Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute

XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 727 di mercoledì 14 ottobre 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 104, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,05).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle 9,15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 9,05, è ripresa alle 9,15.

Seguito della discussione del disegno di legge: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” (A. C. 2789-A​) e delle abbinate proposte di legge: Panizzut ed altri; Serracchiani; Conte ed altri; Candiani ed altri; Faraone e Giachetti; Ciani ed altri; Malavasi ed altri; Tenerini e De Palma; Stefani ed altri; Giorgianni ed altri; Ciocchetti ed altri; Zanella ed altri (A.C. 114​-159​-307​-344​-443​-998​-1426​-1461​-1507​-1682​-1690​-2007​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2789-A​: “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari” e delle abbinate proposte di legge nn. 114​-159​-307​-344​-443​-998​-1426​-1461​-1507​-1682​-1690​-2007​.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Invito la rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/1 Cesa il parere è favorevole con riformulazione. Premettere agli impegni le parole: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, di adottare le iniziative volte”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/2 Varchi il parere è favorevole.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, n. 9/2789-A/4 Quartini, n. 9/2789-A/5 Tucci, n. 9/2789-A/6 Cherchi, n. 9/2789-A/7 Sportiello e n. 9/2789-A/8 Auriemma il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare in un unico impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli equilibri del sistema previdenziale, iniziative volte a valorizzare anche sotto il profilo previdenziale l'attività di cura svolta dai caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare con un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese volte a valorizzare il contributo fornito dagli studenti caregiver e a tutelare il proseguimento del loro percorso formativo”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, la riformulazione è identica a quella che vi ho appena letto. Vuole che la rilegga?

PRESIDENTE. Quale mi scusi?

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Quella dell'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana.

PRESIDENTE. No, va bene così. Prego.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di proseguire nelle iniziative già intraprese volte alla tutela del benessere psicofisico dei caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/15 Carmina il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 3 e 4, premettere a ciascun impegno: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, n. 9/2789-A/17 Lomuti e n. 9/2789-A/18 L'Abbate il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 3, 5 e 6, riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nel rafforzamento delle misure a sostegno dei caregiver familiari, valorizzando il carico assistenziale e gli oneri connessi all'attività di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 2, 4, 5, 6 e 7, riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno dei caregiver familiari, anche al fine di favorire la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4, 5, 6 e 7, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli equilibri del sistema previdenziale, iniziative volte a valorizzare, anche sotto il profilo previdenziale, l'attività di cura svolta dai caregiver familiari.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare l'impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative volte a favorire un'attuazione omogenea delle misure previste dal provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4, 5, 6 e 7 riformulare l'impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno dei caregiver familiari anche al fine di favorire la conciliazione tra attività lavorativa e di cura”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4 e 8, riformulare l'impegno nei seguenti termini “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a tutela dei minori che convivono con persone con disabilità o non autosufficienti, con particolare riguardo al diritto allo studio e al pieno sviluppo personale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/ 26 Forattini il parere è favorevole con la seguente riformulazione: espunte le premesse dalla n. 4 alla n. 9, riformulare in un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a tutela del benessere psicofisico dei caregiver familiari, anche favorendo il rafforzamento delle reti territoriali di sostegno”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1, riformulare l'impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, di incrementare ulteriormente le risorse già stanziate in via strutturale dal provvedimento in esame per il sostegno dei caregiver familiari”.

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, provo a suonare per non interrompere la Ministra, ma mi pare che non funzioni. Forse pensate che sia una cosa musicale… è per chiedervi di stare in silenzio, perché non riusciamo a sentire quello che la Ministra sta dicendo. Poi, ovviamente, non sentite i pareri…

Aspetti Ministra, finché non c'è silenzio è completamente inutile riprendere. Colleghi, ce la facciamo?

Prego.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, n. 9/2789-A/30 Malavasi e n. 9/2789-A/ 31 Ghio il parere è contrario.

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/32 Ciancitto e n. 9/2789-A/33 Cerreto il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse, riformulare in un unico impegno come segue: “a valutare l'opportunità di adottare, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, ulteriori iniziative volte a favorire un'attuazione omogenea delle misure previste dal provvedimento in esame”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1, riformulare in un unico impegno nei seguenti termini: “a valutare l'opportunità, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, di incrementare ulteriormente le risorse già stanziate in via strutturale dal provvedimento in esame per il sostegno dei caregiver familiari”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari il parere è favorevole con riformulazione. Espunte le premesse 4 e 5, riformulare in un unico impegno come segue: “a proseguire, compatibilmente coi vincoli di finanza pubblica, nelle iniziative già intraprese a sostegno del caregiver familiare, favorendo la conciliazione tra attività lavorativa e attività di cura e valutando ulteriori forme di tutela anche sotto il profilo previdenziale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti il parere è favorevole con riformulazione. Espunte tutte le premesse, eccetto la n. 1 e la n. 2, riformulare gli impegni come segue: “a valutare l'opportunità di estendere l'ambito applicativo di alcune misure previste dal disegno di legge compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e nel rispetto del sistema di tutele graduate e differenziate ivi delineato”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra il parere è contrario.

PRESIDENTE. Bene, stiamo inviando ai delegati d'Aula le riformulazioni così le avrete a disposizione.

Allora, iniziamo dall'ordine del giorno n. 9/2789-A/1 Cesa: parere favorevole con riformulazione, va bene? Qualcuno mi dice se l'ordine del giorno Cesa viene accolto o non viene accolto? Sì, è un generale sì.

L'ordine del giorno n. 9/2789-A/2 Varchi va bene.

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

Stiamo votando l'ordine del giorno n. 9/2789-A/3 Ascari, è il primo voto, portiamo un po' di pazienza, un po' eh, non troppa (Commenti della deputata Boldrini)... Lo vedo, Presidente Boldrini, che c'è la fila. Ovviamente ricordiamo che il preavviso servirebbe a prendere la tessera. Io lo dico, perché così resta nei nostri…

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/4 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Abbiamo detto che questo provvedimento è l'ennesima delega e, devo dire, anche squalificante, visto come sono andate le votazioni degli emendamenti e visto lo svilimento continuo di quest'Aula.

Questa legge delega ha dei perimetri estremamente discutibili, al punto di definire questo provvedimento sostanzialmente una scatola vuota, una scatola vuota che peraltro non prevede finanziamenti freschi rispetto al tema dei caregiver familiari. Praticamente, c'è una partita di giro: si tolgono i finanziamenti che erano previsti per le persone con disabilità e si danno ai caregiver. I finanziamenti prevedono, per il primo anno, l'istituzione del portale INPS, con una prassi burocratica massacrante per cui i caregiver, che si devono preoccupare non solo dell'assistenza, non solo di pulire, non solo delle spese farmaceutiche, non solo della ricerca dei farmaci, non solo delle visite mediche per il proprio caro, si trovano anche costretti a combattere contro lo Stato. Con zero risorse stanziate, si dice: forniamogli l'assistenza psicologica, ma sappiamo che i servizi di salute mentale sono allo stremo, perché manca personale, perché non c'è questa disponibilità. Alla fine, se hanno bisogno di sostegno psicologico, dovranno pagare di tasca propria lo psicologo di riferimento.

Allo stesso tempo, sappiamo bene che non esiste nessun tipo di tutela rispetto allo smart working e sappiamo che non esiste nessun tipo di tutela rispetto ai contributi figurativi ai fini pensionistici. Quindi, i nostri caregiver, di fatto per l'ennesima volta, sono costretti a svolgere un LEA occulto nella invisibilità totale, lasciati da soli. Questo è il dato di fatto.

Addirittura, un ordine del giorno come questo non viene per niente preso in considerazione. C'è un voto contrario della maggioranza a prescindere. In quest'ordine del giorno che cosa si chiedeva? La possibilità per il figlio caregiver di avere una reversibilità della pensione della persona con disabilità in caso di decesso, se non avesse altro reddito, cioè se fosse stato privo di altri redditi, e di organizzarsi per il reperimento di tali risorse. Io credo che ci sia una sorta di sadismo su un ordine del giorno di questo tipo. È un ordine del giorno talmente di buonsenso che evidentemente, oltre a non riconoscere niente ai caregiver, li volete semplicemente lasciare sì da soli, renderli sì invisibili, ma evidentemente gli volete far male.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/4 Quartini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

L'onorevole Carotenuto sottoscrive (Commenti della deputata D'Orso). Adesso chiudiamo la votazione e poi le do la parola. Non l'ho vista, collega D'Orso, può capitare. Aveva appena finito di parlare il collega Quartini.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Presidente…

PRESIDENTE. Aspetti che ha il microfono spento. Riprovi.

ANDREA QUARTINI (M5S). Se ho ben capito, perché fino alle 9 ero collegato anch'io e poi è andata in segreto, la Commissione su Il Forteto è ancora convocata. Allora, chiedo come quest'Aula possa contemporaneamente procedere con le votazioni, mentre una Commissione d'inchiesta - peraltro importante, perché stava procedendo all'audizione di un magistrato importante, il magistrato Giuttari - è ancora convocata e chiedo come quest'Aula possa tollerare che ci sia questa situazione.

Quindi, chiedo di verificare questo, perché la collega Ascari, che è convocata in Commissione, ovviamente avrebbe anche gradito fare il suo intervento rispetto all'ordine del giorno. Lo sono venuto a sapere in questo momento e, quindi, chiedo questa correzione.

PRESIDENTE. Anche noi stiamo verificando. Magari se vi capita, appunto, di avere un'informazione del genere - che evidentemente noi non avevamo, altrimenti ve lo avremmo comunicato - e se riuscite a venircela a dire, facciamo la verifica in diretta. Anzi, la stiamo facendo in questo istante.

Intanto sospendo per due minuti, così almeno verifichiamo. La seduta è sospesa, riprenderà alle 9,35.

La seduta, sospesa alle 9,33, è ripresa alle 9,39.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/5 Tucci, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/5 Tucci, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Nel frattempo ci siamo accertati che la Commissione fosse stata sconvocata.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/6 Cherchi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/6 Cherchi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/7 Sportiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/7 Sportiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/8 Auriemma, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. In realtà, non mi sorprende il parere contrario del Governo rispetto a quest'ordine del giorno che vuole veramente riconoscere la cura come un valore, prevedendo un contributo mensile dai 600 a 1.200 euro garantiti con un ISEE di 40.000 euro.

Questo provvedimento, secondo me, è proprio una beffa nei confronti di chi, all'interno del proprio nucleo familiare, ha una persona con disabilità. Voi la cura non è che la riconoscete, voi la ostacolate quasi, la scoraggiate. È assurdo pensare che la misuriate con un cronometro: chi fa 91 ore settimanali, cioè 13 ore al giorno tutti i giorni, ha un riconoscimento; chi ne fa una in meno non ha un riconoscimento.

È evidente che voi avete messo una serie di paletti per fare in modo che la stragrande maggioranza della platea dei caregiver non troverà beneficio da questo provvedimento e ciò è assurdo. È assurdo perché - ed è stato detto in maniera eccellente dai miei colleghi - questi genitori, questi fratelli, queste sorelle sono il sostegno, sono le gambe, sono la testa, sono gli occhi di queste persone e nella vita, ogni giorno, devono combattere contro un ostacolo che pone tanti ostacoli. Questa è un'occasione perduta e ci dispiace che purtroppo questo mondo, il mondo della disabilità, ancora una volta veda questo Governo chiudergli le porte in faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/8 Auriemma, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti. Va bene la riformulazione? No, quindi il parere è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Grazie, Presidente. Sottoscrivo l'ordine del giorno.

Voglio portare in quest'Aula la voce di tante persone con disabilità e delle loro famiglie che, ogni giorno, affrontano difficoltà enormi e che, troppo spesso, si trovano di fronte a diritti riconosciuti sulla carta, ma negati nella realtà. Il problema non è soltanto approvare nuove leggi, il problema è garantire che quelle leggi vengano applicate, che le risorse siano effettivamente disponibili e che nessuna famiglia sia costretta a elemosinare ciò che dovrebbe spettarle di diritto.

Per questo, Presidente, desidero raccontare in quest'Aula del Parlamento una storia reale, concreta. È la storia di Alessia, una ragazza di 14 anni, che vive in Piemonte, e della sua famiglia. Sua madre si prende cura di lei quotidianamente, affrontando tutte le responsabilità, le difficoltà e i sacrifici che comporta assistere una figlia con disabilità. Secondo quanto riferito dalla famiglia, la normativa regionale prevede la possibilità di accedere a un contributo mensile di 500 euro per i caregiver familiari. E sapete quante volte questa famiglia è riuscita a ricevere quel sostegno in 14 anni? Soltanto per un anno, un anno su 14. E la motivazione che viene riferita è sempre la stessa: non ci sono fondi. Tanto che, raccontano, viene persino sconsigliato di presentare la domanda.

Ma allora mi rivolgo, Presidente, al Governo: che valore ha un diritto se non ci sono le risorse per esercitarlo? Che senso ha prevedere un contributo economico se poi le famiglie non possono effettivamente beneficiarne? Non possiamo continuare a lasciare sole le persone che si prendono cura giorno e notte dei propri familiari. I caregiver familiari svolgono un lavoro preziosissimo, spesso invisibile, che richiede tempo, energie, rinunce personali e professionali. Eppure, troppo spesso non ricevono un sostegno economico adeguato, non hanno sufficienti servizi di sollievo e si trovano costretti a ridurre o abbandonare il proprio lavoro. Non bastano i riconoscimenti formali, servono finanziamenti certi, continuativi e realmente accessibili.

C'è un'altra questione che in quest'Aula del Parlamento voglio sollevare con forza: quella della fornitura gratuita delle scarpe ortopediche predisposte, un tema sul quale ho già presentato un'interrogazione parlamentare. Parliamo di dispositivi che per molte persone con disabilità sono indispensabili per camminare, mantenere una postura corretta, prevenire complicazioni e conservare la maggiore autonomia possibile. Non stiamo parlando di un lusso, non stiamo parlando di una scelta estetica: stiamo parlando di salute, di mobilità, autonomia e dignità.

La richiesta è precisa: ripristinare e garantire la fornitura gratuita delle calzature ortopediche predisposte per le persone che ne hanno necessità sulla base di una prescrizione sanitaria appropriata. Non è accettabile che un ausilio necessario diventi una spesa che grava interamente sulle famiglie, soprattutto quando si tratta di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze che crescono e hanno bisogno di sostituzioni periodiche. La disabilità non può diventare una condizione che espone le famiglie a costi sempre maggiori mentre il sostegno pubblico rimane insufficiente.

Chiudo, Presidente, dicendo che, dietro ogni contributo non erogato, dietro ogni servizio che manca, dietro ogni ausilio che la famiglia deve pagare, ci sono persone reali, ci sono madri e padri che non possono permettersi di ammalarsi, di fermarsi, di riposare; ci sono persone con disabilità che chiedono semplicemente di poter vivere con dignità e autonomia; ci sono famiglie che non chiedono privilegi, ma il rispetto dei propri diritti.

La misura della civiltà di un Paese si vede anche da come garantisce i diritti delle persone con disabilità e da quanto sostiene chi se ne prende cura e questi diritti non possono dipendere dalla regione in cui si nasce, dal reddito della propria famiglia o dalla disponibilità occasionale di un fondo, perché una famiglia non può aspettare 14 anni per ricevere un sostegno che dovrebbe essere garantito con continuità e perché la dignità delle persone non può dipendere dalla frase: “i fondi sono finiti” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive l'ordine del giorno. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/9 Barzotti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Sono davvero amareggiata per il parere contrario rispetto a quest'ordine del giorno. Mi sarei quantomeno aspettata un impegno del Ministro, anche con una riformulazione. È un ordine del giorno particolarmente importante perché riguarda il lavoro agile e la flessibilità dell'orario di lavoro dei caregiver, praticamente la possibilità per i caregiver di svolgere il lavoro in smart working.

È un ordine del giorno così importante perché la maggior parte dei caregiver - tra l'altro sono donne quindi questo implica un gap occupazionale molto importante - nell'assenza della possibilità di svolgere smart working spesso e volentieri è costretta a lasciare il lavoro.

La situazione oggi qual è? La situazione oggi è quella della possibilità da parte del caregiver di richiedere lo svolgimento di lavoro in smart working o una maggiore flessibilità dell'orario di lavoro, ma questa richiesta deve essere accettata a discrezione del datore di lavoro, quindi non c'è un diritto soggettivo pieno del caregiver a usufruire dello smart working. Questo, come dicevo prima, è un grandissimo problema perché impone alle donne e agli uomini che svolgono il ruolo di caregiver di scegliere tra lo svolgimento di un'attività lavorativa e la cura del proprio familiare. Non è un diritto soggettivo, tant'è che il datore di lavoro può, a sua discrezione e in base alle esigenze organizzative della sua azienda, decidere se concedere o meno lo smart working. E c'è una cosa ancora peggiore: quando il datore di lavoro rigetta la richiesta del caregiver di svolgere lo smart working, non deve neppure motivare questa richiesta.

Quindi, con quest'ordine del giorno andiamo a chiedere due cose fondamentali: che la richiesta di smart working da parte dei caregiver diventi un vero e proprio diritto soggettivo e non una mera discrezionalità del datore di lavoro; e che poi venga previsto l'obbligo, per il datore di lavoro pubblico o privato, di fornire un riscontro scritto e di indicare, entro 30 giorni dalla richiesta, le motivazioni per cui rigetta la richiesta di smart working fatta dal caregiver.

Questo è un ordine del giorno estremamente importante che tocca la vita concreta dei caregiver e prevedere quest'obbligo di riscontro scritto sarebbe stato una cosa molto importante per dare un elemento concreto ai caregiver, anche per opporsi a un eventuale diniego del datore di lavoro. Ancora una volta esprimete un parere totalmente contrario, ancora una volta - mi dispiace - dimostrate che questo provvedimento non ha per niente a cuore il destino dei caregiver, ma diventa soltanto una bandierina e un provvedimento vuoto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

La deputata D'Orso sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/10 Giuliano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana. Onorevole Fontana, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/11 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro. Onorevole Di Lauro, accoglie la riformulazione? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/12 Di Lauro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi. Onorevole Ricciardi, accoglie la riformulazione? No e chiede di intervenire.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Purtroppo non posso accettare questa riformulazione o quantomeno voglio evidenziare gli aspetti che non mi convincono assolutamente di questa riformulazione. Nella riformulazione si chiede l'impegno a proseguire le iniziative già intraprese. Quali sono le iniziative già intraprese e previste quindi nella proposta? I sostegni e le misure volte a tutelare il benessere psicofisico del caregiver “possono” comprendere, non dice “devono” comprendere, ma possono comprendere di beneficiare di misure di sostegno psicologico.

Queste misure come sono finanziate? Se andiamo a vedere, nel testo della proposta si dice che sono finanziate “a valere sul budget di progetto”. Questo significa che non c'è uno stanziamento dedicato al supporto psicologico, ma queste risorse sono eventuali, possono esserci o possono non esserci. Non c'è un capitolo di spesa dedicato, non ci sono risorse finalizzate e quindi questo comporta un rischio enorme: quello delle forti disuguaglianze tra una regione e un'altra.

Non sono passate molte settimane da quando, purtroppo, abbiamo tutti ascoltato la tragedia, che si è consumata a Roma, di una famiglia, di una madre e di un padre giovani, caregiver della loro figlia gravemente malata, che non ce la facevano più. Hanno deciso di farla finita perché il dolore era troppo grande; probabilmente l'hanno fatto anche perché si sono trovati a dover investire tantissime risorse personali, a sacrificare tantissimo dal punto di vista lavorativo per seguire cure miracolose dall'altra parte del mondo. Io credo che nessun medico del Servizio sanitario nazionale abbia loro consigliato di seguire cure non efficaci, ma posso comprendere quelle famiglie che hanno cercato di fare tutto quello che era in loro potere per sostenere la figlia e provare a curarla.

Allora, di fronte a questa disperazione, di fronte a questa solitudine - che non è soltanto di quella famiglia, ma ci sono tantissime famiglie italiane che vivono nella disperazione e nella solitudine di dover seguire una persona gravemente malata e ancor di più se è un figlio - serve un sostegno tangibile, concreto e reale: un supporto professionale che può essere garantito da uno psicologo.

Quindi, non deve essere una possibilità, ma deve essere garantito con risorse dedicate. Tant'è che noi nell'ordine del giorno chiedevamo, appunto, di istituire nel bilancio dello Stato un capitolo di spesa autonomo e vincolato per finanziare in modo omogeneo, su tutto il territorio nazionale, i servizi di supporto psicologico continuativo e di sostituzione e sollievo d'emergenza. Infatti, quando il caregiver si allontana, non può essere messo nell'imbarazzo di dover decidere se allontanarsi per una sua urgenza, per dover fare una visita medica oppure lasciare da sola la persona che assiste.

E, quindi, chi ha la possibilità economica paga 10-15 euro una persona che va lì e lo sostituisce, ma chi non ha questa possibilità si trova costretto a dover decidere se allontanarsi oppure no, e questo francamente non è accettabile. Io credo che queste risorse, per provare a lenire un minimo le sofferenze di queste persone, debbano essere trovate. Voi eravate disposti a spendere 300 milioni per riformare la magistratura e avere due CSM: io dico pochi milioni per queste persone, per il supporto psicologico. Abbiamo da anni bloccata una proposta di legge per istituire lo psicologo di comunità; una proposta bipartisan che è bloccata perché manca la volontà di metterci dei soldi. Ma, allora, quali sono le priorità del nostro Paese? Quali sono? Perché credo che garantire un minimo di aiuto e supporto a queste persone in gravissime difficoltà sia una delle priorità che dovremmo perseguire. Pertanto, non posso accogliere questa riformulazione e chiedo di mettere al voto l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo MoVimento 5 Stelle ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/13 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/14 Aiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/15 Carmina, sul quale vi è parere favorevole con riformulazione: va bene? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il collega Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Grazie, Presidente. Vede, mentre noi stiamo qui a votare e a scegliere per lei, c'è una donna che è sveglia dalle 5 di stamattina, che ha una cinquantina d'anni e ha lasciato il lavoro per assistere la madre malata di Alzheimer. La notte non dorme mai perché deve lavarla, imboccarla, somministrarle farmaci; poi passa la giornata a litigare con l'ASL per un presidio che non arriva. Non ha ferie, non ha malattia e non ha contributi. In Italia ci sono 7 milioni di persone come lei - 7 milioni -, quasi tutte donne. Sono praticamente un servizio sanitario parallelo che, però, lo Stato non paga, perché se lo pagano loro con il loro tempo e la loro vita.

Allora, per queste persone oggi, secondo voi, dovremmo festeggiare. Io, francamente, sono indignato e vi spiego perché. Mettiamo a confronto due modi di governare. Quando al Governo c'eravamo noi, il fondo per i caregiver è stato creato ed è stato aumentato nel corso del tempo; con voi è stato sciolto. Quando al Governo c'eravamo noi, con la Ministra Catalfo abbiamo creato un secondo fondo e lo abbiamo portato a 80 milioni; nel 2022, poi, per i caregiver abbiamo stanziato oltre 100 milioni di euro. Da quando al Governo ci siete voi, e più precisamente dal 2024, quel fondo è finito dentro a un altro fondo, un fondo unico, che ha molti meno fondi, stando a quanto hanno raccontato anche le associazioni che abbiamo ascoltato nell'iter di questo disegno di legge.

Quando al Governo c'eravamo noi, ci siamo occupati di loro; durante la pandemia, abbiamo anche raddoppiato i permessi della legge n. 104, perché nessuno restasse solo mentre chiudevamo le scuole e i centri diurni. Voi, invece, qua, oggi, ci venite a dire che per la prima volta questo Parlamento si occupa dei caregiver, che ci mette dei soldi. Guardate, colleghi, vi informo che vi sbagliate: non è la prima volta, è la prima volta dopo che quei soldi li avevate tolti.

Allora, veniamo al mio ordine del giorno, che avete bocciato, che chiedeva due cose: la prima era togliere il tetto dei tre caregiver. Pensate, magari, a una famiglia in cui c'è una madre che ha ottant'anni e ha quattro figli. Uno magari sta con lei la mattina, uno la sera, uno copre il fine settimana. Uno, invece, deve prendere le ferie quando gli altri non ce la fanno. Ecco, per la vostra legge uno dei quattro non esiste: niente part time, niente lavoro agile, niente ferie cedute dai colleghi. Sono tutele che allo Stato non sarebbero costate niente, però per voi non vanno bene, chissà perché.

La seconda era togliere il limite dei 40 chilometri per chi non convive. Allora, io vi voglio far presente che da Napoli a Caserta magari si impiega poco più di mezz'ora, però nelle aree interne - io penso all'Irpinia, nel Cilento, nella mia Campania - la stessa distanza richiede il doppio del tempo. Una figlia che vive a Pozzuoli e ha il padre a Procida, tra l'altro, non conta i chilometri, deve contare i traghetti e deve vedere se ce la fa, perché, magari, d'inverno possono anche saltare. Insomma, questa regola premia chi ha un'autostrada vicino casa e punisce le aree interne. E non lo diciamo solo noi, lo dicono proprio le associazioni che ci hanno sottoposto questa criticità. Per voi, evidentemente, non è un problema, perché voi nei panni di queste famiglie non vi ci mettete, questa è la verità.

Concludo. Noi, ovviamente, voteremo a favore di quest'ordine del giorno, ma siamo profondamente indignati per questo provvedimento, perché il riconoscimento dei caregiver noi lo votiamo dal 2018 e lo abbiamo anche finanziato quando governavamo. Questa legge, a queste persone, dice che date loro, forse, poco e dopo. Invece, quando toccherà di nuovo a noi governare (Dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Mai!”), diremo loro che ci sono le nostre mani tese verso di loro e non la carità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/16 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'ordine del giorno 9/2789-A/17 Lomuti, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il collega Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Noi stiamo parlando oggi di una categoria di persone che, non per loro causa o per una loro volontà, si prendono cura di altre persone, mosse, fondamentalmente, da un motivo di amore, perché si prendono cura di una madre, di un padre, di un figlio o di una figlia che vivono in una condizione di disagio e che necessitano, quindi, dell'aiuto e dell'intervento di altre persone. E si occupano della vita quotidiana di queste persone, dalla pianificazione delle attività - come le visite mediche, la somministrazione dei medicinali, che avviene di giorno ma avviene anche, spesso, durante la notte -, si occupano dell'igiene personale, dei pasti.

Sono persone fondamentalmente e fortemente stressate, perché sentono la responsabilità della condizione di un'altra persona e hanno letteralmente in mano il suo futuro, e sono chiamate a fare delle cose per le quali non si è preparati: non si studia per queste cose. Paradossalmente, spesso e volentieri, ci si ritrova a pensare che si fanno delle cose per le quali non si è portati e lo si deve fare per tutta la vita della persona della quale ci si occupa.

Questo può portare - anzi, porta, spesso e volentieri - non soltanto a problemi di natura fisica ma, spesso, anche a problemi di natura mentale, come l'ansia, la depressione, l'affaticamento cronico. E questo perché dedicano molto del loro tempo alla cura di queste persone: è un grande impegno di tempo che porta, il più delle volte, a un vero e proprio isolamento sociale. Quelle notti insonni, molto spesso, non si recuperano - vuoi perché, magari, durante il giorno si fanno altre attività, ma, fondamentalmente, non si recuperano - e la perdita di sonno è una questione drammatica. Sono costretti a lasciare il lavoro e restano senza stipendio, senza un reddito economico. Non maturano nemmeno i contributi necessari per andare serenamente verso la pensione, senza pensieri.

C'è un'altra questione: questa categoria di persone affronta anche un'altra situazione, cioè queste persone devono affrontare settimanalmente delle spese per coprire le falle organizzative presenti nel nostro Paese. Molti dei beni medici, molti dei medicinali e degli strumenti che necessitano, non vengono forniti allo stesso modo dalle regioni, come ad esempio le siringhe o i pannolini per gli adolescenti o per gli adulti; le fisioterapie passate dalle ASL sono insufficienti. È una situazione, quindi, per cui è un “terno al lotto”: se nasci in una regione dove questi strumenti te li forniscono sei più fortunato rispetto a un'altra persona che nasce in una regione dove invece non li forniscono.

Si rinuncia a tutto, si rinuncia alla propria vita. Un sacrificio necessario, dettato invece dall'amore, e si tiene tutto dentro, come abbiamo visto prima con l'ordine del giorno della collega Ricciardi. Abbiamo proposto anche di verificare se c'è la possibilità da parte di questo Governo di trovare quei fondi necessari per istituire dei professionisti che diano il sostegno psicologico di cui queste persone hanno necessariamente bisogno.

L'ordine del giorno, che oggi molto probabilmente verrà bocciato a seguito del parere negativo di un Governo insensibile, chiedeva una cosa molto semplice, perché quando quella persona della quale ci si prende cura non c'è più il caregiver viene letteralmente abbandonato. È una persona che ha vissuto l'isolamento sociale che viene abbandonata dalla nostra comunità e questo non possiamo permettercelo, se andiamo in giro nel mondo a sciacquarci la bocca dicendo che noi siamo un Paese civile. Quindi, che cosa chiediamo? Innanzitutto, un sostegno economico eventuale, in base alla gravità della situazione della quale ci si è presi cura, alla durata della situazione e anche alla condizione economica del caregiver. In più, abbiamo chiesto di valutare la possibilità di prevedere anche delle forme di assistenza da parte di uno Stato degno di questo nome per quanto riguarda il reinserimento sociale di queste figure, anche attraverso la previsione di corsi di formazione per il loro reinserimento lavorativo.

Io non so come si fa a dire “no” a una proposta di un impegno per verificare se ci sono i fondi. L'ha detto di nuovo e voglio richiamare la collega Ricciardi, perché ha fatto un esempio concreto: avete previsto 300 milioni per un altro CSM, nella riforma della giustizia, e non riuscite a prevedere quei soldi necessari perché possiamo dire che noi siamo un Paese civile, che siamo un Paese che, rispetto al tema dell'umanità, è presente. Niente di tutto ciò, niente di tutto ciò.

Ancora una volta, siamo di fronte a una legge spot, siamo verso le elezioni. La tragedia della famiglia di Roma, dei due coniugi che si sono tolti la vita perché si prendevano cura di una figlia ed erano disperati, ha mosso forse qualcosa nel Governo, ma quando si tratta di mettere i soldi ecco qui che c'è il provvedimento spot. Grazie e buon voto a tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Dell'Olio sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/17 Lomuti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/18 L'Abbate. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/18 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono. Onorevole, accoglie la riformulazione? No.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/19 Iacono, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/20 Girelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dico parere contrario perché mi avete detto che rifiutate le riformulazioni. No, Ministra, mi hanno detto che non le accolgono, ho tagliato io.

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto. La riformulazione non è accolta.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/21 Scotto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani, su cui non viene accolta la riformulazione.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/22 Ciani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, su cui non viene accolta la riformulazione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/23 Serracchiani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

PRESIDENTE. Colleghi, sospendiamo brevemente l'esame del provvedimento, che riprenderà dopo la consegna del testo delle comunicazioni della Presidente del Consiglio dei ministri. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,09, è ripresa alle 10,10.

Consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

PRESIDENTE. (All'ingresso in Aula del Presidente del Consiglio dei ministri applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

L'ordine del giorno reca la consegna del testo delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026.

Ha facoltà di parlare la Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Giorgia Meloni.

GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Buongiorno colleghi, sono venuta, come diceva correttamente lei, a consegnare il testo delle comunicazioni che ho reso al Senato in vista del dibattito di oggi pomeriggio (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare - I deputati del gruppo Fratelli d'Italia si levano in piedi).

PRESIDENTE. La ringrazio, Presidente. Prendo atto della consegna del testo delle sue comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026 da lei rese nella giornata odierna al Senato della Repubblica, che saranno pubblicate tempestivamente sul sito della Camera nella sezione dedicata al resoconto stenografico della seduta odierna.

Come previsto dal vigente calendario dei lavori, la discussione su tali comunicazioni avrà inizio, nella seduta odierna, a partire dalle ore 15,15.

Le risoluzioni alle comunicazioni potranno essere presentate non prima dell'inizio della discussione e non oltre un'ora dall'inizio della medesima discussione.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2789-A​ e abbinate.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione sul provvedimento A.C. 2789-A​ e abbinate.

Ricordo che eravamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, su cui c'è un parere favorevole con riformulazione che non viene accolta e, dunque, lo votiamo col parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/24 Manzi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malavasi. Ne ha facoltà.

ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo sull'ordine del giorno della collega Filippin perché - e ne abbiamo parlato anche in Commissione - continuiamo a non comprendere, anzi a osservare una certa allergia di questo Governo a portare in Parlamento delle relazioni annuali e devo dire che capita un po' su qualsiasi argomento. C'è la richiesta legittima di una legge, votata in Parlamento, con cui chiediamo che annualmente venga relazionato alle Camere per comprendere se la legge che è stata proposta dal Governo va nella direzione giusta, se effettivamente garantisce equità di accesso, se risponde ai bisogni dei caregiver, riportando a noi, quindi, come sta andando, quanti sono i beneficiari, quante sono le domande presentate, quante le domande accolte, quante le domande respinte, il tutto ripartito, ovviamente, anche sul piano regionale, per comprendere se la preoccupazione che abbiamo, ossia l'equità e il superamento delle disomogeneità territoriali, stanno andando nella giusta direzione per rispondere ai diritti legittimi dei caregiver. Invece, anche in questo caso c'è un parere contrario secco.

Allora, noi non capiamo quale sia il motivo per cui il Governo non è mai disponibile a relazionare al Parlamento sulle leggi che propone. Penso che sia una scelta sbagliata, una chiusura che umilia, in realtà, il Parlamento: ci chiamate a votare dei testi con una chiusura pregiudiziale forte rispetto, comunque, a tutte le proposte che facciamo.

E si vede bene anche dalle riformulazioni di questi ordini del giorno che, nel loro complesso, vengono a eliminare sempre le premesse non accogliendo le nostre preoccupazioni, in continuità con un testo imposto dalla maggioranza e senza nessuna apertura nel garantire LEP e LEPS, come abbiamo richiesto, che permetterebbero di superare le disomogeneità regionali. Ancora, non c'è nessuna vera apertura sulla parte contributiva e pensionistica, nessuna apertura sulla detraibilità delle spese, che aiuterebbe moltissimo i carichi di cura delle famiglie, e senza una volontà vera di trovare quel giusto equilibrio nel garantire la migliore qualità possibile per l'assistito, ma anche la miglior garanzia di vita possibile per i caregiver.

Ricordiamo ancora una volta che nel nostro Paese ci sono 12 milioni di persone, soprattutto donne in età lavorativa, che quotidianamente si fanno carico di supplire alle carenze statali garantendo il diritto al benessere e alle cure delle persone con fragilità, disabilità o anche inabilità temporanee. Questa allergia pregiudiziale verso il Parlamento è l'ennesimo gesto di arroganza di un Governo che non ha avuto nessuna disponibilità al dialogo con nessuna forza dell'opposizione per arrivare a un testo condiviso. Ancora una volta una bandierina di propaganda che contesteremo fino al termine dell'esame di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/25 Filippin, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/26 Forattini, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/26 Forattini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/27 Ferrari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/28 Furfaro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/29 Stumpo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/30 Malavasi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/30 Malavasi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/31 Ghio, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/31 Ghio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Sugli ordini del giorno n. 9/2789-A/32 Ciancitto e n. 9/2789-A/33 Cerreto il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione: non viene accolta, quindi lo votiamo con il parere contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione. Vuole parlare? Revoco la votazione.

Ha chiesto di parlare la collega Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie Presidente. Sono costretta a respingere la proposta della Ministra perché l'ordine del giorno mette in evidenza una questione centrale, che evidentemente il Governo sottovaluta. Questa abbraccia tre aspetti decisivi: il primo è il fatto che i livelli essenziali di prestazioni da garantire ai caregiver devono essere omogenei a livello nazionale; il secondo è la possibilità di avere a disposizione risorse adeguate; il terzo riguarda invece l'effettivo coinvolgimento nei progetti di vita e nei progetti di assistenza individualizzati in modo tale che effettivamente questo, che abbiamo definito essere uno dei pilastri del welfare per le persone non autosufficienti o con disabilità, sia davvero tale.

Quindi chiediamo il voto dell'Aula, anche perché nella discussione all'interno della Commissione mi pareva che ci fosse un accordo su tutti i punti da me indicati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

L'onorevole Carotenuto sottoscrive.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/34 Zanella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Grimaldi, accetta la riformulazione? No, quindi il parere è contrario.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/35 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Mari, accetta la riformulazione? No, quindi il parere è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/36 Mari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti, sul quale il parere del Governo è favorevole previa riformulazione. Onorevole Grimaldi, me lo dice lei se la riformulazione viene accettata? Non viene accettata. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Presidente, approfitto - anche per aiutare il collega Lomuti a condividere il sogno che ci appartiene rispetto a questo provvedimento e sulla base di uno scambio di vedute che ho avuto con altri colleghi dell'opposizione - di questo, sostanzialmente ultimo ordine del giorno, per sottoporre, innanzitutto al Ministro e poi alla maggioranza, una riflessione per chiedere se secondo voi in un provvedimento del genere non sia racchiusa tutta la contraddizione di un cortocircuito che ormai attraversa la politica e anche il Parlamento.

Stiamo, infatti, parlando di un provvedimento di straordinaria importanza. I colleghi che sono intervenuti, sono intervenuti nel merito di questioni particolarmente rilevanti anche per lo specifico personale delle famiglie - che sono tante - che vivono determinate situazioni.

Io non lo concepisco sulla riforma costituzionale, non lo concepisco sulla riforma elettorale anche perché poi succede, spesso e volentieri, che scegliere la contrapposizione, la totale indisponibilità al confronto, che non è semplicemente: “ascolto quello che dici, me ne frego e vado avanti”, ma il confronto dovrebbe comportare uno scambio, anche positivo, di interlocuzioni che consentano ai provvedimenti di essere cambiati e magari in parte migliorati, ma io dico: è mai possibile, signora Ministra e colleghi della maggioranza, che su un tema del genere il Governo non abbia trovato il modo su 220 emendamenti e 40 ordini del giorno di trovare una questione, un punto, una sottolineatura, una sfumatura su cui convergere (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra)? Cioè, abbiamo un'impostazione ideologica di maggioranza sul tema dei caregiver che si scontra con l'opposizione, ed è nella totale indisponibilità di rovinare un pacchetto prezioso e fatto così bene come quello che avete presentato? C'è qualcosa che non va. Ministra, c'è qualcosa che non va nella sua predisposizione rispetto a un testo come questo e - colleghi della maggioranza, lasciatemelo dire - c'è qualcosa che non va rispetto al rapporto parlamentare tra maggioranza e opposizione (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

Non possiamo andare avanti così. Ripeto: stiamo parlando di cose importanti, stiamo parlando della qualità della vita e del miglioramento della qualità della vita di persone che sono nelle nostre famiglie a cercare di aiutare i nostri familiari, i vostri familiari. Ma è possibile che dall'opposizione, su 200 proposte emendative e 40 ordini del giorno, non abbiate trovato una cosa che potesse essere utile a migliorare questo testo (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Non dico i soldi, perché tanto sappiamo perfettamente che, poi, i provvedimenti li fate soprattutto per spot, senza alcuna copertura finanziaria e il risultato si vede ogni volta che poi ci imbattiamo in problemi concreti.

Ma anche dal punto di vista dello spot, signora Ministra, sarebbe più utile per il Paese sapere che un tema di questo genere ha avuto il concorso reale del Parlamento, un coinvolgimento reale anche dell'opposizione. No, vi portate a casa un altro provvedimento che vi servirà per mettere un'altra pecetta nella campagna elettorale e che, però, non risolverà neanche minimamente i problemi strutturali che le famiglie incontrano (Applausi di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Intervengo per associarci alla riflessione del collega Giachetti. Noi abbiamo fatto una scelta, che è stata quella di rifiutare in toto tutte le riformulazioni, anche perché oggi abbiamo assistito - non me ne voglia la Ministra, non è certo sua responsabilità - a una nuova creatività dei legislativi: si fa finta di riformularli e nella riformulazione non si interviene puntualmente come dovrà essere fatto nella prossima legislatura - lo dico per chi ci sarà, ovviamente, tra di noi -, ma invece, sostanzialmente, si rende generico l'impegno, talmente generico che è sostanzialmente inutile.

L'ordine del giorno ha una sua funzione, a maggior ragione - come ha ricordato il collega Giachetti -, dopo che, in tutta la giornata di ieri, su 211 votazioni sono stati approvati solo tre emendamenti della maggioranza. Quindi, l'incapacità di provare a trovare in prima lettura - quindi, senza avere l'obbligo della conversione, dei limiti e delle tempistiche - un'apertura è, purtroppo, una costante di questa legislatura; e la state applicando anche agli ordini del giorno, che sono uno dei pochi strumenti in mano non soltanto - ha ragione il collega Giachetti - all'opposizione, ma anche ai colleghi di maggioranza. Quindi io credo che, alla fine, si riconfermi, in fondo, una sostanziale mancanza di rispetto, anche del nostro ruolo, che in democrazia ha un valore, che è quello dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Siamo ormai alla fine della discussione in Aula di questo provvedimento, stiamo esaurendo gli ordini del giorno e noi abbiamo visto, qui, l'assenza di una discussione e l'assenza di un confronto con la maggioranza. Tutti i nostri emendamenti, sia in Commissione sia in Aula, sono stati respinti in mancanza di qualsiasi motivazione, senza che mai alcuno della maggioranza né, tantomeno, la Ministra che è qui presente - ma che scrive senza interessarsi a quanto accade attorno a sé in quest'Aula (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) - abbia mai preso la parola per motivare le ragioni per le quali è stata respinta ogni iniziativa delle opposizioni; iniziative che trattano di una materia così delicata come quella della sofferenza, come quella dell'assistenza alle persone disabili o alle persone anziane e della tutela di coloro che dedicano - soprattutto le donne - la propria vita all'aiuto, un aiuto necessario, anche per le persone care che hanno in casa.

Argomenti così delicati meriterebbero un confronto aperto e leale tra la maggioranza e l'opposizione. Ci siamo trovati di fronte a un muro e questo provvedimento avrebbe potuto essere migliorato, avrebbe dovuto essere migliorato, in un confronto parlamentare davvero aperto e non ideologico come l'opposizione, il muro, la chiusura che, invece, ci avete opposto a ogni ragionevole tentativo di colloquio.

Presidente, davvero ne usciamo mortificati, ma non ne esce mortificata l'opposizione, escono mortificate, da questa forma di assenza di dibattito parlamentare, le persone bisognose, gli assistenti, i caregiver e tutto il sistema del Terzo settore, che costituisce un elemento fondante dell'assistenza, della solidarietà e della socialità nel nostro Paese. Siamo davvero molto, molto dispiaciuti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Siamo dispiaciuti noi, perché qui, probabilmente, qualcuno non ha ancora capito che sono mesi, mesi e mesi che lavoriamo in Commissione su questo provvedimento e sia la maggioranza che il Ministro hanno risposto punto per punto a tutti gli emendamenti. Poi, non ho capito perché ogni cosa che facciamo deve essere fatta per le elezioni che non sono nemmeno state convocate. Ma che elezioni ci sono? Poi ci accusate di non mettere i soldi: dovrebbe essere una mossa elettorale non mettere i soldi? Ma io non ho capito dove vivete. A parte che, comunque, gli stanziamenti mi pare che ci siano, perché ogni anno vengono messi 260 milioni. Quindi la dovete smettere di dire falsità, ma, soprattutto, la dovete smettere di aizzare le associazioni dicendo falsità (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Ecco, questa è la realtà. Quindi non dobbiamo vergognarci noi, ma forse qualcuno di voi, perché certe associazioni vengono a dirci cose che voi gli riferite che sono false. È inutile che si sbraccia qualcuno, questa è la realtà (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi… Facciamo che questa ultima affermazione fuori microfono non l'ho sentita, collega.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Furfaro. Ne ha facoltà. Colleghe e colleghi, silenzio. Colleghi, se volete parlare chiedete la parola, altrimenti ascoltiamo in silenzio quello che il collega Furfaro ci deve dire, come abbiamo ascoltato gli altri. Prego, collega.

MARCO FURFARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Già il fatto che un esponente della maggioranza venga a dire che le associazioni, i sindacati, tutti i collettivi che sono formati da genitori caregiver vengono aizzati dall'opposizione significa irrispetto verso coloro che, invece, ci stanno seguendo in streaming e giudicheranno benissimo l'operato della Ministra e l'operato dell'opposizione, primo punto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti del deputato Panizzut). Secondo punto…

PRESIDENTE. Colleghi, sediamoci…

MARCO FURFARO (PD-IDP). …è andata semplicemente così, collega Panizzut - glielo dico per suo tramite, Presidente (Il deputato Panizzut: “Me lo dica anche direttamente!”) - in Commissione affari sociali: che la Ministra ha risposto puntualmente dai fogliettini che le davano i Ministeri, magari dell'Economia e della Salute, senza nemmeno sapere le motivazioni che c'erano.

Ma, soprattutto, il punto è che non è stato accolto un emendamento che fosse uno: un emendamento che magari non prevedeva lo stanziamento di risorse, che chiedeva di valorizzare i caregiver, che chiedeva di ampliare la prevenzione, che prevedeva di ampliare i diritti, che magari erano a costo zero. Perché è una legge ideologica con la quale avete voluto parlare a piccoli pezzetti. E anche il suo intervento molto nervoso dimostra solo una cosa: fuori da questo Palazzo ci sono intere associazioni di caregiver che sono sul piede di guerra. E sono sul piede di guerra non perché Marco Furfaro, Giachetti, qualcuno del MoVimento 5 Stelle, di AVS o di Azione si è arrabbiato e sta lì a fomentarli, ma perché è una legge discriminatoria, fatta in fretta e furia, che soverchia il Parlamento e gli passa sopra, visto che avevamo tante proposte di legge. C'era uno schema nel quale c'erano due relatori: uno di minoranza, il sottoscritto, e l'altro per la maggioranza, Luciano Ciocchetti: in quei mesi e in quelle settimane, provavamo a costruire una proposta di legge parlamentare che ci vedesse tutte e tutti protagonisti.

Quello che avete voluto costruire è ben altro: era l'idea di venir qua, sventolare una bandierina che dà pochissime briciole a pochissimi caregiver, facendo arrabbiare tutte e tutti gli altri. E la cosa drammatica - e chiudo, Presidente - che si verificherà è esattamente questa: che ci saranno alcuni a cui arriverà perché sono in una condizione di povertà data dal bassissimo reddito, sotto i 3.000 euro, dal bassissimo ISEE, e riceveranno delle briciole e, magari, quelle briciole, vivaddio, gli serviranno pure. Ma milioni di persone verranno escluse, verranno discriminate e si costruirà il solito giochino che fate da sempre: quello di penalizzare e dividere le persone più fragili, scaricando il welfare, i tagli al welfare, tutto sulla povera gente, mettendo in campo un meccanismo insopportabile, quello di dividere l'ultimo dal penultimo. Ora, non so cosa darete in pasto ai penultimi che rimarranno fuori, se un'altra volta gli immigrati, l'uomo nero, che è sempre colpa di qualcun altro, della farina di insetti, della carne coltivata.

Ma se oggi, di fronte a questo provvedimento, non c'è consenso, se non di poche decine di persone, non è per gli strali, le contumelie o le arrabbiature dell'opposizione, ma perché avete lasciato fuori, irresponsabilmente, da questo dibattito milioni e milioni di persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà, per sei minuti e 25 secondi.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie. Mi sorprende questa esplosione d'ira da parte del collega Panizzut, perché effettivamente noi abbiamo sollevato problemi reali che dovrebbero essere stati assunti anche da questa maggioranza. Ma il fatto che siano stati respinti tutti questi ordini del giorno anche oggi, neanche presi in considerazione a dire il vero, dice della impossibilità di un dialogo da parte di questo Governo con l'opposizione.

Io ho segnato tutte le premesse, perché sono state respinte tutte le premesse o quasi, e voglio leggere una parte di una di queste, dove diciamo, anzi è proprio il collega Furfaro che lo dice: “L'insufficienza delle risorse finanziarie pubbliche trasferisce sulle famiglie una quota eccessiva dei costi dell'assistenza, costringendo molti caregiver a sostenere direttamente le spese per prestazioni private, trasporti, ausili e servizi che non trovano adeguata copertura nell'offerta pubblica”. È vero o non è vero? Ebbene, voi lo cancellate, volete espungerlo dal nostro confronto. Quindi, io dico che è stata scelta un'operazione di chiusura, di opposizione da parte della maggioranza verso una parte importante del Paese, non della minoranza.

Io invito, ancora una volta, a tenere in considerazione che il 29 settembre a Venezia, nel Veneto, è stata approvata, proprio in questa materia, sui caregiver, una proposta di legge regionale all'unanimità, all'unanimità. Quindi, imparate, come è successo anche in altre regioni, a lavorare con l'opposizione, con tutto il Parlamento per il bene del Paese e non per la vostra politica miope e veramente inadeguata ai bisogni del Paese stesso (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/37 Zaratti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare la collega Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Signora Ministra, io sono abbastanza esterrefatta dal parere secco del Governo su quest'ordine del giorno che non dovrebbe neanche essere presentato, nel senso che riguarda l'Home Care Premium, una misura strettamente connessa alla norma che stiamo andando ad approvare, che riguarda l'assistenza domiciliare, per le persone non autosufficienti e per le persone con disabilità, che gestisce l'INPS.

Non avrebbe senso presentare un ordine del giorno di questo genere, perché chiediamo semplicemente di fare delle cose che l'INPS e il Governo dovrebbero già fare e che voi da oltre un anno vi rifiutate, invece, di correggere e aggiustare. Quest'ordine del giorno, così come quelli precedentemente presentati, le interrogazioni che abbiamo svolto in Commissione lavoro e quelle ancora oggi senza risposta, riguarda il bando del 2025-2028, che sta creando enormi disagi sia alle famiglie, alle persone non autosufficienti, sia alle lavoratrici e ai lavoratori di questo importantissimo settore su cui continuate a non voler intervenire.

Non è una misura opzionale. L'Home Care Premium viene finanziato dai dipendenti pubblici attraverso contribuzioni obbligatorie e opzionalmente dai pensionati. Quindi, di fatto non c'è un problema economico, eppure l'INPS ritarda nel pagamento dei professionisti, ha modificato le tempistiche e ha costruito una piattaforma che non funziona e su cui noi chiediamo di intervenire perché vengano fatti dei correttivi perché sia le famiglie sia lavoratrici e lavoratori possano caricare correttamente i dati. Nonostante queste sollecitazioni, il Governo continua a dire di no, come se tutto andasse bene.

Signora Ministra, io la invito a rivedere questo parere, perché è davvero assurdo. Noi chiediamo semplicemente di superare i disservizi riscontrati e procedere all'immediato pagamento degli arretrati del progetto Home Care Premium. Vi chiediamo di intervenire presso l'INPS perché siano risolti tempestivamente e definitivamente i malfunzionamenti della piattaforma “Gestione Benefici HCP - Professionisti”. Non mi sembrano delle richieste folli. Perché non intervenite sull'INPS per restituire un servizio indispensabile alle nostre famiglie? Chiediamo di prorogare i termini amministrativi, perché chiaramente tutte le norme che sono state introdotte all'interno di questo bando stanno creando delle problematiche e dei disservizi, e soprattutto di monitorare quello che sta succedendo.

Il sottosegretario Durigon ci aveva garantito che era tutto a posto, ma tutto a posto non è perché continuano ad arrivare segnalazioni. Allora, perché continuate a dare parere contrario su un ordine del giorno che vi chiede semplicemente di fare quello che già dovreste fare? Ministra, io la invito a rivedere il parere, altrimenti chiaramente chiedo di mettere ai voti l'ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà per quattro minuti.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Io utilizzerò meno del tempo che mi è rimasto. Voglio approfittare di lei, signora Presidente, per dire al collega Panizzut - che pure dovrebbe saperlo perché il suo partito è un partito che dal punto di vista della comunicazione ha avuto una certa rilevanza nel nostro Paese e aveva una struttura che funzionava molto bene - che la propaganda è fatta esattamente come lui dice.

Che senso ha fare delle cose senza mettere soldi? La propaganda è esattamente questa: fare dei titoli, fare delle cose, non metterci una lira e vendersi quel titolo ed è quello che stanno facendo da quattro anni praticamente su tutto. Quindi, non è che lo deve chiedere a me che senso ha. Un cittadino dovrebbe dire: che senso ha? Io gli spiego che senso ha: si chiama pro-pa-gan-da.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2789-A/38 Ghirra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Sospendiamo brevemente la seduta prima delle dichiarazioni di voto. La seduta riprenderà alle ore 10,50. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,45, è ripresa alle 10,53.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. Saluto studenti, studentesse e docenti dell'Istituto comprensivo “Padre Giulio Castelli” di Carpino, Foggia, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti (Applausi).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2789-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Bof. Ne ha facoltà.

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, oggi affrontiamo un tema molto importante per le nostre famiglie, soprattutto per le famiglie che sono meno fortunate e che si trovano a dover accudire un familiare, una persona.

Noi oggi definiamo il caregiver come è stato introdotto durante il Governo Gentiloni nel 2018. Ricordo a chi oggi protesta perché ritiene che questo provvedimento sia poco consistente o si potesse fare di più - si può sempre fare di più, sempre si può fare di più -, ma se qualcuno ha introdotto la definizione senza aggiungere alcuna risorsa, se non 20 milioni all'epoca, senza poi fare nessun tipo di norma attuativa che consentisse di far arrivare almeno qualcosa a questi familiari, quel qualcuno è proprio la sinistra.

Quindi, a chi oggi accusa che questa norma non abbia risorse sufficienti dico: sì, per l'amor di Dio, ce ne volevano di più, si poteva fare di più. Ma chi ha introdotto semplicemente un nome, un appellativo inglese… in realtà, vorrei ricordare a tutti, che i caregiver esistono da tantissimi anni. Quanti non hanno avuto a casa una persona da accudire, un disabile da accudire, una persona in difficoltà da accudire? Oggi si chiamano in inglese, una volta si chiamava il familiare che accudiva un altro familiare in casa.

Ora, io dico: questa norma sicuramente poteva essere migliorata ma, ahimè, dobbiamo fare i conti anche con la situazione di finanza pubblica. Tutti sanno - chi abbia mai amministrato la cuccia di un cane sa - che tutti gli interventi destinati al sociale o alla sanità hanno, a volte anche per importi unitari irrisori, un impatto generale sulla finanza pubblica molto elevato.

Quindi anche piccoli scostamenti, all'interno di una norma che va a colpire il sociale, hanno poi nel moltiplicatore un impatto notevole. Diciamo che sono tanti 1.200 euro a trimestre per il caregiver: potrebbero essere di più, ma sono più del nulla che c'era prima. Potevano essere previsti dei contributi previdenziali e assistenziali per chi si occupa delle persone? Sì, ma prima non c'era nulla. Quindi, diciamo che questa norma inquadra finalmente quella che è la figura del caregiver, ma non lo inquadra solo come un nome messo su un pezzo di carta o una targhetta da mettere sul bavero della giacca, lo inquadra con dei requisiti specifici.

C'è un inquadramento specifico per quanto riguarda la possibilità che vi siano anche più caregiver che assistono alla stessa persona, anche se poi magari solo il primo viene riconosciuto in termini economici, ma poi vengono inseriti anche tutta una serie di diritti rispetto al luogo di lavoro: se una persona deve lasciare il proprio luogo di lavoro per accudire i propri familiari, può con questa legge, finalmente, avere un inquadramento agli atti all'interno dei contratti collettivi.

Ma viene introdotta anche quella possibilità di solidarietà che molto spesso noi ignoriamo nel nostro Paese – ma nel nostro Paese in realtà, poi, per quanto per quanto ne vogliamo vedere sempre i lati negativi, dobbiamo capire che esiste anche la solidarietà fra italiani – ad esempio all'interno delle contrattazioni aziendali di potersi scambiare e poter donare ferie, permessi eccetera tra lavoratori più fortunati e meno fortunati della stessa azienda, che possono cedere le loro ferie e i loro permessi alla persona che ha un familiare da accudire a casa.

Anche questo, secondo me, anche se è inserito all'interno della normativa e pensiamo non si realizzi mai, in realtà a volte la solidarietà dei nostri concittadini va molto oltre le leggi, le norme e i finanziamenti che noi mettiamo, perché, ahimè, senza il volontariato e senza la solidarietà, probabilmente il nostro Paese non andrebbe avanti. E il nostro Paese va avanti anche perché, oltre allo Stato, c'è un tessuto di cittadini e di persone che magari non fanno tanto rumore – come l'albero che cade, ma è una grande foresta che cresce –, ma che mettono a disposizione il proprio tempo, la propria solidarietà e le proprie risorse per aiutare qualcun altro. Anche questo, con questa norma, trova un inquadramento normativo.

Diciamo che il provvedimento è stato anche modificato in sede di emendabilità, all'interno della Commissione, tant'è che sono stati alzati i tetti ISEE e l'innalzamento ha consentito a una maggiore platea di poter fruire dei benefici economici che spettano al caregiver, quindi si è cercato di allargare la platea.

Come detto in premessa, è ovvio che l'allocazione di risorse in ambito sociosanitario, a volte, ripeto, anche se dà poco, poi ovviamente fa sì che il moltiplicatore delle persone che ne hanno bisogno diventi di un valore importante, e quindi ha un impatto importante sulla finanza pubblica e sul bilancio.

Quindi è chiaro che, ovviamente, se vogliamo che i conti dello Stato non si sconquassino, dobbiamo comunque cercare di trovare un tetto, un limite, un break even point, un punto di equilibrio che ci consenta di aiutare le persone che – ripeto – prima non avevano nessun tipo di sostegno, e riuscire ad inquadrare anche questo intervento all'interno di un equilibrio di finanza pubblica che, ahimè, va rispettato.

Quindi, io vedo in modo molto positivo questo primo ed importante passo, che va verso il riconoscimento di queste figure sia in termini normativi, perché vi è un inquadramento dell'INPS della figura del caregiver, sia in termini economici. Come detto in premessa, si poteva fare di più? Sì, ma è già un primo passo importante il fatto che un caregiver possa ottenere un riconoscimento. Ahimè, poi, vi sono anche delle normative che riguardano il tipo di allocazione della spesa: noi sappiamo che la spesa non può essere considerata in termini generali, ma la spesa - soprattutto nella contabilità europea - ha un inquadramento specifico.

Quindi, il fatto che, ad esempio, persone che percepiscono un reddito di 3.000 euro non possano fruire poi del beneficio non è una cosa che ci inventiamo, ma, ovviamente, un conto è il sostegno che viene dato al caregiver, un conto è il sostegno sociale e, in termini di bilancio, vanno completamente distinti e scissi. Quindi non era possibile inserire in questo provvedimento un qualcosa di diverso rispetto a quello che in realtà c'è. Questo dovrebbe essere, secondo me, un argomento che unisce, perché stiamo parlando di persone fragili, persone che hanno bisogno, persone che prima non avevano nulla e oggi hanno qualcosa, persone che, comunque, il sostegno che lo Stato e la vicinanza che lo Stato gli possono dimostrare non potrà mai rendere onore a tutti i sacrifici che queste persone fanno per occuparsi, soprattutto, delle persone care.

Perché, senza volerne nei confronti di nessun tipo di professione o di nessun tipo di intervento, ma, ovviamente, un conto è occuparsi in ospedale di una persona che sta male, ma che non conosci, un conto è occuparsi quotidianamente di una persona cara. Quindi ritengo che questo primo passo sia un passo importante, sia un passo che finalmente dà dignità a queste persone e dà riconoscimento, da parte dello Stato, a queste persone e, ahimè, non condivido tutte le critiche che vengono soprattutto dai banchi di chi in realtà non ha fatto nulla perché, ripeto, nel 2018 al di là di introdurre il nome inglese di caregiver, sono stati messi 20 milioni che poi non hanno avuto neanche seguito con i decreti attuativi. Siamo arrivati ad oggi perché, finalmente, venisse riconosciuto qualcosa.

Quindi, dico, noi siamo disposti sempre ad accettare lezioni da tutti, ma accettare lezioni da chi non è riuscito a fare nulla fino ad oggi – e, ripeto, i caregiver esistono da sempre, perché persone che si occupano del dei propri familiari in difficoltà ci sono da sempre - ritengo che il pulpito delle lezioni non debba venire da quella parte.

PRESIDENTE. Concluda…

GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Quindi il nostro voto su questo provvedimento sarà un voto favorevole a sostegno proprio di queste persone per quello che fanno e per quello che quotidianamente dimostrano, che è la pagina più bella e la parte migliore della nostra società (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ruffino. Ne ha facoltà.

DANIELA RUFFINO (AZ-PER-RE). Grazie, signora Presidente. Stando in Aula, ho ascoltato con attenzione l'intervento del collega Bof, e anche la difficoltà con cui lo ha esplicitato, che è stata una difesa nei confronti della maggioranza mica da ridere. Quindi si pensa che sia sufficiente parlare di solidarietà aziendale, ossia che i colleghi mettano a disposizione le ferie e i permessi per il collega che ha dei problemi in famiglia e che, improvvisamente, si ritrova un congiunto non auto sufficiente?

E parliamo ancora di volontariato. Certo, questa solidarietà c'è, però non dobbiamo confondere chi deve fare e che cosa. E mi verrebbe anche da chiedere quando lo Stato, il Governo, mette in atto la solidarietà. E poi, in particolare, da chi è un amministratore locale, signora Presidente, e credo che il collega lo sia: che succede sul suo territorio? Succede qualcosa di diverso da quello che succede nel mio territorio, nei territori italiani?

Perché io penso che i parlamentari vivano una vita politica di fronte a questa aula e vivano i territori, e si rendano anche conto delle difficoltà, dei drammi, che vivono i nostri concittadini. Perché quando improvvisamente ci si ritrova un congiunto che non è più autosufficiente, e c'è una famiglia con dei membri, dei componenti che lavorano, ecco: quello è il dramma che si vive. Allora siamo abituati a vedere sempre - e vogliamo anche, come Azione - il bicchiere mezzo pieno.

Certo, è stato fatto un passo, però, signora Presidente - e, per suo tramite, al Governo presente - possiamo essere onesti e leali nel dirci che è un piccolo passo di fronte a un mare di necessità? Io sono abituata a tratteggiare ciò che vedo - e lo faccio - e a raccontare quello che vedo. L'ho detto ieri in sede di discussione sugli emendamenti: questa volta le difficoltà delle famiglie accomunano sia chi vive nella grande città sia chi vive nelle piccole città.

Intanto c'è un momento di sgomento, perché non si sa che cosa fare e non si sa dove andare. Non c'è un vademecum scritto che aiuti le famiglie a capire a chi rivolgersi per avere i servizi. Io, che sono ancora un amministratore locale, un consigliere comunale, non metto assolutamente in croce gli amministratori; anche lì, però, c'è un problema importantissimo di risorse.

Quali sono le possibilità per i nostri concittadini? Di rivolgersi ai servizi sociali? I servizi sociali purtroppo sono notoriamente sotto organico. Si aspetta l'appuntamento; viene compiuta un'istruttoria e poi magari viene assegnata l'assistenza domiciliare a quel nucleo. L'assistenza domiciliare è decisamente sempre ridotta: si parla di una, due, tre ore settimanali o poco più a seconda di quanto i comuni possono investire su quel servizio, ossia trasferire le risorse comunali al servizio socioassistenziale. Certo, arrivano anche contributi diversi dalla regione per progetti speciali, ma questa è la realtà. Ovviamente, se si è malati terminali, si ha accesso all'ADI. C'è, quindi, qualche ora di infermiere in più. Ma tutto è sempre a carico della famiglia, purtroppo, e, in questo caso, dipende sempre dal territorio in cui si vive e da quante risorse abbiamo disponibili.

C'è poi il tema degli ospedali, delle case di cura, delle case di comunità e degli ospedali di comunità. Peggiore è l'assistenza prestata all'anziano malato cronico, congiunto o alla persona con disabilità, maggiori sono gli accessi impropri al pronto soccorso. Sappiamo tutti, comunque, quanto incidano oggi gli accessi impropri a un pronto soccorso, perché c'è un intasamento e quindi ci sono difficoltà enormi. Ci ritroviamo anziani in barella per ore e ore, perché magari non viene assegnato un codice rosso. C'è la burocrazia che deve essere gestita. Poi, pian piano, si arriva all'Unità di valutazione geriatrica, dove il congiunto viene valutato.

Lo dicevo ieri: se questi hanno la sfortuna di possedere una casa, il punteggio sociale, ahimè, viene abbassato e quindi sfuma ancora di più la possibilità di avere un'assistenza diversa o un ricovero in struttura. Quanto costa un ricovero in struttura alla famiglia? Sono minimo 3.500 euro, minimo. Certo, se poi c'è la possibilità di avere una convenzione, si dimezza la retta. Poi, però, c'è la scelta della famiglia, che è quella di mantenere il congiunto al proprio domicilio oppure di accedere a una struttura.

I 3.500 euro sono un costo che, comunque, è a carico del Governo, dello Stato, delle casse comunali, delle casse regionali. Verrebbe da pensare - o meglio, a noi, a me viene da pensare - che, se la famiglia decide di gestire il proprio congiunto a domicilio, crea un risparmio. Credo che questo sia tuttavia un paradigma che non può in alcun modo essere messo in discussione.

Oltre ai malati e agli anziani cronici, possiamo parlare dei disabili. Vediamo a ogni inizio di anno scolastico quanti ragazzi con disabilità accedono alle nostre scuole purtroppo senza sostegno. Tantissimi in questo periodo dell'anno non hanno ancora l'insegnante di sostegno, che sarebbe il sollievo che viene dato alla famiglia, ai caregiver che si occupano di questo ragazzo. Terminato il percorso scolastico, c'è la possibilità di frequentare un centro socio-terapico, ma per quante ore? In genere non c'è mai l'intera giornata, ci sono spezzoni, ci sono le ore. Perché racconto tutto questo? Perché secondo me, con un progetto più armonico, si riuscirebbe a dare risposte a tutte queste fasce, che potrebbero vivere più serenamente la vicinanza con i propri congiunti in difficoltà.

Ci possiamo dire tranquillamente, oggi, che la sanità non riesce a dare risposte, che la parte sociale non riesce a dare risposte, che i centri socio-terapici sono pochi e offrono poche disponibilità ai nostri giovani, che la scuola, in questo senso, non è latitante, però l'assegnazione tardiva degli insegnanti di sostegno crea alcuni problemi.

E quindi che cosa abbiamo? Abbiamo donne, madri, figlie, nipoti e congiunte che si annullano, che rinunciano al lavoro per seguire i propri congiunti. È un sacrificio enorme, che non ha prezzo e che non può essere ripagato in alcuna maniera, ma che soprattutto non può essere ripagato con cifre irrisorie e con una burocrazia non indifferente. Ecco, penso che ci debba essere una visione diversa su questi temi, una visione che si renda conto delle difficoltà e che cerchi di andare incontro alle famiglie con un sollievo reale, soprattutto se pensiamo a quello che ci dicono i dati Istat, riferiti al 2019: 7 milioni di persone prestano assistenza, almeno settimanale, a un familiare e molte persone affrontano un doppio carico.

Ora, e concludo, signora Presidente, se pensiamo che il nostro congiunto sia lucido e si renda conto delle difficoltà alle quali va incontro il nucleo familiare ha un'ulteriore sofferenza; la prima, che è legata alla propria disabilità, e la seconda, che è legata al sacrificio della famiglia.

È per questo che - signora Presidente, concludo davvero - non possiamo nasconderci dietro situazioni paravento, come la solidarietà aziendale o altri ammennicoli del genere, ma piuttosto occorre un chiaro riconoscimento di questa figura con una cifra adeguata.

Non sarà mai adeguata visto il grande significato e il grande lavoro, però penso che, a volte, tutto questo possa anche essere vissuto come un'offesa, perché non ci si rende conto del sacrificio (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quando parliamo di caregiver familiare parliamo di persone che ogni giorno si prendono cura di un genitore anziano o di un figlio con una disabilità, di un coniuge malato. Parliamo di persone che spesso devono imparare a fare tutto: assistere, accompagnare, organizzare visite, affrontare le emergenze e che mentre si occupano degli altri finiscono troppo spesso per trascurare sé stessi.

A volte rinunciano al lavoro, altre volte rinunciano al proprio orario, rinunciano a un po' di tempo libero, alle relazioni, alla possibilità di vivere una vita normale e lo fanno per amore, per responsabilità, perché non se la sentono di lasciare solo un proprio familiare.

Ma l'amore da solo non basta: serve tempo, servono risorse e soprattutto servono servizi. E serve uno Stato che riconosca queste persone e non le lasci sole. È da qui che dobbiamo partire. Noi crediamo che la famiglia sia un pilastro della nostra società, ma proprio perché crediamo nel suo valore pensiamo che non possa essere lasciata sola ad affrontare tutto il peso dell'assistenza.

La solidarietà familiare è una ricchezza, non può diventare una delega dello Stato alle famiglie. Chi si prende cura degli altri ha diritto, a sua volta, di essere sostenuto. Questo disegno di legge va nella direzione giusta perché riconosce finalmente il ruolo del caregiver e introduce strumenti di tutela che possono fare la differenza nella loro vita quotidiana.

Penso alle misure che aiutano a conciliare assistenza e lavoro, alla flessibilità degli orari, alla possibilità di ricorrere al lavoro agile, quando compatibile con la prestazione, e alla tutela per i genitori che assistono i figli con disabilità. Perché nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere fra il proprio lavoro ed una persona cara.

Poi, c'è un tema che a me sta particolarmente a cuore, quello delle donne. Ancora oggi, il peso dell'assistenza ricade soprattutto su di loro. Troppe donne sono costrette a ridurre il lavoro o a rinunciare a opportunità professionali per occuparsi di un familiare. Sostenere i caregiver significa anche evitare che la cura diventi una penalizzazione economica e sociale, soprattutto per le donne. Significa difendere la loro autonomia e il loro diritto a costruirsi un futuro.

Importante è anche il riconoscimento delle competenze maturate attraverso l'assistenza, così come il sostegno psicologico e la possibilità di essere sostituiti in caso di emergenza. Perché chi assiste per anni una persona fragile, può arrivare ad essere stanco, provato e isolato, e non possiamo pensare che abbia energie infinite. Anche chi si prende cura ha bisogno di fermarsi, di respirare, di sapere che qualcun altro può aiutarlo.

Presidente, il provvedimento prevede, dal 2027, anche un contributo economico per i caregiver familiari prevalenti che rispettino, naturalmente, specifici requisiti, tra cui un carico assistenziale di almeno 91 ore settimanali, un ISEE non superiore ai 25.000 euro e remunerazioni da lavoro non superiori ai 3.000 euro lordi annui. Il contributo sarà determinato trimestralmente, entro le risorse disponibili, fino a un massimo di 1.200 euro per trimestre. È un primo intervento, piccolo ma importante, è una boccata d'aria per molti. Abbiamo colmato i proclami, il nulla con la concretezza. Sono fondamentali i servizi territoriali, come l'assistenza domiciliare e il sostegno alle famiglie, e risposte concrete nei momenti di maggiore difficoltà.

Certo, sarà nostro compito vigilare e verificare che le misure previste siano accessibili e raggiungano chi ne ha effettivamente bisogno.

Noi Moderati, Presidente, sostiene questo provvedimento perché riconosce un principio nel quale crediamo fermamente: la famiglia non deve essere lasciata sola e la cura non può essere considerata una questione esclusivamente privata. Sappiamo che c'è ancora molto da fare, ma oggi compiamo un passo nella direzione del riconoscimento e della tutela di persone che, per troppo tempo, hanno sostenuto un peso enorme, senza ricevere un'attenzione adeguata.

E vorrei concludere, Presidente, con una considerazione molto semplice: dietro ogni caregiver c'è una persona che spesso non chiede nulla per sé, perché è troppo impegnata ad occuparsi di qualcun altro. Il compito oggi, allora, delle istituzioni è fare in modo che quella persona non debba sentirsi sola. Per queste ragioni, con convinzione, Noi Moderati sostiene chi assiste: significa sostenere le famiglie e rafforzare la nostra comunità, e quindi annuncio il voto favorevole di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Abbiamo percorso una strada lunga per riconoscere la figura del caregiver, una strada irta di difficoltà, a tratti disperante, non solo a livello nazionale, ma anche a livello europeo. Il Parlamento europeo, vorrei ricordare a quest'Aula, con la risoluzione del 21 maggio del 2026, ha introdotto il riconoscimento formale dei caregiver familiari, chiedendo l'istituzione di uno statuto europeo di chi presta assistenza.

In Europa si contano ben 53 milioni di caregiver informali e 6,2 milioni di professionali. Lo statuto dovrebbe definire gli standard minimi di tutela, formazione, protezione sociale e supporto psicosociale in tutti gli Stati membri. Nel 2027 è previsto il lancio ufficiale di un patto europeo per l'assistenza, European Care Deal, da parte della Commissione europea. A fronte di una montagna di ore di lavoro non retribuito, che soprattutto le donne garantiscono - oggi come nel passato, ma anche nel trapassato -, si rischia che perfino questa economia, chiamiamola domestica, non riesca a sostenere il peso dell'invecchiamento della popolazione e a continuare a farsi carico delle persone non autosufficienti e con disabilità.

Pensiamo al problema mai risolto del “dopo di noi”. I sistemi di welfare sono in crisi, sono sottofinanziati; è un problema internazionale, non soltanto italiano, e da qui l'imprescindibile necessità del lavoro, dell'impegno, della professionalità delle e dei cosiddetti caregiver. Non illudiamoci: siamo ben lungi dal cambiamento radicale di prospettiva di un'economia veramente di cura, un'economia di una società dei bisogni e delle relazioni versus l'economia delle merci.

Sempre più forte, tuttavia, è la consapevolezza della rapidità con cui il nostro Paese invecchia - con 16 milioni di over sessantacinquenni, 7 milioni di over settantacinquenni e 4 milioni e più di non autosufficienti - e, quindi, della necessità di welfare capaci, efficaci e, possibilmente, innovativi. Il passaggio ineludibile è, quindi, fare davvero i conti con coloro che, effettivamente, sono una delle strutture portanti del nostro sistema di welfare - come abbiamo detto, spiegato e stra-spiegato in questi giorni -, il cui riconoscimento non basta e la cui valorizzazione potrebbe davvero avviare una nuova cultura del welfare di comunità e dell'economia della cura.

Quello del caregiver è un fenomeno strutturale, in costante aumento e destinato a crescere nel corso degli anni, soprattutto considerando le tendenze della nostra demografia e della denatalità, di cui, forse, non abbiamo parlato a sufficienza. Pur rappresentando un primo riconoscimento giuridico del ruolo sociale dei caregiver familiari, nonostante alcuni miglioramenti che sono stati apportati nel corso del confronto in Commissione, il disegno di legge rimane, tuttavia, un provvedimento che non affronta in modo adeguato, in modo sistematico, il fenomeno del caregiving né interviene in modo adeguato e organico a modificare gli squilibri esistenti e le responsabilità pubbliche della cura.

Nella sostanza, è un provvedimento che rischia di essere poco connesso al sistema dei servizi e basato - e questo è il dato veramente inaccettabile - su tutele fortemente selettive; inoltre, è residuale rispetto al sistema complessivo e, appunto, poco efficace. Cosa manca? Manca una cornice universalistica che definisca prestazioni realmente esigibili. Il disegno di legge non individua i livelli essenziali delle prestazioni sociali per i caregiver familiari, lasciando l'accesso a sollievo, supporto psicologico, formazione e altri servizi alla diversa capacità organizzativa e finanziaria delle regioni, quindi dando per scontato esattamente il contrario di quello che, invece, sarebbe necessario, cioè la disomogeneità sul territorio.

Ecco, pesantemente selettivo perché non riconosce chi presta cura attraverso legami amicali o di vicinato stabili. Ignora, cioè, quelle reti di prossimità che rappresentano una realtà certificata dall'Istat e - come cercavamo di spiegare anche nei nostri interventi ieri - in continuo aumento ed espansione, proprio perché, come sappiamo, le famiglie sono ormai filiformi: molte non hanno figli o figlie e nemmeno parenti nelle vicinanze della propria abitazione, vista la mobilità che ormai anche le realtà occupazionali producono.

Ebbene, andiamo alle tutele: sono imprigionate letteralmente in soglie orarie rigide, nel vincolo della coabitazione - anche se uno abita in un appartamento sotto quello della persona da assistere -, e ciò continua a pesare sull'accesso a molte misure. Così gli interventi più importanti sul lavoro, sulla cura e sul benessere psicofisico restano riservati a una minoranza di caregiver conviventi con carichi superiore a 30 ore settimanali. Il risultato è evidente: lo statuto del caregiver non costruisce e non costituisce diritti comuni, ma è un filtro per l'accesso alle tutele, attraverso criteri rigidi e quasi punitivi. Invece di riconoscere la complessità della cura, il DDL premia solo i casi più estremi - premia… si fa per dire -, trasformando il riconoscimento in un percorso ad ostacoli.

Insomma, il cuore di questo DDL non è il rafforzamento dei servizi ma è, alla fine, un contributo economico individuale e anche molto, molto limitato, oserei dire quasi ridicolo. Una scelta che dice molto sull'impianto del provvedimento: invece di costituire e di costruire una vera rete di tutela, cosa si fa? Si scarica, ancora una volta sulla singola persona, un sostegno monetario limitato e compensativo.

Quindi, il riconoscimento della funzione dei caregiver rischia di ridursi a cosa? A una misura povera per persone già impoverite, più vicina a un intervento residuale di sostegno al reddito che a una vera e propria politica pubblica di cura. Quindi noi, come gruppo di AVS, dichiariamo la nostra contrarietà al provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministra, io credo che lei abbia sicuramente un merito in questa discussione: il fatto che il tema del caregiver sia diventato un tema scritto su una legge che andrà in Gazzetta Ufficiale. È questa la parte positiva della situazione. Tutto il resto, però, è quello che non mi convince, Ministra, nel senso che noi, oltre a certificare la figura del caregiver con una legge dello Stato, diamo però un ruolo a questa figura che è assolutamente al di sotto delle aspettative delle famiglie, perché ci infiliamo in un luogo comune che io reputo molto nefasto. Sul tema della disabilità ce ne sono tanti di luoghi comuni e cercherò di illustrarli brevemente un po' tutti; però questo del caregiver, cioè che noi abbiamo la necessità di dare un sostegno economico, quasi come se fosse un sostegno al reddito delle famiglie, è uno di quelli che, secondo me, ha poi portato l'impostazione della legge ad essere sbagliata, perché il tema qui non è soltanto il sostegno economico. Io avrei preferito addirittura che le risorse che ci sono - poche secondo me, questo fondo si poteva implementare e spero che lo si riuscirà a fare nel brevissimo periodo, già in questa legge di bilancio - fossero investite, in una prima fase, su un nucleo più limitato, ma facendo veramente il sostegno alla figura del caregiver, compresi l'aspetto previdenziale e l'aspetto occupazionale, che sta alla base di una figura di questo tipo, piuttosto che disperdere le poche risorse per un intervento soltanto di sostegno al reddito.

Noi partiamo dall'assunto, che tutti pensano, che i genitori di persone con disabilità siano delle persone infelici, essendo quell'infelicità legata alla disabilità del proprio figlio, ma questa è una delle più grandi fesserie che diciamo e il primo luogo comune che ascoltiamo e che è nella testa di tante persone. L'infelicità da cosa è generata piuttosto? Dal senso di solitudine rispetto alla società. Quindi non è legata al rapporto con il proprio figlio o alla condizione del proprio figlio, che, anzi, ti spinge a esprimere ancora più amore, proprio per quella condizione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista), che ti spinge anche a costruire una relazione nuova, originale, in cui la curiosità porta poi molto spesso allo scaturire, direi, addirittura di felicità aggiuntiva. L'infelicità è legata, invece, alla condizione di solitudine delle famiglie.

Quindi quello che noi dovremmo fare con questa legge, e che avremmo dovuto fare, è creare le condizioni affinché una persona possa riavere la sua libertà. Infatti, molto spesso il tema di costruzione di solitudine delle famiglie di persone con disabilità è legato al fatto che la cura dei propri figli diventa talmente stringente, rispetto alla propria condizione di vita precedente alla nascita dei figli, che i genitori sono portati a decidere se smettere di vivere per assistere e curare i propri figli oppure, se lo Stato gliene desse la possibilità, di continuare a svolgere la propria vita, mantenendo la cura dei propri figli.

Quindi la famiglia, per poter avere la libertà della scelta, ha bisogno non di un sostegno minimale al reddito, ma di potere avere le condizioni per continuare la vita che svolgeva prima che il figlio nascesse e avesse quella necessità di cura che di fatto lo ha costretto, e l'ha costretta, a cambiare radicalmente la vita.

Questa legge non c'entra con questo risultato, perché il tema di come io posso decidere se curare mio figlio e dedicare la mia intera esistenza alla cura di mio figlio, il che non vuol dire non dover trovare il tempo per poter andare dal parrucchiere, per la mamma, di non dover avere il tempo per fare un'ora di calcetto, per il papà, ma vuol dire però decidere di assistere il proprio figlio come condizioni di vita, ci sono tanti genitori che lo vogliono fare… ma posso smettere di lavorare, quindi non smetto di mangiare e curo mio figlio oppure curo mio figlio e continuo a mangiare: è il tema di come noi creiamo le condizioni affinché si possa mantenere questa scelta.

Oggi non è così e anche dopo l'approvazione di questa legge non sarà così, perché purtroppo, ripeto, le risorse sono poche, sono disperse e chi prima doveva smettere di lavorare per curare il proprio figlio dovrà continuare a smettere di lavorare per farlo. Ciò anche perché c'è tutto l'aspetto previdenziale, che è un'altra storia, cioè il fatto che curo, ma lo Stato non mi riconosce quell'azione che io svolgo, per cui mi ritroverò senza una pensione.

Se poi ci dovessimo trovare in una condizione familiare, che purtroppo capita molto spesso, di genitori che divorziano, anche a seguito di quel cambiamento generato dalla disabilità dei figli, che a volte destabilizza talmente tanto da favorire anche le separazioni, ciò comporta, per i costi su una famiglia che viene disgregata, costi aggiuntivi che sostanzialmente comportano altri elementi di difficoltà. Di tutto questo non c'è nulla in quella legge, Ministra.

Io, ripeto, avrei preferito sperimentare su un nucleo, sulle disabilità gravissime, sui genitori con redditi molto bassi, ma quei pochi che individuavamo sarebbero state quelle centinaia di migliaia di persone che sarebbero diventate veramente dei caregiver. Poi ogni anno, man mano che si sviluppava la legge, si potenziava con nuove risorse si allargavano i nuclei familiari a cui indirizzavamo queste risorse, o le entità, le singole persone, le figure che dicevamo di individuare. Invece purtroppo non sarà così e a me dispiace, perché ho detto del luogo comune sul caregiver, ho detto del luogo comune sull'infelicità, luogo comune che purtroppo è stato riscoperto a causa di Vannacci, e cioè che a scuola l'inclusione sarebbe sostanzialmente un aiuto sanitario alle persone con disabilità.

Chi ha in testa che la persona con disabilità in classe vada aiutata non ha capito nulla del motivo per cui si è costruita una relazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista) fra persone con disabilità, che prima venivano segregate in classi o scuole speciali: quando le metti in classe, la crescita deriva dallo scambio, dalla relazione fra persone con disabilità e la persona che non ha una disabilità. Chi aiuta chi? Io credo che siano più le persone con disabilità ad aiutare gli altri nello scambio e nella relazione, per cui non c'è bisogno del sanitario che si infila in aula e che cura qualcuno, che aiuta qualcuno. L'inclusione scolastica non è una materia che si insegna a scuola, ma è una materia che si pratica e che poi ognuno di noi si scambia la società, perché migliori come uomo o come donna nella relazione e poi quando stai nella società quel miglioramento lo riversi anche nelle relazioni ordinarie. Questo bisognerebbe spiegare a Vannacci, che il luogo comune dell'aiuto ai bambini e alle bambine a scuola è un luogo comune stupido. Così come c'è il luogo comune che il “Dopo di noi” sia una struttura molto simile agli ospedali, dove andare a chiudere le persone quando i genitori saranno morti: anche questa è una grandissima fesseria. Se andate a leggere la legge sul “Dopo di noi”, ci sta scritto che il “Dopo di noi” più efficace funziona, “durante noi”, cioè quando i genitori sono vivi, quando si va nei luoghi dove le ragazze e i ragazzi sono abituati a vivere per un'intera esistenza e dove vivranno ancora, quando i genitori non ci saranno più. L'abbiamo scritto nella legge, Ministra, ma poi purtroppo non è applicato quasi mai: soltanto alcuni modelli regionali funzionano così. Così come la legge 328 del 2000 e il modello del progetto di vita: in quanti comuni si ha che la cura parte dalla diagnosi e si chiude fino al “Dopo di noi”? Sono pochissimi i comuni in cui ogni famiglia si può sentire accompagnata durante l'intera esistenza dei propri figli.

Ora, io credo che il tassello del caregiver fosse un tassello decisivo per far funzionare il progetto di vita previsto dalla legge 328 del 2000, che dovremmo avere applicato già da tempo, e anche se le devo dare il merito di aver trattato l'argomento e aver fatto trovare la figura del caregiver in Gazzetta Ufficiale, le devo dare demerito - ed è il motivo per cui voteremo contro - del fatto che questa legge è un'occasione mancata rispetto a quella che poteva essere invece un'opportunità per le famiglie che hanno veramente difficoltà nella cura dei propri figli e nella propria esistenza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Di Lauro. Ne ha facoltà.

CARMEN DI LAURO (M5S). Grazie, Presidente. Io inizierei ripercorrendo l'iter di questa legge, l'iter che ha avuto la nostra Commissione come protagonista, la XII Commissione (Affari sociali). Noi abbiamo iniziato le audizioni su questo tema - sono andata a riguardarmi la data questa mattina - nel febbraio del 2024. Quindi sono trascorsi da allora quasi tre anni, non poco, e io sono abbastanza sicura che se oggi siamo qui per approvare questo provvedimento è solo perché a un certo punto si è deciso di accentrare tutto a livello ministeriale, di scavalcare il Parlamento. Se questo accentramento - lo voglio segnalare anche rispetto a quello che è stato detto prima in quest'Aula - ha visto alcune associazioni coinvolte, tante altre non lo sono state. Noi sappiamo benissimo che questo è un mondo variegato, dove ci sono decine e decine di associazioni, e io vorrei segnalare che in realtà sono stata contattata - io sono stata contattata, non sono stata io a contattare le associazioni - perché alcune volevano venire qui oggi a protestare, volevano conoscere la data del voto finale, data che non hanno potuto poi conoscere perché ci sono stati dei cambiamenti nel calendario last minute, come sappiamo. Quindi, no, noi non abbiamo aizzato proprio nessuno; sono state, anzi, le associazioni a cercare noi e a chiederci quando ci sarebbe stato questo voto finale, perché non sono assolutamente d'accordo su tanti punti di questo provvedimento.

Ne vogliamo esaminare alcuni: iniziamo. Iniziamo dalla classificazione del caregiver: come vengono classificati i caregiver? Questo è stato il primo elemento che mi ha fatto storcere il naso, devo dire, quando è arrivato questo disegno di legge. Si individuano tre fasce orarie: dalle 10 alle 30 ore settimanali, da 30 a 90, poi almeno 91. Stiamo cioè trattando, in questo caso, il lavoro di cura come se fosse il lavoro di un operaio, di un addetto, di un impiegato, in base alle ore. Questa è una classificazione che pretende di descrivere, attraverso un tempo misurabile, una responsabilità che misurabile non è. Assistere un familiare significa essere disponibili anche quando non si sta materialmente compiendo il gesto di cura. Significa organizzare visite, terapie, tempi, imprevisti, pratiche: quel carico mentale ed emotivo che non scompare mai. Ecco, allora io penso: sarebbe stato forse più consono demandare una valutazione così delicata e importante alle équipe multidisciplinari del PAI? Secondo noi, sì.

Andiamo avanti: abbiamo un pesante, pesantissimo silenzio sulla previdenza. Ecco, se c'è una preoccupazione forte, incombente - che io ho sempre raccolto, ogni volta che mi sono confrontata con le associazioni -, questa preoccupazione è proprio quella della pensione. In questo disegno di legge non sono previsti contributi figurativi, accessi anticipati alla pensione, riscatti agevolati per gli anni impiegati nell'assistenza. Eppure lo sappiamo, lo sappiamo cosa accade in queste famiglie, a queste persone: si riduce l'orario di lavoro, si rinuncia alla carriera, talvolta la si lascia anche completamente, soprattutto le donne. Si perde reddito nell'immediato e si compromette la pensione futura. Quegli anni hanno un valore enorme per la collettività, ma rischiano di non averne alcuno nell'estratto contributivo. Lo Stato beneficia dell'assistenza familiare e dei risparmi che produce, mentre chi garantisce ne sostiene le conseguenze economiche per tutta la vita. È un'ingiustizia che questo provvedimento lascia irrisolta.

Andiamo avanti: parliamo dei soldi, parliamo delle risorse economiche, dell'assegno che è stato presentato come una risposta ai caregiver. Ma in quanti potranno davvero riceverlo? Ricordiamo che, secondo l'Istat, stiamo parlando di una platea di quasi 7 milioni di persone o anche più, quindi davvero tanta, tanta, tanta gente. Occorre essere caregiver prevalenti, conviventi, dedicare all'assistenza almeno 91 ore settimanali. Chi ne dedica 80, 70 o 50 resta fuori. Bisogna inoltre non lavorare oppure percepire meno di 3.000 euro lordi annui da lavoro. Un part time che, ad esempio, produce 4.000 euro all'anno diventa motivo di esclusione. Si finisce, così, per penalizzare proprio chi cerca di mantenere un minimo di indipendenza economica, anche un minimo di vita personale. L'importo massimo è di 1.200 euro a trimestre, 400 euro mensili. È previsto nella misura piena fino a 15.000 euro di ISEE, per poi diminuire progressivamente fino ai 25.000. Ma, attenzione, queste cifre non è che costituiscono una certezza, perché poi vengono rideterminate ogni tre mesi, in base alle risorse disponibili e alle richieste che arrivano. Quindi, se crescono le richieste, dato che la coperta è corta, di conseguenza si riduce anche la cifra che spetta a ciascuno.

Poi, come al solito, restano ferme le competenze regionali, senza introdurre un livello essenziale delle prestazioni sociali che ne assicuri l'uniformità. Ecco, il risultato sarà quello a cui siamo, in realtà, già tristemente abituati, ovvero servizi e bisogni che vengono soddisfatti solo in base al CAP di residenza. Così, dove esistono risorse e servizi, le famiglie possono trovare risposte; dove invece ci sono dei territori con bilanci in difficoltà, commissariati, sottoposti a piano di rientro sanitario, gli ostacoli aumentano. E questo sarà ancora più evidente in questa materia, perché, proprio di recente, alcune regioni hanno legiferato su questa materia e tante altre ancora lo stanno facendo.

Poi, in ultimo ma non per ultimo, la salute mentale: chi assiste - ed è dimostrato - ha maggiori probabilità di ammalarsi, sia fisicamente che psicologicamente.

Ecco, io ne sono una testimone, perché mio padre è caregiver di mia madre da quarant'anni, e le sue ultime analisi sono peggiori di quelle di mia madre.

I servizi pubblici di salute mentale hanno raggiunto un limite strutturale di capacità. La Siep – la società italiana di epidemiologia psichiatrica – ci dice che nei dipartimenti di salute mentale mancano circa 13.000 operatori. La legge sullo psicologo delle cure primarie è bloccata da anni in Commissione e ancora non vediamo una luce in fondo al tunnel. Quindi, io mi chiedo: ma chi e come potrà mai garantire la giusta e tempestiva assistenza ai caregiver (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Non lo sappiamo.

Noi avevamo presentato un'altra proposta, una proposta alternativa: il reddito di cura. Abbiamo proposto di riconoscerlo a tutti i caregiver registrati alla piattaforma con ISEE fino a 40.000 euro, quindi superando il tetto attuale. Il contributo che avevamo previsto era dai 600 ai 1200 euro mensili – mensili, non trimestrali – e per un ISEE fino a 15.000 euro abbiamo proposto l'importo pieno, quindi 1200 euro al mese. Poi una riduzione graduale e proporzionata fino ai 40.000 euro, ovviamente. Se la cura è condivisa tra più caregiver o tra entrambi i genitori, il contributo viene ripartito in relazione al carico assistenziale e all'ISEE, senza azzerarlo o penalizzare la condivisione. E questo reddito, nella nostra proposta, doveva essere esente da Irpef, non concorrere all'ISEE ed essere cumulabile con altri sostegni.

Ecco, quello che ora mi chiedo è: questa proposta di legge – perché quello che facciamo noi qui dentro ha anche un impatto, non solo reale e concreto nella vita delle persone, ma anche culturale – sta dando dignità effettivamente a queste persone? Secondo noi no. Gli aspetti culturali subiranno un miglioramento? Io non credo.

Io voglio ricordare qui due episodi gravissimi, accaduti pochi mesi fa: quello di un insegnante siciliano, caregiver della moglie gravemente disabile, che si era sentito dire dalla sua dirigente scolastica che era una nullità solo perché usufruiva – come ne aveva diritto – dei suoi permessi. Questo docente si è visto annullare la sua cattedra ed è stato costretto a insegnare in tre istituti diversi, rendendo la sua vita letteralmente impossibile. Un altro episodio, sempre recente: una donna di quarant'anni di Forlì, che era stata licenziata dall'azienda in cui lavorava a tempo indeterminato perché mentre era in congedo durante un controllo dell'azienda avevano appurato che aveva trascorso qualche ora al mare. Ma essere un caregiver non vuol dire essere agli arresti domiciliari, non vuol dire rinunciare completamente alla propria vita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E allora quello che mi chiedo è: con questa proposta di legge riusciremo ad avere un impatto culturale? Riusciremo ad evitare che situazioni così orribili possano avere una fine? Perché non solo chi ha un carico del genere sulle proprie spalle, fisicamente e mentalmente – come abbiamo detto – soffre già di suo, ma deve trovarsi anche a soffrire per il giudizio esterno di persone che non sanno. Perché il caregiver non è tenuto a raccontare a tutti la propria storia, eppure subisce il giudizio degli altri: di chi non sa e di chi sa ma non può comprenderlo. Perché solo chi vive queste situazioni le può comprendere realmente, sulla propria pelle.

Ecco, noi abbiamo tentato anche in Commissione – Ministra, lo sa, ci siamo confrontate varie volte – di migliorare questo testo in maniera sostanziale, ma la stragrande maggioranza delle nostre proposte – soprattutto quelle più importanti, che potevano incidere in una maniera più seria e profonda – sono state respinte. Quindi, purtroppo, a malincuore, noi oggi esprimeremo voto contrario su questo provvedimento, nonostante ci rendiamo conto che fosse una cosa molto attesa e importante, ma potevamo fare meglio e dovevamo farlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà.

ROBERTO BAGNASCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Presidente, signor Ministro, colleghi, Forza Italia voterà a favore, naturalmente, di questo disegno di legge. Non per schieramento, ma perché il riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari rispondono ad una responsabilità precisa delle nostre istituzioni: sostenere le persone che dedicano una parte essenziale della propria vita alla cura di un familiare con disabilità o non autosufficiente. Come ho ricordato nella discussione generale, dietro la parola caregiver ci sono genitori, coniugi, figli, ci sono giornate organizzate – direi vite organizzate – intorno ai bisogni di un'altra persona, impegni di lavoro difficili da conciliare con l'assistenza, visite mediche rinviate, notti nelle quali riposo diventa una possibilità molto incerta.

Sono esperienze che incidono profondamente sulla vita delle famiglie e che meritano risposte concrete. Per Forza Italia questo è un tema prioritario, coerente con la centralità della persona e della famiglia, che ispira la nostra visione culturale, liberale e cristiana. La libertà deve poter essere esercitata anche nelle condizioni più difficili, quelle di fragilità; riguarda la persona assistita, che deve essere sostenuta nelle proprie scelte, ma riguarda anche chi se ne prende cura, che deve poter conservare un lavoro, tutelare la propria salute, progettare il futuro e, devo dire, molto spesso, purtroppo, anche la propria dignità. Riconoscere il valore della solidarietà familiare comporta un dovere pubblico verso le famiglie: l'affetto e la disponibilità di chi assiste hanno bisogno di una rete di servizi capaci di accompagnarli nel tempo. È questa convinzione a guidare il nostro voto favorevole. Il nostro ordinamento già contiene una definizione di caregiver familiare: il provvedimento costruisce un quadro più articolato, di riconoscimento e tutela, e rafforza il collegamento tra chi presta assistenza e i percorsi di cura della persona assistita. È un percorso al quale Forza Italia ha contribuito con proprie iniziative parlamentari: molte, debbo dire. Ricordo, tra le altre, la proposta di legge della collega Chiara Tenerini, abbinata al disegno di legge in esame, e il suo impegno per superare la frammentazione delle tutele e per permettere alle famiglie di contare su un sostegno riconoscibile.

Nei tanti interventi che ho ascoltato con grande interesse ed attenzione, devo dire che dalla parte della minoranza c'è stato un atteggiamento nei confronti di questa legge che mi ha molto deluso. In genere sono le frasi che dice l'opposizione, ma stavolta io penso di poterlo dire a pieno titolo: nessun riconoscimento per quello che è stato fatto se non in qualche caso - pochi, devo dire - un riconoscimento soltanto al fatto che ci si è occupati, in qualche modo, dei caregiver familiari.

Io credo che sia veramente ingeneroso nei confronti non di un Ministro, ma di un Governo, di un Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) e, tra l'altro, è l'occasione per manifestare al signor Ministro la mia, la nostra, di Forza Italia, più totale vicinanza per quello che ha fatto, per l'attenzione col quale lo ha fatto. Io ho avuto modo anche di conoscerla nelle precedenti legislature e so come lavora, il modo, l'impegno con cui lavora, le conoscenze che applica nel proprio lavoro e, soprattutto, la serietà con la quale risponde sempre - sempre - a chi che sia, a chiunque, in qualche modo, si rivolga a lei, ponendo dei problemi che non siano strumentali, ma che siano sicuramente importanti da avere una risposta seria e significativa. Quindi, grazie signor Ministro, lo dico con grande convinzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) e quello che lei ha fatto su questo tema dimostra anche - e finisco; non mi piace, non sono abituato a fare le sviolinate, anche perché non hanno alcun senso - che lei conosce bene questi problemi, signor Ministro, e si vede, lo ha dimostrato anche in questa occasione e di questo non possiamo che esserne particolarmente fieri.

Una delle tante ragioni del nostro voto favorevole. Questo provvedimento ha affrontato alcune… Certo, è chiaro che partiamo sempre da un presupposto: si potrebbe e si dovrebbe fare di più questo, sempre, in qualsiasi caso, soprattutto su temi così delicati e così importanti. È chiaro che le necessità sono sempre molte di più delle risposte che qualsiasi Governo, col massimo evidentemente dell'impegno e delle capacità, può dare. Noi abbiamo parlato in questo provvedimento di flessibilità del lavoro, abbiamo cercato, in qualche modo, di evitare che la cura diventi una penalizzazione di coloro i quali sono addetti a queste cure; abbiamo parlato di riconoscimento delle competenze che è molto importante e, dal 2027, anche un contributo economico.

Mi è spiaciuto anche, devo dire, l'atteggiamento con il quale è stato, in qualche modo, recepito questo contributo economico, quasi fosse un qualcosa del quale dobbiamo vergognarci. Sì, dobbiamo fare di più, dovremmo fare di più, ci mancherebbe altro: questo è un nostro preciso dovere e credo che il Governo sia intenzionato a lavorare in questo senso. Non ho il minimo dubbio, ma credo che sia un fatto importante. Forse 1.200 euro per qualcheduno rappresentano un qualcosa di evidentemente non essenziale, ma per i molti, per i più purtroppo, sono un aiuto importante del quale non dobbiamo sicuramente vergognarci (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Una delle ragioni, quindi, del nostro voto favorevole è il rispetto dell'autodeterminazione della persona assistita nell'individuazione del caregiver: la relazione di cura deve salvaguardare la volontà di chi riceve assistenza e valorizzare il ruolo del familiare all'interno di un percorso condiviso con i servizi. Il coinvolgimento del caregiver nelle valutazioni, nel progetto di vita, nel piano assistenziale individualizzato, risponde a questa esigenza. Questo non è cosa da poco, signor Ministro: chi accompagna quotidianamente una persona conosce i suoi bisogni. In qualche intervento dei colleghi è stata richiesta la conoscenza dei problemi e credo che questo provvedimento, in qualche modo, per quanto possibile evidentemente, risponda a queste esigenze: chi accompagna quotidianamente una persona conosce quindi i suoi bisogni e le difficoltà che incontra. Questa conoscenza deve poter contribuire alla qualità delle scelte assistenziali.

Da farmacista considero essenziale la continuità della cura: le famiglie hanno bisogno di interlocutori riconoscibili, di indicazioni comprensibili, di un raccordo effettivo tra servizi sanitari e sociali. Il riconoscimento del caregiver acquista valore quando rende questo rapporto più semplice e consente alla famiglia di sentirsi accompagnata. Tra gli interventi ho ascoltato quello dell'onorevole Ruffino, che conosce molto bene le problematiche del sociale - si sente da come parla, da come interloquisce - perché ha fatto a lungo il sindaco. Ha parlato di tanti problemi sicuramente importanti, significativi e determinanti del quale dobbiamo occuparci e credo che il Ministro lo faccia tutti i giorni, ma dei caregiver ha parlato poco. Invece questo è l'oggetto del nostro provvedimento e su questo tema dobbiamo discutere e valutare il nostro voto positivo o negativo.

Inoltre sosteniamo le misure di conciliazione tra assistenza e lavoro. Questo è un fatto di straordinaria importanza: la possibilità di chiedere modifiche dell'orario e delle modalità della prestazione, la priorità nella trasformazione del rapporto a tempo parziale e il diritto al ritorno al tempo pieno. Queste sono cose importanti, signor Ministro. Lo diciamo ancora una volta: la possibilità di chiedere modifiche dell'orario e delle modalità della prestazione - sembrano cose piccole -, la priorità nelle trasformazioni del rapporto a tempo parziale e il diritto al ritorno a tempo pieno. Sono strumenti che affrontano una difficoltà concreta e aiutano a preservare l'occupazione e l'autonomia economica di chi presta la cura.

Taglio gran parte dell'intervento perché vengo richiamato dal nostro Presidente a comportarmi in maniera corretta. Dico solo che, anche se a qualcheduno è sembrata un'elemosina o poco più, comunque di poco interesse, l'innalzamento da 15.000 a 25.000 euro della soglia ISEE prevista per il contributo destinato ai caregiver familiari prevalenti è un ampliamento significativo e di questo Forza Italia se ne assume - in parte, evidentemente - il merito. Nient'altro se non ringraziare ancora una volta il signor Ministro e invitarla a lavorare nel prossimo futuro così come ha lavorato fino ad oggi, perché potrà dare dei risultati importanti per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro e colleghi, nella vita si possono non fare dei provvedimenti, come hanno fatto tutti i Governi precedenti; si possono dire falsità, tipo che non ci sono stanziamenti. Qualcuno ieri diceva addirittura che questa è una legge delega - non so se abbia capito come funziona il Parlamento. Qualcuno diceva che non ci sono relazioni sulla legge: la relazione verrà fatta annualmente dall'Osservatorio, che si intende della materia. È inutile venire in Parlamento, visto che qualche parlamentare non ha letto nemmeno la proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Si diceva che ci sarebbe riduzione del Fondo unico per le persone con disabilità, non è assolutamente vero. I fondi vengono presi dai fondi per i caregiver, da un altro fondo del MEF e dal fondo per i caregiver del Ministero del Lavoro. Quindi si possono prendere decisioni coraggiose anche in momenti poco fiorenti del Paese, come hanno fatto finalmente questo Governo, questo Ministro e come farà, auspico, questo Parlamento. Decisioni che, sicuramente, rischiano di non accontentare tutti, ma vanno bene a chi ha capito che, nonostante tutte le difficoltà economiche dovute ad agenti esterni e interni al Paese, questo vuole essere il punto fisso da cui non si torna indietro. Una norma messa lì per essere un caposaldo, che dà risposte alle urgenze, e deve essere sicuramente incrementata quando le condizioni lo consentiranno e ovviamente ci auguriamo al più presto.

Oppure possiamo decidere anche di non far nulla e rimandare. Magari quando ci saranno al Governo quelli bravi, che ogni volta dicono a noi come dobbiamo fare, mentre loro non hanno mai fatto nulla in merito (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Visto che qualcuno diceva che non ci sono i soldi, magari ridate indietro i soldi del superbonus e vedrete che di miliardi ne possiamo dare a tutti i cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

So bene, per esperienza diretta - e quindi magari non venite a insegnare a noi cos'è un caregiver -, che non c'è prezzo per chi dedica la sua vita, la sua attività per accudire un parente, tenendo ben presente anche il fattore psicologico di cosa vuol dire avere un proprio caro che ha bisogno di assistenza 24 ore su 24.

Chi decide, poi, se una cosa è giusta o sbagliata? Il famoso buon senso di cui tutti parlano? Allora il buon senso direbbe: non lasciamo passare la legislatura senza fare qualcosa di concreto. Ricordo che, nel caso, ci sarà da ricominciare tutto l'iter da capo. Mettiamo questa prima pietra. Anzi, visto che poi le opposizioni sono talmente convinte che, al prossimo giro, andranno al Governo loro - glielo auguro - avete già la base per il vostro primo atto, sarà da migliorare.

Va messo agli atti che finalmente, dopo anni e anni e più di 30 proposte di legge - di cui, se permettete, la Lega è stata sempre la prima firmataria in tre legislature - siamo arrivati alla definizione di una cornice nazionale, assicurando riconoscimento alla tutela di persone che amano e si prendono cura dei propri cari. Nel 2018, è vero, nella legge di bilancio viene introdotta la definizione di caregiver, però non ha seguito nessuna normativa per la tutela e il sostegno reale. Nel 2023 il Ministero delle Disabilità e il Ministero del Lavoro hanno promosso un tavolo tecnico composto da più di 50 realtà - quindi altro che dire che nessuno è stato preso in considerazione - e ci si è concentrati su tre ambiti: la definizione del caregiver familiare, la procedura di riconoscimento e il sistema di sostegni e tutele.

Una dotazione, per il 2027 e per gli anni successivi, di 260 milioni, nella speranza mia personale - e lo ribadisco anche al Ministro - che lo stanziamento venga poi ampliato in futuro, sia come platea sia come contributo individuale. Si tratta dello stanziamento più alto in confronto alle altre proposte di legge. Un elemento qualificante del disegno di legge è la costituzione del sistema di tutele differenziate, individuando quattro profili di caregiver familiare divisi in base, giustamente, all'impegno assistenziale e alla convivenza.

Riconosciamo il ruolo fondamentale dell'attività di assistenza e cura e il valore economico della stessa, supportando e valorizzando il caregiver con adeguati sostegni per garantire la migliore qualità di vita, prevenendo l'isolamento e la discriminazione. Il caregiver quale parte attiva tra le reti e il coinvolgimento nelle valutazioni e pianificazione degli interventi, non dimentichiamoci, nel rispetto della volontà della persona assistita.

Il caregiver è definito, quindi, come la persona di maggiore età che assiste e si prende cura del figlio, di un altro parente entro il secondo grado, del coniuge, dell'altra parte dell'unione civile o del convivente, o un altro parente entro il terzo grado. Il caregiver familiare partecipa all'unità di valutazione multidimensionale della persona con disabilità, all'elaborazione del PAI e del relativo budget di cura. Nel Progetto di vita e nel PAI è individuato il carico assistenziale del caregiver familiare. I servizi sociali forniscono al caregiver familiare le informazioni necessarie sui bisogni assistenziali e sulle cure necessarie alla persona.

Abbiamo messo anche, appunto, dei sostegni al caregiver - ne vado a leggere qualcuno - che può accedere gratuitamente a corsi di formazione specifica, beneficiare delle misure di sostegno psicologico, richiedere visite specialistiche a domicilio, televisite e teleconsulti, accedere a interventi sanitari e sociosanitari in via preferenziale, al fine di ridurre i tempi d'attesa. Qualora il caregiver familiare convivente sia tutore o l'amministratore di sostegno della persona assistita, il giudice tutelare può disporre che la rendicontazione delle spese sia presentata in forma semplificata. A decorrere dall'anno prossimo è attribuito, a favore del caregiver, un contributo mensile erogato con cadenza trimestrale, che non concorre alla formazione del reddito, né al calcolo della componente reddituale ISEE, cumulabile con altre forme di sostegno.

Quindi, ribadisco, questo è il punto fisso da cui non si torna indietro e auspichiamo tutti che - chiunque poi debba governare, mi auguro il centrodestra - sia aumentato per arrivare a un importo più significativo e a una platea più ampia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Furfaro. Ne ha facoltà.

MARCO FURFARO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministra, colleghe e colleghi, voglio cominciare da una donna, Silvana Ruggiero. Silvana è madre di tre figli, due dei quali affetti da una gravissima malattia genetica. Purtroppo uno di loro è morto tre anni fa, l'altro che continua a vivere con una patologia e assistito da lei, purtroppo per quella patologia non esiste una cura risolutiva. Davanti all'inviata speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la dottoressa Hagrass, ha raccontato che da più di vent'anni dorme tre ore a notte. E poi ha aggiunto una cosa: per essere lì quel giorno, ho dovuto pagarmi di tasca mia un'infermiera; pensateci, per venire a chiedere aiuto alle istituzioni, ha dovuto prima pagare qualcuno che prendesse il suo posto.

Ecco, io credo, noi crediamo, che questa sia la fotografia più onesta della legge che votiamo oggi. Perché un aiuto, per quanto misero, questa legge certo lo prevede, solo che prima di dartelo ti chiede di mostrare che hai già pagato tutto il resto: il lavoro, il tempo, il sonno, a volte anche la salute. Vediamolo questo esame a cui devono essere sottoposti. Il primo requisito è vivere sotto lo stesso tetto della persona che assisti e rappresenta la prima vera discriminazione tra caregiver. Prendiamo due sorelle che si prendono cura della madre non autosufficiente, una vive nell'appartamento della madre, l'altra in quello di fronte, si dividono le visite, la spesa, le medicine, le incombenze quotidiane.

Se una si ammala ovviamente interviene l'altra e viceversa, entrambe ci sono, stessa fatica fisica e mentale. Ma sapete cosa fa la differenza per questa legge? Non il tempo, non il carico, non la fatica. La differenza la fa la porta di casa: la sorella convivente può accedere al contributo, se rispetta anche altri requisiti, quella che vive di fronte è esclusa comunque, anche se presta altrettante ore di assistenza. Stessa madre e stessa fatica, ma basta attraversare un pianerottolo per perdere la possibilità di ricevere quel sostegno.

Ecco Ministra, ma che cosa cambia nell'assistenza effettivamente prestata se la sera quella figlia torna a dormire nell'appartamento di fronte? Perché quella presenza dovrebbe valere meno di quella dell'altra sorella (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Inoltre, la cura condivisa dovrebbe essere incoraggiata, perché quando la responsabilità viene distribuita anche la persona assistita può contare su una rete più solida e chi assiste ha anche maggiori possibilità di conservare un lavoro, il tempo libero, una relazione, un equilibrio personale e la salute mentale.

Al contrario, subordinare proprio questo riconoscimento al vivere sotto lo stesso tetto, rischia di fare ben altro, cioè di penalizzare proprio le famiglie che cercano di organizzarsi, per non lasciare tutto sulle spalle di una sola persona. Quella persona, quasi sempre, è donna. Tra l'altro, spesso vivere in case diverse non è nemmeno una scelta, ma dipende dagli spazi disponibili, dalle condizioni economiche, dalla necessità di stare vicino al lavoro o ai propri figli.

Il secondo requisito, forse è pure peggio, sono 91 ore di assistenza a settimana. Novantuno ore colleghi, sono 13 ore al giorno, dalle sette di mattina alle otto di sera. Tutti i giorni, sabato e domenica compresi, Natale compreso, Ferragosto compreso. E se ne fai 90 sei fuori. Basta un'ora in meno e per lo Stato smetti di esistere. Questa legge, la cura, la misura con il cronometro. E questo cronometro lo mettete anche nella vita degli studenti caregiver. Pensate a un ragazzo, prepara un esame e intanto si prende cura di sua madre. Studia negli intervalli, organizza l'assistenza attorno alle lezioni, rinuncia alla biblioteca perché a casa c'è bisogno.

La legge consente alle università di prevedere un esonero dalle tasse per gli studenti caregiver, ma per accedere a quella misura chiede almeno 30 ore settimanali di assistenza. E se ne fai 29? Beh, se ne fai 29 sei fuori. Un'ora in meno di assistenza non ti restituisce una lezione persa, un tirocinio saltato, un esame che non sei riuscito a preparare. Ministro ma perché proprio 30. Quale valutazione dei bisogni giustifica quel confine. Dovremmo guardare a quanto la cura incide sulla possibilità di studiare, frequentare e costruirsi un futuro.

Perché un ragazzo che si prende cura di un familiare non dovrebbe essere costretto a scegliere di chi sacrificare il futuro, il proprio o quello della persona che ama. Pensi, con questa legge facciamo persino un altro torto, quello di sancire la disuguaglianza delle opportunità. Cioè un ragazzo o una ragazza di questo Paese, che magari si occupa di suo nonno, non ha la possibilità di studiare proprio perché fa un'attività di assistenza in sostituzione dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Il terzo requisito è non lavorare, oppure lavorare guadagnando al massimo 3.000 euro lordi l'anno, 250 euro al mese. Cioè, basta un lavoretto il sabato mattina e lo Stato ti dice: guardi, signora, mi spiace ma lei è troppo ricca. Troppo ricca! E lo dico al femminile, perché sappiamo tutti chi è, quasi sempre, che in queste famiglie lascia il lavoro per occuparsi della cura. Rispettare il limite, quindi, non basta: se guadagni più di 3.000 euro lordi, sei fuori. È un vincolo che restringe drasticamente la platea e, tra l'altro, penalizza proprio chi prova a conservare un pezzo della propria indipendenza economica.

Se passi l'esame, se hai rinunciato a tutto quello a cui c'era da rinunciare, quindi, arriva il premio della legge: fino a 400 euro al mese, erogati ogni tre mesi, tra l'altro. Ministra, ho fatto un conto e glielo lascio qua: lo vede, lo sa cos'è questa, no? È una moneta da un euro (Il deputato Furfaro mostra una moneta), perché 400 euro al mese per 13 ore al giorno fanno poco più di questa moneta, poco più di un euro l'ora. Questo vale, per voi, un'ora di assistenza: un euro, meno di un caffè al bancone. So già cosa diranno alcuni: l'amore non ha prezzo, chi assiste un figlio o una madre non lo fa per soldi. Peccato che un prezzo voi glielo abbiate messo lo stesso, e l'avete fissato a un euro l'ora.

E, come se non bastasse, ci sono pure quelle due paroline: “fino a”. Che significa? Significa che l'importo vero lo fissa un decreto ogni tre mesi, perché si prendono i soldi stanziati e si dividono per quelli che hanno diritto. Quindi, se la platea cresce, diminuisce il contributo; più famiglie bussano, più la fetta si assottiglia. Ma c'è di più: nella stima iniziale del Governo, il contributo avrebbe raggiunto poco più di 60.000 persone, in un Paese dove si stimano, al ribasso, 7 milioni di caregiver, l'Istat 12 milioni. Quindi, stando al ribasso, andrete a coprire meno di una persona su 100.

Ministra, che non basti lo sa benissimo anche lei. Il giorno in cui il Consiglio dei ministri ha approvato questo testo, lei ha detto che non poteva dirsi felicissima; ha detto che il limite ISEE era basso e che sperava che il Parlamento lo alzasse. Lo ha detto lei, non io. Quel limite, di poco, è stato alzato, ma il tetto dei 3.000 euro lordi l'anno da lavoro è rimasto lì. Si può discutere di quanto allargare una porta, ma se, subito dopo, ne mettete un'altra che lascia fuori chi guadagna più di 250 euro lordi al mese, è chiaro che la platea resta minima, limitatissima.

Avete costruito una misura selettiva che non è per i caregiver: è contro la povertà, più che un riconoscimento del carico di assistenza. Una legge sui caregiver deve proprio impedire che assistere renda poveri, oltre ad aiutare chi è già in difficoltà. Poi, lei, l'ha chiamata una rivoluzione culturale, così lei ha chiamato questa legge. Ecco, le associazioni che sono venute in Commissione a raccontarci la vita vera hanno, invece, detto che questo testo burocratizza la fatica. Io, parole più precise non sono riuscito a trovarle e non saprei trovarle.

E, vede, quando tante associazioni di caregiver, sindacati e realtà del terzo settore contestano l'impostazione di questa legge, dovreste fermarvi. Perché quelle persone non sono venute in Parlamento per fare opposizione al Governo come ho stupidamente, qua, sentito stamattina nel dibattito; sono venute perché non ce la fanno più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Vi, e ci, hanno portato le notti senza sonno, gli stipendi perduti, la paura di ammalarsi e di non avere nessuno a cui lasciare un figlio. Chiedevano una risposta; hanno ricevuto, da voi, una chiusura.

Avete avuto l'occasione di costruire una legge condivisa, partendo dalla vita di chi assiste. Ne state facendo una legge di parte, piena di condizioni, povera di diritti e che introduce, persino, nuove disparità proprio tra le persone che dovrebbe proteggere, facendo sì che alcune, poche, siano incluse nel sistema e tante altre, milioni, ne restino fuori. A voi quella legge serve a poter dire fuori che l'avete fatta, a quelle famiglie serve sapere che cosa potranno fare domani, perché fino a oggi, purtroppo, è stato impossibile dormire, curarsi, lavorare. E finché queste possibilità restano fuori dalla porta, la vostra rivoluzione sono chiacchiere di carta.

Ci sarebbe, poi, una domanda, cara Ministra, a cui questo testo non risponde: che succede dopo? Il giorno in cui finisce l'attività di caregiver, che ha assistito magari quella persona per tanti anni, che succede, cara Ministra? Perché non c'è scritto nulla sulla legge, è come se il Governo, a quel caregiver, dicesse: ti abbiamo chiesto di esserci per tutti, di sostituirti allo Stato e, quando avrai bisogno tu, lo Stato si sarà già dimenticato di te. E i servizi, il sollievo, le sostituzioni e il sostegno? Ci sono sulla carta, ma niente di previsto, perché ci sono delle paroline che, oramai, conosciamo a memoria: “nei limiti delle risorse disponibili”, che significa, ovviamente, il fatto che quelle risorse non ci sono e che il conto passa alle famiglie. Ma se domani mi ammalo io, chi viene? Questa è la domanda che si fanno.

BOZZA NON CORRETTA

BOZZA delle VOTAZIONI QUALIFICATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
PROSPETTO PARZIALE

INDICE ELENCO N. 1 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2789-A E ABB - ODG 9/2789-A/3 226 222 4 112 85 137 90 Resp.
2 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/4 241 236 5 119 92 144 89 Resp.
3 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/5 241 239 2 120 100 139 88 Resp.
4 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/6 247 240 7 121 95 145 88 Resp.
5 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/7 249 243 6 122 95 148 88 Resp.
6 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/8 252 246 6 124 91 155 88 Resp.
7 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/9 258 253 5 127 100 153 87 Resp.
8 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/10 257 253 4 127 102 151 86 Resp.
9 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/11 258 250 8 126 97 153 86 Resp.
10 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/12 254 250 4 126 99 151 86 Resp.
11 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/13 259 255 4 128 100 155 86 Resp.
12 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/14 257 253 4 127 100 153 86 Resp.
13 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/16 257 242 15 122 89 153 86 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/17 260 255 5 128 102 153 86 Resp.
15 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/18 260 255 5 128 102 153 86 Resp.
16 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/19 259 254 5 128 102 152 86 Resp.
17 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/20 256 253 3 127 100 153 86 Resp.
18 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/21 261 257 4 129 103 154 86 Resp.
19 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/22 261 256 5 129 102 154 86 Resp.
20 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/23 259 255 4 128 104 151 86 Resp.
21 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/24 252 248 4 125 95 153 86 Resp.
22 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/25 249 245 4 123 94 151 86 Resp.
23 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/26 250 245 5 123 93 152 86 Resp.
24 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/27 256 253 3 127 100 153 86 Resp.
25 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/28 256 252 4 127 100 152 86 Resp.
26 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/29 259 255 4 128 101 154 86 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 34)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/30 254 249 5 125 99 150 86 Resp.
28 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/31 254 250 4 126 99 151 86 Resp.
29 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/34 258 254 4 128 101 153 86 Resp.
30 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/35 256 253 3 127 101 152 86 Resp.
31 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/36 260 256 4 129 102 154 86 Resp.
32 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/37 238 235 3 118 95 140 86 Resp.
33 Nominale ODG 9/2789-A E ABB/38 242 240 2 121 98 142 86 Resp.
34 Nominale DDL 2789-A E ABB - VOTO FINALE 262 258 4 130 153 105 80 Appr.