalla Convenzione di Vienna del 1961, con l'esclusione della pena capitale e di ogni sanzione incompatibile con il nostro ordinamento.

Non è un dettaglio procedurale, è il modo in cui uno Stato serio protegge le donne e gli uomini che manda all'estero nel proprio nome.

Vale poi la pena ricordare perché il Kuwait è un interlocutore che ci riguarda da vicino. Il 2 agosto 1990 - l'anniversario è caduto pochi giorni fa - uno Stato sovrano, membro delle Nazioni Unite, veniva invaso e annesso da un altro Paese.

La comunità internazionale non lo riconobbe, e l'Italia partecipò alla coalizione autorizzata dal Consiglio di Sicurezza.

Fu, con l'operazione Locusta, il primo impegno operativo della nostra Aeronautica Militare fuori dai confini nazionali dal secondo dopoguerra, e non fu privo di costi.

In quella vicenda si è affermato il principio che richiamiamo ogni volta che discutiamo dell'Ucraina: i confini degli Stati non si modificano con la forza.

Il Kuwait, per noi, non è un partner qualunque del Golfo: è il precedente su cui quel principio è stato verificato.

Da allora il Kuwait ha mantenuto una postura costante. In una regione attraversata da rivalità profonde ha scelto l'equilibrio e la mediazione tra le capitali, senza schierarsi nelle contrapposizioni interne al mondo arabo.

So che a una parte di quest'Aula il momento appare inopportuno. In Senato è stato detto che sarebbe prudente sospendere ogni intesa nell'area finché non si sarà raggiunto un cessate il fuoco.

Comprendo lo scrupolo, non ne condivido la logica.

Il Kuwait non è parte del problema. È tra i Paesi del Golfo colpiti, ed è tra quelli che in queste settimane hanno esercitato un ruolo di equilibrio e di contenimento dell'escalation, un ruolo che il Governo italiano ha riconosciuto pubblicamente.

Sospendere la cooperazione con chi lavora alla de-escalation non è prudenza. È lasciare quello spazio a qualcun altro. La stabilità non si costruisce con l'assenza.

E non è un rilancio improvvisato. Il colloquio telefonico tra il Presidente del Consiglio e l'Emiro il 6 maggio, l'incontro del Ministro Tajani con il suo omologo kuwaitiano il 13 maggio su crisi mediorientale, Hormuz e rapporti bilaterali, e oggi questa ratifica, sono passaggi della stessa linea.

Il terzo argomento riguarda il sistema Paese. L'Accordo amplia la cooperazione su industria, addestramento, scambio di conoscenze, armamenti, nel pieno rispetto delle normative nazionali e degli obblighi internazionali. E lo fa su una base già solida.

Il programma Eurofighter non è un contratto, è una relazione industriale e formativa – velivoli e componentistica italiane, e piloti kuwaitiani addestrati in Italia dalla nostra Aeronautica Militare. Dietro quel programma ci sono competenze, filiera, occupazione qualificata.

Il legame, del resto, non è a senso unico. Kuwait Petroleum Italia opera nel nostro Paese dal 1984, con una rete di circa tremila stazioni di servizio e una presenza diretta nella raffinazione nazionale. Non è dipendenza: è interdipendenza strutturata, e come tale va coltivata.

Concludo.

Per troppo tempo il Golfo è stato, nella nostra agenda internazionale, un tema episodico. Ci si tornava quando c'era una crisi. Dopo gli Emirati, dopo l'Egitto, oggi il Kuwait: non atti isolati, ma una linea.

Significa trattare quell'area con la stessa attenzione strutturale che dedichiamo all'asse atlantico e alla dimensione europea. Significa presentarsi come partner affidabile prima che come cliente occasionale.

È una scelta di posizionamento. È la scelta di esserci.

Per queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime con convinzione il proprio voto favorevole.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 2 i deputati Quartapelle Procopio e Guerini hanno segnalato che non sono riusciti ad astenersi dal voto;

nella votazione n. 11 il deputato Marchetti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 13 la deputata L'Abbate ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 25 la deputata Marianna Ricciardi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 27 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 31 il deputato Carotenuto ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 31 il deputato Iaia ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale RIS 6-287 RIF 319 307 12 154 181 126 36 Appr.
2 Nominale RIS 6-289 317 304 13 153 8 296 36 Resp.
3 Nominale RIS 6-290 - NO CPV 1,2 DISP 320 248 72 125 12 236 36 Resp.
4 Nominale RIS 6-290 - CPV 1 DISP 319 240 79 121 53 187 36 Resp.
5 Nominale RIS 6-290 - CPV 2 DISP 318 251 67 126 15 236 36 Resp.
6 Nominale RIS 6-291 - PARTE NON PRECLUSA 320 319 1 160 5 314 36 Resp.
7 Nominale RIS 6-292 320 259 61 130 23 236 36 Resp.
8 Segreta DOC IV, N 4-A 339 339 0 170 206 133 18 Appr.
9 Nominale DDL 3053 - ODG 9/1 270 266 4 134 108 158 60 Resp.
10 Nominale ODG 9/3053/9 275 271 4 136 106 165 58 Resp.
11 Nominale ODG 9/3053/11 276 273 3 137 107 166 57 Resp.
12 Nominale ODG 9/3053/12 273 270 3 136 107 163 57 Resp.
13 Nominale ODG 9/3053/13 273 270 3 136 106 164 57 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ODG 9/3053/14 277 274 3 138 110 164 56 Resp.
15 Nominale ODG 9/3053/15 278 275 3 138 107 168 56 Resp.
16 Nominale ODG 9/3053/16 278 277 1 139 98 179 56 Resp.
17 Nominale ODG 9/3053/17 275 274 1 138 97 177 56 Resp.
18 Nominale ODG 9/3053/18 273 270 3 136 106 164 56 Resp.
19 Nominale ODG 9/3053/20 276 273 3 137 106 167 56 Resp.
20 Nominale ODG 9/3053/22 275 272 3 137 107 165 56 Resp.
21 Nominale ODG 9/3053/23 275 272 3 137 105 167 56 Resp.
22 Nominale ODG 9/3053/24 267 263 4 132 100 163 56 Resp.
23 Nominale ODG 9/3053/25 270 266 4 134 103 163 56 Resp.
24 Nominale ODG 9/3053/26 270 266 4 134 102 164 56 Resp.
25 Nominale ODG 9/3053/27 273 260 13 131 95 165 56 Resp.
26 Nominale ODG 9/3053/28 274 270 4 136 105 165 56 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ODG 9/3053/30 268 265 3 133 102 163 56 Resp.
28 Nominale ODG 9/3053/31 273 270 3 136 105 165 56 Resp.
29 Nominale ODG 9/3053/32 275 272 3 137 106 166 56 Resp.
30 Nominale ODG 9/3053/33 275 272 3 137 107 165 56 Resp.
31 Nominale ODG 9/3053/34 272 269 3 135 104 165 56 Resp.
32 Nominale ODG 9/3053/35 272 269 3 135 103 166 56 Resp.
33 Nominale ODG 9/3053/36 274 272 2 137 105 167 56 Resp.
34 Nominale ODG 9/3053/37 272 268 4 135 105 163 56 Resp.
35 Nominale ODG 9/3053/38 273 271 2 136 106 165 56 Resp.
36 Nominale ODG 9/3053/39 275 272 3 137 105 167 56 Resp.
37 Nominale ODG 9/3053/40 276 273 3 137 107 166 56 Resp.
38 Nominale ODG 9/3053/41 272 265 7 133 102 163 56 Resp.
39 Nominale DDL 3053 - VOTO FINALE 245 245 0 123 165 80 56 Appr.


INDICE ELENCO N. 4 DI 4 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 44)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale DDL 2957 - ARTICOLO 1 246 192 54 97 162 30 56 Appr.
41 Nominale ARTICOLO 2 248 196 52 99 166 30 56 Appr.
42 Nominale ARTICOLO 3 247 196 51 99 165 31 56 Appr.
43 Nominale ARTICOLO 4 247 195 52 98 166 29 56 Appr.
44 Nominale DDL 2957 - VOTO FINALE 244 193 51 97 162 31 55 Appr.