XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzione in Commissione:
La III Commissione,
premesso che:
l'abolizione della pena di morte costituisce un principio fondante dell'ordinamento costituzionale italiano, sancito dall'articolo 27, quarto comma, della Costituzione, come modificato dalla legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1, che ha esteso il divieto anche ai casi previsti dalle leggi militari di guerra, e rappresenta una delle direttrici più costanti e riconosciute della politica estera della Repubblica;
l'Italia ha promosso nel 2007 la prima risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per una moratoria universale delle esecuzioni e, nel 2024, ha guidato insieme all'Argentina il negoziato sulla decima risoluzione, approvata dalla Terza Commissione dell'Assemblea generale con il numero record di 131 Stati favorevoli, anche grazie alla collaborazione tra il Ministero e le organizzazioni della società civile riunite nella Task Force sulla pena di morte, come Amnesty International Italia, Comunità di Sant'Egidio e Nessuno Tocchi Caino;
il 21 maggio 2026 i 41 membri della Task Force interregionale sulla moratoria dell'uso della pena di morte hanno espresso, in una dichiarazione congiunta, profonda preoccupazione per una serie di recenti arretramenti rispetto al movimento globale verso l'abolizione universale;
nell'ottobre 2025 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha eletto l'Italia al Consiglio dei diritti umani per il mandato 2026-2028 con 179 voti, rendendola il Paese più votato del Gruppo dei Paesi occidentali. Si tratta del quarto mandato italiano dalla nascita del Consiglio, e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha indicato la moratoria universale della pena di morte quale primo passo verso la sua completa abolizione, tra le priorità dell'azione italiana in seno al Consiglio;
lo Stato di Israele, pur prevedendo formalmente la pena capitale per un numero limitato di reati, non esegue condanne a morte dal 1962, ed è pertanto considerato abolizionista di fatto. Secondo quanto riportato dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dal Public Committee Against Torture in Israel, Israele ha costantemente votato a favore delle risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla moratoria universale, da ultimo nel 2024;
il 30 marzo 2026 la Knesset ha approvato in via definitiva, con 62 voti favorevoli, l'emendamento al codice penale denominato «Pena di morte per i terroristi», che, nei procedimenti davanti ai tribunali militari competenti per la Cisgiordania, introduce la morte per impiccagione come pena ordinaria per l'omicidio intenzionale qualificato come atto di terrorismo, consentendo l'ergastolo solo qualora i giudici mettano a verbale «ragioni speciali», ammettendo l'irrogazione della condanna a maggioranza semplice e anche in assenza di richiesta della pubblica accusa, prevedendo l'esecuzione entro novanta giorni dalla sentenza definitiva e rendendo in pratica impossibile la commutazione della pena;
la medesima legge esclude espressamente dal proprio ambito di applicazione i cittadini e i residenti israeliani in Cisgiordania e, nell'ordinamento penale israeliano, subordina l'irrogazione della pena capitale alla finalità di «negare l'esistenza dello Stato di Israele», criterio che, secondo le organizzazioni per i diritti umani israeliane, esclude di fatto dal suo ambito le condotte commesse da cittadini ebrei israeliani. La legge dispone, inoltre, la riservatezza sull'identità degli esecutori e su ogni informazione relativa alle esecuzioni, esonerando i soggetti coinvolti da responsabilità personale;
il 17 maggio 2026 il Comandante militare per la Cisgiordania ha emanato un'ordinanza attuativa che estende ulteriormente l'ambito della pena capitale agli omicidi finalizzati a «negare l'autorità del comandante militare», e introduce una presunzione della finalità richiesta qualora sia stata impiegata un'arma o l'imputato appartenga a un'associazione dichiarata illecita dalle autorità israeliane, determinando un'inversione dell'onere della prova in materia capitale;
l'11 maggio 2026 la Knesset ha approvato la legge istitutiva di un tribunale speciale per il perseguimento delle persone accusate di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre 2023. Nel ribadire la più ferma condanna di quegli attacchi terroristici e la piena vicinanza alle vittime e ai loro familiari – il cui diritto alla giustizia è fuori discussione e può essere pienamente soddisfatto soltanto attraverso procedimenti conformi alle garanzie del giusto processo – si rileva che, secondo diverse organizzazioni per i diritti umani israeliane, il tribunale presenta profili critici quanto alla nomina dei giudici – affidata prevalentemente al Capo di Stato maggiore –, alla possibilità di derogare alle regole ordinarie in materia di prova, all'ammissione di capi d'imputazione collettivi, alla partecipazione degli imputati da remoto, all'irrogazione della condanna a morte a maggioranza semplice e alla trasmissione in diretta delle udienze prima della pronuncia sulla colpevolezza;
alla luce di tali norme, la pena capitale potrebbe essere applicata ai residenti palestinesi della Cisgiordania giudicati dai tribunali militari per omicidi qualificati come terroristici, anche in base alle presunzioni introdotte dall'ordinanza del 17 maggio 2026; dai tribunali civili, per omicidi commessi con la finalità di negare l'esistenza dello Stato di Israele; e dal tribunale speciale, ai detenuti accusati di partecipazione agli attacchi del 7 ottobre 2023;
il 20 settembre 2026 un cittadino israeliano è stato ucciso in un attacco nei pressi dell'insediamento di Neve Tzuf, in Cisgiordania. A seguito dell'arresto del presunto autore, il Ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha chiesto l'applicazione della pena capitale e, secondo quanto riportato dal Jerusalem Post, il Primo Ministro avrebbe incaricato i vertici militari di valutarne l'applicabilità. Secondo il Public Committee Against Torture in Israel, potrebbe trattarsi del primo caso concreto di applicazione della legge, con il rischio di interrompere una moratoria di fatto in vigore da 64 anni;
diverse organizzazioni israeliane, tra le quali Adalah e il Public Committee Against Torture in Israel, hanno impugnato la legge davanti all'Alta Corte di giustizia israeliana, analogamente a quanto fatto dall'Association for Civil Rights in Israel; la Corte non ha finora concesso misure cautelari, ritenendo che mancasse un caso concreto tale da rendere la questione urgente, e ha fissato l'udienza al 18 gennaio 2027;
la legge ha suscitato ampie preoccupazioni a livello internazionale: l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, aveva chiesto il ritiro delle proposte, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha qualificato l'imposizione obbligatoria della pena capitale come privazione arbitraria della vita; la Commissione affari giuridici e diritti umani dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha espresso profonda preoccupazione; il 29 marzo 2026 i Ministri degli esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno denunciato, in una dichiarazione congiunta, il carattere di fatto discriminatorio della legge; il 31 marzo 2026 l'Alto Rappresentante dell'Unione europea, Kaja Kallas, l'ha definita, a nome dell'Unione, un grave arretramento rispetto alla prassi e agli impegni di Israele; il 13 maggio 2026 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha ribadito davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica che la Knesset deve abrogare la legge;
secondo le organizzazioni per i diritti umani e gli organismi delle Nazioni Unite sopra richiamati, le nuove norme sollevano gravi profili di incompatibilità con gli articoli 2, 6, 14 e 26 del Patto internazionale sui diritti civili e politici – come interpretati dal Comitato per i diritti umani nel Commento generale n. 36 –, con la Convenzione contro la tortura – alla luce del rischio che le condanne si fondino su dichiarazioni rese in condizioni di coercizione –, e con la Quarta Convenzione di Ginevra, posto che gli stessi consulenti giuridici della Commissione sicurezza nazionale della Knesset avevano avvertito che il diniego della possibilità di chiedere la grazia contrasta con le garanzie previste dalle Convenzioni di Ginevra;
il 6 ottobre 2026 la III Commissione ha svolto l'audizione di rappresentanti del Public Committee Against Torture in Israel e di EuroMed Rights, la quale ha confermato il ruolo essenziale delle organizzazioni per i diritti umani israeliane, palestinesi ed europee nel documentare l'applicazione delle nuove norme, nel promuoverne il controllo giurisdizionale e nell'informare le istituzioni internazionali e i Parlamenti nazionali;
nel corso dell'81a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, attualmente in corso, la Terza Commissione è chiamata a esaminare l'undicesima risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni, ambito nel quale l'Italia esercita storicamente un ruolo di guida. L'assenza di misure cautelari da parte dell'Alta Corte di giustizia israeliana e la prospettiva del primo procedimento potenzialmente capitale rendono non più rinviabile un'iniziativa diplomatica coerente e tempestiva;
l'impegno contro la pena di morte costituisce una priorità consolidata della politica estera italiana, la quale ha guadagnato al nostro Paese un riconoscimento ampio e trasversale nella comunità internazionale, e rappresenta un patrimonio della diplomazia italiana da valorizzare con coerenza in ogni contesto,
impegna il Governo:
a ribadire alle autorità israeliane, in sede bilaterale e al più alto livello, la richiesta di abrogazione della legge del 30 marzo 2026, dell'ordinanza militare del 17 maggio 2026 e delle disposizioni che prevedono la pena capitale nella legge istitutiva del tribunale speciale e, nelle more, a chiedere che la pena di morte non sia richiesta né irrogata in alcun procedimento, a partire da quello relativo all'attacco del 20 settembre 2026, e che sia mantenuta la moratoria di fatto in vigore dal 1962;
a promuovere in seno all'Unione europea, anche in sede di Consiglio Affari esteri e in attuazione degli Orientamenti dell'Unione europea sulla pena di morte, passi diplomatici formali e coordinati nei confronti del Governo israeliano, nonché a sostenere l'inserimento della questione nell'agenda del dialogo politico e del Consiglio di associazione Unione europea-Israele, alla luce dell'articolo 2 dell'Accordo di associazione, che qualifica il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale dell'Accordo;
a dare seguito alla dichiarazione congiunta del 29 marzo 2026, rafforzando il coordinamento con Germania, Francia e Regno Unito, nonché in ambito G7, per un'azione diplomatica comune e continuativa;
a promuovere, attraverso l'Ambasciata d'Italia in Israele e il Consolato generale d'Italia a Gerusalemme, in coordinamento con la Delegazione dell'Unione europea e con le rappresentanze degli altri Stati membri, il monitoraggio dei procedimenti nei quali sia prospettata la pena capitale, inclusi quelli davanti ai tribunali militari e al tribunale speciale;
a sostenere le organizzazioni della società civile israeliana e palestinese impegnate nella difesa dei diritti umani e nell'assistenza legale agli imputati, tutelandone lo spazio di azione, e a valutarne il coinvolgimento nei lavori della Task Force tra il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e la società civile sulla pena di morte;
a valorizzare il mandato dell'Italia nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2026-2028, sollevando la questione nei dibattiti generali e nei dialoghi interattivi pertinenti, sostenendo l'azione dei Relatori speciali sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e sulla tortura e formulando raccomandazioni specifiche nell'ambito della Revisione periodica universale;
a esercitare con determinazione, nel negoziato sull'undicesima risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per una moratoria universale delle esecuzioni, il ruolo di guida che la storia e la credibilità della diplomazia italiana le riconoscono.
(7-00419) «Onori».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta in Commissione:
BOLDRINI, AMENDOLA, PROVENZANO,PORTA e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
nella notte tra il 28 e il 29 settembre 2026, le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato Mohamed Ashraf Abu Emeira, Abdallah Qadry, IsIam Barakat, Omar Helal, Mohamed Mahmoud e Mohamed Adel, procedendo di fatto all'arresto dell'intera redazione di Matsadaash, piattaforma egiziana indipendente di giornalismo investigativo;
secondo quanto denunciato da organizzazioni della società civile e riportato dalla stampa internazionale, le forze di sicurezza hanno effettuato perquisizioni nelle abitazioni dei giornalisti al Cairo, a Gharbiya e a Port Said, sequestrando telefoni e computer, anche appartenenti ai familiari, senza fornire informazioni sulla destinazione dei giornalisti;
a oggi, le autorità egiziane non avrebbero comunicato le ragioni degli arresti né il luogo di detenzione dei sei giornalisti, circostanza che ha suscitato gravi preoccupazioni circa il possibile rischio di sparizione forzata;
Matsadaash, fondata nel 2018, svolge attività di giornalismo investigativo, fact-checking e indagine open-source e che la piattaforma era già stata oggetto di pressioni da parte delle autorità egiziane, tra cui l'arresto di un suo redattore nel 2023;
il caso è stato oggetto di una presa di posizione da parte di esponenti del Parlamento europeo e di una dichiarazione congiunta di organizzazioni della società civile e dei media indipendenti;
l'Italia ha inserito l'Egitto nell'elenco dei Paesi di origine sicuri con decreto del 7 maggio 2024;
la normativa italiana stabilisce che tale qualificazione deve tenere conto, tra l'altro, della situazione politica generale, dell'ordinamento giuridico, del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, dell'assenza di persecuzioni e di tortura o trattamenti inumani o degradanti e della possibilità per i cittadini di ottenere una tutela effettiva contro eventuali violazioni;
l'elenco dei Paesi di origine sicuri deve essere oggetto di aggiornamento sulla base di informazioni provenienti da fonti qualificate nazionali e internazionali e che la situazione concreta dei diritti fondamentali nel Paese costituisce quindi un elemento rilevante ai fini della sua permanenza nell'elenco –:
quali iniziative urgenti il Governo intenda promuovere, per quanto di competenza, anche attraverso l'Ambasciata d'Italia al Cairo e nelle sedi europee, per ottenere dalle autorità egiziane informazioni immediate sulla sorte e sul luogo di detenzione dei sei giornalisti di Matsadaash, affinché sia garantito l'accesso ai familiari e ai legali, assicurato il pieno rispetto delle garanzie del giusto processo e per chiederne il rilascio qualora la loro detenzione sia connessa all'esercizio dell'attività giornalistica;
quali elementi e quali informazioni aggiornate il Governo abbia utilizzato e intenda utilizzare per mantenere l'Egitto nella lista dei Paesi di origine sicuri, alla luce dei recenti arresti dell'intera redazione di Matsadaash, delle denunce relative alla detenzione di giornalisti e alle condizioni della libertà di stampa nel Paese, e se intenda procedere a una tempestiva rivalutazione della situazione dell'Egitto, verificando in particolare il rispetto dei diritti fondamentali, l'effettività delle garanzie giudiziarie, il rischio di detenzione arbitraria e la possibilità di esercitare liberamente la professione giornalistica.
(5-05852)
AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE
Interrogazione a risposta in Commissione:
GATTA e CASTIGLIONE. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
il comparto olivicolo-oleario rappresenta una componente strategica del sistema agroalimentare nazionale e conta oltre un milione di ettari coltivati a olivo, di cui circa 289 mila condotti con metodo biologico, circa 620 mila aziende olivicole, oltre 4.200 frantoi attivi e 51 indicazioni geografiche riconosciute, di cui 42 Dop e 9 Igp;
secondo Ismea, la campagna 2025-2026 si è chiusa con una produzione nazionale pari a circa 325 mila tonnellate di olio, in crescita del 31 per cento rispetto all'annata precedente;
a fronte della ripresa produttiva, nel corso del 2026 il settore è stato interessato da una significativa contrazione delle quotazioni all'origine: secondo i dati Ismea, ad agosto 2026 il prezzo medio dell'olio extravergine di oliva si è attestato a 4,86 euro al chilogrammo, con una diminuzione del 5,1 per cento rispetto al mese precedente e del 49,3 per cento rispetto ad agosto 2025;
a tale andamento si accompagna un livello delle giacenze significativamente superiore a quello registrato nell'anno precedente: secondo il rapporto n. 8/2026 «Frantoio Italia» dell'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, al 31 luglio 2026 risultavano detenute in Italia 233.377 tonnellate di olio di oliva, il 43,9 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, sebbene in diminuzione del 9,7 per cento rispetto alla fine del mese di giugno. Il 79,4 per cento delle giacenze complessive era costituito da olio extravergine di oliva e, nell'ambito di quest'ultimo, 108.299 tonnellate, pari al 58,4 per cento, erano di origine italiana;
la contemporanea presenza di elevate disponibilità di prodotto rispetto all'anno precedente e la forte riduzione delle quotazioni determina rilevanti criticità per la sostenibilità economica degli operatori della filiera, in particolare in prossimità dell'avvio della nuova campagna produttiva, con conseguenti esigenze di liquidità per i frantoi;
in tale contesto, il 18 settembre 2026 il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha annunciato la nuova misura denominata «Cambiale Frantoi Oleari», gestita da ISMEA e dotata di risorse complessive pari a 40 milioni di euro, finalizzata a fornire liquidità ai frantoi per sostenerne i costi di gestione e consentire loro di affrontare la fase produttiva;
secondo quanto comunicato dal Ministero, la misura prevede la concessione di prestiti di importo compreso tra 3.500 e 50.000 euro, a tasso zero, mediante l'abbattimento totale degli oneri finanziari, con una durata di cinque anni e due anni di preammortamento, consentendo alle imprese beneficiarie di iniziare a restituire il capitale a partire dal terzo anno, mediante rate trimestrali;
il medesimo comunicato precisa che lo strumento è rivolto ai frantoi attivi, regolarmente registrati nel portale Sian, che registrano giacenze di olio extravergine di oliva, e che la gestione delle domande dovrà avvenire interamente online attraverso il portale Ismea nel corso del mese di ottobre 2026, con un'istruttoria rapida finalizzata ad assicurare l'erogazione delle risorse in tempi brevi;
alla data del 7 ottobre 2026, tuttavia, non risultano ancora pubblicate le disposizioni operative per la presentazione delle domande, né risulta indicata una data precisa per l'apertura dello sportello sul portale Ismea;
la tempestiva operatività dello strumento appare particolarmente rilevante in considerazione dell'avvio della nuova campagna olivicola e delle esigenze finanziarie dei frantoi interessati –:
quale sia l'effettivo stato di attuazione della misura annunciata;
quali ulteriori iniziative di competenza intenda adottare al fine di sostenere la liquidità e la redditività degli operatori del comparto e tutelare la competitività della filiera olivicolo-olearia nazionale.
(5-05850)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
ORRICO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
in moltissimi comuni italiani, in particolare di Campania, Lazio, Puglia, Marche, Emilia-Romagna e Sardegna, nonché Piemonte, Veneto e Calabria la plastica ha subito rallentamenti e/o temporanee stoccaggio;
tale ultima circostanza è determinata dalla crisi di mercato della plastica riciclata penalizzata, a partire dal 2025, dalla concorrenza delle materie prime vergini a basso costo importate dall'estero;
a riprova di ciò, l'Italia, nell'ultimo anno, secondo i dati presentati al tavolo delle plastiche convocato dal Ministero dell'ambiente il 28 luglio 2026, ha perso circa 12.000 tonnellate al mese di capacità di trattamento della plastica;
ne sono conseguiti accumuli, rallentamenti e maggiori costi per il ricorso a destinazioni fuori regione, con un ulteriore impatto ambientale ed economico legato ai trasporti;
in diversi casi (in Lombardia, Puglia e Toscana) si è addirittura dato fuoco al materiale accumulato nei centri di stoccaggio per liberarsi della plastica e provocando così un grave danno ambientale derivante dal conseguente sollevamento di nuvole nere cariche di polveri sottili inquinanti;
la criticità derivante della mancanza di sbocchi per i materiali di plastica raccolti che può saturare gli impianti e ripercuotersi sull'intera filiera, fino a rallentare o interrompere la raccolta dei rifiuti urbani, è stata denunciata anche dalla Sezione servizi ambientali di Unindustria;
la crisi della filiera della raccolta differenziata comporterebbe la percezione di una sconfitta per tutto il sistema a discapito degli sforzi prodigati negli ultimi anni in termine di educazione della popolazione alle buone pratiche e alle politiche ambientali e di transizione;
il tribunale di Milano ha sottoposto Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, ad amministrazione giudiziaria per un anno poiché non avrebbe esercitato i dovuti controlli organizzativi e gestionali per prevenire e contrastare il traffico illecito di rifiuti plastici attuato da una delle sue principali imprese consorziate –:
quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Ministero interrogato per contrastare la delicata problematica esposta in premessa che rischia di paralizzare in un effetto domino l'intera filiera della raccolta dei rifiuti urbani.
(5-05846)
CULTURA
Interrogazione a risposta in Commissione:
VACCARI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
sono trascorsi dieci anni da quando la soprintendenza ai beni artistici e storici di Modena e Reggio Emilia venne accorpata a quella di Bologna. La galleria modenese e il palazzo Ducale di Sassuolo, così come la pinacoteca nazionale di Ferrara, si staccarono dalle rispettive soprintendenze, furono unificati fra loro e divennero indipendenti con una loro direzione. In parallelo a Bologna nacque un'unica soprintendenza che teneva insieme Bologna, Modena, Reggio e Ferrara;
ora le soprintendenze tornano a separarsi: lo ha indicato un decreto della Presidenza del Consiglio del marzo 2024, corroborato dal decreto ministeriale del 5 settembre 2026;
questa nuova riorganizzazione sembra avviarsi con qualche difficoltà. Il Governo infatti ha deciso che Bologna e Modena torneranno a separarsi. A Bologna resterà la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio (Abap, mentre Modena diventerà sede di una nuova Soprintendenza Abap per le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Un assetto organizzativo che disattende il provvedimento dell'ottobre 2024, mentre l'autonomia funzionale del distinto organo periferico del Ministero, posto di fatto in rapporto di dipendenza dalla Soprintendenza bolognese luogo esterno all'ambito di propria competenza territoriale. Tutto questo in assenza di disposizioni idonee ad affrontare la questione delle posizioni dei dipendenti e dei sindacati;
l'Amministrazione comunale di Modena ha confermato la propria disponibilità a mantenere un dialogo istituzionale con il Ministero della cultura e con gli altri enti coinvolti, con l'obiettivo di favorire il rafforzamento delle funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sul territorio –:
se non intenda ripristinare la piena funzionalità della soprintendenza a Modena, con le dotazioni di personale e spazi necessari, all'interno della Galleria Estense (o di altro ufficio statale/pubblico), e come intenda affrontare la questione delle posizioni dei dipendenti rispetto alle disposizioni ministeriali.
(5-05849)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dalla stampa, il 5 ottobre 2026 avrebbe preso avvio in Sardegna l'esercitazione Joint Stars 2026, con attività nei poligoni di Teulada e Quirra e una programmazione che si estenderebbe sino al 31 dicembre 2026 comprendente manovre sul terreno e in mare e l'impiego di munizionamento reale, missili e droni;
sembrerebbe che i componenti di nomina regionale del Comitato misto paritetico sulle servitù militari della Sardegna (CoMiPa) avrebbero espresso parere contrario al calendario delle esercitazioni, denunciando la carenza di informazioni sulle attività previste e, in particolare, sull'utilizzo del poligono di Quirra da parte di imprese private del settore degli armamenti;
secondo tali ricostruzioni, alcune imprese avrebbero ottenuto la disponibilità di aree del poligono per attività di ricerca, sperimentazione e presentazione di sistemi d'arma a potenziali acquirenti. I rappresentanti regionali avrebbero chiesto di conoscere l'identità delle imprese coinvolte e la tipologia degli armamenti da sottoporre a prova, senza ricevere risposta dal Ministro;
nonostante le obiezioni formulate, il Ministro interrogato avrebbe autorizzato il programma richiamando prevalenti motivi di interesse nazionale;
com'è noto, l'articolo 322 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, attribuisce al CoMiPa funzioni di raccordo tra le esigenze militari e lo sviluppo territoriale, economico e sociale della regione e ne prevede la consultazione semestrale sui programmi delle esercitazioni a fuoco e sull'impiego dei poligoni;
la decisione definitiva attribuita al Ministro in presenza del dissenso della maggioranza dei rappresentanti regionali rende particolarmente rilevante un confronto fondato su informazioni complete. In particolare, la sperimentazione e la dimostrazione commerciale di armamenti da parte di soggetti privati, a parere dell'interrogante, richiedono specifici chiarimenti circa finalità, autorizzazioni, condizioni di utilizzo del demanio militare, responsabilità e garanzie ambientali;
già nel giugno 2026 i componenti regionali del CoMiPa avevano indirizzato al Ministro interrogato e al presidente del Comitato una richiesta di chiarimenti sulle attività addestrative previste nell'arcipelago di La Maddalena dal 15 giugno al 5 luglio, segnalando la mancata informazione preventiva e chiedendo spiegazioni sulle ricadute ambientali, sulla sicurezza della navigazione e sull'economia turistica;
la reiterazione di contestazioni sulla qualità e sulla tempestività delle informazioni fornite pone un problema di effettività della partecipazione delle istituzioni territoriali alle decisioni che incidono sulle comunità sarde;
la Sardegna sopporta da decenni un rilevante carico di installazioni e attività militari, con limitazioni alla fruizione del territorio e del mare e persistenti esigenze di monitoraggio ambientale e bonifica. Le esigenze della difesa devono essere contemperate con la tutela della salute, degli ecosistemi e delle prospettive di sviluppo delle popolazioni interessate –:
quali imprese private siano autorizzate a utilizzare il poligono di Quirra nel periodo interessato dalla programmazione citata, quali sistemi d'arma, munizioni e droni siano sottoposti a sperimentazione e quali attività siano destinate a dimostrazioni per potenziali acquirenti;
in base a quali presupposti sia stato consentito tale utilizzo, quali costi ricadano sull'amministrazione pubblica e quali obblighi di sicurezza, ripristino e responsabilità siano posti a carico delle imprese;
quali specifiche motivazioni abbiano determinato il superamento del parere contrario CoMiPa e se l'autorizzazione comprenda, oltre alle attività addestrative, anche sperimentazioni e dimostrazioni commerciali di soggetti privati;
quali valutazioni ambientali, controlli indipendenti e misure di prevenzione siano previsti, quali siano gli esiti dei monitoraggi disponibili e come siano assicurati il recupero dei residuati e le bonifiche;
quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire un coinvolgimento preventivo ed effettivo del CoMiPa e della regione, ridurre il carico militare sulla Sardegna e assicurare una programmazione compatibile con la tutela ambientale e le attività economiche locali.
(4-09252)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta in Commissione:
VACCARI, MEROLA, GIRELLI, FORATTINI, ROMEO, FERRARI, FURFARO, CUPERLO, LAI, ROGGIANI, MANZI, MARINO, FILIPPIN, MALAVASI, LAUS, D'ALFONSO, SERRACCHIANI, STEFANAZZI, CIANI, BONAFÈ, GRIBAUDO, ANDREA ROSSI, PORTA, GIANASSI, IACONO, ORFINI, PANDOLFO, SCARPA, VIGGIANO, FORNARO, SIMIANI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati ufficiali contenuti nel Bollettino statistico pubblicato ogni trimestre dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli nel primo trimestre del 2026 la raccolta del settore del gioco d'azzardo ha raggiunto l'incredibile cifra di 45 miliardi e 440 milioni, con un aumento di più del 17 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025 quando con 38 miliardi e 755 milioni era già stato record. Cresce del 25 per cento la spesa, cioè la perdita secca dei giocatori: si è arrivati a 5 miliardi e 713 milioni rispetto ai 4 miliardi e 484 milioni del primo trimestre del 2025;
il record trimestrale fa facilmente prevedere che si arriverà a un nuovo record annuale. Lo scorso anno la raccolta era arrivata a 165 miliardi e 345 milioni, se restasse l'attuale trend, fatto che appare di facile previsione, si passerebbero i 180 miliardi. Come si legge nel Bollettino a contribuire alla crescita è soprattutto l'azzardo online che si trova sotto la voce «altri giochi» e che ha raggiunto i 23 miliardi e 172 milioni rispetto ai 20 miliardi e 253 milioni del 2025;
salgono anche slot e vlt passando da 5 miliardi e 291 milioni a 7 miliardi e 870 milioni. Crescita inferiore per le scommesse salite da 7 miliardi e 351 milioni a 8 miliardi e 372 milioni. Così come i giochi numerici e le lotterie, passati da 5 miliardi e 859 miliardi a 6 miliardi e 25 milioni. Sostanzialmente stabile quanto ha incassato lo Stato, passato da 2 miliardi e 483 milioni a 2 miliardi e 682;
mentre cresce l'allarme per i rischi legati al gioco d'azzardo, lo Stato amplia l'offerta online con sei nuove lotterie istantanee. Lo scorso 21 settembre 2026 l'Agenzia delle dogane e dei monopoli – Adm, con la determinazione dirigenziale n. 624473, ha autorizzato sei nuove lotterie nazionali ad estrazione istantanea con partecipazione a distanza, denominate «Multiprice Kappa»;
nei mesi scorsi il Forum delle associazioni familiari, insieme alle realtà aderenti alla campagna Mettiamoci in gioco e ad altre organizzazioni impegnate sul tema, avevano presentato un «Manifesto» in otto punti, che indicava con chiarezza la necessità di una riduzione significativa dell'offerta di gioco e dello stop all'introduzione di nuovi giochi e nuove modalità di puntata;
di fronte a una crescita costante dell'offerta e a numeri che raccontano una vera emergenza sociale, introdurre nuovi prodotti di gioco online significa non tenere assolutamente conto delle conseguenze che l'azzardo produce sulle persone e sulle famiglie –:
se non intenda adottare iniziative di competenza affinché si prevenga alla revoca dell'autorizzazione relativa alle sei nuove lotterie online e come il Ministro interrogato intenda dare seguito e riscontro alla richiesta, avanzata dal Forum delle associazioni familiari, di affrontare in modo organico il problema e individuare un percorso condiviso che metta al centro prevenzione, tutela della salute, protezione dei minori e sostegno alle famiglie.
(5-05851)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
SERRACCHIANI, ROGGIANI, PELUFFO, MAURI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
oggi, 6 ottobre 2026, nel corso di una conferenza stampa convocata dai vertici dell'ufficio giudiziario, il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, la presidente dell'ufficio gip-gup, Vincenza Maccora, e la responsabile amministrativa, Federica Fiordalisi, hanno denunciato pubblicamente i drammatici effetti del decreto ministeriale sulla «Rideterminazione delle piante organiche»;
al tribunale di Milano sono state assegnate appena 891 unità di personale amministrativo a fronte delle 1.127 unità previste dalla pianta organica precedente e a dispetto delle 94 unità che l'ufficio giudiziario attendeva in base alle reali necessità operative;
a fronte di tale previsione ridotta, i rinforzi effettivi giunti a Milano si sono limitati a sole 5 unità;
tale contrazione drastica delle risorse sta già provocando pesanti e gravi disservizi, tra cui archiviazioni a rilento per i cittadini in attesa da tempo, rallentamenti nei procedimenti legati al «codice rosso» e alla tutela dei migranti, difficoltà critiche nel settore delle tutele per i soggetti più fragili, un progressivo e preoccupante diradamento dei calendari delle udienze;
il tribunale di Milano rappresenta un presidio di rilevanza strategica fondamentale a livello regionale e nazionale, il quale ha storicamente garantito risultati d'eccellenza e un contributo determinante – come sottolineato dallo stesso presidente Roia – anche nel raggiungimento degli obiettivi del PNRR; sussiste dunque un ingiustificato divario nell'assegnazione e nella distribuzione territoriale delle risorse rispetto ad altre realtà giudiziarie nazionali paragonabili per carico di lavoro e bacino utenza –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della gravissima situazione in cui versa il tribunale di Milano a seguito dei tagli operati sulle piante organiche e della palese insufficienza dei recenti flussi assegnazione del personale, quali urgenti provvedimenti di competenza intenda adottare per rimediare all'impatto del decreto citato, attraverso un ripensamento immediato e una più equa distribuzione territoriale delle risorse umane che tenga conto del particolare carico di lavoro nel distretto milanese;
se non ritenga opportuno e urgente varare misure specifiche e straordinarie di incentivazione economica o logistiche per il personale amministrativo destinato alle sedi giudiziarie collocate nelle aree metropolitane, al fine di scongiurare la carenza di organico e garantire la piena efficienza del servizio giustizia e la tutela dei diritti dei cittadini.
(4-09245)
PAVANELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
perviene all'interrogante la segnalazione del Garante regionale dell'Umbria per le persone sottoposte a restrizioni o limitazioni della libertà personale che segnala gravi criticità nel funzionamento dell'ufficio di sorveglianza di Spoleto, competente per i circondari di Spoleto e Terni con particolare riferimento ai ritardi nella definizione delle istanze e dei procedimenti di competenza monocratica;
la pianta organica dell'ufficio prevede tre magistrati di sorveglianza, mentre, secondo la segnalazione, risulta attualmente in servizio un solo magistrato, con conseguente mancata trattazione delle materie attribuite ai due posti vacanti e sospensione di fatto di circa il 66 per cento della materia monocratica;
il magistrato in servizio deve occuparsi prioritariamente dell'istituto penitenziario di Orvieto e della gestione dei detenuti comuni degli istituti di Spoleto e Terni, a fronte di una popolazione detenuta complessiva stimata in circa 1.200 persone;
le segnalazioni pervenute al Garante, anche da persone detenute e dalla Camera penale di Perugia, riguardano ritardi nella trattazione di procedimenti concernenti permessi premio, permessi di necessità, reclami ai sensi dell'articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario e altri provvedimenti incidenti direttamente sulla libertà personale;
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 97 del 2015, ha sottolineato che i procedimenti di sorveglianza riguardano decisioni nelle quali la «posta in gioco» è particolarmente elevata, poiché incidono in modo rilevante sulla libertà personale dell'interessato;
la carenza dell'ufficio di sorveglianza di Spoleto produce effetti anche sul tribunale di sorveglianza di Perugia, poiché i magistrati degli uffici di sorveglianza partecipano alla composizione del tribunale, riducendone la capacità complessiva di trattazione;
l'articolo 110 della Costituzione attribuisce al Ministro della giustizia, ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, mentre all'articolo 105 spettano al Consiglio superiore della magistratura secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni e i trasferimenti dei magistrati –:
quale sia l'attuale situazione dell'organico dell'ufficio di sorveglianza di Spoleto, quanti siano i posti vacanti rispetto alla pianta organica e quali siano i tempi previsti per la loro copertura;
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei ritardi accumulati nella trattazione delle istanze e dei procedimenti di competenza dell'ufficio e quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di contribuire a garantirne l'immediata funzionalità;
se siano state previste, per quanto di competenza, misure organizzative idonee a fronteggiare l'emergenza;
quali iniziative normative intenda adottare per assicurare la trattazione prioritaria delle istanze che incidono sulla libertà personale e sui diritti fondamentali delle persone detenute, prevedendo anche un monitoraggio pubblico dei tempi medi di definizione e dell'arretrato;
se non ritenga necessario adottare iniziative volte a predisporre, per quanto di competenza, un piano straordinario per gli uffici di sorveglianza con gravi scoperture di organico, volto a garantire continuità dell'attività giudiziaria, effettività della tutela giurisdizionale e pieno rispetto degli articoli 24, 27, 111 e 110 della Costituzione.
(4-09248)
DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
secondo il Gip di Caltanissetta Santi Bologna il senatore Scarpinato avrebbe posto in essere una «attività depistante» in seno alla Commissione antimafia ed in relazione al cosiddetto dossier «mafia-appalti»;
il dossier «mafia-appalti» era notoriamente la pista su cui stava lavorando il magistrato Paolo Borsellino;
il dossier «mafia-appalti» è stato oggetto di attenzione da parte del senatore Scarpinato allorquando, svolgendo la funzione di sostituto procuratore, ne stilò in data 13 luglio 1992 una frettolosa archiviazione;
improvvidamente in data 22 luglio 1992 – a soli tre giorni dalla strage di Via D'Amelio – la richiesta fu vistata dal procuratore Gianmanco e depositata;
l'indagine venne archiviata a tempo record il 14 agosto 1992 dal Gip Sergio La Commare;
Scarpinato ebbe una riunione in data 14 luglio alla quale partecipò anche Borsellino, ma, nonostante quanto dichiarato nel corso degli anni, nessuno avvisò Paolo Borsellino della richiesta di archiviazione;
la ricostruzione del Gip Santi Bologna sul punto è netta: Borsellino «né prima né nel corso della riunione che si tenne il 14 luglio 1992 fu volutamente informato del fatto che il giorno precedente era stata firmata richiesta di archiviazione»;
questi già incredibili fatti assumono una luce sinistra e ancor più inquietante se si considera che in data 30 agosto 1996, Scarpinato, all'epoca sostituto nella procura di Palermo, vendeva immobile sito in Sciacca di cui era comproprietario con la sorella e altri parenti alla società Cesa, di cui era socia accomandataria la signora Rosaria Di Grado, moglie di Salvatore Fauci, indagato nel 1992 proprio nell'inchiesta «mafia-appalti» e poi archiviato da Giammanco, Lo Forte e dallo stesso Scarpinato;
l'immobile in questione fu venduto per la somma di 690 milioni di lire e il deputato Filippo Mancuso svolse apposita interrogazione e affermò in aula che l'immobile era stato valutato 300 milioni di lire, interessando il Ministro della giustizia dell'epoca Diliberto che rispose all'interrogazione –:
se il Ministro interrogato disponga di ulteriori nuovi elementi, anche rispetto ai documenti e alle relazioni in suo possesso al momento della risposta fornita dall'allora Ministro della giustizia, in relazione alla vicenda concernente la vendita dell'immobile di cui in premessa, con particolare riferimento alla stima dell'epoca del valore di mercato dello stesso.
(4-09255)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazione a risposta scritta:
BAKKALI, BOLDRINI, FERRARI, SCARPA, CAROTENUTO e QUARTINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
sabato 26 settembre scorso è andato in onda al Tg1 un servizio sulla crisi umanitaria a Cuba, dovuta, come noto, all'embargo statunitense;
negli stessi giorni in cui è stato girato il servizio era presente a Cuba la missione «Rotta su Cuba – Energia per la vita» organizzata dalle organizzazioni della società civile italiana Arci, CGIL, ANPI e da diverse altre ONG per portare aiuti umanitari sull'isola;
alla missione partecipava anche una delegazione di parlamentari italiani ed europei e di giornalisti che hanno documentato la missione tra cui un giornalista del Tg1;
il servizio andato in onda il 26 settembre non fa parola della missione a Cuba, né della presenza di parlamentari italiani con un silenzio che, a parere degli interroganti, appare inaccettabile considerando il ruolo del servizio pubblico e la rilevanza della notizia per l'opinione pubblica italiana;
il contratto di servizio Rai 2023-2028 ha per oggetto l'attività che la Società concessionaria svolge ai fini dell'espletamento del servizio pubblico e stabilisce che l'offerta di servizio pubblico deve essere improntata ai principi, tra l'altro, di imparzialità, indipendenza, pluralismo, completezza, correttezza –:
quali iniziative intenda assumere il Governo, per quanto di competenza e nell'ambito dell'attuazione del contratto di servizio, in relazione alla vicenda esposta in premessa e al fine di garantire il rispetto degli standard di qualità dell'offerta informativa, nonché l'imparzialità, il pluralismo e la completezza dell'offerta del servizio pubblico dovuti ai cittadini.
(4-09240)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta scritta:
BOSCAINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la Metro leggera automatica Cascina Gobba-Ospedale San Raffaele costituisce un collegamento di particolare rilevanza per l'accessibilità all'omonimo presidio ospedaliero e per gli utenti che quotidianamente devono raggiungerlo;
il servizio risulta sospeso da tempo per interventi di manutenzione straordinaria, determinando una significativa riduzione dell'accessibilità diretta all'ospedale San Raffaele;
da fonti di stampa risulta che il Ministero delle infrastrutture avrebbe caldeggiato tali interventi;
il protrarsi dell'interruzione non costituisce esclusivamente un problema di mobilità urbana o un disagio per i pendolari, ma assume una particolare rilevanza sotto il profilo dell'accessibilità ai servizi sanitari;
l'assenza del collegamento interessa, in particolare, persone anziane, persone con disabilità o con difficoltà motorie, pazienti sottoposti a visite, esami e terapie, nonché i familiari e gli accompagnatori che devono recarsi quotidianamente presso la struttura ospedaliera;
l'alternativa rappresentata dalla linea 925, con fermata in via Olgettina, richiede un ulteriore percorso a piedi per raggiungere il presidio ospedaliero e può pertanto rappresentare una difficoltà significativa per le persone con ridotta mobilità o in condizioni fisiche fragili;
tale situazione appare particolarmente problematica per coloro che devono raggiungere l'ospedale per sottoporsi a trattamenti sanitari continuativi o che, per condizioni di salute, non sono in grado di affrontare agevolmente ulteriori percorsi pedonali;
risulta pertanto necessario disporre di informazioni chiare e aggiornate circa le ragioni del protrarsi della sospensione, lo stato effettivo degli interventi di manutenzione e le tempistiche previste per il ripristino del servizio;
appare altresì opportuno verificare se, durante il periodo di sospensione, siano state adeguatamente valutate e attuate misure alternative in grado di garantire un collegamento accessibile e adeguato con l'ospedale San Raffaele, con particolare attenzione alle esigenze delle persone anziane, con disabilità o con difficoltà motorie;
la continuità e l'accessibilità dei collegamenti rappresentano un elemento importante per garantire l'effettivo accesso maggiormente vulnerabili –:
se alla luce di quanto descritto in premessa, si disponga di informazioni aggiornate da parte degli enti e dei soggetti responsabili circa lo stato dei lavori e i tempi previsti per il ripristino del collegamento;
se risulti quali siano le cause che hanno determinato la sospensione del servizio della Metro leggera automatica Cascina Gobba-Ospedale San Raffaele e le ragioni dell'attuale protrarsi dell'interruzione;
quali siano le interlocuzioni attualmente in corso tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Atm, comune di Milano, Regione Lombardia e gli altri soggetti competenti in relazione alla sospensione del servizio;
quali misure risulti siano state adottate, nel periodo di sospensione, per garantire un collegamento adeguatamente accessibile con l'Ospedale San Raffaele, con particolare riferimento alle persone anziane, alle persone con disabilità e a quelle con difficoltà motorie;
se risulti sia stata effettuata una specifica valutazione dell'impatto della sospensione del servizio sull'accessibilità al presidio ospedaliero da parte delle persone maggiormente fragili e dei pazienti che devono recarsi presso la struttura per visite, esami o terapie.
(4-09246)
GHIRRA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
da notizie di stampa si apprende che il 18 luglio 2026, sulla tratta ferroviaria Roma-Civitavecchia, alla stazione di Maccarese, il treno regionale n. 12573 è stato interessato da un grave incidente: una bombola dell'impianto antincendio della locomotiva è esplosa, provocando, secondo le ricostruzioni disponibili, lo squarcio del tetto e della parete divisoria tra il vano ad alta tensione e la cabina di guida, nella quale fortunatamente non era presente alcun lavoratore;
con nota n. 32250 del 10 agosto 2026, a firma del responsabile della Direzione tecnica, Trenitalia avrebbe disposto, con il coinvolgimento di Ansfisa, lo svuotamento programmato delle bombole dell'impianto antincendio sulle locomotive E.464 delle serie 0 e 1 e su alcuni convogli Taf, mantenendo attivi i sistemi di rilevazione di fumo e incendio, ma rendendo indisponibile l'estinzione automatica;
contestualmente sarebbero state emanate disposizioni particolari di condotta che consentono la circolazione dei mezzi con le bombole prive di agente estinguente, purché risultino efficienti i sistemi di rilevazione;
le organizzazioni sindacali hanno contestato tale decisione, segnalando un possibile contrasto con la disposizione aziendale MT/200 GEN/1999, che individuerebbe nell'inefficienza dell'impianto antincendio una causa di non accettazione del mezzo in servizio, nonché un'incoerenza con il punto 3.7 delle disposizioni di condotta, che manterrebbe l'obbligo di richiedere la sostituzione della locomotiva in caso di indisponibilità dell'impianto;
i sindacati hanno inoltre sollevato dubbi sull'adeguatezza della valutazione dei rischi, sulle condizioni di sicurezza in galleria e sull'aggravio di responsabilità per il personale, al quale sarebbe vietato accedere al corridoio di servizio in caso di allarme;
analoghe criticità sono state rappresentate dalle organizzazioni sindacali a Trenord con una nota unitaria del 13 agosto 2026, che denuncia anche il mancato coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e la genericità delle prescrizioni relative ai controlli visivi affidati al capotreno;
secondo tale comunicazione, la problematica riguarderebbe 13 convogli Taf e 55 locomotive E.464, delle quali 24 impiegate nei servizi commerciali, con completamento degli interventi previsto entro marzo 2027. A quanto consta all'interrogante il 15 agosto e il 27 agosto 2026 sarebbero state trasmesse diffide e richieste urgenti a Trenitalia, Trenitalia Tper e Ansfisa, sollecitando il blocco cautelativo dei mezzi privi di estinzione automatica funzionante, senza che, alla data dei solleciti, risultasse pervenuto un riscontro;
la prosecuzione del servizio passeggeri in tali condizioni richiede piena chiarezza sulla conformità dei rotabili alla configurazione autorizzata, sulle misure compensative e sui tempi di ripristino, affinché la gestione delle criticità tecniche non si traduca in maggiori rischi per lavoratori e viaggiatori –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti, quali siano gli esiti degli accertamenti sull'esplosione e se sia stata effettuata una verifica sistematica sullo stato delle bombole dell'intera flotta interessata;
quanti rotabili circolino attualmente con l'estinzione automatica indisponibile, su quali linee e con quali tempi previsti per il ripristino;
se Ansfisa abbia verificato i fascicoli tecnici e le autorizzazioni di messa in servizio, accertando il ruolo dell'impianto antincendio nella configurazione autorizzata, e quali provvedimenti o valutazioni abbia adottato sulla prosecuzione dell'esercizio;
se Ansfisa abbia emanato uno specifico provvedimento che consenta alle imprese ferroviarie di utilizzare in servizio commerciale locomotive E.464 e convogli Taf con impianto automatico di estinzione incendio privo di agente estinguente, quali ne siano gli estremi, la durata e le condizioni;
quali procedure giustifichino l'impiego commerciale dei mezzi, se sia stata verificata l'applicabilità del regolamento (UE) n. 402 del 2013 e se siano state chiarite le contraddizioni segnalate nelle disposizioni di condotta;
se intenda promuovere verifiche ispettive indipendenti e assicurare un riscontro alle segnalazioni sindacali, nonché quali iniziative di competenza intenda assumere per accelerare il ripristino degli impianti e sospendere l'impiego commerciale dei mezzi qualora non risultino garantite adeguate condizioni di sicurezza.
(4-09253)
INTERNO
Interrogazioni a risposta scritta:
GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 21 della Costituzione stabilisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione e afferma espressamente che «la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»;
la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere informati rappresentano principi essenziali dell'ordinamento democratico e richiedono, da parte delle istituzioni e delle forze di polizia, la massima attenzione nel garantire un rapporto corretto, trasparente e rispettoso dell'autonomia del lavoro giornalistico;
il 19 ottobre 2026 è previsto a Genova, davanti alla prefettura, un presidio promosso dall'Ordine dei giornalisti della Liguria, dall'Associazione ligure giornalisti e dal Gruppo cronisti liguri, per denunciare le modalità con cui, secondo quanto rappresentato dalle organizzazioni di categoria, negli ultimi mesi le forze dell'ordine operanti sul territorio regionale starebbero comunicando le notizie di cronaca agli organi di informazione;
secondo la denuncia resa pubblica dalle suddette organizzazioni, in diverse aree della Liguria, da Ventimiglia a Sarzana, nei resoconti quotidiani destinati ai cronisti verrebbero omessi fatti di cronaca quali furti, rapine, truffe ai danni di anziani, violenze sessuali e accoltellamenti, motivando tale scelta, sostengono i rappresentanti dei giornalisti liguri, con l'esigenza di evitare che la diffusione delle notizie possa «destare allarme sociale»;
sempre secondo quanto denunciato dalle organizzazioni dei giornalisti, ai cronisti sarebbe inoltre impedito l'accesso alle caserme, alle questure e ai distretti di polizia, mentre le informazioni diffuse alla stampa riguarderebbero prevalentemente attività di controllo e servizi straordinari sul territorio; una simile modalità di selezione preventiva delle informazioni, qualora effettivamente adottata in via sistematica e sulla base di valutazioni relative all'opportunità o meno della diffusione di determinati fatti di cronaca, solleverebbe rilevanti interrogativi in ordine al rispetto del principio di libertà di stampa e del diritto dei cittadini a conoscere fatti di interesse pubblico;
il diritto di cronaca non può infatti essere subordinato alla valutazione discrezionale dell'eventuale effetto che una notizia potrebbe produrre sull'opinione pubblica, fermo restando il rispetto dei limiti previsti dall'ordinamento in materia di segreto investigativo, tutela della riservatezza, dignità delle persone coinvolte e presunzione di innocenza –:
se, alla luce delle denunce formulate dalle organizzazioni dei giornalisti liguri, siano stati mandati dal Ministero dell'interno ordini di servizio o circolari con indicazioni che restringano l'accesso alle informazioni da parte dei giornalisti e, in caso contrario, se intenda disporre una verifica sulle modalità di comunicazione delle notizie agli organi di informazione, accertando in particolare se esistano direttive, disposizioni o prassi volte a limitare la diffusione di determinati fatti di cronaca per ragioni connesse al cosiddetto «allarme sociale».
(4-09243)
MACCANTI e BENVENUTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi è stato reso noto il rilascio da parte della città di Torino del permesso di costruire per la nuova moschea; il comune ha rilasciato il titolo edilizio necessario al recupero dell'area delle ex Fonderie Nebiolo, destinata a ospitare un nuovo e rilevante luogo di culto islamico con una sala di preghiera prevista per circa mille fedeli, uno studentato universitario e spazi culturali;
ad annunciarlo è stata la Confederazione islamica italiana, che ha comunicato che l'intervento potrà pertanto entrare nella fase realizzativa con apertura del cantiere entro la fine dell'anno;
l'intervento interessa un'area di proprietà pubblica sulla quale è stato costituito, in favore dell'associazione di promozione sociale Al-Waq della Confederazione Islamica Italiana, un diritto di superficie della durata di 99 anni, aggiudicato nel 2023 per un importo pari a 1.025.000 euro;
secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il progetto prevede un investimento tra i 15 e i 17 milioni di euro – finanziati, in parte, anche dal Regno del Marocco tramite il Ministero del culto di Rabat – e interessa una superficie di seimila metri quadrati;
allo stato, tuttavia, non risulta agli interroganti pubblicamente disponibile una documentazione contabile che consenta di accertare puntualmente l'entità, le modalità di erogazione e la provenienza dell'intero finanziamento;
l'entità dell'investimento, la provenienza estera di una parte rilevante delle risorse e la circostanza che l'intervento venga realizzato su un bene di proprietà pubblica rendono oltremodo opportuno garantire la massima trasparenza e tracciabilità dei finanziamenti, nonché conoscere i soggetti che contribuiranno economicamente alla realizzazione e successivamente alla gestione del complesso;
la stessa Confederazione islamica italiana figura tra i sottoscrittori del «Patto nazionale per un IsIam italiano», siglato presso il Ministero dell'interno il 1° febbraio 2017, punto cardine del quale era il tema della trasparenza dei finanziamenti, sia per quanto concerne la raccolta fondi interna alla comunità, che soprattutto per i finanziamenti provenienti da Stati o organizzazioni estere, anche rispetto a quelli destinati alla costruzione dei luoghi di culto;
la Lega è stata da sempre promotrice di diverse iniziative parlamentari volte a introdurre una disciplina più rigorosa in materia di confessioni religiose prive di intesa con lo Stato, con particolare riferimento alla conoscibilità e alla trasparenza dei finanziamenti provenienti dall'estero e ai relativi controlli;
gli interroganti ritengono altresì necessario approfondire il tema della reciprocità in materia di libertà religiosa, considerato che il Marocco riconosce l'esercizio del culto cristiano ma mantiene un ordinamento nel quale l'Islam è religione di Stato e permangono significative limitazioni, in particolare con riferimento all'attività di proselitismo nei confronti dei musulmani e alla condizione dei cittadini marocchini convertiti ad altre confessioni –:
se non convengano sull'opportunità di adottare iniziative, per quanto di competenza, per verificare l'entità, la provenienza e le modalità di erogazione dei finanziamenti, italiani ed esteri, destinati alla realizzazione del complesso dell'ex Nebiolo e, in particolare, quale sia la natura e l'effettiva consistenza dei finanziamenti provenienti dal Regno del Marocco, nonché accertare quali siano i soggetti pubblici o privati che partecipano al finanziamento e i soggetti cui sarà affidata la gestione del luogo di culto e delle ulteriori attività previste nel complesso.
(4-09254)
ISTRUZIONE E MERITO
Interpellanza:
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione e del merito, per sapere – premesso che:
gli istituti omnicomprensivi, istituiti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 18 giugno 1998, n. 233, comprendono scuole appartenenti a più ordini e gradi di istruzione, inclusa la scuola secondaria di secondo grado;
il decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, disciplina gli organi collegiali della scuola, senza tuttavia prevedere una specifica regolamentazione per la composizione del consiglio di istituto negli istituti omnicomprensivi;
in assenza di una disciplina normativa organica, si è consolidata la prassi amministrativa di nominare un commissario straordinario in sostituzione del consiglio di istituto;
tale soluzione, sebbene garantisca la continuità amministrativa, limita la partecipazione democratica delle diverse componenti della comunità scolastica;
la complessità organizzativa degli istituti omnicomprensivi richiede una rappresentanza equilibrata di tutte le componenti scolastiche (docenti, genitori, studenti e personale Ata) e di tutti gli ordini di scuola;
diverse istituzioni scolastiche hanno manifestato l'esigenza di superare il regime commissariale, al fine di ripristinare il pieno funzionamento degli organi collegiali;
appare opportuno fornire un quadro normativo chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale –:
se il Ministro interpellato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa;
quali iniziative di competenza intenda adottare per colmare il vuoto normativo relativo alla composizione del consiglio di istituto negli istituti omnicomprensivi;
se ritenga possibile, nelle more di un intervento normativo, adottare iniziative per consentire alle istituzioni scolastiche la costituzione del consiglio di istituto mediante adattamento delle disposizioni di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297;
se non ritenga opportuno promuovere l'adozione di linee guida o di un'iniziativa normativa volto a garantire la rappresentanza di tutti gli ordini di scuola all'interno del consiglio di istituto;
quali tempi siano previsti per un'eventuale iniziativa normativa in materia.
(2-00945) «Giuliano».
Interrogazioni a risposta scritta:
MORRONE. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
secondo notizie stampa, al liceo linguistico Ilaria Alpi di Cesena sono stati programmati per il prossimo mese di novembre 2026 corsi di arabo pomeridiani gratuiti, realizzati con la collaborazione del comune e in sinergia con soggetti esterni quali la Scuola Arrahama e l'associazione Essalam;
sul sito internet dell'associazione, con riferimento al progetto relativo alla Scuola Arrahma, è riportato che la stessa ha come obiettivo l'insegnamento della lingua araba e della recitazione del Sacro Corano ai bambini;
a parere dell'interrogante l'iniziativa desta non poche perplessità, stante l'opinione sempre più consolidata che la vera integrazione dei giovani stranieri, così come quella delle loro famiglie, si ottiene attraverso la promozione e la valorizzazione della cultura e della lingua del Paese ospitante, cioè rafforzando e approfondendo nelle classi scolastiche la conoscenza della lingua, della cultura, della storia e dell'educazione civica italiana;
il timore più volte sollevato non solo in Italia è che alcuni insegnamenti di questo tipo possano trasformarsi in un indottrinamento al Corano, con l'obiettivo di insegnare ai giovani un rifiuto della civiltà occidentale ed evitare che ne vengano attratti;
il problema della radicalizzazione delle seconde e terze generazioni è ormai prioritario per la gran parte dei Governi europei;
per l'interrogante è dunque fondamentale attenzionare e accertare che non vi sia la minima possibilità che, attraverso lezioni all'apparenza innocenti, possa essere veicolato un proselitismo estremista all'interno o in collaborazione con le scuole –:
se sussista un elenco delle associazioni e/o scuole musulmane abilitate all'insegnamento della lingua araba nelle scuole, pur in orario extracurricolare, e se intenda assumere iniziative affinché tale insegnamento sia comunque affiancato da un supervisore italiano, onde evitare che una lezione di lingua si trasformi in un'istruzione religiosa finalizzata alla comprensione e recitazione del Corano.
(4-09241)
CARMINA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente, elaborato sui dati 2025 forniti da 96 comuni capoluogo, relativi a 7.188 edifici scolastici e 1.272.742 studenti, evidenzia gravi ritardi nella sicurezza e nella manutenzione delle scuole italiane;
il 57,2 per cento degli edifici non è stato ancora sottoposto a verifica di vulnerabilità sismica, nonostante l'obbligo previsto dall'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 2003; nelle zone sismiche 1 e 2 risultano progettati o adeguati alla normativa antisismica soltanto il 7,5 per cento degli edifici in zona 1 e il 21,8 per cento in zona 2;
soltanto il 47,7 per cento degli edifici dispone del collaudo statico, il 53,5 per cento del certificato di agibilità e il 56 per cento del certificato di prevenzione incendi. Quasi un edificio su tre necessita di interventi urgenti, percentuale che sale al 45,2 per cento nel Mezzogiorno e al 54,2 per cento in Sicilia e Sardegna;
persistono forti divari territoriali anche nella capacità di trasformare gli stanziamenti in cantieri: nell'ultimo quinquennio i comuni del Sud hanno speso in media 5.658 euro a fronte di 24.586 euro stanziati per edificio;
il Pnrr ha destinato 11,65 miliardi di euro a oltre 9.500 interventi di edilizia scolastica, ma, a giugno 2026, soltanto l'1,9 per cento dei 206 progetti per nuove scuole risultava concluso, mentre il 58,7 per cento era ancora in esecuzione; per gli asili nido risultava concluso appena il 18,1 per cento dei progetti;
solo il 36,3 per cento degli edifici possiede una certificazione energetica e, tra questi, il 67,5 per cento è classificato nelle categorie E, F o G. Inoltre, il raffrescamento è presente soltanto in circa il 16 per cento degli edifici per i quali sono stati forniti dati completi;
i dati risultano, inoltre, incompleti per alcuni comuni, tra cui Roma e L'Aquila, rendendo necessaria una base informativa pubblica, aggiornata e omogenea –:
quali iniziative il Governo intenda adottare per completare, con tempi e risorse definiti, le verifiche di vulnerabilità sismica e gli interventi di adeguamento, dando priorità agli edifici situati nelle zone sismiche 1 e 2, nonché nel Mezzogiorno e nelle Isole;
se si intenda istituire un piano nazionale pluriennale per la sicurezza, la manutenzione ordinaria e straordinaria e l'efficientamento energetico degli edifici scolastici, assicurando risorse statali ordinarie stabili anche dopo la conclusione del Pnrr;
quali misure si intenda adottare, per quanto di competenza, per accelerare i progetti Pnrr ancora in ritardo, rafforzando gli uffici tecnici degli enti locali, il supporto ai responsabili unici del procedimento e le attività di progettazione e monitoraggio;
se si intenda rendere pienamente pubblica e interoperabile l'Anagrafe dell'edilizia scolastica, con dati aggiornati su certificazioni, vulnerabilità, interventi, finanziamenti e stato dei cantieri, prevedendo altresì obblighi di comunicazione completi e uniformi per tutti gli enti competenti.
(4-09249)
PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
la classe di concorso A023, «Lingua italiana per discenti di lingua straniera», è stata istituita nel 2016 ed è nata soprattutto per i Cpia, i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti. Negli anni il suo utilizzo è stato esteso anche alle scuole secondarie, in particolare nei contesti con studenti neoarrivati o con competenze linguistiche insufficienti;
l'articolo 12 del decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170 dispone l'obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che evidenziano carenze nella lingua italiana «che ostacolano l'integrazione scolastica e incidono sul comportamento del minore», prevedendo lo svolgimento da parte loro di corsi gratuiti di italiano (fino al raggiungimento del livello A2 tramite i Cpia) e percorsi formativi di sostegno alla corresponsabilità educativa con il rischio di una sanzione amministrativa tra 200 e mille euro in caso di rifiuto dopo la segnalazione dei servizi sociali. L'articolo 13 stabilisce che a partire dall'anno scolastico 2027/2028, le classi prime (scuole primarie, medie e superiori) non potranno avere più del 30 per cento di alunni stranieri non nati in Italia e con un background scolastico italiano limitato;
l'applicazione di queste misure deve però fare i conti con due ostacoli strutturali: da un lato la saturazione fisica delle aule; dall'altro la mancanza di insegnanti specializzati nella didattica dell'italiano come lingua seconda;
con il decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito con modificazioni nella legge 29 luglio 2024 n. 106, i docenti A023 sono stati assunti solo sul potenziamento nelle secondarie di primo e secondo grado ma già dallo scorso anno ci sono stati forti tagli. A livello nazionale, stando ai dati ministeriali, le cattedre di potenziamento diminuiscono quest'anno di 1.407 unità. Si passa dalle 50.202 del 2025-2026 alle 48.795 previste per il 2026-2027;
mentre il dibattito politico e le ultime riforme ministeriali continuano a rimarcare l'importanza della conoscenza della lingua italiana per minori e adulti stranieri, nella pratica quotidiana le scuole vivono, a giudizio dell'interrogante, un paradosso grottesco: i docenti A023, altamente specializzati con master e concorsi dedicati, vengono utilizzati come «jolly» per le supplenze, demansionati a mansioni burocratiche o costretti a insegnare materie estranee al proprio profilo, mentre centinaia di studenti stranieri rimangono in lista d'attesa o vengono affidati a personale privo di competenze glottodidattiche specifiche;
come riportato da fonti di stampa, il Coordinamento Nazionale dei docenti della classe di concorso A023 sottolinea che pretendere di applicare la soglia massima del 30 per cento di alunni stranieri per classe, o introdurre obblighi di frequenza per i genitori, non produce risultati reali se le aule non vengono dotate di docenti specializzati in glottodidattica. Senza questa figura professionale, il carico dell'insegnamento linguistico finisce per gravare interamente sui docenti disciplinari di classe o sul personale della scuola primaria, privi delle metodologie specifiche necessarie per l'insegnamento a studenti alloglotti o ad adulti –:
se non ritenga opportuno emanare linee guida chiare per i Cpia che riservino alla A023 i corsi alfabetizzazione e apprendimento della Lingua italiana dal livello A1 in su;
se non ritenga urgente emanare una circolare ministeriale per chiarire che i docenti della classe A023 non devono essere utilizzati per coprire le supplenze brevi o demansionati a funzioni burocratiche o costretti a insegnare materie estranee al proprio profilo.
(4-09250)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il 3 ottobre 2026 è deceduto Salvatore Calignano, operaio edile di 61 anni, dopo essere stato trovato gravemente ferito in una strada isolata di Caivano, in provincia di Napoli, e trasportato d'urgenza in ospedale a seguito delle gravi lesioni riportate;
secondo le prime ricostruzioni, l'uomo si trovava a Caivano per effettuare lavori di manutenzione sul tetto di un capannone, dove avrebbe dovuto posare una guaina isolante; agli operatori del 118 avrebbe riferito di essersi ferito a seguito di una caduta da una scala;
la procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord ha aperto un'inchiesta per fare piena luce sulla dinamica dell'accaduto, affidando le indagini ai Carabinieri;
gli investigatori stanno verificando, tra l'altro, se l'infortunio sia avvenuto all'interno del capannone e per quali ragioni l'operaio sia stato successivamente trovato all'esterno, in una strada distante dal luogo in cui presumibilmente stava lavorando; l'area del capannone è stata posta sotto sequestro;
dagli accertamenti è emerso che Calignano risultava formalmente assunto da un'impresa edile a partire dal 1° ottobre 2026, appena due giorni prima dell'incidente; la moglie ha riferito di non essere stata a conoscenza dell'assunzione e che il marito aveva percepito l'indennità di disoccupazione relativa al mese di settembre 2026, tale circostanza è oggetto di ulteriori accertamenti;
la famiglia ha riferito, invece, che Calignano stava lavorando in nero e che non gli sarebbero stati forniti adeguati dispositivi di protezione e sicurezza; tali circostanze sono al vaglio degli inquirenti e non risultano allo stato definitivamente accertate;
la procura di Napoli Nord ha iscritto nel registro degli indagati tre persone, tra cui il datore di lavoro dell'operaio e i due titolari del capannone, con l'ipotesi di omicidio colposo in cooperazione; l'iscrizione è stata effettuata anche in vista dell'esame autoptico, previsto per il 7 ottobre 2026;
la vicenda ha suscitato forte preoccupazione da parte delle organizzazioni sindacali, che hanno richiamato la necessità di rafforzare i controlli sul lavoro, sulla regolarità dei rapporti di impiego e sul rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza –:
quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare affinché, anche attraverso gli organismi ispettivi competenti, siano effettuati tutte le verifiche necessarie in ordine al rapporto di lavoro di Salvatore Calignano, sulle condizioni di sicurezza del luogo di lavoro e sul rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
quali iniziative intenda adottare per rafforzare l'attività di vigilanza e controllo sulla regolarità delle attività delle imprese e dei rapporti di lavoro nel settore edile in Campania e, in particolare, nella provincia di Napoli, anche attraverso un adeguato potenziamento degli organici degli ispettori e degli altri soggetti preposti ai controlli;
quali ulteriori misure intenda promuovere per contrastare il lavoro irregolare e prevenire gli infortuni e le morti sul lavoro, con particolare attenzione ai settori maggiormente esposti al rischio.
(5-05844)
FOSSI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
presso lo stabilimento di Fornacette (comune di Calcinaia, Pisa) della BiancoForno Spa, azienda dolciaria, è in corso una vertenza tra la società e la Flai Cgil, esplosa a seguito del licenziamento disciplinare di un dipendente con circa trent'anni di anzianità, notificato, secondo quanto riportato dalla stampa, il 24 settembre 2026 dopo un mese di sospensione dal lavoro;
il 1° ottobre 2026 si sono svolti sciopero e presidio davanti allo stabilimento, con la partecipazione del segretario generale nazionale della Flai Cgil e il sostegno di rappresentanti politici e istituzionali di diverso orientamento;
il sindacato chiede il reintegro del lavoratore e la riapertura di un confronto; il segretario generale Mininni ha escluso di entrare in azienda finché il licenziamento non sarà ritirato e non saranno ristabilite corrette relazioni sindacali, e ha annunciato che la vertenza assumerà dimensione nazionale;
la Flai Cgil denuncia, tra l'altro, orari di lavoro comunicati anche la sera precedente tramite messaggistica, il ricorso ai permessi retribuiti (Rol) nei periodi di mancanza di lavoro con formazione di monte ore negativi, situazioni di precariato protratte per anni, ostacoli allo svolgimento delle assemblee sindacali (oggi tenute in orario di lavoro ma al di fuori dello stabilimento), contestazioni disciplinari e sospensioni ritenute sproporzionate, nonché l'assenza di un confronto sul piano industriale e sulle sue ricadute occupazionali;
la Flai Cgil denuncia inoltre la sospensione, dal 12 giugno 2026 per due mesi e mezzo e fatta rientrare per una settimana in un reparto dove non poteva stare, che ha causato danni alla sua salute e che è stata dichiarata ora non idonea per un mese. La sospensione, della lavoratrice appartenente a categoria protetta, è stata disposta per un episodio avvenuto fuori dal luogo di lavoro e senza previo ascolto dell'interessata, con retribuzione corrisposta ma senza soluzione della vicenda;
l'azienda, per parte sua, ritiene il licenziamento pienamente legittimo, in quanto motivato da uno specifico e grave episodio verificatosi in produzione e da precedenti disciplinari, e ha dichiarato la propria disponibilità a partecipare a un tavolo di confronto senza precondizioni, accogliendo la proposta in tal senso del sindaco di Calcinaia;
la società era già stata oggetto di mobilitazioni sindacali nell'agosto 2024, in relazione alla cessazione dell'impiego presso lo stabilimento di lavoratrici in somministrazione;
spetta all'autorità giudiziaria accertare la legittimità del licenziamento, ma è necessario vigilare sul rispetto della disciplina dell'orario di lavoro, degli obblighi di trasparenza e prevedibilità del lavoro e delle prerogative sindacali garantite dallo Statuto dei lavoratori;
la prosecuzione di un conflitto così acceso rischia inevitabilmente di compromettere il clima aziendale, la tutela dei lavoratori e la continuità produttiva di un'impresa rilevante per il territorio –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti e se intenda conseguentemente adottare iniziative di competenza volte a verificare, tramite l'ispettorato nazionale del lavoro, il rispetto, presso lo stabilimento di Fornacette, della normativa su orario di lavoro, preavviso e trasparenza delle condizioni di lavoro, utilizzo di Rol e permessi, ricorso a contratti a termine e somministrazione, nonché l'effettivo esercizio delle libertà prerogative sindacali, incluso il diritto di assemblea, e sulla gestione dei provvedimenti disciplinari e cautelari, con particolare riguardo alla sospensione prolungata della lavoratrice appartenente a categoria protetta;
quali iniziative intenda assumere, anche in raccordo con la Regione Toscana, la prefettura di Pisa e gli enti locali, per favorire la tempestiva apertura di un tavolo di confronto tra l'azienda e tutte le organizzazioni sindacali, anche con il supporto di una mediazione istituzionale, al fine di ricomporre la vertenza (anche alla luce della dimensione nazionale annunciata) nel rispetto delle prerogative di tutte le parti;
se intenda promuovere, per quanto di competenza, un monitoraggio sul piano industriale e sugli investimenti annunciati dall'azienda, affinché siano accompagnati da un'informazione e un confronto con le rappresentanze dei lavoratori sulle ricadute occupazionali e sull'organizzazione dell'orario di lavoro.
(5-05847)
SALUTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
GIRELLI, MALAVASI, CIANI, FILIPPIN e FURFARO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 6 febbraio 2025, n. 10, ha adeguato la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento delegato (UE) 2016/161 in materia di caratteristiche di sicurezza degli imballaggi dei medicinali e di contrasto alla falsificazione;
la disciplina europea prevede l'utilizzo di un identificativo univoco mediante codice data matrix e di un dispositivo antimanomissione;
il decreto legislativo n. 10 del 2025 ha previsto, per il sistema italiano, anche un dispositivo realizzato su supporto di sicurezza, qualificato come carta valori e prodotto dall'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), stabilendo un periodo di stabilizzazione fino al 9 febbraio 2027, al termine del quale il nuovo sistema dovrà entrare pienamente a regime;
il decreto interministeriale del 20 maggio 2025 ha definito le caratteristiche tecniche del dispositivo carta valori, prevedendo che l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato assicuri modalità di fornitura adeguate alle esigenze produttive dei titolari di autorizzazione all'immissione in commercio e stabilendo, in via ordinaria, un termine massimo di sessanta giorni per la fornitura;
secondo segnalazioni pervenute, a fronte di circa 600 milioni di Dcv ordinati dalle aziende, ne sarebbero stati finora consegnati circa 55 milioni, pari al 9 per cento; l'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato avrebbe prospettato, a partire dall'ottobre 2026, una capacità di consegna di circa 100 milioni di dispositivi al mese;
ove confermati, tali dati pongono interrogativi sulla possibilità di assicurare nei tempi necessari non soltanto la consegna degli ordini già effettuati, ma anche quella dei successivi, considerando inoltre che i dispositivi devono raggiungere siti produttivi situati anche fuori dall'Italia e dall'Unione europea e che alla loro consegna seguono i tempi necessari alla produzione e al rilascio dei lotti;
la contemporanea applicazione dell'identificativo univoco europeo e del Dcv determina, inoltre, specifici adempimenti per i medicinali destinati al mercato italiano, con conseguenze organizzative e produttive e possibili maggiori costi, particolarmente rilevanti per i medicinali a basso prezzo;
è stato altresì segnalato che, in assenza del Dcv, non sarebbe possibile procedere al rilascio dei lotti destinati al mercato italiano, anche qualora le confezioni risultassero conformi ai requisiti europei di serializzazione e antimanomissione;
eventuali difficoltà nell'approvvigionamento dei dispositivi potrebbero pertanto ripercuotersi sulla disponibilità dei medicinali, trasformando un problema organizzativo e industriale in una questione riguardante la continuità delle cure e il diritto alla salute;
il decreto legislativo n. 10 del 2025 prevede, peraltro, che il dispositivo possa assumere le caratteristiche di carta valori digitale, compatibilmente con l'evoluzione dello stato della tecnica e con i vincoli di finanza pubblica –:
se i Ministri interrogati possano confermare i dati relativi agli ordinativi e alle consegne dei Dcv e se ritengano che l'attuale capacità produttiva e distributiva dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato sia sufficiente ad assicurare la piena operatività del sistema dal 9 febbraio 2027;
se sia stata effettuata una valutazione delle possibili conseguenze dei ritardi nella fornitura dei Dcv sulla produzione, sul rilascio dei lotti e sulla disponibilità dei medicinali;
se, al fine di scongiurare carenze o interruzioni nell'approvvigionamento, non ritengano necessario adottare iniziative per prevedere, ove non sia garantita la piena operatività del sistema, un regime transitorio che consenta temporaneamente l'immissione in commercio e la dispensazione delle confezioni regolarmente dotate dell'identificativo univoco data matrix, e del dispositivo antimanomissione previsti dalla normativa europea, anche se prive del Dcv;
se non ritengano opportuno accelerare la valutazione di soluzioni tecnologiche, compresa la carta valori digitale già contemplata dalla normativa vigente, che consentano di integrare le esigenze nazionali di controllo con il sistema europeo di serializzazione, riducendo duplicazioni di adempimenti e costi senza diminuire i livelli di sicurezza e tracciabilità dei medicinali.
(5-05845)
GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
con l'interrogazione n. 5-05728, presentata il 9 settembre 2026 e tuttora in corso, l'interrogante ha richiamato l'attenzione del Ministro interrogato sulla necessità di riconoscere la malattia di Sjögren primaria sistemica quale malattia rara e di inserirla nell'Allegato 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017;
tale richiesta si fonda, tra l'altro, sulle più recenti evidenze epidemiologiche disponibili, che stimano per la forma primaria una prevalenza pari a 3,8 casi ogni 10.000 abitanti, inferiore alla soglia di 5 casi ogni 10.000 abitanti prevista a livello europeo per la definizione di malattia rara;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2026, sono state disposte modifiche e integrazioni al citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017;
nell'ambito di tale aggiornamento non si è tuttavia proceduto all'inserimento della malattia di Sjögren primaria sistemica nell'Allegato 7 sopra ricordato, recante l'elenco delle malattie rare che danno diritto all'esenzione;
il mancato inserimento assume particolare rilievo alla luce delle nuove evidenze epidemiologiche e del fatto che la questione era stata sottoposta anche alle competenti strutture del Ministero della salute, che, secondo quanto riferito dalle associazioni delle persone affette dalla patologia, avevano manifestato la disponibilità ad approfondirla;
la malattia di Sjögren è attualmente ricompresa tra le malattie croniche e invalidanti, con codice di esenzione 030.710.2, mentre il mancato riconoscimento della forma primaria sistemica quale malattia rara continua a determinare criticità nella presa in carico, nell'individuazione di centri di riferimento, nel monitoraggio della patologia e nell'accesso uniforme alle prestazioni e ai trattamenti necessari sull'intero territorio nazionale –:
se il Ministro interrogato possa chiarire le ragioni per le quali, nell'ambito dell'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 agosto 2026, non si sia proceduto al riconoscimento della malattia di Sjögren primaria sistemica quale malattia rara;
se il Ministro interrogato intenda, per quanto di competenza, assumere iniziative per procedere tempestivamente, sulla base delle più recenti evidenze scientifiche ed epidemiologiche, all'inserimento della malattia di Sjögren primaria sistemica nell'allegato 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, assicurando alle persone che ne sono affette una presa in carico appropriata e uniforme sull'intero territorio nazionale.
(5-05848)
Interrogazioni a risposta scritta:
LACARRA, MALAVASI e GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la legge 1° aprile 1999, n. 91, all'articolo 1, comma 2, dispone che il procedimento per l'esecuzione dei trapianti assicuri trasparenza e pari opportunità tra i cittadini, con criteri di accesso alle liste di attesa determinati da parametri clinici e immunologici;
secondo l'elenco pubblicato dal Centro nazionale trapianti, i centri attivi per il trapianto di cuore sono 16, di cui 11 nella macroarea Nord e soltanto 5 nella macroarea Sud (due a Roma, uno a Napoli, uno a Bari e uno a Palermo);
l'allocazione dei cuori è disciplinata dal «Regolamento delle urgenze di cuore in ambito nazionale e di macroarea», operativo dal 9 marzo 2020, che suddivide il territorio in due macroaree: la Nord comprende Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, province autonome di Trento e di Bolzano, Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Sardegna; la Sud comprende Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia;
il sistema prevede tre livelli: l'emergenza nazionale (urgenza 1), con accesso alle donazioni di tutto il Paese; l'urgenza di macroarea (urgenza 2), con accesso alle sole donazioni della macroarea del centro richiedente; la lista standard, per la quale l'organo è offerto prioritariamente al centro della regione del donatore e, solo in caso di eccedenza, alla macroarea e poi al resto del territorio nazionale;
ne consegue che, al di fuori dell'emergenza nazionale, la probabilità di ricevere un cuore dipende anche dal numero di donazioni disponibili nel territorio in cui il paziente è iscritto;
tale disponibilità è fortemente diseguale: la macroarea Nord conta circa 9 milioni di residenti in più e, secondo il Report 2025 del Centro nazionale trapianti, registra tassi di donazione molto superiori (Veneto 49,3 donatori per milione di abitanti, Toscana 45,6, Emilia-Romagna 42,2, a fronte di una media nazionale di 29,8), mentre le regioni meridionali, pur in crescita, restano generalmente al di sotto della media;
nella macroarea Nord opera inoltre il Nord Italia transplant program unica struttura multiregionale della rete, che riunisce Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche e provincia autonoma di Trento e che, ai fini dell'allocazione ordinaria, costituisce un unico bacino di circa 19 milioni di abitanti;
un paziente del Mezzogiorno in condizioni gravi, ma non tali da integrare l'emergenza nazionale, può dunque contare su un bacino di donazioni sensibilmente più ridotto rispetto a un paziente di pari gravità iscritto al Nord, con il rischio che l'accesso a una terapia salvavita sia condizionato dal luogo di cura, anziché dai soli parametri clinici;
non risultano agevolmente reperibili dati disaggregati per macroarea su tempi di attesa, mortalità in lista ed esito delle richieste di urgenza per il trapianto di cuore –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto e quali siano, distinti per macroarea e per livello di urgenza, i tempi medi di attesa, la mortalità in lista e il saldo dei cuori scambiati tra le due macroaree negli ultimi cinque anni;
se non ritenga di promuovere, per il tramite del Centro nazionale trapianti, una revisione dei criteri di allocazione che superi la suddivisione in macroaree e le priorità territoriali, in favore di una lista unica nazionale fondata su criteri clinici, compatibilmente con i tempi di ischemia dell'organo.
(4-09242)
MARIANNA RICCIARDI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
nel 2025 si è registrato un dato allarmante per il Servizio sanitario nazionale: secondo lo studio del centro studi Anaao Assomed, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri sono state 3.767, con un aumento del 150 per cento rispetto alle 1.503 del 2024, superando per la prima volta nell'ultimo decennio il numero dei pensionamenti, pari a 2.876; le dimissioni hanno raggiunto il 3,5 per cento dei medici in servizio nel Ssn, una percentuale mai registrata neppure durante la pandemia;
in 12 regioni su 20 i medici che hanno scelto volontariamente di lasciare il Ssn nel 2025 sono stati più numerosi di quelli andati in pensione e, in alcune regioni, il rapporto tra dimissioni e pensionamenti ha raggiunto livelli particolarmente preoccupanti;
particolarmente grave è il fatto che non si tratti prevalentemente di professionisti prossimi alla pensione: l'età media dei medici dimissionari è infatti di circa 48 anni, dunque di professionisti nel pieno della propria esperienza e della propria vita lavorativa;
il fenomeno appare riconducibile a una pluralità di fattori, tra cui carichi di lavoro eccessivi, turni massacranti, condizioni di lavoro che favoriscono il burnout, carico di responsabilità e retribuzioni non competitive rispetto agli altri Paesi europei, eccessivo carico burocratico e crescente esposizione alle aggressioni;
il dato assume ulteriore gravità alla luce della persistente carenza di personale e delle difficoltà del Ssn nel garantire tempi di attesa e livelli essenziali di assistenza uniformi sul territorio nazionale; il rischio è che le risorse investite nella formazione di professionisti altamente qualificati non si traducano in un rafforzamento stabile del servizio pubblico, se il sistema non è in grado di trattenerli;
alla luce di questi dati, è opinione dell'interrogante che il fenomeno della fuga dei medici dal Ssn non sia da considerare marginale o fisiologico ma rappresenta una delle principali emergenze strutturali della sanità pubblica italiana –:
se i dati del conto annuale dello Stato e del Ministero dell'economia e delle finanze confermino o rilevino quanto riportato nello studio di Anaao e quali siano le cause del fenomeno denunciato;
quali iniziative urgenti si intendano assumere per contrastare concretamente la fuga dei medici dal Servizio sanitario nazionale e rendere attrattivo il lavoro nel sistema sanitario pubblico, intervenendo sulle condizioni di lavoro, sui carichi assistenziali e burocratici, sulla sicurezza degli operatori, sulla responsabilità professionale e sulle retribuzioni;
se sia stato avviato o s'intenda avviare un monitoraggio delle dimissioni volontarie, che ne rilevi motivazioni, specializzazioni, fasce di età e destinazione professionale;
quali misure si intenda adottare per evitare che il ricambio generazionale e le nuove assunzioni siano vanificati dall'aumento delle uscite e, soprattutto, per garantire che il Ssn non continui a formare professionisti che poi è incapace di trattenere.
(4-09244)
MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il tumore gastrico rappresenta una patologia oncologica di particolare rilevanza sanitaria e assistenziale, caratterizzata da una prognosi ancora severa e da un significativo impatto sul Servizio sanitario nazionale, anche in ragione della complessità del percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale;
secondo il rapporto «I Numeri del Cancro in Italia 2025» della Fondazione Aiom, nel 2024 sono state stimate in Italia circa 14.105 nuove diagnosi di tumore dello stomaco, di cui 8.593 negli uomini e 5.512 nelle donne. Nel 2022 sono stati stimati 9.900 decessi, mentre la sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi è pari al 30 per cento negli uomini e al 35 per cento nelle donne. Sono inoltre circa 72.900 le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore dello stomaco, di cui 40.300 uomini e 32.600 donne;
nell'ambito della presa in carico del paziente affetto da tumore gastrico, particolare rilevanza assume la nutrizione clinica, che costituisce parte integrante del percorso terapeutico oncologico, in considerazione dell'elevato rischio di deterioramento dello stato nutrizionale;
i pazienti affetti da tumore gastrico giungono frequentemente alla diagnosi in condizioni caratterizzate da perdita di peso, riduzione dell'assunzione alimentare e fragilità nutrizionale, la malnutrizione rappresenta un rilevante fattore prognostico negativo, potendo incidere sulla tollerabilità e sulla continuità dei trattamenti oncologici, sul recupero post-operatorio, sull'incidenza delle complicanze, sulla qualità della vita e sulla prognosi, con conseguenti maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale;
le evidenze scientifiche riconoscono il ruolo del supporto nutrizionale nella gestione dei pazienti oncologici e prevedono, nei pazienti malnutriti o a rischio nutrizionale e nei casi in cui la normale alimentazione risulti insufficiente, il ricorso ai supplementi nutrizionali orali (Ons);
nonostante la rilevanza clinica della nutrizione, la presa in carico nutrizionale dei pazienti affetti da tumore gastrico risulta ancora eterogenea sul territorio nazionale: alcuni centri dispongono di percorsi strutturati e di figure professionali dedicate, mentre in altri l'accesso alla nutrizione clinica e ai supplementi nutrizionali orali dipende dall'organizzazione del singolo centro e dalle modalità di erogazione previste a livello regionale;
tale disomogeneità può determinare disparità nell'accesso a interventi di rilevante impatto clinico, facendo dipendere la possibilità di usufruirne dalla regione di residenza, dal centro presso il quale il paziente è preso in carico o dalla capacità economica del singolo;
in tale quadro, l'istituzione di un meccanismo nazionale di finanziamento rappresenterebbe uno strumento per favorire una presa in carico nutrizionale più strutturata e omogenea e garantire equità di accesso su tutto il territorio nazionale-:
se il Ministro interrogato, alla luce di quanto esposto, intenda assumere iniziative, anche nell'ambito del prossimo disegno di legge di bilancio, volte a istituire uno specifico fondo nazionale destinato a garantire l'accesso gratuito e uniforme su tutto il territorio nazionale ai supplementi nutrizionali orali, inclusi gli alimenti a fini medici speciali, per i pazienti affetti da tumore gastrico che ne abbiano indicazione clinica, assicurandone l'integrazione nel percorso di presa in carico oncologica.
(4-09251)
BARBAGALLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato da recenti inchieste giornalistiche trasmesse da Antenna Sicilia un dirigente medico già direttore sanitario dell'azienda sanitaria provinciale di Catania sarebbe recentemente rientrato in servizio presso l'ospedale «Santissimo Salvatore» di Paternò, a seguito della scadenza di una misura interdittiva della durata di dodici mesi disposta nell'ambito di un procedimento penale;
secondo le medesime ricostruzioni giornalistiche, il procedimento riguarderebbe, tra le altre, ipotesi di reato di violenza sessuale, maltrattamenti e peculato e i fatti contestati sarebbero stati, secondo l'ipotesi accusatoria, commessi anche all'interno del presidio ospedaliero di Paternò;
la procura della Repubblica di Catania avrebbe, inoltre, formulato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell'interessato;
le notizie di stampa hanno evidenziato la circostanza che il rientro in servizio sarebbe avvenuto nel medesimo presidio ospedaliero e nell'ambito organizzativo nel quale, secondo le contestazioni formulate dall'autorità giudiziaria, si sarebbero verificati alcuni dei fatti oggetto del procedimento;
sempre secondo quanto riportato dalla stampa, nell'ambito dell'attività investigativa sarebbero emersi elementi concernenti i rapporti gerarchici e professionali all'interno del reparto, nonché presunte condotte suscettibili di avere inciso sulle condizioni lavorative di alcune persone indicate come parti offese;
le medesime ricostruzioni giornalistiche riferiscono inoltre dell'esistenza di un atto giudiziario nei quale sarebbero state riportate circostanze relative allo svolgimento, all'interno del reparto ospedaliero, di riunioni a carattere politico-elettorale;
tali circostanze, ove confermate, sollevano interrogativi non soltanto sotto il profilo giudiziario, di esclusiva competenza dell'autorità procedente, ma anche sotto quello amministrativo, organizzativo e della tutela dell'ambiente di lavoro;
secondo quanto riferito dalla difesa dell'interessato, le contestazioni originariamente formulate avrebbero subìto un significativo ridimensionamento in sede cautelare, circostanza che deve essere tenuta in debita considerazione nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza e dei diritti della persona sottoposta a procedimento penale;
la scadenza della misura interdittiva e il conseguente rientro in servizio non escludono, tuttavia, la possibilità per l'amministrazione sanitaria, nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto della normativa vigente, di valutare l'adozione di eventuali misure organizzative finalizzate a garantire la serenità dell'ambiente di lavoro, la tutela delle persone coinvolte e il regolare svolgimento delle attività assistenziali;
appare pertanto opportuno verificare se, prima del rientro in servizio, l'azienda sanitaria competente abbia effettuato una specifica valutazione organizzativa della situazione e se siano state esaminate eventuali soluzioni alternative, compatibili con la normativa vigente e con i diritti dell'interessato;
tale verifica appare particolarmente rilevante anche in considerazione della pendenza del procedimento penale e della necessità di evitare, per quanto di competenza dell'amministrazione, possibili situazioni di disagio, condizionamento o interferenza rispetto alle persone coinvolte nel procedimento, senza in alcun modo incidere sulle prerogative dell'autorità giudiziaria –:
se intenda assumere iniziative normative affinché sia garantita la tutela dell'ambiente di lavoro in casi quali quello esposto in premessa.
(4-09256)
UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
MANZI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
il 2 ottobre 2026 il Ministero interrogato ha diffuso un comunicato stampa che annunciava l'assegnazione di oltre 364 milioni di euro a 239 progetti. I progetti sono stati selezionati nei bandi Prin 2026, Prin hybrid 2026 e Synergy grant 2026, i primi del nuovo Piano triennale della ricerca. Il comunicato rivendicava la conclusione delle valutazioni Prin in quattro mesi e la provenienza dall'estero dell'87 per cento dei revisori;
nella stessa giornata il Ministero ha pubblicato sul proprio sito una «comunicazione urgente». Vi si informava che, per sopravvenute problematiche tecniche al software di firma digitale dipendenti dal fornitore del servizio, Poste Italiane S.p.a., non era stato possibile pubblicare i decreti relativi ai bandi Synergy, Prin e Hybrid. La pubblicazione era rinviata alla risoluzione delle criticità, senza indicare alcuna data;
per l'intera giornata ricercatrici, ricercatori, gruppi di ricerca e uffici di atenei ed enti hanno atteso invano di conoscere gli esiti. Un annuncio dai toni celebrativi presentava come concluso un procedimento i cui atti non risultavano ancora firmati né pubblicati;
l'impossibilità di firmare atti già annunciati rivela una preoccupante fragilità dell'infrastruttura tecnologica del Ministero. Rivela anche la dipendenza da un singolo fornitore esterno, apparentemente senza soluzioni alternative né piani di continuità operativa;
le proposte progettuali e le relative valutazioni contengono idee originali, dati, risultati preliminari e informazioni sulla composizione dei gruppi di ricerca. Si tratta del patrimonio più avanzato della ricerca svolta negli atenei e negli enti italiani, anche in ambiti di tecnologie strategiche. Per questo la loro riservatezza e integrità rappresentano un interesse pubblico primario, anche per la tutela della proprietà intellettuale e della sicurezza economica nazionale;
la struttura ministeriale competente è denominata «Direzione generale per la valutazione e la sicurezza della ricerca». Ciò rende ancora più necessaria la piena trasparenza sulla natura dell'accaduto –:
quale sia stata la natura esatta delle problematiche tecniche, quando si siano manifestate e quando siano state risolte;
in quale data i decreti di approvazione delle graduatorie siano stati firmati e pubblicati o, se ciò non è ancora avvenuto, entro quale termine lo saranno;
se il malfunzionamento abbia interessato soltanto il servizio di firma digitale o anche altri sistemi informatici del Ministero, in particolare le piattaforme che conservano proposte progettuali, valutazioni e dati personali dei partecipanti;
se il Ministero possa escludere con certezza qualsiasi compromissione della loro riservatezza, integrità e disponibilità;
per quali ragioni il Ministro interrogato abbia ritenuto di annunciare pubblicamente gli esiti dei bandi prima che i relativi decreti fossero firmati e resi disponibili.
(4-09247)
Apposizione di una firma ad una risoluzione.
La risoluzione in Commissione Onori n. 7-00405, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 luglio 2026, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Pastorella.