MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

INIZIO CONTENUTO

MENU DI NAVIGAZIONE DELLA SEZIONE

Salta il menu

Temi dell'attività parlamentare

Lavoro, assistenza e previdenza
Commissione: XI Lavoro
Assistenza e previdenza

Nel settore previdenziale i principali interventi hanno riguardato la questione degli esodati (con l'approvazione di ulteriori interventi di salvaguardia) e il contenimento delle pensioni di importo più elevato.

Nel settore dell'assistenza oltre all'incremento di risorse destinate ai fondi di carattere sociale  e al finanziamento della Carta acquisti, la legge di stabilità per il 2015 ha previsto un beneficio economico per i nuovi nati e per i bimbi adottati nel periodo 1 gennaio 2015 - 31 dicembre 2017 all'interno di nuclei familiari con determinati redditi ISEE. E' stata varata la riforma dell'ISEE ed  è in corso l'esame di un testo unificato di diverse proposte di legge riguardante l'assistenza ai disabili gravi privi di sostegno familiare.

 

Assistenza

   Il settore dell'assistenza sociale è quello in cui tipicamente concorrono, per competenze e risorse, lo Stato, le regioni e gli enti locali e nel quale non è semplice identificare e ripartire con nettezza le attribuzioni di ciascuno dei tre livelli di governo. Attualmente lo Stato non ha ancora definito i livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire su tutto il territorio nazionale, anche se è spesso intervenuto in via diretta in tale ambito, sebbene, dopo la riforma costituzionale del 2001, l'art. 46, comma 3, della legge 289/2002 (legge finanziaria 2003) - tenendo conto della competenza legislativa residuale e non piú concorrente delle Regioni in materia di servizi sociali - ha introdotto una specifica procedura per la determinazione dei LIVEAS.

Le azioni delle regioni - che hanno rivendicato una competenza legislativa esclusiva in tema di assistenza - hanno riguardato settori diversi e si sono intersecate con le iniziative dello Stato e con quelle degli enti locali, principalmente i comuni, che tradizionalmente gestiscono i servizi sociali.

   Nelle politiche di assistenza, il principale strumento per il finanziamento degli interventi e dei servizi sociali è il Fondo nazionale per le politiche sociali,  le cui risorse, definite dalle manovre finanziarie annuali, sono ripartite con decreto ministeriale tra il Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali, le regioni, le province autonome e i comuni. Dal 2007 è stato istituito, in via sperimentale, il Fondo per le non autosufficienze, configurato come un contributo alle politiche regionali in materia, per la realizzazione di prestazioni, interventi e servizi assistenziali nell'ambito dell'offerta integrata dei servizi socio-sanitari in grado di garantire i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali a favore delle persone non autosufficienti.

Fra le misure di carattere più squisitamente sociale, si ricorda la Carta acquisti, istituita dal decreto legge 112/2008, che prevede benefici destinati a nuclei familiari in difficoltà. Il decreto legge 5/2012 ha configurato una nuova carta acquisti prevedendo una sperimentazione per favorirne la diffusione tra le fasce della popolazione in condizione di maggiore bisogno. Nella XVII legislatura, il decreto legge 76/2013 ha disposto l'ulteriore estensione della Nuova social card, quale misura di contrasto alla povertà assoluta, nei territori del Mezzogiorno. Tale sperimentazione costituisce l'avvio del programma «Promozione dell'inclusione sociale».

Previdenza

1. Premessa: l'eredità della passata legislatura.

Nella XVI legislatura gli interventi nel settore previdenziale si si sono inseriti nella direzione tracciata con le riforme adottate nelle precedenti legislature, volte a garantire la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico attraverso l'adeguamento dei requisiti per l'accesso ai trattamenti.

In tale contesto particolare rilievo ha assunto l'introduzione legislativa del principio dell'adeguamento periodico quinquennale ed automatico dell'eta' pensionabile sulla base dell'incremento della speranza di vita accertato dall'ISTAT. Raccomandata anche a livello internazionale come misura essenziale per assicurare l'autostabilità dei sistemi previdenziali, in quanto capace di sottrarre alla discrezionalità politica il progressivo innalzamento dei requisiti pensionistici imposto dall'invecchiamento della popolazione (fenomeno  particolarmente avanzato in Italia), la norma ha inizialmente fissato al 2015 il primo adeguamento, con modalità tecniche demandate ad un apposito regolamento di delegificazione. Successivamente, la norma è stata  ripetutamente rivista al fine di anticiparne gli effetti al 2013 (primo adeguamento di 3 mesi) e di fissare i successivi aggiornamenti al 2016 e 2019 (dopodiché gli aggiornamenti avranno cadenza biennale).

 A seguito dell'aggravarsi della crisi del debito e delle sollecitazioni provenienti da autorevoli istituzioni internazionali, la materia previdenziale è stata oggetto di una complessiva riconsiderazione da parte del Governo Monti. La riforma previdenziale adottata con l'articolo 24 del DL 201/2011 (c.d. riforma Fornero), in particolare, ha introdotto il sistema di calcolo contributivo pro-rata per tutti; ha portato a 66 anni il limite anagrafico per il pensionamento di vecchiaia; ha velocizzato il processo di adeguamento dell'età pensionabile delle donne nel settore privato (66 anni dal 2018); per quanto concerne il pensionamento anticipato, ha abolito il previgente sistema delle quote, con un considerevole aumento dei requisiti contributivi (42 anni per gli uomini e 41 anni per le donne) e l'introduzione di penalizzazioni economiche per chi comunque accede alla pensione prima dei 62 anni; ha aumentato le aliquote contributive per commercianti, artigiani e lavoratori agricoli.

All'indomani dell'approvazione della riforma, che in molti casi aveva comportato uno spostamento in avanti dell'età di pensionamento anche di molti anni, si è tuttavia ben presto (e con forza) posta all'attenzione delle forze politiche e del Governo la questione dei soggetti prossimi all'età di pensionamento sulla base della disciplina previgente che, in quanto beneficiari di particolari istituti o sulla base di accordi aziendali, sarebbero fuoriusciti dal mercato del lavoro prima della maturazione dei nuovi requisiti. Per far fronte alla questione degli esodati il legislatore è intervenuto a più riprese al fine di ampliare la platea dei beneficiari della disciplina transitoria prevista della riforma (consistente nel riconoscimento dei requisiti pensionistici previgenti) garantendo copertura previdenziale ad un totale di circa 140.000 lavoratori (fino al 2014).

2. Gli interventi in materia previdenziale nell'attuale legislatura

Nella XVII legislatura i primi interventi in materia previdenziale hanno avuto ad oggetto la questione degli esodati.

Con il D.L. 102/2013 la platea dei salvaguardati è stata ampliata al fine di ricomprendervi (entro il limite di 6.500 soggetti) i lavoratori il cui rapporto di lavoro sia cessato entro il 31 dicembre 2011 a seguito di risoluzione unilaterale, nonchè i lavoratori (nel limite di 2.500 soggetti) i quali nel 2011 erano in congedo per assistere a familiari con handicap grave o fruivano di permessi giornalieri retribuiti per assistenza a coniuge parente o affine con handicap grave, i quali maturino i requisiti pensionistici entro 36 mesi dall'entrata in vigore della riforma Fornero.

Con la  legge di stabilita per il 2014 (legge n.147/2013), un ulteriore ampliamento della platea dei salvaguardati ha consentito di ricomprendervi anche lavoratori (ulteriori 23.000), appartenenti a varie categorie, che perfezionino i requisiti pensionistici entro 36 mesi dall'entrata in vigore del D.L. 201/2011 (c.d. riforma Fornero), ossia entro il 7 dicembre 2014.

Successivamente, con la legge n.147/2014, la legge n.208/2015 (legge di stabilità per il 2016) e la legge n.232/2016 (legge di stabilità per il 2017) sono stati realizzati gli ultimi tre interventi di salvaguardia (il sesto, il settimo e l'ottavo).

Per effetto degli interventi di savaguardia adottati fin qui dal legislatore la copertura previdenziale riguarda una platea complessiva di oltre 200.000 lavoratori.

Gran parte dei principali interventi in materia previdenziale sono stati adottati con le manovre di bilancio.

La legge di stabilità per il 2014 (legge n.147/2013) ha introdotto, in particolare, un contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato, ha previsto limiti alla rivalutazione automatica delle pensioni superiori ad uno specifico importo e sancito il divieto per le pubbliche amministrazioni di erogare trattamenti economici che, sommati ai trattamenti pensionistici già in godimento, eccedano l'importo del trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione.

Successivamente, al fine di dare seguito alla sentenza della Corte costituzionale n.70 del 2015, con il D.L. 65/2015 è stata determinata la rivalutazione automatica dei trattamenti previdenziali di importo fino a sei volte il minimo INPS, bloccata negli anni 2012 e 2013 dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 (c.d. decreto Salva Italia).

La legge di stabilità per il 2015 (legge n.194/2014) ha disposto l'erogazione delle quote di TFR maturando in busta paga, in via sperimentale, per il periodo 1° marzo 2015-30 giugno 2018, per i lavoratori dipendenti del settore privato che ne facciano richiesta. Inoltre, ha previsto un complessivo incremento della tassazione del risparmio previdenziale, con l'innalzamento dell'aliquota di tassazione dall'11% al 20% per i fondi pensione (c.d. previdenza complementare) e dall'11% al 17% per la rivalutazione del TFR.

La legge di stabilità per il 2016 (legge n.208/2015) (oltre a disporre, come detto in precedenza, la settima salvaguardia per i cd. esodati) ha prorogato la sperimentazione della cd. opzione donna, nonchè introdotto una disciplina che consente di trasformare (in presenza di determinati requisiti anagrafici e contributivi) il rapporto di lavoro subordinato da tempo pieno a tempo parziale, con copertura pensionistica figurativa e corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica che sarebbe stata a carico di quest'ultimo (relativa alla prestazione lavorativa non effettuata).

La legge di stabilità per il 2017 (legge n.232/2016) (oltre a disporre, come detto in precedenza, l'ottavo intervento di salvaguardia per i cd. esodati), ha previsto nuove modalità di pensionamento anticipato, introducendo istituti sperimentali quali l'Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (c.d. APE), una indennità, a favore di determinate categorie di soggetti in condizioni di disagio sociale, spettante fino alla maturazione dei requisiti pensionistici (c.d. APE sociale) e una rendita integrativa temporanea anticipata (c.d. RITA). Ulteriori disposizioni hanno riguardato il sostegno delle pensioni di importo più basso (attraverso l'estensione della cd. quattordicesima e della no tax area), l'ampliamento delle possibilità di ricorso al cumulo pensionistico, il pensionamento anticipato per i lavoratori cd. precoci (con requisito contributivo di 41 anni), benefici previdenziali per i lavori usuranti e i lavoratori esposti all'amianto, l'ulteriore ampliamento della cd.opzione donna.

 

 

Temi
Speciale provvedimenti
Occupazione, lavoro e professioni

Sono state introdotte misure per la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro; incentivi, fiscali e contributivi, per favorire le assunzioni a tempo indeterminato; nuove norme per facilitare l'utilizzo dei contratti a termine. Da ultimo, con l'adozione di 8 decreti legislativi, è stata completata l'attuazione della legge delega per la riforma del mercato del lavoro (cd. Jobs Act).

 

Occupazione e lavoro

A fronte della crisi produttiva ed occupazionale che ha investito l'economia nazionale, in avvio della legislatura la XI Commissione (Lavoro) ha svolto un'indagine conoscitiva sulle misure per fronteggiare l'emergenza occupazionale, con particolare riguardo alla disoccupazione giovanile.

Dall'indagine è emersa la necessità di riconsiderare l'intervento pubblico a sostegno dell'occupazione, attraverso la puntuale valutazione della reale efficacia degli incentivi monetari e fiscali, la predisposizione di strumenti per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro nel quadro di una solida infrastruttura del mercato del lavoro che rafforzi il ruolo dei servizi pubblici per l'impiego e delle agenzie private, la valorizzazione dell'apprendistato e delle forme di alternanza scuola-lavoro.

Un'ampia discussione, che ha coinvolto anche le regioni, ha investito quindi il tema degli ammortizzatori sociali in deroga, la cui richiesta da parte delle aziende, a fronte del perdurare della crisi produttiva ed occupazionale, ha continuato a mostrarsi assai sostenuta, inducendo il legislatore a intervenire ripetutamente per il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, i prime mesi della legislatura sono stati caratterizzati da un ampio dibattito sull'applicazione della legge n.92/2012 (legge Fornero) e sugli effetti da essa prodotti in un contesto di perdurante recessione.

Tenendo anche conto delle evidenze emerse dai primi dati risultanti dal monitoraggio sull'attuazione della legge, il Governo è intervenuto con il decreto-legge n.76/2013, che ha introdotto, in via sperimentale, un incentivo per i datori di lavoro che entro il 30 giugno 2015 assumano, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, lavoratori di età compresa tra i 18 ed i 29 anni, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o privi di un diploma di scuola media superiore o professionale.

La prima parte della legislatura è stata caratterizzata, poi, dalla predisposizione delle misure per l'avvio e l'implementazione della «Garanzia per i giovani», programma europeo diretto a fronteggiare il fenomeno della disoccupazione giovanile attraverso l'attuazione, sia a livello nazionale che territoriale, di misure volte a favorire l'occupabilità dei giovani fino ai 25 anni e ad offrire loro opportunità di orientamento, formazione ed inserimento nel mercato del lavoro.

Con la legge di stabilità per il 2014 (legge n.147/2013) i principali interventi in materia di lavoro sono stati volti alla riduzione, seppur limitata, del cuneo fiscale. In particolare, è stata prevista l'applicazione a regime delle deduzioni IRAP per l'incremento di base occupazionale, è stato rideterminato l'importo delle detrazioni IRPEF spettanti per i redditi da lavoro dipendente, sono stati ridotti i premi e i contributi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali ed è stata prevista l'integrale restituzione al datore di lavoro del contributo addizionale dell'1,4% della retribuzione previsto per i rapporti di lavoro non a tempo indeterminato nel caso in cui vengano trasformati in rapporti a tempo indeterminato.

Successivamente il Governo è intervenuto in materia di lavoro a tempo determinato e apprendistato con il decreto-legge n.34/2014, con l'obiettivo di semplificare l'accesso a tali forme contrattuali. Per quanto riguarda il contratto a termine, in particolare, è stata eliminata la necessità di indicare la causale ed è stata prevista la possibilità di prorogare il contratto fino a 5 volte; a fronte di ciò, è stato introdotto un tetto all'utilizzo di tale contratto, pari al 20% dei lavoratori a tempo indeterminato dipendenti dallo stesso datore di lavoro. Per quanto attiene all'apprendistato sono state semplificate le procedure per la redazione del piano formativo e per lo svolgimento della formazione pubblica; inoltre sono stati attenuati gli obblighi di stabilizzazione e fissati criteri volti al contenimento della retribuzione nell'apprendistato di primo livello.

Il Parlamento ha quindi approvato una importante legge delega (Jobs act) (L. 183/2014), volta a consentire al Governo di intervenire in modo incisivo su vasti ambiti della legislazione in materia di lavoro. In attuazione della delega sono stati approvati in via definitiva otto decreti legislativi, i quali, in particolare, introducono il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutela crescenti, dettano una nuova disciplina degli ammortizzatori sociali, ridefiniscono le tipologie dei contratti di lavoro, intervengono in materia di politiche attive e attività ispettiva, dettano una nuova disciplina delle mansioni lavorative, promuovono la conciliazione tra vita e lavoro.

Con la legge di stabilità per il 2015 (legge n.190/2014) sono stati adottati ulteriori interventi di riduzione del cuneo fiscale, con l'integrale deduzione dall'IRAP del costo del lavoro (dipendente a tempo indeterminato) e l'introduzione dell'esonero contributivo triennale per assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2015 (fino a un massimo di 8.060 euro).

Da ultimo, la legge di stabilità per il 2016 (legge n.208/2015) ha riproposto (riducendone tuttavia la portata) lo sgravio contributivo per le nuove assunzioni con contratti di lavoro a tempo indeterminato effettuate nel 2016 e ha introdotto una disciplina tributaria specifica per la promozione del welfare aziendale e l'incentivazione della contrattazione collettiva decentrata.

Professioni

Per quanto riguarda le professioni, si ricorda, in primo luogo, che le professioni ordinistiche sono state interessate da un'organica opera di delegificazione, nel segno della liberalizzazione del settore. Sul punto si rinvia al tema professioni regolamentate.

Inoltre, per la prima volta, il Parlamento, con la legge 4 del 2013, ha dettato una disciplina organica delle professioni non regolamentate diffuse in particolare nel settore dei servizi, che non necessitano di alcuna iscrizione ad un ordine o collegio professionale per poter essere esercitate.

Temi
Speciale provvedimenti