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Temi dell'attività parlamentare

Istituzioni e diritti fondamentali
Cittadinanza e immigrazione
Commissione di inchiesta sui centri per immigrati

Per consentire una proroga della durata dei lavori ed integrare i compiti dell'inchiesta la Camera ha approvato alcune modifiche alla delibera del 17 novembre 2014, con cui è stata istituita una Commissione monocamerale di inchiesta sui centri di trattenimento e di accoglienza per gli immigrati. In particolare, le modifiche prevedono una proroga della durata dei lavori della Commissione fino alla fine della legislatura e una integrazione dei relativi compiti, motivati sia dalla esigenza di approfondire maggiormente un fenomeno che negli ultimi mesi ha assunto dimensioni sempre più crescenti, sia dalla necessità di tenere conto delle novità introdotte successivamente all'istituzione della Commissione, in particolare con il d.lgs. n. 142 del 2015 che ha riformato il sistema di accoglienza dei migranti.

 
La Commissione monocamerale di inchiesta sui centri per gli immigrati
  • 3 dossier,
  • 1 risorsa web
29/03/2016

Con la delibera 17 novembre 2014 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 275 del 26 novembre 2014), l'Assemblea della Camera ha istituito una Commissione monocamerale di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri destinati all'accoglienza e al trattenimento di immigrati.

Tra gli obiettivi dell'inchiesta si segnalano l'accertamento delle condizioni di permanenza dei migranti e della efficienza delle strutture nonché di eventuali condotte illegali e atti lesivi dei diritti fondamentali e della dignità umana, la verifica delle procedure per l'affidamento della gestione dei centri, la valutazione dell'operato delle autorità preposte al controllo dei centri e la corretta tenuta dei registri di presenza unitamente ad una valutazione circa la sostenibilità del sistema sotto il profilo economico anche riguardo a possibili, nuove soluzioni normative per la gestione della questione immigrazione. L'inchiesta dovrà inoltre l'accertare eventuali gravi violazioni delle regole dei centri nonché comportamenti violenti o in violazione di disposizioni normative da parte delle persone ospitate. La valutazione degli enti di gestione comprende anche la verifica di eventuali procedimenti penali relativamente alla gestione, anche in passato, di centri di accoglienza o di identificazione ed espulsione.

E' prevista una relazione conclusiva sulle indagini svolte; la durata dei lavori della Commissione è fissata ad un anno.

La delibera prevede che la Commissione sia composta da 21 deputati, nominati dal Presidente della Camera in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, assicurando la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo. Con i medesimi criteri e procedure si provvede alle eventuali sostituzioni (a seguito di dimissioni; cessazione dalla carica; altre cause di impedimento sopraggiunte). Il Presidente viene eletto dai membri della Commissione. Il testo demanda ad un regolamento interno l'organizzazione delle attività e il funzionamento della Commissione, atto per la cui approvazione è richiesta la maggioranza assoluta. Le sedute della Commissione sono pubbliche, ferma restando la possibilità di riunirsi in seduta segreta con deliberazione a maggioranza semplice. La Commissione può inoltre avvalersi dell'opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e delle collaborazioni che ritiene necessarie, nel limite massimo stabilito nel regolamento interno.

L'autorizzazione di spesa prevista è pari a 10.000 euro per l'anno 2014 e 90.000 euro per l'anno 2015.

La suddetta Commissione monocamerale - composta da 21 deputati che sono stati nominati il 20 marzo 2015 con annuncio nella seduta dell'Assemblea del 23 marzo 2015 - si è costituita nella seduta del 26 marzo 2015; nella seduta del 9 aprile 2015 ha adottato il regolamento interno e una delibera sul regime di divulgazione degli atti e dei documenti. Successivamente, ha deliberato lo svolgimento di una serie di attività connesse all'oggetto dell'indagine.

Per consentire una proroga della durata dei lavori ed integrare i compiti dell'inchiesta la Camera ha approvato nella seduta del 24 marzo 2016 alcune modifiche alla delibera del 17 novembre 2014 (Doc. XXII, n. 62-A). In particolare, la nuova delibera:

  • proroga la durata dei lavori della Commissione fino al termine della legislatura;
  • integra l'oggetto dell'inchiesta comprendendovi anche l'uso delle risorse pubbliche impegnate per l'accoglienza, le condizioni e le modalità dell'espulsione, nonchè
    affida alla Commissione anche il compito di comporre un quadro statistico completo e aggiornato sul sistema di accoglienza e di identificazione;
  • affianca alla relazione finale prevista al termine dei lavori l'obbligo per la Commissione di redigere anche una relazione annuale da presentare entro il 31 dicembre. Per l'attività svolta fino al 31 gennaio 2016, la relazione deve essere presentata entro il 30 aprile 2016;
  • stabilisce che le risorse messe a disposizione della Commissione dalla delibera istitutiva per l'anno 2015, a carico del bilancio interno della Camera dei deputati, pari a 90 mila euro, siano confermate anche per gli anni successivi;
  • elimina ogni riferimento alla tipologia dei centri di accoglienza (CARA, CDA, e CIE), sostituendolo con un più corretto riferimento ai centri di accoglienza e trattenimento dei migranti, nonché alle procedure di accoglienza, identificazione ed espulsione.

Dossier
Documenti e risorse WEB
 
Gli interventi normativi in materia di trattenimento degli immigrati
29/03/2016

La legge europea 2013-bis (L. n. 161 del 2014) ha ridotto a 90 giorni il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di identificazione ed espulsione (CIE).

L'articolo 3 interviene su diverse disposizioni in materia di espulsione dello straniero irregolare per adeguarle al diritto comunitario, tra cui anche l'art. 14, comma 5, del testo unico immigrazione, D.Lgs. 286/1998. La disposizione previgente del comma 5 prevedeva che la convalida da parte del giudice della decisione di trattenimento comportasse una permanenza nel CIE di 30 giorni. Nel caso in cui tale periodo non fosse stato sufficiente all'identificazione dell'interessato o all'acquisizione dei documenti necessari per il rimpatrio, il giudice poteva disporre una proroga del trattenimento per altri 30 giorni, ulteriormente prorogabili dietro richiesta del questore, una prima volta di 60 giorni e poi di altri 60 giorni, fino ad un massimo di 180 giorni. Solo in alcuni casi specifici (ossia quando non fosse stato possibile procedere all'allontanamento a causa della mancata cooperazione del Paese terzo interessato al rimpatrio del cittadino o di ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi) il questore poteva chiedere ulteriormente al giudice di pace la proroga del trattenimento, di volta in volta, per periodi non superiori a 60 giorni, fino ad un termine massimo di ulteriori 12 mesi.

Si ricorda in proposito che la normativa comunitaria (direttiva 2008/115/CE, c.d. direttiva rimpatri, art. 15, par. 5 e 6) stabilisce che ciascun Stato membro stabilisce liberamente il periodo di trattenimento massimo nei centri di identificazione che non può superare tuttavia i 180 giorni. 6. E' data la possibilità agli Stati membri di prolungare il periodo di trattenimento nei CIE di altri 12 mesi nei casi in cui, nonostante sia stato compiuto ogni ragionevole sforzo, l'operazione di allontanamento rischia di durare più a lungo a causa della mancata cooperazione da parte del cittadino di un paese terzo interessato, o dei ritardi nell'ottenimento della necessaria documentazione dai paesi terzi.

Nel corso dell'esame del disegno di legge europea in prima lettura alla Camera è stata soppressa la possibilità della ulteriore proroga di 12 mesi, oltre ai 180 giorni, attivabile esclusivamente in presenza delle condizioni particolari sopra indicate (riconducibili sostanzialmente all'inerzia del Paese terzo).

Inoltre, permane la possibilità del questore di chiedere le proroghe del trattenimento, ulteriore ai primi 60 giorni (30+30) stabiliti dal giudice, tuttavia le proroghe (non più definite nel numero, ma sempre nel numero massimo di giorni) possono essere richieste nel caso in cui siano emersi elementi concreti che consentano di ritenere probabile l'identificazione ovvero qualora sia necessario per organizzare le operazioni di rimpatrio.

Con un'altra modifica introdotta dalla Camera, è stato previsto che qualora lo straniero sia stato già trattenuto in carcere per un periodo pari a 180 giorni (ossia per un tempo corrispondente a quello massimo di trattenimento nei CIE) può essere trattenuto in un centro per un periodo massimo di 30 giorni.

Inoltre, si prevede l'avvio della procedura di identificazione nei confronti dello straniero a qualsiasi titolo detenuto da parte del questore già durante la detenzione ponendo in capo alla direzione della struttura penitenziaria il compito di richiedere al questore le relative informazioni. Il questore avvia la relativa procedura presso le autorità diplomatiche competenti. Per agevolare le operazioni di identificazione, il detenuto viene tradotto, su richiesta del questore, presso il più vicino posto di polizia. Si ricorda che una disposizione simile è recata all'articolo 16, comma 5-bis (introdotto dal D.L. 146/2013, art. 6, comma 1, lett. c): dove si prevede una analoga procedura "veloce" di identificazione in carcere, per i detenuti per i quali è stata disposta l'espulsione da parte del prefetto (ai sensi dell'art. 13, comma 2) e che deve scontare una pena detentiva, anche residua, non superiore a due anni.

Nel corso dell'esame da parte del Senato la disposizione è stata ulteriormente modificata al fine di ridurre il limite massimo di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione da 180 a 90 giorni, anche con riferimento alla disposizione che riguarda lo straniero già trattenuto in carcere.

Si ricorda in proposito che la Camera tra il 2 e il 9 dicembre 2013 ha discusso alcune mozioni e una risoluzione riguardanti la disciplina dell'ingresso, del soggiorno e dell'allontanamento dei cittadini stranieri, con particolare riferimento alla problematica dei centri di identificazione ed espulsione. Tra gli atti approvati, qui rileva la mozione Zampa ed altri n. 1-00156 che impegna il Governo a ripensare gli attuali strumenti di gestione dell'immigrazione irregolare che risultano inefficaci (per quanto attiene all'effettività dei provvedimenti di espulsione) e costosi e ad abbattere i tempi di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione.

Anche il decreto-legge n. 146 del 2013, recante misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria, introduce anche alcune disposizioni in materia di trattenimento degli immigrati.

In primo luogo, come indicato sopra, viene modificata la disciplina dell'espulsione come misura alternativa alla detenzione, ampliando il campo di possibile applicazione della misura e delineando i diversi ruoli di direttore del carcere, questore e magistratura di sorveglianza, prevedendo una velocizzazione delle procedure di identificazione (art. 6).

Inoltre, tra le funzioni attribuite al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, istituito dal'articolo 7, sono previste anche la verifica del rispetto degli adempimenti connessi ai diritti previsti agli articoli 20 (trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione), 21 (modalità del trattamento), 22 (funzionamento dei centri) e 23 (attività di prima assistenza e soccorso) del regolamento di attuazione del testo unico sull'immigrazione, presso i centri di identificazione e di espulsione previsti dall'articolo 14 del testo unico in materia di immigrazione, con accesso senza restrizione alcuna in qualunque locale.

 
Le mozioni parlamentari sulla disciplina dell'ingresso e dell'allontanamento degli stranieri
29/03/2016

La Camera tra il 2 e il 9 dicembre 2013 ha discusso alcune mozioni e una risoluzione riguardanti la disciplina dell'ingresso, del soggiorno e dell'allontanamento dei cittadini stranieri, con particolare riferimento alla problematica dei centri di identificazione ed espulsione.

Sono state approvate le mozioni Zampa ed altri n. 1-00156 e Costa ed altri n. 1-00267, nel testo riformulato e per le parti non assorbite. Approvata anche la risoluzione Di Lello ed altri n. 6-00040, mentre sono state respinte le mozioni Fratoianni ed altri n. 1-00190, Giancarlo Giorgetti ed altri n. 1-00266 Toninelli ed altri n. 1-00269 e Palese ed altri n. 1-00271.

La mozione Zampa n. 156 (Partito democratico) impegna il Governo:

  • a ripensare gli attuali strumenti di gestione dell'immigrazione irregolare che risultano inefficaci (per quanto attiene all'effettività dei provvedimenti di espulsione) e costosi e ad abbattere i tempi di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione
  • ad assumere iniziative per riformare l'intera disciplina dell'ingresso, del soggiorno e dell'allontanamento dei cittadini stranieri, riducendo a misura eccezionale, o comunque del tutto residuale, il trattenimento dello straniero ai fini del suo rimpatrio, a favorire l'opzione del rimpatrio volontario assistito prima di procedere a qualunque forma di allontanamento coatto e a mettere in atto programmi di assistenza al rimpatrio volontario e di reintegrazione nei Paesi di origine, assicurando una capillare informazione su questi programmi
  • ad assumere iniziative per rivisitare le norme che sanzionano l'ingresso e il soggiorno irregolare, fermo restando il diritto del Paese, secondo le norme internazionali vigenti, all'espulsione come sanzione amministrativa quando non esistano i requisiti per il soggiorno regolare o per l'accoglimento dell'istanza di protezione umanitaria
  • ad introdurre politiche migratorie atte a garantire effettive possibilità di ingresso regolare e di inserimento sociale, nonché a introdurre meccanismi di regolarizzazione ordinaria
  • ad intervenire sulla disciplina di permanenza, per evitare il trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione di coloro che hanno bisogno di protezione, come le vittime di tratta, i minori, i richiedenti asilo e di coloro che, dopo un periodo di detenzione penale, non siano già stati identificati in carcere
  • a garantire che le pratiche necessarie ai fini dell'identificazione e delle eventuali procedure di rimpatrio avvengano nel massimo della trasparenza, garantendo ai profughi un'adeguata ospitalità presso centri appositi in cui sia garantita l'assistenza psicologica e legale
  • a garantire il periodico monitoraggio da parte delle prefetture delle reali condizioni di vita nei centri, verificando la congruenza dei servizi offerti con le convenzioni in essere e ad uniformare ed armonizzare i regolamenti e le convenzioni su tutto il territorio nazionale
  • a eliminare ogni restrizione e difficoltà al normale ingresso di associazioni umanitarie e organizzazioni non governative all'interno dei centri, al fine di umanizzare le condizioni di vita, sostenere un clima di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, individuare e sciogliere eventuali problemi sociali non identificabili al momento dell'ingresso, favorire, laddove possibile, il reinserimento sociale, nonché prevenire tensioni
  • ad assumere un'iniziativa normativa organica in materia di asilo nel rispetto dell'articolo 10 della Costituzione.

La mozione Costa n. 267 (Nuovo centro destra) impegna il Governo:

  • a fare quanto in suo potere per dotare i centri di identificazione ed espulsione dei finanziamenti necessari per il loro corretto funzionamento e per la loro messa in sicurezza
  • ad incentivare le politiche di integrazione dei migranti, legando il conferimento di permessi di soggiorno a rapporti di lavoro già esistenti, con la possibilità di prorogarne gli effetti di pari passo con la durata del rapporto di lavoro medesimo
  • ad effettuare un lavoro di monitoraggio dei flussi migratori insieme ai Governi dei Paesi da cui maggiormente provengono le imbarcazioni, in modo da rallentare i flussi e prevenire le tragedie del mare causate dalle condizioni disumane di viaggio su imbarcazioni prive di qualsiasi requisito di idoneità
  • a sollecitare le autorità dell'Unione europea ad intervenire allo scopo di fornire un effettivo aiuto e sostegno ai Paesi, quali l'Italia, che sono maggiormente coinvolti ed interessati dai flussi migratori a causa della propria posizione strategica e centrale nel Mediterraneo.

La risoluzione Di Lello n. 40 (Misto-PSI-PLI), incentrata su una singola questione, chiede che, come previsto dalla normativa vigente, l'identificazione dei detenuti extracomunitari da espellere sia effettuata già in carcere, in modo da rendere più efficiente il sistema attuale delle espulsioni e per una riduzione del numero dei CIE.

Respinta la mozione Fratoianni n. 1-00190 (Sinistra ecologia e libertà) che auspicava, nell'ambito di una riforma dell'intera disciplina dell'ingresso, del soggiorno e dell'allontanamento dei cittadini stranieri, l'abrogazione del reato di immigrazione irregolare e un ripensamento dell'attuale sistema di detenzione amministrativa, ad avviso dei firmatari ingiustificabile e illegittimo. Respinta anche la mozione Giancarlo Giorgetti 1-00266 (Lega Nord e Fratelli d'Italia) che prevede al contrario il rafforzamento dell'attuale sistema di detenzione amministrativa da considerarsi del tutto legittimo e in linea con le normative europee. Respinte, infine, le altre due mozioni, Toninelli n. 1-00269 (Mov. 5 stelle) e Palese n. 1-00271 (Forza Italia) che auspicano il miglioramento dell'organizzazione dei centri per i migranti anche al fine della loro messa in sicurezza.

 
I centri di accoglienza e trattenimento per gli immigrati
29/03/2016

In Italia vi sono diverse tipologie di centri destinati all'accoglienza e al trattenimento di immigrati, riconducibili sostanzialmente a tre tipi di strutture:

  • Centri di identificazione ed espulsione (CIE)
  • Centri di accoglienza (CDA)
  • Centri di accoglienza per Richiedenti asilo (CARA)

I Centri di identificazione ed espulsione (CIE), ex Centri di permanenza temporanea ed assistenza (CPTA), sono luoghi di trattenimento del cittadino straniero in attesa di esecuzione di provvedimenti di espulsione disciplinati dall'art. 14 del testo unico in materia di immigrazione (D.Lgs. 286/1998).

I motivi di possibile trattenimento, che deve essere convalidato dall'autorità giudiziaria, sono i seguenti: perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all'acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero a giudizio di convalida, ovvero per l'indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo.

In tali strutture lo straniero deve essere trattenuto con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza ed il pieno rispetto della sua dignità.

Esistono, inoltre, altre due tipologie di strutture che accolgono e assistono gli immigrati irregolari.

I Centri di accoglienza (CDA) sono strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L'accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l'identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l'allontanamento.

I Centri di accoglienza richiedenti asilo (CARA) sono strutture che ospitano per un periodo limitato lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l'identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato.

In proposito, si ricorda che l'articolo 1, comma 204, della legge di stabilità 2014 (L. 147/2013) ha incrementato di 3 milioni di euro per l'anno 2014 il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo (di cui all'art. 1-septies del decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416), al fine di realizzare iniziative complementari o strumentali necessarie all'integrazione degli immigrati nei comuni, singoli o associati, che siano sede di centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) in numero pari o superiore alle 3.000 unità.

Esiste una ulteriore tipologia di centri, i Centri di primo soccorso ed assistenza (CSPA); si tratta di strutture localizzate in vicinanza dei luoghi di sbarco destinate all'accoglienza degli immigrati per il tempo strettamente occorrente al loro trasferimento presso altri centri (indicativamente 24/48 ore).

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