XIX LEGISLATURA
INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
Stato di attuazione del Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica – 3-02857
BONETTI, BENZONI, RICHETTI, D'ALESSIO, GRIPPO, SOTTANELLI, ONORI, PASTORELLA, ROSATO e RUFFINO. — Al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
a fronte di un rafforzamento normativo promosso nelle ultime legislature, il numero di femminicidi in Italia rimane drammaticamente alto;
l'uccisione di Lorena Isceri ha riacceso, anche grazie all'accorato appello del padre, il dibattito sull'urgenza di un patto tra forze politiche per contrastare efficacemente la violenza sulle donne;
la legge n. 234 del 2021 ha reso strutturale l'adozione di un Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, prevedendone l'adozione almeno triennale e secondo un approccio integrato su prevenzione, protezione delle vittime, perseguimento degli autori e rete dei servizi;
allarmano posizioni espresse da forze politiche che negano la specificità del femminicidio e della violenza contro le donne, rischiando di indebolire anche gli strumenti culturali, di prevenzione e di protezione costruiti per contrastarla;
altrettanto preoccupanti sono scelte politiche che rischiano di mettere in discussione conquiste raggiunte a tutela delle vittime, come la volontà della maggioranza di modificare al Senato della Repubblica il testo – già invece approvato all'unanimità dalla Camera dei deputati – che aveva posto al centro dell'articolo 609-bis del codice penale il principio del «consenso libero e attuale», con il rischio di amplificare la vittimizzazione secondaria, uno degli ostacoli per i quali le donne non denunciano;
il Piano 2025-2027, anche in contrasto con alcune posizioni espresse dalla maggioranza, conferma l'impostazione del precedente Piano 2023-2025, individuando tra le priorità della prevenzione l'azione educativa e il superamento degli stereotipi di genere, ravvisando espressamente nelle giovani generazioni, nella scuola, nell'università e nello sport i suoi principali destinatari;
la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha svolto un articolato lavoro su diversi profili del fenomeno, formulando nelle proprie relazioni approvate all'unanimità indicazioni e proposte operative;
occorre, peraltro, rafforzare la rete di protezione delle vittime anche attraverso il potenziamento di strumenti adeguati, come i braccialetti elettronici e l'app YouPol, che dal 2020 è disponibile anche a protezione delle donne, per attivare un intervento immediato e geolocalizzato –:
quale sia lo stato di attuazione del Piano e quali iniziative concrete e urgenti il Governo intenda adottare per garantirne pienamente l'approccio integrato, la prevenzione educativa – con specifici percorsi nelle scuole di ogni ordine e grado –, la promozione della parità, la formazione degli operatori, il rafforzamento dei centri antiviolenza e della rete territoriale, nonché il rafforzamento degli strumenti citati a protezione delle vittime, evitando arretramenti normativi e culturali.
(3-02857)
Elementi in merito agli alloggi universitari realizzati nell'ambito del Pnrr, con particolare riferimento al Mezzogiorno – 3-02858
TASSINARI, DALLA CHIESA e BICCHIELLI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il nostro Paese, nell'ambito dell'offerta di residenze per studenti universitari, per anni si è attestato al di sotto della media europea, in particolare nei centri che ospitano atenei più piccoli e nelle città universitarie del Mezzogiorno;
per far fronte a tali criticità, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell'ambito della riforma della legislazione degli alloggi per gli studenti, ha destinato 1,2 miliardi di euro per la messa a disposizione di 60.000 alloggi universitari, portando da 40.000 a oltre 100.000 i posti letto per gli studenti fuori sede;
in molte città italiane si registra, ancora oggi, una carenza strutturale di alloggi per studenti, oltre a un generalizzato rincaro degli affitti diffuso su tutto il territorio nazionale, che rischia di condizionare una scelta importante quale quella della sede universitaria;
si considerino la scadenza degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza del 31 agosto 2026 e l'esigenza di assicurare agli studenti, anche in vista dell'inizio del nuovo anno accademico, un'offerta alloggiativa più ampia e accessibile –:
quale siano il numero dei nuovi alloggi universitari realizzati su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento al Mezzogiorno, i criteri di assegnazione e i costi per gli studenti.
(3-02858)
Politiche in materia di previdenza, con particolare riferimento alla previdenza complementare e all'ipotesi di un libretto previdenziale per i nuovi nati – 3-02859
LUPI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana afferma: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»;
lo scenario demografico italiano prevede secondo Eurostat una riduzione della popolazione da 58,9 a 44,7 milioni di abitanti al 2100, insieme a un contestuale invecchiamento della popolazione. Il contesto attuale richiede l'adozione di politiche mirate e di lungo periodo, idonee ad assicurare la qualità del sistema italiano di protezione sociale;
la leva principale per fronteggiare tali sfide è costituita dal lavoro ed in tal senso nella XIX legislatura sono state adottate importanti misure volte a promuovere lo sviluppo dell'occupazione stabile, una sempre maggiore inclusione lavorativa, nonché interventi di sostegno alla genitorialità, come l'aumento della retribuzione dei congedi parentali, «bonus nascite» e asili nido e decontribuzioni per le madri lavoratrici;
accanto a questi strumenti, un ruolo cruciale riveste la previdenza complementare, che in un quadro di lungo periodo rappresenta un pilastro strategico per garantire un'integrazione delle prestazioni offerte dal sistema obbligatorio;
in tale prospettiva, con la legge di bilancio per il 2026 è stata introdotta una riforma della previdenza complementare di portata fortemente innovativa, che prevede, tra l'altro, un nuovo meccanismo di adesione automatica per i lavoratori dipendenti di prima assunzione;
contestualmente, appare opportuno elaborare politiche di protezione sociale che guardino alle generazioni future e ai lavoratori del domani, attraverso strumenti innovativi in cui lo Stato si pone in prima linea per sostenere la qualità dei sistemi di welfare del futuro;
risulta virtuoso prevedere anche l'introduzione di un «libretto previdenziale» per i nuovi nati, che potrebbe associare a un iniziale contributo pubblico ulteriori versamenti da parte di genitori e parenti, per accantonare capitali che nel futuro potranno assicurare ai giovani un'integrazione delle prestazioni previdenziali obbligatorie –:
quali siano le prospettive future della politica del Ministro interrogato in materia di previdenza in favore delle future generazioni, anche riguardo le prospettive della riforma della previdenza complementare, introdotta dalla legge di bilancio per il 2026, e l'ipotesi di un libretto previdenziale per i nuovi nati.
(3-02859)
Elementi in ordine alle prospettive della riforma della previdenza complementare e iniziative volte a promuovere l'educazione previdenziale, con particolare riferimento ai giovani – 3-02860
GIACCONE, NISINI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BENVENUTO, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CENTENARO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DE BERTOLDI, DI MATTINA, DI RUBBA, FORMENTINI, FRASSINI, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MAFFIOLI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIZZIMENTI, SUDANO, TOCCALINI, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'attuale scenario demografico italiano è contrassegnato da un progressivo calo delle nascite e da un contestuale invecchiamento della popolazione, dinamiche strutturali di lungo corso che richiedono risposte lungimiranti ed efficaci per continuare ad assicurare la qualità del sistema italiano di protezione sociale;
nella XIX legislatura sono state adottate importanti misure volte a fronteggiare in modo efficace le sfide cruciali del mercato del lavoro, attraverso lo sviluppo dell'occupazione stabile, la promozione di una sempre maggiore inclusione lavorativa, l'introduzione di interventi di sostegno alla genitorialità e l'elaborazione di soluzioni normative mirate in materia di previdenza complementare;
in questo contesto, infatti, la previdenza complementare costituisce un pilastro strategico ed indispensabile, idoneo ad assumere un ruolo sempre più rilevante nell'integrazione delle prestazioni offerte dal sistema obbligatorio;
in tale prospettiva, con la legge di bilancio per il 2026 è stata introdotta una riforma della previdenza complementare di portata fortemente innovativa, che prevede, tra l'altro, un meccanismo di adesione automatica per i lavoratori dipendenti di prima assunzione, secondo il quale – in assenza di una scelta esplicita – i lavoratori alla prima occupazione saranno iscritti automaticamente alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi applicati in azienda, con possibilità di recesso entro 60 giorni;
inoltre, la riforma innalza il limite massimo di deducibilità fiscale dei contributi versati, prevede una rimodulazione dei criteri di investimento delle somme conferite automaticamente, nonché una maggiore flessibilità nelle prestazioni grazie a nuove tipologie di rendita;
per massimizzare l'efficacia di queste importanti novità e tutelare le giovani generazioni, appare opportuno affiancare ai nuovi strumenti normativi campagne informative sulla predetta riforma, nonché promuovere iniziative di educazione previdenziale, utili a diffondere una reale cultura del risparmio previdenziale sin dall'ingresso nel mercato del lavoro –:
quali siano le prospettive attese della riforma della previdenza complementare introdotta dalla legge di bilancio per il 2026 e quali iniziative di informazione ed educazione previdenziale intenda promuovere, con particolare riferimento ai giovani, per favorire e diffondere una consapevole cultura in materia previdenziale.
(3-02860)
Iniziative per una diversa gestione delle crisi industriali, attraverso un maggior coinvolgimento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – 3-02861
BRAGA, SCOTTO, FOSSI, GRIBAUDO, LAUS, SARRACINO, GUERRA, GHIO, FERRARI, CASU, FORNARO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, PANDOLFO, PELUFFO, VIGGIANO, LACARRA, STEFANAZZI, MANZI e CURTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
in un panorama industriale che registra oltre tre anni di sostanziale recessione produttiva, tre vertenze si segnalano per la loro gravità economica e sociale per le conseguenze occupazionali, come quelle dei gruppi Beko, Electrolux ed ex Ilva;
il primo vede più esposti i lavoratori degli stabilimenti di Siena e di Melano con centinaia di lavoratori dichiarati in esubero e diverse decine già allontanati e desta, altresì, grande preoccupazione la situazione dello stabilimento di Comunanza;
il gruppo Elettrolux ha, di fatto, confermato l'originario piano industriale, con solo un apparente ridimensionamento dei licenziamenti passati da 1.719 a 1.450, cui però devono sommarsi i 92 contratti a termine non prorogati e i 135 che non saranno rinnovati;
è di solo di pochi giorni fa, in concomitanza con i festeggiamenti baresi per il record di durata del Governo, l'annuncio dell'avvio delle procedure di licenziamento collettivo di 2.500 lavoratori delle 28 aziende dell'indotto delle acciaierie ex Ilva, per la quale è previsto un confronto con le organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi l'8 settembre 2026;
vertenze che, come le altre decine e decine sparse in tutto il Paese, vedono un'infruttuosa azione dei tavoli locali o presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, ma una sostanziale marginalità operativa e istituzionale del Ministro interrogato, chiamato solo a erogare gli ammortizzatori sociali;
dopo 4 anni di Governo e molteplici decreti-legge impropriamente titolati «primo maggio», la funzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella gestione di una strategia economica e sociale a difesa dell'occupazione delle imprese in crisi rimane del tutto ininfluente, se non a posteriori;
a parere degli interroganti, andrebbe definita con la massima sollecitudine una diversa strategia di gestione delle crisi industriali e nei processi di delocalizzazione produttiva che comporti un ruolo proattivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali –:
quali urgenti iniziative di competenza intenda promuovere, anche di carattere normativo, affinché la tutela dei livelli occupazionali e delle professionalità dei lavoratori nelle fasi della gestione delle crisi industriali, nonché in funzione di prevenzione di tali crisi, possa essere maggiormente rappresentata con un ruolo attivo di un Ministero centrale quale quello del lavoro e delle politiche sociali.
(3-02861)
Iniziative per un piano nazionale per il rientro in Italia dei lavoratori qualificati – 3-02862
GADDA, BOSCHI, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI, GIACHETTI e MADIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
solo nel 2024 oltre 191.000 cittadini italiani hanno trasferito la residenza all'estero: il valore più alto del secolo;
in dieci anni l'Italia ha visto espatriare oltre 300.000 soggetti qualificati. Secondo alcune stime, la formazione dei nostri giovani costa 7,2 miliardi di euro l'anno, cifra che sale a 10,7-11,4 miliardi considerando anche il valore aggiunto potenziale non generato;
secondo l'Istat, tra il 2019 e il 2024, a fronte di 86.000 rimpatri, sono espatriati 247.000 giovani tra i 25-34 anni, con una perdita netta di 161.000 giovani. In altre parole, l'Italia forma capitale umano qualificato e lo cede ad altri Paesi;
tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno, in particolare, ha perso 150.000 giovani laureati, 122.000 verso il Centro-Nord e 28.000 verso l'estero, un doppio svantaggio che scava un solco nel Paese;
le basse retribuzioni, seguite da una cultura del lavoro arretrata, sono indicate come motivo rilevante che spinge i giovani laureati ad espatriare; il 10,4 per cento dei dottori di ricerca formati in Italia lavora all'estero, metà dei quali ha un reddito che supera i 3.500 euro netti mensili, contro il 7,4 per cento di chi lavora in Italia;
i laureati magistrali all'estero percepiscono 2.290 euro netti mensili a un anno dal titolo contro i 1.452 di chi resta; rispetto alla Germania il divario salariale è salito al 36 per cento dal 14 per cento del 2002 e la Spagna ha superato l'Italia con retribuzioni più alte del 7 per cento;
si stima in 7,2 miliardi di euro annui il costo della formazione dei laureati che poi emigrano e senza interventi si perderanno altri 760 mila laureati entro il 2035;
il 5 settembre 2026 la Ministra interrogata ha definito «un'inversione di rotta» la riduzione di oltre il 20 per cento degli espatri nel 2025 che arriva dopo il picco del 2024, pari a 141 mila espatri. L'Istat riconduce, però, tale picco all'introduzione di norme più stringenti sull'iscrizione all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, che hanno spinto a registrarsi molti italiani già residenti all'estero da tempo, sicché il calo del 2025 misura anche la fine di quelle iscrizioni arretrate –:
se non ritenga di adottare iniziative volte ad assumere un piano nazionale per il rientro dei lavoratori qualificati, incentrato sulle retribuzioni, e se intenda dare seguito, per quanto di competenza, alle proposte come la start-tax per ridurre la tassazione sul lavoro giovanile e abolire i tirocini extracurriculari non retribuiti.
(3-02862)
Elementi e iniziative di competenza in merito alle ricadute del piano urbanistico attuativo del comune di Venezia sull'Oasi di protezione faunistica denominata «Ca’ Roman» - 3-02863
ZANELLA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
con decreto dirigenziale n. 722 del 10 luglio 2007 la provincia di Venezia ha istituito l'Oasi di protezione faunistica denominata «Ca' Roman», un'area sita nella porzione meridionale della laguna di Venezia, all'estremità sud dell'isola di Pellestrina;
con delibera di giunta della provincia di Venezia n. 199 del 19 dicembre 2012, l'area è stata inoltre riconosciuta come Riserva naturale regionale di interesse locale, uno dei pochi habitat costieri dell'Alto Adriatico risparmiati dallo sviluppo, dal turismo balneare e dalle infrastrutture associate;
per le sue valenze naturalistiche, Ca' Roman è compresa nella rete ecologica europea Natura 2000 come zona speciale di conservazione e zona di protezione speciale del sito IT 250023 «Lido di Venezia: biotopi litoranei», ai sensi della direttiva 92/43/CEE «habitat» e della direttiva 2009/147/CE «uccelli»;
il comune di Venezia è stato individuato dalla regione del Veneto, con delibera della giunta regionale n. 929 del 9 luglio 2020, quale ente gestore del sito IT3250023 «Lido di Venezia: biotopi litoranei», al fine di attuare le misure di conservazione approvate con delibera della giunta regionale n. 786 del 27 maggio 2016, così come modificata ed integrata dalle delibere della giunta regionale n. 1333 del 16 agosto 2017 e n. 1709 del 24 ottobre 2017;
con delibera di giunta comunale n. 185 del 10 ottobre 2024 è stato adottato il piano urbanistico attuativo d'iniziativa privata per l'ambito denominato Ex Colonia di Ca' Roman, che prevede la demolizione e ricostruzione della volumetria esistente e la realizzazione di un nuovo complesso residenziale di circa 77 villette per complessivi 24.990 metri cubi;
il piano relativo alla località Ca' Roman sta suscitando diffuse preoccupazioni tra le associazioni ambientaliste e nella cittadinanza attenta alla tutela di un luogo prezioso del litorale e della laguna, caratterizzato da dune di formazione naturale, dove risultano registrate circa 200 specie di uccelli –:
se il Ministro interrogato risulta a conoscenza del piano urbanistico attuativo e delle criticità segnalate in relazione alla tutela del sito IT3250023 «Lido di Venezia: biotopi litoranei» e quali iniziative di competenza intenda assumere, anche in raccordo con la regione del Veneto e con il comune di Venezia quale ente gestore del sito IT3250023, affinché sia garantito il pieno rispetto delle norme di conservazione sito specifiche e la piena tutela della contigua Oasi di protezione faunistica nonché Riserva naturale, che un insediamento edilizio della portata prevista dal piano urbanistico attuativo rischia di compromettere.
(3-02863)
Intendimenti in merito alla perimetrazione del Parco nazionale di Portofino – 3-02864
PASTORINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
le sentenze del Consiglio di Stato n. 3770 e 3771 del 2026 hanno a oggetto gli appelli proposti da regione Liguria per la riforma di due pronunce del tribunale amministrativo regionale della Liguria del 2024 che avevano annullato il decreto del 6 novembre 2023 del Ministro interrogato, istitutivo della perimetrazione provvisoria del Parco nazionale di Portofino a tre comuni;
il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso confermando l'illegittimità della drastica riduzione del perimetro del Parco, riconoscendo un ruolo centrale alla valutazione tecnico-scientifica nella fase cautelare di tutela del territorio. Ispra ha, infatti, più volte confermato di non ritenere l'area a tre comuni individuata dalla regione rispettosa dei criteri e delle finalità per l'istituzione di un parco nazionale;
come ribadito dal supremo organo di giustizia amministrativa, la perimetrazione provvisoria non solo ha la funzione essenziale di preservare lo stato dei luoghi e di prevenire trasformazioni irreversibili degli habitat prima che vengano stabiliti i confini definitivi, ma anche di orientare il futuro esercizio della stessa discrezionalità amministrativa in ordine alla perimetrazione definitiva, la quale non potrà comunque ignorare i suddetti dati tecnico-scientifici sottesi all'individuazione degli ambiti più rilevanti dal punto di vista naturalistico;
infine, ha affermato che la competenza nell'individuare il perimetro provvisorio appartiene allo Stato e che, in sede di individuazione della perimetrazione definitiva, la regione può farsi portatrice anche delle istanze dei comuni del territorio ricompreso nel Parco nazionale, ma sempre tenendo conto che gli interessi protetti si collocano ad un livello sovraregionale e sovracomunale;
la convocazione del 10 settembre 2026 della Conferenza unificata prevede all'ordine del giorno il parere sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica di istituzione del Parco nazionale di Portofino del 24 giugno 2026 –:
alla luce delle citate sentenze e tenendo conto delle chiare valutazioni tecnico-scientifiche di Ispra, nonché delle esplicite richieste delle principali associazioni ambientaliste e dei comuni che hanno manifestato la volontà di aderire, quali siano gli intendimenti di tutela relativamente all'area in questione indicando con chiarezza la perimetrazione del Parco nazionale di Portofino su cui si esprimerà la Conferenza unificata nella sua imminente riunione e se, in tale occasione, verrà annunciata l'abolizione dell'area marina protetta di Portofino, con conseguenti gravi ripercussioni ambientali ma anche lavorative a danno delle professionalità che vi operano da sempre.
(3-02864)
Iniziative urgenti volte a fronteggiare l'impatto della crisi climatica in atto – 3-02865
ILARIA FONTANA, MORFINO, L'ABBATE e SANTILLO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
l'accelerazione e la crescente frequenza con cui si manifestano sul territorio nazionale ondate di calore eccezionali, prolungati periodi di caldo intenso ed eventi meteorologici estremi attestano la gravità e la pervasività della crisi climatica in atto;
tale quadro espone l'Italia a rischi sistemici di straordinaria portata, compromettendo la tutela della salute pubblica, la sostenibilità e la produttività del comparto agroalimentare, la sicurezza e la disponibilità delle riserve idriche nazionali, nonché l'integrità dei complessi ecosistemi terrestri e marini;
a questo scenario si sommano e si sovrappongono gli effetti globali e locali connessi al fenomeno ciclico «El Niño», che determinano un anomalo ed ulteriore innalzamento delle temperature medie, intensificando i periodi di severa siccità, l'inaridimento dei suoli e i fenomeni di dissesto idrogeologico, con conseguenze devastanti per la fragilità del territorio;
le evidenze scientifiche e i report dei principali centri di monitoraggio indicano la penisola italiana come un vero e proprio «hotspot» climatico nel bacino del Mediterraneo, dove gli impatti negativi si registrano con velocità ed intensità superiori rispetto alla media globale;
i costi economici, ambientali e sociali – derivanti dalla sostanziale inerzia del Governo e di buona parte della comunità internazionale rispetto ai reiterati allarmi del mondo scientifico sulle inevitabili conseguenze dell'impatto antropico sul clima e dal ricorso continuo a interventi «tampone» – gravano in misura insostenibile sulle finanze pubbliche, sulle imprese e sui cittadini, dimostrando l'inefficacia dell'approccio emergenziale finora adottato;
l'Italia, rispetto ad altri Paesi europei, non ha ancora approvato una legge nazionale per il clima, né risulta aver presentato, entro la scadenza del 1° settembre 2026, il Piano nazionale di ripristino della natura;
appare ormai improcrastinabile l'adozione di un cambio di paradigma verso una politica di pianificazione strategica di lungo periodo, fondata su interventi strutturali di prevenzione, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, volti alla salvaguardia prioritaria dei beni comuni e dell'incolumità pubblica –:
alla luce dell'eccezionale livello di allerta indicato dalla World meteorological Organization, quali iniziative urgenti, organiche e strutturali il Ministro interrogato intenda promuovere ed attuare, in coordinamento con Ispra, il Dipartimento della protezione civile e le regioni, al fine di fronteggiare gli impatti combinati della crisi climatica e del fenomeno «El Niño», assicurando il tempestivo impiego delle risorse destinate alla transizione ecologica e la piena operatività delle misure di prevenzione e adattamento, con particolare riferimento a rischio idrogeologico, disponibilità idrica, siccità, ondate di calore e incendi.
(3-02865)
Elementi in merito all'adozione del Piano nazionale sociale per il clima e alle linee di intervento ivi previste – 3-02866
BIGNAMI, ANTONIOZZI, GARDINI, MAULLU, MONTARULI, RUSPANDINI, MATTIA, BENVENUTI GOSTOLI, CAIATA, IAIA, LAMPIS, MILANI, FABRIZIO ROSSI e ROTELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il Piano sociale per il clima, predisposto dall'Italia ai sensi del regolamento (UE) n. 2023/955, costituisce il presupposto per l'accesso dell'Italia alle risorse del Fondo sociale per il clima dell'Unione europea e rappresenta il principale strumento nazionale volto a tutelare famiglie e microimprese vulnerabili nell'attuazione del nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione per gli edifici e il trasporto stradale (Ets2);
con una dotazione complessiva di 9,35 miliardi di euro per il periodo 2027-2032, il Piano costituisce una delle più rilevanti programmazioni finanziate dall'Unione europea nel prossimo ciclo di attuazione delle politiche climatiche;
le misure previste interessano i settori dell'edilizia, della mobilità sostenibile, del sostegno temporaneo al reddito e del rafforzamento della capacità amministrativa, con l'obiettivo di sostenere famiglie vulnerabili, microimprese vulnerabili e utenti vulnerabili dei trasporti, assicurando che la transizione energetica si realizzi secondo principi di equità, inclusione e coesione sociale;
con la pubblicazione del testo del Piano e la contemporanea trasmissione formale del Piano alla Commissione europea, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica conferma il proprio impegno a garantire trasparenza, partecipazione e piena conoscibilità dell'azione amministrativa, rendendo accessibile il percorso che ha condotto alla definizione di una delle più significative programmazioni nazionali ed europee a sostegno di una transizione climatica equa;
la transizione ecologica rappresenta una sfida epocale che questo Governo sta affrontando coniugando la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale, al fine di evitare che i costi del cambiamento climatico e delle politiche di decarbonizzazione gravino in modo sproporzionato sulle famiglie a basso e medio reddito;
la definizione e la tempestiva attuazione delle misure previste nel Piano sono fondamentali per garantire che l'Italia intercetti pienamente i fondi europei assegnati, offrendo risposte concrete ed eque al tessuto sociale e produttivo italiano –:
quale sia lo stato dell'arte relativo alla redazione e alla finalizzazione del Piano nazionale sociale per il clima, nonché le principali linee di intervento previste.
(3-02866)