XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 737 di martedì 3 novembre 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'
La seduta comincia alle 10.
ROBERTO GIACHETTI , Segretario, legge il processo verbale della seduta del 30 ottobre 2026.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 96, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Annunzio di petizioni.
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).
Annuncio della nomina di giudice della Corte costituzionale.
PRESIDENTE. Comunico altresì che, in data 26 ottobre 2026, il Primo Presidente della Corte suprema di cassazione ha inviato al Presidente della Camera la seguente lettera:
“Signor Presidente, ai sensi dell'art. 2, ultimo comma, della Legge 11 marzo 1953 n. 87, contenente norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte Costituzionale, ho l'onore di comunicarLe che il Collegio di questa Corte Suprema di Cassazione, appositamente convocato, ha eletto in data odierna il dott. Alberto Giusti Giudice della Corte Costituzionale in sostituzione del dott. Giovanni Amoroso che cesserà dalla carica e dall'esercizio delle funzioni il giorno 13 novembre 2026 per scadenza del periodo di nomina. Rispettosamente, firmato Pasquale D'Ascola”.
Svolgimento di una interrogazione.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interrogazione.
(Iniziative per rafforzare gli organici degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, anche attraverso lo scorrimento della graduatoria dell'ultimo concorso Ripam - n. 3-02994)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno D'Orso n. 3-02994 (Vedi l'allegato A).
Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Alberto Balboni, ha facoltà di rispondere.
ALBERTO BALBONI, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, signor Presidente. Le criticità segnalate dagli uffici giudiziari si inseriscono nelle fisiologiche difficoltà di gestione di un sistema complesso. A queste difficoltà l'amministrazione ha risposto con una politica di assunzioni di portata storica. L'impegno di rafforzare gli organici e sostenere il funzionamento delle articolazioni periferiche della giustizia si è tradotto in interventi concreti.
È dai risultati conseguiti che occorre partire per valutare il notevole sforzo compiuto. L'amministrazione ha raggiunto un obiettivo ambizioso. Sono state stabilizzate 9.368 unità, pari a circa l'80 per cento del personale PNRR in servizio. Il 1° luglio sono state immesse nel ruolo 9.174 unità. L'intervento valorizza la professionalità acquisita e ne consolida il contributo al funzionamento degli uffici. Contestualmente, sono stati prorogati, fino al 31 gennaio 2027, i contratti a tempo determinato delle rimanenti 1.350 unità. Parliamo del decreto in conversione in questi giorni. Si tratta del personale reclutato nell'ambito del PNRR, in servizio presso le sezioni specializzate in materia di immigrazione. In particolare, la proroga è riservata ai lavoratori che, al 31 gennaio 2027, avranno maturato meno di 36 mesi di servizio a tempo determinato.
Passando agli organici degli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti, la scopertura si attesta attualmente al 32,24 per cento. Al riguardo, occorre precisare che le dotazioni straordinarie destinate all'ufficio per il processo hanno riguardato soltanto gli uffici giudicanti e requirenti. Gli UNEP sono quindi rimasti esclusi da questi interventi. Per rispondere alle loro esigenze e ridurre le scoperture, l'amministrazione ha già attivato interventi mirati, nell'esercizio della propria autonomia organizzativa e in coerenza con gli indirizzi di valorizzazione del personale. L'impegno è dare risposte concrete agli UNEP attraverso il reclutamento e la valorizzazione delle professionalità interne.
Con riferimento al concorso per 2.970 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato nei ruoli del Ministero della Giustizia, i posti sono ripartiti tra 370 funzionari UNEP e 2.600 assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria. Per il profilo di funzionario UNEP, sono già state assunte 151 unità ed è previsto l'ingresso di altre 2 unità a breve. L'amministrazione ha programmato lo scorrimento della graduatoria. L'obiettivo è coprire integralmente i rimanenti 219 posti disponibili entro l'autunno. Anche questo intervento conferma l'attenzione alle esigenze operative degli uffici.
Quanto all'area degli assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria, la graduatoria dei vincitori è stata pubblicata con avviso del 15 luglio 2026. L'11 agosto sono state pubblicate le sedi assegnate. Le assegnazioni sono avvenute sulla base delle preferenze espresse in fase di scelta oppure d'ufficio.
Nel corso della presente legislatura, gli UNEP hanno beneficiato anche di altre assunzioni. Sono state assunte 48 unità nel profilo di assistente giudiziario, mediante il concorso Ripam per 2.293 unità. Ulteriori 17 unità sono state assunte attraverso lo scorrimento di graduatorie di enti locali.
Sul fronte delle professionalità interne, è stata completata la procedura di riqualificazione degli ufficiali giudiziari nel profilo di funzionario UNEP. È stato disposto lo scorrimento integrale della graduatoria. Sono stati qualificati gli ufficiali giudiziari idonei non vincitori utilmente collocati in graduatoria. L'inquadramento è nel profilo di funzionario UNEP, area funzionale III, fascia economica F1. La procedura ha interessato 290 unità di personale.
Gli interventi richiamati rafforzano gli organici e valorizzano le competenze disponibili. In questa direzione prosegue l'impegno dell'amministrazione. Gli UNEP svolgono un ruolo essenziale per l'effettività della tutela giurisdizionale e per la qualità del servizio reso ai cittadini e il Governo ne è assolutamente consapevole.
PRESIDENTE. La deputata D'Orso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. No, ringrazio il Sottosegretario Balboni, ma non mi posso ritenere del tutto soddisfatta e spiego anche il perché. La mia interrogazione era puntuale: riguardava uno specifico concorso, appunto, per assumere unità di personale presso gli uffici notificazioni, esecuzioni e protesti e poi c'era un'aliquota anche più consistente che riguardava, invece, il profilo di assistenti giudiziari, mentre il sottosegretario Balboni ha fatto una panoramica più ampia. Lo ringrazio, però allora mi permetto anch'io di fare una panoramica più ampia.
Quindi, diamo un po' una fotografia del comparto giustizia in questo momento. Proprio con riferimento al concorso che è stato citato, intanto dobbiamo dire a chi ci segue che circa il 40 per cento dei vincitori del concorso ha rinunciato, soprattutto nelle sedi del Nord. Qualche numero ci fa assolutamente rabbrividire: al tribunale di Milano si sono presentati in 5 su 90 posti da ricoprire; al tribunale di Torino hanno accettato in 19 su 49 posti da coprire. Abbiamo avuto anche l'allarme da parte del presidente del tribunale di Milano, il dottor Roia, che ha già ipotizzato di ridurre il numero delle udienze penali da celebrare, proprio perché c'è questa carenza strutturale di organico. Le scoperture si aggirano intorno al 40 per cento, con picchi del 50 per cento. Non è però l'unico profilo di personale amministrativo con gravi carenze di organico, perché ci sono altri profili.
E andiamo, invece, a un altro pilastro del comparto giustizia: gli uffici del giudice di pace, che soffrono del 60 per cento circa di scopertura. La giustizia di prossimità era un tempo un fiore all'occhiello: si poteva ottenere un decreto ingiuntivo in un solo mese e si poteva concludere una causa, specialmente quelle civili, in un anno e mezzo. Adesso, invece, cosa abbiamo? Abbiamo che gli uffici del giudice di pace sono diventati dei fanalini di coda, un incubo - potremmo dire così - per cittadini e cittadine che vi si rivolgono: oltre un milione di fascicoli pendenti - questo è un dato certificato dal suo Ministero, Sottosegretario - a dicembre del 2025, tempi di definizione che sono oltre i quattro anni, rinvii di udienze al 2032; neanche nelle corti di appello più in affanno si vedeva una cosa del genere. Anche qui, abbiamo una graduatoria da poter scorrere e ci racconta che avremmo già 328 giudici onorari di pace formati - perché già ammessi al tirocinio, e l'hanno anche già finito - che potrebbero entrare in servizio entro 40 giorni.
E andiamo ad un'altra graduatoria che dovremmo scorrere, che è quella dei funzionari giuridico-pedagogici, approvata nel gennaio 2024. Anche qui, abbiamo fame - potremmo dire così -, nelle carceri, di funzionari giuridico-pedagogici, soprattutto nelle carceri minorili, che state riempiendo con i vostri decreti-legge. Gli educatori sono il primo pilastro per l'attività trattamentale e per realizzare realmente la finalità rieducativa della pena, tanto più necessaria per i soggetti minorenni. Anche qui, avremmo 900 idonei circa da poter assumere prontamente, se solo scorreste quella graduatoria.
Per scorrere le graduatorie e, quindi, fare ulteriori assunzioni, ci vogliono però soldini. Io sono andata a leggere la manovra di bilancio uscita dal Consiglio dei ministri: non c'è un articolo, Sottosegretario, che riguarda il comparto giustizia; non c'è un articolo in cui si parla di nuove assunzioni, di nuove risorse da mettere nel comparto. Guardi, io l'ho scorsa, all'inizio velocemente, poi ho cominciato a salire e scendere, salire e scendere, e mi sono detta: ma dove sono le norme dedicate al comparto giustizia? Non c'è nulla. E, allora, io vi dico: come pensate di poter rafforzare gli organici, se non mettete un euro in manovra di bilancio?
Io sono davvero sconvolta e scandalizzata, per cui potete fare tutti gli annunci e potete farvi l'applauso, ma ve lo fate da soli, perché poi il Paese reale dice tutt'altro. Noi non vi possiamo applaudire. E mi viene una domanda, mi sorge spontanea: ma il Ministro Nordio era seduto in Consiglio dei ministri, quando si è parlato e si è approvata la manovra di bilancio? Ha battuto i pugni in Consiglio dei ministri o era a casa a pettinare i suoi gatti (Applausi della deputata Cherchi)?
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento della interrogazione all'ordine del giorno.
Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 11,30, con la discussione generale del decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.
La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 10,12, è ripresa alle 11,30.
Discussione del disegno di legge: S. 2029 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche (Approvato dal Senato) (A.C. 3148).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3148: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 3148)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Le Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore per la VIII Commissione (Ambiente), deputato Massimo Milani.
MASSIMO MILANI, Relatore per la VIII Commissione. Buongiorno. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo Vice Ministro Gava, il disegno di legge all'esame dell'Assemblea, già approvato dal Senato e non modificato nel corso dell'esame in sede referente, reca disposizioni urgenti relative al contenimento dei prezzi dei carburanti, in una fase di perdurante tensione dei mercati internazionali, e all'accelerazione dei procedimenti relativi a infrastrutture e attività energetiche strategiche.
Il decreto si inserisce in un contesto nel quale nel mese di marzo di quest'anno si sono susseguiti numerosi interventi di riduzione temporanea delle aliquote di accisa sui carburanti. Quanto al contenuto del provvedimento all'esame dell'Assemblea, segnalo che l'articolo 1 proroga, per il periodo dall'11 al 17 settembre 2026, la riduzione dell'aliquota di accisa applicata al gasolio usato come carburante e di quella applicata ai gasoli paraffinici, ottenuti da sintesi o da idrotrattamento - cosiddetto HVO - e al biodiesel. Per il gasolio ne deriva una riduzione di 14 centesimi di euro al litro rispetto all'aliquota ordinaria; per i gasoli paraffinici e biodiesel, la riduzione è pari a 8,45 centesimi rispetto all'aliquota vigente e si applica ai prodotti che rispettano le condizioni previste dalla disciplina europea sugli aiuti di Stato. La norma proroga, inoltre, nel mese di settembre 2026 il credito d'imposta riconosciuto alle imprese di autotrasporto di merci e di persone, nonché alle imprese di noleggio autobus con conducente che utilizzano veicoli di classe ambientale euro 5 e euro 6, commisurato alla maggiore spesa sostenuta per l'acquisto del carburante.
L'articolo 1-bis interviene sui criteri di ammissibilità dei residui che possono essere valorizzati mediante digestione anaerobica, cioè negli impianti di produzione di biogas e di biometano, al fine di garantire una maggiore indipendenza energetica e di consentire l'utilizzo di tutti i residui generati dalla trasformazione di prodotti agricoli, indipendentemente dalla destinazione dei prodotti finiti e ottenuti. In particolare, la norma consente di impiegare anche i residui delle attività di trasformazione e valorizzazione di prodotti agricoli finalizzate alla produzione di biocombustibili, biomolecole e biomateriali, a condizione che abbiano caratteristiche qualitative equivalenti a quelli dei residui dei processi di produzione dell'industria agroalimentare. L'ampliamento è accompagnato da specifiche garanzie ambientali: i residui, oltre a soddisfare le condizioni già previste dal testo unico ambientale per la qualifica di sottoprodotto, non devono contenere sostanze chimiche pericolose, ai sensi della disciplina europea, e il processo di produzione non deve comportare il rilascio. Il produttore dei residui è tenuto a mettere a disposizione del gestore dell'impianto la documentazione che attesta il rispetto di tali condizioni. Il digestato prodotto, inoltre, deve rispettare i valori limite previsti per la sua utilizzazione agronomica.
L'articolo 2 reca una disciplina speciale dei poteri sostitutivi dello Stato nei procedimenti relativi alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma per il caso in cui la regione interessata non si esprima sull'intesa richiesta. L'intervento risponde all'esigenza di evitare che l'inerzia regionale determini ritardi incompatibili con le esigenze di sicurezza energetica del Paese. Il meccanismo si articola in due fasi: se la regione non si esprime entro 45 giorni dalla ricezione della documentazione, il Presidente del Consiglio dei ministri assegna un ulteriore termine. In tale fase, è promossa un'apposita interlocuzione con la regione. Qualora la regione non si esprima neppure entro il nuovo termine e l'inerzia risulti idonea a compromettere attività di interesse strategico nazionale concernenti la sicurezza energetica, la continuità degli approvvigionamenti o la tutela dell'unità economica della Repubblica, il Consiglio dei ministri nomina un commissario ad acta, sentita la regione interessata e nel rispetto del principio di leale collaborazione, al quale è attribuito il potere di rendere l'intesa in sostituzione della regione. La norma prevede che il commissario possa essere nominato anche su richiesta motivata della regione interessata e che le sue funzioni si estendano all'adozione di ogni atto endoprocedimentale o provvedimento autorizzatorio di competenza della regione e degli enti locali del relativo territorio, necessari alla conclusione del procedimento.
L'articolo 2-bis reca misure a favore della elettrificazione dei consumi, in coerenza con gli obiettivi del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima, più noto come PNIEC, e con gli orientamenti dell'Unione europea. A tal fine, l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, l'ARERA, nell'ambito della revisione delle condizioni economiche del servizio di connessione, adotta misure per la riduzione dei contributi a titolo di quota potenza, legati alla possibilità massima di prelievo dalla rete, rimodulando conseguentemente gli altri contributi per il diritto all'accesso della rete, comunque senza incrementi degli oneri di sistema a carico degli utenti finali.
L'articolo 2-ter reca modifiche al testo unico in materia di regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili - decreto legislativo 25 novembre 2024, n. 190 - che riguardano l'individuazione delle aree idonee all'installazione degli impianti e degli interventi realizzabili nelle zone di protezione dei siti UNESCO. La lettera a) chiarisce che, nell'individuazione con legge regionale di ulteriori aree idonee, resta ferma l'idoneità delle aree già individuate dalla normativa statale; la lettera b) riguarda le cosiddette buffer zone, cioè le zone cuscinetto poste a ulteriore protezione dei siti UNESCO. In tali zone, oltre agli interventi in attività libera già consentiti, potranno essere realizzati anche quelli soggetti a procedura abilitativa semplificata o ad autorizzazione unica, purché gli impianti ricadano interamente nella zona cuscinetto e questa presenti le caratteristiche di un'area idonea. A tali interventi non si applica la disciplina semplificata prevista per gli impianti realizzati in aree idonee, consistente nell'attenuazione del vincolo paesaggistico e nella riduzione dei termini procedimentali.
L'articolo 3, infine, provvede alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dal decreto-legge.
In conclusione, segnalo che il Comitato per la legislazione ha formulato un parere con osservazioni e che le Commissioni affari costituzionali, finanze, cultura, trasporti, agricoltura e politiche dell'Unione europea hanno espresso parere favorevole su detto provvedimento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva.
È iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a discutere la conversione del decreto-legge n. 157 del 2026, così come modificato dal Senato. Un provvedimento che dovrebbe affrontare due grandi questioni: il caro carburante e la sicurezza energetica del nostro Paese, due questioni fondamentali, soprattutto in un momento in cui famiglie e imprese affrontano rincari energetici e un'incertezza economica che pesa sulla programmazione degli investimenti.
Ma leggendo attentamente questo provvedimento emerge una contraddizione: il Governo continua a confondere la gestione dell'emergenza con una strategia per il futuro e, Presidente, dopo quattro anni di Governo Meloni questa distinzione dovrebbe essere ormai molto chiara, perché le emergenze possono essere imprevedibili ma governare significa anche costruire gli strumenti per non farsi trovare impreparati ogni volta.
Partiamo da un fatto parlamentare piuttosto singolare. Siamo al 3 novembre 2026 e discutiamo di un decreto che all'articolo 1 contiene una riduzione delle accise riferita al periodo dall'11 al 17 settembre e naturalmente sappiamo che convertiamo un provvedimento già in vigore e che nel frattempo sono intervenuti altri atti informativi. Ma è proprio questa la questione: da luglio abbiamo visto un susseguirsi di decreti-legge, decreti ministeriali, proroghe e rimodulazioni ministeriali delle accise e persino nell'ordine del giorno di questa seduta troviamo due differenti provvedimenti sul caro carburanti. Intanto, il decreto ministeriale del 27 ottobre ha disposto un'altra riduzione dell'accisa sul gasolio, valida fino al 7 novembre. Abbiamo quasi più scadenze degli sconti che certezze sui prezzi dei carburanti.
Presidente, questo non è un problema di calendario parlamentare, ma un problema di programmazione politica, perché non possiamo pretendere che le imprese pianifichino investimenti pluriennali mentre le misure a sostegno vengono continuamente modificate di settimana in settimana. E qui mi permetto di ricordare il famoso video che continua a girare in rete, quello del 2019, in cui Giorgia Meloni denunciava il peso delle accise sui carburanti e ne chiedeva la progressiva abolizione. Un video diventato particolarmente noto.
Poi Giorgia è arrivata al Governo e ci ha spiegato che il mondo è cambiato. Certo che il mondo è cambiato, ma proprio perché sarebbe stato necessario costruire una politica energetica più solida; invece, siamo passati dalla promessa di abolire progressivamente le accise alla necessità di rinnovare continuamente gli sconti. Dall'abolizione delle accise siamo arrivati alla loro gestione “a puntate”. Questo mi ricorda il famoso gioco delle tre carte: si mostra uno sconto con una mano, si sposta sull'altra la scadenza e poi si annuncia di nuovo un intervento. Il cittadino vede il beneficio oggi, ma non riesce a capire quale sarà il costo di domani.
Attenzione, nessuno contesta che uno sconto fiscale possa essere utile; contestiamo l'assenza di una prospettiva stabile, perché il prezzo del carburante non è soltanto un costo individuale, ma è un fattore che attraversa tutta la nostra economia, e quando aumenta il costo della logistica aumenta la pressione sui prezzi dei beni, sui margini delle imprese e, alla fine, sul potere d'acquisto delle famiglie. Il caro carburante non finisce al distributore, ma arriva fino al carrello della spesa.
Questo lo comprendiamo particolarmente bene in Lombardia, penso anche alla mia provincia di Varese, Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, alle imprese dell'Alto Milanese come di tutto il resto d'Italia, alle filiere industriali collegate ai vari aeroporti. Parliamo di un territorio manifatturiero e logistico dove migliaia di persone utilizzano quotidianamente l'automobile per raggiungere il loro posto di lavoro: artigiani, frontalieri, commercianti, piccoli imprenditori, autotrasportatori e imprese che devono movimentare merci, componenti e prodotti finiti.
Per loro il carburante non è una spesa facoltativa, ma è un costo necessario per lavorare, e chi conosce le difficoltà dell'industria sa perfettamente che ai costi dell'energia si sommano quelli delle materie prime, della logistica e della competitività internazionale. Non si può chiedere alle imprese di essere competitive sui mercati globali e poi lasciarle nell'incertezza sui costi energetici, questo è il punto. Veniamo all'autotrasporto. Il provvedimento proroga per settembre il credito d'imposta a favore delle imprese del settore, prevedendo ulteriori 16 milioni di euro.
Una missione e una misura che riconosciamo utile, ma questo basta per risolvere il problema? Evidentemente no, perché proprio nelle scorse settimane le associazioni degli autotrasportatori hanno denunciato ritardi nell'erogazione delle risorse e difficoltà di liquidità. Il Governo ha successivamente approvato nuovi interventi, anche a seguito delle mobilitazioni della categoria. Ne prendiamo atto, ma la domanda rimane: perché arrivare alle proteste prima di garantire risposte adeguate? Ministro Salvini, un credito d'imposta non può essere scritto in Gazzetta Ufficiale, ma il gasolio si paga alla pompa e il camion non aspetta i tempi della burocrazia.
Per questo, insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, abbiamo presentato proposte per rafforzare il sostegno alle categorie produttive e garantire maggiore trasparenza sui prezzi. Abbiamo chiesto un monitoraggio settimanale della filiera dei carburanti affinché sia possibile verificare se le riduzioni fiscali raggiungano effettivamente i consumatori. Ho inoltre presentato proposte riguardanti i costi del carburante per gli agenti, i rappresentanti di commercio e il trattamento fiscale del gas naturale per l'autotrazione, perché la politica economica non può limitarsi ai grandi operatori, ma deve guardare anche alle migliaia di piccole imprese e attività che mantengono in movimento la nostra economia.
Ma veniamo al cuore delle modifiche introdotte dal Senato: l'articolo 2, che disciplina i poteri sostitutivi nei procedimenti relativi alla ricerca e alla coltivazione di idrocarburi sulla terraferma. Il Senato ha ulteriormente esteso le competenze del commissario, prevedendo che possa adottare anche provvedimenti autorizzatori spettanti alle regioni e agli enti locali. Il Governo presenta questa come una semplificazione, ma siamo sicuri che sia questa la strada?
Perché una cosa è accelerare i provvedimenti amministrativi, un'altra è costruire un sistema nel quale, quando un procedimento incontra difficoltà, la risposta prevalente diventa potere sostitutivo. Il testo prevede passaggi di interlocuzione istituzionale, ma i problemi relativi alla distribuzione delle competenze rimangono. E non lo diciamo soltanto noi. Il Comitato per la legislazione ha formulato osservazioni proprio sui presupposti di nomina del commissario, sull'estensione dei suoi poteri e sul coordinamento con le norme già vigenti.
Non sono dettagli secondari, sono questioni che riguardano la certezza del diritto e il rapporto tra Stato e autonomie territoriali. Perché la semplificazione non consiste nel trovare qualcuno che possa decidere al posto di un altro; consiste nel creare regole chiare, tempi certi e responsabilità definite. E c'è una contraddizione politica ancora più evidente. Quando parliamo di attività estrattive, il Governo introduce procedure speciali e poteri commissariali; quando, invece, parliamo delle infrastrutture indispensabili alla trasformazione energetica dell'industria, continuiamo a confrontarci con problemi di rete, autorizzazione, investimenti e capacità di programmazione.
Non vogliamo negare l'importanza della sicurezza degli approvvigionamenti, ma sicurezza energetica significa soprattutto ridurre nel tempo la vulnerabilità dell'Italia alle crisi internazionali; significa sviluppare fonti rinnovabili, accumuli, reti elettriche moderne e tecnologie industriali; significa investire nell'idrogeno rinnovabile per i settori nei quali l'elettrificazione diretta presenta ancora maggiori difficoltà.
Ed è anche in questo senso che, con l'indagine conoscitiva che stiamo prospettando nella nostra Commissione attività produttive, stiamo portando avanti questo discorso, poiché il futuro industriale italiano si costruisce programmando oggi le tecnologie di domani. Non possiamo pretendere di essere indipendenti dalle crisi del petrolio se continuiamo a considerare il petrolio la risposta principale alle crisi. Passiamo all'articolo 2-bis, introdotto dal Senato. Si parla di favorire l'elettrificazione dei consumi attraverso una riduzione dei contributi legati alla potenza disponibile per le connessioni elettriche.
Ma leggiamo la norma fino in fondo: la riduzione della Quota potenza deve essere compensata attraverso una rimodulazione degli altri contributi di connessione, senza aumentare gli oneri generali di sistema. In altre parole, non si prevede una riduzione del costo complessivo delle connessioni, ma si prevede una redistribuzione dei costi. Allora dobbiamo crederci e dobbiamo chiederci: chi beneficerà concretamente della misura? Quali utenti potranno sostenere contributi maggiori? Perché una redistribuzione può anche essere giustificata, ma deve essere trasparente e valutata nei suoi effetti.
Altrimenti ritorniamo al gioco delle tre carte: si riduce una voce, se ne rimodula un'altra e si presenta tutto come un alleggerimento. Ma spostare il costo da una voce all'altra non significa ridurre il conto da pagare. Sempre al Senato è stato introdotto l'articolo 1-bis relativo all'utilizzo di ulteriori residui delle lavorazioni agricole negli impianti di biogas e biometano. È un intervento che può contribuire alla valorizzazione degli scarti produttivi e alla diversificazione energetica.
Il testo prevede condizioni sulle qualità dei residui, sulle sostanze pericolose e sui limiti del digestato. È importante che tali garanzie siano effettivamente applicate, perché la transizione energetica deve essere anche un'opportunità per l'agricoltura, ma senza sacrificare la tutela ambientale.
Allo stesso modo, l'articolo 2-ter interviene sulle aree idonee alle rinnovabili, consentendo determinate tipologie di intervento, anche nelle zone cuscinetto del sito UNESCO, con specifiche condizioni e senza applicare le ulteriori semplificazioni previste per le aree idonee ordinarie. Anche qui occorre equilibrio, la produzione di energia rinnovabile è strategica, ma non può prescindere da una corretta pianificazione territoriale. Presidente, questo provvedimento ci lascia, dunque, davanti a una domanda fondamentale: qual è la direzione della politica energetica del Governo Meloni?
Si vuole contenere il costo dei carburanti? Bene, ma occorre una risposta stabile non soltanto sulle successioni degli sconti temporanei. Si vuole accelerare sulla realizzazione delle infrastrutture energetiche? Bene, ma bisogna garantire la certezza normativa rispetto alle competenze e alla tutela dei territori. Si vuole valutare e favorire l'elettrificazione? Bene, occorre, però, spiegare con chiarezza se stiamo realmente abbassando i costi o semplicemente ridistribuendoli.
Si vuole l'indipendenza energetica? Allora bisogna dimostrare che esiste una strategia industriale capace di accompagnare le imprese nella transizione. Ed è proprio questa visione complessiva che continuiamo a chiedere, non interventi scollegati, non soluzioni che durano il tempo di una proroga, non nuove regole che rischiano di generare altre incertezze. Concludo, Presidente: la maggioranza rivendica, giustamente, il diritto di essere giudicata sui propri provvedimenti, ma allora dobbiamo valutare non soltanto ciò che viene annunciato, bensì gli effetti concreti delle misure, perché le imprese non hanno bisogno di conoscere il titolo del prossimo decreto, hanno bisogno di sapere quanto costerà produrre, trasportare e investire.
Le famiglie non hanno bisogno dell'ennesimo annuncio sul taglio delle accise, hanno bisogno di un potere d'acquisto che non venga continuamente eroso. E i territori industriali del Nord Italia e dell'Italia intera chiedono una politica energetica capace di accompagnare la trasformazione produttiva. Giorgia Meloni, quando era all'opposizione, mostrava agli italiani quanto pesavano le tasse su un pieno di carburante. Oggi, dopo 4 anni alla guida del Paese, è legittimo chiedere quale sia la soluzione duratura che è stata costruita, perché un conto è denunciare il prezzo del pieno davanti a una telecamera, un altro è governare il Paese che fa il pieno e deve pagare ogni giorno.
E allora, Presidente, il nostro giudizio politico su questo provvedimento non nasce dalla negazione dell'utilità delle singole misure, nasce dalla loro insufficienza rispetto alle dimensioni del problema, perché l'Italia ha bisogno di una politica energetica all'altezza della propria industria, dei propri lavoratori e delle proprie famiglie. Non basta spostare le tre carte, bisogna avere il coraggio di cambiare gioco e, soprattutto, ricordare che, quando il Governo sbaglia le proprie mosse, il conto non arriva a Palazzo Chigi, ma arriva nelle tasche degli italiani (Applausi della deputata Cherchi).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mura. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MURA (FDI). Grazie, signor Presidente e onorevoli colleghi. Beh, che, da quando siamo al Governo, avremmo dovuto affrontare la divergenza di opinioni tra i vari partiti delle nostre opposizioni, ne eravamo consapevoli. Ci siamo anche un po' abituati, ma che adesso dobbiamo trovarci ad affrontare la divergenza di opinioni tra persone che fanno parte dello stesso partito è una cosa alla quale non eravamo neanche preparati così tanto.
Io invito l'onorevole Ferrara a fare uno squillo alla persona che ha sostituito qui, in Parlamento, perché, quando parla dell'opportunità di superare l'utilizzo di idrocarburi per la produzione energetica, è bene che faccia una telefonata ad Alessandra Todde, che oggi ci ritroviamo come principale responsabile dell'interruzione della transizione energetica in Italia, e in Sardegna in modo particolare. Comunque ce ne faremo una ragione e affronteremo anche questa situazione.
Il provvedimento che oggi esaminiamo interviene su questioni di particolare rilevanza per il nostro sistema economico e produttivo: il contenimento degli effetti dell'aumento dei prezzi dei carburanti, il sostegno alle imprese di trasporto e l'accelerazione dei procedimenti relativi alle infrastrutture energetiche e strategiche. Il testo, approvato in Senato con alcune modifiche e integrazioni, affronta inoltre temi importanti per il futuro energetico del Paese, come la valorizzazione dei residui agricoli nella produzione di biogas e biometano, l'elettrificazione dei consumi e la disciplina delle aree idonee alla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili.
Si tratta di interventi differenti, ma accomunati da un obiettivo: coniugare la sicurezza energetica, la competitività del sistema produttivo e la sostenibilità ambientale attraverso strumenti concreti e procedure amministrative più efficienti. Vorrei soffermarmi sulle principali disposizioni del provvedimento, evidenziandone, come ha già ben fatto il relatore prima di me, gli effetti economici e le novità introdotte durante l'esame parlamentare.
Parto dalle misure sulle accise e dal sostegno all'autotrasporto. Il decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, ha previsto, per il periodo dall'11 al 17 settembre, una riduzione dell'accisa del gasolio impiegato come carburante, da 672,90 a 532,90 euro per mille litri. Parliamo di una riduzione di 14 centesimi al litro, alla quale si aggiunge l'effetto sulla base imponibile IVA, stimato dal Governo in ulteriori 3 centesimi al litro. Questa misura si inserisce in una serie di interventi adottati nel corso degli ultimi mesi per attenuare gli effetti dell'aumento dei prezzi energetici.
Attraverso successivi decreti-legge e decreti interministeriali, anche mediante il meccanismo della cosiddetta accisa mobile, il Governo ha modulato temporaneamente il livello delle accise, utilizzando una parte delle maggiori entrate IVA derivanti dall'incremento dei prezzi dei carburanti. Una scelta che risponde all'esigenza di contenere, nei limiti delle risorse disponibili, gli effetti dei rincari sui consumatori e sulle attività produttive. Il provvedimento interviene anche sul trattamento fiscale dell'HVO e del biodiesel, prevedendo per il periodo considerato l'applicazione della medesima aliquota ridotta, nel rispetto delle condizioni di sostenibilità stabilite dalla normativa europea.
Gli oneri complessivi derivanti dalla riduzione delle accise sono valutati in 86 milioni di euro per il 2026 e 900.000 euro per il 2028. Accanto a questo intervento assume particolare importanza il sostegno alle imprese di trasporto. Il testo proroga al mese di settembre il credito d'imposta destinato alle imprese di autotrasporto merci, di trasporto persone e di noleggio di autobus con conducente che utilizzano veicoli Euro 5 ed Euro 6. Per questa finalità vengono stanziati ulteriori 16 milioni di euro per il 2026.
Il contributo viene calcolato sulla maggiore spesa sostenuta per il gasolio rispetto al prezzo di riferimento del febbraio 2026, con un credito d'imposta che può arrivare fino al 70 per cento dell'incremento dei costi, nel rispetto del limite complessivo delle risorse stanziate. È una misura mirata che riconosce il peso dei costi energetici su un settore fondamentale per il funzionamento dell'economia nazionale. Il trasporto delle merci, infatti, rappresenta un elemento essenziale della competitività delle nostre imprese.
Ogni incremento dei costi di movimentazione si riflette inevitabilmente sull'intera filiera produttiva e, in ultima analisi, sui prezzi sostenuti dai cittadini. Questo assume una rilevanza ancora maggiore nei territori insulari, come la Sardegna, dove il trasporto delle merci deve confrontarsi con costi strutturali aggiuntivi e con le difficoltà derivanti dalla discontinuità territoriale. Per queste realtà il contenimento dei costi energetici rappresenta un intervento importante, pur non esaurendo la necessità di affrontare in maniera strutturale gli svantaggi derivanti dalle condizioni di insularità.
Il secondo ambito di intervento riguarda la valorizzazione dei residui agricoli e agroindustriali nella produzione di biogas e biometano. La disposizione introdotta durante l'esame al Senato amplia le tipologie dei residui utilizzabili negli impianti di digestione anaerobica. In particolare, vengono ricompresi a determinate condizioni anche i residui derivanti dalle attività di trasformazione e valorizzazione dei prodotti agricoli, finalizzate alla produzione di biocombustibili, biomolecole e biomateriali.
L'obiettivo è favorire un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili, valorizzando materiali che possono essere reinseriti nei cicli produttivi, anziché essere destinati allo smaltimento. È importante sottolineare che questo ampliamento non comporta un allentamento generalizzato delle garanzie ambientali. La qualificazione dei materiali come sottoprodotti resta subordinata al rispetto della normativa vigente. Sono inoltre previste delle condizioni specifiche relative all'assenza di sostanze chimiche pericolose, alla documentazione che deve essere fornita dal produttore e al rispetto dei limiti previsti per l'utilizzo del digestato.
La disposizione non introduce nuovi contributi pubblici, né modifica le tariffe riconosciute agli impianti già incentivati. Siamo quindi di fronte a un intervento che amplia la possibilità di valorizzare le risorse agricole, mantenendo le necessarie garanzie di tutela ambientale, senza determinare nuovi oneri per la finanza pubblica.
Vengo ora a una delle parti più significative del provvedimento: la semplificazione dei procedimenti relativi alle attività energetiche strategiche. La nuova disciplina riguarda le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sulla terraferma, comprese le procedure autorizzative per il rilascio, la proroga e la modifica dei relativi permessi e concessioni. Il punto centrale è l'introduzione di termini certi per l'espressione dell'intesa regionale e di strumenti per superare eventuali situazioni di inerzia amministrativa. La regione dispone inizialmente di 45 giorni per esprimersi sull'intesa. Qualora questo termine decorra senza una decisione, il Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, può assegnare un ulteriore termine non superiore a 60 giorni, ridotto a 30 giorni per gli specifici procedimenti unici previsti dalla normativa. Durante questa fase viene promossa un'interlocuzione con la regione, finalizzata ad acquisire le ragioni del ritardo e a favorire il raggiungimento dell'intesa.
Se anche il termine aggiuntivo trascorre inutilmente e l'inerzia regionale rischia di compromettere attività di interesse strategico nazionale, il Consiglio dei ministri può nominare un commissario ad acta, nel rispetto del principio di leale collaborazione. Il commissario quindi può rendere l'intesa in sostituzione della regione.
Durante l'esame al Senato è stata introdotta un'ulteriore disposizione che amplia le funzioni commissariali, consentendo di ricomprendere anche gli atti intermedi e i provvedimenti autorizzatori di competenza regionale o locale necessari alla conclusione del procedimento. È una novità rilevante perché consente di affrontare non soltanto l'eventuale mancata espressione dell'intesa, ma anche ulteriori blocchi amministrativi che potrebbero impedire il completamento dell'iter autorizzativo.
La disciplina mantiene comunque precise garanzie procedimentali: è prevista la partecipazione del presidente della regione interessata alla riunione del Consiglio dei ministri e il commissario deve assicurare adeguate forme di pubblicità e informazione nei confronti dei territori e dei comuni coinvolti, anche con riferimento agli aspetti ambientali e socio-economici. Il commissario può inoltre essere nominato su richiesta motivata anche dalla stessa regione.
Il significato di questa disposizione è particolarmente importante. La sicurezza energetica rappresenta un interesse strategico nazionale che richiede capacità di programmazione, certezza delle decisioni e tempi amministrativi compatibili con le esigenze degli investimenti. Questo non significa comprimere le prerogative delle autonomie territoriali o rinunciare alle tutele ambientali; significa piuttosto affermare un principio di responsabilità istituzionale. Le competenze amministrative devono essere esercitate e non possono trasformarsi, attraverso l'inerzia, in un ostacolo indefinito alla realizzazione di attività considerate strategiche del Paese.
Il principio di leale collaborazione tra Stato e regioni rimane centrale, ma deve accompagnarsi alla capacità delle istituzioni di assumere decisioni entro tempi ragionevoli. È questo l'equilibrio che il provvedimento intende perseguire. Anche sotto il profilo finanziario, la disciplina è costruita senza nuovi oneri: il commissario e il sub-commissario non percepiscono compensi o rimborsi e le amministrazioni operano con le risorse già disponibili.
Un ulteriore intervento riguarda l'elettrificazione dei consumi. La norma affida ad ARERA il compito di modificare le condizioni economiche del servizio di connessione alla rete elettrica, riducendo i contributi collegati alla cosiddetta Quota potenza: si tratta della componente economica connessa alla potenza massima che un utente può prelevare dalla rete. La riduzione dovrà essere accompagnata da una rimodulazione degli altri contributi, senza incrementare gli oneri generali di sistema a carico degli utenti finali. È importante chiarire che la disposizione non interviene direttamente sul prezzo dell'energia consumata, ma sulla struttura dei contributi di connessione. L'obiettivo è creare quindi condizioni più favorevoli all'elettrificazione dei consumi attraverso un intervento regolatorio che dovrà essere concretamente attuato dall'autorità.
Un ultimo riferimento riguarda gli aspetti finanziari. Oltre agli stanziamenti già richiamati, il provvedimento prevede un incremento di 18,6 milioni di euro per il 2027 del Fondo per interventi strutturali di politica economica. Le coperture finanziarie sono individuate attraverso le maggiori entrate derivanti dalle misure sulle accise e mediante la corrispondente riduzione del medesimo Fondo per gli esercizi interessati. Il Servizio bilancio della Camera ha formulato una richiesta di chiarimento in merito alla disponibilità delle risorse del Fondo per il 2028 e alla loro coerenza con la relativa programmazione. Si tratta di un rilievo tecnico che merita la necessaria attenzione nell'ambito delle prerogative di verifica e controllo del Parlamento.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, il provvedimento che stiamo esaminando affronta problemi concreti e introduce strumenti destinati a incidere sul funzionamento del nostro sistema economico. Interviene sui costi dei carburanti, sostiene il settore dei trasporti, amplia le possibilità di valorizzazione delle risorse agricole e introduce maggiore certezza nei procedimenti amministrativi per le attività energetiche strategiche. Al tempo stesso interviene sulle condizioni per l'elettrificazione dei consumi e sul quadro normativo necessario allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Il filo conduttore di queste disposizioni è la necessità di affrontare la politica energetica con un approccio pragmatico. La transizione energetica, la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività del sistema produttivo non possono essere considerate esigenze contrapposte. Devono, al contrario, essere parte di una strategia capace di valorizzare tutte le risorse disponibili, sostenere gli investimenti e garantire che le decisioni amministrative vengano assunte in tempi certi. Il nostro Paese ha bisogno di energia sicura, di infrastrutture efficienti e di condizioni che consentano alle imprese di programmare la propria attività senza essere penalizzate dall'incertezza normativa e amministrativa; ha bisogno, allo stesso tempo, di una transizione energetica che sia ambientalmente sostenibile, economicamente realizzabile e socialmente equilibrata.
È in questa prospettiva che si colloca il provvedimento che stiamo esaminando: una serie di interventi puntuali che rispondono a esigenze immediate e contribuiscono a rendere più efficiente il sistema energetico nazionale.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole De Micheli. Ne ha facoltà.
PAOLA DE MICHELI (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Vorrei partire da una domanda che è anche molto semplice: quanto costa oggi vivere e lavorare in Italia? Quanto costa a un lavoratore raggiungere ogni giorno il proprio posto di lavoro? Quanto costa a una famiglia accompagnare i figli a scuola, fare la spesa, e soprattutto pagare le bollette? Quanto costa a un agricoltore coltivare un terreno? A un autotrasportatore consegnare puntualmente le merci? A una piccola impresa tenere aperta la propria attività? Sono domande che milioni di italiani si fanno ogni giorno. Ogni sera si mettono lì con la biro e fanno i conti, perché il caro carburanti non è una questione astratta, non è soltanto una variabile macroeconomica o una conseguenza di evidenti tensioni internazionali: è qualcosa che entra direttamente nella vita delle persone, nei bilanci familiari, nei costi di produzione delle imprese e inevitabilmente anche nei prezzi di tutti i beni che acquistiamo.
I numeri più recenti ci restituiscono una fotografia che è decisamente preoccupante. Il 30 ottobre l'Istat ha diffuso le stime preliminari dell'inflazione di ottobre: siamo al 5,4 per cento su base annua, rispetto al 4,2 per cento di settembre, un'accelerazione di 1,2 punti percentuali in un solo mese. I prezzi degli energetici regolamentati aumentano del 59,5 per cento su base annua e quelli degli energetici non regolamentati del 29,4 per cento. I prodotti alimentari non lavorati crescono del 7,5 per cento e anche i servizi di trasporto accelerano.
Il cosiddetto carrello della spesa torna a crescere, passando dall'1,5 per cento al 2,5 per cento. Non sono numeri che riguardano soltanto gli operatori economici, gli analisti finanziari o noi che abbiamo il privilegio e l'onore di sedere in quest'Aula. Sono il bilancio di una famiglia che ogni mese deve fare i conti con una spesa più alta, con bollette più pesanti e con un potere d'acquisto che continua a diminuire. Per molte persone l'automobile non è un lusso, ma è una necessità. Penso ai pendolari, a chi vive nei piccoli comuni, nelle aree interne, a chi deve raggiungere un ospedale, a medici, infermieri, operatori sanitari, lavoratori che non hanno alternative al mezzo privato anche perché sul fronte del trasporto pubblico locale questo Governo continua a non fare investimenti.
Penso soprattutto a chi lavora e produce, alle proteste che ci sono state in questi giorni degli agricoltori, degli allevatori, dei pescatori e degli autotrasportatori, agli agenti di commercio, che in queste settimane, in varie modalità, hanno denunciato l'insostenibilità dei costi del gasolio, dell'energia e dei mezzi di trasporto. Quando aumenta il costo di produrre e trasportare il cibo, il problema non riguarda soltanto chi lavora o chi lavora nei campi, ma arriva direttamente sulle tavole degli italiani.
È una spirale che impoverisce contemporaneamente sia chi produce, sia chi consuma. Di fronte a tutto questo, il Governo continua a rispondere con provvedimenti temporanei: siamo all'ottavo decreto-legge sui prezzi dei carburanti dal 18 marzo, con una successione di proroghe e riduzioni delle accise che vengono annunciate per una o due settimane alla volta. Questo provvedimento, quando arriva alla discussione parlamentare, ha già esaurito da settimane i suoi effetti sulla riduzione delle accise e, nella stessa settimana, discutiamo un altro decreto che interviene nuovamente sulla medesima materia.
Non è una politica dei prezzi quella che il Governo sta attuando, ma è una gestione dell'emergenza che si rinnova continuamente perché il Governo non vuole affrontare il problema. Nessuno sottovaluta le tensioni internazionali, le crisi geopolitiche, le oscillazioni del prezzo del petrolio, tanto meno noi, ma la geopolitica può spiegare perché aumentano i prezzi; non può diventare, come ormai è diventata, l'alibi per non intervenire seriamente.
Guardiamo anche a quello che sta accadendo in questi giorni sui mercati: il petrolio Brent, dopo avere superato i 117 dollari al barile nella chiusura del 30 ottobre, è tornato a scendere nella chiusura del 2 novembre, attestandosi attorno ai 109 dollari; il gas europeo sul mercato TTF viaggia intorno ai 102 euro al megawattora per le consegne di dicembre. Eppure il 1° novembre il prezzo medio nazionale dei carburanti, rilevato dal MIMIT, era ancora di 2,010 euro al litro per la benzina e di 2,241 per il gasolio in modalità self-service.
Questo ci dice due cose: la prima è che siamo esposti a una volatilità molto forte dei mercati internazionali, e questo è acquisito, ma la seconda è che la trasmissione delle variazioni dei prezzi lungo la filiera non è necessariamente immediata e simmetrica. Quando il petrolio sale, gli aumenti arrivano rapidamente ai consumatori, mentre, quando scende, non sempre assistiamo a una riduzione altrettanto tempestiva dei prezzi alla pompa, ed è esattamente su questo punto che vorrei soffermarmi.
La politica ha il dovere di decidere come distribuire il costo di questa enorme crisi e soprattutto ha il dovere di decidere chi proteggere. Per questo il Partito Democratico ha avanzato una serie di proposte che considero centrali nel nostro confronto su questo decreto, prima fra tutte l'introduzione di un price cap temporaneo sui prezzi di benzina e gasolio. Noi non stiamo parlando, ovviamente, di fissare arbitrariamente i prezzi per legge, né di ignorare le dinamiche internazionali dei mercati petroliferi, ma stiamo proponendo uno strumento di tutela circoscritto nel tempo e attivabile soltanto a determinate condizioni.
La nostra proposta prevede un'istruttoria del Garante per la sorveglianza dei prezzi che consenta di verificare l'andamento dei prezzi, individuare eventuali anomalie e attivare, nei casi previsti, un prezzo massimo temporaneo per benzina e gasolio per un periodo limitato nel tempo, 180 giorni. È importante chiarire che non si tratta di un tetto generalizzato e permanente, ma di uno strumento eccezionale, da utilizzare quando le dinamiche di mercato producono aumenti anomali e ingiustificati, e accade sempre più spesso nella confusione dei mercati.
È una misura che deve proteggere i consumatori, ma anche i distributori indipendenti, che non possono essere lasciati soli davanti alle dinamiche commerciali dei grandi operatori e alle iniziative volontarie delle principali compagnie. La domanda che rivolgiamo al Governo è semplice: perché non volete nemmeno discutere di questa possibilità? Il collega Peluffo ha chiesto in Commissione di chiarire quale sia l'orientamento dell'Esecutivo su questo strumento.
Noi non abbiamo nemmeno ricevuto una risposta, eppure, se davvero il Governo ritiene che gli aumenti siano esclusivamente il risultato delle dinamiche internazionali, non dovrebbe avere nessuna difficoltà ad accettare un meccanismo trasparente di verifica, affidato a un'autorità competente che intervenga soltanto in presenza di anomalie. Non si può invocare continuamente il mercato quando i prezzi aumentano e poi sottrarsi alla responsabilità di garantire che quel mercato funzioni correttamente e venga regolato.
Accanto al price cap abbiamo proposto l'accisa mobile per restituire agli automobilisti una parte del maggiore gettito IVA generato dagli aumenti dei prezzi, senza gravare ulteriormente sui conti pubblici, ma soprattutto abbiamo chiesto buoni carburante per le famiglie con un ISEE più basso, maggiori risorse per il trasporto pubblico locale, che in alcuni casi potrebbe davvero rappresentare un'alternativa all'uso dell'auto privata, sostegni per l'agricoltura, per l'autotrasporto e una priorità alle piccole imprese nell'accesso ai crediti d'imposta.
Abbiamo indicato anche una possibile copertura attraverso il contributo degli extraprofitti energetici con l'esclusione delle fonti rinnovabili. Sono proposte concrete: alcune non comportano alcun nuovo onere per la finanza pubblica, altre individuano precise modalità di finanziamento. Eppure la maggioranza le ha respinte tutte, comprese quelle a costo zero, e, ciò che è più grave, senza volerne nemmeno discutere.
Il problema del costo dell'energia non si esaurisce alla pompa di benzina, le nostre imprese continuano a pagare l'elettricità più dei loro concorrenti europei. Nel 2020-2025 il prezzo per le imprese italiane è stato di 265,9 euro per megawattora contro i 239,3 della Germania e i 211,4 della media europea.
Questo è un problema di competitività industriale, di investimenti, di occupazione e di futuro del nostro sistema produttivo. Servono interventi strutturali sugli oneri di sistema, una politica energetica che acceleri lo sviluppo delle rinnovabili, investimenti nelle infrastrutture e nell'efficienza energetica. Dobbiamo ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e dalle oscillazioni dei mercati internazionali, perché questa dipendenza continuerà anche se dovessero auspicabilmente finire le tensioni internazionali, non dobbiamo limitarci semplicemente a fare compensazioni che hanno effetti sporadici.
C'è poi un'altra disposizione del decreto sulla quale voglio richiamare l'attenzione dell'Assemblea e del Governo, quella che introduce un commissario di Governo con poteri sostitutivi nei confronti delle regioni per il raggiungimento delle intese relative alle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi sulla terraferma. Anche qui emerge una precisa impostazione politica. Di fronte a un problema di coordinamento tra le istituzioni il Governo cosa fa? Sceglie la strada della sostituzione e della centralizzazione, anziché quella del confronto e della collaborazione istituzionale.
Non è una questione solo di principio astratto o di una difesa burocratica delle competenze regionali; le regioni sono istituzioni che hanno responsabilità dirette nella programmazione e nella gestione dei propri territori. Le decisioni sulle attività estrattive hanno conseguenze ambientali, territoriali ed economiche che non possono essere affrontate prescindendo dalle comunità interessate. Sono questioni che avrebbero meritato un confronto parlamentare più approfondito, soprattutto rispetto all'ampiezza dei poteri attribuiti al commissario e alla garanzia del procedimento.
Io ho imparato che le cose importanti e grandi si fanno sempre con il sostegno delle comunità nelle quali questi investimenti devono avvenire; contro le comunità non si riesce mai ad arrivare all'obiettivo che ci si è prefissi. La semplificazione non può diventare sinonimo di esautoramento delle autonomie locali, delle esigenze delle persone che vivono su quei territori, e non può essere utilizzata come scorciatoia per imporre scelte sulle quali sarebbe necessario costruire invece un'intesa e una discussione con chi vive quelle realtà.
Anche le disposizioni sulle rinnovabili e sulle aree interessate dalla presenza di siti UNESCO richiedono attenzione. Il Partito Democratico ha sostenuto un percorso che consenta di conciliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. È un equilibrio possibile, che richiede regole chiare, valutazioni adeguate e il coinvolgimento delle istituzioni competenti.
Non servono contrapposizioni ideologiche, ma soluzioni concrete e pragmatiche, che rendano realizzabili gli investimenti.
Signor Presidente, vorrei tornare alla domanda da cui sono partita: quanto costa oggi vivere e lavorare nel nostro Paese? I dati sull'inflazione di ottobre ci dicono che il problema non è superato. I prezzi dell'energia continuano a esercitare una pressione molto forte, i beni alimentari accelerano, i trasporti aumentano e, mentre i mercati internazionali cambiano ogni giorno, famiglie e imprese devono affrontare costi che incidono concretamente sulla loro possibilità di arrivare a fine mese e di programmare il proprio futuro e quello dei propri figli. Non possiamo chiedere a un lavoratore di rinunciare a raggiungere il proprio posto di lavoro, non possiamo chiedere a un agricoltore di fermare un trattore, a un autotrasportatore di fermare la consegna delle merci o a una piccola impresa di assorbire indefinitamente gli aumenti che non riesce a trasferire sui prezzi. E non possiamo pensare che la risposta sia sempre e soltanto un decreto che dura 7 giorni. Il Governo deve scegliere se continuare a inseguire le emergenze o dotare questo Paese di strumenti capaci di prevenirle e di governarle.
Noi proponiamo un sistema nel quale il mercato sia libero, ma non lasciato senza regole, nel quale chi consuma sia tutelato, chi produce possa programmare la propria attività, nel quale la politica energetica non sia una successione di interventi temporanei ma una strategia per ridurre la nostra dipendenza dagli altri Paesi, per rafforzare la competitività delle industrie e accompagnare la transizione. Il price cap, l'accisa mobile, il sostegno alle famiglie e alle imprese, la riduzione strutturale del costo dell'energia e lo sviluppo delle rinnovabili sono tasselli di questo nostro disegno energetico per il Paese, perché il punto non è solo abbassare il prezzo di un litro di benzina per qualche giorno: il punto è restituire alle persone la possibilità di vivere, di lavorare, di programmare il proprio futuro senza essere continuamente esposte a rincari che non riescono a governare. È questo il confronto politico che abbiamo chiesto oggi al Governo, che abbiamo chiesto in questi giorni, che continueremo a chiedere e rispetto al quale il Governo non si potrà sottrarre, non solo per le richieste dell'opposizione ma per le richieste del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche - A.C. 3148)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, che rinunzia.
Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinunzia.
Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta odierna.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 14, con votazioni. La seduta è sospesa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI
La seduta, sospesa alle 12,23, è ripresa alle 14,05.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 99, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,06).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Per richiami al Regolamento e sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, la deputata Kelany. Ne ha facoltà.
SARA KELANY (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo sul Regolamento, ai sensi dell'articolo 60, per valutare degli aspetti disciplinari a carico della deputata Ascari. Perché vede, Presidente, giovedì 29 ottobre si è verificato un fatto gravissimo: la deputata Ascari ha tenuto una conferenza stampa per sostenere la liberazione di Abu Safiya, un medico palestinese, ristretto in Israele con l'accusa di essere un membro di alto livello dell'organizzazione terroristica Hamas.
Poi parleremo di questo medico, ma i fatti ancora più gravi sono che, durante la conferenza stampa tenuta dal figlio di Abu Safiya - peraltro in arabo, e parleremo anche di questo dopo -, è stata tirata in ballo la figlia minore del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sbattuta, poi, sui social in una foto in cui era abbracciata con sua madre, accanto alla foto di Abu Safiya (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), con il figlio di Abu Safiya, appunto, presente presso la Camera dei deputati. Questa foto, poi, è rimbalzata su siti e su pagine social anche estremiste, come quella “nur.resilienza” dell'Imam di Torino Brahim Baya.
Presidente, qui c'è da chiedersi se, durante quella conferenza, non siano stati passati, propalati messaggi subliminali indirizzati a terzi, considerato che il soggetto parlava, appunto, in lingua araba, ed era tradotto, peraltro, da un altro soggetto contiguo alle ragioni di Safiya, attualmente ristretto in Israele. Però, farei una brevissima cronistoria delle mirabolanti e funamboliche condotte tenute dalla deputata Ascari presso la Camera dei deputati, sempre con lo stesso filo rosso. Perché, nel gennaio del 2023, prima, si recava in Libano con ABSPP, l'associazione di Mohammad Hannoun; nel febbraio del 2023 porta Mohammad Hannoun qui alla Camera, soggetto attualmente ristretto con l'accusa di aver finanziato, per il tramite della propria associazione, il terrorismo palestinese; porta alla Camera dei deputati Sulaiman Hijazi…
PRESIDENTE. Deputata Kelany, le chiedo scusa. Siccome sta facendo un richiamo al Regolamento, non un intervento sull'ordine dei lavori indirizzato, che so, a un'informativa, sarebbe utile, a questo punto, che lei ci dica a quale articolo del Regolamento fa riferimento.
SARA KELANY (FDI). L'ho fatto all'inizio, Presidente, richiamo l'articolo 60.
PRESIDENTE. Potrebbe precisarlo meglio?
SARA KELANY (FDI). Sì, richiamo l'articolo 60 per richiedere dei provvedimenti disciplinari nei confronti della deputata Ascari, anche in ragione di una lettera che è stata indirizzata dal presidente Galeazzo Bignami al Presidente Fontana.
PRESIDENTE. La ringrazio. Ci è stato chiesto ed è stato opportuno che lei lo ripetesse.
SARA KELANY (FDI). Lo ripeto con molto piacere. Torno a ripetere delle funamboliche imprese della deputata Ascari, perché ci porta alla Camera anche Sulaiman Hijazi, accreditato sia nel 2025 sia nel 2026, braccio destro di Hannoun. Sempre nel maggio del 2026, invita i Giovani Palestinesi d'Italia, noti per avere pubblicato un volantino inneggiante al 7 ottobre.
Ecco, Presidente, la Ascari ci dice che noi manipoliamo, che noi strumentalizziamo, che saremmo addirittura razzisti perché ci preoccupiamo del fatto che il Safiya avrebbe parlato in arabo. Strumentalizziamo noi - lo chiedo, per suo tramite, ai colleghi, Presidente - o chi sbatte sui social la figlia del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), figlia minore, facendone rimbalzare le foto su pagine estremiste?
Noi ci scandalizziamo perché parla in arabo, alla Camera dei deputati, il figlio di un soggetto in carcere con l'accusa di terrorismo, tradotto da un soggetto che fa conferenze in giro per l'Italia - un minuto, Presidente - con soggetti vicini ad Hezbollah. Un soggetto - colui che ha tradotto, Presidente - che non solo fa conferenze con soggetti vicini ad Hezbollah, ma posta sui propri social le foto del Fronte per la liberazione della Palestina, che è un'organizzazione ritenuta terroristica dall'Unione europea.
Ecco, noi ci preoccuperemmo invano perché questo soggetto parla in arabo o si dovrebbe preoccupare chi, invece, introduce alla Camera dei deputati questi soggetti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Presidente, è stato passato il segno, è stato superato il senso della misura. Per il tramite della lettera del presidente Bignami, noi stiamo chiedendo dei provvedimenti anche con riferimento al Regolamento della Camera, perché non si possono introdurre all'interno della Camera dei deputati soggetti che parlano in arabo, tradotti da soggetti contigui al terrorismo (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… soggetti contigui al terrorismo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Perché postare le foto del Fronte per la liberazione della Palestina vuol dire essere contigui al terrorismo e lo dice l'Unione europea, colleghi (Commenti del deputato Grimaldi). E concludo.
PRESIDENTE. Concluda.
SARA KELANY (FDI). Concludo dicendo che occorre smettere che le istituzioni più alte della Repubblica vengano utilizzate dagli utili idioti dell'Islam radicale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che si rendono strumento di proselitismo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre per un richiamo al Regolamento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà. Aspetti che non si è acceso ancora il microfono. Porti pazienza, non l'abbiamo sentita. Prego.
RICCARDO RICCIARDI (M5S). Sì, Presidente, sul tema sollevato dalla deputata Kelany. Il problema è, quindi, Stefania Ascari, la nostra collega, che porta alla Camera persone che fanno delle comunicazioni in arabo e chissà cosa dicono, come se l'arabo non si potesse tradurre (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti della deputata Kelany). Secondo noi, il problema non è Stefania Ascari che porta delle persone che danno dei messaggi, alla Camera, in arabo, ma è chi ha portato al Governo un Sottosegretario per la Giustizia, che si manda messaggi con un prestanome della camorra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e quelle cose lì non si possono tradurre, perché non ci si può accedere, perché avete scudato il vostro Delmastro mentre faceva conversazioni con un prestanome della camorra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E quelle robe non si traducono, non c'è nessun interprete se la politica si vuole autodifendere.
Ma il problema è Stefania Ascari, sono le frequentazioni di Stefania Ascari. Il problema non è la presidente della Commissione antimafia, che frequentava terroristi neri come Ciavardini, accusati della strage di Bologna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è sempre il vostro doppiopesismo: il problema è una vetrina rotta, non è un genocidio. Riuscite a mettere sullo stesso piano un atto con una proporzione completamente diversa.
Vedete, noi siamo orgogliosissimi di avere tra le nostre fila una deputata come Stefania Ascari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra - Applausi ironici dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Voi citate i viaggi che faceva Stefania Ascari quando nessuno sapeva di cosa accadeva in Israele e Palestina, perché prima del 7 ottobre quel posto lì non era da attenzionare alle cronache. Bene, Stefania Ascari, con alcuni dei nostri colleghi, andava in Cisgiordania, andava in Libano, andava in quei territori di sofferenza e di violenza a scaricare pacchi da mangiare, questo faceva Stefania Ascari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti della deputata Kelany).
Quindi, voi dite che la figlia del Presidente del Consiglio è stata - non dalla collega Ascari, ma da persone che hanno frequentato questa conferenza - messa alla gogna sui social. Voi e tutta la vostra riluttante parte politica, che quando una persona, che non ha il vostro colore della pelle, commette un reato, la sbattete sui social continuamente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati Kelany e Padovani), criminalizzandola, alla gogna per la vostra propaganda (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste della deputata Kelany)… Per la vostra propaganda, avete (Proteste dei deputati Kelany e Padovani - La deputata Kelany si dirige verso l'uscita dell'Aula dicendo: “Presidente, ci dà dei razzisti!”)…avete…
PRESIDENTE. Deputata Kelany!
RICCARDO RICCIARDI (M5S). …avete…
PRESIDENTE. Deputata Kelany! Lei ha parlato, adesso ascolti (Dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle: “Fuori, fuori!”)...
RICCARDO RICCIARDI (M5S). …avete costruito una macchinazione mediatica per dire che una persona era il capo di Al Qaeda in Italia e sobillava le proteste, con il vostro Governo, sbattendola e criminalizzandola immediatamente, perché voi siete garantisti a giorni alterni: quando dovete commentare la sentenza o un procedimento nei confronti di un politico o di un ricco, “attendiamo la magistratura”; quando è un altro “aspettiamo”; quando è un altro, invece, “condanniamo e bolliamo” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo fate!
Quando parlate di persone che commettono violenze, signori, ma qui l'unico che avete beccato, Almasri, lo avete riportato con un volo di Stato a ricommettere violenze e stupri sui bambini in Libia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo fate!
Quindi voi, per coprire la vostra complicità con il genocidio del popolo palestinese, attaccate, insieme ai giornali di Angelucci, un nostro collega, una deputata come Stefania Ascari che si mobilita per il popolo palestinese, e cercate di trovare delle colpe perché qualcuno si sta mobilitando e si continua a mobilitare per questo. Guardate, in Italia c'è solo un'organizzazione che si sta mobilitando per mandarvi a casa: si chiama popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ziello. Ne ha facoltà. Su cosa?
EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Signor Presidente, per unirmi con la nostra componente alla richiesta formulata dall'onorevole Kelany, per chiedere al Presidente della Camera dei deputati di muoversi rapidamente al fine di poter comminare dei provvedimenti disciplinari nei confronti di una deputata del MoVimento 5 Stelle, che è recidiva sulla questione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), ovvero quella di portare all'interno del Parlamento italiano rappresentanti non soltanto delle comunità islamiche, perché la deputata Ascari ha fatto innumerevoli eventi con tali rappresentanti, ma addirittura con riferimenti molto ambigui, se non vicini, all'organizzazione terroristica Hamas.
Per giunta, all'interno della Sala stampa di Montecitorio, il signore in questione non soltanto si è espresso in lingua araba: il problema non è che non si riesca a tradurre, perché tutti la sanno tradurre quella lingua; il problema è il contenuto di quelle dichiarazioni, perché è stata più volte citata la figlia del Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, deputati del MoVimento 5 Stelle, a sproposito!
Cosa c'entra la questione del genocidio in Palestina? Cosa c'entra la questione delle chat di Delmastro? Vi dovreste soltanto vergognare di fronte a ciò che fanno i vostri deputati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!
State portando avanti una battaglia per andarvi a contendere all'ultimo voto il primato sui voti dei rappresentanti delle comunità islamiche con la sinistra peggiore del nostro Paese, rappresentata da Alleanza Verdi e Sinistra. Altro che 5 Stelle: siete passati direttamente alle mezzelune, deputati del movimento di Conte (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!
Presidente - e concludo -, c'è bisogno di avere chiarezza, perché nel Parlamento italiano non è più possibile avere certe presenze inquietanti, che rappresentano un pericolo per la nostra democrazia. Altro che rischio fascista: qui c'è il rischio del terrorismo islamico, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)!
PRESIDENTE. Penso sullo stesso argomento, ce lo dirà l'interessato, ha chiesto la parola il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Richiamo al Regolamento, ma anche alla sua conduzione. Presidente, non me ne voglia, ma… sì, glielo spiego, nel senso che ha fatto giustamente bene a dare la parola a una collega che richiama il Regolamento (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Dai banchi di Fratelli d'Italia: “L'articolo?”), ma guardate che siamo davanti a un unicum e glielo spiego, Presidente, invece di offendersi e riderci su.
Le spiego il suo doppio standard: se è possibile iniziare a prendere la parola chiedendo sanzioni per una deputata che ha convocato una conferenza stampa in cui - attenzione, fatto inaudito! - l'invitato parla in arabo… Oddio, e allora non invitiamo più nessun ambasciatore, dall'Arabia Saudita al Qatar, voi che continuate a mandare i militari senza nemmeno chiedere l'autorizzazione per difendere quelle petromonarchie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!
Ma la cosa grave è che l'arabo si può tradurre! Sentite - udite, udite! - cosa ha detto il figlio del pediatra Abu Safiya: “Come lei ama sua figlia e desidera vederla ogni giorno, io sento la mancanza di mio padre”. Oddio, oddio!
Guardate, colleghe e colleghi, si può pur dire che sia sbagliato (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia): è sbagliato, secondo me, proiettare l'immagine della Presidente del Consiglio con sua figlia, sono d'accordo, è quantomeno inopportuno. Ma, guardate, sentire i richiami di Ziello che, con il suo gruppo - anzi, con quelli che sarebbero diventati Futuro Nazionale, perché l'hanno fatto pure con altre sigle, che erano della Lega… e sto zitto (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia – La deputata Caretta: “Di che articolo sta parlando?” ) -, hanno portato qua alla Camera dei deputati dei pregiudicati, dei fascisti, che chiedevano la remigrazione…! Noi non prendiamo lezioni da nessuno, la Ascari non prendere lezioni da nessuno, certamente non da voi! Non da voi (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!
E lo dico perché, in questi giorni, i vostri decreti ci spiegano che ognuno di noi probabilmente sarebbe finito in galera, perché è successo, lo diciamo: io tante volte da studente ho firmato l'autorizzazione per fare una manifestazione e magari quella manifestazione ha occupato dei binari. L'ho fatto. Avrei fatto quattro anni di galera, solo che, per le vostre regole, la seconda carica dello Stato sarebbe in galera da tempo (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), non so se vi è chiaro! Il doppio standard: convocare le manifestazioni e poi qualcuno muore. È successo a voi, non a noi, quindi non sentiamo la vostra doppia morale, non la sentiamo!
Siete esattamente lo specchio di questa realtà: il popolo ha già deciso di mandarvi a casa, da tempo scende in piazza contro il carovita (Commenti delle deputate Ciaburro e Caretta), contro tutti voi. Invece voi vi inventate dei nemici immaginari, ma guardate che gli unici avversari siete voi stessi, le vostre balle che non reggono più. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - La deputata Ciaburro: “A che titolo ha parlato il collega?”).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà (Il deputato Sasso: “Vai con Askatasuna, Grimaldi!”- Proteste dei deputati Boldrini e Ciani)… Onorevole Sasso (Proteste del deputato Grimaldi)! Onorevole Grimaldi, l'ho già richiamato. Onorevole Fornaro, prego.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Signor Presidente, io vorrei riportare la discussione nei termini del Regolamento, perché, come giustamente è stato già osservato, non siamo sull'ordine dei lavori, ma su un richiamo al Regolamento. Ricordo ai colleghi e anche alla collega Kelany, che ne fa parte, che questo tema, cioè dell'utilizzo delle sale da parte dei singoli parlamentari, è attualmente oggetto di discussione della Giunta per il Regolamento. È già stata fatta una prima riunione, con delega a tre relatori.
La questione - io non entro nel merito delle dichiarazioni, delle cose che sono state riportate - la pongo su un altro tema: non ci possono essere doppi standard ovvero, se il principio che è stato ribadito in occasione della vicenda che ha coinvolto una trentina di parlamentari delle opposizioni, che sono stati sanzionati, è quello che la Presidenza della Camera non può intervenire a priori rispetto alla scelta dei relatori - e ovviamente, ancor di più, delle cose che diranno i relatori -, questo vale per le vicende che hanno portato alla censura, ma vale anche per la vicenda che ha sollevato la collega Kelany. Dopodiché la questione, secondo me - e parlo a titolo personale, come membro della Giunta, avendola sollevata -, esiste, ma allora riguarda tutti. Non è che riguarda una certa fattispecie e non ne riguarda un'altra. O ci assumiamo, come parlamentari, tutte le responsabilità di fronte alla Camera e di fronte alle istituzioni - ma questo vale sempre: non è che può valere un po' sì e un po' no -, oppure si individuano alcuni criteri generali - e credo che sia giusto un ragionamento di questo genere -, all'interno dei quali ognuno di noi deve stare dentro nel momento in cui sceglie e fa le scelte di temi, argomenti e relatori.
Siccome la strada che è stata fino ad ora seguita è quella sostanzialmente della totale libertà, io trovo assolutamente inopportuno questo richiamo al Regolamento, perché la linea che è stata seguita da tutti i Presidenti della Camera, fino ad oggi, è quella di non fare interventi preventivi e neppure interventi di censura successivi. Quindi, da questo punto di vista, credo che la Giunta per il Regolamento debba riprendere il lavoro che ha fatto fino ad oggi, dando delle regole. Però, ho trovato - diciamo - ultroneo, da questo punto di vista, l'intervento - con tutto il rispetto e per il suo tramite, Presidente - della collega Kelany, perché la stessa fattispecie non ha portato allo stesso identico intervento, anzi, anche in ragione della scelta che è stata compiuta dai colleghi, quel giorno, di non far parlare nella sede del Parlamento esponenti pregiudicati, tra l'altro con condanne per offese alle Forze dell'ordine e la loro dichiarata appartenenza alla cultura fascista, io credo, a quel punto, che se c'è stato un certo tipo di scelta in quell'occasione occorre avere un metro uguale. Credo che, da questo punto di vista - e auspichiamo che anche l'Ufficio di Presidenza intervenga su questo -, però, a quel punto il metro deve essere uguale per tutti: non è che su alcuni temi e su alcuni argomenti si mettono alla berlina, in maniera assolutamente ingiustificabile, dei colleghi e, nell'altro caso, si arriva addirittura alle sanzioni.
Chiediamo, da un punto di vista strettamente regolamentare, di avere un metro uguale per tutti.
PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Fornaro. Ci tengo soltanto a ribadire che il richiamo all'articolo 60 del Regolamento tanto è proprio che il Presidente della Camera ha già investito della questione il Collegio dei questori. Quindi, sicuramente ci può essere una valutazione di opportunità rispetto alle parole e anche agli strumenti che vengono scelti da parte dei deputati in quest'Aula, però non possiamo togliere la parola a nessuno. Il Regolamento esiste, anche nella moral suasion di una sua trasformazione. Sta lì e ognuno può utilizzarlo come crede, sempre nei limiti - che troppo spesso, invece, saltano in quest'Aula - del rispetto reciproco.
Saluto a nome dell'Assemblea gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo “2 Pescantina”, di Pescantina, in provincia di Verona, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo e auguriamo loro ogni bene (Applausi).
Ha chiesto di intervenire, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Alfonso Colucci.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, intervengo per chiedere, a nome del MoVimento 5 Stelle, che il Ministro Piantedosi venga urgentemente in Aula per informarci sul grave stato della sicurezza a Roma. A Roma, ormai esplodono bombe sotto le case. Cosa sta facendo il Ministro per fermare questa escalation?
Questa notte, ben due esplosioni hanno devastato un bar a Castelverde, la scorsa notte ordigni a Casal Bruciato e Tor Bella Monaca, che hanno danneggiato ingressi e appartamenti. I cittadini si svegliano nel boato notturno. E il Ministro Piantedosi quando si sveglia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Il 23 ottobre a Ostia un'esplosione ha provocato feriti e costretto 11 famiglie a lasciare le proprie case. E ancora, a Castelverde una bomba all'abitazione del titolare di un autosalone, mentre la sua attività veniva incendiata. E prima ancora a Centocelle, a San Basilio, a Don Bosco, all'Alessandrino e alla Borghesiana. Roma come Bogotà. Grave pericolo anche per le famiglie, completamente estranee agli interessi criminali.
Ci chiediamo: a Roma è in corso una guerra tra bande per nuovi equilibri criminali dopo i colpi inferti al clan Senese? Il Ministro Piantedosi deve dare al Parlamento risposte precise.
E, a proposito del clan Senese, Delmastro, quando era Sottosegretario alla Giustizia, era socio della figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per reati di mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e la maggioranza ha impedito alla magistratura di acquisire le chat, così rendendo ancor più difficile la lotta alla mafia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma voi, in campagna elettorale, non eravate quelli della legalità? Sono queste le vostre legalità e credibilità?
E poi, Presidente, c'è la violenza che colpisce la vita quotidiana: l'omicidio di via Attilio Hortis, a Villa Gordiani; l'uomo ucciso nel parco Montagna; la donna aggredita, violentata e rapinata in casa a Monti; la violenza sessuale denunciata dalla giovane a Tor Bella Monaca, nota piazza di spaccio della capitale. Aggressioni, rapine, violenze, droga: un grave allarme sociale che esige risposte concrete. Ordine pubblico e sicurezza sono responsabilità del Governo e il Ministro dell'Interno deve risponderne. Deve venire in Parlamento a riferire. Basta scaricare sugli altri le sue responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
Sulla sicurezza, il Governo Meloni ha fallito. Il suo approccio securitario mostra tutti i suoi limiti: moltiplicare decreti Sicurezza e aumentare le pene non basta a fermare la criminalità, a smantellare clan mafiosi, a proteggere le donne. Avete fallito sulla prevenzione: periferie abbandonate, servizi pubblici e presidi di legalità indeboliti, scuole senza sostegno, giovani senza lavoro e opportunità. È così che lasciate spazio alla criminalità. Se a un ragazzo non date futuro, sarà più vulnerabile al denaro facile e all'illegalità.
E, quindi, voi cosa proponete? Nella manovra di bilancio tagliate addirittura alla scuola: quasi 7.000 posti in meno, tra docenti e personale ATA, in tutta Italia. Promettete sicurezza, ma togliete ai ceti meno abbienti, alle periferie sociali, l'istruzione, uno dei primi strumenti per sottrarre i ragazzi alla criminalità.
Alle Forze dell'ordine va il nostro ringraziamento, ma dovete dare loro personale e mezzi per lavorare in sicurezza. Ministro, ci dica: quanti operatori mancano a Roma e nella provincia? Quanti rinforzi effettivi arriveranno e quando? La solidarietà alle divise si dimostra con i fatti e non con gli slogan di campagna elettorale.
Il Ministro presenti a quest'Aula un piano per Roma, colpisca i clan e i loro patrimoni, protegga chi denuncia, garantisca una presenza continuativa nei quartieri e finanzi la prevenzione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Scuole, servizi contro le dipendenze, spazi sociali, lavoro, opportunità con risorse, tempi e risultati certi. Proporremo per Roma Capitale misure concrete per la sicurezza dei cittadini, affiancando alla prevenzione un protocollo di sicurezza urbana integrata, un patto per la legalità contro corruzione e infiltrazioni criminali, così come abbiamo fatto in Puglia. Chi lavora, chi rispetta le regole e cresce i propri figli ha diritto a una vita tranquilla.
Ministro Piantedosi, noi chiediamo: venga in Aula a dirci per quanto tempo ancora i romani dovranno vivere nella paura, mentre il Governo continua…
PRESIDENTE. Concluda.
ALFONSO COLUCCI (M5S). …a fare becera campagna elettorale sulla loro sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Anche noi ci uniamo alla richiesta dei colleghi di avere un'informativa urgente del Ministro Piantedosi.
Stamattina, in un municipio di Roma, un muro umano di persone, di fatto, ha impedito uno sfratto nei confronti di un lavoratore, di una persona che da anni pagava l'affitto e che, con grandi difficoltà, aveva provato a reggere l'urto di un ennesimo fondo immobiliare. Lì davanti si fronteggiavano diversi reparti antisommossa della mobile. Ecco, ci faccia dire che c'è una doppia faccia di questa Roma: da una parte, c'è Piantedosi, che è molto attivo, ce lo hanno detto anche i decreti sugli sfratti, soprattutto delle persone più bisognose; dall'altra, però, non sentiamo la stessa intensità per boati ben più clamorosi, come quello proprio nel cuore della notte, a Roma, e non è il primo. Ci sono ancora bombe, bombe a Castelverde e in via Massa di San Giuliano, dove due ordigni hanno devastato un bar e annerito tutti i palazzi - non so se avete visto le immagini - e gettato nel terrore centinaia di famiglie. Ma non abbiamo visto nemmeno agenti portare tutta la forza dello Stato in altre zone. Come sapete, a Tor Bella Monaca, a La Rustica, a Due Leoni e poi a Torre Maura, ma anche a Centocelle, a Don Bosco, a Cinecittà, all'Alessandrino, alla Casilina e alla Borghesiana: ci sono stati 15 ordigni da settembre.
Colleghe e colleghi, vediamo una sorta di guerra a bassa intensità delle organizzazioni mafiose, come minimo siamo davanti a una guerra di clan. E, allora, sarebbe stato molto interessante sentire in queste tante settimane, in questi tanti mesi, una parola di Piantedosi su quello che sta succedendo a Roma. Proviamo a ipotizzarlo anche noi, visto che le istituzioni dello Stato preposte non parlano. Speriamo, ovviamente, che la magistratura riesca a fare quello che si può fare, perché - lo ricordo - mancano una decina, forse 11 sostituti procuratori proprio alla DDA di Roma.
Proviamo però a dire cosa dicono gli analisti e i giornalisti, già perché i bersagli sono precisi: quasi tutte le attività sono riconducibili a soggetti legati a famiglie storiche del crimine romano. La prima? Quella di Michele Senese. Ora, fateci dire che, a distanza di qualche mese, anche chi non aveva cercato su Google, oggi dovrebbe sapere di chi stiamo parlando. E allora, non so - lo dico perché, per suo tramite, non chiederei a Delmastro se oggi conosce quel clan, perché adesso sarà andato almeno a informarsi -, ma quelle bombe e quegli incendi, oggi rappresentano qualcosa di più. In qualche modo, in quelle ipotesi che leggiamo oggi si dice: sarà guerra di racket? Sarà racket di stampo mafioso? È una nuova guerra nella periferia est di Roma? Ci sono nuovi equilibri? Guardate, credo che non vada sottovalutato tutto questo, perché forse, oggi, le mafie sembrano colpire meno duro che un tempo, ma è in questo silenzio, è in queste guerre a bassa intensità che si riorganizzano.
Credo davvero che sarebbe stato bello, in questi anni, vedere uno dei nove decreti Sicurezza utile a contrastare tutto questo. Sarebbe molto bello se Piantedosi, invece di continuare a parlare solo di qualche vetrina infranta, parlasse delle altre che sono esplose per mano della criminalità organizzata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Ciani. Ne ha facoltà.
PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci a questa richiesta. Dall'agosto di quest'anno, molti episodi, circa 15 episodi criminali, hanno colpito la periferia est della nostra capitale, Roma. Molti quartieri - San Basilio, Centocelle, Tor Bella Monaca, Alessandrino, Don Bosco, Tuscolano, Romanina - sono stati interessati da esplosioni di ordigni. Diversi ordigni artigianali, bombe-carta e vari altri spesso hanno squarciato la notte di questi quartieri. Sono state colpite attività commerciali e portoni di palazzi, creando paura e timore presso la cittadinanza.
È evidente che le Forze dell'ordine, la Squadra Mobile, la DIA abbiano parlato di contesto criminale. È evidente che questo susseguirsi di episodi criminali rimanda a un'idea di un racket, all'idea di un tentativo di accrescere una presenza criminale in quel quadrante della città. È evidente che la capitale d'Italia, una città come Roma, con la sua grandezza, la sua crescita e la sua importanza economica, possa costituire un polo di attrazione per la criminalità organizzata, ma è anche evidente che, allo stesso modo, lo Stato debba non solo vigilare, ma reagire di fronte a questa situazione. Vede, Presidente, noi abbiamo grande fiducia nelle istituzioni. Sappiamo che la prefettura, la questura, le Forze dell'ordine sono molto impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata, ma è evidente che questi episodi concreti hanno posto una nuova sfida alle istituzioni, a cui bisogna dare risposte e bisogna dare risposte anche ai nostri concittadini.
In questo tempo, si parla molto di sicurezza. Anche i miei colleghi prima hanno usato l'espressione “guerra”. A me non piace parlare di guerra riferendomi a questi episodi, perché la guerra, purtroppo, è un'altra cosa, e se ne è parlato fin troppo con superficialità in questi anni, ma è evidente, tuttavia, che vivere in un quartiere dove esplodono bombe crea paura e quando si abusa del termine “sicurezza” anche per parlare di altro, allora questa è una questione vera di sicurezza.
Per questo motivo, chiediamo al Ministro di venire a informarci sull'operato delle Forze dell'ordine, su quello che sta accadendo, su come pensa di contrastare questa avanzata e questo tentativo della criminalità organizzata di mettere in difficoltà la capitale d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Perissa. Ne ha facoltà.
MARCO PERISSA (FDI). Grazie, Presidente. Anche noi, ovviamente, ci associamo alla richiesta dei colleghi di informativa al Ministro Piantedosi. Penso che sarebbe davvero opportuno che anche egli, in prima persona, venga in quest'Aula a raccontare a chi oggi tenta di strumentalizzare o fa finta di non vedere l'operato del Governo e del Ministro dell'Interno, in particolare per la città di Roma.
Pensi: anche dalle stesse parole del collega Colucci traspare l'ipocrisia del suo intervento. Egli stesso si chiede se le bombe a cui questa città sta assistendo, negli ultimi tre mesi, siano o non siano le conseguenze dei colpi inferti al clan Senese. Mi rivolgo, per suo tramite, al collega Colucci, delle due l'una: o il Ministro dell'Interno è sveglio e quindi - come lei stesso sostiene - sta dando duri colpi al clan Senese e alla criminalità organizzata, e quindi c'è una guerra per la successione, oppure - come lei stesso sostiene - il Ministro dorme e quindi queste bombe pioveranno dal cielo, non lo so.
Di fatto, però, i colleghi dimenticano - e quindi ripeto che sarebbe opportuno che il Ministro stesso venisse in Aula a riferire - l'impegno della prefettura, delle questure e delle Forze dell'ordine sul territorio romano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Infatti, ne sono un esempio le immagini dell'operazione ad alto impatto di ieri sera, proprio a via Flavio Stilicone, con 60 carabinieri impegnati in un'operazione contro il racket dello spaccio; l'attivazione dei presidi permanenti all'interno del Quarticciolo, altro quartiere diventato noto alle cronache e non soltanto per la povera gente intrappolata lì dentro dalla criminalità organizzata, foraggiata dall'immigrazione clandestina; piazze di spaccio in balia di tossicodipendenti e criminali, dove la città non può più vivere. Ebbene lì, oltre al decreto Caivano-bis, sono arrivati presidi permanenti delle Forze dell'ordine, così come le operazioni ad alto impatto a Tor Bella Monaca, così come su tutto il quadrante Est della città, così come innumerevoli, ripetuti e continuativi impatti nei confronti della criminalità organizzata anche nel quadrante di Ostia.
Chi vive - a differenza di qualcuno che ha parlato prima di me - la città di Roma sa che, a fronte di quelle 15 bombe, nei confronti delle quali le istituzioni non si sono mai fatte trovare assenti davanti ai cittadini, ci sono stati centinaia, migliaia di interventi da parte delle Forze dell'ordine che hanno punito, represso e prevenuto quello che avviene per mano della criminalità in questa città. E, anziché speculare sul gigantesco lavoro delle Forze dell'ordine, forse, come io preferisco fare in questo mio intervento, sarebbe il caso di complimentarsi con Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza per quanto stanno facendo in questa città (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
E concludo con una domanda, perché, poi, che adesso anche AVS, il MoVimento 5 Stelle e il Partito Democratico siano diventati i partiti della legalità e della sicurezza fa un po' sorridere o fa venire da piangere (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… Collega Colucci: come pensate di far rispettare la legalità e la sicurezza nei confronti della criminalità organizzata, se proprio il suo leader, Giuseppe Conte, non più di un'ora fa ha dichiarato che, se dovesse vincere, la prima cosa che farà sarà quella di cancellare i decreti Sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Mi faccia capire: è un accordo tra voi e AVS? Conte diventa Presidente del Consiglio e cancella i decreti Sicurezza, così Grimaldi può andare ai cortei di Askatasuna a fare un po' di mascalzonate (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra – Il deputato Scotto: “Presidente, non si può dire…!”)? È questo che succede in questo Parlamento quando si parla di sicurezza, giusto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Mi faccia capire, mi faccia capire: questa è la conseguenza dell'accordo su Roma Capitale con Gualtieri (Proteste del deputato Scotto)…?
PRESIDENTE. Deputato Scotto…
MARCO PERISSA (FDI). Il 5 Stelle…
PRESIDENTE. …qui c'è diritto di parola per tutti (Proteste dei deputati Fornaro, Casu, Amendola e Scotto – Il deputato Scotto: “Deve ritirare quella parola!”). Fate concludere il deputato Perissa! Avete parlato e avete facoltà di parlare.
Prego, deputato Perissa, prosegua (Proteste di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
MARCO PERISSA (FDI). Allora, è questo per caso il frutto dell'accordo scellerato che state consumando sulle spalle dei cittadini romani? Il 5 Stelle chiude l'accordo per il sostegno di Gualtieri e, tutto un botto, diventa il braccio armato del Partito Democratico in Parlamento, per scaricare sul Governo la responsabilità di un sindaco (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che è inerme sui temi della sicurezza ed è complice e connivente dei centri sociali e dei sistemi delle occupazioni abusive per quanto riguarda i temi della legalità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!
Si può stare da una sola parte, cari colleghi: o sempre dalla parte della legalità o a sostenere chi occupa gli appartamenti e chi commette quello che non va fatto, sotto un presupposto legalitario (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sasso. Ne ha facoltà.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Presidente, chiedo un'informativa urgente al Ministro dell'Istruzione e del merito Valditara e, al contempo, esprimo solidarietà al Ministro Valditara per questa mannaia che gli è capitata tra capo e collo, relativa al taglio di 7.000 unità: 5.000 di personale docente e 2.000 di personale ATA.
Gli esprimo la solidarietà, perché so e conosco l'impegno del Ministro Valditara in questi quattro anni per cercare di invertire una tradizione fatta di tagli alla scuola, tipica del centrodestra, che affonda le radici in un periodo buio per la scuola italiana, che era quello di quando il Ministero di viale Trastevere era guidato dalla Gelmini e che vide un'intera generazione di ragazzi di destra protestare contro un Governo di centrodestra, perché tagliava. Non è cambiato nulla, Presidente, perché Bruxelles ordina, Roma esegue (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Dovevano trovare dei soldi e hanno pensato bene di fare cassa sulla scuola, per cui sono davvero solidale con il ministro Valditara e capisco l'imbarazzo anche del segretario della Lega Salvini, che ha da poco dichiarato di non essere nemmeno a conoscenza di questi tagli.
Infatti, quando Bruxelles ordina, Roma esegue e indifferentemente: il centrodestra moderato, ma anche la sinistra. Non dimentico la stagione dei blocchi degli scatti stipendiali del Governo Letta, fatta nel 2013; non parlerò in maniera prosaica dei banchi a rotelle, perché ho dignità di quest'Aula e rispetto. Però ricorderò anche le centinaia di milioni di euro spesi per mascherine inutili che le scuole, adesso, devono anche mandare al macero (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), con un ulteriore aggravio per le spese, perché di sprechi nella scuola ce ne sono tanti. Non è però possibile considerare uno spreco 5.000 posti di lavoro tra il personale docente e 2.000 tra il personale ATA.
Vede, Presidente, quando ho ricoperto incarichi di Governo nella passata legislatura, durante il periodo nero del COVID, ho dovuto lottare per ottenere qualche posto di lavoro in più e ricordo in particolare l'organico straordinario COVID del personale ATA (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Mi trovai a parlare con un consulente tecnico che mi disse testualmente: ma non bastano solo i docenti nelle scuole? No: esiste anche il personale ATA. E, se questo Governo di centrodestra moderato toglie 2.000 tra ausiliari e impiegati tecnici e amministrativi, i dirigenti scolastici saranno in seria difficoltà per l'organizzazione del servizio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Il personale ATA fa vigilanza, lei lo sa bene, Presidente Rampelli, perché se ne è occupato in passato di questi temi.
Allora, per suo tramite, inviti i colleghi della sua maggioranza a porre rimedio nella fase emendativa della legge di bilancio: anziché fare le solite marchette elettorali, pensiamo alla scuola e cerchiamo di recuperare dignità. Anche perché, Presidente, io non riesco a capire come, con riferimento al decreto Scuola attualmente in discussione al Senato, questo Governo di centrodestra moderato, per piacere alla gente che piace, per piacere a sinistra, parlando di inclusione, stia pensando di spendere circa 20 milioni di euro per insegnare la lingua italiana alle famiglie degli studenti stranieri che sono nelle nostre scuole. Ma stiamo scherzando? La destra sedicente e moderata toglie agli studenti italiani, toglie 5.000 posti ai docenti, toglie 2.000 posti di lavoro al personale ATA e dà 20 milioni di euro alle famiglie degli stranieri. Questa è la destra al contrario, che esegue gli ordini di Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Non è assolutamente possibile, perché qui si mostra davvero un'elevata mancanza di rispetto e un disprezzo del senso del ridicolo, pensando di continuare a fare cassa sulla pelle della scuola.
Ci penserà Futuro Nazionale a non lasciare la scuola nelle mani della sinistra: presenteremo un pacchetto di emendamenti in legge di bilancio per cercare di sensibilizzare anche alcuni esponenti…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ROSSANO SASSO (MISTO-FNV-F). …che in queste ore si stanno stracciando le vesti e si occupano di scuola loro malgrado. Presenteremo una serie di iniziative, non solo in legge di bilancio, ma anche con proposte di legge d'iniziativa popolare, perché la scuola italiana merita rispetto e il Governo di destra, al contrario, la smetta di eseguire gli ordini di Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.
ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco alla richiesta dell'onorevole Sasso, perché credo anch'io che la scuola italiana meriti rispetto e credo che questo rispetto debba cominciare con l'avere il coraggio di dire la verità su ciò che sta accadendo. Lo dico, perché l'onorevole Sasso ha cercato di fare, come si dice, un po' manfrina, di mescolare le carte, di fare fumo a manovella sul tema dei tagli alla scuola.
La verità è che questi tagli alla scuola - 7.000 docenti e altre migliaia di personale ATA - derivano da un calcolo automatico per cui, al diminuire del numero degli studenti, si riducono anche gli organici. Siccome ogni anno la scuola italiana perde circa 100.000 studenti, ogni anno in finanziaria - non è la prima volta, è accaduto anche nelle tre finanziarie che abbiamo alle spalle - c'è un taglio di docenti e di personale ATA. C'è un solo modo di impedire questo taglio negli organici ed è quello di abbassare il numero minimo e il numero massimo di studenti per classe deciso e determinato con la riforma Gelmini del 2008. Si tratta, per capirci, della riforma che fece parlare tutto il Paese di “classi pollaio”, perché ci sono classi da 27, 28, 29, 30 studenti; in alcune scuole italiane ci sono persino classi di 31 studenti.
Allora, chi non vuole prendere in giro il Paese deve dire che, in questi anni, ciò che il Ministero avrebbe dovuto fare è rivedere quella norma, abbassare quei numeri, permettere la formazione di un numero maggiore di classi con un numero minore di studenti, salvaguardare un sacco di scuole di periferia e delle aree interne e salvaguardare gli organici. Ecco, in tutti questi anni, noi non abbiamo sentito dall'onorevole Sasso una sola parola su questo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). A Sasso, i numeri delle classi andavano benissimo così; gli è andato bene anche il fatto che il Ministro Valditara, per cercare di aggirare una previsione del PNRR che stabiliva che il numero di studenti per classe sarebbe dovuto scendere, ha inventato l'organico in deroga ovvero non ha cambiato la norma che cambia gli organici, ma ha inventato di dare alle regioni, di caso in caso, un po' di docenti e personale ATA in più, da utilizzare per dirimere le questioni maggiormente controverse.
Quindi, non accettiamo lezioni da chi ha dato il proprio placet a queste politiche della destra che hanno creato una riduzione della qualità della didattica e hanno creato anche malessere per tanti studenti che sono in classi sovraffollate. E rivendichiamo tutti insieme, dalle opposizioni, di aver fatto una battaglia vera per dire addio alle classi pollaio, una battaglia su cui abbiamo raccolto anche 60.000 firme (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). C'è un testo di legge di iniziativa popolare, incardinato in Commissione, che ha già - diciamo - superato la fase della scrittura degli emendamenti: il Governo, se vuole fermare i tagli agli organici, ha l'opportunità di farlo, basta che approvi la nostra legge (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Caso. Ne ha facoltà.
ANTONIO CASO (M5S). Grazie, Presidente. Ci uniamo anche noi alla richiesta di informativa. È scritto nero su bianco che la risposta di questo Governo ai tanti giovani scesi in piazza in queste settimane - giovani che chiedono una scuola migliore e un futuro migliore -, è scritto nero su bianco, sono ulteriori tagli: ulteriori tagli alla scuola, ulteriori tagli all'università, ulteriori tagli alla salute.
Però, me lo consenta, mi risulta un po' ridicolo che questa richiesta di informativa venga dai banchi in cui siede l'onorevole Sasso, perché forse l'onorevole Sasso dimentica che questi tagli alla scuola, ai docenti e al personale ATA di 7.000 unità era già previsto due anni fa, quando lui sedeva tra i banchi della maggioranza. Quindi c'è tanta ipocrisia, c'è tanta ipocrisia da parte di chi ora prova a riscoprire una verginità che non ha, una verginità che prova a mascherare dietro una propaganda becera, puntando il dito verso quei banchi dove sedeva fino a poco fa.
Ebbene, noi invece, con forza, a differenza loro, possiamo ribadire che è assurdo che il Ministro Valditara si dica sorpreso, almeno da quanto apprendiamo dalla stampa, di questi tagli al suo Ministero. Si dice sorpreso, ma abbiamo anche visto che improvvisamente è partita la propaganda per difendere questi tagli, per dire: ma guardate che in realtà è perché sta diminuendo il numero dei ragazzi, delle ragazze, delle bambine e dei bambini, quindi servono meno docenti. E allora, chiaramente, con questi messaggi, ci dicono che non si vuole una scuola migliore, non si vuole una scuola in cui non ci siano più delle classi con 26, 27 o 28 alunni all'interno della stessa aula, perché per quanto Valditara possa negarlo, è ancora così. Perché una cosa è parlare di una media in generale, una cosa è andare a vedere lì dove queste situazioni esistono, esistono eccome, e lì diventa impossibile fare una vera didattica, né vecchio stile, né innovativa.
E, allora, noi possiamo ribadirlo con forza, perché siamo quelli che fin dall'inizio hanno richiesto, con delle proposte di legge che ora sono in discussione, di diminuire gli alunni all'interno delle classi, proprio per trovare almeno una nota positiva nell'inverno demografico. E invece non è così: le prime azioni che ha fatto questo Governo, mascherandosi dietro delle missioni del PNRR - che non dicevano questo -, è stato quello del dimensionamento scolastico. Prima abbiamo iniziato ad accorpare delle scuole; non importa se poi uno stesso preside deve gestire scuole che sono poi divise in 3 o 4 plessi che distano decine e decine di chilometri tra di loro: non fa niente, dobbiamo accorparle. Poi tagliare i docenti, tagliare il personale ATA.
Insomma, si sta dicendo a tutti quelli a cui abbiamo anche fatto spendere 2.500 euro per abilitarsi che hanno perso tempo, tanto i nuovi posti per i docenti non ci saranno. Stiamo dicendo a quelli che sono da anni - anzi, da decenni - precari all'interno delle scuole, che non hanno un futuro all'interno della nostra scuola. Stiamo dicendo insomma che, per questo Governo, la scuola e l'istruzione assolutamente non sono una priorità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Manzi. Ne ha facoltà.
IRENE MANZI (PD-IDP). Sullo stesso argomento per unirmi a quello che i colleghi Piccolotti e Caso ricordavano. Devo dire che siamo rimasti piuttosto sgomenti. Quasi non credevamo ai nostri occhi, leggendo le anteprime della legge di bilancio che sono state pubblicate lo scorso venerdì, perché quella legge contiene, nero su bianco, un taglio drastico di posti di organico, di potenziamento, di docenti e di personale ATA, un taglio che fa seguito a quello contro il quale, già nel 2025, ci eravamo battuti in Commissione bilancio, un taglio che questo Governo ha sulle sue spalle e che porta a quasi 15.000 posti in meno, tra organico di potenziamento e personale ATA all'interno della scuola. È una responsabilità che è a carico di questo Governo e non valgono a nulla le parole pronunciate oggi non solo dal Ministro Valditara - che forse era assente in Consiglio dei ministri, perché altrimenti non si spiega come possa aver approvato una manovra di bilancio che conteneva quelle cifre -, ma anche dal Vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, che si diceva altrettanto attonito. Adesso il Ministro dell'Economia è il Ministro Giorgetti. Probabilmente non si sono sentiti, non si sono parlati, perché appartengono tutti e tre allo stesso partito: quei tagli fanno capo al Governo Meloni e, in particolar modo, alla Lega.
E voglio ricordare anche un ulteriore elemento: il fatto che uno degli obiettivi che il PNRR poneva, che l'Europa poneva, era proprio quello della riduzione del numero degli alunni per classe, forse uno dei tanti obiettivi - se pensiamo anche agli asili nido - su cui il Governo non ha fatto assolutamente nulla, pur attuando il dimensionamento scolastico e riducendo drasticamente, in un quadriennio, numerose autonomie, andando a colpire proprio quei territori che avrebbero più bisogno di azioni ed interventi educativi - penso, ad esempio, alle aree interne.
Un'altra esponente della maggioranza, cercando affannosamente di giustificare dei tagli che hanno visto insorgere davvero tutto il mondo della scuola, tutte le forze sindacali, le rappresentanze dei presidi, le associazioni degli studenti, ecco, una esponente della maggioranza ha detto che, in fondo, è solo organico di potenziamento. E allora mi piace ricordare a cosa serve l'organico di potenziamento all'interno delle scuole, perché i posti del potenziamento servono per l'attivazione di laboratori, per i corsi di recupero, per le attività extracurricolari, per il prolungamento dell'orario scolastico e, quindi, per il tempo pieno all'interno delle scuole, per quei progetti che contrastano la dispersione scolastica e promuovono, appunto, attività che fanno crescere la comunità scolastica.
E allora voi dovreste avere la sincerità di ammettere una cosa: che state utilizzando il calo demografico per fare, per l'ennesima volta, cassa sulle spalle della scuola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E questo è un principio che non possiamo accettare. L'unica modalità per porre rimedio a quanto contenuto in quella legge di bilancio è cancellare quella disposizione all'interno della legge di bilancio. Non ci sono, infatti, mezze misure in realtà che ci consentono di giustificare un taglio che va a penalizzare la scuola, in un momento, tra l'altro, in cui gli studenti chiedono fortemente una cosa: di essere visti e ascoltati; che le istituzioni e i rappresentanti delle istituzioni, anziché, come fa spesso il Ministro Valditara, soffiare sul fuoco, si prendano cura e si facciano carico di quel bisogno di partecipazione, di quella volontà di investimento all'interno degli istituti scolastici.
Con un colpo secco, invece, voi tagliate, perché oltre ai tagli dei posti di organico andrebbero ricordati anche i tagli che ci sono all'interno di questa legge di bilancio, in termini, ad esempio, di risorse per l'edilizia scolastica. Voi dovete ammettere e riconoscere una cosa: che state facendo cassa sulla scuola. Questo non è accettabile, perché quelle risorse, che discendono dal calo demografico, devono restare alla scuola, devono essere lo strumento per migliorare e potenziare l'offerta scolastica e per far sì che venga assicurata, in tutte le parti d'Italia, una scuola di qualità per tutte e per ciascuno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Malavasi. Ne ha facoltà.
ILENIA MALAVASI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa al Ministro Schillaci, perché siamo ormai in piena stagione influenzale. Dall'inizio di ottobre, su richiesta del Ministero, le regioni hanno avviato le proprie campagne vaccinali, a partire dai 60 anni, dopo le autorizzazioni di Aifa su 9 vaccini contro gli 11 dell'anno precedente. Iniziamo a vedere intorno a noi i primi sintomi che hanno colpito amici, familiari e colleghi, eppure di tutto ciò non abbiamo nessun dato ufficiale. Per la stagione 2026-2027, al momento non esistono dati ufficiali nazionali, semplicemente perché la piattaforma “RespiVirNet” è bloccata da 8 mesi: le regioni non stanno mandando i dati per il rischio di sanzioni e con la difficoltà di vedere in ritardo ondate influenzali, con un ritardo di due o tre settimane. Significa non poter stimare l'efficacia dei vaccini, non essere nelle condizioni di intercettare varianti e, quindi, di monitorare l'andamento e i picchi influenzali.
Semplicemente è successo questo: il nuovo regolamento per il funzionamento della piattaforma sarebbe stato elaborato dall'Istituto superiore di sanità, in collaborazione con il Ministero della Salute, poi sarebbe stato trasmesso dallo stesso Ministro al Garante per la privacy e lì è rimasto congelato. Allora, ci chiediamo se sia mai possibile, nel nostro Paese, che la stagione influenzale sia sottoposta a un iter burocratico e se la sorveglianza sanitaria dipenda e possa essere fermata da pura burocrazia. Diciamo con preoccupazione - lo ricordiamo a tutti noi - che la sorveglianza epidemiologica è uno strumento fondamentale per la salute pubblica, proprio perché permette di seguire la circolazione dei virus, di individuare le tendenze, di valutare l'impatto sui servizi sanitari e anche di orientare le decisioni di prevenzione. Al momento, però, l'Italia resta senza una sorveglianza attiva. Non stiamo sapendo cosa sta succedendo nel nostro Paese, non abbiamo dati, non abbiamo monitoraggi ed è tutto in stallo.
Allora ci chiediamo, da un lato, dove è finito il Ministero, se è a conoscenza di questa situazione o non lo è, e nel caso in cui lo sia, perché non è intervenuto, non ha fatto un decreto ad hoc, non ha fatto una norma transitoria, nelle more dell'adesione al nuovo regolamento, o se anche questa volta è colpa di qualcun altro: del Governo precedente, dell'ex Ministro, dell'ex Premier, dell'Europa. La sorveglianza sanitaria è uno strumento importante per la tutela della salute pubblica e non può venire dopo un inghippo burocratico che mette a rischio la nostra salute.
Ci chiediamo dunque, al netto di quello che non è stato fatto, cosa pensa di fare il Ministro Schillaci per ripristinare la piattaforma, in quali tempi può permettere di garantire la riattivazione della piattaforma e con quali misure urgenti il Ministro intenda adottare questa piattaforma, in raccordo, ovviamente, con l'Istituto superiore di sanità, con le regioni e con il Garante per la protezione dei dati personali, perché la raccolta e la trasmissione dei dati possano riprendere tempestivamente e sia garantita la piena operatività della sorveglianza epidemiologica naturale. Noi crediamo che sia un'informativa importante da chiedere, perché il nostro Paese non può rimanere senza una sorveglianza attiva e perché questo mette a rischio la tutela della salute dei nostri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.
MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Per associarci alla richiesta della collega Malavasi. Intervengo per chiedere l'ennesima informativa urgente al Ministro della Salute, ennesima perché penso che siano una decina le informative che abbiamo chiesto e il Ministro non è mai venuto a rispondere neanche a una di queste, ma ci riproviamo per l'ennesima volta.
In questo caso, il problema è la piattaforma “RespiVirNet”, una piattaforma dedicata al monitoraggio dei virus responsabili delle malattie respiratorie nel nostro Paese. Questa piattaforma è bloccata da ben 8 mesi. Questa piattaforma dovrebbe pubblicare settimanalmente un bollettino per darci le informazioni sulla circolazione di questi virus respiratori, ma dal 6 marzo 2026, se andiamo a leggere sulla piattaforma, c'è scritto: stiamo lavorando attivamente per far sì che questa interruzione sia solo transitoria. Sono passati da questa dichiarazione 8 mesi.
Noi, già a luglio di quest'anno, con un'interpellanza urgente abbiamo chiesto al Ministro di farci sapere quali intenzioni avesse e quali fossero le motivazioni di questo ritardo, e già erano passati 4 mesi, a luglio. Ci venne risposto che il Ministero stava lavorando attivamente per risolvere il problema. Ora, sono passati 8 mesi, siamo a novembre, in piena stagione influenzale: noi non abbiamo i dati sulla circolazione di questi virus respiratori. Capite quanto è grave, per il nostro Paese, non avere questi dati a disposizione?
Allora, io vorrei capire: “stiamo lavorando attivamente” cosa significa? Al Ministero lavorano 10 minuti al giorno? Perché, altrimenti, non si spiega. O sarà che aver nominato capo del Dipartimento della prevenzione la moglie di un Vice Ministro di Fratelli d'Italia è forse un problema per il nostro Paese, visto che non stiamo riuscendo ad avere questi dati da 8 mesi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
Addirittura nell'interpellanza mi avete risposto che c'era la necessità di un adeguato intervento normativo - legato, appunto, alla questione del Garante della privacy - “(…) su cui si sta lavorando. A tal proposito, il Ministero della Salute ha già predisposto una proposta di norma (…) che potrà essere inserita nel primo veicolo normativo utile”. Ora, da luglio sono passati agosto, settembre, ottobre e novembre: 4 mesi. Il veicolo normativo c'è stato, tant'è che avete addirittura inserito la promozione per la moglie del Vice Ministro di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E non siete riusciti ad inserire questa norma che ci servirebbe per avere i dati sulla circolazione dei virus? Allora, quando dite che “stiamo lavorando”, esattamente cosa intendete? Che state occupando i posti di chi dovrebbe realmente lavorare, mentre voi state lavorando a sistemare amici e parenti? Perché, altrimenti, non si spiega questa cosa. È inaccettabile, è gravissimo che noi non abbiamo i dati e che le regioni non stiano trasmettendo i dati perché voi non avete fatto la norma che consente loro di poterli trasmettere.
Presidente, concludo. Io rinnovo, per l'ennesima volta, l'invito al Ministro Schillaci a presentarsi qui, in Aula, a fare questa informativa urgente, perché dopo 8 mesi, francamente, penso che sia inaccettabile non avere la pubblicazione di questi dati. E la cosa più grave, secondo me, è che se noi fossimo in un Paese minimamente serio, un Ministro che, dopo 8 mesi, non avesse risolto questo problema non credo certamente che continuerebbe a fare il suo lavoro. Ma, soprattutto, penso che i colleghi farmacisti e i colleghi medici che ci sono nella maggioranza si sarebbero messi una mano sulla coscienza e l'avrebbero certamente mandato a casa. Dato che, però, noi un Paese serio non lo siamo, quello che resta è soltanto lo sconcerto per questa situazione che, francamente, è inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo AVS si unisce alla richiesta di informativa, perché è veramente scandaloso quello che sta accadendo con riferimento a questa piattaforma, che tutti e tutte sappiamo essere assolutamente decisiva per capire com'è l'andamento - dall'inizio, al momento dello sviluppo e al compimento possibile - dell'influenza. Infatti, i dati dal medico di base dovrebbero passare attraverso l'ASL per poi essere trasferiti alla regione e, in ogni passaggio, dovrebbero essere precisati e lavorati; infine dovrebbero arrivare al centro, cioè al Ministero, all'Istituto superiore di sanità attraverso questa piattaforma che è stata nominata dalle colleghe che mi hanno preceduta.
Vedete, noi siamo di fronte a uno di quei pasticci che forse hanno a che fare con un'incapacità di riorganizzazione burocratica del nostro Servizio sanitario nazionale o con la sottovalutazione del significato dell'influenza in Italia e non solo in Italia, per una popolazione sempre più anziana, perché, secondo i dati a nostra disposizione, parliamo mediamente di ben 8.000 decessi sulla popolazione degli ultrasessantacinquenni.
Quindi, l'invito - perché non è un obbligo, come sappiamo, ma è un caldo, caldo, calorosissimo invito - per la popolazione più anziana è di vaccinarsi, ma è un invito anche per i ragazzini, le ragazzine, i bambini e le bambine dai 6 ai 17 anni. Perché questo? Questo perché non va assolutamente sottovalutato il rischio che comporta l'influenza.
Il fatto che da otto mesi questa piattaforma sia immobilizzata e che non siano stati predisposti gli interventi e le misure necessari per riaggiustare il tiro è qualcosa che ha a che fare con l'irresponsabilità o con l'incapacità; senz'altro tertium non datur.
Quindi, invito il Presidente a farsi carico di questa richiesta, anche perché non è soltanto a questo livello. Vi potrei citare altri aspetti e altri problemi che riguardano proprio il rapporto tra le regioni e il centro. E oggi, o quando comunque sarà all'ordine del giorno, quindi affronteremo l'autonomia differenziata, avremo modo di andare più a fondo, nel nucleo della garanzia democratica prevista dall'articolo 32 della Costituzione, rispetto al quale proponete sempre misure assurde, tipo l'autonomia differenziata, o assolutamente insufficienti e inadeguate, come quella per cui abbiamo chiesto precisazioni con un'informativa al Ministro della Salute (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Prima di passare all'ordine del giorno, desidero informare l'Assemblea che è nato Tancredi, figlio del nostro collega Massimo Ruspandini (Applausi). La Presidenza, a nome di tutta l'Assemblea, esprime i più sinceri auguri al neonato, alla mamma e al collega Ruspandini.
Deliberazioni, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea dei disegni di legge n. 3120, n. 3164, n. 3161, n. 3162 e n. 3163, collegati alla manovra di finanza pubblica (ore 15,19).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca deliberazioni, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine ai termini per la conclusione dell'esame in Assemblea dei disegni di legge n. 3120, n. 3164, n. 3161, n. 3162 e n. 3163 collegati alla manovra di finanza pubblica.
Passiamo, dunque, alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3120, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026. Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro il prossimo 4 dicembre. Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.
La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro venerdì 11 dicembre 2026.
Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per 5 minuti.
Ha chiesto di parlare il deputato Enrico Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Io intervengo per dichiarare la contrarietà di tutto il gruppo del Movimento 5 Stelle a fissare un termine a data certa per questo provvedimento per ragioni che sono sia di metodo che di merito; innanzitutto perché significa comprimere ancora una volta le prerogative del Parlamento e dei parlamentari rispetto a un provvedimento il cui iter, per diversi mesi, è stato addirittura rallentato dalla maggioranza, ma soprattutto perché questa legge necessita del tempo per essere ripensata, mancando gli obiettivi che si prefigge di raggiungere: rimuovere gli ostacoli normativi, regolatori e amministrativi che limitano l'apertura dei mercati. Insomma, manca dell'effettiva capacità di promuovere più concorrenza, manca dell'obiettivo di ridurre i prezzi, manca dell'obiettivo di migliorare i servizi per i cittadini e per le imprese.
Il disegno di legge interviene sulla disciplina dei rapporti tra compagnie petrolifere e gestori, per esempio. È un bene regolamentare i contratti - per carità! -, ma bisogna anche verificare che i gestori abbiano un potere negoziale effettivo nei confronti delle grandi compagnie.
Proprio questa mattina, in Commissione, FIGISC Confcommercio ha dichiarato che le major petrolifere - tra virgolette - stanno facendo un po' una furbata, imprimendo una forte accelerazione ai nuovi contratti di appalto per usufruire dei 18 mesi di validità degli stessi anche dopo l'approvazione del disegno di legge. È di tutta evidenza, quindi, la necessità di intervenire su questo disegno di legge proprio per non vanificare quanto si è posto come obiettivo.
Altra questione è la semplificazione per le colonnine di ricarica. Ma dove sono le misure per facilitare la connessione alla rete, la disponibilità di potenza e l'accessibilità del servizio? Sono state dimenticate dal Governo, come, peraltro, è avvenuto per il resto della transizione ecologica.
Quanto alla delega per la riforma della RC auto, essa lascia al Governo margini eccessivi su questioni che incidono direttamente sui diritti degli assicurati. Quali garanzie concrete sono previste affinché la riforma migliori la concorrenza senza scaricare ulteriori costi o limitazioni sugli assicurati? Sempre che questo non sia l'obiettivo del provvedimento.
La norma prevede poi per i consulenti del lavoro la possibilità di effettuare determinati adempimenti presso il registro delle imprese, compreso il deposito dei bilanci e l'iscrizione degli atti societari. Ebbene, andrebbe chiarito il perimetro delle responsabilità professionali, soprattutto per la verifica della conformità dei documenti. Occorre evitare sovrapposizioni e incertezze tra le competenze dei consulenti del lavoro, quelle dei commercialisti e quelle degli esperti contabili. La riduzione dei costi per le imprese è un obiettivo legittimo che noi condividiamo in pieno, ma dovrebbe essere accompagnato da garanzie sulla qualità degli adempimenti, cosa che non c'è!
Infine, mancano le riforme; questa forse è la parte più dolente del provvedimento. È interessante il confronto con le indicazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Le proposte dell'Autorità per il 2026 riguardavano l'accelerazione sulle energie rinnovabili, che non c'è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), le concessioni per la distribuzione elettrica e del gas, che non ci sono, le grandi derivazioni idroelettriche, che non ci sono, il rafforzamento delle regole sulla concorrenza, che non c'è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Che fine hanno fatto tutti questi provvedimenti invocati dall'Autorità garante per la concorrenza? Infatti, signor Presidente, perché in una situazione di vera e propria emergenza bollette - ricordo, per inciso, che con il Governo Meloni gli italiani sono costretti a pagare le bollette più care d'Europa, e questo ricordiamocelo bene - perché in questa situazione drammatica ed emergenziale, non è stata data priorità alla rimozione degli ostacoli autorizzativi e alla trasparenza dei tempi di connessione alla rete degli impianti che sono in realizzazione nel nostro Paese e che sono fermi a 10 gigawatt di potenza? L'abbiamo chiesto durante il question time della settimana scorsa.
Concludo, Presidente. In questa norma non ci sono obiettivi misurabili, i soggetti più deboli non vengono tutelati, manca coerenza tra gli obiettivi dichiarati e le misure che vengono adottate. Per questo motivo ribadisco la contrarietà del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi il Governo chiede all'Aula di fissare i tempi di due suoi disegni di legge, questo sulla concorrenza e quelli sull'autonomia del Veneto, della Liguria, della Lombardia e del Piemonte. Nel calendario della settimana discutiamo e votiamo un decreto-legge sui prezzi petroliferi e cominciamo a discuterne un altro, sempre sul costo dei carburanti. Due decreti sui carburanti nella stessa settimana, già questo basterebbe a spiegare perché siamo contrari alla richiesta che ci fate.
Voteremo quindi contro, ma lo faremo ogni volta che il Governo userà gli strumenti del Regolamento per decidere da solo i tempi, e quindi anche i contenuti del lavoro parlamentare. C'è però anche una ragione di merito che spiega ulteriormente questa scelta. Questo disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio e in quell'occasione il Governo ha scelto di inserirvi la riforma della rete dei carburanti. Si tratta di una scelta legittima all'apparenza: un disegno di legge non ha le scadenze di un decreto e permette al Parlamento di lavorare con efficacia e con precisione.
Tutto ciò potenzialmente, ma il Governo ha impiegato più di due mesi a presentarlo alla Camera e oggi, dopo avere perso l'estate, chiede all'Aula di trattare questa riforma come se fosse un decreto in scadenza, un'urgenza che la Costituzione in realtà in questo caso non conferisce, ma che è frutto solo ed esclusivamente di ritardo. Eppure è il Governo stesso a scrivere nella relazione che accompagna questo testo che la ristrutturazione della rete serve a favorire le condizioni più competitive nella formazione dei prezzi alla pompa, quindi capiamo benissimo che c'è qualcosa che evidentemente non va.
Se questa riforma avesse cominciato il suo percorso in estate, oggi sarebbe molto più vicina al traguardo, proprio mentre i prezzi tornano a salire. Invece il caro carburanti è tornato al centro delle preoccupazioni delle famiglie e delle imprese: il tetto di 2,19 euro sul gasolio, salutato con favore dal Governo, è durato otto giorni e in Puglia, nelle settimane scorse, sette distributori su dieci sono rimasti addirittura a secco. È chiaro che il Governo insegue l'emergenza, e lo fa, in questo caso, con due decreti urgenti, che inizieremo ad analizzare tra pochi minuti.
Intanto comprime i tempi dell'unica riforma che potrebbe incidere in modo duraturo sui prezzi, che potrebbe farlo in modo strutturale, che è proprio un elemento che chiediamo da molto tempo. Guardiamo come si sta svolgendo l'esame: il testo è stato assegnato alla Commissione attività produttive il 21 ottobre; martedì scorso, in Ufficio di Presidenza, abbiamo deciso un ciclo di audizioni, per cui però è stato dato ai gruppi tempo fino alle ore 10 del giorno dopo per indicare i soggetti da ascoltare, quindi meno di 24 ore; le audizioni si svolgeranno tra oggi e domani, mentre qui, in Aula, si vota, e il termine degli emendamenti scadrà alle ore 12 di lunedì prossimo.
Proprio la sede in cui dovremmo ascoltare i gestori, i consumatori, i lavoratori, cioè il Parlamento, è l'unica dove non si trova il tempo per farlo. Le questioni aperte sono tante e sono serie. Faccio un solo esempio: l'articolo 5 istituisce un fondo da 40 milioni l'anno dal 2028 al 2030, finanziato con i proventi delle aste della CO2. Serve a pagare fino alla metà dei costi di dismissione degli impianti che vengono convertiti per la messa in sicurezza, per lo svuotamento, per la gestione dei serbatoi; sono le stesse operazioni che, quando l'autorizzazione decade, questo stesso disegno di legge mette in tutti i casi a carico dei titolari.
Se invece è il titolare a decidere di convertire l'impianto, il conto lo paga per metà lo Stato, e lo paga a tutti, senza distinguere tra piccolo titolare e grande compagnia petrolifera che invece quei costi potrebbe sostenerli da sé. Vorremmo utilizzare questo passaggio per costruire una legge sulla concorrenza che faccia davvero il suo mestiere, ossia tutelare i gestori, che sono poi l'anello debole della filiera, garantire la trasparenza sui prezzi, difendere i consumatori e affrontare il nodo del prezzo dell'energia per il sistema produttivo nella sua interezza.
Insomma, il Governo ci chiede di stabilire oggi che l'esame di questa riforma si chiuda entro i primi di gennaio, prima ancora di avere ascoltato chi la vivrà ogni giorno, quindi i gestori sui piazzali, gli automobilisti alla pompa, le imprese che compreranno l'energia all'ingrosso a prezzi più alti che nel resto d'Europa. Insomma, fissa la data di arrivo senza sapere dove vuole arrivare.
PRESIDENTE. Concluda.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Concludo, Presidente. Noi quel tempo che chiediamo non è un tempo per rinviare, ma è un tempo affinché questa legge, invece di premiare chi è già forte, protegga chi paga il conto oggi. Per queste ragioni voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare a venerdì 11 dicembre 2026 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3120, collegato alla manovra di finanza pubblica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 41 voti di differenza.
Salutiamo studenti e insegnati del Liceo “Sandro Pertini” di Genova, che partecipano oggi alla Giornata di formazione a Palazzo Montecitorio e sono presenti in tribuna (Applausi). Li ringraziamo e auguriamo loro ogni fortuna.
Per richiami al Regolamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Chiedo scusa ai colleghi, per un aspetto tecnico, l'interpretazione dell'articolo 123-bis, che è l'articolo del Regolamento che stiamo utilizzando, che disciplina l'esame dei disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica. Prevede, tra l'altro - che è quello che si sta facendo adesso -, la possibilità per il Governo di richiedere la deliberazione entro un termine determinato. Nello stesso articolo 123-bis, questo consente di avere un regime più restrittivo di ammissibilità degli emendamenti, con riferimento all'oggetto del provvedimento, e un controllo preliminare del Presidente della Camera, sentita la Commissione bilancio, sulle disposizioni estranee all'oggetto del collegato.
Fin qui nulla quaestio. Il problema è l'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che richiede invece una legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera sulla base di un'intesa tra Stato e regione, che è l'oggetto dei quattro punti che verranno dopo. La particolarità di questo procedimento non consiste, a nostro giudizio, soltanto sul quorum deliberativo; è la stessa legge che deve realizzare una composizione costituzionalmente corretta tra autonomia regionale, unità della Repubblica e prerogative del Parlamento.
Il punto centrale è, quindi, che la disciplina del collegato - ed è la valutazione che chiediamo alla Giunta per il Regolamento - non può essere, a nostro giudizio, utilizzata per svuotare le garanzie sostanziali e procedurali che caratterizzano la legge di attribuzione dell'autonomia differenziata. È vero che la Commissione bilancio ha già esaminato congiuntamente i quattro disegni di legge per verificarne il contenuto proprio.
Questo significa che la qualificazione procedurale come collegati è già stata applicata, almeno ai fini del controllo preliminare; non significa, tuttavia, che sia stata necessariamente attivata anche la procedura di fissazione del termine prevista dai commi 2 e 3. Le due questioni, a nostro giudizio, devono essere tenute distinte.
Chiediamo quindi la convocazione della Giunta per il Regolamento, al fine di esaminare le questioni interpretative concernenti l'applicabilità dell'articolo 123-bis del Regolamento ai disegni di legge n. 3161, n. 3162, n. 3163 e n. 3164, recanti attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
La richiesta è motivata dalla peculiare natura costituzionale del procedimento legislativo previsto dal suddetto articolo, che richiede l'approvazione a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera sulla base di un'intesa tra lo Stato e la regione interessata.
Si ritiene necessario, quindi, che la Giunta chiarisca se, e in quali limiti, le disposizioni dell'articolo 123-bis e, in particolare, quelle relative alla fissazione di un termine per la deliberazione e al regime di ammissibilità degli emendamenti, possano trovare applicazione in tale procedimento senza compromettere il pieno esercizio delle prerogative parlamentari, anche alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 192 del 2024.
La sentenza, infatti, ha valorizzato il ruolo del Parlamento nella definizione del contenuto delle leggi di differenziazione. Il regime di ammissibilità di cui all'articolo 123-bis potrebbe, nei fatti, impedire modifiche dirette a garantire il rispetto dei principi costituzionali, a precisare le funzioni trasferite o a correggere le criticità delle intese.
Credo di essere stato chiaro: crediamo che ci sia un contrasto - a nostro giudizio è evidente - con riferimento agli articoli 123-bis e 116, terzo comma, della Costituzione e che, quindi, in buona sostanza, non può e non possa essere utilizzata questa possibilità, per il Governo, di richiedere la deliberazione entro un termine determinato, trattandosi di materia che è regolamentata da un articolo della Costituzione che, ovviamente, è sovraordinato rispetto allo stesso Regolamento della Camera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.
VALENTINA D'ORSO (M5S). Per associarmi alla richiesta fatta dal collega Fornaro che ringrazio per avere sottoposto questa questione che è assai tecnica. Però, in realtà, è di sostanza e impatta sul coinvolgimento del Parlamento in una procedura così delicata che vede il recepimento delle intese con le regioni in tema di autonomia differenziata, quindi in tema di attribuzione di ulteriori materie e competenze.
Ora, il punto è questo. Lo spiegava bene il collega e io tenterò di sintetizzarlo e di semplificarlo ancora di più per fare capire a tutti coloro che ci seguono qual è il problema che si pone. Il problema è la compatibilità e, anzi, probabilmente l'incompatibilità dell'articolo 123-bis, quindi la procedura che si può applicare ai collegati alla manovra finanziaria, ma che comporta cosa? Un sacrificio, potremmo dire, del dibattito parlamentare, perché c'è una data certa che si impone alla Camera dei deputati per l'esame del disegno di legge e c'è anche un vaglio di ammissibilità più stringente rispetto alle proposte emendative; c'è un contingentamento, quindi, anche dei temi che possono essere affrontati con riguardo alla proposta in esame.
Ora, questa procedura, appunto, assai contingentata, assai celere, va sicuramente a contrastare, invece, con la procedura imposta dall'articolo 116, comma 3, della Costituzione che, in particolare, prevede in questo passaggio l'approvazione a maggioranza assoluta dei componenti delle Camere.
Questo cosa vuol dire? Vuol dire - e l'ha spiegato bene la Corte costituzionale tutte le volte in cui si è pronunciata, tra l'altro, su questo tipo di intesa, su questo tipo di procedimento legislativo per recepire le intese con le regioni - che questo è il momento in cui il Parlamento può, in qualche modo, intervenire proprio per garantire il coinvolgimento massimo, la centralità del Parlamento rispetto a questo procedimento legislativo che tenderebbe, invece, a mettere all'angolo il Parlamento rispetto a una realtà e a una problematica così complessa, ma anche così delicata, che riguarda proprio la distribuzione delle competenze legislative.
Quindi, il Parlamento non può essere messo ai margini ed essere lasciato senza una voce. La Corte costituzionale ha detto: vanno bene le intese, va bene recepirle ma il Parlamento deve potersi esprimere compiutamente in questo procedimento legislativo. E lo fa, appunto, riservando una maggioranza specifica all'approvazione per sancire la centralità del Parlamento che cozza, a questo punto, con l'applicazione del 123-bis per come lo conosciamo: cioè, con una data certa che, quindi, limita il dibattito parlamentare e lo soffoca nell'accelerazione che imprime allo stesso. E poi vi è il problema del contingentamento e della ammissibilità - anzi, dell'inammissibilità - degli emendamenti.
Per questo, anche per noi è necessaria una seduta della Giunta per il Regolamento che, in qualche modo, possa vagliare questa questione, cioè possa decidere se l'articolo 123-bis del Regolamento della Camera può essere applicato, benché ci sia una qualificazione che è solo formale, tra l'altro, e non sostanziale. Quindi, potrebbe anche essere vista, perdonatemi, come un escamotage della maggioranza per sottrarre al dibattito parlamentare compiuto e approfondito, con un'istruttoria seria, questo tipo di provvedimenti.
Ecco, siccome noi riteniamo che questo potrebbe essere un escamotage e, come tale, non è meritevole di essere garantito, crediamo che la Giunta si debba su questo pronunciare perché, probabilmente, andremmo a sancire che l'applicazione del 123-bis non è compatibile con il procedimento legislativo così delicato e così complesso che stiamo affrontando oggi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. La valutazione sulla compatibilità dell'applicazione dell'articolo 123-bis del Regolamento ai disegni di legge in esame, attuativi dell'articolo 116, comma 3, della Costituzione, è stata già oggetto di valutazione, come tutti sappiamo, da parte della Presidenza, che ha già sottoposto alla Conferenza dei presidenti di gruppo la richiesta del Governo di fissazione di una data certa per la conclusione dell'esame dei provvedimenti.
Allo stato non ci sono, dunque, elementi ostativi a proseguire l'esame in Assemblea, fermo restando che faremo tesoro delle osservazioni pervenute e le riverseremo sul Presidente della Camera e, soprattutto, sulla Giunta per il Regolamento, che è l'organo preposto ad approfondire e a verificare eventuali incongruenze.
Collega Fornaro, ha chiesto di parlare? Lei ha già parlato. Guardi, la Presidenza le consente un brevissimo intervento.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Assolutamente, un minuto. Ringrazio della risposta e comprendo le ragioni ma, siccome ci troveremo di fronte ad altre situazioni analoghe - perché il tema delle intese è un tema che si svilupperà, stando alla volontà della maggioranza -, crediamo che comunque sia necessario e possa essere utile un approfondimento di queste tematiche perché riteniamo non siano infondate; e, quindi, un ulteriore approfondimento in sede di Giunta per il Regolamento credo che sarebbe utile.
Grazie di avermi dato la parola (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. No, grazie a lei, anche perché l'avevo praticamente preceduta nella conclusione, quindi siamo in sintonia.
Si riprende la discussione.
PRESIDENTE. Passiamo ora alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3164, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro martedì 19 gennaio 2027.
Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.
La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro mercoledì 20 gennaio 2027.
Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo, per 5 minuti.
Ha chiesto di parlare la deputata Vittoria Baldino. Ne ha facoltà.
VITTORIA BALDINO (M5S). Grazie, signor Presidente. Io vorrei che fosse chiaro quello che sta accadendo in quest'Aula oggi perché, mentre c'è un Paese che protesta perché vorrebbe vivere una vita dignitosa, protesta perché siano rispettati l'articolo 36 della Costituzione - “un'esistenza libera e dignitosa”, appunto - e l'articolo 3, comma 2, della Costituzione - cioè, che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli” -, noi oggi, qui, stiamo di fatto deliberando l'urgenza, fissando un termine a data certa, non per rispondere a quelle istanze, non per dare una risposta al Paese, non per presentare soluzioni ai giovani che protestano, agli autotrasportatori, agli agricoltori ai pescatori, alle famiglie - perché quello era lo sciopero delle famiglie -, no, noi stiamo deliberando l'urgenza, stiamo determinando la fissazione a data certa di un provvedimento che sicuramente non serve al Paese, ma serve soltanto alla vostra propaganda, che è l'autonomia differenziata, che è quello che assolutamente gli italiani non vi hanno chiesto di fare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E allora, mentre la fondazione GIMBE ci dice che, a causa della vostra manovra, ci sono 5,6 milioni di italiani che rinunciano a visite specialistiche ed esami diagnostici a causa delle liste d'attesa troppo lunghe, mentre ci dicono che sono 42 miliardi i soldi che gli italiani spendono per curarsi di tasca propria, mentre la fondazione GIMBE ci dice che il finanziamento del Servizio sanitario nazionale continuerà a scendere, fino al 2029, al di sotto del 6 per cento, mentre ci dice che la differenza tra il fondo sanitario e la spesa sanitaria prevista dal Governo è di quasi 24 miliardi, voi continuate a non colmare queste differenze. E chi si farà carico di questo disavanzo tra il fondo sanitario e la spesa prevista? Le regioni. Come? Scegliendo quali tasse aumentare o quali servizi tagliare o lasciando che siano i cittadini di quelle regioni a pagare di tasca propria questo disavanzo.
E, allora, quale autonomia state dando alle regioni, se prima le private delle risorse necessarie a garantire i diritti fondamentali? Quale autonomia? L'autonomia di scegliere quali prestazioni tagliare? L'autonomia di scegliere quali prescrizioni mediche tagliare? Perché anche questo è stato detto ai medici di base nel corso del vostro Governo. L'autonomia di scegliere quali cittadini lasciare indietro? Questa non è autonomia. Questa è autonomia di amministrare la scarsità, è il diritto di gestire i tagli decisi da Roma. Perché voi non state governando un Paese, colleghi: state gestendo il potere e vi state ponendo come amministratori, liquidatori di un Paese in crisi. E ve lo spiego come? Nascono pochi bambini? Invece di aiutare le famiglie a fare figli, tagliate i posti di docenti e personale ATA nelle scuole. Alcune intere aree interne si stanno spopolando? Invece di aumentare le infrastrutture, portare investimenti in quelle regioni per evitare che continuino a spopolarsi e che i giovani continuino a partire, nei vostri documenti strategici scrivete che accompagnate quelle aree interne verso un declino irreversibile. Le regioni non hanno risorse? Peccato, le accompagnate e le aiutate a gestire il declino.
È questo quello che state facendo. E il prezzo più alto, colleghi, lo pagano sempre i territori più svantaggiati: il Sud, le aree interne, le regioni dove oggi nascere vuol dire avere meno possibilità di curarsi, meno possibilità di studiare, meno possibilità di lavorare. E anziché colmare quelle distanze, voi lavorate per accelerare questa differenziazione. Non è urgente, colleghi e Ministro, oggi, differenziare: sarebbe urgente colmare le distanze e rimuovere gli ostacoli.
Allora, abbiate almeno il coraggio di spiegare a chi protesta in piazza, di andare davanti agli agricoltori, agli autotrasportatori, ai malati che rinunciano alle cure, ai giovani che scappano, abbiate almeno il coraggio di dirgli che i loro problemi possono aspettare, mentre la vostra propaganda elettorale no. Abbiate il coraggio di spiegarglielo. Noi gli spiegheremo che, quando stavate affossando il Paese, eravamo orgogliosamente dall'altra parte. Quindi voteremo “no” a tutte e quattro le deliberazioni proposte dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Mi unisco alla collega Baldino che mi ha preceduta; non ripeterò le sue considerazioni, che condivido pienamente. Vorrei sottolineare e dichiarare, come incipit di questo breve intervento, che invece non riteniamo assolutamente di accettare questa proposta di chiudere così, in quattro e quattr'otto, questo dibattito così importante, direi centrale per la nostra stessa democrazia.
Vorrei ricordare questo: tra le speranze di vita di un bimbo che nasce in Campania e quelle di un altro bimbo che nasce in una regione del Nord Italia ci sono ben tre anni di differenza. Tre anni di vita, Presidente. E questo non è assolutamente un indicatore che consente con leggerezza di passare all'approvazione delle autonomie differenziate, seppur per le quattro regioni notoriamente più ricche d'Italia, che già godono comunque di una possibilità di autogoverno e di amministrazione relativamente autonoma, va detto, all'interno della cornice così definita e articolata dalla nostra Costituzione. Ma è anche da sottolineare che queste proposte, questi quattro provvedimenti non tengono assolutamente in considerazione - se non in maniera molto, molto relativa - la sentenza del 3 dicembre 2024, n. 192, della Corte costituzionale. Abbiamo detto che una parte importante di questa proposta normativa è stata cancellata, è stata messa in discussione in radice dalla Corte costituzionale, ma gli schemi che sono stati pensati e scritti prima della sentenza della Corte costituzionale non hanno posto assolutamente un rimedio, degli interventi o dei ripensamenti adeguati. Non l'avete fatto, assolutamente. Quindi, noi siamo qui a ricordare oggi, rispetto per esempio al ruolo centrale attribuito ai LEP, i livelli essenziali delle prestazioni, che questo non può essere, ovviamente, delegato al Governo - perché è previsto dalla normativa vigente, un articolo della Costituzione recita questo, no? -, ma deve essere una responsabilità del Parlamento, deve essere normato a livello parlamentare. Inoltre, da questo punto di vista, non può essere una delega in bianco, e questo dei LEP rimane ancora la grande contraddizione che non avete assolutamente risolto e non volete assolutamente risolvere.
Inoltre, il trasferimento, la devoluzione a queste quattro regioni particolarmente virtuose, non a caso governate dal centrodestra, non può essere per intere materie, ma deve essere per funzioni e devono essere ben delineate quali funzioni, con quale modalità, con quali spese di riferimento; così pure, per i fabbisogni che devono essere garantiti - chiudo, Presidente -, il trasferimento non deve essere fatto in base a delle previsioni generiche, ma deve essere oggetto di un'analisi approfondita. Non potete venire a raccontare qui che anche le regioni meno ricche, le regioni del Sud Italia saranno avvantaggiate da questa previsione di riforma.
PRESIDENTE. Concluda.
LUANA ZANELLA (AVS). Chiudo, Presidente. Quante sono le regioni del Sud che hanno avanzato delle proposte analoghe? Nessuna.
Allora, attraverso di lei, Presidente, gentilmente chiedo al Ministro: la sua legge elettorale la chiamò una “porcata”, ma questa, caro Ministro, come la chiama (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Stefanazzi. Ne ha facoltà.
CLAUDIO MICHELE STEFANAZZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro Calderoli, chiedete di accelerare la chiusura di questa procedura, parlate di intese in materie non LEP: nessun diritto toccato, nessun costo per lo Stato. La prego, signor Ministro, basta con l'ipocrisia. La sentenza n. 192 del 2024 vi ha detto chiaramente che, quando una materia viene qualificata come non LEP, i trasferimenti non possono riguardare funzioni che incidono sui diritti civili e sociali. E con questo documento - lo ammetta - state fraudolentemente aggirando quella pronuncia, spostando funzioni che sulla carta, solo sulla carta, sono neutre, ma che, nella realtà, incidono eccome sui diritti delle persone.
Prendiamo un esempio molto importante in questa fase storica del nostro Paese: la sanità e la previdenza complementare. L'intesa consente, come lei sa meglio di me, alla regione autonoma di promuovere fondi pensione regionali e di negoziare direttamente l'adesione con il personale delle regioni, degli enti locali e del servizio sanitario regionale. Inoltre, l'intesa sulla sanità consente tariffe diverse da quelle nazionali e risorse specifiche dedicate all'assunzione del personale sanitario.
Mettete insieme questi strumenti, signor Ministro Calderoli, e il risultato è evidente: una regione potrà offrire a medici e infermieri condizioni complessive migliori per attirarli a sé. In un Paese in cui il personale sanitario manca ovunque, questo si traduce in una concorrenza sleale del Nord nei confronti del Sud, questo senza che nessun LEP venga formalmente toccato. Non solo, la regione autonoma potrà istituire fondi sanitari integrativi. Peraltro, la stessa relazione tecnica, signor Ministro, ammette che gli effetti sulla mobilità sanitaria dovranno essere monitorati.
Tradotto, il rischio esiste e, per l'ennesima volta, si scarica sulle regioni più deboli, quelle del Mezzogiorno. Tuttavia, questo documento, signor Ministro, non è una novità rispetto ad un andazzo che avete sdoganato. Prendiamo, per esempio, la legge sui no-vax che avete approvato qualche giorno fa. Davvero qualcuno pensa che quella legge servisse per quelle poche decine di medici che avete reintegrato? No, serviva a strizzare l'occhio a tutto quel mondo di pazzi scatenati che soprattutto invadono la rete, sperando di attirarli a voi.
Con le intese fate la stessa cosa e il messaggio che lanciate, signor Ministro, è pericolosissimo per effetto e conseguenze. Fate attenzione, utilizzate strumentalmente la cosiddetta questione settentrionale, cioè l'idea che il Nord perda competitività perché costretto a trascinarsi dietro la zavorra del Mezzogiorno. I numeri, però, e lei lo sa meglio di me, raccontano un'altra storia. Prendiamo il Veneto: lo governate da 30 anni come centrodestra; la Lega lo governa da 15 anni. Se il Veneto perde colpi, la colpa non è certamente del Mezzogiorno.
È alla Lega e al centrodestra che i cittadini veneti dovrebbero andare a chiedere conto dei problemi socioeconomici che in questo momento riguardano quella regione. Vi siete agganciati acriticamente alla locomotiva tedesca e, quando è andata a sbattere, siete andati a sbattere insieme alla locomotiva tedesca, rinunciando in questi anni a cercare mercati diversi e più solidi. Secondo Svimez, fra il 2022 e il 2025 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 9,5 per cento, quello del Nord-Est della metà e nel 2024 il Nord-Est è l'unica area del Paese con un segno meno.
Non è il Sud che frena il Nord, è il Nord che deve cambiare regime e marcia. Il Sud cresce nonostante questo Governo, nonostante tutto quello che questo Governo non fa per il Mezzogiorno, non fa per l'Ilva, non fa per la chimica di base a Brindisi, non fa per gli agricoltori e non fa per i trasportatori. Migliaia di persone attendono risposte e la vostra priorità è reintegrare i medici no-vax e firmare queste intese. Con l'autonomia - signor Ministro, per favore, mi ascolti e non faccia finta di telefonare - la contrapposizione tra Nord e Sud viene portata a un punto di non ritorno.
Soffiate irresponsabilmente sul fuoco delle divisioni e delle reciproche diffidenze, e lo fate aggirando la Costituzione e la sentenza della Corte. Ho finito, Presidente. Questo provvedimento, sia chiaro, non rafforza il Nord, ma divide il Paese. Fortunatamente, ci penserà la Corte costituzionale a farvi rinsavire e, soprattutto, a consegnare alla storia, con il suo carico di errori e con la sua responsabilità di dividere il Paese, la Lega moribonda (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 20 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3164, collegato alla manovra di finanza pubblica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione) .
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 44 voti di differenza.
Passiamo alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3161, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Liguria di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro mercoledì 20 gennaio 2027.
Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.
La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro giovedì 21 gennaio 2027.
Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per cinque minuti.
Ha chiesto di parlare la deputata Valentina Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Questa discussione, che fa seguito alla precedente, poi ne avremo altre due, si inserisce in un mese in cui saremo chiamati ad affrontare ben cinque decreti decisi dal Governo. In questi due mesi, peraltro, l'attività sarà concentrata sulla legge di bilancio, più i decreti previsti a dicembre, e basterebbe già questo a motivare la nostra contrarietà a questa ulteriore forzatura del Governo.
Se a questo aggiungiamo che per molti mesi il Parlamento ha ruotato intorno a un unico obiettivo, cambiare le regole elettorali per aggirare la sconfitta che vi sentite addosso, ne esce l'immagine di un Parlamento profondamente mortificato, asservito alle vostre esigenze di raggiungere il consenso e, soprattutto, asservito alle promesse fatte ai partiti di maggioranza perché continuino a schiacciare il bottone giusto, senza porre troppi problemi, visto che non intervengono.
Voteremo contro, quindi, per il metodo, ma ci sono più grandi ragioni di merito. Questo percorso di autonomia differenziata che state accelerando non è soltanto un percorso di trasferimento di competenze tra Stato e regioni, lo abbiamo detto diverse volte, ma per come lo ponete è davvero lasciare al proprio destino chi è più in difficoltà, è acuire… Scusi, Presidente. Mi scusi, signor Presidente, sento un brusio.
PRESIDENTE. Colleghi. Prego.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie. Questo percorso non è soltanto un trasferimento di competenze tra Stato e regioni, ma è lasciare al proprio destino chi è più in difficoltà, è acuire quelle disuguaglianze che in questi 4 anni avete lasciato crescere in modo galoppante.
Volete andare fino in fondo a sancire una differenza tra cittadini di serie A e cittadini di serie B; del resto lo avete già fatto in diverse altre occasioni, ad esempio, con le aree interne, lasciandole dichiaratamente all'abbandono nei documenti del Governo, così come su ogni altro provvedimento. Su questo, sull'acuire le disuguaglianze, siete stati indubbiamente coerenti.
Ma non vi rendete conto della distanza sempre più evidente fra le priorità del Governo e i problemi reali delle persone che, mentre qui discutiamo di autonomia, fanno i conti con il caro carburanti, con il caro energia, con il costo dei beni di prima necessità sempre più alto, con i salari che non recuperano il potere d'acquisto e che, anzi, sono molto indietro rispetto al 2019, con un'inflazione - ultimi dati Istat - al 5,4 per cento? Ma quando siglate i vostri baratti di potere, vi rendete conto delle conseguenze che generate sulla pelle delle persone? Qui stiamo parlando di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, di giovani che rinunciano a studiare perché studiare è un lusso. Ve lo dicono in ogni modo: ve lo dicono gli autotrasportatori, ve lo dicono gli agricoltori, ve lo dicono i giovani, tantissimi giovani, piantando le tende nella città contro il caro affitti e scendendo in piazza in centinaia di migliaia.
E qual è la prima risposta? La primissima è criminalizzarli ancora con l'ennesimo decreto Sicurezza, che tratteremo fra poco, per sbatterli in carcere, magari anche se minorenni; e poi continuare a spaccare il Paese con l'autonomia differenziata, così rischiate anche di dare il colpo di grazia alla sanità pubblica.
Se aveste ascoltato i dati della Fondazione Gimbe, sapreste che la mobilità sanitaria ha superato i 5 miliardi di euro e che oltre 5 milioni di italiani rinunciano alle cure per attese, per costi, ma per disuguaglianze territoriali, quelle che acuite con l'autonomia differenziata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Vengo ancora al merito. La sentenza della Corte del 2024 ha posto limiti chiari: il trasferimento non può riguardare materie in modo indistinto, e i diritti fondamentali vengono prima della distribuzione delle competenze. Eppure, queste intese, le intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sono intese fotocopia: hanno schemi sostanzialmente identici. Parlate di autonomia differenziata, ma ponete soluzioni identiche per ragioni molto diverse, senza dimostrare minimamente i benefici che ne ricaverebbero i cittadini.
PRESIDENTE. Concluda.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). Ora parliamo di Liguria. In Liguria la sanità è allo sbando da anni: liste d'attesa, carenza di personale, reparti e servizi ridimensionati, i debiti per le prestazioni ricevute dei liguri fuori regione hanno superato i 231 milioni…
PRESIDENTE. Deve concludere.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). …vuol dire che molti cittadini cercano altrove ciò che non ottengono lì.
Concludo, Presidente. Voi date ancora più autonomia nella gestione di questo fallimento. Non servono - e concludo - bandierine politiche, serve uno Stato che garantisca a tutti i cittadini gli stessi diritti e le stesse opportunità. Avete dimostrato di non esserne capaci. State sacrificando la coesione di un Paese e il diritto di tutti di stare meglio sull'altare di un baratto politico di maggioranza, questo è (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 21 gennaio 2027, secondo l'articolazione dei lavori sopra illustrata, il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3161, collegato alla manovra di finanza pubblica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 32 voti di differenza.
Passiamo ora alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3162, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Lombardia di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro martedì 26 gennaio 2027.
Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.
La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro mercoledì 27 gennaio 2027.
Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza la richiesta di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per 5 minuti.
Ha chiesto di parlare la deputata Roggiani. Ne ha facoltà.
SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto, voglio iniziare, ovviamente, dicendo che noi voteremo contro questa proposta, anche perché è evidente a tutti che la vostra è una proposta solo di propaganda. Da lombarda - qui c'è il Ministro Calderoli - noi abbiamo un detto, si dice: “piutost che nient, l'è mei piutost”. Il problema è che qui non c'è neanche “piutost”, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Glielo voglio dire, ovviamente, ribadendo l'assoluta contrarietà a questa autonomia differenziata, che voi avete voluto fortemente portare avanti ma che si è trasformata in delle bandierine senza nessun senso, neanche per voi.
Noi l'avremmo contrastata comunque, in ogni caso, perché spaccare il Paese, anziché ridurre le disuguaglianze, anziché dare risposte a chi oggi vuole rimanere dove vive e trovare servizi e diritti che lo Stato dovrebbe garantire, purtroppo, ci vede e continua a vederci contrari, perché il Governo tutt'altro dovrebbe fare. Ma dovreste avere l'onestà intellettuale di dire che la montagna non ha partorito, appunto, neanche un topolino. Perché? Perché queste intese che noi andremo ad approvare, che voi andrete ad approvare, sono, intanto, senza una lira, senza un euro, quindi intese che sostanzialmente non cambieranno nulla.
E guardi, Ministro - per tramite, ovviamente, del Presidente -, glielo dico anche con le parole dell'assessore Bertolaso: non è un po', diciamo, strano, approvare proprio oggi questo calendario, proprio all'indomani del fatto che l'assessore della nostra regione Lombardia si è scagliato contro il Governo? Perché voi proponete un'intesa sul tema sanitario ma poi non date i soldi alle regioni, ma a nessuna regione, per poter garantire i livelli essenziali delle prestazioni. Vi ha detto Bertolaso - l'ha messo nero su bianco - che alla Lombardia mancheranno 500 milioni nel 2027, e altri 250 l'anno successivo. E - cito sempre Bertolaso - senza questi soldi non si può completare il lavoro sulle liste d'attesa, non si possono far funzionare le case di comunità, non si possono far funzionare gli ospedali di comunità, non si può incentivare il personale sanitario a lavorare nel pubblico.
Allora, io vorrei capire a che cosa servono esattamente queste intese, se non c'è neanche possibilità per nessuna regione, neanche per le ricche regioni del Nord, di poter dare alle cittadine e ai cittadini le prestazioni a cui avrebbero diritto, con la sanità pubblica. Con la sanità pubblica, non con quella sanità privata che voi continuare a incentivare.
Anziché mettere nella legge di bilancio l'ennesima mancetta con la carta per gli over 75 che possono spendere nelle prestazioni fuori dal Servizio sanitario nazionale, forse quei soldi avreste dovuto metterli proprio sulla sanità pubblica. Non avete ascoltato la decisione della Corte, che ha totalmente azzoppato il vostro progetto. Mi verrebbe da dire che oggi di questa vostra bandierina è rimasta, forse forse, solo l'asta, ma neanche quella.
E mi dispiace dirvelo ma purtroppo, Ministro, le cittadine e i cittadini, anche lombardi, si sono resi conto del bluff della Lega. Perché ormai la Lega è ai minimi storici, e questa vostra proposta di intese non vi aiuterà a risollevarvi: non vi aiuterà perché non contiene niente di tutto quello che voi avete propagandato per anni e anni. Ripeto, a cui noi saremmo comunque stati contrari, visto che oggi la priorità non dovrebbe essere - come dice Bertolaso - chiudere le frontiere della Lombardia per evitare che arrivino persone dal Sud, visto che non riusciamo a gestire le liste d'attesa; la priorità dovrebbe essere garantire in tutte le regioni che le italiane e gli italiani si possano curare, cosa che oggi, in Italia, non è più garantita, e dopo questa legge di bilancio sarà garantita ancor meno.
Chiudo, Ministro, dicendole che continueremo a presentare emendamenti e proposte, anche a partire dalla legge di bilancio, per mettere davvero al centro non solo i diritti delle persone, ma anche la capacità delle nostre istituzioni locali e regionali nonché dei nostri comuni di svolgere davvero il proprio lavoro; ciò che voi non fate, perché, da un lato, fate queste intese che sono assolutamente senza soldi e senza sostanza.
PRESIDENTE. Concluda.
SILVIA ROGGIANI (PD-IDP). Dall'altro lato, continuate a tagliare - a tagliare! - risorse a regioni e comuni. Allora, fate pace con l'idea che avete delle autonomie locali e iniziamo a dare loro davvero le risorse per poter camminare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Richetti. Ne ha facoltà.
MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo per motivare la contrarietà che il nostro gruppo ha espresso, in quest'Aula, su tutte le intese fin qui proposte, per spiegare perché Azione sia contraria non solo nel merito, ma anche a questa modalità che la maggioranza sta proponendo all'Aula. Anche perché avete portato alla luce del dibattito politico il fatto che si debba chiudere lo scambio tra le forze di maggioranza: il referendum sulla giustizia per Forza Italia, la legge elettorale per il partito di maggioranza e la Lega che ha detto, pubblicamente, che non si chiude la legislatura senza il passaggio sulle autonomie.
Ecco, Presidente, penso che questo Parlamento si doveva e si dovrebbe occupare di altro. Avete forzato su una riforma della giustizia anche nel modo, nell'iter, nell'impossibilità di presentare qualunque emendamento, e lo dice chi l'ha sostenuta, e lo dice chi ha fatto campagna referendaria; avete forzato una legge elettorale, credo facendo male i conti, ma avete utilizzato l'Aula del Parlamento su questo. Oggi, la Lega ci dice che la legislatura si chiude solo quando abbiamo approvato l'autonomia.
Sapete anche voi che approviamo un'autonomia vuota. Anche voi sapete - perché siete parlamentari e, come tutti noi, fate il vostro lavoro e il vostro dovere - quanto nella sanità ci sia bisogno di accorciare le distanze, di armonizzare i diritti, invece che ribadire una modalità di gestione che non ha portato bene fin qui, se ci sono disparità non solo sulle prestazioni offerte, ma addirittura sui tempi di pagamento, sulle modalità di gestione. È un Paese che ha un forte bisogno di unitarietà proprio sulla risposta ai bisogni primari. In quest'Aula abbiamo svolto correttamente discussioni, anche a fronte di quello che accadeva nella società, dal diritto alla casa al diritto al lavoro e alla cura, facendo i conti con una denuncia che racconta di una forte disparità. Noi troviamo la risposta nell'accelerazione nel voto a data certa sull'autonomia; voto a data certa non produrrà alcun effetto concreto, se non quello di animare un dibattito politico. È l'anticamera della più pericolosa delle campagne elettorali: quella che dentro l'autonomia ci fa risultare risposte che non ci saranno, quella che dentro la prossima legge di bilancio racconterà risposte che non ci saranno.
Ecco, Presidente, queste sono le ragioni per cui Azione, dalla prima all'ultima, ha votato contro queste intese (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Pongo in votazione, con procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, la proposta di fissare al 27 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3162 collegato alla manovra di finanza pubblica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva, per 37 voti di differenza.
Passiamo alla deliberazione, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3163, collegato alla manovra di finanza pubblica, recante attribuzione alla regione Piemonte di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.
Ricordo che, con lettera in data 27 ottobre, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro mercoledì 27 gennaio 2027.
Nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 28 ottobre non è stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine.
La Presidenza, ai sensi del comma 3 del citato articolo 123-bis, propone che la discussione in Assemblea del disegno di legge in oggetto si concluda entro giovedì 28 gennaio 2027.
Sulla proposta formulata dalla Presidenza, che sarà posta in votazione con il procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per cinque minuti.
Ha chiesto di parlare il deputato Piero De Luca. Ne ha facoltà.
PIERO DE LUCA (PD-IDP). Signor Presidente, la domanda che oggi vi pongo è semplice: che urgenza c'è? Che urgenza c'è di imporre a quest'Aula una procedura accelerata per l'esame dei disegni di legge sulle intese del Governo con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto? È un ennesimo atto di arroganza istituzionale volto a calpestare le prerogative del Parlamento, nella logica di chi ritiene che la maggioranza politica comandi. Per noi la maggioranza politica governa, non comanda, e lo fa nel rispetto delle istituzioni e delle procedure democratiche: è una differenza non da poco.
Dopo la sentenza della Corte, vi sareste dovuti fermare e invece chiedete di accelerare. Sia chiaro a tutti: voi oggi la Costituzione non la state attuando, voi la Costituzione la state attaccando, violando e calpestando in modo grave e pericoloso.
La Carta prevede possibili devoluzioni di competenze, ma con paletti precisi che riguardano i livelli essenziali delle prestazioni, il fondo perequativo e non solo.
La Consulta è stata chiara: l'autonomia non può riguardare intere materie, ma singole funzioni giustificate da una rigorosa istruttoria, caso per caso, regione per regione. E voi invece che cosa portate in Aula? Quattro intese “fotocopia” - come veniva ricordato prima - per territori diversi. L'unica cosa uguale sapete qual è? Il colore politico di chi amministra queste regioni. La Costituzione non può essere piegata alle convenienze delle maggioranze politiche di turno, che siano nazionali o regionali! Questo è un principio sacrosanto.
Queste intese “fotocopia”, peraltro, sono vuote. Dov'è l'istruttoria richiesta? Dov'è la valutazione economica? Dov'è l'analisi di impatto? Dov'è il finanziamento dei LEP? Dov'è il fondo perequativo? Non c'è nulla di tutto questo! Come abbiamo detto in altre occasioni, voi non state facendo l'autonomia differenziata! Voi state realizzando una secessione mascherata del Paese, sancendo per legge una distinzione, una separazione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), sul diritto alla salute, alla sicurezza, al lavoro. È inaccettabile. La Repubblica gli ostacoli li deve rimuovere, non li deve creare.
Lei, Ministro, ha chiamato questo “ultimo miglio”. Noi lo chiamiamo col suo nome questo provvedimento: un'ultima vergogna della vostra esperienza di Governo. La vera ragione di questa urgenza non è nella Costituzione; è nella tenuta della vostra maggioranza. L'autonomia è diventata la moneta di scambio di un patto di potere, il prezzo che la Premier Meloni paga alla Lega per tenere in piedi il Governo, l'unità nazionale barattata. Credo sia uno dei punti più bassi della nostra storia repubblicana.
Fuori dal Palazzo, peraltro, c'è un'Italia che è esausta, un'Italia che non arriva a fine mese, un'Italia che non riesce a curarsi. Urgente sarebbe rispondere agli autotrasportatori, agli agricoltori, agli autonomi, alle filiere produttive del Sud al collasso, che andrebbero aiutate, non schedate come avete fatto voi! Urgente sarebbe rispondere alle famiglie che arrivano a pagare fino a 1.500 euro in più all'anno per la guerra in Iran di Trump. Urgente sarebbe rispondere ai giovani che, in modo pacifico, vi dicono che non riescono più a studiare per il caro affitti! Quelle piazze vanno ascoltate, non criminalizzate come avete fatto voi nelle scorse settimane!
E allora vi chiedo ancora, in questo contesto: che urgenza c'è? Perché un provvedimento urgente, Ministro, c'è davvero, lei lo conosce, spero che lo conosca. Il 13 ottobre, lo stesso CDM che ha firmato queste intese ha approvato anche il decreto Campi Flegrei; mentre sulle intese intendete correre, il decreto - vi ricordiamo - non è stato neppure pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e migliaia di persone sono ancora fuori casa e aspettano invano risposte da voi che continuate a prenderle in giro! Pontida per voi merita la corsia preferenziale, Pozzuoli e il Sud invece possono aspettare. Questa è la vostra logica indegna e indecorosa che oggi viene sancita in quest'Aula.
Ancora una volta, allora, vi chiediamo che cosa vi ha fatto di male il Sud, cosa vi ha fatto di male per portarvi ad essere davvero il Governo più antimeridionalista della storia d'Italia. Ai colleghi della maggioranza rivolgo un appello, ad alcuni colleghi: invece di votare l'autonomia, siate autonomi voi, smettetela di barattare l'unità del Paese con l'unità della vostra maggioranza. Abbiamo già visto i danni che siete stati in grado di fare sul reintegro dei medici no-vax, con una misura diseducativa, pericolosa e antiscientifica.
La Costituzione non è merce di scambio, come ricordava Calamandrei è un testamento di valori, di libertà, di giustizia. Questo testamento non appartiene alla vostra maggioranza, appartiene a tutti i cittadini italiani. Vi fate chiamare patrioti, ma passerete alla storia come traditori e distruttori della patria se portate avanti questi provvedimenti, perché l'Italia non si divide, l'Italia non si baratta, l'Italia si difende. Quindici milioni di italiani vi hanno già fermato sulla giustizia.
PRESIDENTE. Concluda.
PIERO DE LUCA (PD-IDP). Fermeremo anche questo vostro tentativo di distruggere l'unità del Paese e ci opporremo in ogni sede per proteggere quell'Italia indipendente del Risorgimento, l'Italia antifascista, l'Italia della Resistenza dei partigiani, quella scritta e sancita dai nostri costituenti, una e indivisibile, l'Italia del Tricolore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La difenderemo rispetto a voi che volete spaccarla e dividerla, creando cittadini di serie A e cittadini di serie B. “No” alla vostra secessione, “sì” all'Italia unita, una e indivisibile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di fissare al 28 gennaio 2027 il termine per la conclusione dell'esame in Assemblea del disegno di legge n. 3163, collegato alla manovra di finanza pubblica.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 38 voti di differenza.
Con riferimento a ciascuno dei cinque provvedimenti in relazione ai quali l'Assemblea ha testé deliberato, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 3, del Regolamento, i termini per la conclusione del relativo esame in Assemblea, in sede di programmazione dei lavori sarà individuata la data di inizio del relativo esame, garantendo il rispetto delle tempistiche previste dalla richiamata norma regolamentare per l'esame in Assemblea.
Dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 2916 (ore 16,30).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Dichiarazione di urgenza della proposta di legge n. 2916. Comunico che, a norma dell'articolo 69, comma 1, del Regolamento, è stata richiesta dai gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra la dichiarazione di urgenza per la proposta di legge n. 2916, recante divieto di importazione e di pubblicità di beni e servizi provenienti da insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato.
Su questa richiesta, a norma dell'articolo 69, comma 2, del Regolamento non essendo stata raggiunta in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo la maggioranza dei tre quarti dei componenti della Camera, l'Assemblea è chiamata a deliberare con votazione palese mediante procedimento elettronico con registrazione dei nomi.
Sulla dichiarazione di urgenza, essendo già giunte alla Presidenza richieste di poter svolgere più interventi, ai sensi dell'articolo 45 del Regolamento, darò la parola a un deputato per gruppo per 5 minuti.
Ha chiesto di parlare il deputato Nicola Fratoianni. Ne ha facoltà.
NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, sono un po' di anni che frequento l'Aula del Parlamento della Repubblica e devo dire che credo non ci sia mai stata prima di oggi una situazione in cui una richiesta di urgenza su una legge fosse più appropriata di questa. Trovo, per questa ragione, davvero sconcertante che nella Conferenza dei presidenti di gruppo non sia stato raggiunto un accordo e che oggi l'Aula sia chiamata qui a discutere e a votare per ottenere questa urgenza.
Chiediamo l'urgenza su una legge, quella che chiede che l'Italia faccia la sua parte, la parte giusta, nella storia che viviamo e nel mondo che viviamo.
Una legge che chiede che l'Italia faccia quello che ormai fanno, giorno dopo giorno, sempre più Paesi. L'8 settembre di quest'anno, del 2026, una coalizione di 12 Paesi, il Canada, il Regno Unito, la Francia, la Spagna, l'Irlanda, la Norvegia, la Danimarca, la Finlandia, la Svezia, l'Islanda, la Polonia e il Portogallo, ha annunciato misure di restrizione commerciale per boicottare e colpire economicamente i prodotti provenienti dalle colonie israeliane nella Cisgiordania occupata.
Hanno annunciato, cioè, la volontà di mettere in campo strumenti di pressione diplomatica, quelli consentiti, quelli che si pongono al di fuori della dimensione della guerra, per fermare la politica di apartheid, di annessione, di pulizia etnica che il Governo estremista e fascista di Benjamin Netanyahu mette in campo ormai da molto tempo nei confronti della Cisgiordania, dei cittadini e delle cittadine palestinesi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Mentre noi discutiamo, signor Presidente, perché la Conferenza dei presidenti di gruppo non ha raggiunto la maggioranza necessaria, sarei proprio curioso di ascoltare e spero che chi ha votato contro in Conferenza dei presidenti di gruppo abbia il coraggio di alzarsi in quest'Aula e di dire al Paese e al Parlamento le ragioni di quella scelta. Proprio mentre noi siamo chiamati a discutere, in Cisgiordania le comunità palestinesi sono sotto il costante attacco dei coloni e dell'esercito israeliano, che insieme perpetuano, da ormai molto tempo, un piano che, come ho già detto, è fatto di annessione e pulizia etnica.
Sostanzialmente, un piano che ha un obiettivo preciso: cancellare sotto la violenza, definitivamente, la questione palestinese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e spazzare via ogni possibilità per la soluzione di due Stati per due popoli.
Quella che non solo noi dell'opposizione, ma voi della maggioranza, voi, signori del Governo, ripetete in quest'Aula essere l'unica possibilità di costruire una pace duratura, viene dall'esercito e dal Governo israeliano, ogni giorno, posta fuori dall'orizzonte del possibile. I palestinesi a Masafer Yatta vengono ogni giorno sterminati, vengono distrutte le loro case, cancellate le loro colture e le loro culture, insieme. Il progetto di espansione denominato E1, che ha l'obiettivo di tagliare in due, dividendo il Nord e il Sud della Cisgiordania in modo definitivo, rappresenta la cancellazione definitiva di ogni possibilità di costruire una situazione pacifica.
E allora chiediamo che il nostro Paese faccia qualcosa. Siccome ogni volta che accusiamo di complicità il nostro Governo nel genocidio, nella pulizia etnica, nell'annessione della Cisgiordania, la reazione è quella scomposta di chi si indigna di fronte a queste accuse, il Governo, la maggioranza e il Parlamento dimostrino di non essere complici. Fino ad oggi lo siete stati: quando in Europa vi siete opposti, con il vostro voto decisivo, all'interruzione dell'accordo di associazione UE-Israele; quando avete scelto di non aderire alla coalizione dei 12 Paesi che è intervenuta sul blocco del commercio con le colonie; quando, come è accaduto in Conferenza dei presidenti di gruppo, vi opponete ed impedite che questa legge venga discussa con l'urgenza che impone la realtà che abbiamo sotto gli occhi.
I palestinesi e le palestinesi non hanno tempo, non possono più aspettare. È ora che la comunità internazionale, in modo unito e deciso, intervenga per fermare questo orrore (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giuseppe Provenzano. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE PROVENZANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. L'urgenza di cui stiamo discutendo qui non riguarda i lavori parlamentari; l'urgenza di cui discutiamo ha un profondo valore politico, è un'urgenza patriottica, è l'urgenza di ristabilire quali sono i principi, i valori, la storia dell'Italia nella sua proiezione internazionale. Perché, Presidente, tra i danni incalcolabili che questo Governo sta arrecando al nostro Paese c'è quello di averlo reso, di fronte ai drammi del nostro mondo, uno spettatore ininfluente.
La Premier Meloni è assente dai principali tavoli internazionali; sulle questioni di cui il mondo discute spesso è afona, balbettante, incerta, impaurita, troppo spesso timorosa di contraddire il Presidente Trump, di cui stasera vedremo il verdetto che il popolo americano esprimerà.
Ma noi, con questa proposta di legge, vi diamo un'opportunità: l'opportunità di compiere un atto, non solo di pronunciare quelle parole tardive, timide che fin qui avete pronunciato su ciò che è diventato il simbolo di tutta l'ingiustizia del mondo. Perché questo è la Palestina: per generazioni, per popoli interi, è il simbolo dell'ingiustizia del mondo e dell'impunità dei potenti.
Su questo, la vostra mancanza di coraggio, la vostra mancanza di azioni è diventata, nel corso del tempo, qualcosa che somiglia a quella parola che non volete accettare: una complicità. Perché, vedete, di fronte all'espansione degli insediamenti, che ormai sono una vera e propria pratica di annessione, di fronte alla violenza strutturale dei coloni, con il sostegno del Governo Netanyahu, in molti casi con la copertura dell'esercito, davanti alla pulizia etnica in Cisgiordania e al genocidio a Gaza, le parole non bastavano più. Occorreva fare qualcosa per provare a fermare Netanyahu. E, ogni volta che c'è stata l'occasione di farlo, voi vi siete girati dall'altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e del deputato Fratoianni).
Perché a settembre, quando la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna, insieme ad altri 11 Paesi, Governi di ogni colore politico, hanno scelto di mettere al bando i commerci con le colonie illegali e sanzionare i coloni, ancora una volta l'Italia non c'era.
E allora basta alibi: non possiamo più ascoltare il Ministro Tajani dire che serve portare avanti quelle sanzioni in Europa se, quando c'è la possibilità di farlo a livello nazionale, l'Italia non prova a portare avanti la bandiera del diritto e degli impegni, degli obblighi politici e morali che abbiamo in sede europea. E una domanda noi vogliamo porre ai colleghi della maggioranza: ma perché un Paese come l'Italia, ogni volta che c'è da far rispettare il diritto internazionale, si gira dall'altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Ogni volta che c'è da far provare a fermare Netanyahu si gira dall'altra parte?
E lo dico in un momento in cui Israele vive una contingenza molto delicata: da domani ci sono le consultazioni sul nuovo Governo. Vedete, dalla possibilità di cacciare Netanyahu da quel Governo, da questa possibilità dipende la democrazia in Israele.
Ma la pace, la pace ha bisogno di molto altro: ha bisogno di una chiara, netta pressione internazionale, una pressione internazionale che deve essere portata avanti con qualunque Governo. Ecco perché noi dobbiamo esserci anche in queste ore e farlo con una scelta che è di legalità.
Perché basta alibi e basta ipocrisie: non si può sentire condannare i crimini delle violenze dei coloni come se fossero singoli atti. Perché l'occupazione è un crimine nella sua interezza.
E, allora, questa proposta minima diventa una proposta anche necessaria. È un primo passo, ma è un passo fondamentale per chiarire da che parte sta l'Italia. Perché non è più tempo di restare fermi, non è più tempo di restare in silenzio, non è più tempo di far finta di nulla. E, guardate, se non vi piace quella parola, “complicità”, oggi, in questo momento, avete l'occasione di smentirla con un voto che porti in Parlamento questa proposta di legge.
Guardate, lo so, lo sappiamo: serve coraggio. Provate a mettercelo per una volta, oggi. E, se non ce lo metterete voi, guardate, ce lo metteremo noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e del deputato Fratoianni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Presidente Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa proposta di legge vieta le importazioni di beni o servizi dagli insediamenti israeliani illegali che sono nei territori occupati palestinesi.
Vedete, è più di una semplice proposta di legge. Perché, con questo voto, quest'Aula deciderà l'Italia che vogliamo. È un bivio, siamo di fronte a un bivio. Bisogna decidere se vogliamo l'Italia dei nostri principi costituzionali, l'Italia dei valori democratici, oppure se vogliamo l'Italia dell'ignavia. Dobbiamo decidere - è un bivio - se vogliamo l'Italia patria, culla del diritto, anche internazionale, o l'Italia delle viltà. Dobbiamo decidere se vogliamo l'Italia per cui il diritto internazionale vale sempre e comunque, oppure l'Italia dove il diritto internazionale - sono parole del vostro Vicepremier e Ministro degli Esteri - vale “fino a un certo punto”. Guardate, è un bivio che quando si governa e si è maggioranza bisogna affrontare spesso, l'ho affrontato anch'io: è per questa ragione che ho vietato, durante il mio Governo, l'export di armi all'Arabia Saudita e agli Emirati Arabi, perché si commettevano con quelle armi dei crimini di guerra e contro l'umanità nello Yemen (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Si tratta, quindi, di scegliere: pensateci bene. Pensateci bene perché, quando si parla di patriottismo, quando si professano i valori democratici, bisogna dimostrarlo con le azioni concrete e anche concretamente con il voto, come in questo caso. Certo, i segnali non sono buoni. Se guardiamo al comportamento che l'Italia ha tenuto sin qui grazie alla vostra azione di Governo, addirittura due mesi fa ben dieci Paesi - si sono aggiunti anche la Gran Bretagna e il Canada - hanno disposto restrizioni per la commercializzazione di prodotti e servizi da questi territori palestinesi, occupati illegalmente dai coloni israeliani, e anche sanzioni. L'Italia non era in questo fronte. Ancora una volta, l'Italia ha disertato. Siamo ormai i disertori del diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Mi permetto di rivolgere un appello, in particolare a Fratelli d'Italia, perché vi state distinguendo in queste ore e in questi giorni. Francamente, se difendeste l'Italia e la nostra Patria spendendo la metà del tempo e delle energie che spendete per gettare fango contro di noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), sicuramente riuscireste a scrivere delle pagine di storia meno vergognose di quelle contraddistinte dal vostro comportamento complice con un governo di Netanyahu criminale sul piano internazionale. Il killeraggio politico e anche mediatico, grazie alla complicità dei giornali del vostro deputato Angelucci, a cui state sottoponendo Stefania Ascari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi), la nostra onorevole, che ha l'unica colpa, insopportabile ai vostri occhi, di essere andata in Cisgiordania, di conoscere che cosa significa subire un'occupazione illegale e violenza e di non rimanere indifferente di fronte a un genocidio, è una cosa vergognosa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
Ho sentito dire delle astrusità che sfiorano e accarezzano la discriminazione razziale (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) in quest'Aula. Addirittura si è arrivati a dire, qui si è contestato che c'è stata una conferenza stampa in cui si parlava arabo. Ho sentito dire, anche da chi in questo momento preme per entrare nella vostra maggioranza, il deputato Ziello, che addirittura c'erano dei rappresentanti della comunità islamica ospitati. Signori, datevi una calmata (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché qui siete fuori di testa, eh. Voi siete fuori di testa. Siete fuori di testa!
PRESIDENTE. Concluda, Presidente. Concluda, ha esaurito il suo tempo. Da un po'.
GIUSEPPE CONTE (M5S). E allora concludo, signor Presidente. Concludo. Qui non c'è solo una legge, ma c'è una nuova stagione di Governo, e ve l'anticipiamo. Quando ci insedieremo, riconoscimento dello Stato di Palestina (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi, e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quando ci insedieremo, strapperemo l'accordo di cooperazione militare con Israele. Ci batteremo…
PRESIDENTE. La ringrazio.
GIUSEPPE CONTE (M5S). …per il ripristino del diritto internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signor Presidente. Noi voteremo a favore della richiesta che oggi è oggetto dei nostri lavori, cioè la richiesta di urgenza nei confronti di questa proposta di legge. Lo facciamo perché intanto riteniamo che non sia più accettabile che, attraverso artifici, la maggioranza si contrapponga a qualunque tipo di dibattito e di confronto che l'opposizione propone. Ogni volta che c'è un'iniziativa da parte dell'opposizione, si sceglie un modo piuttosto che un altro per sottrarsi alla discussione. Io non penso che, peraltro, essendo maggioranza, voi possiate continuare a scappare per evitare di confrontarvi con chi ha delle proposte e con chi vuole anche dialogare, magari per venire incontro a degli obiettivi che possono essere anche comuni. Noi siamo convinti che - nel merito, il tema delle sanzioni - questa proposta di legge possa essere sicuramente migliorata e vogliamo lavorare anche per migliorarla. Ma è inaccettabile che, si parli delle mozioni sul diritto di veto, si parli delle mozioni sulla Corte penale internazionale, si parli adesso di questo argomento, la maggioranza scappa e, nello scappare, impedisce a chi sta qua dentro di poter legittimamente esercitare il proprio diritto democratico di confronto e anche di decisione rispetto a determinati argomenti (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
Non è più accettabile una cosa del genere. Quindi noi convintamente voteremo a favore dell'urgenza, perché vogliamo partecipare a una discussione, a un dibattito, portando anche le nostre opinioni e non riteniamo che sia più accettabile che la maggioranza usi i suoi numeri per impedire a questa Camera che si discuta di tutto ciò che non è comodo alla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, signor Presidente. Anch'io intervengo a seguire le parole del collega Giachetti, perché trovo innanzitutto intollerabile la politica estera dello struzzo a cui il Governo sta obbligando questo Parlamento. Come c'è un elemento di difficoltà, un problema, una controversia, una discussione da aprire, il Governo mette la testa sotto la sabbia e rinvia. Come è stato detto, rinvia sulla Corte penale internazionale e rinvia su tutto quello che può creare difficoltà, ma difficoltà alla maggioranza, non all'opposizione.
Che paura avete? Avete una maggioranza solidissima. Se avete queste convinzioni granitiche, anche su un punto su cui, secondo me, le convinzioni granitiche sarebbero fuorvianti, perché qua non si fa e non si chiede di aprire una discussione complessiva su quello che sta accadendo in Israele e in Palestina, ma si chiede di affrontare un punto specifico.
Questo testo ha degli elementi su cui, a mio avviso, si potrebbe e si dovrebbe discutere, ma è un punto specifico che viene da lontano, peraltro, e che ha una propria urgenza. Ecco, l'idea che la maggioranza, pur disponendo di numeri indiscutibili, non abbia il coraggio di affrontare questo tema, che è un tema che può diventare virtuosamente decisivo per quanto riguarda la politica estera del nostro Paese; che non abbiate il coraggio di affrontarlo e che continuiate a fare l'unica cosa che mi sembra ormai stiate facendo in questa fine di legislatura, ossia sequestrare al Parlamento la possibilità di affrontare e discutere temi rilevanti di politica internazionale e temi, e concludo, squisitamente parlamentari...
Questa è una proposta di legge di iniziativa parlamentare e quindi l'urgenza c'è per ragioni procedurali, per ragioni politiche e per ragioni specificamente legate al tema in discussione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la dichiarazione di urgenza per la proposta di legge n. 2916, recante divieto di importazione e di pubblicità di beni e servizi provenienti da insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).
Esame e votazione delle questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile (A.C. 3159) (ore 16,50).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali Cafiero de Raho ed altri n. 1, Dori ed altri n. 2, Gianassi ed altri n. 3 e Boschi ed altri n. 4, presentate al disegno di legge n. 3159: Conversione in legge del decreto-legge 22 ottobre 2026, n. 190, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile.
A norma del comma 4 dell'articolo 40 del Regolamento, in caso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione. In tale discussione, ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 40, potrà intervenire uno dei proponenti, purché appartenenti a gruppi diversi, per illustrare ciascuno degli strumenti presentati, per non più di dieci minuti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi non firmatari, per non più di cinque minuti.
Al termine della discussione si procederà, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 3, quarto periodo, del Regolamento, a un'unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
Il deputato Cafiero De Raho ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 1.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Grazie, Presidente. Il decreto-legge n. 190 del 2026, del Governo, è l'ottavo decreto in materia di sicurezza. Con esso sono state introdotte 57 nuove fattispecie di reato e 60 nuove aggravanti. A un Paese che scende in piazza contro il carovita, il Governo risponde con l'ennesimo decreto Sicurezza. Gli scontri nelle manifestazioni di Milano, Bologna e Torino sono stati originati da questa violenza legislativa nei confronti dei minori. Non entro nelle vigliacche speculazioni di chi vorrebbe trasformare le manifestazioni pubbliche in violenze di gruppo. Chi partecipa alle manifestazioni lo fa per esercitare un diritto proprio, chi usa violenza nei cortei va isolato e punito, ma nessuno faccia speculazioni. I giovani e i meno giovani, in quelle piazze, hanno manifestato sul carovita, sul caro benzina, contro la povertà, contro la mancanza di alloggi, contro la politica del Governo che non si cura di loro. Cosa hanno chiesto i giovani? Il diritto allo studio, scuole e università nuove e più moderne, investimenti utili a formare le nuove generazioni, e per questo urlavano: no al riarmo, no alla guerra, noi non paghiamo la guerra. I giovani sono molto più saggi dei Governi in questo momento storico.
Non pensando alle fasce sociali che non hanno più nulla, il Governo resta muto e cieco di fronte alle primarie esigenze di questo Paese.
I giovani hanno anche protestato contro il decreto Valditara, hanno manifestato tutta la loro consapevolezza dei valori costituzionali di uguaglianza e pari dignità; hanno chiesto che non ci fossero discriminazioni. Gli studenti lamentano un approccio repressivo e punitivo nel mondo della scuola.
Una volta c'erano uomini come Sandro Pertini. Egli, con tutta la forza del suo essere stato partigiano antifascista, ammoniva: ricordate ragazzi, i diritti non sono per sempre, difendeteli e combattete per loro, come abbiamo fatto noi. Ricordo ancora, Presidente, il suo indice puntato verso chi lo intervistava; quell'indice esprimeva, insieme alla forza della parola, tutta la sua passione e la sua forza morale. L'unica risposta, invece, che il Governo ha dato con immediatezza è stata la firma dell'ennesimo decreto contro la libertà del dissenso, la creazione di norme che si caratterizzano per indeterminatezza e che, quindi, consentono l'applicazione discrezionale del precetto in violazione del principio di legalità.
I giovani e i meno giovani, che hanno partecipato ai cortei, stavano dando voce alle disuguaglianze sociali e al disinteresse proprio di questo Governo verso le esigenze di quanti non vedono alcun futuro nelle risposte del Governo.
L'attuale progetto politico del Governo ha posto ai margini la scuola, fondamento di formazione democratica per le nuove generazioni. Le misure recate dal Governo sono state poste in un'ottica esclusivamente repressiva e sanzionatoria. Il Governo ha preso spunto dalla violenza dei gruppi di facinorosi per comprimere ulteriormente la sfera della libertà di espressione del pensiero sia da parte dei singoli sia in forma associata, non solo senza produrre alcun rafforzamento della sicurezza, ma abdicando ai ruoli e doveri fondamentali di uno Stato democratico, specie in considerazione delle modifiche proposte in materia di responsabilità dei minori e degli esercenti la responsabilità genitoriale.
La libertà è il diritto cardine fondamentale per una democrazia. Andando nelle scuole rappresento sempre che la libertà è il primo diritto, è la vera ricchezza di un uomo. La libertà è dignità ed è uguaglianza. Questo decreto, invece, comprime ulteriormente la libertà di ciascuno di noi. Con questo decreto la maggioranza che lo sostiene risponde alle proteste, al dissenso dei giovani in chiave esclusivamente repressiva. Con questo decreto, - dicevo - l'ottavo, il Governo compie un passo in direzione di quella torsione autoritaria dell'ordinamento visibile fin dal primo decreto. Il Governo, senza delegazione delle Camere, ha legiferato. Ebbene, questo doveva avvenire solo in casi straordinari di necessità e di urgenza; e qui non c'era né la necessità né l'urgenza. Non c'era la necessità perché già era in corso tutta una discussione in relazione alla imputabilità dei minori, non c'era in relazione a quella che è stata la violenza di alcuni infiltrati nell'ambito delle manifestazioni, perché già c'erano le norme che punivano quei comportamenti.
Ebbene, questo decreto è infarcito di norme incostituzionali, inammissibili per un Paese civile. In questo decreto vi è anzitutto la modifica dell'articolo 98 del codice penale, che introduce la presunzione relativa della capacità di intendere e di volere del minore che abbia compiuto 14 anni, ma non ancora i 18, stabilendo - ascoltate, ascoltate - che la capacità si presume fino a prova contraria. Guardate, questo significa che il minore, il quattordicenne, è già maggiorenne. Come farà a dimostrare che non ha la capacità di intendere e di volere? A chi si dovrà rivolgere? In che modo lo potrà sostenere? Ma vi rendete conto che è veramente contro ogni orientamento possibile e immaginabile una norma di questo tipo?
Guardate, voi siete andati contro l'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea, che stabilisce espressamente che l'Unione europea promuove la tutela dei diritti del minore; siete andati contro l'articolo 31 della Costituzione, che prevede che la Repubblica “protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. Siete andati contro la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che, all'articolo 3, sancisce che “in tutte le decisioni relative ai fanciulli”… Il fanciullo, guardate, è il ragazzo fino ai 18 anni, secondo la Convenzione, questo è detto all'articolo 1 della Convenzione stessa. “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, sia di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi” - cioè del Governo, in tutte le manifestazioni, dicevo, in tutte le decisioni - bisogna rispettare “l'interesse superiore del fanciullo”, che “deve essere una considerazione preminente”.
Qui, invece, il fanciullo è considerato come l'adulto, anzi peggio, perché nei suoi confronti sono state previste una serie di misure che non erano previste nemmeno per gli adulti.
L'inversione dell'onere della prova circa la capacità di intendere e di volere sovverte l'orientamento e la disciplina in materia di giustizia minorile, e la gravità della condotta certamente non può dipende dal fatto che il minore possa commettere o abbia commesso atti violenti.
La norma sull'imputabilità investe una condizione che attiene alla responsabilità penale e si riflette in tutti i procedimenti in cui sono coinvolti i minori. Pensate che al tempo del codice Rocco - cioè il codice che è stato, appunto, prodotto dal fascismo - vi era uno scontro tra la scuola classica e la scuola positiva. E la scuola positiva, quella portata avanti da Enrico Ferri, prevedeva per il minore il libero arbitrio, e, in particolare, rifiutava che vi fosse una responsabilizzazione del minore, perché il minore è particolarmente esposto a una serie di fattori. Ebbene, tutto questo è stato - come dire - superato, perché il diritto penale, con il codice Rocco, prevede l'imputabilità che fino a ieri c'era anche nel nostro sistema.
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Non solo questo: ancora, vi sono le grandissime preoccupazioni per il reato di violenza organizzata, e lì non ci sono specifici elementi, tanto che chi si trova a partecipare a una manifestazione potrà essere sicuramente anch'egli responsabile insieme ad altri, solo perché qualcuno commette atti di violenza. Ma, in più, la misura di prevenzione nei confronti del minore: inammissibile. Oppure la flagranza ritardata, differita; o anche, ancora, il fermo preventivo…
PRESIDENTE. Collega De Raho, deve chiudere. Ha esaurito il suo tempo da un po'.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Ho quasi finito, Presidente, solo la conclusione…
PRESIDENTE. Il tempo è finito, non è quasi finito. Quindi, se conclude con una frase, va bene.
FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Va bene. Sì, è una frase, infatti. Devo dire, Presidente, che con questo decreto sono state violate tutte le norme costituzionali che sono a presidio del diritto di riunione e del diritto di libertà, e per ciò stesso mi sembra che si è arrivati ad un punto che nemmeno il codice Rocco e le altre disposizioni del periodo fascista avevano previsto. Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per illustrare la questione pregiudiziale Dori e altri n. 2, il deputato Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Il provvedimento in esame è l'ennesimo decreto che si caratterizza per un ulteriore salto qualitativo, anzi de-qualitativo, verso l'inasprimento del diritto penale sostanziale per i fatti commessi nel contesto di manifestazioni pubbliche, verso l'anticipazione e l'intensificazione della risposta preventiva e precautelare, l'intervento strutturale sul sistema di diritto penale minorile, con un ridimensionamento dell'attuale centralità dell'accertamento individualizzato della maturità del minore. Ed è proprio quest'ultimo il profilo più sensibile, premesso che, in generale, gli interventi sul codice penale, sul codice di procedura penale, non dovrebbero avvenire per decreto-legge.
Ma voi avete iniziato questa legislatura in questo modo, e nello stesso modo la concludete, con un iter preciso: partite da un fatto di cronaca, di cronaca, magari, anche cruenta, e viene amplificata questa dalla stampa; vengono, poi, in questo modo, percepiti dall'opinione pubblica come temi particolarmente pressanti, diffusi e pervasivi; si amplifica questa sensazione di pericolo; si alimenta, quindi, il sensazionalismo; e cresce questo allarme sociale incontrollabile: quindi arrivate, nuovamente, con la nuova sanzione penale. Proprio perché le sanzioni penali non hanno nemmeno necessità, come in questo decreto, di coperture finanziarie; senza andare, invece, a incidere sulla prevenzione del disagio del disagio sociale.
Ecco, con questa impostazione, il ricorso alla decretazione d'urgenza è la via certamente più sbrigativa per introdurre nuove fattispecie penali. Per voi i giovani non sono più una risorsa per il nostro Paese, ma sono solo un problema, sono un pericolo. Abbiamo iniziato la legislatura con i rave party, come se tutti i giovani andassero ai rave party; poi siamo passati al contenimento, al controllo, alla limitazione delle manifestazioni pacifiche di quei giovani che protestano contro i cambiamenti climatici; per poi arrivare, adesso, a questa assimilazione aberrante, per cui, di fatto, tutti i giovani sono dei “maranza”.
Ecco, questa impostazione noi la contestiamo totalmente. Seppur la tutela della sicurezza pubblica e il contrasto alla violenza costituiscono finalità necessariamente di indubbio rilievo costituzionale, il perseguimento deve, tuttavia, avvenire nel rispetto dei principi di legalità, ragionevolezza e proporzionalità.
L'articolo 1 di questo decreto-legge modifica l'articolo 98 del codice penale, introducendo nei confronti dei minori che abbiano compiuto 14 anni di età - ma non ancora 18 - una presunzione della capacità di intendere e di volere. Si tratta, quindi, della modifica più incisiva di questo testo poiché nel sistema previgente l'imputabilità del minore - da sempre - tra i 14 e i 18 anni non era presunta, ma richiedeva un accertamento concreto sulla maturità, strettamente riferito al reato commesso in quanto illecito di modalità di lesione.
È quindi un cambiamento tutt'altro che marginale quello che operate nell'articolo 98 del codice penale. Nel nostro ordinamento, il minore tra i 14 18 anni di età, non era automaticamente considerato imputabile: la sua capacità doveva essere accertata concretamente con riferimento al momento del fatto, alla sua personalità, al grado di maturità raggiunto e alla possibilità effettiva di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi. Quindi, davvero, questa non era una concessione per il minore, non era un privilegio; è il riconoscimento giuridico di una realtà umana, psicologica e sociale.
Un adolescente non è un adulto in formato ridotto: è un'adolescente a tutti gli effetti che sta crescendo. E la maturazione della personalità non avviene automaticamente il giorno del quattordicesimo anno di età, o dal sedicesimo di compleanno. È un processo individuale, complesso, condizionato da tante cose: dalle esperienze, dalle relazioni, dai contesti familiari, sociali ed educativi. Per questo, il sistema della giustizia minorile, da sempre, ha costruito un principio fondamentale, cioè che l'imputabilità dovesse essere verificata caso per caso.
Infatti, l'articolo 9 del DPR 448 del 1988 imponeva - impone - proprio di acquisire informazioni sulle condizioni personali, familiari, sociali, ambientali del minorenne. Questa è davvero una scelta di civiltà giuridica che voi andate a calpestare. La disposizione che quindi il Governo, con questo decreto, introduce, capovolge questa impostazione: non è più una maturità a dover essere dimostrata, diventa l'incapacità a dover essere provata contro una presunzione legale di imputabilità. E, quindi, qui si apre un tema costituzionale enorme, perché una presunzione relativa non è una modifica puramente tecnica: cambia il punto di partenza dell'accertamento e rischia di trasferire sulla difesa l'onere di contrastare una valutazione che riguarda uno dei presupposti fondamentali della responsabilità penale e, quindi, una scelta che rovescia la prospettiva costituzionale.
Noi pensiamo che lo Stato debba invece essere particolarmente attento quando giudica un adolescente, non meno attento; debba conoscere la sua storia, comprendere il contesto nel quale è cresciuto, valutare il suo grado di maturazione come sempre è avvenuto. Non si tratta di negare la responsabilità individuale, si tratta di accertarla seriamente senza scorciatoie, perché se un ragazzo commette un reato, lo Stato deve certamente intervenire, ma deve farlo tenendo conto del fatto che ha davanti una persona ancora in formazione.
Lo stesso arretramento culturale emerge dall'articolo 3 del decreto: si interviene sulle misure cautelari applicabili ai minorenni, si estende la disciplina della flagranza differita e si riduce per i sedicenni, diciassettenni la centralità della considerazione dei percorsi educativi in atto. Anche qui il problema non è negare la necessità di intervenire davanti a fatti gravi, il problema è quale equilibrio si voglia costruire per esigenze cautelari e la tutela del percorso educativo. Un ragazzo che sbaglia deve essere responsabilizzato, ma responsabilizzare non significa semplicemente punire: la sanzione è parte di un percorso, significa metterlo nelle condizioni di comprendere il disvalore della propria condotta, assumersene la responsabilità e ricostruire un rapporto con la comunità. Una giustizia minorile che perde questa prospettiva rischia di perdere la propria stessa ragione di esistere.
E con questo decreto si interviene, tra l'altro, anche sulle manifestazioni pubbliche, introducendo nuove aggravanti, nuove fattispecie, ampliando il ricorso all'arresto in flagranza differita. Sia chiaro: chi commette reati, atti di devastazione, aggredisce persone o mette concretamente in pericolo l'incolumità deve risponderne. Ma volete farci per caso intendere che prima di questo decreto-legge, con il codice penale in vigore, questi atti, comportamenti vietati, non fossero già sanzionati, non avessero già una copertura penale? Ma davvero arrivate ad ammettere una cosa di questo tipo? Chiaramente il legislatore deve saper distinguere con assoluta precisione tra chi esercita pacificamente un diritto costituzionale e chi commette concretamente un reato. Non può esserci una responsabilità penale per appartenenza a un gruppo, né un automatismo che trasformi la partecipazione a una manifestazione in un elemento sufficiente a giustificare un trattamento sanzionatorio aggravato. La sicurezza non può diventare una formula attraverso la quale comprimere le libertà costituzionali.
Il Governo Meloni continua a raccontare agli italiani che per risolvere i problemi della sicurezza servono nuove pene, nuovi divieti, nuovi strumenti di controllo. Ma c'è una domanda alla quale questo Governo continua a non rispondere: che cosa stiamo facendo concretamente per evitare che un adolescente finisca a delinquere? Cioè, sui temi della prevenzione, su questo non si sta facendo nulla.
Per tutte queste ragioni, Presidente, come Alleanza Verdi e Sinistra riteniamo che questo provvedimento presenti rilevanti e non superabili dubbi di compatibilità costituzionale. È proprio una questione di modello di società, di idea dello Stato e di rispetto della nostra Corte costituzionale. Noi non vogliamo uno Stato che rinunci a intervenire davanti alla violenza, ma vogliamo anche uno Stato che sappia intervenire senza rinunciare ai propri principi costituzionali, uno Stato che, soprattutto, sappia prevenire, includere e recuperare. Perché la sicurezza di una comunità non si misura in quanti ragazzi riusciamo a mettere sotto controllo, ma da quanti ragazzi evitiamo che possano commettere atti violenti e aggressivi. Uno Stato che sa solo punire gli adolescenti non è uno Stato autorevole, ma uno Stato meramente autoritario. Questo è il Paese - e il paradosso è questo, Presidente, e poi concludo - nel quale a 14 anni sei sempre imputabile penalmente, ma non sei abbastanza grande per lo Stato per decidere di fare, ad esempio, educazione sessuo-affettiva a scuola, senza il consenso dei propri genitori (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Quindi è un Paese medievale da caccia alle streghe che state creando, molto lontano dai valori liberali della nostra Costituzione.
Per queste ragioni, come AVS chiediamo di approvare la questione pregiudiziale di costituzionalità e di non procedere all'esame di questo disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Il deputato Gianassi ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Gianassi e altri n. 3.
FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Siamo giunti all'ottavo pacchetto sicurezza e se avesse funzionato il primo, certamente il Governo non ne avrebbe sfornati altri sette. E come non hanno funzionato i precedenti 7, anche questo fallirà esattamente come hanno fallito tutti gli altri.
Passiamo in rassegna questo lungo elenco: il decreto contro i rave, approvato nelle prime giornate di lavoro del nuovo Governo nel 2022; poi il decreto Cutro contro l'immigrazione irregolare, nel febbraio del 2023; il decreto Caivano per contrastare la criminalità minorile, nell'estate del 2023; il decreto contro le occupazioni abusive, nell'aprile del 2025; il decreto sull'uso dei coltelli per limitarne l'utilizzabilità fuori dalle case, a febbraio del 2026; il disegno di legge contro le bande giovanili - non quelle musicali, proprio le organizzazioni minorili dedite ad atti criminali - del febbraio 2026; il disegno di legge contro i minori per l'inversione della imputabilità, cioè già processabili a 14 anni, luglio del 2026 e da ultimo il decreto che è arrivato ora alle Camere sui nuovi reati connessi ai cortei e sui minori, ottobre del 2026.
Dunque otto pacchetti sicurezza, ma cosa hanno riguardato? Beh, il decreto Rave, cioè la previsione di una nuova fattispecie di reato: sei anni di galera per chi organizza un raduno musicale non autorizzato. Nel mentre, il codice penale punisce fino a tre anni l'adescamento di minori, quindi con quel primo decreto la maggioranza e il Governo vollero dimostrare di che pasta erano fatti, cioè forze politiche capaci di violentare il codice penale.
Poi approvarono il decreto Cutro, perché la Presidente del Consiglio ci aveva detto e aveva detto agli italiani che avrebbe inseguito gli scafisti per il globo terracqueo. Ecco, a seguito di quel decreto, noi abbiamo avuto il caso Almasri, cioè del capo degli scafisti che era capitato per le mani della DIGOS di Torino, che l'aveva prontamente arrestato, ma la Presidente del Consiglio insieme a tutto il Governo, in pompa magna e con le fanfare, lo ha ricondotto in Libia laddove può svolgere la sua professione di capo scafista.
Poi c'è stato il decreto contro le occupazioni abusive che la Lega e Fratelli d'Italia hanno celebrato con tanti social, reel, video nei quali dicevano: grazie a noi abbiamo cancellato il fenomeno delle occupazioni abusive che, per l'appunto, non sono scomparse, sono tutte lì e allora, dopo aver detto che lo avevano risolto, ora attaccano i sindaci.
Quali? Quelli di centrosinistra, perché ovviamente il meccanismo della destra è: se sei un mio amico ti difendo anche quando sei un caprone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), se sei un bravo sindaco ma sei di centrosinistra, ti attacco, anche se le colpe, l'ordine pubblico, ricadono sul Governo, ma io non me ne voglio prendere, perché sono abituato a trovare sempre dei nemici che sono colpevoli al posto mio per i miei fallimenti.
Il decreto sui coltelli ovviamente non ha cambiato nulla, perché solo un genio straordinario del diritto e della politica messi insieme nelle stesse stanze poteva immaginare che scrivere una norma sui centimetri dei coltelli avrebbe indotto quei giovani che purtroppo li utilizzano fuori da casa a smettere di utilizzarli. Poi ci fu il decreto Caivano, con il quale la Presidente del Consiglio in conferenza stampa, ma pochi mesi fa anche in quest'Aula, ebbe a dire: abbiamo affrontato con decisione e quindi ci avviamo sulla strada della risoluzione, il problema della devianza giovanile. Ma poiché evidentemente al Governo hanno la memoria corta e sperano che la memoria corta l'abbiano anche gli italiani, oggi fischiettando, facendo finta di non averlo detto e di non avere già approvato norme con le quali avevano detto di aver risolto il problema, ci presentano un nuovo decreto-legge per contrastare la criminalità giovanile. Insomma, se questi decreti, stando alle parole che voi avete utilizzato, avessero svolto la funzione che voi avevate detto avrebbero svolto, oggi non ci sarebbe stato bisogno, ancora una volta, di un ennesimo decreto-legge che introduce nuovi reati.
La verità è che per quattro anni di Governo, pur disponendo di una maggioranza bulgara, - perché di fatto i partiti di Lega e Forza Italia sono, come dire, supini e sudditanti verso le scelte della Presidente del Consiglio e nulla contano - i problemi li avreste risolti. Invece, dopo quattro anni e una maggioranza bulgara, siete a sfornare decreti-legge su decreti-legge per cercare di nascondere i vostri clamorosi fallimenti. La verità è che dopo quattro anni di Governo voi stessi, approvando un decreto-legge sul presupposto che la sicurezza in Italia è fuori controllo, vi state auto confessando e state dicendo agli italiani: siamo una banda di incapaci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista); e noi vi diciamo: sì, è vero, siete una banda di incapaci. Purtroppo questi provvedimenti costituiscono, ancora una volta, un errore che dobbiamo contrastare.
Dopo quattro anni di Governo avete introdotto 55 nuovi reati, - il conto potrebbe non essere esatto perché ora dopo ora potrebbero aumentare - circa 69 aggravanti e 65 aumenti di pena che valgono circa 400/500 anni di più in carcere. Anche la popolazione detenuta è aumentata dal 53.000 a 65.000 persone. Eppure, voi stessi ammettete che la sicurezza non siete in grado di gestirla, che ci sono enormi problemi nelle nostre città. Allora, due temi si pongono all'attenzione del Parlamento: il primo è che a fronte di centinaia di reati che avete sfornato senza risolvere i problemi della sicurezza, che fine hanno fatto i sedicenti liberali della vostra coalizione, quelli che siedono tra i banchi di Forza Italia e che ci raccontano che l'utilizzo della leva penalistica è un gravissimo errore. Lo disse anche Ministro Nordio, si presentò alle Camere dicendo: il più grande errore della destra è pensare di risolvere i problemi della sicurezza aumentando i reati, è una strada fallimentare; nelle stesse ore nel Consiglio dei ministri votava il decreto Rave party, il Dottor Jekyll e Mister Hyde (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) della politica italiana. Il risultato è che i liberali sono, per l'appunto, sedicenti, ma non ci sono in questa maggioranza.
Ma il tema è anche un altro, è che se comunque le tematiche della sicurezza fossero state risolte, di fronte anche a una ricetta sbagliata, avremmo comunque dovuto prendere atto che risultati arrivavano. I risultati non arrivano, siete il Governo sotto il quale mandato è aumentato il numero dei reati dal 2022 al 2025, i dati che voi mettete a disposizione, non i nostri. Siete un Governo che ha messo meno uomini in strada, ci sono meno poliziotti in strada del 2022 (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Siete tutte chiacchiere e distintivo, siete fallimentari, non siete in grado di gestire le tematiche dell'ordine pubblico e della sicurezza, questa è la verità.
Poiché siete incapaci, anziché pensare di cambiare strada, la strada che vi ha portato al fallimento, usate sempre lo stesso schema. Qual è questo schema: individuare un nemico da indicare dinnanzi all'opinione pubblica e adottare norme strampalate. Il nemico da indicare all'opinione pubblica cambia, in questi giorni è la GIP di Milano, perché ha svolto il proprio mestiere di magistrato che studia le carte e ha stabilito di non disporre il carcere per una persona indagata.
Notate bene: il tema del GIP che prende le distanze dal pubblico ministero fu l'argomento di battaglia del vostro fallimentare referendum costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché i partiti della maggioranza ci dissero che occorreva votare “sì” alla riforma costituzionale perché finalmente avremmo avuto dei GIP che anziché fare carceri i passacarte dei PM, di fronte alle richieste di arresto dei PM avrebbero letto le carte e ne avrebbero disposto la liberazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ma guarda caso, quando un GIP studia le carte e dispone la liberazione, interviene la Presidente del Consiglio che dà l'ordine, e i due Vice Presidenti del Consiglio, ubbidienti come sempre, Tajani e Salvini, anch'essi si scandalizzano per la decisione. Cioè, l'argomentazione che avevano utilizzato per convincere - e non ci riuscirono - gli italiani a votare “sì” diventa il motivo opposto in base al quale loro attaccano i giudici quando si dimostrano autonomi dai pubblici ministeri. Davvero la fiera del ridicolo.
Ma poi, appunto, oltre al nemico da additare per nascondere i fallimenti ci sono anche le norme strampalate, che è molto semplice fare: basta un po' di carta, una penna, andare in Consiglio dei ministri e fare un decreto-legge. È molto più complesso individuare una strategia che abbia una visione del Paese, fare investimenti in prevenzione, coinvolgere i sindaci italiani - vi hanno scritto i sindaci delle città metropolitane, non gli avete nemmeno risposto - e fare squadra con loro per investire in rigenerazione urbana, in presenza di agenti sul territorio, in educatori, nelle scuole, negli impianti sportivi. Quella è la ricetta per prevenire la violenza nelle nostre strade, ma costa soldi e non li avete perché li avete sperperati - vi interessa di più il ponte sullo Stretto -, e costa anche impegno e leale collaborazione con gli enti, temi rispetto ai quali siete allergici.
Le norme strampalate sono contenute in questo provvedimento: sui minori, a 14 anni si è presunti capaci di intendere e di volere, cioè l'inversione della storia del diritto processuale minorile italiano che nel mondo veniva considerato un punto di riferimento per molti. Il Ministro Nordio ci ha spiegato queste norme e l'esigenza di queste norme evocando massicci arresti di minorenni e nuove carceri per i minorenni che, detta meglio, visto cosa è scritto nella norma, significa evocare massicci arresti di quattordicenni e nuove carceri per i quattordicenni. Ora, io credo che, ascoltandolo, gli italiani abbiano pensato che forse, più che esigenza di nuove carceri per i quattordicenni, c'è bisogno di qualche casa di riposo in più per Ministri sfiduciati dal Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), e costerebbero anche meno.
Allora, come è possibile pensare di affrontare le tematiche complesse del disagio giovanile prevedendo norme che hanno l'ambizione di sbattere in galera i quattordicenni? È una follia! Ma come potete pensare che abbia un senso? Investite nelle scuole per davvero, investite nel territorio, investite in prevenzione: vedrete che parte di quel problema si sgonfierà.
L'altra norma riguarda le manifestazioni ed è un'ulteriore norma assurda, perché già…
PRESIDENTE. Concluda.
FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). …nel nostro codice penale, ovviamente, erano puniti i reati di violenza, saccheggio, devastazione; viene previsto che chi lancia razzi, fuochi d'artificio o petardi, cagionando un concreto pericolo e danni alle cose, è punito fino a cinque anni di galera. Cioè, applicando alla lettera questa vostra norma, il giorno di Capodanno qualche milione di italiani sarà sotto processo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), negli stadi italiani i tifosi, se accendono un fumogeno e lo lanciano, il movimento ultras sarà sotto processo. È l'ottusità e anche, come dire, l'atteggiamento ridicolo di un Governo che non sa dove sbattere la testa e, invece di ammettere di avere sbagliato, essere umile, fermarsi e chiedere aiuto…
PRESIDENTE. La ringrazio.
FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). …alle forze politiche decide di continuare con la solita strada fallimentare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Il deputato Roberto Giachetti ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Boschi ed altri n. 4, di cui è cofirmatario.
ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, Presidente. Preliminarmente mi consenta di dire, attraverso di lei, all'onorevole Gianassi che ha perfettamente ragione: grazie a una campagna elettorale demenziale come quella che è stata fatta sul referendum, con video molto simili a quello che ha fatto di recente la Presidente Meloni, abbiamo perso il referendum. Chiarito che quindi, diciamo, sono riusciti a farci perdere un referendum che era vincente, vorrei segnalare all'onorevole Gianassi che, come diceva quel famoso proverbio, una rondine non fa primavera. Si vada a vedere le statistiche e poi possiamo parlare del tema su come funzionano i PM e il rapporto tra PM e GIP.
Detto questo, signor Presidente, vorrei chiarire subito e rivendicare, a nome di Italia Viva, che noi non abbiamo mai utilizzato le pregiudiziali come un ulteriore argomento per intervenire nel merito contro un provvedimento. L'altro giorno il collega Costa, il Presidente di Forza Italia, si è rivolto a me dicendo “ma come, vi astenete sulla cittadinanza? Quindi avete una posizione mutata, diversa”. Io gli ho risposto “no, caro Costa: noi siamo assolutamente contrari al provvedimento sulla cittadinanza, ma non riteniamo che quel provvedimento abbia delle caratteristiche contro la Costituzione. Pensiamo che nel merito sia un pessimo provvedimento e voteremo contro quel provvedimento”. In questa occasione invece, signor Presidente e colleghi, noi siamo convintissimi che questo provvedimento sia un provvedimento con diverse lesioni della Carta costituzionale e dei suoi articoli.