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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 729 di martedì 20 ottobre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 11.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANTONIO D'ALESSIO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

(Elementi e iniziative in ordine al progetto di ulteriore riconversione dell'ex caserma Gamberini di Ozzano dell'Emilia, già centro di accoglienza straordinaria per migranti - n. 3-02797)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno De Maria n. 3-02797 (Vedi l'allegato A).

Il sottosegretario di Stato per l'Interno, Emanuele Prisco, ha facoltà di rispondere.

EMANUELE PRISCO, Sottosegretario di Stato per l'Interno. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, desidero innanzitutto precisare che l'azione del Ministero dell'Interno in materia di accoglienza si colloca rigorosamente all'interno della cornice normativa definita dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo adottato in sede comunitaria. Una cornice che, grazie al contributo dell'attuale Governo italiano, offre regole più ferme e strumenti più efficaci nel contrasto all'immigrazione clandestina, imprimendo una strategia pragmatica nella gestione del fenomeno migratorio. La difesa delle frontiere, la lotta ai trafficanti, gli accordi con i Paesi terzi per la gestione dei flussi e il contrasto all'immigrazione illegale e, in particolare, le procedure accelerate di frontiera per respingere i soggetti più pericolosi sono i pilastri per un sistema di gestione efficace e sostenibile che il Governo Meloni ha promosso e continuerà a portare avanti. Quindi, anche le iniziative in corso presso la caserma Gamberini di Ozzano dell'Emilia - cui si fa riferimento nell'interrogazione - rispondono alla necessità di attuare tempestivamente i citati obblighi internazionali vincolanti per tutti gli Stati membri dell'Unione europea.

L'individuazione delle strutture da destinare a tali procedure è funzionale al raggiungimento della cosiddetta capacità adeguata, cioè il numero massimo di posti che ciascuno Stato membro deve garantire. Per l'Italia, in particolare, il fabbisogno complessivo è stato quantificato in 8.016 posti, a cui si sommano 2.304 posti di riserva, destinati a fronteggiare eventuali oscillazioni dei flussi migratori in ingresso, per un totale di 10.320 posti, da distribuire equamente sul territorio nazionale, nel rispetto della sostenibilità sociale dei territori coinvolti. Sottolineo, al riguardo, che la quota assegnata all'Emilia-Romagna, pari a 843 posti, incide solo per l'8 per cento sul totale nazionale complessivo.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei posti, evidenzio che l'individuazione dei centri destinati allo svolgimento delle procedure accelerate di frontiera è stata effettuata all'esito di una ricognizione svolta dalle prefetture sull'intero territorio nazionale, sulla base delle indicazioni fornite tramite apposita circolare diramata dal Ministero dell'Interno il 12 giugno scorso. In particolare, è stata data indicazione di mappare unicamente strutture di proprietà demaniale o pubblica, già attive come centri di accoglienza straordinaria, la cui individuazione non comporta la realizzazione di nuove opere o infrastrutture né ulteriori adempimenti amministrativi e oneri finanziari a carico dei comuni interessati. Inoltre, è stato chiesto alle prefetture di selezionare strutture situate in aree contigue alle zone di frontiera di riferimento e tenendo conto dei collegamenti aerei e viari idonei a garantire la rapidità delle espulsioni e delle attività amministrative.

In merito alla tutela delle attività di accoglienza già in essere, ricordo che le direttive ministeriali impartite alle prefetture prevedono di assicurare la continuità dell'accoglienza, ricollocando i richiedenti protezione internazionale in altri CAS della stessa provincia o regione. Preciso anche che i minori stranieri non accompagnati, per espressa previsione normativa, sono totalmente esclusi dalle procedure accelerate di frontiera, salvo nel caso in cui vi siano fondati motivi per ritenere che rappresentino un pericolo per la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico.

È in linea con le predette direttive ministeriali che, il 22 giugno scorso, la prefettura di Bologna ha proceduto a una rimodulazione delle presenze all'interno dell'ex caserma Gamberini di Ozzano dell'Emilia, menzionata nell'interrogazione, disponendo il trasferimento di 50 richiedenti asilo verso altri CAS della stessa regione. La predetta prefettura ha evidenziato, al riguardo, che le indicazioni operative fornite dall'ente gestore sono state intese a limitare al massimo l'impatto sui percorsi di integrazione e di presa in carico già avviati sul territorio. È stato, quindi, raccomandato di escludere dai trasferimenti le persone già inserite in attività lavorative o formative, oltre a quelle destinatarie di percorsi di presa in carico socio-sanitaria o di altri interventi assistenziali attivati sul territorio. Le persone da trasferire, perciò, sono state individuate sulla base di una valutazione delle singole situazioni personali dei richiedenti protezione internazionale coinvolti, focalizzandosi prioritariamente sui richiedenti asilo provenienti dai più recenti riparti e per i quali non sono stati ancora avviati percorsi di integrazione sul territorio.

In ossequio a tali criteri, anche l'individuazione delle strutture di destinazione è stata effettuata tenendo conto della prossimità ai luoghi di lavoro, ai percorsi formativi e ai principali centri di interesse dei richiedenti, favorendo soluzioni territorialmente compatibili con la prosecuzione delle attività già intraprese. Risulta inoltre che l'ente gestore abbia provveduto a informare gli interessati circa i trasferimenti programmati, svolgendo colloqui individuali finalizzati a raccogliere eventuali preferenze territoriali, successivamente considerate in sede di assegnazione delle destinazioni.

Le misure adottate presso l'ex caserma Gamberini dimostrano dunque che è possibile adempiere agli obblighi internazionali senza gravare sui bilanci dei comuni e senza interrompere i percorsi di tutela dei soggetti più vulnerabili, contemperando così il rigoroso rispetto dei vincoli europei sulla gestione dei flussi migratori con la salvaguardia dei diritti e con la sostenibilità sociale dei territori coinvolti. In conclusione, la priorità di questo Governo sul tema dell'immigrazione è quella di attuare procedure rapide ed efficaci per garantire l'accoglienza a chi realmente ne abbia titolo, evitando al tempo stesso domande strumentali, forme di abuso e ipotesi di permanenza ingiustificatamente prolungata.

Accanto a ciò, le primarie esigenze di sicurezza dei cittadini impongono con fermezza di allontanare chi entra illegalmente e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica. Dall'inizio dell'anno alla metà del corrente mese, sono stati adottati circa 6.000 rimpatri forzati, oltre 1.200 in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e oltre 1.600 in più rispetto all'analogo periodo del 2024. È aumentato anche il numero dei rimpatri volontari assistiti: da gennaio a metà ottobre del corrente anno si registrano 1.000 casi di rientro in patria, superando i 195 del 2024 e i 517 del 2025 nell'analogo periodo temporale.

Concludo, assicurando che l'obiettivo che il Governo Meloni continuerà a perseguire con convinzione è quello di consolidare ulteriormente questi risultati in costante crescita, che dimostrano come soltanto con politiche di rigore e di fermezza è possibile proteggere i confini nazionali da flussi migratori incontrollati, consolidare le frontiere esterne dell'Unione europea e smantellare il traffico dei migranti.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti del liceo “Vittorio Gassman” di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Li ringraziamo per questo, gli auguriamo ogni fortuna e ricordiamo che la seduta di oggi è dedicata allo svolgimento di interrogazioni. Pertanto sono presenti in Aula solo i deputati che hanno presentato interrogazioni e, per conto del Governo, i Sottosegretari Prisco, Bergamotto e Cannella.

Il deputato Andrea De Maria ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

ANDREA DE MARIA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Un saluto ai rappresentanti del Governo e grazie al Sottosegretario Prisco per questa risposta. Io non mi posso dichiarare soddisfatto per due ragioni. La prima riguarda la situazione specifica della ex caserma Gamberini. La mia interrogazione è nata da un confronto con gli enti locali del territorio, con i comuni interessati e con i comuni contermini e anche con le realtà dei cittadini di quel territorio, che hanno manifestato preoccupazione su questa evoluzione della gestione e sul ruolo che la caserma Gamberini avrà anche rispetto all'impatto sulle comunità locali. Inevitabilmente, infatti, i problemi che si creano in quella struttura si scaricano sui comuni e sui servizi sociali dei comuni.

Il comune non aveva a disposizione le informazioni che ho sentito qui dal Sottosegretario, che ovviamente ringrazio per averle fornite. Il primo tema di insoddisfazione è il non coinvolgimento degli enti locali, questo lo ritengo un errore. È un errore che compie complessivamente il Governo, perché rispetto al sistema precedente di accoglienza diffusa, basato sul rapporto con gli enti locali, si sono voluti concentrare i migranti richiedenti asilo in grandi strutture, che creano forti disagi sul territorio, tra le altre cose, oltre a creare situazioni di minore garanzia dei diritti di quei migranti. Quindi il primo motivo di insoddisfazione è il non coinvolgimento del tessuto degli enti locali anche in questo caso, tanto che alla fine abbiamo fatto un'interrogazione parlamentare, che io ho presentato proprio per avere informazioni che non erano disponibili.

Poi, il secondo motivo è una valutazione molto diversa sulle politiche del Governo in materia di governo dei processi migratori. Noi - vale certamente per me - non siamo certo contrari a rimpatriare chi deve essere rimpatriato, anzi, chiediamo che venga fatto. La mia interpellanza precedente, in questo caso un'interpellanza urgente su questo tema, è stata riferita a chi ha accoltellato a morte Ambrosio, il ferroviere bolognese: una persona che aveva un decreto di espulsione, emesso dal prefetto di Milano, che non era stato attuato. Però io credo - sono convinto - che il tipo di politica che è stato presentato qui non aiuti a governare i processi e neanche a fare le espulsioni che vanno realizzate.

Penso che andrebbe cambiata la normativa di riferimento, riscritta radicalmente la Bossi-Fini e costruito un sistema che tenga insieme il governo dei flussi in ingresso, senza spingere persone nella clandestinità e nell'illegalità, creando peraltro situazioni di insicurezza, e creato un meccanismo più efficace di rimpatri. Certamente, in attesa di questa modifica normativa - che, spero, faremo come centrosinistra dopo le prossime elezioni politiche, se avremo la responsabilità di governare il Paese -, in questa fase, il governo dei flussi migratori da parte del centrodestra è chiaramente fallimentare, anche rispetto agli obiettivi che la stessa destra ha presentato al Paese. Certamente, l'uso propagandistico dei temi della migrazione per cercare il consenso elettorale non ha aiutato a governare questi processi, anzi ha creato più insicurezza tra i cittadini.

Detto questo, io riferirò alle amministrazioni comunali interessate e a quelle contermini quanto il Sottosegretario ha riferito in Aula, che sono comunque informazioni interessanti. L'invito è davvero che si crei, anche nell'applicazione di una modalità di gestione che noi non condividiamo, una maggiore relazione con il sistema degli enti locali, con chi poi è chiamato ad affrontare davvero sul territorio i problemi che si creano (Applausi del deputato Simiani).

(Chiarimenti e iniziative in merito alle vicende relative alla vertenza ENI Versalis - n. 3-02954 e n. 3-02955)

PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Scotto e Peluffo n. 3-02954 e Stefanazzi n. 3-02955, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (Vedi l'allegato A).

La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere.

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, Presidente. Grazie, onorevoli interroganti. Come noto, presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy è attivo un Tavolo dedicato alla riconversione delle produzioni tradizionali di ENI Versalis considerate non più sostenibili o competitive, con l'obiettivo di accompagnare il processo di transizione industriale, salvaguardando la continuità produttiva, i livelli occupazionali e il patrimonio di competenze sviluppato negli anni nei territori interessati.

Il percorso di confronto ha portato alla sottoscrizione, il 10 marzo 2025, di un protocollo d'intesa con ENI Versalis, regione Lombardia e le organizzazioni sindacali CISL, Femca CISL, Uiltec UIL, UGL e CISAL. Le organizzazioni sindacali CGIL e Filctem CGIL hanno scelto di non sottoscrivere il protocollo. Successivamente, il 27 marzo 2025, anche la Regione Siciliana ha aderito al protocollo, attraverso un apposito addendum, che definisce gli impegni per il mantenimento dei livelli occupazionali nei siti interessati, con riferimento sia ai lavoratori diretti sia anche a quelli dell'indotto, durante la fase di transizione e nella successiva realizzazione delle nuove iniziative industriali. Il protocollo impegna ENI ad assicurare il mantenimento dell'intensità industriale e occupazionale nei siti italiani interessati dal piano di trasformazione Versalis, a garantire gli approvvigionamenti alle imprese utilizzatrici delle produzioni dei cracking dismessi e a sostenere la riconversione delle imprese dell'indotto, anche attraverso percorsi di riqualificazione professionale finalizzati al reinserimento dei lavoratori nelle nuove attività industriali.

Con specifico riferimento a quanto richiesto dagli onorevoli interroganti, occorre precisare che il Tavolo di monitoraggio, istituito presso il Ministero, è una sede specificamente dedicata alla verifica dell'attuazione degli impegni assunti con il protocollo del 10 marzo 2025. La sua funzione è quella di verificare lo stato di avanzamento degli interventi previsti, favorire il coordinamento tra i soggetti coinvolti nell'attuazione dell'intesa e individuare tempestivamente eventuali criticità o ritardi che possano compromettere il raggiungimento degli obiettivi industriali e occupazionali concordati. Per questo motivo, al tavolo di monitoraggio vengono chiamati a partecipare tutti i sottoscrittori del protocollo.

Per quanto riguarda l'attuazione del piano, l'ultimo incontro di aggiornamento del tavolo di monitoraggio si è tenuto il 30 luglio 2026 presso il Ministero. Nel corso della riunione, ENI ha fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento degli interventi di riconversione industriale nei siti produttivi di Puglia e Sicilia. In particolare, a Brindisi è stato avviato il cantiere della gigafactory e si prevede l'entrata in funzione del sistema BESS entro la metà del 2027; inoltre, l'advisor, incaricato di individuare un soggetto interessato agli impianti attualmente in conservazione, ha in corso lo scouting con diversi potenziali acquirenti. A Priolo, proseguono le attività di demolizione degli impianti dismessi e quelli di prefabbricazione della nuova bioraffineria, il cui completamento meccanico è previsto entro la fine del 2028. A Ragusa, è operativo il centro di eccellenza ed è stato attivato l'hub dedicato alle startup; sono stati inoltre avviati gli incontri per lo sviluppo della filiera agricola a servizio dell'agri-hub ed è stata confermata, entro il 2028, la realizzazione del centro sperimentale per il riciclo meccanico delle plastiche. Nel corso dell'incontro, è stato altresì evidenziato l'incremento delle risorse destinate da ENI al piano di trasformazione, passate dagli iniziali 2 miliardi a circa 2,5 miliardi di euro, a conferma dell'impegno dell'azienda nell'attuazione degli investimenti previsti.

Con particolare riferimento alla situazione dello stabilimento LyondellBasell di Brindisi, il Ministero segue con attenzione quanto rappresentato da uno dei quesiti delle interrogazioni in discussione. Infatti, per la tutela dei lavoratori, è stato istituito un apposito tavolo presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, al quale partecipa anche il MIMIT, finalizzato all'individuazione delle possibili misure di salvaguardia occupazionale. Parallelamente, resta prioritario favorire soluzioni industriali che consentano, da un lato, di preservare le competenze presenti sul territorio e, dall'altro, di salvaguardare la capacità produttiva e la continuità della filiera chimica nazionale.

Gli aggiornamenti presentati nel corso del tavolo confermano il proseguimento del percorso di riconversione secondo il cronoprogramma condiviso. Il Ministero continuerà, pertanto, a garantire il monitoraggio dell'attuazione del protocollo, verificando il rispetto degli impegni industriali e di salvaguardia occupazionale.

PRESIDENTE. Il deputato Scotto ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Non siamo soddisfatti. Ringraziamo naturalmente la Sottosegretaria Bergamotto per la risposta, ma rispetto al quesito dell'interrogazione, cioè perché il più grande sindacato italiano sia escluso dal tavolo di monitoraggio, ci domandiamo se, su questa materia, decida l'ENI o il Ministero delle Imprese e del made in Italy o, meglio - sono meno esterofilo di voi, signor Presidente -, il vecchio Ministero delle Attività produttive - so di colpire la sua sensibilità, signor Presidente Rampelli.

Qui ci troviamo di fronte all'esclusione e alla rimozione di un sindacato, a cui viene detto: al massimo, potete fare specifiche proposte. Ma come si può gestire un processo di transizione che, come ha ammesso la stessa Sottosegretaria, è tutt'altro che semplice? Naturalmente interessa la chimica; interessa tre regioni, in particolare.

Noi sappiamo che la chimica è la base dell'80 per cento dell'industria manifatturiera italiana e sappiamo che c'è un processo di dismissione, le cui alternative sono ancora tutte da verificare e tutte diluite nel tempo. Dopo il collega Stefanazzi sarà molto più preciso di me, ma è notizia di queste ore che Basell ha abbandonato l'impianto PPL e che abbiamo 81 licenziamenti in corso: lei stesso ha evocato il tavolo al Ministero del Lavoro di fine ottobre. Di fronte a tutto questo, servirebbe lavorare affinché tutti partecipino alla riconversione, non solo quelli che dicono “sì” ai protocolli; tra l'altro, aggiungo che c'è una regione, la regione Puglia, che non ha firmato il protocollo. Allora, non possiamo essere soddisfatti.

Aggiungo: siamo anche molto preoccupati perché, se questo è il livello delle relazioni sindacali in questo Paese e con questo Governo, significa che ci troviamo di fronte a una stretta che non aiuta la risoluzione di vertenze complicatissime e la salvaguardia di una filiera strategica di questo Paese. Nel momento in cui abbiamo interi settori che rischiano la dismissione - conosciamo le condizioni della filiera dell'acciaio in questo momento e quale sia la crisi dell'ex Ilva ed è inutile che lo spieghi qui; e poi ci sono il settore della chimica, la filiera del bianco, quella della moda e dell'automotive -, la domanda è: per quale motivo questo Governo sta dismettendo la manifattura di questo Paese? Per quale motivo si è deciso scientificamente di lasciare andare qualsiasi idea di politiche industriali? E questo accade nel momento in cui si sceglie di tenere fuori, rispetto a un settore strategico come la chimica, la CGIL e la Filctem CGIL. Così non va (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il deputato Stefanazzi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non siamo soddisfatti. Io ringrazio la Sottosegretaria Bergamotto e mi viene da dire “meglio tardi che mai” anche se, in questo caso, è veramente tardi, Sottosegretaria. Ho iniziato a interrogare il Ministero dello Sviluppo economico a settembre 2023; poi a gennaio 2025, con una risposta che mi è arrivata 499 giorni dopo; poi ad aprile 2025, nessuna risposta; poi a luglio 2025, nessuna risposta; poi a giugno 2026 e siamo qui oggi, dopo 130 giorni, a parlare di questa vicenda; poi a settembre 2026, nessuna risposta.

Peraltro, Sottosegretaria, nella risposta scritta del 12 giugno, il Ministero ha preso un impegno chiaro rispetto alla continuità delle forniture da parte di ENI Versalis a Basell, impegno che è stato disatteso da ENI e che ha costretto Basell a fare un passo indietro e ad andare via da Brindisi. Io le chiedo… mi perdoni se risulterò provocatorio, ma la prossima interrogazione credo di doverla fare direttamente a Descalzi: che senso ha farla al Governo italiano se, su una vicenda così importante per la tenuta della manifattura in questo Paese, il Governo è così supino alle condizioni che ENI pone rispetto al futuro della chimica di base in questo Paese?

E lo è - mi permetta di dirlo - in maniera acritica. Sono stato testimone del momento in cui il Ministro Urso ha preteso che ENI incaricasse JP Morgan, quindi un advisor, di provare a collocare sul mercato il cracking di Brindisi e, nonostante questo, nonostante ci sia stata un'indicazione chiara da parte del Ministro Urso, ENI ha fatto melina e adesso apprendiamo che, dopo il tavolo di fine luglio, non abbiamo ancora da parte di JP Morgan alcuna indicazione. Dopodiché, però, lei lo sa meglio di me, Sottosegretario: le indiscrezioni sono tante. Milano Finanza ha detto in maniera chiara, evidentemente citando fonti del Ministero, che esiste un acquirente: perché non si chiude con questo acquirente? Perché il Ministero non chiama ENI e gli dice di fare la cosa più semplice cioè di rimangiarsi un piano industriale?

Lei mi ha appena detto, leggendo la sua relazione, che Versalis chiuderebbe, perché non è più profittevole: dove sta scritto? Shell, a Moerdijk, ha appena revampizzato l'impianto di produzione del propilene, abbassando le emissioni di CO2 e mantenendo la quota di produzione, facendo quello che da tempo i sindacati - guarda caso, in particolare la CGIL che è esclusa da quel tavolo - chiedono venga fatto anche a Brindisi. E invece la risposta di ENI - perché è santificata in un piano industriale che evidentemente Descalzi non intende mettere in discussione - è che la chimica di base, cioè il cracking di Brindisi, che è il polo principale di produzione di propilene in questo Paese... e tenga conto del fatto che ENI, disattendendo le indicazioni del Governo, ha ribattuto a Basell, dicendo sostanzialmente: tu lo puoi andare a comprare in giro per l'Europa o per il mondo. Peccato che viviamo una crisi dell'intera filiera del petrolio talmente grave che comprarlo fuori costa e costerà sempre di più. E lei ha avallato, in questo momento, la chiusura di uno stabilimento che da solo faceva un quarto della produzione di propilene di questo Paese.

E poi c'è un'ultima considerazione, che è quella legata al ruolo di Seri in questa fantomatica vicenda delle BESS. Lei ha detto che c'è un impegno a recuperare le competenze maturate sul territorio. Mi chiedo come una fabbrica per la costruzione di batterie possa recuperare le competenze trentennali di lavoratori che hanno lavorato nel settore della chimica.

E poi - non so se lo sa, Sottosegretario -, lei sta rispondendo all'interrogazione il giorno in cui davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere si discute il fallimento del socio che ENI ha scelto per fare l'impianto BESS di Brindisi. È una follia! Tutti sapevano, compreso il Governo, che quel socio non era affidabile e, nonostante questo, vi siete avventurati in questa operazione con l'obiettivo, evidentemente, di farla saltare, perché l'obiettivo era di prendere tempo e di consentire la chiusura del cracking di Brindisi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Iniziative di competenza volte ad assicurare gli obiettivi di qualità del servizio postale universale nel comune di Massa Marittima (Grosseto) - n. 3-02956)

PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Simiani n. 3-02956 (Vedi l'allegato A).

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, Presidente. Con riferimento ai disservizi segnalati nella frazione del comune di Massa Marittima, il Ministero ha acquisito elementi da Poste Italiane sulla regolarità del recapito e delle aperture degli uffici postali.

La società ha riferito che, dagli approfondimenti svolti, non sono emerse criticità strutturali e di aver sostituito il personale addetto al recapito assente nel periodo estivo, per assicurare la continuità del servizio. Nella frazione di Prata, nel mese di giugno, si sono registrate iniziali difficoltà operative legate alla fase di apprendimento del personale sostitutivo assunto a tempo determinato, cui si sono aggiunte problematiche dovute a indirizzi errati o incompleti e a cassette postali prive dei nominativi dei destinatari. Secondo la società, la situazione si è progressivamente normalizzata dai primi giorni di luglio e, al momento del riscontro, non risultavano particolari criticità nel recapito sul territorio comunale.

Per assicurare un miglioramento stabile, Poste Italiane ha inoltre predisposto una revisione organizzativa delle zone interessate, di prossima attuazione, volta a favorire la regolarità e la continuità del recapito, anche in caso di sostituzione del personale. In Toscana è stata, altresì, realizzata la campagna “Etichetta la cassetta”, per sensibilizzare gli utenti sulla corretta indicazione dei nominativi su citofoni e cassette postali e sulla completezza ed esattezza degli indirizzi riportati dai mittenti, compresi i gestori dei servizi di pubblica utilità.

Quanto agli obblighi di qualità del servizio universale, la definizione degli standard e la vigilanza sul loro rispetto spettano, per legge, all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. L'Agcom svolge regolari verifiche a campione attraverso un organismo specializzato indipendente, sentendo il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti per la programmazione dei controlli. Gli standard sono recepiti nella Carta di qualità del servizio postale. La disciplina richiamata negli elementi acquisiti prevede inoltre disposizioni su informazione e assistenza all'utenza, reclami, conciliazione, rimborsi e indennizzi. All'Autorità compete anche l'applicazione delle sanzioni previste dall'articolo 21 del decreto legislativo richiamato, nell'ambito di un sistema di verifica del rispetto degli obblighi di qualità e di intervento in caso di accertate violazioni.

Per le aperture estive, l'Agcom verifica il rispetto del decreto ministeriale del 28 giugno 2007 e della delibera n. 293/13/CONS. Il piano 2026 è stato valutato conforme con delibera n. 150/26/CONS, con prescrizioni che non riguardano gli uffici di Massa Marittima.

Il comune, con circa 8.200 abitanti, è servito da cinque uffici postali, soltanto due dei quali interessati alla rimodulazione estiva. Valpiana ha registrato otto giornate di chiusura in agosto, garantendo quattro aperture settimanali, ridotte a tre nella settimana di Ferragosto. Prata ha registrato tredici giornate di chiusura in luglio e dodici ad agosto, assicurando tre aperture settimanali. Secondo Poste Italiane, sono state quindi rispettate le aperture minime, mentre gli altri uffici comunali hanno continuato ad assicurare il servizio senza particolari difficoltà operative.

Quanto alla sede centrale di Massa Marittima, interessata dai lavori del Progetto Polis, la società ne ha confermato la regolare riapertura. Il prolungamento dei lavori è dipeso dalla necessità di rimuovere una superficie di pavimento galleggiante più estesa del previsto e di riposizionare gli impianti sottostanti.

Poste Italiane ha infine riferito di mantenere un dialogo costante con le amministrazioni locali e di non aver ricevuto istanze dalla sindaca sulle problematiche rappresentate. La revisione organizzativa predisposta assume dunque particolare rilievo, rispetto alla richiesta degli interroganti di soluzioni stabili per la continuità del servizio nelle frazioni, anche durante le ferie del personale.

Quanto alle prospettive del servizio universale, anche nella transizione verso il nuovo affidamento fino al 2036, resta centrale assicurare continuità e qualità delle prestazioni, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, dove i servizi postali sono essenziali per la coesione territoriale e l'accesso ai servizi di interesse generale. La tutela di questi territori trova presidio negli obblighi di qualità, nelle aperture minime degli uffici e nei poteri di vigilanza e sanzione dell'Agcom. Tali strumenti assumono rilievo anche nella ridefinizione del perimetro degli obblighi del nuovo affidamento, rispetto al quale l'esigenza di preservare accessibilità e continuità dei servizi nelle aree interne risulta coerente con gli obiettivi della Strategia nazionale per le aree interne.

Per Massa Marittima, a tali strumenti si affianca la revisione organizzativa predisposta da Poste Italiane per favorire una maggiore regolarità del recapito e la continuità del servizio nelle frazioni interessate.

PRESIDENTE. Il deputato Simiani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta data alla sua interrogazione.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Saluto la Sottosegretaria e ringrazio della risposta. Devo dire che non siamo soddisfatti della risposta.

Al di là del tema e della spiegazione che ha dato la Sottosegretaria, l'interrogazione era molto precisa e puntuale. Il punto è politico, soprattutto legato ai servizi che oggi insistono non solo nell'area di Massa Marittima, ma in tutta la Toscana del Sud. Come sa benissimo, quei territori sono territori vasti, poco antropizzati, che hanno bisogno sempre più di servizi, perché in quelle distanze ci sono le vere disuguaglianze di un territorio: ecco perché quelle distanze vanno colmate e oggi questa risposta, di fatto, non le colma. Perché non le colma? Perché oggi Poste Italiane è sempre più un'azienda che fa finanza, invece di fare servizi.

Guardate, noi eravamo d'accordo, anche nel passato, a far sì che Poste Italiane potesse essere anche altro, che potesse attivare strumenti finanziari, che potesse riuscire a essere anche un po' banca e a poter dare anche i servizi che potevano andare vicino ai risparmiatori. Detto questo, oggi - e questo è un fatto oggettivo, Presidente, e suo tramite lo dico al Sottosegretario -, Poste Italiane è una società quasi totalmente pubblica, se si può dire, perché il 23 per cento è del Ministero dell'Economia, il 28 per cento di Cassa depositi e prestiti. Poi, c'è la parte flottante del mercato, in cui la fa da padrona comunque il fondo pubblico, che è una public company, da non confondere con BlackRock che invece è un fondo privato, che di fatto detiene una parte importante di quel flottante che comunque determina una gestione totalmente pubblica. Ora io mi chiedo se oggi noi dobbiamo avere una società pubblica che, invece di fare i servizi per il territorio, per le aree interne, che possa essere presente, che possa dare veramente risposte a quei cittadini…

Vede Sottosegretaria, oggi nella provincia di Grosseto, c'è un consorzio che ha fatto una denuncia in procura, perché nel proprio consorzio - questo consorzio è a Roccatederighi, un grande consorzio nel comune di Roccastrada - non sono arrivate, per oltre tre settimane, lettere o risposte importanti che riguardavano le bollette della luce e del gas, che di fatto poi venivano staccate, perché non venivano pagate, così come importanti notizie. Addirittura un cittadino svizzero non ha ricevuto la scheda per votare, gli è stato leso un diritto ed ecco perché io mi chiedo: ma oggi noi abbiamo una società pubblica che fa servizi finanziari o abbiamo una società pubblica, che si chiama Poste Italiane, che consegna la posta in maniera regolare? Vede, nel momento in cui non c'è personale, perché è in malattia, perché ha - giustamente - le ferie, i permessi che sono comunque dovuti ai lavoratori e alle lavoratrici, quello che mi sembra veramente assurdo è che nel momento in cui una società come Poste Italiane guadagna, su base annua, una quota importante - guardi, glielo dico, perché ce l'ho qui: il più 19,39 per cento, cioè ha guadagnato nel mercato il più 19,39 per cento -, allora mi chiedo se quelle risorse sono investite per poter incassare, come Poste Italiane, attraendo valore, o se incassare quelle risorse può servire, invece, per dare un posto di lavoro in più perché quel servizio venga mantenuto.

Dunque credo, signor Presidente e concludo, che oggi questa risposta riguardi non solo i piccoli comuni della provincia di Grosseto, ma riguardi tutta l'Italia. Noi su questo tema dobbiamo dare risposte, perché Poste Italiane possa essere altro e non solamente una società finanziaria (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Iniziative per la promozione dei festival culturali itineranti - n. 3-02957)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Cultura, Pietro Cannella, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Pavanelli e Cherchi n. 3-02957.

PIETRO CANNELLA, Sottosegretario di Stato per la Cultura. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole interrogante per il quesito posto, che mi consente di informare l'Aula in merito agli strumenti di sostegno adottati in favore dei festival culturali itineranti.

Il sostegno ai festival dello spettacolo dal vivo, teatrali, musicali, di danza, di circo e multidisciplinari, è assicurato dal Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo, secondo i criteri fissati dal decreto ministeriale n. 463 del 2024 per il triennio 2025-2027. Nel settore festival, risultano assegnati contributi per quasi 29 milioni di euro a favore di circa 400 progetti per il 2025 e lo stesso per il 2026. A tali risorse, si aggiungono le ulteriori linee della Direzione generale spettacolo: il teatro urbano, sociale e di strada con 500.000 euro per il 2025 e un milione di euro per il 2026; i bandi per la musica jazz con una media di 500.000 euro per il 2025 e per il 2026; e, infine, quelli per festival, cori e bande pari a 1.500.000 euro per il 2025 e oltre 1.400.000 euro per il 2026.

Quanto alla mappatura di tali eventi, la Direzione generale spettacolo dispone, attraverso le domande e i consuntivi presenti sulla piattaforma dedicata, dei dati relativi a luoghi di svolgimento, rappresentazioni, giornate lavorative e spettatori di tutti i festival finanziati. La normativa vigente consente, quindi, il sostegno ai festival itineranti e premia, attraverso precisi indicatori di qualità, il riconoscimento del valore dei luoghi, la diffusione territoriale e l'attenzione a nuovi pubblici, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio culturale e alla promozione del turismo.

Per quanto riguarda i giovani, i festival di teatro e multidisciplinari sono sostenuti anche per la progettualità rivolta ad artisti under 35, nel rispetto della parità di genere. L'attuale sistema punta ad assicurare stabilità e continuità ai festival attraverso un finanziamento costante, monitorato nel corso dell'esercizio finanziario. L'ammissione al contributo a valere sul Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo consente, inoltre, alle erogazioni liberali a sostegno dei festival di beneficiare del credito d'imposta Art bonus, quale strumento di partenariato pubblico-privato.

Si rappresenta inoltre che i festival culturali itineranti, se dotati di una rilevanza turistica, potrebbero essere sostenuti dalla quota del 20 per cento del Fondo unico nazionale per il turismo, gestito dallo stesso Ministero del Turismo, e potrebbero inoltre beneficiare sia della quota regionale dello stesso Fondo, sia del Fondo per i piccoli comuni a vocazione turistica, che ha già espressamente incluso spettacoli dal vivo e festival tra gli interventi ammissibili, finanziando 27 progetti che coinvolgono 100 comuni di 13 regioni d'Italia.

Inoltre, sul portale del Ministero del Turismo “Italia.it”, è presente una sezione dedicata agli eventi in programma sul territorio aggiornata quotidianamente e alimentata con i contenuti forniti da vari soggetti, in primis dalle regioni. In aggiunta, si dà atto che ENIT, società in house del Ministero del Turismo, con questo Governo, oltre a dedicarsi alla promozione all'estero, si è costantemente impegnata nel sostenere gli eventi sui territori e, ove necessario, ha realizzato campagne volte a risollevare il turismo presso territori colpiti da eventi meteorologici estremi.

Pertanto, attraverso una sempre maggiore interazione tra cultura e turismo, continueremo a promuovere e sostenere eventi culturali nelle località minori, convinti che siano volano anche per l'ulteriore sviluppo delle economie territoriali.

PRESIDENTE. La deputata Pavanelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.

EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie Presidente, grazie Sottosegretario. La sua risposta ha elencato una serie di strumenti esistenti, ma senza spiegare perché quei festival restano magari fuori. Ha citato 29 milioni per il Fondo festival, cori e bande, ma il Fondo è unico per tre categorie diversissime.

Noi chiediamo, appunto, che i festival itineranti possano essere, come dire, considerati per la loro alta qualità di progettualità. Il Ministero, a quanto pare, sostiene circa 600 festival su 3000 censiti: quattro su cinque restano fuori e vivono magari di fondi regionali, comunali, fondazioni e sponsor privati, spesso più per resistere che per consolidarsi. Governare il settore senza una mappa di chi riceve cosa non è una politica culturale e servirebbe molto di più.

Anche la trasparenza è carente. La Direzione spettacolo pubblica i nomi dei beneficiari, ma non dei festival finanziati e alla Direzione cinema, nel 2024, su 382 domande, ne sono state finanziate 192.

C'è poi il tema dei tempi: il Fondo finanziato nella legge di bilancio 2025 è stato poi però assegnato formalmente a novembre 2025. I festival non sono una cosa improvvisata, Sottosegretario, ma vengono programmati: serve ingaggiare gli artisti con mesi di anticipo, serve organizzare i luoghi dove fare appunto questi spettacoli. Chi anticipa i costi e aspetta il contributo a eventi conclusi ovviamente si indebita e vince chi ha le spalle più larghe, non chi ha il progetto migliore. Ci si domanda quando arriveranno i pagamenti del 2026, se oggi non c'è una data certa per il prossimo bando. La risposta alla nostra interrogazione ovviamente è “no”, perciò non siamo soddisfatti.

Veniamo all'accessibilità. Requisiti pesanti per istituzioni con sede, residenza e storico consolidato escludono di fatto la costruzione di nuovi festival, soprattutto di festival diffusi e soprattutto se sono i più giovani a volerli proporre. Perché? Perché cambiano comune, cambiano regione spesso e volentieri. Le soglie minime, giornate in un solo sito, rendicontazioni complesse dicono a un festival itinerante: non sei il nostro modello. Un under 35 senza una struttura non ha la capacità amministrativa per questi bandi e i giovani talenti, che il Governo dice di voler sostenere, purtroppo restano fuori.

Allora, il Governo ha annunciato all'inizio di questa legislatura di voler rilanciare le aree interne con il turismo, ma in migliaia di comuni purtroppo non esistono più teatri, cinema, a volte neanche le semplici edicole. Un festival è uno degli ultimi presidi culturali. Parliamo appunto di contrasto alla desertificazione culturale e di potenziamento del turismo: penso, solo per fare un esempio, Sottosegretario, al festival “Musica con Vista”, che crea un viaggio musicale nei giardini, nei chiostri, nei cortili di dimore storiche e palazzi che sono parte integrante dell'identità e del patrimonio culturale del nostro Paese. Parliamo in questo caso di 9 regioni, 40 concerti, 400 attività collaterali e molto altro.

Allora, quello che noi appunto chiedevamo come impegno era una linea dedicata ai festival itineranti, con requisiti costruiti su di essi: anticipazione di almeno il 50 per cento al momento dell'assegnazione, scadenze vincolanti per decreti e pagamenti con programmazione triennale…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

EMMA PAVANELLI (M5S). …entro 90 giorni una mappatura strutturale. Insomma,

Sottosegretario, credo che il Ministero possa fare molto di più, soprattutto se lavora insieme al Ministero del Turismo, per incentivare e aiutare i nostri artisti, i festival e i nostri territori, soprattutto nelle aree interne (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Elementi e iniziative di competenza in merito al progetto per la realizzazione del nuovo ospedale del Sud Salento - n. 3-02958)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Gabellone n. 3-02958 (Vedi l'allegato A).

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Gabellone, che con l'atto ispettivo in questione mi consente di fornire informazioni in merito allo stato di realizzazione del Nuovo Ospedale del Sud Salento, previsto nell'area compresa fra i comuni di Maglie e Melpignano.

Il progetto, concepito per realizzare una struttura ospedaliera moderna, in grado di coniugare eccellenza sanitaria, sostenibilità e umanizzazione delle cure, ha origini risalenti nel tempo. Le procedure per la realizzazione dell'ospedale sono state avviate già nel 2011. L'opera, infatti, era inizialmente coperta da un finanziamento statale di 142 milioni, stanziato nel 2012, che, tuttavia, come riferito dalla regione Puglia, è decaduto a causa dei ritardi accumulati nell'iter procedurale. Successivamente, nel mese di novembre 2020, la regione Puglia, nell'ambito del programma pluriennale in materia di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario, di cui all'articolo 20 della legge n. 67 del 1988, ha sottoscritto con il Ministero della Salute e il Ministero dell'Economia e delle finanze un accordo di programma, del valore complessivo di 335 milioni di euro, comprendente 4 interventi, tra i quali figurava il Nuovo Ospedale del Sud Salento, per un importo pari a 142 milioni di euro.

Tuttavia, nel 2023, il Ministero della Salute ha dovuto prendere atto che, per gli interventi inclusi nel citato accordo di programma, non risultavano pervenute nuovamente dalla regione Puglia le relative richieste di ammissione al finanziamento entro i 30 mesi previsti dalla legge e si è visto costretto, ossequiando, ovviamente, alla legge, a comunicare alla regione che gli stessi sarebbero stati quindi oggetto di revoca dell'impegno di spesa ai sensi dell'articolo 1, comma 310, della legge n. 266 del 2005. La regione Puglia ha confermato che, nonostante l'avanzato stato di progettazione, non era stato possibile completare gli adempimenti necessari per nessuno dei 4 interventi ricompresi nell'accordo di programma, sostenendo che le risorse previste si erano rivelate insufficienti rispetto ai costi effettivamente emersi nel corso della progettazione. Alla luce di ciò, come già prospettato nel luglio del 2024, è stato quindi emanato il decreto interministeriale che ha disposto la revoca delle risorse previste dall'accordo di programma del 2020, per un importo complessivo di circa 318 milioni di euro, comprendenti anche quelle destinate al Nuovo Ospedale del Sud Salento.

Successivamente, questo Governo ha introdotto, nella legge di bilancio per il 2024, la possibilità di finanziare nuovi interventi di edilizia sanitaria, attraverso i piani triennali di investimento immobiliare dell'INAIL, e il Ministero della Salute ha richiesto alle regioni di individuare nuove iniziative di investimento da inserire nella programmazione. Sulla base di questo nuovo quadro di opportunità, nel mese del luglio 2025, la regione Puglia ha nuovamente proposto il progetto del Nuovo Ospedale del Sud Salento nell'area citata, Maglie-Melpignano, con un nuovo quadro economico, questa volta pari a 388 milioni di euro. L'intervento è stato quindi inserito nello schema di decreto interministeriale di prossima emanazione, predisposto dal Ministero della Salute, dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e dal Ministero dell'Economia e delle finanze, relativo all'approvazione degli investimenti di elevata utilità sociale nel settore dell'edilizia sanitaria valutabili dall'INAIL.

A tal riguardo, riferisco che, nella seduta ordinaria del 1° ottobre 2026, la Conferenza Stato-regioni ha sancito l'intesa sul citato schema di decreto. Nei giorni successivi, il decreto è stato sottoscritto dal Ministro della Salute e trasmesso ai Ministeri concertanti per le controfirme. Seguirà la validazione degli organi di controllo e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Sarà cura del Ministero della Salute vigilare per gli aspetti di propria competenza, affinché il progetto del Nuovo Ospedale del Sud Salento sia tempestivamente attuato, alla luce di questo nuovo investimento promosso dall'Esecutivo. Con questo intervento, infatti, il Governo conferma la volontà chiara di investire in modo concreto e strutturale nella sanità pubblica, superando anni di ritardi e sottofinanziamento. Si tratta di risorse economiche che rafforzeranno la rete ospedaliera, dando risposte concrete ai cittadini pugliesi.

PRESIDENTE. Il deputato Gabellone ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

ANTONIO MARIA GABELLONE (FDI). Grazie, Presidente. Sì, grazie per la risposta, sono soddisfatto, particolarmente soddisfatto: l'ospedale Maglie-Melpignano è fondamentale per il Sud Salento, per le prestazioni sanitarie di un'area geografica che è in grande difficoltà.

Presidente - attraverso di lei mi permetto di farlo notare al Sottosegretario Gemmato, che ancora una volta ringrazio -, in Puglia abbiamo una mobilità passiva che costa ai pugliesi circa 350 milioni di euro l'anno. Per altro verso, siamo costretti a pagare, nel 2026, un'addizionale IRPEF maggiorata per 359 milioni di euro per coprire il buco della sanità. Quindi, veramente oltre al danno, la beffa, perché non solo si è costretti a recarsi fuori regione per avere le prestazioni sanitarie, ma si paga anche un surplus per prestazioni sanitarie inesistenti.

La regione Puglia è riuscita in un capolavoro disastroso: far passare 12 anni senza mettere in campo quella programmazione e quella progettazione che aveva previsto, perché ha portato a morte i presidi ospedalieri di Campi Salentina, di Nardò, di Gagliano del Capo e sta avviando alla fase terminale gli ospedali di Casarano, di Galatina e di Copertino. A tutto questo non è corrisposta la realizzazione dell'ospedale del Sud Salento, che avrebbe garantito quelle prestazioni sanitarie di alta qualità che oggi, evidentemente, siamo costretti a recuperare fuori regione. La regione Puglia ha compiuto un capolavoro: quello di perdere per due volte dei finanziamenti, facendo anche in modo di far lievitare la spesa, perché la prima progettazione era di circa 145 milioni e con quell'ultima del 2024 si è arrivati a 388 milioni.

Allora, ringrazio il Governo Meloni e ringrazio lei, Sottosegretario, che sicuramente si è adoperato affinché nell'ultima Conferenza Stato-regioni, grazie alle risorse messe in campo dall'INAIL, si intercettasse una necessità, un fabbisogno, quello della regione Puglia, per circa 620 milioni di euro -nello stanziamento è previsto anche l'ospedale Cardinale Panico di Tricase, altro presidio che ha bisogno di ammodernamento e di crescita -, di cui 388 per l'ospedale del Sud Salento.

Adesso le chiedo - e le sue parole mi hanno tranquillizzato - che il Governo vada a monitorare e a seguire le fasi successive, perché non vorrei che, ancora una volta, per la terza volta, la regione Puglia compisse un ulteriore capolavoro: fare in modo che anche queste risorse non vengano spese e che quindi i cittadini pugliesi e salentini rimangano senza i servizi e le prestazioni sanitarie necessari e siano, per di più, costretti ad andare fuori regione e magari il Presidente della regione Puglia vieti anche questa possibilità ossia quella di andare fuori regione per le prestazioni sanitarie necessarie.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

Sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 14. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 12,05, è ripresa alle 14.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Preavviso di votazioni elettroniche.

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori la deputata Laura Ravetto. Ne ha facoltà.

LAURA RAVETTO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Noi di Futuro Nazionale chiediamo un'informativa urgente al Ministro Piantedosi sui fatti avvenuti a Milano. A Milano c'è stata una vera e propria guerriglia urbana organizzata ad opera di ragazzi minorenni nati in Italia, ma per lo più da famiglie marocchine, pachistane e albanesi, che ha coinvolto anche italiani da generazioni; ci sono stati atti di vera e propria criminalità.

Abbiamo notato che Confcommercio ha rilevato un danno - per i soli esercizi commerciali - pari a un milione di euro, ma noi pensiamo che ci sia anche un grandissimo danno di immagine per tutta la città di Milano, tant'è che molti turisti stanno disdicendo hotel e ristoranti. Ci ha stupito la presa di distanza un po' tiepida delle forze di sinistra. Ancora qualche giorno fa colleghi di AVS chiamavano questi ragazzi delinquentelli… Altro che delinquentelli! Questi per noi sono veri e propri criminali (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Chiediamo al Ministro di verificare che non ci sia vicinanza con le organizzazioni ben più estremiste, se è vero, come pare dalla diffusione in rete, che alcuni gruppi organizzati pro-Pal abbiano addirittura messo a disposizione dei ragazzi la tutela legale.

Chiediamo al Ministro come mai l'intelligence, nonostante l'imponente traffico dei dati sui social, non abbia previsto la situazione. Infatti, una cosa è non prevederla al sabato, ma, se la domenica, a Milano, succedono le stesse identiche cose, qualcosa che non va c'è. Facciamo naturalmente un plauso alle nostre Forze dell'ordine (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) per come hanno agito e non reagito. E un plauso va al dirigente De Simone che, ferito alla testa, è stato al fianco dei suoi uomini.

Però, adesso, Ministro, questi ragazzi vanno individuati uno ad uno, devono ripagare i danni, se sono minorenni, devono ripagare i danni le loro famiglie, se sono stranieri, vanno remigrati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e, se hanno doppia cittadinanza, gli va tolta la cittadinanza italiana! E, Ministro, chiediamo soprattutto di seguire la traccia data da Futuro Nazionale con il suo piano sicurezza, cioè ridare una vera tutela giuridica alle Forze dell'ordine.

Le Forze dell'ordine hanno bisogno di regole certe e di tutela giuridica. Tutti abbiamo visto le scene a Milano delle Forze dell'ordine che indietreggiano; infatti, sappiamo tutti che, se le Forze dell'ordine, per sbaglio, avessero colpito uno di questi minorenni, oggi tutta la sinistra in quest'Aula, tutti i giornali di sinistra, starebbero a scagliarsi contro le Forze dell'ordine, che, ricordiamolo, sono composte da ragazzi che difendono tutti noi.

Quindi, chiediamo che non ci siano tentennamenti nel dare più tutela ai nostri ragazzi delle Forze dell'ordine. Ricordandoci che, quando ci sono queste azioni, da una parte ci sono criminali e dall'altra c'è lo Stato e che non è fascismo chiedere legalità, non è razzismo chiedere sicurezza.

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento ha chiesto intervenire la deputata Augusta Montaruli. Ne ha facoltà... Chiedo scusa: sullo stesso argomento, l'onorevole Riccardo Ricciardi.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Condanniamo la violenza che abbiamo letto nell'elenco di armi che il nostro Governo sta comprando; quelle armi non sfasciano le vetrine, quelle armi buttano giù direttamente i palazzi e dentro ci sono vite che sono conteggiate come danni collaterali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Condanniamo la violenza di un Governo che farà l'ennesimo pacchetto sicurezza, tolleranza zero; un Governo che parla di sicurezza e difesa ma poi, di fronte a un gruppo autoproclamato che dice “domani andremo lì e sfonderemo tutto”, non riesce neanche a difendere il Duomo di Milano. Condanniamo la violenza di chi usa la parola “giovani”, riferendosi a una massa uniforme di sfaticati, come se non ci fossero gli individui che conoscono i sacrifici. E chi lo dice? Lo dice una parte di una generazione - quella prima della mia - che è andata in pensione a quarant'anni! E oggi a quarant'anni neanche si ha un contratto.

Condanniamo la violenza di chi è complice di un genocidio. Condanniamo la violenza di un sistema mediatico che ci deve parlare, per l'ennesima volta, dei crimini di Garlasco e mette in ultimo piano, se lo mette, la protesta di autotrasportatori e agricoltori che chiedono di lavorare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Condanniamo la violenza del profitto che in Italia ammazza tre persone sui luoghi di lavoro ogni giorno. Condanniamo la violenza che maciulla il cervello di molti adolescenti che poi si ritrovano, prendono un coltello e vanno nelle scuole ad accoltellare, grazie a quegli algoritmi nascosti che servono a far fare profitto alle Big Tech, che ovviamente non tassiamo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Condanniamo la violenza di chi non riconosce che il patriarcato uccide ogni giorno! E condanniamo anche i saccheggi, i saccheggi delle banche, che, quando devono condividere i rischi, sono di tutti, ma i profitti sono tutti loro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi)! E condanniamo i saccheggi dei fondi a cui stiamo svendendo energia, telecomunicazioni, servizi idrici e previdenza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi)!

Condanniamo la violenza di chi distrugge la nostra terra e ci lascia oceani di plastica, aria irrespirabile, rifiuti interrati e cemento, cemento e cemento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi)! E condanniamo la violenza di chi costringe la gente a rinunciare alle cure perché deve fare profitto sulla salute delle persone!

Condanniamo la violenza di chi dice che in questo Stato le stragi di mafia sono una questione di appalti e regionale e non un depistaggio di Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Ci siamo stufati di fare sempre la premessa! Certo che condanniamo la violenza di chi spacca una vetrina o spacca una strada e tanto più se ferisce un agente, ma tanto noi possiamo fare tutte le premesse che vogliamo, ma saremo sempre i filo-violenti, filo-Hamas e filo-Putin. A questa gente, infatti, interessa solo la narrazione della loro “città vetrina”. Loro vorrebbero una città vetrina con turisti facoltosi che spendono soldi. Gli studenti, intanto, possono andare a un'ora di distanza dalle facoltà, pagando mille euro per una stanza, e prendere il treno tutte le mattine, come se avessimo i treni che funzionano come funzionano in Giappone (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Guardate che, a forza di buttar fuori la gente dalle città, di farla dormire in quartieri dormitori, di chiudere spazi sociali e culturali, di non darle offerte di lavoro, di togliere il reddito di cittadinanza, di non dare alcuna prospettiva e di dire a tante persone nate in Italia “voi siete nati in Italia, ma tanto non sarete mai italiani”, a un certo punto, questa rabbia da qualche parte va, signori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Davvero pensate di creare un mondo che va in guerra e che la gente vi faccia gli applausi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

La Meloni ha chiesto di prendere le distanze, sempre le solite frasi. Noi lo diciamo alla politica, tutta, perché la politica, a forza di prendere le distanze da quei mondi, quei mondi non li conosce più. Noi non conosciamo più quei mondi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In quei mondi non c'è la politica e il problema è proprio che non c'è la politica, in quei mondi!

Allora, lì dentro c'è quella rabbia che la politica ha abbandonato a se stessa, per paura di cosa? Innanzitutto di questi giudizi dei guerrafondai da salotto, che si indignano per una vetrina e non per una bambina crivellata di colpi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Quindi sì, prendiamo le distanze innanzitutto da voi e dalla vostra violenza quotidiana (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Montaruli. Ne ha facoltà.

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Presidente, io mi sarei aspettata un altro tono e discorsi di massima responsabilità a fronte delle immagini indegne a cui abbiamo assistito. Infatti, non basta, ovviamente, la condanna a parole, ma la presa di distanza nei confronti delle violenze non è elogiare l'integrità di una vetrina, ma è elogiare l'integrità e la sicurezza di lavoratori, studenti e ragazzi che non possono essere messi sotto scacco da criminali, perché di questo si sta parlando (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

È altrettanto irresponsabile non andare a vedere come, in determinate città, ci sia stata una saldatura da parte di organismi che fanno riferimento ai centri sociali e persone che hanno sfruttato il fatto di essere di seconda generazione per trovare una giustificazione a una rabbia che non ha giustificazione, a una violenza che non può mai avere una giustificazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

L'approccio di questo Parlamento dovrebbe essere, sì, unanime, di condanna e di presa di responsabilità nel fare in modo che chi utilizza la violenza, chi si abbandona alla criminalità possa avere un recupero nella legge. Quando Giorgia Meloni ha tentato un approccio pragmatico con il provvedimento che inverte la presunzione di imputabilità nei confronti dei minori, ha fatto esattamente questo: un approccio pragmatico per fare in modo di prevenire e sostenere dei ragazzi nel rispetto della legge, perché prima ancora, la prima prevenzione è cercare di educare questi ragazzi a questo.

Però bisogna essere netti, bisogna essere assolutamente netti e non dare nessun tipo, nessun velo di giustificazione a quello che abbiamo visto. Chi va davanti a una vetrina, la spacca e intimorisce dei lavoratori non ha giustificazione; chi va ad occupare una scuola elementare, come è avvenuto a Torino, non ha giustificazione; chi fa numero con persone incappucciate e aggredisce le Forze dell'ordine non ha nessuna giustificazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); chi aggredisce le Forze dell'ordine perché sono il baluardo dello Stato non ha nessuna giustificazione.

Da quest'Aula io mi sarei aspettata, innanzitutto, un atto di solidarietà concreta nei confronti di chi indossa la divisa e si trova in piazza, in queste ore, a fronteggiare quella violenza. A loro dobbiamo la nostra più ampia gratitudine e a loro dobbiamo dare gli strumenti per poter lavorare.

E, quindi, lo dico io: grazie a tutti gli agenti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che, in questo momento, stanno permettendo a chi vuole manifestare di manifestare e a chi, invece, vuole utilizzare le piazze per la violenza di essere altrove.

Dico, però, ancora un'altra cosa: guardate che si può manifestare andando anche in altre piazze, non bisogna fare il numero rispetto a dei violenti; non bisogna accodarsi ai cortei in cui, si sa già, ci sono margini di violenza insita che poi sfoceranno negli atti che abbiamo visto. Questo è quello che dobbiamo dire ai ragazzi: non di rinunciare alla contestazione; ben venga la contestazione, anche nei nostri confronti, ma fatelo in altre piazze (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non andate a fare le pecore e i numeri rispetto a dei ragazzi che, invece, vogliono la violenza; non andate a fare il numero ad organizzazioni criminali; non andate a fare numero e a farvi mettere il cappello dai delinquenti, anche dei centri sociali. Non fatelo! Questo appello dovrebbe arrivare da tutti, è questo che mi aspetto da tutte le forze politiche (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Solo per il verbale, chiedo se si associa o meno alla richiesta di informativa urgente che aveva avanzato la collega.

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Sì, ci associamo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per associarmi alla richiesta di informativa del Ministro Piantedosi sui disordini nelle città; per esprimere, senza nessuna ambiguità, non solo la nostra solidarietà, ma anche un ringraziamento alle Forze dell'ordine che hanno tentato di riportare le città al loro stato di normalità; per aggiungere, a questa solidarietà, anche quella verso i cittadini e i commercianti che hanno subito le violenze a cui abbiamo assistito, perché ci sono anche loro.

Presidente, io spero che l'informativa del Ministro Piantedosi sia l'occasione per avere qualche risposta fuori da quelle ideologiche che stanno già fornendo. Perché, quando le famiglie dei ragazzi fermati vanno davanti alle questure dicendo “mentre noi stavamo a lavorare, cosa combinavano i nostri figli”, se volete la risolviamo con il decreto anti-maranza, anti-rave, anti-qualunque cosa che accade. Poi, casomai, la risolviamo anche con qualcosa che non sia solo un cedimento ideologico, ma una risposta concreta e puntuale; ad esempio, rispondere puntualmente alle 110 interrogazioni che il nostro collega Benzoni ha presentato al Ministro Piantedosi.

Infatti, è saltato fuori che il Governo più securitario della storia repubblicana ha messo meno poliziotti sulle strade rispetto a quelli che lo hanno preceduto; perché, quando si annuncia che arriveranno 20 poliziotti ma non si dice che ne sono andati in pensione 35, c'è un problema di saldo complessivo; perché, quando si fanno i decreti Sicurezza e in quei decreti Sicurezza le opposizioni chiedono 12.000 carabinieri assunti in più nelle strade e si bocciano queste proposte, beh, potremmo fare tutti i decreti anti-problema che vorrete, ma questo è il tempo nel quale purtroppo le ideologie non bastano più e, soprattutto, gli slogan non bastano più ad affrontare la complessità di quello che sta succedendo.

Questo perché - e lo dico da forza politica che condanna senza se e senza ma chiunque commetta anche solo un'unghia di violenza - il problema non è non accodarsi alle violenze: il problema è riuscire a prevenire quando una manifestazione, che ha il sacrosanto diritto di avvenire - perché spero che nessuno in questo Paese neghi il diritto di manifestare -, possa diventare veicolo per i violenti e chi provoca disordine.

Allora certo, ci accodiamo, Presidente, e ci uniamo a questa richiesta, sperando che questa volta il Parlamento sia in grado di dibattere i problemi veri del Paese (Applausi del deputato Sottanelli).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Grazie, Presidente. Io sono stupito dal dibattito e da una richiesta che dovrebbe essere fatta unitariamente per la presenza del Ministro Piantedosi e che dovrebbe vedere come base di discussione la condanna della violenza come un fatto scontato da parte di tutte le forze politiche, ma che sostanzialmente diventa, invece, una richiesta che affibbia a qualcuno responsabilità sulle violenze, così come ha fatto la collega Montaruli e così come hanno fatto tutti i colleghi di maggioranza nelle dichiarazioni successive ai fatti di Milano.

Io credo che pensare che ci sia una forza politica in quest'Aula, o anche un solo parlamentare, che sostenga i violenti che hanno lanciato i sampietrini addosso alle Forze di Polizia o che hanno spaccato le vetrine sia un fatto immondo e anche un po' infame. È un modo per dire “qui c'è l'ordine, dall'altro lato c'è la violenza”, costruendo una propaganda che è assolutamente fuori luogo.

In passato, di fronte a fenomeni come questi, non c'è mai stata una divisione da parte delle forze politiche: c'è stato sempre un clima di responsabilità e, di fronte alla violenza e alla solidarietà nei confronti delle Forze dell'ordine, le forze politiche più responsabili hanno sempre manifestato unità.

Invece, purtroppo, ci ritroviamo con un Governo che sta sfruttando episodi vergognosi, che meritano il massimo della condanna, per oscurare assolutamente la vera questione che è in atto in questo Paese: l'emergenza sociale, che vede come prime vittime i poliziotti mandati allo sbaraglio, senza un Governo che abbia la minima idea di come si deve garantire la sicurezza in questo Paese. Questo perché quei poliziotti, che stavano lì a beccarsi sampietrini in testa, lo facevano mentre i colleghi di Fratelli d'Italia erano nelle piazze delle città d'Italia con i gazebo per contrastare il burqa, perché di questo si occupavano i colleghi di Fratelli d'Italia mentre i poliziotti subivano le aggressioni in piazza a Milano.

Vuol dire che siamo di fronte a una classe dirigente che è totalmente fuori dal mondo, fuori contesto, che parla di temi che interessano loro semplicemente per distrarre l'opinione pubblica, perché, accanto alla necessità di solidarietà nei confronti dei poliziotti e delle Forze dell'ordine, lo ha detto bene il collega Richetti quando dice “avete tagliato gli organici”, poi vi lamentate che sono pochi a fronteggiare i delinquenti.

Avete ridotto gli interventi sugli stipendi nei confronti della Polizia, che sono i primi proletari a subire una condizione in cui anche avere un mutuo o pagare un affitto è diventato una trasformazione per quel poliziotto, per persone che prima appartenevano al ceto medio; una questione di povertà che li comincia a riguardare direttamente, perché è cresciuto il costo della vita, perché è cresciuto il costo del mutuo, perché è cresciuto il costo del carburante.

Gli stipendi sono calati del 6 per cento secondo i dati Istat - che è diventato, anche l'Istat, una sorta di ostacolo alla propaganda menzognera della Premier Meloni -, per cui, rispetto a tutti questi temi, noi continuiamo a voler guardare la luna e non il dito. Come questo Governo, che è arrivato al settimo decreto Sicurezza, intende affrontare le questioni sociali e, soprattutto, dare risposte concrete, senza occuparsi costantemente di distrarre l'opinione pubblica su temi e questioni che poco interessano e poco riguardano il futuro delle nuove generazioni e di famiglie che oggi sono in grande difficoltà?

Per cui, ben venga il Ministro Piantedosi, venga qui a raccontarci cosa sta accadendo e non a provocare costantemente, perché si ricordi che il primo uomo delle istituzioni, il Ministro dell'Interno, dovrebbe garantire l'ordine, non il caos.

PRESIDENTE. Saluto la delegazione dell'Istituto comprensivo “Fratelli Corrà” di Isola della Scala, in provincia di Verona, che assiste ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Ci uniamo con forza alla richiesta di informativa del Ministro dell'Interno Piantedosi. Siamo davvero preoccupati dalla mancanza di senso delle istituzioni che il responsabile del Viminale ha manifestato a caldo di fronte a gravi violenze e a gravi fatti che hanno leso e turbato l'ordine pubblico nel nostro Paese, addirittura provando a ribaltare le responsabilità sui sindaci, sul sindaco di Milano, con parole da vero e proprio agente del caos. Noi pensiamo che chi riveste un ruolo così delicato debba, prima di tutto, avere la cura per l'unità delle istituzioni.

Ed è davvero inspiegabile quello che ha detto il Ministro Piantedosi, così come sono inspiegabili le misure che, da quello che leggiamo, dagli annunci che sono stati fatti, saranno prese di nuovo a caldo, di pancia, di fronte a questi fatti. Ancora una volta, strumenti che già sono stati adottati, che già esistono, misure che già erano state introdotte con i precedenti pacchetti Sicurezza - il fermo preventivo, che già è stato introdotto, magari sarà esteso, e l'arresto in flagranza differita -, senza accorgersi che quello che è accaduto nei giorni scorsi, i fatti di Milano, ma non solo di Milano, sono la dimostrazione patente del fallimento di questo Governo proprio sul terreno della sicurezza.

Fino ad arrivare a rilanciare e a chiedere un maggiore numero di militari, addirittura con compiti di polizia giudiziaria. È un errore, non è questo che devono fare i militari, non hanno competenze, non hanno preparazione per questo. Piuttosto si faccia un piano di assunzioni di Forze dell'ordine, piuttosto si richiamino immediatamente quegli agenti che sono in Albania a fare la guardia a delle gabbie vuote. Ma, per fare questo, Meloni dovrebbe ammettere un altro fallimento su un altro terreno.

Noi però non accettiamo, non accetteremo - e per questo vogliamo il Ministro Piantedosi qui, in Aula - che tutta questa dinamica venga giocata sul piano della propaganda, che tutto si risolva in un confronto, in uno scontro tra i violenti nelle piazze e un Governo che introduce sempre maggiori misure repressive che colpiscono il diritto di manifestare. Perché, alla fine di questo gioco, quei violenti hanno annullato completamente le ragioni di chi ha manifestato pacificamente, le migliaia di persone che lo hanno fatto pacificamente, in maniera non violenta, di fronte a una situazione economica drammatica che li colpisce, di fronte ad affitti impossibili da sostenere, di fronte a una perdita di potere d'acquisto degli stipendi, nel nostro Paese, che non ha precedenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Viviamo in tempi bui, in tempi caratterizzati da guerre, riarmo e carovita. Mi sarei aspettato, ci saremmo aspettati che, dopo le mobilitazioni in tutta Europa, le mobilitazioni di cui parleremo presto con gli interventi dell'onorevole Piccolotti, che proverà a chiedere un'informativa, per esempio, sulle mobilitazioni studentesche, quella che chiederemo per quanto sta succedendo con gli agricoltori del Sud e quanto sta succedendo in tutta Italia… Io ricordo che spesso si dice che in Italia servirebbero più mobilitazioni, più partecipazione.

Abbiamo visto scendere in piazza più di 100.000 persone, a Roma, contro il caro vita, e, ahimè, abbiamo visto pochissimi titoli di giornale e oggi non mi pare che il Parlamento stia chiedendo di discutere di questo. E, ahimè, la cosa più grave non è tanto il fatto che si apra una seduta su temi diversi, come quelli accaduti a Milano, a Torino e in tante altre città. Fa un po' sorridere - me lo faccia dire, Presidente - che siano intervenute delle deputate che fino a ora hanno sostenuto, fino a un certo punto, e continuano a sostenere un Ministro che continua a sfornare decreti Sicurezza e continua a non saper prevenire un bel nulla.

Ma sa qual è la cosa più difficile in queste ore? Non tanto spiegare che davanti al vostro fallimento politico, davanti a 6, 7 o 8 decreti, questi siano i risultati, ma la verità è che la percezione di sicurezza degli italiani è molto cambiata. Gli italiani, avete ragione, si sentono insicuri; si sentono insicuri perché basta un evento, un evento qualsiasi, per non pagare le bollette, non pagare gli affitti, hanno paura di ammalarsi per non potersi pagare le cure.

E voi, davanti a tutto questo, a questo senso di insicurezza, pensate di cavarvela davanti alle mobilitazioni straordinarie di questi giorni, che chiedono più salari e una risposta al carovita, parlando di quello che è successo, di quei fatti, sì. Allora parliamo un po' di quei fatti. Qualcuno dice che siano inediti. Giustamente la collega Piccolotti oggi spiega quanto siano distanti anche solo da un manifesto politico, da alcune rivendicazioni politiche che abbiamo visto negli anni; inediti sì, ma non sono per la prima volta usciti in queste ore.

Ognuno di voi si ricorderà, io penso alla mia città, eravamo nel 2020 quando un'ottantina di ragazzi entrarono in via Roma - eravamo nel post-COVID, le mobilitazioni a fianco, se vogliamo fare un parallelismo, erano quelle cosiddette no-vax -, e sfondarono quelle vetrine per farne un pezzo di preda, di bottino. Guardate, io penso che da allora sia successo ancora qualcos'altro e penso che tanto la destra quanto la sinistra quanto tutti i gruppi dovrebbero vedere cosa ricollega queste manifestazioni giovanili di protesta estrema in tutta la nostra Europa.

Sapete cosa lega, spesso, queste manifestazioni di rabbia assoluta, che potete pure negare, ma esiste? La razzializzazione di questi ragazzi, il fatto che si sentano esclusi, il fatto che in qualche modo si sentano già vivere dentro a delle prigioni a cielo aperto. Guardate, possiamo anche non vedere che le nostre carceri minorili sono già piene.

Possiamo anche non vedere che si sono già sommati anni e anni di carcere. Ma attenzione, un Paese che dice che quei ragazzi non sono italiani - non lo sono con lo ius soli e non lo sono con lo ius scholae -, li chiamate maranza, come se fossero già un mostro, un mostro unico…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

MARCO GRIMALDI (AVS). …quando proponete di remigrarli esattamente dove volete farli remigrare? Sono nati e cresciuti in Italia, guardate i dati (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Non hanno mai visto il Paese di origine dei loro genitori. Dove volete farli remigrare? Allora dovete avere un po' di decenza. Potete pure scagliarceli addosso, dire che siamo noi i capi dei maranza, ma la responsabilità di quell'esclusione ve la dovete sentire anche addosso, perché questo è un fenomeno che non andrà via se non bonifichiamo i giacimenti d'odio (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mauri. Ne ha facoltà.

MATTEO MAURI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Innanzitutto, bisogna mettere un punto fermo nella discussione e il punto fermo è che le violenze che hanno devastato alcune città italiane in questi giorni e, in particolare, la mia città, Milano, sono inaccettabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché non è possibile che si possano devastare i centri storici, le aree delle nostre città con saccheggi, violenze e aggressioni alle persone.

Io credo che la politica su questo debba dire una parola chiara, così come bisogna iniziare a riflettere su cosa sta accadendo nel nostro Paese, perché non basta indignarsi, non basta leggere la realtà, bisogna saperla interpretare.

E allora, qui oggi ci stiamo interrogando se il Governo debba o non debba venire a riferire in Parlamento. Guardate, la verità è che il Governo, in particolare il Ministro dell'Interno, avrebbe già dovuto essere qui, su quei banchi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), a dire, con un'informativa al Parlamento - un'informativa, quella sì, urgente -, cosa è successo. E guardate, c'è una ragione per cui il Governo l'ha fatto e in questo momento, su quei banchi, non c'è il Ministro dell'Interno. La ragione fa paura, fa tremare i polsi, perché la ragione è che non lo sanno. Non hanno idea di cosa sta succedendo nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non hanno capito quello che stava per succedere, non l'hanno capito nemmeno il giorno dopo e cosa fanno? Provano a fare l'unica cosa in cui sono obiettivamente bravi: provano a strumentalizzare la realtà, provano a trasformare l'insicurezza, che è figlia anche della loro incapacità, per provare a trasformarla in un'arma a proprio favore.

La verità è che la Costituzione e le leggi di questo Paese attribuiscono al Governo, al Ministero dell'Interno e alle sue articolazioni, le competenze esclusive per la sicurezza, per la pubblica sicurezza e per l'ordine pubblico, e sono tutte cose che sono mancate in questi giorni clamorosamente e che mancano da tanto tempo. La verità è che negli ultimi quattro anni - lo dicono i dati ufficiali e le statistiche e lo dice anche la percezione delle persone, la vita quotidiana delle persone - l'Italia è meno sicura di prima e al Governo ci siete voi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E di fronte a quello che è accaduto, allo scempio che è accaduto negli scorsi giorni, voi come rispondete? Leggiamo, da dichiarazioni di esponenti di maggioranza, che vi apprestate a fare l'ennesimo decreto cosiddetto di sicurezza.

Se tutti i 6-7 decreti che avete già fatto avessero funzionato anche solo per il 10 per cento, oggi saremmo in una situazione tranquilla. Ogni volta ci avete assicurato che quello sarebbe stato il decreto Sicurezza buono e ogni volta la situazione è peggiorata, perché voi non avete idea di come si garantisce la sicurezza e pensate esclusivamente a usare in maniera strumentale ciò che accade in questo Paese per guadagnare qualche voto in più. E vi state - tra l'altro - apprestando a fare una cosa che è eversiva: volete conferire ai militari delle funzioni che non gli spettano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché una cosa sono le Forze dell'ordine, la pubblica sicurezza, un'altra cosa sono i militari, che sono addestrati e sono in grado di fare bene il loro mestiere, ma non sono addestrati e non sono formati per fare altro. Voi state provando a militarizzare la sicurezza, perché su quello voi provate a raccontare ai cittadini italiani che voi avete il pugno duro e che col pugno duro si risolverà tutto. La verità è che avete passato anni ad aumentare inutilmente pene e a vedere contestualmente i reati crescere.

Non è questo il modo per garantire la sicurezza. La sicurezza si garantisce certamente con la repressione e voi siete quelli durante il cui Governo la distanza tra organici delle…

PRESIDENTE. Concluda.

MATTEO MAURI (PD-IDP). …Forze dell'ordine - cioè quanti dovrebbero essere i poliziotti, i carabinieri e la Guardia di finanza e quelli che sono realmente - è aumentata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ne mancano 30.000, mancano 30.000 agenti! Si dovrebbe fare un piano straordinario di assunzioni. Voi state facendo esattamente il contrario e in questi anni avete tagliato le risorse ai comuni per fare prevenzione. Questo siete voi.

PRESIDENTE. Concluda.

MATTEO MAURI (PD-IDP). Per cui oggi non venite a raccontarci che col vostro pugno di ferro riuscirete a riportare l'ordine. L'ordine si può riportare solo se si capisce da dove arriva quel disagio, perché, guardate - e chiudo, Presidente -, riconoscere che c'è un fortissimo disagio, che la marginalità cresce nelle nostre città e nelle nostre periferie non significa giustificare cosa è accaduto, significa dire che se non si capiscono le ragioni profonde non si riuscirà mai a mettere un freno a certe derive e a garantire più sicurezza. Voi siete quelli che hanno peggiorato le condizioni di sicurezza in questo Paese, voi siete quelli che anche con questo decreto Sicurezza vi apprestate a fare delle cose che non si sono mai fatte nella storia della Repubblica…

PRESIDENTE. Grazie…

MATTEO MAURI (PD-IDP). …e se non si sono fatte e se la Costituzione dice un'altra cosa una ragione c'è. Voi siete un pericolo per questo Paese. Vi chiediamo di fermarvi, perché…

PRESIDENTE. Onorevole Mauri…

MATTEO MAURI (PD-IDP). …non si può criminalizzare un'intera generazione esclusivamente per provare a lucrare qualche voto. Siete degli irresponsabili (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Enrico Costa. Ne ha facoltà.

ENRICO COSTA (FI-PPE). Grazie, Presidente. Abbiamo individuato in questi due giorni la parola che unisce il Campo largo: la parola è “ma”. Condanniamo le violenze ma, Giuseppe Conte; condanno le violenze dei delinquenti ma, Elly Schlein (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia); la violenza oscura le ragioni delle proteste ma, Nicola Fratoianni; la guerriglia è sempre da condannare ma, Mario Calabresi. Quei “ma” dopo la condanna capovolgono il senso del discorso. Sono delle giustificazioni, sono delle comprensioni, sono delle frasi che in un certo senso alimentano quello che si vorrebbe condannare.

Io penso che questo Parlamento dovrebbe fare una premessa a tutti gli interventi: che le violenze e i saccheggi vadano condannati senza se e senza ma (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia). Poi si può discutere, si può approfondire, si può dibattere, si possono avere delle posizioni diverse, ma, onorevole Mauri, io ho ascoltato il suo intervento. Lei è partito sostenendo che sono inaccettabili le violenze e poi ha definito strumentale l'atteggiamento della maggioranza per qualche voto in più. Per qualche voto in più voi oggi non condannate senza se e senza ma quello che è accaduto (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia - Commenti del deputato Mauri), perché - ti ho ascoltato - le misure che verranno adottate dal Governo sono misure che vogliono garantire la libertà dei cittadini perbene, la libertà dei commercianti, la libertà di coloro che vogliono esercitare i loro diritti.

Perché in questo Paese - e lo dico a quelli del “ma” - non ci sono solo diritti, ci sono anche dei doveri (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), e il dovere di consentire a ciascuno di esprimere, di esercitare la propria libertà, è un dovere fondamentale.

Noi stiamo dalla parte dei cittadini e siamo dalla parte delle Forze dell'ordine. Perché, anche qua, le Forze dell'ordine non mi pare che abbiano visto una grande solidarietà da parte del Campo largo. Le misure ci saranno, le misure ci sono state. Il Ministro Piantedosi verrà? Noi accogliamo volentieri l'invito dell'opposizione a chiedere la presenza del Ministro Piantedosi. Le misure sono state fatte e vi dico questo: se non ci fossero state tutte quelle norme, che voi avete definito liberticide, probabilmente la situazione sarebbe ancora peggiore (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ad un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori. Ha chiesto di intervenire la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Io intervengo per chiedere un'informativa urgente al Ministro, Valditara, e alla Ministra dell'Università, Bernini, relativa ai problemi delle scuole e degli studenti universitari di questo Paese.

Perché, mentre vi siete concentrati esclusivamente su quei ragazzi e quelle ragazze che a Milano hanno distrutto negozi, vetrine e cassonetti, avete completamente ignorato il grido di una generazione di studenti e studentesse che hanno piantato le tende pacificamente per protestare contro il caro affitti e che, in queste ore, stanno occupando tante scuole italiane. Lo avete fatto perché quelli sono temi che vi mettono in difficoltà, che vi svergognano, che raccontano di una politica che, anche quando finge di voler risolvere i problemi delle giovani generazioni, in realtà, dietro le quinte, sta organizzando filiere per i profitti, sta organizzando imprenditori che usano soldi pubblici e agevolazioni al solo fine di fare speculazione. Lo dico forte e chiaro: avevate 1,2 miliardi del PNRR per fare le residenze universitarie e li avete dati in mano a gente che ha ristrutturato alberghi, a volte a trenta chilometri dalla prima università, mettendo le stanze sul mercato a 700, a 800, a 900, a volte a più di 1.000 euro.

E allora, sfido chiunque in quest'Aula a sostenere che persone e famiglie, che hanno magari uno o due stipendi da 1.500 euro al mese, possano permettersi di pagare per i figli quelle stanze. E per produrre quelle stanze avete usato fondi pubblici che dovevano, invece, andare agli enti del diritto allo studio.

E attenzione: avete fatto lo stesso anche sul Piano casa. Avete annunciato 100.000 alloggi in dieci anni e scopriamo, da Milena Gabanelli, che dietro quei 100.000 alloggi ci sono i fondi privati di Dubai, che puntano alle speculazioni, che puntano ad appropriarsi delle risorse pubbliche per aumentare sostanzialmente i loro profitti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Se questa è la politica che offrite a quelle giovani generazioni, penso che non dobbiate stupirvi se quelle giovani generazioni manifestano indignazione, manifestano rabbia, manifestano per denunciare una vergogna che è sotto gli occhi di tutti.

E, guardate, lo dico anche alla luce del fatto che, in questi anni, avete fatto ben sette decreti in cui avete reso reato praticamente qualsiasi cosa. Avete fatto decreti contro i ragazzi che protestavano per il clima con azioni simboliche, con della vernice lavabile; avete fatto decreti per mandare in carcere chi partecipa ai rave; avete fatto decreti per rendere reato, punibile col carcere, il blocco stradale; parlate ogni dieci minuti contro gli scioperi, dicendo che sono una perdita di tempo e che si fanno il venerdì per creare il caos nel Paese; bocciate gli studenti e le studentesse che fanno autogestione, occupazione a scuola con le norme del Ministro Valditara.

Avete fatto il deserto della partecipazione politica democratica, avete fatto il deserto degli strumenti legali e pacifici di protesta, e poi naturalmente in questo deserto, ogni tanto, spunta un riot, spunta della violenza di piazza, che noi condanniamo ma che è l'esito di un processo di criminalizzazione delle proteste pacifiche che voi avete messo in campo in questi anni. Dovreste ammettere che è stato un fallimento su tutta la linea, perché le proteste più violente che abbiamo mai visto si sono manifestate durante gli anni del vostro Governo.

Nelle scuole abbiamo visto i coltelli, abbiamo visto le aggressioni, abbiamo visto persino un ragazzo ucciso. Ecco, siccome voglio sgombrare il campo dall'ipocrisia, Presidente, mi faccia dire un'ultima cosa: questa è una maggioranza un po' strana perché oggi viene qui e condanna le violenze; fa fuoco e fiamme contro i riot di piazza, ma qualche tempo fa a Fenix, l'iniziativa dei giovani di Fratelli d'Italia, a un evento che si intitolava - vogliamo liberarci dalla cultura dei maranza - è stato invitato e ha preso la parola e gli applausi Massimiliano Zossolo, fondatore della pagina “Welcome to Favelas”. Ecco, Massimiliano Zossolo è stato condannato a 4 anni e 8 mesi, con interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio per gli scontri di piazza risalenti al 15 ottobre 2011. Come vede, ci stiamo prendendo in giro: ad alcuni che fanno devastazione e saccheggio voi fate gli applausi nelle vostre iniziative di partito. Complimenti (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Scarpa. Ne ha facoltà.

RACHELE SCARPA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Per associarci all'informativa appena chiesta dall'onorevole Piccolotti e per cercare di riportare anche un po' l'attenzione e il dibattito di quest'Aula sulle ragioni e le istanze che venivano dalle proteste di studenti, studentesse, autotrasportatori e agricoltori che in questo weekend si sono fatti sentire e sono scesi in piazza con delle rivendicazioni ben precise.

In quest'ultima mezz'ora di dibattito in cui abbiamo parlato anche di quello che è successo a Milano ho sentito tante risposte facili e tante risposte emotive a quello che è successo. Però non credo che il Parlamento sia il luogo delle risposte facili e non credo che sia il luogo delle risposte emotive e credo che la missione della politica dovrebbe essere quella di riportare le ragioni delle proteste e delle manifestazioni di disagio, anche quelle che ci risultano più incomprensibili, all'interno dei binari di una discussione democratica.

Nel weekend noi abbiamo visto più scene: abbiamo visto decine e decine di studenti che piantavano le tende e chiedevano finalmente di avere una dignità abitativa; chiedevano di non avere più idonei non beneficiari delle borse di studio; chiedevano di intervenire sul caro libri e sul caro trasporti e chiedevano di non vedere più il loro diritto sacrosanto a studiare, ad avere delle aspirazioni, a farsi un bagaglio di istruzione legato alla loro condizione economica. Avevamo le piazze degli autotrasportatori e degli agricoltori del Sud Italia che, inascoltati da settimane, chiedevano dignità e di poter mettere insieme il pranzo con la cena grazie al frutto del loro lavoro; e avevamo delle proteste a Milano, delle scene di violenza, dove la violenza diventava anche autorappresentazione di una generazione, forse slegata da rivendicazioni politiche, ma sicuramente manifestazioni anche queste di qualcosa.

Io credo che ciò che ci dicono le scene di questo weekend è che il patto sociale nel nostro Paese si sta rompendo.

Si sta rompendo per lo studente che cerca una stanza in affitto e non la trova nella sua città universitaria ed è costretto magari a rinunciare a vivere fuori sede o è costretto a pagare una fortuna per poter fare il pendolare o è costretto, a volte, a studiare e a lavorare insieme.

Si è rotto il patto sociale per il lavoratore, l'agricoltore che protesta per due settimane, inascoltato, senza che dal Governo si muova un dito e si è rotto il patto sociale anche per quei ragazzi delle periferie o di seconda generazione che, dopo aver visto i sogni dei loro genitori umiliati da lavori sottopagati, dall'esclusione sistematica dalla partecipazione democratica, dalle umilianti file alla questura, si vedono anche rigettati dal sistema di istruzione, rigettati dalle città, rigettati dalla possibilità di essere visti e compresi oppure respinti nella loro legittima aspirazione di un futuro migliore, di andare all'università, di avere un futuro da costruirsi in questo Paese.

Ecco, di fronte a questo, mi sembra che la risposta sia solo emotiva e securitaria: è evidente che non basterà, non basterà a sedare nessuna delle ragioni per cui si è scesi in piazza in un modo più o meno condivisibile in questo weekend. Anzi, la ricerca del capro espiatorio, la criminalizzazione, ricorrere semplicemente alla militarizzazione delle città come risposta a questi bisogni sociali compositi e complessi non sarà, probabilmente, solo improduttiva, ma sarà anche pericolosa.

Non servirà a calmare le proteste, servirà a consentire a una parte politica di continuare a ignorare ciò che le piazze chiedono: dignità sul lavoro, una casa sicura che non sia insalubre, un diritto a studiare e a farlo senza che l'ostacolo economico si frapponga nel percorso di ciascuno per il diritto allo studio, dei trasporti decenti e funzionanti, una lotta seria al caro carburante ed energia, che sta strozzando le famiglie, sta strozzando i sogni delle giovani generazioni italiane, straniere, di chiunque vive in questo Paese che non si possa considerare ricco, semplicemente.

Riportare l'attenzione alla scuola, in tutto ciò, sarebbe un segnale di serietà, di ritorno della politica in quello che, altrimenti, rischia di essere semplicemente un tentativo maldestro di arginare una violenza che non ci si è neanche sforzati di comprendere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento ha chiesto di parlare l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Per accodarmi alla richiesta di informativa della collega Piccolotti. A me vien da dire quanto è facile, quanto è facile guardare alla vetrina rotta anziché a una generazione rotta; quanto è facile indicare quella scuola, magari un po' devastata da un'occupazione, ignorando che, magari, quella scuola aveva un tetto che già era crollato; quanto è facile dire agli studenti, ai ragazzi: ma voi dovete manifestare in modo pacifico, potete farlo, ve lo concediamo, manifestate pacificamente. Quanto è facile.

Però, magari, andiamolo a dire a chi le tende, per protesta rispetto alla scellerata attuazione del PNRR da parte della Ministra Bernini, le aveva montate già tre anni fa. Già tre anni fa, diversi studenti, pacificamente, hanno montato le tende fuori da questo Palazzo, fuori dalle università, dicendo alla Ministra Bernini: attenzione a come spenderai questo miliardo e 200 milioni di euro di soldi nostri perché abbiamo veramente bisogno di alloggi studenteschi. E l'hanno fatto pacificamente. E dopo tre anni, pacificamente, si sono ritrovati degli alloggi finanziati con i soldi pubblici ma che costano 850 euro, 900 euro, 1.000 euro. E, allora, questo dite ai ragazzi: voi fatele le proteste, noi vi ignoriamo; e se osate alzare un po' di più la testa, allora lì, veniamo a punirvi.

Perché ora, in questo nuovo decreto Sicurezza di cui si sente parlare, i minori sono il target che è stato puntato; quei minori a cui semplicemente si è anche detto: vi riformiamo la scuola perché vogliamo fare in modo che il merito diventi elemento essenziale, tanto da rinominare anche un Ministero dell'Istruzione e del merito.

Poi, sotto, che cosa accadeva? Si andava a smantellare un sistema scolastico inteso come sistema che deve eliminare le differenze e le disuguaglianze: pezzo dopo pezzo, riforma dopo riforma, si sta rendendo la scuola sempre più classista. Dimmi in quale famiglia sei nato, dimmi in quale strada sei nato, in quale quartiere sei nato, in quale città, e il tuo destino è segnato: non hai scampo. Non esiste un ascensore sociale. Sono questi i messaggi che diamo ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze.

Poi, si è iniziato a puntare il dito: “tu sei un maranza”; a categorizzarli. Si è iniziato a dire: guarda, in questa scuola non sei poi così benaccetto perché non sei nato in Italia; questa scuola non fa per te, al massimo potete essere il 30 per cento.

Allora, io mi metto nei panni di chi va a scuola e si sente diverso dagli altri; di chi va a scuola e ha un tetto che rischia di cadergli sopra la testa, perché la sua è una scuola di periferia; di chi, poi, torna a casa e trova i genitori che contano fino all'ultimo euro per poter arrivare a fine mese; oppure di chi rischia ogni mese uno sfratto, perché gli affitti sono prima duplicati, poi triplicati e infine quadruplicati.

Poi, se esce di casa, cosa trova? Una distesa di cemento: non esistono luoghi di aggregazione. Questa è la società che abbiamo creato per loro. Poi, però, ci lamentiamo che stanno con gli smartphone, che si isolano sui social dove facciamo vedere loro una società irrealizzabile, ideologizzata.

PRESIDENTE. Concluda.

ANTONIO CASO (M5S). E noi che cosa diciamo loro? Che cosa dite a questi ragazzi? Che, se alzano la testa, l'unica cosa che devono aspettarsi è un manganello (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Toccalini. Ne ha facoltà.

LUCA TOCCALINI (LEGA). Grazie, Presidente. Ovviamente, contro questa richiesta di informativa, mi ero promesso di non intervenire, però l'unica cosa che mi si è rotta sono i timpani per certe assurdità che ho sentito poc'anzi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Sentendo parlare di “generazione rotta”, attribuendo a tutta la generazione una responsabilità che - è evidente - c'è stata in queste 48 ore, cercando delle giustificazioni surreali a fronte di ragazzini che, invece di essere al parco a giocare la domenica, erano a distruggere vetrine e a distruggere una città, mi viene un po' da preoccuparmi.

Infatti, non solo dietro quelle vetrine c'erano dei lavoratori e delle famiglie che ancora oggi stanno pagando i danni causati dalla mancanza di educazione da parte di alcuni genitori, ma soprattutto io sono uno di quei ragazzi che non ha mai nascosto, negli anni passati, quando ero giovane, di essere sceso in piazza. Sono sceso orgogliosamente in piazza nel 2006, a 16 anni, contro la riforma Fioroni; incredibilmente sono sceso in piazza nel 2008 quando quella riforma della scuola portava il nome di Mariastella Gelmini. Però, ogni volta che sono sceso, insieme ai miei compagni, in quella piazza, non mi è mai passato per la testa di rubare un estintore e di lanciarlo contro le Forze dell'ordine (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Questo, caro collega Caso, non si chiama alzare la testa, si chiama essere delinquenti: non ha altre interpretazioni o altre parole.

Abbiamo visto tutte le immagini di questo weekend: sono immagini raccapriccianti perché, evidentemente, come dicevo prima, rappresentano grandi lacune educative. Non è un caso - visto che si citavano tanto i social e le immagini distorte che ne danno - che noi, da un anno a questa parte, stiamo cercando di portare avanti proprio il divieto dei social network per i minori di 14 anni, perché è chiaro ed evidente che esaltino un po' troppo alcune prestazioni.

Quando tu vedi questo ragazzino di 14 anni o di 13 anni che filma il compagno che lancia una pietra contro un poliziotto, è chiaro ed evidente che, forse, c'è un problema da risolvere. Però quello che mi preoccupa sono davvero tutte queste giustificazioni, i “ma”, i “se” e i “però”, tra l'altro mancando di rispetto a migliaia di ragazzi che vivono le stesse situazioni di difficoltà in quartieri periferici, ma non si sognano di vandalizzare le città (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Si rimboccano le maniche, come hanno fatto i loro genitori, vanno a lavorare, vanno a protestare con educazione e portano a casa i risultati, impegnandosi nel sociale, per esempio. Perché, visto che si criticava tanto Valditara e il Ministro Bernini, io ricordo che, quest'anno, grazie al PNRR e grazie a delle risorse che il Ministro ha voluto inserire nelle varie leggi di bilancio, abbiamo recuperato 12.000 istituti scolastici. Perché, anche lì, vedere alcuni ragazzi che protestano perché cade il tetto in testa, ma, protestando, vanno a vandalizzare i bagni, i vetri e qualsiasi cosa che gli capiti davanti nelle scuole, per me non è il metodo corretto per portare avanti le nostre istanze.

Così come altre proteste che abbiamo visto, queste sì non violente, quelle delle tende, che ogni tanto, di solito sotto campagna elettorale, tornano sempre in piazza, casualmente sempre con la stessa bandiera degli studenti finanziati dalla CGIL - anche questa sarà una coincidenza - che avvengono proprio nell'anno in cui non solo, come abbiamo detto tante volte, abbiamo portato i posti letto per gli studenti universitari a 66.000, quindi 30.000 in più oggi operativi e 30.000 che entreranno in vigore nel 2027, ma, dopo 50 anni di parole della sinistra, abbiamo un Piano casa, voluto da Matteo Salvini, che dà la possibilità di recuperare nei prossimi mesi 60.000 case popolari (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

E tante di queste case popolari, oggi inutilizzate perché gli amici della Salis vanno ad occuparle e le devastano prima di essere cacciati fuori, andranno proprio a giovani coppie e persone che hanno realmente bisogno di un'abitazione, che rispettano le regole e che lottano con la forza delle idee, perché mai in quest'Aula bisogna giustificare chi, nell'ultimo weekend, ha usato solo ed esclusivamente la violenza per portare avanti le proprie idee malsane (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.

ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Verrebbe da dire dulcis in fundo. Io non avrei davvero voluto intervenire, un po' come il collega Toccalini, ma, dopo quello che ho sentito, non posso esimermi, sia da deputato ma, soprattutto, da uomo di scuola. Perché, Presidente, io pensavo che l'epoca dei cattivi maestri fosse consegnata alla storia, fosse consegnata alle pagine più squallide della storia repubblicana e della storia parlamentare.

Perché sentire dire in quest'Aula, e lungi da me l'idea - e quindi mi dissocio dalla richiesta di informativa - di voler difendere il Ministro Bernini, che per me è fin troppo spostato a sinistra, ma sentire dire - e lo dico, per suo tramite, al collega Caso - giustificazionismi nei confronti di una condotta criminale, delinquenziale e seriale, non ha niente a che vedere con le proteste studentesche (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Mi sono sentito vecchio quando il collega Toccalini ha parlato di proteste contro la riforma Gelmini; io ho protestato nel 1992, quando ero militante del Fronte della Gioventù, contro la riforma Rosa Russo Iervolino. Noi lasciavamo le piazze più in ordine rispetto a quello che erano prima! In questo periodo io intendo portare in quest'Aula, Presidente, anche la voce della stragrande maggioranza degli insegnanti e degli studenti che dalle occupazioni organizzate, dalle manifestazioni, dai soprusi e dalle violenze psicologiche dell'estrema sinistra hanno preso le distanze.

Sì, perché, Presidente, ci sono ragazzi che vorrebbero entrare nelle scuole, vorrebbero fare lezione, vorrebbero vedere il proprio diritto allo studio tutelato e garantito, ma non possono, perché quattro violenti facinorosi, il più delle volte figli di papà, fanno i picchetti davanti alle scuole. Non c'entra niente con la protesta studentesca quello che abbiamo visto a Torino, a Bologna, a Bari e anche a Milano, evidentemente, ma non è successo soltanto a Milano.

Che qui dentro dei deputati, che dovrebbero servire con onore e dignità la Repubblica, arrivino a minimizzare il gesto di quattro - non solo quattro, perché sono un esercito, purtroppo - tra clandestini e italiani di seconda generazione. Noi dobbiamo alzare il livello di guardia. E nessuno si scandalizzi: se qualcuno spacca una vetrina e fa razzie - tipica usanza islamica: dopo una spedizione di guerra, viene considerato come bottino di guerra -, se si trova un poliziotto a mani nude, senza casco e con il manganello in mano, che nessuno si permetta di criticare quel poliziotto, perché ha fatto soltanto il suo dovere! Vergognatevi, se attaccate le Forze dell'ordine (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 2023 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2026, n. 154, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale (Approvato dal Senato) (A.C. 3131​) (ore 15,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3131: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 agosto 2026, n. 154, recante misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale.

Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 3131​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge e al disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.

Ha chiesto di parlare, sul complesso delle proposte emendative, la deputata Patty L'Abbate. Ne ha facoltà.

PATTY L'ABBATE (M5S). Grazie, Presidente. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi e colleghe, siamo ancora una volta chiamati a discutere un decreto-legge che riguarda l'ex Ilva di Taranto e, ancora una volta, il Governo interviene per garantire la continuità operativa di un impianto strategico per il Paese. Dobbiamo avere il coraggio, però, di porci alcune domande. Ma strategico per chi? E a quale prezzo? Perché continuano l'inquinamento, le emergenze sanitarie, la crisi industriale e l'incertezza occupazionale.

Sono passati 4 anni di questo Governo e noi continuiamo a parlare soltanto di produzione? O, almeno, questo è quello che voi fate. Dobbiamo parlare delle persone, delle famiglie che hanno perso un proprio caro, dei lavoratori che si sono ammalati, di chi ha trascorso una vita all'interno degli stabilimenti e oggi vive con la paura delle conseguenze dell'esposizione all'amianto e ad altre sostanze pericolose. Dobbiamo parlare di migliaia di lavoratori che oggi non sanno quale sarà il proprio futuro.

La nostra posizione è chiara: l'area a caldo deve essere chiusa, ma nessun lavoratore deve essere abbandonato. Questi due obiettivi non sono in contraddizione, sono le condizioni indispensabili per costruire un futuro diverso per Taranto. La chiusura dell'area a caldo non deve rappresentare la fine della storia industriale della città, deve rappresentare l'inizio di una nuova fase. Una fase, però, fondata sulla tutela della salute, sulla sicurezza del lavoro, sulle bonifiche e sulla riconversione economica e produttiva del territorio; soprattutto, una fase nella quale lo Stato si assuma la propria responsabilità, perché Taranto non può continuare a essere costretta a scegliere tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.

Nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria vita per portare uno stipendio a casa e nessuna famiglia dovrebbe vivere nell'incertezza economica perché lo Stato non è stato capace di programmare una trasformazione industriale. Non chiediamo quale attività vogliamo continuare a garantire se non abbiamo ancora definito un percorso certo per la tutela dei lavoratori; non possiamo continuare a utilizzare provvedimenti emergenziali per prolungare una situazione che richiede decisioni strutturali.

La continuità produttiva non può diventare un obiettivo indipendente dalle condizioni ambientali e sanitarie; non possiamo limitarci a mantenere in funzione gli impianti senza indicare come intendiamo trasformarli; soprattutto, non possiamo consentire che le responsabilità ambientali vengano indebolite. Per questo abbiamo presentato delle proposte emendative che chiedevano di mantenere integralmente gli obblighi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale; abbiamo chiesto garanzie effettive; abbiamo chiesto una valutazione integrata degli impatti ambientali e sanitari; abbiamo chiesto un accordo di programma dopo la chiusura dell'area a caldo per la salvaguardia occupazionale. Abbiamo chiesto qualcosa di strano? Non mi sembra. Ma allora spiegateci!

Chiedo a questo Governo: spiegateci perché tutte le nostre proposte sono state respinte? E questo è un fatto che non possiamo ignorare, perché non chiedevamo di abbandonare l'industria, chiedevamo di governare la trasformazione; non chiedevamo di lasciare i lavoratori senza prospettive, chiedevamo di proteggerli attraverso un programma concreto; non chiedevamo di rinunciare alla produzione industriale, chiedevamo di costruire un modello produttivo che non mettesse più in contrapposizione la salute e il lavoro. Invece, ancora una volta, queste proposte sono cadute nel nulla. Ma il problema rimane, perché rimane il problema della salute, il problema dell'occupazione, il problema delle bonifiche. La corte d'appello di Milano ha confermato il provvedimento relativo alla chiusura dell'area a caldo: arriverà adesso, a fine ottobre. La magistratura sta seguendo il proprio percorso, nel rispetto delle competenze e delle garanzie previste dall'ordinamento; ma non può essere la magistratura a sostituirsi alla politica.

Il Governo deve assumersi la responsabilità di definire un piano industriale e sociale. La chiusura dell'area a caldo deve essere accompagnata da un programma straordinario di lavoro, un programma che garantisca la protezione del reddito; che assicuri la continuità occupazionale dove è possibile; che preveda percorsi di formazione e riqualificazione professionale; che accompagni i lavoratori verso nuove attività industriali e produttive; e che tuteli le imprese dell'indotto, che garantisca strumenti previdenziali di accompagnamento adeguati per chi non può essere ricollocato, perché chiudere un impianto, senza un piano per i lavoratori, significa trasferire la crisi dalle fabbriche alle proprie case, nelle proprie famiglie; questo non possiamo permetterlo. Ma continuare a mantenere in funzione impianti, senza una prospettiva industriale credibile, significa prolungare l'incertezza e anche questo non possiamo permetterlo.

La soluzione non è scegliere tra queste possibilità; la soluzione è programmare la trasformazione. Per questo abbiamo proposto un accordo di programma che definisca tempi, risorse e responsabilità; un accordo che coinvolga il Governo e la regione Puglia, gli enti locali, i sindacati e le rappresentanze delle imprese; un accordo che preveda la chiusura dell'area a caldo, la salvaguardia dei livelli occupazionali, le bonifiche e la riconversione economica del territorio, con obiettivi misurabili, con finanziamenti certi, con scadenze verificabili, con responsabilità precise, perché i lavoratori non hanno bisogno dell'ennesima promessa; hanno bisogno di sapere quale lavoro avranno domani.

E qui dobbiamo parlare anche dell'indotto e delle imprese che operano anche al di fuori dello stabilimento, dei lavoratori della manutenzione, dei servizi, dei trasporti e delle attività collegate, di chi rischia di perdere il proprio reddito senza avere le stesse tutele dei dipendenti diretti; e non possiamo costruire un piano di trasformazione che protegga soltanto una parte dei lavoratori. La tutela deve riguardare l'intera filiera e deve comprendere anche gli stabilimenti degli altri Paesi, perché la crisi dell'ex Ilva è una questione nazionale e richiede una risposta nazionale.

Adesso parlo di amianto. Perché, quando parliamo di ex Ilva, non parliamo soltanto di emissioni degli impianti; parliamo di lavoratori che sono stati esposti, per anni, a questo killer nascosto che è l'amianto, e parliamo di persone che hanno sviluppato, quindi, delle patologie gravissime - il mesotelioma, che è un tumore polmonare, e altre malattie correlate - perché sono state esposte a questo killer; parliamo di famiglie che hanno perso un padre, una madre, un marito, una moglie, un figlio; e la responsabilità verso chi è stato esposto continua nel tempo, quindi è doveroso porre attenzione: anche questo abbiamo scritto nei nostri emendamenti.

Non possiamo, quindi, considerare soltanto il costo dell'impianto e il valore della produzione. Dobbiamo considerare anche le emissioni, i consumi energetici, il fabbisogno idrico, i rifiuti, gli effetti sanitari e gli obblighi di bonifica; tutto quello che può essere considerato per questa trasformazione di cui vi stiamo parlando. Dobbiamo adottare un approccio coerente anche con il principio One Health, riconoscendo che la salute delle persone è strettamente connessa alla qualità dell'ambiente.

Vado alle conclusioni, Presidente. La prevenzione deve essere, quindi, una parte della politica industriale. Questo decreto interviene sulle garanzie finanziarie, ma non affronta in modo organico il futuro dell'ex Ilva; non definisce un piano complessivo dopo la chiusura dell'area a caldo; non costruisce da solo le condizioni per garantire la piena tutela occupazionale; non risolve il problema delle bonifiche e non introduce ulteriori tutele che abbiamo richiesto per i lavoratori esposti all'amianto.

Abbiamo presentato proposte emendative che affrontano questi problemi, ma sono state tutte respinte. Cosa resta? Restano i lavoratori che rischiano il posto, restano le famiglie che vivono nell'incertezza, i territori da bonificare, uno Stato che non dà risposte. Il lavoro deve dare dignità alla vita, non portar via la vita. Una comunità non può essere condannata a scegliere tra il proprio futuro economico e la salute dei propri figli. Taranto merita una prospettiva diversa, una prospettiva nella quale chi ha subito un danno della salute riceva giustizia e protezione, una prospettiva nella quale le risorse pubbliche siano utilizzate per creare lavoro sicuro, innovazione e benessere duraturo. Questo è il futuro che dobbiamo costruire per Taranto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

DARIO IAIA, Relatore. Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Il Governo?

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Parere conforme.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Iniziamo dall'emendamento soppressivo Dis. 1.1 Santillo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sportiello. Ne ha facoltà.

GILDA SPORTIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Siamo di fronte all'ennesimo decreto nel quale questo Governo mette nero su bianco la sua incapacità di affrontare i problemi delle persone. Non sono bastate le manifestazioni, le piazze e il grido di dolore di una terra che da anni chiede di essere ascoltata, da anni chiede delle soluzioni strutturali e che, in questo momento, facendo i conti anche con quelle che sono state le pronunce, avrebbe dovuto averle queste risposte. E invece, siamo davanti a un decreto che ignora, che gioca ancora sul ricatto inaccettabile tra lavoro e salute, quel ricatto su cui per anni e anni la nostra terra è stata martoriata in più parti d'Italia. Noi non ci stiamo; a questo ricatto non ci arrendiamo e non ci arrenderemo mai. Per noi non può esserci nessun ricatto che ponga su due piani due diritti che devono essere parimenti rispettati. La salute… il diritto alla salute, che troppe volte abbiamo visto calpestato da questo Governo, non è qualcosa che possiamo derubricare, non è un grido che può rimanere inascoltato.

Con questi emendamenti… e ringrazio i colleghi della Commissione ambiente, i colleghi della Commissione attività produttive, tutti coloro e tutte coloro che hanno lavorato in questi giorni nelle Commissioni per provare a dirvi: cambiate idea perché non è questa la strada; cambiate idea perché le parole della Presidente Meloni non sono più credibili; ci vogliono i fatti per dare risposte a un Paese che è in ginocchio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Ma voi niente, siete andati avanti per la vostra strada, continuando a ignorare quelle che sono le necessità di un Paese intero. E allora, con questo emendamento in particolare, firmato dal nostro collega Agostino Santillo, abbiamo chiesto la soppressione delle previsioni contenute all'interno del decreto e lo abbiamo fatto perché pensiamo che la valutazione dei rischi gravi e significativi per l'ambiente e per la salute non possa essere qualcosa che può essere rimandato, che può essere non considerato; e chiediamo la soppressione perché pensiamo che a un certo punto quest'Aula, oltre a diventare il posto in cui viene ratificato quello che viene deciso altrove, oltre a diventare il luogo in cui già tutto è deciso e inermi si assiste all'azione di Governo, debba diventare invece il momento in cui la discussione prende forma e si modifica quello che ci viene portato già fatto in quest'Aula.

Abbiamo ascoltato i pareri; ancora una volta ci ritroviamo che, davanti a tutte le proposte che vi abbiamo portato in quest'Aula, c'è una sfilza di pareri negativi, senza possibilità di discussione e di modifica e, dall'altra parte, un Governo che si limita a dire “conforme”, senza dare alcuna spiegazione sulle giuste e legittime modifiche che stiamo portando in quest'Aula, raccogliendo dei bisogni e delle necessità che vanno ascoltati, che vanno osservati. E invece niente.

Ancora questa volta c'è un'Aula inerme e in parte - devo dirlo, Presidente -, completamente disinteressata, mentre in questo provvedimento si sta discutendo del futuro di una terra: la questione dell'ex Ilva di Taranto, che necessiterebbe di una discussione vera e fondata in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Allora, voi potete continuare a decidere di ignorare, potete continuare a far finta di non guardare che il Paese si è fermato, che l'intero Sud si sta ribellando, che c'è un Paese in ginocchio che non ce la fa più, che, se si va al supermercato - e non so se ci mettete piede -, gli scaffali sono vuoti e c'è chi si lamenta qui! E meno male che, a pancia piena, vi lamentate qui! Perché fuori, invece, la gente si lamenta, perché quando va a pagare alla cassa del supermercato, si accorge che gli hanno addebitato la bolletta dell'elettricità e non può più pagarla, quella spesa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! La sapete questa cosa? Oppure alle vostre orecchie non è ancora arrivato? C'è un Paese che fa difficoltà perché, se scopre che il figlio ha bisogno di un apparecchio ai denti, che c'è una spesa non prevista, va nel panico l'intera famiglia.

Allora, signori, vi prego, adesso prendiamo questo decreto, discutiamo, emendamento per emendamento, e cerchiamo di capire come dare risposte vere e strutturali al Paese, contemplando tutti i diritti fondamentali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Con questo emendamento chiediamo di sopprimere l'articolo 1, che consente alle imprese in amministrazione straordinaria di prestare garanzie finanziarie ambientali su base annuale, anche quando gli obblighi di gestione dei rifiuti e delle discariche durano molti anni.

Il problema, Presidente, sta nel fatto che i rischi ambientali non scadono dopo dodici mesi. Ma il Governo si è posto la domanda: cosa accade se un'impresa insolvente, alla scadenza dell'anno, non riesce a rinnovare la garanzia?

Questo testo, Presidente, non riguarda soltanto l'Ilva, ma solleva una questione di portata nazionale. Non riguarda soltanto la Puglia, ma riguarda tutti i territori del nostro Paese, come ad esempio la mia regione, la Basilicata, dove le attività industriali ed estrattive rendono fondamentale la prevenzione dei danni ambientali. Con questo testo voi fate carta straccia di un principio: quello secondo il quale “chi inquina paga”.

Per questo, Presidente, chiediamo la soppressione di questo articolo indecente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Olio sottoscrive.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Dis. 1.1 Santillo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo agli emendamenti riferiti al testo del decreto-legge.

Passiamo all'emendamento 1.4 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo all'emendamento 1.1000 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo all'emendamento 1.5 Simiani. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio dell'opportunità per spiegare questo emendamento, anche perché credo che con questo emendamento si spieghi un po' il decreto. Infatti, modifichiamo le garanzie finanziarie e ambientali. La novità principale riguarda la flessibilità economica concessa alle grandi imprese strategiche che sono commissariate. Questo provvedimento introduce la possibilità di presentare garanzie finanziarie annuali, anziché pluriennali, per la gestione degli impianti di smaltimento e delle discariche di rifiuti collegate proprio alla produzione. Questo alleggerimento evita il blocco operativo delle attività per la mancanza di liquidità immediata necessaria a coprire le fideiussioni a lungo termine. Questo è sostanzialmente il contenuto di questo decreto.

Con questo emendamento, vorremmo evitare però che queste garanzie pluriennali siano confermate sine die. Pensiamo che queste garanzie debbano arrivare non oltre il 31 dicembre 2028, perché questa situazione non può rimanere in eterno.

Oggi le questioni ambientali devono essere assolutamente affrontate, sicuramente devono essere sostenute. Sicuramente questo equilibrio, questa incertezza, che comunque ancora regna su questa vicenda, è oggettiva. Oggi c'è ancora un'incertezza non solo economica, non solo ambientale, non solo lavorativa, non solo legata alla salute dei cittadini, ma anche giuridica, perché sappiamo benissimo che la sentenza non ha dato ancora una risposta su quale sarà il futuro di questa vicenda.

Ecco perché questo emendamento è serio e assume una posizione responsabile e politicamente coerente anche con quanto sta proponendo la maggioranza. Ecco perché non capisco, sinceramente, il voto contrario, Presidente. Vorrei che ognuno di voi su questa vicenda… Siccome ora ci sarà un bel dibattito sull'Ilva, che non riguarderà solamente il provvedimento, ma anche gli ordini del giorno, al di là delle posizioni politiche che prenderemo alla fine, siamo critici su quello che il Governo ha fatto fino a oggi su questa vicenda. Siccome dovremmo assumere decisioni importanti, che non saranno sicuramente in questo decreto, ma in quelli a seguire, credo che l'atteggiamento, la postura che dovete assumere come maggioranza in questo momento deve essere molto responsabile, molto equilibrata, però molto legata anche alla prospettiva, perché questa vicenda va risolta una volta per tutte.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.5 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.6 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.6 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.7 Morfino. Ha chiesto di parlare l'onorevole Morfino. Ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Grazie, Presidente. Quando un Governo porta in quest'Aula un provvedimento che riguarda impianti di interesse strategico nazionale, dovrebbe avere il coraggio di affrontare insieme tutte le responsabilità: quelle industriali, quelle occupazionali e quelle ambientali; invece quest'ultima non la calcola mai: mai! E allora intervenite sulle garanzie finanziarie e pretendete che basti una disposizione di legge a renderle adeguate, ma i rischi di un impianto non cambiano solo perché cambia la formula scritta in un decreto: questo è il punto politico del nostro emendamento. È su questo che deve rispondere la maggioranza e invece no, bocciate.

Consentite alle imprese in amministrazione straordinaria di prestare garanzie su base annuale, considerando tali garanzie conformi senza ulteriori integrazioni, eppure la durata di una garanzia da sola non ci dice se le risorse siano sufficienti a coprire ciò che potrebbe accadere: è questo il punto importante. Allora, è logico chiedervi quanto serve per mettere in sicurezza il territorio, quanto serve per bonificare, quali rischi sono accertati e se la copertura è adeguata. Sono domande semplici e concrete: riguardano soldi, responsabilità e persone. E un Governo serio, Presidente, dovrebbe essere il primo a porsele: invece no, bocciate l'emendamento.

E allora noi vi chiediamo, con questo emendamento, che l'importo della garanzia sia aggiornato periodicamente sulla base dei veri rischi ambientali e sanitari effettivi e, soprattutto, con il parere vincolante dell'Istituto superiore di sanità, dell'ISPRA e dell'ARPA competente. Cosa c'è di strano in questo emendamento e in queste richieste? Devono pesare le valutazioni scientifiche, devono esserci risorse proporzionate ai rischi e devono esserci responsabilità certe. Vi stiamo dicendo che, se emergono rischi gravi, non adeguatamente mitigati, allora occorre un tempestivo adeguamento di garanzia, commisurato ai potenziali danni e agli interventi necessari.

Diteci che cosa c'è di sbagliato in questo emendamento: davvero dobbiamo spiegarvi che una copertura economica va verificata rispetto ai costi che si devono sostenere? Il problema è che continuate ad affrontare le crisi industriali spostando in avanti le questioni più difficili e, intanto, l'incertezza rimane sulle spalle dei lavoratori e della comunità. Un operaio ha diritto di sapere che, dietro le decisioni sul suo futuro, ci sono un progetto credibile, investimenti e tutele concrete; una famiglia ha diritto di sapere che, se occorre intervenire sul territorio, le risorse ci sono: nessuno deve essere lasciato a sperare che vada tutto bene.

Stiamo cercando di spiegarvi che la definizione di interesse strategico nazionale comporta una seria responsabilità per lo Stato. Ogni agevolazione deve essere accompagnata da controlli e obblighi adeguati, altrimenti voi state chiedendo ai cittadini di assumersi un rischio senza dare loro sufficienti certezze. Presidente, nel 2026, non è più possibile chiedere ai cittadini di Taranto di dover scegliere tra salute e lavoro: bisogna uscire immediatamente da questa logica, sarà un percorso duro e per nulla in discesa, ma la politica ha il dovere di assumersi le sue responsabilità.

Oggi potete dimostrare che per voi la parola garanzia ha ancora un significato, perché i lavoratori meritano certezze, i territori meritano rispetto e i cittadini hanno già pagato abbastanza. E che i cittadini hanno già pagato abbastanza, ve lo stanno dimostrando in questo momento anche gli agricoltori, i pescatori e gli autotrasportatori che hanno bloccato l'intero Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma voi pensate di fermarli davvero con un decreto-legge sull'ordine pubblico che state partorendo in queste ore in Consiglio dei ministri? Ma dove volete arrivare?

PRESIDENTE. Concluda.

DANIELA MORFINO (M5S). L'esercito non lenirà la loro esasperazione. Così mettete in difficoltà anche chi porta la divisa, ve l'ha anche detto stamattina, in un comunicato, il sindacato di Polizia. Dopo quattro anni, non avete ancora capito che governare, non comandare - e concludo Presidente -, significa assumersi la responsabilità e non mostrare i muscoli davanti a una legittima e democratica manifestazione pacifica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun'altro chiede di intervenire… onorevole Perantoni, prego. Ne ha facoltà per un minuto.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Vorrei sottoscrivere questo emendamento, innanzitutto perché va a integrare il testo di legge in modo tale da fornire una copertura di garanzia e di tutela nei confronti del territorio. Se le garanzie finanziarie, ai fini delle bonifiche, sono ridotte a un anno, è necessario che vengano fatte delle opportune verifiche e che, anche all'interno di questo arco temporale, queste garanzie devono essere congrue. Non possiamo pensare che si dia semplicemente sponda all'aspetto finanziario della gestione dell'impresa senza guardare a quelle che possono essere le concrete ricadute sul territorio e le effettive garanzie che il territorio deve avere a fronte della necessità delle eventuali bonifiche che un domani possono verificarsi.

PRESIDENTE. Concluda.

MARIO PERANTONI (M5S). Quindi, per dare sostanza a questo decreto, per dare anche peso a quella che è la valenza della tutela territoriale, mi pare evidente che questo emendamento dovrebbe essere accolto.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Morfino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'emendamento 1.8 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).

Passiamo all'emendamento 1.9 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.9 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1.10 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.10 Bonelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 1.11 Ferrari. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere alla rappresentante del Governo se può valutare l'accantonamento di questo emendamento. Non vi stiamo chiedendo qualcosa di finanziariamente impegnativo, di politicamente innovativo o divisivo. Vi stiamo semplicemente chiediamo di inserire nella norma una precisazione, che va a garantire che la garanzia finanziaria non dia per superati o per risolti quelli che sono gli obblighi del gestore in relazione alla messa in sicurezza, alla bonifica e al ripristino ambientale del sito.

Noi siamo convinti che dobbiamo, in particolare alle persone che abitano in quella zona, la possibilità di essere considerati cittadini di serie A e non di serie B rispetto al diritto alla salute. A Taranto, la distinzione fra garanzia finanziaria e garanzia anche del rispetto degli obblighi ambientali ha un significato immediato. Le persone che vivono in quel territorio hanno bisogno di essere sicure che verrà portato fino in fondo il ripristino ambientale e che una garanzia finanziaria non possa essere una ragione che rinvia, riduce o in qualche maniera considera già assolti quei doveri. Noi crediamo che la restituzione di un territorio risanato a chi vive lì sia un dovere e una responsabilità collettiva, nostra, nel precisare, dentro a questa norma, questo dovere, ma in particolare dello Stato che si accinge a fare questa operazione finanziaria e che non capisco perché non possa assicurare anche il pieno assolvimento di quei doveri di ripristino ambientale.

Le chiedo, quindi, perché non si possa, o se si possa, accantonare questo emendamento, che da nessun altro punto di vista è impegnativo, se non per dare quelle garanzie necessarie al compimento di questi lavori di ripristino ambientale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Chiedo al relatore se intende accogliere la richiesta: non intende accoglierla. Dunque, se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.11 Ferrari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'emendamento 1.18 L'Abbate. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.

PATTY L'ABBATE (M5S). Grazie, Presidente. Questo è l'emendamento di cui vi ho parlato anche prima e che parla di un accordo di programma. Voglio rileggervi le parti, perché veramente non riesco a capire: perché siete contrari ai vari punti che abbiamo esposto? Tra i vari punti, c'è un risanamento in generale dal punto di vista sia ambientale che sanitario. Sono due parole importanti e continuerete a sentirle, in quest'Aula, da noi: risanamento sanitario e ambientale.

Non posso dire che sia colpa vostra per ora, perché assolutamente in passato quello che accadeva è che, quando si faceva un'azienda, si pensava solo al riscontro economico, ma non veniva tutelata e non c'erano indicatori sulla sostenibilità ambientale, sulla salute. Veniva, quindi, portata avanti un'impresa, un nuovo progetto, senza verificare, poi, la ricaduta sui territori. Ahimè, però, da anni questo si è capito: sappiamo come misurarle queste cose e, quindi, adesso non abbiamo più l'alibi che non possiamo considerarle.

Il nostro accordo di programma chiaramente prevede due Ministeri - il Ministero del made in Italy e il Ministero dell'Ambiente - e gli enti locali. Ovvio che, come primo punto, abbiamo inserito la chiusura dell'area a caldo che ovviamente ci vede concordi. Giustamente è arrivata questa cosa; è giusto che accada, perché se andiamo a vedere in Italia, quante ce ne sono ancora? Ormai tutto l'acciaio si produce con forni elettrici proprio perché l'area a caldo è un processo industriale che non riesce a essere - come dire - trasformato in qualcosa che non danneggi l'ambiente e la salute. Il processo è quello e, allora, dobbiamo eliminarlo. Dobbiamo eliminarlo, perché, ormai sulla pelle della gente quello che è accaduto lo conosciamo e lo conoscete anche voi: non possiamo chiudere gli occhi, va eliminato.

Va fatto però anche altro. Va fatto altro! Abbiamo la salvaguardia dei livelli occupazionali sia dei lavoratori interni, ma anche di quelli dell'indotto. Non parlo per cose che ho letto in giro, parlo perché sono pugliese, parlo perché con loro ho parlato. E vi dico - vi racconto una cosa personale del passato, quando lavoravo al Politecnico - che ho anche valutato le emissioni dell'Ilva, ma parliamo veramente di molti anni fa: già da allora si vedeva che la situazione era critica. È quindi una situazione reale. È reale!

Noi abbiamo un indotto immenso, fatto di autotrasportatori, fatto di chi comunque effettua servizi a questa azienda e, quando parliamo di un cronoprogramma, di un accordo di programma, è perché ci rendiamo conto che non è facile. Questo però non significa che non può essere fatto: significa che per una volta bisogna mettersi al tavolo e valutare insieme come possiamo far sì che queste persone possano avere un futuro lavorativo.

Qualcosa si può fare: si possono effettuare le attività di bonifica, però devono essere finanziate e, quindi, chiediamo, in questo punto, di finanziarle. Nel momento in cui sono finanziate - e, su questo, diciamolo, questo Governo ha tolto i finanziamenti di questa bonifica -, una parte dei lavoratori può essere impiegata per le bonifiche. Può, quindi, essere reimpiegata in qualcosa che serve assolutamente al territorio, che creerebbe quindi uno sbocco lavorativo differente. Poi abbiamo parlato della chiusura dell'area a caldo: se veramente dobbiamo continuare a produrre qualcosa, sempre con ambiente e salute al primo posto, stiamo parlando chiaramente di forni elettrici e di idrogeno verde, anche questo importantissimo. Parliamo ancora di un'altra cosa: i programmi di formazione finalizzati al reimpiego dei lavoratori, sia di quelli dell'ex Ilva sia di quelli dell'indotto. Poi l'incentivo all'esodo: magari ci sono persone che hanno un'età tale che, con un incentivo, possono chiaramente non continuare il loro lavoro, ma almeno con una somma di 150.000 euro per dipendente. Guardate, secondo le nostre stime, con tutto quello che finora è stato speso, a volte forse non in modo…

PRESIDENTE. Concluda.

PATTY L'ABBATE (M5S). …giusto ed equilibrato, potevamo già ripagare queste persone.

Veramente chiudo, con altri tre punti: l'istituzione di una zona franca per prevedere esenzioni per le imprese; chiaramente l'amianto, l'ho detto anche prima; un fondo di sviluppo per finanziare fondi di investimento green e di blue economy.

Tutto questo si chiama riconversione economica, sociale e culturale del territorio. Era un emendamento che mi sembra assurdo che abbiate bocciato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ora vediamo se viene bocciato, onorevole L'Abbate. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione…

Revoco l'indizione della votazione.

Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Come al solito, interverrò molto brevemente. Questo è un emendamento che vorrei sottoscrivere e che dà ulteriore sostanza a questo decreto, anche perché non solo non vorremmo che l'ennesimo decreto Ilva facesse la fine dei precedenti che sono intervenuti e che nulla hanno risolto, così come nulla hanno risolto i precedenti decreti Sicurezza che sono stati reiterati da questo Governo, ma almeno vorremmo che abbia contenuti che prevedano uno spiraglio per i lavoratori, per l'ambiente, per il territorio e per la riconversione finalmente di questo importante complesso industriale…

PRESIDENTE. Concluda.

MARIO PERANTONI (M5S). …che deve necessariamente essere messo in sicurezza e deve essere riconvertito, nell'interesse non solo nazionale, ma soprattutto della gente e dei cittadini di Taranto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Questo emendamento, che chiedo di poter sottoscrivere, a prima firma della collega L'Abbate, credo debba essere sottoscritto dall'intera Aula, perché è questa la proposta, è questa l'iniziativa politica che aspettano i tarantini: un accordo di programma che li faccia uscire da un tunnel lungo decenni, fatto di lavoro e di precarietà della salute, di inquinamento ambientale, non di valorizzazione delle potenzialità di una città millenaria.

Quindi, la domanda ovviamente è retorica sul perché il Governo non abbia fatto proprio questo emendamento. La domanda non retorica, che rivolgo a tutti i colleghi della maggioranza, è: perché non votate favorevolmente e date finalmente una risposta ai tarantini, invece di perder tempo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Anche io ho notato la pregevolezza di questo emendamento. Ora che stiamo attendendo il responso della suprema corte, della Corte di cassazione, che si è riservata proprio in queste ore sul tema dello spegnimento dell'area a caldo, c'è stato l'intervento del Procuratore generale che ha sottolineato come siano importanti anche le esigenze lavorative, oltre a quelle di salute, dei tarantini.

Ora, con l'emendamento in esame si ripropone proprio questo: una mediazione tra le esigenze di salute e quelle di lavoro. Mi meraviglio che quest'Aula resti insensibile e non lo voti. Speriamo: adesso andrà in votazione e io mi auguro che voti favorevolmente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Orso. Ne ha facoltà.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. Anch'io chiedo di poter sottoscrivere questo emendamento che ritengo veramente molto importante sotto il profilo prima di tutto umano, perché, vedete, questo emendamento dà speranza a una città e a una comunità. È infatti un emendamento che guarda al futuro in particolare dei lavoratori e delle famiglie dei lavoratori dell'ex Ilva. Lo fa, tra l'altro, dando una serie di indicazioni e di possibili soluzioni, quindi c'è anche concretezza, c'è una visione.

E io mi chiedo davvero come possiate non prendere in considerazione e approvare un emendamento del genere e, invece, vi limitiate a una previsione assolutamente secca e arida che riguarda garanzie finanziarie, ma nulla dice del futuro di una comunità che veramente ha già pagato un prezzo troppo alto rispetto a questa situazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Chiedo intanto di sottoscriverlo a nome di tutto il gruppo del MoVimento 5 Stelle, perché questo, in effetti, è oggettivamente un emendamento che cerca di tenere insieme il diritto alla salute e il diritto del lavoro, questo è il dato di fatto. Un emendamento di questo tipo cerca di restituire alla terra dei tarantini un po' di tranquillità in termini sanitari e di dare agli stessi lavoratori dell'indotto una speranza per il futuro e non, dopo anni di sudore, di vederselo sottrarre e dover pagare anche gli interessi di tanta fatica che hanno fatto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Auriemma. Ne ha facoltà.

CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Vengo da un territorio che ha una storia simile all'Ilva, dove siamo stati sempre costretti a scegliere tra il lavoro e la tutela ambientale. C'era un sito, il sito della Montefibre, che per tantissimi anni ha inquinato e, dopo tantissimi anni, ha lasciato tantissime famiglie senza un lavoro. Oggi questi lavoratori, dopo 15 anni di cassa integrazione, sono arrivati alla soglia dell'età pensionabile e non hanno nulla: è stato sottratto loro il lavoro, è stata sottratta loro la salute e non hanno nulla.

È giusto intervenire. È giusto che ad Acerra, nell'Ilva e in ogni zona d'Italia, un lavoratore non debba scegliere tra il lavoro, tra portare il piatto sulla propria tavola e la propria salute (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Guardi, Presidente, io sono sconvolto che questa maggioranza di incompetenti non si sia posta il problema che l'area a caldo di Ilva sarebbe stata spenta. Quindi, in quattro anni, non vi siete posti questo problema. Adesso noi proponiamo anche una soluzione e voi non avete nemmeno il coraggio di votare questo emendamento. Trovo che il vostro atteggiamento di nullità politica stia facendo male al Paese, non tanto alla politica stessa, perché non l'avete fatta. Fate pagare sempre agli ultimi le vostre scelte scellerate di Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Presidente, guardi: bocciare questo emendamento è l'ennesima porta in faccia ai tarantini e, per estensione, direi al Sud, da parte di un Governo che, per tutta questa legislatura, sta dimostrando di essere profondamente antimeridionalista. Lo vediamo anche nelle ultime ore, nelle quali stanno ricevendo, per una protesta che è nata al Sud, dei rappresentanti dell'autotrasporto a Milano: una cosa veramente incredibile e inaccettabile.

Ebbene, qui, con questo emendamento, c'è un programma chiaro e definito, dove mettiamo dentro la chiusura dell'area a caldo, le bonifiche prescritte dalla corte d'appello e la tutela di tutti i lavoratori, perché, vedete, chiudere l'area a caldo e non abbandonare alcun lavoratore sono le due metà della stessa frase: chi le mette l'una contro l'altra vuol dire semplicemente che non ha un piano per tenerle insieme. E quindi è meglio che ve ne torniate a casa.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.18 l'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'emendamento 1.20 Simiani.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani, primo firmatario. Ne ha facoltà.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Logicamente, noi vorremmo che il Parlamento contasse in questo processo decisionale e, soprattutto, nella verifica delle garanzie, perché pensiamo che troppe volte, non solo per i decreti-legge che il Governo fa sistematicamente… in ogni tema di discussione, noi vorremmo che ci fosse una relazione semestrale al Parlamento che preveda proprio l'incontro e una discussione, non solo con il Ministro delle Imprese, ma anche con il Ministro dell'Ambiente, per garantire e verificare le garanzie finanziarie sulle discariche, ma anche l'attuazione delle prescrizioni AIA e l'avanzamento della cessione degli impianti.

Noi infatti vorremmo effettivamente capire questo procedimento che oggi, anche attraverso queste garanzie finanziarie, si va ad attivare. Lo vorremmo, perché crediamo che il Parlamento abbia non solo l'onere e l'onore di poter rappresentare alcune decisioni, ma soprattutto per capire lo stato dell'arte di quella che oggi è la questione Ilva. Guardate, credo che questa incertezza che oggi c'è sul settore dell'acciaio sia un fattore nazionale. Chi pensa che oggi la questione dell'acciaio sia relegata solamente a una questione pugliese o piombinese o di altre regioni sta sbagliando. L'asset dell'acciaio è strategico e il Governo deve permettere al Parlamento di parlarne, perché se il Governo pensa di poter fare come vuole su una questione così importante, che riguarda la salute dei cittadini, l'ambiente e la crescita di un Paese... perché sappiamo benissimo che oggi noi siamo sotto attacco anche per quanto riguarda le questioni che riguardano i prezzi e, soprattutto, le acquisizioni anche di aziende che possono, sì, far ripartire le imprese, ma del resto sappiamo benissimo che ci sono convenienze che possono garantire, invece, da altre parti, guadagni importanti. Ecco perché credo che parlarne in Parlamento, discutere, ragionare insieme e verificare quale è l'andamento del percorso che è in atto sarebbe assolutamente fondamentale.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.20 Simiani, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'emendamento 1.1001 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'emendamento 1.1002 Ziello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Ziello, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.02 Viggiano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, colleghe e colleghi, qualche giorno fa, l'annuncio della convocazione di un nuovo tavolo ha fatto sì che i lavoratori dell'ex Ilva rimuovessero i blocchi stradali e si garantisse l'approvvigionamento di carburante che per giorni aveva subito una notevole riduzione e che, ovviamente, aveva comportato numerose conseguenze da un punto di vista anche dell'approvvigionamento delle merci, salvo poi ricevere oltre 8.000 lavoratori, la comunicazione dell'ennesima cassa integrazione. Quella fiducia, con ogni evidenza probabilmente mal riposta, non può diventare il tempo che il Governo guadagna per rinviare le proprie decisioni. Adesso serve l'impegno a decidere ed è questo ciò che chiediamo con l'agenda per Taranto.

Vede, signor Presidente, io vorrei che, senza retorica alcuna e senza doverci piangere addosso, una volta per tutte questa maggioranza comprenda che, a Taranto, una famiglia non può organizzare la propria vita sulla base della prossima convocazione al Ministero; non può decidere se accendere un mutuo che, con ogni evidenza, non passerà; se poter far studiare un figlio fuori; se restare nella città in cui è nata, aspettando ogni volta di sapere quanto durerà l'ennesima soluzione provvisoria. È a queste persone che deve rispondere l'agenda per Taranto che noi proponiamo come Partito Democratico e chiediamo al Governo di assumere la responsabilità dell'intera riconversione, con un piano integrato che affronti insieme le conseguenze industriali, occupazionali e territoriali del superamento del ciclo integrale e dell'utilizzo del carbone. Il tavolo permanente presso la Presidenza del Consiglio serve a questo: mettere nella stessa sede i Ministeri competenti, la regione Puglia, la provincia, i comuni di Taranto e Statte, i sindacati e le rappresentanze delle imprese. Chi deve decidere deve esserci, assumere impegni e risponderne.

La misura dell'agenda e le misure che noi proponiamo con l'agenda stessa devono essere vincolanti per il soggetto attuatore. Chiediamo scadenze per progettare, autorizzare, realizzare e mettere in esercizio i nuovi impianti, con fonti di finanziamento individuate prima, infrastrutture energetiche adeguate. E chiediamo di accelerare con le bonifiche, la messa in sicurezza e la riconversione delle aree industriali. Dentro questo percorso, devono esserci tutti i lavoratori: quelli diretti, quelli in amministrazione straordinaria, quelli dell'appalto e quelli dell'indotto, con salvaguardia occupazionale, formazione, ricollocazione, ammortizzatori sociali e sostegno al reddito. La busta paga di un lavoratore dell'indotto mantiene una famiglia esattamente come quella di un dipendente diretto.

L'agenda prevede, inoltre, un programma di diversificazione: cantieristica, economia del mare, logistica, energie rinnovabili, turismo, agroalimentare e artigianato. Taranto deve poter creare questo lavoro anche fuori dai cancelli di quella fabbrica. Verifiche semestrali e relazioni al Parlamento devono consentirci, altresì, di sapere cosa si è fatto e dove ci si è fermati.

Vi chiedo, pertanto, di votare favorevolmente questo articolo aggiuntivo, sperando che non rimanga cosa vana, che soprattutto si inizi a comprendere realmente l'importanza della tematica dell'ex Ilva e che tutte le sue connotazioni ambientali, sanitarie e occupazionali inizino a essere comprese anche da quest'Aula. Chiedo, quindi, anche l'aiuto dei colleghi pugliesi che con me condividono l'esperienza territoriale: chiedo loro di farsi portatori del messaggio che proviene dal nostro territorio, affinché finalmente quest'Aula comprenda fino in fondo la problematica e soprattutto si assuma la responsabilità della soluzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo su questo articolo aggiuntivo, perché cita tutta una serie di interventi che andrebbero realizzati per un cambiamento rispetto al destino di questo insediamento, che pare già predefinito. Mi riferisco alla transizione ecologica; mi riferisco alla riconversione del ciclo produttivo; mi riferisco a un programma di diversificazione produttiva; mi riferisco all'accelerazione degli interventi di bonifica, di messa in sicurezza. Sono tutti aspetti tralasciati dal Ministro Urso, tralasciati dal Governo.

Io mi rendo conto - e credo che ce ne rendiamo conto tutti in questa Assemblea - che la gestione dell'ex Ilva sia uno dei dossier più difficili, ma anche più controversi per il Ministro delle Imprese. Per carità, noi non ci aspettavamo nulla di diverso da questo. Ricordo che il Ministro Urso verrà probabilmente ricordato nella storia per i suoi oltre tre anni di calo continuativo della produzione industriale del nostro Paese, quindi ben difficilmente ci saremmo potuti aspettare un benché minimo passo in avanti su un dossier così complesso. Però stridono, a distanza di anni, gli annunci di rilancio industriale fatti dal Ministro, rispetto ai risultati reali, concreti, ottenuti.

Ne ricordo qualcuno: nel dicembre 2022, Urso disse che l'obiettivo era di arrivare a 6 milioni di tonnellate di acciaio, con l'ambizione di raggiungerne 8, obiettivo ovviamente disatteso. Nel settembre 2024, disse addirittura che la questione ex Ilva fosse stata definitivamente risolta dal Governo Meloni: abbiamo visto in che termini è stata risolta. Svariate dichiarazioni nel 2024, 2025, 2026 su una trattativa di vendita che è in dirittura di arrivo, ma di cui non si conoscono affatto i dettagli. È di tutta evidenza che, di tutte le dichiarazioni che sono state fatte dal Ministro Urso, non se ne è avverata neppure una. Al contrario, la produzione industriale è ulteriormente diminuita.

Quindi, al Ministro e al Governo Meloni va attribuita una grande responsabilità. Io credo che la responsabilità principale sia la mancanza di una strategia industriale per l'ex Ilva, cioè è mancata la capacità di selezionare un investitore che fosse disposto a garantire la produzione, l'occupazione e gli investimenti ambientali. È mancato il coordinamento tra cessione, disponibilità delle risorse finanziarie e la continuità degli impianti. È mancata proprio una visione politica. Il Governo non è riuscito a costruire neppure le premesse per una soluzione che possa essere ambientalmente anche sostenibile, capace di evitare che la crisi arrivasse a questo punto.

Certo, va dato atto al Governo Meloni e al Ministro Urso che la crisi è stata ereditata, non è certo il Ministro che ha originato il problema ex Ilva. La crisi ambientale, industriale e finanziaria si trascina da molti anni. Vi sono enormi responsabilità della precedente gestione industriale. Ricordo che i commissari straordinari hanno citato in giudizio ArcelorMittal davanti al tribunale di Milano, chiedendo addirittura un maxi risarcimento di 7 miliardi di euro e le accuse contro ArcelorMittal sono incredibili: si parla di saccheggio, si parla di killer acquisition, si parla di una governance parallela. Ai 7 miliardi di euro si aggiungono ulteriori richieste per quasi un miliardo per gravi carenze manutentive. Pensate che si sono contati oltre mille guasti registrati negli impianti a causa delle carenze manutentive di questi anni, per non parlare poi della presunta truffa aggravata legata ai dati presumibilmente falsi sulle emissioni di CO2. Evidentemente, la scelta di ArcelorMittal è stata quella più sbagliata che si potesse fare. Ebbene, nel 2017, l'incredibile scelta di assegnare l'Ilva ad ArcelorMittal, anziché alla cordata concorrente AcciaItalia - che ricordo era composta addirittura da Cassa depositi e prestiti -, fu presa dal Ministro dello Sviluppo economico di allora, a cui va l'intera responsabilità politica di questo disastro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.02 Viggiano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.03 Evi. Ha chiesto di parlare Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto siamo un'altra volta qua, in Aula, a discutere di Ilva e mi pare francamente incredibile che si debba procedere con una sciatteria e un'approssimazione simile, tenendo conto che stiamo parlando di uno dei più grandi compendi industriali e manufatturieri del nostro Paese. Però, il Governo Meloni ci ha abituato a questo andamento lento rispetto al rapporto con il sistema produttivo. Abbiamo assistito in questi anni ad alcuni avvenimenti persino grotteschi: Ministri che si scippavano le competenze in materia di Ilva, Fitto che la rubava ad Urso, poi Urso che se la riprendeva e poi Mantovano che interveniva da Palazzo Chigi per mettere ordine. Insomma, avete dato uno spettacolo davvero poco edificante.

Una delle confusioni maggiori che avete creato è questa dei fondi a disposizione per le varie transizioni che avete annunciato e poi, puntualmente, non realizzato in questi anni. Quindi, con questo articolo aggiuntivo, in realtà stiamo provando a fare chiarezza rispetto a questo diluvio di norme e di provvedimenti di natura finanziaria, per far sì che, una volta ricondotto a unità il criterio delle risorse finanziarie a disposizione, si possa poi prevedere, istituendo in aggiunta un fondo presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, un'allocazione di queste risorse e si possa iniziare davvero a programmare una transizione, non solo evidentemente con riferimento al sito industriale, ma anche con riferimento a tutto ciò che quel sito industriale ha lasciato in termini di devastazione socio-ambientale sul territorio tarantino. Ciò, però, con una premessa: che questi soldi intanto devono e dovrebbero essere oggetto di una verifica continua da parte del Governo, semestrale rispetto agli stati di avanzamento.

Poi soprattutto, qualora vi riesca il miracolo - io non sono molto ottimista, per la verità - di trovare un acquirente, o meglio, qualora vi riesca il miracolo di trovare un acquirente che non vi prenda in giro, come ha fatto Mittal in questi 4 anni o, perlomeno, un acquirente da cui non vi facciate prendere in giro, come ha fatto Mittal in questi 4 anni, ecco, in quel caso le risorse che si mettono a disposizione devono essere restituite. Questo sia per un principio di equità generale, perché non si può ammettere che un privato usufruisca di risorse pubbliche per fare attività di impresa, e poi per una questione anche di carattere normativo che continua a sfuggirvi, ho l'impressione, e che prima la Corte di giustizia e poi la Commissione vi ha chiarito, rispetto alle modalità attraverso le quali si può sostenere il tentativo di rilanciare Ilva (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.03 Evi, con il parere contrario del Governo, della Commissione e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.04 Evi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Approfitto di questo momento non solo per sottoscrivere l'emendamento della collega, ma soprattutto per dirvi che c'è una notizia che vorrei darvi: non esistono a Taranto soltanto i lavoratori dell'ex Ilva, ma esisterebbe anche il resto di una città che vorrebbe continuare a produrre, a diversificare e ad avere un'economia slegata da quella del siderurgico.

È vero anche che, quando 60 anni fa è stato costruito lo stabilimento, non ci si è posto il problema di costruire uno stabilimento all'interno della città. Ho anche sentito, negli anni, alcune ricostruzioni molto fantasiose, che volevano la costruzione dei quartieri dopo l'avvento dell'ex Ilva, ma non è così. Però, purtroppo, a Taranto, anche chi non ha mai lavorato nell'ex Ilva si ritrova a dipendere dalle sue sorti. Non dipende, ovviamente, da una scelta automatica da parte di queste persone, ma dai fatti. Ne dipende chi ha un negozio, chi cerca il primo impiego, chi vorrebbe aprire un'attività e si domanda se in questa città ci sarà ancora qualcuno in condizioni di spendere.

Questa dipendenza va affrontata con investimenti e scelte industriali ed è questo il senso dell'emendamento in discussione: un piano per la diversificazione industriale dei territori che, ovviamente, ospitano gli impianti ex Ilva, finanziato con 500 milioni di euro per il 2026 e con altri 500 milioni per il 2027 a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione: un miliardo di euro per favorire nuove attività industriali ambientalmente sostenibili. Prevediamo incentivi e un credito d'imposta sulle spese di insediamento delle nuove imprese, perché creare occupazione alternativa richiede anche rendere possibile e conveniente investire in quei territori.

Al Ministero delle Imprese e del made in Italy chiediamo un tavolo con le istituzioni competenti, i territori, le imprese e i sindacati, incaricato di semplificare e accelerare le autorizzazioni, assicurando tempi certi e parità di trattamento. Chi vuole realizzare un investimento sostenibile deve trovare interlocutori che decidano e procedure che arrivino a conclusione.

Ai colleghi pugliesi mi rivolgo sempre, ma non perché io sia un disco rotto, ma proprio perché chi conosce quella realtà dovrebbe avere, maggiormente rispetto ad altri, la responsabilità di portare il messaggio del territorio in quest'Aula, perché altrimenti il nostro ruolo diventa completamente inutile: loro perché dovranno semplicemente portare il risultato voluto dal Governo a casa e noi perché, come opposizione, continueremo a chiedere garanzie e tutele senza essere ascoltati, come sta accadendo esattamente in questo momento, in cui penso che l'organizzazione della cena valga molto di più del destino di un'intera città. E questa cosa mi rammarica per il ruolo che io rivesto e anche per il rispetto che io devo nei confronti del mio territorio, che qui, umilmente, cerco di rappresentare in tutte le sue sfaccettature.

E quindi mi rivolgo nuovamente ai colleghi pugliesi, di qualunque schieramento: chiedo di considerare il significato concreto di questa proposta. Ogni nuova possibilità di lavoro rende una famiglia meno esposta alla prossima crisi della fabbrica; ogni nuova impresa amplia la libertà di una città che, da troppo tempo, si sente dire che non può permettersi di scegliere. Votate questo emendamento: votarlo significa iniziare a costruire quelle possibilità. Taranto ne ha bisogno adesso, esattamente come noi abbiamo bisogno del vostro voto favorevole per portare a casa, con questo emendamento, un piano reale per la città di Taranto e per i suoi cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.04 Evi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.05 Stefanazzi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Dunque, questa è un'altra questione particolarmente vecchia, che da 4 anni proviamo a introdurre nel dibattito surreale intorno all'Ilva, surreale per quello che ho detto prima, cioè per la vostra incapacità di gestire questa questione fondamentale per il Paese.

Dicevo che cerchiamo di introdurre un tema da 4 anni, cioè già da quando vi consigliavano di lasciare perdere Mittal, perché Mittal vi stava appunto prendendo in giro. Adesso, dal momento che mi pare che si brancoli nel buio rispetto alla possibilità di individuare un acquirente per la fabbrica, abbiamo più volte suggerito che il Governo potesse entrare direttamente nella gestione del più importante polo siderurgico, acquisendo temporaneamente l'azienda. Ricordo benissimo che il Ministro Urso, un po' di anni fa - credo 3 anni fa -, venne a dirci in Aula che non era possibile, dicendo evidentemente una castroneria. Il diritto comunitario, infatti, consente chiaramente che si possa fare questa acquisizione, vincolandola ad un termine entro il quale il compendio imprenditoriale industriale debba essere rimesso sul mercato. Dal momento che mi pare, ripeto, che non abbiamo prospettive di nessun tipo rispetto a cordate o a imprenditori che possano decidere di investire, di risolvere al vostro posto il problema dell'Ilva, con questo emendamento reiteriamo l'ipotesi, la proposta che sia lo Stato a intervenire direttamente a tutela di un settore strategico per il nostro Paese.

Quello che è stato fatto finora in termini di denaro pubblico, che è stato utilizzato per consentire all'Ilva di andare avanti con gli scarsissimi risultati che abbiamo visto, avrebbe già potuto giustificare un intervento pubblico e avrebbe già potuto consentire che quelle risorse fossero utilizzate in maniera molto più efficace per avviare, per tempo, una transizione industriale nel senso di decarbonizzare la fabbrica. Ciò avrebbe consentito oggi di essere nel pieno di una transizione industriale che altri Paesi, altri stabilimenti e altri operatori industriali, compreso Mittal in Belgio, stanno facendo e hanno fatto, anche per recuperare, in termini di concorrenza, uno spazio produttivo in Europa e a livello mondiale. Infatti, l'inerzia con la quale avete trattato l'Ilva, oltre a condannare il territorio di Taranto e gli altri territori legati all'Ilva al dramma che stanno vivendo, sta determinando anche un ritardo enorme, gigantesco, che mi auguro sia recuperabile, rispetto alla transizione di questo stabilimento verso una tecnologia che, ripeto, soprattutto in Europa, altri Paesi e altre aziende hanno messo in campo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. L'onorevole Laus sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.05 Stefanazzi, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.06 Pandolfo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo articolo aggiuntivo chiede l'ingresso dello Stato nel capitale, dunque nella gestione, in modo temporaneo, per l'ex Ilva.

Ieri mattina ero di nuovo a Cornigliano, con la collega Ghio, davanti ai cancelli dello stabilimento di Genova. C'erano lavoratori che giovedì scorso avevano ricevuto rassicurazioni precise e che poi, neanche due giorni dopo, si sono visti recapitare una lettera dei commissari che portava la cassa integrazione, di nuovo, a 870 lavoratori su 917. Beh, comincio da qui, Presidente, perché questo articolo aggiuntivo nasce da qui, nasce dalla distanza tra le parole del Governo e la vita reale di chi lavora nella siderurgia italiana.

Il decreto che stiamo convertendo introduce una disciplina speciale sulle garanzie finanziarie per gli impianti di gestione dei rifiuti dell'impresa in amministrazione straordinaria, una norma che va incontro al fatto che, a Taranto, ci sono difficoltà a trovare le garanzie per la gestione dei rifiuti e, a cascata, ovviamente, la produzione. Ma diciamo che è l'ennesima toppa in emergenza: le garanzie non si trovano perché manca un gestore stabile e solido, che sia capace di sostenere gli investimenti per la manutenzione, per la messa in sicurezza e per la riconversione degli impianti.

Quindi, il problema non è la garanzia: il problema è che, dopo anni, il Paese non sa ancora chi guiderà la sua principale acciaieria e questo ha fatto sì che, a cascata, ci fossero tutti gli eventi, anche contraddittori, che si sono manifestati in questi giorni. Il percorso, quindi, è stato tortuoso, è noto, però è giusto riproporlo qui, appunto. Ogni volta che ci viene detto che la soluzione è vicina, il Ministro Urso ha sbandierato per troppo tempo l'opzione dei forni elettrici e ancora, in quella sede, io gli chiesi più di un anno fa - a Genova, appunto - qual era la previsione rispetto all'ingresso dello Stato, ma mai abbiamo avuto una risposta.

Beh, ecco, oggi questo articolo aggiuntivo chiede, di fatto - come ha già fatto anche il Partito Democratico in ogni sede, lo ha fatto la nostra segretaria Elly Schlein -, una nazionalizzazione temporanea. Ma non lo fa per ideologia, lo fa perché, se il mercato non offre delle soluzioni adeguate, lo Stato ha il dovere di intervenire. Una presenza pubblica nel capitale dell'ex Ilva è stata più volte evocata. Ecco, il nostro articolo aggiuntivo impegna il Governo, qualora entro il 31 dicembre del 2026 la procedura non si concludesse con un'aggiudicazione e non garantisse, ovviamente, anche un piano industriale con una continuità produttiva di tutti gli stabilimenti, un'occupazione e il processo di decarbonizzazione, e chiede l'ingresso dello Stato attraverso una società a maggioranza pubblica, anche tramite Invitalia, con una partecipazione pubblica limitata in un tempo di cinque anni e con un piano industriale e di decarbonizzazione che deve essere sottoposto, ovviamente, all'attenzione del Parlamento.

Chiediamo un ponte verso il futuro, il futuro che ci chiedono ogni giorno quei lavoratori perché, senza la sua siderurgia - in particolare di Genova, di Taranto, di Novi Ligure, di Racconigi -, l'intera manifattura nazionale diventa sempre più fragile, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Io prima ce l'ho fatta sul primo articolo aggiuntivo, sul secondo no. Intanto la presenza pubblica di minoranza, in Ilva, c'è già, tramite Invitalia: quindi, quando si chiede “entriamo, magari in minoranza”, c'è già.

Secondo: io non sono così sicuro che il problema sia stato che il mercato non ha offerto soluzioni. Il problema è stato che il mercato le aveva pure offerte le soluzioni. Quella gara del 2017 - che si citava prima e su cui ci sarebbe un sacco da dire - poi non è risultata in una risoluzione del problema, nonostante i miliardi di investimenti che il privato aveva messo sul tavolo, perché gli abbiamo cambiato le condizioni a partita in corso. E, nel mondo globalizzato, quando uno viene, ti promette 4 miliardi (Commenti)… Non ti preoccupare… Ti promette 4 miliardi di investimenti sulla base di un'impostazione e tu gliela cambi sottomano, nel mondo globalizzato questo saluta, ringrazia e se ne va.

Secondo: non è stata la politica a chiudere l'area a caldo, è stata una sentenza della magistratura e non è che, se la gestione dell'Ilva è pubblica, può non rispettare le sentenze della magistratura.

L'unica cosa che mi vien da dire, sentendo questi articoli aggiuntivi, è che voi dite: vabbè, qualunque sia il punto, se c'è il pubblico, ci mette i soldi pubblici cioè non ti verrà più a rompere le scatole come fa un privato e a dire: io ci devo guadagnare. Ci mette i soldi delle nostre tasse.

Per fare tutto quello che scrivete nell'articolo aggiuntivo, però, ci vogliono decine di miliardi di euro. Allora la domanda è semplice: voi state dicendo che dobbiamo prelevare, nei prossimi anni, decine di miliardi di euro dalle tasche di cittadini e imprese per l'Ilva oppure state dicendo che quei soldi li prendiamo dal cielo? Perché altrimenti evocare sempre la mano pubblica in questo Paese come soluzione dei problemi non riesco a capire che cosa voglia dire, dimenticando che qualche decennio fa questa parte politica era quella che faceva le privatizzazioni e le liberalizzazioni: se poi sono andate male non è necessariamente colpa del fatto che il privato è sempre cattivo e il pubblico è sempre buono.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

LUIGI MARATTIN (MISTO). È colpa del fatto che le privatizzazioni non sono state accompagnate da vere liberalizzazioni, ma questa è un'altra storia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Stefanazzi. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Sì, per suo tramite, Presidente, dato che l'onorevole Marattin si diverte, diciamo, a stuzzicare risposte. Ora, io non c'ero in Parlamento, quando ci fu quella lunga procedura che portò Mittal a prendersi Ilva, non ero nemmeno nella maggioranza che allora decise. Però ricordo perfettamente, perché lavoravo in Puglia, che c'era un'altra proposta, onorevole Marattin, che prevedeva un investimento per la decarbonizzazione, proprio nell'ottica di riportare, sotto il profilo concorrenziale, quell'industria in un ambito competitivo.

Si scelse un'altra soluzione e quella soluzione da subito sembrò una soluzione non utile ai destini di Ilva, perché da subito si capì che Mittal aveva un solo obiettivo: rimettere la quota acciaio di Ilva all'interno della divisione che c'era a livello europeo…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). …perché era interessante chiudere il più grande competitor del gruppo Mittal in Europa e riprendersi quella quota.

Quindi, io posso essere d'accordo su tante cose, però che si arrivi in quest'Aula a negare l'unica verità che si è compresa in questi anni e cioè che abbiamo, che avete dato Ilva ad un soggetto che aveva da sempre l'unico obiettivo di chiuderla, questo mi pare che sia innegabile e non deve essere nemmeno messo in discussione.

Poi io non sono convinto che servano miliardi per fare il revamping: all'epoca, e parliamo di un'epoca neanche tanto datata…

PRESIDENTE. Onorevole, dobbiamo chiudere.

CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Qui chiudo, Presidente: Jindal aveva un piano che sarebbe arrivato ad avere i forni elettrici nel giro di cinque anni, investendo soltanto 3,5 miliardi di euro. In questi anni, collega Marattin, credo siano stati buttati talmente tanti soldi che, se noi avessimo iniziato in quel momento storico, oggi parleremmo di altro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Faraone. Ne ha facoltà.

DAVIDE FARAONE (IV-CR). Sì, Presidente, grazie. Io sinceramente condivido l'introduzione fatta dall'onorevole Marattin, nel senso di dire che quella di ArcelorMittal era un'occasione e non è vero che quella chance è stata persa, perché c'era una responsabilità del Governo di allora nell'avere individuato quell'interlocutore. Il problema è che il Governo successivo cambiò le condizioni, ad esempio sul tema dello scudo penale e quella era una questione dirimente per poter andare avanti oppure no.

Dall'altro lato, però, non condivido le conclusioni a cui arriva l'onorevole Marattin rispetto a questo emendamento, nel senso che io vorrei capire quali sono le alternative di fronte a quattro anni di fallimento del Governo Meloni, visto che Urso ci ha sempre detto che c'era una gara, c'era acquirente, che abbiamo chiuso, stiamo facendo e siamo arrivati, di fatto, che l'unica cosa che chiude è l'acciaieria e la sovranità nazionale sul settore per noi strategico, che è l'acciaio. Per cui se il tema è che io, per mantenere quella sovranità e per mantenere quella produzione, ho bisogno temporaneamente di un intervento dello Stato, pur essendo io un liberale, non mi impressiono nel mettere in campo un'iniziativa di questo tipo.

Il tema è il tempo, ha tempo e per fare cosa, per cui credo che dobbiamo avere una ricostruzione storica della vicenda dell'Ilva che sia veritiera e che non aver dato ad ArcelorMittal una opportunità sia stato un errore storico. Dall'altro lato, però, visto che il Governo Meloni ci ha portato a questo punto, provare una iniziativa diversa rispetto a quella che finora ci ha portato a girare a vuoto potrebbe essere un'opportunità. Io continuo a sperare in un intervento del privato, ma questa potrebbe essere una strada (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Io vorrei ricordare che la procura della Repubblica è intervenuta sulla base di indagini epidemiologiche: lo ricordo, per suo tramite, all'onorevole Marattin, perché a volte il cinismo di una sorta di turbo-liberismo, in questo Paese, dimentica che in quella città migliaia e migliaia di cittadini hanno lasciato la vita (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ecco, questo turbo-liberismo, misto anche a una sorta di opportunismo politico, visto che siamo in previsione di elezioni e di sistemazione di seggi elettorali da una parte all'altra, dovrebbe ricordare che, quando parliamo della salute delle persone, dovremmo essere molto cauti.

Vorrei anche ricordare che è vero, ArcelorMittal è stata una scelta sbagliatissima, ma non l'ha fatta - facciamo nomi e cognomi - il Governo Conte, perché il tema viene prima. Pensare che in uno Stato di diritto si possa governare garantendo l'immunità penale a chi inquina, provocando malattia e morte, significa che non siamo in uno Stato di diritto - o almeno qualcuno lo pensava -, ma siamo nella barbarie dello Stato di diritto, perché quando si garantisce l'immunità penale vuol dire che hai finito di garantire i diritti ai cittadini, quei diritti costituzionalmente dati come il diritto alla salute.

Vorrei altresì ricordare, per poi annunciare il mio voto di astensione a questo provvedimento, che se lo Stato deve intervenire, deve farlo con una strategia industriale precisa, anche per liberarsi - quello che diceva prima la collega Viggiano - da quella dipendenza dalla monocultura economica del siderurgico. Allora, se lo Stato deve intervenire, deve farlo con una strategia precisa, anche perché, signor Presidente, ricordo che, tra il 2005 e il 2007, secondo i registri INES, a Taranto, veniva scaricato il 93 per cento della diossina prodotta in tutta Italia. Non so se vi è chiaro questo dato: il 93 per cento di tutta la diossina prodotta in Italia veniva scaricata a Taranto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo qualcuno se lo dimentica, si dimentica il futuro di una popolazione che ha pagato un prezzo alto.

Qualcuno dovrebbe cominciare a prendersi le responsabilità che sino ad oggi non si è preso, continuando a dispensare lezioni su come si dovrebbe fare e ha anche fatto il Ministro dello Sviluppo economico (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Io non so quanto il collega Bonelli conoscesse del Governo Renzi e del Ministro Calenda, non so quanto conoscesse dell'accordo che è stato fatto a seguito della sentenza, che poi ha assolto, tra l'altro, i Riva, ma nessuno ha mai messo in discussione lo Stato di diritto e nessuno ha mai proposto l'immunità penale. Abbiamo applicato un principio in quel provvedimento e, quando è stato rimangiato, è crollato tutto l'accordo che sosteneva Ilva e il suo rilancio. Perché sia comprensibile a tutti - compreso chi mi ha posto questa domanda o chi l'ha posta all'Aula - è il principio per cui, se compri un appartamento e nell'armadio c'è dentro un morto, non è detto che tu sia l'assassino. Non è la fine dello Stato di diritto, ma è rispondere delle responsabilità che realmente si hanno: concetto difficile da spiegare (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Italia Viva-Casa Riformista e del deputato Marattin).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.06 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.07 Ghio.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo su questo articolo aggiuntivo che abbiamo presentato per sostenere garanzie di approvvigionamenti continuativi di coils e di bramme agli stabilimenti di Genova, di Novi Ligure, di Racconigi e di Taranto, partendo dalla considerazione che questo decreto affronta una questione specifica: quella delle garanzie finanziarie per la continuità degli impianti. Ma non c'è vera continuità produttiva, se non ci sono le materie prime necessarie a far funzionare gli impianti e non ci sono garanzie per i lavoratori se non ci sono certezze della produzione.

Ancora una volta, siamo di fronte all'ennesimo intervento che rincorre l'emergenza senza affrontare il problema strutturale… scusi, Presidente, sento un tale brusio che non riesco a sentirmi...

PRESIDENTE. Questo non va bene. Colleghi, per favore, la collega Ghio giustamente reclama rispetto per il silenzio in Aula. Prego.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Dicevo che, ancora una volta, siamo di fronte ad un intervento che va avanti a gestire emergenza su emergenza, senza affrontare la questione in modo strutturale: quale futuro vogliamo dare alla siderurgia italiana, quali investimenti strutturali e quale piano per la transizione ambientale per assicurare la salute pubblica, quale futuro vogliamo garantire alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che vivono nell'incertezza.

Lo diceva prima il collega Pandolfo: ieri eravamo di nuovo davanti ai cancelli dell'Ilva di Cornigliano, a Genova, perché i lavoratori sono stati presi in giro un'altra volta. Mercoledì scorso, quindi pochi giorni fa, i commissari straordinari rassicuravano sul fatto che gli stabilimenti di Taranto e Genova non avrebbero chiuso e che l'attività sarebbe andata avanti. Pochi giorni dopo, è arrivata la comunicazione di un aumento dei lavoratori interessati dalla cassa integrazione, da 4.459 a 8.622, suddivisi nei vari stabilimenti: sono numeri che parlano da soli, che raccontano la distanza tra le rassicurazioni e la realtà quotidiana, vissuta ogni giorno.

Quindi, non bastano rassicurazioni sulla continuità degli stabilimenti, se questa continuità non è stabilita da decisioni operative, perché le mobilitazioni meritano ascolto, rispetto e decisioni conseguenti. Quindi, il Governo dovrebbe assumersi fino in fondo la propria responsabilità e non può lasciare che ogni volta siano i lavoratori a ricordare che, dietro questa vertenza, ci sono famiglie, persone e comunità. Questi impianti non possono restare ostaggio dell'incertezza dell'approvvigionamento. Sono quattro anni che si va avanti con annunci su questo tema e sappiamo bene - l'abbiamo sentito anche nella discussione sull'articolo aggiuntivo precedente - che la crisi dell'Ilva arriva da lontano, ma questo Governo aveva quattro anni per dare risposte un po' meno sotto forma di annuncio, come ci ha abituato il Ministro Urso. Sono stati davvero quattro anni di annunci, poi smentiti, poco dopo, dalla realtà dei fatti. Non è stata definita una strategia, non sono state definite soluzioni alternative: abbiamo assistito ad una successione di annunci, appunto, a previsioni che sono state sistematicamente smentite. Ex Ilva però è un asset strategico nazionale - questo lo diciamo, lo diciamo sempre tutti -, la siderurgia è una componente essenziale della nostra manifattura, della nostra autonomia produttiva, della capacità del Paese di stare nel consesso internazionale. Cosa intendete fare? Rinunciare a produrre acciaio, nella speranza che arrivi un Godot prima o poi?

Vi abbiamo chiesto di pensare ad un intervento pubblico temporaneo. In altre parole, lo Stato interviene per garantire continuità, per realizzare gli investimenti, per creare le condizioni con un progetto chiaro per un futuro ambientale sostenibile: un piano che tuteli l'occupazione, favorisca il progressivo riassorbimento dei lavoratori e metta al centro la salute e la sicurezza degli impianti. In attesa di questo, vi abbiamo chiesto di impedire che l'assenza di una strategia industriale provochi la perdita irreversibile di capacità produttiva che potrebbe essere salvaguardata. Vi abbiamo chiesto risorse che, per il bilancio dello Stato, sono davvero accettabili per assicurare la continuità produttiva. Il Governo ha dato parere contrario e, se l'Aula, se la maggioranza respingerà questo articolo aggiuntivo, dovrà venire sui territori…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). …a spiegare ai lavoratori perché non ritiene necessario - concludo, Presidente - assumere un impegno. I lavoratori non chiedono più rassicurazioni: chiedono lavoro, certezze e rispetto. E il Governo ha il dovere di dare risposte, perché su questa vicenda il tempo delle promesse è finito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Chiedo di accantonare questo articolo aggiuntivo, perché - vorrei segnalarlo al relatore e al rappresentante del Governo - mercoledì scorso, non un anno fa, i commissari, in una lettera inviata a più soggetti, confermano - cito - che gli stabilimenti di Taranto e Genova non chiudono e che prosegue l'attività produttiva. Questo emendamento dà le risorse per fare esattamente quello che i commissari hanno detto mercoledì scorso. C'è la possibilità di proseguire l'attività produttiva negli stabilimenti di laminazione a freddo per Genova, Novi, Racconigi e per l'area a freddo di Taranto. Occorrono risorse, perché bisogna approvvigionarsi di bramme e di coils.

Allora c'è modo e modo di interloquire. È evidente che siamo in fase di conversione, però un “no” secco a questo emendamento significa dire l'esatto contrario di quello che stanno dicendo i commissari e certificare che, in realtà, Ilva non riaprirà più questa primavera. Credo che, da questo punto di vista, esista una questione sull'area a caldo - che evidentemente ha temi di compatibilità ambientale che sono stati ricordati dai colleghi -, ma c'è la possibilità di proseguire per le attività a freddo. Questo articolo aggiuntivo dava le risorse per risolvere questa situazione.

PRESIDENTE. Il relatore Iaia è contrario alla richiesta di accantonamento.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.07 Ghio, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.09 L'Abbate. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.

ANTONIO FERRARA (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, con l'articolo aggiuntivo 1.09, il MoVimento 5 Stelle propone 1,2 miliardi di euro per avviare la decarbonizzazione dell'ex Ilva, puntando sull'idrogeno verde e sui forni elettrici. È una proposta concreta, perché Taranto non può più aspettare e, soprattutto, non può più essere costretta a scegliere tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute.

Da anni assistiamo allo stesso spettacolo - promesse, annunci e decreti d'urgenza -, ma una vera riconversione industriale non si vede e non arriva. Dopo quattro anni, il Governo Meloni non può più dare la colpa a qualcun altro. Adesso la responsabilità è vostra. E ricordiamoci un fatto: c'era già un miliardo di euro per il preridotto, il DRI, inizialmente previsto nel PNRR. Il Governo ha deciso di trasferire quelle risorse sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, ma spostare i soldi da un capitolo all'altro non significa realizzare un impianto: non basta spostare risorse, bisogna trasformarle in industria.

Allora chiediamo al Ministro Urso: dove sono gli impianti? Dove sono i progetti? E dove sono gli investimenti? E, soprattutto, dov'è quel famoso piano industriale? Infatti, a forza di annunciare l'acciaio verde, il rischio è che rimangano verdi soltanto le slide del Ministero. Quindi, colleghi, l'idrogeno verde non è propaganda. È una scelta strategica, significa energie rinnovabili, riduzione diretta del minerale, forni elettrici, infrastrutture e nuova occupazione; significa produrre acciaio senza continuare ad avvelenare il territorio.

E guardate il paradosso: Snam lavora ai grandi corridoi per portare l'idrogeno dall'Africa alla Germania, ma passando attraverso l'Italia. L'idrogeno passerà dal nostro Paese, ma il valore industriale rischia di fermarsi altrove. E noi? Noi continuiamo a rincorrere il gas, a gestire emergenze, a rinviare investimenti, mentre gli altri pianificano il futuro.

Questo Governo amministra il rinvio e intanto arriva anche la magistratura a ricordare che la salute non può essere sacrificata. Nel 2024, la Corte di giustizia europea ha chiarito che, davanti a gravi rischi per la salute e per l'ambiente, l'attività industriale può dover essere sospesa; la Corte d'Appello di Milano ha disposto lo stop dell'area a caldo entro ottobre e oggi la Cassazione ha esaminato il ricorso, riservandosi la decisione. Ma è possibile che si debba intervenire sempre attraverso un giudice, perché la politica non decide nulla?

E mentre il Governo perde e prende tempo, chi paga? Pagano i lavoratori, le famiglie, le imprese dell'indotto. E i commissari hanno chiesto di estendere la cassa integrazione fino a un massimo di 8.622 lavoratori, 8.622 persone che rischiano di pagare il prezzo dell'ennesimo fallimento industriale. E il Ministro Urso che cosa propone? Propone un altro decreto, un altro tavolo, un altro annuncio, un decreto per arrivare a domani, una conferenza stampa per arrivare a dopodomani e un piano industriale che non arriva mai!

Presidente, colleghi, noi non vogliamo assistere all'agonia dell'ex Ilva, ma vogliamo costruire il futuro con risorse vere, con tecnologie pulite, con garanzie ambientali e con lavoro e dignità, perché questo è il senso dell'articolo aggiuntivo. Alla maggioranza diciamo una cosa semplice: avete parlato abbastanza, ora dovete scegliere ossia continuare a finanziare le emergenze oppure iniziare a finanziare il futuro, perché Taranto non ha bisogno di altre promesse. Taranto ha bisogno di una svolta e quella svolta comincia con un voto favorevole per questo articolo aggiuntivo. Quindi, basta rinvii, basta annunci. Taranto ha diritto a un futuro e quel futuro va costruito adesso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.09 L'Abbate, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.010 Viggiano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Quando si discute di risorse per l'ex Ilva, Taranto deve sempre chiedere se una parte arriverà anche al territorio che quella produzione ha compromesso, come se bonificare fosse una voce da valutare dopo aver sistemato tutto il resto.

Con l'articolo aggiuntivo in discussione chiediamo di finanziare gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell'area SIN di Taranto, attraverso l'istituzione, presso il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, di un fondo da 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, un miliardo e mezzo complessivo. La copertura è individuata nel Fondo per interventi strutturali di politica economica e oggi, in Commissione bilancio, ci è stato detto che, mentre ci sarebbe la possibilità di una copertura per il 2026, per il 2027 e il 2028 non vi sarebbe questa copertura, anche con implicazioni rispetto alle scelte che il Governo e questo Parlamento sono chiamati a fare per il mio territorio, al contrario di quello che è stato detto prima.

Mi dispiace che non sia in Aula l'onorevole Marattin, ma per suo tramite, signor Presidente, chiedo di avere rispetto quando si tratta la tematica di Taranto e quando si pensa di poter fare dell'inutile cinismo rispetto a una problematica e a una città che non chiede né assistenzialismo né assolutamente alcun tipo di scorciatoia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Chiediamo semplicemente di ottenere quanto sino ad oggi abbiamo dato allo Stato; chiediamo lo stesso rispetto e la stessa determinazione che abbiamo dimostrato, portando avanti la carretta dello Stato italiano e della sua economia. Oggi è il momento che quella carretta venga trainata non per sotterrarci un'altra volta, ma per portare quelle risorse che alla mia città e al mio territorio servono.

Io non so come si faccia a non farsi gelare il sangue nelle vene di fronte a colleghi che sono del mio stesso territorio e che continuano a votare passivamente emendamenti in maniera contraria, sebbene sappiano perfettamente quanto bene potrebbero fare al territorio. Di questo tipo di politica non mi riuscirò mai a capacitare.Pertanto, chiedo che si possa intervenire, partendo anche dalle bonifiche, mentre si cerca di risolvere la partita fondamentale dell'ex Ilva e vi chiedo il voto favorevole per destinare un miliardo e mezzo di risorse per le bonifiche delle aree di Taranto che chiedono quel rispetto che sino ad oggi non siamo riusciti ad ottenere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.010 Viggiano, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.011 Lacarra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.011 Lacarra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.012 Bonelli. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.012 Bonelli, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.013 Viggiano. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Chi vive a Taranto ha il diritto di capire che cosa accade nell'ambiente in cui vive e chi vive lì e deve programmare una bonifica deve poter lavorare su informazioni aggiornate, integrate e utilizzabili. Si tratta di esigenze elementari, eppure la frammentazione dei dati continua a rendere difficili da soddisfare queste esigenze di chiarezza e di trasparenza.

Per questo, abbiamo presentato con i colleghi del Partito Democratico l'articolo aggiuntivo in discussione, con il quale proponiamo la formazione di un centro unico per le bonifiche, finanziato con una quota fino al 3 per cento delle somme residue previste per altri interventi, di cui alla legge n. 180 del 2025. Il centro deve raccogliere, integrare ed elaborare i dati ambientali delle amministrazioni e degli enti competenti, anche in tempo reale o prossimo al tempo reale, per sostenere il monitoraggio e la programmazione delle bonifiche. Su questo abbiamo voluto insistere, perché il tempo nel quale un'informazione diventa disponibile incide drammaticamente sulla sua utilità. Per decidere come intervenire, dobbiamo poter mettere insieme ciò che sanno ARPA, ISPRA, ASL, Ministero ed enti territoriali. Dati separati, letti in momenti diversi, rendono enormemente più difficile avere un quadro comune e verificare gli effetti sui lavoratori e ovviamente sui lavori da eseguire rispetto alle bonifiche. Il centro non sostituisce, ovviamente, gli enti di controllo e non realizza da solo le bonifiche: deve mettere le conoscenze disponibili nelle condizioni di orientare meglio gli interventi, rendendo più solido il controllo pubblico sul percorso di risanamento.

Abbiamo firmato questa proposta di articolo aggiuntivo, pensando alla distanza che troppo spesso c'è tra le informazioni possedute dalle istituzioni e le risposte che arrivano alla città. Colmare quella distanza è parte del nostro dovere. Vi chiedo, pertanto, di sostenere questo articolo aggiuntivo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.013 Viggiano, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 3131​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Invito la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Bergamotto, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Sugli ordini del giorno n. 9/3131/1 Pandolfo, n. 9/3131/2 Ghio, n. 9/3131/3 Curti, n. 9/3131/4 Lacarra, n. 9/3131/5 Simiani e n. 9/3131/6 Stefanazzi il parere del Governo è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3131/7 Gribaudo il parere è favorevole con la riformulazione dell'impegno nel senso di impegnare il Governo “a valutare l'opportunità di intraprendere ogni opportuna iniziativa atta:”; poi si esclude il punto 1, va bene il punto 2 e si escludono i punti 3, 4, 5 e 6.

Sugli ordini del giorno n. 9/3131/8 Ferrari, n. 9/3131/9 Viggiano, n. 9/3131/10 L'Abbate, n. 9/3131/11 Donno, n. 9/3131/12 Ilaria Fontana, n. 9/3131/13 Morfino, n. 9/3131/14 Santillo, n. 9/3131/15 Soumahoro il parere del Governo è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/3131/16 Cavo il parere del Governo è favorevole.

Sugli ordini del giorno n. 9/3131/17 Bonelli, n. 9/3131/18 Zaratti, n. 9/3131/19 Ghirra e n. 9/3131/20 Pastorino il parere del Governo è contrario.

PRESIDENTE. Benissimo, la ringrazio.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/1 Pandolfo, su cui il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.

ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo perché, anche in ragione dell'intervento che ha fatto il collega Marattin prima, quest'ordine del giorno riprende di fatto quanto proponeva il nostro emendamento sul tema della nazionalizzazione.

L'onorevole Marattin ci ha detto quanto già il Governo ci aveva detto rispetto al tema della nazionalizzazione: che costa troppo. Ma mi domando: costa meno di anni di prestiti ponte? Costa meno della cassa integrazione? Costa meno di impianti fermi che perdono valore ogni giorno? Costa meno del sacrificio dei lavoratori che chiedono di fatto esclusivamente una cosa molto semplice ossia lavorare? Lavorare in sicurezza, con una prospettiva e con la garanzia che ci sia un approvvigionamento, nelle fasi in cui, anche separatamente, nel senso di una strategia diversa per gli impianti che sono diffusi sul territorio, per poter continuare a lavorare.

Ecco, credo che la prospettiva di una nazionalizzazione temporanea, così come proponeva l'articolo aggiuntivo e come ora ripropone l'ordine del giorno, sia una prospettiva per dare solidità ai lavoratori e ovviamente una stabilità all'ex Ilva. Io credo che quest'ordine del giorno sia di buon senso rispetto a una cosa che chiediamo da molto tempo, consumando le ipotesi che il Governo ci ha posto, non solo consumando le ipotesi, ma consumando anche risorse pubbliche. Ecco allora che, quanto ci evidenziava rispetto al costo l'onorevole Marattin, riprendendo le tesi che il Governo ha esposto in tante occasioni, credo che si infrangano esattamente contro la rappresentazione della realtà di oggi, in cui le risorse invece vengono depauperate senza avere una strategia di fondo.

Ecco perché pensiamo che la richiesta della nazionalizzazione, soprattutto in una fase temporanea di ricerca degli interlocutori, possa essere un'opzione da prendere in considerazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/1 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/2 Ghio, su cui il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.

VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Allora, con quest'ordine del giorno che cosa chiedevamo? Chiedevamo di impegnare il Governo ad adottare ulteriori iniziative, anche normative, per quanto di competenza, nel rispetto della disciplina dell'Unione europea, volte ad assicurare l'approvvigionamento continuativo dei semilavorati, bramme e coil, agli impianti di laminazione a freddo e zincatura di ex Ilva di Genova, Novi Ligure, Racconigi e Taranto per salvaguardare la continuità produttiva e occupazionale. Francamente non comprendo il parere contrario per diverse ragioni: in primo luogo, perché questa richiesta, e parliamo di un ordine del giorno, avete già respinto l'emendamento, ma un ordine del giorno è un'indicazione di volontà, un “valuteremo”, “cercheremo di fare”, quindi, non lo capisco nel merito, perché così dite “no” ai lavoratori, e poi non lo capisco perché lo stesso principio è stato richiesto nell'ordine del giorno n. 9/3131/16 che condividiamo, naturalmente.

Allora, quello che si poteva chiedere, e invito ancora a rileggere bene l'impegno dell'ordine del giorno, era di valutare, magari, una riformulazione delle premesse, se c'è qualcosa che ritenete non conforme alla realtà o con quanto accaduto, proporre - ovviamente è nella vostra facoltà - una riformulazione delle premesse, ma, in questo modo, vi è la bocciatura secca di questo impegno, che non chiede altro, non dà giudizi, non fa affermazioni sul passato, non giudica il presente, non giudica il pasticcio della lettera dei commissari e il cambio di risposte e le promesse non mantenute anche delle ultimissime ore, ma chiede semplicemente - semplicemente no - chiede la disponibilità a impegnarsi per assicurare le forniture che fanno sì che quei numeri incredibili che ho detto prima, ovvero che è stata annunciata la cassa integrazione per 8.622 dipendenti rispetto agli attuali 4.450, possano avere un po' di respiro, fino a che si capirà che cosa succede del futuro di questi impianti.

Ed è soprattutto davvero non spiegabile come due richieste uguali di due ordini del giorno abbiano ricevuto un parere diverso. Pertanto, chiedo di ripensare, perché è difficile spiegare anche ai lavoratori il fatto che ci sia un parere diverso su una richiesta che è condivisibile, è assolutamente condivisibile, e che credo dovrebbe trovare la massima unità di quest'Aula, perché penso che nessuno dei presenti nell'Aula voglia non assicurare la continuità produttiva con la fornitura di materiali. E quindi chiedo davvero che ci sia un accantonamento per valutare un parere differente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Signor Presidente, per ragioni di merito e di metodo, ribadisco la richiesta di accantonamento. Mi rivolgo, per il suo tramite, al Governo: non è accettabile, ripeto, per ragioni di metodo e di merito, che due ordini del giorno che hanno sostanzialmente lo stesso impegno, quasi letterale, abbiano due giudizi così diametralmente opposti, e quindi non posso pensare che uno viene giudicato negativamente perché presentato da un deputato del Partito Democratico e, invece, siccome l'altro è presentato da un deputato della maggioranza, ha un giudizio favorevole.

Credo e spero che sia una svista, e quindi chiediamo l'accantonamento, perché il Governo possa riformulare nei termini e nei modi che ha descritto poc'anzi la collega Valentina Ghio.

PRESIDENTE. Governo, prego…

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Presidente, accantoniamo quest'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Bene, accantoniamo l'ordine del giorno numero n. 9/3131/2 Ghio e procediamo con l'ordine del giorno n. 9/3131/3 Curti. L'onorevole Amato lo sottoscrive e chiede di parlare. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, Presidente. Volevo intervenire su quest'ordine del giorno, che chiede liquidità e crediti per le imprese dell'indotto. Presidente, quando parliamo di imprese dell'indotto, parliamo di imprese che danno lavoro, che danno una mano alle famiglie e che permettono degli stipendi. Se noi fermiamo la linea produttiva, finiamo così come stiamo finendo in questi giorni, con gli agricoltori che non possono mangiare, con gli scioperi dei TIR e con i ragazzi in strada che chiedono giustizia e chiedono di poter studiare serenamente.

Del resto, questa maggioranza si gira e si volta sempre dall'altro lato, lo ha fatto anche in questo caso. Lo ha fatto fermandosi su quattro delinquenti che hanno sfasciato negozi, e dobbiamo sempre vedere chi li ha mandati, io penso che ci sia sempre un dubbio. Infatti, in uno dei famosi decreti Sicurezza di questa maggioranza fu detto che all'interno delle carceri andavano infiltrati agenti provocatori. Io non vorrei che, anche durante le proteste, avessero ripreso la stessa cosa per poter fare l'ennesimo decreto Sicurezza, che l'unica cosa che ha bloccato sono i rave (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/3 Curti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/4 Lacarra. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, quest'ordine del giorno nasce da una preoccupazione precisa, che non dovrebbe dividere quest'Aula. Parliamo di fatti: chi gestisce impianti di rifiuti deve presentare una garanzia finanziaria, cioè una fideiussione o una polizza che serve a coprire i costi ambientali se il gestore non è in grado di pagarli. L'ex Ilva non riusciva più a ottenerla. Senza garanzie si è fermata la gestione dei rifiuti e, a catena, anche una parte della produzione.

Il Governo ha scelto di intervenire nel modo seguente. Per le imprese in amministrazione straordinaria la garanzia non deve più coprire tutta la durata dell'autorizzazione: basta una garanzia di un anno, da rinnovare anno per anno fino alla vendita dell'azienda. In più, la legge la considera comunque valida, anche se non dice nulla su cosa accade dopo quell'anno, né su come si possono incassare le somme in caso di necessità.

Noi comprendiamo l'esigenza di non bloccare gli impianti su cui comunque incombe una sentenza che, a breve, dirimerà la questione; dobbiamo, però, dire con chiarezza che cosa sia una garanzia finanziaria: è la tutela che consente alla collettività di non pagare al posto di chi ha inquinato se il gestore non adempie. Se quella copertura si accorcia un anno alla volta, mentre gli obblighi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino durano decenni, il rischio è evidente: una norma pensata per la durata della garanzia finisce per essere letta, nella prassi, come un alleggerimento degli obblighi sostanziali.

C'è poi un elemento che il passaggio al Senato ha reso più rilevante. Il testo originario limitava la deroga alle società in amministrazione straordinaria che gestiscono almeno un impianto di interesse strategico nazionale. Quel limite è stato soppresso, e non a caso il titolo del decreto oggi parla di “imprese in stato di insolvenza”. La disciplina speciale vale quindi per tutte le grandi imprese in amministrazione straordinaria che gestiscono un impianto di smaltimento e recupero dei rifiuti.

Una platea più ampia rende ancora più necessario fissare un punto fermo e il punto fermo è semplice. Il nostro ordinamento si fonda sul principio “chi inquina paga”, richiamato dal codice dell'ambiente e dai trattati europei. Una crisi aziendale, per quanto grave, non può trasformarsi nell'occasione per spostare sulle comunità e sui bilanci pubblici il costo di ciò che resta sul territorio. Taranto conosce bene questo rischio, è una città che ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute e di ambiente e che non può sentirsi dire, ancora una volta, che le esigenze della produzione vengono prima di tutto il resto.

Per questo, l'ordine del giorno chiede al Governo un impegno preciso: chiarire e assicurare, nell'applicazione dell'articolo 1, che la disciplina speciale delle garanzie non incida sugli obblighi del gestore in materia di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale, che restano fermi secondo la normativa vigente. Insomma, chiediamo che l'applicazione di questo decreto non apra pericolose zone d'ombra.

Consentitemi, infine, una considerazione più generale. Negli ultimi 15 anni, il Parlamento ha convertito più di una decina di decreti-legge sull'ex Ilva, una miriade di provvedimenti che - è evidente - non sono riusciti a risolvere uno dei capitoli più dolorosi della nostra storia recente. Quello approvato oggi non è diverso: è l'ennesima misura d'urgenza, adottata senza una prospettiva industriale certa, senza obiettivi, risorse e tempi definiti per la decarbonizzazione, per la tutela dei lavoratori diretti, di quelli dell'appalto e dell'indotto e per la salvaguardia di tutti gli stabilimenti del gruppo, perché la crisi non riguarda soltanto Taranto. Si continua a rincorrere l'emergenza, mese dopo mese, senza mai affrontarne le cause.

Noi non vogliamo sottrarci alla responsabilità di garantire la continuità degli impianti, ma la continuità produttiva e la tutela dell'ambiente non sono beni da mettere in alternativa: devono procedere insieme.

Accogliere quest'ordine del giorno significa dare un segnale semplice, seppur minimo, ai cittadini di Taranto e a tutti i territori interessati: la crisi di un'impresa non cancella le sue responsabilità verso l'ambiente e verso chi ci vive.

Confido, per questo, nel voto unanime dell'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/4 Lacarra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/5 Simiani, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simiani. Ne ha facoltà.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Su quest'ordine del giorno noi chiediamo una cosa molto semplice, perché sappiamo benissimo - anche dagli interventi di prima sugli emendamenti che si sono susseguiti proprio per quanto riguarda la possibile soluzione positiva delle partite importanti che riguardano Piombino e Taranto - che c'è una gara in atto a Taranto che fra pochi giorni scadrà e su cui ci sono delle incertezze vere.

C'è un'altra partita importante, un accordo di programma che fa capo a Metinvest, che è una società importante e che oggi ha promesso sostanzialmente e ha chiesto chiaramente la possibilità di acquisire l'area di Piombino, insieme a una compagine societaria. Ciò per poter acquisire quell'azienda ma, soprattutto, per poter iniziare - attraverso anche la possibilità di avere le concessioni demaniali che poi permettono di svolgere l'investimento - a creare tutte le condizioni ambientali e anche di bonifica; soprattutto per quanto riguarda anche l'acquisizione e la costruzione di un nuovo forno elettrico e la possibilità di gestire quell'area attraverso un percorso nuovo e, comunque, assorbendo molti dei lavoratori che oggi sono lì a Piombino.

Ora, il punto qual è? Noi non sappiamo… ad oggi, anche e soprattutto su Piombino vi è una grossa incertezza, perché sappiamo benissimo che la guerra in Ucraina sta continuando e che la società Metinvest che, comunque, oggi è il primo interlocutore, ha una difficoltà, perché ci sono i droni russi che stanno bombardando l'azienda e, su questo, si crea una grossa incertezza. Noi siamo sicuramente con loro, noi siamo sicuramente dalla parte dell'impresa affinché possa, in questo caso, svolgere il proprio ruolo e acquisire, gestire e costruire questo impianto, che sicuramente sarà importante: un investimento di 3 miliardi, sicché una cosa molto importante.

Ora, io dico questo: se tutto ciò non dovesse avvenire, noi ci ritroveremmo di nuovo nella stessa condizione. Questo vale per Piombino, ma vale anche per Taranto.

Ora, il fatto che il Governo, che lo Stato in questo caso, non possa fare la sua parte, in un Paese dove l'inflazione quest'anno ha avuto un balzo del 4,3 percento, in un momento difficile in cui il lavoro, di fatto, ha un costo vero - perché il costo del lavoro in Italia è del 45-46 per cento, sicché c'è una grande incognita anche per quanto riguarda il futuro, visto che gli italiani hanno sempre meno soldi in tasca e che ci sono difficoltà vere, dove il lavoro non viene valorizzato perché, come sapete benissimo, oggi sono aumentati i posti di lavoro, ma non c'è una crescita adeguata a tale aumento perché siamo allo stesso livello - vuol dire che c'è un problema di capacità di produzione della ricchezza e soprattutto di migliorare i cicli produttivi del nostro Paese.

La chimica l'abbiamo abbandonata, l'acciaio oggi non è più italiano, ma è estero: cioè, per la maggior parte oggi ci sono gli indiani, c'è Jindal, ci sono grandi società come quella ucraina che vengono in Italia. Tutto buono: se c'è l'investimento noi siamo contenti, ma se non ci fosse, se dovesse esserci una criticità, il Governo deve mettere mano direttamente e acquisire le quote sia di Ilva che di Piombino, perché non si può più aspettare e non si può più non ammettere che l'acciaio sia un asset strategico per il Paese.

Ecco perché noi dobbiamo modificare il nostro pensiero: se veramente noi crediamo che l'industria italiana… guardate, il Parlamento della scorsa legislatura ha acquistato una banca, investendo 3 miliardi e noi siamo stati d'accordo. Ora, che questa cosa non si possa fare sul lavoro, io la ritengo un'assurdità.

Ecco perché credo che oggi questo Governo debba prendere atto che, se giustamente non c'è uno sbocco… oggi c'è una gara in atto da parte di Jindal che acquisterebbe Ilva per un euro. Logicamente promette di fare investimenti importanti, di risolvere le questioni ambientali, di dare posti di lavoro. Ok, va bene anche a un euro, ma se questo non avvenisse, oggi l'acquisizione temporanea da parte del Governo ritengo sia un fatto positivo; e ciò vale anche per Piombino. Se Piombino non dovesse oggi risolversi attraverso la chiusura del cerchio, anche perché in questo momento le banche stanno chiedendo un supporto maggiore a Metinvest e vogliono più garanzie - ok, ci stanno lavorando, io credo che la proprietà stia facendo anche un buon lavoro di chiusura -, ma se non dovesse chiudersi, noi cosa facciamo? Qual è la soluzione politica, economica, sociale e lavorativa di questo Governo? Abbandonare tutto? Rimanere fermi?

Guardate che questo blocco è, in un certo senso, un po' voluto perché ci sono queste aziende che in Italia sono tenute bloccate, ma da altre parti guadagnano. Ecco perché credo che questi ordini del giorno potrebbero mettere in chiaro anche rapporti e relazioni industriali fra il Paese e queste aziende.

Io sono un uomo che crede nel mercato, io credo fortemente nel mercato, ma in quel mercato che comunque ha una funzione sociale, che possa determinare posti di lavoro e ricchezza per il Paese. Noi abbiamo bisogno di grandi imprenditori, non di prenditori: è una cosa diversa. Noi abbiamo bisogno di definire una strategia industriale. Noi abbiamo svenduto molte situazioni: la chimica oggi è, come dire, regalata tutta all'esterno.

Ecco perché - e concludo, Presidente - credo che forse il Governo dovrebbe accantonare questo nostro ordine del giorno perché ritengo che, forse, su questo tema ci sarebbe molto da riflettere. Noi siamo disponibili a rivederlo, a riformularlo e anche a creare le condizioni perché questo avvenga nella discussione del Parlamento, ma c'è bisogno da parte vostra di un'attenzione maggiore su un tema che potrebbe scappare di mano.

PRESIDENTE. Chiedo alla rappresentante del Governo se intende accantonare l'ordine del giorno. No? Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/5 Simiani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/6 Stefanazzi sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/6 Stefanazzi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/7 Gribaudo. Chiedo ai colleghi del gruppo del Partito Democratico se la collega Gribaudo accetti la riformulazione. Sì? Perfetto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/8 Ferrari sul quale il parere del Governo è contrario. Indìco la votazione… revoco la votazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.

AGOSTINO SANTILLO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo perché ho letto con attenzione l'ordine del giorno della collega Ferrari, a cui chiedo di sottoscrivere questo impegno, e vorrei capire perché il Governo e il relatore poi che è proprio di quell'area, di quelle zone della provincia di Taranto, non lo accantonano per fare un'ulteriore riflessione; o comunque capire con quale responsabilità si vota contro un ordine del giorno che - rileggo assieme a tutta l'Aula - chiede di assicurare risorse adeguate e continuità agli interventi di bonifica - quindi stiamo parlando della bonifica delle aree -, di ambientalizzazione - cioè il risanamento ambientale di un sito industriale - e di riqualificazione di un sito di interesse nazionale, nella fattispecie quello di Taranto, che raccoglie i comuni di Taranto e di Statte. Allora, io vorrei capire a voi che cosa vi hanno fatto gli abitanti di Taranto e di Statte e lo vorrei chiedere proprio agli esponenti di questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che siede in quest'Aula e che andrà su quei territori a raccattare i voti.

Voi state votando contro - con il parere contrario del relatore, che è della provincia di Taranto, e del Governo - ad un impegno al Governo per assicurare risorse adeguate. Non vi sta dicendo nemmeno quante risorse impegnare. Ma perché non lo accantonate e almeno valutate un po' l'opportunità economica di assicurarle in futuri provvedimenti? Vede, stiamo anche convertendo in legge il famoso decreto-legge Ambiente alla Camera dei deputati, dove lavorerò assieme al deputato Iaia. Non si può trasformare questo impegno in un modo che possa accontentare la collega e votarlo in maniera corale in quest'Aula, dando un messaggio agli abitanti di Taranto, del sito di interesse nazionale di Taranto, per dire: siamo tutti con voi, assieme troveremo le risorse e vi daremo una risposta? Perché questi bambini di Taranto devono essere diversi dai bambini del resto della Puglia e dai restanti bambini d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Chiedo al Governo se intenda accantonare l'ordine del giorno. Non mi pare. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo perché in realtà immaginavo di doverlo chiedere io l'accantonamento di quest'ordine del giorno. Non l'ho fatto semplicemente perché sull'emendamento precedente, che ricalcava questa richiesta, c'è stata una chiusura netta, e dunque adesso approfitto dell'assist anche del collega per chiedere se invece sull'ordine del giorno il Governo si sentisse, diciamo così, meno pressato e fosse disponibile a ragionare proprio nei termini che ha proposto chi mi ha preceduto, anche in ragione di un “valutare l'opportunità”, perché credo che su un tema di questo tipo e su una disponibilità ad aprire alle garanzie di ripristino ambientale di quel sito non possa esserci una contrarietà di merito.

PRESIDENTE. Il Governo in verità aveva già risposto prima, onorevole Ferrari, e aveva detto il suo “no”. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Voglio sottolineare l'assurdità della scelta del Governo e del parere del relatore. Guardate, come hanno già detto prima di me il collega Santillo e la proponente, sembra quasi che gli abitanti di Taranto, i bambini di Taranto, che sono morti in gran numero a causa delle patologie collegate alla presenza del centro siderurgico… sembra quasi che questi abitanti della città, dell'hinterland di Taranto, siano dei cittadini di serie B o siano figli di un Dio minore. Io non so come questo Parlamento possa accettare un'impostazione del genere. Ripeto: l'ordine del giorno è costruito proprio in maniera tale da dover essere accolto, perché non c'è nemmeno un riferimento a un limite di spesa, non viene ipotizzato alcun importo. Quindi, dovrebbe essere facile per il Governo accoglierlo, trattandosi di un'enunciazione di principio. Se il Governo ha deciso di non accoglierlo, vuol dire che considera gli abitanti di Taranto e i pugliesi meritevoli di morire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) a causa di patologie connesse al centro siderurgico! Se per voi è accettabile, per noi non lo è affatto e continueremo questa battaglia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io immagino che il collega Iaia condivida con me gli stessi obiettivi di portare a casa un risultato non solo per i bambini di Taranto che non ce l'hanno fatta, ma soprattutto per quelli che vogliono continuare a vivere in quella città. Penso anche a quelli che, per poter continuare a vivere in quella città, hanno dovuto attraversare periodi di cura e di lontananza dalle loro case.

Non voglio entrare nel merito, perché trovo ultroneo dover portare degli esempi plastici in quest'Aula per far comprendere quale sia il dramma che si continua a vivere in assenza di decisioni piene, efficaci e soprattutto effettive per il territorio di Taranto. Però, signora Sottosegretaria, io non so lei da dove provenga, ma io le posso assicurare che sulle nostre spalle ci sono 180.000 persone e cerco di dividere il carico e il peso con il collega Iaia, che non ho dubbi abbia il mio stesso obiettivo, che è quello di tutelare il nostro territorio, ma magari ha qualche problema di maggioranza se continua ad insistere per un accantonamento.

Quindi, ci dividiamo questa responsabilità, ci dividiamo questo carico e le chiedo, per favore, di ripensarci, perché per lei è un accantonamento, per noi significa almeno recepire un impegno pieno rispetto a tutti gli emendamenti bocciati in quest'Aula, che pure avevano dignità e, soprattutto, meritavano di essere rivisti, compresi e magari anche riesaminati da parte della maggioranza di Governo. Quindi le chiedo, per cortesia e a nome dei cittadini di Taranto, di ripensarci sull'accantonamento e di valutarlo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy, Fausta Bergamotto. Ne ha facoltà.

FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Presidente, lo accantoniamo ma ho bisogno di qualche minuto per riguardarlo con attenzione.

PRESIDENTE. Va bene, prendiamoci qualche minuto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/9 Viggiano, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione. No, chiedo scusa. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Volevo chiedere alla collega se potevo firmare quest'ordine del giorno e volevo intervenire. Dunque, volevo intervenire perché credo che sia il caso di richiamare quest'Aula alla responsabilità politica, perché quest'ordine del giorno fotografa senza sconti la realtà e impegna il Governo a quello che avrebbe dovuto fare fin dal primo giorno: costruire una strategia unitaria, definita nei tempi, nelle risorse e negli obiettivi, per l'ex Ilva e per il suo futuro.

Noi ora stiamo votando qui questo decreto-legge, che è un testo, un provvedimento d'urgenza con soli due articoli e nasce ancora una volta da quella che è una pezza emergenziale. Tutto questo nasce dalle enormi difficoltà che lo stabilimento ex Ilva ha avuto nel reperire le garanzie finanziarie per la gestione dei rifiuti e la messa in sicurezza ambientale, difficoltà che hanno portato alla sospensione di quelle stesse attività e delle connesse linee produttive. Di fronte alla bocciatura di fideiussioni inadeguate, invece di imporre alla gestione commissariale di trovare delle coperture vere per tutelare il territorio e la salute della popolazione, cosa fa il Governo?

Cambia le regole del gioco a partita in corso: ma su questo siamo abituati, l'avete sempre fatto, l'avete fatto anche per quanto riguarda le persone presenti in questo Parlamento. Voi riscrivete, per decreto-legge, l'articolo 208 del codice dell'ambiente per spezzettare le garanzie di anno in anno, abbassando quindi l'asticella della legalità e delle tutele, pur di tirare avanti per qualche mese. Ma… Presidente, direi che c'è un po' troppa confusione su un argomento del genere, come l'Ilva…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, facciamo un po' di silenzio, per cortesia.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). …capisco il non essere interessati, però almeno il buon gusto di un po' di silenzio su questo argomento, che non è davvero il massimo, come la situazione delle persone che stanno soffrendo a Taranto e negli altri siti. Comunque, dicevo…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, prendiamo posto e ascoltiamo, sennò uscite dall'Aula. Onorevole Dell'Olio, prego.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Questo è il quinto decreto-legge “salva Ilva” che è stato adottato da questo Governo in meno di quattro anni. Una sequenza infinita. Avete cominciato a gennaio 2023, con il primo intervento per la ricapitalizzazione; poi, a gennaio 2024, quel decreto per commissariare le Acciaierie d'Italia; poi ancora, a febbraio 2024, per il primo prestito ponte statale, quindi un altro intervento emergenziale; ancora, a settembre 2024, per salvare l'indotto, sbloccando ulteriori garanzie; e poi quest'altro, quello con cui fate il frazionamento anno per anno delle garanzie finanziarie e ambientali per le imprese in amministrazione straordinaria. È un decreto-legge con cui ammettete implicitamente che il sistema è al collasso finanziario e che l'unica cosa che vi resta da fare è condonare le garanzie ambientali d'obbligo.

Ora, guardiamo la realtà. Dal 2023 a oggi, questo Governo ha drenato dalle casse dello Stato oltre 2 miliardi e mezzo di euro di soldi pubblici tra prestiti ponte, iniezioni di capitali e garanzie, erogati a singhiozzo e a fondo perduto. Cioè, non avete mai, mai affrontato la questione in maniera unitaria. E che cosa avete dato in cambio all'Italia e ai cittadini di Taranto, Genova, Novi Ligure e degli altri siti? Zero transizione ecologica, perché della decarbonizzazione reale dei forni elettrici non c'è traccia. Le imprese dell'indotto sono sul lastrico - autotrasportatori, ditte di manutenzione e fornitori locali vantano crediti non incassati e rischiano il fallimento quotidiano, senza che vi sia uno scudo sulla liquidità, una vera legge speciale - e sul fronte del lavoro assistiamo a una vera e propria macelleria sociale.

Voglio richiamare l'attenzione dell'Aula su quello che è scritto all'inizio di quest'ordine del giorno, messo nero su bianco: “I Commissari straordinari di Acciaierie d'Italia hanno chiesto di ampliare il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per un totale di 8.622 lavoratori fino al febbraio 2027”. Un raddoppio della cassa integrazione. A Taranto praticamente quasi la totalità, l'88 per cento delle persone; a Genova il 95 per cento e anche a Novi Ligure. Questa è una paralisi totale. E mentre a Bari la Presidente Meloni, il 4 settembre, festeggiava il record del Governo più longevo della storia repubblicana, nello stesso giorno partivano oltre 2.500 lettere di licenziamento dalle imprese dell'indotto. Quindi, fare passerelle e comizi di propaganda mentre vengono licenziati i lavoratori delle ditte d'appalto è la fotografia plastica dell'ipocrisia di questa maggioranza e di tutti i parlamentari, non solo quelli del Sud, tutti i parlamentari che non hanno detto una parola per la scellerata gestione di questo Governo su questo dossier nazionale. Avete sbandierato, per anni, il mito della sovranità industriale del made in Italy, ma sull'ex Ilva avete realizzato il più imponente fallimento di indirizzo industriale della storia recente d'Italia.

Il sostegno al reddito e gli ammortizzatori sociali sono necessari e doverosi - sia chiaro -, ma non possono e non devono diventare una risposta sostitutiva, un parcheggio permanente. La cassa integrazione non può essere la foglia di fico per nascondere la totale assenza di un piano industriale, di investimenti mirati, di modifiche tempestive e concrete e di prospettive occupazionali, ma questo non è un problema: il vostro Ministro dell'Economia, il 4 dicembre 2024, ha dichiarato - lo ripeterò sempre - che non è compito di questo Governo fare la politica industriale; andate a rivedervi i video, se non ci credete.

La Corte costituzionale lo ha ribadito a più riprese: la continuità della produzione non può travolgere il diritto primario alla salute e all'ambiente, né il lavoro può essere sacrificato sull'altare dell'emergenza permanente. I tre pilastri salute, ambiente e lavoro devono camminare insieme; nessuno deve essere sacrificato in nome dell'altro.

Ecco perché quest'ordine del giorno è un atto di responsabilità. Con quest'ordine del giorno si impegna formalmente il Governo a fare quello che finora non ha avuto la capacità o la volontà di fare - e non so quale delle due sia peggio -, cioè adottare ogni ulteriore iniziativa, anche di carattere normativo, per definire e attuare una strategia unitaria per l'ex Ilva, una strategia che sia adeguatamente finanziata, fondata su obiettivi e tempi certi e finalmente verificabili, in grado di assicurare la decarbonizzazione reale, la prosecuzione serrata delle bonifiche e un monitoraggio ambientale trasparente, capace di garantire, al contempo, la continuità produttiva degli stabilimenti e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, diretti e dell'indotto.

Credo che sia il caso di finirla con la gestione a trimestre. Basta con questi decreti tappabuchi che abbuonano le garanzie ambientali, perché lo Stato non sa gestire i propri commissari. Serve una visione, servono risorse certe e serve trasparenza nei confronti dei cittadini di Taranto e dei lavoratori di tutta Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/9 Viggiano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/10 L'Abbate sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole L'Abbate. Ne ha facoltà.

PATTY L'ABBATE (M5S). Grazie, Presidente. Quest'ordine del giorno è simile all'emendamento che avete bocciato e che tutto il MoVimento 5 Stelle ha sottoscritto, perché quello che veniva chiesto era di mettere sullo stesso piano la salvaguardia della salute, dell'ambiente e del lavoro.

Abbiamo inserito diversi punti che riteniamo non siano cose assolutamente fuori luogo, anzi sono convinta che, anche dalla parte qui governativa, se vi parliamo e vi ascoltiamo forse uno per uno, viene fuori quella parte di quell'umanità che si rende conto che abbiamo scritto delle cose reali.

Io chiederei l'accantonamento anche di questo. Mi rendo conto che ci sono punti sui quali sicuramente non potremo mai essere d'accordo, però possiamo anche rivedere e portare a casa almeno una parte di questi e ce n'è uno in particolare sul quale vorrei ampliare questo mio discorso. Guardate, se la magistratura ha preso la decisione di chiudere l'area a caldo, lo ha fatto chiaramente con dati certi, che le sono stati forniti dall'ARPA, dall'ISPRA e da chi raccoglie e fa un'analisi chiara dei parametri che ci sono in quella situazione, lì all'Ilva. Adesso vi do un dato certo, che veramente fa paura… Posso chiederle, Presidente, un po' di silenzio? Perché stiamo parlando, veramente, di una cosa molto molto seria. Mi perdoni, io non lo chiedo mai, però su questa cosa no, non posso farcela.

PRESIDENTE. Ha ragione. Ci mancherebbe altro, l'abbiamo già fatto tante volte oggi pomeriggio e quindi lo facciamo di nuovo adesso, però aspetti un attimo. Appena c'è silenzio ricomincia il suo intervento. Aspetti un attimo che i colleghi gentilmente, nel frattempo, si tacciono.

PATTY L'ABBATE (M5S). La ringrazio, Presidente, perché solitamente non faccio così, ma il mormorio quando parlo di amianto non è possibile. Qui abbiamo 2.000 tonnellate di amianto, 2.000! E non stiamo parlando di amianto che è tenuto in situazioni di sicurezza, perché è stato sigillato. No! È lì all'aperto, all'aria. Guardate, se anche voi andate lì, anche a voi arriveranno i piccoli frammenti di amianto che volano nell'aria; 2.000 tonnellate di amianto. È uno di quei punti sui quali chiedo al Governo, chiedo al collega di Taranto, che è relatore, di porre attenzione e magari di estrapolarlo e di portarlo avanti; è quello di riconoscere a chi ha avuto questo problema una semplificazione nella prospettiva… che quindi riesca ad avere un risarcimento di questo danno. E ovviamente, non solo per chi già, purtroppo, ha contratto questa malattia, perché, guardate, l'altro giorno ho parlato con una serie di persone che hanno questo problema: con le leggi attuali il danno viene riconosciuto loro soltanto dopo la morte. E non sto scherzando; sto parlando di persone che mi hanno raccontato quello che è accaduto ai loro familiari.

Quindi questo è un punto che io vi chiedo di rivedere e oltre a questo, ovviamente, se vi ho detto che 2.000 tonnellate di amianto sono esposte all'aria, la prima cosa che bisogna fare… perché quando si parla di bonifiche non parliamo solo di emissioni nell'aria, di particolato sottile - adesso parliamo anche di quello - ma parliamo anche di mettere in sicurezza per l'amianto perché è volatile.

Sapete che lì vicino, all'Ilva di Taranto, hanno fatto un parco giochi? Io queste cose voglio dirvele, perché qui dobbiamo restare umani, anche in quest'Aula. Hanno fatto un parco giochi vicino all'Ilva di Taranto. Allora mi dite, con i bambini che vanno a giocare nel parco giochi, le mamme con le carrozzelle, io c'ho 2.000 tonnellate di amianto che stanno così a libere per aria? Bonifica.

Allora, questi due punti almeno, sto dicendo, almeno portiamo avanti il discorso dell'amianto, tuteliamo chi già si è ammalato, perché è giusto che sia riconosciuto per quello… la vita che sta perdendo e la salute che sta perdendo. E dall'altra parte, evitiamo che altre persone abbiano questo danno, quindi la bonifica dell'amianto è la prima cosa che bisogna mettere a punto.

Quindi io vi richiedo l'accantonamento per questi due punti. Volete cancellare tutto il resto? Ma quantomeno, su una cosa che io ritengo che sia la più importante… oltre chiaramente a quello che vi è stato detto, di riconoscere la continuità lavorativa di tutti quei lavoratori, ma su questo, io mi auguro che almeno su questo, qui, in quest'Aula, ci siamo capiti e questo verrà fatto. Ma dall'altro canto io devo pensare alla salute. Me l'hanno detto gli stessi genitori che è stato fatto il parco giochi. Allora lei mi dice: io ci possa andare? I suoi bambini ci andrebbero lì? Io cosa gli devo rispondere? No, non ci possono andare perché c'è questo, c'è il killer. C'è il killer numero 1.

Poi, l'altro punto per cui i magistrati hanno sempre effettuato questa azione di chiudere l'area a caldo sono anche il PM10 e il PM2.5, che sono le polveri sottili. Ora, devo essere sincera, non stanno dicendo che sono state superate, ma non c'è una valutazione del rischio. Non c'è ancora una valutazione del rischio per capire se le percentuali che ci sono in quell'area sono a rischio per i cittadini.

Stiamo allo stesso punto, anche queste polveri sottili vanno a ricadere su quello che c'è intorno: persone che ci abitano, persone che devono aprire il balcone la mattina - e che, in certi periodi, mi hanno detto, lo tengono anche chiuso per evitare che le polveri arrivino -, persone che vanno lì a passeggiare nei parchi che sono stati costruiti lì sotto.

E allora, io vi chiedo questo, vi chiedo veramente un attimo, chiedo al collega, chiedo al Governo: stiamo parlando quasi della stessa cosa, dell'emendamento della collega che avete accantonato. Lì si parlava della parte bonifiche, qui stiamo parlando della stessa cosa, bonifiche. Quantomeno poniamo attenzione ai killer, all'amianto, 2.000 tonnellate e alle polveri sottili. Iniziamo questo lavoro, fate vedere che, comunque, su queste cose siamo rimasti umani anche in quest'Aula.

Grazie, Presidente. Mi rendo conto che il tempo è finito. Ho ancora un minuto? Mi concede una cosa, Presidente, con questo minuto? Posso chiedervi di alzarci tutti in piedi per ricordare tutte le persone che sono morte, i bambini che sono morti? Un minuto di silenzio, vi chiedo solo questo, un minuto a disposizione. Io ve lo chiedo, io resto in piedi.

PRESIDENTE. Si può fare di spontanea volontà come se la Presidenza lo indice per cose particolari… Chi intende aderire …

PATTY L'ABBATE (M5S). Vi ringrazio (L'Assemblea e la rappresentante del Governo si levano in piedi - L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).

PRESIDENTE. Chiedo se vi sono colleghi che intendono intervenire. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Dicevo, per noi pugliesi è ancora più difficile parlare di Taranto perché è una ferita ancora aperta, ed è una ferita dolorosa. La storia del siderurgico, dell'impianto siderurgico, è una storia che ormai da tanti anni è anche una storia tragica, per i tanti morti, per il tributo di vite immane che il territorio di Taranto ha tributato, appunto, al centro siderurgico. Per le sofferenze terribili che ha vissuto la popolazione, per i tanti bambini - lo dicevo, lo ricordavo nel mio precedente intervento - che hanno perso la vita.

Ma presenta anche degli aspetti tragicomici, dal mio punto di vista, e mi riferisco in particolare a un Ministro che pensava di aver fatto l'affare, trattando la cessione ad ArcelorMittal, quell'ex Ministro, per fortuna, che tutti noi conosciamo, che va in tv a vantarsi di essere il più bravo, il più simpatico, ha lavorato in Ferrari e tutto lui fa, non si era accorto del pacco colossale che gli avevano messo sotto il naso, non si era accorto della fregatura, non aveva capito che ArcelorMittal aveva un unico obiettivo, quello di svuotare Taranto, di non fare nulla di quello per cui avevano preso impegno tramite gli accordi contrattuali. E così, ovviamente, è successo, avendo quindi una responsabilità diretta in tutto quello che è successo da quel tragico accordo in poi.

Però io devo dire che noi parliamo ad oggi, nel 2026, e quindi noi abbiamo delle risultanze che ormai sono certissime, dagli accertamenti giudiziari, da quelli tecnici noi sappiamo che ci sono all'interno del centro 2.140 tonnellate di amianto. Lo voglio ripetere: 2.140; sono 2 milioni e 140.000 chili di amianto. Una sola fibra, in astratto, una sola fibra che è leggerissima, pesa meno di un grammo, può scatenare il terribile mesotelioma. Noi invece lo lasciamo all'aria aperta, anzi, come ricordava la collega L'Abbate, si costruiscono, si realizzano dei parchi giochi vicino all'Ilva, consentendo ai bambini di fare respiri di morte! Quello stiamo facendo.

Allora questo ordine del giorno si limitava a dire: abbiamo un problema colossale di bonifica ambientale e anche di salute, anzi, soprattutto di salute dei tarantini, come lo possiamo risolvere? E si propone di fare un accordo di programma tra il Governo, i Ministeri, le regioni, gli enti locali e territoriali, per predisporre innanzitutto un piano straordinario di bonifica ambientale, ma poi anche per finanziare la riconversione industriale del sito, avviando una produzione di acciaio da forni elettrici, subordinando questa riconversione industriale ovviamente a una nuova VIS, ma anche prevedendo degli scivoli previdenziali, ma anche prevedendo delle attività di riconversione professionale per aiutare gli ex lavoratori del siderurgico a lavorare invece nelle bonifiche, per ridare una nuova possibilità a Taranto!

Allora, io davvero, da cittadino pugliese, non da parlamentare, mi aspetterei che il Governo accogliesse un ordine del giorno del genere, perché è un ordine del giorno di puro buon senso, perché mira solo ed esclusivamente a risolvere un problema ambientale e sanitario gigantesco. Allora, se il Governo, come pare - ma io rinnovo la richiesta - non vuole accantonarlo per fare una riflessione ulteriore, ma io davvero la prego Sottosegretaria, ci pensi perché non c'è alcun intento né dilatorio, né di polemica da parte di questo gruppo parlamentare su questa questione, perché stiamo parlando di questioni che toccano così da vicino le coscienze di ciascuno di noi che non ci può essere polemica su questi temi.

Allora, io innanzitutto chiedo alla Sottosegretaria e al Governo di ripensarci, quantomeno di accantonarlo, e poi ovviamente chiedo di votare in senso favorevole, perché i cittadini di Taranto hanno diritto a vivere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/10 L'Abbate, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3131/11 Donno, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.

DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Intanto sottoscrivo l'ordine del giorno del collega Donno e vorrei rivolgermi direttamente alla Sottosegretaria e anche al relatore, perché io credo che questo ordine del giorno non sia stato letto, e questo è per dare una giustificazione al parere contrario. Ma leggiamolo insieme, perché, magari, siete presi da tante cose: come risolvere i problemi del Paese, come abbattere le liste d'attesa, come aiutare gli autotrasportatori, come tagliare le accise e non avete fatto in tempo a leggere l'ordine del giorno per salvare i lavoratori dell'Ilva.

Sottosegretaria, lei accenna che ho ragione e, allora, glielo leggo io, perché vogliamo essere sicuri che lei si prenda la responsabilità, in quest'Aula della Camera dei deputati, di bocciare le nostre richieste. Allora, lei è contraria a “provvedere con urgenza affinché sia sospesa ogni procedura di licenziamento individuale o collettivo”. Lei e il relatore Iaia siete contrari a introdurre “nuovi strumenti straordinari di tutela al reddito dei lavoratori”. Siete contrari a “garantire la copertura degli ammortizzatori sociali”. Tutto questo arco parlamentare di centrodestra è contrario a “prevedere (…) la proroga fino al 31 dicembre 2027 della tutela NASpI per i lavoratori dell'indotto”.

E, ancora, siete contrari a “maggiorazioni contributive” per i dipendenti esposti all'amianto, siete contrari agli incentivi all'esodo dei dipendenti in cassa integrazione. Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega saranno contrari, con questo voto, a istituire un fondo che finanzia incentivi all'esodo dei dipendenti in cassa integrazione, e non solo: a “garantire la riqualificazione professionale”, concordando tra Ministero del Lavoro, regioni e comuni interessati e, quindi, finalizzando queste operazioni anche a “percorsi formativi e di ricollocazione” dei lavoratori ex Ilva.

Credo che sia davvero una vergogna che, ora, ci venga confermato questo parere contrario che abbiamo avuto modo di leggere, perché non lo avete fatto. E se lo avete fatto e ora, dopo un'ennesima lettura, confermate che siete contro i lavoratori e contro ogni assistenza al lavoratore dell'ex Ilva, vi dovete veramente passare una mano sulla coscienza, tanto più se siete originari di quei territori. E mi rivolgo per suo tramite, Presidente, al relatore, perché, per dare un parere contrario a questo ordine del giorno, due sono le cose: o si è davvero contro i lavoratori oppure, semplicemente, si dà un parere contrario perché questo ordine del giorno porta la firma di un onorevole e di onorevoli del MoVimento 5 Stelle. E, allora, sarebbe una doppia vergogna per questo Governo Meloni, relatore e Sottosegretaria presente in quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaia. Ne ha facoltà.

DARIO IAIA, Relatore. Grazie, Presidente. Se mi consentite, mi spoglio un attimo dalla veste di relatore, visto che sono stato chiamato in causa, più volte, insieme ai miei colleghi pugliesi.

Intanto, Presidente, io penso che ci sia un limite alla strumentalizzazione e questo limite, questa sera, si stia effettivamente superando (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare). Ho fatto un voto di silenzio perché non era mia intenzione intervenire, ma quando si supera il limite e quando la strumentalizzazione ha ad oggetto vite umane e anche vite di bambini, allora credo che si sia andati oltre questo limite, che non può essere assolutamente tollerato (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Detto questo, signor Presidente, mi fanno specie gli ultimi due interventi provenienti dai colleghi del MoVimento 5 Stelle. Premetto: io rispetto il tono, l'atteggiamento e la postura della collega Viggiano del Partito Democratico, che ringrazio per la serietà con cui ha posto le sue argomentazioni, e, proprio alla luce della validità di quelle argomentazioni dal nostro punto di vista, il Sottosegretario, e io condivido, ha accantonato l'ordine del giorno. Ma non accettiamo e non accetto attacchi da parte di chi, vedi MoVimento 5 Stelle, nel 2018 ha raccolto oltre il 52 per cento dei voti in città a Taranto, promettendo la chiusura dello stabilimento, cosa che poi, pur governando per cinque anni, non ha assolutamente fatto (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Quindi, lezioni dal Movimento 5 Stelle non ne accettiamo, perché hanno preso in giro i cittadini tarantini: avete preso il 52 per cento dei voti a Taranto, avete promesso la chiusura dello stabilimento e non l'avete fatto. E fanno bene i cittadini tarantini, anche coloro i quali protestano e vogliono la chiusura dello stabilimento, ad allontanarvi dai movimenti di protesta perché non avete diritto a stare lì insieme a questi cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Detto questo, per quanto riguarda l'ordine del giorno di cui stiamo discutendo, signor Presidente, probabilmente la collega Torto non ha avuto modo di leggere, lei, l'ultimo decreto che è stato varato venerdì dal Governo: sono state approvate delle misure, per quanto riguarda la tutela del lavoro, che sono misure straordinarie e che fanno seguito a tutte quelle misure che abbiamo messo in campo per la continuità produttiva di un'impresa strategica.

Ci avete sempre contestato l'approvazione di questi decreti, ma forse non sapete che dalla continuità produttiva di un'impresa strategica deriva il pagamento degli stipendi: senza continuità produttiva, con le vostre favole, non si possono pagare gli stipendi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Il vostro problema è che vivete veramente in un altro mondo, quindi le misure, per quanto riguarda il lavoro, ci sono, le tutele sociali ci sono non solo per i lavoratori e i dipendenti diretti del gruppo ex Ilva, ma anche per i dipendenti dell'indotto, per cui da questo punto di vista non abbiamo bisogno di lezioni da parte di nessuno (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, purtroppo di questo mondo di favole che ci è stato raccontato i cittadini di Taranto non se ne sono accorti: le lavoratrici e i lavoratori di Taranto non se ne sono accorti e non se ne sono accorte le persone malate di Taranto delle vostre parole e della mancanza dei provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Dovreste rispondere del perché votate contro quest'ordine del giorno a firma dell'onorevole Donno, illustrato dall'onorevole Torto. E allora vergognatevi perché state facendo una bassa propaganda sulla pelle dei cittadini di Taranto. Ve ne dovete vergognare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Una voce dai banchi del gruppo Fratelli d'Italia: “Sei uno sciacallo!”)!

PRESIDENTE. Per favore, colleghi. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Presidente, quanto tempo ho, per favore?

PRESIDENTE. Un minuto e 50 secondi.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, dichiaro il mio completo disinteresse a polemizzare con il relatore. Non mi interessa perché nel mio precedente intervento ho detto: sono argomenti, sono materie così delicate che fare polemica tra di noi è controproducente. Però prendo atto che il relatore ha privilegiato questa via e prendo, altresì, atto che il relatore non conosce, non l'ha letto o non l'ha capito l'accordo a cui facevo riferimento: mi sono riferito a un Ministro - che non era di destra, quindi stranamente non l'ha capito questo fatto - e, se leggesse bene quell'accordo, forse capirebbe il motivo per cui non è stato possibile subito chiudere lo stabilimento.

Noi, tra l'altro, di quel centro siderurgico abbiamo chiesto la chiusura dell'area a caldo e la riconversione; mica vogliamo la chiusura totale, noi vogliamo la bonifica di quei territori e produrre in modo sostenibile, in modo che non muoiano le persone! È difficile da capire questo fatto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3131/11 Donno, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).