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Unione europea e governance economica
Commissione: XIV Unione Europea
Governance economica dell'UE

Il nuovo sistema di governance economica sinora delineatosi a livello di UE si articola in un complesso di misure, di natura legislativa e non legislativa, intese, per un verso, a rafforzare i vincoli di finanza pubblica introdotti sin dalla creazione, nel 1993, dell'Unione economica e monetaria e, per altro verso, ad introdurre una cornice comune anche per le politiche economiche degli Stati membri ed, in particolare, per le misure finalizzate alla crescita e all'occupazione.

 

Il 22 giugno 2015 è stato pubblicato il rapporto "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa", elaborato dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in stretta collaborazione con il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, il Presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz.

Il rapporto si basa sulla tabella di marcia per la realizzazione di un'autentica Unione economica e monetaria (UEM), approvata dal Consiglio europeo di dicembre 2012, con la quale le Istituzioni dell'UE hanno avviato iniziative volte ad integrare il sistema di governance economica dell'UE, nonché sulla nota analitica "Piano per un'Unione economica e monetaria autentica e approfondita: preparativi per le prossime fasi" del 12 febbraio 2015.

Il rapporto del 22 giugno delinea la futura architettura dell'UEM, integrando il sistema di governance economica definito, a partire dal 2010, attraverso un complesso di misure, di natura legislativa e non legislativa, articolate in sette assi di intervento.

Il nuovo sistema di governance economica si articola infatti in varie iniziative intese, per un verso, a rafforzare i vincoli di finanza pubblica introdotti sin dalla creazione, nel 1993, dell'Unione economica e monetaria e, per altro verso, ad introdurre una cornice comune anche per le politiche economiche degli Stati membri ed, in particolare, per le misure finalizzate alla crescita e all'occupazione.

Come già accennato, il nuovo sistema si articola in sette principali assi di intervento:

  1. un meccanismo per il coordinamento ex ante delle politiche economiche nazionali, mediante un ciclo di procedure e strumenti europei e nazionali concentrato nel primo semestre di ogni anno (c.d. semestre europeo, operativo dal 2011) ;
  2. il patto euro plus, che impegna gli Stati membri dell'area euro e alcuni altri Stati aderenti a porre in essere ulteriori interventi in materia di politica economica, il cui eventuale inadempimento non comporta l'adozione di sanzioni;
  3. il trattato per il coordinamento delle politiche di bilancio (Fiscal Compact) entrato in vigore il 1° gennaio 2013;
  4. le modifiche al Patto di stabilita' (c.d. six pack e two pack);
  5. la sorveglianza sugli squilibri macroeconomici (già applicata in base a due regolamenti del c.d. six pack);
  6. i meccanismi di stabilizzazione dell'eurozona;
  7. il Patto per la crescita (c.d. growth pact, accordo non vincolante stipulato dal Consiglio europeo di giugno 2012 ).
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Unione europea: questioni istituzionali

L'assetto costituzionale dell'Unione europea, quale si è venuto definendo dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009,è oggetto di un ampio dibattito, a livello europeo e nazionale, volto a valutare l'opportunità di una più stretta integrazione, anche politica, tra gli Stati membri o, quantomeno, tra quelli dell'area euro.

 

Assetto costituzionale dell'UE e ruolo dei parlamenti nazionali

Al riavvio di una riflessione sull'evoluzione del processo di integrazione europea ha contribuito in buona misura la crisi economica e finanziaria che ha, per un verso, accentuato o determinato profonde alterazioni nell'assetto formale dei poteri decisionali disegnato dai Trattati e nel processo di elaborazione delle politiche pubbliche europee, culminate nella costruzione del nuovo sistema di governance economica europea. La risposta dell'Unione alla crisi si è infatti articolata in un complesso di misure legislative e non legislative succedutesi, in buona parte, in assenza di un disegno organico e, in molti e rilevanti casi, adottate al di fuori delle procedure e degli strumenti decisionali previsti dai Trattati.

Per altro verso, la crisi ha riproposto con forza la questione di una maggiore condivisione di sovranità, in particolare nell'ambito delle politiche economiche, e quello del contestuale rafforzamento della legittimazione democratica dell'Unione.

La necessità di assicurare una risposta efficace e strutturale alle lacune e carenze negli strumenti di azione dell'Unione e dell'are euro ha pertanto posto i presupposti per la creazione di nuove procedure e strumenti per la definizione di obiettivi, parametri e vincoli alle finanze pubbliche e alle politiche economiche nazionali.
In questo contesto si iscrive l'approvazione da parte del Consiglio europeo del 13-14 dicembre 2012 di una tabella di marcia per la realizzazione di un'autentica UEM.

Nel contesto degli interventi volte ad un avanzamento del processo di integrazione, reando uno spazio pubblico europeo, si collocano inoltre alcune iniziative assunte sulla base dei Trattati vigenti, tra cui, in particolare, la proposta di regolamento relativa allo statuto ed al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, presentata dalla Commissione Il 12 settembre 2012.

L'architettura costituzionale dell'UE e il ruolo dei Parlamenti nazionali

L'entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha determinato l'avvio di un processo di progressivo adeguamento della legislazione e dei regolamenti parlamentari al nuovo contesto costituzionale europeo ed ha contribuito alla crescita esponenziale, nel corso della XVI legislatura, delleattività di indirizzo e controllo delle Camere in relazione alla formazione della normativa e delle politiche dell'UE.

Il nuovo Trattato ha operato, per un verso, un significativo consolidamento ed estensione delle competenze dell'UE, della sua capacità decisionale, dei suoi strumenti di azione sulla scena interna ed internazionale.

In questo senso, si collocano: l'introduzione di basi giuridiche espresse per l'azione dell'UE in alcuni settori (tra cui energia, sport, turismo); il rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, i cui poteri colegislativi si estendono a gran parte dei settori di azione dell'Unione, l'estensione dell'ambito del voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio con la conseguente riduzione del veto degli Stati membri; l'introduzione di una nuova gerarchia delle fonti, attraverso la distinzione degli atti legislativi da quelli non legislativi e la previsione degli atti delegati; il superamento della tripartizione in pilastri, "comunitarizzando" la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale; l'introduzione di nuove figure e strumenti istituzionali, quali il Presidente del Consiglio europeo, l'Alto rappresentante per la politica e di sicurezza, il Servizio diplomatico comune, la cooperazione strutturata permanente in materia di difesa.

Per altro verso, è stato espressamente riconosciuto, nel nuovo articolo 12 del Trattato sull'Unione europea, il contributo dei parlamenti nazionali "al buon funzionamento dell'Unione", precisando che esso si esplica attraverso nuovi poteri di intervento diretto nel processo decisionale europeo stabiliti nel medesimo Trattato e nei Protocolli sul ruolo dei parlamenti nazionali e sul principio di sussidiarietà.

Queste profonde innovazioni istituzionali hanno, pertanto innescato in tutti gli Stati membri un processo di adeguamento del ruolo dei Parlamenti nazionali nei rispettivi ordinamenti, che si è tradotto nell'approvazione di riforme costituzionali, legislative e dei regolamenti parlamentari.

In Italia tale processo di adeguamento ha investito il quadro legislativo relativo alla partecipazione del nostro Paese all'Unione europea, le procedure di collegamento con l'Unione europea di cui ai regolamenti parlamentari e le stesse prassi relative ai rapporti delle Camere con le istituzioni e gli altri parlamenti dell'Unione.

Per quanto riguarda la legislazione, anzitutto con la legge 24 dicembre 2012, n. 234 sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'UE è stato definito, abrogando la legge 11 del 2005, il nuovo quadro generale per l'intervento del Parlamento, del Governo, delle regioni e degli altri attori istituzionali ai fini della formazione della posizione italiana nella fase di predisposizione degli atti e delle politiche dell'UE e dell'adempimento degli obblighi discendenti dall'ordinamento europeo.

Un secondo filone di intervento, costituzionale e legislativo, ha riguardato l'adeguamento delle regole e le procedure di finanza pubblica alle importanti innovazioni intervenute nella governance economica europea.

Dapprima con la legge n. 39 del 2011 sono state apportate modifiche alla legge di contabilità e finanza pubblica n. 196 del 2009, al fine di adeguare l'intero processo di bilancio nazionale, alle scadenze e ai vincoli derivanti dalla procedura del semestre europeo.

Successivamente con legge 24 dicembre 2012, n. 243 sono state adottate disposizioni per l'attuazione del principio del pareggio di bilancio, ai sensi del nuovo sesto comma dell'articolo 81 della Costituzione, introdotto dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, in attuazione gli impegni assunti con il Patto Europlus e con il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria (cd. Fiscal compact).

Sul piano delle procedure parlamentari, alla Camera con due pareri, adottati il 6 ottobre 2009 ed il 14 luglio 2010, della Giunta per il Regolamento è stata definita una procedura sperimentale per l'esercizio del controllo di sussidiarietà, previsto dal Trattato di Lisbona, e consentire una più efficace attuazione attraverso gli strumenti regolamentari delle funzioni di indirizzo e controllo della Camera nei confronti del Governo.

I pareri della Giunta hanno inoltre definito le modalità per lo svolgimento del "dialogo politico" diretto della Camere con la Commissione europea e con il Parlamento europeo, attraverso l'invio sistematico a tali Istituzioni degli atti di indirizzo approvati nei confronti del Governo in merito ad atti o questioni dell'UE.

 

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