XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 709 di martedì 15 settembre 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA
La seduta comincia alle 11.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ANNARITA PATRIARCA, Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 10 settembre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
(Iniziative volte a garantire la tutela dell'incolumità personale degli amministratori locali e il controllo del territorio nel comune di Cornaredo (Milano) - n. 3-02538)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Maerna n. 3-02538 (Vedi l'allegato A).
Il Sottosegretario di Stato per l'Interno, Emanuele Prisco, ha facoltà di rispondere.
EMANUELE PRISCO, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'onorevole Maerna pone l'attenzione su alcuni episodi di minacce e intimidazioni nei confronti di tre amministratori locali verificatisi nel comune di Cornaredo, in provincia di Milano.
Con particolare riferimento alla telefonata minatoria indirizzata al vicesindaco del predetto comune, risalente al 16 giugno 2025, evidenzio che i Carabinieri della compagnia di Corsico hanno identificato l'autore e lo hanno deferito per minacce. Il procedimento penale che ne è scaturito risulta essere tuttora iscritto presso il giudice di pace di Milano.
In merito alla lettera anonima indirizzata al capogruppo consiliare di Fratelli d'Italia, rinvenuta lo scorso 9 febbraio, rappresento che la stessa compagnia dei Carabinieri ha informato l'autorità giudiziaria di Milano.
Per quanto concerne il plico contenente un proiettile recapitato presso l'abitazione di un consigliere comunale, risulta che quest'ultimo abbia sporto querela al comando di Polizia locale di Cornaredo il 17 febbraio scorso.
Anche tale ultimo fatto è stato riepilogato in apposita informativa di reato trasmessa alla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, con contestuale richiesta di autorizzazione all'espletamento di accertamenti tecnici, anche di natura irripetibile, sui reperti sottoposti a sequestro.
Con riferimento alle iniziative assunte per tutelare l'incolumità personale degli amministratori locali coinvolti, la questura di Milano ha comunicato che sono stati attivati dei servizi di tutela di carattere preventivo, di tipo non fisso, gestiti dall'Arma dei carabinieri.
Per quanto riguarda, più in generale, la necessità di garantire che l'esercizio delle attività istituzionali degli enti locali avvenga in condizioni di piena sicurezza e serenità, ricordo che presso il Ministero dell'Interno opera l'Osservatorio nazionale sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti degli amministratori locali, con il compito di favorire e potenziare lo scambio di informazioni e il raccordo tra lo Stato e gli enti locali, allo scopo di individuare strumenti di contrasto e indicare strategie di prevenzione. L'Osservatorio si avvale, a partire dal luglio 2018, dell'operato di un organismo tecnico di supporto, che opera presso il Dipartimento della pubblica sicurezza.
Combattere il fenomeno significa conoscerne dimensioni, natura e cause nelle varie realtà territoriali; per questo l'organismo tecnico ha messo a punto un sistema di rilevazione capillare, attraverso un report trimestrale elaborato dalle prefetture.
L'Osservatorio ha anche la funzione di realizzare iniziative di supporto agli amministratori vittime di episodi intimidatori, tenendo conto delle caratteristiche delle realtà nelle quali svolgono il loro mandato. A questo scopo è prevista, a partire dal 2022, la creazione di osservatori regionali, presso le prefetture capoluogo di regione, e di sezioni provinciali, nelle realtà territoriali maggiormente interessate al fenomeno.
L'organismo tecnico propone strategie di prevenzione e contrasto del fenomeno e riferisce periodicamente all'Osservatorio sull'andamento del fenomeno stesso e sugli sviluppi delle iniziative in corso.
L'organismo ha il compito, inoltre, di favorire le iniziative di formazione rivolte agli amministratori locali e di promozione della legalità, con particolare riferimento alle giovani generazioni.
Nell'ambito dell'attività di monitoraggio svolta dal predetto Osservatorio, segnalo che nell'anno 2025, in Lombardia, sono stati registrati 88 episodi di intimidazione nei confronti degli amministratori locali, di cui sette nella provincia di Milano. Nel primo trimestre 2026, nella provincia di Milano, sono stati registrati quattro episodi di intimidazioni agli amministratori locali, mentre nel medesimo periodo del 2025 non vi erano stati casi.
In generale, dalle analisi effettuate dall'Osservatorio nell'ultimo decennio, emerge una progressiva contrazione del fenomeno negli anni 2022 e 2023, rispettivamente con 580 episodi a livello nazionale - meno 19,7 per cento rispetto all'anno precedente - e 553 episodi - meno 4,7 per cento sempre rispetto all'anno precedente - in rapporto, invece, al più elevato numero registrato nel 2014, pari a 805 episodi.
Ciò a testimonianza dell'efficacia, in chiave di deterrenza, dell'attività di monitoraggio e ovviamente del prezioso lavoro che fanno le donne e gli uomini delle Forze dell'ordine al fianco della magistratura. Ricordo, inoltre, che nello stato di previsione del Ministero dell'Interno è stato istituito un apposito fondo, con la legge n. 234 del 30 dicembre 2021, che consente agli enti locali l'adozione di iniziative per la promozione della legalità, nonché di misure di ristoro del patrimonio dell'ente o in favore degli amministratori locali che hanno subito episodi di intimidazioni connessi all'esercizio delle funzioni istituzionali esercitate.
La dotazione del predetto fondo è stata incrementata con le leggi n. 197 del 29 dicembre 2022 e n. 207 del 30 dicembre 2024, fino ad arrivare ad un ammontare complessivo di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Da ultimo, in merito alle misure di sicurezza personale, informo che nella provincia di Milano risultano attualmente attivi un dispositivo di protezione ravvicinato e 30 dispositivi di vigilanza generica radiocollegata, espletati dalle Forze di Polizia nei confronti di altrettanti amministratori locali. Concludo assicurando che il Ministero dell'Interno, anche grazie al ruolo strategico svolto dall'Osservatorio nazionale, continuerà a lavorare al fianco degli amministratori locali che subiscono un atto intimidatorio nell'esercizio delle loro funzioni istituzionali.
Tali atti, infatti, anche laddove non mettono solo a rischio la sicurezza personale degli amministratori, minano i principi fondamentali della convivenza civile, incidendo negativamente sul rapporto tra cittadini e istituzioni e ostacolando il corretto funzionamento di queste ultime e la capacità di rispondere ai bisogni della collettività.
PRESIDENTE. L'onorevole Maerna ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
NOVO UMBERTO MAERNA (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario. Sì, mi dichiaro soddisfatto. Non avevo dubbi sull'impegno del Ministero, a fronte di una denuncia e di un'interrogazione riguardante un comune, Cornaredo, in provincia di Milano, dove, tra il giugno 2025 e il febbraio 2026, alcuni amministratori di Fratelli d'Italia sono stati oggetto di minacce, come appunto accennato. Mi fa piacere che esista anche questo Osservatorio nazionale e che abbia anche diramazioni a livello locale, in provincia di Milano.
Voglio anche ringraziare gli amministratori Dario Ceniti, vicesindaco, Marzio Foti, capogruppo consiliare di Fratelli d'Italia, e il consigliere comunale di Fratelli d'Italia Vito Vatalaro, che, nonostante le minacce ricevute, continuano nella loro attività assidua per garantire sicurezza e legalità all'interno del comune. Voglio esprimere anche un ringraziamento alle Forze dell'ordine che tutelano la loro sicurezza, ma anche quella dei cittadini di Cornaredo e di tutto il territorio.
Un ringraziamento ai nostri amministratori che vivono un momento ovviamente di tensione e di difficoltà insieme alle loro famiglie. L'impegno del Ministero a garantire la loro sicurezza e quella dei cittadini è anche una garanzia per loro e per le loro famiglie.
(Intendimenti in merito all'assistenza sanitaria dei lavoratori marittimi operanti nell'area dell'Isola d'Elba - n. 3-02872)
PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Tenerini n. 3-02872 (Vedi l'allegato A).
MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante per il quesito posto, poiché mi consente di illustrare le iniziative attuate dal Ministero della Salute per risolvere la questione oggetto dell'atto di sindacato ispettivo discusso quest'oggi in Aula. Con riferimento alle dimissioni del medico fiduciario per la tutela sanitaria del personale navigante e dell'aviazione civile, che ha prestato servizio nel comune di Portoferraio dal 14 aprile 2025 al 4 maggio 2026, segnalate nell'interrogazione, evidenzio innanzitutto che al medico dimissionario sono stati corrisposti tutti gli emolumenti dovuti per il servizio svolto.
A tale riguardo devo riferire che, a seguito della riorganizzazione del Ministero della Salute, che ha comportato l'istituzione di nuovi uffici periferici, si è reso necessario adeguare i sistemi informatici, e questo, effettivamente, ha comportato, per una sola volta - quella oggetto dell'interrogazione - e evidentemente in via del tutto eccezionale, un fisiologico ritardo nei pagamenti. In ogni caso, come già anticipato, dagli uffici del Ministero riferiscono che tutti gli emolumenti dovuti sono stati corrisposti.
Con riferimento, invece, alle misure urgenti che il Ministero della Salute ha adottato per garantire il tempestivo ripristino di un medico fiduciario, sottolineo che il Ministero si è immediatamente attivato al fine di assegnare un nuovo incarico. Nello specifico, il Ministero ha prontamente pubblicato, in data 25 giugno 2026, un bando relativo al conferimento dell'incarico di medico fiduciario per i comuni dell'Isola d'Elba. Tuttavia, la procedura è andata deserta poiché non è pervenuta alcuna candidatura.
A seguito di tale circostanza, il direttore dell'ufficio SASN (Servizi territoriali per l'assistenza sanitaria al personale navigante) territorialmente competente ha provveduto a incontrare le associazioni di categoria e i medici interessati, al fine di avviare un confronto sulle modalità di svolgimento dell'attività di medico fiduciario del Ministero della Salute. Nel corso dell'incontro, considerata la necessità di garantire l'assistenza sanitaria ai circa 400 marittimi presenti sull'isola, è emersa l'opportunità di favorire un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale non massimalisti, e quindi, evidentemente, disponibili ad accogliere pazienti.
Riferisco, comunque, che, preso atto della circostanza che la carenza di medici disponibili ad assicurare l'assistenza sanitaria al personale navigante e aeronavigante rappresenta una criticità diffusa sull'intero territorio nazionale, sono attualmente allo studio, presso il Ministero della Salute, soluzioni organizzative volte a garantire e ottimizzare l'accesso alle prestazioni sanitarie da parte di tali categorie di lavoratori.
PRESIDENTE. L'onorevole Pella ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto della risposta all'interrogazione Tenerini n. 3-02872, che ha sottoscritto in data odierna.
ROBERTO PELLA (FI-PPE). Grazie, Presidente Costa. Sottosegretario Gemmato, la ringrazio per la sua risposta esaustiva, in modo particolare anche rimarcando la tempestività nel dare la risposta alle 400 persone che fanno parte del comparto marittimo. Sicuramente, poiché questo bando è andato deserto, credo sia stato importante e doveroso ritrovarlo nei medici di base, che sicuramente possono essere di supporto e fondamentali in quello che è l'ausilio alle cure.
Il Sottosegretario ha evidenziato anche un secondo aspetto, non solo quello che riguarda l'interrogante, la collega Tenerini, e, come ho detto, mi ritengo soddisfatto delle risposte da lei date, ma ha voluto in qualche modo evidenziare oggi sempre di più quella che è l'importanza nel garantire, nelle aree insulari, nelle aree montane e nelle aree interne, quello che è il tema della salute. So che lei e il Ministro Schillaci state lavorando molto su questo tema.
Anzi, le devo dire in modo particolare che anche la riforma che lei sta portando avanti nell'ambito del settore farmaceutico va su quella direzione, proprio perché le farmacie sono il primo presidio in quello che è un rapporto anche importante e fondamentale, soprattutto in questi territori e in queste aree. Quindi, da parte nostra, da parte di Forza Italia, c'è l'auspicio di poter continuare, come state facendo, su questa direzione, continuando ad avere quel dialogo costante e continuo con i territori, in modo particolare con le amministrazioni comunali e con quelle provinciali e regionali, che sicuramente possono essere d'ausilio in quello che oggi è un collegamento fondamentale ed essenziale anche con i medici di base.
Quindi, a fronte delle risposte che lei ha voluto indicare e dell'impegno dei medici di base, auguro che comunque, in futuro, si possa arrivare, anche attraverso questi bandi, a trovare dei medici che in qualche modo possano essere d'ausilio anche in settori particolari, come quello, che abbiamo evidenziato oggi, dei marittimi. Per questa ragione, Presidente Costa, mi dichiaro più che soddisfatto.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno. Sospendo dunque la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 11,20, è ripresa alle 14,05.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 91, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,06).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Cessazione dal mandato parlamentare del deputato Aberto Bagnai.
PRESIDENTE. Comunico che in data 14 settembre 2026 è pervenuta alla Presidenza la seguente lettera del deputato Alberto Bagnai:
“Signor Presidente, alla luce della mia nomina a componente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato è avvenuta in data 4 agosto ultimo scorso, e in vista del mio insediamento nel nuovo ruolo previsto per il prossimo 22 settembre, considerato il regime di incompatibilità definito dall'articolo 10, comma 3, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, che preclude ai componenti dell'Autorità di “ricoprire altri uffici pubblici di qualsiasi natura”. Le scrivo per rassegnare le mie dimissioni ai sensi dell'articolo 17-bis, comma 2, del Regolamento. L'occasione mi è gradita di porgerle i miei più rispettosi saluti di augurare a lei e a tutti i colleghi un sereno e proficuo proseguimento di legislatura. Firmato: Alberto Bagnai”.
Trattandosi di un caso di incompatibilità ai sensi dell'articolo 10, comma 3, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, la Camera prende atto, a norma dell'articolo 17-bis, comma 2, del Regolamento, di questa comunicazione e della conseguente cessazione del deputato Alberto Bagnai dal mandato parlamentare.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Chiediamo nuovamente, in quest'Aula, delle informative, un'informativa soprattutto da parte del Ministro Crosetto e della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Io non so se avete capito cosa sta succedendo. Mentre osserviamo l'avanzata dei combattimenti Houthi, proprio nelle stesse ore, i droni colpiscono i gasdotti in Arabia Saudita. E - lo dico così, visto che poi ci sono, non solo, dei doppi standard, ma di questa discussione non si riesce mai fare a tutto tondo - ci sono circa 46.000 persone sfollate proprio Yemen, che sono sfuggite dalle proprie case da quando è riesplosa la guerra in Medio Oriente.
E sono circa 22,3 milioni le persone che in questo momento, lì, in Medio Oriente hanno bisogno di assistenza umanitaria. Ecco, io credo che, mai come in questo caso, il Governo dovrebbe venire qua, alla Camera, e spiegare la presenza di 400 militari in difesa dei cieli di Riad. Già, è così perché mentre ad Aviano atterrano dei carichi degli Stati Uniti, dal Golfo dei carichi di armi e di truppe arrivano lì, arrivano lì, e lo dico perché venerdì notte, a Taif, è scattato l'allarme per un presunto attacco Houthi contro la base di King Fahd, a pochi chilometri da La Mecca.
Ecco, vorrei che fosse chiaro, perché forse il Parlamento non lo sa: lì ha la sede una delle nostre missioni. Si chiama Task Force Arabia, e voi direte: non lo sappiamo. E non lo sapete perché l'Aula non è stata informata. Ci sono quattro Eurofighter, un radar volante CAEW da mezzo miliardo, che controlla circa 400 chilometri di frontiera, un C-130J, una batteria di Samp-T, con radar, tra l'altro, di Leonardo Kronos, che è di fatto il pilastro del Michelangelo Dome.
Allora - lo dico così - il Ministro ci dica: ma l'Italia fa da scudo alle raffinerie e ai depositi sauditi? Lo fa contro quei droni? Contro i cruise? Contro i missili balistici dell'Iran e degli Houthi? Perché è questo che dice il sito della Difesa in sostanza: concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo e alla protezione degli interessi nazionali. Cioè, fatemi capire, nelle scorse ore, dopo gli attacchi Houthi, Trump ha detto noi non interveniamo. E invece noi lo stiamo facendo? Traduco perché sia chiaro: la traduzione è il petrolio.
Il petrolio, lo stesso che cresce al barile, lo stesso che cresce alla pompa di benzina, sì. E intanto la base King Fahd ospita gli stormi sauditi, gli stessi che bombardano lo Yemen, per intenderci. Colleghe e colleghi, questa non è una missione autorizzata, perché nella delibera sulle missioni del 28 agosto si parla di Iraq, di Emirati, di Kuwait, di Bahrein e di Qatar. La Task Force Arabia non è nemmeno citata. Allora, lo abbiamo capito il trucchetto, quello dell'interoperabilità. Ma stiamo scherzando? Stiamo scherzando? Perché tra missioni dall'ottobre del 2024 a qui siamo ben oltre. Questa è un'operazione nuova, in un Paese, appunto, nuovo, anche se citato, nel pieno dell'escalation degli Stati Uniti e Israele contro l'Iran e mentre Riad prepara l'offensiva contro gli Houthi. Insomma, roba da matti.
Allora lo dico così, ho concluso, l'abbiamo già chiesta questa informativa, non abbiamo avuto risposta. Ma il Parlamento non può apprendere di una possibile escalation verso l'Iran da dei tracciati di volo o da quello che succede ad Aviano, e ho finito. Ora, Meloni e Crosetto devono venire in quest'Aula, ci dicano con quale base giuridica, con quali regole d'ingaggio hanno disposto questa missione, ci dicano quanto costa tenere i militari a difesa delle petromonarchie, una guardia armata delle petromonarchie non autorizzata da questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato De Maria. Ne ha facoltà.
ANDREA DE MARIA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ovviamente noi ci associamo, come gruppo del Partito Democratico, alla richiesta di informativa al Ministro della Difesa Crosetto, sia perché siamo di fronte a un'escalation sempre più pericolosa delle azioni belliche in Medio Oriente, pericolosa per i civili che sono esposti in quei Paesi a quelle situazioni di conflitto armato, pericolosa per i nostri militari - qualora, come nel caso in oggetto, siano presenti sul terreno in aree interessate da situazioni di conflitto -, e poi un conflitto che, come si vede, sta mettendo drammaticamente in crisi gli equilibri economici del pianeta e sta creando via via un contesto complicatissimo sul piano dei rifornimenti energetici.
Un'azione di conflitto rispetto alla quale l'Italia deve, dovrebbe, essere protagonista di un'azione di pace e di dialogo per bloccare l'escalation militare che si sta riproponendo. Nello specifico, anche noi vogliamo intanto avere rassicurazioni sulla sicurezza delle donne e degli uomini in divisa impegnati in quel contesto, impegnati in Arabia Saudita; donne e uomini ai quali vanno, come sempre, il nostro sostegno e la nostra solidarietà, perché portano avanti davvero con grande capacità le iniziative e le missioni di cui sono incaricati dal nostro Paese. Lo fanno con quel senso di umanità, con quel rispetto dei valori costituzionali, che caratterizza sempre i nostri militari.
Appunto, in questo caso, prima di tutto, vogliamo sapere quali sono le situazioni e condizioni di sicurezza per i militari italiani e poi conoscere le caratteristiche, le regole d'ingaggio del loro impegno in un contesto sempre più complicato e sempre più delicato. E pensiamo che sia davvero molto importante su questo coinvolgere il Parlamento. Veniva detto ora, la nuova modalità con cui si autorizzano le missioni militari - rendendo anche in alcuni casi effettivamente più efficace la presenza sul terreno, evitando complicazioni che c'erano nei processi autorizzativi - non può diventare però il pretesto per mettere in campo missioni che non sono state autorizzate dal Parlamento. Quindi, è davvero importante che il Ministro venga a riferirci e che si possa ragionare in questa Camera su quello che sta accadendo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.
MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Noi non possiamo che associarci alla richiesta che ha fatto il collega Grimaldi. Ne siamo convintissimi anche perché il 4 agosto scorso - quindi praticamente poco più di un mese fa - avevamo posto la questione, avevamo chiesto un'informativa urgente al Ministro della Difesa perché volevamo sapere i particolari di questo strano riposizionamento di militari italiani.
Sono circa 400 con questa task force che è stata rinominata Task Force Arabia. Volevamo sapere i motivi, gli obiettivi che aveva questo riposizionamento, perché inizialmente questa task force era dislocata in Kuwait e poi è stata spostata. Quando sono cambiate le regole per le missioni internazionali e, quindi, quando questa maggioranza, questo Governo ha previsto la possibilità di dispiegare contingenti italiani all'interno della stessa area facendoli rientrare, più o meno, nella stessa missione, noi avevamo lanciato l'allarme, Presidente. Avevamo detto: questo è, come dire, un ottimo modo con cui il Parlamento sarà tagliato fuori e, sostanzialmente, il Governo, il Ministro della Difesa, il Ministro degli Esteri, la Presidente del Consiglio decideranno in tutta autonomia dove dislocare, dove spostare i militari italiani. È bastato attendere qualche settimana, qualche mese e le nostre previsioni, ovviamente, hanno trovato conferma.
Questo è proprio uno di quei casi, ma c'è di più. Non c'è solo questa sostanziale violazione di un'autorizzazione che il Parlamento ha dato a una missione internazionale. I nostri militari, lì, si trovano in una zona di guerra: l'Arabia Saudita, di fatto, con l'attacco che è stato effettuato dal 29 luglio in poi in Iraq, è diventato, di fatto, un Paese belligerante in quella guerra sciagurata tra Israele e Stati Uniti da una parte e l'Iran dall'altra. Una guerra che la nostra Presidente del Consiglio non ha avuto il coraggio di condannare, sulla quale non ha avuto il coraggio di dire una parola. Si è limitata a dire che non condivideva e non condannava, come una eterna “Don Abbondio”, che ha paura di spaventare i poteri forti e che, invece, avrebbe voluto in un'altra vita - nella vita precedente, quando era lì all'opposizione - spaccare il mondo.
Torniamo però alla questione, Presidente. Noi siamo molto preoccupati anche delle mancate risposte del Governo e, segnatamente, del Ministro della Difesa, in questo Parlamento. Da quando l'abbiamo chiesta, dal 4 agosto, come dire, gli avvenimenti si aggravano sempre di più; è sotto gli occhi di tutti, le notizie che provengono da quell'area sono gravissime. Le milizie Houthi stanno già avanzando, stanno muovendo combattimenti, e, quindi, la situazione generale si fa sempre più rischiosa.
Il Ministro, il Governo tutto dovrebbe venirci a spiegare: uno, i motivi per i quali ha deciso questo riposizionamento, perché ufficialmente, a questo Parlamento, non è stato mai spiegato; due, per quale motivo hanno tenuto sostanzialmente segreto questo riposizionamento; tre, qual è l'attuale obiettivo per cui tenere ancora i nostri militari in quella zona, una zona che, ovviamente, non è più un territorio in cui si può mandare una missione di pace perché, essendo una zona di guerra, è ovvio che non è più una missione di pace. Il tutto, e finisco, quindi è il quarto punto, è in contrasto con l'articolo 11 della nostra Costituzione, che, devo dire, molto spesso l'attuale Governo dimentica, dimentica gli alti principi che sono rappresentati dal contenuto dell'articolo 11 stesso.
Concludo, Presidente, invitandola davvero a sollecitare il Governo a venire con estrema urgenza a relazionare a questa Camera sulle domande che abbiamo posto e rispondere alle domande che abbiamo posto. Ci sono dei nostri militari che sono in zona di guerra senza autorizzazione del Parlamento per una decisione unilaterale e illegale del Governo: tutto ciò è gravissimo, pretendiamo risposte in tempi brevissimi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, su un altro argomento, il deputato Donno. Ne ha facoltà.
LEONARDO DONNO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché venga subito in Parlamento a riferire sulla gravissima situazione che riguarda l'ex Ilva, i lavoratori e i cittadini di Taranto. Il diritto alla salute prevale sull'attività d'impresa, questa è la pronuncia della corte d'appello civile di Milano, ed è chiara: non può esistere produzione ad ogni costo, tantomeno quando mette a rischio la salute, la vita stessa dei cittadini, la sicurezza dei lavoratori e anche l'ambiente.
Il MoVimento 5 Stelle si batte da sempre per il superamento del ciclo integrale a caldo e per una profonda riconversione economica, produttiva, sociale e culturale di Taranto. Un percorso che avevamo di fatto già iniziato durante il Governo “Conte 2”, con il Cantiere Taranto, un percorso avviato, che prevedeva ancora, diciamo, tempo, risorse, erano state impiegate tante risorse. Però quel percorso si è interrotto da 4 anni a questa parte, cioè da quando Giorgia Meloni è arrivata al Governo. Meloni che ha scelto di continuare a puntare su un modello industriale vecchio, insostenibile, fermando le bonifiche e perdendosi nella solita propaganda, negli annunci, nei rinvii, nei piani industriali che non si sono mai concretizzati, nelle trattative di vendita senza alcun esito.
Ora, però, il tempo delle dichiarazioni è finito, Meloni e Urso devono assumersi le loro responsabilità perché quelle scelte le hanno fatte loro. E, allora, non accetteremo di vedere l'ennesimo teatrino, anche imbarazzante, di una Giorgia Meloni che, davanti ai problemi, punta il dito contro gli altri, dice che non è colpa sua oppure dice che il Governo non ha responsabilità. Anzi, questo purtroppo è già accaduto, proprio qualche giorno fa, quando la Premier su ex Ilva ha detto - cito testualmente: la questione riguarda il mercato, il Governo a ora non ha ruolo. Ma anche basta: siete da 4 anni al Governo, come non ha ruolo?
Festeggiate record inesistenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), continuate a festeggiare, siete inebriati da questo festeggiamento e su Ilva dite che dipende dal mercato? Veramente ridicoli.
Ma guardate che il tempo di dare la colpa agli altri è finito, perché al Governo siete voi: siete voi che avete cancellato gli investimenti e i progetti del Governo “Conte 2”, come il miliardo del PNRR, i fondi per l'insediamento di Ferretti e Renexia, decine di opportunità che avete fatto perdere al territorio di Taranto. E allora, Presidente, questo anche per annunciare che stiamo depositando, alla Camera e al Senato, insieme al senatore Mario Turco, una mozione in cui chiediamo impegni concreti al Governo Meloni: subito un accordo di programma per Taranto sottoscritto dal Governo, dagli enti territoriali e dalle rappresentanze sociali; stop ai licenziamenti dei 2.500 lavoratori dell'indotto; mettere in campo tutta una serie di azioni e risorse in grado di superare la produzione a carbone; chiudere l'area a caldo; bonificare l'area; garantire l'occupazione; adottare un piano che coinvolga tutte le istituzioni e che riguardi nuove prospettive industriali, oltre che la riconversione economica sociale e culturale di Taranto. Basta rinvii, basta bugie, la Premier venga subito in Aula e dia risposte ai cittadini di Taranto e ai lavoratori che, per troppo tempo, avete preso in giro e che sono stanchi delle vostre chiacchiere.
E allora, Presidente, concludo. La Presidente Meloni è venuta qualche settimana fa, proprio a Taranto, ed è stata accolta, diciamo, da fischi senza precedenti. Quella era la voce vera dei cittadini, non erano le vostre feste di partito, dove si entra su autorizzazione e, diciamo, in base alla tifoseria. Erano cittadini liberi, stanchi delle vostre chiacchiere. Perché, quando si tradiscono le promesse, quando si fa solo propaganda, il risultato poi è questo, e i cittadini parlano. Avete abbandonato gli italiani, tra caro bollette, caro carburanti, caro vita, salari da fame, difficoltà ad accedere alle cure, imprese che sono in crisi, cittadini che non arrivano alla fine del mese.
Allo stesso modo, avete abbandonato Taranto e i tarantini, perché l'unico vostro interesse, quello a cui vi dedicate quotidianamente, è solamente tutelare i vostri amichetti di partito e pensare a cambiare la legge elettorale per evitare di perdere le prossime elezioni politiche (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E allora, badate bene, Presidente, e concludo: quei fischi sono solo un primo segnale, sono solo l'inizio. Noi vi abbiamo offerto l'ennesima possibilità, con questa mozione, di trovare una soluzione, lo possiamo fare anche insieme. Allora, assumetevi la vostra responsabilità, una volta per tutte: trovate delle soluzioni, se ne siete capaci, oppure andate a casa.
La pacchia è finita, Giorgia Meloni, ma la pazienza dei cittadini altrettanto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Viggiano. Ne ha facoltà.
FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Signora sottosegretaria, colleghe e colleghi, io ovviamente mi associo alla richiesta di informativa formulata adesso dal collega Donno e vorrei puntare l'attenzione su quattro date: 26 febbraio, 27 luglio, 9 settembre e 16 settembre. Sono quattro date, ma nessun alibi da parte del Governo. Il 26 febbraio il tribunale di Milano ha ordinato la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo; il 27 luglio la Corte d'appello, riformando in parte quel provvedimento, ha disposto lo stop e ha assegnato 90 giorni per completare le operazioni di sospensione. Il 9 settembre la stessa Corte respinge la richiesta di ex Ilva e Acciaierie d'Italia di sospendere l'efficacia esecutiva del decreto.
Il 16 settembre, domani, secondo quanto scritto dalle stesse società nel loro ricorso con cui, appunto, hanno richiesto la sospensione dell'efficacia esecutiva del decreto della corte d'appello, le operazioni di spegnimento raggiungeranno il cosiddetto punto di non ritorno. Ovviamente non si tratta di una ricostruzione politica, ma è la cronaca giudiziaria di un fallimento politico. Sono quattro anni che il Governo continua a parlare di ex Ilva, quando lo fa. Noi abbiamo avuto qualche giorno fa la Presidente Meloni che è venuta per i Giochi del Mediterraneo e, come ricordava il collega Donno, è stata sommersa dai fischi, ma quei fischi rischiano di essere anche i fischi contro la città, non solo contro il Governo Meloni, se continuiamo a stare in questa posizione di stallo, dove le persone ormai sono le une contro le altre armate.
Ed è stato bruttissimo ieri, mentre noi cercavamo di portare i bambini a scuola, perché c'era l'inizio dell'anno scolastico, vedere altri padri di famiglia che bloccavano il ponte girevole che, appunto, collega la città vecchia con quella nuova. E lì si è trasformato tutto quasi in tragedia perché c'era la disperazione di quelle persone e, dall'altra parte, c'era ormai anche un sentimento quasi di non accettazione da parte del resto della città che è ormai stanca ed è piegata da questi continui rinvii da parte del Governo Meloni che, in quattro anni, avrebbe ben potuto fare e non ha fatto.
Tutte le mancanze di questo Governo stanno venendo, purtroppo, al pettine dei tarantini, ma noi ovviamente non ci stiamo e ci associamo alla richiesta di informativa formulata dal collega Donno e riprenderemo, ovviamente, l'argomento in sede di discussione presentando delle proposte concrete per sostenere il territorio e la popolazione di Taranto con azioni che il Governo ha dimostrato, anche oggi in Commissione bilancio, di non avere il coraggio di portare avanti, proprio perché privo di visione e, soprattutto, privo di interesse.
Ormai il disimpegno della Presidente Meloni e del Ministro Urso - che noi abbiamo sempre creduto, insomma, dovesse essere commissariato su questo dossier - ovviamente sta dando dimostrazione plastica dell'inadeguatezza di tutte le misure poste in essere e di quelle non poste in essere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi.
Ha chiesto di parlare, su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Chiediamo un'informativa urgente al Ministro Urso perché il piano annunciato da Electrolux, che prevede 1.450 esuberi in tutta Italia e la chiusura dello stabilimento marchigiano, non è una semplice riorganizzazione, Presidente: è un saccheggio industriale messo a segno da una multinazionale che, per anni - anni -, ha incassato ingenti risorse pubbliche dallo Stato e che oggi ripaga quell'investimento pubblico con migliaia di licenziamenti.
Allora, di fronte a questo, cosa fa il Governo? Il Ministro Urso apre tavoli che non producono nulla di concreto, mentre la Presidente Meloni si limita di fatto a fare la spettatrice. E allora non basta rivendicare record di longevità di Governo se poi si resta inerti davanti a migliaia di famiglie che rischiano, letteralmente, di finire per strada. E il caso di Electrolux non è un caso isolato: è la fotografia plastica, Presidente, del fallimento di questo Governo sul terreno industriale. A giugno 2026 la produzione industriale è calata sia su base congiunturale, dell'1 per cento, sia su base tendenziale, dello 0,6 per cento; anche il PIL del secondo trimestre 2026, pur confermando una crescita dello 0,2 per cento minimo, mostra appunto un valore aggiunto in calo proprio nel comparto industriale, e lo confermano anche i dati sulla cassa integrazione.
Negli ultimi anni il ricorso dell'industria italiana alla cassa integrazione è cresciuto in modo marcato, con un peso crescente della componente straordinaria, quella che segnala vere e proprie crisi aziendali strutturali, non semplici rallentamenti congiunturali. Sono numeri che certificano, al di là della propaganda, che l'industria italiana sta arretrando sotto il Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). A questo si aggiunge un altro fronte, che questo Governo continua ad ignorare: il caro carburante e il caro energia. Oggi il gasolio supera i 2,30 euro al litro, nonostante lo sconto di 17 centesimi in scadenza proprio fra 48 ore.
Siamo quindi alla vigilia dell'ennesimo provvedimento tampone, di risorse a pioggia che non risolvono alcun problema. Dopo quattro anni, Presidente, questo Governo non ha ancora chiaro che, senza investimenti seri e interventi strutturali, il rischio concreto è quello di una vera e propria devastazione industriale in tutto il Paese: imprese che chiudono; filiere che si spezzano; territori che si spopolano uno dopo l'altro, dalle Marche a tutte le altre regioni colpite.
Proprio oggi, in questo momento, una delegazione del MoVimento 5 Stelle è ai cancelli dello stabilimento, al fianco dei lavoratori, per dare il massimo sostegno a ogni iniziativa di mobilitazione. Ma da qui, da quest'Aula, Presidente, chiediamo formalmente al Governo un'informativa urgente. Il Ministro Urso venga in Parlamento con risposte chiare e serie, non con l'ennesimo tavolo di facciata. I lavoratori e questo Parlamento hanno diritto di sapere, senza ulteriori rinvii, cosa intende fare l'Esecutivo per fermare i licenziamenti e imporre all'azienda un vero piano industriale alternativo alla chiusura. Non c'è più tempo per gli spettatori: serve una risposta immediata, e la chiediamo oggi stesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Siamo davanti ad una tragedia annunciata. Per fortuna oggi c'è stata una mobilitazione di tutti i lavoratori di tutti i siti produttivi di Electrolux: sono stati più di 8.000 i lavoratori in piazza nella giornata di oggi per lo sciopero generale dei lavoratori di Electrolux. Come è stato detto dalla collega prima – e noi ci uniamo alla richiesta di una informativa innanzitutto del Ministro Urso, ma probabilmente sarebbe il caso che anche la Ministra del Lavoro venisse a dirci qualcosa su questa vicenda - si tratta di oltre 1.400 esuberi, ma forse questa volta non si sbaglia ad essere pessimisti, perché c'è un ridimensionamento significativo di tutti i siti produttivi: a Forlì ci sono 297 lavoratori che sono in esubero, ma si riduce di almeno un terzo la capacità produttiva di quello stabilimento, e così praticamente in tutti i siti.
Tutto questo per fare cosa? Per spostare le produzioni fuori dall'Italia. Alcune sono chiaramente note: le cappe di Cerreto d'Esi vanno in Polonia, i frigoriferi vanno in Cina. C'è tutta la produzione che viene che viene spostata all'estero. Insomma, questo è un fallimento eclatante del Governo. Infatti, come è stato detto oggi in piazza dalle organizzazioni sindacali, senza nessuna esagerazione, c'erano state, nei mesi scorsi, le promesse del Governo rispetto alla tenuta di quel tavolo di confronto, rispetto alle prospettive.