XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzioni in Commissione:
La IX Commissione,
premesso che:
le sale d'attesa, tradizionali spazi pubblici dedicati al conforto e al riposo dei viaggiatori, sono progressivamente diminuite nelle principali stazioni ferroviarie italiane, sostituite da aree lounge accessibili a condizioni differenziate;
tale trasformazione riflette un mutamento nei modelli gestionali delle stazioni, orientati verso una maggiore integrazione di servizi commerciali accanto alle funzioni tradizionali, in seguito alla riorganizzazione di Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. e all'affidamento della gestione commerciale delle quattordici principali stazioni a Grandi Stazioni Retail S.r.l.;
questo cambiamento comporta effetti differenziati sulla popolazione: alcune fasce di utenti trovano maggiori opportunità di servizi, mentre altre vedono ridotte le possibilità di accesso gratuito agli spazi di attesa, incidendo sulla qualità complessiva dell'esperienza di viaggio;
le conseguenze interessano in particolare i passeggeri con esigenze specifiche, quali anziani, persone con disabilità o a mobilità ridotta, famiglie con bambini e viaggiatori in attesa di coincidenze, per i quali la disponibilità di spazi pubblici di attesa costituisce un elemento essenziale della fruibilità dell'infrastruttura ferroviaria;
il regolamento (UE) 2021/782 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, riconosce il diritto dei viaggiatori a condizioni di viaggio accessibili, non discriminatorie e adeguate, attribuendo particolare rilievo all'assistenza delle persone con disabilità, delle persone a mobilità ridotta e dei passeggeri coinvolti in situazioni di ritardo o interruzione del servizio;
la riduzione degli spazi pubblici gratuiti accompagna una trasformazione complessiva della funzione delle stazioni, sempre più orientate verso modelli misti di servizio pubblico e attività commerciali;
tale fenomeno interessa soprattutto le quattordici grandi stazioni oggetto di concessione commerciale, mentre nelle centinaia di piccole e medie stazioni gestite direttamente da Rfi permane una maggiore presenza di infrastrutture pubbliche, pur con livelli di manutenzione e servizi non sempre omogenei;
esistono esempi significativi, come la sala d'attesa della stazione di Bologna dedicata alle vittime della strage del 2 agosto 1980, che dimostrano come le stazioni possano continuare a svolgere una funzione pubblica, civile e culturale oltre che trasportistica;
la riorganizzazione del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e l'affidamento della gestione commerciale delle principali stazioni hanno introdotto modelli organizzativi che coniugano servizio pubblico e attività economiche, rendendo necessario verificare la loro coerenza con gli standard di qualità del servizio ferroviario e con i principi di accessibilità e fruibilità degli spazi destinati ai passeggeri;
le stazioni ferroviarie costituiscono infrastrutture essenziali della mobilità nazionale e luoghi di interesse pubblico nei quali la qualità della permanenza dei viaggiatori incide direttamente sulla qualità del servizio ferroviario e sull'effettivo esercizio del diritto alla mobilità;
l'Autorità di regolazione dei trasporti, nell'ambito delle competenze attribuite dalla normativa vigente, promuove standard di qualità, accessibilità e tutela dei diritti degli utenti del trasporto ferroviario, che costituiscono un parametro di riferimento anche nella gestione delle stazioni ferroviarie;
la progressiva riduzione di panchine, sale d'attesa gratuite e spazi riscaldati determina una contrazione dei servizi tradizionalmente garantiti ai viaggiatori, solo parzialmente compensata dall'ampliamento dell'offerta commerciale;
la trasformazione delle stazioni ferroviarie richiede pertanto un equilibrato bilanciamento tra innovazione gestionale, valorizzazione economica degli spazi e tutela della funzione pubblica dell'infrastruttura ferroviaria, nel rispetto dei principi di universalità, accessibilità e qualità del servizio;
il Contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Rfi costituisce il principale strumento di programmazione e indirizzo per la gestione e lo sviluppo dell'infrastruttura ferroviaria nazionale e rappresenta la sede idonea per definire standard minimi relativi ai servizi di accoglienza e permanenza nelle stazioni;
le stazioni ferroviarie costituiscono infrastrutture pubbliche essenziali e devono garantire condizioni di accessibilità e accoglienza coerenti con i principi di uguaglianza sostanziale, libertà di circolazione e buon andamento dell'amministrazione di cui agli articoli 3, 16 e 97 della Costituzione,
impegna il Governo:
a promuovere, nell'ambito delle proprie competenze e nei rapporti con Rfi S.p.A. e con i soggetti concessionari della gestione delle stazioni ferroviarie, il mantenimento e il miglioramento di sale d'attesa gratuite, accessibili, sicure e adeguatamente attrezzate, quale componente essenziale della qualità del servizio ferroviario e dell'effettività del diritto alla mobilità;
ad assicurare la coerenza degli attuali modelli di gestione commerciale delle principali stazioni ferroviarie con i principi di accessibilità, universalità del servizio e tutela dei passeggeri previsti dalla normativa europea e nazionale;
a promuovere, in raccordo con Rfi S.p.A., iniziative di competenza, anche normative per la definizione di standard minimi nazionali relativi alla presenza, all'accessibilità, agli orari di apertura e alle caratteristiche qualitative delle sale d'attesa gratuite nelle stazioni ferroviarie;
a valutare l'opportunità di inserire nei Contratti di programma con Rfi e negli atti di concessione concernenti la gestione delle principali stazioni ferroviarie specifiche clausole volte a garantire il mantenimento di spazi pubblici gratuiti destinati all'attesa dei viaggiatori, con particolare attenzione alle esigenze delle persone con disabilità, delle persone a mobilità ridotta, degli anziani, delle famiglie con bambini e degli utenti in transito;
a trasmettere alle Camere, entro sei mesi, una relazione sullo stato delle sale d'attesa presenti nelle stazioni ferroviarie italiane, distinguendo tra grandi, medie e piccole stazioni, indicando quelle soppresse, quelle riconvertite ad altri usi e gli interventi programmati per assicurarne la piena fruizione pubblica.
(7-00407) «Morassut, Barbagallo, Bakkali, Ghio, Casu».
La XIII Commissione,
premesso che:
il settore ittico nazionale rappresenta un pilastro fondamentale dell'economia del Paese e della nostra sovranità alimentare, potendo contare su una flotta tra le più rilevanti d'Europa, che incide per il 17,5 per cento sul totale delle imbarcazioni dell'Unione e per oltre il 18 per cento in termini di potenza motore;
la flotta di pesca italiana, secondo l'ultimo Rapporto flotta elaborato dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, si è ridotta negli anni 2004-2024, scendendo da 14.873 unità a 11.565, con una contrazione complessiva superiore al 21 per cento nell'ultimo decennio. L'età media delle imbarcazioni è di 31 anni. I pescatori imbarcati sono oramai poco meno di 22 mila, di cui circa 19.000 a tempo pieno, 10 anni fa erano circa 30.000 (-16 per cento);
i giorni di pesca totali registrano un -33 per cento dal 2008 al 2024. Nel Mediterraneo occidentale (da Imperia a Trapani, Sardegna inclusa) tale sforzo si è ridotto dal 2020 al 2024 del 42,5 per cento; le catture registrano nel 2024 un -6,85 per cento rispetto al 2022, mentre i costi di produzione (energetici soprattutto) sono saliti al 60/70 per cento del totale;
la Politica comune della pesca (Pcp) ha adottato un'impostazione eccessivamente sbilanciata verso vincoli ambientali, finendo per avvantaggiare competitor extra-Ue e minando la competitività delle nostre marinerie, che oggi vedono il settore coprire poco meno del 15 per cento della domanda interna di prodotti ittici;
le teorie economiche dell'Unione europea (meno sforzo di pesca, più guadagni) sono state smentite dai fatti: nel corso dell'ultimo decennio i guadagni sono diminuiti di oltre il 30 per cento;
strettamente legato ai temi appena accennati c'è, naturalmente, quello del (ri)posizionamento del nostro Paese nei luoghi di decisione sovranazionale:
rafforzamento del ruolo dell'Italia in seno ai servizi della Commissione europea (Dgmare) puntando a ricoprire posizioni apicali o, quantomeno, un direttore di divisione per il Mediterraneo;
rafforzamento del ruolo dell'Italia nel dialogo mediterraneo: gli organismi multilaterali che si occupano di pesca (Cgpm e Iccat), non vedono guide italiane, eccezion fatta per la recente elezione di un rappresentante italiano nel ruolo di primo vicepresidente (importante riconoscimento diplomatico per il nostro Paese) in occasione dell'ultima sessione plenaria della Cgpm tenutasi nel 2025. Il «Bureau», l'organo di presidenza che guida i lavori della Commissione per un mandato di quattro anni;
nel provvedimento di legge sulla «Valorizzazione della risorsa mare», recentemente approvato dal Parlamento (legge 7 maggio 2026, n. 70), sono state introdotte importanti misure in favore della pesca, quali l'ampliamento della zona economica esclusiva marittima, con i connessi diritti di pesca, le semplificazioni sui marittimi imbarcati e sui documenti di bordo, lo sgravio contributivo per le imprese che imbarcano sulle proprie unità di pesca soggetti che abbiano lavorato a bordo di imbarcazioni oggetto di arresto definitivo, la conferma dell'estensione della Cassa integrazione speciale operai agricoli (Cisoa) al settore della pesca, l'integrazione della composizione delle commissioni di riserva delle aree marine protette con i rappresentanti delle imprese della pesca professionale;
di grande importanza anche il provvedimento sulla «Zes unica», che ha introdotto tra le misure di sostegno agli investimenti, un credito d'imposta specificamente dedicato al settore della produzione primaria agricola, forestale e della pesca e acquacoltura, che sarà operativo anche nel 2026. Inoltre, nei decreti accise della primavera 2026 sono state introdotte misure di sostegno per sostenere il settore colpito dal caro gasolio;
si riconosce l'altissimo valore dell'impegno profuso dal Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, sin dall'insediamento del Governo. Tale azione, caratterizzata da un approccio pragmatico e dalla costante difesa degli interessi nazionali in sede europea, ha permesso di ottenere risultati di rilievo, non ultimo quanto emerso nel Consiglio Agrifish di dicembre 2025, dove è stato riaffermato il principio che la sostenibilità ambientale deve essere sempre coniugata con quella sociale ed economica, evitando tagli lineari e punitivi alle giornate di pesca;
in tale ambito l'Italia, insieme ad altri Stati membri, ha partecipato attivamente alla redazione di un documento congiunto volto a richiamare l'attenzione sulla necessità di un'urgente revisione della Politica comune della pesca, in cui si evidenzia la necessità di apportare modifiche al fondo Feampa al fine di migliorarne l'operatività, nel quadro di una Politica comune della pesca riformata e sostenuta da risorse finanziarie adeguate, non solo per rispondere alle esigenze del settore, ma anche per favorire lo sviluppo di pratiche di pesca sempre più sostenibili;
a tal proposito è di estremo interesse il lavoro in corso in Europa teso a rivedere i regolamenti che disciplinano la pesca nei vari bacini, compreso il Mediterraneo. Per quanto riguarda l'Italia, il problema principale del piano pluriennale risiede nel fatto che la definizione di «stock più vulnerabile» si è rivelata eccessivamente restrittiva e che il regime di gestione dello sforzo si sia sin qui basato esclusivamente sui livelli di mortalità delle specie di pesca;
da rilevare anche l'azione del Governo che ha consentito il blocco della riduzione dei giorni di pesca per la flotta a strascico italiana per tutto il 2025, mentre per il 2026 il taglio (39 per cento) è stato accompagnato da un articolato pacchetto di misure compensative che consente, di fatto, di neutralizzare la riduzione dello sforzo di pesca e di garantire la continuità delle uscite in mare per le imbarcazioni;
relativamente ai giorni di pesca, il piano pluriennale per le attività di pesca del Mediterraneo occidentale è regolato dal regolamento (UE) 2019/1022 ed è specificamente strutturato per proteggere gli stock demersali applicando un sistema basato sulla riduzione dello sforzo di pesca (giorni massimi in mare consentiti ai pescherecci);
l'articolo 9, comma 8 del suddetto regolamento (UE), stabilisce l'obbligo tassativo per ogni Stato membro di redigere, aggiornare e comunicare annualmente alla Commissione europea l'elenco ufficiale contenente tutte le navi che (pesca bersaglio degli stock demersali) utilizzano attrezzi da traino, per determinati stock nelle Gsa (Sottozone Geografiche); i pescherecci non inclusi in questi elenchi non possono sbarcare le specie target (o specie bersaglio) e quindi non hanno il diritto di esercitare la pesca demorsale a strascico nelle Gsa coperte dal piano;
negli annuali decreti direttoriali del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, il «cambio di ufficio di iscrizione» disciplina le modalità di entrata e uscita dai suddetti elenchi attraverso il trasferimento delle imbarcazioni in altri uffici marittimi ricadenti in Gsa diverse da quelle in cui sono iscritte;
l'autorizzazione al trasferimento dell'ufficio d'iscrizione in altre Gsa e, quindi, l'inserimento di una unità non presente nell'elenco delle Gsa di destinazione, è consentito esclusivamente – stabilito tassativamente dai decreti direttoriali – in sostituzione di una delle imbarcazioni iscritte ed in presenza di corrispondente capacità di pesca (Stazza Lorda (GT) e la Potenza del Motore (kW)) e appartenenza al medesimo segmento di flotta, al fine di evitare l'aumento della capacità di pesca complessiva della flotta; il suddetto cambio sostanzialmente è possibile solo quando un'imbarcazione, uscendo, libera lo spazio corrispondente;
sul tema della burocrazia si rileva che il giornale di bordo elettronico (noto a livello internazionale come e-logbook o Electronic reporting system – Ers) è il software digitale ufficiale installato a bordo dei pescherecci. Sostituisce i vecchi registri cartacei e serve a registrare e trasmettere in tempo reale alle autorità nazionali ed europee tutti i dati relativi all'attività di pesca;
a seguito dell'entrata in vigore del regolamento (UE) n. 2023/2842, tutti i pescherecci con Lunghezza fuori tutto (Lft) pari o superiore a 12 metri hanno l'obbligo tassativo di installare e utilizzare l'e-logbook. Le unità prive dell'apparato funzionante non possono lasciare il porto;
nel sistema il comandante del peschereccio deve inserire i dati relativi alle quantità in chilogrammi di ogni specie trattenuta a bordo (per le specie target e non), la specifica sottozona o GSA in cui sono state calate le reti, l'orario di inizio e fine dell'attività la profondità media di pesca in metri e il tipo di attrezzo utilizzato (ad esempio reti a strascico OTB), i rigetti in mare (by-catch), catture accidentali di mammiferi o uccelli marini, e la perdita di attrezzi da pesca;
il software e-logbook deve essere costantemente aggiornato all'ultima versione disponibile. In caso di mancato aggiornamento, l'applicazione si blocca automaticamente impedendo l'uscita in mare del peschereccio;
questo strumento rimane uno degli adempimenti più pesanti durante il lavoro in mare e aggiunge adempimenti digitali complessi e rigidi che aumentano la burocrazia a bordo con il rischio di allontanare i giovani e far collassare le imprese ittiche storiche, dal momento che molti comandanti della piccola pesca appartengono a fasce d'età avanzate e non possiedono le competenze digitali necessarie all'utilizzo di detto strumento traducendosi il tutto in un enorme stress psicologico e in errori materiali di digitazione involontari con il conseguente blocco dell'imbarcazione nel porto;
a proposito di tonno rosso, si registra l'azione messa in campo dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste negli ultimi anni per ampliare la platea dei soggetti autorizzati alla cattura del tonno rosso; tale impegno è confermato dai decreti emanati per le campagne 2024, 2025 e, da ultimo, per il triennio 2026-2028 (adottato il 1° aprile 2026), che hanno progressivamente esteso le quote al segmento della piccola pesca costiera, riconoscendo la dignità produttiva di marinerie storicamente escluse;
sempre in tema di tonno rosso, si esprime apprezzamento per la recente introduzione della misura che vede l'attribuzione di una quota individuale di cattura a favore dei giovani pescatori (secondo la definizione europea e nazionale); altrettanto dicasi per il progressivo rafforzamento dell'istituto degli «accordi di filiera» all'interno dei decreti di ripartizione, strumento innovativo che cerca di promuovere una più equa distribuzione del valore lungo tutta la catena produttiva; resta tuttavia ancora da sciogliere il nodo di come promuovere forme di concreta e tangibile valorizzazione della risorsa tonno rosso che, nonostante anni di duri sacrifici patiti dalle nostre marinerie nel periodo 2007/2018, ancora fa registrare per il segmento della pesca artigianale quotazioni di mercato di pochi euro al chilogrammo;
infine, occorre prestare attenzione alle possibilità di sviluppo dell'acquacoltura, comparto con ampi margini di crescita, considerato che, secondo la Fao, nel 2050 coprirà il 70 per cento dei consumi mondiali. L'Italia è in ritardo nel settore con appena 19 concessioni per gli allevamenti in mare su oltre 8 mila chilometri di costa, a fronte dei 540 impianti della Turchia e degli oltre 300 della Grecia, principali competitor dell'area mediterranea. Per lo sviluppo degli allevamenti in mare aperto esiste già una mappatura dei siti più adatti per le nuove concessioni, anche se la competenza finale spetta alle regioni. Sono necessari interventi volti a chiarire le competenze e accorciare l'iter per il rilascio delle concessioni. Ma soprattutto vanno favorite la collaborazione e le sinergie tra pesca tradizionale e acquacoltura;
i consumi di pesce degli italiani sono superiori alla media europea (31 chilogrammi pro capite l'anno contro 24) e sono cresciuti del 3 per cento nel 2024. Il deficit italiano complessivo ha raggiunto l'86 per cento (quello Ue si ferma al 73 per cento), con un rosso nella bilancia commerciale di 7 miliardi di euro (20 miliardi ove si consideri l'intera UE); tuttavia l'aumento del consumo medio registrato in Italia non tiene conto dell'incremento considerevole di importazioni e di prodotti trasformati di origine non italiana (ad esempio le conserve di tonno e la gamma dei prodotti surgelati di provenienza asiatica e sudamericana);
a poco più di 12 mesi al termine naturale della legislatura, è necessario imprimere un'ulteriore accelerazione alla azione di Governo, per affrontare le criticità sistemiche che ancora gravano sulle imprese e sui lavoratori del mare, consolidando il percorso di rilancio avviato,
impegna il Governo:
1) in sede europea, con riguardo alla Riforma della Pcp, Areali e gestione delle risorse):
a) a proseguire l'azione di riforma della Politica comune della pesca (Pcp) per superare l'attuale sistema di gestione basato sulla riduzione lineare dello sforzo di pesca, promuovendo soluzioni alternative quali il passaggio dal calcolo dei «giorni di pesca» al «tempo di immersione» dell'attrezzo, parametro che riflette l'effettiva pressione sugli stock, nonché stimolando la Commissione Ue a mettere a punto modifiche normative al regolamento (UE) 2019/1022 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2019 che istituisce un piano pluriennale per le attività di pesca che sfruttano gli stock demorsali nel Mar Mediterraneo occidentale, in modo da superare meccanismi complessi di gestione della pesca ed evitare automatismi nella definizione delle possibilità di pesca che non sono in grado di coniugare gli aspetti ambientali con quelli economici e sociali, con l'obiettivo di modulare la definizione di «stock più vulnerabile» per consentire un approccio più equilibrato alla gestione della pesca multi-specifica, valutando altresì l'introduzione di criteri differenti basati non più e non solo sui giorni di pesca ma sul controllo delle catture;
b) ad agire con vigore per superare le asimmetrie gestionali tra i vari areali marittimi, evidenziando il divario tra il Mediterraneo occidentale (gestito direttamente dall'Ue) e le zone dell'Adriatico, dello Ionio e del Canale di Sicilia, soggette alla competenza della Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (Cgpm); posto che in tali contesti il mancato rispetto delle medesime regole da parte di Stati terzi non Ue compromette il level playing field, creando un problema di concorrenza sleale non sanzionabile che penalizza le marinerie italiane; di tale criticità occorre tenere conto in occasione della revisione della dichiarazione MedFish4Ever prevista per quest'anno, promuovendo un approccio che garantisca regole condivise e la tutela della flotta nazionale, con particolare riferimento anche al problema delle quote di pesca dei gamberi di profondità (ARA – viola e ARS – rossi);
c) a compiere ogni sforzo possibile per ottenere dalla Commissione europea il via libera ai piani di gestione, con annesse deroghe tecniche, relativi al recupero di attività di pesca tradizionali quali «bianchetto» e «rossetto» nei compartimenti liguri, calabresi e di Manfredonia; posto che all'esame della Dgmare vi sono infatti da tempo proposte elaborate dopo una lunga sperimentazione, già accolte dalla Direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, e sulle quali si è registrato il parere favorevole del Medac (Consiglio Consultivo per il Mediterraneo, organo consultazione istituito con il Reg. (CE) 1380/2013);
d) a rivendicare in sede di definizione del Quadro finanziario pluriennale (Mff) 2028-2034 la parità di trattamento tra pesca e agricoltura, evitando il rischio di un taglio drastico delle risorse (stimato fino al 63 per cento rispetto al ciclo attuale) e garantendo dotazioni adeguate alla transizione ecologica;
e) ad attivarsi con determinazione per una revisione degli articoli 18 e 19 del regolamento (UE) 2021/1139 (Feampa), al fine di rimuovere il vincolo burocratico che subordina l'accesso agli investimenti all'assenza di «presunto squilibrio» del segmento di flotta; posto che tale rigidità, basata su indicatori tecnici come lo SHI (Sustainable Harvesting Indicator), penalizza attualmente circa il 30 per cento dei comparti monitorati, escludendo paradossalmente dai fondi proprio quei segmenti (strascico e rapido) che rappresentano oltre il 60 per cento della capacità produttiva nazionale;
f) a farsi promotore di una semplificazione che permetta di superare criteri matematici univoci per la piccola pesca artigianale e i palangari, assicurando che il Feampa diventi un reale strumento di sostegno allo sviluppo tecnologico e alla sicurezza, non un limite ideologico;
g) a valutare, per quanto di competenza, la possibilità di introdurre elementi di flessibilità gestionale attenti alle reali specificità territoriali del comparto della pesca – nel rispetto del regolamento (UE) 2019/1022 – snellendo le barriere burocratiche d'ingresso, che frenano lo sviluppo del settore, andando oltre la logica del mero algoritmo matematico, al fine di favorire l'accesso dei giovani imprenditori alla blue economy, garantendo una transizione dignitosa e sostenibile a chi deve abbandonare l'attività per ragioni anagrafiche o difficoltà economiche, bilanciando la necessaria sostenibilità ambientale e il rispetto dei vincoli europei con la tenuta occupazionale delle marinerie, così da salvaguardare il tessuto socio-economico costiero;
2) con riguardo agli ammortizzatori sociali e della tutela del lavoro:
a) ad adottare iniziative volte a a completare con urgenza la riforma della cassa integrazione speciale operai agricoli al fine di renderla concretamente ed effettivamente applicabile anche al settore della pesca, promuovendo un rapido approfondimento tecnico che consenta il rapido avvio dello strumento;
b) a valutare iniziative normative volte all'introduzione dei necessari correttivi delle disposizioni contenute nella legge n. 457 del 1972 e nell'articolo 31 della legge n. 70 del 2026 al fine di attuare l'impegno assunto formalmente dal Governo con il Piano del Mare e ribadito in occasione delle battute finali dell'esame parlamentare del DDL «Valorizzazione della risorsa mare», includendo correttivi quali le causali per arresto temporaneo, la definizione dei requisiti soggettivi ed oggettivi per accedere all'ammortizzatore sociale, nonché la composizione del Comitato speciale di cui all'articolo 11 della citata legge n. 457) che ne consentano finalmente la piena fruibilità
3) con riguardo all'ammodernamento normativo e al turnover generazionale:
a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche normative, volte a snellire i sovraccarichi burocratici che gravano sulle marinerie, nel rispetto degli adempimenti informatici stabiliti dai regolamenti europei, al fine di raggiungere l'obiettivo strategico di governare il cambiamento tecnologico attraverso soluzioni di buon senso che tutelino la redditività delle imprese e il lavoro quotidiano degli operatori; valutando, a tal fine, l'introduzione di meccanismi di interoperabilità per automatizzare l'inserimento dei dati obbligatori nel giornale di pesca, così da attenuare il carico delle procedure manuali a carico dei pescatori e favorire lo sviluppo di un modello di logbook semplificato, flessibile e tarato sulle reali esigenze strutturali e operative delle imbarcazioni di minori dimensioni, garantendo uno strumento che sia sostenibile, accessibile e inclusivo, per scongiurare il rischio di marginalizzazione dei piccoli operatori;
4) con riguardo alla gestione del tonno rosso:
a) a valutare, nel solco del percorso di apertura e valorizzazione intrapreso dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, l'opportunità di dedicare un'attenzione specifica, nei prossimi provvedimenti attuativi o correttivi, a quelle unità armate a palangaro derivante già autorizzate per specie affini (pesce spada e alalunga) la cui lunghezza fuori tutto (Lft) non sia necessariamente inferiore ai 12 metri, in considerazione del fatto che tali imbarcazioni, pur superando il limite dimensionale citato, soddisfano pienamente gli altri requisiti di selettività e ridotto impatto ambientale previsti dalla Raccomandazione Iccat 25-04, rappresentando un segmento fondamentale per l'economia di numerose marinerie italiane;
b) a promuovere ogni iniziativa di competenza utile affinché la risorsa tonno rosso cui oggi possono accedere parte di coloro che praticano la pesca artigianale possa essere ulteriormente valorizzata aumentando i margini ad appannaggio delle prime vendite in favore dei pescatori della piccola pesca;
5) con riguardo la PNR – Piano Ripristino della Natura:
a) ad adottare nell'ambito dell'attuazione del regolamento (UE) 2024/1991 (Nature restoration law), estrema cautela, posto che pur condividendo la necessità di risanamento ambientale, i firmatari del presente atto d'indirizzo ribadiscono la posizione critica dell'Italia circa l'assenza di risorse finanziarie aggiuntive ed ingenti, indispensabili per traguardare obiettivi così ambiziosi senza compromettere la tenuta del sistema produttivo, pertanto dovendo garantirsi che l'attuazione del regolamento non determini nuovi vincoli o oneri per le attività economiche della pesca e dell'acquacoltura, assicurando inoltre che ogni misura di tutela sia subordinata alla reale disponibilità di fondi a supporto delle imprese;
b) ad adottare una prospettiva olistica su tutti gli ambienti marittimi, lagunari, di transizione e sui corpi idrici interni, affinché il Piano nazionale di ripristino non sia solo uno strumento di tutela biologica ma un mezzo per il ripristino delle condizioni di lavoro e d'impresa, difendendo la sopravvivenza di intere comunità che dipendono dall'economia ittica; assicurando in modo prioritario un coordinamento strategico tra Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste che coinvolga direttamente gli stakeholder nella definizione delle zone di ripristino;
c) ad intervenire con la massima urgenza, per quanto di competenza, sulla crisi sistemica del Nord Adriatico (marinerie di Chioggia, Venezia e Monfalcone), dove il comparto dei molluschi bivalvi (chiamelea gallina) è in stato di collasso da oltre 18 mesi, dovendo in questo contesto, l'attuazione del Pnr prevedere indennizzi diretti straordinari per gli operatori, il rifinanziamento del fondo di solidarietà nazionale (ex articolo 14, decreto legislativo n. 154 del 2004) e programmi di arresto definitivo su base volontaria per le draghe idrauliche, valorizzando al contempo i pescatori come «sentinelle del mare», attraverso progetti di monitoraggio ambientale remunerati, necessari per contrastare gli effetti di shock termici e inquinamento nella fascia costiera entro le 12 miglia;
6) con riguardo allo sviluppo dell'acquacoltura:
a individuare le iniziative di competenza necessarie a favorire lo sviluppo dell'acquacoltura nazionale, mediante la definizione di un quadro normativo chiaro e semplificato per quanto riguarda le competenze e la durata degli iter autorizzatori, la sicurezza anche ambientale degli impianti, prevedendo adeguate fasce di rispetto, le sinergie tra pesca tradizionale e l'acquacoltura, prevedendo misure volte a favorire gli investimenti nel settore e la diffusione del prodotto allevato italiano;
7) con riguardo alle polizze catastrofali:
a valutare l'opportunità di adottare iniziative, anche normative, volte a escludere dall'obbligo di stipula di polizze assicurative contro rischi catastrofali, il patrimonio di beni strumentali delle imprese ittiche (impianti, sale d'asta, magazzini) dell'intero comparto dell'acquacoltura, alla luce dell'ultima proroga contenuta nel decreto-legge 19 ottobre 2024, n. 155 (cosiddetto «decreto-legge Harry»), convertito con modificazioni dalla legge 12 dicembre 2024, n. 185, considerando che il Ministero delle imprese e del made in Italy ha già chiarito l'esclusione del naviglio da pesca dall'obbligo di assicurazione, al fine di escludere per tutte le imprese del settore l'aumento di costi di gestione, la conseguente riduzione dei margini operativi in grado di condizionare gravemente l'accesso a forme di sostegno pubblico per gli investimenti, nonché per garantire il principio della certezza del diritto, nello specifico la certezze sui criteri di applicazione delle norme citate, sui costi per le imprese e sul relativo valore dei premi assicurativi.
(7-00408) «Gatta, Castiglione, Cavandoli, Cerreto, Bruzzone».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro delle imprese e del made in Italy, per sapere – premesso che:
il perdurare dei conflitti internazionali in Ucraina e nel Medio Oriente, in particolare nell'area del Golfo Persico, che ha causato la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, il blocco di oltre un quinto delle forniture globali di gas e un forte rialzo dei prezzi energetici, (il petrolio è tornato a superare i 100 dollari al barile e i carburanti alla pompa registrano forti rincari) stanno determinando da mesi, un impatto fortemente negativo sui mercati e le economie occidentali in particolare quella italiana, con gravi ripercussioni sui prezzi e l'inflazione;
l'interruzione dei transiti marittimi nel Golfo Persico, com'è noto, taglia fuori una via d'uscita fondamentale per il greggio e il Gnl mondiale, le cui forniture di gas liquefatto bloccate nello Stretto, hanno fatto impennare i prezzi energetici in Europa e Asia, alimentando fenomeni di speculazione incontrollata a livello mondiale;
l'interpellante al riguardo evidenzia, come nonostante l'Italia avesse diversificato la propria dipendenza dal Medio Oriente negli ultimi anni, ciononostante le difficoltà di approvvigionamento rimangono elevate, con le gravissime conseguenze per i prezzi della benzina e del gasolio che rimangono alti, (causati anche dalla speculazione) con effetti pesantissimi sulle famiglie e le imprese (il mercato energetico occorre considerarlo in forma globale: qualsiasi strozzatura nello Stretto di Hormuz si riflette infatti direttamente sulla congiuntura economica nazionale);
le recenti misure urgenti adottate dal Governo, per fronteggiare il continuo rincaro dei carburanti sebbene tempestive ed apprezzabili, non sembrano tuttavia essere sufficienti ad arrestare l'impennata dei prezzi, in ragione peraltro che gli interventi approvati risultano essere temporanei;
la pressione sul tessuto produttivo in generale, in particolare nei confronti dei settori quali: la chimica, la ceramica, la metallurgia, il vetro e la carta, i cui costi di produzione stanno subendo un'impennata fuori controllo, (riducendo la competitività dell'export del made in Italy con aumenti dei beni di consumo, spesso insostenibili per le fasce deboli e una contrazione della spesa) impone a parere dell'interpellante, la necessità di adottare decisioni di politica economica ed energetica urgenti e inevitabili, nonostante le apprezzabili misure intraprese nell'ambito del piano REPowerEU, per fronteggiare le carenze energetiche, orientate verso una transizione dell'energia pulita, il rafforzamento dell'autonomia strategica dell'UE e la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento;
in relazione alle suesposte osservazioni, l'interpellante evidenzia altresì che, nell'eurozona e in particolare nel nostro Paese, (dovendo fare a meno del gas russo da anni, a causa delle decisioni dell'Unione europea che ha escluso definitivamente, ogni tipo di rapporti commerciali ed energetici con la Russia) si configura un quadro preoccupante geoeconomico per i prossimi mesi, determinato come suesposto da una continuazione dei rincari dei prezzi dell'energia inaccettabili, con pesanti ricadute come in precedenza richiamato sulle imprese e le famiglie;
a tal fine l'interpellante rileva che, sebbene la Russia avesse espresso a più riprese una pragmatica disponibilità a riaprire i flussi verso l'Europa, le recenti decisioni della Commissione europea, che ha ribadito (attraverso il «21° pacchetto di sanzioni contro Mosca») l'azzeramento totale delle importazioni energetiche entro il 2027, alimentano dubbi e perplessità su tali scelte, in quanto l'opportunità di proseguire tali divieti rigidi, rischia di causare per l'economia italiana un costo complessivo pari a quasi 29 miliardi di euro soltanto per l'anno in corso;
l'interpellante evidenzia altresì che, secondo quanto risulta dagli organi di stampa, l'Unione europea continua ad acquistare gas naturale liquefatto dalla Russia, nonostante le sanzioni e la linea politica adottata che impone il divieto; il quotidiano internazionale: Financial Times, riporta infatti che nei primi sei mesi del 2026 le importazioni attraverso il gasdotto Yamal hanno raggiunto livelli record, segnando un incremento del 18 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025; tra i principali acquirenti figurano Francia, Belgio e Spagna, mentre l'Italia continua a puntare sul Gnl proveniente dagli Stati Uniti, caratterizzato da un costo quadruplo;
il perpetuarsi delle sanzioni normative europee che rendono, di fatto, illegale qualsiasi tentativo di normalizzazione dei flussi economici tradizionali, (specie nei settori strategici) con la Russia, in relazione al quadro geoeconomico internazionale attuale, a giudizio dell'interpellante, impone una seria riflessione sull'opportunità di riaprire i rapporti con il predetto Paese, in un'ottica di bilanciamento tra opportunità economiche, legalità internazionale, geopolitica ed etica –:
quali siano gli intendimenti dei Ministri interpellati con riferimento a quanto esposto in premessa, anche con riguardo al reinserimento dei mercati russi nella catena globale al fine di contribuire a ridurre i costi produttivi e i prezzi al consumo per le imprese e le famiglie europee;
quali iniziative di competenza urgenti il Governo intenda intraprendere, con riferimento a quanto riportato altresì in premessa o in alternativa quali siano le alternative nel caso se non ritenesse di riaprire i rapporti diplomatici e commerciali con la Russia.
(2-00901) «De Bertoldi».
Interrogazione a risposta in Commissione:
SCARPA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo notizie di stampa, un cittadino italiano quindicenne, residente a Malta con la propria famiglia, è stato arrestato il 25 maggio 2026 dalle autorità maltesi e si trova in detenzione da oltre settanta giorni; la prossima udienza è calendarizzata per il 19 agosto 2026;
dal 27 al 31 maggio 2026 il minore è stato trattenuto in isolamento nella «Divisione 6» del carcere per adulti di Corradino, reparto ad altissima sicurezza; il 31 maggio è stato trasferito nell'istituto penitenziario minorile, dove si trova tuttora in regime di isolamento;
secondo quanto dichiarato dal padre all'Ansa il 4 agosto 2026, nella «Divisione 6» il figlio «per il forte stress si è autolesionato»; nell'istituto minorile avrebbe trascorso trentacinque giorni chiuso ventidue ore al giorno, costretto a mangiare in piedi e, per tre giorni, con le mani, non essendogli state fornite posate; è sottoposto a sorveglianza continua e i genitori sono ammessi a una sola visita settimanale di due ore;
a quanto consta all'interrogante l'isolamento non risulta disposto né convalidato da alcun provvedimento dell'autorità giudiziaria: sarebbe stato deciso in via amministrativa dalla direzione dell'istituto penitenziario e protratto senza termine finale;
risulta inoltre che un ricorso d'urgenza proposto dalla difesa contro tali condizioni è stato respinto per un vizio di forma, senza alcun esame nel merito delle condizioni denunciate;
il Commissario per l'infanzia di Malta ha espresso «profonda preoccupazione» e chiesto chiarimenti ufficiali, ricordando che l'articolo 37 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia vieta trattamenti crudeli, inumani o degradanti verso i minori e che gli standard internazionali, incluse le Regole Nelson Mandela e dell'Avana, considerano inammissibile l'isolamento dei minorenni per i gravi danni psicologici che comporta;
Malta è Stato membro dell'unione europea e come tale vincolata dalla Carta dei diritti fondamentali e dalla direttiva (UE) 2016/800 sulle garanzie procedurali per i minori indagati o imputati, che prescrive la privazione della libertà come misura di ultima istanza e la separazione dei minori detenuti dagli adulti;
l'Ambasciata d'Italia a La Valletta, in raccordo con la Farnesina, segue il caso, ha visitato il minore il 26 giugno 2026, ha incontrato il direttore dell'istituto e ha partecipato come osservatore alle prime udienze –:
quali informazioni il Governo abbia acquisito sulle circostanze dell'arresto, sui capi d'imputazione e sullo stato di salute fisica e psicologica del minore;
se sia stato chiesto conto alle autorità maltesi del titolo giuridico in forza del quale l'isolamento è stato disposto e protratto per oltre settanta giorni, quale autorità ne abbia assunto la responsabilità, se sia prevista una durata massima e quali rimedi siano esperibili;
se risultino elementi, per quanto di competenza, in ordine alla compatibilità del trattamento riservato al minore con la direttiva (UE) 2016/800, con particolare riguardo alla permanenza in un istituto per adulti e al ricorso alla privazione della libertà come extrema ratio;
se risulti che al minore siano assicurati assistenza sanitaria e psicologica indipendente, continuità del percorso scolastico e regolari contatti con la famiglia, e quali iniziative di competenza intendano promuoversi per assicurare la loro adeguatezza;
se, e in quali termini, la questione della conformità del regime detentivo agli obblighi internazionali sia stata formalmente rappresentata al Governo maltese, se sia attivo un canale di dialogo dedicato alla vicenda e quali ulteriori iniziative si intendano assumere per chiedere l'immediata cessazione dell'isolamento e l'applicazione di misure alternative alla detenzione;
se si intenda investire della vicenda il Comitato europeo per la prevenzione della tortura, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa e il Comitato ONU sui diritti dell'infanzia; se siano stati valutati strumenti di cooperazione giudiziaria europea utili a ricondurre la posizione del minore entro gli standard internazionali;
se il Governo intenda fornire elementi al Parlamento sugli sviluppi della vicenda dopo l'udienza del 19 agosto 2026.
(5-05704)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta orale:
GATTA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il regolamento Ue 40/2025, sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio (Ppwr) promuove, per i Paesi membri, la prevenzione della produzione dei rifiuti da imballaggio, il riutilizzo dei contenitori, la vendita di prodotti sfusi e i sistemi di ricarica (refill), individuandoli come strumenti essenziali per la transizione verso un'economia circolare;
l'obiettivo al 2029 di raccolta differenziata è del 90 per cento per le bottiglie in Pet e le lattine per bevande; tale obiettivo conferma quello già previsto dalla direttiva sulle plastiche monouso (2019/904), ed è accompagnato da obiettivi relativi al contenuto minimo di riciclato (Mrc), pari al 30 per cento al 2030 ed al 65 per cento al 2040;
secondo le linee guida della Commissione sul Ppwr, gli imballaggi immessi sul mercato per la prima volta dopo il 12 agosto 2026 dovranno essere conformi ai nuovi requisiti relativi alle sostanze che destano preoccupazione, comprese le restrizioni relative ai Pfas negli imballaggi a contatto con gli alimenti, ed essere accompagnati da una Dichiarazione di conformità (Doc);
tuttavia, a pochi giorni dall'entrata in vigore dei primi adempimenti previsti dal Regolamento, mancano alcuni criteri tecnici, metodologie armonizzate e indicazioni operative indispensabili per applicare il Ppwr in modo certo e uniforme in tutta l'Unione europea;
molti vini vengono imbottigliati nel loro imballaggio definitivo e conservati per lunghi periodi prima della loro immissione in commercio. È prassi comune che i vini rimangano nelle cantine dei produttori per diversi anni prima di essere immessi sul mercato;
né il regolamento né le linee guida disponibili sembrano affrontare la situazione particolare dei prodotti che sono stati confezionati anni prima della data di applicazione del Ppwr. Ciò crea una significativa incertezza giuridica per i produttori che detengono scorte di vini imbottigliati ben prima del 12 agosto 2026;
per i produttori di vino, in molti casi, ottenere prove documentali che dimostrino la conformità dei materiali di imballaggio acquistati molti anni fa sarà estremamente difficile, se non impossibile;
ulteriore punto poco chiaro è la definizione di fabbricante. Per l'articolo 3, punto 13 del regolamento Ppwr il «fabbricante» è la persona fisica o giuridica che fabbrica imballaggi o prodotti imballati. Tuttavia nel documento «Draft Commission notice of the Guidance Document for Regulation Waste and Packaging waste» l'interpretazione della Commissione è che non è necessariamente la persona fisica o giuridica che produce materialmente l'imballaggio, ma occorre considerare il criterio del ruolo nel design e criterio del marchio registrato o del branding;
da quanto precede, sembrerebbe che una cantina che fa fabbricare da un fornitore esterno bottiglie di un certo tipo che ha definito (forma, colore, peso) possa diventare anche un «fabbricante» ai sensi del regolamento Ppwr. Questa qualifica comporterebbe una serie di obblighi previsti all'articolo 15 del Regolamento, che sono un onere molto pesante –:
se, per quel che riguarda il settore vinicolo, i Ministri interrogati non ritengano opportuno adottare iniziative di competenza volte a chiarire i punti in premessa, in particolare chiarendo la definizione di «fabbricante» e confermando che gli imballaggi e i materiali di imballaggi già acquisiti dagli operatori prima della data di entrata in vigore del regolamento, sono conformi e possono essere utilizzati fino a esaurimento delle scorte, prevedendo tempistiche di adeguamento ed eventuali periodi transitori.
(3-02846)
Interrogazione a risposta in Commissione:
EVI, SIMIANI, FERRARI, ROMEO e D'ALFONSO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il regolamento (UE) 2021/241 istitutivo del dispositivo per la ripresa e la resilienza prevede che tutte le misure finanziate dal PNRR rispettino il principio «Do No Significant Harm» (Dnsh), coerentemente con la tassonomia europea per la finanza sostenibile e con i sei obiettivi ambientali dell'Unione;
in ambito fluviale il PNRR prevede due principali misure: la «Rinaturazione dell'area del Po» composta da un singolo progetto di ugual nome, dell'importo di 357 milioni di euro e le «Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico», che comprendono complessivamente 2.588 progetti per circa 2,3 miliardi di euro;
la tassonomia europea richiede, per gli interventi di difesa dal rischio di alluvioni, una valutazione puntuale degli impatti sullo stato dei corpi idrici, sugli habitat e sulle specie dipendenti dall'acqua, nonché la verifica dell'assenza di deterioramento del loro stato ecologico, salvo motivate e documentate ragioni di prevalente interesse pubblico e previa analisi comparativa di soluzioni alternative, incluse quelle basate sulla natura;
il documento «Criticità nell'applicazione del principio Dnsh agli interventi in ambito fluviale finanziati dal PNRR», redatto dal Cirf (dicembre 2025), riporta gli esiti di un'indagine campionaria sui progetti di gestione del rischio alluvioni, evidenziando diffuse criticità nell'applicazione del principio Dnsh;
in numerosi casi la documentazione progettuale e le check-list Dnsh non risultavano pubblicamente accessibili, nonostante gli obblighi di trasparenza previsti dalle linee guida PNRR e dalla normativa vigente; inoltre, nei progetti esaminati gli impatti su biodiversità ed ecosistemi acquatici risultano spesso esclusi senza adeguate analisi sullo stato ecologico dei corpi idrici e sugli effetti cumulativi nel bacino interessato e non risulterebbero adeguatamente considerate le misure di mitigazione previste dalla normativa europea;
il rischio concreto è quello di aver realizzato interventi che non hanno contribuito alla transizione ecologica (contrariamente a quanto previsto per la Missione 2 del PNRR) e hanno creato impatti sui corsi d'acqua, la cui significatività sembra che in molti casi non sia stata adeguatamente valutata, nonostante siano stati accompagnati da una dichiarazione Dnsh;
la Missione 2 del PNRR è finalizzata a sostenere la transizione ecologica e, nel settore della gestione del rischio alluvioni, l'Unione europea promuove espressamente il ricorso prioritario a soluzioni basate sulla natura e a interventi integrati capaci di coniugare sicurezza idraulica e miglioramento degli ecosistemi –:
se sia a conoscenza delle criticità evidenziate dal Cirf – Centro italiano per la riqualificazione fluviale – in merito all'applicazione del principio Dnsh negli interventi di gestione del rischio alluvioni finanziati dal PNRR e quali iniziative di competenza intenda adottare in merito;
quali verifiche siano state svolte sull'effettivo rispetto del principio Dnsh, con particolare riferimento alla valutazione degli impatti sullo stato ecologico dei corpi idrici e all'adozione delle necessarie misure di mitigazione e compensazione;
quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire una corretta e sostanziale applicazione del principio Dnsh agli interventi in ambito fluviale.
(5-05706)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
ASCARI. — Al Ministro della difesa, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo numerose ricostruzioni giornalistiche e segnalazioni provenienti da associazioni pacifiste, organizzazioni sindacali e cittadini, il porto civile di Piombino sarebbe divenuto, a partire dalla fine del 2025, uno scalo utilizzato con cadenza pressoché mensile per operazioni di carico e scarico di armamenti, esplosivi, mezzi militari e altro materiale destinato alle forze armate;
in particolare, le navi Severine e Capucine, battenti bandiera maltese, di proprietà della società svizzera Cadena e impiegate dall'operatore logistico DSV nell'ambito di un contratto stipulato con il Ministero della difesa per il trasporto navale di materiali, mezzi e personale delle Forze armate nel corso del 2026, effettuerebbero frequenti scali in porti civili italiani, tra cui Piombino, Bari, Salerno, Monfalcone, Brindisi, Ortona, Sant'Antioco e Crotone;
secondo le informazioni pubblicate dalla stampa, la Severine avrebbe trasportato, in diverse occasioni, missili Aster, munizioni, gas compressi e altro materiale militare con destinazione anche verso la Turchia, mentre la Capucine avrebbe imbarcato cartucce, detonatori ed esplosivi con destinazione Arabia Saudita, effettuando successivamente ulteriori scali in Libano e in altri porti del Mediterraneo;
particolare preoccupazione desta il fatto che tali operazioni avverrebbero all'interno di porti civili, in prossimità di aree abitate, terminal passeggeri e infrastrutture strategiche quali il rigassificatore galleggiante di Piombino, con conseguenti interrogativi sotto il profilo della sicurezza pubblica e della gestione del rischio;
associazioni, cittadini e il movimento delle Donne in Nero hanno più volte manifestato davanti al porto di Piombino chiedendo la cessazione del traffico di armamenti e denunciando la progressiva trasformazione di un porto civile in un hub logistico militare;
risulta altresì che alcuni lavoratori abbiano espresso obiezioni di coscienza rispetto alle attività connesse alla movimentazione di materiale bellico e che organizzazioni sindacali come USB abbiano presentato esposti alle autorità competenti senza che, allo stato, risultino riscontri pubblici;
secondo quanto riportato da Altreconomia (articolo del 4 agosto 2026 a firma di Linda Maggiori) in relazione ad alcune spedizioni di materiale militare l'Agenzia delle dogane e dei monopoli avrebbe rigettato richieste di accesso civico, richiamando esigenze di tutela dell'interesse pubblico connesse alla natura delle operazioni;
sempre secondo lo stesso articolo di Altreconomia, la nave Capucine avrebbe presentato anomalie nei dati Ais (Automatic identification system) al largo di Israele, il 15 aprile 2026, in particolare davanti Haifa, dove si trova, oltre ai terminal commerciali, anche la principale base della Marina israeliana, sede della flottiglia dei sottomarini e delle unità missilistiche della Israeli navy, sorge il dubbio che se ci sia stato un contatto tra la Capucine e la marina militare israeliana; circostanze che, pur non risultando allo stato accertate, hanno alimentato interrogativi circa l'effettiva ricostruzione delle rotte e delle operazioni svolte;
l'articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e impone alle istituzioni la massima trasparenza sull'utilizzo delle infrastrutture civili per finalità militari;
la legge n. 185 del 1990 disciplina rigorosamente l'esportazione, l'importazione e il transito dei materiali di armamento, prevedendo specifici obblighi di controllo e trasparenza;
appare necessario assicurare il massimo livello di tutela della sicurezza dei cittadini residenti nelle aree interessate, nonché garantire piena informazione al Parlamento circa l'utilizzo dei porti civili italiani per attività logistiche di carattere militare –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;
quali siano le tipologie di materiali militari trasportati dalle navi Severine e Capucine nell'ambito del contratto stipulato con il Ministero della difesa e quali siano i Paesi destinatari delle relative spedizioni;
quali valutazioni di rischio siano state effettuate in relazione allo svolgimento di operazioni di movimentazione di esplosivi e armamenti all'interno di porti civili, in particolare presso il porto di Piombino, in prossimità del terminal passeggeri e del rigassificatore e se intendano adottare iniziative volte a garantire trasparenza e sicurezza a fronte dell'utilizzo sistematico di infrastrutture portuali civili quali basi logistiche per il trasporto di materiali militari;
se siano stati effettuati controlli e verifiche in merito alle anomalie riscontrate nei sistemi di tracciamento Ais delle suddette navi e quali siano stati gli esiti, soprattutto in relazione al passaggio della Capucine davanti Israele il 15 aprile 2026;
quali iniziative di competenza intendano assumere per garantire la piena informazione del Parlamento e dei cittadini e cittadine sulle attività di trasporto di armamenti che interessano i porti italiani e per assicurare il rispetto della normativa nazionale e internazionale vigente in materia.
(4-08757)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
ASCARI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
all'interrogante è pervenuta una circostanziata segnalazione concernente l'esecuzione immobiliare R.G.E. n. 317 del 2023, pendente presso il tribunale di Latina e avente a oggetto l'unica abitazione della parte esecutata, nella quale viene rappresentata una successione di omissioni decisorie, antinomie motivazionali e inversioni di criterio che avrebbero concorso a preservare la progressione liquidatoria malgrado il radicale mutamento dell'assetto creditorio;
secondo quanto esposto, l'eccezione d'inefficacia del pignoramento ai sensi dell'articolo 497 del codice di procedura civile, sorretta da attestazioni provenienti da pubblici registri e incentrata sul decorso del termine perentorio stabilito per il deposito dell'istanza di vendita, non sarebbe stata scrutinata attraverso l'indispensabile computo cronologico, benché in un successivo provvedimento se ne sia affermato l'avvenuto esame senza individuare la decisione che avrebbe definito la questione né esplicitare l'itinerario logico seguito;
l'eccezione d'improcedibilità fondata sull'articolo 1, comma 376, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, dedotta in ragione della natura convenzionata e agevolata dell'immobile e dell'omissione delle comunicazioni prescritte, sarebbe stata dapprima sottratta a una pronuncia espressa e, soltanto dopo l'introduzione dell'opposizione, definita sulla base di una premessa storico-giuridica che la documentazione versata in atti, secondo la segnalazione, contraddirebbe;
l'esperto stimatore avrebbe ecceduto l'incarico con qualificazioni giuridiche, comparendo in udienza senza autorizzazione e instaurando, nel silenzio del G.E., contraddittorio scritto non autorizzato; nonostante mancasse il documento fondamentale, il G.E. avrebbe disposto la vendita prima ancora del deposito del nuovo elaborato peritale, senza riaprire il contraddittorio ex articolo 569 codice di procedura civile sulle sopravvenienze, con lesione del diritto di difesa ex articolo 24 della Costituzione;
l'esecutività del titolo avrebbe ricevuto applicazioni antitetiche: la pendenza dell'appello non veniva reputata ostativa alla vendita quando il titolo di primo grado sorreggeva la pretesa del creditore procedente; intervenuta la sentenza di riforma, che ha espunto la componente largamente prevalente del credito azionato, alla sua immediata efficacia sarebbe stato invece opposto il mancato passaggio in giudicato, nonostante la disciplina recata dagli articoli 282 e 337 del codice di procedura civile;
la residua pretesa, derivante da condanna generica, non risulterebbe allegata, provata né quantificata nel fascicolo esecutivo; nondimeno, il rigetto della sospensione e tutti gli ulteriori provvedimenti resi sarebbero sorretti da formule stereotipe o assertive, inidonee a rendere intelligibili le questioni effettivamente scrutinate, la valutazione dei gravi motivi ex articolo 624 del codice di procedura civile e l'assolvimento dell'obbligo motivazionale ex articolo 111 della Costituzione;
la Presidenza respingeva il ricorso ex articoli 484, 174 del codice di procedura civile e 79 disp. att., con richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 113 del 2000 sulle ragioni di convenienza; il G.E. restava investito dell'opposizione, mentre altro G.E., sul medesimo titolo, differiva cautelativamente, pendente l'appello, l'esecuzione mobiliare R.G.E. n. 585 del 2024, assai meno invasiva; investita il 20 luglio 2026 della sorveglianza ex articolo 14 regio decreto legislativo n. 511 del 1946 la Presidenza avrebbe dovuto, ex articolo 14, comma 4, del decreto legislativo n. 109 del 2006, comunicare i fatti segnalati al Ministro della giustizia e al Procuratore generale presso la Cassazione; l'omissione integrerebbe l'illecito ex articolo 2, comma 1, lettera dd);
poiché l'indipendenza della magistratura, presidio irrinunciabile dello Stato costituzionale, non esclude, ma presuppone, che il funzionamento degli uffici rimanga trasparente, verificabile e coerente secondo canoni conoscibili, affinché l'autonomia della giurisdizione non venga indebolita da prassi opache o da trattamenti processuali percepiti come diseguali dalla collettività e dagli stessi operatori;
la convergenza dei profili segnalati, nel delineare un'anomala accelerazione dell'attività liquidatoria, porrebbe una questione di rilievo istituzionale circa la regolarità organizzativa dell'ufficio, la verificabilità delle scansioni procedimentali, l'intelligibilità delle decisioni e la salvaguardia della fiducia dei cittadini e cittadine nell'esercizio imparziale della giurisdizione, tanto più quando l'espropriazione incida sull'unica casa di abitazione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intenda, per quanto di competenza, valutare la sussistenza dei presupposti per l'esercizio di iniziative, anche di carattere ispettivo.
(4-08748)
CARMINA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il profilo professionale di Cancelliere Esperto è stato reclutato mediante concorso pubblico per 2.700 unità bandito dal Ministero della giustizia nel dicembre 2020, rivolto a personale in possesso di elevate competenze giuridiche e professionali, tra cui avvocati, magistrati onorari, docenti di discipline giuridiche e dipendenti dell'amministrazione con significativa esperienza professionale;
il Cancelliere Esperto svolge compiti di collaborazione qualificata con il magistrato, assistenza nelle attività istruttorie e dibattimentali, redazione di verbali, ricezione di atti, rilascio di copie conformi e ulteriori funzioni attribuite dalla legge al cancelliere, esercitando attività aventi rilevanza pubblicistica e diretta incidenza sul funzionamento della giurisdizione;
nonostante l'elevata qualificazione richiesta per l'accesso e le funzioni concretamente svolte, il profilo è stato collocato nell'Area degli assistenti e non nell'Area dei funzionari;
numerosi Cancellieri Esperti lamentano da tempo una discrasia tra le mansioni esercitate e l'inquadramento professionale riconosciuto, ritenendo che le attività svolte risultino in larga parte assimilabili a quelle proprie dei Funzionari giudiziari;
il decreto del Direttore generale del personale e della formazione del 26 giugno 2026 ha indetto una procedura per il passaggio di 1.500 unità dall'Area assistenti all'Area funzionari, richiedendo, tra gli altri requisiti, il possesso di cinque anni di esperienza maturata nell'Area degli assistenti alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande;
le assunzioni dei vincitori del concorso per 2.700 Cancellieri Esperti del 2020 sono state effettuate in periodi differenti, dal luglio all'ottobre 2021, in ragione di scelte organizzative dell'amministrazione e non per cause imputabili ai lavoratori;
conseguentemente, soltanto una parte dei vincitori del medesimo concorso ha potuto maturare il requisito quinquennale richiesto entro la scadenza fissata dal bando, mentre una larga maggioranza è rimasta esclusa per pochi mesi o settimane di differenza;
diversi lavoratori hanno proposto ricorso innanzi al Tar Lazio, contestando la legittimità della previsione relativa al requisito temporale e chiedendo l'ammissione alla procedura;
il Presidente della Prima Sezione del Tar Lazio, con decreto n. 4311/2026, rg 8504/2026, richiamando analoghi decreti cautelari nn. 4189/2026, 4211/2026 e 4287/2026 già favorevoli ai ricorrenti, ha accolto l'istanza cautelare monocratica disponendo l'ammissione con riserva dei ricorrenti alla procedura, rilevando la necessità di garantire omogeneità di trattamento e consentire la partecipazione anche in assenza del requisito quinquennale maturato alla data prevista dal bando;
in passato il legislatore è già intervenuto per valorizzare specifiche professionalità dell'amministrazione giudiziaria mediante percorsi straordinari di progressione tra le aree (articolo 21-quater del decreto-legge n. 83 del 2015, convertito con modificazioni dalla legge n. 132 del 2015);
il permanere dell'attuale situazione rischia di determinare un incremento del contenzioso amministrativo, con conseguenti oneri per l'amministrazione e incertezza sulle procedure di progressione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle pronunce cautelari adottate dal Tar Lazio in favore dei Cancellieri Esperti esclusi dalla procedura di progressione verticale del 2026;
se intenda adottare iniziative di competenza urgenti finalizzate alla riapertura o proroga del termine di presentazione delle domande sino al completo maturare del requisito quinquennale da parte di tutti i vincitori del concorso per 2.700 Cancellieri Esperti, evitando disparità di trattamento derivanti esclusivamente dalle differenti date di presa di servizio;
se non ritenga opportuno promuovere iniziative normative, sul modello di quanto previsto dall'articolo 21-quater del decreto-legge n. 83 del 2015, volto a istituire una procedura straordinaria di progressione tra le aree riservata ai Cancellieri Esperti, finalizzata al passaggio nell'Area dei funzionari sulla base delle funzioni concretamente svolte, dei titoli posseduti e dell'esperienza maturata;
se non ritenga necessario avviare un confronto con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze dei Cancellieri Esperti per definire una soluzione stabile che consenta il corretto inquadramento professionale di tale figura nell'ambito dell'organizzazione giudiziaria;
quali iniziative di competenza intenda adottare per evitare che lavoratori appartenenti alla medesima procedura concorsuale siano discriminati nelle progressioni di carriera per ragioni esclusivamente riconducibili alle tempistiche organizzative delle assunzioni decise dall'amministrazione stessa.
(4-08749)
BAGNASCO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il sistema penitenziario ligure continua a presentare gravi criticità strutturali, organizzative e di personale, che incidono tanto sulle condizioni di vita delle persone detenute quanto sulla sicurezza e sulle condizioni di lavoro degli appartenenti alla Polizia penitenziaria e degli altri operatori dell'amministrazione penitenziaria;
alla data del 30 giugno 2026, nei sei istituti penitenziari presenti in Liguria risultavano complessivamente detenute 1.448 persone, a fronte di una capienza regolamentare pari a 1.111 posti, con un tasso di affollamento regionale superiore al 130 per cento;
nell'ambito di tale quadro regionale, particolarmente critica appare la situazione della casa circondariale di Sanremo-Valle Armea, che, secondo i dati ufficiali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria-riferiti al 31 maggio 2026-ospitava 270 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 223 posti;
secondo quanto successivamente segnalato dalle organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, alla fine del mese di luglio 2026 le presenze nell'istituto sanremese avrebbero raggiunto quota 282; il Garante comunale delle persone private della libertà personale di Sanremo e il Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive hanno evidenziato che numerose celle, aventi uno spazio calpestabile di poco superiore a 18 metri quadrati, risultano già occupate da sei persone; la relazione annuale del Garante regionale ha evidenziato come il sovraffollamento non possa essere valutato esclusivamente sulla base del rispetto formale della superficie minima individuale, ma debba essere considerato anche alla luce della promiscuità, della compressione degli spazi vitali e dei rischi di sopraffazione connessi alla presenza di molte persone;
le conseguenze del sovraffollamento non ricadono solo sulle persone detenute, ma incidono direttamente anche sulle condizioni di lavoro degli appartenenti alla Polizia penitenziaria, chiamati a garantire, 24 ore al giorno e per tutti i giorni dell'anno, la sicurezza, l'ordine e la legalità all'interno dell'istituto;
all'aumento della popolazione detenuta corrispondono inevitabilmente un incremento dei carichi di lavoro e delle responsabilità del personale, maggiori difficoltà nella gestione delle sezioni detentive e un più elevato rischio di aggressioni, disordini ed eventi critici;
nel corso di una visita effettuata nel giugno 2026, il Sindacato autonomo Polizia penitenziaria ha segnalato che il personale in servizio presso l'istituto è frequentemente costretto a garantire i servizi attraverso turnazioni di otto ore;
altre organizzazioni sindacali hanno richiesto che l'organico effettivamente presente presso la casa circondariale di Sanremo sia portato ad almeno 200 unità;
nel febbraio 2026 un detenuto ha appiccato un incendio all'interno della propria cella e, nel maggio successivo, un agente è stato ferito al braccio con una lametta mentre interveniva per sedare una violenta rissa tra detenuti;
nel mese di agosto 2026 la Polizia penitenziaria ha inoltre rinvenuto e sequestrato cellulari e sostanze stupefacenti all'interno di una sezione detentiva, episodio che conferma, da un lato, la capacità operativa del personale e, dall'altro, la complessità delle attività di controllo da svolgere in un contesto caratterizzato da una popolazione detenuta notevolmente superiore alla capacità dell'istituto;
la situazione sarebbe ulteriormente aggravata dalla chiusura del carcere di Savona, che avrebbe contribuito a concentrare sugli altri istituti liguri una parte rilevante della pressione detentiva regionale;
gli istituti penitenziari liguri fanno attualmente capo al Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per il Piemonte, la Liguria e la Valle d'Aosta, avente sede a Torino, a seguito dell'accorpamento disposto nel 2015, il quale ha progressivamente allontanato il centro decisionale dalle specifiche esigenze degli istituti liguri –:
quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda assumere per ridurre il sovraffollamento dell'istituto di Sanremo;
se intenda disporre un rafforzamento urgente e stabile dell'organico della Polizia penitenziaria di Sanremo;
quale sia lo stato del percorso finalizzato alla ricostituzione di un autonomo Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per la Liguria, con sede a Genova.
(4-08759)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta scritta:
NISINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il Vtct (Vocational training charitable trust), oggi Vtct Skills, è un organismo britannico di certificazione professionale che rilascia qualifiche nel settore dei servizi alla persona, tra cui acconciatura e barbering, attraverso percorsi formativi e professionali riconosciuti nel Regno Unito;
il Ministero delle imprese e del made in Italy ha disciplinato una specifica procedura per il riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite presso centri accreditati Vtct o Itec/Vtct ai fini dell'esercizio della professione di acconciatore in Italia, con particolare riferimento a titoli di hairdressing e barbering;
il riconoscimento delle qualifiche professionali estere costituisce presupposto essenziale per consentire ai soggetti interessati di esercitare in Italia una professione regolamentata, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea in materia;
il Ministero delle imprese e del made in Italy, attraverso la divisione V è l'autorità competente in Italia per il riconoscimento delle qualifiche professionali estere; con un iter burocratico che dovrebbe durare circa 3-4 mesi;
a quanto consta all'interrogante, numerosi operatori del settore dell'acconciatura, associazioni di categoria e imprese segnalano tempi particolarmente lunghi per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento delle qualifiche Vtct, con pratiche che rimangono pendenti per diversi mesi e, in alcuni casi, oltre i tempi ordinariamente attesi dagli interessati;
tali ritardi determinano significative criticità sia per i lavoratori qualificati provenienti dall'estero sia per le imprese del comparto dell'acconciatura, che già registrano diffuse difficoltà nel reperimento di personale adeguatamente formato e abilitato all'esercizio della professione;
il mancato o tardivo rilascio dei provvedimenti di riconoscimento impedisce, di fatto, l'immediato inserimento lavorativo degli operatori interessati, rallenta l'avvio di nuove attività imprenditoriali e limita la capacità delle imprese esistenti di ampliare il proprio organico e soddisfare la domanda di servizi –:
se il Ministro interrogato possa fornire ulteriori informazioni sui fatti di cui in premessa e se abbia assunto o intenda assumere iniziative di competenza al fine di garantire una più rapida definizione delle pratiche, anche attraverso il potenziamento delle strutture amministrative competenti e l'adozione di procedure semplificate.
(4-08742)
CIANI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
nel 2005, a Borgorose, un comune del Cicolano in provincia di Rieti, è nato un birrificio artigianale destinato a diventare uno dei marchi fondativi di un intero comparto: Birra del Borgo non è stata soltanto un'azienda, ma la prova che una filiera interamente italiana poteva sorgere dove non c'era nulla, nelle cosiddette zone interne flagellate dallo spopolamento;
nel 2016 quel marchio è stato acquisito dal gruppo multinazionale AB InBev e l'operazione venne presentata come l'ingresso in una stagione di investimenti e rilancio; ciò che è seguito racconta l'esatto contrario;
dal 2022, secondo la ricostruzione delle organizzazioni sindacali, lo stabilimento è stato progressivamente svuotato: privato delle funzioni commerciali e obbligato a cedere il prodotto alla casa madre a margini ridotti, ha cessato di essere un'impresa che vive del proprio mercato per divenire un reparto i cui volumi e i cui ricavi venivano decisi altrove. Basti pensare che l'impianto ha lavorato a una frazione della capacità e sotto la soglia di pareggio non per assenza di domanda, ma perché quella soglia il gruppo non ha mai programmato di raggiungerla, rinunciando a investire nella promozione e nella rete di vendita e persino a un contributo pubblico di circa 200 mila euro già ottenuto per ridurre i costi del sito;
le perdite oggi addotte a giustificazione della chiusura sono dunque l'esito di quelle scelte e non la loro causa: si è lasciato deperire un patrimonio industriale per poi dichiararlo insostenibile;
il 30 giugno 2026 è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo, con effetti dal 15 settembre, per l'intera forza lavoro dello stabilimento, ventisette persone secondo le organizzazioni sindacali: una cifra irrilevante nei conti di un gruppo che in Italia vale centinaia di milioni, decisiva per un territorio in cui quello è l'ultimo presidio manifatturiero e ogni posto perduto è una famiglia che è costretta ad andarsene;
a rendere più stridente la sproporzione, Borgorose non rientra nel perimetro dell'area di crisi industriale complessa riconosciuta al Sistema locale del lavoro di Rieti, che pure comprende comuni contigui: quei lavoratori non dispongono neppure degli strumenti di reindustrializzazione e di sostegno al reddito riconosciuti a pochi chilometri di distanza;
i lavoratori oggi chiedono certezze e verità: in queste settimane hanno scioperato davanti alla prefettura di Rieti e poi a Roma chiedendo la sospensione della procedura, un tavolo istituzionale e la verifica delle possibilità di subentro, compresa quella di rilevare l'azienda in forma cooperativa;
considerando che il Governo in carica ha fatto del made in Italy la propria cifra identitaria, fino a iscriverlo nel nome del Ministero e a dedicargli una legge organica: a giudizio dell'interrogante, se quella formula ha un contenuto, non può esaurirsi nella promozione di ciò che ha successo, ma deve comprendere la difesa di ciò che quel successo ha reso possibile quando una multinazionale estera decide di smantellarlo –:
se intendano convocare con urgenza, presso la struttura per la crisi d'impresa del Ministero delle imprese e del made in Italy, un tavolo con l'azienda, le organizzazioni sindacali, la Regione Lazio e gli enti locali, anche al fine di valutare, nelle more, la sospensione della procedura;
quali iniziative di competenza intendano assumere per favorire il subentro di un acquirente industriale o di una cooperativa dei lavoratori, anche mediante gli strumenti di cui alla legge 27 febbraio 1985, n. 49, e per impedire la dismissione degli impianti;
se non ritengano di valutare, per quanto di competenza e d'intesa con la Regione Lazio, l'estensione dell'area di crisi industriale complessa di Rieti a Borgorose e agli altri comuni del Cicolano;
quali verifiche di competenza siano state condotte sulle agevolazioni pubbliche percepite dalla società e quali strumenti ritenga attivabili per la salvaguardia di un marchio fondativo della birra artigianale italiana.
(4-08760)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta scritta:
GIACHETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
è in corso la realizzazione del nuovo istituto penitenziario di San Vito al Tagliamento (PN), da 300 posti detentivi (CUP J44E13000310001), opera strategica destinata ad affrontare il sovraffollamento carcerario nazionale;
il costo dell'intervento è passato da circa 27 milioni di euro agli attuali 60.020.084,45 euro, con un incremento superiore al 120 per cento, nonostante risulti che alcune opere originariamente previste siano state ridotte o rinviate;
il contratto dei lavori è stato sottoscritto il 27 settembre 2024 e il cantiere è stato consegnato il 12 novembre 2024;
dal decreto del Provveditore interregionale alle opere pubbliche n. 1014 del 18 novembre 2025 emerge che la direzione dei lavori inizialmente era limitata alle sole opere preliminari (demolizioni, bonifiche e preparazione dell'area), mentre la gara per l'affidamento esterno della direzione lavori e dell'ufficio di direzione lavori, del valore di 1.386.884,90 euro, dopo essere stata aggiudicata è stata sospesa dal Tar Veneto e successivamente integralmente revocata;
la revoca è stata motivata dalla sopravvenuta disponibilità di un dirigente tecnico interno, nominato direttore dei lavori il 1° ottobre 2025, circostanza che pone interrogativi sulla programmazione dell'attività amministrativa e sull'organizzazione dei controlli di un'opera di rilevante valore economico;
dagli stessi atti emerge inoltre l'adozione di un sistema costruttivo con casseri isolanti a perdere in polistirene espanso (Eps) riempiti con calcestruzzo armato, soluzione che merita un approfondimento in relazione alla particolare destinazione dell'edificio quale istituto penitenziario;
risulterebbe inoltre che il progetto non comprenda integralmente opere essenziali quali il sistema di trattamento dell'aria e parte delle opere di urbanizzazione, con il rischio che il quadro economico attuale non rappresenti il costo effettivo di un istituto completamente funzionante –:
quali motivazioni abbiano determinato il passaggio dal costo iniziale di circa 27 milioni di euro all'attuale quadro economico di 60.020.084,45 euro;
quali opere siano state eliminate, ridotte o rinviate rispetto al progetto originario e quale sia il relativo valore economico;
chi abbia esercitato le funzioni di direzione dei lavori dalla consegna del cantiere fino alla costituzione dell'ufficio interno del 1° ottobre 2025 e quali controlli tecnici e contabili siano stati svolti in tale periodo;
per quali ragioni sia stata bandita una gara da oltre 1,3 milioni di euro per la direzione lavori, successivamente revocata, e se tale vicenda abbia determinato contenziosi o maggiori oneri per l'amministrazione;
quale sia l'attuale stato di avanzamento dei lavori e quale cronoprogramma sia previsto per il completamento dell'opera;
se l'appalto comprenda integralmente gli impianti di ventilazione meccanica, rinnovo e trattamento dell'aria e, in caso negativo, quale sia il costo previsto per completarli;
quali opere di urbanizzazione risultino comprese nell'intervento e quali siano invece escluse o demandate ad altri enti, indicando le relative coperture finanziarie;
se il quadro economico di oltre 60 milioni di euro sia sufficiente a consegnare un istituto completamente ultimato, collaudato e immediatamente operativo oppure se siano necessari ulteriori finanziamenti;
quali motivazioni tecniche abbiano portato alla scelta del sistema costruttivo con casseri a perdere in Eps e se tale soluzione fosse prevista nel progetto originario o sia stata introdotta successivamente;
quali valutazioni comparative siano state svolte rispetto ad altre tecnologie costruttive, con particolare riferimento alla sicurezza strutturale, alla resistenza al fuoco, alla durabilità, alla manutenzione e all'idoneità per un istituto penitenziario;
se il sistema costruttivo adottato sia stato sottoposto al parere del collaudatore statico e degli organi tecnici competenti e quali siano stati gli esiti;
se il Governo ritenga opportuno disporre una verifica tecnico-amministrativa sull'intervento, al fine di accertare la congruità dell'incremento dei costi, la regolarità delle procedure adottate, la completezza delle opere previste e la corretta utilizzazione delle risorse pubbliche.
(4-08746)
PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
la crescente diffusione di droni rende sempre più concreto il rischio che essi possano essere utilizzati per interferire con le operazioni aeroportuali e attaccare gli aeroporti europei;
l'Easa evidenzia da tempo il costante aumento degli incidenti riguardanti droni in Europa. Dopo l'invasione dell'Ucraina avviata dalla Russia il 24 febbraio 2022, il quadro di sicurezza europeo è caratterizzato da una forte crescita delle minacce ibride, incluso l'impiego ostile di droni;
la frequenza e la gravità degli episodi verificatisi negli aeroporti europei tra il 2025 e il 2026 provano l'intensificazione delle azioni di disturbo contro il trasporto aereo. Tra il 9 e il 10 settembre 2025, l'incursione di droni russi causò la chiusura di porzioni dello spazio aereo polacco e l'interruzione delle operazioni negli aeroporti di Rzeszów-Jasionka, Lublino, Modlin, Varsavia-Chopin e Cracovia, provocando la deviazione di circa venti voli e la cancellazione di ulteriori venti collegamenti;
tra il 22 e il 23 settembre 2025 la presenza di droni in prossimità degli aeroporti di Copenaghen e Oslo-Gardermoen determinò la sospensione delle operazioni, la deviazione di circa sessanta voli in arrivo e la cancellazione di centodieci collegamenti. Tra il 24 e il 25 settembre 2025, ulteriori incursioni determinarono la chiusura per circa tre ore dell'aeroporto di Aalborg e per circa un'ora dell'aeroporto di Billund;
nell'ottobre 2025 la presenza di droni nelle vicinanze degli aeroporti di Monaco di Baviera e Berlino interessò più di cento voli, e avvistamenti analoghi causarono brevi chiusure degli aeroporti di Palma di Maiorca e Alicante. Il 4 e il 5 novembre 2025 ulteriori avvistamenti presso aeroporti belgi determinarono chiusure, cancellazioni e ritardi, mentre nei mesi di novembre e dicembre le operazioni dell'aeroporto di Vilnius furono ripetutamente interrotte da segnalazioni di droni;
lo scorso 30 maggio 2026, le operazioni dell'aeroporto di Monaco di Baviera sono state nuovamente sospese dopo la segnalazione della possibile presenza di un drone, con la conseguente deviazione verso altri scali di più di venti voli in arrivo;
da ultimo, tra il 4 e il 5 agosto 2026, l'aeroporto di Lipsia-Halle è stato chiuso dopo l'avvistamento di un oggetto in volo e il ritrovamento di un drone al quale era applicato un dispositivo esplosivo, rinvenuto nelle vicinanze di un aereo cargo ucraino. Inoltre, un velivolo cargo diretto all'aeroporto di Lipsia ha urtato un secondo drone, riportando lievi danni;
il 16 luglio 2026, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha pubblicato la proposta di Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035, predisposta con Enac. Il documento, pur richiamando in termini generali la sicurezza dei servizi aeroportuali, non reca specifiche misure dedicate alla prevenzione e alla neutralizzazione delle incursioni di droni non autorizzati, né al potenziamento di sistemi «Counter-UAS», i quali consentono di rilevare i droni e di mitigare i rischi da essi posti, presso gli aeroporti italiani. Tale assenza appare meritevole d'attenzione alla luce dell'intensificarsi degli episodi verificatisi negli scali europei;
l'Action Plan on Drone and Counter-Drone Security, presentato dalla Commissione europea lo scorso 11 febbraio 2026, riconosce i rischi derivanti dalle incursioni di droni per gli aeroporti e prevede, tra le altre misure, prove di stress delle infrastrutture critiche, criteri comuni per la valutazione dei sistemi Counter-UAS e un'iniziativa volontaria europea per lo sviluppo e l'acquisto congiunto di capacità anti-drone. Tuttavia, la concreta implementazione delle misure è rimessa agli Stati membri e alle autorità nazionali –:
quale sia lo stato attuale degli aeroporti italiani in merito alla dotazione di tecnologie, personale e procedure operative idonee a rilevare e contrastare droni ostili, e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare per verificare e rafforzare la capacità del sistema aeroportuale italiano di prevenire e fronteggiare eventuali incursioni condotte mediante aeromobili a pilotaggio remoto.
(4-08747)
GIAGONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nella giornata del 5 agosto 2026 un aeromobile impiegato dalla compagnia Aeroitalia sui collegamenti in continuità territoriale tra Roma Fiumicino e Cagliari è stato costretto a rientrare all'aeroporto di partenza pochi minuti dopo il decollo a seguito della segnalazione di un'anomalia all'impianto di pressurizzazione;
il volo, con 106 passeggeri a bordo, dopo aver raggiunto una quota di circa 11 mila piedi, ha effettuato una discesa precauzionale e fatto rientro allo scalo di Fiumicino, secondo quanto comunicato dalla compagnia aerea, a causa di un'anomalia tecnica;
nella stessa giornata, il medesimo aeromobile, dopo essere stato sottoposto ai necessari controlli tecnici e nuovamente impiegato in servizio, è decollato da Roma Fiumicino con destinazione Cagliari, ma anche in questa occasione ha invertito la rotta poco dopo il decollo per una nuova segnalazione relativa all'impianto di pressurizzazione, rientrando precauzionalmente allo scalo di partenza con 69 passeggeri a bordo;
i due episodi, pur conclusisi senza conseguenze per i passeggeri grazie alle procedure adottate dall'equipaggio e ai protocolli di sicurezza previsti, hanno generato forte preoccupazione tra gli utenti della continuità territoriale aerea da e per la Sardegna;
tali eventi si aggiungono ad altri inconvenienti tecnici verificatisi negli ultimi mesi su voli operati dalla medesima compagnia, tra cui rientri precauzionali e sospensioni dei voli per verifiche tecniche, rendendo opportuno un approfondimento complessivo sugli standard di affidabilità e sicurezza degli aeromobili impiegati;
la continuità territoriale aerea da e per la Sardegna, pur essendo disciplinata e organizzata dalla regione autonoma della Sardegna nell'ambito del quadro previsto dal regolamento (CE) n. 1008/2008 relativo alle norme comuni per la prestazione di servizi aerei nella Comunità e agli oneri di servizio pubblico, rappresenta un servizio essenziale per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini e deve necessariamente svolgersi nel pieno rispetto dei più elevati standard di sicurezza previsti dalla normativa nazionale ed europea;
la sicurezza del trasporto aereo, il rispetto dei requisiti tecnici e operativi da parte dei vettori e la vigilanza sulle operazioni di volo, anche alla luce di quanto previsto dal regolamento (UE) n. 965/2012 della Commissione, che stabilisce i requisiti tecnici e le procedure amministrative relative alle operazioni di volo, rientrano nelle competenze dello Stato attraverso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e gli organismi nazionali preposti, in particolare l'Enac –:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti e quali siano gli intendimenti, per quanto di competenza, in merito ai ripetuti inconvenienti tecnici verificatisi sui collegamenti aerei in continuità territoriale da e per la Sardegna;
se siano state attivate, per quanto di competenza e anche attraverso l'Enac, verifiche specifiche sugli aeromobili impiegati dalla compagnia Aeroitalia e sui vettori utilizzati per garantire i collegamenti soggetti a oneri di servizio pubblico;
se, alla luce degli episodi descritti, il Ministro non ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza e d'intesa con Enac, una verifica straordinaria sull'affidabilità tecnica, sugli standard manutentivi e sulle procedure operative degli aeromobili impiegati nei collegamenti in continuità territoriale da e per la Sardegna, anche al fine di verificare che, nell'ambito degli oneri di servizio pubblico, siano garantite adeguate condizioni di solidità operativa del vettore aggiudicatario del bando per la continuità territoriale, anche con riferimento al numero di aeromobili effettivamente disponibili, alla gestione delle eventuali sostituzioni e al pieno rispetto degli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente;
se il Ministro ritenga necessario adottare ulteriori iniziative per rafforzare il monitoraggio degli standard di sicurezza e affidabilità dei vettori impiegati nei collegamenti soggetti a oneri di servizio pubblico;
quali iniziative di competenza intenda infine adottare affinché ai cittadini sardi e a tutti i passeggeri che usufruiscono della continuità territoriale sia garantito il massimo livello possibile di sicurezza e tutela durante il viaggio.
(4-08761)
INTERNO
Interrogazione a risposta orale:
MOLLICONE. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
come riportato da testate giornalistiche il 30 luglio 2026 si è sviluppato un incendio all'interno dell'immobile noto come «Spin Time Labs», sito in Via di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, dove le fiamme, divampate da alcuni locali interni, hanno in pochi minuti trasformato il palazzo in una vera e propria trappola di fumo;
l'immediato intervento dei vigili del fuoco ha consentito di arginare tempestivamente il principio di incendio;
secondo quanto evidenziato da Il Tempo, lo stabile era già gravato dal 31 marzo 2015 da un provvedimento di sequestro preventivo per occupazione abusiva, a cui si è aggiunto, a seguito del rogo, un secondo e distinto sequestro motivato dalle «condizioni di potenziale pericolo» e dalla conseguente inagibilità riscontrata dai vigili del fuoco;
sempre secondo quanto riferito da Il Tempo, già nel luglio 2019 un cortocircuito provocato da un guasto a un condizionatore causò un incendio che interessò la palestra al terzo piano, imponendo l'evacuazione a scopo cautelativo di circa 150 persone;
l'immobile in questione — una struttura di 16.937 metri quadrati su otto piani fuori terra e due interrati, con destinazione d'uso a «ufficio pubblico» gestita da InvestiRE sgr — è occupata abusivamente dal 12 ottobre 2013, quando il movimento Action vi fece ingresso nell'ambito dello «Tsunami Tour»;
a fronte delle recenti stime che contano circa 400 persone (tra cui circa 130 nuclei familiari e oltre 90 minori di 27 nazionalità), la mancata esecuzione dell'ordine di sequestro ha generato una pesante condanna civile a carico del Ministero dell'interno, chiamato a risarcire oltre 21,1 milioni di euro alla società di gestione del fondo, oltre a un'indennità mensile di circa 206 mila euro a decorrere dal gennaio 2026 e fino alla liberazione dello stabile;
come emerso dalle inchieste di stampa de Il Tempo, nel corso degli anni la destinazione d'uso originaria dell'immobile è stata stravolta senza alcuna autorizzazione o collaudo: nei locali garage sarebbero stati illegittimamente ricavati spazi adibiti a bar, discoteca, teatro e laboratorio, mentre ai piani superiori gli ambienti amministrativi sono stati adattati ad abitazioni private, sovvertendo le funzioni strutturali per le quali l'edificio era stato progettato;
le medesime ricostruzioni de Il Tempo mettono in luce i gravissimi rischi per la sicurezza pubblica derivanti da tali trasformazioni: dai possibili pericoli di esposizione o dispersione di fibra d'amianto causati da lavori privi di controllo, all'inadeguatezza delle uscite di sicurezza e delle vie di fuga rispetto all'affluenza di persone, fino alla presenza di un elevato numero di bombole del gas, all'assenza di manutenzione decennale, al rischio distacco dei fan coil ed al pericolo di cedimento di intonaci e controsoffitti –:
quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano adottare per contribuire a fare luce sui fatti accaduti in occasione dell'incendio;
se non si ritenga urgente predisporre, per quanto di competenza e anche per il tramite degli organi tecnici e di soccorso preposti, verifiche approfondite in ordine al rispetto dei requisiti di sicurezza edilizia, igienico-sanitaria e antincendio all'interno dello stabile, con riguardo alla presenza di materiali e apparecchiature pericolose (quali bombole di gas o fibre di amianto) ed equiparando i controlli a quelli giustamente imposti a tutte le attività e ai cittadini dell'area circostante;
quali misure urgenti di ordine pubblico e incolumità pubblica si intendano intraprendere, per quanto di competenza, affinché sia ripristinata la normale circolazione e la sicurezza in Via di Santa Croce in Gerusalemme, ponendo fine ai blocchi stradali e tutelando la vivibilità del Rione Esquilino;
quali iniziative di competenza si intendano promuovere per accelerare la liberazione dell'immobile, ripristinare la legalità ed evitare il prosieguo del gravissimo danno erariale a carico dello Stato.
(3-02845)
Interrogazioni a risposta in Commissione:
DELL'OLIO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
si sono verificati spesso episodi di violenza tra tifoserie di calcio, che hanno costretto le forze dell'ordine ad intervenire;
in occasioni di eventi sportivi, soprattutto calcistici, ogni anno vengono impiegati in Italia decine di migliaia di agenti delle forze dell'ordine, riportando tali spese alla voce «stadio» nello stipendio loro riconosciuto;
consta all'interrogante che gli oneri relativi a tali impieghi siano superiori ai 45 milioni di euro l'anno;
in Germania, la Corte costituzionale ha confermato la legittimità di una tassa imposta agli organizzatori di eventi sportivi «ad alto rischio» per coprire i costi aggiuntivi della sicurezza pubblica. La tassa è considerata proporzionata ai costi generati dagli eventi, che giustificano l'impiego di maggiori forze di polizia ed anche in considerazione della maggiore redditività per gli organizzatori;
in Italia, l'articolo 9, comma 3-ter, decreto-legge 8 febbraio 2007, modificato dall'articolo 3, comma 1, lettera c-bis), del decreto-legge 22 agosto 2014 n. 119, convertito con modificazioni dalla legge 17 ottobre 2014, n. 146, e successivamente dall'articolo 20-bis, comma 1, del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito con modificazioni dalla legge 1 dicembre 2018, n. 132, ha introdotto la previsione che una quota non inferiore al 5 per cento e non superiore al 10 per cento degli introiti complessivi derivanti dalla vendita dei biglietti e dei titoli di accesso validamente emessi è destinata a finanziare i costi sostenuti per il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico;
consta all'interrogante che al momento non pare essere stato mai emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo della misura, come previsto dal comma 3-quater della richiamata disposizione;
risulta all'interrogante che, soprattutto nei capoluoghi di regione, e dove ci sono squadre di serie A, a causa del forte impegno di forze dell'ordine, nel giorno successivo alla partita il numero di agenti in riposo aumenta con conseguente riduzione di copertura del territorio, in particolar modo se, per l'esigenza di coprire il servizio, si contattano squadre da altri territori;
alcuni comuni hanno emanato regolamenti locali delle prestazioni a carico di terzi per lo svolgimento di manifestazioni ed eventi in occasione dei quali è previsto l'impiego della polizia locale –:
quale sia l'ammontare dell'onere complessivo a carico del bilancio dello Stato per l'impiego del numero di forze dell'ordine con riferimento agli anni 2023, 2024 e 2025;
quale sia lo stato di attuazione dell'articolo 9, comma 3-ter e comma 3-quater del decreto-legge n. 8 del 2007, le entrate conseguite e il relativo impiego;
quale sia il numero di membri delle forze dell'ordine, suddivisi per categoria di forza dell'ordine, impiegato in media alla settimana (base annua diviso 52) per la sicurezza negli stadi e nelle aree circostanti in occasione degli eventi sportivi calcistici;
se il Governo stia considerando la necessità di gestire diversamente i costi della sicurezza legata ad eventi sportivi calcistici, anche in considerazione del fatto che vi sono regolamenti comunali delle prestazioni a carico di terzi per lo svolgimento di manifestazioni ed eventi in occasione dei quali è previsto l'impiego della polizia locale;
quanti e quali comuni abbiano adottato un regolamento comunale che prevede che siano soggette al pagamento del servizio di polizia locale tutte le attività e iniziative organizzate da privati, prive di interesse pubblico e con scopo di lucro, caratterizzate dalla richiesta di biglietto a pagamento o contributo per l'accesso o da eventuali sponsorizzazioni commerciali.
(5-05703)
SCARPA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il 25 marzo 2026 un tredicenne ha accoltellato la propria insegnante nella scuola media di Trescore Balneario (Bergamo), trasmettendo l'aggressione in diretta Telegram in un gruppo chiuso creato la sera prima; il 29 maggio 2026, nel trapanese, un undicenne ha tentato di aggredire un docente; nel marzo 2026 un minorenne è stato arrestato mentre pianificava una strage in una scuola di Pescara;
dalle ricostruzioni investigative i minori coinvolti frequentavano i medesimi spazi digitali – canali Telegram, server Discord, chat interne a piattaforme di gioco usate da milioni di minorenni – e in almeno due casi erano in contatto con utenti stranieri: reti transnazionali, che collegano minori di Paesi diversi senza barriere linguistiche o territoriali;
vi circolano manuali che istruiscono all'omicidio e alla fabbricazione di ordigni, sistemi di punteggio che attribuiscono status in base alla gravità delle azioni, contenuti che celebrano gli autori di stragi scolastiche promuovendone l'emulazione;
dal 2025 le autorità federali statunitensi hanno definito il fenomeno «nihilistic violent extremism», categoria poi adottata dall'FBI; Europol inquadra le medesime reti come «comunità settarie digitali» e il rapporto TE-SAT segnala correnti nichiliste in cui la violenza non è strumento politico ma fine in sé; in altri Paesi europei sono in corso procedimenti a loro carico;
in Italia i casi si sommano – risultano anche indagini su atti autolesionistici indotti, incendi rivendicati in chat e piani di violenza da trasmettere in diretta – senza che l'ordinamento e le strutture di prevenzione dispongano di una categoria corrispondente: episodi connessi sono trattati come fatti isolati, non censiti come fenomeno unitario e privi di monitoraggio dedicato;
Europol ha documentato l'adescamento di bambini di nove anni; una giornata di segnalazione del 27 maggio 2025 ha censito oltre 2.000 link di propaganda estremista rivolta ai minori; tra giugno e luglio 2026 i «Referral Action Days» condotti con la Spagna e altri otto Stati membri – tra i quali non figura l'Italia – hanno segnalato circa 4.340 indirizzi riconducibili alla rete «The Com», i cui gruppi manipolano le vittime su social, messaggistica e piattaforme di gioco per indurle ad autolesionismo, aggressioni e produzione di materiale pedopornografico;
il meccanismo di tali reti trasforma le vittime in autori di reato: i minori adescati sono ricattati e costretti, sotto minaccia di diffusione di materiale che li riguarda, a compiere atti autolesionistici o violenze verso terzi; chi giunge all'attenzione dell'autorità giudiziaria come autore è spesso, insieme, vittima di estorsione e manipolazione;
l'ordinamento non prevede strumenti che riconoscano tale duplice condizione: il minore autore di reato è trattato solo come tale, senza che la sua qualità di vittima rilevi ai fini della risposta sanzionatoria e dell'accesso ai percorsi di protezione –:
se il Ministro dell'interno non ritenga di adottare, sulla base delle qualificazioni già operate dalle autorità statunitensi ed europee, una definizione operativa dell'estremismo violento nichilista ai fini del monitoraggio, della raccolta statistica e del riparto delle competenze di prevenzione e contrasto;
se il Ministro dell'interno disponga di dati sulla diffusione del fenomeno in Italia e se sia attivo, in raccordo con Europol, un monitoraggio specifico delle reti riconducibili al nichilismo violento;
se il Ministro della giustizia non ritenga necessario promuovere iniziative normative volte a riconoscere la condizione di vittima del minore che abbia agito a seguito di adescamento, estorsione o coercizione online, garantendogli protezione e presa in carico, secondo una logica analoga alla non punibilità prevista per le vittime di tratta;
quali iniziative si intendano assumere, per quanto di competenza, affinché sia rafforzata, da parte della piattaforma la moderazione dei contenuti e protezione degli utenti minorenni, anche alla luce di quanto previsto dal regolamento (UE) 2022/2065;
quali programmi di formazione si intendano promuovere per il personale scolastico e le famiglie per il riconoscimento precoce dei segnali di coinvolgimento.
(5-05705)
Interrogazioni a risposta scritta:
VIETRI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2026 la villa comunale «Falcone e Borsellino» di Cava de’ Tirreni è stata oggetto di un grave atto vandalico che ha provocato il danneggiamento di panchine, la rimozione di lastre di marmo utilizzate come sedute, la distruzione di cestini portarifiuti e il danneggiamento di altri arredi urbani, con rifiuti sparsi all'interno dell'area;
il sindaco di Cava de' Tirreni, Raffaele Giordano, ha denunciato pubblicamente l'accaduto, annunciando di aver presentato denuncia contro ignoti, tramite il comando di polizia municipale, affinché fossero svolti tutti gli accertamenti necessari, anche mediante l'acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona;
a seguito dell'accaduto, l'amministrazione comunale ha disposto la chiusura della villa nelle ore notturne e ha annunciato ulteriori iniziative volte a rafforzare la tutela e la vigilanza dell'area;
il grave episodio ha destato forte preoccupazione nella comunità locale, arrecando un significativo danno al patrimonio pubblico e incidendo sulla piena fruibilità di uno dei principali spazi pubblici della città –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti;
quali iniziative, per quanto di competenza, siano state attivate o si intendano attivare per contribuire alla piena individuazione dei responsabili del grave episodio;
se il Ministro interrogato intenda valutare, d'intesa con il prefetto di Salerno e con il questore di Salerno, anche nell'ambito del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, l'adozione di eventuali ulteriori misure di prevenzione e controllo del territorio finalizzate alla tutela del patrimonio pubblico e alla prevenzione di analoghi episodi;
quali ulteriori iniziative il Governo intenda promuovere, nell'ambito delle proprie competenze, per sostenere gli enti locali nella tutela dei beni pubblici e nel contrasto agli atti vandalici.
(4-08743)
PORTA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio 2025), all'articolo 1, comma 888, ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, un fondo per il contrasto dei fenomeni di reclutamento illegale della manodopera straniera, con una dotazione pari a 500.000 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027;
il comma 890 della medesima legge ha previsto che, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro dell'economia e delle finanze, definisse le modalità di attuazione del fondo e i criteri di utilizzo delle risorse;
ad oggi, nonostante il termine sia ampiamente decorso, il decreto attuativo non risulta adottato, con la conseguenza che il fondo rimane del tutto inoperante e le risorse stanziate non possono essere impiegate per gli obiettivi indicati dal legislatore;
l'articolo 9 del decreto-legge n. 146 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 179 del 2025, è intervenuto successivamente sulla disciplina, modificando i requisiti soggettivi di accesso al fondo e introducendo elementi di ulteriore complessità, che richiederebbero ancor più un tempestivo chiarimento attuativo;
il fenomeno del reclutamento illegale della manodopera straniera, spesso connesso a forme di caporalato, sfruttamento lavorativo e utilizzo irregolare di migranti ospitati nelle strutture di accoglienza, è diffusamente segnalato in diversi territori e comparti produttivi, con gravi ricadute sui diritti fondamentali delle persone, sulla legalità del mercato del lavoro e sulla stessa credibilità delle politiche pubbliche in materia di immigrazione;
vi è la necessità di attivare strumenti efficaci di contrasto allo sfruttamento e al lavoro nero che colpisce in particolare la manodopera straniera;
il perdurare dell'inerzia amministrativa in ordine all'adozione del decreto attuativo rischia di trasformare il fondo in una mera posta contabile, priva di effettiva ricaduta sul territorio, vanificando la stessa volontà del Parlamento e il richiamo alla tutela della dignità del lavoro sancito dall'articolo 36 della Costituzione –:
quali siano le ragioni del mancato rispetto del termine previsto dall'articolo 1, comma 890, della legge n. 213 del 2024 per l'adozione del decreto attuativo del fondo per il contrasto del reclutamento illegale della manodopera straniera;
se il Ministro dell'interno abbia predisposto una bozza di decreto e quale sia, allo stato, il puntuale avanzamento dell'iter di concertazione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministero dell'economia e delle finanze;
se e in quale misura le modifiche introdotte dall'articolo 9 del decreto-legge n. 146 del 2025 abbiano inciso sui tempi di adozione del decreto attuativo, e come si intenda coordinare la disciplina originaria della legge di bilancio con le nuove disposizioni, garantendo al contempo certezza giuridica agli operatori e ai soggetti potenzialmente beneficiari;
quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per assicurare la tempestiva operatività del fondo e l'effettivo impiego delle risorse stanziate per gli anni 2026 e 2027, anche valutando la possibilità di prorogare la disponibilità delle somme ove il ritardo abbia già pregiudicato l'utilizzo per l'esercizio 2026;
se non si ritenga necessario fornire elementi alle Camere sullo stato complessivo delle politiche di contrasto al caporalato e al reclutamento illegale della manodopera straniera, con particolare riguardo al coordinamento tra questo fondo, le misure ispettive sui luoghi di lavoro e gli strumenti di tutela dei lavoratori migranti, alla luce delle criticità più volte evidenziate dalle organizzazioni sindacali e dal terzo settore.
(4-08744)
ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
con gli atti di sindacato ispettivo n. 4-05254 e n. 4-07482, il sottoscritto interrogante ha richiamato l'attenzione del Governo sulla grave situazione determinata dalla presenza di vaste aree boschive nelle province di Lecco e Sondrio interessate da un radicato fenomeno di spaccio di sostanze stupefacenti, con conseguente compromissione della sicurezza dei cittadini e della piena fruibilità del territorio;
in tale occasione è stato chiesto di rafforzare il dispositivo di prevenzione e contrasto attraverso un incremento dei servizi di controllo del territorio e delle operazioni straordinarie interforze;
successivamente, grazie all'impegno delle forze di polizia e al coordinamento delle prefetture competenti, in alcune zone le cosiddette operazioni ad «alto impatto» sono state intensificate, con particolare riferimento all'area di Colico e dell'Alto Lario, conseguendo importanti risultati nel contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti e nel recupero alla legalità di numerose aree boschive;
nonostante gli importanti risultati conseguiti, il fenomeno dello spaccio nei boschi continua a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza pubblica, essendo riconducibile a organizzazioni criminali composte in larga parte da immigrati irregolari che, dopo gli interventi delle forze dell'ordine, tendono a riorganizzare le proprie basi operative;
per consolidare i risultati ottenuti, completare la bonifica delle aree ancora interessate dallo spaccio e impedire il ritorno delle organizzazioni criminali, appare necessario rafforzare ulteriormente il dispositivo di controllo del territorio mediante l'impiego di reparti altamente specializzati;
particolare efficacia potrebbe essere assicurata dall'impiego degli Squadroni eliportati cacciatori dell'Arma dei carabinieri, reparti dotati di specifiche capacità operative negli ambienti boschivi e montani, già positivamente impiegati in analoghi contesti sul territorio nazionale e nelle province di Como e Varese dove hanno conseguito risultati encomiabili;
parimenti, l'impiego di personale militare nell'ambito dell'operazione «Strade Sicure» nelle stazioni e nelle zone sensibili delle province di Lecco e di Sondrio, a supporto delle forze di polizia, consentirebbe di incrementare la vigilanza del territorio, liberando ulteriori risorse delle Forze dell'ordine da destinare alle attività investigative e di contrasto allo spaccio; inoltre l'organizzazione di presidi fissi nelle aree maggiormente interessate dal fenomeno contribuirebbe a disincentivare l'afflusso degli acquirenti di sostanze stupefacenti, ostacolando il mercato della droga e consolidando la presenza dello Stato sul territorio –:
se intendano rafforzare ulteriormente il dispositivo di sicurezza nelle province di Lecco e di Sondrio, al fine di consolidare i risultati conseguiti nella lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti;
se intendano disporre l'impiego degli Squadroni eliportati cacciatori dell'Arma dei carabinieri nelle aree boschive maggiormente interessate dal fenomeno dello spaccio;
se intendano disporre l'impiego di un contingente di militari dell'operazione «Strade Sicure» nelle province di Lecco e di Sondrio, a supporto delle forze di polizia nelle attività di prevenzione e contrasto della criminalità, con particolare riguardo alle stazioni ferroviarie e ai luoghi più sensibili, anche mediante l'istituzione di presidi fissi nelle aree boschive maggiormente interessate dal fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti, al fine di rafforzare il controllo del territorio, prevenire il ritorno delle organizzazioni criminali, disincentivare l'acquisto di droga e liberare ulteriori risorse delle forze dell'ordine da destinare alle attività investigative e operative di contrasto a tali fenomeni criminali.
(4-08751)
BENZONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
con decreto del Ministro dell'interno del 18 ottobre 2022 è stato istituito l'Archivio nazionale informatizzato dei registri di Stato Civile (Ansc), un sistema finalizzato alla completa digitalizzazione dei registri di stato civile, alla centralizzazione delle relative informazioni e alla semplificazione dei procedimenti amministrativi, favorendo una più rapida circolazione dei dati tra i comuni e gli altri enti competenti e la piena integrazione con l'Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr);
il predetto decreto prevede, altresì, l'obbligo di subentro di tutti i comuni italiani nella piattaforma Ansc entro il 31 dicembre 2026 e, ad oggi, secondo fonti del Ministero stesso, risultano già aderenti 7.685 comuni su un totale di 7.894, pari al 97,35 per cento;
l'adesione alla piattaforma comporta l'utilizzo obbligatorio dei modelli di atti di stato civile predisposti dal Ministero dell'interno, identici per tutti i comuni e non modificabili dagli ufficiali dello stato civile, al fine di garantire l'uniformità e l'interoperabilità nella gestione digitale degli atti;
tra i comuni ad oggi aderenti all'Ansc vi è, dallo scorso febbraio, anche il comune di Brescia. Proprio a tale amministrazione sono pervenute, da parte di diversi ufficiali dello stato civile e amministratori locali, numerose segnalazioni di criticità con riguardo all'attuale veste grafica degli atti di matrimonio e di unione civile generati dalla piattaforma Ansc;
in particolare, il modello grafico adottato presenterebbe, secondo quanto lamentato, una struttura poco agevole nella lettura: le informazioni risultano ravvicinate, le righe possono facilmente confondersi e la consultazione del documento durante la celebrazione risulta poco scorrevole, aumentando il rischio di errori nella lettura di dati essenziali, quali nomi, cognomi, date e luoghi di nascita;
tale impostazione incide anche sul momento della sottoscrizione dell'atto da parte degli sposi e dei testimoni, i quali sono chiamati a firmare un documento che, pur rivestendo un elevato valore giuridico e simbolico, appare privo di una veste grafica adeguata alla solennità dell'evento;
a parere dell'interrogante, la qualità formale e la leggibilità di tali atti costituiscono elementi rilevanti sia sotto il profilo della corretta formazione dell'atto pubblico sia sotto quello della qualità dei servizi resi ai cittadini. Pertanto, un aggiornamento del modello grafico nazionale, volto a migliorare rimpaginazione, la leggibilità e la fruibilità del documento, potrebbe contribuire a valorizzare un momento particolarmente significativo nella vita delle persone, riducendo al contempo il rischio di errori materiali –:
se non intenda valutare, per quanto di competenza, l'adozione di iniziative volte a rivedere l'attuale modello grafico degli atti di matrimonio e degli altri atti di stato civile generati mediante la piattaforma Ansc, al fine di migliorarne la leggibilità, l'impostazione tipografica e la dignità formale.
(4-08754)
PORTA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza, convertito con modificazioni dalla Camera dei deputati il 20 maggio 2025, ha introdotto, all'articolo 1-bis, un requisito di residenza legale e continuativa in Italia di due anni per la concessione della cittadinanza allo straniero il cui genitore o nonno sia o sia stato cittadino italiano per nascita;
il medesimo articolo 1-bis, comma 1, prevede una facilitazione per l'ingresso in Italia, per lavoro subordinato fuori quota, degli stranieri residenti all'estero discendenti di cittadini italiani e cittadini di Stati di storica emigrazione italiana, demandando a un decreto interministeriale l'individuazione dei relativi Stati;
la circolare del Ministero dell'interno n. 32 del 13 giugno 2007 ha già chiarito che i discendenti di cittadini italiani che intendano completare in Italia il procedimento di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis possono essere iscritti anagraficamente sulla base della dichiarazione di presenza o della ricevuta della domanda di permesso di soggiorno, superando il precedente riferimento al permesso per turismo;
la circolare n. K.28.1 dell'8 aprile 1991 ha definito le condizioni e le modalità per il riconoscimento dello status civitatis italiano ai discendenti di cittadini italiani emigrati, costituendo un importante precedente amministrativo;
il nuovo quadro normativo non contempla espressamente uno specifico titolo di soggiorno per ricerca di lavoro o attesa occupazione destinato ai discendenti di cittadini italiani, idoneo a rendere concretamente praticabile il percorso di residenza richiesto dalla legge –:
se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative normative volte a introdurre uno specifico titolo di soggiorno per ricerca di lavoro o attesa occupazione destinato ai cittadini stranieri discendenti di cittadini italiani per nascita, residenti in Stati di storica emigrazione italiana e se non ritengano opportuno prevedere che il suddetto titolo di soggiorno costituisca base idonea per l'iscrizione anagrafica presso il comune di dimora, in coerenza con i princìpi affermati dalla circolare del Ministero dell'interno n. 32 del 13 giugno 2007;
se non ritengano altresì opportuno adottare iniziative di competenza volte a stabilire che, ai fini dell'applicazione dell'articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge n. 36 del 2025, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 74 del 2025, il requisito di residenza legale e continuativa in Italia per due anni possa essere soddisfatto anche mediante soggiorni maturati in forza del predetto titolo, purché accompagnati da effettiva iscrizione anagrafica e da dimostrabili iniziative di ricerca di lavoro o inserimento occupazionale;
se intendano adottare linee guida operative, rivolte alle rappresentanze diplomatico-consolari e ai comuni, al fine di uniformare le prassi in materia di informazione agli italo-discendenti, rilascio del titolo di soggiorno, iscrizione anagrafica e successiva domanda di cittadinanza, armonizzando le indicazioni delle circolari n. 32 del 2007 e n. K.28.1 del 1991 con le disposizioni del decreto-legge n. 36 del 2025;
quali iniziative intendano assumere per monitorare gli effetti dell'attuazione del decreto-legge n. 36 del 2025 sui discendenti di cittadini italiani residenti all'estero, con particolare riguardo al numero degli ingressi, delle iscrizioni anagrafiche e delle domande di cittadinanza presentate.
(4-08756)
SCHIFONE, SCHIANO DI VISCONTI, CANGIANO, CERRETO, VIETRI e GIORGIANNI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
sta destando scalpore e sconcerto il video nel quale figurano esponenti di primo piano del Partito democratico locale, tra cui il segretario cittadino Antonello Cozzolino e alcuni consiglieri comunali eletti, come Nancy Scognamiglio, intenti a festeggiare in un locale pubblico in compagnia di soggetti gravati da precedenti penali e legati a contesti di criminalità organizzata e traffico di stupefacenti;
i vertici regionali del partito hanno disposto il commissariamento del circolo di Ercolano, cui è seguita l'autosospensione dei consiglieri coinvolti, mentre le autorità competenti e la prefettura monitorano con attenzione l'evolversi del contesto politico e amministrativo locale;
la diffusione del suddetto filmato ha, infatti, provocato un profondo allarme sociale e politico nel territorio, evidenziando il rischio di contiguità o di pericolosa sottovalutazione dei rapporti tra rappresentanti delle istituzioni locali e ambienti malavitosi, in un'area storicamente impegnata in una complessa opera di riscatto e legalità antimafia;
in particolare, la presenza alla festa di Natale Suarino, in passato latitante e condannato per associazione camorristica, ha spinto la procura della Repubblica e la prefettura di Napoli ad avviare degli accertamenti più estesi da parte dei carabinieri, al fine di verificare la rilevanza della vicenda sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza pubblica e l'eventuale sussistenza di elementi idonei a far emergere forme di condizionamento della vita amministrativa dell'ente locale;
la tutela della trasparenza, dell'imparzialità e del buon andamento delle amministrazioni locali, soprattutto in territori storicamente esposti al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, rende indispensabile accertare se tali dinamiche abbiano influito sulla regolarità e sulla trasparenza della competizione elettorale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali elementi abbia acquisito, per quanto di competenza e con riferimento ai profili di ordine e sicurezza pubblica, nell'ambito delle verifiche svolte dalla Prefettura di Napoli;
se intenda promuovere, ai sensi dell'articolo 143 del Tuel, la nomina di una commissione d'accesso e l'attivazione di accertamenti ispettivi presso il Comune di Ercolano, al fine di verificare, per quanto di competenza, la sussistenza di condizionamenti o infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto politico-amministrativo locale;
quali iniziative di prevenzione e monitoraggio si intendano promuovere, per quanto di competenza, per tutelare le istituzioni democratiche e la trasparenza amministrativa nel territorio di Ercolano.
(4-08764)
SCHIFONE, SCHIANO DI VISCONTI, CANGIANO, CERRETO, VIETRI e GIORGIANNI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi mesi il comune di Portici è stato al centro dell'attenzione pubblica per una serie di vicende che hanno alimentato dubbi sulla trasparenza dell'azione amministrativa e sulla possibile esistenza di fenomeni di illegalità e di condizionamento della vita pubblica locale;
l'ultima vicenda, secondo quanto riportato da fonti di stampa, vede il presidente del consiglio comunale di Portici, Gianluca Viscardi, rinviato a giudizio nell'ambito di un procedimento penale relativo a fatti contestati con riferimento alla sua precedente attività di amministratore di condominio;
nello specifico, secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, all'imputato è attribuita la contestazione del reato di appropriazione indebita aggravata, in relazione alla presunta sottrazione di somme di denaro appartenenti ad un condominio amministrato dallo stesso, per un importo complessivo che ammonterebbe a circa 119 mila euro;
la vicenda ha suscitato particolare attenzione nell'opinione pubblica locale in considerazione del ruolo istituzionale attualmente ricoperto dall'imputato, alimentando un ampio dibattito sull'esigenza di garantire la massima trasparenza e tempestività nell'accertamento dei fatti;
fermo restando il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza sino al passaggio in giudicato della sentenza, appare tuttavia opportuno che vicende che coinvolgono soggetti titolari di incarichi pubblici siano definite in tempi ragionevoli, al fine di tutelare, al contempo, la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini nelle medesime;
a questa vicenda se ne aggiunge un'altra, altrettanto preoccupante, relativa ad un presunto voto di scambio, emersa nel dicembre del 2025: in un video consegnato alla magistratura, un privato cittadino avrebbe affermato di aver ricevuto 12 mila euro per procurare voti in favore del candidato sindaco non si sa quale –:
se siano siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa relativi al comune di Portici e se, per quanto di competenza, intendano promuovere ogni opportuna iniziativa, anche normativa, al fine di contribuire a garantire la trasparenza, l'integrità e il corretto funzionamento delle amministrazioni comunali.
(4-08765)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta scritta:
ZIELLO, SASSO, DAVIDE BERGAMINI, BOF, FURGIUELE, PIERRO, POZZOLO e RAVETTO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la scuola pubblica è chiamata a garantire, insieme al pluralismo educativo, la piena tutela dei minori e il ruolo primario della famiglia nelle scelte che attengono alla sfera più intima della crescita dei figli, princìpi che non possono essere derogati da regolamenti interni adottati in assenza di un quadro normativo nazionale di riferimento, né sostituiti da percorsi didattici affidati a soggetti esterni senza adeguate garanzie di terzietà di rigore scientifico;
dall'esame analitico del Piano triennale dell'offerta formativa (Ptof) relativo al triennio 2025-2028, adottato per l'Istituto superiore «Niccolini-Palli» di Livorno sotto la direzione della dirigente scolastica dottoressa Teresa Cini, si sottolinea la presenza di sei specifici percorsi ed interventi didattico-organizzativi e progettuali che sollevano, per l'interrogante, profondi dubbi di legittimità e di conformità alle norme generali dell'istruzione e che delineano preoccupanti profili di criticità;
risulta approvato, con delibere del 15 e 16 giugno 2022, un «Regolamento per la gestione di una carriera alias per studenti e studentesse in transizione di genere», che consente ai minori di adottare un'identità anagrafica alternativa sulla sola base di una dichiarazione personale, a giudizio dell'interrogante senza un coinvolgimento adeguatamente definito delle famiglie e delle relative tutele;
all'esito, poi, di un percorso avviato nel 2022, con l'adozione di un primo servizio igienico neutro, l'Istituto avrebbe deliberato nel corso di quest'anno, per quanto noto all'interrogante, la trasformazione di tutti i servizi igienici dell'istituto in bagni «neutri», determinando criticità in ordine alla riservatezza delle studentesse e alla sicurezza degli studenti;
il Collegio dei docenti ha inoltre disposto, in data 26 febbraio 2026, interventi in classe delle associazioni Arcigay ed Agedo rivolti a minorenni, senza che risulti documentato un percorso di preventiva informazione e assenso delle famiglie;
si aggiunga, ancora, che risulta attivato un percorso di formazione scuola-lavoro di quattro ore in classe realizzato con Anpi, Emergency e il gruppo «Sulla stessa barca», privo, per l'interrogante, delle necessarie garanzie di neutralità;
non va poi trascurato l'inserimento nel Ptof del progetto «diritto alla fine della vita» che fa esplicito riferimento ad una fattispecie non riconosciuta dal quadro normativo vigente;
compaiono nel piano triennale attività sul modulo «Storia del razzismo in Europa: dal movimento crociato all'ideologia nazista», la cui impostazione proietta categorie novecentesche sull'intera storia europea secondo derivazioni riconducibili alla cancel culture e prive di rigore storiografico;
il quadro descritto da queste sei rilevanti criticità evidenzia come tali scelte didattiche e gestionali contrastino con l'ordinamento giuridico e con i limiti dell'autonomia scolastica definiti dalla Costituzione che attribuisce infatti ai genitori il diritto inalienabile di educare i figli ponendo la scuola in ruolo sussidiario e stabilisce che la libertà d'insegnamento non possa mai tradursi in una licenza per promuovere derive ideologiche. Senza peraltro tralasciare che la normativa vigente impone il consenso informato preventivo delle famiglie, rendendo tali progetti un superamento dell'autonomia scolastica –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e quali verifiche di competenza intendano attivare alla luce della normativa vigente in materia di autonomia scolastica, tutela dei minori e rapporti scuola-famiglia, anche disponendo un'iniziativa ispettiva straordinaria presso l'Istituto;
se intenda valutarsi, per quanto di competenza, la sussistenza dei presupposti per l'assunzione di ulteriori provvedimenti, anche di natura disciplinare, nei confronti della dirigente scolastica in relazione ai doveri di vigilanza e direzione ad essa incombenti;
se il Ministro dell'istruzione e del merito non intenda emanare direttive sulla partecipazione di associazioni esterne a progetti per minori inerenti a temi sensibili, al fine di garantire neutralità scolastica, pluralismo e rispetto delle famiglie.
(4-08763)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
DELL'OLIO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in precedente interrogazione a risposta in Commissione 5-02552 presentata a prima firma dal sottoscritto e discussa il 2 luglio 2024 nella seduta n. 316 erano stati richiesti chiarimenti relativi alla situazione dei lavoratori del contact center multicanale (Ccm) di Inps Servizi S.p.a., dopo aver richiamato l'articolo 5-bis del decreto-legge n. 101 del 2019 che ha previsto, come noto, l'internalizzazione delle attività di Ccm verso l'utenza dell'Istituto, disponendone l'affidamento alla società in house Inps Servizi S.p.a.;
Inps servizi Spa, società dunque controllata direttamente dall'Inps, è stata costituita per la «necessità di internalizzare i servizi informativi e dispositivi da erogare in favore dell'utenza dell'Inps, per promuovere la continuità nell'erogazione dei servizi e per tutelare la stabilità occupazionale del personale ad essi adibito, tenuto conto dell'esigenza di valorizzare le competenze dallo stesso maturate, anche in ragione dell'assenza dei relativi profili professionali nelle piante organiche dell'Inps»;
la creazione di Inps servizi Spa ha portato chiaramente ad un netto risparmio dei costi di gestione dell'Inps, determinando però al contempo una condizione di immensa precarietà per i lavoratori e le lavoratrici;
a distanza di anni dalla creazione di Inps Servizi S.p.a., i lavoratori si trovano ancora in una condizione di forte precarietà, impiegati in larga parte con contratti part-time e retribuzioni attorno ai 700 euro al mese; inquadrati, in tanti, al terzo livello del Ccnl delle telecomunicazioni, un livello che non rispecchia minimamente le competenze, le responsabilità e il valore del lavoro svolto; in modalità smart working ma con un rimborso mensile irrisorio di 20 euro, insufficiente a coprire i costi minimi della connessione richiesta;
il passaggio del personale dal precedente appalto Comdata a Inps Servizi, avvenuto tramite nuove assunzioni nel 2022, ha determinato l'azzeramento dell'anzianità pregressa. Ciò si traduce, per un lavoratore inquadrato al livello 4, assunto originariamente nel 2000, in una mancata valorizzazione di 22 anni di servizio e di 7 scatti di anzianità già maturati;
la perdita retributiva corrispondente è pari a 196 euro lordi mensili, equivalenti a circa 2.550 euro lordi annui e a una riduzione complessiva di oltre 7.600 euro lordi nel periodo 2022-2025 –:
se, alla luce di quanto premesso e considerato, il Ministro interrogato ritenga di dover assumere iniziative di competenza per:
verificare cosa impedisca il completamento del percorso di internalizzazione in Inps, come previsto e auspicato fin dall'inizio;
garantire il riconoscimento economico adeguato al valore e alla complessità delle mansioni svolte dai lavoratori, l'inquadramento contrattuale coerente con la professionalità maturata dai lavoratori in anni di servizio, la tutela della stabilità occupazionale e la piena integrazione dei lavoratori coinvolti nel sistema pubblico della previdenza;
intervenire, dunque, perché la presidenza Inps e il CdA di Inps Servizi S.p.a. riconoscano e rimedino all'errore circa l'inquadramento contrattuale e di livello in Inps Servizi S.p.a.
(5-05702)
PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, per sapere – premesso che:
la crisi bradisismica in atto nell'area dei Campi Flegrei, avviatasi con l'evento sismico del 26 settembre 2023, continua a registrare fenomeni di significativa intensità, culminati nel recente evento del 31 luglio 2026 di magnitudo 4.7, che ha riacceso la preoccupazione delle comunità locali; dal sito istituzionale del Dipartimento della protezione civile emerge che, nel primo anno della crisi, il Servizio nazionale della protezione civile ha sviluppato un'intensa attività di coordinamento, prevenzione, pianificazione, formazione e informazione della popolazione, anche in attuazione dei decreti-legge adottati in quel periodo;
la medesima documentazione evidenzia tuttavia che, a partire dalla fine del 2024, nonostante il verificarsi di ulteriori eventi sismici di magnitudo pari o superiore a 4,4, le iniziative risultano estremamente limitate, senza che siano illustrati gli sviluppi delle attività di pianificazione, formazione, informazione alla popolazione e attuazione delle misure previste dalla normativa sopravvenuta;
in particolare, la documentazione pubblicata dal Dipartimento non dà conto né delle misure introdotte dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207 (legge di bilancio per il 2025), né di quelle previste dal decreto-legge 7 maggio 2025, n. 65, volte a rafforzare gli interventi di riduzione della vulnerabilità degli edifici pubblici e, soprattutto, privati, mediante la concessione di appositi contributi, né dei relativi provvedimenti attuativi adottati nel corso del 2025 e del 2026;
sotto il profilo tecnico-scientifico, il dibattito sviluppatosi dopo il sisma del 31 luglio 2026 ha evidenziato valutazioni anche profondamente divergenti da parte di autorevoli esponenti della comunità scientifica circa l'evoluzione del fenomeno bradisismico;
in tale contesto assume particolare rilievo il ruolo attribuito dagli articoli 19 e 20 del decreto legislativo n. 1 del 2018 alla Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi, quale organo consultivo chiamato a fornire al Dipartimento della protezione civile valutazioni tecnico-scientifiche condivise e a supportare le decisioni operative e la comunicazione istituzionale; dalle informazioni pubblicate dal Dipartimento risulta che, dopo le cinque riunioni svolte nel primo anno della crisi, la Commissione Grandi Rischi sarebbe stata convocata una sola volta sul tema nel novembre 2025, nonostante il susseguirsi di nuovi eventi sismici di rilevante intensità;
sotto il profilo delle attività volte a garantire la risposta in emergenza, il decreto del Capo del dipartimento della protezione civile n. 3236 del 30 ottobre 2025, concernente i nuovi livelli di allerta del vulcano, prevedeva l'aggiornamento delle pianificazioni di settore e di quelle conseguenti da parte degli enti e delle amministrazioni coinvolte; tuttavia, non risulta alcun aggiornamento sullo stato di attuazione né alcun ulteriore documento che definisca la risposta emergenziale da adottare nell'ipotesi di un repentino passaggio alla fase di allarme, lasciando in una pericolosa incertezza l'intero sistema di protezione civile, peraltro nel pieno di una crisi del vulcano in atto;
a fronte di un obiettivo ed evidente calo di attenzione «operativa» sui Campi Flegrei emerge come, a partire dal 2025, la Protezione civile sia stata progressivamente chiamata a svolgere attività connesse a grandi eventi pubblici, distogliendo strutture e risorse dalle funzioni proprie di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze, circostanza che, anche alla luce di altre emergenze, quali gli incendi boschivi, rende necessario un chiarimento sulle priorità operative del Servizio nazionale –:
se corrisponda al vero che, a partire dalla fine del 2024, si sia registrato un significativo allentamento dell'attenzione nei confronti della crisi bradisismica dei Campi Flegrei, posto che, sulla base delle informazioni pubblicate dallo stesso dipartimento, le attività svolte sui principali fronti di intervento sembrerebbero essersi sostanzialmente arrestate e se, oltre a quelle rese note per il 2025 e il 2026, siano state comunque realizzate ulteriori iniziative in materia di pianificazione dell'emergenza, rafforzamento della capacità operativa dei sistemi territoriali, formazione delle strutture locali e informazione della popolazione;
se la Commissione Grandi Rischi sia stata convocata, dopo il novembre 2025 e, in caso contrario, per quali ragioni, nonché quale sia la valutazione aggiornata sullo stato del vulcano e sull'adeguatezza degli attuali livelli di allerta;
quale sia lo stato di attuazione del decreto del Capo del dipartimento della protezione civile n. 3236 del 30 ottobre 2025 e se si sia provveduto all'elaborazione della risposta operativa in caso di passaggio repentino alla fase di allarme;
quale sia lo stato di avanzamento degli interventi di riduzione della vulnerabilità degli edifici pubblici e privati, indicando il numero delle domande presentate, dei contributi concessi e degli interventi effettivamente realizzati, nonché quali ulteriori misure il Governo intenda adottare a seguito degli eventi sismici del 31 luglio 2026;
quali siano gli intendimenti sull'attuale ampliamento del perimetro operativo del Servizio nazionale della protezione civile ai cosiddetti «grandi eventi» in relazione alla necessità di garantire il pieno esercizio delle funzioni proprie di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze e quali iniziative intenda assumere per assicurare che le strutture nazionali mantengano quale priorità assoluta il presidio dei rischi di protezione civile.
(2-00902) «Braga, Sarracino, Simiani, De Luca, Toni Ricciardi, Scotto, Graziano, Curti, Evi, Ferrari, Speranza».
Interrogazione a risposta scritta:
FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il centro storico del comune di Morlupo versa in una condizione di estrema fragilità idrogeologica, causata dall'instabilità del fronte franoso della rupe su cui sorge l'abitato, nonostante la costruzione, negli anni '80, di muraglioni di cemento armato per il consolidamento di varie parti del centro storico;
tra il 25 e il 27 gennaio 2026, si sono verificati gravi crolli che hanno interessato parte del tessuto edilizio storico, in particolare un edificio oggetto di ordinanza di sgombero fin dal 2004, dal quale alcune persone si erano per fortuna appena allontanate. I crolli hanno reso necessaria una nuova ordinanza di sgombero per i civici adiacenti e l'interdizione dell'area sottostante, riguardante nuclei familiari che si aggiungono a quelli già coinvolti negli anni precedenti;
tali eventi non rappresentano episodi isolati, ma si inseriscono in un fenomeno sistemico di degrado e svuotamento del borgo che perdura da decenni. L'amministrazione comunale ha già avanzato il 2 febbraio 2026 richiesta per il riconoscimento dello stato di emergenza e di calamità naturale, istanza sostenuta dal «Comitato Civico per la Salvaguardia del Centro Storico»;
Morlupo non dispone dei mezzi economici e tecnici per affrontare autonomamente un dissesto geologico di tale scala. I lavori iniziati nel 2014 sono stati sospesi a causa della ritirata disponibilità dell'impresa incaricata, risultando il progetto inidoneo per gravi rischi di sicurezza dei lavoratori. Nel 2023 sono stati recuperati i fondi non spesi, circa 800.000 euro, insufficienti però per il nuovo e più ampio progetto necessario;
appare inoltre iniquo che i cittadini privati delle proprie abitazioni per motivi di sicurezza siano tuttora tenuti al pagamento dei tributi sugli immobili inagibili;
la situazione di Morlupo configura un quadro di fragilità idrogeologica e di inadempienza istituzionale che si trascina da oltre un ventennio, esasperando una cittadinanza in attesa di interventi strutturali definitivi. Tale condizione appare simile a quella di Niscemi (Caltanissetta), dove il Governo è intervenuto con decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25, stanziando 150 milioni (75 per prevenzione e messa in sicurezza, 75 per indennizzi);
a maggio 2026, la Presidente del Consiglio ha definito «vergogna insostenibile» l'attesa decennale per risarcimenti, affermando che le istituzioni non sono costrette a ripetere i vecchi errori. Sarebbe grave disparità, a giudizio dell'interrogante, se il Governo intervenisse solo per Niscemi, abbandonando comuni come Morlupo a una gestione emergenziale insufficiente e senza indennizzi, a fronte di eventi simili, in quella che appare una violazione del dovere costituzionale di parità di trattamento e di uguale dignità riparatoria –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative di competenza intendano assumere per accelerare il riconoscimento dello stato di emergenza per il comune di Morlupo;
se si intendano stanziare risorse straordinarie per la messa in sicurezza definitiva della rupe e il ripristino dell'incolumità nel centro storico e se, in virtù del principio di equità sociale e territoriale, non si ritenga doveroso adottare iniziative normative volte a estendere con urgenza i meccanismi risarcitori e i criteri di indennizzo previsti dal decreto-legge n. 25 del 2026 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 59 del 2026 anche ai proprietari degli immobili del centro storico di Morlupo oggetto di ordinanze di sgombero e interdizione, garantendo loro le medesime opportunità di ricollocazione, acquisto o ristrutturazione di unità abitative sicure;
quali misure di competenza, anche normative, intendano adottare per fornire sostegno immediato ai soggetti e alle famiglie sgomberate e se abbiano previsto o intendano prevedere forme di esenzione o sospensione dei tributi locali e nazionali per gli immobili oggetto di ordinanze di sgombero.
(4-08755)
SALUTE
Interrogazioni a risposta scritta:
CANNATA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 2, comma 363, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ha introdotto un indennizzo in favore dei soggetti affetti da sindrome da talidomide, successivamente esteso dall'articolo 21-ter del decreto-legge 24 giugno 2016, n. 113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n. 160;
a quasi dieci anni dall'entrata in vigore della disciplina introdotta nel 2016 risultano tuttora pendenti alcuni procedimenti amministrativi e giudiziari relativi al riconoscimento dell'indennizzo, con conseguenti riflessi sui cittadini interessati e sull'attività delle amministrazioni coinvolte;
nel corso dell'applicazione della disciplina sono emersi alcuni profili riguardanti, tra l'altro, la possibile diversità delle valutazioni relative a quadri clinici analoghi, l'interpretazione dei criteri previsti dal decreto ministeriale 17 ottobre 2017, n. 166, le difficoltà nell'acquisizione della documentazione necessaria e il lungo tempo trascorso dai fatti oggetto di accertamento; in alcuni casi sono stati inoltre segnalati esiti non coincidenti in presenza di situazioni cliniche analoghe a causa di una possibile mancata uniformità applicativa della disciplina vigente;
negli ultimi anni le conoscenze scientifiche sull'embriopatia da talidomide hanno registrato significativi progressi, sia con riguardo ai meccanismi biologici dell'azione teratogena del farmaco sia agli strumenti diagnostici e genetici oggi disponibili, consentendo valutazioni più accurate rispetto a quelle effettuate in passato;
nella memoria trasmessa dall'Istituto superiore di sanità alla Commissione igiene e sanità del Senato è stato rilevato che non risultano disponibili dati completi sull'effettiva esposizione della popolazione alla talidomide negli anni interessati e che, pur non apparendo ragionevole ipotizzare una ordinaria disponibilità del farmaco oltre il 1965, non può essere del tutto esclusa la possibilità di ulteriori esposizioni; in tale prospettiva, il dato cronologico potrebbe essere valutato congiuntamente agli ulteriori elementi clinici e istruttori eventualmente disponibili;
le questioni emerse offrono l'opportunità di rafforzare ulteriormente il percorso già intrapreso, consolidando un'azione amministrativa sempre più improntata ai principi di imparzialità, buon andamento, ragionevolezza, proporzionalità, trasparenza e tutela dell'affidamento;
appare utile proseguire nel monitoraggio dell'attuazione della disciplina, valorizzando le esperienze maturate e valutando possibili interventi di aggiornamento volti a rafforzarne l'uniformità applicativa, favorire la progressiva riduzione del contenzioso e assicurare ai cittadini procedure sempre più chiare, trasparenti ed efficienti –:
quale sia lo stato di attuazione della disciplina concernente l'indennizzo in favore dei soggetti affetti da sindrome da talidomide e se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative volte a favorirne la piena ed efficace applicazione, anche attraverso il monitoraggio degli aspetti emersi nella prassi e la valutazione di eventuali aggiornamenti del decreto ministeriale 17 ottobre 2017, n. 166, alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche e genetiche, al fine di rendere i criteri valutativi sempre più uniformi, trasparenti e coerenti;
quali siano, alla data odierna, i dati relativi ai procedimenti amministrativi ancora pendenti e ai contenziosi giudiziari in corso concernenti il riconoscimento dell'indennizzo previsto dalla normativa vigente e quali iniziative siano state adottate o si intendano adottare per favorirne una progressiva definizione;
se il Ministro interrogato intenda valutare, anche attraverso il confronto con i soggetti competenti, eventuali iniziative volte a favorire un'applicazione sempre più uniforme della disciplina in base alle più recenti acquisizioni scientifiche.
(4-08750)
BORRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
centinaia di cittadini di Villa Santa Maria, in provincia di Chieti, e dei comuni della vallata del Foro, congiuntamente con i Sindaci e gli amministratori del territorio, si sono riuniti in un comitato, hanno sottoscritto una petizione popolare e inviato una conseguente missiva al Ministro della salute, al presidente della giunta regionale della regione Abruzzo e ai vertici della Asl 2 Lanciano-Vasto-Chieti, in merito alle problematiche del distretto sanitario di Villa Santa Maria e delle aree interne abruzzese;
la protesta ha ad oggetto il progressivo depauperamento del Distretto sanitario locale che costituisce un presidio fondamentale e strategico coprendo in modo capillare un'area già geografica svantaggiata;
i promotori hanno evidenziato la progressiva riduzione delle prestazioni offerte ed erogate, che rappresenta, di fatto, un concreto smantellamento della sanità territoriale. Queste ultime, infatti, sono state ridotte da 17 a 7, costringendo i cittadini, per lo più anziani affetti da patologie croniche, a spostarsi verso i centri maggiori anche per esami diagnostici di base;
per comprendere la gravità della situazione i promotori hanno diffuso l'attuale assetto dei turni specialistici funzionanti a giugno 2026. Si tratta di un calendario particolarmente frammentato, con specializzazioni cruciali come la cardiologia ridotte a una sola presenza mensile, che è del tutto insufficiente a garantire una risposta efficace ai bisogni sanitari della popolazione dell'area distrettuale;
particolare preoccupazione viene dedicata alle condizioni del servizio di radiologia ridotto al minimo indispensabile nonostante si tratti di un reparto basilare e imprescindibile per qualsiasi struttura di medicina del territorio;
i promotori del comitato con la missiva inviata agli organi competenti, hanno chiesto l'immediato ripristino del servizio di radiologia e la convocazione urgente di un tavolo con i rappresentati della Asl e della regione Abruzzo;
è, pertanto, necessario ed urgente intervenire, al fine di garantire ai cittadini dell'area interessata l'erogazione continuativa di servizi diagnostici, nel pieno rispetto dei livelli essenziali di assistenza (Lea) ed in conformità con quanto disposto dall'articolo 32 della Costituzione –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
quali urgenti iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato di concerto con la regione Abruzzo intenda adottare a fronte della descritta situazione, affinché sia favorita e assicurata la piena operatività del distretto sanitario di Villa Santa Maria in provincia di Chieti, con particolare riguardo al servizio di radiologia che costituisce uno dei livelli essenziali di assistenza in conformità con l'articolo 32 della Costituzione.
(4-08752)
ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il decreto del Ministro della salute n. 77 del 2022 individua le case e ospedali di comunità quali pilastri del nuovo modello di sanità territoriale, con l'obiettivo di garantire una presa in carico integrata dei pazienti, in particolare delle persone affette da patologie croniche, rafforzando il ruolo pubblico del Ssn e superando la frammentazione dell'assistenza;
le risorse del PNRR pur destinate alla realizzazione delle infrastrutture necessarie alla sanità territoriale, non coprono i costi correnti indispensabili per il funzionamento delle strutture, a partire dall'assunzione del personale sanitario e socio-sanitario;
in prossimità delle scadenze previste dal PNRR, il Governo ha rivendicato il raggiungimento degli obiettivi relativi all'apertura delle nuove strutture; tuttavia, numerosi monitoraggi indipendenti e sindacali evidenziano come molte case ospedali di comunità risultino privi del personale minimo necessario per garantire un'effettiva operatività;
per sopperire alla cronica carenza di personale e alla progressiva desertificazione dei concorsi pubblici, numerose Asl fanno ricorso a bandi di gara di importo rilevante per esternalizzare servizi infermieristici, socio-sanitari, amministrativi e di supporto, affidandoli a cooperative e soggetti privati;
emblematico è il caso dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, che ha affidato mediante un appalto del valore di oltre 19 milioni di euro la gestione complessiva di tre ospedali di comunità realizzati con fondi del PNRR a cooperative private;
tale situazione non rappresenta un episodio isolato: in Lombardia sarebbero almeno nove le Asl territoriali che hanno fatto ricorso all'esternalizzazione della gestione dei nuovi presidi territoriali per rispettare le tempistiche imposte dal PNRR. Criticità sono segnalate anche in altre regioni, tra cui il Piemonte, evidenziando una tendenza sempre più diffusa sul territorio nazionale;
le case della comunità e gli ospedali di comunità erano stati concepiti per rafforzare il servizio sanitario pubblico, ridurre la pressione sugli ospedali, l'abbattimento delle liste d'attesa e garantire cure di prossimità. Il ricorso alla gestione privata rischia di trasformare tali strutture in un ulteriore ambito di esternalizzazione di funzioni essenziali del Ssn;
l'affidamento delle attività assistenziali a personale dipendente da soggetti privati appare inconciliabile con le linee di indirizzo elaborate da Agenas per la costituzione di équipe multidisciplinari integrate tra professionisti del Ssn, medici di medicina generale, infermieri di famiglia e assistenti sociali;
gli operatori impiegati dalle cooperative sono frequentemente assunti con contratti collettivi differenti e trattamenti economici e normativi meno favorevoli rispetto a quelli del pubblico impiego, circostanza che contribuisce ad alimentare la perdita di attrattività delle professioni sanitarie, favorendo il ricorso alla libera professione o l'emigrazione verso altri Paesi;
il crescente ricorso alle esternalizzazioni determina un rilevante incremento della spesa corrente a carico dei bilanci regionali, sottraendo risorse che potrebbero essere destinate ad un piano stabile di assunzioni pubbliche, contribuendo, di fatto, a una progressiva privatizzazione delle funzioni assistenziali territoriali –:
quali iniziative urgenti per quanto di competenza intenda adottare per monitorare e censire, su scala nazionale, il ricorso agli appalti per l'esternalizzazione del personale infermieristico, socio-sanitario e amministrativo nelle case e ospedali di comunità;
quali siano gli intendimenti in ordine al crescente affidamento a soggetti privati in particolare cooperative della gestione delle funzioni assistenziali territoriali, tenuto conto delle finalità del decreto ministeriale n. 77 del 2022 e della natura pubblica delle strutture finanziate attraverso le risorse del PNRR;
quali iniziative normative e finanziarie intenda assumere per garantire il pieno funzionamento delle case e ospedali di comunità attraverso l'assunzione diretta di personale a tempo indeterminato da parte del Ssn, anche mediante il superamento degli attuali vincoli di spesa sul personale;
se non ritenga necessario promuovere un piano straordinario di valorizzazione economica e professionale del personale sanitario pubblico, per contrastare la carenza di organico e ridurre il ricorso alle esternalizzazioni dei servizi assistenziali.
(4-08753)
BONETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha istituito, a decorrere dal 2021, un Fondo pari a 20 milioni di euro annui destinato al rimborso delle spese sostenute dagli ospedali pubblici e privati accreditati per l'acquisto dei test genomici destinati alle pazienti affette da carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce;
tale norma era volta a favorire un trattamento personalizzato sulla base delle informazioni genomiche, evitando il ricorso a chemioterapie non necessarie e assicurando una maggiore appropriatezza terapeutica;
in particolare, nelle pazienti con carcinoma mammario in stadio precoce, recettori ormonali positivi (HR+), HER2 negativo, per le quali la valutazione clinico-patologica non consente di stabilire con sufficiente certezza l'utilità della chemioterapia adiuvante, il test genomico rappresenta uno strumento aggiuntivo di medicina personalizzata capace di orientare la decisione terapeutica sulla base del profilo biologico del tumore;
le principali società scientifiche, tra cui l'Associazione italiana di oncologia medica e numerose associazioni dei pazienti, hanno evidenziato come i test genomici consentano di ridurre significativamente il ricorso a trattamenti chemioterapici non necessari, limitando tossicità, complicanze, costi sanitari e impatto sulla qualità di vita delle pazienti;
in ottemperanza alla norma introdotta, le regioni sono state chiamate ad adottare propri provvedimenti organizzativi per individuare i centri prescrittori, disciplinare i percorsi assistenziali e rendere concretamente operativa l'erogazione gratuita dei test. Tuttavia, tale attuazione è avvenuta con tempistiche e modalità differenti, determinando una significativa eterogeneità territoriale;
all'interrogante risulta che l'accesso ai test non sia pienamente uniforme sul territorio nazionale e le modalità di prescrizione, il numero dei centri autorizzati e i tempi di esecuzione presentano differenze significative tra le diverse regioni, con conseguenti disparità nell'accesso alle cure;
inoltre, nonostante sia prevista la trasmissione al Ministero della salute di una relazione contenente il numero, la tipologia e il costo dei test effettuati, non risulta disponibile una banca dati nazionale pubblica che consenta di conoscere con trasparenza i predetti dati, impedendo di avere una rendicontazione nazionale pubblica capace di valutare il reale grado di attuazione della legge e misurare i benefici clinici, organizzativi ed economici conseguiti;
secondo quanto risulta all'interrogante, in alcune regioni non esisterebbe un registro digitale integrato tra le cosiddette Breast Unit e la spesa farmaceutica o diagnostica, mentre persisterebbe una forte disomogeneità nell'accesso ai test tra le province più periferiche e quelle che hanno i grandi Irccs oncologici regionali;
l'obiettivo perseguito dal legislatore era quello di garantire a tutte le donne italiane pari opportunità di accesso alla medicina personalizzata. Pertanto, a distanza di alcuni anni dall'entrata in vigore della norma appare opportuno verificare che tale principio trovi piena ed effettiva applicazione su tutto il territorio nazionale - :
se, al fine di verificare la piena attuazione della legge 30 dicembre 2020, n. 178, in relazione al fondo di cui in premessa, intenda introdurre una rendicontazione nazionale pubblica capace di misurare i benefici clinici, organizzativi ed economici conseguiti attraverso il monitoraggio del numero dei test genomici eseguiti annualmente da ciascuna regione e provincia e delle risorse del Fondo utilizzatore;
quali iniziative di competenza intenda promuovere per eliminare le persistenti disuguaglianze territoriali e garantire un accesso realmente uniforme alle prestazioni previste dalla normativa, anche valutando eventuali iniziative normative volte a modificare le disposizioni citate e un incremento delle risorse stanziate sul predetto fondo.
(4-08758)
TIRELLI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
risulterebbe, che l'Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana «M. Aleandri» (di seguito «Izslt»), soggetto a controllo pubblico, abbia perfezionato un'operazione di acquisizione della partecipazione totalitaria della società Appia Sviluppo S.r.l. (detentrice della concessione mineraria «Acqua Appia»); e che, in tale contesto, il Direttore generale pro tempore, dottor Stefano Palomba, rivestirebbe il ruolo di Commissario straordinario;
risulterebbe che il Cda dell'Izslt, in data 18 novembre 2024, abbia deliberato l'operazione e conferito mandato al Commissario straordinario di acquisire terreni e manufatti, e in maniera non indicata all'ordine del giorno anche la suddetta partecipazione;
risulterebbe che l'atto pubblico di cessione quote sia stato stipulato in data 19 dicembre 2024, e che successivamente sia intervenuta la deliberazione n. 510 del 20 dicembre 2024, nella quale si darebbe atto, tra l'altro, che l'acquisizione delle quote sarebbe «l'unica soluzione gestionale» per assicurare l'emungimento idrico necessario al funzionamento dell'Istituto e che le parti avrebbero ottenuto i nulla osta regionali al subentro;
sembrerebbe che la città metropolitana di Roma Capitale in conseguenza della derivazione e dell'utilizzo di acqua pubblica in assenza di autorizzazione/concessione abbia comminato le sanzioni previste oltre ad aver diffidato l'Istituto alla chiusura definitiva del pozzo;
potrebbero sussistere numerose aree di rischio derivanti da: la compatibilità statutaria dell'Izslt rispetto alla finalità puramente commerciale della società acquisita; la mancanza di una due diligence amministrativo-fiscale-contabile relativa alla società Appia Sviluppo, che impedirebbe la puntuale determinazione delle passività latenti; l'assorbimento della forza lavoro presente nella società; danno erariale per i potenziali mancati incassi da parte della regione Lazio conseguenti all'emungimento abusivo della risorsa pubblica;
dall'esame dell'area «Amministrazione trasparente» del sito internet dell'Istituto risulterebbero alcune iniziative gestionali successive all'acquisizione, tra cui: affidamenti/servizi alla partecipata di un servizio di vigilanza (attività estranea all'oggetto sociale della società); spese correlate allo spostamento delle «fontanelle» (costo indicato euro 147.243,13), la selezione di un dirigente amministrativo con la finalità di valorizzare la società Appia Sviluppo;
si ritiene fondamentale verificare se l'acquisizione delle quote di Appia Sviluppo S.r.l. sia stata perfezionata ed eseguita con il consenso del vertice regionale e se sia stato effettivamente svolto (e con quali esiti) un processo di due diligence amministrativa, fiscale e contabile sulla società acquisita, e se siano disponibili valutazioni formalizzate di congruità del prezzo, rischi latenti, contenzioso, passività potenziali;
è importante verificare se l'acquisto e la detenzione delle quote di una società puramente commerciale siano compatibili con le finalità dell'Istituto zooprofilattico;
è importante verificare se l'acquisto della partecipazione in «Appia Sviluppo» sia effettivamente giustificabile con la necessità di garantire l'approvvigionamento idrico all'Istituto;
è importante verificare possibili danni a carico della regione Lazio, conseguenti al mancato incameramento degli oneri concessori derivante dall'abusivo emungimento dell'acqua pubblica;
su molteplici siti internet risulta la promozione dell'Acqua Appia all'expo di Osaka e l'indicazione del Commissario Stefano Palomba quale «President, Acqua Appia», ponendo perplessità riguardo l'utilizzo dell'Istituto del sistema sanitario per promuovere un marchio commerciale con risorse pubbliche, distogliendole pertanto dalle primarie finalità istituzionali –:
se siano a conoscenza di tale situazione e se considerino opportuno valutare, per quanto di conseguenza, la sussistenza dei presupposti per l'attivazione di iniziative di carattere ispettivo, tramite i servizi ispettivi di finanza pubblica e l'ispettorato per la funzione pubblica, in relazione ai fatti esposti in premessa, riguardanti l'Izslt «M. Aleandri».
(4-08762)
SPORT E GIOVANI
Interrogazione a risposta scritta:
DELL'OLIO. — Al Ministro per lo sport e i giovani, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
le società sportive dilettantistiche a responsabilità limitata (S.s.d.r.l.) e le associazioni sportive dilettantistiche (A.s.d.) svolgono un ruolo essenziale nella promozione dell'attività sportiva e dell'inclusione sociale, beneficiando per tale ragione di un regime fiscale agevolato previsto dall'ordinamento;
le predette agevolazioni trovano la loro giustificazione esclusivamente nello svolgimento effettivo di attività sportiva dilettantistica senza finalità lucrative;
da anni operatori economici del settore fitness e delle palestre segnalano l'esistenza di soggetti formalmente costituiti come A.S.D. o S.S.D.R.L. che opererebbero, di fatto, secondo modelli tipicamente commerciali, utilizzando reti di affiliazione, marchi diffusi a livello nazionale e strutture organizzative assimilabili a quelle delle società di capitali, pur continuando a beneficiare delle agevolazioni fiscali previste per il settore dilettantistico;
tali situazioni determinerebbero significative distorsioni della concorrenza a danno delle imprese che operano nel rispetto del regime fiscale ordinario e degli obblighi contributivi previsti dalla legge;
sono stati inoltre segnalati casi di offerte commerciali e campagne promozionali caratterizzate da condizioni economiche difficilmente sostenibili per gli operatori soggetti alla fiscalità ordinaria;
secondo stime elaborate dal Centro studi Confimprese, nel territorio nazionale opererebbero oltre 6.000 A.s.d. e S.s.d.r.l. nel comparto fitness e palestre, delle quali circa 500 presenterebbero caratteristiche tali da far presumere un utilizzo improprio del regime agevolato;
le medesime stime quantificano in circa 190-200 milioni di euro annui il potenziale danno erariale derivante da evasione o elusione fiscale e contributiva, di cui circa 66 milioni di euro relativi all'Iva, 83,7 milioni di euro a Ires e Irap, 9 milioni di euro a contributi previdenziali, 25 milioni di euro a oneri urbanistici e permessi e ulteriori somme riferibili a TARI e imposta sulla pubblicità;
il Governo continua a richiamare la necessità di reperire nuove risorse per il finanziamento delle priorità nazionali e per il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, evidenziando frequentemente la scarsità delle disponibilità di bilancio;
al tempo stesso numerosi settori, compreso lo sport di base, lamentano una cronica insufficienza di risorse pubbliche destinate agli investimenti, agli impianti e al sostegno dell'attività sportiva;
appare pertanto contraddittorio non intervenire con determinazione in presenza di fenomeni che, se confermati, determinerebbero una rilevante perdita di gettito e una contestuale alterazione delle regole della concorrenza;
il recupero delle somme indebitamente sottratte all'erario rappresenterebbe una modalità immediatamente praticabile per reperire risorse senza introdurre nuovi oneri a carico di cittadini e imprese rispettosi delle regole –:
se siano stati effettuati recentemente controlli dall'Agenzia delle entrate e dalla Guardia di finanza nei confronti di A.s.d. e S.s.d.r.l. operanti nel settore fitness e palestre e quali siano stati i relativi esiti in termini di recupero di imposta e contestazioni effettuate;
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per rafforzare l'attività di controllo e contrastare eventuali utilizzi impropri delle agevolazioni fiscali riconosciute agli enti sportivi dilettantistici;
se non ritenga opportuno promuovere iniziative normative volte a definire in modo più rigoroso i requisiti necessari per beneficiare delle agevolazioni fiscali, con particolare riferimento all'utilizzo di marchi, affiliazioni commerciali, formule di franchising, dimensioni organizzative e numero delle sedi operative;
quale ammontare di maggior gettito il Governo ritenga potenzialmente conseguibile attraverso il contrasto di tali fenomeni e se non ritenga opportuno destinare le eventuali risorse recuperate al sostegno dello sport di base, dell'impiantistica sportiva e di altre priorità di interesse pubblico.
(4-08745)
Apposizione di una firma ad una interpellanza.
L'interpellanza Serracchiani n. 2-00891, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 luglio 2026, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Lacarra.
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
BIGNAMI e DONZELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
c'è un filo sottile che collega l'esperienza di Governo di Giuseppe Conte e le vicende economiche e giudiziarie della famiglia Paladino, tra tasse non pagate negli anni a ridosso del Covid e la perdita operativa di gestione più che raddoppiata;
solo qualche anno fa la famiglia Paladino era già finita sulle prime pagine dei quotidiani per il mancato versamento nelle casse del comune di Roma di 2.047.677 euro della tassa di soggiorno regolarmente percepita fra il 2014 e il 2018, patteggiando un anno, due mesi e diciassette giorni di pena per peculato;
non altrettanto nota, però, la circostanza che nel 2020, l'allora Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, inserì nel cosiddetto «decreto rilancio» la possibilità di depenalizzare proprio la fattispecie di ritardato o mancato versamento della tassa di soggiorno ai comuni; norma applicata, peraltro, retroattivamente e a una sola persona: Cesare Paladino, suocero «di fatto» dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri, che chiese di rivedere retroattivamente la condanna emessa dal tribunale di Roma;
la cosa davvero paradossale è che, come a Paladino, anche altri albergatori che avevano avuto analoghe condanne ne chiesero la revisione, ma con esiti processuali completamente diversi, come nel caso della titolare di una residenza alberghiera a Trapani, che ha dovuto fare ricorso alla Corte di cassazione per il mancato riconoscimento da parte del tribunale di primo grado della revisione della sua condanna penale a un anno e quattro mesi;
la Corte di cassazione il 28 settembre 2020 ha definitivamente chiarito che la depenalizzazione introdotta con il citato decreto-legge non era applicabile a una condanna precedente alla data di entrata in vigore del provvedimento e quindi «deve conclusivamente ribadirsi la rilevanza penale a titolo di peculato delle condotte, fra cui quella ascritta alla ricorrente, commesse in epoca anteriore alla novatio legis di cui all'articolo 180, comma 4, del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020»;
l'albergatrice di Trapani, come tutti gli altri albergatori condannati per peculato prima del 19 maggio 2020, hanno, quindi, dovuto scontare la loro pena, tranne uno, Cesare Paladino, che ha goduto – caso unico in Italia – di un doppio trattamento di favore, posto che non solo non ha scontato la condanna penale, ma non avrebbe nemmeno pagato fra 2 e 4 milioni di euro per l'illecito amministrativo, aderendo puntualmente a tutte le rottamazioni delle cartelle fiscali, compresa l'ultima varata dal Governo Conte, che gli consentiva una rateizzazione di 12 mesi, dei quali avrebbe pagato solo la prima rata;
la disciplina del conflitto di interessi in Italia è regolata da diverse norme che mirano a garantire l'imparzialità delle decisioni pubbliche e private, prevenendo situazioni in cui interessi personali possano influenzare l'esercizio di funzioni pubbliche e obbligando, in particolare, chi riveste cariche di governo ad astenersi per evitare commistioni tra affari privati e funzioni pubbliche;
in particolare, l'articolo 3 della legge 20 luglio 2004, n. 2015, dispone espressamente che «sussiste situazione di conflitto di interessi ai sensi della presente legge quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità ai sensi dell'articolo 2, comma 1, ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate, secondo quando previsto dall'articolo 7 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, con danno per l'interesse pubblico» –:
di quali informazioni disponga, per quanto di competenza, il Governo al fine di fare chiarezza sui fatti esposti in premessa e, in particolare, se disponga di dati in ordine all'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 180, comma 4, del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77;
se non ritenga opportuno adottare iniziative normative volte a superare quelli che per gli interroganti sono i profili di illegittimità in merito alla citata norma per contrasto con i princìpi di eguaglianza e ragionevolezza del diritto, nonché con la disciplina in materia di conflitto di interessi.
(4-07436)
Risposta. — L'atto di sindacato ispettivo in esame prende le mosse da notizie diffuse dagli organi di stampa relative all'omesso riversamento nelle casse del comune di Roma dell'importo complessivo di euro 2.047.677, corrispondente alla tassa di soggiorno regolarmente riscossa nel periodo compreso tra il 2014 e il 2018. Tale condotta è ascritta a C.P., il quale ha successivamente definito la propria posizione processuale mediante applicazione della pena su richiesta delle parti per il reato di peculato.
L'interrogante richiama, in particolare, l'introduzione, nell'anno 2020, nell'ambito del cosiddetto «decreto rilancio», di una disposizione normativa volta a prevedere la depenalizzazione del ritardato o mancato versamento della tassa di soggiorno, prospettando criticità in ordine a una presunta applicazione retroattiva della stessa in favore di C.P., suocero «di fatto» dell'allora Presidente del Consiglio dei ministri, «che chiese di rivedere retroattivamente la condanna emessa dal Tribunale di Roma».
L'interrogante, sul punto, evidenzia come analoghe istanze di revisione, proposte da altri operatori del settore, avrebbero avuto esiti differenti e negativi, richiamando sul punto l'orientamento della Corte di cassazione, secondo cui la depenalizzazione, introdotta dal decreto-legge n. 34 del 2020, non risulta applicabile a condotte anteriori alla sua entrata in vigore, con conseguente permanenza della rilevanza penale delle stesse.
Ciò sinteticamente premesso, l'interrogante chiede «di quali informazioni disponga, per quanto di competenza, il Governo al fine di fare chiarezza sui fatti esposti in premessa e, in particolare, se disponga di dati in ordine all'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 180, comma 4, del decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77», nonché di valutare eventuali iniziative volte a superare i profili di criticità prospettati, anche con riguardo ai princìpi di eguaglianza, ragionevolezza e alla disciplina in materia di conflitto di interessi.
Al fine di acquisire gli elementi istruttori necessari, l'articolazione ministeriale competente ha opportunamente interpellato il Presidente del Tribunale di Roma che, in data 12 maggio 2025, ha trasmesso la relazione, che per completezza di esposizione, si riporta di seguito.
«[...] si fa presente che questo ufficio si è attivato al fine di poter fornire le informazioni oggetto [...] dell'interrogazione parlamentare. A tale riguardo, si comunica che, con gli strumenti a disposizione, si è effettuata una ricerca al registro Sistema Informativo Giudice Esecuzione (ex mod. 32 relativo agli incidenti di esecuzione), che consente esclusivamente di prendere in considerazione le richieste di revoca sentenza per abolizione della norma incriminatrice», che non permette, tuttavia, di conoscere le fattispecie di reato delle sentenze di cui si chiede la revoca. Poiché, quindi, dal solo «esame del registro sono risultate 98 richieste avanzate all'ufficio per le Indagini Preliminari e 226 richieste formulate alle sezioni dibattimentali, non posso che rilevare che un accertamento più approfondito, che dovrebbe riguardare l'esame del singolo fascicolo, non è allo stato possibile in ragione della scarsa disponibilità di personale».
Con successiva nota del 19 maggio 2026, il Presidente del Tribunale di Roma ha trasmesso gli esiti di ulteriori ricerche sui fascicoli pendenti presso la locale sezione Gip/Gup, da cui sono emersi ulteriori n. 9 procedimenti «per i quali, con riferimento alla fattispecie oggetto di indagine, è stata revocata la sentenza di applicazione pena in conseguenza dell'avvenuta depenalizzazione dell'illecito di cui all'articolo 180 comma 4 del decreto-legge n. 34 del 2020 convertito in legge n. 77 del 2020. Preciso che solo in un caso [...] il giudice ha rigettato l'istanza di revoca della sentenza di applicazione pena».
Alla luce di quanto emerso, si assicura che l'Amministrazione continua a seguire con attenzione l'evoluzione della materia, nell'ambito delle proprie competenze, anche al fine di garantire il pieno rispetto dei princìpi di legalità, eguaglianza e uniformità applicativa della normativa vigente.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
BIGNAMI, FILINI, CALOVINI, KELANY, DONZELLI, GARDINI, LUCASELLI, MONTARULI, RIZZETTO, GIORDANO, SBARDELLA, LOPERFIDO, MOLLICONE, OSNATO, RUSPANDINI, MAULLU, COMBA, VINCI e VARCHI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
appare particolarmente inquietante quanto emerso a corollario dell'indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Roma sull'attentato perpetrato lo scorso ottobre ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, il cui mandante, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe l'imprenditore Valter Lavitola, personaggio già noto alle cronache giudiziarie e amico personale del conduttore di Report;
secondo quanto riferito da diversi organi di informazione, sarebbe emersa l'esistenza di un vero e proprio sistema attraverso il quale chiunque avesse avuto interesse a evitare la diffusione di servizi della trasmissione «Report» ovvero a favorire la realizzazione di inchieste giornalistiche nei confronti di determinati soggetti, avrebbe potuto rivolgersi, quale intermediario, allo stesso Lavitola;
in particolare, secondo le ricostruzioni della stampa, taluni servizi giornalistici sarebbero stati confezionati e trasmessi al solo scopo di fare pressione o di consumare ritorsioni nei confronti di esponenti di Fratelli d'Italia, in relazione a presunti favori o finanziamenti che Lavitola avrebbe preteso e non ottenuto;
qualora tali circostanze trovassero conferma, saremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, non soltanto perché lesivo dei princìpi di libertà dell'informazione e imparzialità dell'attività giornalistica, ma soprattutto per l'uso distorto e spregiudicato del servizio pubblico, ridotto a strumento di delegittimazione dell'avversario politico;
l'eventuale utilizzo di inchieste giornalistiche, anche artificiosamente orchestrate, quale strumento di pressione, ritorsione o condizionamento nei confronti di soggetti pubblici o privati, mediante l'interessamento di terzi dai discutibili trascorsi, e volta al perseguimento di interessi estranei all'esercizio del diritto di informazione, costituisce una circostanza meritevole del massimo approfondimento;
appare pertanto necessario, anche a tutela dell'onorabilità del servizio pubblico, che l'autorità giudiziaria accerti se ricorrano elementi idonei a confermare l'esistenza di un'attività organizzata di intermediazione finalizzata a orientare l'attività giornalistica della trasmissione Report e se, in relazione ai fatti oggetto di indagine, siano configurabili fattispecie penalmente rilevanti;
in ogni caso, l'articolo 4 del contratto di servizio 2023-2028, dedicato alla qualità dell'informazione, prevede fra l'altro che la Rai debba sviluppare un'offerta informativa che sia affidabile, credibile e di alta qualità, attenendosi alla presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti inquadrandoli nel loro contesto, all'obiettività e all'imparzialità dei dati forniti, alla verifica puntuale delle fonti, in modo da offrire informazioni idonee a favorire la libera formazione delle opinioni; il medesimo articolo 4 prevede inoltre l'impegno attivo nel contrasto al fenomeno della disinformazione e il divieto assoluto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni –:
di quali elementi il Ministro interrogato disponga, per quanto di competenza e in relazione al contratto di servizio in essere con la RAI, in ordine ai fatti esposti in premessa, al fine di contribuire a fare luce sulla vicenda.
(4-08492)
Risposta. — In risposta ai quesiti posti dall'interrogante, si rappresenta quanto segue.
In seguito alle notizie relative ai contatti intercorsi tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, emerse nell'ambito delle indagini sull'attentato di Pomezia, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha interessato, nel pieno rispetto dell'autonomia editoriale della RAI, l'amministratore delegato della società concessionaria, dottor Giampaolo Rossi, in ragione della necessità di verificare il rispetto degli obblighi previsti dal vigente Contratto di servizio tra la RAI e il Ministero stesso.
Il Contratto di servizio stabilisce, infatti, con particolare riferimento alla qualità dell'informazione, che la RAI debba sviluppare un'offerta informativa affidabile, credibile e di alta qualità, potenziando il pluralismo informativo, rafforzando i contenuti di approfondimento giornalistico e impegnandosi attivamente nel contrasto alla disinformazione. A tal fine, la società concessionaria è tenuta ad assicurare la presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti, l'obiettività e l'imparzialità dei dati forniti, la verifica puntuale delle fonti, il rigoroso rispetto della deontologia professionale, un contraddittorio adeguato, effettivo e leale e il monitoraggio costante della qualità dell'informazione e, nell'ambito dell'offerta informativa, a valorizzare e promuovere la propria tradizione giornalistica d'inchiesta.
Sulla vicenda in esame risulta attualmente in corso una verifica interna affidata al Comitato etico della RAI. Gli accertamenti riguardano, in particolare, i criteri di individuazione, selezione e riscontro delle fonti; la gestione dei rapporti con collaboratori e soggetti esterni; la correttezza, l'accuratezza e l'indipendenza delle inchieste; il rispetto degli obblighi di verifica delle fonti e di contrasto alla disinformazione; l'osservanza delle linee guida dell'European Broadcasting Union, del codice etico della RAI e dei predetti obblighi di cui agli articoli 2 e 4 del Contratto di servizio; nonché l'adeguatezza delle misure adottate per preservare l'autonomia dei programmi di approfondimento giornalistico rispetto a possibili influenze esterne nella selezione delle fonti e nella formazione dei contenuti.
Per quanto attiene all'eventuale avvio di un audit, questo dovrà essere valutato alla luce dell'inchiesta giudiziaria in corso, anche con riferimento agli elementi relativi alla posizione di Valter Lavitola, indicato quale presunto mandante dell'attentato ai danni di Ranucci, al fine di evitare qualsiasi interferenza con le indagini.
All'esito delle verifiche e una volta escluso ogni possibile pregiudizio per le indagini condotte dall'autorità giudiziaria, spetterà alla RAI valutare, nel pieno rispetto dell'autonomia editoriale, le eventuali modalità di acquisizione degli ulteriori elementi utili a una più compiuta valutazione del caso, ivi compreso l'eventuale avvio di uno specifico audit, tenuto conto dei caratteri di notevole complessità della vicenda.
La Sottosegretaria di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
BOLDRINI, BAKKALI, BERRUTO, FERRARI, GHIO, PORTA e SCOTTO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa si apprende che Ofer Winter, ex generale di brigata israeliano, esponente della destra nazionalista religiosa, responsabile, secondo diverse fonti e rapporti anche delle Nazioni Unite e di Amnesty International, della morte di migliaia di civili palestinesi durante diverse operazioni militari, a partire da quella denominata «Margine di protezione» del 2014, sarà ospite speciale nell'Hotel Ariston di Capaccio-Pestum, dal 31 marzo al 9 aprile 2026 nell'ambito di un pacchetto-vacanza in occasione dei festeggiamenti della Pasqua ebraica e in quel luogo dovrebbe addirittura tenere una «lezione» dal titolo «La verità sgorgherà dalla terra»;
nel corso degli anni Ofer Winter, che dal 2024 ha lasciato l'esercito servendo tuttora come riservista, ha rilasciato numerose dichiarazioni a sostegno di politiche di annientamento della popolazione civile palestinese, ha invocato l'affamamento di Gaza e la pulizia etnica per la popolazione della Striscia;
molte associazioni umanitarie tra le quali Pax Christi, Assopace Palestina, Global Movement to Gaza e BDS Italia, hanno rivolto un appello, che ha subito raccolto migliaia di firme, al Ministro Nordio, per chiedere che il Governo intervenga per permettere alla giustizia italiana di indagare e arrestare questo criminale di guerra;
con lo stesso scopo la Fondazione Hind Rajah, che raccoglie prove di crimini contro l'umanità e presenta denunce alla Corte penale internazionale ha depositato un esposto alla procura di Roma;
il fatto che l'Italia fosse stata scelta come luogo di vacanze e di relax per militari israeliani impegnati nel genocidio della popolazione palestinese, sotto la protezione delle forze dell'ordine italiane, è stato già denunciato lo scorso anno, in riferimento a soggiorni in Sardegna e nelle Marche ed è stato fatto oggetto di interrogazioni parlamentari rivolte al Governo italiano rimaste nella maggior parte dei casi senza risposta;
l'Italia ha promosso e poi ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale impegnandosi così nella prevenzione e nella repressione dei crimini di guerra e contro l'umanità –:
quale sia la posizione del Governo in ordine alla presenza in Italia di una figura come quella di Ofer Winter compromessa con un progetto di genocidio ancora in corso e ritenuta non tollerabile a giudizio degli interroganti, e se, al riguardo, non intendano attivare, per quanto di competenza, anche in sede diplomatica, procedure di collaborazione con la Corte penale internazionale;
se non intenda il Governo, analogamente a quanto fatto dalla Spagna e da altri Paesi europei, negare l'ingresso sul nostro territorio a chiunque, come Ofer Winter, abbia partecipato alle operazioni militari a Gaza che sono costate la vita a oltre 72.000 civili e hanno ridotto in macerie città, scuole, ospedali e infrastrutture civili.
(4-07408)
Risposta. — L'Italia è parte dello Statuto di Roma, rispetta gli obblighi derivanti dal suo impegno verso la giustizia internazionale e riconosce l'importanza della Corte penale internazionale (CPI) come istituzione indipendente.
L'esecuzione dei provvedimenti della Corte è disciplinata dallo Statuto di Roma e dalla normativa nazionale di attuazione. In particolare, il Capitolo IX dello Statuto (articoli 86-102) disciplina in modo organico il regime della cooperazione e dell'assistenza giudiziaria internazionale tra la Corte e gli Stati Parte: l'articolo 86 prevede l'obbligo generale degli Stati Parte di cooperare pienamente con la Corte, su richiesta della stessa, nell'ambito delle indagini e dei procedimenti relativi ai crimini rientranti nella sua giurisdizione; l'articolo 87 attribuisce alla Corte il potere di rivolgere agli Stati richieste di cooperazione per lo svolgimento di attività istruttorie o per l'esecuzione di mandati d'arresto, ove l'individuo interessato si trovi sul loro territorio.
Secondo quanto comunicato dalle competenti articolazioni del Ministero della giustizia – titolato in via esclusiva dalla legge 20 dicembre 2012 n. 237 a curare i rapporti di cooperazione con la CPI, a ricevere le richieste provenienti dalla Corte e darvi seguito – allo stato attuale non vi sono procedure di cooperazione giudiziaria relativa alla figura di Ofer Winter. In altri termini, non risultano attivati né pendenti strumenti di collaborazione che possano giustificare o imporre iniziative da parte dello Stato italiano in sede giudiziaria o diplomatica in relazione alla sua presenza sul territorio nazionale. Gli Stati parte non possono infatti accertare – in via preventiva – se singoli individui siano oggetto di attività investigative o mandati di arresto da parte della Corte con l'obiettivo di farsi, in modo spontaneo, «parte attiva» nelle sue attività. In assenza di specifiche richieste formulate dalla Corte, non sussistono i presupposti giuridici per l'attivazione delle procedure di cooperazione previste dallo Statuto di Roma e dalla legge n. 237 del 20 dicembre 2012. L'eventuale adozione di misure restrittive nei confronti di singoli individui non può che avvenire nel rispetto dell'ordinamento nazionale e degli obblighi internazionali cui l'Italia è vincolata, sulla base degli accertamenti svolti dalle Autorità competenti e in presenza dei relativi presupposti di fatto e di diritto.
Il Governo continuerà ad assicurare il pieno rispetto degli obblighi internazionali assunti dall'Italia e a dare seguito alle eventuali richieste formulate dagli organismi internazionali competenti secondo le procedure previste dall'ordinamento vigente.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
la «Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense» introdotta con legge 31 dicembre 2012 n. 247, ha articolato l'esame di Stato per l'accesso alla professione di avvocato in tre prove scritte e una orale;
successivamente la normativa relativa alle modalità di svolgimento dell'esame di Stato è stata oggetto di varie modifiche. In particolare, in periodo Covid, con l'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 2021 n. 31, convertito con modificazioni dalla legge 15 aprile 2021, n. 50 è stata introdotta una nuova formula consistente in due prove orali;
successivamente, con l'articolo 4-quater del decreto-legge 10 maggio 2023, n. 51, introdotto dalla legge di conversione 3 luglio 2023, n. 87, è stata definita una modalità articolata in una prova scritta e in una prova orale;
il predetto articolo 4-quater è stato da ultimo modificato dal decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202 e dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15, prorogando anche per il 2025 le modalità introdotte dal decreto-legge 10 maggio 2023, n. 51;
tra le modifiche introdotte dal cosiddetto Milleproroghe 2025 vi è anche quella al comma 7 dell'articolo 4-quater che, con la nuova formulazione «Sono giudicati idonei i candidati che ottengono nella prova orale un punteggio non inferiore a 18 punti in ciascuna delle materie di cui al comma 5», consente il superamento della prova orale con un punteggio minimo di 90 anziché i precedenti 105;
il disegno di legge: «Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 200, recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi» all'articolo 12, in materia di termini di competenza del Ministero della giustizia, dopo diversi anni, non contenendo una nuova proroga, per la sessione 2026 dell'esame di Stato per l'accesso alla professione di avvocato, conduce di conseguenza ad applicare il sistema delineato dall'articolo 46 della legge 31 dicembre 2012, n. 247, ovvero tre prove scritte e una orale e, oltretutto, senza la possibilità di consultare i codici annotati;
l'articolo 46, comma 7, della legge 247 del 2012 infatti afferma: «Le prove scritte si svolgono con il solo ausilio dei testi di legge senza commenti e citazioni giurisprudenziali»;
non si comprende la necessità di un ritorno alle vecchie modalità di svolgimento, considerato che le attuali modalità previste per ultime sessioni d'esame risultano assolutamente idonee a valutare le effettive competenze;
si precisa inoltre che i praticanti avvocati hanno diritto a conoscere ancor prima dell'inizio della pratica forense e della frequenza delle Scuole forensi, le effettive modalità di svolgimento dell'esame, anche per garantire continuità, certezza e uniformità di valutazione tra i candidati nelle diverse sessioni –:
se non ritenga doveroso assumere iniziative volte a chiarire, nel prossimo decreto ministeriale di indizione della sessione d'esame d'avvocato per l'anno 2026, che possano essere utilizzati i codici annotati, questo anche al fine di garantire l'uguaglianza sostanziale e formale tra le persone che si apprestano ad esercitare la medesima professione.
(4-07172)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo con il quale vengono sollevati specifici quesiti in relazione alle modalità di svolgimento della sessione d'esame di avvocato per l'anno 2026, si riferisce quanto segue.
Il Consiglio dei ministri del 4 giugno 2026 ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di giustizia intervenendo, tra l'altro, sulla disciplina dell'esame di Stato per l'accesso alla professione di avvocato destinata a trovare applicazione già dalla prossima sessione successiva all'entrata in vigore del decreto.
Il ricorso allo strumento d'urgenza è risultato giustificato proprio dall'esigenza di evitare che la prossima sessione d'esame si apra senza un quadro regolatorio definito.
Il provvedimento definisce l'oggetto delle prove, i criteri di valutazione, le modalità di ammissione alla prova orale, la composizione delle commissioni e delle sottocommissioni d'esame nonché la disciplina applicabile dalla prima sessione successiva all'entrata in vigore del decreto confermando l'impostazione che negli ultimi mesi era stata al centro del confronto tra Governo, Ministero della giustizia, Consiglio nazionale forense e associazioni rappresentative della giovane avvocatura.
La sessione d'esame, in particolare, resta unica ed annuale e si articola in due prove scritte ed una prova orale.
Le prove scritte, che si svolgeranno in presenza, sui temi formulati dal Ministro della giustizia, avverrà con l'ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza.
La prova orale consisterà in un colloquio avente a oggetto la soluzione di un caso pratico e la risposta a quesiti volti ad accertare la conoscenza del diritto sia sostanziale che processuale in una materia a scelta tra il diritto civile, il diritto penale e il diritto amministrativo, nonché a un quesito vertente su una materia a scelta tra il diritto commerciale, costituzionale, del lavoro, dell'Unione europea, ecclesiastico, internazionale e tributario e a un quesito in materia di ordinamento, deontologia e previdenza forensi.
L'auspicio del Governo è chiaramente quello di porre fine alla fase di incertezza superando sia il ritorno integrale alla disciplina ordinaria previgente, ritenuto da molti non più coerente con l'evoluzione della formazione forense, sia la prosecuzione indefinita delle soluzioni emergenziali adottate negli anni precedenti.
Il decreto-legge definisce un quadro normativo finalmente stabile e adeguato e si inserisce nell'ambito del più generale il tema della revisione dell'ordinamento forense, la cui riforma, sostenuta da questo Governo, è attualmente all'esame delle Camere.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
DORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi anni l'Ecuador ha assunto una crescente centralità nelle rotte internazionali del narcotraffico dirette verso l'Europa, parallelamente a un significativo deterioramento del quadro della sicurezza interna e a una forte espansione delle attività delle organizzazioni criminali transnazionali;
secondo Human Rights Watch il Paese continua a registrare livelli particolarmente elevati di violenza connessa alla criminalità organizzata, mentre magistrati, pubblici ministeri e operatori della giustizia risultano esposti a minacce e aggressioni che incidono sulla capacità delle istituzioni di contrastare efficacemente i gruppi criminali organizzati;
organizzazioni internazionali impegnate nella tutela della libertà di stampa e dei diritti civili, tra cui Human Rights Watch, Reporteros Sin Fronteras e la Sociedad Interamericana de Prensa, hanno inoltre manifestato preoccupazione per il progressivo restringimento degli spazi di informazione, per le difficoltà di accesso ai dati pubblici, per le intimidazioni rivolte a giornalisti e operatori dell'informazione e per le pressioni esercitate nei confronti di soggetti impegnati nell'attività di denuncia e investigazione giornalistica;
in tale contesto diversi rapporti, inchieste giornalistiche internazionali e attività investigative sviluppate in più Paesi hanno evidenziato il ruolo assunto dai porti e dalle infrastrutture logistiche ecuadoriane nelle rotte della cocaina destinata ai mercati europei, con ripetuti sequestri effettuati negli ultimi anni lungo la direttrice commerciale Ecuador-Europa;
le autorità italiane e numerosi organismi internazionali hanno più volte segnalato il crescente interesse delle organizzazioni mafiose italiane, in particolare della ’ndrangheta, nei confronti delle filiere di approvvigionamento della cocaina proveniente dal Sud America, fenomeno che attribuisce una particolare rilevanza strategica ai collegamenti marittimi e commerciali tra Ecuador e principali porti europei;
tra i principali punti di approdo dei traffici di stupefacenti provenienti dall'America Latina figura il porto di Gioia Tauro, più volte interessato da operazioni di contrasto al narcotraffico internazionale e considerato snodo logistico di rilievo per le organizzazioni criminali transnazionali;
dalle segnalazioni emerge inoltre la presenza di cittadini italiani all'interno di realtà imprenditoriali operanti in Ecuador, circostanza che non implica in alcun modo responsabilità o condotte illecite ma che conferma l'esistenza di relazioni economiche e commerciali significative tra i due Paesi e l'opportunità di un costante monitoraggio dei fenomeni di infiltrazione criminale nelle attività economiche transnazionali;
la crescente rilevanza dell'Ecuador nelle rotte della cocaina verso l'Europa, unitamente alle criticità evidenziate da autorevoli organismi internazionali sul piano dello Stato di diritto, della sicurezza e della libertà di informazione, rende particolarmente importante il rafforzamento della cooperazione tra autorità italiane, europee ed ecuadoriane nell'attività di contrasto alle organizzazioni criminali operanti su scala internazionale –:
quali iniziative di competenza, anche di natura diplomatica, di cooperazione giudiziaria e di polizia si stiano mettendo in campo con le autorità ecuadoriane, europee e internazionali, al fine di rafforzare il contrasto alle organizzazioni criminali coinvolte nei traffici di stupefacenti lungo la direttrice Ecuador-Europa-Italia.
(4-08246)
Risposta. — Il Governo italiano segue con la massima attenzione l'evoluzione del quadro di sicurezza in Ecuador e le sue possibili ricadute sulla sicurezza europea e nazionale, con particolare riferimento alle rotte del narcotraffico dirette verso l'Europa e l'Italia.
Negli ultimi anni l'Ecuador ha assunto un ruolo crescente quale piattaforma privilegiata per lo stoccaggio e il transito della cocaina proveniente dall'area andina, anche in ragione della posizione geografica e della rilevanza delle infrastrutture portuali e logistiche. Tale evoluzione ha contribuito al deterioramento del quadro di sicurezza interna, aggravato dal rafforzamento delle organizzazioni criminali transnazionali e dalla crisi del sistema penitenziario.
Si tratta di un fenomeno relativamente nuovo per il Paese, che ha visto progressivamente spostarsi sul proprio territorio parte delle rotte del narcotraffico in conseguenza dell'intensificazione delle attività di contrasto nei Paesi limitrofi. In tale contesto, il Governo del Presidente Noboa ha emanato il 18 giugno scorso un nuovo decreto esecutivo che conferma la persistenza del «conflitto armato interno» tra Stato e organizzazioni criminali e ristabilisce lo «stato d'emergenza» in dieci province, tra cui la capitale Quito e le aree costiere di Guayaquil e Manta.
In questo quadro, la direttrice della cooperazione di diplomazia giuridica Ecuador-Europa-Italia ha assunto particolare rilievo. Le Autorità italiane mantengono alta l'attenzione sulle rotte marittime, sui porti e sulla logistica dei container, con particolare riguardo ai rischi di infiltrazione criminale, corruzione e riciclaggio. La nostra azione mira inoltre a collaborare con le istituzioni ecuadoriane per rafforzare la sicurezza penitenziaria e giudiziaria, il contrasto patrimoniale, le indagini finanziarie, la prevenzione del riciclaggio e la protezione delle catene logistiche.
La cooperazione bilaterale in materia di giustizia è stata in particolare significativamente rafforzata a partire dal 2022 nell'ambito della più ampia strategia di diplomazia giuridica promossa dalla Farnesina con fondi propri e attraverso programmi dell'Unione europea, che consente di mettere a disposizione dei Paesi partner l'esperienza maturata dall'Italia nel contrasto alla criminalità organizzata, anche in raccordo con l'Istituto Italo-Latinoamericano (IILA).
La presenza stabile a Quito di un magistrato italiano distaccato nell'ambito dei programmi IILA consente un collegamento tecnico continuativo con le istituzioni giudiziarie ecuadoriane.
Attraverso ITAJUS e ITAJUS II, programmi bilaterali Italia-Ecuador in materia di giustizia e sicurezza realizzati attraverso l'IILA, è stata estesa la collaborazione ai settori della giustizia, della sicurezza, del contrasto ai patrimoni criminali e del rafforzamento delle istituzioni giudiziarie. Tali programmi hanno consentito la formazione di 460 tra magistrati, funzionari di polizia e dell'unità di informazione finanziaria dell'Ecuador.
Nello stesso quadro di cooperazione si inserisce anche il supporto tecnico al percorso di elaborazione di un progetto innovativo di legge antimafia, già presentato all'Assemblea nazionale dell'Ecuador e ispirato dal modello italiano.
Come segnalato dal Ministero della giustizia, sotto il profilo della cooperazione giudiziaria internazionale, l'Italia dispone nei rapporti con l'Ecuador di un quadro convenzionale particolarmente solido, fondato sul Trattato di estradizione e sul Trattato di assistenza giudiziaria in materia penale sottoscritti a Quito nel 2015, cui si affiancano gli strumenti multilaterali delle Nazioni Unite, in particolare la Convenzione contro il crimine organizzato transnazionale del 2000. Tali strumenti consentono un efficace scambio di informazioni, l'esecuzione di richieste investigative e probatorie, nonché la consegna delle persone ricercate e il perseguimento coordinato delle organizzazioni criminali operanti nei due Paesi.
La piena operatività di tale quadro è confermata dai rapporti giudiziari sviluppati tra i due Paesi: dal 2015 risultano avviati 17 procedimenti di estradizione, 30 procedure di assistenza giudiziaria mediante rogatoria internazionale, 18 procedure di trasferimento delle persone condannate e 12 procedimenti di notificazione di atti giudiziari.
Particolare attenzione è inoltre riservata al rafforzamento delle capacità di individuazione, tracciamento e aggressione dei patrimoni illeciti, nella consapevolezza che il contrasto economico-finanziario costituisce uno degli strumenti più efficaci per indebolire le organizzazioni criminali transnazionali. In tale quadro, assume particolare rilievo l'entrata in vigore dell'accordo di cooperazione di polizia del 2016, a cui si affianca un Memorandum operativo antidroga, volto a rendere più strutturato lo scambio di informazioni tra le autorità competenti.
Come segnalato dal Ministero dell'interno, la collaborazione di polizia tra l'Italia e l'Ecuador nel contrasto del narcotraffico, si sostanzia inoltre in una reciproca attenzione investigativa incentrata sullo scambio informativo riguardante elementi acquisiti nell'ambito delle indagini svolte sul territorio nazionale dalle Forze di polizia. Si segnala inoltre, tra le iniziative di cooperazione di polizia di maggiore rilievo, l'apertura, nell'aprile 2025, di un Ufficio dell'esperto per la sicurezza presso l'ambasciata d'Italia a Quito. Tra le sue attività istituzionali, l'Esperto favorisce la condivisione delle informazioni e l'esecuzione delle indagini condotte all'estero, assicurando il raccordo tra gli uffici locali e le competenti Forze di polizia italiane.
In ambito europeo, l'attività di cooperazione a guida italiana si sostanzia in un dialogo istituzionale strutturato, accompagnato da attività di assistenza tecnica, formazione specialistica e scambio di buone pratiche che hanno riguardato il sistema penitenziario, anche attraverso il programma europeo EURESP – EU Response to Ecuador Systemic Prison Crisis affidato all'IILA. Nell'ambito del programma, sono stati formati 1.364 agenti del Corpo di sicurezza e vigilanza penitenziaria e 205 funzionari del Servizio nazionale per l'assistenza integrale alle persone adulte private della Libertà e agli adolescenti autori di reato.
Come segnalato dal Ministero dell'interno, è inoltre in fase di sviluppo una progettualità, promossa da Europol con il supporto dell'Italia e di altri Stati, per la costituzione di una Supported Investigative Unit (SIU) in Ecuador con lo scopo di contrastare i traffici illeciti di stupefacenti, prevedendo al contempo specifici percorsi di formazione per le Forze di polizia del Paese.
Sul piano giudiziario, si colloca la cosiddetta Piattaforma di Palermo, sostenuta nell'ambito del programma dell'UE EL PAcCTO 2.0, quale processo di coordinamento e collaborazione tra procure specializzate impegnate nel contrasto al narcotraffico transnazionale. EL PAcCTO 2.0 rappresenta uno dei principali strumenti di cooperazione tra l'Unione europea e i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi per il rafforzamento della cooperazione in materia di giustizia e sicurezza, il consolidamento dello Stato di diritto e lo sviluppo delle capacità di contrasto della criminalità organizzata transnazionale.
A livello europeo, l'Italia partecipa inoltre attivamente alla European Ports Alliance, iniziativa promossa dalla Commissione europea per rafforzare la resilienza dei porti europei alle infiltrazioni della criminalità organizzata e ai traffici illeciti, attraverso una più stretta collaborazione tra autorità pubbliche e operatori privati, e alla Coalition of European Countries against Organised Crime, che riunisce gli Stati membri impegnati nello sviluppo di iniziative comuni per contrastare le principali minacce criminali transnazionali, tra cui appunto il narcotraffico.
Nell'attuazione di tali iniziative il Governo italiano mantiene costante attenzione anche ai profili relativi allo Stato di diritto, alla sicurezza degli operatori della giustizia e alla libertà di informazione. In tale contesto si inseriscono anche il Dialogo annuale UE-Ecuador sui diritti umani e le iniziative della società civile italiana, tra cui il recente conferimento del Premio Giorgio Ambrosoli all'ex Procuratrice generale Diana Salazar Méndez.
Per quanto riguarda la consolidata presenza di cittadini e operatori economici italiani in Ecuador, essa continua a rappresentare un elemento qualificante delle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi, contribuendo allo sviluppo degli scambi e degli investimenti bilaterali. Resta al contempo elevata l'attenzione della rete diplomatico-consolare e delle autorità competenti sui rischi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche transnazionali.
Il Governo italiano continuerà a sostenere, in stretto raccordo con le Autorità ecuadoriane, europee e con i competenti organismi internazionali, un'azione integrata di cooperazione diplomatica, giudiziaria e di polizia, finalizzata a rafforzare il contrasto alle organizzazioni criminali attive lungo la direttrice Ecuador-Europa-Italia. L'obiettivo è consolidare una rete internazionale di cooperazione per il contrasto ai traffici di stupefacenti provenienti dall'America Latina, nella convinzione che soltanto una risposta integrata e transnazionale possa risultare efficace nei confronti di organizzazioni criminali che operano ormai su scala globale.
La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
in occasione dell'incontro tenutosi lo scorso 29 aprile 2026 presso il Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit), dedicato alla vertenza relativa alla procedura di vendita del sito produttivo Bekaert di Macchiareddu — stabilimento specializzato nella produzione di steel cord, ossia cordicelle ottenute dall'intreccio di fili di acciaio ottonato utilizzate come componente essenziale nella fabbricazione degli pneumatici — la società di proprietà belga ha di fatto ribadito la propria intenzione di procedere allo smantellamento della produzione nello stabilimento situato in Sardegna;
l'azienda ha manifestato una posizione di netta chiusura, ritenendo insufficienti a garantire la continuità produttiva le misure di sostegno messe a disposizione dal Governo e dalla regione Sardegna – tra cui contributi economici per nuovi investimenti, interventi finalizzati all'abbattimento dei costi energetici e agevolazioni volte a ridurre i costi di trasporto e a favorire processi di alleggerimento della pianta organica – mentre, al contempo, non solo sta proseguendo nel consolidamento e nel rafforzamento dei propri volumi produttivi in altri Paesi, in particolare in Cina e Thailandia, ma addirittura risulta che molte commesse su richiesta del cliente Bridgestone siano state trasferite dal sito turco a quello sardo per compensare le criticità qualitative riscontrate nel sito turco;
appare inconcepibile, oltre che inaccettabile, a parere dell'interrogante, che sul tema della riconversione industriale e della necessaria continuità operativa del sito, l'azienda non intenda offrire garanzie e che si limiti a rinviare ogni chiarimento al prossimo tavolo;
a distanza di otto mesi dall'apertura della vertenza, desta particolare preoccupazione il fatto che 65 lavoratori su 120 hanno aderito al piano di esodo volontario prospettato dall'azienda, con procedure già concluse per 18 di essi. Tale circostanza non rappresenta un elemento rassicurante, ma evidenzia il clima di incertezza e la crescente mancanza di fiducia dei lavoratori rispetto a una positiva conclusione del percorso di reindustrializzazione e alla continuità produttiva del sito;
le organizzazioni sindacali hanno più volte espresso la necessità di accompagnare la fase di transizione non solo da adeguati strumenti di sostegno al reddito di tipo continuativo, ma anche con attività concrete, indispensabili per salvaguardare competenze, occupazione e attrattività industriale del sito;
nelle more dell'ultimo tavolo di confronto, tra l'altro, l'advisor Sernet, società a cui è stato affidato l'incarico di reclutare acquirenti secondo requisiti specifici – ovvero solidità dell'investitore, sostenibilità del piano industriale e assorbimento occupazionale – ha rappresentato il ricevimento di diverse manifestazioni di interesse, ma l'elemento altamente preoccupante, a parere dell'interrogante, risiede nel fatto che solo due dei progetti presentati prevedono la continuità aziendale e uno dei progetti in discontinuità prevede addirittura la produzione di sistemi per la difesa;
la crisi dello stabilimento di Assemini, che costituisce una delle principali realtà industriali del territorio regionale ed occupa 237 lavoratori diretti ed oltre 50 dell'indotto, non rappresenta una vertenza isolata, ma si inserisce in un contesto territoriale regionale interessato da un progressivo processo di desertificazione industriale –:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, in vista del prossimo tavolo di confronto previsto per il 25 giugno 2026, per garantire la continuità produttiva dello stabilimento Bekaert di Assemini nonché la tutela dei livelli occupazionali e delle competenze professionali dei lavoratori diretti e dell'indotto, anche nell'ambito di una più ampia strategia industriale che preveda la definizione di adeguate prospettive per il territorio regionale della Sardegna, con particolare riguardo ai problemi strutturali legati ai costi della logistica e dell'energia che ne compromettono la competitività.
(4-07835)
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dalla stampa, la società Fluorsid S.p.A., storica azienda del polo industriale di Macchiareddu, operante nel settore chimico e strategica per il tessuto produttivo della Sardegna, avrebbe avviato un piano di ristrutturazione conseguente alla grave crisi internazionale determinata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e, in particolare, dalle ripercussioni economiche legate al conflitto nell'area dello Stretto di Hormuz;
in particolare, la società avrebbe disposto lo stop di alcune linee produttive e annunciato una significativa riduzione del personale, motivando tali decisioni con l'aumento dei costi energetici, le difficoltà negli approvvigionamenti e il mutato contesto competitivo internazionale; il rallentamento produttivo riguarderebbe in particolare le attività connesse alla produzione di fluoroderivati e di altre lavorazioni ad alto consumo energetico, con effetti immediati sull'occupazione diretta e sull'intero indotto;
la situazione ha determinato forte allarme sociale nel territorio di Assemini e nell'intera area metropolitana di Cagliari, considerato che Fluorsid rappresenta uno dei principali insediamenti industriali della Sardegna e costituisce un presidio occupazionale fondamentale per centinaia di lavoratori e lavoratrici, nonché per numerose imprese collegate;
le organizzazioni sindacali hanno espresso fortissima preoccupazione rispetto alle prospettive industriali del sito, denunciando il rischio di un progressivo ridimensionamento produttivo con pesanti ricadute sociali e occupazionali;
risulta inoltre che il comune di Assemini abbia convocato per il 14 maggio 2026 un'assemblea pubblica aperta alla partecipazione delle organizzazioni sindacali, della Rsu aziendale, degli amministratori locali e degli assessori regionali competenti, al fine di discutere «la gravissima condizione venutasi a creare di recente all'interno della società Fluorsid S.p.A., con le ricadute occupazionali sui lavoratori e relative famiglie residenti nella città di Assemini e su tutto il territorio metropolitano»;
la vicenda si inserisce in un quadro già fortemente critico per il comparto industriale sardo, caratterizzato negli ultimi anni da crisi produttive, ridimensionamenti occupazionali, elevati costi energetici, difficoltà infrastrutturali e progressiva perdita di competitività del sistema manifatturiero regionale;
la dipendenza energetica e l'assenza di adeguate politiche industriali nazionali e regionali rischiano di scaricare, a parere dell'interrogante, ancora una volta sui lavoratori e sui territori i costi delle tensioni geopolitiche internazionali e delle oscillazioni dei mercati energetici;
la salvaguardia del polo industriale di Macchiareddu assume carattere strategico non soltanto per il territorio di Assemini e per la città metropolitana di Cagliari, ma per l'intero sistema produttivo della Sardegna –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e produttivi dello stabilimento Fluorsid di Macchiareddu;
se i Ministri interrogati siano a conoscenza del numero effettivo di lavoratori coinvolti dalle misure di riduzione produttiva e occupazionale annunciate dall'azienda, comprese le ricadute sull'indotto;
se il Governo intenda attivare con urgenza un tavolo nazionale di confronto con la società Fluorsid, le organizzazioni sindacali, la regione Sardegna e gli enti locali interessati, finalizzato alla tutela dell'occupazione e alla definizione di prospettive industriali certe per il sito;
quali strumenti di politica industriale e di sostegno energetico intenda mettere in campo per evitare che i costi della crisi internazionale e dell'instabilità dei mercati vengano scaricati integralmente sui lavoratori;
se non ritenga necessario adottare iniziative di carattere straordinario per il sostegno alle imprese energivore e ai territori industriali maggiormente esposti agli effetti delle tensioni geopolitiche internazionali, accompagnandole però a precisi vincoli occupazionali e industriali;
quali iniziative intenda assumere per garantire, nel medio e lungo periodo, una strategia industriale ed energetica capace di ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo nazionale rispetto alle crisi internazionali e alla dipendenza dalle fonti fossili.
(4-07953)
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la stampa riporta che nelle ultime settimane il polo industriale di Macchiareddu è tornato al centro di una gravissima emergenza industriale e occupazionale che coinvolge contemporaneamente tre realtà strategiche per il sistema produttivo della Sardegna: Sanac, Bekaert e Fluorsid, con il concreto rischio di compromettere centinaia di posti di lavoro diretti e un indotto di primaria importanza per l'intera economia regionale;
il 6 luglio 2026 la Cgil ha promosso un presidio davanti agli stabilimenti Sanac e Bekaert, denunciando come le tre vertenze rappresentino i sintomi di un progressivo indebolimento dell'intero apparato industriale del territorio e chiedendo al Governo l'apertura di un tavolo nazionale e la definizione di un accordo quadro per il rilancio dell'area industriale di Macchiareddu;
alla storica vertenza Sanac, tuttora priva di una soluzione definitiva dopo un lunghissimo periodo di amministrazione straordinaria, si affianca quella della Bekaert, per la quale, nell'incontro del 25 giugno 2026, è stato confermato l'avanzamento del percorso di reindustrializzazione del sito. Le organizzazioni sindacali hanno tuttavia evidenziato come resti imprescindibile garantire la continuità produttiva e lavorativa durante la fase di transizione, evitando lunghi periodi di inattività sostenuti esclusivamente dagli ammortizzatori sociali;
si è inoltre aggravata la situazione della Fluorsid, dove, secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, sono già state recapitate le prime lettere di licenziamento senza il preventivo avvio del necessario confronto con le parti sociali, mentre l'azienda attribuisce la crisi alle conseguenze economiche derivanti dalle tensioni internazionali e dalle difficoltà generate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, con pesanti ricadute sulla produzione e sull'occupazione;
l'interrogante ha già richiamato, con precedenti atti di sindacato ispettivo, l'attenzione del Governo sulla situazione della Sanac (4-07845), rimasta priva di un riscontro esaustivo rispetto al rischio di uno «spezzatino» della società, tale da compromettere l'unitarietà industriale del gruppo, la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione; analogo silenzio ha riguardato la Fluorsid (4-07953), per la quale è stato segnalato il rischio di una progressiva perdita della capacità produttiva del sito di Macchiareddu e delle ricadute occupazionali sul territorio, nonché la Bekaert (4-07835), anch'essa tuttora priva di risposta;
la contemporanea presenza di tre crisi industriali nello stesso polo produttivo rischia di produrre un effetto domino sull'intero sistema economico locale, coinvolgendo non solo i lavoratori direttamente interessati ma anche decine di imprese dell'indotto, aziende dell'autotrasporto, della manutenzione, della logistica, dei servizi e della subfornitura, oltre alle numerose imprese sane che operano nell'area industriale e che potrebbero subire gravi ripercussioni a causa dell'indebolimento complessivo del tessuto produttivo;
la Sardegna continua a pagare il prezzo di un progressivo processo di deindustrializzazione aggravato dagli elevati costi energetici, dall'insularità, dalle difficoltà infrastrutturali e dall'assenza di una strategia industriale nazionale capace di accompagnare la transizione produttiva e di salvaguardare gli insediamenti strategici dell'Isola –:
se il Governo sia a conoscenza della situazione complessiva che interessa il polo industriale di Macchiareddu e se non ritenga necessario affrontare unitariamente le vertenze Sanac, Bekaert e Fluorsid, superando una gestione frammentaria delle singole crisi;
se intenda convocare con urgenza un tavolo nazionale presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, con la partecipazione della regione Sardegna, delle organizzazioni sindacali, delle aziende interessate e degli enti locali, finalizzato alla definizione di un piano straordinario di rilancio del polo industriale;
quali iniziative di competenza intenda promuovere per evitare che la crisi delle grandi imprese del polo di Macchiareddu produca effetti irreversibili sull'indotto e sulle numerose aziende sane che operano nell'area industriale, compromettendo il futuro produttivo e occupazionale dell'intero territorio.
(4-08427)
GHIRRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
com'è noto, la società Sanac S.p.A., storica azienda produttrice di materiali refrattari destinati all'industria siderurgica, è da anni sottoposta alla procedura di amministrazione straordinaria, con rilevanti ricadute occupazionali anche sul sito produttivo di Assemini;
l'interrogante ha già richiamato l'attenzione del Governo sulla vicenda con l'interrogazione n. 4-07845, rimasta priva di riscontro, e più di recente con l'atto 4-08427, evidenziando il rischio che la cessione separata dei diversi stabilimenti determinasse uno «spezzatino» della società, compromettendo l'unitarietà industriale del gruppo e la salvaguardia del sito sardo;
secondo quanto comunicato dai Commissari straordinari alle organizzazioni sindacali, la negoziazione in esclusiva con Erre Trading S.p.A. si è conclusa positivamente ed è stata trasmessa al Ministero delle imprese e del made in Italy la richiesta di autorizzazione al perfezionamento dell'operazione;
l'offerta prevede l'acquisizione degli stabilimenti di Massa, Gattinara e Vado Ligure con il mantenimento della produzione di materiali refrattari, investimenti industriali, piena continuità occupazionale dei lavoratori a tempo indeterminato e nuove assunzioni nel corso del 2027;
per il sito di Assemini è invece prevista la cessazione dell'attuale attività produttiva e la riconversione dello stabilimento in un impianto destinato al recupero, alla lavorazione e al commercio del rottame metallico, attraverso una joint venture con un altro operatore industriale, con investimenti stimati tra 12 e 15 milioni di euro;
il piano industriale prevede inoltre che le produzioni oggi realizzate ad Assemini vengano assorbite dallo stabilimento di Gattinara, individuato quale futuro polo del comparto alluminoso del gruppo;
a parere dell'interrogante, tale impostazione conferma le preoccupazioni già espresse circa il rischio di uno «spezzatino» industriale di Sanac: la continuità produttiva viene infatti assicurata esclusivamente agli stabilimenti della penisola, mentre al sito di Assemini viene sottratta la propria storica funzione produttiva, sostituita da un diverso progetto industriale ancora subordinato all'ottenimento delle autorizzazioni ambientali e alla sussistenza di ulteriori condizioni economiche e operative. Ne consegue che la cessione unitaria del gruppo appare solo formale, poiché il trasferimento delle produzioni verso altri stabilimenti rischia di privare definitivamente il sito sardo della propria sostenibilità industriale, rendendolo dipendente da un progetto di riconversione la cui concreta realizzazione non risulta allo stato garantita;
tale prospettiva si inserisce in un contesto di progressiva deindustrializzazione della Sardegna e rischia di determinare un ulteriore impoverimento del tessuto produttivo regionale, con pesanti ricadute occupazionali e sull'indotto –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei contenuti dell'offerta presentata da Erre Trading e della richiesta di autorizzazione trasmessa dai Commissari straordinari;
se intendano verificare, per quanto di competenza, che l'operazione garantisca effettivamente la continuità industriale dell'intero gruppo Sanac e non realizzi, nei fatti, quella frammentazione produttiva già denunciata dalle organizzazioni sindacali;
quali garanzie siano state richieste affinché il sito di Assemini conservi una reale prospettiva industriale e occupazionale, evitando che il trasferimento delle produzioni verso altri stabilimenti ne comprometta definitivamente la sostenibilità;
se non ritengano opportuno convocare con urgenza un tavolo con la partecipazione della regione Sardegna, delle organizzazioni sindacali, dei Commissari straordinari e del soggetto acquirente, al fine di verificare la sostenibilità industriale dell'operazione e garantire il futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento di Assemini.
(4-08466)
Risposta. — In risposta ai quesiti posti dall'interrogante sul polo di Macchiareddu, sulle vertenze Sanac e Bekaert e in merito a Fluorsid, si rappresenta quanto segue.
Non ricorrono, allo stato attuale, le condizioni per ricondurre le vertenze Sanac e Bekaert e le criticità rappresentate in relazione a Fluorsid nell'ambito di un unico Tavolo. Ciò in quanto Sanac è sottoposta ad amministrazione straordinaria e la cessione dei complessi aziendali da parte dei commissari segue la relativa procedura. Per Bekaert è già in atto, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, un percorso di reindustrializzazione. Quanto a Fluorsid, non è finora pervenuta una richiesta formale di apertura di un Tavolo di crisi.
Sanac s.p.a. occupa complessivamente 235 lavoratori nei quattro stabilimenti di Assemini, Massa, Gattinara e Vado Ligure, dei quali 55 presso il sito sardo. I commissari straordinari hanno presentato l'istanza di autorizzazione alla vendita in favore di Erre Trading s.r.l., con l'obiettivo di raggiungere una soluzione unitaria per l'intero compendio aziendale. Per lo stabilimento di Assemini, è allo studio la possibile riconversione in un polo per il recupero e il trattamento del rottame metallico, attività ritenuta maggiormente coerente con l'evoluzione della filiera siderurgica nazionale ed europea rispetto all'attuale produzione di materiali refrattari, caratterizzata da rilevanti criticità economiche.
Durante la fase necessaria al completamento dell'iter autorizzativo, i lavoratori sarebbero collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria, fatta eccezione per il personale necessario alla custodia e alla gestione del magazzino. Una più concreta valutazione del progetto di riconversione potrà essere compiuta soltanto dopo la formalizzazione dell'offerta relativa al sito di Assemini.
Trattandosi di una procedura di amministrazione straordinaria, il confronto sulla cessione si svolge attraverso l'attività dei commissari e degli organi chiamati a esprimersi sull'operazione. Il Ministero sta esaminando l'istanza e verificando gli elementi dell'offerta, in attesa del parere del comitato di sorveglianza, necessario per la conclusione dell'istruttoria.
Per quanto riguarda Bekaert Sardegna s.p.a. il percorso di reindustrializzazione interessa lo stabilimento di Macchiareddu, presso il quale sono occupati 237 dipendenti diretti, oltre a circa 50 lavoratori dell'indotto.
Il gruppo ha avviato la cessione del sito e affidato a un advisor internazionale la ricerca di un nuovo investitore. Tre progetti sono attualmente oggetto di negoziazione e due diligence. La valutazione terrà conto di criteri quali la solidità dei soggetti proponenti, la sostenibilità dei piani industriali e la capacità di assorbimento occupazionale.
Il tavolo è stato aggiornato al 10 settembre, in attesa degli esiti della valutazione in corso. Il Ministero continuerà a seguire il confronto con l'obiettivo di individuare una soluzione che assicuri una prospettiva produttiva al sito e la più ampia salvaguardia dei lavoratori diretti e dell'indotto.
Con riferimento a Fluorsid, non è finora pervenuta al Ministero alcuna richiesta di apertura di un tavolo di crisi. Qualora le parti interessate ne richiedano l'attivazione, il Ministero delle imprese e del made in Italy, ove ricorrano i requisiti, è pronto ad avviare tempestivamente il confronto con la società e le parti sociali per valutare gli eventuali interventi di competenza.
Per quanto concerne l'elevato costo dell'energia, il Governo è ben consapevole dello svantaggio che si ripercuote negativamente soprattutto sulle imprese energivore e sugli stabilimenti produttivi localizzati in aree come la Sardegna.
Il 17 luglio 2026, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema ETS, da noi ampiamente sollecitata negli anni precedenti. Il Governo considera l'avvio di tale percorso un passaggio assolutamente necessario e urgente, ma ritiene che le modifiche prospettate siano ancora insufficienti, troppo timide e non adeguate alle esigenze dei settori maggiormente esposti al caro-energia. Il Governo proseguirà il confronto con le imprese e le associazioni di categoria in Italia, con gli altri Stati membri e con la Commissione europea a Bruxelles, affinché il processo di decarbonizzazione non determini la perdita di capacità produttiva e la delocalizzazione delle industrie energivore verso altri Paesi.
Sempre su questo fronte, il Governo, anche grazie all'impegno del Ministero delle imprese e del made in Italy ha finalmente portato a compimento il lungo percorso del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Sardegna, atteso da oltre un decennio dalle imprese dell'isola. Il provvedimento rende possibile l'accesso al gas a condizioni di mercato e dota la Sardegna delle infrastrutture necessarie alla decarbonizzazione e al rilancio dei suoi poli industriali, colmando un ritardo che durava da oltre quarant'anni.
Il Sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il signor L. L. è ristretto presso il carcere di Rebibbia Nuovo complesso per l'esecuzione di una condanna di 4 anni, 1 mese e 28 giorni di reclusione, con decorrenza dal 15 marzo 2025 e fine pena per l'11 maggio 2029;
L. L. è entrato in carcere il 15 marzo 2025, ma dopo pochi giorni, e precisamente alle 23:30 del 27 marzo 2025, è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso e successivamente ricoverato nel reparto cardiologia dell'ospedale Sandro Pertini con diagnosi alla dimissione avvenuta il 5 maggio 2025: «sindrome coronarica acuta con sopraslivellamento del tratto St (Stem) in sede anteriore complicato da shock cardiogeno. Malattia coronarica trivasale. Eseguita angioplastica coronarica con impianto di due stent medicati su arteria discendente anteriore, occlusione cronica di arteria circonflessa e coronarica destra. Dislipidemia. Diabete mellito 2»;
durante la lunga degenza è stato anche necessario trasferire il paziente in rianimazione per complicazioni del quadro emodinamico e respiratorio;
il 5 maggio 2025 L. L. ha fatto rientro in carcere con una serie di prescrizioni da parte dei medici dell'ospedale Pertini, tra le quali: terapia per la trattazione del diabete mellito 2, programmazione di una serie di visite di controllo, dieta ipolipidica, controllo dei valori pressori e lipidici, controllo del peso corporeo ed esercizio fisico aerobico regolare;
con provvedimento del 4 giugno 2025 il magistrato di sorveglianza rigettava la richiesta di differimento pena provvisorio ed urgente, disponendo sorveglianza sanitaria e richiedendo relazione sanitaria aggiornata da parte dell'istituto di pena;
a fronte di tali richieste, in vista dell'udienza fissata per il 4 luglio 2025, il 27 giugno 2025 veniva redatta da parte del medico del carcere la relazione sanitaria nella quale si dava atto che «è stato prescritto vitto diabetico privo di sale da cucina per il paziente con cardiopatia ischemica cronica e diabetico. Il paziente deve eseguire visita diabetologica ed è programmata una visita di controllo cardiologica ospedaliera il 3 settembre 2025. Le attuali condizioni del paziente risultano mediocri, suscettibili di peggioramento improvviso ed imprevedibile, necessitano di costanti contatti con le strutture territoriali del Servizio sanitario nazionale e non risultano compatibili con il regime carcerario a causa delle gravi patologie»;
il tribunale di sorveglianza di Roma, riunito in camera di consiglio il 4 luglio 2025, rigettava di nuovo l'istanza di differimento pena nella forma della detenzione domiciliare, confermando la già disposta sorveglianza sanitaria da parte dell'istituto;
l'interrogante ritiene di conoscere le gravi carenze sanitarie a Rebibbia Nuovo complesso dovute a mancanza di personale, con visite, terapie e persino operazioni chirurgiche spesso annullate per indisponibilità delle scorte;
il parere del medico di Rebibbia, pur considerato carente dal tribunale di sorveglianza di Roma, non dovrebbe essere trascurato perché riguarda la vita di persone affidate allo Stato. Il medico conosce bene le possibilità sanitarie dell'istituto e, se afferma che queste non sono compatibili con le condizioni di salute di L. L., tale giudizio ad avviso dell'interrogante deve essere preso sul serio e non rinviato ulteriormente da chi per legge è chiamato a «sorvegliare» la legalità dell'esecuzione penale in carcere relativamente al diritto alla salute costituzionalmente garantito –:
se siano a conoscenza di quanto descritto in premessa;
se non ritengano di dover approfondire, per quanto di competenza, il caso di L. L.;
se non ritengano di dover verificare quale sia stata in concreto per L. L. l'offerta sanitaria di Rebibbia;
se siano state rispettate le prescrizioni dei medici dell'ospedale Pertini e se sia vero che le condizioni del paziente in questione risultino – come affermato dal medico di Rebibbia – mediocri e suscettibili di peggioramento improvviso ed imprevedibile;
se il Ministro della giustizia non intenda assumere iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, in ordine ai tempi e all'erogazione effettiva delle cure al paziente L. L.
(4-05780)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante solleva specifici quesiti sullo stato di salute di un ristretto a Rebibbia nuovo complesso e sulla compatibilità dello stesso con il regime carcerario.
Interpellato a tal riguardo, il competente Dipartimento (DAP) ha riferito che in data 26 agosto 2025 il Dirigente sanitario, in servizio presso la Direzione penitenziaria del predetto istituto, si era espresso come segue: «Dalla presente documentazione sanitaria, il detenuto appare adeguatamente seguito dal Servizio sanitario di base e dagli specialisti (cardiologo, diabetologo) della ASL Roma 2 operanti presso la C.C. di Rebibbia. Vengono assicurati, inoltre, i necessari controlli presso i presidi sanitari esterni».
È stata altresì acquisita la relazione del Presidente del tribunale di sorveglianza di Roma che, con nota del 2 settembre 2025, in sintesi, ha riferito che «nell'ultima relazione sanitaria del 28.08.2025 (...) è possibile ancora una volta escludere una condizione di incompatibilità, risultando il paziente adeguatamente monitorato in costanza di regime detentivo».
Da ultimo, con nota di aggiornamento del 12 giugno 2026, il competente Dipartimento (DAP) ha comunicato che il detenuto L.L. [...] è stato posto in detenzione domiciliare dal 6 ottobre 2025.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
GRIMALDI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
Ehsan Ali, presidente dell'Awami action committee (Aac) del Gilgit Baltistan e dirigente nazionale dell'Inqalabi communist party (Partito comunista rivoluzionario – Rcp) in Pakistan, è stato arrestato la notte del 10 marzo 2026 nella sua casa di Gilgit, durante un raid della polizia. Successivamente, sono state perquisite le abitazioni di diversi altri leader dell'Aac e altri quattro sono stati arrestati, tra cui: Nusrat Hussain, Mehboob Wali, Nafees Advocate e Mehar Ali. Sono stati accusati di incitamento alla violenza ai sensi della legge antiterrorismo, presumibilmente per aver pronunciato discorsi anti-Pakistan e aver pianificato proteste contro il governo pakistano;
Ehsan Ali e altri leader dell'Aac erano stati arrestati anche l'anno scorso, nel maggio 2025, e sono stati torturati in carcere. Sono stati rilasciati dopo una grande campagna di solidarietà nel Gilgit-Baltistan, in Pakistan e in tutto il mondo nel maggio 2025 su cauzione il 14 agosto 2025;
anche questa volta, risulta all'interrogante che le condizioni di detenzione di Ehsan Ali violino le convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri. Ehsan Ali, che ha circa sessant'anni, è detenuto in pessime condizioni e la sua salute è peggiorata dal momento dell'arresto;
in tutta la regione si sono svolte proteste per chiedere il rilascio di Ehsan Ali e di altri leader dell'Aac-Bc, tra cui uno sciopero di solidarietà degli avvocati nel Gilgit-Baltistan il 16 marzo 2026 e una giornata di azione globale il 2 aprile 2026. Il Consiglio per i diritti umani del Pakistan e l'Ordine degli avvocati del Gilgit-Baltistan hanno rilasciato dichiarazioni di protesta contro l'arresto e la detenzione di Ehsan Ali;
l'arresto arbitrario di Ehsan Ali e di altri leader dell'Aac segue la repressione governativa di lunga data del dissenso politico mediante false accuse legali di «terrorismo» –:
se non ritenga, per quanto di competenza, di adottare iniziative diplomatiche per fare pressione sulle autorità pakistane per ottenere la liberazione di Eshan Ali e di tutti gli altri arrestati.
(4-07573)
Risposta. — Il Governo italiano conferma la sua costante attenzione al rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto in Pakistan, un Paese con cui intratteniamo relazioni solide e articolate, che ci consentono di mantenere un dialogo aperto e costruttivo anche sui temi più sensibili.
L'Italia è considerata da Islamabad un partner privilegiato nell'Unione europea, sia sul piano bilaterale che in ambito multilaterale. Nel 2023 abbiamo celebrato i 75 anni dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche. Il Piano di impegno strategico del 2013 prevede una collaborazione strutturata in numerosi settori: sicurezza, economia, commercio, cultura e dialogo politico.
Anche i rapporti economici sono rilevanti. Il Pakistan è il quinto Paese al mondo per popolazione, con un mercato di circa 255 milioni di abitanti, una popolazione giovane e una classe media in espansione. Nel 2025 l'interscambio con l'Italia è cresciuto del 5,5 per cento, superando 1,5 miliardi di euro.
Vi è poi una dimensione culturale e umana di particolare rilievo. Penso alla presenza di due missioni archeologiche italiane, tra cui quella nella valle dello Swat, attiva da oltre settant'anni e la più longeva in Asia. Penso anche alla comunità pakistana in Italia, ottava comunità extra-UE residente nel nostro Paese, cresciuta da circa 35.000 persone nel 2005 a circa 170.000 nel 2025. Sono legami profondi, che rafforzano il dialogo tra le nostre società e rendono ancora più naturale un confronto aperto anche sui temi più sensibili.
Facendo leva su questo partenariato solido, manteniamo con Islamabad un dialogo franco e articolato, del quale sono parte integrante le questioni relative ai diritti umani e alle libertà fondamentali. In tale quadro, non manchiamo di sottolineare, nelle sedi e nelle occasioni opportune, l'importanza del rispetto delle garanzie processuali, della tutela della dignità della persona e degli standard internazionali in materia di diritti umani.
Anche a livello europeo, l'Italia sostiene il rispetto degli obblighi previsti dal sistema di preferenze generalizzate GSP+, uno schema – di cui il Pakistan è parte – che offre agevolazioni tariffarie a fronte dell'attuazione di 27 convenzioni internazionali, comprese quelle in materia di diritti umani. Il nuovo quadro europeo, rafforzato nell'aprile 2026, richiede una piena ed effettiva attuazione delle condizionalità previste. Una linea che l'Italia sostiene con convinzione.
In relazione a quanto richiesto dall'interrogante, Ehsan Ali, cittadino pakistano appartenente al movimento Awami action committee del gilgit baltistan, è stato arrestato nel marzo 2026 con l'accusa di attività contro lo Stato e di incitamento all'odio, ai sensi della legislazione antiterrorismo vigente nel Paese. Secondo le informazioni raccolte dalla nostra Ambasciata a Islamabad, il cittadino pakistano risulta tuttora detenuto. Il Governo continuerà a seguire il suo caso e quello degli altri detenuti attraverso l'ambasciata a Islamabad e nel quadro del coordinamento europeo in loco.
L'azione del Governo italiano a tutela dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto si esplica quotidianamente nei principali consessi multilaterali. Come ricordato dal Ministro degli affari esteri Tajani in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani, infatti, la promozione e la tutela dei diritti fondamentali restano un pilastro irrinunciabile dell'azione internazionale dell'Italia. L'elezione a membro del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2026-2028 rappresenta in tal senso un riconoscimento concreto di questo impegno, del ruolo svolto dal nostro Paese nella difesa della dignità di ogni persona e della capacità di dialogo e mediazione della nostra diplomazia.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.
LAI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il polo industriale di Macchiareddu rappresenta una delle principali aree produttive della Sardegna, per estensione, dotazione infrastrutturale, prossimità al porto canale di Cagliari, presenza di competenze industriali qualificate e collegamento con il sistema universitario e della ricerca;
l'area è oggi interessata da crisi aziendali che coinvolgono realtà strategiche come Sanac, Bekaert e Fluorsid, con rischi rilevanti per l'occupazione diretta, per l'indotto e per la tenuta dell'intero sistema produttivo dell'area metropolitana di Cagliari;
la contemporanea difficoltà di più insediamenti industriali nello stesso polo non può essere affrontata come somma di singole vertenze, ma richiede una strategia nazionale di politica industriale, capace di tenere insieme continuità produttiva, reindustrializzazione, energia, logistica, trasporti, formazione e ricerca;
Macchiareddu potrebbe rappresentare un polo attrattivo per nuovi investimenti produttivi, anche in ragione della vicinanza al porto, della disponibilità di aree industriali e della presenza di competenze tecniche e scientifiche, ma rischia invece un progressivo indebolimento in assenza di un intervento coordinato del Governo;
la condizione insulare della Sardegna aggrava gli svantaggi competitivi delle imprese, incidendo sui costi energetici, logistici e di trasporto delle merci, e rende necessario un approccio specifico nelle politiche industriali nazionali –:
se il Governo non ritenga necessario assumere il caso Macchiareddu come questione industriale nazionale, superando una gestione frammentata delle singole crisi aziendali;
se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda convocare un tavolo nazionale dedicato al rilancio del polo industriale di Macchiareddu, con regione Sardegna, enti locali, organizzazioni sindacali, imprese e soggetti pubblici competenti;
quali iniziative di competenza intendano adottare per garantire continuità produttiva, tutela dell'occupazione e percorsi effettivi di reindustrializzazione per gli stabilimenti coinvolti;
se il Governo intenda prevedere strumenti specifici per compensare gli svantaggi derivanti dall'insularità, con particolare riferimento a energia, logistica, trasporto merci e attrazione di nuovi investimenti;
se non ritengano necessario definire, d'intesa con la regione Sardegna, un accordo quadro nazionale per Macchiareddu, fondato su investimenti, infrastrutture, innovazione, ricerca applicata e valorizzazione delle competenze presenti nel territorio.
(4-08504)
LAI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il 17 luglio 2026 le organizzazioni sindacali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno reso noto che la società Fluorsid S.p.A., presso lo stabilimento di Macchiareddu (Cagliari), ha proceduto al licenziamento unilaterale di due lavoratori;
secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali, nel corso dell'unico confronto avuto con i vertici aziendali era stata rappresentata esclusivamente l'ipotesi di gestire gli eventuali esuberi mediante incentivi all'esodo e dimissioni volontarie, senza alcun riferimento a licenziamenti unilaterali;
le stesse organizzazioni hanno evidenziato come l'azienda non abbia ancora quantificato gli esuberi, né presentato un piano industriale che definisca le prospettive produttive e occupazionali del sito, limitandosi a dichiarazioni pubbliche alla stampa;
i sindacati hanno richiesto l'immediato ritiro dei licenziamenti e l'apertura di un tavolo di confronto volto alla gestione condivisa della crisi, sottolineando altresì che la società beneficia di contributi pubblici e denunciando il rischio di pesanti ricadute occupazionali e sociali sul territorio;
la Sardegna sta vivendo una fase particolarmente delicata sul piano industriale e occupazionale e appare pertanto indispensabile che ogni processo di riorganizzazione aziendale sia accompagnato da un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni, facendo ricorso agli strumenti di tutela dell'occupazione previsti dall'ordinamento –:
se il Governo sia a conoscenza della vicenda esposta;
se risulti che Fluorsid S.p.A. abbia beneficiato, negli ultimi anni, di contributi, incentivi o altri strumenti di sostegno pubblico erogati dallo Stato, da agenzie nazionali o da società pubbliche, quali obblighi in materia occupazionale e di salvaguardia dei livelli produttivi siano eventualmente connessi alla concessione di tali agevolazioni, anche al fine di valutare l'adozione di ogni iniziativa di competenza a tutela dell'occupazione e della continuità produttiva;
se i Ministri interrogati intendano promuovere con urgenza un tavolo di confronto presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, con la partecipazione dell'azienda, delle organizzazioni sindacali, della regione Sardegna e delle istituzioni locali, al fine di individuare soluzioni condivise per la gestione della crisi ed evitare ulteriori licenziamenti;
quali iniziative di competenza intendano assumere affinché l'azienda privilegi il ricorso agli strumenti di gestione non traumatica delle eccedenze occupazionali e agli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa vigente.
(4-08583)
Risposta. — Il Governo segue con la massima attenzione la situazione del polo industriale di Macchiareddu. Allo stato attuale, non ricorrono le condizioni per affrontare nell'ambito di un unico tavolo presso il Ministero delle imprese e del made in Italy le vertenze Sanac e Bekaert e le criticità relative a Fluorsid. Ciò in quanto Sanac è sottoposta ad amministrazione straordinaria e la cessione dei complessi aziendali segue la relativa procedura; per Bekaert è già in atto, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, uno specifico percorso di reindustrializzazione; quanto a Fluorsid, non è finora pervenuta al Ministero alcuna richiesta di apertura di un Tavolo di crisi.
Per quanto riguarda Sanac s.p.a., i commissari straordinari hanno presentato l'istanza di autorizzazione alla vendita in favore di Erre Trading s.r.l., con l'obiettivo di raggiungere una soluzione unitaria per il compendio aziendale. Per lo stabilimento di Assemini, presso il quale sono occupati 55 lavoratori, è allo studio la riconversione in un polo per il recupero e il trattamento del rottame metallico. Il Ministero sta esaminando l'istanza e verificando gli elementi dell'offerta nell'ambito della procedura di amministrazione straordinaria, con particolare attenzione alla prospettiva industriale e occupazionale del sito sardo.
Per quanto riguarda Bekaert Sardegna s.p.a., il percorso di reindustrializzazione interessa lo stabilimento di Macchiareddu, presso il quale sono occupati 237 dipendenti diretti, oltre a circa 50 lavoratori dell'indotto. Il Gruppo ha avviato la cessione del sito e affidato a un Advisor la ricerca di un nuovo investitore. Tre progetti sono attualmente oggetto di negoziazione e due diligence e vengono valutati tenendo conto della solidità dei soggetti proponenti, della sostenibilità dei piani industriali e della capacità di assorbimento occupazionale.
Il tavolo è stato aggiornato al 10 settembre, in attesa degli esiti delle valutazioni in corso. Il Ministero continuerà a seguire il confronto con l'obiettivo di individuare una soluzione che assicuri una prospettiva produttiva allo stabilimento e la più ampia salvaguardia dei lavoratori diretti e dell'indotto.
Con riferimento a Fluorsid, qualora le parti interessate richiedano l'apertura di un tavolo di crisi e ricorrano i relativi presupposti, il Ministero delle imprese e del made in Italy è pronto ad avviare tempestivamente il confronto con la società e le parti sociali per valutare gli eventuali interventi di competenza.
Per quanto riguarda specificamente la Sardegna, il Governo è pienamente consapevole delle criticità derivanti dalla condizione di insularità, che incidono sulla competitività delle imprese sotto il profilo dei costi energetici, logistici e del trasporto delle merci. Tali criticità interessano in modo particolare le imprese energivore e gli stabilimenti produttivi localizzati nei poli industriali dell'isola.
Su questo fronte, il Governo, anche grazie all'impulso del Ministero delle imprese e del made in Italy, ha finalmente portato a compimento il lungo percorso di definizione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Sardegna, che consente di dare attuazione alla metanizzazione attesa da decenni dalle imprese dell'isola. Il provvedimento estende alla Sardegna la rete nazionale di trasporto del gas mediante un collegamento virtuale e individua le infrastrutture necessarie al superamento dell'utilizzo del carbone nella produzione elettrica.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri prevede inoltre la realizzazione di nuova capacità di generazione da fonti rinnovabili e di adeguate risorse di accumulo, nonché l'estensione della rete di trasmissione elettrica nazionale e lo sviluppo della rete elettrica dell'isola.
A ciò si aggiunge l'azione svolta dal Governo in sede europea per la revisione del sistema ETS, affinché il processo di decarbonizzazione non determini la perdita di capacità produttiva in Europa e la delocalizzazione delle industrie energivore verso altri Paesi. Il Governo ritiene necessario rafforzare gli strumenti destinati al rinnovo degli impianti delle imprese energivore e, allo stesso tempo, assicurare condizioni più equilibrate per gli operatori maggiormente esposti al caro-energia e alla concorrenza di imprese localizzate in Paesi con minori tutele ambientali rispetto all'Unione europea.
Per favorire l'insediamento di nuove attività produttive, la Sardegna è inoltre ricompresa nella ZES unica per il Mezzogiorno, nell'ambito della quale operano, per i progetti ammissibili, l'autorizzazione unica e il credito d'imposta per gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028.
Alla luce della diversa natura delle situazioni aziendali, pertanto, la priorità in questa fase rimane quella di portare avanti i percorsi già avviati per le singole vertenze e dare attuazione agli interventi previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Sardegna e agli strumenti della ZES unica. Sulla base dell'evoluzione delle stesse vertenze potranno essere valutate, d'intesa con la Regione Sardegna e con gli altri soggetti interessati, eventuali ulteriori forme di intervento.
La Sottosegretaria di Stato per le imprese e il made in Italy: Fausta Bergamotto.
MARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
a seguito di indagini condotte dalla Dda della procura della Repubblica di Napoli sarebbe emersa una grave situazione amministrativa nel comune di Presenzano (Caserta);
dalle risultanze investigative emergerebbe che professionisti esterni e imprese legate alla camorra, in concorso con responsabili dell'ufficio tecnico, avrebbero truccato gare d'appalto mediante le modalità simili a quelle che hanno portato allo scioglimento del comune di Calvi Risorta (Caserta) per infiltrazioni mafiose;
l'indagine della Dda di Napoli, ha portato al rinvio a giudizio di Carlo De Caprio e Massimo Di Stefano, all'epoca dei fatti, rispettivamente Rup e istruttore tecnico comunale, questi avrebbero favorito imprese legate al clan dei Casalesi in due appalti pubblici: la realizzazione di un'area attrezzata in località Pozzo; l'efficientamento energetico dell'illuminazione pubblica;
De Caprio e Di Stefano, con la complicità di Piero Cappello, consulente tecnico esterno avrebbero manipolato i sorteggi delle imprese partecipanti agli appalti attraverso un programma informatico, garantendo l'assegnazione a ditte riconducibili alla criminalità organizzata. Un meccanismo identico a quello attuato a Calvi Risorta;
nel novembre 2023, si era giunti all'arresto degli imprenditori Pezzella e Iorio, oltre che dello stesso ingegnere Cappello, in qualità di tecnico ausiliario e Rup presso l'ufficio tecnico di Calvi Risorta;
nonostante la gravità dei fatti e il coinvolgimento di Cappello, l'amministrazione comunale di Presenzano ha respinto le richieste formali della minoranza consigliare di sospenderlo da direttore dei lavori per l'efficientamento energetico, giustificando tale decisione con la revoca degli arresti domiciliari disposti dal Gip di Napoli;
l'ingegnere Cappello, nonostante indagato per gravi reati contro la pubblica amministrazione, ha continuato a ricevere incarichi e compensi dal comune, quale ad esempio, per l'ampliamento della rete del metano, con Di Stefano, da responsabile dell'area tecnica, che liquidava all'ingegnere una perizia di variante in corso d'opera;
appare singolare che Di Stefano, accusato di aver manipolato appalti con Cappello, a causa dell'inerzia degli organi politici e di controllo del comune di Presenzano, abbia liquidato al Cappello ulteriori compensi pubblici;
sembrerebbe ancorché grave il fatto che la maggioranza consiliare abbia approvato la variazione di bilancio per coprire tale spesa, senza assumere alcuna precauzione amministrativa;
dai fatti descritti si evidenzierebbe un contesto di compromissione dell'azione amministrativa, caratterizzato da opacità e mancato controllo da parte dell'amministrazione comunale di Presenzano;
appare necessario adottare, con urgenza, misure di verifica e prevenzione, al fine di accertare se il comune di Presenzano sia condizionato o meno dalla criminalità organizzata, tenuto conto che la responsabilità degli amministratori si estende anche all'omissione di controllo, che secondo la giurisprudenza può essere sufficiente per configurare un condizionamento mafioso;
ai sensi dell'articolo 143 del Tuel lo scioglimento di un consiglio comunale per infiltrazioni mafiose si giustifica quando emergono «elementi concreti, univoci e rilevanti» che pregiudichino «il buon andamento o l'imparzialità dell'amministrazione, nonché il regolare funzionamento dei servizi»;
nel caso di Presenzano, tale pregiudizio appare evidente per i seguenti motivi: mancato intervento dell'amministrazione nel revocare gli incarichi a soggetti coinvolti in un'inchiesta antimafia; dalla erogazione di pagamenti pubblici a soggetti sotto inchiesta, con il coinvolgimento diretto di figure già accusate di alterare appalti; la mancata costituzione di parte civile nel procedimento in corso, a differenza di quanto fatto dalla commissione straordinaria di Calvi Risorta –:
se non intenda assumere iniziative di competenza, nell'ambito dei poteri di cui all'articolo 143 del Tuel e per il tramite del prefetto di Caserta, volte a verificare:
a) se l'amministrazione comunale di Presenzano abbia adottato misure concrete per prevenire infiltrazioni mafiose e sussistano responsabilità che abbiano favorito, o non impedito, comportamenti illeciti;
b) se sia accertata l'assegnazione di ulteriori appalti del comune di Presenzano ad imprese collegate al clan dei Casalesi;
c) qualora emergano elementi gravi e concreti, non ritenga di valutare lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
(4-06222)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, il Comando provinciale dei carabinieri di Caserta ha riferito che, nel 2023, due geometri dell'ufficio tecnico del comune di Presenzano e un ingegnere, a cui era affidato il ruolo di consulente tecnico esterno presso il medesimo Comune, sono stati indagati, insieme ad altre undici persone, nell'ambito di un procedimento penale instaurato presso la Direzione distrettuale antimafia della procura di Napoli, che risulta tuttora pendente.
Sulla base della contestazione provvisoria, i predetti avrebbero turbato la regolarità delle gare di appalto del comune di Presenzano relative ai lavori di efficientamento energetico dell'illuminazione pubblica e alla realizzazione di un'area attrezzata in località Pozzo, predisponendo falsi verbali di gara, al fine di agevolare la fazione Schiavone del clan dei Casalesi.
Il predetto Comando ha precisato inoltre che, in data 8 novembre 2023, il Nucleo investigativo ha dato esecuzione all'ordinanza applicativa degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Napoli nei confronti del predetto ingegnere; successivamente, il 24 novembre 2023, quest'ultimo è stato rimesso in libertà dal Tribunale di Napoli.
La Prefettura di Caserta ha rappresentato al riguardo che i fatti menzionati nell'interrogazione sono da tempo all'attenzione della Prefettura e sono stati esaminati, da ultimo, in una recente riunione di coordinamento delle Forze di polizia. In tale sede, è stato valutato che – allo stato – nel caso del comune di Presenzano non sussistono elementi per avviare eventuali iniziative nell'ambito dei poteri conferiti al prefetto dall'articolo 143 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267).
Ciò premesso, si assicura che la prefettura di Caserta continuerà a mantenere elevata l'attenzione sulla vicenda, al fine di salvaguardare il buon andamento e l'imparzialità dell'Amministrazione comunale.
La Sottosegretaria di Stato per l'interno: Wanda Ferro.
POZZOLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
il Nagorno-Karabakh (Artsakh), territorio storicamente abitato da popolazioni armene cristiane, è stato teatro di un conflitto armato tra Armenia e Azerbaigian culminato nella guerra del 27 settembre – 10 novembre 2020 e nei successivi eventi militari del settembre 2023;
a seguito di tali eventi, l'Azerbaigian ha assunto il controllo dell'intero territorio, determinando l'esodo quasi totale della popolazione armena;
numerose fonti, tra cui rappresentanti della Chiesa apostolica armena, organizzazioni culturali e osservatori internazionali, denunciano la distruzione, alterazione o profanazione di chiese, monasteri, cimiteri e khachkar (croci di pietra), patrimonio storico-religioso cristiano di valore millenario;
tali atti, ove confermati, configurerebbero una grave violazione del diritto internazionale, inclusi gli obblighi di tutela del patrimonio culturale in contesti di conflitto;
l'Armenia rappresenta storicamente la prima nazione ad aver adottato il cristianesimo come religione di Stato (nel 301 d.C.);
analoghe condotte in altri contesti internazionali hanno portato l'Italia e l'Unione europea ad adottare sanzioni, misure restrittive e revisioni dei rapporti diplomatici;
persistono accuse circa un processo sistematico di cancellazione dell'identità culturale e religiosa armena nei territori sotto controllo azero;
tali dinamiche vengono da alcuni osservatori interpretate come una prosecuzione storica delle persecuzioni contro il popolo armeno, riconducibili fino al genocidio armeno;
l'Italia intrattiene relazioni economiche e strategiche con la Repubblica dell'Azerbaigian, anche nel settore energetico –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e di quali elementi disponga in merito;
quali iniziative diplomatiche intenda intraprendere per garantire la tutela del patrimonio culturale e religioso cristiano armeno nel Nagorno-Karabakh;
se intenda sostenere l'invio di missioni internazionali, anche sotto egida Unesco, per il monitoraggio e la protezione dei siti;
quali iniziative intenda promuovere, per quanto di competenza, per la difesa del patrimonio storico e dell'identità culturale dei popolo armeno;
se, alla luce dei princìpi di coerenza della politica estera italiana, intenda riconsiderare i rapporti con la Repubblica dell'Azerbaigian, inclusa la valutazione di eventuali iniziative di carattere restrittivo o sanzionatorio;
quali iniziative concrete intenda promuovere in sede europea e internazionale per affrontare quella che viene denunciata come una sistematica distruzione del patrimonio cristiano armeno.
(4-07753)
Risposta. — Il Caucaso meridionale è una regione strategica per l'Italia, sia sotto il profilo della sicurezza e della stabilità, che della sicurezza energetica nazionale ed europea nel suo complesso. Il Governo continua quindi a seguire con estrema attenzione gli sviluppi legati alla normalizzazione nei rapporti tra Armenia e Azerbaigian, con i quali condividiamo relazioni di sincera amicizia e di intensa collaborazione in più dimensioni. Questa posizione è stata da ultimo ribadita dal Presidente del Consiglio Meloni durante la visita in Armenia e, a seguire, in Azerbaigian del 4 maggio 2026. In tale occasione, il Presidente del Consiglio ha confermato il pieno sostegno dell'Italia al percorso di normalizzazione tra Yerevan e Baku, che rappresenta una «svolta storica» – anche grazie all'impulso impresso dagli Stati Uniti d'America, sfociato nel summit di agosto a Washington – capace di liberare tutto potenziale della regione.
Attraverso un costante impegno diplomatico nei confronti di entrambi i Paesi, il Governo ha consolidato una posizione equilibrata e moderata, in favore di una pace rispettosa del diritto internazionale e dell'Accordo di Bishkek del 1994.
Nel corso del mio mandato mi sono recato in Armenia e Azerbaigian già nell'aprile 2023, mantenendo negli anni costanti interlocuzioni con entrambe le controparti. In quest'ottica, nel 2024 l'Armenia è stata inserita tra i Paesi prioritari per la Cooperazione italiana. È stata inoltre recentemente autorizzata l'apertura di una sede dell'Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (AICS) a Jerevan, con competenza territoriale estesa anche a Kirghizistan e Tagikistan, che si collocherà negli spazi della nostra ambasciata.
La tutela del patrimonio storico-culturale continua ad essere parte integrante del sostegno multidimensionale dell'Italia alla stabilizzazione del Caucaso meridionale, in coerenza con quelli che sono i nostri valori di inclusione, pluralismo, massimo rispetto e protezione dei diritti delle minoranze etniche e linguistiche.
L'impegno del nostro Paese nella conservazione del patrimonio artistico e culturale armeno è peraltro dimostrato sin dall'inaugurazione, da parte del Presidente Mattarella durante la sua visita in Armenia nel luglio 2018, del centro di eccellenza per il restauro «ROCHEMP» (Regional office for Cultural heritage enhancement, management and protection), nato dalla collaborazione dell'Università di Bologna con le autorità accademiche armene e con il sostegno finanziario della nostra Cooperazione. La seconda fase dell'iniziativa, «ROCHEMP 2», sostenuta con un finanziamento del valore di 300.000 euro dalla cooperazione italiana, si propone di continuare a rafforzare e ampliare le capacità locali nel campo della conservazione, restauro, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale armeno, in continuità con la fase precedente.
La cooperazione italiana ha inoltre finanziato, per il valore di 2 milioni di euro, l'iniziativa «Archeologia Heritage e Turismo per lo Sviluppo Rurale in Armenia», affidata all'Università degli studi di Firenze. L'obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo socio-economico delle aree rurali del Paese attraverso il rafforzamento dell'attrattività turistica e delle competenze nel settore della conservazione e della gestione del patrimonio culturale.
Sono in corso nel Paese anche diverse missioni archeologiche, tra cui il progetto ARCHEtourDEV – finanziato dall'AICS e realizzato dall'Università di Firenze in collaborazione con l'istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO) e l'Opificio delle Pietre dure di Firenze – presso i siti di Garni, Aruch e Dvin. Queste iniziative, condotte in collaborazione con il Ministero dell'istruzione, della scienza, della cultura e dello sport della Repubblica Armenia con altre prestigiose istituzioni armene, sono molto apprezzate da tutte le controparti e confermano l'impegno italiano per la migliore conservazione e valorizzazione, anche turistica, del patrimonio storico, artistico, culturale e religioso dell'Armenia.
In ambito UNESCO, l'Italia è sempre stata attiva nel settore della tutela del patrimonio culturale in contesti di crisi, ai sensi della Convenzione UNESCO del 1954 per la protezione del patrimonio culturale in caso di conflitto armato e dei suoi due protocolli, dei quali sia l'Armenia che l'Azerbaigian sono parte. Nel 2020 l'Italia ha infatti sostenuto l'approvazione della «Dichiarazione sulla Protezione del Patrimonio culturale nel Nagorno-Karabakh». Con l'adozione della Dichiarazione si è raggiunto l'obiettivo di marcare il ruolo dell'UNESCO nella protezione del patrimonio culturale della regione in caso di conflitto. In questo ambito, l'Italia continuerà a sostenere l'azione dell'organizzazione ed è pronta a valutare il proprio coinvolgimento in eventuali missioni tecniche nella regione.
Come ricordato anche dal Ministro degli esteri Tajani nel suo ultimo incontro a Roma con il Ministro degli esteri azero Bayramov, l'Italia auspica che si possa raggiungere presto la firma di un trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian, un obiettivo per cui l'Italia ha sempre fornito il proprio sostegno politico, mantenendo una postura pragmatica ed equilibrata.
Analoghi messaggi sono stati veicolati dal sottoscritto nei numerosi incontri effettuati con le Autorità di Baku – da ultimo con Ulvi Mehdiyev, Presidente dell'agenzia di Stato per il servizio pubblico e le innovazioni sociali – oltre che con gli interlocutori politici dei Paesi di mia delega.
Parallelamente, nei miei incontri bilaterali non ho mancato di sensibilizzare a più riprese anche le Autorità armene sul fondamentale tema della revisione costituzionale, ritenuta necessaria da parte azera per la firma del trattato di pace.
Il Governo resta disponibile a sostenere, in sede internazionale, ogni iniziativa utile al rafforzamento del dialogo tra le parti e alla promozione di soluzioni condivise e durature alle questioni ancora aperte nella regione.
Il Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Edmondo Cirielli.
VACCARI e GUERRA. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 2 e 3 maggio 2026 il centro storico di Castelfranco Emilia è stato oggetto di una grave ondata di furti e atti vandalici ai danni di cinque attività commerciali;
gli episodi si inseriscono in un contesto più ampio caratterizzato, negli ultimi mesi, da un incremento di fenomeni di criminalità diffusa, tra cui risse, liti, tentativi di violenza a sfondo sessuale, furti e danneggiamenti, che interessano il capoluogo, le frazioni e l'intera Unione del Sorbara;
questa situazione sta generando un crescente senso di insicurezza e preoccupazione tra i cittadini e le imprese, compromettendo la qualità della vita e la tenuta sociale della comunità;
il presidio delle forze dell'ordine sul territorio risulta da tempo insufficiente rispetto ai bisogni di sicurezza di una delle principali città della provincia di Modena, con oltre 35.000 abitanti situata in posizione strategica tra Modena e Bologna, capofila di una Unione di comuni di oltre 100.000 abitanti;
la necessità di interventi da parte di pattuglie provenienti da altri comuni (Modena, Sassuolo, Carpi, Bomporto, Spilamberto) evidenzia una carenza strutturale complessiva di organico e mezzi;
il comune di Castelfranco Emilia ha da tempo manifestato la propria disponibilità a contribuire concretamente al rafforzamento del presidio territoriale, proponendo anche la realizzazione di una nuova caserma con propri mezzi per consentire l'incremento del contingente dei Carabinieri;
a tale riguardo il comune di Castelfranco Emilia negli ultimi cinque anni ha avanzato proposte nelle sedi istituzionali competenti senza ricevere riscontri adeguati –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle ragioni che hanno impedito il rafforzamento stabile e significativo degli organici delle forze dell'ordine nel comune di Castelfranco Emilia e se intendano fornire chiarimenti circa le cause che sono alla base della mancata realizzazione di una nuova caserma, presidio strategico di sicurezza per l'intera area est della provincia di Modena;
quali iniziative urgenti intendano adottare al fine di contrastare i fenomeni di criminalità diffusa che continuano a verificarsi nel comune di Castelfranco Emilia.
(4-07795)
Risposta. – Si rappresenta preliminarmente che, nell'ambito delle attività di polizia giudiziaria, l'Arma dei carabinieri opera alle dipendenze dell'Autorità giudiziaria.
Premesso ciò, in relazione all'interrogazione in titolo, il Comando generale dell'Arma dei carabinieri ha evidenziato che, a seguito dei fatti richiamati dall'interrogante, i reparti dipendenti dal Comando provinciale carabinieri di Modena hanno avviato indagini, tuttora in corso, ed effettuato servizi straordinari di controllo del territorio, al fine di assicurare un'adeguata azione di contrasto dei fenomeni criminali.
In particolare, l'Arma dei carabinieri è presente nella citata provincia con reparti dell'organizzazione territoriale (616 unità complessive) e forestale, ambientale e agroalimentare (47 unità complessive). Si soggiunge, inoltre, che nel 2025 è stato attuato un piano pluriennale di assunzioni straordinarie, che ha consentito la graduale alimentazione delle posizioni di impiego vacanti sull'intero territorio nazionale.
Si rappresenta, infine, che l'Arma è presente nel comune di Castelfranco Emilia con una Tenenza ubicata all'interno di uno stabile di proprietà privata.
Nel dicembre 2024, il Sindaco del predetto comune ha manifestato la disponibilità a realizzare una nuova caserma, individuando un terreno comunale ritenuto idoneo per la realizzazione del progetto infrastrutturale, senza formalizzare, al momento, alcuna progettualità concreta.
Il Ministro della difesa: Guido Crosetto.
VIETRI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
con provvedimento della prefettura di Salerno del 27 giugno 2025 veniva nominata presso il comune di Pagani una commissione d'accesso ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000, al fine di verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata nell'attività amministrativa dell'ente;
nei mesi successivi, anche attraverso numerose notizie di stampa, emergevano con insistenza indiscrezioni relative ad un possibile scioglimento del Consiglio comunale, determinando una lunga fase di incertezza amministrativa e politica per la città;
nonostante ciò, il procedimento elettorale per le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 proseguiva regolarmente, con convocazione dei comizi elettorali e avvio delle attività politico-elettorali da parte di candidati, liste e coalizioni;
in data 21 aprile 2026 il Consiglio dei Ministri deliberava lo scioglimento del comune di Pagani per infiltrazioni mafiose ai sensi dell'articolo 143 del Tuel;
la presentazione delle liste per le elezioni amministrative era fissata per i giorni 24 e 25 aprile 2026; successivamente, in data 23 aprile 2026, veniva disposta la revoca dei comizi elettorali già convocati per le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026;
pertanto, tra la nomina della commissione d'accesso del 27 giugno 2025 e la deliberazione di scioglimento del 21 aprile 2026 sono trascorsi circa dieci mesi, con conclusione del procedimento soltanto pochi giorni prima della presentazione delle liste elettorali;
tale circostanza ha inevitabilmente prodotto effetti rilevanti sul piano istituzionale, amministrativo e democratico, incidendo sull'organizzazione della competizione elettorale e sull'attività politica cittadina –:
quale sia stata nel dettaglio la tempistica dell'intero procedimento amministrativo relativo al comune di Pagani, dalla nomina della commissione d'accesso sino alla deliberazione finale di scioglimento;
in quale data la prefettura competente abbia trasmesso al Ministero dell'interno gli esiti conclusivi della commissione d'accesso e se siano stati richiesti ulteriori approfondimenti istruttori prima della proposta di scioglimento;
quali ragioni abbiano determinato la conclusione del procedimento soltanto in data 21 aprile 2026, a ridosso della presentazione delle liste fissata per il 24 e 25 aprile 2026 e delle elezioni amministrative già convocate per il 24 e 25 maggio 2026;
se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare per garantire tempistiche più certe e definite per la conclusione dei procedimenti di cui all'articolo 143 del Tuel, soprattutto nei casi in cui siano già state indette consultazioni elettorali;
quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire maggiore certezza amministrativa e tutela della regalare partecipazione democratica nei procedimenti di scioglimento degli enti locali.
(4-07971)
Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si assicura che il procedimento amministrativo che ha condotto allo scioglimento del consiglio comunale del comune di Pagani (Salerno) si è svolto nel pieno rispetto dei termini stabiliti dall'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Tuoel, Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali).
Il 17 giugno 2025 il Prefetto di Salerno è stato delegato a esercitare i poteri di accesso e di accertamento previsti dal comma 2 del predetto articolo. In attuazione di tale delega, con decreto del 27 giugno 2025, il Prefetto ha disposto l'accesso presso il comune di Pagani per la durata di tre mesi, ai sensi della citata disposizione normativa. Il periodo di accesso è stato successivamente prorogato, con provvedimento del 22 settembre 2025, per ulteriori tre mesi.
Al termine dell'attività ispettiva, la commissione d'accesso ha trasmesso le proprie conclusioni con relazione del 30 dicembre 2025.
Successivamente, il 13 febbraio 2026, nel rispetto dei termini previsti dal comma 3 del predetto articolo 143 del Tuoel, il Prefetto di Salerno ha trasmesso al Ministero dell'interno la relazione prevista dalla normativa.
Tale relazione è stata preceduta dall'esame della vicenda da parte del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi il 5 febbraio 2026 in composizione integrata, con la partecipazione del Procuratore della Repubblica vicario facente funzioni presso la Direzione distrettuale antimafia del tribunale di Salerno e del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, delegato dal Procuratore della Repubblica facente funzioni.
Il procedimento si è quindi concluso con lo scioglimento del Consiglio comunale, disposto con decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2026, su proposta del Ministro dell'interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, nel rispetto del termine previsto dalla legge, pari a tre mesi dalla trasmissione della relazione prefettizia al Ministero dell'interno.
Con la conclusione dell'iter di scioglimento, si è reso necessario procedere alla revoca dei comizi elettorali, nel frattempo convocati per i giorni 24 e 25 maggio 2026, che è stata disposta dal Prefetto di Salerno con provvedimento del 23 aprile 2026.
Si ribadisce, infine, che la complessa attività ispettiva svolta e l'espletamento di tutte le verifiche ritenute necessarie nell'ambito del procedimento sono avvenute nel pieno rispetto dei termini stabiliti dal legislatore.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Wanda Ferro.