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Temi dell'attività parlamentare

Finanza, fisco e patrimonio pubblico
Commissione: VI Finanze VII Cultura
Fisco, patrimonio e altre entrate
Crediti d'imposta e agevolazioni per le imprese

Gli interventi fiscali sul settore produttivo hanno anche tenuto conto della necessità di rilanciare la competitività delle imprese italiane e di promuovere la crescita del Paese;  il predetto scopo è stato perseguito dal legislatore tributario attraverso misure di agevolazione, tra cui i crediti d'imposta.

Tale incentivo è stato utilizzato dal legislatore tributario anche per promuovere, da parte delle imprese, l'assunzione di personale o l'effettuazione di investimenti.

Di seguito si dà conto dei principali crediti d'imposta introdotti o vigenti nel corso della XVII Legislatura, nonché delle misure connesse o affini a tali strumenti. 

 
Il credito d'imposta per ricerca e sviluppo
23/03/2016

L'articolo 3 del D.L. n. 145 del 2013 ha istituito un credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo. In sintesi, la misura prevedeva un credito d'imposta pari al 50 per cento delle spese incrementali sostenute dalle imprese rispetto all'anno precedente, con un'agevolazione massima di 2,5 milioni di euro per impresa ed una spesa minima di 50 mila euro in ricerca e sviluppo per poter accedere all'agevolazione.

La legge di stabilità 2015 (L. 190/2014) ha modificato tale disciplina (commi 35 e 36) in più punti:

  • l'aliquota dell'agevolazione è ridotta dal 50 al 25 per cento. L'aliquota resta al 50 per cento per le spese relative al personale altamente qualificato impiegato in attività di ricerca e sviluppo e per i contratti di ricerca con università ed enti di ricerca e start-up innovative;
  • l'importo massimo per impresa è aumentato da 2,5 milioni a 5 milioni di euro per impresa;
  • la soglia minima di investimenti agevolabili è ridotta da 50 mila a 30 mila euro;
  • per poter beneficiare del credito d'imposta, gli investimenti devono essere effettuati dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 fino a quello in corso al 31 dicembre 2019;
  • non è previsto un limite di fatturato delle imprese (il previgente articolo 3 prevedeva come condizione un fatturato annuo inferiore a 500 milioni di euro);
  • non sono contemplate le spese relative alla creazione di nuovi brevetti (anche in considerazione della disciplina sul patent box);
  • per la fruizione del credito d'imposta non si applica il generale limite annuale di 250.000 euro;
  • è eliminata la procedura di istanza telematica per usufruire del credito d'imposta;
  • è eliminato il riferimento al limite massimo di stanziamento di euro 600 milioni per il triennio 2014-2016;
  • la copertura non si avvale dei fondi strutturali comunitari, ma dall'abrogazione di alcune agevolazioni (credito d'imposta per i lavoratori altamente qualificati e Fondo per credito d'imposta per ricerca e sviluppo) che vengono assorbite dal credito d'imposta in commento.

Il decreto 27 maggio 2015, del Ministro dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, ha individuato le disposizioni applicative necessarie per poter dare attuazione al credito d'imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo di cui all'art. 3 del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, così come sostituito dall'art. 1, comma 35, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nonché le modalità di verifica e controllo dell'effettività delle spese sostenute a decorrere dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, le cause di decadenza e di revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito d'imposta indebitamente fruito.

L'Agenzia delle entrate con la circolare n. 5/E del 2016 ha fornito le linee guida su come applicare il nuovo credito d'imposta per ricerca e sviluppo alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Stabilità 2015: sono forniti chiarimenti in merito ai presupposti soggettivi ed oggettivi di accesso al beneficio, alle modalità di calcolo e di utilizzo, nonché in ordine alle ipotesi di cumulo con altre agevolazioni e agli adempimenti necessari per la corretta fruizione del credito di imposta. Il credito d'imposta è cumulabile con altri bonus, tra cui quello relativo agli investimenti in beni strumentali nuovi, previsto dall'articolo 18 del D.L. n. 91/2014. I costi ammissibili al credito di imposta rilevano per l'intero ammontare anche ai fini della determinazione del reddito agevolabile da Patent box. La nuova versione del credito d'imposta si caratterizza per una più rapida possibilità di fruizione da parte dei beneficiari e per una maggiore semplificazione delle procedure. Infatti, il bonus è ora concesso in maniera automatica, a seguito dell'effettuazione delle spese agevolate. Un'immediatezza che quindi esclude, al contrario del passato, il passaggio intermedio costituito dalla presentazione di un'apposita istanza per via telematica.

Si ricorda che in passato l'articolo 1 del D.L. 70/2011 aveva istituito un credito d'imposta, per gli anni 2011 e 2012, in favore delle imprese che avessero finanziato progetti di ricerca in Università o enti pubblici di ricerca le quali potessero sviluppare i progetti così finanziati anche in associazione, in consorzio, in joint venture ecc. con altre qualificate strutture di ricerca, anche private, di equivalente livello scientifico.

     
    Fondo per credito d'imposta per ricerca e sviluppo
    04/02/2016

    La legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014, comma 35) ha disposto, a decorrere dal 31 dicembre 2014, la cessazione del fondo per la concessione di un credito d'imposta per la ricerca e lo sviluppo con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, nonché per ridurre il cuneo fiscale, previsto dalla legge n. 228 del 2012 (commi 95-97). Tale agevolazione è ora assorbita dalla nuova formulazione del credito d'imposta per ricerca e sviluppo disciplinato dall'articolo 3 del D.L. n. 145 del 2013.

    Detto fondo è istituito presso la Presidenza del Consiglio ed è finanziato dalla progressiva riduzione degli stanziamenti di bilancio destinati ai trasferimenti e ai contributi alle imprese. Il Ministro dell'economia e il Ministro dello sviluppo economico sono tenuti a riferire alle Commissioni parlamentari competenti circa l'individuazione e la quantificazione dei trasferimenti e dei contributi concessi, ai fini dell'adozione delle conseguenti iniziative di carattere normativo. 

     
    Fondo per la crescita sostenibile
    04/02/2016

    L'articolo 23 del D.L. 83/2012 ha previsto il riordino degli strumenti esistenti per l'incentivazione delle attività imprenditoriali, trasformando, tra l'altro, il Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica (FIT) nel Fondo per la crescita sostenibile, chiamato a promuovere i progetti di ricerca strategica, il rafforzamento della struttura produttiva e la presenza internazionale delle imprese nazionali, e abrogando numerose disposizioni che prevedono diversi meccanismi di incentivazione alle imprese. Con il D.M. 8 marzo 2013, sono state individuate le priorità, le forme e le intensità massime di aiuto concedibili nell'ambito del Fondo per la crescita sostenibile.

    Con il D.M. 20 giugno 2013 una quota pari a 300 milioni di euro delle risorse disponibili nel Fondo per la crescita sostenibile è stata attribuita per il finanziamento di un primo intervento per la promozione di progetti di ricerca e sviluppo di rilevanza strategica per il sistema produttivo e, in particolare, per la competitività delle piccole e medie imprese.

    La legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013, articolo 1, comma 26) ha incrementato la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile della somma di 100 milioni di euro per l'anno 2014 e di 50 milioni di euro per l'anno 2015, destinata all'erogazione dei finanziamenti agevolati.

    Con decreto del 25 luglio 2014 sono stati individuati i termini e le modalità di presentazione delle domande per l'accesso alle agevolazioni del Fondo per la crescita sostenibile.

    Con il D.M. 1 aprile 2015 sono state disciplinate le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore di progetti di ricerca e sviluppo di rilevanza strategica per il sistema produttivo nell'ambito degli Accordi di programma sottoscritti dal Ministero dello sviluppo economico con le regioni e le altre amministrazioni pubbliche, finalizzati a favorire la competitività di territori caratterizzati da situazioni di crisi industriali con impatto significativo sullo sviluppo e sull'occupazione, anche in relazione alla crisi di specifici comparti produttivi, ovvero lo sviluppo, anche diretto alla salvaguardia dei livelli occupazionali, di singole imprese interessate da processi di riorganizzazione aziendale e produttiva. Il decreto ne definisce i progetti ammissibili, le agevolazioni concedibili, le procedure di accesso e le risorse disponibili.

    Con il D.M. 23 febbraio 2015 sono state definite le modalità di utilizzo delle risorse non utilizzate del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti di ricerca e il riparto delle predette risorse tra gli interventi destinatari del Fondo per la crescita sostenibile.

    Con il D.M. 29 gennaio 2015 è stato istituito un Fondo comune di investimento che opera investendo nel capitale di rischio di PMI operanti in settori ad elevato potenziale di crescita, ovvero che realizzano innovazioni nei processi, beni o servizi. A tal fine è stata utilizzata una quota delle risorse del Fondo per la crescita sostenibile, pari a 50 milioni di euro. Il Fondo investe unitamente e contestualmente a investitori privati indipendenti, che operano nella misura non inferiore al 30 percento.

     
    Credito d'imposta per profili altamenti qualificati
    04/02/2016

    La legge di stabilità 2015 (legge n. 190 del 2014, comma 35) ha disposto, a decorrere dal 31 dicembre 2014, la cessazione del credito d'imposta per profili altamenti qualificati previsto dall'articolo 24 del D.L. 83 del 2012.

    Tale agevolazione è ora assorbita dalla nuova formulazione del credito d'imposta per ricerca e sviluppo, disciplinato dall'articolo 3 del D.L. n. 145 del 2013.  Infatti, ai fini della determinazione del credito d'imposta, sono ammissibili le spese relative a personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico o scientifico secondo la classificazione UNESCO Isced (International Standard Classification of Education) o di cui al seguente allegato. Sono inoltre ammesse al credito d'imposta le spese per contratti di ricerca stipulati con Università, enti di ricerca ed organismi equiparati, e con altre imprese, comprese le start-up innovative (c.d. ricerca extra muros). Per tali tipi di spese il credito d'imposta spetta nella misura del 50 per cento. 

    La precedente disciplina dell'articolo 24 riconosceva un credito d'imposta in favore di tutte le imprese, indipendentemente dalle dimensioni e dalla forma giuridica, che effettuassero nuove assunzioni a tempo indeterminato di soggetti con profili "altamente qualificati".

     
    Credito d'imposta per borse di studio
    04/02/2016

    I commi 285-287 dell'articolo unico della legge di stabilità per il 2013 (L. n. 228 de 2012) hanno previsto un credito di imposta per gli anni 2013 e 2014 a favore dei soggetti che erogano borse di studio agli studenti degli istituti universitari statali e delle università non statali legalmente riconosciute. Il beneficio è concesso nel limite di 1 milione di euro per il 2013 e di 10 milioni di euro per il 2014. I criteri per l'attribuzione del beneficio devono essere definiti con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze.

     
    Crediti d'imposta per il Mezzogiorno
    07/09/2016

    Il decreto-legge n. 192 del 2014 ha previsto (articolo 10, comma 12-novies) l'estensione al 31 dicembre 2015 del periodo di utilizzo in compensazione del credito d'imposta per nuove assunzioni a tempo indeterminato nel Mezzogiorno introdotto dall'articolo 2 del decreto-legge n. 70 del 2011. Si tratta di un credito d'imposta in favore del datore di lavoro per ogni lavoratore, "svantaggiato" o "molto svantaggiato", assunto nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia), con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato e ad incremento dell'organico, entro il 14 maggio 2013 (termine così esteso dal D.L. n. 5 del 2012, articolo 59). Al riguardo si segnala il D.M. 4 febbraio 2015 con il quale sono state incrementate le relative risorse finanziarie.

    La legge di stabilità 2016 (articolo 1, commi da 98 a 108 della legge n. 208 del 2015) ha introdotto un credito d'imposta per l'acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive nelle zone assistite ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo) dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2019La misura del credito d'imposta è pari al 20 per cento per le piccole imprese, del 15 per cento per le medie imprese e del 10 per cento per le grandi imprese. Alle imprese attive nei settori agricolo, forestale e delle zone rurali e ittico gli aiuti sono concessi nei limiti e alle condizioni previsti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori medesimi. L'agevolazione è commisurata alla quota del costo complessivo degli investimenti eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d'imposta relativi alle stesse categorie di beni d'investimento della stessa struttura produttiva, esclusi gli ammortamenti dei beni oggetto dell'investimento agevolato, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro per le piccole imprese, di 5 milioni per le medie imprese e di 15 milioni per le grandi imprese. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate del 24 marzo 2016 è stato approvato il modello, con le relative istruzioni, della comunicazione per la fruizione del credito d'imposta. La comunicazione deve essere presentata all'Agenzia esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite i soggetti incaricati, a partire dal 30 giugno 2016 fino al 31 dicembre 2019. Con la circolare n. 34/E del 3 agosto 2016 l'Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito a soggetti beneficiari, ambito territoriale, investimenti agevolabili, determinazione dell'agevolazione, valorizzazione degli investimenti ed efficacia temporale dell'agevolazione, procedura, utilizzo e rilevanza del credito di imposta, cumulo, rideterminazione del credito e controlli.

     
    Credito di imposta per negoziazione assistita
    04/02/2016

    Con la legge di stabilità 2016 (articolo 1, comma 618 della legge n. 208 del 215) è stato reso strutturale (in luogo di disporne l'applicazione in via sperimentale per il 2016) il credito d'imposta concesso per le spese sostenute nei procedimenti di negoziazione assistita per la risoluzione stragiudiziale delle controversie, istituito dall'rticolo 21-bis del D.L. n. 83 del 2015; tale credito è concesso nel limite di spesa di 5 milioni di euro annui a decorrere dal 2016.

    Conseguentemente si posticipa al 30 marzo 2016 il termine per l'emanazione della disciplina di attuazione delle norme primarie che hanno istituito detto credito d'imposta, e sono apportate le opportune modifiche di coordinamento alla richiamata norma istitutiva.

     
    Altri crediti d'imposta
    • 1 risorsa web
    • 1 rimando
    04/02/2016
    Beni strumentali e settore agricolo

    Per quanto riguarda l'istituzione di nuovi crediti d'imposta, si ricorda che l'articolo 18 del D.L. n. 91 del 2014 attribuisce - a decorrere dalla data di entrata in vigore del provvedimento e fino al 30 giugno 2015 - ai soggetti titolari di reddito d'impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO un credito d'imposta nella misura del 15 per cento delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in detti beni strumentali realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti. Gli investimenti devono essere destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato. Il credito d'imposta non spetta per gli investimenti di importo unitario inferiore a 10.000 euro e va ripartito in tre quote annuali di pari importo. La fruizione del beneficio è subordinata alla regolarità degli adempimenti in materia di rischio di incidenti sul lavoro per le attività industriali; il beneficio è altresì revocato se l'imprenditore cede a terzi o destina i beni oggetto degli investimenti a finalità estranee all'esercizio di impresa prima del secondo periodo di imposta successivo all'acquisto.

    Lo stesso provvedimento ha inoltre istituito specifici crediti d'imposta per le imprese agricole: in particolare (articolo 3, comma 1 del D.L. 91 del 2014) è previsto un credito d'imposta nella misura del 40 per cento delle spese per nuovi investimenti finalizzati alla realizzazione e l'ampliamento di infrastrutture informatiche per il potenziamento del commercio elettronico da parte delle imprese che producono prodotti agricoli ed agroalimentari; inoltre, il comma 3 dell'articolo 3 riconosce un credito d'imposta nella misura del 40 per cento delle spese per nuovi investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera, sostenute dalle imprese che producono prodotti agricoli e agroalimentari.

     

    DTA

    La legge di stabilità 2014 (articolo 1, commi 167-171 della legge n. 147 del 2013) integra la disciplina dei cd. "Deferred Tax Assets", relativa al sistema bancario, che consente di qualificare come crediti d'imposta le attività per imposte anticipate iscritte in bilancio. In particolare viene esteso l'ambito applicativo della predetta disciplina anche alle perdite su crediti ed alle rettifiche di valore nette per deterioramento dei crediti; viene introdotta un'ulteriore ipotesi di trasformazione dei DTA in crediti d'imposta, e cioè della quota dei DTA riferita ai predetti componenti negativi che hanno concorso alla formazione di un valore della produzione netta negativo a fini IRAP.

    Credito d'imposta autotrasporto

    Per quanto riguarda invece il credito d'imposta  connesso alle agevolazioni fiscali per gli autotrasportatori in ragione dell'aumento delle accise sui carburanti, la richiamata legge di stabilità 2015 (articolo 1, comma 234 della legge n. 190 del 2014) prevede che a detto credito d'imposta non si applichi la riduzione delle percentuali di fruizione disposta dalla legge di stabilità del 2014 non solo per l'anno 2014, ma anche per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018. Di conseguenza, il taglio del 15 per cento della percentuale di fruizione del credito di imposta in favore degli autotrasportatori relativo all'aumento dell'accisa sul gasolio opererà a partire dal 2019.

    Detto credito di imposta (comma 233 della medesima legge di stabilità 2015) non si applica ai veicoli di categoria euro 0 o inferiore, a decorrere dal 1° gennaio 2015 né, a decorrere dal 2016, (comma 645 della legge di stabilità 2016), ai veicoli di categoria euro 2 o inferiore.

     

    Documenti e risorse WEB
    Vedi anche
     
    Art bonus
    23/09/2016

    La legge di stabilità 2016 (commi 318 e 319) rende strutturale il regime fiscale agevolato introdotto in via temporanea, sotto forma di credito d'imposta, dall'articolo 1 del decreto-legge n. 83 del 2014, in favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano erogazioni liberali in denaro per interventi a favore della cultura e dello spettacolo (cd. Art-bonus).

    A decorrere dal 2016 la misura del credito d'imposta è del 65 per cento.

     Per usufruire del credito di imposta, le predette erogazioni liberali devono essere effettuate in denaro e perseguire i seguenti scopi:

    • interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici;
    • sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica (vale a dire musei, biblioteche e archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali), nonché delle fondazioni lirico-sinfoniche e dei teatri di tradizione;
    • realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti di enti o istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo .

    Il credito d'imposta è riconosciuto:

    • alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile;
    • ai soggetti titolari di reddito d'impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui;
    • qualora le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici siano destinate ai soggetti concessionari o affidatari dei beni oggetto di tali interventi.

    Il credito d'imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo, è utilizzabile in compensazione e non rileva ai fini delle imposte sui redditi e dell'Irap.

     Come riportato nel sito dedicato del Governo, sono previste modalità di fruizione differenziate, in relazione alla qualifica del soggetto che effettua le erogazioni liberali.

     Per i soggetti titolari di reddito d'impresa il credito d'imposta è utilizzabile in compensazione:

    • mediante il modello F24, ai sensi dell'art. 17 del D.Lgs. 241/97;
    • a scomputo dei versamenti dovuti. Inoltre:
    • l'utilizzo in compensazione, che può avvenire nei limiti di un terzo della quota maturata, decorrerà dal 1° giorno del periodo d'imposta successivo a quello di effettuazione delle erogazioni liberali;
    • la quota corrispondente ad un terzo del credito d'imposta maturato costituisce, per ciascuno dei tre periodi d'imposta di utilizzo in compensazione, il limite massimo di fruibilità del credito;
    • in caso di mancato utilizzo in tutto o in parte di tale importo nei predetti limiti, l'ammontare residuo potrà essere utilizzato nel corso dei periodi d'imposta successivi, secondo le modalità proprie del credito.

     Le persone fisiche e gli enti che non esercitano attività commerciali, invece, fruiscono del credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi:

    • tali soggetti iniziano a fruire della prima quota annuale del credito d'imposta (nella misura di un terzo dell'importo maturato) nella dichiarazione dei redditi relativa all'anno in cui è stata effettuata l'erogazione liberale, ai fini del versamento delle imposte sui redditi;
    • la quota annuale non utilizzata può essere riportata in avanti nelle dichiarazioni dei periodi d'imposta successivi, senza alcun limite temporale.

     La documentazione e le certificazioni attualmente richieste ai fini del conseguimento delle agevolazioni fiscali in materia di beni e attività culturali sono sostituite da un'apposita dichiarazione sostitutiva presentata dal richiedente al Ministero per i beni e le attività culturali relativa alle spese effettivamente sostenute per lo svolgimento degli interventi e delle attività cui i benefici si riferiscono. Il Ministero per i beni e le attività culturali esegue controlli a campione sulla veridicità delle dichiarazioni.

     I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali, ivi inclusi i soggetti concessionari o affidatari di beni culturali pubblici destinatari di erogazioni liberali in denaro effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni stessi, comunicano mensilmente al Mibact - attraverso il sito www.artbonus.gov.it - l'ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel mese di riferimento; provvedono altresì a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, nonché della destinazione e dell'utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, nell'ambito di una pagina dedicata e facilmente individuabile, e in un apposito portale, gestito dal Ministero, in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associati tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l'anno in corso, l'ente responsabile del bene, nonché le informazioni relative alla fruizione.

     Il 22 ottobre 2015 sono stati pubblicati i primi dati relativi al nuovo meccanismo di agevolazione fiscale, da cui emerge, in particolare, che i mecenati sono stati 773, per un totale di € 33,8 mln. Qui il comunicato stampa del Mibact.

     Con convenzione del 2 febbraio 2015 il MiBACT ha deciso di avvalersi del supporto della Società Arcus per le attività di promozione e incremento delle erogazioni liberali in favore dei beni e delle attività culturali e per la gestione del portale Art bonus.

    Rispondendo all'interrogazione n. 5-09537 del deputato Paglia, il Governo il 22 settembre 2016 ha fornito i dati relativi al periodo d'imposta 2014 circa le erogazioni liberali a sostegno della cultura effettuate avvalendosi del credito d'imposta dell'Art bonus.

     
    Crediti d'imposta per cultura e turismo
    28/04/2016

    Tax credit cinema

    Oltre all'Art bonus - al cui paragrafo si rinvia - il D.L. n. 83 del 2014 ha esteso i benefici fiscali per la produzione cinematografica e audiovisiva prevedendo, tra l'altro, concessione di un credito di imposta per gli anni 2015 e 2016 per il restauro delle sale cinematografiche storiche (art. 6); si segnala, al riguardo, il D.M. 12 febbraio 2015. L'articolo 8 del D.L. 91 del 2013 aveva già reso permanenti, dal 1° gennaio 2014, crediti d'imposta per la produzione, la distribuzione e l'esercizio cinematografico previsti dalla legge finanziaria 2008 e li ha estesi  - dalla medesima data - anche ai produttori indipendenti di opere audiovisive. Si veda, al riguardo il D.M. 5 febbraio 2015. La legge di stabilità 2016 (commi 331- 334) ha esteso il credito, tra l'altro, alle spese per la distribuzione internazionale, alla sostituzione di impianti di proiezione digitale, nonché ai film realizzati sul territorio nazionale su commissione di produzioni estere.

    Si prevede la modulabilità delle aliquote del tax credit per la produzione (dal previgente 15 per cento, al range 15-30 per cento) in relazione anche alla cumulabilità e alla misura del beneficio spettante per la medesima opera, e si innalza da 3,5 milioni a 6 milioni di euro il limite massimo del beneficio riconoscibile alla singola azienda.

    Nel caso di tax credit per la distribuzione si prevede un'aliquota massima non superiore al 15 per cento (dunque modulabile e non più in misura pari al 15 per cento) e viene eliminata la differenziazione delle aliquote fra opere riconosciute di interesse culturale e altre opere audiovisive. Inoltre, si innalza da 1,5 milioni a 2 milioni di euro il limite massimo del beneficio spettante per la distribuzione nazionale di opere italiane.

     L'aliquota del tax credit spettante alle imprese di esercizio cinematografico viene elevata dal 30 ad un massimo del 40 per cento (anche in tal caso, dunque, modulabile) delle spese sostenute. Si estende l'ammissione al beneficio (in precedenza prevista solo per le spese per introduzione di impianti e apparecchiature destinate alla proiezione digitale) anche alle spese per la sostituzione dei medesimi impianti e apparecchiature, nonché a quelle per la ristrutturazione, l'adeguamento strutturale e tecnologico delle sale e dei relativi impianti e servizi accessori, la realizzazione di nuove sale o il ripristino di quelle inattive, avendo particolare riguardo al fatto che la sala sia o meno "storica", ovvero attiva prima del 1° gennaio 1980.

    Settore musicale

    La legge di stabilità 2016 (comma 984) istituisce per l'anno 2016 un credito d'imposta al fine di attribuire agli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati un contributo di 1.000 euro per l'acquisto di uno strumento musicale nuovo. Con il provvedimento dell'8 marzo 2016 l'Agenzia delle entrate ha fornito le istruzioni necessarie all'attuazione della norma: il provvedimento ha definito l'ambito soggettivo, oggettivo e temporale del contributo, le modalità di riconoscimento e del correlato credito d'imposta per il venditore o produttore. Sono altresì elencate le istituzioni musicali e i relativi corsi e strumenti con essi coerenti. Con la circolare 15/E del 27 aprile 2016 l'Agenzia delle entrate ha precisato che i certificati di frequenza che i conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati devono rilasciare agli studenti per consentire loro di beneficiare del contributo riconosciuto dalla norma suddetta per l'anno 2016, nonché le richieste da presentare per la loro consegna, sono esenti dall'imposta di bollo.

    Si segnala poi che il D.L. 91 del 2013 (articolo 7) ha istituito un credito d'imposta - per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 - in favore delle imprese operanti nel settore delle produzioni musicali, volto a sostenere il sistema musicale italiano. Il credito d'imposta è riconosciuto nella misura del 30 per cento dei costi sostenuti per attività di sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali fino all'importo massimo di 200.000 euro nei tre anni d'imposta

    Il credito è riconosciuto esclusivamente per opere prime o seconde, a esclusione delle demo autoprodotte, di nuovi talenti definiti come artisti, gruppi di artisti, compositori o artisti-interpreti. Nel caso di gruppi di artisti, il gruppo può usufruire del credito d'imposta solo se nella stessa annualità più della metà dei componenti non ne abbiano già usufruito. Per accedere al credito d'imposta, le imprese hanno l'obbligo di spendere un importo corrispondente all'ottanta per cento del beneficio concesso nel territorio nazionale, privilegiando la formazione e l'apprendistato in tutti i settori tecnici coinvolti. Esse devono inoltre rispettare il regime de minimis sugli aiuti di Stato e non devono essere controllate da parte di un editore di servizi media audiovisivi.

    Turismo

    Per quanto riguarda le disposizioni in materia di turismo sono stati introdotti crediti di imposta a favore degli esercizi ricettivi che investono nella digitalizzazione e nella riqualificazione edilizia delle strutture. Più in particolare, a favore degli esercizi ricettivi singoli o aggregati con servizi extra-ricettivi o ancillari, è concesso un credito di imposta per i periodi di imposta 2014, 2015, 2016 nella misura del trenta per cento dei costi sostenuti, per investimenti ed attività di sviluppo per la digitalizzazione (articolo 9 del D.L. n. 83 del 2014). Si segnala, al riguardo il D.M. 12 febbraio 2015. Un credito di imposta per il periodo d'imposta in corso al 1° giugno 2014 e per i due successivi, è inoltre concesso alle imprese alberghiere esistenti alla data del 1° gennaio 2012, nella misura del trenta per cento delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione edilizia ed abbattimento delle barriere architettoniche, per interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo, nonché di efficientamento energetico.  Una modifica apportata nel corso dell'esame parlamentare ha destinato una quota pari al 10 per cento del limite massimo complessivo, per ciascun anno, alla concessione del credito di imposta in favore delle imprese alberghiere per spese relative ad ulteriori interventi, comprese quelle per l'acquisto di mobili e componenti di arredo destinati agli immobili oggetto di ristrutturazione (articolo 10, commi 1-4 e 7 del richiamato D.L. n. 83 del 2014).

    La legge di stabilità 2016 (articolo 1, comma 320, legge n. 208 del 2015) ha esteso il credito d'imposta per la riqualificazione degli alberghi anche nel caso in cui la ristrutturazione edilizia comporti un aumento della cubatura complessiva, qualora sia effettuata nel rispetto della normativa vigente (c.d. piano casa).

     
    Fruizione dei crediti d'imposta
    04/02/2016

    Per quanto riguarda la fruizione dei crediti di imposta, la legge di stabilità 2015 (articolo 1, comma 242 della legge n. 190 del 2014) demanda ad apposito D.P.C.M. la determinazione, per ciascuno dei crediti d'imposta indicati nell'elenco n. 2 allegato alla medesima legge di stabilità delle quote percentuali di fruizione, in maniera tale da assicurare effetti positivi non inferiori a 16,335 milioni di euro per il 2015 e a 23,690 milioni di euro a decorrere dal 2016. Si fa riferimento, in particolare, alle seguenti disposizioni:

    • rimborso parziale dell'accisa sulla benzina e sul GPL per autovetture in servizio pubblico di piazza;
    • agevolazioni su gasolio e GPL impiegati per riscaldamento in aree geograficamente o climaticamente svantaggiate;
    • agevolazione nuove iniziative imprenditoriali (acquisto PC);
    • credito d'imposta per investimenti in campagne pubblicitarie localizzate in determinate aree del Paese:
    • credito d'imposta a favore delle farmacie pubbliche e private per acquisto di software;
    • credito imposta per le opere dell'ingegno digitali
    • credito imposta per investimenti delle imprese in prodotti editoriali.

    Analoga disposizione era contenuta nella legge di stabilità 2014 che, all'articolo 1, commi 577-580, aveva previsto l'emanazione di un D.P.C.M., con cui stabilire, per ciascuno dei crediti d'imposta indicati all'elenco n. 2 allegato alla legge stessa, le percentuali di fruizione dei crediti d'imposta in misura pari ad almeno l'85 per cento di quanto spettante sulla base della normativa vigente. Dall'attuazione di tali norme derivano effetti positivi sul saldo netto da finanziare (214 milioni di euro per il 2014 e 294,5 milioni di euro a decorrere dal 2015) e su fabbisogno e indebitamento netto (87 milioni di euro per il 2014 e a 197 milioni di euro a decorrere dal 2015

    Detta norma è stata attuata con il D.P.C.M. 20 febbraio 2014. In particolare, dal 1° gennaio 2014 sono state rideterminate, in modo da ridurre del 15 per cento l'importo agevolato calcolato secondo le disposizioni istitutive e attuative di ciascun incentivo, le seguenti agevolazioni:

    a) esercenti delle sale cinematografiche (art. 20 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60);

    b)   gestori di reti di teleriscaldamento alimentati con biomassa nei comuni situati in specifiche zone climatiche e con energia geotermica per il recupero dell'importo del contributo statale riconosciuto al consumatore finale come "sconto fiscale" per l'energia prodotta (art. 2, comma 12, della legge 22 dicembre 2008, n. 203);

    c)   40% della parte del prezzo unitario d'acquisto dell'apparecchiatura informatica per la connessione con il sistema informativo dell'Agenzia delle entrate per le persone fisiche che hanno optato per il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo, avvalendosi dell'assistenza fiscale dell'Agenzia stessa (cd. tutoraggio) (art. 13 della legge 23 dicembre 2000, n. 388);

    d)   aliquote di accisa sul gasolio, sulla benzina, sul gas di petrolio liquefatti e sul gas naturale impiegati come carburanti per l'azionamento delle autovetture da noleggio da piazza, compresi i motoscafi che in talune località sostituiscono le vetture da piazza e quelli lacuali, adibiti al servizio pubblico da banchina per il trasporto di persone (punto 12 della Tabella A allegata al testo unico delle accise - decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504);

    e)  acquisto di autoveicoli elettrici, a metano o a GPL, motocicli e ciclomotori elettrici e biciclette a pedalata assistita ovvero installazione di un impianto alimentato a metano o GPL (art. 1 del decreto-legge 25 settembre 1997, n. 324).

     
    Patent box
    27/04/2016

    I commi 37-45 della legge di stabilità 2015 recano una specifica disciplina agevolativa per marchi e brevetti: le imprese potranno optare per un regime fiscale di favore (cd. patent box), consistente nell'esclusione dal reddito del 50 per cento dei redditi derivanti dall'utilizzazione di alcune tipologie di beni immateriali (marchi e brevetti) nonché delle plusvalenze derivanti dalla loro cessione, se il 90 per cento del corrispettivo è reinvestito. Per effetto delle disposizioni contenute nel D.L. n. 3 del 2015 (articolo 5), i marchi commerciali sono inclusi tra le attività immateriali per le quali viene riconosciuto il beneficio fiscale; viene inoltre ampliato il campo di applicazione oggettiva del patent box, includendo, entro limiti prestabiliti, le attività di valorizzazione della proprietà intellettuale gestite e sviluppate in outsourcing e con le società del gruppo.

    Il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 30 luglio 2015, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,  reca disposizioni di attuazione delle norme della legge di stabilità 2015 (e successive modifiche) in tema di patent box.

    Successivamente, con il Provvedimento del 10 novembre 2015 l'Agenzia delle entrate ha approvato il modello per comunicare l'opzione a tale regime; successivamente, coi provvedimenti del 1° dicembre 2015 e del 23 marzo 2016 sono state individuate le modalità di accesso alla procedura di accordo preventivo per il Patent box riaprendo, transitoriamente, i termini per presentare la documentazione a supporto dell'istanza. 

    La legge di stabilità 2016 (comma 148) sostituisce l'espressione: "opere dell'ingegno" con: "software protetto da copyright". Tale espressione è già contenuta nel D.M. attuativo (articolo 6, comma 1, del D.M. 30 luglio 2015), sebbene appaia limitativa rispetto alla precedente. Si prevede inoltre che qualora più beni tra quelli indicati (software protetto da copyright, brevetti industriali, marchi d'impresa funzionalmente equivalenti ai brevetti, nonché processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili) siano collegati da vincoli di complementarietà e vengano utilizzati congiuntamente per la realizzazione di un prodotto o di un processo, tali beni possono costituire un solo bene immateriale ai fini della disciplina per il riconoscimento del patent box.

    L'opzione ha durata per cinque esercizi sociali, è irrevocabile e rinnovabile, e si può esercitare a condizione di essere residenti in Paesi con i quali vige un accordo per evitare la doppia imposizione e vi è un effettivo scambio di informazioni. In caso di utilizzo diretto, il contributo economico di tali beni alla produzione del reddito è determinato sulla base di un apposito accordo con l'amministrazione finanziaria (ruling internazionale). L'agevolazione si applica a condizione che i soggetti che esercitano l'opzione svolgano le attività di ricerca e sviluppo finalizzate alla produzione dei beni, anche mediante contratti di ricerca stipulati con società diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa ovvero con università o enti di ricerca e organismi equiparati. In tal caso il reddito agevolabile può essere aumentato fino 30 pr cento dei costi sostenuti dai predetti enti o imprese.

    La quota di reddito agevolabile è determinata sulla base del rapporto tra i costi di attività di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l'accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale e i costi complessivi sostenuti per produrre il bene.

    Sul regime, l'Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti operativi con due circolari: la circolare n. 36/E del 1° dicembre 2015 e la circolare n. 11/E del 7 aprile 2016.

    Con il provvedimento del 6 maggio 2016 l'Agenzia delle entrate ha chiarito il riparto di competenza, tra i propri uffici, in ordine alle istanze di accesso al patent box. 

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