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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 740 di venerdì 6 novembre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 9,35.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 81, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9,36).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Iniziative in merito all'offerta di servizi pubblici per la salute mentale relativi al periodo 2025-2030, anche alla luce delle recenti indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità - n. 2-00972)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Di Lauro ed altri n. 2-00972 (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Di Lauro se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

CARMEN DI LAURO (M5S). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui per parlare di un tema che - come è risaputo - mi sta molto a cuore: quello della salute mentale.

Potrei ora partire da una domanda, una domanda molto semplice e concreta: cosa dovrebbe fare oggi una famiglia se il proprio figlio chiedesse di poter andare dallo psicologo? A questa domanda il disegno di legge di bilancio, che è stato appena presentato dal Governo, avrebbe dovuto dare delle risposte, ma - ahinoi! - di risposte ce ne sono veramente poche.

Precisiamo: gli 85 milioni per il 2027, destinati al Piano di azioni nazionale per la salute mentale, erano in realtà già previsti dalla legge dello scorso anno. Come sappiamo, sono risorse certamente utili, ma sono anche risorse già impegnate sia per la prevenzione che per le assunzioni. Inoltre, i 30 milioni per il personale - voglio sottolineare - sono sempre compresi in quella stessa cifra.

Qui sorge un'altra domanda: davanti ai bisogni che conosciamo, il Governo considera quindi sufficiente quello che è stato già fatto? Guardiamo un po' cosa ci raccontano gli ultimi dati pubblicati dall'Istat il 26 ottobre nel rapporto BES 2026. Ci dicono che la media nazionale del benessere psicologico è sostanzialmente stabile, sì, però, quella media nasconde un andamento che dovrebbe preoccuparci: tra il 2016 e il 2025 la salute mentale peggiora nelle fasce dai 14 ai 24 anni e dai 25 ai 44.

Il peggioramento nazionale nelle generazioni più giovani richiede una risposta. L'Istituto superiore di sanità nel rapporto sul benessere degli adolescenti, pubblicato a dicembre del 2025, segnala che quasi la metà dei ragazzi riferisce almeno due sintomi psicosomatici più di una volta a settimana. Il fenomeno aumenta con l'età, soprattutto tra le giovani donne. Questo ovviamente non significa che la metà degli adolescenti abbia una diagnosi psichiatrica, ma significa che c'è una sofferenza frequente che merita ascolto e una valutazione competente.

Si continua troppo spesso a discutere dei ragazzi come se il problema fosse che non si impegnano abbastanza, che sono fragili e che devono imparare a cavarsela; ma se un ragazzo trova il coraggio di chiedere aiuto, il nostro compito è fare in modo che trovi qualcuno in grado di aiutarlo, anche se i genitori non possono pagare, anche se vive lontano da una grande città.

Quando l'intervento arriva tardi, la sofferenza può ovviamente aggravarsi.

Nel 2024 gli accessi al pronto soccorso per problemi psichiatrici sono stati oltre 636.000, 62.000 in più rispetto al 2023. Questo è un segnale che impone di interrogarsi sulla capacità dei servizi di intervenire prima della crisi.

Il rapporto SIEP del 2026, costruito sui dati ministeriali del 2024, permette, poi, di vedere quanto siano diverse le possibilità di cura del nostro Paese: la quota di adulti in trattamento varia da 119 ogni 10.000 abitanti nelle Marche a 447 in Liguria, per esempio. Quasi quattro volte. Questa distanza non dimostra semplicemente che in una regione ci si ammala di più, ma ci dice anche quanto conta la disponibilità dei servizi nel fare emergere e accogliere una domanda di cura.

C'è poi un altro dato, illustrato sempre dalla SIEP, che trovo particolarmente significativo: dopo una dimissione, la probabilità di essere visitati da uno psichiatra entro due settimane è del 15 per cento nel Lazio e dell'80 a Bolzano. Ecco, proviamo a immaginare quel rientro a casa, la preoccupazione dei familiari, le indicazioni da seguire, il timore di una nuova crisi. Proprio nel momento in cui dovrebbe essere più sicuro il collegamento con il servizio territoriale, cosa accade? Accade che la continuità dell'assistenza cambia enormemente a seconda della regione in cui si vive.

La SIEP, presentando il rapporto, ha inoltre segnalato che le risorse previste per la salute mentale non risultano ancora assegnate e questo è un punto importantissimo. Con questa interpellanza noi chiediamo anche di chiarire lo stato attuale del riparto: quali somme sono effettivamente disponibili, con quali criteri, da quando. Per una famiglia che aspetta assistenza, uno stanziamento produce un beneficio soltanto quando si traduce in una prestazione, in un professionista disponibile, in un percorso di cura reale e concreto.

C'è, poi, una parte del problema che riguarda anche le condizioni dei lavoratori. Secondo i dati INAPP pubblicati nel 2026, il carico psicologico ed emotivo interessa il 57 per cento dei lavoratori. Questo dato, chiaramente, non indica delle diagnosi ma ci obbliga a prendere sul serio anche il benessere psicologico delle persone sul posto di lavoro. La paura di perdere il posto, i carichi eccessivi, le molestie, l'impossibilità di staccare hanno conseguenze che non finiscono quando si esce dall'ufficio; conseguenze che si portano nella vita, poi, di tutti i giorni, nelle relazioni. Quindi noi chiediamo oggi al Ministero della Salute di portare questo problema all'attenzione del Ministero del Lavoro, perché non è certamente un problema da poco.

È importante poi, infine, garantire anche che utenti e familiari partecipino alle decisioni sull'organizzazione dei servizi. È il richiamo dell'Organizzazione mondiale della sanità del 10 ottobre: chi vive direttamente la sofferenza psichica deve poter contribuire a progettare e valutare l'assistenza.

Al Governo chiediamo di indicare quanto intende investire, quante persone in più potranno essere seguite e con quali tempi, perché, quando l'assistenza pubblica non arriva, il costo, come sappiamo, ricade sulle famiglie. Lo pagano con i propri risparmi, con il lavoro a cui rinunciano e con le cure rimandate. Questa manovra può ancora essere cambiata, possiamo ancora migliorarla. Facciamolo ora, mentre si decidono le risorse e cerchiamo di dare una risposta alle tante persone che chiedono aiuto.

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Salute, Marcello Gemmato, ha facoltà di rispondere.

MARCELLO GEMMATO, Sottosegretario di Stato per la Salute. Sì, grazie, Presidente Rampelli. Con riferimento ai quesiti posti nell'interpellanza dell'onorevole Di Lauro desidero, innanzitutto, illustrare l'impegno e la strategia del Governo e del Ministero della Salute in materia di tutela della salute mentale, ambito cui è stata assegnata massima priorità nell'agenda politica e istituzionale, nella consapevolezza che essa rappresenta una componente essenziale del diritto alla salute e richiede un sistema integrato di interventi, capace di rispondere ai bisogni delle persone lungo tutto l'arco della vita.

In questa direzione, un punto di riferimento fondamentale è rappresentato dal Piano di azioni nazionale per la salute mentale, il cosiddetto PANSM 2025-2030, approvato in Conferenza unificata alla fine del mese di dicembre 2025 sotto gli indirizzi politici di questo Governo. Questo Piano promuove un modello di assistenza fondato sulla centralità della persona, sulla continuità e sull'integrazione dei percorsi di cura, superando una visione limitata alla sola dimensione diagnostico-terapeutica e valorizzando anche gli aspetti psicologici, sociali, ambientali e culturali che incidono sul benessere individuale, proprio come indicato nelle premesse dell'interpellanza.

Particolare attenzione è rivolta alla prevenzione e alla diagnosi precoce, al rafforzamento dei servizi territoriali, alla presa in carico multidisciplinare e integrata, nonché ai bisogni specifici dell'infanzia, dell'adolescenza e delle persone in condizioni di maggiore vulnerabilità.

Per dare concreta attuazione a questi obiettivi e per rispondere al primo quesito dell'interpellanza, riferisco che questo Governo, proprio con l'ultima legge di bilancio per l'anno 2026, ha previsto importanti stanziamenti dedicati e crescenti. Sono stati stanziati, infatti, 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027, 90 milioni per il 2028 e 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029, con una quota fissa specificamente vincolata al reclutamento del nuovo personale.

Con riferimento all'assegnazione e al riparto dello stanziamento, comunico che è attualmente in corso l'iter per l'adozione del decreto ministeriale di riparto di queste risorse tra le regioni, sul quale dovrà esprimersi, tra l'altro, la Conferenza unificata.

In merito alla necessità di verifica dell'integrale utilizzo delle risorse assegnate, citata nel quesito dell'interpellanza, segnalo che il decreto istituirà un vero e proprio sistema di monitoraggio finalizzato anche a verificare il conseguimento degli obiettivi programmati.

In merito poi alle iniziative volte a riconoscere e contrastare l'incidenza dei fattori lavorativi sul disagio psicologico, è stata dedicata grande attenzione ai determinanti sociali e ambientali della salute, tra i quali rientrano a pieno titolo i fattori legati ai contesti lavorativi.

In tale prospettiva, voglio evidenziare che il Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030 individua anche nei luoghi di lavoro un ambito prioritario di promozione della salute e di prevenzione dei rischi psicosociali, con particolare riferimento allo stress lavoro-correlato e alle condizioni organizzative che possono incidere sul benessere delle persone.

In coerenza con tale impostazione, anche il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 promuove la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori, dedicando specifica attenzione ai rischi psicosociali, allo stress lavoro-correlato, alle molestie e alle violenze nei contesti professionali.

Con particolare riguardo agli strumenti di prevenzione, poi, devo ricordare che già il decreto legislativo n. 81 del 2008, all'articolo 28, prevede l'obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compreso quello da stress lavoro-correlato, citato nelle premesse dell'interpellanza dell'onorevole Di Lauro.

In tale ambito, l'INAIL ha sviluppato metodologie e strumenti operativi validati, che favoriscono il coinvolgimento dei lavoratori e delle figure aziendali preposte alla prevenzione.

Evidenzio, inoltre, che il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha posto in essere misure di rafforzamento degli strumenti di conciliazione tra vita professionale e vita privata, anche mediante l'estensione da 12 a 14 anni dell'età del figlio entro la quale può essere fruito il congedo parentale e l'incremento, per tre mesi complessivi, dell'indennità riconosciuta ai genitori.

Tali misure sono finalizzate a favorire una più equilibrata distribuzione delle responsabilità familiari e a ridurre le condizioni di difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Inoltre, ricordo le disposizioni in materia di tutela dell'integrità fisica e morale del lavoratore, nonché la disciplina sulla valutazione dei rischi e sulle pari opportunità.

In particolare, le recenti disposizioni normative, introdotte con il decreto-legge n. 159 del 2025, hanno rafforzato l'attenzione alla prevenzione delle condotte violente e moleste nei luoghi di lavoro, prevedendo la programmazione di specifiche misure di prevenzione.

Con riferimento, poi, al disagio psicologico connesso alla situazione di precarietà dei lavoratori, questo Governo, con il recente decreto-legge 30 maggio 2026, n. 62, ha introdotto misure specifiche volte a contrastare il lavoro sommerso e le nuove forme di sfruttamento connesse all'utilizzo delle piattaforme digitali di intermediazione del lavoro, nonché ad assicurare il rispetto della normativa sulla sicurezza sul lavoro.

Per i lavoratori, a conferma del grande impegno dell'Esecutivo sul tema, il decreto-legge riveste un'importanza fondamentale nel favorire condizioni di lavoro migliori che possono incidere sul benessere psicofisico. Infatti, esso mira a promuovere, anche attraverso la valorizzazione della contrattazione collettiva di qualità, condizioni retributive eque - il cosiddetto salario giusto - e conformi al dettato dell'articolo 36 della nostra Costituzione.

Per completezza, riferisco anche che il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha promosso diversi interventi volti a rafforzare i servizi territoriali e la loro capacità di intercettare precocemente le situazioni di disagio, attraverso équipe multidisciplinari negli ambiti territoriali e sociali, con il coinvolgimento di figure professionali quali gli psicologi.

Il rafforzamento di questo modello è stato ulteriormente riconosciuto dalla legge n. 199 del 2025, che lo ha ricompreso tra i livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS), prevedendo nuovi standard professionali e maggiori risorse per i servizi sociali territoriali, con un incremento di 200 milioni di euro a decorrere dal 2027.

Infine, riferisco anche di interventi del medesimo Dicastero finalizzati dal PNRR e dal Programma nazionale di inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, tra cui la realizzazione di spazi multifunzionali per adolescenti e percorsi socioeducativi individualizzati per i minori vulnerabili, finalizzati a prevenire il disagio, contrastare l'esclusione sociale e promuovere il benessere psicosociale.

Con riferimento all'ultimo quesito posto, riferisco, infine, che il coinvolgimento attivo di utenti, familiari e associazioni nelle decisioni e nell'organizzazione dei servizi di salute mentale costituisce un vero e proprio elemento qualificante del PANSM.

Il Governo e il Ministero della Salute, pertanto, nel corso dell'attuazione del Piano, garantiranno le forme di partecipazione effettiva delle persone con esperienza vissuta e delle loro associazioni, anche nei processi di programmazione e valutazione dei servizi.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Pantaleoni-Buonarroti” di Frascati, in provincia di Roma, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Sono presenti i Sottosegretari di Stato per rispondere oggi alle interpellanze: l'ordine del giorno prevede questo. L'Aula, non essendoci votazioni, vede la presenza dei deputati interessati a svolgere le proprie interpellanze.

La deputata Di Lauro ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

CARMEN DI LAURO (M5S). Grazie, Presidente. Non possiamo essere soddisfatti di questa risposta, perché sostanzialmente, Sottosegretario, ha confermato quello che avevo detto poc'anzi, ossia che nel disegno di legge di bilancio presentato da questo Governo non abbiamo nuove e sostanziali risorse da assegnare alla salute mentale.

Segnalo che il Parlamento, invano, aveva lavorato sul tema con diverse proposte di legge: una a mia prima firma, quella dello psicologo delle cure primarie e dello psicologo scolastico. Anche lì, nelle scuole non abbiamo ancora previsto - e ormai siamo tra i pochissimi Paesi in Europa - la figura dello psicologo in maniera strutturale. Non so, forse date ragione al Ministro Valditara quando dice che è una sciocchezza introdurre lo psicologo nelle scuole. Io non credo, perché si tratta di prevenzione.

Credo che possa capitare a tutti, anzi, elimino la possibilità, capita a tutti di stare male, di attraversare un momento molto difficile e di volere una mano e un aiuto.

Oggi la realtà è che, nella stragrande maggioranza delle regioni italiane, il diritto alla salute mentale non è ancora rispettato. Credo che tutti, davvero tutti, giovani e anziani, abbiano il diritto a stare bene e a ricevere risposta e aiuto quando lo chiedono.

(Iniziative di competenza in materia di trasporto pubblico da e per la regione Umbria - n. 2-00966)

PRESIDENTE. Passiamo alla interpellanza urgente Ascani e Casu n. 2-00966 (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Ascani se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ANNA ASCANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretario, siamo ancora qua. Ho perso il conto delle interrogazioni e delle interpellanze che ho presentato su questo tema. Il conto delle risposte invece lo tengo facilmente, perché è zero: non c'è mai stata una risposta.

Ricominciamo. Dunque, l'Umbria è una regione del Centro Italia con una superficie di circa 8.500 chilometri quadrati, una popolazione di circa 850.000 persone, confina con le Marche, la Toscana e il Lazio. Ho fatto il ripassino di geografia, perché la mia impressione è che, tranne quando si tratta di tagliare nastri o di partecipare a grandi eventi, l'Umbria ve la siate completamente dimenticata, specialmente da quando avete malamente perso le elezioni regionali, dopo cinque anni di disastro del centrodestra.

Oggi, siamo qui per parlare di treni, di quel mezzo ecologico e veloce che dovrebbe permettere di spostarsi in sicurezza, a orari stabiliti e a un prezzo ragionevole.

Comincio dalla sicurezza. Sono settimane, ormai, che si verificano episodi nei quali la Polfer è costretta a intervenire, perché a Orte si riversano sul treno, che dall'Umbria dovrebbe raggiungere Roma, tutti quei passeggeri che da Firenze vogliono spostarsi verso la capitale non utilizzando le Frecce e che non possono più raggiungere Roma. E quindi, quei treni sono strapieni. Si verificano, appunto, episodi di grande tensione e la Polizia ferroviaria è stata costretta a intervenire più volte. È un delirio vero e proprio.

E qui, dalla geografia passiamo alla matematica: due treni dentro uno solo non ci stanno. Quindi, è chiaro che la soluzione che avete individuato - che non è una soluzione - non può funzionare.

Quindi, prima cosa: c'è un problema di sicurezza. Sta diventando un problema serio, perché le persone hanno il diritto di avere quel trasporto che fino a qui gli era stato garantito e che oggi, per ragioni che non ci sono mai state spiegate, non è più garantito.

Ho detto sicurezza e velocità, e qui ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, perché Perugia, il capoluogo di regione, dista dal centro di Roma circa 170 chilometri. Se lei prende una macchina, dovrebbe arrivarci più o meno in due ore. Se invece prende un treno, può verificare tranquillamente, da una app o dal sito di Trenitalia, che, se tutto va bene, cioè se tutto, tutto, tutto è in orario, ci impiega circa tre ore. Spesso, però, dovrà fare un cambio e lì c'è da farsi il segno della croce e recitare le preghiere di ordinanza. Ormai ci sono vere e proprie preghiere dei pendolari, per sperare che questo cambio possa avvenire in orario.

E ovviamente tutti i treni che dalla capitale raggiungono l'Umbria partono dal binario Est, che è un luogo mitologico, che solo chi ha raggiunto le nostre regioni conosce. Si trova a circa un chilometro a piedi da dove partono tutti gli altri treni. E, naturalmente, quel binario non viene annunciato con anticipo, in modo che uno possa almeno raggiungerlo sapendo dove andare. No, viene annunciato dieci minuti prima della partenza del treno, perché voi ci volete allenati, volete che i cittadini umbri arrivino a prendere questo treno nel pieno delle loro forze fisiche. Chiaramente, questo è un altro disagio, come potete immaginare.

Sicurezza, velocità, orari. E qui, diciamo, avete fatto un capolavoro, perché gli orari cambiano. Sembra di essere a Hogwarts! Non so se abbia mai visto Harry Potter, Sottosegretario. A loro piace cambiare: ti trovi lì, come davanti alle scale di Hogwarts, davanti all'app di Trenitalia, e ti chiedi se il treno che hai preso il giorno prima, la settimana prima, sarà ancora lì oppure sarà cambiato.

A volte, addirittura, si verifica un fenomeno magico: i treni spariscono! È successo più volte: tu hai prenotato un treno che dovrebbe essere lì, nei cartelloni c'è, arrivi e il treno non c'è. E quindi ti tocca riversarti su quello dopo e qui torniamo alla matematica, perché i passeggeri di due treni su un treno solo non ci stanno. E ci risiamo con il sovraffollamento e con tutti i problemi che questo comporta.

Infine, i prezzi. Per questo servizio eccezionale - che ho descritto in poche parole, ma che chiunque abbia preso un treno per raggiungere la mia bellissima regione ha sperimentato - i pendolari pagano lo stesso prezzo, senza alcuna considerazione per quello che succede, come è successo durante i mesi estivi, quando i lavori sulla tratta si sono trasformati in una vera e propria odissea. Era praticamente impossibile raggiungere l'Umbria, che ci si muovesse dalle Marche, dalla Toscana o da Roma, ed era impossibile, per gli umbri, raggiungere i capoluoghi più vicini. E tutto questo non ha comportato neanche un minimo sconto per chi aveva un abbonamento da pendolare e quei luoghi li doveva raggiungere per motivi di lavoro o di studio; hanno mantenuto esattamente gli stessi prezzi, come se il servizio erogato fosse degno di quel prezzo.

Adesso però torniamo seri, Sottosegretario, perché qui stiamo parlando della vita delle persone. Stiamo parlando dei loro diritti - del diritto al lavoro, del diritto alla salute -, perché spesso quando si pianifica una visita medica e si deve arrivare con il treno nel luogo in cui questa visita dovrà avvenire e quel treno viene cancellato, spostato o la coincidenza non c'è, questo significa un dramma per chi lo vive sulla propria pelle. Significa anche diritto allo studio, perché ci sono tanti studenti e studentesse che prendono quei treni e che spesso si trovano nelle condizioni di perdere lezioni ed esami per cause che chiaramente non dipendono da loro. Ecco, Sottosegretario, gli umbri non sono cittadini di serie B, anche se non vi hanno votato, e quindi bisogna che cominciate a dare loro risposte, perché non è possibile che noi, da anni, continuiamo a farvi domande, ad interpellarvi su questo, a cercare di capire cosa pensate di fare per rendere questo servizio almeno decente per evitare che gli umbri che hanno bisogno di spostarsi debbano rassegnarsi a non farlo, a lasciare la propria regione, a rinunciare ad un diritto che agli altri invece è garantito. Quel diritto al trasporto di cui parliamo spesso deve essere garantito anche ai cittadini umbri, anche se non viaggiano sulle Frecce, perché le Frecce da noi non ci sono. Lo so che le Frecce costano di più e rendono di più, però la società che deve garantire questi servizi è una società partecipata al 100 per cento dallo Stato che, prima di tutto, dovrebbe preoccuparsi di garantire un servizio decente ai cittadini prima ancora degli utili che fa.

Allora, Sottosegretario, nella mia interrogazione ho elencato una serie di episodi assurdi. Spero che lei li abbia letti per rendersi conto di cosa viviamo ogni giorno noi che dobbiamo spostarci per necessità, i lavoratori e le lavoratrici che lo fanno ogni giorno. Ecco, le chiedo, Sottosegretario: cosa pensate di fare? Dateci per favore una risposta. Datela a noi e datela ai cittadini umbri che, come tutti gli altri cittadini di questo Paese, hanno il diritto di vedersi garantire un servizio dignitoso per il quale pagano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante, ha facoltà di rispondere.

TULLIO FERRANTE, Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con riferimento alle criticità segnalate in merito ai collegamenti ferroviari regionali dell'Umbria, si rappresenta quanto segue, anche sulla base degli elementi forniti dal gruppo Ferrovie dello Stato.

Le modifiche alla circolazione registrate negli ultimi mesi sono riconducibili a un articolato programma di interventi di rinnovo, di manutenzione straordinaria e potenziamento tecnologico dell'infrastruttura ferroviaria, finalizzato a migliorarne l'affidabilità, la sicurezza e le prestazioni, rafforzando progressivamente i collegamenti del territorio umbro con Roma, Firenze ed il versante Adriatico.

Si tratta di un programma significativo che, per la natura e la complessità degli interventi, ha comportato in alcuni casi interruzioni temporanee della circolazione, prevalentemente nelle ore notturne, rallentamenti e conseguenti rimodulazioni degli orari.

La pianificazione degli interventi è stata definita con l'obiettivo di contenere quanto più possibile le ricadute sui servizi, conciliando le esigenze di mobilità dei cittadini con la necessità di realizzare opere infrastrutturali non più rinviabili.

Con specifico riferimento ai collegamenti appartenenti al segmento del trasporto ferroviario regionale, si precisa che la programmazione, la vigilanza e il monitoraggio sulla qualità del servizio rientrano nelle competenze delle amministrazioni regionali interessate.

In occasione dell'adozione dei provvedimenti di rimodulazione dei servizi, FS ha rappresentato che sono stati effettuati una serie di incontri con la partecipazione di rappresentanti delle regioni interessate, dei comitati dei pendolari, del gestore dell'infrastruttura e dell'impresa ferroviaria, proprio allo scopo di venire incontro alle esigenze dell'utenza.

Tra i principali interventi infrastrutturali si segnalano quelli sulla direttrice Firenze-Roma, nel tratto Orte Sud-Settebagni, e presso la stazione di Roma Termini, dove sono stati effettuati interventi di rinnovo di binari e di deviatoi. Le attività hanno comportato limitate rimodulazioni della circolazione, soprattutto nelle fasce serali e mattutine. In particolare, dal 5 settembre scorso a Roma Termini si sono registrate esclusivamente variazioni di orario, generalmente contenute entro cinque minuti, senza soppressioni o limitazioni dei servizi. È altresì previsto il recupero di alcuni interventi fra il 16 e il 26 novembre 2026.

Particolarmente rilevanti sono stati altresì gli interventi sulla linea Terontola-Perugia, interessata da un'interruzione programmata dal 14 luglio al 6 settembre 2026. Gli interventi hanno riguardato il rinnovo dell'armamento ferroviario nelle gallerie di Magione e Passignano, gli impianti di trazione elettrica e il miglioramento dell'accessibilità della stazione di Perugia Fontivegge. La programmazione è stata posticipata, su richiesta della regione Umbria, per evitare la sovrapposizione con Umbria Jazz e tutelare dunque un evento di rilevante valore culturale, turistico ed economico per il territorio umbro. Al termine dell'interruzione, nella fase di rallentamenti dal 7 al 17 settembre 2026, si sono registrate ripercussioni sulla programmazione del servizio, che hanno interessato complessivamente 17 treni, con anticipi, posticipi ed alcune soppressioni.

Ulteriori interventi di rinnovo dei binari sono attualmente programmati sulla linea storica Firenze-Roma, fino al 22 dicembre 2026, con interventi nelle aree di Montevarchi e nelle tratte Arezzo-Castiglion Fiorentino e Castiglione in Teverina-Attigliano, oltre al rinnovo dei deviatoi a Ponticino. Anche in questo caso, le attività vengono eseguite attraverso interruzioni notturne e rallentamenti, articolati per fasi, con possibili rimodulazioni dei tempi di percorrenza e delle tracce ferroviarie.

Vale la pena altresì evidenziare che tali interventi rappresentano un investimento sulla qualità e sulla capacità futura del sistema ferroviario regionale. La sfida è realizzare le opere necessarie riducendo il più possibile le ripercussioni sulla mobilità quotidiana. Questa attenzione sarà particolarmente importante anche nel 2027, quando la direttissima Firenze-Roma sarà interessata da alcuni cantieri di manutenzione straordinaria.

Proprio per questo, il nuovo orario ferroviario dicembre 2026 - dicembre 2027 è stato costruito attraverso una rimodulazione complessiva dell'offerta di tutti i segmenti coinvolti - quindi regionali, intercity e di e di mercato -, con l'obiettivo di distribuire gli effetti degli interventi e utilizzare nel modo più efficiente possibile la capacità ferroviaria disponibile. Nell'ambito di tale riprogrammazione sono stati confermati anche alcuni provvedimenti organizzativi già introdotti nel corso del 2025 e del 2026, fra cui l'instradamento su linea lenta del treno regionale 4530 Roma-Viterbo Porta Fiorentina, il mantenimento sulla linea direttissima del collegamento 4153 Ancona-Roma Termini e la limitazione a Orte del treno 4104, in conseguenza della corrispondente limitazione del collegamento 4103 Firenze Santa Maria Novella-Orte. Le misure previste consistono sostanzialmente nell'instradamento sulla linea lenta di nove collegamenti giornalieri originariamente previsti sulla direttissima, alcune rimodulazioni degli orari e la limitazione a Orte di tre collegamenti al giorno provenienti dalla direttrice Firenze-Roma.

Con riferimento, invece, alle segnalazioni concernenti gli episodi di particolare affollamento registrati nel mese di settembre sui collegamenti ferroviari dell'Umbria, si rappresenta che le verifiche effettuate da FS hanno consentito di circoscrivere le situazioni a specifiche giornate e a singoli tratti di percorrenza, senza evidenziare il superamento della capacità massima complessiva omologata dei convogli.

In particolare, sul treno regionale R 4514 Roma Termini-Foligno sono stati rilevati, in due occasioni, livelli di frequentazione superiori ai posti a sedere disponibili, limitatamente alla tratta Roma Tiburtina-Orte. Analoghi picchi di affluenza hanno interessato il collegamento R 4153 Ancona-Roma, anche in ragione della confluenza presso la stazione di Orte dei viaggiatori provenienti da Firenze.

Per quanto concerne il collegamento R 4514 Roma Termini-Foligno, occorre considerare che, su indicazione della regione Umbria, dal settembre 2025 è stata introdotta la fermata ad Orte, con l'obiettivo di migliorare l'accessibilità del servizio. Tale modifica ha determinato una progressiva redistribuzione dei flussi di passeggeri verso il treno, inizialmente con alcuni picchi di frequentazione. Per rispondere a queste esigenze, FS, d'intesa con la regione, ha adottato misure di rimodulazione della composizione dei convogli, valorizzando la disponibilità di posti nella prima classe e configurando alcuni servizi con la sola seconda classe, così da aumentare i posti effettivamente accessibili alla generalità dei viaggiatori.

Questa impostazione è stata successivamente estesa, a partire da giugno 2026, ai criteri di assegnazione del materiale rotabile e delle relative classi di viaggio, tenendo maggiormente conto dei livelli di frequentazione effettivi e della capacità di trasporto dei diversi convogli. Si tratta di un approccio che riguarda anche il collegamento R 4153 e che s'inserisce nel più ampio percorso di miglioramento della efficienza e della qualità del servizio regionale.

Un ulteriore aspetto concerne l'informazione ai passeggeri. FS ha attivato i propri canali di infomobilità attraverso il sito istituzionale, l'applicazione e i servizi Smart Caring, che consentono di ricevere aggiornamenti sull'andamento dei treni e sulle eventuali variazioni del servizio. A questi strumenti si aggiungono gli annunci a bordo, mentre RFI assicura l'informazione nelle stazioni attraverso comunicazioni sonore, visive ed avvisi al pubblico.

Si evidenzia, altresì, che sulle direttrici Roma-Perugia, Roma-Ancona e Firenze-Roma è in corso il rinnovo progressivo della flotta ferroviaria attraverso la sostituzione del materiale rotabile con locomotori in grado di raggiungere i 200 chilometri orari. Il programma prevede la consegna complessiva di 22 treni entro giugno 2027, così ripartiti: 12 treni per l'Umbria, 4 per il Lazio e 6 per la Toscana. Dei 12 convogli destinati all'Umbria, ben 6 saranno impiegati sulle relazioni Roma-Perugia e Roma-Ancona e finanziati attraverso fondi PNRR, fondi FESR e fondi propri di Trenitalia. I sei treni destinati alla direttrice Firenze-Roma sono invece interamente finanziati da Trenitalia. Si tratta di un intervento importante per l'ammodernamento del trasporto su ferro, che consentirà di migliorare la qualità, il comfort e l'efficienza dei collegamenti, a beneficio, questo, dei pendolari e dei viaggiatori.

Infine, con specifico riguardo al trasporto ferroviario regionale, vale la pena evidenziare che anche sulla rete Ferrovia Centrale Umbra, la cui gestione è stata trasferita a RFI nell'ambito di un percorso condiviso con la regione Umbria, sono in corso importanti interventi di ammodernamento e riqualificazione, finalizzati all'integrazione negli standard della rete ferroviaria nazionale e al miglioramento della sicurezza, efficienza e affidabilità del servizio. Gli interventi prevedono il rinnovo dell'armamento, opere civili e l'implementazione del sistema europeo di controllo del traffico ERTMS. L'obiettivo è quello di restituire alla Ferrovia Centrale Umbra un ruolo sempre più qualificato nel sistema della mobilità regionale, attraverso un'infrastruttura moderna, tecnologicamente avanzata e maggiormente rispondente alle esigenze di mobilità dei cittadini e dei territori interessati.

PRESIDENTE. La Presidente Ascani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.

ANNA ASCANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Diciamo che qualche notizia ce l'ha data, no? Pessima, però ce l'ha data. Intanto da dicembre 2026 a dicembre 2027 staremo peggio di adesso, che non so che cosa può significare. Onestamente, sono curiosa di capire a che livelli arriveremo, però, Sottosegretario, io non sono soddisfatta, ma so bene che hanno contribuito a scriverle questa risposta. Le suggerisco di farselo un viaggio per l'Umbria: magari prendiamo un treno insieme, uno di questi giorni, e viene a vedere cos'è la prima classe su quelli che chiamate regionali veloci, perché siete anche gente ironica. Giustamente, non basta chiamarli regionali, chiamiamoli veloci, visto che ci mettono tre ore per fare 170 chilometri.

La prima classe sul regionale veloce è una seconda classe in cui se viene il controllore ti caccia perché hai pagato tre euro in meno. Quando, però, i treni sono affollati come in quel caso lì - è identica la seconda classe, è identica: non c'è niente in più -, il controllore neanche ce la fa a passare. Quindi, la prima classe è affollata esattamente come la seconda classe. O voi ne mettete una in più oppure questa soluzione, che le hanno prospettato, è un'altra colossale presa in giro. Quindi, a chi le ha detto di venire in Parlamento a dirci questa cosa riferisca che le prese in giro le rispediamo al mittente.

Le hanno anche detto che per Umbria Jazz sono venuti incontro alla regione. Mi spiace che lei non sia venuta ad Umbria Jazz, perché si sarebbe reso conto che raggiungere Perugia in treno durante Umbria Jazz, che è una delle manifestazioni più importanti che la mia regione ha, era impossibile, per le ragioni che poi le hanno spiegato. Non c'è stata nessuna attenzione su questo, come non c'è stata nessuna attenzione alla questione del turismo, perché cancellare i treni che sono stati cancellati nel periodo che va da luglio a settembre significa, per una regione come la nostra, fare molto male anche al turismo, perché le persone che magari dalla capitale, o da Firenze o da Ancona vogliono raggiungere l'Umbria usando il treno, perché magari vengono da altri Paesi, non lo possono fare e devono farlo in un altro modo.

Poi, Sottosegretario, una cosa non gliela posso consentire: parlare della regione, perché se c'è una persona che si spende ormai perdendo la voce per dirvi che questo servizio non funziona, che state isolando una regione, che state penalizzando drammaticamente i cittadini della nostra regione, quella persona è l'assessore regionale alle infrastrutture e alla mobilità Francesco De Rebotti, che vi ha chiesto in ogni modo un incontro, che ha parlato cento volte con RFI e con Trenitalia. Le risposte che ha avuto sono quelle che ci avete dato, cioè che in un futuro lontanissimo, quando probabilmente saremo tutti morti, avremo dei treni velocissimi. Io sono felice che le generazioni a venire, magari, chissà, quando nel resto d'Italia viaggeranno a 400 o a 500 chilometri orari con i treni volanti, avranno almeno un treno normale. Non lo so, non so se sarà così, questo, però, è quello che ci prospettate.

I pendolari che oggi hanno bisogno di muoversi hanno davanti a sé un altro anno di deliri, un altro anno di odissee, in cui ci saranno i bus sostitutivi. Sottosegretario, salga una volta su un bus sostitutivo, così si rende conto di che cos'è fare entrare i passeggeri di un treno dentro un bus, perché i passeggeri di un treno dentro un bus non ci stanno e ovviamente i bus che percorrono le strade hanno una percorrenza oraria molto diversa e se devi andare a prendere una coincidenza questo lo devi calcolare.

Allora, Sottosegretario, io la ringrazio per essere venuto qui a risponderci e del resto non poteva farne a meno. Riferisca, però, che questa situazione non è più tollerabile, che noi non possiamo più tollerare che una regione d'Italia, che tra l'altro è al centro del Paese, sia completamente isolata e lasciata a sé stessa. Noi non tollereremo più che continuiate a trattare i cittadini umbri come cittadini di serie B (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

(Intendimenti circa le risorse da destinare al settore olivicolo e iniziative per rafforzare i controlli e la tracciabilità della filiera - n. 2-00952)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bonafe' ed altri n. 2-00952 (Vedi l'allegato A).

Chiedo alla deputata Bonafe' se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

SIMONA BONAFE' (PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi abbiamo presentato questa interpellanza urgente al Ministro o al Sottosegretario per rendere nota la fase di difficoltà che sta attraversando il settore dell'olio d'oliva. Si tratta di una fase che è caratterizzata intanto da alti costi di produzione. Mi riferisco al caro carburante, al caro energia, al caro fertilizzanti, che sono problemi che hanno tante aziende agricole e che hanno, in particolare, anche le aziende agricole che producono olio d'oliva.

È una fase anche caratterizzata da giacenze nazionali che a luglio del 2026 erano aumentate di oltre il 40 per cento rispetto allo scorso anno; va anche detto che, di fronte al calo della produzione nazionale, le importazioni di olio d'oliva sono cresciute in maniera rilevante proprio nello scorso anno. Come facilmente intuibile, tutto questo incide sulle quotazioni a ribasso dell'olio di oliva; in alcune zone del nostro Paese, addirittura, sono quotazioni al di sotto del costo di produzione.

Ora, è bene specificare che noi stiamo parlando di un mercato che è già stato scosso dalle perturbazioni economiche e finanziarie che hanno riguardato il crack da 200 milioni di euro dell'azienda tunisina Bioliva. È un mercato che vede player europei come la Spagna, dove il settore è concentrato nelle mani di pochi soggetti e che, invece, nel nostro Paese è caratterizzato da tante piccole e medie imprese - a volte anche piccolissime imprese - con produzioni di alta qualità: imprese che hanno costruito il loro posizionamento su caratteristiche sensoriali ed organolettiche particolari del prodotto, che si basano su una tradizione produttiva e non su filiere industriali, diciamo, a volumi elevati di produzione e, soprattutto, sul riconoscimento, da parte del consumatore, del valore dell'olio di oliva italiano.

Ora, penso che tutto questo che ho raccontato, Sottosegretario, a lei non sfugga e che ne sia ben consapevole, se è vero, come è vero, che il 28 settembre 2026, al Consiglio AGRIFISH, il Ministro abbia chiesto l'attuazione della riserva agricola dell'Unione europea per finanziare misure eccezionali e straordinarie contro le perturbazioni del mercato. E sappiamo anche che - perlomeno, lo sappiamo da fonti di agenzia - il commissario Hansen ha risposto che i fondi in dotazione nell'anno in corso sono già stati esauriti. A noi risulta anche che, in un punto stampa, il Ministro abbia poi richiamato l'ipotesi di rivedere i contingenti ad importazioni a dazio zero e il regime di perfezionamento attivo, che è quel regime doganale che permette alle imprese di importare merci dai Paesi extra-UE senza dazi, a condizione che tali merci vengano poi lavorate e immediatamente riesportate.

Risulta che tutto questo sia stato richiamato dal Ministro nel punto stampa, però a noi non risulta che queste siano condizioni che il Ministro stesso ha posto in sede di Consiglio e, invece, noi crediamo che un pezzo del problema stia esattamente in quello che dicevo, ossia nel rivedere i contingenti e nel regime di perfezionamento attivo. Non solo: noi crediamo anche che sia necessario escludere l'olio di oliva dal criterio di origine doganale, fondato sull'ultima trasformazione sostanziale.

Perché le dicevo che per noi queste sono questioni che sono parte del problema e che sono importanti? Perché, intanto, rivedere i contingenti di importazione a dazio zero permetterebbe di riequilibrare il mercato e, quindi, di contrastare la flessione delle quotazioni al ribasso dell'olio in questa fase. E non solo: sappiamo perfettamente che ci sono problemi di oli di provenienza estera - non extravergine, in molti dei casi - che vengono miscelati e commercializzati come olio extravergine italiano e venduti a prezzi molto bassi. Questo, insomma, non sta a me dirlo, ma si capisce benissimo che queste cose, da una parte, spiazzano il mercato e, dall'altra, truffano il consumatore che pensa di acquistare olio extravergine di oliva italiano e, invece, sta acquistando ben altro.

Ora, sappiamo bene anche che la relazione sul patrimonio agroalimentare ha definito il settore dell'olio tra quelli maggiormente esposti al fenomeno di illecito nel panorama agroalimentare. Quindi, immagino, anche qui, di non raccontarle una notizia. Però è chiaro che tutto questo chiama in causa un punto che per noi è strategico, oltre che fondamentale, che è quello dei controlli. Sappiamo perfettamente che le politiche commerciali, seppure abbiamo chiesto al Ministero di attivarsi, sono di competenza esclusiva dell'Unione europea e non ci sfugge nemmeno che gli aiuti nazionali, che pure chiediamo, debbano rispettare la disciplina degli aiuti di Stato. Però sappiamo anche perfettamente, Sottosegretario, che i controlli - i controlli - quelli sì, invece, sono a carico dello Stato, in particolar modo a carico del suo Ministero, del Ministero dell'Agricoltura e sovranità alimentare. Sottolineo “sovranità alimentare” perché è un nome che avete pensato di dare a questo Ministero.

Sui controlli: lo dico molto seriamente, crediamo che servano controlli e che servano in tempi rapidi. Servono controlli per rafforzare la tracciabilità proprio in vista della campagna olearia 2026-2027; controlli, intanto, sull'origine dell'olio che viene commercializzato e poi sulla genuinità del prodotto.

Per fare ciò, Sottosegretario, le dico che non servono operazioni show da migliaia di controlli che poi non sono sostenibili né economicamente, né per i mezzi e per le persone che sono a disposizione, ma controlli mirati. E da questo punto di vista, come chiediamo nell'interpellanza, pensiamo che l'interoperabilità tra SIAN e banche dati doganali sia da implementare, così come crediamo che vadano coordinati campionamenti, analisi, anche con strumenti, diciamo, più sofisticati, che oggi sono a disposizione, come quelli del DNA e che, appunto, vadano coordinati tra le autorità sanitarie e le autorità doganali.

Ora, il nostro plauso va, devo dire, agli ispettori dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari che fanno con abnegazione il loro lavoro ma, oggettivamente, possono fare solo quello che possono, avendo a disposizione poche persone e tanti campionamenti. E, da questo punto di vista, forse, dovreste essere nelle condizioni anche di valutare task force olearie che vadano esattamente lì dove il problema si presenta.

Però quando noi ci riferiamo ai controlli, Sottosegretario, ci riferiamo anche ai controlli sulla commercializzazione dell'olio extravergine d'oliva, perché avere sugli scaffali olio italiano extravergine di oliva a 3 euro e 99 il litro, capisce bene che solleva più di qualche dubbio sull'origine dello stesso prodotto. E allora la grande operazione di bonifica che è stata annunciata dal Ministero oggi dobbiamo dire che presenta numeri che sono risibili, per non dire ridicoli. E qui voglio essere molto chiara, Sottosegretario: noi siamo perché si contenga il prezzo e si renda il prodotto disponibile per più consumatori possibili e, quindi, sia un prodotto non di nicchia. E, per questo, sappiamo che servono sistemi sempre più innovativi, rispettosi dell'ambiente e che migliorino la produttività delle produzioni. Però siamo anche perché ci sia un'equa competizione della filiera e il produttore abbia la giusta retribuzione, come peraltro stabilisce la direttiva (UE) 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali che, per l'appunto, non a caso, considera il costo di produzione nella determinazione del prezzo.

Ora, far lavorare sottocosto tante imprese, come purtroppo sta succedendo, significa chiudere tante aziende, significa l'abbandono dei nostri territori perché, a quel punto, si preferisce l'utilizzo di questi territori per usi più remunerativi e questo stravolgerebbe i tratti paesaggistici di molte nostre campagne; significa perdere un patrimonio identitario e non lo devo dire a voi che avete fatto del made in Italy e, appunto, del Ministero della Sovranità un vostro marchio di fabbrica, e significa anche perdere un tratto della cultura gastronomica di molte regioni e della nostra tradizione produttiva.

Ora arrivo, in conclusione, alle domande, Sottosegretario. Intanto, la prima domanda è se intenda promuovere iniziative per attivare l'ammasso privato in sede europea.

Saprà benissimo che anche la Spagna, che pure ha un mercato molto diverso dal nostro e meno suscettibile agli shock che le ho descritto, si sta muovendo in tal senso. Allora questo vorrei capirlo da lei, perché permetterebbe di accantonare le giacenze e di far tornare le quotazioni dell'olio a prezzi sostenibili per i nostri produttori. La seconda domanda: se intenda valutare lo stato di crisi del settore - perché questo permetterebbe di poter chiedere in sede europea finanziamenti straordinari - e, nel caso, valutare anche una moratoria bancaria per le aziende che sono colpite dalla riduzione dei ricavi, e non solo come è stato fatto in sede di ColtivaItalia - che è stato approvato per l'appunto all'unanimità in questi giorni al Senato - che prevede la moratoria bancaria, ma solo per le fitopatie.

La terza e ultima e, per noi, fondamentale domanda, sulla quale davvero le chiedo risposte precise, è: quali iniziative, e soprattutto con quali tempi - che a questo punto non sono una variabile indipendente, visto che sta iniziando la produzione adesso, la campagna adesso - il Ministro intenda assumere proprio per rafforzare la tracciabilità e i controlli sulla filiera dell'olio extravergine d'oliva, con l'obiettivo di verificare la corrispondenza tra il prodotto commercializzato, l'origine dichiarata e la categoria merceologica.

Ora, noi siamo davvero tutti consapevoli che la qualità è il principale diciamo “capitale strategico” del settore e siamo anche tutti consapevoli che l'olio extravergine d'oliva debba continuare a rappresentare un'eccellenza del nostro made in e un patrimonio agricolo e culturale del nostro Paese. Però, Sottosegretario, le dico di più: noi pensiamo anche che l'olio d'oliva possa essere una risorsa capace di generare valore per le future generazioni, che tornano a guardare a questo settore con grande ottimismo e che hanno bisogno di un sostegno fattivo da parte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste, Luigi D'Eramo, ha facoltà di rispondere.

LUIGI D'ERAMO, Sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, la filiera olivicola-olearia italiana rappresenta uno dei patrimoni più importanti dell'agricoltura nazionale, non soltanto per il suo rilevante valore economico e occupazionale, ma anche per il suo ruolo nella tutela del paesaggio, nella salvaguardia della biodiversità, nella valorizzazione delle identità territoriali e nella promozione della qualità del made in Italy agroalimentare.

Si tratta di un comparto strategico, profondamente radicato nei territori e caratterizzato da una pluralità di imprese agricole, frantoi, organizzazioni di produttori e operatori commerciali, che contribuiscono a rendere l'olio extravergine di oliva italiano un prodotto riconosciuto sui mercati nazionali ed internazionali per le sue caratteristiche qualitative e per il legame con le tradizioni produttive locali.

L'Italia mantiene una posizione di assoluto rilievo nei consumi, nella trasformazione e negli scambi internazionali di olio di oliva, infatti, è il primo consumatore di olio a livello mondiale, terzo produttore, secondo esportatore sia in quantità che in valore. È una posizione che intendiamo preservare e rafforzare.

Parliamo di una filiera che comprende 619.000 imprese olivicole, 4.261 frantoi attivi che esprimono una produzione di 325.000 tonnellate di olio con un valore di 2,4 miliardi di euro. L'Italia ha anche il record delle IG in Europa: 50 in Italia rispetto alle 36 in Spagna e alle 33 in Grecia.

Considerata la rilevanza del settore oleario, il Ministero dell'Agricoltura ha già avviato un insieme coordinato di interventi per fronteggiare le pressioni del mercato e salvaguardare la redditività delle imprese. Un'azione tanto più necessaria in vista della campagna olearia 2026/2027, affinché la presenza di rilevanti quantitativi di prodotto ancora nei magazzini non ostacoli la capacità dei frantoi di accogliere e lavorare le nuove produzioni, con ricadute sulla liquidità delle imprese agricole e sulla tenuta economica dei territori olivicoli.

A tal proposito, occorre distinguere tra le azioni strutturali, necessarie a rafforzare la competitività del settore, e gli interventi immediati, per sostenere la liquidità delle imprese. A conclusione di un percorso condiviso con la filiera, attraverso il Tavolo tecnico olivicolo-oleario, ricostituito nel 2024 e articolato in cinque gruppi di lavoro, è stato definito il Piano olivicolo nazionale 2026-2030, adottato nel luglio 2026 dopo il confronto con regioni e province autonome.

Il Piano olivicolo italiano 2026-2030 costituisce il riferimento programmatico per una strategia di medio-lungo periodo volta a rilanciare la filiera, recuperare il potenziale produttivo nazionale, accrescere l'efficienza delle imprese e valorizzare la qualità dell'olio extravergine di oliva italiano. L'obiettivo di tale intervento è quello di superare l'insufficienza della produzione nazionale rispetto alla domanda interna, che impone di rafforzare la capacità produttiva e competitiva del settore riducendone, al contempo, l'esposizione alle dinamiche delle importazioni e alle oscillazioni dei prezzi internazionali.

In questa prospettiva, il Piano individua specifiche linee di intervento per il recupero delle superfici olivetate, il miglioramento dell'efficienza produttiva e il rafforzamento delle organizzazioni dei produttori, valorizzando in particolare l'aggregazione dell'offerta e gli accordi di filiera per accrescere il potere contrattuale della componente agricola e favorire una più equilibrata distribuzione del valore.

A rafforzare l'attuazione del Piano olivicolo nazionale, assume particolare rilievo la definitiva approvazione, il 4 novembre, della legge “ColtivaItalia” che destina al comparto olivicolo 300 milioni di euro per il finanziamento degli interventi previsti dal Piano olivicolo nazionale 2026-2030, con l'obiettivo di accompagnare il rilancio e la modernizzazione della filiera, sostenere le imprese e rafforzare le azioni di contrasto alle fitopatie.

Nella medesima legge, a tali interventi si affiancano specifiche misure di tutela del patrimonio olivicolo nazionale, tra cui il divieto di espianto degli ulivi destinati a produzioni DOP e IGP per la realizzazione di impianti fotovoltaici o eolici, salvo il reimpianto nel medesimo sito o in aree limitrofe. Si tratta di disposizioni che confermano l'impegno del Governo a coniugare sostegno alla competitività, tutela delle produzioni di qualità e salvaguardia del territorio.

Tali interventi si integrano con gli strumenti della politica agricola comune, i programmi di sviluppo rurale e le misure destinate a contrastare i danni causati dalle fitopatie, tra cui il bando da 30 milioni di euro stanziati con il DL Agricoltura per far fronte ai danni provocati dalla Xylella fastidiosa in Puglia, concorrendo a definire una cornice unitaria di utilizzo delle risorse nazionali ed europee. A queste azioni si affianca la campagna istituzionale promossa dal MASAF per valorizzare la qualità e l'eccellenza dell'olio extravergine di oliva italiano, rafforzandone la conoscenza e la promozione.

In coerenza con questa strategia, il Ministero ha già attivato strumenti a sostegno degli investimenti e della modernizzazione delle strutture produttive. In particolare, nell'ambito del PNRR, Agea ha erogato, per quanto di propria competenza, 131,4 milioni di euro, pari al 99,97 per cento delle risorse destinate all'ammodernamento dei frantoi oleari e alla meccanizzazione agricola, contribuendo così a migliorare l'efficienza produttiva, ridurre i costi e innalzare gli standard qualitativi, rafforzando la competitività delle imprese.

Accanto agli interventi strutturali, il Governo sostiene le imprese anche sul fronte della liquidità e dell'accesso agli investimenti. Tra gli strumenti più recenti rientra la “Cambiale Frantoi Oleari”, gestita da Ismea e dotata di 40 milioni di euro, che mette a disposizione delle imprese agricole e dei trasformatori finanziamenti da 3.500 a 50.000 euro a tasso zero, destinati a sostenere le attività produttive, tutelare il reddito degli agricoltori e valorizzare l'olio italiano.

A rafforzare questo insieme di interventi, il 23 ottobre è stato inoltre attivato, tramite AGEA, un bando da 16 milioni di euro per l'acquisto di olio extravergine di oliva DOP e IGP destinato agli aiuti alimentari, alle persone indigenti, finanziato attraverso il Fondo sociale europeo Plus e finalizzato alla fornitura di almeno 1.809.954 litri di prodotto.

La misura coniuga così la finalità sociale con il sostegno alle produzioni italiane di qualità, contribuendo, al contempo, a sostenere la domanda e ad assorbire le giacenze presenti sul mercato.

Con riferimento alla richiesta di riconoscimento dello stato di crisi e di attivazione di una moratoria bancaria, il Ministero è consapevole della necessità di sostenere le imprese olivicole nell'attuale fase di tensione finanziaria, salvaguardandone la liquidità e la continuità produttiva.

In questa direzione, Agea ha già sottoscritto protocolli e accordi con alcuni dei principali istituti di credito, finalizzati ad agevolare l'accesso delle imprese agricole a linee di finanziamento e a favorire lo sviluppo di strumenti finanziari più rispondenti alle caratteristiche del settore. Gli accordi prevedono, tra le altre cose, la condivisione di dati, analisi e strumenti informativi utili a facilitare l'accesso al credito e a individuare soluzioni adeguate alle esigenze delle aziende.

In tale ambito, potranno essere valutati interventi quali l'estensione dei termini di moratoria, la sospensione delle quote capitale, la rinegoziazione delle esposizioni debitorie e l'attivazione di nuove linee di sostegno, con particolare attenzione alle imprese maggiormente esposte alle difficoltà del mercato.

Si tratta, dunque, di strumenti che possono offrire un concreto sostegno alle esigenze di liquidità e alla continuità aziendale, la cui applicazione dovrà avvenire nel rispetto delle condizioni previste dai singoli accordi, della normativa vigente e, per gli eventuali interventi pubblici, della disciplina europea in materia di aiuti di Stato.

Anche in ambito europeo, il Governo si è mosso con tempestività affinché fossero adottate misure di sostegno al comparto. Infatti, considerata la situazione del settore, nel corso del Consiglio Agrifish del 28 settembre 2026 il Ministro dell'Agricoltura ha chiesto l'attivazione della riserva agricola dell'Unione europea, con l'obiettivo di rendere disponibili risorse per finanziare misure eccezionali a favore delle imprese maggiormente colpite dalla crisi.

Nel confronto con la Commissione europea, il Governo ha rappresentato le criticità di un mercato caratterizzato dall'aumento delle giacenze e dal progressivo indebolimento delle quotazioni, che, secondo le segnalazioni delle organizzazioni di categoria, in alcune aree produttive sono scese anche al di sotto dei costi di produzione.

La Commissione, tuttavia, ha evidenziato l'esaurimento, per l'anno in corso, delle risorse disponibili nell'ambito della riserva agricola, rinviando alla stagione successiva la possibilità di una nuova valutazione e richiamando la necessità di disporre di dati puntuali e documentati sull'entità e sugli effetti della perturbazione di mercato.

Parallelamente, sempre alla fine di settembre, è stata trasmessa una specifica comunicazione al commissario europeo Hansen per richiamare l'attenzione sulla situazione del settore e, in particolare, sul ricorso crescente al regime del Traffico di Perfezionamento Attivo (TPA) per le importazioni di olio di oliva. In tale occasione, è stata richiesta la sospensione di questo regime, ai sensi dell'articolo 195 del regolamento (UE) n. 1308/2013, al fine di contenere la pressione sull'offerta e contribuire a ristabilire condizioni di mercato più equilibrate.

La richiesta tiene conto del fatto che, in una fase caratterizzata da volumi consistenti di prodotto invenduto e da quotazioni particolarmente deboli, l'immissione di ulteriori quantitativi nel circuito commerciale può accentuare le difficoltà dei produttori nazionali.

Secondo le denunce del MASAF e delle associazioni di categoria, l'uso scorretto o i flussi non adeguatamente tracciati di TPA possono creare squilibri di mercato, concorrenza sleale e rischi di immissione impropria di prodotto estero nel mercato interno.

Al riguardo, il commissario Christophe Hansen ha riconosciuto la fondatezza delle sollecitazioni italiane, confermando la disponibilità della Commissione UE ad avviare verifiche tecniche e giuridiche sui flussi legati al TPA.

In tale quadro, il Governo continuerà a farsi parte attiva nelle competenti sedi europee, promuovendo ogni opportuna interlocuzione con la Commissione affinché, alla luce dell'andamento del mercato e del livello delle giacenze, sia attentamente valutata anche la possibilità di attivare, nel rispetto delle condizioni e delle procedure previste dalla normativa dell'Unione, l'ammasso privato che, come noto, è disciplinato nell'ambito dell'Organizzazione comune dei mercati (OCM).

Quanto, infine, al tema della tracciabilità e del rafforzamento dei controlli, l'azione del Governo è già concretamente operativa.

Il Ministero ha predisposto un sistema articolato di interventi, avviato nei mesi precedenti la raccolta e ulteriormente rafforzato con la nuova campagna olearia. L'intensificazione della vigilanza assume particolare rilievo anche alla luce dell'andamento delle giacenze, che, secondo i dati ICQRF del Registro telematico dell'olio di oliva, sono passate dalle 233.337 tonnellate di luglio 2026 alle 216.934 tonnellate di agosto, di cui 170.491 tonnellate di olio extravergine.

Già dal mese di luglio sono stati rafforzati i controlli sulle imprese importatrici di oli provenienti dall'Unione europea e da Paesi terzi, con particolare attenzione ai porti nazionali, e intensificate le verifiche presso i frantoi individuati sulla base dell'analisi del rischio, soprattutto per le produzioni di olio extravergine 100 per cento italiano e biologico.

Le attività coinvolgono in modo coordinato ICQRF, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza, Agea, Agecontrol e Agenzia delle dogane e dei monopoli, anche attraverso la Cabina di regia per i controlli agroalimentari.

A quest'attività si affianca il potenziamento degli strumenti di tracciabilità, attraverso l'integrazione delle banche dati Agea e ICQRF: il collegamento tra fascicolo aziendale e Registro telematico dell'olio consentirà di verificare la coerenza tra quantitativi di olive lavorati, conferimenti e superfici dichiarate. La nuova funzionalità del cruscotto operativo sarà disponibile agli ispettori dal mese di novembre, mentre è in corso la realizzazione di una base informativa condivisa sui flussi produttivi e commerciali della filiera.

Sul piano operativo, dal 1° marzo 2026 è stato introdotto l'obbligo di identificare nel Registro telematico gli oli extra UE introdotti in regime di perfezionamento attivo. È inoltre in corso, dal 14 settembre al 14 dicembre, il Piano straordinario dei controlli sull'olio d'oliva, con verifiche sulle giacenze, sulle rese anomale di molitura, sulla documentazione commerciale e sulla corrispondenza tra quantitativi conferiti e superfici olivate.

Dal 1° ottobre sono stati avviati anche campionamenti mirati degli oli extravergini presso la grande distribuzione e sui prodotti destinati all'esportazione.

I primi risultati confermano l'efficacia dei controlli. Infatti, tra il 1° e il 14 ottobre sono stati effettuati oltre 60 campionamenti presso le piattaforme della grande distribuzione e, in una delle operazioni, i prodotti risultati non conformi alla categoria merceologica dichiarata sono stati sottoposti a sequestro amministrativo o, se già distribuiti, a ritiro dal mercato.

I controlli diventeranno a breve sempre più efficaci, Infatti, il ColtivaItalia prevede l'istituzione di una Banca dati nazionale dei profili analitici di autenticità, basata anche su analisi genetiche e isotopiche, per verificare con maggiore precisione l'origine e la composizione dei prodotti e contrastare le frodi.

In questa stessa direzione si collocano la circolare MASAF del 16 luglio 2026, che impedisce di etichettare come extravergine l'olio ottenuto dalla miscela di olio extravergine e vergine, e il Documento di accompagnamento elettronico olivicolo (DAO), che, attraverso il SIAN, rafforza la tracciabilità delle movimentazioni di olive e olio, e rende più efficaci i controlli incrociati.

L'obiettivo del Governo è chiaro: tutelare il reddito dei produttori e le produzioni italiane di qualità, contrastare frodi e pratiche sleali, e garantire ai consumatori piena trasparenza sull'origine e sulla qualità dell'olio, attraverso una tracciabilità sempre più efficace e controlli coordinati lungo l'intera filiera.

Come già avvenuto in occasione degli incontri tenutisi a settembre, rispettivamente con gli assessori all'agricoltura di Puglia, Calabria, Campania e Basilicata, sulle criticità del comparto olivicolo-oleario nel Mezzogiorno, e con i rappresentanti dei frantoi oleari presso il MIMIT, sulla crisi del settore, il Ministero continuerà a seguire con la massima attenzione l'andamento della campagna 2026-2027 e a mantenere un costante confronto con la filiera, mettendo in campo, a livello nazionale ed europeo, tutti gli strumenti disponibili per sostenere le imprese, assicurare la correttezza del mercato e valorizzare uno dei prodotti simbolo dell'agricoltura italiana.

PRESIDENTE. Come annunciato, facciamo una brevissima pausa. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 10,52, è ripresa alle 10,57.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Il deputato Vaccari ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza Bonafe' ed altri n. 2-00952, di cui è cofirmatario.

STEFANO VACCARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario D'Eramo che anche ieri si è occupato di questo tema in Commissione agricoltura, rispondendo ad un'altra interrogazione della maggioranza.

Ci dichiariamo parzialmente soddisfatti, Sottosegretario, perché abbiamo compreso gli sforzi e l'impegno che il Governo ha messo su questo tema.

Quello che abbiamo bisogno di capire meglio è l'efficacia delle azioni che sono state messe in campo, perché ci sono anche alcuni obiettivi che possiamo condividere, ma a noi interessa poi concretamente quello che succede agli olivicoltori, che sono esposti - lo sappiamo bene - a forti pressioni speculative dentro un sistema complesso, a gravi pratiche illecite, a un aumento dei costi, alle importazioni dall'estero che li hanno messi in grandissima difficoltà. Perché, dopo i numeri, ci sono le storie, le forti preoccupazioni che in queste settimane sono state espresse in diverse regioni del nostro Paese, anche con manifestazioni, con iniziative degli olivicoltori, dei frantoiani, delle cooperative, che stanno portando all'attenzione delle istituzioni una situazione di grande difficoltà e crisi.

Sono tutte voci che chiedono di prendere atto di questa grave crisi. Ecco perché la nostra richiesta di riconoscimento dello stato di crisi del comparto. Perché ci sono 619.000 imprese sotto questa pressione molto forte, un milione di ettari coltivati e centinaia di migliaia di posti di lavoro.

La collega Bonafe' ha snocciolato molto bene i numeri e ne cito qualcun altro, perché è una sofferenza quella che sta vivendo il settore olivicolo italiano: a fronte di una produzione nazionale di 234 milioni di litri, che rischia di rivelarsi ancora inferiore rispetto a controlli magari anche più stringenti, il consumo interno raggiunge i 461 milioni, le esportazioni i 318 milioni e le importazioni toccano la cifra enorme di 545 milioni di litri all'anno.

Sono dati che dimostrano come troppo materia prima estera venga commercializzata facendo leva impropriamente sul richiamo all'italianità - questo è l'altro tema che viene denunciato -, danneggiando sia i produttori ma soprattutto anche i consumatori finali. Allora, dati che dimostrano soprattutto come anche le misure e le risorse stanziate, rischiano di non essere poi alla fine efficaci, come invece servirebbe, perché fino ad oggi, prima del ColtivaItalia e prima del Piano olivicolo nazionale, del quale dirò, sono state adottate soltanto misure tampone all'emergenza che si stava avviando anziché strutturare il settore, come anche lei ha giustamente sottolineato.

Abbiamo capito che il lavoro della cabina di regia, convocata a luglio, sui controlli sia stato un primo passo necessario, così come le misure messe in campo con le risorse del PNRR, del PNC, l'Eco-schema 3 della PAC, i fondi per il contrasto alla Xylella e le risorse previste dal disegno di legge ColtivaItalia. Però, proprio su quest'ultimo provvedimento siamo obbligati a sottolineare che si tratta di una parte consistente di questo provvedimento che è finanziata non con risorse aggiuntive - e qua bisogna che lo diciamo anche a chi ci ascolta e a chi leggerà i resoconti - ma sono soldi che vengono dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, già destinati ad altro e che sono stati riconvertiti e, quindi, non rappresentano una dote finanziaria aggiuntiva.

In particolar modo, per i 300 milioni sul settore olivicolo, stiamo parlando di 50 milioni nel 2027, 200 milioni nel 2028 e 50 milioni nel 2029, quindi con una scansione temporale che rischia, questa sì, di non andare a sostegno delle 619.000 imprese del settore e ovviamente a ciò si aggiunge il fatto che l'efficacia delle misure resta comunque subordinata all'emanazione di ben 15 decreti attuativi. È il caso anche del Piano olivicolo nazionale, previsto dall'articolo 5 del ColtivaItalia, che necessita di uno specifico decreto ministeriale per vedere la luce.

L'auspicio che facciamo, anche in questa sede, dichiarandoci parzialmente soddisfatti, è che questo decreto definisca, però, in modo puntuale le tipologie di impianti, quantifichi con trasparenza il fabbisogno finanziario e dia una priorità assoluta alle cultivar autoctone e ai progetti inseriti in veri accordi di filiera. Serve, per questo, garantire tempistiche certe, affinché le risorse per il 2027 - almeno quelle - si traducano in nuovi impianti che siano in grado di produrre quelli precoci e intensivi già nei successivi tre anni, perché il tema poi è quello, cioè il sostegno alla maggiore produzione deve mettere nelle condizioni di produrre in un tempo ragionevolmente breve.

L'altro tema è che poi questa produzione deve essere venduta, oltre che in Italia all'estero. Come i mercati internazionali testimoniano, c'è stato un calo importante negli Stati Uniti dovuto ai dazi, ma serve, anche qui, una strategia di lungo periodo, di promo-commercializzazione del nostro prodotto, fondato sulla qualità e sulle certificazioni DOP e IGP, che anche lei ha richiamato. Allora, servono risposte che hanno anche urgenza di arrivare a sostenere questo settore: il sostegno immediato al reddito e alla liquidità, perché la svalutazione delle giacenze ha provocato ingenti perdite patrimoniali per produttori, frantoi e cooperative. Bene le risorse per i frantoi, ma molto probabilmente non bastano. Servono misure finanziarie straordinarie per favorire anche lo stoccaggio e la sospensione dei contingenti a dazio zero dalla Tunisia, il blocco temporaneo del meccanismo del TPA sull'olio estero durante la raccolta nazionale.

In secondo luogo, la tracciabilità e la trasparenza del mercato ed è un dato che anche il lavoro che abbiamo fatto in Commissione di inchiesta sulle attività illecite, con un focus specifico sul tema dell'olio, ha evidenziato con grande forza, perché siamo in presenza di numerose frodi sulla qualità merceologica e la deodorazione, con la vendita di oli di scarsa qualità, declassati, sottoposti a trattamenti termici illeciti per eliminare i difetti olfattivi e consentire la vendita a prezzi stracciati. Oppure siamo in presenza di frodi documentali o di “oli di carta”, come vengono denominati, cioè flussi di olio straniero, provenienti prevalentemente da Spagna o Tunisia, che vengono nazionalizzati attraverso registrazioni fittizie, manipolazione dei dati di magazzino o false fatturazioni, fino a trasformarsi burocraticamente in olio 100 per cento italiano e lei, Sottosegretario, lo sa. Oppure siamo all'abuso anche sul traffico di perfezionamento attivo, che anche la collega Bonafe' ha citato, cioè l'importazione di olio extra UE, la sospensione di dazio per la lavorazione e la successiva riesportazione. Quindi, è una distorsione devastante, anche dal punto di vista economico per le nostre imprese, perché la raccolta nazionale finisce poi per deprimere le quotazioni, come abbiamo visto, con cali anche del 50 per cento che si sono già registrati sull'olio italiano. Poi ci sono la qualità e il contrasto alle vendite sottocosto, l'aggregazione e gli accordi di filiera.

E allora, ecco perché abbiamo chiesto il riconoscimento dello stato di crisi del comparto, perché, oltre alla consapevolezza che lei ci ha enunciato, Sottosegretario, serve fare questa richiesta, perché altrimenti il prossimo anno al rifinanziamento di quel Fondo noi non saremo in fila - diciamo così - per potervi accedere. Quindi, serve una misura importante, così come servono credito e liquidità per le imprese e un'alleanza con la grande distribuzione e la promozione del nostro extravergine italiano.

Quindi - e chiudo, Presidente -, la mobilitazione di questi giorni da parte di agricoltori e produttori ha portato alla luce un paradosso: spesso si diffonde una narrazione rassicurante secondo cui in agricoltura tutto andrebbe bene perché sono state stanziate risorse per gestire le emergenze. Quello che vogliamo fare presente, Sottosegretario, è che serve anche l'efficacia di queste misure, oltre allo stanziamento in bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti del Centro servizi formativi “Stimmatini” di Verona, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori (Applausi).

Ricordo che oggi la seduta è dedicata allo svolgimento delle interpellanze e, quindi, sono presenti in Aula esclusivamente coloro i quali sono interessati a svolgere le proprie interpellanze, insieme ai Sottosegretari in nome e per conto del Governo.

(Chiarimenti e iniziative di competenza in relazione alla gestione delle procedure e delle risorse statali, nell'ambito degli interventi di ricostruzione successivi agli eventi sismici del 2016 in Italia centrale - n. 2-00973)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Braga ed altri n. 2-00973 (Vedi l'allegato A).

Chiedo al deputato Curti se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica.

AUGUSTO CURTI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, nelle Marche ci troviamo oggi a fare i conti con un fatto di una gravità straordinaria, perché l'ombra della camorra e della 'ndrangheta si è allungata sulla nostra regione, oscurando quelli che sono i cantieri della ricostruzione post-sisma nelle Marche. Una regione, le Marche, che non aveva mai dovuto confrontarsi con un quadro investigativo di queste dimensioni ed è questo il primo dato politico-istituzionale dal quale noi dobbiamo partire non per attribuire responsabilità, dato che non è questo il nostro compito né la nostra intenzione poiché a quello penserà la magistratura.

Quando la criminalità organizzata riesce, secondo le ipotesi degli investigatori, a penetrare in un sistema così delicato, che gestisce miliardi di euro di risorse pubbliche e il futuro di un'intera comunità già duramente colpita da quel sisma, allora la politica ha il dovere di chiedersi cosa non abbia funzionato e chi governa ha il dovere di rispondere. È questa, Presidente, la ragione per la quale, come Partito Democratico, abbiamo presentato questa interpellanza urgente.

Ma veniamo ai fatti: Presidente, ho avuto modo di ricordarlo in quest'Aula anche qualche giorno fa, quando chiedevamo l'informativa alla Presidente del Consiglio su questa vicenda, perché a dieci anni dal terremoto avremmo voluto che l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica tornasse a concentrarsi sulle comunità del cratere sismico, sul lungo e difficile percorso della ricostruzione, sui risultati raggiunti e soprattutto sulle tante difficoltà che ancora oggi quelle popolazioni devono affrontare.

Avremmo voluto che questo anniversario fosse anche l'occasione per rinnovare l'impegno dello Stato nei confronti di quei territori dopo dieci anni di attese, là dove ancora mancano molte risposte. Invece, proprio nei giorni in cui ricordavamo quella tragedia, a riportare drammaticamente l'attenzione sulla ricostruzione è stata un'inchiesta della Procura della Repubblica di Ancona con un'indagine denominata “Ricostruzione”, condotta dalla Guardia di finanza di Ancona, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all'arresto di 8 persone e a iscrivere nel registro degli indagati 51 persone.

Si tratta di un'inchiesta che ha portato al sequestro di beni per 57 milioni di euro, di risorse che erano state stanziate su quei cantieri con accuse che sono, Sottosegretaria, pesantissime. Parliamo di truffa aggravata per ottenere contributi pubblici, queste sono le accuse; parliamo di intestazione fittizia di società per aggirare l'antimafia, parliamo di corruzione, parliamo di turbativa d'asta e associazione a delinquere. Ancora più grave è che, tra gli arrestati, oltre al presidente dell'ANCE di Macerata, l'imprenditore Crucianelli, risulti anche Fabio Pistarelli, cioè l'ex Capo di gabinetto - fino al 12 dicembre 2025 - del presidente della regione Marche.

Ora, Fabio Pistarelli è un esponente del partito di Fratelli d'Italia delle Marche ed è stato già consigliere regionale per tre volte nella regione Marche. Fabio Pistarelli risulta coinvolto in un filone investigativo che ipotizza un comitato d'affari volto a condizionare gare e finanziamenti mediante relazioni privilegiate con apparati istituzionali. Secondo le ricostruzioni investigative pubblicate, Fabio Pistarelli, da Capo di gabinetto del presidente della regione Marche, avrebbe utilizzato l'incarico per influenzare procedimenti amministrativi e ottenere informazioni riservate.

Ora, lo ribadisco, sul piano penale sarà la magistratura a fare il suo corso - non spetta assolutamente a noi in quest'Aula emettere alcuna sentenza -, ma sul piano politico, sul piano delle responsabilità politiche aspettiamo oggi risposte con questa interpellanza.

Vengo dunque alle questioni che abbiamo posto con l'interpellanza; ad esempio, Sottosegretaria, vorrei capire come sia possibile che un'impresa con 200 dipendenti possa arrivare a ottenere 800 appalti di cantieri sulla ricostruzione del post-sisma, senza che nessuno della struttura commissariale possa avere avuto qualche dubbio. L'indagine infatti è proprio su quei cantieri, è proprio in quei cantieri che secondo gli investigatori si è infiltrata la malavita. Allora la domanda che faccio è: che fine ha fatto il sistema dei controlli? Perché c'era il sistema dei controlli, c'era ed era stato fatto negli anni passati. Che cosa non ha funzionato?

C'è poi un'altra questione: l'indagine, soprattutto per quanto riguarda la figura di Fabio Pistarelli, è incentrata in parte sull'inchiesta che riguarda il complesso delle Monachette nel comune di Macerata. Anche qui, per dirla in maniera molto veloce, stiamo parlando di un immobile acquistato prima del terremoto per un valore di circa 2 milioni di euro da una società privata e rivenduto dopo il terremoto all'ERDIS, che sarebbe l'ente regionale per il diritto allo studio delle Marche, a 3.300.000 euro, beneficiando - questo immobile - di due contributi, uno da parte del Ministero e l'altro da parte della struttura commissariale.

Allora, anche qui, la domanda sulla quale vogliamo avere una risposta è: perché sono stati concessi questi finanziamenti e perché sono stati concessi con poteri speciali, con possibilità di deroga? Cosa ha giustificato la rapidità di questa operazione? Oltretutto, stiamo parlando di un edificio che per diventare studentato dovrebbe avere i requisiti antisismici. Questo è un edificio che non potrà mai raggiungere quei requisiti. Allora mi domando perché è stato finanziato, perché un ente pubblico è andato ad acquistare un immobile sul quale, in realtà, non potrà realizzare ciò per cui ha preso finanziamenti. E ci chiediamo anche, ovviamente, a questo punto, quali controlli intenda effettuare il Governo sulla regolarità delle procedure e su eventuali interferenze indebite.

Poi, Sottosegretario, c'è una questione molto delicata che gira intorno a questa vicenda che già è drammatica di per sé. Secondo quanto riportato dalla stampa, gli investigatori starebbero, inoltre, esaminando una possibile fuga di notizie sull'indagine e un eventuale collegamento con l'allontanamento dell'ex capo di gabinetto. Cioè, vuol dire che l'ex capo di gabinetto è stato allontanato perché, in corso d'indagine, qualcuno - se c'è stata questa fuga di notizie - lo ha riferito, perché non credo si possa allontanare un ex capo di gabinetto per qualche voce che, magari, abbiamo sentito al bar o al mercato. Se si decide di allontanare un capo di gabinetto è perché si hanno notizie certe e noi vogliamo capire da dove arrivano notizie così importanti.

Un'ultima questione - non certo per importanza - e vado alla conclusione. A seguito dell'inchiesta, ci sono circa 400 cantieri il cui futuro oggi, purtroppo, è incerto e dietro quei numeri ci sono persone, ci sono famiglie, ci sono lavoratori. Perché 400 cantieri significano migliaia di proprietari di case che, a dieci anni dal terremoto, non sanno ancora quando e se potranno tornare nelle proprie abitazioni; ma 400 cantieri significano anche migliaia di lavoratori che, del tutto estranei e inconsapevoli delle vicende oggetto dell'inchiesta, oggi, vivono nell'incertezza del proprio futuro occupazionale e, insieme a loro, ci sono le tante imprese e i tanti fornitori che rischiano di pagarne le conseguenze per responsabilità che non sono proprie.

Non possiamo permettere che a pagare il prezzo di questa vicenda siano ancora una volta le famiglie terremotate, i lavoratori e le imprese oneste del territorio. Ecco, allora la domanda che rivolgiamo al Governo su questo è chiara: quali iniziative intende adottare per garantire la continuità dei lavori, per tutelare i posti di lavoro, per dare finalmente certezze alle famiglie che aspettano di rientrare nelle proprie case? Sottosegretario, queste sono le questioni che poniamo con questa interpellanza.

Chiudo, Presidente, con una considerazione: vedete, sulle responsabilità penali - l'ho detto e lo ribadisco - sarà la magistratura a fare chiarezza: non spetta a noi stabilirlo e lo ribadiamo ancora una volta con forza. Ma sulle responsabilità politiche, come ho già detto, siete voi a dover dare risposte ai marchigiani, perché oggi l'intero processo di ricostruzione è completamente nelle mani di Fratelli d'Italia: la Presidente del Consiglio è di Fratelli d'Italia, che nomina una persona di fiducia, che è il commissario, che è di Fratelli d'Italia, perché il Ministro è di Fratelli d'Italia, perché il presidente della regione è di Fratelli d'Italia. E questa volta non vi permetteremo di scaricare le responsabilità politiche - lo ribadisco - su altri, come avete fatto in questi quattro anni su diverse vicende.

E ribadisco questo perché io ho avuto modo di seguire il consiglio regionale aperto, che è stato convocato dal presidente dell'assemblea regionale delle Marche, e mi sembra già chiara la strada che volete percorrere, che si vuole percorrere. Cioè, io ho sentito cose… anziché dire in quell'occasione “scusate per quello che è accaduto, cercheremo di fare chiarezza”, abbiamo sentito parlare della colpa del 110. In questa vicenda di infiltrazioni mafiose, noi stiamo parlando del problema del 110. È vero che è buono per ogni occasione, ma non mi sembrava proprio il caso.

Abbiamo sentito dire, adducendo scuse, che non si ha accesso ai dati per fare i controlli. Ma guardate, voi, il Governo, la regione, la struttura commissariale, possono addurre tutte le scuse che vogliono. Ce n'è una che noi non gli permetteremo assolutamente, e cioè quella di scaricare la colpa sulle famiglie terremotate, perché quando sostenete che gli affidamenti all'impresa Crucianelli venivano decisi dai privati, state cercando di spostare l'attenzione da una questione fondamentale, e cioè chi aveva il dovere di controllare.

I terremotati hanno affidato i lavori per ricostruire le proprie case, e non avevano assolutamente il compito di sostituirsi allo Stato nel fare i controlli antimafia. Ecco, allora - e chiudo -, invece di cercare altri colpevoli, assumetevi le responsabilità politiche, perché i marchigiani meritano risposte e non uno scaricabarile (Applausi della deputata Manzi).

PRESIDENTE. Prima di passare alla Sottosegretaria di Stato Matilde Siracusano per la risposta, saluto studenti e insegnanti dell'Associazione M.U.R.O. dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori (Applausi). Li ringraziamo della visita, gli auguriamo ogni fortuna e precisiamo che sono presenti in Aula - la seduta a questo è dedicata - esclusivamente i deputati che sono interessati a svolgere le proprie interpellanze e il Governo per rispondere alle stesse.

La Sottosegretaria di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.

MATILDE SIRACUSANO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Ringrazio gli onorevoli interpellanti e, considerate le numerose questioni poste dall'interpellanza, cercherò di rappresentare sinteticamente quanto segue sulla base degli elementi conoscitivi acquisiti attraverso le strutture competenti. Naturalmente - lei lo ha specificato - le vicende richiamate nell'interpellanza risultano interessate da un'indagine in corso, quindi non possiamo entrare nel merito di fatti oggetto di indagine né possiamo, come spesso accade, trasformare quest'Aula in un'aula di tribunale ancor prima che i processi si svolgano. Questa è una precisazione che faccio in tutte le circostanze analoghe. Tali indagini richiedono, in ogni caso, la massima attenzione istituzionale, con l'auspicio che il relativo procedimento possa essere definito nel più breve tempo possibile. Ciò rilevato, nel fornire riscontro all'interpellanza, giova illustrare il sistema dei controlli previsto dalla legislazione speciale, le iniziative adottate sotto questo Governo per rafforzarlo e le circostanze amministrative relative agli interventi specificamente richiamati.

Il sistema dei controlli sulla ricostruzione post-sisma 2016 è stato inizialmente delineato dal decreto-legge n. 189 del 2016, che ha previsto un articolato insieme di presìdi di legalità, prevenzione antimafia e vigilanza amministrativa. Tale decreto, già nella sua formulazione originaria, prevedeva: l'istituzione, nell'ambito del Ministero dell'Interno, della Struttura di missione antimafia, competente per le verifiche sugli operatori economici e la tenuta dell'Anagrafe antimafia degli esecutori, alla quale devono iscriversi le imprese interessate alla ricostruzione, secondo le disposizioni applicabili; l'introduzione di specifici obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari relativi alla ricostruzione privata; l'attribuzione all'Anac di funzioni di alta sorveglianza sulle procedure di affidamento della ricostruzione pubblica, anche attraverso verifiche preventive sugli atti; la sottoposizione dei provvedimenti commissariali di natura regolatoria e organizzativa al controllo preventivo della Corte dei conti; l'istituzione di apposito elenco speciale dei professionisti abilitati a operare nella ricostruzione, prevedendo specifici requisiti e controlli; la definizione di ulteriori misure a tutela della regolarità contributiva, della sicurezza e della legalità nei cantieri, comprese le verifiche sulla manodopera e gli obblighi delle imprese.

A tale impianto regolatorio si sono affiancati i protocolli di legalità con le prefetture, le attività dei Gruppi interforze, i controlli degli Uffici speciali per la ricostruzione e le verifiche delle Casse edili ed Edilcasse, anche in materia di congruità del costo della manodopera. Nel 2019, con ordinanza n. 78, è stato inoltre introdotto lo strumento del DURC di congruità, rilasciato dalle Casse edili in occasione delle richieste di pagamento di SAL.

Su questo impianto preesistente, dal gennaio 2023, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli ha avviato un progressivo rafforzamento dei controlli, intervenendo soprattutto sulla tracciabilità dei procedimenti, sull'interoperabilità delle informazioni, sulla vigilanza dei subappalti e sul monitoraggio dei cantieri e delle maestranze. Tale azione ha interessato non soltanto le procedure amministrative e gli affidamenti, ma anche la fase di concreta esecuzione dei lavori.

A questo riguardo, nel marzo 2023, è stata introdotta la piattaforma GE.DI.SI., che ha rappresentato un significativo avanzamento nella digitalizzazione dei procedimenti della ricostruzione, a partire da quella privata. La progressiva informatizzazione delle procedure ha consentito di migliorare la tracciabilità delle istanze, degli interventi e dei soggetti coinvolti, creando inoltre le condizioni per una più efficace integrazione delle informazioni e per lo sviluppo di strumenti di monitoraggio e controllo su tutto il cratere in materia omogenea.

Oggi detta piattaforma è già stata presa in riuso da altre strutture di ricostruzione post-calamità e dallo stesso Dipartimento Casa Italia come infrastruttura digitale da applicare potenzialmente a tutte le ricostruzioni successive all'entrata in vigore della legge n. 40 del 2025. Nel luglio 2023 è stato sottoscritto un nuovo accordo di collaborazione con l'Autorità nazionale anticorruzione, finalizzato a rafforzare il sistema di alta sorveglianza sulla ricostruzione pubblica già previsto dall'articolo 32 del decreto-legge n. 189 del 2016.

La collaborazione si è concretizzata anche nella predisposizione di atti e procedure tipo, approvati con decreto commissariale n. 547 del 24 luglio 2023, nonché in attività di supporto e formazione rivolte alle stazioni appaltanti. L'obiettivo è stato quello di prevenire le irregolarità già nella fase di predisposizione e gestione delle gare, assicurando maggiore uniformità delle procedure, trasparenza degli affidamenti e correttezza nell'utilizzo delle risorse pubbliche.

Nel marzo 2024, attraverso l'articolo 36, comma 2-bis, del decreto-legge n. 19 del 2024, è stata rafforzata la base giuridica per l'adozione di strumenti innovativi di monitoraggio della manodopera e per la condivisione delle relative informazioni con la Struttura di prevenzione antimafia, istituita presso il Ministero dell'Interno, le prefetture e gli altri organismi competenti. La disposizione ha affrontato una delle principali criticità del precedente sistema, che aveva impedito l'attuazione del badge di cantiere e la migliore circolazione delle informazioni.

La modifica normativa, infatti, ha reso possibile una corretta interoperabilità dei dati tra gli organismi coinvolti e la relativa gestione del trattamento degli stessi. Si tratta di un passaggio particolarmente importante, poiché la disponibilità di informazioni integrate consente di migliorare la capacità di individuare anomalie, concentrazioni di attività o altri elementi meritevoli di approfondimento da parte delle autorità competenti.

Nel settembre 2024, con l'ordinanza commissariale n. 203 dell'11 settembre, sono stati ulteriormente rafforzati i controlli sulla filiera degli affidamenti attraverso il divieto di subappalto a cascata e l'introduzione degli obblighi di comunicazione dei subappaltatori su piattaforma. La misura è stata adottata per evitare che la moltiplicazione dei passaggi contrattuali potesse rendere più difficoltosa l'individuazione degli operatori effettivamente impegnati nei lavori, indebolendo la tracciabilità della filiera e l'efficacia delle verifiche.

Nel dicembre 2024, attraverso l'ordinanza commissariale n. 216 e grazie alla citata modifica normativa, è stata disciplinata l'introduzione del badge elettronico e del settimanale digitale di cantiere. Tali strumenti sono finalizzati a consentire una rilevazione più puntuale dei lavoratori presenti e delle imprese di appartenenza, favorendo il monitoraggio dei flussi di manodopera e la verifica della regolarità delle presenze. Lo stesso permette inoltre di monitorare i mezzi abilitati all'ingresso del cantiere. Il sistema è stato concepito in raccordo, appunto, con le Casse edili ed Edilcasse e con gli altri organismi competenti per rendere più efficaci i controlli sul lavoro irregolare e sulla sicurezza.

Nel giugno 2025 è stato ulteriormente sviluppato il percorso di interoperabilità delle banche dati, rendendolo del tutto automatizzato, attraverso un apposito protocollo di collaborazione con gli organismi preposti alla prevenzione antimafia. L'obiettivo è stato quello di favorire e semplificare la circolazione strutturata delle informazioni relative agli operatori economici, ai cantieri e alla manodopera tra la struttura commissariale, la Struttura di missione antimafia, le prefetture e i Gruppi interforze, nel rispetto delle rispettive competenze.

Nel maggio 2026 sono state introdotte ulteriori misure dirette a rafforzare la tutela delle risorse pubbliche e la responsabilizzazione degli operatori economici. In particolare, con l'ordinanza commissariale n. 272 è stata prevista la riduzione del cosiddetto SAL zero dal 30 al 20 per cento, unitamente all'introduzione di un limite massimo di 500.000 euro per operatore economico. La misura è finalizzata a ridurre i rischi connessi alle erogazioni di anticipazioni eccessivamente elevate, soprattutto nei confronti di imprese impegnate contemporaneamente in numerosi cantieri.

Nel loro complesso, gli interventi adottati dal 2023 al 2026 evidenziano una precisa strategia volta a perfezionare il sistema dei controlli, rendendolo progressivamente più incisivo, integrato e capace di monitorare l'intero ciclo della ricostruzione, dall'affidamento dei lavori fino alla loro esecuzione.

La successione cronologica delle misure dimostra, inoltre, che il rafforzamento dei presidi di legalità attuabili a livello amministrativo è stato avviato ben prima delle vicende giudiziarie che ha menzionato nella interpellanza, e risponde a una logica di prevenzione volta a migliorare costantemente la capacità delle istituzioni di proteggere la ricostruzione da irregolarità e da infiltrazioni criminali.

Con riferimento alle questioni sollevate dagli interpellanti in ordine all'intervento relativo all'ex monastero Corpus Domini, denominato “Le Monachette”, nel comune di Macerata, è necessario ricostruire la vicenda alla luce della disciplina del finanziamento del Ministero dell'Università, delle finalità pubbliche perseguite e delle competenze esercitate dai diversi soggetti istituzionali.

L'iniziativa è stata promossa dall'Ente regionale per il diritto allo studio delle Marche, ente di diritto pubblico, ed era finalizzata alla realizzazione di una residenza universitaria, destinata a contribuire alla riduzione della carenza di posti letto per studenti e a favorire l'effettività del diritto allo studio.

Il progetto consentiva, inoltre, il recupero e la valorizzazione di un immobile di interesse storico e culturale, già dichiarato inagibile a seguito del sisma del 2016, come risultante dall'ordinanza sindacale n. 73 del 28 febbraio 2017 e dalle successive rilevazioni tecniche del danno.

L'intervento si collocava nell'ambito del sistema di cofinanziamento statale per la realizzazione di alloggi e residenze universitarie, previsto dalla legge n. 338 del 14 novembre 2000.

Al riguardo, deve chiarirsi che il procedimento di cofinanziamento ministeriale è ontologicamente e funzionalmente distinto dalle successive attività attuative poste in essere esclusivamente dai soggetti beneficiari: la procedura ministeriale di finanziamento si limita, infatti, alla verifica, da parte della commissione preposta, della conformità dei progetti presentati rispetto ai requisiti stabiliti dalla normativa di settore, alla valutazione della coerenza degli stessi con gli standard qualitativi e quantitativi previsti dal bando e all'adozione dei provvedimenti di ammissione al cofinanziamento. Tale attività istruttoria rimane strutturalmente e temporalmente estranea alle autonome fasi negoziali dei soggetti beneficiari.

Le procedure di acquisizione degli immobili, l'eventuale indizione delle gare, la scelta del contraente, l'aggiudicazione degli appalti, la stipulazione dei contratti e l'esecuzione degli interventi si collocano, dunque, in una fase successiva e distinta rispetto alla missione e al cofinanziamento e restano estranee rispetto al procedimento amministrativo, di competenza del Ministero dell'Università e della ricerca.

Ciò chiarito, si osserva che, in attuazione di tale disciplina, il Ministero dell'Università e della ricerca aveva emanato il decreto ministeriale n. 1257 del 30 novembre 2021. Tale procedura prevedeva la valutazione delle proposte progettuali e la formazione degli elenchi degli interventi ammissibili al cofinanziamento statale. ERDIS aveva partecipato in autonomia alla procedura ministeriale, presentando, tra gli altri, il progetto di recupero dell'immobile denominato “Le Monachette”.

Con decreto ministeriale n. 1488 del 6 novembre 2023 è stato approvato l'elenco degli interventi delle tipologie ammissibili al cofinanziamento statale, nel quale risultava inserito anche l'intervento proposto da ERDIS.

Al momento dell'adozione dell'ordinanza commissariale, il progetto aveva già superato la fase di valutazione ministeriale ed era già ricompreso negli interventi ammessi al finanziamento.

Appare appena il caso di precisare che la struttura commissariale non è, quindi, intervenuta per consentire la partecipazione di ERDIS a una procedura competitiva ancora da definire, ma per integrare la copertura finanziaria di un intervento già positivamente selezionato nell'ambito della procedura ministeriale.

Per comprendere la tempistica dell'intervento, rilevano anche le condizioni stabilite dalla disciplina ministeriale per la conservazione del finanziamento.

Come espressamente riportato nelle premesse e nella relazione istruttoria allegata all'ordinanza speciale n. 68 del 21 dicembre 2023, il finanziamento MUR era subordinato, a pena di decadenza, al rispetto di specifici adempimenti di carattere amministrativo. Occorreva, a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale n. 1488 del 6 novembre 2023 e a pena di decadenza dal finanziamento, acquistare l'immobile entro 90 giorni dalla data di avvenuta pubblicazione della graduatoria e realizzare il progetto entro e non oltre il 31 dicembre 2025.

La tempistica dell'ordinanza commissariale deve essere valutata alla luce del rischio di decadenza da un finanziamento ministeriale già riconosciuto all'Ente regionale per il diritto allo studio delle Marche per un valore di 8.287.506,98 euro.

L'eventuale mancata definizione della copertura finanziaria avrebbe potuto compromettere la possibilità per ERDIS di perfezionare l'operazione nei termini stabiliti dal Ministero, con conseguente pregiudizio per la realizzazione dello studentato.

Quanto all'acquisizione dell'immobile, l'ordinanza indica espressamente un prezzo di 3.300.000 euro, con copertura per 2.475.000 euro a carico del finanziamento MUR e per 825.000 euro a carico di ERDIS.

Nessuna quota del contributo commissariale era pertanto destinata al pagamento del prezzo di acquisto dell'immobile. Le risorse commissariali, per un contributo pari a 3.951.011,47 euro, erano invece destinate alla componente di ricostruzione e miglioramento sismico dell'edificio, nell'ambito del complessivo progetto di restauro, risanamento conservativo e riqualificazione.

L'intervento pubblico ha quindi inserito il recupero di un edificio danneggiato dal sisma in un progetto di valorizzazione con destinazione sociale e universitaria. L'ordinanza speciale n. 68 del 21 dicembre 2023 è stata adottata sulla base di una richiesta formale da parte di ERDIS, presentata con nota acquisita al protocollo commissariale n. CGRTS-0056408-A del 18 dicembre 2023, con la quale l'ente ha richiesto l'attivazione dei poteri speciali per l'intervento.

L'ordinanza è stata adottata sulla base di un'istruttoria tecnica, come risultante dalla relazione istruttoria allegata all'ordinanza, previa acquisizione dell'intesa nella cabina di coordinamento del 20 dicembre 2023 con le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. L'ordinanza è stata prontamente adottata il 21 dicembre 2023, con visto da parte della Corte dei conti pervenuto in data 25 gennaio 2024, con la tempestività richiesta prudenzialmente dai termini decadenziali fissati dal bando ministeriale e dal concreto interesse pubblico nella realizzazione dell'intervento.

Il fondamento giuridico dell'ordinanza speciale risiede nell'articolo 11, comma 2, del decreto-legge n. 76 del 2020, e nella disciplina commissariale applicabile agli interventi urgenti e di particolare criticità.

Da ultimo, si rammenta che l'avvenuto controllo di legittimità della Corte dei conti attesta che il provvedimento è stato sottoposto al vaglio di un organo di controllo esterno, autonomo e indipendente, chiamato a verificarne la conformità al quadro normativo applicabile, nei limiti propri del controllo preventivo di legittimità.

Il visto della Corte dei conti costituisce, pertanto, un significativo elemento a sostegno della regolarità giuridico-amministrativa dell'ordinanza e della legittimità del ricorso allo strumento commissariale speciale.

Con riferimento alle ulteriori questioni sollevate nell'interpellanza, appare necessario chiarire che il sistema di prevenzione e controllo della ricostruzione post sisma si fonda su una pluralità di banche dati e strumenti operativi, istituiti per finalità differenti e affidati alla responsabilità di amministrazioni diverse; la distinzione assume particolare rilevanza perché consente di individuare, per ciascuna tipologia di informazione, quale soggetto sia responsabile della raccolta dei dati, quale autorità sia competente a effettuare le verifiche e quali conseguenze possano derivare dalle irregolarità accertate.

Sono stati già richiamati gli strumenti dell'anagrafe antimafia degli esecutori, degli strumenti di controllo della regolarità della manodopera introdotti, delle funzioni di alta sorveglianza dell'Anac e della tracciabilità dei flussi finanziari.

È proprio la pluralità di questi sistemi a rendere particolarmente importante il rafforzamento dell'interoperabilità promosso dal commissario straordinario Guido Castelli a partire dal 2023; l'obiettivo non è stato quello di concentrare nella struttura commissariale funzioni di controllo spettanti ad altre autorità, ma di migliorare la possibilità di collegare informazioni che, pur riguardando i medesimi interventi e operatori economici, sono detenute da amministrazioni differenti.

A tale proposito, quanto all'esercizio delle funzioni di prevenzione antimafia, si osserva che la struttura per la prevenzione antimafia costituita nell'ambito del Ministero dell'Interno ne coordina l'attività, in raccordo con le prefetture attraverso i Gruppi interforze antimafia, e con il contributo della DIA, del Gruppo interforze centrale e dei reparti territoriali delle Forze di Polizia.

Questa sinergica attività accompagna l'intero ciclo dei controlli, dalle verifiche per l'iscrizione e la permanenza nell'Anagrafe alla programmazione degli accessi ispettivi e alla valutazione dei relativi esiti. La condivisione tempestiva degli elementi conoscitivi e l'esame congiunto delle situazioni più complesse consentono di integrare la conoscenza dei territori con una lettura unitaria delle dinamiche imprenditoriali, anche quando interessano più province.

Presso la Struttura opera un ufficio di analisi avanzata interforze, composto da personale altamente qualificato dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia di Stato e della Polizia penitenziaria, con consolidata esperienza nell'analisi criminale e nelle investigazioni economico-patrimoniali. Questo modello organizzativo ha consentito il consolidamento di un'attività continuativa di osservazione delle imprese e delle filiere, nella quale le informazioni acquisite alimentano gli approfondimenti e consentono il tempestivo riesame delle posizioni alla luce di elementi sopravvenuti.

I risultati conseguiti documentano la concreta capacità di intervento del sistema. Nell'ultimo triennio sono stati interdetti 102 operatori economici che avevano manifestato interesse a partecipare alla ricostruzione post-sisma 2016, precludendone l'ingresso nella filiera dei lavori. Sul versante della vigilanza in fase esecutiva, sono stati effettuati oltre 125 accessi ispettivi nei cantieri della ricostruzione, di cui 48 nella regione Marche.

Per quanto attiene ai fatti oggetto di interpellanza, la Struttura per la prevenzione antimafia aveva già, prima della discovery da parte della procura di Ancona, proceduto ad adottare, nei confronti di due società poi risultate coinvolte nell'indagine, provvedimenti di natura interdittiva, oltre un terzo provvedimento di vigilanza collaborativa nei confronti di altro operatore economico. A seguito della discovery la medesima Struttura sta vagliando le posizioni di ulteriori imprese coinvolte nell'indagine.

L'azione amministrativa ha quindi operato tanto in via anticipata, agendo nei confronti dei soggetti intenzionati ad accedere ai lavori e con i controlli nei cantieri, tanto in chiave repressiva con l'adozione dei provvedimenti interdittivi.

Il complesso delle iniziative descritte esprime un presidio di prevenzione strutturato e continuativo, sostenuto dal coordinamento tra la Struttura, le prefetture e gli organismi investigativi. Il rafforzamento dell'analisi, la vigilanza sui territori e il progressivo sviluppo degli strumenti informativi concorrono alla tutela delle risorse pubbliche, delle imprese sane e della regolare prosecuzione della ricostruzione. Infine, per quanto concerne il comma 5 dell'articolo 18 del decreto-legge n. 144 del 7 agosto 2026, esso prevede la cancellazione dall'Anagrafe degli esecutori delle imprese caratterizzate da significative o persistenti inadempienze nell'esecuzione dei lavori di ricostruzione.

L'applicazione operativa della recentissima disposizione postula la necessità di definire procedure istruttorie e modalità di coordinamento tra materie e uffici competenti così da raggiungere una tipizzazione delle condotte che possono giustificare la cancellazione, in via amministrativa, dall'Anagrafe antimafia degli esecutori, di un operatore economico per motivi diversi dai profili antimafia. La tutela della legalità e la continuità della ricostruzione rappresentano esigenze imprescindibili, entrambe indispensabili per assicurare il corretto utilizzo delle risorse pubbliche e il rispetto dei diritti delle comunità colpite.

Per tali ragioni, il Governo ribadisce la massima attenzione rispetto alle vicende oggetto delle recenti indagini e conferma il proprio impegno a garantire la piena collaborazione con la magistratura e con gli organismi istituzionali competenti. Il Governo continuerà a sostenere il rafforzamento dei controlli e il coordinamento tra amministrazioni, affinché la ricostruzione possa proseguire con rigore e tempestività, nell'interesse delle comunità colpite dal sisma.

PRESIDENTE. La deputata Manzi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta all'interpellanza Braga ed altri n. 2-00973, di cui è cofirmataria.

IRENE MANZI (PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Non posso ritenermi assolutamente soddisfatta da questa risposta. Voglio ringraziare ed esprimere anche la mia solidarietà alla Sottosegretaria Siracusano, non solo perché è l'unica esponente di questo Governo che mette la faccia e dà delle risposte su questo tema, ma anche perché ha dovuto leggere una risposta burocratica ed elusiva, che non è stata scritta ovviamente dai suoi uffici, ma che è stata scritta dalla struttura commissariale. Elusiva, perché leggendo appunto i dati ancora una volta assistiamo a quello a cui assistiamo ormai da più di due settimane rispetto a questa inchiesta e alla sua gravità: una sostanziale sottovalutazione di quello che è legato e di quello che è il quadro istruttorio. È un'indagine in corso, concordo anch'io in maniera ferma e assoluta, anche a nome del collega Curti, sul fatto che la magistratura dovrà, ovviamente, approfondire tutti gli aspetti di questa inchiesta e farlo nel modo più sereno e fattivo possibile, però io voglio ricordare, appunto, quei numeri che il collega Curti ha citato: 51 indagati, 17 società coinvolte, 8 persone arrestate e, soprattutto, 57 milioni di euro sequestrati. Questa è la mole economica che si associa a quell'inchiesta, a un'inchiesta appunto che porta con sé un marchio a carico di chi governa attualmente la filiera della ricostruzione: quello di aver consentito, secondo le ricostruzioni della magistratura, alla malavita organizzata di infiltrarsi economicamente nella ricostruzione post-terremoto, in quella ricostruzione che è il cantiere edile più grande d'Europa. Ed è un'accusa gravissima che viene sottovalutata e sulla quale, ancora, a livello nazionale, dalla Presidente del Consiglio Meloni, dalla presidente della Commissione antimafia - i colleghi componenti della Commissione antimafia hanno chiesto, appunto, alla presidente Colosimo di poter ascoltare il commissario straordinario, il presidente Acquaroli - abbiamo ancora assistito al silenzio più assoluto. Ed è un silenzio grave, un silenzio allarmante ovviamente, proprio perché quelle indagini vanno a intaccare, per prima cosa, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, una fiducia importante e fondamentale; e va a toccare, peraltro, l'economia sana di quella regione, che ha visto creare un sistema di sfruttamento della manodopera - perché basterebbe vedere anche come venivano pagati e con quale inquadramento venivano impiegati gli operai all'interno delle ditte coinvolte -, di vera e propria concorrenza sleale tra le imprese edili. Questo pretenderebbe una presa di posizione chiara da parte delle forze di Governo perché, purtroppo, quel quadro normativo che è stato puntualmente citato nella risposta, quel sistema che voglio ricordare, a cominciare appunto dal sistema GE.DI.SI., è stato messo in atto da un altro commissario straordinario. Castelli lo ha inaugurato, ma è stato messo in atto dal commissario straordinario Giovanni Legnini, sul quale, da parte di questo Governo, si assiste a un silenzio assoluto e totale, non riconoscendogli i meriti e il lavoro importante, istruttorio, anche sul badge di cantiere, che è stato svolto proprio dal commissario Legnini (Applausi del deputato Curti).

Ma, oltre a questo, ecco tutto quel quadro normativo da qualche parte non ha funzionato, perché altrimenti non assisteremmo a queste accuse così gravi, all'inchiesta appunto che tocca, da un lato, direttamente il sistema istituzionale di governo regionale, con l'arresto di una delle persone di più stretta fiducia: la figura del capo di gabinetto, all'interno di un ente regionale, è la figura di più stretta fiducia del presidente regionale. Questa persona si trovava al centro - almeno così ricostruiscono le indagini - di un vero e proprio sistema corruttivo che influenzava in realtà… rischiava di influenzare. E la vicenda delle Monachette ne è la rappresentazione plastica, in questo senso, proprio perché, sì, è stato ERDIS ad agire, ma la regione Marche, su ERDIS, sull'Ente regionale per il diritto allo studio ha un obbligo e un dovere di controllo e di stretta vigilanza, di approvazione dei bilanci. Quindi, nel momento in cui venivano stanziate le cifre per acquistare l'immobile - sul quale c'era stato anche un preliminare di vendita prima della risultanza, appunto, del bando ministeriale - qualche azione di controllo la regione avrebbe dovuto svolgerla.

E, poi, c'è l'accusa a carico dell'impresa Rest Edile Srl, che fa capo all'imprenditore Enrico Crucianelli, di essere un vero e proprio crocevia in realtà, uno strumento che faceva da cerniera, attraverso il sistema dei subappalti, rispetto all'ingresso di imprese legate tramite prestanome alla criminalità organizzata nel sistema della ricostruzione. Qualcosa non ha funzionato, perché per le dimensioni di quell'impresa - appunto, Rest Edile -, per il numero degli appalti che aveva in carico. Il commissario Castelli ha detto che molte di queste erano opere di ricostruzione privata; non è meno grave, perché, come ricorda il testo della nostra interpellanza, anche per la ricostruzione privata le ditte sono soggette a forme di controllo antimafia importanti.

Quindi, qualcosa in quel sistema non ha funzionato, perché quello a cui stiamo assistendo - e voglio citare le parole della nostra capogruppo in consiglio regionale, Valeria Mancinelli, nella seduta del consiglio regionale straordinario di Muccia - è davvero “uno tsunami”, un vero e proprio tsunami che si sta abbattendo sulla vita delle persone, che hanno immobili in corso di ricostruzione e che vedono i loro cantieri bloccati in questo momento. C'è anche la condizione dei lavoratori: stiamo parlando di circa mille lavoratori e ci sono casi, che emergono quotidianamente sulle cronache locali, di lavoratori che non sono pagati in questo momento, perché le ditte subappaltatrici non vi fanno fronte e sono misteriosamente sparite.

Io voglio chiedere come dalla struttura commissariale, dalla struttura che fa capo al Ministero dell'Interno, non ci si sia accorti che quella impresa cambiava continuamente i propri subappaltatori nel momento in cui l'impresa subappaltatrice non otteneva l'iscrizione all'interno della white list. Possibile che a nessuno si sia accesa una lampadina in tutta la catena di controllo che è operativa in questo caso? Allora, questo è ciò che noi chiediamo: una presa di coscienza forte e comune - e non più una sottovalutazione -, che abbia al centro quelle parole d'ordine di serietà, trasparenza e legalità, che sia capace davvero di restituire fiducia ai cittadini e che si faccia carico della condizione in cui i cittadini in questo momento si trovano e della condizione delle aree interne - e sono i dati riportati la scorsa settimana nello studio Sisma10, che è stato curato da un laboratorio, da un organismo indipendente di ricerca - che è una grande questione nazionale.

Noi vorremmo che il Governo prendesse atto che quello che sta emergendo, rispetto alla ricostruzione post-sisma, è davvero una grande questione nazionale in cui è necessario ripristinare la legalità e la trasparenza a beneficio dei cittadini, in primo luogo. Sono quelle aree interne dove un lavoratore su tre guadagna meno di mille euro e dove lo spopolamento cresce: dal 2015 al 2024 la popolazione è scesa del 12,5 per cento. E allora sì, questa è davvero una questione nazionale fondamentale, a cui non è possibile assistere o sminuire o in qualche modo fare delle mezze ammissioni - come nelle notizie che arrivavano non si è capito bene come - così come ha fatto il presidente Acquaroli rispetto al suo capo di gabinetto.

E allora voglio ricordare proprio i risultati, perché qualche allarme gli organismi indipendenti e le associazioni che lavorano sul campo lo hanno registrato in passato. Voglio citare, appunto, il dossier di ActionAid dello scorso agosto e il rapporto Sisma10, curato dal centro studi indipendente Ecologia del post-terremoto, che evidenziavano una cosa, un dato. Infatti, confrontando i rapporti emerge un'assenza di infrastrutture con dati aperti e interoperabili. La pubblicazione dei dati risulta frammentata e spesso, addirittura, in report PDF, che sono di difficile consultazione per chi deve fare queste ricerche. Allora, visto che queste ricerche sono state pubblicate prima dello scoppio dell'indagine, mi verrebbe da dire: perché chi gestisce politicamente e a livello istituzionale la ricostruzione non ha fatto nulla per evidenziarle? Si è limitato sostanzialmente a dire che quei dati forniti da ActionAid anche sullo stato, in realtà, percentuale e sull'avanzamento della ricostruzione… ActionAid ha fatto presente che oltre il 60 per cento degli interventi pubblici di ricostruzione è ancora in fase pre-lavori, quindi è un dato rispetto alle ricostruzioni propagandistiche e trionfalistiche.

Noi avremmo voluto una cosa in questa sede: una risposta chiara da parte del Governo, non solo su cosa è mancato o sul quadro normativo, ma su cosa intende fare ora. Pochi giorni fa il prefetto di Macerata - e voglio ringraziarlo davvero per la sensibilità istituzionale che ha dimostrato - ha incontrato le forze sindacali che hanno messo in ordine, rispetto alla grave situazione in cui versano i cittadini e rispetto al timore che i cantieri si blocchino, una serie di richieste precise: un tavolo di crisi istituzionale, l'aggiornamento del protocollo di legalità, il miglioramento, tra l'altro, della normativa per evitare delle violazioni o delle elusioni, la verifica puntuale e preventiva della capacità effettiva delle imprese…

PRESIDENTE. Concluda.

IRENE MANZI (PD-IDP). …e il rafforzamento degli organici degli ispettori del lavoro, per esempio, che devono fare i controlli sulle imprese.

Noi oggi davvero - e mi spiace che si sia trovata la Sottosegretaria Siracusano, che conosco e stimo per il rigore con cui opera in quest'Aula - avremmo voluto delle altre risposte e soprattutto degli impegni concreti su cosa si intende fare ora perché questi episodi non solo non si verifichino più, ma perché la malavita organizzata esca, nelle Marche, dal sistema della ricostruzione (Applausi del deputato Curti).

(Chiarimenti e iniziative di competenza in ordine alle procedure consolari attivate da Flavio, Eduardo e Carlos Bolsonaro presso l'Ambasciata d'Italia a Brasilia - n. 2-00971)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bonelli e Zanella n. 2-00971 (Vedi l'allegato A).

Chiedo al deputato Bonelli se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, rappresentante del Governo, è noto ormai ed è pubblica notizia che Flavio, Eduardo e Carlos Bolsonaro, figli dell'ex Presidente della Repubblica federativa brasiliana, Jair Bolsonaro, hanno ottenuto la cittadinanza e il passaporto italiano. In particolar modo, mi corre l'obbligo di ricordare che il senatore Flavio Bolsonaro, candidato alle ultime presidenziali del 25 ottobre 2026 e sconfitto dall'attuale Presidente Inácio da Silva Lula, è oggetto di due inchieste della polizia federale sotto la supervisione del Supremo tribunale federale: la prima, affidata ad Alexandre de Moraes, riguarda ipotesi di riciclaggio connesse a società di scommesse e piattaforme di pagamento riconducibili all'avvocato Willer Tomaz, compreso il possibile accesso ai conti di una società offshore; la seconda, affidata ad André Mendonça, riguarda il finanziamento del film Dark Horse da parte di Daniel Vorcaro, ex controllore del Banco Master, per evasione valutaria, organizzazione criminale, riciclaggio e corruzione. Flavio Bolsonaro ha lasciato il Brasile, praticamente è fuggito dal Brasile, attraverso l'Argentina utilizzando un passaporto italiano.

Signora rappresentante del Governo, per essere molto rapido, perché intendo conoscere la risposta del Governo, le chiedo, quindi, di fornire, con queste domande che ho fatto nell'interpellanza, ogni elemento necessario a chiarire quando Flavio, Eduardo e Carlos Bolsonaro abbiano chiesto l'iscrizione nella lista d'attesa dell'ambasciata d'Italia a Brasilia, in quali date siano stati convocati, quando abbiano presentato la documentazione richiesta per il riconoscimento e in quali date abbiano ottenuto la cittadinanza, quando l'ambasciata italiana a Brasilia abbia ripreso le convocazioni dopo la sospensione dell'agosto del 2018, quanti richiedenti iscritti nella lista d'attesa in data anteriore fossero, in quel momento, ancora in attesa di convocazione, se per i tre richiedenti sia stata disposta una convocazione prioritaria o in deroga all'ordine cronologico e, in caso affermativo, sulla base di quale criterio e da chi sia stata autorizzata presso l'ambasciata, se non ritengano di avviare verifiche ispettive, se a Edoardo e Flavio Bolsonaro sia stato rilasciato un passaporto italiano, da quale autorità, in quale data e se risultano iscritti all'AIRE, se siano a conoscenza dell'inchiesta in corso in Brasile, quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intendano assumere al fine di scongiurare il rischio che il passaporto italiano sia utilizzato come un salvacondotto per chi ha commesso gravi reati nella giustizia e se non ritengano di valutare, per quanto di competenza, la sussistenza dei presupposti per l'annullamento dei passaporti dei figli di Bolsonaro.

PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato, Matilde Siracusano, ha facoltà di rispondere.

MATILDE SIRACUSANO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Bonelli che mi dà la possibilità di ribadire quanto già espresso dal Ministro degli Affari esteri in occasione di altri atti di sindacato ispettivo. Il riconoscimento della cittadinanza italiana di Eduardo, Flavio e Carlos Bolsonaro è avvenuto nel rispetto della normativa allora vigente e delle procedure previste dall'ordinamento. Eduardo Bolsonaro ha presentato la richiesta di inserimento in lista d'attesa alla cancelleria consolare dell'ambasciata d'Italia a Brasilia il 22 dicembre 2020, Carlos e Flavio Bolsonaro il 26 ottobre 2021.

Al momento della presentazione delle richieste, tutti risultavano residenti a Brasilia e avevano presentato la necessaria prova documentale.

Il 20 ottobre 2021, dopo circa un anno dall'inserimento in lista d'attesa, Eduardo Bolsonaro ha contattato la cancelleria consolare dell'ambasciata per chiedere aggiornamenti sullo stato della sua pratica. Dopo un ulteriore anno, quindi l'8 novembre 2022, i fratelli Bolsonaro hanno potuto presentare le istanze di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis presso la cancelleria consolare.

La convocazione di Carlos e Flávio Bolsonaro è avvenuta contestualmente a quella del fratello Eduardo che per primo era in lista d'attesa. Si tratta di una prassi consolidata che prevede la trattazione contestuale delle pratiche di richiedenti discendenti dallo stesso avo italiano.

La cittadinanza italiana è stata riconosciuta ai tre fratelli Bolsonaro il 5 gennaio 2023: la documentazione presentata risultava, infatti, completa e conforme alle disposizioni allora applicabili. Come da prassi, è stata contestualmente richiesta la loro iscrizione all'AIRE.

Il rilascio dei passaporti è avvenuto a distanza di diversi mesi per Flávio Bolsonaro, l'8 novembre 2023, e di oltre un anno per Eduardo, il 3 aprile 2024, e Carlos, il 14 giugno 2024. Al momento del rilascio dei passaporti, non risultavano all'ambasciata d'Italia a Brasilia pendenze giudiziarie a carico dei tre fratelli ed è opportuno ricordare che il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis non prevede un'attività di valutazione discrezionale da parte dell'amministrazione: il responsabile del procedimento è chiamato ad accertare il possesso da parte del richiedente semplicemente dei requisiti stabiliti dalla normativa vigente e, al momento della presentazione delle domande, era in particolare ancora in vigore il precedente regime normativo che consentiva il riconoscimento della cittadinanza italiana sulla base di una linea di discendenza ininterrotta da un antenato italiano, senza limiti generazionali.

Solo successivamente, con la riforma promossa dal Ministro Tajani, adottata con il decreto-legge n. 36 del 28 marzo 2025, sono stati introdotti criteri più rigorosi e il riconoscimento della cittadinanza italiana è stato collegato a un legame più diretto ed effettivo con il Paese.

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Enrico Mattei” di Recanati, in provincia di Macerata, che sono presenti in tribuna ad assistere ai nostri lavori (Applausi). Li salutiamo, li ringraziamo e auguriamo loro ogni fortuna, precisando che la seduta di oggi è dedicata allo svolgimento delle interpellanze e quindi sono presenti in Aula - adesso stiamo discutendo l'ultima interpellanza all'ordine del giorno - i deputati che discutono, appunto, le proprie interpellanze e la Sottosegretaria Siracusano per conto del Governo.

Il deputato Bonelli ha facoltà di replicare.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, sono assolutamente insoddisfatto e anche estremamente preoccupato perché la risposta del Governo, oltre ad essere oltremodo estremamente incompleta e le spiegherò perché, è, in ogni caso, purtroppo, la conferma che Edoardo, Carlos e Flávio Bolsonaro hanno avuto un trattamento prioritario da parte delle strutture dell'ambasciata e delle strutture consolari.

Le spiegherò perché hanno avuto un trattamento prioritario: c'è una sentenza del 2024 del tribunale di Firenze, in relazione ad alcuni ricorsi di cittadini che oggi sono italiani, ma italo-brasiliani, che hanno aspettato oltre dieci anni per avere la cittadinanza. Ebbene, che cosa è accaduto con Eduardo, Flávio e Carlos Bolsonaro? Sono le date che lei poc'anzi ci ha citato, ovvero l'8 novembre 2022 Eduardo, Flávio e Carlos Bolsonaro hanno presentato l'istanza per il riconoscimento della cittadinanza. Tra l'altro, questa è la data di alcune settimane dopo la vittoria di Lula di circa quattro anni fa, ma lasciamo perdere, la politica non c'entra nulla in questo contesto.

Però, c'è un'accelerazione incredibile: l'istanza significa la presentazione della documentazione su chiamata dell'ambasciata. Il 5 gennaio 2023 Eduardo, Flávio e Carlos Bolsonaro hanno il riconoscimento della cittadinanza, signora Sottosegretaria: 58 giorni dopo. Ci rendiamo conto? Cinquantotto giorni dopo. E non può far valere nemmeno il conteggio dall'iscrizione nella lista d'attesa che per un fratello era il 20 novembre 2022, per l'altro il 22 dicembre 2021.

Ci troviamo di fronte a una procedura fortemente accelerata che evidenzia un trattamento prioritario. Del resto, non nascondiamo l'amicizia politica e la solidarietà tra i fratelli Bolsonaro e il gruppo della Lega guidato da Salvini. Ripeto, però, che c'è un problema che attiene alla salvaguardia e alla tutela delle procedure che riguardano gli italiani all'estero che non hanno potuto avere questo trattamento.

Signora Sottosegretaria, questo mi costringe - io la ringrazio, ovviamente, non mi sto rivolgendo a lei, perché lei non ha alcuna responsabilità, voglio precisare questo aspetto che è sempre dovuto in ogni caso - a chiedere i dovuti accertamenti da parte delle autorità anche giudiziarie competenti, perché è assolutamente inaccettabile. Sa che cosa è inaccettabile, signora Sottosegretaria? Che ci sono persone che utilizzano il passaporto italiano per fuggire dalla giustizia. Lo ha fatto Carla Zambelli, dicendo in un'intervista alla CNN: io adesso ho il passaporto italiano e sono intoccabile, nessuno mi può far nulla. È venuta in Italia e sta qui e ovviamente in attesa che ci sia il pronunciamento del tribunale sulla richiesta di estradizione. Ha detto: sono intoccabile perché ho il passaporto italiano.

Signora Sottosegretaria, mi rivolgo a lei affinché ne renda conto anche al Governo italiano, sa Eduardo Bolsonaro come ha utilizzato il passaporto non più tardi di pochi mesi fa, dopo che c'è stata una sua condanna a quattro anni per concorso nel golpe di Stato in Brasile? Ha fatto un video da Dallas in Texas, prendendo il passaporto, come io adesso le mostro (Il deputato Bonelli mostra un passaporto), e ha detto, mi perdonerà ma poi lo traduco: “Moraes” - che è il giudice del tribunale - “foda-se que você cancelou meu passaporte. Quando eu falo que me preparei, eu me preparei. Eu conheço meu inimigo. Moraes, se você tem culhão. Moraes, eu tenho passaporte italiano. Manda a Itália cancelar meu passaporte. Manda tomar de jeito”, e fa questo gesto (Il deputato Bonelli fa un gesto con la mano); fa questo gesto perché dice che “ve gosta”, che significa “gli piace”.

Ha usato il passaporto italiano per insultare un giudice e dire… non posso usare altre parole …Dice: io mi preparo, ho il passaporto italiano, non mi potrai mai prendere: te la puoi prendere in quel posto, signor giudice, te la puoi prendere in quel posto.

Ma io le chiedo: è mai possibile che il passaporto italiano venga utilizzato in questa maniera? È chiaro dopo questa risposta - è di tutta evidenza - che c'è stata una procedura accelerata: è necessario accertare chi ha sollecitato, se da parte di qualche esponente del Governo italiano ci sia stato un sollecito, una raccomandazione politica affinché i fratelli Bolzonaro, che fuggono dalla giustizia, mi riferisco a Eduardo e Flávio Bolsonaro, abbiano avuto il passaporto mentre ci sono italiani che aspettano dieci anni. Ma le pare normale? Cinquantotto giorni mentre gli italiani aspettano dieci anni per avere il passaporto.

Questo mi porta alla considerazione finale: su questo aspetto è necessario che venga fatta un'attenta verifica da parte dell'autorità competente, della quale non ho gli strumenti, quindi da parte dell'autorità giudiziaria. Perché? Perché, vede, signora Sottosegretaria, non possiamo pensare che, in particolar modo, a un parlamentare che chiede le cronologie, quando sia inserito nella lista d'attesa, se ha saltato la lista d'attesa, non ci sia una risposta da parte del Governo, ma un omissis da parte del Governo.

Ecco perché mi ritengo assolutamente insoddisfatto e devo dire che, purtroppo, oggi abbiamo avuto la conferma che Eduardo, Carlos e Flávio Bolsonaro hanno avuto un trattamento privilegiato rispetto a tanti altri italiani.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.

Modifica nella composizione di gruppi parlamentari.

PRESIDENTE. Comunico che, con lettera pervenuta in data 6 novembre 2026, la deputata Francesca Ghirra, già iscritta al gruppo parlamentare Alleanza Verdi e Sinistra, ha dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Misto, cui risulta pertanto iscritta.

Annunzio della convocazione del Parlamento in seduta comune e sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Avverto che, come già comunicato ai gruppi per le vie brevi, nella giornata di mercoledì 11 novembre, alle ore 9,30, è convocato il Parlamento in seduta comune per l'elezione di dieci componenti il Consiglio superiore della magistratura. La chiama avrà inizio dai senatori.

Conseguentemente, secondo le intese intercorse tra i gruppi, la discussione generale del disegno di legge n. 3121​, di conversione del decreto-legge n. 168 del 2026 in materia di giustizia, sarà iscritta all'ordine del giorno della seduta di mercoledì 11 novembre a partire dalle ore 12, mentre il seguito dell'esame sarà iscritto nella parte pomeridiana della medesima seduta, a partire dalle ore 16,15, dopo l'eventuale seguito dell'esame del disegno di legge n. 3119​ (decreto-legge n. 167 del 2026 relativo ai veicoli Euro 5).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Intervengo per informare, con grande preoccupazione, che, due ore fa, un gruppo di 14 volontari che raccoglievano le olive a 23 chilometri da Ramallah, in una cittadina che si chiama Kafr Ni'ma, è stato arrestato. Tra questi 14, di varie nazionalità, ci sono degli italiani, c'è anche la nostra consigliera comunale Giorgia Lombardi. Esprimiamo una profonda preoccupazione per il clima che ormai si è consolidato in quell'area, in Cisgiordania, dove aiutare le popolazioni palestinesi che lavorano nelle loro terre per la raccolta delle olive è diventato un momento di profonda, drammatica e violenta repressione nei confronti dei palestinesi.

Mi risulta, da un vocale che mi è stato inviato da Giorgia Lombardi prima di essere arrestata, anzi, nei momenti dell'arresto, che i palestinesi sono stati brutalmente picchiati e che i 14 volontari sono stati arrestati dall'esercito israeliano. Chiedo, quindi, che il Ministero degli Affari esteri si attivi rapidamente per garantire l'incolumità, ma, ancora una volta, che il Governo italiano decida, una volta per tutte, di sanzionare il Governo criminale di Netanyahu, che consente questa violenza inaudita nei confronti delle popolazioni palestinesi che sulle loro terre coltivano gli ulivi per fare olio, che non sono più nelle condizioni di poter fare nulla e subiscono violenze quotidiane sistematiche.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Lunedì 9 novembre 2026 - Ore 15:

1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 28 settembre 2026, n. 167, recante misure urgenti per la circolazione dei veicoli ad alimentazione diesel appartenenti alla categoria ambientale "Euro 5". (C. 3119​)

Relatori: PIZZIMENTI, per la VIII Commissione; RAIMONDO, per la IX Commissione.

2. Discussione sulle linee generali della mozione Ilaria Fontana ed altri n. 1-00610 in materia di politiche per il clima e impegni per la 31a Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP31) di Antalya .

La seduta termina alle 12,12.