XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
i bollettini emessi dal Copernicus climate change service — il servizio europeo per il monitoraggio climatico — e i rapporti congiunti sullo stato del clima in Europa (European state of the climate) redatti in collaborazione con l'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), attestano che il bacino del Mediterraneo e l'Europa meridionale affrontano un trend di surriscaldamento strutturale e accelerato, confermandosi l'area geografica a più rapido riscaldamento; tali evidenze scientifiche dimostrano che le ondate di calore precoce (a partire dal mese di giugno) e prolungata (nei mesi di settembre e nei periodi estivi) non costituiscono più emergenze occasionali o episodiche, bensì una componente strutturale e permanente della crisi climatica, caratterizzata da un aumento drastico delle giornate con stress termico severo pregiudizievoli per la salute umana;
il rapporto «Il clima in Italia nel 2025» del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente ha registrato un'anomalia della temperatura media nazionale di 1,03 gradi rispetto al periodo 1991-2020, mentre il mese di giugno ha raggiunto un'anomalia di 3,23 gradi e l'estate si è collocata al quarto posto tra le più calde dal 1961;
questo surriscaldamento strutturale impone una revisione profonda delle tempistiche e delle modalità di svolgimento delle attività scolastiche, poiché lo stress termico incide direttamente sul benessere psicofisico delle comunità scolastiche. I dati Copernicus confermano che le anomalie termiche estive tendono ormai a saldarsi temporalmente con i mesi di apertura dei plessi, trasformando i periodi tradizionalmente considerati temperati (maggio, giugno e settembre) in vere e proprie estensioni della stagione torrida estrema, con pesanti ripercussioni biologiche dovute alla mancata escursione termica notturna negli agglomerati urbani, con un impatto particolarmente acuto nelle regioni meridionali e insulari;
la crisi climatica globale impone una svolta radicale nelle politiche pubbliche di adattamento, trasformando la tutela ambientale e la resilienza ecologica dei territori in priorità strategiche per la sicurezza della collettività, a partire dai luoghi deputati alla formazione e alla cura delle giovani generazioni; la sfida dell'adattamento climatico richiede il superamento di un approccio meramente difensivo o emergenziale, orientandosi verso modelli di architettura rigenerativa e urbanistica climatica, che riconoscano il plesso scolastico non solo come luogo di apprendimento, ma come «rifugio climatico» di comunità e nodo centrale di una rete ecologica urbana capace di mitigare l'effetto isola di calore attraverso soluzioni basate sulla natura (Nature – Based solutions);
le scuole dunque devono essere riprogettate per svolgere un ruolo attivo nel tessuto urbano. L'introduzione di tetti verdi, pareti ventilate, ombreggiamenti biologici e la riforestazione locale non si limitano a proteggere l'edificio, ma rigenerano l'intero microclima circostante. Questo approccio bioclimatico mira a integrare gli edifici scolastici in una rete verde urbana resiliente, riducendo l'impronta carbonica complessiva della città e creando barriere termiche naturali contro le isole di calore;
sul modello delle migliori pratiche internazionali, quali il programma «Cool schools» e la rete dei rifugi climatici scolastici implementati dalla città di Parigi, le esperienze del «Cool schools program» di New York sull'installazione massiccia di tetti riflettenti (cool roofs) e le strategie di rigenerazione bioclimatica adottate da città mediterranee come Barcellona, si dimostra l'efficacia concreta della desigillazione dei suoli, dell'ombreggiamento tecnologico e della trasformazione dei plessi scolastici in oasi verdi e sicure aperte anche alla cittadinanza;
l'analisi di queste best practices evidenzia che gli interventi sugli spazi aperti scolastici possono abbattere la temperatura al suolo fino a 4-5°C nelle ore di picco solare e di ridurre la temperatura interna dell'aria negli edifici da 1,5°C a 3°C. Inoltre, l'apertura extrascolastica di questi cortili rigenerati offre un servizio ecosistemico e sociale inestimabile per i quartieri più svantaggiati e privi di parchi pubblici, massimizzando il valore sociale degli investimenti pubblici nell'edilizia scolastica e trasformando le scuole in veri e propri centri di resilienza sociale;
diventa dunque necessaria l'istituzione di un programma nazionale «Scuole spugna», finalizzato alla progressiva trasformazione dei cortili e delle pertinenze scolastiche pubbliche mediante interventi di depaving, rinaturalizzazione e gestione naturale delle acque meteoriche, quale strumento strategico fondamentale per eliminare l'asfalto, realizzare aree verdi e orti didattici, migliorare il comfort climatico degli spazi aperti scolastici ed estendere la didattica all'aperto all'educazione ambientale, all'osservazione della biodiversità e alla conoscenza del ciclo dell'acqua, garantendo criteri tecnici semplificati per la progettazione e la manutenzione iniziale degli interventi con il coinvolgimento attivo delle comunità scolastiche;
le istituzioni scolastiche e, in particolare, i servizi educativi per l'infanzia e le scuole dell'infanzia (fascia 0-6) rappresentano i presidi territoriali più esposti e vulnerabili agli effetti del surriscaldamento atmosferico e dell'isola di calore urbana, sia per la prolungata apertura dei servizi nei mesi estivi di luglio e settembre — che espone i bambini ai picchi termici più severi — sia per la peculiarità delle attività educative, ludiche e di riposo;
la primissima infanzia e l'età prescolare presentano una spiccata vulnerabilità fisiologica legata all'immaturità dei sistemi di termoregolazione corporea e a una totale dipendenza dagli adulti per l'idratazione e la prevenzione dei rischi da stress termico, rendendo urgente una protezione microclimatica rigorosa e dedicata;
le linee guida pediatriche evidenziano come i bambini piccoli accumulino calore più rapidamente degli adulti e abbiano una minore capacità di dissiparlo attraverso la sudorazione. L'assenza di climatizzazione e ventilazione adeguata nei nidi e nelle scuole dell'infanzia, specialmente nelle ore dedicate al riposo pomeridiano, mette a repentaglio la salute cardiovascolare e neurologica dei piccoli, rendendo improcrastinabile un piano straordinario di messa in sicurezza termica specifico per questa fascia d'età;
le risultanze del XXIV Rapporto di Cittadinanza sulla sicurezza a scuola (2025) restituiscono un quadro di grave e perdurante criticità dell'edilizia scolastica nazionale, evidenziando che oltre il 92 per cento delle scuole è senza climatizzazione (con appena il 7,42 per cento degli edifici dotato di un impianto di condizionamento o ventilazione funzionante e più di 9 scuole su 10 costrette ad affrontare le ondate di calore senza alcun supporto tecnologico) e che circa la metà degli istituti italiani è stata edificata prima del 1976;
nelle regioni meridionali maggiormente esposte al caldo la percentuale scende al 4,40 per cento in Campania, al 4,47 per cento in Basilicata, al 5,41 per cento in Puglia e al 6,35 per cento in Sicilia; inoltre, secondo il Rapporto ecosistema scuola di Legambiente, nel Sud e nelle Isole meno del 15 per cento degli edifici è dotato di certificazione energetica contro il 40 per cento del Nord e la presenza di aree verdi fruibili è presente nel 32 per cento degli edifici del sud contro l'80 per cento al nord. La mancanza di ambienti scolastici climaticamente adeguati e monitorati rischia quindi di ampliare le disuguaglianze territoriali e sociali, facendo dipendere la qualità e la sicurezza dell'esperienza educativa dal luogo nel quale studenti e famiglie risiedono e dalla capacità finanziaria dell'ente proprietario dell'edificio;
gran parte del patrimonio edilizio scolastico italiano risale agli anni Sessanta e Settanta, un'epoca in cui la priorità era il riscaldamento invernale e non esistevano normative stringenti sul comfort estivo o sull'efficienza energetica. Di conseguenza, abbondano edifici con murature non coibentate, infissi vetusti e impianti elettrici sottodimensionati, nati per alimentare semplici lampadine e qualche lavagna luminosa, incapaci di reggere l'accensione simultanea di decine di condizionatori senza far saltare i contatori; a ciò si aggiunge il paradosso dell'effetto «scuola-serra», che colpisce anche i plessi recenti progettati con ampie vetrate ma privi di schermature o ricircolo passivo, trasformandosi in trappole termiche; inoltre, secondo il Rapporto ecosistema scuola di Legambiente, al Sud più di un edificio su 2 necessita di manutenzione mentre al nord si stima un rapporto di circa uno a quattro;
la Relazione della Corte dei conti sul Rendiconto generale dello Stato 2025 evidenzia tre elementi di particolare importanza in merito all'edilizia scolastica. Il primo riguarda la riduzione di 204 milioni del Fondo unico per l'edilizia scolastica. Il secondo elemento riguarda la necessità di proseguire e rafforzare le attività di aggiornamento dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, nonché di supportare gli enti territoriali nell'assolvimento dei relativi obblighi informativi. Questo perché l'incompleta valorizzazione delle informazioni da parte degli enti locali incide negativamente sulla capacità di monitoraggio e programmazione degli interventi in materia di sicurezza strutturale del patrimonio scolastico. Il terzo elemento riguarda il fatto che le informazioni che gli enti sono chiamati a inserire e aggiornare nelle rispettive Anagrafi regionali costituiscono, per alcuni – in particolare per quelli di minori dimensioni e privi di adeguate professionalità tecniche e amministrative – un aggravio degli adempimenti, tale da incidere negativamente sulla completezza e qualità dei dati trasmessi. Per fare ciò si rende necessario supportare gli enti territoriali nell'assolvimento dei relativi obblighi informativi, gli interventi finanziati dal PNRR per la messa in sicurezza e la riqualificazione energetica delle scuole rappresentano un'opportunità importante, ma riguardano soltanto una parte del patrimonio edilizio e non sono inseriti in una strategia nazionale specificamente dedicata alla sicurezza climatica;
durante i mesi di maggio, giugno e settembre, all'interno delle classi si registrano regolarmente temperature comprese tra i 30°C e i 35°C (con picchi fino a 38°C) nello svolgimento delle lezioni e degli esami di maturità, violando ampiamente le soglie raccomandate per i luoghi di lavoro; come tristemente confermato dalle cronache e dalle denunce delle organizzazioni sindacali e di categoria durante le sessioni degli esami di Stato del giugno 2026, l'esposizione a temperature interne proibitive e ad aule scarsamente ventilate ha provocato diffusi disagi, malori e interventi di soccorso a favore di studenti, docenti e personale scolastico; un quadro aggravato da un allarmante incremento delle denunce di infortunio scolastico oltre quota 78.000, confermando l'urgenza di superare gli interventi frammentati e di garantire trasparenza tramite l'Anagrafe dell'edilizia e l'Osservatorio nazionale per l'edilizia scolastica, anche incrociando i dati epidemiologici e degli infortuni con i dati strutturali per identificare i plessi a massimo rischio termico;
lo svolgimento delle prove d'esame in aule surriscaldate pregiudica non solo la lucidità degli studenti ma genera una disparità ingiustificabile tra chi svolge le prove in aule climatizzate (spesso scuole paritarie o plessi di recente riqualificazione) e chi in strutture obsolete;
il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 disciplina la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, comprendendo il microclima tra gli agenti fisici da valutare e stabilendo che la temperatura dei locali debba essere adeguata all'organismo umano, tenendo conto anche dell'umidità, del movimento dell'aria e dell'attività svolta; nelle istituzioni scolastiche il dirigente scolastico esercita le funzioni di datore di lavoro ed è chiamato a valutare il rischio microclimatico e ad adottare le misure organizzative di competenza;
sebbene il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 configuri il dirigente scolastico come garante della sicurezza, quest'ultimo non possiede poteri di spesa autonoma né competenze operative per disporre interventi strutturali sugli edifici, i quali spettano esclusivamente agli enti locali proprietari. Questo corto circuito istituzionale espone i dirigenti a gravi responsabilità civili e penali in caso di malori o infortuni dovuti alle temperature estreme nelle aule, pur non avendo alcuna leva economica o tecnica per risolvere il problema alla radice;
la normativa vigente non prevede tuttavia parametri e procedure nazionali specificamente elaborati per gli ambienti educativi e scolastici, né individua in modo uniforme le misure da adottare in presenza di caldo intenso; come evidenziato anche dalle istituzioni di settore e dalle associazioni di categoria — tra cui le dichiarazioni del presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli —, l'ordinamento difetta di criteri oggettivi per stabilire quando le temperature elevate impongano limitazioni o sospensioni delle attività, lasciando i dirigenti privi di riferimenti uniformi; sebbene non sia scientificamente adeguato affidare ogni decisione a un'unica soglia rigida, l'assenza di criteri omogenei rischia di determinare risposte differenti a situazioni analoghe e di scaricare la responsabilità decisionale sul singolo dirigente;
l'assenza di linee guida nazionali chiare sul rischio microclimatico estivo costringe i dirigenti ad agire in via emergenziale, talvolta disponendo chiusure arbitrarie o riduzioni d'orario che penalizzano il diritto allo studio e creano disservizi alle famiglie. È necessario un quadro di riferimento nazionale basato su indici di stress termico scientificamente validati (come l'indice Wbgt o lo Humidex), che consideri non solo la temperatura dell'aria ma anche il tasso di umidità e la ventilazione, offrendo soluzioni flessibili e graduate prima di giungere alla sospensione delle lezioni;
gli interventi edilizi e impiantistici sugli edifici scolastici non rientrano nelle competenze dei dirigenti, ma spettano agli enti proprietari — prevalentemente i comuni per le scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado, e le province o città metropolitane per le scuole secondarie di secondo grado — e la diversa qualità del patrimonio unita alla differente capacità finanziaria dei tenitori rischia di produrre nuove disuguaglianze nell'accesso a condizioni adeguate di studio e lavoro;
questa disparità territoriale viola palesemente il principio di uguaglianza sostanziale. Uno studente che risiede in un comune con ampie disponibilità di bilancio beneficerà di aule riqualificate e fresche, mentre uno studente di aree interne o di comuni in dissesto finanziario sarà costretto a studiare in condizioni termiche insostenibili. Senza un fondo di perequazione nazionale e una regia centralizzata dello Stato, la transizione ecologica delle scuole rischia di spaccare ulteriormente il Paese, aggravando il divario Nord-Sud e periferie-centri urbani;
il Ministro dell'istruzione e del merito ha annunciato, il primo settembre 2026, un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento; i condizionatori tradizionali, oltre ad aumentare i consumi elettrici degli enti locali, rilasciano calore residuo all'esterno, peggiorando ulteriormente l'effetto isola di calore nei quartieri. La risposta strategica nazionale non può esaurirsi nell'installazione indiscriminata di condizionatori tradizionali, i quali, in edifici scarsamente isolati, determinerebbero consumi e costi elevati senza rimuovere le cause profonde del surriscaldamento;
gli effetti sanitari e cognitivi delle ondate di calore colpiscono in modo particolarmente asimmetrico e severo gli studenti e i lavoratori con disabilità, patologie croniche, disturbi della termoregolazione o altre condizioni di fragilità, per i quali l'esposizione a microclimi interni non controllati e a temperature elevate si traduce in un rischio acuto per l'incolumità fisica, rendendo indifferibile l'adozione di tutele mirate e personalizzate;
per gli studenti e il personale fragile, inoltre, i flussi d'aria fredda diretta e la mancanza di ricambio d'aria (Iaq) possono scatenare crisi respiratorie o acutizzare patologie pregresse. È indispensabile un approccio integrato che combini il raffrescamento con sistemi di Ventilazione meccanica controllata (Vmg) per garantire la salubrità dell'aria e l'abbattimento della CO2 senza generare shock termici;
come evidenziato dalla vasta ricerca internazionale pubblicata su Nature human behaviour e coordinata da Jisung Park (Ucla Luskin center for innovation) su oltre 144 milioni di studenti in 58 Paesi, l'aumento delle giornate scolastiche calde compromette in modo sensibile non solo i risultati dei test di fine anno, ma l'apprendimento a lungo termine e la memorizzazione; analogamente le ricerche condotte dalla Harvard Kennedy School e dal team di climatologia urbana (Rmit/Unsw, coordinato dal Prof. Matt Santamouris e dalla Dr. Konstantina Vasilakopoulou) dimostrano che il surriscaldamento delle aule compromette in particolare le funzioni cognitive complesse — come la matematica e il ragionamento logico — e che l'assenza di sistemi di climatizzazione o di misure di mitigazione passiva (schermature, ventilazione meccanica, tetti verdi) rischia di ridurre il rendimento scolastico globale fino al 10 per cento nei prossimi decenni, evidenziando per converso come interventi strutturali mirati possano compensare fino al 73 per cento delle perdite di apprendimento;
queste ricerche dimostrano che il riscaldamento globale ha un impatto diretto sul capitale cognitivo del Paese. Se la temperatura della classe supera i 28°C, la capacità di elaborare informazioni complesse crolla verticalmente. L'investimento in interventi bioclimatici e tecnologici non è quindi un mero costo infrastrutturale, bensì un investimento strategico sulla qualità del sistema formativo, in grado di proteggere e recuperare fino a tre quarti delle perdite cognitive che la crisi climatica altrimenti imporrebbe alle future generazioni;
gli economisti dell'educazione definiscono il calo di apprendimento dovuto al caldo come un vero e proprio «costo educativo nascosto»: la perdita di ore preziose di concentrazione, il ricorso a chiusure anticipate o a didattiche a singhiozzo impoveriscono il capitale umano accumulabile dai giovani e colpiscono in modo sproporzionato gli studenti di estrazione socioeconomica più bassa che frequentano istituti obsoleti, accentuando ulteriormente il divario territoriale e sociale;
come confermato dall'analisi condotta da Di Paolo Brunori, Emanuele Fedeli, Ilaria Lopresti, Giacomo Negrisolo, Moris Triventi e Annaelena Valentini su una platea di oltre 3,4 milioni di studenti italiani e sui risultati delle prove Invalsi, l'esposizione accumulata alle alte temperature nei mesi scolastici determina una riduzione misurabile dei punteggi e certifica che l'assenza di un quadro normativo e di dotazioni infrastrutturali per il raffrescamento aggrava strutturalmente i divari nel nostro Paese;
in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, la popolazione scolastica italiana si caratterizza per essere tra le più anziane d'Europa, con una quota rilevantissima di personale docente e Ata compresa nelle fasce d'età superiori ai 50 e ai 60 anni; come certificato dai dati comparati dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse — Education at a glance) e dalle rilevazioni dell'Eurostat, quasi la metà dei docenti italiani supera i 50 anni d'età, esponendo questa specifica e fragile fascia anagrafica a rischi psicofisici marcati, a stress termico severo e a patologie connesse al microclima insostenibile degli edifici scolastici non adeguati dal punto di vista climatico;
la tutela della salute del personale scolastico ultrasessantenne o con patologie croniche è un preciso obbligo derivante dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. L'esposizione prolungata ad aule che sfiorano o superano i 35°C rappresenta un fattore di rischio biologico e cardiovascolare inaccettabile per i lavoratori anziani. Ignorare questa componente demografica espone lo Stato a contenziosi legali per inadempimento degli obblighi di sicurezza e rischia di generare un aumento massiccio dei congedi per malattia e dell'inidoneità professionale proprio nei mesi più caldi;
l'articolo 9 della Costituzione repubblicana tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni, sancendo il dovere costituzionale di orientare le politiche pubbliche verso la transizione ecologica e l'adattamento ai mutamenti climatici;
gli articoli 3, 32 e 34 della Costituzione garantiscono rispettivamente l'eguaglianza sostanziale, il fondamentale diritto alla salute e il diritto allo studio, imponendo alla Repubblica di rimuovere tutti quegli ostacoli di natura strutturale, sociale e ambientale che ne impediscono la piena ed eguale fruizione, con particolare riguardo alla protezione dei soggetti più vulnerabili;
pertanto, assicurare aule termicamente sicure e salubri non è un'opzione discrezionale della pubblica amministrazione, ma un imperativo costituzionale per consentire lo svolgimento effettivo, dignitoso e sicuro del diritto allo studio e del diritto alla salute in condizioni di uguaglianza su tutto il territorio nazionale,
impegna il Governo:
1) assumere iniziative volte ad adottare un Piano nazionale straordinario pluriennale, strutturale e basato sui principi dell'architettura rigenerativa, per l'adattamento climatico, la sicurezza e la resilienza ecologica degli edifici scolastici e dei servizi educativi 0-6, finalizzato a superare la logica degli interventi d'emergenza o dei rimedi locali, riconoscendo la sicurezza termica a tutti gli effetti come un requisito essenziale e non comprimibile per il diritto allo studio e alla salute, e riservando una priorità di intervento e di finanziamento mirata ai nidi e alle scuole dell'infanzia;
2) a definire altresì un cronoprogramma vincolante di interventi prioritari da avviare entro i prossimi dodici mesi, individuando coperture finanziarie strutturali attraverso la rimodulazione dei fondi europei e nazionali per l'edilizia scolastica;
3) a coordinare inoltre rigorosamente, per quanto di competenza, il Piano con il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con la programmazione energetica nazionale e con gli strumenti regionali e locali di adattamento, d'intesa con le regioni e gli enti locali, e ricostituendo un'effettiva sede permanente di confronto nell'ambito dell'Osservatorio nazionale per l'edilizia scolastica, nonché fornendo agli enti locali linee guida e capitolati d'appalto preapprovati per accelerare le gare d'appalto e ridurre i contenziosi legali;
4) ad adottare iniziative volte a stanziare risorse dedicate e stabili per interventi coordinati con gli enti locali proprietari degli immobili — previo uno studio di fattibilità tecnico-economica volto a stimare i costi di installazione, gestione e i fabbisogni energetici — finalizzati a finanziare la riqualificazione energetica passiva e attiva, dando priorità assoluta agli interventi sull'involucro edilizio (schermature solari fisse e dinamiche, coibentazione, infissi isolanti, materiali a cambiamento di fase – Pcm, rivestimenti riflettenti e cool roofs/cool walls) ed in generale alle tecnologie bioclimatiche passive, associandovi, esclusivamente laddove strettamente necessario, impianti di raffrescamento ad altissima efficienza e ventilazione meccanica controllata (Vmc) interamente alimentati da fonti rinnovabili (fotovoltaico e pompe di calore di ultima generazione) in modo da azzerare i consumi energetici tradizionali, le emissioni climalteranti e i costi di gestione per gli enti locali;
5) ad impedire l'erogazione di fondi a progetti sprovvisti di idonee schermature solari e sistemi di ventilazione integrati e ad assicurare inoltre che l'installazione di sistemi attivi di rinfrescamento sia sistematicamente accompagnata dall'adeguamento degli impianti elettrici e da adeguati programmi di manutenzione ordinaria, al fine di evitare incrementi incontrollati dei consumi energetici e delle emissioni;
6) ad adottare iniziative normative volte a istituire, prevedendo stanziamenti stabili e pluriennali nel prossimo disegno di legge di bilancio, un fondo pluriennale specificamente destinato all'adattamento climatico delle scuole, aggiuntivo rispetto alle risorse già previste per l'edilizia scolastica, quantificato sulla base di una ricognizione nazionale del fabbisogno, non inferiore a 1 miliardo di euro, anche attraverso il pieno e mirato utilizzo dei fondi strutturali europei (Fesr e Fse+) dei programmi europei di transizione ecologica e resilienza urbana, nonché di cofinanziamenti nazionali ed europei, al fine di garantire la copertura degli interventi su tutto il territorio nazionale;
7) ad adottare iniziative volte a prevedere, per gli enti locali in condizioni di maggiore fragilità finanziaria, la copertura integrale delle spese di progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione degli interventi, evitando che l'obbligo di cofinanziamento determini l'esclusione dei territori più deboli, destinando a tal fine una quota prioritaria delle risorse alle regioni del Mezzogiorno e alle Isole;
8) a creare una mappatura integrata che faccia dialogare le banche dati del Ministero dell'istruzione e del merito, del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e del Ministero della salute definendo un indice nazionale di vulnerabilità climatica delle scuole che tenga conto delle temperature e delle ondate di calore locali, delle isole di calore urbane, dell'esposizione solare, delle caratteristiche costruttive degli edifici, della densità degli utenti, della vulnerabilità sociale e della presenza di persone con specifiche esigenze di salute, al fine di guidare in modo equo e scientifico la ripartizione dei finanziamenti;
9) ad individuare, in collaborazione con l'Inail e le autorità sanitarie, parametri nazionali di riferimento per il benessere termo-igrometrico degli ambienti scolastici e l'aggiornamento dei documenti di valutazione dei rischi (Dvr), includendovi espressamente lo stress termico e le procedure operative da applicare durante le ondate di calore;
10) a verificare, per quanto di competenza, che gli interventi di edilizia scolastica già finanziati con risorse nazionali ed europee (ivi compresi i fondi del PNRR) rispettino i criteri di resilienza climatica e, laddove tecnicamente possibile, a consentire l'integrazione dei progetti in corso con opere di ombreggiamento, ventilazione, rinfrescamento efficiente e sistemazione a verde degli spazi esterni scolastici;
11) a promuovere un ambizioso programma di rigenerazione ecologica e «desigillazione» (soil unsealing) di tutti gli spazi esterni e delle aree cortilizie circostanti i plessi scolastici, trasformando le superfici impermeabili e asfaltate in spazi verdi multifunzionali attraverso la piantumazione di foreste tascabili urbane ad alta densità (secondo il metodo di riforestazione ecologica mirata) e la creazione di giardini pluviali (rain gaidens) e schermature solari naturali con essenze arboree autoctone, capaci di massimizzare l'evapotraspirazione, abbattere localmente la temperatura percepita e rendere mense, palestre e cortili pienamente fruibili e protetti anche nei periodi più caldi, con particolare attenzione agli spazi dedicati al gioco e alle attività all'aperto dei bambini della fascia 0-6;
12) ad adottare iniziative volte a prevedere l'istituzione e l'attuazione del programma nazionale «Scuole spugna», finalizzato alla progressiva trasformazione dei cortili e delle pertinenze scolastiche pubbliche mediante interventi di depaving, rinaturalizzazione e gestione naturale delle acque meteoriche, eliminando progressivamente le superfici asfaltate e impermeabili non necessarie alla sicurezza, realizzando alberature, aree verdi, orti didattici, giardini della pioggia, superfici drenanti e aree ombreggiate, nonché creando spazi didattici all'aperto per l'educazione ambientale, l'osservazione della biodiversità e la conoscenza del ciclo dell'acqua;
13) a garantire altresì che il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il Ministero dell'istruzione e del merito, definisca criteri tecnici semplificati per la progettazione e la manutenzione iniziale degli interventi relativi al programma «Scuole spugna» con il coinvolgimento attivo delle comunità scolastiche e individuando chiaramente il soggetto responsabile della manutenzione successiva, al fine di salvaguardare gli investimenti nel tempo e migliorare il comfort microclimatico degli studenti sia all'aperto che all'interno delle aule;
14) a promuovere, in raccordo con gli enti locali, il riconoscimento e la qualificazione delle scuole come «Rifugi climatici di quartiere», progettando gli edifici e le aree verdi pertinenziali in modo da poter offrire, durante i periodi di ondate di calore estremo, spazi sicuri, climatizzati e protetti a beneficio non solo della comunità scolastica, ma anche delle fasce cittadine più vulnerabili ed esposte al rischio termico, a partire dagli anziani e dai residenti dei quartieri più densamente urbanizzati;
15) ad adottare iniziative volte a definire, d'intesa con la Conferenza unificata, le autorità sanitarie, la Protezione civile e le parti sociali, linee guida e protocolli operativi nazionali uniformi per la gestione del rischio microclimatico e delle ondate di calore estremo ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008, che stabiliscano criteri oggettivi e parametrici (senza ridursi a soglie rigide isolate) a supporto dei dirigenti scolastici — sollevandoli da una responsabilità gestionale solitaria —;
16) ad adottare iniziative volte a prevedere al contempo tutele specifiche, sanitarie e organizzative per i servizi educativi 0-6, nonché per gli studenti e i lavoratori con disabilità, patologie croniche o altre condizioni di fragilità, criteri di flessibilità dell'orario e la promozione di modelli di didattica all'aperto e sostenibile, superando la logica delle chiusure scolastiche estemporanee e frammentate;
17) ad adottare iniziative volte a istituire un «cruscotto termico» scolastico digitalizzato basato sui dati delle stazioni meteo regionali Arpa per preallertare i plessi e suggerire l'attivazione automatica di misure organizzative graduate (quali la turnazione delle aule più fresche, pause idratazione obbligatorie, rimodulazione dell'orario delle lezioni fisicamente più impegnative e l'attivazione di forme flessibili di smart working per il personale fragile);
18) ad adottare, entro il 15 maggio 2027, un protocollo nazionale per la gestione delle ondate di calore nelle scuole, applicabile anche durante gli esami di Stato e le attività estive, che preveda il monitoraggio dei parametri microclimatici, il collegamento con i bollettini di allerta del Ministero della salute e della protezione civile, la disponibilità costante di acqua potabile e l'utilizzo prioritario degli ambienti più freschi e ventilati;
19) ad adottare iniziative, anche normative, volte a rendere obbligatoria la formazione dei dirigenti scolastici, dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione (Rspp) e del personale scolastico sulle misure di prevenzione, sul riconoscimento dei sintomi dello stress termico e sulla gestione delle emergenze climatiche;
20) ad adottare iniziative di competenza volte a modificare la normativa tecnica in materia di edilizia scolastica, colmando il divario storico tra la regolamentazione obbligatoria per il riscaldamento invernale e l'assenza di standard cogenti per il comfort termico estivo e la qualità dell'aria indoor, garantendo al contempo il pieno e costante aggiornamento dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica e la riattivazione stabile dell'Osservatorio nazionale, a tutela della salute dei bambini, degli studenti e della sicurezza sul lavoro del personale docente e Ata;
21) ad adottare iniziative volte ad introdurre altresì l'obbligo del collaudo microclimatico estivo e del certificato di comfort termo-igrometrico per tutti gli edifici scolastici di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazione profonda, pena la mancata agibilità dei locali;
22) ad assicurare che l'Anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica sia annualmente aggiornata, anche supportando gli enti territoriali nell'assolvimento dei relativi obblighi informativi, e che sia integrata con informazioni pubbliche e territorialmente disaggregate sulla presenza e sullo stato dei sistemi impiantistici di ventilazione, rinfrescamento, delle soluzioni bioclimatiche strutturali adottate quali, ad esempio, schermature solari fisse e dinamiche, tetti verdi, e altri strumenti di isolamento termico, facciate ventilate, camini a vento, alberature, altri sistemi di ventilazione e raffrescamento passivo e strumenti di monitoraggio microclimatico in ogni plesso;
23) ad inserire nel comitato tecnico istituito presso il Ministero dell'istruzione e del merito con il compito specifico di aggiornare il decreto ministeriale del 18 dicembre 1975 (la storica legge sugli indici minimi di funzionalità e sicurezza delle scuole), non solo professionisti ed esperti del settore ma anche esponenti della popolazione scolastica, come sarebbe, invece, auspicabile, per rappresentare esigenze legate alla didattica, alla vivibilità degli spazi di apprendimento, ai mutati bisogni degli studenti; nonché rendendo la mappa degli interventi e lo stato di avanzamento di ogni cantiere scolastico facilmente consultabile dai cittadini in formato aperto;
24) a garantire, per quanto di competenza, che l'eventuale revisione dei calendari o degli orari scolastici non venga utilizzata come alternativa agli interventi strutturali e non comporti una riduzione del tempo scuola, ma sia valutata esclusivamente come misura organizzativa temporanea connessa a situazioni di effettivo rischio, trasmettendo annualmente alle Camere una dettagliata relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale straordinario pluriennale, sulle risorse assegnate e utilizzate, sugli edifici interessati, sui risultati conseguiti e sulla reale riduzione dei divari geografici tra le diverse aree del Paese;
25) a istituire nuclei tecnici itineranti dell'Osservatorio nazionale per l'edilizia scolastica per supportare i piccoli comuni privi di personale specializzato nella progettazione e direzione lavori;
26) a garantire e potenziare la digitalizzazione e l'automazione dei dati, collegando in tempo reale i fascicoli digitali dei comuni e province con l'Anagrafe nazionale per eliminare i ritardi di inserimento manuale e adottare il modello Bim (Building information modeling) per aggiornare la scheda tecnica di ogni scuola a ogni singolo intervento di manutenzione.
(1-00601) «Caso, Morfino, Amato, Orrico, Ilaria Fontana, Santillo, L'Abbate, Sergio Costa, Carmina, Aiello, Cherchi, Alifano, Pavanelli, D'Orso, Perantoni, Caramiello, Raffa, Ascari, Quartini, Ferrara, Auriemma, Baldino, Scerra».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'interno, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
Il 26 agosto 2026 il Dipartimento del tesoro statunitense (Ofac), d'intesa con il Dipartimento di Stato, ha inserito il collettivo italiano Autistici/Inventati (A/I) nella lista dei Specially designated global terrorist Sdgt, ai sensi dell'Executive order 13224. La designazione è stata annunciata insieme a quelle di Palestine Action (Regno Unito) e Masar Badil (rete transnazionale);
nelle 72 ore successive, A/I ha subito il blocco del dominio autistici.org, l'interruzione dei servizi email e mailing list a esso collegati, la chiusura annunciata del conto presso Banca Etica e il blocco dell'account PayPal. A quanto è noto, nessuna autorità giudiziaria italiana ha mai avviato procedimenti diretti ad accertare, una presunta natura terroristica, o comunque sovversiva, di A/I; la designazione si fonda sull'Executive order 13224 (2001), che consente misure contro chi fornisce supporto materiale, finanziario o tecnologico all'attività qualificate come terroristiche dagli Stati Uniti. Washington non accusa A/I di aver commesso atti di violenza o terroristici, ma di aver fornito infrastruttura – hosting, posta elettronica cifrata, chat, videoconferenza, il servizio di blog Noblogs – a «cellule Antifa violente» e ad altri soggetti già sanzionati, tra cui viene citato il PKK; la categoria giuridica utilizzata Sdgt e distinta dalla Foreign terrorist organization (Fto): si tratta primariamente di una misura sanzionatoria con effetti economici – congelamento di beni sotto giurisdizione divieto di transazioni per cittadini e società statunitensi, rischio di sanzioni secondarie per intermediari finanziari stranieri che continuino a operare con il soggetto designato;
la logica del «material support» applicata a un fornitore di infrastruttura generalista (email, hosting, Dns) è, in linea di principio, estendibile a qualsiasi operatore di servizi digitali – gloud, hosting, posta elettronica, sistemi di pagamento, registrar di domini – che non eserciti un controllo sui contenuti trasmessi dagli utenti. Secondo questa stessa logica, per intenderci, qualunque attività venga classificata come una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense, e che sia stata compiuta anche attraverso l'uso delle infrastrutture digitali, potrebbe giustificare le sanzioni nei confronti di qualsivoglia impresa le abbia fornite nel rispetto della normativa vigente;
il caso mostra come un'infrastruttura digitale possa essere neutralizzata senza necessità di sequestrare fisicamente i server. Il dominio autistici.org è gestito attraverso il registro .org (Public interest registry, Pir) soggetto a giurisdizione statunitense. Il rilevamento dello stato tecnico serverHold ha reso il dominio non risolvibile, con effetto a cascata su tutti i servizi che vi facevano riferimento (sito, posta, mailing list);
non risulta, allo stato, una dichiarazione pubblica di Pir che confermi un'azione diretta su ordine Ofac. Resta tuttavia il fatto politico rilevante: un'infrastruttura italiana, legalmente operante in Italia può essere resa inaccessibile attraverso un punto di controllo – il registro di dominio – situato sotto la giurisdizione statunitense;
va sottolineato, poi, l'effetto indiretto sul sistema finanziario: la chiusura del rapporto con Banca Etica e il blocco PayPal illustrano il fenomeno del de-risking, per cui intermediari terzi interrompono rapporti con un soggetto sanzionato per evitare l'esposizione a sanzioni secondarie, anche in assenza di un obbligo giuridico diretto nel proprio ordinamento;
al contempo, è opportuno ricordare che la sentenza n. 84/26 della Corte di giustizia europea dell'11 giugno 2026 stabilisce che ogni consumatore soggiornante legalmente nell'Unione ha il diritto di aprire e di usare un conto di pagamento. Tuttavia, tale diritto è subordinato al rispetto delle disposizioni relative alla prevenzione del riciclaggio di denaro e alla lotta al terrorismo. Il mero inserimento in un elenco dell'Ofac non comporta automaticamente il divieto per una banca di instaurare un rapporto d'affari con il cliente il cui nome figura in detto elenco;
come noto, le sanzioni dell'Ofac hanno già colpito Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi, nonché alcuni membri e giudici della Corte penale internazionale, in ultimo la Presidente Tomoko Akane, per l'avvio di procedimenti aventi a oggetto Israele, per altro dovuti, a, seguito di denunce da parte di alcuni Stati –:
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intendano intraprendere a tutela del collettivo Autistici/Inventati, per favorire il ripristino del dominio, dei servizi, nonché l'accesso ai servizi bancari, e a tutela di membri di organizzazioni e di giurisdizioni internazionali; quali tempestive iniziative intendano intraprendere, anche di carattere normativo e anche in sede europea, per garantire la piena sovranità, nazionale ed europea, dei servizi digitali, bancari e relativi ai sistemi di pagamento digitali, affinché siano rese inoffensive le sanzioni secondarie come quelle di cui in premessa e gli istituti bancari possano dunque applicare, senza sostanziale rischio, quanto sancito dalla sentenza della Corte di giustizia europea richiamata in premessa.
(2-00921) «Piccolotti, Zanella, Bonelli, Fratoianni, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Zaratti».
Interrogazione a risposta scritta:
LACARRA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
presso il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica è in corso, dal maggio 2025, il procedimento di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto presentato dalla società Magazzini Generali Italiani s.r.l. (Gruppo Marseglia) per la realizzazione, nel porto di Monopoli (Bari), di un campo di cinque boe di ormeggio a circa 500 metri dal molo di Tramontana, per navi cisterna fino a 35.000 tonnellate, di condotte sottomarine (sealine) e di una pipeline interrata di circa tre chilometri che attraversa il tessuto urbano fino al deposito costiero in zona industriale, per 1,5 milioni di tonnellate annue di oli vegetali e biodiesel;
la documentazione è stata ripubblicata quattro volte e il termine per le osservazioni del pubblico è scaduto il 29 agosto 2026; risultano depositate numerose osservazioni, tra cui quelle del comitato «Salviamo Monopoli e il Mare», sottoscritte da circa 3.000 cittadini, e quelle di Legambiente Puglia;
il parco serbatoi funzionalmente connesso (21 serbatoi per complessivi 89.250 metri cubi) è stato invece autorizzato separatamente mediante autorizzazione unica Zes ed è già in costruzione, benché lo stesso proponente lo indichi come primo tassello di un sistema unitario comprensivo di deposito, pipeline, sealine e campo boe;
l'articolo 14, comma 3, del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, stabilisce espressamente che «nell'ambito del procedimento unico non è ammesso il frazionamento del procedimento per l'acquisizione asincrona dei diversi titoli abilitativi necessari per il medesimo intervento»;
la regione Puglia si è espressa in senso non favorevole in tre distinte occasioni – nota del Servizio parchi e tutela della biodiversità del 6 ottobre 2025, parere della commissione tecnica regionale Via/Vas del 12 marzo 2026 e nota di conferma del 3 giugno 2026 – rilevando in particolare la sottrazione di superfici di praterie di Posidonia oceanica (habitat 1120) e di scogliere (habitat 1170) in prossimità dello Zsc «Posidonieto San Vito - Barletta»;
il comune di Monopoli ha espresso parere favorevole con prescrizioni, precisando tuttavia che esso «non attesta, né sostituisce la compatibilità ambientale complessiva dell'opera»; la Capitaneria di porto ha chiesto un ulteriore parere tecnico alle corporazioni dei piloti sulla sicurezza delle manovre; le osservazioni depositate evidenziano infine che il bilancio emissivo del proponente, che stima in 1.096.246 chilogrammi annui la CO2 evitata azzerando il trasporto su gomma, non computa le emissioni del traffico navale indotto, di ordine di grandezza superiore, e che restano non valutati il rischio di introduzione di specie aliene tramite acque di zavorra, gli effetti sanitari cumulativi in assenza di una baseline della qualità dell'aria e le ricadute occupazionali negative sul comparto dell'autotrasporto –:
se non ritengano che la scissione del medesimo intervento in due distinti procedimenti – autorizzazione unica Zes per il deposito, già rilasciata, e valutazione di impatto ambientale, statale per le opere a mare, tuttora in corso – integri proprio quell'acquisizione asincrona di titoli abilitativi vietata dall'articolo 14, comma 3, del decreto-legge n. 124 del 2023, oltre a porsi in contrasto, a giudizio dell'interrogante, con la nozione unitaria di progetto di cui all'articolo 5 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'unione europea sugli effetti cumulativi;
quali determinazioni intendano assumere in ordine ai tre pronunciamenti della regione Puglia e alla tutela degli habitat;
se il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica intenda disporre l'inchiesta pubblica di cui all'articolo 24-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, assicurando un confronto pubblico con la città;
se non ritenga necessario acquisire integrazioni sul bilancio emissivo complessivo, sulla Vis, sui protocolli di controllo delle acque di zavorra e sul bilancio occupazionale, prima di ogni determinazione conclusiva.
(4-08888)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta scritta:
ASCARI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
nella XVII legislatura (in particolare nel 2014 e nel 2015) era emersa la vicenda della catena di ristoranti spagnoli «La mafia se sienta a la mesa», il cui marchio risulta poi essere stato poi revocato dalla Commissione europea per contrasto con l'ordine pubblico (si vedano le interrogazioni Senato 3-01215 e 3-01238 e Camera 4-06177 della XVII legislatura);
successivamente, l'interrogante aveva segnalato (atto ispettivo 4-05976 di questa legislatura) che a Dublino era aperto un ristorante denominato «La Cosa nostra», situato in Thomas Street, nel cuore della capitale della Repubblica d'Irlanda;
il locale era persino segnalato e pubblicizzato in alcune guide turistiche;
all'interrogazione aveva risposto il Sottosegretario Silli (il 14 novembre 2025), il quale aveva correttamente dichiarato di condividere «pienamente la preoccupazione espressa dall'interrogante in merito alla scelta di una denominazione che richiama in modo diretto un'organizzazione criminale responsabile di gravi delitti e che continua a rappresentare una minaccia concreta allo Stato di diritto, in Italia e non solo. Purtroppo, si tratta di un episodio che si inserisce in una più ampia tendenza all'uso improprio e spesso banalizzante del nome e dell'immaginario legati alla criminalità organizzata italiana, talvolta impiegati per fini commerciali. È una prassi inaccettabile, che il Governo italiano ha contrastato con determinazione e spesso con successo, come dimostra il precedente della catena spagnola “La mafia se sienta a la mesa”, il cui marchio è stato oggetto di revoca in Spagna per contrasto con l'ordine pubblico. Anche in questo caso, l'ambasciata d'Italia a Dublino è intervenuta prontamente, avviando contatti con le autorità competenti irlandesi e sensibilizzando in particolare il Ministero delle imprese e del commercio. Sono attualmente in corso approfondimenti per verificare se l'ordinamento della Repubblica d'Irlanda preveda strumenti utili a impedire l'utilizzo di tale denominazione»;
oggi purtroppo risulta che nelle città spagnole di Burgos, Leon e Valladolid sono ancora aperti ristoranti della predetta catena, nelle cui vetrine sono anche esposti pacchi di pasta e modelli di Vespa, come a enfatizzare che – oltre alla pasta e alla Vespa – anche la mafia è prodotto tipico del made in Italy;
la gravità di tale stereotipo è intollerabile –:
se il Ministro interrogato intenda intraprendere, nelle sedi internazionali e dell'Unione europea, le stesse iniziative diplomatiche adottate per il citato caso irlandese.
(4-08886)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazioni a risposta scritta:
L'ABBATE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
il comparto zootecnico nazionale e, in particolare, la filiera lattiero-casearia stanno attraversando una fase di forte difficoltà, determinata dalla contemporanea crescita dei costi dei fattori produttivi e dalla stagnazione o riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori;
nel giugno 2026, con il coinvolgimento del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, è stato rinnovato l'accordo sul prezzo del latte, con validità fino alla fine dell'anno, al quale gli allevatori hanno aderito con l'obiettivo di garantire maggiore stabilità alla filiera;
nonostante tale accordo, secondo quanto segnalato il 9 settembre 2026 da Copagri a seguito di una riunione della Consulta del comparto lattiero-caseario, continuerebbero a registrarsi significativi aumenti degli input produttivi, con incrementi che raggiungerebbero punte del 15 per cento;
su tali aumenti inciderebbero, in particolare, le tensioni internazionali e i conseguenti effetti sui prezzi dell'energia, nonché la siccità che ha interessato il Paese nelle ultime settimane, con ripercussioni sui costi dell'alimentazione animale e, in particolare, di fieno e mais;
ulteriori criticità deriverebbero dai limiti produttivi riferiti alla precedente annata: per i quantitativi di latte prodotti oltre tali soglie verrebbero infatti riconosciuti, secondo Copagri, prezzi notevolmente inferiori ai costi di produzione, che in alcuni casi scenderebbero fino a 20-25 centesimi al litro, con evidenti conseguenze sulla sostenibilità economica delle aziende;
i dati disponibili sul mercato evidenziano, inoltre, una sensibile riduzione della remunerazione del latte alla stalla rispetto al 2025, mentre la contemporanea crescita dei costi rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese zootecniche;
anche a livello europeo si registra una situazione complessa: secondo le valutazioni richiamate dalle organizzazioni agricole, in alcuni importanti Paesi produttori, tra cui la Francia, la produzione lattiero-casearia potrebbe diminuire anche per effetto della siccità e dell'aumento dei costi, mentre il mercato europeo continua a risentire degli effetti della sovrapproduzione registrata in altri Paesi;
la tenuta della zootecnia italiana rappresenta una questione non soltanto economica, ma anche sociale e territoriale, considerato, il ruolo svolto dagli allevamenti nel mantenimento dell'occupazione, nella tutela delle aree rurali e interne e nella salvaguardia delle produzioni agroalimentari nazionali –:
se il Ministro interrogato intenda convocare con urgenza le organizzazioni rappresentative degli allevatori e gli altri soggetti della filiera al fine di verificare l'effettiva tenuta dell'accordo sul prezzo del latte sottoscritto nel giugno 2026 alla luce dell'aumento dei costi di produzione;
quali iniziative intenda adottare per evitare che agli allevatori siano riconosciuti prezzi inferiori agli effettivi costi di produzione e per assicurare una più equa distribuzione del valore lungo la filiera;
se intenda introdurre specifiche misure di sostegno alle aziende zootecniche maggiormente colpite dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi, del fieno e del mais e dagli effetti della siccità, nonché rafforzare il monitoraggio dei costi di produzione e dei prezzi riconosciuti agli allevatori, al fine di tutelare la continuità produttiva e la competitività della zootecnia italiana.
(4-08887)
L'ABBATE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il comparto della birra artigianale italiana è costituito in larga parte da piccole e piccolissime imprese, fortemente legate ai territori e alle filiere agroalimentari locali, per le quali gli adempimenti amministrativi e fiscali possono incidere in maniera rilevante rispetto ai volumi produttivi;
per le imprese di più ridotte dimensioni permangono oneri connessi alla contabilizzazione della produzione, agli adempimenti telematici, ai sistemi di misurazione e alla gestione fiscale che possono risultare sproporzionati rispetto ai quantitativi prodotti;
le organizzazioni rappresentative dei piccoli birrifici indipendenti hanno evidenziato l'esigenza di ulteriori interventi di semplificazione burocratica e fiscale, anche attraverso un regime maggiormente proporzionato alle dimensioni delle microimprese e una revisione organica delle disposizioni che regolano il settore brassicolo;
tra le proposte avanzate dal settore figura l'estensione di un regime semplificato e forfettario per i birrifici di piccolissima dimensione, con particolare riferimento alle produzioni annue fino a 500 ettolitri, al fine di ridurre gli adempimenti senza compromettere le attività di controllo e la tutela del gettito erariale;
in occasione dell'esame della legge di bilancio per il 2026 è stata inoltre proposta la riduzione dell'aliquota ordinaria dell'accisa sulla birra da 2,99 a 2,97 euro per ettolitro e per grado-Plato, misura valutata favorevolmente anche da Unionbirrai, che ne ha stimato l'onere in circa 4,7 milioni di euro annui, quale strumento di sostegno a un comparto caratterizzato prevalentemente da piccole produzioni –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle criticità esposte e quali iniziative, anche di carattere normativo, intendano assumere al fine di introdurre ulteriori misure di semplificazione degli adempimenti fiscali e amministrativi per i piccoli birrifici indipendenti, con particolare riferimento alla possibilità di prevedere un regime semplificato e forfettario per le imprese con produzione annua non superiore a 500 ettolitri, nonché se intendano valutare una riduzione dell'aliquota ordinaria dell'accisa sulla birra, al fine di sostenere la competitività delle piccole produzioni artigianali italiane.
(4-08892)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, il Ministro delle imprese e del made in Italy, per sapere – premesso che:
il capo V del regolamento (UE) 2024/1787 subordina, a decorrere dal 1° gennaio 2027, l'immissione sul mercato dell'Unione di gas naturale, petrolio e carbone di importazione alla dimostrazione che i produttori dei Paesi terzi applichino misure di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano equivalenti a quelle vigenti per gli operatori europei;
gli approvvigionamenti energetici sono regolati in larga misura da contratti di durata pluriennale, la cui negoziazione precede di anni la decorrenza delle forniture: ne consegue che gli effetti economici di un obbligo destinato ad applicarsi dal 2027 si producono già nell'esercizio in corso, sia sulle condizioni contrattuali sia sulle decisioni di investimento delle imprese che da quelle forniture dipendono; tale effetto anticipato assume particolare rilievo in quanto l'articolo 28 del regolamento distingue il regime applicabile in funzione della data di conclusione o rinnovo dei contratti, prevedendo obblighi specifici per quelli conclusi o rinnovati a decorrere dal 4 agosto 2024;
il 26 giugno 2026, in occasione del Consiglio energia, la Repubblica italiana ha sottoscritto insieme ad altri undici Stati membri un documento contenente la richiesta di adeguamenti mirati del regolamento e di un differimento triennale degli obblighi di cui all'articolo 28; del contenuto puntuale di tale documento non risulta essere stata data comunicazione alle Camere;
il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha adottato due distinti atti di natura non vincolante, pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 24 luglio: la raccomandazione (UE) 2026/1834, che mette a disposizione delle parti clausole contrattuali modello di adozione facoltativa, e la raccomandazione (UE) 2026/1835, con la quale gli Stati membri sono invitati a sospendere per il triennio 2027-2029 l'applicazione delle sanzioni connesse agli obblighi degli importatori, con riesame previsto entro il 1° gennaio 2028;
nessuno dei due atti incide sul diritto vigente: gli obblighi restano integralmente in vigore, l'adozione delle clausole è rimessa all'autonomia negoziale delle parti e la sospensione delle sanzioni è rimessa alla discrezionalità di ciascuno Stato membro, con il rischio di un'applicazione disomogenea nel mercato interno e di condizioni di concorrenza differenziate tra operatori stabiliti in Stati diversi;
presso il Consiglio è in discussione un programma di semplificazione dell'acquis, nel quale il regolamento sulle emissioni di metano risulta espressamente annoverato tra gli atti oggetto di revisione: si tratta del veicolo normativo attraverso il quale una modifica del capo V potrebbe essere introdotta senza necessità di avviare un autonomo procedimento legislativo;
le imprese manifatturiere italiane non sono destinatarie dirette degli obblighi in questione, ma ne subiscono gli effetti per via indiretta, attraverso la formazione del prezzo dell'energia e attraverso l'incertezza del quadro regolatorio: secondo elaborazioni confindustriali sui dati 2025 l'industria italiana ha corrisposto l'energia elettrica a 278 euro per megawattora, a fronte di una media dell'Unione di 216 euro, con un divario prossimo al 30 per cento che le piccole e medie imprese assorbono da anni per compressione dei margini;
la designazione dell'autorità nazionale competente prevista dal regolamento non è stata a oggi perfezionata ed è affidata a un provvedimento tuttora all'esame del Parlamento; la Repubblica italiana è destinataria di una procedura di infrazione per il ritardo nell'adempimento;
la legge 24 dicembre 2012, n. 234, pone in capo al Governo obblighi di informazione alle Camere sulla formazione della posizione italiana nei processi decisionali dell'Unione europea, allo scopo di consentire al Parlamento di concorrervi nella fase ascendente;
nelle prossime settimane sono in calendario la riunione informale dei Ministri dell'energia dell'Unione del 28 e 29 settembre 2026, sotto presidenza irlandese, il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre e il Consiglio energia del 29 ottobre 2026 –:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere in occasione della riunione informale del 28 e 29 settembre 2026, e dei successivi Consigli di ottobre, e se intendano fornire preventivamente tutti gli elementi a riguardo alle Camere, anche alla luce della legge n. 234 del 2012;
se il Governo intenda confermare, nell'ambito del procedimento di revisione in corso, la richiesta di differimento triennale degli obblighi di cui all'articolo 28 già sottoscritta il 26 giugno 2026 e quali specifiche modifiche del capo V del regolamento ritenga necessarie per assicurare certezza giuridica agli operatori e condizioni uniformi di concorrenza nel mercato interno;
se intendano favorire, per quanto di competenza, iniziative volte alla designazione dell'autorità nazionale competente e quali siano i tempi per la definizione della procedura di infrazione pendente;
se sia stata condotta, o si intenda condurre, una valutazione degli effetti attesi dell'applicazione del capo V sulle imprese italiane, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese manifatturiere e alle imprese a forte consumo di energia, e se se ne intendano rendere pubblici gli esiti.
(2-00919) «Del Barba».
Interrogazione a risposta in Commissione:
STUMPO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
come appreso dagli organi di stampa negli ultimi giorni sarebbero state rilevate delle criticità nell'acqua di falda sotto l'area del termovalorizzatore di A2A ambiente s.p.a. in località Passovecchio, Crotone, area ricadente nel Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara;
suddetta contaminazione sarebbe stata certificata dalla stessa azienda nell'ambito dell'analisi di rischio sanitaria e ambientale propedeutica al rinnovo dell'Aia;
con provvedimento del 14 luglio 2025 la regione Calabria ha autorizzato l'ammodernamento dell'impianto per 65.000 tonnellate/anno di rifiuti, mentre il Ministero ha convocato la conferenza di servizi per l'approvazione del documento di analisi di rischio;
come riportato dagli organi di stampa l'inquinamento sarebbe dovuto a «fenomeni di trasporto sotterraneo»;
nella seconda metà del 2022 Eni ha presentato istanza al Ministero per l'adeguamento della barriera idraulica a protezione della falda sotto ex Pertusola ed ex aree industriali, per rischio di aspirazione di acqua di mare causa siccità;
nel convegno dell'11 giugno 2025 presso Unical il professor Salvatore Straface ha certificato come caso di studio l'avvenuta intrusione marina sotto il Sin di Crotone da più anni, fenomeno che rende di fatto inefficace la barriera e irreversibile per centinaia di anni;
nonostante tali premesse scientifiche sono stati avviati i lavori di rimozione delle discariche a mare, che rendendo permeabili i cumuli e rischiano di inquinare ulteriormente i suoli sottostanti l'area Sin, il parco archeologico e i suoli agricoli;
di tale danno e dei provvedimenti, né Eni né l'amministrazione comunale avrebbero dato informazione, né risulterebbe una opposizione del comune nelle conferenze di servizi –:
se siano a conoscenza dei fatti esposti e, per l'area A2A di Passovecchio, quale sia natura ed entità dei superamenti di falda, cosa si intenda per «fenomeni di trasporto sotterraneo» e se tale contaminazione sia correlata alla certificata intrusione marina e al fallimento della barriera idraulica Eni nel Sin di Crotone, e quali iniziative urgenti di monitoraggio, messa in sicurezza e bonifica intendano attivare prima di ogni autorizzazione all'ammodernamento dell'impianto;
se risulti che nelle conferenze di servizi in cui Eni aveva preannunciato il rischio siccità/intrusione, il comune di Crotone abbia richiesto la sospensione degli emungimenti e, in caso contrario, quali risultino essere le motivazioni tecniche addotte e da chi avallate, anche alla luce dell'ulteriore danno ambientale da intrusione marina sotto centinaia di ettari da bonificare;
per quale ragione, attestata l'inefficacia della barriera esistente e la presenza di acqua di mare sotto le aree di intervento, sia stato consentito l'avvio della rimozione delle discariche a mare con tecniche che aumentano la permeabilità e il rischio di ulteriore inquinamento del Sin e dell'area archeologica, e come si giustifichi in tale quadro la nuova richiesta di Eni di realizzare un'altra barriera di fronte alla Kroton Gres, e quali misure urgenti, per quanto di competenza, il Governo intenda adottare per sospendere le attività in essere fino alla verifica del rischio inquinamento e le eventuali necessarie azioni di messa in sicurezza e bonifica del sito interessato.
(5-05738)
Interrogazione a risposta scritta:
RUBANO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 31 agosto 2026 si è sviluppato un vasto incendio presso un sito di stoccaggio di rifiuti nell'area industriale di Airola (Benevento), riconducibile alla società Eco Energy. Il rogo ha interessato prevalentemente rifiuti plastici e di carta, stoccati in balle, producendo una colonna di fumo nero visibile a grande distanza;
secondo quanto comunicato dall'Arpa Campania, sono state avviate attività di monitoraggio per la ricerca di sostanze inquinanti, in particolare diossine. Nel primo ciclo di campionamento e in fase di riattivazione dell'incendio (9 settembre) si sono evidenziate concentrazioni superiore ai limiti massimi ammissibili. L'Agenzia ha comunicato l'attivazione di ulteriori punti di monitoraggio. Il comune ha prorogato più volte le misure di sicurezza adottate;
dalla stampa si apprende che il sito risultava sottoposto a sequestro giudiziario e la società proprietaria sarebbe stata coinvolta nell'operazione denominata «Erebus», coordinata dalla Dia di Bari, relativa a ipotesi di gestione e sversamento illecito di rifiuti tra Puglia e Campania;
l'incendio di Airola si inserisce in un quadro di ripetuti incendi che negli ultimi mesi hanno interessato impianti e siti di gestione e stoccaggio dei rifiuti in diverse aree della Campania e del territorio nazionale, rendendo necessario un approfondimento sulle condizioni di sicurezza e sui sistemi di controllo dell'intera filiera;
PolieCo e Legambiente, intervenendo sull'incendio, hanno evidenziato la necessità di interrogarsi non soltanto sulle cause del rogo, ma sull'intera filiera dei rifiuti, con particolare riferimento alla provenienza dei materiali, agli stoccaggi, ai percorsi seguiti e alle destinazioni finali;
appare necessario verificare se, nel caso specifico, siano state pienamente rispettate tutte le prescrizioni relative alla gestione, allo stoccaggio e alla custodia dei rifiuti presenti nell'area interessata, nonché quali fossero quantità, tipologia, provenienza e destinazione prevista dei materiali coinvolti nell'incendio;
è fondamentale garantire ai cittadini dell'area di Airola e dei comuni limitrofi, nonché ai lavoratori del ciclo dei rifiuti, la sicurezza sanitaria e la massima trasparenza circa gli esiti dei campionamenti effettuati, anche per individuare la presenza di ricadute sul suolo, sulle acque, sulle produzioni agricole e sulle matrici ambientali –:
di quali elementi dispongano, per quanto di competenza, circa la natura, la quantità, la provenienza e la destinazione dei rifiuti presenti nel sito al momento dell'incendio, nonché sul titolo autorizzativo della società che gestisce l'impianto, le prescrizioni relative allo stoccaggio dei rifiuti, i quantitativi autorizzati, le modalità di custodia dell'area e il rispetto delle condizioni di sicurezza previste dalla normativa vigente;
quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere, per quanto di competenza, in relazione all'incendio verificatosi presso il sito di Airola e in particolare se non ritengano opportuno:
assicurare, d'intesa con l'Arpac, la massima accuratezza nella raccolta e un'adeguata trasparenza nella diffusione dei monitoraggi ambientali effettuati;
disporre, d'intesa con gli enti territoriali competenti, un monitoraggio ambientale prolungato dell'area interessata e dei territori potenzialmente esposti, verificando anche eventuali ricadute sul suolo, sulle acque superficiali e sotterranee e sulle produzioni agricole;
promuovere una verifica straordinaria degli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti presenti in Campania, con particolare attenzione a quelli sottoposti a sequestro, sospensione o provvedimenti limitativi dell'attività;
rafforzare i sistemi di tracciabilità dei rifiuti, al fine di consentire alle autorità pubbliche di ricostruire con certezza, per ogni quantitativo di rifiuto, la provenienza, i soggetti coinvolti nella gestione, gli impianti di passaggio, le modalità di stoccaggio e la destinazione finale;
alla luce del ripetersi di incendi presso impianti e siti di gestione dei rifiuti, adottare ulteriori misure di prevenzione e controllo, anche attraverso una più stretta collaborazione tra Ministero dell'ambiente, Ministero dell'interno, prefetture, forze di polizia, Arpa ed enti territoriali.
(4-08882)
CULTURA
Interrogazioni a risposta scritta:
BARBAGALLO. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
con decreto assessoriale n. 18/GAB dell'11 aprile 2019 è stato istituito il Parco Archeologico di Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro, ai sensi dell'articolo 20 della legge regionale 3 novembre 2000, n. 20, comprendente aree ricadenti nei territori dei comuni di Siracusa, Noto, Avola e Palazzolo Acreide;
il Parco comprende un patrimonio archeologico, storico e paesaggistico di straordinario valore, tra cui le Mura Dionigiane, il Castello Eurialo, la Neapolis, l'area archeologica di Akrai e la Villa del Tellaro;
a oltre sette anni dalla sua istituzione permangono tuttavia gravi criticità nella gestione e nella tutela delle aree perimetrate, con particolare riferimento all'altopiano dell'Epipoli e alla Balza delle Mura Dionigiane, interessati negli anni da incendi ricorrenti, abbandono di rifiuti, pascolo abusivo, fenomeni di dissesto idrogeologico e danneggiamenti del patrimonio monumentale;
il 25 luglio 2023 un vasto incendio ha devastato la zona Epipoli-Targia, compromettendo vegetazione, uliveti, limoneti e produzioni agricole e minacciando attività produttive, abitazioni e strutture ricettive, rendendo necessario l'intervento di vigili del fuoco, corpo forestale, protezione civile e forze dell'ordine;
persistono inoltre situazioni di degrado ambientale e di abbandono di rifiuti, mentre la carenza di manutenzione del sistema di drenaggio delle acque determina ricorrenti fenomeni di allagamento nelle aree produttive limitrofe;
il regime di tutela, in assenza di un piano di zonizzazione differenziata, determina un sistema di vincoli sostanzialmente uniforme su un territorio caratterizzato da differenti livelli di interesse archeologico, paesaggistico e produttivo, con conseguenti difficoltà per le imprese agricole, vitivinicole e agrituristiche legittimamente insediate;
il comitato tecnico-scientifico del Parco è stato costituito solo nel 2023, a distanza di oltre quattro anni dall'istituzione, mentre permangono criticità relative alla dotazione di personale e alle risorse necessarie per garantire pienamente apertura, manutenzione, sicurezza e valorizzazione dei siti;
nel maggio 2026 il comune di Siracusa ha destinato 600.000 euro, attraverso una convenzione con Parco Archeologico, a interventi di decoro, gestione dei rifiuti e trasporti, evidenziando la necessità di interventi strutturali e continuativi –:
alla luce dei fatti esposti, quali iniziative i Ministri interrogati intendano promuovere, per quanto di competenza, al fine di rafforzare la prevenzione degli incendi, nonché per il contrasto dell'abbandono dei rifiuti, del pascolo abusivo, del vandalismo e del dissesto idrogeologico, affinché sia garantita una adeguata valorizzazione e fruizione del Parco archeologico.
(4-08885)
TORTO. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la chiesa di Sant'Urbano, sita nel comune di Bucchianico, in provincia di Chieti, rappresenta il principale luogo di culto della città e costituisce un bene di particolare valore storico, culturale, religioso e identitario per l'intera comunità locale, anche in ragione dello stretto legame con la tradizionale «Festa dei Banderesi», manifestazione che si svolge annualmente nel mese di maggio;
a causa del terremoto dell'Aquila del 2009 la chiesa ha riportato rilevanti danni e gli interventi di messa in sicurezza e ripristino, sebbene previsti, hanno registrato negli anni considerevoli ritardi, nonostante l'assegnazione di 2.000.000 di euro disposta con delibera Cipe n. 77 del 2015;
i successivi eventi sismici verificatisi nell'Italia centrale nel 2016 hanno ulteriormente aggravato il quadro dei danni strutturali dell'immobile, determinandone l'inagibilità per ragioni di sicurezza;
sulla vicenda sono stati presentati negli anni diversi atti di sindacato ispettivo, al fine di conoscere lo stato di avanzamento della progettazione e degli interventi e di sollecitare il superamento delle numerose criticità amministrative e tecniche che hanno impedito per lungo tempo l'avvio dei lavori, senza ottenere risposta;
da ultimo, con l'interrogazione a risposta scritta n. 4-03629 del 17 ottobre 2024, l'interrogante chiedeva le ragioni dei ritardi accumulati e, in particolare, se fosse effettivamente necessario reperire ulteriori risorse per consentire la realizzazione degli interventi previsti;
con la legge di bilancio per il 2025, a seguito dell'approvazione di un emendamento presentato dall'interrogante, si è previsto l'istituzione di un fondo pari complessivamente a 1,5 milioni di euro destinato al finanziamento e/o rifinanziamento di interventi relativi al patrimonio culturale, con la possibilità, al ricorrere dei requisiti previsti dalla normativa, di sostenere progetti e interventi già avviati aventi ad oggetto chiese, edifici di culto o beni di particolare valore monumentale;
appare altresì necessario chiarire il quadro delle competenze istituzionali connesse all'intervento e, in particolare, quale sia il ruolo eventualmente attribuito al comune di Bucchianico nell'ambito del procedimento relativo alla progettazione, al finanziamento, all'esecuzione e al completamento dei lavori sulla chiesa di Sant'Urbano, anche al fine di evitare sovrapposizioni di responsabilità o incertezze circa gli adempimenti posti in capo ai diversi soggetti coinvolti –:
quale sia, allo stato, il quadro aggiornato degli interventi relativi al restauro e alla messa in sicurezza della chiesa di Sant'Urbano nel comune di Bucchianico e quale sia il relativo cronoprogramma per il completamento dei lavori e la conseguente riapertura della chiesa;
quale sia l'importo complessivo attualmente necessario per portare a definitivo completamento l'intervento e se le risorse già assegnate risultino sufficienti a coprire tutte le opere previste dal progetto;
se, in caso di insufficienza delle risorse già disponibili, sussista la necessità di un ulteriore finanziamento e quale sia l'ammontare dell'eventuale fabbisogno finanziario aggiuntivo;
quale sia l'attuale disponibilità delle risorse del fondo pari a 1,5 milioni di euro previsto dalla legge di bilancio di cui in premessa e quali siano le procedure, i requisiti e i criteri previsti per la relativa assegnazione;
quale sia il ruolo del comune di Bucchianico nell'ambito del procedimento relativo alla chiesa di Sant'Urbano e, qualora allo stesso siano attribuiti specifici compiti o competenze, quali siano puntualmente tali adempimenti e se risultino essere stati correttamente e tempestivamente assolti.
(4-08893)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
l'attacco congiunto del 28 febbraio 2026 da parte di Stati Uniti e Israele nei confronti dell'Iran ha segnato l'inizio della più grave crisi mediorientale degli ultimi decenni ed ha riacceso i riflettori sulle basi militari presenti in Italia e in Europa;
in questi mesi dall'interrogante è stato sempre ribadito al Governo di non autorizzare l'utilizzo delle basi concesse in uso alle forze armate americane presenti sul territorio italiano per attacchi militari contro l'Iran e, comunque, a non fornire alcun tipo di supporto militare ad una guerra che viola il diritto internazionale e che la comunità internazionale deve fermare prima che sia troppo tardi;
a quanto risulta all'interrogante, negli ultimi giorni sarebbero in corso nuovi movimenti dal Golfo verso la base di Aviano. Secondo quanto appreso, proveniente dalla Prince Sultan air base in Arabia Saudita, dove sarebbero installati sistemi difensivi Patriot e Thaad, sarebbero atterrati un cargo Boeing C-17 Globemaster (volo RCH337) partito da Ramstein lungo la rotta solitamente usata per carichi bellici, e un Boeing 747-47 UF Atlas (volo CMB553) per trasporto truppe;
il 747 avrebbe trasportato personale militare in ricambio per le operazioni in Medio Oriente, effettuando un atterraggio dal lato nord della base con manovra inconsueta. Il Globemaster apparterrebbe al 105° Airlift Wing di New York, specializzato nel trasporto rapido di sistemi antimissile. Da Ramstein sarebbe giunto anche un C-130 per trasporti speciali (RCH729);
se confermato, si tratterebbe dell'ennesima prova del ruolo centrale di Aviano nello scacchiere mediorientale, dopo i due turni di rotazione degli F-16 del 31° Stormo impegnati nel Golfo da febbraio ad agosto 2026 e il recente rientro di 12 F-16 dalla Giordania;
l'utilizzo delle basi presenti sul nostro territorio nazionale permette alle forze armate statunitensi di sostenere la propria presenza militare nella regione mediorientale e i dati raccolti in questi mesi mostrano un flusso regolare tra le basi presenti sul territorio italiano e le installazioni militari utilizzate dagli Stati Uniti in Medio Oriente –:
se corrisponda al vero quanto descritto in premessa, e quali materiali e personale starebbero transitando da Aviano in queste settimane in riferimento al conflitto con l'Iran.
(4-08883)
GIUSTIZIA
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
l'articolo 8 della legge 8 marzo 2017, n. 24, prevede che chi intenda esercitare un'azione civile di risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria debba previamente proporre ricorso ai sensi dell'articolo 696-bis del codice di procedura civile, salva la possibilità di esperire, in alternativa, il procedimento di mediazione;
la consulenza tecnica preventiva assolve, nelle controversie di responsabilità sanitaria, una funzione di accertamento e di composizione della lite, potendo favorire la definizione delle questioni tecniche prima dell'eventuale instaurazione del giudizio di merito;
la Corte costituzionale ha evidenziato come il previo esperimento della consulenza tecnica preventiva persegua una finalità deflattiva, in quanto mira a favorire l'accordo tra le parti attraverso la soluzione preventiva delle questioni tecniche poste a fondamento delle domande risarcitorie;
l'articolo 15 della legge n. 24 del 2017 dispone che, nei procedimenti aventi ad oggetto la responsabilità sanitaria, la consulenza tecnica e la perizia siano affidate a un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti nella disciplina interessata, assicurando adeguata competenza professionale, assenza di conflitti di interesse e collegialità dell'incarico;
la medesima disposizione richiede che i consulenti tecnici d'ufficio nominati nell'ambito dei procedimenti di cui all'articolo 8 della legge n. 24 del 2017 siano in possesso di adeguate e comprovate competenze nell'ambito della conciliazione;
la prassi applicativa ha evidenziato criticità rispetto all'effettiva capacità della consulenza tecnica preventiva di conseguire risultati significativi in termini di deflazione del contenzioso;
l'attuale disciplina della mediazione consente, nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, la nomina di uno o più mediatori ausiliari e prevede la partecipazione personale delle parti o di rappresentanti muniti di effettivi poteri per la composizione della controversia;
la consulenza tecnica nell'ambito della mediazione può costituire uno strumento idoneo a coniugare l'esigenza di un adeguato accertamento tecnico con quella di favorire una composizione anticipata della controversia, evitando, ove possibile, il successivo instaurarsi del giudizio;
la qualità dell'accertamento tecnico, l'effettività del contraddittorio e l'adeguata specializzazione dei soggetti coinvolti nella consulenza tecnica in mediazione costituiscono elementi essenziali per rendere effettiva la funzione conciliativa e deflattiva degli strumenti pregiudiziali previsti dall'ordinamento;
particolare rilievo assume, nelle controversie in materia di responsabilità sanitaria, la necessità che le professionalità coinvolte dispongano non soltanto di adeguate competenze medico-legali e specialistiche, ma anche di specifiche competenze in materia di conciliazione e gestione del conflitto;
appare pertanto opportuno favorire la diffusione di protocolli operativi condivisi tra uffici giudiziari, organismi di mediazione, avvocatura, ordini professionali e professioni sanitarie, al fine di uniformare le prassi, qualificare la formazione e migliorare l'efficienza nella gestione delle controversie in materia di responsabilità sanitaria;
tali protocolli potrebbero contribuire a definire criteri condivisi per la scelta delle professionalità coinvolte, la formulazione dei quesiti tecnici, lo svolgimento della consulenza e la valorizzazione degli esiti dell'accertamento, assicurando al contempo il pieno rispetto del contraddittorio;
risulta inoltre necessario verificare se e in quale misura gli strumenti di consulenza tecnica attualmente previsti siano effettivamente idonei a realizzare la finalità deflattiva perseguita dal legislatore, evitando duplicazioni delle attività istruttorie e contenendo tempi e costi delle controversie –:
quali iniziative, per quanto di competenza, anche di carattere normativo, il Governo intenda promuovere per rafforzare l'effettività della fase pregiudiziale nelle controversie in materia di responsabilità sanitaria, valorizzando la consulenza tecnica in mediazione (Ctm) e valorizzando, d'intesa con gli uffici giudiziari, gli organismi di mediazione, l'avvocatura, gli ordini professionali e i soggetti operanti nel settore sanitario, protocolli operativi condivisi, percorsi di formazione specialistica per mediatori e consulenti tecnici, nonché criteri uniformi per la formulazione dei quesiti tecnici, la selezione delle professionalità specialistiche e la gestione della consulenza tecnica, valutando altresì iniziative, di carattere normativo, volte a valorizzare gli esiti della Ctm nell'eventuale successivo giudizio di merito, nel rispetto delle garanzie processuali e del contraddittorio, e prevedendo un monitoraggio sull'efficacia degli strumenti di consulenza tecnica preventiva e di consulenza tecnica in mediazione, al fine di ridurre il contenzioso, evitare duplicazioni istruttorie, contenere tempi e costi e favorire una più rapida definizione delle controversie, garantendo al contempo la qualità dell'accertamento tecnico e una maggiore effettività degli strumenti di risoluzione pregiudiziale, nell'interesse dei cittadini e degli operatori sanitari.
(2-00918) «Ciocchetti».
Interrogazione a risposta in Commissione:
D'ORSO, MORFINO, AURIEMMA, PERANTONI, ASCARI, GIULIANO e CAFIERO DE RAHO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
gli addetti all'Ufficio per il processo (Upp) hanno svolto in questi anni un ruolo fondamentale nel funzionamento degli uffici giudiziari e nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell'arretrato e dei tempi della giustizia;
circa 1500 unità di personale Upp, pur avendo maturato anni di esperienza, non sono state interessate dalle procedure di stabilizzazione e si trovano tuttora in una condizione di precarietà;
i contratti oggetto dell'ultima proroga sono in scadenza il 30 settembre 2026 e, a poche settimane da tale termine, non risultano ancora indicazioni certe da parte del Ministero circa un'ulteriore proroga o il completamento del percorso di stabilizzazione;
il Ministro della giustizia ha più volte manifestato l'intenzione di procedere alla stabilizzazione di tutto il personale Upp alimentando legittime aspettative in lavoratrici e lavoratori che da anni prestano servizio negli uffici giudiziari –:
quali iniziative urgenti intenda assumere il Ministro interrogato per evitare la cessazione dei contratti Upp il 30 settembre 2026;
se intenda disporre un'ulteriore proroga dei contratti nelle more del completamento delle procedure di stabilizzazione;
se il Ministro interrogato non ritenga necessario garantire lo svolgimento di una procedura di stabilizzazione del personale Upp già formato e con anni di esperienza, evitando di disperdere professionalità indispensabili al funzionamento della giustizia e assicurando a lavoratrici e lavoratori e alle loro famiglie la necessaria certezza occupazionale;
quale sia lo stato effettivo del percorso di stabilizzazione annunciato dal Ministro interrogato e se vi sia una quota di lavoratrici e di lavoratori che rischiano di rimanere ancora esclusi.
(5-05741)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta orale:
PANDOLFO, GHIO, PASTORINO, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI e PELUFFO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il centro Ericsson di Genova costituisce da decenni uno dei principali insediamenti italiani di R&S nelle telecomunicazioni, con competenze altamente specializzate in reti ottiche, reti di trasporto e fotonica integrata, tecnologie abilitanti per le infrastrutture digitali e per l'autonomia tecnologica nazionale ed europea; la stessa Ericsson ha pubblicamente qualificato la R&S italiana come sede di competenze di eccellenza mondiale, attribuendole responsabilità nello sviluppo delle reti ottiche di nuova generazione;
in data 11 settembre 2026 l'azienda ha comunicato l'avvio di una procedura di licenziamento collettivo per 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova (56 impiegati, 64 quadri, 11 dirigenti), di cui 110 riferiti alla Business area networks (Bnew) e 21 alla Business area cloud software and services (Bcss); nell'ambito della riorganizzazione è prevista, entro la fine del 2026, la completa dismissione dell'unità dedicata all'Ottica e delle funzioni Bnew presenti a Genova, nonché la riduzione di specifiche attività di R&S;
il profilo dirimente non è la mera gestione degli esuberi, bensì la dismissione di un presidio industriale e tecnologico nazionale in un comparto strategico, in controtendenza rispetto agli obiettivi di sovranità tecnologica dichiarati prioritari dall'Italia e dall'Unione europea;
lo sviluppo del polo degli Erzelli è stato sostenuto da un rilevante intervento pubblico: l'accordo di programma sottoscritto nel 2012 prevedeva investimenti per oltre 73 milioni di euro e risorse pubbliche per circa 42 milioni, a valere su Miur, Mise e regione Liguria, destinate a progetti di R&S;
la decisione si inserisce in un ridimensionamento prolungato: al momento dell'acquisizione delle attività Marconi il sito contava circa 1.200 addetti, progressivamente ridotti attraverso numerose procedure di riorganizzazione, cessione ed esubero; già nel 2012, a breve distanza dall'inaugurazione del nuovo centro di ricerca, erano stati annunciati 94 esuberi incidenti anche su R&S e sull'area ottica; nel febbraio 2026 una ulteriore procedura nazionale per 105 impiegati e quadri e 21 dirigenti, conclusa con strumenti concordati e criterio della volontarietà, aveva interessato anche Genova;
la reiterazione di procedure a pochi mesi di distanza, unita alla mancata conoscenza del piano industriale del gruppo per l'Italia, configura un arretramento strutturale e non una riorganizzazione fisiologica, con dispersione di un patrimonio di competenze non surrogabile nel breve periodo ed effetti a catena sulla filiera della componentistica e dei servizi di rete;
sul piano occupazionale, i 131 esuberi colpiscono professionalità a elevata specializzazione, difficilmente ricollocabili nel contesto territoriale, con impatto rilevante su Genova e sulla Liguria e con il rischio di una definitiva migrazione all'estero di figure formate anche grazie a risorse pubbliche –:
quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di:
salvaguardare la presenza industriale e di ricerca nel settore delle reti ottiche, della fotonica e delle telecomunicazioni avanzate a Genova e in Italia e, in particolare, se intenda convocare senza indugio un tavolo nazionale presso il Ministero con l'azienda, le organizzazioni sindacali, la regione Liguria e il comune di Genova, chiedendo la sospensione della procedura e la presentazione del piano industriale per il sito genovese e per le attività svolte nel Paese;
acquisire informazioni puntuali sulla destinazione delle attività dell'unità Ottica, precisando se saranno cessate ovvero trasferite presso altri siti del gruppo in Europa o in Paesi extraeuropei, nonché sulle funzioni, responsabilità tecnologiche e livelli occupazionali che residueranno a Genova;
quali iniziative di competenza intendano adottare, anche ai fini dell'eventuale revoca o recupero delle agevolazioni, tenuto conto dell'ammontare complessivo delle risorse pubbliche nazionali ed europee percepite negli anni per attività di R&S e innovazione nel sito e degli impegni assunti, alla luce delle decisioni annunciate.
(3-02873)
BALDELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
il 14 aprile 2025 è stato sottoscritto un accordo quadro tra Beko Europe, organizzazioni sindacali, Governo, Invitalia e istituzioni territoriali, volto a garantire la continuità produttiva degli stabilimenti italiani, tutelare l'occupazione e sostenere un piano industriale con investimenti complessivi pari a circa 300 milioni di euro;
nell'ambito dell'accordo, lo stabilimento di Melano, a Fabriano, che occupa circa 400 lavoratori, è stato individuato quale hub europeo per la produzione di piani cottura a gas, radianti e a induzione. Per il sito sono stati programmati investimenti per circa 62 milioni di euro, destinati allo sviluppo dei prodotti e dei processi, alla ricerca, all'ammodernamento degli impianti e all'efficientamento energetico;
l'intesa prevedeva, dunque, lo sviluppo delle attività industriali del sito e non il mero mantenimento della capacità produttiva esistente;
a sedici mesi dalla sottoscrizione, le organizzazioni sindacali denunciano una progressiva riduzione dei volumi, il ricorso alla cassa integrazione e il rallentamento degli investimenti;
in particolare, la produzione della linea elettrica e a induzione, che nei mesi precedenti aveva richiesto anche turni notturni, è stata sospesa dal 21 maggio al 2 giugno 2026, con una perdita stimata dalla Fiom in oltre 2.000 piani al giorno;
nel luglio 2026, secondo la Fim-Cisl, risultavano realizzati investimenti per soli 14 milioni dei 62 previsti, mentre la produzione era stimata in calo di circa il 10 per cento rispetto al budget;
le organizzazioni sindacali hanno inoltre segnalato la presenza nella grande distribuzione di piani cottura a marchio Beko che non risulterebbero prodotti a Melano, sollevando dubbi sulla loro provenienza e sull'eventuale trasferimento di produzioni verso altri stabilimenti del gruppo, anche esteri;
nell'agosto 2026 è stato denunciato un ulteriore peggioramento: per settembre la capacità produttiva sarebbe limitata a circa il 60 per cento, con cassa integrazione per l'intero mese e chiusura del sito per sei giorni tra il 23 e il 30 settembre 2026. Tale andamento potrebbe impedire il raggiungimento del budget annuale, inizialmente fissato in poco più di un milione di pezzi;
lo scorso 8 settembre 2026, le rappresentanze sindacali hanno organizzato una giornata di sciopero contro la riduzione dei volumi, il ritardo degli investimenti e l'incertezza sulle prospettive industriali e occupazionali;
la situazione desta forte preoccupazione per il rilievo occupazionale dello stabilimento nel territorio fabrianese e marchigiano e per la necessità di garantire il rispetto degli impegni assunti –:
se il Ministro interrogato ritenga rispettati il piano industriale e gli impegni produttivi, occupazionali e finanziari previsti dall'accordo del 14 aprile 2025 e quali verifiche intenda effettuare;
quale sia lo stato puntuale degli investimenti destinati a Melano, indicando: risorse impegnate e spese, interventi completati, iniziati e da avviare, relativo cronoprogramma;
quali siano le cause della riduzione dei volumi e del ricorso agli ammortizzatori sociali e se risultino trasferimenti, anche parziali, di produzioni, commesse, linee o tecnologie verso altri siti italiani o esteri del gruppo;
quale sia la provenienza dei piani cottura a marchio Beko commercializzati in Italia e in Europa e per quali ragioni tali prodotti non risulterebbero attualmente realizzati a Melano;
quali siano il grado di utilizzo degli impianti, i volumi previsti per il restante 2026 e per il 2027 e le conseguenti ricadute occupazionali, e se tali previsioni siano coerenti con il ruolo di hub europeo attribuito al sito;
quali iniziative il Governo intenda assumere, anche in occasione del tavolo convocato al Mimit per il 1° ottobre 2026, per ottenere dall'azienda dati verificabili su investimenti, produzioni, eventuali delocalizzazioni e occupazione, nonché garanzie sul mantenimento della missione industriale e dei livelli occupazionali.
(3-02874)
Interrogazione a risposta scritta:
L'ABBATE. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nel corso dell'estate 2026 sono state segnalate differenze significative tra i prezzi dei carburanti praticati nelle aree di servizio autostradali e quelli rilevati sulla rete ordinaria, con particolare riferimento alle principali direttrici turistiche e al periodi di esodo e controesodo;
il Sindacato italiano lavoratori dello spettacolo (Sils), anche a seguito delle segnalazioni ricevute da lavoratori che per la natura della propria attività effettuano frequenti spostamenti, ha trasmesso all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al Garante per la sorveglianza dei prezzi e alla Guardia di finanza un dossier sulle dinamiche dei prezzi dei carburanti sulla rete autostradale;
il dossier richiede una verifica comparativa relativa al periodo dal 7 al 24 agosto 2026, con particolare attenzione alla A14 Adriatica, attraverso il confronto tra prezzi autostradali e rete ordinaria, andamento delle quotazioni all'ingrosso e prezzi al dettaglio, nonché sull'incidenza di canoni, royalty e altri costi connessi alla gestione delle aree di servizio;
alla data del 14 settembre 2026, l'archivio storico dei prezzi praticati pubblicato dal Ministero delle imprese e del made in Italy risulta aggiornato al secondo trimestre 2026 e non consente pertanto di effettuare analisi sui dati relativi al mese di agosto, nonostante la disponibilità quotidiana dei dati correnti;
la tempestiva disponibilità delle serie storiche costituisce uno strumento essenziale per consentire a cittadini, associazioni e istituzioni di verificare l'andamento dei prezzi e individuare eventuali anomalie;
il 10 agosto 2026 la Guardia di finanza ha reso noto il rafforzamento dei controlli sulla filiera dei carburanti, comunicando che, nel periodo dal 1° marzo al 31 luglio 2026, sono stati effettuati 3.428 interventi presso impianti stradali e contestate 2.279 violazioni a 937 operatori;
sulla rete autostradale la possibilità di scelta dell'automobilista è più limitata rispetto alla rete ordinaria e sul prezzo finale possono incidere, oltre alle dinamiche del mercato dei carburanti, anche canoni concessori e subconcessori, royalty e altri costi di gestione delle aree di servizio;
appare pertanto necessario garantire maggiore trasparenza sia sull'andamento dei prezzi sia sulle singole componenti che concorrono a determinare il differenziale tra rete autostradale e rete ordinaria –:
se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda rendere disponibili con maggiore tempestività, eventualmente con cadenza almeno mensile e in formato aperto, i dati storici relativi ai prezzi dei carburanti;
se siano state avviate verifiche, anche attraverso il Garante per la sorveglianza dei prezzi, sull'andamento dei prezzi durante l'estate 2026, con particolare riferimento alla rete autostradale e alla A14 Adriatica;
se dispongano di dati sull'incidenza di canoni concessori e subconcessori, royalty e altri oneri sul prezzo finale dei carburanti nelle aree di servizio autostradali e quali iniziative normative intendano adottare per aumentare la trasparenza e la concorrenza e impedire che la limitata possibilità di scelta dell'automobilista determini aggravi ingiustificati sul prezzo alla pompa.
(4-08890)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro del turismo, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:
dal 6 al 15 agosto 2026 la chiusura dell'aeroporto «Vincenzo Bellini» di Catania-Fontanarossa, determinata dall'attività eruttiva dell'Etna e dalla ricaduta di cenere vulcanica, ha paralizzato per nove giorni uno dei principali nodi di accesso alla Sicilia orientale, cui si sono aggiunte ulteriori giornate con operatività ridotta fino al ripristino del 18 agosto;
la società di gestione ha registrato la cancellazione di circa il 36 per cento dei voli programmati, pari a circa 710 collegamenti nella prima settimana, e il dirottamento di oltre 630 voli verso altri scali, provocando gravi disagi a migliaia di passeggeri e ripercussioni sull'intera mobilità regionale;
l'emergenza ha evidenziato anche gravi carenze nell'assistenza ai passeggeri rimasti bloccati in aeroporto, costretti in alcuni casi ad attendere per diverse ore senza informazioni chiare e senza un'adeguata assistenza da parte del sistema di protezione civile e degli altri soggetti competenti;
la chiusura dello scalo ha inoltre determinato una forte pressione sul sistema dei trasporti regionale già fragile; con autobus e navette insufficienti e tempi di percorrenza particolarmente elevati. Sono stati segnalati anche trasferimenti privati tra Catania e Palermo arrivati a costare centinaia di euro, fino a circa 800 euro, evidenziando l'assenza di un sistema strutturato in grado di assorbire rapidamente l'emergenza;
le conseguenze economiche hanno colpito in modo significativo il comparto turistico. Secondo una rilevazione del centro studi Cna di Siracusa, condotta su 61 imprese di 12 comuni, si registrano 380.000 euro di perdite dirette e circa 3.200 servizi e prenotazioni persi definitivamente;
proiettando tali dati sulle 1.761 imprese del settore censite da InfoCamere, il danno diretto per la provincia di Siracusa è stimato tra 5,9 e 8,1 milioni di euro, mentre per l'intero sud-est siciliano la stima raggiunge 20-26 milioni di euro, senza considerare gli effetti sugli affitti brevi, sull'indotto e sulla riduzione delle nuove prenotazioni;
il 57 per cento delle imprese registra tuttora un calo medio del 38 per cento nelle nuove prenotazioni, mentre il 59 per cento delle presenze turistiche nella provincia di Siracusa proviene dall'estero, confermando quanto l'accessibilità aerea sia strategica per l'economia e l'occupazione del territorio;
l'emergenza ha inoltre evidenziato la debolezza dell'aeroporto di Comiso, che potrebbe rappresentare un'alternativa strategica permanente a Catania-Fontanarossa, ma che oggi è penalizzato da collegamenti ferroviari inesistenti, da insufficienti collegamenti su gomma e da un numero di rotte e compagnie aeree non adeguato alle potenzialità dello scalo;
è pertanto necessario superare una gestione esclusivamente emergenziale e realizzare un sistema aeroportuale integrato Catania-Comiso, sostenuto da collegamenti ferroviari e stradali efficienti con Siracusa, Ragusa e gli altri principali centri della Sicilia sud-orientale;
in particolare, appare prioritario il potenziamento e il raddoppio della direttrice ferroviaria Catania-Comiso o comunque la realizzazione di un collegamento ferroviario rapido tra i due aeroporti, quale infrastruttura strategica per garantire la continuità dei collegamenti anche in caso di chiusura dello scalo etneo;
l'emergenza ha infine imposto ai comuni interessati dalla ricaduta della cenere vulcanica ingenti spese per pulizia, raccolta, trasporto e smaltimento, spesso anticipate con risorse proprie. È necessario che tali somme siano immediatamente rimborsate e che venga istituito un sistema permanente di mezzi e attrezzature per lo spazzamento della cenere, considerata la frequenza ormai ricorrente degli eventi eruttivi dell'Etna –:
se siano a conoscenza dei fatti sopra esposti:
quali interventi e risorse intendano destinare, nell'ambito della programmazione nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, al potenziamento dell'aeroporto di Comiso e dei collegamenti stradali e ferroviari con il bacino di Siracusa e con il resto della Sicilia sud-orientale;
se intendano adottare un protocollo nazionale per la gestione delle emergenze aeroportuali, volto a garantire ai passeggeri adeguata assistenza e un sistema coordinato e tempestivo di informazione, trasferimento, riprotezione e accoglienza presso gli aeroporti alternativi;
se intendano riconoscere come prioritaria la direttrice ferroviaria Catania-Comiso, assicurandone il finanziamento e il potenziamento, al fine di garantire, un collegamento rapido tra i due aeroporti;
se intendano, per quanto di competenza, promuovere, in raccordo con la Società Aeroporto di Catania e con la Regione Siciliana, il pieno sviluppo dell'aeroporto di Comiso, aumentando rotte e collegamenti e integrandolo strutturalmente con Catania-Fontanarossa;
se intendano adottare iniziative per prevedere il rimborso immediato ai comuni delle spese sostenute per la gestione della cenere vulcanica e finanziare un sistema permanente di spazzamento, raccolta e smaltimento;
se intendano assumere iniziative di competenza per predisporre, d'intesa con la Regione Siciliana, misure straordinarie di sostegno alle imprese turistiche e alle attività economiche colpite dalle emergenze;
se, infine, intendano istituire un tavolo permanente tra Governo, regione, enti locali, Sac, Enac, Rete Ferroviaria Italiana e operatori del trasporto, per definire un piano strutturale di resilienza della mobilità della Sicilia orientale e garantire continuità territoriale, tutela del turismo e sicurezza dei cittadini.
(2-00917) «Barbagallo, Iacono, Marino, Porta, Ghio, Girelli, Scotto, Sarracino, Toni Ricciardi, Gribaudo, Berruto, Boldrini, Stefanazzi, Simiani, Cuperlo, Laus, Romeo, Forattini, Fassino, D'Alfonso, Serracchiani, Morassut, Guerra, Viggiano, Curti».
Interrogazioni a risposta in Commissione:
RAIMONDO e DEIDDA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il comparto della logistica specializzata e dei servizi di corriere espresso costituisce un'infrastruttura critica essenziale per l'economia e la salute pubblica nazionale; in questo ambito, la logistica legata al Gruppo Healthcare rappresenta un servizio di fondamentale interesse generale, caratterizzato da investimenti per oltre 100 milioni di euro negli ultimi cinque anni in infrastrutture e automazione;
l'estrema delicatezza e l'essenzialità di tali servizi sono sancite dalle delibere della Commissione di garanzia per gli scioperi, che impongono la continuità assoluta nella distribuzione di farmaci e dispositivi salvavita;
gli interroganti al riguardo evidenziano che, la proliferazione disomogenea di restrizioni locali all'accesso veicolare nei centri urbani (Ztl, aree pedonali e blocchi orari) rischia tuttavia di interrompere il flusso vitale, in precedenza descritto;
un esempio lampante rilevano gli interroganti, si rinviene dall'ordinanza sul Tridente a Roma, che dispone il divieto del carico e scarico delle merci dalle ore 8 alle ore 18 durante la delicatissima peak season autunnale (7 settembre-7 dicembre);
come evidenziato dall'Associazione italiana dei corrieri aerei internazionali – Aicai tale restrizione ignora totalmente le tempistiche degli slot aerei dell'aeroporto di Fiumicino (FCO) per le merci internazionali e i tempi di apertura degli esercizi commerciali (le cui aperture al pubblico non sono prima delle ore 10), rendendo impossibile operare sia in entrata che in uscita (export) e costringendo a rinegoziare i contratti di lavoro del settore;
la suesposta frammentazione normativa locale non riguarda soltanto la città di Roma, rilevano gli interroganti, ma si sta estendendo attualmente su tutto il territorio nazionale, minacciando la sicurezza degli approvvigionamenti medici; parallelamente, per ottimizzare il trasporto pesante autostradale, Aicai ha proposto, all'interno della riforma del codice della strada, l'introduzione sperimentale dei «Duo Trailer» (un trattore con due semirimorchi), sul modello di quanto già introdotto con successo in Spagna, riducendo del 30 per cento le emissioni –:
quali siano gli orientamenti del Governo con riferimento alla materia esposta in premessa;
se, ove si condividano le considerazioni in premessa riportate, quali iniziative di competenza intenda intraprendere in tempi rapidi al fine di tutelare la continuità operativa delle consegne Healthcare e dei servizi postali autorizzati su tutto il territorio nazionale;
se non si ritenga opportuno adottare iniziative normative volte all'introduzione di una disciplina unica nazionale in grado di garantire stabilmente dei corridoi d'accesso e delle deroghe uniformi nei centri storici per i vettori di merci essenziali;
quali siano gli intendimenti del Governo a fronte delle proposte dell'Associazione italiana dei corrieri aerei internazionali, sulla sperimentazione dei Duo Trailer, in precedenza richiamate, all'interno delle disposizioni di revisione e riordino dei prossimi decreti legislativi previsti dal nuovo codice della strada, che il Governo dovrà emanare ai sensi della delega conferita dall'articolo 35 della legge 25 novembre 2024, n. 177 per aumentare l'efficienza logistica nazionale.
(5-05737)
RAIMONDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nel territorio del comune di Tavazzano con Villavesco, in provincia di Lodi, la linea ferroviaria attraversa aree urbanizzate e residenziali, determinando da tempo preoccupazioni tra i cittadini per l'inquinamento acustico prodotto dal transito dei convogli;
tali criticità risultano particolarmente avvertite anche in considerazione dell'intenso traffico ferroviario, sia passeggeri sia merci, che interessa quotidianamente la linea;
sulla questione sono apparse notizie sulla stampa locale ed è stata promossa una petizione tra i cittadini per chiedere interventi volti alla mitigazione dell'impatto acustico, con particolare riferimento alla possibile installazione di barriere fonoassorbenti lungo i tratti maggiormente interessati;
Rete ferroviaria italiana prevede, nell'ambito dei propri programmi di contenimento e abbattimento del rumore ferroviario, interventi di mitigazione acustica attraverso la realizzazione di apposite barriere nei territori interessati da situazioni di maggiore esposizione al rumore –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità sopra rappresentate e se, per quanto di competenza, intenda acquisire da Rete ferroviaria italiana un aggiornamento sulla situazione relativa al territorio di Tavazzano con Villavesco, verificando l'eventuale previsione di interventi di mitigazione dell'inquinamento acustico e le relative tempistiche.
(5-05739)
Interrogazioni a risposta scritta:
CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
dal 9 settembre 2026 la circolazione ferroviaria sulla linea FL3 Roma-Viterbo è stata interessata da una nuova grave interruzione a seguito dell'incendio sviluppatosi nell'area di Monte Ciocci, che ha provocato danni agli impianti ferroviari e determinato la sospensione della circolazione sulla tratta interessata;
la nuova interruzione assume particolare rilievo anche alla luce di quanto già accaduto sulla medesima tratta nel luglio 2026, quando una trivella impegnata in attività di carotaggio sulla strada sovrastante perforò la volta della galleria di Vigna Clara e colpì un treno regionale in transito, determinando il blocco della circolazione;
Trenitalia, con avviso dell'11 settembre 2026, ha comunicato ufficialmente che da venerdì 11 a domenica 27 settembre 2026 la circolazione ferroviaria sulla linea Roma Ostiense-Roma San Pietro-Vigna Clara è sospesa per danni all'infrastruttura causati dall'incendio;
secondo quanto riportato l'11 settembre 2026 da Odissea Quotidiana, per l'intero periodo di sospensione non sarebbe prevista l'attivazione di alcun servizio sostitutivo;
tale circostanza appare particolarmente grave considerando la durata dell'interruzione e i conseguenti disagi per gli utenti, soprattutto alla luce del fatto che in occasione della precedente interruzione della medesima tratta erano stati attivati servizi sostitutivi;
in risposta alla precedente interrogazione parlamentare presentata sul predetto episodio, il Ministro ha riferito che Rfi non era stata informata dei lavori in corso sopra la galleria;
a distanza di meno di due mesi, un nuovo evento determina dunque una nuova e questa volta prolungata interruzione del collegamento ferroviario con Vigna Clara, rendendo necessario verificare non soltanto i tempi del ripristino, ma anche le condizioni complessive di sicurezza, affidabilità e resilienza dell'infrastruttura;
la tratta Roma-Vigna Clara riveste peraltro un ruolo strategico nell'ambito del progetto di completamento dell'anello ferroviario di Roma –:
quale sia l'esatta entità dei danni provocati dall'incendio del 9 settembre 2026, quali impianti e infrastrutture ferroviarie siano stati interessati e quale sia il cronoprogramma degli interventi necessari al completo ripristino della circolazione;
per quali ragioni sia necessario protrarre la sospensione del servizio fino al 27 settembre 2026 e se sussistano le condizioni per anticiparne il ripristino;
se corrisponda al vero quanto riportato da Odissea Quotidiana circa la mancata previsione di servizi sostitutivi e, in caso affermativo, per quali ragioni non siano stati attivati, anche considerando che in occasione della precedente interruzione della medesima tratta erano stati predisposti;
quali iniziative il Ministro intenda assumere, per quanto di competenza, affinché siano garantite la sicurezza, l'affidabilità, la resilienza e la continuità del servizio sulla tratta Roma-Vigna Clara, anche alla luce del ripetersi, nell'arco di pochi mesi, di gravi eventi che ne hanno determinato l'interruzione.
(4-08880)
CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nella giornata di sabato 12 settembre 2026 il nodo ferroviario di Ciampino è stato interessato da ripetuti inconvenienti tecnici, con rilevanti conseguenze sui collegamenti tra Roma, i Castelli romani, la provincia meridionale della capitale e la Ciociaria;
secondo gli aggiornamenti pubblicati da Rete ferroviaria italiana, un primo inconveniente tecnico si è verificato alle ore 7:03 in prossimità di Ciampino, interessando le linee Roma-Cassino, Roma-Albano, Roma-Frascati e Roma-Velletri, con rallentamenti fino a 60 minuti, possibili variazioni e cancellazioni, fino al ripristino comunicato alle ore 8:30;
appena cinquanta minuti dopo, alle ore 9:20, sulle medesime direttrici è stato segnalato un nuovo inconveniente tecnico, ancora con rallentamenti fino a 60 minuti e possibili variazioni e cancellazioni, risolto alle ore 12:30;
un terzo episodio è iniziato alle ore 16:10 nella stazione di Ciampino e ha interessato le linee Roma-Frascati, Roma-Albano e Roma-Velletri, causando rallentamenti fino a 60 minuti, limitazioni di percorso e cancellazioni; quest'ultima criticità si è protratta per tutta la serata e durante la notte, con il ripristino della regolare circolazione comunicato da Rete ferroviaria italiana soltanto alle ore 6 del 13 settembre, dopo 13 ore e 50 minuti;
la somma della durata dei tre periodi di disservizio indicati negli aggiornamenti ufficiali è pari a 18 ore e 27 minuti;
Rete ferroviaria italiana ha riferito genericamente di inconvenienti tecnici alla linea o nella stazione, senza precisare la natura degli apparati interessati, le cause dei malfunzionamenti e l'eventuale collegamento tra gli episodi, né risultano pubblicati dati completi sui treni cancellati, limitati o ritardati e sui passeggeri coinvolti; la stampa locale ha inoltre raccolto segnalazioni di pendolari della Roma-Cassino relative ad attese superiori all'ora e a informazioni insufficienti, circostanze che richiedono un riscontro ufficiale;
nei giorni immediatamente precedenti alcune delle medesime linee erano state interessate da sospensioni dovute ai danni provocati dal maltempo e, pur trattandosi di eventi distinti, la successione delle criticità rende necessario verificare lo stato e la resilienza dell'infrastruttura;
la stazione di Ciampino costituisce uno snodo essenziale per la mobilità quotidiana del quadrante sud-est del nodo di Roma –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda, per quanto di competenza, acquisire da Rete ferroviaria italiana e rendere noti la natura e le cause dei tre inconvenienti, gli apparati interessati, l'eventuale collegamento tra gli episodi, le verifiche svolte prima delle riaperture e gli interventi che hanno consentito il ripristino definitivo;
se intenda acquisire e rendere pubblici i dati relativi ai treni cancellati, limitati o ritardati, ai passeggeri coinvolti e alle misure di assistenza, informazione e trasporto sostitutivo assicurate;
quali iniziative di competenza intenda adottare in raccordo con Rete ferroviaria italiana affinché siano realizzati gli interventi urgenti e strutturali necessari a garantire la piena affidabilità e continuità del servizio e a impedire che analoghi guasti possano ripetersi nel nodo ferroviario di Ciampino.
(4-08881)
MORFINO e D'ORSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
a decorrere dal 10 settembre 2026 è stato ripristinato un incremento del 18 per cento delle tariffe applicate ai collegamenti marittimi con le isole minori siciliane, regolati dalla convenzione statale tra il Ministero e la Società navigazione siciliana;
il rincaro, già comunicato il 4 agosto 2026 con decorrenza dal 10 agosto 2026 e temporaneamente sospeso dopo l'interlocuzione tra la Regione Siciliana e le compagnie di navigazione, interessa navi traghetto e mezzi veloci;
l'aumento riguarda passeggeri, residenti, veicoli privati e commerciali e trasporto delle merci, con conseguenze sul diritto alla mobilità, sul costo dei beni essenziali, sulle imprese, sul lavoro e sulla competitività del comparto turistico;
sindaci delle isole minori siciliane, riuniti a Pantelleria, hanno espresso ferma contrarietà, chiedendo l'annullamento degli aumenti e l'istituzione urgente di un tavolo permanente tra Ministero, regione e comuni;
per le comunità insulari i collegamenti marittimi rappresentano un servizio necessario, un'infrastruttura essenziale per raggiungere scuole, strutture sanitarie, luoghi di lavoro e uffici pubblici, nonché per assicurare l'approvvigionamento delle merci;
l'aumento dei costi rischia di aggravare lo spopolamento, l'isolamento sociale e le diseguaglianze territoriali subite dai residenti delle Eolie, delle Egadi, delle Pelagie, di Pantelleria e di Ustica;
i servizi sono disciplinati dalla convenzione stipulata l'11 aprile 2016 tra il Ministero e la Società navigazione siciliana, in vigore fino al 2028 e oggetto di revisione anticipata e successivo trasferimento delle competenze alla Regione Siciliana;
l'articolo 6 della convenzione prevede che le revisioni tariffarie siano preventivamente comunicate all'amministrazione vigilante e alla Regione Siciliana e stabilisce limiti annuali connessi al tasso di inflazione programmato indicato e programmato nel Def;
per il 2026 il Ministero ha già disposto in favore della Società navigazione siciliana acconti sul corrispettivo di sovvenzione pari a circa 39 milioni di euro e 11 milioni di euro, per oltre 50 milioni complessivi, corrispondenti al 90 per cento del contributo annuale;
già nel marzo 2025 il Ministero aveva annunciato di avere scongiurato un precedente aumento tariffario e avviato un tavolo tecnico per una soluzione strutturale che, alla luce degli odierni rincari, non risulta individuata;
l'articolo 119 della Costituzione stabilisce che la Repubblica riconosce le peculiarità delle isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità, mentre il regolamento CEE n. 3577/92 consente di imporre obblighi di servizio pubblico riguardanti continuità, frequenza, capacità e tariffe dei collegamenti marittimi –:
se il Ministro interrogato fosse stato preventivamente informato del ripristino dell'incremento tariffario e in quale data abbia ricevuto la comunicazione prevista dall'articolo 6 della convenzione;
se sia stata verificata la correttezza del calcolo dell'aumento del 18 per cento, la sua conformità ai limiti convenzionali e la congruità delle motivazioni economiche addotte, anche alla luce dei contributi pubblici già corrisposti nel 2026;
quali iniziative urgenti intenda assumere, quale amministrazione titolare della convenzione e responsabile della vigilanza, per ottenere l'immediata sospensione e il definitivo superamento dei rincari, evitando che l'equilibrio economico del servizio venga perseguito scaricandone i costi su cittadini e imprese;
se, anche alla luce della revisione della convenzione, intenda introdurre, per quanto di competenza, un sistema stabile di tariffe protette per residenti, lavoratori, studenti, pendolari, personale sanitario, persone con disabilità, veicoli commerciali e trasporto dei beni essenziali;
quali risorse e misure transitorie intenda assicurare fino all'entrata in vigore della nuova disciplina e quale sia il cronoprogramma per il trasferimento delle competenze alla Regione Siciliana;
se intenda garantire, per quanto di competenza, che le future procedure di affidamento prevedranno una programmazione pluriennale fondata sulle esigenze delle isole, con standard vincolanti di puntualità, tariffe sostenibili, controlli e sanzioni in caso di disservizi;
se intenda convocare urgentemente un tavolo permanente con la Regione Siciliana, i sindaci delle isole minori, le compagnie di navigazione e le rappresentanze economiche e sociali dei territori interessati.
(4-08889)
DE BERTOLDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
secondo la sentenza n. 6539 del 18 agosto 2026 con cui la VII sezione del Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da un operatore balneare contro il comune di Zoagli, in provincia di Genova (confermando la legittimità delle procedure di gara avviate dall'ente ligure), le amministrazioni comunali possono procedere senza indugio all'assegnazione delle nuove concessioni demaniali marittime, tramite procedure competitive, senza che le proroghe legislative nazionali o la mancata definizione ministeriale degli indennizzi possano bloccare i bandi;
l'interrogante a tal fine evidenzia come la decisione offra nuovi chiarimenti sul rapporto tra disciplina nazionale e diritto dell'Unione europea e fornisce indicazioni destinate ad avere ricadute sull'intero comparto delle concessioni balneari;
uno dei punti centrali riguarda infatti la sorte delle concessioni esistenti, in quanto secondo il Consiglio di Stato, i titoli già interessati negli anni da una serie di proroghe hanno esaurito la propria efficacia il 31 dicembre 2023; da ciò deriva che eventuali ulteriori rinvii automatici e generalizzati non possono trovare applicazione quando risultano in contrasto con i princìpi europei affermati dalla «direttiva Bolkestein» e dal Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; un contrasto che, secondo i giudici, impone la disapplicazione delle norme interne incompatibili sia da parte dei giudici sia delle stesse amministrazioni;
la sentenza chiarisce inoltre il significato del termine del 30 settembre 2027 introdotto con il decreto-legge n. 131 del 2024, la cui scadenza non attribuisce ai concessionari un diritto a mantenere il titolo fino a quella data, ma individua soltanto il limite massimo entro il quale completare il percorso di riordino del settore; si tratta, in altri termini, di una proroga tecnica finalizzata a consentire lo svolgimento delle procedure di evidenza pubblica; di conseguenza, i comuni che abbiano già concluso le gare possono procedere all'affidamento delle nuove concessioni e alla cessazione di quelle precedenti anche prima del 2027;
la pronuncia del Consiglio di Stato affronta, inoltre, il tema degli indennizzi spettanti ai concessionari uscenti, escludendo che l'assenza del decreto ministeriale previsto dalla normativa possa bloccare le procedure di gara;
i giudici precisano che il diritto all'indennizzo non opera in modo automatico, considerato che l'eventuale ristoro riguarda esclusivamente gli investimenti effettivamente realizzati e non ancora ammortizzati alla data di cessazione della concessione;
resta, infine, confermato il principio della devoluzione gratuita allo Stato delle opere non amovibili realizzate sul demanio alla scadenza del rapporto concessorio, la cui previsione contenuta nel codice della navigazione, è già stata ritenuta compatibile con il diritto europeo dalla Corte di giustizia dell'Unione europea;
la pronuncia del Consiglio di Stato, a giudizio dell'interrogante, è destinata ad avere importanti ricadute sull'intero comparto delle concessioni demaniali marittime, considerato che se le amministrazioni locali hanno il potere-dovere di avviare i bandi di gara, superando l'incertezza normativa e l'attendismo, per gli operatori economici decade invece ogni aspettativa di «diritto di insistenza» o rinnovo automatico, determinando pertanto per il mercato l'apertura a nuovi competitori transfrontalieri;
a tal fine, l'interrogante evidenzia come le imprese balneari stiano affrontando, da tempo, una serie di incertezze e contenziosi, dovute ad una fase di forte riorganizzazione, in attesa di un quadro unitario capace di uniformare i criteri di sostenibilità, tutele occupazionali e valorizzazione territoriale;
in relazione alle esposte osservazioni, a parere dell'interrogante, si evidenzia la necessità di accelerare la definizione delle nuove regole economiche, con cui il nuovo gestore deve rimborsare il concessionario uscente per gli investimenti fatti e non ancora ammortizzati –:
quali siano i tempi per l'adozione del decreto attuativo previsto dalla riforma sulle concessioni per la quantificazione degli indennizzi per le imprese balneari, le cui regole di base sono state già fissate dalla normativa statale.
(4-08891)
BORRELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
dal 1° aprile 2022, con la sottoscrizione della Convenzione, a seguito della conclusione dell'apposita procedura di gara avviata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la gestione dell'autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno è affidata alla società «Salerno Pompei Napoli S.p.A.»;
la nuova Convenzione prevede una durata di 25 anni, la realizzazione di nuovi investimenti per 389,2 milioni di euro, un adeguamento tariffario annuo medio di 1,41 per cento, il riconoscimento di una remunerazione pari 6,56 per cento in linea con le indicazioni dell'Autorità di regolazione dei trasporti;
l'autostrada A3 applica un pedaggio con sistema aperto per chi ritira il biglietto al casello. Come tale, il conducente non paga in base alla distanza percorsa, ma soltanto una somma fissa alle barriere di Napoli Barra per chi proviene da nord e di Nocera Inferiore per chi proviene da sud;
gli utenti che utilizzano il dispositivo di telepedaggio, come il Telepass, invece, pagano in base alla tratta percorsa (come se fosse un pedaggio con sistema chiuso) con tariffe differenziate in base alle categorie di veicolo;
al fine di ottenere, dunque, un calcolo realmente proporzionato alla distanza percorsa è necessario utilizzare il dispositivo di telepedaggio che, però, comporta dei costi di gestione e mantenimento;
tale differenziazione appare, a parere dell'interrogante, iniqua e contrastante con i princìpi di uguaglianza, parità di trattamento e non discriminazione, in quanto determina una disparità economica tra gli utenti fondata esclusivamente sulla modalità di pagamento prescelta, laddove il pedaggio dovrebbe essere determinato secondo criteri uniformi e indipendenti dal sistema utilizzato per il relativo pagamento, anche alla luce dell'esistenza di sistemi tecnologici di rilevazione delle targhe utilizzati, tra l'altro, anche per i controlli della velocità di percorrenza –:
se non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza volte a rendere uniformi, per tutti gli utenti, i criteri di calcolo del pedaggio per l'autostrada A3, indipendentemente dal sistema di pagamento utilizzato, in conformità ai princìpi di uguaglianza, parità di trattamento e non discriminazione.
(4-08898)
INTERNO
Interrogazioni a risposta scritta:
TORTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ad Ortona, comune abruzzese in provincia di Chieti, è previsto entro la fine del mese di settembre 2026, in una sala comunale, un convegno dal titolo «Da Fiume al dissenso», iniziativa che ha suscitato forti polemiche per la presenza di contenuti definiti da associazioni e forze politiche locali come riconducibili tematiche neofascista e revisionista;
il sindaco di Ortona ha confermato la concessione della sala, sostenendo che eventuali valutazioni sulla legittimità dell'iniziativa competano a prefettura e questura;
la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e la legge n. 645 del 1952 vietano la riorganizzazione del disciolto partito fascista e disciplinano le condotte di apologia e propaganda fascista;
la necessità di tutela della libera manifestazione delle idee non può tradursi in alcuna forma di sottovalutazione rispetto a iniziative che, qualora concretamente caratterizzate da apologia, propaganda razzista, esaltazione del nazifascismo o condotte comunque contrarie alle leggi vigenti, richiederebbero l'intervento degli organi competenti –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e se abbia acquisito o intenda acquisire, per il tramite della prefettura e della questura competenti, elementi in ordine all'iniziativa prevista ad Ortona, agli organizzatori, ai relatori annunciati, al programma e alle concrete modalità di svolgimento della stessa;
se siano state o saranno effettuate, prima dello svolgimento dell'evento, tutte le verifiche di competenza, anche alla luce dei possibili risvolti di ordine pubblico, vista la presenza, come appreso da notizie di stampa, di relatori apertamente legati a posizioni politiche di ispirazione neo fascista;
se, all'esito delle verifiche di competenza, sussistano i presupposti per l'adozione di provvedimenti o prescrizioni da parte delle autorità di pubblica sicurezza, anche tenuto conto delle annunciate iniziative di protesta e delle tensioni che la vicenda ha già prodotto nella comunità locale;
se il Ministro interrogato ritenga opportuno promuovere iniziative, per quanto di competenza, al fine di monitorare eventi, come quello esposto in premessa, che rischiano di trasformarsi in propaganda di idee e contenuti contrari ai valori costituzionali, usufruendo di spazi pubblici istituzionali.
(4-08884)
MONTARULI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
desta sconcerto quanto successo lo scorso 29 agosto 2026 a Torino, dove una ragazza di 13 anni è stata vittima di una violenza sessuale all'interno di un minimarket del quartiere Madonna di Campagna, da parte di un cittadino di origine bengalese, dipendente dell'esercizio commerciale;
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, l'uomo, di 42 anni, ha avvicinato la minorenne mentre si trovava all'interno del negozio, dopo averle chiesto la sua età, e ha successivamente posto in essere nei suoi confronti condotte di natura sessuale, come confermato dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza;
dalle medesime immagini sarebbe inoltre emerso che l'indagato avrebbe tenuto un analogo comportamento nei confronti di un'altra donna, verificatosi poco prima dei fatti contestati ai danni della minorenne;
il Gip, pur ravvisando a carico dell'indagato un grave quadro indiziario, non ha convalidato il fermo, non accogliendo la richiesta del pubblico ministero dell'applicazione della custodia cautelare in carcere;
tali circostanze hanno indotto il Ministro della giustizia a disporre accertamenti ispettivi presso il tribunale di Torino;
l'indagato sarebbe titolare di un permesso di soggiorno per protezione speciale e, alla luce della vicenda, è stata evidenziata la necessità di verificare la sussistenza dei presupposti per la revoca della protezione speciale riconosciuta all'interessato, nonché l'eventuale applicabilità degli ulteriori strumenti di intervento previsti dall'ordinamento sul piano amministrativo;
il 9 settembre 2026 il questore di Torino ha adottato nei confronti dell'uomo un provvedimento di avviso orale, rilevando elementi indicativi di una situazione di pericolosità sociale;
la presenza sul territorio nazionale di un cittadino straniero beneficiario di protezione speciale, nei cui confronti siano emersi elementi di particolare gravità e pericolosità, impone di verificare con la massima tempestività se siano venuti meno i presupposti che avevano consentito il riconoscimento della relativa posizione di soggiorno e se ricorrano, nel rispetto dei vincoli previsti dall'ordinamento nazionale e internazionale, i presupposti per l'adozione dei conseguenti provvedimenti di allontanamento e rimpatrio –:
se il Ministro interrogato non ritenga che sussistano i presupposti per procedere, nel caso in esame, alla revoca della protezione speciale riconosciuta al cittadino straniero e al conseguente rimpatrio dell'interessato nel Paese di origine, adottando ogni ulteriore eventuale misura di competenza necessaria affinché la permanenza sul territorio nazionale non determini ulteriori rischi per la sicurezza pubblica.
(4-08895)
POZZOLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 16 luglio 2026, presso il Luna Park di Spotorno (Savona), il quindicenne Alessio Colletti è rimasto folgorato durante l'utilizzo dell'attrazione «Calciometro», decedendo successivamente in ospedale; la procura di Savona ha aperto un procedimento per omicidio colposo e disposto il sequestro dell'area;
sono attualmente tre gli indagati: il titolare dell'attrazione, un tecnico che ne aveva effettuato il collaudo e l'ingegnere incaricato della verifica annuale; la procura ha disposto accertamenti sull'impianto elettrico e sul funzionamento dei dispositivi di sicurezza;
la vicenda assume particolare gravità poiché, con Pec del 3 luglio 2026, quindi tredici giorni prima della tragedia, era stata formalmente segnalata al comune una situazione di potenziale pericolo relativa agli impianti elettrici del Luna Park, con espresso riferimento a un «potenziale pericolo di elettrocuzione», agli ancoraggi delle linee e delle luminarie, ai pali della pubblica illuminazione, alle giunzioni e all'isolamento dei cavi e alla vicinanza alla spiaggia;
la segnalazione chiedeva, inoltre, di verificare l'abilitazione della ditta installatrice, le dichiarazioni di conformità, il corretto montaggio delle strutture e la documentazione tecnica;
il comune aveva acquisito una dichiarazione di conformità dell'impianto, protocollata il 18 giugno 26, la cui completezza e corrispondenza all'intero impianto utilizzato dal Luna Park sono state successivamente poste in discussione;
il decreto ministeriale 18 maggio 2007, l'articolo 80 del Tulps e gli articoli 141 e 141-bis, del regio decreto n. 635 del 1940 attribuiscono alle commissioni di vigilanza compiti di verifica della sicurezza, conformità e funzionamento dei dispositivi; l'articolo 54 Tuel attribuisce inoltre al sindaco, quale ufficiale del Governo, poteri di prevenzione ed eliminazione di gravi pericoli per l'incolumità pubblica;
dopo gli accertamenti, la procura ha disposto il dissequestro parziale dell'area, mantenendo sottoposte a sequestro l'attrazione coinvolta e una struttura adiacente; le indagini sono tuttora in corso –:
quali elementi il Ministro interrogato intenda fornire in relazione a quanto esposto in premessa, anche attraverso le informazioni a disposizione della prefettura, con particolare riferimento alle verifiche previste dal decreto ministeriale del 18 maggio 2017;
se intenda adottare iniziative di competenza volte a rafforzare gli specifici requisiti di sicurezza delle attività di spettacolo viaggiante, al fine di scongiurare il ripetersi di casi come quello esposto in premessa;
(4-08896)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta in Commissione:
MANZI e FERRARI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 ha definito i nuovi quadri orari della riforma degli istituti tecnici, in attuazione del decreto-legge n. 144 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 175 del 2022;
con il question time discusso il 15 luglio 2026 alla Camera dei deputati, era stato chiesto al Ministro interrogato di chiarire tempi e strumenti normativi per rendere effettive le modifiche ai quadri orari annunciate nell'incontro con le organizzazioni sindacali dell'8 luglio 2026;
in quella sede il Ministro competente aveva confermato che il Governo avrebbe proposto un intervento normativo, in linea con l'intesa raggiunta l'8 aprile 2026 con Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief, volto a ridurre la quota di autonomia curricolare riservata alle istituzioni scolastiche e a restituire ore alle discipline scientifiche, economiche, geografiche e di indirizzo, impegnandosi a farlo «nel primo provvedimento utile»;
a oltre due mesi da quell'impegno pubblico, e con l'anno scolastico 2026/2027 ormai avviato, il provvedimento annunciato non risulta ancora adottato, né sono stati resi noti tempi certi per la sua approvazione;
la Flc Cgil, in una nota diffusa a settembre 2026, denuncia che, a scuola ormai iniziata, delle modifiche ai quadri orari promesse dal Ministero non vi è alcun riscontro concreto, e annuncia per il periodo tra il 15 settembre e il 15 ottobre 2026 una campagna nazionale di assemblee negli istituti tecnici nuove iniziative di mobilitazione;
tale ritardo espone le istituzioni scolastiche a un avvio d'anno segnato da incertezza organizzativa e didattica, con inevitabili ricadute sulla programmazione oraria, sulla distribuzione delle cattedre e sulla qualità dell'offerta formativa proprio nelle settimane in cui tali decisioni avrebbero dovuto essere già operative;
il reiterato scostamento tra gli impegni assunti pubblicamente dal Ministro interrogato in sede parlamentare e la loro effettiva attuazione rischia di compromettere la credibilità del confronto istituzionale con il mondo della scuola e con le organizzazioni sindacali –:
quali siano le ragioni del mancato adempimento, a oggi, degli impegni assunti dal Ministro interrogato nel question time del 15 luglio 2026 in merito alla revisione dei quadri orari degli istituti tecnici;
entro quali tempi certi e con quale strumento normativo il Governo intenda dare concreta attuazione alle modifiche annunciate, tenuto conto che l'anno scolastico è già iniziato e che ogni ulteriore ritardo si traduce in un pregiudizio diretto per studentesse, studenti, famiglie e personale scolastico;
quali iniziative intenda assumere per garantire, nelle more dell'adozione del provvedimento, che le istituzioni scolastiche non siano lasciate senza indicazioni operative certe sulla distribuzione oraria delle discipline per l'anno in corso.
(5-05740)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta scritta:
SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la società Tisg (The italian sea group s.p.a.) è un'azienda di Carrara che si occupa di costruzione di navi ed imbarcazioni, la società sta vivendo da tempo un periodo di crisi che sta portando enormi incertezze per 400 lavoratori diretti e 1.500 dell'indotto;
questo ha portato alla convocazione di tavolo di crisi, ma anche in merito al tavolo ci sono varie incertezza sulla sede di convocazione. Risulta infatti che il tavolo di crisi dapprima convocato a Firenze, poi è stato spostato a Carrara e che secondo quanto si apprende dal quotidiano «La Nazione» del 31 agosto 2026, potrebbe essere convocato in Umbria;
questi continui spostamenti, uniti alla grande incertezza sul futuro lavorativo hanno incrementato il livello del conflitto tra l'azienda e le organizzazioni sindacali;
in particolare, risulta da un comunicato della Fiom Cgil Massa Carrara che a distanza di quattro anni dalle contestazioni mosse nei confronti del segretario generale della Fiom nell'ambito della vertenza Tisg, nei giorni scorsi Umberto Faita ha ricevuto una nuova comunicazione formale che, per contenuti e modalità, risulta – a detta del Sindacato – suscettibile di incidere sul libero esercizio del suo ruolo di rappresentante sindacale;
la comunicazione contesta, tra le altre cose, la presenza di fotografie e cartelli collocati su una bacheca sindacale all'interno di un ufficio della Cgil Massa Carrara, attribuendo a tali materiali significati e collegamenti che il sindacato ritiene di non condividere e che non possano essere utilizzati per mettere in discussione la legittimità dell'attività sindacale;
infatti, questa comunicazione dell'azienda per la Fiom Cgil è frutto di una strategia di pressione volta a limitare l'autonomia sindacale e volta ad evitare di fare domande, chiedere spiegazioni, esaminare bilanci e documenti, approfondire gli atti amministrativi e le concessioni demaniali, verificare le scelte aziendali e pretendere risposte quando sono in gioco il lavoro, l'occupazione e il futuro di un territorio;
sul punto infatti la Fiom denuncia che negli ultimi mesi sono state diffuse tra i dipendenti Tisg comunicazioni aziendali che possono essere percepite come dissuasive rispetto alla libera adesione e partecipazione all'organizzazione sindacale –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Ministro interrogato al fine di tutelare la libertà sindacale e a fronte di quella che all'interrogante appare una intollerabile messa in discussione della libertà sindacale e di una campagna di repressione e continua intimidazione contro il segretario della Fiom nel bel mezzo di una trattativa delicata come la vertenza di Tisg.
(4-08899)
SALUTE
Interpellanze:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, il Ministro delle imprese e del made in Italy, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
la politica farmaceutica internazionale sta attraversando una fase di profonda trasformazione, nella quale le decisioni assunte dai principali mercati mondiali in materia di prezzi, rimborsabilità e accesso ai medicinali producono effetti sempre più rilevanti anche sui sistemi sanitari degli altri Paesi e, conseguentemente, sul diritto dei cittadini alle cure;
negli Stati Uniti l'amministrazione Trump ha progressivamente esteso il ricorso al principio della cosiddetta Most favoured nation (Mfn), finalizzato a collegare i prezzi corrisposti dal sistema sanitario statunitense ai livelli di prezzo praticati negli altri Paesi sviluppati, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la spesa sostenuta dai pazienti e dal sistema sanitario americano;
la conseguenza delle scelte statunitensi, secondo gli analisti del settore, è particolarmente rilevante per l'Europa e per l'Italia soprattutto, considerato che il nostro Paese, attraverso il sistema di negoziazione pubblica e di rimborsabilità dei medicinali, esercita una significativa pressione sui prezzi e, al contempo, rappresenta uno dei principali mercati farmaceutici europei; in particolare, le aziende farmaceutiche assumono strategie difensive, ritardando il lancio di un nuovo medicinale in Italia, ovvero rinunciando temporaneamente alla sua commercializzazione, non già per l'assenza di una domanda terapeutica, ma per evitare che un prezzo più basso negoziato nel nostro Paese venga successivamente utilizzato come parametro di riferimento per la determinazione del prezzo negli Stati Uniti;
in questo quadro, il rischio è che si determini una selezione commerciale dell'innovazione, nella quale non siano esclusivamente le evidenze scientifiche, il bisogno terapeutico e l'interesse del paziente a determinare la tempestività dell'accesso, ma anche la convenienza economica derivante dall'intreccio tra sistemi di prezzo profondamente diversi; la questione assume rilevanza anche sotto il profilo industriale, determinando anche una riduzione dell'attrattività del Paese per investimenti, ricerca, studi clinici e sviluppo di nuove tecnologie sanitarie;
le distorsioni determinate da questo nuovo scenario rendono evidente l'esigenza di ripensare anche a livello europeo gli strumenti con cui vengono determinati i prezzi dei medicinali e vengono remunerati gli investimenti in ricerca e sviluppo, evitando che la necessità di incentivare l'innovazione si traduca in un potere eccessivo delle imprese di determinare unilateralmente tempi e condizioni di accesso alle nuove terapie;
appare sempre più urgente rafforzare la trasparenza delle procedure di negoziazione del prezzo dei farmaci, comprese le componenti effettivamente sostenute dalle aziende per ricerca e sviluppo, i contributi pubblici ricevuti, gli accordi di prezzo e rimborso, gli sconti e le altre condizioni economiche che incidono sul costo reale dei medicinali; è necessario conoscere in modo molto più trasparente quanto realmente costa sviluppare un farmaco, quanto di tale investimento è stato sostenuto con risorse pubbliche e quale parte del prezzo finale remunera effettivamente l'innovazione;
occorre che il nostro Paese sia in grado di rivendicare a livello europeo e internazionale la necessità che il farmaco, in quanto strumento essenziale per la tutela della salute, non sia trattato alla stregua di una qualsiasi merce e che le dinamiche commerciali non possano determinare una compressione delle opportunità terapeutiche dei cittadini –:
quali siano gli orientamenti dei Ministri interrogati in ordine agli effetti relativi all'estensione degli accordi statunitensi basati sul principio della Most favoured nation e se non ritengano urgente garantire, per quanto di competenza, che le politiche di prezzo adottate negli Stati Uniti non si traducano, direttamente o indirettamente, in una riduzione delle opportunità terapeutiche per i cittadini italiani;
se non ritengano necessario promuovere, in sede europea e internazionale, un rafforzamento degli obblighi di trasparenza sulle negoziazioni dei medicinali, prevedendo una maggiore conoscibilità dei costi effettivamente sostenuti dalle aziende per ricerca e sviluppo, dei finanziamenti e degli incentivi pubblici e degli elementi che concorrono alla determinazione del prezzo dei medicinali;
quali iniziative intendano assumere per rafforzare il ruolo pubblico nella ricerca e nello sviluppo di medicinali innovativi, anche attraverso maggiori investimenti nella ricerca biomedica e negli studi clinici indipendenti, affinché una quota crescente dell'innovazione farmaceutica non dipenda esclusivamente dalle strategie commerciali dei grandi gruppi multinazionali;
se non ritenga necessario promuovere in sede europea una strategia comune per la negoziazione e l'accesso ai medicinali innovativi, anche attraverso forme di acquisto e negoziazione congiunta, maggiore condivisione delle informazioni sui prezzi effettivamente corrisposti e strumenti capaci di rafforzare il potere contrattuale dei sistemi sanitari pubblici nei confronti delle aziende farmaceutiche.
(2-00920) «Marianna Ricciardi».
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
la legge 30 dicembre 2025, n. 199, all'articolo 1, comma 954, ha autorizzato la spesa di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 per la realizzazione di un programma di screening per le patologie legate all'inquinamento ambientale;
il successivo comma 955 stabilisce che lo screening è volto a individuare precocemente potenziali malattie causate dall'esposizione a sostanze inquinanti e a valutare interventi di prevenzione mirati, con particolare riferimento ai siti di interesse nazionale per le bonifiche, sulla base del rapporto tra fonti di esposizione ambientale ed eccessi di mortalità;
il comma 956 demanda a un decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione dei criteri e delle modalità di attuazione delle predette disposizioni;
tra i territori interessati assume particolare rilievo il Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara, istituito con decreto ministeriale n. 468 del 2001 e perimetrato con decreto ministeriale 26 novembre 2002, che comprende circa 1.448 ettari a mare e 884 ettari a terra, interessando, tra l'altro, gli stabilimenti industriali dismessi ex Pertusola, ex Fosfotec ed ex Agricoltura;
la relazione semestrale del Commissario straordinario relativa al periodo novembre 2024-aprile 2025 ha evidenziato nel sito una situazione di grave contaminazione, tale da determinare «un perdurante rischio per l'ambiente e per la salute pubblica», nonché la presenza di oltre un milione di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, inclusi materiali contenenti Tenorm, anche con matrice di amianto;
le indagini nell'area portuale hanno inoltre rilevato contaminazione da arsenico, cadmio, mercurio, cromo, nichel piombo, zinco e rame, con concentrazioni superiori ai valori di intervento, mentre il rapporto Sentieri ha evidenziato un eccesso di rischio tumorale nelle aree Sin, includendo Crotone tra i territori interessati;
la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività, illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali e agroalimentari, nella relazione sul Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara approvata il 17 dicembre 2025, ha evidenziato un impatto sanitario significativo e di lungo periodo, tale da imporre una sorveglianza epidemiologie permanente, con le raccomandazioni dell'istituto superiore di sanità, del Cnr e degli enti di controllo ambientale;
sul territorio risultano già attivi i programmi Insinergia, Sintesi e Salgakro, finalizzati al biomonitoraggio umano, alla sorveglianza epidemiologica, all'integrazione dei flussi sanitari e alla valutazione degli effetti dell'esposizione ambientale sulla popolazione residente;
l'8 giugno 2026 il Consiglio regionale della Calabria ha approvato la mozione n. 14, impegnando la Giunta regionale a istituire un protocollo di monitoraggio sanitario attivo e gratuito per i residenti nel perimetro del Sin, a sostenere screening sui metalli pesanti su un campione significativo della popolazione di Crotone e a garantire la piena operatività del Registro tumori;
la mozione è stata approvata con il voto favorevole di tutti i gruppi consiliari, comprese le forze che sostengono il Governo nazionale – Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati – nonché il gruppo Occhiuto Presidente, facendo emergere una convergenza istituzionale sulla necessità di rafforzare la prevenzione e la sorveglianza sanitaria della popolazione interessata;
a otto mesi dall'entrata in vigore della legge n. 199 del 2025 non risulta, tuttavia, ancora adottato il decreto previsto dal comma 956, necessario a rendere operativo il programma, con il rischio di ritardare l'utilizzo delle risorse stanziate per il 2026;
il Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara presenta pertanto condizioni ambientali e sanitarie pienamente coerenti con le finalità individuate dai commi 954 e 955 e l'indirizzo unanimemente espresso dal Consiglio regionale rende ancora più urgente l'attuazione delle predette disposizioni –:
quali siano le ragioni della mancata adozione del decreto previsto dall'articolo 1, comma 956, della legge n. 199 del 2025 e quali siano i tempi previsti per la sua adozione;
se, nella definizione dei criteri di attuazione del programma, intendano attribuire priorità ai Sin nei quali risultino documentate situazioni di grave contaminazione ambientale e criticità epidemiologiche;
se, anche alla luce delle evidenze richiamate e dell'indirizzo espresso all'unanimità dal Consiglio regionale della Calabria, intendano includere il Sin di Crotone-Cassano-Cerchiara tra i territori destinatari del programma di screening finanziato dal comma 954;
se intendano prevedere attività di biomonitoraggio e diagnosi precoce coerenti con gli inquinanti rilevati nel territorio, anche coordinandole con i programmi Insinergia, Sintesi e Salgakro già avviati;
quale sia lo stato della programmazione delle risorse stanziate per il 2026 e quali iniziative intendano assumere affinché il ritardo nell'emanazione del decreto non ne pregiudichi l'effettiva utilizzazione.
(2-00922) «Baldino, Ilaria Fontana, Orrico, Tucci».
Interrogazione a risposta orale:
TENERINI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa e da una denuncia pubblica delle segreterie FIT CISL e UILTRASPORTI emerge una situazione di particolare criticità relativa all'assistenza sanitaria dei marittimi operanti nell'area dell'Isola d'Elba;
secondo quanto segnalato dalle organizzazioni sindacali, nell'area elbana non sarebbe attualmente presente alcun medico fiduciario della Cassa Marittima, con conseguenti gravi disagi per un numero rilevante di lavoratori marittimi, stimato tra le 300 e le 400 unità;
tale assenza determinerebbe l'impossibilità di effettuare in loco visite, certificazioni e adempimenti sanitari necessari, compresi quelli connessi all'idoneità all'imbarco e alle visite periodiche, costringendo i marittimi a recarsi presso altre sedi, tra cui Livorno, Porto Santo Stefano o Viareggio, con evidenti aggravi economici, logistici e di tempo;
la condizione di insularità dell'Isola d'Elba rende tali spostamenti particolarmente onerosi e incide in modo ancora più grave sull'effettivo esercizio del diritto alla salute e sulla continuità dell'attività lavorativa dei marittimi interessati;
le organizzazioni sindacali hanno inoltre evidenziato che, in passato, sull'Isola d'Elba sarebbero stati presenti più medici fiduciari, mentre negli ultimi tempi ne sarebbe rimasto uno soltanto, il quale si sarebbe dimesso anche a causa della mancata corresponsione degli emolumenti dovuti da parte del SASN;
la situazione descritta, ove confermata, configurerebbe un serio disservizio amministrativo e sanitario, con ricadute dirette su lavoratori che svolgono un'attività essenziale per i collegamenti marittimi, la mobilità, l'economia e la continuità territoriale dell'isola;
le segreterie FIT CISL e UILTRASPORTI hanno dichiarato lo stato di agitazione dei marittimi operanti all'Isola d'Elba, non escludendo ulteriori iniziative di protesta;
il diritto alla salute dei lavoratori marittimi deve essere garantito in modo effettivo e non può essere reso più difficile dalla collocazione geografica, né subordinato a carenze organizzative o ritardi amministrativi;
appare pertanto necessario assicurare con urgenza la presenza stabile di almeno un medico fiduciario sull'Isola d'Elba, in grado di svolgere tutte le funzioni necessarie, comprese le visite biennali, le visite preventive e le certificazioni sanitarie indispensabili all'attività di imbarco –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta e quali elementi intenda fornire in merito all'attuale assenza di un medico fiduciario della Cassa Marittima nell'area dell'Isola d'Elba;
se corrisponda al vero che l'ultimo medico fiduciario operante sull'isola si sia dimesso a causa della mancata corresponsione degli emolumenti dovuti da parte del SASN e, in caso affermativo, quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere per chiarire e rimuovere tale criticità;
quali misure urgenti il Ministero intenda adottare, anche attraverso il SASN e le strutture competenti, per garantire il tempestivo ripristino di un medico fiduciario sull'Isola d'Elba;
se non ritenga necessario assumere iniziative di competenza volte a prevedere, per i territori insulari e per le aree caratterizzate da particolari difficoltà logistiche, un'organizzazione del servizio sanitario per i marittimi che assicuri effettiva prossimità delle prestazioni, evitando che i lavoratori siano costretti a sostenere spostamenti e costi aggiuntivi per accedere a servizi che devono essere garantiti gratuitamente;
quali iniziative intenda assumere per evitare il ripetersi di analoghe situazioni e per assicurare ai marittimi operanti all'Isola d'Elba pari condizioni di accesso alle prestazioni sanitarie rispetto ai colleghi che operano nelle altre località del territorio nazionale.
(3-02872)
Interrogazioni a risposta scritta:
DE PALMA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il presidio ospedaliero «Valle d'Itria» di Martina Franca, classificato quale ospedale di I livello nella programmazione sanitaria regionale, costituisce un punto di riferimento essenziale per l'assistenza sanitaria di un ampio bacino territoriale della provincia di Taranto;
da tempo vengono segnalate rilevanti criticità organizzative, strutturali e di personale nonostante l'impegno quotidiano di medici, infermieri, operatori socio-sanitari e di tutto il personale che continua ad assicurare l'assistenza in condizioni spesso particolarmente difficili;
nel 2025 il pronto soccorso ha dovuto far fronte ad un numero particolarmente elevato di accessi, in locali insufficienti rispetto alla pressione assistenziale, con criticità negli spazi di attesa e permanenza dei pazienti;
particolarmente preoccupante risulta anche la riduzione nel reparto di medicina da 26 a 18 posti letto in conseguenza soprattutto della carenza di dirigenti medici e delle difficoltà nella copertura di turni e reperibilità;
la riduzione della capacità ricettiva del reparto avrebbe prodotto il fenomeno dei pazienti «extralocati», ossia pazienti ricoverati presso altre unità operative, con inevitabili ripercussioni anche sulla piena operatività di queste ultime;
ulteriori criticità riguarderebbero la diagnostica, collocata in una zona sotterranea della struttura con problemi di sicurezza in casi di evacuazione;
a ciò si aggiunge la grave questione delle liste d'attesa, che assume caratteristiche particolarmente delicate per quanto riguarda minori e prestazioni diagnostiche necessarie per la definizione di percorsi terapeutici;
la Asl di Taranto avrebbe segnalato l'esistenza di circa 60 casi riguardanti minori e adolescenti in attesa di indagini strumentali, annunciando l'attivazione di un piano di recupero delle prestazioni;
tale circostanza, se confermata, appare di particolare gravità perché i ritardi diagnostici in età pediatrica possono incidere in maniera significativa sulla tempestività della presa in carico e non possono essere considerati una semplice inefficienza amministrativa;
a marzo 2028 è prevista l'apertura del nuovo ospedale San Cataldo che rappresenterebbe una straordinaria opportunità di rafforzamento della sanità della provincia di Taranto ma solo se considerato come integrazione dell'attuale offerta, garantendo la presenza sul territorio delle strutture già funzionanti al fine di costruire una rete sanitaria moderna, efficiente e realmente vicina ai cittadini –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità descritte in premessa e della situazione dell'assistenza ospedaliera nella provincia di Taranto;
al fine di garantire il rispetto del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione per i cittadini della provincia di Taranto, se non ritenga necessario acquisire con urgenza per quanto di competenza, tutti gli elementi, aggiornati e dettagliati, relativi all'attuale assetto del presidio di Martina Franca, in ordine:
a se l'attuale assetto organizzativo e la concreta operatività del presidio Valle d'Itria risultino pienamente coerenti con la sua classificazione quale ospedale di I livello e con gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi stabiliti dal decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70;
ai dati relativi ai posti letto effettivamente attivi, alle unità operative, alle prestazioni concretamente erogate e alla dotazione di personale medico, infermieristico e socio-sanitario nonché al fabbisogno di personale programmato e quello del personale effettivamente in servizio;
alla situazione del pronto soccorso, sia sotto il profilo degli organici sia sotto quello dell'adeguatezza degli spazi rispetto ai volumi di attività effettivamente registrati, nonché le condizioni strutturali e di sicurezza dell'area destinata alla diagnostica;
anche attraverso l'organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria e gli ulteriori strumenti introdotti dal decreto-legge n. 73 del 2024, convertito con modificazioni dalla legge n. 107 del 2024, alla situazione delle liste d'attesa della Asl di Taranto, con particolare riferimento alle prestazioni diagnostiche rivolte ai minori e ai circa 60 casi di bambini e adolescenti che risulterebbero in attesa di indagini strumentali.
(4-08894)
PITTALIS. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 25-sexies del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, ha introdotto lo screening nazionale gratuito per l'eliminazione dell'infezione da virus dell'epatite C (HCV);
con decreto del Ministro della salute 14 maggio 2021 sono state definite le modalità di attuazione dello screening e con successivo decreto 19 luglio 2021 le modalità operative del flusso informativo per il monitoraggio e la valutazione delle attività;
la regione autonoma della Sardegna, non partecipando al riparto delle risorse statali destinate al programma, ha stanziato risorse proprie per complessivi 2 milioni di euro e, con deliberazione della Giunta regionale n. 19/73 del 1° giugno 2023, ha adottato il relativo Protocollo operativo;
dagli atti successivamente adottati a livello regionale e aziendale emerge che l'attuazione del programma si è sviluppata progressivamente nel corso degli anni successivi: ancora nel 2024 risultavano in corso le procedure relative ai sistemi informativi e all'acquisizione dei test necessari all'avvio dello screening, mentre ulteriori provvedimenti di organizzazione e implementazione sono intervenuti nel 2025 e nel 2026;
a fronte di tale percorso, non risulta pubblicamente disponibile un quadro regionale organico e aggiornato che consenta di conoscere la popolazione effettivamente sottoposta a screening, la copertura raggiunta, le infezioni attive diagnosticate e il numero dei pazienti avviati al trattamento;
sullo stato di attuazione del programma è stata presentata, il 27 marzo 2026, l'interrogazione a risposta scritta n. 405/A del Consiglio regionale della Sardegna, alla quale non risulta allo stato pubblicata una risposta;
il 29 dicembre 2025 la Conferenza Stato-regioni ha sancito l'Intesa sullo schema di decreto volto a prorogare al 31 dicembre 2026 il termine per la conclusione del programma nazionale;
il flusso informativo disciplinato dal decreto ministeriale 19 luglio 2021 è espressamente finalizzato al monitoraggio e alla valutazione delle attività di screening e dovrebbe pertanto consentire di ricostruirne lo stato di attuazione anche con riferimento alla regione Sardegna –:
se e quali dati relativi alla regione Sardegna siano stati trasmessi e risultino acquisiti nell'ambito del sistema nazionale di monitoraggio e quale quadro restituiscano circa l'effettiva attuazione dello screening nelle diverse aziende sanitarie e nei setting previsti dal programma;
quanti soggetti risultino sottoposti a screening, quanti siano risultati positivi agli anticorpi anti-HCV, quanti abbiano avuto conferma di infezione attiva mediante HCV-RNA e quanti siano stati successivamente presi in carico e avviati al trattamento, sulla base dei dati disponibili per gli anni 2023, 2024, 2025 e 2026;
quale quota della popolazione target risulti complessivamente raggiunta in Sardegna, come tale dato si collochi rispetto al livello di copertura nazionale e se risultino regolarmente assolti gli obblighi informativi previsti dalla normativa vigente;
se, alla luce dei dati disponibili e in vista della conclusione del programma nazionale, il Ministro ritenga il livello di attuazione raggiunto in Sardegna coerente con gli obiettivi di eliminazione dell'HCV e quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intenda eventualmente assumere per favorire il completamento delle attività e la conoscibilità dei risultati conseguiti.
(4-08897)
SERGIO COSTA, CARAMIELLO, DONNO, ILARIA FONTANA e DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in relazione alla «Fiera del bestiame» tenutasi nella frazione di Frigole (Lecce), si apprende da fonti di stampa che l'assessore Giancarlo Guido ha rivolto una richiesta formale al sindaco Adriana Poli Bortone per sollecitare l'immediata sospensione dell'evento, evidenziando i gravissimi rischi per gli animali dovuti alle temperature eccezionalmente elevate registrate nella zona;
nel corso di manifestazioni quali fiere del bestiame, sagre ed esposizioni locali, gli animali sono frequentemente sottoposti a condizioni di forte stress psico-fisico, prolungata stabulazione in ambienti inidonei o privi della necessaria ombratura e refrigerazione, nonché a trattamenti degradanti e contesti di trasporto incompatibili con le loro esigenze etologiche;
l'articolo 9 della Costituzione riconosce espressamente la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, stabilendo che la legge dello Stato disciplina le forme e i modi di tutela degli animali in quanto esseri senzienti;
nell'opinione pubblica si registra una sempre più diffusa sensibilità ed empatia verso la tutela ed il rispetto degli animali, cui corrisponde una crescente avversione della cittadinanza nei confronti di sagre o manifestazioni che comportano sofferenze inutili, fino a chiederne il definitivo superamento e la cancellazione;
la recrudescenza di fenomeni meteorologici estremi e l'aumento delle ondate di calore rendono indifferibile un adeguamento dei protocolli di tutela veterinaria, per impedire che eventi espositivi tradizionali si trasformino in contesti di maltrattamento o sofferenza per i capi stabulati –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti relativi alla Fiera del bestiame di Frigole con particolare riferimento ai rischi per la salute animale emersi in tale circostanza;
quali iniziative normative urgenti intenda adottare il Governo per stabilire criteri nazionali vincolanti che vietino il trasporto, la stabulazione e l'esposizione di animali nel corso di fiere, sagre o mercati in presenza di allerte meteorologiche legate alle alte temperature;
se non ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza, apposite linee guida orientate a disincentivare lo svolgimento di manifestazioni che prevedano l'impiego e la mostra di animali, favorendo la loro riconversione in eventi culturali, promozionali e sostenibili privi di forme di sfruttamento o sofferenza animale.
(4-08900)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta scritta Mari n. 4-08831, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 9 settembre 2026, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Borrelli.
Cambio di presentatore di una interrogazione a risposta scritta.
L'interrogazione a risposta scritta n. 4-04167, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 gennaio 2025, è da intendersi presentata dall'onorevole Michelotti, già cofirmatario della stessa.
Pubblicazione di un testo riformulato.
Si pubblica il testo riformulato della risoluzione in Commissione Mollicone 7-00401, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 690 del 15 luglio 2026.
La VII Commissione,
premesso che:
nel mese di gennaio 2027 ricorre il 950° anniversario del «Perdono di Canossa del gennaio 1077»;
si ricorda che tra il 25 e il 28 gennaio del 1077, sulla rupe fortificata di Canossa, il re Enrico IV, scalzo e vestito di un saio di lana, attese per tre giorni la grazia di papa Gregorio VII. L'assoluzione fu ottenuta grazie alla mediazione decisiva della contessa Matilde, signora del castello e custode dei destini dell'impero e della Chiesa. Quell'incontro, che la storiografia europea concorda nel collocare fra gli eventi spartiacque della civiltà occidentale – «da essi data una nuova età nella storia universale», ha scritto Harald Zimmermann – segnò la fine della sacralità della regalità e la nascita di un nuovo equilibrio tra il potere temporale e quello spirituale. Da quel gennaio del 1077 l'espressione «andare a Canossa» è entrata nelle lingue d'Europa come sinonimo universale di riconciliazione e di umiltà del potere;
se l'incontro di Canossa del 1077 è universalmente noto e conosciuto, non altrettanto diffusa è la conoscenza della importante figura della contessa Matilde di Canossa. Al riguardo è utile evidenziare che la storiografia matildica si è profondamente rinnovata negli ultimi cinquant'anni ed in effetti dall'opera fondamentale di Harald Zimmermann sull'incontro di Canossa (1975, ed. it. 2006), al classico volume di Vito Fumagalli sulle origini canossane, attraverso gli atti dei convegni matildici (in particolare «I poteri dei Canossa da Reggio all'Europa», 1992), fino agli studi più recenti di Paolo Golinelli, Elke e Werner Goez, Tiziana Lazzari e Glauco Maria Cantarella, la figura di Matilde ha finalmente perso i tratti agiografici e fiabeschi della tradizione ottocentesca e acquisito profondità politica, giuridica e simbolica;
in occasione della ricorrenza del 950° anniversario del Perdono di Canossa, il comune di Canossa, facendo propria la richiamata stagione storiografica dell'evento e delle figure coinvolte, intende realizzare un Progetto culturale rievocativo basato su una stagione celebrativa articolata da gennaio a settembre 2027, costruita su un asse integrato che intreccia storia, fede, territorio e memoria popolare matildica diffondendone gli esiti presso il pubblico contemporaneo. La proposta si propone anche di valorizzare i luoghi che sono stati rilevanti per questo fatto e per la storica dei Canossa durata circa 200 anni, tra i quali, oltre al comune di Canossa che ne racchiude il maggior numero, anche il comune di Toano con la Pieve Matildica di Toano, pieve dedicata a Santa Maria Assunta, ancora oggi consacrata, e il comune di San Benedetto Po che ospita l'Abbazia ove furono ospitate le spoglie mortali di Matilde prima del loro trasferimento, secoli dopo, in Vaticano;
il progetto pensato dal comune di Canossa prevede la creazione di una rete promotrice che riunisce sei istituzioni civili ed ecclesiastiche: il comune di Canossa (RE), ente capofila territoriale, la Società reggiana di studi storici, per il coordinamento scientifico culturale, la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il comune di Toano (RE), sede della Pieve Matildica, comune di San Benedetto Po, sede dell'Abbazia, la Santa Sede-Stato della Città del Vaticano;
l'attuazione del Progetto si articola su sette linee di attività: un Convegno scientifico internazionale «Canossa 1077-2027. Il Perdono, la Riforma, l'Europa» (Canossa/Reggio Emilia, gennaio 2027). La Rievocazione storica in costume di Canossa. Un Cammino «Sulle vie di Gregorio VII e Matilde»: – Canossa – Toano – San Benedetto Po. Una Mostra documentaria nelle tre sedi. Le Celebrazioni liturgiche congiunte a fine gennaio: a Canossa, Toano e San Benedetto Po. La Pubblicazione degli atti del convegno e materiali didattici per le scuole. L'Arricchimento digitale del Museo nazionale «Naborre Campanini»: edizione digitale della Vita Mathildis di Donizone;
va sottolineato riguardo all'ultima succitata attività, che il Museo nazionale «Naborre Campanini», recentemente riallestito, custodisce sulla rupe di Canossa la memoria della dinastia attoniana e di Matilde. Nell'orizzonte del 950° anniversario del Perdono il Progetto prospetta la dotazione di una infrastruttura digitale di alto profilo scientifico, che arricchisca l'offerta culturale del Museo senza alterarne l'assetto e che ne costituisca l'eredità tecnologica permanente. Il Progetto vuole riconoscere e confermare anche la centralità storiografica del codice donizoniano (Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 4922), che, come sottolinea Gino Badini: «Si può dire in buona sostanza che attorno a quegli esametri ruoti tutta la storiografia critica relativa alla Grancontessa [...] se Donizone non avesse composto una tale opera, molte notizie sarebbero andate irrimediabilmente perdute»;
la proposta ideata in favore del suddetto Museo nazionale «Naborre Campanini» mira a restituire al pubblico il codice donizoniano in forma sfogliabile e annotata. A permettere ai visitatori la consultazione integrale ad alta risoluzione del manoscritto originale, corredato da trascrizioni e apparati di decodifica filologica e storicoartistica. A costituire un Corpus digitale dei principali documenti matildici. A riunire per la prima volta in un'unica piattaforma di consultazione i documenti chiave oggi disseminati tra archivi, biblioteche e sedi diocesane italiane e vaticane. Ad offrire tre livelli di lettura strutturando i contenuti su registri differenziati (divulgativo, didattico, scientifico) per servire efficacemente un pubblico ampio, comprendente visitatori generici, scolaresche e studiosi. A garantire la piena accessibilità in sede e da remoto fornendo la fruizione mediante postazione museale dedicata e piattaforma web multilingue, nel rigoroso rispetto degli standard internazionali di accessibilità informatica. A dotare il Museo di un'eredità digitale permanente creando un'infrastruttura ampliabile nel tempo, destinata a divenire il portale di riferimento internazionale per gli studi matildici oltre la scadenza celebrativa del 2027, creando altresì una rete che consenta per la durata dei festeggiamenti e successivamente in occasione delle ricorrenze, l'esposizione temporanea dei manoscritti e delle opere riconducibili a Matilde presso i tre comuni interessati, l'attuazione del Progetto verrebbe affidata ad un Comitato promotore, composto dagli enti firmatari del Protocollo d'Intesa; un Comitato scientifico, coordinato dalla Società reggiana di studi storici e integrato da referenti accademici ed ecclesiastici; un Comitato tecnico-operativo, presieduto dal comune di Canossa quale ente capofila; una Segreteria Generale, con sede operativa in provincia di Reggio Emilia;
il 950° anniversario del Perdono di Canossa rappresenta per le comunità civili ed ecclesiastiche coinvolte un'occasione storica per testimoniare al continente europeo l'attualità del messaggio di riconciliazione, di dialogo e di rispetto reciproco fra le grandi istituzioni della storia,
impegna il Governo:
ad assumere le opportune iniziative di competenza volte a promuovere il formale riconoscimento istituzionale alla ricorrenza del 950° anniversario dell'incontro di Canossa, valutando altresì l'opportunità di assicurare – compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica e a valere sugli ordinari stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero della cultura – il necessario concorso amministrativo e finanziario per la realizzazione;
a promuovere, nel quadro degli indirizzi per la declinazione del contratto di servizio stipulato con la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, la produzione, programmazione e diffusione di specifici contenuti documentaristici e palinsesti tematici, favorendone altresì la promozione e la fruizione all'estero attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura, secondo modalità coerenti con i rispettivi contesti locali, al fine di favorire la massima divulgazione storiografica degli eventi legati all'incontro del 1077 e la valorizzazione delle relative figure storiche;
a valutare l'opportunità di adottare, anche in sede di coordinamento interministeriale, le azioni necessarie all'individuazione e alla destinazione di adeguate risorse finanziarie, dirette a sostenere la progettazione e l'esecuzione degli interventi di restauro architettonico, tutela paesaggistica e mitigazione del rischio idrogeologico a presidio dei siti storici, archeologici e monumentali insistenti nel territorio del Comune di Canossa.
(7-00401) «Mollicone, Vinci, Amorese, Maccari, Morgante».
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Tenerini n. 4-08015 del 26 maggio 2026 in interrogazione a risposta orale n. 3-02872.